Fiscalità delle imprese: il pastrocchio è servito

Una riforma da sostenere “turandosi il naso”: perché è comunque meglio che niente

In Consiglio nazionale l’intera giornata di mercoledì è stata dedicata al dibattito sulla cosiddetta Riforma fiscale 17. La riforma nasce dalla necessità di abbandonare i regimi fiscali delle holding, non più compatibili con il diritto internazionale. Ringraziamo i fan (zerbini) del diritto internazionale; quelli a cui farsi schiacciare gli ordini dall’estero piace assai. Sta di fatto che i regimi fiscali attuali non verranno più accettati e quindi delle due l’una. O si resta alla finestra a guardare mentre le holding con i relativi posti di lavoro lasciano la Svizzera per trasferirsi in altri lidi fiscalmente più vantaggiosi, creando migliaia di nuovi disoccupati nel nostro Paese; oppure si trovano delle alternative per mantenerle qui.

Inutile dire che la gauche-caviar, che solo a sentire le parole “competitività fiscale” diventa cianotica, preferirebbe veder sparire gli impieghi e perdere tutto il gettito delle holding. Una posizione che fa ridere i polli se si pensa che, quando si tratta delle proprie saccocce personali, i kompagni l’ottimizzazione fiscale la praticano eccome: vedi il caso eclatante della milionaria esentasse Margret Kiener Nellen, deputata P$$ in Consiglio nazionale. Due pesi e due misure. Come sempre.

Quel certo déjà-vu

La nuova riforma fiscale sostituisce la Riforma III della fiscalità delle imprese bocciata dal popolo svizzero (ma accettata in Ticino) nel febbraio 2017. Ma come far sì che ciò che è già stato rifiutato in precedenza venga accettato questa volta? Ecco che arriva il colpo di genio (?) del Consiglio degli Stati: legare gli sgravi alle aziende ad un finanziamento all’AVS.

Ohibò, qui c’è come una certa qual sensazione di déjà-vu. L’inciucio tra fiscalità e socialità ricorda qualcosa: ed infatti sembra che a Berna sia stato fatto il copia-incolla della riformetta fisco-sociale ticinese, approvata alle urne per il rotto della cuffia lo scorso aprile. Nella Camera del popolo, gli scettici hanno definito a più riprese tale operazione un  “mercato delle vacche”. Certamente l’inciucio è problematico dal punto di vista democratico. Nel caso, assai probabile, di un referendum, il popolo non potrà dire Sì alla parte fiscale e No alla parte AVS, o il contrario. Potrà solo prendere o lasciare l’intero pacchetto. Non è la prima volta che succede. Tuttavia 1) un’iniziativa popolare con gli stessi contenuti verrebbe affossata per mancato rispetto del requisito dell’unità della materia e 2) chi ritiene che il pastrocchio fisco-sociale verrà accettato in votazione popolare perché ogni cittadino potrà trovare qualcosa che gli piace, dimentica che potrebbe instaurarsi la logica esattamente contraria: ovvero, chiunque potrebbe trovare qualcosa che non gli piace.

Tirando le somme

La riforma federale “fiscosociale” non entusiasma nessuno. Perfino i soldatini di Economiesuisse sono a meno che tiepidi.  Quanto ai soldi extra che entreranno nelle casse dell’AVS, è bene ricordarlo, proverranno soprattutto dai contributi dei lavoratori.

Morale della favola: la riforma va accettata “turandosi il naso”, perché questa (mediocre) riforma è meglio di nessuna riforma. Se il popolo svizzero dicesse ancora una volta No, resteremmo fermi al palo per anni. Nel frattempo, le aziende prenderebbero il volo. Con esse i posti di lavoro.

Un paio di cosette vanno però sottolineate.

  • La Lega si è opposta al tentativo di contrabbandare in questa riforma “fiscosociale” l’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni;
  • Il triciclo PLR-PPD-P$$ non ne ha voluto sapere di votare delle proposte, formulate dall’Udc, che chiedevano che i finti rifugiati non beneficiassero di rendite superiori a quelle dei pensionati svizzeri (attualmente è così) e di risparmiare sugli inutili aiuti all’estero.

I commenti li lasciamo a chi legge.

 

“Scuola rossa”: a rischio il futuro dei giovani ticinesi

C’è ancora una settimana di tempo per dire NO ad una scuola costosissima e non svizzera

L’appuntamento con le urne si avvicina. Il nervosismo dei promotori della scuola ro$$a – chi l’ha ideata e chi, fattosi infinocchiare, è saltato sul carro – ha superato da tempo il livello di guardia. Basti pensare che il bollettino liblab Opinione liberale (più redattori che lettori) ha sbroccato perché, sull’ultima edizione, il Mattino ha osato far notare al PPD (sic!) che il sostegno uregiatto alla scuola ro$$a è autolesionista.

Tandem P$-COR$I

Ma l’establishment dell’ex partitone nella Scuola che (non) verrà deve esserci invischiato fin sopra ai capelli.  Al punto che perfino l’ex direttore del DECS Gabriele Gendotti – uno dei promotori dell’iniziativa “Ticino laico” che vuole cancellare il cristianesimo dalla nostra Costituzione per meglio spianare la strada agli islamisti, che non aspettano altro – si fa intervistare sul Corriere del Ticino  a sostegno della scuola rossa. Evidentemente gli esponenti della casta si reggono la coda a vicenda. E qui vediamo di nuovo all’opera il tandem P$ – Pravda di Comano. Il Gigio Pedrazzini, presidente dell’inutile COR$I, si è già affrettato a dare la propria benedizione alla scuola ro$$a. Chiaro: ai tempi del No Billag, il P$ ed i suoi soldatini hanno attivato la macchina del fango contro i promotori della “criminale” iniziativa, a suon di insulti, denigrazioni ed attacchi personali. Adesso la COR$I si sdebita. E il buon Gendotti, ma guarda un po’, ne è vicepresidente.

I casi della vita

Certo che fa specie che un ex direttore PLR del DECS, che di riforme in 10 anni non ne ha fatta mezza, vada  ad appoggiare la riforma  del suo successore, grondante ideologia rossa. Una riforma che già di per sé costituisce una sconfessione dell’operato governativo di Gendotti in quanto predecessore di Bertoli. Una riforma che di “liberale” non ha proprio nulla. Tant’è che l’ex partitone, come sappiamo, era inizialmente contrario. Poi i suoi rappresentanti parlamentari si sono fatti infinocchiare e ne è seguito un imbarazzante “contrordine compagni”. Confidiamo che la base del partito, ancora una volta, si mostrerà più avveduta dei vertici e li sconfessi nelle urne.

Ma come…

Ma tu guarda questi liblab: si fanno portar via il DECS dal P$ e poi si prestano ancora a galoppinare la scuola $ocialista che è la negazione dei valori liberali: infatti mira a fare strame del principio (liberale) delle pari opportunità di tutti gli alunni per sostituirlo con l’illusione ro$$a della “parità di arrivo”. Logica conseguenza: livellamento verso il basso delle competenze scolastiche dei giovani ticinesi. Ma come: non era proprio il PLR a sciacquarsi la bocca con la storiella delle “eccellenze”? Ed invece…

Autolesionisti

Evidentemente nessuno può impedire a PLR e PPD di farsi male da soli, visto che ci tengono tanto. Il problema però è che, con il loro appoggio alla Scuola che (speriamo non) verrà, rischiano di far male, e tanto, alla scuola ticinese per i prossimi quarant’anni. Non solo agli allievi-cavie umane su cui la riforma verrà sperimentata al prezzo di 7 milioni, ma a generazioni di ragazzi ticinesi: il loro futuro sarà pesantemente ipotecato. E questo in un Cantone con un mercato del lavoro dove competizione e sostituzione con frontalieri la fanno sempre più da padrone. Ciò accade, ma guarda un po’, grazie alla libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$,  che ora vorrebbe creare in Ticino una scuola non svizzera e livellata verso il basso. Peggio di così.

Giornali di servizio

Anche la stampa di regime evidentemente è schierata con la casta e la partitocrazia. Venerdì il Corriere del Ticino ha pubblicato l’ennesima verbosa opinione di Bertoli (o dei suoi galoppini dipartimentali e poi firmata da lui) a sostegno della Scuola che (non) verrà. Quante ne avrà pubblicate nelle ultime settimane? Una decina? Tra cui anche repliche, dupliche e tripliche.
Pubblicazioni seriali di questo tipo – siamo a livello di stalking ai lettori  – il CdT non le concede a nessun altro. Men che meno al fronte avverso alla scuola rossa. Ai cui esponenti dopo uno, al massimo due contributi viene intimato lo stop. Ma si vede che il Corriere del Ticino è diventato il bollettino propagandistico del direttore del DECS. Per un quotidiano che si dichiara “indipendente” non è un motivo di vanto.

Sempre venerdì, sul foglio radiko$ocialista LaRegione, il direttore si arrampica sui vetri nel tentativo di sdoganare la tesi che la Lega sarebbe contraria alla scuola ro$$a solo per fare uno sgambetto elettorale a Bertoli. Ossignùr. La realtà è molto meno contorta: i leghisti sono contrari alla Scuola che verrà perché è una costosissima ciofeca (almeno 35 milioni all’anno).

