Gettare nel water 3 miliardi all’anno? P$$ fuori di cranio

Kompagni allo sbando: i soldi per l’isterismo climatico ci sono, ma quelli per l’AVS no?

Nuova dimostrazione di come i politicanti gauche-caviar tentino di cavalcare l’isterismo climatico in vista delle prossime elezioni federali. Naturalmente nell’illusione di far dimenticare quali sono i veri problemi dei ticinesi e degli svizzeri (di certo non il clima). E anche con l’obiettivo di mettere pesantemente le mani nelle tasche del contribuente. A vantaggio degli amichetti loro.

L’ennesima “cagata pazzesca”

Il P$$ ha infatti annunciato l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) a scopo di propaganda elettorale con i soldi degli altri. Ovvero il piano Marshall (uella) per il clima. Un giocattolino che costerebbe, udite udite, la stratosferica cifra di tre miliardi di Fr all’anno!

Qui qualcuno è davvero fuori di zucca e crede che la gente sia scema.

Punto primo: il riscaldamento climatico è evidentemente un fenomeno planetario. Quindi, anche se la Svizzera dovesse sperperare 3 miliardi all’anno per misure ecologiche (?), il bilancio globale non cambierebbe.

Punto secondo: se gli svizzeri consumano troppe risorse è semplicemente perché in questo paesesiamo qui in troppi! O magari qualche spalancatore di frontiere ro$$overde crede che un milione di abitanti in più in un decennio – persone che hanno bisogno di abitare da qualche parte, di spostarsi, eccetera – non incida sull’ “impronta ecologica” della Confederazione? E come la mettiamo con i 65mila frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina? E di certo non si tratta di auto elettriche?

Punto terzo:se ci sono tre miliardi all’anno a disposizione, è evidente che non li usiamo per gonfiare le tasche di coloro che lucrano con il business politikamente korrettissimo dell’isterismo ecologico grazie agli amichetti politicanti ro$$overdi. Li usiamo per l’AVS, visto che questa è semmai un’emergenza a livello svizzero. Altro che il populismo climatico!

Intanto ci svendono all’UE

Ed il bello è che, mentre i kompagni cavalcano il fondamentalismo ambientalista sperando di ottenere voti e cadreghe, svendono il paese alla fallita UE. Non parlano nemmeno più delle magnificate misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Con le misure accompagnatorie, la gauche-caviar si è sciacquata la bocca per anni. E adesso però pretende di sottoscrivere di corsa lo sconcio accordo quadro istituzionale, che le azzererebbe. Questo perché la priorità dei ro$$i  è l’adesione all’UE. Altro che difendere i lavoratori.

Il populismo climatico è solo uno specchietto per le allodole. Sicché, chi vota per il populismo climatico vota per la rottamazione della Svizzera!

Le boiate della Simonetta

Che l’arrivo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento dei trasporti liberato dalla Doris uregiatta sarebbe stato una catastrofe, lo abbiamo detto subito.

Alla scontata nuova ondata persecutoria contro gli automobilisti, si aggiunge adesso il nuovo progetto faraonico, naturalmente a scopo di campagna elettorale e pagato con danari pubblici: l’amministrazione federale verrà resa completamente ecocompatibile. Il che significa sperperare una barca di soldi per amenità quali il risanamento energetico di tutti gli stabili della Confederella, la sostituzione totale del parco veicoli federale con auto elettriche, ed avanti con le boiate.  Sono operazioni extralusso che hanno costi miliardari. Chi le paga? Ma il solito sfigato contribuente, è chiaro!

Se il Consiglio federale vuole diventare più eurocompatibile, cominci a ridurre i propri viaggi inutili. Così si risparmia anche. Vero ministro binazionale KrankenCassis?

Lorenzo Quadri

 

Il “tesoretto” serve per gli sgravi, non per i funzionari!

Maxibuco nella Cassa pensioni degli statali: ve lo diamo noi l’assalto alla diligenza!

 

Quando si dice il tempismo! Adesso che nei conti cantonali si scoprono i tesoretti  – i quali  esistono grazie a chi paga le tasse – ecco che arriva il direttore della cassa pensioni dello Stato a gridare “al lupo” sul buco da mezzo miliardo.

Ed ovviamente la pretesa è che a metterci una pezza sia sempre il solito sfigato contribuente.

Qui qualcuno davvero non ha capito da che parte sorge il sole!

 Punto primo

L’assalto alla diligenza da parte dei vertici della cassa pensioni è oltremodo squallido. Visto che le finanze cantonali vanno bene, i soldi vanno utilizzati per procedere finalmente sgravi fiscali. Di questi sgravi devono beneficiare in prima linea i single ed il ceto medio, da troppi anni spremuti come limoni. Spremuti malgrado le promesse da marinaio dei politicanti: quelli che in campagna elettorale si sciacquano la bocca con queste categorie di cittadini, poi in Gran Consiglio votano compatti controgli sgravi.  Una cosa è certa: non ci bruciamo il tesoretto perché “bisogna” (?) garantire ad oltranza i privilegi pensionistici degli statali!

Punto secondo

Nel 2012, quindi solo 7 anni fa, il parlamento cantonale ha già votato un credito di quasi mezzo miliardo per il risanamento della cassa pensioni del Cantone. Già allora la Lega era contraria. Adesso, a pochi anni di distanza, si pretende di fare il bis? Ma qualcuno si rende conto di cosa significa un miliardo di Fr per il Ticino?Oppure i parolai ci hanno imbesuiti al punto di farci perdere la più elementare consapevolezza delle cifre, oltre che il senso della decenza?

Punto terzo

Come mai ci sono casse pensioni che hanno una copertura superiore, e di parecchio, al 100%, mentre quella dell’istituto previdenziale del Cantone è a livelli infimi, essendo ormai sceso al 63%? E come sono messe le casse pensioni degli altri Cantoni? Vuoi vedere che ancora una volta il Ticino è l’ultimo della classe? A questo punto nasce il sospetto che, ai vertici dell’Istituto previdenziale dei dipendenti dello Stato, qualcuno non sappia fare il proprio lavoro. E’ forse il caso di procedere ad un repulisti?

Punto quarto

Non sta né in cielo né in terra, come scritto la scorsa settimana, che la commessa, l’operaio, l’impiegato del privato, eccetera – che di certo al momento della quiescenza non godranno di pensioni d’oro, e che nei tempi di magra hanno già dovuto finanziare il risanamento delle loro, di casse pensioni – adesso debbano di nuovo mettere mano all’anoressico borsello per garantire il mantenimento dei privilegi pensionistici dei dipendenti statali. La Repubblica e Cantone non si può più permettere la “Rolls Royce delle casse pensioni” (definizione dell’allora direttore PLR  del DFE Dick Marty)?  Vuol dire che passerà alla Fiat. E senza tante storie. Facile fare il passo più lungo della gamba con i soldi degli altri e puntando sulle connivenze della partitocrazia! A proposito: quanti alti funzionari cantonali beneficiano di rendite dorate e si sono prepensionati a 60, se non addirittura a 58 anni?

Punto quinto

Nei decenni scorsi, quando il settore privato tirava, i vantaggi pensionistici servivano ad aumentare l’attrattività del pubblico impiego. Ma adesso il mondo è cambiato. Per colpa della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è andato a ramengo. Il posto pubblico, garantito “a vita”, non è la seconda scelta: è  l’Eldorado. E oltre al privilegio del posto sicuro, manteniamo pure quello della pensione d’oro?

Punto sesto

Il mezzo miliardo di buco non si è certo formato in due settimane. Come mai il bubbone scoppia solo dopo le elezioni cantonali? Forse che qualcuno non voleva mettere in “imbarazz, tremend imbarazz”, il direttore PLR del DFE Christian VItta? Dov’erano, fino ad ora, i rappresentanti della politica, come pure quelli dei dipendenti pubblici, nel consiglio della cassa? Non c’erano, e se c’erano dormivano? Oppure tutti si sono beati nella convinzione che tanto la partitocrazia PLR-PPD-P$$ avrebbe approvato qualsiasi manovra di risanamento, ed il popolazzo avrebbe pagato un altro mezzo MILIARDO senza un cip? Qualcuno si immagina di poter mandare in onda la replica del film del 2012 senza colpo ferire? Signori, non è così che funziona!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

AVS a 67 anni: Widmer Puffo

Ma lei è andata in pensione a 59 anni a 200mila Fr annui, dopo aver fatto solo disastri

abbia la decenza di tacere!

Quante migliaia di posti di lavoro ha sulla coscienza questa ex politicante calabraghista?

Toh, chi non muore si rivede, come si suol dire! Chi ti arriva, infatti, a pontificare sull’innalzamento dell’età della pensione a 67 anni? Ma proprio lei, la catastrofica ex ministra del 5% Widmer  Puffo! Quella che P$$ ed uregiatti mandarono in Consiglio federale nel 2007 con uno schifoso golpe parlamentare per estromettere Blocher dal governo. Malgrado il leader Udc avesse vinto le elezioni!

La pre-pensionata d’oro

In qualità di presidente di Pro Senectute, l’Eveline dichiara ora che l’attuale sistema pensionistico non è più finanziabile. Quindi – ecco la geniale ed innovativa pensata, meritevole di un premio Nobel per l’economia – la gente deve lavorare più a lungo!

Fa sempre piacere vedere un’ex politicante che ha 63 anni, e che da quattro fa la pensionata d’oro a spese del contribuente, e dunque in pensione ci è andata a 59 anni con una rendita di 200mila franchetti  annuio giù di lì (e nümm a pagum), venga a raccontare agli altriche devono tirare la cinghia e lavorare fino a 67 anni.

Quanti impieghi ha distrutto?

Sorprende, in generale, che questa signora abbia ancora la faccia di tolla di montare in cattedra a pontificare su un qualsivoglia tema.

Ma costei non ha fatto abbastanza danni? Quanti posti di lavoro ha sulla coscienza? Quante centinaia, se non migliaia di ticinesi, attivi sulla piazza finanziaria, sono finiti in disoccupazione e magari pure in assistenza a seguito delle scellerate calate di braghe di questa cameriera di Bruxelles, che ha svenduto il segreto bancario senza alcuna contropartita, ma “naturalmente” con il supporto del solito triciclo euroturbo PLR-PPD-P$$?

