L’accordo quadro è la tomba del sistema federale svizzero

L’asservimento a Bruxelles distruggerebbe anche l’autonomia cantonale e comunale

 

Lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed il governicchio federale smaniano per firmare, è come il vaso di Pandora.

Partendo da cinque settori commerciali, comunque fondamentali, i diktat dell’accordo si estenderebbero poi, a macchia d’olio, a molti altri ambiti. La parola chiave è “istituzionale”. Eppure il popolo svizzero ha sempre rifiutato legami istituzionali con la fallita Unione europea. Lo ha fatto nel 1992 con il voto contrario all’ingresso nello  SEE e lo ha fatto nel 2001 votando contro l’adesione della Svizzera all’UE. A ciò si aggiunge che i ticinesi si sono sempre espressi anche contro gli stessi accordi bilaterali.

Il ruolo della Lega

Per quel che riguarda il No allo SEE (6 dicembre 1992) vanno ricordate due cose.

  • Il ruolo fondamentale dell’allora “giovane” Lega dei Ticinesi. Grazie all’impegno in particolare del compianto Flavio Maspoli, che si batté strenuamente contro l’adesione, il Ticino votò un No massiccio che fece da ago della bilancia a livello nazionale.
  • Nella campagna che precedette quella votazione, la casta si produsse in un’operazione di terrorismo e di lavaggio del cervello, paventando chissà quale disastro in caso di Njet in votazione popolare. Come sappiamo, nessuna delle previsioni catastrofiste, volutamente farlocche, si è avverata.

Rientrare dalla finestra

Con il No allo SSE ed il No all’UE i cittadini elvetici hanno rifiutato il legame istituzionale con i  balivi di Bruxelles, scegliendo la via degli accordi bilaterali. Adesso sia gli eurobalivi che i loro camerieri in Consiglio federale che il triciclo eurolecchino vogliono far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta. Ossia il legame istituzionale. Come si è arrivati a questo punto? Come spesso accade, con la tattica del salame. Gli accordi bilaterali sono stati dopati. I politicanti  della partitocrazia, asserviti alle lobby economiche che spalancano le frontiere per il proprio esclusivo tornaconto, hanno lasciato sempre più margine d’azione agli eurobalivi per comandare in casa nostra. Adesso si arriva al salto di qualità: ossia a mettere nero su bianco quel legame istituzionale che sancirebbe l’inquadramento della Svizzera nei meccanismi dell’UE.

Tra la firma dello sconcio accordo quadro e l’adesione all’Unione europea c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. Pensando di fare fessi i cittadini, i politicanti del triciclo spacciano l’accordo quadro per il continuamento della via bilaterale. Balle di fra’ Luca! E’ vero proprio il contrario. L’accordo quadro è l’affossamento della via bilaterale. Il passaggio dalla via bilaterale (votata dalla maggioranza degli svizzeri, ma mai dai ticinesi) alla via della sudditanza (che è sempre stata respinta da tutti).

Nessuna scelta

Altra truffa è la storiella secondo cui la ripresa dinamica del diritto UE sarebbe diversa dalla ripresa automatica, poiché la Svizzera potrebbe sempre rifiutare di conformarsi. Certo, come no! Peccato che un rifiuto sarebbe accompagnato da sanzioni tali che la partitocrazia finirebbe sistematicamente per calare le braghe. Senza eccezioni. Questo non lo dice il Mattino populista e razzista, e nemmeno il Gigi di Viganello. A chiarirlo è un parere giuridico realizzato dal Prof. Andreas Glaser dell’Università di Zurigo.

Il film l’abbiamo già visto, ed in tempi recenti, in occasione della votazione sul Diktat disarmista dell’UE. La partitocrazia ed il Consiglio federale hanno passato mesi a strillare istericamente che gli svizzerotti non potevano fare altro che calare le braghe perché “bisogna salvare Schengen”. La ripresa “dinamica” non contempla alcuna reale libertà di scelta della Svizzera.A maggior ragione con la partitocrazia, il governicchio federale e la stampa di regime che ci ritroviamo: tutti asserviti all’UE.

Federalismo kaputt

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, se firmato, diventerà la pietra tombale dei diritti popolari, ma anche del federalismo. Questo perché a dettare legge sarebbe Bruxelles. La quale ci schiaccerebbe gli ordini anche in campi che sottostanno all’autonomia cantonale e comunale. I Comuni ed i Cantoni, dunque, vedrebbero drasticamente ridotto il proprio margine di manovra.

Incompatibile con la Svizzera

Le stesse decisioni popolari, inserite nella Costituzione, verrebbero cancellate con un colpo di spugna a seconda dei capricci di Bruxelles. La prima a cadere sarebbe l’espulsione dei delinquenti stranieri, a seguito della direttiva UE sulla cittadinanza, che ci verrebbe imposta in tempo di record (altro che la fregnaccia delle linee rosse).

Morale: l’accordo quadro istituzionale è del tutto incompatibile con la Svizzera. Con il suo sistema politico, con le sue tradizioni, con la sua democrazia, con il suo federalismo. Sicché, neanche un voto alla partitocrazia che lo sostiene!

Lorenzo Quadri

Vaffanjuncker! Non firmiamo!

Accordo quadro: altro che le pressioni UE per concludere in fretta! Stop calabraghe!  

Come volevasi dimostrare: sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, abrogazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera) la presa per  i fondelli continua ad oltranza.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno deciso il venerdì della scorsa settimana di non firmare subito l’accordo quadro, ma di chiedere ulteriori chiarimenti all’Europa. Da sottolineare il “subito”. Altrimenti detto: il governicchio federale intende firmare, smania per farlo; così come la partitocrazia triciclata. Però non può farlo ora. Perché in ballo ci sono le elezioni federali. E, checché ne dicano i sondaggi farlocchi commissionati ad istituti compiacenti, la maggioranza della popolazione col fischio che approverebbe il trattato coloniale. E quindi firmare adesso significherebbe, per il triciclo, rischiare in termini di voti. Ergo, occorre menare il can per l’aia da qui alla fine di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e accordo firmato!

Sul nocciolo della questione…

Vale la pena anche evidenziare su cosail Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles. Ne ha chieste sulla direttiva UE sulla cittadinanza, sulle misure accompagnatorie, sugli aiuti statali. Quindi si discute sul contorno. Per contro, il vero nocciolo della questione, vedi la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE ed i giudici stranieri, ovvero la fine della nostra sovranità, è condiviso ed approvato dal governicchio federale.

Messi via senza prete

E qual è la risposta del presidente “non astemio” della commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, alle richieste di spiegazioni? Chiariamoci nel giro di qualche giorno, entro il 18 giugno, così poi finalmente si firma. Chiariamoci per modo dire; perché punto primo nel giro di un paio di giorni non si chiarisce proprio un bel niente, punto secondo l’ha capito anche il Gigi di Viganello (ma forse il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, PLR, non ci è ancora arrivato) che l’UE non intende in alcun modo cambiare le proprie posizioni. Del resto l’ha detto in tutte le salse.

E’ assolutamente scandaloso che il “diversamente sobrio” Juncker pretenda di mettere via la pendenza in quattro e quattr’otto, nel giro di pochi giorni. Ecco la considerazione di costui per la nostra democrazia.

Niente di “bilaterale”

Tutta questa fretta di concludere da parte europea conferma che lo sconcio accordo quadro istituzionale è solo nell’interesse della fallita UE, che vuole comandare in casa nostra. Di certo non è nell’interesse della Svizzera.

Il governicchio federale e la partitocrazia tentano di vendere al popolazzo il trattato coloniale come il proseguimento della via bilaterale. Ma stiamo scherzando? Altro che proseguimento. Questo è l’affossamentodella via bilaterale. Un rapporto bilaterale prevede infatti che i partner contrattino da posizioni paritarie. Con lo sconcio accordo quadro, accadrà proprio il contrario: la Svizzera diventerà una colonia di Bruxelles. Ecco perché gli eurobalivi hanno fretta di firmare. Ed è scandaloso che dalle nostre parti nessuno protesti. Addirittura, il Consiglio degli Stati ha detto che la via scelta dal governicchio federale è quella giusta. Ma col cavolo! L’accordo quadro non va firmato. Né adesso, né al 18 giugno, né mai. Non si svende la sovranità della Svizzera per un tozzo di pane. Anzi, ancora peggio:  non si svende la sovranità della Svizzera per permettere alle grandi aziende – dirette da manager stranieri (ai quali del nostro Paese non gliene frega un tubo) ed affiliate ad Economiesuisse – di  incrementare ulteriormente i propri profitti.

Servono più “sovranisti”

L’indegna sceneggiata dell’accordo quadro dimostra quanto sia importante per il Ticino mandare il maggior numero possibile di “sovranisti” a rappresentarlo a Berna.Altro che eleggere politicanti che poi approvano compulsivamente tutte le calate di braghe davanti all’UE. E di simili scempi, nella legislatura che volge ormai al termine, ne abbiamo visti fin troppi. A partire dalla rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Eppure, con l’ammucchiata ro$$overde, il numero degli euroturbo ticinesi sotto le cupole federali rischia addirittura di aumentare. Bisogna a tutti i costi impedirlo!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro: l’offensiva dei sondaggi taroccati!

Nella prossima legislatura, a Berna si prenderanno decisioni fondamentali. E quindi…

 

Lavaggio del cervello ai cittadini: ecco come l’establishment politico, economico e mediatico sta tentando di sdoganare l’accordo quadro istituzionale. Ossia quel trattato che, se approvato, costituirà la lapide tombale della nostra sovranità, della nostra indipendenza, dei nostri diritti popolari.

Da settimane è in atto l’offensiva dei sondaggi taroccati, concepiti con lo scopo di far credere al “volgo” che il citato accordo coloniale godrebbe del sostegno della maggioranza.

La scorsa settimana Economiesuisse – organizzazione legata a doppio filo con il PLR, e dove a menare il torrone sono i manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese importa meno di zero – ha pubblicato un’inchiesta, commissionata al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende sarebbe favorevole all’accordo quadro. A giustificazione dell’improbabile risultato, si recita il mantra della “certezza del diritto”. L’unica certezza che comporta in questo campo il trattato coloniale con l’UE sarebbe quella di doversi adeguare ai mutevoli Diktat in arrivo da Bruxelles. Si tratta della ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario. E poco importa se questi ordini impartiti dall’alto saranno o meno compatibili con le nostre leggi, con le nostre tradizioni, financo con la nostra volontà popolare e con la nostra Costituzione. Emblematico il recente caso del Diktat disarmista dell’UE, davanti al quale il solito triciclo PLR-PPD-PSS si è prontamente inginocchiato, riuscendo (ahinoi) a trascinare con sé la maggioranza dei cittadini elvetici; con l’unica lodevolissima eccezione dei ticinesi.

“Certezza del diritto” è semmai la garanzia che ciò che il popolo sovrano vota, venga anche applicato. L’accordo quadro comporta la distruzione totale di questa sicurezza, che sta alla base del modello politico svizzero.

Le domande “giuste”

E’ pertanto manifesto che le domande dei sondaggi farlocchi sull’accordo quadro sono state somministrate in forma quanto meno “suggestiva”. Vale a dire, con l’obiettivo di ottenere il responso, favorevole al trattato, desiderato dal committente dell’indagine demoscopica (ovvero: da colui che la paga, secondo il principio universalmente valido del “chi paga comanda”).

