Contro l’autodeterminazione sempre le solite fregnacce

E’ ormai oltre un quarto di secolo che la casta va avanti a catastrofismo e fake news

 

L’establishment, o casta che dir si voglia, combatte l’iniziativa “per l’autodeterminazione” con terrorismo economico e ricatti morali. Ovvero, con il suo modus operandi consueto, applicato ormai da oltre un quarto di secolo: vedi la votazione sull’adesione allo SEE del dicembre 1992.

Nell’ambito del terrorismo di regime rientra la fandonia delle centinaia di accordi internazionali che sarebbero in pericolo (?) in caso di approvazione dell’iniziativa. Come ha chiarito uno dei padri dell’ultima revisione della Costituzione, l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum, si tratta di “affermazioni populiste che appartengono al regno della fantasia”. In altre parole: balle solenni.E lo stesso vale per la presunta inaffidabilità della Svizzera in caso di accettazione dell’iniziativa. A seguito della quale, secondo la casta, nessun paese vorrebbe più concludere trattati con Berna.

Punto primo: se la smettiamo di sottoscrivere accordi-capestro con l’UE abbiamo soltanto da guadagnarci. Questi accordi hanno un solo obiettivo: portarci nell’Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta).

Punto secondo: la priorità della Costituzione (e quindi della volontà popolare) sul diritto internazionale era la regola fino al 2012. Prima che il Tribunale federale – con giudici eletti dalla partitocrazia per prendere decisioni politiche – cambiasse le carte in tavola. In questo modo il TF ha messo a segno un vero e proprio golpe contro i diritti popolari, e dunque contro il popolo. Per la massima goduria della casta che da anni attenta ai diritti popolari. Ma forse che prima del 2012 nessuno voleva concludere trattati internazionali con l’inaffidabile Svizzera? Suvvia, siamo seri! La Corte costituzionale tedesca ha deciso nei mesi scorsi che la Costituzione nazionale ha la precedenza sui trattati internazionali. Non risulta ci sia stato un fuggi-fuggi di partner dall’ “inaffidabile” Germania. La realtà è che non esiste al mondo paese che metta sistematicamente gli accordi internazionali davanti alla propria Costituzione, come invece vorrebbe fare il triciclo PLR-PPD-PS.

Punto terzo:qualcuno si dimentica che la stabilità politica e giuridica di cui la piazza economica svizzera ha sempre beneficiato è stata costruita con la democrazia diretta e con in vigore la precedenza del diritto costituzionale sugli accordi internazionali. Questo è il modello che ha determinato il “successo” del paese. Ed è proprio questo  modello che l’establishment vuole rottamare.

Punto quarto:“La salvaguardia della reversibilità di principio delle decisioni dello Stato è una virtù democratica essenziale alla politica ed alla legislazione”.Parole e musica dell’illustre giurista tedesco Michael Klöpfer, già professore di diritto all’università di Berlino. Che di diritto evidentemente ne capisce “un po’ di più” dei politicanti della partitocrazia. Gli accordi internazionali non valgono in eterno. Se il popolo tramite decisione democratica decide che bisogna cambiare rotta, questo deve accadere. La volontà popolare va rispettata: solo così si crea stabilità.

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE. Si sciolgono anche i matrimoni. E non è perché esiste il divorzio che non vengono più celebrate nozze. Invece adesso i partiti cosiddetti storici pretendono di farci credere che i trattati internazionali capestro devono durare in eterno?

Raffica di iniziative?

Inoltre, siamo seri: raccogliere le firme necessarie ad un’iniziativa popolare (100 mila) non è certo cosa di tutti giorni. Prima di arrivare ad una votazione popolare, poi, passano anni. Ed ovviamente le iniziative possono anche essere bocciate (in effetti accade nella maggioranza dei casi). Immaginare un domani l’approvazione di una raffica di iniziative popolari che invaliderebbero centinaia (!) di accordi internazionali, come sostiene l’establishment promotore dell’asservimento della Svizzera all’UE, è una presa in giro. E’ evidente che l’accordo internazionale che ciurla nel manico è uno solo. Quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Ed è proprio questo accordo che la casta sta, ancora una volta, puntellando con i soliti mezzucci: terrorismo di regime, tentativi di lavaggio del cervello, fake news, statistiche farlocche,…

Il ricatto sui diritti umani

Quanto alla storiella dei diritti umani in pericolo. Che la Svizzera verrebbe espulsa dalla Convenzione dei diritti dell’Uomo in caso di Sì all’autodeterminazione, lo dicono i contrari a detta iniziativa. Sempre il solito squallido ricatto morale. Sempre il solito tentativo di delegittimare e denigrare quelli che non intendono inchinarsi a 90 gradi davanti al pensiero unico pro-UE e pro-frontiere spalancate. Dire “nemici dei diritti umani” è infatti analogo a dire “fascisti e razzisti”. Sempre la stessa solfa!

Ed in ogni caso, le prestazioni a tutela dei diritti umani della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) le abbiamo viste con la recente sentenza di condanna di una donna austriaca rea di aver detto, durante un seminario sull’islam, che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto ed una bambina di sei anni “si può definire un caso di pedofilia”. La CEDU ha dunque mostrato chiaramente il proprio volto.  Inginocchiata agli islamisti, si è inventata il reato di blasfemia. Ma solo per l’Islam. Dopo aver deciso, in recenti sentenze, che il sentimento religioso cristiano può essere offeso eccome, ha stabilito che quello dei musulmani, invece, va assolutamente rispettato “in nome della pace religiosa”. Eh già: i musulmani mettono bombe, i cristiani no. Sicché, giù le braghe!

Due pesi e due misure, a vantaggio della religione dei migranti economici e contro i nostri diritti fondamentali tra cui conta, a non averne dubbio, la libertà d’espressione. Ecco come i giudici stranieri della CEDU difendono i diritti umani. Di simili  giudici e di simili sentenze non abbiamo proprio bisogno. Ed in Svizzera i diritti umani sono già tutti presenti nella nostra Costituzione. Del resto, nemmeno l’UE in quanto tale riconosce la giurisdizione della CEDU. Dovremmo continuare a farlo noi?

Lorenzo Quadri

 

Aprono le porte agli islamisti in nome dello Stato laico

Meritata disfatta per l’iniziativa popolare degli ex ministri PLR Marty e Gendotti

Ma guarda un po’: l’iniziativa Ticino Laico, quella che mira a togliere i riferimenti cristiani dalla Costituzione cantonale, si è risolta con un clamoroso flop. Non ha raccolto nemmeno la metà delle 10mila firme che sarebbero state necessarie alla sua riuscita. Da notare che tra i promotori c’erano anche due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone: Lele Gendotti e Dick Marty. Complimenti. Evidentemente sono questi, oggi, i problemi dei radikalchic: cancellare i riferimenti a Dio dalla nostra Costituzione cantonale. A proposito: ma se per questi altolocati signori la Costituzione è diventata così importante, perché non si impegnano affinché venga rispettata? Invece il PLR si agita affinché accordi internazionali del pifferoabbiano la precedenza sulla Costituzione (federale).

Autolesionismo

Sarebbe poi interessante sapere se i promotori dell’iniziativa Ticino Laico sono magari  gli stessi che, quando si tratta del divieto di burqa, blaterano che è un “non problema” e si riempiono la bocca con la “non discriminazione”.

Certo che c’è davvero da restarci di sale (per non dire d’altro). L’islamismo avanza a passi da gigante in Europa, e la Svizzera non fa eccezione. Avanza approfittando del vuoto causato da decenni di distruzionedella nostra identità e delle nostre radici a suon di politiche radikalchic e multikulti. Però i signori di Ticino Laico, inclusi i due ex “ministri” liblab,  se la prendano con le nostre – sempre più flebili – radici cristiane. Quindi: non solo lor$ignori non si oppongono all’islamizzazione, ma si danno da fare per spianarle la strada. In nome del laicismo, spalancano le porte ad una teocrazia, ovvero all’islam. E  l’obiettivo dell’Islam è proprio quello di spazzar via lo Stato laico. In casa nostra. Ma si può essere più autolesionisti di così?

L’Ottocento è finito

Il fatto che l’iniziativa del duo Marty-Gendotti e compagni di merende sia naufragata peggio della Costa Concordia, in ogni caso, è buon segno. Dimostra  che i ticinesi hanno capito quanto siano assurde simili battaglie al giorno d’oggi. L’Ottocento è finito da un pezzo. Quale minaccia allo Stato laico possono costituire oggi nel nostro Cantone i rimasugli del cristianesimo? Ormai perfino il PPD ha rottamato il referente cristiano per sostituirlo con il referente multikulti. E adesso arriva un gruppetto di radikalchic che pretende di farci credere che il pericolo per lo Stato laico non sarebbe l’avanzata islamista (ma quando mai! “Bisogna aprirsi”!) bensì il fatto che la nostra Costituzione citi Dio. Del resto, questi spalancatori di frontiere sono corresponsabili dell’islamizzazione della Svizzera; altro che difesa del laicismo!

Silenzio assordante

E come mai i prodi paladini della “neutralità religiosa” non hanno fatto un cip davanti all’ultima aberrante sentenza dei giudici stranieridella Corte europea dei diritti dell’uomo? Ovvero la condanna inflitta ad una donna austriaca rea di aver detto ad un seminario che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto e la moglie Aisha di 6 anni è “un caso di pedofilia”?  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, questo il nome della signora, è  stata condannata  dalla CEDU perché non si può – sa po’ mia! – offendere il sentimento religioso dei musulmani. E quindi, “in nome della pace religiosa”, si rottama la nostra libertà d’espressione (diritto umano).

Il sentimento religioso dei cristiani, per contro, può essere offeso eccome. Lo ha stabilito di recente la stessa CEDU. Ma i cristiani non mettono le bombe.

Fossero coerenti

Sicché, secondo i giudici stranieri della CEDU, a mettere in pericolo la pace religiosa (?) in Occidente non è l’invasione di musulmani non integrati e non integrabili. Ma quando mai! E’ la nostra – laicissima! – libertà d’espressione!

Come mai i signori di Ticino Laico, quelli che difendono la neutralità religiosa dello Stato, non hanno nulla da dire a proposito di questa delirante sentenza che fa giurisprudenza anche per noi svizzerotti? Fossero coerenti dovrebbero scendere subito in campo a fare campagna per l’iniziativa contro i giudici stranieri.Invece fanno proprio il contrario. Perché sono soldatini della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere. Altro che Stato laico.

Diritti popolari

Infine, visto che questi esponenti dell’establishment da anni tentano di sabotare i diritti popolari, in prima fila  proprio il PLR, dicendo  che è troppo facile servirsene: gli sta proprio bene che abbiano potuto toccare con mano questa “eccessiva facilità”, non riuscendo a raccogliere le firme per la loro iniziativa, e rimediando così una figura marrone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Razzismo: lo scontato njet del Consiglio federale

Ma è evidente che la vicenda non si chiude qui: si attende il voto parlamentare

 

Come ampiamente previsto, il Consiglio federale dice njet alla mozione di chi scrive che chiede di abolire la Commissione federale contro il razzismo. Ovvio: la Commissione in questione è stata creata appositamente per montare la panna ad oltranza sul presunto problema del razzismo. E questo a fini politici: la denigrazione, delegittimazione ed addirittura criminalizzazione come “razzista” di osa opporsi al pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere.

