Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da Sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.

“È proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”

Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.

Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie.

“Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”

La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.

Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”

Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “ L’obiettivo –conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.

Immigrazione: potenziare la Stampa per i detenuti stranieri?

Carceri “sotto pressione”: tre quarti degli “ospiti” non hanno il passaporto rosso

 

Ohibò: settimana scorsa il Dipartimento delle Istituzioni ha presentato il bilancio 2016 della Sezione dell’esecuzione delle pene e delle misure. Ne è emerso – ma guarda un po’ – che il settore carcerario è “sotto pressione” in quanto sovrappopolato. Rispetto a 5 anni fa, la media sarebbe di 80 detenuti al giorno in più, per un totale medio attuale di circa 240 posti al giorno, con un picco di 261 carcerati raggiunto lo scorso 14 marzo.

Ciò renderà necessario un potenziamento del personale, che è infatti stato annunciato.

Ma è evidente che, avanti di questo passo, dovranno essere potenziate – leggi: ingrandite – anche le strutture. Questo comporterà, evidentemente, dei costi alquanto elevati. Ampliare un carcere non è come ampliare una casetta. Aggiungere nuove “ali” comporta costi di svariate decine di milioni di Fr. Ai quali, è chiaro, si aggiungono i costi di gestione. Ci pare di ricordare che un detenuto costi in media attorno ai 350 Fr al giorno: le stesse tariffe di un albergo a cinque stelle. Ed infatti c’è chi, chissà come mai?, considera le nostre carceri come tali. Ad esempio il delinquente spagnolo, incarcerato a Neuchâtel per brutale aggressione ai danni della propria ex fidanzata, che non ne vuole sapere di lasciare la prigione, che lui percepisce come un hotel di lusso.

Criminalità d’importazione

Ma come mai le prigioni ticinesi sono sotto pressione? Come mai il numero di giornate di carcerazione è cresciuto nel 2016 a 80’633? I ticinesi sono diventati improvvisamente più delinquenti? Oppure si tratta di criminalità d’importazione?

E’ infatti bene ricordare che la grande maggioranza dei detenuti alla Stampa sono stranieri. Rispondendo nel 2013 ad un’interpellanza del deputato leghista Massimiliano Robbiani, il CdS snocciolava le cifre del 2012. Dalle quali emergeva, ma tu guarda i casi della vita, che quell’anno i detenuti stranieri alla Stampa erano il 76% del totale. Al carcere giudiziario della Farera, invece, gli stranieri erano addirittura oltre il 93%. Gli svizzeri dunque non raggiungevano il 7%. Sarebbe interessante sapere come si presenta la situazione nell’anno 2016. C’è motivo per ritenere che non ci siano stati cambiamenti sostanziali. In ogni caso non nel senso di un aumento importante della percentuale di carcerati svizzeri.

E non si pensi di potersela cavare raccontando la solita fanfaluca politikamente korretta del maggior rischio di fuga dei detenuti stranieri che provocherebbe un tasso superiore di carcerazioni e blablabla. L’argomento può valere al massimo per la detenzione preventiva, e certamente non nelle proporzioni di cui sopra. Gli stranieri in Ticino sono il 30% degli abitanti ma costituiscono quasi l’80% della popolazione carceraria. E qualcuno tenta ancora di spacciarlo per normale?

Come se non bastasse, i naturalizzati di fresco non figurano sotto la statistica dei detenuti stranieri, ma sotto quella degli svizzeri.

Statistiche ufficiali

Le cifre di cui sopra possono avere una sola spiegazione: gli stranieri delinquono più degli svizzeri. Una circostanza che, peraltro, trova conferma nelle statistiche ufficiali della Confederazione (vedi articolo apposito). Da esse emerge che il tasso di delinquenza degli stranieri, e specialmente nei delitti più gravi come omicidio, stupro, rapina, ecc, è un multiplo (in genere oltre il triplo) di quello dei cittadini elvetici. Quello dei finti rifugiati con lo smartphone, poi, è anche 12-14 volte superiore a quello degli svizzeri. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? O è più uguale a delinquenza? E anche a spese?

Tre fronti

Già, le spese. E qui torniamo a bomba. Aumenti di personale carcerario e ampliamenti delle prigioni, hanno costi enormi. A  pagarli è il contribuente ticinese. E  a rendere necessarie simili spese è la delinquenza d’importazione. E poi c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di dire che non bisogna chiudere le frontiere?

