Il Belpaese lo ribadisce: Ticino mucca da mungere!

Intanto in questo ridente Cantone i lavoratori svizzeri sono sempre più in minoranza

 

Di recente è stato costituito l’Osservatorio permanente sul lavoro transfrontaliero. Trattandosi di osservatorio transfrontaliero, pare ovvio che i suoi fari siano puntati sull’esplosione del frontalierato. E su quello che potrebbe accadere nel caso in cui i ticinesi decidessero finalmente di reagire al disastro combinato dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere.

La stampa è esplicita

Di recente su “La Provincia” di Varese Giacomo Mazzarino,della locale Camera di Commercio, è stato esplicito: “In provincia di Varese ci sono attualmente circa 30mila disoccupati: se dovesse passare la politica del “prima i nostri” che alcuni si augurano in Canton Ticino, questo numero raddoppierebbe di colpo, con tutte le conseguenze che si possono immaginare”.

Il quotidiano Varesotto ha pure messo l’accento sull’importanza dei ristorni: “un tesoro che vale oltre 73 milioni di euro di entrate dirette per i comuni di frontiera, ma anche un ammortizzatore fondamentale per superare la crisi economica ed occupazionale che ha colpito duramente in questi anni il nostro Paese”.

Ammissione ufficiale

Ecco dunque l’ammissione ufficiale che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$ che ha pure azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio (e che adesso pretende di imporci lo sconcio accordo quadro istituzionale ed i giudici stranieri) il Ticino è diventato la mucca da mungeredelle province italiche limitrofe.

Infatti, come scritto la scorsa settimana su queste colonne, in Ticino i lavoratori stranieri sono ormai in maggioranza. Gli svizzeri sono solo il 49.8%. Naturalmente in questa percentuale non vengono considerati i naturalizzati di fresco. Se si tenesse conto anche di tale categoria, il tasso di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La maggioranza dei lavoratori attivi in Ticino sono dunque stranieri. La parte del leone la fanno i frontalieri. Questi ultimi sono ormai quasi un terzo dei lavoratori attivi nel nostro Cantone.  Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$.

A nostro danno

Il triciclo ha dunque trasformato il Ticino nella mucca da mungere per i vicini del Belpaese. Ciò è accaduto a tutto danno dei ticinesi. Risolviamo – o comunque mitighiamo – i problemi occupazionali del Varesotto del Comasco e lasciamo i nostri concittadini a casa in disoccupazione ed in assistenza. Ed infatti le cifre dell’assistenza continuano ad infrangere un record dopo l’altro. Idem dicasi per quelle della povertà. A tal proposito, la differenza tra la situazione nazionale e quella ticinese è clamorosa. In Svizzera le persone a rischio di povertà sono il 14.7%; in Ticino ben più del doppio, ovvero il 31.3%. E poi l’élite internazionalista multikulti ha ancora il coraggio di venirci a raccontare la fregnaccia che “immigrazione uguale ricchezza”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

E i ristorni?

A questo si aggiungono, come correttamente rilevato dal quotidiano varesino “La Provincia” (vedi sopra), i ristorni dei frontalieri. Ristorni che la partitocrazia in Consiglio di Stato si ostina a versare. La cifra cresce a dismisura: diretta conseguenza dell’esplosione del numero dei permessi G. Nel 2017 eravamo quasi ad 84milioni di franchetti. Un vero e proprio tesoro, che ha varcato la ramina senza colpo ferire. Il triciclo governativo (Vitta, Bertoli, Beltra) ha infatti respinto, come da svariati anni a questa parte, le proposte dei leghisti Zali e Gobbi di blocco totale o parziale. Su come vengono usati questi soldi, “La Provincia” è esplicita: essi sono “un ammortizzatore fondamentale per superare la crisi economica ed occupazionale che ha colpito duramente in questi anni l’Italia”.Altro che opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero!

