“Prima i nostri”: l’ora della verità

Il Gran Consiglio deciderà nei prossimi giorni sulla preferenza indigena  

La partitocrazia, vogliosa di ripetere lo sconcio perpetrato alle Camere federali con il “maledetto voto” del 9 febbraio, dovrà mettere fuori la faccia

Nella seduta che inizierà domani, il Gran Consiglio dovrà decidere sull’iniziativa “Prima i nostri”, quella che prevede l’introduzione della preferenza indigena. In linea di massima, gli schieramenti sono già noti: a sostegno dell’iniziativa, Lega, Udc, ed i Verdi ala “ex Savoia”. Contro, la partitocrazia compatta! Con in testa l’ex partitone, il quale non ha mancato di fare cagnara – anche tramite i propri soldatini piazzati nelle associazioni economiche – perfino contro il modesto provvedimento dei controlli antidumping prima del rilascio di nuovi permessi.  Ricordiamo le sbroccate liblab contro la maggioranza parlamentare rea di aver votato tale misura, certo giusta ma di piccolo cabotaggio: “vergogna! Norma illegale! Il parlamento non è serio!”. Questi gli alti lai che si levavano dal campo dell’ex partitone, che evidentemente non vuole porre alcun freno all’invasione da sud, ed al conseguente soppiantamento dei ticinesi con frontalieri e dumping salariale. E nemmeno si sogna, l’ex partitone, di arginare l’arrivo selvaggio di ditte-foffa dalla vicina Penisola, che semplicemente approfittano del nostro territorio,  assumono solo frontalieri e ne combinano peggio di Bertoldo.

L’assistenza cresce ancora

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio voterà dunque su “Prima i nostri” e sulla preferenza indigena. Temi molto più importanti dei controlli antidumping. Proprio di recente è stato reso noto l’ennesimo aumento dei casi d’assistenza in Ticino, ormai vicini agli 8200, con una crescita su base annua del 2.5%. Ironia della sorte, lo stesso giorno la SECO ha divulgato l’ennesima statistica farlocca sulla disoccupazione, la quale ci viene spacciata per stabile; per cui “l’è tüt a posct”!

Peccato che i dati dell’assistenza raccontino invece una storia diversa. Ovvero, raccontano che la libera circolazione delle persone è un disastro. Che essa porta alla sostituzione dei ticinesi con frontalieri. E si abbia almeno la decenza di non venirci più a raccontare la penosa balla dei “lavori che i ticinesi non vogliono più fare”. I frontalieri sono quadruplicati nel settore Terziario – dove non c’è alcun bisogno di importare manodopera dall’estero – passando da 10mila a 40mila!

Inoltre tutte le analisi rilevano che i nuovi frontalieri hanno profili “simili” ai ticinesi. Quindi non li integrano sul mercato del lavoro, semplicemente li soppiantano. Non è certo un caso se in Ticino ci sono ormai più lavoratori stranieri che svizzeri. E poi l’élite spalancatrice di frontiere ci viene a raccontare che non c’è alcuna invasione, che sono tutte balle della Lega populista e razzista?

Ci piacerebbe poi sapere in quale altro paese si trovano cifre e percentuali del genere. O, girando la domanda: in quale altro paese i governanti avrebbero permesso che si giungesse a situazioni così paradossali? E in quale altro paese i politicanti responsabili di un simile sfacelo, che per di più  rifiutano stizziti di rimediare al disastro arrivando al punto di rottamare perfino la volontà popolare, non sarebbero già stati cacciati a calci là dove non batte il sole?

Chi sono i barlafüs?

La Costituzione federale, e questo dal lontano 9 febbraio 2014, prevede la preferenza indigena ed i contingenti. Qualsiasi modifica di legge in questo senso è dunque coperta dalla Costituzione federale. Del resto, “Prima i nostri” ha ricevuto la garanzia federale. Che poi il triciclo PLR-PPD-P$ a Berna, che evidentemente prende ordini dai balivi UE e non dai cittadini svizzeri (sicché, alle prossime elezioni, che lor$ignori i voti li vadano a chiedere a Bruxelles), partorisca una legge d’applicazione scandalosa, ossia il famoso compromesso-ciofeca, che di fatto azzera la volontà popolare, nulla cambia ai contenuti della Costituzione. Dimostra invece che la partitocrazia a Berna vota leggi anticostituzionali. Ecco chi sono i parlamentari-barlafüs, cari soldatini dell’ex partitone! I vostri rappresentanti a Berna! Non certo chi vuole applicare la volontà dei cittadini!

