Politica d’asilo targata PLR: Sì alle vacanze in patria

Il Consiglio federale vuole permettere ai sedicenti profughi di recarsi nel paese d’origine

 

E’ evidente che i finti rifugiati che rientrano al natìo paesello per le vacanze o per festeggiamenti vari non sono affatto in pericolo di vita a casa loro: quindi devono perdere lo statuto di profugo

Come volevasi dimostrare, Svizzera sempre più Paese del Bengodi per i finti rifugiati con lo smartphone!

Di recente si è saputo (?) che l’84% dei migranti economici in arrivo dalla Somalia sono a carico dell’assistenza. Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?  Il “bello” (si fa per dire) è che la percentuale astronomica mica vale solo per i finti rifugiati somali. La si ritrova in tutte le etnie. A partire dagli eritrei, che sono il gruppo più rappresentato tra gli asilanti in Svizzera. Peccato che siano tutti finti rifugiati che non scappano da nessuna guerra. E che poi tornino al natìo paesello a trascorrere le “vacanze” (vacanze da cosa, visto che sono  mantenuti?) perché “lì è più bello”.

Però questi vacanzieri, invece di venire rimpatriati rimangono qui, a carico nostro. Ohibò, cosa stanno facendo i due consiglieri federali competenti per il dossier “asilo”, ovvero i due esponenti liblab KrankenCassis e Keller Sutter (KKS)?

Risultato: il numero degli eritrei in assistenza è cresciuto del 2200% (sic!) nel giro di soli otto anni. E nümm a pagum. Poi però la partitocrazia ci viene a raccontare che non ci sono soldi per l’AVS. (Ma come: secondo gli spalancatori di frontiere, gli immigrati mica avrebbero dovuto pagare le pensioni agli svizzeri? Invece l’immigrazione incontrollata continua, gli stranieri sono sempre più numerosi, eppure le casse dell’AVS sono sempre più vuote? Ohibò, siamo forse davanti all’ennesima balla di fra’ Luca dell’establishment multikulti?).

 La notizia si spande

Intanto la notizia degli asilanti somali (praticamente) tutti a carico del contribuente svizzerotto ha fatto ben presto il giro del mondo, venendo riportata da vari portali internazionali. Bella pubblicità, non c’è che dire! Di fatto, un invito a tutti i migranti economici a venire nella Confederella e ad attaccarsi alla mammella della nostra socialità. Così tra l’altro la buona KKS ed i suoi burocrati potranno riempire i nuovi centri per finti rifugiati che si ostinano a voler costruire. E, soprattutto, il business ro$$o dell’asilo potrà continuare a prosperare, per la gioia delle tante associazioni contigue al P$ che ci marciano.

 La cappellata epica

Visto che le disgrazie non vengono mai sole, a pochi giorni dalla (non) notizia – perché lo sapevamo già da un pezzo – che l’84% dei finti rifugiati, e non solo somali, è a carico dell’assistenza, ecco che il Consiglio federale, e meglio il Dipartimento di Giustizia della PLR Keller Sutter, si produce in un’altra “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) di proporzioni epiche.

Facciamo un passo indietro. In dicembre, in uno dei sempre più rari sussulti d’orgoglio, il Parlamento federale ha deciso che i finti rifugiati non devono poter rientrare nel paese d’origine. Il perché è ovvio: se hai ottenuto lo statuto di rifugiato, vuol dire che in casa tua rischi le penne. Ma se davvero al tuo paese sei in pericolo di vita, non ci torni a trascorrere le vacanze!

E adesso, cosa ti va a combinare il Dipartimento di giustizia retto dalla ministra liblab? Tramite ordinanza, aggira la decisione del parlamento e comincia ad inventarsi eccezioni su eccezioni al divieto di viaggi in patria per i rifugiati.

 Motivi gravi?

Secondo i ro$$i burocrati bernesi, per motivi gravi gli asilanti devono poter rientrare al paese d’origine senza dover temere di perdere lo statuto di rifugiato in Svizzera. Quali sono i motivi gravi? Non certo la villeggiatura, assicura il governicchio federale, ma per esempio, decesso o grave malattia di un congiunto. Ma anche, udite udite, un matrimonio di un parente o la nascita di un bambino. E l’assenza può durare fino ad un mese. Signori, qui qualcuno si è bevuto il cervello!E’ chiaro che il Dipartimento di Giustizia PLR intende autorizzare i finti rifugiati a fare trenta giorni di vacanza nel paese d’origine. Ci aspettiamo, evidentemente, una pletora di certificati medici farlocchi redatti da affidabilissimi dottori africani, di nonni che muoiono e rinascono per quindici volte, e soprattutto di parti e  matrimoni a go-go!

E con quale faccia di tolla i burocrati bernesi buonisti-coglionisti pretendono di farci credere che ritornare al natìo paesello e starci per un mese per partecipare ad una festa di matrimonio non sarebbe una vacanza, bensì un grave motivo familiare? Davvero a Berna ci sono dei burocrati e dei politicanti IMBESUITI al punto da credere  che qualcuno metterebbe sul serio in pericolo la propria vita per andare ad un party?

E’ evidente che il rifugiato che torna in patria per una festa di matrimonio, e già che è lì ci rimane per un mese intero, non corre alcun pericolo in casa propria. Sicché deve perdere lo statuto di profugo seduta stante! Föö di ball!

Se questa è la nuova (?) politica d’asilo targata PLR, siamo a posto!

La tattica del salame

Inoltre, non serve essere il mago Otelma per prevedere come andrà a finire. Riempiendosi la bocca con i “motivi umanitari” ed a suon di ricatti morali, il triciclo politikamente korretto estenderà ben presto, con la tattica del salame (una fetta alla volta) il diritto dei finti rifugiati di tornare nel paese d’origine per ogni e qualsiasi motivo, anche il più futile, continuando però a farsi mantenere in Svizzera.

Risultato: i migranti economici, ancora una volta, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Quelli che non hanno soldi per i loro anziani, ma per tutti gli approfittatori in arrivo dai quattro angoli del globo sì. Ridono a crepapelle anche i $inistrati che, col business ro$$o dell’asilo, si fanno gli attributi di platino.

Lorenzo Quadri

 

“Gestione” del caos asilo: i liblab sono uguali al P$$

Cosa ha cambiato l’arrivo di una PLR al Dipartimento federale di giustizia? Un tubo!

 

Di recente la stampa di regime ha “scoperto”, ma guarda un po’, che l’84% dei migranti economici somali presenti in Svizzera sono a carico dell’assistenza sociale. Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorgono che era polenta!

Non solo l’84% dei finti rifugiati somali sono in assistenza, ma la stessa percentuale si ritrova anche nelle altre etnie. Detto in altri termini: quasi tutti coloro che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati poi finiscono integralmente a carico del solito sfigato contribuente. Del resto, per farsi un’idea della situazione, basta pensare che il numero degli eritrei in assistenza nel giro di soli otto anni è aumentato del 2282%! Poi però la partitocrazia viene a dirci che non ci sono i soldi per l’AVS.

Senza dimenticare che in Eritrea non è in corso alcuna guerra e che i presunti profughi accolti nella Confederella tornano in patria per le vacanze perché “lì è più bello”. Ne consegue che costoro non sono affatto minacciati al natìo paesello, quindi non sono rifugiati bensì migranti economici, e quindi ancora vanno rimpatriati dal primo all’ultimo.

Negare la realtà

Eppure questa realtà viene sistematicamente negata dal Dipartimento ex Sommaruga che continua a far entrare in Svizzera – e naturalmente a mantenere – finti rifugiati eritrei.

Altrettanto naturalmente, questi finti rifugiati trovano i loro difensori d’ufficio. Ad esempio, quelli che manifestano perché non gli sta bene che, come dormitori per migranti economici, vengano utilizzati i bunker della protezione civile: vedi quello di Camorino. A proposito: che nessuno si sogni di spendere anche un solo franco del contribuente per edificare una struttura sostitutiva. Secondo il clan del “devono entrare tutti”, alloggiare i finti rifugiati con lo smartphone in bunker della protezione civile sarebbe razzismo.  Peccato che in questi stessi impianti  alloggino, da quando esistono, anche i militari elvetici. Al proposito, però, i moralisti a senso unico non hanno nulla da dire.

Business ro$$o

E’ poi il caso di ricordare che, nel giro di soli 8 anni, i finti rifugiati eritrei che si trovano nel nostro Paese a carico dell’assistenza sono aumentati di oltre il 2000%.

E dove sono, allora, i rimpatri? Tanto più che la stampa “in loco” dipinge dell’Eritrea un quadro assai meno catastrofista di quello che viene presentato in Svizzera?

Ma è chiaro: il business ro$$o dell’asilo deve girare; servono “utenti”. E a tale scopo va bene raccontare un po’ di fanfaluche agli svizzerotti.

Continuare ad opporsi

Il Dipartimento Ex Simonetta insiste nel voler piazzare il nuovo megacentro asilanti in zona Pasture, tra Balerna e Novazzano. Ed ha pure fretta. E sì che l’Ufficio federale della migrazione non perde una mezza occasione per venire a raccontare al popolazzo “chiuso e gretto” che gli arrivi di finti rifugiati sarebbero continuamente in calo. Ma insomma, vediamo di deciderci. O i migranti economici diminuiscono, oppure bisogna aumentare la capacità d’accoglienza. Entrambe le cose contemporaneamente, non ha senso. Qui gatta ci cova. Ed è un motivo in più perché il Ticino, ed i Comuni toccati, continuino strenuamente ad opporsi alla creazione di centri per finti rifugiati sul nostro territorio.Questo Cantone ha già dato.

PLR e P$$: uguali

Abbiamo detto subito che l’arrivo della kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento dei trasporti sarebbe stata una sciagura. La previsione, infatti, si è puntualmente avverata (del resto, non serviva il Mago Otelma…): il Consiglio federale sta esaminando un nuovo piano per ulteriormente vessare gli automobilisti con la solita scusa della promozione del trasporto pubblico.

Ma cosa ha portato, invece, la partenza della Simonetta dal Dipartimento di Giustizia, dove è approdata la neo-ministra liblab Karin Keller Sutter (KKS)? Cosa è cambiato in questi mesi al DFGP? Risposta: un bel niente. Dove sono, KKS (e KrankenCassis, pure lui PLR) gli accordi di riammissione con l’Eritrea? Dispersi nelle nebbie. O vuoi vedere che, nella gestione (?) del caos asilo,gli esponenti liblab sono identici ai $inistrati? Cosa che peraltro già sono in vari altri ambiti fondamentali, a partire dalla svendita della Svizzera all’UE tramite calabraghismo compulsivo davanti ad ogni cip in arrivo da Bruxelles?

Lorenzo Quadri

Il centro di Camorino non va bene? Tornare in Africa

Migranti economici: altro che nuove strutture! E intanto i ricollocamenti…

Prosegue la telenovela sul centro asilanti di Camorino, che secondo i suoi ospiti – tutti giovani uomini soli – non sarebbe sufficientemente confortevole per le loro esigenze. Chiaro: questi finti rifugiati con lo smartphone arrivano clandestinamente in Svizzera e pretendono pure di dettare le condizioni in cui vogliono essere alloggiati.  Naturalmente la Pravda di Comano ha dedicato ampi ed anzi spropositati spazi alla vicenda. Poiché la sua missione, finanziata col canone più caro d’Europa, è quella di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti “chiusi e gretti”, affinché si convincano finalmente di essere degli spregevoli razzisti. Cosicché, sotto la pressione del ricatto morale, si emendino facendo entrare tutti. In questo modo, oltretutto, il business dell’asilo – gestito dalla “gente che piace” nei sovradimensionati studi di Comano –  prospera.

