La fiera dei sondaggi farlocchi

Accordo quadro: il 60% degli svizzeri a favore? Chi credete di prendere per i fondelli?

 

Ormai senza più alcuna vergogna né decenza, i galoppini della casta spalancatrice di frontiere e serva dell’UE continuano con l’operazione di lavaggio del cervelloa sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché i sondaggi farlocchi si aggiungono al terrorismo ed alle minacce: da manuale, al proposito, il ricatto della scorsa settimana ad opera del CEO di Alpiq Jens Alder. Costui, non contento di aver cancellato 6000 posti di lavoro quando era a capo della Swisscom, e dopo essere stato di fatto costretto dal Consiglio federale a sloggiare, invece di volare basso e schivare i sassi, ancora monta in cattedra a pontificare. E, da boss di Alpiq, ci racconta che, senza lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, resteremmo senza elettricità. Fosse stato ancora direttore della Swisscom, avrebbe detto che rimarremmo senza telefono.

Indagine taroccata

Secondo il sondaggio farloccopubblicato nei giorni scorsi e realizzato dall’istituto gfs.bern – non nuovo a perle di questo tipo – il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale. Certo, come no! Ci crediamo di corsa! Già il fatto che, sempre secondo il sondaggio in questione, gli indecisi siano solo 5%, fa nascere qualche domandina sull’attendibilità dell’indagine.

Ma soprattutto: anche il Gigi di Viganello ha capito che le riposte che si ottengono da un’inchiesta telefonica dipendono dalle domande che vengono formulate.

In altre parole: per ottenere la risposta voluta basta porre la domanda nel modo “giusto”.

Di conseguenza, ci piacerebbe proprio sapere se la gfs.ch ha sottoposto o no agli interpellati i seguenti quesiti:

  • Siete favorevoli alla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE?
  • Siete d’accordo di mantenere con i vostri soldi tutti i cittadini UE che immigreranno in Svizzera senza avere un lavoro?
  • Vi sta bene non poter più espellere i delinquenti stranieri, se questi hanno il passaporto di uno Stato membro dell’Unione europea?
  • Siete d’accordo di cancellare le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone?
  • Siete d’accordo che a decidere le controversie legali tra Svizzera ed UE siano i giudici stranieri della Corte europea di giustizia?
  • Vi va bene che un domani la nostra rete ferroviaria venga liberalizzata a vantaggio delle aziende di trasporto straniere, col risultato di far saltare la sincronizzazione delle coincidenze, il sistema tariffale ed i diritti sindacali dei lavoratori del settore?
  • Vi va bene che venga abolito il divieto di traffico notturno per i mezzi pesanti?
  • Vi va bene aprire la Svizzera al transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate?
  • Vi va bene essere costretti a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles, senza ottenere in cambio alcuna contropartita?
  • Siete d’accordo di sacrificare la nostra indipendenza, la nostra autonomia, i nostri diritti popolari, per fare gli interessi dei manager stranieridelle multinazionali?
  • Secondo voi, essere costretti ad adeguarsi ai Diktat di Bruxelles, azzerando l’esito di votazioni popolari ed articoli costituzionali, significa “certezza del diritto”?
  • Secondo voi, il fatto che la Svizzera verrà sanzionata nell’invero denegata ipotesi in cui dovesse rifiutare di adeguarsi ad un Diktat unilaterale dell’UE, è compatibile con una relazione definita “bilaterale”?
  • Siete d’accordo di abbandonare il sistema delle banche cantonali con garanzia dello Stato?
  • Condividete la teoria secondo cui la Svizzera è piccola è debole e quindi non ha altra scelta che chinarsi a 90 gradi e senza condizioni a qualsiasi pretesa arrivi da Bruxelles?
  • Se i nostri antenati, nei secoli e decenni scorsi, si fossero comportati come il triciclo PLR-PPD-P$$ che vuole l’accordo quadro, oggi la Svizzera esisterebbe ancora?

Le aspettative del committente

Queste sono alcune domande che i soldatini della gfs.bern avrebbero dovuto porre alle persone interpellate per sapere la loro veraopinione sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che i quesiti sottoposti siano invece stati di tenore ben diverso.

