Giusto vietare le preghiere islamiche sulla pubblica via

No al “Ticinistan”! Il Mattino e la Lega appoggiano la petizione del Guastafeste

 

Non serve a nulla, come fa il rapporto di maggioranza sulla petizione del Guastafeste, “riconoscere il problema” ma poi decidere che, per intervenire, bisogna aspettare che i buoi siano usciti dalla stalla!

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio dovrà esprimersi sulla petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli che chiede di creare una base legale per proibire le preghiere in pubblico “che contengono messaggi di odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altre religioni”.Le uniche preghiere di questo tipo sono quelle musulmane. Si tratta quindi di vietare le preghiere islamiche in strada.

Obiettivo: evitare il moltiplicarsi di scene, come quelle immortalate in più occasioni anche in Ticino, di musulmani che stendono il loro tappetino in mezzo alla pubblica via per recitare orazioni rivolti alla Mecca. Altrove in Europa, specie in Francia, gruppi di centinaia di musulmani si mettono a pregare in piazza: questo crea problemi di ordine pubblico e minaccia la pace religiosa.

Avanzata islamista

Le preghiere in strada, analogamente all’edificazione di minareti, servono a promuovere l’avanzata islamista in Occidente e a marcare il territorio. Sono simboli di conquista e strumenti di proselitismo.

Inoltre queste orazioni veicolano messaggi discriminatori contro gli ebrei (“coloro contro i quali Allah è in collera”) e contro i cristiani (“coloro che vagano nell’errore”). Secondo l’esperto di diritto islamico dr Sami Aldeeb i contenuti violano la norma antirazzismo del codice penale svizzero (il famigerato articolo 261 bis).

Lega e Mattino approvano

Il Mattino sostiene la petizione Ghiringhelli. Idem l’ampia maggioranza del gruppo della Lega in Gran Consiglio, che nel plenum sosterrà il rapporto di minoranza: quello favorevole alla petizione, redatto da Tiziano Galeazzi (Udc) e sottoscritto dalla leghista Lelia Guscio.

La Lega, che difende la nostra identità, le nostre tradizioni e le nostre radici cristiane, ha infatti promosso o appoggiato svariate iniziative volte a combattere l’islamizzazione della Svizzera. Questo sia a livello cantonale che federale. Islamizzazione che invece la partitocrazia multikulti sostiene e favorisce: perché “dobbiamo aprirci”!

Disegno di conquista

I $ignori del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendono conto del disegno di conquista islamista in atto: approfittare del buonismo-coglionismo, dell’ossessione che “non bisogna discriminare”, per guadagnare sempre più spazio e poi introdurre in casa nostra le leggi coraniche. Con l’aiuto, naturalmente, dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU nel 2003 aveva statuito che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Nei mesi scorsi, però, ha compiuto una clamorosa inversione di rotta: si è inventata una sorta di diritto dei musulmani residenti in Europa di farsi giudicare non secondo le leggi del paese in cui vivono, ma secondo quelle del paese d’origine.

Involuzioni rovinose

Simili evoluzioni, anzi involuzioni, sono rovinose per la nostra società e per i nostri diritti fondamentali. Vanno quindi bloccate finché si è in tempo. Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati non serve a nulla. Il divieto di burqa è stato plebiscitato dai ticinesi quando di donne col velo integrale in questo Cantone non se ne vedevano molte. Prima della votazione popolare, per mesi la partitocrazia multikulti e la stampa di regime hanno sbeffeggiato e denigrato la norma costituzionale antiburqa. Ma poi sono state asfaltate dalle urne. Qui la situazione è analoga. Anche questa volta, dobbiamo ostacolare l’avanzata islamista finché siamo in tempo, affermando con la massima decisione che la nostra non è terra di conquista: comportamenti contrari alle regole del nostro vivere insieme non vengono accettati. Per cui, delle due l’una: o ti adegui, o torni al natìo paesello. Ma che nessun migrante, in arrivo da “altre culture” incompatibili con la nostra, si sogni di imporci le sue leggi.

Non è discriminazione

La petizione Ghiringhelli non costituisce nemmeno una discriminazione dei musulmani. Discriminazione significa infatti trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma non esistono “uguali” alla preghiera pubblica degli islamisti. Le preghiere cristiane, ad esempio, non contengono incitazioni all’odio contro i credenti di fede diversa. Inoltre, i fedeli di tutte le altre religioni, ed anche i musulmani moderati, le loro preghiere non le recitano in piazza con modalità teatrali, bensì in privato o nei luoghi di culto preposti. Le processioni religiose cristiane necessitano di un’autorizzazione per utilizzo accresciuto del suolo pubblico.

Proselitismo

Le preghiere in strada dei musulmani radicali servono ad ostentare una  presenza ed a fare proselitismo. Proselitismo che costituisce una minaccia per l’ordine pubblico. Proprio come la distribuzione in piazza del Corano, organizzata ad associazioni salafite. Ed infatti la maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede di vietarla. E il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo (diretto da un socialista (!), non da un becero leghista, razzista ed islamofobo) ha invitato i Comuni a proibirla.

E poi: provateci voi ad andare a pregare in pubblico nei paesi musulmani e per di più trasmettendo messaggi offensivi nei confronti dell’islam, e vedete cosa vi succede…

Gli uregiatti…

Ci sono dunque tutti i motivi per approvare la petizione del Guastafeste e nessuno per respingerla.

Fa specie (?) che tra i contrari alla petizione figuri anche il PPD, ovvero il partito dal presunto referente cristiano che però non perde un’occasione che sia una per dimostrare di averlo rottamato e sostituito con il referente multikulti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Basta prese per i fondelli!

VaffanSECO! Ancora statistiche farlocche sulla disoccupazione per farci credere che…

 

L’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$continua a fare disastri!

Per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, nell’imminenza delle elezioni cantonali, le cose si mettono male: sarebbe infatti il colmo se i cittadini non le chiedessero di rendere conto dello sfacelo sul mercato del lavoro ticinese.

Ma il tema è scottante anche a livello federale. Giustamente, l’avversione degli svizzeri nei confronti di un’UE fallita ed arrogante cresce sempre più.

Quindi, i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia, si agitano per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, nel tentativo di far credere che in Ticino con la devastante libera circolazione vada tutto bene.  Eccoli dunque tornare alla carica con le loro statistiche farlocche sulla disoccupazione nel nostro Cantone. Statistiche che diventano sempre più grottesche! Vabbè che Carnevale si avvicina, ma…

Ticino: sempre più disoccupati!

Ed infatti questi burocrati bernesi, che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina, pretendono di farci credere che alle nostre latitudini la disoccupazione sarebbe in calo. A loro dire, il tasso di disoccupazione in Ticino sarebbe addirittura sceso (!) dal 3.7% di fine 2017 al 3.3% di fine 2018. Sì certo, come no! E gli asini volano!

Ma questi funzionarietti chi credono di prendere per il lato B? Purtroppo per loro, lo sp-ttanamento è dietro l’angolo. Arriva dall’ILO, che è poi l’indicatore usato internazionalmente per rilevare la disoccupazione. Ed esso ci racconta una storia diametralmente opposta. Ci dice infatti che, in questo sfigatissimo Cantone, il tasso di senza lavoroè passato dal 5.9% dell’ultimo trimestre del 2017 al 6.8% dello stesso periodo del 2018! Quindi, altro che disoccupazione in calo!Crescita esponenziale!

E non solo: se pensiamo che il tasso di disoccupazione ILO della Lombardia è del 5.4%, quindi di parecchio inferiore a quello ticinese, ci rendiamo ben conto di quanto ci troviamo immersi nella palta “grazie” alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia!

Perfino la RSI, assai poco sospetta di opposizione alle frontiere spalancate, si è accorta della clamorosa discrepanza tra le barzellette propinate dalla SECO – quella che ci costa 100 milioni all’anno! – ed i dati più credibili dell’indicatore ILO. Sul tema è andato in onda nei giorni scorsi un servizio del Quotidiano.

Trucchetto svelato

Del resto, il giochetto è presto smascherato: le statistiche farlocche della SECO non registrano i senza lavoro, bensì le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC)! Non è affatto la stessa cosa, anzi! Sempre più senza lavoro non sono iscrittialla disoccupazione. Ma non certo perché hanno trovato un impiego, bensì perché sono finiti in assistenza, o in AI, oppure non percepiscono più nessuna rendita e quindi sono spariti da tutte le statistiche! Poi però ci chiediamo come mai i “tavolini magici” si moltiplicano!

L’ha capito anche il Gigi di Viganello: agli Uffici regionali di collocamento, restano iscritti solo quei disoccupati che hanno diritto alle indennità di disoccupazione, e questi diventano una parte sempre più piccola di quanti non hanno un impiego! Sicché, cari burocrati della SECO, è ora di piantarla di prendere per i fondelli la gente – evidentemente con finalità politiche – con statistiche basate su indicatori che non vogliono più dire un tubo!

Mercato saturo

La crescita dei disoccupati di lunga durata (assistenza) dimostra inoltre che, per chi perde il posto, rientrare nel “circuito” diventa sempre più difficile! E perché accade questo? Elementare Watson! Perché il mercato del lavoro ticinese è stato saturatocon frontalieri, permessi B più o meno farlocchi, padroncini e compagnia bella! E quindi per chi è nato e cresciuto qui non c’è più posto!

Per questo sfacelo, ringraziamo la devastante la libera circolazione delle persone e quelli che l’hanno voluta!

Com’era già la storiella che andava in giro a raccontare l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli prima della votazione sugli accordi bilaterali? “Con la libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”?Certo, come no! Esempio da manuale della lungimiranza dell’ex partitone!

Lorenzo Quadri

 

Canone SSR: ci rubano 600 milioni per farsi il tesoretto!

Lorenzo Quadri: “Furto pianificato a tavolino, Berna deve dare indietro i soldi!”

E intanto stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone! A quando l’iniziativa per ridurre quest’ultimo a 200 Fr (che rimangono comunque troppi)?

Ad evidenziare l’inghippo è stato Le Matin nell’edizione di venerdì (edizione online: ormai c’è solo quella). Altro che la storiella del canone radioTV a 365 franchi. 11 economie domestiche su 12 nell’anno di disgrazia 2019 pagheranno di più. Anche parecchio di più. Di conseguenza, nelle casse federali alla voce “canone” entreranno 1,9 miliardi invece degli annunciati 1,3: 600 milioni extra, che verranno estorti ai cittadini dalla Serafe. Ovvero la società di incasso che ha preso il posto della Billag. E questi soldi prelevati “in esubero” non verranno mai più restituiti!