Degrado?

Ribadiamo il concetto: nei bunker della protezione civile tutti i ticinesi che hanno prestato servizio militare (compreso chi scrive) hanno trascorso svariate settimane, se non mesi. Alcuni di questi centri erano messi ben peggio di quello di Camorino. Sicché i bunker della PC andrebbero bene per i cittadini svizzeri ma non sarebbero abbastanza confortevoli per i finti rifugiati? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

Dalle immagini del centro di Camorino trasmesse dalla RSI non emergeva affatto il “degrado” che si tentava di veicolare; e l’edificio in questione verosimilmente presenterebbe ancora meglio se ai giovanotti africani venisse detto di appoggiare lo smartphone e di prendere invece in mano scopettoni e strofinacci. La direttrice della Croce Rossa, che gestisce la struttura, ha inoltre dichiarato al portale Ticinolibero che “da marzo abbiamo ottenuto la possibilità di utilizzare la casetta vicina al centro, con un giardino, dove si svolgono attività di formazione e ludiche”.Apperò!

Scandinavi?

Interessante poi notare che i finti rifugiati alloggiati al centro di Camorino si lamentavano del caldo: visto che si tratta di migranti economici in arrivo dal Continente nero e non dalla Scandinavia, la doglianza  suona piuttosto ridicola. Inoltre, come faceva caldo nel centro PC, faceva caldo anche nelle case circostanti. E nessuno ha mai preteso che il governo, con i soldi dei contribuenti, comprasse “pinguini” per tutti.

I giovanotti del centro PC di Camorino, se non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare in Africa. Nessuno li trattiene. Quelli che si inventano le manifestazioni  – naturalmente non autorizzate – a loro sostegno, possono volentieri accompagnarli. A noi che siamo dei beceri populisti e razzisti non è tra l’altro sfuggito che la portavoce (?) dei manifestanti non avesse un nome tipico dei patrizi di Corticiasca.

Nessuna nuova struttura

L’obiettivo dichiarato della cagnara mediatica attorno al centro asilanti di Camorino è quello di chiuderlo e di fare aprire un’altra struttura più bella. Sulla chiusura siamo perfettamente d’accordo. Ma gli attuali ospiti vengono rimandati a casa loro.  Di spendere altri soldi pubblici per realizzare nuovi alloggi “stellati” per migranti economici, non se ne parla nemmeno. Le priorità sono ben altre. Del resto, la popolazione ha dimostrato di non volere nuovi centri asilanti: il recente voto a Losone è inequivocabile. Ed anche a Svitto, il Cantone si oppone alla creazione di un centro asilanti nella zona industriale di Wintersried.

Simili strutture servono solo ad aumentare la nostra attrattiva per i finti rifugiati. Ed infatti, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la Svizzera è il Paese che in proporzione accetta più ricollocamenti di migranti economici sbarcati in Italia. Ma tanti di più! Al proposito vedi l’articolo a pagina 12.

Lorenzo Quadri

 

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

Caos asilo: altro che “tüt a posct”!

Il nuovo Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini non ha avuto peli sulla lingua a proposito dei finti rifugiati tunisini. La Tunisia, ha detto il leader leghista, “non manda in Italia galantuomini, bensì avanzi di galera”.

Chiaro: con la cosiddetta “primavera araba”, ben presto degenerata in inverno dell’estremismo islamico,  sono state svuotate le carceri. Dove si trovavano anche criminali pericolosi, che ovviamente la Tunisia (come qualsiasi altro paese) non ha alcun interesse a tenersi in casa.

A ciò si aggiungono i seguaci dell’Isis, che vengono in Occidente a fare i finti rifugiati grazie a chi, come l’ “Anghela” Merkel e la kompagna Simonetta Sommaruga, spalanca le frontiere ai migranti economici. E grazie anche alle ONG che i clandestini li sbarcano nel Belpaese. Magari foraggiate con soldi pubblici; compresi i nostri.

Non ci facciamo fregare

Come noto il Dipartimento Sommaruga vorrebbe rifilare, tramite algoritmi del piffero, più asilanti ai Cantoni latini, con la scusa che i migranti ne conoscono la lingua e quindi avrebbero più possibilità di integrarsi. Certo, come no!

Non solo: a Bruxelles gli eurofunzionarietti vogliono rivedere l’accordo di Dublino, con l’obiettivo non già di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone – tra cui ci sono galeotti e jihadisti – di raggiungere l’Europa, ma di spalmarli meglio tra gli Stati firmatari. Svizzera compresa.

Infine, l’Italia mira a “disfesciare” dal proprio territorio un numero il più possibile elevato di migranti economici. Ma è ovvio che non ci facciamo carico di nessun asilante di spettanza del Belpaese;pur con tutta la simpatia che possiamo avere per il buon Salvini!

Pericolo islamista

Adesso la propaganda di regime pretende di farci credere che in Svizzera non ci sarebbe alcun caos asilo, ma quando mai: addirittura, i finti rifugiati schiferebbero la Confederella! Ma va là! E allora perché il Dipartimento Sommaruga vuole tenere aperto il centro asilanti di Losone, su cui si vota oggi?

E’ evidente che la guardia deve rimanere alta e che vanno combattuti sia l’immigrazione clandestina sia i tentativi UE di rifilarci, tramite accordi internazionali del piffero che come al solito saremmo gli unici tamberla ad applicare, asilanti che non ci spettano affatto. A maggior ragione visto il pericolo jihadista insito nel caos asilo. Come sappiamo, intatti, i pavidi politicanti svizzeri del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, rifiutano di combattere l’avanzata islamista e si inchinano a 90 gradi agli estremisti musulmani. L’Austria, intanto, fa proprio il contrario. Segno dunque che opporsi all’invasione  islamista “sa po’”! Sono i nostri politicanti che non vogliono!

Lorenzo Quadri

Continuiamo a regalare miliardi all’estero!

Aiuti allo sviluppo: la partitocrazia non vuole risparmiare nemmeno 100 milioni su 2176!

Come volevasi dimostrare,  in Consiglio nazionale la proposta di decurtare di 100 milioni di franchetti gli aiuti allo sviluppo nell’ambito del Preventivo 2018 della Confederazione è stata respinta per 100 voti contro 88.

Ad essere contrari al taglio, oltre naturalmente alla cricca ro$$overde, gli uregiatti e pure parte dei liblab. Nella commissione preparatoria, l’ex partitone aveva votato a sostegno della “misura di contenimento” proposta dall’Udc. Ma poi, quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! In aula il partito si spacca! Sicché, grazie al voltafaccia del “partito del Buongoverno” la misura di risparmio è stata trombata.

Pagare in cambio di niente

Questi aiuti allo sviluppo, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello, sono una grande bufala: i paesi che ne beneficiano, e da una sfracca di anni, sono sempre gli stessi. E non per questo la loro situazione migliora. Che poi gli aiuti allo sviluppo servano a ridurre i flussi migratori, è l’ennesima balla di fra’ Luca. E naturalmente i partiti del presunto “centro”, ossia PLR e PPDog, rintronati dal politikamente korretto, se la bevono con la massima goduria. Infatti, malgrado la paccata di miliardi versata annualmente, i flussi migratori continuano ad esplodere! Ed i politicanti federali nemmeno hanno il coraggio di vincolare il pagamento degli aiuti alla sottoscrizione di accordi di riammissione dei loro connazionali immigrati illegalmente in Svizzera da parte dei paesi beneficiari. Non sia mai! E’ becero populismo e razzismo! Gli svizzerotti fessi devono pagare senza pretendere nulla in cambio! Del resto, lo fanno perfino con i balivi UE – vedi lo sconcio contributo di coesione da 1.3 miliardi che il Consiglio federale vuole regalare a Bruxelles senza uno straccio di contropartita –; perché non dovrebbero farlo col resto del mondo?

100 milioni su 2176!

Gli argomenti pronunciati al Nazionale contro il taglio di 100 milioni sul budget degli aiuti allo sviluppo sono di una nullità allucinante: “Gli svizzeri sono ricchi (?) quindi devono pagare”; e addirittura: “la decurtazione sarebbe un affronto ai collaboratori dell’aiuto allo sviluppo”. Ogni commento è superfluo. Ma questi politicanti dove vanno a reperirli? Li trovano nelle uova di Pasqua come sorprese?

Su un particolare, naturalmente, la stampa di regime ha pensato bene di glissare in grande stile. Un taglio da 100 milioni può essere un taglio enorme o un graffietto. A dipendenza, ovviamente, della cifra di partenza. Ebbene, nel caso concreto il risparmio previsto è assai modesto. Si proponeva infatti di tagliare 100 milioni su 2176! Quindi anche approvando la “scandalosa” proposta, la Svizzera per l’anno di disgrazia 2018 avrebbe comunque versato 2.076 miliardi di franchetti in aiuti allo sviluppo. Più di due miliardi! I compiti di paese “ricco” (ricco per chi? Per i cittadini elvetici, o per la pletora di migranti economici che ci siamo messi in casa “grazie” alla sciagurata politica delle frontiere spalancate?) sarebbero in ogni caso stati assolti. Molto generosamente assolti.

Esplodono i costi dell’asilo

Anche  un altro aspetto è stato fatto passare sotto silenzio. Ossia che nel Preventivo 2018 della Confederella si è dovuto tagliare qua e là per compensare l’esplosione dei costi sociali provocati dall’assalto dei finti rifugiati con lo smartphone. A dimostrazione che versare miliardi come noccioline in “aiuti allo sviluppo” non frena per nulla l’invasione dei clandestini. Però guai a tagliare 100 milioni su 2176 degli aiuti allo sviluppo! Non insorge solo, con il consueto isterismo, la $inistruccia multikulti, quella che pretende di farci mantenere il mondo intero. Insorgono anche gli uregiatti; mentre i liblab si spaccano. Avanti così!

Lorenzo Quadri

Caos asilo: l’Italia ci frega di nuovo?

L’ipotesi del  nuovo centro asilanti a Cavallasca, ossia a poche centinaia di metri dal confine di Chiasso-Pedrinate, torna a fare capolino! Ne dà notizia il GdP di venerdì. E’ ovvio che l’ipotesi di piazzare a Cavallasca una nuova struttura per finti rifugiati avrebbe conseguenze deleterie per Chiasso.

Ohibò: ci pare di ricordare che appena qualche giorno fa il ministro degli esteri italico, Angelino Alfano, si profondesse in viscidi ringraziamenti al suo omologo elvetico, l’euroturbo liblab Didier Burkhaltèèèr, per la collaborazione della Svizzera nella gestione del caos asilo. In effetti, gli svizzerotti  sono gli unici a contribuire nel togliere le castagne migratorie dal fuoco alla vicina Penisola. I vicini UE, invece, se ne impipano alla grande.

