Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

 

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

Armi, NO al Diktat dell’UE: il Mattino e la Lega ci sono!

Il triciclo PLR-PPD-P$$ cala (ancora) le braghe e svende la Svizzera: asfaltiamolo!

 

Non è solo una questione di colpi e di caricatori: in gioco ci sono le nostre tradizioni, la nostra sovranità, la nostra indipendenza, i nostri diritti popolari!

Il lancio del referendum (peraltro annunciato da tempo) contro il Diktat UE che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti è un’ottima notizia. Il Mattino e la Lega saranno della partita.

Perché quello che Bruxelles ci vuole imporre, con il vergognoso benestare della partitocrazia cameriera dell’UE,  è un Diktat antisvizzero. Un Diktat contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla nostra volontà popolare (espressa nel 2011), alla nostra sovranità ed alle nostre libertà. Come hanno ben spiegato i promotori del referendum, non si tratta di impegolarsi in dissertazioni tecniche sul numero di colpi che può contenere un caricatore. Il vero tema è un altro. Il vero tema è l’indipendenza della Svizzera; il futuro della nostra sovranità popolare. Siamo ancora padroni in casa nostra? Oppure la partitocrazia e la casta spalancatrice di frontiere ci hanno ridotti ad una patetica colonia di Bruxelles, che riceve ordini da un pugno di burocrati europei non eletti da nessuno, e dove il popolo “sovrano” non conta più un tubo?

Questa è la posta in gioco: il futuro della Svizzera. Di conseguenza, tutti siamo coinvolti. Non solo i tiratori, non solo i cacciatori, non solo i collezionisti di armi.

Non dimentichiamo poi che questi Diktat europei funzionano con la tattica del salame (una fetta alla volta). Si “evolvono”. Sicché gli svizzerotti vengono poi costretti ad adeguarsi ai vari sviluppi. Per la serie: “Visto che avete accettato A, adesso dovete accettare anche B, C e D, altrimenti salta tutto”. Uella! Non è così che funziona in casa nostra. Forse in quelle del diversamente sobrio “Grappino” Juncker e dei suoi tirapiedi sì. In casa nostra no. E non ci facciamo ricattare da questa eurofoffa.

Diktat inutile

Sia chiaro che la storiella della direttiva disarmista che servirebbe a combattere il terrorismo islamico (sottolineare: islamico) è una balla di fra’ Luca. La totale inutilità della direttiva a questo proposito è conclamata.

Nessuno, nei dibattiti a Berna, ha peraltro sostenuto che il Diktat di Bruxelles permetterebbe di compiere dei passi avanti nella lotta al terrorismo islamico. Una lotta che necessita di ben altri provvedimenti (che però la partitocrazia, imbesuita dal fallimentare multikulti, rifiuta di adottare; ma questo è un altro discorso). E’ anzi stato pubblicamente ammesso il contrario. L’oggetto del dibattito è uno solo: permettiamo all’UE di comandare in casa nostra  e di imporci dei Diktat antisvizzeri, oppure non glielo lasciamo fare? La risposta della Lega e del Mattino può essere una sola, chiara ed inequivocabile: NO, NO, e ancora NO! Balivi go home!

La partitocrazia cala le braghe

Il triciclo PLR-PPD-P$, invece, ha calato le braghe per l’ennesima volta: sembra non saper fare altro. E adesso tenta, goffamente, di giustificarsi venendo a raccontarci la fregnaccia dei fallimentari accordi di Schengen che sarebbero messi in pericolo (uhhh, che pagüüüraaa!) da un njet elvetico alla direttiva disarmista. Fregnaccia più penosa non la potevano inventare. Come se Bruxelles si sognasse di espellere la Svizzera da Schengen! Ma va là! Senza contare che, se gli accordi di Schengen, oltre che impedirci di difendere i nostri confini, ci riducono in schiavitù, è un bene che saltino.

Comunque, il triciclo PLR-PPD-P$ alle Camere federali il prossimo autunno i voti per conservare le cadreghe farà meglio ad andare a chiederli direttamente a Bruxelles. Non certo ai cittadini elvetici, visto che ha smesso di rappresentarli da un pezzo.

