Costi sanitari degli asilanti: quello che non ci dicono

Come sempre quando si tratta di finti rifugiati, la spesa rimane avvolta nella nebbia

La notizia, resa pubblica nelle scorse settimane, che il gruppo cassamalataro CSS ha vinto il concorso indetto dalla Confederella – era l’unico offerente – per la copertura assicurativa dei migranti economici ospiti dei centri d’accoglienza, ha suscitato non poca contrarietà tra chi è affiliato a questo assicuratore. D’altra parte, non è certo da oggi che Intras (gruppo CSS) copre le spese mediche degli asilanti. Lo fa da anni.

Ed a questo proposito se ne sono viste – e se ne vedono – di ogni. Ad esempio i casi di cittadini eritrei, quindi finti rifugiati che non scappano da nessuna guerra, che arrivano in Ticino affetti da tubercolosi. In un’occasione, ad esempio, un richiedente l’asilo con la tubercolosi ha trascorso svariate  settimane all’Ospedale italiano di Lugano, in camera di isolamento. Medici, infermieri, psicologi, interpreti, inservienti, eccetera, dovevano entrare ed uscire con la tuta batterica monouso, e poi sottoporsi alla doccia disinfettante. E di casi analoghi ce ne sono stati – e ce ne saranno di certo ancora –  svariati altri nel Cantone. Evidentemente questo genere di cure un costo alquanto elevato. Il conto lo paga il contribuente.

Inutile dire che l’eritreo ex paziente dell’Ospedale italiano dopo qualche tempo era in giro tranquillo e beato con smartphone ultimo modello in mano e scatola di birra sottobraccio.

Trasparenza vs censura

L’ammontare delle spese sanitarie dei finti rifugiati riveste un chiaro interesse pubblico. Quindi andrebbe anche reso noto. In nome di quella trasparenza che tanto piace ai $inistrati del “devono entrare tutti” (piace, va da sé, solo quando fa comodo a loro). Del resto, come ben sappiamo, già i costi totali dell’asilo rimangono avvolti nelle nebbie: per cui, figuriamoci i costi specifici delle cure mediche erogate ai finti rifugiati.

E’ chiaro: queste nebulose dipendono direttamente da quel fenomeno di censura evidenziato in Germania da un recente studio commissionato all’istituto Allenbach e pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dall’indagine demoscopica è infatti emerso che solo il 20% degli interpellati si sente libero di esprimere le proprie posizioni in pubblico in tema di migrazione e di finti rifugiati. Troppo forti sono i condizionamenti del politikamente korretto.

Questo fenomeno di autocensura indotta da anni di lavaggio del cervello a sostegno del multikulti, e di denigrazione sistematica di chi ha invece posizioni contrarie, è ben presente anche da noi. Magari in misura ancora maggiore che in Germania. Si sa che i finti rifugiati generano notevoli costi dal profilo sanitario, però si preferisce passare l’acqua bassa e non protestare, onde evitare infamanti (?) accuse di “razzismo”.

I ricatti

Per costi sanitari si intende evidentemente non solo quelli legati a malattie, ma anche ad infortuni vari. E’ di inizio settimana la notizia che, al centro per richiedenti l’asilo di Chiasso, 5 migranti economici nordafricani hanno generato disordini. Due di loro, per protesta, si sono autoinflitti delle ferite. E’ ovvio che questo è un mezzo per ricattarci. L’accaduto ha reso necessario l’intervento della polizia, oltre al trasporto in ospedale in ambulanza dei cinque facinorosi per le cure del caso.

Anche qui, sarebbe interessante sapere quanto è costato al contribuente questo ennesimo intervento: sia in spese mediche che di polizia! E dato che le operazioni di polizia ai centri asilanti non sono certo “merce rara”, altrettanto interessante sarebbe conoscerne il costo totale annuo.

Intanto, in Germania…

E’ quindi più che normale – altro che “razzismo e fascismo” – che il contribuente si interroghi sui costi sanitari generati dagli asilanti, e che pretenda di avere delle cifre chiare e veritiere.

A proposito: la Germania dell’Anghela Merkel, che con le sue politiche d’accoglienza scellerate ha aizzato milioni di africani ad immigrare clandestinamente in Europa, da inizio anno sta espellendo in media 60 migranti al giorno. Non male. Ma dovrebbe rimandarne a casa molti di più. Però i finti rifugiati escogitano sempre nuovi stratagemmi per restare.

Negli ultimi tempi, secondo le cronache tedesche, l’escamotage che va per la maggiore è quello di dichiararsi omosessuale, visto che in Tunisia, Algeria e Marocco i gay vengono perseguiti. Un immigrato tunisino espulso per legami con l’estremismo islamico ha potuto evitare il rimpatrio proprio con questa motivazione. Siamo davvero messi bene!

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: citus mutus sul tesoretto da 600 milioni

L’associazione consumatori vuole tartassare gli artigiani, ma sul furto legalizzato…

 Ma guarda un po’, si torna a parlare del canone radioTV più caro d’Europa, che viene clamorosamente abusato per fare propaganda di regime (pro-UE, pro-accordo quadro, pro-immigrazione, pro-finti rifugiati, pro-passatori, e naturalmente sempre contro gli odiati populisti: del resto gli esempi di giornalai rossi della Pravda di Comano che vomitano odio via social contro il Salvini di turno sono una triste, ed ovviamente impunita, realtà).

Iniziative parlamentari

A Berna sono pendenti delle iniziative parlamentari che vogliono abolire il pagamento del canone per le aziende. Infatti, con la “nuova” legge sulla radioTV (LRTV), passata in votazione popolare per il rotto della cuffia nel giugno 2015 ed entrata in vigore ad inizio del corrente anno, le aziende devono pagare il canone in base alla cifra d’affari (!),  anche se non dispongono di apparecchi radiotelevisivi. Del resto, di solito in ditta ci si va per lavorare e non per guardare la TV.

Grazie alle “nuove” disposizioni, l’artigiano ed il piccolo imprenditore  pagano il canone sia a casa che in ditta. Una plateale doppia imposizione.  Ed il canone per le aziende va da 365 a quasi 36mila franchi.

Come se non bastasse anche i consorzi di imprese, le quali già pagano il canone, pagano a loro volta il canone in base alla cifra d’affari. Quindi in questi casi siamo alla tripla imposizione.

Non hanno fatto un cip

Quanto alle persone fisiche, è noto che con la nuova legge vige l’obbligo di pagare il canone anche se non si ha alcun apparecchio “atto alla ricezione”, anche se si è ciechi o sordi. Il canone è diventato una tassa pro-SSR. Ma senza la necessaria base costituzionale. Perché, come sappiamo, quando si tratta di fare favori agli amichetti, i politicanti federali del triciclo PLR-PPD-P$$ non guardano troppo per il sottile.

Altrettanto interessante è ricordare che i rappresentanti dell’economia, quando nel 2015 si trattava di votare la nuova LRTV, mica si sono opposti, figuriamoci. Perché? Elementare, Watson: perché spesso e volentieri a dirigere o a presiedere queste associazioni ci sono dei politicanti, i quali se la fanno sotto al pensiero di mettersi contro la SSR. Temono che poi questa si vendicherà oscurandoli – cosa che infatti l’emittente di regime fa regolarmente con i “nemici” – e allora… addio inviti in studio ed interviste a go-go, addio campagna elettorale pagata con i soldi del contribuente!

Colonia P$$

Con l’arrivo delle fatture Serafe qualcuno è improvvisamente sceso dal pero ed adesso arrivano le iniziative parlamentari che chiedono di esentare le aziende ed i consorzi di aziende dal canone. Queste iniziative magari potrebbero anche venire approvate in Parlamento. E contro queste proposte ecco che sbrocca l’associazione consumatori. Tale associazione ha una caratteristica: è colonizzata da soldatini e soldatine del P$, e fa campagna elettorale per il partito, altro che “difendere i consumatori”. Anche le redazioni della SSR sono colonizzate da kompagni (86% di giornalisti di $inistra o di centro-$inistra). Dunque, il legame tra emittente di regime ed associazione consumatori è a filo doppio.

Risparmiare!

L’associazione consumatori, dunque, inveisce contro la proposta di esentare le aziende dal canone, esenzione che andrebbe a vantaggio degli artigiani e delle piccole imprese: sono loro a sentire maggiormente il peso del canone. E lo fa inventandosi la fregnaccia che i soldi che verrebbero a mancare a seguito dell’eventuale esenzione ce li dovrebbero mettere le economie domestiche. Per le quali, blaterano i $inistrati, il canone aumenterebbe di 50 Fr.

Cari kompagni konsumatori, ma chi credete di menare per il naso? Se viene abolito il canone delle aziende, semplicemente la TV di Stato dovrà RISPARMIARE.Ed i margini per farlo ci sono, essendo quest’ultima gonfiata come una rana,con una spesa del tutto spropositata rispetto all’offerta come puer al bacino dell’utenza. Altro che aumentare il canone alle economie domestiche!

Sul tesoretto Serafe…

Fa poi specie che i kompagni konsumatori e le kompagne konsumatrici non abbiano un cip da dire sul tesoretto di 600 milioniche la Serafe si sta costituendo con il sistema della fatturazione scaglionata. Grazie a questo giochetto, nell’anno di disgrazia 2019 tante economie domestiche che pagheranno un canone maggiorato. Le più sfigate lo pagheranno addirittura doppio. E’ chiaro che questi 600 milioni, destinati a finire sottobanco nelle capienti casse della SSR, vanno restituiti ai cittadini fino all’ultimo centesimo, così come da mozione presentata a Berna da chi scrive.

Ma come mai le associazioni di consumatori al proposito tacciono? Forse perché i beneficiari di questo furto legalizzatoai danni dei consumatorisono gli amichetti ro$$i della TV di Stato?

Iniziativa popolare

Aspettiamo inoltre che venga lanciata l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr all’anno. Avrebbe delle ottime chance di riuscita: pagare più di tale cifre per foraggiare la SSR è follia.

Ed infatti gli uccellini cinguettano che su questo fronte qualcosa si starebbe finalmente muovendo…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Gettare nel water 3 miliardi all’anno? P$$ fuori di cranio

Kompagni allo sbando: i soldi per l’isterismo climatico ci sono, ma quelli per l’AVS no?

Nuova dimostrazione di come i politicanti gauche-caviar tentino di cavalcare l’isterismo climatico in vista delle prossime elezioni federali. Naturalmente nell’illusione di far dimenticare quali sono i veri problemi dei ticinesi e degli svizzeri (di certo non il clima). E anche con l’obiettivo di mettere pesantemente le mani nelle tasche del contribuente. A vantaggio degli amichetti loro.

L’ennesima “cagata pazzesca”

Il P$$ ha infatti annunciato l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) a scopo di propaganda elettorale con i soldi degli altri. Ovvero il piano Marshall (uella) per il clima. Un giocattolino che costerebbe, udite udite, la stratosferica cifra di tre miliardi di Fr all’anno!

Qui qualcuno è davvero fuori di zucca e crede che la gente sia scema.

Punto primo: il riscaldamento climatico è evidentemente un fenomeno planetario. Quindi, anche se la Svizzera dovesse sperperare 3 miliardi all’anno per misure ecologiche (?), il bilancio globale non cambierebbe.

Punto secondo: se gli svizzeri consumano troppe risorse è semplicemente perché in questo paesesiamo qui in troppi! O magari qualche spalancatore di frontiere ro$$overde crede che un milione di abitanti in più in un decennio – persone che hanno bisogno di abitare da qualche parte, di spostarsi, eccetera – non incida sull’ “impronta ecologica” della Confederazione? E come la mettiamo con i 65mila frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina? E di certo non si tratta di auto elettriche?

Punto terzo:se ci sono tre miliardi all’anno a disposizione, è evidente che non li usiamo per gonfiare le tasche di coloro che lucrano con il business politikamente korrettissimo dell’isterismo ecologico grazie agli amichetti politicanti ro$$overdi. Li usiamo per l’AVS, visto che questa è semmai un’emergenza a livello svizzero. Altro che il populismo climatico!

