Ancora la menata degli “automobilisti ticinesi”

Certo che questa ci mancava. Ecco che, grazie al solito quotidiano La Provincia di Como, torna alla ribalta (?) la menata degli automobilisti con TARGA ticinese che commettono infrazioni nel Belpaese.

Si ricorderà che, nel periodo natalizio, attorno alla questione si era creata una vera e propria telenovela. Naturalmente oltreconfine si guardano bene dal dire che un conto è avere la targa TI sull’auto, mentre tutt’altra cosa è avere il passaporto rosso. Visto che in questo sfigatissimo Cantone il 30% della popolazione è straniera (senza contare i beneficiari di naturalizzazioni facili, che naturalmente poi spariscono dalle statistiche) l’equazione targa ticinese = automobilista ticinese è tutt’altro che scontata. Viene però  strumentalizzata “alla grande” da taluni giornalai italici. I quali si sono accorti che fomentare l’astio, quando non addirittura l’odio, contro i ticinesi, fa guadagnare click in rete e/o fa vendere qualche copia cartacea in più. E allora, come recita il detto, “piatto ricco, mi ci ficco”!

Esca succulenta

Ultimo in ordine di tempo, un titolo a caratteri cubitali, apparso nei giorni scorsi sempre sulla Provincia di Como, che recita: “Svizzero parcheggia sul posto dei disabili e insulta il sindaco”, fattaccio che sarebbe avvenuto a Carlazzo. Ovviamente davanti ad un’esca tanto succulenta, i leoni da tastiera si sono scatenati.

E’ chiaro che chi posteggia e si comporta come sopra descritto è un cafone. Proprio per questo, non ci va bene che si dichiari platealmente (con secondi fini ovvi) che si tratta di uno svizzero, quando non c’è alcuna prova che sia così! Ci sono anzi concrete possibilità che si tratti di un cittadino italiano residente in Svizzera: in vari casi analoghi, come quello della Ferrari targata Ticino posteggiata a Milano su un posto riservato ai disabili, la realtà è poi risultata essere quella.

La “famosa” prima pagina

Ricordiamo che Oltreramina stampa e vari politicanti ebbero a strillare contro la prima pagina del Mattino sulla chiusura notturna dei valichi secondari per fermare i rapinatori (misura naturalmente rottamata dai burocrati federali eurolecchini). La foto di copertina rappresentava la banda bassotti nel tentativo di entrare in Ticino dall’Italia.

A parte, ovviamente, la gravità assai diversa del reato, non si vede perché, come ticinesi, dovremmo accettare l’immagine denigratoria di cittadini ligi alle regole in casa nostra ma spregevoli cafoni in casa altrui. Chi è cafone lo è indipendentemente dal luogo in cui si trova.

Odio social

Oltretutto, non è molto intelligente, da parte di taluni giornalai italici, continuare a diffamare i ticinesi per aizzare l’odio social. Già siamo costretti a sorbirci, per colpa della partitocrazia spalancatrice di frontiere PLR-PPD-P$$, l’invasione da sud. Se magari qualcuno si aspetta che siamo pure disposti a tollerare che troppa gente che ha la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino ci sputi pure in faccia, ha fatto male i conti.

Non si può tirare la corda all’infinito. E non c’è scritto da nessuna parte che i gilet gialli possono esistere solo in Francia.

Lorenzo Quadri

 

Si sono bevuti il cervello!

(Im)mobilità: perseguitano gli automobilisti e aumentano i prezzi dei mezzi pubblici

 

Ohibò, qui ci sono dei manager (“magnager“) e dei politicanti che ci stanno prendendo per i fondelli in grande stile.

Nei giorni scorsi è infatti uscita la notizia che da dicembre 2021 il prezzo dell’abbonamento generale (AG) potrebbe aumentare del 10%. Di conseguenza un AG di seconda classe verrebbe a costare 4250 franchetti, e scusate se sono pochi.

Questo perché il solito gremio di scienziati, composto da rappresentanti di 250 aziende di trasporto, FFS in primis, ha decretato che l’abbonamento generale sarebbe oggi “troppo conveniente” ed il rapporto qualità-prezzo troppo vantaggioso. Si prende dunque atto che essere convenienti è una pecca: il cittadino-utente non è spremuto a sufficienza, urge rimediare!

La stangata

La notizia si è rapidamente diffusa Oltregottardo sicché le FFS hanno pensato bene di metterci una pezza, diramando un comunicato in cui dichiarano di volere la stabilità dei prezzi. Poiché è da un po’ che non crediamo più a Babbo Natale, questa storiella non ce la beviamo. Il Mago Otelma prevede che al momento “giusto”, con una qualche scusa farlocca, la stangata arriverà.

Se vogliamo parlare di rapporto qualità-prezzo è forse il caso di ricordare agli alti papaveri ferroviari che la qualità del servizio sulla linea del Gottardo scade sempre di più. La puntualità è ormai diventata una chimera. Che la colpa sia il più delle volte di “eventi avvenuti all’estero” (nel Belpaese), come si premurano di annunciare gli altoparlanti delle stazioni, interessa assai poco, dato che il disservizio avviene in Svizzera ed i biglietti vengono pagati a prezzi svizzeri. Altro che “va tutto bene”, altro che “l’è tüt a posct”, come si ostinano a ripetere con bella regolarità i capoccioni ferroviari!

Il nuovo “piano”

Quindi: mentre da un lato la Confederella con misure persecutorie nei confronti degli automobilisti vuole incentivare il trasporto pubblico, dall’altro un’ex regia federale (le FFS) scoraggia gli utenti del trasporto pubblico a suon di disservizi e di annunciati aumenti di prezzo.

Ricordiamo infatti che, con la scusa della promozione dei mezzi pubblici, il Consiglio federale sta esaminando un nuovo “piano” contro gli odiati automobilisti, che prevede tra l’altro: meno parcheggi (e più cari), più zone senz’auto, limiti di velocità più stringenti e benzina più cara.
Ancora una volta, i burocrati federali se ne escono con proposte teoriche ed estremiste. Fingono di dimenticarsi del fatto che molti cittadini, specie nelle regioni periferiche, non hanno alternativa all’automobile. E che gli automobilisti sono già tartassati e criminalizzati ad oltranza.

Il populismo climatico, peraltro privo di basi scientifiche, è diventato  il pretesto per infierire ulteriormente su un’importante categoria di cittadini, gli automobilisti appunto, sempre più trasformati in mucche da mungere a beneficio delle casse statali. Come era scontato, l’arrivo al Dipartimento dei trasporti della kompagna Sommaruga ha ridato slancio alla jihad ro$$overde contro la mobilità privata.

Siamo qui in troppi

Quindi da un lato la Confederazione continua a vessare gli automobilisti per costringerli ad usare i mezzi pubblici, anche dove non ci sono. Dall’altro sempre la Confederazione (FFS) invece di aumentare l’attrattività dei mezzi pubblici li rende più cari, mentre l’efficienza va a ramengo.

Sarà anche vero che in Svizzera c’è un problema di mobilità. Ma la colpa è di chi ha spalancato le frontiere all’immigrazione incontrollata. Non solo siamo qui in troppi ma c’è anche chi – Ticino in primis  – si deve sorbire tutti i giorni l’invasione dei frontalieri che arrivano uno per macchina. Quindi è sull’immigrazione che bisogna intervenire. Ma figuriamoci se la partitocrazia si sogna di farlo. Guai! Il tema è tabù! Assestare ulteriori randellate agli sfigati automobilisti ed aumentare il prezzo dell’abbonamento generale con la scusa che sarebbe “troppo conveniente” è molto più facile, oltre che più politikamente korretto!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

No all’onda verde e no agli ecobalzelli: abbiamo già dato!

Non c’è più alcun margine per accanirsi su automobilisti e proprietari di una casetta

Con l’evidente obiettivo di avvantaggiare gli spalancatori di frontiere ro$$overdi, la RSI (86% di giornalisti di $inistra e di centro$inistra) continua, con i soldi del canone più caro d’Europa, a fare propaganda al populismo climatico. Proprio l’emittente di regime, che ha sempre preteso di spacciarsi per un baluardo contro i populismi; tranne ovviamente quelli  della $inistra.

Malgrado questo, la cosiddetta onda verde nelle urne ticinesi non si è finora vista; e speriamo che continui così. Poiché – e quel che accade a livello federale lo dimostra – ogni aumento percentuale degli ecologisti, per modesto che sia, si traduce in una pletora di tasse, balzelli, obblighi e divieti per le categorie più bersagliate: automobilisti e proprietari di una casetta.

Il piano fantozziano

Degli automobilisti, e di quella “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che è il nuovo piano per la promozione del trasporto pubblico – in realtà vessazione e criminalizzazione di quanti hanno  bisogno dell’automobile per lavorare – abbiamo già scritto. Benzina più cara, meno parcheggi e più costosi, limiti di velocità più severi: ecco il bel regalo che vorrebbe rifilarci la nuova direttrice del DATEC, ovvero la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga.

Proprietari di una casetta

Ma anche l’altra citata e tartassatissima categoria, quella dei proprietari di una casetta, rischia grosso. E visto l’andazzo al Dipartimento ex Doris, oggi Dipartimento Simonetta, rischierà sempre più grosso.

Con il famigerato Trattato di Parigi la Svizzera si è impegnata a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni annue di CO2 alla metà del livello del 1990. Quindi da 53.59 milioni di tonnellate a 26.8. Lo strumento principale per raggiungere l’obiettivo è la tassa sul CO2 introdotta nel 2008, che può essere fatta lievitare fino ad un massimo di 210 Fr  per tonnellata di gas. Tradotto in soldoni, questo significa un’eco-tassa di  52.5 centesimi al litro di olio combustibile. Oltre il doppio del balzello attuale, che è di 25 centesimi al litro. Se una famiglia consuma in un anno 5000 litri di nafta, il maggior costo equivale dunque a 1375 Fr; e scusate se sono pochi.

Senza dimenticare che esiste la  possibilità di vietare del tutto i riscaldamenti a nafta.

E’ dunque evidente che, in queste condizioni, di spazi per nuove tasse, balzelli e divieti non ce ne sono proprio.

La cappellata del 2011

Nel 2011, a seguito della drammatica vicenda della centrale atomica di Fukushima (nel frattempo riattivata), si assistette ad una prima “onda verde” nella politica federale. Cavalcando il populismo ambientalista (si era in prossimità delle elezioni federali) i politicanti della partitocrazia decisero l’uscita della Svizzera dall’energia nucleare. Peccato che quasi il 40% dell’energia prodotta nel nostro Paese provenga proprio dalle centrali atomiche.

Visto che :

  • difficilmente torneremo ad illuminare con le candele,
  • il consumo energetico complessivo cresce (anche a seguito dell’immigrazione incontrollata),
  • le fonti di energia pulita “indigena” possono, per quanto dopate da sussidi, compensare solo una piccola parte della produzione che verrà amancare causa dismissione delle centrali nucleari,

come si fa a compensare l’elettricità mancante?

Elementare, Watson: importando energia dall’estero. Magari prodotta con il carbone. Oltre all’incoerenza manifesta, questo significa, è ovvio, rendersi sempre più dipendenti dall’estero. E quindi sempre più ricattabili. Infatti, ma guarda un po’,  i balivi della fallita UE  hanno cominciato a ricattare gli svizzerotti anche sull’elettricità (e intanto noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, gli regaliamo 1.3 miliardi); questo  per costringerci a firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, gettando così nel water la nostra indipendenza ed autonomia. Ringraziamo il populismo ambientalista.

