Povertà: da Lugano alcune indicazioni significative

Altro che gli studi farlocchi sulla crescita economica secondo i quali l’è tüt a posct!

 

Ed è evidente che, nella denegata ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, come vuole la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la situazione potrà solo peggiorare

Non solo siamo in un anno o elettorale (anche a livello federale). Ma imperversa il dibattito sullo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, voluto dalla casta: quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia di Bruxelles. Sicché si moltiplicano i tentativi di lavaggio del cervello. Vedi gli studi “compiacenti” (eufemismo) secondo i quali la crescita economica ticinese andrebbe a gonfie vele. Vedi anche i sondaggi farlocchi, ovvero realizzati tramite domande confezionate in modo di ottenere la risposta desiderata, che vorrebbero addirittura farci credere che il 60% della popolazione svizzera sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale.

L’obiettivo di simili operazioni di propaganda politica travestite (male) da studi scientifici è palese: farci credere che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, vada tutto a meraviglia. Lo sfascio del mercato del lavoro? Tutte balle della Lega populista e razzista! “Solo percezioni”!

Per poche unità…

I dati dell’assistenza li conosciamo. Si tenta di farci credere che dei cali di poche unità stiano a significare delle inversioni di tendenza; così non è. Come pure si tenta di far credere che, sempre per una variazione percentuale irrisoria, i lavoratori svizzeri sarebbero tornati ad essere in maggioranza in questo sfigatissimo Cantone. E invece il soppiantamento di residenti con frontalieri prosegue alla grande. Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$.

A misurare la povertà non ci sono solo i dati dell’assistenza, o quelli della disoccupazione. Alcuni Comuni dispongono di un regolamento sociale comunale per aiutare i propri concittadini in difficoltà a far fronte a spese che, da soli, non riuscirebbero a coprire. Tra questi, la città di Lugano.

Ebbene: dal consuntivo 2018 del regolamento sociale della città di Lugano emergono un paio di dati interessanti, ma certo non rallegranti.

Sempre più domande

Ad esempio: l’aumento del numero delle domande. Che sono passate dalle 472 del 2017 alle 647 dell’anno successivo: quindi una crescita di oltre 27%. Parallelamente alle domande è evidentemente aumentata anche la spesa totale di pertinenza del regolamento. Se nel 2017 sono stati elargiti aiuti per 560mila Fr, nel 2018 erano oltre 763mila (+36.28%) con un importo medio per singolo intervento di circa 1424 Fr; anch’esso in crescita.

Chi chiede un aiuto al regolamento sociale? Nella maggior parte dei casi si tratta di persone singole (54.25% delle richieste); una percentuale in continuo aumento. A dimostrazione dunque delle difficoltà che incontra questa categoria. Siamo ben lontani dallo stereotipo del “single in Porsche”.  Questo stereotipo, malauguratamente,  non ha ispirato solo luoghi comuni, ma anche le aliquote fiscali, particolarmente penalizzanti per le persone sole. E la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si rifiuta di correggerle: nel giugno 2018 in Gran Consiglio il triciclo ha infatti respinto l’iniziativa parlamentare dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una tassazione più equa per i single.

La seconda categoria più rappresentata (ma parecchio staccata dalla prima) è quella dei nuclei familiari di due persone (14.68%) tra cui con tutta probabilità spiccano le famiglie monoparentali.

Per quel che riguarda la fascia d’età dei richiedenti, le più rappresentate sono quelle tra i 31 ed i 40 anni, tra i 41 ed i 50 (in entrambi i casi oltre il 22%) e  tra i 51 ed i 60 (24.4%). La categoria d’età tra i 31 ed i 40 è aumentata di oltre il 6.5% lo scorso anno. Sempre più giovani si trovano dunque in difficoltà.

Una cosa è chiara…

La città di Lugano è sufficientemente grande per rispecchiare le dinamiche cantonali. In autunno è annunciato l’aggiornamento dello studio sulla povertà (si pensava di poterlo avere già in primavera, ma la trasmissione di dati “sensibili” dal Cantone è più macchinosa del previsto). Questo studio fornirà una mappatura più precisa.

Una cosa comunque è chiara già adesso: se in Ticino c’è stata crescita economica, non ne hanno beneficiato i ticinesi. E con lo sconcio accordo quadro, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ brama di firmare, le cose potranno solo andare peggio.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali al ceto medio ed ai “single”: basta scuse!

Le casse cantonali scoppiano: la partitocrazia deve smetterla di tartassare i cittadini

 

Accipicchia, questo sì che è un tesoretto! Anzi, un tesorone! Come sappiamo da settimana scorsa, il consuntivo del 2018 di questo sfigatissimo Cantone chiuderà con ben 137.2 milioni di franchetti di avanzo d’esercizio. Apperò! Il che equivale a 130 milioni in più di quanto iscritto nel preventivo (che indicava un utile di 7.5 mio) e di quasi 70 milioni in più rispetto al dato intermedio reso noto a giugno.

Chissà come mai queste notizie rallegranti per i conti pubblici (ma proprio solo per loro) saltano sempre fuori a ridosso delle elezioni? Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche pensare che “qualche” ministro delle finanze dell’ex partitone l’abbia fatto di proposito per potersene uscire a dire: “guarda, o popolazzo, come sono stato bravo…”.

Contribuenti: tasche vuote

Resta il fatto che, dopo tanti allarmismi e “lacrime e sangue” a spese del solito sfigato contribuente, si ricasca ancora nello stesso scenario: casse pubbliche che scoppiano di soldi ma tasche della gente vuote.

E’ chiaro che non va bene!

Visto che i soldi ci sono, adesso è tempo ed ora di procedere agli sgravi fiscali. Il Ticino in materia di fiscalità è fermo al palo da 15 anni. Le categorie su cui intervenire con urgenza sono il ceto medio (quello che paga per tutti, quello che non è abbastanza “povero” per ricevere aiuti pubblici né abbastanza ricco per poter “ottimizzare”) e le persone sole, ovvero i cosiddetti “single”.

E’ infatti evidente anche al Gigi di Viganello che la struttura della nostra società è cambiata; che le persone sole senza, o senza più figli a carico sono sempre più numerose; e che queste persone non sono mica tutte benestanti! Basti pensare, tanto per fare un esempio, che a Lugano, sempre nel 2018, oltre il 54% di coloro che hanno beneficiato degli aiuti finanziari elargiti in base al Regolamento sociale comunale sono single. Del fatto che queste persone sono tante (oltre 100mila) e che votano pure, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ se ne è resa conto solo da qualche settimana. Però, in vista delle elezioni cantonali della scorsa domenica, ha comunque tentato di farle fesse dichiarando di essere favorevole a sgravi fiscali mirati alla categoria. Certo, come no! Peccato che solo nel giugno del 2018 il triciclo PLR-PPD-P$$ abbia votato compatto, con unicamente un paio di eccezioni, control’iniziativa parlamentare generica dell’ex deputata Iris Canonica datata 2001 (!) che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole.

Le priorità

Adesso che le casse cantonali scoppiano di soldi, non ci sono più scuse. Urgono:

  • Sgravi al ceto medio ed in particolare ai proprietari di una casetta o appartamento (altro che fare cassetta con le stime immobiliari dopate);
  • Sgravi ai singles;
  • Basta con la macelleria sociale, in particolare per quel che riguarda i sussidi di cassa malati.

Cari politicanti del triciclo, non potete mettere nella palta i ticinesi spalancando le frontiere all’invasione da sud, non potete rottamare il segreto bancario e la piazza finanziaria e  poi tagliare sugli aiuti sociali a chi non ha lavoro! Perché siete stati VOI, con le vostre sciagurate “aperture”, a trasformare tanti lavoratori del ceto medio, che avrebbero potuto benissimo continuare ad essere autosufficienti, in disoccupati costretti a far capo alle prestazioni sociali!

Basta immobilismo!

Quindi: visto che i soldi ci sono, avanti con gli sgravi fiscali e basta con i tagli sociali ingiustificati. Se bisogna risparmiare, si comincia a farlo sull’ amministrazione statale (sempre più elefantesca ed opprimente), sui migranti economici, sui finti rifugiati con lo smartphone, e sulla kultura senza pubblico.

Con i conti in attivo di 137 milioni, l’immobilismo fiscale non è più accettabile.  Aspettiamo dunque al varco i politicanti neo-eletti o appena rieletti!

O vuoi vedere che le promesse elettorali fatte al ceto medio ed ai single sono già state dimenticate, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”?

Lorenzo Quadri

 

 

 

Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Sempre più svizzeri nella palta intanto la casta pensa ai Rom

I “grandi statisti” pretendono più aree di sosta per i nomadi: magari in Ticino?

 

Sempre meglio: l’associazione per la pianificazione del territorio “Espace Suisse” e la Fondazione “Un futuro per i nomadi svizzeri” di recente sono usciti alla ribalta (?) con una richiesta di quelle di cui si sentiva proprio la mancanza. Ossia, creare più aree di sosta per i nomadi!

