Fisco: l’attuale immobilismo non può durare ancora a lungo

Ticino sempre meno attrattivo per le aziende. Per non parlare di ceto medio e single

Come volevasi dimostrare l’attrattività di questo sfigatissimo Cantone per le imprese sta andando sempre più a ramengo. L’ultimo studio pubblicato da Credit Suisse non lascia molto spazio all’immaginazione. Nella graduatoria nazionale delle localizzazioni più interessanti per le attività economiche il Ticino si trova al quint’ultimo posto.  Il bello (si fa per dire) è che in futuro la situazione è destinata a peggiorare. A seguito della riforma fiscale federale, secondo lo studio del Credit Suisse, il Ticino perderebbe ulteriore attrattiva ed un posto in classifica. Insomma, sempre più fanalino di coda.

Ostaggio dei $inistrati?

E’ quindi evidente che il tema degli sgravi fiscali dovrà essere affrontato e questo alla faccia dei populisti ro$$overdi che, solo a sentir pronunciare l’esecrata parola, “sgravi”, diventano cianotici. Questi signori, capaci solo di blaterare che “lo Stato deve”, dimenticando che lo Stato non è un’entità astratta calata dal cielo ma siamo noi cittadini e soprattutto i nostri borselli, non possono tenere in ostaggio un Cantone.

Aziende virtuose

La riforma fiscale dovrà evidentemente premiare le aziende virtuose ovvero quelle che assumono ticinesi. In questo campo infatti imperversa l’immobilismo. La stessa cosa vale in ambito di commesse pubbliche, che continuano allegramente ad andare a ditte che lasciano a casa ticinesi per sostituirli con frontalieri. Che simili malandazzi vengano ancora premiati con appalti da parte dell’ente pubblico, pagati con i nostri soldi, è una vera presa per i fondelli.

Mobilità in palta

Intervistato sul CdT di mercoledì il direttore del DFE Christian Vitta ha logicamente sottolineato che le statistiche sull’attrattività per gli insediamenti economici vengono stilate in base a vari indicatori, che non contano solo le aliquote fiscali e blablabla. Vero. Ed infatti un altro importante fattore su cui si misura l’attrattività di una destinazione è la  mobilità. Ed in Ticino, soprattutto a sud del Ceneri, la mobilità è allo sfascio.  Per questo possiamo dire grazie all’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$! Spalancare le frontiere contribuisce all’affossamento della piazza economica ticinese. Infatti ha ripercussioni deleterie su uno dei principali fattori che ne determina l’attrattività: la mobilità, appunto.

E il colmo è che il PLR, sedicente partito dell’economia, è il primo a strillare che la libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca. Altro che sostenere gli interessi dell’economia! Del resto, è evidente che un partito il cui presidente fa il funzionario della Confederazione (lauto stipendio pubblico garantito a vita) non può in nessun caso essere rappresentativo di chi “fa impresa”.

Peggio che fermi

Naturalmente gli sgravi fiscali non possono essere destinati solo alle aziende ma devono avvantaggiare anche i cittadini e specialmente quelli del ceto medio.

Dire che su questo fronte il Ticino è fermo al palo da un quindicennio è vero solo in parte. La realtà è ben peggiore. Infatti i premi di cassa malati sono esplosi nel corso degli anni. E dal momento che l’assicurazione malattia è obbligatoria, può essere paragonata ad un prelievo fiscale. Di conseguenza il ceto medio ha visto il saccheggio delle proprie tasche crescere in maniera insostenibile. E questo proprio mentre, a seguito della devastante libera circolazione delle persone (ancora grazie, triciclo PLR-PPD-P$!) crescevano precariato, dumping salariale, povertà.

I single

Quanto ai single, aspettano da decenni una fiscalità più equa, ma i politicanti del triciclo non ne vogliono sapere. Adesso qualcuno di loro, visto l’avvicinarsi delle elezioni, immagina di prendere per i fondelli la gente dichiarandosi favorevole (ovviamente dopo il 7 aprile… passata la festa, gabbato lo santo!). Purtroppo carta canta. E nel giugno dello scorso anno, quando il parlamento cantonale votò sull’iniziativa Canonica che chiedeva per l’appunto una fiscalità più equa per i singles, solo Lega, Udc ed un paio di esponenti PLR votarono a favore. Tutti gli altri contro!

Stranieri e kultura

Chiaro: per una riforma fiscale (non i giochetti col moltiplicatore cantonale proposti in funzione elettorale dal buon Vitta: a proposito, già dimenticati?) secondo la partitocrazia non c’è mai “margine”. Se i conti cantonali vanno male, non ci sono soldi. Se vanno bene, bisogna mettere fieno in cascina e pensare al debito pubblico. E alle tasche dei contribuenti, invece, quando ci pensiamo?

Lo abbiamo ripetuto un’infinità di volte nel corso degli anni. Il problema dei conti cantonali non sono le entrate bensì le uscite fuori controllo. Dove si taglia? Cominciare a risparmiare su prestazioni sociali a stranieri e kultura e dintorni è già un buon inizio. Una cosa è certa: l’attuale immobilismo fiscale non può andare avanti ancora a lungo.

Lorenzo Quadri

Tassare i soldi inviati all’ estero dagli immigrati

Gli italiani hanno pronta una proposta governativa: perché non la riprendiamo anche noi?

Ma pensa te! Il governo italiano vorrebbe tassare i flussi di denaro che gli immigrati regolari inviano nei rispettivi paesi d’origine, tramite un emendamento proposto dalla Lega.

Un affare per le casse pubbliche

La tassa si applicherebbe agli immigrati extracomunitari. Secondo stime effettuate nel Belpaese, infatti, nel primo semestre del 2018 sarebbero stati spediti all’estero 2.71 miliardi di euro. Ciò significa che la cifra annuale è di 5.5 miliardi. L’80% di questo flusso avrebbe come destinazione dei paesi extraeuropei. L’idea dei vicini a Sud è quella di prelevare da questo 80% un 1.5%, ciò che porterebbe nelle casse pubbliche italiche  62 milioni di euro all’anno. Non proprio noccioline.

Tutti avranno a questo punto capito dove vogliamo andare a parare. Perché una tassa del genere non la pensiamo anche noi? Se i vicini a sud “possono”, perché noi non potremmo?

Se avanzano soldi…

In Svizzera ogni anno gli immigrati spedirebbero all’estero in totale circa 17 miliardi di Fr (si tratta di una stima; c’è chi indica cifre diverse, anche superiori). Su questi miliardi si sa molto poco. In particolare, non si conosce la loro provenienza. E’ reddito da lavoro? Oppure si tratta di prestazioni assistenziali che vengono mandate al natìo paesello dai beneficiari? Se così fosse, ci sarebbe un problema. In effetti, tali prestazioni servono al sostentamento di chi risiede da noi. Se invece avanzano soldi da inviare all’estero, questo significa che vengono versati sussidi in esubero. Quindi si impongono delle decurtazioni alle rendite.

Vederci più chiaro

Dal momento che stiamo parlando di svariati miliardi che ogni anno partono per “altri lidi”, non sembra certo fuori posto pretendere di vederci un po’ più chiaro in questo vero e proprio tesoro. Tanto più che al solito sfigato contribuente reo di possedere  “qualcosa” (ad esempio una casetta o appartamento) lo Stato fa  i conti in tasca non fino all’ultimo centesimo, ma ancora di più. Di recente i valori di stima sono stati pompati dal DFE targato PLR per fare cassetta ai danni di chi vive in un’abitazione di proprietà.

Occhi chiusi?

Inutile dire che invece sui miliardi inviati all’estero da immigrati i camerieri bernesi dell’UE preferiscono chiudere gli occhi. Dicono che indagare sarebbe troppo complicato. Sul fatto che sarebbe complicato, non ci piove. Che lo sarebbe “troppo”, a fronte dell’involarsi di somme miliardarie, è una tesi piuttosto azzardata. Il sospetto – per la serie: a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre – è che i motivi del “disinteresse” siano ben altri e legati al solito politikamente korretto.

Se gli italici “possono”…

Visto dunque che su questi soldi non si vuole svolgere alcun approfondimento, allora tanto vale copiare la misura pensata dai vicini a sud. Ovvero, inventarsi un bel balzello sulle somme che gli immigrati trasferiscono all’estero, da usare poi per finanziare lo Stato sociale. I costi della socialità sono infatti esplosi a causa dell’immigrazione scriteriata. Idem dicasi per quelli della sicurezza. E allora, è sensato immaginare di compensare trattenendo qualcosa sui soldi che i migranti hanno guadagnato o comunque incassato in Svizzera, e che però non verranno immessi nel circuito economico elvetico bensì in quello dei paesi d’origine.

E se lo fa l’Italia – che è pure Stato membro UE – non si vede perché non dovremmo poter fare anche noi la stessa cosa.

Lorenzo Quadri

 

Eurobalivi senza vergogna Ora ci ricattano sulla borsa

E a questa foffa la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole regalare 1.3 miliardi di Fr?

 Ennesima dimostrazione che la politica della calata di braghe integrale, del chinarsi a sempre e comunque a 90 gradi davanti ai burocrati della fallita UE, è un fallimento totale.

Un paio di settimane fa l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante di presidente, ha decretato il Sì della commissione di politica estera del Consiglio degli Stati al cosiddetto “contributo di coesione all’UE”, 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi regalati a Bruxelles senza uno straccio di contropartita. Contributo che è poi stato approvato dal plenum della sedicente Camera Alta, con l’aggiunta – tanto per sciacquarsi la coscienza – di una ridicola clausola di non discriminazione. Ovvero: paghiamo, ma l’UE non deve discriminarci. Un vano tentativo di buggerare l’opinione pubblica nell’avvicinarsi delle elezioni federali. Non esiste: “paghiamo il pizzo all’UE a condizione che…”. Esiste solo “paghiamo” o “non paghiamo”. Il triciclo PLR-PPD-P$$ alla Camera dei Cantoni ha detto “paghiamo”. Tutto il resto, come diceva qualcuno, è noia.