Regali a Campione

Come ciliegina sulla torta, “qualcuno” ha avuto la brillante idea di mettersi in testa di pagare le rendite di disoccupazione agli ex dipendenti del Casinò di Campione d’Italia, che mai hanno versato i contributi. In più continuiamo ad erogare “per solidarietà” i servizi alla disastrata enclave, nella perfetta consapevolezza che le relative fatture non verranno mai saldate. Sarebbe bello sapere a quanti cittadini ticinesi in difficoltà l’ente pubblico eroga elettricità ed acqua senza chiedere il pagamento della fattura, e tutto “per solidarietà”.

A mo’ di ringraziamento, da sud un giorno sì e l’altro pure ci arrivano accuse di “razzismo contro gli italiani”.

Certo che siamo proprio fessi! A parti invertite, il Belpaese avrebbe blindato le frontiere con la Svizzera da un pezzo. Ed azzerato i ristorni!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

La casta, asfaltata, sbrocca contro gli odiati “populisti”

L’ isteria dell’élite spalancatrice di frontiere che non accetta i responsi popolari 

 

Da un paio di settimane la Vicina Penisola ha finalmente un nuovo governo, formato dai vituperati “populisti” di Lega e 5 stelle. E la casta, a livello internazionale, è andata in tilt. Se ne sono sentite di tutti i colori. Dal commissario europeo che si è augurato un disastro sui mercati finanziari del Belpaese per “insegnare agli italiani a votare giusto” (e noi davanti a simili soggetti continuiamo a calare le braghe?) al “blasonato” quotidiano radikalchic New York Times che ha sbroccato senza remore, scrivendo che il governo italiano farebbe “schifo”.

La casta ha perso la bussola

Questa isteria ben dimostra come l’establishment stia perdendo completamente la bussola. Del resto, lo si può comprendere: da ogni appuntamento elettorale  esce indebolito, quando non asfaltato. In Europa la casta ha ancora in mano il pallino in Francia – vedremo per quanto – con il burattino Marcon, un “prodotto” creato a tavolino dall’establishment. Altrove le cose vanno diversamente: in Germania l’ “Anghela” Merkel è indebolita, in Austria ha vinto il cancelliere anti-migranti, i paesi del blocco Visegrad sono noti, anche in Slovenia si fanno largo  gli odiati “populisti”, in Gran Bretagna c’è la Brexit, e avanti di questo passo. La casta ha di che agitarsi.

Sull’orlo di una crisi di nervi

Gli eurofonzionarietti, in particolare, sono sull’orlo di una crisi di nervi. Perché nessuno ormai gli dà più retta. Nemmeno negli Stati membri UE.  Ad ubbidire pedissequamente resta solo la Svizzera. Dove i politicanti sono letteralmente ossessionati dai trattati con Bruxelles. Sicché Bruxelles, con notevole squallore, fa pressione su Berna affinché sottoscriva lo sconcio accordo quadro istituzionale. Ed i suoi camerieri sotto le cupole federali sarebbero anche pronti a cedere. Il pretesto? Sempre il solito: noi siamo piccoli, abbiamo bisogno dell’UE e quindi (?) avanti! Facciamoci comandare a bacchetta da tutti!

Il tranello di Dublino

Intanto il nuovo governo italiano ha già fatto saltare la revisione dell’accordo di Dublino, quello che prevede che i finti rifugiati con lo smartphone se li deve tenere il Paese in cui è stata depositata la prima domanda d’asilo. Il neo-ministro degli interni Salvini al proposito ha detto due cose rilevanti, anche se non particolarmente originali (del resto, non è mica scolpito nella pietra che bisogna sempre inventarsi cose nuove). La prima, che l’Italia non intende continuare ad essere il campo profughi d’Europa. La seconda, che essa potenzierà  i punti d’espulsione dei finti rifugiati.

