Vuoi il passaporto? Almeno dieci anni senza assistenza

Il Canton Argovia ha appena dato un giro di vite alle naturalizzazioni facili. E noi?

 

Nei giorni scorsi il Gran Consiglio del Canton Argovia ha deciso, a larga maggioranza (82 favorevoli e 46 contrari), di dare un giro di vite alle naturalizzazioni facili di persone a carico dello Stato sociale. Argovia ha infatti stabilito di portare dai tre ai dieci anni precedenti alla naturalizzazione il periodo durante il quale il candidato non deve essere stato a beneficio dell’assistenza sociale. Argovia non è il primo Cantone a scegliere questa via. Ed il Ticino? In Ticino siamo fermi al “minimo sindacale” di tre anni.

Ma da dove saltano fuori questi tre anni? Si tratta del termine previsto dall’Ordinanza sulla cittadinanza svizzera, entrata in vigore nella sua nuova versione lo scorso febbraio.

Essa prevede, quale requisito d’integrazione nella vita economica, che negli ultimi tre anni l’aspirante cittadino elvetico non sia stato a carico dell’assistenza; o, in alternativa, che abbia restituito quanto percepito. Tuttavia ai Cantoni è lasciata facoltà di allungare questo termine. C’è chi ha già deciso in tal senso. Ultimo in ordine di tempo, appunto, il Canton Argovia, che come detto l’ha portato a dieci anni.

Cosa aspettiamo?

Evidentemente la domanda – già posta in passato da queste colonne – è: cosa aspettiamo ad introdurre anche in Ticino il termine di 10 anni?

O vuoi vedere che gli argoviesi “possono”, ma i ticinesi no? Forse che la grande maggioranza dei deputati argoviesi, evidentemente di varia estrazione partitica (se il giro di vite l’hanno votato in 82…), sono tutti dei “beceri populisti e razzisti”?

Oppure alle nostre latitudini si ha semplicemente paura dell’odio e delle denigrazioniche i $inistrati del “devono entrare tutti”, ed i politikamente korretti in generale, riversano in quantità industriali su chi osa opporsi alle loro pretese di svendita del passaporto rosso? (Ovviamente l’obiettivo di una simile politica è chiaro: non solo taroccare le statistiche sugli stranieri residenti, ma creare un numero crescente di cittadini votanti che sono svizzeri solo sulla carta, mentre nella realtà non sono integrati e non si riconoscono nel nostro Paese).

Non è la panacea, ma…

Certo: l’aumento del periodo di tempo antecedente la naturalizzazione in cui il richiedente non deve essere stato a carico dell’assistenza non basta, da solo, a risolvere il problema delle naturalizzazioni facili.  Però aiuta. Non è infatti raro, tanto per fare un esempio, che gli islamisti che aspirano al passaporto rosso siano stati anche a carico dello Stato sociale. E un criterio oggettivo e numerico, come l’aver percepito l’assistenza (integrazione economica), è certamente più facile da gestire e da valutare di quello dell’integrazione in senso lato. In effetti, non è perché il candidato ha imparato a memoria prima dell’esame di naturalizzazione alcune nozioni sulla storia, la geografia e l’organizzazione politica del nostro paese che può essere considerato integrato.

Aumentare le tariffe

E c’è anche un altro aspetto da correggere: i costi delle naturalizzazioni.

Secondo la nuova legge, quanto fatturato ai richiedenti deve solo coprire le spese amministrative generate dalla domanda di cittadinanza. Ma allora come mai in Ticino naturalizzarsi costa in totale attorno ai 2000 Fr (la fattura varia a seconda del Comune) mentre nel Canton Soletta siamo ad una media di 5000 Fr?

Altrimenti detto: se a Soletta fanno pagare 5000 Fr, non si vede perché anche noi non potremmo applicare la stessa tariffa!

Lorenzo Quadri

 

L’assistenza aumenta ancora ma nei Beltrauffici sono sereni

E naturalmente censura ferrea sulla causa principale: la libera circolazione!

 

Notizia di venerdì: il numero delle persone in assistenza in questo sfigatissimo Cantone è ancora aumentato tra febbraio e marzo. A fine marzo le persone in assistenza in Ticino erano 8291 – quindi praticamente 8300 – il che equivale ad un aumento del 2.1% rispetto al mese precedente. In cifre assolute, più 173 nell’arco di un solo  mese.

Ormai l’aumento dei casi di assistenza in Ticino non è più nemmeno una notizia. Un po’ come l’aumento dei frontalieri nel settore terziario. Sarebbe una notizia se diminuissero.

Naturalmente, chissà come mai, sotto la cortina fumogena di numeri e percentuali presentata dalla stampa, mancano le cifre degli stranieri ed in particolare quelle dei permessi B in assistenza. Che dovrebbero essere zero, ma invece… Mentre perfino gli Stati UE combattono l’immigrazione nello Stato sociale con misure anche pesanti, dalle nostre parti i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ blaterano che “sa po’ mia!”.

La premiata ditta SECO&Rico

Da manuale (si fa per dire) a proposito del nuovo aumento dei casi di assistenza, la reazione della responsabile del Beltraufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, che dalle colonne del Corriere dei Ticino dichiara: “Non siamo preoccupati, ma dobbiamo comunque continuare ad essere vigili e attenti alla situazione”. Bontà loro: non sono preoccupati.

Dopo aver superato la soglia degli 8000 casi di assistenza, adesso si procede al galoppo (duecento casi in più al mese?) verso i 9000; quando arriveremo a 10 mila organizzeremo una bella bicchierata a Palazzo delle Orsoline? Però nei Beltrauffici sociali “non sono preoccupati”.

Del resto, a fugare tutte le preoccupazioni che dovessero per un delirio d’ipotesi affacciarsi alla mente, ci pensano i tamberla della SECO (Segreteria di Stato per l’economia, ovvero organo di propaganda di regime pro-frontiere spalancate), i soldatini delle grandi industrie e gli scienziati dell’IRE diretti dal buon Rico Maggi: guarda caso, ma si tratta senz’altro di fortuita coincidenza (come no!), tutti di area PLR.

Secondo le statistiche taroccate della SECO, la disoccupazione è irrilevante, il soppiantamento di lavoratori ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale non esistono (tutte balle della Lega populista e razzista) e la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca.

Sicché, se per caso qualche fosco pensiero dovesse turbare la serenità dei servizi sociali del Beltrasereno, ci pensa la premiata ditta SECO&Rico (Maggi) a dissiparlo!

I veri motivi?

Fa poi un po’ specie (eufemismo) leggere nell’articolo del CdT di cui sopra che, a mente della capoufficio responsabile, la prima causa della crescita dei numeri dell’assistenza sono “i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro, caratterizzato sempre più da stipendi insufficienti, soprattutto perché con maggiore frequenza sono proposti impieghi precari, su chiamata o a tempo parziale”.Punto. Ah, ecco. E sulla vera origine di questi ed altri fenomeni, ossia la DEVASTANTE LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE che ha SFASCIATO il mercato del lavoro ticinese, nemmeno un cip!

