L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Altro che “ticinesi razzisti”! Moralisti multikulti asfaltati

Studio dell’Ustat conferma: la paura è quella di venire soppiantati da frontalieri

 

Quando si dice “la scoperta dell’acqua calda“! Anche se, viste le temperature, magari sarebbe stato meglio scoprire quella fresca…

L’ultimo studio pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) indica che il 35% dei ticinesi  vede “lo straniero come una minaccia per il posto di lavoro”, mentre la percentuale a livello nazionale è del 20%. La differenza è notevole: la cifra ticinese è quasi doppia di quella svizzera. Quale conclusione trarre da questi dati? Che i ticinesi, come ama ripetere la casta spalancatrice di frontiere, sono “chiusi e gretti”, “razzisti e xenofobi” e quindi (?) bisogna fargli il lavaggio del cervello affinché si ravvedano?

Paura per il posto di lavoro

No: la conclusione è che i ticinesi hanno paura di perdere il lavoro e di venire soppiantati da frontalieri. Ecco dunque asfaltata, senza appello, la fregnaccia del  “razzismo” su cui la casta fa leva per ricattare moralmente i cittadini nell’intento di indurli a votare secondo i  desiderata pro-saccoccia dell’establishment. Altro che razzismo: è semplice – e necessaria, e naturale – autodifesa.

L’asfaltatura arriva direttamente da un ufficio cantonale. Quello dell’Ustat è uno studio che la partitocrazia ed i suoi galoppini mediatici – in primis quelli della Pravda di Comano foraggiati col canone più caro d’Europa – mai avrebbero voluto vedere.

Del resto, in Ticino c’è il 30% di popolazione straniera. E, se si conteggiassero anche i beneficiari di naturalizzazioni facili, meglio non pensare a dove si arriverebbe. I soli frontalieri sono quasi un terzo della forza lavoro. I lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ evidente che venire a farneticare di “paese razzista” con questi numeri significa essere caduti dal seggiolone da piccoli. Idem blaterare sulla necessità di “aprirsi”. Questo sfigatissimo Cantone si trova nella palta proprio perché è stato costretto, contro la volontà dei suoi abitanti, ad “aprirsi” senza alcuna protezione. L’invasione da sud era scontata. Con tutto quel che ne consegue.

Chi ha voluto l’assalto alla diligenza?

E’ infatti chiaro anche al Gigi di Viganello che la differenza abissale nelle percentuali di chi si sente insidiato sul posto di lavoro dagli stranieri tra Ticino e Svizzera interna è la diretta conseguenza della differenza abissale del numero di frontalieri presenti nelle aree di riferimento. In Ticino i frontalieri sono quasi un terzo dei lavoratori. La media nazionale, per contro, è di uno striminzito 6.2%.

Chi ha voluto l’invasione di frontalieri provocando in questo modo l’alto tasso di “diffidenza”? Chiaro: l’élite spalancatrice di frontiere. Partitocrazia PLR-PPD-P$ in testa. La stessa che poi – tramite i suoi soldatini – s’inventa inesistenti problemi di razzismo!

SECO da rottamare

Il sondaggio dell’Ustat dà anche il benservito agli scienziati liblab della SECO (Consigliere federale di riferimento: Johann “Leider” Ammann, PLR) e dell’IRE. Quelli delle statistiche taroccate sull’occupazione. Quelli dei regali ai frontalieri. (A proposito: aspettiamo di vedere cosa accadrà con l’ennesimo vergognoso Diktat con cui gli eurofalliti  vorrebbero far pagare al paese di lavoro – ovvero: a noi – la disoccupazione dei frontalieri). Quelli che pensano di poterci prendere per scemi raccontando la fregnaccia che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri non  esiste: “sono solo percezioni”! Una boiata ribadita senza vergogna nei giorni scorsi da tale Roland A. (?) Müller, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori (in sostanza un leccapiedi della grande economia che si ingrassa con la manodopera straniera a basso costo). Questo figuro, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto farlocco della SECO sulla libera circolazione (leggi: propaganda di regime pro-immigrazione incontrollata) dichiarava spocchioso: “La sostituzione? Non esiste! Nemmeno in Ticino!”

Adesso questi tamberla al soldo dell’immigrazione incontrollata si trovano in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz: loro ripetono che in Ticino il soppiantamento di lavoratori residenti con permessi G non esiste. Eppure  il 35% dei ticinesi lo teme. Tutti pazzi visionari, questi ticinesotti? Oppure sono i soldatini di cui sopra, completamente ignoranti della realtà del nostro Cantone, a raccontare balle solenni? SECO e casta spalancatrice di frontiere: come fumarsi gli ultimi residui di credibilità!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiusura dei valichi secondari: lettera del governo a Berna

Il CdS non si faccia infinocchiare! Le dogane vanno chiuse, piaccia o no ai vicini a Sud

 

Dopo l’improponibile calata di braghe sul regalo di 1.3 miliardi all’UE, a cui il Consiglio di Stato, in consultazione, si è inspiegabilmente dichiarato favorevole senza riserve e con argomenti servili e farlocchi, si sarebbe potuto temere il peggio anche a proposito della chiusura notturna dei valichi secondari.

Come noto il Consiglio federale, impipandosene alla grande dell’adozione della mozione Pantani da parte delle due Camere, ha deciso che i valichi secondari con il Belpaese devono rimare spalancati anche di notte. Questo perché? Ma ovviamente perché all’Italia la chiusura notturna non era piaciuta (si ricorderanno gli strilli isterici dei politicanti del Belpaese e della loro stampa di servizio quando, lo scorso primo aprile, era partita la sperimentazione in prova per 6 mesi su tre valichi). E i camerieri bernesi dell’UE davanti alla Penisola come sempre calano le braghe. Per costoro, la sicurezza del Ticino (Mendrisiotto, ma non solo) conta meno, molto meno, dei capricci d’Oltreramina! Ma non si vergognano?

I bernesi spalancano

Il Consiglio federale ha deciso a metà giugno di lasciare spalancate le frontiere secondarie con la vicina Repubblica proponendo di munirle di “barriere da abbassare in caso di necessità”: ovvero, l’ennesima presa per i fondelli. Finalmente ad un mese di distanza (meglio tardi che mai) il Consiglio di Stato ha scritto al governicchio federale ritendendo che l’analisi effettuata dai burocrati bernesi sui benefici della chiusura notturna dei valichi sia lacunosa in quanto “limitata all’ambito delle rapine nelle stazioni di benzina, mentre la questione è più articolata”.Quanto all’efficacia “della vostra controproposta di installare delle barriere ai valichi di confine secondari, è per noi assolutamente invalutabile”.  Tanto più (aggiunta nostra) che anche il Gigi di Viganello ha capito che le barriere ipotizzate sarebbero destinate a restare sempre aperte…

Di conseguenza, il CdS ha chiesto ai camerieri bernesi dell’UE di trasmettere a Bellinzona il “rapporto integrale sul quale hanno basato la loro decisione” di non chiusura, concludendo che “a causa della sua collocazione geografica,  il Canton Ticino ha dovuto sostenere compiti che sono andati a beneficio della Confederazione e degli altri Cantoni, il cui riconoscimento non è sempre stato immediato né scontato”.  

Opporsi all’ennesima boiata

Almeno questa volta in Consiglio di Stato si è trovata una maggioranza pronta ad opporsi all’ennesima boiata federale (c’è infatti da dubitare che la decisione sia stata presa all’unanimità, ma non si sa mai…).

Del resto, le valutazioni fatte da Berna sulle questioni ticinesi spesso e volentieri sono farlocche e non valgono una cicca. Non solo in campo di disoccupazione e di frontalierato (vedi le statistiche taroccate della SECO). Anche in altri ambiti. Ricordiamo ad esempio – eccome che lo ricordiamo! –  che i burocrati federali tentavano addirittura di convincerci che chiedere il casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G fosse inutile! Invece, grazie a questa misura introdotta dal leghista Norman Gobbi, è stato possibile impedire a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino. Ma è chiaro: a Berna l’unica priorità è calare le braghe. A costo di opporsi alle decisioni del parlamento. Che, evidentemente, contano solo a geometria variabile. E quindi, per pararsi il lato B, i burocrati federali si fanno allestire i rapporti compiacenti: quelli che dicono ciò che il committente vuole sentirsi dire.

Chiusura da attuare

Non ci facciamo illusioni sull’esito della letterina del CdS al Consiglio federale. Ma per lo meno il governo (o una maggioranza del medesimo) ha dimostrato di non voler lasciar cadere la questione dalla chiusura notturna dei valichi secondari. Lo scritto a Berna deve essere solo un primo passo.  La chiusura notturna è stata decisa e va dunque attuata.Altro che le inutili soluzioni di ripiego per far contenti i vicini a Sud!

A proposito: non è perché il nuovo ministro degli Interni italico Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro sugli sbarchi dei finti rifugiati che abbiamo cambiato idea sui confini con il Belpaese: vanno chiusi.

Lorenzo Quadri

Regalo miliardario all’UE: governicchio favorevole!

Improponibile presa di posizione del CdS sul contributo di coesione agli eurofalliti

 

Il popolo ticinese, che nel 2006 aveva rifiutato ad ampia maggioranza il primo contributo di coesione, di nuovo preso a pesci in faccia

La Svizzera ha già versato all’UE un miliardo di coesione: nel 2006 la maggioranza dei cittadini elvetici, ma non dei ticinesi, accettò, sotto il ricatto del terrorismo di regime, di pagare la spropositata mazzetta.

