L’eurobalivo sbrocca contro la Svizzera: mandiamolo affan…!

Il burocrate Hahn mette per iscritto le intenzioni di Bruxelles: comandare in casa nostra

I funzionarietti di Bruxelles si producono nell’ennesimo atto ostile nei confronti della Svizzera.

Nel caso concreto, a sbroccare in via epistolare, in una lettera indirizzata al diversamente sobrio Jean-Claude “Grappino” Juncker, è tale eurocommissario Johannes Hahn (Johannes chi?). Questo bieco burocrate austriaco si è già segnalato in passato per gli atteggiamenti antisvizzeri. Evidentemente costui si dimentica che, tempo qualche settimana, o al massimo qualche mese, si troverà con le ciapett sospese nel vuoto. Come tutti i suoi colleghi della Commissione europea del resto. Perché forse a Bruxelles qualche strapagato burocrate non si è reso conto che lo scorso maggio si sono tenute le elezioni europee.

Legnate agli svizzerotti

Eppure questo signore con la data di scadenza già trascorsa si permette di bombardare con arroganza la Svizzera, rea di non avere sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale. Il funzionarietto austriaco, a cui la boria non manca, auspica quindi una linea dura esemplare per bastonare il nostro paese. Soprattutto adesso che c’è in ballo la Brexit, teorizza il grande statista, non bisogna fare concessioni a nessuno. Bisogna tiranneggiare. Non sia mai che ad altri Stati membri UE vengano delle strane idee… sicché, prendiamocela con gli svizzerotti, che tanto si mettono sempre e comunque a 90 gradi, per mostrare a tutti cosa succede a star fuori dall’UE!

In altre parole: il tamberla austriaco sta minacciando il popolo svizzero! Uhhh, che pagüüüraaa!

Consigliamo al signor Hahn, che in tedesco vuol dire gallo, di abbassare la cresta, ma in fretta. Perché, se crede di poterci ricattare, ha fatto male i conti.

Lettera illuminante

Lo scritto dell’eurobalivo Hahn è illuminante, per vari motivi.

  • Dimostra, a chi non l’avesse ancora capito, che l’Unione europea non è affatto un’entità amica, come qualcuno a Berna si ostina a credere. I balivi di Bruxelles sono nemici della Svizzera. Questa foffa pretende di comandare in casa nostra. E non le sta bene che i cittadini elvetici si ostinino a voler decidere le proprie sorti.
  • Il funzionarietto austriaco sbrocca perché la Svizzera allo stato attuale – malgrado le costanti calate di braghe dei politicanti del triciclo: vedi l’ultima, plateale, sul Diktat disarmista – ancora non si adegua a sufficienza all’evoluzione del diritto UE. Gli eurobalivi confermano quindi che l’accordo quadro istituzionale serve all’UE per dettare legge in casa nostra.Quindi, la “ripresa dinamica del diritto comunitario” con cui i politicanti federali calabraghisti si riempiono la bocca è una farsa, come da mesi scriviamo su queste colonne. In regime di accordo quadro, la ripresa del diritto UE diventa I balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, comanderanno in Svizzera al posto del popolo sovrano e dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Svizzera ridotta ad una colonia. Ecco il bel futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci prepara!
  • La parola chiave è istituzionale. Che è il contrario di “bilaterale”. Il popolo svizzero ha sempre rifiutato la sottomissione istituzionale agli eurobalivi, optando appunto per la via bilaterale (il Ticino, giustamente, ha sempre rifiutato anche quella). Con lo sconcio accordo quadro, la casta (governicchio federale, triciclo calabraghista PLR-PPD-P$$, stampa di regime, manager stranieri delle multinazionali, soldatini ed intellettualini da tre e una cicca) vuole contrabbandare la sottomissione istituzionale, spacciandola per la continuazione della via bilaterale. Quando invece sarebbe la sua fine!
  • Tra la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale e l’adesione all’UE c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa ed il pan bagnato. La sbroccata epistolare di Hahn al proposito è chiarissima.
  • I funzionarietti dell’UE ci minacciano e ci ricattano per costringerci ad accettare di ridurci ad una loro colonia. E noi ancora paghiamo, grazie all’eurosenatore a vita Pippo Lombardi, la marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”? Ma ci siamo bevuti il cervello? E’ evidente che il regalo va immediatamente cancellato e gli 1.3 miliardi versati nelle casse dell’AVS.
  • I soldatini della grande economia, ed in particolare i manager stranieri rappresentati da Economiesuisse, la piantino di fare il lavaggio del cervello pro-accordo quadro al popolazzo con la storiella delle esportazioni. Prima dei Bilaterali, le aziende svizzere esportavano più di oggi!
  • Adesso che, grazie al galletto austriaco Hahn, gli eurobalivi hanno messo nero su bianco le loro intenzioni ostili nei nostri confronti (peraltro già chiare da un pezzo; ma ora più nessuno può fingere di non vedere) cosa aspettiamo a mandare finalmente AFFAN… questa gentaglia? Altro sottoscrivere l’accordo quadro: SWISSEXIT!

L’ex portaborse

Tanto per non farsi mancare nulla, nei giorni scorsi è sceso in campo anche il burocrate europeista Jacques De Watteville, l’ex tirapiedi dell’allora ministra del 5% Widmer Schlumpf, e già caponegoziatore svizzero presso l’UE.

Costui ha dichiarato che “bisogna urgentemente firmare l’accordo quadro istituzionale”. E ti pareva!

De Watteville era quello che pretendeva di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché  intervenisse contro la richiesta del casellario giudiziale, che infastidiva i vicini a sud.

Con la sua nuova sortita, l’euroturbo De Watteville ha confermato di essere al servizio di Bruxelles.

Costui, quando era caponegoziatore con l’Unione europea svendeva la Svizzera contro la volontà dei cittadini, profumatamente pagato con i nostri soldi. Sicché: 1) adesso De Watteville la pensione di platino se la faccia pagare dall’Unione europea, visto che lavorava per lei; 2) visto che De Watteville è in pensione, abbia almeno la decenza di tacere!

Lorenzo Quadri

 

Ancora ricatti da Bruxelles! Intanto noi facciamo i regali

L’eurocrate ci minaccia: “svizzerotti, adesso vi togliamo l’equivalenza borsistica”

Partitocrazia e Consiglio federale, sveglia! Azzerare immediatamente il contributo di coesione da 1.3 miliardi!

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Il compianto Flavio Maspoli, di cui ricorre in queste settimane il dodicesimo anniversario della scomparsa, avrebbe commentato: “Wie immer, wie gewöhnlinch”. Ormai non passa un giorno senza che i funzionarietti della fallita UE si producano in un qualche attacco alla Svizzera. Obiettivo: mettere sotto pressione i pavidi politicanti bernesi, asserviti ai “poteri forti”, affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale.

Fretta sospetta

Questi eurocrati dovrebbero ricordarsi che hanno già le valigie in mano. Nel giro di qualche mese, nessuno di loro avrà più la seggiola sotto il tafanario. Sicché, giò do dida! E noi dovremmo prendere ordini da balivi in scadenza, anzi già scaduti?

Inoltre, domandina facile-facile: se, come il triciclo tenta di far credere al popolazzo tramite lavaggio del cervello permanente concertato con la stampa di regime, lo sconcio accordo quadro fosse una “benedizione per la Svizzera”, perché mai i funzionarietti di Bruxelles avrebbero tutta questa fretta di firmare? E’ evidente che questo accordo è invece nell’interesse dell’UE, dato che le permetterà di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine.

 Accordo della ragione?

Però i liblab, agli ordini dei manager stranieri di Economiesuisse, da mesi starnazzano che bisogna firmare subito l’improponibile trattato coloniale, senza se né ma, perché si tratta – parola dell’ex partitone – dell’ “accordo della ragione”! Hai capito questi plr? Si sta svendendo la Svizzera e loro cianciano di “accordo della ragione”! Del resto, il grande burattinaio dell’ex partitone Fulvio Pelli andava in giro a dire che, grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani avrebbero potuto lavorare a Milano. Per cui…

Cavoli A-Maros

Si ricorderà che la settimana scorsa il presidente non astemio della commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker pretendeva di mettere via senza prete, in un paio di giorni, le richieste di ulteriori spiegazioni del governicchio federale sull’accordo quadro. Naturalmente, il Consiglio federale ha posto domande su questioni secondarie. Perché sulla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, come pure sui giudici stranieri (della Corte di giustizia europea) che ci imporrebbero leggi straniere, a Berna sono perfettamente in chiaro: hanno già accettato tutto!Chinati a 90 gradi!

