L’eurobalivo sbrocca contro la Svizzera: mandiamolo affan…!

Il burocrate Hahn mette per iscritto le intenzioni di Bruxelles: comandare in casa nostra

I funzionarietti di Bruxelles si producono nell’ennesimo atto ostile nei confronti della Svizzera.

Nel caso concreto, a sbroccare in via epistolare, in una lettera indirizzata al diversamente sobrio Jean-Claude “Grappino” Juncker, è tale eurocommissario Johannes Hahn (Johannes chi?). Questo bieco burocrate austriaco si è già segnalato in passato per gli atteggiamenti antisvizzeri. Evidentemente costui si dimentica che, tempo qualche settimana, o al massimo qualche mese, si troverà con le ciapett sospese nel vuoto. Come tutti i suoi colleghi della Commissione europea del resto. Perché forse a Bruxelles qualche strapagato burocrate non si è reso conto che lo scorso maggio si sono tenute le elezioni europee.

Legnate agli svizzerotti

Eppure questo signore con la data di scadenza già trascorsa si permette di bombardare con arroganza la Svizzera, rea di non avere sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale. Il funzionarietto austriaco, a cui la boria non manca, auspica quindi una linea dura esemplare per bastonare il nostro paese. Soprattutto adesso che c’è in ballo la Brexit, teorizza il grande statista, non bisogna fare concessioni a nessuno. Bisogna tiranneggiare. Non sia mai che ad altri Stati membri UE vengano delle strane idee… sicché, prendiamocela con gli svizzerotti, che tanto si mettono sempre e comunque a 90 gradi, per mostrare a tutti cosa succede a star fuori dall’UE!

In altre parole: il tamberla austriaco sta minacciando il popolo svizzero! Uhhh, che pagüüüraaa!

Consigliamo al signor Hahn, che in tedesco vuol dire gallo, di abbassare la cresta, ma in fretta. Perché, se crede di poterci ricattare, ha fatto male i conti.

Lettera illuminante

Lo scritto dell’eurobalivo Hahn è illuminante, per vari motivi.

  • Dimostra, a chi non l’avesse ancora capito, che l’Unione europea non è affatto un’entità amica, come qualcuno a Berna si ostina a credere. I balivi di Bruxelles sono nemici della Svizzera. Questa foffa pretende di comandare in casa nostra. E non le sta bene che i cittadini elvetici si ostinino a voler decidere le proprie sorti.
  • Il funzionarietto austriaco sbrocca perché la Svizzera allo stato attuale – malgrado le costanti calate di braghe dei politicanti del triciclo: vedi l’ultima, plateale, sul Diktat disarmista – ancora non si adegua a sufficienza all’evoluzione del diritto UE. Gli eurobalivi confermano quindi che l’accordo quadro istituzionale serve all’UE per dettare legge in casa nostra.Quindi, la “ripresa dinamica del diritto comunitario” con cui i politicanti federali calabraghisti si riempiono la bocca è una farsa, come da mesi scriviamo su queste colonne. In regime di accordo quadro, la ripresa del diritto UE diventa I balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, comanderanno in Svizzera al posto del popolo sovrano e dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Svizzera ridotta ad una colonia. Ecco il bel futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci prepara!
  • La parola chiave è istituzionale. Che è il contrario di “bilaterale”. Il popolo svizzero ha sempre rifiutato la sottomissione istituzionale agli eurobalivi, optando appunto per la via bilaterale (il Ticino, giustamente, ha sempre rifiutato anche quella). Con lo sconcio accordo quadro, la casta (governicchio federale, triciclo calabraghista PLR-PPD-P$$, stampa di regime, manager stranieri delle multinazionali, soldatini ed intellettualini da tre e una cicca) vuole contrabbandare la sottomissione istituzionale, spacciandola per la continuazione della via bilaterale. Quando invece sarebbe la sua fine!
  • Tra la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale e l’adesione all’UE c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa ed il pan bagnato. La sbroccata epistolare di Hahn al proposito è chiarissima.
  • I funzionarietti dell’UE ci minacciano e ci ricattano per costringerci ad accettare di ridurci ad una loro colonia. E noi ancora paghiamo, grazie all’eurosenatore a vita Pippo Lombardi, la marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”? Ma ci siamo bevuti il cervello? E’ evidente che il regalo va immediatamente cancellato e gli 1.3 miliardi versati nelle casse dell’AVS.
  • I soldatini della grande economia, ed in particolare i manager stranieri rappresentati da Economiesuisse, la piantino di fare il lavaggio del cervello pro-accordo quadro al popolazzo con la storiella delle esportazioni. Prima dei Bilaterali, le aziende svizzere esportavano più di oggi!
  • Adesso che, grazie al galletto austriaco Hahn, gli eurobalivi hanno messo nero su bianco le loro intenzioni ostili nei nostri confronti (peraltro già chiare da un pezzo; ma ora più nessuno può fingere di non vedere) cosa aspettiamo a mandare finalmente AFFAN… questa gentaglia? Altro sottoscrivere l’accordo quadro: SWISSEXIT!

L’ex portaborse

Tanto per non farsi mancare nulla, nei giorni scorsi è sceso in campo anche il burocrate europeista Jacques De Watteville, l’ex tirapiedi dell’allora ministra del 5% Widmer Schlumpf, e già caponegoziatore svizzero presso l’UE.

Costui ha dichiarato che “bisogna urgentemente firmare l’accordo quadro istituzionale”. E ti pareva!

De Watteville era quello che pretendeva di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché  intervenisse contro la richiesta del casellario giudiziale, che infastidiva i vicini a sud.

Con la sua nuova sortita, l’euroturbo De Watteville ha confermato di essere al servizio di Bruxelles.