Lorenzo Quadri

 

Il galoppinaggio del direttore di Pro Infirmis

 

Il galoppinaggio a sostegno della scuola ro$$a si fa sempre più scomposto. Venerdì il direttore di Pro Infirmis Ticino e Moesano, Danilo Fiorini, ha trasmesso via email a tutti i suoi contatti una lettera aperta (con tanto di logo di Pro Infirmis e sua fotografia)  contente un appello a votare Sì alla scuola che verrà. Ora, Pro Infirmis si occupa di persone disabili. Forse che la scuola che verrà ha a che vedere con i disabili? No. L’ “inclusione” su cui la riforma monta la panna non è quella delle persone con handicap. Il direttore di Pro Infirmis lo sa benissimo; nella sua circolare lo scrive pure (“la riforma non affronta direttamente la questione…”). Però ciò non gli impedisce di fare propaganda. E, tanto per non farsi mancare nulla, correda il suo scritto con un titolo ad effetto, ma completamente farlocco: “Non lasciatemi fuori dalla scuola!”. Come se i contrari alla scuola che (non) verrà volessero espellere dalle scuole i bambini disabili. Bufala e ricatto morale in un colpo solo. Se questi sono i sistemi con cui Pro Infirmis pensa di raggiungere i propri (lodevoli) scopi, auguri.

Non solo. Nel suo scritto Fiorini arriva a dire: “Ho letto indignato oppositori alla “scuola che verrà” affermare che l’inclusione scolastica abbasserebbe il livello di apprendimento dei bambini normali” e questo sarebbe“un colpo allo stomaco per i genitori di tanti bambini, con disabilità e no”.

Avanti con le corbellerie! Tentare di denigrare i contrari alla scuola che verrà dipingendoli come biechi nemici delle persone con handicap non è solo falso, ma è anche un tantino squallido. Come squallido è strumentalizzare un’organizzazione che si occupa di persone disabili – e quindi i disabili stessi ed i loro familiari – per fare campagna politica ad un progetto che con la disabilità c’entra come i cavoli a merenda, ma che evidentemente ha il merito di provenire dalla parte “giusta”. Questo sì che indigna, caro direttore. Chissà se la direzione nazionale di Pro Infirmis è al corrente di simili derive a sud delle Alpi?

Lorenzo Quadri

 

 

 

La truffatrice straniera che ha trovato “ul signur indurmentàa”

Il 25 novembre Sì alla modifica di legge contro i furbetti (magari importati) dell’AI

Ma come: gli stranieri che abusano del nostro stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?  Invece, nei giorni scorsi abbiamo appreso la lieta novella che il Tribunale federale (TF) ha confermato l’espulsione dalla Svizzera di una donna serba di 35 anni che ha truffato l’invalidità per centinaia di migliaia di franchi. Poiché sappiamo che i legulei del TF non hanno certo l’espulsione facile, ma al contrario si arrampicano sui vetri per far restare tutti, vuol dire che l’ennesima “non patrizia” che ha trovato in Svizzera “ul signur indurmentàa” l’ha combinata grossa. In effetti, se la truffa non fosse stata scoperta, la signora si sarebbe cuccata oltre 1.2 milioni di franchetti dalla nostra assicurazione invalidità da qui al pensionamento.

Ed i soldi che Madame ha intascato, dove sono andati a finire? Come da copione, nella costruzione di una lussuosa magione al natìo paesello. Apperò!

Finti invalidi stranieri

Come ha fatto la 35enne serba ad ottenere una rendita AI? Elementare, Watson: tramite certificato medico farlocco in cui si attesta che la sciura è invalida per sedicenti motivi psichici. Eh già: la diretta interessata era così sofferente da essere un’assidua frequentatrice di discoteche e locali pubblici. Senza tuttavia essersi minimamente integrata. Dopo 20 anni di permanenza nel nostro paese, la signora ha ancora bisogno di un interprete (pagato da chi?) per rapportarsi con le autorità elvetiche. Evidentemente la 35enne serba conduceva, con i soldi della nostra AI, una vita a 5 stelle, e frequentava solo con il clan dei connazionali. Integrarsi? Non sia mai! In Svizzera ci si va solo per mungere. Tanto gli svizzerotti sono così fessi che mantengono tutta la foffa d’importazione!

Inutile dire che le centinaia di migliaia di franchetti che la signora ha ciucciato dalle nostre assicurazioni sociali non le vedremo più. Ci piacerebbe però sapere qualcosa anche sul medico che ha stilato i certificati farlocchi, causando un considerevole danno economico alla collettività. I medici compiacenti sono complici dei truffatori, e sarebbe il colmo se non venissero chiamati alla cassa.

Il 25 novembre si voterà sulla modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che prevede l’introduzione della base legale per far sorvegliare i presunti “furbetti”. Una modifica da approvare; a tutela di chi invalido lo è davvero!

Lorenzo Quadri

 

Il coraggio che mancava ieri non si è materializzato oggi

In arrivo sgravi fiscali per tutti? Senza un’iniziativa popolare, ce li sogniamo!

 

Si vede che la campagna elettorale è iniziata! La scorsa settimana il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha annunciato che il DFE starebbe “approfondendo la possibilità di abbassare il moltiplicatore d’imposta cantonale riducendo così l’onere fiscale non solo alle aziende ma anche a tutti i cittadini”.

Finalmente in arrivo gli sgravi fiscali per tutti? Sì certo, per chi crede ancora a Babbo Natale!

Semplice boutade

Anche il Gigi di Viganello ha infatti capito che si tratta di una mossa di marketing elettorale. In realtà a Palazzo delle Orsoline non c’è nessuna maggioranza a favore degli sgravi fiscali per le persone fisiche, in particolare per il ceto medio ed in single. Perché il triciclo PLR-PPD-P$ non li vuole.

Al contrario, nel recente passato il ceto medio è stato continuamente gravato di nuovi balzelli: vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta (regalo, ma guarda un po’, dello stesso DFE).

Quanto alle persone singole: pochi mesi fa gli esponenti del triciclo in Gran Consiglio, compresa la grande maggioranza dei deputati PLR, sono riusciti a votare contro l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica, datata 2001, che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole. Argomento per il njet? La solita fregnaccia del “non è il momento, e poi gh’è mia da danée”.Insomma: per occuparsi delle persone singole non è mai il momento. E adesso “si” pretende di farci credere che improvvisamente il vento sarebbe cambiato e che il momento degli sgravi per tutti sarebbe arrivato? Ma va là! Non siamo mica venuti giù con l’ultima piena…

Il coraggio che non c’è

“Il coraggio, se uno non ce l’ha, mica se lo può dare”, diceva il manzoniano Don Abbondio. La considerazione vale anche per Vitta e per la maggioranza del Consiglio di Stato. I “cuor di leone” fiscali, infatti, per evitare l’emigrazione di massa dei redditi alti, hanno partorito una riformetta fiscale mignon, con sgravi solo per i ricchi e per le imprese: quella votata in aprile ed accettata per il rotto della cuffia.  E già allora, spaventati dalla loro stessa audacia (?), i “ministri” si sono sentiti in dovere di ulteriormente annacquare la manovricchia. Così ne hanno fatto un unico pacchetto con le famose misure sociali. Che di per sé con il fisco non hanno nulla a che vedere. E nonostante tutto i $inistrati, che solo a sentire le parole “sgravi fiscali” diventano cianotici, hanno lanciato il referendum.

Mancano i numeri

E adesso che le elezioni cantonali si avvicinano, ci si vorrebbe far credere che il coraggio, che mancava fino a qualche mese fa, si è improvvisamente materializzato? Ma non se la beve nessuno!

E’ infatti evidente che né in governo e nemmeno in parlamento – come dimostrano i precedenti di cui sopra, in particolare la bocciatura dell’iniziativa Canonica – ci sono i numeri per l’approvazione di una riforma fiscale degna di questo nome. Quella di Vitta è dunque, semplicemente, una boutade da campagna elettorale, fatta approfittando del vuoto di notizie estivo (ormai la polemica sui giocatori della nazionale che esultano con le aquile si è esaurita). Speriamo che l’ex partitone, con la sua bulimia di cadreghe, non intenda regalare a questo sfigatissimo Cantone una campagna elettorale di 9 mesi. E’ già accaduto quattro anni fa con esiti deleteri: paralisi dell’attività politica. Alla faccia del Buongoverno!

Iniziativa popolare

Gli sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole ci vogliono. La Lega e questo giornale lo dicono da anni. Ma tramite le vie istituzionali (governo e parlamento) si ottiene zero. Inondare il Gran Consiglio di iniziative parlamentari non porta dunque a nulla. Se si vuole una vera riforma fiscale per i cittadini, c’è una sola opzione: l’iniziativa popolare. Ossia, raccogliere le firme e far votare la gente. Il resto è solo blabla. E la boutade di Vitta è destinata a fare la fine della canicola: dimenticata con il primo acquazzone.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro con l’UE? “Non siamo mica scemi!”

Altro che firmare nuovi trattati-capestro! Bisogna disdire qualcuno di quelli in vigore

 

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha fretta di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quell’accordo capestro che – lo ripetiamo per l’ennesima volta, ma come dicevano gli antichi romani repetita iuvant – ci trasformerebbe di fatto in unacolonia dell’UE.

Con un simile trattato in vigore, in ambiti importanti non potremmo più decidere un tubo: ci arriverebbero i diktat direttamente da Bruxelles, con i giudici stranieri ad applicarli. Sì, giudici stranieri. Altro che la fregnaccia della Corte arbitrale composta da magistrati svizzeri e della DisUnione europea che adesso tentano di spacciarci per buona.  Una simile corte potrebbe semmai decidere sull’applicazione del diritto svizzero. Ma per il diritto UE, gli eurobalivi non riconoscono altra giurisdizione che quella della Corte di giustizia europea.

Lavaggio del cervello

Se il risultato del famoso “tasto reset” è la corsa autolesionista alla sottoscrizione dell’accordo quadro, siamo a posto. In realtà il tasto reset è stato sì schiacciato, ma sulle promesse fatte dal ministro degli Esteri liblab prima della sua elezione.