Peccato che il razzismo sia un reato penale ben definito. Per sussistere deve adempiere a precisi requisiti. Non può essere stiracchiato secondo i desideri della casta. Eppure accade proprio questo. L’accusa di razzismo viene ormai utilizzata per denigrare e stigmatizzare posizioni politiche (ad esempio sulla migrazione) che non hanno nulla a che vedere con la discriminazione razziale. Praticamente chiunque non sia allineato al pensiero unico viene additato come “razzista”.

Lavaggio del cervello

Inoltre, poiché non si creano – o non si dovrebbero creare – commissioni federali per ogni quisquilia, è evidente che la sola esistenza di una commissione contro il razzismo serve a far credere (lavaggio del cervello) che in Svizzera esista un problema diffuso di razzismo. Ciò non può essere, per una semplice questione numerica: un paese con il 25% di popolazione straniera, e dove (almeno) la metà degli abitanti ha “passato migratorio” non può essere razzista. Un paese razzista non è preso d’assalto da migranti: si assisterebbe semmai al fenomeno inverso. Il numero assolutamente irrisorio di condanne per discriminazione razziale (articolo 261 bis del codice penale) dimostra che esistono certo dei casi isolati di razzismo; ma in nessun modo un problema diffuso.

E questi stessi numeri confermano che la Commissione federale contro il razzismo non ha alcuna giustificazione reale, ma solo politico-partitica.

Le mezze ammissioni

Vista la sua finalità politico-partitica è ovvio che i camerieri dell’UE in Consiglio federale, fautori dell’immigrazione scriteriata, non si sognano nemmeno lontanamente di smantellare la Commissione contro il razzismo. Trattandosi di uno strumento partitico contro i “sovranisti” e i “populisti”, la casta ne ha bisogno come del pane. Specialmente oggi.

Tuttavia nel suo parere sulla  mozione per l’abolizione della commissione antirazzismo il Consiglio federale si trova costretto ad ammettere che, dato il numero di stranieri presenti in Svizzera, la politica d’integrazione elvetica è “fondamentalmente riuscita”. Ovvero, non c’è un problema di razzismo. Per poi dichiarare goffamente che la Commissione contro il razzismo “agisce in modo proattivo”: cioè esiste a titolo “preventivo”; in altre parole si occupa di un problema che non c’è!

Non un cip arriva dall’esecutivo a proposito del razzismo d’importazione. Ossia quello generato dalle frontiere spalancate, grazie alle quali arrivano in Svizzera migranti che sono razzisti, xenofobi, sessisti, eccetera. E che importano in casa nostra i loro conflitti etnici. Ma questo tema è chiaramente tabù. Parlarne equivarrebbe a portare acqua al mulino degli odiati “populisti” per cui… citus mutus!

Intanto in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione; e non certo perché – come accade invece da noi – si taroccano le percentuali tramite naturalizzazioni facili di persone non integrate. In Giappone esiste una Commissione contro il razzismo? C’è da dubitarne!

Lorenzo Quadri

 

 

 

E’ proprio un accordo del Cassis

Accordo quadro istituzionale uguale fine delle misure accompagnatorie. E non solo…

 

Come volevasi dimostrare! Lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la casta spalancatrice di frontiere, triciclo PLR-PPD- P$ in primis, sbava per firmare, sancirà la FINE delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.

Con una recente sentenza, la Corte di giustizia della fallita UE ha annullato una misura antidumping decisa dall’Austria a tutela del proprio mercato del lavoro. Ecco dunque quello che succederà alle nostre misure accompagnatorie nel caso in cui venisse sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale: azzerate con un colpo di spugna dai GIUDICI STRANIERI!

Cosa ne dicono i $inistrati euroturbo, quelli che si sciacquano la bocca con le “misure d’accompagnamento” però sotto-sotto sono pronti a gettarle nel water perché “aprirsi all’UE”  e “far entrare tutti” per i kompagnuzzi multikulti è molto, ma molto più importante della tutela dei lavoratori svizzeri, di cui di fatto se ne impipano?

Altro che “tribunale arbitrale”!

La storiella del tribunale arbitrale composto da membri UE e svizzeri che dirimerebbe (uella) le vertenze relative all’accordo quadro istituzionale è l’ennesima fregnaccia. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR) da mesi va in giro a raccontare che, nell’accordo quadro, i giudici stranieri non sarebbero un problema. Delle due l’una: o racconta balle di proposito, oppure proprio non ha capito. Non sarebbe nemmeno una novità. Ricordiamo ad esempio che il buon Cassis prima dichiarava ai quattro venti che le norme sulla cittadinanza UE – che se applicate ci impedirebbero di espellere qualsiasi criminale straniero se costui è cittadino comunitario – non facevano parte dell’accordo quadro. Poi ha dovuto riconoscere che ne facevano parte eccome, assicurando però che il Consiglio federale non le avrebbe accettate e avrebbe lavorato per escluderle (la fetecchiata delle “linee rosse”). Certo, come no!

L’epilogo è fin troppo facile da prevedere: svizzerotti chinati a 90 gradi e direttive accettate “per non mettere in pericolo i rapporti con l’UE”!

Sul diritto comunitario…

Tornando ai giudici stranieri. Il famoso tribunale arbitrale potrebbe semmai statuire sull’applicazione del diritto svizzero. Ma sull’interpretazione e l’applicazione diritto UE decide solo la Corte di giustizia dell’Unione europea. E lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe la ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE.

Perché sul diritto comunitario decide solo la Corte di giustizia dell’Unione europea? Perché l’UE non accetta (sic!) giudici stranieri. Ed infatti non aderisce nemmeno alla tanto magnificata Convenzione europea dei diritti dell’uomo, proprio per non sottostare alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Hai capito i balivi dell’UE? Loro non accettano i giudici stranieri. Però li vogliono imporre agli altri. E i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale si abbassano le braghe all’istante.

Le conseguenze

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia vuole ad ogni costo sottoscrivere, ci imporrebbe:

  • Ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE;
  • Giudici stranieri: la corte arbitrale di cui va favoleggiando il buon Cassis è una “cassata” manifesta;
  • Fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: il caso austriaco ne è conferma eclatante;
  • Obbligo di conformarci alla direttiva UE sulla cittadinanza e quindi fine dell’espulsione dei criminali stranieri (ovvero: azzeramento di una votazione popolare);
  • Assicurazioni sociali svizzere, finanziate con i nostri soldi, prese d’assalto da cittadini UE;
  • Obbligo di far entrare i TIR da 60 tonnellate;
  • Fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, poiché non piacciono ai funzionarietti di Bruxelles;
  • Eccetera eccetera.

Il vaso di Pandora

Insomma: non solo un accordo coloniale, ma un vero e proprio vaso di Pandora. La fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Questo vuole la partitocrazia. E noi dovremmo sottoscrivere un simile accordo del Cassis? Ma neanche per sogno!

E il 25 novembre, per chiarire che di giudici stranieri in casa nostra non ne vogliamo, tutti a votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”!

Lorenzo Quadri

Legittima difesa: il Belpaese progredisce, la Svizzera no

Sotto le cupole federali la partitocrazia si schiera dalla parte dei delinquenti

 

Sicché ormai è cosa fatta. Il Belpaese ha deciso di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa, ma anche sul luogo di lavoro: negozio, azienda, stazione di servizio, eccetera.

Il Senato ha approvato la proposta di legge del governo gialloverde con una chiarissima maggioranza: 195 favorevoli, 52 contrari, un astenuto.

La legge prevede che la difesa di chi è aggredito è sempre proporzionale all’offesa se egli “usa un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i bene proprio o altrui”.

I kompagni strillano

I $inistrati, residui del PD, naturalmente strillano al Far West, ma sta di fatto che la nuova norma è realtà. “La difesa è sempre legittima: dalle parole ai fatti”ha dichiarato il ministro dell’Interno Salvini. Mentre il relatore della legge ha commentato: “Lo Stato non sarà più nemico del cittadino. Oggi vincono le vittime. Basta gogna, basta assurde richieste di risarcimento da parte di parenti di qualche delinquente”.

Immobili

Se l’Italia progredisce, la Svizzera, “grazie” della partitocrazia politikamente korretta e buonista-coglionista, resta drammaticamente immobile. Del resto, lo è su tutte le questioni che riguardano la sicurezza del cittadino, a partire dal dilagare dell’estremismo islamico. Non per nulla a Palazzo federale il Dipartimento di riferimento è affidato alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ed alla sua corte dei miracoli di burocrati ro$$i.

La proposta respinta

E in materia di legittima difesa, la Svizzera, grazie al solito triciclo PLR-PPD-P$$, è destinata a rimanere al palo ancora a lungo. In effetti la partitocrazia è riuscita, in tempi recenti, a trombare l’iniziativa parlamentare, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi è aggredito in casa propria (in Italia invece il potenziamento è esteso anche al posto di lavoro).

La proposta prevedeva quella che in gergo da legulei viene chiamata “inversione dell’onere della prova” (uella).

Difendersi da un’aggressione è infatti legittimo (per questo esiste la legittima difesa). Tuttavia, se la difesa è “eccessiva” non è più legittima: si parla in questi casi di eccessodi legittima difesa. Che è punibile. Tuttavia, come recita il Codice penale svizzero all’articolo 16,  “chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”.L’iniziativa parlamentare di cui sopra prevedeva di aggiungere a questa disposizione un nuovo capoverso del tenore seguente: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambia?

Presto detto: nella situazione attuale, chi, aggredito da banditi nella propria casa, è accusato di eccesso di legittima difesa, per discolparsi deve dimostrare che si trovava in uno stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. Con la modifica legislativa proposta, invece, lo stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” verrebbe presunto: si parte dal presupposto che sia sempre presente quando qualcuno viene aggredito da un criminale che ha violato la “sacralità” della sua casa.  Sta quindi semmai al magistrato che vuole accusare chi si è difeso da un delinquente dimostrare che le cose non stavano così.

Reazioni isteriche

La proposta era dunque ragionevole e moderata: molto “svizzera”.

Ciononostante, nella partitocrazia imbesuita dal politikamente korretto ha suscitato reazioni da circo equestre. Ad esempio, deputati ticinesi PLR che prima firmano l’iniziativa e poi votano contro: evidentemente è questo che l’ex partitone intende per “Buongoverno”. E soprattutto, la gauche-caviar che istericamente strillava al Far West. Chi vede il Far West in una proposta del genere, o è in malafede o ha, come si suol dire, il solaio in disordine.

Cosa ci sia dietro a questo isterismo è evidente: la casta vuole cittadini inermi, deboli, incapaci di difendersi. Peggio ancora: mette sotto pressione i cittadini affinché, in caso di aggressione, rinuncino a difendersi, minacciandoli di finire loro sul banco degli imputati. E’ il mondo che gira al contrario ma tuttavia c’è un filo logico: la casta che non vuole la legittima difesa è la stessa che cala le braghe davanti al Diktat UE per disarmare i cittadini onesti.