Se il Belpaese applicherà finalmente il respingimento in mare dei barconi, tutti avranno da guadagnarci; noi compresi. Idem  se farà piazza pulita delle ONG finanziate da Soros e compagnia brutta per organizzare  l’invasione dell’Europa. Non è chiaro invece come avverranno le espulsioni dei finti rifugiati già presenti nella Penisola. Ribadiamo che i “cugini” leghisti ci stanno simpatici e siamo contenti che abbiano vinto le elezioni mazzuolando l’establishment. Ma non per questo siamo disposti a “ricollocare” in casa nostra i finti rifugiati che spettano all’Italia.

Non ci facciamo fregare

Da tempo gli eurobalivi vogliono “resettare” gli accordi di Dublino. L’obiettivo non è certo impedire ad un numero maggiore di migranti economici di raggiungere l’Europa. Guai! “Devono entrare tutti”! L’intento è invece quello di spalmare maggiormente gli arrivi sugli stati firmatari.

E’ evidente che non intendiamo farci fregare. A Berna la partitocrazia, in relazione alla direttiva UE sulle armi, ha lungamente sproloquiato su quanto i fallimentari accordi di Schengen sarebbero indispensabili; da salvare “costi quel che costi”. Col cavolo! Dobbiamo invece prepararci a sospendere, e meglio ancora a disdire, Schengen. A maggior ragione in prospettiva dell’ indebolimento del trattato di Dublino. Indebolimento che mira  a rifilare ulteriori quote di finti rifugiati a paesi che non si trovano sui confini esterni dello spazio Schengen e che di migranti economici ne alloggiano già fin troppi. A partire dal nostro, appunto.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: finalmente il Belpaese cambia rotta

Mentre l’UE e anche Berna sceglie il basso profilo, chi sbrocca su “faccialibro”?

In materia di finti rifugiati il nuovo governo italiano, ed in particolare il neo-ministro degli Interni Matteo Salvini, ha deciso di cambiare rotta. Nel senso letterale del termine. Infatti ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Da giorni la famigerata Aquarius tiene banco nelle cronache internazionali.

Se l’Italia non sarà più il “ventre molle” dell’immigrazione clandestina in Europa, tutti avranno da guadagnarci. Noi di sicuro, per ovvi motivi di contiguità geografica. Ma la decisione di Roma permetterà anche di salvare delle vite. Se diventerà chiaro che in Italia le “frontiere marittime” sono chiuse, diminuiranno anche le partenze di migranti e quindi anche i morti in mare. Perché la responsabilità di queste morti non la porta chi chiude le frontiere. La porta chi le apre. Chi le apre e chi insiste per aprirle perché col business dell’asilo si fa gli attributi d’oro. Vero $inistrati?

Chi incoraggia, sia esplicitamente che con atti concludenti, l’immigrazione illegale, non fa che rafforzare gli aspiranti clandestini nella credenza che l’Europa sia il paese del Bengodi. Occorre chiarire che non è così. Benvengano quindi i muri ungheresi ed i porti chiusi italiani. In questo modo non solo si proteggono i confini esterni dello spazio Schengen, ma si disincentivano le partenze. Quindi si salvano, come detto, delle vite.

Le false verginelle

Da notare che, a parte la Francia di Macron (burattino dell’establishment) nessuno in Europa si è strappato le vesti più di tanto per la decisione di Salvini. Che anzi ha tirato rapidamente dalla sua la Germania (con il ministro degli interni Seehofer in scontro aperto con l’ormai decotta Anghela Merkel)  e l’ Austria. La Francia, ovviamente, ha poco da fare la verginella. Perché a Ventimiglia le frontiere le chiude eccome. Quanto alla Spagna: anche nei momenti più caldi del caos asilo è stata confrontata con un numero di arrivi clandestini nettamente inferiore a quello del Belpaese. Addirittura, negli scorsi anni, sono entrati meno finti rifugiati in Spagna che in Svizzera. Senza contare che Madrid ha una lunga tradizione di respingimenti in mare…

Chi perde l’occasione per tacere?

Incredibile ma vero: a proposito del caso Aquarius, perfino la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ha scelto saggiamente la linea del silenzio (oppure, tanto per una volta, è stata ben consigliata). Contro l’iniziativa di Salvini, da Berna non sono giunti i soliti sfoggi di moralismo a senso unico conditi di indignazione pelosa e di buonismo-coglionismo.

