Armi, come da copione: il “triciclo” ci ha svenduti

Consiglio nazionale: la partitocrazia si inginocchia al Diktat di Bruxelles

L’oggetto deve ancora passare al Consiglio degli Stati, ma non facciamo illusioni: i “senatori” faranno ancora peggio! Preparare il referendum!

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia PLR-PPD-P$$  in Consiglio nazionale ha calato le braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat sulle armi imposto dall’UE per disarmare i cittadini onesti. Così gli unici ad essere in possesso di armi da fuoco saranno i delinquenti. A tutto vantaggio della sicurezza, naturalmente. Come no!

Che la direttiva disarmista di Bruxelles serva a combattere il terrorismo islamico, come vorrebbero far credere gli eurobalivi, dalle nostre parti ormai non lo sostengono più nemmeno i $inistrati. La gauche-caviar ha addirittura tentato, nel corso del dibattito fiume, di inserire ulteriori limitazioni. Oltre a quelle pretese dall’UE. Chiaro: i kompagnuzzi vogliono azzerare la tradizione elvetica in materia di armi, come pure il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato che vi sta dietro, che è una peculiarità svizzera. E visto che il popolo nel febbraio 2011 ha invece confermato la tradizione elvetica in materia di armi a domicilio, asfaltando i tentativi di rottamazione da parte della $inistra multikulti, adesso i kompagni approfittano dei diktat di Bruxelles con l’obiettivo di cancellare il voto popolare sgradito. Del resto, dal PS Partito degli Stranieri, farcito di politicanti col passaporto rosso ancora fresco di stampa, mica ci si può aspettare che difenda le tradizioni svizzere, e men che meno i nostri diritti popolari.

Ritocchini

Fatto  sta che, nella cosiddetta “Camera del Popolo” (in considerazione delle decisioni che prende grazie alla maggioranza PLR-PPD-P$$, dovrebbe cambiare il nome in “Camera contro il Popolo”) la partitocrazia cameriera dell’UE ha ubbidito ai suoi padroni di Bruxelles. Per tentare di mascherare che la Svizzera, che non è nemmeno membro della DisUnione europea, è però l’unico paese che si fa schiacciare gli ordini dagli eurofalliti, i soldatini del triciclo hanno introdotto alcune piccole modifiche nella direttiva disarmista. Ritocchi di portata irrilevante, nella certezza che a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da dire. E’ la stessa tattica su cui si basa il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio.

Ossessionati da Schengen

E qual è il ritornello con cui i soldatini della partitocrazia si sono riempiti la bocca per giustificare l’ennesima calata di braghe davanti ad un Diktat Bruxelles che fa strame delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare? “Bisogna salvare i (fallimentari) accordi di Schengen, Schengen è in pericolo se non ci pieghiamo a 90 gradi, Schengen über Alles!”.

Qui qualcuno si è bevuto il cervello. Oppure pensa di poter impunemente prendere la gente per scema.

Punto primo:che in caso di rifiuto del Diktat UE, l’accordo di Schengen verrebbe automaticamente disdetto, è una “fake news”. Non c’è alcun automatismo, e vogliamo proprio vederli gli eurobalivi che disdicono l’accordo di Schengen con la Svizzera col risultato che noi il giorno dopo chiudiamo le frontiere!

Punto secondo:come ripetuto più volte, se gli accordi di Schengen saltano, abbiamo solo da guadagnarci. Sia economicamente, dato che questi fallimentari trattati ci costano attorno ai 200 milioni di Fr all’anno (invece dei 7-8 promessi dal Consiglio federale prima della votazione), che dal punto di vista della sicurezza, che   da quello della sovranità. E’ infatti evidente che le armi sono solo l’inizio. Con lo stesso ridicolo spauracchio di “Schengen in pericolo” la partitocrazia sdoganerà in futuro ogni sorta di calata di braghe. Il precedente è stato creato. A proposito: ma ai tempi della votazione su Schengen, mica era stato promesso che non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul diritto svizzero delle armi? O vuoi vedere che si trattava dell’ennesima balla?

La posta in gioco

Nella squallida vicenda dei Diktat disarmisti dell’UE non sono in gioco solo le armi. Sono in gioco la nostra democrazia e la nostra sovranità. Oggi la partitocrazia cala le braghe sulle armi dei cittadini onesti. Domani sarà il turno dei diritti popolari.

Poiché il Consiglio degli Stati di sicuro non migliorerà il progetto disarmista, ma è assai più probabile che avverrà esattamente il contrario, è fondamentale che contro l’approvazione del diktat UE venga lanciato il referendum. E che venga anche vinto. Altrimenti il disastro è annunciato. Come detto: in ballo non ci sono solo le armi dei cittadini onesti. La posta è più alta.

Lorenzo Quadri

 

Con l’iniziativa accettata, il 9 febbraio sarebbe realtà

“Diritto svizzero anziché giudici stranieri”: la casta ci vuole fregare di nuovo

La Commissione degli affari giuridici (CAG) del Consiglio degli Stati ha di recente asfaltato l’iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”, detta anche “iniziativa per l’autodeterminazione”. L’ha infatti respinta per 12 voti contro uno (!). L’iniziativa chiede che il diritto costituzionale svizzero – e quindi la volontà popolare – prevalga sempre sul diritto internazionale. Fanno eccezione le norme cosiddette “imperative” (ius cogens). I trattati internazionali contrari alla Costituzione vanno rinegoziati; e, se ciò non è possibile, disdetti.

Squallidi giochetti

L’obiettivo dell’iniziativa è  dunque quello di impedire che, con la scusa di qualche accordo internazionale del piffero, la partitocrazia annulli le decisioni popolari sgradite. Perché questa  è la tattica dell’establishment. Oltre e più che i giudici stranieri, infatti, il problema sono le leggi straniere.

I risultati dello squallido giochetto li abbiamo visti con l’affossamento del “maledetto voto” del 9 febbraio ad opera del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali. Lo sconcio spettacolo, come ben noto, è stato reiterato in Gran Consiglio a proposito di Prima i nostri:  la partitocrazia ha silurato la preferenza indigena votata dal popolo nascondendosi dietro il pretesto farlocco della presunta incompatibilità con il diritto superiore (internazionale). Il ritornello del “sa po’ mia”, insomma. Che è poi la solita scusa di comodo per prendere per i fondelli i cittadini. Non è vero che “sa po’ mia”. E’ la partitocrazia che non vuole. Perché la partitocrazia vuole le frontiere spalancate e vuole l’invasione da sud. Però, per non assumersi la responsabilità di simili decisioni deleterie, si nasconde dietro la foglia di fico del diritto superiore.

Diritti popolari sabotati

Gli esponenti della casta hanno già manifestato in più occasioni la volontà di rendere sempre più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Perché il popolazzo becero che vota sbagliato non deve decidere, ma solo subire le “illuminate” decisioni pro-saccoccia dell’élite spalancatrice di frontiere.

La necessità (?) di ridurre i diritti popolari è stata sostenuta a più riprese dal  “think tank” (letteralmente: “serbatoio di pensiero”; più realisticamente: serbatoio di fregnacce) Avenir Suisse, vicino al PLR. I Nobel per l’Economia di Avenir Suisse sono tra l’altro quelli che ci vengono a raccontare che in Ticino non esiste alcun problema di soppiantamento di lavoratori residenti con frontalieri: sono tutte balle della Lega populista e razzista.

Comandano in casa nostra

E’ ora di finirla di permettere ai funzionarietti stranieri, non eletti da nessuno, di comandare in casa nostra tramite accordi internazionali. Accordi che naturalmente la casta si prodiga a spacciare per indispensabili, vitali, fondamentali. Esempio concreto: l’adesione allo SEE di 25 anni fa, senza la quale la Svizzera sarebbe andata incontro alla rovina. E invece…Ed è anche ora di finirla di fare i primi della classe in materia di genuflessione davanti a tutti i Diktat in arrivo da organismi internazionali o sovranazionali.

Leggi straniere prevalgono?

Asfaltando l’iniziativa per l’autodeterminazione, la commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati ha di fatto stabilito che  il diritto internazionale ha la precedenza sul diritto costituzionale svizzero. Il sogno della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere, come ben si è visto. Le leggi straniere prevalgono sulle decisioni del popolo sovrano. Ma sarebbe interessante (eufemismo) sapere dove vigono regole del genere. Perché pare proprio che dappertutto le cose funzionino proprio al contrario. Ad esempio: di recente in Germania il Bundesgerichtshof (Corte federale di Giustizia) ha deciso che prima viene la  “nostra” Costituzione (tedesca), poi il diritto internazionale.

Tre semplici esempi

L’iniziativa “No ai giudici stranieri” non è un oggetto astruso o secondario. Il tema è anzi di primaria importanza. Il perché lo si può spiegare molto semplicemente con tre esempi.

  • Se l’iniziativa per l’autodeterminazione fosse stata in vigore, il triciclo PLR-PPD-P$$ non avrebbe avuto appigli per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Stesso discorso vale per “Prima i nostri”.
  • Con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, i legulei dei tribunali non potrebbero usare i fallimentari accordi bilaterali come scusa per non espellere delinquenti stranieri (vedi il recente clamoroso caso del picchiatore 27enne straniero tedesco che gli azzeccagarbugli del tribunale cantonale zurighese hanno deciso di non espellere). La volontà popolare in materia di espulsione di delinquenti stranieri sarebbe applicata senza tante storie.
  • Con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, i Diktat UE per disarmare i cittadini svizzeri – contrari alle nostre leggi, alle nostre tradizioni, alla nostra volontà popolare – che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga brama di introdurre, sarebbero già morti in partenza.

Questi sono solo tre esempi (se ne potrebbero trovare molti altri) a dimostrazione dell’importanza dell’iniziativa che però i $ignori senatori della Commissione affari giuridici, camerieri dell’UE, hanno deciso di asfaltare. Loro vogliono che a comandare in casa nostra siano i balivi dell’UE. Non bisogna permetterglielo!

Lorenzo Quadri

 

“De profundis” per il 9 febbraio

L’ordinanza del governicchio federale fa ancora più schifo della decisione parlamentare

 

Epilogo più deprimente non poteva esserci per la votazione popolare del 9 febbraio 2014.

Il “maledetto voto” è stato rottamato un anno fa dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (ricordarsene alle prossime elezioni) tramite il tristemente famoso compromesso-ciofeca. Ovvero la cosiddetta “preferenza indigena light”: il che vuol dire “nessuna preferenza indigena”. Invece di tetti massimi all’immigrazione e di contingenti, il nuovo articolo Costituzionale 121 a è stato ridotto, di fatto azzerato, ad un obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli URC (Uffici regionali di collocamento) quando il tasso di disoccupazione supera una certa soglia. Il giorno stesso di questo vergognoso golpe parlamentare contro il popolo, il ministro dell’economia Johann “Leider” Amman, PLR, corse a telefonare tutto scodinzolante al presidente della commissione UE “Grappino” Juncker: Vittoria! La partitocrazia spalancatrice di frontiere ce l’ha fatta! La volontà del popolazzo “chiuso e gretto” è stata ridotta a niente!

Ancora peggio

Per festeggiare il primo anniversario dello stupro della volontà popolare, il Consiglio federale ha in questi giorni approvato le ordinanze d’applicazione del compromesso-ciofeca. Le quali, lo si sarà capito, costituiscono l’ennesimo schiaffone ai cittadini elvetici. I sette camerieri dell’UE sono infatti riusciti in un’operazione sembrava impossibile: diluire ulteriormente il già immondo compromesso-ciofeca.