Inutile dire che sui posti di lavoro della piazza finanziaria i sindacati non hanno emesso – né tuttora emettono – un cip. Evidentemente per queste organizzazioni, legate a doppio filo a partiti politici, ci sono impieghi di serie A (quelli dello Stato e del parastato), meritevoli di manifestazioni e barricate all’insegna del “giù le mani”; ed altri di serie B (tutti i rimanenti ed in particolare quelli del terziario) che possono anche venire cancellati, tanto chissenefrega.

Se già a 50 anni…

Chi ha il “curricolo politico” di Widmer Puffo farebbe molto meglio a tacere. Specie quando si tratta di impieghi, essendone stata una becchina.

Inoltre, se già a 50 anni si viene sbattuti fuori dal mondo del lavoro, magari perché sostituiti da due frontalieri pagati la metà – vero burocrati della SECO? Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia – come si fa a lavorare fino a 67 anni?

Chi, per scelta sua, desidera lavorare più a lungo dei canonici 65 anni, è giusto che possa farlo; ma non tutti hanno facoltà di scegliere quando terminare l’attività professionale! O i disoccupati ticinesi ultracinquantenni lasciati a casa perché “troppo vecchi” li assume tutti la Widmer Puffo a Pro Senectute?

“Gh’è mia da danée”?

Pure il mantra dell’ “AVS in bancarotta se non si aumenta l’età della pensione” è una fetecchiata. Infatti:

  • La Svizzera regala miliardi alla fallita Unione europea che per tutto ringraziamento ci minaccia e ci ricatta perché vuole comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale (esemplare, al proposito, la recente lettera dell’eurofunzionarietto austriaco Johannes Hahn, con la data di scadenza già trascorsa, che sbrocca perché gli svizzerotti non hanno ancora firmato e quindi ci vuole il pugno di ferro contro chi osa difendere la propria indipendenza!).
  • La Svizzera regala miliardi a Paesi al di fuori dell’Europa.
  • La Svizzera dilapida miliardi per i finti rifugiati.
  • La Svizzera sperpera miliardi in prestazioni sociali ad immigrati furbetti che arrivano da noi per farsi mantenere.
  • I conti pubblici della Confederella registrano attivi miliardari ogni anno, da anni.

Gli unici a stare sempre peggio

E qualche politicante ha ancora il coraggio di venire a dire che bisogna lavorare fino a 67 anni perché “gh’è  mia da danée” per mantenere l’attuale età di pensionamento?

Mezzo mondo arriva da noi per star meglio approfittando delle prestazioni sociali finanziate dal solito sfigato contribuente, e gli unici a stare sempre peggio, in casa propria, sono gli svizzeri?E intanto la $inistra multikulti si preoccupa solo della “dignità dei (finti) rifugiati”, come ben esemplifica l’ultima mozione al governicchio cantonale dei $ocialisti, mentre della dignità dei ticinesi se ne fa un baffone.

Eh no $ignori, non ci siamo proprio! E’ sufficiente tagliare sulle spese elencate sopra, ed i soldi per finanziare l’AVS si trovano!  Eccome che si trovano!

Quanto all’ex ministra del 5%:  abbia, almeno e finalmente, la decenza di tacere.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Cari amici d’Oltregottardo, in pensione a 67 anni andateci voi

Primo pilastro, stop fregnacce: i soldi per l’AVS ci sono, basta andare a prenderli

 

La  “riforma fiscosociale federale”  (RFFA) non ha fatto a tempo a venire approvata dalla maggioranza della popolazione svizzera, che già ricominciano i catastrofismi sul primo pilastro che sarebbe sull’orlo del fallimento. Ovviamente accompagnati da richieste di misure draconiane. In particolare da parte dei soliti soldatini delle associazioni economiche legati a filo doppio con il PLR.

Frena Ugo! Visto che, con la RFFA, nelle casse del primo pilatro confluiranno due miliardi in più all’anno, che non sono proprio noccioline, il terrorismo è fuori luogo.

Non dovevano pagarci le pensioni?

E poi: per anni questi stessi soldatini che adesso paventano il fallimento del primo pilastro, non ci hanno mica raccontato che bisognava spalancare le frontiere, perché così – testuale – gli stranieri avrebbero finanziato le pensioni degli svizzeri? E adesso che l’immigrazione è del tutto fuori controllo – con la complicità del triciclo PLR-PPD-P$$ che arriva a cancellare l’esito delle votazioni popolari affinché continuino ad entrare tutti – questi stessi soldatini vengono a dire che l’AVS è sull’orlo del baratro? Ennesima dimostrazione che la casta internazionalista ha raccontato, e tuttora racconta, un sacco di BALLE!

Ovviamente il tasto su cui si continua a battere, a mo’ di lavaggio del cervello, è il mantra del “bisogna innalzare l’età di pensionamento” e questo perché la gente vive più a lungo.

Sarà anche vero che la gente vive più a lungo rispetto a quando è stata introdotta l’AVS. E quindi? Non può permettersi di restare in pensione più a lungo? Mai sentito parlare di conquiste sociali? Oppure tale concetto viene applicato solo a chi immigra?

Non è una scelta

Inoltre, è forse il caso di chiarire a certi soldatini degli ambienti economici targati ex partitone, che mica tutti potrebbero lavorare fino a 67 anni, nemmeno volendo.  Grazie all’invasione da sud, voluta in primis proprio dai citati soldatini per ingrassare le saccocce di pochi ed impoverire e precarizzare tutti gli altri, in questo sfigatissimo Cantone chi perde il lavoro dopo i 50 anni col piffero che ne trova un altro. E a queste persone dovremmo dire che per l’AVS devono aspettare i 67 anni?

Messaggio agli amici d’Oltregottardo: visto che volete la devastante libera circolazione, perché tanto l’invasione di frontalieri e padroncini non è un vostro problema, e visto che – secondo le statistiche federali – in Svizzera interna il mercato del lavoro va “bene”, potete alzarvela per voi l’età della pensione a 67 anni. Anche a 70, se volete.  Ma in Ticino no.

Catastrofismo a senso unico

Inoltre, è ora di darci un taglio con il catastrofismo finanziario a senso unico. Ricordiamo ai signori con i piedi al caldo che vogliono aumentare ad oltranza l’età della pensione che ogni anno i conti della Confederella chiudono con attivi miliardari, “naturalmente” imprevisti. Quindi i soldi ci sono: e allora vanno impiegati per il primo pilastro.

E soprattutto, ricordiamo per l’ennesima volta che ogni anno vengono sperperati circa 5  miliardi di Fr per i finti rifugiati e per gli aiuti all’estero. A queste voci non solo si può, ma si deve risparmiare almeno un miliardo ogni anno, da poi destinare all’AVS in aggiunta ai due miliardi della RFFA. Poi ci sono i già citati utili della Confederazione. E ci sono anche quelli della Banca nazionale (BNS).

Regali miliardari

E come la mettiamo con i regali miliardari alla fallita UE, vedi la marchetta da 1.3 miliardi in cambio di NULLA? Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i contributi di coesione diventeranno un automatismo. Ad intervalli ricorrenti, dovremo versare miliardi agli eurobalivi senza dire un cip. Tutti soldi che mancheranno per le necessità dei cittadini elvetici. Non sarebbe meglio (domanda retorica) che questi tesoretti venissero utilizzati per il primo pilastro? Il colmo è che proprio i sostenitori dello sconcio accordo quadro – e quindi dell’automatizzazione delle marchette miliardarie all’UE –  vengono a raccontarci che l’AVS sarebbe sull’orlo del baratro. Ma vadaviaiciapp!

Come si vede, strillare al primo pilastro sull’orlo del fallimento per tentare di far passare con modalità terroristiche aumenti insostenibili dell’età di pensionamento, è una presa per i fondelli.

 

Kompagni, vergogna!

Degna di nota (si fa per dire) anche la posizione dei $inistrati, secondo cui il vero problema dell’AVS sono le rendite basse. Sarà anche vero che le rendite sono basse. Peccato che i kompagni siano stati i primi ad opporsi istericamente alla Tredicesima AVS per non darla vinta all’odiata Lega. Questo sia a Lugano, sia a livello cantonale ma anche (vedi al proposito l’intervista al municipale leghista Bruno Buzzini pubblicata la scorsa domenica a pag. 25) a Locarno. Sicché, gli anziani ticinesi ricevono poco grazie proprio al P$. Ossia al Partito degli Stranieri che rifiuta la 13 a AVS, poi però vuole versare sussidi a go-go ai finti rifugiati ed ai migranti economici.

P$ = il partito che taglia ai “noss vecc” per dare ai finti rifugiati con lo smartphone ed ai furbetti del quartierino provenienti da paesi stranieri vicini e lontani che arrivano in Svizzera per farsi mantenere.

Eccola qui,  la gauche-caviar che mira a raddoppiare la propria rappresentanza ticinese a Berna tramite inciuci e congiunzioni di liste. Ma avanti così, continuate a votarla…

Lorenzo Quadri

 

 

 

Verdi liberali allo sbando: “niente più AVS ai ricchi”

Continuano a regalare miliardi all’estero, e poi se ne escono con simili bestialità

 

Ah beh, nel festival delle boiate partorite nottetempo dai politicanti, magari dopo aver mangiato pesante, questa ancora mancava all’appello!

I giovani “verdi liberali” hanno infatti pensato bene di fare il proprio verso sull’AVS. Come sappiamo la partitocrazia da tempo strilla alle casse vuote del Primo pilastro. E cosa propone? Ma di riempirle a spese degli svizzerotti, of course!

Ed ecco dunque la geniale ricetta dei giovani “verdi liberali” per l’AVS:

  • Portare l’età di pensionamento a 67 anni
  • Non versare più l’AVS ai ricchi (ovviamente senza spiegare chi sarebbero in concreto i ricchi).

Gli “utili idioti” del P$

Ohibò, sempre meglio! Questi sedicenti “verdi liberali”, in realtà utili idioti del P$$ – mai una volta che abbiano votato diversamente dai compagni – adesso vogliono far saltare il principio fondante dell’AVS. Ossia, che tutti la ricevono. Ovviamente i ricchi hanno pagato negli anni molti più contributi. Quindi ricevono una piccola parte di quanto hanno versato. Su questo principio di solidarietà si basa il Primo pilastro. Da quando esiste.
Naturalmente, i multimilionari sono liberi di rinunciare alla rendita, e c’è chi lo fa. Ma questo è un altro discorso.