Auto elettriche

Per finire, una banale considerazione sulla politikamente korrettissima mobilità elettrica, un carro su cui tanti furbetti stanno salendo con l’intento di ciucciare sussidi statali a go-go.

I veicoli elettrici saranno anche ad emissione zero…  in loco. Ma l’elettricità che serve per alimentarli certamente non è ad emissione zero. Quindi, semplicemente, i veicoli elettrici generano inquinamento altrove. E anche la loro fabbricazione, in particolare quella delle batterie, così come pure lo smaltimento, ha un impatto ambientale assai pesante. Oltre a generare grandi quantitativi di vituperato CO2.

No ai tranelli

Sicché, continuare ad evitare i tranelli del populismo climatico è cosa buona, giusta e necessaria. Alla faccia della propaganda della casta, che invece lo promuove per il proprio tornaconto.

Ed inoltre, è evidente che non sta né in cielo né in terra perseguitare i cittadini (svizzeri  in generale, ma ticinesi in particolare) con ecobalzelli del piffero, quando ogni giorno in questo sfigatissimo Cantone entrano  65mila frontalieri, e svariate migliaia di padroncini, uno per macchina.

Prima facciamo saltare la devastante – devastante anche sotto il profilo ambientale! – libera circolazione, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Poi ne riparliamo.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri

 

 

Automobilisti sotto attacco

Come avevamo previsto, il Dipartimento Sommaruga già pianifica nuove misure vessatorie

L’avevamo previsto e puntualmente la previsione si è avverata. Adesso che si è accomodata sulla cadrega che fu della Doris uregiatta, ovvero quella di capa del DATEC (Dipartimento dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni) la kompagna Simonetta Sommaruga ha dato nuovo slancio alla criminalizzazione ed alla vessazione degli automobilisti. Del resto gli strapagati funzionari ro$$overdi dell’amministrazione federale non attendevano altro. Come se Via Sicura, medico del traffico, dazi e sopraddazi pompati, tariffe di parcheggio alle stelle, eccetera eccetera, non fossero ancora abbastanza!

La guerra continua

Ed infatti adesso il Consiglio federale pretenderebbe di varare una serie di misure grondanti ideologia ro$$overde politikamente korrettissima. Un piano che costituisce l’ennesimo vergognoso attacco agli automobilisti sempre più equiparati a dei pericolosi delinquenti. Meno parcheggi e più costosi (quando già oggi si pagano a peso d’oro!) benzina più cara, più radar, e avanti con le oscenità.

Obiettivo: da un lato costringere la gente con misure coercitivea prendere i mezzi pubblici. Dall’altro ovviamente – anche se non viene detto; chissà come mai? – fare cassettaa danno dei soliti sfigati automobilisti.

Cavalcano le proteste

E’ lampante che la kompagna Simonetta ed i suoi tirapiedi tentano di cavalcare l’onda delle proteste climatiche studentesche. Queste iniziative sono chiaramente pilotate da chi, nell’ambientalismo catastrofista e talebano, ha interessi economici e politici. Ovvero, tanti signori e signore che se ne servono per farsi gli zebedej di platino. Mentre i kompagni verde-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) bramano di “cogliere l’attimo” per staccare più CADREGHE alle elezioni federali!

Le nuove vessazioni della Simonetta ai danni degli automobilisti vanno respinte al mittente con una pernacchia.

Frontiere spalancate

Punto primo:per molti cittadini, e specialmente in Ticino, la macchina è una necessità imprescindibile per chi lavora. Se si vuole che la gente usi il mezzo pubblico occorre prima di tutto fare in modo che ci sia, e poi renderne l’utilizzo attrattivo. Sicché la kompagna Simonetta cominci a preoccuparsi, ad esempio, delle prestazioni delle FFS in Ticino. I collegamenti ferroviari sull’asse del Gottardo sono scaduti in modo scandaloso. Ma naturalmente  la kompagna ministra al proposito non ha nulla da dire.

Punto secondo: chi, come la kompagna Simonetta, spalanca le frontiere all’invasione di frontalieri e padroncini uno per macchina, non può nemmeno lontanamente sognarsi di prendersela con gli automobilisti svizzeri. Prima facciamo saltare la libera circolazione delle persone e dimezziamo il numero dei frontalieri e quindi delle loro automobili. Poi ne riparliamo.

Stesso discorso per l’immigrazione scriteriata in generale. Visto che siamo qui in troppi, ovvio che poi ci siano troppe automobili, ma anche troppa gente sui mezzi pubblici nelle ore di punta. Ma la soluzione non è certo il road-princing, o il mobility-pricing o le altre boiate-pricing con cui a Berna sognano di costringere la gente a spostarsi al di fuori delle ore di punta (come se uno potesse scegliersi liberamente gli orari scolastici o lavorativi). La soluzione è piantarla di fare entrare tutti. Bisognava sostenere l’iniziativa Ecopop. Ma di questo la kompagna Simonetta ed i suoi burocrati non vogliono nemmeno sentire parlare.

Le boiate-pricing

Stiamo dunque pur certi che, in tempi brevi, il Dipartimento (ormai) Sommaruga, oltre alle cavolate di cui sopra, tenterà di introdurre anche il road pricing.

Va da sé che attendiamo al varco il tandem PLR-PPD (la posizione die $inistrati è tristemente nota) sulle nuove vessazioni che il DATEC targato P$ vorrebbe infliggere agli automobilisti. E nel frattempo non dimentichiamo che il tandem PLR-PPD ha approvato anche il bidone Via Sicura con tutti i suoi abominevoli annessi e connessi.

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti ancora fregati

Sì del Nazionale alla vignetta elettronica: è il primo passo verso il road pricing

 

Quello che potrebbe sembrare un passo avanti è, in realtà, un regalo avvelenato

Come da copione: quel che era uscito dalla porta, in quanto stoppato dalla maggioranza politica, adesso viene fatto rientrare dalla finestra, con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta).

Mercoledì il Consiglio nazionale, con maggioranza risicata (96 favorevoli, 91 contrari e 6 astenuti), ha approvato una mozione di un deputato uregiatto grigionese, Martin Candinas. La richiesta: gli utenti delle autostrade devono poter scegliere liberamente tra la “vignetta” tradizionale e quella elettronica. Per citare l’area politica del mozionante: “a pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca quasi sempre” (frase attribuita a Giulio Andreotti). E’ infatti assai probabile che la mozione sia stata a suo tempo presentata per compiacere l’ex ministra dei trasporti Leuthard. La Doris non è ormai più in carica, ma poco male: la sua successora, ovvero la kompagna Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga, è altrettanto contenta della mozione. Anzi, con tutta probabilità lo è anche di più.

Le ciofeche-pricing

Questo perché? Perché la vignetta elettronica è il primo passo, il presupposto essenziale, per l’introduzione di ciofechecome il road-princing, il mobility-pricing, ed altre boiate-pricing che hanno tutte lo stesso obiettivo: vessare ulteriormente gli automobilisti. 

Con il road-pricing gli automobilisti dovrebbero pagare per accedere ad alcune aree ed in particolare ai centri urbani. L’ennesima misura ideologica contro gli “automobilisti cattivi”. Costituirebbe una discriminazione, una vistosa limitazione della libertà di movimento e contribuirebbe pesantemente alla desertificazione dei centri cittadini.

Il mobility pricing è una trovata anche più balorda, dal momento che colpisce anche gli utenti del trasporto pubblico. Chi si sposta nelle ore di punta dovrebbe pagare biglietti più cari (come se il comune mortale potesse scegliere liberamente l’orario in cui recarsi al lavoro). Questo per cercare di porre rimedio a treni e bus strapieni in determinati orari. Chiaro che, se si spalancano le porte all’immigrazione incontrollata, il risultato è quel che vediamo: siamo qui in troppi. Ma ovviamente la partitocrazia spalancatrice di frontiere non si sogna, ma neppure lontanamente, di limitare l’immigrazione. Sennò poi i suoi padroni dell’UE si inalberano. Quindi fa entrare tutti. Poi, dopo aver fatto il danno, vaneggia di correre ai ripari limitando la libertà di movimento di tutti e sanzionando chi deve andare a lavorare. Emblematica al proposito la sortita della kompagna Sommaruga che, quando imperversava il caos asilo, ebbe a dichiarare: “gli svizzerotti si stringeranno per fare spazio ai nuovi arrivati”. Certo, come no!

Tattica del salame

Perché la facoltà di introdurre la vignetta elettronica, che a prima vista sembrerebbe innocua se non addirittura positiva, va invece considerata pericolosa?

Perché essa rientra nella tristemente nota tattica del salame. Prima si dà la possibilità di scegliere la vignetta elettronica. E questa opzione la si rende anche appetibile: ad inizio anno non si deve più staccare il vecchio contrassegno adesivo dal parabrezza (lavoro odioso); la vignetta elettronica si apporrebbe sulla targa risolvendo così l’annosa questione delle targhe trasferibili; e poi, mica vorremmo opporci alla magnificata e politikamente korrettissima “digitalizzazione”?

Poi, una volta introdotta la vignetta elettronica facoltativa, si dirà – magari col supporto di qualche studio farlocco – che, visti i buoni risultati (?) ottenuti, si abolirà il “vetusto e scomodo” autocollante.  Sicché, in capo a breve tempo, esisterà solo la vignetta elettronica.

Il trappolone

Ora, come si introduce nella pratica il road pricing? Certamente non recintando le aree interessate, bensì creando un “grande fratello” che permetta di controllare dove si trovano gli automobilisti. Così chi entra nelle “zone rosse” potrà venire individuato e chiamato alla cassa. E come si costruisce questo sistema di controllo? Ovviamente, con la vignetta elettronica. Grazie ad essa, lo Stato avido e guardone potrà sapere in ogni momento chi si trova dove. Un geolocalizzatore che non sarà possibile spegnere.

Sicché, una volta che gli automobilisti saranno stati costretti a dotarsi di vignetta elettronica… zac! Scatterà il trappolone! Ed il road pricing diventerà realtà. Ciò a maggior ragione con la kompagna Sommaruga a capo del Dipartimento dei trasporti. Da dove, è chiaro, condurrà la propria crociata ro$$overde contro gli automobilisti.

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti devastati dalle cappellate della partitocrazia

La Lega si attiverà a Berna per rottamare l’abominevole figura del medico del traffico

Proseguono le polemiche sull’abominevole figura del medico del traffico. Una figura creata dal bidone “Via Sicura”, ovvero quel conglomerato di norme federali voluto  dalla partitocrazia bernese per criminalizzare e mungere gli automobilisti, rendendo loro la vita vieppiù impossibile.

Questo per la gioia dei kompagni ro$$overdi ai quali il sedicente “centro”, ovvero il tandem P(L)R – PPDog si è pecorescamente accodato.

Gli “onori” della cronaca

In Ticino il medico del traffico è balzato di prepotenza agli onori (?) della cronaca solo nelle scorse settimane, quando l’opinione pubblica ha appreso attonita delle stratosferiche tariffe praticate: in media 1300 fr per una visita di 20 minuti. Senza alcuna giustificazione che dettagli come si arriva ad una tale pillola. Un salasso a carico non già della cassa malati, ma del “paziente”. Ovvero dello sfigato automobilista costretto dall’autorità a ricorrere ai servigi non richiesti del medico del traffico.

Ricordiamo per la cronaca che alle nostre latitudini il medico del traffico è una dottoressa milanese: l’ennesima “non patrizia di Corticiasca” che ha trovato in Ticino, ed a nostre spese, “ul signur indurmentàa”.