La marchetta

Lombardi ha giustificato il proprio voto favorevole alla maxi-marchetta all’UE dicendo che “bisogna oliare”. Quindi: il contributo di coesione non ha nessuna utilità pratica; è solo un pizzo dal vago sapore mafioso. Il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara è immediatamente corso – si spera non richiesto – a sostegno del senatore uregiatto, teorizzando che la Svizzera nei rapporti con l’UE non ha altra scelta che continuare a capitolare e rinunciare ad ogni sua prerogativa, a partire dalla sovranità e dai diritti popolari. Chi condivide una simile posizione voti pure per l’ex partitone. Chi non è d’accordo, ma vota PLR, si chieda se non stia sprecando la propria scheda, dandola a chi non la merita.

Il nuovo ricatto

Abbiamo visto nei giorni scorsi i frutti che porta la politica del calabraghismo integralista perorato dai due esponenti di spicco di ex partitone e PPD. Impipandosene delle “clausole di non discriminazione”, giovedì la Commissione UE ha annunciato una nuova discriminazione contro la Svizzera: l’equivalenza borsistica non sopravvivrà oltre il corrente anno se la Confederella non firmerà “subito” lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un ricatto a tutti gli effetti da parte di quelli che la partitocrazia insiste stoltamente nel considerare “amici” (forse amici suoi e dei suoi padroni della grande economia; non certo del Paese). E dimostrazione lampante che la clausola che gli Stati hanno aggiunto al contributo di coesione non serve ad un tubo, se non a prendere i cittadini per il lato B. A Bruxelles se ne fanno un baffo!

Se non ci fosse da piangere…

Cosa accadrà con questo ricatto sull’equivalenza della borsa svizzera non è dato sapere. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale, davanti alla sconcia proposta di accordo quadro istituzionale con l’UE presentata dal ministro degli esteri PLR KrankenCassis, non hanno avuto gli attributi per respingerla, ma non hanno neppure osato approvarla (le elezioni federali si avvicinano). E quindi l’hanno mandata in consultazione. Così si sono pavidamente scaricati delle proprie responsabilità, ingerlandole ad altri. Hanno rifiutato di fare il proprio lavoro. Per il ministro degli esteri PLR è ormai una costante: è successa la stessa identica cosa con il patto ONU sulla migrazione, rifilato al parlamento. Vedremo dunque cosa diranno i funzionarietti di Bruxelles a proposito della messa in consultazione dello sconcio accordo quadro. Ma, se non ci fosse da piangere, ci scapperebbe da ridere.

Lorenzo Quadri

Con la scusa dell’ambiente La casta spreme i cittadini

Settimana prossima il Consiglio nazionale voterà il nuovo balzello sulla benzina

La protesta dei gilet gialli francesi non ha insegnato niente alla partitocrazia? Basta mettere le mani nelle tasche degli automobilisti per fare cassetta! Il vero problema ambientale in Ticino è l’invasione di targhe azzurre provocata dalla libera circolazione!

La cricca ro$$overde e la casta politikamente korretta si apprestano a saccheggiare ancora una volta  le già esauste tasche degli automobilisti tramite la nuova legge sul CO2. Il principio è sempre lo stesso: per raggiungere obiettivi ambientali irrealistici, gli svizzerotti si martelleranno autolesionisticamente i gioielli di famiglia, imponendo balzelli e privazioni alla popolazione. Tutto per rispettare accordi internazionali irrealistici di cui altrove si fanno allegramente un baffo. Anche perché l’influsso elvetico sul bilancio ambientale mondiale non può che essere irrisorio, per una evidente questione di numeri e di massa critica. E’ scontato che altri paesi, il cui “peso” ambientale è ben maggiore del nostro, non seguiranno la stessa linea di condotta. Ad esempio: la riduzione del 50% delle emissioni di CO2 nei prossimi anni rispetto ai valori del 1990 (Accordo di Parigi) di realistico ha ben poco. Anche perché gli ambientalisti verde-anguria (verdi fuori, rossi dentro) prima fanno entrare tutti tramite immigrazione scriteriata – e, se la popolazione aumenta, evidentemente inquina anche di più. Poi però pretendono riduzioni epocali delle emissioni di CO2. Tutto e il contrario di tutto!

Eh no, cari galoppini dell’establishment. La prima misura necessaria per tutelare l’ambiente ed il territorio è la FINE della libera circolazione delle persone e l’introduzione di tetti massimi (bassi) all’immigrazione. Proprio come chiedeva l’iniziativa Ecopop. Frontiere spalancate significa invece, per ovvi motivi: più traffico, più inquinamento, più cementificazione.

Chi vuole 20 centesimi…

Settimana prossima (tra lunedì e martedì) il Consiglio nazionale, nell’ambito del lungo dibattito sulla nuova legge sul CO2, deciderà l’introduzione di un nuovo ecobalzello sulla benzina.  Il suo ammontare varierà – a seconda dell’opzione scelta – da 5 fino ad addirittura 20 centesimi al litro! La paternità della farneticante proposta di 20 centesimi è manifesta: trattasi della solita cricca ro$$overde.

Riempiendosi la bocca con l’ambiente ed il “cambiamento climatico” la partitocrazia vuole per l’ennesima volta mettere le mani nelle tasche degli automobilisti, sempre più criminalizzati e munti. Dimenticandosi che gli automobilisti – specie se vivono nelle regioni discoste – non vanno in macchina per sport o per il gusto di inquinare. Ci vanno per necessità. I politikamente korretti, dunque, vogliono creare povertà tra la popolazione. Non bastano i salassi annuali sui premi di cassa malati; adesso bisogna inventarsi anche i furti sulla benzina! Ennesima dimostrazione che la famigerata strategia energetica 2050, regalataci (?) dalla Doris uregiatta, è un bidone. Magari qualche esponente del triciclo PLR-PPD-PS dovrebbe ricordarsi che in Francia imperversa la protesta dei gilet gialli proprio contro le nuove tasse sul carburante!

Invasione da sud

Ogni giorno questo sfigatissimo Cantone è invaso da oltre 65’500 frontalieri che entrano in Ticino uno per macchina. Le auto dei frontalieri sono tutte elettriche? A pedali? Emettono Chanel nr 5 o vapori di eucalipto dal tubo di scappamento? Ecco qual è il vero problema ambientale (e viario) del Ticino. La partitocrazia PLR-PPD-P$ prima provoca l’invasione da sud, e di veicoli con targhe azzurre; poi, con una tolla inaudita, pretende di tartassare gli automobilisti elvetici “in nome dell’ambiente”, inventandosi il nuovo balzello sulla benzina. Abbiamo l’impressione che qui qualcuno la benzina se la sia sniffata!

Per cui, caro (si fa per dire) triciclo: non se ne parla nemmeno di introdurre una nuova tassa sul carburante a carico dei ticinesi se prima non si è fatta saltare la libera circolazione delle persone e dimezzato il numero delle targhe italiche sulle nostre strade. Chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

C’è quindi da sperare che qualcuno lancerà il referendum contro il balzello sul CO2 con cui la casta brama di impoverire ulteriormente i cittadini.  Perché col piffero, cari signori, che vi inventate nuove misure ambientali da “primi della classe” contro l’inquinamento atmosferico per fare cassetta! Meno ideologia politikamente korretta e più realismo, che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Elezioni del CF: sempre meno Svizzera, sempre più “casta”

Cosa ci sarebbe di “storico”? L’arrivo della terza $ocialista nel governicchio federale?

 

Se c’era una cosa scontata, quella era l’esito dell’elezione delle nuove consigliere federali, consumatasi in tempo di record mercoledì mattina senza nemmeno un briciolo di suspense.  La casta ha indicato le sue due rappresentanti nell’esecutivo;  la casta le ha nominate. Il passaggio dalla politica alla burocrazia è ormai consumato. Sotto le cupole federali c’è sempre più casta e sempre meno Svizzera. Ecco la conclusione da trarre dalla mattinata di mercoledì.

La terza $ocialista

Ma naturalmente, nella solita orgia di lecchinaggio politikamente korretto, la stampa di regime è corsa a blaterare di un’elezione “storica”. Peccato che nessuno sia in grado di spiegare dove starebbe la portata storica dell’evento. E’ forse “storico” il fatto che siano state elette due donne quando su quattro candidati tre erano donne mentre il quarto, il buon Hans Wicki (PLR), è stato messo lì tanto per fare da quota azzurra? Infatti, se c’era una cosa che era scontata da mesi, se non da anni, era proprio l’elezione di Karin Keller Sutter (detta KKS, pronuncia Ka-Ka-eS) al posto di “Leider” Ammann.

Se guardiamo poi le posizioni politiche delle nuove elette, che è poi l’unica cosa conta – che siano donne o uomini dovrebbe essere indifferente, se si crede nella tanto declamata parità – ne discende che il “nuovo” consiglio federale è peggio del “vecchio”.

In effetti, l’uregiatta Viola Amherd è de facto la terza $ocialista in Consiglio federale. Le scomposte manifestazioni di giubilo che si sono levate dai banchi della $inistra quando ne è stata resa nota l’elezione al primo turno sono state fin troppo eloquenti. Il fatto che Amherd sia “passata” al primo turno dimostra  inoltre che i liblab hanno appoggiato compatti la terza $ocialista in CF.

Per la cronaca…

Quanto all’eletta PLR. Come detto, per “Ka-Ka-eS” l’elezione era davvero solo una formalità. KKS è politicamente parlando la fotocopia dell’uscente “Leider” Ammann (con cui era già in competizione otto anni fa). Ovvero, destra economica spalancatrice di frontiere. Senza nemmeno essere un’imprenditrice.

Per la cronaca: i due esponenti della Lega alle Camere federali hanno votato per Wicki e Z’graggen, poiché entrambi si sono dimostrati più vicini alle posizioni della Lega rispetto alle due elette. Z’graggen ha tra l’altro dichiarato di guardare con interesse alle proposte del professor Reiner Eichenberger di tassare i frontalieri.

Sempre più a 90 gradi

Previsione del Mago Otelma: quello “uscito dalle urne” mercoledì è un Consiglio federale pronto a sottoscrivere a piene mani accordi internazionali – ciofeca e a chinarsi sistematicamente a 90 gradi davanti ai funzionarietti della fallita UE.

Evento storico perché sono state elette due esponenti della casta? O perché  in Consiglio federale è entrata la terza $ocialista? Ma va là…

 

Accordo quadro: come al solito, chinati a 90 gradi!