Chiaro: se fossero state fatte le domande di cui sopra, col piffero che il risultato dell’indagine sarebbe stata una maggioranza di favorevoli all’accordo quadro. Quindi, il committente del sondaggio non sarebbe stato contento dell’esito dell’operazione, in quanto “non in linea con le aspettative”. Quindi ancora, avrebbe deciso di rivolgersi, per la prossima indagine demoscopica, ad un altro istituto. E allora, addio mandato per la gfs.ch. Il trucco è vecchio, signori!

Lorenzo Quadri

 

Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri

 

 

Decurtare gli aiuti all’estero

Adesso vengono pure a dirci che non possono servire a limitare l’immigrazione clandestina

 

Ah beh, certo che questa ci mancava! Ecco che arriva la solita organizzazione internazionale del piffero (l’OCSE) a sostenere che la Svizzera dovrebbe spendere di più nell’aiuto allo sviluppo. In particolare, dovrebbe impegnarsi a dedicare lo 0,5% del Reddito nazionale lordo (RNL) a tale scopo. Detta soglia, fissata dal Parlamento federale nel 2011, è infatti stata raggiunta tra il 2014 ed il 2016, mentre il bugdet per il periodo 2017 – 2020 è “solo” dello 0.48%. Embè? I tempi cambiano, cari burocrati sovranazionali!  Oggi, come la partitocrazia non si stanca di ripeterci, siamo confrontati con le casse vuote dell’AVS. E allora, è evidente che la priorità è consolidare il Primo pilastro. Di conseguenza, i regali all’estero vanno decurtati, come pure la spesa sull’asilo!

Visto poi che, sotto le cupole federali, il triciclo servo dell’UE ha deciso di versare a Bruxelles la marchetta da 1,3 miliardi di Fr, e visto che il medesimo triciclo vuole pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, il quale ci obbligherà periodicamente a pagare dei “pizzi” miliardari all’Unione europea senza poter emettere un Cip, è evidente che in futuro ci saranno a disposizione sempre meno soldi per gli aiuti allo sviluppo.

E’ lampante infatti che gli 1.3 miliardi che la partitocrazia ha deciso di regalare agli eurobalivi “per oliare” – ottenendo, per tutto ringraziamento, nuove vessazioni e discriminazioni ai danni della Svizzera – andranno tagliati dal budget dei soldi che vengono spediti all’estero!

Insomma: il tetto dello 0,5% di RNL da dedicare ad aiuti all’estero dovrà essere ridotto a vantaggio dell’AVS; ed è evidente che la Lega presenterà a Berna atti parlamentari sul tema.

Oltre ogni limite

Ma i tapini dell’organizzazione internazionale del piffero si permettono di spingersi ancora oltre nella loro critica all’indirizzo della Confederella: costoro esprimono infatti la propria preoccupazione per i programmi, nell’ambito dell’aiuto allo sviluppo, che hanno come obiettivo quello di “limitare la migrazione irregolare”.“Un programma inteso principalmente a prevenire l’immigrazione piuttosto che promuovere lo sviluppo sostenibile del paese partner potrebbe creare un rischio per la reputazione della Svizzera e mettere a repentaglio la sua neutralità”,blatera l’organizzazione sovranazionale.

Scusate ma ci scappa da ridere!

Con quali argomenti il triciclo xenofilo giustifica il profluvio di miliardi che ogni anno viene sottratto alle necessità degli svizzeri in difficoltà per involarsi verso lidi lontani? Racconta che simili spese stratosferiche sono corrette perché “così si limita l’immigrazione clandestina” (che naturalmente i burocrati dell’OCSE definiscono con il pudico eufemismo di “irregolare”)! Adesso però arriva il njet. Versare aiuti mirati a limitare l’invasione di finti rifugiati con lo smartphone non va bene ed inoltre – qui siamo proprio a livelli da barzelletta – metterebbe a repentaglio la neutralità elvetica! Ossignùr!

Chissà come mai…

Punto primo:se non si possono nemmeno finalizzare gli aiuti all’esteri al contenimento dell’immigrazione clandestina, è chiaro che smettiamo di versarli. Non paghiamo più un ghello!

Punto secondo:la teoria della “neutralità in pericolo” fa ridere i polli. C’è da sperare che a Berna nessuno sarà tanto stolto da ripeterla. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il triciclo PLR-PPD-P$$ sbava per firmare, la Svizzera si trasformerebbe in una coloniadella fallita UE; la quale non è per nulla neutrale. Però stranamente nessuna organizzazione internazionale del flauto traverso si sogna di segnalare il pericolo per la neutralità! E men che meno lo fa il triciclo eurolecchino! Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

Giù le braghe un’altra volta!