Ciò è plateale a maggior ragione per il sondaggio che pretende che il 60% dei cittadini elvetici sostenga l’accordo quadro. Qualcuno vuole forse farci credere che il 60% degli interpellati avrebbe risposto affermativamente a domande quali: “sei favorevole alla ripresa automatica del diritto UE? Sei favorevole ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia? Sei favorevole all’applicazione, in Svizzera, della direttiva europea sulla cittadinanza? Sei favorevole all’abolizione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione? Sei favorevole all’abbandono delle banche cantonali con garanzia dello Stato?”,eccetera. Suvvia, siamo seri.

La grancassa

Le stesse taroccature, sia d’impostazione che interpretative, sono state evidentemente applicate al sondaggio tra le aziende, per ottenere il responso desiderato dai “padroni del vapore” a scopi propagandistici. Obiettivo: permettere ai vertici nazionali di Economiesuisse di tornare alla carica con la pretesa di svendere la Svizzera in cambio di presunti – ma davvero solo presunti – vantaggi economici a beneficio di pochi privilegiati e a danno di tutti gli altri cittadini.

Inutile dire che sull’esito di queste indagini farlocche la stampa vicina all’establishment ha suonato la grancassa della propaganda di regime.

Nello stesso filone si inserisce, evidentemente, il terzo studio taroccato presentato di recente: quello con cui alcuni professorini neocastellani, che il Ticino l’hanno forse visto in cartolina, pretendono di insegnarci che i frontalieri sarebbero una manna dal cielo.

Il nuovo quadriennio

Con l’avvicinarsi delle elezioni federali e con l’apertura di un nuovo quadriennio in cui, a Berna, si decideranno i destini della Svizzera – nazione libera e sovrana, o colonia di Bruxelles? – la propaganda europeista gira al massimo regime. Sembra di essere tornati indietro di oltre un quarto di secolo, quando la posta in gioco era l’adesione del nostro Paese allo SEE: una sciagura che venne sventata grazie al Ticino ed alla Lega. C’è da sperare che la vicenda dell’accordo quadro si concluderà allo stesso modo. Altrimenti, povera Svizzera!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: prima temporeggiano, poi ci fregano

Le domande di chiarimenti sono solo un pretesto per far passare le elezioni di ottobre

 

Quando si dice la presa per i fondelli! I camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. In particolare scalpita l’ex partitone, che prende gli ordini dai manager stranieri delle grandi aziende, rappresentati da Economiesuisse.

Venerdì però, il governicchio federale ha deciso di non sottoscrivere l’accordo coloniale, ma di chiedere ulteriori chiarimenti agli eurobalivi.

Tirare a campare

Ohibò, c’è forse stato un cambio di rotta? Camerieri di Bruxelles folgorati sulla via di Damasco, un po’ come i burocrati della SECO che all’improvviso (vediamo quanto dura…) avrebbero prodotto un documento in cui affermano che la libera circolazione delle persone non è poi così importante?

Evidentemente, niente di tutto questo. Semplicemente, i sette “grandi statisti” (?)  si trovano nella necessità di tirare a campare a fino alle elezioni di ottobre. Firmare prima dell’appuntamento con le urne potrebbe avere conseguenze elettorali perniciose per il triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi nemmeno il CF crede ai sondaggi taroccati, commissionati al solito istituto compiacente, secondo cui il 60% dei cittadini ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli all’accordo quadro!

Domande farlocche

E allora, avanti con gli escamotage per guadagnare tempo. Richieste di rinegoziare (alle quali da Bruxelles hanno già risposto picche in tutte le salse) e adesso pure le domande di informazioni. Domande farlocche, beninteso: perché le risposte sono già note. La direttiva UE sulla cittadinanza, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro, ci verrebbe imposta; le misure accompagnatorie verrebbero rottamate per disposizione di Bruxelles. Idem dicasi con la partecipazione dello Stato in aziende (vedi banche cantonali, ma anche aziende elettriche), che secondo gli eurofunzionarietti turboliberisti costituisce “distorsione della concorrenza” (uella).

Come se non bastasse, qualsiasi risposta dovesse arrivare dall’UE non varrebbe la carta su cui è scritta, data la totale inaffidabilitàdel partner.

E tutto il resto?

Interessante notare che gli unici punti sollevati dal CF sono i tre di cui sopra. Sicché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, su altre questioncelle come la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE – che segnerebbe la FINE della nostra sovranità – così come pure la sottomissione ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia, non hanno nulla da eccepire! “L’è tüt a posct”! Avanti con la svendita del Paese!

Un piccolo assaggio di cosa succederebbe in regime di sconcio accordo quadro, l’abbiamo avuto con il Diktat disarmista. Una volta che ci si è vincolati, Bruxelles schiaccia gli ordini. Ed suoi lacchè elvetici calano le braghe evocando – a scopo di lavaggio del cervello al popolazzo – scenari apocalittici in caso di rifiuto!

 Passata la festa…

E’ palese che le nuove domande a Bruxelles sono solo un diversivo per prendere tempo, e lasciar così trascorrere le elezioni federali di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e sottoscritto l’accordo-capestro!E a quel punto, solo un referendum potrà salvare la Svizzera dalla svendita ad opera di politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$. Del resto, senza lo spauracchio dei diritti popolari, la partitocrazia eurolecchina avrebbe già firmato da un pezzo.
Altro che pensare di prendere per i fondelli la gente con la fetecchiata del “Sì, ma”. In politica non esiste alcun “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Un governo degno di questo nome avrebbe detto subito No ad un accordo che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE.
Non si svende la nazione per presunti – ma davvero solo presunti  – vantaggi economici a beneficio dei soliti pochi borsoni ed a danno di tutti gli altri!

Lorenzo Quadri

 

Svendono la Svizzera per sordidi interessi di saccoccia

Accordo quadro: Economiesuisse (PLR) divulga un sondaggio farlocco per far credere che…

I soldatini PLR della direzione nazionale di Economiesuisse insistono con i tentativi di svendere la Svizzera  alla fallita UE per squallidi interessi di saccoccia. Giuda con i suoi 30 denari al confronto era un dilettante.

Bramosi di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, la cancellazione delle misure accompagnatorie, i regali miliardari ricorrenti a Bruxelles, i TIR da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, e la lista delle nefandezze è tutta in divenire) i soldatini PLR di Economiesuisse hanno commissionato l’ennesimo studio farlocco all’istituto bernese gfs.ch.

Obiettivo dell’indagine: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti per convincerli – ricorrendo anche a massicce dosi di terrorismo di regime – che dire di no alla fallita UE “sa po’ mia”. Bisogna calare le braghe, sempre e comunque, chinarsi ad angolo retto senza esitare. Come già fanno i camerieri di Bruxelles della partitocrazia PLR-PPD-P$$  incadregati sotto le cupole federali: politicanti completamente scollegati dalla realtà, sempre al servizio delle lobby pro-saccoccia e mai a quello dei cittadini e della nazione.

Scelta non casuale

Economiesuisse non ha certo scelto gfs.ch per caso. Quest’ultimo è infatti lo stesso istituto che ha già realizzato lo studio farlocco secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe favorevole allo svergognato accordo-capestro. In casa gfs (come ovunque) hanno evidentemente capito l’antifona: se vogliono ottenere nuovi mandati, occorre che dal sondaggio escano i risultati desiderati dal committente. E manipolare un sondaggio è un gioco da ragazzi. Basta porre le domande “giuste”.

Di sicuro i signori di gfs.ch non hanno chiesto agli interpellati: “E’ d’accordo di farsi dettare legge da Bruxelles? E’ favorevole ad obbligare gli svizzeri a tenersi in casa, malgrado la volontà popolare contraria, tutti i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari? E’ d’accordo di mantenere tutti i migranti economici UE? E’ favorevole all’eliminazione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone? E’ d’accordo di sottostare alla Corte europea di giustizia? Eccetera eccetera. Queste sono le domande che i sondaggisti avrebbero dovuto porre. Evidentemente non l’hanno fatto. Altrimenti, altro che 60% di favorevoli all’accordo quadro…

Il nuovo farlocco

Dopo il sondaggio taroccato sui cittadini, ecco arrivare quello sulle aziende, il 67% delle quali sarebbe, secondo i soldatini PLR di Economiesuisse, favorevole all’accordo capestro. Sì certo, come no!

Di sicuro saranno favorevoli le grandi multinazionali, che di svizzero hanno semmai il  nome, dirette da manager stranieri, che del nostro Paese se ne impipano alla grande.

Che lo siano tutte le altre, è una clamorosa “fake news” a scopo di lavaggio del cervello. Del resto la taroccatura già emerge dalla presentazione del sondaggio a cura di Economiesuisse.

Ad esempio: secondo l’indagine, le società sarebbero favorevoli all’osceno trattato coloniale per “la certezza del diritto”. Certezza del diritto? Con l’accordo quadro in vigore, non ci sarebbe più nessuna certezza del diritto, poiché esso continuerebbe a cambiare, in settori fondamentali, a seconda capricci del momento, ossia dei Diktat dell’UE! E gli svizzerotti… giù le braghe! L’unica certezza sarebbe la sudditanza nei confronti di Bruxelles. Quella sì che sarebbe garantita. Idem la rottamazione dei diritti popolari. Cittadini elvetici esautorati e disarmati dai funzionarietti UE! In casa nostra comandano gli eurobalivi!

Boiata numero due: le aziende sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro perché così si otterrebbe l’equivalenza borsistica. Ah ecco. Peccato che di recente il ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis abbia dichiarato che “l’equivalenza borsistica ha valore simbolico”. Adesso arrivano i soldatini PLR di Economiesuisse a sostenere l’esatto contrario: ossia, che l’equivalenza sarebbe così importante da giustificare la rinuncia alla  nostra sovranità ed alla nostra indipendenza! Ex partitone: poche idee ma ben confuse!

Infine, la perla: le ditte “hanno paura di pesanti ritorsioni da parte dell’UE”. Sempre meglio. Sicché si svende la Svizzera per pura VIGLIACCHERIA.I nostri antenati, quelli che hanno lottato per l’indipendenza del Paese, si rivoltano nella tomba.

Se siamo così fessi…

Se siamo diventati così fessi da gettare nel water la nostra sovranità e la nostra indipendenza – che i cittadini degli Stati comunitari ci invidiano! –  per andare ad ingrassare le già rigonfie saccocce di manager stranieri che se la ridono a bocca larga, allora vuol dire che ci meritiamo sia la partitocrazia calabraghista che il pavido ed evanescente governicchio federale.

E teniamo ben presente una cosa. La lobby dei manager stranieri Economiesuisse è quella che schiaccia gli ordini al PLR nazionale, che a sua volta li schiaccia alle sezioni cantonali, compresa ovviamente quella ticinese.

Ma continuate pure a votare per l’ex partitone del sedicente “buongoverno”, continuate a mandare a Berna i suoi politicanti a rappresentare il Ticino… poi però non lamentatevi.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Avanzata sovranista: la fine dello sconcio accordo quadro

L’indecente trattato coloniale voluto dal triciclo PLR-PPD-P$$ va ora gettato nel water

Come c’era da attendersi, i partiti sovranisti hanno vinto le elezioni europee. Cosa questo cambierà in concreto nell’approccio con la Svizzera è difficile dirlo adesso. Ma è evidente che forze politiche che vogliono – a ragione – che i popoli tornino ad essere padroni in casa propria, sarebbero in difficoltà nel  pretendere, per una semplice questione di coerenza, che uno Stato terzo come la Svizzera rinunci alla sua sovranità.