Invece, secondo i verdeggianti grandi statisti, i “ricchi” (dove si collocherebbe, tra l’altro, l’asticella della ricchezza?) dovrebbero pagare tanto e ricevere zero. Praticamente un esproprio proletario. Verdi liberali? No, Verdi bolscevichi!
Questi illiberali verdi-anguria (verdi fuori, rossi dentro, e “liberali” da nessuna parte, come peraltro dimostra questa nuova “cagata pazzesca” sull’AVS) vogliono far saltare un altro caposaldo della Svizzera. Inutile poi aggiungere che sono sempre in prima fila nel calare le braghe davanti ad ogni cip in arrivo dall’UE. Penosi.

Tagliare sui regali all’estero

L’AVS non si risana togliendo le rendite a chi ha contribuito ad una fetta importante dei finanziamenti. L’AVS si risana tagliando drasticamente sui miliardi che ogni anno vengono regalati all’estero, e su quelli che vengono sperperati per i finti rifugiati.

Ma naturalmente i Verdi liberali – utili idioti del P$ – sono i primi a volere più aiuti all’estero, più migranti economici, ed erano anche in “pole position” nel sostenere il versamento della marchetta da 1.3 miliardi all’UE. Soldi che avrebbero dovuto confluire nelle casse dell’AVS.

E poi questi verdi liberal-bolscevichi hanno il coraggio di blaterare che bisogna togliere le rendite AVS a chi se le è profumatamente pagate?

Non sono ecologisti

I verdi liberali, con questa nuova boiata, hanno dimostrato di non essere liberali. Ed oltretutto non sono neppure ecologisti. Già, perché gli unici veri paladini dell’ambiente erano i promotori dell’iniziativa Ecopop. I soli che hanno avuto il coraggio di dichiarare apertamente che i problemi ambientali della Svizzera sono dovuti all’immigrazione scriteriata ed all’esplosione dei frontalieri (che arrivano tutti i giorni uno per macchina).

Se in questo Paese consumiamo troppe risorse (?) non è perché siamo degli scriteriati inquinatori. E’ semplicemente perché siamo qui in troppi.

Gli “ecopoppisti” sono (erano?), dunque, gli unici veri ecologisti. Gli altri sono semplicemente dei ro$$i spalancatori di frontiere che sciacquano la bocca con il populismo climatico. Gente capace  solo di inventarsi nuove tasse, nuovibalzelli, enuovemisure persecutorie nei confronti dei cittadini. Automobilisti e proprietari di una casetta in primis.

Lorenzo Quadri

 

RFFA: un compromesso svizzero

Progetto AVS-riforma fiscale: votiamo Sì il 19 maggio per evitare un salto nel buio

Il prossimo 19 maggio, oltre che sul Diktat disarmista dell’UE (tutti a votare NO!) i cittadini elvetici dovranno esprimersi anche sul progetto AVS-Riforma fiscale (RFFA).

Questo pacchetto nasce da due necessità: quella di dare una risposta all’abolizione degli statuti fiscali speciali per le aziende che realizzano la maggior parte degli utili all’estero, e quella di garantire un finanziamento aggiuntivo all’AVS.

Per quel che riguarda la parte fiscale. Come noto gli statuti fiscali speciali attualmente in vigore in Svizzera non sono più accettati a livello internazionale. Mantenerli comunque in vigore non servirebbe, in quanto le aziende beneficiarie subirebbero poi pesanti doppie imposizioni all’estero. E, in ogni caso, per le attuali maggioranze politiche, la capitolazione davanti ad ogni pretesa internazionale è una costante.

Se non si fa nulla…

Gli statuti fiscali speciali verranno quindi aboliti. Di conseguenza, se non si fa nulla, le imprese che attualmente ne beneficiano sottostaranno all’imposizione ordinaria. Il che comporterebbe un importante aggravio fiscale. Di conseguenza, queste aziende lascerebbero la Svizzera. Pensare che resterebbero comunque è pia illusione. Non avrebbero motivo per farlo. E i tanto decantanti “atout” della piazza Svizzera sono sempre più appannati: la partitocrazia PLR-PPD-P$$ li svende ogni giorno, sottomettendoci sempre più ai Dikat ed ai malandazzi dell’UE.

Ad andarsene non sarebbero “due gatti”. Le società a statuto speciale sono circa 24mila, che versano in totale circa 7 miliardi all’anno di imposte. Queste 24mila aziende occupano direttamente circa 150mila persone. E, soprattutto, generano indirettamente circa 1.6 milioni di impieghi: varie piccole e medie imprese (PMI) svizzere collaborano infatti con tali società.

La seconda opzione

Ci sono dunque due possibilità. O stare a guardare, mandando così a ramengo la nostra attrattività fiscale con conseguente perdita di miliardi di introiti fiscali e di svariate centinaia di migliaia di posti di lavoro. Oppure fare il possibile per mantenere l’attrattività fiscale della Svizzera, servendosi di strumenti internazionalmente accettati: sui quali, quindi, nessuno avrebbe nulla da dire. Questa seconda opzione è quella proposta dalla RFFA. I Cantoni verrebbero forniti dei mezzi per rimanere fiscalmente interessanti, quali i “patent box”, le deduzioni per la ricerca e lo sviluppo e la deduzione per gli autofinanziamenti. In più la Confederazione metterebbe a disposizione un miliardo per gestire la fase di transizione. Diversamente dalla precedente Riforma III, la RFFA contempla anche una compensazione per i Comuni.

Di più non si concede

Per l’AVS, la riforma prevede un contributo aggiuntivo di 2 miliardi all’anno: 800 milioni finanziati dalla Confederazione, 600 dalle imprese e 600 dai lavoratori. Senza questo contributo aggiuntivo, la Confederazione aumenterebbe l’IVA dell’1.5%, ciò che sarebbe nettamente più svantaggioso per le economie domestiche.

E’ chiaro che quanto previsto dalla riforma in votazione il 19 maggio è il massimo pensabile di risanamento dell’AVS sulle spalle (anche) dei cittadini. Prima di qualsiasi altra misura che vada a pesare sugli svizzeri bisognerà operare un taglio massiccio agli aiuti all’estero ed ai costi dell’asilo.

Sulla RFFA un paio di considerazioni conclusive:

  • Non si tratta di un regalo alle multinazionali. Infatti queste pagherebbero in ogni caso più imposte rispetto ad ora. Ma la Svizzera rimarrebbe comunque fiscalmente attrattiva.
  • Anche le aziende ticinesi ed in particolare le PMI ne trarrebbero vantaggio.
  • Un Sì alla RFFA permetterà di mantenere introiti fiscali e posti di lavoro. Del resto, il popolo ticinese aveva approvato anche la Riforma III della fiscalità delle imprese, su cui votammo nel 2017, che venne però respinta a livello nazionale.
  • La RFFA a modo suo ricalca la riforma “fiscale e sociale” ticinese, che gli elettori del nostro Cantone hanno approvato un anno fa.
  • Un rifiuto il 19 maggio darebbe la stura alla concorrenza fiscale selvaggia tra i Cantoni. Il Ticino sarebbe particolarmente svantaggiato, poiché da tempo è precipitato nei piani bassi della graduatoria sulla competitività fiscale a seguito dell’inerzia dei politicanti del triciclo.
  • Il legame tra parte fiscale e parte sociale della riforma è evidente. La prima presuppone la seconda. Se l’attrattività fiscale non viene preservata, l’economia non potrà permettersi il finanziamento supplementare dell’AVS, che finirebbe dunque per ricadere sui cittadini in misura molto maggiore.
  • In conclusione: la RFFA è uno di quei “compromessi svizzeri”, a cui i ticinesi si sono dimostrati favorevoli in più occasioni (Riforma III delle imprese e riforma fisco-sociale cantonale). Non fa fare salti di gioia, ma merita di essere accettata. Anche perché rifiutarla sarebbe peggio.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 

 

 

Socialità: “prima i nostri!”

AVS in rosso di 2.2 miliardi: ma come, gli stranieri non dovevano pagarci le pensioni?

Sarà sicuramente un caso che, con l’avvicinarsi della votazione sulla riforma “fiscale e sociale” della Confederella (riforma fiscale e finanziamento dell’AVS, RFFA) si moltiplicano gli allarmismi sullo stato di salute finanziaria del Primo pilastro. Nei giorni scorsi abbiamo infatti appreso che l’AVS ha chiuso l’anno di disgrazia 2018 con un “rosso” di 2.2 miliardi.

La legge federale su cui voteremo il 19 maggio va approvata, pur senza particolari salti di gioia; poiché l’alternativa è quella di ritrovarsi poi con l’età AVS aumentata a 67 anni, con la scusa dell’ “emergenza”.

Sul deficit 2018 del Primo pilastro, come detto di 2.2 miliardi, un paio di considerazioni “nascono spontanee” anche al Gigi di Viganello.

  • Il “buco” effettivo è di un miliardo; il peggioramento ulteriore di 1.2 miliardi è dovuto al rendimento negativo degli investimenti del fondo di compensazione. Quindi la maggior parte del passivo è dovuto ad operazioni finanziarie. Che i mercati non rendano più un tubo è cosa nota. Ma visto che stiamo parlando di 1.2 miliardi di perdita e non di noccioline, ci pare opportuno che i motivi di questo risultato vengano indagati.
  • Intanto che l’AVS – la “madre” di tutte le assicurazioni sociali svizzere – si trova con un buco da 2.2 miliardi di Fr nel 2018, il triciclo PLR-PPD-P$$ decide di regalare 1,3 miliardi di Fr alla fallita UE, e questo “per oliare”. Trattasi dunque di una marchetta, come hanno spiegato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara (e allora c’è da chiedersi che interessi difendano questi signori ed i loro partiti; quelli dei cittadini svizzeri no di certo). Effetto della “lubrificazione” (con i nostri soldi): praticamente all’indomani della decisione del triciclo a favore del regalo miliardario, Bruxelles è partita nuovamente all’attacco delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Ed i ricatti all’indirizzo degli svizzerotti proseguono senza pudore. Domandina facile-facile: ma questi 1,3 miliardi, non sarebbe stato meglio versarli nelle casse dell’AVS?
  • Visto che tra asilo ed aiuti allo sviluppo si spendono più o meno 5 miliardi all’anno, è evidente che tale cifra va almeno dimezzata, a vantaggio del Primo pilastro. Tanto più che l’attuale politica di aiuto allo sviluppo è fallimentare. Decenni di contributi, vagonate di miliardi, ed i paesi beneficiari rimangono sempre fermi al palo. Come mai i $inistrati, a parole grandi sostenitori dell’AVS, non approvano il travaso di fondi dai regali all’estero alle necessità dei cittadini svizzeri? Risposta: perché il P$, come ben suggerisce la sigla, è il Partito degli Stranieri.
  • Per anni la casta spalancatrice di frontiere ha fatto il lavaggio del cervello al popolazzo: “immigrazione uguale ricchezza!”; “gli immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri!” e avanti con le fregnacce. E’ sempre più palese che si trattava, per l’ennesima volta, di balle di fra’ Luca degli immigrazionisti. Anche i migranti invecchiano. E non pagano neppure le loro, di pensioni. Perché la metà degli immigrati non arriva in Svizzera per lavorare. E magari anche perché gli anni contributivi sono ridotti. Morale della favola: l’immigrazione continua ad aumentare senza alcun controllo (solo a seguito dell’immigrazione, la popolazione elvetica è aumentata di 1.75 milioni dal 1990 al 2017). Perché così vuole la fallita UE; ed il triciclo cala le braghe ad altezza caviglia. Risultato: siamo qui in troppi. Ciononostante, le casse dell’AVS sono messe sempre peggio.
  • E’ ora di finalmente piantarla di sperperare soldi pubblici per mantenere migranti economici, finti rifugiati con lo smartphone, e compagnia cantante e per fare regali all’estero privi di effetto. Impieghiamo i soldi del contribuente a vantaggio dei cittadini elvetici. “Prima i nostri” anche nella socialità.