Il mondo è cambiato

Perché potenziare il diritto alla legittima difesa? Evidentemente perché il mondo è cambiato, in peggio. Il nuovo governo italiano “populista” se ne è accorto. L’establishment della Confederella, evidentemente, no. E sì che è proprio l’élite spalancatrice di frontiere a portare la responsabilità del cambiamento in peggio. A suon di libera circolazione e di immigrazione incontrollata, ci ha riempito di delinquenti stranieri della peggiore specie, a cominciare dalla feroce criminalità dell’Europa dell’Est. Vedi ad esempio il caso di Minusio tornato alla ribalta di recente: nel 2007 un criminale rumeno entrò in casa di una coppia di anziani per rapinarli, infierì su di loro con decine di coltellate, e poi scappò con poche centinaia di franchi di bottino. Da notare che la richiesta di pena avanzata dalla Procura è ridicola: 3 anni carcere. Come sempre, giustizia inflessibile solo con gli automobilisti!

A vantaggio dei criminali

L’establishment ha spalancato le porte a questa feccia. Però vuole impedire ai cittadini onesti di difendersi. E la polizia non è di regola in grado di farlo, dal momento che non può materializzarsi nell’abitazione in cui si sta commettendo una rapina. La vittima si trova da sola davanti a dei banditi dei quali non può conoscere la pericolosità. La partitocrazia buonista-coglionista si aspetta che la persona aggredita rinunci a difendersi, a tutto vantaggio dei criminali. Bravi, avanti così!

I responsabili

Un’ultima considerazione. A causa dell’invecchiamento della popolazione e della frammentazione delle famiglie, sempre più anziani vivono da soli: bersagli facili di rapinatori senza scrupoli. E quando la criminalità peggiore scoprirà che la Svizzera è il paese del Bengodi, non osiamo immaginare cosa succederà. E’ chiaro che il triciclo dovrà assumersi le proprie pesanti responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

In Ticino la cittadinanza svizzera è venduta ai saldi

Costi delle naturalizzazioni: il nostro Cantone è tra quelli più “convenienti”

 

Perché a Soletta il passaporto rosso costa 5000 Fr mentre a Lugano solo 2000?

Il costo di una naturalizzazione  varia da Cantone a Cantone e da Comune a Comune. In base alla nuova legge federale, la somma chiesta al candidato deve coprire le spese, ma non può servire per “fare cassetta”. A dire il vero, più che a fare cassetta – ciò che oltretutto potrebbe far venire “idee malsane” a qualche Comune – il costo potrebbe/dovrebbe semmai avere effetto deterrente. Per  sottolineare che, contrariamente a quanto sognano i $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) il passaporto non è solo un pezzo di carta.

Le cose però non stanno così.

Differenze significative

Le differenze nei costi delle naturalizzazioni sono importanti. Come spesso accade nel nostro sistema federalista, il costo totale è composto da una tariffa federale (uguale per tutti: 100 Fr per uno straniero maggiorenne, 50 per un minorenne, 75 a testa per i coniugi), da una cantonale (che varia da Cantone a Cantone) e da una Comunale (ogni Comune ha la sua). Quindi: non solo ci sono differenze importanti tra Cantoni, ma anche all’interno di uno stesso Cantone.

Un vero ginepraio in cui adesso intende intervenire Mr Prezzi. Era meglio se si occupava d’altro. Ad esempio, dei premi di cassa malati. Difficilmente infatti l’intervento del sorvegliante dei prezzi servirà ad aumentare i costi di naturalizzazione. Semmai servirà a farli scendere.

Ticino buon mercato

La tassa cantonale varia da 450 Fr del Canton Vaud (e ti pareva) ai 1500 di Friburgo. Il Ticino si situa nella fascia medio-bassa, ovvero 640 Fr. A Lugano, una pratica di naturalizzazione ordinaria costa, per la parte comunale, 1300 Fr, mentre una naturalizzazione agevolata 400. In caso ritiro della domanda di naturalizzazione, il richiedente viene comunque chiamato alla cassa: più è avanzata la procedura, più alto è il conto. Chi ritira la domanda dopo il rapporto commissionale, ad esempio, paga 1050 Fr.

A Lugano, tirando le somme, tra tassa federale, cantonale e comunale, diventare svizzeri costa sui 2000 Fr. Sarebbe possibile presentare un conto più salato? La risposta è sì. Basti pensare che a Soletta la fattura globale è di circa 5000 Fr: più del doppio! Anche nel Canton Friburgo il conto è più elevato che in Ticino. Il Cantone preleva una tassa di 1500 Fr; quasi 1000 franchetti in più di quella richiesta alle nostre latitudini.

“Sa pò”

La conclusione è scontata. Far pagare di più per l’ottenimento della cittadinanza svizzera, anche in Ticino, “sa pò”. Questo vale sia per il Cantone  che per i Comuni (ad esempio, Brissago chiede solo 450 Fr). Se a Soletta si pagano 5000 Fr, perché la stessa cifra non potrebbe essere riscossa anche a Lugano o a Bellinzona o in qualsiasi altro Comune ticinese? Le fotocopie solettesi sono forse stampate su carta con filigrana d’oro?

Svendite

Già il passaporto rosso viene (metaforicamente) svenduto tramite naturalizzazioni facili. Ossia naturalizzazioni di persone non integrate: perché “bisogna aprirsi”! E se qualcuno non ci sta, la cricca ro$$overde multikulti insorge e  si mette a starnazzare al razzismo ed al fascismo. Infatti, secondo la gauche-caviar, “il solo fatto che uno straniero abbia presentato domanda di naturalizzazione dimostra che è integrato”; ovvero: basta chiedere e si diventa svizzeri in automatico.

Non basta svendere il passaporto in senso metaforico. Adesso “scopriamo” che viene svenduto anche nel senso letterale del termine.

Intanto altrove…

Purtroppo non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che l’intervento di Mr Prezzi non farà che peggiorare la situazione. Dovesse ottenere un qualche risultato, sarà quello di mettere (ulteriormente) ai saldi la cittadinanza svizzera. Sempre meglio!

E intanto che gli svizzerotti vengono accusati di xenofobia e razzismo da organismi internazionali che valgono meno di zero – e questo malgrado abbiamo il 25% di popolazione straniera e la metà “con passato migratorio” (in Ticino gli stranieri sono il 30% e c’è dunque ragione di credere che i cittadini “con passato migratorio” siano, a questo punto, la maggioranza) – in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione. E nessuno fa un cip. Non sappiamo come funzionino le naturalizzazioni nel Paese del Sol Levante. Ma su una cosa siamo pronti a scommettere: “facili” non sono di sicuro!

Lorenzo Quadri

Patto ONU sulla migrazione La lucidità è durata poco

La Commissione di politica estera dice che “bisogna” sottoscrivere l’ennesima ciofeca

Come c’era da aspettarsi, lo sprazzo di lucidità della partitocrazia a proposito del patto ONU sulla migrazione non è durato a lungo!

Il venerdì della scorsa settimana, la commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale, dove siede anche la leghista Roberta “Pardopanty” Pantani, ha detto njet alla firma dell’ennesimo accordo internazionale del piffero. La sottoscrizione dovrebbe tenersi l’11 dicembre a Marrakech.

Il Consiglio federale, che non appena sente le parole “accordo internazionale” corre ad abbassarsi le braghe fin sotto i talloni con riflessi degni dei famosi cani di Pavlov, aveva tentato, per l’ennesima volta, di prendere la gente per i fondelli. La tesi usata questa volta è che si tratterebbe di “un accordo non vincolante”, che non intaccherebbe in nulla la nostra sovranità, e avanti con le favolette.

Non ci crede più nessuno

A simili fregnacce non crede più nemmeno il Gigi Piantoni. Di accordi internazionali non vincolanti non ne esistono. Prima o poi tutti lo diventano. E non solo diventano vincolanti ma poi – vedi il bidone-Schengen – si evolvono. Ovvero, si gonfiano come rane. Andando a coprire sempre nuovi settori. Così accade che, tanto per citare un esempio noto a tutti, con la scusa che si tratta di un “acquis” di Schengen, il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di disarmare i cittadini onesti. Il referendum contro questa ennesima boiata della casta è in corso: firmate tutti!

La conseguenza…

Con il patto ONU sulla migrazione è evidente che accadrà la stessa cosa. E se gli spalancatori di frontiere hanno una voglia matta di firmare, è perché la conseguenza sarà (prima o poi, più prima che poi) l’obbligo, per gli svizzerotti, di accogliere sempre più finti rifugiati. Così il business ro$$o dell’asilo si gonfia, ed i compagni di merende della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga sono felici e beati!

Se firmare o non firmare fosse la stessa cosa, perché i burocrati del Consiglio federale vogliono sottoscrivere? Potrebbero benissimo NON farlo e non cambierebbe nulla. Ma evidentemente le cose non stanno così. Ed infatti, ma guarda un po’, l’Austria ha deciso di non firmare il patto-ciofeca dell’ONU. Il motivo?  Vienna “difende la propria sovranità”. Kompagna Simonetta e doppiopassaporto KrankenCassis asfaltati! La stessa decisione dell’Austria l’hanno presa, ma guarda un po’, la Croazia, l’Ungheria, gli USA. Altri probabilmente seguiranno.

La sorpresa

Come detto, il venerdì della scorsa settimana la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale con comoda maggioranza (15 a 9: chi saranno i 9?) ci aveva sorpresi in positivo, decidendo di raccomandare al CF di nonsottoscrivere il patto ONU. Con un imbarazzante retrofront, il ministro degli esteri PLR si è affrettato a dichiarare che “se non si firma subito non è un problema”. Come già scritto la scorsa domenica, il buon Cassis non ha forse capito che non si tratta di tirarla in lungo. Si tratta di NON firmare. La Svizzera non deve sottoscrivereil patto ONU sulla migrazione. Né tra un mese, né tra un anno, né mai.

Vita breve

Ma, come c’era da temere, l’invero sorprendente sprazzo di lucidità bernese ha avuto vita breve. Di fatto, solo un fine settimana. Ben presto sono ripiombate le tenebre. Lunedì ci hanno pensato i soldatini della casta incadregati nella Commissione di politica estera del Consiglio nazionale a riconfermare il calabraghismo. Questa Commissione ha infatti deciso, per 14 voti contro 10 ed un’astensione, che il patto ONU sulla migrazione va invece firmato. Giù le braghe! Questa è la partitocrazia che conosciamo fin troppo bene!

Commissioni da rottamare

Certo che queste commissioni di politica estera delle Camere federali sono una vera catastrofe: quella degli Stati decide, con il voto determinante del presidente, EuroSenatore Pippo Lombardi (PPD), che bisogna regalare 1.3 miliardi alla fallita UE. Senza alcun obbligo né contropartita. Ma unicamente “per oliare”. Ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara, spiattellando pubblicamente l’inciucio PLR-PPD corre sollecito in soccorso dell’EuroSenatore; e dichiara, dalle colonne del CdT, che gli svizzerotti devono calare le braghe davanti all’UE, sempre e comunque: chi osa sostenere il contrario è un povero pirla. E questo sarebbe il partito che in aprile brama di raddoppiarsi le cadreghe nel governicchio cantonale? Ossignùr!

A breve distanza dalla scellerata decisione della Commissione di politica estera degli Stati a favore della marchetta all’UE, arriva quella del Nazionale che, tranquilla come un tre lire, vota a favore della firma del patto ONU sulla migrazione. Il che equivale a rottamare un altro pezzo della nostra sovranità.

Visto che le elezioni federali si avvicinano, è decisamente ora di fare pulizia in queste commissioni bernesi. Azzerare!