Geniale: sarebbero questi i problemi del paese? Aumentare le aree di sosta per i nomadi, che poi – come l’esperienza, anche ticinese, insegna – vengono lasciate in stato pietoso, con immondizia ed escrementi ovunque, che qualcuno ovviamente deve provvedere a pulire? E non si chiedono un paio di aree di sosta.  A dar retta alle due associazioni dai fastidi grassi, infatti, “mancherebbero attualmente 40 posti di passaggio per soggiorni di breve durata, 25 posti invernali ed una manciata (?) di posti di maggiori dimensioni (?) per i nomadi stranieri”.Apperò!

“Parte integrante”?

Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo. E non dimentichiamo una cosa. Logica vuole che le aree di sosta vadano fatte laddove ci sono i transiti. Visto che questo sfigatissimo Cantone, come noto, si trova sull’asse di transito Nord-Sud, indovinate un po’ chi si dovrebbe cuccare la maggior parte delle nuove aree di sosta per zingari? Forse i ticinesotti?

Da notare poi che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno avuto la brillante idea di dichiarare che Rom stranieri (!) sono parte integrante della società svizzera e che “bisogna lottare contro il razzismo”.

E già: perché constatare – si tratta di dati di fatto – che i Rom si installano abusivamente su terreni altrui, che alla partenza li lasciano conciati da buttar via, e che magari durante la permanenza commettono pure reati nelle vicinanze, sarebbe razzismo.

E’ il massimo: il governicchio federale manda i ticinesi allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone; però si preoccupa dei Rom stranieri.

Senza autorizzazioni

Non è finita: secondo lo studio commissionato da Espace Suisse e dalla “Fondazione pro-nomadi”, sarebbe prioritaria l’offerta di aree di sosta “spontanee”. Trattasi – udite udite – di soste di fino a quattro settimane di durata (!), su un terreno ad esempio di proprietà di un contadino (!), senza necessità di richiedere autorizzazioni.

Cosa, cosa? Il comune cittadino svizzero, che paga le tasse, punto primo non può permettersi di entrare in casa d’altri (neanche nei campi altrui) senza permesso, punto secondo per occupare anche solo un metroquadro di area pubblica, non fosse che per mezza giornata, per un qualsivoglia evento, deve chiedere i relativi permessial Comune e pagare la tassa di occupazionedell’area pubblica.

Ed invece dei Rom stranieri si dovrebbero poter accampare per un mese su terreni privati o pubblici “come se niente fudesse”, senza bisogno di chiedere niente a nessuno? Questa è una clamorosa discriminazione dei cittadini elvetici. E’ evidente che non siamo per nulla disposti ad accettarla. Se in Svizzera ci sono politicanti a tal punto imbesuiti dal multikulti da uscirsene con simili “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi), niente di strano che la nazione vada a rotoli.

Intanto i cittadini…

Evidentemente, e per fortuna, la maggioranza della popolazione non ci sta a costruire i ponti d’oro ai nomadi che la casta spalancatrice di frontiere pretenderebbe.

Nel Canton Berna, il 76,4% dei cittadini ha approvato la nuova legge sulla polizia che regola le espulsioni degli zingari che campeggiano su un terreno privato o comunale senza l’autorizzazione del proprietario.

Nel Canton Neuchâtel, la legge sul soggiorno dei nomadi prevede la riscossione di cauzioni all’arrivo, che possono poi venire incassate se gli “ospiti” al momento della partenza non lasciano gli spazi puliti ed in ordine. Del resto, è il minimo che si possa pretendere. Eppure l’inutileCommissione federale contro il razzismo ha avuto il coraggio di mettersi a starnazzare! Ennesima dimostrazione che questa Commissione va abolita subito: è confermato che serve solo ad inventarsi problemi di razzismo dove non ce n’è l’ombra. E questo, va da sé, mentre tace omertosasul razzismo importato da migranti – spesso e volentieri migranti economici – parecchi dei quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, omofobi, eccetera. E trasferiscono in casa nostra i loro conflitti etnici, tramandandoli pure alle nuove generazioni: altro che “integrazione”!

Siamo qui in troppi

Inutile dire poi che le due associazioni (Espace Suisse e fondazione “pro-nomadi”) pretendono pure delle operazioni di “sensibilizzazione” in grande stile, vale a dire di lavaggio del cervelloal popolazzo, a sostegno della presenza dei nomadi in Svizzera. Il tutto naturalmente a spese del contribuente. Un po’ come il demenziale Patto ONU sulla migrazione (Global Compact), che prevede da un lato una massiccia propaganda di regime pro-immigrazione clandestina, dall’altro provvedimenti censori ai danni dei media rei di non riferire in modo abbastanza compiacente sui migranti.

Un’associazione che si occupa di pianificazione territoriale quale Espace Suisse dovrebbe semmai preoccuparsi di limitare l’immigrazione. Perché siamo qui in troppi: e le conseguenze, evidentemente, si scontano anche in campo di cementificazione del territorio.

Lorenzo Quadri

 

Una manna per i padroncini!

Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i controlli attuali verranno aboliti

 

Pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo PLR-PPD-P$$ è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi. E poi ha ancora la tolla di affermare di difenderli!

Oh toh, ma chi l’avrebbe mai detto! Dopo l’abrogazione della LIA (Legge sulle imprese artigianali), nei primi mesi del 2019 il numero dei padroncini presenti in Ticino è aumentato in modo considerevole. A dimostrazione che la Lega aveva ragione – non ci voleva un premio Nobel per l’economia per capirlo…- nel sostenere che, contestualmente all’abrogazione della LIA, occorreva varare subitodelle nuove disposizioni a tutela degli artigiani e delle piccole imprese di questo sfigatissimo Cantone.

Ma la vera “chicca” è un’altra. Sempre in tema di padroncini, l’AIC, Associazione interprofessionale di controllo, ha dichiarato apertamente la propria preoccupazione per il futuro. Infatti, con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i balivi di Bruxelles pretenderanno “che la Svizzera adatti la sua legislazione alla direttiva UE sui distaccati, ma questa –ha dichiarato il presidente AIC Renzo Ambrosetti – è una direttiva che contiene delle possibilità di controllo estremamente blande”. 

Tutti in Ticino a lavorare in nero!

In pericolo, sempre secondo Ambrosetti (non secondo il Mattino populista e razzista!) anche il partenariato sociale. Esso ha “quale scopo non solo quello di definire le condizioni di lavoro, ma anche di farle applicare (…). Secondo il sistema in vigore nell’UE, non si potrebbe più operare come oggi. I controlli che l’AIC svolge attualmente andrebbero delegati a delle istanze statali”. 

Traduzione: se sottoscritto, lo sconcio accordo quadro istituzionale manderebbe in palta l’attuale sistema dei controlli sui cantieri. In altre parole, il trattato in questione sarebbe una vera e propria manna dal cielo per padroncini ed aziende del Belpaese. I quali potranno arrivare in Ticino a lavorare in NEROsenza dover più temere nemmeno i controlli. Addio deterrenti! Avanti con l’invasione!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di comprendere che ciò equivarrebbe alla distruzione di quel che ancora resta del nostro artigianato e delle nostre piccole imprese. Da sud, l’assalto alla diligenza sarebbe immediato.
Al di là della ramina già si fregano le mani e se la ridono a bocca larga dell’autolesionismo degli svizzerotti.

Il triciclo sacrifica gli artigiani

Ora: chi vuole la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale? Risposta: il triciclo PLR-PPD-P$$. La partitocrazia ha formulato in più occasioni il proprio Sì all’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE. Quindi, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi.E poi ha ancora la tolla di dichiarare di difenderli!

La fregnaccia del “sì, ma”

Ed è inutile che i politicanti della partitocrazia serva dell’UE tentino di prendere per i fondelli la gente dicendo che loro sono a favore dello sconcio accordo quadro, “ma”.

Signori, lo ripetiamo: non esiste nessun “sì, ma”.Esistono solo il sì e il no. I “ma” contano meno di zero. Una volta detto sì, i “ma” verranno spazzati via in un batter d’occhio. Pertanto, fanno letteralmente ridere i polli i soldatini della Commissione di politica estera degli Stati i quali proprio in questi giorni hanno stabilito che  l’accordo quadro va firmato, però non bisogna recepire la direttiva UE sulla cittadinanza, non bisogna smantellare le misure accompagnatorie né la protezione dei salari, ed avanti con le patetiche  favolette.

Questi distinguo sono un’autentica presa per il lato B. Una volta sottoscritto lo sconcio trattato coloniale, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, l’apertura ai TIR da 60 tonnellate, eccetera, arriveranno da sole. In automatico. “Per non mettere a rischio” i bilaterali, la partitocrazia accetterà tutto, senza colpo ferire, e con il sostegno della slinguazzante stampa di regime. Giù le braghe ad altezza caviglia!

Possibile che qualcuno non abbia ancora capito come vanno le cose?

Lorenzo Quadri

Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri

 

 

Altre opzioni? Non esistono!