Lorenzo Quadri

Ringraziare il triciclo che ha affossato la Tredicesima AVS

Il Ticino “scopre improvvisamente” che tanti dei nostri anziani tirano la cinghia

 

Ohibò, di recente abbiamo appreso che la Svizzera, proprio la ricca Svizzera, è tra i paesi con più anziani poveri. Il che, a voler ben guardare, non sorprende nemmeno troppo: la Confederella ha miliardi da regalare all’estero e ha miliardi per mantenere migranti economici di ogni ordine e grado (non solo finti rifugiati con lo smartphone, ma anche stranieri in assistenza). Però i suoi cittadini sono l’ultima ruota del carro.

Questo meccanismo del “prima gli altri” è particolarmente insensato se applicato agli anziani, ovvero a quanti hanno costruito il benessere del nostro paese. Quel benessere che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rottama ogni giorno, a suon di aperture scellerate.

Nel nostro Cantone

Dal quadro nazionale si arriva a quello cantonale. Di recente il Corriere del Ticino ha pubblicato due pagine tematiche dal titolo “anziani sul lastrico”. Vi si riferiva sulle situazioni di ristrettezza che portano un numero crescente di pensionati a cadere in una spirale di indebitamento.

A questo punto ci nasce spontanea una domandina facile-facile: chi ha affossato la tredicesima AVS ai nostri anziani, prima a Lugano e poi a livello cantonale? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$, e questo naturalmente per un solo obiettivo, ossia non darla vinta all’odiata Lega, che per la Tredicesima AVS si è battuta per due decenni?

Eccole qua, le priorità della partitocrazia spalancatrice di frontiere. Altro che i “noss vecc” che tirano la cinghia: di quelli, non gliene può fregare di meno. La priorità è mettere i bastoni tra le ruote alla Lega, non sia mai che quest’ultima rischi di guadagnare consensi!

Superfluo dire che a guidare negli anni scorsi la battaglia contro la Tredicesima AVS furono i $ocialisti. In particolare allora dirigenti del DSS, superiori dell’innominabile ex funzionario-abusatore targato P$.

A Lugano

E’ utile ricordare che a Lugano il Municipio approvò l’introduzione della Tredicesima AVS all’unanimità. Poi però la partitocrazia in Consiglio comunale la bocciò, per principio ed in base a tristi ragionamenti di bottega partitica: quelli indicati sopra. Era il febbraio 2009. Gli anziani di Lugano che tirano la cinghia sappiano dunque chi ringraziare.

A livello cantonale, invece, la Lega raccolse le firme per introdurre la Tredicesima AVS. E naturalmente, quando si trattò di andare in votazione popolare, la partitocrazia si schierò compatta contro. Sempre per motivi partitici, ma non solo: non sia mai che, versando il modesto aiuto promosso dal Movimento, poi non ci sarebbero stati più abbastanza soldi per mantenere finti rifugiati e migranti economici, per pagare gli avvocati d’ufficio ai delinquenti stranieri, eccetera eccetera.

Tolla “no limits”

Visto che alla faccia di tolla di certi personaggi non c’è davvero limite, adesso i $inistrati pretendono però di farsi campagna elettorale promuovendo – udite udite – il versamento della Tredicesima AVS a livello federale. Con una differenza sostanziale: la proposta leghista era mirata agli anziani di condizione economica modesta. Della Tredicesima AVS dei kompagni beneficerebbe invece anche Blocher, tanto per fare un esempio a caso, in quanto verrebbe versata a tutti. Insomma: proprio uno di quegli aiuti ad innaffiatoio contro cui i $inistrati si sono sempre scagliati… tranne che quando sono loro a proporli.

Prima i noss vecc!

Bisognerebbe anche capire dove pensano i kompagni di andare a prendere i soldi per finanziare la loro Tredicesima AVS anche ai miliardari, essendo i $ocialisti i primi a svuotare le casse pubbliche tramite regali all’estero (compresa la marchetta di 1.3 miliardi alla fallita UE), immigrazione incontrollata, e via elencando.

Detto questo, la povertà tra gli anziani in Svizzera è un fenomeno preoccupante, sia economicamente che socialmente che moralmente. Questo significa che è ora che il nostro Paese la pianti di regalare soldi ai quattro angoli del globo ed ai migranti economici.  Prima i noss vecc! Non ci pare un concetto così difficile da capire!

Lorenzo Quadri

 

L’AVS verso la catastrofe finanziaria? Frena, Ugo!

I soldi ci sono: basta risparmiare su regali all’estero, finti rifugiati e kultura

Ohibò, ecco che (ri)cominciano i catastrofismi sull’AVS e sui suoi conti in rosso. Ovviamente la casta se ne serve per giustificare iniziative quali l’innalzamento dell’età di pensionamento, il salasso sull’IVA, eccetera.

Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, un paio di settimane fa l’annuncio dei conti AVS in profondo rosso è avvenuto in contemporanea con quello del mega-attivo registrato nelle casse della Confederella: l’esercizio 2018 chiude con un attivo di 3 miliardi invece che con il preventivato passivo di 300 milioni. E’ l’ennesima volta che accade, con differenze anche plateali tra preventivi (rossi) e consuntivi (nerissimi).

Già qui qualcosa stride. In effetti, se il problema sono i conti dell’AVS, cominciamo a girare al primo pilastro gli utili della Confederazione. Con gli attivi di un anno, abbiamo già tamponato due anni di deficit del primo pilastro.

Niente marchette all’UE

Inoltre: non sta né in cielo né in terra che lo Stato trovi risorse per tutto tranne che per l’AVS! Se mancano i soldi al primo pilastro, non si affamano i nostri anziani. Tanto più che – è notizia recente – i pensionati svizzeri sono tra i più a rischio di povertà in Europa. E nemmeno si può pretendere di far lavorare la gente fino a 70 anni quando si sa benissimo che a 50, se si perde il lavoro, si è già tagliati fuori. Semplicemente, si comincia a risparmiare sul superfluo.

Tanto per cominciare: non si versa il contributo di coesione all’UE. Ovvero, niente marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”,per dirla con i termini della partitocrazia che sostiene tale oscenità (a partire dall’eurosenatore PPD Pippo Lombardi e dal presidente del PLR Bixio Caprara).

5 miliardi per l’estero?

E poi si comincia a risparmiare dove c’è grasso che cola. Ad esempio nel settore degli aiuti all’estero e dell’asilo. Si dà infatti il caso che a queste voci la Confederella spenda ogni anno 5 miliardi di franchetti. Una marea di soldi va in fumo per mantenere migranti economici con lo smartphone, rispettivamente parte per l’estero in programmi di aiuti allo sviluppo che però non servono ad un tubo, poiché i paesi che ne beneficiano, e da decenni, non si “sviluppano” affatto. La teoria che simili contributi servirebbero a limitare l’immigrazione clandestina, alla luce di quel che succede nel mondo in generale ed in Svizzera in particolare, è così ridicola da non meritare nemmeno una confutazione: si confuta da sola.

Come se non bastasse, spesso e volentieri i paesi destinatari di questi aiuti con una mano incassano, ma con l’altra si rifiutano di firmare accordi di riammissione per i loro finti rifugiati. E la partitocrazia spalancatrice di frontiere insorge scandalizzata all’idea di far dipendere gli aiuti dalla firma di accordi di riammissione: “sa po’ mia! E’ becero populismo e razzismo!”.

Morale della favola: da questi 5 miliardi se ne può tranquillamente togliere 1.5 da destinare alle casse dell’AVS. Anche nella gestione dei soldi pubblici occorre darsi delle priorità, così come avviene in  qualsiasi economia domestica. Il finanziamento dell’AVS è prioritario. I regali all’estero no. I nostri anziani sono prioritari. I migranti economici vanno rimandati a casa loro.

Altri elementi

Non è finita: ampie possibilità di risparmio esistono anche ad altre voci di spesa. Vedi la kultura per pochi intimi con la puzza sotto il naso ed il borsello rigonfio. Come diceva già il Nano: prima il pane, poi la kultura.

Ulteriore elemento: nella denegata ipotesi in cui dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, i regali miliardari all’UE li dovremmo versare d’ufficio. Non potremmo quindi più decidere di non pagarli. Ergo: basta non sottoscrivere il vergognoso tratto coloniale che tanto piace al PLR KrankenCassis ed alla partitocrazia, e si risparmia una barca di soldi da destinare al primo pilastro. Oltre, va da sé, a salvare la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari.

L’imbarazzo della scelta

Tra attivi miliardari della Confederazione cui attingere, marchette alla fallita UE da non versare, miliardi sperperati per l’asilo, per regali all’estero e per la kultura senza pubblico su cui si può tranquillamente tagliare, ben si capisce che gli allarmismi sulle casse vuote dell’AVS sono delle fake news del triciclo PLR-PPD-P$$. I soldi per l’AVS si possono trovare senza imporre particolari sacrifici. Il problema è che per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, quella che denigra “prima i nostri” perché lei applica il “prima gli altri”, gli svizzeri e le loro necessità sono l’ultima ruota del carro.

Lorenzo Quadri

I 3 miliardi vadano all’AVS!

