(S)cassa malati: Beltrasereno e Berset, ottimisti per cosa?

Ticinesi cornuti e mazziati, ma i responsabili politici dello spinoso dossier sorridono

 

Come c’era da attendersi, gli abitanti di questo sfigatissimo Cantone nell’anno di disgrazia 2019 si cuccheranno l’ennesimo aumento dei premi di (s)cassa malati. Per gli adulti sopra i 26 anni la pillola sarà del 4%. Ben superiore alla media nazionale. More solito.

E ricordiamo che anche questo 4% è solo una media. Ciò vuol dire che, a seconda degli assicuratori, c’è chi si cuccherà pillole ancora più salate. Sicché, ricordatevi di guardarvi in giro e di cambiare cassa malati per tempo… anche se questa è una non -soluzione. E’ chiaro che un sistema che costringe i cittadini a migrare ogni anno da una cassa all’altra, ad andare ogni autunno alla ricerca del premio più conveniente come dei cani da tartufo, non funziona. Senza contare che per chi è anziano e magari deve andare più spesso dal medico, cambiare cassa malati non è così facile. Gli assicuratori mettono dei “paletti” – più o meno legali – per scoraggiare l’arrivo dei cosiddetti “cattivi rischi”:  tutti vorrebbero solo affiliati giovani e sani, che pagano i premi ma non consumano prestazioni – e quindi non costano!

Alla faccia della stangatina!

Come già scrivevamo domenica scorsa: parlare di “stangatina” o di “stangata light” è una sontuosa presa per i fondelli. Non solo per l’entità dell’aumento concreto, ma anche per il fatto che esso va ad accumularsi a quelli degli scorsi anni (e a botte di + 4% per volta, le cifre fanno presto a lievitare come un pandoro). Il potere d’acquisto dei cittadini ne esce falcidiato. E gli stipendi mica aumentano di pari passo con i premi di cassa malati. Anzi: i salari, almeno in Ticino, si abbassano per colpa del dumping generato dalla devastante libera circolazione! Ringraziamo in coro a cappella il triciclo PLR-PPD-P$ spalancatore di frontiere!

Tüt a posct?

Per questo, le scatole ci ruotano leggermente  nel sentire i responsabili federali e cantonali dell’amaro dossier tentare  di imbonire il popolazzo al motto di:  “tout va bien, Madame la Marquise”.

Il Kompagno Alain Berset, ministro dell’interno: Sono moderatamente ottimista”.Ottimista “de che”, se è lecito chiedere? Del fatto che i premi continuano a crescere e che di questa sciagura non si vede la fine?

E’ forse il caso di ricordare al kompagno ministro che il Ticino paga da due decenni premi gonfiati, e che la restituzione decisa nel 2014 è una presa in giro. E’ il risultato dello strapotere dei cassamalatari e dei loro lobbysti incadregati nelle camere federali (vedi l’attuale Consigliere federale KrankenCassis, tanto per citarne uno). Intanto le distorsioni continuano e noi (assieme ad altri Cantoni) continuiamo a pagare troppo.

Il Beltradirettore del DSS:“poteva andare peggio (?) e comunque aumenteranno anche i sussidi”. Ossignùr! Ed i sussidi chi li finanzia, il Cane Peo? Il Gatto Arturo? Il Gigi Piantoni? No! Li finanzia il solito sfigato contribuente. In particolare quello del ceto medio, che i premi se li paga di tasca propria fino all’ultimo centesimo. Quindi il ceto medio è penalizzato due volte!

Chiaro: è più facile mettere la mani nelle tasche della gente per aumentare i sussidi che intervenire alla radice dei costi. Non per sparare sulla Croce rossa, ma il Beltradipartimento sul tema dei “premi di cassa malati fuori di cranio” non brilla per attivismo frenetico; per non dire che è latitante, e questo da anni. Ecco, magari sarebbe il tempo di iniziare ad essere presenti, invece di farsi campagna elettorale con gli aiuti alle famiglie con figli ai nidi, finanziati con i soldi prelevati alle aziende. Che fine hanno fatto i progetti di cassa malati pubblica sovracantonale?

Il triciclo…

Si ricorda infine che la Lega oltre 15 anni fa raccolse pure le firme per la creazione di una cassa malati pubblica cantonale con premi accessibili a tutti. Come andò a finire? La partitocrazia, ovvero il solito triciclo PLR-PPD-P$, impedì alla gente di votare. Meditate gente, meditate…

Lorenzo Quadri

 

(S)cassa malati: la presa per i fondelli della “stangatina”

Gli aumenti ingiustificati si accumulano; e tentano di spacciarcela per buona notizia?