Piazza finanziaria: il Consiglio nazionale capitola ancora davanti ai balivi dell’OSCE

 

In questi giorni  in Consiglio nazionale si è assistito all’ennesima desolante calata di braghe ai danni della piazza finanziaria svizzera. E soprattutto, si è avuta la conferma che le cosiddette “soft law” (vedi ad esempio il famigerato Patto ONU sulla migrazione, quello che vorrebbe legalizzare l’immigrazione clandestina ed introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale) non sono per nulla soft. Non in Svizzera. Perché i politicanti della Confederella corrono ad adeguarsi, con i calzoni abbassati fin sotto le caviglie.

Questa volta, il tema era il messaggio del Consiglio federale dal titolo “attuazione delle raccomandazioni del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali”. Raccomandazioni. Quindi nemmeno soft law. Però ecco che gli svizzerotti si affrettano ad ottemperare. Perché, come la partitocrazia calabraghista continua a ripetere a mo’ di disco rotto, si tratta di standard internazionali, perdiana! Sicché chi non li applica finisce sulla lista nera.

La stessa indecente trafila la vedremo con patto ONU sulla migrazione. Prima raccomandazione, poi standard internazionale, poi liste nere per chi non si adegua, poi calata di braghe elvetica: integrale, su tutta la linea, e senza condizioni.

Altro che “clima positivo”!

Il citato Forum globale sulla trasparenza è un organo dell’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ovvero, l’ennesimo organo internazionale che non ha uno straccio di legittimazione democratica, eppure pretende di schiacciare gli ordini agli Stati sovrani. Si sostituisce ai parlamenti ed addirittura al popolo. Il bello è che l’OCSE era stata originariamente creata per promuovere un buon clima economico nel vecchio continente. Ma ormai è ridotta ad un’arrogante lobby di paesi con fiscalità elevata, che cercano di massimizzare le proprie entrate fiscali a spese di Stati più “virtuosi”: come appunto la Svizzera. La quale, sistematicamente, capitola.

Nel caso concreto, il tema sono le azioni al portatore, finite nel mirino dell’OCSE. Al proposito, già tre anni fa, sempre mettendosi a 90 gradi davanti alla pressione internazionale, il legislatore elvetico aveva apportato delle modifiche al diritto nazionale. Le aziende rossocrociate si erano dovute adeguare, assumendosene i costi. E le più colpite sono state, ma guarda un po’, le piccole e medie imprese.

Sono trascorsi un paio d’anni, e siamo daccapo. E tra 2-3 anni? Occorrerà di nuovo cambiare?

 L’unica certezza

Come da consolidato copione, la partitocrazia cameriera dell’UE si fa dettare la legge da organismi internazionali antidemocratici. Però poi questa stessa partitocrazia ha il coraggio di autoerotizzarsi cerebralmente (ovvero: di farsi le pippe mentali) con la “certezza del diritto” (uella!), pensando così di impressionare il popolazzo.

Qui di certezza ce n’è una sola:quella del continuo rimescolamento delle carte in tavola ad opera di istanze internazionali. E naturalmente gli svizzerotti subito si chinano a 90 gradi per fare i primi della classe! E questo mentre gli altri Paesi non si sognano di rispettare gli impegni presi con la Svizzera.

Se poi, come bramano PLR e P$$,lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE dovesse entrare in vigore, a telecomandare la Confederella ci penseranno direttamente i balivi di Bruxelles. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

Schengen: “in temp da guera…”

Il lavaggio del cervello a proposito della direttiva disarmista dell’UE è già iniziato

Giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, il Consiglio nazionale si è sollazzato per ore dibattendo sullo studio commissionato dalla Confederella sui presunti vantaggi di Schengen.

Lo studio era stato chiesto al governo nel 2015 tramite postulato del P$$ spalancatore di frontiere. A farlo eseguire sono stati i camerieri dell’UE in Consiglio federale: quelli che hanno sempre difeso Schengen a spada tratta e con dovizia di terrorismo di regime e di fake news. A realizzare lo studio è stata invece la società Ecoplan, già autrice di un “discusso” (leggi: farlocco) rapporto di slinguazzamento degli accordi bilaterali.

Con simili premesse, era chiaro che il risultato sarebbe stato un documento di sostegno incondizionatoa Schengen. Un mucchio di carta, pagato a caro prezzo, la cui credibilità è paragonabile a quella delle statistiche della SECO sulla disoccupazione.