Intanto i veri delinquenti…

La scorsa settimana il portale Tio.ch ha raccontato le traversie di due conducenti finiti sotto le “cure” della dottoressa del traffico. La quale, ad esempio, in un caso avrebbe triplicato la durata del ritiro della patente, aggiungendo altri 6 mesi ai 3 già decisi.

In generale, il bidone “Via Sicura” prevede sanzioni del tutto sproporzionate nei confronti dell’automobilista che commette un errore privo di qualsiasi conseguenza reale. Questa criminalizzazione ha in più occasioni causato la perdita del posto di lavoro: c’è chi si è ritrovato sul lastrico per colpa di “Via Sicura”, senza aver mai provocato alcun incidente!

Intanto però i veri criminali se la cavano con condanne “sospese condizionalmente” – il che di fatto equivale a nessuna condanna – e se la ridono a bocca larga.

Addirittura, la Svizzera che criminalizza gli automobilisti difende l’assassino e brigatista rosso italiano (svizzero di carta) Alvaro Lojacono (Baragiola).

Sanzioni doppie?

Anche quando il tapino incappato nella macchina persecutoria di “Via Sicura” non perde l’impiego e non si rovina l’esistenza, non ci sta bene che l’automobilista, già duramente sanzionato, debba ancora pagare biglietti da mille per ingrassare l’italica dottoressa del traffico!  E magari per sottostare a prescrizioni mediche vessatorie: ad esempio l’obbligo di effettuare la prova del capello ogni tre mesi, e questo anche se non guida perché gli è stata ritirata la patente.

Gobbi: sforzi lodevoli

Il Consiglio di Stato di recente, rispondendo ad un atto parlamentare, ha sottolineato gli sforzi fatti dal governo per contenere le fatture del medico del traffico, stabilite dal Tarmed, negoziando una tariffa forfettaria di 1150 Fr, sottolineando che in altri Cantoni si paga di più. Va però detto che la fattura reale può benissimo essere anche molto superiore alla cifra indicata: varia a  dipendenza della “diagnosi”.

Ovviamente l’impegno del Cantone – ed in prima linea del direttore del DI Norman Gobbi – per ridurre la pillola del medico del traffico è lodevole. Come pure la proposta, sempre di Gobbi, di statalizzare tale figura per evitare “derive”. Ma  il difetto sta nel manico. Ossia nella Legge federale (il bidone “Via Sicura”, appunto).

Tanto per essere espliciti: non è colpa del governicchio, e men che meno del Dipartimento delle Istituzioni, se c’è il medico del traffico. La colpa è degli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali che hanno approvato “Via Sicura”!

I più mazzuolati

Sapere che il medico del traffico in Ticino costa meno che in altri Cantoni non ci risolve il problema. Da noi gli stipendi sono sensibilmente più bassi rispetto al resto della Svizzera (e la “forchetta” si allarga sempre di più), il rischio di povertà è doppio (ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, lo stesso che ha introdotto anche il medico del traffico), l’assistenza è alle stelle, eccetera. Quindi, 1300 Fr in Ticino sono ben diversi da 1300 Fr a Zurigo!

Sicché, anche stavolta, gli abitanti di questo sfigatissimo Cantone sono quelli che pagano il prezzo più alto per le “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che la partitocrazia mette a segno sotto le cupole bernesi.

Smontare “Via Sicura”!

La morale è quella già enunciata la scorsa settimana: la figura del medico del traffico va abolita!

La Lega si attiverà in questo senso con i suoi rappresentanti a Berna. Il bidone ideologico antiautomobilisti “Via Sicura” va smontato pezzo per pezzo. Qualche passo avanti è già stato fatto. Adesso occorre continuare!

Lorenzo Quadri

 

Si annunciano nuove crociate contro gli odiati automobilisti

La Simonetta ai trasporti? Ennesima catastrofe per chi deve spostarsi in macchina

In quel di Lugano, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, un gruppo di kompagnuzzi ro$$overdi ha presentato l’ennesima – verbosa e scandalizzata – interrogazione al Municipio, “reo” di aver introdotto i buoni parcheggio che i commercianti hanno distribuito ai loro clienti. Si è trattato di una misura voluta per incentivare lo shopping natalizio in centro città, assieme ai mezzi pubblici gratuiti. Non è nemmeno il primo anno che viene applicata.

Ma naturalmente i $inistrati neppure per Natale possono rinunciare alla loro isterica crociata contro gli automobilisti. Buttare fuori le macchine dal centro città, così come vuole fare il politikamente korrettissimo PVP, si è dimostrata una scelta fallimentare. Qualcuno non riesce proprio a ficcarsi in testa che, se la gente non può arrivare in centro a fare compere in auto, semplicemente va altrove (magari oltreramina?),  sicché  il centro si desertifica. Ma forse, quando in centro Lugano non ci sarà più né un’auto né un negozio, i ro$$overdi esulteranno. Quindi: non solo bisogna continuare con la distribuzione dei buoni parcheggio, ma occorre anche abbassare le tariffe degli autosili, indecorosamente gonfiate come rane un po’ per fare cassetta, un po’ per scoraggiare/vessare gli automobilisti.

Il tripudio degli ecobalzelli

Perché raccontare questo aneddoto pre-natalizio sull’ultima prodezza degli eco$inistrati luganesi? Perché, ahinoi, da un paio di settimane a  Berna una dei “loro” si trova ufficialmente a capo del Dipartimento “ex Doris”, ossia il Dipartimento federale dei trasporti (e dell’ambiente, e delle telecomunicazioni, e dell’energia). Trattasi dell’ex ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che alla Giustizia ha combinato un disastro dietro l’altro. Ultimo in ordine di tempo: l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i finti rifugiati: come c’era da aspettarsi, il conto dell’operazione è assai più alto di quanto era stato annunciato, e nümm a pagum. Adesso la Simonetta si prepara a fare danni anche nel nuovo ruolo. L’interrogazione luganese ben ci dà la misura di cosa succederà a Berna. Con Sommaruga, gli automobilisti verranno tassati, criminalizzati e vessati ad oltranza. Sarà il tripudio degli ecobalzelli, mentre il prezzo della benzina schizzerà alle stelle: i $inistrati, come noto, sognano una tassa sul CO2 di addirittura 20 centesimi per litro di benzina! E ad andarci di mezzo, ma guarda un po’, saranno i meno abbienti. Già, perché i milionari potranno tranquillamente impiparsene del rincaro del carburante. Gli altri invece, specie chi vive nelle regioni discoste, non potendo fare a meno dell’auto, non avranno altra scelta che pagare di più. Svuotare il borsello per riempire il serbatoio. Quanto accaduto in Francia con i gilet gialli non ha proprio insegnato nulla?

“Boiate pricing”

Intanto il P$$, nelle sue continue campagne d’odio contro chi la pensa diversamente, ha ancora il coraggio di spacciarsi per il partito che starebbe dalla parte dei più deboli. Ma va là! I kompagni ormai si preoccupano  solo degli stranieri e dei finti rifugiati con lo smartphone.

Quale degno (?) accompagnamento al festival degli ecobalzelli, la Simonetta introdurrà inoltre i vari road pricing, mobility pricing, e tutte le boiate pricing che provocano la massima goduria ai ro$$overdi, il cui motto da decenni è: “per ogni nuovo problema inventiamo una nuova tassa”.

Investimenti?

Inutile dire che, sotto il regime Simonetta, di investimenti nella rete stradale non se ne vedranno più. Fortuna che siamo almeno riusciti a portare a casa il secondo traforo del Gottardo prima dello sfacelo, altrimenti per il Ticino sarebbero stati (ulteriori) guai seri.

Solo un paio di cifre: in Svizzera i costi delle colonne sulle strade a fine 2015 erano stimati in quasi due miliardi di Fr. Nel 2017, le ore trascorse in coda ogni anno sono state circa 26mila. Questi numeri impressionanti sono la semplice conseguenza dei mancati investimenti nelle infrastrutture stradali. Il “traffico individuale motorizzato” non è politikamente korretto quindi va sabotato. Ecco i risultati.

Frontiere spalancate

Peccato che, se il numero di auto sulle nostre strade cresce, la colpa sia in buona parte delle frontiere spalancate. Dal 2007 ad oggi sono immigrate in Svizzera circa 800mila persone. Questa gente si sposta ed usa la rete viaria. A ciò vanno aggiunti i 65mila frontalieri che entrano tutti  i giorni in Ticino uno per macchina, e le svariate migliaia di padroncini: le conseguenze della devastante libera circolazione delle persone sulla viabilità di questo sfigatissimo Cantone sono ormai drammaticamente  note. I ro$$overdi vogliono far entrare sempre più gente in Svizzera; tutta questa gente deve avere un tetto sulla testa e necessita di spostarsi; poi però sbraitano contro cementificazione e traffico? Coerenza kompagni, coerenza!

 Tempi grami

E’ evidente che la nuova (si fa per dire) ministra dei trasporti non farà nulla per risolvere i problemi dell’infrastruttura viaria nazionale, ma si limiterà a vessare ed a criminalizzare gli automobilisti, che verranno gravati da una pletora di nuovi balzelli.

Ci attendono tempi grami, con un’unica consolazione: la successora di Sommaruga alla giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) non potrà fare peggio di lei. Anche perché sarebbe impresa oltremodo ardua.

Lorenzo Quadri

 

Basta pippe mentali contro gli automobilisti residenti

Lo studio USI conferma: via Nassa desertificata dal PVP e dagli autosili a peso d’oro

 

Ma guarda un po’! Adesso arriva  il megastudio dell’USI sulla decadenza di Via Nassa a Lugano. Dalla poderosa indagine è emerso che i problemi della sempre più desolata via del lusso sul Ceresio sono:

  • Il “ridimensionamento” della piazza finanziaria. I negozi della via erano infatti “commisurati” ad un ampio turismo finanziario generato da cittadini stranieri abbienti con conti nelle banche luganesi: adesso questo turismo è andato a ramengo, o comunque si è fortemente ridimensionato.
  • La viabilità “problematica” (leggi: flop PVP) e le tariffe di parcheggio troppo elevate che dissuadono i cittadini dall’andare in centro.
  • Affitti troppo alti che i negozi non riescono più a pagare.

Con tutto il rispetto per i ricercatori dell’USI, a queste conclusioni ci era arrivato già il Gigi di Viganello, e  da parecchio tempo. Fa comunque piacere vedersele confermate a livello accademico.

Responsabilità precise

Per quel che riguarda il punto 1): lo sfacelo della piazza finanziaria non è caduto dal cielo. Non era affatto “ineluttabile”. Ci sono, al contrario, dei precisi responsabili. Ovvero, l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf che ha calato le braghe sul segreto bancario. E la partitocrazia federale PLR-PPD-P$$ corsa slinguazzante ad accordarsi. Risultato: la Svizzera ha rottamato la propria piazza finanziaria in fretta e furia, e senza uno straccio di contropartita. Ecco cosa succede quando si è sgovernati da funzionarietti che, non appena si sono visti additare come i “cattivi” di turno sulla scena internazionale, invece di accorgersi del trappolone, hanno perso completamente la testa e ci sono caduti a piedi pari. Nel frattempo i grandi accusatori del nostro Paese i loro paradisi fiscali se li sono tenuti ben stretti. Adesso se la ridono a bocca larga.