 

“Alle Jahre wieder”: così esordiva il compianto Flavio Maspoli quando, da capogruppo della Lega in Gran Consiglio, interveniva su un preventivo del Cantone. “Alle Jahre wieder”: anche questa volta scopriamo che, per il 2019, ci cuccheremo l’ennesimo aumento dei premi di cassa malati: tiè!

Ormai le stangate autunnali sono diventate una “non notizia”. Per questa volta si parla di una crescita dei premi del 3%. E quasi ci viene venduta come una lieta novella: che volete che sia, quest’anno niente stangata, solo una “stangatina”: gioite, bifolchi!

Altro che “stangatina”!

Peccato che le cose non stiano esattamente così.

Tanto per cominciare: il 3% annunciato è una media nazionale. Non è detto che alcuni Cantoni particolarmente sfigati – ad esempio il nostro – si ritroveranno con pillole più salate. Inoltre: l’aumento del 2019 va a sommarsi a quelli degli anni precedenti; il risultato, è chiaro anche ai paracarri, è una stangatona! Altro che “stangatina”!

A maggior ragione se si pensa che questi aumenti per il Ticino sono ingiustificati. Come sappiamo è dal 1996 che paghiamo premi gonfiati. A mo’ di contentino ci sono state restituite le briciole di quanto versato in eccesso. Nel frattempo le gonfiature continuano.

In Consiglio federale…

Ed intanto a rappresentare (?) il Ticino in Consiglio federale c’è un cassamalataro (ex) doppiopassaporto… ed a questo proposito: in tempi brevi sono annunciate partenze dal CF. Vedi Doris uregiatta e “Leider” Ammann. E allora, visto che le prestazioni di KrankenCassis agli Esteri non sono entusiasmanti (eufemismo), ed è peraltro evidente che il ministro predilige l’attività di prezzemolino ad eventi in Ticino che non c’entrano un tubo con la politica estera, ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per il prossimo mese di aprile, non si può escludere a priori che a seguito di un qualche arrocco di dipartimenti ce lo ritroveremo in futuro agli Interni. Ovvero: l’ex cassamalataro a gestire il dossier assicurazione malattia. Auguri.

In Ticino

Sull’insostenibilità dei premi di cassa malati in questo sfigatissimo Cantone, dove oltretutto i salari sono spinti al ribasso dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, non c’è bisogno di spendere molte parole. Spesso e volentieri il premio di cassa malati è la seconda voce di spesa dopo l’affitto. Il sistema della riduzione dei premi è calibrato sul ceto basso, ma esclude quello medio, già tartassato fiscalmente. Ciò in particolare dopo la scellerata decisione di tagliare i sussidi ai proprietari di una casetta.

Campagna elettorale

Intanto il DSS annuncia in pompa magna – si vede che il capodipartimento è in campagna elettorale e che la cadrega “scanchigna” –  le misure sociali a sostegno delle famiglie con bambini negli asili nido (si annunciano fregature sui cosiddetti “effetti soglia”, ovvero le persone escluse dagli aiuti perché superano di poco il tetto massimo di reddito). Però sui ladrocini dei cassamalatari il Beltradipartimento continua a brillare (?) per assenza. Ci si limita a commentare, con cadenza annuale, l’ennesimo aumento dei premi.

Da quando poi la precedente gestione (Pesenti) ha deciso di smantellare l’Ufficio dell’assicurazione malattia, è andato  perso un centro di competenza specifico, ed il ruolo del Cantone è diventato interamente passivo.

Altrove invece si sviluppano soluzioni creative. Ad esempio, il Canton Vaud ha deciso che il premio di cassa malati non potrà superare prima il 12%, poi il 10% del reddito determinante. Se non contiene l’ennesima fregatura per il ceto medio, la proposta merita di venire esaminata con attenzione. Certo si tratta sempre e solo di inventarsi nuove chiavi di riparto per spalmare il conto sanitario; non di ridurre il conto medesimo.

La tolla di Santésuisse

A questo proposito, fa ridire i polli la presa di posizione di Santésuisse a proposito degli aumenti di premio 2019. L’organizzazione dei cassamalatari parla di una tregua nell’aumento dei premi (tregua dove?) che va utilizzata per “adottare misure concrete che rallentino sensibilmente ed a lungo termine l’evoluzione dei costi”.La solita aria fritta che non si può più ascoltare. Questa volta, in sprezzo del ridicolo, viene condita dalla seguente dichiarazione: “occorre abbassare i prezzi dei medicamenti”.Evviva!