Tutti a firmare il referendum contro il Diktat degli eurofalliti! Asfaltiamo, ancora una volta, la partitocrazia serva della DisUnione europea! Il formulario per la raccolta firme verrà pubblicato anche sul Mattino a partire da domenica prossima: da ritagliare, compilare e spedire.

Lorenzo Quadri

 

 

Armi: senza referendum andrà a finire in schifìo

Diktat disarmista dell’UE: è gara tra Nazionale e Stati a chi cala le braghe più in basso

 

Prosegue la calata di braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti. Quel Diktat inventato dagli eurofalliti con la scusa di combattere il terrorismo islamico. Quando è chiaro come il sole che non impedirà un solo attentato. Perché i terroristi islamici – sottolineare: islamici – non si servono certo di armi da fuoco legalmente dichiarate. Anzi, le armi da fuoco non le usano proprio. Abbiamo visto che le modalità sono ben altre (veicoli lanciati sulla folla, coltelli, eccetera).

Già l’inutilità accertata della normativa avrebbe dovuto portare alla sua rottamazione. Magari accompagnata da doverose scuse. Ma questo, va da sé, non accade. Perché il vero bersaglio del Diktat degli eurobalivi non è il terrorismo islamico. Sono le armi dei cittadini onesti. La casta spalancatrice di frontiere ha sempre considerato i cittadini dei nemici. Infatti vuole disarmarli. E vuole anche esautorarli: vedi i recenti attacchi frontali ai diritti popolari. Il popolazzo (che vota sbagliato) va ridotto al silenzio! Decide un cerchio magico di burattini non eletti da nessuno!

Le balle della partitocrazia

Come sappiamo, la direttiva disarmista dei balivi di Bruxelles è contraria alla legge svizzera, alle nostre tradizioni, alla volontà popolare (votazione del febbraio 2011). Ed è pure inutile. Quindi, per quale cavolo di motivo si perde tempo a discutere? Una simile ciofeca va respinta al mittente senza ulteriori commenti. Invece cosa succede? Succede che il Consiglio degli Stati , i $ignori Senatori (uella), sono riusciti nella strabiliante impresa di calare le braghe ancora più in basso di quanto fatto dalla maggioranza del Consiglio nazionale, asfaltando i pochi miglioramenti introdotti dalla Camera bassa alla proposta governativa. Il tutto per la massima goduria dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. A cominciare dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e dall’italo-svizzero KrankenCassis. Da restarci di palta. E come si spiega una simile aberrazione? Il mantra della partitocrazia è diventato: “bisogna (?) salvare gli accordi di Schengen”! E quindi “dobbiamo” calare le braghe! E’ “ineluttabile”! “Sa po’ fa nagott”!

Vergognoso. Questi politicanti del triciclo non lavorano per difendere la Svizzera. Si arrampicano sui vetri alla ricerca di sistemi per mettersi a 90 gradi davanti ad ogni pretesa della fallita UE.

Tre punti

Punto primo: non sta scritto da nessuna parte, e non l’ha detto nessuno che, in caso di njet elvetico all’ennesima sconcia imposizione coloniale di Bruxelles, la Confederella verrebbe espulsa dal fallimentare trattato di Schengen. Si tratta infatti di una fake news. Di una balla di fra’ Luca inventata dalla partitocrazia, che la ripete ad oltranza a scopo di lavaggio del cervello.  A parte che, senza degli accordi farlocchi che ci costano 100 milioni all’anno per impedirci di difendere i nostri confini staremmo solo meglio: è matematicamente escluso che l’UE decida di espellere la Svizzera da Schengen; per qualsivoglia motivo. Sarebbe contro il suo interesse! E’ un po’ come immaginare che improvvisamente Bruxelles potrebbe decidere di disdire la libera circolazione delle persone con la Svizzera. Ma quando mai!

Punto secondo:vi sono fior di Stati membri UE che rifiutano la direttiva disarmista. E dovremmo approvarla noi che non facciamo parte della fallita Unione europea? Ma stiamo scherzando?