Chiaro: la libera circolazione è stata voluta dalla casta spalancatrice di frontiere, con in prima fila la partitocrazia PLR-PPD-P$. Per cui, figuriamoci se la funzionaria statale di turno poteva permettersi di dire come stanno le cose. Non sia mai: autocensura! I funzionari dell’amministrazione cantonale (gonfiata come una rana) possono insultare la Lega ed i leghisti sui “social”, tanto non succede niente; ma di certo non possono osare raccontarla giusta sulla “sacra” libera circolazione. Altrimenti sì che per loro sono cavoli amari!

Tagli alla disoccupazione

Tuttavia, almeno una delle cause dell’aumento dei numeri dell’assistenza viene indicata correttamente: “Le riforme delle assicurazioni sociali, sia federali che cantonali, fatte negli ultimi anni, chiaramente hanno avuto un impatto anche sull’assistenza”.Traduzione: i tagli all’assicurazione contro la disoccupazioneentrati in vigore nel 2012, e a cui la Lega si era opposta, hanno scaricato un sacco di gente dalla disoccupazione all’assistenza. “Naturalmente” i tagli sono stati fatti per motivi di risparmio. Però i tamberla della SECO, galoppini del ministro liblab “Leider” Ammann, oltre a fornire le statistiche farlocche per fare il lavaggio del cervello pro libera circolazione, pro accordo quadro istituzionale e pro UE, vorrebbero:

  • Versare il guadagno intermedio ai frontalieri;
  • Pagare la disoccupazione ai frontalieri, come da recente, ennesimo Diktat di Bruxelles.

Tutte nuove prestazioni, a vantaggio di cittadini residenti oltreramina, che costerebbero cifre stellari – un numero imprecisato di centinaia di milioni –  alla “nostra” assicurazione contro la disoccupazione.Capita l’antifona? I soldi per i senza lavoro svizzeri non ci sono, ed infatti vengono scaricati sull’ assistenza. Per i frontalieri invece…

Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! L’assistenza cresce ancora

Sostituzione di residenti con frontalieri ed immigrazione nello stato sociale

 

Ma come: il famoso studio (farlocco) dell’Istituto ricerche economiche (IRE) diretto dal buon Rico Maggi, e realizzato da ricercatori frontalieri, non garantiva che sul mercato del lavoro ticinese, in regime di devastante libera circolazione delle persone, va tutto a meraviglia? Invece, ma guarda un po’, apprendiamo che in Ticino il numero delle persone in assistenza è ancora aumentato. Rispetto al gennaio del 2017, infatti, a carico dell’assistenza ci sono 272 persone in più. Il numero dei beneficiari di assistenza in questo sempre meno ridente Cantone è quindi salito ad 8106. Naturalmente il frontalierato non c’entra nulla. Ma quando mai! “Sono solo percezioni”! L’esplosione dell’assistenza è dovuta ai cambiamenti climatici, alla deriva dei continenti, all’influsso della costellazione dei Pesci…

Grazie, spalancatori di frontiere!

Inutile dire che la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$ – parte integrante della casta spalancatrice di frontiere assieme alla stampa di regime (a cominciare da quella di sedicente “servizio pubblico”), al padronato ed ai sindacati – non fa assolutamente un tubo per porre rimedio alla situazione da lei stessa creata. Anzi: come abbiamo visto con il 9 febbraio e con “Prima i nostri”, prende a pesci in faccia la popolazione cancellando le decisioni democratiche. Chiaro: i politicanti del triciclo mica sono lì per fare gli interessi dei cittadini che li hanno eletti. Sono agli ordini dei loro partiti nazionali camerieri di Bruxelles. Ricordiamo, ad esempio, che il PLR ticinese si espresse all’unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venendo asfaltato dalle urne.

L’attuale ministro degli esteri KrankenCassis nel 2016, da capogruppo dell’ex partitone alle Camere federali, si bullò del compromesso-ciofeca che affossava il “maledetto voto” del 9 febbraio.  Adesso organizza le conferenze stampa autopromozionali e fa il prezzemolino al Gay Pride come pure a svariate altre manifestazioni che con la  politica estera non c’entrano un piffero. Ministro degli esteri o ministro dell’aperitivo? Ma magari il Consigliere federale italo-svizzero fa meno danni al Gay Pride che a Berna e a Bruxelles, visto che vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale e la ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE (proprio come il suo predecessore Burkhaltèèèr, sempre PLR).

Si vede comunque che la vita del Consigliere federale non è poi così stressante come si vuol far credere. Anzi: resta tempo libero in abbondanza per partecipare ad ogni sorta di mondanità. Prosit!

Statistiche farlocche

Le cifre dell’assistenza crescono da anni, ma naturalmente i galoppini della SECO continuano a sfornare statistiche farlocche in cui si sostiene che in Ticino la disoccupazione scende. Se scende, è perché i senza lavoro sono finiti in assistenza, quando non in AI. Quindi non figurano più nelle statistiche dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD). E non vi figura nemmeno chi esaurisce il termine quadro dell’AD e poi non ha più diritto a nessuna prestazione (ad esempio perché ha qualcosa da parte, ha una casetta, o ha un coniuge che lo/la può mantenere).

La stessa medaglia

Qualche altra informazione sarebbe poi buona cosa averla.  A maggior ragione quando si tratta di dati che vengono rilevati. Non certo di segreti di Stato. Però, in nome della “trasparenza”, si preferisce imboscarli. Ad esempio: quanti sono gli stranieri in assistenza e quanti gli svizzeri? E gli stranieri, da quanto tempo risiedono nel nostro paese?

Perché è evidente che nelle cifre dell’aiuto sociale  si vede da un lato il soppiantamento dei lavoratori residenti con frontalieri; dall’altro, l’immigrazione nello stato sociale. In entrambi i fenomeni, le frontiere spalancate giocano un ruolo di primo piano. Grazie, partitocrazia! Grazie, casta!

Lorenzo Quadri

 

Con la libera circolazione, sempre più casi d’assistenza!

“Prima i nostri” presto in parlamento: la partitocrazia farà il golpe contro il popolo?

 

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! In Ticino è nuovamente cresciuto il numero delle persone in assistenza. In novembre erano quasi 8200. L’aumento su base annua è del 2.5%. Lo indicano i dati divulgati dal DSS e ripresi ieri dalla stampa. Naturalmente mancano alcune informazioncelle non proprio secondarie. Ad esempio,  quanti sono i permessi B in assistenza, da quanto tempo risiedono in questo sempre meno ridente Cantone, quanti sono gli ammessi provvisoriamente, eccetera. Questo perché, come abbiamo scritto più volte, di dimoranti in assistenza di principio non ce ne deve essere nemmeno uno. Chi ottiene di trasferirsi in Ticino per esercitare un’attività lavorativa, se l’attività lavorativa viene a mancare, deve perdere automaticamente il diritto di restare. Stop all’immigrazione nello Stato sociale, finanziato con i nostri soldi!

