L’accordo quadro è la tomba del sistema federale svizzero

L’asservimento a Bruxelles distruggerebbe anche l’autonomia cantonale e comunale

 

Lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed il governicchio federale smaniano per firmare, è come il vaso di Pandora.

Partendo da cinque settori commerciali, comunque fondamentali, i diktat dell’accordo si estenderebbero poi, a macchia d’olio, a molti altri ambiti. La parola chiave è “istituzionale”. Eppure il popolo svizzero ha sempre rifiutato legami istituzionali con la fallita Unione europea. Lo ha fatto nel 1992 con il voto contrario all’ingresso nello  SEE e lo ha fatto nel 2001 votando contro l’adesione della Svizzera all’UE. A ciò si aggiunge che i ticinesi si sono sempre espressi anche contro gli stessi accordi bilaterali.

Il ruolo della Lega

Per quel che riguarda il No allo SEE (6 dicembre 1992) vanno ricordate due cose.

  • Il ruolo fondamentale dell’allora “giovane” Lega dei Ticinesi. Grazie all’impegno in particolare del compianto Flavio Maspoli, che si batté strenuamente contro l’adesione, il Ticino votò un No massiccio che fece da ago della bilancia a livello nazionale.
  • Nella campagna che precedette quella votazione, la casta si produsse in un’operazione di terrorismo e di lavaggio del cervello, paventando chissà quale disastro in caso di Njet in votazione popolare. Come sappiamo, nessuna delle previsioni catastrofiste, volutamente farlocche, si è avverata.

Rientrare dalla finestra

Con il No allo SSE ed il No all’UE i cittadini elvetici hanno rifiutato il legame istituzionale con i  balivi di Bruxelles, scegliendo la via degli accordi bilaterali. Adesso sia gli eurobalivi che i loro camerieri in Consiglio federale che il triciclo eurolecchino vogliono far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta. Ossia il legame istituzionale. Come si è arrivati a questo punto? Come spesso accade, con la tattica del salame. Gli accordi bilaterali sono stati dopati. I politicanti  della partitocrazia, asserviti alle lobby economiche che spalancano le frontiere per il proprio esclusivo tornaconto, hanno lasciato sempre più margine d’azione agli eurobalivi per comandare in casa nostra. Adesso si arriva al salto di qualità: ossia a mettere nero su bianco quel legame istituzionale che sancirebbe l’inquadramento della Svizzera nei meccanismi dell’UE.

Tra la firma dello sconcio accordo quadro e l’adesione all’Unione europea c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. Pensando di fare fessi i cittadini, i politicanti del triciclo spacciano l’accordo quadro per il continuamento della via bilaterale. Balle di fra’ Luca! E’ vero proprio il contrario. L’accordo quadro è l’affossamento della via bilaterale. Il passaggio dalla via bilaterale (votata dalla maggioranza degli svizzeri, ma mai dai ticinesi) alla via della sudditanza (che è sempre stata respinta da tutti).

Nessuna scelta

Altra truffa è la storiella secondo cui la ripresa dinamica del diritto UE sarebbe diversa dalla ripresa automatica, poiché la Svizzera potrebbe sempre rifiutare di conformarsi. Certo, come no! Peccato che un rifiuto sarebbe accompagnato da sanzioni tali che la partitocrazia finirebbe sistematicamente per calare le braghe. Senza eccezioni. Questo non lo dice il Mattino populista e razzista, e nemmeno il Gigi di Viganello. A chiarirlo è un parere giuridico realizzato dal Prof. Andreas Glaser dell’Università di Zurigo.

Il film l’abbiamo già visto, ed in tempi recenti, in occasione della votazione sul Diktat disarmista dell’UE. La partitocrazia ed il Consiglio federale hanno passato mesi a strillare istericamente che gli svizzerotti non potevano fare altro che calare le braghe perché “bisogna salvare Schengen”. La ripresa “dinamica” non contempla alcuna reale libertà di scelta della Svizzera.A maggior ragione con la partitocrazia, il governicchio federale e la stampa di regime che ci ritroviamo: tutti asserviti all’UE.

Federalismo kaputt

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, se firmato, diventerà la pietra tombale dei diritti popolari, ma anche del federalismo. Questo perché a dettare legge sarebbe Bruxelles. La quale ci schiaccerebbe gli ordini anche in campi che sottostanno all’autonomia cantonale e comunale. I Comuni ed i Cantoni, dunque, vedrebbero drasticamente ridotto il proprio margine di manovra.

Incompatibile con la Svizzera

Le stesse decisioni popolari, inserite nella Costituzione, verrebbero cancellate con un colpo di spugna a seconda dei capricci di Bruxelles. La prima a cadere sarebbe l’espulsione dei delinquenti stranieri, a seguito della direttiva UE sulla cittadinanza, che ci verrebbe imposta in tempo di record (altro che la fregnaccia delle linee rosse).

Morale: l’accordo quadro istituzionale è del tutto incompatibile con la Svizzera. Con il suo sistema politico, con le sue tradizioni, con la sua democrazia, con il suo federalismo. Sicché, neanche un voto alla partitocrazia che lo sostiene!

Lorenzo Quadri

Il Consiglio federale pronto all’ennesima calata di braghe

Ritirare l’iniziativa a sostegno del segreto bancario degli svizzeri? Col piffero!

