Consiglieri federali doppio passaporto? Il triciclo dice sì!

Nuova performance della partitocrazia PLR-PPD-P$$ che svende la Svizzera ogni giorno

Certo che siamo proprio allo sbando! Dopo il voto in Consiglio nazionale nei giorni scorsi, sappiamo che a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, compatto e senza eccezioni – e vale anche per i rappresentanti ticinesi – è contrario a che i Consiglieri FEDERALI (!) siano tenuti ad avere una sola nazionalità. In altre parole: alla partitocrazia, quella che svende la Svizzera ogni giorno in nome delle “aperture”, va bene che un Consigliere federale abbia due o tre o più passaporti.

L’esito della votazione in Consiglio nazionale  sull’iniziativa parlamentare Chiesa è stato lapidario: 64 sì contro ben 125 no. L’iniziativa, difesa dalla leghista Pantani, chiedeva appunto (analogamente ad una precedente mozione Quadri, che si estendeva anche ai deputati federali) che i membri del CF fossero tenuti a possedere unicamente il passaporto rosso.

E’ davvero il colmo che, nel massimo esecutivo del paese, possano sedere persone naturalizzate che non si sentono nemmeno abbastanza svizzere da “accontentarsi” del solo il passaporto rossocrociato.

 Due ipotesi

Quale motivo potrebbe addurre un eventuale Consigliere federale naturalizzato per non rinunciare al passaporto del paese d’origine? Le opzioni sono solo due. O non vuole privarsi (in particolare per il futuro) dei vantaggi che derivano dall’avere un secondo passaporto da utilizzare a seconda della convenienza del momento, pensando in particolare a quando non siederà più nel governicchio federale. Oppure, sempre dopo la fine del mandato governativo, intende mettersi a fare politica nel paese d’origine. In entrambi i casi è evidente che la persona non merita di sedere in Consiglio federale. Se (tanto per fare un esempio a caso) un Consigliere federale, titolare anche del passaporto italiano, dovesse trovarsi a trattare con l’Italia, da che parte si schiererebbe? Siamo certi che difenderebbe gli interessi della Svizzera? La sua lealtà sarebbe chiaramente messa in discussione. Il rifiuto di rinunciare al passaporto tricolore sarebbe un elemento contro di lui. La credibilità del governo ne risentirebbe.

Sarebbe poi interessante sapere in quali altri Stati si accetterebbero senza un “cip” dei ministri con doppio passaporto.  Vuoi vedere che, ancora una volta, solo gli svizzerotti…?

$inistrati allo sbando

Nella vicenda dei Consiglieri federali con nazionalità multipla, spicca per l’ennesima volta l’incoerenza e la morale a senso unico dei $inistrati (fautori del “devono entrare tutti” e delle naturalizzazioni facili di persone non integrate). Proprio i kompagnuzzi si riempiono la bocca, naturalmente solo quando fa comodo a loro, con i “conflitti d’interesse”, veri o presunti, dei politicanti… però fingono di non vedere il monumentale conflitto d’interessi che deriva dal governare il paese con in tasca il passaporto di un’altra nazione! Multikulti über Alles! Kompagni, ma andate a pettinare bambole!

Si rileva inoltre che, ancora una volta, la partitocrazia non vuole imporre alcuna rinuncia ai naturalizzati, i quali risultano di conseguenza avvantaggiati nei confronti degli svizzeri di nascita che, per forza di cose, di passaporto ne hanno soltanto uno.

Voto agli stranieri?

Anche in materia di cittadinanza dei politici, si prosegue con la tattica del salame. Di calata di braghe in calata di braghe, si arriverà all’introduzione del diritto di voto e dell’eleggibilità degli stranieri.

Adesso si stabilisce che un Consigliere federale (non un consigliere comunale di un comune di 1000 abitanti!) può avere altri passaporti oltre a quello rosso. Un domani si stabilirà che non è nemmeno più necessario che abbia la cittadinanza svizzera: è becero populismo e razzismo! “Bisogna aprirsi!”.

Lorenzo Quadri

 

La kompagna Simonetta ai Trasporti? Una catastrofe

Il nuovo Consiglio federale è sempre più eurofilo, e la ripartizione dei dipartimenti…

 

Ohibò, la difficile impresa dell’attribuzione dei dipartimenti nel governicchio federale è riuscita già lunedì dopo un primo tentativo andato a vuoto venerdì.

Domenica scorsa su queste colonne abbiamo commentato l’elezione delle due nuove consigliere federali. Al di là della questione femminile, che politicamente dovrebbe essere del tutto irrilevante – perché un consigliere federale lo si sceglie per le sue posizioni e non per questioni di genere – la nomina di Viola Amherd e di Karin Keller Sutter (detta KKS, pronuncia Ka-Ka-eS) è un passo in più sulla strada della rottamazione della Svizzera. KKS è – politicamente parlando – la fotocopia del suo predecessore “Leider” Ammann (destra economica euroturbo); Amherd è la terza $ocialista in Consiglio federale.

Quindi, come scritto la scorsa settimana, questo è un Consiglio federale pronto a calare le braghe davanti a qualsiasi Diktat degli eurofalliti e a firmare trattati internazionali del menga come l’accordo quadro istituzionale o il patto ONU che vuole trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano.

I Dipartimenti

Cosa dire, invece, a proposito della distribuzione dei dipartimenti? I partiti sono corsi  a dichiarare la propria “soddisfazione” (?); ma anche qui gli aspetti negativi prevalgono. A dimostrazione che non vogliamo fare del disfattismo “tanto per”, cominciamo a citare i due aspetti positivi:

  • Ka-Ka-eS al Dipartimento di giustizia e polizia (ex Simonetta): è indubbiamente un passo avanti, perché c’è motivo di credere – sarebbe un dramma se così non fosse – che l’arcigna sangallese, già responsabile di questo settore nel suo Cantone, sia fautrice di una politica più restrittiva in materia di finti rifugiati rispetto alla ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga.
  • Parmelin all’Economia. Il “nuovo” Dipartimento, ex “Leider” Ammann, è certamente più appetibile del Militare considerato (a torto o a ragione) una Peppa Tencia. Ma il Dipartimento dell’economia ha un ruolo importante nelle trattative con l’UE (spesso in tandem con gli Esteri). Parmelin ha dunque l’occasione di dargli un’impronta maggiormente UDC, e quindi più sovranista. Speriamo che ce la faccia.

Passiamo ora agli aspetti negativi, purtroppo preponderanti. In ordine di nequizia:

  • Sommaruga al “mammuth” DATEC (ex Doris) ovvero Ambiente, trasporti, energia e telecomunicazioni. Questa è una vera sciagura. Le conseguenze saranno:
  • jihad ideologica ro$$overde contro gli automobilisti, ovvero tasse e balzelli “come se non ci fosse un domani”;
  • road-pricing, mobility-pricing e chissà quante altre boiate-pricing;
  • più nessun investimento nella rete stradale (si fanno solo piste ciclabili);
  • fatwa contro i riscaldamenti a nafta e chi ancora ne ha;
  • volare tornerà ad essere un lusso per ricchi (visto che gli aeroplani inquinano, avanti con le tasse!);
  • norme ambientali sempre più tafazziane, con gli svizzerotti che si penalizzano masochisticamente per raggiungere standard ambientali irrealistici dall’impatto globale nullo, viste le dimensioni della Svizzera;
  • e nel frattempo, frontiere spalancate e quindi: invasione di auto di frontalieri e sovrappopolazione da cui discende più inquinamento, più spostamenti, più cementificazione. Piaccia non o non piaccia ai kompagni ro$$overdi, protezione dell’ambiente ed immigrazione scriteriata sono due obiettivi inconciliabili. Chi vuole proteggere l’ambiente doveva sostenere le richieste della vituperata iniziativa Ecopop.
  • KrankenCassis rimane agli Esteri. E quindi continuerà a svendere la Svizzera all’UE, come fatto finora, promettendo linee rosse e poi non rispettandole, sottoscrivendo accordi internazionali capestro e poi scaricandosi dalle proprie responsabilità facendo decidere altri (vedi: accordo quadro istituzionale mandato in consultazione, patto ONU rifilato al Parlamento, e così via).
  • Amherd, la terza $ocialista in CF, alla Difesa? Ossignùr!