Adesso è il turno di tale Maros Sefcocic (Sefco chi?), vicepresidente della Commissione UE, di ricattare gli svizzerotti: a partire dal primo di luglio alla Confederella non sarà più riconosciuta l’equivalenza borsistica. Uhhh, che pagüüüraaa! Questo perché, secondo il Maros, “sull’accordo quadro non si progredisce” e “manca la volontà politica”. L’ultima affermazione è una boiata. La volontà politica, nel senso della volontà dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è eccome. Lor$ignori smaniano per abbassare le braghe fin sotto alle caviglie. E’ la volontà dei cittadini a mancare. E le elezioni federali sono vicine…

La casta contro i cittadini

Infatti, a mettere i bastoni fra le ruote alle mire di conquista dei burocrati di Bruxelles è ancora una volta il popolazzo elvetico; quello che vota sbagliato e dunque va ridotto al silenzio. L’ostacolo è la deplorevole democrazia diretta o semidiretta svizzera, che Bruxelles odia e cerca di eliminare, con un obiettivo chiaro: instaurare la dittatura internazionale della casta. Ed è infatti esattamente questo che intende fare l’UE con lo sconcio accordo quadro istituzionale: rottamare i diritti popolari in casa nostra.

Bella “lubrificazione”!

Da Bruxelles dunque continuano i ricatti al nostro indirizzo. Eccoli qua, i risultati del regalo da 1.3 miliardi di Fr che il triciclo vuole versare senza alcun obbligo né contropartita, ma solo “per oliare” (Eurosenatore a vita Pippo Lombardi dixit). Bella lubrificazione, non c’è che dire!

Ci pare inoltre di ricordare che il parlamenticchio federale, per non perdere completamente la faccia davanti ai cittadini, avesse dichiarato che la marchetta miliardaria sarebbe stata versata solo se l’UE non ci avesse discriminati. Adesso arriva la discriminazione. Però nessun esponente della partitocrazia parla di annullare il regalo.Chissà come mai, eh?

Stop regali!

Bruxelles pretende un “segnale chiaro” dalla Svizzera? Bene, inviamoglielo: azzeramento immediato del contributo di coesione e njet allo sconcio accordo quadro!

Mandiamo finalmente affan… questi eurocrati ed i loro camerieri di Berna! Quali ulteriori conferme ci servono ancora che questa foffa non considera affatto la Svizzera come un partner da trattare alla pari, bensì come una colonia a cui schiacciare gli ordini?

Come già detto: altro che via “bilaterale”. Quella che percorreremmo con l’accordo quadro è la via della sudditanza!

A proposito: il 30 giugno non scade solo l’equivalenza borsistica. Scade anche il termine per il versamento dei ristorni dei frontalieri. A buon intenditor…

#votalegaoleuropatifrega

 

Lorenzo Quadri

I camerieri di Bruxelles hanno fretta di disarmarci

Scandaloso! Il Diktat antisvizzero rischiava di entrare in vigore il 1° agosto

 

Oltre al danno, la beffa. Il Diktat disarmista dell’UE sarebbe dovuto entrare in vigore nientemeno che il prossimo 1° agosto, giorno della festa nazionale. Ricordiamo che l’ennesima calata di braghe nei confronti dell’UE, appoggiata – more solito – dai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale e dal triciclo PLR-PPD-P$$ venne approvata a livello nazionale nella votazione dello scorso 19 maggio. Ma il Ticino disse No. Solo il nostro Cantone infatti ha resistito al lavaggio del cervello ed al terrorismo di regime con cui la casta spalancatrice di frontiere pretende di spingere gli svizzeri a rottamare la propria indipendenza e la propria sovranità. Evidentemente in questo risultato la Lega ed il Mattino hanno giocato un ruolo.

La posta in gioco

E’ palese, e l’abbiamo detto più volte, che la vera posta in gioco non era il numero di colpi che può contenere un caricatore, ma l’indipendenza della Svizzera. La minaccia di un’espulsione da Schengen, con tanto di ritorno, per gli svizzerotti, al regime del visto, era francamente ridicola. Nemmeno i cittadini albanesi sottostanno all’obbligo di visto; ed infatti l’Olanda ne ha chiesto la reintroduzione per motivi di sicurezza (la criminalità albanese, specie di stampo mafioso, dilaga grazie alla libertà di movimento all’interno dello spazio Schengen).

Allo stesso modo, lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ smania per firmare (ma deve contenersi fino alle elezioni federali di ottobre, altrimenti alle urne son dolori) non è certo una semplice questione “commerciale”: in gioco c’è il futuro della Svizzera.

Una sola priorità

Con la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE è stato svenduto un altro pezzo del Paese. E qualche tamberla, sotto le cupole federali, pensava di mettere in vigore le nuove regole anti-svizzere addirittura il 1° agosto. Hai capito? A Berna ci sono dei beoti che pensavano di festeggiare il Natale della Patria assestandole un bello schiaffone. Un affronto a tutti quei cittadini che sono ancora legati al proprio Paese, al contrario dell’establishment eurolecchino. Ed anche la dimostrazione che, per i camerieri dell’UE in Consiglio federale e per i loro burocrati con i piedi al caldo, la Svizzera non conta nulla. La priorità è una sola: giù le braghe davanti agli ordini in arrivo da Bruxelles!

Sollecitata da una domanda “ad hoc”, lunedì la ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (KKS) ha dovuto dichiarare davanti al Consiglio nazionale che la data d’entrata in vigore del Diktat disarmista non sarebbe stata il 1° agosto.

Oltretutto, non si capisce che fretta ci sarebbe di applicare la direttiva  UE sulle armi contro la quale, peraltro, è pendente anche un ricorso della Repubblica Ceca. Sarebbe infatti il colmo se gli svizzerotti dovessero mettere in vigore delle regole comunitarie… ancora prima degli Stati membri.

Ma purtroppo, con i calatori di braghe compulsivi che ci ritroviamo a Berna, al peggio non c’è limite.

Due misere settimane!

La liblab KKS ha dunque annunciato che la data di entrata in vigore del Diktat UE non sarà il 1° agosto, ma figuriamoci! Sarà invece “un’altra”. Quale altra? Forse il gennaio 2020, o magari anche dopo, dal momento che non c’è alcuna fretta di mettersi a 90 gradi? Macché!

Il mistero (?) è stato svelato qualche giorno dopo. La direttiva entrerà in vigore… il 15 agosto!

Resisi conto che la data del Primo d’agosto rischiava – giustamente! – di provocare un putiferio, i bernesi hanno rinviato della miseria di due settimane! Perché ubbidire a Bruxelles è imperativo!

Anche da simili vicende ci si rende conto che, con questa partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed i suoi politicanti, siamo messi davvero male. E intanto, non contenti di calare le braghe, paghiamo pure le marchette da 1.3 miliardi all’UE “per oliare”.

Lorenzo Quadri

 

Solo fandonie per permettere a Bruxelles di dettarci legge

Il Diktat disarmista dell’UE? Un deleterio precedente da respingere! Mentre il triciclo…

 

Il 19 maggio si voterà sul diktat dell’UE che, sfruttando cinicamente il pretesto della “lotta al terrorismo“ (perché solo di pretesto si tratta) mira a disarmare i cittadini onesti.

Pur di genuflettersi davanti all’ennesima prepotenza di Bruxelles la maggioranza politica, ovvero il solito triciclo euroturbo PLR-PPD-PSS, non esita a fare strame delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare, delle nostre leggi, del nostro diritto delle armi: ovvero, di un sistema che funziona benissimo da oltre un secolo e mezzo.

Evidentemente, per certi politicanti, non esiste sacrificio troppo grande pur di compiacere (qualcuno direbbe: “oliare”) i burocrati di Bruxelles.

I sostenitori dell’ennesima capitolazione davanti all’Unione europea difendono il recepimento della direttiva disarmista con una lunga serie di fandonie.