Ulteriore aggravante: i due consiglieri federali PLR, ovvero KrankenCassis ed il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, sarebbero pronti a scarificare sull’altare dell’accordo che “va assolutamente concluso” perfino le striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione. Non è certo un caso che l’inqualificabile SECO, Segreteria di Stato dell’economia, inquadrata nel Dipartimento di “Leider” Ammann, abbia ripreso con rinnovato vigore le operazioni di lavaggio del cervello agli svizzerotti. Obiettivo: far credere che la libera circolazione sia una figata pazzesca che genera zero problemi.  Soppiantamento? Dumping salariale? Non esistono! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E quindi, visto che – secondo i soldatini della SECO – la libera circolazione non ha alcuna controindicazione, le misure accompagnatorie non servono. Di conseguenza, non si perde nulla a rottamarle per far contenti i padroni di Bruxelles. Elementare, no?

Incompatibilità

E visto che la credibilità della SECO è più o meno ai livelli di quella del Gatto Arturo,per ulteriormente lavare il cervello al popolazzo vengono attivati gli istituti demoscopici di regime.  Missione: presentare un sondaggio da cui emerge che il gradimento dell’accordo quadro sarebbe in rialzo tra la popolazione. Certo, come no! Ce li immaginiamo i sondaggisti prezzolati che chiedono alla sciura Maria di anni 87 cosa ne pensa dell’accordo quadro istituzionale e pongono le domande in modo da ottenere la risposta desiderata dal committente!

Ricorrere a simili trucchetti per tentare di manipolare l’opinione pubblica è semplicemente penoso.

Si può girarla e pirlarla finché si vuole. L’accordo quadro è e rimane incompatibile con la sovranità svizzera e con i diritti popolari. Anzi, è semplicemente incompatibile con la dignità di un qualsiasi Stato,visto che impone leggi e giudici stranieri.

Si avvicina il Primo d’agosto e noi ci ritroviamo con un ministro degli Esteri binazionale che sogna di festeggiare il Natale della Patria svendendola a Bruxelles tramite l’ennesimo trattato-capestro. Non ancora contento, vorrebbe addirittura aggiungerci un regalo di 1.3 miliardi di Frdi contributo di coesione. E cosa ci dà l’UE in cambio? Facile: il solito calcione nel fondoschiena!

Perfino al DFE…

Perfino il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha dichiarato, in relazione allo sconcio accordo quadro istituzionale, che “piuttosto che firmare un brutto accordo è meglio attendere”. In realtà anche KrankenCassis a parole inizialmente sosteneva una tesi del genere. Poi però è scattato il “contrordine compagni”; e adesso la linea è diventata quella del “firmare ad ogni costo”.

Non ci siamo proprio. L’accordo quadro non va firmato. Né adesso né mai. Perché con l’UE non bisogna più sottoscrivere alcun trattato. Al contrario, bisogna cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Visto che il Primo agosto è ormai alle porte, un suggerimento ai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale per fare un regalo alla Patria in occasione della sua festa: una bella letterina al presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che al vertice NATO non si reggeva in piedi, non si sa se per eccessi alcolici o per altri problemi). Bastano due punti facili-facili:

  • Non si firma nessun accordo quadro, né adesso né mai;
  • Il regalo da 1.3 miliardi ve lo levate dalla capoccia.

E’ così difficile?

Lorenzo Quadri

Casse malati allo sbando e politici in cerca di visibilità

Adesso che l’assicuratore si è deciso a pagare, cosa resterà dei roboanti proclami?

La vicenda del medicamento antitumorale riconosciuto solo dopo l’esplosione del caso mediatico evidenzia per l’ennesima volta le falle di un sistema fallimentare. Che fine ha fatto la cassa malati pubblica intercantonale? Dispersa nelle nebbie?

E davvero non è più possibile aiutare senza poi correre subito dopo ad urlarlo in piazza?

Ha suscitato legittima indignazione il rifiuto di una “misteriosa” cassa malati (nessuno ha voluto farne il nome) di pagare un farmaco antitumorale ad un ragazzo di 12 anni in quanto il medicamento, prescritto per evitare una recidiva, non risulta omologato in Svizzera (ma in altri paesi a noi vicini sì). Non si tratta dunque di una medicina farlocca, bensì di una che funziona.

Il colmo è che, come noto, l’assicurazione malattia sarebbe invece pronta a pagare una chemioterapia, molto più costosa ed invasiva. Assurdità totale, dunque.

Ma alla partitocrazia, ed in particolare a PLR e PPD, lo strapotere politico delle casse malati è sempre andato bene. Al punto da eleggere addirittura un cassamalataro in Consiglio federale. Per cui fa un po’ specie vedere i soldatini di questi due partiti mettersi in mostra senza ritegno per cavalcare il caso mediatico scoppiato attorno al 12enne.

Peggio di Bertoldo

Le casse malati ed i loro strapagati manager continuano a farne peggio di Bertoldo. Eppure la maggioranza politica si è sempre opposta alla creazione di una cassa malati pubblica. Che certo non risolverebbe tutti i problemi. Però permetterebbe di uscire da certe logiche sedicenti “manageriali” e permetterebbe di contenere i costi amministrativi (meno dirigenti strapagati). Per ridurre i premi di un’ipotetica cassa pubblica si potrebbe utilizzare una parte degli utili della Banca nazionale (si tratta infatti di soldi di proprietà dei cittadini).

Due bocciature popolari

A livello federale la cassa malati pubblica è stata bocciata due volte in votazione popolare. Se questa porta sarà difficile da riaprire, non significa che non ne esistano altre. C’è ad esempio l’ipotesi della creazione di casse pubbliche intercantonali. In alcuni Cantoni romandi se ne parla da tempo. In Ticino, invece, il tema pare disperso nelle nebbie. Eppure, lo sappiamo bene, il nostro è tra i cantoni più colpiti dai salassi dei cassamalatari. Non solo, ma i ticinesi da un ventennio pagano premi di assicurazione malattia gonfiati: e quando si è trattato di restituire, sono arrivate indietro le  briciole. I correttivi apportati al sistema sono inadeguati, sicché l’alleggerimento indebito delle nostre tasche continua.

Ticino inattivo

L’inattività del nostro Cantone sul fronte assicurazione malattia lascia di stucco. Ogni anno i vertici del DSS, all’annuncio dell’ennesimo aumento di premio – e a suon di crescite del 4% per volta, la cifra lievita  – emettono qualche flebile borbottìo di protesta. Più per la forma che per altro, e magari pure relativizzando (per la serie: “poteva andarci peggio”). Dopodiché, il silenzio fino all’anno successivo, quando viene riproposto lo stesso desolante copione. E’ ovvio che il Ticino non è in prima fila nel battagliare contro le storture del sistema attuale. Malgrado ne paghi pesantemente lo scotto. Come mai?

Centro di competenza smantellato

Inoltre, una decina di anni fa (correva ancora l’era Pesenti), il Consiglio di Stato ebbe la bella idea di smantellare l’Ufficio assicurazione malattia, creato nel 1992. I suoi compiti vennero diluiti tra la Divisione della salute pubblica e l’Istituto delle assicurazioni sociali. Il che equivalse a privarsi di un centro di competenza specifico in un problema cruciale per i ticinesi.

E soprattutto, non dimentichiamo che il triciclo PLR-PPD-P$ – sì, anche il P$, malgrado a livello federale sostenga la cassa malati pubblica – nel 2003 impedì ai cittadini ticinesi di votaresull’iniziativa popolare della Lega che chiedeva la creazione di una cassa malati cantonale.

Chiaro: all’odiata Lega non bisogna mai dare ragione. Piuttosto ci si spara a mitraglia nei gioielli di famiglia. Vero kompagni?

Beneficienza urlata

La vicenda del 12enne affetto da sarcoma a cui l’assicurazione malattia non vuole pagare il farmaco, potrebbe dare uno scossone all’apatia imperante davanti ai furti dei cassamalatari? Purtroppo c’è da dubitarne. La vicenda ha dato il via ad una grande manifestazione di solidarietà. L’associazione  “Quii da la cursa” ha lanciato una colletta che in breve tempo ha permesso di raccogliere molti più soldi di quelli necessari. Un’iniziativa ammirevole, peccato poi che due dei promotori, guarda caso deputati in Gran Consiglio PPD e P$, abbiano avuto la brutta idea di cavalcarla per farsi campagna elettorale, mandando alla misteriosa cassa malati una lettera aperta dai toni ridicolmente minatori.

Davvero non è più possibile aiutare senza poi correre ad urlarlo in piazza?

Passata la festa…

Inutile dire che la partitocrazia ha fatto a gara nel saltare sul carro della beneficienza “sotto i riflettori”. E sinceramente vedere orde di politicanti in fregola di visibilità servirsi di un ragazzino malato per farsi campagna elettorale non è un bello spettacolo. Stesso discorso per il quotidiano radiko$ocialista LaRegione che ne approfitta per galoppinare senza ritegno la consigliera nazionale di riferimento, ovvero la kompagna Marina Carobbio, con tanto di gigantografia in prima pagina ed articolone all’interno. Eh già: l’autunno del 2019 (elezioni federali) si avvicina, per cui meglio cominciare a mettere fieno in cascina!

Adesso che “l’allarme” è rientrato perché la cassa malati ha deciso di coprire i costi del farmaco antitumorale (alle buon’ora!) una domanda “nasce spontanea”: cosa resterà di tutto questo? La facile previsione è che non resterà nulla. Si assisterà al rientro collettivo nei ranghi. Tutto andrà avanti come prima. Aumenti dei premi compresi. Nell’attesa del nuovo carro mediatico su cui fiondarsi.

Lorenzo Quadri

 

L’assistenza aumenta ancora ma nei Beltrauffici sono sereni

E naturalmente censura ferrea sulla causa principale: la libera circolazione!

 

Notizia di venerdì: il numero delle persone in assistenza in questo sfigatissimo Cantone è ancora aumentato tra febbraio e marzo. A fine marzo le persone in assistenza in Ticino erano 8291 – quindi praticamente 8300 – il che equivale ad un aumento del 2.1% rispetto al mese precedente. In cifre assolute, più 173 nell’arco di un solo  mese.

Ormai l’aumento dei casi di assistenza in Ticino non è più nemmeno una notizia. Un po’ come l’aumento dei frontalieri nel settore terziario. Sarebbe una notizia se diminuissero.

Naturalmente, chissà come mai, sotto la cortina fumogena di numeri e percentuali presentata dalla stampa, mancano le cifre degli stranieri ed in particolare quelle dei permessi B in assistenza. Che dovrebbero essere zero, ma invece… Mentre perfino gli Stati UE combattono l’immigrazione nello Stato sociale con misure anche pesanti, dalle nostre parti i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ blaterano che “sa po’ mia!”.

La premiata ditta SECO&Rico

Da manuale (si fa per dire) a proposito del nuovo aumento dei casi di assistenza, la reazione della responsabile del Beltraufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, che dalle colonne del Corriere dei Ticino dichiara: “Non siamo preoccupati, ma dobbiamo comunque continuare ad essere vigili e attenti alla situazione”. Bontà loro: non sono preoccupati.

Dopo aver superato la soglia degli 8000 casi di assistenza, adesso si procede al galoppo (duecento casi in più al mese?) verso i 9000; quando arriveremo a 10 mila organizzeremo una bella bicchierata a Palazzo delle Orsoline? Però nei Beltrauffici sociali “non sono preoccupati”.

Del resto, a fugare tutte le preoccupazioni che dovessero per un delirio d’ipotesi affacciarsi alla mente, ci pensano i tamberla della SECO (Segreteria di Stato per l’economia, ovvero organo di propaganda di regime pro-frontiere spalancate), i soldatini delle grandi industrie e gli scienziati dell’IRE diretti dal buon Rico Maggi: guarda caso, ma si tratta senz’altro di fortuita coincidenza (come no!), tutti di area PLR.

Secondo le statistiche taroccate della SECO, la disoccupazione è irrilevante, il soppiantamento di lavoratori ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale non esistono (tutte balle della Lega populista e razzista) e la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca.

Sicché, se per caso qualche fosco pensiero dovesse turbare la serenità dei servizi sociali del Beltrasereno, ci pensa la premiata ditta SECO&Rico (Maggi) a dissiparlo!

I veri motivi?

Fa poi un po’ specie (eufemismo) leggere nell’articolo del CdT di cui sopra che, a mente della capoufficio responsabile, la prima causa della crescita dei numeri dell’assistenza sono “i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro, caratterizzato sempre più da stipendi insufficienti, soprattutto perché con maggiore frequenza sono proposti impieghi precari, su chiamata o a tempo parziale”.Punto. Ah, ecco. E sulla vera origine di questi ed altri fenomeni, ossia la DEVASTANTE LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE che ha SFASCIATO il mercato del lavoro ticinese, nemmeno un cip!

Chiaro: la libera circolazione è stata voluta dalla casta spalancatrice di frontiere, con in prima fila la partitocrazia PLR-PPD-P$. Per cui, figuriamoci se la funzionaria statale di turno poteva permettersi di dire come stanno le cose. Non sia mai: autocensura! I funzionari dell’amministrazione cantonale (gonfiata come una rana) possono insultare la Lega ed i leghisti sui “social”, tanto non succede niente; ma di certo non possono osare raccontarla giusta sulla “sacra” libera circolazione. Altrimenti sì che per loro sono cavoli amari!

Tagli alla disoccupazione

Tuttavia, almeno una delle cause dell’aumento dei numeri dell’assistenza viene indicata correttamente: “Le riforme delle assicurazioni sociali, sia federali che cantonali, fatte negli ultimi anni, chiaramente hanno avuto un impatto anche sull’assistenza”.Traduzione: i tagli all’assicurazione contro la disoccupazioneentrati in vigore nel 2012, e a cui la Lega si era opposta, hanno scaricato un sacco di gente dalla disoccupazione all’assistenza. “Naturalmente” i tagli sono stati fatti per motivi di risparmio. Però i tamberla della SECO, galoppini del ministro liblab “Leider” Ammann, oltre a fornire le statistiche farlocche per fare il lavaggio del cervello pro libera circolazione, pro accordo quadro istituzionale e pro UE, vorrebbero:

  • Versare il guadagno intermedio ai frontalieri;
  • Pagare la disoccupazione ai frontalieri, come da recente, ennesimo Diktat di Bruxelles.

Tutte nuove prestazioni, a vantaggio di cittadini residenti oltreramina, che costerebbero cifre stellari – un numero imprecisato di centinaia di milioni –  alla “nostra” assicurazione contro la disoccupazione.Capita l’antifona? I soldi per i senza lavoro svizzeri non ci sono, ed infatti vengono scaricati sull’ assistenza. Per i frontalieri invece…

Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Svizzerotti di nuovo fregati

Il collegamento ferroviario con la Malpensa posticipato di altri sei mesi

E ti pareva! Per il famoso collegamento Lugano-Malpensa, l’ennesimo ritardo è servito. Dal Corriere del Ticino di ieri apprendiamo infatti che il prolungamento della linea S50 fino allo scalo varesino è ancora una volta rinviato. Invece di aprire i battenti alla fine del corrente anno, la linea li aprirà a giugno 2019. Ammesso e non concesso che non ci saranno altri ritardi, visto che ormai all’affidabilità dell’italica controparte non crede più nemmeno il Gigi di Viganello dopo abbondanti libagioni.

Da notare che i burocrati dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT, Dipartimento Doris) hanno avuto la bella idea di azzerare per fine anno le concessioni alle tre ditte di bus che fanno attualmente la spola tra il nostro Cantone e l’aeroporto della Malpensa. Perché – udite udite – i privati “non devono permettersi” di concorrenziare le FFS! I balivi su rotaia comandano e la Doris trotta!

Le concessioni dei bus

Adesso che è stato annunciato l’ennesimo ritardo nell’apertura della tratta ferroviaria, le concessioni dei bus verranno prolungate (per l’ennesima volta) per altri sei mesi? Oppure i burocrati dell’UFT mangeranno la foglia e prorogheranno fino a fine 2019? O ancora – c’è da dubitarne, ma la speranza è l’ultima a morire – si renderanno conto che le concessioni vanno rinnovate indipendentemente dalla ferrovia?

Collaborazioni col Belpaese?

La storia del trenino dei puffi Lugano-Malpensa è una presa per i fondelli infinita. Ben esemplifica come funziona la collaborazione tra svizzerotti ed italici. Il collegamento in questione è costato al contribuente rossocrociato qualcosa come 200 milioni solo in investimenti. A chi serve? Non certo ai ticinesi. Dovrebbe servire ai frontalieri. Quindi: grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, veniamo invasi da permessi G e dobbiamo pure pagargli i trenini appositi nella pia illusione di togliere qualche targa azzurra dalle nostre strade ormai perennemente infesciate da auto italiche con a bordo solo il conducente.

Chi ringraziamo?

Naturalmente il nuovo collegamento su rotaia è entrato in funzione con anni di ritardo ed ha subito totalizzato il record interplanetario di disservizi. Quanto alla puntualità… questa sconosciuta! Senza contare che i park&ride sulla tratta italiana mancano. Quindi ci piacerebbe proprio sapere quante macchine di frontalieri abbiamo tolto dalle nostre strade spendendo 200 milioni!

Per questo flop possiamo ringraziare gli amici a sud della ramina e a nord del Gottardo. Però intanto, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato, ogni anno versiamo imperterriti i ristorni dei frontalieri (ormai lievitati ed oltre 80 milioni di franchetti) e senza nemmeno vincolarli a condizioni di sorta.

Ciliegina sulla torta

E se invece di continuare a bruciare soldi pubblici in trenini-flop ci decidessimo ad intervenire alla radice del problema? Ovvero, se cominciassimo a ridurre il numero dei frontalieri? Altro che aprire tratte ferroviarie: chiudere le frontiere!

La ciliegina sulla torta è, appunto, il collegamento con la Malpensa. Con la fetecchiata delle ferrovie che “non possono essere concorrenziate dai privati” (è tornato Stalin? E come la mettiamo invece con i pullman di Eurobus che da un mese e mezzo sono operativi in Svizzera interna coprendo tratte di lunga distanza e facendo quindi concorrenza alle FFS? Loro “possono”?) i viaggiatori ticinesi si vedranno privati, per decreto dei burocrati dell’UFT, dell’unico collegamento funzionante con l’aeroporto della Malpensa: ovvero i bus. Ciò vale, ovviamente, anche per i turisti che dalla Malpensa vogliono raggiungere il Ticino. Insomma, operazione in perdita su tutti i fronti. Grazie Doris!

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Altro che “ticinesi razzisti”! Moralisti multikulti asfaltati

Studio dell’Ustat conferma: la paura è quella di venire soppiantati da frontalieri

 

Quando si dice “la scoperta dell’acqua calda“! Anche se, viste le temperature, magari sarebbe stato meglio scoprire quella fresca…

L’ultimo studio pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) indica che il 35% dei ticinesi  vede “lo straniero come una minaccia per il posto di lavoro”, mentre la percentuale a livello nazionale è del 20%. La differenza è notevole: la cifra ticinese è quasi doppia di quella svizzera. Quale conclusione trarre da questi dati? Che i ticinesi, come ama ripetere la casta spalancatrice di frontiere, sono “chiusi e gretti”, “razzisti e xenofobi” e quindi (?) bisogna fargli il lavaggio del cervello affinché si ravvedano?

Paura per il posto di lavoro

No: la conclusione è che i ticinesi hanno paura di perdere il lavoro e di venire soppiantati da frontalieri. Ecco dunque asfaltata, senza appello, la fregnaccia del  “razzismo” su cui la casta fa leva per ricattare moralmente i cittadini nell’intento di indurli a votare secondo i  desiderata pro-saccoccia dell’establishment. Altro che razzismo: è semplice – e necessaria, e naturale – autodifesa.