Per contro, chi proprio non ce l’ha fatta a tacere è stato il Consigliere di Stato P$ Manuele Bertoli, che ha affidato la propria ira a faccialibro. Non sarà perché qualche organizzazione contigua al suo partito sugli asilanti ci lucra, sicché più ce n’è, meglio è (business is business)?

L’aggressione dei finti rifugiati

Ma il direttore del DECS ha perso un’occasione di platino per tacere. Infatti, proprio mentre postava le proprie elucubrazioni, a Bellinzona – quindi a pochi metri da lui; mica nel Mediterraneo! – avveniva un fatto scandaloso.

Si è infatti saputo che nei giorni scorsi nella capitale cantonale una giovane coppia della regione è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei (perché questa gente è ancora in Svizzera, visto che non scappa da nessuna guerra?). Su questi fatti vergognosi, però, il ministro P$ non ha fatto un cip. Come se niente fudesse! Il medesimo atteggiamento, ma guarda un po’, è stato adottato dalla televisione – bollettino della gauche-caviar: la Pravda di Comano non ha nemmeno dato la notizia del pestaggio. Fossero stati dei ticinesi ad aggredire dei migranti, poco ma sicuro che l’emittente di regime avrebbe strillato a pieni polmoni al “razzismo” e vi avrebbe dedicato ore di trasmissioni  e di dibattiti. E  non osiamo immaginare la cagnara che avrebbero messo in piedi i kompagnuzzi.

A Losone

Intanto la scorsa domenica i cittadini di Losone hanno espresso la propria netta contrarietà alla riapertura dell’ex caserma come centro asilanti. E’ chiaro che questo voto, pur limitato ad un solo comune, ha valenza cantonale. Sul carro devono ora salire anche i Comuni del Basso Mendrisiotto a cui il Dipartimento Sommaruga intende rifilare la Pepa Tencia del centro per migranti economici. Non c’è motivo per cui questi Comuni ed i loro abitanti si dovrebbero rassegnare ad una simile prospettiva. Quindi, sotto con i ricorsi “a manetta”!

Il messaggio del Ticino tutto alla Simonetta deve essere chiaro: nel nostro Cantone non vogliamo nessun potenziamento dell’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone.

Lorenzo Quadri

Caos asilo: altro che “tüt a posct”!

Il nuovo Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini non ha avuto peli sulla lingua a proposito dei finti rifugiati tunisini. La Tunisia, ha detto il leader leghista, “non manda in Italia galantuomini, bensì avanzi di galera”.

Chiaro: con la cosiddetta “primavera araba”, ben presto degenerata in inverno dell’estremismo islamico,  sono state svuotate le carceri. Dove si trovavano anche criminali pericolosi, che ovviamente la Tunisia (come qualsiasi altro paese) non ha alcun interesse a tenersi in casa.

A ciò si aggiungono i seguaci dell’Isis, che vengono in Occidente a fare i finti rifugiati grazie a chi, come l’ “Anghela” Merkel e la kompagna Simonetta Sommaruga, spalanca le frontiere ai migranti economici. E grazie anche alle ONG che i clandestini li sbarcano nel Belpaese. Magari foraggiate con soldi pubblici; compresi i nostri.

Non ci facciamo fregare

Come noto il Dipartimento Sommaruga vorrebbe rifilare, tramite algoritmi del piffero, più asilanti ai Cantoni latini, con la scusa che i migranti ne conoscono la lingua e quindi avrebbero più possibilità di integrarsi. Certo, come no!

Non solo: a Bruxelles gli eurofunzionarietti vogliono rivedere l’accordo di Dublino, con l’obiettivo non già di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone – tra cui ci sono galeotti e jihadisti – di raggiungere l’Europa, ma di spalmarli meglio tra gli Stati firmatari. Svizzera compresa.