Sicché Alfano (da non confondere con Albano) a parole slinguazza Burkhaltèèèr e la Svizzera. Nel concreto, invece, le cose vanno un po’ diversamente. Nei giorni scorsi infatti il Belpaese ha prospettato/minacciato di mettersi a distribuire visti Schengen ai finti rifugiati, così da autorizzarli a circolare liberamente nello spazio Schengen. Che purtroppo comprende anche la Svizzera. Anzi, se lo scellerato proposito dei vicini a sud venisse attuato, il Ticino sarebbe il primo a venire preso d’assalto! A questo si aggiunge ora il nuovo centro asilanti di Cavallasca.

Morale: ancora una volta, dietro i ringraziamenti ed i salamelecchi italici si nasconde la fregatura. Ma gli svizzerotti fessi si fanno sempre irretire. Un motivo in più per ripristinare i controlli sistematici sul confine con il Belpaese, far saltare Schengen ed avvicinarsi ai paesi del gruppo Visegrad. I quali hanno appena scritto al governo italico chiedendogli di chiudere i porti. L’Austria, dal canto suo, ha annunciato l’esercito sul Brennero. Mentre noi…

Lorenzo Quadri

 

Caos asilo: ancora brutte sorprese in arrivo per noi!

A Berna vogliono fare in modo di respingere meno finti rifugiati. Intanto a Como…

 

Ohibò, quando il Consiglio federale se ne esce ufficialmente con certe dichiarazioni, c’è ben poco da stare allegri! L’ultima esternazione che giustamente ha fatto scattare i campanelli d’allarme è la seguente: i camerieri dell’UE in governo intendono “impegnarsi per lo sviluppo del sistema” degli accordi di Dublino.

Chissà perché, ma c’è come il vago sospetto che qui l’unica cosa che si sta “sviluppando” è una monumentale fregatura per i cittadini!

Riforme?

Gli accordi di Dublino prevedono infatti che ad occuparsi dei migranti economici debba essere il primo Paese firmatario in cui sono stati registrati (a patto ovviamente che le registrazioni avvengano, ciò che non è scontato).  Naturalmente questo permette alla Svizzera di respingere un numero interessante di finti rifugiati. Questo però non piace a chi si vede “restituire” i migranti. E quindi adesso si sostiene che il  sistema va  riformato. Su questo naturalmente il Consiglio federale non solo è disposto ad entrare nel merito, ma anche ad impegnarsi in prima linea. Perché “bisogna aiutare l’Italia”. Perché “bisogna aiutare la Grecia”. E soprattutto perché i finti rifugiati “devono entrare tutti”.

I nostri vicini…

Quindi, quei trattati internazionali che prevedono i respingimenti di migranti si possono mettere in discussione. Invece i fallimentari accordi di Schengen, quelli che impongono di tenere le frontiere spalancate, non si toccano! Guai! Sono scolpiti nella granito! Vanno applicati alla lettera con masochistico zelo! E questo malgrado l’Italia stessa ne abbia sospeso l’applicazione in occasione del G7, mandando addirittura i militari a presidiare i confini con la Svizzera. E questo malgrado la Germania nelle prossime settimane –  poco ma sicuro  – deciderà di reintrodurre i controlli sistematici ai confini con la Confederella, perché “attraverso quelle frontiere a colabrodo passano troppi finti rifugiati”. E i controlli, hanno fatto sapere i ministri degli interni dei “Land” tedeschi a noi vicini, verranno ripristinati “anche autonomamente”. Ovvero, si procederà alla chiusura dei valichi impipandosene degli accordi internazionali. Perché loro, i tedeschi,  “possono”. Così come gli italiani possono di fatto applicare “prima i nostri” annullando l’assunzione di stranieri alla direzione di alcuni importanti musei. Solo gli svizzerotti non “possono” mai!

Fuori da Schengen!

Sicché, di “riformare” gli accordi di Dublino nel senso di far entrare in Svizzera sempre più finti rifugiati con lo smartphone, magari legati all’Isis, non se ne parla nemmeno! Ma siamo bolliti al punto da accettare giulivi, ed addirittura promuovere, ogni modifica di accordi internazionali a nostro svantaggio? Mentre quando si tratta di limitare l’invasione caliamo sistematicamente le braghe?

Cominciamo invece  DISDIRE i fallimentari accordi di Schengen e a ripristinare i controlli sistematici sui confini. Poi vederemo!

Allarme Jihad

Oltretutto, sarebbe anche bello sapere cosa intende fare il Consiglio federale adesso che il Magistrato antiterrorismo italiano Franco Roberti ha informato che è in corso un’indagine a Como – quindi ad un tiro di schioppo da noi! – sul sostegno logistico dato dall’Isis ai flussi migratori. Come noto, la stragrande maggioranza dei finti rifugiati entra in Ticino proprio da Como. E adesso che si fa? Andiamo avanti come se niente fudesse? Facciamo entrare jihadisti perché chiudere le frontiere “sa po’ mia”? Insistiamo con la politica del suicidio, o finalmente facciamo passare la sicurezza interna davanti alle fregole internazionaliste?

Temere il peggio

Chissà perché, c’è da temere il peggio. E’ infatti evidente che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga vuole:

  • Ridurre drasticamente le riconsegne al Belpaese di migranti economici giunti in Ticino;
  • Aumentare la capacità d’accoglienza di finti rifugiati. Infatti il centro asilanti di Losone, contrariamente a quanto era stato promesso, non verrà chiuso in ottobre. E anche a Chiasso si cominciano a temere brutte sorprese;
  • Infischiarsene dell’allarme Isis lanciato a Como dal procuratore italiano antiterrorismo;
  • Mantenere le frontiere spalancate, quando i paesi attorno a noi fanno il contrario;
  • Dare agli asilanti provvisoriamente ammessi sempre più possibilità di rimanere. Sommaruga ha mandato in consultazione un progetto in questo senso. A parte i kompagni, l’hanno respinto tutti i partiti… ma è chiaro che la ministra P$$ tornerà alla carica. Perché non solo in Svizzera “devono entrare tutti”, ma chi è entrato deve anche restare.

Il colmo

Ciliegina sulla torta: a quanto risulta, c’è un asilante con permesso F, sospettato di legami con l’Isis, che ha lasciato la Svizzera per svariati mesi. Dove sia stato realmente in questo periodo non lo sa nessuno: magari in Siria? Eppure il signore ha potuto rientrare allegramente in Svizzera, e adesso si pare si trovi in Ticino a carico dell’assistenza! Qui qualcuno ha davvero perso la trebisonda. Vero kompagna Simonetta?

Lorenzo Quadri

Invece da noi vogliono l’Islam religione ufficiale!

Magdi Allam dopo la strage di Manchester: “bisogna mettere fuori legge l’Islam”

 

Nuova strage commessa da un terrorista islamico – sottolineare: islamico.  Questa volta a Manchester, ad un concerto frequentato da adolescenti. Bilancio: 22 morti, tra cui vari ragazzini, e svariate decine di feriti, anche gravi.

A seguito dell’ennesimo massacro firmato Isis, il giornalista e scrittore Magdi Allam (ex musulmano convertito al cristianesimo) ha avanzato la sua proposta, che qualcuno si è affrettato a definire “shock”: mettere fuori legge l’islam, che sta alla radice di tutti gli attentati, in quanto non integrabile.  E che l’islam non sia integrabile l’ha detto a chiare lettere anche il prof Giovanni Sartori, ossia uno dei massimi esperti internazionali di scienze politiche, recentemente scomparso.

Il titolo

Dalle nostre parti, una proposta del genere avrebbe già fatto starnazzare al razzismo e allo scandalo. Magari con tanto di richiesta di interventi del ministero pubblico ad opera di qualche isterico esponente della gauche-caviar.

Basti pensare che i kompagni del “devono entrare tutti”, l’Islam vorrebbero addirittura renderlo religione ufficiale. Malgrado con la Svizzera non c’entri un tubo. E, visto che al peggio non c’è mai limite, dirigenti dell’esercito starebbero valutando l’introduzione della figura dell’imam militare, da affiancare ai cappellani. C’è dunque davvero da chiedersi dove vogliamo andare a parare.

L’Islam ha dichiarato guerra all’Occidente ed i tapini del multikulti non solo vogliono spalancargli le porte, ma mirano addirittura ad istituzionalizzarlo. Perfino nell’esercito.  Da sottoscrivere in pieno il titolo che il quotidiano italiano Il Giornale ha dedicato alla strage di Manchester: “ci uccidono i figli. E’ guerra, ma l’Europa pensa all’accoglienza”.

Neanche le misure elementari

Magdi Allam, che l’islam lo conosce bene, propone di vietarlo.  Dalle nostre parti, invece, i calatori di braghe compulsivi di palazzo federale non sono nemmeno stati capaci di decidere, senza se né ma, di vietare le associazioni islamiche pericolose. Ad esempio quella denominata “La vera religione”, che è stata messa fuori legge in Germania. Il Consiglio federale – segnatamente la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga – era contrario addirittura al ritiro del passaporto svizzero ai jihadisti. Sì, perché parecchi di questi criminali sono pure diventati cittadini elvetici. Ma come: le naturalizzazioni facili di stranieri non integrati non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Il tema del ritiro del passaporto ai seguaci dell’Isis  è destinato a diventare sempre più attuale a seguito delle naturalizzazioni (quasi) automatiche dei cosiddetti stranieri di terza generazione. E’ infatti proprio tra costoro, come sanno bene i paesi a noi vicini, che dilaga l’estremismo islamico.

Il CCIS

Tra le associazioni musulmane da vietare presenti sul nostro territorio c’è pure il sedicente consiglio centrale islamico svizzero (CCIS), organizzazione salafita finanziata con soldi in arrivo dai paesi del Golfo. I referenti del CCIS sono i due zuzzurelloni Nicolas Blancho e Qaasim Illy (marito di quella che viene in Ticino con lo straccio nero in faccia a fare le sceneggiate contro la legge sul burqa). Il CCIS, nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, era quello che voleva organizzare a Zurigo il raduno degli estremisti islamici.

Inutile dire che il CCIS non solo non è vietato, ma al contrario: un consigliere nazionale dell’Udc vallesana è stato processato con l’accusa di discriminazione razziale dopo essere stato denunciato proprio da foffa del genere.

Tanto per gradire, il governo ed il parlamento federali sono addirittura riusciti a respingere le mozioni che chiedevano di vietare i finanziamenti stranieri alle associazioni islamiche e di obbligare queste ultime a fare trasparenza sulle loro entrate.

Pericolo asilo

Altra questione: l’attentatore di Manchester è figlio di un ex asilante. Dimostrazione, non che ci volesse una scienza per accorgersene, che i migranti economici sono un problema per la sicurezza  oltre che per le finanze pubbliche. Al proposito è bene ricordare che non solo gli Stati Uniti hanno decretato lo stop all’immigrazione da sette stati islamici, ma governi di Paesi UE del blocco Visegrad hanno detto senza tanti di giri di parole di non volere la formazione, sul loro territorio, di forti comunità musulmane. Anche per questo rifiutano di aderire ai piani di distribuzione dei migranti economici stabiliti dai balivi di Bruxelles. Ed in prima linea dall’Anghela Merkel la quale, dopo aver provocato l’invasione dell’Europa con le sue scellerate dichiarazioni, vuole scaricarne le conseguenze sugli altri Paesi (e sulla loro popolazione).

