“Fai il frontaliere, conviene!”

Grazie partitocrazia! Ecco il bel regalo che hai fatto al Ticino con i bilaterali

Gli annunci di lavoro ci spiattellano in faccia le conseguenze della libera circolazione. E i soldatini dei partiti storici hanno ancora il coraggio di fare le verginelle offese

Nei giorni scorsi è stato segnalato sul portale Tio un annuncio di lavoro di un’azienda, guarda caso italiana, che cerca collaboratori  allettandoli in questo modo: “l’azienda si trova in Ticino, il candidato ha quindi la possibilità di valutare se lavorare come frontaliere, il che comporterà un forte vantaggio economico”. Ma guarda un po’! Capito come funzionano le cose in regime di devastante libera circolazione delle persone? Altro che “prima i nostri”: prima gli altri!

Ed ecco l’ennesimo esempio di azienda italica che sbarca in Ticino e “predilige” (per usare un eufemismo) l’assunzione di frontalieri. Poi ci chiediamo come mai ne abbiamo 65mila.

Un’ovvietà

Il bello, o il brutto, è che l’annuncio in questione contiene in realtà un’ovvietà. Ossia che fare il frontaliere conviene. Poiché grazie al differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina, i frontalieri possono fare concorrenza sleale ai lavoratori residenti. Sicché è inutile che esponenti della partitocrazia spalancatrice di frontiere, rispettivamente i loro soldatini sistemati nelle istituzioni, davanti ad annunci come quello di cui sopra facciano le verginelle offese e strillino allo scandalo. Perché quello che succede era ampiamente previsto e predibile.

“Stigmatizziamo” gli spalancatori di frontiere

Ad esempio il direttore della divisione dell’economia del DFE Stefano Rizzi  al medesimo portale dichiara: “annunci simili ci preoccupano, li stigmatizziamo assolutamente”. Noi invece “stigmatizziamo” questo modo di prendere la gente per i fondelli! E “stigmatizziamo” gli spalancatori di frontiere! Annunci simili, caro Rizzi, sono una semplice descrizione della realtà. Realtà creata  da chi ha voluto la libera circolazione delle persone. Vertici del DFE compresi. Ma come: prima si eleva la libera circolazione a dogma intoccabile, si sfornano ricatti e terrorismo di regime a favore dei bilaterali, e poi per lavarsi la coscienza si “stigmatizzano” le loro conseguenze, che erano ovvie fin dall’inizio?

Chiaramente, e a maggior razione, il discorso vale anche per gli esponenti di quei partiti che vogliono la libera circolazione, che combattono prima i nostri, e poi davanti agli annunci di lavoro diretti ai frontalieri fingono di scandalizzarsi credendo di guadagnare in questo modo facili consensi. Ma i ticinesi “non sono mica scemi”. Sicché, quando il DFE dirà chiaro e tondo che la libera circolazione va disdetta, i suoi funzionari dirigenti targati PLR potranno essere credibili nello “stigmatizzare assolutamente” certi annunci di lavoro. Prima proprio no. Prima possono solo recitare il mea culpa. Il resto sono storielle.

Ci vogliono i muri

Più interessante, per quanto anch’essa non certo originale, la posizione dell’esperto di risorse umane, pubblicata sempre sul portale Tio. Eccola: “Fintanto che i frontalieri godono in Italia di una tassazione più vantaggiosa rispetto agli altri lavoratori italiani, un datore di lavoro può legittimamente fare presente questa opportunità”. Appunto. I frontalieri pagano molte meno tasse rispetto ai loro connazionale che lavorano in patria. Senza che esista, per questo privilegio, uno straccio di giustificazione plausibile. Gli italiani che lavorano in Italia sono di conseguenza chiamati a compensare con le loro imposte quel che i frontalieri non pagano. Nessun politicante del Belpaese ha nulla da dire? Ad esempio: la mamma della Comi non le ha spiegato niente al proposito?.

Seconda affermazione interessante: “l’unica soluzione è la logica Trumpista di costruire muri di separazione tra sistemi. Ma la Svizzera è un paese esportatore. E se si affermasse la logica delle frontiere, avrebbe più svantaggi che vantaggi”. Ad essere interessante è ovviamente solo la prima frase. Le due seguenti sono fole. Per esportare non c’è affatto bisogno della libera circolazione delle persone. Gli accordi conclusi con la Cina, ad esempio, mica la contemplano. La Svizzera era paese esportatore assai prima di sottoscrivere lo sciagurato accordo sulla libera circolazione. Ed esportava anche più di adesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Finti rifugiati: il centro provvisorio diventa permanente?

Losone: come volevasi dimostrare, la kompagna Simonetta vuole infinocchiare tutti

 

Tutto come previsto! In quel di Losone si consolida l’ipotesi del prolungamento ad oltranza della presenza all’ex caserma del centro sedicente “provvisorio” per migranti economici.

Il termine di tre anni sta per scadere. E, come c’era da aspettarsi, nel frattempo il Dipartimento Sommaruga non ha trovato alcuna collocazione alternativa per i finti rifugiati. Non l’ha trovata e, probabilmente, nemmeno l’ha cercata. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che l’intenzione fosse, fin dall’inizio, quella di far fessi i ticinesotti.

Procedure taroccate

La kompagna Sommaruga, ministra del “devono entrare tutti”, prima ha ottenuto la modifica della legge sull’asilo che dà alla Confederazione la facoltà di trasformare propri stabili in centri asilanti provvisori (per un massimo di tre anni) senza chiedere niente a nessuno. In seguito, con la nuova legge sull’asilo – venduta al popolino come “restrittiva” quando in realtà è proprio il contrario -, ha istituito l’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati, ed ha pure taroccato le procedure edilizie. Sicché il Dipartimento Sommaruga può ora costruire a piacimento nuovi centri d’accoglienza per finti rifugiati, asfaltando i diritti di ricorso di comuni, cantoni e cittadini confinanti!

Emergenza permanente

Quanto provvisori siano i centri asilanti cosiddetti “provvisori”, lo si sta vedendo a Losone: una volta che la struttura è stata creata, poi non la schioda più nessuno. Ci sarà sempre un’emergenza asilo a cui i ticinesotti dovranno piegarsi (ma come: il caos asilo non era tutta una balla della Lega populista e razzista?); perché, come ama ripetere la ministra di giustizia (?), “dobbiamo aiutare l’Italia”. Tanto più che la kompagna Simonetta non ne vuole sapere di chiudere le frontiere e continua a mettere la Svizzera a disposizione dei programmi di ridistribuzione di finti rifugiati decisi dagli eurofalliti. Programmi ai quali non aderiscono nemmeno gli Stati membri UE. Ma la Svizzera, “grazie” alla kompagna Simonetta, sì. Perché “bisogna dare l’esempio”.

Il “regalo” al Mendrisiotto

Come noto, la ministra del “devono entrare tutti” intende regalare al Mendrisiotto un nuovo megacentro asilanti sul Pian Faloppia, dotato di ben 350 posti: ossia 200 in più di quelli attualmente presenti a Chiasso. La spropositata struttura dovrebbe aprire i battenti per il 2020. Le opposizioni verranno rottamate grazie alle nuove procedure che conferiscono poteri assoluti al Dipartimento Sommaruga.

Non ci vuole dunque molta fantasia per prevedere che i losonesi si cuccheranno il centro asilanti attuale almeno per altri tre anni. Ammesso e non concesso che la gigantesca struttura momò non cumuli ritardi. E quando anche questa sarà operativa, siamo poi sicuri che il centro di Losone verrà smantellato?

Domandina facile-facile

L’obiettivo della kompagna Simonetta, infatti, è chiaro: aumentare ad oltranza le capacità d’accoglienza per migranti economici. Ed ovviamente aumentarle in Ticino, visto che la grande maggioranza dei finti rifugiati con lo smartphone raggiunge la Svizzera dal Belpaese.

Domadina facile-facile: quanti di questi giovanotti – che non scappano da nessuna guerra, che disprezzano la nostra cultura, che non rispettano le donne – intende rifilare al Ticino la kompagna Sommaruga?

Lorenzo Quadri

Mettere il “turbo” alle naturalizzazioni? Neanche per sogno!

Lugano: chi vorrebbe raddoppiare le sedute delle Petizioni, se lo levi dalla testa

 

Qui i conti non tornano. A Lugano negli ultimi dieci anni sono state naturalizzate circa 2000 persone. Le naturalizzazioni respinte sono state solo tre, di cui una, se la memoria non inganna, è poi stata comunque accordata a seguito di un ricorso. Le domande in lista d’attesa sono circa 200 e adesso la presidente PPD della Commissione delle petizioni del consiglio comunale, ma non solo lei, vorrebbe accelerare. Pretende addirittura di raddoppiare il numero delle sedute, per distribuire passaporti elvetici a pieno regime. E si lamenta pubblicamente a mezzo stampa dei commissari leghisti (populisti e razzisti) rei di fare scandaloso ostruzionismo.

I consiglieri comunali leghisti fanno benissimo ad opporsi ad un simile bislacco disegno, tanto più che il conto delle sedute raddoppiate lo pagherebbe il contribuente luganese.

Non c’è alcuna fretta di naturalizzare. Anche se a $inistra, ma evidentemente non solo, c’è chi immagina di trarne vantaggi elettorali, infatti il P$ è pure arrivato al punto di inviare sotto elezioni volantini mirati ai neo-svizzeri.

Osiamo sperare che il Consiglio comunale di Lugano abbia  priorità un  po’ più consistenti della fabbricazione seriale di nuovi svizzeri. Ci sono importanti messaggi municipali che attendono di essere trattati: che ci si dedichi a quelli.

Più superficialità

E’ evidente che accelerare sull’esame dei candidati  all’attinenza luganese significa anche procedere in modo affrettato e quindi superficiale. Ma questo è proprio ciò che vogliono i kompagni. Svilire il processo di naturalizzazione, trasformandolo in un semplice atto amministrativo senza le necessarie verifiche dell’integrazione dei candidati. Avanti con gli svizzeri di carta!

Quanto accaduto a Lugano nell’ultimo consiglio comunale deve poi far riflettere: un rapporto contrario, con solidi argomenti, alla concessione del passaporto rosso ad un candidato non meritevole, è stato asfaltato dalla maggioranza PLR-PPD-PS. Dalla sinistra sono pure arrivati ignobili attacchi personali, su questioni private, al relatore contrario alla naturalizzazione.

Presupposto sbagliato

Chi presume che attualmente viga un particolare rigore nella concessione del passaporto rosso parte dal presupposto sbagliato. Il fatto che il Consiglio comunale  di Lugano abbia respinto solo 3 naturalizzazioni su 2000 la dice lunga. Tutti perfettamente integrati i 2000 candidati? Mah… Le procedure per l’ottenimento della cittadinanza saranno forse lunghe, ma questo non vuole affatto dire che alla fine solo chi è effettivamente meritevole ottenga la cittadinanza elvetica. Pensando di accorciare i tempi perché bisogna “svuotare i cassetti” delle domande in attesa (e per quale motivo bisognerebbe farlo, dal momento che “pendono” ben altre urgenze?) non si farà che rendere sempre più superficiale la verifica dell’integrazione dei singoli aspiranti svizzeri

Gli interrogativi

Il tema è diventato di prepotente attualità proprio negli scorsi giorni a seguito dei vari scandali che hanno interessato il Cantone. Nella fregola di trarre vantaggi politici (ovviamente in funzione antileghista) dal caso Ufficio della migrazione, ad esempio, la partitocrazia ben si guarda dal chiedersi chi abbia naturalizzato, e con quali verifiche, i vari neo-svizzeri finiti dietro le sbarre per traffico di permessi, vedi padre e figli kosovari.