Sfracelli a cascata

Sugli effetti disastrosi della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese, con sfracelli a cascata anche in altri ambiti come sicurezza, viabilità ed inquinamento, non serve dilungarsi più di tanto. Sono sotto gli occhi di tutti. (Intanto però i Verdi ticinesi difendono la libera circolazione delle persone e dunque l’arrivo quotidiano in Ticino di 65mila frontalieri uno per macchina. Quando si è come le angurie, verdi fuori ma ro$$i dentro, è fatale prodursi in simili boiate).

E’ quindi evidente che la libera circolazione delle persone deve saltare. Ed infatti la Lega sta raccogliendo le firme per l’iniziativa contro la libera circolazione.  Nell’attesa che il popolo possa determinarsi su questa iniziativa – e ci vorranno anni –  ancora più evidente è la necessità di applicare quanto deciso dal 60% dei ticinesi che hanno votato Sì a Prima i nostri.

Presto gli affossatori della volontà popolare dovranno mettere fuori la faccia in Gran Consiglio. Ed è evidente che il Mattino pubblicherà nome e cognome dei deputati che avranno votato contro la preferenza indigena. Così, quando questi signori tra un annetto saranno in giro ad elemosinare voti per confermare la bramata cadrega, i cittadini “stalkerati” da richieste di sostegno sapranno cosa rispondere.

Lorenzo Quadri

 

Niente doppi passaporti per chi ci rappresenta a Berna

La mozione al Consiglio federale del deputato leghista Lorenzo Quadri fa discutere

 

La questione dei doppi passaporti dei politici approda, o ritorna, a Berna. Nell’ultima sessione delle Camere federali, dal Ticino sono giunti in Consiglio nazionale due atti parlamentari sul tema della “plurinazionalità”: l’iniziativa parlamentare di Marco Chiesa (Udc) che chiede che i Consiglieri federali abbiano un solo passaporto, e la mozione di Lorenzo Quadri (Lega) che estende il requisito della “mononazionalità” a tutti i politici federali nonché agli esponenti del corpo diplomatico.

Quadri, come nasce la sua mozione? Sempre sulla scia del doppio passaporto di Ignazio Cassis?

Non necessariamente, la questione dei doppi (o tripli) passaporti dei politici è da tempo nell’agenda della Lega.

Sul fatto che i Consiglieri federali debbano avere un solo passaporto sembra esserci un consenso piuttosto ampio, se si esclude la sinistra. Chiedere di estendere questo requisito a tutti i politici federali non è eccessivo?

Eccessivo? A me pare invece una proposta minimalista. Trovo già disdicevole in sé la prassi del doppio passaporto, poiché avvantaggia i naturalizzati rispetto agli svizzeri di nascita; i primi possono tirar fuori il passaporto che fa più comodo a seconda della convenienza del momento. Ora, posso capire, anche se non lo giustifico, che il “comune cittadino” naturalizzato non voglia rinunciare ai vantaggi concreti che potrebbe portargli mantenere un passaporto, ad esempio, di un paese UE. Non sono però disposto a farmi andar bene che lo stesso ragionamento di comodo lo faccia un politico, a maggior ragione federale. Mi pare inadeguato, per usare un eufemismo, sedere in Consiglio federale, o nell’Assemblea federale, con in tasca uno o più passaporti esteri! Un minimo di coerenza…ci si sente abbastanza svizzeri per farsi eleggere nei più alti gremi della Confederazione ma non abbastanza per rinunciare al passaporto del paese d’origine? Ricordo inoltre che in Australia è esplicitamente proibito ai parlamentari essere binazionali. La scorsa estate c’è stata una serie di dimissioni per questo motivo. E l’Australia è un paese d’immigrazione. Noi non saremo l’Australia; ma nulla ci impedisce di seguire l’esempio.

Ed il corpo diplomatico?

Per i diplomatici fino ad inizio anno era in vigore l’obbligo di avere una sola nazionalità per ovvi motivi di lealtà alla causa elvetica che devono rappresentare. Il Consiglio federale ha però deciso di rinunciare a questo requisito ritenendolo “obsoleto”. Personalmente sono di parere diverso. Chiedo quindi che si ritorni al passato.

