Nessun nuovo centro asilanti!

Va bene chiudere il bunker. Ma gli “ospiti” vengano rimandati a casa loro!

Ma guarda un po’. Adesso torna alla “ribalta” il credito di progettazione, già licenziato ad agosto dal governicchio, per un nuovo centro asilanti in quel di Camorino, di ben 180 posti. La somma richiesta è di 300mila franchetti, come detto solo per la progettazione. A cui poi farà ovviamente seguito la richiesta di svariati milioni per l’esecuzione.

Il nuovo centro asilanti dovrebbe sostituire il famoso bunker di Camorino su cui monta la panna alla grande il sedicente kollettivo R-esistiamo (quanti dei membri hanno il passaporto rosso?); quello che a Bellinzona organizza bivacchi illegali a sostegno dell’immigrazione illegale, con tanto di patetici insulti, sempre i soliti, alle istituzioni, definite “fascioleghiste” (perché questa è la tolleranza e l’apertura mentale dei $inistrati: chi non ci sta a far entrare tutti e a mantenere tutti è un “fascista”). Chissà come mai, il kollettivo ha potuto beneficiare della compiacente tolleranza del capodicastero polizia di Bellinzona targato PLR. Sarebbe interessante sapere se ad un gruppo di “normali” di cittadini sarebbe stato concesso di campeggiare abusivamente in piazza della Foca senza alcun intervento da parte delle forze dell’ordine.

Chiudere senza sostituzione

Va benissimo chiudere il centro per finti rifugiati di Camorino. Ma senza alcuna sostituzione, però. Gli ospiti – tutti giovanotti che non scappano da nessuna guerra – vanno rimpatriati. Se i bunker della Protezione civile vanno bene per i militi svizzeri, andranno bene anche per i migranti economici. E se i migranti economici non sono contenti dell’accoglienza svizzera, nessuno li trattiene. Sono liberissimi di tornare al natìo paesello – magari portandosi dietro i kompagni del Kollettivo, che così potranno finalmente rendersi utili aiutando in loco – o di chiedere asilo altrove.

Ma è facile presumere che per i kompagni del Kollettivo un simile discorso sia incomprensibile, in quanto il militare mica l’hanno fatto. O perché non sono svizzeri, o per altri motivi.

Sempre più attrattivi?

Di costruire centri asilanti nuovi di pacca, quindi di spendere ancora più soldi del solito sfigato contribuente per i finti rifugiati, non se ne parla nemmeno. Tanto più che ciò equivarrebbe ad aumentare la nostra attrattività per i migranti economici. Facendo così gli interessi di quelle associazioni contigue al P$ che sul business ro$$o dell’asilo ci lucrano alla grande.

Morale della favola. Se qualcuno a Palazzo delle Orsoline si immagina di calare le braghe davanti alle pagliacciate (uhhh, che pagüüüraaa!) del kollettivo R-esistiamo e di approvare crediti per un nuovo centro, naturalmente “Deluxe”, per finti rifugiati, farà bene a stare attento/a alla cadrega in vista delle elezioni di aprile. Ovviamente (?) attendiamo con ansia la votazione per poter poi pubblicare sul Mattino “chi ha votato come”.

Lorenzo Quadri

Promuovere l’assunzione degli svizzeri, rimpatriare gli asilanti

Altro che  spendere centinaia di milioni per far lavorare i finti rifugiati!

 

A volte c’è davvero da chiedersi se certi burocrati federali conoscano il significato della parola “vergogna” o se debbano invece cercarlo sul vocabolario. Oppure se i medesimi burocrati si divertano a lanciare provocazioni per far “inalberare” la gente.

Sicché ecco che riprende vigore la “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) di versare sussidi ai datori di lavoro per invogliarli ad assumere finti rifugiati in assistenza. Già qualche mese fa il Consiglio federale se n’era uscito con questa boiata, indicando anche un impegno finanziario: 130 milioni all’anno. Apperò! E nümm a pagum…

Previsione facile

Non serve essere il mago Otelma per prevedere che l’operazione si tradurrà in un semplice aumento della spesa per i cosiddetti profughi di 130 milioni di Fr annui, senza altri risultati: poiché i finti rifugiati non sono integrabili nel mondo del lavoro.

Adesso la questione viene rilanciata. La SEM, Segreteria di Stato della migrazione (Dipartimento Simonetta) ha infatti annunciato, urbis et orbis, di aver pronta una serie di misure (?) per promuovere l’assunzione di finti rifugiati con permesso B. Tra queste, degli aiuti finanziari. Ed i datori di lavoro, almeno stando ad un’inchiesta realizzata lo scorso anno dall’ex direttore della SEM Eduard Gnesa, si sarebbero detti disponibili a “formare e ad assumere” asilanti; naturalmente con i soldi del solito sfigato contribuente. Frena Ugo!

Non sono integrabili

La bella pensata della SEM nasce dalla constatazione che a livello svizzero, per qualche misterioso motivo (?), solo il 25% dei migranti economici autorizzati a lavorare ha un impiego. Gli altri? Tutti in assistenza. In Ticino il dato è ancora più desolante: lavora solo il 15%. Per certe etnie, poi, la percentuale è vicina allo zero. E ricordiamo che il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni. Questo a conferma che i finti rifugiati non sono integrati né integrabili nel mondo del lavoro.

Promuovere l’assunzione di svizzeri

Inoltre e soprattutto: per colpa della devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla casta spalancatrice di frontiere (triciclo PLR-PPD-P$ in primis) il mercato del lavoro ticinese è andato in palta. Non per ripetere sempre le stesse cose, ma vale la pena ricordare solo tre semplici dati:

  • Il numero dei frontalieri attivi nel terziario è quadruplicato;
  • Nel Mendrisiotto i frontalieri sono la maggioranza dei lavoratori;
  • Ogni mese che passa le cifre dell’assistenza infrangono un nuovo record.

 

Ebbene, vista la situazione, è assolutamente inaccettabile che i soldi del contribuente vengano spesi per sussidiare l’assunzione di finti rifugiati, naturalmente a scapito dei residenti. Operazione peraltro destinata a concludersi con un buco nell’acqua, visto che – come detto – questi giovanotti non sono in grado di lavorare. Bisogna invece promuovere l’assunzione degli svizzeri, troppo spesso discriminati in casa propria!

Rimpatriare

Si obietterà che gli asilanti in assistenza costano. Infatti. Ma non per questo bisogna trovargli un lavoro e sussidiare pure chi li assume. Gli asilanti in assistenza vanno rimpatriati. E’ su questo fronte che la SEM deve concentrare i propri sforzi: sui rimpatri. Altro che andare a caccia di scuse per far restare tutti, come invece accade ora!

Tanto più che, con la conclusione ufficiale della pace tra Etiopia ed Eritrea, è accertato anche formalmente che gli eritrei non scappano da nessuna guerra. Quindi sono finti rifugiati. E, ma tu guarda i casi della vita, la maggioranza dei migranti economici presenti in Svizzera sono proprio eritrei. Sicché: föö di ball! Tornare al natìo paesello! Basta con le fetecchiate politikamente korrette! Basta spendere soldi per avvantaggiare gli immigrati e discriminare gli svizzeri in casa propria!

Lorenzo Quadri

 

 

Asilanti eritrei: la farsa dei burocrati

20 rimpatri, tra l’altro volontari, sono una miseria! Altro che montare la panna!

I migranti economici eritrei dovrebbero essere rimandati tutti a casa loro, poiché si tratta di finti rifugiati

Qui davvero siamo alla presa per il lato B! La Segreteria di Stato della migrazione  (SEM) intenderebbe revocare lo statuto di ammesso provvisoriamente a 20 (sic!) finti rifugiati eritrei. I quali saranno invitati a tornare al loro Paese. Con il quale non è però stato firmato alcun trattato di riammissione di migranti economici. Quindi ci torneranno solo quei migranti economici che lo faranno volontariamente.

Ecco, magari il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, invece di partecipare prezzemolescamente in Ticino ad ogni evento mondano per fare campagna per l’ex partitone in vista delle elezioni di aprile e di calare le braghe con la fallita UE, farebbe bene ad occuparsi di questo problema: gli accordi di riammissione mancanti con i paesi d’origine dei finti rifugiati.