Stesso discorso per la scoperta ancora più grave del cittadino turco naturalizzato svizzero arrestato come sospetto reclutatore dell’Isis che, grazie al Beltradipartimento DSS, faceva il sorvegliante in un centro asilanti.

Il bello è che il kompagno di turno un po’ di tempo fa descriveva pubblicamente il presunto reclutatore come un esempio di integrazione riuscita. Quando si dice la lungimiranza. Oltretutto l’obiettivo dell’operazione era di partire dal caso singolo per arrivare alla generalizzazione. Se un turco è “perfettamente integrato” allora  lo sono tutti. Quanto perfettamente integrata fosse la persona presa come esempio, lo si è ben visto. Più che integrato il signore è integralista. E non era certo da solo. La coppia sanzionata dalla CEDU perché non mandava le figlie a lezione di nuoto per motivi religiosi era composta da due cittadini turchi beneficiari di una naturalizzazione clamorosamente facile. Questo non vuole nemmeno dire che nessun cittadino turco sia integrato. C’è chi lo è e chi no. Per poter distinguere, la verifica deve essere seria, approfondita e non inficiata da fregole politikamente korrette.

Il rischio

Forse qualcuno non si è ancora reso conto del rischio che si corre seguendo la via della faciloneria multikulti:  è nientemeno quello di rendere svizzeri perfino dei fiancheggiatori del terrorismo islamico. Il che vuol dire tenerseli in casa in via definitiva.

Il passaporto rosso è una cosa seria e non è merce da barattare in cambio di voti. Chi lo fa può solo vergognarsi.

Lorenzo Quadri

Lugano: architetti a 6 Fr all’ora!

L’ennesimo regalo della libera circolazione

 

Le meraviglie della libera circolazione si moltiplicano! L’ultima è la seguente: architetti laureati pagati 6 franchi all’ora. A Lugano, non a Timbuctù.

Ecco il nuovo regalo della devastante libera circolazione delle persone. Eccola qua, l’imprenditoria di qualità che arriva in Ticino dalla vicina Penisola grazie alla politica delle frontiere spalancate. Ma come: il dumping salariare provocato dal frontalierato non era tutta una balla della Lega populista e razzista? Questa la tesi sostenuta nel famoso studio dell’IRE sulle conseguenze della libera circolazione sul mercato del lavoro ticinese. Studio realizzato, ma guarda un po’, da due ricercatori frontalieri. Uno dei quali è ormai diventato opinionista fisso presso il Corriere del Ticino: probabilmente perché dà proprio quelle risposte che gli intervistatori incaricati di slinguazzare la libera circolazione vogliono sentire.

Malandazzi importati

Ad assumere gli architetti laureati pagandoli 1100 Fr al mese, ossia praticamente 6 Fr all’ora, è un architetto italiano che da un paio d’anni ha aperto studio a Lugano. E che naturalmente assume solo frontalieri, viste le paghe  proposte. In questo modo però si svacca il mercato ticinese: perché l’italico architetto, visto gli “stipendi” che versa, si può evidentemente permettere tariffe inarrivabili per i professionisti locali. Però secondo i camerieri bernesi dell’UE e secondo gli scienziati dell’IRE in Ticino il dumping salariale non esiste.

Cosa deve ancora succedere?

La domanda a questo punto è scontata: cosa deve ancora succedere perché si chiuda finalmente la porta a questa pseudo-imprenditoria d’Oltreconfine, che ha trovato in Ticino “ul signur indurmentàa” grazie alla libera circolazione delle persone? Adesso aspettiamo gli studi della SECO e dell’IRE (ci raccomandiamo: rivolgersi a ricercatori frontalieri) che vengano a spiegarci con dovizia di statistiche “creative” che pagare un architetto 6 Fr all’ora non è dumping salariale. E soprattutto, che ribadiscano ai ticinesi zucconi che  “bisogna aprirsi”, perché senza la libera circolazione delle persone veniamo catapultati nel terzo mondo (quando è semmai il contrario, ossia è la libera circolazione che ci trasforma nel terzo mondo). E che sottolineino l’esistenza di due sole opzioni: o si fanno entrare tutti, o si è dei beceri razzisti e fascisti!

Coerenza…

A rendere pubblico l’ennesimo e clamoroso caso di dumping salariale  da libera circolazione è il sindacalista OCST nonché deputato PPD in Gran Consiglio Giorgio Fonio. Peccato che tra gli strenui difensori della libera circolazione ormai elevata a dogma, nonché tra i becchini del 9 febbraio, ci sia anche il suo partito: il PPD. Che tra l’altro, oltre ad opporsi al 9 febbraio, non voleva neppure “Prima i nostri”. E allora magari maggiore coerenza non guasterebbe. Perché porta a poco denunciare il dumping d’importazione se poi si continua, in ogni occasione, a puntellarne la causa: ossia la fallimentare politica delle frontiere spalancate.

Lorenzo Quadri

La politica d’asilo che svuota le casse pubbliche

E una bella fetta dei costi finisce sul groppone di Cantoni e Comuni 

Intanto la mozione Bignasca chiede al Consiglio di Stato di plafonare la spesa per gli asilanti a quanto rimborsato dalla Confederazione o da enti terzi

Migranti economici: il bel regalo al Ticino della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ministra del partito del “devono entrare tutti”, è ormai tristemente noto da qualche settimana. Trattasi del maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dovrebbe aprire i battenti nel 2020 ed ospitare 350 posti. Ossia 200 posti in più – oltre al doppio! – della struttura attualmente operativa a Chiasso, dove resterà un’ “antenna” (?).  A ciò si aggiunge l’incognita del nuovo centro che il Belpaese prevede di realizzare a Cavallasca, a poche centinaia di metri dalla frontiera verde nonché dal valico incustodito di Pedrinate.

Altrettanto nebuloso rimane il futuro dell’ex caserma di Losone che attualmente ospita migranti economici. Secondo la legge, tale utilizzo è possibile solo per al massimo tre anni. Vedremo se il termine verrà effettivamente rispettato o se il Dipartimento Sommaruga si inventerà qualche sotterfugio per aggirarlo (magari la mancanza di una destinazione alternativa precisa per la struttura). Perché anche il Gigi di Viganello ha capito che l’obiettivo della politica d’asilo federale, spacciata per “restrittiva”, è in realtà quello di aumentare a dismisura la capacità di accoglienza di finti rifugiati in Svizzera. Va da sé che non si creano nuovi centri per migranti economici per poi lasciarli vuoti. I posti creati verranno prontamente, e stabilmente, occupati.

A vantaggio dei finti rifugiati

Questa politica dell’accoglienza va a beneficio principalmente dei finti rifugiati con lo smartphone. Essa mette in pericolo la sicurezza del paese. Non solo dal profilo dell’ordine pubblico (entrano miliziani dell’Isis) ma anche da quello sociale, poiché ci portiamo in casa decine di migliaia di giovani musulmani che non saranno mai integrati. Non a caso i  paesi dell’Europa dell’est, dove ci sono governanti con gli attributi e non calabraghe compulsivi, hanno detto chiaramente che:

  1. a) non aderiscono ai piani di ridistribuzione di migranti stabiliti dall’UE (la Svizzera invece,”grazie” a Sommaruga, aderisce a titolo volontario, senza avere l’obbligo, ma nemmeno la base legale per farlo) e
  2. b) non vogliono la creazione di forti comunità islamiche sul loro territorio.

Altro che Riforma III

La politica svizzera dell’accoglienza svuota le casse pubbliche. Altro che la Riforma III delle imprese. Il settore dell’asilo costa alla Confederazione 2.5 miliardi all’anno.  Ma a questo si aggiungono le spese a carico dei Cantoni. E specialmente a carico del nostro. Il quale è particolarmente esposto: infatti il 70% dei clandestini arriva in Svizzera passando dal Ticino. E cosa fa la ministra del “devono entrare tutti”? Forse che si attiva per limitare queste entrate clandestine? Ma manco per idea: lei riempie il Cantone di centri asilanti, così da poter accogliere sempre più!  E la presenza di questi centri comporta dei costi che non sono coperti dalla Confederazione. Il tema è stato giustamente sollevato da una mozione di Boris Bignasca e cofirmatari presentata nei giorni scorsi, in cui si formula al Consiglio di Stato una richiesta assai semplice:  “Sull’esempio anche di altri cantoni svizzeri – si legge nell’atto parlamentare – chiediamo che le spese alla voce “Asilanti, ammissione provvisoria e NEM” vengano plafonate . Il Cantone non può spendere per questa voce più di quanto viene rimborsato dalla Confederazione e da terzi”.

Sul fatto che a tal proposito il lavoro da fare sia molto, non sussistono grandi dubbi.

Costi dei rimpatri

E a ciò si aggiungono tutti gli “effetti collaterali” legati al massiccio afflusso di clandestini sul nostro territorio. Ad esempio: il forfait riconosciuto da Berna ai Cantoni per i minorenni non accompagnati è la metà del costo reale, che è superiore ai 3000 Fr mensili. Chi paga la differenza? Il solito sfigato contribuente ticinese.

I costi per i rimpatri vengono scaricati sul groppone dei Cantoni che li effettuano. Visto che il 70% dei clandestini entra in Svizzera dal Ticino (grazie kompagna Sommaruga!) è evidente che il nostro Cantone affronta, di conseguenza, costi nettamente maggiori rispetto agli altri. Senza alcuna compensazione. E nümm a pagum!

Spese per l’ordine pubblico

Allargando poi un po’ l’orizzonte. Centro asilanti è sinonimo di: problemi di ordine pubblico, risse, molestie (all’interno e all’esterno delle strutture), furti nei negozi dei dintorni, reati di varia gravità. Esempio recente: nei giorni scorsi nel centro di Seuzach (ZH) un 22enne somalo è stato accoltellato da un connazionale 21enne e rischia la vita. Uella kompagna Simonetta, è questa la gente che dovremmo mantenere con i nostri soldi? Aspiranti assassini?

La presenza di centri asilanti sul nostro territorio dunque comporta: interventi di polizia, interventi dell’ambulanza, spese mediche, carcerazioni, eccetera. Queste spese non le paga la Confederazione, bensì il contribuente ticinese. Ed è evidente che più asilanti uguale più risse, più reati, più interventi di polizia ed ambulanza – e quindi sempre più spese a carico del contribuente rossoblù! E poi si taglia nel sociale per far quadrare i conti? Queste cose però i kompagni spalancatori di frontiere non le dicono mai; chissà perché?

Assistenza

E allargando ancora un po’ di più l’orizzonte in senso temporale: i migranti che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati (e poi magari però tornano nel paese d’origine in vacanza “perché lì è più bello”,  vedi gli eritrei) finiscono quasi tutti in assistenza. La percentuale è superiore all’80%. E le spese dell’assistenza non le paga Berna. Se le spartiscono i cantoni ed i comuni.

Come molti problemi anche il caos asilo, da cui il Ticino è indubbiamente colpito – l’anno scorso solo nel nostro Cantone si sono contate oltre 34mila entrate clandestine, quando in Spagna (!) sono state meno di 15mila – non può che essere affrontato alla radice. Ossia impedendo ai finti rifugiati di entrare in Svizzera. Ma bisogna volerlo. E la kompagna Sommaruga e accoliti non lo vogliono.