Sul punto 3): non ci sono margini di intervento da parte dell’autorità comunale: non siamo ancora in Russia e il Municipio non può certo imporre ai proprietari degli stabili di abbassare gli affitti (e nemmeno è proponibile che se ne prenda a carico una parte con i soldi dei contribuenti).

Dove si può intervenire

Il margine di intervento esiste per contro a proposito del punto 2). E’ ora di rendersi conto che certe pippe mentali pseudoecologiste e radikalchic, mirate a bastonare gli automobilisti, sono un lusso ideologico che la città  non si può  permettere. Il prezzo da pagare è la desertificazione del centro. Sul PVP – piano viario costruito contro le automobili e contro gli automobilisti che “non devono entrare in centro” – è stato scritto a più riprese su queste colonne. Cominciamo ad essere un po’ stufi di ripetere sempre la stessa manfrina. La Lega si è opposta fin dal principio ad una simile impostazione, che infatti si è dimostrata fallimentare. E se per cambiare il senso di marcia di una viuzza ci vogliono mesi e mesi, sui parcheggi a peso d’oro si può invece intervenire subito: è sufficiente abbassare le tariffe degli autosili del centro.

Oggi i cittadini hanno sempre più alternative per fare acquisiti. Ai centri commerciali di periferia si è aggiunto il boom dello shopping online. Se qualcuno ha pensato – e l’ha pensato –, in nome dello pseudoecologismo politikamente korrettissimo, di poter mettere sempre più bastoni tra le ruote a chi si reca a fare acquisti in centro in auto, “perché tanto la gente arriva lo stesso”, ha toppato alla grande. E adesso siamo alla resa dei conti.

Grandi eventi ed ostruzionismo partitico

Lo studio dell’USI evidenzia inoltre la necessità di legare il nome di Lugano ad un “grosso evento internazionale”. Non è che a Lugano non ci siano i grossi eventi. E’ però vero che non tutto è andato in porto. Vedi formula E, vedi mancato bis di XCat. Non è certo stato il municipio a dire di no a questi eventi: anzi. Per la formula E, il sindaco Borradori si è speso molto in prima persona. Ed immediatamente è giunto dal Consiglio comunale l’ostruzionismo partitico di rossi, verdi e PPD.

Discorso analogo per gli XCat. Quelli che pensano che Lugano possa vivere di aria pulita e quindi sbattono fuori gli automobilisti “locali” dal centro – però sull’invasione di frontalieri uno per macchina che quotidianamente intasano le vie cittadine non hanno nulla da dire: sarebbe becero populismo – protestavano che i catamarani “inquinano e fanno rumore”. Beh, avanti così. A differenza dei motori, i mortori non inquinano e non fanno rumore. E che dire di quel privato che ha fatto ricorso contro il ritorno delle fontane sul lago invocando il rumore dell’acqua che ricade sull’acqua? Ma forse chi è abituato all’ambientalismo modaiolo da aperitivo radikalchic certi problemi non li vede. Poi però non lamentiamoci.

Lorenzo Quadri

 

 

Per fregare gli automobilisti si usano i loro stessi soldi!

I balzelli sul carburante vengono impiegati per eliminare lo spazio destinato alle auto

Che l’amministrazione federale fosse infarcita di soldatini rossoverdi che remano contro gli automobilisti, non è certo una novità. Berna trasuda di funzionari gauche-caviar che  sono lì per inventarsi sempre nuove sanzioni. Obiettivo: demonizzare chi ha bisogno della macchina per andare a lavorare. Gli automobilisti sono considerati nella migliore delle ipotesi delle mucche da mungere: con i loro soldi vengono finanziati i programmi di agglomerato che prevedono i vari piani viari contro le automobili (vedi il fallimentare PVP di Lugano).

Esempio basilese

Un esempio interessante di come gli automobilisti rimangano cornuti e mazziati grazie ai funzionari rossoverdi della Confederella che riccamente stipendiano, lo racconta la BaslerZeitung (BaZ). A fornirlo, come si immaginerà, è il  Programma d’agglomerato di Basilea. Questi programmi vengono finanziati dal Fondo per le strade nazionali e per il traffico d’agglomerato. Il Fondo è a sua volta alimentato con i balzelli sul carburante prelevati agli automobilisti quando fanno il pieno.

Visto che sono gli automobilisti a pagare queste misure, logica vorrebbe che ne beneficiassero; almeno in parte.  Questi programmi dovrebbero infatti, almeno teoricamente, servire anche a smaltire gli ingorghi (che sono un problema ben noto a Basilea, e non solo).

Trucchetti per fregare

Il Programma basilese ha ottenuto dalla Confederazione un cospicuo finanziamento di 107 milioni di franchetti. Esso conterrebbe, secondo i funzionari bernesi, nove progetti a vantaggio degli automobilisti. Peccato che, come rileva la BaZ, si tratti in realtà di una sontuosa presa per i fondelli. Ad esempio, uno di questi progetti “a beneficio della mobilità motorizzata individuale” contiene:  misure per i ciclisti, allargamento dei marciapiedi, limitazione a 30 all’ora, una via trasformata in strada accessibile solo ai residenti, eccetera. E’ evidente che si sta sottraendo spazio (e strade) al traffico motorizzato. Usando i soldi degli automobilisti. E oltretutto ancora li si prende per i fondelli spacciando misure che sono manifestamente destinate a penalizzarli come se fossero degli interventi a loro vantaggio. Non è finita. Prosegue la BaZ: perfino dei progetti che i Cantoni avevano onestamente indicato come a sostegno della mobilità lenta, vengono presentati dai balivi federali come se fossero nell’interesse degli automobilisti; quando è vero proprio il contrario. Questi trucchetti,  l’hanno capito anche i paracarri, servono a dare l’impressione che, con i soldi di chi va in macchina, si faccia qualcosa anche per lui. Così non è.

Non è un caso isolato

Ma qual è l’Ufficio federale autore di queste prodezze? Si tratta, ma guarda un po’, dell’Ufficio dello sviluppo territoriale (ARE). Che è poi lo stesso che ha piantato e pianta un sacco di grane per i rustici ticinesi. Alla sua testa si trova una burocrate $ocialista (chi l’avrebbe mai detto!): tale Maria Lezzi.

Morale della favola: dei 9 progetti basilesi che ufficialmente servirebbero agli automobilisti ce n’è al massimo uno che va nella direzione ufficialmente indicata. Gli altri tendono semmai all’obiettivo opposto. Una vera e propria presa in giro, che sotto le cupole federali non hanno saputo giustificare. E queste cose mica succedono solo a Basilea!

Intanto però Berna scuce i  milioni per i programmi d’agglomerato. Visto che i finanziamenti arrivano, i politicanti locali sono felici e beati. Il fatto che gli automobilisti che pagano per questi programmi restino, come detto, cornuti e mazziati, non sembra porre problemi a nessuno…

Intanto la Doris…

Ecco dunque come si tiene conto della  mobilità individuale sotto le cupole federali. E il bello è che la Capodipartimento, ossia la Doris uregiatta (quella regge la coda alla direttrice della Posta Susanne “un milione all’anno” Ruoff; quella che dice che la SSR deve prestare maggiore attenzione ai migranti) ha ancora il coraggio di uscirsene pubblicamente a raccontare storielle del tipo: “la politica federale non mette in contrapposizione l’ automobile “cattiva” ed il “trasporto pubblico “buono”.

Nooo, ma quando mai! Magari la Doris dovrebbe andare a spiegare questo concetto a qualche suo strapagato/a burocrate. Sempre che la sorridente signora sappia cosa accade all’interno del Dipartimento che da svarianti anni dirige. Perché a tal proposito qualche dubbio è legittimo.

Lorenzo Quadri

Basta mungere gli automobilisti: no ai ciofeca-pricing

Berna ci prova, ma per fortuna anche il governo ticinese ha dato preavviso negativo

 

Il Consiglio di Stato non è entusiasta della vignetta elettronica, che Berna vorrebbe invece introdurre. Il modello attuale, dice il governo ticinese, funziona bene e non c’è bisogno di cambiarlo. Specialmente non con un sistema, come quello della vignetta elettronica, che comporterebbe grossi investimenti. Meglio sarebbe pensare semmai ad introdurre delle vignette di breve durata, come esistono in vari paesi europei.

Il primo passo

Il CdS fa bene a prendere questa posizione. E’ infatti evidente che la vignetta elettronica costituisce il primo passo per l’introduzione del road pricing, del mobility pricing, e di altri ciofeca-pricing che servono a mettere ulteriormente le mani nelle tasche degli automobilisti e, nel contempo, a limitarne ancora di più le libertà.

Road pricing significa rendere a pagamento l’accesso a determinate strade (in particolare dei centri cittadini). Mobility pricing vuol dire far pagare di più chi si muove nelle ore di punta. E questo sia che utilizzi l’automobile sia che si serva dei mezzi pubblici. Perché nelle ore di punta tutte le reti di trasporto sono sovraccariche.

Quindi si penalizza anche chi prende il bus o il treno per andare al lavoro: ma come, non bisognava incentivare?

Tre domandine

A questo punto però qualche domandina vale la pena porsela. Ad esempio: forse che la gente è masochista e quindi fa apposta ad andare in giro quando le strade sono intasate ed i bus ed i treni stracolmi? O magari il problema è che il cittadino “comune” in genere non può scegliere liberamente l’orario di inizio e della fine della giornata lavorativa, ed è dunque per questo che in tanti si trovano in viaggio alla stessa ora? Sicché il mobility pricing serve per tartassare ulteriormente i lavoratori che sono  già costretti a subire i disagi dell’ora di punta perché non hanno alternative?

Seconda domandina: come mai strade e mezzi pubblici sono intasati? Forse perché “siamo qui in troppi”? Per sgravare la viabilità – pubblica o privata che sia – la prima cosa da fare sarebbe dunque limitare l’immigrazione ed il frontalierato. Così come votato dal popolo e come di conseguenza prescritto dalla Costituzione. Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, quelli che vogliono il mobility pricing (area ro$$overde) sono poi gli stessi che  vogliono anche l’immigrazione incontrollata, e la conseguente sovrappopolazione, perché “devono entrare tutti”.

Terza domandina: come si fa a sapere se l’automobilista circola nelle ore di punta o rispettivamente se accede a zone a pagamento? Ovviamente, lo si sorveglia tramite la vignetta elettronica. All’inizio la sorveglianza sarà limitata. Poi si troveranno delle scuse per estenderla sempre di più. Fino a farla diventare totale. Alla faccia della tutela della sfera privata!

I tassatori sbragheranno

Ovviamente, una volta che si potrà sapere dove si trova in qualsiasi momento l’automobilista X, i tassatori potranno sbragare senza alcun limite. Si potranno inventare il sovrapprezzo per chi circola in salita ed inquina di più, quello per chi va in campagna, quello per chi va in città, quello per chi è da solo in auto, eccetera. Una volta creato il giocattolo per mettere le mani nelle tasche degli automobilisti, non ci saranno remore nel farne uso. Che diamine: se si fanno degli investimenti infrastrutturali, bisognerà pur ammortizzarli!

Le trasferibili

La vignetta elettronica avrebbe, è vero, un vantaggio. Essendo legata alla targa, chi ha le “trasferibili” non sarebbe più tenuto a comprare due vignette, come accade ora. Tuttavia, se il prezzo di questo vantaggio è la costruzione di un sistema destinato col tempo, e a colpi di politikamente korretto, a trasformarsi nel grimaldello ideale di chi vuole tartassare e criminalizzare gli “automobilisti cattivi”, forse è meglio – molto meglio! – lasciar perdere.