Anche nel 2018, i conti della Confederazione chiudono con un attivo enorme

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! Per l’ennesima volta i conti della Confederella sono in “profondo nero”! Vale a dire, totalizzano attivi stratosferici invece di essere in deficit! Per l’anno di disgrazia 2018, è notizia di questi giorni, invece di un passivo di 300 milioni nelle casse federali si trova un bell’attivo di 3 miliardi! Un vero e proprio tesoretto che evidentemente va utilizzato a vantaggio dei cittadini elvetici! E certamente non va sperperato in regali all’estero! Vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi alla fallita Unione europea, che la partitocrazia spalancatrice di frontiere insiste per versare! E gli utili della Confederazione non vanno nemmeno mandati in fumo per mantenere finti rifugiati con lo smartphone o stranieri in assistenza!

Visto che, praticamente in contemporanea con l’annuncio dei mega-utili federali, è stato lanciato l’ennesimo allarme sulle presunte casse vuote dell’AVS, la quale nel 2018 ha registrato un deficit di 1.5 miliardi, è evidente che i 3 miliardi di tesoretto bisogna usarli per il primo pilastro! La Svizzera, le cui finanze sono solide (non siamo mica il Belpaese!) si può senz’altro permettere un’iniziativa di questo tipo. E non solo per il tesoretto del 2018, ma anche per quelli degli anni a venire; che non mancheranno.

Stop catastrofismi

Ed inoltre, ne abbiamo piene le scuffie degli allarmismi della casta e della stampa di regime sul deficit dell’AVS! Ohibò, in questo paese abbiamo soldi per tutto e per tutti tranne che per i bisogni dei cittadini svizzeri? Ma va là! Per risanare l’AVS non c’è necessità di mandare la gente in pensione a 70 anni, e nemmeno di aumentare l’IVA!

Cominciamo a tagliare sugli aiuti all’estero e sulla spesa per l’asilo, che insieme totalizzano lo stratosferico esborso di ben 5 miliardi all’anno! E cominciamo anche a tagliare sulla kultura per pochi intimi con la puzza sotto il naso ed il borsello rigonfio! Ed evidentemente NON regaliamo 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea che ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra!

Così facendo, vedremo che i soldi per l’AVS si troveranno senza troppa difficoltà!

Lorenzo Quadri

 

 

I soldi per l’AVS non ci sono, quelli da regalare all’UE sì

Ma i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, sono lì a fare gli interessi di chi?

 

Ma tu guarda i casi della vita. Proprio mentre, con incredibile faccia di tolla, i camerieri dell’UE in Consiglio federale confermavano il versamento del cosiddetto “miliardo di coesione” – in realtà 1.3 miliardi – ai balivi di Bruxelles, che per tutto ringraziamento ci ricattano, dall’AVS arriva la seguente notizia: l’anno di disgrazia 2017 chiuderà con un deficit di oltre un miliardo di Fr. Ah ecco: l’AVS ha un buco di un miliardo, ma i sette vogliono regalare 1.3 miliardi dei nostri soldi all’Unione europea. Lo scandalo è palese. Per i camerieri dell’UE prima vengono le operazioni di zerbinaggio a Bruxelles, dopo, forse, le assicurazioni sociali degli svizzeri.

Non uno straccio di vantaggio

E’ chiaro che di regalare miliardi di “coesione” all’UE non se ne parla nemmeno. Tanto più che questi contributi non ci portano uno straccio di vantaggio. Possiamo ben parlare con cognizione di causa avendone già versati in precedenza, senza alcun esito. L’unica operazione per cui avremmo avuto un qualche interesse a versare un contributo è il famoso muro sul confine giustamente eretto dall’Ungheria per fermare il flusso di finti rifugiati con lo smartphone. Invece, proprio a seguito del muro, i $inistrati hanno chiesto al Consiglio federale di bloccare i versamenti  dei contributi di coesione all’Ungheria… naturalmente dopo che erano già stati tutti pagati. Questa è la famosa serietà politica della gauche-caviar. Che  poi pretende di montare in cattedra a calare lezioni. Perché loro, i kompagnuzzi – quelli che siedono alle Camere federali spesso e volentieri fanno i parlamentari professionisti – sono gli unici “bravi e preparati”. Gli altri invece sono tutti scemi.

Il buco si allarga

Interessante poi notare che il buco dell’AVS si allarga sempre più: nel 2014 il saldo negativo era di 320 milioni, nel 2015 di 559 e nel 2016 di 766. Adesso, appunto, è stato sforato il tetto del miliardo. La cosa però non deve dare adito a particolari crisi di panico. Perché? Perché basta tagliare sui regali all’estero, a partire  proprio dagli 1.3 miliardi di coesione per gli eurobalivi, e sulla spesa per mantenere finti rifugiati con lo smartphone e altri migranti economici in assistenza, e le casse del primo pilastro si rimettono rapidamente in sesto.

“Ci pagano la pensione”?

A proposito, spalancatori di frontiere e fautori del fallimentare multikulti: com’era già la storiella dei migranti che ci pagherebbero le pensioni e quindi “devono entrare tutti”? Altro che pagarci le pensioni: i migranti non si pagano nemmeno loro, di pensioni. Anche perché spesso e volentieri non lavorano. E poi magari si fanno pure raggiungere da parenti prossimi, o presunti tali, tramite ricongiungimenti familiari farlocchi, con cui fare fessi gli svizzerotti (quelli che poi vengono accusati di essere “razzisti e xenofobi”). Alla fine nessuno lavora. Tutti si mettono a carico del nostro Stato sociale. E nümm a pagum.

Lorenzo Quadri

L’immigrazione scriteriata sta devastando la nostra socialità

I costi dello Stato sociale crescono a dismisura: fino a quando potremo pagarli?

 

Poi dicono che non è vero che la Svizzera è il paese del Bengodi per tutti gli immigrati “furbetti” che arrivano qui per farsi mantenere dal solito sfigato contribuente!

E infatti, chissà per quale strano motivo, da quando la casta ha spalancato le frontiere – per tornaconto e per ideologia internazionalista multikulti – la spesa sociale è letteralmente esplosa. Tra il 2003 ed il 2016, infatti, la somma che Cantoni e Comuni spendevano solo per l’assistenza sociale è cresciuta del 121%. E ancora mancano all’appello le cifre delle prestazioni complementari all’AI e all’AVS.

E speriamo che nessuno ci verrà a raccontare la fregnaccia che non c’è alcun nesso tra l’esplosione della spesa sociale e l’immigrazione scriteriata, che “sono solo percezioni”; perché gli ridiamo in faccia!

La resa dei conti

Chiaro: finché la Svizzera poteva decidere chi entra e chi no, l’assalto alla diligenza da parte di furbetti “in arrivo da paesi stranieri” era contenuto. Adesso che la partitocrazia triciclata ci costringe a far entrare (e a mantenere) tutti – mentre i legulei dei tribunali si arrampicano sui vetri per non espellere nessuno alla faccia della volontà popolare – è caccia aperta. Tutti vogliono mungere la grossa mammella rossocrociata! La socialità elvetica si è trasformata in una sorta di servisol a cui attingere senza remore. Il che vale in particolare per migranti economici (non necessariamente africani, anche targati UE) che non hanno mai versato un centesimo nelle casse pubbliche svizzere. Il risultato è quello che abbiamo visto sopra: i costi della socialità schizzano verso l’alto.

Ma la resa dei conti si avvicina. Resa dei conti vuol dire che – prima o poi, più prima che poi – arriverà il momento in cui la fattura del nostro Stato sociale sarà diventata così alta che non saremo più in grado di saldarla. E allora sapremo chi ringraziare. Vero spalancatori di frontiere?

Scendere dal pero

Del resto, già adesso cominciano a suonare alcuni campanelli d’allarme. Il deficit dell’AVS per l’anno 2017, ad esempio, ha superato il miliardo di franchetti. Però i camerieri dell’UE in Consiglio federale vorrebbero regalare 1.3 miliardi ai balivi di Bruxelles, naturalmente senza uno straccio di contropartita! Bravi, avanti così!

Ma c’è anche un altro elemento. Uno degli argomenti degli spalancatori di frontiere è proprio la seguente fregnaccia: “gli immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri, che diventano sempre più vecchi”. Certo, come no. Peccato che invece i migranti non si paghino nemmeno le loro, di pensioni. Ed infatti il buco dell’AVS cresce di anno in anno. Sicché il Consiglio federale, invece di  regalare miliardi su miliardi dei nostri soldi a paesi stranieri vicini e lontani, farebbe assai meglio ad utilizzarli a beneficio delle nostre assicurazioni sociali.

Soprattutto, è tempo di rendersi conto di una cosa: se non salta la libera circolazione, il nostro Stato sociale va a ramengo.

Lorenzo Quadri

Previdenza 2020: votare sì per evitare il peggio

Il 24 settembre i cittadini dovranno decidere sul futuro di AVS e II pilastro

 

Il prossimo 24 settembre i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sul pacchetto “Previdenza 2020”. Esso, come noto, è stato approvato alle Camere federali per il rotto della cuffia.

Gli oggetti in votazione sono due: il decreto federale sul finanziamento supplementare all’AVS tramite aumento dell’IVA  (si tratta di un adeguamento costituzionale, quindi la votazione è obbligatoria) e la Legge federale sulla riforma Previdenza 2020, contro la quale è stato lanciato il referendum. Se uno dei due oggetti dovesse venire bocciato alle urne, cadrebbe la totalità della riforma.

Col naso turato

La Previdenza 2020 di certo non fa fare salti di gioia a nessuno: è il classico esempio di proposta da votare con il naso turato. Essa comporta dei sacrifici e comporta delle compensazioni. Dovesse venire affossata, sarebbero necessari svariati anni per partorire un’alternativa. Nel frattempo la situazione finanziaria dell’AVS e della previdenza professionale peggiorerebbe ulteriormente. Sarebbero quindi necessari sacrifici più incisivi. A partire dall’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni.  Che per il Ticino sarebbe improponibile:  “grazie” all’invasione di frontalieri voluta dal triciclo PLR-PPD-PS (nelle scorse settimane è stato registrato l’ennesimo record) nel nostro Cantone chi perde il lavoro dopo i  55 anni non ha speranza di trovarne un altro. Quanto alle compensazioni previste da Previdenza 2020: venissero respinte ora, campa cavallo…

Una politica federale seria…

La riforma Previdenza 2020 mira a garantire le rendite pensionistiche per il futuro (almeno fino al 2030), che altrimenti sarebbero a rischio. Dopo quasi due decenni di conti in nero, da un paio d’anni le uscite dell’AVS sono infatti inferiori alle entrate. Si prevede che, senza correttivi, da qui al 2030 il deficit del primo pilastro raggiungerebbe i 7 miliardi; ciò anche in seguito al pensionamento della generazione del “baby boom” (dal 1950 al 1960) e dell’aumento della speranza di vita: nel 1948, anno di costituzione dell’AVS, era di circa 75 anni, mentre oggi è di oltre 10 anni in più.