Intanto ci svendono all’UE

Ed il bello è che, mentre i kompagni cavalcano il fondamentalismo ambientalista sperando di ottenere voti e cadreghe, svendono il paese alla fallita UE. Non parlano nemmeno più delle magnificate misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Con le misure accompagnatorie, la gauche-caviar si è sciacquata la bocca per anni. E adesso però pretende di sottoscrivere di corsa lo sconcio accordo quadro istituzionale, che le azzererebbe. Questo perché la priorità dei ro$$i  è l’adesione all’UE. Altro che difendere i lavoratori.

Il populismo climatico è solo uno specchietto per le allodole. Sicché, chi vota per il populismo climatico vota per la rottamazione della Svizzera!

Le boiate della Simonetta

Che l’arrivo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento dei trasporti liberato dalla Doris uregiatta sarebbe stato una catastrofe, lo abbiamo detto subito.

Alla scontata nuova ondata persecutoria contro gli automobilisti, si aggiunge adesso il nuovo progetto faraonico, naturalmente a scopo di campagna elettorale e pagato con danari pubblici: l’amministrazione federale verrà resa completamente ecocompatibile. Il che significa sperperare una barca di soldi per amenità quali il risanamento energetico di tutti gli stabili della Confederella, la sostituzione totale del parco veicoli federale con auto elettriche, ed avanti con le boiate.  Sono operazioni extralusso che hanno costi miliardari. Chi le paga? Ma il solito sfigato contribuente, è chiaro!

Se il Consiglio federale vuole diventare più eurocompatibile, cominci a ridurre i propri viaggi inutili. Così si risparmia anche. Vero ministro binazionale KrankenCassis?

Lorenzo Quadri

 

Magdi Allam: “ecco perché l’islamizzazione è un crimine”

Monumentale intervista-pamphlet al celebre saggista sul sito del Guastafeste

E intanto dalle nostre parti il triciclo PLR-PPD-P$$ promuove l’avanzata islamista e la distruzione dei nostri diritti in nome del multikulti. Chi non ci sta, deve votare Lega!

E‘ pubblicata da qualche giorno sul sito www.ilguastafeste.chl’intervista che Giorgio Ghiringhelli, fondatore del movimento politico Il Guastafeste, ha realizzato al saggista e giornalista italo-egiziano Magdi Allam, uno dei massimi esperti di islam.

L’intervista è lunghissima, quasi un pamphlet: 21 pagine. Ma merita di essere letta. Perché riporta le risposte di uno che sa di cosa sta parlando. Al  contrario dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ e dei pennivendoli della stampa di regime, islamofili per partito preso ma senza alcuna conoscenza né dell’islam, né del Corano, né del mondo arabo.

E’ questa la tragedia della Svizzera (e non solo). A fare le leggi che spalancato le porte agli islamisti sono politicanti e burocrati di abissale ignoranza: nel senso che ignorano, non sanno. Sono soldatini la cui unica priorità è obbedire all’ideologia multikulti imposta dall’establishment. Quello che vuole la libera circolazione delle persone a livello mondiale per lucrarci sopra.

Immigrazionisti, tiè!

Varie affermazioni, tutte documentate, contenute nell’intervista a Magdi Allam faranno rizzare i capelli in testa agli spalancatori di frontiere xenofili. Alcune sono riassunte nell’introduzione pubblicata sul sito del Guastafeste:

  • L’islamizzazione per via demografica, legittimata da Papa Francesco, è un crimine epocale nei confronti dei popoli europei; è una follia che va fermata;
  • L’immigrazione incontrollata è una strategia pianificata che promuove la sostituzione etnica delle popolazioni europee;
  • Gli europei sono destinati a essere sopraffatti e colonizzati dagli islamici;
  • La storia dell’islam in Europa è una storia prevalentemente di soprusi e di violenze;
  • l’islam non è riformabile:  chi prova a farlo è considerato un eretico e rischia di essere ucciso;
  • Nelle preghiere islamiche vi sono dal punto di vista giuridico delle istigazioni all’odio e alla discriminazione verso ebrei e cristiani che andrebbero vietate e sanzionate;
  • Chi difende il velo islamico favorisce l’islamizzazione e la propria sottomissione all’islam.

Dichiarazioni esplosive

Ma nell’intervista le dichiarazioni “esplosive” abbondano.

Ad esempio questa: “l’Islamè totalmente incompatibile con le leggi laiche dello Stato, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale”e quindi “va messo fuori legge come religione, per salvaguardare la nostra civiltà, senza discriminare e criminalizzare i musulmani come persone”.A tale conclusione, spiega Allam, giunge il suo prossimo libro “Stop Islam”.

Oppure quest’altra: “Considero come deleteria la promozione dell’ “accoglienza” dei cosiddetti “migranti”. In  realtà si tratta di una strategia deliberata, pianificata e finanziata di auto-invasione di clandestini che sono prevalentemente di sesso maschile, di età compresa tra i venti e i trent’anni, e sono in gran parte musulmani. Questa strategia promuove la sostituzione etnica delle popolazioni europee (…) e favorisce l’islamizzazione demografica dell’Europa”.

Il concetto viene poi precisato, in relazione ai giovani di meno di 30 anni in Europa ed in Medio Oriente: “Quando si mettono su un piatto della bilancia 80 milioni di europei (di meno di 30 anni) , cristiani in crisi d’identità , e sull’altro 350 milioni di mediorientali (sempre di meno di 30 anni), al 99% musulmani convinti che l’islam sia  l’unica “vera religione” che deve affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati ad essere sopraffatti e colonizzati demograficamente”.

Difficile essere più chiari di così.

Il velo

Ma Allam è cristallino anche sul velo islamico: “Quando i musulmani vogliono occupare un territorio e sottomettere la popolazione all’islam, la prima cosa che fanno è imporre alle donne di indossare il velo. Di fatto il velo è il simbolo più manifesto della sottomissione all’islam e della presenza di una strategia di islamizzazione. Pertanto difendere il velo islamico e legittimarne l’uso significa favorire l’islamizzazione e in prospettiva la propria sottomissione all’islam”.

Non anticipiamo altro. L’intervista, come detto, è molto articolata e merita di essere letta per intero.

La cecità dei politicanti

Davanti a dichiarazioni di questo tenore, fatte non dal Gigi di Viganello “populista e razzista” ma da uno dei massimi esperti della realtà musulmana, colpisce come un pugno nello stomaco la cecità di politicanti e legulei dei tribunali. Costoro, “per non discriminare” (?) spalancano le porte all’islamizzazione della Svizzera, dichiarano che l’islam dovrebbe venire riconosciuto come religione di Stato, pongono le basi per la creazione di un diritto alla sharia in Europa, blaterano che non si può (“sa po’ mia!”) vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici, farneticano che la distribuzione gratuita del Corano a scopi di radicalizzazione si può fare, creano i presupposti affinché un numero sempre maggiore di islamisti possano stabilirsi nel nostro paese, mettersi a carico dell’assistenza e poi, foraggiati con i nostri soldi, predicare l’odio contro di noi e contro la nostra società.

Intanto, nel consueto impeto masochista e xenofilo, la casta infama i critici dell’islam accusandoli di razzismo.  Perché dell’islam, come pure dei migranti, si può solo parlare bene. In nome del multikulti, abbiamo già cancellato la libertà d’espressione in casa nostra. Dire certe verità non si può più: è proibito per legge e/o per giurisprudenza.

E intanto che il nostro modello di società viene smantellato, i $inistrati ro$$overdi pensano di sviare l’attenzione starnazzando isterici sul clima, senza peraltro sapere un tubo nemmeno di quello (vedi le varie “gretine” e manifestanti simil-molinari). E il PLR segue a ruota! Terrorizzato dalla prospettiva di perdere CADREGHE, tenta cavalcare il populismo climatico promuovendo nuove ecotasse ed ecobalzelli.

Il peggio

Lo spettacolo più penoso, inutile dirlo, lo forniscono i bolliti residui del femminismo rosso. Scendono in piazza per i diritti della donna sventolando strofinacci viola, ma poi vogliono far entrare tutti i migranti economici islamisti che intendono distruggere i diritti fondanti della nostra società.  A cominciare proprio da quelli delle donne.

Grazie a queste kompagne, le loro figlie e nipoti indosseranno il burqa, altro che foulard viola, ed il problema della disparità salariale verrà risolto alla radice, perché le donne non potranno più neanche uscire di casa da sole, altro che lavorare. Questa non è nemmeno più ideologia multikulti. Questa è proprio stupidità.

Chi si oppone all’islamizzazione della Svizzera ad opera del triciclo PLR-PPD-P$$ deve votare Lega!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il bifolco dell’UE ci minaccia: e da Berna neanche un cip!

Continua il mobbing di Bruxelles per farci firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale

 

Dopo la sua improponibile uscita su chi finisce mangiato, l’ambasciatore dell’Unione europea Michael Matthiessen (Michael chi?) va dichiarato persona non grata in Svizzera

I balivi dell’UE continuano a minacciare ed a ricattare la Svizzera per farci firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant, come dicevano gli antichi romani) che accordo quadro significa ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva comunitaria sulla cittadinanza, cancellazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, bisonti UE in transito parassitario sulle nostre strade di giorno e di notte, rottamazione anche della protezione animali, eccetera eccetera.

Arriva anche il tirapiedi

Dopo l’ormai scaduto “Grappino” Jucker ed i suoi subito-sotto, adesso le minacce ed i ricatti vengono pure dall’ambasciatore dall’UE a Berna, tale Michael Matthiessen (Michael chi?). Questo sconosciuto tirapiedi, come ha riportato il Blick nei giorni scorsi, ha avuto la tolla di dichiarare che “chi non si siede al tavolo, finisce sul menù”!In altre parole: Svizzerotti, se non collaborate verrete mangiati!E poi, avanti con le trite fregnacce sull’accesso ai mercati, che non si possono più sentire. Uhhh, che pagüüüraaa!

Però, davanti a questo vero e proprio affronto alla Svizzera, dai camerieri dell’UE in Consiglio federale nemmeno un cip! Zitti ed asserviti come sempre!

L’imprenditore

Come ha ben spiegato il patron di Swatch Nick Hayek, che di mercati ne capisce un po’ di più del galoppino Matthiessen ed anche dei membri del governicchio federale, le esportazioni dipendono sostanzialmente dalla qualità dei prodotti. Ed inoltre, l’economia elvetica ha sempre esportato, prima dei bilaterali esportava più di adesso. E non si vede motivo per cui, sempre per dirla con Hayek, dovremmo abbandonare (leggi: gettare nel water) il modello di successo svizzero – quello con cui i politicanti del triciclo eurolecchino amano riempirsi ipocritamente la bocca –  per accodarci a fallimentari modelli UE! O meglio: il motivo purtroppo lo si vede benissimo. L’abitudine inveterata alla calata di braghe, ormai è sfociata nell’incapacità di fare altro.

La presa per i fondelli

Alle minacce, il giannizzero degli eurobalivi ha pure aggiunto le prese per i fondelli. In sprezzo del ridicolo, ha avuto il coraggio di lodare l’UE come una democrazia attiva (sic!). Qui si sta davvero disintegrando ogni limite di decenza. La cricca di Bruxelles è composta da scartine e trombati dei governi dei paesi membri, non eletti da nessuno, e la cui prima preoccupazione è proprio quella di togliere potere al popolo. E costoro hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la democrazia? E di farlo in casa nostra? Ma questo ambasciatore del piffero va rimandato al paesello per direttissima! Dichiarare persona non grata in Svizzera!

Dettagli

C’è però un’affermazione del galoppino UE a proposito dello sconcio trattato coloniale che prendiamo per buona. Questa: “Spesso ci si preoccupa troppo dei dettagli e si perde di vista il quadro d’insieme”. Ed infatti, nella sua ultima richiesta di chiarimenti (che, l’ha capito anche il Gigi di Viganello, serve solo a menare il can per l’aia in attesa delle elezioni federali) il Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles su questioni di dettaglio, come le misure accompagnatorie, dimenticando (o piuttosto: facendo finta di dimenticare) gli aspetti importanti: la ripresa automatica del diritto UE ed i giudici stranieri. Perché qui mica si sta decidendo se i padroncini UE per lavorare in Svizzera dovranno attendere quattro giorni o otto. Nossignori. Si sta decidendo il futuro della Svizzera!

Nell’interesse di chi?