Corta durata

Quanto alle vignette di corta durata per turisti, pure evocate dal Consiglio di Stato: tale proposta è stata avanzata anche da chi scrive. E’ accaduto in Consiglio nazionale oltre quattro anni fa, quando si dibatteva sulla vignetta a 100 Fr, poi asfaltata in votazione popolare. Naturalmente ai tempi erano tutte balle populiste. Adesso invece perfino il governo ticinese…

Lorenzo Quadri

Road pricing, mobility pricing: e dàgli con i nuovi balzelli!

Con l’immigrazione scriteriata, le infrastrutture e la rete viaria non bastano più

 

Come volevasi dimostrare! Il Consiglio federale intende approfondire il tema del mobility pricing con uno studio nel Canton Zugo.

Mobility pricing significa “dare un prezzo alla mobilità”, e concretamente far pagare di più chi si sposta nelle ore di punta. Il rincaro a seconda della fascia oraria varrebbe sia per la deprecatissima mobilità individuale, ossia le automobili, che per i trasporti pubblici.

Colpire gli automobilisti

Sul fatto che con misure quali il mobility pricing si vogliano colpire in prima linea gli automobilisti, non sussistono molti dubbi. Gli automobilisti viziosi, come noto, vanno criminalizzanti e sanzionati con ogni scusa. Vedi le aberranti disposizioni contenute nel pacchetto Via Sicura. Essendo gli automobilisti cattivi per definizione, è anche politicamente corretto tartassarli per fare cassetta. Va da sé che questo vale solo per gli svizzerotti.  Misure specifiche mirate alle targhe azzurre che hanno portato al collasso la viabilità ticinese, ad esempio, sono tabù. Berna è la prima a scandalizzarsi. E ricordiamoci che la ministra del trasporti, la Doris uregiatta, non vuole sentir parlare di vignetta autostradale più cara per gli stranieri. Malgrado la Germania si appresti ad introdurre i pedaggi autostradali solo per stranieri. Ma i tedeschi, evidentemente, “possono”. Gli svizzerotti invece…

Anche chi usa i trasporti pubblici

Tuttavia il mobility pricing intende mazzuolare anche gli utenti dei mezzi pubblici che li usano nelle ore di punta quando sono pieni. Anche questa come strategia è assai acuta: si vuole promuovere il trasporto pubblico e poi si va a penalizzare chi lo usa negli orari “sbagliati”.

Forse qualche invasato burocrate federale dovrebbe rendersi conto che è lui ad essere al servizio (con lauto stipendio) del cittadino. E non quest’ultimo al servizio delle sue ideologie.

E chi non ha alternative?

L’atteggiamento del Consiglio federale è decisamente curioso. Sembra proprio che a Berna non siano in grado di capire che il cittadino non si sposta negli orari di punta perché gode nel perdere tempo in colonna o nel salire su treni o bus strapieni. Se il cittadino si sposta nelle fasce orarie più sfavorevoli, magari questo avviene perché non ha alternative. Mica tutti sono liberi di decidere di cominciare a lavorare alle sei di mattina oppure alle dieci per evitare le ore di punta. E nemmeno gli orari d’inizio delle scuole sono à la carte.

Sicché, oltre al danno si aggiunge la beffa: chi è costretto a muoversi negli orari peggiori, secondo i piani del Consiglio federale, viene anche penalizzato nel borsello. Per costringerlo a cambiare le proprie abitudini. Ma, se non può cambiarle, l’operazione si traduce, semplicemente, nell’ennesimo balzello a carico del cittadino. Del resto, c’è come il “vago sospetto” che il vero obiettivo sia proprio questo.

Sfera privata a ramengo

Senza contare che il mobility pricing comporta un sistema di controllo dei viaggiatori assolutamente incompatibile con il diritto alla sfera privata. Un diritto sacrosanto che però, con un pretesto o con l’altro, si sta sempre mandando più a ramengo. Infatti,  per poter fatturare i costi di mobilità maggiorati, allo Stato occorre sapere che l’automobilista X o il passeggero Y si è recato nel tal posto alla tal ora. Signori, questa non è la Svizzera; questa è la DDR. Dove sono adesso i kompagnuzzi multikulti che sono scesi in campo contro la nuova legge sui servizi informativi a difesa della privacy dei terroristi islamici? E la privacy di chi si deve spostare per andare a lavorare?

C’è qui troppa gente

Inoltre, e come al solito, si pensa di combattere i sintomi dimenticandosi delle cause. Se la rete viaria è in tilt, se le infrastrutture non bastano più, il motivo è semplice: c’è qui troppa gente.

Negli ultimi 10 anni in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone sono immigrate 800mila persone. Chiaro che poi le infrastrutture non reggono!

In Ticino come ben sappiamo ci sono 65mila frontalieri che arrivano tutti i giorni uno per macchina, infesciando strade ed autostrade e provocando code interminabili. Sicché, invece di far entrare indiscriminatamente tutti e poi inventarsi cavolate che penalizzano non solo i migranti, ma anche gli svizzeri costretti a subire l’invasione, si cominci a limitare l’immigrazione. Così ci saranno strade più libere e mezzi pubblici meno pieni; anche nelle ore di punta. Per fare un parallelismo banale: in un bilocale non si può vivere in otto persone. Nemmeno in nome del politikamente korretto e del “devono entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Delirio “Via Sicura”: questa roba non è la Svizzera!

Nuovo regalo dell’aborto legislativo anti-automobilisti: la caccia alle streghe

Tempi sempre più duri per gli automobilisti (come pure per i motociclisti). La criminalizzazione della cosiddetta “mobilità individuale” fa un nuovo balzo avanti. Per questo possiamo ringraziare il bidone “via Sicura”, fulgido esempio di calata di braghe del Legislatore federale davanti al populismo ro$$overde.

L’ultima escalation fuori di melone l’abbiamo appresa nei giorni scorsi. Quando si è scoperto – a seguito di un articolo del TagesAnzeiger poi ripreso anche dalla stampa ticinese – che, sulla base di un semplice sospetto, “grazie” a Via Sicura si può obbligare un conducente a fornire delle prove sul proprio stato di salute. Facendosi carico dei relativi costi.

Il caso riportato dal TagesAnzeiger è il seguente. A seguito di una segnalazione anonima che l’accusava di fare uso di droghe, una motociclista è stata costretta, sotto minaccia di ritiro della patente, a sottoporsi al test del capello per dimostrare di non essere tossicodipendente. L’esame ha scagionato la donna, che ciononostante ha dovuto pagare di tasca propria i costi degli esami.

Caccia alle streghe

Qui in nome dell’isterismo anti-automobilisti si stanno gettando nel water i fondamenti dello Stato di diritto. Davanti a delazioni anonime, anche del tutto infondate, il conducente è obbligato, pena il ritiro della patente, a sottoporsi a test medici e a pagarseli pure. Anche se ne esce immacolato.

Che cose simili accadano nel nostro paese è una vergogna. Signori, questa non è la Svizzera. E non è nemmeno un paese civile. Nel New England del XVI secolo, durante la caccia alle streghe, forse le istituzioni funzionavano in questo modo. Magari anche nella Francia rivoluzionaria durante il Terrore. Ma in nessun caso simili aberrazioni sono tollerabili nella Svizzera del 2017.

Garantismo vs giustizialismo

Forse qualcuno non si rende ben conto delle conseguenze che pratiche del genere possono avere. Voglio vendicarmi del vicino arrogante, del collega antipatico, dell’ ex fidanzata? Niente di più facile: lo o la denuncio anonimamente come alcolista o tossicodipendente, e gli (o le) faccio passare un sacco di guai con l’ufficio di circolazione.

Nemmeno i terroristi islamici vengono trattati in questo modo dalle nostre istituzioni. Anzi: i giudici buonisti-coglionisti permettono a miliziani dell’Isis, condannati come tali, di rimanere in Svizzera, addirittura a carico del contribuente. Garantismo ad oltranza per i terroristi islamici e giustizialismo becero ed isterico per i conducenti. Se questa non è una vergogna…!

Fare piazza pulita

Ecco l’ulteriore dimostrazione che di Via Sicura bisogna fare piazza pulita.  E in fretta.

Via Sicura è un conglomerato fallimentare di leggi, apparentemente voluto per combattere i pirati della strada, che invece serve alla criminalizzazione indiscriminata degli automobilisti. Non è nemmeno vero, come ha commentato qualcuno, che “la macchina infernale di Via Sicura è sfuggita di mano”. Non è affatto “sfuggita di mano”: si dirige proprio là dove i promotori di questo aborto volevano che andasse.

E’ forse il caso di ricordare che alle Camere federali solo Udc e Lega hanno rifiutato di votare un simile scempio. Invece i partiti cosiddetti “di centro” si sono fatti infinocchiare dalla storiella – venduta dalla Doris uregiatta e dai suoi burocrati – delle sanzioni dirette contro pochi, veri pirati della strada. Miserevole fregnaccia ben presto smentita dai fatti.

PLR-PPD calano le braghe

Ora, nella vita come nella politica, si possono anche commettere degli errori di valutazione. Ad essere scandaloso è che, davanti al vaso di Pandora delle aberrazioni di via Sicura, PLR e PPD non abbiano il coraggio di intervenire con decisione  spazzando via l’aborto normativo, e accettino un sistema che è indegno della Svizzera (ma probabilmente piacerebbe alla Corea del Nord e avrebbe mandato in estasi la Russia bolscevica). Scandaloso è che questi due partiti cosiddetti borghesi, che a parole si piccano di difendere gli automobilisti, alla prova dei fatti calino le braghe davanti ai ricatti dei populisti di $inistra. Costoro infatti con Via Sicura sono riusciti nell’intento di criminalizzare i conducenti. Di conseguenza, promettono campagne d’odio – e sanno benissimo come orchestrarle! – contro chi osa anche solo immaginare di rompergli il “bel” giocattolino.

Automobilisti e moticiclisti se ne ricordino alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Aumento massiccio di tasse e balzelli? Ma col piffero!

Criminalizzazione degli automobilisti: le “perle” dell’ ex funzionario cantonale

Ma guarda un po’! Nei giorni scorsi sul portale Tio sono apparse le corbellerie del per fortuna ex ex ex capo della Sezione della protezione dell’aria Mario Camani. Il quale, a quanto ci consta, non è più funzionario dirigente del Cantone da oltre un decennio. E, leggendo l’intervista su Tio, c’è davvero motivo per rallegrarsene. L’ex ex ex regala (?) infatti ai lettori tutta un’infilata di “perle” tipiche del talebanismo verde, all’insegna della criminalizzazione dell’automobilista. Del tipo:

  • Bisogna introdurre subito il limite fisso di 80 km all’ora in autostrada ovunque;
  • Bisogna alzare massicciamente il costo della benzina e le tasse di circolazione;
  • Il nostro inquinamento lo produciamo noi, inutile dare la colpa alla Lombardia;
  • Il Ticino è tutto inquinato, bisogna parlarne ancora di più, bisogna gridarlo.

Posizioni “istruttive”

Che dire? Veramente istruttive le posizioni di questo signore! Avanti con la criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti responsabili di tutti i mali ambientali, come se le macchine fossero l’unica fonte d’inquinamento! E naturalmente solo le macchine targate Ticino.