Lorenzo Quadri

 

Giudici stranieri: terrorismo di regime, come nel 1992

La partitocrazia vuole tagliar fuori i cittadini a suon di accordi internazionali

Il 25 novembre, votiamo Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione” per salvare i nostri diritti popolari!

L’agitazione dell’establishment contro l’iniziativa per l’autodeterminazione ha decisamente superato i livelli di guardia. Ma chi combatte l’iniziativa, combatte i diritti popolari. Questo deve essere chiarissimo. La volontà dichiarata della casta è infatti quella di cancellare le votazioni popolari sgradite (vedi il “maledetto voto” del 9 febbraio). E questo a suon di accordi internazionali. Nel mirino dell’establishment c’è proprio il famoso  “modello di successo svizzero”. Quel modello con cui la partitocrazia triciclata, quando fa comodo, si riempie  la bocca. Ebbene questo “successo” è arrivato grazie alla democrazia diretta, grazie ai diritti popolari e grazie al rispetto della volontà dei cittadini.

Agitano fantasmi

Nella loro agitazione, le élite internazionaliste evocano i fantasmi delle centinaia di accordi internazionali che verrebbero disdette (?), dei diritti umani in pericolo (??) e della sicurezza del diritto a ramengo (??). Tre argomenti, tre fetecchiate. E naturalmente sul tema centrale della votazione, ovvero l’autodeterminazione, nemmeno un cip. Imbarazzato ed imbarazzante silenzio. Eh già: malgrado i tentativi di depistaggio, l’oggetto della votazione è: vogliamo o non vogliamo che i nostri diritti popolari abbiano un futuro? Vogliamo o non vogliamo che il popolo rimanga “sovrano”? Oppure preferiamo una dittatura della casta tramite accordi internazionali?

Vogliamo essere l’unico Paese al mondo dove il diritto internazionale ha sistematicamente la precedenza sulla Costituzione, ossia sulla Carta fondamentale dello Stato e sulla volontà popolare? Perché, nel caso qualcuno  non se ne fosse accorto, questi e non altri sono i temi della votazione del 25 novembre. Non a caso l’iniziativa si chiama “per l’autodeterminazione”.

Le fanfaluche

Perché gli argomenti dei contrari all’iniziativa sono storielle?

  • “Centinaia di accordi internazionali verrebbero disdetti”. Quali? Se queste centinaia di accordi esistessero davvero: dov’ è l’elenco? Non c’è. Perché queste centinaia di accordi in pericolo, come ben evidenziato anche dal dottore in diritto Hansheiri Inderkum (PPD!), uno dei “padri” dell’ultima revisione della Costituzione federale, “esistono solo nel regno della fantasia”. L’accordo internazionale che collide con la nostra Costituzione è infatti uno solo: quello sulla devastante libera circolazione delle persone, su cui i cittadini saranno comunque chiamati a votare (iniziativa popolare riuscita).
  • “Diritti umani in pericolo”. Sostenere che dare la precedenza alla Costituzione sui trattati internazionali equivale a mettere in pericolo i diritti umani – non solo in Svizzera – è, come direbbe Fantozzi, “una cagata pazzesca”. I diritti umani sono già contenuti nella Costituzione. Il problema di eventuali conflitti costituzionali con la CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo) può sorgere solo con l’espulsione dei criminali stranieri. Allora il triciclo abbia la decenza di ammettere che vuole far restare in Svizzera tutti i criminali stranieri. E’ poi il caso di ricordare che la stessa UE non aderisce alla CEDU poiché non riconosce la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma solo quella della “sua” Corte di giustizia europea. Ovvero: nemmeno l’UE tollera i giudici stranieri. E dovremmo tollerarli noi?
  • “Certezza del diritto”: solo stabilendo, una volta per tutte, che la Costituzione, e quindi le decisioni popolari, hanno la precedenza sugli accordi internazionali, si crea certezza. Solo chiarendo che le votazioni popolari vengono applicate, si crea certezza. I contrari vogliono invece indebolire sistematicamente i diritti popolari, sottraendo così potere al popolo. Vedendo che le loro decisioni non vengono applicate, i cittadini smetteranno di andare a votare, perché “tanto i politicanti fanno comunque quello che vogliono”. Missione riuscita per la casta!

Come nel 1992

La martellante propaganda di regime ed il lavaggio del cervello cui assistiamo ed assisteremo fino al 25 novembre, ricordano da vicino quelli del 1992 quando si trattava di decidere sull’adesione allo SEE. Il popolo ha rifiutato l’adesione, e nessuno degli scenari apocalittici paventati dall’establishment si è verificato. La storia si ripete.

Votando Sì il 25 novembre metteremo al sicuro la sovranità svizzera dalle mire della casta. Se invece passasse il no, i legulei del Tribunale federale, i professorini delle università, i politicanti del triciclo ed i loro padroni daranno sistematicamente la precedenza al diritto internazionale a scapito della Costituzione e della volontà popolare. E allora, i cittadini finirebbero sotto tutela. E addio democrazia diretta.

Lorenzo Quadri

Casinò di Campione: “nümm a pagum” grazie ai bernesi

Il Consiglio federale si arrampica sui vetri, ma la situazione è ingiustificabile 

Ancora una volta la colpa è di accordi internazionali autolesionisti che i camerieri dell’UE sono corsi a firmare con le braghe abbassate fino alle caviglie

Come volevasi dimostrare il Consiglio federale attinge a piene mani alle casse dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) per regalare milioni agli ex dipendenti del Casinò di Campione residenti in Ticino, parecchi dei quali con permesso B. Costoro non hanno mai versato un franco di contributi alla disoccupazione elvetica.

I camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno infatti ribadito, rispondendo all’interpellanza di chi scrive, che versare le rendite di disoccupazione agli ex dipendenti della casa da gioco dell’enclave è cosa buona, giusta e doverosa. Ma bravi!

I tagli

Forse lor$ignori si sono dimenticati che nel 2012, la Lega era contraria, vennero effettuati tagli drastici alle indennità di disoccupazione dei cittadini svizzeri,raccontando la solita fregnaccia delle “esigenze di risparmio”. (Poi però  i soldi per fare regali miliardari alla fallita UE – perché, EuroSenatore Lombardi (PPD)  dixit, “bisogna oliare”, ed il presidente del PLRT Bixio Caprara applaude entusiasta – si trovano sempre; ma questo è un altro discorso).

Quindi, sui disoccupati svizzeri si risparmia. A quelli di Campione si fanno i regali. Come detto, i disoccupati di Campione non hanno mai versato nelle casse della nostra AD un solo centesimo.

Oltretutto, il Casinò di Campione è (era) una vera e propria cattedrale nel deserto. Non solo per quel che riguarda l’edificio (meglio noto come “ecomostro”). L’organico della casa da gioco è stato gonfiato come una rana dalle autorità dell’enclave (ne avevano facoltà) con motivazioni politiche e nepotistiche: assunzioni di amici, parenti, raccomandati, e chi più ne ha più ne metta. Le pubbliche dichiarazioni al proposito fatte dall’ex sindaco Roberto Salmoiraghi sono illuminanti. E non solo l’organico era gonfiato, ma anche le paghe.

Tutto ciò è avvenuto, come è ovvio che sia (Campione è territorio italico) senza che gli svizzerotti potessero fare un cip.

Chi ci mette una pezza?

Poi, quando il giocattolino (giocattolone) si  è rotto e tutto è andato in palta, chi è stato chiamato a metterci una pezza? Ma gli svizzerotti, ovviamente! Con i soldi dei lavoratori e dei datori di lavoro elvetici.

E che pezza: l’operazione Campione infatti, con tutta probabilità, costerà alle casse della “nostra” disoccupazione una cifra vicina ai 5 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. E intanto Roma – Campione è in Italia, mica in Svizzera! – si defila. Del resto, che bisogno avrebbe di star lì a scaldarsi? Ci sono già gli svizzerotti che pagano…

Ingiustificabile

In tutto questo non c’è alcuna logica. E’ evidente. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale possono girarla e pirlarla come vogliono. Davanti ai lavoratori ed ai datori di lavoro svizzeri, il pagamento delle rendite di disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione non è in alcun modo giustificabile. Regali a chi non ha mai pagato e tagli sulla pelle di chi ha pagato: ma dove siamo?

Accordi del piffero

Ed infatti, la spiegazione con cui il Consiglio federale immagina di pararsi le terga  è rovinosa: dobbiamo pagare perché questo “è previsto all ‘articolo 65 del Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale”. Apperò!  Eccoli qua gli accordi internazionali del piffero! Dei veri e propri capolavori diautolesionismo(Tafazzi al confronto è un dilettante) che i balivi bernesi corrono a sottoscrivere con le braghe calate ad altezza caviglia! Corrono perché, secondo costoro, quando Bruxelles comanda, i tapini elvetici possono solo chinarsi a 90 gradi ed obbedire! Questa è peraltro la visione sdoganata anche dal presidente del PLRT Bixio Caprara.

Un motivo in più

Ecco un motivo in più per far saltare la devastante libera circolazione delle persone che, oltre all’invasione da sud con tutte le conseguenze del caso, ci regala anche “appendici” come la rendita di disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione!

Abbiamo dunque un bell’esempio concreto di cosa sono gli “indispensabili” accordi internazionali. Quelli che, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovrebbero avere la priorità sulla Costituzione e sulla volontà popolare!

Non è finita

Comunque, la vicenda della disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione non finisce qui.Nella prossima sessione delle Camere federali (inizio il 26 novembre) verranno presentati altri atti parlamentari sul tema.

Lorenzo Quadri

 

 

Scusarsi con chi demolisce i diritti popolari?

Una sconosciuta associazione pro-establishment dal pomposo nome “Uniti dal diritto”, peso  specifico uguale a zero, pretende le scuse di  Christoph Blocher. Uhhh, che pagüüüraaaa!

Perché Blocher dovrebbe scusarsi? Per aver dichiarato in un’inserzione a sostegno dell’iniziativa “per l’autodeterminazione” che in Svizzera i politici sarebbero “dispotici e corrotti”.

Sicché i moralisti a senso unico adesso strillano alla lesa maestà per conto terzi.

Costituzione = carta straccia?

Sta di fatto che il triciclo PLR-PPD-P$$ sistematicamente attenta alla democrazia diretta. Ha cancellato la volontà popolare sulla preferenza indigena (“maledetto voto” del 9 febbraio) e sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Adesso combatte l’iniziativa per l’autodeterminazione (tutti a votare Sì il 25 novembre!) a suon di fake news e di denigrazioni all’indirizzo di promotori e sostenitori.

L’establishment vuole trasformare la nostra Costituzione (carta fondamentale dello Stato) in carta straccia: gli accordi internazionali devono avere sempre la precedenza.

Sostenere che accordi internazionali del piffero hanno sistematicamente la priorità sulla Costituzione – e quindi sull’esito delle votazioni popolari – è un vero e proprio golpe conto i cittadini elvetici. Un attentato alla democrazia diretta. Visto che il popolazzo becero “vota sbagliato”, bisogna ridurlo al silenzio. La sua volontà non deve contare più nulla.

Chi combatte l’iniziativa per l’autodeterminazione vuole usare il diritto internazionale come una ruspa, per demolire l’esito di votazioni popolari sgradite alla casta.