Fatturazione galeotta

Come è possibile un simile ladrocinio? Risposta: tramite il sistema di fatturazione deciso dall’Ufficio federale della comunicazione (UFCOM). Sistema che prevede per il 2019 una riscossione in acconti, con l’invio delle bollette scaglionato sull’arco dei 12 mesi, a cui si aggiunge il canone annuale. Chi ad esempio è inserito nel gruppo che riceverà la fattura in maggio dovrà pagare una fattura parziale di 152.10 Fr, quota parte da inizio anno fino a maggio, in seguito riceverà la fattura completa di 365 Fr per il periodo che va da maggio 2019 a maggio 2020. Chi riceverà la fattura in ottobre dovrà pagare la quota parte per i mesi da gennaio ad ottobre (273.75 Fr) più il canone intero per il periodo da ottobre 2019 ad ottobre 2020. La fattura successiva, di 365 Fr, gli arriverà in ottobre 2020, e coprirà i 12 mesi seguenti. E così via. Più tardi arriva la fattura parziale per il 2019, più essa diventa consistente. Il problema è che il canone dovrà essere versato “a vita”; non è un sistema a termine da cui si possa uscire. A meno di trasferirsi all’estero.

Quindi, i soldi versati in più nel 2019 tramite le fatture parziali non saranno né compensati, e nemmeno restituiti l’anno dopo (per informazioni più dettagliate, si veda il sito www.lematin.ch).

Il tesoretto così accumulato, come detto di circa 600 milioni di Fr, servirà – secondo le dichiarazioni dell’UFCOM a Le Matin – a “coprire i bisogni finanziari dei beneficiari del canone nel 2019”. Quindi in massima parte se lo cuccherà l’emittente di regime SSR!

“UFCOM peggio di Bertoldo”

La situazione non va giù al consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri,membro del comitato No Billag.

“La prima considerazione –osserva Quadri – è che, se i cittadini svizzeri avessero approvato l’iniziativa No Billag, questi problemi non li avremmo… Fuor di battuta, l’ “era” della Serafe comincia decisamente col piede sbagliato. Prima il caos con gli indirizzi, adesso questa vicenda dei versamenti parziali che non verranno restituiti. Di conseguenza, per l’anno 2019, ci saranno economie domestiche che, oltre ai 365 Fr di canone, pagheranno fino a 334 Fr in più: si tratta di quelle inserite nella fatturazione di dicembre, come spiega Le Matin di venerdì. Dunque, c’è chi per il 2019 pagherà quasi due canoni radiotv. Questo è un furto legalizzato. Si derubano i cittadini per ingrassare la SSR. Senza contare che stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone. La situazione è scandalosa. L’UFCOM ne combina peggio di Bertoldo”.

Chi è responsabile del furto?

La modalità di fatturazione scaglionata sui 12 mesi è stata decisa dall’Ufficio federale delle telecomunicazioni. Quindi la colpa dei furti è sua. Proprio perché a decidere la rapina ai danni dei cittadini è stato un ufficio federale, è evidente che la politica deve intervenire. Quanto riscosso tramite fatture parziali per il 2019 va restituito nel 2020, fino all’ultimo centesimo. Il sospetto è che il furto sia stato pianificato a tavolino, per dotare l’emittente di regime SSR di risorse supplementari.

E se la restituzione non fosse possibile per motivi tecnici?

Spero che i burocrati federali non pretenderanno di propinarci anche questa fregnaccia. Ci si riempie la bocca con la “digitalizzazione” e poi non si è in grado di fare due conti con il pallottoliere? Ribadisco: questi soldi vanno restituiti. Altro che creare tesoretti a beneficio degli amichetti della SSR! Inoltre, secondo le dichiarazioni dell’UFCOM, le economie domestiche sono state ripartite nei 12 gruppi di fatturazione (uno al mese) in modo del tutto casuale. Ciò significa che se qualcuno pagherà un surplus alto o basso dipende unicamente dalla “sfiga”. Ma stiamo scherzando? E’ chiaro che su questo tema presenterò un atto parlamentare a Berna.

Che conclusioni trarre da questa vicenda?

Che nell’ambito della votazione sull’iniziativa No Billag, i cittadini sono stati presi doppiamente per i fondelli. Primo: come c’era da aspettarsi, i cambiamenti promessi dalla radioTV di Stato sono rimasti lettera morta, perché nulla è successo. Secondo: adesso “si scopre che” anche il canone a 365 Fr è una fanfaluca. Mi auguro che questa autentica truffa statale ai danni dei cittadini dia finalmente il là al lancio dell’attesa iniziativa popolare per ridurre il canone radiotelevisivo a 200 Fr. E spero anche che, quando si tratterà di votare su questa iniziativa, la maggioranza degli svizzeri avrà aperto gli occhi…

MDD

 

Funzionario P$ abusatore: la doppia morale dei kompagni

Nel dipartimento ro$$o, preposto alla protezione delle vittime, si imboscano le denunce

 

Il Ticino è giustamente scandalizzato dal  caso dell’ex funzionario cantonale del DSS, attivo nell’ambito delle politiche giovanili, e degli abusi sessuali da lui commessi una quindicina di anni fa. Reati commessi “nell’esercizio delle sue funzioni” ai danni di tre giovani donne, due delle quali minorenni all’epoca dei fatti, mentre la terza era una stagista.

Omertà

Particolarmente ripugnante il “modus operandi” del funzionario, che si mostrava debole e sofferente per soddisfare le proprie voglie, minacciando le ragazze di suicidarsi se non avessero accondisceso alle sue richieste sessuali. E scandalosa l’omertà dei superiori che, sebbene fossero stati informati dell’accaduto, hanno guardato dall’altra parte. Sicché per lunghi anni il viscido è rimasto tranquillamente al suo posto. Profumatamente pagato dal contribuente, fino ai mesi scorsi si occupava di giovani e pontificava sulle politiche giovanili. Che schifo!

Un paio di cosette vanno evidenziate.

Punto primo

Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, il nome del funzionario non è mai uscito sui media. Non sarà mica perché il signore in questione è un $ocialista, ed ha pure ricoperto cariche politiche per il P$? Non solo, ma l’abusatore era anche collaboratore dell’ormai defunto quindicinale sedicente satirico Il Diavolo, quello poi confluito nel portale-foffa Gas (intestinale): ovvero un portale di galoppini del P$ coordinato da un pluricondannato e specializzato in campagne d’odio. E questi $inistrati pretenderebbero poi di calare la morale ad altri? Oltretutto, gli uccellini bellinzonesi cinguettano che il funzionario in questione non fosse a rischio di burn out per il troppo lavoro: vuoi vedere che si occupava degli articoli del Diavolo, così come di altre sue iniziative editoriali, durante l’orario di lavoro?

Se invece che un $ocialista con anche un’attività politica alle spalle, il funzionario abusatore fosse stato un leghista, poco ma sicuro che sarebbe stato pitturato su tutti i media (cartacei ed elettronici) di questo sfigatissimo Cantone con nome, cognome, fotografia, numero di scarpe ma soprattutto etichetta politica. Sarebbe già stata scatenata una shitstorm (=tempesta di cacca) di proporzioni immani contro l’odiata Lega. Ed i kompagni starebbero già cavalcando la vicenda senza ritegno. Invece adesso, dato che l’abusatore è uno “dei loro”… Garantismo ad oltranza! Il kompagno presidente Righini invita a “non politicizzare”! Che tolla!

Punto secondo

Come non si è fatto il nome dell’ex funzionario P$, allo stesso modo non si sa chi sia quel superiore o quei superiori che hanno scandalosamente imboscato le segnalazioni nei suoi confronti. Nei primi anni duemila, come noto anche ai paracarri, il DSS era saldamente in mani P$. Di quell’area erano e sono tutt’ora la grande maggioranza dei funzionari dirigenti del Dipartimento. Sicché il Gigi di Viganello non pensa di sbagliare di molto immaginando che anche il o i superiori portati a conoscenza delle malefatte dell’ex funzionario indossassero la sua stessa casacca politica. Non vorremmo a questo punto che le denunce fossero state imboscate (anche) per solidarietà ro$$a!

Punto terzo

In conseguenza dell’imboscamento delle denunce, l’ex funzionario è rimasto al proprio posto “come se niente fudesse”, ad occuparsi di giovani e di politiche giovanili. E questo non solo (come se non fosse già abbastanza grave) nell’amministrazione cantonale, ma addirittura nel DSS. Ovvero in quello che dovrebbe essere il Dipartimento preposto all’aiuto alle vittime, e che ha pure creato un apposito servizio. Si legge sulla pagina web del Dipartimento: “Se avete subito una violenza o un reato che vi ha direttamente leso a livello fisico, psicologico, sessuale e volete parlarne, essere ascoltati, ricevere consulenza e conoscere le prestazioni previste dalla Legge per l’aiuto alle vittime di reati, vi invitiamo a visitare il nostro sito”.

Per fortuna! E’ chiaro che le responsabilità di chi ha coperto l’abusatore vanno chiarite fino in fondo, così come i loro moventi.

Punto quarto

L’ex funzionario non andrà nemmeno in prigione. Tra prescrizioni, difficoltà probatorie e chi più ne ha più ne metta, il kompagno abusatore se la caverà con una pena sospesa condizionalmente.

Proprio vero che la nostra giustizia è inflessibile solo con gli automobilisti. A causa del bidone Via Sicura, chi infrange un limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di un pluriabusatore. E qui ne abbiamo una bella (si fa per dire) dimostrazione. Ringraziamo la partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Approviamo il contentino, ma evitiamo di rassegnarci

Diritti popolari in Ticino: il 10 febbraio votiamo Sì alla modesta agevolazione proposta

 

Il prossimo 10 febbraio i cittadini ticinesi saranno chiamati ad esprimersi su ben quattro modifiche della Costituzione cantonale. Si tratta di temi per lo più tecnici. Degno di nota è tuttavia l’oggetto numero due, che riguarda il tempo a disposizione per la raccolta delle firme per le iniziative popolari ed i referendum.

Non è una rivoluzione

In votazione viene proposto un leggero allungamento dei tempi. Vale a dire che i giorni a disposizione per raccogliere le firme necessarie alla riuscita di un’iniziativa popolare legislativa (7000) o costituzionale (10’000) passerebbero dagli attuali 60 a 100, mentre per i referendum si andrebbe da 45 a 60 giorni.

Non si tratta certo di una rivoluzione copernicana. Come ha affermato nei giorni scorsi il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli, che nel 2005 lanciò l’iniziativa costituzionale “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati”, anche approvando le “agevolazioni” in votazione il 10 febbraio il Ticino resterebbe tra i Cantoni meno “democratici”. Ossia resterebbe tra quelli dove l’esercizio dei diritti popolari è più difficile. Non guadagnerebbe una sola posizione in graduatoria.

Maggiori facilitazioni

L’iniziativa “Più potere al popolo”, che la Lega ed il Mattino a suo tempo appoggiarono, prevedeva invece maggiori facilitazioni. Proponeva di intervenire non solo sul tempo di raccolta, ma anche sul numero di firme da raccogliere. Avrebbe riportato il Ticino nella media nazionale. Tuttavia nel marzo del 2007 venne respinta in votazione popolare, seppur per il rotto della cuffia (50.9%!). Per questo “njet” possiamo ringraziare la partitocrazia. Alla quale evidentemente non sta bene che il popolo venga chiamato a decidere sul proprio futuro perché, come insegna la casta, “il popolazzo becero vota sbagliato”.

