Le invettive del ministro P$ contro gli odiati populisti

 Il kompagno Bertoli su “faccialibro” si scaglia contro chi osa fermare i finti rifugiati

Uhhh, che pagüüüraaa! Sul giro di vite che molti paesi hanno giustamente dato all’immigrazione clandestina prosegue la morale a senso unico dei kompagni del P$. Quelli del “devono entrare tutti”. Quelli che, nel parlamento cantonale, hanno pure la deputata-passatrice. Ed è sicuramente un caso che organizzazioni contigue al partito sguazzino nel business dell’asilo, nevvero?

Particolarmente attivo su questo fronte è stato, nei giorni scorsi, il direttore del DECS Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli. (In realtà anche altri compagni gallonati hanno detto la loro, ad esempio il presidente del PS Righini; solo che non se li è filati nessuno).

I “mostri”

Via “faccialibro” (facebook) il Consigliere di Stato P$ ha dato la stura alla propria indignazione nei confronti  dei “mostri” di turno. In particolare il neo-ministro degli interni italico Matteo Salvini, che ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Le ONG sono quelle organizzazioni che, profumatamente foraggiate anche con soldi pubblici – tra cui si contano anche camionate di milioni dello sfigato contribuente svizzerotto – trasbordano i finti rifugiati con lo smartphone sulle coste italiche. Ovviamente il servizio taxi non viene di certo offerto gratis. Tra i grandi sponsor delle ONG ci sono, come noto, individui quali George Soros, il decrepito miliardario teorico dell’invasione dell’occidente.

L’imperdonabile colpa

Assieme a Salvini sulla graticola virtuale del direttore del DECS finiscono altri politici quali Orban, Trump, il ministro degli Interni tedesco Seehofer. Inspiegabilmente dimenticato il cancelliere austriaco Kurz: forse perché l’Austria, come la Svizzera, è un piccolo paese, e quindi quantité négligeable,  indegna delle attenzioni del Consigliere di Stato socialista? Attendiamo comunque i prossimi post.

L’imperdonabile colpa dei governanti di cui sopra è quella di difendere i rispettivi paesi dall’invasione di migranti economici che non scappano da nessuna guerra  (quanti di loro sono estremisti islamici o avanzi di galera, visto che i paesi di provenienza hanno svuotato le carceri?).

Geometria variabile

Come da copione: i  kompagni si sciacquano la bocca con il “rispetto della legge”. Ma, “more solito”, ciò avviene a geometria variabile. Le leggi che regolano l’immigrazione, infatti, per i sinistrati vanno violate: perché “devono entrare tutti”. E perché il business ro$$o dell’asilo deve prosperare.

Quei governanti che difendono (chiudendo i porti, erigendo barriere, eccetera) i confini esterni dello spazio Schengen, di cui purtroppo facciamo parte, vanno solo ringraziati. Rendono un servizio a tutta l’area Schengen. Invece vengono infamati dalla gauche-caviar, con apprezzamenti  del  tipo: incivili, osceni, patetici, eccetera.

E’ chiaro che i ministri ed i capi di governo citati da Bertoli degli improperi del direttore del DECS se ne fanno un baffo: nemmeno sanno che esiste. Intanto però costoro, al contrario ad esempio della kompagna Simonetta Sommaruga, sono stati eletti/votati dai loro concittadini, che ne condividono le posizioni. Quindi insultare gli odiati premier “populisti” significa insultare anche i loro concittadini: gli italiani, gli ungheresi, gli austriaci…

Ah già: la gauche caviar disprezza profondamente, e non perde occasione per manifestarlo, il popolazzo becero che vota sbagliato.

I responsabili delle morti in mare

A Bertoli &Co vale anche la pena ricordare che la responsabilità delle morti in mare la porta chi apre porti e frontiere all’immigrazione clandestina, in genere servendosi di squallidi ricatti morali per denigrare i contrari, e in questo modo fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi li chiude.

E, se l’Italia smette di essere il ventre molle del caos asilo in Europa, tra i primi a guadagnarci, per ovvi motivi di continuità geografica, ci saremmo proprio noi.

Le Simonette

E’ particolarmente desolante constatare  che, mentre sempre più paesi a noi vicini combattono l’immigrazione clandestina, la Simonetta la fomenta costruendo nuovi centri asilanti ed immaginandosi pure di integrare professionalmente i finti rifugiati a scapito degli svizzeri, invece di preoccuparsi di rimandarli al paese d’origine.

 Altro che censura!

Fa poi specie che il direttore del DECS abbia reagito a chi si è permesso di criticarne le balorde esternazioni con uno stizzito “non mi farete tacere, mettetevi l’anima in pace”.