Intanto però gli svizzerotti fessi continuano imperterriti a versare aiuti internazionali all’Eritrea malgrado questa non si sogni di firmare accordi di riammissione. Ad Asmara menano il can per l’aia alla grande. Un po’ come il Belpaese con la fiscalità dei frontalieri, tanto per intenderci. Bloccare i sostanziosi contributi rossocrociati fino alla firma dell’accordo di riammissione? Non sia mai! La partitocrazia politikamente korretta insorge! E’ becero populismo e razzismo!

Tutti finti rifugiati

Adesso dunque la SEM intenderebbe ritirare l’ammissione provvisoria a venti asilanti eritrei, invitandoli cortesemente a rientrare a casa  loro. Cosa, cosa? Venti? I migranti eritrei devono essere allontanati tutti dalla Svizzera, dal momento che tutti sono finti rifugiati. Non sono perseguitati in patria. Tale circostanza è stata confermata da varie fonti internazionali.

Non solo gli asilanti eritrei sono tutti finti rifugiati, ma sono tutti in assistenza.Nel giro di 8 anni, come noto, il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è aumentato di oltre il duemila (!) percento. Ed i burocrati della SEM  ipotizzano il ritiro dell’ammissione provvisoria ad appena venti (!) di loro. Quando andrebbero rimpatriati tutti! Se questa non è una presa per i fondelli!

Hanno ancora da ridire

Ed il colmo è che, naturalmente, i signori del “devono entrare tutti” hanno ancora da ridire. E’ quello che aspettava la SEM per poter ribadire al popolazzo la validità (?)  delle misure prese, spacciandosi così per hardliner in materia migratoria. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”! L’irrisoria cifra di 20 permessi (forse) ritirati avete il coraggio di spacciarla per “linea dura”? Ma non facciamo ridere i polli! Ribadiamo: tutti i finti rifugiati eritrei, e sono svariate migliaia, attualmente  mantenuti in Svizzera con i nostri soldi, vanno rimandati al natìo paesello. Del resto parecchi di essi  già ci tornano per le vacanze: perché  – parole loro – lì è più bello. E si potrebbe iniziare dagli ospiti del centro asilanti di Camorino: quelli  che si lamentano perché il centro della protezione civile dove alloggiano non sarebbe abbastanza confortevole.

E, se qualche spalancatore di frontiere ha qualcosa da obiettare, può sempre accompagnare i suoi protetti a destinazione. Naturalmente con biglietto di sola andata.

Lorenzo Quadri

 

Il centro di Camorino non va bene? Tornare in Africa

Migranti economici: altro che nuove strutture! E intanto i ricollocamenti…

Prosegue la telenovela sul centro asilanti di Camorino, che secondo i suoi ospiti – tutti giovani uomini soli – non sarebbe sufficientemente confortevole per le loro esigenze. Chiaro: questi finti rifugiati con lo smartphone arrivano clandestinamente in Svizzera e pretendono pure di dettare le condizioni in cui vogliono essere alloggiati.  Naturalmente la Pravda di Comano ha dedicato ampi ed anzi spropositati spazi alla vicenda. Poiché la sua missione, finanziata col canone più caro d’Europa, è quella di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti “chiusi e gretti”, affinché si convincano finalmente di essere degli spregevoli razzisti. Cosicché, sotto la pressione del ricatto morale, si emendino facendo entrare tutti. In questo modo, oltretutto, il business dell’asilo – gestito dalla “gente che piace” nei sovradimensionati studi di Comano –  prospera.

Degrado?

Ribadiamo il concetto: nei bunker della protezione civile tutti i ticinesi che hanno prestato servizio militare (compreso chi scrive) hanno trascorso svariate settimane, se non mesi. Alcuni di questi centri erano messi ben peggio di quello di Camorino. Sicché i bunker della PC andrebbero bene per i cittadini svizzeri ma non sarebbero abbastanza confortevoli per i finti rifugiati? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

Dalle immagini del centro di Camorino trasmesse dalla RSI non emergeva affatto il “degrado” che si tentava di veicolare; e l’edificio in questione verosimilmente presenterebbe ancora meglio se ai giovanotti africani venisse detto di appoggiare lo smartphone e di prendere invece in mano scopettoni e strofinacci. La direttrice della Croce Rossa, che gestisce la struttura, ha inoltre dichiarato al portale Ticinolibero che “da marzo abbiamo ottenuto la possibilità di utilizzare la casetta vicina al centro, con un giardino, dove si svolgono attività di formazione e ludiche”.Apperò!

Scandinavi?

Interessante poi notare che i finti rifugiati alloggiati al centro di Camorino si lamentavano del caldo: visto che si tratta di migranti economici in arrivo dal Continente nero e non dalla Scandinavia, la doglianza  suona piuttosto ridicola. Inoltre, come faceva caldo nel centro PC, faceva caldo anche nelle case circostanti. E nessuno ha mai preteso che il governo, con i soldi dei contribuenti, comprasse “pinguini” per tutti.

I giovanotti del centro PC di Camorino, se non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare in Africa. Nessuno li trattiene. Quelli che si inventano le manifestazioni  – naturalmente non autorizzate – a loro sostegno, possono volentieri accompagnarli. A noi che siamo dei beceri populisti e razzisti non è tra l’altro sfuggito che la portavoce (?) dei manifestanti non avesse un nome tipico dei patrizi di Corticiasca.

Nessuna nuova struttura

L’obiettivo dichiarato della cagnara mediatica attorno al centro asilanti di Camorino è quello di chiuderlo e di fare aprire un’altra struttura più bella. Sulla chiusura siamo perfettamente d’accordo. Ma gli attuali ospiti vengono rimandati a casa loro.  Di spendere altri soldi pubblici per realizzare nuovi alloggi “stellati” per migranti economici, non se ne parla nemmeno. Le priorità sono ben altre. Del resto, la popolazione ha dimostrato di non volere nuovi centri asilanti: il recente voto a Losone è inequivocabile. Ed anche a Svitto, il Cantone si oppone alla creazione di un centro asilanti nella zona industriale di Wintersried.

Simili strutture servono solo ad aumentare la nostra attrattiva per i finti rifugiati. Ed infatti, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la Svizzera è il Paese che in proporzione accetta più ricollocamenti di migranti economici sbarcati in Italia. Ma tanti di più! Al proposito vedi l’articolo a pagina 12.

Lorenzo Quadri

 

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

Asilanti: contro i nuovi centri deve essere mobilitazione

Il njet dei cittadini di Losone non rimanga un caso isolato: va esteso a tutto il Cantone

 Lo scorso 10 giugno a Losone i cittadini hanno votato contro la riapertura per tre anni dell’ex caserma come centro per finti rifugiati. Le maggioranze politikamente korrette volevano invece barattare la sicurezza – non solo del Comune ma di tutto il comprensorio – per il classico piatto di lenticchie: 600mila Fr di affitto, offerto dal Dipartimento Sommaruga. La ministra del “devono entrare tutti”, ma tu guarda i casi della vita, bramava infatti la riapertura della struttura.

Scarica-barile tra Comuni?

Il chiaro njet popolare di Losone è stato pronunciato in una votazione comunale. Ma evidentemente non si può tentare di liquidare la questione come un semplice fatto legato alla situazione contingente di un comune. In altre parole: il voto è comunale, ma la valenza è cantonale.

Accade infatti che adesso la Pepa Tencia rischia di doversela cuccare il Mendrisiotto con centri provvisori e permanenti. Questo perché la nuova legge sull’asilo permette al Dipartimento Sommaruga di creare centri provvisori, della durata massima di tre anni, per finti rifugiati in immobili di proprietà della Confederella, senza chiedere niente a nessuno; né ai Cantoni, né ai Comuni interessati. Poi naturalmente, una volta scaduti i tre anni, si tenta di tirar là. Proprio come accaduto a Losone. Lì il tentativo non è andato in porto perché la popolazione, grazie anche all’impegno della sezione locale della Lega e del consigliere comunale Orlando Guidetti, ha fatto fallire il piano. Ma “se la nava, la gh’eva i gamb”.

Legge “restrittiva”?