Confermate le peggiori previsioni: col trattato coloniale si svende la Svizzera!

Altro che “negoziazione”, è una capitolazione su tutta la linea. Ma il governicchio federale non ha il coraggio né di respingere l’immonda ciofeca, né di decidere alcunché. Ed intanto l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?), blatera di “successo”. La risposta della Lega alla consultazione è già pronta: e sarà un bel “vaffa”!

Come c’era da attendersi, lo sconcio accordo quadro istituzionale che sarebbe stato negoziato dal consigliere federale PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis e dai suoi burocrati è una vera ciofeca.

Già parlare di una “negoziazione” è una presa per i fondelli. Altro che negoziazione. Questa è la solita capitolazione su tutta la linea. Braghe calate ad altezza caviglia!

Accordo coloniale

L’accordo quadro giunto sul tavolo dei camerieri bernesi di Bruxelles è un trattato coloniale. Come abbiamo detto e scritto più volte: la pietra tombale sulla nostra sovranità.  Contiene tutto quello che gli eurobalivi volevano che contenesse.  E le famose linee rosse sulla protezione dei lavoratori e sulla direttiva UE sulla cittadinanza? Finite nel water in tempo di record, come c’era da attendersi. Di linea rossa non ne è stata rispettata mezza!

Lo sconcio accordo quadro contiene:

  • Ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE
  • Giudici stranieri
  • Smantellamento delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza: obbligo di mantenere ad oltranza gli immigrati nel nostro stato sociale se sono cittadini comunitari ed impossibilità di espellere gli stranieri UE che delinquono.
  • Eccetera eccetera.

Rottamazione della sovranità

Se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, a dettar legge in Svizzera in materia di libera circolazione delle persone con tutti i suoi annessi e connessi, di trasporti aerei e terrestri, di ostacoli tecnici al mercato ed all’agricoltura, saranno i funzionarietti dell’UE. E a decidere in caso di controversie saranno giudici stranieri (la corte arbitrale farlocca non può statuire sull’applicazione del diritto UE; su di esso, infatti, decide solo la Corte europea di giustizia). Non è finita: lo sconcio accordo quadro si estenderà anche a futuri trattati tra la Svizzera e l’UE, ad esempio quello sull’accesso al mercato dell’elettricità.

Se questa non è la rottamazione della sovranità e dell’indipendenza elvetica, diteci di cosa si tratta! I nostri antenati che si sono battuti per la libertà del paese si rivoltano nella tomba. Il triciclo PLR-PPD-P$$ sta distruggendo la Svizzera.

Braghe calate

Altro che “negoziare”! Il ministro degli esteri binazionale si è chinato a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ormai siamo diventati lo zerbino dell’UE. E’ evidente che con un simile accordo-ciofeca il Consiglio federale perde la faccia (quel poco che ancora restava) davanti ai cittadini. Aveva promesso “linee rosse invalicabili” ed invece le ha valicate tutte, dalla prima all’ultima. Se questo governicchio federale di quaquaraquà avesse avuto un minimo di decenza (chiaramente è chiedere troppo) avrebbe respinto al mittente la sconcezza giunta sui suoi tavoli riccamente intarsiati. Invece non ha avuto il coraggio di farlo. Ma non ha neanche avuto quello di dire di sì, malgrado evidentemente non stia nella pelle dalla voglia di accondiscendere su tutta la linea. Però le elezioni federali si avvicinano, per cui…

Anche codardi

Sicché, cosa hanno fatto i camerieri di Bruxelles?  Hanno mandato l’accordo in consultazione, per scappare pavidamente dalle proprie responsabilità. Non avendo gli attributi per decidere, fanno decidere ad altri. Non solo asserviti, ma anche codardi.

E l’ex partitone, manifestamente in stato confusionale, ha ancora il coraggio di definire un “successo di Cassis” questo sfacelo su tutta la linea?Ormai i tapini non sanno più cosa inventarsi per difendere l’indifendibile.

La risposta della Lega alla consultazione sullo sconcio accordo quadro, comunque, è già pronta: e sarà un bel “vaffa!”.

E, se la partitocrazia dovesse approvare l’accordo capestro, il referendum è garantito!

Lorenzo Quadri

 

Manifestazioni: c’è chi ha i “gilet gialli” e chi invece…

In Svizzera scendono in piazza per i finti rifugiati e contro le aperture natalizie

 

Certo che siamo proprio messi bene! I cosiddetti “gilet gialli” stanno mettendo sottosopra la Francia per protestare contro la casta internazionalista e globalista ed i suoi soldatini, a partire – ovviamente – dal burattino Macron.

Da noi invece sabato un sedicente collettivo è sceso in piazza a Lugano, naturalmente ottenendo ampio spazio mediatico dalla Pravda di Comano, per protestare contro i negozi aperti in un sabato festivo (quello di ieri appunto)!

Da rimanere senza parole. Già il centro città si sta desertificando per colpa del fallimentare PVP, del fatto che la gente – a seguito della precarietà generata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia – ha sempre meno soldi da spendere, e del commercio online. E questo sedicente collettivo non trova di meglio che protestare per un’apertura straordinaria durante il periodo natalizio… e per di più di sabato? Avanti così, continuiamo a protestare contro qualsiasi iniziativa che serva a far girare l’economia! Ma lo sanno le signore del collettivo quante persone, oltre agli impiegati di vendita,  lavorano non solo di sabato, ma anche di domenica? E lo sanno che il lavoro festivo è pure meglio remunerato? Hanno chiesto alle commesse ed ai commessi se davvero erano lì controvoglia o se magari erano contenti e contente di lavorare per arrotondare? Oppure come al solito di tratta delle solite iniziative ideologiche? E poi magari le signore del collettivo, di cui non fatichiamo ad immaginare l’area politica, sono quelle che sostengono le frontiere spalancate che hanno devastato il mercato del lavoro ticinese generando dumping salariale e precarietà? Ma il problema sono le aperture festive nel periodo prenatalizio?

Ma se a Lugano c’è da piangere, nemmeno a Berna ridono. Sempre ieri infatti si è tenuta una manifestazione, ovviamente dei soliti noti che con il caos asilo ci lucrano (vedi le varie ONG ed associazioni contigue al P$) a sostegno dei finti rifugiati con lo smartphone, che devono restare tutti in Svizzera. Naturalmente mantenuti dal contribuente.

Sicché: dalle nostre parti le manifestazioni si fanno a favore dei migranti clandestini che non scappano da nessuna guerra e contro le aperture natalizie dei negozi.

Desolante. Mentre contro la casta che tradisce i cittadini e svende il paese ogni giorno, neanche un cip. Si vede che ognuno ha i manifestanti che si merita.

Lorenzo Quadri

Socialità troppo costosa? Si risparmi sugli stranieri

Più che “spalmare” diversamente la spesa dell’assistenza, occorre scremare i beneficiari

 

“Prima i nostri” anche nell’accesso alle prestazioni sociali

I costi della socialità in Svizzera ed in Ticino sono andati fuori controllo e galoppano verso l’infinanziabilità. Certo: il discorso sui soldi che non ci sono potrebbe anche sembrare strano, visto che, secondo taluni politicanti bernesi (vedi EuroSenatore Pippo Lombardi ed il suo voto determinante nella Commissione della politica estera degli Stati), dovremmo regalare 1.3 MILIARDI di Fr alla fallita Unione europea. E questo senza uno straccio di obbligo, né di contropartita, e nemmeno di vantaggio tangibile. Come ha infatti ben spiegato a posteriori l’EuroSenatore, si tratta di “oliare”. In sostanza, una squallida marchetta a degli eurobalivi con già le valigie in mano. Sempre secondo la casta spalancatrice di frontiere, dovremmo anche spendere ogni anno 130 milioni in più per integrare i finti rifugiati nel mondo del lavoro.

Hai capito l’establishment? Invece di rimandare i migranti economici a casa loro, immagina di integrarli professionalmente – operazione peraltro destinata a miserando fallimento – con i nostri soldi, e a scapito dei lavoratori svizzeri.

In Ticino

Il discorso finanziario sui costi della socialità, in considerazione di queste ed altre aberrazioni, potrebbe dunque sembrare strano. Ma purtroppo è realistico. In Ticino a fine 2016 la spesa sociale complessiva era di quasi 360 milioni; nel 2010 era di 280. Nello stesso periodo, i costi della sola assistenza sono passati da 60 milioni a 110: praticamente un raddoppio nel giro di soli sei anni! E’ quindi evidente che bisogna correre ai ripari.

Chiavi di riparto

Di recente alcuni Comuni ticinesi hanno presentato un’iniziativa volta a ripartire diversamente la quota parte (25%) dei costi dell’assistenza sociale che ricade sui comuni. Si tratta, però, di una “non soluzione”: i costi attuali verrebbero semplicemente spalmati con una chiave di riparto differente. Conseguenza: alcuni comuni (ed i relativi contribuenti) pagherebbero meno. Altri (ed i relativi contribuenti) pagherebbero di più. Ma la spesa sociale di per sé non diminuirebbe.

Frontiere spalancate

Cosa ha provocato l’esplosione della spesa dell’assistenza? E’ chiaro: malgrado le statistiche farlocche della SECO, le altrettanto farlocche “percezioni” dell’IRE e la propaganda di regime (leggi: lavaggio del cervello) pro-UE e pro-libera circolazione con cui la casta spalancatrice di frontiere ci martella ogni giorno, il problema risiede nell’immigrazione incontrollata. Da un lato c’è sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, con i primi che finiscono in disoccupazione e poi in assistenza. Dall’altro c’è l’immigrazione facile nello Stato sociale. Immigrazione che, sia detto per inciso, la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe rendere ancora più facile sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE; ovvero un vergognoso trattato coloniale che ci imporrebbe poi di mantenere tutti gli immigrati UE e di non espellerne nessuno; nemmeno se criminale. Alla faccia del voto popolare del 2010.

“Prima i nostri”

Visto che l’immigrazione incontrollata è la causa principale dell’assistenza, è evidente che, se si vuole ridurne i costi, bisogna 1) far saltare la libera circolazione delle persone e 2) tagliare le prestazioni sociali agli stranieri. “Prima i nostri” anche nella socialità!