E’ certamente vero che una politica federale degna di questo nome, prima di mettere meno alle rendite di vecchiaia, comincerebbe col tagliare drasticamente  la spesa miliardaria per i finti rifugiati con lo smartphone, facendo confluire i soldi così risparmiati nel primo pilastro. Ma dalla maggioranza PLR-PPD-PS (più partitini di contorno), che continua ad aumentare  l’attrattività della Svizzera per i migranti economici e non ne vuole sapere di chiudere le frontiere, non ci si possono di certo aspettare scelte di questo tipo. Figuriamoci: “bisogna aprirsi”! “Devono entrare tutti”!

Gli aspetti negativi della riforma in votazione sono noti:

  • età di pensionamento – che viene castamente rinominata “età di riferimento” – portata a 65 anni anche per le donne;
  • aumento dello 0.6% dell’IVA (in due tappe: il primo aumento, previsto per inizio 2018, sarà indolore poiché gli 0,3 punti percentuali verranno ripresi dal finanziamento aggiuntivo dell’AI; per contro il secondo, agendato per il 1° gennaio 2021, porterà l’IVA dall’attuale 8 all’8,3%);
  • aliquota di conversione della previdenza professionale ridotta gradatamente dal 6,8 al 6 %.

Per mantenere il livello delle rendite di secondo pilastro, si aumenterà il salario assicurato tramite riduzione della cosiddetta deduzione di coordinamento. E’ un meccanismo complesso; ma quanto proposto tornerà a vantaggio soprattutto dei redditi bassi (e di chi lavora a tempo parziale).

Nel corso degli anni, l’aliquota di conversione attuale del 6,8% degli averi del secondo pilastro è diventata sproporzionata rispetto al rendimento dei capitali, notoriamente sceso ai minimi storici. Ciò significa che per raggiungere l’aliquota prescritta le casse pensioni non solo azzardano investimenti rischiosi, ma attingono ai versamenti degli assicurati attivi. Quindi i lavoratori, invece di risparmiare per le loro rendite, contribuiscono al finanziamento di quelle di chi è già in pensione. Questa distorsione va corretta.

La “mini-tredicesima AVS”

Per quel che riguarda l’AVS, la Previdenza 2020 prevede il famoso supplemento della rendita di primo pilastro di 70 Fr al mese. Questo supplemento non era contemplato nella proposta del Consiglio federale. E’ stato aggiunto in sede parlamentare.  Si tratta di una sorta di “mini-tredicesima AVS” (840 Fr all’anno in più per chi beneficia di una rendita piena). Una proposta con cui la Lega non poteva che essere d’accordo, dopo oltre vent’anni di battaglie per introdurre una  Tredicesima AVS in Ticino: un progetto che è però stato affossato dai partiti storici, PS in prima fila, per non darla vinta all’odiato Movimento.

A beneficiare dei 70 Fr mensili in più – se la riforma verrà approvata in votazione popolare – sarà chi compirà 65 anni a partire dal 2018.

Flessibilità

Un altro aspetto interessante del pacchetto in votazione riguarda la flessibilità dell’età di pensionamento. Attualmente questa flessibilità è scarsa, sia nell’AVS che nella previdenza professionale. Eppure secondo le statistiche ufficiali solo circa un quarto dei lavoratori svizzeri va in pensione a 65, rispettivamente 64 anni (per le donne). Il 40% smette prima, mentre un terzo rimane attivo professionalmente anche dopo. La Previdenza 2020 contempla delle opzioni di pensionamento flessibile tra i 62 ed i 70 anni.

Classico esempio di compromesso

Il pacchetto Previdenza 2020 è dunque un classico esempio di compromesso svizzero. Un compromesso lungo e faticoso. A  tratti anche cervellotico ed arzigogolato: il tema è politicamente sensibile e tecnicamente complesso.  Un compromesso che – inutile nasconderlo – lascia a tratti l’amaro in bocca. Ma dai lunghi dibattiti e dalle defatiganti discussioni sul futuro del primo e del secondo pilastro,  ho maturato la convinzione che, se quanto abbiamo oggi sul tavolo dovesse venire respinto, qualsiasi cosa arriverà in alternativa potrà solo essere peggiore. Per questo il prossimo 24 settembre vale la pena votare Sì.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

70 franchi al mese per salvare la riforma dell’AVS?

“Previdenza 2020” impantanata nel muro contro muro. E in votazione popolare…

Quadri: “Un gesto nei confronti dei (futuri) anziani che la Svizzera si può permettere”

Il “pezzo forte” della sessione parlamentare primaverile delle Camere federali, attualmente in corso, è la riforma dell’AVS, la cosiddetta Previdenza 2020. Sulla quale però (e in fondo era prevedibile) le posizioni sono alquanto divergenti. E si assiste ad un muro contro muro tra il Consiglio nazionale ed il Consiglio degli Stati. La “Camera del popolo” martedì ha dimostrato poca disponibilità al compromesso. Lorenzo Quadri (consigliere nazionale leghista), come è la situazione?

Le posizioni delle maggioranze delle due camere sono parecchio divergenti. Al Nazionale la cordata Plr-Udc-Verdi liberali tenta evidentemente di creare il maggior numero di differenze possibili con il Consiglio degli Stati, per poi poter mercanteggiare in fase di conciliazione.

Si discute soprattutto sui 70 Fr al mese in più di AVS introdotti dagli Stati.

Sì, è la misura che serve a compensare, per mantenere l’attuale livello delle rendite, la riduzione dell’aliquota di conversione del secondo pilastro, che passerà dal 6.8 al 6%. Al Consiglio degli Stati sono convinti che questa sia la chiave di volta per far approvare la riforma a livello popolare. La maggioranza del Consiglio nazionale, sostanzialmente Plr, Udc e Verdi liberali, è contraria ad una compensazione nel primo pilastro e propone delle misure che rimangano all’interno del secondo pilastro.

Qual è la posizione della Lega?

Io e Roberta Pantani abbiamo votato a favore dei 70 Fr in più, quindi diversamente dal gruppo Udc. Questi 70 Fr sono stati definiti una “mini AVS plus”, dal nome dell’iniziativa che chiedeva un aumento generalizzato delle rendite  del primo pilastro del 10%. La Lega era favorevole all’iniziativa AVS plus, pur consapevole  dei suoi limiti, ed in particolare del fatto che essa va a vantaggio anche dei redditi alti. Molto migliore era la Tredicesima AVS proposta dalla Lega, mirata agli anziani di condizione economica modesta, che la sinistra è stata però in prima linea ad affossare; e tutto per non darla vinta all’odiata Lega. Col risultato che oggi i nostri anziani non hanno né la Tredicesima AVS, e nemmeno l’AVS plus, essendo quest’ultima stata respinta in votazione popolare. Quando si dice la lungimiranza!

Tornando ai 70 Fr…

 Vanno sostenuti, in quanto costituiscono un piccolo riconoscimento ai nostri anziani. Un gesto che la Svizzera si può permettere. Si spendono miliardi per i finti rifugiati con lo smartphone e per inutili aiuti all’estero, però questa piccola concessione ai nostri anziani sarebbe infinanziabile? Siamo seri…

Il Nazionale ha poi confermato una sorta di “freno all’indebitamento”, ossia l’innalzamento automatico dell’età del pensionamento fino ad un massimo di 67 anni nel caso in cui la copertura del fondo AVS scendesse al di sotto dell’80%.

Credo non ci voglia il mago Otelma per prevedere che una riforma contenente un articolo del genere sia destinata a venire asfaltata in votazione popolare. Immagino dunque si tratti di “merce di scambio” con il Consiglio degli Stati, magari da barattare con i famosi 70 Fr in più. Ma il mercanteggiamento non sarà facile, visto che i 70 Fr sono senz’altro un argomento forte, e facile da spiegare alla popolazione, a sostegno della riforma. Alla Camera alta non sembrano disposti a rinunciarvi, ed anche il Consiglio federale pare disposto a digerirli pur di far passare la riforma.

Come andrà a finire?

Difficile prevederlo. Come detto, se il progetto finale conterrà l’aumento automatico dell’età della pensione fino a 67 anni, è morto in partenza. Ma può anche darsi che il pacchetto non superi le votazioni finali in parlamento. In effetti la riforma contiene vari punti controversi, ad esempio l’aumento dell’IVA: per il Consiglio nazionale deve essere dell’1%, per il Nazionale dello 0.6%. Non è dunque escluso che il “malloppo” cada alle votazioni finali. Ma, se anche dovesse passare lo scoglio parlamentare, dubito che abbia grandissime chance davanti al popolo. Anche tra i più  accesi sostenitori della necessità di riformare il primo pilastro c’è chi sostiene che la Previdenza 2020 – sulla quale si è già dibattuto, tra commissioni e plenum parlamentari, per oltre 150 ore – sia diventata un tale minestrone che è meglio che salti tutto. Del resto, è difficile far passare il messaggio che bisogna risanare l’AVS, sulle spalle cittadini, quando si sperperano miliardi per mantenere immigrati nello Stato sociale e  finti rifugiati, e per regali all’estero.

MDD

AVS plus: non è perfetta, ma votiamola lo stesso

La Tredicesima AVS della Lega era molto meglio; ma qualcosa per i “noss vecc” va fatto

 

Il prossimo 25 settembre voteremo sull’iniziativa AVS plus. Ciò che essa chiede è molto semplice: aumentare del 10% le rendite del primo pilastro. L’iniziativa, promossa dalla $inistra e relativi sindacati, si spiega in questo modo (citazioni dall’argomentario): “perché da 40 anni le rendite AVS non sono fondamentalmente più state aumentate”; “perché, per la maggior parte dei pensionati, l’AVS rappresenta la principale fonte di reddito, per il 19% dei pensionati e per il 38% delle pensionate addirittura l’unica”; “perché chi ha lavorato per tutta la vita deve poter vivere dignitosamente il proprio pensionamento, e la Svizzera si può permettere delle rendite dignitose”.