Sicché, il governicchio federale ha stabilito che il famoso obbligo d’annuncio agli URC (che non c’entra un tubo con la preferenza indigena) verrà introdotto dal primo luglio del 2018 e scatterà solo per le professioni che registrano a livello svizzero (!) un tasso di disoccupazione superiore o pari all’8%.

Le evidenze

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che:

  • Il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) è uno schiaffo alle zone di confine devastate dalla libera circolazione delle persone. Ticino in primis. La nostra disoccupazione, fatta schizzare verso l’alto dall’invasione di frontalieri e padroncini, andrà a fare media con quella di regioni dove di frontalieri non se ne è mai visto uno.
  • La percentuale dell’8% sarà calcolata in base alle statistiche farlocche della SECO, che non considerano chi non è più iscritto alla disoccupazione (perché non ha, o non ha più, rendite da percepire); in primis quanti sono finiti in assistenza. Le statistiche della SECO sono taroccate con lo scopo preciso di negare la realtà, e di far credere al volgo che gli accordi bilaterali siano una figata pazzesca.
  • L’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non avvantaggia affatto gli svizzeri dal momento che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri. Mentre, come abbiamo visto, i ticinesi in assistenza non sono più iscritti.

La casta se la ride

Che questa invereconda montatura sia una presa per i fondelli dei cittadini – che hanno votato i contingenti e la preferenza indigena e non l’inutile foffa sopra descritta – lo ammette indirettamente anche il Segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker. Il buon Mario ha infatti dichiarato che, se l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti fosse stato in vigore nel 2016, le professioni interessate sarebbero state 27 su 383. Ovvero, il 7%! Ora, qualcuno si immagina di frenare l’immigrazione di massa con un inutile obbligo d’annuncio che oltretutto interessa un miserando 7% delle professioni?

E’ evidente che una simile (non)applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio non farà diminuire l’immigrazione in Svizzera di una sola unità! L’élite spalancatrice di frontiere se la ride a bocca larga.

Ennesima dimostrazione (quante ne abbiamo già avute?) che l’unica opzione possibile per salvare il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è l’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone.

Del resto, sembra che i camerieri bernesi dell’UE si stiano impegnando per spingere i cittadini in questa direzione…

Lorenzo Quadri

Rottamazione del 9 febbraio: ci prendono pure per il lato B!

Anche il governo ticinese si accorge che il compromesso-ciofeca è un bidone

 

E la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe fare lo stesso con “Prima i nostri”

Come volevasi dimostrare, il compromesso-ciofeca per non applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio, e quindi per non applicare i contingenti e la preferenza indigena, si dimostra il bidone che è. Un articolo della Costituzione federale (il famoso 121 a) dai contenuti chiarissimi è stato trasformato, in nome dell’integralismo calabraghista nei confronti dei balivi UE, in un obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti: che con quanto sta scritto a chiare lettere nella Carta fondamentale dello Stato c’entra come i cavoli a merenda.  Oltretutto l’obbligo d’annuncio è vincolato a condizioni impostate per far sì che non si realizzino. Un po’ come i requisiti fissati dal Consiglio federale per mandare l’esercito ai confini a fermare l’invasione di finti rifugiati. Da notare poi che l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non comporta alcun ulteriore diritto per i disoccupati.

La presa per i fondelli

L’obbligo di annuncio scatta quando per un determinato settore professionale il tasso di disoccupazione supera il 5%. Questa è l’ennesima sconcia presa per i fondelli, e se ne è accorto anche il Consiglio di Stato ticinese che infatti in una recente presa di posizione rileva: “Se le diverse professioni vengono suddivise in maniera troppo dettagliata, difficilmente ci sarà un tasso (di disoccupazione, ndr) sufficientemente alto da poter introdurre il vincolo”. Beh, era proprio quello che volevano gli ideatori del compromesso-ciofeca…

Non solo: come noto i tassi di disoccupazione – che farebbero scattare l’obbligo d’annuncio – sono taroccati dai soldatini della SECO, l’organo di propaganda che ci costa 100 milioni di Fr all’anno per venirci a dire che sul mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone non c’è alcun problema: sono tutte balle populiste e razziste (o, per dirla con il buon Rico Maggi, sono “solo percezioni”).

Come i cavoli a merenda

Capita l’antifona? Non solo la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono stati proditoriamente trasformati dalla partitocrazia “iscariota” PLR-PPD-P$$ in un obbligo d’annuncio che c’entra come i cavoli a merenda con quanto votato dal popolo; ma ci si  è pure impegnati per trovare dei trucchetti per  far sì che tale obbligo non scatti proprio! Chiaro che, dopo aver appreso dello scempio fatto sulla volontà popolare dai camerieri dell’UE, il presidente della Commissione europea Jean-Claude “Grappino” Juncker fosse in brodo di giuggiole.

Paghiamo pure il conto

Si ricorda inoltre che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri; mentre i disoccupati ticinesi di lunga durata, quelli che sono ormai finiti in assistenza, spesso non sono più iscritti. Sicché la misura decisa dalla partitocrazia triciclata (nel senso del triciclo PLR-PPD-P$$) finirà col favorire i frontalieri.

E poiché le prese per il lato B non finiscono mai, la stessa SECO ha quantificato il maggior onere degli URC per far fronte all’ipotetico obbligo d’annuncio (che con tutta probabilità non scatterà mai) in 270 posti di lavoro in più che naturalmente pagheranno i Cantoni: quindi i contribuenti cantonali, compresi i ticinesotti. Traduzione: dopo aver infinocchiato i cittadini su tutta la linea, gli presentano pure il conto. Ci manca solo di occupare i nuovi posti di lavoro agli URC con stranieri, poi il quadro è completo…

E i sindacati?

E’ assolutamente incomprensibile che i sindacati non protestino contro questa squallida farsa. Trattandosi, teoricamente, di esperti del mercato del lavoro, avrebbero dovuto essere i primi ad opporsi alla monumentale boiata scodellata dai politicanti bernesi. Invece, nisba! Ulteriore dimostrazione che a) i sindacati sono colonizzati da spalancatori di frontiere e b) che ai sindacati l’invasione da sud va benissimo, poiché anche i frontalieri si sindacalizzano e pagano le loro brave quote. E, come già noto ai tempi dell’antica Roma, “pecunia non olet”. I salari “manageriali” dei dirigenti sindacali in Audi A6 qualcuno li deve pur finanziare…

A quando un sindacato che faccia gli interessi dei lavoratori ticinesi?

Lorenzo Quadri

 

“Preferenza indigena light”: dopo la decima fetta…

Ecco la conferma: il triciclo PLR-PPD-P$ ha tirato al Ticino un gigantesco bidone

 

Ma guarda un po’: la cosiddetta “preferenza indigena light”, ovvero la boiata con cui la maggioranza delle Camere federali ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio ottenendo il plauso degli eurobalivi, comincia a generare dei dubbi. Di recente, il GdP ha dedicato un servizio al tema.

Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta. Si scopre così che la citata “preferenza indigena light”, che con la preferenza indigena non ha nulla a che vedere, otterrà lo spettacolare risultato di avvantaggiare i frontalieri iscritti agli URC (Uffici regionali di collocamento) a scapito dei ticinesi in assistenza, i quali non sono più iscritti. Altro che promuovere l’occupazione dei residenti!

Frena Ugo!

Naturalmente qualcuno non poteva farsi  scappare l’occasione (?) per tentare di girare le carte in tavola. Ovvero, per tentare di attribuire la colpa dell’ennesimo sconcio a chi ha promosso l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Sono quindi state sputate sentenze del tipo: “quando la politica parla senza cognizione di causa, le presunte soluzioni sono peggiori del problema che si vuole risolvere”.  Frena Ugo! La responsabilità del bidone tirato ai ticinesi in assistenza è unicamente dei Giuda della volontà popolare che hanno affossato il 9 febbraio con una soluzione farlocca.

E’ quindi il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Affinché qualcuno non pensi di poter impunemente prendere la gente per il lato B.

Cinque punti

1) Che il compromesso-ciofeca per NON applicare il 9 febbraio voluto dal triciclo PLR-PPD-PSS avrebbe favorito i frontalieri iscritti agli URC a scapito dei residenti finiti in assistenza e che non sono più iscritti, lo avevamo detto e scritto su queste colonne subito dopo l’approvazione a Berna del compromesso-ciofeca. Quindi non si faccia finta di cadere dal pero adesso.
2) Ma soprattutto: a favorire i frontalieri a scapito dei residenti non è affatto il 9 febbraio, e men che meno i suoi promotori, come qualcuno sembra voler tentare di far credere. A favorire i frontalieri a scapito dei residenti è il compromesso-ciofeca CONTRO il 9 febbraio e quanti lo hanno voluto: ossia la partitocrazia “triciclata” (nel senso del triciclo) PLR-PPD-PS (e partitini di contorno) alle Camere federali. Compresi gli esponenti ticinesi, dato che non uno si è distanziato dalla linea dei rispettivi partiti nazionali.

3) La politica “che parla senza cognizione di causa”, che porta “presunte soluzioni peggiori del problema” non è quella dei promotori nel 9 febbraio; non è quella di Lega e UDC che vogliono limitare la libera circolazione delle persone. E’ quella della partitocrazia PLR-PPD-PS che, pur di rottamare un voto popolare sgradito alle élite spalancatrici di frontiere, un voto che ha stabilito il contingentamento e la preferenza indigena sul mercato del lavoro, si è inventata il bidone della “preferenza indigena light”. Che con la preferenza indigena votata dal 70% dei ticinesi non ha nulla a che vedere.
4) Quindi, per il favoreggiamento dei frontalieri bisogna ringraziare il triciclo PLR-PPD-PSS che ha tradito la volontà dei cittadini. Perché, secondo il citato triciclo, si devono poter assumere frontalieri senza alcun limite, a scapito dei ticinesi; la sacra (?) libera circolazione non si tocca, altrimenti i padroni di Bruxelles si inalberano (uhhhh, che pagüüüraaa!). Ricordarsene alle prossime elezioni.
5) Quanto sopra dimostra, per l’ennesima volta, la necessità e l’urgenza dell’iniziativa popolare per finalmente cancellare la devastante libera circolazione delle persone. Iniziativa che l’Udc nazionale ha promesso di lanciare nei prossimi mesi. Prepararsi a firmare in massa.

Lorenzo Quadri

E adesso non si cerchi di prendere i cittadini per il lato B

Referendum contro il compromesso-ciofeca: il fallimento era programmato dall’inizio

Come volevasi dimostrare, il referendum lanciato dal kompagno Nenad Stojanovic contro il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio non è riuscito, avendo raccolto solo 13mila firme invece delle 50mila necessarie. Il che non sorprende per nulla. In effetti, c’erano tutte  le premesse per un  flop. Il promotore, essendo politologo, non poteva non saperlo. Non poteva certo ignorare che per la riuscita di un referendum a livello nazionale servono 50mila sottoscrizioni e che queste non si trovano in quattro e quattr’otto basandosi sul volontariato: occorre pagare chi raccoglie le firme. Eh già, lanciare un referendum, o un’iniziativa popolare, è una cosa sempre più difficile. Su questa difficoltà la partitocrazia spalancatrice di frontiere fa ampio affidamento. Infatti, sa benissimo che gli odiati populisti non saranno mai in grado di raccogliere le firme per contrastare tutte le decisioni parlamentari del triciclo PLR-PPD-P$$ lesive della volontà dei cittadini e/o della sovranità nazionale, ma dovranno per forza concentrarsi su poche. Le altre, invece, andranno avanti indisturbate.