Tante panzane

  • “Schengen è in pericolo!”. La permanenza della Svizzera all’interno dello spazio Schengen (sulla cui opportunità si potrebbe peraltro disquisire a lungo) non sarebbe affatto in discussione, anche in caso di No popolare alla direttiva UE. La permanenza della Svizzera nello spazio Schengen è una questione politica e non giuridica. In caso di divergenze su temi quali la legislazione sulle armi, come spiegava lo stesso Consiglio federale nel 2005 ai tempi della votazione popolare su Schengen, i trattati prevedono che si trovi una soluzione pragmatica per la continuazione dell’accordo. Forse che l’UE avrebbe un qualche interesse a rifiutare la ricerca di una “soluzione pragmatica” e ad espellere la Svizzera da Schengen? Rinunciando alle decine di milioni che essa paga ogni anno, ed alle informazioni che fornisce? Forse che l’UE sarebbe d’accordo di conferire al nostro paese la facoltà di reintrodurre controlli sistematici sul confine, magari in funzione antifrontalieri, per la gioia dei vicini a sud? Ma non facciamo ridere i polli!
  • “L’espulsione della Svizzera da Schengen avrebbe conseguenze catastrofiche sulla sicurezza, sul turismo, e genererebbe code al confine”. A parte che, vedi al punto precedente, non ci sarà nessuna epurazione. Qualcuno farebbe bene a ricordarsi che gli accordi di Schengen sono in vigore in Svizzera dal 2008. Quindi da appena 10 anni. Non da mille. Forse che 10 anni fa il nostro Paese versava nella situazione disastrosa che adesso la maggioranza PLR-PPD-PSS paventa a scopo di lavaggio del cervello? Ma quando mai! 10 anni fa il turismo girava meglio di adesso, di frontalieri ce n’erano già troppi, eppure non si formavano code quotidiane fino a Milano. Quanto alle tanto magnificate banche dati di Schengen: la loro importanza nella lotta alla criminalità è ampiamente sopravvalutata, per evidenti fini politici. Non sono certo l’unico strumento, e nemmeno il più efficace, vista la scarsa qualità dei dati immessi da vari Paesi membri.
  • “La direttiva UE serve a combattere il terrorismo”. Falso. La direttiva UE è del tutto inutile a tale scopo. Non c’è un solo atto di terrorismo islamico che sia stato commesso con armi legalmente dichiarate. I terroristi ed i criminali continueranno a procurarsi le armi da fuoco – quando se ne servono – sul mercato nero. Che non è toccato in nulla dal Diktat comunitario. La direttiva UE vuole, semplicemente, impedire ai cittadini onesti il possesso di armi. Disarmare i cittadini è una mossa tipica dei regimi totalitari. Come limitare la libertà d’espressione. Bruxelles fa entrambe le cose. Infatti le sue derive antidemocratiche sono evidenti.
  • “Accettando la direttiva UE non cambia praticamente nulla”. Il Diktat UE introduce, tra l’altro, proprio quelle misure che erano state respinte in votazione popolare nel febbraio 2011, come la clausola del bisogno e l’obbligo di registrazione a posteriori. Un sì il 19 maggio permetterebbe quindi a Bruxelles di dettar legge in Svizzera contro la volontà popolare. E avrebbe anche delle conseguenze immediate: la maggior parte dei cittadini onesti perderebbe il diritto di detenere una normale arma da fuoco. Questo diritto esiste in Svizzera dal 1848. E soprattutto: la direttiva comunitaria prevede un inasprimento a cadenza quinquennale. A cui naturalmente le pavide autorità elvetiche non potranno (né vorranno) opporsi. Nel giro di pochi anni dunque, con la più classica tattica del salame, si arriverebbe al disarmo totale dei cittadini. Il presidente della Commissione UE Juncker l’ha dichiarato senza mezzi termini: quanto contenuto nella direttiva oggetto della votazione del 19 maggio “è solo un primo passo”.

Se lo dice lei…

La Svizzera è un paese ad alta densità di armi da fuoco, Eppure praticamente non ci sono problemi. In molte parti del mondo se ne stupiscono. Questo dimostra che nel nostro paese si fa un uso responsabile delle armi”. Parole e musica non del comitato referendario contro il Diktat disarmista dell’UE, bensì della Ministra di Giustizia Karin Keller Sutter, PLR, favorevole alla direttiva. Quindi: il sistema svizzero funziona e non abbiamo alcun motivo di cambiarlo. E se a dirlo sono proprio quelli che lo vorrebbero rottamare…

Diritto di difendersi

Il diritto all’autodifesa è un diritto fondamentale. Permette di proteggere altri diritti fondamentali (vita, integrità fisica e sessuale, proprietà privata,…) nel momento in cui sono concretamente minacciati. Una limitazione di questi diritti è possibile solo in presenza di una base legale, di un interesse pubblico, e se la limitazione appare proporzionata. Recepire il Diktat disarmista dell’UE non adempie a nessuno di questi requisiti. Esso è contrario alla nostra legge, non persegue alcun interesse pubblico (l’attuale diritto svizzero delle armi non presenta problemi di sorta) e non è proporzionato, dal momento che non permette in nessun modo di raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero combattere il terrorismo.

Politicanti svenduti

Un capitolo a parte lo meritano poi quei politici PLR e PPD che nel 2011 si opponevano all’iniziativa popolare contro le armi, la quale conteneva restrizioni analoghe (anzi, più circoscritte) di quelle che ora ci vuole imporre Bruxelles. Otto anni fa, questi signori difendevano – giustamente – il diritto svizzero delle armi. Adesso, invece, giravolta a 180 gradi. Perché? Non certo perché le limitazioni che ci verrebbero imposte abbiano uno straccio di giustificazione. Se non l’avevano otto anni fa, non l’hanno nemmeno ora. Ma soltanto perché “bisogna ubbidire a Bruxelles”.

Tutti a votare NO!

Non c’è dunque alcun motivo per cui il popolo elvetico dovrebbe approvare il Diktat disarmista. Un Sì il 19 maggio permetterebbe all’UE di comandare in casa nostra, e di farlo contro le nostre leggi, contro le nostre tradizioni, contro la nostra volontà popolare. Un precedente deleterio che avrebbe pesanti conseguenze per il futuro della Svizzera. Non cediamo!

Lorenzo Quadri

 

I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

Nuovo ricatto di Bruxelles: Berna, come al solito, tace

L’eurofunzionarietto con le valigie in mano si permette di minacciarci: ma vaffan…!

Certo che agli eurofalliti la faccia di tolla non manca mai, neppure l’arroganza e ancora meno la boria!

L’ultima penosa sbroccata l’abbiamo sentita proprio ieri. Tale Johannes Hahn (Johannes chi?), commissario europeo, ha rilasciato la seguente dichiarazione minatoria all’indirizzo dei camerieri bernesi dell’UE: “Senza l’accordo quadro istituzionale non ci sarà nessuna nuova intesa”.Uhhh, che pagüüüraaa!

E’ il colmo: questi balivi di Bruxelles hanno già le valigie in mano. Tra sette mesi saranno tutti a casa, spazzati via dalle elezioni europee. Però si immaginano ancora di poter fare la voce grossa. E di farla con chi? Naturalmente con gli svizzerotti, che calano sistematicamente le braghe! Vedi, per citare solo un esempio recente, la vergognosa calata di braghe del parlamento federale sul Diktat disarmista dell’UE!

Non ancora contento, il Johannes ha pure dichiarato che con l’accordo quadro istituzionale verranno cancellate le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E adesso, $inistrati internazionalisti eurolecchini, come la mettiamo?

Posizioni chiare

Degli squallidi ricatti di questi funzionarietti di Bruxelles non eletti da nessuno ed ormai politicamente morti, ne abbiamo piene le scuffie.

Come ne abbiamo piene le scuffie di questa fallita Unione europea che, mentre negli Stati membri perde terreno ogni giorno che passa, pretende di comandare in casa nostra!
Il Giuànn (Johannes) dice che senza lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe leggi e giudici stranieri) non ci saranno altri trattati tra la Confederella e l’UE? Benissimo! Non aspettavamo altro! Infatti con la Disunione europea non dobbiamo più firmare nessun accordo, di nessuno tipo! Anche perché poi questi accordi vengono utilizzati come cavalli di Troia per assoggettarci sempre di più. Infatti, il trattato viene poi “sviluppato” e gli svizzerotti  ricattati: se non accettate la nuova evoluzione salta tutto. Ed i camerieri bernesi dell’UE corrono terrorizzati ad inchinarsi a 90 gradi!