Avanti popolo, alla Xerox

Ohibò: questi argomenti ci suonano familiari. Ed infatti, sembrano proprio un copia-incolla delle affermazioni fatte dalla Lega nella sua battaglia per la Tredicesima AVS in Ticino. Una battaglia durata un ventennio, e conclusasi con un No in votazione popolare nel settembre 2012. A Lugano invece la stessa proposta venne rifiutata dalla maggioranza del Consiglio comunale nel 2009.

Chi affossò la 13a AVS?

Così, tanto per gradire, ricordiamo che in prima linea ad affossare il modesto contributo a sostegno dei “noss vecc” che tirano la cinghia ci fu proprio il P$: sia a Lugano che a livello cantonale. Ohibò. E adesso, ma tu guarda i casi della vita, proprio i kompagni si trovano a fotocopiare (Xerox a go-go) quegli stessi argomenti che loro stessi denigrarono ad oltranza come “populisti” e “peronisti” (sic!). Dissero pure, i kompagni, che la Tredicesima AVS era un deplorevole aiuto ad innaffiatoio. E questa sì che era una balla populista, perché la proposta della Lega prevedeva invece dei limiti di reddito e di sostanza per i beneficiari, onde evitare che ne  usufruissero i plurimilionari. Limiti che invece nell’iniziativa AVS plus, lanciata dagli scienziati degli “aiuti mirati”, NON ci sono proprio.

Morale: la Tredicesima AVS della Lega era studiata molto meglio dell’AVS plus lanciata dai kompagni, quelli che pensano di sapere – e di fare – tutto sempre meglio degli altri.

Respingere perché lacunosa?

L’iniziativa AVS plus, dunque, è tutt’altro che perfetta. Ecco quindi la domanda “cruciale”: deve essere bocciata  perché lacunosa? Personalmente, la mia risposta è no. Quindi, pur con le riserve del caso, il 25 settembre voterò Sì.  Per vari motivi.

Anzitutto perché respingere l’AVS plus significherebbe privare gli anziani svizzeri meno abbienti di un sostegno più che meritato. Sarebbe facile, e comodo, dire “è giusto aiutare gli anziani però non così, bisogna fare altro”. Ma questo significherebbe:

1) fotocopiare il ritornello usato dalla partitocrazia contro la Tredicesima AVS dell’odiata Lega, e

2) scadere nella consueta pratica del “benaltrismo”. Ossia del bisogna fare “ben altro”; però, intanto che si aspetta il “ben altro”,  che nessuno si sogna poi di definire concretamente, non si fa un tubo!

A livello più personale, sono stato co-promotore della Tredicesima AVS. A Lugano, come capodicastero della socialità, nel 2008 portai in Municipio il messaggio per la sua istituzione,  che l’esecutivo approvò all’unanimità (sic!). In seguito lo difesi in consiglio comunale, dove i partiti storici, con in testa proprio il P$, lo affossarono solo per non darla vinta alla Lega, alla faccia degli anziani in difficoltà economica. E’ quindi evidente che non posso che sostenere un’iniziativa, per quanto affetta da vistose carenze, che va nella stessa direzione della Tredicesima AVS: quella di aiutare i nostri anziani.

Il finanziamento

Infine la questione economica.  E’ vero che l’iniziativa AVS plus ha un costo importante. Circa 4 miliardi all’anno. Non sono noccioline. Tuttavia, sulle modalità di finanziamento in caso di approvazione popolare, il testo dell’iniziativa non dice nulla. Si può quindi essere creativi. Chi l’ha detto che bisogna pagare – o pagare tutto – tramite prelievi salariali? Un paese dove si votano crediti quadro di 11,11 MILIARDI di Fr per aiuti all’estero per il periodo 2017-2020, un paese che per i finti rifugiati spende  una cifra stimata (sommando tutti i livelli: federale, cantonale e comunale) a 4 miliardi all’anno (quindi proprio come l’AVS plus) può permettersi di aumentare del 10%  le rendite di vecchiaia ai propri concittadini.

Nei sussidi ad immigrati nello Stato sociale, ma anche in altri ambiti (vedi i sussidi alla kultura autoreferenziale e senza pubblico) ci sono ampi margini di risparmio. Pensiamo prima ai “noss vecc”!

Lorenzo Quadri

Asilo e “AVS Plus”: i kompagni in braghe di tela

Fanno esplodere la spesa per i finti rifugiati in barba nostri anziani bisognosi

E non dimentichiamoci della squallida crociata dei kompagni ticinesi contro la Tredicesima AVS, affossata solo per non darla vinta all’odiata Lega

Il prossimo 25 settembre si voterà sull’iniziativa AVS plus. Questa iniziativa chiede un aumento delle rendite del primo pilastro del 10%. Ovviamente ciò comporterebbe un costo. La Confederazione parla di 4 miliardi di Fr all’anno. E avanti, dunque, con l’obiezione dell’infinanziabilità, sostenuta in particolare da PLR e PPDog. Non dalla $inistra che dell’iniziativa è promotrice, ma che – come vedremo dopo – in quanto ad ipocrisia fa  di peggio.

Asilo: i soldi per gli abusi

Strano però: quando si tratta della spesa generata dai finti rifugiati (tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra) non si vedono i partiti storici salire sulle barricate per questioni monetarie. I soldi per finanziare gli abusi nel diritto d’asilo ci sono. Per il politikamente korretto ed il buonismo-coglionismo, non si bada a spese. Si tratta di “doveri morali”, di “principi fondamentali”, che diamine! E questi mica si mercificano!

Ancora una volta, la maggioranza di centro-$inistra pensa di prendere gli svizzerotti per i fondelli. Accogliere immigrati clandestini non è un obbligo morale e men che meno risponde ad un qualche principio fondamentale. E’ vero semmai  il contrario. “Morale e fondamentale” è far rispettare la legge – anche nel settore dell’asilo. Perché è troppo facile imporre le regole solo a chi già le rispetta. “Morale e fondamentale” è impedire l’arrivo in Svizzera di frotte di giovani musulmani che mai si integreranno (perché non si vogliono integrare): diventeranno degli emarginati e quindi ad alto rischio di jihadismo. Come ha insegnato la recente e tragica cronaca, la radicalizzazione corre sulla rete, ovvero sui social network. E tutti i finti rifugiati hanno almeno uno smartphone: secondo i kompagni si tratta di un bisogno fondamentale (!). “Morale e fondamentale” è evitare che i migranti economici si mettano in mano a delinquenti e passatori vari, rischiando la pelle, per inseguire un miraggio di benessere che l’Europa, irrimediabilmente in declino, non è in grado di fornire.

E l’assistenza?

Anche sull’asilo, dunque, si deve risparmiare eccome. Altro che tentare di imboscare quasi un miliardo (852 milioni!) di spesa extra nel preventivo 2017 della Confederazione spacciandola per uscita straordinaria, quando si sa benissimo  che la spesa sarà ricorrente. Non a caso la Confederazione per il  2018 già prevede un’uscita di 2.4 miliardi di franchi per l’asilo: rispetto al 2015, si tratta  nientemeno che di un raddoppio. E questi sono solo dei costi della Confederazione. Mancano quelli a carico di Cantoni e Comuni.

Ed è stata fatta (pf non dalla SECO…) una previsione sull’evoluzione dei costi dell’assistenza che il caos asilo  genererà sul medio termine? Sì, perché praticamente tutti i migranti che in un modo o nell’altro ottengono di restare in Svizzera finiscono in assistenza. E nümm a pagum. Poi magari tornano nel paese d’origine per trascorrervi le vacanze, “perché lì è più bello”. Sempre, naturalmente, con i soldi degli svizzerotti.

I prossimi tagli

Visto che i politikamente korretti insistono per tenere le frontiere spalancate, è chiaro che i maggiori costi generati dall’asilo bisognerà compensarli da qualche parte. Quindi, aspettiamo di conoscere le reazioni degli spalancatori di frontiere quando apprenderanno che, per finanziare i migranti economici, si taglia sugli aiuti all’estero, sulla kultura, sulla ricerca e sulla formazione, e in tutti quei settori con cui lor$ignori amano sciacquarsi la bocca.

E’ evidente che non ci facciamo dire dai responsabili dell’incontrollata esplosione della spesa dell’asilo che non ci sono i soldi per aumentare l’AVS del 10%. Sposare questa tesi, sarebbe come accettare che i migranti economici contino di più di cittadini svizzeri che hanno lavorato una vita pagando tasse e contributi.

Posizione grottesca

Altrettanto grottesca è la posizione del P$ in materia di potenziamento del primo pilastro. Sì, proprio il Partito $ocialista ticinese, che è stato in prima fila nell’affossare la Tredicesima AVS solo per non darla vinta all’odiata Lega. Per giustificare la sua “battaglia”, il P$ ha utilizzato la fregnaccia dell’aiuto “non mirato”. Per gli anziani, blateravano i kompagni alla spasmodica ricerca di pretesti, bisogna fare “ben altro” che non la 13a AVS. Bene, adesso abbiamo sotto gli occhi un bell’esempio di aiuto mirato: aumentare del 10% la rendita AVS a tutti. Scusate kompagni, fateci capire: garantire agli anziani di condizione economica modesta un piccolo contributo annuale, come chiedeva la Lega, significa distribuire i soldi ad innaffiatoio, mentre aumentare l’AVS a tutti, compresi i multimilionari, vuol dire sostenere in modo “mirato”? Ma credete che la gente sia scema?

L’iniziativa AVS plus lascia dunque, per l’ennesima volta, la $inistruccia cantonticinese in braghe di tela. Se fossero coerenti, i nostrani kompagnuzzi che si sono “strenuamente battuti” contro la Tredicesima AVS dovrebbero fare lo stesso contro AVS plus, lanciata dalla $inistra. Invece…

Lorenzo Quadri

 

Per gli anziani non ci sono soldi, per i finti rifugiati sì

Spassosa presa di posizione del ministro $ocialista Berset sull’iniziativa “AVS Plus”

 

Intanto i kompagnuzzi racimolano una nuova figura marròn: hanno spalato palta sulla Tredicesima AVS dell’odiata Lega con la fregnaccia degli “aiuti ad innaffiatoio” e poi propongono di aumentare l’AVS anche ai multimilionari

 

Il prossimo 25 settembre si voterà sull’iniziativa denominata AVS Plus, la quale chiede di aumentare del 10% le rendite del Primo pilastro. Se l’iniziativa venisse approvata, i nostri anziani si troverebbero nel borsello ogni mese qualche benvenuta “centella” in più.