Iniziativa per la democrazia

L’iniziativa per l’autodeterminazione è un’iniziativa per la democrazia.

Per combatterla, il triciclo si serve di fake news e di ricatti morali ed economici. Ricatti morali sui diritti umani in pericolo e ricatti economici sulle centinaia di accordi internazionali a rischio. In entrambi i casi si tratta di balle colossali.

E come la mettiamo con lo sconcio accordo quadro istituzionale, per il quale la casta letteralmente smania?

Questo ennesimo accordo-capestro ci imporrebbe la ripresa automatica del diritto UE ed ulteriori giudici stranieri che decidono in casa nostra.

Svenduti ogni giorno

E’ evidente che l’establishment vuole portarci nella fallita Unione europea con la tattica del salame: una fetta alla volta. Altrettanto evidente è che la casta svende la nostra sovranità ogni giorno.

Se questo sia “corruzione e dispotismo”, come sostiene Blocher,  non sapremmo dire. Di certo è tradimento, menzogna e ricatto.

Inoltre: quando si scusano i contrari all’iniziativa per l’autodeterminazione ed i loro soldatini – come l’irrilevante associazione “Uniti dal diritto” – per gli insulti ai promotori ed ai sostenitori dell’iniziativa, diffamati come “nemici dei diritti umani”?

Lorenzo Quadri

 

Svizzera: i giovani musulmani respingono la nostra società

Lo studio delle Università di Zurigo e Friburgo contiene cifre da allarme rosso

 

Nei giorni scorsi è arrivata una nuova ed allarmante dimostrazione dell’incompatibilità dell’Islam con la società occidentale. A dirlo questa volta non è il Mattino “razzista ed islamofobo”. Sono le Università di Zurigo e di Friburgo. Le quali hanno condotto uno studio su oltre 8300 giovani tra i 17 ed i 18 anni residenti in Svizzera.

Dall’indagine è emerso in modo chiaro che i giovani musulmani che vivono nel nostro Paese respingono  la società ed i modi di vita occidentali.

I risultati dello studio sono inquietanti (ma naturalmente la stampa di regime, al servizio della casta spalancatrice di frontiere e multikulti, si è impegnata a darvi il minor risalto possibile): il 43%, quindi quasi la metà, dei giovani musulmani che vive da noi ha una percezione negativa della società occidentale. Quasi il 22% vorrebbe vivere sotto la sharia. Il 21,4% ritiene che in Svizzera ci vorrebbe un leader politico che guidi il paese seguendo i precetti dell’Islam (sic!). Il 26.1% reputa che le donne in Svizzera godano di troppa libertà. Mentre oltre un terzo, ovvero il 33.7%, è convinto che i problemi della società possano essere risolti solamente seguendo l’Islam.

Catastrofe multikulti

Le percentuali sopra sono semplicemente allucinanti. Confermano in tutta evidenza che il multikulti non è solo un fallimento. E’ proprio una catastrofe. Ce n’è più che abbastanza per mandare a casa, subito e dal primo all’ultimo, tutti i politicanti buonisti-coglionisti del triciclo PLR-PPD-P$$: quelli che si riempiono la bocca con le “aperture” e con il ritornello del “non bisogna discriminare”. A partire, ovviamente, dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga.

Verso la sharia

E cosa ne dicono delle cifre di cui sopra i bolliti residui del femminismo ro$$o, che spalancano le porte all’islam? Oltre il 26% dei giovani musulmani residenti in Svizzera (in Svizzera! Non in Pakistan!) ritengono che da noi le donne abbiano troppa libertà. Stiamo parlando dei giovani islamici: quelli che un domani, grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia, avranno il passaporto rosso anche senza essere integrati. Quindi voteranno ed eleggeranno. E potranno anche fondare un partito islamista, con l’obiettivo di introdurre la sharia in Svizzera.

Sharia peraltro già riconosciuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo – ovvero i giudici stranieriche tanto piacciono al triciclo – nella sua recente, demenziale sentenza di condanna nei confronti di una donna austriaca rea di aver detto che il matrimonio tra l’ultrancinquantenne Maometto ed una bambina di 6 anni “può essere considerato un caso di pedofilia”.

Davanti allo sfacelo testimoniato dall’inchieste delle due università di Zurigo e Friburgo,  i soldatini dell’establishment  hanno ancora il coraggio di blaterare di “aperture” e di “integrazione”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

Ma quale “accordo quadro”, questa è una capitolazione!

Giudici stranieri, divieto di espellere i delinquenti UE, invasione di TIR da 60 t,…

Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe i Diktat di Bruxelles su temi fondamentali. Ci imporrebbe anche i giudici stranieri. Infatti l’UE, per quel che riguarda l’applicazione del diritto  comunitario, non riconosce altra giurisdizione se non quella della corte europea di giustizia. La storiella del tribunale arbitrale (composto da giudici svizzeri ed europei) di cui  va cianciando la partitocrazia nell’ennesimo tentativo di prendere i cittadini per i fondelli, è una fanfaluca. Servirebbe solo in caso di disaccordo sull’applicazione del diritto svizzero. Non di quello europeo. Dunque, accordo quadro istituzionale vuol dire giudici stranieri. Già solo per questo motivo una simile aberrazione non può essere sottoscritta.

Misure accompagnatorie

Ma questo è solo l’inizio. Infatti ben presto è arrivato l’assalto degli eurobalivi alle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E’ evidente che qui non può esistere alcun margine di trattativa. I cittadini svizzeri hanno votato la preferenza indigena ed i contingenti. Gli eurofalliti vogliono cancellare anche le misere misure accompagnatorie, a partire dalla “famosa” regola degli otto giorni.

Le posizioni degli eurofunzionarietti e quelle del popolo elvetico sono dunque diametralmente opposte. Di conseguenza, nessun accordo può essere sottoscritto.

Tattica del salame

Visto che gli eurofalliti avanzano le loro pretese con la tattica del salame, una fetta alla volta, è arrivata  anche l’ingiunzione successiva. Quella sulle norme europee sulla cittadinanza. Bruxelles pretende di farcele recepire. Questo significherebbe che la Svizzera non potrebbe più espellere nessun delinquente straniero, se costui è cittadino comunitario. Anche il Gigi di Viganello ha capito che ciò equivarrebbe all’azzeramento della votazione popolare del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri, e del relativo articolo costituzionale.

Da notare che prima il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha dichiarato che la questione della cittadinanza comunitaria non faceva parte dell’accordo quadro. Poi ha dovuto correggere il tiro: fa parte, eccome che fa parte. Però costituisce “una linea rossa invalicabile”. Ma poiché queste linee rosse invalicabili non esistono, visto che alla fine la calata di braghe arriva puntuale, è evidente che l’accordo quadro cancellerebbe la decisione popolare sull’espulsione dei criminali stranieri.

“Non è importante”?

Il colmo è che il liblab KrankenCassis, in una delle sue numerose apparizioni in Ticino a scopo di galoppinaggio partitico (sempre meglio che lavorare) ha dichiarato pubblicamente che la questione della direttiva UE sulla cittadinanza “non è importante”.

Hai capito l’ex partitone del sedicente “Buongoverno”? Annullare l’esito di una votazione popolare, e quindi manomettere la Costituzione federale, per chinarsi a 90° davanti a Bruxelles, è una questione priva d’ importanza. Ecco la considerazione in cui i liblab tengono la volontà dei cittadini ed i diritti popolari. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali.

Invasione di camion

Non è finita: Bruxelles pretende – sempre con la tattica del salame – di farci digerire anche l’immigrazione nello Stato sociale. I cittadini UE devono risultare ancora più facilitati di adesso nell’attaccarsi alle mammelle della socialità elvetica. Quindi: svizzerotti mucche da mungere di tutta l’Europa.

L’elenco continua. Con l’accordo quadro istituzionale, Bruxelles ci imporrebbe il transito parassitario dei TIR UE di 60 tonnellate, ipotesi a cui i cittadini si sono sempre opposti. Come se l’invasione di frontalieri (rigorosamente uno per macchina) causata dalla libera circolazione delle persone non avesse già conseguenze viarie ed ambientali abbastanza deleterie.

Silenzio assordante

Con l’accordo quadro,  il Ticino verrebbe dunque invaso da bisonti UE. Ma qualcuno ha forse sentito gli ecologisti fare un cip al proposito? Non sia mai! Gli ambientalisti nostrani – che sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i dentro – blaterano fregnacce contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, strillando la fanfaluca dei “diritti umani in pericolo”. Però dell’invasione di TIR da 60 tonnellate che lo sconcio accordo quadro provocherebbe, non si preoccupano per nulla: “Bisogna aprirsi”!

Anche sulle Banche cantonali con la garanzia dello Stato gli eurofalliti hanno da ridire. Siamo a livelli da barzelletta: BancaStato è un attore fondamentale nell’economia ticinese. E adesso un pugno di funzionarietti europei non eletti da nessuno pretende di venirci a dire che la dobbiamo cancellare?

Una capitolazione

Queste sono solo alcune delle conseguenze oggi conosciute cui andremmo incontro firmando lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace ai consiglieri federali PLR KrankenCassis e Leider Ammann. Se il trattato capestro dovesse essere sottoscritto, ne arriveranno ovviamente molte altre.

L’accordo quadro non è un accordo bensì una capitolazione. Una resa senza condizioni agli eurobalivi.

Ecco cosa pretendono di farci digerire la partitocrazia ed il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto.  Nell’interesse di chi? Forse in quello delle multinazionali che delocalizzano e digitalizzano, tagliando migliaia di impieghi in Svizzera per ingrassare oltre ogni decenza le tasche dei loro azionisti. Di certo non nell’interesse dei cittadini. Evitiamo questo sfacelo e mandiamo a casa i politicanti che lo vogliono! Questi politicanti sono la rovina della Svizzera!

Lorenzo Quadri

Quando la casta racconta un sacco di balle populiste

Autodeterminazione: altro che “centinaia di accordi internazionali in pericolo”!

 

La propaganda di regime contro l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”), sui cui voteremo il prossimo 25 novembre, sta raggiungendo preoccupanti picchi di isteria. Le fanfaluche dei politicanti del triciclo, quelli che ogni giorno ci svendonoalla fallita Unione europea – vedi il voto determinante del Senatore Pippo Lombardi nella Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati a favore del regalo di 1.3 miliardi di Fr agli eurofalliti – danno la misura della scarsità dei loro argomenti.

Ricatti morali

Costoro cianciano di centinaia di accordi internazionali in pericolo nel caso in cui l’iniziativa per l’autodeterminazione venisse approvata in votazione popolare. E, per ricattare moralmente gli svizzerotti, invocano pure i diritti umani in pericolo. Il che significa: 1) fingere di non sapere che i diritti umani sono già contenuti tutti nella nostra Costituzione e 2) appioppare ai cittadini favorevoli all’autodeterminazione un marchio d’infamia: quello di spregevoli nemici dei diritti umani.

La partitocrazia si comporta esattamente come i funzionarietti di Bruxelles (con le valige in mano) che vaneggiano di “piccoli Mussolini” in Europa per infamare i leader “sovranisti”. Quelli rei di non farsi schiacciare gli ordini dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker e dai suoi tirapiedi.