Forse l’ex ex ex  alto funzionario ha trascorso gli ultimi  15 anni  sul pianeta Marte e non si è accorto che nel frattempo, “grazie” alla libera circolazione delle persone, il nostro Cantone è quotidianamente invaso da 65mila frontalieri (dichiarati; più quelli in nero) nonché da migliaia e migliaia di padroncini (dichiarati; più quelli in nero). E tutta questa gente, ma guarda un po’, entra in Ticino uno per macchina!  E allora, Camani, cosa facciamo? Tartassiamo il solito sfigato automobilista con targa rossoblù che ha bisogno del veicolo per andare a lavorare  facendo esplodere  le tasse di circolazione ed il costo della benzina, ed invece chiudiamo gli occhi sull’invasione da sud? Cosa pensa che esca dai tubi di scappamento frontalieri, l’ex ex ex? Vapore acqueo? Viks Vapo Rub? Essenze di eucalipto? Lo sa quanti frontalieri hanno l’auto diesel?

E come la mettiamo con l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri, sottoscritto dall’ex ministro P$ Moritz “Implenia” Leuenberger,  che ha trasformato il Ticino in un corridoio per TIR UE in transito parassitario?

E le frontiere?

Se davvero volesse tutelare l’aria,  il granitico ex ex ex funzionario dovrebbe anche proporre di chiudere le frontiere! Invece, a questo proposito, non un cip! Anzi: difende pure la Lombardia! Sono solo i ticinesotti che vanno martellati: noi tutti costretti ad andare in bicicletta o a piedi o a dorso di mulo (ah no, il mulo emette gas serra dal posteriore) perché, secondo l’illuminata visione di Camani, l’automobile deve tornare ad essere un lusso per i “borsoni” che si possono permettere di pagare le tasse ed i balzelli stratosferici che a suo dire andrebbero introdotti subito. Frontalieri e padroncini, invece, tranquillamente in giro uno per macchina ad intasare le strade ticinesi, che diventerebbero, di fatto, di loro uso quasi esclusivo. Naturalmente per i residenti in Italia nessun balzello aggiuntivo, perché altrimenti oltreramina starnazzano!

E sostenere poi che tutte le fabbriche della fascia di confine non avrebbero influenza sulla qualità dell’aria ticinese…

Urgono repulisti?

Ovviamente, non possiamo che essere lieti che uno che pretende di bastonare ad oltranza gli automobilisti ticinesi non lavori più per l’amministrazione pubblica da oltre un decennio. Come si dice nel Belpaese: ciaone!

A preoccupare è che, profumatamente pagati con i nostri soldi, potrebbero esserci tutt’oggi altri funzionari con le medesime idee e progetti. Se così fosse, urgono repulisti.

Lorenzo Quadri

 

Burocrati dell’USTRA, basta con le cappellate! Dopo gli 80Km/h in autostrada. Vogliono il “Grande fratello” per gli automobilisti!

Al direttore dell’USTRA (ufficio federale delle strade nazionali) Jürg Röthlisberger il caldo evidentemente fa male! Nel giro di pochi giorni, infatti, l’ineffabile funzionario se ne è uscito con due castronerie di prima grandezza. Vendute nella consueta confezione “politikamente korretta”, spacciate addirittura per misure “a favore degli automobilisti” (!) (per la serie: non solo li freghiamo, ma li prendiamo pure per il popò) in realtà i provvedimenti ipotizzati vanno unicamente ad allungare la già sterminata lista delle chicane contro i conducenti.

Si sarà capito che stiamo parlando del limite generalizzato di 80 Km/h in autostrada (prima alzata d’ingegno del direttore USTRA) e della sostituzione della vignetta con un tachigrafo (seconda e più grave baggianata). Se ci aggiungiamo anche la precedente sortita di Doris Leuthard sul mobility pricing – ma le cose sono legate – si arriva a tre cappellate in un paio di settimane. Triplete!

Ci vogliono misure mirate

Il limite generalizzato di 80 Km/h in autostrada, secondo il capoburocrate dell’USTRA, servirebbe a fluidificare (?) il traffico nelle ore di punta. Per quel che riguarda il Ticino, da Lugano in giù se nelle ore di punta si potesse viaggiare ad 80 Km/h sarebbe in effetti un bel passo avanti, dal momento che adesso si va più o meno a trenta. Il problema viario di questo sempre meno ridente Cantone, ormai l’hanno capito anche i paracarri (compresi quelli autostradali) ma non, evidentemente, gli alti papaveri dell’USTRA, è l’invasione di targhe azzurre:  62’500 frontalieri che entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina e svariate migliaia di padroncini. E’ lì  che bisogna intervenire. Ci vogliono misure mirate per contenere l’assalto di veicoli italici. Ma la Confederazione (di cui l’USTRA è uno dei tanti uffici) si rifiuta di intervenire. Ogni proposta in questo senso viene respinta. I camerieri dell’UE insediati nell’ipertrofica burocrazia bernese strillano alla “discriminazione”. E quindi, secondo lorsignori, dovremmo venire penalizzati tutti? Non ci stiamo!

Multe a go-go

Gli 80 Km/h venduti per fluidificare il traffico (ma se le auto che si spostano sono sempre quelle, la durata del viaggio mica cambia) sono in realtà l’ennesima scusa per introdurre un nuovo divieto a danno dei soliti automobilisti. E naturalmente per riscuotere le relative contravvenzioni. Vai con i radar a go-go per fare cassetta!  Eh già: visto che i costi del “caos asilo” sono ormai completamente fuori controllo, da qualche parte bisognerà pure recuperare, nevvero?

Oltretutto il limite di 80 Km/h generalizzato è nocivo alla sicurezza. Infatti – e ci sono studi che lo dimostrano – la monotonia della guida a quella velocità provoca perdita di concentrazione e anche i temibili abbiocchi al volante, le cui conseguenze possono essere disastrose.

Il Grande fratello

Ma evidentemente per l’USTRA la priorità è bastonare gli automobilisti con nuovi divieti. E ben lo si è visto con la seconda e ancora più balorda proposta del Röthlisberger (ma non ha nient’altro da fare?): quella di sostituire la vignetta autostradale con un tachigrafo per riscuotere una tassa in base al km percorso. Bravo, applausi a scena aperta. Massì, visto che gli automobilisti non sono ancora sufficientemente vessati, tanto per divertirci creiamo un bel Grande fratello! Con il tachigrafo di Röthlisberger, infatti, non solo sarà possibile vedere quanti km ha percorso ciascuno, e dove è andato, ma anche l’orario degli spostamenti. E quindi, già che ci siamo, ne approfittiamo per rifilare agli automobilisti pure quella ciofeca del mobility pricing: chi si sposta nell’ora di punta paga di più!

Forse il superburocrate Röthlisberger può scegliere liberamente l’orario in cui andare a lavorare. La maggioranza degli svizzeri no.

Non è tutto. Oltre a km percorsi ed orario, è chiaro che il tachigrafo del Grande fratello Röthlisberger vedrà pure la velocità di crociera degli automobilisti, in ogni momento. E giù multe a tutto spiano per ogni minima distrazione! In pratica sarebbe come avere il radar direttamente nell’abitacolo. Ecco il bel regalo che ci prepara l’USTRA!

USTRA, “circolare”!

Sarebbe ora di rendersi conto che l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli automobilisti svizzeri è di superfunzionari che passano il tempo ad autoerotizzarsi cerebralmente alla ricerca di sempre nuove chicane per vessarli con imposizioni, divieti e balzelli.

Per quel che ci riguarda, cominceremo a prendere sul serio l’USTRA allorquando proporrà delle misure mirate sui frontalieri. In Ticino non si è più liberi di circolare per colpa della… libera circolazione. Se invece il burocrate Röthlisberger, la Doris uregiatta e soci pensano che i ticinesotti, oltre a subire la devastazione del proprio mercato del lavoro provocata dall’invasione da sud, debbano pure venire limitati (loro!) nella libertà di movimento perché sulle autostrade del nostro Cantone, infesciate da targhe azzurre, non ci si muove più, continueremo a mandarli, come diceva il Nano, “a scopare il mare”.

E i paladini della privacy?

Se alla desolante “triplete” di cui sopra – limite di 80km/h generalizzato; Grande fratello in macchina; mobility pricing – aggiungiamo l’ormai arcinoto programma “via sicura” (quello che sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina), il quadretto è completo.

A proposito: visto che qui c’è la proposta del capo dell’USTRA di creare, tramite tachigrafo, un Grande fratello a danno degli automobilisti, ci attendiamo la veemente e scandalizzata protesta dei kompagni ro$$overdi: quelli che hanno lanciato il referendum dal titolo “No allo Stato ficcanaso”, fallendo nella raccolta di firme. Quel referendum, come noto, era rivolto contro la nuova legge sui sistemi informativi, che si prefigge di dotare l’intelligence svizzera di strumenti giuridici adeguati a combattere il terrorismo islamico (il quadro legale attuale è da medioevo). I kompagni ro$$overdi sono insorti: bisogna tutelare la privacy dei cittadini (nel caso concreto: dei sospetti miliziani dell’Isis)! Come mai invece questi improvvisati paladini della sfera privata non hanno nulla da dire sul tachigrafo del Röthlisberger? O vuoi vedere che, per i kompagni, la privacy dei presunti terroristi islamici (ovviamente trattasi per lo più di immigrati) è sacra, mentre imporre il Grande fratello agli automobilisti è cosa buona e giusta?

Lorenzo Quadri

 

Anche il politikamente korretto può risparmiare. Il 5 giugno votiamo Sì all’iniziativa della “vacca da mungere”

La sicurezza è irrinunciabile solo quando si tratta di vessare gli automobilisti?

La politica, ed in particolare quella federale, da anni ci secca la gloria ad oltranza con un paio di concetti ricorrenti che a tutti i costi si vuole inculcare nelle zucche degli svizzerotti.

Il primo è il principio di causalità. Ovvero, chi causa un costo lo deve ripagare. Rispettivamente, chi usufruisce di una prestazione, deve passare alla cassa. Sembrerebbe la cosa più naturale del mondo. Quale pretesto più efficace di ciò che pare ovvio, dunque, per sdoganare principi ideologici e/o nuovi balzelli? Esempio classico, la tassa sul sacco. Peccato che poi, quando torna comodo, improvvisamente si pretende di far passare il messaggio esattamente opposto. E ci si aspetta pure che venga preso per buono. Ad esempio, il canone radiotv reso obbligatorio per tutti. Un’imposizione che grida vendetta. Mentre un servizio di base essenziale, di cui non si può fare a meno, come la raccolta e smaltimento rifiuti, viene finanziato a colpi di causalità antisociale, una prestazione superflua, legata al tempo libero, come la TV o la radio, viene fatta pagare anche a chi non ne usufruisce.

Causalità… quando?
Se il principio di causalità è la via da percorrere, allora questo deve valere anche in campo di imposta sugli oli minerali. Prelevato dagli utenti della strada, questo balzello dovrebbe servire per finanziare la strada. Cosa che invece adesso non accade, perché la metà dei proventi, per un ammontare annuo di circa 1.5 miliardi di Fr, finisce nelle casse generali della Confederazione. Però quando si tratta di effettuare migliorie nella rete viaria, si dice che mancano i soldi. Da notare che gli utenti della strada non sono solo gli automobilisti. Sono anche i mezzi pubblici, i ciclisti ed i pedoni. Se l’infrastruttura viaria è efficiente, tutti ci guadagnano. A cominciare dagli agglomerati urbani, oggi costantemente congestionati, e da chi ci vive.
E’ un po’ difficile, insomma, tentare di sdoganare il principio di causalità ad oltranza come pretesto per prendere dalle tasche della gente e negarlo quando si tratta invece di investire.