Fiscalità dei frontalieri: senza blocco dei ristorni, lo stallo attuale durerà in eterno

 

I fatti sono testardi: la Lega dei Ticinesi, già nel lontano 1991…

L’accordo fiscale con l’Italia ha assunto tutti i contorni della farsa. La sua sottoscrizione era stata spacciata come “imminente” già quattro anni fa dall’allora Consigliera federale Widmer Schlumpf. Ma si trattava di un espediente per convincere il Consiglio di Stato a non bloccare (totalmente o parzialmente) il versamento dei ristorni dei frontalieri. Ai tempi la stessa direttrice del DFF, in un incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali, evocò – quale mezzo di pressione sul Belpaese affinché firmasse – misure unilaterali nei confronti dell’Italia, e segnatamente la disdetta della Convenzione del 1974 che regola anche i ristorni dei frontalieri. Questa Convenzione è divenuta ormai obsoleta. In oltre quattro decenni, le condizioni quadro sono cambiate radicalmente. Si pensi solo all’introduzione della libera circolazione delle persone e allo smantellamento del segreto bancario per i clienti esteri.

Nuova offensiva

Di recente l’Agenzia delle entrate italiana si è inoltre prodotta nell’ennesima offensiva contro la piazza finanziaria elvetica a proposito delle operazioni “cross borders”. Contemporaneamente, il Belpaese nicchia sull’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato italiano. Su questi temi si segnala l’inerzia del Consiglio federale: il Ticino resta, evidentemente, l’ultima ruota del carro. E’ manifesto che, se situazioni analoghe a quelle sopra descritte si verificassero sulla piazza finanziaria zurighese, la reazione di Berna sarebbe  assai diversa.

Dialogo in inglese?

Come ciliegina sulla torta, il dialogo italo-svizzero, in agenda il 21 marzo, quest’anno si è svolto in inglese; le scorse edizioni si sono invece tenute in italiano. Immaginare di ottenere qualcosa dalla vicina Penisola trattando in inglese significa essere completamente fuori dal mondo. E’ sempre più evidente l’inadeguatezza della burocrazia federale nel rapportarsi con i vicini a Sud. La mancanza di risultati reali lo dimostra. L’arrivo di un ministro degli esteri ticinese non ha cambiato nulla. L’incontro di gennaio tra Cassis e l’omologo Moavero ha prodotto solo le consuete e vuote dichiarazioni d’intenti.

Nessun indennizzo

Ciononostante, pur portando la responsabilità per il perdurare di un accordo vetusto, superato dagli eventi, che con ristorni esagerati penalizza pesantemente il Ticino, il Consiglio federale, a più riprese negli ultimi 8 anni, l’ultima volta a metà febbraio, si è sempre rifiutato di riconoscere un indennizzo al nostro Cantone. Una decisione confermata in marzo dal Consiglio nazionale, che ha respinto a maggioranza una mozione in tal senso.

Disdire la Convenzione?

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri comporterebbe, per il Ticino, un vantaggio di una dozzina di milioni all’anno rispetto alla situazione attuale. Per la controparte italiana, i maggiori incassi sarebbero molto più elevati; si stima nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Ciononostante, per motivi politici, la vicina Repubblica non vuole il nuovo trattato. E scientemente rinuncia ai vantaggi fiscali che esso le porterebbe.

E’ inoltre  evidente, come emerge dalla sua ultima risposta sul tema risalente sempre al mese di febbraio, che il Consiglio federale – al contrario di quanto falsamente dichiarato dall’allora “ministra” Widmer Schlumpf – non prende nemmeno in considerazione la denuncia della Convenzione del 1974.

L’unico strumento

Allo stato attuale, i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 84 milioni all’anno. Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è manifestamente su un binario morto. I comportamenti scorretti da parte italiana proseguono, come dimostra l’ultima “offensiva” contro la piazza finanziaria ticinese. La gestione del dossier da parte della Confederazione è vistosamente deficitaria. Dunque, l’unico mezzo a disposizione del Canton Ticino per arginare un’ immotivata emorragia di milioni consiste nel bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. Dopo anni di flop, occorre riconoscere che la via istituzionale e diplomatica ha fallito.

E al proposito vale la pena ricordare che già nel settembre del 1991 il gruppo parlamentare in Gran Consiglio della neonata Lega dei Ticinesi sollevava il tema del versamento dei ristorni, pur se in relazione alla mancata realizzazione di depuratori su suolo italiano. I fatti sono testardi, come si suol dire.

Lorenzo Quadri

 

Nessuna inversione di tendenza

Mercato del lavoro ticinese sempre allo sfascio: altro che “crescita impressionante”!

 

La scorsa settimana, con la massima enfasi,  la Camera di commercio targata PLR (la vicepresidenta è addirittura candidata al governicchio con tanto di campagna elettorale megalomane e cavalli frontalieri) ha presentato lo studio farlocco da lei medesima commissionato all’istituto BAK di Basilea.

Il quale studio, ma guarda un po’, dipinge la situazione economica di questo sfigatissimo Cantone con tinte addirittura trionfalistiche: il Ticino starebbe conoscendo una crescita economica “impressionante”! Nientemeno!

C’è da chiedersi chi beneficerebbe di tutto questo Bengodi. La maggioranza dei ticinesi certamente no. Ma magari gli amici degli amici sì.

Ed i furbetti d’Oltreramina pure.

La rivoluzione (?)

Pochi giorni dopo, e meglio lunedì 25 marzo, un quotidiano PLR “a caso” ha dedicato un’intera pagina alla “breaking news” secondo cui, stando all’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica, da quest’anno in Ticino i lavoratori svizzeri sarebbero tornati in maggioranza. Infatti sono “ben” il 50,8%, mentre lo scorso anno erano il 49.9%.

Ah beh, queste sì che sono rivoluzioni! E adesso che si fa, stappiamo lo champagne per festeggiare il 50,8%?

La media nazionale

Evidentemente qui si sta giocherellando con le percentuali infinitesimali, pensando di prendere la gente per i fondelli. Ma la realtà sul territorio non è affatto cambiata. Non c’è alcuna inversione di tendenza. In Ticino la metà dei lavoratori è straniera. Questo è un dato di fatto e viene confermato. E parliamo di lavoratori ufficialmente dichiarati. Perché, se fosse possibile conteggiare quelli in nero che entrano quotidianamente dal Belpaese, ti saluto Rosina! Intanto la media nazionale è tutt’altra cosa: 70% lavoratori elvetici e 30% di stranieri.

L’invasione continua

Morale della favola: l’INVASIONE da sud continua. Perfino le cifre ufficiali lo confermano. E per questa situazione, sappiamo perfettamente chi e cosa ringraziare: la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. La quale adesso, non ancora contenta, vuole perfino lo sconcio accordo quadro istituzionale. Che porterà alla rottamazione delle misure accompagnatorie. Misure accompagnatorie che, tra l’altro, i funzionarietti di Bruxelles hanno impallinato ufficialmente proprio nei scorsi giorni. E’ manifesto che prima di uscire allo scoperto attendevano solo che il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale votasse la marchetta da 1.3 miliardi all’UE.

Asfaltati

Nell’articolo del 25 marzo del quotidiano PLR, il docente e ricercatore della SUPSI Fabio Losa asfalta le velleità propagandistiche della Camera di commercio. Ed infatti smentisce categoricamente che sul mercato del lavoro ticinese sia in atto un’inversione di tendenza; ovvero, che improvvisamente i ticinesi siano tornati, per qualche motivo, ad avere la precedenza nelle assunzioni in casa loro.

Del resto, finché la devastante libera circolazione delle persone resterà in vigore, un’inversione di tendenza è impossibile. Losa al proposito è molto chiaro. E ricorda che: 1) se i lavoratori svizzeri in Ticino – ripetiamo: quelli ufficialmente dichiarati – sono ridiventati “maggioranza” è solo a causa di uno spostamento di poche unità. La tendenza è sempre la stessa, quella alla sostituzione dei residenti con frontalieri; non è in corso alcuna inversione. 2) La quota di lavoratori con passaporto rosso in Ticino è sempre calata nel corso degli anni. 3) Dal 2010 al 2017 nel nostro Cantone il numero degli occupati è aumentato di circa 30mila unità. Praticamente tutti frontalieri. Benefici per i ticinesi: vicini allo zero.

Record di fallimenti

A ciò aggiungiamo che, come già scritto la scorsa settimana, il tasso di disoccupazione ILO in Ticino è del 6.8% (cresciuto di quasi un punto percentuale nell’ultimo anno) mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Fate un po’ voi. E sempre in Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, quando il tasso nazionale è del 17%.

Come se non bastasse, nei giorni scorsi sono arrivati i nuovi dati sui fallimenti in Svizzera. Ne emerge che in questo sempre meno ridente Cantone, tra gennaio e febbraio dell’anno in corso, sono andate a gambe all’aria 182 società. Ciò significa che il Ticino si trova a guidare la poco ambita classifica dei fallimenti aziendali: sia a livello di cifre assolute che di aumento percentuale (+47%).

Sarebbe questa la “crescita economica impressionante” che manda in sollucchero la Camera di commercio targata PLR? Auguri! Fosse stata solo una crescita economica solo “solida”, adesso saremmo tutti in strada a chiedere l’elemosina.

Lorenzo Quadri

 

 

Multe: furbetti d’oltreramina

Altro che montare la panna sulle infrazioni commesse a Como da auto con TARGHE ticinesi!

 

Scusate ma qui ci scappa davvero da ridere! Nei mesi scorsi, ed in particolare sotto Natale, oltreramina i giornalai montavano la panna ad oltranza sulle multe prese a Como e dintorni da auto con TARGHE ticinesi.