Ovviamente, si comincia a tagliare da chi è giunto in Svizzera in tempi più recenti. Vale a dire dai titolari di permessi B (dimora). Le prestazioni sociali ai dimoranti vanno azzerate. Il permesso B viene  infatti rilasciato a chi è in grado di mantenersi con le proprie risorse. Nel momento in cui non lo è più, il motivo del permesso decade. Il premesso va dunque ritirato e non vanno versate prestazioni sociali.

Naturalmente sentiamo già la casta, imbesuita dal politikamente korretto, che starnazza a pieni polmoni al “razzismo” (fa tanto chic e “progressista”). Eh no, cari $ignori, non ci stiamo. Non è razzismo, è legittima difesa. E, se si è giunti a questa situazione, la colpa è di chi ha spalancato le frontiere provocando l’assalto alla diligenza. Quindi, che se ne assuma finalmente la responsabilità!

Finti rifugiati

E’ poi evidente che i finti rifugiati, che non scappano da nessuna guerra, vanno rimpatriati. A partire dagli eritrei, che costituiscono la nazionalità maggiormente rappresentata tra gli asilanti in Svizzera. Nel giro di otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza sociale è aumentato di quasi il 2300% (sic!). Essendo ormai ufficialmente appurato che gli eritrei sono tutti finti rifugiati, è pacifico che vanno rimpatriati in toto.

Combattere gli abusi

Altro filone su cui si può e si deve intervenire per contenere la spesa sociale è quello degli abusi. Il 25 novembre voteremo su una modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che permetterà a queste ultime di ricorrere ai servigi di investigatori privati per sorvegliare (e smascherare) i “furbetti”, nel caso di concreto sospetto di abuso. Questa pratica non è di per sé una novità. Era in vigore fino all’autunno del 2016. Tra il 2009 ed il 2016 ha permesso all’ente pubblico di risparmiare ben 320 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. Poi la Corte europea dei diritti dell’uomo (giudici stranieri!) ha stabilito che mancava la necessaria base legale. Adesso la base legale è arrivata. E dunque dobbiamo sostenerla in votazione popolare. Gli abusi nella socialità vanno sventati. In caso contrario, ad andarci di mezzo sono i veri bisognosi. Dunque, il 25 novembre, tutti a votare Sì!

Lorenzo Quadri

 

 

Contrassegni autostradali: piuttosto che il road pricing…

Meglio tenersi la vecchia vignetta che rischiare nuove vessazioni contro gli automobilisti

 

Con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta) il Consiglio federale torna alla carica sulla vignetta autostradale elettronica.

E’ vero: nell’era in cui tutti si riempiono la bocca con la “digitalizzazione” (pensando che faccia figo), nell’era delle app per qualsiasi boiata, potrebbe anche fare specie che si debba ancora incollare il contrassegno autostradale al vetro dell’automobile. E poi, diciamolo: staccarlo per sostituirlo con quello nuovo (e gennaio si avvicina) è un’autentica devastazione per i “gioielli di famiglia”. Ma chi non vuole trovarsi il parabrezza tappezzato nel giro di poco tempo non ha alternativa.

Tra l’altro: la tassa per l’uso delle autostrade mica avrebbe dovuto essere transitoria? Ed invece… Ennesima dimostrazione che, quando viene introdotto un nuovo balzello, poi diventa impossibile levarselo dalle scatole. Una verità da tenere sempre bene a mente.

Sana diffidenza

Eppure, malgrado le lacune della vignetta “cartacea”, noi di quella  elettronica diffidiamo. Qualcuno dirà: i soliti “Neinsager”! E perché, poi, insistere ad andare avanti col contrassegno ormai ultratrentennale che qualcuno, nell’anno di disgrazia 2018, potrebbe a buon diritto definire come la corazzata Potëmkin nel film di Fantozzi?

Perché la vignetta elettronica è rischiosa. Lo è per vari motivi. Tanto per cominciare, è il primo passo per introdurre, con la tattica del salame, obbrobri quali il road pricing, il mobility pricing, ed altre boiate radikalchic mirate a mungere gli automobilisti e soprattutto a limitarne la libertà. Il road pricing serve evidentemente a scoraggiare la gente dall’andare in centro in macchina facendo pagare pedaggi. E’ la stessa logica che sta dietro al fallimentare PVP (Pirla Vai Piano) di Lugano, il quale porta una grossa parte di responsabilità nella desertificazione del centro città.

Ovviamente adesso il Consiglio federale spergiura che sono tutte balle populiste; che non è assolutamente vero che la vignetta elettronica costituisce il primo passo per il road pricing. Ma per credere ancora alle promesse di questi camerieri di Bruxelles, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Nuove funzioni?

Inoltre, con il rapido avanzare della tecnologia, chi ci assicura che tra qualche anno la vignetta elettronica non verrà farcita di altre funzionalità – oltre alla questione del road pricing – e tutte con sempre il solito obiettivo, ossia la vessazione dell’automobilista?

Ad esempio, qualcuno potrebbe pensare di servirsi della vignetta elettronica per creare un “grande fratello” con cui controllare i conducenti. Ed ovviamente controllarne anche eventuali infrazioni: velocità, permanenza eccessiva nei parcheggi, e così via. Fantascienza, paranoia? Forse, ma forse anche no. La shitstorm (=tempesta di cacca) politikamente korretta contro le odiate automobili e gli automobilisti viziosi imperversa. Ed è supportata dal continuo lavaggio del cervello ad opera della stampa di regime (a cominciare da quella di sedicente servizio pubblico).

Ulteriore stranezza

C’è poi un’ulteriore stranezza: la vignetta elettronica sarà attaccata alla targa, mentre quella cartacea è appiccicata sul veicolo. Questo significa che, con l’attuale contrassegno, chi ha le targhe trasferibili deve comprare due vignette; a chi invece acquisterà quello elettronico ne basterà uno solo.

Poiché, fino a prova contraria, un conducente può guidare una sola macchina per volta,  non sta né in cielo né in terra che chi ha le targhe trasferibili debba acquistare due vignette. Ma il Dipartimento (quasi ex) Doris per lunghi anni, e malgrado le numerose sollecitazioni anche parlamentari, si è sempre rifiutato di metter mano alla questione. Adesso invece ne fa un atout a sostegno del – fortemente voluto – contrassegno elettronico. Qui gatta ci cova!

Di conseguenza, per non farsi fregare, è consigliabile tenersi il vecchio contrassegno, e le imprecazioni al momento di sostituirlo. Meglio qualche minuto di invettive all’anno che il road pricing e, un domani, chissà cos’altro!

Lorenzo Quadri

 

L’UE ci discrimina e noi le regaliamo 1.3 miliardi!

“Grazie” al triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati, lo sfacelo è ormai completo

Mercoledì gli eurobalivi annunciano che l’equivalenza della Borsa svizzera non verrà riconosciuta dopo il 31 dicembre. Giovedì i “senatori” si chinano a 90 gradi e decidono di regalare all’UE 1.3 miliardi. In qualsiasi altra parte del mondo, la gente sarebbe già scesa in piazza con i forconi

Come volevasi dimostrare, non c’è limite al peggio e nemmeno al calabraghismo del triciclo PLR-PPD-P$ davanti ai suoi padroni di Bruxelles.

Giovedì il Consiglio degli Stati è riuscito a votare a favore del versamento del cosiddetto “miliardo di coesione”. Che non è un miliardo, bensì un miliardo ed un terzo; e che non è nemmeno il primo che paghiamo alla fallita UE.

Altro che “oliare”…

Questa cifra enorme, naturalmente di proprietà dei cittadini svizzeri, verrebbe versata senza uno straccio di obbligo, né di contropartita.  Ormai, i politicanti non tentano nemmeno più di far credere alla fregnaccia che questi versamenti scriteriati avrebbero un qualche riscontro positivo concreto per la Svizzera. E’ universalmente ammesso che non ce ne sarebbe l’ombra. Si tratta semplicemente di fare una marchetta a Bruxellesaffinché ci “tratti con fair play”. In altre parole, un pizzo mafioso.

Come ha spiegato il senatore PPD Pippo Lombardi – che con il suo voto determinante ha fatto accettare il contributo di coesione dalla Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati, da lui presieduta – si tratta “oliare certi meccanismi”.

E questi sarebbero i nostri partner contrattuali? Gente a cui dobbiamo pagare dei pizzi? Ma mandiamoli affanc! E invece no: come al solito, gli svizzerotti si chinano a 90 gradi.

La clausola-barzelletta

In sprezzo del ridicolo, e pensando che la gente sia scema, il Consiglio degli Stati si è inventato una risibile clausola per vincolare il versamento della maxi-marchetta miliardaria alla “non discriminazione” della Svizzera da parte dell’Unione europea. Certo, come no. E’ evidente che, qualora il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse di pagare il pizzo all’UE (perché davanti a Bruxelles “dobbiamo” calare le braghe, sempre e comunque) non ci sarà nessuna retromarcia. Qualsiasi cosa accada. Ogni ipotesi di blocco del pagamento – dice niente il tormentone sui ristorni dei frontalieri? – verrebbe immediatamente affossata dalla partitocrazia, che farebbe sfoggio del  consueto terrorismo di regime. Verrebbe agitato lo spettro di chissà quali spaventose ritorsioni nel caso in cui gli svizzerotti decidessero di fare uno sgarbo a Bruxelles e blablabla.

Discriminati di nuovo!

A rendere la nuova calata di braghe ancora più sconvolgente, il fatto che essa è giunta proprio all’indomani dell’ennesima discriminazione contro la Svizzera decisa a Bruxelles.Infatti l’UE non intende riconoscere l’equivalenza della borsa elvetica dopo il 31 dicembre.

Dunque: mercoledì arriva la nuova discriminazione degli eurobalivi nei nostri confronti. E, il giorno dopo, come reagiscono i camerieri dell’UE al Consiglio degli Stati, esponenti ticinesi compresi? Invece di bocciare all’unanimità il pagamento del pizzo, decidono di versarlo! Da restarci di melma. Una cosa del genere non accadrebbe da nessuna parte al mondo. Poi, forse pensando di salvarsi la faccia, gli illustri senatori si mettono a  blaterare della patetica “clausola di correttezza” di cui sopra. Una clausola che è una vera presa per i fondelli. Del tutto priva di qualsiasi effetto pratico, serve solo ad evitare che la gente scenda in piazza con i forconi, vedendo come i suoi sedicenti “rappresentanti” vogliono gettare nel water 1.3 miliardi di franchi dei loro soldi. Soldi che farebbero assai comodo nelle casse dell’AVS, tanto per fare un esempio.