L’asfaltatura arriva direttamente da un ufficio cantonale. Quello dell’Ustat è uno studio che la partitocrazia ed i suoi galoppini mediatici – in primis quelli della Pravda di Comano foraggiati col canone più caro d’Europa – mai avrebbero voluto vedere.

Del resto, in Ticino c’è il 30% di popolazione straniera. E, se si conteggiassero anche i beneficiari di naturalizzazioni facili, meglio non pensare a dove si arriverebbe. I soli frontalieri sono quasi un terzo della forza lavoro. I lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ evidente che venire a farneticare di “paese razzista” con questi numeri significa essere caduti dal seggiolone da piccoli. Idem blaterare sulla necessità di “aprirsi”. Questo sfigatissimo Cantone si trova nella palta proprio perché è stato costretto, contro la volontà dei suoi abitanti, ad “aprirsi” senza alcuna protezione. L’invasione da sud era scontata. Con tutto quel che ne consegue.

Chi ha voluto l’assalto alla diligenza?

E’ infatti chiaro anche al Gigi di Viganello che la differenza abissale nelle percentuali di chi si sente insidiato sul posto di lavoro dagli stranieri tra Ticino e Svizzera interna è la diretta conseguenza della differenza abissale del numero di frontalieri presenti nelle aree di riferimento. In Ticino i frontalieri sono quasi un terzo dei lavoratori. La media nazionale, per contro, è di uno striminzito 6.2%.

Chi ha voluto l’invasione di frontalieri provocando in questo modo l’alto tasso di “diffidenza”? Chiaro: l’élite spalancatrice di frontiere. Partitocrazia PLR-PPD-P$ in testa. La stessa che poi – tramite i suoi soldatini – s’inventa inesistenti problemi di razzismo!

SECO da rottamare

Il sondaggio dell’Ustat dà anche il benservito agli scienziati liblab della SECO (Consigliere federale di riferimento: Johann “Leider” Ammann, PLR) e dell’IRE. Quelli delle statistiche taroccate sull’occupazione. Quelli dei regali ai frontalieri. (A proposito: aspettiamo di vedere cosa accadrà con l’ennesimo vergognoso Diktat con cui gli eurofalliti  vorrebbero far pagare al paese di lavoro – ovvero: a noi – la disoccupazione dei frontalieri). Quelli che pensano di poterci prendere per scemi raccontando la fregnaccia che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri non  esiste: “sono solo percezioni”! Una boiata ribadita senza vergogna nei giorni scorsi da tale Roland A. (?) Müller, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori (in sostanza un leccapiedi della grande economia che si ingrassa con la manodopera straniera a basso costo). Questo figuro, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto farlocco della SECO sulla libera circolazione (leggi: propaganda di regime pro-immigrazione incontrollata) dichiarava spocchioso: “La sostituzione? Non esiste! Nemmeno in Ticino!”

Adesso questi tamberla al soldo dell’immigrazione incontrollata si trovano in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz: loro ripetono che in Ticino il soppiantamento di lavoratori residenti con permessi G non esiste. Eppure  il 35% dei ticinesi lo teme. Tutti pazzi visionari, questi ticinesotti? Oppure sono i soldatini di cui sopra, completamente ignoranti della realtà del nostro Cantone, a raccontare balle solenni? SECO e casta spalancatrice di frontiere: come fumarsi gli ultimi residui di credibilità!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiusura dei valichi secondari: lettera del governo a Berna

Il CdS non si faccia infinocchiare! Le dogane vanno chiuse, piaccia o no ai vicini a Sud

 

Dopo l’improponibile calata di braghe sul regalo di 1.3 miliardi all’UE, a cui il Consiglio di Stato, in consultazione, si è inspiegabilmente dichiarato favorevole senza riserve e con argomenti servili e farlocchi, si sarebbe potuto temere il peggio anche a proposito della chiusura notturna dei valichi secondari.

Come noto il Consiglio federale, impipandosene alla grande dell’adozione della mozione Pantani da parte delle due Camere, ha deciso che i valichi secondari con il Belpaese devono rimare spalancati anche di notte. Questo perché? Ma ovviamente perché all’Italia la chiusura notturna non era piaciuta (si ricorderanno gli strilli isterici dei politicanti del Belpaese e della loro stampa di servizio quando, lo scorso primo aprile, era partita la sperimentazione in prova per 6 mesi su tre valichi). E i camerieri bernesi dell’UE davanti alla Penisola come sempre calano le braghe. Per costoro, la sicurezza del Ticino (Mendrisiotto, ma non solo) conta meno, molto meno, dei capricci d’Oltreramina! Ma non si vergognano?

I bernesi spalancano

Il Consiglio federale ha deciso a metà giugno di lasciare spalancate le frontiere secondarie con la vicina Repubblica proponendo di munirle di “barriere da abbassare in caso di necessità”: ovvero, l’ennesima presa per i fondelli. Finalmente ad un mese di distanza (meglio tardi che mai) il Consiglio di Stato ha scritto al governicchio federale ritendendo che l’analisi effettuata dai burocrati bernesi sui benefici della chiusura notturna dei valichi sia lacunosa in quanto “limitata all’ambito delle rapine nelle stazioni di benzina, mentre la questione è più articolata”.Quanto all’efficacia “della vostra controproposta di installare delle barriere ai valichi di confine secondari, è per noi assolutamente invalutabile”.  Tanto più (aggiunta nostra) che anche il Gigi di Viganello ha capito che le barriere ipotizzate sarebbero destinate a restare sempre aperte…

Di conseguenza, il CdS ha chiesto ai camerieri bernesi dell’UE di trasmettere a Bellinzona il “rapporto integrale sul quale hanno basato la loro decisione” di non chiusura, concludendo che “a causa della sua collocazione geografica,  il Canton Ticino ha dovuto sostenere compiti che sono andati a beneficio della Confederazione e degli altri Cantoni, il cui riconoscimento non è sempre stato immediato né scontato”.  

Opporsi all’ennesima boiata

Almeno questa volta in Consiglio di Stato si è trovata una maggioranza pronta ad opporsi all’ennesima boiata federale (c’è infatti da dubitare che la decisione sia stata presa all’unanimità, ma non si sa mai…).

Del resto, le valutazioni fatte da Berna sulle questioni ticinesi spesso e volentieri sono farlocche e non valgono una cicca. Non solo in campo di disoccupazione e di frontalierato (vedi le statistiche taroccate della SECO). Anche in altri ambiti. Ricordiamo ad esempio – eccome che lo ricordiamo! –  che i burocrati federali tentavano addirittura di convincerci che chiedere il casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G fosse inutile! Invece, grazie a questa misura introdotta dal leghista Norman Gobbi, è stato possibile impedire a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino. Ma è chiaro: a Berna l’unica priorità è calare le braghe. A costo di opporsi alle decisioni del parlamento. Che, evidentemente, contano solo a geometria variabile. E quindi, per pararsi il lato B, i burocrati federali si fanno allestire i rapporti compiacenti: quelli che dicono ciò che il committente vuole sentirsi dire.

Chiusura da attuare

Non ci facciamo illusioni sull’esito della letterina del CdS al Consiglio federale. Ma per lo meno il governo (o una maggioranza del medesimo) ha dimostrato di non voler lasciar cadere la questione dalla chiusura notturna dei valichi secondari. Lo scritto a Berna deve essere solo un primo passo.  La chiusura notturna è stata decisa e va dunque attuata.Altro che le inutili soluzioni di ripiego per far contenti i vicini a Sud!

A proposito: non è perché il nuovo ministro degli Interni italico Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro sugli sbarchi dei finti rifugiati che abbiamo cambiato idea sui confini con il Belpaese: vanno chiusi.

Lorenzo Quadri

Regalo miliardario all’UE: governicchio favorevole!

Improponibile presa di posizione del CdS sul contributo di coesione agli eurofalliti

 

Il popolo ticinese, che nel 2006 aveva rifiutato ad ampia maggioranza il primo contributo di coesione, di nuovo preso a pesci in faccia

La Svizzera ha già versato all’UE un miliardo di coesione: nel 2006 la maggioranza dei cittadini elvetici, ma non dei ticinesi, accettò, sotto il ricatto del terrorismo di regime, di pagare la spropositata mazzetta.

Adesso lo scenario rischia di ripetersi. E addirittura in peggio. Il contributo è infatti lievitato a 1.3 miliardi.

Questi 1.3 miliardi di franchetti (nostri, non di KrankenCassis, di “Leider” Ammann o della kompagna Simonetta) sono un regalo a Bruxelles. Ma i regali si fanno agli amici. Gli eurobalivi non sono nostri amici. Ci discriminano (vedi ad esempio l’equivalenza delle borse) e nel contempo pretendono di comandare in casa nostra. Ultima trovata a tale scopo: lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo coloniale, con cui i funzionarietti UE  vogliono dettarci legge ed imporci pure i giudici stranieri.

Perfino il triciclo…

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno promesso lo scorso novembre a “Grappino” Juncker che gli svizzerotti fessi avrebbero pagato il pizzo da 1,3 miliardi senza un cip. Visto però che l’UE continua a trattarci come pezze da piedi, perfino la partitocrazia ora sente  il bisogno di abbozzare una – seppur minima – resistenza: non fosse altro che per salvarsi la faccia (di palta) davanti agli elettori (già sapendo che li tradirà per l’ennesima volta).

Il copione è già noto

Ed infatti dalla consultazione federale appena conclusa emergono da parte dei partiti delle resistenze al dono miliardario. Motivate in particolare con l’equivalenza della borsa svizzera, che Bruxelles riconosce solo fino a fine anno.  Sarà  anche un tema importante. Ce ne sono però di più importanti: come la sovranità nazionale ed i diritti popolari minacciati dall’UE. Il triciclo però non li cita. Evidentemente se ne impipa.