Un segnale

La modifica su cui voteremo il prossimo 10 febbraio è meglio di un calcio nelle gengive, poiché costituisce un leggero miglioramento della situazione attuale. Va quindi sostenuta. E’ senz’altro un segnale positivo (tanto per una volta, vogliamo essere un po’ buonisti) che si voti una, per quanto piccola, agevolazione dei diritti popolari quando alcuni soldatini liblab – vedi ad esempio i galoppini del sedicente Think Tank, ovvero “serbatorio di pensiero” PLR “AvenirSuisse” – vanno in giro a dire che bisogna invece ostacolare l’esercizio dei diritti popolari, per meglio permettere all’élite internazionalista di svendere la Svizzera all’UE nell’interesse degli spalancatori di frontiere e della grande economia (la quale poi ringrazia delocalizzando). Il Ticino ha dunque la possibilità di dare un segnale a sostegno dei diritti popolari e della democrazia diretta. Questo anche all’indirizzo di quei camerieri dell’UE che la nostra democrazia diretta la vorrebbero rottamare tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles.

E tuttavia…

Tuttavia, una scelta più coraggiosa sarebbe  stata senz’altro benvenuta. Questo per almeno due motivi.

Primo:l’introduzione del voto per corrispondenza. Che è senz’altro comodo, ma ha reso la vita assai più difficile a chi raccoglie le firme per iniziative popolari e referendum, poiché ha ridotto l’affluenza fisica ai seggi a livelli infimi. Ed i seggi erano proprio il luogo più indicato per la raccolta firme. Questo nuovo “handicap” avrebbe meritato ben altra compensazione. Sempre più l’esercizio dei diritti popolari diventa prerogativa di chi può permettersi di pagare i raccoglitori di firme. Rispettivamente di chi, come i sindacati, può mandare i propri dipendenti a raccogliere sottoscrizioni, stipendiati con i soldi degli affiliati, invece che a lavorare. Se si pensa che spesso e volentieri i sindacati lanciano iniziative o referendum pro-immigrazione e  quindi contro i lavoratori ticinesi…

Secondo:praticamente metà dei ticinesi (oltre il 49%) nel 2007 appoggiando l’iniziativa “Più potere al popolo” approvò un’agevolazione ben più sostanziosa dei diritti popolari. Questa circostanza avrebbe meritato maggiore considerazione – e quindi migliorie un po’ più consistenti.

Detto questo, il 10 febbraio votiamo sì nell’ottica del “meglio che niente”. E magari nella speranza che, in un futuro non troppo lontano, qualcuno lanci un’altra iniziativa, meno cosmetica e più di sostanza, per agevolare i diritti popolari e dare davvero più potere ai cittadini. Iniziativa che magari – stante anche l’ormai sempre più evidente volontà della casta di esautorare il “popolazzo becero” – questa volta, diversamente da quanto accaduto 11 anni fa con l’iniziativa del Guastafeste, potrebbe ottenere una maggioranza alle urne.

Lorenzo Quadri

 

RSI: “cercasi frontaliere per sfottere il Ticino in radio”

E per questo tipo di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

 

Purtroppo non si tratta di una Fake news. Come si legge in questo post, pubblicato sul sito Ticinoresidenti.ch, la Rete 3 della RSI per un nuovo programma radiofonico cercava “un/a frontaliere/a che lavora nel luganese, di età 30-40anni, spigliato ed ironico” per criticare il Ticino.

Qui siamo proprio al delirio! Sicché noi dovremmo pagare il canone più caro d’Europa per foraggiare programmi in cui frontalieri, che hanno la pagnotta sul tavolo grazie al nostro Cantone, sfottono i ticinesi.

Passata la festa…

Ecco dunque l’ennesima dimostrazione che le promesse di cambiamento, pronunciate a profusione dai vertici di Comano durante la campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag, erano uno specchietto per le allodole. Balle di Fra’ Luca! Passata la festa, gabbato lo santo. Tutto va avanti come prima. E non poteva essere diversamente. L’abbiamo già detto: o alla Pravda di Comano si fa un repulisti integrale tra chi realizza i contenuti da mandare in onda,  oppure l’emittente di regime continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Non si cava sangue da una rapa.

Arrampicate sui vetri

La trasmissione di Rete 3 con il frontaliere che sfotte i ticinesi non si è concretizzata. Sul portale Ticinolibero abbiamo letto l’imbarazzante arrampicata sui vetri della versione ufficiale: l’idea non è stata avallata dai superiori e quindi non se ne è fatto nulla.

E con questo dovremmo dichiararci soddisfatti? L’è tüt a posct? Ma col fischio! La bella pensata è stata fatta. Il tentativo è confermato. E non doveva essere in fase poi così embrionale, se è stato perfino divulgato l’annuncio per la ricerca del frontaliere da ingaggiare. Sicché la scusa ufficiale puzza di bruciato. E’ più verosimile che lo stop sia semmai stato provocato da una retromarcia dell’ultimo minuto.

Doppi passaporti

Del resto, la trasmissione con il frontaliere che sfotte il Ticino ed i ticinesi è – o sarebbe stata – solo uno dei tanti esempi di come a Comano, invece che servizio pubblico, si faccia propaganda antisvizzera e pro-frontiere spalancate. Giovedì nel Quotidiano della RSI è stato mandato in onda un interminabile servizio di 12 minuti a sostegno, indiscriminato ed acritico, dei doppi passaporti. 12 minuti di lavaggio del cervello, pagato (a peso d’oro) dagli utenti, su quanto è bello avere il doppio passaporto, e quanto è giusto che la Svizzera conceda questa possibilità agli stranieri. Peccato che il servizio si sia poi trasformato in un boomerang. Gli intervistati, tranne un’eccezione, hanno in pratica ammesso di essersi naturalizzati per convenienza personale. Ad esempio per non rischiare di dover lasciare la Confederella in caso di caduta in assistenza. E nessuno che fosse disposto a rinunciare al passaporto del paese d’origine. Ma come: non si dovrebbe diventare svizzeri per sentimento di appartenenza? Perché ci si riconosce in certi valori? Perché si scelgono le peculiarità elvetiche e si decide che quel modello, che è sotto attacco, lo si vuole difendere? Come ciliegina sulla torta, nel servizio si è pure sentita la frase: “Il passaporto in fondo è solo un pezzo di carta”.

Altro che “Idée suisse”

La cronaca lo insegna. Grazie alle naturalizzazioni facili, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha fatto diventare svizzere un sacco di persone a cui del nostro Paese importa ben poco (eufemismo). Grazie alla casta multikulti, perfino estremisti islamici hanno ricevuto il passaporto rosso! L’emittente di regime, con il canone più caro d’Europa, propaganda questo andazzo. Lo vende come se fosse la cosa più naturale e giusta del mondo. Esalta il doppio passaporto; mancava solo che dicesse che “è un diritto umano”. Altro che “idée Suisse”. La Pravda di Comano dovrebbe semmai chiamarsi Idée Antisuisse.

Lorenzo Quadri

Politica Xerox! Il PLR prima denigra la Lega, poi fotocopia

Frontalieri, liblab senza vergogna: adesso dicono di volere lo strappo con il Belpaese

 

La disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno. Ma l’ex partitone, ancora in dicembre, si è opposto scandalizzato al blocco!

In casa dell’ex partitone c’è almeno una materia prima che non manca mai: la faccia di tolla!

Venerdì il Corriere del Ticino ha dedicato un’intera pagina (“naturalmente” redatta in ginocchio) all’originalissima ed innovativa mozione presentata dal capogruppo PLR, nonché candidato al governicchio, Alex Farinelli. Qual è la richiesta? La disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri!

Ohibò, questa cosa ha un non so che di familiare! Eh già, perché quella per la disdetta della vetusta Convenzione che da oltre 40 anni penalizza il Ticino è una battaglia che la Lega porta avanti da ANNI. Non solo a Bellinzona, ma anche a Berna.

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Queste richieste, per il PLR del “Buongoverno”, non erano “becero populismo”?

Scimmiottare la Lega

Adesso l’ex partitone, evidentemente precipitato nel panico a causa dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale – come dimostrano peraltro le imbarazzanti sbroccate del bollettino parrocchiale liblab “Opione liberale” (più redattori che lettori) – cosa pensa bene di fare, nell’illusione di raggranellare qualche voto prendendo i cittadini per il “lato b”?

Ma di fotocopiare le posizioni della Lega – quando si dice: “politica-Xerox”! – e di chiedere tramite mozione che il governicchio si attivi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione del 1974!

Disdetta, ricordiamo per l’ennesima volta, che già quattro anni fa venne promessa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf: ma naturalmente nulla accadde. Si trattava dell’ennesima bufala di questo deleterio personaggio, messo lì dai $inistrati e dagli uregiatti, e dei suoi tirapiedi.

Blocco e disdetta: un tutt’uno!

Quindi: prima si passano anni a schifare e a denigrare le posizioni “irresponsabili” della Lega e poi, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale, improvviso voltafaccia e hopp! Si salta sul carro!

E’ infatti evidente che la disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno.

Quindi, che l’ex partitone non si sogni di prendere per i fondelli la gente tramite grottesche pippe mentali del tipo: “noi vogliamo la disdetta della Convenzione del 1974  ma non il blocco dei ristorni”. Una simile sortita, oltre a costituire l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), confermerebbe che il PLR sta bluffando in funzione elettorale.Senza il blocco, a Berna mai e poi mai si sogneranno di disdire alcunché. Niente blocco? Niente disdetta. Questo è chiaro anche al Gigi di Viganello.

Piroetta circense

Ma come si pone l’ex partitone sul blocco dei ristorni? Lo sappiamo: è istericamente contrario, dato che lo propone la Lega. Lo scorso dicembre il gruppo PLR in Gran Consiglio ha bocciato scandalizzato una mozione che chiedeva di bloccare i ristorni fino a quando non fosse stato sottoscritto il nuovo accordo fiscale con il Belpaese. E adesso, a poco più di un mese di distanza, nella disperata necessità di raggranellare consensi elettorali, il PLR lancia il contrordine compagni, esegue la piroetta che nemmeno gli acrobati del circo Knie, e pretende pure che il popolazzo se la beva? Ossignùr!

Ul bel vedé…

Comunque, cari liblab, la possibilità di dimostrare che la vostra sortita è sì “politica-Xerox” ma non è una bufala elettorale, l’avete.

Se nella sua prossima seduta– non serve aspettare fine giugno! – il governicchio deciderà, con maggioranza Zali-Gobbi-Vitta, di bloccare i ristorni, crederemo al vostro improvviso ravvedimento (folgorati sulla via di Piazza della Foca?). Basta che il vostro ministro Vitta chieda di inserire la trattanda all’ordine del giorno, ed è fatta.