Del resto, il tanto vituperato (dalla casta) presidente USA Donald Trump è stato chiarissimo: negli Stati Uniti devono poter entrare solo immigrati che contribuiscono al benessere del Paese. Invece, gli svizzerotti fessi si tirano in casa approfittatori a go-go! E li mantengono pure. Anche se delinquono! Tanto poi ci pensano le sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale a sventare le espulsioni, alla faccia della volontà popolare. Basti pensare che nei giorni scorsi i legulei del TF sono perfino riusciti a decidere che un 28enne finto rifugiato afghano, arrivato in Svizzera da minorenne e che da quando ha 15 anni ne ha combinate peggio di Bertoldo totalizzando oltre 5 anni di carcere (tra cui una condanna per lesioni con veleno: questo è un emulo dei Borgia!), potrà rimanere nel nostro paese, a carico del solito sfigato contribuente. Malgrado sia un delinquente incallito!

I tamberla di Avenir Suisse

E’ evidente che per la continua crescita dei numeri dell’ assistenza dobbiamo ringraziare la devastante libera circolazione delle persone (voluta da partitocrazia, padronato, sindacati, stampa di regime, intellettualini e compagnia cantante) ed il conseguente soppiantamento dei lavoratori residenti con frontalieri. Nel settore terziario i frontalieri sono quadruplicati nel giro di qualche anno. E dalle indagini emerge che il “profilo” dei nuovi frontalieri è sempre più simile a quello dei ticinesi. Ciò vuol dire che questi lavoratori in arrivo da Oltreramina non colmano alcuna lacuna; semplicemente si sostituiscono ai residenti. Ed è inutile che i tamberla del “think tank” (uella!) Avenir Suisse, legati all’ex partitone, vengano a raccontarci la fregnaccia che soppiantamento e dumping salariale non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Questi di Avenir Suisse sono spalancatori di frontiere pro-saccoccia, che sulla guerra tra poveri provocata dalla libera circolazione ci lucrano!  Chiaro quindi che tentino di negare l’evidenza: sanno benissimo che il ridicolo non uccide, per cui…

Se poi pensiamo che i tamberla di Avenir Suisse sono gli stessi che vorrebbero limitare i diritti popolari poiché danno fastidio all’élite internazionalista e multikulti, ci rendiamo facilmente conto di quale sia il livello di questo “think tank”, ovvero “serbatoio di pensiero”. Altro che “serbatoio di pensiero”: serbatoio di fregnacce!

Senza chiusura delle frontiere…

Ormai dovrebbe averlo capito anche il Gigi di Viganello: in regime di devastante libera circolazione delle persone, il numero dei casi d’assistenza in Ticino è destinato ad una crescita continua. Il “trend” è evidente da troppi anni! Di conseguenza, occorre intervenire sull’immigrazione scriteriata. In primo luogo, come detto, rimandando a casa loro gli immigrati nello Stato sociale. E poi arginando la deleteria invasione di forza lavoro italica che, in casa nostra, soppianta quella ticinese! Senza chiusura delle frontiere, il problema non si risolverà mai: potrà solo peggiorare. Anche perché nel Belpaese la situazione occupazionale è senza speranza, e la casta politica locale ha un’unica priorità: conservarsi cadreghe e privilegi!

Due passi

Di conseguenza, per contrastare l’impennata dei casi d’assistenza occorre:

  • Mettere in vigore “Prima i nostri”. La preferenza indigena è infatti stata approvata dal 60% dei ticinesi ed ha pure ottenuto la garanzia federale. Il Gran Consiglio deciderà della sua applicazione nella prossima seduta, che inizierà lunedì 19 febbraio. E’ ovvio che attendiamo al varco la partitocrazia! Il triciclo PLR-PPD-P$$ immagina forse di votare contro il popolo ticinese affossandone le decisioni, e questo per calare le braghe davanti agli eurobalivi? Come avrebbe detto il Nano: Achtung!
  • Far saltare la libera circolazione delle persone. L’iniziativa popolare al proposito è in fase di raccolta firme. Quindi, sotto con le penne!

Lorenzo Quadri

Da noi in assistenza, in Libano case e terreni!

Socialità, ancora approfittatori stranieri: servono più risorse per combattere gli abusi

I fondi necessari si possono recuperare risparmiando sugli stranieri in assistenza e sugli aiuti all’estero. E comunque gli “ispettori sociali” si autofinanziano grazie ai truffatori smascherati

Ma come, gli stranieri che abusano dello Stato sociale finanziato dagli svizzerotti non dovevano essere solo un’invenzione della Lega populista e razzista? Non erano tutti “casi isolati”?

Invece nei giorni scorsi il Blick, poco sospetto di simpatie filo leghiste (disse a suo tempo il gran patron radikalchic gauche-caviar-homard-truffe  Michael Ringier: “nessun giornalista contrario all’Ue lavorerà mai per le mie testate”), ha raccontato una vicenda meritevole di venire riportata. Perché, per quanto avvenuta a Zurigo, di sicuro ha delle similitudini anche dalle nostre parti.

La coppia libanese

La vicenda è quella di una coppia libanese, che il Blick indica con i nomi di copertura Hassan e Diana E.  Costoro sono a carico dello Stato sociale finanziato dal solito sfigato contribuente rossocrociato. E vi hanno attinto a piene mani. In nove anni sono riusciti a stuccare la bellezza di 330mila franchetti. Nullatenenti nel Canton Zurigo, i coniugi E; ma borsoni, o quanto meno assai benestanti, nel natìo paesello libanese. Dove infatti possiedono terreni e case.  Acquistati, ma guarda un po’, quando  la coppia era già in Svizzera a carico dell’assistenza. Naturalmente senza avvisare le autorità elvetiche. Qualcuno dalle nostre parti potrebbe dire che “non hanno avuto il guizzo”.

Vita a cinque stelle

E non solo: lorsignori “non patrizi”, stando al resoconto del Blick, si facevano finanziare un tenore di vita a cinque stelle (vacanze a go-go in Libano “perché lì è più bello”, la Svizzera è solo una vacca da mungere; orologi e borse di lusso; copertura per la carta di credito) da un misterioso “benefattore privato” (?). Naturalmente neanche in questo caso “hanno avuto il guizzo” di dichiarare la manna divina scesa dal cielo. Ma Hassan E. ha rassicurato tutti: “non ho agito intenzionalmente”. Eh certo: mica l’ha fatto apposta. Non è colpa sua se gli svizzerotti sono così fessi da mantenere tutti gli approfittatori in arrivo dai quattro angoli del globo (perché bisogna essere aperti e multikulti)  per poi far tirare la cinghia ai “loro”. Hai capito la foffa d’importazione che ci siamo messi in casa grazie agli spalancatori di frontiere? Ci prende pure per il lato B!