I sovranisti hanno vinto le elezioni europee invocando più indipendenza e diritti popolari. Ciò che chiedono per sé, difficilmente possono  immaginare di toglierlo ad altri. La credibilità la si può perdere una volta sola.

Sovranisti in casa propria

Detto questo, è chiaro che ognuno fa il sovranista (e quindi anche il leghista) in casa propria. Di conseguenza, tra sovranisti ci si può anche trovare su fronti opposti. Ad esempio sul tema “permessi G”. La Lega italiana sostiene i frontalieri perché parecchi di loro sono suoi elettori. La Lega dei Ticinesi si oppone al frontalierato perché danneggia i ticinesi. Entrambe dicono “prima i nostri”. Solo che “i nostri” non sono gli stessi. La contrapposizione nasce dunque non  perché si hanno idee incompatibili, ma perché si parte dalle stesse posizioni.

A tal proposito, un inciso: se il famigerato accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e sepolto, non è certo “colpa” della Lega di Salvini. La realtà è che nessun governo italico di nessun colore ha mai voluto questo accordo. Solo i burocrati bernesi, svelti come gatti di marmo e totalmente incapaci di rapportarsi con la vicina Penisola, potevano immaginare che sarebbe andato in porto.

“Autorità morale”

La Svizzera, con il suo modello di federalismo e di diritti popolari, viene spesso presa ad esempio proprio dai partiti sovranisti europei. Quindi, con la crescita di questi ultimi nel parlamento di Bruxelles, la nostra posizione “morale” è destinata a rafforzarsi.

Per contro, i partiti sovranofobi e spalancatori di frontiere  combattono i diritti popolari. Secondo loro le decisioni vanno calate dall’alto, da una casta arrogante e non eletta da nessuno. Per costoro la democrazia elvetica è fumo negli occhi. Ed è ben comprensibile. Senza lo spauracchio dei diritti popolari, i pavidi politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ avrebbero già svenduto il nostro paese in base ai desiderata dei funzionarietti di Bruxelles.

Accordo quadro kaputt

L’avanzata dei sovranisti deve suonare le campane a morto per lo sconcio accordo quadro istituzionale. Non dobbiamo spiegare a dei sovranisti perché non ci stiamo a gettare nel water la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Anche in questo caso, senza lo spauracchio dei diritti popolari, i camerieri dell’UE nella partitocrazia federale avrebbero già approvato l’obbrobrioso  trattato coloniale. Sia PLR, che PPD che P$$ hanno infatti dichiarato di essere favorevoli.

Comprensibile che, immaginando cosa sarebbe successo alle elezioni europee (del resto, non ci voleva il Mago Otelma), “Grappino” Juncker avesse fretta di concludere l’accordo quadro, esercitando  pressioni e minacce al limite del ridicolo. Ad esempio, tentare di far credere agli svizzerotti che “bisogna firmare subito”, perché dopo di lui sarebbe arrivato qualcuno di meno compiacente (?). A parte che ci piacerebbe sapere quando mai il lussemburghese “diversamente sobrio” sarebbe stato accondiscendente nei nostri confronti. Chi potrebbe arrivare a Bruxelles di più arrogante di Juncker? Napoleone è morto da due secoli.

La teoria e la pratica

Tra la teoria e la pratica, è ovvio, può però esserci una bella differenza. Allo stesso modo, l’europarlamento è una cosa e la Commissione europea un’altra. Molto dipenderà dunque da come verranno occupate le cadreghe di  “Grappino” Juncker e compagnia brutta. E anche da quanto tempo passerà prima che la nuova Commissione europea entri in funzione. C’è da sperare che il nuovo presidente sarà per lo meno sobrio.

“Grappino” Juncker sognava di rottamare gli Stati nazionali ed i politici democraticamente eletti per sostituirli con un aborto burocratico (l’UE) dove comandano dei funzionarietti non eletti da nessuno. L’Europa dovrà ora lasciarsi alle spalle questo periodo buio. La  via centralista di “Grappino” Juncker non è affatto l’unica possibile: questa è una balla messa in giro da lui e dai suoi tirapiedi. Non sta scritto da nessuna parte che deve esserci la libera circolazione e che  bisogna “globalizzare”. Questo è il disegno  portato avanti negli ultimi due o tre decenni dalla casta spalancatrice di frontiere. Ma la libera circolazione delle persone non è la verità rivelata. L’immigrazione incontrollata non è scolpita nella pietra. E’ semplicemente un errore della storia recente. Un errore che si può e che si deve correggere.

Lorenzo Quadri

I fumogeni della partitocrazia

Accordo quadro: il triciclo finge di volere “nuove negoziazioni” con l’UE. Ma poi…

Accipicchia, questa sì che è una sorpresa! Si fa per dire, ovviamente.

I balivi di Bruxelles hanno ribadito di nuovo – questa volta per bocca del portavoce della Commissione UE Margaritis (sic!) Schinas – che sullo sconcio accordo quadro istituzionale gli svizzerotti non hanno margine per ulteriori trattative.  L’accordo è quello sul tavolo. Prendere o lasciare.

E, davanti a questa non-notizia, la partitocrazia e la stampa di regime al suo servizio fingono sorpresa e sconcerto. Probabilmente pensano che la gente sia scema.

Si sa da mesi

Sai che sorpresa, sai che sconcerto! E’ da mesi che si sa come stanno le cose. Lo sconcio accordo quadro istituzionale, riducendo la Svizzera ad una colonia di Bruxelles, ci imporrà: la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario; i giudici stranieri; l’applicazione anche in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza europea; la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone; l’obbligo di pagare la disoccupazione ai frontalieri; l’attraversamento, anche notturno, dei TIR comunitari da 40 tonnellate in transito parassitario; eccetera eccetera.

In altre parole: la Svizzera, quindi i cittadini elvetici, non potranno più decidere su temi della massima importanza per il futuro del Paese. I funzionarietti di Bruxelles detteranno legge in casa nostra. Cancellando anche l’esito delle nostre votazioni popolari.

Ma quali linee rosse?

Da mesi si sa che le cosiddette “linee rosse” sono una monumentale presa per i fondelli. Non esiste alcuna linea rossa.

Lo sconcio accordo quadro istituzionale potrà solo essere o respinto, o accettato senza condizioni. Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha già indicato chiaramente cosa vuole fare: accettare. Cioè svendere la Svizzera.

Non è certo un caso che il primo a dire Sì all’indecente trattato coloniale sia stato il PLR, ovvero il partito di riferimento dei manager stranieridelle multinazionalirappresentati da Economiesuisse. Il secondo è stato il P$$, che con detti manager stranieri ci va a manina. Altro che difendere i lavoratori!

“Non siamo mica scemi”

La pretesa farlocca di negoziazioni aggiuntive, quando da Bruxelles hanno detto in mille salse che non si negozia più una cippa, è l’ennesima fregnaccia inventata dalla partitocrazia a mo’ di specchietto per le allodole. La storiella delle negoziazioni aggiuntive l’hanno estratta dal cilindro i politicanti delle Commissioni dell’economia e dei tributi delle Camere federali. Anche il Gigi di Viganello ha capito che si tratta di un petardo bagnato. Ancora una volta:  non esiste alcun “Sì ma”. Esistono solo il Sì o il No. O di qua o di là. O dalla parte dei cittadini svizzeri, o da quella dei funzionarietti di Bruxelles. Vie di mezzo non ce ne sono.

Decisione già presa

La realtà è che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sullo sconcio accordo quadro ha già deciso di calare le braghe; ad altezza caviglia e senza alcuna condizione. Lo ha anche detto pubblicamente. Tuttavia, in ottobre ci saranno le elezioni federali. Sicché il triciclo si trova nella necessità di far credere che difende gli interessi della Svizzera. Fino ad ottobre, dunque, la casta andrà avanti col penoso teatrino dei “distinguo” sul nulla. Blatererà, in malafede, di ulteriori negoziati che non ci saranno mai. I politicanti del triciclo lo sanno benissimo.

Poi, una volta lasciate alle spalle le elezioni: passata la festa, gabbato lo santo! Nessuno parlerà più di linee rosse, né di negoziati aggiuntivi. Alle Camere federali, il partito unico eurolecchino PLR-PPD-P$$ voterà Sì allo sconcio quadro strillando che “bisogna salvare gli accordi bilaterali”. Proprio come ha stanziato il regalo da 1.3 miliardi a Bruxelles senza alcun obbligo né contropartita. Proprio come ha votato la capitolazione davanti alla direttiva disarmista dell’UE raccontando la panzana che “bisogna salvare Schengen”. Altro che Schengen! Qui da salvare c’è il futuro della Svizzera. Solo il referendum ed il voto popolare potranno farlo.

Lorenzo Quadri

 

Svendono anche le ferrovie!

Con lo sconcio accordo quadro le compagnie straniere imperverseranno sulle nostre rotaie

Il ministro binazionale KrankenCassis (PLR) e la partitocrazia cameriera di Bruxelles manderanno a ramengo, perché “bisogna aprirsi all’UE”, tutte le conquiste del sistema ferroviario svizzero: dalla sincronizzazione delle coincidenze ai diritti sindacali dei lavoratori. Ma naturalmente i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico non fanno un cip: loro VOGLIONO l’accordo quadro!

Ma guarda un po’! Questa è proprio bella. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale – quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la rottamazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (alla faccia della protezione dei salari, vero $inistrati? Ma l’importante è “aprirsi all’UE”!) e tante altre nefandezze – salterebbero per aria anche i trasporti pubblici su rotaia.

Eh già. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR)si guarda bene dal dirlo; men che meno i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico, quelli che criminalizzano e tartassano gli automobilisti in nome dell’ambiente (ma naturalmente solo gli automobilisti svizzeri; perché sui frontalieri che arrivano tutti i giorni uno per macchina, e magari pure diesel… citus mutus! E’ becero populismo e razzismo!). Gli spalancatori di frontiere pseudoecologisti, dicevamo, si guardano bene dal dirlo; ma con lo sconcio accordo quadro istituzionale andrà a finire che la Svizzera diventerà terreno di caccia per le compagnie ferroviarie straniere.

Anche il cabotaggio sarà permesso

Attualmente, infatti, le offerte ferroviarie transfrontaliere sono possibili solo in cooperazione con le ferrovie svizzere. Un domani, invece, se si spalanca il mercato in base allo sconcio accordo quadro, i vettori stranieri arriveranno in modo autonomo.  Non più tramite cooperazione, ma per conto proprio. E non si limiteranno ai trasporti transfrontalieri. Avranno facoltà di coprire anche tratte interne, a patto che lo scopo principale (?) rimanga il transito internazionale (campa cavallo che l’erba cresce).  In altre parole, potranno praticare il famosocabotaggio,che attualmente è vietato.

Avanti così! Giù a 90 gradi davanti all’UE! Facciamoci colonizzare!

Sistema in palta

Le conseguenze di questa ennesima calata di braghe davanti all’UE sarebbero a dir poco sciagurate; come quelle delle precedenti aperture, del resto. Le principali conquiste del sistema ferroviario svizzero andrebbero a ramengo. A partire – tanto per citarne un paio – dalla sincronizzazione delle coincidenze. E dal sistema tariffale. E come la mettiamo, o $inistrati spalancatori di frontiere che volete l’accordo quadro, con i diritti sindacali dei lavoratori del settore ferroviario? Anche questi andrebbero in palta!