Adesso lo scenario rischia di ripetersi. E addirittura in peggio. Il contributo è infatti lievitato a 1.3 miliardi.

Questi 1.3 miliardi di franchetti (nostri, non di KrankenCassis, di “Leider” Ammann o della kompagna Simonetta) sono un regalo a Bruxelles. Ma i regali si fanno agli amici. Gli eurobalivi non sono nostri amici. Ci discriminano (vedi ad esempio l’equivalenza delle borse) e nel contempo pretendono di comandare in casa nostra. Ultima trovata a tale scopo: lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo coloniale, con cui i funzionarietti UE  vogliono dettarci legge ed imporci pure i giudici stranieri.

Perfino il triciclo…

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno promesso lo scorso novembre a “Grappino” Juncker che gli svizzerotti fessi avrebbero pagato il pizzo da 1,3 miliardi senza un cip. Visto però che l’UE continua a trattarci come pezze da piedi, perfino la partitocrazia ora sente  il bisogno di abbozzare una – seppur minima – resistenza: non fosse altro che per salvarsi la faccia (di palta) davanti agli elettori (già sapendo che li tradirà per l’ennesima volta).

Il copione è già noto

Ed infatti dalla consultazione federale appena conclusa emergono da parte dei partiti delle resistenze al dono miliardario. Motivate in particolare con l’equivalenza della borsa svizzera, che Bruxelles riconosce solo fino a fine anno.  Sarà  anche un tema importante. Ce ne sono però di più importanti: come la sovranità nazionale ed i diritti popolari minacciati dall’UE. Il triciclo però non li cita. Evidentemente se ne impipa.

Intendiamoci:  nessuno si fa fare fesso da questi “moti d’orgoglio” dell’ultim’ora. Quando si tratterà di venire al dunque, ovvero di votare alle Camere federali gli 1.3 miliardi di contributo di coesione, i deputati del triciclo si produrranno in tanti blablabla critici sperando di fari riprendere dai media; poi, da bravi soldatini, tutti a schiacciare il tasto verde.E, va da sé, la partitocrazia farà tutto quello che potrà affinché il popolazzo non possa votare sul regalo da 1.3 miliardi all’UE (attualmente la procedura non prevede la chiamata alla urne).

CdS fuori a sbalzo

Purtroppo non c’è limite al peggio. Se infatti nella consultazione sugli 1.3 miliardi di coesione la partitocrazia ha sollevato qualche eccezione, ilgovernicchio cantonale, invece, non ne ha sollevata nessuna.Si è dichiarato favorevole, senza condizioni, a pagare il contributo di coesione. Questo il messaggio inviato a Berna: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadute positive che il primo contributo (deciso nel 2007) ha avuto – direttamente o indirettamente – sull’economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all’interno dell’Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali”.

Fantozzi direbbe: “Una ca_ata pazzesca”. Noi rimaniamo senza parole davanti ad un simile concentrato di baggianate politikamente korrette. Che è  farina del sacco di chi? Del Dipartimento PLR o del cancelliere PLR?

Schiaffo ai ticinesi

Piccolo promemoria. Nel 2006, quando si trattò di votare sul primo miliardo di coesione,  il 63% dei ticinesi lo bocciò sonoramente.Se sul nuovo regalo all’UE, ingiustificato e senza uno straccio di contropartita,  il popolo potrà decidere (e sarebbe il minimo…) poco ma sicuro che i ticinesi lo affosseranno con l’80% di NO. Ciò significa che il Consiglio di Stato verrebbe letteralmente asfaltato. Ma il governicchio ci tiene così tanto a farsi male da solo?

Unica “consolazione”: all’atto pratico queste consultazioni contano come il due di briscola. Ma è evidente che il sì del CdS a Berna verrà utilizzato contro il Ticino. Pori nümm…

La nostra posizione è chiara: all’UE nemmeno un centesimo, gli 1.3 miliardi sciaguratamente promessi rimangono in Svizzera a beneficio dei cittadini elvetici, nessun accordo quadro istituzionale e disdetta della libera circolazione. SWISSEXIT!

Lorenzo Quadri

 

 

 

La propaganda di regime sull’occupazione in Ticino

Per puntellare la devastante libera circolazione, blaterano che va tutto a meraviglia

Prosegue a tambur battente la propaganda di regime a sostegno della devastante libera circolazione delle persone. Chiaro: gli odiati “populisti” guadagnano terreno. Un po’ ovunque. E la casta è sull’orlo di una crisi di nervi. Le sbroccate isteriche dell’establishment internazionale contro il nuovo governo italiano sono lì a dimostrarlo.

Dalle nostre parti, la parola d’ordine dell’élite e dei suoi soldatini è diventata: “bisogna puntellare la libera circolazione delle persone. Ad ogni costo!”. Quindi, ecco che si moltiplicano le statistiche taroccate e mirate a far credere che sul mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone vada tutto a meraviglia. Roba che neanche nella pubblicità del Mulino Bianco!

E la stampa di regime, in preda all’esaltazione, sbrodola: “il mercato del lavoro ticinese sta benissimo!”. E soprattutto:  “il tasso di disoccupazione è al livello di quelli che si registravano prima dei bilaterali”. Il senso di tale boiata è manifesto: senza vergogna si tenta di far credere che la devastante libera circolazione non avrebbe conseguenze sulla situazione occupazionale in Ticino. Che tolla! I frontalieri in totale sono raddoppiati; quelli nel settore terziario – dove in teoria non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno – sono addirittura quadruplicati (da 10mila a 40mila!). E questo malgrado il settore abbia perso per strada un bel po’ di pezzi (vedi smantellamento della piazza finanziaria). Le cifre dell’assistenza sono schizzate verso l’alto come lo shuttle. Quelle della povertà idem (working poors compresi) con un terzo della popolazione di questo sfigatissimo Cantone a rischio di povertà: a livello nazionale la percentuale è della metà. Eccetera eccetera. Però la casta pretende di farci credere che non è vero niente, sono solo balle populiste e razziste, sono solo “percezioni”! Con la libera circolazione delle persone va tutto bene! Tanto per negare ulteriormente l’evidenza di un mercato del lavoro a ramengo, ci si inventa pure la fregnaccia che la stragrande maggioranza delle persone in assistenza non sarebbe in grado di lavorare. Sicché, secondo tale avventurosa teoria, su 8100 persone in assistenza, solo mille sarebbero collocabili. E le restanti settemila? Tutti casi psichiatrici? Auguri! Andatelo un po’ a spiegare ai diretti interessati…

Le statistiche…

Inutile ripetere, per l’ennesima volta, che le statistiche della SECO sulla disoccupazione sono taroccate per nascondere di proposito la vera entità del fenomeno. Molti senza lavoro non figurano affatto nelle statistiche ufficiali. E la casistica al proposito, come ben sappiamo, è estremamente ampia. Si va da chi è caduto in assistenza a chi è finito in AI. Ma c’è anche chi è uscito da tutte le statistiche, incluse quelle dell’assistenza. Ad esempio, chi ha perso il lavoro ed esaurito le indennità di disoccupazione, però ha  un coniuge che guadagna abbastanza per mantenere entrambi.

Il ricercatore frontaliere

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, il Corriere del Ticino ha avuto la bella idea di far commentare la fake news del mercato del lavoro ticinese a gonfie vele… da chi? Ma da tale Moreno Baruffini, ossia il ricercatore frontaliere, o ex frontaliere, coautore del famigerato studio taroccato dell’IRE secondo cui i frontalieri in Ticino non creerebbero alcun problema. Né di soppiantamento, né di dumping salariale. Ma quando mai! Tutte balle populiste e razziste! Sono solo “percezioni”! E questa non sarebbe propaganda di regime?

Molti scopriranno con gioia che…

Non c’è dubbio, in ogni caso, che saranno in molti ad apprendere con gioia che sul mercato del lavoro ticinese va tutto a meraviglia, che è prospero come non mai, che c’è occupazione ben pagata per tutti! Ad esempio:

  • chi ha perso il lavoro perché sostituito da un/a frontaliere/a;
  • chi cerca un lavoro ma non lo trova;
  • chi oggi lavora ma non sa se domani lavorerà ancora ;
  • chi lavora ma ciononostante non arriva alla fine del mese “grazie” al dumping da libera circolazione;
  • chi, e non per scelta, deve arrangiarsi con lavori ad ore, su chiamata o a tempo parziale;
  • chi è stato costretto a prepensionarsi, altrimenti sarebbe stato lasciato a casa;
  • chi, per avere un futuro, è stato costretto ad emigrare come i nostri bisnonni, e a chi si prepara a farlo;

Bisogna continuare?

Lorenzo Quadri

 

Le invettive del ministro P$ contro gli odiati populisti

 Il kompagno Bertoli su “faccialibro” si scaglia contro chi osa fermare i finti rifugiati

Uhhh, che pagüüüraaa! Sul giro di vite che molti paesi hanno giustamente dato all’immigrazione clandestina prosegue la morale a senso unico dei kompagni del P$. Quelli del “devono entrare tutti”. Quelli che, nel parlamento cantonale, hanno pure la deputata-passatrice. Ed è sicuramente un caso che organizzazioni contigue al partito sguazzino nel business dell’asilo, nevvero?