Punto terzo:in primavera si terranno le elezioni europee. Ovunque negli Stati membri l’élite spalancatrice di frontiere cede terreno ai “populisti”. Il nuovo parlamento e la nuova Commissione UE potrebbero dunque avere orientamenti ben diversi da quelli attuali. La direttiva disarmista potrebbe finire semplicemente in dimenticatoio. E noi dovremmo correre ad adeguarci? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Morale della favola

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il ping-pong tra le due camere del parlamenticchio federale con il Diktat disarmista antisvizzero è un semplice esercizio alibi. Pippe mentali. La maggioranza sotto le cupole bernesi la detiene saldamente la partitocrazia. Ovvero il triciclo PLR-PPD-P$, cameriere dell’UE. Logica conseguenza: qualsiasi cosa uscirà dall’assemblea federale, non potrà che essere una ciofeca inaccettabile. Quindi: scaldare i motori in vista dell’inevitabile referendum!

Lorenzo Quadri

Il triciclo tradisce ancora: Schengen “über Alles”!

Armi dei cittadini onesti: la calata di braghe davanti all’UE è ormai cosa fatta

Sul fronte delle armi detenute in Svizzera dai cittadini onesti, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ cameriera dell’UE prepara l’ennesima calata di braghe davanti ai Diktat di Bruxelles.

Il tema è noto. Gli eurobalivi dicono di voler combattere il terrorismo islamico (evitando accuratamente, va da sé, di pronunciare quell’imbarazzante aggettivo: “islamico”). E allora cosa fanno? Propongono agli Stati membri di chiudere le frontiere? Appoggiano chi, come il premier ungherese recentemente riconfermato Viktor Orban, dice “basta” all’immigrazione musulmana? Varano misure affinché i jihadisti presenti in Europa vengano espulsi senza tante balle?  Proibiscono i finanziamenti esteri alle moschee ed ai “centri culturali” musulmani? Mettono fuori legge i movimenti islamisti? Certo che no! Anzi, davanti a simili proposte, strillano isterici al razzismo e all’islamofobia. I balivi UE pretendono di combattere il terrorismo islamico disarmando i cittadini onesti. Roba da far ridere i polli, non fosse che  Carnevale è passato da un pezzo. Il colmo è che gli stessi balivi, in virtù dei fallimentari accordi di Schengen (quelli che ci costano 200 milioni di Fr all’anno per obbligarci a NON controllare i nostri confini), pretendono di imporre le loro cappellate anche agli svizzerotti. Presso i quali si trova una serie di particolarità (il famoso modello svizzero) che tra gli Stati eurofalliti non esiste. Come l’arma al domicilio dei militi anche dopo il proscioglimento dall’esercito, il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato e la democrazia diretta.

Come la Corazzata Potëmkin

Le nuove direttive UE sulle armi sono, per citare la Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria, una ca_ata pazzesta. Sono del tutto inutili nella lotta al terrorismo islamico.  Inoltre sono ben lungi dall’essere elvetico-compatibili. Quindi, un consiglio federale degno di questo nome, avrebbe dovuto rimandarle al mittente accompagnate da una sonora pernacchia. E magari con la seguente postilla: “cari balivi, non comandate in casa nostra. Non siamo una vostra colonia. Le nostre leggi ce le facciamo noi”.

Ma quale “applicazione pragmatica”?

Invece, e come da copione, succede proprio il contrario. Davanti alle pretese in arrivo dall’UE, il Consiglio federale ha immediatamente abbassato le braghe ad altezza caviglia. La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, si è sciacquata la bocca con la storiella dell’ “applicazione pragmatica” del Diktat disarmista di Bruxelles. La fregnaccia dell’ “applicazione pragmatica” è simile in tutto e per tutto a quella dell’applicazione “dinamica” del diritto comunitario. In realtà significa applicazione e basta. Cieca obbedienza. Risultato: Bruxelles comanda in casa nostra. Alla faccia delle nostre leggi, delle nostre tradizioni e della nostra volontà popolare. Sì, perché restrizioni al diritto svizzero delle armi sono già state respinte in votazione popolare nel 2011. Sommaruga ed i $inistrati (quelli che nel programma di partito hanno l’adesione all’UE) volevano disarmare gli svizzeri. Il popolo ha detto njet. E adesso, nella migliore (?) tradizione della gauche-caviar spalancatrice di frontiere, lor$ignori vogliono far rientrare dalla finestra ciò che i votanti hanno sbattuto fuori dalla porta. L’aiuto dei balivi di Bruxelles è, per costoro, una benedizione. Pensando di essere convincenti, i Giuda della democrazia aggiungono il sordido  ricatto:  “guardate che se diciamo di no alla direttiva disarmista, salta la partecipazione della Svizzera a Schengen”.E questa dovrebbe essere una minaccia? Uscire da Schengen, per noi, sarebbe una benedizione.

