Vaffanjuncker! Non firmiamo!

Accordo quadro: altro che le pressioni UE per concludere in fretta! Stop calabraghe!  

Come volevasi dimostrare: sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, abrogazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera) la presa per  i fondelli continua ad oltranza.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno deciso il venerdì della scorsa settimana di non firmare subito l’accordo quadro, ma di chiedere ulteriori chiarimenti all’Europa. Da sottolineare il “subito”. Altrimenti detto: il governicchio federale intende firmare, smania per farlo; così come la partitocrazia triciclata. Però non può farlo ora. Perché in ballo ci sono le elezioni federali. E, checché ne dicano i sondaggi farlocchi commissionati ad istituti compiacenti, la maggioranza della popolazione col fischio che approverebbe il trattato coloniale. E quindi firmare adesso significherebbe, per il triciclo, rischiare in termini di voti. Ergo, occorre menare il can per l’aia da qui alla fine di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e accordo firmato!

Sul nocciolo della questione…

Vale la pena anche evidenziare su cosail Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles. Ne ha chieste sulla direttiva UE sulla cittadinanza, sulle misure accompagnatorie, sugli aiuti statali. Quindi si discute sul contorno. Per contro, il vero nocciolo della questione, vedi la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE ed i giudici stranieri, ovvero la fine della nostra sovranità, è condiviso ed approvato dal governicchio federale.

Messi via senza prete

E qual è la risposta del presidente “non astemio” della commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, alle richieste di spiegazioni? Chiariamoci nel giro di qualche giorno, entro il 18 giugno, così poi finalmente si firma. Chiariamoci per modo dire; perché punto primo nel giro di un paio di giorni non si chiarisce proprio un bel niente, punto secondo l’ha capito anche il Gigi di Viganello (ma forse il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, PLR, non ci è ancora arrivato) che l’UE non intende in alcun modo cambiare le proprie posizioni. Del resto l’ha detto in tutte le salse.

E’ assolutamente scandaloso che il “diversamente sobrio” Juncker pretenda di mettere via la pendenza in quattro e quattr’otto, nel giro di pochi giorni. Ecco la considerazione di costui per la nostra democrazia.

Niente di “bilaterale”

Tutta questa fretta di concludere da parte europea conferma che lo sconcio accordo quadro istituzionale è solo nell’interesse della fallita UE, che vuole comandare in casa nostra. Di certo non è nell’interesse della Svizzera.

Il governicchio federale e la partitocrazia tentano di vendere al popolazzo il trattato coloniale come il proseguimento della via bilaterale. Ma stiamo scherzando? Altro che proseguimento. Questo è l’affossamentodella via bilaterale. Un rapporto bilaterale prevede infatti che i partner contrattino da posizioni paritarie. Con lo sconcio accordo quadro, accadrà proprio il contrario: la Svizzera diventerà una colonia di Bruxelles. Ecco perché gli eurobalivi hanno fretta di firmare. Ed è scandaloso che dalle nostre parti nessuno protesti. Addirittura, il Consiglio degli Stati ha detto che la via scelta dal governicchio federale è quella giusta. Ma col cavolo! L’accordo quadro non va firmato. Né adesso, né al 18 giugno, né mai. Non si svende la sovranità della Svizzera per un tozzo di pane. Anzi, ancora peggio:  non si svende la sovranità della Svizzera per permettere alle grandi aziende – dirette da manager stranieri (ai quali del nostro Paese non gliene frega un tubo) ed affiliate ad Economiesuisse – di  incrementare ulteriormente i propri profitti.

Servono più “sovranisti”

L’indegna sceneggiata dell’accordo quadro dimostra quanto sia importante per il Ticino mandare il maggior numero possibile di “sovranisti” a rappresentarlo a Berna.Altro che eleggere politicanti che poi approvano compulsivamente tutte le calate di braghe davanti all’UE. E di simili scempi, nella legislatura che volge ormai al termine, ne abbiamo visti fin troppi. A partire dalla rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Eppure, con l’ammucchiata ro$$overde, il numero degli euroturbo ticinesi sotto le cupole federali rischia addirittura di aumentare. Bisogna a tutti i costi impedirlo!