Il bel regalo

Ebbene, si dà il caso che il principio dell’apertura del mercato del trasporto internazionale di passeggeri sia contemplato dallo sconcio accordo quadro istituzionale. Ecco il nuovo “bel” regalo che preparano alla Svizzera il “grande statista” binazionale KrankenCassis e la partitocrazia, PLR e P$$ in primis (gli uregiatti seguiranno a ruota).

E poi i $inistrati, che sostengono l’accordo quadro e quindi la “calata” sui binari svizzeri di compagnie ferroviarie straniere con tutto quel che ne consegue, hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con i posti di lavoro delle Officine FFS di Bellinzona? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

 Investimenti per chi?

Da notare che il Consiglio federale allo stato attuale avrebbe la facoltà di decidere da solodi aprire il mercato ferroviario all’invasione dall’UE. Lo scorso 18 marzo, in un raro sprazzo di lucidità, il Consiglio degli Stati ha adottato una mozione che prevede che i camerieri bernesi di Bruxelles non possano prendere una decisione del genere, le cui conseguenze sarebbero pesantissime sia per i passeggeri che per i lavoratori che per il Paese in generale, senza coinvolgere il parlamento. E’ probabile che il Consiglio nazionale farà la stessa cosa.  Già la qualità dei collegamenti su rotaia, in particolare di quelli sulla tratta del Gottardo, è a ramengo. Il livello non è più svizzero; non è più nemmeno europeo. E’ ormai diventato africano. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se la nostra rete ferroviaria, pagata a caro prezzo dal solito sfigato contribuente – per i prossimi 15 anni si prospettano investimenti infrastrutturali di quasi 13 miliardi!– , fosse lasciata in balia delle compagnie ferroviarie francesi o italiche.

Di nuovo a 90 gradi

Ovviamente, non bisogna farsi illusioni. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ prima o poi (più prima che poi) calerà le braghe anche sull’apertura del mercato del trasporto dei passeggeri in treno. Per l’ennesima volta, strillerà che non c’è alternativa; che “bisogna salvare” i fallimentari accordi bilaterali. Il copione è già tristemente noto. Ci pare già di sentire i politicanti della casta, con stampa di regime al seguito, che starnazzano, farneticano e minacciano.

Cosa aspettiamo a mandare finalmente affan… sia i balivi di Bruxelles che i loro camerieri del triciclo?

Lorenzo Quadri

 

La fiera dei sondaggi farlocchi

Accordo quadro: il 60% degli svizzeri a favore? Chi credete di prendere per i fondelli?

 

Ormai senza più alcuna vergogna né decenza, i galoppini della casta spalancatrice di frontiere e serva dell’UE continuano con l’operazione di lavaggio del cervelloa sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché i sondaggi farlocchi si aggiungono al terrorismo ed alle minacce: da manuale, al proposito, il ricatto della scorsa settimana ad opera del CEO di Alpiq Jens Alder. Costui, non contento di aver cancellato 6000 posti di lavoro quando era a capo della Swisscom, e dopo essere stato di fatto costretto dal Consiglio federale a sloggiare, invece di volare basso e schivare i sassi, ancora monta in cattedra a pontificare. E, da boss di Alpiq, ci racconta che, senza lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, resteremmo senza elettricità. Fosse stato ancora direttore della Swisscom, avrebbe detto che rimarremmo senza telefono.

Indagine taroccata

Secondo il sondaggio farloccopubblicato nei giorni scorsi e realizzato dall’istituto gfs.bern – non nuovo a perle di questo tipo – il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale. Certo, come no! Ci crediamo di corsa! Già il fatto che, sempre secondo il sondaggio in questione, gli indecisi siano solo 5%, fa nascere qualche domandina sull’attendibilità dell’indagine.

Ma soprattutto: anche il Gigi di Viganello ha capito che le riposte che si ottengono da un’inchiesta telefonica dipendono dalle domande che vengono formulate.

In altre parole: per ottenere la risposta voluta basta porre la domanda nel modo “giusto”.

Di conseguenza, ci piacerebbe proprio sapere se la gfs.ch ha sottoposto o no agli interpellati i seguenti quesiti:

  • Siete favorevoli alla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE?
  • Siete d’accordo di mantenere con i vostri soldi tutti i cittadini UE che immigreranno in Svizzera senza avere un lavoro?
  • Vi sta bene non poter più espellere i delinquenti stranieri, se questi hanno il passaporto di uno Stato membro dell’Unione europea?
  • Siete d’accordo di cancellare le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone?
  • Siete d’accordo che a decidere le controversie legali tra Svizzera ed UE siano i giudici stranieri della Corte europea di giustizia?
  • Vi va bene che un domani la nostra rete ferroviaria venga liberalizzata a vantaggio delle aziende di trasporto straniere, col risultato di far saltare la sincronizzazione delle coincidenze, il sistema tariffale ed i diritti sindacali dei lavoratori del settore?
  • Vi va bene che venga abolito il divieto di traffico notturno per i mezzi pesanti?
  • Vi va bene aprire la Svizzera al transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate?
  • Vi va bene essere costretti a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles, senza ottenere in cambio alcuna contropartita?
  • Siete d’accordo di sacrificare la nostra indipendenza, la nostra autonomia, i nostri diritti popolari, per fare gli interessi dei manager stranieridelle multinazionali?
  • Secondo voi, essere costretti ad adeguarsi ai Diktat di Bruxelles, azzerando l’esito di votazioni popolari ed articoli costituzionali, significa “certezza del diritto”?
  • Secondo voi, il fatto che la Svizzera verrà sanzionata nell’invero denegata ipotesi in cui dovesse rifiutare di adeguarsi ad un Diktat unilaterale dell’UE, è compatibile con una relazione definita “bilaterale”?
  • Siete d’accordo di abbandonare il sistema delle banche cantonali con garanzia dello Stato?
  • Condividete la teoria secondo cui la Svizzera è piccola è debole e quindi non ha altra scelta che chinarsi a 90 gradi e senza condizioni a qualsiasi pretesa arrivi da Bruxelles?
  • Se i nostri antenati, nei secoli e decenni scorsi, si fossero comportati come il triciclo PLR-PPD-P$$ che vuole l’accordo quadro, oggi la Svizzera esisterebbe ancora?

Le aspettative del committente

Queste sono alcune domande che i soldatini della gfs.bern avrebbero dovuto porre alle persone interpellate per sapere la loro veraopinione sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che i quesiti sottoposti siano invece stati di tenore ben diverso.

Chiaro: se fossero state fatte le domande di cui sopra, col piffero che il risultato dell’indagine sarebbe stata una maggioranza di favorevoli all’accordo quadro. Quindi, il committente del sondaggio non sarebbe stato contento dell’esito dell’operazione, in quanto “non in linea con le aspettative”. Quindi ancora, avrebbe deciso di rivolgersi, per la prossima indagine demoscopica, ad un altro istituto. E allora, addio mandato per la gfs.ch. Il trucco è vecchio, signori!

Lorenzo Quadri

 

Altro che “svolta climatica”!

L’accordo quadro istituzionale manderà in palta anche i nostri trasporti pubblici

 

Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il triciclo PLR-PPD-P$$ è al gran completo – qualcuno aveva forse dei dubbi? – nell’appoggiare lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE.

La calata di braghe della partitocrazia, per l’ennesima volta, è collettiva ed incondizionata. Perché non esiste il “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Il “ma” conta meno di zero. Ed il triciclo ha detto Sì.

Solo due partiti

E’ evidente che ormai nel nostro Paese ci sono solo due partiti:quello di chi vuole trasformare la Svizzera in un baliaggio dell’Unione europea, naturalmente in nome dei “bilaterali da salvare”, e quello di chi non ci sta.

Il primo è composto dal triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno. Il secondo da Lega ed Udc.

Svendute anche le ferrovie

Adesso la partitocrazia tenta maldestramente di cavalcare, a scopi elettorali, la protesta sul clima (protesta pilotata da chi se ne serve per farsi gli attributi di platino). Perfino l’ex partitone finge improbabili “svolte verdi”, con grottesche arrampicate sugli specchi. Sia a livello federale che in Ticino. Oltregottardo un quotidiano, con un riuscito gioco di parole, ha titolato: “Freisinn macht Unsinn”, traducibile in: “i liberali fanno sciocchezze”. Questa partitocrazia, che brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro, che – letteralmente terrorizzata dal populismo climatico – si sciacqua la bocca con la “svolta verde”, è la stessa che criminalizza e tartassa gli automobilisti per promuovere il trasporto pubblico; che demonizza la strada e santifica la ferrovia. Ebbene: il triciclo tace omertoso il fatto che, con lo sconcio accordo quadro da esso desiderato, sulle nostre strade prima o poi, più prima che poi, arriveranno i bisonti UE da 60 tonnellate in transito parassitario. Non solo.  Arriverà pure la liberalizzazione delle ferrovie. Questo vuol dire che sui binari costruiti e finanziati dagli svizzerotti potranno imperversare compagnie ferroviarie straniere; senza più essere obbligate, diversamente da ora, a cooperare con vettori svizzeri.

Le compagnie straniere potranno pure praticare il cabotaggio. Potranno, in altre parole,  occuparsi non solo del trasporto internazionale di passeggeri, ma anche coprire tratte interne. Conseguenza: salterà l’attuale sincronizzazione delle coincidenze, salterà il sistema tariffale, e andranno in palta pure i diritti sindacali dei lavoratori del settore.

I balivi ridono

Ma naturalmente per il triciclo va tutto bene. In nome delle “aperture”, la partitocrazia è pronta a mandare a ramengo perfino l’idolatrato trasporto pubblico su rotaia.

Non c’è sacrifico che non possa essere imposto agli svizzerotti per salvare (?) i cosiddetti accordi bilaterali, ormai ridotti ad unilaterali. I funzionarietti di Bruxelles lo sanno benissimo, e continuano a rilanciare. E, va da sé, se la ridono a bocca larga.

Lorenzo Quadri

Salario minimo: chi sono i becchini? Sono i $inistrati!

Senza misure compensatorie sarebbe solo un regalo ai frontalieri e un danno ai ticinesi

 

I kompagni spalancatori di frontiere, assieme ad ex partitone e PPDog, hanno affossato la preferenza indigena votata dal popolo, che era condizione indispensabile per l’introduzione del salario minimo in Ticino

Come da copione, visto che ormai le elezioni si avvicinano, i kompagni ed i verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) adesso starnazzano perché in Gran Consiglio il salario minimo è nuovamente entrato in fase di stallo, e perché comunque vivendo in Ticino con 3000 Fr al mese non si va lontano (eufemismo).

Chiaramente il P$, sedicente “grande difensore delle donne”, tenta di sviare l’attenzione dallo scandalo degli abusi sessuali commessi rispettivamente imboscati da suoi esponenti, saldamente incadregati nella gerarchia del partito e da esso premiati con cariche pubbliche.

Sicché, cari $inistrati, prima di mettersi a strillare, è forse il caso di cominciare a fare pulizia in casa. Se poi pensiamo che l’ ex funzionario pluriabusatore P$ “innominabile” (perché del partito “giusto”, con gli amici “giusti”, altro che la favoletta della protezione delle  vittime):

  • non farà un giorno di prigione;
  • percepisce ancora il lauto stipendio pagato dal solito sfigato contribuente;
  • se ne andrà in prepensionamento tranquillo come un tre lire;
  • ha addirittura beneficiato dell’avvocato d’ufficio…

CHI ha rottamato la preferenza indigena?