Lorenzo Quadri

Ticino troppo protezionista? No, lo è troppo poco

Vergogna! I  balivi se ne impipano del Ticino ma poi pretendono di calare lezioni

Ah beh, questa ci mancava! La Commissione della concorrenza (Comco) sostiene che il Ticino è troppo protezionista. Nel caso concreto, il nostro Cantone non rispetterebbe la legge sul mercato interno poiché metterebbe troppi ostacoli agli operatori in arrivo dal resto della Svizzera.

Certo che questi balivi della Comco sono uno spettacolo. Siamo invasi da padroncini e ditte estere che effettuano lavori a prezzo di dumping. Però il Ticino sarebbe indecentemente protezionista. Ovvero ostacolerebbe in modo abusivo artigiani ed imprese da fuori cantone (e quindi anche quelle estere) che vogliono lavorare sul territorio ticinese.

Mai si vedrebbero cifre del genere

Se davvero il Ticino fosse troppo protezionista, allora spieghi la Comco come mai i 2016 i lavoratori notificati (ovvero padroncini e distaccati) sono stati 26’516, contro i 25’576 dell’anno precedente. Nel 2006 erano 8’785 (sic!).

Le giornate di lavoro svolte dai notificati sono state 708’670 nel 2016, contro le 665’184 del 2015 e le 289’741 del 2006.  E intanto nel Belpaese, alla faccia della reciprocità e delle aperture, fanno  in modo che le aziende ticinesi non battano chiodo.

In un mercato protezionista mai si vedrebbero cifre del genere. L’invasione da sud dimostra quindi, nel caso ce ne fosse bisogno, che il Ticino è semmai troppo poco protezionista.

Porsi qualche domanda

Ai burocrati bernesi della Comco con i piedi al caldo ed il lauto stipendio statale garantito a vita e senza troppo sforzo non piacciono albi ed albetti professionali? Invece di starnazzare al deprecabile protezionismo (perché l’élite spalancatrice di frontiere pretende che ci si “apra”), si chiedano come mai si è creata questa situazione. Non certo per sport, visto che gestire albi è lavoro e burocrazia in più. Se le misure  presunte protezioniste ci sono è perché, per colpa della devastante libera circolazione delle persone e della fallimentare politica delle frontiere spalancate, il Ticino si trova esposto ad una concorrenza sleale d’oltreconfine che è assolutamente insostenibile. Padroncini, distaccati e ditte varie che lavorano in nero, che praticano il caporalato, che importano alle nostre latitudini modalità operative (chiamiamole così) che prima non si erano mai viste, imperversano in Ticino. Per colpa dell’invasione di padroncini, che peggiora di rilevamento in rilevamento, tanti artigiani e piccole imprese ticinesi fanno la fame.

E il ruolo della Confederazione, in questa situazione, è vergognoso. Berna è del tutto assente. La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga riempie il Ticino di centri per finti rifugiati, ma se si tratta di difendere il Cantone dalla concorrenza sleale d’Oltreramina, non c’è. Evaporata.

Chi è inadempiente non si lamenti

I camerieri bernesi dell’UE hanno spalancato le frontiere e hanno lasciato il Ticino completamente allo sbaraglio. Non solo. Ogni volta che il Ticino, per non andare del tutto in malora, mette in campo qualche iniziativa di autotutela, dai balivi bernesi arrivano le bacchettate (uhhh, che pagüüüüraaa!). Questi non si schierano mai dalla parte dei ticinesi. Sono sempre dalla parte degli italici che protestano perché vogliono avere libero ed incondizionato accesso alla loro riserva di caccia. Cari $ignori della Comco, se non vi vanno bene  i  “protezionismi” ticinesi perché colpiscono anche gli artigiani d’Oltregottardo, prendetele voi le misure “giuste” per difendere il Ticino dall’invasione da sud. Non fate nulla? Allora non venite a lamentarvi.

Le bestialità della Comco

E’ chiaro che delle bacchettate della Comco bisogna semplicemente impiparsene. Le iniziative – alcune più riuscite, altre meno – a tutela del mercato ticinese sono infatti il frutto, la logica conseguenza, della scandalosa inerzia di chi è competente per la politica estera, ossia la Confederazione. Quest’ultima dunque, avendo torto marcio, può solo tacere. Idem le sue grottesche succursali come la Commissione della concorrenza. La quale ha pure il coraggio di uscirsene con una bestialità di questo tenore: “Anche se un contratto collettivo avesse carattere obbligatorio generale in Ticino, ma non nel cantone d’origine (dell’azienda), l’obbligo del rispetto di tale CCL rappresenterebbe una restrizione del libero accesso al mercato”. Ma questi burocrati si sono bevuti il cervello. In sostanza le regole ticinesi varrebbero solo per i ticinesi mentre  tutti gli altri potrebbero allegramente venire in Ticino, violarle ed operare a prezzi dumping.

Arrangiarsi da soli

E’ quindi evidente che il Ticino, completamente abbandonato da una Berna in perpetua genuflessione davanti agli eurofalliti, può solo arrangiarsi da solo e diventare sempre più protezionista. Non è un capriccio. E’ un’esigenza di sopravvivenza.

E, a proposito di mercato interno: com’è che il Consiglio federale viene sempre bacchettato perché si dimentica regolarmente di pubblicare i concorsi in italiano? E poi i suoi tirapiedi hanno ancora il coraggio di arrivare in Ticino, tronfi come tacchini, a calare lezioni? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

Lorenzo Quadri

Le naturalizzazioni ordinarie devono diventare più rigorose

Per evitare che si regalino passaporti anche agli stranieri di prima generazione

Dopo la votazione del 12 febbraio, poco ma sicuro che gli spalancatori di frontiere tenteranno di arrivare alle naturalizzazioni di massa, con la tattica del salame. E adesso stop ai doppi passaporti!

Il Ticino ce l’ha quasi fatta a respingere la naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Nel nostro Cantone infatti l’oggetto è stato approvato con solo il 50.2% dei voti. Se si pensa che gli unici ad opporsi all’ennesimo tentativo di svendita del passaporto rosso erano Lega ed Udc, mentre la partitocrazia si sdilinquiva a favore, il risultato è comunque degno di nota. Anche se, purtroppo, privo di effetto pratico. Probabilmente il concetto di “terza generazione” – che è ben diverso da quello che sembra – ha tratto in inganno. Ad approfittare della naturalizzazione superagevolata saranno infatti anche persone la cui famiglia non vive affatto da tre generazioni in Svizzera.

Altra opzione: l’esito della votazione sugli stranieri di cosiddetta “terza generazione” è un segnale che in Svizzera  ci sono già troppi neo-svizzeri di dubbia integrazione che votano contro gli interessi del paese. Del resto, procedendo al ritmo di 40mila naturalizzazioni all’anno – in proporzione, il quadruplo che in Germania! – si fa in fretta a fare numero.

 Neo-svizzeri non integrati

La proposta su cui abbiamo votato due domeniche fa arriva, come noto, dal P$$: ossia dal partito del “devono entrare tutti”. L’ obiettivo di tale partito è regalare passaporti rossi anche a persone per nulla integrate, così da aumentare il numero dei votanti ai quali della Svizzera non gliene frega un tubo. Anzi, che magari la odiano pure. A questi nuovi votanti non interessa affatto difendere le nostre radici (che non sono le loro) la nostra identità (che non è la loro), la nostra sovranità. Voteranno sempre contro. Ed è proprio quel che vuole la $inistra rottamatrice della Svizzera. Basti pensare che il presidente del P$$ kompagno Christian Levrat vorrebbe rendere l’Islam religione ufficiale. Un programma che dice tutto.

Che l’obiettivo dei promotori della naturalizzazione superagevolata (neanche fosse il leasing per l’auto nuova) per gli stranieri di terza generazione sia quella di garantire l’accesso al passaporto rosso a persone non integrate, è apparso con prepotenza nelle scorse settimane. I kompagni hanno pubblicato un volantino in arabo a sostegno della loro proposta. Sarebbero questi, i cittadini stranieri perfettamente integrati?

Lo squallido teatrino

La sera del 12 febbraio, oltretutto, nei commenti post-voto, si è pure assistito allo squallido teatrino della Consigliera federale del partito del “devono entrare tutti”  kompagna Simonetta Sommaruga, quella che vuole regalare al Mendrisiotto un nuovo maxicentro per finti rifugiati, che sghignazzava giuliva e si congratulava con la promotrice dell’iniziativa pro-naturalizzazioni facili, la kompagna Addolorata Marra di Botrugno (Salento).

Naturalmente alla kompagna Sommaruga non viene in mente che nei paesi a noi confinanti i seguaci dell’Isis sono spesso e volentieri proprio giovani stranieri di terza generazione. Del resto, chi vuole riempirci di migranti economici – quanti tra loro sono jihadisti? –, questi problemi “populisti e razzisti” mica se li pone.

Anche le prime generazioni?

L’obiettivo cui mirano i ro$$i donatori di passaporti è manifesto. Adesso che, con la votazione di domenica, hanno aperto una breccia, vogliono approfittarne, con la tattica del salame (una fetta alla volta) per rendere le naturalizzazioni sempre più facili. Non solo per le terze generazioni, ma anche per le prime. Occorre dunque vigilare affinché questo non accada. Né tramite ulteriori modifiche di legge, e nemmeno tramite allentamenti nelle verifiche dell’integrazione degli aspiranti alla cittadinanza elvetica.

Un pessimo esempio è venuto purtroppo dall’ultimo consiglio comunale di Lugano. Il legislativo cittadino ha accordato l’attinenza comunale ad un candidato che non era autonomo finanziariamente, che non è stato in grado di rispondere alle semplici domande che gli sono state poste dai commissari delle Petizioni e nemmeno ha indicato delle motivazioni accettabili per il suo desiderio di ottenere il passaporto rosso.

Non solo il consiglio comunale ha concesso una naturalizzazione che c’erano tutti i motivi per rifiutare, ma i contrari si sono dovuti pure confrontare con attacchi personali di infimo livello, che nulla avevano a che fare con l’oggetto in discussione; e questo da parte della solita $inistra partito dell’intolleranza dell’odio contro chi la pensa diversamente.

E’ evidente che situazioni del genere non si devono ripetere. Visto anzi che la naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di terza generazione creerà anche numerosi neosvizzeri NON integrati, bisognerà  fare in modo di non crearne di ulteriori tramite le procedure ordinarie. Le quali devono dunque diventare più rigorose nella valutazione dell’integrazione dei candidati.

Stop ai doppi passaporti

Visto inoltre che ottenere il passaporto rosso senza essere integrati è diventato più facile, non c’è più uno straccio di motivo per cui bisognerebbe continuare a tollerare i doppi passaporti. Chi vuole diventare svizzero deve anche essere tenuto a rinunciare alla nazionalità originaria. Il rifiuto di farlo è indizio di mancata (o insufficiente) integrazione.

E non ci si venga a raccontare la fregnaccia che se non si lasciano i doppi passaporti poi non è più possibile espellere i jihadisti che si sono naturalizzati. A seguito delle sentenze buoniste-coglioniste, i jihadisti non vengono espulsi comunque. Inoltre, i terroristi islamici non hanno bisogno di naturalizzarsi per svolgere le loro attività criminose in Svizzera. Infine, per essere sicuri di schivare l’eventuale espulsione, i seguaci dell’Isis che vogliono naturalizzarsi possono rinunciare già adesso al passaporto del paese d’origine. E di certo lo fanno.

Lorenzo Quadri

 

Via Sicura: chi punirà i “pirati della legislazione”?

Il Ticino dà una prima spallata alla legge-bidone. Ma una rondine non fa primavera

 

Accipicchia! Vuoi vedere che l’obbrobrioso programma Via Sicura comincia a ciurlare nel manico? E questo proprio su imput ticinese? E’ infatti recente la notizia della decisione della Corte delle Assise correzionali che ha rivisto al ribasso la condanna a carico di un automobilista: anziché 12 mesi di reclusione sospesi, sono stati comminati 1500 Fr.

intenzionalità

Nel caso concreto, a permettere l’aggiustamento è stata l’intenzionalità, o meglio la sua mancanza. L’automobilista 40enne stava provando per la prima volta una macchina con “impressionante accelerazione” e non si è accorto che, solo sfiorando il pedale, il veicolo “sparava” a 100 km/h. Proprio in quel mentre è incappato in un radar. Il giudice quindi ha potuto applicare il margine d’apprezzamento. E lo ha fatto ritenendo la colpa dell’automobilista non sufficientemente grave da giustificare una pena detentiva, fosse anche sospesa.

Un po’ di decenza

La notizia è sicuramente positiva nella misura in cui riporta un po’ di decenza là dove ne era rimasta ben poca. Ma una rondine, insegna il detto, non fa primavera. E’ vero che si è creato un precedente. Non è però detto esso sia destinato a consolidarsi. Via Sicura non è caduta, e quindi non bisogna farsi illusioni. L’esigenza di intervenire a livello di parlamento federale rimane intatta ed urgente. Ma è proprio lì che ci si scontra con il muro di gomma. Eh già; chi ha voluto ed ottenuto, turlupinando tutti, la criminalizzazione dell’automobilista, non intende mollare l’osso. E di conseguenza si aggrappa a tutto pur di non rinunciare al risultato raggiunto. Dai pretesti relativamente plausibili a quelli improponibili.

La prima categoria

Nella prima categoria rientra… la data. Via Sicura è entrata in vigore solo nel 2015. E’ quindi una legge – un pacchetto di leggi – nuovo. Ed in Svizzera le regole non si cambiano tanto rapidamente. Il parlamento fa una cappellata? Bisognava pensarci prima di approvarla. I cittadini sono destinati a subirsela per parecchi anni. Quanti alle Camere federali hanno votato Via Sicura – ossia tutti i partiti tranne Udc e Lega – lo sapevano benissimo. Sapevano perfettamente che alle nostre latitudini una legge appena varata non viene stravolta tanto in fretta. Quindi sapevano anche perfettamente che esponevano gli automobilisti al rischio di una persecuzione del tutto sproporzionata. Sproporzionata e a tempo indeterminato. Però hanno dato lo stesso il proprio nullaosta. Si parla di pirati della strada; ma qui si ha a che fare con pirati della legislazione.

La seconda categoria

Nella seconda categoria, quella delle scuse improponibili, rientra invece il consueto ricatto morale. E qui le scatole girano ad elica. Via Sicura nasce in risposta ad un’iniziativa popolare contro i pirati della strada. L’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di sanzionare i dementi che fanno le corse in autostrada. I quali, ma guarda un po’, sono tutti giovani stranieri. Ma lo scopo dell’esercizio è stato del tutto stravolto. I populisti di $inistra hanno colto la palla al balzo per criminalizzare gli automobilisti in generale, inventandosi per l’occasione costruzioni giuridiche che non stanno né in cielo né in terra. Stranamente però questa volta nessun purista della legislazione ha avuto alcunché da ridire. Quando si tratta invece di tutelare il mercato del lavoro dall’immigrazione incontrollata, tanto per fare un esempio, le cose vanno diversamente. A seguito dell’approvazione di Via Sicura, l’iniziativa popolare che l’ha originata è stata ritirata. Sicché, ecco trovata subito la scusa per mantenere in piedi l’osceno bidone. Modificare Via Sicura equivarrebbe – udite udite – a tradire la fiducia dei cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa! Questo argomento lo si è sentito invocare con isterici accenti da talune esponenti rossoverdi. Eh no, non ci siamo proprio!

Paladini della fiducia?

Ad attaccarsi, come cozze allo scoglio, alla volontà dei firmatari di un’iniziativa che non è nemmeno andata in votazione, sono proprio quelli che hanno cancellato senza alcuna vergogna il 9 febbraio, stuprando non solo la volontà popolare, ma anche la Costituzione. E proprio costoro pensano ora, con scioccante ipocrisia, di potersi spacciare (a sproposito) come paladini della “fiducia” e della “volontà dei firmatari”, naturalmente solo quando fa comodo a loro? Ma chi credono di prendere per i fondelli? Via Sicura è un’aberrazione, e come tale va buttata all’aria. Il parlamento lo deve agli automobilisti. Che sono poi la maggioranza dei cittadini.

Lorenzo Quadri

Il Mattino l’aveva scritto!

Reclutatori dell’Isis in Ticino?

 

Per la serie “noi l’avevamo detto”! Nei giorni scorsi è diventata di pubblico dominio, a seguito dell’arresto di un 32enne turco naturalizzato svizzero sospettato di essere un reclutatore dell’Isis, la vicenda del primo foreign fighter partito dal Ticino. Si tratta di un giovane con padre tunisino e madre svizzera,  il quale con tutta probabilità si è radicalizzato nel nostro Cantone.

Ebbene, nel dicembre del 2015 il Mattino aveva intervistato il padre (nel frattempo defunto) di questo foreign fighter. L’uomo aveva lanciato l’allarme: i seguaci dell’Isis sono presenti e fanno proselitismo anche nel nostro Cantone. L’intervistato aveva pure dichiarato che tra le nuove frequentazioni del figlio c’era pure la moschea di Pregassona.

Ma naturalmente erano tutte balle populiste e razziste. Adesso invece si scopre che…

Frontalieri, nuovo record! Ormai sono quasi 65mila!

Ma intanto i politici preferiscono fare i Derrick dei poveri sull’Ufficio migrazione

Ohibò, ma chi se lo sarebbe mai aspettato! In questo sempre meno ridente Cantone i frontalieri sono aumentati di quasi 2000 unità nel corso del 2016! Lo dice l’ultima pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica, non la Lega populista e razzista. Sicché il numero di frontalieri in Ticino a fine 2012 era di 64’327, contro i 62’470 dell’anno precedente. Un nuovo record! Evvai! Avanti così che tra qualche mese festeggiamo i 65mila! Ma come, la stampa di regime non ci ha rifilato tutta una serie di titoloni in cui con la massima enfasi si sottolineava che i frontalieri sarebbero in calo per cui, beceri populisti, basta prendersela con la libera circolazione che è una figata pazzesca?

E invece…

Permessi B farlocchi

Ovviamente nella statistica non figurano i frontalieri occulti. Ossia i permessi B farlocchi, che risultano ufficialmente domiciliati in Ticino (magari in quattro uomini in un due locali: unioni registrate in aumento?) ma in realtà rientrano ogni sera all’italico paesello, dove vivono moglie e figli. Se pensiamo che, almeno fino a qualche anno fa, perfino un direttore di una scuola media cantonale (!) – dipendente del DECS! Altro che “Prima i nostri”! – si trovava in tale situazione…

L’escamotage di cui sopra è particolarmente gettonato nella piazza finanziaria per truccare le statistiche sui collaboratori frontalieri.

I burocrati si contraddicono

Il bello della vicenda è che le cifre sui frontalieri appena pubblicate sono quelle dell’Ufficio federale di statistica (UST). Sicché i burocrati bernesi si contraddicono tra loro.

Da un lato la SECO (segretariato di Stato dell’economia) che, a suon di indagini (?) taroccate sull’occupazione, nega che l’invasione da sud generi soppiantamento e dumping salariale.  La SECO è supportata in questo dall’IRE, che commissiona a ricercatori frontalieri degli studi da cui emerge, chissà come mai, che i frontalieri non sono un problema.

Dall’altro troviamo l’Ufficio federale di statistica il quale, diversamente dalla SECO, non ha molto margine per inventarsi sistemi di misurazione creativi con l’obiettivo di negare l’evidenza e fare propaganda pro-libera circolazione: l’UST deve contare i permessi G col pallottoliere.

Dati allarmanti

E dalla conta col pallottoliere emergono risultati sempre più allarmanti:

  • In Ticino il 27.1%, quindi quasi il 30%, dei lavoratori è frontaliere. La media nazionale, per contro, è del 6.3%.
  • I frontalieri in totale in Svizzera sono 318’500; in Ticino sono 64’327. Questo vuol dire che in Ticino troviamo il 20.2% dei frontalieri presenti a livello nazionale. Peccato che la popolazione ticinese sia il 5% di quella Svizzera!
  • Il problema ticinese è incommensurabilmente più grave di quello di altri cantoni di frontiera: nella regione del Lemano gli occupati frontalieri sono il 12.3%, nella Svizzera nordoccidentale il 10.8% del totale.
  • Davanti a queste cifre c’è ancora qualcuno che si meraviglia e starnazza al “razzismo” se i ticinesi non fanno salti di gioia quando vedono delle targhe azzurre? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!
  • La colpa delle “tensioni” con il Belpaese è di chi ha provocato l’invasione da sud e, prendendo a schiaffi la volontà popolare, rifiuta di arginarla.
  • Nel corso del 2016 i frontalieri sono aumentati di 2000 unità, e il numero delle persone in assistenza in Ticino di 1000. Ma naturalmente non c’è alcun nesso tra le due cose, nevvero spalancatori di frontiere?

La partitocrazia contro Prima i nostri

Intanto, dopo aver rottamato il 9 febbraio, il triciclo PLR-P$$-PPD immagina di poter fare lo stesso con “Prima i nostri”, iniziativa votata dal popolo contro il volere della partitocrazia. Addirittura il presidente del P$ (Partito degli Stranieri) inveisce scandalizzato contro Norman Gobbi per la famosa frase: “è stato un errore assumere un italiano all’ufficio della migrazione”. Certo, perché secondo i kompagni bisogna assumere stranieri! Altro che Prima i nostri: Prima gli altri! L’esempio da seguire è quello del torinese al centro di dialettologia. Centro che guarda caso ha un direttore P$ ed è inserito nel dipartimento P$. Idem dicasi per PLR e PPD, con quest’ultimo che si produce in piroette circensi, girandosi e rigirandosi meglio di una foca ammaestrata: prima contribuisce al tradimento della volontà popolare sul 9 febbraio, poi però finge di lanciare il referendum cantonale contro l’infame ciofeca uscita dalle Camere federali, però contemporaneamente è contrario  a Prima i nostri!

Risultati?

Per il momento non sembra che la famosa commissione parlamentare per l’attuazione di Prima i nostri stia producendo risultati spettacolari. Magari, anche alla luce degli ultimi dati dell’UST (non della Lega populista e razzista) sui frontalieri, sarebbe il caso di darsi una mossa. Perché la situazione da sola non migliora e nemmeno rimane stabile, bensì degenera.

Piccoli Sherlock Holmes?

E non vorremmo che  l’ammucchiata PLR-PPD-P$, adesso che si è messa in testa di giocare al piccolo Sherlock Holmes sul caso “Ufficio migrazione” tramite la famosa sottocommissione speciale di’inchiesta (naturalmente il disegno è sempre lo stesso: montare la panna ad oltranza per dare politicamente addosso all’odiato leghista Norman Gobbi: perché per altri dipartimenti “visitati” dalla Magistratura mica si sono messe in piedi commissioni speciali parlamentari, che peraltro mai hanno cavato un ragno dal buco) perdesse di vista il suo compito! Che non è certo quello di fare l’ispettore Derrick dei poveri, perché per le indagini c’è il Ministero pubblico. Si dedichino piuttosto, i politicanti, alla tutela del mercato del lavoro ticinese dall’INVASIONE da sud. E alla promozione delle occasioni di lavoro per i ticinesi. Perché è questo che si aspettano i cittadini che hanno plebiscitato “Prima i nostri”.