Particolarmente attivo su questo fronte è stato, nei giorni scorsi, il direttore del DECS Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli. (In realtà anche altri compagni gallonati hanno detto la loro, ad esempio il presidente del PS Righini; solo che non se li è filati nessuno).

I “mostri”

Via “faccialibro” (facebook) il Consigliere di Stato P$ ha dato la stura alla propria indignazione nei confronti  dei “mostri” di turno. In particolare il neo-ministro degli interni italico Matteo Salvini, che ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Le ONG sono quelle organizzazioni che, profumatamente foraggiate anche con soldi pubblici – tra cui si contano anche camionate di milioni dello sfigato contribuente svizzerotto – trasbordano i finti rifugiati con lo smartphone sulle coste italiche. Ovviamente il servizio taxi non viene di certo offerto gratis. Tra i grandi sponsor delle ONG ci sono, come noto, individui quali George Soros, il decrepito miliardario teorico dell’invasione dell’occidente.

L’imperdonabile colpa

Assieme a Salvini sulla graticola virtuale del direttore del DECS finiscono altri politici quali Orban, Trump, il ministro degli Interni tedesco Seehofer. Inspiegabilmente dimenticato il cancelliere austriaco Kurz: forse perché l’Austria, come la Svizzera, è un piccolo paese, e quindi quantité négligeable,  indegna delle attenzioni del Consigliere di Stato socialista? Attendiamo comunque i prossimi post.

L’imperdonabile colpa dei governanti di cui sopra è quella di difendere i rispettivi paesi dall’invasione di migranti economici che non scappano da nessuna guerra  (quanti di loro sono estremisti islamici o avanzi di galera, visto che i paesi di provenienza hanno svuotato le carceri?).

Geometria variabile

Come da copione: i  kompagni si sciacquano la bocca con il “rispetto della legge”. Ma, “more solito”, ciò avviene a geometria variabile. Le leggi che regolano l’immigrazione, infatti, per i sinistrati vanno violate: perché “devono entrare tutti”. E perché il business ro$$o dell’asilo deve prosperare.

Quei governanti che difendono (chiudendo i porti, erigendo barriere, eccetera) i confini esterni dello spazio Schengen, di cui purtroppo facciamo parte, vanno solo ringraziati. Rendono un servizio a tutta l’area Schengen. Invece vengono infamati dalla gauche-caviar, con apprezzamenti  del  tipo: incivili, osceni, patetici, eccetera.

E’ chiaro che i ministri ed i capi di governo citati da Bertoli degli improperi del direttore del DECS se ne fanno un baffo: nemmeno sanno che esiste. Intanto però costoro, al contrario ad esempio della kompagna Simonetta Sommaruga, sono stati eletti/votati dai loro concittadini, che ne condividono le posizioni. Quindi insultare gli odiati premier “populisti” significa insultare anche i loro concittadini: gli italiani, gli ungheresi, gli austriaci…

Ah già: la gauche caviar disprezza profondamente, e non perde occasione per manifestarlo, il popolazzo becero che vota sbagliato.

I responsabili delle morti in mare

A Bertoli &Co vale anche la pena ricordare che la responsabilità delle morti in mare la porta chi apre porti e frontiere all’immigrazione clandestina, in genere servendosi di squallidi ricatti morali per denigrare i contrari, e in questo modo fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi li chiude.

E, se l’Italia smette di essere il ventre molle del caos asilo in Europa, tra i primi a guadagnarci, per ovvi motivi di continuità geografica, ci saremmo proprio noi.

Le Simonette

E’ particolarmente desolante constatare  che, mentre sempre più paesi a noi vicini combattono l’immigrazione clandestina, la Simonetta la fomenta costruendo nuovi centri asilanti ed immaginandosi pure di integrare professionalmente i finti rifugiati a scapito degli svizzeri, invece di preoccuparsi di rimandarli al paese d’origine.

 Altro che censura!

Fa poi specie che il direttore del DECS abbia reagito a chi si è permesso di criticarne le balorde esternazioni con uno stizzito “non mi farete tacere, mettetevi l’anima in pace”.

Ossignùr! Lungi da noi il sospetto di voler imporre un qualsiasi bavaglio al buon Bertoli. E’ vero l’esatto contrario. Il nostro auspicio è che contini ad esprimersi ad oltranza.In particolare proprio sul tema dei finti rifugiati. Perché ogni volta che il Consigliere di Stato del PS (Partito degli Stranieri) parla o scrive, i consensi suoi e del suo partito crollano. Per cui, avanti con post, tweet, instagram, portali, articoli sui giornali,… più ce n’è meglio è!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Asilanti: contro i nuovi centri deve essere mobilitazione

Il njet dei cittadini di Losone non rimanga un caso isolato: va esteso a tutto il Cantone

 Lo scorso 10 giugno a Losone i cittadini hanno votato contro la riapertura per tre anni dell’ex caserma come centro per finti rifugiati. Le maggioranze politikamente korrette volevano invece barattare la sicurezza – non solo del Comune ma di tutto il comprensorio – per il classico piatto di lenticchie: 600mila Fr di affitto, offerto dal Dipartimento Sommaruga. La ministra del “devono entrare tutti”, ma tu guarda i casi della vita, bramava infatti la riapertura della struttura.

Scarica-barile tra Comuni?

Il chiaro njet popolare di Losone è stato pronunciato in una votazione comunale. Ma evidentemente non si può tentare di liquidare la questione come un semplice fatto legato alla situazione contingente di un comune. In altre parole: il voto è comunale, ma la valenza è cantonale.

Accade infatti che adesso la Pepa Tencia rischia di doversela cuccare il Mendrisiotto con centri provvisori e permanenti. Questo perché la nuova legge sull’asilo permette al Dipartimento Sommaruga di creare centri provvisori, della durata massima di tre anni, per finti rifugiati in immobili di proprietà della Confederella, senza chiedere niente a nessuno; né ai Cantoni, né ai Comuni interessati. Poi naturalmente, una volta scaduti i tre anni, si tenta di tirar là. Proprio come accaduto a Losone. Lì il tentativo non è andato in porto perché la popolazione, grazie anche all’impegno della sezione locale della Lega e del consigliere comunale Orlando Guidetti, ha fatto fallire il piano. Ma “se la nava, la gh’eva i gamb”.

Legge “restrittiva”?

Il bello è che questa legge sull’asilo è stata venduta ai cittadini come “restrittiva”. Certo, come no: restrittiva come la legge sugli stranieri: quella che dovrebbe permettere di espellere i delinquenti “non svizzeri” dal Paese, come da volontà popolare. Ed invece, ma chi l’avrebbe mai detto, la nuova legge non serve ad applicare la volontà degli svizzerotti “chiusi e gretti” bensì a sabotarla. Infatti essa fornisce ai legulei dei tribunali pretesti per NON espellere i delinquenti stranieri. Che infatti rimangono  (quasi) tutti qui. Erano state promesse, in fase di votazione popolare, 4000 espulsioni all’anno. Invece si arriva più o meno ad un decimo. Una vergogna. L’ennesima truffa a danno dei cittadini.

Intorno a noi…

Tornando ai centri per i finti rifugiati: è evidente che la tattica non può essere quella di rimpallarsi la Peppa Tencia tra un Comune e l’altro. Bisogna invece impedire la creazione di questi centri in tutto il Ticino; che sia Locarnese o Mendrisiotto o altrove, cambia poco.

Mentre i paesi a noi vicini, suscitando l’isterica riprovazione degli spalancatori di frontiere, adottano il pugno duro contro l’immigrazione clandestina, i camerieri bernesi di Bruxelles non si sognano neanche lontanamente di fare lo stesso.

Addirittura l’Ungheria inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza per migranti economici. E questo malgrado si tratti di uno Stato membro dell’UE. Eppure gli ungheresi “possono”. Solo agli svizzerotti fessi si viene sempre a raccontare che “sa po’ mia”.

Non integrabili

Per contro, la kompagna Sommaruga non solo vuole creare nuovi centri d’accoglienza per asilanti, ma, invece di rimandare i finti rifugiati al paese d’origine, vorrebbe integrarli nel mercato del lavoro a scapito degli svizzeri. Perché “devono restare tutti”!

Non dimentichiamo poi che tra i migranti economici si trovano pure jihadisti, estremisti islamici, avanzi di galera (i paesi d’origine hanno svuotato le carceri), molestatori, e via elencando. E, in ogni caso, gli asilanti non sono integrabili. Infatti praticamente nessuno di essi lavora, nemmeno quando lo “status” lo permetterebbe. I 132 milioni all’anno – soldi nostri! – che la Simonetta vorrebbe spendere per collocarli, finiranno direttamente nel water. Il flop dell’operazione è annunciato.

Decidano i cittadini

Il voto di Losone parla chiaro e non deve rimanere un caso isolato. I cittadini ticinesi devono far sentire la propria voce per impedire la creazione di nuovi centri per finti rifugiati nel nostro Cantone. Altrimenti avanti di questo passo, se lasciamo fare al Dipartimento Sommaruga e alla partitocrazia politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, finiremo con l’essere l’unico paese che accoglie i finti rifugiati a braccia aperte. Non certo per volontà popolare, ma per volontà dei politicanti.

Il voto popolare sui centri asilanti dovrebbe avvenire ovunque la Berna federale vaneggi di aprirne uno. In questo senso l’iniziativa del deputato leghista Boris Bignasca che chiede che questi centri vengano sottoposti a referendum obbligatorio va senz’altro nella direzione giusta. L’idea va promossa a livello federale.