Infine, l’Italia mira a “disfesciare” dal proprio territorio un numero il più possibile elevato di migranti economici. Ma è ovvio che non ci facciamo carico di nessun asilante di spettanza del Belpaese;pur con tutta la simpatia che possiamo avere per il buon Salvini!

Pericolo islamista

Adesso la propaganda di regime pretende di farci credere che in Svizzera non ci sarebbe alcun caos asilo, ma quando mai: addirittura, i finti rifugiati schiferebbero la Confederella! Ma va là! E allora perché il Dipartimento Sommaruga vuole tenere aperto il centro asilanti di Losone, su cui si vota oggi?

E’ evidente che la guardia deve rimanere alta e che vanno combattuti sia l’immigrazione clandestina sia i tentativi UE di rifilarci, tramite accordi internazionali del piffero che come al solito saremmo gli unici tamberla ad applicare, asilanti che non ci spettano affatto. A maggior ragione visto il pericolo jihadista insito nel caos asilo. Come sappiamo, intatti, i pavidi politicanti svizzeri del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, rifiutano di combattere l’avanzata islamista e si inchinano a 90 gradi agli estremisti musulmani. L’Austria, intanto, fa proprio il contrario. Segno dunque che opporsi all’invasione  islamista “sa po’”! Sono i nostri politicanti che non vogliono!

Lorenzo Quadri

Valichi secondari: nel Belpaese è psicodramma

Non si retrocede di un millimetro: le sbruffonate italiane? Solo fumogeni elettorali

 

Oltreramina sono entrati in campagna elettorale e si vede! Ed infatti la chiusura notturna sperimentale di tre valichi secondari – Pedrinate, Ponte Cremenaga, Novazzano-Marcetto – ha suscitato un vero psicodramma nel Belpaese, con proteste, al limite del surreale, da parte di politicanti di ogni ordine e grado e di varia appartenenza partitica.

Lodevole eccezione la Lega Nord la quale ha dichiarato che “la Svizzera fa bene a difendere i propri confini”. Una posizione ovvia da parte leghista, ma non scontata dato il contesto. Tanto di cappello.

Promemoria

I vicini a Sud pretendono che il Ticino sia terra di conquista. Anzi, lo considerano già una colonia. E’ evidente che il loro rumoreggiare non deve farci retrocedere di un millimetro.

Bisogna infatti ricordare che:

  • Questi signori del Belpaese possono starnazzare finché vogliono, ma non hanno voce in capitolo su questioni che concernono solo la nostra sovranità.
  • Anche il Canton Ginevra ha chiuso di notte tre valichi con la Francia, ma nessuno ha fatto cip.
  • Prima dell’entrata in vigore dei fallimentari accordi di Schengen le dogane venivano chiuse eccome, e stiamo parlando del 2009 non di tremila anni fa.
  • Tre valichi secondari saranno anche chiusi di notte, ma a poca distanza ce ne sono altri che restano aperti.
  • Gli isterismi italici sono la dimostrazione che la deleteria libera circolazione è esclusivamente a senso unico. Altrimenti teoricamente anche i ticinesi potrebbero avere qualcosa da dire per la chiusura. Invece…
  • Detto in altre parole, il punto precedente dimostra che l’Italia si approfitta della Svizzera.

Stanno in piedi grazie al Ticino

Oltretutto, siamo anche stufi di sentire, da parte di sindaci della fascia italiana di confine, la scempiaggine dei frontalieri che sarebbero il motore dell’economia ticinese. Questa fregnaccia, cari signori, potete raccontarvela tra voi per reggervi la coda a vicenda. Ma abbiate almeno il buon senso di non venire a raccontarla a noi. L’economia ticinese non ha assolutamente bisogno di 65mila frontalieri (più svariate migliaia di padroncini), di cui 40mila nel settore terziario. I frontalieri, cari signori sindaci, sono semmai il motore dell’economia dei vostri comuni, che stanno in piedi grazie ai ristorni delle imposte alla fonte che il Ticino regolarmente vi versa.

Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Il premio per le esternazioni più stolte lo vince tale signora Maria Chiara Gadda, deputata PD di Varese, alla quale non deve essere sembrato vero di raggiungere il famoso “quarto d’ora di celebrità”. Sicché ecco la signora che alla camera dei deputati straparla di “discriminazioni” (ma non vi annoiate mai a raccontare sempre le stesse scempiaggini?) e si permette addirittura di contestare il voto popolare sull’iniziativa Prima i nostri. Per poi arrivare a chiedere, con il massimo del pathos, al governo italiano di riconsiderare (?) i rapporti con la Svizzera. Uhhh, che pagüüüüraaaaa!

No, fateci capire: centinaia di migliaia di italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino e questi politichetti pretendono nientemeno che l’Italia sanzioni la Svizzera per decisioni che rientrano nella sua sovranità? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Se la Svizzera non fosse governata da calabraghe compulsivi, avrebbe già sbarrato le dogane con il Belpaese. Tanto per illuminare i “grandi statisti”  di cui sopra sul reale significato di “frontiere chiuse”.

Rapporti: come rivederli

Se però si tratta di rivedere i rapporti tra Svizzera ed Italia, siamo di certo disposti ad entrare nel merito. Ecco al proposito alcune proposte:

– blocco totale dei ristorni dei frontalieri;
– controlli sistematici alle frontiere come prima dei fallimentari accordi di Schengen;
– barriere anticlandestini sui confini con il Belpaese (altro che “bisogna a aiutare l’Italia” come ama ripetere la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga);
– ritorno immediato alla preferenza indigena;
– nessun nuovo permesso G né rinnovo dei permessi G di persone che lavorano nel terziario, sostituendosi ai residenti;
Poi vedremo come gli elettori frontalieri del PD, di cui la kompagnuzza Gadda vorrebbe accaparrarsi i voti, saranno contenti delle sue prestazioni parlamentari.

Non basta

Su una cosa diamo comunque ragione ai rappresentati istituzionali del Belpaese in fregola di visibilità. Non basta chiudere tre dogane secondarie di notte per garantire la sicurezza del Ticino.  Vero. Infatti bisognerà chiudere un numero assai superiore di frontiere, e chiuderle anche di giorno. Così almeno i vicini a sud strilleranno per qualcosa.

A proposito: e che nessun cameriere bernese dell’UE si sogni di dare retta alle scempiaggini dell’italica sinistruccia.

Bloccare i ristorni

Che poi  a Roma il ministero degli Esteri si sia permesso di convocare – addirittura d’urgenza: uella! – l’ambasciatore svizzero per formulare ricatti non solo a proposito dei valichi ma anche sul casellario giudiziale, è semplicemente scandaloso. E chiaro che la Svizzera deve reagire. Ed è pacifico che, in occasione della sessione speciale del Consiglio nazionale (primi giorni di maggio) chi scrive presenterà una mozione in cui si chiederà  che vengano adottate contromisure nei confronti del Belpaese.

Va bene che in Italia è cominciata la campagna elettorale; va bene che bisogna distogliere l’attenzione dalla sterminata lista dei problemi interni della Penisola; ma qui si sta davvero passando il segno. E noi non siamo più disposti a farci prendere per i fondelli dai vicini a sud. Men che meno a farci trattare da delinquenti da chi campa grazie a noi.

Quanto al Consiglio di Stato, decida immediatamente il blocco dei ristorni. Perché, se non lo fa adesso, quando?

Lorenzo Quadri

 

Ecco come il Belpaese ringrazia gli svizzerotti per l’aiuto nel gestire i migranti. Un nuovo centro per finti rifugiati a due passi da Chiasso!

 

Quali sono state le ultime strabilianti dichiarazioni della kompagna Simonetta Sommaruga? Che dobbiamo (?) aiutare ancora di più l’Italia a gestire il caos asilo? Evidentemente “dobbiamo” aiutarla a titolo del tutto volontario, senza avere alcun obbligo in questo senso. Non sia mai che gli svizzerotti non facciano i primi della classe quando si tratta di dare l’esempio nel farsi carico di finti rifugiati che spettano ad altri.