L’articolo del Blick non spiega come i due furbetti del quartierino siano stati finalmente scoperti. Ma nel frattempo la truffa è andata avanti per 9 anni raggiungendo la citata e stratosferica somma di 330mila Fr. In compenso il quotidiano, per la goduria dei lettori, precisa che i due si sono recati all’udienza in tribunale su una Jaguar targata Ginevra di proprietario ignoto. Qualcosa fa dunque sospettare che il denaro di misteriosa provenienza che va a farcire le tasche dei due poveri diseredati libanesi sia ancora di più di quanto finora emerso. Dall’articolo emerge pure che Hassan, il quale continua ad essere disoccupato, nemmeno si è dato la pena di imparare la lingua: infatti all’udienza è stato necessario l’intervento di un traduttore. Del resto, perché mai un qualsivoglia migrante economico dovrebbe sforzarsi di integrarsi e di rendersi autonomo finanziariamente,  quando gli svizzerotti sono così fessi da mantenerlo senza pretendere alcuno sforzo da parte sua?

Più controlli

La morale, comunque, è sempre la stessa: fare fessi gli svizzerotti è troppo facile. Per questa facilità notoria – notoria anche nei paesi di provenienza degli approfittatori sociali – ci tiriamo in casa foffa in arrivo dai quattro angoli del globo. Non solo truffatori come i due signori libanesi, ma anche estremisti islamici che vivono delle prestazioni assistenziali pagate dal contribuente elvetico, e nel frattempo si dedicano alla radicalizzazione.
Soluzione: più mezzi per controllare gli abusi nel sociale. I soldi necessari li si ricavano tagliando sulle prestazioni a stranieri e sugli aiuti all’estero. Non solo la paga degli “ispettori sociali” è facilmente recuperabile tramite gli abusi scoperti, ma in più l’intensificazione dei controlli otterrebbe un benvenuto effetto deterrente. Che, oltre a far risparmiare un bel po’ di soldini all’ente pubblico, renderà meno attrattiva la nostra socialità. Specialmente agli occhi di aspiranti approfittatori “non patrizi”.

Lorenzo Quadri

Assistenza, esplode la spesa: chissà perché?

 

Ohibò: adesso in quel di Berna i camerieri dell’UE si sono accorti che i costi dell’assistenza sono esplosi nel giro di pochi anni. Ma buongiorno! Da un rapporto del Consiglio federale emerge infatti che la spesa per l’assistenza sociale è passata da 1.7 miliardi nel 2005 a 2,6 miliardi nel 2015. Apperò, quasi un miliardino in più nel giro di un decennio! Ed evidentemente la tendenza è quella ad una  crescita sempre più incontrollata.

Chissà come mai, per qualche strano motivo il Consiglio federale si dimentica di rilevare che l’esplosione delle spese dello stato sociale è andata di pari passo con l’esplosione dell’immigrazione. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Invece, dalle cifre emerge tutt’altro!

I dati risultano comunque di difficile lettura, essendo gli aiuti sociali strutturati diversamente da Cantone in Cantone. Ad esempio in Ticino la percentuale di persone in assistenza sarebbe inferiore alla media nazionale, mentre quella dei beneficiari di aiuti sociali è nettamente superiore.

Selezionare i beneficiari

E’ un dato di fatto, comunque, che la spesa sociale sta galoppando verso l’infinanziabilità e questo a tutti i livelli: federale, cantonale e comunale.  Traduzione: lo Stato non sarà più in grado di sostenere tutti. Sicché è giunto il momento delle scelte, ed è inutile che gli spalancatori di frontiere continuino a mettere la testa sotto la sabbia e a strillare al razzismo pensando di nascondere il problema. Il rapporto del Consiglio federale dimostra quello che da tempo scriviamo. Ossia che bisognerà cominciare a selezionare i beneficiari di aiuti pubblici. Quindi, punto primo: bloccare l’immigrazione nello stato sociale; punto secondo: tagliare l’assistenza ai permessi B; punto terzo: stop migranti economici e rimpatrio dei finti rifugiati che sono qui a farsi mantenere dal contribuente quando potrebbero benissimo tornare al loro paese. Vedi il caso degli eritrei; la spesa sociale da loro causata è aumentata del 2282% nel giro di otto anni!

E’ poi evidente che bisognerà anche promuovere le reti di reciproco aiuto tra i cittadini, perché l’Ente pubblico non sarà più in grado di rispondere a tutti i bisogni.

La partitocrazia, l’élite spalancatrice di frontiere, la stampa di regime, i sindacati e compagnia cantante hanno voluto che ci “aprissimo” alla fallita UE. Questo ha creato disoccupazione, povertà e assalto alla diligenza della socialità elvetica (per non parlare poi dell’esplosione della criminalità d’importazione). Adesso arriva il conto.

Lorenzo Quadri

Mercato del lavoro a ramengo: 8200 sono in assistenza

Grazie, libera circolazione! Grazie, rottamatori del 9 febbraio! Grazie, partitocrazia!

 Intanto per l’IRE il salario minimo in Ticino deve essere di 2818 Fr al mese e non di più: bene, cominciamo a portare a questo livello la paga del direttor Rico Maggi, poi ne riparliamo

Grazie, spalancatori di frontiere! Grazie, devastante libera circolazione! Grazie, rottamatori del 9 febbraio! Grazie, sabotatori di “Prima i nostri”! A seguito delle deleterie “aperture” volute dalla partitocrazia, dal padronato e dai sindacati, e propagandate ad oltranza dalla stampa di regime (a cominciare dall’emittente di sedicente servizio pubblico) e dagli intellettualini da tre e una cicca, il mercato del lavoro ticinese è allo sbando. Il DSS ha aggiornato la statistica sui casi d’assistenza in questo sempre meno ridente Cantone. Casi che, ma chi l’avrebbe mai immaginato, sono in continuo aumento. La soglia degli 8000 è stata ampiamente superata, la cifra di marzo è infatti di 8179 persone in assistenza. In crescita dell’1.9% rispetto al mese di febbraio 2017 e dell’8.1% su base annua. Domandina facile facile: ad un ritmo di aumenti dell’ 8.1% all’anno, quanto ci mettiamo ad arrivare a 10mila?

Ci sono dei responsabili

Naturalmente l’assistenza è solo la punta dell’iceberg della situazione sul mercato del lavoro ticinese. O meglio, è uno dei tanti indicatori. Altri sono quelli dell’esplosione del frontalierato in settori dove non c’è alcuna carenza di manodopera residente; della sottoccupazione; dei working poor; della forchetta tra gli stipendi del settore privato in Ticino e nel resto della Svizzera che continua ad allargarsi; eccetera.