Ovviamente la partitocrazia non ne vorrà sapere. Ma dovrà mettere fuori la faccia. Dovrà spiegare alla gente perché vuole ad ogni costo impedire ai cittadini di decidere sulla creazione, vicino a casa loro, di centri d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone. Strutture destinate ad incidere in modo deleterio sulla qualità di vita del vicinato e non solo. A Losone, ma pure a Chiasso, ne sanno qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: “amnesie” su persone sole e ceto medio

Senza un’iniziativa popolare queste categorie non otterranno nulla, perché il triciclo…

 

L’AITI, Associazione Industrie ticinesi, ha commissionato alla SUPSI uno studio sulla fiscalità delle aziende. Dal quale emerge che il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da oltre quindici anni, che si trova sul fondo della classifica della competitività fiscale intercantonale e che la situazione è per noi rischiosa. Cose che in realtà si sapevano anche senza bisogno di tanti studi! Un po’ come le cause della crisi di via Nassa a Lugano…

Lo studio si inserisce nel dibattito in corso a Berna sul progetto fiscale 2017 per le imprese.

Giusto parlare di fiscalità delle aziende, ma non dimentichiamoci di quella del ceto medio ed in particolare delle persone singole, che sono snobbate da anni!

Contribuenti dimenticati

Per questi contribuenti, che costituiscono l’ossatura della nostra società, non si fa un tubo dalla notte dei tempi. La riformetta fisco-sociale, passata per il buco della serratura, contemplava degli sgravi a vantaggio dei “borsoni” onde evitarne un catastrofico fuggi-fuggi dall’ “inferno fiscale” ticinese. E tutti gli altri? Il ceto medio e le persone singole vengono ignorate perché non possono spostare il domicilio all’estero in quattro e quattr’otto?

Queste categorie non solo non hanno beneficiato di alcun “alleggerimento fiscale”, ma negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare nuove tasse e balzelli. Vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta, con cui il DFE ha voluto mettere le mani nelle tasche dei proprietari di un appartamento o di una casetta. In più, il loro reddito disponibile viene continuamente eroso dagli aumenti di premio di cassa malati: DSS, se ci sei, batti un colpo!

Se aspettiamo la partitocrazia…

Per qualche strano motivo, quando si tratta di sgravi fiscali per ceto medio e persone singole i soldi non ci sono mai. Ci sono per i ricchi, ci sono per le aziende, ci sono per mantenere frotte di immigrati nello Stato sociale e di finti rifugiati con lo smartphone. E’ ora di darci un tagli a questo andazzo, ma è evidente che se aspettiamo il triciclo PLR-PPD-P$$ aspettiamo un pezzo.

Il triciclo è perfino riuscito nel recente passato a bocciare l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le aliquote B.

Serve un’iniziativa popolare

Presentare iniziative parlamentari chiedendo sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole è giusto, ma all’atto pratico inutile. La partitocrazia le affossa senza fallo. E sempre con la stessa scusa: “gh’è mia da danée”!  Ohibò, e come mai invece i soldi per tutto il resto ci sono? Se  “gh’è mia da danée”, l’elefantesca amministrazione cantonale comincia a risparmiare e si comincia anche a tagliare i sussidi agli immigrati nello Stato sociale. La pacchia è finita.

Ma naturalmente il triciclo non ne vuol sapere e quindi l’unica soluzione, se si vuole una fiscalità meno oppressiva per il ceto medio e per i single, è l’iniziativa popolare.In caso contrario rimarremo sempre fermi al palo.

Lorenzo Quadri

Ma gli altri Cantoni se ne fregano del voto popolare

Espulsione dei delinquenti stranieri: Ticino primo della classe! Grazie Norman!

Beh, finalmente una bella notizia. Che, ma guarda un po’, arriva grazie al Dipartimento delle istituzioni guidato dal leghista Norman Gobbi. Il Ticino è infatti, come abbiamo appreso di recente, uno dei Cantoni più virtuosi nell’ambito dell’espulsione dei delinquenti stranieri, con una quota di persone effettivamente allontanate dalla Svizzera del 72%. Bene, avanti così!  Peccato che la lieta novella si inserisca in un quadro che, a livello nazionale, è a dir poco desolante.

Inflessibili solo con gli automobilisti

L’espulsione dei delinquenti stranieri è infatti stata decisa dal popolo nel lontano 2010. Tuttavia, come spesso accade per le decisioni popolari sgradite, la partitocrazia l’ha snobbata alla grande. Sicché l’UDC nazionale ha lanciato la cosiddetta iniziativa d’attuazione, che elencava esattamente in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato espulso con certezza; ovvero senza tanti se né ma. Da notare che gli spalancatori di frontiere multikulti si sono subito messi a starnazzare. Oltre al solito disco rotto del “razzismo” e della “xenofobia” (che süpa, $ignori… che süpa), costoro blateravano che, con l’iniziativa, il giudice non avrebbe avuto il margine di manovra necessario per valutare il singolo caso. Peccato che poi sia stato approvato il bidone Via Sicura. E questo, ma guarda un po’, prevede proprio l’azzeramento del margine di manovra del giudice. Però in quel caso la soppressione delle possibilità di apprezzamento, naturalmente a danno degli automobilisti, alla casta politikamente korretta va benissimo! Capito l’andazzo? Triciclo partitocratico inflessibile con gli automobilisti (che vanno criminalizzati con ogni pretesto), ma buonista-coglionista con i delinquenti stranieri!

Eccezione trasformata in regola

Sull’iniziativa d’attuazione si è votato nel febbraio 2016. L’iniziativa è stata respinta con il 63% dei voti. L’élite spalancatrice di frontiere – partitocrazia, stampa di regime, intellettualini da tre e una cicca – si mobilitò in forze per affossarla. E con un’isteria che avrebbe anticipato quella sfoderata contro il “No Billag”.

Argomento principe: l’iniziativa non avrebbe tenuto conto dei casi di rigore. Ossia di quei casi in cui l’espulsione del delinquente straniero – per quanto di per sé giustificata dai reati commessi – risulterebbe “sproporzionata”. Bocciata l’iniziativa, ecco che la legge sugli stranieri contempla la clausola di rigore. Ma non ci voleva il Mago Otelma per prevedere che la casta multikulti ne avrebbe immediatamente abusato, trasformando in regola quella che avrebbe dovuto essere l’eccezione. Il Consiglio federale, prima della votazione, aveva promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Certo, come no. Ce la immaginiamo la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che propone una legge che porta a 4000 espulsioni all’anno? O la partitocrazia politikamente korretta che la approva?

Un decimo

Ed infatti, altro che 4000 espulsioni all’anno. Si naviga attorno ad un decimo di questa cifra. Per l’ennesima volta, la casta ha raccontato un sacco di balle. Niente di nuovo sotto il sole. Ricordiamo ad esempio che il Consiglio federale aveva promesso che, con la devastante libera circolazione delle persone, sarebbero immigrate in Svizzera dall’UE al massimo 10mila persone all’anno. La cifra reale, a dipendenza dell’annata, è tra le 6 e le 8 volte superiore. Oppure, sempre il Consiglio federale aveva promesso che gli accordi di Schengen sarebbero costati 7-8 milioni all’anno; invece siamo in zona 200. E, ancora a proposito di Schengen, prima della votazione era pure stato raccontato che in nessun modo l’adesione della Svizzera avrebbe comportato una messa in discussione del nostro diritto delle armi. Invece, come abbiamo ben visto con il Diktat UE sulle armi – davanti al quale la partitocrazia cameriera di Bruxelles ha calato le braghe – le cose stanno ben diversamente. Si dirà che i tempi cambiano, e che gli accordi internazionali si devono adattare. Bene, allora cambia anche la devastante libera circolazione delle persone. Anche quella si adatta; ovvero si limita. Invece, chissà perché, secondo i tamberla del triciclo la devastante libera circolazione delle persone deve rimanere in vigore sempre identica. Ovvero senza alcun limite. Altrimenti i funzionarietti dell’UE si inalberano! Penoso: negli stessi paesi membri gli eurocrati vengono mandati “affandidietro”. Invece gli svizzerotti si inginocchiano.

Logica conseguenza

La vicenda delle (non) espulsioni dei delinquenti stranieri – che sono 400 all’anno invece di 4000 – conferma che:

1) sulle promesse della casta non si può assolutamente fare affidamento; e

2) quando si tratta di non applicare la volontà popolare, la casta il margine di manovra lo trova.

Infatti, come si spiega che in Ticino, grazie a Norman Gobbi, il 72% dei delinquenti stranieri da allontanare viene effettivamente espulso, mentre ci sono cantoni come Neuchâtel in cui questa percentuale è di un miserevole 11%? Tutti i “casi di rigore”, ossia tutti i delinquenti che sarebbe “sproporzionato” (?) rimandare al loro paese, sono a Neuchâtel? Evidentemente no. E’ lecito supporre che questi casi siano distribuiti in modo più o meno uniforme sul territorio nazionale.

Se ne deduce quindi che, in alcuni Cantoni, politicanti e legulei approfittano senza remore della scappatoia dei “casi di rigore” per NON applicare praticamente mai la volontà popolare, sostituendola con il principio-guida della casta spalancatrice di frontiere: “devono entrare (e restare) tutti”.