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: l’Austria decurta i fondi. E noi?

C’è chi interviene per frenare i costi del caos asilo e chi, invece, spende sempre di più

 

Gli amici austriaci sanno sorprenderci con iniziative interessanti. L’ultima in ordine di tempo  riguarda l’assalto alla diligenza dello Stato sociale da parte di migranti economici.

Confrontata con una spesa generata dal “caos asilo” che galoppava a briglie sciolte, Vienna ha deciso che ai finti rifugiati che non sanno abbastanza bene il tedesco saranno tagliati i fondi. Si tratta di una misura di risanamento per frenare i costi che stavano diventando insostenibili. A questo punto una domanda nasce spontanea: e dalle nostre parti, i camerieri dell’UE sotto le cupole federali quando pensano di prendere delle misure per contenere la spesa miliardaria generata dal caos asilo? La risposta è purtroppo scontata: se aspettiamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, stiamo freschi. Con la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, poi, è peggio che andar di notte. Ed infatti il disegno del Dipartimento Sommaruga non è quello di potenziare le espulsioni dei finti rifugiati bensì di tenerli tutti qui. Naturalmente a spese del solito sfigato contribuente. Dell’esplosione dei costi, a Madame ed ai suoi tirapiedi, non gliene potrebbe fregare di meno!

La lingua

Certo, anche il Dipartimento Sommaruga tiene in considerazione la lingua degli immigrati clandestini. Ma a danno degli svizzerotti. Ed infatti la geniale pensata è quella di mandare i migranti economici nei Cantoni di cui parlano la lingua, il che ovviamente significa infesciare i Cantoni latini, data la provenienza dei finti rifugiati. Questo è infatti il brillante progetto presentato recentemente dalla Segreteria di Stato della migrazione.

Motivo: conoscendo la lingua, i finti rifugiati avranno più facilità a trovare lavoro. Cosa, cosa? Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo: adesso Berna, invece di espellerli, pretende di integrare i migranti economici nel mercato del lavoro svizzero e ticinese.  Peraltro spendendo sempre di più. A scapito ovviamente dei disoccupati residenti, per i quali i camerieri dell’UE in Consiglio federale non muovono un dito. Operazione peraltro destinata a fallire miseramente, poiché i finti rifugiati non sono integrabili. Purtroppo la morale è sempre la stessa. C’è chi ha dei governanti con gli attributi che difendono il proprio paese, e chi invece si ritrova con le Simonette.

Lorenzo Quadri

Passaporti in regalo alla faccia dell’ “integrazione”

Stranieri di terza generazione: naturalizzazioni agevolate in vigore da metà febbraio

Ma che gioia, che gaudio e che trionfo! Da qualche giorno, ossia dalla metà di febbraio, i giovani stranieri di terza generazione possono beneficiare delle naturalizzazioni quasi automatiche, decise in votazione popolare lo scorso anno. Il Consiglio federale ha infatti emanato le necessarie modifiche di ordinanza. In Ticino l’ennesima agevolazione all’ottenimento del passaporto rosso è stata accettata solo per una manciata di voti.

Ohibò: ma allora, quando si  tratta di naturalizzare a go-go, improvvisamente ecco che la volontà popolare viene applicata! Se invece i cittadini decidono di espellere i delinquenti stranieri o di limitare la libera circolazione delle persone, la musica cambia! La democrazia, per la partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere, funziona solo a senso unico!

La presa per i fondelli

Dopo aver preso per  i fondelli i cittadini durante tutta la campagna di votazione sulla naturalizzazione (quasi) automatica dei giovani stranieri di terza generazione, il Consiglio federale continua ora sullo stesso tono. Annunciando con la massima goduria la nuova procedura, infatti, i sette scienziati nei loro comunicati scrivono la seguente, vistosa fandonia: “i giovani stranieri le cui famiglie vivono in Svizzera da generazioni e che sono ormai da tempo integrati nel nostro Paese potranno usufruire della procedura di naturalizzazione agevolata”. Bisogna riconoscerlo: per raccontare così tante balle in così poche parole ci vuole del talento.