Intendiamoci:  nessuno si fa fare fesso da questi “moti d’orgoglio” dell’ultim’ora. Quando si tratterà di venire al dunque, ovvero di votare alle Camere federali gli 1.3 miliardi di contributo di coesione, i deputati del triciclo si produrranno in tanti blablabla critici sperando di fari riprendere dai media; poi, da bravi soldatini, tutti a schiacciare il tasto verde.E, va da sé, la partitocrazia farà tutto quello che potrà affinché il popolazzo non possa votare sul regalo da 1.3 miliardi all’UE (attualmente la procedura non prevede la chiamata alla urne).

CdS fuori a sbalzo

Purtroppo non c’è limite al peggio. Se infatti nella consultazione sugli 1.3 miliardi di coesione la partitocrazia ha sollevato qualche eccezione, ilgovernicchio cantonale, invece, non ne ha sollevata nessuna.Si è dichiarato favorevole, senza condizioni, a pagare il contributo di coesione. Questo il messaggio inviato a Berna: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadute positive che il primo contributo (deciso nel 2007) ha avuto – direttamente o indirettamente – sull’economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all’interno dell’Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali”.

Fantozzi direbbe: “Una ca_ata pazzesca”. Noi rimaniamo senza parole davanti ad un simile concentrato di baggianate politikamente korrette. Che è  farina del sacco di chi? Del Dipartimento PLR o del cancelliere PLR?

Schiaffo ai ticinesi

Piccolo promemoria. Nel 2006, quando si trattò di votare sul primo miliardo di coesione,  il 63% dei ticinesi lo bocciò sonoramente.Se sul nuovo regalo all’UE, ingiustificato e senza uno straccio di contropartita,  il popolo potrà decidere (e sarebbe il minimo…) poco ma sicuro che i ticinesi lo affosseranno con l’80% di NO. Ciò significa che il Consiglio di Stato verrebbe letteralmente asfaltato. Ma il governicchio ci tiene così tanto a farsi male da solo?

Unica “consolazione”: all’atto pratico queste consultazioni contano come il due di briscola. Ma è evidente che il sì del CdS a Berna verrà utilizzato contro il Ticino. Pori nümm…

La nostra posizione è chiara: all’UE nemmeno un centesimo, gli 1.3 miliardi sciaguratamente promessi rimangono in Svizzera a beneficio dei cittadini elvetici, nessun accordo quadro istituzionale e disdetta della libera circolazione. SWISSEXIT!

Lorenzo Quadri

 

 

 

La propaganda di regime sull’occupazione in Ticino

Per puntellare la devastante libera circolazione, blaterano che va tutto a meraviglia

Prosegue a tambur battente la propaganda di regime a sostegno della devastante libera circolazione delle persone. Chiaro: gli odiati “populisti” guadagnano terreno. Un po’ ovunque. E la casta è sull’orlo di una crisi di nervi. Le sbroccate isteriche dell’establishment internazionale contro il nuovo governo italiano sono lì a dimostrarlo.

Dalle nostre parti, la parola d’ordine dell’élite e dei suoi soldatini è diventata: “bisogna puntellare la libera circolazione delle persone. Ad ogni costo!”. Quindi, ecco che si moltiplicano le statistiche taroccate e mirate a far credere che sul mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone vada tutto a meraviglia. Roba che neanche nella pubblicità del Mulino Bianco!

E la stampa di regime, in preda all’esaltazione, sbrodola: “il mercato del lavoro ticinese sta benissimo!”. E soprattutto:  “il tasso di disoccupazione è al livello di quelli che si registravano prima dei bilaterali”. Il senso di tale boiata è manifesto: senza vergogna si tenta di far credere che la devastante libera circolazione non avrebbe conseguenze sulla situazione occupazionale in Ticino. Che tolla! I frontalieri in totale sono raddoppiati; quelli nel settore terziario – dove in teoria non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno – sono addirittura quadruplicati (da 10mila a 40mila!). E questo malgrado il settore abbia perso per strada un bel po’ di pezzi (vedi smantellamento della piazza finanziaria). Le cifre dell’assistenza sono schizzate verso l’alto come lo shuttle. Quelle della povertà idem (working poors compresi) con un terzo della popolazione di questo sfigatissimo Cantone a rischio di povertà: a livello nazionale la percentuale è della metà. Eccetera eccetera. Però la casta pretende di farci credere che non è vero niente, sono solo balle populiste e razziste, sono solo “percezioni”! Con la libera circolazione delle persone va tutto bene! Tanto per negare ulteriormente l’evidenza di un mercato del lavoro a ramengo, ci si inventa pure la fregnaccia che la stragrande maggioranza delle persone in assistenza non sarebbe in grado di lavorare. Sicché, secondo tale avventurosa teoria, su 8100 persone in assistenza, solo mille sarebbero collocabili. E le restanti settemila? Tutti casi psichiatrici? Auguri! Andatelo un po’ a spiegare ai diretti interessati…

Le statistiche…

Inutile ripetere, per l’ennesima volta, che le statistiche della SECO sulla disoccupazione sono taroccate per nascondere di proposito la vera entità del fenomeno. Molti senza lavoro non figurano affatto nelle statistiche ufficiali. E la casistica al proposito, come ben sappiamo, è estremamente ampia. Si va da chi è caduto in assistenza a chi è finito in AI. Ma c’è anche chi è uscito da tutte le statistiche, incluse quelle dell’assistenza. Ad esempio, chi ha perso il lavoro ed esaurito le indennità di disoccupazione, però ha  un coniuge che guadagna abbastanza per mantenere entrambi.

Il ricercatore frontaliere

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, il Corriere del Ticino ha avuto la bella idea di far commentare la fake news del mercato del lavoro ticinese a gonfie vele… da chi? Ma da tale Moreno Baruffini, ossia il ricercatore frontaliere, o ex frontaliere, coautore del famigerato studio taroccato dell’IRE secondo cui i frontalieri in Ticino non creerebbero alcun problema. Né di soppiantamento, né di dumping salariale. Ma quando mai! Tutte balle populiste e razziste! Sono solo “percezioni”! E questa non sarebbe propaganda di regime?

Molti scopriranno con gioia che…

Non c’è dubbio, in ogni caso, che saranno in molti ad apprendere con gioia che sul mercato del lavoro ticinese va tutto a meraviglia, che è prospero come non mai, che c’è occupazione ben pagata per tutti! Ad esempio:

  • chi ha perso il lavoro perché sostituito da un/a frontaliere/a;
  • chi cerca un lavoro ma non lo trova;
  • chi oggi lavora ma non sa se domani lavorerà ancora ;
  • chi lavora ma ciononostante non arriva alla fine del mese “grazie” al dumping da libera circolazione;
  • chi, e non per scelta, deve arrangiarsi con lavori ad ore, su chiamata o a tempo parziale;
  • chi è stato costretto a prepensionarsi, altrimenti sarebbe stato lasciato a casa;
  • chi, per avere un futuro, è stato costretto ad emigrare come i nostri bisnonni, e a chi si prepara a farlo;

Bisogna continuare?

Lorenzo Quadri

 

Le invettive del ministro P$ contro gli odiati populisti

 Il kompagno Bertoli su “faccialibro” si scaglia contro chi osa fermare i finti rifugiati

Uhhh, che pagüüüraaa! Sul giro di vite che molti paesi hanno giustamente dato all’immigrazione clandestina prosegue la morale a senso unico dei kompagni del P$. Quelli del “devono entrare tutti”. Quelli che, nel parlamento cantonale, hanno pure la deputata-passatrice. Ed è sicuramente un caso che organizzazioni contigue al partito sguazzino nel business dell’asilo, nevvero?

Particolarmente attivo su questo fronte è stato, nei giorni scorsi, il direttore del DECS Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli. (In realtà anche altri compagni gallonati hanno detto la loro, ad esempio il presidente del PS Righini; solo che non se li è filati nessuno).

I “mostri”

Via “faccialibro” (facebook) il Consigliere di Stato P$ ha dato la stura alla propria indignazione nei confronti  dei “mostri” di turno. In particolare il neo-ministro degli interni italico Matteo Salvini, che ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Le ONG sono quelle organizzazioni che, profumatamente foraggiate anche con soldi pubblici – tra cui si contano anche camionate di milioni dello sfigato contribuente svizzerotto – trasbordano i finti rifugiati con lo smartphone sulle coste italiche. Ovviamente il servizio taxi non viene di certo offerto gratis. Tra i grandi sponsor delle ONG ci sono, come noto, individui quali George Soros, il decrepito miliardario teorico dell’invasione dell’occidente.

L’imperdonabile colpa

Assieme a Salvini sulla graticola virtuale del direttore del DECS finiscono altri politici quali Orban, Trump, il ministro degli Interni tedesco Seehofer. Inspiegabilmente dimenticato il cancelliere austriaco Kurz: forse perché l’Austria, come la Svizzera, è un piccolo paese, e quindi quantité négligeable,  indegna delle attenzioni del Consigliere di Stato socialista? Attendiamo comunque i prossimi post.

L’imperdonabile colpa dei governanti di cui sopra è quella di difendere i rispettivi paesi dall’invasione di migranti economici che non scappano da nessuna guerra  (quanti di loro sono estremisti islamici o avanzi di galera, visto che i paesi di provenienza hanno svuotato le carceri?).

Geometria variabile

Come da copione: i  kompagni si sciacquano la bocca con il “rispetto della legge”. Ma, “more solito”, ciò avviene a geometria variabile. Le leggi che regolano l’immigrazione, infatti, per i sinistrati vanno violate: perché “devono entrare tutti”. E perché il business ro$$o dell’asilo deve prosperare.

Quei governanti che difendono (chiudendo i porti, erigendo barriere, eccetera) i confini esterni dello spazio Schengen, di cui purtroppo facciamo parte, vanno solo ringraziati. Rendono un servizio a tutta l’area Schengen. Invece vengono infamati dalla gauche-caviar, con apprezzamenti  del  tipo: incivili, osceni, patetici, eccetera.

E’ chiaro che i ministri ed i capi di governo citati da Bertoli degli improperi del direttore del DECS se ne fanno un baffo: nemmeno sanno che esiste. Intanto però costoro, al contrario ad esempio della kompagna Simonetta Sommaruga, sono stati eletti/votati dai loro concittadini, che ne condividono le posizioni. Quindi insultare gli odiati premier “populisti” significa insultare anche i loro concittadini: gli italiani, gli ungheresi, gli austriaci…

Ah già: la gauche caviar disprezza profondamente, e non perde occasione per manifestarlo, il popolazzo becero che vota sbagliato.

I responsabili delle morti in mare

A Bertoli &Co vale anche la pena ricordare che la responsabilità delle morti in mare la porta chi apre porti e frontiere all’immigrazione clandestina, in genere servendosi di squallidi ricatti morali per denigrare i contrari, e in questo modo fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi li chiude.

E, se l’Italia smette di essere il ventre molle del caos asilo in Europa, tra i primi a guadagnarci, per ovvi motivi di continuità geografica, ci saremmo proprio noi.

Le Simonette

E’ particolarmente desolante constatare  che, mentre sempre più paesi a noi vicini combattono l’immigrazione clandestina, la Simonetta la fomenta costruendo nuovi centri asilanti ed immaginandosi pure di integrare professionalmente i finti rifugiati a scapito degli svizzeri, invece di preoccuparsi di rimandarli al paese d’origine.

 Altro che censura!

Fa poi specie che il direttore del DECS abbia reagito a chi si è permesso di criticarne le balorde esternazioni con uno stizzito “non mi farete tacere, mettetevi l’anima in pace”.

Ossignùr! Lungi da noi il sospetto di voler imporre un qualsiasi bavaglio al buon Bertoli. E’ vero l’esatto contrario. Il nostro auspicio è che contini ad esprimersi ad oltranza.In particolare proprio sul tema dei finti rifugiati. Perché ogni volta che il Consigliere di Stato del PS (Partito degli Stranieri) parla o scrive, i consensi suoi e del suo partito crollano. Per cui, avanti con post, tweet, instagram, portali, articoli sui giornali,… più ce n’è meglio è!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Asilanti: contro i nuovi centri deve essere mobilitazione

Il njet dei cittadini di Losone non rimanga un caso isolato: va esteso a tutto il Cantone

 Lo scorso 10 giugno a Losone i cittadini hanno votato contro la riapertura per tre anni dell’ex caserma come centro per finti rifugiati. Le maggioranze politikamente korrette volevano invece barattare la sicurezza – non solo del Comune ma di tutto il comprensorio – per il classico piatto di lenticchie: 600mila Fr di affitto, offerto dal Dipartimento Sommaruga. La ministra del “devono entrare tutti”, ma tu guarda i casi della vita, bramava infatti la riapertura della struttura.

Scarica-barile tra Comuni?

Il chiaro njet popolare di Losone è stato pronunciato in una votazione comunale. Ma evidentemente non si può tentare di liquidare la questione come un semplice fatto legato alla situazione contingente di un comune. In altre parole: il voto è comunale, ma la valenza è cantonale.

Accade infatti che adesso la Pepa Tencia rischia di doversela cuccare il Mendrisiotto con centri provvisori e permanenti. Questo perché la nuova legge sull’asilo permette al Dipartimento Sommaruga di creare centri provvisori, della durata massima di tre anni, per finti rifugiati in immobili di proprietà della Confederella, senza chiedere niente a nessuno; né ai Cantoni, né ai Comuni interessati. Poi naturalmente, una volta scaduti i tre anni, si tenta di tirar là. Proprio come accaduto a Losone. Lì il tentativo non è andato in porto perché la popolazione, grazie anche all’impegno della sezione locale della Lega e del consigliere comunale Orlando Guidetti, ha fatto fallire il piano. Ma “se la nava, la gh’eva i gamb”.

Legge “restrittiva”?

Il bello è che questa legge sull’asilo è stata venduta ai cittadini come “restrittiva”. Certo, come no: restrittiva come la legge sugli stranieri: quella che dovrebbe permettere di espellere i delinquenti “non svizzeri” dal Paese, come da volontà popolare. Ed invece, ma chi l’avrebbe mai detto, la nuova legge non serve ad applicare la volontà degli svizzerotti “chiusi e gretti” bensì a sabotarla. Infatti essa fornisce ai legulei dei tribunali pretesti per NON espellere i delinquenti stranieri. Che infatti rimangono  (quasi) tutti qui. Erano state promesse, in fase di votazione popolare, 4000 espulsioni all’anno. Invece si arriva più o meno ad un decimo. Una vergogna. L’ennesima truffa a danno dei cittadini.

Intorno a noi…

Tornando ai centri per i finti rifugiati: è evidente che la tattica non può essere quella di rimpallarsi la Peppa Tencia tra un Comune e l’altro. Bisogna invece impedire la creazione di questi centri in tutto il Ticino; che sia Locarnese o Mendrisiotto o altrove, cambia poco.

Mentre i paesi a noi vicini, suscitando l’isterica riprovazione degli spalancatori di frontiere, adottano il pugno duro contro l’immigrazione clandestina, i camerieri bernesi di Bruxelles non si sognano neanche lontanamente di fare lo stesso.

Addirittura l’Ungheria inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza per migranti economici. E questo malgrado si tratti di uno Stato membro dell’UE. Eppure gli ungheresi “possono”. Solo agli svizzerotti fessi si viene sempre a raccontare che “sa po’ mia”.

Non integrabili

Per contro, la kompagna Sommaruga non solo vuole creare nuovi centri d’accoglienza per asilanti, ma, invece di rimandare i finti rifugiati al paese d’origine, vorrebbe integrarli nel mercato del lavoro a scapito degli svizzeri. Perché “devono restare tutti”!

Non dimentichiamo poi che tra i migranti economici si trovano pure jihadisti, estremisti islamici, avanzi di galera (i paesi d’origine hanno svuotato le carceri), molestatori, e via elencando. E, in ogni caso, gli asilanti non sono integrabili. Infatti praticamente nessuno di essi lavora, nemmeno quando lo “status” lo permetterebbe. I 132 milioni all’anno – soldi nostri! – che la Simonetta vorrebbe spendere per collocarli, finiranno direttamente nel water. Il flop dell’operazione è annunciato.

Decidano i cittadini

Il voto di Losone parla chiaro e non deve rimanere un caso isolato. I cittadini ticinesi devono far sentire la propria voce per impedire la creazione di nuovi centri per finti rifugiati nel nostro Cantone. Altrimenti avanti di questo passo, se lasciamo fare al Dipartimento Sommaruga e alla partitocrazia politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, finiremo con l’essere l’unico paese che accoglie i finti rifugiati a braccia aperte. Non certo per volontà popolare, ma per volontà dei politicanti.

Il voto popolare sui centri asilanti dovrebbe avvenire ovunque la Berna federale vaneggi di aprirne uno. In questo senso l’iniziativa del deputato leghista Boris Bignasca che chiede che questi centri vengano sottoposti a referendum obbligatorio va senz’altro nella direzione giusta. L’idea va promossa a livello federale.

Ovviamente la partitocrazia non ne vorrà sapere. Ma dovrà mettere fuori la faccia. Dovrà spiegare alla gente perché vuole ad ogni costo impedire ai cittadini di decidere sulla creazione, vicino a casa loro, di centri d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone. Strutture destinate ad incidere in modo deleterio sulla qualità di vita del vicinato e non solo. A Losone, ma pure a Chiasso, ne sanno qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: “amnesie” su persone sole e ceto medio

Senza un’iniziativa popolare queste categorie non otterranno nulla, perché il triciclo…

 

L’AITI, Associazione Industrie ticinesi, ha commissionato alla SUPSI uno studio sulla fiscalità delle aziende. Dal quale emerge che il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da oltre quindici anni, che si trova sul fondo della classifica della competitività fiscale intercantonale e che la situazione è per noi rischiosa. Cose che in realtà si sapevano anche senza bisogno di tanti studi! Un po’ come le cause della crisi di via Nassa a Lugano…

Lo studio si inserisce nel dibattito in corso a Berna sul progetto fiscale 2017 per le imprese.

Giusto parlare di fiscalità delle aziende, ma non dimentichiamoci di quella del ceto medio ed in particolare delle persone singole, che sono snobbate da anni!

Contribuenti dimenticati

Per questi contribuenti, che costituiscono l’ossatura della nostra società, non si fa un tubo dalla notte dei tempi. La riformetta fisco-sociale, passata per il buco della serratura, contemplava degli sgravi a vantaggio dei “borsoni” onde evitarne un catastrofico fuggi-fuggi dall’ “inferno fiscale” ticinese. E tutti gli altri? Il ceto medio e le persone singole vengono ignorate perché non possono spostare il domicilio all’estero in quattro e quattr’otto?

Queste categorie non solo non hanno beneficiato di alcun “alleggerimento fiscale”, ma negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare nuove tasse e balzelli. Vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta, con cui il DFE ha voluto mettere le mani nelle tasche dei proprietari di un appartamento o di una casetta. In più, il loro reddito disponibile viene continuamente eroso dagli aumenti di premio di cassa malati: DSS, se ci sei, batti un colpo!

Se aspettiamo la partitocrazia…

Per qualche strano motivo, quando si tratta di sgravi fiscali per ceto medio e persone singole i soldi non ci sono mai. Ci sono per i ricchi, ci sono per le aziende, ci sono per mantenere frotte di immigrati nello Stato sociale e di finti rifugiati con lo smartphone. E’ ora di darci un tagli a questo andazzo, ma è evidente che se aspettiamo il triciclo PLR-PPD-P$$ aspettiamo un pezzo.