I balivi se la ridono

I balivi di Bruxelles se la ridono a bocca larga. Fare fessi gli svizzerotti è più facile che rubare le caramelle ad un bambino. Il bello è che tra qualche mese questi signori della partitocrazia che ogni giorno svendono la Svizzera e la trasformano nello zimbello d’Europa, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti.

Lorenzo Quadri

Il patto ONU trasformerà l’immigrazione in un diritto

Ed in più vuole criminalizzare chi si oppone alla politica delle frontiere spalancate

Il patto ONU per la migrazione, spacciato per “innocuo”, evidentemente non lo è affatto. Esso mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale. Quindi a trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto. Di più: in un diritto umano. Invece, l’aspirazione a non essere invasi da migranti economici non integrabili, è becero populismo. L’ennesimo pacchiano sfoggio di pensiero unico spalancatore di frontiere che tanto piace alle élite internazionaliste ed alle multinazionali che si riempiono le tasche.

Non solo. Il lavaggio del cervello a sostegno dell’immigrazione scriteriata, come abbiamo imparato, va di pari passo con la denigrazione e la delegittimazione di chi vi  si oppone. Ed infatti il patto ONU prevede anche di criminalizzare la critica alle frontiere spalancate, trasformandola in un reato. Come ha osservato un eurodeputato, il patto prevede di far dilagare a macchia d’olio in concetto di “hate speech”, ovvero di incitazione all’odio. Secondo il patto ONU, chi si oppone all’immigrazione clandestina si renderà colpevole di incitazione all’odio. Il sogno dei $inistrati dalla morale a senso unico. Quelli che si sono inventati il reato penale di discriminazione razziale per poterlo poi estendere abusivamentea posizioni politiche che con la discriminazione razziale non c’entrano un tubo. Questo per i soliti fini di censura politica e di criminalizzazione ai danni di chi si oppone all’immigrazione incontrollata, voluta dalla casta e dai suoi utili idioti.

“Non vincolante”?

E’ poi evidente che la storiella del patto legalmente “non vincolante” fa ridere i polli. Non se la beve nessuno. Il patto sarà anche forse (per il momento) legalmente non vincolante. Ma politicamente lo è eccome: sta scritto nero su bianco. Inoltre: qualcuno ha già visto gli svizzerotti firmare un accordo e poi non rispettarlo pedissequamente anche contro i propri interessi? Il patto, se sottoscritto, diventerà ben presto vincolante; almeno per noi. Perché burocrati, politicanti federali, e soprattutto i legulei del Tribunale federale, lo renderanno tale.

Purtroppo, da una settimana…

E’ chiaro che, dopo il voto di domenica sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli spalancatori di frontiere si sentiranno legittimati a firmare compulsivamente  ciofeche come il patto ONU sulla migrazione. “Cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che prevedono frontiere spalancate e museruola penale a chi le critica. Del resto i $inistrati, il giorno stesso della trombatura dell’iniziativa Per l’autodeterminazione, sono corsi a blaterare che bisogna assolutamente (?) firmare il patto. Segno che esso è impegnativo e deleterio, contrariamente alle balle di fra’ Luca che qualcuno pretende che ci beviamo.

Sempre più paesi rifiutano di aderire al Patto, perché – al contrario degli svizzerotti – alla loro sovranità ci tengono.

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, inizialmente voleva recarsi a Marrakech a firmare l’ennesimo accordo del menga con al seguito tutta la corte dei miracoli di burocrati euroturbo. Poi ha optato per una retromarcia tattica (che è l’equivalente alla rinuncia al passaporto italiano dieci minuti prima dell’elezione in Consiglio federale). Dopo il voto di domenica, si sentirà legittimato a firmare, visto che quasi il 70% dei cittadini elvetici ha votato a favore degli accordi internazionali e contro la nostra sovranità.

Feudo islamista

All’ONU e nei suoi gremi dei piffero, è il caso di ricordarlo, a menare il torrone sono i paesi islamisti. Questo gremio, in cui mai saremmo dovuti entrare, ha sempre meno a che vedere con i nostri valori ed i nostri principi. Altro che firmare nuovi patti. Uscire dall’ONU! Del resto, perfino l’ex procuratrice capo del tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia Carla del Ponte – quindi non una becera leghista populista e razzista – ha dichiarato che l’ONU è un bidone!

Lorenzo Quadri

Un brutto giorno per il Paese

La maggioranza ha votato contro l’autodeterminazione ed a favore degli eurobalivi

 

Piccola consolazione: in Ticino, grazie alla Lega ed al Mattino, il risultato è comunque stato nettamente migliore rispetto alla media nazionale

L’iniziativa Per l’autodeterminazione purtroppo non ce l’ha fatta.

Era forse prevedibile che sarebbe andata a finire così; la casta, con dovizia di mezzi finanziari (quante centinaia di biglietti da mille hanno messo sul tavolo i soldatini di EconomieSuisse?), per mesi ha bombardato i cittadini con propaganda di regime, terrorismo economico, ricatti morali e fandonie assortite. E’ stata attivata una shitstorm (=tempesta di cacca)  contro l’iniziativa. Ma ancor più contro i promotori, denigrati come “spregevoli nemici dei diritti umani”. I camerieri dell’UE hanno inscenato una campagna d’odio contro chi difende la democrazia diretta e la sovranità nazionale.Sembrava di essere tornati ai tempi del No Billag!

Chiaramente, tutto questo era immaginabile fin dall’inizio. Ma altrettanto chiaramente, la speranza è l’ultima a morire.

D’altra parte, la campagna ufficiale a sostegno dell’iniziativa, anche dall’interno giudicata “poco incisiva”, non ha aiutato. Si spera che almeno questa lezione sia stata assimilata. Non si combatte il terrorismo di regime dei rottamatori della Svizzera con brodini politikamente korretti.

In Ticino

C’è almeno la (modesta) soddisfazione che in Ticino la percentuale di Sì è stata nettamente superiore alla media nazionale (ben il 13% in più: 46% contro 33%). Questo è chiaramente ascrivibile alla Lega ed al Mattino. Se a livello a nazionale l’iniziativa è stata votata solo dagli elettori Udc o poco più, in Ticino lo scenario è stato assai diverso. Purtroppo non è bastato ad ottenere una maggioranza, anche se l’obiettivo non è stato mancato poi di tanto.  In ogni caso, a livello federale non avrebbe fatto alcuna differenza.

Sarebbe tuttavia stato bello che i ticinesi, che si sono visti annientare il fondamentale voto del 9 febbraio dalla partitocrazia proprio in nome di fallimentari accordi internazionali, avessero reagito esprimendosi in modo chiaro a sostegno dei diritti popolari. Così non è stato. E il triciclo eurolecchino avrà ora  buon gioco nel dire che in fondo agli svizzeri non importa poi tanto se le loro votazioni vengono azzerate; sicché, avanti con il golpe contro il popolo!

Fosche prospettive

Le prospettive dopo il voto di domenica sono fosche. Il rischio  (per usare un eufemismo) più immediato è che i legulei del Tribunale federale – messi lì dalla partitocrazia col sistema del mercato delle vacche – d’ora in poi faranno sempre passare il diritto internazionale davanti alla Costituzione. E ricordiamoci che il diritto internazionale è una specie di blob che si espande senza nessun controllo.

E soprattutto si rischia che la partitocrazia, ed in particolare i camerieri dell’UE in Consiglio federale, si sentano ora “invogliati” a firmare accordi internazionali – ciofeca a tutto andare: la grande maggioranza dei cittadini elvetici ha indicato di preferirli alla Costituzione! A partire, ça va sans dire, dallo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe: la ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE; i giudici stranieri; la direttiva dell’Unione europea sulla cittadinanza (ovvero: non espellere nessuno e mantenere tutti); la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone; l’invasione di TIR da 60 tonnellate; la fine  delle banche cantonali con garanzia dello Stato; e chissà cos’altro ancora conterrà questo obbrobrioso vaso di Pandora!

Il patto ONU

E ricordiamoci che c’è sempre in ballo la firma del patto ONU sulla migrazione. Un trattato che  – con la tattica del salame: una fetta alla volta – mira all’introduzione della libera circolazione delle persone a livello mondiale.Un patto che sempre più paesi, a giusto titolo, rifiutano di sottoscrivere, per difendere la propria sovranità. Cosa che farebbe qualsiasi Stato con un minimo di attributi. La firma elvetica, invece, è stata solo rinviata. Non certo cancellata. Il ministro degli Esteri PLR (ex) doppio passaporto smania per sottoscrivere. Addirittura, la sua intenzione iniziale era quella di andare a Marrakech in pompa magna e con al seguito tutta la sua corte dei miracoli di burocrati internazionalisti. Poi c’è stata la retromarcia tattica. Ma è evidente che il voto di domenica spiana la strada alla svendita della Svizzera. E alla storiella del patto non vincolante (soft law), va da sé, non ci crede nessuno. Tanto più che gli svizzerotti, con il consueto autolesionismo da primi della classe, lo farebbero diventare immediatamente vincolante.

Ha vinto la paura

Domenica 25 novembre 2018 i diritti popolari sono usciti sconfitti dalle urne, mentre i camerieri di Bruxelles stanno ancora festeggiando con caviale e champagne. In prima linea i $inistrati, quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE. Che infatti sono corsi a starnazzare la propria incontenibile gioia.

E’ proprio il caso di dire che domenica scorsa ha vinto la paura. Paura di presunte ritorsioni (?) internazionali e di sfracelli economici che esistono solo nella fantasia del triciclo PLR-PPD-P$$ che se li è inventati. Altri paesi non hanno avuto paura di riprendersi la propria sovranità, vedi la Brexit.