Il bello è che questa legge sull’asilo è stata venduta ai cittadini come “restrittiva”. Certo, come no: restrittiva come la legge sugli stranieri: quella che dovrebbe permettere di espellere i delinquenti “non svizzeri” dal Paese, come da volontà popolare. Ed invece, ma chi l’avrebbe mai detto, la nuova legge non serve ad applicare la volontà degli svizzerotti “chiusi e gretti” bensì a sabotarla. Infatti essa fornisce ai legulei dei tribunali pretesti per NON espellere i delinquenti stranieri. Che infatti rimangono  (quasi) tutti qui. Erano state promesse, in fase di votazione popolare, 4000 espulsioni all’anno. Invece si arriva più o meno ad un decimo. Una vergogna. L’ennesima truffa a danno dei cittadini.

Intorno a noi…

Tornando ai centri per i finti rifugiati: è evidente che la tattica non può essere quella di rimpallarsi la Peppa Tencia tra un Comune e l’altro. Bisogna invece impedire la creazione di questi centri in tutto il Ticino; che sia Locarnese o Mendrisiotto o altrove, cambia poco.

Mentre i paesi a noi vicini, suscitando l’isterica riprovazione degli spalancatori di frontiere, adottano il pugno duro contro l’immigrazione clandestina, i camerieri bernesi di Bruxelles non si sognano neanche lontanamente di fare lo stesso.

Addirittura l’Ungheria inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza per migranti economici. E questo malgrado si tratti di uno Stato membro dell’UE. Eppure gli ungheresi “possono”. Solo agli svizzerotti fessi si viene sempre a raccontare che “sa po’ mia”.

Non integrabili

Per contro, la kompagna Sommaruga non solo vuole creare nuovi centri d’accoglienza per asilanti, ma, invece di rimandare i finti rifugiati al paese d’origine, vorrebbe integrarli nel mercato del lavoro a scapito degli svizzeri. Perché “devono restare tutti”!

Non dimentichiamo poi che tra i migranti economici si trovano pure jihadisti, estremisti islamici, avanzi di galera (i paesi d’origine hanno svuotato le carceri), molestatori, e via elencando. E, in ogni caso, gli asilanti non sono integrabili. Infatti praticamente nessuno di essi lavora, nemmeno quando lo “status” lo permetterebbe. I 132 milioni all’anno – soldi nostri! – che la Simonetta vorrebbe spendere per collocarli, finiranno direttamente nel water. Il flop dell’operazione è annunciato.

Decidano i cittadini

Il voto di Losone parla chiaro e non deve rimanere un caso isolato. I cittadini ticinesi devono far sentire la propria voce per impedire la creazione di nuovi centri per finti rifugiati nel nostro Cantone. Altrimenti avanti di questo passo, se lasciamo fare al Dipartimento Sommaruga e alla partitocrazia politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, finiremo con l’essere l’unico paese che accoglie i finti rifugiati a braccia aperte. Non certo per volontà popolare, ma per volontà dei politicanti.

Il voto popolare sui centri asilanti dovrebbe avvenire ovunque la Berna federale vaneggi di aprirne uno. In questo senso l’iniziativa del deputato leghista Boris Bignasca che chiede che questi centri vengano sottoposti a referendum obbligatorio va senz’altro nella direzione giusta. L’idea va promossa a livello federale.

Ovviamente la partitocrazia non ne vorrà sapere. Ma dovrà mettere fuori la faccia. Dovrà spiegare alla gente perché vuole ad ogni costo impedire ai cittadini di decidere sulla creazione, vicino a casa loro, di centri d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone. Strutture destinate ad incidere in modo deleterio sulla qualità di vita del vicinato e non solo. A Losone, ma pure a Chiasso, ne sanno qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

Coppia aggredita da asilanti

Sul fattaccio avvenuto a Bellinzona si sono segnalati alcuni silenzi assordanti

 

Ma come, i finti rifugiati con lo smartphone non erano tutta brava gente? Risorse da integrare? “Devono entrare tutti”? “Devono restare tutti”?

In quel di Bellinzona nei giorni scorsi si è registrato un fatto inquietante. A darne per primo e compiutamente notizia, il portale Ticinolibero.

Fatto sta che, come scrive il portale, nei giorni scorsi nella capitale  una giovane coppia è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei, pare oltre una decina, riportando anche traumi. Non è chiaro  quali motivi abbiano innescato la colluttazione.

Non solo immigrati clandestini, dunque, ma anche violenti! Andiamo bene!  Fuori subito questa gente dalla Svizzera e chiudere i confini!

Naturalmente sappiamo chi ringraziare per simili accadimenti. Ovvero gli spalancatori di frontiere. Ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga in primis. Con i suoi degni seguaci anche alle nostre latitudini.

Per una strana coincidenza, ma guarda un po’, a proposito del pestaggio di Bellinzona nessuno ha fatto un cip. Silenzio assordante in particolare da parte dei finti moralisti. Compresi quelli che, non avendo evidentemente nient’altro da fare,  passano il tempo sui “social” alla ricerca di post  presunti razzisti per poi presentare denunce-foffa al ministero pubblico. Adesso, invece, citus mutus.

Ed infatti il direttore del DECS, kompagno Manuele Bertoli, si è affrettato ad affidare a faccialibro (facebook) la propria ira funesta nei confronti del nuovo ministro degli esteri italico, Matteo Salvini, reo di aver impedito lo sbarco della nave di finti rifugiati Aquarius. Ma sull’aggressione alla giovane coppia di Bellinzona da parte di finti rifugiati, neanche un cip.

Silenzio anche da parte dall’emittente di sedicente servizio pubblico. E i kompagni del P$? Dispersi nelle nebbie! Vuoi vedere che i picchiatori sono tra i clandestini che la loro deputata-passatrice (che ha sempre goduto del pieno appoggio del partito) aiutava ad entrare illegalmente in Svizzera?

Fosse stato un gruppo di ticinesi ad aggredira una coppia di migranti economici, poco ma sicuro che i finti moralisti starebbero già strillando a pieni polmoni; ovviamente assieme all’emittente di presunto servizio pubblico. Perché, è chiaro, è per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Asilanti: 132 milioni in più? Ma nemmeno per sogno!

I finti rifugiati vanno rimandati nel loro paese, non certo “integrati” nel nostro

Evviva! Nuovo regalo della ministra del “devono entrare tutti“, kompagna Simonetta Sommaruga! La quale adesso vorrebbe spendere la bellezza di 132 milioni di Fr in più all’anno – soldi nostri, evidentemente – per i finti rifugiati! Apperò! Visto che per i migranti economici con lo smartphone già spendiamo ogni anno paccate di miliardi, aggiungiamoci altri 132 milioni! Come se “niente fudesse”!

Da notare che nessuno ha mai voluto quantificare esattamente la spesa complessiva per l’asilo, a tutti i livelli: federale, cantonale e comunale. Ohibò, chissà come mai? C’è forse qualcosa da nascondere? Fatto sta che le stime non ufficiali – e mai smentite – parlano di una pillola attorno ai 7 miliardi all’anno. E, se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche immaginare che questa stima non sia lontana dalla realtà!

La bufala dell’ “integrazione”

Per cosa la ministra del “devono entrare tutti” vorrebbe farci spendere 132 milioni di Fr in più? Per integrare professionalmente gli asilanti.

La storiella dell’integrazione professionale è, evidentemente, lo specchietto per allodole politikamente korrettissimo per far fessi gli svizzerotti. Infatti, col fischio che gli asilanti vanno integrati nel mondo del lavoro; se del caso gli si fa svolgere delle attività di utilità pubblica (sistemare sentieri, spalare neve, eccetera). Ma nel mondo del lavoro bisogna integrare gli svizzeri. I finti rifugiati, invece, vanno rimandati a casa loro non appena possibile(il che, nella stragrande maggioranza dei casi, significa: subito).

Le ammissioni provvisorie, come dice il nome, devono essere provvisorie. A beneficiare di questo status sono migranti che non sono individualmente minacciati ma che per motivi oggettivi (ad esempio, bombardamenti in corso) non possono rientrare al loro paese. Questo significa che, non appena tali motivi sono venuti a cadere, il rimpatrio ci deve essere eccome. Lo ripetiamo per l’ennesima volta per i più duri di comprendonio. Lo scopo del diritto d’asilo è protezione, non immigrazione. Per l’immigrazione vigono regole diverse. E non ci sta bene che il diritto d’asilo venga abusato per aggirare le norme sull’immigrazione!