Come è noto, avere l’auto targata TI è una cosa ben diversa dall’essere ticinesi, visto che in questo sfigatissimo Cantone oltre un terzo della popolazione è straniera. Ed in più ci sono anche frontalieri che, per un motivo o per l’altro, guidano auto targate Ticino.

Ma naturalmente al di là del confine hanno ritenuto intelligente avviare l’ennesima shitstorm (=tempesta di cacca) contro gli svizzerotti “rispettosi delle regole in casa propria ma delinquenti in casa d’altri”.Geniale!

Magari, prima di spalare palta sul Ticino e sulla sua gente pensando di aumentare i “click” o le vendite di giornali cartacei, oltreramina farebbero bene a ricordarsi che, senza il Ticino, centinaia di migliaia dei “loro” (65’500 frontalieri più i padroncini più le rispettive famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo!

Anche i politicanti…

Visto che il tema dei furbetti con TARGHE ticinesi mediaticamente tirava, i politicanti del Belpaese in costante fregola di visibilità hanno pensato bene di saltare sul carro. Addirittura presentando proposte di legge draconiane sul tema.

Si ricorda in particolare l’alzata d’ingegno di due esponenti di Fratelli d’Italia, che ancora una volta puntavano esplicitamente il dito contro i ticinesi. Hanno pure creato l’“hashtag” (uella) “adesstabalatancatì”, per fare il verso a balairatt.

I grandi statisti  di Fratelli d’Italia evidentemente non si sono resi conto che a ballare, ammesso che ballo ci sarà (la proposta è già dispersa nelle nebbie: ma l’importante era ottenere il quarto d’ora di visibilità, mica realizzare qualcosa di concreto)  sarebbero in massima parte proprio dei… “Fratelli d’Italia”.

Infatti si continua ad ignorare quanti degli automobilisti indisciplinati che, al volante di automobili targate Ticino, commettono infrazioni nel Belpaese, sono effettivamente ticinesi e quanti sono invece stranieri; ed in particolare, proprio cittadini italici.

La resa dei conti

Adesso arriva però la resa dei conti. L’altra faccia della medaglia. Il governicchio ticinese, rispondendo ad un’interpellanza del deputato leghista Daniele Casalini, ha infatti indicato che in Ticino, da novembre 2017 ad oggi, risultano scoperte 6653 contravvenzioni, per un ammontare complessivo di un milione e 21mila franchetti.

Di queste, oltre 5400 sono di automobilisti del Belpaese, per un totale di 800mila Fr. E ben difficilmente si può immaginare che si tratti di conducenti ticinesi residenti in Italia.

Allora, cari giornalai della fascia di confine del Belpaese, come la mettiamo? Chi sono quelli che fanno i furbetti in casa d’altri?

Lorenzo Quadri

Gli studi farlocchi pro-PLR

Crescita economica “impressionante”? Ma a chi si pretende di darla a bere?

 

Ohibò, proprio vero che in temp da guera, püsée ball che tera! In temp da guera e in tempo di elezioni. Ed infatti proprio negli scorsi giorni, a poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, la Camera di commercio – rigorosamente targata PLR – se ne è uscita a presentare in pompa magna lo studio farlocco che lei medesima  ha commissionato al BAK di Basilea. Secondo tale studio, la crescita dell’economia ticinese sarebbe addirittura “impressionante”! Nientemeno! E anche le prospettive sarebbero favorevoli. Tout va très bien, Madame la Marquise! Sì certo! E gli asini volano!

Sarebbe bello capire a chi vorrebbero rifilare cotante fregnacce i signori PLR della Camera di commercio. Qui l’unica cosa che cresce in maniera “impressionante” è il naso di chi racconta simili storielle. Naturalmente ben amplificate dalla stampa di regime; ed in particolare da quella al servizio del PLR.

Ricordiamo alcune cosette a lorsignori:

–     In questo sfigatissimo Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato dai soldatini della SECO) è del 6,8%, mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Quindi siamo messi peggio, e non di poco, della Lombardia. Lo scorso anno, sempre in Ticino, detto tasso è salito dell’1%. “Crescita economica impressionante”?

–     In Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, mentre a livello federale la percentuale è del 17%. Nel nostro Cantone oltre 8000 persone sono a carico dell’assistenza. E questo dato, come quello sulla disoccupazione, mostra solo una parte del problema: non tutti i poveri sono in assistenza o in disoccupazione! Ulteriore elemento: nel 2018 la spesa per il regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata del 50%. “Crescita economica impressionante”?

–     Il Ticino, a livello nazionale, è capitale dei fallimenti per insolvibilità. Basti pensare che nel corso dell’anno 2017 il numero dei fallimenti in Svizzera era aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalle nostre parti, per contro, l’aumento era del 12%. Il quadruplo. “Crescita economica impressionante”?

–     Eccetera eccetera!

–     A questo punto ci piacerebbe proprio sapere: “crescita economica impressionante”… a beneficio di chi?

“Non siamo mica scemi”

Anche il Gigi di Viganello ha capito che gli studi pilotati commissionati dalla Camera di commercio contigua al PLR – la vicepresidenta è pure candidata PLR al governicchio – servono solo a far credere che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, sul mercato del lavoro ticinese vada tutto bene. Nessun problema: “sono solo percezioni” come amano ripetere il buon Rico Maggi ed accoliti (guarda caso, anche loro di area PLR). Forse perché l’ex partitone è un fan irriducibile dell’invasione da sud? Forse perché il PLR vorrebbe addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE? O forse perché il DFE è diretto dal Consigliere di Stato liblab?

Ma queste associazioni di supporto elettorale al PLR pensano veramente di poter uccellare i ticinesi a suon di studi pilotati? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

Via il medico del traffico!

La mozione promessa è stata presentata a Berna. Aspettiamo al varco PLR e PPDog

Come promesso, la mozione per l’abolizione del medico del traffico è stata depositata a Berna nei giorni scorsi da chi scrive.

La figura del medico del traffico di livello 4, affiliato alla società svizzera di medicina legale (SSML) è l’ennesimo parto – o piuttosto: l’ennesimo aborto – di Via Sicura.

Al medico del traffico SSML sono obbligati a rivolgersi, per riavere la patente, quei conducenti che hanno commesso infrazioni reputate gravi secondo i parametri di Via Sicura, come pure i casi complessi (?) di sospetta inidoneità alla guida per motivi di salute.

Va detto che in genere le infrazioni definite come “gravi” non hanno avuto alcuna conseguenza pratica. In altre parole: nella grande maggioranza dei casi, lo sfigato automobilista che finisce tra le grinfie del medico del traffico non ha provocato alcun incidente.

Solo Lega ed Udc…

Il bidone Via Sicura è un esempio “da manuale” di legislazione fatta sotto la pressione del ricatto morale ed incentrata sulla criminalizzazione e sulla vessazione dell’automobilista in base ai dettami ideologici della gauche-caviar ro$$overde. Però il sedicente “centro”, ovvero il tandem PLR e PPD, lo ha votato giulivo. Gli unici ad opporsi sono stati i deputati di Lega ed Udc.

Entrata in vigore, Via Sicura si è ben presto dimostrata per quello che è: un vaso di Pandora. Con fatica, e contro la volontà dei $inistrati che strillavano isterici, sotto le cupole federali si sono trovate delle maggioranze per piazzare qualche piccolo correttivo qua e là. Ma non basta. Il lavoro da fare è ancora molto. O meglio: potrebbe essere anche poco, se la partitocrazia avesse l’onestà di ammettere di aver fatto una clamorosa cappellata, di scusarsi con gli automobilisti e di fare tabula rasa di Via Sicura. Ma naturalmente questo non accadrà. Per cui bisogna intervenire un po’ alla volta. E una delle aberrazioni cui è urgente mettere mano è proprio l’abominevole figura del medico del traffico.

Potere arbitrario

Questa figura va semplicemente cancellata. L’esperienza fatta è stata catastrofica. Non solo parcelle esorbitanti e da pagare in anticipo in cambio di prestazioni discutibili: e c’è gente che è stata costretta, di visita in visita, a sborsare somme vicine ai 10mila Fr. Il medico del traffico dispone, anche e soprattutto, di potere eccessivo ed arbitrario nei confronti dei “pazienti”. Alcuni di loro hanno vissuto e stanno vivendo delle autentiche odissee. Persone che hanno necessità della licenza di condurre per motivi professionali e che non hanno provocato alcun incidente, hanno perso il lavoro ed hanno avuto l’esistenza rovinata dal medico del traffico. In redazione sono fioccate le segnalazioni al proposito.

In Ticino c’è poi il problema supplementare legato al fatto che di medico del traffico di livello 4 ce n’è solo uno, ovvero la notoria dottoressa italiana (un’altra cittadina del Belpaese che ha trovato al di qua della ramina “ul signur indurmentàa”). La quale opera in regime di monopolio, con tutte le derive che ciò comporta, ed a cui il dipartimento di Norman Gobbi sta cercando di porre rimedio.

Aspettiamo al varco

Va da sé che, sulla mozione per l’abolizione del medico del traffico, attendiamo al varco il tandem “centrista” ex partitone – uregiatti(per i $inistrati la persecuzione degli automobilisti è un dogma).