Le continue sbroccate degli eurobalivi dimostrano, al di là di ogni dubbio, chiha interesse a firmare quanto prima lo sconcio accordo quadro istituzionale: l’UE. Se, come cercano di farci credere i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, il trattato in questione fosse un regalo che la grande e potente Unione europea, nella sua infinita magnanimità, fa alla piccola ed insignificante Svizzera, perché diamine gli eurocrati, ormai allo sbando, dovrebbero ricorrere ad oltranza alle minacce, ai ricatti ed agli ultimatum per costringerci a firmare?

Swissexit!

Intanto, sempre per la serie “ci si perde nei dettagli dimenticandosi delle cose importanti”: la Svizzera rimane sulla lista grigia UE dei paradisi fiscali. Lo ha confermato Bruxelles nei giorni scorsi. Un’evidente discriminazione nei confronti del  nostro paese. Come peraltro il mancato riconoscimento dell’equivalenza borsistica. E noi regaliamo miliardi di coesione a chi ci discrimina e ci prende a pesci in faccia? In parlamento la partitocrazia aveva dichiarato pomposa che gli svizzerotti avrebbero versato la marchetta da 1.3 miliardi solo a condizione che Bruxelles non ci discriminasse. Adesso Bruxelles dimostra, ancora una volta, una chiara volontà discriminatoria. Però di bloccare il regalo miliardario non parla più nessuno. Chissà come mai, eh? Giù chinati a 90 gradi come al solito!

Cosa deve succedere ancora perché ci decidiamo finalmente a scendere dal pero ed a mandare affan… i balivi di Bruxelles? Altro che accordo quadro: Swissexit!

#votalegaoleuropatifrega

Lorenzo Quadri

Basta con gli studi farlocchi!

La disoccupazione imperversa, però UBS viene a raccontare che “mancano lavoratori”

 

Se c’è una sorgente che mai soffrirà di problemi di siccità, è quella delle boiate raccontate dall’establishment. Che infatti sgorgano a getto continuo. Con l’obiettivo, evidente, di fare il lavaggio del cervello al popolazzo.

Ultima in ordine di tempo, la boutade degli esperti (uella) di UBS: secondo costoro, presto in Svizzera mancherà mezzo milione di lavoratori. Un deficit, udite udite, che nemmeno l’immigrazione incontrollata, voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$, riuscirà a colmare! E quindi, secondo gli scienziati della grande banca, la gente dovrà lavorare più a lungo. Ovvero dovrà andare in pensione dopo. Ed inoltre – questo non viene detto, ma traspare tra le righe – bisogna FAR ENTRARE TUTTI! Ad esempio sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale che ci imporrà in tempo di record la direttiva UE sulla cittadinanza (altro che la storiella della “linea rossa”).

Che proprio UBS venga a raccontare favolette sulla carenza di lavori che costringerà (?) ad innalzare l’età di pensionamento, è il colmo. Quante persone ha lasciato a casa UBS dicendo che erano diventate di troppo? Quante di queste sono finite in disoccupazione ed in assistenza? E quanti tra loro sono gli ultracinquantenni? Però ancora ci si sciacqua la bocca con la carenza di personale e la necessità di integrare i lavoratori anziani?

Non stiamo a ripetere per l’ennesima volta le cifre della disoccupazione e dell’assistenza in Ticino (quelle vere, non le statistiche farlocche della SECO): ormai sono note ed in crescita. Fatto sta che, tanto per dirne una, ad ogni concorso d’assunzione dell’ente pubblico partecipano svariate decine, quando non centinaia di candidati.

E adesso arrivano i grandi scienziati di UBS a raccontare che mancano lavoratori, ovviamente per giustificare le solite teorie della casta internazionalista secondo cui gli svizzerotti (“chiusi e gretti”) devono fare entrare tutti e devono lavorare fino ad 80 anni? Cari signori, di queste indagini taroccate a fini propagandistici cominciamo ad averne davvero piene le scuffie!

C’è carenza di posti di lavoro, altro che di lavoratori! Ed a maggior ragione in Ticino, che subisce ogni giorno l’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$.

Quanto alla storiella che bisogna lavorare più a lungo perché altrimenti le scrivanie negli uffici rimarrebbero vuote: cari signori di UBS, cominciate a non lasciare a casa gente o a riassumere quella che avete licenziato, poi potrete venire a pontificare. Ma adesso non siete nella condizione.

Lorenzo Quadri

 

Sempre peggio: l’islamismo dilaga nelle scuole svizzere

A Winterthur allievi cristiani indotti a digiunare per il ramadan dai compagni musulmani

Grazie al deleterio multikulti, l’islamismo sta dilagando senza freni. Anche tra i più giovani. Di recente è emerso il caso di una scuola elementare in quel di Winterthur (città già tristemente nota per le moschee dove si predica l’odio) ad alta concentrazione di allievi “in arrivo da altre culture” (musulmane). A raccontare la vicenda è una piattaforma austriaca (sic).

Docenti segnalano che nell’istituto in questione bambini di sesta elementare (come noto oltregottardo gli anni di scuola elementare sono sei) esercitano pressioni sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino durante il ramadan.Con conseguenze sull’andamento delle lezioni; in particolare stanchezza nel pomeriggio. Un’insegnante ha pure indicato di aver dovuto modificare i corsi di sport per tener conto del fatto che i ragazzi, durante il ramadan, “non hanno le loro capacità fisiche abituali”.

Discorsetto ai genitori

Ma bene! Adesso si modifica anche il programma scolastico per calare le braghe davanti a migranti – spesso e volentieri migranti economici, mantenuti dal contribuente – islamisti?

Ai genitori musulmani che pretendono di far digiunare i figli influenzando così le lezioni di tutti, la direzione scolastica fa il piacere di comunicare, senza tanti fronzoli, che o fanno mangiare i propri pargoli di modo che il programma scolastico non abbia a risentirne, oppure, se vogliono vivere secondo le loro regole e non secondo le nostre, se ne vanno fuori dai piedi e tornano al natìo paesello.

Con simili personaggi…

Ancora più grave sono, evidentemente, le pressioni di gruppo degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino. Questo è intollerabile, ma tutto ciò che sa rispondere tale Beat W. (?) Zemp, presidente dell’associazione svizzera degli insegnanti (auguri) è che “le pressioni di gruppo durante il ramadan sono un problema solo se gli allievi non musulmani vengono mobbizzati”.

Con un simile bischero a fare il presidente degli insegnanti, la scuola svizzera può tanto chiudere baracca subito. Oltretutto, il concetto di mobbing implica delle pressioni molto forti; e la sua definizione è flou. Di conseguenza, secondo il signor Beat W. (?)  Zemp  – che immaginiamo essere il solito $inistrato multikulti –  se le pressioni degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché seguano anche loro il ramadan non raggiungono un’intensità tale da costituire mobbing, “l’è tüt a posct”. Ma siamo fuori di melone?

Libertà? Nel water

L’islamizzazione della Svizzera avanza a grandi passi. Il momento in cui le nostre libertà di cittadini, conquistate a costo di secoli di lotte, verranno spazzate via e sostituite dalla sharia, si avvicina sempre di più. La libertà d’espressione è ormai solo un vago ricordo: cancellata dalla becera censura multikulti e politikamente korretta.

Per questo ringraziamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere ed anche le legioni di tamberla – spesso e volentieri pagati con denaro pubblico – come il Beat W.!

In Germania…

Le vili calate di braghe davanti agli islamisti proseguono in tutta Europa. Ultima in ordine di tempo: in Germania il commissario tedesco contro l’antisemitismo Felix Klein ha invitato gli ebrei a “non ostentare” la kippah, ossia il classico zuccotto. Perché gli ebrei “non devono ostentare”, ovvero devono nascondersi? Ovviamente, per non irritare gli islamisti. Ecco cosa succede a far entrare centinaia di migliaia di migranti economici non integrati e non integrabili. Si comincia con la kippah, poi sarà il turno della messa al bando di minigonne e scollature per “non provocare” – e se vieni violentata da un migrante mentre portavi la minigonna è colpa tua che te la sei andata a cercare, svergognata! – poi dell’obbligo di burqini in piscina, ed avanti così. Il tutto con la benedizione di burocrati calabraghisti come il Kommissar Klein. Ma ridateci il Commissario Rex!

Sempre in Germania, secondo un recente sondaggio realizzato dall’istituto Allenbach e pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, solo il 20% degli interpellati si sente libero di esprimere la propria opinione in pubblico su temi come i sedicenti rifugiati e l’islam.

Il P$ pensa alle tutine

Intanto, in questo sfigatissimo Cantone, due deputate $ocialiste strillano contro le tutine da ginnastica sgambate, accusate di essere “sessualizzanti”, ed interpellano il governicchio, che sul tema c’entra come i cavoli a merenda. Nemmeno si rendono conto, le grandi statiste gauche-caviar, che, con le loro scriteriate politiche di accoglienza indiscriminata verso i migranti islamisti (che “devono entrare tutti”) mettono in pericolo le donne ed importano sessismo, sottomissione e misoginia.E poi blaterano contro i costumi sgambati sessualizzanti?

Grazie a queste kompagne, le loro figlie e nipoti dovranno indossare il burqa. In Ticino, non in Arabia Saudita!

Premio snobbato

Sempre in queste settimane il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli ha lanciato la seconda edizione del premio Swiss Stop Islamization Award, destinato a persone che si sono distinte nell’opporsi all’islamismo in Svizzera. Sia nel 2018 (prima edizione) che quest’anno, il premio è stato snobbato alla grande dalla stampa di regime. Segnale preoccupante di una censura che dilaga: guai a criticare l’islam! Sa pò mia!  E poi i censori pro-multikulti hanno ancora il coraggio di riempirsi la bocca con la “libertà di stampa”? Patetici!

Lorenzo Quadri

 

 

I finti rifugiati si dichiarano gay per non venire espulsi

In Germania ed Italia va per la maggiore un nuovo escamotage, pare suggerito dall’UNHCR

 

Poco ma sicuro che la stessa cosa accade anche nella Svizzera paese del Bengodi per i migranti economici

Che la Svizzera sia il Paese del Bengodi per migranti economici che non scappano da nessuna guerra, non lo scopriamo oggi. Con l’arrivo della liblab Karin Keller Sutter (KKS), che ha sostituito la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga alla testa del Dipartimento federale di Giustizia, la musica non è cambiata. Il malandazzo prosegue. I finti rifugiati vengono infatti autorizzati a trascorrere le vacanze in patria. Proprio in quella patria in cui sostengono di essere perseguitati.

Vacanze in patria

Lo scorso dicembre il parlamento federale, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, decise che i rifugiati non devono poter rientrare al natìo paesello: del resto, se lo fanno, dimostrano di non essere perseguitati.  Capita però che il Dipartimento “KKS”, come segnalato su queste colonne le scorse settimane, tramite ordinanza abbia pensato bene di prevedere una sfilza di eccezioni al divieto. Non solo per motivi gravi (come parenti stretti in punto di morte) ma anche per questioni assai più frivole: ad esempio matrimoni di parenti. Con la possibilità di restare nel paese d’origine fino ad un mese.

Diteci voi se tornare per un mese in patria adducendo la scusa di un matrimonio non significa ad andarci in vacanza!

La Germania espelle

Nel frattempo, anche la Germania del “devono entrare tutti” ha pensato bene di cominciare con i rimpatri di profughi farlocchi, naturalmente passando l’acqua bassa. In media nei primi mesi dell’anno corrente ha rimandato a casa loro 60 migranti al giorno. In questa operazione è però emerso un ostacolo molto particolare: sempre più finti rifugiati si dichiarano omosessuali per non essere espulsi, asserendo di provenire da paesi in cui i gay sono perseguitati.

Il nuovo trucchetto

Sulla veridicità di simili outing si potrebbe disquisire a lungo. E il problema non è solo tedesco. E’ esploso anche nel Belpaese. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto in questi giorni.

I migranti economici, per fingersi in pericolo, si inventano delle biografie farlocche. Le storie raccontate, come riferiscono gli addetti ai lavori, si assomigliano tutte. Evidentemente attingono da un medesimo copione.

E anche in Italia, scrive il Giornale, c’è stato un autentico boom di asilanti che si dichiarano omosessuali e perseguitati in patria per questo motivo. Pare addirittura che a suggerire l’escamotage sui gusti sessuali sia nientemeno che l’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR)! La tesi è verosimile: il bidONU è da tempo ostaggio della casta immigrazionista. E’ urgente che la Svizzera esca da questi organismi internazionali del piffero!

Ci sarebbero addirittura migranti che, per dare maggior peso ai propri “outing” di comodo, appena arrivati nel Belpaese corrono ad iscriversi all’Arcigay.

Italia: interviene la Lega

La situazione non è passata inosservata alla Lega (italiana), che vuole vederci chiaro ed annuncia interrogazioni parlamentari. Obiettivo: scoprire il numero degli asilanti che si sono dichiarati omosessuali al momento di presentarela domanda di protezione. “Vogliamo sapere quante sono le richieste accolte per tale motivo e se sono state fatte delle verifiche sulla fondatezza di queste dichiarazioni”,ha spiegato il parlamentare Paolo Lombardo al Giornale.

E’ evidente che il tema, così come in Germania ed in Italia, si pone anche alle nostre latitudini. Altrettanto evidente è che anche la Lega dei Ticinesi intende vederci chiaro.

Abusi pacchiani

Naturalmente, sappiamo benissimo che alla scontata domanda: “quali verifiche sono state fatte sull’autenticità degli outing dei migranti”? Non ci sarà alcuna risposta. Poco ma sicuro che non ne è stata svolta nessuna. Inutile dire che i politikamente korretti si metteranno a strillare come aquile davanti alla prospettiva di accertare una cosa del genere, invocando violazioni fasciste della sfera intima. Chi è il delinquente che oserebbe mettere in dubbio un “outing”?

La questione potrebbe sembrare da barzelletta. Purtroppo è seria. Perché c’è come il vago sospetto che – ancora una volta – stiamo spalancando le porte ad abusi pacchiani.

Un esempio

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, è notizia recente che in quel di Viterbo lo scorso primo giugno un finto rifugiato pakistano ha aggredito sessualmente due ragazze di 11 e 13 anni. Il porco in questione ha ottenuto l’asilo in Italia sostenendo di essere omosessuale e quindi di temere per la propria vita nel paese d’origine. Apperò…

Lorenzo Quadri

La sfida è tra chi difende la Svizzera e chi la svende

Elezioni federali: non facciamoci distrarre da diversivi come il populismo climatico

 

Nel corso della prossima legislatura federale, si prenderanno decisioni della massima importanza per il futuro della Svizzera. Sarà infatti nei prossimi quattro anni che verrà stabilito se il nostro Paese continuerà ad esistere come uno Stato indipendente e sovrano, o se invece diventerà una semplice colonia della fallita UE. Il che significherebbe ridurre il Ticino, per osmosi, a provincia lombarda depressa. Con stipendi e tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri.

Accordo quadro

L’accordo quadro istituzionale ci trasformerebbe in un baliaggio di Bruxelles. Eppure, tutti i partiti del triciclo PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscriverlo. Le eccezioni che vengono sollevate ora – come pure i temporeggiamenti del governicchio federale – sono solo degli specchietti per le allodole in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo.

Soldatini

Le grandi aziende, tramite il loro megafono Economiesuisse, schiacciano gli ordini al PLR, che prontamente esegue. Ed infatti l’ex partitone è quello che ha più fretta di firmare l’accordo quadro. Lo ha addirittura definito l’ “accordo della ragione” (?).

La $inistra spalancatrice di frontiere, da parte sua, vorrebbe addirittura l’adesione della Svizzera all’UE.

La posizione dei Ticinesi

Quindi:

  • Il futuro della Svizzera dipende da come deciderà di rapportarsi con l’UE;
  • Le scelte fondamentali verranno compiute a Berna nel prossimo quadriennio.

La larga maggioranza della popolazione ticinese al proposito ha sempre avuto le idee chiare. Ed infatti ha sempre votato NO alla svendita della Svizzera a Bruxelles e NO alla libera circolazione delle persone.

Chi porta avanti queste posizioni a livello federale? Solo la Lega e l’Udc! Quindi, altro che continuare a blaterare di “destra” e “$inistra”. La contrapposizione oggi è tra sovranisti e spalancatori di frontiere. Tra chi vuole una Svizzera libera, indipendente e padrona in casa propria e chi invece vuole sottomettersi a Bruxelles invocando presunti – ma proprio solo presunti – vantaggi economici; oltretutto a beneficio di pochi (i soliti).

Nel primo gruppo ci sono Lega e Udc. Nel secondo, il triciclo PLR-PPD-P$$ più partitini al seguito (cominciando dai Verdi, tornati ad essere, dopo la parentesi “savoiarda”, gli utili idioti del P$).

Il rischio

Visto che la popolazione ticinese ha sempre votato contro l’UE, sarebbe il colmo se in ottobre mandasse a Berna… più camerieri di Bruxelles!

Eppure il rischio che corriamo è proprio questo.

Il Ticino non può in nessun caso permettersi di continuare ad essere rappresentato, nella Camera dei Cantoni, da due turboeuropeisti come l’eurosenatore a vita Pippo Lombardi (PPD) e l’aspirante Giovanni Merlini, PLR, sfegatato sostenitore dello sconcio accordo quadro.

Il 100% dei rappresentanti del nostro Cantone al Consiglio degli Stati che vota contro la volontà dei ticinesi? Che razza di delegazione sarebbe?

Scollati dalla realtà

Ed il Ticino non può nemmeno permettersi di trovarsi al Consiglio nazionale con un numero di euroturbo superiore a quello attuale. Sarebbe una catastrofe. Ma potrebbe accadere. Lega-Udc potrebbero perdere uno dei loro tre seggi a vantaggio… dell’ammucchiata ro$$overde: quella che vuole l’adesione alla fallita UE! Un simile scenario equivarrebbe a ritrovarsi a Berna con una Deputazione ticinese completamente scollata dalla popolazione. E non su questioni marginali. Proprio sui temi fondamentali per il futuro del Ticino e della Svizzera. Questo non deve accadere. E’ dunque importante 1) che al Nazionale Lega ed Udc mantengano le posizioni, e 2) che il seggio liberato dal PLR Abate agli Stati vada ad un “sovranista”!

Votare Lega

Per questo, chi crede in una Svizzera indipendente deve mobilitarsi ed andare a votare per chi a Berna rappresenta questa posizione: ovvero l’alleanza Lega-Udc.

Senza lasciarsi distrarre da diversivi quali il populismo climatico.  Il populismo climatico serve infatti solo a spostare l’attenzione degli elettori dal vero tema, che è quello europeo, per tirare l’acqua al mulino della cricca ro$$overde. E quindi alle sue politiche di rottamazione della Svizzera. Politiche che la $inistra peraltro condivide, in gran parte, con PLR e PPDog. Ed è per questo motivo che la stampa di regime, a partire dalla Pravda di Comano, continua a montare la panna sul populismo climatico. Ma le vere sfide del Ticino e della Svizzera sono ben altre!

Chi vota il populismo climatico non vota per l’ambiente, se non in misura minima. Vota per l’immigrazione incontrollata, per le frontiere spalancate, per l’accordo quadro, per l’adesione all’UE. Non dimentichiamocelo mai!

Lorenzo Quadri

Ancora ricatti da Bruxelles! Intanto noi facciamo i regali

L’eurocrate ci minaccia: “svizzerotti, adesso vi togliamo l’equivalenza borsistica”

Partitocrazia e Consiglio federale, sveglia! Azzerare immediatamente il contributo di coesione da 1.3 miliardi!

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Il compianto Flavio Maspoli, di cui ricorre in queste settimane il dodicesimo anniversario della scomparsa, avrebbe commentato: “Wie immer, wie gewöhnlinch”. Ormai non passa un giorno senza che i funzionarietti della fallita UE si producano in un qualche attacco alla Svizzera. Obiettivo: mettere sotto pressione i pavidi politicanti bernesi, asserviti ai “poteri forti”, affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale.

Fretta sospetta

Questi eurocrati dovrebbero ricordarsi che hanno già le valigie in mano. Nel giro di qualche mese, nessuno di loro avrà più la seggiola sotto il tafanario. Sicché, giò do dida! E noi dovremmo prendere ordini da balivi in scadenza, anzi già scaduti?

Inoltre, domandina facile-facile: se, come il triciclo tenta di far credere al popolazzo tramite lavaggio del cervello permanente concertato con la stampa di regime, lo sconcio accordo quadro fosse una “benedizione per la Svizzera”, perché mai i funzionarietti di Bruxelles avrebbero tutta questa fretta di firmare? E’ evidente che questo accordo è invece nell’interesse dell’UE, dato che le permetterà di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine.

 Accordo della ragione?

Però i liblab, agli ordini dei manager stranieri di Economiesuisse, da mesi starnazzano che bisogna firmare subito l’improponibile trattato coloniale, senza se né ma, perché si tratta – parola dell’ex partitone – dell’ “accordo della ragione”! Hai capito questi plr? Si sta svendendo la Svizzera e loro cianciano di “accordo della ragione”! Del resto, il grande burattinaio dell’ex partitone Fulvio Pelli andava in giro a dire che, grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani avrebbero potuto lavorare a Milano. Per cui…

Cavoli A-Maros

Si ricorderà che la settimana scorsa il presidente non astemio della commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker pretendeva di mettere via senza prete, in un paio di giorni, le richieste di ulteriori spiegazioni del governicchio federale sull’accordo quadro. Naturalmente, il Consiglio federale ha posto domande su questioni secondarie. Perché sulla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, come pure sui giudici stranieri (della Corte di giustizia europea) che ci imporrebbero leggi straniere, a Berna sono perfettamente in chiaro: hanno già accettato tutto!Chinati a 90 gradi!

Adesso è il turno di tale Maros Sefcocic (Sefco chi?), vicepresidente della Commissione UE, di ricattare gli svizzerotti: a partire dal primo di luglio alla Confederella non sarà più riconosciuta l’equivalenza borsistica. Uhhh, che pagüüüraaa! Questo perché, secondo il Maros, “sull’accordo quadro non si progredisce” e “manca la volontà politica”. L’ultima affermazione è una boiata. La volontà politica, nel senso della volontà dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è eccome. Lor$ignori smaniano per abbassare le braghe fin sotto alle caviglie. E’ la volontà dei cittadini a mancare. E le elezioni federali sono vicine…

La casta contro i cittadini

Infatti, a mettere i bastoni fra le ruote alle mire di conquista dei burocrati di Bruxelles è ancora una volta il popolazzo elvetico; quello che vota sbagliato e dunque va ridotto al silenzio. L’ostacolo è la deplorevole democrazia diretta o semidiretta svizzera, che Bruxelles odia e cerca di eliminare, con un obiettivo chiaro: instaurare la dittatura internazionale della casta. Ed è infatti esattamente questo che intende fare l’UE con lo sconcio accordo quadro istituzionale: rottamare i diritti popolari in casa nostra.

Bella “lubrificazione”!

Da Bruxelles dunque continuano i ricatti al nostro indirizzo. Eccoli qua, i risultati del regalo da 1.3 miliardi di Fr che il triciclo vuole versare senza alcun obbligo né contropartita, ma solo “per oliare” (Eurosenatore a vita Pippo Lombardi dixit). Bella lubrificazione, non c’è che dire!

Ci pare inoltre di ricordare che il parlamenticchio federale, per non perdere completamente la faccia davanti ai cittadini, avesse dichiarato che la marchetta miliardaria sarebbe stata versata solo se l’UE non ci avesse discriminati. Adesso arriva la discriminazione. Però nessun esponente della partitocrazia parla di annullare il regalo.Chissà come mai, eh?

Stop regali!

Bruxelles pretende un “segnale chiaro” dalla Svizzera? Bene, inviamoglielo: azzeramento immediato del contributo di coesione e njet allo sconcio accordo quadro!

Mandiamo finalmente affan… questi eurocrati ed i loro camerieri di Berna! Quali ulteriori conferme ci servono ancora che questa foffa non considera affatto la Svizzera come un partner da trattare alla pari, bensì come una colonia a cui schiacciare gli ordini?

Come già detto: altro che via “bilaterale”. Quella che percorreremmo con l’accordo quadro è la via della sudditanza!

A proposito: il 30 giugno non scade solo l’equivalenza borsistica. Scade anche il termine per il versamento dei ristorni dei frontalieri. A buon intenditor…

#votalegaoleuropatifrega

 

Lorenzo Quadri

I vicini a Sud pretendono di schiacciarci gli ordini!

Valichi secondari: il triciclo in Consiglio nazionale li vuole sempre spalancati. Ed il PLR…

 

Ancora una volta, i politicanti d’Oltreramina in costante fregola di visibilità mediatica pretendono di venirci a schiacciare gli ordini. Starnazzano, fanno la voce grossa, e ci accusano di creare “ostacoli alla libera circolazione delle persone e delle merci” (concetti, questi ultimi, che naturalmente nel Belpaese evocano solo quando fa comodo a loro).

 Traffico notturno

La scorsa settimana abbiamo sentito le pressioni, indebite pressioni, contro il divieto di traffico pesante notturno e festivo in vigore dalle nostre parti. Queste limitazioni, peraltro concordate con l’UE, causerebbero “disagi” (accumuli di camion) in quel di Como.

Ovviamente, i vicini a sud pretendono che, per farli contenti, la Svizzera spalanchi le frontiere ai bisonti della strada esteri anche nei giorni festivi e negli orari notturni. Poco ma sicuro che la richiesta verrà puntualmente portata a Bruxelles. E, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, gli eurofunzionarietti ci ingiungeranno di abolire le nostre limitazioni al transito di mezzi pesanti. E i camerieri bernesi dell’UE… giù le braghe ad altezza caviglia!

Da notare che a sostenere l’accordo quadro coloniale con l’UE ci sono pure i sedicenti ambientalisti. Alla faccia!

 Valichi secondari

Adesso torna alla ribalta la chiusura notturna dei valichi secondari. La mozione Pantani è ancora in vigore. Il Consiglio degli Stati ha infatti rifiutato di archiviarla. La decisione ha riattizzato i politicanti italici.  Costoro si sono subito messi a sbraitare di un presunto “attacco ai frontalieri” (?). Solo che i frontalieri non c’entrano un tubo, trattandosi di chiusura voluta per fermare i delinquenti.

Ad agitarsi è in particolare tale senatore PD Alessandro Alfieri (Alessandro chi?). Costui avrebbe addirittura presentato una mozione chiedendo l’intervento di Salvini contro gli svizzerotti. Ce lo immaginiamo proprio, il buon Salvini, andare in giro a dire che bisogna spalancare le frontiere…

Ma loro “possono”…

Comunque, se i vicini a sud insistono con la loro “shitstorm” (=tempesta di cacca) contro il Ticino, i valichi li potremmo chiudere non solo di notte, ma anche di giorno. Così almeno nel Belpaese strillerebbero per qualcosa.

E poi: com’è che gli italiani possono chiudere ed aprire le frontiere come più gli aggrada –  vedi quella di Maslianico/Pizzamiglio che da qualche tempo viene sbarrata di notte – mentre noi dovremmo invece tenerle spalancate… per fare contenti i politicanti peninsulari?

E com’è che se gli italiani chiudono le frontiere “l’è tüt a posct”, mentre se lo facciamo noi violiamo Schengen (uhhh, che pagüüüraaa!)?

Chiudere tutto

Morale della favola: tutti i valichi secondari vanno chiusi di notte. Non solo i tre rimasti chiusi in prova per sei mesi tra l’aprile e l’ottobre del 2017, e poi riaperti “come se niente fudesse”. L’utilità della chiusura notturna è evidente. Ladri e scassinatori non possono entrare ed uscire dal Ticino in macchina se si trovano davanti una barriera. Ed è evidente che le rapine alle stazioni di servizio, come pure i colpi “con scoppio” ai bancomat, vengono messi a segno da criminali stranieri muniti di automobile. Sicché, la fregnaccia politically correct della misura che “non serve”, sia i burocrati federali che i vicini a sud la vanno a raccontare a qualcun altro. La misura serve eccome. Solo che “crea problemi diplomatici”. E quindi i bernesi, come al solito, calano le braghe!

Pazienza agli sgoccioli

Quindi i vicini a sud, invece di pretendere di mettere il becco nelle nostre decisioni, che comincino ad approvare il nuovo accordo sulla fiscalità di frontalieri.
A proposito, fine giugno è alle porte: e noi dovremmo continuare a versare i ristorni – 84 milioni! –  a chi pretende di comandare in casa nostra? Ma col fischio!

E visto inoltre che continuiamo ad erogare a Campione d’Italia prestazioni “per solidarietà”, che mai ci verranno pagate (se aspettiamo che il Belpaese saldi i debiti, aspettiamo un pezzo…), davanti a certe sparate antisvizzere in arrivo dallo Stivale potrebbe anche “scapparci la poesia”. Perché di essere solidali con gente che poi non perde occasione per prenderci a pesci in faccia, cominciamo anche ad averne piene le scuffie.

Il triciclo in Nazionale

Se il Consiglio degli Stati ha deciso di non archiviare la mozione Pantani, la stessa cosa non l’ha invece fatta il Consiglio nazionale. Il che è sorprendente: la Camera dei Cantoni, in cui $inistrati ed uregiatti sono clamorosamente sovrarappresentati, è un parlamento politikamente korretto ed eurolecchino quant’altri mai. Eppure ha fatto meglio della Camera del popolo.

Martedì infatti il Nazionale ha deciso di archiviare la mozione Pantani per 113 voti a 67. I no all’archiviazione sono venuti praticamente solo dal gruppo Udc-Lega, con l’aggiunta di 4 PPD (tra cui i due ticinesi). Per contro, il PLR ha votato all’unanimità per l’archiviazione, compresi i due esponenti ticinesi. Idem, ma era contato, la $inistra.

Il PLR, dunque, vuole le frontiere spalancate giorno e notte. A manina con i kompagni.

Non ci sono più scuse!

Comunque, indipendentemente dalla votazione del Consiglio nazionale, la mozione per la chiusura notturna dei valichi secondari resta in vigore, essendo stata approvata dagli Stati.

Ciò significa che il governicchio federale deve – finalmente – attuarla. E che non ci si venga a propinare per l’ennesima volta la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei buoni rapporti con il Belpaese. Perché questi rapporti sono, come al solito, a senso unico. Dovrebbe semmai essere la vicina Repubblica a cominciare a preoccuparsi di andare d’accordo con noi. Non sempre e solo il contrario!

Lorenzo Quadri

Svizzera: le aquile ed i merli nella nazionale (?) multikulti

Calcio: Xhaka ci ricasca, come mai è ancora capitano? Intanto l’ASF ronfa della grossa

Il capitano della nazionale (è ancora da capire di quale nazione) Granit Xhaka è tornato ad esultare con il “gesto dell’aquila”, simbolo nazionalista della grande Albania, dopo le polemiche sollevate ai mondiali dello scorso anno.

D’accordo, questa volta il “fattaccio” è avvenuto a Pristina durante una partita benefica in cui Xhaka giocava con la maglia dell’Arsenal. Ma sta di fatto che ci è ricascato. Malgrado le promesse fatte. Non ancora contento, il diretto interessato ha pensato bene di sottolineare il proprio gesto di esultanza tramite i “social”.

Ecco un’ulteriore dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto si sente svizzero il capitano della nazionale “svizzera”. Ovvero proprio per niente. E non è il solo, in quella compagine, a trovarsi in tale condizione.

Anche nell’esercito

I volatili a due teste, peraltro, non compaiono unicamente sui campi di calcio. Sempre più spesso fanno capolino anche nel nostro esercito. Vedi le foto di militi che posano con bandiere “a tema”, mentre indossano la tenuta dell’esercito svizzero. E qualcuno ha ancora il coraggio di negare che esista un problema di integrazione?

Troppi svizzeri naturalizzati, in arrivo da altre culture, ad onta del passaporto rosso non si sentono per nulla legati al nostro paese. Ecco i frutti delle naturalizzazioni facili volute e difese dal triciclo PLR-PPD-P$$.

 La contrapposizione

Lo scontro tra valori, per usare una parola grossa, è evidente. A quelli dell’aquila bicipite viene insegnato l’orgoglio per le proprie origini. A noi invece la casta multikulti e gli intellettualini da tre e una cicca inculcano fin dalla più tenera età il disprezzo per la patria. Vedi il lavaggio del cervello sugli svizzerotti “chiusi e gretti che devono aprirsi”.  Vedi la trasformazione del termine “patriota” in un sinonimo di “razzista”. Vedi le domande nelle verifiche di geografia delle scuole medie su quanto sono importanti gli stranieri per il Ticino. E gli esempi potrebbero continuare ad oltranza.

Si attende la reazione energica (?)

E’ di solare evidenza che chi, come è il caso di Xhaka, esulta con le aquile e si emoziona solo quando c’è di mezzo il suo paese d’origine, in nessun caso può vestire la fascia di capitano della nazionale svizzera. Anzi: nemmeno dovrebbe far parte della nazionale svizzera. Altrove sarebbe già stato congedato. Che vada a giocare per una nazionale balcanica.

“Ovviamente” si attende l’energica reazione dell’Associazione svizzera di football (ASF) all’ultima alzata d’ingegno del capitano presunto svizzero. Altrettanto ovviamente, da tale gremio flaccido e multikulti non arriverà un bel niente. Lo scorso anno l’allora segretario generale Alex Miescher ebbe il coraggio di parlare chiaro sui calciatori con passaporto multiplo e che esultano con le aquile. Risultato: diede le dimissioni, ovvero venne cacciato con infamia, dopo essere stato pitturato dalla stampa di regime come il “mostro” di turno. Per cui…

Inoltre: avanti di questo passo, a furia di accogliere in nazionale giocatori non integrati, prima o poi si pretenderà di togliere anche la croce svizzera dalle maglie per non “offendere la sensibilità” di qualche strapagato pallonaro islamista.

Disinteresse e fastidio

E’ tragico che i vertici dell’ASF, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendano conto che le esultanze con l’aquila portano tanti cittadini elvetici a disaffezionarsi da una nazionale che di svizzero ha ormai solo il nome. A disaffezionarsi, o addirittura a provare fastidio. E quindi non gli importa più se vince o se perde.

Ci deve essere una differenza tra un club di giocatori in arrivo dai quattro angoli del globo denominato “Svizzera” ed una nazionale elvetica. E’ ora di abbandonare il primo per tornare alla seconda.  Si vince (ancora) di meno? Ce ne faremo una ragione. Tanto (come abbiamo visto lo scorso anno) nemmeno l’attuale club svizzera, farcito di giovanotti che esultano con le aquile, va poi molto lontano. Ma almeno torneremo ad avere una nazionale per cui fare il tifo.

Lorenzo Quadri

 

 

Il PLR è un partito liberale? No, è un partito delle tasse!

La virata liblab in direzione del populismo climatico si fa sempre più grottesca

In occasione dell’assemblea di ieri, l’ex partitone è riuscito ad inserire nel proprio programma addirittura la tassa sui biglietti aerei! Quanti si rivoltano nella tomba?

Ormai il PLR è allo sbando, anche a livello nazionale. Letteralmente terrorizzato dal populismo climatico e dall’onda verde, sotto la sicura (?) guida della presidenta Petra Gössi, il partito sta inanellando una cappellata dietro l’altra. In pratica sta scopiazzando il programma elettorale dei Verdi (presunti) liberali, che è uguale a quello dei Verdi tout-court, che è uguale a quello dei ro$$i. Il tandem spalancatore di frontiere PLR-P$$ si rafforza!

Scopi di cadrega

L’improvviso risveglio ambientale del PLR ha solo fini cadregari in vista delle elezioni di ottobre: questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello o di Gurtnellen. Non solo perché l’ex partitone dell’ambiente se ne è sempre impipato alla grande. Ma perché il PLR si fa schiacciare gli ordini da Economiesuisse, ovvero il club dei manager stranieridelle multinazionali! E tali personaggi, oltre a svendere la Svizzera alla fallita UE per ingrassarsi il già pingue portafoglio (del resto, essendo loro dei borsoni stranieri, cosa volete che gliene freghi della sovranità e dell’indipendenza del nostro Paese?) sono sensibili ad una sola tonalità di verde: quella del dollaro.

Al servizio dei ro$$i

Quindi, è perfettamente inutile che i liblab scrivano programmi elettorali farlocchi, che poi ovviamente non rispetteranno (passata la festa, gabbato lo santo) nell’illusione, vana, di salvare qualche voto! Ma davvero questi politicanti pensano che gli elettori svizzeri siano così fessi da cascarci?

Non serve essere dei grandi strateghi per capire che l’unico risultato che otterrà il PLR con l’improvvisa ed improvvida virata in direzione dell’isteria ambientale sarà quello di tirare la volata all’area ro$$overde, continuando a pubblicizzarne il cavallo di battaglia elettorale: ossia il populismo climatico. Dietro al quale, è chiaro, si nascondono interessi economici e politici che col clima c’entrano quanto il burro con la ferrovia.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole per sdoganare il resto del programma dell’ammucchiata ro$$overde. In particolare le frontiere spalancate e l’asservimento della Svizzera ai balivi di Bruxelles, cominciando dalla sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale.  Tutte cose che dal punto di vista ambientale sono semplicemente deleterie!

Inkazzature interne

Tornando all’ex partitone: la pacchiana svolta verde “contronatura” sta causando pesanti malumori interni. Ad esempio, la scorsa settimana sotto le cupole bernesi un – peraltro relativamente giovane – consigliere nazionale liberale doc, davanti ad una presa di posizione del suo partito su un tema economico, ha commentato tra i denti ma in modo da farsi comunque sentire: “Ah, credevo che ormai il partito parlasse solo di clima”.Certamente questo deputato non avrà apprezzato l’esito dell’assemblea PLR di ieri, che ha farcito ulteriormente il programma liblab di populismo ambientalista a buon mercato.

Anche la tassa sui voli!

E in quest’ambito il PLR l’ha fatta davvero fuori dal vaso. A dimostrazione che i vertici del partito hanno perso la bussola, è riuscito perfino ad esprimersi a favore dell’introduzione di una tassa sui biglietti aerei. Ormai siamo al copia-incolla dal P$; alla politica-Xerox in sprezzo del ridicolo e soprattutto in sprezzo dei tanto decanti principi liberali! Principi che evidentemente i “furono” liberali sono pronti a gettare nel water se in ballo ci sono delle CADREGHE.

Perché è chiaro: un PLR che inserisce nel proprio programma la tassa sui biglietti arei non è un partito liberale. E’ un partito delle tasse!

Di conseguenza, nell’ambito del nuovo corso (?), forse  è il caso di pensare a cambiare anche nome, vero Frau Gössi?

Lorenzo Quadri

 

Giovani farmacisti: per il CF La discriminazione è OK!

Come prevedibile, per il governo bernese “l’è tüt a posct”. Ma non finisce qui!

 

Primo gennaio 2018: questa data ha segnato un cambiamento epocale per i giovani farmacisti svizzeri. Ad inizio dello scorso anno è entrata infatti in vigore la modifica della Legge federale sulle professioni mediche. E questa modifica li svantaggia in modo importante.

Infatti, i titolari di un diploma federale di farmacista che prima del 1° gennaio 2018 erano in possesso di un’autorizzazione cantonale al libero esercizio della professione, rimangono autorizzati ad esercitarla come attività economica privata sotto la propria responsabilità. Senza bisogno di titoli federali di perfezionamento. E questo in tutta la Svizzera.

La musica cambia per i farmacisti che hanno conseguito il diploma dopo il 1° gennaio 2018. Questi  si dividono infatti in due categorie. Quelli che sono iscritti alla formazione post-grade, che diventa presupposto per esercitare un’attività privata sotto la propria responsabilità, e quelli che non sono iscritti.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare un paio di mesi fa su queste colonne, la formazione post-grade ha un costo alquanto elevato: per la sola iscrizione occorrono circa 25mila Fr. Durante la formazione, inoltre, il giovane farmacista può svolgere un’attività lavorativa al massimo al 50-70%, e supplire il responsabile sanitario per non più di due mezze giornate alla settimana. Di conseguenza, risulta poco attrattivo per il datore di lavoro, ovvero per il titolare di una farmacia.

Assistenti “a vita”

I giovani farmacisti che invece, per un motivo o per l’altro, non seguono la formazione post-grade, potranno esercitare “unicamente come collaboratori, sotto la diretta sorveglianza del responsabile sanitario, senza la possibilità di assumere supplenze” (vedi al proposito la circolare del 22 dicembre 2017 dell’Ufficio del farmacista cantonale ticinese).

Ciò significa nel concreto che questi farmacisti, pur avendo svolto un’onerosa formazione universitaria, saranno destinati a rimanere degli assistenti di farmacia “a vita”. Del resto, anche la differenza salariale tra le due categorie è limitata a poche centinaia di franchi al mese. Dei laureati verrebbero de facto parificati a collaboratori che hanno svolto un apprendistato.

Questa situazione è particolarmente pericolosa in Ticino. Infatti, farmacisti della fascia italiana di confine potrebbero senz’altro reputare interessante fare gli assistenti di farmacia – anche se “con laurea” – alle paghe previste nel nostro Cantone per questa attività. Per i giovani ticinesi, invece, le cose stanno diversamente.

Di conseguenza, anche le assistenti di farmacia, che in Ticino sono circa 800, sono a rischio. La figura professionale potrebbe infatti sparire, sostituita da quella del farmacista diplomato ma senza formazione post-grade; magari in arrivo dalla vicina Penisola.

“Tüt a posct”?

La questione è stata sollevata un paio di mesi fa dal sottoscritto tramite interpellanza al Consiglio federale. In particolare, si chiedeva se il governo fosse intenzionato ad introdurre dei correttivi alla nuova Legge sulle professioni mediche, onde evitare la discriminazione dei giovani farmacisti. La presa di posizione governativa è arrivata in questi giorni. Naturalmente il ritornello è  il solito: “l’è tüt a posct”. A mente del CF, le nuove disposizioni in vigore da inizio dello scorso anno sono inattaccabili perché “servono a garantire la qualità”. Che scavare un abisso tra chi era in possesso del libero esercizio il primo gennaio 2018 e chi invece non l’aveva “crei qualità”, è tutto da verificare. La “qualità” la devono dimostrare solo i giovani farmacisti? E questo significa forse che i farmacisti meno giovani non sono “qualitativi”?

Teoria e pratica

Anche per quanto attiene le assistenti di farmacia, che sono a loro volta minacciate dalle  nuove regole, la risposta governativa è deludente. Il tema viene liquidato con la seguente considerazione: siccome le competenze ed i ruoli professionali dei farmacisti sono diversi da quelli delle assistenti di farmacia, il problema non si pone.

E invece il problema si pone eccome. Perché la teoria è una cosa, la realtà un’altra.

Nella pratica quotidiana, capita che le assistenti di farmacia svolgano dei compiti che vanno oltre a quelli che sarebbero di loro stretta spettanza. Creare dei farmacisti di “serie B” che si distinguono dalle assistenti di farmacia solo sulla carta, mentre alla prova dei fatti il confine diventa alquanto “flou”, implica poi che le distinzioni tra le due categorie debbano essere rigorosamente osservate – e fatte osservare.

Conseguenze negative per tutti

Un’applicazione talebana delle regole avrà conseguenze negative per tutti. Anche per i farmacisti, che non potranno permettersi di sgarrare – neanche di poco – dall’obbligo di presenziare in negozio (sia di giorno che negli eventuali turni di notte), da quello di controllare le ricette sul momento, eccetera. Il farmacista titolare, o il collaboratore o supplente con libero esercizio, dovrà sempre essere presente al banco per servire la clientela.

Se un farmacista diplomato ma senza post-grade non potrà consegnare farmaci se non sotto la tutela di un superiore, cosa potranno ancora fare le assistenti di farmacia, che hanno seguito un apprendistato? La conseguenza di un’applicazione rigida delle nuove norme sarà che le assistenti finiranno a svolgere lavori di ordinazioni e di magazzino, oppure verranno relegate ad un apposito banco per cosmetici; ma non potranno più dispensare né manipolare medicamenti.

Visto poi che il governo insiste nel sottolineare la differenza di ruolo e di compiti tra assistente e farmacista “senza post-grade”, questa differenza dovrebbe, quale logica conseguenza, essere resa evidente anche al cliente. Ad esempio tramite camici di colore diverso, come accade in altri paesi, dove il  bianco è riservato al farmacista. Il ruolo delle assistenti risulterebbe di conseguenza assai ridimensionato rispetto alla prassi attuale. E, con esso, le loro possibilità di impiego.

Non sarebbe meglio…?

Invece di prodursi in sovraregolamentazioni talebane, che poi a cascata si ripercuotono negativamente su varie figure professionali, forse sarebbe meglio permettere ai giovani farmacisti laureati di mettere a frutto sia le proprie competenze che i soldi, anche pubblici, che hanno speso nella formazione.

C’è poi da chiedersi se le nuove regole restrittive vengono applicate in modo uniforme in tutta la Svizzera, o se invece ci sono Cantoni che hanno previsto delle deroghe (ciò che non avviene in Ticino).

Insomma, la questione non si chiude qui. Altri atti parlamentari sul tema seguiranno. A Berna, certo. Ma magari anche a Bellinzona.

Lorenzo Quadri

Grazie ai buonisti-coglionisti manteniamo tutta la foffa!

Lo studio-shock: in Svizzera la metà dei jihadisti è a carico dello Stato sociale

 

Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, adesso da uno studio dell’Alta scuola di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) si scopre che in Svizzera il 40% dei jihadisti beneficia di prestazioni sociali di vario genere (in primis assistenza), tra cui anche aiuti per i finti rifugiati. I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente.

Ecco dunque la conferma che tra i troppi migranti economici che arrivano nel nostro Paese  e si mettono a carico del solito sfigato contribuente, ci sono pure dei jihadisti, oltre che dei delinquenti comuni.

Da tempo gli esperti ammoniscono che, a livello internazionale, la facilità d’accesso degli immigrati agli aiuti sociali – specie se particolarmente generosi… – costituisce un fattore di rischio per quanto attiene all’arrivo nei singoli Paesi europei di miliziani dell’Isis e di analoghe associazioni criminali.

Gli Stati dall’ “aiuto sociale facile” agli stranieri, tra i quali figura la Svizzera, diventano particolarmente attrattivi come meta e residenza per jihadisti. Costoro, mantenuti dall’ente pubblico, non hanno bisogno di lavorare. Quindi possono dedicare tutto il proprio tempo alla radicalizzazione ed al reclutamento. Detto in altri termini: grazie all’assistenza facile, la Svizzera diventa il paese del Bengodi per estremisti islamici. Con tutti gli evidenti rischi che ne derivano per la sicurezza interna.

Con le mani in mano

Il problema è noto da tempo. Ma naturalmente non si interviene. Come di consueto i camerieri dell’UE in Consiglio federale ed i funzionari ro$$i del dipartimento ex Simonetta, oggi Keller Sutter (ma il passaggio da una direttrice P$ ad una dell’ex partitone non si nota affatto) vanno avanti “come se niente fudesse”. Quale pretesto, recitano il solito mantra della “non discriminazione”. Chiaro: i jihadisti sono stranieri “in arrivo da altre culture”: e come tali devono essere accolti, mantenuti, coccolati. E magari perfino naturalizzati. Così oltretutto spariscono pure dalle statistiche degli stranieri!

La  partitocrazia multikulti PLR-PPD-P$$ non è certo messa meglio dei suoi rappresentanti nel governicchio federale. Basti pensare che solo la scorsa settimana in consiglio nazionale il tandem composto da  $inistrati ed ex partitone è riuscito ad ottenere l’affossamento, per appena due voti di scarto, di un’iniziativa parlamentare che chiedeva l’espulsione certa e sistematica dei terroristi islamici.

I Qatar Papers

A ciò si aggiunge che il Consiglio federale e la partitocrazia triciclata rifiutano ostinatamente di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. Eppure è accertato che questi finanziamenti servono a promuovere la radicalizzazione dei musulmani presenti nel nostro Paese. Illuminanti al proposito (ma sono solo un esempio) le rivelazioni contenute nei Qatar Papers. Questi documenti testimoniano della valanga di milioni che il Qatar, per il tramite di un’apposita ONG, invia in Europa – Svizzera compresa, Ticino compreso, Lugano compresa – per finanziare le attività di gruppi islamisti.

Cosa aspettiamo?

Signori, cosa aspettiamo per darci una svegliata? Adesso lo dice anche lo studio dell’alta scuola di scienze applicate di Zurigo (non il Mattino populista e razzista) che quasi la metà dei jihadisti è carico dello Stato sociale. Quindi a nostro carico. Qualcuno pensa davvero di poterla metter via senza prete, o senza imam tanto per restare in tema? Ma col fischio!

I soldi per i terroristi ci sono

E’ il colmo. I soldi per mantenere i terroristi islamici ci sono. Poi però ai ticinesi in difficoltà lo Stato dice che devono tirare la cinghia? Poi però la partitocrazia blatera che l’AVS sarebbe sull’orlo del baratro finanziario? Ma andate a Baggio a suonare l’organo! Diciamo finalmente “basta” alle prestazioni sociali ai jihadisti! Non abbiamo nessuna intenzione di continuare ad essere il Paese del Bengodi per gli estremisti islamici. Questa foffa va espulsa dalla Svizzera, senza tanti se né ma! Föö di ball!Altro che mantenerla!

Ed infatti chi scrive nei giorni scorsi ha inoltrato una mozione con cui si chiede di darci un taglio all’assistenza sociale facile per migranti economici, che fa sì che la metà dei jihadisti delinqua mantenuta dal contribuente.

La mozione

Vedremo con quali arrampicate sui vetri i camerieri dell’UE in Consiglio federale tenteranno per l’ennesima volta di spacciare la disastrosa tesi che… “sa po’ fa nagott”! E intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga e si preparano ad arrivare in massa nella Confederella a farsi mantenere con i soldi del solito sfigato contribuente. Tanti gli svizzerotti “sono fessi e non si accorgono di niente”!

Lorenzo Quadri

L’Olanda difende i propri confini. La Svizzera invece…

Il Parlamento chiede all’UE di reintrodurre i visti per gli albanesi: “la mafia dilaga”

Ma allora è proprio vero che tutti gli altri “possono” difendere i propri confini, compresi gli Stati membri dell’UE, mentre gli unici che non possono (“sa po’ mia!”) mai fare un tubo sono i soliti svizzerotti. Che (grazie al cielo; anzi, grazie al popolo sovrano, perché se fosse dipeso dai politicanti del triciclo…) nemmeno sono nell’UE.

Fatto sta che l’Olanda – mica l’Ungheria, la Polonia, o qualche altro paese del blocco Visegrad – ha deciso che per gli albanesi bisogna reintrodurre l’obbligo di visto Schengen. Al proposito è stato pubblicato nei giorni scorsi un interessante articolo sul portale “tempi.it”.

Esente dal 2010

L’Albania è esente dal regime dei visti per i paesi che non fanno parte dall’area Schengen dal dicembre del 2010. Ciò significa che da oltre otto anni i cittadini albanesi possono recarsi in qualsiasi Stato Schengen, Confederella compresa, e soggiornarvi fino a 90 giorni sull’arco di sei mesi, solo dichiarando la destinazione e dimostrando di essere in grado di mantenersi per la durata della permanenza. Apperò!

Piccola parentesi

Al proposito, una piccola parentesi. In occasione della recente votazione sulla direttiva disarmista dell’UE, la partitocrazia con le braghe sempre calate andava in giro a blaterare che, in caso di Njet al Diktat degli eurobalivi, gli svizzerotti sarebbe stati sbattuti fuori con infamia da Schengen. E quindi nuovamente sottoposti agli obblighi di visto.

Uhhh, che pagüüüraaa! E qualcuno ha davvero creduto che la DisUnione europea, che da oltre otto anni esenta dall’obbligo di visto gli albanesi, l’avrebbe imposto agli svizzerotti? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Mafia in crescita

Tornando agli albanesi. Come mai all’Olanda è venuto in mente di chiedere ai funzionarietti di Bruxelles di bloccarne il libero accesso allo spazio Schengen? Risposta: per ragioni di sicurezza. Per combattere la criminalità albanese che nel paese dei tulipani – e verosimilmente non solo lì – sta proliferando.

Nel testo della mozione approvata dal parlamento olandese si legge infatti: “L’assemblea (….) rileva che c’è stato un sostanziale incremento delle attività criminali della mafia albanese in Olanda,e che queste organizzazioni criminali stanno approfittando della possibilità di viaggiare attraverso l’Europa senza visto, ed in tal modo stanno espandendo il loro network di traffici”.  

Migranti illegali

Durante il dibattito in aula, sempre stando a quanto riferisce “tempi.it”, si è ancora rincarata la dose. La prima firmataria della mozione ha rilevato che in Olanda vivono sei volte più albanesi di quelli che sono ufficialmente registrati (sic!), e che secondo la polizia di Rotterdam la mafia abanese è l’organizzazione criminale più violenta degli ultimi anni.

Nella lettera alla Commissione europea, il rappresentante permanente dell’Olanda aggiunge un ulteriore elemento: “il crescente numero di migranti illegalidall’Albania, per lo più giovani maschi”.

Vota anche la sinistra

Nel Legislativo olandese, la richiesta di reintroduzione dell’obbligo di visto Schengen per i cittadini albanesi è stata approvata a larga maggioranza: 105 voti su 150. Hanno detto Sì esponenti di ogni corrente politica, dalla destra alla sinistra. Già, anche la sinistra. Dalle nostre parti, una proposta di questo tipo sarebbe stata approvata solo da Lega e Udc. La partitocrazia triciclata multikulti, per contro, avrebbe strillato allo scandalo, con i tremebondi camerieri dell’UE in Consiglio federale ad opporsi con tutte le proprie forze: e se poi qualcuno ci accusasse di r-r-r-razzismo??

Fosse successo da noi…

Inutile dire che a starnazzare più di tutti sarebbero stati i $inistrati. In Olanda i kompagni hanno firmato. In Danimarca, la sinistra ha vinto le elezioni grazie alla linea dura in materia di immigrazione. La gauche-caviar rossocrociata (rossocrociata per modo di dire, vista l’alta concentrazione di doppipassaporti tre le fila dei suoi politicanti), invece, nemmeno con un mitra puntato alla schiena approverebbe una qualsivoglia misura contro la delinquenza d’importazione. Impedire a chicchessia di immigrare nel nostro Paese? Ma non sia mai! “Devono entrare e devono restare tutti!”. La $inistra “sedicente elvetica” è spalancatrice di frontiere, sovranofoba, xenofila, islamofila ed antisvizzera. E, per portare avanti simili deleterie posizioni, utilizza pure lo specchietto per le allodole del populismo climatico. Risultato: chi vota per il populismo climatico vota per le frontiere spalancate e per l’islamizzazione della Svizzera.

Atto parlamentare a Berna

Poiché anche il nostro Paese fa parte dello spazio Schengen, è evidente che il tema della reintroduzione del visto per i cittadini albanesi tocca anche noi.

Evidentemente, la Lega non ha perso tempo nel chiedere a Berna che il Consiglio federale appoggi la richiesta olandese di reintroduzione dei visti per gli albanesi. Ma c’è anche una domandina aggiuntiva: non è forse il caso di prendere misure analoghe anche per i cittadini di alcuni altri Paesi non membri UE e non firmatari di Schengen, che però sono esentati dall’obbligo di visto (si tratta di ben 62 Stati sparsi per il mondo)?

Lorenzo Quadri

 

 

I camerieri di Bruxelles hanno fretta di disarmarci

Scandaloso! Il Diktat antisvizzero rischiava di entrare in vigore il 1° agosto

 

Oltre al danno, la beffa. Il Diktat disarmista dell’UE sarebbe dovuto entrare in vigore nientemeno che il prossimo 1° agosto, giorno della festa nazionale. Ricordiamo che l’ennesima calata di braghe nei confronti dell’UE, appoggiata – more solito – dai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale e dal triciclo PLR-PPD-P$$ venne approvata a livello nazionale nella votazione dello scorso 19 maggio. Ma il Ticino disse No. Solo il nostro Cantone infatti ha resistito al lavaggio del cervello ed al terrorismo di regime con cui la casta spalancatrice di frontiere pretende di spingere gli svizzeri a rottamare la propria indipendenza e la propria sovranità. Evidentemente in questo risultato la Lega ed il Mattino hanno giocato un ruolo.

La posta in gioco

E’ palese, e l’abbiamo detto più volte, che la vera posta in gioco non era il numero di colpi che può contenere un caricatore, ma l’indipendenza della Svizzera. La minaccia di un’espulsione da Schengen, con tanto di ritorno, per gli svizzerotti, al regime del visto, era francamente ridicola. Nemmeno i cittadini albanesi sottostanno all’obbligo di visto; ed infatti l’Olanda ne ha chiesto la reintroduzione per motivi di sicurezza (la criminalità albanese, specie di stampo mafioso, dilaga grazie alla libertà di movimento all’interno dello spazio Schengen).

Allo stesso modo, lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ smania per firmare (ma deve contenersi fino alle elezioni federali di ottobre, altrimenti alle urne son dolori) non è certo una semplice questione “commerciale”: in gioco c’è il futuro della Svizzera.

Una sola priorità

Con la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE è stato svenduto un altro pezzo del Paese. E qualche tamberla, sotto le cupole federali, pensava di mettere in vigore le nuove regole anti-svizzere addirittura il 1° agosto. Hai capito? A Berna ci sono dei beoti che pensavano di festeggiare il Natale della Patria assestandole un bello schiaffone. Un affronto a tutti quei cittadini che sono ancora legati al proprio Paese, al contrario dell’establishment eurolecchino. Ed anche la dimostrazione che, per i camerieri dell’UE in Consiglio federale e per i loro burocrati con i piedi al caldo, la Svizzera non conta nulla. La priorità è una sola: giù le braghe davanti agli ordini in arrivo da Bruxelles!

Sollecitata da una domanda “ad hoc”, lunedì la ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (KKS) ha dovuto dichiarare davanti al Consiglio nazionale che la data d’entrata in vigore del Diktat disarmista non sarebbe stata il 1° agosto.

Oltretutto, non si capisce che fretta ci sarebbe di applicare la direttiva  UE sulle armi contro la quale, peraltro, è pendente anche un ricorso della Repubblica Ceca. Sarebbe infatti il colmo se gli svizzerotti dovessero mettere in vigore delle regole comunitarie… ancora prima degli Stati membri.

Ma purtroppo, con i calatori di braghe compulsivi che ci ritroviamo a Berna, al peggio non c’è limite.

Due misere settimane!

La liblab KKS ha dunque annunciato che la data di entrata in vigore del Diktat UE non sarà il 1° agosto, ma figuriamoci! Sarà invece “un’altra”. Quale altra? Forse il gennaio 2020, o magari anche dopo, dal momento che non c’è alcuna fretta di mettersi a 90 gradi? Macché!

Il mistero (?) è stato svelato qualche giorno dopo. La direttiva entrerà in vigore… il 15 agosto!

Resisi conto che la data del Primo d’agosto rischiava – giustamente! – di provocare un putiferio, i bernesi hanno rinviato della miseria di due settimane! Perché ubbidire a Bruxelles è imperativo!

Anche da simili vicende ci si rende conto che, con questa partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed i suoi politicanti, siamo messi davvero male. E intanto, non contenti di calare le braghe, paghiamo pure le marchette da 1.3 miliardi all’UE “per oliare”.

Lorenzo Quadri

 

Dogane: i vicini a sud all’ assalto delle nostre festività

Da Oltreramina parte la protesta: “gli svizzerotti limitano la libera circolazione”

Ancora una volta, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. A Como adesso si lamentano delle festività svizzere e del divieto di transito notturno per mezzi pesanti. Questo perché le chiusure delle dogane commerciali ed il dosaggio dei camion causerebbero disagi al di là della ramina. E, tanto per cambiare, oltreconfine recitano il solito mantra dell’ “ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle merci” per sostanziare il nuovo piagnisteo.

Oh la Peppa!

E come la mettiamo con…?