La battaglia continua

Per una curiosa coincidenza, l’Anghela Merkel, in contemporanea con il No Svizzero all’autodeterminazione – che è poi un Sì agli eurobalivi  – ha dichiarato ad un evento che “gli stati nazionali dovranno cedere la propria sovranità”. Dopo il voto di domenica scorsa, questo è il futuro che ci aspetta. Chi è causa del suo mal…
E’ ovvio, comunque, che  la nostra battaglia contro l’asservimento all’UE e contro la devastante libera circolazione delle persone continua. Prossimamente ci aspettano altri appuntamenti della massima importanza. Ad esempio la (probabile) votazione sullo sconcio accordo istituzionale citato sopra. E poi quella sull’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Insomma: le occasioni per rifarsi non mancheranno.

Lorenzo Quadri

 

 

Sì all’autodeterminazione, Sì alla democrazia, Sì alla Svizzera

C’è ancora qualche ora di tempo per salvare i diritti popolari: non sprechiamola!

 

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) prevede che la nostra Costituzione – e di conseguenza anche l’esito delle votazioni popolari – abbia la preminenza sul diritto internazionale. In caso di conflitto, gli accordi internazionali  incompatibili con la Costituzione federale vanno rinegoziati e, qualora fosse impossibile, disdetti.

Questa iniziativa farebbe finalmente chiarezza. Ed impedirebbe alla casta, ed in particolare alla partitocrazia PLR-PPD-PSS, di cancellare l’esito di votazioni popolari sgradite con il pretesto dell’incompatibilità con qualche accordo internazionale. Vedi quanto accaduto con il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014.

Non c’è un paese al mondo in cui il diritto internazionale abbia sistematicamente la preminenza sulla Costituzione. Ma la Svizzera, con una perniciosa decisione del Tribunale federale del 2012,  ha scelto di intraprendere proprio questa strada. La Costituzione è la Carta fondamentale dello Stato. I contrari all’iniziativa vogliono trasformarla in carta straccia.

La votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” è una votazione della massima importanza. La posta in gioco è, lo dice il nome stesso, l’autodeterminazione. Ovvero la nostra democrazia ed i nostri diritti popolari, che l’establishment euroturbo sta smontando pezzo per pezzo. Chiaro: è solo grazie ai diritti popolari se la Svizzera non è diventata uno Stato membro dell’UE. Teniamolo bene a mente!

Fermiamo il golpe della casta

Il disegno delle élite è chiaro: togliere potere al popolo, quindi ai cittadini, per trasferirlo ad organizzazioni sovranazionali non elette da nessuno. Questo perché “il popolazzo becero vota sbagliato”: non si conforma facilmente ai diktat internazionali anti-identitari, pro-frontiere spalancate e pro-immigrazione incontrollata. Dunque va esautorato.

L’attacco dell’establishment ai diritti popolari è in corso da anni. Se l’iniziativa “per l’autodeterminazione” dovesse venire respinta, quest’opera di rottamazione – un vero e proprio golpe contro i cittadini svizzeri – conoscerebbe un’impennata. Il Tribunale federale darebbe sempre la precedenza agli accordi internazionali. Questo significherebbe, ad esempio, che di fatto nessun criminale straniero verrebbe più espulso dalla Svizzera se è un cittadino UE, poiché è in vigore la libera circolazione delle persone.

Il patto ONU

Proprio in queste settimane varie commissioni parlamentari federali si stanno esprimendo sulla sciagurata ipotesi di un’adesione della Svizzera al patto ONU sulla migrazione. L’obiettivo finale del patto è l’introduzione di una libera circolazione delle persone a livello mondiale. Adesso viene travestito da “soft law” e quindi, per turlupinare l’opinione pubblica, venduto come un insieme di disposizioni non vincolanti. Ma la realtà è un’altra. Non a caso sempre più paesi si chiamano fuori, appunto per tutelare la propria sovranità.

Anche per bloccare sul nascere il continuo processo di svendita della nostra sovranità,  occorre votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Le fregnacce dei contrari

Un Sì il 25 novembre è un Sì al “modello svizzero”. Ed è questo modello che ha dato al Paese stabilità politica, determinando anche il successo della nostra piazza economica. L’autodeterminazione giova anche all’economia. Non bisogna quindi credere al terrorismo di regime, del tutto simile a quello messo in campo nel 1992 ai tempi del voto sull’adesione allo SEE, ed alle sue fantasiose storielle sulle “centinaia di accordi internazionali in pericolo” se passasse l’iniziativa. Dov’è l’elenco di queste “centinaia di accordi”? Non c’è. Perché esse, come ha dichiarato un illustre giurista, “esistono solo nel mondo della fantasia”. Ciò vale anche per l’altro stucchevole mantra utilizzato dai contrari all’autodeterminazione a scopo di lavaggio del cervello e di ricatto morale. Ovvero quello dei “diritti umani in pericolo”. I diritti umani sono già contemplati dalla nostra Costituzione. Per garantire il rispetto dei diritti umani in casa nostra non abbiamo bisogno né di Diktat comunitari, né dei giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU (a cui peraltro non aderisce nemmeno l’UE). I giudici della CEDU sono riusciti a decidere, in recenti sentenze, che, se il “sentimento religioso” cristiano può essere tranquillamente offeso, quello islamico no. Sicché, in nome della “pace religiosa”, dovremmo rinunciare alla nostra libertà di espressione, che è un diritto fondamentale. E la Svizzera avrebbe bisogno di questi giudici stranieri? Giudici che affossano i nostri diritti fondamentali per inginocchiarsi agli islamisti? E’ già Carnevale?

C’è tempo fino a mezzogiorno per votare Sì all’autodeterminazione, Sì ai diritti popolari e Sì alla Svizzera!

 

Lorenzo Quadri

 

SRF, direttrice-shock: “basta con il giornalismo fazioso”

Ma come, non erano tutte balle del Mattino populista e razzista? Ed invece… 

Sarà un’intenzione seria o un bluff? E cosa ne pensano a Comano, dove la propaganda di regime prosegue “come se niente fudesse”?

Nathalie Wappler, direttrice designata della SRF, due settimane fa ha rilasciato alla NZZ am Sonntagun’intervista per certi versi sorprendente.

Al proposito dell’informazione della TV di Stato, la sciura Nathalie ha infatti dichiarato che “non dobbiamo (alla SRF) fare giornalismo d’opinione, perché questo provoca perdita di fiducia”. Giornalismo d’opinione, evidentemente,  è un eufemismo che sta ad indicare “giornalismo fazioso”. O, ancora meglio, “propaganda di regime”.

Un passo avanti

La direttrice designata ammette dunque che allo stato attuale il giornalismo della SRF è “d’opinione” ovvero fazioso. E’ già un passo avanti. Finora tutti i capoccioni dell’emittente hanno sempre affermato l’esatto contrario, non facendosi scrupolo di negare l’evidenza.

E’ difficile dire se l’intenzione della signora Wappler sia davvero quella dichiarata a mezzo stampa, o se si tratti solo di una “captatio benevolentiae” cioè di una boutade da furbetta per rendersi gradita ai cittadini (giustamente) scontenti della SSR.

Tattica o realtà?

E’ infatti assai probabile che la direttrice indicata sia ben consapevole che le promesse fatte dai vertici della Tv di Stato durante l’isterica campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag sono state disattese in modo sfacciato. La nuova concessione alla SSR per il periodo 2012-2022 è quasi peggiorativa della versione precedente. Addirittura, c’è un articolo che prevede “più attenzione alle persone con passato migratorio”. Come se non ce ne fosse già a sufficienza! E’ il massimo: paghiamo il canone più caro d’Europa per fare una televisione per migranti.

Allo stesso modo, il tanto decantato piano R, quello che dovrebbe ridurre l’elefantiasi dell’emittente di regime, è una presa per il “R”etro. Ecco dunque che la futura direttrice SRF  si è sentita in dovere di indicare che qualcuno intenzionato a cambiare c’è.

Se l’intenzione sia reale o solo “tattica” è difficile dire. Ammettendo che la signora sia in buona fede, rimane sempre in vigore il vecchio adagio: tra il dire e il fare…

Se davvero si vuole cambiare…

Ed infatti bisogna vedere cosa la direttrice riuscirà a realizzare. Quando, come nel caso della SSR, l’86% dei giornalisti è di $inistra o di centro$inistra – tutta gente che pretende di usare i soldi del canone più caro d’Europa per fare il lavaggio del cervello alla popolazione in base alle proprie inclinazioni ideologiche – hai voglia di predicare il “giornalismo non d’opinione”. Se vuoi davvero che ci sia un cambiamento, puoi solo fare tabula rasa nelle redazioni. Ma è evidente che non si tratta di uno scenario realistico.

A Comano

Intanto alla RSI il problema non se lo pongono affatto. Negli sfarzosi uffici di Comano, un discorso come quello di Wappler non si sentirà mai. Lì si continua allegramente con la propaganda di regime. E ci si inkazza pure se qualcuno lo fa notare. Ad esempio, il responsabile dell’informazione regionale Massimiliano Herber ha preso assai male il reclamo presentato contro il Quotidiano del 27 ottobre. Nella trasmissione, la TV di Stato dava ampio spazio ad una (del tutto irrilevante) manifestazione di tre gatti a sostegno dei finti rifugiati, in cui si predicava l’illegalità, si prendevano di mira singoli esponenti leghisti e si denigrava il Mattino come “razzista”.

Ed infatti domenica il dirigente televisivo ha pensato bene di sfogare la propria stizza con un post assai poco professionale (vedi foto). La narrazione farlocca ben dimostra come viene gestita l’informazione alla Pravda di Comano. Il che è uno stimolo a continuare a presentare reclami (volendo se ne potrebbero inoltrare a raffica, ma evidentemente nessuno ha il buon tempo…). Chiaro che l’effetto pratico è nullo: l’ombudsman è lì per dare ragione all’emittente. Però, come ben si è visto, danno molto fastidio a capi e capetti. E son soddisfazioni!

Lorenzo Quadri

 

 

“I disoccupati svizzeri? Si mettano in assistenza!”

Il  Consiglio federale sul perché bisognerebbe promuovere l’assunzione di asilanti 

Ancora una volta, la kompagna Simonetta ed i suoi ro$$i burocrati dimostrano di preoccuparsi solo degli stranieri, meglio se immigrati clandestinamente

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e le sue truppe cammellate della SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, ne combinano peggio di Bertoldo!