Se invece questo non accadrà, avremo la prova inconfutabile che il vostro è l’ennesimo BLUFF:altro che “Buongoverno”!

Figura marrone per l’ex partitone, che fa pure rima!

Chissà perché, il Mago Otelma prevede che andrà a finire proprio così! Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

Il nervosismo gioca brutti scherzi

 

I liblab sono gli ultimi che possono pensare di ergersi (naturalmente solo a scopo elettorale) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato

Ohibò, certo che all’ex partitone sono meravigliosi! Dopo aver devastato il Ticino con la libera circolazione delle persone, provocando l’invasione di frontalieri, adesso che le elezioni si avvicinano lorsignori saltano sul carro leghistaanti-ristorni. Trattasi del revival, in grande stile, della “politica Xerox”. Ovvero: prima si denigrano le posizioni dell’odiata Lega, poi le si fotocopiano per puro opportunismo.

Ed il bello è che i liblab, se glielo si fa notare, si inalberano!

Non contenti, si producono pure – come fatto dal presidente cantonale Bixio Caprara sul CdT di ieri – in imbarazzanti distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974: a conferma che stanno prendendo la gente per il “lato B” (al proposito, vedi l’articolo a pagina 3).

Sempre sul CdT di ieri, Caprara dichiara, bontà sua, che “La Lega deve stare tranquilla: quello dei ristorni non è un tema di sua esclusiva”.Che tolla!Si dà il caso che:

1) La Lega si è sempre battuta contro la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, ed è stata la prima forza politica a sollevare, spesso e volentieri sola contro tutti, la questione dei ristorni;

2) Il blocco (parziale) dei ristorni venne deciso, purtroppo una sola volta, grazie ai due leghisti in Consiglio di Stato, con l’appoggio del Beltrasereno. Dov’erano i rappresentati PLR? A condannare a gran voce lo scandaloso strappo con gli amici italiani!

3) E’ vero o non è vero che l’ex ministra PLR Laura Sadis si oppose sempre non solo al blocco dei ristorni, ma anche alla disdetta della Convenzione del 1974 ora cavalcata dal PLR?

4) Come mai di atti parlamentari leghisti a Berna (il tema è di competenza federale) che chiedono la disdetta della Convenzione del 1974, nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri (per dire: un postulato del sottoscritto venne anche approvato dal Consiglio nazionale) eccetera ce ne sono a bizzeffe, mentre del PLR…?

L’esclusiva PLR

Visto poi che il presidente cantonale liblab solleva il tema delle “esclusive”: l’ex partitone un’esclusiva in effetti ce l’ha. Quella di aver pubblicamente dichiarato, per bocca dell’allora presidente cantonale Fulvio Pelli, quando si trattava di votare sui fallimentari accordi bilaterali, che“grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno trovare lavoro a Milano”.Abbiamo visto come è andata a finire: 65’500 frontalieri lavorano in Ticino a scapito dei giovani ticinesi; per non parlare dei permessi B autentici o farlocchi, dei padroncini, eccetera.

Sicché, i signori dell’ex partitone abbiano almeno la decenza di non prendere la gente per scema. Perché sono proprio gli ultimi che possono permettersi di ergersi (naturalmente solo da qui ad aprile: dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato.

Lorenzo Quadri

Si annunciano nuove crociate contro gli odiati automobilisti

La Simonetta ai trasporti? Ennesima catastrofe per chi deve spostarsi in macchina

In quel di Lugano, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, un gruppo di kompagnuzzi ro$$overdi ha presentato l’ennesima – verbosa e scandalizzata – interrogazione al Municipio, “reo” di aver introdotto i buoni parcheggio che i commercianti hanno distribuito ai loro clienti. Si è trattato di una misura voluta per incentivare lo shopping natalizio in centro città, assieme ai mezzi pubblici gratuiti. Non è nemmeno il primo anno che viene applicata.

Ma naturalmente i $inistrati neppure per Natale possono rinunciare alla loro isterica crociata contro gli automobilisti. Buttare fuori le macchine dal centro città, così come vuole fare il politikamente korrettissimo PVP, si è dimostrata una scelta fallimentare. Qualcuno non riesce proprio a ficcarsi in testa che, se la gente non può arrivare in centro a fare compere in auto, semplicemente va altrove (magari oltreramina?),  sicché  il centro si desertifica. Ma forse, quando in centro Lugano non ci sarà più né un’auto né un negozio, i ro$$overdi esulteranno. Quindi: non solo bisogna continuare con la distribuzione dei buoni parcheggio, ma occorre anche abbassare le tariffe degli autosili, indecorosamente gonfiate come rane un po’ per fare cassetta, un po’ per scoraggiare/vessare gli automobilisti.

Il tripudio degli ecobalzelli

Perché raccontare questo aneddoto pre-natalizio sull’ultima prodezza degli eco$inistrati luganesi? Perché, ahinoi, da un paio di settimane a  Berna una dei “loro” si trova ufficialmente a capo del Dipartimento “ex Doris”, ossia il Dipartimento federale dei trasporti (e dell’ambiente, e delle telecomunicazioni, e dell’energia). Trattasi dell’ex ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che alla Giustizia ha combinato un disastro dietro l’altro. Ultimo in ordine di tempo: l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i finti rifugiati: come c’era da aspettarsi, il conto dell’operazione è assai più alto di quanto era stato annunciato, e nümm a pagum. Adesso la Simonetta si prepara a fare danni anche nel nuovo ruolo. L’interrogazione luganese ben ci dà la misura di cosa succederà a Berna. Con Sommaruga, gli automobilisti verranno tassati, criminalizzati e vessati ad oltranza. Sarà il tripudio degli ecobalzelli, mentre il prezzo della benzina schizzerà alle stelle: i $inistrati, come noto, sognano una tassa sul CO2 di addirittura 20 centesimi per litro di benzina! E ad andarci di mezzo, ma guarda un po’, saranno i meno abbienti. Già, perché i milionari potranno tranquillamente impiparsene del rincaro del carburante. Gli altri invece, specie chi vive nelle regioni discoste, non potendo fare a meno dell’auto, non avranno altra scelta che pagare di più. Svuotare il borsello per riempire il serbatoio. Quanto accaduto in Francia con i gilet gialli non ha proprio insegnato nulla?

“Boiate pricing”

Intanto il P$$, nelle sue continue campagne d’odio contro chi la pensa diversamente, ha ancora il coraggio di spacciarsi per il partito che starebbe dalla parte dei più deboli. Ma va là! I kompagni ormai si preoccupano  solo degli stranieri e dei finti rifugiati con lo smartphone.

Quale degno (?) accompagnamento al festival degli ecobalzelli, la Simonetta introdurrà inoltre i vari road pricing, mobility pricing, e tutte le boiate pricing che provocano la massima goduria ai ro$$overdi, il cui motto da decenni è: “per ogni nuovo problema inventiamo una nuova tassa”.

Investimenti?

Inutile dire che, sotto il regime Simonetta, di investimenti nella rete stradale non se ne vedranno più. Fortuna che siamo almeno riusciti a portare a casa il secondo traforo del Gottardo prima dello sfacelo, altrimenti per il Ticino sarebbero stati (ulteriori) guai seri.

Solo un paio di cifre: in Svizzera i costi delle colonne sulle strade a fine 2015 erano stimati in quasi due miliardi di Fr. Nel 2017, le ore trascorse in coda ogni anno sono state circa 26mila. Questi numeri impressionanti sono la semplice conseguenza dei mancati investimenti nelle infrastrutture stradali. Il “traffico individuale motorizzato” non è politikamente korretto quindi va sabotato. Ecco i risultati.

Frontiere spalancate

Peccato che, se il numero di auto sulle nostre strade cresce, la colpa sia in buona parte delle frontiere spalancate. Dal 2007 ad oggi sono immigrate in Svizzera circa 800mila persone. Questa gente si sposta ed usa la rete viaria. A ciò vanno aggiunti i 65mila frontalieri che entrano tutti  i giorni in Ticino uno per macchina, e le svariate migliaia di padroncini: le conseguenze della devastante libera circolazione delle persone sulla viabilità di questo sfigatissimo Cantone sono ormai drammaticamente  note. I ro$$overdi vogliono far entrare sempre più gente in Svizzera; tutta questa gente deve avere un tetto sulla testa e necessita di spostarsi; poi però sbraitano contro cementificazione e traffico? Coerenza kompagni, coerenza!

 Tempi grami

E’ evidente che la nuova (si fa per dire) ministra dei trasporti non farà nulla per risolvere i problemi dell’infrastruttura viaria nazionale, ma si limiterà a vessare ed a criminalizzare gli automobilisti, che verranno gravati da una pletora di nuovi balzelli.

Ci attendono tempi grami, con un’unica consolazione: la successora di Sommaruga alla giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) non potrà fare peggio di lei. Anche perché sarebbe impresa oltremodo ardua.

Lorenzo Quadri

 

Espulsioni di stranieri: nuova gaffe dei $inistrati

Tentano di denigrare l’odiato “ministro” leghista e rimediano ancora una figura marrone

Ma guarda un po’: i $inistrati, ed anche alcuni radikali, di recente hanno pensato bene di interrogare il governicchio sui ritiri e mancati rinnovi di permessi di dimora agli stranieri. Il messaggio politico che vuole far passare la gauche-caviar con tale ozioso atto parlamentare è chiaro: nel Ticino “populista e razzista” le revoche – e quindi le espulsioni – sarebbero troppe (?) ed immotivate (?). Certo, come no!

Ai $inistrati del “devono entrare tutti”, “devono restare tutti” e “gli svizzerotti fessi devono mantenere tutti” non sta bene che vengano espulsi gli stranieri che delinquono o che sono a carico dello Stato sociale. Perché questi sono i motivi per cui un immigrato viene allontanato dal nostro Paese. Non altri. Anche se ovviamente ci piacerebbe assai che un domani ai frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri venisse ritirato il permesso G.

Quindi i kompagnuzzi del P$, con alcuni radikalchic al seguito, non si limitano a fare il partito degli stranieri, ma il partito degli stranieri delinquenti e/o mantenuti con i soldi di chi lavora e paga le tasse (svizzero o immigrato che sia). Cosa non si inventano questi $inistrati  pur di non difendere i lavoratori ticinesi!

Quanti ritiri? Troppo pochi!

Alla domanda su quanti permessi vengono ritirati in Ticino, la risposta può essere una sola: sempre troppo pochi. E per questo possiamo ringraziare buonismo-coglionismo, garantismo, e tutti gli altri “ismi” a causa dei quali sul nostro territorio rimangono persone che proprio non ci dovrebbero essere.

Ad esempio, ricordiamo che i giudici STRANIERI della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che tanto piacciano a $inistrati e spalancatori di frontiere assortiti (basti pensare a come strillavano isterici prima della votazione popolare sull’iniziativa “contro i giudici stranieri”), hanno annullato l’espulsione dalla Svizzera di sei terroristi islamici iracheni. Questo perché tali delinquenti sarebbero in pericolo nel paese d’origine. Sicché, ci teniamo in casa dei terroristi islamici, che potrebbero passare all’atto da un momento all’altro. Però il P$ ha ancora il coraggio di protestare contro le troppe espulsioni. Ovviamente nel (vano) tentativo di denigrare e demonizzare l’operato del direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ovvero l’odiato leghista Norman Gobbi.

