Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

Finti invalidi stranieri: altro che “solo balle populiste”!

Il TF ha decretato l’espulsione di una “furbetta” serba. Ma chissà quanti ce ne sono…

 

Ha suscitato giusta indignazione il caso di una finta invalida 35enne serba nei cui confronti il Tribunale federale ha decretato l’espulsione dalla Svizzera. E sappiamo che, se  i legulei del TF (esponenti della casta spalancatrice di frontiere, nominati dall’Assemblea federale con il sistema del mercato del bestiame) decretano un’espulsione, vuol dire che davvero non era possibile fare diversamente.

La donna ha ottenuto nel 2007 una rendita AI farlocca. Ha presentato dei falsi documenti in cui spiegava che, a causa di problemi psicologici, lavorare, accudire i figli e mantenere contatti sociali (?) le risultava impossibile senza aiuti esterni. Grazie a questi  attestati, da novembre 2009 fino a maggio 2012 ha indebitamente percepito una rendita di invalidità  di 258’994 franchi.

Altri 53’204 franchi le erano pure stati versati durante gli accertamenti ordinati dalla Procura sangallese, sfociati nella denuncia penale del 31 gennaio 2013, fino a giugno dello stesso anno.

Se la truffa non fosse stata scoperta, la donna avrebbe percepito in totale 1’227’082 franchi fino all’età della pensione. Parte dei soldi pagati dagli svizzerotti sono stati utilizzati per costruire una casa in Serbia.

Ma come…

Hai capito questi “furbetti” in arrivo da “altre culture”? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano del nostro Stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Ed invece, ma guarda un po’, l’invalidità elvetica ha versato alla truffatrice serba la bella cifra di oltre 300mila Fr! La signora in questione si dichiarava invalida per motivi psichici. Ma, stando agli accertamenti esperiti dalla magistratura, la sera usciva ed andava al bar ed in discoteca. Tuttavia evidentemente frequentava solo connazionali. Infatti la donna, malgrado 20 anni di permanenza in Svizzera tedesca, il tedesco non lo ha mai imparato. Al punto che per comunicare con le autorità necessita di un interprete (pagato da chi?).

Siamo i re dei minchioni?

A questo punto ci piacerebbe anche sapere chi è il medico che ha stilato i certificati farlocchi che attestavano l’ invalidità per motivi psichici. Perché costui (o costei) ha causato un danno di centinaia di migliaia di franchi alle casse dell’AI.

Questi medici “dal certificato facile”, magari “non patrizi”, complici degli approfittatori – e si sa che i motivi psichici ed il mal di schiena sono le motivazioni più utilizzate per staccare rendite AI poiché difficili da verificare – dovranno far fronte a conseguenze penali e finanziarie? Oppure l’è tüt a posct?

Ma esiste un paese dove gli approfittatori stranieri possono attingere con maggiore facilità alle casse dello stato sociale rispetto alla Svizzera? Chissà perché, c’è il vago sospetto che siamo in cima alla lista dei minchioni. E poi – colmo dei colmi! – dobbiamo addirittura sorbirci farneticanti accuse di razzismo da parte della casta radikalchic! Vedi ad esempio i blabla dell’inutile Commissione federale contro il razzismo, che va abolita quanto prima.

I rimpatriati

Ma oltre ai finti invalidi stranieri che ci troviamo in casa, manteniamo pure quelli che, dopo aver ottenuto la rendita AI elvetica, la esportano. Nel senso che tornano al natìo paesello per condurvi vita da pascià. Per questo sarebbe ora che le rendite d’invalidità degli stranieri poi rimpatriati venissero adattate al tenore di vita del paese d’origine. Ma naturalmente la partitocrazia politikamente korretta fa orecchie da mercante: “Sa po’ mia! E’ discriminazione!”.

Detective

A proposito di questi finti invalidi stranieri che poi tornano a casa loro con i soldi degli svizzerotti. Qualche anno fa un’assicurazione ebbe l’idea di mandare dei detective al paese d’origine di questi presunti invalidi, per verificare la situazione in loco. Ebbene, l’iniziativa andò a schifìo. Perché? Ma perché le agenzie interpellate dovettero rinunciare al mandato a causa delle minacce ricevute. Apperò! Hai capito l’andazzo?

Votazione del 25 novembre

Da notare che il 25 novembre si voterà sulla possibilità per le assicurazioni sociali di servirsi di investigatori per controllare i presunti “furbetti”. Questo a tutela delle casse pubbliche, dei veri invalidi e della credibilità delle istituzioni. Ma naturalmente i $inistrati sono contrari. E strillano alla violazione delle privacy… dei simulatori! Complimenti kompagni, avanti così: dalla parte dei truffatori, meglio ancora se stranieri!

Del resto, la posizione del P$ (partito degli stranieri) si spiega facilmente. I $inistrati e le associazioni contigue al partito, nel business rosso della socialità ci “tettano dentro” alla grande. Sicché, più “clienti” ci sono, meglio è! Tanto i soldi sono quelli della collettività. E, come noto, dalle parti dei kompagni soldi di tutti uguale a soldi di nessuno.

Lorenzo Quadri

 

 

Divieto di Burqa: i cinque anni di un voto apripista

Il 22 settembre 2013, il 65% dei ticinesi approvava l’iniziativa del Guastafeste

 

E proprio oggi, per una curiosa ma significativa coincidenza, si vota nel Canton San Gallo

Sono passati cinque anni giusti dalla votazione sul divieto di burqa. Era infatti il 22 settembre del 2013 quando il popolo ticinese approvò a larga maggioranza (circa il 65%) l’iniziativa lanciata dal Guastafeste, ed appoggiata da un comitato interpartitico dove la Lega era ben rappresentata, che chiedeva di vietare la dissimulazione del volto.

Prima del voto, la casta spalancatrice di frontiere e multikulti non risparmiò  ai promotori dell’iniziativa spocchia, denigrazione e dileggio. Si tratta di un “non problema”, blaterava la stampa di regime. Che poi, in modo del tutto schizofrenico, ne riempiva pagine e pagine. Ma come: se era un non problema…

Non solo uno straccio

Non sono mancate nemmeno le opposizioni pro-saccoccia di chi paventava crolli turistici, che poi non si sono verificati. Dimostrandosi così disposto a sacrificare i nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà per qualche franchetto. Perché, è evidente, burqa e niqab non sono solo degli stracci che coprono la faccia. Sono l’emblema dell’islamismo che pianifica l’invasione dell’Europa e l’assoggettamento alle sue regole, incompatibili con le nostre. Gli spalancatori di frontiere islamofili e pro-burqa vogliono gettare nel water, in nome di scellerate (ma politikamente korrettissime) “aperture”, secoli di battaglie per le nostre libertà.

Voto lungimirante

Quanto accaduto in Europa e nel mondo nei cinque anni trascorsi dalla storica votazione sulla dissimulazione del volto – quello ticinese è infatti il primo divieto di burqa introdotto per volontà popolare – hanno dimostrato quanto fosse giusta quella battaglia. Oggi le voci contro il burqa e contro l’avanzata islamista si sono moltiplicate. Voci  autorevoli. Voci anche di sinistra: si pensi ad esempio all’importante intellettuale tedesco Thilo Sarrazin che senza mezzi termini nel suo ultimo libro ha dichiarato che occorre fermare l’avanzata islamica in Occidente.  Invece la $inistruccia elvetica (elvetica per modo dire, visto l’altissima percentuale di neo-svizzeri) continua a difendere il burqa e gli islamisti, e smania per rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Senza pudore, i bolliti residui del femminismo ro$$o blaterano della “libertà” di costringere le donne a girare con una coperta in testa. A partire dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Queste signore non si rendono nemmeno conto che, se si va avanti così, quella che loro hanno la faccia tosta di definire “libertà” (?)  diventerà un obbligo per le donne occidentali. Anche in casa nostra. Sicché le loro figlie e nipoti sapranno chi ringraziare. Come l’isteria multikulti possa ottenebrare il buonsenso fino a questo punto, rimane un mistero.

Nel Canton San Gallo…

Il divieto di burqa ticinese è stato il primo tassello, non solo simbolico, della resistenza all’islamizzazione della Svizzera.  Una scelta lungimirante dei cittadini ticinesi che approvarono la nuova disposizione costituzionale  sfidando gli anatemi (uhhhh, che pagüüüraaaa!) della casta buonista-coglionista  e dei suoi intellettualini e scribacchini di regime. Una scelta che attirò sul Ticino i riflettori internazionali. La strada da percorrere è ancora tanta. Ma la consapevolezza che l’islam è nemico dell’Occidente e che non può essere integrato si sta facendo strada.

Proprio oggi nel Canton San Gallo il popolo sta votando sull’introduzione di un divieto di burqa analogo al nostro. Un Sì sarebbe un bel regalo di compleanno per l’iniziativa ticinese. Essendo poi riuscita anche l’iniziativa a livello federale, sul burqa si voterà in tutta la Svizzera. Onore al merito, dunque, a chi ha fatto da apripista.

Lorenzo Quadri

Scuola che verrà: c’è ancora qualche ora per votare NO!

ULTIMO APPELLO! Il risultato potrebbe essere tirato: ogni scheda conta!