E che dire della sortita della giudice svizzera presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, Helen Keller? La leguleia in questione è arrivata al punto di sostenere che sull’iniziativa per l’autodeterminazione non si dovrebbe nemmeno poter votare. L’iniziativa andava dichiarata irricevibile. Hai capito questi galoppini della casta? Vogliono impedire al popolo di decidere!

Il dottore in diritto

A rimettere la chiesa al centro del villaggio ci ha pensato l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum. Costui, dottore in diritto, è tra i padri dell’ultima revisione della Costituzione federale. E il suo giudizio sull’iniziativa per l’autodeterminazione è chiarissimo: “va nella giusta direzione: non tutto il diritto internazionale può avere la preminenza sulla Costituzione. La regolamentazione proposta dall’iniziativa è più chiara dell’attuale situazione giuridica (…) Negli ultimi anni il Tribunale federale ha dato sistematicamente la precedenza al diritto internazionale; deploro profondamente questa evoluzione”. Lapidario pure il parere dell’illustre giurista sulla storiella delle centinaia di accordi internazionali in pericolo in caso di Sì all’iniziativa: “E’ solo un’affermazione populista che rimane nel regno della fantasia”. Sicché, l’establishment  internazionalista sta raccontando una montagna di balle populiste(sic!) contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Ma come: i populisti non erano gli altri? E invece…

Dov’è l’elenco?

E’ evidente che le centinaia di accordi interazionali a rischio non esistono. Se esistessero, i galoppini della partitocrazia ne avrebbero da tempo pubblicato l’elenco dettagliato. La realtà è che di trattati  internazionali a rischio ce n’è uno solo: quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Che infatti è in contraddizione con l’articolo 121 a della Costituzione federale. Ovvero, con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo il 9 febbraio 2014, ma  rottamati dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (quelli che, senza farsi problemi, tra qualche mese torneranno a mettere fuori la faccia per elemosinare i voti necessari a conservare le cadreghe parlamentari). Ma, se la devastante libera circolazione delle persone salta, abbiamo solo da guadagnarci.

L’argomento delle centinaia di accordi internazionali in pericolo è particolarmente sballato. Fosse reale, ciò significherebbe che attualmente sono in vigore centinaia di accordi  internazionali anticostituzionali. E chi li avrebbe conclusi questi trattati anticostituzionali? Ma evidentemente i politicanti del triciclo. Ovvero  gli stessi che adesso starnazzano contro l’autodeterminazione. Ooops! Mai sentito parlare di autogoal? Eccone un bell’esempio!

Prima del 2012…

La realtà è che votare Sì al 25 novembre significherebbe, semplicemente, rimettere le cose a posto. Ovvero tornare alla situazione antecedente al 2012, quando la preminenza del diritto costituzionale svizzero su accordi internazionali del piffero era prassi corrente. Forse che prima del 2012 la Svizzera era considerata un partner inaffidabile (?) con cui nessun Paese voleva concludere accordi (?), come vanno ora cianciando i soldatini del triciclo per combattere l’iniziativa per l’autodeterminazione? Ma va là! Evitiamo di far ridere i polli.

Nessuno al mondo

Del resto, nessun Paese al mondo, nemmeno nell’UE,  concede sistematicamente la preminenza al diritto internazionale, come invece dovrebbero fare gli svizzerotti a dar retta ai legulei del Tribunale federale. In Germania la massima istanza giudiziaria ha deciso proprio il contrario: ossia che la Costituzione nazionale ha la precedenza. E allora, soldatini del triciclo PLR-PPD-P$, cosa state raccontando?

Il 25 novembre, votiamo tutti un Sì convinto all’iniziativa per l’autodeterminazione!Sventiamo il golpe dei camerieri dell’UE contro il popolo!

Lorenzo Quadri

 

 

Contributo di coesione: 1,3 miliardi per “oliare”?

Le repliche dell’Eurosenatore Lombardi confermano che si tratta di una marchetta all’UE

 

Gli articoli pubblicati sul Mattino la scorsa domenica a proposito dello sciagurato voto dell’Eurosenatore Pippo Lombardi devono aver proprio colpito nel segno!

Ricordiamo che il Consigliere agli Stati PPD, con il suo voto determinante di presidente, ha fatto approvare dalla Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) il vergognoso regalo da 1.3 miliardi di franchetti alla fallita Unione europea. L’Eurosenatore ha subito risposto al Mattino maleducato, facendo pubblicare due articoli in due giorni: uno domenica sui portali, l’altro lunedì sul Corriere del Ticino.

Come il vaso di Pandora

Il buon Lombardi ci scuserà, ma le spiegazioni fornite a giustificazione del suo voto (un voto che è paragonabile alla corazzata Potemkin di fantozziana memoria) sono la più classica delle arrampicate sui vetri.  Oltretutto tradiscono la voglia matta, condivisa con il ministro degli esteri (ex) doppio passaporto Ignazio Cassis, PLR,  di concludere uno sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE che è un vero e proprio vaso di Pandora: giudici stranieri, ripresa automatica del diritto comunitario, obbligo di adeguarsi alle direttive sulla cittadinanza dell’Unione europea, fine delle misure accompagnatorie, e chi più ne ha più ne metta.

Vittimismo

Sul Corriere, l’Eurosenatore condisce inoltre le proprie considerazioni con un vittimismo assai fuori luogo. Lombardi non è un povero perseguitato. E’ un esponente di spicco dell’establishment euroturbo. Lombardi taccia addirittura il Mattino di “pensiero unico”: il Consigliere agli Stati PPD, evidentemente, del ridicolo non ha “fifa blu”.

Ricapitolando

Dalla lettura delle considerazioni dell’Eurosenatore si evince che:

–  E’  confermato che il contributo da 1.3 miliardi di Fr è una squallida MARCHETTAall’UE (“serve per oliare”, scrive infatti l’Eurosenatore sul CdT di lunedì), priva di qualsiasi beneficio pratico per la Svizzera e per i suoi cittadini. E dire che i $inistrati, non appena è stata divulgata la notizia della scellerata decisione commissionale, sono corsi a blaterare degli enormi vantaggi che la marchetta miliardaria avrebbe portato agli svizzeri. Il presidente della CPE-S Lombardi ha dunque confermato che questi vantaggi non esistono: gli 1,3 miliardi servono solo ad “ungere”. No comment.

  • Gli 1,3 miliardi servono per “oliare”, ma si tratta di olio versato inutilmente. Il copione è già scritto. I funzionarietti di Bruxelles (con già le valigie in mano) incasseranno il lauto regalo e poi continueranno a pretendere di comandare in casa nostra, di imporci i loro giudici e le loro leggi, ed a discriminarci in tutti i modi. Perché è così che va sempre a finire. L’ha capito anche il Gigi di Viganello.

– Nella commissione della politica estera del Consiglio degli Stati, 6 senatori hanno votato (semplificando) per il blocco del contributo di coesione: chi sono questi 6 senatori? Non sono Udc (perché non sono in 6 in commissione), non sono Quadri e non sono il Mattino.
– La commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha deciso a maggioranza per lo “stop” alla marchetta miliardaria: da chi è composta questa maggioranza? (Vedi punto precedente) Tutti scriteriati questi senatori?.
– Spiace molto che al Consiglio degli Stati, che è la Camera dei Cantoni, i deputati ticinesi, invece di portare le posizioni appunto dei ticinesi, votino sistematicamente secondo gli ordini di marcia delle lobby euroturbo: vedi rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, vedi calata di braghe sul diktat disarmista dell’UE, eccetera eccetera (non indaghiamo sul perché questo accada).
– Se vogliamo rimanere in ambito mediatico, non c’è chi non veda che il “pensiero unico” non è certo quello antieuropeista del Mattino, bensì quello pro-UE, propinato con dovizia di mezzi e modalità da lavaggio del cervello dalla stampa di regime  (a cominciare dall’emittente di sedicente servizio pubblico); dire che la lotta è ad armi impari è ancora un eufemismo.
– La foga – il Mattino maleducato direbbe: “coda di paglia” – di Lombardi nel replicare al vituperato domenicale, unita agli accenni alle “carriere politiche” confermano che Lombardi in autunno intende sollecitare un nuovo mandato per Berna. Non che sussistessero grandi dubbi nel merito. Si vuole eguagliare il record di Werner Carobbio (24 anni in Consiglio nazionale)?

Lorenzo Quadri

 

L’accordo quadro è “vicino”? Il tasto reset è lontanissimo

Disastro KrankenCassis (PLR): si esalta all’idea di sottoscrivere il trattato coloniale

 

“L’accordo quadro con l’UE è vicino”. Questo è diventato il ritornello del ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis. Lo ha ripetuto anche nei giorni scorsi. Quanto sia effettivamente “vicino” questo scandaloso accordo-capestro non ci è dato sapere. Ad esempio, la firma del nuovo trattato sulla fiscalità dei frontalieri sarebbe “imminente” da quattro anni. Ma è chiaro anche al Gigi di Viganello che non arriverà mai.

Una cosa invece è certa:  se l’accordo quadro è vicino, il “tasto reset” è ormai lontanissimo. Del tutto dimenticato. “Passata la festa, gabbato lo santo” come si dice dalle parti (italiche) del ministro degli esteri. Le posizioni di KrankenCassis non si distinguono in nulla da quelle del suo predecessore Didier “Dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr, precipitato nell’oblìo in tempo di record.

Vaso di Pandora

Ripetiamo ancora una volta (repetita iuvant). Accordo quadro significa: ripresa automatica del diritto UE, giudici stranieri, fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione, adozione della direttiva UE sulla cittadinanza (quindi: nessuna espulsione di criminali stranieri se sono cittadini comunitari), rottamazione delle Banche cantonali perché agli eurofunzionarietti non piace la garanzia dello Stato, invasione di Tir da 60 tonnellate (ciononostante i kompagni verde-anguria, verdi fuori ma ro$$i dentro, sbavano per l’accordo coloniale) e chissà cos’altro salterà ancora fuori da quello che è un vero e proprio vaso di Pandora. Del resto, non sembra  tanto in chiaro nemmeno il ministro degli Esteri. Prima diceva che la direttiva sulla cittadinanza non c’entra con un tubo con l’accordo quadro. Poi, davanti al Consiglio nazionale, ha invece dichiarato che ne fa parte, ma per il Consiglio federale costituisce una “linea rossa invalicabile”. Ma è evidente anche ai paracarri che non esiste nessuna linea rossa invalicabile, poiché non c’è un solo punto su cui i camerieri bernesi dell’UE non siano pronti a calare le braghe ad altezza caviglia.

Marchetta da 1.3 miliardi

Proprio la firma di questo trattato coloniale, nel senso che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, è l’obiettivo del ministro degli esteri PLR e di chi lo telecomanda, ovvero la casta spalancatrice di frontiere.

Hai capito la partitocrazia? Tra tre settimane si vota sull’iniziativa per l’autodeterminazione (tutti a votare Sì!), in seguito sarà il turno dell’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. Però l’establishment, dimostrando di fregarsene dei diritti popolari, brama di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Per raggiungere questo obiettivo è perfino disposto a  regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea; senza uno straccio di obbligo né di contropartita. Questo perché, come ha ben spiegato l’Eurosenatore Pippo Lombardi, “bisogna oliare”.Che livello! Eccoli qua, i grandi statisti di palazzo federale! Fanno marchette da 1.3 miliardi con i nostri soldi!

Il 25 novembre…

Per difenderci dalla casta euroturbo, che ci sta portando nella fallita Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta) il prossimo 25 novembre dobbiamo votare un Sì convinto all’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Potere al popolo tramite priorità della nostra Costituzione sul diritto internazionale!  Altro che accordi quadro ed altri trattati internazionali del piffero conclusi dalla casta per tagliar fuori i diritti popolari!

Tanto più che, come ha giustamente rilevato sul Corriere del Ticino anche il finanziere Tito Tettamanti, schieratosi dalla parte dell’iniziativa per l’autodeterminazione, i paesi che sottoscrivono accordi internazionali a iosa sono tanti; ma gli svizzerotti sono poi gli unici a rispettarli pedissequamente anche contro i loro interessi.

E’ comunque evidente che, se lo sconcio accordo quadro dovesse venire sottoscritto ed approvato dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, sarà referendum. Sicché, il trattato coloniale tanto “vicino” non può essere!

Lorenzo Quadri

 

 

I giudici stranieri della CEDU dalla parte degli islamisti

E secondo la partitocrazia, questi legulei sarebbero indispensabili alla Svizzera?

 

Vergognoso: gli azzeccagarbugli di Strasburgo rottamano la libertà d’espressione e si inventano il reato di blasfemia, ma solo per l’islam. Il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa contro i giudici stranieri!

Eccoli qui, gli illuminati giudici stranieridella CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo)! Quelli di cui –  stando alla partitocrazia PLR-PPD-P$$, alla stampa di regime, agli intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante – noi beceri svizzerotti non potremmo fare a meno! In caso contrario, blatera la casta, i diritti umani in Svizzera sarebbero in pericolo! Perché si sa che il popolazzo elvetico è composto tendenzialmente da nazifascisti! Se non arriva l’establishment internazionalista a metterli sotto tutela, chissà cosa combinano!

I giudici stranieri della CEDU nei giorni scorsi ci hanno fatto vedere di che pasta sono fatti.

In una sentenza – chiamiamola piuttosto: una fatwa – sono infatti riusciti a riconoscere il reato di blasfemia, ma naturalmente solo nei confronti dell’islam.

Il caso austriaco

Nel 2009 una donna austriaca, Elisabeth Sabaditsch-Wolff , in un seminario sui “Rudimenti dell’islam” ha osato affrontare lo spinoso tema del matrimonio di Maometto con Aisha, una bambina di 6 anni, unione consumata quando la baby sposa di anni ne aveva 9. Al proposito la Sabaditsch-Wolff ha pronunciato la seguente, scandalosa (?) frase: “Come lo chiameremmo, se non un caso di pedofilia?”.

La semplice constatazione ha provocato l’ira funesta degli spalancatori di frontiere multikulti e degli islamisti. La donna è stata condannata nel 2011 dalla giustizia austriaca ad una multa di 480 euro più spese legali. Appellandosi alla libertà d’espressione, la Sabaditsch-Wolff si è rivolta alla CEDU. Nei giorni scorsi tale Corte ha emesso la sua sentenza: la condanna è confermata. La giustificazione? Semplicemente vergognosa. Roba da far rizzare i capelli in testa. Secondo i giudici stranieridella CEDU, nel suo giudizio il tribunale austriaco avrebbe sapientemente equilibrato (?) “il diritto alla libertà d’espressione con il diritto degli altri a veder tutelato il proprio sentimento religioso ed ha servito il legittimo scopo di preservare la pace religiosa in Austria”.

Ecco qua le improponibili pippe mentali con cui i legulei della CEDU si schierano dalla parte degli islamisti. La libertà d’espressione in Occidente va rottamata. Certe verità non possono essere dette. Bisogna censurare per non offendereil sentimento religioso di migranti– spesso e volentieri migranti economici: ovvero, li dobbiamo pure mantenere – in arrivo da “altre culture”. Migranti che non sono né integrati, né integrabili.

Sentenza vergognosa

Da notare che, secondo i giudici stranieridella CEDU, solo gli islamisti hanno il diritto alla protezione del loro sentimento religioso. La stessa Corte ha infatti sentenziato nei mesi scorsi che usare le immagini di Gesù e Maria, anche in pose irriverenti, negli spot pubblicitari è perfettamente legittimo. Hai capito? Sfottere il nostro Dio si può. Dire verità scomode su Maometto no. E’ reato penale. Ma siamo a Strasburgo o siamo in Pakistan?

Questa sentenza dei giudici stranieridella CEDU è talmente vergognosa che già da sola basterebbe per far disdire alla Svizzera la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che ci sottomette alla giurisdizione di simili legulei: atto parlamentare a Berna in arrivo.E questo indipendentemente dalla votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” (tutti a votare Sì!).

Altro che Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU i diritti dell’Uomo – tra cui si iscrive a pieno titolo la libertà d’espressione – li calpesta senza vergogna per fare spazio al multikulti, calando pavidamente le braghe davanti agli islamisti.

L’ennesima capitolazione

La sentenza sul caso austriaco manda un chiaro messaggio di capitolazione agli invasori musulmani: l’Occidente, ormai imbesuito senza rimedio dal multikulti e dal politikamente korretto, è disposto ad applicare a geometria variabile non solo le leggi, ma addirittura i diritti fondamentali. L’importante è non offendere migranti in arrivo da altre culture. Solo questo conta. Invece di stabilire che, se un cittadino musulmano si sente offeso dalla libertà d’espressione caratteristica delle democrazie occidentali vuol dire che in Europa non è al suo posto e quindi deve tornare a casa sua (“camel e barcheta”, come diceva quel tale), i legulei della CEDU si inventano il reato di blasfemia. Ma solo contro l’Islam. Corte “europea”? Europea dove??

Come ha commentato il giornalista e saggista italiano Stefano Magni su La nuova bussola quotidiana, la sentenza della CEDU si può riassumere così: “L’unica cosa che conta è preservare la pace religiosa. Se si insultano i cristiani pazienza, non metteranno bombe. Gli islamici sì. Quindi meglio adottare, solo nei loro confronti, un codice apposito in cui offendere  Maometto è reato”.

Sì il 25 novembre

Ecco, questi signori della CEDU sono i giudici stranieri  di cui, stando al triciclo PLR-PPD-P$$, la Svizzera non potrebbe fare a meno; in caso contrario, ci trasformeremmo in una dittatura nazifascista. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Un motivo in più per votare un Sì convintissimo, il prossimo 25 novembre, all’iniziativa per l’autodeterminazione.

Altro che diritti dell’Uomo. I giudici stranieri difendono gli islamisti CONTRO i nostri diritti fondamentali. Il prossimo passo della CEDU quale sarà, l’introduzione della Sharia?

La stampa di regime tace

E chissà come mai, dalle nostre parti, la stampa di regime (quella autocertificata “indipendente”) non ha fatto un cip a proposito dell’ultima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei giudici stranieridi Strasburgo? Elementare, Watson: il 25 novembre si avvicina. Le schede di votazione sono già giunte nelle case. Mica vorremmo fornire elementi a sostegno dell’aborrita iniziativa per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri), vero? Sicché, citus mutus!

Lorenzo Quadri

 

Frontalieri in diminuzione?

“Casualmente” la statistica esce in vista della votazione sull’autodeterminazione

Quando si dice: “i casi della vita”! Non facciamoci prendere per il lato B!

Quando si dice la propaganda di regime! Secondo l’Ufficio federale di statistica (cifre taroccate come la SECO?) il numero dei frontalieri in Ticino sarebbe leggermente diminuito. E subito la stampa di regime, fautrice della devastante libera circolazione delle persone, corre a dedicare al presunto “sgub” (scoop) – sempre che non si tratti dell’ennesima fake news – titoloni ed approfondimenti. La finalità è evidente ed è sempre la solita. Fare il lavaggio del cervello a sostegno degli accordi con l’UE. Per la serie: vedete che non sono poi così nefasti come i beceri populisti e razzisti vogliono farvi credere? “Sono solo percezioni”! Tout va bien, Madame la Marquise!

Quadruplicati pochi anni

In effetti, viene proprio da ridere. Si monta la panna, fino a farla diventare burro Floralp, su nemmeno 2000 frontalieri in meno nel settore terziario. Naturalmente (ah, i vuoti di memoria!) ci si dimentica di dire che, grazie alle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PS, il numero di frontalieri nel terziario è quadruplicato nel giro di pochi anni: da 10 mila a 40mila.E per 2000 in meno – che con tutta probabilità verranno presto recuperati – su 40mila, si viene a cianciare di svolte epocali? Ma va là!

Intanto, diminuzione o no dei frontalieri, le cifre dell’assistenza restano da record, e la spesa generata diventa sempre più insostenibile. Evidentemente la soluzione non può essere quella di spalmare diversamente la fattura tra i Comuni. Occorre invece che la spesa si riduca. E per ottenere questo risultato ci sono due cose da fare: 1) applicare la preferenza indigena votata dal popolo 2) togliere i sussidi ai permessi B.

Naturalmente la stampa di regime si guarda bene dal dire che se i frontalieri sono un attimino diminuiti non è perché al loro posto lavorano ticinesi, ma che dietro ci potrebbero essere ben altri motivi: ad esempio la saturazione del mercato del lavoro, la diminuzione degli impieghi, o la trasformazione dei permessi G in permessi B, magari farlocchi (residenza fittizia in Ticino).

Le strane coincidenze

E naturalmente è una pura coincidenza, nevvero, che queste statistiche (taroccate?) vengano divulgate proprio in contemporanea con l’arrivo a domicilio delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,vero? Quando si dice i casi della vita!

Da settimane ormai la casta ed i suoi soldatini in politica vaneggiano di “centinaia di accordi internazionali in pericolo” nel caso in cui gli svizzerotti approvassero l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Di queste “centinaia di accordi” non sono però in grado di citarne nemmeno uno. Bene: uno, che è anche il solo, lo diciamo noi. La libera circolazione, che fa a pugni con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo. Ecco quindi che, con perfetto tempismo, l’Ufficio federale di statistica se ne esce con la storiella (vera o fake news?) della diminuzione – peraltro irrilevante! – del numero dei frontalieri. Come dire che la libera circolazione non genera alcuna invasione, ma quando mai! Sono tutte balle populiste!

E la stampa di regime, altrettanto puntuale, corre a fare da megafono. Avanti con il lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Non si firma né adesso né mai!

Trattato ONU sulla migrazione: che nessuno tenti di fare il furbetto! Vero Cassis?

 

Ma allora è vero che il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) ed i suoi colleghi non ne azzeccano una neanche per sbaglio!

Lor$ignori spalancatori di frontiere del governicchio federale stavano già correndo, con i pantaloni abbassati fino alle caviglie (attenzione che si rischia di inciampare: ed infatti…) a sottoscrivere una nuova “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): il trattato ONU sulla migrazione.

Trattasi dell’ennesimo accordo internazionale del flauto traverso con cui la casta svende la nostra sovranità. Ed in questo caso, ma guarda un po’, in un ambito della massima importanza come quello dell’immigrazione. Perché, come diceva saggiamente qualcuno, un paese che non controlla le proprie frontiere è un paese MORTO.

Firma in dicembre?

Il trattato ONU in questione dovrebbe venire firmato in dicembre alla Conferenza di Marrakech. I camerieri dell’UE in Consiglio federale sono già corsi ad annunciare ai quattro venti che la Svizzera l’avrebbe sottoscritto (e ti pareva!), raccontando – in patria – la solita fanfaluca del “trattato non vincolante” e blablabla. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? Se il trattato non è vincolante, non porta a nessuna conseguenza, è solo un pezzo di carta, eccetera, perché KrankenCassis e compagnia cantante hanno così fretta di correre a sottoscriverlo? Tanto più che vari paesi a noi vicini hanno annunciato che faranno tutt’altro?

Ad esempio, l’Austria ha comunicato che, a tutela della propria sovranità, non firmerà proprio nulla! Idem con patate la Croazia, l’Ungheria e gli USA. Ma come, ministro degli esteri PLR con due passaporti: il trattato non doveva essere “non vincolante”? Poiché non siamo venuti giù con l’ultima piena, sappiamo benissimo che, dopo la firma, gli accordi “non vincolanti” improvvisamente lo diventano e che, ma tu guarda i casi della vita, gli unici ad attenersi pedissequamente agli impegni presi sono gli svizzerotti; mentre tutti gli altri Stati fanno i propri interessi e se ne impipano!

Interviene la Commissione

Lo slancio calabraghista del Consiglio federale è però stato bruscamente interrotto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, dove tra l’altro siede la leghista Roberta Pantani che si è data da fare su questo tema!

La Commissione, a larga maggioranza (15 a 9) ha infatti intimato l’altolà, stabilendo che l’accordo non va firmato. Imbarazz tremend imbarazz del buon Cassis che, bocciato ancora una volta, ha improvvisato un maldestro retrofront dichiarando: “Ehmm… beh, non  è una catastrofe se non si firma subito”.

Ohibò, qualcuno sta forse facendo il furbetto? Caro Ignazio, il trattato in questione non si firma né tra un mese né tra un anno né MAI! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Basta con questi accordi internazionali del cavolo!

Lorenzo Quadri

 

SSR/RSI: Il piano R, ovvero i cittadini presi per il lato B

Sarebbe questa ciofeca il “cambiamento” con cui la casta si è riempita la bocca per mesi?

 

La presa per il lato B prosegue! Il 5 marzo scorso i votanti respinsero la “criminale” iniziativa No Billag. In Ticino i Sì all’iniziativa furono tuttavia il 35% (ben al di sopra della media nazionale), ovvero 50mila persone.

Non sono quantificabili, per contro, i famosi “No critici”. Ovvero coloro che hanno respinto l’iniziativa per “permettere alla RSI di continuare ad esistere (?) e di cambiare” (questo il mantra che si è sentito per mesi).

Quotidiani, portali e compagnia cantante erano infesciati di opinioni a sostegno del “No critico”. Opinioni scritte per lo più da politicanti che si sono sempre lamentati della faziosità e dello sbilanciamento a sinistra dell’emittente di regime. Ma che poi, quando si è trattato di venire al dunque e di appoggiare l’iniziativa, hanno calato le braghe, terrorizzati dall’idea che la TV di Stato si sarebbe vendicata boicottandoli. Ovvero non invitandoli più ad oziosi dibattiti con più partecipanti che spettatori: roba da perderci il sonno di notte! E si sa che, quando c’è di mezzo l’ego…

Invece di mantenere le promesse…

Ci sono tutti i motivi per ritenere che i No critici  fossero più del 15%; parecchi di più. Che, sommati al 35% di Sì all’iniziativa, fanno una robusta (anche se non quantificabile esattamente) maggioranza di ticinesi. Questi ticinesi si aspettano cambiamenti tangibiliin casa RSI. Del resto, nel 2015 la maggioranza dei votanti di questo sfigatissimo Cantone respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (quella che prevede il canone obbligatorio).

Ma al posto di mantenere le promesse, ecco che la SSR se ne esce con la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) del cosiddetto “Piano R” (uella), dove R può stare solo per “Ridicolo”. Esso prevede, per la RSI,  la soppressione di 43 posti di lavoro nei prossimi anni. Evidentemente tramite le normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Visto che i posti di lavoro tra Comano e Besso sono 1200, è chiaro che quello che viene venduto come “un taglio” non è affatto tale. E chissà se il Piano R(idicolo) avrà almeno delle ripercussioni sui pensionati d’oro della RSI che continuano imperterriti a lavorare per la TV di Stato, e non certo a titolo grazioso?

Zero

A parte questa misuricchia di risparmio, del famoso cambiamento strombazzato prima del 5 marzo non si vede assolutamente nulla. Zero. Al contrario: la propaganda di regime pro-pensiero unico (sì all’UE, frontiere spalancate, multikulti, sostegno ai finti rifugiati con lo smartphone che “devono entrare tutti”, eccetera) e sempre contro gli odiati populisti, imperversa alla grande.

Chiaro: quando l’86% dei giornalisti è di centro-sinistra, non ci si può attendere altro. Addirittura, la nuova concessione alla SSR (grazie Doris!)  prevede “più attenzione ai cittadini con un passato migratorio”; come se non ne ricevessero già abbastanza!

Evviva! Siamo costretti a pagare il canone più caro d’Europa per fare una radioTV per stranieri. Ancora una volta, grazie alla casta spalancatrice di frontiere, sono gli svizzeri a doversi adattare ai migranti invece del contrario. Ma questa è la logica della partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto e dallo stolto mantra del “dobbiamo aprirci”.

Manovra diversiva

L’enfasi messa sui 43 posti cancellati è, evidentemente, uno specchietto per le allodole. Alla Pravda di Comano non ci sarà un solo licenziamento. Nemmeno tra le folte schiere di pennivendoli residuati dell’ormai asfaltata $inistra italica, che hanno trovato nelle sovradimensionate redazioni della RSI “ul signur indurmentàa”; sicché ci tettano dentro con collaborazioni di vario ordine e grado, ma tutte profumatamente remunerate con i nostri soldi.

In altre realtà si licenzia alla grande senza che nessuno – in particolare i politicanti – faccia un cip. E men che meno lo fa la RSI.

Unica possibilità

Tutto come previsto, dunque. Coloro che hanno votato “No critico” all’iniziativa No Billag sono stati sontuosamente presi per i fondelli: ecco cosa succede a fidarsi delle promesse dell’emittente di regime.

Per cambiare sul serio c’è una sola possibilità: l’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr. Si spera che l’iniziativa venga lanciata presto, perché ce n’è oltremodo bisogno. Intanto un abbonamento a Netflix costa meno di 12 franchi al mese (meno di 144 Fr all’anno), ed offre una scelta praticamente sterminata di film, serie TV, documentari di alto livello, ed altro ancora. Senza i telegiornali, certo. Ma per informarsi, al giorno d’oggi, non c’è di sicuro bisogno della SSR, della sua faziosità e dei suoi lavaggi del cervello.

Lorenzo Quadri

 

 

Oltreramina paventano il risveglio degli svizzerotti

Libera circolazione: sarebbe bello se questi timori italiani fossero fondati, ma…

Ma guarda un po’: anche al di là della ramina si sono accorti che in Ticino la maggioranza dei lavoratori non è svizzera. I cittadini elvetici sono infatti solo il 49.8% del totale.

Quasi un terzo dei lavoratori attivi in questo sfigatissimo Cantone sono frontalieri. Una cifra che non esiste da nessun’altra parte. Il 10% circa sono dimoranti, ed altrettanti sono domiciliati. A ciò si aggiunge che le statistiche dei lavoratori stranieri – come ovviamente tutte le statistiche che riguardano gli stranieri, ad esempio quelle sulla delinquenza – non considerano i naturalizzati di fresco. E’ chiaro che, come già scritto la scorsa settimana, se si tenesse conto anche di questo dato, la percentuale di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La profezia contenuta nel manifestato elettorale della Lega di una decina di anni fa, quello con il Pellerossa (“gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione – adesso vivono nelle riserve”) si sta realizzando. Se i lavoratori elvetici in Ticino sono ormai diventati una minoranza, vuol dire che (per usare un fraseggio che oggi va di moda tra i politicanti) si è “superata una linea rossa”. E chi ringraziamo per questa situazione? Ringraziamo in coro a cappella la partitocrazia PLR-PPD-P$$. Le cui promesse di non superare le linee rosse non valgono una cicca.

Il sorpasso

Da notare che il sorpasso tra lavoratori stranieri e svizzeri in questo sfigatissimo Cantone è avvenuto già lo scorso anno. Figura infatti nei dati pubblicati dall’Ufficio di statistica per il 2017. Da allora evidentemente la situazione non è certo migliorata, ma bensì peggiorata.

La notizia del sorpasso ha varcato il confine. E’ rimbalzata su TGcom e poi anche sulla Stampa di Torino. Dove è stata accolta con sorpresa: si è parlato esplicitamente di invasione. Hai capito? Sui media italiani parlano di invasione. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

E’ facile immaginare che nel Belpaese – dove l’economia è giustamente protezionista  – mai avrebbero permesso che si giungesse ad una situazione del genere. Avrebbero chiuso le frontiere prima, sbattendosene della libera circolazione.

La scorsa settimana su LaPrealpina il rappresentante della Camera di Commercio di Varese aveva de facto ammesso che il Ticino, grazie alle frontiere spalancate, è diventato la mucca da mungere delle provincie italiane limitrofe.Del resto, un paese così fesso da dar da mangiare agli stranieri mentre affama i “suoi”, non merita altro. Adesso però Oltreconfine serpeggia la preoccupazione. Si teme infatti che gli svizzerotti si sveglino. In particolare, nello Stivale si paventa che, se il 25 novembre passasse l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena decisa dal popolo verrebbe applicata. Ed allora al di là della ramina sarebbero cavoli non dolcificati.

“Attaccheranno”?

Un rappresentante dei frontalieri ha addirittura dichiarato alla stampa tricolore che i ticinesi “attaccheranno” i frontalieri (uella) aggiungendo la consueta fregnaccia autoassolutoria: “senza stranieri in Ticino si ferma tutto”. Per la serie: siamo indispensabili, continuiamo a raccontarcelo tra noi!

Qui è il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio.

  1. Non siamo nel Far West. I Ticinesi non “attaccheranno” nessuno, ma semmai cominceranno finalmente a difendersi dall’invasione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$;
  2. prima della libera circolazione delle persone il Ticino non era il deserto del Gobi. Al contrario, andava molto meglio di adesso. Quindi la storiella della libera circolazione irrinunciabile la andate a raccontare a qualcun altro.

3. Nessuno ha mai detto che in Ticino ci vogliono zero frontalieri. Ci vuole il numero di frontalieri che effettivamente è necessario per colmare eventuali lacune di manodopera residente. Il che significa circa la metà dei frontalieri attuali.

4. il numero di frontalieri attivi nel terziario, dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese, è quadruplicato a seguito della libera circolazione delle persone (da 10mila a 40 mila). E’ evidente che questa situazione – generata sempre dal triciclo PLR-PPD-P$ – è inaccettabile e va corretta.
5. Se nelle province italiane limitrofe un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, e se in queste stesse province la maggioranza dei lavoratori fosse straniera, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera. Quindi che i vicini a sud abbiano almeno il buon senso di non venire a fare i piangina.

E il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”)!

Lorenzo Quadri