A Bellinzona…

In più, ciliegina sulla torta, proprio lunedì in quel di Bellinzona la polizia cantonale ha dovuto effettuare un delicato intervento: due finti rifugiatialgerini, già noti alla polizia e colpiti da decreto di espulsione, a seguito di un controllo si sono barricati in un appartamento con altri 4 familiari minacciando di buttarsi di sotto, ciò che ha reso necessaria la mediazione del gruppo negoziati della PolCant. Anche questi sarebbero, secondo i compagni, dei ritiri di permesso ingiustificati? E quanto è costato l’intervento? Così, tanto per curiosità…

Le promesse

E’ poi il caso di ricordare che, prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, il Consiglio federale e la partitocrazia avevano promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. La cifra reale però è poco più di un decimo.

Il Ticino è tra i Cantoni “virtuosi” nell’espulsione dei delinquenti stranieri – grazie al leghista Gobbi – e questo provoca al club del “devono entrare e devono restare tutti” insopportabili travasi di bile.

Revoche fondate

Tramite la loro interrogazione, i politicanti $ocialisti e radikalchic, oltre a mirare al sabotaggio delle espulsioni, vogliono anche sapere quante revoche di permesso sono state impugnate ed annullate dalle istanze giudiziarie. Pensiero sottointeso: il Dipartimento leghista e razzista espelle senza motivo e poi arrivano, provvidenziali, i giudici incadregati dal triciclo PLR-PPD-P$$ a rimettere la chiesa al centro del villaggio e ad annullare le revoche di permesso prese arbitrariamente.

Ebbene, anche questa volta ai $inistrati è andata buca. Il governicchio non ha ancora risposto all’interrogazione dei kompagni, però il portale Ticinonews ha svolto un paio di accertamenti presso i tribunali, dai quali è emerso che i ricorsi accolti contro revoche o mancati rinnovi di permesso naviga attorno al 10%-20% di quelli presentati. In altre parole: la stragrande maggioranza delle decisioni di revoca è perfettamente fondata. Prendere su e portare a casa!

Le domande mancanti

Sarebbe bello a questo punto sapere quanto costano tali ricorsi, che non di rado arrivano fino al Tribunale federale, e chi li paga: forse – spesso e volentieri – il solito sfigato contribuente (svizzero o straniero che sia) con i soldi delle sue imposte? E a quanto ammontano i costi di tali ricorsi?

Chissà come mai i kompagnuzzi queste domandine non le hanno poste? E sì che sono facili-facili…

Lorenzo Quadri

Medico del traffico: uno sfacelo

 Come promesso la Lega si attiverà a Berna per abolire questa figura e rimediare così all’ennesima cappellata della partitocrazia PLR-PPD-P$$!

L’aberrante figura del medico del traffico continua, giustamente, a tenere banco. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto in redazione varie segnalazioni di automobilisti costretti dalle autorità a rivolgersi alla dottoressa milanese (ennesima “non patrizia di Corticiasca” che ha trovato alle nostre latitudini “ul signur indurmentàa”).

Addirittura c’è chi ci ha mandato in copia una fattura di oltre 5000 Fr! Già, perché il forfait di 1150 Fr è, appunto, un forfait. Ma la pillola può evidentemente gonfiarsi a seconda di quanto viene “prescritto” allo sfigato di turno! Ed il bello, o piuttosto il brutto, è che a pagare queste fatture mediche stratosferiche, e senza giustificativi, sono dei “pazienti” che non sono affatto dei malati.

La figura del “medico del traffico” è l’ennesimo abominio messo in piedi con il bidone “Via Sicura”. Questa ciofeca legislativa è un esempio concreto di cosa succede quando si legifera calando le braghe davanti al populismo della $inistra ro$$overde nemica degli automobilisti. Ed infatti, e fin dall’inizio, era chiaro che “Via Sicura” non mirava a sanzionare i pirati della strada, bensì a rendere la vita impossibile ai conducenti. Ci sono persone che, senza aver provocato alcun incidente né aver messo concretamente in pericolo nessuno, sono state rovinate, ridotte sul lastrico da “Via Sicura” e dai suoi balordi ammennicoli tra i quali l’italica dottoressa del traffico! E questo mentre i criminali vengono condannati a pene sospese condizionalmente e quindi se la ridono a bocca larga?

Ringraziamo il triciclo

“Via Sicura”, è bene ricordarlo, è stata approvata dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Solo Lega ed UDC a Berna hanno votato contro. Ed è un tale bidone che i correttivi hanno dovuto cominciare praticamente subito. Con i ro$$overdi che si opponevano isterici dicendo che era troppo presto, che prima di pensare a modificare occorreva un bilancio su un termine più lungo, e blablabla.

Chiaro: i nemici giurati degli automobilisti non erano certo contenti di vedere depotenziata la loro macchina infernale, dopo che erano riusciti ad infinocchiare il sedicente “Centro”, ovvero il tandem PPD-P(L)R!

Il lavoro continua

L’opera di “smontaggio” di Via Sicura deve continuare. E deve continuare a Berna. Prossimo passo: l’abolizione del medico del traffico! Gli interventi del Cantone, ed in particolare del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi, per mitigare le fatture della dottoressa milanese sono certamente apprezzabili. Ma la realtà è che il Cantone può fare poco. Le norme da cambiare sono federali. La Lega, come promesso, si attiverà a Berna per abolire il medico del traffico!

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: come ti smonto le espulsioni!

Non contenta dello scempio attuale, la partitocrazia vuole fare ancora peggio

 

Con la nuova legge sugli stranieri, la partitocrazia ha azzoppato la votazione del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri. Infatti il solito triciclo PLR-PPD-P$$ ha inserito nella nuova legge la scappatoia dei presunti “casi di rigore”, che possono permettere ai legulei dei tribunali di non espellere chi dovrebbe invece essere rimandato a casa propria.

Inutile dire che di tale scappatoia viene fatto non ampio, ma amplissimo uso. Ricordiamo infatti – perché queste cose occorre tenerle a mente – che prima dell’ultima votazione popolare sul tema, meno di tre anni fa, la partitocrazia (per contrastare la temuta “iniziativa d’attuazione” dell’espulsione dei criminali stranieri) promise che grazie alle nuove norme federali sarebbero stati espulsi dalla Svizzera 4000 delinquenti stranieri ogni anno. La cifra reale è di almeno otto volte inferiore. Perché? Ovviamente, perché qualcuno ha fatto, e continua a fare, il furbetto!

Caso ticinese

Di recente, un caso di cronaca ticinese ha bene evidenziato l’andazzo.

Due finti rifugiati iracheni, oggi di 42 rispettivamente 35 anni, sono arrivati illegalmente in Ticino agli inizi degli anni duemila. Eppure, non è chiaro come, sono riusciti ad ottenere il ricongiungimento familiare. Poco ma sicuro che le

famigliole erano a carico del solito sfigato contribuente, costretto dai politicanti del triciclo a mantenere tutta la foffa importata.

Nel frattempo i due (ex) finti rifugiati si sono dati da fare per dimostrare la propria “integrazione”: infatti si sono trasformati in passatori. Tra il 28 gennaio ed il 6 marzo del 2017 hanno trasportato 14 loro connazionali dall’Italia attraverso la Svizzera fino alla Germania, facendo pagare 500 euro a persona.

Accusate dal Ministero pubblico di usura aggravata per mestiere e di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stranieri, incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale, le due “risorse da integrare” sono state processate di recente. Con il seguente esito. Il 42enne è stato condannato a 14 mesi di detenzione sospesi per un periodo di prova di due anni. Per il 35enne la pena è invece di 13 mesi sospesi per due anni.

Questo vuol dire che i due ex clandestini, adesso passatori, non faranno un giorno di prigione. Ma il “bello” deve ancora arrivare. In effetti, i reati di cui due galantuomini sono stati riconosciuti colpevoli dovrebbero portare alla loro espulsione. Invece, ciccia! E questo proprio a causa delle “possibili ripercussioni sulle famiglie”!

Adesso è chiaro

La criminalità d’importazione ringrazia. Adesso è chiaro cosa bisogna fare per non venire mandati via dagli svizzerotti. Basta portare nella Confederella anche il parentado, oppure (ancora meglio) metter su famiglia direttamente in Svizzera (facendola in genere mantenere dal solito sfigato contribuente), per essere sicuri che non si verrà mai espulsi!

Ricongiungersi all’estero

Chiaro: non siamo certo così disumani, come pretendono invece i $inistrati con la  morale a senso unico, da voler separare delle famiglie solo perché il padre, o la madre, è un/a delinquente. Ma certo che no! La soluzione è semplicissima: il criminale straniero viene rimandato al suo paese ed i familiari, se vogliono, lo seguono! Più semplice di così!

Invece, grazie ai legulei buonisti-coglionisti, le espulsioni non vengono pronunciate ed i delinquenti stranieri restano tutti, o quasi tutti, in Svizzera. In genere a carico del nostro Stato sociale! A proposito: quanti milioni ci costano ogni anno le difese d’ufficio di delinquenti stranieri?

Peggiorare ancora?

Il “bello” è che la partitocrazia PLR-PPD-P$$, non ancora soddisfatta di questo disastro, vuole peggiorare ulteriormente la situazione. Infatti sbava – ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis in primis – per sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Questo trattato-ciofeca, oltre alla ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE, ai giudici stranieri, alla fine delle misure accompagnatorie, eccetera, ci imporrà pure di recepire la direttiva sulla cittadinanza della fallita Unione europea. Risultato: nessuna espulsione di delinquenti stranieri se questi sono cittadini comunitari!

Ecco lo scempio che il triciclo fa della volontà popolare e della sicurezza del Paese! Ma continuate a votare per la partitocrazia, neh…

Lorenzo Quadri

Ticino: il triciclo ha affossato anche lo shopping natalizio

Chissà come mai la gente non spende? Forse perché è sempre più povera e precaria?

 

A quanto pare, quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non è stato un Natale particolarmente esaltante per i commerci ticinesi.

Se a livello nazionale il fatturato sarebbe cresciuto dell’1.2%, nel nostro Cantone gli operatori del ramo raccontano un’altra storia e dichiarano che, negli ultimi anni, “si è assistito ad un continuo regresso”.

Sempre meno soldi

Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che le cose sarebbero andate così. Girano sempre meno soldi. La devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$ e dalla casta, ha impoverito e precarizzato la popolazione ticinese. E’ ovvio:  chi non ha un lavoro o teme di perderlo, non si sente stimolato a spendere. Nemmeno per Natale. E visto che il posto di lavoro sicuro è ormai solo un lontano ricordo, per non parlare della piena occupazione, e questo alla faccia delle statistiche farlocche dei galoppini della SECO, la tendenza è chiara.