Consolidare la situazione attuale?

Capita invece che, “grazie” alla Simonetta e compagnia cantante, in Svizzera le ammissioni provvisorie diventano automaticamente definitive. Questo andazzo deve finire.

Invece, col fischio! Con lo slogan politikamente korrettissimo dell’integrazione degli asilanti, la ministra del “devono entrare tutti” vuole semplicemente consolidare l’attuale situazione di illegalità. Ovvero, far rimanere qui tutti i migranti economici!Sarebbero queste le famose politiche restrittive in materia d’asilo? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Integrare gli svizzeri

Va da sé che i 132 milioni di Fr per l’integrazione farlocca dei finti rifugiati con lo smartphone con l’obiettivo di farli restare in Svizzera in pianta stabile, qualcuno se li intasca. Questo qualcuno sono i soliti noti che si fanno gli zebedei di platino con il business ro$$o dell’asilo.

A ciò si aggiunge che la prospettiva di “venire integrati” e di poter rimanere definitivamente in Svizzera non farà che aumentare in modo esponenziale l’attrattiva del nostro paese per i migranti economici. Ribadiamo il concetto: nel mondo del lavoro bisogna integrare gli svizzeri. Gli asilanti, invece, vanno rimandati a casa loro.Invece la kompagna Sommaruga vuole integrare i finti rifugiati e lasciare i cittadini svizzeri a casa in disoccupazione ed in assistenza. Perché queste sono le geniali politiche dei $inistrati. Complimenti!
Cara compagna Simonetta, il tuo “bel” progettino di spendere altri 132 milioni di Fr te lo puoi scordare fin da subito!

Lorenzo Quadri

 

 

Asilanti in ferie nel paese d’origine: lo scempio continua

Altro che perseguitati, qui c’è gente che ci fa su davanti e di dietro. E la Simonetta…

Ma guarda un po’: si torna a parlare dei finti rifugiati che trascorrono le “vacanze” nel paese d’origine, facendo fessi gli svizzerotti. Gli svizzerotti vengono infinocchiati perché, se questi asilanti hanno ottenuto di rimanere nella Confederella, è perché hanno fatto credere di essere minacciati al loro paese. Invece non è affatto così. Altrimenti non ci tornerebbero volontariamente per le ferie, di nascosto dalle autorità rossocrociate. Naturalmente ci vanno con i soldi delle prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente. Con questo gruzzolo, nel continente nero si vive alla grande; e magari si mantiene pure tutto il parentado.

Quanti  sono i finti rifugiati  che con bella regolarità si godono le vacanze in patria a spese nostre? Impossibile saperlo. Infatti, tra questi vacanzieri, solo chi è così merlo da partire in aereo dalla Svizzera (da Zurigo) viene beccato. Ma basta prendere il treno e partire da un aeroporto di un paese limitrofo, e le possibilità che nessuno lo venga a sapere schizzano verso l’alto.

Lo statuto non viene ritirato

Ci pare evidente che chi torna al paese d’origine per le vacanze, e oltretutto ci entra con il benestare dell’autorità locale, non è affatto un perseguitato. Quindi, non può nemmeno essere un rifugiato. Tale statuto gli va pertanto immediatamente ritirato. Anche alla dabbenaggine (eufemismo) degli svizzerotti, costretti a mantenere “cani e porci” e per di più ancora infamati come razzisti, ci deve essere un limite.

Invece il ritiro del permesso di asilante non avviene. Comunque non sempre. Per questo, ma guarda un po’, possiamo ringraziare la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. La quale, naturalmente, ha pensato bene di  inventarsi delle eccezioni nel caso qualcuno avesse intrapreso il viaggio nel paese d’origine perché “moralmente costretto”.

I tribunali

In un recente articolo, la Basler Zeitung ha raccontato, portando alcuni esempi concreti, di come finti asilanti furbetti sono riusciti a far valere l’eccezione di cui sopra, servendosi di una marea di panzane. Qualcuno, grazie alle notorie sentenze buoniste-coglioniste, e naturalmente con l’avvocato d’ufficio pagato dal solito sfigato contribuente, ha pure ottenuto ragione in tribunale. E, dunque, ha potuto restare in Svizzera, malgrado avesse torto marcio, ridendosela a bocca larga.

“Obbligo morale”

Le frottole raccontate sono delle più sfacciate. Evidentemente questi migranti economici pensano che gli svizzerotti siano tutti scemi. E c’è da temere che non abbiano poi così torto a pensarlo.

Ad esempio, una donna irachena, finta rifugiata ma ammessa e mantenuta lo stesso dai tamberla elvetici, colta con le mani nella marmellata ha dichiarato di essere rientrata nel suo paese perché il padre era morto. Peccato che l’uomo in questione fosse vivo e vegeto. Al ché la figlia, in Svizzera da oltre 15 anni, ha dichiarato di non aver capito bene la domanda a causa della sua scarsa conoscenza della lingua (questo evidentemente significa che in 15 anni la signora non ha compiuto alcuno sforzo per integrarsi, né qualcuno le ha chiesto di farne: si è fatta comodamente mantenere dell’assistenza; tanto gli svizzerotti fessi pagano in ogni caso, dunque perché stancarsi?). Sicché, l’irachena ha cambiato versione: il padre non era morto, ma gravemente malato. Asserzione a cui è stato allegato certificato medico farlocco e fumogeno redatto in Iraq. In poco tempo è stato accertato che l’anziano signore non era né morto né moribondo. Però i buonisti-coglionisti, anzi coglionisti e basta, hanno deciso che la donna può comunque restare in Svizzera a nostre spese. Infatti, data l’età avanzata del padre, poteva a buon diritto (?) ritenere che fosse in punto di morte e quindi non si può dire che sia tornata “volontariamente” nel paese d’origine, ma l’ha fatto a seguito di un obbligo morale. Si può essere più bolliti di così?

Va e vieni

Oppure ancora c’è il caso dell’asilante eritreo che ha dichiarato di non avere il passaporto, e, grazie a questa ed altre fanfaluche, ha ottenuto il pass elvetico di rifugiato, con il quale può viaggiare ovunque tranne che (per ovvi motivi) nel suo paese d’origine. E così il povero perseguitato in questione si è recato a più riprese in nazioni confinanti alla sua, per poi sconfinare “in scioltezza” (ovviamente senza esporsi a nessun rischio di tortura, poiché tale rischio esiste solo nella testa dei boccaloni rossocrociati).

Un altro eritreo ha ottenuto lo status di rifugiato e ha fatto arrivare moglie e quattro figli tramite ricongiungimento familiare (malgrado costoro di per sé non avessero  diritto all’asilo). Da un controllo di polizia è  poi risultato che tutti erano in possesso di documenti eritrei con visti che ne attestavano il “va e vieni” dal paese in cui avrebbero dovuto essere perseguitati.

Noterella a margine: il numero degli eritrei in assistenza in 8 anni è aumentato del 2282%.

Intanto la Norvegia…

Da notare che, riferisce sempre la Basler Zeitung, la Norvegia, visto il malandazzo, ha fatto in modo di ritirare l’autorizzazione ai finti rifugiati eritrei di andare nelle nazioni vicine alla loro, dal momento che poi ne approfittano per “visitare” il paese d’origine. Da noi invece la kompagna Sommaruga non ne vuole sapere ed anzi, secondo la BaZ, avrebbe addirittura stralciato una disposizione analoga dalle norme elvetiche.

Visto insomma che gli abusi da parte di finti rifugiati che trascorrono le vacanze nel paese d’origine “perché lì è più bello” si moltiplicano, e che capita pure che questi abusi vengano benedetti dalle istanze giudiziarie, la soluzione è una sola: chiudere le frontiere e finalmente piantarla di farsi prendere per il lato B.

Ricordiamoci che il Giappone nei primi sei mesi del 2017 ha accolto tre (3) domande d’asilo su oltre 8000. Senza che nessun organismo internazionale del flauto barocco  si mettesse a starnazzare al “razzismo”. Quindi, selezionare (assai più di adesso) si può. E si deve.

Lorenzo Quadri

 

 

Formare imam per asilanti? Ma nemmeno per sogno!