Ah già, ma sappiamo che la partitocrazia non vuole la preferenza indigena. Invece vuole, fortissimamente vuole, sabotare l’odiata Lega ed i suoi esponenti.

Lorenzo Quadri

Ticino “protezionista”? Non facciamo ridere i polli…

La Comco ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si facciano un esame di coscienza

 

Scusate, ma a leggere certe fetecchiate ci scappa un po’ da ridere, anche se di divertente c’è ben poco. Fatto sta che adesso la dormiente Comco (Commissione della concorrenza) esce improvvisamente dal terzo stadio REM e punta il dito accusatore contro i ticinesotti populisti e razzisti: “Il Ticino – esclamano i burocrati bernesi – è troppo protezionista! Pone ostacoli alle aziende artigiane d’Oltregottardo che vogliono arrotondare facendo concorrenza agli operatori ticinesi! La legge sul mercato interno non è rispettata! Via tutti gli albi e albetti professionali!”.

Accipicchia, roba da far tremar le vene ai polsi!

Lo sproloquiare di questi burocrati con i piedi al caldo fa venire la voglia matta di mandarli a Baggio a suonare l’organo. Loro ed i loro padroni del Consiglio federale (camerieri dell’UE), essendo costoro i principali responsabili della situazione denunciata.

Invasione da sud

Infatti il Ticino, con le misure “protezioniste” (?) deplorate dalla Comco, mira ad un solo obiettivo: tutelarsi dalla concorrenza sleale in arrivo da Sud, che sta letteralmente devastando il mercato ticinese, mandando in malora artigiani e piccole imprese. Nei giorni scorsi si è appreso della nuova esplosione del numero dei frontalieri, che infatti stanno per infrangere l’ennesimo record e raggiungere quota 65mila.  Ma anche i padroncini e distaccati continuano a crescere. Nel 2016 le notifiche sono state oltre 26’500, contro  le 8700 (sic!) del 2006.

Davanti a questa invasione, quale atteggiamento hanno assunto i burocrati bernesi ed i camerieri dell’UE del Consiglio federale? Quello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Anzi: nego ad oltranza l’evidenza, servendomi di studi farlocchi della SECO. Che nessuno osi parlare dei disastri della fallimentare libera circolazione! Le frontiere spalancate sono una goduria!

Abbandonati da Berna

Questo sempre meno ridente Cantone è stato – e tuttora è – completamente abbandonato dalla Confederazione, che ci ha imposto la libera circolazione delle persone contro la volontà dei votanti ticinesi. La conseguenza? Uno tsunami di concorrenza sleale da parte di padroncini e ditte italiane che lavorano in nero: in questo modo sono in grado di operare sottocosto, facendo le scarpe agli artigiani e alle imprese ticinesi che pagano stipendi, oneri sociali ed imposte da noi.

Inoltre sul mercato italico, questo sì protezionista, gli operatori svizzeri non battono chiodo.

Chi è causa del suo mal…

Domandina facile facile ai burocrati della Comco: se il Ticino fosse davvero “protezionista”, forse che sarebbe invaso da padroncini e da ditte d’Oltreramina? L’insostenibile impennata di questi operatori dimostra semmai l’esatto contrario, ossia che il Ticino non è abbastanza protezionista. E dunque dovrà diventarlo.

Le (poche) misure messe in campo, essenzialmente grazie ai ministri leghisti, a tutela del mercato del lavoro cantonale danno fastidio ai funzionarietti della Comco, rispettivamente a qualche impresa artigianale confederata? Ci spiace per loro, ma chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Gli amici d’Oltralpe non hanno mai mosso un dito, ma nemmeno per sbaglio, per tutelare il Ticino dall’invasione da sud. Anzi, in ogni occasione di frizione con l’Italia, Berna si è sempre schierata dalla parte di quest’ultima.

Chi non ha avuto remore nel mandare il Ticino allo sbaraglio perché “bisogna aprirsi” ed ubbidire gli eurofalliti di Bruxelles, adesso non venga a rompere i cosiddetti sul presunto “protezionismo”.

Lorenzo Quadri

Sempre più posti per i finti rifugiati, terroristi compresi

Avanti così! La Svizzera continua a scavarsi la fossa a suon di buonismo-coglionismo

 

Sicché la scorsa settimana la kompagna Simonetta Sommaruga, la ministra del partito del “devono entrare tutti”, ha annunciato il nuovo “regalo” al Ticino. Il maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dal 2020 dovrebbe prendere il posto di quello di Chiasso. Con una differenza però: la capienza del nuovo centro sarà ben superiore al doppio di quella del “vecchio”. Da 150 a 350 posti. 200 in più. E scusate se è poco.

“Regalo” al Mendrisiotto

Ecco dunque dimostrato, ancora una volta, che la Lega aveva ragione. Aveva ragione in cosa? Nel combattere la nuova legge sull’asilo, visto che questa serve in prima linea a creare nuove strutture d’accoglienza per migranti economici. E questa sarebbe una politica restrittiva in materia d’asilo?

A seguito della chiusura della rotta balcanica, sempre più finti rifugiati si riversano sul Ticino. Ed infatti è proprio nel nostro Cantone che si registra il maggior numero di entrate illegali, il 70% del totale nazionale. Gli ingressi clandestini in Svizzera sono stati infatti 50mila nel 2016: il doppio dell’anno precedente. Per fortuna che il caos asilo era tutta una balla della Lega populista e razzista! E davanti a questa situazione la kompagna Sommaruga, invece di chiudere le frontiere, crea centri asilanti sempre più grandi. E li rifila al Mendrisiotto. Perché “devono entrare tutti”.

Senza dimenticare che c’è sempre in ballo il centro di Cavallasca,  che il Belpaese vorrebbe creare a poche centinaia di metri dalla frontiera verde e dal valico incustodito di Pedrinate. La sua apertura incrementerebbe ulteriormente la presenza di finti rifugiati in circolazione nel Mendrisiotto. Niente da dire al proposito, Simonetta?

Fare altro si può

Dunque, invece di bloccare l’accesso a chi abusa del diritto d’asilo, dando in questo modo un segnale chiaro, la Svizzera aumenta i posti a disposizione per accogliere migranti economici. E a Berna tentano pure di sdoganare (tanto per restare in tema) l’andazzo con la solita teoria dell’ineluttabilità: non c’è alternativa, sa po’ fa nagott!

Ed invece l’alternativa c’è eccome. Lo dimostrano i paesi dell’Europa dell’Est, come l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia. Quelli che non si fanno mettere i piedi in testa da Bruxelles ma, al contrario, costruiscono i muri sul confine e si rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione di finti rifugiati decisi dagli eurofunzionarietti.

L’esempio USA

Ma lo dimostrano anche gli USA con il presidente Trump ed il muro messicano. Il nuovo inquilino della Casa Bianca provoca le furie uterine degli stizzosi  radikalchic e di certe carampane del cosiddetto “star system” (quelle che in nome della dignità della donna promettevano sesso orale a chi votava contro The Donald; e che, diversamente dal presidente eletto, oltretutto nemmeno mantengono le promesse) perché dimostra che la chiusura dei confini non è solo una fantasia, ma si può benissimo tradurre in realtà. Non solo, ma si può anche bloccare l’accesso di immigrati da paesi a rischio terrorismo. Insomma: tutte le teorie sulle frontiere spalancate come unica opzione, con cui i politikamente korretti da anni ci fanno il lavaggio del cervello, vengono impietosamente sbugiardate per la foffa che sono.

Consiglio federale sbugiardato

Le iniziative dei paesi dell’Europa dell’est e le prime mosse dell’amministrazione Trump mettono a nudo anche le balle raccontate dai camerieri dell’UE in Consiglio federale: non è vero che “non possono”  fare di più per evitare l’assalto di asilanti, tra cui si nascondono anche gli infiltrati dell’Isis. Semplicemente “non vogliono”.

Non ancora contenti, i sette scienziati bernesi hanno toccato il fondo, dichiarando, in risposta ad un atto parlamentare, che la Svizzera non può espellere i jihadisti, accertati come tali, se questi ultimi ritornando nel paese d’origine si troverebbero in pericolo. Il demenziale buonismo-coglionismo raggiunge lo zenit. La sicurezza dei terroristi islamici ha la precedenza, in Svizzera, su quella dei cittadini elvetici!

Ma che bella propaganda che ci facciamo. I seguaci dell’Isis hanno la prospettiva di riuscire ad entrare nel nostro Paese spacciandosi per richiedenti l’asilo senza fare troppa fatica. E possono anche partire dal presupposto di restarci. Chi ringraziamo per questo?

Lorenzo Quadri

 

Indecente: il rapinatore straniero rimane in Ticino!

I legulei del Tribunale federale fanno un nuovo regalo al Cantone ed ai suoi abitanti 

Criminale straniero? Se è giovane (per quanto maggiorenne da un pezzo) ve lo tenete. E lo mantenete pure in assistenza!

Ma bene! Proprio vero che non c’è limite al peggio, ed in particolare al peggio propinato dai legulei buonisti.

Qual è infatti l’ultima prodezza del Tribunale federale? Questa: il cittadino italiano che nel 2011 armato di pistola soft air rapinò la banca Raiffeisen di Cadenazzo, fuggendo con una maxirefurtiva di oltre 160mila Fr (non proprio noccioline) non verrà espulso. L’ennesimo giovane delinquente straniero ce lo terremo in casa, e questo malgrado sia la Sezione della migrazione che il Consiglio di Stato che anche il Tribunale amministrativo (Tram) avessero deciso che costui doveva lasciare la Svizzera. E non solo ce lo terremo, ma lo manterremo anche.

E’ pure in assistenza

Il bravo giovane “non patrizio” infatti è stato condannato a 15 mesi con la condizionale ed inoltre, udite udite, è pure in assistenza dal novembre 2010. Ed è già costato al contribuente ticinese la bellezza di 86mila franchetti. Però, secondo i legulei del Tribunale federale, non deve essere espulso. Quindi rimarrà in questo sempre meno ridente Cantone a mungere le casse pubbliche. E non stiamo parlando di uno che ha rubato ciliegie al mercato. Stiamo parlando dell’autore di una rapina a mano armata (poi che la pistola fosse soft air, le vittime non lo potevano sapere).

La fregnaccia regina

E perché il rapinatore italiano, secondo il TF, non deve venire espulso, malgrado il crimine commesso e malgrado sia in assistenza? Qui si arriva alla fregnaccia regina. Perché al momento dei fatti era “alquanto giovane”. Ohibò. Il delinquente, quando rapinò  la banca, aveva 22 anni. Mica 12. Era maggiorenne da un pezzo. E, se era abbastanza adulto per mettere a segno una rapina a mano armata fruttata 160mila franchetti, è evidente che era – ed è – abbastanza adulto anche per fare i conti con le conseguenze delle sue azioni. Oppure vuoi vedere che anche la maggiore età è un’opinione, da manipolare a piacimento e naturalmente secondo i dettami del politikamente korretto?