Finché il medico del traffico esisteva solo sulla carta, si poteva anche fare i finti tonti e negarne la perniciosità. Adesso che il disastro è conclamato, non si può più nascondere la testa sotto la sabbia! Chi lo fa, dovrà assumersene le responsabilità. E, ovviamente, renderne conto ai suoi elettori (quanti sono automobilisti?).

Lorenzo Quadri

Silenzio assordante del DECS

40 docenti liceali fanno politica a scuola all’insegna dell’estremismo ambientalista

 

Venerdì si è tenuto lo sciopero studentesco mondiale sul clima.  E in quest’ambito si è assistito all’ennesimo esempio di scuola ro$$a. O piuttosto, di scuola verde-anguria (verde fuori, ma ro$$a, ro$$i$$ima dentro).

Alla faccia del “non si fa politica a scuola”, 40 insegnanti di licei ticinesi hanno pensato bene di appoggiare lo sciopero studentesco sottoscrivendo un appello talebano che lascia basiti.

“Gli studenti– scrivono i professori – scenderanno in piazza per denunciare sia l’inattività dei governi del mondo di fronte alla catastrofe imminente(sic!), sia la miopia di un sistema economico incapace di farsi carico di finalità diverse da quelle del profitto privato a breve termine”. Ossignùr!

Gli insegnanti invitano inoltre i colleghi a partecipare allo sciopero e “ad evitare, nella giornata del 15 marzo, di proseguire secondo i programmi canonici, ma piuttosto a dedicare, nelle forme ritenute più consone, le proprie lezioni a temi legati alla questione ambientale”.

I conti non tornano

Punto primo:come tutti gli argomenti, anche quello ambientale va affrontato con realismo. No al negazionismo, ma no anche all’estremismo esagitato (“catastrofe imminente”) che caratterizza il populismo ro$$overde, di cui fanno sfoggio i firmatari dell’appello, e che fa nascere solo cappellate. Giusto che si parli di ambiente a scuola. Ma in modo oggettivo. Invece l’invito “a dedicare le proprie lezioni a temi legati alla questione ambientale”è chiaramente, visto il tono del manifesto, un invito a fare terrorismo ambientalista in aula. A proposito: ma i docenti firmatari vanno tutti a lezione a piedi? Oppure sono i primi ad andare al lavoro in SUV?

Punto secondo: la storiella del “profitto a breve termine” fa ridere. Ma davvero degli insegnanti liceali credono che dietro alle iniziative di lavaggio del cervello dirette in particolare ai più giovani all’insegna dell’estremismo ecologista non ci siano enormi interessi politico-economici, ovvero tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino?Se è così, questi docenti di scuola superiore forse non sono al loro posto.

Punto terzo: questi insegnanti così preoccupati per l’ambiente, a suo tempo hanno votato e fatto votare l’iniziativa Ecopop? Oppure prima – molto prima! – della tutela dell’ambiente vengono le frontiere spalancate?

Punto quarto.Il diritto a manifestare non può essere sostenuto a geometria variabile, solo sui temi che “piacciono”. Si fosse trattato di una manifestazione studentesca contro i giudici stranieri, tanto per fare un esempio, c’è come il vago sospetto che di appelli del corpo insegnante non se sarebbero visti. Ma nemmeno l’ombra!

Punto quinto.Davanti ad un esempio plateale di politica partigiana a scuola, il DECS del kompagno Bertoli, ma guarda un po’, non ha nulla da dire. E sì che almeno richiamare i firmatari dell’esagitato manifesto ad un minimo di oggettività, dato anche il loro ruolo, sarebbe stato il “minimo sindacale”. Ma è chiaro. Altro che “fuori la politica dalle aule”. La politica ro$$overde, nelle aule ci entra eccome. Per cui, l’è tüt a posct. Basti pensare che il docente di scuola media che paragonava il voto popolare sulla civica al nazismo e che in seguito ha continuato sbroccare su facebook nascosto sotto un profilo farlocco, è ancora tranquillamente al proprio posto. Se qualche insegnante si fosse invece sognato di abusare del proprio ruolo per fare politica “di destra”, poco ma sicuro che le sanzioni sarebbero scattate immediatamente.

Punto sesto:per ridurre in modo  sensibile le emissioni di CO2, basta abbassare di un grado le temperature nelle aule scolastiche e negli edifici pubblici.

Altro che criminalizzare gli automobilisti (naturalmente solo quelli svizzeri, perché guai a fare un cip sui 65mila frontalieri che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, entrano ogni giorno uno per macchina)! Altro che tartassare i proprietari di una casetta con il riscaldamento a nafta!

Lorenzo Quadri

Palese ipocrisia elettorale

Accordo quadro: in governicchio, il triciclo PLR-PPD-P$ finge di non volerlo. Ma poi…

 

Come c’era da attendersi, dopo lungo tergiversare, giovedì è uscita la presa di posizione del governicchio sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; giudici stranieri; fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione; obbligo di adeguarsi alla direttiva comunitaria sulla cittadinanza; eccetera eccetera).

Perché il lungo tergiversare? Perché evidentemente i ministri del triciclo PLR-PPD-P$$ –  ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli – si stavano arrampicando sui vetri per smussare il Njet proposto dai leghisti Zali e Gobbi.

Imbarazz tremend imbarazz

I due Consiglieri di Stato della Lega sono infatti stati lapidari (bravi!): la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari non si svendono.Meno che mai in cambio di presunti vantaggi economici (?) ad esclusivo beneficio della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia licenziando svizzeri, assumendo stranieri a basso costo e delocalizzando.

I Consiglieri di Stato del triciclo si sono invece trovati in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. Senza dubbio avranno maledetto la tempistica della consultazione. Infatti, loro lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vogliono eccome. Tali sono infatti gli ordini di scuderia arrivati dai partiti nazionali. Però evidentemente non possono dirlo. Non in Ticino. Non adesso. Non a tre settimane dalle elezioni cantonali. Perché il risultato sarebbe una meritatissima ASFALTATURA nelle urne.

La situazione è chiarissima: i ticinesi non vogliono lo sconcio accordo quadro e la conseguente fine della nostra sovranità ed indipendenza. I politicanti della partitocrazia cameriera dell’UE, invece, lo vogliono.

Sicché gli esponenti del triciclo in governicchio hanno dovuto stringere i denti ed accodarsi ai due leghisti, nel contempo facendo il più possibile per annacquare l’inevitabile No. Un esercizio di pura ipocrisia elettorale all’insegna del noto principio: “in temp da guera (e di elezioni) püsée ball che tera”.

Senza la minaccia elettorale

Una cosa l’ha capita anche il Gigi di Viganello: se il termine della consultazione sullo sconcio accordo quadro fosse scaduto dopo le elezioni, ovvero se i signori Consiglieri di Stato della partitocrazia fossero stati liberi di esprimere le proprie posizioni senza il rischio di provocare un’emorragia di schede ai rispettivi partiti, a dire No sarebbero rimasti (come al solito) solo i due leghisti. Con le bramate cadreghe “al sicuro”, il triciclo non si sarebbe certo curato di prendere ancora una volta i ticinesi a pesci in faccia. Del resto, qualcuno ha forse sentito, prima della presa di posizione “collettiva” di giovedì, Bertoli, Beltrasereno o Vitta emettere anche solo un “cip” contro lo sconcio trattato capestro con l’UE ed a favore della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari? Ma quando mai!

E’ quindi evidente che il No del triciclo è un No di comodo. Ma i ticinesi, per citare il noto slogan, “non sono mica scemi”. Quindi l’hanno capito benissimo!

Del resto, ma tu guarda i casi della vita:

  • giovedì mattina, proprio mentre il CdS rendeva pubblico il proprio No “unanime” all’accordo quadro, il consigliere nazionale PLR Giovanni Merlini alla trasmissione radiofonica Modem (Rete 1 della RSI) faceva propaganda a FAVOREdi detto accordo. Il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali, compresi i suoi rappresentanti ticinesi, un paio di settimane fa ha detto SI’ a “chiara maggioranza” al trattato coloniale. Il ministro degli esteri PLR, dal canto suo, è il principale artefice dell’obbrobriosa calata di braghe (altro che “tasto reset”). Indovina indovinello: quale sarà mai la veraposizione del PLR ticinese sull’accordo quadro?
  • Il kompagno Manuele “la scuola che non verrà” Bertoli si è affrettato a prendere le distanze dal comunicato del governicchio, dichiarando che l’unanimità sarebbe una bufala. Chiaro: il P$ vuole l’adesione all’UE e quindi vuole anche l’accordo quadro; del resto, è praticamente la stessa cosa. Alla faccia della protezione dei salari dei ticinesi! Quel poco che ora esiste su questo fronte (misure accompagnatorie), in regime di accordo quadro verrebbe rottamato all’istante. Dunque: altro che difendere i lavoratori ticinesi. L’unica preoccupazione dei $inistrati è spalancare le frontiere!

Morale della favola

I ticinesi hanno capito benissimo che chi NON VUOLE lo sconcio accordo quadro può fare una sola cosa: votare Lega/Udc il 7 aprile!