Promesse di aiuto

Inutile dire che, incurante del rischio estremismo islamico, la ministra elvetica del “devono entrare tutti” continua invece ad andare in giro per il meridione europeo promettendo l’aiuto  della Svizzera nella gestione del caos asilo. Aiuto già promesso e ribadito  all’Italia. E nei giorni scorsi Sommaruga ha fatto lo stesso con la Grecia. Naturalmente tutto avviene senza alcun obbligo. A titolo volontario. Per “dare l’esempio”. E sempre a titolo volontario la Confederazione – più concretamente il ministro degli esteri  PLR Burkhaltèèèèr – finanzia  con i nostri soldi l’ONG Moas che va incontro ai barconi in partenza dalla Libia, carica a bordo i clandestini e li trasporta nei porti italiani.

Domanda da un milione: quanti jihadisti ci sono tra i finti rifugiati con lo smartphone?

E visto che “fare entrare tutti” ancora non basta, li si fa anche restare, grazie alle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale che sventano le espulsioni decise dalle istanze giudiziarie precedenti.

Moriremo garantisti

Dopo la strage di Manchester, Magdi Allam propone di vietare l’Islam. Dalle nostre parti, invece, lo si vuole far diventare religione ufficiale. E nemmeno si ha il coraggio di prendere delle misure degne di questo nome per combattere la Jihad. Al contrario: sembra che si voglia rendere la Svizzera sempre più attrattiva per i miliziani dell’Isis.

Il garantismo ad oltranza prevale. Salteremo in aria con la soddisfazione di essere stati “garantisti” fino alla fine! Per riprendere il Giornale: uccidono i nostri i figli e noi blateriamo di accoglienza, di multikulti, di aperture.

Lorenzo Quadri

 

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

La $inistra del “devono entrare tutti” la fa fuori dal vaso

Arriva comitato per costringere i ticinesotti a mantenere stranieri ad oltranza 

Proprio vero che questi kompagnuzzi spalancatori di frontiere, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Per la Lega sono una vera manna dal cielo. Ogni volta che aprono bocca, il nostro Movimento guadagna consensi

Questa volta i talebani del “devono entrare tutti” e del “i ticinesotti, chiusi e gretti, devono mantenere tutti” hanno fatto le cose in grande (?) stile. O almeno, così immaginano loro. Ed infatti in 15 associazioni si sono riunite a Bellinzona (uella) nei giorni scorsi. Ed hanno proclamato “urbis et orbis”, con la prosa logorroica che li contraddistingue, la nascita di un pomposo “Comitato unitario per una nuova politica migratoria in Svizzera”. Acciderba, roba da far tremar le vene ai polsi, come si diceva una volta!

Dopo il terrificante spettacolo delle giovani $ocialiste svizzere che si mettono in topless per protestare contro il trumpismo e a favore dei finti rifugiati con lo smartphone, questo nuovo comitato unitario (?) proprio ci mancava.

Tra le 15 associazioni firmatarie fanno bella (?) mostra di sé  P$, Verdi ed MP$ (dimostrazione, sia detto per inciso, che i Verdi del Post Savoia sono tornati a fare la succursale dei kompagni, perfettamente in linea con la posizione, fallimentare, del partito nazionale); e naturalmente i $indakati ro$$i Unia e USS.

Illusione ottica

Il numero spropositato di associazioni firmatarie non deve trarre in inganno sulla reale portata del comitato. Le associazioni sono numerose, ma dietro ci sono sempre i soliti quattro gatti, che si presentano di volta in volta con cappelli diversi pensando di “fare numero”. Ma è una semplice illusione ottica.  Il modus operandi è tipico della $inistruccia.

L’appello costituisce un attacco frontale a Norman Gobbi e alle sue sacrosante politiche in materia di stranieri. Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che il direttore del Dipartimento delle istituzioni stia semmai gongolando: perché con nemici così, la rielezione è garantita ad oltranza. Oltretutto simili isterismi sono la dimostrazione che le politiche leghiste di Gobbi vanno nella direzione giusta: frontiere il più chiuse possibile (a quando un bel MURO “à la Trump”?), allontanamento di stranieri in assistenza o con la fedina penale sporca, e PRIMA I NOSTRI!

Nuovo?

Il comitato $inistro si chiama “per una nuova politica migratoria”. Ma ciò che propone, di “nuovo” non ha proprio nulla. Si tratta infatti del solito vecchio e putrescente ritornello delle frontiere spalancate. Del “dobbiamo far entrare tutti” (compresi i delinquenti, dal momento che il comitatuccio starnazza pure contro la richiesta del casellario giudiziale). Del dobbiamo mantenere tutti. Ed anche, ciliegina sulla torta, del dobbiamo naturalizzare tutti. I $inistri pretendono addirittura di vietare l’espulsione degli stranieri in assistenza! Avanti, venite tutti nella Svizzera paese del Bengodi, che vi mantiene ad oltranza! I soldi crescono sugli alberi!

Catalogo di boiate

Le rivendicazioni del nuovo comitato, oltre a costituire un incredibile catalogo di boiate (se non si sapesse che certi personaggi sono privi di qualsivoglia senso dell’umorismo, si potrebbe pensare ad un pesce d’aprile anticipato) sono un vero insulto al contribuente. Ecco alcune delle loro perle:
– Abolire il concetto di centro di interessi quale criterio per stabilire la legittimità di una persona di risiedere in Svizzera o di percepirne le prestazioni sociali. (Traduzione: bisogna mantenere tutti!)
– Rivendicare l’impossibilità di espulsione dalla Svizzera per i disoccupati e per coloro che stanno esaurendo il diritto all’indennità di disoccupazione e per chi è caduto nel bisogno. (Traduzione: idem come sopra!)
– Sostenere il diritto alla naturalizzazione secondo procedure standardizzate e non discriminatorie, valide per tutto il territorio svizzero, che prevedano criteri trasparenti e formalmente rappresentativi e che contemplino la possibilità per il richiedente di ricorrere contro la decisione. (Traduzione: i passaporti svizzeri vanno REGALATI come se fossero noccioline!)
– Assicurare il riconoscimento automatico delle lauree, dei diplomi e delle qualifiche professionali ottenuti all’estero. (Traduzione: parificare lauree estere, comprate e/o che non valgono una sverza, con quelle delle università svizzere che sono le migliori al mondo. Ovvero: svilire le università ed i laureati svizzeri. E come la mettiamo, esagitati kompagnuzzi, con la protezione del consumatore?).
– Chiedere la fine della chiusura delle frontiere (quando mai sono state chiuse?, ndr), la fine dei respingimenti, la fine delle politiche di controllo e persecuzione (?) dei richiedenti l’asilo. (Traduzione: tutti i finti rifugiati con lo smartphone devono poter non solo entrare in Svizzera, ma anche restarci per sempre, mantenuti dal contribuente. Anche in violazione della legge. Ma si sa che a $inistra rispettano solo le leggi che piacciono. Quelle che non piacciono ai kompagni, invece, è giusto violarle).

Ovviamente il conto delle prestazioni sociali ai troppi stranieri in assistenza che hanno trovato in Ticino il paese del Bengodi  lo pagano di tasca propria i membri del nuovo “comitato unitario”, nevvero?

L’insulto ai nostri anziani

Non ancora contenti, i kompagnuzzi coronano il loro florilegio di scempiaggini con una premessa oltraggiosa: “i lavoratori stranieri hanno costruito questo paese”. Ah certo. Ed i nostri anziani invece non hanno fatto nulla, vero? Passavano le giornate a grattarsi!

I kompagnuzzi con i piedi al caldo grazie al pubblico impiego garantito a vita, invece di autoerotizzarsi cerebralmente con l’ideologia internazionalista più ottusa e becera, chiedano scusa agli anziani svizzeri e ticinesi! Quelli che ancora sono tra noi e quelli che non lo sono più! Fondamentalisti xenofili, vergognatevi!

Avanti così

Comunque, gauche caviar, avanti così. Spiace solo che il vostro bel proclama non sia stato pubblicato in periodo di elezioni cantonali, perché la Lega avrebbe guadagnato come minimo il 5%. Ma siamo convinti che da qui al 2019 non ci farete mancare le iniziative a sostegno indiretto del nostro Movimento. Restando in trepidante attesa, ringraziamo commossi.

Lorenzo Quadri

Ticino: entrate clandestine triplicate e sarà sempre peggio

Intanto il Consiglio nazionale vuole spendere sempre di più per formare gli asilanti

Ma come, il caos asilo non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Ed invece si è di recente appreso, ma tu guarda i casi della vita, che le entrate clandestine in Ticino sono triplicate da un anno all’altro: erano meno di 11mila nel 2015, contro le quasi 34mila nel 2016. Sicché la proposta di costruire un bel muro sul confine non è poi tanto campata in aria.

Eppure delle cifre in questione si prende semplicemente atto; come se fossero solo dei segni sulla carta e non avessero delle conseguenze assai concrete. Sia finanziarie che sotto il profilo della sicurezza. Intanto il Belpaese, ma tu guarda i casi della vita, è stato nuovamente rampognato in sede internazionale perché l’accoglienza dei migranti economici minorenni non sarebbe adeguata. Naturalmente si tratta in gran parte di presunti minorenni, visto che le dichiarazioni sull’età sono fantasiose e i documenti d’identità vengono gettati in mare.

“Persone in autostrada”

Il fatto che l’Italia non faccia i compiti in materia di accoglienza, aumenta la pressione sui paesi vicini (nel senso che sempre più migranti giunti nel Belpaese vista la situazione decidono di raggiungere altri lidi più accoglienti).  Questo lo hanno riconosciuto anche gli organismi internazionali di cui sopra. Va da sé che i primi  a scontare questa situazione sono proprio gli svizzerotti. E più precisamente il Ticino, per ovvi motivi geografici. C’è quindi da attendersi che gli ingressi clandestini in questo sempre meno ridente Cantone, già triplicati in un anno, siano destinati ad impennarsi ulteriormente. Con modalità sempre più fantasiose e rischiose. Vedi gli episodi di trainsurfing (viaggio clandestino sul tetto del treno) che hanno riempito la cronaca recente. Anche perché in  un caso l’esito è stato tragico. Ma da tempo decine di migranti entrano in Ticino a piedi camminando in autostrada. Pratica che non è di certo sicura. Chi credete che siano le “persone lungo l’autostrada” nel Mendrisiotto che i notiziari di Via Suisse annunciano con bella regolarità? Non sono mica turisti con la macchina in panne…

Troppo attrattivi

Chi istiga i migranti economici a tentare simili imprese rocambolesche, che possono anche costare la vita? Risposta: i fautori del “devono entrare tutti”. Quelli che si ostinano ad illudere gli asilanti che una volta raggiunto il nostro paese sono a posto: perché gli svizzerotti accolgono e mantengono tutti. Come ha detto il consigliere del presidente eritreo in visita a Berna, “il vostro (della Svizzera) problema è che siete troppo attrattivi”.

Svizzerotti pronti ad obbedire

E gli stessi organismi internazionali che bacchettano il Belpaese in materia di accoglienza di asilanti fanno – e ti pareva! –  appello all’UE e alle famose quote di ridistribuzione.  Il che significa, come di consueto, che i primi (se non gli unici) a seguire con la massima diligenza simili inviti, senza peraltro avere alcun obbligo al proposito, saranno proprio gli  svizzerotti. Come del resto hanno sempre fatto. Ringraziamo in coro la ministra del partito del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ci troveremo quindi ad alloggiare sempre più sedicenti rifugiati che toccherebbero ad altri. Per questo la buona Simonetta ci vuole rifilare sempre più centri per asilanti.