La sicurezza
Altro concetto con cui la politica si è riempita la bocca a più non posso: la sicurezza. Compresa quella stradale. In suo nome sono state introdotte le norme più astruse e deresponsabilizzanti. Più regole ci sono, più è probabile che vengano violate. Ecco dunque che si apre un mare sterminato di possibilità per sanzionare – e quindi per fare cassetta. Nasce quindi il sospetto, più che fondato, che la pletora di regole imposte all’automobilista venga creata apposta per avere delle possibilità di sanzione e di incasso. Ma subito si leva il coro scandalizzato dei politikamente korretti: ma quando mai, è tutto per la sicurezza, e la sicurezza vale pur qualche sacrificio, che diamine!

Solo divieti?
Ma la sicurezza stradale si ottiene solo bombardando gli automobilisti con obblighi e divieti, anche grotteschi? Oppure gli investimenti nella rete viaria – che è sempre più o meno la stessa, malgrado negli ultimi due decenni il traffico sia raddoppiato, anche per colpa dell’invasione di frontalieri e padroncini – darebbero alla sicurezza un contributo determinante?

Stranamente, la sicurezza diventa prioritaria quando si tratta usarla come pretesto per vessare e mungere chi usa l’automobile. Quando invece essa comporterebbe investimenti, per altro effettuati con soldi prelevati agli automobilisti, la musica cambia di colpo.
Ma è evidente che la sicurezza, come la morale del resto, non la si può invocare a senso unico, solo quando fa comodo.

Strade più sicure
L’iniziativa della “vacca da mungere”, in votazione il prossimo 5 giugno, permetterebbe di aumentare in modo sensibile la sicurezza sulle strade. Alle casse federali mancheranno 1.5 miliardi all’anno? Con i politikamente korretti diciamo: “La sicurezza vale pur qualche sacrificio”. Vuol dire che si risparmierà sugli aiuti all’estero (che non servono a nulla); sull’asilo (si foraggiano finti rifugiati e la ro$$a corte dei miracoli che vi gravita attorno); sui sussidi alla kultura autoreferenziale e senza pubblico; sugli aiuti agli immigrati nello Stato sociale; sulla burocrazia elefantesca che si inventa il lavoro per giustificare la propria esistenza; e via elencando.
Anche i settori politikamente korretti possono e devono rinunciare a qualcosa per la sicurezza delle strade. Mica solo gli automobilisti brutti e cattivi. Quindi, votiamo Sì all’iniziativa “per un equo finanziamento dei trasporti”.
Lorenzo Quadri

Anche gli automobilisti meritano un trattamento equo

Stop alle “mani in tasca”: il 5 giugno votiamo Sì all’iniziativa della “mucca da mungere”
Quando si tratta di venderci nuovi balzelli (ad esempio sul sacco del rüt) i politikamente korretti amano riempirsi la bocca con il principio di causalità: chi genera un costo deve anche coprirlo. Stranamente però, quando conviene, il tanto magnificato principio viene mandato senza problemi a farsi benedire (per usare un termine casto). Ed infatti, in flagrante violazione del principio di causalità, agli automobilisti vengono prelevati circa 9 miliardi di franchi all’anno, dei quali però solo poco più di un terzo sono effettivamente impiegati per la strada.

1.5 miliardi all’anno
L’iniziativa “per un equo finanziamento dei trasporti”, nota anche come iniziativa della mucca da mungere, su cui voteremo il prossimo 5 giugno, vuole potenziare il principio di causalità anche in ambito stradale. Il tema è l’imposta sugli oli minerali, i cui introiti ammontano attualmente a circa tre miliardi di fr all’anno. La metà di questi soldi, però, finisce direttamente nelle casse generali della Confederella: va a finanziare compiti che nulla hanno a che vedere con le strade e la viabilità. L’altra metà finisce invece ad alimentare il fondo speciale per il finanziamento stradale, che però non serve solo a pagare le strade ma anche la ferrovia, i programmi d’agglomerato, eccetera. In effetti il finanziamento della mobilità a livello federale, ben lungi dall’essere un sistema lineare, è cresciuto nel tempo in maniera contorta fino a diventare un vero e proprio mostro. Per rimettere un po’ d’ordine, il parlamento federale sta ora esaminando la creazione del FOSTRA, ovvero il Fondo per le strade nazionali ed il traffico d’agglomerato.

La spremitura dell’automobilista per finanziare le casse generali dello Stato non è solo un fenomeno federale. Esiste anche a livello cantonale e comunale. Pensiamo ad esempio alle deduzioni per le spese di trasferta professionale e agli “ecobonus” che il Consiglio di Stato intende utilizzare per fare cassetta nell’ambito della manovra da 185 milioni. Ma pensiamo anche ai radar e alle multe di posteggio.

Meno traffico nei centri abitati
Se l’iniziativa della mucca da mungere venisse approvata dal popolo, a beneficiarne non sarebbe solo chi va in macchina. Le strade, demonizzate dai politikamente korretti, sono infatti un servizio pubblico per tutti. Con più soldi per la strada, si potranno anche realizzare quei progetti che permettono di sgravare dal traffico i centri abitati. Ad esempio circonvallazioni, programmi d’agglomerato, gallerie. Anche gallerie artificiali per contenere l’impatto ambientale dell’autostrada: come si sarebbe dovuto fare, ma non si è fatto, a Bissone, preferendo invece devastare il paese.

Va da sé poi che gli investimenti infrastrutturali permetteranno anche di aumentare la sicurezza stradale. Ma si sa: il mantra della sicurezza viene declamato ai quattro venti dai politikamente korretti solo quando può venire utilizzato come pretesto per criminalizzare e/o mungere gli automobilisti (vedi il bidone Via Sicura). Quando invece si tratta di investire nella sicurezza, da $inistra e dintorni si leva il coro dei njet ideologici. Vedi il dibattito prima della votazione sul tunnel di completamento del San Gottardo.

Propaganda di regime
Naturalmente, contro l’iniziativa della mucca da mungere è già cominciato il terrorismo di Stato. Nel caso l’iniziativa fosse accettata, e quindi venissero a mancare 1,5 miliardi di franchi all’anno dalle casse generali della Confederazione, i sette scienziati bernesi hanno già deciso (?) e annunciato dove compenseranno: 150 milioni sui rapporti con l’estero, 250 sulla difesa, 350 dalla formazione, 50 sulla socialità, 250 sul traffico, 200 all’agricoltura e altri 250 qua e là.
Signori, vergogna! Questa è propaganda di regime da tre e una cicca. Fregnacce a briglia sciolta per denigrare i promotori della “mucca da mungere” con i soliti moralismi a senso unico. Per la serie: i bifolchi vogliono spendere in asfalto e tagliare sulla kultura o sulla difesa. Ma dove sta scritto che bisogna risparmiare nei settori indicati, e per quelle cifre? Risposta: da nessuna parte. Si tratta di invenzioni del Consiglio federale, buttate là tanto per creare all’iniziativa lo spettro più vasto possibile di nemici: da sinistra a destra passando per i contadini. Perché invece non tagliamo molto di più sugli aiuti all’estero, sull’asilo – cominciando a chiudere le frontiere ai finti rifugiati – sui contributi di coesione alla fallita UE, sugli aiuti sociali agli stranieri, sui costi dell’amministrazione federale?

Il contentino
Come indicato sopra: il parlamento federale sta al momento discutendo sul Fondo per il finanziamento delle strade nazionali. Il Consiglio degli Stati ha apportato qualche correttivo (minimo) che va nella direzione della “mucca da mungere”. Ma questo “contentino” è sufficiente? No di certo. Basti pensare che con una mano si dà (o piuttosto: si restituisce), ma con l’altra si prende. Infatti, per alimentare il Fondo in questione, è previsto un aumento del prezzo della benzina di 4 cts al litro. Quindi, ancora una volta, mani in tasca agli utenti della strada.

Criminalizzati e tartassati: il destino degli automobilisti è irrimediabilmente segnato? Per cambiare le cose, il 5 giugno votiamo sì all’iniziativa “per un equo finanziamento dei trasporti”.
Lorenzo Quadri

Una scelta in controtendenza che provoca travasi di bile ai moralisti a senso unico. Radar: automobilisti un po’ meno criminalizzati

Quindi è ufficiale. Anche i radar mobili, non solo quelli fissi, andranno segnalati. Ci dovrà essere un cartello a 200 metri di distanza dall’apparecchio. Così ha deciso il Gran Consiglio, pur a maggioranza risicata, approvando il rapporto del leghista Fabio Badasci alla mozione Chiesa-Dadò.

Quella dei radar segnalati è una battaglia storica della Lega e del Mattino. La prima mozione sul tema venne presentata da chi scrive nel 2006. Naturalmente allora la proposta venne respinta con sdegno. Il Gigio Pedrazzini, PPDog – lo stesso partito di Dadò – non ne voleva sapere. Si vede che in un decennio i tempi cambiano, dato che oggi gli uregiatti sostengono la posizione diametralmente opposta: concordano con la Lega sul fatto che i radar, se devono servire per la prevenzione, vanno anche segnalati. I controlli a sorpresa servono invece per fare cassetta. Non prevengono la situazione di pericolo. Al contrario: lasciano che l’automobilista superi i limiti di velocità per sanzionarlo a posteriori e fare cassetta.

Scelta in controtendenza
Si dirà che la segnalazione dei radar mobili è, tutto sommato, una questione di piccolo cabotaggio. All’atto pratico, non è di certo il problema principale di questo sempre meno ridente Cantone. Tuttavia, la decisione parlamentare ha una portata più ampia. Perché si tratta di una scelta in controtendenza rispetto ai diktat politikamente korretti che impongono di criminalizzare l’automobilista.

Il parlamento cantonale si è infatti mosso nella direzione opposta rispetto alle Camere federali, che hanno votato il bidone via Sicura, apoteosi della persecuzione di chi necessita dell’automobile per andare al lavoro. Come noto, a seguito del bidone Via Sicura, un eccesso di velocità senza conseguenze viene sanzionato più duramente di una rapina. Una situazione che non sta né in cielo né in terra. Ma che a Berna non si sognano di correggere. Perché, dopo una prima entrata in materia della maggioranza del Consiglio nazionale, la Commissione dei trasporti del Consiglio degli Stati ha dato l’altolà: i signori senatori rifiutano di correggere le plateali magagne di Via Sicura – magagne rilevate non solo dal Mattino populista e razzista, ma anche da fior di giuristi – accampando scuse del piffero. Una vera e propria presa per i fondelli.

Isterismi
Partendo da questa situazione, ben si capiscono le reazioni isteriche dei moralisti a senso unico dopo la decisione ticinese di segnalare i radar mobili, dipinta come un gesto al limite della delinquenza. Anche questa volta si nota che il modus operandi dei finti moralisti è sempre lo stesso: la denigrazione sistematica e di chi osa pensarla diversamente da loro, che deve apparire come un individuo spregevole. E il bello è che costoro hanno poi la tolla di riempirsi la bocca con il concetto di tolleranza – quando i primi intolleranti sono proprio loro.

Una crepa?
Gli isterismi politikamente korretti contro la segnalazione dei radar – che peraltro è prassi corrente anche in Francia ed in Italia, e da vari anni – si spiegano proprio perché questa decisione parlamentare, per quanto di portata circoscritta, segna un’inversione di tendenza. Una crepa nell’edificio, costruito in anni di fatwe morali e di populismo di $inistra, della criminalizzazione della mobilità privata. E se crollasse tutto? Nel tentativo di scongiurare questo rischio, i talebani anti-automobilisti non hanno perso tempo. Confermando il proprio squallore, si sono messi subito a strumentalizzare le morti sulle strade per demonizzare una misura che aumenta la sicurezza perché, se sa di essere controllato, l’automobilista rallenta. Dimostrazione ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, che l’obiettivo di certi ambienti non è diminuire gli incidenti, bensì proseguire la guerra santa all’automobile.