Come se non bastasse, il “ricattino” è frutto dell’ennesima balla di fra’ Luca. Non esiste alcuna “clausola ghigliottina”. La Svizzera sarebbe espulsa da Schengen (uhhh, che pagüüüraaaa!) solo se venisse avviata una procedura in tal senso. Non esiste alcun automatismo. Ma davvero qualcuno è disposto a credere che a Bruxelles ci sia qualcuno interessato a far uscire la Svizzera da Schengen, ciò che porterebbe al ripristino dei controlli sistematici sui nostri confini? Per credere ad una storiella del genere, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Partitocrazia, vergogna!

Decisamente vergognoso l’atteggiamento dei partiti sedicenti borghesi. Liblab ed uregiatti sono pronti a gettare nel water, senza alcuna remora, non solo il diritto svizzero delle armi, ma la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari, blaterando che “bisogna salvare (?) gli accordi di Schengen”. Intanto Stati membri dell’UE, come la Repubblica Ceca, hanno già detto chiaro e tondo che loro delle direttive UE se ne fanno un baffo, e quindi non applicheranno le nuove regole disarmiste che penalizzano solo i cittadini onesti e non certo i terroristi islamici. Nessuno ha fatto un cip. E allora perché la Confederella, che non fa parte della DisUnione europa, dovrebbe (come al solito) calare le braghe? Proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

Due fatti  sono evidenti:

  • Non c’è uno straccio di ragione oggettiva per cambiare il diritto svizzero delle armi togliendole ai cittadini onesti. Le attuali regole vanno benissimo. Non causano alcun problema (non siamo gli USA delle sparatorie nelle scuole) e sono state approvate dal popolo.
  • Con la tattica del salame, una fetta alla volta, Berna si genuflette ad ogni pretesa di Bruxelles. Permette agli eurobalivi di dilagare in casa nostra. Contro la volontà popolare; del resto, l’élite spalancatrice di frontiere vuole ridurre gli svizzeri al silenzio. Questo trend pernicioso va assolutamente fermato.

Referendum

Visto che non ci vuole una grande fantasia per prevedere che la partitocrazia PLR-PPD-P$$, cameriera dell’UE, in parlamento approverà le boiate partorite dalla Simonetta&Co – ed infatti la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha già approvato l’entrata in materia sul messaggio governativo per la ripresa delle direttive europee sulle armi con 15 voti contro 9 – resta solo il referendum.  

Lorenzo Quadri

Fioccano i No, ma i sette camerieri se ne fregano!

Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti: il CF snobba la consultazione

 

Poco più di un mese fa, il 2 marzo, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno licenziato il messaggio con cui riprendono il Diktat di Bruxelles contro le armi che i cittadini onesti detengono al proprio domicilio.

La misura disarmista viene spacciata come un provvedimento di lotta al terrorismo islamico (naturalmente guardandosi bene dall’utilizzare l’imbarazzante aggettivo: islamico).

Fregnaccia più infelice non la si poteva immaginare. Né i terrorismi islamici, né criminali di qualsiasi altro tipo, si servono di armi annunciate legalmente. I seguaci dell’Isis, poi, sempre più raramente  impiegano armi da fuoco per i loro attentati. Preferiscono i furgoni lanciati sulla folla.

Applicazione “pragmatica”?

I camerieri dell’UE in CF si sono naturalmente affrettati a dire che la Svizzera avrebbe applicato in modo “pragmatico” le direttive europee sulle armi. Certo, un po’ come il diritto comunitario che verrebbe recepito non in modo “automatico”, bensì in modo “dinamico”. Tutti fumogeni da tre e una cicca per nascondere la desolante realtà: Bruxelles ordina, ed i suoi camerieri a Berna eseguono. Nel caso concreto, poi, obbediscono facendo – ancora una volta – strame della volontà popolare.