Piazza finanziaria svenduta

A ciò si aggiunge la svendita della piazza finanziaria ticinese e del segreto bancario, senza alcuna contropartita. Per questa operazione deleteria possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e, ancora una volta, la partitocrazia che le ha retto la coda. Era evidente che lo sfascio di una delle principali fonti di ricchezza del Cantone – che garantiva impieghi ben remunerati a tante famiglie ticinesi – avrebbe danneggiato tutta l’economia. A Lugano e non solo.  La sparizione dei ricchi clienti italiani della piazza finanziaria ha tolto altri importanti acquirenti ai negozi del centro città.

I silenzi

Per le migliaia di posti di lavoro cancellate sulla piazza finanziaria (spesso e volentieri a poche unità per volta, per non fare clamore), non c’è stata mobilitazione. Né dei politicanti in fregola di visibilità, e ancora meno dei sindacati. Se pensiamo, tanto per fare un paragone, a tutto quello che si è invece mosso e che si muove attorno alle Officine FFS di Bellinzona, se ne deduce che, per politicanti e sindacalisti, ci sono impieghi di serie A ed altri di serie B.

Guerra agli automobilisti

Visto poi che non bastava fare un disastro per volta, a Lugano la partitocrazia ha pensato bene di inventarsi il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano)  concepito per buttare fuori le auto dal centro. In questo modo sono stati espulsi anche gli automobilisti, ovvero gli acquirenti dei negozi. L’opera è poi stata completata facendo schizzare alle stelle le tariffe degli autosili: un po’ per fare cassetta, un po’ per ulteriormente scoraggiare/castigare chi ancora fa compere in centro.

Se poi si pensa che i $inistrati luganesi a ridosso delle festività sono riusciti a presentare al Municipio un’interrogazione contro i buoni parcheggio consegnati ai commerciati (affinché li distribuissero ai clienti) per incoraggiare lo shopping natalizio, si ha la misura delle paturnie ideologiche di chi vuole a tutti i costi desertificare il centro.

Chi ringraziare?

Se il Natale dei commerci in Svizzera è andato bene ed in Ticino invece no, i commercianti si ricordino di ringraziare il triciclo. Tra aperture scriteriate, impoverimento e precarizzazione dei ticinesi, la partitocrazia ha mandato a ramengo il potere d’acquisto degli abitanti di questo sfigatissimo Cantone.

Al resto ha provveduto la jihad “politikamente korretta” contro gli automobilisti. (Ma solo quelli con targhe rossoblù: perché ogni giorno entrano in Ticino 65mila frontalieri uno per macchina, però  al proposito i kompagni ro$$overdi non hanno nulla da dire, sarebbe “becero razzismo”).

Lorenzo Quadri

Da sud è invasione, ma loro straparlano di “reciprocità”

Frontalieri, due deputati 5 stelle si vantano: “bloccata la ratifica del nuovo accordo”

Cosa deve ancora succedere perché in Consiglio di Stato si trovi finalmente un “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti, così da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni? Beltrasereno e Vitta, se ci siete…

Anno nuovo, storie vecchie. Nei primi giorni del 2019 due deputati pentastellati lombardi, tali Niccolò Invidia e Giuseppe Currò (Cip e Ciop?), hanno pensato bene di ribadire ciò che era chiaro non da settimane o da mesi, bensì da anni: ossia che il Belpaese non si sogna di ratificare l’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 2015, che Currò sulla Provincia di Sondrio ha definito “Accordo-salasso”.

I due “Cip e Ciop” si vantano di aver fatto in modo che la ratifica dell’accordo sia stata cancellata dal programma della Camera dei deputati del Belpaese. Di certo una fatica erculea, visto che da anni si sa che Oltreramina quell’accordo non lo vogliono proprio…

A questo punto la domanda è una sola: cosa aspetta ancora il Consiglio di Stato per decidere di bloccare i ristorni? (Il versamento deve avvenire entro fine giugno, ma la decisione di non effettuarlo può essere presa in qualsiasi momento). Poi vogliamo vedere con quale coraggio i camerieri bernesi dell’UE ci verrebbero a dire che “sa po’ mia”.

Salasso?

Sicché tassare i frontalieri come gli altri cittadini italiani che lavorano in Italia, secondo i due politicanti 5 stelle sarebbe “un salasso”. Ohibò. Come ripetuto più volte, è semmai l’attuale status fiscale dei frontalieri a costituire una situazione di privilegio ingiustificato. E fa specie che tutti gli elettori italici  non frontalieri – che dovrebbero pur essere la maggioranza – non abbiano nulla da dire. Nel Belpaese votano solo i frontalieri?

Nessuna sorpresa

Ovviamente, il “requiem” per l’accordo del 2015  non è una sorpresa per nessuno. Da manuale è tuttavia la presa di posizione al proposito dei due “Cip e Ciop” pentastellati. Costoro hanno voluto a tutti i costi declamare ai quattro venti di non aver capito un tubo della situazione creata in Ticino dalla devastante libera circolazione delle persone. I due parlamentari infatti straparlano di “vantaggi reciproci” per Svizzera ed Italia, nonché dell’esistenza di “un’unica comunità italo-svizzera”. S’immaginano inoltre di poter calare lezioni di rispetto degli accordi internazionali (sic!)  e – ciliegina, anzi ciliegiona sulla torta – pretendono che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri come ai residenti.

Quest’ultimo tema, come sappiamo, è sul tavolo dei balivi di Bruxelles. Da dove prima o poi arriverà il consueto Diktat. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si affretteranno, more solito, a calare le braghe fin sotto alle caviglie. Le conseguenze sarebbero devastanti: costi per centinaia di milioni di franchi, oltre alla necessità di potenziare gli URC (il che andrebbe a carico dei Cantoni). E, naturalmente, abusi a tutto spiano (chi controlla che il frontaliere disoccupato non lavori in nero nel Belpaese?).

Perfino il Canton Argovia, dove i frontalieri sono solo 12 mila, ha inviato a Berna un’iniziativa cantonale per evitare che i disoccupati con permesso G percepiscano le stesse indennità dei residenti.

Vantaggi reciproci?

E’ evidente che questi politicanti pentastellati, che raccontano storielle su fantomatici vantaggi reciproci dell’invasione da sud e sulla comunità italo-svizzera, del Ticino non sanno una cippa. Anche se vivono a pochi chilometri dal confine.

Di vantaggi “reciproci” la libera circolazione non ne ha portati. Ha avvantaggiato solo una parte: quella italiana. Inoltre, se nelle provincie lombarde un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, vorremmo proprio vedere se i politici del Belpaese se ne starebbero zitti e buoni a guardare.

Alla faccia della “comunità”

Piaccia o non piaccia ai vicini a sud che credono di poterci infinocchiare all’infinito con  i salamelecchi, non esiste alcuna comunità italo-svizzera. Esiste una comunità svizzera ed esiste una comunità italiana, con una frontiera in mezzo che non è un’opinione (anche se al triciclo piacerebbe tanto che  lo fosse). Gli interessi sono lungi dall’essere sempre convergenti. Di sicuro non lo sono per quel che riguarda il frontalierato. Al proposito, interesse del Ticino è ricondurre il fenomeno entro limiti sostenibili. Del resto il popolo svizzero, come pure quello ticinese, ha votato contingenti e preferenza indigena; i ticinesi a due riprese. E i ticinesi hanno sempre votato contro gli accordi bilaterali. Grazie all’iniziativa contro la libera circolazione delle persone, avranno modo di farlo ancora. Si spera questa volta con esito decisivo.

Non prendiamo lezioni

La famosa Convenzione del 1974, nel contesto di oggi non sta più in piedi. Sicché, va disdetta. Se i vicini a sud pensano di congelare ogni nuovo accordo fiscale sui frontalieri nel mentre che gli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) continuano a pagare puntualmente i ristorni, ormai lievitati ad 84 milioni di franchetti all’anno, forse hanno fatto male i conti. E va poi da sé che, con tutto il rispetto parlando, non prendiamo lezioni di rispetto degli accordi internazionali dai vicini a sud.

 

Lorenzo Quadri

 

Detesti la Svizzera? Te ne stai al di là della ramina

Frontalieri che odiano il nostro paese: superato ogni limite di tolleranza

 

«Svizzeri bastardi », « Svizzera di merda », « paese di merda », «svizzeri delinquenti » , « schifosi », « non vedo l’ora di andarmene »eccetera. Nei giorni scorsi è scoppiata l’ennesima “epidemia” di insulti  alla Svizzera ed agli svizzeri da parte di frontalieri che sbroccano sui social. Il guaio è che, con tutta probabilità, non si tratta né di un’epidemia né di un picco, bensì di una costante.

La realtà è che ci sono troppi frontalieri – impossibile dire quanti, ma di certo tanti – che, malgrado abbiano la pagnotta sul tavolo solo grazie alla Svizzera (ed agli svizzerotti fessi che spalancano le frontiere, alla faccia del “prima i nostri”) odiano noi ed il nostro paese. E sui social, dimostrando assai poca intelligenza, danno libero sfogo al proprio livore. Ebbene, a questa gente diciamo: föö di ball! Se il Ticino vi fa così schifo, statevene al di là della ramina!

La lezione non è servita

Nelle scorse settimane,  due frontalieri sono stati licenziati dai rispettivi datori di lavoro per insulti alla Svizzera ed agli svizzeri. Eppure, si vede che il precedente non è bastato. E se qualche spalancatore di frontiere del triciclo PLR-PPD-P$$ si immagina che siamo disposti a farci invadere e poi a farci  pure insultare, “forse” ha sbagliato i conti. Ma li ha sbagliati alla grande.

L’ideale ovviamente sarebbe far saltare il permesso G  (o B) a chi sputa nel piatto (elvetico) dove mangia. Giusto quindi che la politica si muova in tal senso, con richieste ed atti parlamentari. Tuttavia, non serve il mago Otelma per prevedere che alla fine non se ne farà nulla. I soliti legulei strilleranno che “sa po’ mia”, perché se anche le sbroccate dovessero sfociare in una condanna definitiva, non sarebbe comunque un motivo sufficiente per revocare il permesso (del resto già adesso $inistrati e radikalchic si agitano e presentano interrogazioni perché dal Ticino si espellerebbero troppi stranieri delinquenti e/o a carico dello Stato sociale); poi c’è la proporzionalità, la devastante libera circolazione delle persone, e blablabla…

Dovere civico

E allora diciamo che i datori di lavoro si devono assumere le proprie responsabilità. Deve essere un dovere civico dei datori di lavoro lasciare a casa gli insultatori della Svizzera. E poi fare il piacere di sostituirli con residenti.

E’ una questione elementare di rispetto del territorio su cui queste aziende operano e delle persone (svizzere) che ci vivono.
Come hanno detto quei datori di lavoro che già hanno provveduto in tal senso: i dipendenti immigrati odiatori della Svizzera causano un danno d’immagine a chi li impiega. Un danno non da poco.