Per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà (SCV) c’è ancora qualche ora di tempo. Il risultato potrebbe essere tirato: ogni voto conta!Chi avesse ancora in casa la scheda di votazione, si affretti a scrivere un bel NOed a recarsi ai seggi. Questo è il classico treno che passa una volta sola. Se la riforma del compagno Bertoli e dei suoi ro$$i burocrati dipartimentali dovesse ottenere il via libera, il danno sarà fatto. Anche il Gigi di Viganello ha capito che non si tratta di votare su una sperimentazione, bensì sulla riforma stessa. Se parte la sperimentazione, parte la riforma. Ritorno non c’è. O qualcuno pensa davvero che il compagno Bertoli ed i suoi galoppini dipartimentali avrebbero infesciato i media cartacei ed elettronici di articoli, repliche e controrepliche (naturalmente tutti puntualmente e servilmente pubblicati, mentre il trattamento riservato ai referendisti è stato ben diverso) solo per una “sperimentazione”? Che la casta inciuciata si sarebbe mobilitata in grande stile  – ricreando il clima della campagna contro la “criminale” iniziativa  “No Billag” – per una semplice “prova”? Ma va là!

Il danno

Se passa la riforma, si diceva, il danno sarà fatto. E non si potrà rimediare almeno per i prossimi quarant’anni. A farne le spese saranno in prima linea i giovani ticinesi, che si ritroveranno le competenze scolastiche livellate verso il basso. E quando si tratterà di accedere agli studi superiori o ad un mondo del lavoro sempre più difficile e selettivo anche “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, saranno cavoli “non dolcificati”.  La scusa perfetta per datori di lavoro con pochi scrupoli per assumere frontalieri perché “sono formati meglio dei nostri giovani”.

PLR e PPD: le giravolte

Ma a pagare pegno sarà la società tutta. E’ evidente che la riforma $ocialista della scuola dell’obbligo serve ad inculcare l’ideologia egualitarista ro$$a nelle nuove generazioni, frantumando qualsiasi residuo di meritocrazia. Chi controlla la scuola controlla il futuro della società. E’ incredibile che l’ex partitone, dopo essersi fatto soffiare il DECS dai kompagni, prima si esprime (giustamente) contro la riforma Bertoli, ma poi si fa  infinocchiare dal capodipartimento e, in cambio delle briciole, passa  armi e bagagli tra le schiere dei suoi soldatini. “Merito” della nuova presidenza del funzionario radikale sopracenerino?

Stesso discorso per il PPD, che invece di sostenere la propria traballante cadrega governativa va a puntellare autolesionisticamente  quella del P$. Proprio quando i docenti OCST scatenano l’ira funesta di Bertoli rifiutando di cantare nel coro della propaganda di regime per la sua riforma.

Docenti frontalieri

La Scuola che (non) verrà nel concreto si tradurrebbe in un gigantesco piano occupazionale, dal costo (per il solito sfigato contribuente ticinese) di almeno 35 milioni di Fr all’anno, a vantaggio di docenti frontalieri. In Ticino non si troverebbero tutti i docenti, e nemmeno tutte le bislacche figure professionali, di cui la scuola $ocialista – trasformata da istituzione in servizio sociale – necessiterebbe. Oltreconfine già si fregano le mani. Piatto ricco, mi ci ficco! Così la scuola ticinese, già poco svizzera, diventerà direttamente italiana. O meglio: italo-francese. Docenti italiani e modelli pedagogici scopiazzati da quelli della $inistra francese di trent’anni fa (vedi sotto).

Modelli stranieri fallimentari

Il direttore del DECS ed i suoi soldatini tentano oltretutto di far passare la tesi che spendere tanto (nel concreto: tantissimo) equivarrebbe a spendere bene. Non è affatto così. Approvare la Scuola che verrà vuol dire bruciare una barca di soldi pubblici per avere una scuola peggiore. La riforma è basata – ma a livelli di “copia-incolla” – sul fallimentare modello della $inistra francese anni Ottanta. Un modello che in patria ha fatto solo disastri.  La SCV, infatti, è clamorosamente antisvizzera. Perché vorrebbe fare in Ticino proprio il contrario di quello che fa il resto del paese. Peccato che sempre più giovani ticinesi per avere un futuro saranno costretti ad emigrare Oltregottardo. Il disastro è dunque programmato.

Ultimo appello

C’è ancora qualche ora di tempo per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà. NO al livellamento verso il basso, NO ad una riforma ideologica e non condivisa, NO alla scuola pubblica $ocialista, NO ad una scuola non svizzera, NO all’utilizzo di allievi come cavie umane, NO ad un gigantesco piano occupazionale da almeno 35 milioni all’anno per docenti frontalieri.

Non perdete questa occasione! Il vostro voto potrebbe davvero fare la differenza!

Lorenzo Quadri

 

 

Per la Simonetta, gli asilanti vengono prima degli svizzeri

Dei disoccupati elvetici se ne impipa, ma vuole foraggiare chi assume finti rifugiati

 

I colpi di genio dei burocrati bernesi con i piedi al caldo ed il posto statale garantito a vita non finiscono mai! L’ultima bella pensata, annunciata nei giorni scorsi (anche se non si tratta di una novità) è l’intenzione della SEM, ovvero della Segreteria di Stato per la migrazione (Dipartimento Simonetta) di sussidiare i datori di lavoro disposti ad assumere finti rifugiati.

Di questa “ca_ata pazzesca” (Cit. Fantozzi) se ne era sentito parlare già negli scorsi mesi. Con la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che dichiarava giuliva di voler spendere 130 milioni all’anno per inserire professionalmente (?) i finti rifugiati. Adesso il tema viene rilanciato.

Sostenere chi assume svizzeri

Qui a qualcuno è dato di volta il cervello. Altro che incentivare l’assunzione di finti rifugiati! Bisogna sostenere, e con urgenza, chi assume svizzeri!Ed è vergognoso che il Consiglio federale, che ha dimostrato a più riprese di impiparsene dei ticinesi finiti in disoccupazione ed in assistenza per colpa della devastante libera circolazione, adesso si trasformi in ufficio di collocamento per finti rifugiati!

Si vede che per la Simonetta&Co i migranti economici con lo smartphone vengono prima dei cittadini elvetici senza lavoro! Questi ultimi, tanto per aggiungere la beffa al danno, vengono pure sfottuti dai tamberla della SECO (Dipartimento “Leider” Ammann) con le statistiche taroccate su disoccupazione e frontalierato!

Tutti in assistenza

Ma perché la kompagna Simonetta e le sue truppe cammellate si mettono in testa di discriminare i cittadini svizzeri per foraggiare  a suon di milionate – soldi nostri! – i datori di lavoro disposti ad assumere finti rifugiati? Tanto più che l’operazione è destinata a finire a schifìo, poiché questi signori non sono di certo integrabili nel mondo del lavoro?

Evidentemente perché si sono accorti che i migranti economici, senza farsi problema di sorta, si sono tutti attaccati alle generose mammelle dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti “chiusi e gretti”!

La media di sedicenti profughi con permesso B a carico dell’assistenza è del 75% a livello nazionale;  in Ticino siamo addirittura all’85%! Senza dimenticare che, nel giro di soli otto anni, il numero dei finti rifugiati eritrei mantenuti dall’assistenza è aumentato del 2282%! Apperò! E nümm a pagum!

Rimandare a casa loro

Ed allora la kompagna Simonetta, pur di non rimandare questi giovanotti africani a casa loro, vuole sperperare i soldi pubblici nel tentativo di trovargli un lavoro. Così da farli restare in Svizzera vita natural durante, a tutto beneficio del business ro$$o dell’asilo!

Ma non se ne parla proprio!

  • Con il denaro pubblico sosteniamo chi assume cittadini svizzeri;
  • I migranti economici in assistenza non vanno fatti lavorare a scapito dei residenti. Vanno rimpatriati. A partire dalla nazionalità maggiormente rappresentata in Svizzera: gli eritrei, che sono tutti finti rifugiati.

E’ chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

Velo islamico a scuola: avanti così e diventerà obbligatorio

Come da copione, i legulei del TF s’inchinano a 90 gradi davanti all’avanzata islamista

 

E ti pareva se non arrivava la nuova alzata d’ingegno dei legulei del Tribunale federale (TF), i quali di recente hanno dichiarato irricevibile un’iniziativa popolare dell’UDC vodese – malgrado questa fosse riuscita nel marzo del 2016 – che mirava a proibire il velo islamico nelle scuole.

Secondo gli azzeccagarbugli del TF, tale divieto non sarebbe attuabile (“sa po’ mia!”) in quanto violerebbe la libertà religiosa delle studentesse. Oppure la libertà di genitori (magari padri) radicalizzati di costringere le figlie a girare con il velo? Comunque, coerenza vuole che, in base alla sentenza del TF in campo di copricapi,  anche i pastafariani dovranno in futuro avere diritto,  secondo il loro credo, di andare a scuola con uno scolapasta in testa (non è uno scherzo).

Inutile dire che nei paesi musulmani, quelli che manovrano il comitato dei diritti umani nell’UNO e distribuiscono generosamente accuse di islamofobia a destra e a manca (gli occidentalotti fessi ci cascano sempre), nessuno scolaro si può permettere di presentarsi in aula addobbato di crocifissi e rosari.

Ennesima calata di braghe

La sentenza dei legulei del TF è l’ennesima calata di braghe davanti all’islamizzazione della Svizzera. Che la partitocrazia si rifiuta di contrastare, sciacquandosi la bocca con la “non discriminazione”. Complimenti, avanti così! Aspettiamo qualche decennio, ne basteranno un paio, e, a colpi di inettitudine politica, immigrazione scriteriata e fallimentare multikulti, il velo islamico nelle scuole diventerà obbligatorio. E per questa enorme “conquista kulturale” (?) potremo ringraziare la partitocrazia politikamente korretta ed i suoi galoppini nel Tribunale federale. Questi signori con i piedi al caldo ed il posto garantito a vita non hanno capito che l’islam non è “solo” religione. E’ anche e soprattutto politica. Politica di conquista. Quindi, quando gli islamisti avranno i numeri per farlo, imporranno le loro regole. In casa nostra. E allora, tanti saluti alla libertà religiosa – la nostra – ed alla democrazia.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere non ci arriva. Il suo unico obiettivo è quello di mantenere le CADREGHE. Il POTERE. Per farlo, deve denigrare e delegittimare gli odiati populisti e razzisti. E quindi piegarsi a 90 gradi  all’invasione islamista.