Restrizioni al diritto delle armi, anche meno incisive di quelle adesso in discussione, sono già state asfaltate dai cittadini in votazione popolare nel febbraio del 2011. Ma Sommaruga e compagnia cantante le ripropongono senza vergogna. Con tanto di grottesco ricatto: “guardate che se rifiutate sono a rischio gli accordi di Schengen”. Uhhh, che pagüüüraaa! Far saltare Schengen sarebbe già un motivo bastante per dire NO.

La consultazione

Sulla malsana (per quanto scontata) decisione del Consiglio federale di ubbidire agli eurobalivi disarmando i cittadini onesti, è stata indetta una consultazione. Numerosi i partecipanti: quasi 2000. Sono piovute le posizioni critiche. Ma di esse, “naturalmente”, non si è tenuto alcun conto. Chiaro: i sette scienziati si fanno schiacciare gli ordini direttamente da Bruxelles.

Degne di nota sono le prese di posizione dei partiti e dei Cantoni. Sul suo numero di aprile, la rivista dei tiratori dedica alla vicenda un interessante approfondimento.

Unici contrari…

Vi si apprende, ma guarda un po’, che l’unico partito politico  di scala nazionale che si oppone tout-court all’ennesima genuflessione a Bruxelles è l’UDC. Ex partitone ed uregiatti, invece, si fingono critici, ma finiscono poi per dire che la direttiva UE va ripresa… per non mettere in pericolo gli accordi di Schengen!

Che miseria: questi accordi fallimentari, che mandano a ramengo la nostra sicurezza e la nostra sovranità, che  ci costano oltre 200 milioni all’anno quando ne sarebbero dovuti costare 7, per PLR e PPD hanno precedenza sulle nostre leggi, sulle nostre tradizioni, sui nostri diritti popolari (vedi la citata votazione del 2011). E questi sarebbero partiti “borghesi”? Per fortuna…

Gauche caviar pietosa

Inutile dire che la gauche-caviar riesce a fare di molto peggio. In primis i $inistrati del P$; quelli che vogliono l’adesione all’UE, l’abolizione dell’esercito ed il riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale in Svizzera. I kompagnuzzi blaterano infatti che il Diktat di Bruxelles costituirebbe “un miglioramento”. Nella sua ennesima tirata anti-svizzera il P$ (Partito degli Stranieri) riesce a dichiarare che anzi, i requisiti per poter disporre di un’autorizzazione alla detenzione di un’arma devono essere resi molto più restrittivi.

Per non farsi mancare nulla, il partito aggiunge la seguente bestialità: “il tiro sportivo non è più uno sport popolare”. Chiaro: i $inistrati della gauche-caviar preferiscono il golf. Peccato che a praticare il tiro sportivo ed il tiro in campagna siano oltre 130mila persone. Peccato anche che il tiro faccia parte della tradizione elvetica. Quella tradizione che il P$ vuole cancellare in nome del multikulti e dell’islamizzazione della Svizzera.

Sulla stessa linea, naturalmente, i Verdi, ormai ridotti ad utili idioti del P$ (poi si chiedono come mai si trovano a fare le riunioni in una cabina telefonica) ed i Verdi liberali (la differenza tra Verdi e Verdi liberali non l’ha mai capita nessuno).

Significativa (?) anche la posizione del Partito borghese democratico, ossia il risibile fan club dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Il quale, ma guarda un po’, “sostiene completamente” la proposta del Consiglio federale. Non solo insignificanti, ma pure lecchini.

I Cantoni

Passando ai Cantoni: la stragrande maggioranza di loro si dichiara contraria al messaggio del Consiglio federale. Anche il Ticino dice njet (e ci sarebbe mancato altro). Da notare che il nostro Cantone, nella sua presa di posizione, sottolinea che “la proposta non serve assolutamente a combattere il terrorismo e l’uso abusivo di armi”. Giusto!

I Cantoni favorevoli alla genuflessione al Diktat UE sono solo quattro. Uno è Basilea Città, e lo si poteva prevedere. Gli altri tre, stranamente, non sono Cantoni romandi internazionalisti. Sono Sciaffusa, Argovia e Zugo. C’è davvero da chiedersi cosa sia preso ai rispettivi Consiglieri di Stato, se si pensa che perfino i governi di Ginevra e Vaud figurano tra i contrari.