Infatti, se il datore di lavoro non “congeda” un frontaliere che abitualmente sbrocca sui social con esternazioni quali “svizzeri di merda”, “svizzeri bastardi”, “svizzeri delinquenti”, “paese di merda” e via andando, se ne deduce che simili posizioni gli stanno bene. Voi comprereste qualcosa o affidereste un incarico a chi vi tratta da “bastardo” e da “svizzero di merda”? La devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia ci ha lasciati in braghe di tela, ma non ci ha ancora tolto la facoltà di boicottaggio.

Razzismo contro gli svizzeri

E a chi blatera di “provvedimenti eccessivi” e di “caccia alla streghe”, ricordiamo che tutti i giorni lavoratori ticinesi vengono lasciati a casa, magari sostituiti da frontalieri. Senza che abbiano alcuna colpa: né professionale né extraprofessionale.

Come già detto:  è giusto che chi odia la Svizzera se ne stia al di là della ramina.

A proposito: come mai i moralisti a senso unico e $inistrati assortiti, quelli sempre pronti a starnazzare al “razzismo” ad ogni piè sospinto, non hanno mai nulla da dire al proposito del razzismo contro gli svizzeri?

Lorenzo Quadri

 

 

Scuola ro$$a: il governicchio metta il DECS sotto tutela

Visto che il kompagno Bertoli dichiara che intende aggirare la volontà popolare…

 

Il direttore del DECS kompagno Manuele “La scuola che NON verrà Bertoli” lo ha detto o lasciato intendere, in modo più o meno esplicito, in varie occasioni. La prima volta nel pomeriggio di quella stessa domenica 23 settembre in cui il popolo ticinese ha saggiamente asfaltato la scuola ro$$a.

Cosa ha detto il kompagno direttore del DECS? Che lui della volontà popolare se impipa.

Il popolazzo becero (quello “che vota sbagliato”) ha detto no alla scuola che verrà? Lui intende introdurla lo stesso con la tattica del salame (una fetta alla volta). Questo è il rispetto della $inistra per i diritti popolari. Tale atteggiamento è peraltro apparso in tutta evidenza nell’isterica “shitstorm” (=tempesta di cacca) scatenata dalla gauche-caviar contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, essenziale per  preservare i diritti popolari. Ma su questo abbiamo già avuto più volte modo di scrivere.

Intenzioni sempre più esplicite

Sulla scuola che NON verrà, la volontà di aggirare il voto popolare sgradito si è fatta vieppiù esplicita.  Un paio di settimane fa si è raggiunto il clou. Prima nella commissione scolastica del Gran Consiglio, poi in un’intervista al portale Ticinonews, il direttore del DECS ha dichiarato in sostanza che “la scuola che verrà, verrà comunque”.

E dopo simili exploit, e per giunta recidive (ricordiamo la “famosa” dichiarazione, sempre di Bertoli, secondo la quale si sarebbe dovuto “rifare il voto del 9 febbraio”) i kompagni del PS hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per chiedere i voti per le elezioni cantonali? I diritti popolari vanno bene solo quando si tratta di ottenere cadreghe, dopodiché “passata la festa, gabbato lo santo”?

Anche senza i crediti…

Chiaramente, dopo l’asfaltatura popolare della scuola ro$$a, il DECS non ha a disposizione i crediti necessari per la sperimentazione. Tuttavia ciò non impedisce al capodipartimento ed ai suoi burocrati (tutti targati P$) di far rientrare comunque, come detto con la tattica del salame (una fetta alla volta) le modifiche respinte in votazione popolare. Basta che non chieda crediti supplementari o che compensi i maggiori costi all’interno del budget del Dipartimento. E corre voce – specialmente negli ambienti scolastici – che proprio questo stia accadendo. I primi campanelli d’allarme li abbiamo suonati qualche tempo fa da queste colonne segnalando l’assunzione, in una scuola, di misteriose figure previste dalla riforma rossa.

Risulta inoltre che gruppi di lavoro e di progetto azionati per la Scuola che verrà siano ancora operativi malgrado il  njet popolare.

L’atto parlamentare

Sul tema è stata di recente presentata un’ interrogazione al CdS da parte di Sergio Morisoli (che è stato in prima linea nella campagna contro la Scuola che verrà attirandosi gli insulti e di  travasi di bile dei soldatini del P$) e cofirmatari.

Nell’atto parlamentare si evidenziano aspetti inquietanti. A partire dal fatto che il direttore del DECS si è rifiutato ad inizio ottobre di ricevere una piccola delegazione del comitato referendario contro la scuola rossa sostenendo che “siccome il comitato è stato costituito esclusivamente in funzione della votazione, non è più possibile considerarlo come interlocutore”.Apperò. Il comitato referendario non è più un interlocutore dopo la votazione, ma invece chi lavorava sulla scuola ro$$a può continuare a farlo malgrado l’esito della votazione popolare? Quando si dice: “due pesi e due misure”…

Il nocciolo

Pure allarmante la seguente domanda contenuta nell’interrogazione citata. E si tratta di domanda retorica. Gli interroganti sanno già la risposta. Che, nel concreto, è Sì. “Corrisponde al vero che docenti, assistenti ed altre persone continuano ad essere pagati e/o sgravati dal monte ore per continuare a lavorare sulla Scuola che verrà respinta dal popolo? Corrisponde al vero che le varie strutture di progetto, di ricerca, eccetera sono tuttora attive e continuano secondo i piani che precedevano la bocciatura della SCV”?

Il nocciolo della questione è racchiuso qui.

CdS sveglia!

E’ chiara una cosa. La volontà popolare deve essere rispettata. Il governicchio deve vigilare affinché il DECS non attui comunque i propri  piani tramite sotterfugi ed in spregio di quanto deciso dalle urne.

Detto in altre parole: il kompagno Bertoli ha esplicitato che non intende rispettare l’esito della votazione sulla scuola rossa. Di conseguenza, i colleghi di esecutivo lo devono mettere sotto tutela (politica).

Lorenzo Quadri

Frontalieri che odiano la Svizzera: altro licenziamento

Troppi “permessi G” detestano il Paese al quale devono la pagnotta: fare repulisti

Un paio di settimane fa un’ “aquila” ha pensato bene di filmarsi mentre, per una banale multa di parcheggio, sbroccava contro gli “svizzeri di merda” e contro i poliziotti ticinesi “ignoranti e razzisti”, e poi di pubblicare il tutto su Instagram.

Nei giorni scorsi un altro furbone, sempre per una banale multa, ha pubblicato su faccialibro (facebook) il post che vedete qui riprodotto.

Cos’hanno in comune questi due soggetti?

  • Sono frontalieri
  • Odiano la Svizzera e le sue istituzioni
  • Per le loro esternazioni “social” sono stati licenziati: “simili atteggiamenti sono incompatibili con la nostra cultura aziendale”;questa l’argomentazione dei due (ormai ex) datori di lavoro.

Il boomerang

L’accaduto ci dà la misura – oltre che dell’incapacità di usare i social, i quali possono trasformarsi in micidiali boomerang – dell’astio, se non vero e proprio odio, che nutrono troppi permessi G nei confronti del paese al quale devono la pagnotta. I due “beccati” non sono dei casi isolati. Solo l’odio può giustificare simili reazioni del tutto spropositate per delle banali contravvenzioni.

Ma i licenziamenti dimostrano anche che sputare nel piatto dove si mangia può costare caro. Perché i datori di lavoro hanno poi a che fare con il pubblico; con i loro clienti. I quali. se scoprono che certi comportamenti non vengono sanzionati, potrebbero anche inkazzarsi e decidere per un boicottaggio.

E’ bene che i frontalieri che odiano la Svizzera se ne restino al di là della ramina. I licenziamenti dei due scriteriati sono dunque da valutare positivamente. Sarebbe anche ora che magari qualcuno oltreconfine cominciasse ad accorgersi che proprio così fessi da farsi invadere e poi anche insultare, gli svizzerotti non sono ancora.

Ancora meglio sarebbe se al posto dei frontalieri lasciati a casa venissero assunti ticinesi e non altri frontalieri.

Considerazioni spicciole

Si può disquisire se sia giusto perdere il lavoro per un post. Al proposito alcune considerazioni spicciole:

  • Se dimostri di odiare la Svizzera, è giusto che non lavori in Svizzera
  • Pensaci bene prima di sputare nel piatto dove mangi.
  • Molti ticinesi, anche padri e madri di famiglia, sono stati lasciati a casa senza nessun post, ma semplicemente in quanto sostituiti da frontalieri. Per cui, c’è poco da starnazzare di “rappresaglia contro i frontalieri” come nel Belpaese qualcuno sta già facendo tanto per mettersi in mostra.
  • Con una notevole tolla, Oltreramina strillano contro la “mancanza di protezione dal licenziamento”che vige in Svizzera. Dimenticandosi che è proprio grazie a questa mancanza di protezione, abbinata alla devastante libera circolazione delle persone, che migliaia e migliaia di frontalieri lavorano in Ticino, in sostituzione di ticinesi lasciati a casa “senza giusta causa”.
  • In altre parole: la “mancanza di protezione dal licenziamento” ha fatto la fortuna di migliaia di frontalieri. Adesso scoprono l’altra faccia della medaglia.

Lorenzo Quadri

Vuoi il passaporto? Almeno dieci anni senza assistenza

Il Canton Argovia ha appena dato un giro di vite alle naturalizzazioni facili. E noi?

 

Nei giorni scorsi il Gran Consiglio del Canton Argovia ha deciso, a larga maggioranza (82 favorevoli e 46 contrari), di dare un giro di vite alle naturalizzazioni facili di persone a carico dello Stato sociale. Argovia ha infatti stabilito di portare dai tre ai dieci anni precedenti alla naturalizzazione il periodo durante il quale il candidato non deve essere stato a beneficio dell’assistenza sociale. Argovia non è il primo Cantone a scegliere questa via. Ed il Ticino? In Ticino siamo fermi al “minimo sindacale” di tre anni.

Ma da dove saltano fuori questi tre anni? Si tratta del termine previsto dall’Ordinanza sulla cittadinanza svizzera, entrata in vigore nella sua nuova versione lo scorso febbraio.

Essa prevede, quale requisito d’integrazione nella vita economica, che negli ultimi tre anni l’aspirante cittadino elvetico non sia stato a carico dell’assistenza; o, in alternativa, che abbia restituito quanto percepito. Tuttavia ai Cantoni è lasciata facoltà di allungare questo termine. C’è chi ha già deciso in tal senso. Ultimo in ordine di tempo, appunto, il Canton Argovia, che come detto l’ha portato a dieci anni.

Cosa aspettiamo?

Evidentemente la domanda – già posta in passato da queste colonne – è: cosa aspettiamo ad introdurre anche in Ticino il termine di 10 anni?