Costui, quando era caponegoziatore con l’Unione europea svendeva la Svizzera contro la volontà dei cittadini, profumatamente pagato con i nostri soldi. Sicché: 1) adesso De Watteville la pensione di platino se la faccia pagare dall’Unione europea, visto che lavorava per lei; 2) visto che De Watteville è in pensione, abbia almeno la decenza di tacere!

Lorenzo Quadri

 

Caliamo le braghe perché “bisogna andare d’accordo”

Le “strategie” del Consiglio federale nei rapporti con l’UE. Intanto in Gran Bretagna…

 

Il presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker ha di recente cenato con la premier inglese Theresa May. Tema dell’incontro, ovviamente, la Brexit. Secondo “Grappino” Juncker, il bilancio del colloquio è  negativo. E lui sarebbe “più pessimista”.

Ohibò: il lussemburghese con il calicetto in mano pensava forse di trattare con i suoi camerieri e lustrascarpe del consiglio federale, a cui deve semplicemente “schiacciare gli ordini” e quelli non solo eseguono, ma fanno ancora più di quanto richiesto perché – questa la loro illuminante visione (?) – “bisogna andare d’accordo”?

Eccola qua la geniale strategia (?) politica bernese: bisogna “andare d’accordo” con l’interlocutore . E quindi, per farlo contento, si calano sistematicamente le braghe.

Ambasciatore di chi?

Basti pensare alla scandalosa iniziativa dell’ambasciatore di Svizzera in Italia. Il diplomatico ha avuto il coraggio di chiedere al Consiglio di Stato di abolire il famoso casellario giudiziale. Motivo: non piace al Belpaese.

Come no: il Ticino è il più importante datore di lavoro di cittadini italiani, ma i loro politicanti tentano ancora di comandare in casa nostra. Naturalmente nei confronti della Svizzera in generale, e del Ticino in particolare, i vicini a sud sono inadempienti su tutto, ci prendono per i fondelli, si limitano ai blabla e poi trovano ogni scusa per non concludere. Vedi l’esempio dell’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato della Penisola. Sono anni che se ne parla. Di recente gli italici hanno detto che “il tema è sul tavolo”: i negoziatori svizzerotti (quelli che vanno a Roma a parlare in inglese) si sono subito gonfiati come rane, credendo di aver ottenuto chissà che risultato. Non si rendono conto, i tapini, che avanti di questo passo non succederà nulla per i prossimi decenni!

Lo psicodramma

E tralasciamo di citare nuovamente l’indegno psicodramma montato contro la famosa chiusura notturna dei tre valichi secondari da veline forzitaliche e tronfi kompagnuzzi del PD in cerca di visibilità mediatica. Una sconcia sceneggiata in cui questi politicanti d’oltreramina – ed i loro pennivendoli di servizio – hanno tra l’altro dimostrato una totale ignoranza in materia di rapporti transfrontalieri. Ed intanto la Germania si prepara a reintrodurre i controlli sistematici alle frontiere con la Svizzera, impipandosene degli accordi di Schengen, perché passano troppi finti rifugiati.

E nümm a pagum

Eppure gli svizzerotti non solo continuano a pagare all’Italia i ristorni dei frontalieri, ma arriva pure l’ambasciatore a Roma Giancarlo Kessler a dire che bisognerebbe rinunciare alla richiesta del casellario giudiziale. Questo oltretutto quando la stessa UE sa benissimo l’importanza di conoscere i precedenti penali degli immigrati (a maggior ragione in tempi di terrorismo islamico dilagante): ed infatti spuntano le banche dati con questa funzione. Ma i ticinesi dovrebbero rinunciare al casellario perché “bisogna andare d’accordo” con l’Italia. Qui abbiamo un ambasciatore di Svizzera che viene a dirci di gettare nel water la nostra sicurezza per “andare d’accordo” con i vicini. Consiglio al buon Kessler: il prossimo stipendio, andare a chiederlo direttamente alla Farnesina.

“Grappino” sotto shock

E’ certo comprensibile lo sbigottimento di “Grappino” Juncker dopo l’ultimo incontro con Theresa May, la quale ha dichiarato che la Gran Bretagna non si farà dettare la linea della Brexit dall’UE. Che abissale differenza con gli incontri con la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, o più recentemente con la Doris uregiatta! A Londra “Grappino” Juncker si è trovato davanti un’interlocutrice fermamente intenzionata a rispettare la decisione popolare sulla Brexit. Niente a che vedere con gli spalancatori di frontiere svizzerotti. Quelli che, all’indomani del 9 febbraio 2014, sono praticamente corsi a scusarsi con l’UE;  non hanno nemmeno tentato un negoziato; e, con il supporto fattivo della partitocrazia, hanno cancellato il “maledetto voto” (decisione parlamentare dello scorso dicembre). Il  giorno stesso dello scempio, il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, PLR, è corso tutto scodinzolante a telefonare al citato “Grappino”.  Naturale che, se i termini di paragone di Juncker sono questi, gli sembri – come ha dichiarato – che May “viva su un’altra galassia”.

La nuova fregatura

E intanto i camerieri e lustrascarpe bernesi si preparano a farsi imporre da Bruxelles anche l’accordo quadro istituzionale (pietra tombale sulla nostra sovranità) e a pagare il miliardo di coesione. Perché “bisogna andare d’accordo”. Questi sono solo i regali “principali” che ci stanno preparando gli eurofalliti. Ma  naturalmente ce ne sono anche altri. Ad esempio il progetto europeo di far pagare la disoccupazione dei frontalieri non allo stato di residenza come ora, bensì all’ultimo paese in cui hanno lavorato. Le conseguenze di un simile cambio di paradigma (uella!) per il Ticino e la Svizzera si possono facilmente immaginare. Cosa fa Berna? Risposta recente del Consiglio federale: “segue con attenzione l’evolversi della situazione”. Ovvero, sta a guardare. In attesa dell’ennesima supposta. Che naturalmente verrà accettata senza un cip. Perché “sa po’ fa nagott”. “Bisogna andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri

Il giorno della vergogna per i Giuda della partitocrazia

29 marzo, la Brexit ha inizio. Paragone umiliante per i politicanti federali

Dunque ci siamo. La Brexit ha avuto ufficialmente inizio il 29 marzo con l’invio a Bruxelles della notifica d’inizio della procedura secondo il famoso articolo 50 del trattato di Lisbona. La votazione sulla Brexit si è tenuta, come noto, il 23 giugno 2016; a nove mesi di distanza, ecco che l’uscita dall’UE ha inizio, secondo la volontà popolare.