Quindi, “caro” Giuànn: visto che le posizioni sono chiare, chiudiamo subito la vertenza. Nessun nuovo accordo  tra Svizzera ed UE ed inizio della Swissexit, ovvero disdetta dei trattati attuali. A partire da quello sulla libera circolazione delle persone.

Naturalmente, mentre i funzionarietti di Bruxelles in scadenza si permettono di ricattarci, da Berna non giunge alcuna reazione. Nessun meritatissimo “Vaffa”. Macché. Citus mutus. I pavidi esponenti del governicchio federale tacciono. Poi ci chiediamo come mai questo Paese va sempre peggio.

Lorenzo Quadri

Accordo “light” con l’UE? Presa per i fondelli “heavy”!

KrankenCassis allo sbando: vorrebbe svendere la Svizzera con la tattica del salame

 

Il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) nella sua brama di svendere la Svizzera all’UE adesso immagina di rifilarci lo sconcio accordo quadro istituzionale ricorrendo alla tattica del salame: una fetta alla volta. Obiettivo: prendere per i fondelli gli svizzerotti. Complimenti, ecco un ennesimo esempio del “buongoverno” dell’ex partitone!

Una ca_ata pazzesca

Ad inizio settimana infatti il ministro (ex) doppiopassaporto se ne è uscito con la geniale proposta, meritevole di un premio Nobel: dividere il dossier (appunto) a fette, cominciando col far passare le parti meno controverse (?) e poi rimandare ad un secondo tempo i punti più spinosi.

Questa sarebbe politica estera? No: questa è una “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi)!  Il tentativo di infinocchiare gli svizzerotti è manifesto. Perfino  sfacciato. Indipendentemente da quel che possono pensare i balivi di Bruxelles della proposta (con tutta probabilità, non andrà bene nemmeno a loro, anche se per altri motivi).

Punto primo

Non esistono aspetti  “non controversi” nello sconcio accordo quadro istituzionale. Si tratta infatti di un accordo coloniale,con cui la fallita UE ci imporrebbe le sue leggi ed i suoi giudici (stranieri).

Il colmo è che il Consigliere federale binazionale tra i punti “non controversi” della trattativa indica la “risoluzione delle vertenze tra Svizzera ed UE”. Come sarebbe a dire, punto non controverso? A chi si pensa dare a bere questa monumentale fregnaccia? Il punto è controverso eccome. Si tratta nientemeno che dei giudici stranieri. Infatti la famosa corte arbitrale farlocca, composta da giudici svizzeri ed UE,  non deciderebbe sull’applicazione delle leggi  comunitarie in Svizzera. Perché sul diritto della fallita UE  decide la corte europea di giustizia. Quindi i giudici stranieri. Non il tribunale arbitrale “mezzo e mezzo” (ad immagine e somiglianza di KrankenCassis).

Il nodo centrale dello sconcio accordo quadro istituzionale è la perdita di sovranità della Svizzera e lo smantellamento della nostra democrazia diretta: e questo è quanto il ministro degli esteri PLR vorrebbe ora rifilarci spacciandolo come “aspetto non problematico”. Non problematico un piffero! Questa è l’essenza stessa dell’accordo!

Punto secondo

Le questioni indicate come “problematiche” sono controversie puntuali. Motivi in più per rottamare senza appello lo sconcio accordo quadro. Infatti:

  • Non se ne parla nemmeno di abolire le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.
  • Non se ne parla nemmeno di tenerci in casa i cittadini UE delinquenti, malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri, perché i balivi di Bruxelles pretendono di imporci l’adozione delle loro normative del piffero sulla cittadinanza europea.
  • Non se ne parla nemmeno di mettere in discussione l’esistenza delle nostre banche cantonali, che sono la spina dorsale della nostra economia, perché questi istituti con garanzia dello Stato non vanno bene al “diversamente sobrio” Juncker ed alla sua corte dei miracoli fatta di scartine e trombati.

Ma anche nella denegata ipotesi in cui i balivi di Bruxelles rinunciassero alle pretese sopra elencate, l’accordo quadro resta inaccettabile.

Punto terzo

Il disegno di KrankenCassis è evidente ed al limite del puerile. Con la scusa che si è firmata la prima parte dello sconcio accordo quadro, si dirà che “bisogna” calare le braghe ed accettare anche tutte le imposizioni successive. In caso contrario, si andrà incontro a chissà quali ritorsioni dell’ UE (uhhhh, che pagüüüüraaaa!) e poi giù col terrorismo di regime!

Morale della favola

La versione light dell’accordo quadro è una presa per i fondelli. Non si sottoscrive nessun nuovo trattato con Bruxelles, ma al contrario bisogna disdire la libera circolazione delle persone. E, il 25 novembre, tutti a votare SI’ all’iniziativa Per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri). Così lo sconcio accordo quadro che tanto piace ai camerieri bernesi dell’UE sarà già morto sul nascere.

Divieto di burqa: i lacchè di Bruxelles dicono Njet!

Figuriamoci se i “sette” si sognano di opporsi all’islamizzazione della Svizzera

 

Come da copione, il Consiglio federale dice “Njet” all’introduzione del divieto di burqa su scala nazionale. Tale è infatti la presa di posizione sull’iniziativa popolare che chiede di estendere il divieto plebiscitato dal popolo ticinese a tutta la Svizzera. Sul tema dovranno ancora esprimersi le Camere federali. Comunque e soprattutto, visto che stiamo parlando di un’iniziativa popolare, l’ultima parola l’avranno i votanti. In sostanza, dunque, si sta disquisendo solo sull’indicazione di voto che verrà pubblicata sul “libretto” ufficiale. Un’indicazione che conta sempre meno.

Constatazioni desolanti

E’ desolante constatare che, mentre vari governi e parlamenti europei introducono spontaneamente il divieto di velo integrale, in Svizzera la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti tenta ancora di fare muro davanti alle iniziative popolari in tal senso. Non solo niente divieto di burqa, ma anche niente divieto di finanziamenti esteri alle moschee, niente messa fuori legge di gruppi islamisti, niente condanne penali ai medesimi (il Ministero pubblico della Confederazione “canna” gli atti d’accusa), niente divieti di distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione… insomma, niente di niente. Nemmeno l’espulsione dalla Svizzera dei terroristi islamici è certa. Infatti si trova sempre il giudice di turno disposto a sostenere che questa foffa non può essere espulsa (“sa po’ mia!”) in quanto nel paese d’origine rischierebbe di trovarsi “in pericolo”. Sicché rimane qui a mettere in pericolo tutti quelli che vivono in Svizzera; e questo indipendentemente da nazionalità e religione. E dire che nella Costituzione federale è contemplata l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma naturalmente la partitocrazia è riuscita a sabotare la volontà popolare anche a questo proposito, varando l’ennesima legge-ciofeca. Ed infatti, Consiglio federale e “triciclo” hanno preso per i fondelli i cittadini raccontando che, grazie alle nuove norme “restrittive” (come no!) sarebbero stati espulsi in media dal paese 4000 delinquenti stranieri all’anno. Invece le espulsioni annuali sono 400: ovvero un decimo!

Totale inattività

La decisione del Consiglio federale contraria al divieto di burqa su scala nazionale – presa di posizione che, per fortuna, all’atto pratico conta come il due di briscola – non costituisce un “caso isolato”. Si iscrive, al contrario, nella linea di totale inattività nella lotta agli islamisti. Ai quali in Svizzera “deve” essere concesso di farsi allegramente i propri comodi.

Il divieto di burqa serve ad affermare i valori occidentali e cristiani a fronte di quelli dell’islam politico, che sono incompatibili con i nostri. Evidentemente il Consiglio federale non ne vuole sapere. Del resto, la ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga, titolare del dossier, non solo è esponente di un partito, il P$$, che vorrebbe rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, ma si inventa i piani per tenere in Svizzera il maggior numero possibile di finti rifugiati (la stragrande maggioranza dei quali musulmani). Piani che prevedono di spendere oltre 130 milioni all’anno nel tentativo – destinato al fallimento – di integrare i migranti economici nel tessuto lavorativo svizzero. Evidentemente a scapito dei senza lavoro elvetici, per i quali Sommaruga e colleghi non muovono paglia: sarebbe “discriminatorio” nei confronti degli stranieri!