Sommaruga promette

Sicché la kompagna Sommaruga di recente è andata a Roma a promettere all’Italia il nostro (ulteriore) aiuto. Su autorizzazione di chi abbia fatto tale promessa, non è dato di sapere. Tanto più che la stessa Simonetta nel recente passato ha raccontato ai cittadini elvetici la storiella di aver proposto una “riforma” dell’asilo di tipo restrittivo. Così restrittiva che, a difenderla in votazione popolare, sono scesi in campo proprio gli spalancatori di frontiere.

Fare i primi della classe andando a promettere soccorsi non obbligatori e nemmeno richiesti, che naturalmente si traducono nella presa a carico da parte nostra di un numero sempre maggiore di migranti economici che in realtà spettano ad altri, non sembra proprio rientrare nell’ordine di una politica d’asilo “più restrittiva”. Semmai si iscrive nel notorio motto $inistrorso del “devono entrare tutti”.

In Spagna…

Fatto sta che la ministra di giustizia è andata nel Belpaese a lodarlo per il lavoro fatto sul caos asilo, ed a promettere collaborazioni ed aiuti. Chissà se le è passato dall’anticamera del cervello di far notare che lo scorso anno in Spagna sono arrivanti solo 18mila finti rifugiati perché la Spagna riporta in Africa le imbarcazioni con a bordo i clandestini, mentre l’Italia lascia spalancata la rotta mediterranea, con tutte le conseguenze del caso anche per noi?

Il nuovo centro

Certamente la missione italiana di Sommaruga è stata un trionfo su tutta la linea, se si pensa a quanto successo solo un paio di giorni fa. Giovedì si è infatti appreso che i nostri vicini a sud intendono creare un bel centro asilanti, con almeno un centinaio di posti, in quel di Cavallasca, ossia a 450 metri da Chiasso, nelle immediate vicinanze del valico di Pedrinate (valico non sorvegliato).  La struttura dovrebbe aprire i battenti la prossima estate. Ciò significa evidentemente che gli ospiti “in libera uscita” del nuovo centro italico se li cuccherà il comune di Chiasso, che già ha il suo bel daffare con gli arrivi clandestini. Comprensibile e sacrosanto lo sconcerto del municipio della città di confine.

Il ringraziamento

Certo che questo tipo di collaborazione è geniale:  la Svizzera promette aiuti a titolo puramente volontario, e per tutto ringraziamento si vede rifilare un nuovo centro asilanti a ridosso del confine.  A Sommaruga durante la “vacanza romana” è stato detto qualcosa al proposito? Oppure i venditori di padelle dell’appena riciclato governo Renzi hanno ritenuto opportuno far finta di niente?

E il buon Roberto Maroni, governatore della Lombardia, per il quale ultimamente Palazzo delle Orsoline sembra diventato quasi una seconda casa, ha informato il governo ticinese sul nuovo centro per migranti economici di Cavallasca?

Come di consueto i vicini a sud sono bravissimi quando si tratta di circuire – a suon di lapa – gli svizzerotti fessi, ottenendo concessioni di ogni tipo. Quando arriva il momento di fare la propria parte, invece…

Intanto a Calais…

A Calais sono da poco terminati i lavori del muro anticlandestini realizzato dal governo britannico, alto quattro metri e lungo un km. Da noi, invece, Berna non procede nemmeno alla chiusura notturna dei valichi secondari con il Belpaese, malgrado quest’ultima sia stata decisa da anni. Ora sappiamo che la prossima estate a poche centinaia di metri da uno di questi valichi e dalla frontiera verde, malgrado la protesta della popolazione locale, aprirà i battenti un centro asilanti.

Qualcuno ha ancora il coraggio di venirci a dire che non dobbiamo costruire un bel MURO sul confine col Belpaese e chiudere le dogane secondarie non solo di notte, ma anche di giorno?

Lorenzo Quadri

Come mai gli italiani non scendono in piazza col forcone?