Comprensibile dunque il tentativo del P$, chiaramente in difficoltà (e ci sarebbe mancato altro) di prodursi in manovre diversive attaccandosi alla telenovela del salario minimo. Con il Consigliere di Stato Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli in prima fila a sbroccare dalla sua paginuzza di faccialibro (facebook). Peccato che si tratti di un nuovo autogoal!

O $inistrati, CHI ha affossato la preferenza indigena votata dal popolo perché “bisogna aprirsi” e perché “Prima i nostri è roba da beceri razzisti e xenofobi”?Il Gigi di Viganello? O forse è stato il triciclo PLR-PPD-P$$ con il vostro contributo entusiasta?

Il salario minimo senza preferenza indigena non sta in piedi.Sono due facce della stessa medaglia. Cari kompagnuzzi, cosa pensate che succederebbe introducendo il salario minimo nell’attuale regime didevastantelibera circolazione delle persone senza limiti, regime voluto e difeso da voi?

Non c’è bisogno di essere dei premi Nobel per l’economia per scoprirlo:

  • Salario minimo che comunque ai ticinesi non permette di vivere, mentre per i frontalieri costituirebbe la manna dal cielo, con paghe che nel Belpaese nemmeno si sognerebbero; logica conseguenza:
  • ulteriore assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese da parte di frontalieri, a scapito dei residenti.
  • Pressione al ribasso sulle paghe dei ticinesi con tendenza ad appiattirle sul salario minimo;
  • Salario minimo aggirato alla grande, specie da aziende italiche, tramite frontalieri assunti al 50% ma che poi in realtà lavorano al 100%.

Servono meccanismi compensatori

Altrimenti detto: Salario minimo senza preferenza indigena uguale regalo ai frontalieri da un lato, stipendi comunque insufficienti per i ticinesi dall’altro.

E non solo serve la preferenza indigena, ma servono anche delle misure di compensazione.

Se infatti  un ticinese ed un frontaliere ricevono lo stesso stipendio, la differenza di reddito disponibile tra i due è clamorosa. Tra il costo della vita in Ticino e quello in Italia c’è un abisso. Risultato: con la medesima paga il Ticinese tira la cinghia, il frontaliere se la spassa da nababbo.

Vogliamo che i frontalieri ed i ticinesi costino uguale al datore di lavoro? Allora punto primo si fissa un salario minimo che permetta di vivere decorosamente in Ticino, il che non è il caso dei 3000 Fr al mese, e punto secondo si introducono dei meccanismi di compensazione: vale a dire dei prelievi sul salario dei frontalieri, che facciano sì che, a parità di stipendio,  ticinesi e frontalieri abbiano anche un tenore di vita equivalente. I soldi prelevati vanno poi utilizzati per finanziare misure d’inserimento professionale a beneficio dei ticinesi.

(Oppure, in alternativa, si portano i costi della vita in Ticino allo stesso livello di quelli in Lombardia: chi ha la bacchetta magica si faccia avanti).

E vogliono pure l’accordo quadro!

Cari kompagni, non volete le “discriminazioni” di cui sopra tra frontalieri e ticinesi (perché anche i frontalieri sono iscritti ai $indakati, pagano le relative quote, e sappiamo chi comanda in casa P$)? Ebbene, cari compagni, allora i responsabili dello stallo sul salario minimo siete solo voi.

Senza compensazioni e senza preferenza indigena il salario minimo diventa un vuoto slogan elettorale che non risolve affatto i problemi del mercato del lavoro ticinese. Genera solo ulteriore iniquità. Uno slogan strillato – e questo è proprio il colmo – da chi lo sfascio del nostro mercato del lavoro l’ha voluto e continua a volerlo, osannando la libera circolazione delle persone.

Se poi pensiamo che i $inistrati non solo difendono ad oltranza la libera circolazione perché “devono entrare tutti”, ma vogliono pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionaleche porterebbe, tra altre ed anche più gravi sciagure, pure lo smantellamento delle già striminzite misure accompagnatorie,ecco che ci si rende conto che alla tolla di certuni non c’è davvero limite!

Esempio concreto

Proprio nei giorni scorsi su un gruppo social di frontalieri un baldo giovanotto d’oltreconfine si rallegrava di aver trovato “dopo ben 5 mesi di ricerca (sic!)un posto di lavoro in Ticino come grafico, inizialmente a 3200 Fr al mese in aumento. E speriamo che nessuno venga a raccontarci la fregnaccia che non ci sono giovani grafici ticinesi. Certo che ci sono, solo che il lavoro non lo trovano in 5 mesi, ma vanno in disoccupazione prima ed in assistenza poi.

Siamo dunque di fronte ad un vistoso ed ennesimo episodio di soppiantamento di ticinesi con frontalieri(ma come, non erano “solo percezioni”?). E questo malgrado il salario superiore all’ipotetico salario minimo.

Chi ringraziamo per questo scempio? Ringraziamo la partitocrazia PLR-PPD-P$che ha affossato la preferenza indigena. Perché, con la preferenza indigena in vigore, un permesso G del genere mai verrebbe rilasciato.

Applausi a scena aperta per il triciclo che svende il Ticino!

Lorenzo Quadri

 

 

I partiti contro la Svizzera

Neanche un voto a PLR e P$$ che sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Come volevasi dimostrare, i soldatini della partitocrazia cameriera dell’UE stanno rientrando nei ranghi. Ovvero, si stanno servilmenteschierando dietro lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita DisUnione europea. Quello (repetita iuvant) che ci porterà la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, eccetera.

Trattato anticostituzionale

Ricordiamo che la direttiva UE sulla cittadinanza è svergognatamente anticostituzionale, dal momento che viola ben due articoli della Costituzione, sanciti da altrettante votazioni popolari: quella sull’espulsione dei delinquenti stranieri e quella contro l’immigrazione di massa. Infatti, con la direttiva UE sulla cittadinanza, tutti i migranti economici comunitari potranno entrare in Svizzera ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale, altro che “la Svizzera controlla autonomamente l’immigrazione”. E, sempre “grazie” a detta direttiva, non sarà di fatto più possibile espellere delinquenti stranieri se questi sono cittadini dell’Europa (dis)unita.

Pietra tombale

Lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità e sui nostri diritti popolari. L’esperto di diritto internazionale prof. Carl Baudenbacher ha parlato senza mezzi termini di “accordo di vassallaggio”. Il demenziale trattato capestro, che tanto piace al liblab (ex) doppiopassaporto KrankenCassis (com’era già la storiella del “tasto reset”?) distruggerebbe il modello svizzero. Proprio quel modello con cui la partitocrazia si sciacqua la bocca in periodo elettorale, per prendere per i fondelli i cittadini. Quando però si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! E il modello svizzero finisce miseramente nel water. Perché i soldatini della partitocrazia sono al servizio della grande economia targata PLR: quella che è prontissima a distruggere la Svizzera per riempirsi ulteriormente le già rigonfie saccocce.

Del resto, i lacché di Avenir Suisse, Economiesuisse, e compagnia liblab, hanno più volte ribadito di volere meno sovranità, meno democrazia,meno popolazzo e più casta!

Schizofrenia politica

Nei prossimi mesi si giocherà dunque una battaglia fondamentale per il futuro della Svizzera. Si tratterà di stabilire se essa continuerà ad esistere come Stato indipendente e sovrano, o se si ridurrà ad una colonia di Bruxelles.

E allora è bene che i cittadini siano in chiaro su chi sono quelli che sabotano la Patria ogni giorno, così da non votarli. Perché è perfettamente inutile che gli svizzeri in generale ed i ticinesi in particolare nelle votazioni popolari si esprimano contro la fallita UE ma poi alle elezioni continuino a premiare il triciclo PLR-PPD-P$$ che svende la nazione a Bruxelles: è schizofrenia politica!

Il teatrino è finito

Il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali, che comprende anche i tre rappresentanti ticinesi, ha votato Sì allo sconcio accordo quadro istituzionale. Quindi i politicanti dell’ex partitone vogliono la rovina del Paese.

Ed i $inistrati? Prima si sono affrettati a strillare che bisogna firmare subito lo sconcio accordo quadro istituzionale. Logico: il P$$ vuole l’adesione della Svizzera all’UE; ed adesso si trova servita su un piatto d’argento la possibilità di realizzare questo programma.

Poi però è cominciato il teatrino per fare fessi gli sprovveduti. Ciò è avvenuto quando i kompagnuzzi non sono più riusciti a nascondere che  l’accordo quadro porterebbe alla fine delle misure accompagnatorie con cui i $inistrati spalancatori di frontiere si sono sempre riempiti la bocca. La gauche-caviar, negli scorsi mesi ha dunque fatto fintadi difendere le misure accompagnatorie. Ma adesso questa difesa si è sciolta come neve al sole. Il P$$ è pronto a rottamare la protezione dei salari per mettersi a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ancora una volta: gauche-caviar a manina con gli odiati “padroni” PLR!

Morale della favola

Chi vuole difendere i diritti popolari e la sovranità della Svizzera; chi vuole difendere i lavoratori elvetici e i loro salari, a tutte le prossime elezioni non deve dare neanche un voto al PLR ed al P$$, che sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Aspettiamo al varco il PPDog. Sussistono però pochi dubbi (per usare un eufemismo) che anche stavolta la formazione sarà la solita: un deleterio “triciclo”.

Lorenzo Quadri

I complimenti dei balivi UE sono come calci nelle gengive

Pur di farci firmare lo sconcio accordo quadro, da Bruxelles adesso ci lisciano

 

Come da copione: bastone e carota. Dopo i ricatti e le pretese all’indirizzo degli svizzerotti affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso gli eurofalliti arrivano con le slinguazzate.

Un paio di settimane fa gli ambasciatori dei 28 paesi della DisUnione europea, oltre ad aver criticato i loro camerieri in Consiglio federale per aver messo in consultazione l’ accordo quadro istituzionale, si sono permessi, nell’ordine: di ricattare la Confederella sull’accesso al mercato europeo; di ribadire che la devastante libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca; di pretendere il pagamento della marchetta da 1.3 miliardi di franchi; e di esigere pure l’abrogazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (perché quest’ultima è, appunto, intoccabile)!

Complimenti allarmanti

Dopo il bastone, è poi arrivato il turno della carota. Sicché ecco che i 28 adesso elogiano la Svizzera, lisciandola alla grande sull’ottima collaborazione nel quadro di Schengen oppure, udite udite, nello scambio di informazioni fiscali.

Come gli insulti di taluni personaggi sono medaglie al valore,  così certi complimenti sono dei calci nelle gengive. Qui ne abbiamo un esempio concreto. Ecco dunque certificato che la Svizzera ha calato le braghe ad oltranza sul segreto bancario; ancora più di quel che si aspettavano gli eurofalliti. Vedete in po’ voi se un simile autolesionismo, che ha creato migliaia di disoccupati, sia motivo di vanto.

Quanto alla collaborazione sui fallimentari accordi di Schengen: e lo crediamo bene che gli i balivi di Bruxelles siano contenti dei loro lacchè bernesi! Questi ultimi, in nome di Schengen, sono riusciti ad approvare perfino il Diktat disarmista dell’UE, quello che vuole ritirare le armi ai cittadini onesti. Quel che è più grave: la “voglia matta” di recepire ogni e qualsiasi sviluppo di Schengen viene fatta passare perfino davanti alla volontà popolare! Il mantra è: “dobbiamo salvare Schengen!”.