Un bel giorno per la democrazia, un brutto giorno per la fallita Unione europea: e le cose vanno di pari passo, visto che democrazia ed UE sono due cose inconciliabili.

Vergogna

Se a Bruxelles il 29 marzo 2017 verrà ricordato come una giornata nera, in Svizzera verrà ricordato come il giorno della vergogna. Vergogna dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, vergogna del triciclo PLR-P$$-PPD, vergogna delle élite spalancatrici di frontiere, vergogna della stampa di regime (a partire da quella di sedicente servizio pubblico), vergogna di tutti quelli che hanno contribuito allo scandaloso affossamento del voto del 9 febbraio. E vergogna anche di quegli istituti demoscopici che adesso tentano addirittura di propinarci sondaggi-marchetta  secondo i quali i cittadini ticinesi sarebbero i più soddisfatti di tutti (!) del compromesso-ciofeca che stupra la Costituzione.

I Giuda della volontà popolare

I 9 mesi intercorsi tra il voto popolare e la lettera che dà il via al divorzio della Gran Bretagna dall’UE sono tanti o pochi? Certo è che a Londra la volontà dei cittadini – e ricordiamoci che il voto sulla Brexit aveva di per sé “solo” carattere consultivo – è stata fatta. A Berna invece non solo hanno menato il can per l’aia per tre anni ma, al termine del tempo a disposizione, i Giuda della volontà popolare hanno azzerato addirittura un articolo della Costituzione. I responsabili di questo sconcio, davanti alla letterina partita da Londra, possono fare una sola cosa, anzi due: 1) sprofondare dalla vergogna e 2) dimissionare in blocco.

Sulla 2) non ci sono ovviamente speranze, visto che questi signori e signore sono attaccati alle cadreghe come cozze allo scoglio. Nemmeno sul punto 1) ci sono grosse speranze: taluni, la capacità di vergognarsi l’hanno persa da un pezzo. Da parte nostra, faremo lavoro di utilità sociale nell’aiutarli a riacquistare l’abilità perduta. A tale scopo, non perderemo occasione di ricordare ad oltranza  lo stupro della democrazia a quanti l’hanno perpetrato. A loro, ma anche ai cittadini, affinché sappiano come regolarsi ai prossimi appuntamenti elettorali.

Ridicolizzati

Il 9 febbraio era la nostra piccola Brexit. Piccola perché non si trattava di tagliare del tutto i ponti con l’UE ma semplicemente di introdurre delle limitazioni alla libera circolazione delle persone. Limitazioni che sempre più specialisti considerano necessarie e giustificate. Apriti cielo: l’élite spalancatrice di frontiere prima si è agitata istericamente pretendendo che si rifacesse la votazione perché il popolo becero aveva deciso sbagliato. Poi, quando ha visto che il trucchetto non funzionava, è tornata a giocare la carta del terrorismo di regime: e l’incertezza giuridica (uhhh, che pagüüüüraaa!) e le conseguenze per la ricerca, e le possibili ritorsioni, ed una marea di altre boiate.

Sappiamo come  è andata finire. Con l’umiliazione della democrazia da parte dei politicanti camerieri di Bruxelles. Con il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, PLR, che il giorno dell’approvazione parlamentare del compromesso ciofeca telefonava tutto scodinzolante ai suoi padroni di Bruxelles per annunciare la missione compiuta: sovranità nazionale rottamata.

Il popolo elvetico è stato ridicolizzato dai suoi indegni rappresentanti. Cosa pensano adesso  i cittadini europei di noi svizzerotti ? Facile:  “voi votate e votate, ma tanto non contate nulla, perché i vostri politici fanno quello che vogliono. E voi siete così fessi che ve lo fate andare bene”.

La risposta

La migliore risposta al terrorismo di regime sui “Bilaterali indispensabili altrimenti è l’apocalisse” si trova in un passaggio del discorso tenuto da May alla Camera dei comuni: “una dose di incertezza transitoria (…) è un prezzo inevitabile da pagare (…). I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit”.

Noi abbiamo avuto l’incertezza e, per colpa dei Giuda della volontà popolare, invece di giorni migliori ci aspettano giorni sempre peggiori. Già, perché i balivi di Bruxelles adesso vorrebbero imporci addirittura l’accordo quadro istituzionale. Una pretesa così demenziale che qualsiasi Stato non membro dell’UE la rimanderebbe per direttissima al mittente accompagnata da un sonoro “Vaffa”. Ma con gli svizzerotti, devono essersi detti a Bruxelles, val la pena tentare: finora hanno calato le braghe su tutto, vuoi che non le calino anche su questo?

La differenza

A proposito della notifica della Brexit, sul CdT un commentatore cha scritto: “nel testo della lettera inviata (da Londra) a Tusk (presidente del Consiglio europeo) il linguaggio costruttivo e diplomatico non nasconde tuttavia i primi colpi bassi di un Paese abituato a mercanteggiare, se necessario in modo duro”. Ecco un’altra differenza fondamentale con la Confederella che, invece, è abituata ad abbassare i calzoni ad altezza caviglia. Complice anche una diplomazia flaccida, filoeuropeista, ed assolutamente inadeguata a trattare con entità ostili quale l’UE. La quale, ficchiamocelo bene in testa, è tutto tranne che nostra amica.