Limitare “sa po’”

Sta di fatto che la libertà di religione, come tutte le libertà costituzionali, può essere limitata. A condizione che esista una base legale, un interesse pubblico e che la limitazione sia proporzionata.

La base legale la si crea votando la legge contro il velo a scuola.  Che ci sia un interesse pubblico ad opporsi all’avanzata islamista è evidente: l’interesse pubblico è quello di salvare secoli di conquiste democratiche; libertà religiosa inclusa. E il divieto di portare il velo a scuola non può essere considerato una limitazione particolarmente pesante (mica si pretendono conversioni e abiure).

Morale: con la scusa politikamente korrettissima di tutelare la libertà religiosa dei migranti economici, il Tribunale federale impedisce ai cittadini svizzeri di votare; oltre a mettere in pericolo la nostra libertà religiosa e la nostra democrazia.

Tutti delinquenti?

Altrove le cose vanno diversamente. Il governo austriaco lo scorso  aprile ha annunciato di voler proibire i veli nelle aule scolastiche. Questo proprio per evitare discriminazioni, ghettizzazioni ed autoghettizzazioni tra le alunne.  A Vienna, secondo i legulei del TF, sarebbero tutti delinquenti? E perfino la Corte di giustizia europea (!), non proprio un covo di beceri leghisti populisti e razzisti, ha stabilito che le aziende hanno il diritto di proibire il velo sul luogo di lavoro. E la scuola è il luogo di lavoro degli studenti. Sicché…

Vogliono l’islam religione ufficiale

Del resto il confronto con la vicina Austria (Stato membro UE, non dittatura nazifascista) costituisce una continua umiliazione per il Consiglio federale. Perché Vienna è attiva nel combattere l’Islam politico. Berna invece non fa un tubo. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale si riempiono la bocca con l’inutile piano federale contro la radicalizzazione. Peccato si tratti di una farsa concepita da burocrati rossi e pro-Islam.  Non contenti, i camerieri dell’UE strillano il proprio No al divieto di finanziamenti esteri alle moschee. Lasciano addirittura intendere, i tapini, che il loro sogno proibito sarebbe il riconoscimento dell’Islam quale religione ufficiale in Svizzera. E poi cosa ancora?

Intanto gli estremisti islamici, sempre più numerosi nel nostro Paese – e sempre più spesso titolari di passaporto rosso grazie alle naturalizzazioni facili e di massa  – se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. La Confederella è terra di conquista: ci fanno fare tutti i nostri comodi; se del caso ci mantengono pure! Andiamoci tutti! Cosa aspettiamo?

Intanto in Ticino…

Come se non bastasse,  in Ticino un gruppuscolo radikalchic coi fastidi grassi, tra cui figurano anche due ex consiglieri di Stato PLR(Marty e Gendotti) ed un pregiudicato, ha da poco lanciato l’iniziativa popolare “Ticino laico” (?). Obiettivo: cancellare la religione cristiana dalla Costituzione cantonale. Perché sono questi i nostri problemi, nevvero? Il cristianesimo! Che livello, e che lungimiranza. E lor$ignori erano Consiglieri di Stato PLR? Poi ci chiediamo come mai questo sfigatissimo Cantone si trova immerso nella palta.

Lorenzo Quadri

La casta inciuciata vuole demolire la scuola ticinese

Ormai solo i cittadini possono sventare la scuola ro$$a votando NO il 23 settembre

 

Manca ormai solo una settimana alla votazione sulla Scuola (rossa) che (speriamo non) verrà. La riforma avrà certo implicazioni pesanti sulla scuola ticinese. Ma ne avrà anche su tutta la società. Perché il tentativo di indottrinamento delle nuove generazioni nel segno dell’egualitarismo ro$$o è evidente.

 Ci vanno di mezzo tutti

Tutta la società sarà inoltre toccata, pesantemente, nel portafoglio. I costi della riforma – che qualcuno ha definito “un gigantesco piano occupazionale” – sono stratosferici. 7 milioni per la sperimentazione triennale e almeno 35 milioni all’announa volta che la riforma sarà a regime. Questi soldi li pagheranno tutti i contribuenti ticinesi. Ed è aberrante che il kompagno Bertoli tenti di far discendere la bontà della riforma dal fatto che costa una paccata di soldi. Come dire: basta che lo Stato spenda (“spendi e tassa”) a garantire che lo faccia bene! Col fischio: qui si brucerebbero milioni a vagonate per sfasciare la scuola ticinese. Per trasformarla da istituzione preposta alla trasmissione del sapere in servizio sociale. Come se gli allievi ticinesi fossero tutti dei casi sociali.

 La bufala della sperimentazione

E non facciamoci prendere per i fondelli dalla fanfaluca della “sperimentazione”: approvare la sperimentazione significa approvare la riforma. O qualcuno si immagina davvero che, dopo tre anni di test su cavie umane, i ro$$i capoccioni del DECS, a cominciare dal compagno Capodipartimento, presenteranno al popolazzo un rapporto in cui si riconosce che, ooops, la sperimentazione è stata un flop, che la riforma è una ciofeca, e che quindi “l’è tutto da rifare”? E agli allievi usati come cavie ed alle loro famiglie cosa si dirà? “E’ andata così, sa po’ fa nagott”? Ma quando mai! Anche il Gigi di Viganello ha capito, e fin dall’inizio, che la sperimentazione è farlocca.Del resto, nemmeno si sa quale sarà l’istituto esterno incaricato di svolgerla.

Una scuola non svizzera

La Scuola che verrà vuole sostituire, e questo figura nero su bianco, la parità di partenza, le pari opportunità di tutti gli allievi, con la parità di arrivo. Questo  significa, è chiaro, livellamento verso il basso. A farne le spese sarà la qualità della formazione dei giovani ticinesi. I quali usciranno dalla scuola d’obbligo impreparati; sia al mondo del lavoro che agli studi superiori. Studi superiori a cui tutti, anche i meno adatti, si sentiranno indirizzati (“spinta dirompente alla licealizzazione”).

Questo livellamento verso il basso, questa “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) della “democrazia della riuscita” (da quando in qua Madre Natura distribuisce “democraticamente” le capacità intellettuali?)  non esiste da nessun’altra parte della Svizzera. La scuola che verrà è infatti una riforma non Svizzera.E’ stata scopiazzata (carta canta!) dal fallimentare modello della $inistra francese anni Ottanta, che in patria ha fatto solo disastri.

Scuola che verrà = più frontalieri

Non dimentichiamocene: “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, lo stesso che appoggia la Scuola che (non) verrà, sempre più giovani ticinesi dovranno emigrare in Svizzera interna per avere un futuro.  E si troveranno confrontati con coetanei che hanno avuto una formazione assai diversa. Perché nel sistema scolastico d’Oltregottardo, altro che “tutti uguali”, altro che “democrazia della riuscita”!

Non solo: guardate che al di là della ramina la formazione non è mica da terzo mondo. Vogliamo che i giovani ticinesi siano meno preparati di quelli che aspirano a fare i frontalieri? Così i datori di lavoro con pochi scrupoli avranno, e servita su un piatto d’argento (addirittura approvata dal popolo!),  la scusa bell’e pronta per assumere solo permessi G? E’ forse questa l’arrière-pensée nascosta dietro il silenzio assordante e compiacente di talune associazioni economiche? Da anni esse si lamentano che la formazione scolastica in questo sfigatissimo Cantone sarebbe insufficiente; adesso accettano una riforma che la farà precipitare: si converrà che l’atteggiamento è molto sospetto.

 Fermiamo gli inciuciati

Il sostegno di PLR e PPD alla scuola ro$$a, accordato malgrado inizialmente la posizione dei due partiti $torici fosse ben diversa – e non ci si venga a raccontare la storiella che nel frattempo il progetto sarebbe cambiato, perché i cambiamenti sono cosmetici e non certo sostanziali – è purtroppo l’ennesimo deleterio inciucio del triciclo PLR-PPD-P$$.  Un inciucio che va contro gli interessi dei Ticinesi. Contro il futuro dei nostri giovani. E contro le tasche dei contribuenti.

La casta inciuciata, lo abbiamo visto,  è mobilitata in stile “crociata contro il No Billag” a sostegno della scuola rossa. Le truppe cammellate imperversano. Da settimane infesciano le pagine di quotidiani e portali con opinioni “di servizio” (magari preconfezionate da qualche galoppino dipartimentale pagato con i soldi del contribuente). Solo i cittadini possono ora salvare la scuola pubblica ticinese votando un bel NO il prossimo 23 settembre!