Come se niente “fudesse”

E’ però evidente che la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga se ne infischia delle prese di posizione contrarie alla direttiva UE. Idem con patate i suoi degni compari (a partire da quello del presunto “tasto reset”).

L’obiettivo del Consiglio federale è solo uno: rifilare al paese l’ennesima calata di braghe davanti all’UE. C’è dunque da sperare che il parlamento mandi al macero l’ennesimo messaggio-ciofeca presentato dal governicchio federale. Ma, conoscendo la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è poco da stare allegri. Ore di dibattiti oziosi – per permettere ai politicanti in fregola di visibilità di mettere fuori la faccia – per poi approvare tutto. La solita presa per i fondelli.

C’è davvero solo da sperare in un referendum!

Lorenzo Quadri

La “gauche-caviar” vuole disarmare i cittadini onesti

Armi: non basta calare le braghe davanti ai Diktat UE, bisogna fare ancora di più

Come noto, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno calato le braghe davanti al Diktat UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Altro che la fregnaccia dell’ “applicazione pragmatica” delle norme europee: il messaggio licenziato dal Consiglio federale è l’ennesima capitolazione. Ed infatti in consultazione la maggioranza dei Cantoni ha detto njet. Per contro, i partiti di cosiddetto centro, ossia PLR e PPD, sposano giulivi la posizione governativa. E questo perché rifiutare il Diktat metterebbe a rischio i fallimentari accordi di Schengen. Avanti, caliamo le braghe ancora di più con l’UE! Facciamo che a decidere sulla nostra sicurezza nazionale siano i funzionarietti di Bruxelles! La Svizzera è in svendita ai saldi!
E questi sarebbero partiti “borghesi”? Ossignùr!

Peggio è sempre possibile

Ma naturalmente c’è chi fa anche peggio.  I $inistrati (quelli che nel loro programma politico hanno l’adesione all’Unione europea e l’abolizione dell’esercito) esigono infatti restrizioni ancora più pesanti sulle armi in possesso dei cittadini onesti di quelle proposte dal governicchio federale.

E non sono da soli. I kompagnuzzi infatti, assieme ad alcune associazioni, hanno creato una “Piattaforma per una legislazione del futuro sulle armi” (uella). Legislazione, evidentemente, proibizionista. E quindi contraria alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alle nostre specificità ed anche alla volontà popolare. Lascia basiti leggere che in tale Piattaforma figura anche la Federazione svizzera dei funzionari di polizia. La polizia, che la gauche-caviar ha sempre denigrato e criminalizzato, si presta ingenuamente ai giochetti di quest’ultima. Si fa strumentalizzare. Dopo, verrà scaricata senza tanti complimenti.

Prepariamoci dunque, grazie a  questa “Piattaforma”, a sorbirci lo stucchevole festival del populismo di $inistra contro le armi in possesso dei cittadini onesti: evidentemente la gauche-caviar (che oltre a propugnare l’abolizione dell’esercito è anche contraria alla legittima difesa) vuole che gli unici a possedere armi siano i criminali. Che si riforniscono sul mercato nero.

Di nuovo contro i cittadini

Da segnalare che la casta, con i rossi in prima linea, ancora una volta vuole cancellare un voto popolare che non le va giù: quello del febbraio del 2011. In quell’occasione, i cittadini elvetici rifiutarono le restrizioni sul possesso di armi. Restrizioni che adesso si tenta squallidamente di far rientrare dalla finestra. Ma si sa, per i $inistrati il popolazzo becero “vota sbagliato”: per fortuna che arriva Bruxelles a rimettere a posto le cose! Che pena…

Referendum indispensabile

C’è da sperare che a Berna il parlamento affosserà il messaggio con cui il consiglio federale vuole inginocchiarsi davanti al diktat UE contro le armi dei cittadini onesti. Altro che inasprire ancora di più le restrizioni proposte!

Purtroppo, conoscendo il triciclo PLR-PPD-P$$, eurolecchino e politikamente korretto, non ci si possono fare grandi illusioni. Si può quindi solo sperare in un referendum, peraltro già annunciato dalle società di tiro.