La metà sparisce

E’ inoltre confermato che quasi la metà dei migranti spariscono nel nulla; questi, è evidente, sono tutti finti rifugiati, dal momento che dei veri perseguitati, una volta giunti in Svizzera, non avrebbero alcun motivo per far perdere le proprie tracce. Su questi clandestini nulla si sa – e nulla si continua a sapere. Il Consiglio federale, rispondendo a delle domande sul tema, ha ribadito che verosimilmente questi migranti non sono più in Svizzera e che comunque non risultano aumenti di reati che potrebbero essere riconducibili alla permanenza in clandestinità dei finti rifugiati “spariti” e blablabla. Ah beh, quando si dice “l’importanza del controllo sul territorio”!

Formazione

Intanto, sempre in tema di asilanti, il Consiglio nazionale è riuscito a prodursi nell’ennesima brillante pensata: ovvero accettare, per 108 voti contro 70, una mozione che chiede di spendere “parecchio di più”  nella formazione dei giovani rifugiati. E già, perché i giovanotti con lo smartphone non vanno solo accolti. Devono pure venire formati a spese del contribuente svizzerotto. Altrimenti – questa la brillante argomentazione dei mozionanti, naturalmente di $inistra – rimanendo in Svizzera saranno poi a carico dell’assistenza. Ma guarda un po’! Peccato che il punto sia un altro: ossia che questi signori non devono restare  definitivamente nel nostro paese, bensì rientrare nel loro il prima possibile. Le ammissioni provvisorie devono tornare ad essere quello che dice il nome: provvisorie, appunto. Invece la partitocrazia spalancatrice di frontiere, Dipartimento Sommaruga in prima fila, ha reso le ammissioni provvisorie, de facto, definitive.

Sdoganare

Sicché,  invece di intervenire al livello giusto, dove è effettivamente necessario intervenire, non solo si prosegue nell’irregolarità (e nümm a pagum) ma si pongono i presupposti per sdoganarla e perpetrarla. Si accetta come normale ciò che normale non è. Questo per ampliare sempre di più la spesa sociale provocata dai migranti economici. E naturalmente si ampliano di pari passo i diritti di questi ultimi (i doveri mai). Già, perché mica vorrete rimandare a casa un asilante che si è formato o che si sta formando, vero beceri razzisti?

Avanti, diventiamo sempre più accoglienti per i migranti economici! Quanto al conseguente caos asilo, semplicemente se ne nega l’esistenza (un po’ come accade con il dumping salariale ed il soppiantamento dei residenti con frontalieri). Ma fino a quando si pensa di prendere la gente per i fondelli?

Lorenzo Quadri

 

 

La politica d’asilo che svuota le casse pubbliche

E una bella fetta dei costi finisce sul groppone di Cantoni e Comuni 

Intanto la mozione Bignasca chiede al Consiglio di Stato di plafonare la spesa per gli asilanti a quanto rimborsato dalla Confederazione o da enti terzi

Migranti economici: il bel regalo al Ticino della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ministra del partito del “devono entrare tutti”, è ormai tristemente noto da qualche settimana. Trattasi del maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dovrebbe aprire i battenti nel 2020 ed ospitare 350 posti. Ossia 200 posti in più – oltre al doppio! – della struttura attualmente operativa a Chiasso, dove resterà un’ “antenna” (?).  A ciò si aggiunge l’incognita del nuovo centro che il Belpaese prevede di realizzare a Cavallasca, a poche centinaia di metri dalla frontiera verde nonché dal valico incustodito di Pedrinate.

Altrettanto nebuloso rimane il futuro dell’ex caserma di Losone che attualmente ospita migranti economici. Secondo la legge, tale utilizzo è possibile solo per al massimo tre anni. Vedremo se il termine verrà effettivamente rispettato o se il Dipartimento Sommaruga si inventerà qualche sotterfugio per aggirarlo (magari la mancanza di una destinazione alternativa precisa per la struttura). Perché anche il Gigi di Viganello ha capito che l’obiettivo della politica d’asilo federale, spacciata per “restrittiva”, è in realtà quello di aumentare a dismisura la capacità di accoglienza di finti rifugiati in Svizzera. Va da sé che non si creano nuovi centri per migranti economici per poi lasciarli vuoti. I posti creati verranno prontamente, e stabilmente, occupati.

A vantaggio dei finti rifugiati

Questa politica dell’accoglienza va a beneficio principalmente dei finti rifugiati con lo smartphone. Essa mette in pericolo la sicurezza del paese. Non solo dal profilo dell’ordine pubblico (entrano miliziani dell’Isis) ma anche da quello sociale, poiché ci portiamo in casa decine di migliaia di giovani musulmani che non saranno mai integrati. Non a caso i  paesi dell’Europa dell’est, dove ci sono governanti con gli attributi e non calabraghe compulsivi, hanno detto chiaramente che:

  1. a) non aderiscono ai piani di ridistribuzione di migranti stabiliti dall’UE (la Svizzera invece,”grazie” a Sommaruga, aderisce a titolo volontario, senza avere l’obbligo, ma nemmeno la base legale per farlo) e
  2. b) non vogliono la creazione di forti comunità islamiche sul loro territorio.

Altro che Riforma III

La politica svizzera dell’accoglienza svuota le casse pubbliche. Altro che la Riforma III delle imprese. Il settore dell’asilo costa alla Confederazione 2.5 miliardi all’anno.  Ma a questo si aggiungono le spese a carico dei Cantoni. E specialmente a carico del nostro. Il quale è particolarmente esposto: infatti il 70% dei clandestini arriva in Svizzera passando dal Ticino. E cosa fa la ministra del “devono entrare tutti”? Forse che si attiva per limitare queste entrate clandestine? Ma manco per idea: lei riempie il Cantone di centri asilanti, così da poter accogliere sempre più!  E la presenza di questi centri comporta dei costi che non sono coperti dalla Confederazione. Il tema è stato giustamente sollevato da una mozione di Boris Bignasca e cofirmatari presentata nei giorni scorsi, in cui si formula al Consiglio di Stato una richiesta assai semplice:  “Sull’esempio anche di altri cantoni svizzeri – si legge nell’atto parlamentare – chiediamo che le spese alla voce “Asilanti, ammissione provvisoria e NEM” vengano plafonate . Il Cantone non può spendere per questa voce più di quanto viene rimborsato dalla Confederazione e da terzi”.

Sul fatto che a tal proposito il lavoro da fare sia molto, non sussistono grandi dubbi.

Costi dei rimpatri

E a ciò si aggiungono tutti gli “effetti collaterali” legati al massiccio afflusso di clandestini sul nostro territorio. Ad esempio: il forfait riconosciuto da Berna ai Cantoni per i minorenni non accompagnati è la metà del costo reale, che è superiore ai 3000 Fr mensili. Chi paga la differenza? Il solito sfigato contribuente ticinese.

I costi per i rimpatri vengono scaricati sul groppone dei Cantoni che li effettuano. Visto che il 70% dei clandestini entra in Svizzera dal Ticino (grazie kompagna Sommaruga!) è evidente che il nostro Cantone affronta, di conseguenza, costi nettamente maggiori rispetto agli altri. Senza alcuna compensazione. E nümm a pagum!

Spese per l’ordine pubblico

Allargando poi un po’ l’orizzonte. Centro asilanti è sinonimo di: problemi di ordine pubblico, risse, molestie (all’interno e all’esterno delle strutture), furti nei negozi dei dintorni, reati di varia gravità. Esempio recente: nei giorni scorsi nel centro di Seuzach (ZH) un 22enne somalo è stato accoltellato da un connazionale 21enne e rischia la vita. Uella kompagna Simonetta, è questa la gente che dovremmo mantenere con i nostri soldi? Aspiranti assassini?

La presenza di centri asilanti sul nostro territorio dunque comporta: interventi di polizia, interventi dell’ambulanza, spese mediche, carcerazioni, eccetera. Queste spese non le paga la Confederazione, bensì il contribuente ticinese. Ed è evidente che più asilanti uguale più risse, più reati, più interventi di polizia ed ambulanza – e quindi sempre più spese a carico del contribuente rossoblù! E poi si taglia nel sociale per far quadrare i conti? Queste cose però i kompagni spalancatori di frontiere non le dicono mai; chissà perché?

Assistenza

E allargando ancora un po’ di più l’orizzonte in senso temporale: i migranti che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati (e poi magari però tornano nel paese d’origine in vacanza “perché lì è più bello”,  vedi gli eritrei) finiscono quasi tutti in assistenza. La percentuale è superiore all’80%. E le spese dell’assistenza non le paga Berna. Se le spartiscono i cantoni ed i comuni.

Come molti problemi anche il caos asilo, da cui il Ticino è indubbiamente colpito – l’anno scorso solo nel nostro Cantone si sono contate oltre 34mila entrate clandestine, quando in Spagna (!) sono state meno di 15mila – non può che essere affrontato alla radice. Ossia impedendo ai finti rifugiati di entrare in Svizzera. Ma bisogna volerlo. E la kompagna Sommaruga e accoliti non lo vogliono.

Lorenzo Quadri

Lo stupore del PLR: “gli eritrei sono finti rifugiati”

Però la nuova largheggiante legge sull’asilo il partito l’ha sostenuta senza remore

 

Ma intanto il ministro degli esteri, il PLR Didier Burkhaltèèèr, continua a fare melina sugli accordi di riammissione

E dopo averne ingurgitate 50 fette esclamarono: “Ma… ma… ma… Ma questa è polenta!”.

Adesso il PLR, o per lo meno una parte del medesimo, scopre l’acqua calda: “le richieste d’asilo degli eritrei sono spesso ingiustificate”, esclama il partito. Ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

Presa di coscienza?

Il sensazionale (?) risveglio (?) dell’ex partitone avviene, naturalmente, parecchio tempo dopo che il PLR (assieme alla partitocrazia) ha combattuto con toni isterici il referendum contro la nuova legge sull’asilo. Quella legge che prevede l’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati con lo smartphone, come pure le espropriazioni facili per permettere al dipartimento Sommaruga di costruire nuovi centri asilanti scansando le normali procedure e la tutela dei diritti del vicinato. Chiaro: per costruire scuole, case anziani, ospedali eccetera a vantaggio dei cittadini occorre giustamente sottostare a tutta la trafila ricorsuale e democratica. Quando invece si tratta di aumentare dissennatamente la capacità d’accoglienza a vantaggio di migranti economici, ecco che si creano le scorciatoie apposite. Da notare che la nuova legge venne venduta in votazione popolare come “restrittiva”. Infatti è così restrittiva che la $inistra del “devono entrare tutti”  era sulle barricate a difenderla.

Hanno letto qualche statistica?

E adesso improvvisamente il PLR si accorge che la Svizzera continua ad accogliere in modo ingiustificato asilanti eritrei. Lo stesso consigliere del presidente eritreo in visita a Berna aveva tra l’altro dichiarato che i suoi connazionali sono tutti finti rifugiati, e che le partenze di questi giovani danneggiano il paese.