Altra questione: cosa fanno i delinquenti stranieri incarcerati alla stampa una volta scontata la pena, visto che il Tribunale federale insiste nell’emettere sentenze buoniste-coglioniste all’insegna del “non si espelle nessuno”, e questo malgrado il popolo svizzero abbia votato, nel lontano 2010, l’espulsione dei delinquenti stranieri? Vuoi vedere che rimangono in Ticino a carico dello Stato sociale?

E’ quindi evidente che occorre intervenire in almeno tre ambiti:

  • Immigrazione più restrittiva: quindi richiesta ad oltranza dell’estratto del casellario giudiziale e anche del certificato dei carichi pendenti.
  • Far scontare ai delinquenti stranieri le condanne nelle prigioni dei paesi d’origine: non solo si risparmia, ma le condanne torneranno anche ad avere un effetto deterrente, visto che i carceri dei paesi di provenienza non sono degli “alberghi di lusso”, diversamente da quelli svizzeri.
  • Espellere i delinquenti stranieri, così come deciso dal popolo sei anni fa. Affinché non rimangano in Svizzera col rischio di recidivare, o di finire a carico del solito sfigato contribuente.

Lorenzo Quadri

“La prigione in Svizzera? Un albergo di lusso!”

Il detenuto spagnolo non vuole nemmeno sentir parlare di scarcerazione. E nümm a pagum

 

Ah ecco! Poi dicono che non è vero che siamo il paese del Bengodi per i delinquenti d’importazione: sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Venerdì il portale Tio, di certo non sospetto di simpatie leghiste, riportava un’interessante notiziola a sua volta ripresa da Le Matin.

La notiziola era la seguente: nel Canton Neuchâtel, un delinquente spagnolo di 34 anni si trova da mesi dietro le sbarre per aver aggredito violentemente l’ex fidanzata. Il galantuomo “non patrizio” è reo confesso e dichiara di non essere per nulla pentito, anzi. La particolarità della vicenda è questa: lo spagnolo non ne vuole sapere di venire scarcerato. Come ha detto davanti ai giudici, in prigione si trova molto bene: come in un hotel di lusso, dove può godere di ogni comfort. Prima dell’arresto, il suo tenore di vita era peggiore. Parole sue.

Non è uno scherzo

Davanti ad una notizia di questo genere, che purtroppo non è uno scherzo di Carnevale, è  “un po’ difficile” non sentirsi presi sontuosamente per i fondelli. Ecco dunque la conferma che, per i delinquenti stranieri, le nostre prigioni sono degli alberghi a cinque stelle. Solo che se lo dice un leghista populista e razzista è una cosa; sentirlo da un detenuto, invece…

Il lusinghiero giudizio in stile TripAdvisor è riferito al carcere di Boudry ma può tranquillamente venire riportato anche al penitenziario ticinese. Al proposito nel 2013 il Mattino aveva pubblicato il menù settimanale alla Stampa, con carne almeno una volta al giorno e le “offerte speciali” per detenuti islamici. Tante oneste famiglie svizzere (o anche straniere) che tirano la cinghia per arrivare alla fine del mese non si possono permettere pranzi e cene come  quelle servite agli ospiti dei carceri rossocrociati.

E se una prigione svizzera è considerata un albergo di lusso da un detenuto spagnolo, figuriamoci come può apparire agli occhi di delinquenti in arrivo da contesti assai più degradati di quello ispanico.

Paese del Bengodi

Le prigioni a 5 stelle sono dunque uno degli elementi che contribuiscono a rendere la Svizzera il paese del Bengodi per delinquenti stranieri. Il conto, ça va sans dire, lo paga il contribuente svizzerotto (quello “chiuso e xenofobo”). Una giornata alla Stampa costa sui 350 franchetti al giorno. E i detenuti stranieri rappresentano fino all’80% degli ospiti. Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Naturalmente nulla si sa – né mai si saprà – sul grado di svizzeritudine del restante 20% di detenuti definiti “svizzeri”: sono effettivamente tali dalla nascita oppure hanno beneficiato di una qualche naturalizzazione facile?