Oltre alle questioni personali, ci sono le riflessioni legate ai partiti:

  • Non sta né in cielo né in terra che il P$ abbia due dipartimenti di serie A: Interni e Trasporti e telecomunicazioni. Da questo punto di vista à il primo partito. Ma i voti dicono altro. Per contro, l’UDC, che è il partito più votato della Svizzera, si trova con un dipartimento di serie A (finanze) ed uno di serie “A-“: economia.
  • Il PPD viene clamorosamente retrocesso: dal Mammuth DATEC alla Peppa Tencia della Difesa. Ciò avrà evidentemente anche conseguenze elettorali negative per il partito, che già non se la passa benissimo. Se gli uregiatti si dichiarano soddisfatti dall’assegnazione dei dipartimenti, significa che o mentono, o sono affetti da una grave forma di “sindrome di Tafazzi” (il personaggio televisivo che si martellava gli attributi con una bottiglia).

Lorenzo Quadri

Elezioni del CF: sempre meno Svizzera, sempre più “casta”

Cosa ci sarebbe di “storico”? L’arrivo della terza $ocialista nel governicchio federale?

 

Se c’era una cosa scontata, quella era l’esito dell’elezione delle nuove consigliere federali, consumatasi in tempo di record mercoledì mattina senza nemmeno un briciolo di suspense.  La casta ha indicato le sue due rappresentanti nell’esecutivo;  la casta le ha nominate. Il passaggio dalla politica alla burocrazia è ormai consumato. Sotto le cupole federali c’è sempre più casta e sempre meno Svizzera. Ecco la conclusione da trarre dalla mattinata di mercoledì.

La terza $ocialista

Ma naturalmente, nella solita orgia di lecchinaggio politikamente korretto, la stampa di regime è corsa a blaterare di un’elezione “storica”. Peccato che nessuno sia in grado di spiegare dove starebbe la portata storica dell’evento. E’ forse “storico” il fatto che siano state elette due donne quando su quattro candidati tre erano donne mentre il quarto, il buon Hans Wicki (PLR), è stato messo lì tanto per fare da quota azzurra? Infatti, se c’era una cosa che era scontata da mesi, se non da anni, era proprio l’elezione di Karin Keller Sutter (detta KKS, pronuncia Ka-Ka-eS) al posto di “Leider” Ammann.

Se guardiamo poi le posizioni politiche delle nuove elette, che è poi l’unica cosa conta – che siano donne o uomini dovrebbe essere indifferente, se si crede nella tanto declamata parità – ne discende che il “nuovo” consiglio federale è peggio del “vecchio”.

In effetti, l’uregiatta Viola Amherd è de facto la terza $ocialista in Consiglio federale. Le scomposte manifestazioni di giubilo che si sono levate dai banchi della $inistra quando ne è stata resa nota l’elezione al primo turno sono state fin troppo eloquenti. Il fatto che Amherd sia “passata” al primo turno dimostra  inoltre che i liblab hanno appoggiato compatti la terza $ocialista in CF.

Per la cronaca…

Quanto all’eletta PLR. Come detto, per “Ka-Ka-eS” l’elezione era davvero solo una formalità. KKS è politicamente parlando la fotocopia dell’uscente “Leider” Ammann (con cui era già in competizione otto anni fa). Ovvero, destra economica spalancatrice di frontiere. Senza nemmeno essere un’imprenditrice.

Per la cronaca: i due esponenti della Lega alle Camere federali hanno votato per Wicki e Z’graggen, poiché entrambi si sono dimostrati più vicini alle posizioni della Lega rispetto alle due elette. Z’graggen ha tra l’altro dichiarato di guardare con interesse alle proposte del professor Reiner Eichenberger di tassare i frontalieri.

Sempre più a 90 gradi

Previsione del Mago Otelma: quello “uscito dalle urne” mercoledì è un Consiglio federale pronto a sottoscrivere a piene mani accordi internazionali – ciofeca e a chinarsi sistematicamente a 90 gradi davanti ai funzionarietti della fallita UE.

Evento storico perché sono state elette due esponenti della casta? O perché  in Consiglio federale è entrata la terza $ocialista? Ma va là…

 

Chiasso: la Simonetta vuole gonfiare il centro asilanti!

66 posti per finti rifugiati in più? Ma come, gli arrivi mica erano diminuiti? 

La vicesindaca di Chiasso nonché Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani ha già annunciato che intende opporsi al deleterio progetto: forza Panti!

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati se ne inventano una tutti giorni! L’ultima bella trovata è il progetto di aumentare di 66 posti la capienza del centro per finti rifugiati di Chiasso, che passerebbe così da 134 a 200 posti letto.

Motivo: gli alloggi del centro definitivo in zona Pasture, 350 in totale, potranno essere pronti soltanto nel 2023. E anche la soluzione transitoria presso l’ edificio di proprietà delle FFS, sempre in zona Pasture, per alloggiarvi 220 persone, potrà entrare in funzione solo nella seconda metà del 2019.

I conti non tornano

Ma come, qui i conti non tornano proprio. Il Dipartimento Simonetta da mesi continua a raccontarci  la storiella che non c’è alcun caos asilo (sono tutte balle della Lega populista e razzista); che gli arrivi di finti rifugiati sarebbero ridotti ai minimi termini, anzi di fatto non arriverebbe più nessuno. Però adesso vuole improvvisamente aumentare del 50% la capienza del centro asilanti di Chiasso. E questo perché la soluzione transitoria sarà pronta solo – notare il  “solo” – nella seconda metà del 2019. Ora, alla seconda metà del 2019 non mancano 10 anni. Mancano pochi mesi. Per quale motivo allora investire, e di certo non due spiccioli – e nümm a pagum! – per ampliare in modo così importante il centro d’accoglienza di Chiasso? Forse qualcuno tra i soldatini della Simonetta ha motivo per attendersi a brevissimo termine nuove ondate di finti rifugiati? Le previsioni e le statistiche sugli arrivi “ai minimi termini” erano forse farlocche?Farlocche come quelle della SECO sull’occupazione?

E dopo?

E poi, se l’operazione potenziamento andasse in porto, cosa succederà tra pochi mesi, ovvero al momento dell’apertura del centro provvisorio nello stabile FFS? I nuovi posti letto creati a Chiasso verrebbero smantellati? Come buttar via i soldi del solito sfigato contribuente! Ma d’altronde da un governicchio federale che vorrebbe regalare 1.3 miliardi all’UE non ci si può attendere molto altro.

Oppure, come sarebbe più logico attendersi, i 66 nuovi posti verrebbero semplicemente mantenuti andando dunque ad aumentarela capacità d’accoglienza di finti rifugiati con lo smartphone?

Sempre più attrattivi

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello che incrementare la capacità d’accoglienza significa incrementare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. A tutto vantaggio di quelli che, sul business ro$$o dell’asilo, ci lucrano. In primis le associazioni contigue al P$$!

Chissà come saranno entusiasti a Chiasso del nuovo regalo della kompagna Simonetta, che vuole riempire il basso Mendrisiotto di finti rifugiati, non integrati né integrabili; con tutto quel che ciò comporta, anche per la sicurezza dei cittadini.

La vicesindaca di Chiasso nonché Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani ha già annunciato che intende opporsi al deleterio progetto: forza Panti!

Lorenzo Quadri

 

I concubini di KrankenCassis e la sindrome di Stoccolma

“Siamo italiani ed abbiamo l’Europa nel cuore”: il CF “ticinese” delira a Milano

 

Speriamo almeno che il ministro PLR non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano, dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Ah beh, certo che questa ci mancava, soprattutto con l’avvicinarsi del Primo d’agosto!

Il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis era ospite venerdì al centro svizzero di Milano. Praticamente una rimpatriata. E, come c’era da temere, non è riuscito a trattenersi dal raccontare clamorose fregnacce.

Come questa: “La Svizzera è nel cuore dell’Europa e l’Europa nel cuore della Svizzera (…). Il nostro è un concubinato (?) che cerca degli standard comuni per favorire i nostri interessi”. 

Evviva, sarebbero questi gli effetti del tasto “reset”?  Se è con simili servili sviolinate che pensiamo di gestire i rapporti con l’UE, siamo a posto.

Non esiste l’amicizia tra Stati. Men che meno esiste un’amicizia tra Svizzera ed UE. Il presidente “diversamente sobrio” della commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, ha avuto la faccia di palta di definire “accordo d’amicizia” lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui Bruxelles tenta di imporci le sue leggi ed i suoi giudici. Ecco cosa intendono i balivi UE per “amicizia”. Però il  buon KrankenCassis viene a blaterare non solo di amicizia, ma addirittura di concubinato e di “Europa nel cuore”. In concubinato con i funzionarietti di Bruxelles e con “Grappino” Juncker ci vivrà forse il “parzialmente svizzero” Cassis. Noi no di certo!

Sindrome di Stoccolma?

Quando ci decideremo a piantarla con questi penosi atti di sottomissione alla fallita UE? Sveglia, il tempo delle smancerie è finito da un pezzo! E’ arrivato, invece, il tempo di farci valere, e a muso duro. E soprattutto di cominciare a dire di no. No a nuovi accordi con l’UE: se vogliamo salvarci dobbiamo, al contrario, cominciare a cancellare qualcuno di quelli in essere. E No, evidentemente, al regalo di 1,3 miliardi di Fr a Bruxelles sottoforma di “contributo di coesione”.

Invece il ministro degli esteri PLR cosa fa? Alla faccia del tasto “reset”, si produce in ridicole profferte di amore eterno (che poi equivalgono a promesse di chinarsi a 90 gradi). Siamo davanti ad un preoccupante caso di “sindrome di Stoccolma” applicata alla politica? (Con l’espressione sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria (…)”,da Wikipedia).

“Siamo italiani”

Simili profferte non sono solo patetiche. Sono umilianti per lo Stato che Cassis dovrebbe (condizionale) rappresentare. L’UE ci ricatta; ci impone i suoi Diktat – che naturalmente gli sguatteri di Bruxelles in Consiglio federale accettano senza fiatare – e noi dovremmo “averla nel cuore”? Ma anche no!
Particolarmente interessante, nel discorso milanese del buon Cassis, il seguente passaggio: “Quello con l’Italia è un rapporto che va diritto al cuore (e ridàgli) ed è un rapporto molto intimo (?). Noi ticinesi siamo Italiani, siamo Svizzeri, siamo svizzero-italiani e italiano-svizzeri”. Sul fatto che Cassis sia italiano non ci sono dubbi. Ma che parli per lui.Il ministro PLR (ex) doppio passaporto conferma quindi di non essere in chiaro sulla propria appartenenza nazionale (un po’ come certi calciatori, tanto per riagganciarci alla cronaca recente). Ed intanto i vicini a sud continuano a fregarci in tutte le maniere. Però ogni anno incassano, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, i loro bravi 80 milioni ed oltre di ristorni.
Grazie PLR per regalarci questi grandi statisti “alla Cassis” che difendono a muso duro gli interessi della nazione!

Speriamo almeno che il buon Cassis non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Sommaruga femminista? Da riderle in faccia

Alla kompagna ministra sta bene che l’ospite iraniano non le dia la mano perché donna

 

Ad inizio luglio il presidente iraniano Rohani è stato in visita in Svizzera. Nei giorni scorsi si è saputo che anche in questa occasione il governicchio federale è riuscito a fare sfoggio di calabraghismo compulsivo. Ed infatti il protocollo è stato modificato apposta per inginocchiarsi davanti all’ospite islamista. Tanto per cominciare, gli scienziati bernesi hanno avuto la bella idea di far coprire diversi quadri e sculture di nudo che si trovavano all’albergo Bellevue a Berna. Chiaro: l’islamista di turno arriva in Svizzera e i sette tamberla fanno coprire quadri e sculture per non “urtare la sua sensibilità”. Rivestono le sculture, ma nel contempo calano le braghe. Urtando così, e alla grande, la sensibilità dei cittadini svizzeri!

Ad adeguarsi…

Non  è finita. Rohani ha infatti dato la mano solo a Berset, ma non alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. E questo ovviamente per motivi religiosi.

E’ il colmo. Gli svizzerotti vanno nei peaesi islamici e – giustamente – si adeguano alle regole vigenti in quelle amene contrade. Arrivano dei musulmani in casa nostra, ma ad adeguarsi sono sempre ancora gli svizzerotti. Mica gli islamisti! Grazie multikulti! Anzi, è già tanto che  la kompagna Simonetta non si sia anche messa in testa  lo straccio dei piatti, già che c’era… Come fece a suo tempo Calmy-Rey in visita in Iran.

Poi ci chiediamo come mai…

E con simili (s)governanti noi dovremmo difendere le nostre prerogative? Ma figuriamoci! Poi ci chiediamo come mai ci sono dirigenti scolastici decerebrati che proibiscono agli scolari svizzeri di portare i cervelat alla grigliata di fine anno per rispetto (?) degli alunni musulmani.

E se invece si cominciasse finalmente ad imporre (non a chiedere; ad imporre) agli ospiti musulmani, spesso e volentieri ospiti non invitati (migranti economici a carico del solito sfigato contribuente) di rispettare le nostre regole e le  nostre usanze? E se non gli sta bene, far fagotto e tornare da dove sono venuti?

Le sedicenti femministe…

Che la kompagna Sommaruga, una che spesso e volentieri ama sciacquarsi la bocca con i diritti delle donne, abbia accettato che Rohani non le desse la mano perché donna, è penoso. Ennesima dimostrazione di quanto valgono i bolliti residui del femminismo gauche-caviar. Altro che diritti delle donne. PRIMA, molto PRIMA, vengono le pretese degli immigrati; perché “bisogna essere aperti e multikulti”!

Ed infatti sono proprio queste signore sedicenti femministe a mettere in pericolo le donne facendo entrare, senza alcun limite, finti rifugiati con lo smartphone che poi “si scopre” (ma che sorpresa!)  essere misogini, molestatori, eccetera. E poi magari vanno a dire alle vittime delle molestie che la colpa è loro, perché la gonna era troppo corta e “devono capire che nelle culture di questi migranti”… ma va a ciapà i ratt!

Riderle in faccia

Comunque, dopo la bella iniziativa di accettare il rifiuto di Rohani di darle la mano, aspettiamo (e non bisognerà attendere molto) che la kompagna ministra Sommaruga se ne esca con la prossima boutade pseudofemminista: e allora si spera che tutte le donne le rideranno in faccia.

Lorenzo Quadri

CF: attaccati ai loro “Niet” come le cozze allo scoglio

Piegati a 90 gradi: i camerieri bernesi dell’UE contro il divieto di burqa nazionale

 

E ti pareva se il Consiglio federale non riusciva per l’ennesima volta a fare incetta di punti “minus”!

I camerieri bernesi dell’UE, ed in particolare la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (titolare del dossier) non ne vuole sapere di un divieto di dissimulazione del viso (volgarmente detto “divieto di burqa”) su scala nazionale.

“Gliela facciamo vedere noi”

Ed infatti, il Consiglio federale strilla il proprio njet all’iniziativa popolare che propone di vietare simili strofinacci integrali in tutta la Svizzera. Propone invece un controprogetto all’insegna del politikamente korretto: in sostanza i soliti compromessi-ciofeca che non servono ad un tubo.

Del resto, nessuna sorpresa. La ministra del “devono entrare tutti” sognava di affossare anche l’esito del voto ticinese (iniziativa del Guastafeste, appoggiata da Lega e Udc) sulla dissimulazione del viso. Nel senso che, con la massima goduria, già immaginava di non concedere la garanzia federale alla modifica costituzionale antiburqa: così “gliela facciamo vedere noi” ai ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato.

Il brutto tiro

Purtroppo per la Simonetta, la Corte europea dei diritti dell’uomo ai tempi le giocò un brutto tiro (proprio vero che: “on n’est jamais trahi que par le siens”), dichiarando che il divieto di burqa in vigore in Francia, su cui è modellato quello ticinese, era perfettamente compatibile con i diritti fondamentali (e ci sarebbe mancato che decidesse diversamente). Con le pive nel sacco e digrignando i denti, i sette scienziati dovettero quindi proporre al parlamento di concedere la garanzia federale al divieto ticinese. Ma naturalmente non persero l’occasione per “deplorare” (uhhh, che pagüüüraaa!)  il voto del 65% dei ticinesi, reiterando le solite fregnacce su aperture, multikulturalità, “devono entrare tutti” e via blaterando.

 Tappeti ro$$i

La musica, insomma, è sempre la stessa: no (scandalizzato e stizzito) a qualsiasi limitazione nei confronti degli islamisti. A costoro si spiana la strada perché “non bisogna discriminare”: ma si può essere più tamberla di così?

Il njet al divieto di burqa è infatti solo l’ultimo esempio di una lunga serie di aberranti decisioni analoghe. Vedi l’isterica opposizione al divieto di finanziamenti esteri per le moschee. Vedi la pletora di “sa po’ mia!” che viene opposta ad ogni ipotesi di messa fuori legge di associazioni islamiste.

Sicurezza a rischio

Intanto che gli svizzerotti fessi, in nome del multikulti, si inchinano a 90 gradi davanti agli estremisti islamici, mettendo in questo modo in pericolo la sicurezza interna (ma l’importante, secondo la Simonetta e la partitocrazia spalancatrice di frontiere, è non rischiare di venire accusati di “discriminare”; di tutto il resto chissenefrega) l’Austria chiude le moschee ed espelle decine di Imam. Il paragone tra i due governi è devastante.

Beccati!

Tornando al divieto di burqa: da notare che, quando si trattava di concedere la garanzia federale al divieto ticinese, la Simonetta ed i $inistrati venivano a raccontare che non è logico avere regole diverse nei vari Cantoni. Quindi semmai si sarebbe dovuto pensare ad una norma su scala nazionale. Adesso che arriva la proposta di divieto federale, contrordine compagni! Devono decidere i Cantoni! Ma nemmeno all’asilo Mariuccia si fanno “catar via” così…

Il mago Otelma prevede…

E mentre sempre più parlamenti e governi europei (vedi Danimarca, Olanda,…) introducono divieti di burqa spontaneamente,il Consiglio federale, confrontato con un’iniziativa popolare, rimane attaccato come una cozza allo scoglio ai propri njet politikamente korretti. Per non parlare di tutte le misure contro l’islamizzazione che NON vengono prese: guai! Coerenti come sempre nel dimostrare di non valere una sverza.

Comunque, il mago Otelma prevede che i politicanti multikulti contrari al divieto  nazionale di burqa rimedieranno l’ennesima asfaltatura in votazione popolare.

Lorenzo Quadri

 

Quadri: “sarei preoccupato se mi avessero dato ragione”

Tasse per frontalieri e doppi passaporti, dal Consiglio federale chiusura totale

Niente di nuovo sotto il sole. Il Consiglio federale risponde njet alla proposta del Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri contro i doppi passaporti nella politica federale, come pure nel corpo diplomatico.

Quadri, cosa chiede la sua mozione?

In sostanza,  chiede che chi fa politica a livello federale, sia in governo che in parlamento, sia tenuto ad avere un solo passaporto: quello rossocrociato. Per quel che riguarda il corpo diplomatico svizzero, esisteva una direttiva che impediva la bi- (o pluri) nazionalità. Ma è stata abrogata a fine 2016 dal Consiglio federale. La mozione chiede di ripristinarla.

E’ sorpreso dalla risposta negativa?

Per nulla, era scontata. Sarebbe stato strano il contrario. Per un governo che continua a riempirsi la bocca con le “aperture”, con l’immigrazione incontrollata e con il multikulti, una proposta che impone, a chi si naturalizza e vuole fare politica, una scelta chiara per il paese che intende rappresentare nelle istituzioni, suona come un’eresia. Il doppio passaporto permette ai naturalizzati di beneficiare di vantaggi pratici rispetto a chi ha solo la cittadinanza svizzera. Ma di certo non ci si può attendere che il Consiglio federale sia d’accordo di chiedere ai cittadini “con passato migratorio” – l’ultimo ipocrita giro di parole per indicare stranieri e naturalizzati, perché evidentemente si vuole rendere tabù perfino il termine di “straniero” – di rinunciare a qualcosa. Si tratterebbe infatti di una misura contraria alla “filosofia” della maggioranza di centro-$inistra, che vuole dare ai migranti sempre più diritti.

Ma qual è l’aspetto della posizione governativa che inquieta di più?

La presa di posizione del CF è la consueta amalgama di banalità politikamente korrette. Tuttavia due aspetti sono preoccupanti. Primo: che il governo non avrebbe nulla da eccepire nemmeno su Consiglieri federali con il doppio passaporto. E questo è inconcepibile. Governare un paese con in tasca il passaporto di un altro? Ma stiamo dando i numeri? Secondo: il governo, con alcune frasi sibilline, sembra addirittura aprire all’eleggibilità degli stranieri.

Il CF ha respinto anche il suo postulato che chiede di studiare l’introduzione di una tassa per frontalieri, sul modello di quanto immaginato dal prof Reiner Eichenberger. Si sente bistrattato?

Ma no! Sarei preoccupato se il CF mi desse ragione su questi temi. Se, in materia di rapporti con l’UE o di politica degli straneri, dovessi trovarmi sulla stessa lunghezza d’onda di un Consiglio federale che regala 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri!) all’UE, senza alcun obbligo e senza ottenere nulla in cambio, e ben sapendo che questi contribuiti di coesione non servono a niente, penserei di aver sbagliato qualcosa. Questo è un Consiglio federale asservito a Bruxelles. Altro che la fandonia del tasto reset, che era una semplice boutade elettorale. E’ inaudito che qualcuno possa essersela bevuta.

Per la tassa per frontalieri, proprio non ci sono chance?

Vedremo come verrà accolto in parlamento il postulato. Non mi faccio illusioni, tuttavia deputati di altri gruppi parlamentari, e non ticinesi, hanno manifestato interesse alla proposta. Nel caso – certo non inverosimile – che le porte di Berna rimanessero chiuse, credo occorra riprendere il tema a livello cantonale, puntando sui costi generati dal traffico di targhe azzurre, che vanno attribuiti a chi li provoca. Non posso credere che non ci sia margine di manovra a questo livello.

E per i doppi passaporti?

Premessa: la mia mozione sul tema, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, non vuole tagliar fuori dalla politica gli stranieri naturalizzati, che sono circa un milione in Svizzera. Chiede invece che questi, per poter accedere ad una carica politica federale, rinuncino al passaporto del paese d’origine, ed ai vantaggi connessi con la binazionalità. Questo al più tardi al momento dell’elezione. In Australia la Costituzione vieta a deputati e ministri di essere binazionali. E nessuno se ne scandalizza. La mia è dunque una proposta minimalista. Ciononostante, non mi aspetto certo che raccolga delle maggioranze. Ma almeno i sostenitori ad oltranza dei doppi passaporti dovranno mettere fuori la faccia.

Del resto, perfino nel “suo” gruppo parlamentare, quello dell’Udc, c’è almeno un deputato (con doppio passaporto) che criticato la mozione.

Il problema è solo suo. Fossi un dirigente dell’Udc nazionale, qualche domandina me la porrei. Ma non metto certo becco in affari che non mi concernono.

MDD

Piano anti-integralismo o solito blabla multikulti?

Le nuove misure contro l’estremismo islamico tralasciano gli interventi più importanti

 

La kompagna Sommaruga ha presentato il cosiddetto piano d’azione contro la radicalizzazione islamica. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non servirà a  molto. Del resto, immaginare che la ministra del “devono entrare tutti” avrebbe preso qualche misura per impedire l’arrivo in Svizzera di jihadisti a go-go, sarebbe stata una pia illusione.

Ed infatti il piano in questione snocciola la solita lista di luoghi comuni politikamente korrettissimi: prevenzione, integrazione (?), prossimità, ed avanti con i blabla. E gli interventi concreti, quelli “di peso”? Dispersi nelle nebbie! Alcuni esempi.

Primo punto

Svariati esperti – mica il Mattino populista e razzista – hanno certificato che la Svizzera è un paradiso per jihadisti. Perché  sono ben pochi i paesi che concedono così facilmente prestazioni assistenziali agli immigrati nello Stato sociale. Oltretutto senza prescrivere alcun obbligo di integrarsi. Di conseguenza, se questi migranti economici sono jihadisti, essi rimangono in Svizzera, mantenuti dal solito sfigato contribuente. Incassano l’assistenza senza fare nulla. Ed avendo tutto il giorno libero, possono “proficuamente” impiegarlo per diffondere l’estremismo islamico. In sostanza, questa feccia promuove la jihad in casa nostra pagata dall’ente pubblico. Cioè da noi.

Quali misure prevede il piano della kompagna Sommaruga – esponente del P$$, partito che vuole rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera – per chiudere i rubinetti agli estremisti a carico del nostro stato sociale? Mistero!

Secondo punto

Stando al rapporto dei Servizi informativi della Confederazione (SIC), in Svizzera 100 persone sono monitorate in quanto ritenute pericolose. In altre parole: si tratta di potenziali terroristi islamici. Domanda da un milione: perché questi potenziali terroristi islamici non vengono espulsi dal paese? Almeno quelli con passaporto straniero (che si spera siano la netta maggioranza; o vuoi vedere che i kompagni hanno già provveduto a naturalizzare a go-go?) invece che sorvegliati a spese del contribuente?

Terzo punto

La  kompagna Simonetta rifiuta di dichiarare fuorilegge gruppi salafiti come “La vera religione” che organizzano la distribuzione gratuita del Corano a scopo di radicalizzazione, come invece hanno fatto altri paesi. Motivo: non c’è la base legale. Ma naturalmente il Dipartimento Sommaruga non si sogna di  crearla, questa base legale. Non sia mai! Guai ad ostacolare il multikulti! Le nuove leggi si inventano solo per disintegrare i santissimi ai cittadini e per criminalizzare gli automobilisti!

Quarto punto

La ministra del “devono entrare tutti”, come osserva anche l’esperto di sicurezza Stefano Piazza, non interviene sui finanziamenti alle moschee e ai luoghi di culto islamici. Infatti, la kompagna Simonetta è assolutamente contraria a proibire i finanziamenti esteri – da parte di paesi come Turchia, Qatar, Kuwait – che “foraggiano” affinché venga diffuso in Svizzera l’estremismo islamico. Guai! E’ becero populismo e razzismo! Il divieto di  finanziamenti esteri a luoghi di culto islamici, secondo l’illuminata visione (?) della kompagna Summaruga, equivale a “mettere l’Islam sotto sospetto generalizzato”! Vergogna, spregevoli islamofobi!

La proposta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai “centri culturali” musulmani, così come pure l’obbligo per queste strutture di indicare la provenienza dei fondi e per gli imam di predicare nella lingua locale (affinché chiunque capisca cosa si sta dicendo, ed affinché i predicatori siano tenuti ad impararla, la lingua locale) è contenuta nella mozione di chi scrive, approvata nei mesi scorsi dal Consiglio nazionale, seppur con pochi voti di scarto. Ma naturalmente il piano Sommaruga non contempla nulla a proposito dei finanziamenti a moschee ed imam. Rifiuta quindi, per motivi ideologici, di utilizzare lo strumento più efficace per combattere l’integralismo: ossia tagliargli i rifornimenti.

Quinto punto

Non parliamo poi di chiudere le frontiere ai finti rifugiati con lo smartphone già radicalizzati o facilmente radicalizzabili (in quanto questi giovanotti mai saranno integrati). La Simonetta diventa cianotica al solo pensiero.

Morale

E’ evidente che un piano antiintegralismo che non contiene le misure più utili – poiché non sono politikamente korrette – ma si limita al solito blabla multikulti, è un esercizio alibi. E, come tale, non porta ad un tubo.

Lorenzo Quadri

La grande presa per i fondelli

Miliardi in regalo all’UE, anche KrankenCassis era d’accordo sul maxi-obolo      

Come volevasi dimostrare, i sette camerieri dell’UE stanno prendendo gli svizzerotti per il lato B! La Doris uregiatta, presidenta della Confederella, ha pure incontrato in segreto il presidente “diversamente astemio” della Commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, in occasione della sua visita in Svizzera. Con loro c’era anche il presidente nazionale del PPDog Gerhard Pfister. Naturalmente i colleghi del governicchio federale non erano informati. Meno che meno ne sapevano qualcosa i presidenti delle commissioni degli esteri del Nazionale e degli Stati, che in genere vengono coinvolti in questi incontri.

Chissà cosa avrà discusso il terzetto tutto uregiatto? Poco ma sicuro, l’ennesima calata di braghe elvetica. Ed infatti, alla notizia della volontà del Consiglio federale di versare il famoso contributo di 1.3 miliardi di Fr all’UE senza alcuna contropartita, il PPD è subito corso a slinguazzare  tale scelta scellerata.

Già lunedì il nuovo ministro degli esteri, ossia l’italo-svizzero  Ignazio KrankenCassis, ha dovuto rispondere ad una serie di domande a proposito degli 1.3 miliardi di coesione (e non: “miliardo di coesione”; la cifra reale è di un terzo più elevata, basta con la presa per i fondelli!).

Difesa ad oltranza

Inutile dire che le risposte consistevano in una difesa ad oltrenza dell’osceno regalo all’UE. Altro che “tasto reset”! Si va avanti con la politica della genuflessione. Per camuffare l’enormità della cifra in ballo, ci si lancia pure in azzardati trucchetti: la somma viene spalmata su 10 anni, ottenendo così 130 milioni all’anno ossia 1,25 Fr al mese per abitante. Ma chi si pensa di prendere per i fondelli con questi calcoletti? 1.3 miliardi rimangono 1.3 miliardi. Ed è inutile tentare di “rimpicciolire” la cifra tramite illusioni ottiche. Prima i camerieri dell’UE in Consiglio federale parlano di “miliardo di coesione” sperando di imboscare i restanti 300 milioni. Poi KrankenCassis tenta di minimizzare spalmando la cifra sul costo mensile pro-capite. Ma intanto le risposte alle domande scottanti non arrivano.

Ad esempio: cosa pensa di ottenere il Consiglio federale versando 1.3 miliardi agli eurobalivi? Non lo dice! E’ chiaro che il “modus operandi” è il seguente: prima si pagano somme stratosferiche, e poi ci si illude che magari i padroni UE, mossi a compassione dal gesto dei loro lacchè svizzerotti, si degnino di concedere qualcosa. “Le aziende esportatrici  beneficeranno del contributo” dichiara il ministro degli esteri binazionale. Guardandosi bene dal dire in che modo e misura questo dovrebbe avvenire. Ed i cittadini svizzeri, quelli a cui si ripete che devono andare in pensione a 70 anni perché “gh’è mia da danée”, che beneficio traggono dal versamento di 1.3 miliardi dei loro franchetti agli eurobalivi?

In più, il Consiglio federale non si sogna di dire cosa ne pensa di una votazione popolare sul nuovo regalo all’UE. Meglio glissare…

Una cosa è chiara

Una cosa però la si è capita. Anche KrankenCassis è favorevole al pagamento di 1.3 miliardi di Fr del contribuente a “Grappino” Juncker in cambio assolutamente di nulla. Tasto reset? Ma quando mai! E non ci si venga a raccontare la ridicola fregnaccia dei contributi di coesione che diminuirebbero l’immigrazione verso la Svizzera dai paesi UE. Abbiamo già pagato miliardi e ci troviamo con un saldo migratorio (arrivi meno partenze) che varia tra le 80 e le 60mila unità. Quando il Consiglio federale, prima della votazione sui bilaterali, aveva promesso che il saldo migratorio sarebbe stato di 10 mila persone. E noi continuiamo a pagare miliardi nell’illusione che la situazione possa migliorare? Ma bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Lorenzo Quadri

Zone di confine? Chissenefrega!

Il camerieri dell’UE del Consiglio federale dicono njet alla tassa per frontalieri

Ormai i 7 scienziati nei rapporti con l’UE hanno un solo obiettivo: andare d’accordo, ossia calare le braghe. E se la tassa per frontalieri venisse introdotta a livello cantonale, magari legata all’imposta di circolazione?

Tutto come da copione: il Consiglio federale conferma la propria sudditanza integrale nei confronti dei balivi UE. Ed infatti ha pensato bene di dire njet al postulato di chi scrive, quello che chiedeva di studiare l’introduzione di una tassa per frontalieri. Da un lato per renderli meno attrattivi per il mercato del lavoro locale, dall’altro per compensare (almeno in parte) i costi da essi generati: pensiamo solo alla viabilità mandata a ramengo da decine di migliaia di veicoli con targhe azzurre ed un solo occupante…

Le potenzialità della tassa per frontalieri sono evidenti: se il prelievo ammontasse anche a soli 500 Fr all’anno (chi lo dovrebbe versare, se frontaliere, datore di lavoro o entrambi è aperto) il Ticino con 65’500 permessi G incasserebbe 32 milioni di Fr all’anno. E’ mai possibile che solo agli svizzerotti si mettano le mani in tasca per far quadrare i conti?

Disordini intestinali

Ma al solo pensiero di tutelare il mercato del lavoro delle fasce di confine in regime di devastante libera circolazione delle persone, i camerieri dell’UE vengono colti da gravi disordini intestinali. Sicché, il Njet è automatico. Un riflesso paragonabile a quello dei cani di Pavlov, che salivavano al suono della campanella.

La posizione del Consiglio federale sulla tassa per frontalieri, come detto, è ampiamente prevedibile. Non per questo è meno oscena. Infatti, la proposta non viene dal solito deputato populista e razzista che se l’è sognata di notte. A formularla è stato un professore universitario, Reiner Eichenberger. Il quale ha una reputazione accademica da difendere e quindi non se ne può uscire a fare sparate tanto per mettersi in mostra. Un professore che, poco ma sicuro, di mercato del lavoro e di libera circolazione ne sa di più – ma parecchio di più – dei consiglieri federali e dei loro tirapiedi eurolecchini che infesciano l’amministrazione bernese (sempre più simile a quella di Roma).

Lo stesso giorno…

Ciononostante, per partito preso, il CF rifiuta di approfondire la proposta di tassa d’entrata per i frontalieri. In altre parole: ci sono motivi per ritenere che esista una possibilità di tutela del mercato del lavoro (ticinese in particolare, ma non solo) e di incasso per l’erario pubblico, ma i camerieri dell’UE se ne sbattono. Non se ne parla nemmeno! Guai a rischiare di infastidire i padroni di Bruxelles! Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, il njet alla tassa per frontalieri arriva in contemporanea con la decisione di regalare un miliardo e 330 milioni di franchetti del contribuente ai balivi dell’Unione europea. Naturalmente a titolo volontario ed altrettanto naturalmente in cambio di nulla. Da un governo così, qualcuno si aspetta che faccia valere le ragioni della Svizzera davanti all’UE! Ma figuriamoci: l’unico obiettivo è “andare d’accordo”, ovvero calare le braghe.

Porte ancora aperte

Ovviamente a decidere sul postulato per la tassa per frontalieri sarà il plenum del Consiglio nazionale. Non che ci sia motivo per farsi particolari illusioni. Tuttavia alcuni deputati, non ticinesi e non del gruppo Udc (a cui aderisce anche la Lega) hanno manifestato interesse per la proposta. Ragion per cui, la partita non è ancora chiusa.

Senza contare che stiamo parlando del livello federale. E una tassa per frontalieri la si può pensare anche di tipo cantonale. Magari legata all’imposta di circolazione, visto che i frontalieri intasano abbondantemente le nostre strade provocando costi ingenti. Tanto il Belpaese i nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri non li firmerà mai. Sicché, di cosa ci preoccupiamo?

Lorenzo Quadri

 

KrankenCassis infinocchiato già alla prima “missione”

Accordi sui frontalieri: dal Belpaese altro che firme: fregature, lazzi e frizzi! 

Una sola cosa è cambiata: adesso, grazie al ministro degli Esteri italo-svizzero, veniamo buggerati dai vicini a Sud nella nostra lingua e non più in inglese. Chi si accontenta…

Come da copione, la presa per i fondelli prosegue ad oltranza!

Ed infatti la prima scampagnata ufficiale in quel di Roma del neoministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si è conclusa nel modo più prevedibile possibile. Ovvero con il solito nulla di fatto. Il protocollo seguito dall’interlocutore d’oltreramina, nel caso concreto il ministro degli Esteri Alfano, (uno dei peggiori esemplari della casta politicante del Belpaese), è sempre il medesimo: strette di mano, sorrisi, slinguazzate all’interlocutore svizzerotto e poi… zac! Infinocchiato!

A corto di pretesti

La firma della vicina Repubblica sul famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non solo non c’è ora (cosa evidentemente che nessuno si attendeva), non solo non è prossima, ma non si è avvicinata di un passo. Ed anzi non ci sarà mai!

In questo momento, i vicini a sud sono a corto di argomenti per non firmare. La chiusura notturna dei valichi secondari, malgrado la decisione del parlamento federale, non è in vigore; mentre i CdS Bertoli, Beltraminelli e Vitta hanno già dichiarato la propria disponibilità a calare le braghe sul casellario giudiziale.  E allora ecco che, pur di non fare i compiti, dallo Stivale si vengono a chiedere verifiche (?) sulla compatibilità con i bilaterali dell’applicazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. In sostanza, Roma chiede (o finge di chiedere) maggiori garanzie sul fatto che il maledetto voto del 9 febbraio sia effettivamente stato rottamato a dovere dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle camere federali. Una rottamazione alla quale, è bene ricordarlo, il buon KrankenCassis ha dato proprio fattivo contributo.

Deputati allo sbando

E’ palese che il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio, che non prevede nessun tipo di preferenza indigena (altro che la boiata della “preferenza indigena light”) è compatibile con gli accordi bilaterali. Infatti, non serve assolutamente ad un tubo! Però i vicini a sud ancora sollevano dubbi. E gli svizzerotti non sono nemmeno in grado di mandarli a Baggio a suonare l’organo.

E non è finita. Prima della visita di KrankenCassis in Italia (praticamente una rimpatriata) un gruppuscolo di kompagnuzzi del sempre più sbandato PD ha perfino avuto “il guizzo” di scrivere ad Alfano che non bisogna “accelerare il processo di sottoscrizione dei nuovi accordi sui frontalieri” in quanto questi ultimi sarebbero sempre “discriminati in Svizzera”. E  in risposta a questa grottesca fandonia, da parte elvetica non arriva un cip!

Chi verrebbe discriminato?

Frontalieri discriminati? In Ticino ci sono 65’500 frontalieri in continuo aumento, 40mila dei quali impiegati nel settore terziario dove portano via il lavoro ai residenti, in quanto non abbiamo alcun bisogno di importare manodopera estera per gli uffici. E questi politicanti italici hanno ancora il coraggio di venire a blaterare di discriminazione mentre, ovviamente, il buon KrankenCassis incassa senza fiatare?

Ad essere discriminati in Ticino sono i lavoratori ticinesi che infatti si trovano ormai in  minoranza. Eh già, perché in questo sfigatissimo Cantone la maggioranza dei lavoratori è straniera.  La colonizzazione è arrivata al punto che in Ticino vengono pubblicati senza alcun pudore annunci di lavoro solo per frontalieri. Naturalmente senza che nessuna inutile commissione contro il razzismo faccia un cip. Se però, come successo nelle scorse settimane in Svizzera interna, qualcuno pubblica un’inserzione che prevede il requisito della cittadinanza elvetica, ecco che la commissione in questione si mette subito a moralizzare.

Salamelecchi e poi…

La domanda è: per quanto tempo ancora si intende  (i nostri rappresentanti intendono) accettare di farsi prendere per i fondelli in questo modo?

Naturalmente il buon Alfano, tanto per buggerare meglio l’interlocutore svizzerotto, ha pensato bene di profondersi in untuosi salamelecchi sull’ “eccellenza delle relazioni tra Svizzera ed Italia in ogni settore”. Certo: dal punto di vista italiano questa eccellenza è senz’altro data, dal momento che il Belpaese di tali relazioni se ne approfitta alla grande!

Ed in più, i vicini a sud ci denigrano pure:  basti pensare alle continue scempiaggini sulla “Svizzera xenofoba” raccontate oltreramina da politicanti in fregola di visibilità e da giornalai supponenti e beceri (di recente uno di questi pennivendoli è riuscito a tirarla fuori anche in relazioni a questioni calcistiche).

Gli illusi sono serviti

Eppure è così chiaro: finché noi tolleriamo che il Belpaese, oltre ad approfittarsi di noi, si permetta pure di colpevolizzarci, non avanzeremo di un passo.

Chi si immaginava che con il nuovo ministro degli esteri sarebbe cambiata non diciamo la musica, ma almeno una qualche nota dello spartito, è servito. Il buon KrankenCassis si fa prendere alla grande per il lato B, proprio come il suo degno predecessore Burkhaltèèèr. Certo; almeno adesso con il neo-consigliere federale italo-svizzero abbiamo il grande vantaggio che, nelle trattative con l’Italia, veniamo buggerati nella nostra lingua madre e non più in inglese. Chi si accontenta…

Speriamo che almeno l’aspetto enogastronomico della gita fuori porta  sia stato soddisfacente per il neo-consigliere federale; perché altri ritorni positivi non se ne vedono.

Disdire la Convenzione

E’ quindi evidente che bisogna bloccare i ristorni dei frontalieri, disdire la Convenzione del 1974 ed applicare alla lettera “Prima i nostri”. Almeno i vicini a sud starnazzeranno per qualcosa.

Tanto ormai, e l’ha capito anche il Gigi di Viganello, qualsiasi cosa facciano gli svizzerotti, l’accordo con i frontalieri il Belpaese non lo firmerà neanche tra cent’anni.

Lorenzo Quadri

 

Sempre più posti per i finti rifugiati, terroristi compresi

Avanti così! La Svizzera continua a scavarsi la fossa a suon di buonismo-coglionismo

 

Sicché la scorsa settimana la kompagna Simonetta Sommaruga, la ministra del partito del “devono entrare tutti”, ha annunciato il nuovo “regalo” al Ticino. Il maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dal 2020 dovrebbe prendere il posto di quello di Chiasso. Con una differenza però: la capienza del nuovo centro sarà ben superiore al doppio di quella del “vecchio”. Da 150 a 350 posti. 200 in più. E scusate se è poco.

“Regalo” al Mendrisiotto

Ecco dunque dimostrato, ancora una volta, che la Lega aveva ragione. Aveva ragione in cosa? Nel combattere la nuova legge sull’asilo, visto che questa serve in prima linea a creare nuove strutture d’accoglienza per migranti economici. E questa sarebbe una politica restrittiva in materia d’asilo?

A seguito della chiusura della rotta balcanica, sempre più finti rifugiati si riversano sul Ticino. Ed infatti è proprio nel nostro Cantone che si registra il maggior numero di entrate illegali, il 70% del totale nazionale. Gli ingressi clandestini in Svizzera sono stati infatti 50mila nel 2016: il doppio dell’anno precedente. Per fortuna che il caos asilo era tutta una balla della Lega populista e razzista! E davanti a questa situazione la kompagna Sommaruga, invece di chiudere le frontiere, crea centri asilanti sempre più grandi. E li rifila al Mendrisiotto. Perché “devono entrare tutti”.

Senza dimenticare che c’è sempre in ballo il centro di Cavallasca,  che il Belpaese vorrebbe creare a poche centinaia di metri dalla frontiera verde e dal valico incustodito di Pedrinate. La sua apertura incrementerebbe ulteriormente la presenza di finti rifugiati in circolazione nel Mendrisiotto. Niente da dire al proposito, Simonetta?

Fare altro si può

Dunque, invece di bloccare l’accesso a chi abusa del diritto d’asilo, dando in questo modo un segnale chiaro, la Svizzera aumenta i posti a disposizione per accogliere migranti economici. E a Berna tentano pure di sdoganare (tanto per restare in tema) l’andazzo con la solita teoria dell’ineluttabilità: non c’è alternativa, sa po’ fa nagott!

Ed invece l’alternativa c’è eccome. Lo dimostrano i paesi dell’Europa dell’Est, come l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia. Quelli che non si fanno mettere i piedi in testa da Bruxelles ma, al contrario, costruiscono i muri sul confine e si rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione di finti rifugiati decisi dagli eurofunzionarietti.

L’esempio USA

Ma lo dimostrano anche gli USA con il presidente Trump ed il muro messicano. Il nuovo inquilino della Casa Bianca provoca le furie uterine degli stizzosi  radikalchic e di certe carampane del cosiddetto “star system” (quelle che in nome della dignità della donna promettevano sesso orale a chi votava contro The Donald; e che, diversamente dal presidente eletto, oltretutto nemmeno mantengono le promesse) perché dimostra che la chiusura dei confini non è solo una fantasia, ma si può benissimo tradurre in realtà. Non solo, ma si può anche bloccare l’accesso di immigrati da paesi a rischio terrorismo. Insomma: tutte le teorie sulle frontiere spalancate come unica opzione, con cui i politikamente korretti da anni ci fanno il lavaggio del cervello, vengono impietosamente sbugiardate per la foffa che sono.

Consiglio federale sbugiardato

Le iniziative dei paesi dell’Europa dell’est e le prime mosse dell’amministrazione Trump mettono a nudo anche le balle raccontate dai camerieri dell’UE in Consiglio federale: non è vero che “non possono”  fare di più per evitare l’assalto di asilanti, tra cui si nascondono anche gli infiltrati dell’Isis. Semplicemente “non vogliono”.

Non ancora contenti, i sette scienziati bernesi hanno toccato il fondo, dichiarando, in risposta ad un atto parlamentare, che la Svizzera non può espellere i jihadisti, accertati come tali, se questi ultimi ritornando nel paese d’origine si troverebbero in pericolo. Il demenziale buonismo-coglionismo raggiunge lo zenit. La sicurezza dei terroristi islamici ha la precedenza, in Svizzera, su quella dei cittadini elvetici!

Ma che bella propaganda che ci facciamo. I seguaci dell’Isis hanno la prospettiva di riuscire ad entrare nel nostro Paese spacciandosi per richiedenti l’asilo senza fare troppa fatica. E possono anche partire dal presupposto di restarci. Chi ringraziamo per questo?

Lorenzo Quadri

 

Vogliono farci diventare la pattumiera del mondo!

Vergogna! Per il CF i terroristi islamici hanno la precedenza sui cittadini onesti 

E se la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo serve a tutelare dei terroristi mettendo in pericolo la gente onesta, vuol dire che bisogna disdire la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Meglio ancora se assieme alla devastante libera circolazione delle persone.

Ma guarda un po’. Il Consiglio federale non smette di sorprendere e, ancora una volta, in negativo. Infatti la recente presa di posizione su una mozione del consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi sull’espulsione degli jihadisti  condannati è un esempio allucinante di buonismo-coglionismo. Avanti così, continuiamo a farci male da soli!

Il Consiglio federale infatti insiste: i terroristi islamici non possono essere espulsi dalla Svizzera se nel paese d’origine si troverebbero in pericolo. Sicché il governo eurozerbino non intende “cambiare la prassi” (ah bene, è già una prassi?). Ad impedire l’espulsione dei terroristi islamici, prosegue il governo, sarebbe la Costituzione e pure la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Altrove invece…

Davanti ad un simile florilegio di imbecillità, si può solo rimanere allibiti. Speriamo che almeno due ministri abbiano fatto obiezione di coscienza e si siano rifiutati di sottoscrivere queste bestialità.

Tanto per cominciare, risulta che altri paesi altrettanto firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo si comportino ben diversamente. I terroristi islamici li sbattono fuori senza tante storie. Perché la sicurezza interna ha la priorità. E così deve essere. Chi sono invece gli unici che continuano a martellarsi sugli attributi con il mazzotto?

Disdire la Convenzione

Ma soprattutto: se la Convenzione europea dei diritti dell’uomo serve a tutelare i diritti dei terroristi islamici immigrati in Svizzera (grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate e del fallimentare multikulti), e a tutelarli a scapito della sicurezza di chi vive onestamente nel nostro Paese, cittadino svizzero o straniero che sia, allora vuol dire che bisogna disdire la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.

Del resto la Svizzera è perfettamente in grado di tutelare i diritti umani in casa propria, senza alcun bisogno di diktat stranieri interessati. Anzi, in questo fa scuola. Anche se i multikulti spalancatori di frontiere, nella foga patologica di strillare al presunto “razzismo”, fingono di dimenticarsene.

Le responsabilità dei buonisti-coglionisti

I sette scienziati pretendono dunque che ci teniamo in casa dei terroristi. Ovvero  persone della massima pericolosità. Gente che vuole commettere delle stragi. Non ladri di ciliegie.

Mandare a ramengo la sicurezza interna a suon di pippe mentali politikamente korrette sui “diritti umani” dei terroristi islamici? Ma non se ne parla proprio! I jihadisti – e stiamo parlando di persone condannate, non di sospetti – sarebbero in pericolo nel paese d’origine? Peggio per loro. Hanno voluto aderire all’Isis o ad altre associazioni di assassini? Se ne assumano le conseguenze. Costoro sono terroristi.  Dei diritti umani altrui non gliene potrebbe fregare di meno. Però pretendono di invocarli per sé? E pretendono pure di farsi tutelare, magari addirittura mantenere, dalla Svizzera paese del Bengodi per tutti i delinquenti e gli approfittatori stranieri, per poi un domani ringraziare piazzando una bella bomba in una stazione?

Quando questo succederà – perché la questione non è più “se” succederà, bensì “quando” – qualcuno se ne dovrà assumere la responsabilità. Vero buonisti-coglionisti?

Bravo Consiglio federale. Avanti con le decisioni demenziali a favore dei miliziani dell’Isis, la cui ovvia conseguenza sarà quella di renderci un polo d’attrazione per i terroristi islamici. Perché nessun altro governo sarebbe deficiente al punto da tenersi in casa una simile feccia “a tutela dei suoi diritti”. Ma cosa vogliamo diventare,  la pattumiera del mondo?

Invocano la Costituzione?

E’ poi il colmo che il Consiglio federale abbia il coraggio di invocare la Costituzione come impedimento al rimpatrio di terroristi islamici. Ah certo. Dopo che la Costituzione, assieme agli amichetti della partitocrazia seduti in parlamento, l’hanno stuprata per cancellare il maledetto voto del 9 febbraio, lorsignori ministri  ancora hanno la faccia tosta di dichiararla inviolabile; ma solo quando fa comodo a loro, naturalmente. Solo per non espellere nessuno. Nemmeno la peggiore foffa. “Devono entrare tutti”!

Capita l’antifona? Pur di rottamare la volontà popolare sgradita alle élite spalancatrici di frontiere, la Costituzione viene gettata nel water. Quando invece si tratta di tutelare jihadisti, ridiventa inviolabile. Evidentemente i terroristi islamici sono più importanti degli svizzerotti beceri  che votano sbagliato. Che vergogna. E che schifo.

Lorenzo Quadri

Consiglio federale: ve le diamo noi le “misure di stabilizzazione” a danno degli svizzeri. Prima di tagliare sui contadini, si tagli sull’asilo

Il Consiglio federale, nell’ambito delle sue misure di risparmio – che in burocratese spinto vengono chiamate “piano di stabilizzazione” – vuole tagliare mezzo miliardo dal credito per l’agricoltura per il periodo 2018 – 2021. La notizia ha suscitato le comprensibili ire del mondo contadino. Del resto i contadini svizzeri non producono “solo” generi alimentari ma curano anche il territorio.
In effetti, se bisogna far quadrare i conti della Confederazione, prima di tagliare sui contadini svizzeri o su altre categorie di cittadini elvetici (ad esempio sui pensionati o sugli automobilisti) ci sono ben altri settori su cui si può risparmiare alla grande.

Asilo e aiuti all’estero
Ad esempio nell’ambito dell’asilo e degli aiuti allo sviluppo, il cui costo totale (tra Confederazione, Cantone e Comuni) è stimato superiore ai 7 miliardi annui. Solo a livello federale e unicamente per l’asilo, la spesa per l’anno di disgrazia 2016 sarà vicina ai due miliardi.
E’ chiaro che qualcosa non torna: si mandano miliardi ai paesi in via di sviluppo, però poi ci troviamo confrontati con migrazioni di popoli da queste regioni verso Stati europei scelti a seconda della generosità delle loro prestazioni sociali. Ma allora vuol dire che questi aiuti non servono ad un tubo.

Finti asilanti
Inoltre è noto che la “strategia” (se così si può chiamare) della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga non consiste certo nell’impedire ai finti rifugiati di arrivare in Svizzera, abusando della nostra tradizione umanitaria che viene trasformata in qualcosa di completamente diverso, ossia in una scorciatoia per l’immigrazione illegale. Al contrario: vuole farne arrivare sempre di più per poi spendere paccate di soldi pubblici, calpestando anche i diritti dei cittadini (espropriazioni facili) per alloggiarli. Ed infatti i costi dell’asilo stanno letteralmente esplodendo. Se invece si chiudessero le frontiere…

Aiuti all’estero
Poi c’è la questione dei contributi di coesione all’UE. Il grosso è già stato versato, ma ci sono ancora delle pendenze. E’ evidente che questi contributi vanno versati solo ai paesi che, posti ai limiti dello Spazio Schengen, proteggono i propri confini e quelli di Schengen tramite muri e recinzioni, offrendo così un servizio anche a tutti gli altri stati membri. Come si vede, prima di andare a tagliare sui contadini svizzeri, o sull’AVS, ci sono ben altri margini di risparmio.
Lorenzo Quadri