Questa situazione disastrata non piove dal cielo. Ci sono delle precise responsabilità riconducibili alla libera circolazione delle persone. Quindi, chi la libera circolazione l’ha voluta e continua a tutti i costi a volerla e a difenderla con la monumentale fregnaccia dei “bilaterali indispensabili per la Svizzera” (balle di Fra Luca, smentite da fior di economisti non asserviti dalla casta delle frontiere spalancate), non venga poi a piagnucolare sulla situazione del lavoro in Ticino, visto che ne porta la responsabilità. Vero kompagni?

Avanti con la preferenza indigena

Se davanti a cifre e percentuali e sviluppi di questo tipo la maggioranza politica, ovvero il triciclo PLR-PPD-P$, non si rende conto che qui o si fa davvero la preferenza indigena o si cola a picco, c’è davvero di che preoccuparsi. L’affermazione evidentemente è retorica, dal momento che in effetti il triciclo non si rende conto. La servile obbedienza a trattati internazionali farlocchi e all’UE fallita, unita all’isterismo ideologico e becero pro-frontiere spalancate, ha obnubilato le menti nei  partiti storici. Per non parlare di quelle dei loro rappresentanti alle camere federali (ticinesi compresi) che sono pure riusciti ad approvare il principio che i finti rifugiati vanno integrati nel mercato del lavoro. Come, come? Sul nostro mercato del lavoro non c’è spazio per gli svizzeri di nascita e di residenza, e dovremmo però trovarlo per i migranti economici? Qui qualcuno è fuori come un terrazzino. I rifugiati “ammessi provvisoriamente” vanno rimpatriati e NON tenuti e mantenuti qua ed in seguito pure  “integrati”  nel nostro mercato del lavoro con l’argomento-tranello del “non è giusto che siano a carico dell’assistenza”. Certo che non è giusto che siano a carico. Quindi, devono partire.

Il salario minimo dell’IRE

Altra conseguenza del mercato lavorativo ticinese sfasciato è il dumping salariale, provocato dall’invasione di frontalieri e padroncini. Quel fenomeno che secondo l’IRE non esiste. Del resto, sempre secondo tale blasonato istituto foraggiato dai contribuenti, lo stesso frontalierato non è un problema in Ticino: parola di ricercatori frontalieri.

Per l’applicazione dell’iniziativa popolare “Salviamo il lavoro in Ticino”, che prevede appunto l’introduzione di salari minimi, non è stato trovato un accordo tra le parti. E’ per contro arrivata l’illuminante presa di posizione del citato IRE. Che dall’alto della propria scienza afferma: “il salario minimo in Ticino deve ammontare a 2818 Fr al mese e non di più”. Evviva! Ci provino il direttor Maggi e soci – grandi lecchini della libera circolazione e delle frontiere spalancate – a campare in Ticino col salario da loro proposto, poi ne riparliamo. O vuoi vedere che i ricercatori frontalieri dell’IRE per i loro calcoli si sono basati sul costo della vita nel Belpaese?

Lorenzo Quadri

 

Miliardi della socialità svizzera “volano” all’estero

Lorenzo Quadri: “Eppure il Consiglio federale non è interessato ad intervenire”

Eclatante caso scoperto nei giorni scorsi: un kosovaro finanziava un’associazione mafiosa con i soldi dell’assistenza. Ma è solo la punta dell’iceberg

Quando si dice i casi della vita! Adesso salta fuori che un kosovaro ha “esportato” nel paese d’origine prestazioni sociali, finanziate dagli svizzerotti, per quasi mezzo milione di franchi. Soldi percepiti illegalmente, oltretutto. Con questi fondi, il galantuomo “non patrizio” avrebbe fondato in patria una vera e propria associazione mafiosa. I fatti, riportati dalla cronaca dei giorni scorsi, sono avvenuti nel Canton Soletta.

“Ovviamente, quanto accaduto è vergognoso – commenta il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri – visti gli smaccati abusi, niente di strano che la spesa sociale in Svizzera esploda. Ma la vicenda sbugiarda anche il Consiglio federale. Ritengo peraltro che si tratti solo della punta dell’iceberg”.

Perché il Consiglio federale sarebbe sbugiardato?

Perché di recente il CF, prendendo posizione su un mio atto parlamentare, ha rifiutato di approfondire la questione dei soldi che i migranti esportano all’estero. Secondo le stime, si tratta di 17 miliardi ogni anno. Se questi soldi provengono da reddito da lavoro, è un conto. Ma se invece vengono da aiuti sociali, è evidente che c’è un problema. Oltre l’80% degli asilanti è a carico dell’assistenza. Se i soldi ricevuti non servono per la sussistenza del beneficiario in Svizzera, ma vengono inviati all’estero, è chiaro che occorre cambiare le regole. Tanto più che c’è il rischio concreto che questi denari non vengano utilizzati solo per mantenere i parenti, ma magari anche per foraggiare gli scafisti, o attività criminose; magari perfino legate all’ISIS.

E il governo invece non vuole approfondire la questione?

No, non vuole. Evidentemente non è interessato a saperne di più sui miliardi che i migranti inviano all’estero. Reputa che effettuare degli accertamenti sarebbe troppo complicato.

E non è forse così?

Certamente è complicato, ma stiamo parlando appunto di miliardi ogni anno,  non di noccioline. La spesa vale  l’impresa. Non dimentichiamo che un asilante riceve più soldi di un anziano che vive con la sola AVS. I miliardi che ogni anno lasciano la Svizzera potrebbero essere un indicatore che a questo proposito c’è qualcosa da rivedere. La scoperta del kosovaro che ha finanziato addirittura un’organizzazione mafiosa in patria con i soldi del nostro stato sociale conferma che il tema del trasferimento all’estero di aiuti sociali ad opera di beneficiari stranieri è di scottante attualità. Bisogna, insomma, controllare meglio. E’ quindi evidente che l’inerzia del Consiglio federale sul tema è sbagliata: personalmente tornerò alla carica su questo argomento. Del resto, il tema è stato sollevato ancora nei giorni scorsi anche da un altro deputato.

MDD

Esplodono i working poor: e non è una “percezione”

Mentre le cifre dell’assistenza segnano l’ennesimo record, alla faccia della SECO

Ma guarda un po’! Mentre la SECO – organo di propaganda politica pro-libera circolazione – ci propina l’ennesima statistica farlocca sulla disoccupazione in cui tenta di farci credere che in Ticino “Tout va bien, Madame la Marquise”,  ecco che viene confermata l’ulteriore esplosione dei numeri dell’assistenza.

In questo sempre meno ridente Cantone le persone a carico dell’assistenza sono infatti ormai 8000. Con un aumento di 1000 nel corso dell’anno di disgrazia 2016. In sostanza, il numero delle persone in assistenza è raddoppiato in cinque anni.  Avanti così che, quando arriveremo a 10mila, per il primo maggio potremo organizzare una bella festa del non-lavoro!

1116 lavorano

Queste cifre in realtà circolano già da un paio di mesi. La novità che si è aggiunta nei giorni scorsi riguarda i working poor. Infatti delle 8000 persone in assistenza 1116 hanno un lavoro, 107 delle quali addirittura a tempo pieno. Eh già: negli ultimi 10 anni in Ticino la sottoccupazione è raddoppiata. E questi “sottoccupati”, ossia persone che lavorano a tempo ridotto non per scelta ma perché non hanno trovato altro, nelle statistiche farlocche della SECO non figurano (come non figurano le persone in assistenza). E non sorprende che una parte delle persone sottoccupate abbia bisogno del sostegno pubblico per arrivare alla fine del mese. E che dire dei 107 che, pur lavorando a tempo pieno, sono comunque a carico dell’assistenza? Ohibò: vuoi vedere che il dumping (in granconsigliese: dömping) salariale ci ha messo lo zampino? Ma come: non c’era un blasonato studio dell’IRE a dirci che la sostituzione ed il dumping salariale sono solo delle “percezioni”?

Specchietti per le allodole

I dati della disoccupazione, con cui la SECO ed i vari lecchini delle frontiere spalancate si riempiono la bocca, sono in realtà sempre meno rappresentativi della situazione occupazionale.  Sono degli specchietti delle allodole. Perché ormai agli Uffici regionali di collocamento (URC) resta iscritto solo chi ha una qualche rendita da percepire. Quelli che non hanno diritto ad indennità – e sono sempre più numerosi – non sono iscritti. E quindi spariscono dalle statistiche.

Conseguenza diretta

Adesso vogliamo vedere con che coraggio qualcuno negherà che questo palese degrado del mercato del lavoro ticinese, da cui i residenti restano sempre più tagliati fuori, è la diretta conseguenza della devastante libera circolazione. Costi della vita svizzeri e paghe italiane: ecco lo scenario che si prospetta per il Ticino dove, grazie alla colonizzazione da sud, non ci sono più solo le segretarie pagate 1000 Fr al mese, ma anche gli ingegneri e gli architetti.

Divario salariale

Non solo i numeri dell’assistenza schizzano verso l’alto. Come detto, il numero dei sottoccupati nel nostro Cantone è raddoppiato in 10 anni. Ed il divario salariale per rapporto al resto della Svizzera continua a crescere: nel 2008 la differenza tra il salario mediano svizzero (nel settore privato) e quello ticinese era di 850 Fr mensili. Sei anni dopo (2014, ultimo dato disponibile)  era già arrivato a 1000 Fr. Adesso è sicuramente ancora cresciuto.

Nei mesi scorsi è poi stato pubblicato uno studio del sindacato Transfair da cui emerge che le condizioni di lavoro in Ticino sono le peggiori della Svizzera. I lavoratori si sentono precarizzati e mal pagati. Del resto, se in Ticino sono in vigore 16 contratti normali di lavoro (i contratti normali vengono imposti dal CdS quando in un ramo o in una professione vengono ripetutamente ed abusivamente offerti salari inferiori a quelli usuali), mentre in tutto il resto della Svizzera ce ne sono in totale otto, un qualche motivo ci sarà. E questo motivo si chiama invasione da sud. Che non è una “percezione”!

Per sintetizzare in numeri cifre facili-facili: rispetto allo scorso anno abbiamo 2000 frontalieri in più e 1000 casi d’assistenza in più. E qualcuno vorrebbe farci credere che tra le due cifre non c’è un nesso?

I responsabili

E’ evidente che la situazione non migliora se tutto quello che si fa è dichiararsi Beltrapreoccupati. La prima causa dello sfacelo è la libera circolazione delle persone. Questo significa che devono tornare i contingenti e deve tornare la preferenza indigena. Sicché aspettiamo al varco la partitocrazia ticinese sia sull’applicazione di Prima i nostri che sull’iniziativa per la disdetta della libera circolazione (la Lega raccoglierà le firme in Ticino). I responsabili dell’esplosione dell’assistenza, della sottoccupazione, del soppiantamento di residenti con frontalieri e del dumping salariale non sono entità astratte. Sono i fautori della libera circolazione. Che adesso già tentano di sabotare e di denigrare Prima i nostri.

Lorenzo Quadri

 

La politica d’asilo che svuota le casse pubbliche

E una bella fetta dei costi finisce sul groppone di Cantoni e Comuni 

Intanto la mozione Bignasca chiede al Consiglio di Stato di plafonare la spesa per gli asilanti a quanto rimborsato dalla Confederazione o da enti terzi

Migranti economici: il bel regalo al Ticino della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ministra del partito del “devono entrare tutti”, è ormai tristemente noto da qualche settimana. Trattasi del maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dovrebbe aprire i battenti nel 2020 ed ospitare 350 posti. Ossia 200 posti in più – oltre al doppio! – della struttura attualmente operativa a Chiasso, dove resterà un’ “antenna” (?).  A ciò si aggiunge l’incognita del nuovo centro che il Belpaese prevede di realizzare a Cavallasca, a poche centinaia di metri dalla frontiera verde nonché dal valico incustodito di Pedrinate.

Altrettanto nebuloso rimane il futuro dell’ex caserma di Losone che attualmente ospita migranti economici. Secondo la legge, tale utilizzo è possibile solo per al massimo tre anni. Vedremo se il termine verrà effettivamente rispettato o se il Dipartimento Sommaruga si inventerà qualche sotterfugio per aggirarlo (magari la mancanza di una destinazione alternativa precisa per la struttura). Perché anche il Gigi di Viganello ha capito che l’obiettivo della politica d’asilo federale, spacciata per “restrittiva”, è in realtà quello di aumentare a dismisura la capacità di accoglienza di finti rifugiati in Svizzera. Va da sé che non si creano nuovi centri per migranti economici per poi lasciarli vuoti. I posti creati verranno prontamente, e stabilmente, occupati.

A vantaggio dei finti rifugiati

Questa politica dell’accoglienza va a beneficio principalmente dei finti rifugiati con lo smartphone. Essa mette in pericolo la sicurezza del paese. Non solo dal profilo dell’ordine pubblico (entrano miliziani dell’Isis) ma anche da quello sociale, poiché ci portiamo in casa decine di migliaia di giovani musulmani che non saranno mai integrati. Non a caso i  paesi dell’Europa dell’est, dove ci sono governanti con gli attributi e non calabraghe compulsivi, hanno detto chiaramente che:

  1. a) non aderiscono ai piani di ridistribuzione di migranti stabiliti dall’UE (la Svizzera invece,”grazie” a Sommaruga, aderisce a titolo volontario, senza avere l’obbligo, ma nemmeno la base legale per farlo) e
  2. b) non vogliono la creazione di forti comunità islamiche sul loro territorio.

Altro che Riforma III

La politica svizzera dell’accoglienza svuota le casse pubbliche. Altro che la Riforma III delle imprese. Il settore dell’asilo costa alla Confederazione 2.5 miliardi all’anno.  Ma a questo si aggiungono le spese a carico dei Cantoni. E specialmente a carico del nostro. Il quale è particolarmente esposto: infatti il 70% dei clandestini arriva in Svizzera passando dal Ticino. E cosa fa la ministra del “devono entrare tutti”? Forse che si attiva per limitare queste entrate clandestine? Ma manco per idea: lei riempie il Cantone di centri asilanti, così da poter accogliere sempre più!  E la presenza di questi centri comporta dei costi che non sono coperti dalla Confederazione. Il tema è stato giustamente sollevato da una mozione di Boris Bignasca e cofirmatari presentata nei giorni scorsi, in cui si formula al Consiglio di Stato una richiesta assai semplice:  “Sull’esempio anche di altri cantoni svizzeri – si legge nell’atto parlamentare – chiediamo che le spese alla voce “Asilanti, ammissione provvisoria e NEM” vengano plafonate . Il Cantone non può spendere per questa voce più di quanto viene rimborsato dalla Confederazione e da terzi”.

Sul fatto che a tal proposito il lavoro da fare sia molto, non sussistono grandi dubbi.

Costi dei rimpatri

E a ciò si aggiungono tutti gli “effetti collaterali” legati al massiccio afflusso di clandestini sul nostro territorio. Ad esempio: il forfait riconosciuto da Berna ai Cantoni per i minorenni non accompagnati è la metà del costo reale, che è superiore ai 3000 Fr mensili. Chi paga la differenza? Il solito sfigato contribuente ticinese.

I costi per i rimpatri vengono scaricati sul groppone dei Cantoni che li effettuano. Visto che il 70% dei clandestini entra in Svizzera dal Ticino (grazie kompagna Sommaruga!) è evidente che il nostro Cantone affronta, di conseguenza, costi nettamente maggiori rispetto agli altri. Senza alcuna compensazione. E nümm a pagum!

Spese per l’ordine pubblico

Allargando poi un po’ l’orizzonte. Centro asilanti è sinonimo di: problemi di ordine pubblico, risse, molestie (all’interno e all’esterno delle strutture), furti nei negozi dei dintorni, reati di varia gravità. Esempio recente: nei giorni scorsi nel centro di Seuzach (ZH) un 22enne somalo è stato accoltellato da un connazionale 21enne e rischia la vita. Uella kompagna Simonetta, è questa la gente che dovremmo mantenere con i nostri soldi? Aspiranti assassini?

La presenza di centri asilanti sul nostro territorio dunque comporta: interventi di polizia, interventi dell’ambulanza, spese mediche, carcerazioni, eccetera. Queste spese non le paga la Confederazione, bensì il contribuente ticinese. Ed è evidente che più asilanti uguale più risse, più reati, più interventi di polizia ed ambulanza – e quindi sempre più spese a carico del contribuente rossoblù! E poi si taglia nel sociale per far quadrare i conti? Queste cose però i kompagni spalancatori di frontiere non le dicono mai; chissà perché?

Assistenza

E allargando ancora un po’ di più l’orizzonte in senso temporale: i migranti che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati (e poi magari però tornano nel paese d’origine in vacanza “perché lì è più bello”,  vedi gli eritrei) finiscono quasi tutti in assistenza. La percentuale è superiore all’80%. E le spese dell’assistenza non le paga Berna. Se le spartiscono i cantoni ed i comuni.

Come molti problemi anche il caos asilo, da cui il Ticino è indubbiamente colpito – l’anno scorso solo nel nostro Cantone si sono contate oltre 34mila entrate clandestine, quando in Spagna (!) sono state meno di 15mila – non può che essere affrontato alla radice. Ossia impedendo ai finti rifugiati di entrare in Svizzera. Ma bisogna volerlo. E la kompagna Sommaruga e accoliti non lo vogliono.

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata dei casi d’assistenza

Ma come, la sostituzione di ticinesi con frontalieri non era una balla populista?

E il bello è che ancora pochi giorni fa la SECO ci propinava l’ennesima statistica farlocca per farci credere che “l’è tüt a posct”

Quando si dice una tempistica fenomenale! La scorsa settimana, i soldatini della SECO sono venuti a raccontarci, sventolando l’ennesima statistica farlocca, che in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe di uno striminzito (?) 4%, quindi appena lo 0.3% sopra la media nazionale. Sicché il  messaggio sottointeso dei balivi SECO è: “ma cosa avete voi cinkali da continuare a disintegrarci i santissimi, visto che l’è tüt a posct?”.

Qualche giorno fa sono invece pervenuti i dati dell’assistenza in Ticino pubblicati dal Beltradipartimento DSS. E cosa apprendiamo? Che il numero delle persone in assistenza residenti in Ticino è schizzato ad 8000 (stato novembre 2016) quindi quasi mille in più rispetto al novembre 2015. Avanti con aumenti annuali di mille casi per volta, entro il 2018 “festeggiamo” i 10mila “assistiti”.

Non era “tüt a posct”?

Ma come: prima i soldatini della SECO ci dicono che “tout va bien, Madame la Marquise” e qualche giorno dopo si scopre che il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 13% nell’arco di un solo anno? La spiegazione è una sola. Sempre la stessa. Ossia che la SECO è ormai diventata un centro di propaganda pro-libera circolazione delle persone, che però costa al contribuente rossocrociato 100 milioni di franchetti ogni anno.

E adesso vogliamo vedere con quale coraggio la SECO di “Leider” Ammann (il ministro liblab che il giorno stesso dell’infame voto parlamentare sul 9 febbraio correva scondinzolante ad informare l’avvinazzato presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker della rottamazione della volontà popolare, per cui “missione compiuta) ed i compagni di merende dell’IRE (quella che utilizza ricercatori frontalieri per realizzare studi da cui emerge che per il Ticino il frontalierato non è un problema) verranno a dirci che la devastante libera circolazione senza limiti non provoca né sostituzione né dumping salariale!  Che sono tutte balle della Lega populista e razzista!

I numeri

Intanto le cifre, non quelle farlocche della SECO, parlano chiaro. La scorsa settimana su queste colonne le abbiamo pubblicate per esteso, questa volta ne citiamo solo un paio:

  • il tasso di disoccupazione ILO in Ticino attualmente è del 6.9% (quindi altro che 4%), che è addirittura superiore a quello della Lombardia (6.7%). Mentre la disoccupazione ILO in Svizzera è del 4.8%. Quindi la differenza tra la cifra ticinese e quella nazionale è di oltre il 2%, altro che lo 0.3% che vorrebbe sbolognarci la SECO.
  • Nel 2000 i frontalieri nel settore terziario, ossia dove soppiantano i ticinesi, erano 10mila, mentre oggi sono 40mila. E nel terziario il numero degli impiegati residenti oltreconfine è sempre aumentato, anche quando la cifre complessiva dei frontalieri scendeva di qualche unità (da notare che ogni infinitesimale flessione viene sparata in prima pagina con titoloni a caratteri cubitali dalla stampa di regime; gli aumenti invece…).

“Tornate ad emigrare!”

E, ma tu guarda i casi della vita, sono proprio le cifre sopra che trovano conferma nell’andamento dell’assistenza. La quale infatti continua a schizzare verso l’alto meglio dello shuttle. Non certo le statistiche taroccate della SECO.

Però davanti ad 8000 persone in assistenza, con un aumento di 1000 nel giro di un solo anno, la partitocrazia continua ad insistere che bisogna mantenere le frontiere spalancate e non porre alcun argine a frontalieri e padroncini!

E mentre noi ci “apriamo” – ossia ci facciamo invadere – solerti funzionari dirigenti del DFE targato PLR, dall’alto del lauto stipendio pubblico garantito fino all’età della pensione, ci vengono a dire che dobbiamo emigrare! E anche il Beltrasereno direttore del DSS nei mesi scorsi aveva espresso un pensiero simile.

 Eccola qua, la visione del triciclo PLR-P$-PPD per il futuro nostro e dei nostri giovani. Facciamo entrare tutti e costringiamo i ticinesi ad andarsene per sopravvivere!

Quanti stranieri?

C’è però anche un’altra informazione che ci piacerebbe avere sugli 8000 casi di assistenza. Sappiamo che almeno il 40% di questi sono stranieri. Quindi ci interessa conoscere l’evoluzione degli stranieri in assistenza in Ticino, ed in particolare di quelli col permesso B.  Esempio di domandine facili-facili: quanti dei 1000 nuovi casi d’assistenza censiti nel 2016 sono svizzeri? Quanti stranieri? Quanti dimoranti? E, se vogliamo andare sull’un po’ meno facile, si potrebbe anche chiedere – in sintonia con un paio di recenti sentenze del Tribunale federale – quanti degli stranieri in assistenza hanno precedenti penali.

Risparmiare

Dove vogliamo andare a parare, lo si sarà capito: visto che la spesa per l’assistenza continua ad esplodere, da qualche parte bisogna tagliare. E dove stia questa “qualche parte”, per noi è chiarissimo: bisogna tagliare sugli stranieri a carico del nostro stato sociale. E piantiamola di tirare in ballo le solite fregnaccie del “sa po’ mia perché la libera circolazione” e blablabla. La libera circolazione, lo hanno detto  anche a Bruxelles, non serve all’immigrato per fare il turista dello Stato soaciale, andando a scegliersi quello da cui è più conveniente farsi mantenere.

E la stessa Germania – Stato membro UE – ha deciso che gli immigrati per i primi 5 anni non hanno diritto all’assistenza.

Lorenzo Quadri

248 “permessi B” in assistenza sono 248 di troppo

Oltretutto parecchi aiuti sociali vengono dissimulati sotto altre etichette  

Attenzione, perché il contribuente comincia ad averne piene le scuffie di farsi tartassare per mantenere immigrati

L’immigrazione nello Stato sociale è tema di discussione in tutta Europa. Altro che la fetecchiata dell’ “immigrazione uguale ricchezza”: sempre più stranieri che arrivano in Svizzera non costituiscono affatto quella tanto declamata “manodopera altamente qualificata indispensabile per l’economia” con cui amano sciacquarsi la bocca gli spalancatori di frontiere. Sono invece persone che non lavorano e che si mettono a carico dello Stato sociale.

Statistiche federali

Per quel che riguarda la Svizzera, dalle stesse statistiche federali – poco sospette di essere manipolate a svantaggio della libera circolazione delle persone; semmai sono taroccate a suo supporto – emergono cifre allucinanti. Dal 2006 al 2014, la percentuale di stranieri a carico del contribuente svizzerotto (“chiuso e gretto” secondo i kompagni e gli intellettualini da tre e una cicca) per talune nazionalità è duplicato, triplicato, quadruplicato. In un caso c’è stato addirittura un aumento del 2’272% (sic!): maggiori informazioni sul tema le potrete leggere la prossima domenica su queste colonne.

In Ticino

A livello ticinese, il Consiglio di Stato ha di recente risposto ad un’interrogazione dei deputati leghisti Boris Bignasca e Massimiliano Robbiani sui permessi B in assistenza.

Ebbene, è emerso che in Ticino ci sono attualmente 248 dimoranti a beneficio di prestazioni assistenziali. Le prestazioni LAPS pagate nel 2015 dalle casse cantonali a titolari di un permesso B ammontavano a 12,6 milioni di Fr. Al proposito, il CdS rileva che sarebbe in atto una flessione (?) a seguito del rafforzamento dei controlli in sede di rilascio, di rinnovo e di revoca dei permessi di soggiorno. Peccato che ultimamente si siano invece avute notizie che vanno nel senso contrario: vedi la decisione di cambiamento di prassi della maggioranza governativa in materia di rinnovo di permessi di dimora a stranieri in assistenza con figli in Ticino  (come se l’avesse ordinato il medico che i ricongiungimenti familiari devono avvenire in Ticino a spese del contribuente); vedi le sentenze del Tribunale federale che istituzionalizzano l’immigrazione nello Stato sociale.

Cavilli giuridici

Va poi considerato che gli assegni familiari ed assegni di prima infanzia, che esistono praticamente solo in Ticino, non vengono nemmeno  conteggiati come aiuti sociali. E neppure i sussidi di cassa malati. Di conseguenza un titolare di permesso B può staccare centinaia di migliaia di Fr pubblici senza risultare, dal punto di vista giuridico, formalmente a carico della socialità ticinese! Ma, poiché presupposto per l’ottenimento di un permesso di dimora è l’autonomia finanziaria, ne abbiamo piene le tasche delle eccezioni e degli escamotage degli spalancatori di frontiere per relativizzare, ovvero spazzar via, questo sacrosanto requisito; e ciò in nome del “devono entrare tutti”!

Milioni di troppo

248 permessi B in assistenza sono 248 di troppo. 12,6 milioni di spesa sociale per permessi B sono 12.6 milioni di troppo. Vari paesi UE, non solo l’uscente Gran Bretagna ma anche la Germania, stanno prendendo misure anche drastiche per porre un freno all’immigrazione nello Stato sociale. Se noi svizzerotti non ci diamo una mossa, ma in fretta, saremo sempre più presi d’assalto. Non c’è bisogno di spiegare cosa accadrà in campo migratorio se la Svizzera continuerà a fare il paese del Bengodi per tutti, tranne che per i “suoi”. E forse qualcuno nelle stanze dei bottoni farebbe bene a rendersi conto che qui si sta tirando troppo la corda. Il contribuente ne ha piene le scuffie di farsi tartassare per mantenere immigrati e di sentirsi ripetere che 1) per limitare l’immigrazione “sa po’ fa nagott” e 2) solo osare avanzare una simile richiesta è dimostrazione di becero razzismo. Partitocrazia attenzione, perché la situazione potrebbe diventare esplosiva.

Lorenzo Quadri