Nuovo trucchetto della kompagna Simonetta per rendere l’islam religione di Stato 

 

E ti pareva! Nei giorni scorsi la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM), che fa parte del Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, se ne è uscita con la “lieta novella”. Dice infatti la SEM: un progetto pilota nel centro per finti rifugiati di Zurigo, che prevede di fornire a questi ultimi assistenza spirituale islamica, funziona! E naturalmente, prosegue la SEM, questo presunto strepitoso successo va esteso a livello nazionale, e finanziato con i soldi del solito sfigato contribuente (quello costretto a mantenere tutti i finti rifugiati non integrabili, compresi gli estremisti islamici, e a beccarsi pure del razzista).

Sperimentazione farlocca

La domanda, a questo punto, nasce spontanea. Fino a quando la kompagna Sommaruga ed i suoi reggicoda intendono prenderci per i fondelli? L’andazzo lo ha capito anche il Gigi di Viganello. Quella compiuta a Zurigo è l’ennesima sperimentazione farlocca. Il suo obiettivo è dire che il progetto deciso su base ideologica – che prevede di rendere la Svizzera sempre più accogliente per i migranti economici, anche tramite islamizzazione – è uno strepitoso successo e quindi va generalizzato!

Soldi del contribuente

Ma poiché alla faccia di lamiera di certi personaggi non c’è davvero limite, non solo si dice che gli imam per asilanti funzionano a meraviglia, ma si fa candidamente notare che, per estendere questa splendida pensata, serve una base legale; e soprattutto, servono i soldi del contribuente per formare le guide spirituali musulmane. Dove la ministra del “devono entrare tutti” intenda andare a parare è fin troppo evidente: l’obiettivo è l’introduzione di imam di Stato pagati con i nostri soldi. Ed evidentemente, se ci sono gli imam di Stato, l’islam deve logicamente venire riconosciuto religione ufficiale in Svizzera.

Come viene sdoganata la truffaldina operazione? La parolina magica è sempre la stessa: sarebbe necessaria (?) per l’ “integrazione”! E chi sarà mai, pensano la ministra del “devono entrare tutti” ed i suoi strapagati burocrati da tre e una cicca, quel becero populista e razzista che oserà mettersi per traverso davanti ad una misura che serve (dicono loro!) all’integrazione?

Ebbene cara kompagna Simonetta, questa ennesima boiata multikulti farai meglio a levartela subito dalla testa!

La Svizzera è cristiana

Tanto per cominciare, che gli imam per asilanti servano all’integrazione è l’ennesima fetecchiata, visto che è assai più probabile che producano l’effetto contrario, ossia la radicalizzazione. I pochi veri profughi che giungono in Svizzera continueranno a ricevere, se del caso, assistenza spirituale cristiana; perché questo è un Paese cristiano. Solo così potranno integrarsi. E, se non sono contenti, andranno a chiedere asilo ad uno Stato musulmano, visto che ce ne sono di estremamente ricchi!  Per contro per i migranti economici, che sono la grande maggioranza degli asilanti, il problema dell’integrazione non si pone nemmeno. Perché queste persone non vanno integrate, bensì rimandate a casa loro.

Invece la kompagna Simonetta vorrebbe tenerli tutti qui e fornire – oltre alle prestazioni sociali facili – anche gli imam pagati dalla collettività. In questo modo avrà la scusa per mettersi a formare ufficialmente in Svizzera degli imam. Così l’islam viene statalizzato e le radici cristiane della Svizzera rottamate in nome del fallimentare multikulti!

Ma davvero i burocrati del Dipartimento Sommaruga e la Sommaruga stessa credono che la gente sia così fessa da non vedere questi giochetti?

Di formare imam per gli asilanti non se ne parla neanche. Men che meno a nostre spese. Col fischio che siamo d’accordo di creare le condizioni per diventare sempre più attrattivi per finti rifugiati non integrati e non integrabili. Mentre i paesi dell’Europa dell’Est dicono chiaramente di non volere forti comunità musulmane in casa loro, noi, grazie alla Simonetta e compagnia cantante, andiamo nella direzione esattamente opposta!

Basi legali

Quanto alle basi legali, stiamo aspettando, e da un pezzo, quelle per mettere fuori legge associazioni salafite quali “La vera religione”, che sono qui a radicalizzare. Ed aspettiamo anche quelle per rendere più difficile ai migranti economici l’accesso alle prestazioni sociali. Perché, nel caso i camerieri bernesi dell’UE non se ne fossero ancora accorti, la Svizzera sta diventando il paese del bengodi per jihadisti dal momento che questa foffa può venire qui e farsi allegramente mantenere dall’assistenza; e così ha disposizione tutto il proprio tempo per dedicarsi alla propaganda pro-Isis.

Se poi vogliamo parlare di finanziamenti: è urgente vietare quelli esteri a moschee e centri culturali islamici, poiché ce ne sono di sostenuti da associazioni e paesi stranieri che li foraggiano per diffondere l’islam radicale in Svizzera. Anche se la kompagna Simonetta, è chiaro, non ne vuole proprio sapere! E se fosse d-d-d-discriminatorio??

Lorenzo Quadri

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il fratello dell’assassino al centro asilanti di Chiasso!

Ecco cosa ci mettiamo in casa grazie alla politica del “devono entrare tutti”

 

Come volevasi dimostrare! Grazie alla sciagurata politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti”, in Svizzera “entra” effettivamente tutta la foffa. Ed infatti, chi ti ritrovi nel centro per finti rifugiati di Chiasso? Nientemeno che il fratello del terrorista islamico di Marsiglia; quello che la scorsa settimana ha accoltellato due ragazze ventenni in stazione al grido di Allah Akbar! E ad accompagnare il fratello, c’era pure la gentil consorte.

Ricordiamo che…

Ricordiamo che la Svizzera non si ostina solo ad applicare pedissequamente i fallimentari accordi di Schengen – ovvero: niente controlli sul confine – quando invece perfino gli eurobalivi hanno detto che sospenderli per tre anni “sa po’”. Non sarebbe abbastanza. Gli svizzerotti rinunciano anche ai rimpatri-Dublino in Ungheria. Questo perché, secondo l’ultima sentenza buonista-coglionista del Tribunale amministrativo federale, gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nel concedere l’accesso alle procedure d’asilo.  In più, grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, la Svizzera è al secondo posto, dopo la Germania (che però è “leggermente” più grande di noi, appena 10 volte di più) nel mettersi in casa finti rifugiati di spettanza del Belpaese nell’ambito dei piani di ricollocamento. Senza contare che la Germania ci rimanda indietro migranti economici a go-go.

Cosa dicevano i politikamente korretti?

Quindi il fratello del terrorista islamico di Marsiglia Ahmed Hannaci, ossia Anour Hannaci, era arrivato tranquillamente in quel di Chiasso grazie alle frontiere spalancate. A proposito: cosa dicevano i politikamente korretti sul killer di Marsiglia? Non doveva essere l’ennesimo “pazzo”, radicalizzato d’accordo, ma un semplice squilibrato mentale per cui il terrorismo non c’entra e non è colpa dell’islam se il delinquente in questione è matto? Cosa ama ripetere la kompagna Sommaruga? Che l’islam è una religione come il cristianesimo e l’ebraismo, ma proprio uguale-uguale, e quindi gli svizzerotti gretti e razzisti non devono sognarsi di “discriminarla” con  regole speciali, ma magari dovrebbero pure farla diventare religione ufficiale?

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, la rete di terrore islamico dietro Hannaci c’era eccome. Infatti sono stati assicurati alla giustizia svariati suoi familiari. Tanto per non farsi mancare niente, si scopre pure che il fratello arrestato a Chiasso, almeno a detta delle testimonianze raccolte in questi giorni dalla stampa, sarebbe un soggetto ancora peggiore del fratello pluriassassino. “Sarei rimasta meno stupita se a uccidere quelle persone fosse stato Anour e non Ahmend” ha dichiarato una donna. E questo brav’uomo, questa “risorsa da integrare”,  si trovava nel centro asilanti di Chiasso.

Domandina

Domandina facile facile alla kompagna Sommaruga. Se lo stinco di santo di cui sopra avesse avuto la bella idea di ripetere in quel di Chiasso l’impresa del fratellino, accoltellando alcune malcapitate che – come le due ragazze di Marsiglia – avevano la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, chi si sarebbe assunto la responsabilità? La Simonetta?