Lorenzo Quadri

Armi: grazie, Simonetta! Ennesima calata di braghe

Il Consiglio federale si adegua ai Diktat UE e calpesta la volontà dei cittadini

Come volevasi dimostrare: sulla questione delle armi detenute dai cittadini onesti, la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, prepara la (scontatissima) calata di braghe davanti ai balivi di Bruxelles.

Il Consiglio federale ha infatti pronto il messaggio che riprende il Diktat UE sulle armi. Diktat che sfrutta il pretesto del terrorismo islamico (sottolineare: islamico) per disarmare i cittadini onesti. Che il terrorismo islamico sia un pretesto è evidente. I seguaci dell’Isis per i loro attentati non utilizzano di sicuro armi dichiarate ed acquistate legalmente; quando usano armi da fuoco (il che non è la regola) se le procurano sul mercato nero. Come del resto fanno tutti i criminali.

Una farsa

Le restrizioni UE sulle armi al domicilio, come misure antiterrorismo non servono ad un tubo. Ben altri sarebbero i provvedimenti da prendere: ad esempio, espellere sistematicamente e senza tante pippe mentali tutti i jihadisti, chiudere le frontiere, dichiarare fuori legge le associazioni islamiste, proibire i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici, eccetera. Tutte misure che però non piacciono alla ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga: perché bisogna essere “aperti e multikulti”. Le limitazioni sulle armi detenute dai cittadini onesti, invece, alla Simonetta piacciono assai. Ed infatti già nel 2011 tentò il “colpaccio” disarmista, ma venne asfaltata in votazione popolare. Adesso i balivi di Bruxelles danno ai loro camerieri bernesi la possibilità di rottamare una volta di più la volontà popolare sgradita. Una vera goduria!

E il neo-ministro?

Forse abbiamo qualche problema di arteriosclerosi, ci pare però di ricordare che, prima della sua elezione in Consiglio federale, il neoministro italo-svizzero Ignazio KrankenCassis avesse detto di essere contrario ai Diktat UE nel diritto delle armi elvetico (che è una delle varie specificità di un paese, il nostro, che, a differenza degli Stati eurofalliti, si fonda sulla fiducia tra cittadino e Stato). Lo stesso KrankenCassis è stato anche membro – per la durata di un battito di ciglia, evidentemente in funzione elettorale  – dell’associazione Pro Tell. La quale si batte per un diritto liberale delle armi. Ma questa è ormai storia del passato; recente, ma sempre passato. Sicché, “passata la festa (elezione) gabbato lo santo”: adesso la kompagna Sommaruga può tranquillamente sabotare le tradizioni, le leggi, la volontà popolare svizzera in materia di armi al domicilio dei cittadini senza che il collega titolare degli Esteri abbia a profferire un cip.

Silenzio tombale

Del resto, Cassis non è l’unico a tacere. A livello politico in generale, sul Diktat UE contro le armi detenute legalmente sembra calato il silenzio. Il Mago Otelma prevede che alle Camere federali la partitocrazia del triciclo, come da consolidata abitudine, si accoderà alla Simonetta nel calare le braghe davanti agli eurobalivi.

Sovranità svizzera ancora una volta rottamata nel nome dei fallimentari accordi Schengen! Già, perché le “restrizioni UE” sono degli sviluppi degli accordi di Schengen. Questi deleteri trattati, oltre a farci invadere da frontalieri del crimine e da finti rifugiati, sono dunque un grimaldello di Bruxelles – e dei suoi camerieri nostrani – per esautorare il “popolazzo”. Con gli accordi di Schengen, la sovranità svizzera viene gradualmente rottamata.

Di conseguenza, il messaggio sulle restrizioni in materia di armi legalmente detenute se (come è facile prevedere) verrà approvato dalla maggioranza del parlamento federale, va referendato. Non solo per il suo contenuto, che come detto è contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni e alla volontà espressa dai cittadini nel 2011; ma anche perché alle intrusioni degli eurobalivi che vogliono comandare in casa nostra non va lasciato alcuno spazio.

Sommaruga e compagnia cantante minacciano (?) che in caso di referendum anche gli accordi di Schengen sarebbero a rischio? Tanto meglio! Questi fallimentari accordi sono da disdire quanto prima!

Lorenzo Quadri