Non dimentichiamo poi che la Svizzera non ha mai sospeso l’applicazione di Schengen mentre vari Paesi UE l’hanno fatto e continuano a farlo.

E lo crediamo, dunque, che gli eurofalliti siano contenti. Ma la loro soddisfazione conferma solo che sotto le cupole federali urge repulisti!

Vogliono fregarci

Le arroganti pretese prima, i complimenti poi, dimostrano una cosa. L’UE vuole a tutti i costi che la Svizzera sottoscriva lo sconcio accordo quadro istituzionale. E perché? Ovviamente, perché vuole fagocitarci. Vuole dettare legge in casa nostra. In cambio di cosa? La storiella dell’accesso al mercato  comunitario è l’ennesima fanfaluca. In ogni caso, non sarebbe garantito. Bruxelles si inventerebbe sempre nuovi ricatti e sempre nuove condizioni. Il desolante copione l’abbiamo visto fin troppe volte. Gli svizzerotti capitolano ma poi le promesse europee non vengono mantenute.

Abusi a go-go

Nei giorni scorsi, la SECO ha pubblicato i dati sugli abusi salariali ad opera di imprese straniere che operano in Svizzera. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, un terzo degli abusi a livello nazionale avviene in Ticino. Ovviamente perché in Ticino entrano ditte italiche a tutto spiano, e questo grazie alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia.

La situazione è dunque disastrosa. Eppure il PLR, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ai padroni di Bruxelles, è pronto – italosvizzero KrankenCassis in primis – a cancellare le già striminzite misure accompagnatorie approvando l’accordo quadro istituzionale. Il che  equivarrebbe a stendere il tappeto rosso ai furbetti d’Oltreramina, che già se la ridono a bocca larga. Artigiani e piccole e medie imprese ticinesi ringraziano.

Il punto principale

Da sottolineare, per l’ennesima volta, che la questione della rottamazione delle misure accompagnatorie è solo una delle conseguenze dell’accordo quadro istituzionale; e nemmeno la più grave.

Se anche l’UE dovesse farsi andar bene (per quanto?) le misure accompagnatorie, il trattato coloniale resterebbe una ciofeca inaccettabile. Perché il punto principale è la fine della nostra sovranità. E la vicenda del Diktat disarmista dell’UE ben mostra cosa succede in regime di ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario: davanti ad ogni “desiderata” degli eurobalivi, i camerieri bernesi di Bruxelles calano le braghe integralmente, terrorizzati dall’idea di chissà quali misure di ritorsione.

Lorenzo Quadri

PLR ancora contro la Svizzera

L’ex partitone vuole lo sconcio accordo quadro. E il tribunale arbitrale di Cassis…

 

Intanto il professore di San Gallo ed esperto di diritto internazionale parla, senza mezzi termini, di “accordo di vassallaggio”

Lo scorso sabato, il gruppo parlamentare a Berna dell’ex partitone ha deciso che bisogna sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica – ossia automatica – del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva europea sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, ed avanti con le oscenità.

La decisione, secondo la comunicazione ufficiale, è stata presa addirittura “a grande maggioranza”.

Volontà popolare nel water

E’ chiaro che chi prende una decisione di questo tipo vuole svendere la Svizzera all’UE. Altrettanto chiaro è che questa decisione è un oltraggio alla volontà popolare. Tanto per dirne una: il popolo svizzero ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri ed ha deciso che vuole meno immigrazione. Invece il PLR  ed i sostenitori dello sconcio accordo quadro appoggiano la direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Quindi vogliono  più immigrazione, vogliono l’estensione dello stato sociale per mantenere migranti economici dell’UE – poi però sono i primi a strillare che non ci sono i soldi per l’AVS! – e vogliono che non venga più espulso nessun delinquente straniero se questo è cittadino della disunione europea.

Ecco un piccolo esempio concreto come la casta getta nel water la volontà popolare.

Particolarmente grave è la decisione del PLR nei confronti del Ticino, il quale ha sempre votato contro gli accordi bilaterali. A ragione, visto il disastro che hanno provocato.

La stampa di regime imbosca

Con simili posizioni e non su un tema marginale, ma su un argomento di capitale importanza per il futuro della Svizzera, in Ticino i consensi del PLR dovrebbero crollare! Infatti non è certo un caso se, in questo Cantone, la stampa asservita al PLR  ha fatto tutto quanto in suo potere per minimizzare la decisione pro-accordo quadro, per tentare di farla passare inosservata in uno sbracato tentativo di limitare i danni (altro che “stampa indipendente”!).  E dunque c’è chi ha utilizzato il classico formato francobollo, chi ha taciuto del tutto, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: imboscare.Fulgido esempio di informazione di regime!

PLR e P$$ a manina

Anche i kompagni, come ampiamente previsto, a proposito dello sconcio accordo quadro stanno rientrando nei ranghi. Prima hanno strillato ai quattro venti che le misure accompagnatorie non si toccano. Ma adesso cominciano a saltar fuori alcune sezioni cantonali a dire che bisogna firmare comunque. Niente di strano, visto che i $inistrati vogliono l’adesione della Svizzera alla fallita UE! E adesso per raggiungere lo scopo hanno trovato nel PLR il partner con cui andare a manina.

Come contro lo SEE…

Ecco dunque l’ennesima conferma che il PLR non rappresenta gli interessi dei cittadini, ma solo quelli dei suoi amichetti della grande economia. Che poi ringraziano delocalizzando e licenziando lavoratori svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

Del resto è da settimane gli ambienti economici stanno facendo il lavaggio del cervello ai cittadini a suon di terrorismo e fake news. Ed il PLR adesso sale a bordo.

Gli argomenti con cui si tenta di sdoganare lo sconcio accordo quadro sono gli stessi con cui oltre un quarto di secolo fa si pretendeva di farci aderire allo SEE. Senza adesione l’economia sarebbe crollata, la Svizzera si sarebbe trasformata nel terzo mondo, e via farneticando. Il popolo, grazie al contributo determinante della Lega, rifiutò di piegarsi ai Diktatdella casta e salvò la Svizzera.E’ dunque tempo di fare il bis!

Il tribunale-ciofeca

Inutile dire che i camerieri di Bruxelles, per turlupinare i cittadini sull’accordo quadro, raccontano un sacco di panzane. Ad esempio la storiella del tribunale arbitrale (composto paritariamente da rappresentanti della Svizzera e dell’Unione europea) che dirimerebbe le vertenze tra Confederella ed UE. Da mesi ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis si sciacqua la bocca con questo concetto. Ebbene, il sedicente tribunale arbitrale è un bluff. Sull’applicazione del diritto UE decide soltanto la Corte europea di giustizia. Altro che tribunali arbitrali. Questo significa che la Svizzera, in regime di accordo quadro, si sottometterebbe integralmente ai giudici stranieri. E non a dei giudici stranieri qualsiasi. Ai giudici stranieri della controparte con cui è in lite!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che uno scenario simile sarebbe una catastrofe. Il trionfo dell’autolesionismo. Eppure il PLR tenta di propinarcelo.

“Accordo di vassallaggio”

Nelle scorse settimane, nell’ambito di un’audizione presso la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, il Prof Carl Baudenbacher – quindi non il Mattino populista e razzista – ha dichiarato che l’accordo quadro è un accordo di vassallaggio.Il Prof Baudenbacher è stato professore all’università di San Gallo, ha presieduto per 15 anni la Corte AELS (Associazione europea di libero scambio) e ha scritto oltre 40 libri e 200 articoli di diritto internazionale. Quindi sa di cosa parla. E se un esperto di questo calibro dice che la Corte arbitrale di KrankenCassis è una ciofeca, che non conterebbe un tubo a fronte del tribunale dell’UE, c’è motivo di credere che sia proprio così!

Pro memoria

Il prossimo 7 aprile teniamolo bene a mente. Il PLR svende la Svizzera, svende la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari. L’ex partitone decide contro la volontà e contro gli interessi dei ticinesi. Altro che “buongoverno”!

Valutino gli elettori se un partito del genere merita ancora di ricevere voti.

Lorenzo Quadri

Foffa europea allo sbando: adesso ci vogliono ricattare

L’accordo quadro? Lo rispediamo ai balivi di Bruxelles sottoforma di coriandoli!

 

E’ davvero incredibile fino a dove pensa di potersi spingere certa eurofoffa. Gli ambasciatori dei 28 paesi della (Dis)Unione europea si permettono di fare pressioni sulla Svizzera affinché si decida a calare le braghe ad altezza caviglia ed a sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.

La nuova bassezza in cui l’UE allo sfascio si è voluta produrre fa brutta mostra di sé nel documento annuale relativo agli Stati dell’Associazione di libero scambio, tra cui figura appunto il nostro.

I balivi di Bruxelles  criticano il Consiglio federale per aver messo in consultazione lo sconcio accordo quadro istituzionale, ricattano la Svizzera sull’accesso al mercato unico, sottolineano l’intangibilità della devastante libera circolazione delle persone, pretendono l’ “adeguamento o l’abrogazione” delle misure accompagnatorie e, tanto per non farsi mancare niente, ordinano pure che l’accordo quadro venga portato davanti al parlamento elvetico in primavera. Frena Ugo! E perché, già che ci siamo, non pretendere anche una bella lustratina con la lingua alle scarpe di “Grappino” Juncker?

Ci guadagna solo l’UE

Ecco l’ennesima dimostrazione che questi balivi, longa manu di governi nazionali che alle elezioni europee di maggio si prenderanno  un’asfaltatura che la metà basta, si immaginano di poter comandare in casa nostra. Ma cosa aspettiamo a mandarli finalmente affan… una volta per tutte?

Queste continue prepotenze e ricatti dimostrano chiaramente una cosa: che lo sconcio accordo quadro non è nell’interesse della Svizzera. E’ solo in quello dell’Unione europea, che altrimenti non si agiterebbe tanto per averlo!

Ed infatti per l’ennesima volta ricordiamo cosa comporterebbe per gli svizzerotti questo obbrobrioso trattato-capestro, che tanto piace al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), alla partitocrazia ed ai borsoni della grande economia che svendono la Svizzera per ulteriormente riempirsi le già rigonfie saccocce.

L’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, le fine delle già striminzite misure accompagnatorie ed istituzionalizzerà pure i contributi miliardari a Bruxelles: in futuro saremmo costretti a versarli senza fare un cip!

Attentato ai diritti popolari

E noi dovremmo sacrificare la Svizzera, ridurla ad una colonia di Bruxelles – perché di questo si tratta – per arricchire ancora di più i compagni di merende PLR di Economiesuisse? E noi dovremmo chinarci a 90 gradi davanti ai ricatti di una cricca europea allo sfascio?

Questi continui tentativi di intimidazione dimostrano inoltre che la Svizzera è totalmente incompatibile con l’UE.

I balivi di Bruxelles, gente che pretende di comandare non solo senza la volontà popolare ma addirittura controla medesima, attenta senza vergogna ai nostri diritti popolari ed alla nostra democrazia diretta. Per questa foffa è infatti inconcepibile che il popolazzo possa decidere del proprio destino invece che ubbidire servilmente alle élite. Siamo arrivati al punto che lo zerbino della casta Emmanuel Macron, personaggio di raro squallore, di recente ha avuto la tolla di denigrare la democrazia svizzera che “non funziona poi così bene”. Pare di sognare.