Lorenzo Quadri

I legulei dei tribunali sabotano la volontà popolare

Sentenza contro la Brexit: a Londra come in Svizzera, tutto il mondo è paese

 

Proprio vero che tutto il mondo è paese! In Gran Bretagna i giudici dell’Alta Corte di Londra tentano di mettere i bastoni tra le ruote alla Brexit pretendendo che voti il parlamento. La decisione avviene a seguito del ricorso presentato da una esponente di un gruppo europeista: si tratta sempre della solita élite alla quale la democrazia fa schifo. Per costoro il voto popolare non conta nulla e quando il responso non è quello auspicato, si credono legittimati a sabotarlo  con cavilli e ricorsi. E naturalmente trovano, in troppi legulei dei tribunali, messi lì dai partiti, alleati più che pronti ad azzoppare la volontà popolare contraria all’UE e alle frontiere spalancate.  I giudici credono dunque di poter fare politica contro il popolo a suon di sentenze. Il Daily Mail, dopo la decisione dell’alta corte di Londra, ha pubblicato in prima pagina i faccioni dei tre giudici anti-Brexit con il titolo cubitale: “Nemici del popolo”. L’avesse fatto il Mattino, tempo trenta secondi ed i moralisti a senso unico si sarebbero messi ad ululare come coyote.

Anche dalle nostre parti…

Ma quello che succede in Gran Bretagna capita anche dalle nostre parti. Nei giorni scorsi, ad esempio, il Tribunale federale è riuscito ad annullare l’espulsione di un 29enne serbo resosi colpevole di una lunga serie di odiosi reati, tra cui lesioni personali gravi, sequestro e rapimento, con l’argomento che il “bravo giovane” sarebbe cambiato. Così si calpesta la decisione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Gli svizzerotti si devono tenere in casa tutti!

In altre occasioni i giudici hanno annullato misure poste in atto per tutelare il mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud (vedi la cancellazione del requisito della conoscenza del tedesco per i docenti di matematica nella scuola pubblica). E anche talune associazioni professionali hanno già avuto modo di lamentarsi di come le sentenze dei tribunali spianino la strada all’apertura del mercato ticinese agli operatori d’oltreconfine. Quando manifestamente nel Belpaese accade proprio il contrario. Con buona pace della reciprocità.

Il margine di manovra

In Svizzera come in Gran Bretagna il popolo vota contro la devastante libera circolazione delle persone, mentre nei tribunali i giudici (messi lì dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere) usano il proprio margine di manovra per fare politica all’insegna del “devono entrare tutti” e per sabotare le decisioni democratiche non allineate al mantra delle “aperture”.

Separazione dei poteri

Anche alle nostre latitudini è politikamente korretto strillare alla violazione della separazione dei poteri quando la politica tenta (a torto) di influire sulla giustizia (cosa comunque assai rara, essendo che l’élite politica e quella giudiziaria vanno a manina). Quando però sono i giudici nelle loro sentenze a fare politica – naturalmente sempre pro-UE e pro-frontiere spalancate – guai a fare un cip! I soloni della morale a senso unico si ergono, tronfi ed indignati, a difesa della casta dei magistrati; e chi osa criticarli viene bollato come “fascista”. La separazione dei poteri funziona forse anch’essa a senso unico? La politica non deve (giustamente) influire nell’esercizio della giustizia però la giustizia può fare politica – e ovviamente la fa sempre nella stessa direzione? Noi non ci stiamo.

Oggi, alle nostre latitudini, non è l’indipendenza dei tribunali che deve essere difesa da interferenze del legislativo o dell’ esecutivo: anche perché, come detto, le maggioranze  nei tre poteri vanno a manina. Sono le decisioni democratiche ad essere minacciate dalle ingerenze dei tribunali dove giudici partiticizzati fanno politica.

Lorenzo Quadri

La propaganda farlocca si sgonfia come un palloncino

Su libera circolazione, sudditanza agli eurobalivi e frontiere spalancate

In Gran Bretagna dopo il Brexit il tasso di disoccupazione è il più basso dal 2005. E le università svizzere, che avrebbero dovuto essere a rischio a causa del voto “chiuso e xenofobo” del 9 febbraio, guadagnano posizioni

Ohibò: i camerieri dell’UE hanno incassato una nuova legnata. Ad assestargliela, i dati sulla disoccupazione in Gran Bretagna. Oltremanica, il tasso di senza lavoro continua a scendere. Malgrado la Brexit.

L’ultimo rilevamento indica un 4.9%: il più basso dal 2005.

E’ opportuno (uella) ricordare che da noi, in questo sempre meno ridente Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (che è l’indicatore usato internazionalmente) è superiore al 7%. La SECO con le sue statistiche farlocche pretende di farci credere che sia del 3%. In realtà è ben più del doppio. A ciò si aggiunge l’esplosione dei casi d’assistenza: hanno superato quota 9000, quando nel 2010 erano 6000.

La SECO ci prende per fessi

Perché la SECO tarocca le cifre? Facile: perché, avendo negato che l’invasione di frontalieri dovuta alla libera circolazione delle persone provoca sostituzione e dumping salariale, deve giocoforza negare anche l’esistenza in Ticino di un problema occupazionale. Sicché, avanti col  mantra del “Tout va bien, Madame la Marquise”!

Lo abbiamo già scritto. La statistica è come lo scarafone: è bella a mamma sua. E chi è la “mamma” delle statistiche della SECO? Il Consiglio federale cameriere dell’UE. Quello che – assieme alla partitocrazia, ai poteri forti, alla stampa di regime – ha imposto la fallimentare libera circolazione delle persone. E adesso si arrabatta per nasconderne i danni. Urta, in particolare, la supponenza con cui i burocrati bernesi pensano di far fessi i ticinesi. Come se bastasse presentare due indicatori truccati per convincere chi vive sulla propria pelle (o su quella dei propri familiari) il dramma della disoccupazione causa invasione di “targhe azzurre” di essere un visionario. Non è così che funziona.