Quanto alle giravolte di comodo della partitocrazia: verranno annullate già a partire dall’8 aprile. All’insegna del sempreverde “passata la festa, gabbato lo santo”.

Lorenzo Quadri

Via Sicura va fatta saltare: è un regalo ai delinquenti!

Il bidone ideologico ro$$overde impedisce ai poliziotti di inseguire i criminali

Ohibò, ecco che ora emerge con prepotenza l’ennesima magagna del bidone Via Sicura: un parto – ma magari sarebbe meglio definirlo un aborto – del populismo ro$$overde che criminalizza gli automobilisti. Ed emerge, ironia della sorte, proprio nella ro$$a Ginevra, che ne ha fatto le spese.

E’ infatti accaduto che un agente della polizia cantonale ginevrina è stato condannato, in base al bidone Via Sicura, per aver inseguito dei ladri… ad una velocità superiore a quella consentita. 120 Km/h invece di 50: è vero che è parecchio di più, ma si trattava di un inseguimento, non di una scampagnata!

Poliziotti in galera?

Ecco a cosa ci ha ridotti l’ideologia talebana contro gli automobilisti. Siamo giunti al punto di impedire ai poliziotti di svolgere il proprio lavoro nella lotta al crimine. Qui ci va di mezzo la sicurezza dei cittadini. Inseguimenti dei delinquenti solo entro i limiti di velocità, altrimenti in galera rischia di finire il poliziotto: ma nemmeno nella più grottesca repubblica delle banane si verificherebbero paradossi del genere. La criminalità se la ride a bocca larga. Svizzera sempre più paese del Bengodi per i delinquenti!

Il triciclo…

Per inciso, il triciclo PLR-PPD-P$, oltre agli inseguimenti di polizia a 50 Km/h, intende fare anche altri regali ai criminali stranieri: con lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci imporrà di adeguarci alla direttiva UE sulla cittadinanza, diventerà infatti impossibile espellere i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari.

Far saltare quanto prima

E’ evidente anche al Gigi di Viganello che il bidone Via Sicura va buttato all’aria quanto prima.

Oltre a criminalizzare gli automobilisti mentre i veri delinquenti continuano ad approfittare del buonismo-coglionismo istituzionale (vedi l’innominabile ex funzionario abusatore targato P$ che non si farà un giorno di prigione), oltre a regalare alla nazione l’abominevole figura del medico del traffico con tutti gli abusi che ne conseguono, adesso impedisce alla polizia di inseguire i malfattori. A questo punto tanto vale ritirare direttamente le automobili agli agenti e mandarli in giro in bicicletta! O magari a cavallo, come sognava qualcuno sulle rive del Ceresio.

La kompagna Simonetta

Non c’è chi non veda la necessità di interventi drastici su Via Sicura da parte del Consiglio federale. Ma questi interventi ci saranno? Aspetta e spera!

Chi è infatti la capa del DATEC, ossia del Dipartimento competente? Dopo la partenza della Doris uregiatta, è arrivata la kompagna Simonetta Sommaruga. Vale a dire un’esponente della $inistra persecutrice degli automobilisti. Sicché, come abbiamo già avuto modo di scrivere, il disastro è assicurato. Grazie kompagni!

Lorenzo Quadri

Medico del traffico: ci vuole l’abrogazione, non cerottini!

Ex partitone e PPDog si cospargano il capo di cenere, altro che pensare di farsi belli!

 

Ma guarda un po’, adesso che le elezioni federali si avvicinano l’abominevole figura del medico del traffico comincia a suscitare l’interesse dei politicanti. Nel caso concreto del Ticino, tale ruolo – altamente remunerativo – è andato ad una dottoressa italiana, ennesima cittadina del Belpaese che ha trovato in questo sfigatissimo Cantone “ul signur indurmentàa”.

La deputazione ticinese a Berna ha annunciato che intende attivarsi (uella!) per aprire alla libera concorrenza il ruolo di medico del traffico, rendendo la funzione accessibile anche ad altri dottori e rompendo dunque l’attuale situazione di monopolio e blablabla.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver imposto all’italica dottoressa tariffe “riviste al ribasso”, ha avanzato l’ipotesi di una statalizzazione della figura del medico del traffico, onde sventare il rischio di abusi. Questo è quanto può fare il Cantone, essendo la figura stata imposta dalla Confederazione: ennesimo regalo avvelenato del bidone “Via Sicura”.

Via Sicura o Via Crucis?

Va bene rompere il monopolio, va bene ridurre le tariffe, si tratta certamente di passi avanti, ma il difetto sta nel manico. E’ la funzione stessa del medico del traffico che va abolita, assieme a tutta quell’aberrazione denominata Via Sicura.

Il medico del traffico ha rovinato non solo il portafoglio, ma anche l’esistenza a parecchi automobilisti. Nelle scorse settimane il Mattino ha raccolto e pubblicato varie testimonianze al proposito, sia sottoforma di interviste che di lettere dei lettori. Testimonianze che raccontano le Vie Crucis di conducenti che non hanno provocato alcun incidente e non hanno concretamente messo in pericolo nessuno.

Inoltre, non sta né in cielo né in terra che un medico emetta fatture anticipate, e per di più ad un forfait che, per dirla con un eufemismo, appare assai difficile da giustificare.

Va poi ricordato che i famosi 1300 Fr forfettari di cui si è tanto parlato riguardano il solo “pacchetto di base”: c’è chi si è visto propinare pillole assai più salate, nell’ordine di grandezza di svariate migliaia di franchi!

Criminalizzazione

A causa del bidone “Via Sicura” un automobilista che si è reso colpevole di un eccesso di velocitàsenza alcuna conseguenza praticaviene trattato peggio di un delinquente. Ricordiamoci ad esempio che l’innominabile ex funzionario-abusatore del DSS targato P$ non si farà un giorno di prigione. Questo malgrado le sue azioni, così come riportate nell’atto d’accusa, siano peggio che stomachevoli. Però gli automobilisti vengono criminalizzati?

Solo Lega e Udc…

Soprattutto, è bene ricordare una cosa. A Berna solo i deputati di Lega ed Udc si opposero a suo tempo al bidone Via Sicura. Gli altri, in particolare gli esponenti dei partiti sedicenti di centro, ovvero PLR e PPD, lo votarono giulivi.

E costoro, dopo aver fatto il disastro,  immaginano di farsi belli (sarà l’anno elettorale) proponendo dei cerottini? Ad esempio quello di promuovere la libera concorrenza in materia di medicina del traffico? E magari si aspettano pure degli applausi? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. PLR e PPD vanno messi davanti alle loro responsabilità. La persecuzione e la criminalizzazione degli automobilisti a cui assistiamo – e per la quale dobbiamo pure potenziare il Ministero pubblico! – mentre i veri delinquenti continuano a beneficiare del buonismo-coglionismo istituzionale, e mentre i terroristi islamici non vengono espulsi dalla Svizzera se al natìo paesello sarebbero in pericolo, è colpa loro. Dei politicanti del presunto “centro” che, terrorizzati dal populismo di $inistra, si sono stoltamente accodati alle farneticazioni talebane dei $inistrati ro$$overdi, per i quali la crociata contro la mobilità privata “cattiva” è ormai un’ossessione.

Neanche un voto

Se PLR e PPD vogliono riconquistare la fiducia degli automobilisti, dopo averli indecorosamente traditi, possono fare solo una cosa: cospargersi il capo di cenere ed abrogare in toto il bidone Via Sicura.A cominciare proprio dall’abominevole figura del medico del traffico, che va semplicemente cancellata! Altro che ritocchini. In caso contrario, PLR e PPD dagli automobilisti – che sono poi la grande maggioranza dei cittadini – non meritano più di ricevere nemmeno un voto.

Lorenzo Quadri

Preghiere con messaggi d’odio: il mantra del “non problema”

Ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio mette la testa sotto la sabbia

 

Se, come annunciato, sul tema verrà lanciata un’iniziativa popolare, la partitocrazia ne uscirà di nuovo asfaltata

Come c’era da attendersi, martedì il Gran Consiglio ha respinto a larga maggioranza la petizione del “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli che chiede di vietare su suolo pubblico le preghiere contenenti messaggi d’odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altri religioni. Ovvero le preghiere islamiche, essendo le uniche che adempiono a tali requisiti. La proposta è stata di fatto appoggiata solo da Lega ed Udc.

Com’era scontato, il solito triciclo PLR-PPD-PS si nasconde dietro il mantra del “non problema”. Traduzione: prima aspettiamo che i buoi siano fuori dalla stalla; poi magari – con calma, neh – valuteremo se non potrebbe essere il caso di fare qualcosa.
La continua litania del “non problema”, recitata dagli esponenti dei partiti cosiddetti storici per reggersi la coda l’uno con l’altro, è diventata inascoltabile. Sicché l’avanzata dell’estremismo islamico alle nostre latitudini sarebbe un “non problema”. E quali sarebbero allora i veri problemi? Forse i rimborsi delle spese telefoniche dei Consiglieri di Stato?
Evidentemente qualcuno non ha capito che, a furia di mettersi le fettone di salame sugli occhi davanti a questi “non problemi”, tra un po’ ci ritroveremo con la sharia in casa. E potremo salutare i nostri diritti fondamentali.