Parola di esperto

Ricordiamo inoltre le parole dell’esperto di islam radicale Thomas Kessler: la Svizzera sta diventando il paese del Bengodi per i jihadisti perché l’accesso alle nostre prestazioni sociali è troppo facile. Il migrante economico le ottiene senza dover compiere alcuno sforzo d’integrazione. Tutti vogliono arrivare in Svizzera e c’è chi ci riesce, come il fratello del terrorista di Marsiglia. E i delinquenti mica arrivano solo da sud. L’intelligence tedesca stima che in Germania ci siano 1800 islamisti pericolosi.

Intanto la $inistruccia…

E intanto la nostrana (nostrana si fa per dire, visto il numero debordante di doppi passaporti e di neo-svizzeri) $inistruccia organizza le manifestazioni flop a Bellinzona perché vuole che gli svizzerotti facciano entrare sempre più finti rifugiati. E naturalmente i residui del femminismo ro$$o non si rendono nemmeno conto – palesemente, il rincoglionimento da multikulti è diventato totale – che le prime ad essere minacciate dall’immigrazione islamica incontrollata sono proprio le donne. Se poi pensiamo che ci sono future deputate a Berna come la verde-anguria (verde fuori ma ro$$a, ro$$i$$ima dentro) Irène Kälin che vogliono rendere l’islam religione ufficiale, ci rendiamo conto che siamo davvero immersi nella palta profonda.

Lorenzo Quadri

Mitici giapponesi! In sei mesi hanno accolto tre asilanti!

Altro che “devono entrare tutti”, vero kompagna Sommaruga? Prendiamo esempio da Tokyo!

 

Grande Giappone! Nel Paese del Sol Levante sanno – lo hanno sempre saputo del resto – come si fa a non farsi invadere dai finti rifugiati con lo Smartphone. E sanno anche come si fa a non lasciarsi imporre l’invasione da qualche organizzazione internazionale da tre e una cicca.

Nei giorni scorsi abbiamo infatti appreso che nei primi sei mesi del 2017 il governo di Tokyo è riuscito nell’impresa di accogliere solo tre (sic!) asilanti.  A fronte di 8560 richieste. Ancora meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando su 5000 domande ne sono state prese per buone quattro (ancora sic!).

Confronto deleterio

Certo che, se pensiamo alle nostre cifre, c’è davvero da mettersi le mani nei capelli, perché il confronto è deleterio. Si potrà dire che il Giappone essendo un’isola si trova in una situazione geografica “particolare”; che non confina con il Belpaese il quale dalla frontiera marittima del Mediterraneo fa entrate tutti; che “l’antica terra di Yamato” ha una storia ed una tradizione particolari. Si possono inventare un sacco di fetecchiate, ma nessuna di queste riesce a spiegare numeri come quelli di cui sopra. Ripetiamo: tre richieste d’asilo accolte nei primi 6 mesi del 2017, mentre nello stesso periodo gli svizzerotti di domande d’asilo ne hanno accolte circa 9 mila!

Da notare che in Giappone vivono 127 milioni di persone. Da notare inoltre che in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione, mentre in Svizzera sono il 25%: in altre parole, se in Svizzera ci sono due milioni di  stranieri – a cui va aggiunto un milione di doppi passaporti! – in Giappone ce ne sono pochi di più! Peccato che, come detto, la popolazione totale nipponica sia 16 volte quella elvetica. Evidentemente nel paese del Sol Levante non si fanno mica buggerare con la fregnaccia multikulti dell’ “immigrazione indispensabile per contrastare l’invecchiamento della popolazione”: se la bevono solo gli europei questa panzana, svizzerotti in primis. Peccato che gli immigrati non finanziano nemmeno le proprie, di pensioni. Figuriamoci se finanziano le nostre.

I giapponesi “possono”

Che non sia possibile un paragone diretto tra il Giappone e la Svizzera è chiaro. Ma ancora più chiaro è che non stiamo parlando di un numero di asilanti accolti che è la metà del nostro. E nemmeno che è un quarto. Stiamo parlando di tre rifugiati accettati dal Giappone in sei mesi, sacro Buddha! E’ chiaro che dietro le cifre nipponiche dell’asilo c’è una volontà politica precisa:  non entra nessun migrante a meno che sia davvero un caso di rigore.  Non solo: altrettanto chiaro è che questa volontà viene anche messa in atto. Altro che “sa po’ mia”! Loro “possono” eccome! Solo a noi viene propinato ad oltranza il ritornello del “sa po’ mia”… e il colmo è che lo facciamo pure andare bene.

Altro fatto degno di nota: contro le politiche d’asilo giapponesi non si sta mica scatenando il finimondo. Anzi. C’è davvero da rimanerci di cacca. Gli svizzerotti fessi, che fanno entrare tutti o quasi, vengono accusati di “razzismo” non appena respingono qualche finto rifugiato con lo smartphone (inutile dire che la prima a strillare è l’emittente di regime). I kompagnuzzi scendono in piazza a manifestare contro le guardie di confine. All’indirizzo del Giappone, che in un anno accoglie un numero di domande d’asilo che si conta sulle dita di una mano, nessuno lancia accuse di razzismo. E soprattutto nessuna organizzazione internazionale del flauto traverso si sogna di minacciare sanzioni. Certo, qualche ONG flebilmente dissente. Ma lì comincia e lì finisce.

Je suis Japan!

Nel frattempo gli svizzerotti non solo continuano a far entrare migranti economici, non solo continuano a tollerare la presenza di finti rifugiati eritrei a carico dell’assistenza che poi tornano al natìo paesello per le vacanze perché “lì è più bello”, ma si sono pure fatti carico, a titolo puramente volontario, di quasi 1000 asilanti del Belpaese nell’ambito dei piani di ricollocamento. Dopo la Germania – che però è 10 volte più grande di noi! – la Svizzera è il paese che ha “ricollocato” (in casa propria!) più migranti economici che spetterebbero alla vicina Repubblica. Grazie kompagna Simonetta, che nell’ultima scampagnata enogastronomica in Italia ti sei fatta infinocchiare alla grande dal ministro degli interni locale, Domenico Luca detto Marco (sic!) Minniti!

Se poi si pensa che ci riprendiamo i finti rifugiati che la Germania (ma come: l’Anghela Merkel non era quella del “venite tutti qui”? Invece…) ci rimanda (giustamente) indietro, e che grazie ad una sentenza dei legulei buonisti-coglionisti del Tribunale federale amministrativo non rispediamo più in Ungheria i migranti economici perché gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nell’ammissione alle procedure d’asilo, ci rendiamo conto di quanto siamo messi male.

Magari invece di mandare Frau Sommaruga in Italia, dove si fa regolarmente fregare (come il suo collega Leider “Boccalone” Ammann, del resto) sarebbe meglio mandarla a Tokyo a fare un corso intensivo sulla gestione dei migranti.

Noi rinnoviamo la nostra ammirazione per il Giappone: grandi! Loro sì che sanno come non farsi sfruttare dai finti rifugiati. Altro che “devono entrare tutti”, vero kompagna Simonetta? Je suis Japan!

Lorenzo Quadri

Come volevasi dimostrare, immigrazione fuori controllo

In Ticino  ci sono ogni giorno almeno 180mila stranieri, forse un tantino troppi?

 

E ti pareva! Le ultime statistiche indicano, per l’ennesima volta, che l’immigrazione in questo sempre meno ridente Cantone è del tutto fuori controllo. La popolazione “ticinese” cresce, ma solo per l’immigrazione. Nel senso che i ticinesi diminuiscono, gli stranieri aumentano (sia per immigrazione che per saldo demografico) col risultato che il  numero complessivo di abitanti aumenta. La percentuale di stranieri  in Ticino è oggi del 28,1%. Ovvero quasi del  30%. E dire che nel 1970 l’iniziativa Schwarzenbach proponeva di fissare il tetto massimo della popolazione straniera in Svizzera al 10%…

Senza contare che, come già detto a più riprese, nelle statistiche non figurano i naturalizzati di fresco. Si sa per contro – anche se il dato è quello del 2015 – che in Ticino i titolari di doppi (o tripli) passaporti sono quasi 60mila, ossia il 27.3% degli svizzeri. Un dato che è secondo solo a quello di Ginevra. Poco ma sicuro che il numero è nel frattempo cresciuto.