Ossignùr! Lungi da noi il sospetto di voler imporre un qualsiasi bavaglio al buon Bertoli. E’ vero l’esatto contrario. Il nostro auspicio è che contini ad esprimersi ad oltranza.In particolare proprio sul tema dei finti rifugiati. Perché ogni volta che il Consigliere di Stato del PS (Partito degli Stranieri) parla o scrive, i consensi suoi e del suo partito crollano. Per cui, avanti con post, tweet, instagram, portali, articoli sui giornali,… più ce n’è meglio è!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Pur di ricattare moralmente i ticinesotti si sfida anche il ridicolo. Bertoli e l’apartheid: alle boiate non ci sono limiti

Al kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, le provocazioni, evidentemente, piacciano molto. Specie quelle contro gli svizzeri. Vedi, appunto, la storiella della votazione sull’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” che andrebbe rifatta perché non gli va a genio.

Ma l’ultima sortita del Consigliere di Stato socialista in materia di stranieri nel nostro paese, pubblicata dal Corriere del Ticino nello spazio destinato alle opinioni, non rientra più nel campo delle provocazioni. Rientra invece a pieno titolo in quello delle boiate. Del resto lo stesso quotidiano, forse in un sussulto di pudore, non ha pubblicato lo scritto di Bertoli nelle prime pagine, come sarebbe stato logico trattandosi del contributo di un ministro, bensì l’ha relegato a fondo giornale, in zona “poveri morti”.

Un terzo di stranieri
Il consigliere di Stato P$, nella sua opinione, arriva a paragonare la Svizzera, segnatamente il Ticino, al Sudafrica dell’Apartheid. Perché? Ma perché ogni tanto qualche straniero da lungo tempo in assistenza viene rimandato nel paese d’origine.

Come si possano azzardare accostamenti come quello di cui sopra in un Cantone dove il 30% della popolazione è straniera, (naturalmente senza contare la pletora di naturalizzati di fresco), rimane un mistero. Ma certamente non è un caso isolato: si tratta del solito insipido ritornello, condito di ricatti morali, che sentiamo recitare ad ogni dibattito televisivo in cui si parli di immigrazione. E visto che le redazioni televisive le gestiscono i kompagni di partito di Bertoli, la rappresentatività degli ospiti è in genere 5 spalancatori di frontiere contro uno, alla faccia dell’equidistanza e del servizio pubblico.

E’ questa l’etica?
Ora, se di tanto in tanto qualche straniero in assistenza viene invitato, tramite decisione governativa o giudiziaria, a lasciare il paese, ciò avviene in base a precise leggi e giurisprudenza. Leggi e giurisprudenza cui il consigliere di Stato Bertoli candidamente dichiara di opporsi. Ecco quindi che gli alti esponenti P$, quelli che – Bertoli per primo! – amano ribadire fino allo sfinimento il principio della legalità (ma evidentemente solo quando fa comodo) perorano il non rispetto della legge. Che i ticinesotti “chiusi e gretti” non osino espellere nessuno straniero. Né mantenuto, né delinquente. Il diktat è chiaro: i ticinesi non solo  dovrebbero permettere a tutti di arrivare qui, ma allo stesso modo dovrebbero pure mantenere chiunque. Senza limiti di tempo né di importo. E se non lo fanno,  vengono infamati da un loro Consigliere di Stato. E’ questa la tanto decantata etica della $inistruccia cantonticinese? E’ normale e tollerabile che un ministro  si vanti di opporsi all’applicazione della legge solo perché quest’ultima non è conforme alle sue ideologie spalancatrici di frontiere? Oppure le leggi valgono solo per chi ha il passaporto rosso?

Boiata doppia
Il paragone ad effetto con l’apartheid in cui Bertoli incautamente si lancia è una boiata per due motivi.
Primo: se davvero vigesse da noi un regime razzista e discriminatorio come quello evocato, non avremmo percentuali stratosferiche di cittadini stranieri che vivono da noi, e soprattutto non avremmo un fenomeno d’immigrazione completamente fuori controllo: perché mai tutti vorrebbero venire a stare in un paese che umilia e maltratta gli stranieri? Forse perché la realtà  è alquanto diversa?

Secondo: con l’improvvido parallelismo con l’apartheid, il direttore del DECS raggiunge il risultato esattamente opposto a quello sperato. Cos’era, infatti, l’apartheid? La marginalizzazione e la discriminazione, in casa propria, di popolazioni autoctone ad opera di colonizzatori stranieri. In questo senso sì, potremmo dire che in Ticino c’è l’apartheid, ma grazie alla politica delle frontiere spalancate e della rottamazione della Svizzera condotta da Bertoli e dal suo partito. Infine, se in Ticino, come dice il ministro P$, si costruiscono muri (dove?) se siamo paragonabili al Sudafrica degli anni più bui, Bertoli è in ogni momento libero di trasferirsi in un paese dove gli stranieri vengono trattati meglio. Sempre che ne trovi, ovviamente.
Lorenzo Quadri