GB: sempre meno disoccupati

Il tasso di senza lavoro nella Gran Bretagna post-Brexit è dunque chiaramente inferiore a quello ticinese. Questa sì che è una notizia. Eppure ci pare di ricordare che, prima del fatidico 23 giugno, gli internazionalisti spalancatori di frontiere pro saccoccia andassero dipingendo scenari catastrofici in caso di Sì al Brexit. Il ricatto all’indirizzo del popolo inglese era chiarissimo: se osate ribellarvi alla fallita UE, se osate riprendervi la vostra sovranità nazionale, la Gran Bretagna verrà catapultata nel Terzo Mondo.  Invece niente di tutto questo sta accadendo. Succede semmai proprio il contrario. La squallida propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate e contro la sovranità nazionale è stata sbugiardata (anche se il termine corretto sarebbe un meno casto “sputtanata”)  su tutta la linea.

Ineluttabile?

La stessa cosa capita anche alle nostre latitudini. Dove si tenta di spacciare la devastante libera circolazione delle persone per ineluttabile e vantaggiosa, quando in realtà non è né l’una, né l’altra cosa. Un disegno in cui inseriscono le statistiche della SECO, che sono semplice propaganda politica. Il direttore dell’IRE Rico Maggi ha dichiarato: in Ticino le cifre sull’occupazione vengono forzate per fare politica. Appunto: vengono forzate dalla SECO e dall’IRE per fare il lavaggio del cervello ai cittadini a sostegno dell’immigrazione scriteriata.

La casta dei professori

Si ricorderà cosa starnazzava, dopo la votazione del 9 febbraio, la casta dei professori universitari. A seguito delle deplorevoli (sic) chiusure xenofobe, gli atenei elvetici non avrebbero più potuto reclutare all’estero i migliori luminari. Come no. Proprio credibile, vista anche la differenza di stipendio tra le università svizzere e quelle europee. Ed infatti, dagli ultimi rilevamenti è emerso che non ci sono mai stati così tanti professori stranieri nelle università elvetiche come ora. Altro che “ridotti all’autarchia e al declino”. C’è anzi il fondato sospetto che, negli ambienti accademici come altrove, si assumano stranieri anche per posti che potrebbero benissimo essere occupati da “local”. Questo accade perché i professori esteri si portano dietro dal paese d’origine tutto l’harem di assistenti, portaborse, segretari, nani e ballerine.

Le università svizzere…

C’è di più. Nei giorni scorsi sui quotidiani ticinesi (notizia pubblicata in formato francobollo) si è letto  che nelle top cento delle università mondiali ci sono quattro atenei svizzeri: il politecnico di Zurigo al 19° posto (l’anno scorso era al ventesimo), l’università di Ginevra al 53° (cinque posizioni guadagnate rispetto al 2015), quella di Zurigo al 54° (come l’anno scorso) e, new entry, il politecnico di Losanna al 92°. Non solo: le prime dieci posizioni se le spartiscono istituti statunitensi e britannici. Quindi di paesi extra UE – o quasi ex UE!

Per cui:

  • dopo il 9 febbraio le università svizzere non solo non sono andate a ramengo, ma hanno migliorato i propri piazzamenti nelle graduatorie internazionali; e
  • gli atenei con cui è proficuo collaborare sono fuori dall’UE, quindi la sudditanza nei confronti degli eurofunzionarietti predicata dalla casta dei professori universitari non ha alcuna ragione concreta: è solo ideologia internazionalista.

Sbugiardati!

Calo della disoccupazione in Gran Bretagna dopo il Brexit, università svizzere meglio posizionate nelle classifiche internazionali dopo il 9 febbraio: sono solo due delle plateali smentite incassate dalla propaganda di regime pro-UE e pro-frontiere spalancate.

Propaganda che, alla prova dei fatti, si sgonfia miseramente, come un palloncino bucato. Sempre.

Lorenzo Quadri

I camerieri bernesi dell’UE traditi dal loro padrone

 

L’ambasciatore ricatta gli svizzerotti: calate subito le braghe sul 9 febbraio, altrimenti…

Certo che non c’è limite alla tolla! Tale Richard Jones, ambasciatore dell’UE in Svizzera,  si permette di ricattare il nostro paese: se non si trova una soluzione al 9 febbraio prima dei negoziati sulla Brexit, poi si perde il treno, perché l’UE sarà concentrata sulla questione britannica. Traduzione: svizzerotti, calate le braghe subito, altrimenti…

Da notare che, secondo il Jones, la soluzione  per il 9 febbraio deve pure essere “condivisa” con gli eurobalivi. Anche in questo caso il messaggio è chiaro: svizzerotti, non penserete mica di poter alzare la cresta con clausole unilaterali? Proprio voi che vi siete sempre fatti colonizzare dall’UE? Ubbidite a Bruxelles senza discutere, come peraltro fate da anni grazie al Consiglio federale.

Uhhh, che pagüüüüraaa!

Anni di servilismo…

Dopo la Brexit, l’UE è ormai al capolinea. Lo è perché la Brexit ha dimostrato che aderire alla disunione europea, e quindi farsi dettare legge dai suoi balivi, non è affatto un dogma. Dall’UE si può uscire. E a chi esce non succede niente. La Gran Bretagna non andrà in fallimento. E nemmeno verrà inghiottita dalle acque. Anzi, fuori dall’UE i cittadini inglesi staranno  molto meglio di prima. Eppure,  malgrado i balivi di Bruxelles siano alla frutta, ancora si mettono a fare i gradassi con gli svizzerotti, credendo di impressionarli. Da un certo punto di vista, li si può comprendere. Non sono abituati ad incontrare resistenze da parte elvetica. I padroni europei comandano, i camerieri di Berna eseguono e fanno pure la riverenza. Funziona così da anni.

La foglia di fico

Usare la Brexit per tentare di fare fessi gli svizzerotti è patetico. La Brexit dovrà insegnare agli eurobalivi a scendere a compromessi  sull’immigrazione, se non vogliono che la partenza della Gran Bretagna sia solo la prima di una lunga serie: altri Stati membri sono già pronti sulla rampa di lancio. Ed inoltre, gli strapagati eurofunzionarietti non crederanno mica di farci bere la storiella che, una volta partite le negoziazioni sulla Brexit, l’UE non avrà tempo di fare altro? Perché è una scusa da quattro soldi. Non ci fosse stata la Brexit, si sarebbe trovato un altro pretesto. Ad esempio il caos asilo. Per colpa della sua inettitudine e del suo buonismo-coglionismo, l’UE si è riempita di terroristi islamici arrivati come migranti economici. Molti altri finti rifugiati, non essendoci in Europa lavoro nemmeno per i residenti, finiranno ai margini della società. E verranno facilmente radicalizzati dagli imam in moschee e centri culturali riccamente finanziati – anche in Svizzera! – dai paesi arabi: luoghi dove si predica, in casa nostra, l’odio verso l’occidente e lo sterminio degli occidentali.  

Questa non è forse una priorità? Di problemi da risolvere, questa UE ormai fallita, ne ha a bizzeffe. Inutile tirare la scusa della Brexit. La Brexit è solo la logica conseguenza dell’epocale flop.

Nubi all’Horizon

Ma il funzionarietto Jones prosegue con i ricatti al nostro indirizzo. La partecipazione della Svizzera al programma Horizon 2020 (ampiamente sopravvalutato) sarebbe a suo dire a rischio – di nuovo: uhhh, che pagüüüüraaaa! – se la Confederazione non avrà ratificato l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia entro febbraio 2017.

Ci sarebbe proprio da ridere, se non ci fosse da piangere. La partitocrazia bernese ha violato la Costituzione approvando l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, aggiungendo però una condizione politica legata al 9 febbraio e alla sua concretizzazione. E gli eurobalivi, che pretendevano e prevedevano la capitolazione incondizionata, starnazzano. Sarebbe il colmo se gli svizzerotti si trovassero, grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, con la libera circolazione delle persone estesa alla Croazia in violazione della Costituzione ed in più esclusi dal programma Horizon 2020. Del resto l’indegno servilismo di cui non manchiamo di fare sfoggio non meriterebbe altro. Ma dobbiamo proprio sempre farci infinocchiare da tutti?

Lorenzo Quadri

La Brexit spazza via anni di lavaggio del cervello sull’integrazione europea. Quelli che “hanno perso tutto in una notte”

Oltre, ovviamente, alla fallimentare Unione europea ormai avviata sulla via della rottamazione, il trionfo della Brexit ha un’altra grande perdente: la stampa di regime.

In effetti, basta dare un’occhiata sui media nostrani per rendersi conto che non c’è un solo articolo, commento, elzeviro o notula a sostegno della Brexit. Non sia mai! Bisogna demonizzare a tutto campo!

E’ normale: i soldatini mediatici degli spalancatori di frontiere non possono che scrivere peste e corna del voto inglese. Perché questo voto cancella, in un sol colpo, anni di tentativi di lavaggio del cervello all’indirizzo degli svizzerotti. Si è suonata ad oltranza la manfrina dell’avvicinamento (=sottomissione) all’UE  doveroso, ineluttabile, necessario. In caso contrario? Le porte dell’inferno si spalancheranno sotto i nostri piedi di razzisti e xenofobi! Si è divisa la politica – e dunque la popolazione –  in due categorie: da un lato gli illuminati, i buoni, gli “aperti” che vogliono l’integrazione nella fallita UE; dall’altro i retrogradi, beceri e razzisti che non la vogliono. Ebbene, una storica notte di fine estate ha messo brutalmente fine al bieco giochetto.

Dogma farlocco

Il voto sulla Brexit ha spazzato via il dogma farlocco dell’ “integrazione europea ineluttabile”. Altro che dogma: era una fregnaccia, ed i fatti lo dimostrano. L’UE non è il Vangelo. Non solo non è necessario farsi fagocitare; addirittura chi è dentro – e non da ieri, ma come Stato fondatore – può uscirne. In una notte si è consumata la rivoluzione. Per gli spalancatori di frontiere politikamente korretti è un vero sacrilegio. Da qui le reazioni isteriche dei soldatini dell’UE – compresi quelli mediatici. Erano sicuri che la Brexit avrebbe fallito. Hanno fatto di tutto e di più per denigrarla e per diffamarne i promotori. Erano certi che nessuno avrebbe osato sfidare le minacce, i ricatti (economici e morali), i catastrofismi degli eurolecchini (e di quei padroni del vapore che, con le frontiere spalancate, si fanno gli attributi di platino speculando sulla manodopera straniera a basso costo). Ed invece è successo l’impensabile.

Persa anche la faccia

Sicché all’ira degli spalancatori di frontiere, al loro astio nei confronti del popolo bestia che vota sbagliato, al genuino schifo che costoro provano nei confronti della democrazia che osa smentirli, si aggiunge la necessità pressante di salvare la faccia.  O almeno di provarci. Il risultato non poteva che essere il festival dell’isterismo mediatico contro la Brexit. Si fa a gara a chi la spara più grossa. Parola libera ai tutti gli esperti da tre e una cicca, soldatini al servizio della partitocrazia, che, non avendo evidentemente imparato nulla dalla clamorosa batosta, credono ancora di poter spaventare ed intimidire i lettori: I dossier elvetici finiranno nel cassetto! Rapporti con l’UE più difficili! La nebbia sulla manica! Mancava solo “la fine del mondo è vicina!”. Questi sono alcuni dei titoli del flauto barocco che si potevano leggere sulla stampa del “day after”. Non è certo solo un fenomeno svizzero. Il Corriere della Sera, ad esempio, era pari-pari. Sulla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico, nelle cui redazioni la Brexit ha provocato il travaso di cisterne di bile, si può giusto stendere un velo pietoso (anzi un “burqa pietoso” che certamente, in quegli ambienti, è più apprezzato).

Mentre Calmy Rey…

Per quel che riguarda la situazione in Svizzera, tra tutte le starnazzanti minacce dei politicanti euroturbo (per la serie: svizzerotti, non osate rallegrarvi per la Brexit! E soprattutto: non osate neanche immaginare di poter anche voi uscire dalla sudditanza nei confronti degli eurobalivi in cui vi abbiamo cacciati per il nostro interesse!) spicca in positivo la posizione dell’ex ministra degli esteri Micheline Calmy Rey: che è una kompagna, mica una leghista populista e razzista. Calmy Rey non si è fatta problemi nello sbugiardare gli attuali consiglieri federali dicendo che la Brexit sarà positiva per la Svizzera. Certo che lo sarà: perché gli eurobalivi dovranno abbassare la cresta con tutti. E anche con noi.

Non è il solo

Del premier britannico dimissionario David Cameron si è scritto che “ha perso tutto in una notte”. Non è mica il solo. Anche molto più  vicino a noi c’è chi in una notte ha perso forse non “tutto”, ma la faccia e la credibilità di sicuro. Vero, stampa di regime?

Lorenzo Quadri

Brexit GRANDIOSA! Asfaltati i camerieri dell’UE, compresi quelli “nostrani”. Anche noi dobbiamo tornare padroni in casa nostra!

Grandioso. Non può essere definito diversamente il voto a favore della Brexit. Il momento è storico. E’ l’inizio della fine della fallimentare UE. E’ la rivalsa della sovranità popolare e della democrazia contro l’aborto antidemocratico di Bruxelles. Un paese come la Svizzera, dove la sovranità popolare ha un ruolo fondamentale, alla Brexit dovrebbe come minimo intestare una via.

La propaganda di regime ha fallito

La Brexit ha trionfato malgrado sia stata ostacolata e denigrata in tutti i modi. Perfino l’ormai scaduto presidente USA Barack Obama (il peggiore della storia recente) aveva pensato bene di ficcare il naso negli affari britannici; e si è beccato un bello schiaffone.

Il voto inglese segna anche il fallimento della propaganda di regime. I suoi manipolatori le hanno provate tutte per far passare il “remain”. Nulla è rimasto intentato. Dal terrorismo economico al ricatto morale degli intellettualini (quelli dell’equazione patriottismo=fascismo) alla svergognata strumentalizzazione dell’assassinio della deputata laburista (si sa che gli spalancatori di frontiere, autocertificati detentori della morale, non si fanno scrupolo nel camminare sui cadaveri). Offendendo l’intelligenza dei cittadini, si è arrivati al punto di mettere in campo perfino la minaccia del taglio dei finanziamenti europei  a talune note serie televisive. Uhhh, che pagüüüraaa!

Tutto è stato tentato; nulla è servito.

Momento storico

Il momento, dunque, è storico. La Gran Bretagna esce dall’UE, altri seguiranno. E il Regno Unito non è “n’importe qui”. E’ uno Stato fondatore dell’UE. Che però ancora godeva di importanti autonomie. Gli inglesi non sono (erano) certi quelli messi peggio nell’Europa disunita. La partenza di Londra è il via libera che molti altri aspettavano. La svolta Brexit è epocale anche per la Svizzera. L’era in cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale venivano a raccontare – supportatati dalla partitocrazia, dalla stampa di regime, dall’élite spalancatrice di frontiere – che l’integrazione (=sudditanza) della Svizzera nei confronti dell’UE è ineluttabile, è una necessità, e via cianciando, è chiusa per sempre. Se uno Stato membro e fondatore può uscire dall’Unione europea,  anche noi che non siamo membri possiamo, anzi dobbiamo, riprenderci la nostra sovranità nazionale. Quella sovranità che i citati camerieri dell’UE hanno svenduto a suon di frottole, di minacce e di denigrazioni sistematiche (chi è contrario all’UE è un fascista e un razzista).

Tempi duri… per gli zerbini dell’UE

La Gran Bretagna se ne va; anche noi dobbiamo prendere il largo. Sono patetiche  le dichiarazioni del ministro dell’economia PLR “Leider” Ammann  e dei politologi al soldo degli internazionalisti. Costoro annunciano con tono da funerale (vabbè, per “Leider” Ammann è lo standard): “Per la Svizzera arriveranno tempi duri”. Maldestro tentativo di intimidire chi, dopo il voto inglese, adesso pretende che anche i nostri flebili e sottomessi negoziatori con l’UE portino finalmente a casa quanto deciso dal popolo il 9 febbraio. $ignori, chi pensate di prendere per il coccige? Certo che arrivano tempi duri: ma per voi; per quelli dell’ “integrazione (=sudditanza) europea ineluttabile”. Adesso siete irrimediabilmente sbugiardati. Anzi, il termine corretto sarebbe un meno casto “sputtanati”.

Da notare che il quasi ex premier inglese Cameron dopo l’approvazione del Brexit ha annunciato le dimissioni. I “nostri” camerieri dell’UE, invece, vengono asfaltati dalle urne ma restano attaccati alle cadreghe come cozze allo scoglio.

Quelli che rosicano

Chissà come rosica (dietro le dichiarazioni di facciata) il ministro degli Esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr, quello che vuole la ripresa dinamica (=automatica) del diritto UE ed i giudici stranieri. Gli uccellini bernesi cinguettano che Burkhaltèèèèr aspettasse solo il No alla Brexit (che lui riteneva scontato; e invece…) per tirar fuori dal cassetto la porcata dell’accordo quadro istituzionale, che avrebbe costituito la tomba della sovranità svizzera. Adesso la suddetta porcata dovrà finire nel cestino della carta straccia a fare compagnia alla domanda d’adesione all’UE. Se poi il Consiglio federale avesse un minimo di decenza, dopo il voto di giovedì  dovrebbe ritirare la decisione, anticostituzionale, di estendere la libera circolazione delle persone alla Croazia.