Nuovo sconcio

Il Tribunale federale ci propina dunque l’ennesimo sconcio. Il popolo svizzero, e questo già nel 2010, ha deciso l’espulsione dei criminali stranieri. Eppure chi dovrebbe eseguire continua ad inventarsi  scuse per non farlo, non appena intravvede uno spiraglio. E quella della giovane età è francamente ridicola. Se invece di 22 anni il rapinatore ne avesse avuti 62, cosa si sarebbero inventati i giudici di Losanna per lasciare in Ticino il galantuomo? Che era “alquanto anziano”?

Morale della favola. I ticinesotti, chiusi e razzisti, devono tenersi in casa stranieri pericolosi e gli devono pure versare l’assistenza. Poi ci si chiede come mai, e grazie a chi, la spesa sociale è andata completamente fuori controllo.

Solo gli automobilisti…?

Lo scorso 28 febbraio si è votato sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Quell’iniziativa chiedeva che le espulsioni venissero eseguite senza tanti “se” né “ma”. Ma le élite spalancatrici di frontiere, con il supporto della stampa di regime, hanno azionato la consueta macchina del fango. Contro l’iniziativa e, va da sé, contro i promotori, “more solito” denigrati come razzisti, fascisti, disumani (uella).

Se quell’iniziativa fosse stata approvata, vicende scandalose come quella del rapinatore straniero in assistenza che continuerà a farsi mantenere dai ticinesotti ridendosela a bocca larga, non si sarebbero mai potute verificare. Chi il 28 febbraio 2016 ha votato No ed oggi si scandalizza, ci pensi.

Proprio vero la “giustizia” di questo paese è inflessibile solo con gli automobilisti. Poi ci si chiede come mai la gente non ha fiducia nelle istituzioni.

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata dei casi d’assistenza

Ma come, la sostituzione di ticinesi con frontalieri non era una balla populista?

E il bello è che ancora pochi giorni fa la SECO ci propinava l’ennesima statistica farlocca per farci credere che “l’è tüt a posct”

Quando si dice una tempistica fenomenale! La scorsa settimana, i soldatini della SECO sono venuti a raccontarci, sventolando l’ennesima statistica farlocca, che in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe di uno striminzito (?) 4%, quindi appena lo 0.3% sopra la media nazionale. Sicché il  messaggio sottointeso dei balivi SECO è: “ma cosa avete voi cinkali da continuare a disintegrarci i santissimi, visto che l’è tüt a posct?”.

Qualche giorno fa sono invece pervenuti i dati dell’assistenza in Ticino pubblicati dal Beltradipartimento DSS. E cosa apprendiamo? Che il numero delle persone in assistenza residenti in Ticino è schizzato ad 8000 (stato novembre 2016) quindi quasi mille in più rispetto al novembre 2015. Avanti con aumenti annuali di mille casi per volta, entro il 2018 “festeggiamo” i 10mila “assistiti”.

Non era “tüt a posct”?

Ma come: prima i soldatini della SECO ci dicono che “tout va bien, Madame la Marquise” e qualche giorno dopo si scopre che il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 13% nell’arco di un solo anno? La spiegazione è una sola. Sempre la stessa. Ossia che la SECO è ormai diventata un centro di propaganda pro-libera circolazione delle persone, che però costa al contribuente rossocrociato 100 milioni di franchetti ogni anno.

E adesso vogliamo vedere con quale coraggio la SECO di “Leider” Ammann (il ministro liblab che il giorno stesso dell’infame voto parlamentare sul 9 febbraio correva scondinzolante ad informare l’avvinazzato presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker della rottamazione della volontà popolare, per cui “missione compiuta) ed i compagni di merende dell’IRE (quella che utilizza ricercatori frontalieri per realizzare studi da cui emerge che per il Ticino il frontalierato non è un problema) verranno a dirci che la devastante libera circolazione senza limiti non provoca né sostituzione né dumping salariale!  Che sono tutte balle della Lega populista e razzista!

I numeri

Intanto le cifre, non quelle farlocche della SECO, parlano chiaro. La scorsa settimana su queste colonne le abbiamo pubblicate per esteso, questa volta ne citiamo solo un paio:

  • il tasso di disoccupazione ILO in Ticino attualmente è del 6.9% (quindi altro che 4%), che è addirittura superiore a quello della Lombardia (6.7%). Mentre la disoccupazione ILO in Svizzera è del 4.8%. Quindi la differenza tra la cifra ticinese e quella nazionale è di oltre il 2%, altro che lo 0.3% che vorrebbe sbolognarci la SECO.
  • Nel 2000 i frontalieri nel settore terziario, ossia dove soppiantano i ticinesi, erano 10mila, mentre oggi sono 40mila. E nel terziario il numero degli impiegati residenti oltreconfine è sempre aumentato, anche quando la cifre complessiva dei frontalieri scendeva di qualche unità (da notare che ogni infinitesimale flessione viene sparata in prima pagina con titoloni a caratteri cubitali dalla stampa di regime; gli aumenti invece…).

“Tornate ad emigrare!”

E, ma tu guarda i casi della vita, sono proprio le cifre sopra che trovano conferma nell’andamento dell’assistenza. La quale infatti continua a schizzare verso l’alto meglio dello shuttle. Non certo le statistiche taroccate della SECO.

Però davanti ad 8000 persone in assistenza, con un aumento di 1000 nel giro di un solo anno, la partitocrazia continua ad insistere che bisogna mantenere le frontiere spalancate e non porre alcun argine a frontalieri e padroncini!

E mentre noi ci “apriamo” – ossia ci facciamo invadere – solerti funzionari dirigenti del DFE targato PLR, dall’alto del lauto stipendio pubblico garantito fino all’età della pensione, ci vengono a dire che dobbiamo emigrare! E anche il Beltrasereno direttore del DSS nei mesi scorsi aveva espresso un pensiero simile.

 Eccola qua, la visione del triciclo PLR-P$-PPD per il futuro nostro e dei nostri giovani. Facciamo entrare tutti e costringiamo i ticinesi ad andarsene per sopravvivere!

Quanti stranieri?

C’è però anche un’altra informazione che ci piacerebbe avere sugli 8000 casi di assistenza. Sappiamo che almeno il 40% di questi sono stranieri. Quindi ci interessa conoscere l’evoluzione degli stranieri in assistenza in Ticino, ed in particolare di quelli col permesso B.  Esempio di domandine facili-facili: quanti dei 1000 nuovi casi d’assistenza censiti nel 2016 sono svizzeri? Quanti stranieri? Quanti dimoranti? E, se vogliamo andare sull’un po’ meno facile, si potrebbe anche chiedere – in sintonia con un paio di recenti sentenze del Tribunale federale – quanti degli stranieri in assistenza hanno precedenti penali.

Risparmiare

Dove vogliamo andare a parare, lo si sarà capito: visto che la spesa per l’assistenza continua ad esplodere, da qualche parte bisogna tagliare. E dove stia questa “qualche parte”, per noi è chiarissimo: bisogna tagliare sugli stranieri a carico del nostro stato sociale. E piantiamola di tirare in ballo le solite fregnaccie del “sa po’ mia perché la libera circolazione” e blablabla. La libera circolazione, lo hanno detto  anche a Bruxelles, non serve all’immigrato per fare il turista dello Stato soaciale, andando a scegliersi quello da cui è più conveniente farsi mantenere.

E la stessa Germania – Stato membro UE – ha deciso che gli immigrati per i primi 5 anni non hanno diritto all’assistenza.

Lorenzo Quadri

24 milioni spesi per delinquenti “per lo più” stranieri

Gratuito patrocinio alle stelle: ennesimo regalo dell’immigrazione scriteriata

 

Nuova “bella” (si fa per dire) notizia per i contribuenti di questo sempre meno ridente Cantone. Rispondendo ad un’interrogazione della deputata Udc Lara Filippini, il Consiglio di Stato ha informato il volgo ticinensis al proposito delle spese di gratuito patrocinio. La cifra resa nota è allucinante: lo scoperto a carico del Cantone per le difese d’ufficio è di quasi 23 milioni, mentre l’importo per le spese processuali non pagate è di 1.3 milioni. L’enorme somma è stata cumulata in quattro anni. Sicché a tali voci si spendono in media oltre 6 milioni all’anno.

Nella sua risposta il governo precisa inoltre che “le cifre in gioco sono molto alte e i condannati – per lo più persone di origine straniera che vengono espulse dopo l’esecuzione della pena – non dispongono dei mezzi necessari per farvi fronte”.

Verranno poi espulse?

Speriamo che le persone in questione vengano davvero “espulse dopo l’esecuzione della pena”, perché a giudicare da alcune recenti sentenze del Tribunale federale un qualche dubbio al proposito sorge. Vedi il caso dell’italiano autore della rapina a mano armata ai danni della banca Raiffeisen di Cadenazzo, che il TF ha deciso di non espellere, ribaltando le decisioni delle istanze precedenti. Questo  perché, al momento del crimine, l’autore era “alquanto giovane” (22 anni). Risultato: i ticinesotti si tengono in casa il delinquente straniero e lo mantengono pure, dato che il “bravo giovane” è in assistenza da anni.

Al di là di questo, è evidente che, specie in tempo di risparmi, il Cantone deve fare in modo di migliorare il recupero delle spese di gratuito patrocinio: una realtà di cui nel dibattito politico non si parla quasi mai. Malgrado essa, come scritto sopra, finanziariamente “pesi” parecchio.

Ancora foffa importata

Visto che il Mattino è un settimanale razzista e xenofobo, non ci facciamo alcun problema nell’evidenziare  il seguente passaggio della risposta governativa: “i condannati sono per lo più persone di origine straniera”.

Ma come, immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Ecco qui dunque un argomento troppo spesso dimenticato. Nel settore del gratuito patrocinio, il contribuente ticinesotto spende 6 milioni di franchi all’anno per pagare le difese d’ufficio per lo più a vantaggio di delinquenti stranieri. Ecco il bel regalo della politica del multikulti e delle frontiere spalancate! Ci riempiamo di foffa d’importazione, che, oltre  a commettere reati, fa spendere un capitale all’ente pubblico (quindi ai contribuenti, compresi ovviamente gli stranieri onesti). Poi – siccome i conti della Repubblica e Cantone devono in qualche modo quadrare – si taglia nel sociale per finanziare le difese d’ufficio ai delinquenti stranieri?

Dunque, per ricapitolare:

  • l’80% dei detenuti alla Stampa sono stranieri. Al carcere giudiziario della Farera la percentuale sale al 90%. Poiché le giornate di carcerazione dei detenuti stranieri sono oltre 50mila all’anno ed una giornata di carcerazione costa 323 Fr, se ne deduce che i detenuti stranieri costano quasi 18 milioni all’anno.
  • Anzi, senza i delinquenti stranieri non avremmo nemmeno bisogno della Stampa, quindi risparmieremmo un bel po’.
  • Non sappiamo, perché “stranamente” non ci sono statistiche al proposito, quanto si spende in prestazioni sociali per pregiudicati stranieri (vedi il caso del rapinatore in assistenza che non verrà espulso “grazie” al TF).
  • Adesso si scopre che sempre il solito sfigato contribuente ticinese spende 6 milioni all’anno per il gratuito patrocinio di delinquenti “per lo più” stranieri.

Quesito finale

La domanda da un milione è: ma alla fine quanto ci costa in totale la delinquenza d’importazione? E chi possiamo ringraziare per queste spese folli che poi vengono compensate introducendo nuove tasse e balzelli e tagliando sui ticinesi in difficoltà?

Risposta a scelta:

  1. il Gatto Arturo
  2. il Gigi di Viganello
  3. la partitocrazia spalancatrice di frontiere.