Basti pensare che il tribunale cantonale zurighese è addirittura riuscito a decidere che non si può (sa po’ mia!)  espellere un 27enne picchiatore tedesco nullafacente, perché ciò sarebbe contrario alla devastante libera circolazione delle persone.Uella! E la volontà popolare? E l’articolo costituzionale sull’espulsione dei delinquenti stranieri? Nello sciacquone! Libera circolazione über Alles!

Il “margine di manovra”

L’abissale differenza tra i vari Cantoni dimostra che, quando vuole, la casta il “margine di manovra” lo trova. Stranamente, ma guarda un po’, lo trova sempre per non applicare la volontà popolare. Quando invece si tratta di applicarla, allora si attacca, come una cozza allo scoglio, al ritornello del “sa po’ mia”!

Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

Coppia aggredita da asilanti

Sul fattaccio avvenuto a Bellinzona si sono segnalati alcuni silenzi assordanti

 

Ma come, i finti rifugiati con lo smartphone non erano tutta brava gente? Risorse da integrare? “Devono entrare tutti”? “Devono restare tutti”?

In quel di Bellinzona nei giorni scorsi si è registrato un fatto inquietante. A darne per primo e compiutamente notizia, il portale Ticinolibero.

Fatto sta che, come scrive il portale, nei giorni scorsi nella capitale  una giovane coppia è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei, pare oltre una decina, riportando anche traumi. Non è chiaro  quali motivi abbiano innescato la colluttazione.

Non solo immigrati clandestini, dunque, ma anche violenti! Andiamo bene!  Fuori subito questa gente dalla Svizzera e chiudere i confini!

Naturalmente sappiamo chi ringraziare per simili accadimenti. Ovvero gli spalancatori di frontiere. Ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga in primis. Con i suoi degni seguaci anche alle nostre latitudini.

Per una strana coincidenza, ma guarda un po’, a proposito del pestaggio di Bellinzona nessuno ha fatto un cip. Silenzio assordante in particolare da parte dei finti moralisti. Compresi quelli che, non avendo evidentemente nient’altro da fare,  passano il tempo sui “social” alla ricerca di post  presunti razzisti per poi presentare denunce-foffa al ministero pubblico. Adesso, invece, citus mutus.

Ed infatti il direttore del DECS, kompagno Manuele Bertoli, si è affrettato ad affidare a faccialibro (facebook) la propria ira funesta nei confronti del nuovo ministro degli esteri italico, Matteo Salvini, reo di aver impedito lo sbarco della nave di finti rifugiati Aquarius. Ma sull’aggressione alla giovane coppia di Bellinzona da parte di finti rifugiati, neanche un cip.

Silenzio anche da parte dall’emittente di sedicente servizio pubblico. E i kompagni del P$? Dispersi nelle nebbie! Vuoi vedere che i picchiatori sono tra i clandestini che la loro deputata-passatrice (che ha sempre goduto del pieno appoggio del partito) aiutava ad entrare illegalmente in Svizzera?

Fosse stato un gruppo di ticinesi ad aggredira una coppia di migranti economici, poco ma sicuro che i finti moralisti starebbero già strillando a pieni polmoni; ovviamente assieme all’emittente di presunto servizio pubblico. Perché, è chiaro, è per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: finalmente il Belpaese cambia rotta

Mentre l’UE e anche Berna sceglie il basso profilo, chi sbrocca su “faccialibro”?

In materia di finti rifugiati il nuovo governo italiano, ed in particolare il neo-ministro degli Interni Matteo Salvini, ha deciso di cambiare rotta. Nel senso letterale del termine. Infatti ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Da giorni la famigerata Aquarius tiene banco nelle cronache internazionali.

Se l’Italia non sarà più il “ventre molle” dell’immigrazione clandestina in Europa, tutti avranno da guadagnarci. Noi di sicuro, per ovvi motivi di contiguità geografica. Ma la decisione di Roma permetterà anche di salvare delle vite. Se diventerà chiaro che in Italia le “frontiere marittime” sono chiuse, diminuiranno anche le partenze di migranti e quindi anche i morti in mare. Perché la responsabilità di queste morti non la porta chi chiude le frontiere. La porta chi le apre. Chi le apre e chi insiste per aprirle perché col business dell’asilo si fa gli attributi d’oro. Vero $inistrati?

Chi incoraggia, sia esplicitamente che con atti concludenti, l’immigrazione illegale, non fa che rafforzare gli aspiranti clandestini nella credenza che l’Europa sia il paese del Bengodi. Occorre chiarire che non è così. Benvengano quindi i muri ungheresi ed i porti chiusi italiani. In questo modo non solo si proteggono i confini esterni dello spazio Schengen, ma si disincentivano le partenze. Quindi si salvano, come detto, delle vite.

Le false verginelle

Da notare che, a parte la Francia di Macron (burattino dell’establishment) nessuno in Europa si è strappato le vesti più di tanto per la decisione di Salvini. Che anzi ha tirato rapidamente dalla sua la Germania (con il ministro degli interni Seehofer in scontro aperto con l’ormai decotta Anghela Merkel)  e l’ Austria. La Francia, ovviamente, ha poco da fare la verginella. Perché a Ventimiglia le frontiere le chiude eccome. Quanto alla Spagna: anche nei momenti più caldi del caos asilo è stata confrontata con un numero di arrivi clandestini nettamente inferiore a quello del Belpaese. Addirittura, negli scorsi anni, sono entrati meno finti rifugiati in Spagna che in Svizzera. Senza contare che Madrid ha una lunga tradizione di respingimenti in mare…

Chi perde l’occasione per tacere?

Incredibile ma vero: a proposito del caso Aquarius, perfino la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ha scelto saggiamente la linea del silenzio (oppure, tanto per una volta, è stata ben consigliata). Contro l’iniziativa di Salvini, da Berna non sono giunti i soliti sfoggi di moralismo a senso unico conditi di indignazione pelosa e di buonismo-coglionismo.

Per contro, chi proprio non ce l’ha fatta a tacere è stato il Consigliere di Stato P$ Manuele Bertoli, che ha affidato la propria ira a faccialibro. Non sarà perché qualche organizzazione contigua al suo partito sugli asilanti ci lucra, sicché più ce n’è, meglio è (business is business)?

L’aggressione dei finti rifugiati

Ma il direttore del DECS ha perso un’occasione di platino per tacere. Infatti, proprio mentre postava le proprie elucubrazioni, a Bellinzona – quindi a pochi metri da lui; mica nel Mediterraneo! – avveniva un fatto scandaloso.

Si è infatti saputo che nei giorni scorsi nella capitale cantonale una giovane coppia della regione è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei (perché questa gente è ancora in Svizzera, visto che non scappa da nessuna guerra?). Su questi fatti vergognosi, però, il ministro P$ non ha fatto un cip. Come se niente fudesse! Il medesimo atteggiamento, ma guarda un po’, è stato adottato dalla televisione – bollettino della gauche-caviar: la Pravda di Comano non ha nemmeno dato la notizia del pestaggio. Fossero stati dei ticinesi ad aggredire dei migranti, poco ma sicuro che l’emittente di regime avrebbe strillato a pieni polmoni al “razzismo” e vi avrebbe dedicato ore di trasmissioni  e di dibattiti. E  non osiamo immaginare la cagnara che avrebbero messo in piedi i kompagnuzzi.

A Losone

Intanto la scorsa domenica i cittadini di Losone hanno espresso la propria netta contrarietà alla riapertura dell’ex caserma come centro asilanti. E’ chiaro che questo voto, pur limitato ad un solo comune, ha valenza cantonale. Sul carro devono ora salire anche i Comuni del Basso Mendrisiotto a cui il Dipartimento Sommaruga intende rifilare la Pepa Tencia del centro per migranti economici. Non c’è motivo per cui questi Comuni ed i loro abitanti si dovrebbero rassegnare ad una simile prospettiva. Quindi, sotto con i ricorsi “a manetta”!

Il messaggio del Ticino tutto alla Simonetta deve essere chiaro: nel nostro Cantone non vogliamo nessun potenziamento dell’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone.

Lorenzo Quadri

Da Berna a Bellinzona un solo motto: braghe calate!

Ristorni dei frontalieri e valichi secondari: il triciclo continua a fare disastri

Ma bene! I politicanti del triciclo, sia a Bellinzona che a Berna, vogliono proprio portare a casa il record interstellare in campo di calate di braghe ad altezza caviglia!

In due giorni, infatti, di queste calate di braghe “no limits” se ne sono registrate due. Di quelle spettacolari.

Ristorni dei frontalieri

Come sappiamo, il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, ovvero Beltraminelli, Bertoli e Vitta, ha deciso di continuare a versare integralmente i ristorni al Belpaese: nel nome del “dialogo”. Stiamo parlando di una cifra di oltre 80 milioni di franchetti. Un po’ caro, come dialogo. Tanto più che non abbiamo da anni alcun motivo per continuare a pagare questo tesoretto. E non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta la litania dei perché e dei per come.

“Dialogo”? Qui qualcuno dev’essere proprio caduto dal seggiolone   da piccolo! Domanda da un milione – anzi da 80 milioni -: da quanti ANNI ci viene propinata (sia da Berna che da Bellinzona) la penosa fregnaccia del “paghiamo ma poi (?) ci facciamo valere?”. E cosa è immancabilmente successo tutte le sante volte? E’ successo che i ticinesotti sono stati infinocchiati alla grande! Presi sontuosamente per i fondelli!