Per la Svizzera

Perché la Brexit è positiva per la Svizzera? Perché, oltre far calare “di due dita” una manica di eurofunzionarietti non eletti da nessuno ma affetti da delirio di onnipotenza, mette Bruxelles  davanti all’evidenza che sbattere le porte in faccia all’UE “sa po’”. Quindi,  se vuole avere una qualche chance di sopravvivenza, l’UE dovrà scendere a compromessi anche con altri paesi che chiedono più autonomia. In particolare in tema di controllo dell’immigrazione. Altro che starnazzare al principio fondante della libera circolazione delle persone senza limiti. O Bruxelles scende a più miti consigli, o il principio fondante diventerà affondante per l’UE.

Questo vale anche per la Svizzera e per il voto del 9 febbraio. Un voto che dovrà essere portato a casa nella sua integrità e non certo con l’inutile clausola del Consiglio federale. Ci sarà la preferenza indigena e chi saranno i contingenti all’immigrazione. Altrimenti, via  i Bilaterali, via Schengen e frontiere blindate. La via è tracciata. Come diceva qualcuno: Yes we can!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

La Gran Bretagna spenderebbe meno di 7 euro al giorno per migrante economico. Finti rifugiati: vuoi vedere che paghiamo più di tutti?

Nella vicina Penisola la Fondazione Moressa ha realizzato uno studio su quanto spendono i vari paesi UE per i migranti. Ne è emerso che in cima alla classifica si trovano i Paesi Bassi che per ogni asilante spendono 65.9 euro al giorno. Segue il Belgio con 52.7 euro, la Finlandia con 38, l’Italia con 35, la Svezia con 32.7, la Francia con 25.1, la Germania con 18.4, l’Ungheria con 15.1, l’Austria con 9.5, il Regno unito con 6.7.

Ohibò. In mancanza di ulteriori informazioni sull’effettiva confrontabilità dei dati, salta all’occhio una cosa: la Gran Bretagna è quella che spende nettamente meno. In pratica un decimo dei Paesi Bassi.

Ma tu guarda questi inglesi…

Ma tu guarda questi inglesi. Sono uno Stato membro dell’UE però non solo si tengono la sterlina e portano a casa contributi da Bruxelles invece di pagarli, ma fanno i loro comodi nei più svariati ambiti, alla faccia degli eurobalivi.

Ad esempio sulla piazza finanziaria, che – come quella statunitense – si ingrassa alla grande permettendo di imboscare fondi non dichiarati, e contando sull’arretramento della piazza elvetica. Però solo gli svizzerotti vengono presi di mira da organismi internazionali privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica per via del segreto bancario. E naturalmente calano subito le braghe. Sappiamo chi ringraziare. Intanto britannici e yankees si portano a casa le fettone di torta e se la ridono a bocca larga.  E gli svizzeri, pur non essendo Stato membro UE, pagano miliardi di contributi di coesione. Però vengono ricattati e infamati per il voto del 9 febbraio.

Nella diatriba sulla questione del casellario giudiziale, un esponente politico del  Belpaese ha avuto modo di dire che la Svizzera “è più nell’UE della Gran Bretagna”. Purtroppo è vero. Ma non certo per volontà dei cittadini, che infatti ambiscono a tutt’altro. Bensì a seguito della politica delle braghe calate praticata dai camerieri dell’UE che siedono a Berna.

Ricollocazione

Naturalmente la Gran Bretagna non fa i compiti nemmeno per quel che riguarda la ricollocazione di finti rifugiati decisa sempre dall’UE. Lo stesso dicasi per gli altri Stati membri. Gli unici a scattare sull’attenti e ad eseguire di gran carriera sono, ancora una volta, gli svizzerotti. Infatti ci prendiamo 6000 finti rifugiati che spetterebbero ad altri. Lo facciamo, per soprammercato, senza alcuna base legale. Grazie kompagna Sommaruga! Proprio tu che quando si tratta di fare qualcosa per il Ticino invaso dai padroncini non muovi foglia adducendo la scusa che “non c’è la base legale”! Quando si tratta di far entrare finti rifugiati, invece…

E noi?

Tornando ai costi pro-capite per asilante. Viste le indicazioni in apertura in relazione ai  paesi UE, la domanda scontata è quanto spende invece la Svizzera. E’ difficile fare un paragone. Però c’è come il vago sospetto che si tratti di cifre ben più elevate di quelle dei paesi UE.

Il confronto è ostico per vari motivi. Il primo è il federalismo. Si sa che nel 2015 per l’asilo si sono spesi a livello federale 1,2 miliardi di franchetti, mentre manca il conteggio delle spese affrontate da Cantoni e Comuni. C’è chi ipotizza che, sommando tutto, si arrivi attorno ai 4 miliardi di fr all’anno. Il secondo motivo: non è chiaro se la tabella “europea” consideri solo i costi dei migranti in attesa di una decisione, o se consideri anche quelli della piccola percentuale di asilanti che vengono accettati come profughi.

Conti della serva

Con due conti della serva si potrebbe arrivare però al risultato seguente: 1,2 miliardi di Fr di spesa per l’asilo nel 2015 con 40mila arrivi, fanno un costo procapite di 82 Fr al giorno per migrante economico. Quindi assai di più dei 66 euro dei Paesi Bassi. E un’infinità in più dei 6.7 euro inglesi.

Chissà perché, c’è come il sospetto che questo calcolo, per quanto azzardato, non dia un’indicazione poi così sballata.

Lorenzo Quadri