PLR ancora contro la Svizzera

L’ex partitone vuole lo sconcio accordo quadro. E il tribunale arbitrale di Cassis…

 

Intanto il professore di San Gallo ed esperto di diritto internazionale parla, senza mezzi termini, di “accordo di vassallaggio”

Lo scorso sabato, il gruppo parlamentare a Berna dell’ex partitone ha deciso che bisogna sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica – ossia automatica – del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva europea sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, ed avanti con le oscenità.

La decisione, secondo la comunicazione ufficiale, è stata presa addirittura “a grande maggioranza”.

Volontà popolare nel water

E’ chiaro che chi prende una decisione di questo tipo vuole svendere la Svizzera all’UE. Altrettanto chiaro è che questa decisione è un oltraggio alla volontà popolare. Tanto per dirne una: il popolo svizzero ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri ed ha deciso che vuole meno immigrazione. Invece il PLR  ed i sostenitori dello sconcio accordo quadro appoggiano la direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Quindi vogliono  più immigrazione, vogliono l’estensione dello stato sociale per mantenere migranti economici dell’UE – poi però sono i primi a strillare che non ci sono i soldi per l’AVS! – e vogliono che non venga più espulso nessun delinquente straniero se questo è cittadino della disunione europea.

Ecco un piccolo esempio concreto come la casta getta nel water la volontà popolare.

Particolarmente grave è la decisione del PLR nei confronti del Ticino, il quale ha sempre votato contro gli accordi bilaterali. A ragione, visto il disastro che hanno provocato.

La stampa di regime imbosca

Con simili posizioni e non su un tema marginale, ma su un argomento di capitale importanza per il futuro della Svizzera, in Ticino i consensi del PLR dovrebbero crollare! Infatti non è certo un caso se, in questo Cantone, la stampa asservita al PLR  ha fatto tutto quanto in suo potere per minimizzare la decisione pro-accordo quadro, per tentare di farla passare inosservata in uno sbracato tentativo di limitare i danni (altro che “stampa indipendente”!).  E dunque c’è chi ha utilizzato il classico formato francobollo, chi ha taciuto del tutto, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: imboscare.Fulgido esempio di informazione di regime!

PLR e P$$ a manina

Anche i kompagni, come ampiamente previsto, a proposito dello sconcio accordo quadro stanno rientrando nei ranghi. Prima hanno strillato ai quattro venti che le misure accompagnatorie non si toccano. Ma adesso cominciano a saltar fuori alcune sezioni cantonali a dire che bisogna firmare comunque. Niente di strano, visto che i $inistrati vogliono l’adesione della Svizzera alla fallita UE! E adesso per raggiungere lo scopo hanno trovato nel PLR il partner con cui andare a manina.

Come contro lo SEE…

Ecco dunque l’ennesima conferma che il PLR non rappresenta gli interessi dei cittadini, ma solo quelli dei suoi amichetti della grande economia. Che poi ringraziano delocalizzando e licenziando lavoratori svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

Del resto è da settimane gli ambienti economici stanno facendo il lavaggio del cervello ai cittadini a suon di terrorismo e fake news. Ed il PLR adesso sale a bordo.

Gli argomenti con cui si tenta di sdoganare lo sconcio accordo quadro sono gli stessi con cui oltre un quarto di secolo fa si pretendeva di farci aderire allo SEE. Senza adesione l’economia sarebbe crollata, la Svizzera si sarebbe trasformata nel terzo mondo, e via farneticando. Il popolo, grazie al contributo determinante della Lega, rifiutò di piegarsi ai Diktatdella casta e salvò la Svizzera.E’ dunque tempo di fare il bis!

Il tribunale-ciofeca

Inutile dire che i camerieri di Bruxelles, per turlupinare i cittadini sull’accordo quadro, raccontano un sacco di panzane. Ad esempio la storiella del tribunale arbitrale (composto paritariamente da rappresentanti della Svizzera e dell’Unione europea) che dirimerebbe le vertenze tra Confederella ed UE. Da mesi ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis si sciacqua la bocca con questo concetto. Ebbene, il sedicente tribunale arbitrale è un bluff. Sull’applicazione del diritto UE decide soltanto la Corte europea di giustizia. Altro che tribunali arbitrali. Questo significa che la Svizzera, in regime di accordo quadro, si sottometterebbe integralmente ai giudici stranieri. E non a dei giudici stranieri qualsiasi. Ai giudici stranieri della controparte con cui è in lite!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che uno scenario simile sarebbe una catastrofe. Il trionfo dell’autolesionismo. Eppure il PLR tenta di propinarcelo.

“Accordo di vassallaggio”

Nelle scorse settimane, nell’ambito di un’audizione presso la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, il Prof Carl Baudenbacher – quindi non il Mattino populista e razzista – ha dichiarato che l’accordo quadro è un accordo di vassallaggio.Il Prof Baudenbacher è stato professore all’università di San Gallo, ha presieduto per 15 anni la Corte AELS (Associazione europea di libero scambio) e ha scritto oltre 40 libri e 200 articoli di diritto internazionale. Quindi sa di cosa parla. E se un esperto di questo calibro dice che la Corte arbitrale di KrankenCassis è una ciofeca, che non conterebbe un tubo a fronte del tribunale dell’UE, c’è motivo di credere che sia proprio così!

Pro memoria

Il prossimo 7 aprile teniamolo bene a mente. Il PLR svende la Svizzera, svende la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari. L’ex partitone decide contro la volontà e contro gli interessi dei ticinesi. Altro che “buongoverno”!

Valutino gli elettori se un partito del genere merita ancora di ricevere voti.

Lorenzo Quadri

Ristorni: quello del PLR e di Cassis era solo un bluff

Da Berna arriva il njet su tutta la linea alla disdetta della Convenzione del 1974

Essendo certificato per l’ennesima volta che il Consiglio federale vuole continuare a farsi prendere per i fondelli dai vicini a sud, non ci sono più scuse per non bloccare i ristorni!

Sempre la solita zuppa! Secondo i camerieri dell’UE in Consiglio federale, sul nuovo (ormai sempre meno nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri gli svizzerotti devono farsi prendere per i fondelli in eterno dai vicini a sud. E nel contempo i ristorni vanno versati ad oltranza e senza fare un cip. Si ricorda che l’ammontare dei ristorni è lievitato ad oltre 83 milioni all’anno causa il persistere dell’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi non stiamo parlando di noccioline.

Disdire la vetusta Convenzione del 1974? Ma nemmeno per sogno! “Bisogna privilegiare la via del dialogo” blatera infatti il governicchio federale, quando sono anni – anni! – che tramite questa via non si cava un ragno dal buco. Ed infatti l’accordo fiscale continua a giacere imboscato in un cassetto di Roma. La vicina Repubblica mena il can per l’aia ad oltranza. Intanto un paio di deputati pentastellati alla Camera vanno in giro a bullarsi a mezzo stampa di aver definitivamente affossato il nuovo accordo fiscale.

Avanti con le prese in giro!

Anche il Gigi di Viganello ha capito che senza un’iniziativa unilaterale forte da parte svizzera, ovvero senza il blocco dei ristorni, meglio se accompagnato dalla disdetta della Convenzione del 1974, non succederà proprio nulla. L’Italia non firmerà mai il nuovo accordo.   Ed i ticinesotti continueranno a inviare agli amici a sud somme stratosferiche sulla base di una Convenzione vecchia di 44 anni e clamorosamente superata dagli eventi.

Le tre domandine

L’interpellanza di chi scrive, a cui il Consiglio federale ha fornito nei giorni scorsi l’ennesima non-risposta, conteneva tre domandine facili-facili:

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf quattro anni orsono?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno, a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Njet su tutta la linea

La risposta è njet su tutta la linea perché, come detto, bisogna “privilegiare la via del dialogo”. Una posizione che certo non sorprende da parte di  un governicchio federale che ha fatto della calata di braghe compulsiva il proprio marchio di fabbrica quando si tratta di politica internazionale. Non sorprende, ma rimane scandalosa. L’ennesimo schiaffo al Ticino. Per la serie: “ce ne  freghiamo dei vostri problemi, siete irrilevanti, a noi l’unica cosa che importa è non avere gabole con il Belpaese. E non siamo nemmeno d’accordo di indennizzarvi economicamente”.