Neanche il Gigi di Viganello…

Tornando al referendum contro il compromesso ciofeca: questo referendum, come scritto più volte, è inutile. Infatti servirebbe a cancellare una legge di (non) applicazione che vale zero. Cancellando una legge inutile, si rimane a al punto zero. In nessun modo si limita l’immigrazione. Il referendum non porterebbe dunque alcun contributo al rispetto della volontà popolare.

Fa specie che il promotore politologo Stojanovic allo scadere del tempo per la raccolta firme se ne esca con scuse puerili del tipo: “mancavano le risorse umane e finanziarie per la riuscita del referendum” e “nessun grande partito mi ha appoggiato”. O Stojanovic, non lo sapevi fin dall’inizio che ti mancavano le risorse? Non lo sapevi fin dall’inizio che nessun grosso partito avrebbe appoggiato la tua démarche per il semplice fatto che il triciclo PLR-PPD-P$$  è artefice del compromesso-ciofeca  mentre l’UDC l’ha detto subito che un referendum non avrebbe portato a nulla? E allora, da quale grossa organizzazione ti aspettavi di venire appoggiato? Nemmeno il Gigi di Viganello dopo aver fatto il pieno di birre all’osteria sarebbe potuto incappare in un simile abbaglio. Figuriamoci allora uno che si fregia voluttuosamente del titolo di politologo; il che dovrebbe implicare che di politica ne capisce qualcosa.

Due opzioni

Ci sono quindi solo due opzioni: o il  kompagno Nenad voleva a tutti i costi “sbugiardarsi” facendosi un po’ di pubblicità negativa a livello nazionale (per la serie: bene o male, basta che si parli) oppure lo scopo della sua raccolta firme era proprio il contrario di quello dichiarato. Il referendum non serviva affatto a contrastare il compromesso ciofeca, bensì a puntellarlo. E allora tutto acquista un senso. Stojanovic è da anni uno di quelli che predicano le frontiere spalancate. E, prima della votazione parlamentare sul compromesso-ciofeca, non ha mosso un dito per convincere il proprio partito P$$ a rispettare la volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014; è uscito dal letargo solo quando la frittata era fatta!

Il sondaggio farlocco

Invece, lanciando un referendum matematicamente votato al fallimento, si vuole far passare il messaggio seguente: in realtà ai cittadini il compromesso-ciofeca va benissimo, in caso contrario avrebbero sottoscritto a piene mani. Di conseguenza, i cittadini non vogliono limitare l’immigrazione. Ecco dunque dove voleva andare a parare lo spalancatore di frontiere Stojanovic, ed è quantomeno sospetto che proprio in contemporanea con il fallimento programmato del referendum sia arrivato l’ennesimo sondaggio farlocco effettuato da un istituto d’Oltralpe che vuole farci credere che non solo la popolazione svizzera è soddisfatta della rottamazione del 9 febbraio, ma che i ticinesi sono i più giulivi di tutti. Qui ci sono dei bambela che  pensando i prendere la gente per i fondelli.

Chi ci è cascato?

Al trucchetto di Stojanovic nessuno ha creduto con un’unica eccezione: il neo presidente del PPD Fiorenzo Dadò che si è affrettato ad accodare sé stesso ed il partito alla bislacca  iniziativa. Per rispettare la volontà popolare? Certo che no, visto che il PPD ha combattuto l’iniziativa Contro l’immigrazione di massa ed ha appoggiato il compromesso-ciofeca a Berna con la sua astensione. L’obiettivo di Dadò era semplicemente quello di smarcarsi per ottenere visibilità mediatica a buon mercato. Ma è andata buca. La fregola da riflettori spesso gioca brutti scherzi. Imparare per la prossima volta.

Lorenzo Quadri

Quando il sondaggio farlocco offende l’intelligenza

9 febbraio: i più soddisfatti (?) del compromesso-ciofeca sarebbero i ticinesi?

Si moltiplicano gli studi ed i sondaggi farlocchi  fatti per reggere le coda alla libera circolazione! Studi e sondaggi che sono semplicemente delle iniziative propagandistiche mirate a  negare la realtà di un mercato del lavoro sfasciato dalla devastante politica delle frontiere spalancate. A negare la realtà, e a spacciarla per una semplice “percezione ingannevole”, come racconterebbero gli scienziati dell’IRE.

Certo, perché 65mila frontalieri, ossia quasi il 30% della totalità dei lavoratori in Ticino, sono una “percezione”. Frutto di allucinazione collettiva.

Gli asini volano?

Dopo le prodezze dell’IRE, che con i milioni del contribuente costruisce realtà alternative per farci credere che le frontiere spalancate sono una figata pazzesca e chi sostiene il contrario un mentecatto, ecco arrivare, sulla stessa lunghezza d’onda, l’ultimo sondaggio taroccato dell’istituto gfs.bern. Un sondaggio secondo il quale il popolo elvetico  andrebbe in estasi per la (non) preferenze indigena light: ossia per l’annullamento del “maledetto voto” del 9 febbraio perpetrato alle Camere federali lo scorso dicembre dal triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di supporto.  Non solo: i più soddisfatti del compromesso-ciofeca sarebbero addirittura gli svizzeri italiani (!). Ed inoltre il gradimento degli accordi bilaterali sarebbe cresciuto dal 2015 ad oggi. Come no. Se avesse anche indicato che gli asini volano, gfs.bern avrebbe fatto l’ “en plein”.

Credibilità nel water

E’ davvero sorprendente la disponibilità di certi istituti demoscopici a gettare nella tazza del water la propria credibilità. Prima di pubblicare scempiaggini come quelle di cui sopra, aspettandosi pure che il popolo becero se le beva, occorrerebbe riflettere un attimo. Davvero solo un attimo: non servono grandi teorie. Se il 70% dei ticinesi ha plebiscitato l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, è evidente che gli abitanti di questo sempre meno ridente Cantone NON possono essere soddisfatti della preferenza nazionale light che rottama quel che loro hanno votato.

Oltretutto, si imbroglia anche sui termini. La preferenza in questione non è nemmeno nazionale. E’, semplicemente, una misuricchia che creerebbe un diritto al colloquio di lavoro (non certo all’assunzione) a vantaggio di taluni iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC). Naturalmente dimenticandosi che sempre più senza lavoro residenti non si annunciano agli URC: lo fa solo chi può percepire qualche prestazione. E dimenticandosi pure che agli URC si possono per contro iscrivere anche i frontalieri ed i cittadini UE che si trasferiscono in Svizzera per tre mesi alla ricerca di un impiego, prolungabili a sei. Altro che preferenza “indigena”! Indigena una cippa!

Tentativi di pilotaggio

Uscirsene a sostenere che i ticinesi sarebbero i più soddisfatti della Svizzera (!) per la turpe manovra perpetrata a Berna dalla partitocrazia cameriera dell’UE ai danni del “maledetto voto” è un insulto all’intelligenza. Da ciò si deduce facilmente che tutto il sondaggio di gfs.bern è una boiata pazzesca.

Da tempo ormai questi istituti demoscopici tentano di influenzare i risultati di votazioni ed elezioni secondo i desiderata delle élite spalancatrici di frontiere. Riuscendoci però sempre meno, e nel contempo screditandosi sempre di più. Con l’uscita secondo cui i ticinesi sarebbero addirittura i più entusiasti della Svizzera per un compromesso-ciofeca che li prende letteralmente a pesci in faccia, si precipita nel baratro.

La spiegazione

Una parziale spiegazione di tanto autolesionismo da parte dell’istituto demoscopico bernese la si trova nel committente. Lo abbiamo già scritto: lo scarraffone è bello a mamma sua; il sondaggio, invece, è bello a committente suo. E chi è il committente nel caso concreto? L’Associazione delle imprese farmaceutiche svizzere, Interpharma. Ossia, spalancatori di frontiere incalliti, vogliosi di ingrassare le proprie tasche oltre ogni decenza!

Modesto suggerimento: invece di spendere soldi in sondaggi taroccati, Interpharma potrebbe commissionare un’indagine sul perché le medicine prodotte in Svizzera se comprate all’estero costano una frazione del prezzo praticato in patria.  Sicuramente il tema interesserebbe di più ai cittadini degli sfacciati tentativi di propaganda a favore della fallimentare libera circolazione.

Lorenzo Quadri

Il referendum serve a legittimare il compromesso-ciofeca

9 febbraio: come volevasi dimostrare, la raccolta di firme è in realtà un bidone

 

Ma guarda un po’, prosegue il teatrino sul referendum farlocco lanciato dal kompagno Nenad Stojanovic (patrizio di Gandria) contro il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio. Come detto più volte, visto che il compromesso-ciofeca ha effetto zero, anche il referendum che chiede di cancellarlo ha effetto zero. La sua finalità non può dunque essere quella di applicare la volontà popolare, che chiede la limitazione dell’immigrazione. Perché a questo proposito il referendum non fa avanzare di un millimetro. Le mire devono dunque essere ben diverse. Del resto il promotore della raccolta firme è uno di quelli che si dilettano a tacciare di beceri populisti e razzisti gli oppositori della libera circolazione delle persone. Non pare inoltre di ricordare di aver visto il buon Stojanovic, dopo il 9 febbraio 2014, salire sulle barricate per chiedere il rispetto della volontà popolare. Più probabile che, al pari del Consigliere di Stato del suo partito, fosse anch’egli iscritto al partito del “bisogna rifare il voto”.

Organizzazione

Oltretutto il kompagno Stojanovic, come ex gran consigliere e soprattutto come politologo, dovrebbe avere una seppur vaga idea di come funzionano i diritti popolari (anche, se come sappiamo, il P$ è ferocemente contrario all’insegnamento della civica nelle scuole, meglio insegnare la masturbazione). Dovrebbe dunque sapere che un referendum nazionale per riuscire necessita di 50mila firme da raccogliere in 100 giorni. Per portare a buon fine questa operazione, occorre una macchina organizzativa mica da ridere. Ci vogliono raccoglitori numerosi ed efficienti, presenti su tutto il territorio nazionale, e bisogna pure pagarli. Con una manciata di volontari che va in piazza nei ritagli di tempo, la débâcle è annuncia in partenza.

Il vero scopo

E’ inconcepibile che il promotore queste cose non le sapesse. Perché allora il referendum l’ha lanciato lo stesso? A fare chiarezza ci pensano le ultime dichiarazioni dello stesso Stojanovic a proposito del flop del suo referendum farlocco: “Se nemmeno un percento degli aventi diritto di voto – i 50’000 di un referendum – utilizza questa possibilità, ciò rappresenta una implicita affermazione politica”. Voilà!

Ecco dunque confermato quel che il Mattino ha scritto fin da subito a proposito del referendum: è stato lanciato non certo per rovesciare, bensì per legittimare il compromesso-ciofeca che affossa il 9 febbraio.

Il ragionamento è semplice: si lancia il referendum avendo già la certezza matematica che farà flop per poter poi dire: “ecco, populisti e razzisti, avete visto? Alla popolazione le frontiere spalancate e l’invasione da sud vanno benissimo”. L’inganno è manifesto. Dunque, fa specie che il PPD abbia abboccato all’amo. Neo-presidente in fregola di visibilità mediatica e bramoso di smarcarsi?  Del resto la nuova (?) linea del partito sembra proprio essere questa: mettersi in mostra con ogni pretesto per paura, in caso contrario, di sparire dai portali online  – e dalle schede elettorali.