La sola volta…

L’unica volta che il governicchio ticinese ha ottenuto un qualche risultato nelle trattative con il Belpaese, è stato quando ha deciso, su impulso del ministri leghisti, di bloccare la metà dei ristorni. Poi, purtroppo, è tornato sui propri passi troppo rapidamente. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quella è l’unica via, se si vuole ottenere qualcosa. Invece, si continua ad inchinarsi a 90 gradi. Sempre. Senza condizioni. Particolarmente deludente la posizione del Beltrasereno, malgrado il suo partito abbia mostrato qualche timida apertura al blocco dei ristorni. E malgrado anche il Gran Consiglio avesse auspicato una posizione meno supina. Si vede che il PPD ci tiene proprio a perdere la cadrega governativa  il prossimo aprile. Scrivevamo nelle scorse settimane: “se nemmeno la proposta minimalista di Zali, quella di bloccare una parte dei ristorni vincolandone il versamento alla realizzazione di infrastrutture di interesse comune, trova una maggioranza, vuol dire che questo sfigatissimo Cantone, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, è alla frutta”.Ebbene, adesso c’è la conferma che siamo proprio alla frutta, e probabilmente anche oltre.

Prima si blocca. Poi…

Nessuno dice che sia sbagliato discutere con il Belpaese. Ma prima si bloccano i ristorni. Poi si discute.Del resto anche Salvini prima ha chiuso i porti alle navi dei migranti clandestini, poi è andato a parlare con l’UE. Ma anche il Gigi di Viganello capisce che, se si fa il contrario, non si ottiene nulla. A maggior ragione dopo che ci si è scottati un’infinità di volte! O vuoi vedere che in CdS qualcuno è davvero convinto che il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, grazie al passaporto italico di cui era titolare fino a qualche giorno prima dall’elezione in Consiglio federale, risolverà i nostri problemi con l’Italia? Se è così, a questo (o a questi) “qualcuno”  è urgente far soffiare nel palloncino.

Valichi secondari

La decisione di Vitta, Bertoli e Beltraminelli di inchinarsi a 90 gradi davanti al Belpaese e di versare, senza alcun motivo, oltre 80 milioni di franchetti, è di mercoledì. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto il resto. Ovvero hanno deciso di non chiudere i valichi secondari di notte. Frontiere spalancate! Ticino self – service per i rapinatori in arrivo dal Belpaese!

Inutile ricordare ai sette “grandi statisti” che la chiusura notturna (di tutti valichi secondari con l’Italia; non solo di tre) l’ha decisa il Parlamento, approvando la mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Come ne non bastasse, per giustificare le propria scellerata decisione, i sette bambela federali nella missiva inviata al Cantone hanno il coraggio di scrivere che da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini (?) non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori”.E’ il colmo! Della sicurezza del Ticino, lor$ignori se ne fregano! Delle richieste in arrivo dal nostro Cantone se ne fanno un baffo! Però ad ogni cip in arrivo dal Belpaese corrono ad inchinarsi a 90 gradi! Ma non si vergognano?

Ormai è chiaro: a Berna come a Bellinzona, l’importante è calare le braghe. Fare i bravi e ligi soldatini degli eurobalivi.

Non finisce qui

I burocrati federali, la fregnaccia della “scarsa incidenza”, della chiusura notturna dei valichi la vanno a raccontare a qualcun altro. Del resto sono gli stessi che dicevano che la richiesta del casellario giudiziale non serve ad un fico. Lacchè con credibilità zero.

Ma è chiaro che non finisce qui. Sulla chiusura notturna dei valichi secondari bisognerà tornare alla carica.

Nella decisione di lasciare i le dogane minori spalancate anche di notte, un ruolo importante l’ha giocato  il dipartimento degli Esteri. Quello guidato dal PLR KrankenCassis. Che nessuno venga più ancora a raccontare che il suo ingresso nel governicchio federale è utile al Ticino. Grazie ex partitone!

Sempre a 90°

La conclusione è sempre la stessa. Mentre l’Italia impara a difendere i propri confini marittimi, a Bellinzona e a Berna i politicanti camerieri dell’UE sono costantemente inchinati a 90°. In sprezzo degli interessi del paese e di quelli dei cittadini.

Lorenzo Quadri

 

Un paese allo sbando: il TPF benedice gli islamisti!

Blancho & Illi, assolti dal Tribunale penale federale, se la ridono a bocca larga

 

Ennesima presa per i fondelli. Ed ennesima dimostrazione che la Svizzera è ormai diventata il paese del Bengodi degli estremisti islamici. Il Tribunale penale federale (TPF)  è riuscito nella bella impresa di assolvere gli islamisti del sedicente Consiglio centrale islamico, ovvero il duo Nicolas Blancho – Qaasim Illi (marito di Nora Illi, quella che arriva in Ticino a fare le sceneggiate col burqa) dall’accusa di propaganda jihadista.

Avanti con la radicalizzazione

I due erano stati denunciati dal Ministero pubblico della Confederella che, anche questa volta, è stato asfaltato. E si tratta del secondo caso in due giorni. Il primo riguarda la vicenda delle Tigri tamil, processo durato 9 anni, costato 4 milioni di franchetti (il conto lo paga il solito sfigato contribuente) e conclusosi con un nulla di fatto: 8 imputati assolti e 5 condannati con la condizionale. Quindi nessuno si farà nemmeno un giorno di prigione.

Non osiamo neppure immaginare quanto gli islamisti Blancho e compagnia brutta, che non sono dei semplici pagliacci, ma sono anche pericolosi, se la stiano ridendo a bocca larga. Benedetti e legittimati dal Tribunale penale federale, possono procedere tranquillamente con la loro opera di radicalizzazione. Più forti di prima.

Chi ciurla nel manico?

Evidentemente qui c’è qualche leguleio (messo lì della partitocrazia) che ciurla nel manico. Non sappiamo se sia il TPF che emette sentenze del piffero o il Ministero pubblico della Confederella che costruisce impianti accusatori che non valgono una sverza, o entrambe le cose insieme. Ma è un dato di fatto che abbiamo un problema. Grave. Non solo per i costi che genera (vedi il caso sopra citato delle tigri Tamil) ma  soprattutto per le decisioni che emette. Ricordiamo inoltre che il TPF è arrivato al punto di sospendere la comunicazione della sentenza nei confronti di Blancho e soci fino al 15 giugno causa Ramadan! Ma stiamo uscendo di cranio? Da quando in qua il Ramadan è una festività elvetica? Certo che una simile premessa non annunciava niente di buono. Ed infatti, puntualmente…

 Intanto, l’Austria…

Il via libera giudiziario agli islamisti del sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera non farà che consolidare la posizione calabraghista del triciclo PLR-PPD-P$$. Il quale come noto si rifiuta di prendere delle misure efficaci per combattere l’estremismo islamico in Svizzera. Vedi il recente njet del Consiglio degli Stati alla mozione di chi scrive per vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici.

E mentre i politicanti elvetici, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, fingono di non vedere e si producono in acrobatiche quanto patetiche pippe mentali per dire njet a qualsiasi proposta mirata ad ostacolare l’avanzata dell’estremismo islamico nel nostro Paese, l’Austria chiude le moschee ed espelle gli imam accusati di radicalizzare (appartenenti alla comunità turca ed araba). Poco ma sicuro che questi imam ce li ritroveremo in casa noi; non appena capiranno che questo, per loro, grazie ai politicanti del triciclo, è il paese del Bengodi. Un paese dove non solo possono radicalizzare; ma possono farlo nel mentre che vengono mantenuti con i soldi del nostro Stato sociale. Avanti così che andiamo bene.

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Come volevasi dimostrare: il casellario va alla grande!

Ma gli esponenti del triciclo in CdS sono pronti a calare le braghe con il Belpaese

 

La misura decisa tre anni fa dal ministro leghista Norman Gobbi ha permesso di evitare l’arrivo in Ticino di 201 delinquenti pericolosi, tra cui anche MAFIOSI! Per non parlare dell’aspetto deterrente! Per cui: casellario “forever”! Anzi, reintroduciamo anche la richiesta del certificato dei carichi pendenti!

Ma chi l’avrebbe mai detto! La richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio o del rinnovo di permessi per frontalieri (G) o per dimoranti (B) funziona alla grande. Alla faccia della partitocrazia spalancatrice di frontiere.

La nuova prassi venne introdotta tre anni fa dal Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi e, in questo lasso di tempo, ha permesso di individuare 201 criminali. 201 delinquenti pericolosi che, senza il casellario, si sarebbero trasferiti allegramente in questo sfigatissimo Cantone! E chissà cosa avrebbero combinato!

Le cifre sono state pubblicate venerdì sul Corriere del Ticino. Il numero di personaggi potenzialmente pericolosi bloccati tramite casellario è aumentato costantemente col passar del tempo. Nell’ultimo anno i permessi negati sono stati in media 6.8 al mese.

Ma naturalmente questi dati rappresentano solo la punta dell’iceberg.C’è infatti una cifra fondamentale, che non sapremo mai. Quella degli aspiranti dimoranti e frontalieri con la fedina penale sporca che, sapendo del casellario, hanno rinunciato a chiedere un permesso per trasferirsi in Ticino! E questa cifra, poco ma sicuro, è nettamente superiore ai 201 casi colti “con le mani nel sacco”.

Ancora una volta, quindi, una misura voluta dalla Lega si dimostra efficaceper tutelare la sicurezza di un Cantone, il nostro, devastato dalla criminalità straniera. Infatti fino all’80% degli ospiti dell’Hotel Stampa non ha il passaporto rosso.