PLR: bastonare e tassare?
Degno di nota è che a sostegno del radar per fare cassetta si sia schierato non solo il partito $ocialista, ma anche il PLR. Altro che “liberale”: l’ex partitone ha preso il suo posto nei ranghi dei nemici della mobilità individuale, che pure risponde ad un principio di libertà. Se a ciò si aggiunge che il DFE targato PLR mira a decurtare, sempre per fare cassetta, le deduzioni per le spese di trasferta professionale, appare chiaro che il PLR ha ormai fatto una scelta di campo contro gli automobilisti. Altro che libertà, altro che responsabilità individuale: i liblab vogliono bastonare e tassare. Prendere nota.
Lorenzo Quadri

“Gli automobilisti sono dei delinquenti”

Via Sicura: la maggioranza dei partiti $torici non vuole nessuna, seppur modesta, retromarcia

Gli isterismi politikamente korretti contro gli automobilisti proseguono. E non solo da parte della $inistra, ma anche dal cosiddetto centro.

La commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale, nella sua ultima seduta, ha infatti esaminato un’iniziativa parlamentare del deputato PPDog Fabio Regazzi che propone una revisione del fallimentare programma via Sicura. Una revisione invero modesta: si trattava infatti di rivedere non già le pene massime previste, bensì quelle minime.

Il punto di partenza

Il bidone via Sicura, in base al quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza viene punito più duramente di una rapina, meriterebbe a dire il vero di venire rovesciato come un guanto. Perché porta a risultati scandalosi. Del resto, a Berna, l’Udc e la Lega l’avevano detto, rifiutandosi di votarlo. Ma naturalmente erano tutte balle populiste. Quando di populista qui c’è solo via Sicura. Non che il punto di partenza fosse di per sé sbagliato: si trattava infatti di punire più severamente i delinquenti, in genere appartenenti a ben note etnie, che fanno corse in autostrada (o anche sulle strade cantonali) per sentirsi “fighi”. Le condanne talebane avrebbero dovuto essere limitate, dunque, a singoli casi estremi. Ma la politica federale si è allontanata anni luce dal punto di partenza. L’ha stravolto alla grande. E quindi si è giunti ad una criminalizzazione generalizzata. Nel solo anno 2014 le condanne per presunta pirateria della strada sono state 300. Altro che “pochi casi isolati di pazzi criminali”. E’ evidente – ed i contrari alla ciofeca Via Sicura l’hanno capito subito – che era proprio lì che si voleva arrivare: strumentalizzare i pirati della strada (in genere appartenenti a ben note etnie) per bastonare ancora una volta gli automobilisti brutti e cattivi. Usi il veicolo privato invece dei mezzi pubblici politikamente korretti? Guai a te! Sei una paria; farai fronte alle conseguenze. A meno, naturalmente, che tu sia frontaliere. Perché allora sei straniero; di conseguenza, nessuno può dirti alcunché perché sarebbe un “razzista e fascista”.

Illegalità

Uno dei tanti colmi di “Via Sicura” è che proprio gli spalancatori di frontiere non vogliono che il giudice possa valutare caso per caso se la gravità del comportamento dell’automobilista colto in castagna giustifica le pene talebane di Via Sicura: loro le vogliono applicare “a prescindere”. E ci sono fior di giuristi che al proposito parlano di violazione della separazione dei poteri (il legislativo che scippa il ruolo al giudiziario) ed anche di non conformità con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Che smacco! Proprio i politikamente korretti che si riempiono la bocca con la CEDU per denigrare i presunti razzisti e fascisti, sono poi i primi a violarla quando fa comodo! Ennesimo caso di morale a senso unico.

Due piccoli esempi concreti:

  • Un poliziotto che insegue in auto un delinquente, superando in modo importante i limiti di velocità, viene condannato lui.
  • Un automobilista che viaggia a 140 in autostrada in una tratta dove normalmente si viaggia a 120 km/h ma sono stati introdotti gli 80 Km/h per l’ozono, dal profilo penale viene trattato più o meno come uno stupratore.

Quelli che rifiutano la valutazione caso per caso degli automobilisti – perché ci vogliono pene talebane – sono poi gli stessi che la pretendono per i delinquenti stranieri. Perché “non si deve” espellere. E su quali siano i criteri da seguire nella valutazione caso per caso dei delinquenti stranieri, sono decisamente illuminanti le posizioni della kompagna consigliera nazionale Cesla (si chiama proprio così) Amarelle (quanti passaporti?): “la Svizzera non ha il diritto (sic) di espellere un terrorista se questo rischia la vita nel paese d’origine”. I terroristi godono di maggiore considerazione degli automobilisti! Eccola qua, la politica dei moralisti a senso unico.

Esito deludente

L’esito della votazione nella Commissione dei trasporti è stato, tuttavia, deludente. Niente di nuovo sotto il sole. La proposta Regazzi di modesta – sottolineiamo: modesta – revisione del bidone Via Sicura è stata malamente bocciata. L’hanno respinta a chiara maggioranza perfino gli uregiatti, malgrado siano dello stesso partito del proponente. Ah già, ma sono anche dello stesso partito della Doris che ha varato la ciofeca Via Sicura… così, tanto per chiarire da che parte stanno.

Il colmo

Ma le barzellette non sono finite. Via Sicura nasce da un’iniziativa popolare che è poi stata ritirata a seguito dell’approvazione del progetto da parte delle Camere federali. Quindi c’è chi ha avuto la bella pensata di argomentare che sarebbe contro la volontà popolare (quale, visto che di votazioni non ce ne sono mai state?) modificare Via Sicura. Ohibò. Il colmo è che tale brillante osservazione è stata fatta da un membro di comitato dell’iniziativa del vicolo cieco, ossia quell’iniziativa che vuole cancellare la volontà popolare espressa il 9 febbraio perché contraria all’ideologia degli spalancatori di frontiere. Proprio vero che in certi (troppi) casi la faccia e le natiche sono gemelle omozigote…

Lorenzo Quadri

Pensiamo anche agli automobilisti!

Consiglio degli Stati: c’è ancora qualche ora di tempo per votare l’esponente di Lega/Udc, Battista Ghiggia
Mancano solo poche ore alla chiusura delle urne. Per chi non l’avesse ancora fatto, c’è un’ultima occasione per votare Battista Ghiggia (crocetta nell’apposita casella di fianco al nome: niente cancellature o raddoppi, altrimenti la scheda è nulla).
L’attuale composizione del Consiglio degli Stati, come abbiamo avuto modo di ripetere in più occasioni nelle scorse settimane, non rispecchia la volontà della maggioranza ticinese su temi fondamentali come i rapporti con la fallita UE, l’immigrazione, l’espulsione dei delinquenti stranieri, il contingentamento dei frontalieri, e via elencando. Si tratta di questioni della massima importanza. Non certo di pippe mentali. Con evidenti conseguenze pratiche. Vedi l’omicidio di via Odescalchi a Chiasso, commesso da pregiudicati stranieri che, se la volontà del popolo fosse stata eseguita, sarebbero già stati espulsi dalla Svizzera da un pezzo. Invece le votazioni popolari non vengono applicate. Non sia mai che i padroni di Bruxelles se la prendano a male! Sicché a Berna si fa melina, i delinquenti stranieri ce li teniamo sul territorio e poi, ma chi l’avrebbe mai detto, ci scappa il morto.

Invasione da sud
Sul mercato del lavoro ticinese devastato dall’invasione da sud non c’è bisogno di aggiungere molto altro. Anche se c’è chi, corresponsabile del danno (PLR) poi commissiona studi farlocchi ai suoi addentellati dell’IRE per farsi dire che “l’ è tüt posct”. All’IRE, tanto per essere sicuri che l’esito dello studio fosse quello voluto, l’hanno pure fatto realizzare ad un frontaliere (ma come: in tanti anni l’IRE non è stata in grado di formare un ricercatore ticinese? Oppure la prima a praticare la sostituzione è proprio l’IRE, che poi fa le indagini pilotate per negare l’evidenza?).
E chi scende in campo, lancia in resta, a difendere l’indifendibile? Ma naturalmente chi ha pilotato lo studio: ossia il PLR. L’esito è stato addirittura grottesco: vedi l’imprenditrice dell’ex partitone che si vanta pubblicamente, dalle colonne del bollettino di partito, che nell’azienda da lei diretta il 90% dei dipendenti sono frontalieri.
Ma anche altri alti esponenti liblab sono giunti a soccorso dello studio IRE. Perché è scientificamente valido? No di certo: ed infatti la SUPSI l’ha demolito proprio dal punto di vista metodologico. La levata di scudi liblab è giustificata semplicemente dal fatto che lo studio diceva quello che il PLR voleva sentirsi dire. Questo è importante sottolinearlo. Perché gli elettori di questo sempre meno ridente Cantone devono essere in chiaro sulle posizioni che vanno a sostenere a Berna, se eletti, gli esponenti dei partiti $torici.
Non sta quindi né in cielo né in terra che, alla Camera dei Cantoni, su due rappresentanti del Ticino non ce ne sia uno che sostenga la posizione della maggioranza dei ticinesi su temi fondamentali come quelli indicati sopra.

Il bidone Via Sicura
C’è però anche un altro motivo per votare Ghiggia, ed è la sua posizione contraria all’immondo programma Via Sicura: una ciofeca giuridica a seguito della quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di una rapina.
Il bidone Via Sicura è il coronamento della persecuzione e della criminalizzazione dell’automobilista.
E’ il colmo: nei confronti dei delinquenti trionfa il buonismo ed il garantismo, quelli stranieri nemmeno vengono espulsi e mandati a scontare la pena nelle patrie galere, sicché se la ridono a bocca larga di quanto sono fessi gli svizzerotti… Per quel che riguarda il settore dell’asilo, poi, l’illegalità è la regola: regola propagandata a suon di ricatti morali da parte degli stessi che però, quando si tratta di automobilisti, esigono il massimo rigore. Perché, come sempre, vige il sistema dei due pesi e delle due misure.
A dimostrazione di come Via Sicura sia un grottesco fallimento su tutta la linea, il fatto che, in base alla sue disposizioni, un poliziotto che insegue in macchina un malvivente, infrangendo i limiti di velocità, va in prigione.

Vale già il voto
Via Sicura è dunque un esempio concreto di quello che succede quando gli isterismi politikamente korretti si trasformano in legge. Via Sicura sta rovinando la vita di automobilisti che non hanno nulla da spartire con i pirati della strada: pirata della strada è infatti chi, dopo aver provocato un incidente, si dilegua senza prestare soccorso. La sta rovinando nel senso letterale del termine: mesi di revoca della patente possono significare la perdita dell’impiego. Il che, con il mercato del lavoro invaso da frontalieri e padroncini – grazie a chi ha spalancato le frontiere: e, ma tu guarda i casi della vita, si tratta sempre dei supporter di Via Sicura – può facilmente portare all’assistenza.
La volontà del candidato di Lega-Udc Battista Ghiggia di combattere l’aberrante criminalizzazione degli automobilisti vale già da sola la crocetta sulla scheda di voto.
Lorenzo Quadri