Peccato che 1) i cassamalatari non abbiano mai fatto un tubo per ridurre la spesa sanitaria (ci lucrano) e soprattutto 2) proprio in campo di farmaci, i cassamalatari hanno fatto saltare il sistema della fatturazione forfettaria dei medicamenti nelle case anziani, ciò che potrebbe generare costi aggiuntivi milionari, che evidentemente si riverseranno nei premi di assicurazione malattia. E poi hanno il coraggio di parlare di riduzione dei costi dei farmaci? Che tolla!

Lorenzo Quadri

Cassa malati: ridateci le franchigie sulla sostanza

Cantone, i soldi ci sono: finiamola di penalizzare i proprietari di una casetta

 

Ah beh, questa ci mancava. Visto che i premi di cassa malati, per ovvi motivi, fanno sempre notizia, di recente la stampa d’Oltralpe ha pensato bene di dare visibilità alla boutade della direttrice della cassa malati CSS, tale Philomena (notare il “Ph”) Colatrella. Dall’alto del suo megastipendio, la signora Colatrella (patrizia di Corticiasca o di Gurtnellen?) si è accorta, bontà sua, che per i cittadini “la soglia del dolore per quanto riguarda la sopportabilità economica dei premi di cassa malati è ormai stata raggiunta”.  Ohibò, e chi sono quelli che si sono fatti gli attributi di platino tempestati di diamanti grazie all’esplosione dei costi dell’assicurazione malattia? Forse i manager cassamalatari come la Philomena?

Ecco allora arrivare la Frau Colatrella che annuncia urbis et orbis la sua ricetta per abbassare i premi: portare la franchigia minima – minima! Non la massima! – a 10mila Fr. Corbezzoli! Subito un Nobel per l’economia! Perché non a 100mila Fr, già che ci siamo?

Certo che se la grande maggioranza dei cittadini si deve pagare per intero le cure mediche di tasca propria, chiaro che i premi di cassa malati si abbassano. Ma a questo punto la domanda è: per quale motivo bisognerebbe continuare a pagare un premio? La franchigia minima a 10mila Fr equivale praticamente a regalare il premio ai cassamalatari. Per tanto così, aboliamo direttamente l’assicurazione malattia obbligatoria.

Chi se la beve?

E’ chiaro che, come in tutti gli ambiti, anche in quello dell’assicurazione malattia la responsabilità individuale è importante.  Non bisogna andare dal medico per niente, ovvio. Ma non andarci quando c’è bisogno fa solo peggiorare lo stato di salute e di conseguenza aumentare i costi. E la soluzione Colatrella. con la franchigia di 10mila Fr, obbliga di fatto il ceto medio a non andare dal medico. Diciamo quello medio perché per quello basso ci si inventerebbe qualche forma sussidio (naturalmente pagata dal contribuente).

Ma far schizzare verso l’alto la franchigia minima per abbassare i premi è una soluzione efficace? Non ce la beviamo! Non solo si penalizza chi ha bisogno di cure; ma – poco ma sicuro – nel giro di qualche anno i premi ritornano al livello iniziale. Così i cittadini restano cornuti e mazziati.

Utili BNS

La Lega ha a più riprese sostenuto la cassa malati pubblica, sia federale (sappiamo come è andata a finire) che cantonale (in questo caso la partitocrazia ha addirittura impedito ai ticinesi di votare sull’iniziativa popolare della Lega). Il tema delle casse malati pubbliche intercantonali va ripreso. In Romandia a tal proposito i governi cantonali sono “sul pezzo”. Da noi invece…
Visto poi che la Confederazione fa utili miliardari, e addirittura la Banca nazionale nel 2017 ha realizzato 54,4 miliardi di fr (sic!) di utili (più del doppio rispetto al 2016), cominciamo ad usare un po’ di questi soldoni per abbassare i premi di cassa malati. E inoltre, anche risparmiando sugli stipendi dei troppi super manager cassamalatari come la Signora Colatrella i costi della salute un po’ si abbassano. Va poi da sé che gli 1.3 miliardi di Fr di contributo coesione che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno promesso in regalo a Bruxelles, devono rimanere in Svizzera. E vanno  destinati a diminuire i costi dell’assicurazione malattia ai cittadini.