Malgrado la richiesta di presentare il casellario giudiziale risponda ad evidenti logiche di buonsenso, ai vicini a sud non va giù. Ed infatti continuano a starnazzare. Forse perché sanno che con gli svizzerotti basta fare la voce un po’ grossa che subito arriva la calata di braghe?

Anche mafiosi

I 201 delinquenti bloccati dal casellario non sono dei ladri di ciliegie. Tra loro ci sono infatti persone condannate per rapina, sequestro di persona, traffico di droga, e addirittura criminalità organizzata. Hai capito? Anche i mafiosi! La partitocrazia politikamente korretta, a partire dalla $inistruccia al caviale, si riempie la bocca con la lotta alle infiltrazioni mafiose, che va potenziata e blablabla. Però vuole rottamare il casellario giudiziale, che è la misura più semplice ed economica per combattere queste infiltrazioni! Ma sa po’?

Triciclo, vergogna!

E il colmo è che il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato – Vitta, Beltra e Bertoli – è  pronto a svendere la sicurezza dei ticinesi e a rottamare il casellario. Questo per invogliare il Belpaese a ratificare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Una marchetta in piena regola. Ma del tutto inutile, visto che tale ratifica non ci sarà mai.

A pretendere la marchetta, i consiglieri federali della partitocrazia. A costoro, in realtà, dell’accordo sui frontalieri non gliene frega un tubo. Però sono terrorizzati dall’idea di rampogne da parte degli eurobalivi a seguito dei piagnistei italici contro il casellario. Ma come: il Belpaese non ha giustamente fatto vincere le elezioni agli antieuropeisti? Però i politicanti d’oltreramina vanno a frignare a Bruxelles per ogni cip? Un minimo di coerenza, PF!

I burocrati bernesi…

La richiesta del casellario giudiziale ha impedito ed impedisce a centinaia di delinquenti pericolosi, mafiosi compresi, di stabilirsi da noi. Però squallidi personaggi della burocrazia bernese (sempre più simile a quella di Roma) come l’ex segretario di Stato Jacques de Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, andavano in giro a dire che non serviva ad un tubo. Addirittura, il citato signore (simpatico come un cactus nelle mutande) ha avuto la faccia di tolla di insistere con la deputazione ticinese a Berna affinché facesse pressing sul CdS per togliere l’ “inutile misura che ci causa problemi nei rapporti internazionali”. La deputazione ha almeno avuto il buonsenso di mandarlo a Baggio a suonare l’organo.

Casellario “per sempre”

Visto che le cifre certificano la – peraltro evidente senza bisogno di tanti studi – efficacia del casellario, è evidente che questo va mantenuto in vigore definitivamente. Nei secoli dei secoli.Tanto più che di nuovi accordi fiscali con il Belpaese non ce ne saranno mai. Anzi, varrebbe la pena ripristinare anche la richiesta dell’estratto dei carichi penali pendenti. Così da proteggerci ancora meglio contro l’insediamento in Ticino di delinquenti stranieri a seguito della devastante libera circolazione delle persone.

E i valichi secondari?

A proposito di sicurezza: che fine ha fatto la chiusura notturna dei valichi secondari? Dispersa nelle nebbie bernesi?

Avviso ai naviganti: che nessuno si sogni di venderci la fola che la misura sarebbe “inutile”: è la stessa fregnaccia che i burocrati bernesi hanno tentato di rifilarci anche a proposito del casellario. E non ce la beviamo.

E che nessuno si sogni di proporre alternative deliranti alla chiusura notturna. Quali ad esempio lasciare i valichi aperti ma potenziare l’illuminazione (?). Ve la diamo noi l’illuminazione! Basta con le prese per i fondelli!

Lorenzo Quadri

 

 

Eccone un altro che pretende di comandare in casa nostra

Como, il sindaco sbrocca contro le dogane svizzere chiuse il lunedì di Pentecoste

 

Ah beh, questa ci mancava! Improvvisamente il sindaco di Como, Mario Landriscina, in carica da meno di un anno, si accorge che in Svizzera il lunedì di Pentecoste è festa. Di conseguenza le dogane sono chiuse. Nel Belpaese invece è un giorno lavorativo. Quindi i TIR circolano. E, si lamenta il sindaco di Como, non potendo attraversare il confine, i camion creano colonne e problemi di viabilità dalle sue parti. Il che sarebbe “inaccettabile”. “Non possiamo essere da soli ad affrontare una questione tra due Stati – inveisce il sindaco comasco -. Loro (gli svizzerotti) possono chiudere la dogana, ma le ricadute non possono essere solo nostre. Se noi facessimo altrettanto? Non possiamo accettare soluzione che vadano a discapito dei residenti”. 

Ohibò. Il lunedì di Pentecoste festivo non ce lo siamo mica inventati nel 2018. Negli anni scorsi a Como la situazione l’hanno sempre gestita senza fare una piega. Come mai? I sindaci precedenti erano più bravi di quello attuale?

La tolla di certuni…

Certo che la “lamiera” di taluni politicanti italici non conosce davvero limiti! Inaccettabile che gli svizzerotti chiudano le dogane il lunedì di Pentecoste? Ma va là!

Adesso le elenchiamo noi al sindaco di Como un paio di cosette “inaccettabili”.

  • Tutti i santi giorni entrano in Ticino 65’500 frontalieri uno per macchina, più migliaia di padroncini e distaccati che intasano le nostre strade ed autostrade ed impestano la nostra aria, oltre a generare dumping salariale e a soppiantare i lavoratori ticinesi. Inaccettabile.
  • Ogni giorno il Ticino viene attraversato da svariate migliaia di TIR UE in transito parassitario (grazie kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, che ci hai svenduti a Bruxelles trasformandoci in un corridoio di transito a basso costo!). Inaccettabile.
  • Il frontalierato del crimine imperversa nel Mendrisiotto e non solo. Inaccettabile.

Quindi: chiudiamo le frontiere! 
E noi dovremmo versare i ristorni?

E’ poi evidente che il signor di Sindaco di Como non ha alcuna voce in capitolo sulle nostre festività. Che tra l’altro non sono state introdotte oggi. Trattasi infatti di festività cristiane che ad un sindaco eletto in una coalizione di “destra”, come è quello di Como, dovrebbero pur essere note. A meno che oltreconfine si siano  già convertiti all’integralismo multikulti.  Sicché, per dirla con un’espressione utilizzata in modo “bipartisan” sia al di qua che al di là della ramina: vadaviaiciapp! Di certo non apriamo le dogane ai TIR UE nei giorni festivi per fare un favore ai vicini a sud.
E, prima di blaterare contro la Svizzera ed il Ticino, si ricordi, il signor Sindaco, quanti dei suoi concittadini ed elettori hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al nostro Cantone.

E noi a questi politicanti dovremmo pure versare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri? Che poi li usano per toppare i loro buchi di gestione corrente? Ma blocchiamo tutto subito! Sveglia CdS!

Ironia della sorte

Proprio in questi giorni la stampa di Como sta riferendo sui disservizi viari in città. Ad esempio, una via chiusa a causa di un grosso buco apertosi misteriosamente nella carreggiata. Mentre in un’altra strada sono state effettuate asfaltature non annunciate. Ecco, magari si potrebbe cominciare a risolvere questi, di problemi di viabilità, prima di inveire sulle festività elvetiche. Anche perché le chance di successo di simili intemerate sono pari a zero. Gli ordini da Como proprio non li prendiamo. Né adesso né mai. E’ chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

I costi mostruosi della delinquenza!

E’  il colmo! Apprendiamo dal portale Tio che il processo a Michele Egli, l’assassino della maestra di Stabio Nadia Arcudi (sua cognata) è costato finora la bellezza di quasi 180mila Franchetti!Di cui oltre 70mila solo per la perizia psichiatrica, che qualcuno tra l’altro considera una ciofeca!

Come se non bastasse, sembra che Egli sia intenzionato a presentare ricorso contro la condanna a 20 anni che gli è stata inflitta! Il che significa: ulteriori spese! E chi le paga queste spese? Poco ma sicuro che la massima parte della mostruosa fattura resterà sul groppone dello Stato, ovvero del solito sfigato contribuente!

Uella, qui abbiamo come l’impressione che ci sia gente che nelle vicende di cronaca nera ci “tetta dentro” alla grande, vedi appunto le perizie psichiatriche da 70mila Fr, per non parlare della “ricorsite” cronica! Così gli avvocati difensori, magari nominati d’ufficio, fatturano ore su ore! Piatto ricco, mi ci ficco! Ecco cosa succede in un Cantone pieno zeppo di legulei che “fortissimamente vogliono”  farsi gli zebedej d’oro! E nümm a pagum!

Criminali stranieri
Intanto il Cantone (ovvero il contribuente ticinese) paga oltre 5 milioni all’anno di spese di assistenza giudiziaria. Quanti di questi soldoni vanno a beneficio di delinquenti stranieri, in considerazione del fatto che fino all’80% degli ospiti dell’hotel Stampa non ha il passaporto rosso?? Grazie, libera circolazione!

E il colmo è che i delinquenti stranieri nemmeno vengono espulsi,alla faccia della volontà popolare!