E noi dovremmo prendere lezioni di buongoverno da un burattino che da tre mesi si trova tutti i fine settimana i gilet gialli in piazza? Da uno che pensa di schiacciare i cittadini rottamando il diritto di manifestare (diritto fondamentale dei cittadini!), e per questo è riuscito addirittura a farsi rampognare dai suoi amichetti dell’ONU?

E noi, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovremmo regalare 1.3 miliardi di franchi a chi ci ricatta, ci minaccia, ci discrimina e pretende – letteralmente – di dettare legge in casa nostra?

Altro che “bilaterali”!

Questa eurofoffa, così come i suoi camerieri sotto le cupole federali, non vuole affatto degli accordi “bilaterali” tra Svizzera ed UE. Tali accordi presuppongono infatti la presenza di due partner che trattano alla pari. Ma i balivi dell’Unione europea vogliono tutt’altro. Loro vogliono dei rapporti coloniali. Bruxelles comanda, Berna cala le braghe ed esegue. Ecco il futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sta preparando alla nazione.

Quindi non c’è niente da trattare, niente da discutere e men che meno ci sono marchette miliardarie da versare a Bruxelles. L’accordo quadro va stracciato e rispedito a Bruxelles sottoforma di coriandoli. La nostra sovranità e la nostra democrazia valgono molto di più di trattati commerciali che non sono nemmeno nel nostro interesse, ma in quello dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Diventeremo il bancomat dell’UE

Lo sconcio accordo quadro renderebbe i contributi miliardari obbligatori e ricorrenti

Ohibò, in questi giorni si moltiplicano i ricatti della fallita UE all’indirizzo degli svizzerotti a proposito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Quest’ultima comporterebbe a) l’assalto alla diligenza dello Stato sociale svizzero ad opera di immigrati della DisUnione europea e b) impossibilità di espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE. Più altre sgradite sorprese che si scoprono man mano.

Pressioni mafiose

Le  pressioni di stampo mafioso sono caratteristiche di questa Europa di funzionarietti non eletti da  nessuno, ma che pretendono di comandare, sostituendosi alla democrazia. E sono la dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale non è affatto nell’interesse della Svizzera, ma solo in quello dell’UE.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito tale europarlamentare tedesco della CDU Elmar Brok (Elmar chi?) s”brok”care contro la Svizzera, proclamando dalle colonne del Blick che l’UE non farà concessioni sulla devastante libera circolazione, che “non ci sono margini di manovra” e che “gli svizzeri non avranno l’accordo (?)” se non accettano tutti i Diktat UE sul mercato unico.

 Girano la frittata

Ah ecco. Adesso arrivano perfino gli scaldacadreghe nel parlamento europeo, organo aduso a disquisire sulla curvatura delle banane, a pensare di dettarci le condizioni. E naturalmente a girare i termini della questione. Non siamo certo noi ad andare ad elemosinare lo sconcio accordo quadro (pietra tombale sulla nostra sovranità e sulla nostra indipendenza) all’ Unione europea. E’ quest’ultima che pretende di imporcelo. Naturalmente a proprio vantaggio. E come al solito i camerieri dell’UE in Consiglio federale, a partire dall’italo-svizzero KrankenCassis, per metà cittadino UE, sono pronti a chinarsi a 90 gradi, per far contenti i loro padroni della grande economia. Il bello è che il PLR Cassis ci ha pure raccontato un sacco di fanfaluche:  ad esempio che la direttiva UE sulla cittadinanza non c’entrava un tubo con l’accordo quadro istituzionale, ed invece c’entra eccome. Oppure che quella sui giudici stranieri sarebbe una “fake news” poiché a dirimere i contenziosi tra Svizzera ed UE ci sarebbe un tribunale arbitrale. Balle di fra’ Luca. Il tribunale arbitrale con cui il ministro PLR tenta di farci fessi conterebbe meno del due di picche. L’UE, in materia di diritto europeo, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Altro che tribunale arbitrale! Delle due l’una: o KrankenCassis racconta balle, oppure non sa nemmeno lui quello che sta facendo.

Concesso molto?

Dello stesso tenore di quelle del Brok le fetecchiate raccontante al Forum di Davos dal commissario europeo kompagno Pierre Moscovici, personaggio di raro viscidume, secondo il quale “La Svizzera non ha più margini di negoziazione sull’accordo quadro, l’UE ha già concesso molto (ah ah ah)” mentre il rinnovo dell’equivalenza borsistica solo per sei mesi sarebbe “solo una scadenza, non una strategia di pressione”.

E la Svizzera dovrebbe calare le braghe davanti ai ricatti di questa gente, che oltretutto a maggio, dopo le elezioni europee, verrà lasciata a casa in blocco?

E noi dovremmo ancora REGALARE a costoro 1,3 miliardi di franchi a mo’ di marchetta (“perché bisogna oliare”, come hanno dichiarato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR Bixio Caprara)?

Mucca da mungere

L’accordo quadro istituzionale serve solo a trasformare definitivamente la Svizzera in una colonia dell’UE, oltre che in una mucca da mungere ad uso e consumo degli eurofuzionarietti. Sicché, più i balivi di Bruxelles sbraitano, più ci convincono che l’accordo quadro va stracciato e gettato nel cestino, e che di regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles non se ne parla nemmeno!

L’ultimo regalo

Veniamo ora all’ultimo regalo che l’accordo quadro del Cassis porterebbe alla Svizzera: l’automatismo dei contributi miliardari di coesione. Ovvero: su questi pagamenti, la Svizzera non avrebbe più niente da dire. Non potrebbe decidere, né se pagare o meno, e neppure la cifra! Arrivano gli esattori di Bruxelles a metterci direttamente le mani in tasca. Ecco qua il bell’accordo che il Consigliere federale del partito del “Buongoverno” PLR vorrebbe rifilarci!

Moscovici, Brok, “Grappino” Juncker e compagnia brutta: ma vaffa…!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Accordo quadro: come al solito, chinati a 90 gradi!

Confermate le peggiori previsioni: col trattato coloniale si svende la Svizzera!

Altro che “negoziazione”, è una capitolazione su tutta la linea. Ma il governicchio federale non ha il coraggio né di respingere l’immonda ciofeca, né di decidere alcunché. Ed intanto l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?), blatera di “successo”. La risposta della Lega alla consultazione è già pronta: e sarà un bel “vaffa”!

Come c’era da attendersi, lo sconcio accordo quadro istituzionale che sarebbe stato negoziato dal consigliere federale PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis e dai suoi burocrati è una vera ciofeca.

Già parlare di una “negoziazione” è una presa per i fondelli. Altro che negoziazione. Questa è la solita capitolazione su tutta la linea. Braghe calate ad altezza caviglia!

Accordo coloniale

L’accordo quadro giunto sul tavolo dei camerieri bernesi di Bruxelles è un trattato coloniale. Come abbiamo detto e scritto più volte: la pietra tombale sulla nostra sovranità.  Contiene tutto quello che gli eurobalivi volevano che contenesse.  E le famose linee rosse sulla protezione dei lavoratori e sulla direttiva UE sulla cittadinanza? Finite nel water in tempo di record, come c’era da attendersi. Di linea rossa non ne è stata rispettata mezza!

Lo sconcio accordo quadro contiene:

  • Ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE
  • Giudici stranieri
  • Smantellamento delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza: obbligo di mantenere ad oltranza gli immigrati nel nostro stato sociale se sono cittadini comunitari ed impossibilità di espellere gli stranieri UE che delinquono.
  • Eccetera eccetera.

Rottamazione della sovranità

Se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, a dettar legge in Svizzera in materia di libera circolazione delle persone con tutti i suoi annessi e connessi, di trasporti aerei e terrestri, di ostacoli tecnici al mercato ed all’agricoltura, saranno i funzionarietti dell’UE. E a decidere in caso di controversie saranno giudici stranieri (la corte arbitrale farlocca non può statuire sull’applicazione del diritto UE; su di esso, infatti, decide solo la Corte europea di giustizia). Non è finita: lo sconcio accordo quadro si estenderà anche a futuri trattati tra la Svizzera e l’UE, ad esempio quello sull’accesso al mercato dell’elettricità.

Se questa non è la rottamazione della sovranità e dell’indipendenza elvetica, diteci di cosa si tratta! I nostri antenati che si sono battuti per la libertà del paese si rivoltano nella tomba. Il triciclo PLR-PPD-P$$ sta distruggendo la Svizzera.

Braghe calate

Altro che “negoziare”! Il ministro degli esteri binazionale si è chinato a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ormai siamo diventati lo zerbino dell’UE. E’ evidente che con un simile accordo-ciofeca il Consiglio federale perde la faccia (quel poco che ancora restava) davanti ai cittadini. Aveva promesso “linee rosse invalicabili” ed invece le ha valicate tutte, dalla prima all’ultima. Se questo governicchio federale di quaquaraquà avesse avuto un minimo di decenza (chiaramente è chiedere troppo) avrebbe respinto al mittente la sconcezza giunta sui suoi tavoli riccamente intarsiati. Invece non ha avuto il coraggio di farlo. Ma non ha neanche avuto quello di dire di sì, malgrado evidentemente non stia nella pelle dalla voglia di accondiscendere su tutta la linea. Però le elezioni federali si avvicinano, per cui…

Anche codardi

Sicché, cosa hanno fatto i camerieri di Bruxelles?  Hanno mandato l’accordo in consultazione, per scappare pavidamente dalle proprie responsabilità. Non avendo gli attributi per decidere, fanno decidere ad altri. Non solo asserviti, ma anche codardi.

E l’ex partitone, manifestamente in stato confusionale, ha ancora il coraggio di definire un “successo di Cassis” questo sfacelo su tutta la linea?Ormai i tapini non sanno più cosa inventarsi per difendere l’indifendibile.

La risposta della Lega alla consultazione sullo sconcio accordo quadro, comunque, è già pronta: e sarà un bel “vaffa!”.

E, se la partitocrazia dovesse approvare l’accordo capestro, il referendum è garantito!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro: Levrat, chi credi di prendere per il lato B?

E sia chiaro che non si decide niente con due “ministri” con già le valigie in mano!

 

Dopo anni di eurolecchinaggio spinto, il presidente del P$$, partito che vuole l’adesione all’UE, blatera di referendum contro l’accordo quadro: ma pensa che gli svizzeri siano scemi?

La telenovela sullo sconcio accordo quadro istituzionale prosegue!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant) che questo accordo colonialeci porterebbe:

  • La ripresa dinamica, ovvero automatica, del diritto UE;
  • I giudici stranieri;
  • La fine delle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone;
  • L’obbligo di recepire la direttiva UE sulla cittadinanza; il che significa: tutti gli immigrati comunitari saranno liberi di attaccarsi alla mammella dello Stato sociale elvetico senza alcun limite, mentre agli svizzerotti sarà impossibile espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE;
  • Invasione di TIR da 60 tonnellate (chissà come mai i kompagni ro$$overdi a questo proposito tacciono omertosi?);
  • Fine della banche cantonali con garanzia dello Stato;
  • Eccetera eccetera.

Frena, Ugo!

La discussione nel governicchio federale sulla sottoscrizione o meno dello sconcio accordo quadro istituzionale era prevista per venerdì scorso. E, secondo i cinguettii degli uccellini bernesi,  il testo proposto dal ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) sarebbe una tale improponibile ciofeca,con rottamazione di tutte le linee rosse (perché, forse qualcuno si era bevuto la fandonia delle “linee invalicabili”?), da non trovare nemmeno una maggioranza in Consiglio federale. Il che è tutto dire!