Lorenzo Quadri

Quell’appuntamento con la storia vergognosamente cancellato

9 febbraio 2017: invece di suonare a festa, le campane suonano a morto

Nei giorni scorsi avremmo dovuto festeggiare. Ma il giorno predestinato, invece che gioioso, è stato mesto. Frustrazione e rabbia hanno preso il posto di ottimismo e fiducia per il futuro. Perché? Perché il 9 febbraio ricorreva il terzo compleanno del “maledetto voto”, ossia del nuovo articolo costituzionale 121a.

Tre anni era il termine massimo entro il quale le misure votate dal popolo sarebbero dovute entrare in vigore, così come previsto dal testo dell’iniziativa.  Il 9 febbraio 2017 avrebbe quindi dovuto segnare l’inizio di una nuova era: quella del superamento della becera politica della libera circolazione delle persone senza limiti che provoca solo danni.

Sempre più poveri

Le conseguenze dell’attuale sciagurato stato di cose si fanno sentire in tutti gli ambiti della realtà. Non solo mercato del lavoro e sicurezza. Ma anche viabilità, costi dell’alloggio, inquinamento. I kompagni ro$$overdi, che contro le polveri fini invocano la chiusura delle scuole, le targhe alterne e tra un po’ magari anche la confisca di tutte le automobili non elettriche, si guardano bene dal far notare che, se non avessimo 62’500 frontalieri e decine di migliaia di padroncini che entrano in Ticino tutti i giorni uno per macchina, la qualità dell’aria del Sottoceneri sarebbe senza dubbio messa un po’ meglio.

C’è poi tutto il capitolo della spesa sociale. Infatti solo il 47% degli immigrati UE, quindi meno della metà del totale, arriva in Svizzera per lavorare. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, altro che la bufala delle “esigenze dell’economia”.

Poiché l’attuale immigrazione senza alcun limite ha arricchito pochi svizzeri ed impoverito tutti gli altri, se siamo ancora in una democrazia il sistema, così come è adesso, non può continuare. Serve un stop. Quello stop sarebbe dovuto scattare al più tardi il 9 febbraio 2017. Ed invece…

Nel water

Invece niente di tutto quello che doveva succedere accadrà. Il voto di tre anni fa ha scritto una pagina di storia. Lo scorso dicembre a Berna la pagina in questione è stata semplicemente strappata dal libro e gettata nel gabinetto dal triciclo PLR-P$$-PPD.

L’appuntamento con la storia è stato cancellato. Come se tre anni fa non fosse successo proprio nulla. E a questo proposito giova tenere ben a mente le  dichiarazioni dell’ex presidente PLR Fulvio Pelli:  “grazie alla libera circolazione delle persone i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”. Abbiamo visto come.

La vera essenza

A Berna,  nello squallido teatrino che ha preceduto la cancellazione del “maledetto voto,” un kompagno verde – uno di quelli che promuovono le petizioni per far entrare in Svizzera  ancora più finti rifugiati con lo smartphone – ha parlato senza peli sulla lingua. Ha detto l’ecologista: “noi difendiamo la libera circolazione delle persone perché è l’unico gesto di apertura (“dovete aprirvi, bifolchi!”) compiuto dalla Svizzera verso gli stranieri negli ultimi anni”.

Ecco spiegata al volgo la libera circolazione. Altro che “scelta nell’interesse della popolazione elvetica”. Si tratta di un puro e semplice regalo agli stranieri. Il cui prezzo, però, lo pagano gli svizzerotti. E, se ad ammetterlo sono perfino quelli che venderebbero la nonna piuttosto che mettere in discussione le frontiere spalancate…

Frontalieri avvantaggiati

La legge di (non) applicazione del 9 febbraio, ossia il compromesso-ciofeca, non serve assolutamente ad un tubo. Non farà diminuire i flussi migratori (e nemmeno i frontalieri) di una persona. Anzi, arriva addirittura al punto di avvantaggiare i frontalieri iscritti all’URC rispetto ai ticinesi in assistenza che non vi sono più iscritti. Non a caso  il compromesso-ciofeca è stato immediatamente lodato dagli eurofunzionaretti. I quali, secondo alcuni, l’avrebbero addirittura pilotato. Il livello di zerbinismo bernese nei confronti di Bruxelles ha raggiunto vette inaudite. E c’è da temere in un ulteriore peggioramento.

La fiducia che non c’è più

Invece di suonare a festa, il 9 febbraio 2017 le campane hanno suonato (virtualmente) a morto. L’unica via di uscita è ora l’iniziativa contro la libera circolazione.

Certo: invece di chiedere di solo limitare la libera circolazione delle persone, si sarebbe potuto chiedere subito di disdirla. Ma, al  momento del lancio dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, si poteva ancora nutrire un minimo di fiducia nella buona fede della cosiddetta classe politica (?) svizzera davanti ad un voto popolare inequivocabile. Dallo scorso dicembre – quando il 9 febbraio è stato rottamato – questo non è più possibile.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Il complotto delle élite contro il “popolo becero”

Un’inchiesta svela l’accordo segreto (?) tra PLR e P$$ per azzerare il 9 febbraio

 

Ohibò, ma allora anche la SSR ogni tanto fa servizio pubblico! Fuor di battuta, accade che un’inchiesta realizzata dalla romanda RTS abbia svelato l’accordo di corridoio tra il PLR ed il P$$. Quell’inciucio che ha portato all’affossamento a Berna del “maledetto voto” del 9 febbraio tramite il compromesso-ciofeca.

L’emittente svela dunque che una delegazione composta da pesi massimi dei due partiti si sarebbe incontrata in segreto per concordare le modalità con cui il voto popolare sgradito sarebbe stato “termovalorizzato”. Si tratta quindi di un complotto in piena regola delle élite spalancatrici di frontiere contro i cittadini svizzeri. Cioè contro coloro che dovrebbero rappresentare. Contro coloro dai quali sono pagati.

P$$ e PLR non ne hanno mai voluto sapere di rispettare le regole della democrazia. Altro che fare la faccia contrita e frignare all’iniziativa popolare inapplicabile durante i dibattimenti parlamentari sul 9 febbraio. L’articolo costituzionale 121 a è applicabile. Ma la partitocrazia non l’ha mai voluto applicare. Fin da subito PLR e P$$ hanno deciso che i diritti popolari sarebbero stati gettati nel water.

I congiurati

I Giuda sarebbero, secondo la RTS, per i kompagni il presidente $ocialista Christian Levrat ed il boss dell’Unione sindacale svizzera Paul Rechsteiner (un cadregaro ro$$o che, dopo essere rimasto inchiavardato allo strapuntino del Consiglio nazionale per un quarto di secolo, ha pensato bene di traslocare agli Stati, magari con l’intenzione di trascorrervi i prossimi 25 anni).  Per i liblab c’erano invece l’ex presidente Philipp Müller e Karin Keller-Sutter, consigliera agli Stati sangallese. L’allegra combriccola avrebbe deciso di non applicare né tetti massimi né contingenti né preferenza indigena, ma di limitarsi ad un aiutino farlocco ai disoccupati iscritti all’URC. Che è poi l’essenza del compromesso-ciofeca. Peccato che agli uffici regionali di collocamento si possano iscrivere anche i frontalieri e perfino gli stranieri UE che possono restare in Svizzera come cercatori d’impiego per tre mesi, prolungabili a 6. Mentre i disoccupati elvetici di lunga durata, che sono finiti in assistenza, non risultano più iscritti agli Uffici di collocamento.

Ecco dunque spiegata la “preferenza indigena” secondo la partitocrazia: frontalieri e residenti all’estero iscritti agli URC hanno la preferenza sugli svizzeri in assistenza. Altro che “Prima i nostri”: “Prima gli altri”!

Non ci voleva il Mago Otelma…

Per tornare all’inciucio scoperto dalla RTS. Non ci voleva il mago Otelma per scoprire che il vergognoso complotto delle élite spalancatrici di frontiere contro il popolo svizzero era stato concordato in anticipo dietro le quinte. Mica era stato improvvisato in dicembre alle Camere federali.

Gli interessi dei liblab e dei kompagni coincidono: gli uni vogliono essere totalmente liberi di assumere stranieri a basso costo lasciando a casa gli svizzeri per ingrassare il proprio borsello; gli altri vogliono che “entrino tutti”. Inoltre il P$$ è ostaggio dei sindacati, i quali non hanno alcun interesse a difendere i lavoratori svizzeri, perché anche i concorrenti frontalieri e dimoranti si sindacalizzano e pagano le loro brave quote, che permettono ai dirigenti sindacali di girare in Mercedes ed in Audi A6.
La domanda è: come fanno gli elettori di sinistra a dare ancora fiducia ad un P$ che va a manina con gli odiati “padroni”? Non sentono puzza di bruciato da qualche parte?

Il ruolo uregiatto

Naturalmente non va dimenticato, e nemmeno sminuito, il turpe ruolo del PPD, che ha fatto il palo mentre a Berna la Costituzione veniva stuprata. Ed adesso la sezione ticinese uregiatta crede di prendere per i fondelli i cittadini traditi, anche dai popolaridemocratici, sostenendo il referendum farlocco contro il compromesso ciofeca. Un referendum lanciato da un kompagno “non patrizio”, per cui le frontiere spalancate sono sempre state un dogma intoccabile.

E qualcuno si aspetta che i ticinesi si bevano la storiella che un referendum del genere serva a far rispettare la volontà popolare, ossia a limitare l’immigrazione? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

 

Il referendum sul nulla è in difficoltà?

9 febbraio: ma chi l’avrebbe mai detto…

 

Accipicchia, chi l’avrebbe mai detto! Pare che il kompagno Nenad Stojanovic sia in difficoltà nel raccogliere le firme per il suo referendum contro il compromesso-ciofeca che annulla il “maledetto voto” del 9 febbraio.  Beh, cosa si aspettava l’ex deputato P$? Se pensava di rilanciarsi la carriera politica con siffatto referendum, forse ha fatto male i conti. E sì che il kompagno “non patrizio” ha di sicuro sufficiente esperienza politica per sapere quanto è già difficile – senza le risorse finanziarie ed organizzative necessarie – portare a tetto un referendum a livello cantonale (7000 firme); figuriamoci a livello nazionale, con 50mila sottoscrizioni da racimolare. E la scusa secondo cui il problema sarebbe la stagione (d’inverno sarebbe più difficile raccogliere le firme) fa francamente ridere i polli. Il referendum contro il fetido balzello sul sacco del rüt è riuscito proprio d’inverno.

Nessuna utilità

Il problema è un altro. Il problema è che il referendum lanciato da Stojanovic non ha alcuna utilità. In effetti, il compromesso-ciofeca contro il “maledetto voto” non serve a nulla. E quindi anche referendarlo non ha senso.

Se il referendum dovesse raccogliere le firme necessarie ed essere approvato dal popolo, cosa ne conseguirebbe? Si cancellerebbe il compromesso-ciofeca.  Ma al suo posto ci sarebbe il nulla. Quindi rimarrebbe in vigore la libera circolazione delle persone senza alcun limite. Se invece il referendum dovesse raccogliere le firme ma per un motivo o per l’altro non venire votato – ad esempio proprio perché inutile – quale sarebbe il risultato? Una conferma popolare del compromesso-ciofeca. Ed è proprio quello cui mira il promotore della raccolta firme. Che, oltretutto, non risulta sia salito sulle barricate per opporsi al suo partito P$$ quando alle Camere federali questo – in tandem con il PLR e mentre il PPD faceva il palo a suon di “coraggiose astensioni” – rottamava la volontà popolare.