Del resto i giudici stranieri della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo), tanto apprezzati dai citati partiti storici, puntano con decisione all’importazione della sharia in Europa; e dire che solo nel 2003 l’avevano giudicata “incompatibile con i diritti umani”. I tempi cambiano ed anche i giudici, è evidente, invece di emettere sentenze fanno politica multikulti.

Triciclo verso l’asfaltatura

Comunque, se il Ghiro, come annunciato, lancerà un’iniziativa popolare contro le preghiere che incitano all’odio su suolo pubblico, il Mago Otelma prevede che la partitocrazia verrà ancora una volta  asfaltata. Perché il popolo plebisciterà il divieto, allo stesso modo in cui ha plebiscitato la norma costituzionale antiburqa (altro notorio “non problema”).
Il tema merita comunque di essere sollevato anche a livello federale. Il consigliere nazionale Udc Andreas Glarner, con buona probabilità, non sarà l’unico a muoversi in questo senso.

Curioso anche il comportamento degli “indipendentissimi” media ticinesi. La petizione di Ghiringhelli è stata ampiamente snobbata, come accade con bella regolarità con i temi scomodi (non sia mai che essi rubino spazio prezioso alla campagna elettorale degli amici del partito giusto).

Nel resto della Svizzera, e anche al di fuori dalla Svizzera, le cose sono andate diversamente. Un qualche motivo ci sarà.

Lorenzo Quadri

 

Ticino messo a ferro e fuoco!

Aziende estere: nel nostro Cantone abusi a go-go! Ringraziamo la libera circolazione!

Come volevasi dimostrare, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, il Ticino è diventato terra di conquista, ovvero di scorribande, per padroncini in nero ed aziende furbette in arrivo da oltreramina.

Nel 2018 in tutta la Svizzera sono state sanzionate 4000 ditte estere per infrazione della legge sui lavoratori distaccati. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, un terzo degli abusi è stato commesso in Ticino! Che strano eh?

Confinanti con il Belpaese

Tale situazione è evidentemente dovuta al fatto che il Ticino confina con il Belpaese, e quindi le imprese straniere attive sui cantieri ticinesi sono in prima linea italiche. Ed in Italia il lavoro nero è la norma (memorabile la dichiarazione del Berlusca quando era ancora Presidente del consiglio: “Se il lavoro non dichiarato è sotto il 20%, non si può nemmeno parlare di lavoro nero”).

Inoltre, non serve un premio Nobel per l’economia per sapere che, se si fossero fatti più controlli, il numero di abusi identificati sarebbe stato nettamente maggiore!

Sarebbe inoltre interessante sapere quanti di questi abusi sono stati scoperti su cantieri pubblici. Vedi ad esempio gli episodi di caporalato sul cantiere del LAC.

A pagare per l’invasione dei furbetti d’oltreramina, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, sono gli artigiani e le piccole imprese ticinesi: quelle che rispettano le regole, lavorano con personale indigeno e di conseguenza sono legate ad un certo livello di prezzi.

E vogliono pure l’accordo quadro

A causa della devastante libera circolazione delle persone la situazione sul mercato del lavoro ticinese è precipitata. Però la partitocrazia, dopo aver provocato l’invasione dei furbetti, vorrebbe anche rottamare le già misere misure accompagnatorie, e questo per il  tramite dello sconcio accordo quadro istituzionale!

P$$: figura marrone

Fa poi ridere i polli che i $inistrati siano stati i primi a correre a starnazzare a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Il presidente del P$$ Levrat nei mesi scorsi arrivò a dichiarare che la Svizzera “lo deve firmare subito”. Questo perché il trattato-capestro ci trasformerebbe in una colonia dell’UE, ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario così come pure i giudici stranieri e la direttiva sulla cittadinanza UE (secondo cui “devono entrare tutti” e non si può più espellere nessuno). Nel programma del P$$ figura l’adesione della Svizzera all’UE: lo sconcio accordo quadro è dunque perfettamente in linea con le posizioni del partito.

Poi però i kompagnuzzi si sono accorti – dopo averne mangiate dieci fette – che l’accordo quadro avrebbe comportato la fine delle misure accompagnatorie. Dunque si sono rimangiati tutto.  Ennesima figura marrone dei kompagni, ma occorre riportare la Chiesa al centro del villaggio. Le misure accompagnatorie sono importanti. Soprattutto per il nostro Cantone. Lo dimostra lo scempio provocato da ditte estere che lavorano in Ticino impipandosene delle regole perché “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”. Ma le misure accompagnatorie non sono tutto. Se anche non fossero in alcun modo toccate dallo sconcio accordo quadro, questo andrebbe comunque respinto. Perché esso rottama la nostra sovranità, la nostra indipendenza, i nostri diritti popolari. Che sono più importanti delle misure accompagnatorie.

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le tesi romanzate!

I frontalieri diminuiscono di qualche unità, e la stampa di regime ci ricama alla grande

Certo che la stampa di regime è davvero uno spettacolo! Con la massima enfasi ci propone, neanche fosse chissà quale scoop, la notizia che i frontalieri in Ticino sarebbero leggermente diminuiti a 62’053. Come se si trattasse di cifra piccola. Invece stiamo parlando di un terzo dei lavoratori attivi nel Cantone. E ricordiamo pure che in Ticino i lavoratori svizzeri sono ormai ridotti ad una minoranza. Grazie, spalancatori di frontiere!

Il doppio del dovuto

62’053 frontalieri rimangono il doppio, o poco meno, del quantitativo che sarebbe accettabile. Soprattutto se si pensa che 40mila frontalieri sono attivi nel terziario, settore dove non c’è alcuna carenza di manodopera locale, e questa cifra non diminuisce!

Solo pochi giorni fa sono state pubblicate le ultime statistiche farlocche della SECO. Questi burocrati bernesi pretendono di farci credere che la disoccupazione in Ticino sarebbe ai minimi storici, con il 3.3%. Certo, come no! E gli asini volano! Le statistiche taroccate della SECO non prendono – di proposito – in considerazione i senza lavoro, ma solo le persone iscritte agli uffici regionali di collocamento; e le due casistiche diventano sempre più distanti!

Narrazioni romanzate

E’ quindi palese che statistiche simili servono solo a fini politici, ovvero di lavaggio del cervello. Mirano a far credere alla gente che sul mercato del lavoro ticinese va tutto bene, che soppiantamento di residenti con frontalieri e dumping salariale non esistono: sono solo balle della Lega populista e razzista, “sono solo percezioni”!
Il medesimo  discorso vale per le narrazioni romanzate sul presunto calo dei frontalieri, volte ad imbonire il popolazzo con la storiella che non esiste alcuna emergenza occupazionale: dunque la libera circolazione è una figata pazzesca e dunque ancora nulla osta alla firma dello sconcio accordo quadro istituzionale.

A ciò si aggiunge l’intenzione, manifesta, di sminuire il disastro provocato dalla partitocrazia con la scellerata politica delle frontiere spalancate.

Frena Ugo!

Le piccole diminuzioni dei permessi G non possono nascondere il fatto che, nel giro di 20 anni, i frontalieri sono raddoppiato in generale e quadruplicati nel terziario (da 10mila a 40mila). Inoltre: detta diminuzione sta forse ad indicare che in Ticino lavorerebbero più ticinesi? Ebbene, la risposta è un chiaro no. E a questo proposito le cifre della disoccupazione (quelle vere, non quelle taroccate della SECO) sono esplicite. E dicono che il tasso di senza lavoro in Ticino è del 6.8%: ovvero quasi l’1% in più rispetto allo scorso anno, e più alto di quello della Lombardia che è del 5.4%. Idem dicasi per i dati su povertà e assistenza.

Nessuna inversione

I frontalieri potranno anche diminuire di un pochettino, ma i lavoratori stranieri no. Alcuni frontalieri si sono forse trasformati in permessi B più o meno farlocchi? E come la mettiamo con i frontalieri non dichiarati, quindi in nero, che pertanto non figurano nelle statistiche?

E ancora: e se i frontalieri calassero semplicemente perché ci sono meno impieghi? E’ infatti evidente che il numero dei frontalieri non può crescere all’infinito, per il semplice fatto che il mercato del lavoro ticinese non cresce all’infinito. Prima o poi la saturazione arriva.

La realtà è che, contrariamente alle fetecchiate che la stampa di regime tenta di sdoganare, non c’è alcuna inversione di tendenza. Né mai ci sarà, se non si fa saltare la devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-PS!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, proprio venerdì è comparso in rete l’ennesimo annuncio – scritto in inglese! – di una ditta con sede a Chiasso, attiva nel settore dei viaggi, che cerca  collaboratori “preferibilmente frontalieri”. Altro che inversioni di tendenza!

Lorenzo Quadri

 

 

Giusto vietare le preghiere islamiche sulla pubblica via

No al “Ticinistan”! Il Mattino e la Lega appoggiano la petizione del Guastafeste

 

Non serve a nulla, come fa il rapporto di maggioranza sulla petizione del Guastafeste, “riconoscere il problema” ma poi decidere che, per intervenire, bisogna aspettare che i buoi siano usciti dalla stalla!