Oltregottardo la sua proposta ha suscitato sia apprezzamenti che critiche…

Intanto mi fa piacere che abbia fatto discutere. Il Blick ad esempio le ha dato spazio, ed anche la radio romanda.

Il consigliere nazionale socialista Cédric Wermuth l’ha definita “un’idiozia”.

Ricordo che il buon Wermuth è quello che vuole rendere  l’albanese ed il serbo croato lingue nazionali. Di conseguenza, non  credo proprio che questo compagno con doppio passaporto sia nella condizione di distribuire patenti di idiozia alle proposte altrui.

Wermuth dice che ha promesso fedeltà alla Costituzione svizzera, perché chiedere altre prove di lealtà?

Certo: ha promesso fedeltà alla Costituzione svizzera. Incluso l’articolo 121a. E poi era in prima fila per cancellarlo. Si vede quanto valgono simili promesse… Evidentemente a sinistra è prassi consolidata rispettare solo le leggi che “piacciono”.

Anche un deputato Udc con due passaporti, quindi un esponente del suo gruppo parlamentare, ha espresso sulla stampa la propria contrarietà alla sua mozione.

Il problema è solo suo.

Cosa risponde all’accusa di voler tagliar fuori dalla politica un milione di persone (tali sono infatti attualmente in Svizzera i cittadini binazionali)?

Che è una sciocchezza. Non ho mica detto che devono essere esclusi dalla politica. Semplicemente, se gli svizzeri naturalizzati vogliono fare politica nelle istituzioni federali, non hanno che da rinunciare al passaporto del paese d’origine. Mettendosi così sullo stesso piano degli svizzeri di nascita. Perché è assurdo che questi ultimi si trovino di fatto posti, in casa loro, su un gradino inferiore!

MDD

Inoltrata a Berna la mozione contro i doppi passaporti

Una sola nazionalità per i politici federali, sia in governo che in parlamento

Così è stato annunciato e così è stato fatto. Nei giorni scorsi ho presentato la mozione al Consiglio federale che chiede che chi fa politica a livello federale, come pure gli esponenti del corpo diplomatico, siano tenuti ad avere un solo passaporto.

Quindi non solo i Consiglieri federali non devono essere binazionali, ma neppure i membri del Parlamento.

Come noto dal 1992 la legge permette a chi si è naturalizzato in via ordinaria di mantenere anche il passaporto del paese d’origine, ciò che comporta dei vantaggio assai concreti (ad esempio quando si viaggia nell’UE). Quindi, chi è naturalizzato si trova facilitato rispetto a chi è svizzero di nascita; in altre parole, chi è svizzero di nascita diventa cittadino di serie B in casa propria.

Ora, che “l’uomo della strada” che ha acquisito la nostra cittadinanza non voglia rinunciare ai vantaggi del doppio passaporto, è comprensibile; anche se (a giudizio di chi scrive) non condivisibile. Non è invece né comprensibile né condivisibile  fare politica, a maggior ragione a livello federale, con in tasca il passaporto di un altro Stato da tirar fuori a seconda della convenienza contingente!

La $inistra sbrocca

La proposta di impedire non solo ai Consiglieri federali ma anche ai parlamentari nazionali di avere più di un passaporto è già stata bollata come talebana. Invece è semmai minimalista, visto che lo stesso discorso di “mononazionalità” andrebbe fatto anche a livello cantonale. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

E’ poi una vera goduria vedere che i soliti spalancatori di frontiere multikulti e naturalizzatori compulsivi stanno già sbroccando. Sono infatti partite, all’indirizzo di chi scrive, le consuete accuse di fascismo, oltre che di “voler escludere dalla politica un milione di cittadini svizzeri” – ossia quelli che hanno più di un passaporto. Questa è una fregnaccia di prima grandezza. A parte che si sta parlando della politica federale e non della politica in generale, nessuno dice di escludere chicchessia. Semplicemente, se vogliono darsi alla politica federale, gli svizzeri “acquisiti” fanno il  piacere di rinunciare al passaporto del paese d’origine, ed ai relativi vantaggi. Mettendosi così sullo stesso piano di chi è svizzero di nascita.

Lorenzo Quadri

 

Sondaggi farlocchi per sostenere gli accordi bilaterali

“Casualmente” proprio ora arrivano le “indagini” sul gradimento dei trattati con l’UE

Ma guarda che coincidenza! Proprio quando le Camere federali sono entrate nella fase finale del dibattito sul “maledetto voto” del 9 febbraio – e si apprestano a licenziare un compromesso-ciofeca contrario alla Costituzione, che calpesta la volontà popolare – ecco che arriva un nuovo sondaggio pilotato a reggere la coda alla fallimentare libera circolazione delle persone.

Secondo il barometro delle apprensioni del Credit Suisse, realizzato dall’istituto demoscopico gfs.bern su un campione di mille persone, il consenso per i bilaterali sarebbe salito lo scorso anno. Se nel 2015 il 60% degli interpellati li approvava, quest’anno il consenso sarebbe salito addirittura all’81%: uella! E, se nel 2015 il 24% degli interpellati voleva disdire gli accordi con l’UE, quest’anno la percentuale sarebbe scesa al 19%. Perbacco!

Tre punti

Chissà perché, c’è come il sospetto che si tratti dell’ennesima inchiesta taroccata nel tentativo, sempre più vano, di fare propaganda alla fallimentare libera circolazione delle persone quando quest’ultima “ciurla nel manico” più che mai.

Punto primo. Questi sondaggi farlocchi non ne azzeccano una a tutti i livelli. Soprattutto su quei temi che vengono bollati come “populisti e razzisti”, e quando si tratta di prevedere l’asfaltatura delle élite spalancatrici di frontiere. Tanto per fare due esempi: a dar retta ai sondaggi, la Brexit sarebbe stata sotterrata e il presidente USA oggi sarebbe Hillary Clinton.

Punto secondo. I sondaggi “toppano”, ma sempre nella stessa direzione: contro gli odiati “populismi” e a sostegno dell’UE e delle frontiere spalancate. C’è quindi il “vago sentore”, per usare un eufemismo, che vengano realizzati per influenzare le votazioni popolari nel senso auspicato dai committenti. E non certo per l’attendibilità delle previsioni: quelle del mago Otelma risultano decisamente più affidabili. Perché dunque continuare a spendere soldi in strumenti che fanno flop ogni volta? Non lo farebbe nessuno. A meno, appunto, che l’obiettivo sia un altro. Non sapere in anticipo il risultato di una votazione o elezione, bensì tenare di influenzarlo nel senso voluto.

Punto terzo. Quando si spara una cifra bisognerebbe anche essere in grado di giustificarla. Per quale motivo i bilaterali avrebbero guadagnato punti nel corso del 2015? Non se ne vede alcuno. La devastante libera circolazione delle persone ha continuato a fare danni. I trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles hanno continuato a trattare la Svizzera come una colonia, con la fattiva complicità dei loro camerieri della partitocrazia svizzera (sempre schierati a favore dell’UE e contro il popolo becero che vota sbagliato perché non capisce un tubo). Di certo, dunque, gli eurobalivi non hanno fatto nulla per rendere più appetibili i rapporti con loro. In Europa crescono le forze contrarie all’UE (vedi il Front National francese) e la Brexit ha trionfato. Il post-Brexit ha dimostrato che si può scaricare l’UE senza che ciò comporti alcuna catastrofe economica, anzi. Le presidenziali USA insegnano che si può eleggere un presidente “populista e xenofobo”, e ciononostante la borsa non crolla, ma vola. Anche in Svizzera, alcune voci autorevoli, pure in ambito accademico – quindi non i soliti “razzisti e xenofobi” che, come noto, non sanno né leggere né scrivere – hanno avuto il coraggio di rompere un tabù, dichiarando che la libera circolazione delle persone è inutile all’economia e che la Svizzera può benissimo andare avanti anche senza i bilaterali.

L’unica spiegazione…

Non c’è dunque alcuna ragione perché gli svizzeri dovrebbero attribuire nel 2016 a tali accordi un’importanza maggiore rispetto a quella che gli attribuivano nel 2015. Il nuovo sondaggio si spiega dunque solo nel quadro generale del sabotaggio del “maledetto voto” del 9 febbraio (e di Prima i nostri) e di stupro della democrazia e delle decisioni del popolo. Gli svizzerotti “chiusi e gretti”  votano contro la volontà delle élite: pertanto, necessitano di venire rieducati. E in questo senso anche i sondaggi farlocchi fanno brodo.

Lorenzo Quadri