L’obiettivo

Il “maledetto voto” del 9 febbraio aveva un obiettivo chiaro:  limitare l’immigrazione in Svizzera, frontalierato compreso; introdurre dei contingenti e la preferenza indigena. In nessun modo il referendum contro il compromesso-ciofeca permetterebbe di raggiungere questo obiettivo, quindi di rispettare la volontà popolare. Avrebbe semmai l’effetto contrario.

Nella situazione attuale è dunque non solo legittimo, ma anche necessario fare di nuovo ricorso ai diritti popolari. Non però tramite un inutile referendum sul nulla. Ma lanciando un’iniziativa popolare per abolire la libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

 

9 febbraio: cari uregiatti, “accà nisciuno è fesso”!

Sordido tentativo del PPD di rifarsi una verginità agli occhi dell’elettorato ticinese

Nuova “geniale” pensata degli uregiatti. I quali disperatamente tentano di rifarsi una verginità dopo aver rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio, assieme al tandem PLR-P$$. Tradendo, in questo modo, il 70% dei ticinesi.

La scorsa settimana, il gruppo parlamentare popolardemocratico alle camere federali ha annunciato in pompa magna di aver depositato una mozione “che incarica il Consiglio federale di avviare un monitoraggio sulle ripercussioni della legge di applicazione del 9 febbraio sull’immigrazione. Se il monitoraggio dovesse mostrare che le misure adottate hanno un impatto debole o addirittura nullo, il Consiglio federale dovrà sottoporre al Parlamento nuove misure” e blablabla.

Nei giorni scorsi ecco la seconda, surreale puntata: il neo presidente nonché capogruppo PPD in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò strombazza che il suo partito appoggia il referendum lanciato dal kompagno Nenad Stojanovic  (patrizio di Gandria) contro il compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio. Poi corregge il tiro (chi è il geniale suggeritore?): non lo appoggia più, ma intende scopiazzarlo (avanti con la Xerox!) nella forma del referendum cantonale (uella), che proporrà al Gran Consiglio. Ohibò, le prese per i fondelli si moltiplicano. Vabbè che carnevale si avvicina…

Non siamo mica scemi

Forse ai signori uregiatti bisognerebbe ricordare che i ticinesi “non sono mica scemi”.

Chiariamo alcune cosette.

  • Il PPD ha sempre combattuto l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” (ed anche “prima i nostri”). E adesso tenta di spacciarsi per suo paladino? Ma va là…
  • Il PPD a Berna prima ha affossato, a manina con il PLR ed il P$$, le proposte di emendamenti che avrebbero reso il compromesso-ciofeca un po’ meno ciofeca: ovvero tutti quegli emendamenti che contenevano la parola “residente”. Questo nel nome del “Sa po’ mia! Bisogna calare le braghe davanti agli eurofunzionarietti”! In un secondo tempo, quando si è trattato di votare sulla lozza anticostituzionale alla quale hanno dato il proprio fattivo contributo, ecco gli azzurri alle prese con la prima piroetta. Però, invece di ammettere che il cosiddetto compromesso prende a schiaffi la volontà popolare e quindi di respingerlo, cosa ti vanno a combinare? In Consiglio nazionale si astengono! PLR e P$$ stuprano la Costituzione e gli uregiatti, invece di intervenire, guardano dall’altra parte. Per la serie: io non c’ero, e se c’ero dormivo!
  • Poiché l’andamento delle votazioni a Berna – soprattutto sui temi più sensibili – è facilmente prevedibile anche senza bisogno del mago Otelma, il PPD sapeva benissimo, perché bastava prendere in mano il pallottoliere, che se invece di astenersi avesse votato contro, il compromesso-ciofeca sarebbe stato bocciato in Consiglio nazionale. E proprio per questo ha scelto l’astensione. Con perfetta cognizione di causa.
  • Come già detto, un referendum contro il compromesso-ciofeca non serve a niente. Cancellare una legge che non ha alcun effetto per sostituirla con il nulla, equivale a lasciare le cose esattamente come stanno ora. L’intero esercizio è un semplice fumogeno. La sostituzione di uno zero con un altro zero.
  • Il PPD appoggia e scopiazza lo spalancatore di frontiere Stojanovic. Ma davvero qualcuno crede che il citato kompagno miri ad ottenere il rispetto della volontà del popolo becero, che chiede di contingentare l’immigrazione e di introdurre la preferenza indigena? Come diceva Totò: “Accà nisciuno è fesso”. O forse qualche PPD lo è?
  • Il referendum cantonale che il PPD vorrebbe lanciare (?) è solo una grossolana operazione di marketing elettorale. Un sordido tentativo di rifarsi una verginità di fronte agli elettori ticinesi, dopo averli traditi senza remore. E come tale va smascherato. E poi gli spregevoli populisti sarebbero gli altri?
  • Visto che l’unico modo per ottenere il rispetto della volontà dei cittadini che chiedono di controllare l’immigrazione è l’iniziativa per disdire la libera circolazione delle persone, ci aspettiamo il fattivo sostegno del PPD nella raccolta firme per tale iniziativa. Vero presidente Dadò?

 

Lorenzo Quadri

Il P$$ istiga i dimoranti a naturalizzarsi in massa

No limits! La $inistra multikulti vuole svendere la Svizzera, e non ne fa mistero

E il 12 febbraio tutti a votare NO alle naturalizzazioni agevolate per gli stranieri di terza generazione, bramate proprio dai kompagni

I kompagni spalancatori di frontiere insistono: in Svizzera non solo “devono entrare tutti”, ma tutti “devono potersi mettere a carico del contribuente” e poi – passo successivo – “tutti devono ottenere il passaporto rosso”, che va dato via come le caramelle.

Nei giorni scorsi il P$$ è uscito allo scoperto. Ha infatti lanciato una campagna per la naturalizzazione di massa dei dimoranti (permessi B). Questo perché a partire dal prossimo anno solo i titolari di un permesso C (domiciliati) potranno farsi naturalizzare. E allora cosa dice quel partito $ocialista che si sciacqua la bocca con la legalità? Evitate le nuove regole finché siete in tempo! Approfittate senza remore delle naturalizzazioni facili! Chissà se la $inistruccia dalla morale a senso unico lancerebbe appelli analoghi in materia, ad esempio, di risparmi non dichiarati?

Passaporti per tutti!

L’allucinante sortita dei kompagni conferma semplicemente che costoro vogliono regalare il passaporto rosso a cani e porci. Vogliono naturalizzare ad oltranza, impipandosene dell’integrazione o meno dei candidati. Naturalizzano anche gli estremisti islamici che non mandano le figlie in piscina. Naturalizzerebbero anche le donne in burqa. E poco ma sicuro che avrebbero naturalizzato anche i due giovani musulmani che non davano la mano alla docente perché donna. Ad ogni attinenza comunale rifiutata, i kompagni strillano al razzismo. Perché? Perché secondo loro chi chiede il passaporto svizzero lo deve automaticamente ricevere. Per il solo fatto di averlo chiesto.

Tre possibili motivi

Come mai i kompagni sono così ossessionati dalle naturalizzazioni di massa, al punto da uscire allo scoperto con tanto di conferenze stampa? Si possono immaginare tre obiettivi.

  • Cancellare le radici, la cultura, le tradizioni, l’identità, le specificità elvetiche rendendo svizzere persone non integrate, perfino non integrabili. Persone a cui della Svizzera non gliene frega un tubo. Così si trasforma il paese in un’accozzaglia multikulti in cui i valori elvetici contano meno di zero. Non a caso il P$ del “devono entrare tutti” promuove attivamente l’islamizzazione della Svizzera: infatti vuole elevare l’Islam a religione ufficiale.
  • Taroccare le statistiche sugli stranieri. La $inistra starnazza alla Svizzera “chiusa e razzista”, ma viene sbugiardata all’istante dalle cifre: un quarto dei residenti nel nostro paese è straniero. Ma ancora più importante per i kompagnuzzi è la taroccatura dei dati sugli stranieri che delinquono o che sono a carico dell’ assistenza. E’ ovvio che rendendoli svizzeri, questi spariscono dalle statistiche. Così si truccano le cifre della criminalità d’importazione e dell’immigrazione nello Stato sociale.
  • Aumentare la propria base elettorale. Visto che gli svizzeri non votano più P$, ecco la brillante strategia: barattare passaporti rossi in cambio di voti. Basti pensare che a Lugano il partito $ocialista è riuscito a mettere in piedi una campagna di volantinaggio in bucalettere mirata ai neosvizzeri.

Il 12 febbraio

Il 12 febbraio voteremo sulla naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di terza generazione. Questa modifica costituzionale ha origine da un’iniziativa parlamentare della consigliera nazionale P$ Addolorata Marra (non patrizia di Corticiasca). E’ quindi evidente che il suo obiettivo è quello di rendere ancora più facili le naturalizzazioni facili. Quale altro scopo può perseguire un’iniziativa promossa da un partito che invita i dimoranti a chiedere il passaporto rosso, se non quello di rendere ancora più facile la naturalizzazione di persone non integrate? E ricordiamoci – le vicende nei paesi a noi vicini insegnano – che spesso e volentieri i jihadisti sono proprio giovani stranieri di terza generazione. Eppure  gli spalancatori di frontiere vorrebbero farci credere che sono tutti perfettamente integrati e che quindi vanno naturalizzati in modo quasi automatico. Certo, come no.

Lorenzo Quadri

Costituzione gettata nel water: per la partitocrazia vale come la carta da gabinetto. 9 febbraio: non c’è uno straccio di “preferenza indigena”

 

Il popolo ha preso una decisione storica. I suoi indegni rappresentanti PLR, PPD e P$$ l’hanno cancellata. I funzionarietti di Bruxelles ridono a bocca larga

Nessuna sorpresa era ormai possibile, visto che le differenze tra il Consiglio degli Stati ed il Consiglio nazionale a proposito del “maledetto voto” del 9 febbraio erano poca cosa. Infatti sull’obiettivo fondamentale la maggioranza PLR-P$$-PPDog di entrambe le Camere ed il Consiglio federale erano perfettamente d’accordo: buttare nel water il nuovo articolo costituzionale 121 a, sgradito all’élite spalancatrice di frontiere. Ed è esattamente quello che hanno fatto. Di conseguenza, il dibattito non verteva ormai più sull’attuazione del  voto del 9 febbraio, dal momento che questo è stato vergognosamente cancellato. Il dibattito sulle “divergenze” è stato in realtà un dibattito su delle semplici misuricchie accompagnatorie: provvedimenti da tre e una cicca che, come già scritto in più occasioni, non necessitavano affatto di una modifica costituzionale. La limitazione dell’immigrazione, i tetti massimi, i contingenti, la preferenza indigena, in breve quanto deciso dal popolo, non erano da tempo più un tema di discussione.

Frontalieri avvantaggiati

Infatti, parlare di preferenza indigena – light o meno light – è una presa per i fondelli. Nella ciofeca uscita dal parlamento non c’è uno straccio di preferenza indigena. Il triciclo PLR-PPDog-P$$ si è pervicacemente rifiutato di inserire, in qualsivoglia articolo o paragrafo o lettera, la parola “residente”. Perché se la faceva sotto al solo pensiero di misure di ritorsione (quali?) da parte dell’UE. Il controprogetto-ciofeca è, semmai, un tentativo abortito di agevolare gli iscritti agli uffici regionali di collocamento (URC). Ma agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri, e pure coloro che arrivano in Svizzera dalla fallita UE per cercare lavoro. Questa NON preferenza indigena, dunque, non impedirà ad un solo frontaliere di lavorare al posto di un ticinese. E non limiterà in alcun modo l’immigrazione. Al contrario: un frontaliere iscritto all’URC sarà addirittura avvantaggiato rispetto al ticinese che non è iscritto.