Si dà il caso che prima della votazione sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) dell’espulsione dei delinquenti stranieri, i camerieri dell’UE in Consiglio federale promisero che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Invece, col piffero! I dati ufficiali indicano che nell’anno di disgrazia 2017 le espulsioni effettuate sono state circa 400. Un decimo di quanto promesso!Ennesima presa per i fondelli! Ma su questo torneremo la prossima settimana…

Lorenzo Quadri

L’abrogazione della LIA e lo strano risveglio dei sindacati

Prima affossano il 9 febbraio, poi denunciano l’inutilità della “preferenza indigena light” 

Come era ampiamente previsto la LIA, Legge sulle imprese artigiane, va verso l’abrogazione. Il Consiglio di Stato ha infatti licenziato il Messaggio in questo senso al Gran Consiglio. La LIA andrà anche verso l’abrogazione, ma il problema che vi sta a monte, ossia la concorrenza sleale da parte di padroncini e distaccati in arrivo da Oltreconfine grazie alla devastante libera circolazione delle persone, sicuramente no. Infatti l’invasione da sud prosegue. Se si abroga la LIA non si può andare allo sbaraglio senza nulla. Occorre dunque proporre delle alternative. Perché le promesse di potenziamento dei controlli non bastano. Oltretutto i controlli servono solo a punire le violazioni quando sono già avvenute. Ed in genere delle sanzioni degli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) al di là della ramina se ne fanno un baffo.

“Sa po’ fa nagott”: per colpa di chi?

Il ritiro della LIA, così come pure l’affossamento della preferenza indigena da parte del triciclo PLR-PPD-P$ con la  solita scusa del “sa po’ mia”, confermano che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone, qualsiasi tentativo per tutelare il mercato del lavoro ticinese è destinato a naufragare per colpa degli spalancatori di frontiere. I quali senza vergogna reiterano il ritornello del “sa po’ fa nagott”. E per colpa di chi “sa po’ fa nagott”? Chi ci ha trasformati, contro il volere dei ticinesi, in una colonia di Bruxelles?

I casi della vita

Per una curiosa coincidenza, il giorno stesso in cui il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per il ritiro della LIA, i $inistrati del $indakato UNIA hanno denunciato tramite veemente comunicato stampa (uella) che le misure per attuare la “preferenza indigena light”, che entreranno in vigore il prossimo primo luglio, non servono ad un tubo. La “preferenza indigena light” è poi il tristemente famoso compromesso-ciofeca che azzera il 9 febbraio. E’ il colmo! Prima i kompagnuzzi di UNIA salgono sulle barricate CONTRO la preferenza indigena perché loro lucrano sugli affiliati frontalieri: per cui più ce n’è meglio è. E adesso saltano fuori a dire che le misure, da loro volute, per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio sono inutili. Ma che bella scoperta!

E non solo le misure sono già di per sé inutili. Ma le percentuali di disoccupazione per settore che farebbero scattare l’obbligo d’annuncio agli Uffici regionali di collocamento (URC) dei posti vacanti sono calcolate su scala nazionale. Dunque, non tengono minimamente conto della situazione ticinese.  Se questa non è una presa per i fondelli! Come diceva la nota canzone? “Svegliati è primavera!”. Che le cose stessero così l’aveva già capito fin da subito anche il Gigi di Viganello. E i $indakalisti con l’Audi A6, quelli che dovrebbero essere esperti del mercato del lavoro, adesso scendono dal pero?

Il tornaconto

Se i $indakalisti di UNIA volevano delle misure efficaci a tutela del mercato del lavoro ticinese avrebbero dovuto sostenere il 9 febbraio e “Prima i nostri”. Invece erano in prima fila nell’opera di demolizione della volontà popolare sgradita. Assieme al triciclo PLR-PPD-P$$ e a tutto l’establishment al gran completo. E strillavano, i kompagnuzzi di UNIA, al razzismo e al fascismo. Tutto per motivi di tornaconto pro saccoccia. Per i sindacati più frontalieri ci sono meglio è, visto che anche i frontalieri pagano le loro brave quote. Se i sindacati volessero difendere il lavoro dei ticinesi, sosterrebbero e firmerebbero l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Ma naturalmente non solo i sindakalisti rossi si guardano bene dal farlo, ma addirittura il partito da essi controllato, ossia il P$$, si agita come sui carboni ardenti perché vuole assolutamente lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Piccolo dettaglio: nella denegata ipotesi in cui detto osceno trattato (che faremo tutto quanto in nostro potere per affossare) dovesse entrare in vigore, le prime vittime sarebbero proprio le famigerate misure accompagnatorie con cui a $inistra amano riempirsi la bocca. In altre parole: accordo quadro istituzionale uguale ROTTAMAZIONE delle misure accompagnatorie.

Domanda da un milione

Per quanto tempo andrà avanti questi presa per i fondelli? O si spalancano le frontiere o si tutela il mercato del lavoro ticinese. Le due operazioni sono in contraddizione. Non possono convivere sotto lo stesso tetto.

Lorenzo Quadri

 

Strage sventata alla Commercio Ecco che arrivano gli sciacalli

Come previsto: i $inistrati approfittano dell’onda emotiva per la loro politichetta

La scorsa domenica il Mattino è stato facile profeta scrivendo che, molto presto, sarebbe cominciato lo sciacallaggio ro$$o sulla “mancata strage” alla Commercio di Bellinzona. Così infatti è stato. In base al principio, molto da vicina Penisola, del “piatto ricco, mi ci ficco” le interrogazioni della gauche-caviar sul succulento tema sono fioccate. Nel segno del più smaccato populismo di $inistra. Gli interroganti perseguono due obiettivi manifesti:

1) farsi campagna elettorale mettendo fuori la faccia sui giornali e sui portali online. Mancano undici mesi alle elezioni ed occorre muoversi per tempo. Inutile dire che troppi deputati tuttologi sproloquiano su cose di cui non hanno la più pallida idea. Improvvisamente in Gran Consiglio sono diventati tutti esperti di armi e di balistica.

2) Fare propaganda politica contro le armi al domicilio dei cittadini onesti (tutti criminali!) contro i tiratori, contro gli stand di tiro, contro l’esercito, contro… Insomma i soliti ribolliti cavalli di battaglia dei $inistrati. Cavalli ormai ridotti a ronzini.

Il gioco è semplice

Il gioco condotto da P$ e dintorni è semplice: approfittare della “mancata strage”, una notizia senz’altro scioccante alle nostre latitudini, per sbraitare con la maggior enfasi drammatica possibile, facendo leva sulla “pancia”, le proprie politichette disarmiste e demolitrici delle tradizioni elvetiche. Così come si conviene per quello che è ormai diventato a tutti gli effetti il partito degli stranieri. Un partito contro la Svizzera e gli Svizzeri (vedi la dichiarazione del 1° agosto della kompagna Addolorata Marra di Botrugno, consigliera nazionale P$$: “la Svizzera non esiste”).

Poco ma sicuro che, se fosse stata l’odiata “destra” a comportarsi in questo modo, e a prodursi in simili esercizi di sciacallaggio, i kompagnuzzi con la morale a senso unico sarebbero già in cattedra a puntare il dito contro i “populisti che approfittano delle disgrazie altrui per fare politica di partito”. Adesso invece…

Obiettivo chiaro

Ecco quindi i nostri prodi sollevare con la massima goduria quesiti su quesiti (domande retoriche ovviamente) sul 19enne aspirante sparatore e sulle armi che pare avesse in casa. Alcune domande possono essere legittime. Altre molto meno. Perché è chiarissimo dove vogliano andare a parare; in un caso viene anche detto esplicitamente. C’è infatti in ballo l’accettazione del famoso Diktat UE che vuole disarmare i cittadini onesti con la scusa, ridicola, di combattere il terrorismo islamico (anche l’ultimo attentato commesso a Parigi è stato compiuto col coltello, altro che armi di fuoco). Quale migliore occasione allora di una mancata sparatoria in una scuola, con tutta la carica emotiva che porta con sé, per ribadire che gli eurobalivi hanno ragione, che diamine? I cittadini svizzeri vanno disarmati! Bisogna calare le braghe davanti a Bruxelles! Alla faccia delle nostre leggi e delle nostre tradizioni. E alla faccia anche dell’esito delle votazioni popolari sgradite (febbraio 2011). Specificità elvetiche? “Modello svizzero”? Non sia mai! Dobbiamo diventare uguali ai paesi eurofalliti!

Uno sgarbo?

Da notare che, tanto per restare in tema disarmista, nei giorni scorsi la Repubblica Ceca ha pensato bene di contestare la deroga alla direttiva UE che i funzionarietti dell’Unione europea hanno graziosamente concesso alla Svizzera (chi vorrà tenere a casa l’arma dopo il servizio militare potrà farlo, ma dovrà tuttavia fare parte di una società di tiro o dimostrare di praticarlo con regolarità). Uno sgarbo alla Svizzera? Non necessariamente. La deroga infatti è ampiamente insufficiente. Se dovesse saltare per colpa della Corte di giustizia europea, vorrà dire che sarà più facile raccogliere le firme per il referendum contro il Diktat UE nel caso in cui esso – e di sicuro andrà a finire così – dovesse venire accettato dalla partitocrazia federale.

I camerieri dell’UE in Consiglio federale minacciano che, in caso di rifiuto della direttiva disarmista, gli accordi di Schengen sarebbero a rischio? E allora? Prima di tutto, che il respingimento del Diktat di Bruxelles porterebbe all’esclusione della Svizzera da Schengen è solo un’ipotesi. Non una certezza. Punto secondo: se questa ipotesi si dovesse verificare, avremmo solo da guadagnarci!

Lorenzo Quadri