Se aggiungiamo i frontalieri…

Ai 100mila stranieri di cui sopra vanno poi aggiunti i 65’500 frontalieri. Almeno 30-35mila di loro non colmano nessuna “lacuna” nell’offerta di manodopera locale (in primis quelli che lavorano nel terziario). Quindi sono “in esubero”.

I titolari di permessi G non risiedono in Ticino. Però vi entrano tutti i giorni. Notoriamente uno per macchina.  Se poi aggiungiamo anche le svariate migliaia di padroncini, distaccati eccetera, arriviamo tranquillamente ad una presenza quotidiana di 180mila stranieri nel nostro ridente Cantone! Forse un “tantinello” troppi? E poi qualche spalancatore di frontiere del piffero ha ancora il coraggio di accusare i ticinesi di essere chiusi e razzisti? Magari il problema è invece che i galoppini della fallimentare libera circolazione (partitocrazia, stampa di regime, intellettualini da tre e una cicca,…) stanno tirando un po’ troppo la corda con la fregnaccia della libera circolazione intoccabile perché bisogna ubbidire ai padroni di Bruxelles!

I ticinesi sono stufi, non “razzisti”

I ticinesi non sono né razzisti né xenofobi. Ma sono stufi di vedersi sempre più costretti verso il destino degli indiani nelle riserve da una casta partitocratica che arriva al punto di tradire perfino le votazioni popolari. Che il troppo stroppia lo si sa da secoli. E questo vale, ovviamente, anche per l’immigrazione. Sostenere il contrario è pura ipocrisia.

E i ticinesi sono anche stufi delle ipocrite rampogne dei responsabili del disastro. Lor$ignori, invece di ammettere di aver toppato alla grande con l’ideologia del “devono entrare tutti”, accusano chi ne deve subire le conseguenze – ossia il ticinese medio: non certo la casta spalancatrice di frontiere, che ha i piedi bene al caldo  – di essere razzista!

Fatto sta che ogni nuova statistica su immigrazione e frontalierato non fa che confermare quanto abbiamo sempre sostenuto: ossia che la libera circolazione deve saltare. Dobbiamo riprendere in mano il controllo dell’immigrazione.

Lorenzo Quadri

 

Gli “haters” si combattono a 360 gradi, sennò è ipocrisia

Segnalazione al ministero pubblico di commenti sul decesso di una giovane eritrea

Che i “social” siano diventati degli sfogatoi dove c’è chi si lascia andare senza remore ai più bassi istinti è innegabile. Questo non vale solo per il solito facebook. Vale anche per certi blog che i portali accodano alle notizie immaginando di incrementare le visualizzazioni (più click uguale maggiore spendibilità sul mercato pubblicitario).

Di recente è partita la segnalazione al ministero pubblico, sottoscritta pare da quaranta persone, per alcuni commenti improponibili pubblicati su facebook a seguito della notizia della tragica morte di una giovane mamma eritrea “caduta” dal balcone a Bellinzona.

Intenti poco lineari

Se gli scritti hanno rilevanza penale è giusto che intervenga il ministero pubblico: è il suo lavoro.

Assai meno lineari appaiono tuttavia gli intenti dei denuncianti, così come indicati nelle loro dichiarazioni. Ed ai quali, ma guarda un po’, la R$I ha dato ampio spazio già domenica scorsa. Un’amplificazione che puzza di bruciato.

Infatti tutto ruota non già attorno agli “haters” – i quali non hanno colore politico, o meglio sono equamente distribuiti in tutte le aree politiche – bensì al solito trito ritornello “xeonfobia discriminazione razzismo”. Come dire: ogni sbroccata è lecita; noi (denuncianti e dintorni) ci indigniamo solo quando ciò è funzionale al lancio di accuse di razzismo. Ed infatti i cosiddetti antirazzisti sono poi i primi a riversare insulti ed odio su chi osa pensarla diversamente da loro a proposito di immigrazione. Ma, per qualche strano motivo, le campagne d’odio della $inistra non turbano alcun benpensante.

Si tenta l’autocensura

Inoltre e soprattutto: “Avevamo il desiderio di dare un messaggio forte non solo agli autori dei commenti, ma anche ai politici che devono abbassare i toni, altrimenti tutti si sentono legittimati a dire qualsiasi cosa”. Così argomentano gli anonimi (sic!) denuncianti. Questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Ma ben chiarisce sia la provenienza della denuncia – ambienti spalancatori di frontiere multikulti – che  la sua finalità: criminalizzare non solo le esternazioni che costituiscono effettivamente reato, e che quindi vanno giustamente sanzionate, ma anche quelle affermazioni legittime (dei politici) che non piacciono alla gauche caviar. Il trucchetto è sempre il solito: si punta sul ricatto morale per imporre l’autocensura delle posizioni  contrarie alle frontiere spalancate e al multikulti. Perché certe cose scomode non si possono dire. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Vige il regime del pensiero unico!

Chi dovrebbe “abbassare i toni”?

E’ infatti evidente che i politici che, secondo i promotori della segnalazione al Ministero pubblico, dovrebbero “abbassare i toni”, non sono mica quelli che strillano al “devono entrare tutti”, che insultano e denigrano chi ha posizioni diverse,  che manifestano contro le Guardie di confine. Nossignori. Del resto, contro gli “haters” di $inistra, i moralisti a senso unico di denuncie non si sognano di presentarne.

A dover abbassare i toni è sempre una parte sola. La solita. L’odiata “destra”.   

Tramite segnalazioni alla magistratura si vorrebbe indurre al silenzio chi (ad esempio) sottolinea che il tasso di delinquenza tra gli asilanti è un multiplo di quello dei residenti; chi rileva che i giovanotti con lo smartphone che premono ai nostri confini non sono affatto profughi bisognosi di protezione secondo la legge sull’asilo, bensì immigrati clandestini e magari pure aderenti all’islam radicale; chi fa notare che oltre l’80% degli asilanti ammessi in Svizzera è a carico dell’assistenza; chi osserva che essi ricevono, dallo Stato sociale elvetico, più di tanti anziani con la sola AVS . Eccetera eccetera.

Chi ha voluto e tollerato situazioni di questo tipo, perché “devono entrare tutti”, porta anche la responsabilità per le reazioni di rifiuto che esse provocano nella popolazione.

Responsabilità indivuale

Inoltre, anche se a $inistra ci sono un po’ di difficoltà nell’assimilare certi concetti, nel nostro paese esiste ancora la responsabilità individuale. Questo vuol dire che ciascuno – e non degli indefiniti “politici” – porta personalmente la responsabilità per i commenti che pubblica in rete.

La libertà d’espressione, cari signori e signore denuncianti, vale per tutte le posizioni. Non solo per le vostre o per quelle che piacciono a voi. E vale nei limiti posti dalla legge. Non in quelli che i moralisti a senso unico vorrebbero inventarsi a proprio vantaggio. Prendetene finalmente atto.

RSI fuori posto

Del tutto fuori posto, poi, l’intervista anonima del radiogiornale RSI ad una promotrice della denuncia. L’anonimato è stato  giustificato con motivi di sicurezza personale; neanche si trattasse di una pentita della ‘ndrangheta!

Qui qualcuno sta perdendo la bussola. Che la RSI si presti a  simili giochetti, il cui unico obiettivo è veicolare il messaggio, falso, che i ticinesi sarebbero non solo razzisti, ma pure pericolosi nei confronti di chi afferma di combattere il razzismo, è l’ennesima violazione del mandato di servizio pubblico ad opera dell’emittente di regime. Un motivo in più per votare l’iniziativa No Billag.

Care signore e signori denuncianti, combattere gli “haters” e le “affermazioni ignobili” è cosa buona e giusta. Ma va fatto a 360 gradi. Altrimenti è solo ipocrisia.

Lorenzo Quadri

Losone: il centro asilanti resterà!

Come volevasi dimostrare, la kompagna Simonetta ha preso i cittadini per il lato B

Come volevasi dimostrare! La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, sta di nuovo buggerando i ticinesi. Ed, evidentemente, ha mentito fin dall’inizio.