O vuoi vedere che gli argoviesi “possono”, ma i ticinesi no? Forse che la grande maggioranza dei deputati argoviesi, evidentemente di varia estrazione partitica (se il giro di vite l’hanno votato in 82…), sono tutti dei “beceri populisti e razzisti”?

Oppure alle nostre latitudini si ha semplicemente paura dell’odio e delle denigrazioniche i $inistrati del “devono entrare tutti”, ed i politikamente korretti in generale, riversano in quantità industriali su chi osa opporsi alle loro pretese di svendita del passaporto rosso? (Ovviamente l’obiettivo di una simile politica è chiaro: non solo taroccare le statistiche sugli stranieri residenti, ma creare un numero crescente di cittadini votanti che sono svizzeri solo sulla carta, mentre nella realtà non sono integrati e non si riconoscono nel nostro Paese).

Non è la panacea, ma…

Certo: l’aumento del periodo di tempo antecedente la naturalizzazione in cui il richiedente non deve essere stato a carico dell’assistenza non basta, da solo, a risolvere il problema delle naturalizzazioni facili.  Però aiuta. Non è infatti raro, tanto per fare un esempio, che gli islamisti che aspirano al passaporto rosso siano stati anche a carico dello Stato sociale. E un criterio oggettivo e numerico, come l’aver percepito l’assistenza (integrazione economica), è certamente più facile da gestire e da valutare di quello dell’integrazione in senso lato. In effetti, non è perché il candidato ha imparato a memoria prima dell’esame di naturalizzazione alcune nozioni sulla storia, la geografia e l’organizzazione politica del nostro paese che può essere considerato integrato.

Aumentare le tariffe

E c’è anche un altro aspetto da correggere: i costi delle naturalizzazioni.

Secondo la nuova legge, quanto fatturato ai richiedenti deve solo coprire le spese amministrative generate dalla domanda di cittadinanza. Ma allora come mai in Ticino naturalizzarsi costa in totale attorno ai 2000 Fr (la fattura varia a seconda del Comune) mentre nel Canton Soletta siamo ad una media di 5000 Fr?

Altrimenti detto: se a Soletta fanno pagare 5000 Fr, non si vede perché anche noi non potremmo applicare la stessa tariffa!

Lorenzo Quadri

 

Fisco: l’attuale immobilismo non può durare ancora a lungo

Ticino sempre meno attrattivo per le aziende. Per non parlare di ceto medio e single

Come volevasi dimostrare l’attrattività di questo sfigatissimo Cantone per le imprese sta andando sempre più a ramengo. L’ultimo studio pubblicato da Credit Suisse non lascia molto spazio all’immaginazione. Nella graduatoria nazionale delle localizzazioni più interessanti per le attività economiche il Ticino si trova al quint’ultimo posto.  Il bello (si fa per dire) è che in futuro la situazione è destinata a peggiorare. A seguito della riforma fiscale federale, secondo lo studio del Credit Suisse, il Ticino perderebbe ulteriore attrattiva ed un posto in classifica. Insomma, sempre più fanalino di coda.

Ostaggio dei $inistrati?

E’ quindi evidente che il tema degli sgravi fiscali dovrà essere affrontato e questo alla faccia dei populisti ro$$overdi che, solo a sentir pronunciare l’esecrata parola, “sgravi”, diventano cianotici. Questi signori, capaci solo di blaterare che “lo Stato deve”, dimenticando che lo Stato non è un’entità astratta calata dal cielo ma siamo noi cittadini e soprattutto i nostri borselli, non possono tenere in ostaggio un Cantone.

Aziende virtuose

La riforma fiscale dovrà evidentemente premiare le aziende virtuose ovvero quelle che assumono ticinesi. In questo campo infatti imperversa l’immobilismo. La stessa cosa vale in ambito di commesse pubbliche, che continuano allegramente ad andare a ditte che lasciano a casa ticinesi per sostituirli con frontalieri. Che simili malandazzi vengano ancora premiati con appalti da parte dell’ente pubblico, pagati con i nostri soldi, è una vera presa per i fondelli.

Mobilità in palta

Intervistato sul CdT di mercoledì il direttore del DFE Christian Vitta ha logicamente sottolineato che le statistiche sull’attrattività per gli insediamenti economici vengono stilate in base a vari indicatori, che non contano solo le aliquote fiscali e blablabla. Vero. Ed infatti un altro importante fattore su cui si misura l’attrattività di una destinazione è la  mobilità. Ed in Ticino, soprattutto a sud del Ceneri, la mobilità è allo sfascio.  Per questo possiamo dire grazie all’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$! Spalancare le frontiere contribuisce all’affossamento della piazza economica ticinese. Infatti ha ripercussioni deleterie su uno dei principali fattori che ne determina l’attrattività: la mobilità, appunto.

E il colmo è che il PLR, sedicente partito dell’economia, è il primo a strillare che la libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca. Altro che sostenere gli interessi dell’economia! Del resto, è evidente che un partito il cui presidente fa il funzionario della Confederazione (lauto stipendio pubblico garantito a vita) non può in nessun caso essere rappresentativo di chi “fa impresa”.

Peggio che fermi

Naturalmente gli sgravi fiscali non possono essere destinati solo alle aziende ma devono avvantaggiare anche i cittadini e specialmente quelli del ceto medio.

Dire che su questo fronte il Ticino è fermo al palo da un quindicennio è vero solo in parte. La realtà è ben peggiore. Infatti i premi di cassa malati sono esplosi nel corso degli anni. E dal momento che l’assicurazione malattia è obbligatoria, può essere paragonata ad un prelievo fiscale. Di conseguenza il ceto medio ha visto il saccheggio delle proprie tasche crescere in maniera insostenibile. E questo proprio mentre, a seguito della devastante libera circolazione delle persone (ancora grazie, triciclo PLR-PPD-P$!) crescevano precariato, dumping salariale, povertà.

I single

Quanto ai single, aspettano da decenni una fiscalità più equa, ma i politicanti del triciclo non ne vogliono sapere. Adesso qualcuno di loro, visto l’avvicinarsi delle elezioni, immagina di prendere per i fondelli la gente dichiarandosi favorevole (ovviamente dopo il 7 aprile… passata la festa, gabbato lo santo!). Purtroppo carta canta. E nel giugno dello scorso anno, quando il parlamento cantonale votò sull’iniziativa Canonica che chiedeva per l’appunto una fiscalità più equa per i singles, solo Lega, Udc ed un paio di esponenti PLR votarono a favore. Tutti gli altri contro!

Stranieri e kultura

Chiaro: per una riforma fiscale (non i giochetti col moltiplicatore cantonale proposti in funzione elettorale dal buon Vitta: a proposito, già dimenticati?) secondo la partitocrazia non c’è mai “margine”. Se i conti cantonali vanno male, non ci sono soldi. Se vanno bene, bisogna mettere fieno in cascina e pensare al debito pubblico. E alle tasche dei contribuenti, invece, quando ci pensiamo?

Lo abbiamo ripetuto un’infinità di volte nel corso degli anni. Il problema dei conti cantonali non sono le entrate bensì le uscite fuori controllo. Dove si taglia? Cominciare a risparmiare su prestazioni sociali a stranieri e kultura e dintorni è già un buon inizio. Una cosa è certa: l’attuale immobilismo fiscale non può andare avanti ancora a lungo.

Lorenzo Quadri

“Svizzeri di merda”: e la frontaliera viene licenziata

Chiaro monito ai troppi “permessi G” che sputano nel piatto dove mangiano

 

Il video, pubblicato giovedì dal Mattinonline, ha avuto conseguenze. Adesso speriamo che l’ex datore di lavoro dimostri la propria buona volontà assumendo un/a ticinese al posto dell’insultatrice: mandate i CV!

Giovedì, il Mattinonline ha pubblicato un video postato su Instagram da una frontaliera. La gentil donzella, dopo essersi beccata una banale multa di posteggio – multa giustificata: aveva parcheggiato fuori dalle strisce – ha sbroccato. Di conseguenza, invece di imprecare “in privato” come avrebbe fatto qualsiasi persona dotata di un minimo di buonsenso, ha pensato bene di filmarsi mentre pronunciava una sequela d’improperi contro gli svizzeri (“svizzeri di merda”) contro i poliziotti elvetici (“ignoranti e razzisti”), e via andando. Essendosi filmata in primo piano, il suo viso era ben riconoscibile. Dando prova di rara furbizia, ha postato il video sui social (cosa non si fa per qualche “like”…) dove è diventato ben presto virale, suscitando “vivaci reazioni”.  E, nel giro di breve tempo, è approdato anche sul tavolo, o piuttosto sul monitor, del suo datore di lavoro.

Venerdì si è così saputo che l’azienda – un gruppo internazionale con sede nel Luganese – per cui la donna lavora(va) ha deciso di licenziarla. Motivo: comportamento inaccettabile e danno d’immagine.

Con questa decisione arriva un segnale importante: sputare nel piatto dove si mangia può avere conseguenze. E ci mancherebbe altro, vien da dire!
Di frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri dimenticandosi grazie a chi hanno la pagnotta sul tavolo ce ne sono a iosa (basta andare a dare un’occhiata nei social). Giusto che questa gente, se odia la Svizzera, se ne stia a casa propria. I datori di lavoro prendano nota. E anche i frontalieri. E, specie se lavorano in ufficio, si ricordino di una cosa: c’è  una buona probabilità che prima al loro posto ci fosse un ticinese, che magari adesso è in disoccupazione o in assistenza. Nel caso concreto della giovane insultatrice, gli uccellini cinguettano che sia andata proprio così.

Si comprenderà dunque che, data la situazione sul mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone, devastato dalla libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, la soglia di tolleranza verso frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri sia piuttosto bassa.

Oltretutto la giovane in questione se l’è pure andata a cercare col lanternino: che bisogno c’era di girare il video di improperi e di pubblicarlo in rete dove tutti possono vederlo? Vuol dire che il tuo astio nei confronti del paese dove ti pagano lo stipendio è fuori controllo: quindi cosa ci stai a fare?

Assumere un/a ticinese

Adesso  speriamo che il datore di lavoro, che ha voluto fare bella figura nei confronti degli svizzeri licenziando la scriteriata, vorrà fare un passo in più ed assumere al suo posto un/a ticinese: mandate i CV!

A proposito del datore di lavoro, vediamo comunque di non santificarlo perché ha optato per l’unica scelta possibile, ossia il licenziamento della frontaliera: evidentemente pensava alla propria immagine, non alla situazione occupazionale in Ticino.

Nello Stato…

Intanto che nel privato chi sputa nel piatto in cui mangia  perde il lavoro, funzionari cantonali e docenti di una certa area politica continuano a sbroccare su faccialibro (facebook): vedi il funzionario “nato a Palermo” passato dal DSS al DECS, che insulta la Lega ed i leghisti, ed il docente di Barbengo che paragonava il voto sulla civica al nazismo. Ma naturalmente non succede nulla. Se invece a “farla fuori dal vaso” è qualcuno di “destra”, scatta subito il circo equestre della morale a senso a unico.

Lorenzo Quadri