Comunque, non ci vogliono doti di veggente per prevedere che, sul divieto nazionale di burqa, il Consiglio federale verrà asfaltatoin votazione popolare.

Lorenzo Quadri

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

Caos asilo: altro che “tüt a posct”!

Il nuovo Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini non ha avuto peli sulla lingua a proposito dei finti rifugiati tunisini. La Tunisia, ha detto il leader leghista, “non manda in Italia galantuomini, bensì avanzi di galera”.

Chiaro: con la cosiddetta “primavera araba”, ben presto degenerata in inverno dell’estremismo islamico,  sono state svuotate le carceri. Dove si trovavano anche criminali pericolosi, che ovviamente la Tunisia (come qualsiasi altro paese) non ha alcun interesse a tenersi in casa.

A ciò si aggiungono i seguaci dell’Isis, che vengono in Occidente a fare i finti rifugiati grazie a chi, come l’ “Anghela” Merkel e la kompagna Simonetta Sommaruga, spalanca le frontiere ai migranti economici. E grazie anche alle ONG che i clandestini li sbarcano nel Belpaese. Magari foraggiate con soldi pubblici; compresi i nostri.

Non ci facciamo fregare

Come noto il Dipartimento Sommaruga vorrebbe rifilare, tramite algoritmi del piffero, più asilanti ai Cantoni latini, con la scusa che i migranti ne conoscono la lingua e quindi avrebbero più possibilità di integrarsi. Certo, come no!

Non solo: a Bruxelles gli eurofunzionarietti vogliono rivedere l’accordo di Dublino, con l’obiettivo non già di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone – tra cui ci sono galeotti e jihadisti – di raggiungere l’Europa, ma di spalmarli meglio tra gli Stati firmatari. Svizzera compresa.

Infine, l’Italia mira a “disfesciare” dal proprio territorio un numero il più possibile elevato di migranti economici. Ma è ovvio che non ci facciamo carico di nessun asilante di spettanza del Belpaese;pur con tutta la simpatia che possiamo avere per il buon Salvini!

Pericolo islamista

Adesso la propaganda di regime pretende di farci credere che in Svizzera non ci sarebbe alcun caos asilo, ma quando mai: addirittura, i finti rifugiati schiferebbero la Confederella! Ma va là! E allora perché il Dipartimento Sommaruga vuole tenere aperto il centro asilanti di Losone, su cui si vota oggi?

E’ evidente che la guardia deve rimanere alta e che vanno combattuti sia l’immigrazione clandestina sia i tentativi UE di rifilarci, tramite accordi internazionali del piffero che come al solito saremmo gli unici tamberla ad applicare, asilanti che non ci spettano affatto. A maggior ragione visto il pericolo jihadista insito nel caos asilo. Come sappiamo, intatti, i pavidi politicanti svizzeri del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, rifiutano di combattere l’avanzata islamista e si inchinano a 90 gradi agli estremisti musulmani. L’Austria, intanto, fa proprio il contrario. Segno dunque che opporsi all’invasione  islamista “sa po’”! Sono i nostri politicanti che non vogliono!

Lorenzo Quadri

Armi, come da copione: il “triciclo” ci ha svenduti

Consiglio nazionale: la partitocrazia si inginocchia al Diktat di Bruxelles

L’oggetto deve ancora passare al Consiglio degli Stati, ma non facciamo illusioni: i “senatori” faranno ancora peggio! Preparare il referendum!

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia PLR-PPD-P$$  in Consiglio nazionale ha calato le braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat sulle armi imposto dall’UE per disarmare i cittadini onesti. Così gli unici ad essere in possesso di armi da fuoco saranno i delinquenti. A tutto vantaggio della sicurezza, naturalmente. Come no!

Che la direttiva disarmista di Bruxelles serva a combattere il terrorismo islamico, come vorrebbero far credere gli eurobalivi, dalle nostre parti ormai non lo sostengono più nemmeno i $inistrati. La gauche-caviar ha addirittura tentato, nel corso del dibattito fiume, di inserire ulteriori limitazioni. Oltre a quelle pretese dall’UE. Chiaro: i kompagnuzzi vogliono azzerare la tradizione elvetica in materia di armi, come pure il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato che vi sta dietro, che è una peculiarità svizzera. E visto che il popolo nel febbraio 2011 ha invece confermato la tradizione elvetica in materia di armi a domicilio, asfaltando i tentativi di rottamazione da parte della $inistra multikulti, adesso i kompagni approfittano dei diktat di Bruxelles con l’obiettivo di cancellare il voto popolare sgradito. Del resto, dal PS Partito degli Stranieri, farcito di politicanti col passaporto rosso ancora fresco di stampa, mica ci si può aspettare che difenda le tradizioni svizzere, e men che meno i nostri diritti popolari.

Ritocchini

Fatto  sta che, nella cosiddetta “Camera del Popolo” (in considerazione delle decisioni che prende grazie alla maggioranza PLR-PPD-P$$, dovrebbe cambiare il nome in “Camera contro il Popolo”) la partitocrazia cameriera dell’UE ha ubbidito ai suoi padroni di Bruxelles. Per tentare di mascherare che la Svizzera, che non è nemmeno membro della DisUnione europea, è però l’unico paese che si fa schiacciare gli ordini dagli eurofalliti, i soldatini del triciclo hanno introdotto alcune piccole modifiche nella direttiva disarmista. Ritocchi di portata irrilevante, nella certezza che a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da dire. E’ la stessa tattica su cui si basa il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio.

Ossessionati da Schengen

E qual è il ritornello con cui i soldatini della partitocrazia si sono riempiti la bocca per giustificare l’ennesima calata di braghe davanti ad un Diktat Bruxelles che fa strame delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare? “Bisogna salvare i (fallimentari) accordi di Schengen, Schengen è in pericolo se non ci pieghiamo a 90 gradi, Schengen über Alles!”.

Qui qualcuno si è bevuto il cervello. Oppure pensa di poter impunemente prendere la gente per scema.

Punto primo:che in caso di rifiuto del Diktat UE, l’accordo di Schengen verrebbe automaticamente disdetto, è una “fake news”. Non c’è alcun automatismo, e vogliamo proprio vederli gli eurobalivi che disdicono l’accordo di Schengen con la Svizzera col risultato che noi il giorno dopo chiudiamo le frontiere!

Punto secondo:come ripetuto più volte, se gli accordi di Schengen saltano, abbiamo solo da guadagnarci. Sia economicamente, dato che questi fallimentari trattati ci costano attorno ai 200 milioni di Fr all’anno (invece dei 7-8 promessi dal Consiglio federale prima della votazione), che dal punto di vista della sicurezza, che   da quello della sovranità. E’ infatti evidente che le armi sono solo l’inizio. Con lo stesso ridicolo spauracchio di “Schengen in pericolo” la partitocrazia sdoganerà in futuro ogni sorta di calata di braghe. Il precedente è stato creato. A proposito: ma ai tempi della votazione su Schengen, mica era stato promesso che non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul diritto svizzero delle armi? O vuoi vedere che si trattava dell’ennesima balla?

La posta in gioco

Nella squallida vicenda dei Diktat disarmisti dell’UE non sono in gioco solo le armi. Sono in gioco la nostra democrazia e la nostra sovranità. Oggi la partitocrazia cala le braghe sulle armi dei cittadini onesti. Domani sarà il turno dei diritti popolari.

Poiché il Consiglio degli Stati di sicuro non migliorerà il progetto disarmista, ma è assai più probabile che avverrà esattamente il contrario, è fondamentale che contro l’approvazione del diktat UE venga lanciato il referendum. E che venga anche vinto. Altrimenti il disastro è annunciato. Come detto: in ballo non ci sono solo le armi dei cittadini onesti. La posta è più alta.

Lorenzo Quadri

 

Far entrare la Turchia nell’UE? Qualcuno sta dando i numeri!

Un motivo in più per disdire la devastante libera circolazione delle persone!

 

Proprio vero che non c’è limite al peggio: lo scorso fine settimana è giunto a Roma il presidente (?) turco Erdogan. Il quale ha avuto la bella idea di tornare a remenarla con l’adesione della Turchia all’Unione europea.

Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

Tanto per cominciare, si dà il caso che la Turchia sia lontana anni luce dall’UE e dall’Europa in generale! Grazie al “buon” Erdogan, infatti, il paese ha sterzato alla grande verso l’estremismo islamico. Ad inizio di quest’anno (del 2018; non del 1018…) sono pure state sdoganate le spose bambine di 9 anni.

Finanzia l’Islam radicale

Inoltre, non dimentichiamo che tra chi è indiziato (eufemismo) di finanziare moschee e centri culturali islamici che diffondono il radicalismo in Occidente – Svizzera compresa – c’è proprio il governo turco. Non a caso chi scrive ha presentato una mozione in Consiglio nazionale che chiede il divieto di finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani, oltre all’obbligo per questi istituti di fare trasparenza sui conti e, per gli imam, di predicare nella lingua locale (affinché tutti possano capire quello che dicono e affinché gli imam la imparino, la lingua del posto).

La mozione è stata approvata alla Camera del popolo a stretta maggioranza. Con la furente opposizione, ça va sans dire, della ministra del “Devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Chiaro: i piani antiradicalismo della Simonetta non servono ad un tubo. Si limitano a scaricare improbabili compiti sul groppone dei Comuni, naturalmente senza allocare le risorse finanziarie che servirebbero a svolgerli. Ma è chiaro: l’unico obiettivo dell’operazione è quello di lavarsi la coscienza. Di poter dire che, per combattere il dilagare dei jihadisti in Svizzera, “il Consiglio federale sta facendo”. Ed invece non sta facendo un tubo, in quanto le uniche proposte efficaci vengono respinte per partito preso, strillando al razzismo e alla discriminazione!  Intanto la Svizzera diventa il Paese del Bengodi per l’estremismo islamico, visto che abbiamo leggi a colabrado, tribunali buonisti-coglionisti, Ministri che pretendono di fare entrare tutti, ed in più  il nostro Stato sociale è scandalosamente generoso con gli immigrati non integrati; compresi i seguaci dell’Isis.

Se poi si pensa che la Ministra di Giustizia, la già citata kompagna Simonetta, è un’esponente del P$, cioè del partito che vuole rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera, ben si capisce che ci troviamo immersi nella palta fino al collo.

Scenari catastrofici

Del resto, che col ritornello del “razzismo e xenofobia” si ottiene ogni sorta di calata di braghe da parte degli occidentali imbesuiti dal politikamente korretto, l’ha ben capito lo stesso Erdogan (più furbo che bello). Che infatti nella sua visita a Roma l’ha immediatamente tirato in ballo…

A lasciare basiti è che da Bruxelles non sia giunto un njet perentorio all’aberrante ipotesi di adesione all’UE della Turchia, che di europeo non ha proprio niente e che anzi dell’Europa è nemico storico.

Immaginiamoci dunque, nella (per fortuna) fantascientifica ipotesi in cui la Turchia dovesse diventare Stato membro della DisUnione europea, quali sarebbero le conseguenze per gli svizzerotti: estensione della devastante libera circolazione delle persone ad Ankara! Frontiere spalancate ad un paese dove almeno il 98% della popolazione è musulmana (quanti i radicalizzati?)!

Visto che uno scenario del genere sarebbe a dir poco catastrofico, ecco un valido motivo in più per far saltare quanto prima la libera circolazione tra Svizzera e fallita UE! Sotto con le firme!

Lorenzo Quadri

La partitocrazia insiste: vuole svendere la Svizzera

Si riempie la bocca con i valori elvetici per il proprio tornaconto. Ma poi…

La casta si agita scompostamente contro la “criminale” iniziativa No Billag. Neanche da essa dipendesse l’esistenza della nazione. Ma i temi importanti sono altri. Ad esempio i rapporti con i balivi UE, argomento fondamentale per il futuro del nostro Paese. Lo scorso fine settimana il presidente nazionale uregiatto Gerhard Pfister è uscito allo scoperto. Secondo lui, la Svizzera dovrebbe adottare il diritto della fallita UE. In sostanza, il PPD ci viene a dire, come il P$, che dovremmo farci dettare le leggi (nel senso letterale del termine) da Bruxelles. Alla faccia della nostra sovranità e della nostra autonomia! E poi lo stesso PPD, naturalmente solo quando gli torna comodo, viene a raccontarci storielle sui valori svizzeri? Per fortuna!

Referendum a raffica?

Gli uregiatti, bontà loro, pensano di preservare la democrazia elvetica inserendo un’eccezione alla ripresa automatica del diritto comunitario. Vale a dire: la Svizzera adotta in linea di principio il diritto UE, a meno che i cittadini non lo rifiutino tramite un referendum. Trovata geniale, non c’è che dire. Il buon Pfister sa sicuramente che lanciare un referendum non è di sicuro una passeggiata. Per mandare in porto l’operazione ci vogliono soldi, ci vuole organizzazione, ci vuole lavoro. E chi sarebbe chiamato metterceli? Non certo la partitocrazia cameriera dell’UE, la quale mai si sognerebbe di raccogliere le firme per contrastare tramite referendum la volontà dei padroni di Bruxelles. Il compito quindi graverebbe tutto sul groppone sempre della solita area politica: quella dell’Udc-Lega, ovviamente. Che, altrettanto ovviamente,  non può certo permettersi (nessuno potrebbe) di lanciare referendum a raffica. Dovrebbe quindi concentrarsi solo su quelli più importanti, col fatale risultato di lasciar correre svariate cose. Così, pezzo dopo pezzo, il modello svizzero va a ramengo! Grazie partitocrazia! Ecco dunque chiarito, nel caso sussistessero ancora dei dubbi, da che parte sta il PPD: da quella di chi vuole svendere il nostro Pese all’UE.

Allo sbando

Il Consiglio federale dal canto suo, pare allo sbando. Al punto che, subito dopo la chiusura del Forum di Davos, il kompagno Alain Berset, presidente di turno della Confederella, ha dovuto riprendere i colleghi. Perché ognuno, sulla questione dei rapporti con la Disunione europea, faceva il proprio verso, ed i ministri si contraddicevano a vicenda. Ohibò: evidentemente qualcuno,  magari dopo aver parlato per una decina di secondi con Trump (massimo della conversazione: “Hi Donald, how are you?”) si è montato la testa e adesso s’immagina di essere importante; di poter pontificare.

Ma già la semplice circostanza che tutti si improvvisino ministri degli esteri, scavalcando senza problemi il buon KrankenCassis, dimostra che il peso specifico di quest’ultimo è ben scarso. Questo implica che non ci sarà nessun tasto reset nei rapporti con l’UE. Al massimo ci sarà il tasto “enter”: quello che serve per eseguire gli ordini in arrivo da Bruxelles

E il famoso regalo?

Da notare che da un po’ non si parla più dello scandaloso regalo di 1.3 miliardi che il Consiglio federale vorrebbe fare a Bruxelles senza uno straccio di motivo né di contropartita. Dopo l’ultimo sconcio ricatto degli eurofunzionarietti, che  – malgrado il regalo promesso – vorrebbero limitare l’equivalenza delle borse svizzere ad un anno, e questo per ottenere la sottoscrizione (appunto) dell’accordo quadro istituzionale,  da Berna era giunta una parvenza di retromarcia. Non risulta però che il tema sia stato ulteriormente affrontato. Non vorremmo quindi che l’improvviso “sussulto s’orgoglio” (chi si accontenta…) dei camerieri dell’UE fosse semplicemente stato uno specchietto per le allodole, volto ad accontentare il popolazzo. Il WEF sarebbe stato un forum interessante per chiarire alcune cosette; a partire proprio dall’annullamento dell’improponibile regalo. Ma non un cip si è udito in tal  senso. Se ne deduce che la calata di braghe continua. Per non sbagliare, dunque, tutti a firmare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Avanti con lo Swissexit!

Lorenzo Quadri

 

Segreto bancario nella Costituzione: si voti!