Come noto l’ultima geniale pensata di lor$ignori è quella di progettare di spendere 130 ulteriori milioni all’anno nell’illusione di collocare professionalmente i finti rifugiati, dando soldi a chi li assume.

Quando si tratta di aslinati…

Ah ecco. Di collocare gli svizzeri – magari i ticinesi finiti in assistenza a seguito della devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia – la kompagna Consigliera federale se ne impipa. Quando si tratta di finti rifugiati, invece, ecco che si inventano le misure straordinarie. Che di straordinario hanno solo il costo. Infatti, alla spesa pubblica miliardaria già  cagionata annualmente dai finti rifugiati, si aggiungeranno 130 milioni di Fr all’anno in più.

A scapito dei residenti

Poiché i posti di lavoro non si moltiplicano come i pani ed i pesci biblici, non ci vuole inoltre molta fantasia per immaginare che le eventuali assunzioni di asilanti andrebbero a scapito dei residenti. Sull’esito di questi inserimenti professionali è ancora più facile fare pronostici. La massima parte dei sedicenti rifugiati non sono né integrati, né integrabili. In Ticino l’85% di quelli tra loro che potrebbero lavorare, non lo fanno. Il numero di eritrei in assistenza è cresciuto di quasi il 2300% (sic!) nel giro di otto anni.

Pagare di più per…

Nel nostro Cantone dunque, mentre imperversa la sostituzione di residenti con frontalieri, dovremmo pagare ancora di più per inserire professionalmente – con i nostri soldi – non già i ticinesi, ma i finti rifugiati. Proprio vero che siamo diventati l’ultima ruota del carro in casa nostra, e per questo sappiamo chi ringraziare.

Di conseguenza,  chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale, che dovrà essere votata dal parlamento, in cui si chiede che il dipartimento Sommaruga rinunci all’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) ed impieghi i 130 milioni “di collocamento” per gli svizzeri invece che per i finti rifugiati.

La presa di posizione del Consiglio federale sulla mozione è arrivata nei giorni scorsi. Più che una presa di posizione, si tratta di una presa per i fondelli.

Infatti i burocrati della Simonetta riescono a raccontare che la misura servirebbe a ridurre la spesa sociale provocata dagli asilanti. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? La nazionalità maggiormente rappresentata tra i presunti profughi presenti in Svizzera è quella eritrea. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Quindi vanno rimpatriati. Solo così si riduce la spesa sociale! Altro che inserimenti professionali!

Accordi di riammissione

Ma perché questi rimpatri non avvengono? Perché l’Eritrea, chissà come mai, non ne vuole sapere di firmare accordi di riammissione con la Confederella. Però incassa i ricchi aiuti internazionali pagati dagli svizzerotti. Sicché il buon KrankenCassis, invece di pensare allo sconcio accordo quadro istituzionale, cominci a concludere un accordo di riammissione con Asmara che ci permetta di rimandare a casa loro i finti rifugiati eritrei! Come detto, l’unico modo per ridurre la spessa sociale provocata dagli asilanti è questo.

Più attrattivi

Oltretutto, facendo balenare l’ipotesi di collocamenti, non si fa che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ma è evidente che è proprio questa l’intenzione della kompagna Simonetta. La quale infatti vuole ingrandire il centro asilanti di Chiasso. E non di poco, ma di circa il 50%. Lo scopo può essere uno solo: fare arrivare da noi sempre più finti rifugiati! Il business ro$$o dell’asilo deve prosperare!

Ennesima conferma

Addirittura oltraggiosa è la parte di presa di posizione del Consiglio federale sul perché, invece di spendere per integrare gli asilanti, non si usano invece i soldi per promuovere l’assunzione di svizzeri. In particolare nelle regioni di frontiera devastate dal frontalierato. Dice al proposito il Consiglio federale: “su questo fronte si fa già abbastanza! Gli svizzeri possono beneficiare dell’ assistenza”!

Davanti a simili  boiate, ci si può solo mordere la lingua. Esse costituiscono l’ennesima conferma di come, per i politicanti $inistrati, contino solo gli stranieri; ancora meglio se immigrati clandestinamente. Gli svizzeri? Chissenefrega!

Comunque, vedremo cosa deciderà il Consiglio nazionale sui 130 milioni per sussidiare le assunzioni di finti rifugiati. Dimostrerà maggior buonsenso della Simonetta ed accoliti, oppure ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$$ deciderà control’interesse dei cittadini elvetici?

Lorenzo Quadri

 

Non rendiamo l’immigrazione clandestina un diritto umano!

Patto ONU: rimandare la firma non basta! Bisogna cancellarla definitivamente!

 

“Forse che sì, forse che no” era il motto medievale della potente famiglia Gonzaga di Mantova.

Visto che il ministro degli esteri PLR Ignazio KrankenCassis dei Gonzaga è connazionale, non stupisce che il loro motto sia stato rapidamente adottato.

Il consiglio federale ha infatti annunciato che l’11 dicembre non firmerà il patto ONU sulla migrazione; prima vuole attendere che si pronunci il parlamento. Ohibò. Certamente meglio che un calcio nelle gengive. Ma quanto deciso dal  CF costituisce il “minimo sindacale” in considerazione del crescente numero di Paesi che si sono chiamati fuori, nonché delle critiche levatesi anche in Svizzera contro il Patto.

C’è inoltre il vago sospetto che si tratti di tatticismi da tre ed una cicca a pochi giorni di distanza dalla votazione sull’iniziativa “Per l’autodeterminazione”…

L’eliminazione dei cittadini

Il patto delle Nazioni unite è l’ennesimo accordo internazionale mirato a spalancare le frontiere all’immigrazione clandestina. Un paese che non controlla i propri confini è un paese morto. Ed è proprio questo che vogliono le élite mondialiste ed i loro soldatini in politica (leggi: triciclo PLR-PPD-P$$).

E poiché i cittadini, ed in particolare quelli svizzeri, non ci stanno a “far entrare tutti”, allora bisogna eliminare i cittadini dalla scena politica. Ed è proprio a questo che servono simili accordi internazionali del piffero: a rottamare i diritti popolari e  la democrazia diretta. Ecco perché la casta ne vuole sempre di più!

Altro che “diritto umano”!

Il concetto che sta dietro al patto ONU, come c’era da aspettarsi, è sempre la stessa fregnaccia: “immigrazione uguale a ricchezza”!

Oltretutto, come ha rilevato nel suo intervento “sul tema” davanti al parlamento tedesco il deputato dell’AfD Alexander Gauland, ancora una volta con il patto si mischia – di proposito! –  immigrazione clandestina con asilo. E’ fin troppo chiaro dove si vuole andare a parare. Con la tattica del salame (una fetta alla volta) si vuole trasformare l’immigrazione clandestina prima in un diritto, e poi addirittura in un diritto umano.Col risultato che gli Stati di destinazione dei migranti economici sarebbero costretti a tenerseli tutti; e pure a mantenerli. Perché, appunto, l’immigrazione nello Stato sociale sarà diventata un diritto umano.

Evidentemente dobbiamo opporci a questo andazzo. Che però sta prendendo piede. Grazie anche alla stampa di regime.  La quale, ad esempio, già scrive di “migrazione globale” invece che di “migrazione clandestina”. Il tentativo dilavaggio del cervelloall’opinione pubblica è evidente.

Chi si sveglia…

Tuttavia, sempre più Paesi si stanno accorgendo di cosa bolle nell’immondo calderone del patto ONU. Ed infatti dopo USA, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria ed Austria, anche la Bulgaria e l’Australia hanno deciso di chiamarsi fuori. Non firmeranno. Perché hanno capito che il trattato sulla migrazione – come tutti gli accordi internazionali – serve a sabotare la sovranitàdei paesi firmatari. La storiella della “soft law”, quindi dell’accordo non vincolante, gli scienziati del Consiglio federale vanno per favore a raccontarla a qualcun altro. Perché non se la beve più nemmeno il Gigi di Viganello.

E’ evidente che il Tribunale federale, in caso di sottoscrizione del patto ONU, inizierebbe quanto prima ad applicarlo, e con la massima goduria. La motivazione? Si tratta di diritto internazionale. Che, secondo i legulei del Tribunale federale, viene prima della Costituzione. Infatti questi soldatini della partitocrazia (a cui devono la sicura ed ottimamente remunerata cadrega) considerano la Carta fondamentale dello Stato alla stregua della carta straccia.

Ed è anche per non vederci imporre un domani (nemmeno troppo lontano) la libera circolazione delle persone a livello mondiale a suon di trattati internazionali che dobbiamo votare Sì all’iniziativa per l’autodeterminazione. Per farlo c’è ancora qualche ora di tempo. Sicché, se qualcuno avesse ancora in casa la scheda di votazione, che si affretti!

Svizzera fuori dall’ONU!

Di conseguenza, il patto ONU non va firmato. E qui torniamo all’inizio. “Forse che sì, forse che no” è la posizione delle commissioni parlamentari preposte all’esame del trattato. C’è chi dice al Consiglio federale di firmare e chi no. E’ davvero scandaloso che nell’Assemblea federale non si trovi una maggioranza chiara che dica al governicchio federale che questo patto non si firma! Visto che il CF stesso tenta di turlupinare l’opinione pubblica dicendo che non si sottoscriverebbe alcun nuovo obbligo, quindi firmare o no non cambia nulla, nel dubbio (che dubbio poi non è) NON si firma. Né questo, né nessun altro patto delle Nazioni unite.

Perché dall’ONU e dai suoi organi in balia di islamisti e spalancatori di frontiere la Svizzera deve chiamarsi fuori. Prima usciamo dal Consiglio per i diritti umani delle nazioni unite, che continua a prendere decisioni a sostegno degli islamisti. Poi usciamo dall’ONU in quanto tale.

Altro che firmare sempre nuovi patti! Ognuno di essi rappresenta un pezzo della nostra sovranità e della nostra democrazia diretta che se ne va a ramengo. Se non ci svegliamo, presto ci ritroveremo con niente!

Lorenzo Quadri

Esistesse il Nobel per la dabbenaggine…

 

Nei giorni scorsi la trasmissione Report di Rete 3 ha rivolto la propria attenzione al Casinò di Campione d’Italia. Ed è giunta alla conclusione che a portare al fallimento la casa da gioco dell’enclave sono stati “stipendi da favola e spese folli”. Ma guarda un po’!