A parte che la libera circolazione e le frontiere spalancate non sono un dogma, e neppure un precetto divino, bensì un errore della storia che va corretto in tempi brevi.

  • Punto primo: le chiusure delle dogane elvetiche durante le nostre festività sono concordate con l’UE;
  • Punto secondo: le festività svizzere ci sono sempre state! Mica le abbiamo inventate oggi…
  • Punto terzo: e come la mettiamo con le festività e soprattutto con gli scioperidel Belpaese, che generano il caos al di qua della ramina? E con i continui ritardi al nostro traffico ferroviario a causa delle disfunzioni nella Penisola? Però i vicini a sud hanno ancora la tolla di venire a disintegrare i santissimi… per le festività elvetiche? Ormai siamo ai livelli della nota parabola della pagliuzza nell’occhio altrui e della trave del proprio. Però, da questa parte del confine, nessuno  che replichi agli italici contestatori con il meritato “vaffa”.

TIR UE all’assalto

Questo nuovo attacco alle nostre limitazioni al traffico pesante è un segnale chiaro. Il divieto di transito notturno dei TIR in Svizzera è sotto pressione internazionale. Di conseguenza, con lo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, fine delle misure accompagnatorie, direttiva UE sulla cittadinanza,…)  i balivi di Bruxelles lo faranno saltare. Allo stesso modo con cui faranno saltare il divieto di transito per i bisonti da 60 tonnellate. E la partitocrazia PLR-PPD-P$$, come pure i camerieri dell’UE in Consiglio federale, bramano di sottoscrivere l’accordo coloniale.

Quindi: l’ammucchiata ro$$overde, che smania per l’accordo quadro perché “bisogna aprirsi all’UE”, smania anche per l’abolizione del divieto di traffico notturno e per l’invasione della Svizzera da parte di TIR europei da 60 tonnellate. Poiché esse ne sono la diretta conseguenza. Altro che protezione dell’ambiente!

La proposta della Lega

E’ evidente che, al di là della ramina, possono strillare quanto vogliono: le nostre “limitazioni alla libera circolazione delle merci e delle persone” (per usare il fraseggio dei vicini a sud) ce le teniamo ben strette. Giù le zampe!

Non solo: la Lega, per scoraggiare l’utilizzo della Svizzera – ed in primis del Ticino – come corridoio di transito parassitario a basso costo per mezzi pesanti UE, proporrà un aumento massiccio della tassa sul traffico pesante (TTPCP) per i camion stranieri che attraversano il nostro paese. La proposta sarà contenuta nel decalogo per le elezioni federali di ottobre.

Ricordiamo che il compagno ro$$overde Moritz Leuenberger calò le braghe davanti a Bruxelles sull’ammontare della TTPCP. Il risultato: i camion europei hanno invaso il nostro paese. Perché è la via più conveniente per il Nord Europa.

E poi questi spalancatori di frontiere euroturbo hanno ancora il coraggio di spacciarsi per paladini dell’ambiente e di venire a blaterare di “emergenza climatica”, ovviamente con il solo obiettivo di  farsi campagna elettorale?  Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro: l’offensiva dei sondaggi taroccati!

Nella prossima legislatura, a Berna si prenderanno decisioni fondamentali. E quindi…

 

Lavaggio del cervello ai cittadini: ecco come l’establishment politico, economico e mediatico sta tentando di sdoganare l’accordo quadro istituzionale. Ossia quel trattato che, se approvato, costituirà la lapide tombale della nostra sovranità, della nostra indipendenza, dei nostri diritti popolari.

Da settimane è in atto l’offensiva dei sondaggi taroccati, concepiti con lo scopo di far credere al “volgo” che il citato accordo coloniale godrebbe del sostegno della maggioranza.

La scorsa settimana Economiesuisse – organizzazione legata a doppio filo con il PLR, e dove a menare il torrone sono i manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese importa meno di zero – ha pubblicato un’inchiesta, commissionata al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende sarebbe favorevole all’accordo quadro. A giustificazione dell’improbabile risultato, si recita il mantra della “certezza del diritto”. L’unica certezza che comporta in questo campo il trattato coloniale con l’UE sarebbe quella di doversi adeguare ai mutevoli Diktat in arrivo da Bruxelles. Si tratta della ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario. E poco importa se questi ordini impartiti dall’alto saranno o meno compatibili con le nostre leggi, con le nostre tradizioni, financo con la nostra volontà popolare e con la nostra Costituzione. Emblematico il recente caso del Diktat disarmista dell’UE, davanti al quale il solito triciclo PLR-PPD-PSS si è prontamente inginocchiato, riuscendo (ahinoi) a trascinare con sé la maggioranza dei cittadini elvetici; con l’unica lodevolissima eccezione dei ticinesi.

“Certezza del diritto” è semmai la garanzia che ciò che il popolo sovrano vota, venga anche applicato. L’accordo quadro comporta la distruzione totale di questa sicurezza, che sta alla base del modello politico svizzero.

Le domande “giuste”

E’ pertanto manifesto che le domande dei sondaggi farlocchi sull’accordo quadro sono state somministrate in forma quanto meno “suggestiva”. Vale a dire, con l’obiettivo di ottenere il responso, favorevole al trattato, desiderato dal committente dell’indagine demoscopica (ovvero: da colui che la paga, secondo il principio universalmente valido del “chi paga comanda”).

Ciò è plateale a maggior ragione per il sondaggio che pretende che il 60% dei cittadini elvetici sostenga l’accordo quadro. Qualcuno vuole forse farci credere che il 60% degli interpellati avrebbe risposto affermativamente a domande quali: “sei favorevole alla ripresa automatica del diritto UE? Sei favorevole ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia? Sei favorevole all’applicazione, in Svizzera, della direttiva europea sulla cittadinanza? Sei favorevole all’abolizione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione? Sei favorevole all’abbandono delle banche cantonali con garanzia dello Stato?”,eccetera. Suvvia, siamo seri.

La grancassa

Le stesse taroccature, sia d’impostazione che interpretative, sono state evidentemente applicate al sondaggio tra le aziende, per ottenere il responso desiderato dai “padroni del vapore” a scopi propagandistici. Obiettivo: permettere ai vertici nazionali di Economiesuisse di tornare alla carica con la pretesa di svendere la Svizzera in cambio di presunti – ma davvero solo presunti – vantaggi economici a beneficio di pochi privilegiati e a danno di tutti gli altri cittadini.

Inutile dire che sull’esito di queste indagini farlocche la stampa vicina all’establishment ha suonato la grancassa della propaganda di regime.

Nello stesso filone si inserisce, evidentemente, il terzo studio taroccato presentato di recente: quello con cui alcuni professorini neocastellani, che il Ticino l’hanno forse visto in cartolina, pretendono di insegnarci che i frontalieri sarebbero una manna dal cielo.

Il nuovo quadriennio

Con l’avvicinarsi delle elezioni federali e con l’apertura di un nuovo quadriennio in cui, a Berna, si decideranno i destini della Svizzera – nazione libera e sovrana, o colonia di Bruxelles? – la propaganda europeista gira al massimo regime. Sembra di essere tornati indietro di oltre un quarto di secolo, quando la posta in gioco era l’adesione del nostro Paese allo SEE: una sciagura che venne sventata grazie al Ticino ed alla Lega. C’è da sperare che la vicenda dell’accordo quadro si concluderà allo stesso modo. Altrimenti, povera Svizzera!

Lorenzo Quadri

 

Populismo climatico: il cavallo di Troia per spalancare frontiere

L’ultimo sciopero per l’ambiente ha fatto FLOP. Ecco cosa nasconde (?) l’onda verde

 

Lo scorso venerdì 24 maggio si  è tenuto l’ennesimo, e sempre più stracco, sciopero per il clima. Naturalmente enfatizzato dalla radioTV di Stato. La RSI continua a montare la panna sul populismo climatico, con il manifesto intento di fare propaganda alla cricca ro$$overde in vista delle elezioni federali di ottobre, utilizzando all’uopo il canone più caro d’Europa.

A cosa rinunciano?

Sciopero sempre più stracco perché il numero di partecipanti, in tutta la Svizzera, è crollato. Va bene bigiare la scuola per andare in piazza, ma alla lunga tutto stufa. Ci piacerebbe poi sapere quanti dei giovani (e meno giovani) manifestanti rinunciano all’auto (comprese quelle di papà e mammà), alla moto, o a qualsiasi mezzo di trasporto a benzina per il clima; quanti rifiutano le vacanze in aereo per il clima; quanti abbassano la temperatura sotto i 18 °C per il clima; e così via.

Inoltre, se si fosse trattato di scioperi non per l’ambiente – quindi non di propaganda per la gauche-caviar – ma, ad esempio, a sostegno della sovranità nazionale e contro la sudditanza nei confronti della fallita UE, vogliamo proprio vedere se le istituzioni, a partire da quelle scolastiche, avrebbero dimostrato la medesima compiacenza (quando non vera e propria incitazione) nell’autorizzare a parteciparvi. E la sovranità e l’indipendenza della Svizzera sono assai più minacciate del clima. Lì sì che c’è un’emergenza!

Propaganda per la $inistra

Il populismo climatico non serve all’ambiente. Serve a portare voti alla gauche-caviar. A tale scopo è sostenuto dalla casta e dagli intellettualini. Chi vota per il populismo climatico vota per il programma della $inistra verde-anguria. Ossia, vota l’adesione all’UE, vota le frontiere spalancate, vota lo sconcio accordo quadro istituzionale, vota il multikulti, vota l’islamizzazione della Svizzera, vota l’abolizione dell’esercito, vota l’esplosione di tasse e balzelli, vota le naturalizzazioni facili, vota i regali miliardari all’estero, vota l’accoglienza indiscriminata di finti rifugiati con lo smartphone, vota il sabotaggio dei diritti popolari, eccetera eccetera. Questo conglomerato di boiate politikamente korrette non giova all’ecosistema. Al contrario, gli nuoce. L’immigrazione incontrollata e le frontiere spalancate sono deleterie per l’ambiente: vedi i 65mila frontalieri che arrivano tutti i giorni, uno per macchina. Un recente, e “naturalmente” ben slinguazzato studio del WWF, ci racconta che in Svizzera, nei primi quattro mesi dell’anno, avremmo consumato le risorse naturali a disposizione per il 2019. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, cosa di cui dubitiamo assai: la causa non va ricercata nella dissennatezza degli svizzerotti, che mai come ora sono stati attenti all’ambiente. Va ricercata nella sovrappopolazione dovuta all’immigrazione incontrollata: siamo qui in troppi!

Acqua al mulino di…

Votare per il populismo climatico significa portare acqua al mulino di chi non perde occasione per svenderci all’UE e per demolire la nostra autonomia e la nostra identità. A parte che i Verdi (di ogni sfumatura) ed il P$ sono impossibili da distinguere – mai una volta che votino diversamente – tra le perle dei sedicenti ambientalisti alle Camere federali ci vengono in mente queste tre:

  • Opposizione isterica al potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria;
  • Richiesta, da parte di una consigliera nazionale verde, di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera;
  • E, ultima in ordine di tempo, richiesta – sempre da parte di una deputata Verde al Nazionale – di cancellare la Festa nazionale del primo d’agosto per sostituirla con una commemorazione, il 16 marzo, dell’introduzione del voto alle donne. Certo che se la poverina pensa di migliorare la posizione della donna, e la stima di cui godono le donne in politica, con simili boutade idiote, forse non è al suo posto.

Ecco le posizioni politiche che si va a sostenere correndo dietro al populismo climatico, il quale è solo un (facile) cavallo di Troia per sdoganare interessi di tipo ben diverso!  Altro che ambiente!

Domandina facile

Infine, il quesito rimasto sempre senza risposta: come mai gli ambientalisti nostrani non hanno sostenuto, ma hanno invece denigrato ad oltranza, l’iniziativa Ecopop che – proprio in considerazione delle risorse naturali limitate e della necessità di usare razionalmente il territorio – poneva dei limiti rigidi all’immigrazione?

Facile: perché questi ambientalisti sono, come detto a più riprese, dei Verdi-anguria. Verdi fuori, ro$$i dentro. Quindi, le frontiere spalancate e il “devono entrare tutti” vengono prima della protezione dell’ecosistema. Molto prima.

Lorenzo Quadri