Lorenzo Quadri

Scuola che (non) verrà: 10 motivi per votare NO

Scuola che (non) verrà: 10 motivi per votare NO

 

  1. No al livellamento verso il basso delle competenze degli scolari ticinesi.
  2. No alla sostituzione della parità di partenza con la parità d’arrivo.
  3. No ad una scuola non svizzera.
  4. No alla creazione della scuola pubblica socialista.
  5. No alla trasformazione della scuola da istituzione a servizio sociale.
  6. No a rendere ancora più ugualitarista la scuola ticinese, che è già la più egualitarista della Svizzera.
  7. No all’utilizzo di allievi come cavie umane (e se la sperimentazione fallisce, chi si assume la responsabilità)?
  8. No ad una sperimentazione che non è affatto tale, ma è la partenza della riforma: il rapporto taroccato alla fine dei tre anni sperimentali è già programmato (inoltre, a dimostrazione della totale opacità dell’operazione: nemmeno si sa quale istituto verrà incaricato di stilarlo, e con quali indicatori).
  9. No a costi stratosferici ed esplosione della burocrazia: 7 milioni per la sperimentazione e 35 milioni all’anno per l’implementazione in caso di approvazione popolare. Costi che evidentemente pagherà il contribuente. Intanto però, adducendo misure di risparmio, il Dipartimento taglia sulle risorse per casi difficili. Quindi si risparmia sulla pelle degli allievi più fragili, danneggiando loro, le loro classi ed interi istituti scolastici. Poi però al DECS  i grandi scienziati in pedagogia, che mai hanno messo piede in un’aula, si sciacquano la bocca con “l’inclusione”.
  10. No ad una riforma che spinge tutti verso il liceo, svilendo la formazione professionale.

 

Fiscalità delle imprese: il pastrocchio è servito

Una riforma da sostenere “turandosi il naso”: perché è comunque meglio che niente

In Consiglio nazionale l’intera giornata di mercoledì è stata dedicata al dibattito sulla cosiddetta Riforma fiscale 17. La riforma nasce dalla necessità di abbandonare i regimi fiscali delle holding, non più compatibili con il diritto internazionale. Ringraziamo i fan (zerbini) del diritto internazionale; quelli a cui farsi schiacciare gli ordini dall’estero piace assai. Sta di fatto che i regimi fiscali attuali non verranno più accettati e quindi delle due l’una. O si resta alla finestra a guardare mentre le holding con i relativi posti di lavoro lasciano la Svizzera per trasferirsi in altri lidi fiscalmente più vantaggiosi, creando migliaia di nuovi disoccupati nel nostro Paese; oppure si trovano delle alternative per mantenerle qui.

Inutile dire che la gauche-caviar, che solo a sentire le parole “competitività fiscale” diventa cianotica, preferirebbe veder sparire gli impieghi e perdere tutto il gettito delle holding. Una posizione che fa ridere i polli se si pensa che, quando si tratta delle proprie saccocce personali, i kompagni l’ottimizzazione fiscale la praticano eccome: vedi il caso eclatante della milionaria esentasse Margret Kiener Nellen, deputata P$$ in Consiglio nazionale. Due pesi e due misure. Come sempre.

Quel certo déjà-vu

La nuova riforma fiscale sostituisce la Riforma III della fiscalità delle imprese bocciata dal popolo svizzero (ma accettata in Ticino) nel febbraio 2017. Ma come far sì che ciò che è già stato rifiutato in precedenza venga accettato questa volta? Ecco che arriva il colpo di genio (?) del Consiglio degli Stati: legare gli sgravi alle aziende ad un finanziamento all’AVS.

Ohibò, qui c’è come una certa qual sensazione di déjà-vu. L’inciucio tra fiscalità e socialità ricorda qualcosa: ed infatti sembra che a Berna sia stato fatto il copia-incolla della riformetta fisco-sociale ticinese, approvata alle urne per il rotto della cuffia lo scorso aprile. Nella Camera del popolo, gli scettici hanno definito a più riprese tale operazione un  “mercato delle vacche”. Certamente l’inciucio è problematico dal punto di vista democratico. Nel caso, assai probabile, di un referendum, il popolo non potrà dire Sì alla parte fiscale e No alla parte AVS, o il contrario. Potrà solo prendere o lasciare l’intero pacchetto. Non è la prima volta che succede. Tuttavia 1) un’iniziativa popolare con gli stessi contenuti verrebbe affossata per mancato rispetto del requisito dell’unità della materia e 2) chi ritiene che il pastrocchio fisco-sociale verrà accettato in votazione popolare perché ogni cittadino potrà trovare qualcosa che gli piace, dimentica che potrebbe instaurarsi la logica esattamente contraria: ovvero, chiunque potrebbe trovare qualcosa che non gli piace.

Tirando le somme

La riforma federale “fiscosociale” non entusiasma nessuno. Perfino i soldatini di Economiesuisse sono a meno che tiepidi.  Quanto ai soldi extra che entreranno nelle casse dell’AVS, è bene ricordarlo, proverranno soprattutto dai contributi dei lavoratori.

Morale della favola: la riforma va accettata “turandosi il naso”, perché questa (mediocre) riforma è meglio di nessuna riforma. Se il popolo svizzero dicesse ancora una volta No, resteremmo fermi al palo per anni. Nel frattempo, le aziende prenderebbero il volo. Con esse i posti di lavoro.

Un paio di cosette vanno però sottolineate.

  • La Lega si è opposta al tentativo di contrabbandare in questa riforma “fiscosociale” l’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni;
  • Il triciclo PLR-PPD-P$$ non ne ha voluto sapere di votare delle proposte, formulate dall’Udc, che chiedevano che i finti rifugiati non beneficiassero di rendite superiori a quelle dei pensionati svizzeri (attualmente è così) e di risparmiare sugli inutili aiuti all’estero.

I commenti li lasciamo a chi legge.

 

“Scuola rossa”: a rischio il futuro dei giovani ticinesi

C’è ancora una settimana di tempo per dire NO ad una scuola costosissima e non svizzera

L’appuntamento con le urne si avvicina. Il nervosismo dei promotori della scuola ro$$a – chi l’ha ideata e chi, fattosi infinocchiare, è saltato sul carro – ha superato da tempo il livello di guardia. Basti pensare che il bollettino liblab Opinione liberale (più redattori che lettori) ha sbroccato perché, sull’ultima edizione, il Mattino ha osato far notare al PPD (sic!) che il sostegno uregiatto alla scuola ro$$a è autolesionista.

Tandem P$-COR$I

Ma l’establishment dell’ex partitone nella Scuola che (non) verrà deve esserci invischiato fin sopra ai capelli.  Al punto che perfino l’ex direttore del DECS Gabriele Gendotti – uno dei promotori dell’iniziativa “Ticino laico” che vuole cancellare il cristianesimo dalla nostra Costituzione per meglio spianare la strada agli islamisti, che non aspettano altro – si fa intervistare sul Corriere del Ticino  a sostegno della scuola rossa. Evidentemente gli esponenti della casta si reggono la coda a vicenda. E qui vediamo di nuovo all’opera il tandem P$ – Pravda di Comano. Il Gigio Pedrazzini, presidente dell’inutile COR$I, si è già affrettato a dare la propria benedizione alla scuola ro$$a. Chiaro: ai tempi del No Billag, il P$ ed i suoi soldatini hanno attivato la macchina del fango contro i promotori della “criminale” iniziativa, a suon di insulti, denigrazioni ed attacchi personali. Adesso la COR$I si sdebita. E il buon Gendotti, ma guarda un po’, ne è vicepresidente.

I casi della vita

Certo che fa specie che un ex direttore PLR del DECS, che di riforme in 10 anni non ne ha fatta mezza, vada  ad appoggiare la riforma  del suo successore, grondante ideologia rossa. Una riforma che già di per sé costituisce una sconfessione dell’operato governativo di Gendotti in quanto predecessore di Bertoli. Una riforma che di “liberale” non ha proprio nulla. Tant’è che l’ex partitone, come sappiamo, era inizialmente contrario. Poi i suoi rappresentanti parlamentari si sono fatti infinocchiare e ne è seguito un imbarazzante “contrordine compagni”. Confidiamo che la base del partito, ancora una volta, si mostrerà più avveduta dei vertici e li sconfessi nelle urne.

Ma come…

Ma tu guarda questi liblab: si fanno portar via il DECS dal P$ e poi si prestano ancora a galoppinare la scuola $ocialista che è la negazione dei valori liberali: infatti mira a fare strame del principio (liberale) delle pari opportunità di tutti gli alunni per sostituirlo con l’illusione ro$$a della “parità di arrivo”. Logica conseguenza: livellamento verso il basso delle competenze scolastiche dei giovani ticinesi. Ma come: non era proprio il PLR a sciacquarsi la bocca con la storiella delle “eccellenze”? Ed invece…

Autolesionisti

Evidentemente nessuno può impedire a PLR e PPD di farsi male da soli, visto che ci tengono tanto. Il problema però è che, con il loro appoggio alla Scuola che (speriamo non) verrà, rischiano di far male, e tanto, alla scuola ticinese per i prossimi quarant’anni. Non solo agli allievi-cavie umane su cui la riforma verrà sperimentata al prezzo di 7 milioni, ma a generazioni di ragazzi ticinesi: il loro futuro sarà pesantemente ipotecato. E questo in un Cantone con un mercato del lavoro dove competizione e sostituzione con frontalieri la fanno sempre più da padrone. Ciò accade, ma guarda un po’, grazie alla libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$,  che ora vorrebbe creare in Ticino una scuola non svizzera e livellata verso il basso. Peggio di così.

Giornali di servizio

Anche la stampa di regime evidentemente è schierata con la casta e la partitocrazia. Venerdì il Corriere del Ticino ha pubblicato l’ennesima verbosa opinione di Bertoli (o dei suoi galoppini dipartimentali e poi firmata da lui) a sostegno della Scuola che (non) verrà. Quante ne avrà pubblicate nelle ultime settimane? Una decina? Tra cui anche repliche, dupliche e tripliche.
Pubblicazioni seriali di questo tipo – siamo a livello di stalking ai lettori  – il CdT non le concede a nessun altro. Men che meno al fronte avverso alla scuola rossa. Ai cui esponenti dopo uno, al massimo due contributi viene intimato lo stop. Ma si vede che il Corriere del Ticino è diventato il bollettino propagandistico del direttore del DECS. Per un quotidiano che si dichiara “indipendente” non è un motivo di vanto.