L’ex sindaco Roberto Salmoiraghi ha già ammesso che l’organico del casinò di Campione è stato gonfiato come una rana tramite assunzioni motivate politicamente(favori agli amici del partito giusto). Adesso giunge conferma che gli stipendi erano pure “pompati”.
E chi paga il conto di siffatto malandazzo? Ma naturalmente gli svizzerotti! I quali non c’entrano, ovviamente, nulla e non portano alcuna responsabilità per l’accaduto.  Tuttavia  – causa accordi internazionali del piffero– sono costretti a finanziare le rendite  di disoccupazione ai dipendenti del casinò-cattedrale nel deserto residenti nel nostro Paese. Malgrado costoro non abbiano mai versato un centesimo di contributi alla nostra AD.
E intanto che gli svizzerotti intervengono a sostegno di Campione, erogando anche prestazioni gratis “per solidarietà”, i vicini a sud, per tutto ringraziamento, bloccano ancora per l’ennesima volta il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
E noi continuiamo a versare i ristorni dei frontalieri? E noi eroghiamo (nel senso che: il Cantone eroga) prestazioni “per solidarietà” a Campione, naturalmente pagate dal solito sfigato contribuente ticinese, mentre Roma si defila alla chetichella?
Esistessero dei premi Nobel per la dabbenaggine, ne faremmo incetta!
Sono anni che la Lega predica il blocco dei ristorni dei frontalieri. Ma naturalmente il triciclo PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. Ed ecco come i vicini a sud ricompensano la puntualità elvetica nell’onorare gli impegni con il Belpaese. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: la calata di braghe è totale

L’indiscrezione-horror: KrankenCassis (PLR) avrebbe cancellato tutte le linee rosse!

 

In Consiglio federale già venerdì? Frena Ugo! E’ chiaro che non si decide proprio un bel niente con due “ministri” (Doris e “Leider” Ammann) che tra un mesetto non saranno nemmeno più in carica!

Come avevamo ampiamente previsto! Il ministro degli esteri KrankenCassis (PLR), ha calato le braghe sulle famose linee rosse dell’ accordo quadro con l’UE. Sarebbe questo il “buongoverno” dell’ex partitone?

Stando a quanto pubblicato dal TagesAnzeiger (non dal Mattino populista e razzista) il Consigliere federale (ex) doppiopassaporto avrebbe trasmesso ai colleghi una proposta di accordo quadro con l’UE di una sconcezza totale.

Altro che rispetto delle linee rosse: sarebbe prevista la calata di braghesulle misure accompagnatorie (dimezzamento da 8 a 4 giorni del periodo di notifica per i padroncini UE) come pure sulla direttiva degli eurobalivi sulla cittadinanza! Ecco come i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale rispettano le promesse fatte! Inoltre, questo è solo ciò che è trapelato. Poco ma sicuro che i piegamenti a 90 gradi davanti agli eurofunzionaretti non sono finiti.

Criminali stranieri

La direttiva UE sulla cittadinanza, lo ricordiamo, ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se sono cittadini comunitari e ci costringerebbe ad allargare ancora di più i cordoni della borsa per mantenere gli immigrati UE nel nostro Stato sociale. Avanti così, facciamoci sfruttare da tutti!

Il bello è che il buon Cassis prima aveva tentato di far credere che la direttiva sulla cittadinanza non facesse parte dello sconcio accordo quadro istituzionale, poi si è inventato la  fandonia della “linea rossa” e adesso, naturalmente, arriva la capitolazione!

E cosa ne pensano i $ocialisti – quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE – della rottamazionedi quelle misure accompagnatorie con cui si sono sciacquati la bocca per anni? Per l’ennesima volta il P$ (Partito degli Stranieri) anteporrà il servilismo nei confronti di Bruxelles alla protezione dei lavoratori?

Non è finita

Ovviamente l’inverecondo accordo quadro istituzionale, un vero e proprio accordo-capestro che costituirebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità, oltre alla FINE delle misure accompagnatorie e al Diktat UE sulla cittadinanza ci imporrebbe tra l’altro: la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera!

Fuori di testa

Anche la tempistica con cui si pretenderebbe (ma col piffero!) di sottoscrivere l’osceno accordo quadro è delirante. Secondo il TagesAnzeiger, il dossier dovrebbe arrivare sui tavoli del governicchio federale già venerdì. Ma qui qualcuno è fuori come un terrazzino!

Tanto per cominciare: in Consiglio federale ci sono due partenti, ovvero la Doris uregiatta ed il liblab “Leider” Ammann. I quali, poco ma sicuro, sosterrebbero la svendita della Svizzera proposta da KrankenCassis. Peccato che l’allegro duetto abbia già le valigie in mano! Ed è evidente che a decidere su un tema della massima importanza per il futuro del Paese non possono essere due Consiglieri federali che tra un paio di settimane non saranno più in carica! Ma stiamo scherzando?

Ad avere già un piede fuori dalla porta, comunque, sono anche i funzionarietti di Bruxelles, a partire dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker. In primavera, con le elezioni europee, questa foffa verrà spazzata via con un colpo di spugna. E’ quindi ovvio che con la fallita UE non si sottoscrive nessun accordo; men che meno adesso! In un normale collegio governativo, le obbrobriose proposte del ministro degli esteri PLR – ecco i grandi statisti che l’ex partitone regala al Paese! Complimenti! – verrebbero cestinate nel giro di tre secondi netti.

Ma purtroppo nel caso concreto stiamo parlando di un gremio di camerieri di Bruxelles. Gente capace di dar via 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi agli eurofalliti senza uno straccio di obbligo né di contropartita, ma soltanto perché “bisogna oliare”. Sicché ci si può solo attendere il peggio.

Lorenzo Quadri

E noi i ristorni quando li blocchiamo? Triciclo, sveglia!

Accordo sui frontalieri di nuovo bloccato: basta farci prendere per i fondelli!  

Come volevasi dimostrare, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Ma la partitocrazia…

Come volevasi dimostrare, per l’ennesima volta i vicini a sud hanno preso gli svizzerotti per il lato B!

Sono anni ormai che la Lega dice che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. Adesso arriva una nuova conferma.

La ratifica del famigerato accordo è infatti ancora bloccata. Questo grazie alla mozione di due sconosciuti deputati pentastellati, tra i quali tale Niccolò Invidia (Invidia chi?). Ossia quello che la scorsa settimana blaterava la scandalosa  fregnaccia che 65mila frontalieri sarebbero “indispensabili per il Ticino”. Il bello è che costui si bulla di vivere a 10 minuti dal confine svizzero e quindi di conoscere bene la situazione… Ed infatti la conosce così bene da non sapere nemmeno che 65’500 frontalieri – ovvero: almeno 30mila di troppo – sono i frontalieri attivi nel solo Ticino. Non in tutta la Svizzera.

Accordo sepolto

Ma come: stando alle fregnacce raccontate dall’allora ministra  del 5% Widmer Schlumpf e del suo insopportabile tirapiedi De Watteville, l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era imminente… quattro anni fa.

Invece, è evidente che l’accordo è morto e sepolto. Nessuna sorpresa. La Lega ed il Mattino lo dicono da anni. L’Italia, per motivi politici, non ha interesse a tassare correttamente i frontalieri. I quali continueranno dunque ad essere deiprivilegiati fiscalirispetto agli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese. I frontalieri ed i loro politicanti pro-saccoccia  tengono in scacco Roma? Sembra incredibile, ma è così.

Contromisure

Il Belpaese continua ad essere inadempiente nei nostri confronti. Eppure ha  avuto ancora il coraggio di montare un caso (uella) sulle  presunte riconsegne illegali di finti rifugiati da parte della Svizzera quando gli uffici di identificazione italici sarebbero chiusi. Peccato che le cose “probabilmente” stanno in un modo un po’ diverso. Ovvero: i vicini a sud fanno i furbetti e chiudono gli uffici di identificazione per non doversi riprendere i clandestini di loro spettanza. Del resto, i migranti economici che ci troviamo in Svizzera arrivano tutti dal Belpaese. Mica dalla Svezia o dalla Danimarca!

Visto dunque che la vicina Repubblica continua a prenderci grandiosamente per i fondelli, è chiaro che urgono delle contromisure.

Invece gli svizzerotti fessi cosa fanno? Corrono ad onorare gli impegni presi tramite accordi internazionali del piffero. Ad esempio la cagata pazzesca (cit. Fantozzi) di pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, malgrado essi non abbiano mai versato un centesimo di contributi. E malgrado, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da una trasmissione televisiva Rai, l’organico del Casinò fosse gonfiato come una rana con assunzioni politiche (del resto lo ha ammesso anche l’ex sindaco Salmoiraghi), e gli stipendi  fossero “pompati”. Il costo di assunzioni politiche e di stipendi a mongolfiera – che evidentemente si ripercuotono sulle rendite di disoccupazione – non lo pagano i responsabili del malandazzo. Lo pagano gli svizzerotti. E questo grazie agli accordi internazionali capestro che i burocrati bernesi firmano giulivi. Bravi, avanti così!

I prossimi passi

Poiché il Belpaese ci prende per i fondelli sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ecco i prossimi passi da compiere:

  • Il Consiglio di Stato decida immediatamente il blocco dei ristorni dei frontalieri.Del resto sono anni che i due Consiglieri di Stato leghisti, Gobbi e Zali, sostengono che il versamento va congelato. Ma naturalmente gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$, ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli, non ne vogliono sapere. Intanto gli italici incassano i ristorni, ormai lievitati a 84 milioni di franchetti all’anno, e se la ridono a bocca larga!
  • A livello federale: il governicchio bernese deve disdire la Convenzione del 1974sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I ristorni vanno azzerati. (Nuova)mozione al Consiglio federale per la disdetta della Convenzione in arrivo!
  • I controlli sul confine, come quelli che martedì alla dogana di Gandria hanno fatto sbroccare varie “targhe azzurre”, vanno condotti quotidianamente. Non solo a Gandria ma in tutte le dogane. E ripristinare subito la chiusura notturna dei valichi secondari in base alla mozione Pantani approvata dalle Camere federali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri