Razzismo: una commissione che è diventata una farsa

Dopo la modifica dell’articolo 261 bis del CPS, un motivo in più per fare piazza pulita

Le Camere federali hanno di recente deciso di estendere l’articolo 261 bis del codice penale, ovvero la famigerata norma contro il razzismo, alla discriminazione in base all’orientamento sessuale.

L’articolo 261 bis ha scopi puramente politici. Primo passo: si infila nel codice penale – a suon di ricatti morali – il reato di discriminazione razziale. Passo successivo: lo si estende a macchia d’olio per criminalizzare posizioni politiche che con la discriminazione razziale non hanno nulla a che vedere. Ovvero le posizioni contrarie alle frontiere spalancate ed al “devono entrare tutti”. In questo modo si induce alla censura, e, soprattutto, all’autocensura.  Il disegno è chiaro: lavaggio del cervello pro frontiere spalancate e pro-multikulti.

Gli obiettivi

Anche l’osceno Patto ONU sulla migrazione, che sempre più paesi giustamenterifiutano di sottoscrivere, va nella stessa direzione. I suoi obiettivi sono: introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale, trasformare l’immigrazione illegale non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano, e criminalizzare l’opposizione politica alle frontiere spalancate facendola rientrare nella categoria degli “hate speech” ovvero i discorsi di incitazione all’odio (uhhh, che pagüüüraaa!). E naturalmente il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis, PLR, voleva recarsi in pompa magna a Marrakech, accompagnato dal circo equestre dei suoi tirapiedi dipartimentali, a firmare l’ennesima ciofeca. Ma bene!

Silenzio sull’islamizzazione

E’ quindi evidente che l’obiettivo dell’articolo 261 bis non è quello dichiarato di impedire la discriminazione razziale. Il vero scopo è imporre le frontiere spalancate, il “devono entrare tutti” ed il multikulti.

Va poi ricordato che l’articolo in questione mette l’accento sull’antisemitismo. Era la metà degli anni 90 e gli animi si scaldavano per la famosa vicenda dell’oro ebraico. Peccato che nel frattempo le cose siano radicalmente cambiate. Qual è oggi il pericolo per gli ebrei in Svizzera? Non certo qualche ex nazista ormai centenario. E nemmeno tre imbecilli con svastica tatuata e capelli a spazzola. Il pericolo è l’islamizzazione,provocata dagli spalancatori di frontiere, in prima linea dalla $inistra. La quale, oltretutto, fomenta l’antisemitismo diffondendo odio contro Israele.

I $inistrati multikulti fanno entrare in Svizzera migranti economici islamisti che sono antisemiti, razzisti, sessisti, eccetera. Gli ebrei da anni sono in fuga dalla Francia: l’arrivo in massa di finti rifugiati africani ha reso il paese invivibile per loro.

Razzismo d’importazione

Nel nostro paese l’antisemitismo non viene certo dall’interno. E’ d’importazione. Viene dall’immigrazione scriteriata di persone in arrivo da “altre (in)culture”. Quell’immigrazione propagandata proprio dall’articolo 261 bis. Sicché questa norma non impedisce l’antisemitismo, ma lo diffonde.

A ciò si aggiunge l’ipocrisia dell’inutile e patetica Commissione federale contro il razzismo, che mai ha fatto un cip sul razzismo degli immigrati. Silenzio tombale. Si limita a montare la panna, strumentalmente, contro gli odiati “sovranisti e populisti” e a fare sfoggio di stucchevole morale a senso unico. Come l’articolo 261 bis, è uno strumento politico dell’establishment internazionalista pro-saccoccia. Nient’altro. Ed infatti è gestita da politicanti spalancatori di frontiere. La realtà è che il razzismo degli svizzeri non è un problema. Il razzismo degli immigrati sì. Una Commissione antirazzismo che non riconosce questo stato di cose è una farsa, ed è pure nociva. Quindi va abolita quando prima.

L’evoluzione

L’ultima evoluzione legislativa è quella citata all’inizio: in futuro l’articolo 261bis dovrà sanzionare anche la discriminazione in base all’orientamento sessuale. A maggior ragione, dunque, non sta in piedi che esista una Commissione federale contro il razzismo, visto che la norma non è più contro il razzismo, bensì contro la discriminazione. A rigor di logica, dunque, la Commissione andrebbe chiusa già per questo motivo. Ma visto che la Commissione risponde ad una sola esigenza, ossia dare l’impressione che esista un problema di razzismo tra gli svizzeri, per spingerli a far entrare tutti a suon di ricatti morali, è evidente che la casta spalancatrice di frontiere, che l’ha voluta, non sarà mai d’accordo di abolirla.

Lorenzo Quadri