Terza generazione

Tanto per cominciare, i giovani stranieri di terza generazione non sono affatto “giovani le cui famiglie vivono in Svizzera da generazioni”.

I requisiti per beneficiare  della nuova naturalizzazione agevolata sono infatti i seguenti:

  • essere nato in Svizzera, avervi frequentato per almeno cinque anni la scuola dell’obbligo ed essere titolare di un permesso di domicilio;
  • almeno uno dei genitori (!) deve aver soggiornato in Svizzera per almeno dieci anni, avervi frequentato la scuola dell’obbligo per almeno cinque anni ed aver ottenuto un permesso di domicilio;
  • almeno uno dei nonni (!) deve aver acquisito un diritto di dimora (permesso B!) o essere nato in Svizzera. La titolarità del diritto di dimora dovrà essere resa verosimile (sic!) con documenti ufficiali.

Altro che “giovani le cui famiglie vivono in Svizzera da generazioni”!

Assunti farlocchi

Ulteriore panzana manifesta: la pretesa che questi giovani stranieri di presunta “terza generazione” siano integrati per definizione. Un assunto, questo, che non sta in piedi. Dall’esperienza fatta nei Paesi a noi confinanti emerge che parecchi seguaci dell’Isis sono proprio giovani di terza generazione (alcuni sociologi parlano di “generazione Allah”). Inutile girarci attorno: certi stranieri, provenienti da retroscena culturali, religiosi e sociali incompatibili con i nostri, non potranno mai essere integrati, indipendentemente dalle “generazioni”.

E il massimo è che l’integrazione dei beneficiari della naturalizzazione (quasi) automatica, con le nuove regole non la controllerà più nessuno. O meglio: la controlleranno gli uffici della Confederella, basandosi unicamente sulle scartoffie inviate dai candidati. Che però  da sole non bastano nemmeno lontanamente a farsi un’idea della reale integrazione degli aspiranti svizzeri. Chi non avrà più niente da dire sarà l’autorità di prossimità. I Comuni dunque. Gli unici che possono sapere, con una certa affidabilità (in ogni caso ben lungi dall’infallibilità) se l’aspirante cittadino elvetico è o no integrato, in quanto lo conoscono, non avranno più alcuna voce in capitolo.

Paesi confinanti?

Sicché, le nuove regole servono a facilitare l’accesso alla cittadinanza svizzera – che, come sappiamo, una volta conferita è praticamente irrevocabile –  anche a persone che non sono integrate. Perché, contrariamente a quello che credono o fingono di credere  i politikamente korretti, si può benissimo aver vissuto in Svizzera per decenni senza per questo essere integrati. E’  il caso di non pochi dei padri islamici che proibiscono alle figlie di andare a lezione di nuoto, ad esempio.

E nemmeno si tenti di spacciarci la favoletta che a beneficiare della nuova naturalizzazione agevolata saranno per lo più persone in arrivo da paesi a noi confinanti e di culture simili alla nostra. Il 40% dei naturalizzati degli ultimi 10 anni proviene dalla Turchia e dall’area balcanica.

Taroccare le statistiche

Di conseguenza, le nuove regole spalancheranno le porte a naturalizzazioni immeritate, e soprattutto serviranno a taroccare le statistiche sugli stranieri, che diventano in effetti sempre più imbarazzanti. Attualmente gli stranieri in Svizzera sono un quarto della popolazione. Per i multikulti diventa arduo ricattare gli svizzerotti con accuse di razzismo davanti a cifre del genere. Idem per i loro alleati, ossia gli organismi internazionali che vogliono comandare in casa nostra. Sicché, occorre far sparire dalle statistiche il maggior numero possibile di migranti. Passaporti rossi per tutti!

Intanto in Giappone gli stranieri sono il meno del 2% della popolazione. Ma nessuno osa fare un cip. Forse perché nel Sol levante sono un po’ meno calabraghe che a Palazzo federale?

Lorenzo Quadri

 

Ancora migranti dal coltello facile

Fatto di sangue di Gorduno: ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Evviva, ecco l’ennesimo arricchimento regalatoci dal multikulti e dalle frontiere spalancate!

Nella serata dello scorso venerdì, come noto, in quel di Gorduno nei pressi dello svincolo autostradale di Bellinzona Nord si è verificato un grave fatto di sangue – accoltellamento – che ha visto coinvolti automobilisti kosovari (residenti in Ticino) ed albanesi (domiciliati Oltralpe). Ma come, gli stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? Idem la questione delle “culture” del coltello facile alle quali ci siamo “aperti” (perché bisogna essere “aperti e multikulti”)?

Pare infatti che i due gruppi di conducenti coinvolti non si conoscessero. Quindi dietro l’accoltellamento, che ha portato al ferimento grave dei due albanesi, non ci sarebbe alcun regolamento di conti, al contrario di quanto si riteneva in un primo tempo. Solo un diverbio tra automobilisti per motivi futili. Ma clamorosamente futili: prima i “bilux”, poi un’auto che frena e rallenta, poi l’accostamento sulla corsia di emergenza dove il kosovaro, residente nel Luganese, sarebbe stato picchiato dai due albanesi e avrebbe reagito accoltellandoli con un paio di forbici che teneva nel cruscotto. Adesso il kosovaro è accusato di tentato omicidio, i due albanesi di aggressione.

Quanta “ricchezza”!

Ma bene, il quadretto è proprio di quelli edificanti. Per un nonnulla, lorsignori “non patrizi” passano subito al pestaggio e dal pestaggio direttamente all’accoltellamento (e se si parla di lesioni gravi:  l’accoltellatore non ha mirato alle braccia). Sarebbero questi gli stranieri integrati che, secondo gli spalancatori di frontiere,  ci porterebbero “ricchezza”? Come no, portano così tanta “ricchezza” che adesso ai feriti dobbiamo pure pagare le cure ospedaliere; e in futuro, con ogni probabilità, pagheremo i costi della detenzione dei galantuomini coinvolti – con vario grado di responsabilità – nel fatto di sangue.  Sarebbe questa l’immigrazione che dovremmo accogliere “a braccia aperte”, addirittura stringendoci per farle spazio (!) come ebbe a dichiarare la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga? Allegria!

Non saranno mica…?

Ovviamente, ci aspettiamo che  – in nome della tanto invocata ed abusata “trasparenza” –  si dica se questi ennesimi stranieri perfettamente integrati si mantengono da soli oppure se, oltre a delinquere, sono pure a carico dello Stato sociale. Fosse il caso, non ci sarebbe nulla di strano, visto che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutta la foffa e poi la mantengono anche. Tanto, a sventare la maggior parte delle espulsioni (alla faccia della volontà popolare) ci pensano i legulei del Tribunale federale, adducendo qualche strampalato pretesto politikamente korretto (intanto i criminali stranieri se la ridono a bocca larga). Ed il colmo è che, ciononostante, gli svizzerotti vengono pure additati, con ipocrisia scandalosa, come spregevoli razzisti.

Espellere per direttissima

E’ evidente che questa teppaglia d’importazione va rispedita per direttissima a casa propria.  E non dopo aver scontato la pena. Ci va a scontarla. E una volta che l’ha scontata, ci rimane.

Infatti: primo, di sicuro le carceri dei paesi d’origine di costoro sono “un po’” diverse dall’Hotel Stampa con il menu a scelta, e secondo:  un ospite dei nostri penitenziari a cinque stelle ci costa quasi 400 Fr al giorno.

Va da sé, ma è inutile sottolinearlo, che  ci aspettiamo che la giustizia almeno questa volta avrà la decenza di non uscirsene con una qualche sentenza buonista-coglionista. Perché, con il bidone Via Sicura, esiste il rischio concreto che accoltellarsi tra automobilisti venga giudicato meno grave che infrangere un limite di velocità in autostrada alle due di notte.

Lorenzo Quadri