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio dovrà esprimersi sulla petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli che chiede di creare una base legale per proibire le preghiere in pubblico “che contengono messaggi di odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altre religioni”.Le uniche preghiere di questo tipo sono quelle musulmane. Si tratta quindi di vietare le preghiere islamiche in strada.

Obiettivo: evitare il moltiplicarsi di scene, come quelle immortalate in più occasioni anche in Ticino, di musulmani che stendono il loro tappetino in mezzo alla pubblica via per recitare orazioni rivolti alla Mecca. Altrove in Europa, specie in Francia, gruppi di centinaia di musulmani si mettono a pregare in piazza: questo crea problemi di ordine pubblico e minaccia la pace religiosa.

Avanzata islamista

Le preghiere in strada, analogamente all’edificazione di minareti, servono a promuovere l’avanzata islamista in Occidente e a marcare il territorio. Sono simboli di conquista e strumenti di proselitismo.

Inoltre queste orazioni veicolano messaggi discriminatori contro gli ebrei (“coloro contro i quali Allah è in collera”) e contro i cristiani (“coloro che vagano nell’errore”). Secondo l’esperto di diritto islamico dr Sami Aldeeb i contenuti violano la norma antirazzismo del codice penale svizzero (il famigerato articolo 261 bis).

Lega e Mattino approvano

Il Mattino sostiene la petizione Ghiringhelli. Idem l’ampia maggioranza del gruppo della Lega in Gran Consiglio, che nel plenum sosterrà il rapporto di minoranza: quello favorevole alla petizione, redatto da Tiziano Galeazzi (Udc) e sottoscritto dalla leghista Lelia Guscio.

La Lega, che difende la nostra identità, le nostre tradizioni e le nostre radici cristiane, ha infatti promosso o appoggiato svariate iniziative volte a combattere l’islamizzazione della Svizzera. Questo sia a livello cantonale che federale. Islamizzazione che invece la partitocrazia multikulti sostiene e favorisce: perché “dobbiamo aprirci”!

Disegno di conquista

I $ignori del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendono conto del disegno di conquista islamista in atto: approfittare del buonismo-coglionismo, dell’ossessione che “non bisogna discriminare”, per guadagnare sempre più spazio e poi introdurre in casa nostra le leggi coraniche. Con l’aiuto, naturalmente, dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU nel 2003 aveva statuito che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Nei mesi scorsi, però, ha compiuto una clamorosa inversione di rotta: si è inventata una sorta di diritto dei musulmani residenti in Europa di farsi giudicare non secondo le leggi del paese in cui vivono, ma secondo quelle del paese d’origine.

Involuzioni rovinose

Simili evoluzioni, anzi involuzioni, sono rovinose per la nostra società e per i nostri diritti fondamentali. Vanno quindi bloccate finché si è in tempo. Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati non serve a nulla. Il divieto di burqa è stato plebiscitato dai ticinesi quando di donne col velo integrale in questo Cantone non se ne vedevano molte. Prima della votazione popolare, per mesi la partitocrazia multikulti e la stampa di regime hanno sbeffeggiato e denigrato la norma costituzionale antiburqa. Ma poi sono state asfaltate dalle urne. Qui la situazione è analoga. Anche questa volta, dobbiamo ostacolare l’avanzata islamista finché siamo in tempo, affermando con la massima decisione che la nostra non è terra di conquista: comportamenti contrari alle regole del nostro vivere insieme non vengono accettati. Per cui, delle due l’una: o ti adegui, o torni al natìo paesello. Ma che nessun migrante, in arrivo da “altre culture” incompatibili con la nostra, si sogni di imporci le sue leggi.

Non è discriminazione

La petizione Ghiringhelli non costituisce nemmeno una discriminazione dei musulmani. Discriminazione significa infatti trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma non esistono “uguali” alla preghiera pubblica degli islamisti. Le preghiere cristiane, ad esempio, non contengono incitazioni all’odio contro i credenti di fede diversa. Inoltre, i fedeli di tutte le altre religioni, ed anche i musulmani moderati, le loro preghiere non le recitano in piazza con modalità teatrali, bensì in privato o nei luoghi di culto preposti. Le processioni religiose cristiane necessitano di un’autorizzazione per utilizzo accresciuto del suolo pubblico.

Proselitismo

Le preghiere in strada dei musulmani radicali servono ad ostentare una  presenza ed a fare proselitismo. Proselitismo che costituisce una minaccia per l’ordine pubblico. Proprio come la distribuzione in piazza del Corano, organizzata ad associazioni salafite. Ed infatti la maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede di vietarla. E il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo (diretto da un socialista (!), non da un becero leghista, razzista ed islamofobo) ha invitato i Comuni a proibirla.

E poi: provateci voi ad andare a pregare in pubblico nei paesi musulmani e per di più trasmettendo messaggi offensivi nei confronti dell’islam, e vedete cosa vi succede…

Gli uregiatti…

Ci sono dunque tutti i motivi per approvare la petizione del Guastafeste e nessuno per respingerla.

Fa specie (?) che tra i contrari alla petizione figuri anche il PPD, ovvero il partito dal presunto referente cristiano che però non perde un’occasione che sia una per dimostrare di averlo rottamato e sostituito con il referente multikulti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Basta prese per i fondelli!

VaffanSECO! Ancora statistiche farlocche sulla disoccupazione per farci credere che…

 

L’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$continua a fare disastri!

Per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, nell’imminenza delle elezioni cantonali, le cose si mettono male: sarebbe infatti il colmo se i cittadini non le chiedessero di rendere conto dello sfacelo sul mercato del lavoro ticinese.

Ma il tema è scottante anche a livello federale. Giustamente, l’avversione degli svizzeri nei confronti di un’UE fallita ed arrogante cresce sempre più.

Quindi, i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia, si agitano per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, nel tentativo di far credere che in Ticino con la devastante libera circolazione vada tutto bene.  Eccoli dunque tornare alla carica con le loro statistiche farlocche sulla disoccupazione nel nostro Cantone. Statistiche che diventano sempre più grottesche! Vabbè che Carnevale si avvicina, ma…

Ticino: sempre più disoccupati!

Ed infatti questi burocrati bernesi, che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina, pretendono di farci credere che alle nostre latitudini la disoccupazione sarebbe in calo. A loro dire, il tasso di disoccupazione in Ticino sarebbe addirittura sceso (!) dal 3.7% di fine 2017 al 3.3% di fine 2018. Sì certo, come no! E gli asini volano!

Ma questi funzionarietti chi credono di prendere per il lato B? Purtroppo per loro, lo sp-ttanamento è dietro l’angolo. Arriva dall’ILO, che è poi l’indicatore usato internazionalmente per rilevare la disoccupazione. Ed esso ci racconta una storia diametralmente opposta. Ci dice infatti che, in questo sfigatissimo Cantone, il tasso di senza lavoroè passato dal 5.9% dell’ultimo trimestre del 2017 al 6.8% dello stesso periodo del 2018! Quindi, altro che disoccupazione in calo!Crescita esponenziale!

E non solo: se pensiamo che il tasso di disoccupazione ILO della Lombardia è del 5.4%, quindi di parecchio inferiore a quello ticinese, ci rendiamo ben conto di quanto ci troviamo immersi nella palta “grazie” alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia!

Perfino la RSI, assai poco sospetta di opposizione alle frontiere spalancate, si è accorta della clamorosa discrepanza tra le barzellette propinate dalla SECO – quella che ci costa 100 milioni all’anno! – ed i dati più credibili dell’indicatore ILO. Sul tema è andato in onda nei giorni scorsi un servizio del Quotidiano.

Trucchetto svelato

Del resto, il giochetto è presto smascherato: le statistiche farlocche della SECO non registrano i senza lavoro, bensì le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC)! Non è affatto la stessa cosa, anzi! Sempre più senza lavoro non sono iscrittialla disoccupazione. Ma non certo perché hanno trovato un impiego, bensì perché sono finiti in assistenza, o in AI, oppure non percepiscono più nessuna rendita e quindi sono spariti da tutte le statistiche! Poi però ci chiediamo come mai i “tavolini magici” si moltiplicano!

L’ha capito anche il Gigi di Viganello: agli Uffici regionali di collocamento, restano iscritti solo quei disoccupati che hanno diritto alle indennità di disoccupazione, e questi diventano una parte sempre più piccola di quanti non hanno un impiego! Sicché, cari burocrati della SECO, è ora di piantarla di prendere per i fondelli la gente – evidentemente con finalità politiche – con statistiche basate su indicatori che non vogliono più dire un tubo!

Mercato saturo

La crescita dei disoccupati di lunga durata (assistenza) dimostra inoltre che, per chi perde il posto, rientrare nel “circuito” diventa sempre più difficile! E perché accade questo? Elementare Watson! Perché il mercato del lavoro ticinese è stato saturatocon frontalieri, permessi B più o meno farlocchi, padroncini e compagnia bella! E quindi per chi è nato e cresciuto qui non c’è più posto!

Per questo sfacelo, ringraziamo la devastante la libera circolazione delle persone e quelli che l’hanno voluta!

Com’era già la storiella che andava in giro a raccontare l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli prima della votazione sugli accordi bilaterali? “Con la libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”?Certo, come no! Esempio da manuale della lungimiranza dell’ex partitone!

Lorenzo Quadri