Un errore ritirare l’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”

 

Il progetto di smantellamento partorito dall’ex ministra del 5% Widmer Puffo è finito nel cestino. Ma questo non vuol dire che un domani non potrà essere riesumato. Magari su pressione degli eurobalivi! La piazza finanziaria svizzera è ancora sotto attacco

Anche il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale, ha approvato (tacitamente) la mozione che chiede l’affossamento del progetto di riforma del diritto penale fiscale dell’ex ministra del 5%. La quale, come noto, voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Questo dopo aver cancellato senza alcuna contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica, cedendo su tutta la linea alle pressioni dell’UE. Naturalmente sappiamo che gli stessi paesi che additavano la Svizzera, i propri paradisi fiscali se li sono tenuti ben stretti.

Le conseguenze delle politiche dell’ex ministra de 5% – politiche appoggiate dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ – sono tristemente note: il Ticino in 15 anni ha perso oltre 2700 posti di lavoro  sulla piazza finanziaria.

Va da sé che i kompagni, su questa vera e propria ecatombe occupazionale, mai hanno fatto un cip. Da quelle parti, infatti, si strilla solo per gli impeghi che interessano a loro. Perché per la  $inistra ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Non siamo al sicuro

Adesso che il Consiglio federale ha cestinato il progetto dell’ex ministra del 5% di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri; questo significa che l’iniziativa popolare “Per la sfera privata”, che chiedeva di  invece inserire il segreto bancario dei residenti   nella Costituzione, può essere ritirata? No di certo!

Chiaro: il Consiglio federale ed  i camerieri dell’UE sperano nel ritiro; ma sarebbe assai sciocco cadere nel tranello. Il segreto bancario degli svizzeri, infatti, non è al sicuro. Il fatto che il Consiglio federale abbia abbandonato il progetto della catastrofica Widmer Schlumpf di per sé non garantisce nulla. Perché è chiaro che alla prima occasione – ovvero: alla prima pressione di balivi di Bruxelles – esso verrà riesumato. E, naturalmente, verrà poi venduto al popolazzo come “ineluttabile”. Allo stesso modo in cui è stata spacciata per inevitabile la devastante libera circolazione delle persone.

Ecco perché il Consiglio federale e la partitocrazia insistono per il ritiro dell’iniziativa “Per la sfera privata”. Via l’iniziativa, avrebbero mano libera per far saltare il segreto bancario anche agli svizzerotti, non appena i padroni di Bruxelles lo pretenderanno!

Ricordiamoci che gli eurobalivi ci hanno inseriti nella lista grigia dei paradisi fiscali. E questo malgrado i sette scienziati abbiano dichiarato la loro intenzione di regalare 1.3 miliardi all’UE senza uno straccio di contropartita. (E senza alcun motivo plausibile, dal momento che l’economia dei paesi beneficiari non giustifica comunque simili interventi).

Insistenza sospetta

L’inserimento della Svizzera nella lista grigia dimostra che gli attacchi alla nostra piazza finanziaria non sono affatto finiti. Inserire nella Costituzione il segreto bancario degli svizzeri rimane pertanto una necessità. Indipendentemente dalla cancellazione del progetto Widmer –Schlumpf. Poiché tale cancellazione non fornisce alcuna certezza.

L’insistenza con cui il CF preme per il ritiro dell’iniziativa popolare “Per la protezione della sfera privata” è eloquente. Ma compiere questo passo sarebbe un atto tafazziano. Non solo le firme sono state raccolte, ma l’iniziativa ha delle elevate chance di riuscita. Secondo l’ultimo sondaggio, il 60 – 65% degli svizzeri sarebbe favorevole al segreto bancario ancorato nella Costituzione. Rinunciare a “portarlo a casa” ritirando l’iniziativa sarebbe dunque:

  • Un gesto autolesionista;
  • Un tradimento nei confronti di chi l’iniziativa l’ha firmata;
  • Una manifesta rinuncia a difendere la nostra piazza finanziaria ciò che equivale ad un invito agli eurobalivi a tornare all’attacco.

Per cui, che sul segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione decida il popolo!

Lorenzo Quadri

 

Nuovo triste spettacolo dei camerieri di Bruxelles

Contro l’ iniziativa “Per l’autodeterminazione” è già iniziato il terrorismo di regime

 

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non si smentiscono mai. Ed infatti, con in testa la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, respingono schifati l’iniziativa popolare “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri” (detta anche “Per l’autodeterminazione”). L’iniziativa, lanciata dall’Udc svizzera, ha raccolto 116’500 firme valide consegnate nell’agosto 2016. Il Consiglio federale ha preso posizione la scorsa settimana, proponendo di respingere l’iniziativa senza controprogetto. Ovviamente, trattandosi di iniziativa popolare, a decidere sarà il popolo: quindi il parere del CF conta come il due di picche.  Ma tuttavia, ancora una volta, i camerieri dell’UE si pregiano di esibire la propria pochezza ed il proprio asservimento compulsivo ai padroni di Bruxelles.

Secco njet

Già il solo fatto che l’iniziativa venga respinta senza controprogetto, è indicativo. Soprattutto se si pensa che i sette “grandi statisti” sarebbero stati disposti ad entrare nel merito di un controprogetto per la sconcia iniziativa del vicolo cieco, quella che chiede di cancellare la votazione del 9 febbraio. Apperò! Capito l’andazzo dei camerieri dell’UE? Su un’iniziativa vergognosa, che prende a pesci in faccia il nostro sistema democratico (lanciare un’iniziativa per cancellare un voto popolare sgradito a pochi mesi di distanza dal responso delle urne, è un comportamento che grida vendetta)  il Consiglio federale era pronto ad entrare nel merito con controprogetti. Eh già: pur di calare le braghe davanti all’UE, tutto è lecito. Quando invece, come nel caso dell’iniziativa “diritto svizzero anziché giudici stranieri”, la richiesta è quella di affermare la nostra sovranità nazionale e di ribadire che in questo paese le leggi le fanno il popolo ed il parlamento, e di ribadire pure che non si può cancellare la volontà popolare tramite accordi internazionali del menga, la musica cambia. Eccome che cambia! La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga, a nome del Consiglio federale, carica l’artiglieria pesante. E sbrocca contro gli iniziativisti. La Svizzera,  minaccia Sommaruga, in caso di accettazione dell’iniziativa rischierebbe di essere chiamata a rispondere dell’inadempienza di trattati internazionali (uhhh, che pagüüüraaa)! La certezza del diritto sarebbe in pericolo (uella)! Ed inoltre – fregnaccia somma – “vi è il rischio di indebolire la tutela internazionale delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU)”.

In sostanza, appoggiare l’iniziativa sarebbe quasi un crimine.

Le “criminose” richieste

E quali sono le delinquenziali richieste dell’iniziativa che suscitano l’indignazione della kompagna Simonetta? Che il diritto costituzionale svizzero abbia la priorità  su quello internazionale. Che gli accordi internazionali non compatibili con la Costituzione federale vengano o adattati o denunciati. Che solo i trattati internazionali il cui decreto d’approvazione è stato assoggettato a referendum siano determinanti per il Tribunale federale.

Da notare che, dal 1848 fino agli anni Novanta – quindi non nell’antichità classica – nessuno aveva dei dubbi sul fatto che la Costituzione svizzera avesse la priorità sul diritto internazionale. Ma negli ultimi anni, con la vergognosa sottomissione della Svizzera ai funzionarietti di Bruxelles voluta dalla partitocrazia, quello che prima era scontato è improvvisamente diventato scandaloso.

Ohibò. Qui l’unica cosa scandalosa è l’atteggiamento del Consiglio federale  e della ministra del “devono entrare tutti”, che istericamente difendono l’asservimento del nostro Paese ad organismi sovranazionali non eletti da nessuno!

Di simili rappresentanti politici che si tirano giù la pelle di dosso per smontare la sovranità nazionale, ci possiamo solo vergognare.

Esempio concreto

La presa di posizione del Consiglio federale non fa che confermare il tristo andazzo già noto. Le élite spalancatrici di frontiere vogliono esautorare il popolo a suon di accordi internazionali imposti dall’alto, pretendendo che questi ultimi, in casa nostra, contino di più di quanto i cittadini decidono. Così si cancella la volontà popolare.