 

L’abbandono del progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che bramava di rottamare il segreto bancario anche per gli svizzeri, è uno specchietto per le allodole: il CF spera di indurre al ritiro dell’iniziativa “Sì alla sfera privata” così da essere libero, in futuro, di ubbidire servilmente al fin troppo prevedibile Diktat di Bruxelles contro la nostra privacy  finanziaria

Incredibile ma vero, ogni tanto (raramente) anche il Consiglio federale prende qualche decisione azzeccata. Nel concreto, quella di affossare il progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, la quale bramava di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. L’ennesimo tentativo di sfasciare del tutto la privacy bancaria anche a danno dei residenti e senza che nessuno lo chiedesse, è stato fatto nel 2013. Colmo dell’ipocrisia: solo poche settimane prima, l’ex ministra aveva dichiarato che “il segreto bancario dei residenti non è in discussione”. Il Consiglio federale aveva a maggioranza congelato il progetto. Adesso ha deciso di abbandonarlo del tutto. Almeno fino a lì ci sono arrivati. Sarebbe però interessante sapere il danno sia economico che occupazionale provocato dall’ex ministra del 5% alla piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare.

Widmer Schlumpf ha calato integralmente le braghe davanti ad ogni pretesa degli eurofalliti e di Stati esteri intenzionati a smantellare, a proprio vantaggio, la piazza finanziaria svizzera. Naturalmente senza ottenere nulla in cambio. Altri paesi invece si sono tenuti ben stretti i propri paradisi fiscali. Ed oggi ci spernacchiano.

Iper-regolamentazione fantozziana

Ma la svendita senza contropartita dei nostri “vantaggi competitivi” è solo l’inizio. Widmer Schlumpf era infatti una marionetta della $inistra (che assieme al PPD l’ha  portata in Consiglio federale, non certo per le sue capacità ma unicamente per estromettere l’odiato Blocher). Di conseguenza, ha seguito in toto la foga tipicamente ro$$a di criminalizzare non solo le banche in quanto tali (che i kompagni considerano più o meno al livello di associazioni a delinquere) ma anche i cittadini che hanno risparmiato qualcosa nel corso della vita invece di scialacquare tutto e poi farsi mantenere dallo Stato. Il che ha prodotto una iper-regolamentazione fantozziana del settore bancario elvetico. Naturalmente, ciò è avvenuto con il supporto della partitocrazia PLR-PPD-P$ alle Camere federali che, imbesuita dal politikamente korretto, vota qualsiasi ciofeca che vada in tal senso. Il risultato lo vediamo. La piazza finanziaria svizzera non è più attrattiva. Anche UBS, come ha detto il CEO Sergio Ermotti (dando prova di una notevole faccia di tolla, visti i precedenti dell’istituto da lui diretto; ma questo è un altro discorso) potrebbe spostare all’estero la propria sede centrale. E questo a causa – appunto – della pletora di leggi politikamente korrette che paralizza gli operatori sulla piazza finanziaria rossocrociata.

Naturalmente questo sfacelo comporta licenziamenti e perdita di posti di lavoro. Ma i $indakati ro$$i si mobilitano al massimo per i dipendenti italiani della Navigazione di Locarno. Non certo per gli impiegati di banca ticinesi.  Sulla loro associazione professionale, l’ASIB, ed in particolare sulla sua sezione cantonticinese, stendiamo un velo pietoso che è meglio.

Non cadiamo nella trappola

Il Consiglio federale ha deciso, giustamente, di rottamare il progetto di  Widmer Schlumpf che voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Ma perché è stata presa questa decisione? Noi agli improvvisi rinsavimenti non crediamo. E allora occorre vedere i retroscena. La decisione del CF è una reazione all’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”, iniziativa lanciata proprio per contrastare gli scellerati disegni dell’ex ministra del 5% contro la privacy bancaria degli svizzeri. Poiché non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che questa iniziativa – appoggiata anche dalla Lega – ha buone chance di venire accettata in votazione popolare, i camerieri dell’UE sono corsi ai ripari: togliamo di mezzo l’effetto scatenante, ossia il progetto di Widmer Schlumpf, per ottenere il ritiro dell’iniziativa. Così facciamo pari e patta. Tüt a posct? Per nulla. Se il Consiglio federale, come vuole far credere, non intende abolire il segreto bancario degli svizzeri, perché l’iniziativa “Sì alla sfera privata” dovrebbe dargli fastidio? Il motivo è semplice. I sette non vogliono una votazione popolare a sostegno del segreto bancario. E soprattutto non vogliono il segreto bancario nella Costituzione. Infatti un suo inserimento nella Carta fondamentale impedirebbe calate di braghe quando Bruxelles pretenderà dagli svizzerotti – magari minacciando l’inserimento della Confederella su liste nere farlocche – l’eliminazione degli ultimi residui di privacy finanziaria. Magari in nome dell’ “uniformità con gli eurofalliti”.

Capito il giochetto? Il CF non vuole difendere quel poco che resta del segreto bancario. Vuole solo riservarsi la possibilità di poter calare le braghe in futuro. Per questo spera di indurre i promotori a ritirare l’iniziativa “Sì alla sfera privata”. La quale dunque non va assolutamente ritirata. Solo votando a piene mani questa iniziativa ci potremo tutelare da future – ma fin troppo prevedibili – capitolazioni.

Lorenzo Quadri