Chissà a cosa è dovuta  la presa di coscienza dei liblab? Forse nell’ex partitone qualcuno ha guardato le statistiche degli aiuti sociali e si è accorto che il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2272% (duemiladuecentosettantadue per cento) tra il 2008 ed il 2014? Oppure ha scoperto che tanti eritrei, accolti in Svizzera  come presunti “perseguitati”, per le vacanze tornano nel loro paese, perché lì è più bello?

Magari, se il PLR si fosse svegliato prima della votazione sul referendum contro la nuova legge sull’asilo, adesso avremmo una legge che serve a proteggere temporaneamente (fino alla normalizzazione della situazione in patria) chi è perseguitato. Non ad autorizzare e ad incoraggiare l’immigrazione illegale di rifugiati economici che dalla Svizzera (paese del Bengodi) non partiranno mai. E che finiranno praticamente tutti a carico del contribuente. E non otterranno di certo solo il minimo vitale. Saranno seguiti anche da un codazzo di assistenti sociali, consulenti, psicologi… tanto alla fine  paga Pantalone.

Riammissioni mancate

Per tornare all’Eritrea: il paese pare particolarmente refrattario nel riammettere i suoi connazionali respinti dalla Svizzera. E qui nasce il sospetto che ciò avvenga anche perché questi giovanotti con lo smartphone non sono necessariamente degli stinchi di santo: sicché il paese d’origine non ha particolarmente voglia di riprenderseli.  Fatto sta che già in settembre il Consiglio degli Stati, dopo il  Consiglio nazionale, ha dato mandato al governo di venirne ad una e di concludere finalmente degli accordi di riammissione con l’Eritrea.

Va però precisato, per non attribuire alla Camera alta meriti che non ha, che i “senatori” hanno sì detto che bisogna lavorare di più sull’Eritrea per ottenere che si riprenda i suoi connazionali arrivati illegalmente in Svizzera.  In precedenza hanno però rifiutato l’unica  misura efficace per ottenere la sottoscrizione di accordi di riammissione da parte degli Stati da cui provengono i migranti economici. Ossia vincolarli agli aiuto allo sviluppo. Niente accordi di riammissione? Niente soldini dalla Svizzera.

Il bello è che, malgrado il mandato ricevuto dal parlamento sia chiaro – ossia arrivare agli accordi di riammissione con l’Eritrea – il ministro degli Esteri, il PLR Didier Burkhaltèèèr, fa melina.  Sicché, la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga fa entrare tutti, e il liblab Burkhaltèèèèr non si preoccupa di farli tornare a casa loro.

Anziani sfrattati

Intanto si apprende che a Chiasso l’anziana coppia che da oltre vent’anni vive in una casa di via Milano di proprietà della Confederazione, verrà sfrattata definitivamente entro il prossimo 30 giugno: perché Berna ha bisogno di spazi per i funzionari del vicino centro asilanti.

Anziani ticinesi sbattuti fuori dalla casa dove hanno abitato per più di due decenni per fare spazio alle esigenze dei finti rifugiati. Ecco i bei risultati della politica del “devono entrare tutti”. E poi magari a $inistra hanno ancora la tolla di scandalizzarsi per lo sfratto dei due anziani? Che, poco ma sicuro, non sarà nemmeno l’ultimo.

Lorenzo Quadri

Asilanti: i partiti $torici cominciano ad avere fifa

Togliere le spese extra dal preventivo è inutile, se non si chiudono le frontiere

 

La petizione lanciata dal granconsigliere leghista Massimiliano Robbiani contro la creazione di un nuovo centro asilanti a Rancate ha raccolto 2600 sottoscrizioni. Come ha rilevato il promotore, si tratta di un risultato soddisfacente, visto che le firme sono state raccolte contro una struttura nel frattempo già aperta ed operativa.

Adesso di asilanti si sente parlare meno, ma i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.

Spuntano infatti alla chetichella in tutta la Svizzera i nuovi centri d’accoglienza  (ultimo annunciato, nei giorni scorsi,  quello ad Embrach nel Canton Zurigo, che avrà 120 posti). Spesso e volentieri vengono utilizzati, alla bisogna, stabili di proprietà della Confederazione. Ed il Dipartimento Sommaruga sottolinea “come se niente fudesse” che la nuova legge sull’asilo permette di riconvertire immobili della Confederazione in centri temporanei per asilanti senza chiedere niente a nessuno.

Gli obiettivi si chiariscono

Ecco dunque che cade la maschera. L’obiettivo della nuova legge sull’asilo – che i promotori  hanno venduto al popolo come “restrittiva” – è  in realtà di tutt’altro genere. Lo scopo era infatti quello di dare più diritti agli asilanti (avvocato gratis, ossia pagato dal solito sfigato contribuente, per tutti) e soprattutto di permettere alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga di creare nuovi centri d’accoglienza a go-go. In questo modo si aumenta da un lato l’attrattività del paese per i finti rifugiati con la smartphone (tutti giovani uomini che non scappano da alcuna guerra) e dall’altro si accresce la capacità d’accoglienza. Il disegno è dunque a suo modo coerente. E, sempre nella stessa linea di aumento dell’attrattività, il Dipartimento Sommaruga vorrebbe “rafforzare” i diritti degli asilanti ammessi provvisoriamente.

Ammissioni “provvisorie”?

Ma guarda un po’: gli asilanti ammessi provvisoriamente dovrebbero ritornare al loro paese non appena la situazione si è normalizzata (ad esempio fine del conflitto o dei disordini). Però restano tutti in Svizzera. E vanno tutti in assistenza. E cosa fa la kompagna Simonetta? Invece di far sì che l’ammissione provvisoria torni ad essere tale, vuole istituzionalizzare l’abuso. Ossia vuole trasformare ufficialmente le ammissioni provvisorie in definitive. E nümm a pagum!

Il No di facciata

Eh già, perché l’asilo ha dei costi miliardari, che stanno letteralmente esplodendo. E a Berna, dove la maggioranza se ne è impipata alla grande della fattura, all’insegna del “devono entrare tutti”, a qualcuno comincia a diventare fredda la camicia.

La maggioranza della Commissione delle finanze del Consiglio Nazionale (commissione presieduta dalla kompagna milionaria esentasse Kiener Nellen) ha rifiutato di iscrivere nel Oreventivo 2017 della Confederella 400 milioni di spese extra per l’asilo.

Ma guarda un po’. Giusto rifiutare di iscrivere le spese extra, ma si tratta di una foglia di fico. Visto che le spese ci saranno, qualcuno – il contribuente! – dovrà anche pagarle. Invece di rifiutarsi adesso di iscrivere gli extra (pura misura diversiva per gettare fumo negli occhi), i partiti $torici avrebbero dovuto darsi da fare per impedire che queste uscite si generassero. Ciò significa che avrebbero dovuto varare delle leggi restrittive nei confronti dei finti rifugiati con lo smartphone. Invece hanno voluto norme che spalancano le frontiere ai migranti economici. E poi – ooops! – si sono accorti che non ci sono i soldi per finanziare le loro scelte politiche scriteriate. Sicché adesso fingono “responsabilità”  stralciando i 400 milioni extra dal Preventivo: e credono, in questo modo, di potersi rifare una verginità. Una vera presa per i fondelli. Non basta, cari $ignori dei partiti $torici, tirare una riga su un numero. Bisogna chiudere le frontiere ai finti rifugiati!

Finti asilanti e finti minorenni

Argomento su cui i moralisti a senso unico del “devono entrare tutti” amano montare la panna sono gli asilanti minorenni. Al proposito nei giorni scorsi è giunta dall’Austria una interessante notiziola. 2200 migranti (naturalmente tutti uomini) sospettati di essersi dichiarati minorenni malgrado non lo fossero più da un pezzo, sono stati sottoposti ad analisi medica. Ne è emerso che la metà di essi sono maggiorenni.  E parecchi di loro sulla data di nascita non hanno mica barato di poco. Tra i sedicenti “minorenni” sono stati scoperti anche uomini di oltre 35 anni. Un poliziotto ha dichiarato alla stampa: “E’ assurdo, ci sono uomini con la barba folta e ciocche grigie tra i capelli che hanno detto di avere 17 anni”.

Evidentemente i finti rifugiati e finti minorenni ci prendono tutti per scemi. Il problema è che ogni esame medico per l’accertamento dell’età costa circa 1000 Fr. A carico del contribuente.

Lorenzo Quadri

Eritrei in assistenza: dal 2008 al 2014 aumento del 2’272%!

E poi dicono che non è vero che siamo il paese del Bengodi per migranti economici?

 

I costi della socialità svizzera sono andati “allegramente” fuori controllo. Ciò è accaduto con il fattivo contributo dell’immigrazione scriteriata e del caos asilo.

I dati a livello federale parlano chiaro: il numero degli svizzeri in assistenza resta più o meno costante per rapporto alla popolazione, mentre in altre nazionalità si evidenziano delle vere e proprie esplosioni.

“Cambio di prassi”

Per quel che riguarda gli svizzeri in assistenza, occorrerebbe poi verificare quanti di questi svizzeri sono effettivamente tali e quanti sono invece naturalizzati di fresco (lo stesso problema che si presenta quando si leggono le statistiche della criminalità).

Vedi al proposito, in Ticino, il caso eclatante citato di recente come “cambio di prassi” del Consiglio di Stato in materia di espulsione di dimoranti a carico dello Stato sociale. La compagna sudamericana in assistenza di un “cittadino svizzero” (anch’egli in assistenza) potrà rimanere in Ticino a seguito della nuova prassi governativa. Peccato che il compagno in questione il passaporto svizzero ce l’abbia da un paio d’anni.

Eritrea: cifre allucinanti!

Qual è il dato più eclatante (ripreso dalle statistiche federali) sulle nazionalità di riceve l’assistenza in Svizzera? Quello dei cittadini eritrei, che evidentemente sono arrivati da noi come asilanti. Malgrado non scappino da alcuna guerra. Malgrado, come disse il consigliere del presidente eritreo in visita a Berna, si tratti di “giovani formati, sui quali il nostro paese ha investito, e che tornano a casa per le vacanze, a dimostrazione che non sono dei perseguitati”. Ebbene, dicono le statistiche federali che nel 2006 in Svizzera c’erano 276 eritrei in assistenza, mentre nel 2014 ce n’erano 6’547 (oggi, a seguito del caos asilo, saranno di sicuro parecchi di più). Fatto sta che l’aumento di eritrei in assistenza in otto anni è stato di ben il 2’272%! E poi gli spalancatori di frontiere hanno il coraggio di  venirci a dire che non è vero che siamo il paese del Bengodi per migranti economici, che sono tutte balle della Lega populista e razzista?

Immigrazione uguale ricchezza?

Oggi, tra le nazionalità straniere più rappresentate tra i beneficiari di prestazioni sociali  in Svizzera, gli eritrei si collocano al quinto posto. In cima alla classifica troviamo il Portogallo (il 9.22% degli stranieri in assistenza in Svizzera hanno nazionalità portoghese), seguito da Turchia (9.06%), Italia (8.56%), Serbia (5.69%), e, appunto, Eritrea (5.4%).

Ma se il numero di eritrei in assistenza è aumentato del 2’272% (sic!) in 8 anni (e gli ultimi due anni mancano ancora dalle statistiche) anche altre nazionalità hanno raddoppiato, triplicato o quadruplicato la propria presenza percentuale. Comprese quelle UE. Tra il 2006 ed il 2014 i rumeni in assistenza sono aumentati del 168%. I bulgari del 159%. Perfino i tedeschi sono raddoppiati! E non dimentichiamoci che queste cifre non tengono conto delle naturalizzazioni facili.

Cos’è che venivano a raccontarci gli spalancatori di frontiere e camerieri dell’UE? “Immigrazione uguale ricchezza”? “Con la libera circolazione arrivano forze di lavoro specializzate indispensabili per l’economia”?

 Paese del Bengodi

La Svizzera – chiusa e razzista – oltre ad avere il tasso di stranieri più elevato di tutta Europa (con l’unica eccezione del piccolo Lussemburgo) si ritrova con un saldo migratorio dalla sola UE di 80mila persone in più all’anno. Che in cifre assolute aumenti il numero degli stranieri a carico dello stato sociale è la logica conseguenza. Assai meno conseguente è l’aumento percentuale. Per prendere l’esempio dei tedeschi (così magari anche gli amici d’Oltralpe ci fanno una qualche riflessione): tra il 2006 ed il 2014 il loro numero in Svizzera è senz’altro aumentato; però la percentuale di tedeschi in assistenza avrebbe dovuto rimanere costante. Invece è cresciuta alla grande. E questo testimonia della  massiccia immigrazione nello Stato sociale. Altro che balle della Lega populista e razzista!

 

Avanti così…

E come la mettiamo, per chiudere il cerchio, con quell’aumento del 2272% (sic!) degli eritrei in assistenza? Vogliamo continuare a fare entrare e a mantenere tutti? Poi ci chiediamo come mai ci toccherà andare in pensione a 70 anni e farci tartassare sempre di più?

Lorenzo Quadri

Sempre più Paese del Bengodi per migranti economici!

Sommaruga vuole conferire ulteriori diritti agli asilanti ammessi provvisoriamente 

Invece di diminuire la nostra attrattività per i finti rifugiati la aumentiamo sempre di più. Avanti così, continuiamo a farci male da soli!

Qui sembra proprio che qualcuno abbia perso la trebisonda! Qualcuno o piuttosto qualcuna, e meglio la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga! Sì perché la proposta del Consiglio federale – nel caso concreto: del dipartimento Sommaruga –  di creare un nuovo statuto “di protezione” per asilanti non ci sta bene proprio per niente!

E’ il colmo: i cittadini votano una legge sull’asilo più restrittiva, ma la kompagna Sommaruga se ne impipa e vuole rafforzare le ammissioni provvisorie, nel senso di dare agli ammessi provvisoriamente più diritti per agevolarne la permanenza nel nostro paese! Mentre il “caos asilo” imperversa in Europa ed in Svizzera, l’ineffabile Simonetta cosa fa? Calcando le orme dell’Anghela Merkel vuole rendere il nostro paese ancora più attrattivo per i migranti economici che si spacciano per perseguitati! Ma ci piace così tanto emulare Tafazzi?

Più si spende per l’asilo…

Intanto per l’asilo già spendiamo miliardi di franchetti pubblici, cifra in crescita a velocità supersonica, visto che i migranti economici sono sempre di più. Nei primi nove mesi dell’anno gli arrivi in Svizzera sono stati 35mila: quindi abbiamo già raggiunto il tetto massimo che l’Austria, che ha dimensioni paragonabili alle nostre, si è fissata per tutto l’anno. Naturalmente più soldi si spendono per l’asilo – e stiamo parlando di miliardi di franchi, non di noccioline – meno ce ne sono per i cittadini svizzeri. Però in casa della partitocrazia nessuno sembra preoccuparsi dell’esplosione della spesa per l’asilo: per la serie, chissenefrega, vorrà dire che gli svizzerotti (“chiusi e gretti”) lavoreranno fino a 90 anni per mantenere i migranti economici! Che poi magari ci ringraziano accusandoci di essere razzisti…

Più attrattivi

Appare evidente che bisogna disincentivare l’arrivo di finti rifugiati – a stragrande maggioranza giovanotti con vestiti alla moda e almeno uno smartphone, che non scappano da nessuna guerra – e invece con il nuovo statuto per gli asilanti ammessi provvisoriamente si fa proprio il contrario, in quanto ci si rende più attrattivi.

“Situazione esplosiva”

Cosa significa, oggi, essere un asilante “ammesso provvisoriamente”? Il titolare di questo tipo di ammissione non è singolarmente minacciato, ma non può essere rinviato perché nel suo paese ci sono “disordini”, guerra o epidemie. Ha però l’obbligo di rimpatriare quando la situazione si è normalizzata. Invece questo, ma guarda un po’, non succede. Gli ammessi provvisoriamente restano tutti qua (magari però tornano a casa a trascorrere le vacanze, naturalmente con i nostri soldi). E non solo: sono praticamente tutti (l’84%) a carico del nostro Stato sociale. In questo modo si crea una situazione che l’ex consigliere nazionale $ocialista nonché ex Mr. Prezzi Rudolf Strahm – non un leghista populista e razzista – ha definito “esplosiva”.

Provvisorio significa provvisorio

Bisogna dunque fare in modo che le ammissioni provvisorie tornino ad essere ciò che devono: ossia, appunto, provvisorie. Non definitive come adesso! Ed invece il Consiglio federale cosa fa? Il contrario. Prendendo per l’ennesima volta a pesci in faccia la volontà popolare, vorrebbe scodellare un nuovo tipo di permesso che serve a consolidare lo status attuale –  ossia: ammissione provvisoria uguale definitiva – dando ancora più diritti agli ammessi provvisoriamente!

Questo, è ovvio, vuol dire fomentare l’assalto alla diligenza svizzera da parte di migranti economici. Ed i primi a farne le spese, tramite aumento delle entrate clandestine, saremmo proprio noi ticinesi! Grazie, kompagna Sommaruga!

Ricongiungimenti?

Il nuovo statuto di protezione ideato dal Consiglio federale prevede infatti agevolazioni per i ricongiungimenti familiari, maggiore mobilità all’interno della Svizzera e possibilità di integrarsi nel mondo del lavoro. Qui qualcuno non è bene in chiaro. Gli ammessi provvisoriamente non devono integrarsi in Svizzera; devono partire il prima possibile. La storiella dell’integrazione è una bufala, perché questi asilanti non sono integrabili, e di lavoro non ce n’è nemmeno per gli svizzeri.  E anche le agevolazioni per i ricongiungimenti familiari sono una cappellata, dal momento che gli ammessi provvisoriamente devono sì potersi ricongiungere ai familiari, ma nel paese d’origine: bisogna fare in modo che lascino la Svizzera non appena la situazione d’emergenza nel loro paese è superata, e non costruire ponti d’oro affinché restino da noi, portandosi dietro tutto il parentado (e nümm a pagum) come vorrebbe la $inistra spalancatrice di frontiere all’insegna del “devono entrare tutti”. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, il P$$ davanti alla proposta governativa è andato in brodo di giuggiole.

Tre cose

Il Consiglio federale, in materia di asilanti ammessi provvisoriamente, deve dunque fare tre cose:

  • far sì che rientrino nel paese d’origine non appena l’emergenza è finita, ciò che adesso non accade;
  • scremare dallo statuto di ammesso provvisoriamente i rifugiati economici, ciò che adesso non accade;
  • Gli svizzeri devono avere accesso al mercato del lavoro elvetico; gli ammessi provvisoriamente devono tornare a casa loro il prima possibile.

La proposta di nuovo “statuto di protezione” (?) va nella direzione esattamente opposta. Avanti così, facciamoci male da soli: diventiamo sempre più il paese del Bengodi per immigrati nello Stato sociale! A quando, invece, uno statuto di protezione dei cittadini svizzeri in casa loro?

Per una volta condividiamo la posizione del PLR, che al proposito della nuova boutade del Consiglio federale ha commentato così: bisognerebbe distribuire dei permessi “S”, ossia che NON conferiscono il diritto ad aiuti sociali, ciò che scoraggerebbe l’immigrazione.

Lorenzo Quadri

Ma come, non doveva arrivare solo brava gente?

Germania alla frenetica ricerca del giovane presunto terrorista siriano

Al momento di andare in stampa, erano ancora in corso le frenetiche ricerche nella città tedesca di Chemnitz (Sassonia) di un 22 enne siriano, tale Jaber Albakr, considerato un “soggetto molto pericoloso”. L’ennesimo bravo giovane di origini mediorientali è sospettato di aver fabbricato un ordigno esplosivo, ovviamente per mettere a segno un attentato di matrice islamica in un aeroporto tedesco.

Uella, vuoi vedere che il bravo ragazzo perfettamente integrato è arrivato in Germania come asilante? E cosa diceva al proposito l’Anghela Merkel, una delle principali responsabili del “caos asilo” che sta inguaiando l’Europa e che sta costando miliardi al contribuente svizzerotto, miliardi che poi mancano quando si tratta di aiutare i “nostri”?

Mica raccontava, l’Anghela, che gli asilanti non portano il terrorismo? Ma quando mai, ma chi potrebbe mai pensarlo! Il terrorismo islamico non lo portano i migranti economici in arrivo da paesi islamici dove oltretutto l’Isis controlla i barconi! Lo portano gli oriundi delle alpi bavaresi, o magari i marziani!

Il disastro

Con la folle politica dell’ “accogliamo tutti”, la Merkel ha messo in movimento verso l’Europa milioni di migranti economici con lo smartphone, tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra, e che mai si integreranno in Occidente: nella migliore delle ipotesi faranno i casi sociali a vita, nella peggiore invece verranno radicalizzati dagli estremisti islamici già presenti in loco (una presenza per cui possiamo ringraziare la politica del fallimentare multikulti; altro che “immigrazione uguale ricchezza!”).

Che il disastro-asilo costi alla Merkel il cadregone, è proprio il minimo.

Non solo Germania

Ma naturalmente i simpatizzanti dell’Isis non si trovano solo in Germania. Infatti li abbiamo in casa anche noi. E’ recente, ad esempio, la notizia che la Procura federale ha aperto un inchiesta nei confronti di un finto rifugiato siriano, che al suo paese è accusato di crimini contro il diritto internazionale (non di furto di ciliegie al mercato). Ma come: non doveva arrivare solo brava gente, come amano ripeterci i kompagni spalancatori di frontiere e la loro radiotelevisione di servizio, sicché bisogna (?) far entrare tutti, pena il marchio d’infamia del  razzismo e della xenofobia?

I conti della serva

I conti sono presto fatti. Ammettiamo che, tra i migranti economici, i seguaci dell’Isis siano anche solo uno su mille. Quest’anno in Svizzera sono già arrivati 35mila asilanti (di fatto, dunque, abbiamo già esaurito il  “tetto massimo” che l’Austria, grande più o meno come noi, si era fissata per l’anno di disgrazia 2016).  Ciò significherebbe che tra questi 35mila migranti ci sono 35 potenziali terroristi.

Sicché, è inutile strillare ed indignarsi perché la popolazione si ribella ai progetti di nuovi centri asilanti (vedi il caso Seelisberg). Se questo accade, la colpa non è affatto degli svizzerotti “chiusi e gretti”. La colpa è degli spalancatori di frontiere, che fanno arrivare frotte di finti rifugiati. Nei confronti di questi ultimi, i cittadini elvetici sono giustamente chiusi. Quando in Svizzera arriveranno solo veri perseguitati, si può star certi che nessuno negherà un sostegno, nel solco della tradizione umanitaria elvetica. Ma, finché entrano frotte di giovanotti vestiti alla moda e con lo smartphone ultimo modello, e magari pure con una concezione del ruolo della donna incompatibile con la nostra…

Lorenzo Quadri

Il politico eritreo: “i miei connazionali? Finti rifugiati”

Gebreab conferma: Svizzera presa d’assalto da migranti africani perché troppo attrattiva

 

Ennesima legnata sulle gengive dei  kompagni spalancatori di frontiere, quelli che in Gran Consiglio hanno pure una deputata inquisita come passatrice (ma visto che l’inchiesta penale non è conclusa, secondo la morale P$ a geometria variabile non c’è alcun problema).

Yemane Gebreab, consigliere del presidente eritreo, in un’intervista si è scagliato contro i suoi giovani connazionali che fanno i finti rifugiati: “Sono giovani ben istruiti, noi abbiamo investito parecchio su di loro. Non vogliamo che partano, è una perdita per noi”. E ancora: “non sono affatto perseguitati, cercano solo condizioni economiche migliori. Ma naturalmente non possono dichiarare il vero motivo del loro arrivo in Svizzera, sennò vengono respinti. Per cui si spacciano per perseguitati parlando male del loro paese”. Non è finita: “Ogni estate – prosegue il consigliere –  migliaia di eritrei (sedicenti rifugiati, ndr) tornano nel loro paese per diversi motivi: visitano la famiglia, si sposano, comprano una casa o avviano un’attività economica in proprio. Se fossero oppressi non ritornerebbero ogni anno”. E avanti di questo passo.

Ecco dunque, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la conferma che gli asilanti eritrei sono finti rifugiati.

Paesi africani penalizzati

Pur essendo ovvio che il consigliere del presidente eritreo deve parlare bene della sua nazione, particolarmente interessante è l’osservazione sulla perdita di risorse che questa migrazione di popoli verso l’Europa (la quale non è assolutamente in grado di farsene carico) comporta per i paesi d’origine.

I nostri spalancatori di frontiere continuano ad incoraggiare le partenze degli asilanti; intanto i passatori ed i gestori di barconi fanno affari d’oro e ringraziano. Ma questi buonisti-coglionisti, così attenti alle richieste dei paesi stranieri mentre di quelle della Svizzera e degli svizzeri (razzisti e xenofobi) se ne impipano, con il loro atteggiamento all’insegna del “devono entrare tutti” danneggiano anche i paesi di provenienza dei migranti economici, che si trovano privati di importanti “risorse umane” (i finti rifugiati sono per l’80% giovani uomini).

I risultati

Eccoli qui i frutti della geniale politica del “devono entrare tutti”.

  • La Svizzera viene presa d’assalto da migranti economici, così i costi dell’asilo esplodono. Risultato: per risparmiare si taglia sugli svizzeri;
  • I paesi di provenienza dei migranti economici perdono risorse;
  • Gli spalancatori di frontiere pretendono di versare sempre più soldi all’estero sottoforma di aiuti allo sviluppo. E motivano dicendo: gli aiuti all’estero evitano le partenze di massa;
  • Gli spalancatori di frontiere fomentano le partenze di massa, mettendo ancora più in difficoltà i paesi africani, che così diventano sempre più dipendenti da aiuti allo sviluppo;
  • Intanto l’industria rossa dell’asilo si gonfia come una rana.

Troppo attrattivi

Ma il buon Gebreab ha detto anche un’altra cosa estremamente interessante:  “In Svizzera arrivano persone da tutto il mondo perché pensano che offra condizioni migliori”. Ecco dunque la conferma che 1) siamo troppo attrattivi e 2) c’è un vero mercato dell’asilo. I migranti economici confrontano le politiche d’asilo dei vari paesi europei e scelgono quelli che offrono, naturalmente con i soldi del contribuente, le prestazioni migliori. Una vera operazione di benchmark! Questi giovanotti con lo smartphone ultimo modello ed i vestiti alla moda sanno benissimo cosa vogliono, e sono perfettamente informati su come ottenerlo. E quando le cose non vanno come vorrebbero, per ricattare i paesi “ospitanti” si possono sempre inscenare azioni di protesta. Ad esempio rifiutare i pasti o gli alloggi messi a disposizione.

Riammissioni?

Al signor Gebreab, che ha detto tante cose giuste (certamente non sorprendenti, ma un conto è sentirle dire dal solito leghista populista e razzista, altra cosa è sentirle da un esponente politico africano) facciamo solo un appunto: se i finti rifugiati che partono sono una “perdita per il paese”, l’Eritrea potrebbe anche agevolare le procedure di riammissione. Ma sappiamo che su questo punto si inserisce un secondo elemento: una parte dei migranti economici (quanti?) sono delinquenti comuni – al proposito le statistiche federali sul tasso di criminalità degli africani dell’ovest e del nord presenti in Svizzera sono illuminanti – e/o pedine dell’Isis: ed è evidente che simili elementi i paesi d’origine ben si guardano dal riprenderli.

Lorenzo Quadri

“Piano contro l’estremismo” o foffa politikamente korretta?

Sommaruga si “dimentica” che il terrorismo religioso ha una sola matrice: islamica

 

Ma tu guarda cosa non ci si inventa pur di fingere di fare i compiti! La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ha presentato in conferenza stampa – squilli di trombe, rullo di tamburi – un nuovo “piano nazionale contro l’estremismo”. E già si comincia male: manca un aggettivo. E si prosegue anche peggio. Infatti, puntualizzando, la Simonetta parla di “radicalizzazione ed estremismo violento di origine religiosa”. Le parole aumentano, ma l’aggettivo decisivo continua a mancare. Eh sì, perché la matrice religiosa dell’estremismo violento è una sola: ISLAMICA.

I terroristi che commettono stragi in Europa non sono cristiani, né ebrei, né buddisti; non adorano Manitù e nemmeno Giove Pluvio. Sono ISLAMICI. Se già si comincia  un “piano contro l’estremismo” imboscando questa evidenza – non è politikamente korretto! Non è multikulti! Vergogna, razzisti islamofobi! – è ovvio che non si andrà da nessuna parte.

Cervellotici “distinguo”

Non ancora contenta, la buona Simonetta si arrampica sui vetri producendosi in cervellotici distinguo sul “fondamentalismo religioso che non va confuso con l’estremismo violento”. Come dire: il fondamentalismo religioso dopotutto non è un problema, “bisogna aprirsi”, via libera a chi contesta i valori occidentali, a chi vuole introdurre poligamia, sharia e burqa in Svizzera:  finché non ci mettono le bombe nelle stazioni, va tutto bene. Che poi il fondamentalismo ISLAMICO sia solo lo scalino che precede il terrorismo ISLAMICO pare non contare nulla.

Nuovi compiti?

Naturalmente, e come da copione, la kompagna Sommaruga ed il suo pantheon di scienziati nel “piano nazionale contro l’estremismo” si sciacquano la bocca con il concetto di “prevenzione”: essa è compito trasversale della società e blablabla. Si sta forse meditando di scaricare una pletora di nuovi compiti d’integrazione sul groppone di Cantoni e Comuni? Il tutto, evidentemente, a spese del contribuente? Ricordiamo che sono gli stranieri in arrivo in Svizzera a doversi integrare. Non siamo noi a dover integrare loro.

 Far entrare tutti

C’è poi un problemino di fondo: non si capisce in che modo sia possibile parlare di prevenzione del terrorismo ISLAMICO senza chiudere le frontiere ai finti rifugiati islamici. Eppure proprio il partito della kompagna Sommaruga pretende che la Svizzera faccia entrare tutti. A questo scopo organizza pure trasferte a Como. Ed una sua granconsigliera è stata fermata e messa in stato d’accusa come passatrice, senza che il partito in questione abbia preso alcun provvedimento. Figuriamoci: i kompagni hanno dichiarato che la legge si rispetta, ma quando la legge permette di respingere dei migranti economici, allora pone un problema di coscienza e quindi è giusto violarla. Perché, come detto, per il P$ bisogna far entrare tutti.

I finti asilanti dispersi

Solo pochi giorni fa il subito-sotto di Sommaruga, ovvero il Segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, ha confermato che il 60% degli asilanti che arrivano nei centri d’accoglienza misteriosamente spariscono. A dimostrazione che non sono dei veri profughi. E che in Svizzera, alla faccia delle “frontiere chiuse”, entrano troppi finti rifugiati. Quanti di questi “uccelli di bosco” sono musulmani radicalizzati o radicalizzabili? E dove vanno a finire? Se restano sul nostro territorio: chi li mantiene, e con quale scopo? Magari quello di fanatizzarli pro ISIS?

L’ultima boiata

Non vorremmo poi che, sfruttando il mantra della prevenzione (naturalmente a senso unico) si tentasse di accreditare anche l’ultima boiata sfornata dall’improponibile presidente del P$$ (ribadiamo: partito di Sommaruga) Christian Levrat. Ossia che gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono rendere l’Islam religione ufficiale, con tanto di riconoscimento nelle Costituzioni cantonali. Così – ecco la madre di tutte le fregnacce – si potrà “controllare” quello che succede nelle moschee. Ma guarda un po’ questi $ocialisti al caviale: con il pretesto del controllo (che oltretutto mai si sognerebbero di approvare!) tentano di sdoganare nientemeno che l’islamizzazione della Svizzera. E poi la loro ministra di Giustizia si inventa i piani per combattere l’estremismo islamico? Ah certo: l’estremismo islamico si previene islamizzando la Svizzera; come no.

Il CF non vuole i controlli

Per controllare imam e moschee non serve alcun riconoscimento dell’islam quale religione ufficiale. Infatti, vietare i finanziamenti esteri  alle moschee e ai sedicenti “centri culturali” musulmani sarebbe già possibile adesso. Idem introdurre l’obbligo di tenervi le prediche nella lingua locale. Senza bisogno di riconoscimenti costituzionali che non stanno né in cielo né in terra, dal momento che l’islam e le sue visioni politiche (da esso inscindibili) con la Svizzera non c’entrano un tubo. Ma naturalmente Madame “Prevenzione” Sommaruga non ne vuole sapere. Il Consiglio federale non ne vuole sapere. E, davanti alle proposte di cui sopra, strilla indignato alla “massiccia violazione della libertà di religione” (sottointeso: vergogna! Islamofobia! Razzismo!).

Due banali provvedimenti

E come la mettiamo con quei giudici federali buonisti che hanno rimesso in libertà il fiancheggiatore iracheno dell’ISIS arrivato in Svizzera come asilante?  Con l’avvocato difensore che va in giro a bullarsi annunciando che di certo il suo assistito non verrà rispedito in patria a calcioni, come meriterebbe, perché lì – dice il leguleio – rischierebbe la vita? E quindi ce lo teniamo noi? Ma allora siamo proprio un popolo di fessi!

Se si vuole “prevenire” l’estremismo ed il terrorismo islamico, la prima cosa da fare è smetterla di far entrare in Svizzera finti rifugiati, visto che non si sa quanti di loro siano “radicalizzati”.  La seconda è sbattere fuori senza se né ma tutti i simpatizzanti dell’Isis. Un “piano contro l’estremismo” che non contenga questi due elementari quanto banali provvedimenti è foffa.

Lorenzo Quadri