I proprietari di casetta

Ricordiamo inoltre che anche in Ticino i conti vanno meglio: vedi il tesoretto da oltre 114 milioni di Fr scoperto nel Consuntivo cantonale 2017. E allora si potrebbe cominciare col rendere retroattiva qualche misura di risparmio sui sussidi per la riduzione del premio di cassa malati. In particolare, si potrebbe ripristinare la franchigia sulla sostanza. Prima dell’introduzione del nuovo sistema di calcolo dei sussidi di cassa malati (inizio 2012) tale franchigia ammontava a 150mila Fr per le persone singole e a 200mila per le famiglie. La sua eliminazione ha penalizzato pesantemente i proprietari di una casetta o appartamento, i quali si sono visti falciare di netto gli aiuti per il pagamento dei premi di assicurazione malattia. Come se non bastasse, qualche anno dopo, grazie al DFE targato PLR, sempre gli stessi proprietari di una casetta o di un appartamento sono stati ulteriormente spremuti tramite le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta.

Fare marcia indietro

E’ tempo di fare retromarcia, e al proposito è bene ricordare che già nel febbraio 2012 la Lega – primi firmatari Amanda Rückert e Daniele Caverzasio – aveva presentato in Gran Consiglio un’iniziativa parlamentare per la reintroduzione delle franchigie sulla sostanza per i sussidi di cassa malati. Il Consiglio di Stato ha preso posizione – con calma – sulla proposta con il Messaggio governativo 7105, che risale al luglio 2015. Naturalmente il governo si produce in una lunga sequenza di pippe mentali per giungere alla conclusione che reintrodurre le franchigie “sa po’ mia”!

Il Messaggio risulta a tutt’oggi inevaso. E’ forse ora, visto che sono passati ormai quasi tre anni, che il Gran consiglio lo evada. E che lo evada nel senso dell’iniziativa Rückert-Caverzasio. Ossia, reintrodurre le franchigie sulla sostanza, rimediando così al danno fatto sei anni fa con la loro eliminazione. Perché i soldi ci sono.

Lorenzo Quadri

 

 

Premi di cassa malati: fino a quando staremo a guardare?

Uno studio del Credit Suisse annuncia il raddoppio della “pillola” entro il 2040

 

Ma guarda un po’, ennesima notizia “gaudiosa” dal fronte delle assicurazioni malattia: apprendiamo infatti che, secondo uno studio del Credit Suisse, i premi di cassa malati sono destinati a raddoppiare entro il 2040. Visto l’andazzo dal 1996 (anno d’introduzione della LAMal) ad oggi, non si fa particolarmente fatica a credere alla previsione del CS! Il quale, sia detto per inciso, calcola attualmente un premio mensile medio di 274 Fr, che passerà a 517 nel 2040. Tra l’altro, una media di 274 Fr al mese ci pare anche bassa, con le cifre che girano. Ma non stiamo adesso a sindacare su questo…

Previsioni facili

Inoltre, non serve essere il Mago Otelma per prevedere che, se nel giro di 23 anni i premi di cassa malati raddoppieranno, di sicuro gli stipendi non seguiranno la stessa evoluzione! In Ticino nei prossimi anni, se non salterà per aria la fallimentare libera circolazione delle persone, le paghe diminuiranno per l’effetto dumping.

E allora ci piacerebbe proprio sapere come si pensa di andare avanti. Perché anche “quello che mena il gesso” è in grado di rendersi conto che una simile evoluzione dei premi dell’assicurazione malattia non è finanziabile!

Non lo è per i cittadini. Ma non lo è nemmeno per l’ente pubblico, chiamato a pagare i sussidi di cassa malati a chi non è in grado di sopportare questa spesa con le proprie risorse!

Sicché il tartassato ceto medio sarà munto due volte: dovrà far fronte all’esplosione dei propri premi di cassa malati e dovrà anche finanziare, con le sue imposte, la parallela esplosione dei sussidi. Oh gaudio, oh tripudio!

Due decenni di flop

Negli ultimi 20 anni, qualsiasi tentativo di riformare un sistema LAMal manifestamente bacato non ha portato frutti, complice lo strapotere dei cassamalatari a livello federale.

In Ticino, la partitocrazia non ha voluto che si votasse sulla cassa malati cantonale proposta dalla Lega tramite iniziativa popolare riuscita.

La cassa unica a livello federale è stata invece  bocciata dalle urne. La ventilata cassa pubblica dei cantoni romandi,  da parte sua, è dispersa nelle nebbie.

Ciliegina sulla torta: dall’ultima indagine sul tema, la qualità del sistema sanitario svizzero non è nemmeno risultata stratosferica, ma solo nella media. La stessa cosa non la si può certamente dire a proposito dei costi. La prospettiva è quella dell’infinanziabilità. Sicché dovranno cambiare sia i contenuti dell’assicurazione malattia obbligatoria, che le modalità di finanziamento. E’ evidente che importanti risorse a livello federale andranno dirottate sul calmieramento dei premi fatturati ai cittadini. Altrimenti al ceto medio, quello che deve pagare la fattura dei cassamalatari fino all’ultimo centesimo e senza uno straccio di sostegno pubblico, non resterà che lo “sciopero del pagamento”.

Tre suggerimenti

Dove andare a prendere le risorse finanziarie per abbassare i premi di cassa malati? Tre suggerimenti facili-facili:

1) massicci tagli alla spesa generata dai finti rifugiati con lo smartphone;

2) Riduzione o azzeramento di aiuti e contributi all’estero (sia UE che extra-UE);

3) utilizzo degli utili della BNS.

 

Lorenzo Quadri

Cassa malati: ticinesi derubati da 20 anni e pure obbligati a finanziarsi i risarcimenti. Ma per il kompagno Alain Berset “l’è tüt a posct”!

Sui rimborsi dei premi di cassa malati pagati in eccesso, i ticinesi rimangono cornuti e mazziati al di là di ogni immaginazione.
La storia è lunga – lunga 20 anni – e la conoscono ormai tutti. Dal 1996 (anno d’entrata in vigore della LAMal) ad oggi gli abitanti di alcuni Cantoni, tra cui il nostro (e ti pareva) pagano premi di cassa malati sopra la media. Questo perché i ticinesotti sono spendaccioni e spreconi di prestazioni sanitarie? Sono malati immaginari che vanno dal medico per ogni starnuto? Questo è il messaggio che per lungo tempo si è tentato di far passare. Poi si è scoperto che le cose non stavano propriamente così. La realtà è che ai ticinesi, così come agli abitanti degli altri Cantoni paganti, si facevano – e tuttora si fanno – pagare premi troppo alti. E questo per andare a compensare chi, invece, paga troppo poco.

Il Ticino si era accorto
Il Ticino, con l’ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia Bruno Cereghetti, si era accorto che i conti non tornavano. Che il problema non erano i ticinesi spreconi di prestazioni mediche. Erano i calcoli con cui si arriva alla fissazione dei premi ad essere taroccati. A Berna prima hanno negato l’evidenza. Poi hanno ammesso che forse il problema c’era, ma mancavano le basi legali per intervenire (uella). Alla fine la base legale per la restituzione è stata creata nel 2014 dopo lunghi psicodrammi parlamentari. Ma si tratta di una nuova presa per i fondelli, visto che 1) viene restituita una parte minima di quanto prelevato in eccesso e 2) i premi dei ticinesi rimangono comunque gonfiati.

Presa per i fondelli
Ma visto che tutto questo ancora non bastava, i cassamalatari – con il beneplacito dell’amministrazione federale – hanno pensato bene di raggiungere i vertici della presa per i fondelli. Come? Facendo pagare i risarcimenti a chi ne deve beneficiare. Nel 2015 la prima tranche di restituzioni ai ticinesi è stata di 82.60 Fr (troppa grazia, Sant’Antonio!). Ebbene alcune casse malati – una ventina; l’elenco si può consultare sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica – per finanziare la parte a loro carico dei risarcimenti (il resto lo paga la Confederella, quindi ancora gli assicurati) hanno pensato bene di riscuotere un supplemento di premio. E l’hanno riscosso non solo dagli assicurati che hanno pagato troppo poco negli anni scorsi, bensì anche da quelli che hanno pagato troppo. Ticinesi compresi. Per i ticinesi affiliati a queste venti casse, dunque, il risarcimento per il 2015 si è ridotto a 49.90 franchetti.

Libertà di decidere?
Per pensare a sotterfugi di questo genere bisogna già impegnarsi. Lo capisce anche quello che mena il gesso che non può essere che chi ha già pagato troppo, e riceve indietro solo una piccola frazione dei premi pagati in eccesso, venga ulteriormente penalizzato tramite i supplementi di premio per autofinanziarsi i risarcimenti. E’ l’ennesimo schiaffo a chi è stato derubato per 20 anni. Eppure la realtà supera la fantasia. Ed infatti il Consiglio federale, rispondendo ad un’interpellanza del sottoscritto, dichiara – tranquillo come un tre lire – che non c’è alcuna distorsione da correggere. Nessuna lacuna nella legge. “L’è tüt a posct”. I cassamalatari hanno ampia libertà nel decidere come finanziare i risarcimenti. Quindi possono farli pagare anche a chi ne dovrebbe beneficiare. Questo per sostenere chi, in passato, ha pagato di meno (sic!). E’ il colmo!

Non finisce qui
Con una risposta del genere il P$ Alain Berset, titolare del dossier (s)cassa malati, dimostra di prendere a pesci in faccia i ticinesi, come pure gli abitanti degli altri Cantoni paganti. Kompagno Berset, è così che si tutelano gli interessi di chi è stato “indebitamente alleggerito” per 20 anni grazie all’inadempienza del tuo dipartimento?
E’ evidente che non finisce qui. Già nella prossima sessione delle Camere federali verrà presentato un atto parlamentare affinché l’indegno giochetto non abbia più a verificarsi. I ticinesi che si sono visti addebitare i costi per del risarcimento dalla loro cassa malati, la cambino appena possibile.
Lorenzo Quadri

Restituzione dei premi pagati in eccesso. La farsa dei cassamalatari ci sta bene?

Fin troppo spesso alle nostre latitudini viene applicato il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Ciò accade in modo palese in materia di premi di cassa malati. Dal lontano 1996 ai ticinesi vengono prelevati premi “pompati”. Quanto attinto eccesso dalle nostre tasche è utilizzato per compensare in quei Cantoni là dove i premi erano e sono, invece, troppo bassi. A chi – come l’allora capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS Bruno Cereghetti – segnalava la scorrettezza, il Dipartimento degli interni rispondeva che non era vero nulla. Ed intanto, per la serie oltre al danno la beffa, ai ticinesi indebitamente munti veniva pure rimproverato di essere degli spreconi, degli abusatori di prestazioni sanitarie. Gli altri invece, quelli che grazie ai nostri soldi pagavano meno del dovuto, erano i virtuosi. Quelli bravi.

Deprimente ripetitività
Finalmente anche a Berna l’Ufficio federale della sanità ha dovuto ammettere che il furto esisteva, ma che non c’era la base legale per correggerla. Intanto le tasche degli assicurati di questo sempre meno ridente Cantone continuano a venire indebitamente svuotate. I premi prelevati in eccesso, secondo uno studio commissionato dall’Ordine dei medici del Canton Ticino, hanno superato i 400 milioni. Alla fine il parlamento federale, infarcito di lobbysti dei cassamalatari (anche ticinesi targati PLR: ma chi è causa del suo mal…) nel marzo del 2014 dopo lunga e tormentata gestazione ha approvato la legge sulla compensazione dei rischi dei premi di cassa malati pagati in eccesso. Tutto è bene quel che finisce bene? Mica troppo. Tanto più che nel frattempo il Consiglio di Stato ha preso la balzana decisione di smantellare l’Ufficio assicurazione malattia del DSS, rinunciando così ad un importante centro di competenza proprio quando si trattava di far valere le nostre pretese. Sicché agli assicurati ticinesi è stata alla fine riconosciuta la restituzione di circa 70 milioni di Fr: una cifra nettamente inferiore a quanto pagato di troppo nel corso degli anni. Ma non solo: i cittadini ticinesi continuano tuttora a versare premi eccessivi ed infatti ogni anno si cuccano aumenti di premio al di fuori di ogni logica. Lo scenario si ripete con deprimente regolarità. Ogni anno un aumento ingiustificato, cui fanno seguito le proteste di rito, senza però che nulla cambi.

Nuova presa per il lato B
Ma lo scorso ottobre si è aggiuta l’ennesima presa per i fondelli.
Pro assicurato ticinese, il rimborso totale (di 70 milioni) è stato calcolato in 276.30 Fr versato in tre rate annuali. Il primo pagamento, di 82.60 Fr, è stato effettuato lo scorso mese di giugno. La Legge prevede che il rimborso venga finanziato per un terzo dalle casse malati, per un terzo dalla Confederazione e per un terzo dagli assicurati dei Cantoni che hanno pagato premi troppo bassi. Le casse malati devono finanziare la loro parte con le riserve, se le riserve sono insufficienti i soldi necessari al rimborso vanno prelevati dagli assicurati. La legge non dice esplicitamente che gli assicurati dei cantoni che hanno pagato troppo (e che dunque beneficeranno della restituzione) non vanno anche loro chiamati alla cassa. Si tratta di una lacuna. E’ tuttavia evidente che non si può far pagare il risarcimento a chi lo deve ricevere: non sta né in cielo né in terra. Lo capisce anche il Gigi di Viganello.

Ci sta bene tutto?
Eppure proprio questo è accaduto: per il 2016 gli assicurati ticinesi di 20 casse malati dovranno pagare 33 franchi supplementari per finanziare i rimborsi, che saranno decurtati dai rimborsi stessi. E quindi, il rimborso che riceveranno detti assicurati nel 2016 non sarà di fr. 82,90 ma in realtà di fr. 49,90.
Questa è dunque l’ennesima presa per i fondelli che ha trasformato il risarcimento dei premi pagati di troppo in una farsa grottesca. Che non può essere accettata. La scorsa settimana, chi scrive ha presentato un atto parlamentare al Consiglio federale chiedendo di intervenire. Obiettivo: impedire ai cassamalatari di uccellare per l’ennesima volta i ticinesi. Vedremo se qualcosa si muoverà. In caso contrario, vorrà proprio dire che i cittadini ticinesi vengono presi per scem. E che i rimborsi, di cui tanto si è discusso, sono solo aria fritta. Passata la festa gabbato lo santo, come si diceva in apertura.
Lorenzo Quadri

I cassamalatari s’intascavano anche i premi dei morti: sconfessati. E’ ora di cominciare a restituire

I cassamalatari hanno incassato una bella scoppoletta. Per gli assicuratori malattia non sarà un dramma; però per gli assicurati è una vittoria. Il Guastafeste, tramite la sua rappresentante legale, la granconsigliera leghista Sabrina Aldi, è riuscito a far riconoscere dal Tribunale federale di Lucerna il diritto al rimborso, in caso di morte, della quota parte mensile di premio già pagata dal defunto. Il premio dovrà essere rimborsato pro rata. Dunque, se l’assicurato muore il 10 del mese ed il premio, già pagato, è di 300 Fr mensili, 200 vanno restituiti.
Il tribunale cantonale delle assicurazioni aveva respinto in prima istanza il ricorso del Guastafeste, dicendo che il premio è indivisibile. Il Tribunale federale ha ribaltato la sentenza con una maggioranza di tre giudici a due. La decisione farà giurisprudenza e varrà anche in caso di partenza per l’estero. I cassamalatari non potranno che conformarsi. Ancora da chiarire la questione della retroattività, vedi il caso dell’IVA indebitamente prelevata sul canone radiotv. C’è da sperare, nell’interesse dei cittadini, che l’esito non sarà il medesimo.

Far pagare ai risarciti?
Ma guarda un po’ questi assicuratori malattia, i cui lobbysti (anche ticinesi) si trovano in parlamento e non nei corridoi ad adescare ora l’uno ora l’altro, ma proprio nelle aule a fare i deputati. Prima i cassamalatari si gonfiano le riserve a spese della popolazione di alcuni cantoni, in particolare dei ticinesotti; poi, quando l’esistenza del giochetto, prima negato ad oltranza, viene ufficialmente certificata, non ne vogliono sapere di restituire il maltolto. Ricordiamo infatti che il famoso risarcimento agli assicurati di questo sempre meno ridente Cantone per i premi pagati in eccesso dal 1996 in poi ammonta a meno di 70 milioni, mentre il capitale “stuccato” naviga attorno (secondo uno studio effettuato dall’Ordine dei medici del Canton Ticino) ai 450. E continua a crescere. Infatti i premi applicati ai ticinesi rimangono troppo alti.
E non è ancora finita, perché alcuni assicuratori, una ventina, hanno anche avuto la brillante iniziativa di finanziare i risarcimenti non già con le loro riserve create in eccesso, ma tramite prelievi sul groppone degli assicurati stessi. Un’iniziativa scandalosa; una vera e propria presa per i fondelli. A dimostrazione che c’è chi crede di potersi permettere di tutto e di più. Figuriamoci dunque se gli stessi “attori economici” che si producono nelle prodezze sopra indicate, si facevano problemi nell’incassare i premi dei morti…

Il campanile al centro del villaggio
La sentenza del Tribunale federale sul ricorso del Guastafeste, rappresentato da Sabrina Aldi, rimette la Chiesa al centro del villaggio. Tanto per una volta, dà ragione agli assicurati e non ai cassamalatari per i quali la parola restituzione è, evidentemente, un tabù. Si spera almeno (la speranza è l’ultima a morire) che questi ultimi, per pagare le restituzioni dei premi dei morti, o di chi ha lasciato la Svizzera, avranno la decenza di attingere alle pingui riserve (che servono a questo…) invece di ricorrere all’abituale trucchetto dell’aumento dei premi. Comunque, essendo i costi dell’operazione stimati dallo stesso Guastafeste ad una quindicina di milioni l’anno, l’eventuale aumento di premio per finanziare il risarcimento dovrebbe essere di meno di due franchi annui a testa.
Comunque se i cassamalatari dovessero tentare il giochetto di far pagare agli assicurati le restituzioni dei premi dei defunti, l’Ufficio federale della sanità pubblica – che sottostà, ma guarda un po’, al Dipartimento del kompagno Alain Berset – sarà ovviamente chiamato in causa tramite atto parlamentare leghista. Prima, però, lo sarà per la questione del risarcimento dei premi pagati in eccesso fatto pagare agli assicurati da risarcire.
Lorenzo Quadri