Libera circolazione: un flop

L’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” chiedeva che la Svizzera potesse tornare a decidere autonomamente la propria politica migratoria. La “lozza” uscita dalle Camere federali va nella direzione opposta. Infatti essa non fa che confermare la libera circolazione senza alcun limite. Come se il 9 febbraio non ci fosse nemmeno stato.

Tre quarti di coloro che sono immigrati in Svizzera approfittando della libera circolazione non lavorano, e solo il 20% di quelli che lavorano sono impiegati in settori dove c’è carenza di manodopera residente (recente studio di Zurigo). Quindi solo un quinto di un quarto degli immigrati serve all’economia. Un quinto di un quarto, se la matematica non è un’opinione, fa un ventesimo. Sicché la libera circolazione delle persone è un flop totale: lo dicono i numeri. La sua motivazione non è affatto economica, e non c’entra un tubo con il benessere della Svizzera. Queste sono semplici pippe ideologiche. La vera spiegazione l’ha detta un deputato verde durante il dibattito sulla cancellazione del 9 febbraio: la libera circolazione è un atto di apertura della Svizzera nei confronti degli stranieri. Gli unici a trarne vantaggio sono questi ultimi.

Rappresentanti indegni

Sotto le cupole federali tutti, compresa la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, hanno ammesso che il compromesso-ciofeca viola la Costituzione per genuflettersi davanti all’UE. Il Parlamento ed il Consiglio federale hanno cancellato con un colpo di spugna la volontà popolare ed un articolo della Costituzione. Uno scandalo del genere non ha precedenti. Fosse successo in qualsiasi altro paese al mondo, la popolazione sarebbe già scesa in piazza con i forconi. Gli svizzerotti, invece, si fanno andare bene tutto. E i funzionarietti dell’UE se la ridono a bocca larga. Il popolo svizzero, il 9 febbraio 2014, ha preso una decisione storica. I suoi indegni rappresentanti l’hanno annullata. E, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, si è pure dovuto assistere allo squallido spettacolo del PLR che si bulla dell’osceno inciucio con il P$ per far passare in parlamento la sottomissione più servile possibile ai balivi di Bruxelles. Ma il “lingua in bocca” tra i due partiti si spiega facilmente: i liblab calpestano il “maledetto  voto” perché vogliono la manodopera straniera a basso costo con cui soppiantare i residenti. I kompagni invece lo fanno perché “devono entrare tutti”.

Osiamo sperare che i cittadini, ed in particolari quelli ticinesi, se ne ricorderanno alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

Lo storico voto del 9 febbraio è stato gettato nel water

La partitocrazia tradisce i cittadini. Democrazia ancora stuprata. Questa non è la Svizzera!

Perfino la kompagna Sommaruga ha ammesso che il compromesso-ciofeca viola la Costituzione

Niente di nuovo sotto il sole, non che ci fossero dei dubbi particolari al proposito. Gli ultimi dibattiti alle Camere federali sul “maledetto voto” del 9 febbraio si sono risolti con la consueta presa per i fondelli. L’élite spalancatrice di frontiere ha, di nuovo, calpestato la volontà popolare. Nessuna sorpresa, visto che l’obiettivo era uno solo, sempre lo stesso: abbassare le braghe ad altezza caviglia davanti ai funzionarietti dell’UE. Davvero squallido: mentre gli Stati membri dell’UE prendono a schiaffi Bruxelles ad ogni occasione, i camerieri bernesi dell’UE, terrorizzati da chissà quali misure di ritorsione (uhhh, che pagüüüüraaaa!) da parte di un’Europa con ormai entrambi i piedi nella fossa, capitolano senza condizioni, tradendo la volontà popolare. La sorpresa non è che i camerieri dell’UE continuino su questa strada rovinosa. La sorpresa è che la gente non sia ancora scesa in piazza con il forcone.

Solo un ventesimo…

Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, altro che “la libera circolazione delle persone è necessaria per mettere a disposizione dell’economia svizzera la forza lavoro di cui necessita”. Dal 2007 ad oggi, solo dall’UE sono immigrate in Svizzera 750mila persone. Quasi un milione di migranti! Di questi, soltanto un quarto sono lavoratori. Gli altri tre quarti, quindi, non servono all’economia. Anzi, magari non solo non servono, ma al contrario attingono all’erario pubblico (leggi: immigrazione nello Stato sociale).

Non è finita: da un recente studio zurighese è emerso, alla faccia delle fregnacce della SECO e dell’IRE, che solo il 20% degli immigrati lavora in settori in cui c’è carenza di manodopera locale. Il restante 80%, dunque, porta via il lavoro agli svizzeri.

Morale: solo una minima parte dell’immigrazione dall’UE (un quinto di un quarto, ossia un ventesimo) è utile alla nostra economia. Quella restante, ossia la stragrande maggioranza, è nociva. Evidente dimostrazione che la libera circolazione è un fallimento totale. Altro che “balle della Lega populista e razzista”!

I punti salienti

La ciofeca uscita dal Consiglio nazionale sul 9 febbraio è una calata di braghe integrale davanti agli eurobalivi. I quali – poco ma sicuro – se la ridono a bocca larga. Chiamare una simile ciofeca “applicazione dell’articolo costituzionale 121 a” è un insulto all’intelligenza. Del resto, durante il dibattito, perfino la kompagna Simonetta Sommaruga ha ammesso che il modello voluto dalla partitocrazia, ed in particolare dal PLR, costituisce una violazione della Costituzione.

Ecco infatti i punti salienti di tale “modello”:

  • L’obbligo dei datori di lavoro di annunciare i posti vacanti agli Uffici regionali di collegamento (URC) scatterà in quelle categorie professionali in cui il tasso di disoccupazione è considerevolmente sopra alla media. Cosa vuol dire “considerevolmente sopra la media”? Lo decide il Consiglio federale. Si parla di un tasso di disoccupazione del 10-15%. Naturalmente calcolato in base ai dati farlocchi della SECO. Previsione del Mago Otelma: la soglia per far scattare la misura non verrà mai raggiunta.
  • Alle condizioni di cui sopra, il datore di lavoro deve annunciare i posti vacanti e invitare ad un colloquio i candidati proposti dagli URC da lui ritenuti idonei. L’esito va comunicato agli URC. Qui siamo oltre il ridicolo. Siamo allo scandalo. Infatti, anche i frontalieri possono iscriversi agli URC. Idem per i cittadini UE che possono venire in Svizzera per tre mesi, prolungabili a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché l’eventuale obbligo di colloquio con gli iscritti all’URC non avvantaggia in alcun modo i residenti rispetto ai frontalieri. Altro che preferenza indigena light: qui non c’è uno straccio di preferenza indigena. Ticinesi e frontalieri sono messi esattamente sullo stesso piano. Questo va detto forte e chiaro. Ed infatti la partitocrazia cameriera dell’UE ha spazzato via le proposte di emendamento che chiedevano l’obbligo di invitare al colloquio i disoccupati residenti. Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che, senza quell’aggettivo – “residenti” – non può esistere alcuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quindi: volontà popolare stuprata.
  • Ultima presa in giro: i Cantoni possono proporre ulteriori misure se riscontrano importanti difficoltà economiche e sociali causate dai frontalieri. Le misure vengono decise dal Consiglio federale nel rispetto degli impegni di diritto internazionale. Previsione del Mago Otelma: a) se anche i Cantoni arrivassero a delle proposte, il Consiglio federale risponderebbe picche, perché ci sarebbero gli studi farlocchi della SECO e dell’IRE (questi ultimi realizzati da frontalieri) a dichiarare che “tout va bien, Madame la Marquise”, i problemi sono dolo “invenzioni politiche” (=balle populiste e razziste). B) se anche il Consiglio federale non chiudesse subito la porta, nella migliore delle ipotesi se ne uscirebbe con delle misure che non limitano in alcun modo la libera circolazione: ovvero, misure che non servirebbero assolutamente a nulla. E che costituirebbero, semplicemente, una presa per il lato b.

Questa non è la Svizzera

Mentre quindi Stati membri UE come la Germania e la Gran Bretagna (per ora è ancora membro) discriminano eccome i cittadini comunitari, i camerieri bernesi di Bruxelles proseguono imperterriti – e soli – con la politica della sottomissione senza condizioni. La famosa “fermezza nel cedimento”.

Il Consiglio federale fin dall’inizio ha avuto un solo obiettivo: cancellare il maledetto voto del 9 febbraio. Ed infatti, con l’osceno controprogetto alla vergognosa iniziativa del Vicolo cieco, i sette scienziati vorrebbero inserire i Bilaterali  nella Costituzione. Nientemeno!

Ossia: prima stuprano la Costituzione con compromessi ciofeca, e poi pretendono di adeguarla alla ciofeca. Questa non è democrazia, questa non è la Svizzera. Di questa casta eurocalabraghe ci possiamo solo vergognare.

Lorenzo Quadri

Gli svizzerotti devono per forza “dare l’esempio”?

Migranti economici: in Germania tornano alla ribalta i tetti massimi. Da noi invece…

 

L’Anghela Merkel, ormai è chiaro anche al Gigi di Viganello, è una delle principali responsabili del caos asilo. Quello che ha portato all’invasione dell’Europa da parte di milioni di migranti economici con lo smartphone, tutti giovanotti che non scappano da alcuna guerra e che mai si integreranno nel nostro continente, dove  già stanno causando gravi problemi di ordine pubblico, e ne causeranno sempre di più. Vedi i fatti di  Colonia e non solo: in Germania sta giustamente tenendo banco  lo stupro e l’omicidio di una ragazza a Friburgo in Bresgovia ad opera di un finto rifugiato e finto minorenne. Perché, nel caso qualche buonista-coglionista spalancatore di frontiere non se ne fosse ancora accorto,  l’invasione di migranti economici (quanti tra loro sono miliziani dell’Isis?) è un pericolo in particolare per le donne. Ci sono infatti paesi UE che hanno detto chiaro e tondo di non volere asilanti islamici.

L’ala bavarese

Il partito dell’Anghela Merkel è la CDU. E, nella sua ala bavarese, a qualcuno sta diventando fredda la camicia davanti all’avanzata dei “populisti e razzisti” dell’AfD. Infatti al congresso tenutosi negli scorsi giorni la destra bavarese della CDU ha chiesto l’introduzione di un tetto massimo di 200mila migranti all’anno. I conti sono presto fatti. Se si pensa che grossomodo la Germania ha dieci volte gli abitanti della Svizzera, ne consegue che per noi il tetto massimo “à la CDU” sarebbe di 20mila asilanti all’anno. Adesso ne arrivano circa il doppio. Se una tale proposta fosse stata avanzata dalla Lega o dall’Udc, la partitocrazia si sarebbe messa a strillare. Compreso il PPD, ossia l’equivalente della CDU. In Germania invece…

Regali all’Italia

Da notare che  la scorsa settimana la kompagna Simonetta Sommaruga a Thun al congresso del P$$ ha dichiarato, tranquilla come un tre lire, che ci vuole “più solidarietà” per i migranti e per i paesi esteri.

E’ chiaro che, nel caso concreto, più solidarietà vuol dire più soldi del contribuente – e già per asilanti ed aiuti all’estero si spendono miliardi – nonché frontiere sempre più aperte, perché “devono entrare tutti”.

La dichiarazione della kompagna Sommaruga non è che la ratifica a posteriori di quanto la signora ha già fatto: ossia andare ad offrire, non si sa autorizzata da chi, ulteriore sostegno alla vicina Penisola. Più sostegno vuol dire che la Svizzera si farà carico di sempre più migranti, “su base volontaria, per dare l’esempio”. Domandina facile-facile: quanti asilanti ospita a casa propria la Consigliera federale $ocialista “su base volontaria e per dare l’esempio”?

In Spagna cifre irrisorie

Intanto che la Svizzera si appresta a togliere castagne migratorie dal fuoco al Belpaese facendo entrare sempre più finti rifugiati – e per tutto ringraziamento il sindaco di Lavena – Ponte Tresa ci tratta da delinquenti e sbrocca contro il Ticino – nei giorni sul portale Tio si poteva leggere il seguente passaggio relativo alla Spagna. “Nel 2016, stando a fonti dell’OIM, sono stati 18.000 i migranti (sic!) che sono riusciti ad entrare in territorio spagnolo. Numeri molto contenuti rispetto all’Italia e ad altri paesi europei affacciati sul Mediterraneo. Ciò succede anche perché, sulla rotta marittima spagnola, la marina riporta in Africa i migranti che vogliono raggiungere lo Stato iberico”. Invece il Bel Paese (e l’UE) non chiudono la rotta mediterranea, e la Penisola gli asilanti li va a prendere. Poi arriva la ministra bernese di turno a promettere “più sostegno” ai vicini a sud (e chi non ci sta è un becero razzista) nel gestire l’emergenza permanente. Perché gli svizzerotti devono “dare l’esempio”, ottenendo poi di farsi mettere i piedi in testa da tutti: forse bisogna “dare l’esempio” anche in questo.

Perché Sommaruga non dà l’esempio nel sostenere la volontà popolare, vedi 9 febbraio? Lì invece…

Lorenzo Quadri

 

Sondaggi farlocchi per sostenere gli accordi bilaterali

“Casualmente” proprio ora arrivano le “indagini” sul gradimento dei trattati con l’UE

Ma guarda che coincidenza! Proprio quando le Camere federali sono entrate nella fase finale del dibattito sul “maledetto voto” del 9 febbraio – e si apprestano a licenziare un compromesso-ciofeca contrario alla Costituzione, che calpesta la volontà popolare – ecco che arriva un nuovo sondaggio pilotato a reggere la coda alla fallimentare libera circolazione delle persone.

Secondo il barometro delle apprensioni del Credit Suisse, realizzato dall’istituto demoscopico gfs.bern su un campione di mille persone, il consenso per i bilaterali sarebbe salito lo scorso anno. Se nel 2015 il 60% degli interpellati li approvava, quest’anno il consenso sarebbe salito addirittura all’81%: uella! E, se nel 2015 il 24% degli interpellati voleva disdire gli accordi con l’UE, quest’anno la percentuale sarebbe scesa al 19%. Perbacco!

Tre punti

Chissà perché, c’è come il sospetto che si tratti dell’ennesima inchiesta taroccata nel tentativo, sempre più vano, di fare propaganda alla fallimentare libera circolazione delle persone quando quest’ultima “ciurla nel manico” più che mai.

Punto primo. Questi sondaggi farlocchi non ne azzeccano una a tutti i livelli. Soprattutto su quei temi che vengono bollati come “populisti e razzisti”, e quando si tratta di prevedere l’asfaltatura delle élite spalancatrici di frontiere. Tanto per fare due esempi: a dar retta ai sondaggi, la Brexit sarebbe stata sotterrata e il presidente USA oggi sarebbe Hillary Clinton.

Punto secondo. I sondaggi “toppano”, ma sempre nella stessa direzione: contro gli odiati “populismi” e a sostegno dell’UE e delle frontiere spalancate. C’è quindi il “vago sentore”, per usare un eufemismo, che vengano realizzati per influenzare le votazioni popolari nel senso auspicato dai committenti. E non certo per l’attendibilità delle previsioni: quelle del mago Otelma risultano decisamente più affidabili. Perché dunque continuare a spendere soldi in strumenti che fanno flop ogni volta? Non lo farebbe nessuno. A meno, appunto, che l’obiettivo sia un altro. Non sapere in anticipo il risultato di una votazione o elezione, bensì tenare di influenzarlo nel senso voluto.

Punto terzo. Quando si spara una cifra bisognerebbe anche essere in grado di giustificarla. Per quale motivo i bilaterali avrebbero guadagnato punti nel corso del 2015? Non se ne vede alcuno. La devastante libera circolazione delle persone ha continuato a fare danni. I trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles hanno continuato a trattare la Svizzera come una colonia, con la fattiva complicità dei loro camerieri della partitocrazia svizzera (sempre schierati a favore dell’UE e contro il popolo becero che vota sbagliato perché non capisce un tubo). Di certo, dunque, gli eurobalivi non hanno fatto nulla per rendere più appetibili i rapporti con loro. In Europa crescono le forze contrarie all’UE (vedi il Front National francese) e la Brexit ha trionfato. Il post-Brexit ha dimostrato che si può scaricare l’UE senza che ciò comporti alcuna catastrofe economica, anzi. Le presidenziali USA insegnano che si può eleggere un presidente “populista e xenofobo”, e ciononostante la borsa non crolla, ma vola. Anche in Svizzera, alcune voci autorevoli, pure in ambito accademico – quindi non i soliti “razzisti e xenofobi” che, come noto, non sanno né leggere né scrivere – hanno avuto il coraggio di rompere un tabù, dichiarando che la libera circolazione delle persone è inutile all’economia e che la Svizzera può benissimo andare avanti anche senza i bilaterali.

L’unica spiegazione…

Non c’è dunque alcuna ragione perché gli svizzeri dovrebbero attribuire nel 2016 a tali accordi un’importanza maggiore rispetto a quella che gli attribuivano nel 2015. Il nuovo sondaggio si spiega dunque solo nel quadro generale del sabotaggio del “maledetto voto” del 9 febbraio (e di Prima i nostri) e di stupro della democrazia e delle decisioni del popolo. Gli svizzerotti “chiusi e gretti”  votano contro la volontà delle élite: pertanto, necessitano di venire rieducati. E in questo senso anche i sondaggi farlocchi fanno brodo.

Lorenzo Quadri

 

9 febbraio: democrazia calpestata senza vergogna

Come da copione, anche dal Consiglio degli Stati è uscita una ciofeca anticostituzionale

E’ evidente che l’unico obiettivo dei politicanti di PLR-PPDog e P$$ era quello di sabotare il “maledetto voto” per non infastidire i loro padroni di Bruxelles; i quali, infatti, applaudono allo sconcio. I Ticinesi sanno chi ringraziare

Come volevasi dimostrare! Sul 9 febbraio era prevista una ciofeca e la ciofeca puntualmente è arrivata. Stiamo parlando dell’esito del dibattito al Consiglio degli Stati sull’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. L’esito è quello che ci si aspettava, ossia uno sconcio.

La realtà è evidente ed è sempre la stessa: il triciclo PLR-PPDog-P$$, più partitini di contorno, non ne vuole sapere di applicare la volontà popolare. Quindi l’ha clamorosamente sabotata. In entrambe le camere del parlamento, come ovvio. Mica ci si poteva aspettare che gli stessi partiti spalancatori di frontiere e camerieri dell’UE avrebbero votato al nazionale in un modo e agli Stati all’opposto. L’obiettivo era solo uno: stuprare la volontà popolare e la Costituzione per non infastidire i padroni di Bruxelles. Qui ci sono un bel po’ di politicanti che, la prossima volta, faranno meglio candidarsi nell’UE e non in Svizzera. Il bello è che ogni deputato, al momento dell’insediamento, giura di rispettare le leggi e la Costituzione. Adesso abbiamo visto come.

Un solo modo

Per rispettare la Costituzione, e quindi la volontà popolare e la democrazia, c’è un solo modo: introdurre tetti massimi, contingenti (esistevano fino a 14 anni fa: quindi non c’era mica bisogno di inventarsi l’acqua calda) e preferenza indigena. Solo questa soluzione, e nessun’altra, sarebbe stata accettabile per il Ticino e per quel 70% di ticinesi che ha plebiscitato l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”.

L’applicazione letterale dell’articolo costituzionale 121 a era contemplata dalla proposta del senatore Udc Peter Föhn, che però nessun esponente di altri partiti ha sostenuto. Nemmeno i due ticinesi.

Il resto delle “misure” spazia dalla presa per i fondelli al cerotto sulla gamba di legno. E non poteva essere diversamente, visto che l’unico obiettivo dell’operazione era NON limitare la libera circolazione. Il massimo che si è raggiunto sono le misuricchie di diritto interno che, se del caso, si sarebbero benissimo potute prendere anche senza il nuovo articolo costituzionale sull’immigrazione di massa. Se la maggioranza degli Svizzeri ha votato il 9 febbraio è perché, evidentemente, voleva altro. Tetti e massimi, contingenti ed una vera preferenza indigena, appunto.

Contento Juncker

Il fatto poi che il non astemio presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker abbia dichiarato che con la preferenza indigena extralight ci può convivere, è la più lampante dimostrazione che dalle Camere non potrà che uscire una ciofeca. Se questa (non) soluzione va bene anche a chi ha sempre starnazzato contro ogni limitazione della libera circolazione delle persone, vuol dire che la preferenza indigena extralight non serve assolutamente ad un tubo.

Ulteriore peggioramento

Tanto più che la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale è pure riuscita a peggiorarla ulteriormente.  Secondo la sua versione, in caso di tasso di disoccupazione sopra la media, il datore di lavoro avrebbe solo l’obbligo di annunciare i posti vacanti agli uffici regionali di collocamento e di invitare ad un colloquio i candidati proposti dall’URC, senza nemmeno bisogno di giustificare un rifiuto d’assunzione. Questo vuol dire semplicemente che il disoccupato ticinese verrebbe invitato ad un colloquio del tutto  inutile, visto che il datore di lavoro potrà in ogni caso assumere un frontaliere senza alcuna restrizione. La Bravofly di turno sarà dunque liberissima anche in futuro di procedere a 106 assunzioni di amministrativi tutti frontalieri, venendo a raccontare la fanfaluca che non ha trovato candidati residenti. Se poi aggiungiamo che agli URC si possono iscrivere non solo i frontalieri, ma anche i cittadini UE che arrivano per tre mesi (prolungabili di altri tre) in Svizzera per cercare un impiego, il flop è totale.

Una simile soluzione ciofeca non ha nulla a che vedere con la volontà popolare. Noi vogliamo che vengano assunti cercatori d’impiego ticinesi e non frontalieri. Noi vogliamo che i ticinesi abbiano un lavoro, non colloqui puramente di facciata.

I nemici del Ticino

Se poi si pensa che l’unico indicatore utilizzato per far scattare il modello di preferenza indigena extralight e l’inconcludente circo ad essa legato è il tasso di disoccupazione, siamo a posto. Sappiamo bene che le statistiche sulla disoccupazione sono taroccate. Inoltre, se non si considerano altri elementi come ad esempio il numero di frontalieri specie in quei settori dove soppiantano i lavoratori ticinesi (vedi nel terziario), il numero di casi d’assistenza, il dumping salariale, eccetera, si avrà sempre una scusa per dire che “l’è tüt a posct”. In Consiglio degli Stati tentativi ticinesi (proposte Lombardi) di far inserire anche questi elementi – che avrebbero reso la ciofeca un attimino meno ciofeca – e di dare più margine d’azione ai Cantoni, sono stati spazzati via dal PLR e soprattutto dalla $inistra ro$$overde, la quale ha detto a chiare lettere che dei problemi del nostro sempre meno ridente Cantone se ne frega. Tanto per chiarire chi sono i nemici del Ticino e dei ticinesi. Quelli che vogliono a tutti i costi le frontiere spalancate, la libera circolazione senza alcun limite e l’invasione di frontalieri a scapito dei residenti.  Quelli che sanno benissimo che con le loro scelte fallimentari mettono il Ticino nella palta, però semplicemente se ne impipano. E poi magari tentano di pulirsi ipocritamente la coscienza con statistiche farlocche.

E adesso?

Adesso bisogna vedere quali saranno gli sviluppi dopo il voto parlamentare. Le possibilità sono due. O un referendum contro le decisioni del parlamento, o un’iniziativa contro la libera circolazione delle persone.

Il referendum, se riuscisse e vincesse, porterebbe  il calendario indietro al 9 febbraio 2014. Ci si troverebbe quindi con l’articolo 121 a, e nessuna regola di applicazione. Resterebbe dunque in vigore la devastante libera circolazione delle persone senza alcun limite.

Con l’iniziativa contro la libera circolazione, in caso di successo si risolverebbe invece il problema alla radice. Si spera dunque che il buon Blocher mantenga la promessa di lanciarla.

Lorenzo Quadri

 

 

9 febbraio a Berna: comunque vada, uscirà una ciofeca!

I sabotatori renderanno necessario lanciare l’iniziativa contro la libera circolazione

“Comunque vada, sarà un successo”? No: comunque vada, sarà una ciofeca! Il tema è l’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Come noto, il Consiglio nazionale ha partorito la cosiddetta “preferenza indigena light”, vale a dire una lozza anticostituzionale, in cui nulla figura di quanto previsto nel famoso articolo 121 a della Costituzione federale. Quale artefice dell’obbrobrio, lo ripetiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant),  viene accreditato il consigliere nazionale dell’ex partitone Kurt Flury.

Sempre sconcio è

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha invece partorito la preferenza indigena un po’ meno light; ma sempre di sconcio si tratta. La Commissione in questione aveva sul tavolo tre varianti tra cui scegliere. La prima era quella del senatore Udc Peter Föhn che proponeva una ripresa “copia-incolla” del nuovo (ormai sempre meno nuovo, ma comunque inutilizzato) articolo costituzionale 121 a nella legge. Poi, ben lontane da quanto votato dal popolo, c’erano le proposte dell’uregiatto Gerhard Pfister e quella del liblab Philipp Müller. Con la prima che era leggermente meno annacquata della seconda.

La variante più sciacquetta

Inutile dire che i senatori hanno scelto la variante più sciacquetta di tutte: perché l’obiettivo era evitare ad ogni costo frizioni con l’UE (uhhhh, che pagüüüüüraaaa!). Traduzione: ciò che fortissimamente si voleva era calare le braghe davanti all’UE  impipandosene della volontà popolare.

E la variante più sciacquetta di tutte era, ma guarda un po’, quella del PLR Müller. Ecco dunque che l’ex partitone si riconferma come il partito dell’affossamento della volontà popolare: ricordarsene alla prossime elezioni.

Il bello è che, dopo l’approvazione, da parte del triciclo PLR-PPD-P$$, del compromesso-ciofeca in Consiglio nazionale, i senatori avevano detto che ci avrebbero pensato loro a sistemare le cose. “Ga pensum nümm”! Come no! E infatti adesso siamo venuti al dunque.

Il primo dicembre

Il prossimo primo dicembre si saprà cosa avrà deciso il plenum della Camera dei Cantoni sull’applicazione del “maledetto voto”. Bisognerà poi appianare le divergenze con il Nazionale. Una cosa però è certa: poiché la proposta Föhn non ha alcuna chance di spuntarla – è avversata dal triciclo partitocratico di cui sopra – il risultato sarà o una lozza, o una lozza un po’ meno lozza. Non si tratta nemmeno di scegliere nel segno del meno peggio (cosa frequente in politica), perché qui siamo diversi gradini al di sotto del meno peggio: siamo in pieno schifìo. Questo vuol dire che qualsiasi soluzione uscirà dal parlamento federale sarà comunque inaccettabile per il Ticino. E vogliamo proprio vedere chi, tra i deputati del nostro Cantone, avrà la “lamiera” di dichiararsi soddisfatto.

Il bidone

Tanto più che qualcuno si è accorto che la “preferenza indigena” come la intende la partitocrazia federale è un bidone. Infatti l’intenzione sarebbe quella di favorire nelle assunzioni i disoccupati residenti iscritti all’URC tramite obbligo di annuncio dei posti vacanti. Solo che – ma tu guarda i casi della vita – anche i frontalieri possono iscriversi all’URC. Così come pure i cittadini UE che arrivano in Svizzera per tre mesi (prolungabili fino a sei) alla ricerca di un lavoro.

Morale della favola: l’obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti all’URC non basta nemmeno lontanamente a concretizzare la preferenza indigena e il principio del Prima i nostri. Bisogna invece discriminare tra chi sta in Svizzera e chi sta fuori. Questo è quanto ha deciso il popolo, e questo deve essere fatto. Piaccia o non piaccia ai balivi dell’UE ed ai loro camerieri a Berna.

Iniziativa popolare

Essendo ormai appurato che dalle Camere federali uscirà o una ciofeca massima, o una ciofeca un po’ meno massima, occorrerà fare ciò che il buon Blocher ha annunciato nelle scorse settimane, ossia lanciare un’iniziativa popolare per abolire la devastante libera circolazione delle persone. Un’iniziativa che ha concrete chance di successo in votazione popolare. Perché  il vento è cambiato, come dimostrano il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. L’élite spalancatrice di frontiere non ha più in mano il boccino. Si chieda dunque la partitocrazia  se non era meglio applicare la volontà della maggioranza degli svizzerotti  (“chiusi e xenofobi”) invece di sabotarla, col risultato di provocare l’attacco frontale alla libera circolazione nella sua totalità. Per gli internazionalisti beceri, un vero e proprio autogoal. Come i pifferi di montagna, andarono per suonare e furono suonati.

Lorenzo Quadri

PLR: il partito del sabotaggio della volontà popolare

Contro il 9 febbraio, dalla Commissione degli Stati esce un’altra ciofeca dei liblab

 

L’ex partitone si riconferma il partito del sabotaggio della volontà popolare e della calata di braghe davanti alla fallita Unione europea.

Ricordiamo, nel caso qualcuno l’avesse dimenticato, che il comitato PLR si schierò all’ unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, e venne asfaltato dalle urne. Forse che ha imparato la lezione? Nemmeno per sogno! Ed infatti i suoi rappresentanti a Berna ne stanno combinando peggio di Bertoldo per sabotare il maledetto voto del 9 febbraio. Obiettivo: evitare qualsiasi frizione con Bruxelles. Ovvero: mettere il paese in ginocchio davanti ai trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) dell’UE!

Come volevasi dimostrare…

In Consiglio nazionale, quale architetto dell’anticostituzionale compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio viene accreditato un deputato liblab, il sindaco di Soletta Kurt Fluri. Nella Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invece, a servire il pateracchio è l’ex presidente del PLR Philipp Müller.

Il bello è che, dopo che il triciclo di camerieri dell’UE PLR-PPD-P$$ aveva approvato il compromesso-ciofeca al Nazionale,  i Consiglieri agli Stati si erano affrettati promettere che avrebbero provveduto loro a sistemare le cose. “Ga pensi mì”! Si trattava, lo avevamo detto subito, di fregnacce. Ed infatti la “preferenza indigena un po’ meno light” uscita dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) è una lozza, come la “preferenza indigena light” della maggioranza del Nazionale. E dire che la CIP-S aveva votato (relativamente) bene sul casellario giudiziale. Sul 9 febbraio invece…

Paragoni umilianti

E’ davvero deprimente vedere che in Inghilterra il governo difende la Brexit con i denti anche mettendosi contro i legulei partiticizzati dell’alta (?)  corte di giustizia (che il Daily mail ha definito “nemici del popolo”). Invece in Svizzera il governo e la maggioranza del parlamento si battono contro la volontà popolare. Il nemico da neutralizzare , per costoro, è il popolo bestia che vota sbagliato! Di questa “classe politica” non possiamo che vergognarci (evidentemente i diretti interessati non sono in grado di vergognarsi da soli).

Far comandare l’UE

Senza alcuna decenza, la ciofeca uscita dalla Commissione degli Stati non prevede né contingenti né tetti massimi. E, come se questo non fosse già abbastanza scandaloso, si aggiunge che qualsiasi misura che dovesse venire decisa dal Consiglio federale per limitare l’immigrazione e tutelare il mercato del lavoro elvetico (campa cavallo…) dovrebbe essere avallata dal comitato misto Svizzera-UE. Traduzione: l’UE avrebbe diritto di veto sulle misure eventualmente decise da Berna. Quindi si autorizza esplicitamente i trombati (De Benedetti dixit) di Bruxelles a comandare in casa nostra!

Non stupisce che sia l’ex partitone a proporre un simile sconcio. In effetti il suo ministro degli esteri, Didier Burkhaltèèèèr, da tempo tenta di sdoganare la “ripresa dinamica”, cioè automatica, del diritto UE. Ciò significa che l’UE ci impone le leggi ed i giudici. Sicché i  conti tornano. Si va sempre nella stessa direzione.

Un’altra “lozza”

Quanto alla “preferenza indigena” proposta dalla maggioranza della Commissione degli Stati, si tratta evidentemente di fumo negli occhi. Altro che “Prima i nostri”. Non si garantisce alcun diritto dei cittadini svizzeri ad avere la precedenza nelle assunzioni. L’unico “diritto” è quello a ricevere una motivazione sul perché invece di un candidato residente è stato assunto un frontaliere. Una presa per i fondelli. Del resto sappiamo bene che il PLR, artefice di questa geniale soluzione, in Ticino era anche in prima linea nel combattere “Prima i nostri” – ed ha così rimediato l’ennesima bastonata dalle urne.

Insomma, a tutti i livelli il PLR si sta arrampicando sugli specchi per sostenere ad oltranza la devastante libera circolazione delle persone senza limiti ed il “diritto” di sostituire i lavoratori residenti con i frontalieri.  E questo malgrado la volontà popolare dica l’esatto contrario.

Chi elabora questi compromessi-ciofeca, che hanno l’unico obiettivo di sabotare la volontà popolare contraria all’UE, dovrebbe ogni tanto ricordarsi che è eletto in Svizzera, rispettivamente in Ticino. Se non gli va bene, che si candidi oltreconfine. O magari direttamente a Bruxelles.

Giocare col fuoco

Ma i sabotatori del “maledetto voto” giocano col fuoco. Se infatti – e di questo non c’è motivo di dubitare – la maggioranza delle Camere federali approverà le loro pastette, partirà l’iniziativa popolare per eliminare tout-court la libera circolazione delle persone. Blocher l’ha promessa. La partitocrazia spalancatrice di frontiere si illude forse che una simile iniziativa non avrebbe chance davanti al popolo? Crede forse di poter ricattare ed insultare il cittadino con minacce, fatwe morali e scenari apocalittici? Immagina forse di fare  affidamento sulla stampa di regime, sulla mobilitazione dell’élite e degli intellettualini da tre e una cicca, per affossare la futura iniziativa contro la libera circolazione?  Forse ha fatto male i conti. Non solo il 9 febbraio, ma anche la Brexit e le elezioni USA dovrebbero insegnare qualcosa. Le gente comune ne ha piene le tasche della casta che ci ha rovinati a suon di “aperture”. Anche in Svizzera.

Lorenzo Quadri