Chi ha lanciato l’iniziativa AVS Plus? Si tratta dei $indakati di $inistra e del P$$. E qui i conti cominciano a non tornare.  Ricordiamo infatti che la Lega dei Ticinesi per due decenni ha combattuto una battaglia che dovrebbe essere nota a tutti: quella per la Tredicesima AVS.

 

La Tredicesima AVS

Cos’era la Tredicesima AVS? Si trattava di un contributo annuale per spese straordinarie, una sorta di tredicesima appunto, ai nostri anziani di condizione economica modesta.  Nel concreto: 1200 Fr per i singoli e 1700 per le coppie. Per ottenerlo occorreva adempiere ai requisiti seguenti:

  • cittadini svizzeri o residenti in Svizzera da almeno 12 anni;
  • Reddito e sostanza mobiliare inferiori o equivalenti a quelli riconosciuti dalla Prestazione complementare;
  • Sostanza immobiliare inferiore ai 150mila Fr.

La “Tredicesima AVS” non sarebbe stata imponibile fiscalmente.

 

Lugano

La Lega avanzò la sua proposta in varie sedi. A Lugano il Municipio nel 2008 licenziò all’unanimità (!) il Messaggio municipale che proponeva l’introduzione della Tredicesima AVS. In Consiglio comunale però l’ammucchiata antileghista lo respinse, adducendo pretesti che spaziavano tra il grottesco e l’inconsistente. Anche quello che mena il gesso capì qual era il vero motivo del njet: non permettere all’odiata Lega di vincere una delle sue battaglie “storiche”. Perché, evidentemente, una vittoria ne avrebbe aumentato i consensi. Meschina partitocrazia, dunque, fatta sulla pelle degli anziani in difficoltà. Meschina, ma anche fallimentare. Infatti la Lega è comunque diventata il primo partito a Lugano. Quindi l’ammucchiata antileghista ha fallito i propri scopi elettorali. In più ha danneggiato gli anziani luganesi di condizione economica modesta. Complimenti! Un risultato di cui andare fieri!

 

Cantone

A livello cantonale, dopo il njet da parte del Consiglio comunale di Lugano, venne lanciata un’iniziativa popolare dai contenuti analoghi: quelli indicati sopra. Che però in votazione popolare (che si tenne il 23 settembre 2012) non la spuntò. Anche questa volta, la partitocrazia e la stampa di regime fecero quadrato per affossare l’iniziativa; sempre per non darla vinta all’odiata Lega. Al proposito vale quanto detto in precedenza per Lugano. Intanto i “noss vecc” sono stati fregati: possono dunque ringraziare sentitamente i partiti storici.

 

La crociata ro$$a

Ora, chi scese in campo a guidare la crociata antileghista contro la Tredicesima AVS? In prima linea proprio i kompagni. A partire dall’allora capogruppo in Consiglio comunale di Lugano Martino Rossi, superfunzionario del DSS: quello che, in un raccapricciante scambio di favori con l’ex partitone, il P$ luganese vorrebbe ora infilare nell’ente LAC – senza che abbia uno straccio di competenza spendibile per occupare tale  cadrega – in tandem con l’ex vicesindaca Masoni. Assieme a Rossi, a spalare palta sulla 13a AVS c’era pure l’ex Consigliere di Stato P$ Pietro Martinelli.

Uno degli argomenti usati ed abusati dai contrari era la presunta iniquità della proposta leghista. A dire della partitocrazia, essa avrebbe avvantaggiato chi non ne aveva bisogno (?). Balle di fra’ Luca!  Per mettere in cattiva luce la Tredicesima AVS, i kompagni si riempivano la bocca, naturalmente in termini spregiativi, ripetendo con il massimo godimento la storiella – molto politikamente korretta – dei “riprovevoli aiuti ad innaffiatoio”. Si trattava di panzane, ovviamente. Ma, come recita il vecchio detto, “in temp da guera, püsée ball che tera”.

Ebbene, qual è adesso la proposta della $inistra, così attenta – ma solo quando si tratta di bocciare le idee altrui – agli aiuti sociali mirati e non ad innaffiatoio? Aumentare del 10% l’AVS a tutti. Compresi i multimilionari! Uella, e questi non sono aiuti ad innaffiatoio, nevvero? Ma quando mai!

Che la $inistra sia salita sulle barricate contro la Tredicesima AVS per poi proporre (a livello federale) l’ “AVS Plus” è l’ennesima palteale dimostrazione di ipocrisia ro$$a. Avanti così, che la felice prospettiva della cabina telefonica come sala per le assemblee plenarie  del P$ si fa sempre più vicina.

 

Ma per l’asilo…

Ma l’inno alla coerenza dei kompagnuzzi non è finito. Il primo a dire njet alla proposta del P$$ è nientepopodimenoché il consigliere federale P$$ Alain Berset. Il motivo? L’ “AVS Plus” “costerebbe troppo”.

Ohibò, questa è proprio forte. La scriteriata politica d’asilo delle frontiere spalancate ai finti rifugiati, che tanto piace alla kompagna di partito di Berset – ossia la Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga – già adesso ha i costi completamente fuori controllo. Quindi non: “costerebbe troppo” (condizionale). Costa troppo. Indicativo presente.

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, per il Preventivo 2017 della Confederella già si annuncia una bella uscita extra di quasi un miliardo di franchetti (sic!!)  solo per i finti rifugiati. Ma stranamente questa volta nessun $inistrorso politikamente korretto stilla perché la spesa è eccessiva. Ricordiamo che già ora si stima che, tra asilo e aiuti allo sviluppo (quelli che dovrebbero impedire le emigrazioni di massa dai paesi beneficiari, ed invece…) sommando le spese della Confederazione e quelle a carico di Cantoni e Comuni, si arriva alla stellare cifra di 7 miliardi. Come mai nessun moralista a senso unico affossatore della Tredicesima AVS protesta  che è troppo? Per i finti rifugiati non si bada a spese, mentre per gli anziani svizzeri…?

Lorenzo Quadri

L’AVS è in deficit? Versiamo meno aiuti all’estero!

Basta regalare miliardi a destra e a manca e poi far tirare la cinghia agli svizzerotti!

Per il secondo anno consecutivo, i conti dell’AVS sono in rosso. Il risultato negativo è di 579 milioni di franchetti, contro i 320 milioni dell’anno precedente, mentre nel 2013 c’era ancora un utile di 14 milioni di Fr.
Il motivo principale del deficit è l’invecchiamento della popolazione, che ovviamente era previsto e prevedibile. E, tra l’altro, che non ci si venga a raccontare la fetecchiata dell’ “immigrazione uguale ricchezza” perché gli stranieri contribuirebbero a pagare le prestazioni sociali agli svizzeri, visto che si tratta di balla manifesta. Sempre più immigrati arrivano per ricongiungimento familiare e non lavorano.

Calma e gesso
Visto che l’invecchiamento della popolazione non è quel che si dice una sorpresa, per garantire in futuro l’equilibrio finanziario dell’AVS il Consiglio federale ha licenziato il messaggio sulla riforma 2020. Esso prevede, per finanziare il primo pilastro, un aumento dell’IVA oltre che l’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni.
Frena Ugo! Forse è il caso, prima di mettere le mani nelle tasche della gente o di pretendere che le donne lavorino un anno in più, di guardarsi un po’ in giro. Anche perché è facile raccontare la storiella – ed infatti la sentiamo da parecchi anni ormai… – che la gente vive sempre più a lungo quindi  è logico che lavori anche qualche anno in più e blablabla. Se la speranza di vita è aumentata, quella lavorativa certamente no. Grazie alla devastante libera circolazione (altro che “immigrazione uguale ricchezza”) i ticinesi vengono lasciati a casa e sostituiti da frontalieri. Chi perde un impiego a 55 anni ha ben poche speranze di trovarne un altro. Anzi: l’età in cui non è più possibile rientrare nel mondo del lavoro si abbassa sempre di più, ragion per cui aumentare l’età della pensione non pare poi una scelta così “ineluttabile”. Anche perché quando i bernesi tentano di spacciare qualcosa come “ineluttabile” è buona norma non bersela. La storiella dell’ “ineluttabilità” ce l’hanno propinata anche con lo smantellamento del segreto bancario.

Per tutti tranne che per noi?
Si pone inoltre anche una questione di priorità. E allora non sta né in cielo né in terra che agli svizzerotti si vada a dire che non ci sono soldi per la loro AVS – la “madre” di tutte le assicurazioni sociali! – e quindi devono pagare più IVA e andare in pensione dopo, quando si continuano a sperperare i miliardi all’estero.

Pensiamo in prima linea agli aiuti allo sviluppo, che divorano ben più di 3 miliardi all’anno. Cifra che, oltretutto, è in continua e vertiginosa crescita. Nel 2008 erano 2.2 miliardi, il piano finanziario del 2018 ne prevede quasi 3.6! Ma naturalmente nessuno fa un cip: non è politikamente korretto! Senza contare che l’efficacia di questi aiuti è più che dubbia. Se servissero, infatti, l’Europa non sarebbe invasa da migranti economici. E gli svizzerotti, non contenti di pagare  più di 3 miliardi per gli aiuti allo sviluppo, rischiano di pagarne altrettanti per i finti rifugiati. Nel 2016 la Confederazione ha messo a preventivo 1.5 miliardi di Fr per l’asilo, calcolando però un arrivo di 24mila richiedenti. Visto che ne potrebbero arrivare il doppio, perché guai a chiudere le frontiere come fa la maggioranza dei paesi UE (“è roba da razzisti e fascisti”) anche i costi a carico del contribuente lievitano in proporzione. Però per i finti rifugiati i soldi ci sono. Per gli svizzeri che hanno lavorato tutta la vita, invece, no.

Contributi di coesione
E non è finita, perché sul piatto della bilancia, ossia nel calderone dei nostri soldi sperperati all’estero, bisogna aggiungere i contributi di coesione all’UE, i costi per la partecipazione ad inutili istituzioni sovrannazionali, quelli generati da fallimentari accordi internazionali (vedi i 100 milioni all’anno per Schengen che non aumenta di certo la nostra sicurezza ma proprio il contrario), eccetera eccetera.

Visto che a questo giochetto non ci stiamo, è evidente che la Lega presenterà un atto parlamentare a Berna con la richiesta di tagliare gli aiuti all’estero e “girare” nelle casse dell’AVS i risparmi così conseguiti. Poi vedremo o chi uscirà a strillare che “sa po’ mia” perché gli accordi con l’estero vanno rispettati, mentre quei minchioni dei nostri concittadini si possono invece prendere impunemente a calci.
Lorenzo Quadri