La discussione governativa, però, è stata rinviata ed agendata a venerdì prossimo. E qui si pone un ulteriore problema. Non sta  né in cielo né in terra che su un tema di tale importanza per il futuro del paese statuiscano due ministri con già le valigie in mano (la Doris uregiatta e “Leider” Ammann). Questo sarebbe valso se si fosse deciso venerdì scorso, e vale a maggior ragione se si deciderà venerdì prossimo, con i successori dei due uscenti già scelti dalla partitocrazia federale ma non ancora entrati in carica.

Levrat, ci sei o ci fai?

Fa poi ridere i polli l’ipocrita risveglio a scoppio ritardato del kompagno Christian Levrat, presidente del P$$, che adesso pensa di prendere per i fondelli la gente ipotizzando un referendum contro l’accordo quadro istituzionale.

Ma questo Levrat ci è o ci fa?  Fino ad un paio di mesi fa blaterava che lo sconcio trattato coloniale andava firmato subito (sic). Il $uo partito ha nel programma l’adesione della Svizzera all’UE. Ed il P$$ si è sempre schierato dalla parte dei balivi di Bruxelles e contro la sovranità svizzera ed i nostri diritti popolari.

Adesso che le elezioni federali si avvicinano, il buon Levrat si accorge (dopo averne mangiate cinquanta fette) che l’accordo quadro comporta la FINE di quelle misure accompagnatorie con cui i $inistrati si sono sempre riempiti la bocca nel goffo tentativo di giustificare le loro posizioni eurolecchine, deleterie per i lavoratori svizzeri?  Eh no, non ci siamo proprio! Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Accordo quadro con l’UE: la calata di braghe è totale

L’indiscrezione-horror: KrankenCassis (PLR) avrebbe cancellato tutte le linee rosse!

 

In Consiglio federale già venerdì? Frena Ugo! E’ chiaro che non si decide proprio un bel niente con due “ministri” (Doris e “Leider” Ammann) che tra un mesetto non saranno nemmeno più in carica!

Come avevamo ampiamente previsto! Il ministro degli esteri KrankenCassis (PLR), ha calato le braghe sulle famose linee rosse dell’ accordo quadro con l’UE. Sarebbe questo il “buongoverno” dell’ex partitone?

Stando a quanto pubblicato dal TagesAnzeiger (non dal Mattino populista e razzista) il Consigliere federale (ex) doppiopassaporto avrebbe trasmesso ai colleghi una proposta di accordo quadro con l’UE di una sconcezza totale.

Altro che rispetto delle linee rosse: sarebbe prevista la calata di braghesulle misure accompagnatorie (dimezzamento da 8 a 4 giorni del periodo di notifica per i padroncini UE) come pure sulla direttiva degli eurobalivi sulla cittadinanza! Ecco come i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale rispettano le promesse fatte! Inoltre, questo è solo ciò che è trapelato. Poco ma sicuro che i piegamenti a 90 gradi davanti agli eurofunzionaretti non sono finiti.

Criminali stranieri

La direttiva UE sulla cittadinanza, lo ricordiamo, ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se sono cittadini comunitari e ci costringerebbe ad allargare ancora di più i cordoni della borsa per mantenere gli immigrati UE nel nostro Stato sociale. Avanti così, facciamoci sfruttare da tutti!

Il bello è che il buon Cassis prima aveva tentato di far credere che la direttiva sulla cittadinanza non facesse parte dello sconcio accordo quadro istituzionale, poi si è inventato la  fandonia della “linea rossa” e adesso, naturalmente, arriva la capitolazione!

E cosa ne pensano i $ocialisti – quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE – della rottamazionedi quelle misure accompagnatorie con cui si sono sciacquati la bocca per anni? Per l’ennesima volta il P$ (Partito degli Stranieri) anteporrà il servilismo nei confronti di Bruxelles alla protezione dei lavoratori?

Non è finita

Ovviamente l’inverecondo accordo quadro istituzionale, un vero e proprio accordo-capestro che costituirebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità, oltre alla FINE delle misure accompagnatorie e al Diktat UE sulla cittadinanza ci imporrebbe tra l’altro: la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera!

Fuori di testa

Anche la tempistica con cui si pretenderebbe (ma col piffero!) di sottoscrivere l’osceno accordo quadro è delirante. Secondo il TagesAnzeiger, il dossier dovrebbe arrivare sui tavoli del governicchio federale già venerdì. Ma qui qualcuno è fuori come un terrazzino!

Tanto per cominciare: in Consiglio federale ci sono due partenti, ovvero la Doris uregiatta ed il liblab “Leider” Ammann. I quali, poco ma sicuro, sosterrebbero la svendita della Svizzera proposta da KrankenCassis. Peccato che l’allegro duetto abbia già le valigie in mano! Ed è evidente che a decidere su un tema della massima importanza per il futuro del Paese non possono essere due Consiglieri federali che tra un paio di settimane non saranno più in carica! Ma stiamo scherzando?

Ad avere già un piede fuori dalla porta, comunque, sono anche i funzionarietti di Bruxelles, a partire dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker. In primavera, con le elezioni europee, questa foffa verrà spazzata via con un colpo di spugna. E’ quindi ovvio che con la fallita UE non si sottoscrive nessun accordo; men che meno adesso! In un normale collegio governativo, le obbrobriose proposte del ministro degli esteri PLR – ecco i grandi statisti che l’ex partitone regala al Paese! Complimenti! – verrebbero cestinate nel giro di tre secondi netti.

Ma purtroppo nel caso concreto stiamo parlando di un gremio di camerieri di Bruxelles. Gente capace di dar via 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi agli eurofalliti senza uno straccio di obbligo né di contropartita, ma soltanto perché “bisogna oliare”. Sicché ci si può solo attendere il peggio.

Lorenzo Quadri

Ma quale “accordo quadro”, questa è una capitolazione!

Giudici stranieri, divieto di espellere i delinquenti UE, invasione di TIR da 60 t,…

Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe i Diktat di Bruxelles su temi fondamentali. Ci imporrebbe anche i giudici stranieri. Infatti l’UE, per quel che riguarda l’applicazione del diritto  comunitario, non riconosce altra giurisdizione se non quella della corte europea di giustizia. La storiella del tribunale arbitrale (composto da giudici svizzeri ed europei) di cui  va cianciando la partitocrazia nell’ennesimo tentativo di prendere i cittadini per i fondelli, è una fanfaluca. Servirebbe solo in caso di disaccordo sull’applicazione del diritto svizzero. Non di quello europeo. Dunque, accordo quadro istituzionale vuol dire giudici stranieri. Già solo per questo motivo una simile aberrazione non può essere sottoscritta.

Misure accompagnatorie

Ma questo è solo l’inizio. Infatti ben presto è arrivato l’assalto degli eurobalivi alle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E’ evidente che qui non può esistere alcun margine di trattativa. I cittadini svizzeri hanno votato la preferenza indigena ed i contingenti. Gli eurofalliti vogliono cancellare anche le misere misure accompagnatorie, a partire dalla “famosa” regola degli otto giorni.

Le posizioni degli eurofunzionarietti e quelle del popolo elvetico sono dunque diametralmente opposte. Di conseguenza, nessun accordo può essere sottoscritto.

Tattica del salame

Visto che gli eurofalliti avanzano le loro pretese con la tattica del salame, una fetta alla volta, è arrivata  anche l’ingiunzione successiva. Quella sulle norme europee sulla cittadinanza. Bruxelles pretende di farcele recepire. Questo significherebbe che la Svizzera non potrebbe più espellere nessun delinquente straniero, se costui è cittadino comunitario. Anche il Gigi di Viganello ha capito che ciò equivarrebbe all’azzeramento della votazione popolare del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri, e del relativo articolo costituzionale.

Da notare che prima il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha dichiarato che la questione della cittadinanza comunitaria non faceva parte dell’accordo quadro. Poi ha dovuto correggere il tiro: fa parte, eccome che fa parte. Però costituisce “una linea rossa invalicabile”. Ma poiché queste linee rosse invalicabili non esistono, visto che alla fine la calata di braghe arriva puntuale, è evidente che l’accordo quadro cancellerebbe la decisione popolare sull’espulsione dei criminali stranieri.

“Non è importante”?

Il colmo è che il liblab KrankenCassis, in una delle sue numerose apparizioni in Ticino a scopo di galoppinaggio partitico (sempre meglio che lavorare) ha dichiarato pubblicamente che la questione della direttiva UE sulla cittadinanza “non è importante”.

Hai capito l’ex partitone del sedicente “Buongoverno”? Annullare l’esito di una votazione popolare, e quindi manomettere la Costituzione federale, per chinarsi a 90° davanti a Bruxelles, è una questione priva d’ importanza. Ecco la considerazione in cui i liblab tengono la volontà dei cittadini ed i diritti popolari. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali.

Invasione di camion

Non è finita: Bruxelles pretende – sempre con la tattica del salame – di farci digerire anche l’immigrazione nello Stato sociale. I cittadini UE devono risultare ancora più facilitati di adesso nell’attaccarsi alle mammelle della socialità elvetica. Quindi: svizzerotti mucche da mungere di tutta l’Europa.

L’elenco continua. Con l’accordo quadro istituzionale, Bruxelles ci imporrebbe il transito parassitario dei TIR UE di 60 tonnellate, ipotesi a cui i cittadini si sono sempre opposti. Come se l’invasione di frontalieri (rigorosamente uno per macchina) causata dalla libera circolazione delle persone non avesse già conseguenze viarie ed ambientali abbastanza deleterie.

Silenzio assordante

Con l’accordo quadro,  il Ticino verrebbe dunque invaso da bisonti UE. Ma qualcuno ha forse sentito gli ecologisti fare un cip al proposito? Non sia mai! Gli ambientalisti nostrani – che sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i dentro – blaterano fregnacce contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, strillando la fanfaluca dei “diritti umani in pericolo”. Però dell’invasione di TIR da 60 tonnellate che lo sconcio accordo quadro provocherebbe, non si preoccupano per nulla: “Bisogna aprirsi”!

Anche sulle Banche cantonali con la garanzia dello Stato gli eurofalliti hanno da ridire. Siamo a livelli da barzelletta: BancaStato è un attore fondamentale nell’economia ticinese. E adesso un pugno di funzionarietti europei non eletti da nessuno pretende di venirci a dire che la dobbiamo cancellare?

Una capitolazione

Queste sono solo alcune delle conseguenze oggi conosciute cui andremmo incontro firmando lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace ai consiglieri federali PLR KrankenCassis e Leider Ammann. Se il trattato capestro dovesse essere sottoscritto, ne arriveranno ovviamente molte altre.

L’accordo quadro non è un accordo bensì una capitolazione. Una resa senza condizioni agli eurobalivi.

Ecco cosa pretendono di farci digerire la partitocrazia ed il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto.  Nell’interesse di chi? Forse in quello delle multinazionali che delocalizzano e digitalizzano, tagliando migliaia di impieghi in Svizzera per ingrassare oltre ogni decenza le tasche dei loro azionisti. Di certo non nell’interesse dei cittadini. Evitiamo questo sfacelo e mandiamo a casa i politicanti che lo vogliono! Questi politicanti sono la rovina della Svizzera!

Lorenzo Quadri