Ma che sorpresa! Il Belpaese non vuole il nuovo accordo fiscale sui frontalieri

Ma guarda un po’, i ristorni dei frontalieri sono ancora cresciuti. Infatti nell’anno di disgrazia 2015 hanno raggiunto quota 77 milioni! La lieta novella è emersa nei giorni scorsi, ma il versamento dei ristorni è stato effettuato, come ogni anno, a fine giugno.

Sempre in questi giorni abbiamo appreso anche che la Camera dei deputati del Belpaese pretenderebbe, per dare il proprio nullaosta al nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la cancellazione del voto del 9 febbraio nonché della richiesta del casellario giudiziale.

Qui siamo davvero alle comiche. La casta dei politicanti italici dall’infinita serie di privilegi (mentre il paese va in rovina), pretenderebbe di cancellare, in casa nostra, un nostro voto popolare. E oltretutto, la casta pretenderebbe pure che gli svizzerotti facessero entrare tutti gli italiani senza alcuna verifica sui precedenti penali dei richiedenti. Altrimenti niente nuovo accordo.

“Un passo dalla conclusione”

Ma come: secondo l’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville, questi accordi non avrebbero dovuto essere “ad un passo dalla conclusione” nel giugno del 2014? Ma come: l’ex consigliera federale non eletta non aveva promesso “misure unilaterali nei confronti dell’Italia” (sic!) se i trattati in questione non fossero stati conclusi entro primavera 2015?

Tre punti

Punto primo. Il popolo italiano davanti a simili fregnacce dei suoi parlamentari (?) dovrebbe scendere in piazza con il forcone. Perché? Perché a guadagnarci dal nuovo sistema di imposizione dei frontalieri non sarebbe certo il Ticino: noi vedremmo a malapena le briciole. Per contro, l’erario della vicina Penisola incasserebbe centinaia di milioni ogni anno; ammesso e non concesso che l’Italia aumenti effettivamente le imposte ai frontalieri fino a parificazione  con i contribuenti italiani che vivono in Italia (al momento ne pagano molte meno).

Sicché la Camera dei deputati, per difendere l’ingiustificata situazione di privilegio fiscale di 62’500 frontalieri, che sono circa l’uno per mille della popolazione del Belpaese, penalizza tutti gli altri. E’ davvero sorprendente che nessun politico italiano (ovviamente non quelli eletti con i voti dei frontalieri) faccia un cip al proposito.

Punto secondo. Come accennato sopra, il Ticino dal nuovo accordo guadagnerebbe assai poco. Se poi ad esso si aggiunge la decadenza del moltiplicatore cantonale al 100%, il saldo rischia di essere addirittura negativo. Sicché, di certo non ci stracciamo le vesti per il nuovo accordo. Tanto più che esso ci priverebbe di un potente mezzo di pressione, sia verso nord che verso sud: il blocco dei ristorni, appunto. Abbiamo ben visto le reazioni quando il Consiglio di Stato decise di bloccarne il 50%. L’errore fu di sbloccare prematuramente il tesoretto, senza aver ottenuto alcuna contropartita concreta.

Punto terzo. La vicina Penisola evidentemente non vuole, per compiacere l’elettorato che lavora in Ticino, il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Quale scusa per rifiutare si attacca al 9 febbraio e al casellario giudiziale. E su questi temi pretende di ricattarci. Nei giorni scorsi, a seguito del plebiscito ticinese dell’iniziativa Prima i nostri, da Oltreconfine sono arrivate ancora minacce e ricatti. E noi pensiamo di continuare a versare i ristorni dei frontalieri “come se niente fudesse”? Suggerimento semplice:  ci teniamo gli accordi del 1974 e blocchiamo – definitivamente e per intero – i ristorni dei frontalieri. Che oltretutto, come abbiamo appreso nei giorni scorsi, nel 2015 ammontavano a ben 77 milioncini, e scusate se sono pochi

La decisione si può prendere già ora!

Lorenzo Quadri