PS: a proposito di gratuito patrocinio, aspettiamo anche di vedere quanto costerà al contribuente elvetico l’avvocato d’ufficio di cui potranno beneficiare i finti rifugiati grazie alla nuova legge sull’asilo introdotta dalla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ministra del partito del “devono entrare tutti”, con l’appoggio estatico della partitocrazia.

Lorenzo Quadri

Permessi corrotti: dieci punti fermi nella storiaccia

Tra dipartimenti colonizzati, funzionari stranieri e partitocrazia che sbrocca

 

La vicenda dei permessi B comprati scuote l’amministrazione cantonale ed il Dipartimento delle istituzioni. Naturalmente c’è chi, con buona dose di ipocrisia, ne approfitta per puntare goduriosamente il dito contro il direttore del Dipartimento, l’odiato leghista Norman Gobbi. In questo “sport” primeggiano gli uregiatti, cosa molto comprensibile: tentano di scaricarsi delle proprie responsabilità. Vediamo quindi di mettere nero su bianco 10 punti.

  • I funzionari arrestati sono stati assunti quando alla testa del Dipartimento delle Istituzioni c’era il PPD Gigio Pedrazzini.
  • Per decenni il Dipartimento delle istituzioni è stato feudo del PPD. Dirigenti PPD, quadri intermedi PPD e via andando. Il rapporto commissionato dallo stesso partito al politologo Oscar Mazzoleni sul declino elettorale degli azzurri parla chiaro: “il partito non è più in grado di promettere posti di lavoro in cambio di voti”. Finché “è stato in grado”, però… l’ha fatto! Ed i risultati si vedono.
  • Come giustamente detto anche da Norman Gobbi, è stato un errore assumere uno straniero (calabrese) all’Ufficio permessi. Si tratta di un settore delicato. Stiamo parlando di immigrazione! L’ufficio in questione evade le richieste di stranieri che vogliono entrare nel nostro paese. Forse che in altre nazioni i funzionari che esaminano tali pratiche sono stranieri? Non risulta affatto. Certamente non lo sono nel Belpaese da cui proviene il funzionario (presunto) corrotto di origine italiana. Le aperture, come sempre, sono a senso unico! E poi i razzisti sarebbero i ticinesotti…
  • E’ dunque indispensabile applicare il principio del “prima i nostri”, votato dal popolo, nell’amministrazione pubblica, a maggior ragione negli ambiti più delicati. Dove per “nostri” si intende cittadini svizzeri e meglio ancora se svizzeri di nascita. Il radicamento nel territorio non sarà garanzia di santità, perché i disonesti ci sono anche tra i “patrizi”, ma è un valore aggiunto. Poi se questo è razzismo e xenofobia, ci prendiamo volentieri dei razzisti e degli xenofobi.
  • Visto che il funzionario straniero era già in organico al momento dell’arrivo del nuovo capodipartimento, qualcuno si immagina seriamente che Gobbi avrebbe potuto lasciarlo a casa senza prove concrete di una qualsiasi violazione di servizio, solo in quanto italiano? E’ penoso che l’ex partitone spalancatore di frontiere, quello che NON VUOLE la preferenza indigena, se ne esca con questo grottesco rimprovero, solo per attaccare l’odiato leghista.
  • La punizione dei funzionari colpevoli deve essere esemplare. L’immagine della pubblica amministrazione è compromessa. La fiducia dei cittadini tradita. Gli stessi funzionari onesti, ossia la stragrande maggioranza, chiedono di non venire associati alle mele marce, che vanno epurate tutte senza tanti garantismi.
  • La sorveglianza all’interno dell’amministrazione si potrà migliorare, ma il controllo perfetto non esiste. Nemmeno se si mettesse un controllore per ogni funzionario (e poi magari anche un controllore per controllare il controllore?). La responsabilità e l’onestà individuale del singolo collaboratore continueranno a giocare un ruolo. L’assunzione di persone degne di fiducia e radicate nel territorio è quindi il passo più importante. Perché una volta che il dipendente pubblico ha ottenuto la sua scrivania, prima di rimuoverlo…
  • Davanti alla sacrosanta dichiarazione di Gobbi: “E’ stato un errore assumere uno straniero”, la stampa della fascia di confine si è subito messa a strillare al Ticino “anti-italiano”. Taluni politicanti e funzionarietti hanno seguito a ruota. Ancora una volta gli scriba d’oltreramina travisano, pensando così di aumentare il numero di lettori. Se il funzionario corrotto invece che italiano fosse stato francese, tedesco o delle isole Far Oer, il discorso non sarebbe cambiato di una virgola. Il punto è che bisognava assumere uno svizzero, meglio ancora se nato tale.
  • I giornali delle italiche province a noi contigue, dove in tanti – frontalieri, padroncini e le loro famiglie – hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino, dovrebbero essere molto più cauti parlando di noi. Idem dicasi per politicanti e funzionarietti. Perché spalare palta sul nostro Cantone ed accusare i suoi abitanti di razzismo potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang. Il messaggio dovrebbe essere sufficientemente chiaro anche senza accompagnarlo con un disegno.
  • Per la serie, “un bel tacer non fu mai scritto”: sempre a proposito delle dichiarazioni del direttore del DI sulle assunzioni nella pubblica amministrazione, il presidente del PS (Partito degli Stranieri) Igor Righini ha pensato bene di mettersi a pontificare sulle “responsabilità politiche” di Gobbi. E come la mettiamo, invece, con le “responsabilità politiche” di chi ha tra i propri parlamentari un’indagata per favoreggiamento all’entrata illegale (Bosia Mirra)? E le “responsabilità politiche” di quei kompagni che, in barba al voto popolare su Prima i nostri, assumono stranieri (neo-permessi B!) perfino al centro di dialettologia?

Lorenzo Quadri

Lavoro: le cifre inquietanti dell’invasione da sud!

9 febbraio gettato nel water e le statistiche farlocche della SECO sull’occupazione

9 febbraio 2017: giorno che avrebbe dovuto segnare la fine della devastante libera circolazione senza limiti e l’inizio di una nuova era. Anche e soprattutto per quel che riguarda l’occupazione ed il mercato del lavoro. Invece il 9 febbraio 2017 suggella la fine dei diritti popolari in Svizzera. Che lo scorso dicembre a Berna sono stati vergognosamente calpestati dal triciclo PLR-P$$-PPD e partitini di contorno.

Le frottole della SECO

E proprio lo scorso giovedì 9 febbraio, ma tu guarda i casi della vita, la SECO se ne è uscita con una delle sue improbabili statistiche. Dalla quale emerge che in Svizzera la disoccupazione è aumentata rispetto a 12 mesi fa. Anche in Ticino la disoccupazione risulta in crescita dello 0,1% tra dicembre 2016 e gennaio 2017. Ma naturalmente per i pubblicisti della Segreteria di Stato per l’economia “l’è tüt a posct”. Del resto l’ha ormai capito anche il Gigi di Viganello che la SECO serve solo a fare propaganda pro-UE e pro-libera circolazione, con i soldi dei contribuenti (100 milioni all’anno).

Sempre peggio

Secondo la SECO, attualmente il tasso di disoccupazione in questo sempre meno ridente Cantone sarebbe “solo” del 4%, ovvero lo 0,2% in meno rispetto al gennaio del 2016. La media nazionale è del 3.7%. Quindi il Ticino sarebbe sopra solo dello 0.3%. Uella! Peccato che dai dati ILO, che vengono usati internazionalmente, emerga come al solito un’altra storia. E meglio:

  • nel terzo trimestre del 2016 in Ticino la disoccupazione ILO è stata del 6.9%. Quindi stiamo parlando di quasi il doppio (!) della percentuale strombazzata dagli spalancatori di frontiere della SECO. La Lombardia risultava invece al 6.7%…
  • Sempre nel terzo trimestre del 2016, la disoccupazione ILO in Svizzera era del 4.8%. Sicché il divario tra il Ticino e la media nazionale è di oltre il 2%; altro che dello 0.3% della SECO.
  • Nel terzo trimestre del 2015, la disoccupazione ILO in Ticino era del 6.8%. Sicché rispetto ad un anno fa c’è stata una crescita. E non certo un calo, come vorrebbe raccontarci la SECO.

L’invasione da sud

Già che ci siamo, aggiungiamo qualche dato in relazione all’invasione da sud che da anni il Ticino subisce. Quella che al più tardi lo scorso giovedì avrebbe dovuto essere arginata. Invece andrà avanti ad imperversare ad oltranza, grazie alla partitocrazia. Gli elettori se ne ricordino quando gli sguatteri di Bruxelles che hanno gettato nel water il 9 febbraio torneranno a mettere fuori il faccione per accattare voti.

– Nel 2016 i lavoratori notificati (ovvero padroncini e distaccati) sono stati 26’516, contro i 25’576 dell’anno precedente. Nel 2006 erano 8’785 (sic!).

  • Le giornate di lavoro svolte dai notificati sono state 708’670 nel 2016, contro le 665’184 del 2015 e le 289’741 del 2006.
  • Nel terzo trimestre 2016 i frontalieri attivi in Ticino erano 62’246. Nel secondo trimestre erano invece 62’171. Ohibò: come mai la stampa di regime, sempre pronta a spiattellare titoloni in prima pagina ad ogni calo di un paio di unità, non ha nulla da dire al proposito?
  • Ancora più interessante il dato dei frontalieri nel settore terziario, ovvero quello in cui si sostituiscono ai residenti. Siamo passati dai 37’912 del terzo trimestre 2015 ai 38’072 del secondo trimestre 2016 ai 38’336 del terzo trimestre 2016. Quindi la crescita continua, e alla grande! E con essa il soppiantamento ed il dumping salariale. Ma naturalmente la stampa di regime… citus mutus!
  • Nel 2000, quindi non nell’antichità classica, i frontalieri nel terziario erano circa 10mila mentre oggi sono quasi 40mila. Ormai siamo vicini alla quadruplicazione!
  • E poi qualcuno ha ancora il coraggio di dire che non è in atto alcuna invasione da sud, ma quando mai, sono tutte balle della Lega populista e razzista?

I suicidi

E’ quindi evidente che il nostro mercato del lavoro è andato a ramengo. E sempre per una strana casualità nei giorni scorsi è stata pubblicata dai giornali italiani una notizia di cronaca molto triste, poi ripresa anche dal Mattinonline e da LiberaTV: un trentenne di Udine si è suicidato perché non aveva lavoro ed era stufo di ricevere porte in faccia. Qualche esponente della partitocrazia spalancatrice di frontiere pensa forse che episodi del genere non succedano anche in Ticino? Qui c’è qualcuno – parecchi qualcuno – che farebbe meglio a farsi un esame di coscienza. Altro che scrivere post lacrimevoli sul drammatico evento e poi propagandare la libera circolazione! Vero kompagno Canetta direttore della RSI?

Lorenzo Quadri

Il divieto di girare in burqa ha avuto effetto preventivo

La nuova norma, plebiscitata dal popolo ticinese, è efficace. E sta facendo scuola

 

E’ stato divulgato in questa settimana il bilancio dei primi sei mesi d’applicazione della legge antiburqa in Ticino. Risulta che le sanzioni sono state poche: sei multe e dieci ammonimenti. I multikulti – quelli che sognano di sdoganare minareti e velo integrale e di rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera – ne hanno approfittato per sottolineare che si tratta di cifre piccole e quindi, a loro dire, sul pastrano integrale si farebbe “tanto rumore per nulla”.