Alcune misure

Onde evitare di continuare a farsi prendere per i fondelli da delinquenti stranieri per i quali l’incarcerazione è un premio, urgono alcuni provvedimenti:

  • Mandare i delinquenti stranieri a scontare la condanna nelle prigioni dei paesi d’origine, sicuramente meno appetibili delle nostre;
  • Espellere senza se né ma i delinquenti stranieri incarcerati in Svizzera alla fine della pena, così come deciso dal popolo nel 2010 ma ben raramente attuato dai giudici buonisti alla costante ricerca di pretesti per farci tenere in casa tutta la foffa importata;
  • Abbassare lo standard alberghiero delle nostre carceri, perché l’effetto deterrente che esse dovrebbero avere è ormai diventato una barzelletta;
  • Impedire in modo certo e sistematico l’accesso alla Svizzera a stranieri con precedenti penali, visto il rischio di ricaduta dopo il trasferimento nel nostro Paese. Quindi il “famoso” casellario lo dovrebbero chiedere tutti i Cantoni e non solo il Ticino!

Lorenzo Quadri

 

Prigione o villaggio vacanze?

Altro che “deterrenti”: ecco il trattamento di lusso riservato ai giovani criminali

 

Ma guarda un po’! Nei giorni scorsi il portale Tio, che di certo non ha simpatie leghiste, ha realizzato un servizio sul carcere minorile di Pramont, che dal 2005 ad oggi ha alloggiato sette ragazzi “ticinesi”. Nell’ istituto vallesano arrivano i casi più problematici, vale a dire i giovani (quanti i “non patrizi”?) condannati per i reati più gravi. Ad esempio per omicidio. Peccato che dalla descrizione che compare su Tio la struttura più che un centro di detenzione pare un club per vacanze di lusso.

Leggere per credere (e per rodersi): “Una palestra, campi da calcetto, un mini-maneggio; Playstation in camera, sala da biliardo. Nella falegnameria c’è una barca a vela in costruzione. Nell’autofficina, una Ford Mustang da riparare”. Manca solo il cameriere personale, l’istruttore di tennis e la jacuzzi individuale, e poi c’è tutto!

La fotogallery mostra, inoltre, ameni ed ampi spazi verdeggianti e, sullo sfondo, bucoliche colline. Non basta: come spiega il direttore del centro “ognuno (degli ospiti) è seguito da un team multidisciplinare educativo”. E qui ovviamente viene subito in mente il caso Carlos. Sappiamo benissimo quali costi spropositati abbiano questi “team multidisciplinari”. E il conto, ça va sans dire, viene scaricato sul groppone del contribuente!

Giustizia deterrente?

Ecco la giustizia deterrente di questo paese: giovani criminali che hanno commesso i delitti più gravi in assoluto vengono piazzati in una specie di villaggio vacanze, con lussi e comodità che tanti loro coetanei che si comportano bene e si danno da fare nello studio o sul lavoro si possono solo sognare! E magari a quanto sopra descritto si aggiungono pure le famose crociere “rieducative” (?) in barca a vela? E la chiamano esecuzione della “pena”?

Noi cominciamo ad averne piene le scatole di questo modo di servire e riverire i criminali. Ci piacerebbe sapere se c’è qualcun altro, oltre ai soliti svizzerotti schiavi del politikamente korretto, che s’inventa simili strutture carcerarie extralusso (poi ci chiediamo come mai tutti i delinquenti vogliono venire da noi).

Sanzionare, mai?

I buonisti sentenziano: bisogna “educare”! Ah ecco, i criminali vanno “educati”. E sanzionati mai? Se i minorenni “ospiti” – perché in questo caso si può proprio usare solo la terminologia alberghiera –  di questi villaggi di lusso con palestra e playstation sono abbastanza grandi per commettere omicidi, lo sono anche per stare in una prigione che sia tale, e non una specie di spa munita di sollazzi che tanti giovani onesti si possono solo sognare, e che, di conseguenza, costa uno sproposito!

E nümm a pagum

Inutile dire che ci piacerebbe sapere quanto ha pagato il contribuente di questo sempre meno ridente Cantone per il soggiorno educativo di lusso nel “resort” vallesano dei sette giovani delinquenti che vengono qualificati come “ticinesi”. E, naturalmente, ci piacerebbe anche sapere se questi presunti “ticinesi” sono effettivamente tali o se hanno invece, come dicono i politikamente korretti, un “passato migratorio” (sempre la serie: “immigrazione uguale ricchezza”). Qui c’è spazio per un atto parlamentare al Consiglio di Stato. Ma come, i giovani stranieri che delinquono non erano una becera invenzione della Lega populista e razzista?

Lorenzo Quadri