Un esempio, molto concreto ed attuale, di ciò che tale andazzo comporta, lo vediamo con la nuova direttiva UE contro le armi al domicilio. Una direttiva che calpesta le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare, le nostre regole e la nostra libertà. Ma il Consiglio federale – sempre con in testa la kompagna Sommaruga – cala le braghe e vuole a tutti i costi eseguire. Perché? Perché il nuovo Diktat è l’evoluzione di un (fallimentare) accordo internazionale: quello di Schengen. E quindi gli svizzerotti, ligi e pavidi, “devono” adeguarsi! Intanto la Repubblica Ceca, Stato membro UE, ha già fatto sapere agli eurofunzionarietti che di applicare la direttiva in questione non se ne parla nemmeno…

Un sacco di panzane

Oltretutto, per opporsi all’iniziativa  per l’autodeterminazione, i camerieri dell’UE in Consiglio federale raccontano un sacco di fregnacce, che fanno acqua da tutte le parti. Infatti sembrerebbe che, accogliendola, dovremmo cancellare trattati internazionali a go-go. Delle due l’una: o la scelleratezza dei politicanti spalancatori di frontiere è tale che costoro hanno approvato una sfracca di accordi che contraddicono la nostra Costituzione, e allora ci sarebbe da scendere in piazza con i forconi, oppure la Simonetta e compagnia cantante non la raccontano giusta.

E che dire della fetecchiata dell’ “incertezza del diritto che nuoce alla piazza economica” (ennesima roboante  frase fatta che viene ripetuta come un mantra pensando di impressionare il popolino)? A generare incertezza è semmai il doversi continuamente adeguare ai Diktat degli eurofalliti o alle compulsive calate di braghe di un governicchio federale che sottoscrive accordi internazionali come fossero noccioline. Stabilire la preminenza della Costituzione porta certezze, e non incertezze.

L’ennesima buffonata

Sostenere poi che la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) sarebbe in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa per l’autodeterminazione, è l’ennesima buffonata. Come dire che il nostro paese, che accoglie e mantiene tutti, senza il controllo di qualche strapagato funzionarietto di Bruxelles non sarebbe in grado di rispettare i diritti umani. Perché – messaggio sottointeso – gli svizzerotti sono “razzisti e disumani”. Kompagna Sommaruga, vai a Baggio a suonare l’organo!

Ma forse è il caso di ricordare di transenna che la CEDU è quel trattato in base al quale non si possono (“sa pò mia!”) espellere i terroristi islamici se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. Questa disposizione, come avrebbe detto il compianto Paolo Villaggio, è una “cagata pazzesca”; non la si può sdoganare come tutela dei diritti umani. Si proteggono i terroristi islamici a scapito delle loro potenziali vittime? Ecco, se queste scempiaggini giuridiche vengono a cadere, tutto di guadagnato. E non è perché un domani non saremmo più assoggettati a regole-foffa di questo tipo, assolutamente improponibili quando ci si trova a lottare contro l’insediamento dell’Isis in casa nostra, che la Svizzera diventerà uno Stato canaglia che non rispetta i diritti umani.

Tutti a votare Sì

Il rifiuto schifato da parte del Consiglio federale di schierarsi, almeno per una volta, dalla parte della Costituzione e del popolo elvetico, è l’ennesimo passo sulla via della rottamazione della Svizzera e della sovranità popolare. L’ennesimo schiaffo inferto dalle élite al popolo.

Ringraziamo la partitocrazia ed i suoi esponenti governativi. E, ovviamente, prepariamoci a votare un Sì convinto all’iniziativa per l’autodeterminazione!

Lorenzo Quadri

Gli isterici ricatti dei camerieri di Bruxelles

Iniziativa “diritto elvetico anziché giudici stranieri”: il CF la respinge schifato

I camerieri dell’UE in Consiglio federale ancora una volta prendono posizione contro i diritti popolari e contro la sovranità nazionale.  Che, evidentemente, vengono vissuti come degli ostacoli alla svendita del paese ai trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles.

Uhhh, cha pagüüüüraaaa!

Il Consiglio federale infatti respinge senza controprogetto l’iniziativa “Il diritto elvetico anziché giudici stranieri” lanciata dall’Udc svizzera. E naturalmente, dimostrando parecchie carenze in materia di fantasia, continua a fare uso dei soliti toni ed argomenti tra il catastrofistico e lo schifato. “Ci sarebbero gravi ripercussioni a livello economico! Si minaccerebbe la certezza del diritto!”. Per culminare nell’isterico ricatto morale: “sarebbe in pericolo il rispetto dei diritti umani”!

Uhhhh, cha pagüüüraaa! Ma soprattutto, si tratta di clamorose balle di fra’ Luca!  La storiella della messa in pericolo dei diritti umani è particolarmente sconcia. Infatti i sette scienziati sottintendono con questo che gli svizzerotti sono dei razzisti e fascisti che aspettano solo di votare a piene mani proposte lesive dei diritti dell’uomo.

La realtà è che invece gli spalancatori di frontiere politikamente korretti tentano ossessivamente di far rientrare sotto la categoria “diritti umani” cose che con tali diritti non hanno nulla a che vedere, ma che sono invece delle semplici pretese, specie di tipo finanziario, da parte di immigrati nello Stato sociale.

Quanto alla “certezza del diritto invocata dall’esecutivo”, si tratta di una ulteriore fregnaccia. A mettere in pericolo la certezza del diritto sono semmai i tentativi di sabotaggio, da parte della partitocrazia, di decisioni popolari inserite nella Costituzione.

La realtà è invece che i camerieri dell’UE vogliono concludere accordi internazionali deleteri per il paese, all’insegna del “dobbiamo aprirci”, senza che nessuno possa fare cip. Così si boicotta la democrazia.

Il boicottaggio

Ma tu guarda questi  “grandi statisti” bernesi. Sulla scandalosa iniziativa del vicolo cieco, quella che vuole cancellare il voto popolare del 9 febbraio il cui esito è sgradito all’élite, entrano nel merito con la massima goduria, invece di respingerla senza se né ma. Quando si tratta  dell’iniziativa “il diritto svizzero anziché giudici stranieri”, invece, lor$ignori la rifiutano schifati. Così facendo, i camerieri dell’UE dimostrano di voler proseguire imperterriti sulla via del viscido boicottaggio della democrazia diretta. Il popolo non deve poter decidere. Va tagliato fuori tramite accordi internazionali.

Esautorare i cittadini

Sicché, proprio mentre monta la rivolta dei cittadini contro lo scippo della sovranità nazionale ad opera delle élite spalancatrici di frontiere e dei loro sguatteri politici – le elezioni negli USA, la Brexit come pure lo stesso 9 febbraio dovrebbero pur insegnare qualcosa – il Consiglio federale insiste nel voler esautorare i cittadini. Proprio acuti, questi camerieri dell’UE, non c’è che dire. Sempre “sul pezzo”.

Si ricorda inoltre che il ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr vorrebbe concludere il famigerato accordo quadro istituzionale con l’UE che ci imporrebbe le leggi ed i giudici dei balivi di Bruxelles.

Chi vuole farsi colonizzare…

E’ evidente, e la posizione del Consiglio federale di schifato rifiuto nei confronti dell’iniziativa  “il diritto svizzero anziché giudici stranieri” lo conferma, che il disegno è quello di continuare a smantellare la sovranità nazionale importando ed applicando (con la complicità di giudici spalancatori di frontiere) norme di diritto internazionale che non hanno uno straccio di legittimazione democratica.

In sostanza la conclusione è molte semplice. Chi vuole che gli svizzeri tornino ad essere padroni in casa propria, deve votare l’iniziativa per il diritto svizzero. Chi vuole farsi colonizzare dai balivi dell’UE, invece, vota contro.

A $inistra strillano

Il fatto che i verdi svizzeri (che sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i, anzi ro$$i$$imi, dentro) si siano messi a starnazzare contro l’iniziativa è indicativo. Chi vuole le frontiere spalancate e l’adesione all’UE farebbe carte false per impedire agli svizzerotti di decidere. Perché il popolo, secondo l’illuminata visione di costoro – che è la stessa del Consiglio federale – è un branco di beceri pecoroni razzisti e fascisti che vota “sbagliato”. Quindi non deve poter votare. Capito il concetto di democrazia della $inistra?

Inutile dire che la differenza tra i governanti veri, che si battono per applicare la volontà popolare (vedi Brexit) anche contro l’opposizione dei legulei dei tribunali, ed i nostri politichetti agli ordini della casta che invece si arrampicano sui vetri per impedire ai cittadini di decidere, si fa sempre più abissale ed umiliante.

Lorenzo Quadri