Come ha scritto la Lega dei Ticinesi nel suo comunicato stampa sul tema: “Con i suoi reiterati inviti a proseguire sempre e comunque sulla via, ampiamente dimostratasi fallimentare, del dialogo inconcludente, il CF condanna la Svizzera a venire presa in giro in eterno dalla vicina Repubblica, ed il Ticino a continuare a farsi carico, da solo, dei costi esorbitanti – stiamo parlando infatti di oltre 83 milioni di Fr all’anno – della Convenzione del 1974, vetusta e superata dagli eventi”.

Due evidenze

Due cose a questo punto sono evidenti.

  • Visto che Berna non farà assolutamente nulla per spingere il Belpaese a fare la propria parte in materia di fiscalità dei frontalieri, ed adesso ne abbiamo l’ennesima conferma scritta, il Ticino deve prendere in mano la situazione. Altrimenti detto: non ci sono più scuseper il governicchio per non bloccare i ristorni, come da anni chiedono i leghisti Gobbi e Zali. La decisione sul blocco può essere presa già alla prossima seduta!
  • Il fatto che il ministro degli esteri sia il PLR KrankenCassis, parzialmente ticinese (per l’altra parte è italiano) non ha cambiato di una virgola la posizione del Consiglio federale su questo, come sugli altri dossier importanti per il Ticino. Di più. La sezione ticinese del PLR, per farsi campagna elettorale, ha fatto una giravolta sul tema dei ristorni. Fotocopiando le posizioni della Lega avversate fino a cinque minuti prima (politica Xerox: prima si denigra, poi si fotocopia) ha chiesto al governicchio cantonale tramite mozione di attivarsi per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Il ministro PLR (parzialmente) ticinese Cassis, dopo aver espresso una soddisfazione del tutto incomprensibile a seguito dell’incontro inconcludente di gennaio con il suo omologo e connazionale italiano Moavero Milanesi, ha a sua volta fatto il salto della quaglia, mostrando irritazione (?) verso il continuo tira-e-molla del Belpaese. Questo per reggere la coda al giochetto propagandistico del PLR ticinese. E adesso arriva una risposta del Consiglio federale in cui la disdetta della Convenzione del 1974 viene categoricamente esclusa. Njet su tutta la linea. E’ quindi evidente che quello del PLR e di Cassis era tutto un bluff!

Lorenzo Quadri

 

Ex partitone e ristorni: la presa per i fondelli continua

Anche Cassis si attiva per la campagna elettorale liblab, altro che fare il ministro

Cosa non si fa quando elezioni si avvicinano! Meno di tre settimane fa, era un lunedì di metà gennaio, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si incontrava con il suo omologo e connazionale italiano Enzo Moavero nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, dove i due politicanti italici hanno senza dubbio, come si suol dire, “mangiato e ben bevuto”.

Tema dell’incontro era, in particolare, il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri che si trascina ormai dal 2015 e che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare. E questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E l’ha capito da anni, non da ieri.

Eppure, dopo l’incontro con il connazionale Moavero, il buon Cassis aveva espresso soddisfazione; e non per il menu della Villa Principe Leopoldo, bensì per l’esito del meeting. Questo poiché Moavero avrebbe promesso una presa di posizione del suo governo sulla questione accordo fiscale dei frontalieri nel corso della primavera. Ovviamente senza indicare la primavera di quale anno. E senza rilevare che a Roma il boccino è nelle mani del parlamento, mica del governo.

La finta

Insomma: sono anni che il Belpaese su questo famigerato accordo fiscale mena il can per l’aia, il suo ministro Moavero annuncia che continuerà a farlo e la controparte elvetica è contenta e beata.

Poi però la settimana scorsa in casa PLR è scattato il contrordine compagni. A scopi puramente elettorali, ovvero per prendere per i fondelli la gente, l’ex partitone ha deciso che, da qui ad aprile, fingerà di schierarsi a sostegno delle ritorsioni nei confronti del Belpaese e della disdetta della Convenzione del 1974. E’ ovvio che si tratta di una semplice operazione di immagine; di una boutade dietro la quale c’è il nulla.

Come scritto la scorsa domenica su queste colonne, è semplicemente il ritorno della politica Xerox, caratteristica della partitocrazia. Il triciclo prima denigra le posizioni dell’odiata Lega ma poi, all’avvicinarsi delle elezioni, le fotocopia.

Nessuna credibilità

In questa operazione, l’ex partitone non ha uno straccio di credibilità, essendosi sempre opposto al blocco dei ristorni. Quando tale decisione venne presa nel 2011, purtroppo per un periodo troppo breve, i politicanti PLR strillarono allo scandalo. E sia chiaro che non si può essere contrari al blocco dei ristorni ma favorevoli alla disdetta della Convenzione del 1974: questa è una contraddizione in termini delle più evidenti.Le due operazioni sono semplicemente le due facce della stessa medaglia; un tutt’uno.

Arriva KrankenCassis

Questa maldestra iniziativa di marketing elettorale PLR ha ora coinvolto anche il buon Cassis. Il quale, a scoppio ritardato (chissà come mai) si inalbera con il Belpaese accusandolo di sabotare (testuale) un accordo fiscale da cui avrebbe molto da guadagnare (dal punto di vista fiscale, di sicuro; da quello elettorale, invece, verosimilmente no).

Ma come, non andava tutto bene? Ma come, l’incontro con Moavero non era stato “costruttivo”?

Campagna elettorale

Dopo la giravolta dell’ex partitone che adesso finge di essere contrario al versamento dei ristorni, arriva dunque la giravolta del suo ministro degli Esteri. Non si è mai visto nella storia della Svizzera – ma del resto come sappiamo il buon Cassis è svizzero solo in parte – un Consigliere federale che si presta così sfacciatamente a fare campagna elettorale per la sezione cantonale del suo partitoinvece di svolgere il proprio ruolo di ministro. O vuoi vedere che è questo che intende l’ex partitone per “Buongoverno”?

Perché solo adesso?

Ma soprattutto: come mai Cassis solo adesso si accorge che il Belpaese “sabota” l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri? Forse che non avrebbe potuto, se avesse voluto, proporre al governicchio federale la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 fin dalla sua prima seduta di Consiglio federale?Per quale strano motivo questi improvvisi sussulti avvengono solo quando le elezioni sono dietro l’angolo e poi, una volta trascorse le elezioni, “passata la festa, gabbato lo santo”?

I votanti ticinesi comunque possono star sicuri di una cosa. Il PLR non è improvvisamente diventato un partito “anti-ristorni”. Non è stato fulminato sulla via di Palazzo delle Orsoline.  Semplicemente, sta prendendo la gente per il lato B. Ricordarsene in aprile.

Lorenzo Quadri

Ristorni: il teatrino dei Pupi di KrankenCassis e Moavero

L’incontro di lunedì tra i due ministri italiani è l’ennesima presa per i fondelli 

Questa non è più nemmeno politichetta: questa è solo scenografia. Alla fregnaccia della decisione entro la primavera non ci crede nemmeno il Gigi di Viganello. Se dopo questa ennesima pagliacciata non si trova, nel governicchio cantonale, una maggioranza per decidere il blocco dei ristorni, vuol dire che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è proprio alla frutta!

Avanti, la commedia dei Pupi prosegue! Lunedì a Lugano, ennesimo incontro tra i ministri degli esteri di Svizzera ed Italia, al secolo Cassis e Moavero;  o, per essere più precisi, tra due ministri italiani, dato che entrambi i convenuti possiedono (o possedevano fino al recente passato) la cittadinanza “tricolore”. Tema: il nuovo (?) accordo fiscale sui frontalieri.