Sempre venerdì, sul foglio radiko$ocialista LaRegione, il direttore si arrampica sui vetri nel tentativo di sdoganare la tesi che la Lega sarebbe contraria alla scuola ro$$a solo per fare uno sgambetto elettorale a Bertoli. Ossignùr. La realtà è molto meno contorta: i leghisti sono contrari alla Scuola che verrà perché è una costosissima ciofeca (almeno 35 milioni all’anno).

Lorenzo Quadri

 

Il galoppinaggio del direttore di Pro Infirmis

 

Il galoppinaggio a sostegno della scuola ro$$a si fa sempre più scomposto. Venerdì il direttore di Pro Infirmis Ticino e Moesano, Danilo Fiorini, ha trasmesso via email a tutti i suoi contatti una lettera aperta (con tanto di logo di Pro Infirmis e sua fotografia)  contente un appello a votare Sì alla scuola che verrà. Ora, Pro Infirmis si occupa di persone disabili. Forse che la scuola che verrà ha a che vedere con i disabili? No. L’ “inclusione” su cui la riforma monta la panna non è quella delle persone con handicap. Il direttore di Pro Infirmis lo sa benissimo; nella sua circolare lo scrive pure (“la riforma non affronta direttamente la questione…”). Però ciò non gli impedisce di fare propaganda. E, tanto per non farsi mancare nulla, correda il suo scritto con un titolo ad effetto, ma completamente farlocco: “Non lasciatemi fuori dalla scuola!”. Come se i contrari alla scuola che (non) verrà volessero espellere dalle scuole i bambini disabili. Bufala e ricatto morale in un colpo solo. Se questi sono i sistemi con cui Pro Infirmis pensa di raggiungere i propri (lodevoli) scopi, auguri.

Non solo. Nel suo scritto Fiorini arriva a dire: “Ho letto indignato oppositori alla “scuola che verrà” affermare che l’inclusione scolastica abbasserebbe il livello di apprendimento dei bambini normali” e questo sarebbe“un colpo allo stomaco per i genitori di tanti bambini, con disabilità e no”.

Avanti con le corbellerie! Tentare di denigrare i contrari alla scuola che verrà dipingendoli come biechi nemici delle persone con handicap non è solo falso, ma è anche un tantino squallido. Come squallido è strumentalizzare un’organizzazione che si occupa di persone disabili – e quindi i disabili stessi ed i loro familiari – per fare campagna politica ad un progetto che con la disabilità c’entra come i cavoli a merenda, ma che evidentemente ha il merito di provenire dalla parte “giusta”. Questo sì che indigna, caro direttore. Chissà se la direzione nazionale di Pro Infirmis è al corrente di simili derive a sud delle Alpi?

Lorenzo Quadri

 

 

 

La truffatrice straniera che ha trovato “ul signur indurmentàa”

Il 25 novembre Sì alla modifica di legge contro i furbetti (magari importati) dell’AI

Ma come: gli stranieri che abusano del nostro stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?  Invece, nei giorni scorsi abbiamo appreso la lieta novella che il Tribunale federale (TF) ha confermato l’espulsione dalla Svizzera di una donna serba di 35 anni che ha truffato l’invalidità per centinaia di migliaia di franchi. Poiché sappiamo che i legulei del TF non hanno certo l’espulsione facile, ma al contrario si arrampicano sui vetri per far restare tutti, vuol dire che l’ennesima “non patrizia” che ha trovato in Svizzera “ul signur indurmentàa” l’ha combinata grossa. In effetti, se la truffa non fosse stata scoperta, la signora si sarebbe cuccata oltre 1.2 milioni di franchetti dalla nostra assicurazione invalidità da qui al pensionamento.

Ed i soldi che Madame ha intascato, dove sono andati a finire? Come da copione, nella costruzione di una lussuosa magione al natìo paesello. Apperò!

Finti invalidi stranieri

Come ha fatto la 35enne serba ad ottenere una rendita AI? Elementare, Watson: tramite certificato medico farlocco in cui si attesta che la sciura è invalida per sedicenti motivi psichici. Eh già: la diretta interessata era così sofferente da essere un’assidua frequentatrice di discoteche e locali pubblici. Senza tuttavia essersi minimamente integrata. Dopo 20 anni di permanenza nel nostro paese, la signora ha ancora bisogno di un interprete (pagato da chi?) per rapportarsi con le autorità elvetiche. Evidentemente la 35enne serba conduceva, con i soldi della nostra AI, una vita a 5 stelle, e frequentava solo con il clan dei connazionali. Integrarsi? Non sia mai! In Svizzera ci si va solo per mungere. Tanto gli svizzerotti sono così fessi che mantengono tutta la foffa d’importazione!

Inutile dire che le centinaia di migliaia di franchetti che la signora ha ciucciato dalle nostre assicurazioni sociali non le vedremo più. Ci piacerebbe però sapere qualcosa anche sul medico che ha stilato i certificati farlocchi, causando un considerevole danno economico alla collettività. I medici compiacenti sono complici dei truffatori, e sarebbe il colmo se non venissero chiamati alla cassa.

Il 25 novembre si voterà sulla modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che prevede l’introduzione della base legale per far sorvegliare i presunti “furbetti”. Una modifica da approvare; a tutela di chi invalido lo è davvero!

Lorenzo Quadri

 

Il coraggio che mancava ieri non si è materializzato oggi

In arrivo sgravi fiscali per tutti? Senza un’iniziativa popolare, ce li sogniamo!

 

Si vede che la campagna elettorale è iniziata! La scorsa settimana il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha annunciato che il DFE starebbe “approfondendo la possibilità di abbassare il moltiplicatore d’imposta cantonale riducendo così l’onere fiscale non solo alle aziende ma anche a tutti i cittadini”.

Finalmente in arrivo gli sgravi fiscali per tutti? Sì certo, per chi crede ancora a Babbo Natale!

Semplice boutade

Anche il Gigi di Viganello ha infatti capito che si tratta di una mossa di marketing elettorale. In realtà a Palazzo delle Orsoline non c’è nessuna maggioranza a favore degli sgravi fiscali per le persone fisiche, in particolare per il ceto medio ed in single. Perché il triciclo PLR-PPD-P$ non li vuole.

Al contrario, nel recente passato il ceto medio è stato continuamente gravato di nuovi balzelli: vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta (regalo, ma guarda un po’, dello stesso DFE).

Quanto alle persone singole: pochi mesi fa gli esponenti del triciclo in Gran Consiglio, compresa la grande maggioranza dei deputati PLR, sono riusciti a votare contro l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica, datata 2001, che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole. Argomento per il njet? La solita fregnaccia del “non è il momento, e poi gh’è mia da danée”.Insomma: per occuparsi delle persone singole non è mai il momento. E adesso “si” pretende di farci credere che improvvisamente il vento sarebbe cambiato e che il momento degli sgravi per tutti sarebbe arrivato? Ma va là! Non siamo mica venuti giù con l’ultima piena…

Il coraggio che non c’è

“Il coraggio, se uno non ce l’ha, mica se lo può dare”, diceva il manzoniano Don Abbondio. La considerazione vale anche per Vitta e per la maggioranza del Consiglio di Stato. I “cuor di leone” fiscali, infatti, per evitare l’emigrazione di massa dei redditi alti, hanno partorito una riformetta fiscale mignon, con sgravi solo per i ricchi e per le imprese: quella votata in aprile ed accettata per il rotto della cuffia.  E già allora, spaventati dalla loro stessa audacia (?), i “ministri” si sono sentiti in dovere di ulteriormente annacquare la manovricchia. Così ne hanno fatto un unico pacchetto con le famose misure sociali. Che di per sé con il fisco non hanno nulla a che vedere. E nonostante tutto i $inistrati, che solo a sentire le parole “sgravi fiscali” diventano cianotici, hanno lanciato il referendum.

Mancano i numeri

E adesso che le elezioni cantonali si avvicinano, ci si vorrebbe far credere che il coraggio, che mancava fino a qualche mese fa, si è improvvisamente materializzato? Ma non se la beve nessuno!

E’ infatti evidente che né in governo e nemmeno in parlamento – come dimostrano i precedenti di cui sopra, in particolare la bocciatura dell’iniziativa Canonica – ci sono i numeri per l’approvazione di una riforma fiscale degna di questo nome. Quella di Vitta è dunque, semplicemente, una boutade da campagna elettorale, fatta approfittando del vuoto di notizie estivo (ormai la polemica sui giocatori della nazionale che esultano con le aquile si è esaurita). Speriamo che l’ex partitone, con la sua bulimia di cadreghe, non intenda regalare a questo sfigatissimo Cantone una campagna elettorale di 9 mesi. E’ già accaduto quattro anni fa con esiti deleteri: paralisi dell’attività politica. Alla faccia del Buongoverno!

Iniziativa popolare

Gli sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole ci vogliono. La Lega e questo giornale lo dicono da anni. Ma tramite le vie istituzionali (governo e parlamento) si ottiene zero. Inondare il Gran Consiglio di iniziative parlamentari non porta dunque a nulla. Se si vuole una vera riforma fiscale per i cittadini, c’è una sola opzione: l’iniziativa popolare. Ossia, raccogliere le firme e far votare la gente. Il resto è solo blabla. E la boutade di Vitta è destinata a fare la fine della canicola: dimenticata con il primo acquazzone.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro con l’UE? “Non siamo mica scemi!”