Cifre piccole

Sulle cifre piccole: embè? Nel caso qualcuno non l’avesse capito, l’obiettivo del divieto di burqa non è mai stato quello di riempire le casse pubbliche con le contravvenzioni, bensì di chiudere le porte del nostro paese all’estremismo islamico ed ai suoi simboli, incompatibili con i valori occidentali.

L’introduzione del divieto di Burqa è stata accompagnata da un’accurata azione informativa. Evidentemente è successo proprio il contrario di quello che paventavano gli spalancatori di frontiere multikulti, i quali tentavano di colpevolizzare i sostenitori del divieto di dissimulazione del viso (“beceri razzisti islamofobi”) farneticando dei laceranti conflitti interiori (?) che esso avrebbe provocato alle donne in arrivo da paesi dove sono costrette a girare integralmente velate. Cosa è accaduto invece? E’ accaduto che le turiste arabe si sono tolte il burqa. Senza tante storie.

Nessuna defezione di turisti

Smentiti anche gli ambienti turistici i quali, preoccupati per la propria saccoccia, paventavano la diserzione dei turisti arabi. Invece i turisti dei paesi del Golfo sono arrivati tranquillamente, senza burqa. Anzi, ne sono arrivati più di prima.  Forse perché il divieto di burqa non è cosa poi così scandalosa nel mondo musulmano, essendo in vigore anche alla Mecca? Ma questo i multikulti si sono ben guardati dal dirlo. Il loro unico obiettivo era infatti denigrare e delegittimare i promotori del divieto.

Un divieto, plebiscitato dal popolo ticinese, che sta facendo scuola. Ed infatti sempre più paesi lo stanno introducendo o pensano di farlo (ultima in ordine di tempo, l’Austria). Tutti scemi, i governanti di questi Stati? Tutti razzisti e xenofobi? Tutti ad autoerotizzarsi cerebralmente con “non problemi”? Oppure, per l’ennesima volta, ad essere “fuori a sbalzo” sono i multikulti? Quelli che vogliono rottamare la nostra identità ed i nostri valori per promuovere l’islamizzazione della Svizzera?

Un successo

Il divieto di burqa votato dai ticinesi è quindi un successo. Ha avuto esito preventivo (poche le sanzioni comminate), ha chiarito che in Ticino non c’è spazio per usanze incompatibili con i valori occidentali, non ha provocato né crollo del turismo dai paesi del Golfo né psicodrammi individuali. Ed ha fatto da apripista.

A rosicare è rimasta la svizzera (?) convertita all’Islam radicale Nora Illi (quella che un ex deputato verde austriaco ha definito “una marionetta insignificante a cui è stato fatto il lavaggio del cervello”) ed il di lei sodale Rachid Nekkaz, sedicente imprenditore algerino.

In effetti tra le sei donne multate in Ticino perché giravano in burqa c’è anche la Illi, che è stata sanzionata in quel di Lugano. Unico neo: la multa è stata di soli 250 Fr. Essendo la signora plurirecidiva e provocatrice, si sarebbe dovuti passare direttamente alla sanzione massima, ossia 10mila franchetti.

Lorenzo Quadri

Riforma III: un Sì per i nostri posti di lavoro

Il Consiglio federale ha di nuovo calato le braghe, e adesso bisogna limitare i danni

Votare Sì ha un costo; votare No ha un costo molto più elevato. In Ticino ci sono 3000 impieghi a rischio!

Sulla Riforma III della fiscalità delle imprese (Riforma III) a $inistra si sta montando la panna ad oltranza. Chiaro: nel partito delle tasse, solo a sentir parlare di alleggerimenti fiscali, parte l’embolo.

La campagna contro la Riforma III è un’operazione di marketing politico del P$, fatta con cifre farlocche. Ma a $inistra non hanno alcuna proposta alternativa. Dicono Njet pensando che sia pagante elettoralmente. E oltretutto hanno ancora la lamiera di tirare in ballo il ceto medio: proprio loro, che il ceto medio l’hanno sempre flagellato con nuove tasse e balzelli, per creare una burocrazia sempre più costosa ed invasiva e per mantenere tutti gli immigrati nello stato sociale ed i finti rifugiati con lo smartphone (quelli che “devono entrare tutti”).

Conseguenza della politica di $inistra

La Riforma fiscale III non è piovuta dal cielo: è arrivata perché il Consiglio federale, come suo solito, si è affrettato a calare le braghe, neanche le avesse piene di formiche rosse, davanti alle nuove regole internazionali che non permettono i regimi fiscali speciali per le società attualmente in vigore in Svizzera. Diversamente detto, la Riforma III è arrivata perché il Consiglio federale ha fatto esattamente ciò che la $inistra ha sempre voluto: genuflessione ad ogni e qualsiasi diktat in arrivo dall’estero. Bisogna aprirsi! Bisogna rottamare le specificità elvetiche! Bisogna diventare uguali agli stati eurofalliti! E adesso che ai cittadini viene presentato il conto di questa politica di $inistra, ecco che i kompagni si mettono a starnazzare? Troppo comodo. E anche molto ipocrita.

Ticino: a rischio 3000 impieghi

Se il Consiglio federale non avesse calato le braghe per l’ennesima volta, non ci sarebbe stato bisogno di nessuna Riforma III. Ma visto che le ha calate, occorre limitare i danni e fare di necessità virtù. La Riforma III è proprio questo: un intervento di riduzione del danno. O, come già scritto su queste colonne, un paracadute.

Qual è il danno da ridurre? Presto detto. In Ticino le società che attualmente beneficiano degli “abolendi” regimi fiscali speciali sono 1355. Esse garantiscono:

  • un gettito fiscale di circa 180 milioni di Fr;
  • il 7,7% del PIL
  • 3000 posti di lavoro.

Se la Riforma III delle imprese verrà respinta, la conseguenza sarà la caduta dei regimi fiscali speciali senza alcuna misura di compensazione. Le aziende che di questi regimi beneficiano, in genere molto mobili, faranno in fretta a partire per altri lidi. Ciò significa che i 180 milioni di gettito ed i 3000 posti di lavoro sono fortemente a rischio.

Ma la Riforma III mira anche a rendere il Ticino più attrattivo per quegli insediamenti ad alto valore aggiunto, specie nella ricerca e nello sviluppo, che tutti dicono di volere ($inistra in primis) perché fa tanto radikalchic. Quando però si tratta di passare al dunque, la storia cambia…

Il No costa assai più del Sì

Nessuno lo nega. Almeno sul breve termine, la Riforma III avrà un costo in termini di minori entrate nelle casse pubbliche. Tuttavia su tempi più lunghi permetterà di preservare l’attrattività fiscale della piazza economica svizzera. E quindi i posti di lavoro nel nostro Paese. Ed il lavoro è la prima priorità.

Se votare sì alla Riforma III avrà un costo, Votare No avrà un costo molto più alto. Non solo sul breve termine. Anche e soprattutto sul medio e sul lungo. E i kompagni che la avversano con toni apocalittici non hanno alcuna proposta alternativa.

Scegliamo dunque il “meno peggio” e votiamo Sì il prossimo 12 febbraio.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Per il PLR in Ticino devono entrare tutti, anche i delinquenti

Casellario giudiziale: l’ex partitone, a manina con il P$$, si schiera contro. Vergogna!

La Lega ed il Ticino hanno vinto a Berna. La commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale  (Cip-N) ha infatti approvato, per 13 voti contro 11, le iniziative cantonali ticinesi a sostegno della richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio di un permesso B o G. Gli Stati avevano in precedenza preso la stessa decisione.

Prassi valida

La richiesta sistematica del casellario giudiziale, introdotta nell’aprile 2015 dal ministro leghista Norman Gobbi, ha dimostrato la propria validità. E non serviva il mago Otelma per prevederlo. Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha infatti reso noto che grazie al casellario sono state respinte 64 richieste di stranieri potenzialmente pericolosi. “Brava gente” che altrimenti si sarebbe trasferita in questo sempre meno ridente Cantone. Ed è solo la punta dell’iceberg. Infatti ai 64 njet occorre aggiungere tutti gli aspiranti frontalieri o dimoranti con la fedina penale sporca che, sapendo della nuova prassi, hanno rinunciato a chiedere un permesso. E su questi, ovviamente, non esiste alcuna statistica.

La Lega vince

La Cip-N ha dunque dato, a maggioranza, RAGIONE a Norman Gobbi, alla Lega ed al Ticino. Maggioranza risicata, però, in cui i due esponenti ticinesi Roberta Pantani (Lega) e Marco Romano (PPD) hanno fatto da ago della bilancia. Chi, dunque, era contrario? La $inistra spalancatrice di frontiere, ovviamente: i kompagnuzzi del “devono entrare tutti”, delinquenti compresi.

Ma a manina con i kompagni, dai quali evidentemente non ci si poteva aspettare nulla, a votare contro il casellario c’era l’ex partitone. Tutti i rappresentanti liblab nella Cip-N si sono espressi contro la richiesta del Ticino. Complimenti, ex partitone! La maschera cade. Sicché anche secondo l’ex partitone “devono entrare tutti”, delinquenti compresi. Prendere nota. Ancora una volta il PLR si schiera compatto contro il Ticino ed i ticinesi.

Il tandem P$$-PLR

Alle camere federali, i liblab in tandem con i kompagni hanno gettato nel water il “maledetto voto” del 9 febbraio, stuprando la Costituzione ed i diritti popolari, con il PPD che faceva da palo. Almeno sul casellario, il PPD ha votato giusto. L’ex partitone invece persevera: la priorità è fare gli zerbini  dell’UE e della libera circolazione. La sicurezza del Ticino e dei ticinesi vale meno di zero. Che entrino pure tutti i delinquenti, purché i nostri padroni di Bruxelles siano soddisfatti di noi! Siamo sguatteri dell’UE e ce ne vantiamo!

Contenti loro. C’è da dubitare che l’elettorato ticinese ne sarà altrettanto estasiato.

Certo che serve a molto avere un ticinese come capogruppo PLR alle camere federali, visti i risultati: il partito si schiera sistematicamente contro gli interessi del nostro Cantone.

Mantenere ad oltranza

E’ in ogni caso evidente che la richiesta del casellario giudiziale verrà mantenuta ad oltranza. Indipendentemente dai mal di pancia che essa provoca a Berna e oltreramina. E indipendentemente anche delle decisioni della Camere federali – che comunque stanno andando per il verso giusto. Questo perché è una semplice misura di buonsenso. Solo dei perfetti cocomeri potevano pensare di fare affidamento sull’autocertificazione in materia di precedenti penali!

E il bello è che Jacques De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf (quello che andava a Roma a negoziare in inglese) pretendeva di raccontare alla deputazione ticinese a Berna che il casellario non serviva a niente per cui bisognava eliminarlo per far contenti  gli italici. Bravo De Watteville, applausi a scena aperta. Questo tanto per chiarire il livello di tale personaggio, che dopo la pensione è stato nominato negoziatore in capo con l’UE. E c’è il vago sospetto che difenda gli interessi dell’UE assai più di quelli della Svizzera.

Lede o no?

Il PPD ha motivato il suo sostegno al casellario dicendo che “non lede la libera circolazione”. A noi non ce ne frega un tubo se il casellario lede  o no la libera circolazione.  La nuova prassi introdotta da Gobbi ha permesso di evitare che tanti delinquenti, potenzialmente pericolosi, si trasferissero in Ticino. Dunque va preservata. Perché funziona. La libera circolazione delle persone, invece, provoca solo disastri. E quindi deve saltare.

Lorenzo Quadri