Ora, se l’italosvizzero KrankenCassis e l’italiano Moavero vogliono organizzare un pranzo luculliano tra connazionali nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, naturalmente a spese del solito sfigato contribuente, nella perfetta consapevolezza che non porterà assolutamente a nulla, abbiano almeno la decenza di non spacciarlo per “lavoro”. Franco Battiato, cantautore certamente non di destra, cantava: “E perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rinc_glioniti”. Appunto.

Posizione nota da anni

La posizione del Belpaese sul nuovo accordo fiscale dei frontalieri è nota da anni: di ratificarlo non se ne parla proprio. Questa era già la posizione dei governi precedenti; figuriamoci di quello attuale. Inoltre, se non ci siamo persi qualche puntata, la palla è – da tempo – nel campo del Parlamento italiano. E una decina di giorni fa, non nell’antichità classica, due deputati 5 stelle in fregola di visibilità mediatica, Nicolò Invidia e Giovanni Currò (“Cip e Ciop”), si sono bullati a mezzo stampa di aver ottenuto il rinvio “sine die” del dibattito sul tema alla Camera dei deputati.  E di certo il ministro Moavero, se la separazione dei poteri a sud della ramina non è un’opinione, non può imporre al Parlamento di approvare il nuovo accordo. Per cui, di cosa hanno discusso i due italici Moavero e Cassis alla Villa Principe Leopoldo? Del tempo? Di quanto è buono l’abbacchio alla romana?

Teatrino

E’ evidente che abbiamo assistito all’ennesimo teatrino inutile, con cui la controparte d’oltreramina – alla quale la parlantina non fa mai difetto – da anni “rabbonisce”, ovvero prende per il lato B, gli svizzerotti. E’ davvero inaudito che qualcuno possa ancora bersi simili storielle. Ed è impossibile che KrankenCassis presti sul serio fede alle dichiarazioni dei suoi connazionali.

Solo scena

Questa non è nemmeno politica. Questa è solo scenografia. L’operazione “abbuffata alla Villa Principe Leopoldo” – oltre che a magnare e a bere, sicuramente bene, a spese del contribuente – ha un’unica chiave di lettura (uella). Anzi, due strettamente connesse:

  • Uno stracco tentativo, da parte del liblab KrankenCassis, di puntellare la posizione, del tutto insostenibile, degli esponenti del triciclo nel governicchio cantonale. Quelli che, malgrado la permanente e plateale inadempienza italica, rifiutano di bloccare i ristorni, nel frattempo lievitati a quasi 84 milioni di franchetti all’anno. L’incontro di lunedì è quindi l’equivalente dei richiami di pagamento che vengono trasmessi ai debitori insolventi per non lasciar cadere il credito in prescrizione, ben sapendo che non si otterrà un centesimo. Serve a giustificare il prolungamento dell’attesa;
  • Puntellare la posizione del triciclo calatore di braghe davanti al Belpaese, ma anche pararsi il fondoschiena. Ovvero per giustificare la fatwa federale contro la maggioranza del governicchio nel caso in cui il blocco dovesse venire approvato. Per la serie: “ma come, i nostri partner ci hanno appena promesso che… è colpa vostra se adesso salta tutto!”. Si tratta dello stesso trucchetto utilizzato quasi quattro anni fa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville per infinocchiare la deputazionicchia ticinese a Berna. Se già ai tempi la manovra non era particolarmente credibile, figuriamoci adesso…

“La Svizzera è pronta”?

Oltretutto, a dimostrazione delle poche idee ma ben confuse del ministro degli esteri binazionale, quest’ultimo – forse risentendo del pranzo eccessivamente abbondante – ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a firmare l’accordo”. A dire il vero, la Svizzera è pronta dal 2015. E’ il Belpaese che invece ci prende per il lato B ad oltranza (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”).

Precisiamo poi una cosa: nemmeno noi siamo dei fan sfegatati del nuovo accordo fiscale. E’ un passetto avanti, ma non è vantaggioso come potrebbe e dovrebbe. La vicina Repubblica ci guadagna molto più di noi. E’ lei stessa a non volerlo? E allora cosa continuiamo ad impuntarci? Blocchiamo (ed incameriamo) i ristorni dei frontalieri – il che è molto più interessante per noi del nuovo accordo. E Berna disdica finalmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Questi dunque sono i due passi da compiere.

E sarebbe davvero incredibile se, dopo l’ennesima pagliacciata di lunedì, in Consiglio di Stato non si trovasse la maggioranza per bloccare i ristorni!

Tre domandine

Infine, ricordiamo per la cronaca che a Berna è pendente da fine novembre un’interpellanza di chi scrive, che pone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale le seguenti tre domandine (facili-facili):

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente (sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ndr), è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per imporre il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Attendiamo le risposte (e nell’attesa ridiamo per non piangere).

 

Lorenzo Quadri

“Consultazione interattiva”: l’ennesima boiata di Cassis

Prosegue il lavaggio del cervello a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale

Il parere della Lega sul trattato-capestro con l’UE? Un bel VAFFA!

 

Prosegue il lavaggio del cervello della casta nel vano tentativo di far digerire – a suon di fake news, minacce e ricatti – lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che  ci imporrebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE;
  • la norma europea sulla cittadinanza: il che comporterebbe l’immigrazione di massa di cittadini UE nel nostro stato sociale e l’impossibilità per noi di espellere delinquenti stranieri se questi sono cittadini di Paesi comunitari;
  • i giudici stranieri: la corte arbitrale (uella) con cui l’ (ex) doppiopassaporto KrankenCassis (PLR) da mesi tenta di prenderci per il lato B, è una fanfaluca. L’UE, per l’applicazione del proprio diritto, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Il tribunale arbitrale del Cassis conterebbe meno del due di picche. Del resto, proprio per non dover sottostare a “giudici stranieri”, l’UE non aderisce nemmeno alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, sulla cui applicazione decide l’omonima Corte.
  • Eccetera eccetera.

Consultazione interattiva

Ultima trovata del liblab KrankenCassis per sdoganare l’accordo quadro: la consultazione “interattiva”. Traduzione: aggiungere alla consultazione “classica” degli incontri con le “cerchie interessate”. Incontri in cui, ça va sans dire, il ministro degli esteri italo-svizzero e la sua corte dei miracoli tenteranno di manipolare gli interlocutori per ottenere il responso che vogliono loro. Cioè favorevole allo sconcio accordo quadro che ci svende a Bruxelles e che sancirebbe la fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

I privilegiati

Particolarmente interessante (si fa per dire) la lettura dell’elenco dei privilegiati (?) che avranno l’onore (?) di venire convocati da KrankenCassis& Co. Si tratta delle commissioni parlamentari della politica estera e dell’economia e dei tributi, della Conferenza dei governi cantonali, dei partiti politici con un gruppo parlamentare a Berna, dei sindacati, delle organizzazioni dei datori di lavoro, dei rappresentanti dell’economia e della comunità accademica. Perdindirindina, la CASTA europeista al gran completo che si parla addosso, se le canta e se le suona! Tutto in famiglia!

La Lega, non avendo un gruppo parlamentare a Berna (dove è “ospite” dell’Udc), non fa parte della “crème” invitata alla consultazione interattiva del Cassis. Ma la sua posizione sullo sconcio accordo quadro l’ha già resa nota: un bel VAFFA!

Confronti a senso unico

Del resto, la commediola dei Pupi siciliani a sostegno dell’accordo-capestro con Bruxelles procede anche a livello parlamentare. All’inizio della scorsa settimana la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (un gremio che produce solo blabla…) sotto la guida della sua presidenta uregiatta Elisabeth Schneider-Schneiter (sic!) ha convocato sei esperti per discutere sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Peccato che, ma tu guarda i casi della vita, la grande maggioranza dei sedicenti esperti fosse composta da soldatini della casta che reggevano la coda all’accordo in questione. Le voci critiche erano infatti solo due sue sei!Ecco cosa intende la partitocrazia per “confronto alla pari” e “dibattito equilibrato”!

Uhhh, che pagüüüraaa!

Intanto i funzionarietti dell’UE con già  le valigie in mano – perché dopo le elezioni  europee di maggio non uno di questi strapagati burocrati avrà ancora la cadrega sotto il tafanario – tentano per l’ennesima volta di ricattarci, naturalmente amplificati a dovere dalla stampa di regime: “O svizzerotti, se non calate le braghe e firmate l’accordo quadro, gli accordi bilaterali non verranno più aggiornati e saranno cavoli amari”.

Uhhh, che pagüüüraaa!

Poiché  ne abbiamo piene le scuffie dell’arroganza di chi, malgrado sia alla canna del gas (o forse proprio per quello), pretende di comandare in casa nostra, simili sbroccate degli eurobalivi sono un motivo in più per non firmare proprio nessun accordo con l’UE ed anzi per cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Swissexit al posto della sudditanza voluta dalla partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

L’accordo quadro è “vicino”? Il tasto reset è lontanissimo

Disastro KrankenCassis (PLR): si esalta all’idea di sottoscrivere il trattato coloniale

 

“L’accordo quadro con l’UE è vicino”. Questo è diventato il ritornello del ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis. Lo ha ripetuto anche nei giorni scorsi. Quanto sia effettivamente “vicino” questo scandaloso accordo-capestro non ci è dato sapere. Ad esempio, la firma del nuovo trattato sulla fiscalità dei frontalieri sarebbe “imminente” da quattro anni. Ma è chiaro anche al Gigi di Viganello che non arriverà mai.

Una cosa invece è certa:  se l’accordo quadro è vicino, il “tasto reset” è ormai lontanissimo. Del tutto dimenticato. “Passata la festa, gabbato lo santo” come si dice dalle parti (italiche) del ministro degli esteri. Le posizioni di KrankenCassis non si distinguono in nulla da quelle del suo predecessore Didier “Dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr, precipitato nell’oblìo in tempo di record.

Vaso di Pandora

Ripetiamo ancora una volta (repetita iuvant). Accordo quadro significa: ripresa automatica del diritto UE, giudici stranieri, fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione, adozione della direttiva UE sulla cittadinanza (quindi: nessuna espulsione di criminali stranieri se sono cittadini comunitari), rottamazione delle Banche cantonali perché agli eurofunzionarietti non piace la garanzia dello Stato, invasione di Tir da 60 tonnellate (ciononostante i kompagni verde-anguria, verdi fuori ma ro$$i dentro, sbavano per l’accordo coloniale) e chissà cos’altro salterà ancora fuori da quello che è un vero e proprio vaso di Pandora. Del resto, non sembra  tanto in chiaro nemmeno il ministro degli Esteri. Prima diceva che la direttiva sulla cittadinanza non c’entra con un tubo con l’accordo quadro. Poi, davanti al Consiglio nazionale, ha invece dichiarato che ne fa parte, ma per il Consiglio federale costituisce una “linea rossa invalicabile”. Ma è evidente anche ai paracarri che non esiste nessuna linea rossa invalicabile, poiché non c’è un solo punto su cui i camerieri bernesi dell’UE non siano pronti a calare le braghe ad altezza caviglia.

Marchetta da 1.3 miliardi

Proprio la firma di questo trattato coloniale, nel senso che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, è l’obiettivo del ministro degli esteri PLR e di chi lo telecomanda, ovvero la casta spalancatrice di frontiere.

Hai capito la partitocrazia? Tra tre settimane si vota sull’iniziativa per l’autodeterminazione (tutti a votare Sì!), in seguito sarà il turno dell’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. Però l’establishment, dimostrando di fregarsene dei diritti popolari, brama di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Per raggiungere questo obiettivo è perfino disposto a  regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea; senza uno straccio di obbligo né di contropartita. Questo perché, come ha ben spiegato l’Eurosenatore Pippo Lombardi, “bisogna oliare”.Che livello! Eccoli qua, i grandi statisti di palazzo federale! Fanno marchette da 1.3 miliardi con i nostri soldi!

Il 25 novembre…

Per difenderci dalla casta euroturbo, che ci sta portando nella fallita Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta) il prossimo 25 novembre dobbiamo votare un Sì convinto all’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Potere al popolo tramite priorità della nostra Costituzione sul diritto internazionale!  Altro che accordi quadro ed altri trattati internazionali del piffero conclusi dalla casta per tagliar fuori i diritti popolari!

Tanto più che, come ha giustamente rilevato sul Corriere del Ticino anche il finanziere Tito Tettamanti, schieratosi dalla parte dell’iniziativa per l’autodeterminazione, i paesi che sottoscrivono accordi internazionali a iosa sono tanti; ma gli svizzerotti sono poi gli unici a rispettarli pedissequamente anche contro i loro interessi.

E’ comunque evidente che, se lo sconcio accordo quadro dovesse venire sottoscritto ed approvato dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, sarà referendum. Sicché, il trattato coloniale tanto “vicino” non può essere!

Lorenzo Quadri

 

 

Non si firma né adesso né mai!

Trattato ONU sulla migrazione: che nessuno tenti di fare il furbetto! Vero Cassis?

 

Ma allora è vero che il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) ed i suoi colleghi non ne azzeccano una neanche per sbaglio!

Lor$ignori spalancatori di frontiere del governicchio federale stavano già correndo, con i pantaloni abbassati fino alle caviglie (attenzione che si rischia di inciampare: ed infatti…) a sottoscrivere una nuova “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): il trattato ONU sulla migrazione.

Trattasi dell’ennesimo accordo internazionale del flauto traverso con cui la casta svende la nostra sovranità. Ed in questo caso, ma guarda un po’, in un ambito della massima importanza come quello dell’immigrazione. Perché, come diceva saggiamente qualcuno, un paese che non controlla le proprie frontiere è un paese MORTO.

Firma in dicembre?

Il trattato ONU in questione dovrebbe venire firmato in dicembre alla Conferenza di Marrakech. I camerieri dell’UE in Consiglio federale sono già corsi ad annunciare ai quattro venti che la Svizzera l’avrebbe sottoscritto (e ti pareva!), raccontando – in patria – la solita fanfaluca del “trattato non vincolante” e blablabla. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? Se il trattato non è vincolante, non porta a nessuna conseguenza, è solo un pezzo di carta, eccetera, perché KrankenCassis e compagnia cantante hanno così fretta di correre a sottoscriverlo? Tanto più che vari paesi a noi vicini hanno annunciato che faranno tutt’altro?

Ad esempio, l’Austria ha comunicato che, a tutela della propria sovranità, non firmerà proprio nulla! Idem con patate la Croazia, l’Ungheria e gli USA. Ma come, ministro degli esteri PLR con due passaporti: il trattato non doveva essere “non vincolante”? Poiché non siamo venuti giù con l’ultima piena, sappiamo benissimo che, dopo la firma, gli accordi “non vincolanti” improvvisamente lo diventano e che, ma tu guarda i casi della vita, gli unici ad attenersi pedissequamente agli impegni presi sono gli svizzerotti; mentre tutti gli altri Stati fanno i propri interessi e se ne impipano!

Interviene la Commissione

Lo slancio calabraghista del Consiglio federale è però stato bruscamente interrotto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, dove tra l’altro siede la leghista Roberta Pantani che si è data da fare su questo tema!

La Commissione, a larga maggioranza (15 a 9) ha infatti intimato l’altolà, stabilendo che l’accordo non va firmato. Imbarazz tremend imbarazz del buon Cassis che, bocciato ancora una volta, ha improvvisato un maldestro retrofront dichiarando: “Ehmm… beh, non  è una catastrofe se non si firma subito”.

Ohibò, qualcuno sta forse facendo il furbetto? Caro Ignazio, il trattato in questione non si firma né tra un mese né tra un anno né MAI! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Basta con questi accordi internazionali del cavolo!

Lorenzo Quadri

 

I concubini di KrankenCassis e la sindrome di Stoccolma

“Siamo italiani ed abbiamo l’Europa nel cuore”: il CF “ticinese” delira a Milano

 

Speriamo almeno che il ministro PLR non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano, dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Ah beh, certo che questa ci mancava, soprattutto con l’avvicinarsi del Primo d’agosto!

Il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis era ospite venerdì al centro svizzero di Milano. Praticamente una rimpatriata. E, come c’era da temere, non è riuscito a trattenersi dal raccontare clamorose fregnacce.

Come questa: “La Svizzera è nel cuore dell’Europa e l’Europa nel cuore della Svizzera (…). Il nostro è un concubinato (?) che cerca degli standard comuni per favorire i nostri interessi”. 

Evviva, sarebbero questi gli effetti del tasto “reset”?  Se è con simili servili sviolinate che pensiamo di gestire i rapporti con l’UE, siamo a posto.

Non esiste l’amicizia tra Stati. Men che meno esiste un’amicizia tra Svizzera ed UE. Il presidente “diversamente sobrio” della commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, ha avuto la faccia di palta di definire “accordo d’amicizia” lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui Bruxelles tenta di imporci le sue leggi ed i suoi giudici. Ecco cosa intendono i balivi UE per “amicizia”. Però il  buon KrankenCassis viene a blaterare non solo di amicizia, ma addirittura di concubinato e di “Europa nel cuore”. In concubinato con i funzionarietti di Bruxelles e con “Grappino” Juncker ci vivrà forse il “parzialmente svizzero” Cassis. Noi no di certo!

Sindrome di Stoccolma?

Quando ci decideremo a piantarla con questi penosi atti di sottomissione alla fallita UE? Sveglia, il tempo delle smancerie è finito da un pezzo! E’ arrivato, invece, il tempo di farci valere, e a muso duro. E soprattutto di cominciare a dire di no. No a nuovi accordi con l’UE: se vogliamo salvarci dobbiamo, al contrario, cominciare a cancellare qualcuno di quelli in essere. E No, evidentemente, al regalo di 1,3 miliardi di Fr a Bruxelles sottoforma di “contributo di coesione”.

Invece il ministro degli esteri PLR cosa fa? Alla faccia del tasto “reset”, si produce in ridicole profferte di amore eterno (che poi equivalgono a promesse di chinarsi a 90 gradi). Siamo davanti ad un preoccupante caso di “sindrome di Stoccolma” applicata alla politica? (Con l’espressione sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria (…)”,da Wikipedia).

“Siamo italiani”

Simili profferte non sono solo patetiche. Sono umilianti per lo Stato che Cassis dovrebbe (condizionale) rappresentare. L’UE ci ricatta; ci impone i suoi Diktat – che naturalmente gli sguatteri di Bruxelles in Consiglio federale accettano senza fiatare – e noi dovremmo “averla nel cuore”? Ma anche no!
Particolarmente interessante, nel discorso milanese del buon Cassis, il seguente passaggio: “Quello con l’Italia è un rapporto che va diritto al cuore (e ridàgli) ed è un rapporto molto intimo (?). Noi ticinesi siamo Italiani, siamo Svizzeri, siamo svizzero-italiani e italiano-svizzeri”. Sul fatto che Cassis sia italiano non ci sono dubbi. Ma che parli per lui.Il ministro PLR (ex) doppio passaporto conferma quindi di non essere in chiaro sulla propria appartenenza nazionale (un po’ come certi calciatori, tanto per riagganciarci alla cronaca recente). Ed intanto i vicini a sud continuano a fregarci in tutte le maniere. Però ogni anno incassano, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, i loro bravi 80 milioni ed oltre di ristorni.
Grazie PLR per regalarci questi grandi statisti “alla Cassis” che difendono a muso duro gli interessi della nazione!

Speriamo almeno che il buon Cassis non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

KrankenCassis: il festival delle gaffe e delle cappellate

Picconate alle misure accompagnatorie, calate di braghe con l’UE, ditte italiche in casa…

 

Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si sta impegnando nel galoppinaggio pro-PLR in Ticino. Il suo presenzialismo – esteso agli eventi più marginali e senza uno straccio di attinenza con la politica estera – è eloquente. Eppure non sta di certo facendo dei regali all’ex partitone. Infatti le vicissitudini delle ultime settimane (senza andare a rivangare i mesi precedenti) che lo riguardano, formano una lunga infilata di gaffes e di cappellate.

  • Dichiarazione di Cassis: le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone possono essere gettate nel water pur di sottoscrivere l’accordo quado con l’UE.Ah bene! Prima il PLR, assieme alle altre due ruote del triciclo, ossia PPD e P$$, rottama la preferenza indigena, trasformandola in quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) della “preferenza indigena light” che non serve assolutamente ad un tubo. Adesso il ministro degli esteri liblab viene a raccontare che si può rinunciare anche alle già striminzite misure accompagnatorie; quelle che dovrebbero servire a contrastare dumping salariale e concorrenza sleale, in particolare nel nostro sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud – invasione voluta sempre dalla partitocrazia (e dall’establishment tutto). Certo, l’efficacia delle misure accompagnatorie è limitata. Si trattasse di misure incisive, l’UE avrebbe già preteso – e subito ottenuto dai suoi camerieri bernesi  – la loro abrogazione. E allora? Per quale motivo dovremmo calare le braghe anche questa volta?
  • Sull’opzione di introdurre, nelle trattative con gli eurofunzionarietti, nuovi elementi quali appunto la capitolazione (inchinati a 90 gradi!) sulle misure accompagnatorie, KrankenCassis è stato pubblicamente e platealmente smentitodal suo subito-sotto Balzaretti. Figura marrone (o almeno beige)!
  • Altra sortita del ministro degli Esteri: “Bisogna concludere in fretta lo sconcio accordo quadro istituzionale”. O Cassis, ma ci sei o ci fai? Prima, per fare fessi gli “euroscettici” e raccattare voti in vista dell’elezione nel governicchio federale, ti sei inventato inesistenti tasti “reset” sulla politica dell’euroturbo Burkhaltèèèr. Adesso, invece, fai pressing affinché la Svizzera per l’ennesima volta CALI LE BRAGHE con la fallita UE sottoscrivendo un ulteriore trattato-capestro? Con l’accordo quadro istituzionale – che il presidente “diversamente sobrio” della Commissione UE, Jean-Claude “grappino” Juncker, ha avuto la tolla di definire “accordo d’amicizia”, quando si tratta manifestamente di un accordo coloniale che nessun Paese terzo con un minimo di amor proprio sarebbe disposto ad accettare – i balivi ci detterebbero le loro leggi e ci imporrebbero i loro giudici stranieri. Sì, giudici stranieri. Perché la storiella della corte arbitrale con rappresentanti dei due partner contrattuali è una fanfaluca. Sul diritto UE, Bruxelles non riconosce altro giudice se non la Corte di giustizia dell’Unione europea. Quindi ribadiamo il concetto: non solo con l’UE non si firma nessun nuovo accordo, ma si comincia a disdire qualcuno di quelli in essere. La scellerata dismissione della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari deve finire!
  • La presidenta del PLR nazionale Petra Gössi sostiene le posizioni di KrankenCassis sull’accordo quadro. Quindi il PLR vuole svendere la Svizzera. Ma avanti così, continuate a votare per l’ex partitone…
  • Questione di dettaglio, ma nemmeno poi tanto, sull’accordo quadro istituzionale. Qualora gli svizzerotti fossero fessi al punto di accettarlo, ci verrebbe automaticamente imposto di pagare la disoccupazione ai frontalieri,con tutte le conseguenze del caso. Ossia: costi di centinaia di milioni di Fr all’anno per la Confederella e, per il Ticino, obbligo di potenziare gli URC a proprie (nostre) spese. Tutto questo dopo che sei anni fa, per far quadrare i conti dell’Assicurazione contro la disoccupazione, la politica federale ha deciso pesanti tagli a danno dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). Però i soldi per i frontalieri ci sono. E poi KrankenCassis ha il coraggio di venire a dire che l’accordo quadro istituzionale sarebbe tutto sommato una questione secondaria, un dettaglio? Pori nümm…
  • Nei giorni scorsi, nuova figura di palta per il ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scopre che, nell’ambito di lavori di ristrutturazione nella sua lussuosa residenza di Montagnola, è stata chiamata una ditta italiana per istallare l’ascensore per le auto (apperò). Come se non  bastasse, l’azienda in questione sottopagava gli operai. Ma bene! Il Consigliere federale PLR sul cantiere di casa sua fa lavorare aziende d’Oltreramina. Poi naturalmente scarica la colpa sui progettisti.  Quando si dice che l’esempio viene dall’alto! Se perfino i Consiglieri federali fanno eseguire – o lasciano che vengano eseguiti – nelle loro magioni lavori da ditte italiche, cosa dovrebbe fare il “comune” cittadino che tira la cinghia nella sua casetta?
  • Capiamo che un ministro che fino a 10 minuti dall’elezione aveva il passaporto italiano, volendo seguire il principio del “Prima i nostri”, possa avere qualche difficoltà nel definire chi sono i “suoi”. Ma sta di fatto che, tramite la ditta italica attiva in casa sua per azione – od omissione, fa lo stesso – del Consigliere federale, de facto KrankenCassis incita i ticinesi a chiamare i padroncini. Bell’esempio!Si spera che i rappresentanti degli artigiani e delle impese di questo sfigatissimo Cantone si facciano sentire.
  • Questa l’hanno notata anche i media d’Oltralpe: le misure accompagnatorie che il direttore del DFAE vorrebbe abrogare nell’ennesimo raptus calabraghista nei confronti dell’UE servono proprio ad identificare e a sanzionare i furbetti dell’italico quartierino, come la ditta torinese che lavorava in casa sua, che arrivano da noi impipandosene delle nostre regole e facendo concorrenza sleale agli operatori locali.
  • Sul “tormentone” dei calciatori kosovari della nazionale elvetica (?) che esultano con il gesto dell’aquila, inutile dire che il buon Cassis – che prima della partita aveva twittato: “speriamo che i giocatori kosovari ci aiutino a vincere” – ha preso le difese di Xhaka e Shaqiri. Il club dei doppi passaporti! Del resto, se non ci si aiuta tra “parzialmente svizzeri”…
  • Aquando la revoca della promessa, sconsideratamente fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale a “Grappino” Juncker, di versare all’UE un regalo di 1.3 miliardi di Fr,senza alcun obbligo né contropartita?
  • Anche il Gigi di Viganello ha capito che il PLR ticinese tenta di servirsi di KrankenCassis a scopo di galoppinaggio per le prossime elezioni cantonali. Ma magari, visti i precedenti di cui sopra (che sono solo quelli degli ultimi giorni: altri seguiranno certamente) sarebbe il caso di cambiare tattica.

Lorenzo Quadri

 

 

Rapporti con l’Italia: siamo stufi di aspettare Berna!

L’unica soluzione è l’ “Alleingang”: per la Confederella, la priorità è Bruxelles

Ah beh, quando si dice la scoperta dell’acqua calda! Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis nell’incontro della scorsa settimana  con il governo ticinese ha ammesso che i rapporti con l’Italia sono “sicuramente non sono facili”.

Chiaro: solo dei boccaloni d’Oltralpe come l’ormai obliato Didier Burkhaltèèèr (PLR) e Johann “Leider” Ammann (sempre PLR) potevano credere alla promesse italiche di conclusione imminente del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Mentre su altri temi, quali ad esempio l’annosa questione dell’accesso al mercato italiano per gli operatori finanziari svizzeri, i vicini a sud non provano nemmeno ad essere rassicuranti: fanno direttamente orecchie da mercante. Eppure, il tema non è esattamente “di nicchia”: sono in ballo numerosi posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese, già devastata dalle calate di braghe dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, con la benedizione del solito triciclo PLR-PPD-P$.

E la reazione?

Dopo anni di prese per i fondelli “hard” ad opera del Belpaese, sarebbe anche ora che da parte elvetica ci fosse una reazione. Invece gli azzimati signori della diplomazia rossocrociata si sono addirittura bevuti la fandonia che l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri sarebbe stato bloccato dagli italiani  a causa della richiesta del casellario giudiziale. E che, se i ticinesotti avessero rinunciato al casellario, svendendo la propria sicurezza, tutto si sarebbe sistemato. Certo, come no!  Se non si pigia il tasto “reset” su questa diplomazia, non andremo da nessuna parte.

Adesso il buon KrankenCassis va a trovare il Consiglio di Stato ticinese (tappeti rossi, salamelecchi, slinguazzate,…) e l’esito dell’incontro è la scoperta dell’acqua calda: “la situazione con l’Italia è difficile”. Ma va? Intanto però è lì pronto sul tavolo il tema del blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri: uno dei pochi (ed efficaci) mezzi di pressione sulla vicina Repubblica di cui il Ticino dispone. E’ forse giunto il momento di farvi ricorso, visto che di nuovi accordi fiscali con il Belpaese non ne vedremo mai? Risposta del ministro degli esteri: “Qualche volta le pressioni sono utili (…) ma devono essere portate avanti quando ci sono dei governi in carica, ed in Italia non è il caso”.

La musica non cambia

E ti pareva! Burkhaltèèèr o Cassis, la musica non cambia. Per farsi valere non è mai il momento. Il ritornello è sempre lo stesso “sì ma non ora, sì ma non così, bisogna aspettare,…”. Con queste fregnacce, i bernesi ci prendono per i fondelli per anni! Intanto, in attesa che arrivi il “momento giusto” i ticinesotti continuano a pagare un tributo deciso 44 anni fa, e che nelle circostanze attuali è diventato privo d’oggetto.

Ricordiamo infatti per l’ennesima volta che i ristorni costituiscono un pizzo all’Italia in cambio del riconoscimento, da parte di Roma, del segreto bancario elvetico. Tale operazione era nell’interesse di tutta la Svizzera. Solo il Ticino, però, ne ha pagato il conto. E continua a pagarlo. Erano state a suo tempo promesse delle compensazioni? C’è chi lo assicura. Ma in ogni caso, queste compensazioni non le ha mai viste nessuno. Negli ultimi anni sono state richieste a più riprese. Risposta del Consiglio federale: “sa po’ mia!”. Passata la festa, gabbato lo santo.

Morale della favola: per il blocco dei ristorni, abbiamo già aspettato abbastanza. Adesso è tempo di passare all’atto. Abbiamo già perso troppi anni; e troppe decine, anzi ormai centinaia, di milioncini delle nostre casse pubbliche.

Concertare?

Ancora più “del Cassis” la sortita del kompagno Bertoli, presidente di turno del consiglio di Stato, secondo cui qualsiasi rimostranza nei confronti degli italici dovrà essere concordata tra Bellinzona e Berna. Sicuro, e gli asini volano! La Confederella non deciderà mai alcuna “misura di pressione” nei confronti  del Belpaese. L’hanno capito anche i paracarri. La sua unica preoccupazione è quella di compiacere i padroni di Bruxelles. E se ciò significa sacrificare gli interessi di questo sfigatissimo Cantone e dei suoi abitanti, chissenefrega! Inoltre, come continua a ripetere la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, “Dobbiamo aiutare l’Italia”. I tapini bernesi credono di avere a che fare con un paese amico!

Che nessuno si faccia illusioni: se vuole difendersi, il Ticino deve muoversi per conto proprio. Se aspettiamo il benestare del terzo e del quarto, tanto vale chiudere subito baracca e burattini. Come dicono Oltregottardo: Alleingang!

Lorenzo Quadri

 

 

Accordo quadro istituzionale: Cassis come Burkhaltèèèèr

Altro che tasto reset: dietro i fumogeni da conferenza stampa c’è sempre la stessa zuppa

Una cosa è sicura anche senza tante analisi geopolitiche (uella): se all’UE una proposta della Svizzera a proposito dell’osceno accordo quadro istituzionale piace, vuol dire che la proposta in questione è un autogol clamoroso. Una mossa alla Tafazzi. Lo hanno capito anche i paracarri che gli eurofunzionarietti vogliono comandare in casa nostra. E’ a questo scopo che sbavano per l’accordo quadro istituzionale. Sottoscriverlo equivarrebbe a trasformare la nostra democrazia diretta o semidiretta, che tutti ci invidiano, in una farsa. A cosa serve rimanere fuori dall’UE se poi ci facciamo schiacciare gli ordini dai funzionarietti di Bruxelles come e anzi peggio che se fossimo uno Stato membro? Il presidente non astemio della commissione europea Jean-Claude “Grappino” Juncker ed i suoi galoppini vogliono rottamare le specificità svizzere nell’intento di  imporre anche a noi le loro regole. Sta a noi non tollerare simili soprusi. Quanti nel corso dei secoli si sono battuti per l’indipendenza nella Svizzera oggi certamente si rivoltano nella tomba davanti alle “gesta” dei camerieri bernesi di Bruxelles.

In Gran Bretagna…

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dalla fallita UE per tornare ad essere un paese autonomo ed indipendente. A noi, invece, i camerieri di Bruxelles vogliono far compiere il percorso in senso contrario! Semplicemente scandaloso.

Nel suo recente discorso alla Mansion House di Londra sulla Brexit, la premier britannica Theresa May ha sottolineato alcuni punti fermi fondamentali:

  • rispetto della volontà popolare;
  • controllo sui confini nazionali;
    – tutela del lavoro e della sicurezza dei cittadini;
    – deciderà la gente comune non pochi privilegiati.

Da noi, invece, tutti questi principi vengono svergognatamente gettati nel water dall’establishment, contro la volontà popolare. Che non viene rispettata, bensì denigrata (“popolazzo becero che vota sbagliato”) e rottamata dalla casta vogliosa di compiacere i padroni di Bruxelles. Perché non possiamo fare cambio tra la May e la Simonetta?

“Vino vecchio in bottiglie nuove”

Una cosa è chiara anche a “quello che mena il gesso”: non ci può essere nessun tasto reset che risulti gradito all’UE. Di conseguenza, altro che “reset”! Il tasto schiacciato dal neo-ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis è quello “enter”, in riferimento ai Diktat di Bruxelles. Del resto la nomina dell’euroturbo Balzaretti a responsabile dei negoziati con l’UE la dice lunga. Ed è inutile pensare di prendere per i fondelli la gente con acrobazie linguistiche. Tra la ripresa automatica e la ripresa dinamica del diritto UE passa la stessa differenza che c’è tra la zuppa ed il pan bagnato. Del resto – sempre alla faccia del tasto reset – la fetecchiata della “ripresa dinamica” la raccontava già l’euroturbo Burkhaltèèèr. E’ quindi evidente che essa si traduce nella solita calata di braghe. Non è stato portato a casa nulla malgrado nelle comunicazioni ufficiali si giochi con i fumogeni e con i tecnicismi. La sostanza è immutata. Come ha detto Blocher: KrankenCassis mette vino vecchio in bottiglie nuove.

 Il più grave

L’accordo quadro istituzionale non solo è l’ennesimo atto di sottomissione all’UE, ma è anche il più grave. Come detto più volte, fa strame della nostra sovranità nazionale. E naturalmente in cambio di nulla, come al solito. Ogni tentativo di ingerenza degli eurobalivi va respinto con decisione, perché a costoro non bisogna più concedere nemmeno un centimetro. Il Diktat UE contro le armi legalmente detenute dai cittadini, ad esempio, va respinto non solo per i suoi contenuti inaccettabili (contrari alle nostre leggi, alle nostre tradizioni, alla volontà popolare espressa nel febbraio 2011) ma anche perché pretende di sostituire le nostre regole e leggi con quelle degli eurobalivi.

I kompagni esultano

A $inistra, naturalmente, si sono affrettati ad esultare per i passi avanti (?) compiuti nel dossier UE: ovvero per le calate di braghe. I kompagnuzzi fanno ridere (o piangere, a seconda del punto di vista): non hanno ancora capito che l’accordo quadro istituzionale comporta la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (le quali costituiscono, per Bruxelles, degli ostacoli alla libertà di commercio). E poi la gauche-caviar ha ancora la “lamiera” di sciacquarsi la bocca con la protezione dei lavoratori? Ma per cortesia. A lei interessa solo spalancare le frontiere, far entrare – e far mantenere – tutti. Così il business della socialità ro$$a fiorisce.

A proposito: a quando il tasto reset sulla sconsiderata promessa del Consiglio federale di regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di franchetti di proprietà del solito sfigato contribuente elvetico?

Lorenzo Quadri

 

Cassis: l’establishment salta scompostamente sul carro

Lega coerente sul nuovo ministro: ha fatto quello che ha promesso. Altri invece…

 

Non ci voleva il mago Otelma per prevedere che KrankenCassis sarebbe stato eletto Consigliere federale. Semmai si sarebbe potuto scommettere sul numero dei turni. Pensavamo che si sarebbe arrivati almeno a tre. Invece il circo elettorale si è consumato in due sole votazioni. Con grande disappunto della RSI che ha letteralmente invaso il palazzo federale (si vede che le risorse sia umane che finanziarie abbondano) per scoprire che nel giro di una mezz’oretta era già tutto finito.

L’esito era prevedibile in mancanza di una vera alternativa a Cassis. Le candidature romande erano più velleitarie che di sostanza. Del resto, tre seggi romandi su sette costituiscono chiaramente una sproporzione.

Il voto leghista

I due rappresentanti leghisti a Berna avevano annunciato che avrebbero votato scheda bianca, ritenendo che nessuno dei tre candidati fosse convincente.  Così è stato detto, e così è stato fatto. Diversamente da chi, per compiacere l’uno o l’altro, ha fatto pubbliche dichiarazioni di voto ma poi, al momento di venire al dunque, è stato colpito da amnesia selettiva. Ne sa qualcosa la “povera” Isabelle Moret, brutalmente scaricata dai kompagni già al secondo turno, dopo settimane di profferte quasi amorose. Vatti a fidare dei $ocialisti!

Inoltre: siamo poi sicuri che, a parte le due schede bianche leghiste, il resto della Deputazione ticinese abbia votato compatta per KrankenCassis? Il dubbio è lecito. Perché quello che infili nell’urna, ma guarda un po’, non lo vedono né i giornali, né i portali online.

No ai ricattini

Comunque, la storiella del “sostegno al candidato ticinese che deve essere compatto” è solo l’ennesima bufala messa in giro dai galoppini del neo-consigliere federale (galoppini per interessi della propria bottega partitica, spacciati per interessi del Ticino quando in realtà sono qualcosa di ben diverso).

Da nessun Cantone si è mai preteso il sostegno – bulgaro ed acritico – a propri eventuali candidati al Consiglio federale. E nemmeno è mai arrivato. Per dire: mica tutti i deputati ginevrini hanno sostenuto Maudet. Quelli che si riempiono la bocca con la “coesione”, la pretendono solo dal Ticino. E dietro ci sta il pensiero seguente: i ticinesi figli della serva devono farsi andar bene qualsiasi aspirante sventoli bandierina rossoblù, e “cara grazia”. Indipendentemente da tutto il resto: dalle posizioni politiche, dalla professione di lobbysta dei cassamalatari, dalla binazionalità. Per la serie: o mangi questa minestra, o salti dalla finestra. Questo è un ricatto, ed è pure umiliante. Noi non ci stiamo.

L’establishment salta su carro

Come detto, auguriamo buon lavoro ad Ignazio Cassis. Se ci sorprenderà in positivo, non avremo problemi ad ammetterlo. Ma al momento la nostra posizione rimane quella che avevamo prima della sua elezione. Non potrebbe essere diversamente, visto che la sua attività in Consiglio federale non è ancora cominciata!