Cassa malati: tentano di fregarci ancora una volta! Noi al “machete” sulle franchigie

Ecco servita l’ultima trovata bernese in materia di premi di cassa malati: il taglio drastico ai risparmi possibili tramite le franchigie alte. La proposta del dipartimento del kompagno Berset ha portato ad una levata di scudi su larga scala. E lo crediamo bene.

Le briciole
Facciamo un passo indietro. Invece di restituire quanto i ticinesi hanno pagato di troppo dal 1996 ad oggi tramite premi gonfiati, si ridanno le briciole. Non solo, ma una ventina di casse malati pretende addirittura di far finanziare i risarcimenti a chi dovrebbe invece beneficiarne. Una presa per i fondelli che manda in frantumi ogni elementare senso di decenza. Le briciole della restituzione si trasformano nelle briciole delle briciole.
Non ancora contenti, adesso si pretende di tagliare su una delle poche possibilità di risparmiare qualche franchetto di cui ancora dispongono gli assicurati del ceto medio, in particolare quelli che hanno la fortuna di godere di buona salute: le franchigie alte, appunto (le altre opzioni sono il cambio di cassa malati e la scelta di formule assicurative particolari).

Circolo vizioso
Non ci vuole la sfera di cristallo per capire che in questo modo si genera un circolo vizioso. Le franchigie alte hanno un effetto responsabilizzante. Dovendo pagare le cure mediche di tasca propria, l’assicurato evita i trattamenti inutili. Così contribuisce a contenere la spesa sanitaria. Ma, se la tanto invocata “responsabilità” non viene più premiata, è evidente che essa finirà con lo sparire. Il meccanismo che si instaura è evidente: “visto che devo comunque pagare, e per di più cifre fuori di cranio, allora non mi faccio alcuno scrupolo a consumare. E quindi vado dal medico per ogni raffreddore. Soprattutto se mi è stata tolta una possibilità di risparmio. Soprattutto se non mi viene restituito ciò che ho pagato in eccesso nel corso degli anni. O devo essere sempre io l’unico pirla…?”. Ecco il genere di ragionamenti che vengono incoraggiati dal dipartimento del kompagno Berset.
E’ davvero il colmo che da un lato si invochi la responsabilizzazione dell’assicurato con l’obiettivo di contenere la crescita dei costi sanitari e dall’altro si decurtino gli incentivi al comportamento responsabile. La contraddizione è manifesta. Ma chi le pensa queste strategie?

Situazioni aberranti
Forse sarebbe invece ora di cominciare a risparmiare dove si può. A partire dall’industria del sociale che fornisce prestazioni a go-go, riconosciute dagli assicuratori malattia, ad ogni genere di migranti economici. Ma anche su situazioni aberranti come quella balzata agli onori (onori si fa per dire) della cronaca nei giorni scorsi. Trattasi della vicenda del copilota dell’Ethiopian Airlines che nel febbraio 2014 dirottò un aereo su Ginevra. L’Etiopia aveva chiesto l’estradizione dell’uomo; ma Berna l’ha rifiutata. Sempre meglio: qui ci sono Stati esteri che chiedono l’estradizione di loro concittadini che commettono reati, e la Svizzera li rifiuta!
Ma il bello deve ancora venire: gli esperti (?) elvetici hanno stabilito che, al momento del dirottamento, il copilota etiope si trovava in paranoia e dunque, già da oltre un anno, hanno ordinato la terapia in un luogo chiuso. La terapia andrà avanti ad oltranza; verosimilmente all’infinito. E con costi stratosferici. A carico del sistema sanitario elvetico. Quindi nostro. Questo perché Berna ha negato l’estradizione.
Mentre succedono cose del genere si pretende di decurtare ai cittadini onesti le possibilità di risparmio sui premi di cassa malati intervenendo col machete sulle franchigie? Qui c’è qualcuno che non ha capito da che parte sorge il sole!
Lorenzo Quadri