Altro che firmare nuovi trattati-capestro! Bisogna disdire qualcuno di quelli in vigore

 

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha fretta di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quell’accordo capestro che – lo ripetiamo per l’ennesima volta, ma come dicevano gli antichi romani repetita iuvant – ci trasformerebbe di fatto in unacolonia dell’UE.

Con un simile trattato in vigore, in ambiti importanti non potremmo più decidere un tubo: ci arriverebbero i diktat direttamente da Bruxelles, con i giudici stranieri ad applicarli. Sì, giudici stranieri. Altro che la fregnaccia della Corte arbitrale composta da magistrati svizzeri e della DisUnione europea che adesso tentano di spacciarci per buona.  Una simile corte potrebbe semmai decidere sull’applicazione del diritto svizzero. Ma per il diritto UE, gli eurobalivi non riconoscono altra giurisdizione che quella della Corte di giustizia europea.

Lavaggio del cervello

Se il risultato del famoso “tasto reset” è la corsa autolesionista alla sottoscrizione dell’accordo quadro, siamo a posto. In realtà il tasto reset è stato sì schiacciato, ma sulle promesse fatte dal ministro degli Esteri liblab prima della sua elezione.

Ulteriore aggravante: i due consiglieri federali PLR, ovvero KrankenCassis ed il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, sarebbero pronti a scarificare sull’altare dell’accordo che “va assolutamente concluso” perfino le striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione. Non è certo un caso che l’inqualificabile SECO, Segreteria di Stato dell’economia, inquadrata nel Dipartimento di “Leider” Ammann, abbia ripreso con rinnovato vigore le operazioni di lavaggio del cervello agli svizzerotti. Obiettivo: far credere che la libera circolazione sia una figata pazzesca che genera zero problemi.  Soppiantamento? Dumping salariale? Non esistono! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E quindi, visto che – secondo i soldatini della SECO – la libera circolazione non ha alcuna controindicazione, le misure accompagnatorie non servono. Di conseguenza, non si perde nulla a rottamarle per far contenti i padroni di Bruxelles. Elementare, no?

Incompatibilità

E visto che la credibilità della SECO è più o meno ai livelli di quella del Gatto Arturo,per ulteriormente lavare il cervello al popolazzo vengono attivati gli istituti demoscopici di regime.  Missione: presentare un sondaggio da cui emerge che il gradimento dell’accordo quadro sarebbe in rialzo tra la popolazione. Certo, come no! Ce li immaginiamo i sondaggisti prezzolati che chiedono alla sciura Maria di anni 87 cosa ne pensa dell’accordo quadro istituzionale e pongono le domande in modo da ottenere la risposta desiderata dal committente!

Ricorrere a simili trucchetti per tentare di manipolare l’opinione pubblica è semplicemente penoso.

Si può girarla e pirlarla finché si vuole. L’accordo quadro è e rimane incompatibile con la sovranità svizzera e con i diritti popolari. Anzi, è semplicemente incompatibile con la dignità di un qualsiasi Stato,visto che impone leggi e giudici stranieri.

Si avvicina il Primo d’agosto e noi ci ritroviamo con un ministro degli Esteri binazionale che sogna di festeggiare il Natale della Patria svendendola a Bruxelles tramite l’ennesimo trattato-capestro. Non ancora contento, vorrebbe addirittura aggiungerci un regalo di 1.3 miliardi di Frdi contributo di coesione. E cosa ci dà l’UE in cambio? Facile: il solito calcione nel fondoschiena!

Perfino al DFE…

Perfino il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha dichiarato, in relazione allo sconcio accordo quadro istituzionale, che “piuttosto che firmare un brutto accordo è meglio attendere”. In realtà anche KrankenCassis a parole inizialmente sosteneva una tesi del genere. Poi però è scattato il “contrordine compagni”; e adesso la linea è diventata quella del “firmare ad ogni costo”.

Non ci siamo proprio. L’accordo quadro non va firmato. Né adesso né mai. Perché con l’UE non bisogna più sottoscrivere alcun trattato. Al contrario, bisogna cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Visto che il Primo agosto è ormai alle porte, un suggerimento ai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale per fare un regalo alla Patria in occasione della sua festa: una bella letterina al presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che al vertice NATO non si reggeva in piedi, non si sa se per eccessi alcolici o per altri problemi). Bastano due punti facili-facili:

  • Non si firma nessun accordo quadro, né adesso né mai;
  • Il regalo da 1.3 miliardi ve lo levate dalla capoccia.

E’ così difficile?

Lorenzo Quadri

Casse malati allo sbando e politici in cerca di visibilità

Adesso che l’assicuratore si è deciso a pagare, cosa resterà dei roboanti proclami?

La vicenda del medicamento antitumorale riconosciuto solo dopo l’esplosione del caso mediatico evidenzia per l’ennesima volta le falle di un sistema fallimentare. Che fine ha fatto la cassa malati pubblica intercantonale? Dispersa nelle nebbie?

E davvero non è più possibile aiutare senza poi correre subito dopo ad urlarlo in piazza?

Ha suscitato legittima indignazione il rifiuto di una “misteriosa” cassa malati (nessuno ha voluto farne il nome) di pagare un farmaco antitumorale ad un ragazzo di 12 anni in quanto il medicamento, prescritto per evitare una recidiva, non risulta omologato in Svizzera (ma in altri paesi a noi vicini sì). Non si tratta dunque di una medicina farlocca, bensì di una che funziona.

Il colmo è che, come noto, l’assicurazione malattia sarebbe invece pronta a pagare una chemioterapia, molto più costosa ed invasiva. Assurdità totale, dunque.

Ma alla partitocrazia, ed in particolare a PLR e PPD, lo strapotere politico delle casse malati è sempre andato bene. Al punto da eleggere addirittura un cassamalataro in Consiglio federale. Per cui fa un po’ specie vedere i soldatini di questi due partiti mettersi in mostra senza ritegno per cavalcare il caso mediatico scoppiato attorno al 12enne.

Peggio di Bertoldo

Le casse malati ed i loro strapagati manager continuano a farne peggio di Bertoldo. Eppure la maggioranza politica si è sempre opposta alla creazione di una cassa malati pubblica. Che certo non risolverebbe tutti i problemi. Però permetterebbe di uscire da certe logiche sedicenti “manageriali” e permetterebbe di contenere i costi amministrativi (meno dirigenti strapagati). Per ridurre i premi di un’ipotetica cassa pubblica si potrebbe utilizzare una parte degli utili della Banca nazionale (si tratta infatti di soldi di proprietà dei cittadini).

Due bocciature popolari

A livello federale la cassa malati pubblica è stata bocciata due volte in votazione popolare. Se questa porta sarà difficile da riaprire, non significa che non ne esistano altre. C’è ad esempio l’ipotesi della creazione di casse pubbliche intercantonali. In alcuni Cantoni romandi se ne parla da tempo. In Ticino, invece, il tema pare disperso nelle nebbie. Eppure, lo sappiamo bene, il nostro è tra i cantoni più colpiti dai salassi dei cassamalatari. Non solo, ma i ticinesi da un ventennio pagano premi di assicurazione malattia gonfiati: e quando si è trattato di restituire, sono arrivate indietro le  briciole. I correttivi apportati al sistema sono inadeguati, sicché l’alleggerimento indebito delle nostre tasche continua.

Ticino inattivo

L’inattività del nostro Cantone sul fronte assicurazione malattia lascia di stucco. Ogni anno i vertici del DSS, all’annuncio dell’ennesimo aumento di premio – e a suon di crescite del 4% per volta, la cifra lievita  – emettono qualche flebile borbottìo di protesta. Più per la forma che per altro, e magari pure relativizzando (per la serie: “poteva andarci peggio”). Dopodiché, il silenzio fino all’anno successivo, quando viene riproposto lo stesso desolante copione. E’ ovvio che il Ticino non è in prima fila nel battagliare contro le storture del sistema attuale. Malgrado ne paghi pesantemente lo scotto. Come mai?

Centro di competenza smantellato

Inoltre, una decina di anni fa (correva ancora l’era Pesenti), il Consiglio di Stato ebbe la bella idea di smantellare l’Ufficio assicurazione malattia, creato nel 1992. I suoi compiti vennero diluiti tra la Divisione della salute pubblica e l’Istituto delle assicurazioni sociali. Il che equivalse a privarsi di un centro di competenza specifico in un problema cruciale per i ticinesi.

E soprattutto, non dimentichiamo che il triciclo PLR-PPD-P$ – sì, anche il P$, malgrado a livello federale sostenga la cassa malati pubblica – nel 2003 impedì ai cittadini ticinesi di votaresull’iniziativa popolare della Lega che chiedeva la creazione di una cassa malati cantonale.

Chiaro: all’odiata Lega non bisogna mai dare ragione. Piuttosto ci si spara a mitraglia nei gioielli di famiglia. Vero kompagni?

Beneficienza urlata

La vicenda del 12enne affetto da sarcoma a cui l’assicurazione malattia non vuole pagare il farmaco, potrebbe dare uno scossone all’apatia imperante davanti ai furti dei cassamalatari? Purtroppo c’è da dubitarne. La vicenda ha dato il via ad una grande manifestazione di solidarietà. L’associazione  “Quii da la cursa” ha lanciato una colletta che in breve tempo ha permesso di raccogliere molti più soldi di quelli necessari. Un’iniziativa ammirevole, peccato poi che due dei promotori, guarda caso deputati in Gran Consiglio PPD e P$, abbiano avuto la brutta idea di cavalcarla per farsi campagna elettorale, mandando alla misteriosa cassa malati una lettera aperta dai toni ridicolmente minatori.

Davvero non è più possibile aiutare senza poi correre ad urlarlo in piazza?

Passata la festa…

Inutile dire che la partitocrazia ha fatto a gara nel saltare sul carro della beneficienza “sotto i riflettori”. E sinceramente vedere orde di politicanti in fregola di visibilità servirsi di un ragazzino malato per farsi campagna elettorale non è un bello spettacolo. Stesso discorso per il quotidiano radiko$ocialista LaRegione che ne approfitta per galoppinare senza ritegno la consigliera nazionale di riferimento, ovvero la kompagna Marina Carobbio, con tanto di gigantografia in prima pagina ed articolone all’interno. Eh già: l’autunno del 2019 (elezioni federali) si avvicina, per cui meglio cominciare a mettere fieno in cascina!

Adesso che “l’allarme” è rientrato perché la cassa malati ha deciso di coprire i costi del farmaco antitumorale (alle buon’ora!) una domanda “nasce spontanea”: cosa resterà di tutto questo? La facile previsione è che non resterà nulla. Si assisterà al rientro collettivo nei ranghi. Tutto andrà avanti come prima. Aumenti dei premi compresi. Nell’attesa del nuovo carro mediatico su cui fiondarsi.

Lorenzo Quadri

 

L’assistenza aumenta ancora ma nei Beltrauffici sono sereni

E naturalmente censura ferrea sulla causa principale: la libera circolazione!

 

Notizia di venerdì: il numero delle persone in assistenza in questo sfigatissimo Cantone è ancora aumentato tra febbraio e marzo. A fine marzo le persone in assistenza in Ticino erano 8291 – quindi praticamente 8300 – il che equivale ad un aumento del 2.1% rispetto al mese precedente. In cifre assolute, più 173 nell’arco di un solo  mese.

Ormai l’aumento dei casi di assistenza in Ticino non è più nemmeno una notizia. Un po’ come l’aumento dei frontalieri nel settore terziario. Sarebbe una notizia se diminuissero.

Naturalmente, chissà come mai, sotto la cortina fumogena di numeri e percentuali presentata dalla stampa, mancano le cifre degli stranieri ed in particolare quelle dei permessi B in assistenza. Che dovrebbero essere zero, ma invece… Mentre perfino gli Stati UE combattono l’immigrazione nello Stato sociale con misure anche pesanti, dalle nostre parti i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ blaterano che “sa po’ mia!”.

La premiata ditta SECO&Rico

Da manuale (si fa per dire) a proposito del nuovo aumento dei casi di assistenza, la reazione della responsabile del Beltraufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, che dalle colonne del Corriere dei Ticino dichiara: “Non siamo preoccupati, ma dobbiamo comunque continuare ad essere vigili e attenti alla situazione”. Bontà loro: non sono preoccupati.

Dopo aver superato la soglia degli 8000 casi di assistenza, adesso si procede al galoppo (duecento casi in più al mese?) verso i 9000; quando arriveremo a 10 mila organizzeremo una bella bicchierata a Palazzo delle Orsoline? Però nei Beltrauffici sociali “non sono preoccupati”.

Del resto, a fugare tutte le preoccupazioni che dovessero per un delirio d’ipotesi affacciarsi alla mente, ci pensano i tamberla della SECO (Segreteria di Stato per l’economia, ovvero organo di propaganda di regime pro-frontiere spalancate), i soldatini delle grandi industrie e gli scienziati dell’IRE diretti dal buon Rico Maggi: guarda caso, ma si tratta senz’altro di fortuita coincidenza (come no!), tutti di area PLR.

Secondo le statistiche taroccate della SECO, la disoccupazione è irrilevante, il soppiantamento di lavoratori ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale non esistono (tutte balle della Lega populista e razzista) e la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca.

Sicché, se per caso qualche fosco pensiero dovesse turbare la serenità dei servizi sociali del Beltrasereno, ci pensa la premiata ditta SECO&Rico (Maggi) a dissiparlo!

I veri motivi?

Fa poi un po’ specie (eufemismo) leggere nell’articolo del CdT di cui sopra che, a mente della capoufficio responsabile, la prima causa della crescita dei numeri dell’assistenza sono “i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro, caratterizzato sempre più da stipendi insufficienti, soprattutto perché con maggiore frequenza sono proposti impieghi precari, su chiamata o a tempo parziale”.Punto. Ah, ecco. E sulla vera origine di questi ed altri fenomeni, ossia la DEVASTANTE LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE che ha SFASCIATO il mercato del lavoro ticinese, nemmeno un cip!

Chiaro: la libera circolazione è stata voluta dalla casta spalancatrice di frontiere, con in prima fila la partitocrazia PLR-PPD-P$. Per cui, figuriamoci se la funzionaria statale di turno poteva permettersi di dire come stanno le cose. Non sia mai: autocensura! I funzionari dell’amministrazione cantonale (gonfiata come una rana) possono insultare la Lega ed i leghisti sui “social”, tanto non succede niente; ma di certo non possono osare raccontarla giusta sulla “sacra” libera circolazione. Altrimenti sì che per loro sono cavoli amari!

Tagli alla disoccupazione

Tuttavia, almeno una delle cause dell’aumento dei numeri dell’assistenza viene indicata correttamente: “Le riforme delle assicurazioni sociali, sia federali che cantonali, fatte negli ultimi anni, chiaramente hanno avuto un impatto anche sull’assistenza”.Traduzione: i tagli all’assicurazione contro la disoccupazioneentrati in vigore nel 2012, e a cui la Lega si era opposta, hanno scaricato un sacco di gente dalla disoccupazione all’assistenza. “Naturalmente” i tagli sono stati fatti per motivi di risparmio. Però i tamberla della SECO, galoppini del ministro liblab “Leider” Ammann, oltre a fornire le statistiche farlocche per fare il lavaggio del cervello pro libera circolazione, pro accordo quadro istituzionale e pro UE, vorrebbero:

  • Versare il guadagno intermedio ai frontalieri;
  • Pagare la disoccupazione ai frontalieri, come da recente, ennesimo Diktat di Bruxelles.

Tutte nuove prestazioni, a vantaggio di cittadini residenti oltreramina, che costerebbero cifre stellari – un numero imprecisato di centinaia di milioni –  alla “nostra” assicurazione contro la disoccupazione.Capita l’antifona? I soldi per i senza lavoro svizzeri non ci sono, ed infatti vengono scaricati sull’ assistenza. Per i frontalieri invece…

Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Svizzerotti di nuovo fregati

Il collegamento ferroviario con la Malpensa posticipato di altri sei mesi

E ti pareva! Per il famoso collegamento Lugano-Malpensa, l’ennesimo ritardo è servito. Dal Corriere del Ticino di ieri apprendiamo infatti che il prolungamento della linea S50 fino allo scalo varesino è ancora una volta rinviato. Invece di aprire i battenti alla fine del corrente anno, la linea li aprirà a giugno 2019. Ammesso e non concesso che non ci saranno altri ritardi, visto che ormai all’affidabilità dell’italica controparte non crede più nemmeno il Gigi di Viganello dopo abbondanti libagioni.

Da notare che i burocrati dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT, Dipartimento Doris) hanno avuto la bella idea di azzerare per fine anno le concessioni alle tre ditte di bus che fanno attualmente la spola tra il nostro Cantone e l’aeroporto della Malpensa. Perché – udite udite – i privati “non devono permettersi” di concorrenziare le FFS! I balivi su rotaia comandano e la Doris trotta!

Le concessioni dei bus

Adesso che è stato annunciato l’ennesimo ritardo nell’apertura della tratta ferroviaria, le concessioni dei bus verranno prolungate (per l’ennesima volta) per altri sei mesi? Oppure i burocrati dell’UFT mangeranno la foglia e prorogheranno fino a fine 2019? O ancora – c’è da dubitarne, ma la speranza è l’ultima a morire – si renderanno conto che le concessioni vanno rinnovate indipendentemente dalla ferrovia?

Collaborazioni col Belpaese?

La storia del trenino dei puffi Lugano-Malpensa è una presa per i fondelli infinita. Ben esemplifica come funziona la collaborazione tra svizzerotti ed italici. Il collegamento in questione è costato al contribuente rossocrociato qualcosa come 200 milioni solo in investimenti. A chi serve? Non certo ai ticinesi. Dovrebbe servire ai frontalieri. Quindi: grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, veniamo invasi da permessi G e dobbiamo pure pagargli i trenini appositi nella pia illusione di togliere qualche targa azzurra dalle nostre strade ormai perennemente infesciate da auto italiche con a bordo solo il conducente.

Chi ringraziamo?

Naturalmente il nuovo collegamento su rotaia è entrato in funzione con anni di ritardo ed ha subito totalizzato il record interplanetario di disservizi. Quanto alla puntualità… questa sconosciuta! Senza contare che i park&ride sulla tratta italiana mancano. Quindi ci piacerebbe proprio sapere quante macchine di frontalieri abbiamo tolto dalle nostre strade spendendo 200 milioni!

Per questo flop possiamo ringraziare gli amici a sud della ramina e a nord del Gottardo. Però intanto, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato, ogni anno versiamo imperterriti i ristorni dei frontalieri (ormai lievitati ed oltre 80 milioni di franchetti) e senza nemmeno vincolarli a condizioni di sorta.

Ciliegina sulla torta

E se invece di continuare a bruciare soldi pubblici in trenini-flop ci decidessimo ad intervenire alla radice del problema? Ovvero, se cominciassimo a ridurre il numero dei frontalieri? Altro che aprire tratte ferroviarie: chiudere le frontiere!

La ciliegina sulla torta è, appunto, il collegamento con la Malpensa. Con la fetecchiata delle ferrovie che “non possono essere concorrenziate dai privati” (è tornato Stalin? E come la mettiamo invece con i pullman di Eurobus che da un mese e mezzo sono operativi in Svizzera interna coprendo tratte di lunga distanza e facendo quindi concorrenza alle FFS? Loro “possono”?) i viaggiatori ticinesi si vedranno privati, per decreto dei burocrati dell’UFT, dell’unico collegamento funzionante con l’aeroporto della Malpensa: ovvero i bus. Ciò vale, ovviamente, anche per i turisti che dalla Malpensa vogliono raggiungere il Ticino. Insomma, operazione in perdita su tutti i fronti. Grazie Doris!

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Altro che “ticinesi razzisti”! Moralisti multikulti asfaltati

Studio dell’Ustat conferma: la paura è quella di venire soppiantati da frontalieri

 

Quando si dice “la scoperta dell’acqua calda“! Anche se, viste le temperature, magari sarebbe stato meglio scoprire quella fresca…

L’ultimo studio pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) indica che il 35% dei ticinesi  vede “lo straniero come una minaccia per il posto di lavoro”, mentre la percentuale a livello nazionale è del 20%. La differenza è notevole: la cifra ticinese è quasi doppia di quella svizzera. Quale conclusione trarre da questi dati? Che i ticinesi, come ama ripetere la casta spalancatrice di frontiere, sono “chiusi e gretti”, “razzisti e xenofobi” e quindi (?) bisogna fargli il lavaggio del cervello affinché si ravvedano?

Paura per il posto di lavoro

No: la conclusione è che i ticinesi hanno paura di perdere il lavoro e di venire soppiantati da frontalieri. Ecco dunque asfaltata, senza appello, la fregnaccia del  “razzismo” su cui la casta fa leva per ricattare moralmente i cittadini nell’intento di indurli a votare secondo i  desiderata pro-saccoccia dell’establishment. Altro che razzismo: è semplice – e necessaria, e naturale – autodifesa.

L’asfaltatura arriva direttamente da un ufficio cantonale. Quello dell’Ustat è uno studio che la partitocrazia ed i suoi galoppini mediatici – in primis quelli della Pravda di Comano foraggiati col canone più caro d’Europa – mai avrebbero voluto vedere.

Del resto, in Ticino c’è il 30% di popolazione straniera. E, se si conteggiassero anche i beneficiari di naturalizzazioni facili, meglio non pensare a dove si arriverebbe. I soli frontalieri sono quasi un terzo della forza lavoro. I lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ evidente che venire a farneticare di “paese razzista” con questi numeri significa essere caduti dal seggiolone da piccoli. Idem blaterare sulla necessità di “aprirsi”. Questo sfigatissimo Cantone si trova nella palta proprio perché è stato costretto, contro la volontà dei suoi abitanti, ad “aprirsi” senza alcuna protezione. L’invasione da sud era scontata. Con tutto quel che ne consegue.

Chi ha voluto l’assalto alla diligenza?

E’ infatti chiaro anche al Gigi di Viganello che la differenza abissale nelle percentuali di chi si sente insidiato sul posto di lavoro dagli stranieri tra Ticino e Svizzera interna è la diretta conseguenza della differenza abissale del numero di frontalieri presenti nelle aree di riferimento. In Ticino i frontalieri sono quasi un terzo dei lavoratori. La media nazionale, per contro, è di uno striminzito 6.2%.

Chi ha voluto l’invasione di frontalieri provocando in questo modo l’alto tasso di “diffidenza”? Chiaro: l’élite spalancatrice di frontiere. Partitocrazia PLR-PPD-P$ in testa. La stessa che poi – tramite i suoi soldatini – s’inventa inesistenti problemi di razzismo!

SECO da rottamare

Il sondaggio dell’Ustat dà anche il benservito agli scienziati liblab della SECO (Consigliere federale di riferimento: Johann “Leider” Ammann, PLR) e dell’IRE. Quelli delle statistiche taroccate sull’occupazione. Quelli dei regali ai frontalieri. (A proposito: aspettiamo di vedere cosa accadrà con l’ennesimo vergognoso Diktat con cui gli eurofalliti  vorrebbero far pagare al paese di lavoro – ovvero: a noi – la disoccupazione dei frontalieri). Quelli che pensano di poterci prendere per scemi raccontando la fregnaccia che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri non  esiste: “sono solo percezioni”! Una boiata ribadita senza vergogna nei giorni scorsi da tale Roland A. (?) Müller, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori (in sostanza un leccapiedi della grande economia che si ingrassa con la manodopera straniera a basso costo). Questo figuro, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto farlocco della SECO sulla libera circolazione (leggi: propaganda di regime pro-immigrazione incontrollata) dichiarava spocchioso: “La sostituzione? Non esiste! Nemmeno in Ticino!”

Adesso questi tamberla al soldo dell’immigrazione incontrollata si trovano in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz: loro ripetono che in Ticino il soppiantamento di lavoratori residenti con permessi G non esiste. Eppure  il 35% dei ticinesi lo teme. Tutti pazzi visionari, questi ticinesotti? Oppure sono i soldatini di cui sopra, completamente ignoranti della realtà del nostro Cantone, a raccontare balle solenni? SECO e casta spalancatrice di frontiere: come fumarsi gli ultimi residui di credibilità!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiusura dei valichi secondari: lettera del governo a Berna

Il CdS non si faccia infinocchiare! Le dogane vanno chiuse, piaccia o no ai vicini a Sud

 

Dopo l’improponibile calata di braghe sul regalo di 1.3 miliardi all’UE, a cui il Consiglio di Stato, in consultazione, si è inspiegabilmente dichiarato favorevole senza riserve e con argomenti servili e farlocchi, si sarebbe potuto temere il peggio anche a proposito della chiusura notturna dei valichi secondari.

Come noto il Consiglio federale, impipandosene alla grande dell’adozione della mozione Pantani da parte delle due Camere, ha deciso che i valichi secondari con il Belpaese devono rimare spalancati anche di notte. Questo perché? Ma ovviamente perché all’Italia la chiusura notturna non era piaciuta (si ricorderanno gli strilli isterici dei politicanti del Belpaese e della loro stampa di servizio quando, lo scorso primo aprile, era partita la sperimentazione in prova per 6 mesi su tre valichi). E i camerieri bernesi dell’UE davanti alla Penisola come sempre calano le braghe. Per costoro, la sicurezza del Ticino (Mendrisiotto, ma non solo) conta meno, molto meno, dei capricci d’Oltreramina! Ma non si vergognano?

I bernesi spalancano

Il Consiglio federale ha deciso a metà giugno di lasciare spalancate le frontiere secondarie con la vicina Repubblica proponendo di munirle di “barriere da abbassare in caso di necessità”: ovvero, l’ennesima presa per i fondelli. Finalmente ad un mese di distanza (meglio tardi che mai) il Consiglio di Stato ha scritto al governicchio federale ritendendo che l’analisi effettuata dai burocrati bernesi sui benefici della chiusura notturna dei valichi sia lacunosa in quanto “limitata all’ambito delle rapine nelle stazioni di benzina, mentre la questione è più articolata”.Quanto all’efficacia “della vostra controproposta di installare delle barriere ai valichi di confine secondari, è per noi assolutamente invalutabile”.  Tanto più (aggiunta nostra) che anche il Gigi di Viganello ha capito che le barriere ipotizzate sarebbero destinate a restare sempre aperte…

Di conseguenza, il CdS ha chiesto ai camerieri bernesi dell’UE di trasmettere a Bellinzona il “rapporto integrale sul quale hanno basato la loro decisione” di non chiusura, concludendo che “a causa della sua collocazione geografica,  il Canton Ticino ha dovuto sostenere compiti che sono andati a beneficio della Confederazione e degli altri Cantoni, il cui riconoscimento non è sempre stato immediato né scontato”.  

Opporsi all’ennesima boiata

Almeno questa volta in Consiglio di Stato si è trovata una maggioranza pronta ad opporsi all’ennesima boiata federale (c’è infatti da dubitare che la decisione sia stata presa all’unanimità, ma non si sa mai…).

Del resto, le valutazioni fatte da Berna sulle questioni ticinesi spesso e volentieri sono farlocche e non valgono una cicca. Non solo in campo di disoccupazione e di frontalierato (vedi le statistiche taroccate della SECO). Anche in altri ambiti. Ricordiamo ad esempio – eccome che lo ricordiamo! –  che i burocrati federali tentavano addirittura di convincerci che chiedere il casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G fosse inutile! Invece, grazie a questa misura introdotta dal leghista Norman Gobbi, è stato possibile impedire a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino. Ma è chiaro: a Berna l’unica priorità è calare le braghe. A costo di opporsi alle decisioni del parlamento. Che, evidentemente, contano solo a geometria variabile. E quindi, per pararsi il lato B, i burocrati federali si fanno allestire i rapporti compiacenti: quelli che dicono ciò che il committente vuole sentirsi dire.

Chiusura da attuare

Non ci facciamo illusioni sull’esito della letterina del CdS al Consiglio federale. Ma per lo meno il governo (o una maggioranza del medesimo) ha dimostrato di non voler lasciar cadere la questione dalla chiusura notturna dei valichi secondari. Lo scritto a Berna deve essere solo un primo passo.  La chiusura notturna è stata decisa e va dunque attuata.Altro che le inutili soluzioni di ripiego per far contenti i vicini a Sud!

A proposito: non è perché il nuovo ministro degli Interni italico Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro sugli sbarchi dei finti rifugiati che abbiamo cambiato idea sui confini con il Belpaese: vanno chiusi.

Lorenzo Quadri