Per contro l’establishment, anche quella parte che nelle scorse settimane non lesinava critiche, commenti e battute sul candidato, da mercoledì sta scompostamente saltando sul carro del vincitore. Più che una corsa a saltare sul carro, sembra ormai un vero e proprio assalto alla diligenza. KrankenCassis è stato eletto: sicché, santo subito! Imbarazzante e poco decoroso.

Del resto e per l’ennesima volta, mentre l’establishment slinguazza giulivo, e si prepara ad ingozzarsi di tartine e champagne (pagati dal contribuente) ai festeggiamenti ufficiali di giovedì, una parte (maggioritaria?)  del popolo ticinese – quello che, per citare il neo Consigliere federale, “si alza la mattina, va a lavorare, ha dei buoni valori (?)” – non necessariamente è altrettanto entusiasta.

Il tasto “reset”

Venerdì l’assegnazione dei Dipartimenti non ha portato alcuna sorpresa. Al nuovo arrivato è andato il DFAE, liberato dal suo predecessore Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr. Del resto, mai e poi mai gli Esteri sarebbero stati lasciati in mano ad un UDC.
Vedremo presto se Cassis schiaccerà davvero il tasto “reset” sulle devastanti politiche euroturbo del suo predecessore, o se invece lo schiaccerà sulle sue promesse pre-elezione.
Burkhaltèèèr si è già premurato di precisare che in politica estera il tasto “reset” non esiste. Per le dichiarazioni da campagna elettorale, invece, il tasto in questione esiste eccome.

Da parte sua, il mago Otelma prevede che sul fronte dei rapporti con il Belpaese in tema frontalieri, Cassis o non Cassis cambierà ben poco, visto che il grosso delle trattative le conduce un altro dipartimento.

Buon lavoro

In ogni caso, e ancora una volta, auguri di buon lavoro al neo ministro degli Esteri. Ne avrà bisogno. Il sipario sui festeggiamenti calerà presto. Poi sulla scena irromperà la realtà. E il gruppo parlamentare dell’UDC, che a larga maggioranza ha accordato il proprio sostegno a Cassis, non tarderà a chiamarlo alla cassa.

Del resto l’appoggio è stato graziosamente concesso al buon Ignazio non certo perché ticinese, e nemmeno perché i vertici UDC lo considerino un grande statista. E’ stato accordato perché, assai più prosaicamente, il maggiore partito svizzero si aspetta da Cassis che cambi le maggioranze in Consiglio federale, facendole pendere in direzione centro-destra per quattro a tre: ovvero, da una parte i due liblab ed i due UDC, e dall’altra i due $ocialisti e la PPD. Se questa legittima aspettativa non dovesse venire soddisfatta, l’imbottita poltrona del neo-eletto si farà ben presto bollente.

Lorenzo Quadri

Consigliere federale ticinese? Attenzione ai boomerang

L’interesse del Cantone? Appoggiare il candidato più euroscettico e primanostrista

Intanto il PLR è tutt’altro che compatto dietro a “KrankenCassis”: sui social network son già botte da orbi tra liblab

Sicché i liblab ticinesi hanno deciso: sarà Ignazio Cassis l’unico candidato del nostro Cantone alla cadrega che verrà presto liberata dal Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr.

La scelta di correre con un candidato unico è, a personale giudizio di chi scrive, opportuna. Indicare un tandem o un triciclo avrebbe significato dimezzare, rispettivamente ridurre ad un terzo, i voti per singolo candidato. E’ una questione matematica.

Non a caso i primi sostenitori della candidatura multipla sono proprio i romandi. Che hanno tutto l’interesse ad affossare le chance del nostro Cantone, per papparsi loro la cadrega “ex Burkhaltèèèr”. E sono sempre romandi a remenarla con la candidatura femminile. Lo fanno con cognizione di causa. Sanno che l’unica candidata femminile che entrava in linea di conto, ovvero Laura Sadis, è (sarebbe stata) in realtà la candidata del P$ e degli euroturbo. Ora, è vero che il parlamento federale è messo male, ma non ancora così male da eleggere in Consiglio federale una terza $ocialista (Widmer Schlumpf bis?).  Se candidata in tandem, Sadis avrebbe “drenato” i voti della $inistra togliendoli al compagno di ticket ticinese… a tutto vantaggio del romando.  Come unica proposta  del nostro Cantone, le possibilità di elezione sarebbero state prossime allo zero, per il motivo indicato.

Obiezioni note

Detto (posizione personale) dell’opportunità di presentare un solo nome ticinese, il punto è quello a sapere se si stia puntando sul “cavallo” giusto. Al proposito il PLR poteva fare meglio. Ad esempio proponendo Vitta. (E’ vero che avrebbe potuto anche fare peggio con Sadis).

Le obiezioni nei confronti di “KrankenCassis” sono note:

  • la professione di lobbysta dei cassamalatari. Tanto più che, a seguito di un tutt’altro che improbabile walzer di dipartimenti, il nuovo Consigliere federale potrebbe ritrovarsi proprio agli Interni, quindi a trattare con gli assicuratori malattia.
  • Come capogruppo PLR a Berna, il “candidato unico” ha giocato un ruolo di primo piano nell’affossamento del “maledetto voto” del 9 febbraio. Questo è uno schiaffo bello e buono al 70% dei ticinesi per correr dietro agli interessi (di ideologia o di saccoccia) dell’élite spalancatrice di frontiere. E’ un atto gravissimo nei confronti del nostro Cantone e non si può far finta che non lo sia.
  • Il fatto che Cassis sia “particolarmente vicino alla dirigenza nazionale del partito” non è certo positivo, visto che mai il PLR nazionale ha preso o appoggiato una decisione nell’interesse del Ticino.

Rischio boomerang

Come già detto, un Consigliere federale del nostro Cantone ha senso se va in governo a promuovere le posizioni della maggioranza dei ticinesi; per lo meno sui temi più importanti di politica federale. In caso contrario, rischia di diventare un boomerang. Infatti, come potrebbe immaginare il Ticino di ottenere dal Consiglio federale risposte per i propri problemi – vedi invasione da sud e sfascio del mercato del lavoro – se il “suo” rappresentante in governo è il primo a sostenere, in stile SECO, che “l’è tüt a posct”?

Il più euroscettico

L’interesse del Ticino è eleggere, al posto del cameriere dell’UE Burkhaltèèèr, il Consigliere federale più euroscettico e primanostrista possibile. E, se il PLR ticinese non è in grado di proporre una candidatura di questo tipo – quindi una candidatura rappresentativa della volontà della maggioranza della popolazione cantonale su temi fondamentali quali la preferenza indigena, l’immigrazione ed i rapporti con l’UE – la responsabilità è solo del PLR. Ancora una volta il partito si dimostra scollegato dal paese che vuole rappresentare. I nodi vengono al pettine.

Pretese di compattezza?

E che nessuno in casa dell’ex partitone si sogni di pretendere unanimità da parte della deputazione ticinese e galoppinaggio a prescindere solo perché c’è un candidato al CF con bandierina rossoblù. Tanto per cominciare, nemmeno il PLR è compatto dietro al suo candidato (che strano eh?): anzi, le varie fazioni se le stanno già suonando di santa ragione via social network. Secondo i “rumors” qualcuno starebbe già tramando ribaltoni. E poi, chissà come mai, quando il candidato ufficiale era Norman Gobbi,  per i liblab l’importanza di un Consigliere federale ticinese era assai relativa. Adesso che si tratta di piazzare uno dei LORO, invece, ecco che la provenienza cantonale diventa l’unico criterio di valutazione possibile, e osare dire altro è becero sabotaggio del “bene comune”? Questa è, semplicemente, una presa per il lato B.  Il bene del PLR ed il bene del Canton Ticino sono due concetti sempre più distanti.

Lorenzo Quadri