Il tema è il centro per finti asilanti con lo smartphone che la Confederella ha insediato in quel di Losone, nell’ex caserma. La kompagna Sommaruga ed i suoi subito-sotto avevano giurato e spergiurato che il centro di Losone sarebbe rimasto in esercizio solo per tre anni (del resto tale è il tempo massimo concesso dalla legge); quindi che avrebbe chiuso i battenti nell’ottobre 2017.

Si ricorderà che, sul rispetto di tale promessa, da queste colonne avevamo sollevato più di un dubbio. In tre anni, scrivevamo, di sicuro il disastro del caos asilo non sarà risolto. Sicché la ministra del “devono entrare tutti”, se riuscirà ad insediare il centro asilanti a Losone, troverà poi la scusa per tenerlo aperto ad oltranza. Alla faccia delle promesse e dei termini di legge.

Non ci voleva il Mago Otelma

E, ma tu guarda i casi della vita, proprio questo accadrà. Non che ci volesse il Mago Otelma per formulare una simile previsione. Ma adesso è ufficiale. Infatti la notizia – che in prima battuta era stata pubblicata dal Guastafeste sul suo sito come indiscrezione – ha trovato conferma nella risposta  che il Consiglio federale ha appena dato ad un’interpellanza della Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani. Il governo infatti ammette (del resto non poteva negare sfacciatamente l’evidenza…)  di aver contattato il Comune  di Losone ed il Cantone in vista di un prolungo dell’utilizzo dell’ex caserma come centro asilanti. Infatti la nuova maxistruttura di Balerna potrebbe essere pronta solo dal 2022; e fino ad allora serve una soluzione transitoria. Il CF si affretta poi a sottolineare che un prolungo sarà possibile solo con l’accordo del Comune e del Cantone e blablabla. Certo, come no: e a chi si pensa di darla a bere questa ennesima fanfaluca?

Il soliti sistema

Il modus operandi è sempre il medesimo: stupisce davvero che ci sia ancora qualcuno pronto a farsi infinocchiare!

Prima si garantisce che il centro asilanti chiuderà entro una precisa data. Poi si ammette che in effetti, date le contingenze (naturalmente “imprevedibili”; come no!) si sta valutando una proroga, ma che questa sarà possibile solo con il consenso di tutti gli attori coinvolti e avanti con le fregnacce. E alla fine si trova una scusa – presunte “emergenze”, rapporto costi-benefici, eccetera – per mantenere il centro asilanti aperto anche contro la volontà del Comune e del Cantone. Naturalmente per un altro periodo “transitorio” ben definito. Che però, con l’avvicinarsi della scadenza, diventerà sempre meno definito. E la commedia ricomincerà. Il solito vecchio trucchetto del provvisorio-permanente! Che a maggior ragione verrà applicato nel caso concreto. Infatti:

  • Che nel 2022 il nuovo maxicentro di Balerna sarà pronto, è ancora tutto da vedere; e
  • La ministra del “devono entrare tutti” non ha alcuna intenzione di adottare una politica d’asilo più restrittiva, e questo alla faccia della volontà popolare. Quindi il numero di migranti economici presenti in Svizzera continuerà ad aumentare.

Sicché, i losonesi si rassegnino. La kompagna Simonetta li ha presi per i fondelli. I centri asilanti sono come le nuove tasse: una volta che ci sono, non le leva più nessuno.

Riformare Dublino?

Tanto più che il Consiglio federale, rispondendo ad un altro atto parlamentare, ha dichiarato che gli accordi di Dublino sono da “riformare”. Capita l’antifona? I trattati internazionali che permettono di respingere dei finti rifugiati vanno “riformati”. Perché “devono entrare tutti”. Quelli che spalancano le frontiere – vedi i fallimentari accordi di Schengen – sono invece intoccabili e vanno applicati alla lettera! Ma stiamo scherzando? Altro che “riformare” gli accordi di Dublino. Usciamo SUBITO da Schengen!

Lorenzo Quadri

 

In Ticino nuova impennata!

Esplode ancora il numero dei frontalieri: ma come, non erano solo “percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, il numero di frontalieri è di nuovo esploso in Ticino. E solo in Ticino. Le cifre parlano chiaro. E, per l’ennesima volta, asfaltano l’IRE, Rico Maggi e gli studi farlocchi realizzati da ricercatori frontalieri (che sicuramente dispongono di “profili” che da noi non si trovano, come no).

Ennesimo record

Come abbiamo letto nei giorni scorsi, è stato infranto un nuovo record negativo: l’ennesimo. A fine marzo 2017 i frontalieri attivi in questo sempre meno ridente Cantone erano 64’670: siamo quindi a quota 65mila. L’aumento è stato dello 0,5% rispetto alla fine del 2016 e addirittura del 3.6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso.

Su base nazionale, invece, da gennaio a marzo i frontalieri sono calati dello 0,2%. Mentre rispetto al primo trimestre del 2016 l’aumento a livello svizzero è stato “solo” del 2.8% – quindi chiaramente inferiore a quello in Ticino. Ma naturalmente a sud delle Alpi non esiste né sostituzione né dumping salariale: sono solo balle populiste e razziste.

Va da sé che i 65mila frontalieri sono solo quelli dichiarati, ufficiali. In tale cifra, per quanto enorme, non figura, ovviamente, chi lavora in nero. E non facciamo finta di credere che il problema non esista. Rendiamo “grazie” alla politica delle frontiere spalancate ed alla conseguente perdita di controllo sul territorio!

Terziario devastato

Ancora una volta, il boom di frontalieri si registra in prima linea nel settore terziario, dove si è passati dai 38’122 del primo trimestre 2016 ai 40’206 del primo trimestre 2017. 2100 in più: quindi un aumento di oltre il 5.5%. Del resto i frontalieri nel terziario sono quadruplicati con la devastante libera circolazione delle persone. Sicché l’impennata procede allegramente proprio in quelle professioni dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese. Questo ha, evidentemente, delle conseguenze disastrose sul mercato del lavoro.

Ingegneri e architetti

Da notare che tra le professioni in cui il numero dei frontalieri  è maggiormente aumentato nell’ultimo anno ci sono quelle di ingegnere ed architetto. Ed è proprio in quest’ambito che ad inizio marzo si è appreso dell’ennesimo scandalo provocato dalla libera circolazione: architetti pagati 6 fr all’ora, ovvero circa 1000 Fr al mese. Chi sono i datori di lavoro che in Ticino praticano condizioni salariali del genere? Naturalmente, i soliti furbetti dell’italico quartierino che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa”. Ma tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente.

Altro ramo che ha conosciuto un’impennata: informazione e comunicazione. Uella, vuoi vedere che la facoltà di scienze della comunicazione serve a formare in Ticino studenti frontalieri che poi diventeranno lavoratori frontalieri?

E poi hanno ancora il coraggio, al di là della ramina, di accusare i ticinesi di razzismo nei confronti degli italiani? Se razzismo ci fosse, i frontalieri dovrebbero semmai diminuire. Invece crescono a ritmo esponenziale. I moralisti a senso unico non hanno nulla da dire sul tema?

I sabotatori

Il colmo è che, davanti a cifre – dell’Ufficio federale di statistica, non della Lega populista e razzista! – che si fanno sempre più allucinanti, i partiti $torici hanno ancora il coraggio di sabotare “Prima i nostri”. I kompagni spalancatori di frontiere, ad esempio, proprio in occasione del primo maggio hanno di nuovo strillato il proprio scandalizzato “no” alla preferenza indigena: perché in Ticino “devono entrare tutti”. $inistruccia e grande capitale a manina nel difendere a spada tratta la devastante libera circolazione delle persone!

E lo statuto speciale?

Le statistiche sui frontalieri divulgate nei giorni scorsi provengono dall’Ufficio federale di statistica. Si tratta quindi di numeri della Confederella. Domanda da un milione: come mai l’autorità federale, davanti a cifre allarmanti pubblicate dai suoi stessi servizi, non prevede delle misure speciali per tutelare il mercato del lavoro ticinese? Ah già: i vicini a sud non sarebbero contenti, visto che il Ticino è diventato terra di conquista per tutto lo stivale (mica solo per le fasce di confine). Inoltre qualcuno potrebbe starnazzare al “proibizionismo”. E, si sa, la priorità assoluta dei sette scienziati e della diplomazia eurolecchina è “andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri