Un brutto giorno per il Paese

La maggioranza ha votato contro l’autodeterminazione ed a favore degli eurobalivi

 

Piccola consolazione: in Ticino, grazie alla Lega ed al Mattino, il risultato è comunque stato nettamente migliore rispetto alla media nazionale

L’iniziativa Per l’autodeterminazione purtroppo non ce l’ha fatta.

Era forse prevedibile che sarebbe andata a finire così; la casta, con dovizia di mezzi finanziari (quante centinaia di biglietti da mille hanno messo sul tavolo i soldatini di EconomieSuisse?), per mesi ha bombardato i cittadini con propaganda di regime, terrorismo economico, ricatti morali e fandonie assortite. E’ stata attivata una shitstorm (=tempesta di cacca)  contro l’iniziativa. Ma ancor più contro i promotori, denigrati come “spregevoli nemici dei diritti umani”. I camerieri dell’UE hanno inscenato una campagna d’odio contro chi difende la democrazia diretta e la sovranità nazionale.Sembrava di essere tornati ai tempi del No Billag!

Chiaramente, tutto questo era immaginabile fin dall’inizio. Ma altrettanto chiaramente, la speranza è l’ultima a morire.

D’altra parte, la campagna ufficiale a sostegno dell’iniziativa, anche dall’interno giudicata “poco incisiva”, non ha aiutato. Si spera che almeno questa lezione sia stata assimilata. Non si combatte il terrorismo di regime dei rottamatori della Svizzera con brodini politikamente korretti.

In Ticino

C’è almeno la (modesta) soddisfazione che in Ticino la percentuale di Sì è stata nettamente superiore alla media nazionale (ben il 13% in più: 46% contro 33%). Questo è chiaramente ascrivibile alla Lega ed al Mattino. Se a livello a nazionale l’iniziativa è stata votata solo dagli elettori Udc o poco più, in Ticino lo scenario è stato assai diverso. Purtroppo non è bastato ad ottenere una maggioranza, anche se l’obiettivo non è stato mancato poi di tanto.  In ogni caso, a livello federale non avrebbe fatto alcuna differenza.

Sarebbe tuttavia stato bello che i ticinesi, che si sono visti annientare il fondamentale voto del 9 febbraio dalla partitocrazia proprio in nome di fallimentari accordi internazionali, avessero reagito esprimendosi in modo chiaro a sostegno dei diritti popolari. Così non è stato. E il triciclo eurolecchino avrà ora  buon gioco nel dire che in fondo agli svizzeri non importa poi tanto se le loro votazioni vengono azzerate; sicché, avanti con il golpe contro il popolo!

Fosche prospettive

Le prospettive dopo il voto di domenica sono fosche. Il rischio  (per usare un eufemismo) più immediato è che i legulei del Tribunale federale – messi lì dalla partitocrazia col sistema del mercato delle vacche – d’ora in poi faranno sempre passare il diritto internazionale davanti alla Costituzione. E ricordiamoci che il diritto internazionale è una specie di blob che si espande senza nessun controllo.

E soprattutto si rischia che la partitocrazia, ed in particolare i camerieri dell’UE in Consiglio federale, si sentano ora “invogliati” a firmare accordi internazionali – ciofeca a tutto andare: la grande maggioranza dei cittadini elvetici ha indicato di preferirli alla Costituzione! A partire, ça va sans dire, dallo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe: la ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE; i giudici stranieri; la direttiva dell’Unione europea sulla cittadinanza (ovvero: non espellere nessuno e mantenere tutti); la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone; l’invasione di TIR da 60 tonnellate; la fine  delle banche cantonali con garanzia dello Stato; e chissà cos’altro ancora conterrà questo obbrobrioso vaso di Pandora!

Il patto ONU

E ricordiamoci che c’è sempre in ballo la firma del patto ONU sulla migrazione. Un trattato che  – con la tattica del salame: una fetta alla volta – mira all’introduzione della libera circolazione delle persone a livello mondiale.Un patto che sempre più paesi, a giusto titolo, rifiutano di sottoscrivere, per difendere la propria sovranità. Cosa che farebbe qualsiasi Stato con un minimo di attributi. La firma elvetica, invece, è stata solo rinviata. Non certo cancellata. Il ministro degli Esteri PLR (ex) doppio passaporto smania per sottoscrivere. Addirittura, la sua intenzione iniziale era quella di andare a Marrakech in pompa magna e con al seguito tutta la sua corte dei miracoli di burocrati internazionalisti. Poi c’è stata la retromarcia tattica. Ma è evidente che il voto di domenica spiana la strada alla svendita della Svizzera. E alla storiella del patto non vincolante (soft law), va da sé, non ci crede nessuno. Tanto più che gli svizzerotti, con il consueto autolesionismo da primi della classe, lo farebbero diventare immediatamente vincolante.

Ha vinto la paura

Domenica 25 novembre 2018 i diritti popolari sono usciti sconfitti dalle urne, mentre i camerieri di Bruxelles stanno ancora festeggiando con caviale e champagne. In prima linea i $inistrati, quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE. Che infatti sono corsi a starnazzare la propria incontenibile gioia.

E’ proprio il caso di dire che domenica scorsa ha vinto la paura. Paura di presunte ritorsioni (?) internazionali e di sfracelli economici che esistono solo nella fantasia del triciclo PLR-PPD-P$$ che se li è inventati. Altri paesi non hanno avuto paura di riprendersi la propria sovranità, vedi la Brexit.

La battaglia continua

Per una curiosa coincidenza, l’Anghela Merkel, in contemporanea con il No Svizzero all’autodeterminazione – che è poi un Sì agli eurobalivi  – ha dichiarato ad un evento che “gli stati nazionali dovranno cedere la propria sovranità”. Dopo il voto di domenica scorsa, questo è il futuro che ci aspetta. Chi è causa del suo mal…
E’ ovvio, comunque, che  la nostra battaglia contro l’asservimento all’UE e contro la devastante libera circolazione delle persone continua. Prossimamente ci aspettano altri appuntamenti della massima importanza. Ad esempio la (probabile) votazione sullo sconcio accordo istituzionale citato sopra. E poi quella sull’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Insomma: le occasioni per rifarsi non mancheranno.

Lorenzo Quadri

 

 

Sì all’autodeterminazione, Sì alla democrazia, Sì alla Svizzera

C’è ancora qualche ora di tempo per salvare i diritti popolari: non sprechiamola!

 

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) prevede che la nostra Costituzione – e di conseguenza anche l’esito delle votazioni popolari – abbia la preminenza sul diritto internazionale. In caso di conflitto, gli accordi internazionali  incompatibili con la Costituzione federale vanno rinegoziati e, qualora fosse impossibile, disdetti.

Questa iniziativa farebbe finalmente chiarezza. Ed impedirebbe alla casta, ed in particolare alla partitocrazia PLR-PPD-PSS, di cancellare l’esito di votazioni popolari sgradite con il pretesto dell’incompatibilità con qualche accordo internazionale. Vedi quanto accaduto con il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014.

Non c’è un paese al mondo in cui il diritto internazionale abbia sistematicamente la preminenza sulla Costituzione. Ma la Svizzera, con una perniciosa decisione del Tribunale federale del 2012,  ha scelto di intraprendere proprio questa strada. La Costituzione è la Carta fondamentale dello Stato. I contrari all’iniziativa vogliono trasformarla in carta straccia.

La votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” è una votazione della massima importanza. La posta in gioco è, lo dice il nome stesso, l’autodeterminazione. Ovvero la nostra democrazia ed i nostri diritti popolari, che l’establishment euroturbo sta smontando pezzo per pezzo. Chiaro: è solo grazie ai diritti popolari se la Svizzera non è diventata uno Stato membro dell’UE. Teniamolo bene a mente!

Fermiamo il golpe della casta

Il disegno delle élite è chiaro: togliere potere al popolo, quindi ai cittadini, per trasferirlo ad organizzazioni sovranazionali non elette da nessuno. Questo perché “il popolazzo becero vota sbagliato”: non si conforma facilmente ai diktat internazionali anti-identitari, pro-frontiere spalancate e pro-immigrazione incontrollata. Dunque va esautorato.

L’attacco dell’establishment ai diritti popolari è in corso da anni. Se l’iniziativa “per l’autodeterminazione” dovesse venire respinta, quest’opera di rottamazione – un vero e proprio golpe contro i cittadini svizzeri – conoscerebbe un’impennata. Il Tribunale federale darebbe sempre la precedenza agli accordi internazionali. Questo significherebbe, ad esempio, che di fatto nessun criminale straniero verrebbe più espulso dalla Svizzera se è un cittadino UE, poiché è in vigore la libera circolazione delle persone.

Il patto ONU

Proprio in queste settimane varie commissioni parlamentari federali si stanno esprimendo sulla sciagurata ipotesi di un’adesione della Svizzera al patto ONU sulla migrazione. L’obiettivo finale del patto è l’introduzione di una libera circolazione delle persone a livello mondiale. Adesso viene travestito da “soft law” e quindi, per turlupinare l’opinione pubblica, venduto come un insieme di disposizioni non vincolanti. Ma la realtà è un’altra. Non a caso sempre più paesi si chiamano fuori, appunto per tutelare la propria sovranità.

Anche per bloccare sul nascere il continuo processo di svendita della nostra sovranità,  occorre votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Le fregnacce dei contrari

Un Sì il 25 novembre è un Sì al “modello svizzero”. Ed è questo modello che ha dato al Paese stabilità politica, determinando anche il successo della nostra piazza economica. L’autodeterminazione giova anche all’economia. Non bisogna quindi credere al terrorismo di regime, del tutto simile a quello messo in campo nel 1992 ai tempi del voto sull’adesione allo SEE, ed alle sue fantasiose storielle sulle “centinaia di accordi internazionali in pericolo” se passasse l’iniziativa. Dov’è l’elenco di queste “centinaia di accordi”? Non c’è. Perché esse, come ha dichiarato un illustre giurista, “esistono solo nel mondo della fantasia”. Ciò vale anche per l’altro stucchevole mantra utilizzato dai contrari all’autodeterminazione a scopo di lavaggio del cervello e di ricatto morale. Ovvero quello dei “diritti umani in pericolo”. I diritti umani sono già contemplati dalla nostra Costituzione. Per garantire il rispetto dei diritti umani in casa nostra non abbiamo bisogno né di Diktat comunitari, né dei giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU (a cui peraltro non aderisce nemmeno l’UE). I giudici della CEDU sono riusciti a decidere, in recenti sentenze, che, se il “sentimento religioso” cristiano può essere tranquillamente offeso, quello islamico no. Sicché, in nome della “pace religiosa”, dovremmo rinunciare alla nostra libertà di espressione, che è un diritto fondamentale. E la Svizzera avrebbe bisogno di questi giudici stranieri? Giudici che affossano i nostri diritti fondamentali per inginocchiarsi agli islamisti? E’ già Carnevale?

C’è tempo fino a mezzogiorno per votare Sì all’autodeterminazione, Sì ai diritti popolari e Sì alla Svizzera!

 

Lorenzo Quadri

 

Contro l’autodeterminazione sempre le solite fregnacce

E’ ormai oltre un quarto di secolo che la casta va avanti a catastrofismo e fake news

 

L’establishment, o casta che dir si voglia, combatte l’iniziativa “per l’autodeterminazione” con terrorismo economico e ricatti morali. Ovvero, con il suo modus operandi consueto, applicato ormai da oltre un quarto di secolo: vedi la votazione sull’adesione allo SEE del dicembre 1992.

Nell’ambito del terrorismo di regime rientra la fandonia delle centinaia di accordi internazionali che sarebbero in pericolo (?) in caso di approvazione dell’iniziativa. Come ha chiarito uno dei padri dell’ultima revisione della Costituzione, l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum, si tratta di “affermazioni populiste che appartengono al regno della fantasia”. In altre parole: balle solenni.E lo stesso vale per la presunta inaffidabilità della Svizzera in caso di accettazione dell’iniziativa. A seguito della quale, secondo la casta, nessun paese vorrebbe più concludere trattati con Berna.

Punto primo: se la smettiamo di sottoscrivere accordi-capestro con l’UE abbiamo soltanto da guadagnarci. Questi accordi hanno un solo obiettivo: portarci nell’Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta).

Punto secondo: la priorità della Costituzione (e quindi della volontà popolare) sul diritto internazionale era la regola fino al 2012. Prima che il Tribunale federale – con giudici eletti dalla partitocrazia per prendere decisioni politiche – cambiasse le carte in tavola. In questo modo il TF ha messo a segno un vero e proprio golpe contro i diritti popolari, e dunque contro il popolo. Per la massima goduria della casta che da anni attenta ai diritti popolari. Ma forse che prima del 2012 nessuno voleva concludere trattati internazionali con l’inaffidabile Svizzera? Suvvia, siamo seri! La Corte costituzionale tedesca ha deciso nei mesi scorsi che la Costituzione nazionale ha la precedenza sui trattati internazionali. Non risulta ci sia stato un fuggi-fuggi di partner dall’ “inaffidabile” Germania. La realtà è che non esiste al mondo paese che metta sistematicamente gli accordi internazionali davanti alla propria Costituzione, come invece vorrebbe fare il triciclo PLR-PPD-PS.

Punto terzo:qualcuno si dimentica che la stabilità politica e giuridica di cui la piazza economica svizzera ha sempre beneficiato è stata costruita con la democrazia diretta e con in vigore la precedenza del diritto costituzionale sugli accordi internazionali. Questo è il modello che ha determinato il “successo” del paese. Ed è proprio questo  modello che l’establishment vuole rottamare.

Punto quarto:“La salvaguardia della reversibilità di principio delle decisioni dello Stato è una virtù democratica essenziale alla politica ed alla legislazione”.Parole e musica dell’illustre giurista tedesco Michael Klöpfer, già professore di diritto all’università di Berlino. Che di diritto evidentemente ne capisce “un po’ di più” dei politicanti della partitocrazia. Gli accordi internazionali non valgono in eterno. Se il popolo tramite decisione democratica decide che bisogna cambiare rotta, questo deve accadere. La volontà popolare va rispettata: solo così si crea stabilità.

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE. Si sciolgono anche i matrimoni. E non è perché esiste il divorzio che non vengono più celebrate nozze. Invece adesso i partiti cosiddetti storici pretendono di farci credere che i trattati internazionali capestro devono durare in eterno?

Raffica di iniziative?

Inoltre, siamo seri: raccogliere le firme necessarie ad un’iniziativa popolare (100 mila) non è certo cosa di tutti giorni. Prima di arrivare ad una votazione popolare, poi, passano anni. Ed ovviamente le iniziative possono anche essere bocciate (in effetti accade nella maggioranza dei casi). Immaginare un domani l’approvazione di una raffica di iniziative popolari che invaliderebbero centinaia (!) di accordi internazionali, come sostiene l’establishment promotore dell’asservimento della Svizzera all’UE, è una presa in giro. E’ evidente che l’accordo internazionale che ciurla nel manico è uno solo. Quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Ed è proprio questo accordo che la casta sta, ancora una volta, puntellando con i soliti mezzucci: terrorismo di regime, tentativi di lavaggio del cervello, fake news, statistiche farlocche,…

Il ricatto sui diritti umani

Quanto alla storiella dei diritti umani in pericolo. Che la Svizzera verrebbe espulsa dalla Convenzione dei diritti dell’Uomo in caso di Sì all’autodeterminazione, lo dicono i contrari a detta iniziativa. Sempre il solito squallido ricatto morale. Sempre il solito tentativo di delegittimare e denigrare quelli che non intendono inchinarsi a 90 gradi davanti al pensiero unico pro-UE e pro-frontiere spalancate. Dire “nemici dei diritti umani” è infatti analogo a dire “fascisti e razzisti”. Sempre la stessa solfa!

Ed in ogni caso, le prestazioni a tutela dei diritti umani della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) le abbiamo viste con la recente sentenza di condanna di una donna austriaca rea di aver detto, durante un seminario sull’islam, che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto ed una bambina di sei anni “si può definire un caso di pedofilia”. La CEDU ha dunque mostrato chiaramente il proprio volto.  Inginocchiata agli islamisti, si è inventata il reato di blasfemia. Ma solo per l’Islam. Dopo aver deciso, in recenti sentenze, che il sentimento religioso cristiano può essere offeso eccome, ha stabilito che quello dei musulmani, invece, va assolutamente rispettato “in nome della pace religiosa”. Eh già: i musulmani mettono bombe, i cristiani no. Sicché, giù le braghe!

Due pesi e due misure, a vantaggio della religione dei migranti economici e contro i nostri diritti fondamentali tra cui conta, a non averne dubbio, la libertà d’espressione. Ecco come i giudici stranieri della CEDU difendono i diritti umani. Di simili  giudici e di simili sentenze non abbiamo proprio bisogno. Ed in Svizzera i diritti umani sono già tutti presenti nella nostra Costituzione. Del resto, nemmeno l’UE in quanto tale riconosce la giurisdizione della CEDU. Dovremmo continuare a farlo noi?

Lorenzo Quadri

 

Quando la casta racconta un sacco di balle populiste

Autodeterminazione: altro che “centinaia di accordi internazionali in pericolo”!

 

La propaganda di regime contro l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”), sui cui voteremo il prossimo 25 novembre, sta raggiungendo preoccupanti picchi di isteria. Le fanfaluche dei politicanti del triciclo, quelli che ogni giorno ci svendonoalla fallita Unione europea – vedi il voto determinante del Senatore Pippo Lombardi nella Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati a favore del regalo di 1.3 miliardi di Fr agli eurofalliti – danno la misura della scarsità dei loro argomenti.

Ricatti morali

Costoro cianciano di centinaia di accordi internazionali in pericolo nel caso in cui l’iniziativa per l’autodeterminazione venisse approvata in votazione popolare. E, per ricattare moralmente gli svizzerotti, invocano pure i diritti umani in pericolo. Il che significa: 1) fingere di non sapere che i diritti umani sono già contenuti tutti nella nostra Costituzione e 2) appioppare ai cittadini favorevoli all’autodeterminazione un marchio d’infamia: quello di spregevoli nemici dei diritti umani.

La partitocrazia si comporta esattamente come i funzionarietti di Bruxelles (con le valige in mano) che vaneggiano di “piccoli Mussolini” in Europa per infamare i leader “sovranisti”. Quelli rei di non farsi schiacciare gli ordini dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker e dai suoi tirapiedi.

E che dire della sortita della giudice svizzera presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, Helen Keller? La leguleia in questione è arrivata al punto di sostenere che sull’iniziativa per l’autodeterminazione non si dovrebbe nemmeno poter votare. L’iniziativa andava dichiarata irricevibile. Hai capito questi galoppini della casta? Vogliono impedire al popolo di decidere!

Il dottore in diritto

A rimettere la chiesa al centro del villaggio ci ha pensato l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum. Costui, dottore in diritto, è tra i padri dell’ultima revisione della Costituzione federale. E il suo giudizio sull’iniziativa per l’autodeterminazione è chiarissimo: “va nella giusta direzione: non tutto il diritto internazionale può avere la preminenza sulla Costituzione. La regolamentazione proposta dall’iniziativa è più chiara dell’attuale situazione giuridica (…) Negli ultimi anni il Tribunale federale ha dato sistematicamente la precedenza al diritto internazionale; deploro profondamente questa evoluzione”. Lapidario pure il parere dell’illustre giurista sulla storiella delle centinaia di accordi internazionali in pericolo in caso di Sì all’iniziativa: “E’ solo un’affermazione populista che rimane nel regno della fantasia”. Sicché, l’establishment  internazionalista sta raccontando una montagna di balle populiste(sic!) contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Ma come: i populisti non erano gli altri? E invece…

Dov’è l’elenco?

E’ evidente che le centinaia di accordi interazionali a rischio non esistono. Se esistessero, i galoppini della partitocrazia ne avrebbero da tempo pubblicato l’elenco dettagliato. La realtà è che di trattati  internazionali a rischio ce n’è uno solo: quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Che infatti è in contraddizione con l’articolo 121 a della Costituzione federale. Ovvero, con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo il 9 febbraio 2014, ma  rottamati dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (quelli che, senza farsi problemi, tra qualche mese torneranno a mettere fuori la faccia per elemosinare i voti necessari a conservare le cadreghe parlamentari). Ma, se la devastante libera circolazione delle persone salta, abbiamo solo da guadagnarci.

L’argomento delle centinaia di accordi internazionali in pericolo è particolarmente sballato. Fosse reale, ciò significherebbe che attualmente sono in vigore centinaia di accordi  internazionali anticostituzionali. E chi li avrebbe conclusi questi trattati anticostituzionali? Ma evidentemente i politicanti del triciclo. Ovvero  gli stessi che adesso starnazzano contro l’autodeterminazione. Ooops! Mai sentito parlare di autogoal? Eccone un bell’esempio!

Prima del 2012…

La realtà è che votare Sì al 25 novembre significherebbe, semplicemente, rimettere le cose a posto. Ovvero tornare alla situazione antecedente al 2012, quando la preminenza del diritto costituzionale svizzero su accordi internazionali del piffero era prassi corrente. Forse che prima del 2012 la Svizzera era considerata un partner inaffidabile (?) con cui nessun Paese voleva concludere accordi (?), come vanno ora cianciando i soldatini del triciclo per combattere l’iniziativa per l’autodeterminazione? Ma va là! Evitiamo di far ridere i polli.

Nessuno al mondo

Del resto, nessun Paese al mondo, nemmeno nell’UE,  concede sistematicamente la preminenza al diritto internazionale, come invece dovrebbero fare gli svizzerotti a dar retta ai legulei del Tribunale federale. In Germania la massima istanza giudiziaria ha deciso proprio il contrario: ossia che la Costituzione nazionale ha la precedenza. E allora, soldatini del triciclo PLR-PPD-P$, cosa state raccontando?

Il 25 novembre, votiamo tutti un Sì convinto all’iniziativa per l’autodeterminazione!Sventiamo il golpe dei camerieri dell’UE contro il popolo!

Lorenzo Quadri

 

 

Sì all’autodeterminazione, No al becero ricatto morale

25 novembre: asfaltare la casta eurolecchina e ripristinare la democrazia diretta!

 

L’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light” è entrata in vigore ad inizio luglio. E non serve assolutamente ad un tubo. Come volevasi dimostrare!

Non che ci fossero dei grandi dubbi al proposito. Ma la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di recente ha confermato che, da quando la legge di NON applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio è entrata in vigore, il numero di arrivi in Svizzera non solo non è diminuito, bensì è aumentato. Infatti nel periodo luglio-settembre 2018 sono arrivate oltre 5000 persone, quando negli stessi mesi dello scorso anno gli arrivi erano 4700.

Tra un anno…

Era infatti evidente anche ai paracarri che la preferenza indigena light non avrebbe fatto diminuire di una singola unità il  numero degli immigrati. Sicché i politicanti che l’hanno sostenuta e votata a Berna, ovvero gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, hanno cancellato la volontà popolare. Compresi  gli esponenti ticinesi del citato triciclo.

Il 70% dei cittadini del nostro Cantone ha votato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Tra un anno ci saranno le elezioni federali. Visto che quegli stessi parlamentari che hanno affossato la volontà del 70% dei ticinesi metteranno fuori la faccia per elemosinare voti, sarà bene ricordarsi delle loro prodezze.

Frontalierato

Del tutto inutile nella limitazione dell’immigrazione, la ciofeca denominata “preferenza indigena light” lo è anche nella lotta all’invasione di frontalieri. Infatti, ci piacerebbe davvero sapere quanti ticinesi sono stati assunti invece di frontalieri a seguito dell’obbligo imposto ai datori di lavoro di annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti vacanti. Obbligo tra l’altro limitato a quelle categorie professionali in cui il tasso di disoccupazione (calcolato secondo i dati farlocchi della SECO) a livello nazionale (!) supera una data percentuale. La risposta non può che essere una sola: ZERO!

Per contro, gli annunci di lavoro pubblicati in Ticino (anche da enti pubblici e parapubblici) finiscono in internet. Vengono quindi ripresi dai siti per frontalieri, andando a fomentare l’assalto alla diligenza.

Del resto, di recente le province italiche limitrofe hanno ammesso pubblicamente (capirai che scoperta) che senza le frontiere spalancate con il Ticino si troverebbero nella palta, con la disoccupazione raddoppiata. Il Ticino è la mucca da mungere.

L’iniziativa

Il 25 novembre i cittadini voteranno sull’iniziativa per l’autodeterminazione. Questa iniziativa prevede che il diritto costituzionale svizzero abbia la precedenza su accordi internazionali del piffero (“Prima la nostra… Costituzione”!).

Il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014, quindi la preferenza indigena (“Prima i nostri”) ed i contingenti all’immigrazione, sono contenuti nella Costituzione. Però la partitocrazia spalancatrice di frontiere non li applica, perché essi entrerebbero in conflitto con la devastante libera circolazione delle persone (accordo internazionale).

Con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, la situazione si ribalterebbe:  la preferenza indigena sarebbe applicata. Entra in urto con un accordo internazionale (libera circolazione?): l’accordo in questione va rinegoziato; qualora non fosse possibile, disdetto.

Prima del 2012

Va detto che la preminenza della nostra Costituzione sugli accordi internazionali, ovvero l’autodeterminazione chiesta dall’iniziativa, era prassi in vigore fino al 2012. Poi i legulei del Tribunale federale (supportati dai professorini multikulti delle facoltà di diritto) hanno rottamato la giurisprudenza precedente. Contrordine compagni! Gli accordi internazionali sono prioritari!

Questo in concreto cosa vuol dire? Vuol dire che tramite accordi internazionali si cancella la volontà popolare.Visto che gli accordi internazionali li conclude la casta spalancatrice di frontiere, siamo di fronte ad un vero e proprio golpe contro il popolo.

Oltretutto questi accordi internazionali del menga si “evolvono”, vale a dire allargano sempre più il proprio raggio d’azione… e i camerieri dell’UE in Consiglio federale “si adeguano”. Esempio lampante: il Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti, che costituisce uno “sviluppo” del trattato di Schengen (tutti a firmare il referendum!).

Modello svizzero

La democrazia diretta è un elemento chiave del “modello di successo svizzero”. Quel modello con cui la partitocrazia ama sciacquarsi la bocca. Ma poi, all’atto pratico…

Con l’iniziativa “per l’autodeterminazione” si chiede di ripristinare la democrazia diretta. E con essa le basi del nostro Paese.

E non crediamo al solito terrorismo di regime ed agli squallidi ricatti morali di un establishment sempre più in difficoltà che, tramite i suoi soldatini in politica, viene a raccontarci fregnacce su “centinaia di accordi internazionali a rischio” e perfino sui  “diritti umani in pericolo” a seguito dell’iniziativa per l’autodeterminazione!

Casta allo sbando

Ma va là! Quindi questi $ignori vorrebbero raccontarci che sono attualmente in vigore centinaia di accordi internazionali contrari alla Costituzione? Se così fosse, Consiglio federale e parlamento andrebbero immediatamente mandati a casa a calci nel tafanario! Quanto ai diritti umani: sono tutti già contenuti nella nostra Costituzione.

L’élite internazionalista, ormai alla canna del gas e senza argomenti, per combattere un’iniziativa popolare che vuole ridare al popolo il potere che gli spetta, si è ridotta a strillare istericamente alla presunta violazione dei diritti umani: penosa! Asfaltiamola il 25 novembre!

Lorenzo Quadri

Un SI’ per sventare il golpe della casta contro il popolo!

Iniziativa per l’autodeterminazione: perché è indispensabile sostenerla il 25 novembre

 

Il prossimo 25 novembre sarà una data importante. Infatti, si voterà sull’iniziativa “contro i giudici stranieri” detta anche “per l’autodeterminazione”. L’iniziativa chiede che la nostra Costituzione abbia la precedenza sugli accordi internazionali. Nella Costituzione federale confluiscono anche le disposizioni votate dal popolo. Vedi ad esempio immigrazione di massa ed espulsione dei delinquenti stranieri.

Il Gigi di Viganello, che non è un fine giurista, è perplesso. Ed infatti si chiede: ma come, non è scontato che la Costituzione, che è poi la Carta fondamentale dello Stato, venga prima, quindi “conti di più” di un accordo internazionale qualsiasi concluso sottobanco dalla casta esterofila? Non è così ovunque? Bisogna votare su cose ovvie?

Colpa di chi?

Lo stupore del Gigi è comprensibile. E’ vero che è così ovunque. Ma non in Svizzera. O meglio: fino a qualche anno fa era così anche da noi. La Costituzione federale ha sempre avuto la precedenza. Ma in tempi recenti la musica è cambiata. E’ cambiata per colpa:

1) dei legulei del Tribunale federale, ovvero soldatini della partitocrazia  multikulti e spalancatrice di frontiere eletti dall’Assemblea federale col sistema del “mercato delle vacche” (io do una cadrega a te, tu dai una cadrega a me); e

2) dei professorini, sempre multikulti e spalancatori di frontiere, delle facoltà di diritto. Insomma: a decidere il “contrordine compagni” è stata la solita élite internazionalista.

Golpe contro il popolo

Cosa ha deciso l’establishment? Ha deciso che gli accordi internazionali hanno la precedenza sulla Costituzione, e di conseguenza anche sulla volontà popolare. Questa decisione è scellerata. Lo è in quanto costituisce la rottamazione dei diritti popolari. I diritti popolari vengono sabotati tramite accordi internazionali. E’ una precisa scelta politica, non ci sono balle. Del resto, la stessa casta da tempo mena il torrone con l’obiettivo di rendere  più difficile l’esercizio di iniziative e referendum. Il che significa: sovvertire la democrazia diretta, ossia quel sistema che ha fatto grande la Svizzera. Tagliare fuori i cittadini dalle scelte fondamentali per il futuro del Paese – e quindi per il loro futuro.

Quello messo a segno dai legulei e dai professorini della partitocrazia è un vero e proprio golpe contro il popolo elvetico. Le sue conseguenze sono pesantissime. Questo golpe rende infatti parecchie le votazioni popolari prive di effetto. Le trasforma in semplici “raccomandazioni”; che, come tali, contano quanto il due di briscola: i politicanti possono imboscarle in un cassetto senza farsi troppi problemi. Il popolo non decide più un tubo! Altro che “popolo sovrano”!

Situazione da correggere

Questa situazione scandalosa, frutto di cambiamenti di giurisprudenza avvenuti negli scorsi anni, va assolutamente corretta.  E’ infatti sulla scorta di simili fregnacce che, ad esempio, il tribunale cantonale zurighese ha deciso che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un picchiatore tedesco 27enne in assistenza: questo perché con la Germania è in vigore la devastante libera circolazione delle persone, la quale avrebbe la precedenza sulla norma della nostra Costituzione che prevede l’espulsione dei criminali stranieri.  Ergo, i criminali stranieri con passaporto UE rimangono in Svizzera. Scandaloso!

Altro esempio eclatante: il “maledetto voto” del 9 febbraio. Con in vigore l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena votata dal popolo sarebbe da tempo realtà. La situazione attuale (inutile compromesso-ciofeca) è invece assai diversa, e non stiamo qui a dilungarci oltre.

La storiella dei diritti umani

Se la casta non avesse compiuto il golpe contro il popolo, a nessuno sarebbe venuto in mente di lanciare l’iniziativa per l’autodeterminazione. In effetti, sarebbe stata inutile. Invece, nella situazione attuale, generata dalla partitocrazia, l’iniziativa è  necessaria per salvare i diritti popolari.

Il 25 novembre votando SI’ all’iniziativa per l’autodeterminazione abbiamo dunque la possibilità di rimettere le cose a posto. Non sprechiamola!

E non beviamoci la fregnaccia che l’approvazione dell’iniziativa “contro i giudici stranieri” metterebbe in pericolo (uhhh, che pagüüüraaa!) i diritti dell’uomo in Svizzera. Perché queste sono balle di fra’ Luca. Fumogeni. Biechi ricattini morali da tre e una cicca. La Svizzera non ha alcun bisogno di giudici stranieri per far rispettare i diritti umani in casa propria.

Lorenzo Quadri

 

Hanno le valigie in mano ma pretendono di ricattarci!

Eurobalivi allo sbaraglio: ve la diamo noi la firma dello sconcio accordo quadro!

 

Intanto l’ex partitone ha iniziato la sua shitstorm (=tempesta di cacca) contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, in votazione il prossimo 25 novembre

Non c’è limite al peggio! I funzionarietti di Bruxelles hanno ormai la valigia in mano. In primavera ci saranno le elezioni europee, e non ci vuole il mago Otelma per prevedere che a vincere saranno i partiti sovranisti. Perché di spalancatori di frontiere radikalchic la gente ne ha pieni i santissimi, e questo in tutta Europa. Eppure, malgrado gli attuali eurobalivi guidati dal presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker abbiano un piede fuori dalla porta, pretendono ancora di schiacciarci gli ordini.

Tolla “no limits”!

I loro camerieri a Berna, a partire dal ministro (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR) hanno appena avuto la faccia di tolla di confermare il contributo di coesione, leggi regalo ingiustificato, di 1.3 miliardi. Vedremo cosa diranno al proposito le Camere federali. Ma, conoscendo il triciclo PLR-PPD-P$$, siamo pronti a scommettere che il vergognoso regalo verrà approvato “come una lettera alla posta” (e non la Posta della Susanne Ruoff).

Se gli eurofunzionarietti, oltre a tonnellate di boria del tutto ingiustificata (è gente che a casa propria non verrebbe eletta nemmeno nel comitato di una bocciofila) avessero in zucca anche un po’ di sale, avrebbero dovuto ringraziare gli svizzerotti fessi e volare bassi. Invece no. Questa foffa immagina di incamerare il regalo miliardario e, contemporaneamente, di continuare a mettere sotto pressione e a ricattare la Svizzera! Ed i loro sguatteri bernesi se lo fanno andar bene!

Metà ottobre?

L’ultima grottesca pretesa di Bruxelles è quella di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale (che ci imporrebbe le leggi ed i giudici stranieri) per metà ottobre. Come no! I tapini si sono manifestamente bevuti il cervello. A parte che l’accordo non va sottoscritto né adesso, né tra due settimane, né mai, la fretta degli eurobalivi conferma quanto era già ovvio: ossia che l’accordo quadro istituzionale è un accordo capestro.

Del resto, in Svizzera il popolo sarà chiamato a votare sulla devastante libera circolazione delle persone, visto che l’iniziativa per disdirla è riuscita. Ci pare quindi pacifico che, con in ballo questa iniziativa, e con in più due consiglieri federali su sette da cambiare, non si sottoscrive nessun accordo con la fallita UE.

E di sicuro non si firmano accordi con dei funzionarietti di Bruxelles che tra pochi mesi saranno tutti A CASA!

PLR sempre contro il popolo

Intanto l’ex partitone di KrakenCassis non ha perso occasione per dimostrare da che parte sta. Sta dalla parte dei giudici stranieri e contro i cittadini svizzeri. Nell’assemblea dei delegati di ieri, il partito ha iniziato la sua shitstorm (tempesta di cacca)  contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Ovvero quell’iniziativa che vuole che la Costituzione svizzera – e quindi le decisioni popolari – abbiano la precedenza su accordi internazionali del piffero conclusi dalla casta.

Naturalmente per i liblab questa iniziativa sarebbe una catastrofe.

Avanti con i giudici stranieri! Sotto con la cancellazione dell’esito delle votazioni popolari per “non mettere in pericolo” (uhhh, che pagüüüraaa!) accordi internazionali fallimentari! Rottamare la democrazia diretta, visto che il popolo bestia “non capisce” e vota sbagliato! Eccolo qui, il credo liblab. Tenere a mente per le prossime elezioni…

Lorenzo Quadri

Nuovo triste spettacolo dei camerieri di Bruxelles

Contro l’ iniziativa “Per l’autodeterminazione” è già iniziato il terrorismo di regime

 

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non si smentiscono mai. Ed infatti, con in testa la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, respingono schifati l’iniziativa popolare “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri” (detta anche “Per l’autodeterminazione”). L’iniziativa, lanciata dall’Udc svizzera, ha raccolto 116’500 firme valide consegnate nell’agosto 2016. Il Consiglio federale ha preso posizione la scorsa settimana, proponendo di respingere l’iniziativa senza controprogetto. Ovviamente, trattandosi di iniziativa popolare, a decidere sarà il popolo: quindi il parere del CF conta come il due di picche.  Ma tuttavia, ancora una volta, i camerieri dell’UE si pregiano di esibire la propria pochezza ed il proprio asservimento compulsivo ai padroni di Bruxelles.

Secco njet

Già il solo fatto che l’iniziativa venga respinta senza controprogetto, è indicativo. Soprattutto se si pensa che i sette “grandi statisti” sarebbero stati disposti ad entrare nel merito di un controprogetto per la sconcia iniziativa del vicolo cieco, quella che chiede di cancellare la votazione del 9 febbraio. Apperò! Capito l’andazzo dei camerieri dell’UE? Su un’iniziativa vergognosa, che prende a pesci in faccia il nostro sistema democratico (lanciare un’iniziativa per cancellare un voto popolare sgradito a pochi mesi di distanza dal responso delle urne, è un comportamento che grida vendetta)  il Consiglio federale era pronto ad entrare nel merito con controprogetti. Eh già: pur di calare le braghe davanti all’UE, tutto è lecito. Quando invece, come nel caso dell’iniziativa “diritto svizzero anziché giudici stranieri”, la richiesta è quella di affermare la nostra sovranità nazionale e di ribadire che in questo paese le leggi le fanno il popolo ed il parlamento, e di ribadire pure che non si può cancellare la volontà popolare tramite accordi internazionali del menga, la musica cambia. Eccome che cambia! La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga, a nome del Consiglio federale, carica l’artiglieria pesante. E sbrocca contro gli iniziativisti. La Svizzera,  minaccia Sommaruga, in caso di accettazione dell’iniziativa rischierebbe di essere chiamata a rispondere dell’inadempienza di trattati internazionali (uhhh, che pagüüüraaa)! La certezza del diritto sarebbe in pericolo (uella)! Ed inoltre – fregnaccia somma – “vi è il rischio di indebolire la tutela internazionale delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU)”.

In sostanza, appoggiare l’iniziativa sarebbe quasi un crimine.

Le “criminose” richieste

E quali sono le delinquenziali richieste dell’iniziativa che suscitano l’indignazione della kompagna Simonetta? Che il diritto costituzionale svizzero abbia la priorità  su quello internazionale. Che gli accordi internazionali non compatibili con la Costituzione federale vengano o adattati o denunciati. Che solo i trattati internazionali il cui decreto d’approvazione è stato assoggettato a referendum siano determinanti per il Tribunale federale.

Da notare che, dal 1848 fino agli anni Novanta – quindi non nell’antichità classica – nessuno aveva dei dubbi sul fatto che la Costituzione svizzera avesse la priorità sul diritto internazionale. Ma negli ultimi anni, con la vergognosa sottomissione della Svizzera ai funzionarietti di Bruxelles voluta dalla partitocrazia, quello che prima era scontato è improvvisamente diventato scandaloso.

Ohibò. Qui l’unica cosa scandalosa è l’atteggiamento del Consiglio federale  e della ministra del “devono entrare tutti”, che istericamente difendono l’asservimento del nostro Paese ad organismi sovranazionali non eletti da nessuno!

Di simili rappresentanti politici che si tirano giù la pelle di dosso per smontare la sovranità nazionale, ci possiamo solo vergognare.

Esempio concreto

La presa di posizione del Consiglio federale non fa che confermare il tristo andazzo già noto. Le élite spalancatrici di frontiere vogliono esautorare il popolo a suon di accordi internazionali imposti dall’alto, pretendendo che questi ultimi, in casa nostra, contino di più di quanto i cittadini decidono. Così si cancella la volontà popolare.

Un esempio, molto concreto ed attuale, di ciò che tale andazzo comporta, lo vediamo con la nuova direttiva UE contro le armi al domicilio. Una direttiva che calpesta le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare, le nostre regole e la nostra libertà. Ma il Consiglio federale – sempre con in testa la kompagna Sommaruga – cala le braghe e vuole a tutti i costi eseguire. Perché? Perché il nuovo Diktat è l’evoluzione di un (fallimentare) accordo internazionale: quello di Schengen. E quindi gli svizzerotti, ligi e pavidi, “devono” adeguarsi! Intanto la Repubblica Ceca, Stato membro UE, ha già fatto sapere agli eurofunzionarietti che di applicare la direttiva in questione non se ne parla nemmeno…

Un sacco di panzane

Oltretutto, per opporsi all’iniziativa  per l’autodeterminazione, i camerieri dell’UE in Consiglio federale raccontano un sacco di fregnacce, che fanno acqua da tutte le parti. Infatti sembrerebbe che, accogliendola, dovremmo cancellare trattati internazionali a go-go. Delle due l’una: o la scelleratezza dei politicanti spalancatori di frontiere è tale che costoro hanno approvato una sfracca di accordi che contraddicono la nostra Costituzione, e allora ci sarebbe da scendere in piazza con i forconi, oppure la Simonetta e compagnia cantante non la raccontano giusta.

E che dire della fetecchiata dell’ “incertezza del diritto che nuoce alla piazza economica” (ennesima roboante  frase fatta che viene ripetuta come un mantra pensando di impressionare il popolino)? A generare incertezza è semmai il doversi continuamente adeguare ai Diktat degli eurofalliti o alle compulsive calate di braghe di un governicchio federale che sottoscrive accordi internazionali come fossero noccioline. Stabilire la preminenza della Costituzione porta certezze, e non incertezze.

L’ennesima buffonata

Sostenere poi che la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) sarebbe in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa per l’autodeterminazione, è l’ennesima buffonata. Come dire che il nostro paese, che accoglie e mantiene tutti, senza il controllo di qualche strapagato funzionarietto di Bruxelles non sarebbe in grado di rispettare i diritti umani. Perché – messaggio sottointeso – gli svizzerotti sono “razzisti e disumani”. Kompagna Sommaruga, vai a Baggio a suonare l’organo!

Ma forse è il caso di ricordare di transenna che la CEDU è quel trattato in base al quale non si possono (“sa pò mia!”) espellere i terroristi islamici se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. Questa disposizione, come avrebbe detto il compianto Paolo Villaggio, è una “cagata pazzesca”; non la si può sdoganare come tutela dei diritti umani. Si proteggono i terroristi islamici a scapito delle loro potenziali vittime? Ecco, se queste scempiaggini giuridiche vengono a cadere, tutto di guadagnato. E non è perché un domani non saremmo più assoggettati a regole-foffa di questo tipo, assolutamente improponibili quando ci si trova a lottare contro l’insediamento dell’Isis in casa nostra, che la Svizzera diventerà uno Stato canaglia che non rispetta i diritti umani.

Tutti a votare Sì

Il rifiuto schifato da parte del Consiglio federale di schierarsi, almeno per una volta, dalla parte della Costituzione e del popolo elvetico, è l’ennesimo passo sulla via della rottamazione della Svizzera e della sovranità popolare. L’ennesimo schiaffo inferto dalle élite al popolo.

Ringraziamo la partitocrazia ed i suoi esponenti governativi. E, ovviamente, prepariamoci a votare un Sì convinto all’iniziativa per l’autodeterminazione!

Lorenzo Quadri