Il triciclo è perfino riuscito nel recente passato a bocciare l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le aliquote B.

Serve un’iniziativa popolare

Presentare iniziative parlamentari chiedendo sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole è giusto, ma all’atto pratico inutile. La partitocrazia le affossa senza fallo. E sempre con la stessa scusa: “gh’è mia da danée”!  Ohibò, e come mai invece i soldi per tutto il resto ci sono? Se  “gh’è mia da danée”, l’elefantesca amministrazione cantonale comincia a risparmiare e si comincia anche a tagliare i sussidi agli immigrati nello Stato sociale. La pacchia è finita.

Ma naturalmente il triciclo non ne vuol sapere e quindi l’unica soluzione, se si vuole una fiscalità meno oppressiva per il ceto medio e per i single, è l’iniziativa popolare.In caso contrario rimarremo sempre fermi al palo.

Lorenzo Quadri

Ma gli altri Cantoni se ne fregano del voto popolare

Espulsione dei delinquenti stranieri: Ticino primo della classe! Grazie Norman!

Beh, finalmente una bella notizia. Che, ma guarda un po’, arriva grazie al Dipartimento delle istituzioni guidato dal leghista Norman Gobbi. Il Ticino è infatti, come abbiamo appreso di recente, uno dei Cantoni più virtuosi nell’ambito dell’espulsione dei delinquenti stranieri, con una quota di persone effettivamente allontanate dalla Svizzera del 72%. Bene, avanti così!  Peccato che la lieta novella si inserisca in un quadro che, a livello nazionale, è a dir poco desolante.

Inflessibili solo con gli automobilisti

L’espulsione dei delinquenti stranieri è infatti stata decisa dal popolo nel lontano 2010. Tuttavia, come spesso accade per le decisioni popolari sgradite, la partitocrazia l’ha snobbata alla grande. Sicché l’UDC nazionale ha lanciato la cosiddetta iniziativa d’attuazione, che elencava esattamente in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato espulso con certezza; ovvero senza tanti se né ma. Da notare che gli spalancatori di frontiere multikulti si sono subito messi a starnazzare. Oltre al solito disco rotto del “razzismo” e della “xenofobia” (che süpa, $ignori… che süpa), costoro blateravano che, con l’iniziativa, il giudice non avrebbe avuto il margine di manovra necessario per valutare il singolo caso. Peccato che poi sia stato approvato il bidone Via Sicura. E questo, ma guarda un po’, prevede proprio l’azzeramento del margine di manovra del giudice. Però in quel caso la soppressione delle possibilità di apprezzamento, naturalmente a danno degli automobilisti, alla casta politikamente korretta va benissimo! Capito l’andazzo? Triciclo partitocratico inflessibile con gli automobilisti (che vanno criminalizzati con ogni pretesto), ma buonista-coglionista con i delinquenti stranieri!

Eccezione trasformata in regola

Sull’iniziativa d’attuazione si è votato nel febbraio 2016. L’iniziativa è stata respinta con il 63% dei voti. L’élite spalancatrice di frontiere – partitocrazia, stampa di regime, intellettualini da tre e una cicca – si mobilitò in forze per affossarla. E con un’isteria che avrebbe anticipato quella sfoderata contro il “No Billag”.

Argomento principe: l’iniziativa non avrebbe tenuto conto dei casi di rigore. Ossia di quei casi in cui l’espulsione del delinquente straniero – per quanto di per sé giustificata dai reati commessi – risulterebbe “sproporzionata”. Bocciata l’iniziativa, ecco che la legge sugli stranieri contempla la clausola di rigore. Ma non ci voleva il Mago Otelma per prevedere che la casta multikulti ne avrebbe immediatamente abusato, trasformando in regola quella che avrebbe dovuto essere l’eccezione. Il Consiglio federale, prima della votazione, aveva promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Certo, come no. Ce la immaginiamo la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che propone una legge che porta a 4000 espulsioni all’anno? O la partitocrazia politikamente korretta che la approva?

Un decimo

Ed infatti, altro che 4000 espulsioni all’anno. Si naviga attorno ad un decimo di questa cifra. Per l’ennesima volta, la casta ha raccontato un sacco di balle. Niente di nuovo sotto il sole. Ricordiamo ad esempio che il Consiglio federale aveva promesso che, con la devastante libera circolazione delle persone, sarebbero immigrate in Svizzera dall’UE al massimo 10mila persone all’anno. La cifra reale, a dipendenza dell’annata, è tra le 6 e le 8 volte superiore. Oppure, sempre il Consiglio federale aveva promesso che gli accordi di Schengen sarebbero costati 7-8 milioni all’anno; invece siamo in zona 200. E, ancora a proposito di Schengen, prima della votazione era pure stato raccontato che in nessun modo l’adesione della Svizzera avrebbe comportato una messa in discussione del nostro diritto delle armi. Invece, come abbiamo ben visto con il Diktat UE sulle armi – davanti al quale la partitocrazia cameriera di Bruxelles ha calato le braghe – le cose stanno ben diversamente. Si dirà che i tempi cambiano, e che gli accordi internazionali si devono adattare. Bene, allora cambia anche la devastante libera circolazione delle persone. Anche quella si adatta; ovvero si limita. Invece, chissà perché, secondo i tamberla del triciclo la devastante libera circolazione delle persone deve rimanere in vigore sempre identica. Ovvero senza alcun limite. Altrimenti i funzionarietti dell’UE si inalberano! Penoso: negli stessi paesi membri gli eurocrati vengono mandati “affandidietro”. Invece gli svizzerotti si inginocchiano.

Logica conseguenza

La vicenda delle (non) espulsioni dei delinquenti stranieri – che sono 400 all’anno invece di 4000 – conferma che:

1) sulle promesse della casta non si può assolutamente fare affidamento; e

2) quando si tratta di non applicare la volontà popolare, la casta il margine di manovra lo trova.

Infatti, come si spiega che in Ticino, grazie a Norman Gobbi, il 72% dei delinquenti stranieri da allontanare viene effettivamente espulso, mentre ci sono cantoni come Neuchâtel in cui questa percentuale è di un miserevole 11%? Tutti i “casi di rigore”, ossia tutti i delinquenti che sarebbe “sproporzionato” (?) rimandare al loro paese, sono a Neuchâtel? Evidentemente no. E’ lecito supporre che questi casi siano distribuiti in modo più o meno uniforme sul territorio nazionale.

Se ne deduce quindi che, in alcuni Cantoni, politicanti e legulei approfittano senza remore della scappatoia dei “casi di rigore” per NON applicare praticamente mai la volontà popolare, sostituendola con il principio-guida della casta spalancatrice di frontiere: “devono entrare (e restare) tutti”.

Basti pensare che il tribunale cantonale zurighese è addirittura riuscito a decidere che non si può (sa po’ mia!)  espellere un 27enne picchiatore tedesco nullafacente, perché ciò sarebbe contrario alla devastante libera circolazione delle persone.Uella! E la volontà popolare? E l’articolo costituzionale sull’espulsione dei delinquenti stranieri? Nello sciacquone! Libera circolazione über Alles!

Il “margine di manovra”

L’abissale differenza tra i vari Cantoni dimostra che, quando vuole, la casta il “margine di manovra” lo trova. Stranamente, ma guarda un po’, lo trova sempre per non applicare la volontà popolare. Quando invece si tratta di applicarla, allora si attacca, come una cozza allo scoglio, al ritornello del “sa po’ mia”!

Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

Coppia aggredita da asilanti

Sul fattaccio avvenuto a Bellinzona si sono segnalati alcuni silenzi assordanti

 

Ma come, i finti rifugiati con lo smartphone non erano tutta brava gente? Risorse da integrare? “Devono entrare tutti”? “Devono restare tutti”?

In quel di Bellinzona nei giorni scorsi si è registrato un fatto inquietante. A darne per primo e compiutamente notizia, il portale Ticinolibero.

Fatto sta che, come scrive il portale, nei giorni scorsi nella capitale  una giovane coppia è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei, pare oltre una decina, riportando anche traumi. Non è chiaro  quali motivi abbiano innescato la colluttazione.

Non solo immigrati clandestini, dunque, ma anche violenti! Andiamo bene!  Fuori subito questa gente dalla Svizzera e chiudere i confini!

Naturalmente sappiamo chi ringraziare per simili accadimenti. Ovvero gli spalancatori di frontiere. Ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga in primis. Con i suoi degni seguaci anche alle nostre latitudini.

Per una strana coincidenza, ma guarda un po’, a proposito del pestaggio di Bellinzona nessuno ha fatto un cip. Silenzio assordante in particolare da parte dei finti moralisti. Compresi quelli che, non avendo evidentemente nient’altro da fare,  passano il tempo sui “social” alla ricerca di post  presunti razzisti per poi presentare denunce-foffa al ministero pubblico. Adesso, invece, citus mutus.

Ed infatti il direttore del DECS, kompagno Manuele Bertoli, si è affrettato ad affidare a faccialibro (facebook) la propria ira funesta nei confronti del nuovo ministro degli esteri italico, Matteo Salvini, reo di aver impedito lo sbarco della nave di finti rifugiati Aquarius. Ma sull’aggressione alla giovane coppia di Bellinzona da parte di finti rifugiati, neanche un cip.

Silenzio anche da parte dall’emittente di sedicente servizio pubblico. E i kompagni del P$? Dispersi nelle nebbie! Vuoi vedere che i picchiatori sono tra i clandestini che la loro deputata-passatrice (che ha sempre goduto del pieno appoggio del partito) aiutava ad entrare illegalmente in Svizzera?

Fosse stato un gruppo di ticinesi ad aggredira una coppia di migranti economici, poco ma sicuro che i finti moralisti starebbero già strillando a pieni polmoni; ovviamente assieme all’emittente di presunto servizio pubblico. Perché, è chiaro, è per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa.

Lorenzo Quadri