Le strane coincidenze

Ed infatti, ma guarda un po’, gli scenari che vengono presentati nel caso di uscita della Svizzera dagli accordi di Schengen sono apocalittici: si parla di costi stimati, da qui al 2030, di oltre 10 miliardi di fr, di danni per il turismo, per l’economia, per la sicurezza, ed avanti con le fanfaluche!

Per una “strana coincidenza”, la discussione al Nazionale è stata agendata proprio in prossimità della votazione del 19 maggio sul referendum contro l’adozione della direttiva UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Una direttiva che – come sappiamo – la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha deciso di recepire, facendo così strame della nostra autonomia ed indipendenza.

E perché, secondo il triciclo eurolecchino, la Svizzera dovrebbe assolutamente calare le braghe e conformarsi al Diktat disarmista dell’UE? Non certo perché esso serva in qualche modo a raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero la lotta al terrorismo islamico, ma perché quest’ultimo è un acquis di Schengen. Da qui il ridicolo ricatto: se non caliamo le braghe, la Svizzera verrà espulsa da Schengen! Ecco dunque spiegata la necessità di dipingere tale fallimentare accordo come essenziale per il futuro della nazione. E di farlo ora.

I ricattini

Il giochetto è fin troppo chiaro. Chi rifiuta di mettere il Paese a 90 gradi davanti all’ennesima pretesa dell’UE viene accusato di sabotare la permanenza della Svizzera nello spazio Schengen (come se ci fosse anche la remota possibilità che a Bruxelles qualcuno decidesse di espellerla!) e dunque di danneggiare l’economia  e blablabla. Questi ricattini della casta sono sempre uguali e non impressionano più nessuno dai tempi del voto sull’adesione allo SEE!

Sistema sopravvalutato

Eppure in Consiglio nazionale, per preparare il terreno alla votazione sul referendum contro l’accettazione del Diktat disarmista, di ricattini se ne sono sentiti a iosa. Magari è il caso di ricordare alla casta eurolecchina che la Svizzera aderisce allo spazio Schengen solo dal 2005. E non è che prima vivessimo nel Medioevo! Di turisti ce n’erano più di adesso. L’economia non andava peggio. Ed i controlli in dogana non creavano code di centinaia di chilometri.

Quanto al famoso sistema informativo di Schengen: esso viene ampiamente – e di proposito – sopravvalutato. La realtà è che la sua importanza è secondaria  rispetto ad altri sistemi di ricerca, come ad esempio quello dell’Interpol. Anche perché i paesi Schengen non sempre inseriscono i dati, oppure li inseriscono in modo incompleto.

Da quando in qua…

Sicché sotto le cupole bernesi si è assistito addirittura allo spettacolo improponibile di $inistrati internazionalisti multikulti – quelli che vogliono fare entrare tutti, quelli che rifiutano l’espulsione dei delinquenti stranieri, quelli che strillano che “sa po’ mia!” rimandare a casa loro i terroristi islamici – che si sciacquavano la bocca con la sicurezza della Svizzera per merito (?) di Schengen.

Non facciamoci prendere per i fondelli:  da quando in qua spalancando le frontiere aumenta la sicurezza? Inoltre, se davvero Schengen servisse ad impedire l’arrivo nel nostro Paese di delinquenti stranieri, i kompagnuzzi sarebbero i primi a non volerlo!

No al Diktat

Naturalmente la partitocrazia, mentre in Consiglio nazionale sparava fregnacce sulle catastrofiche, deleterie, apocalittiche conseguenze di un’espulsione della Confederella da Schengen (espulsione che mai ci sarà), si guardava bene dal dire un paio di cosette.

Ad esempio, che dal 2005 gli accordi di Schengen si sono “arricchiti” di circa 200 sviluppi, che equivalgono ad altrettante perdite di sovranità; e la sovranità non ha prezzo. Oppure che i l costi di Schengen, invece degli 8 milioni promessi dal governicchio federale prima della votazione del 2005, sono ormai vicini ai 200 milioni annui. Tanto per dire.

Morale della favola: il 19 maggio tutti a votare No al Diktat disarmista dell’UE. Stop lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Antisemitismo d’importazione

Anche in Svizzera cresce l’odio contro gli ebrei. Di pari passo con l’avanzata islamista

Ma naturalmente l’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo tace. Ringraziamo gli spalancatori di frontiere!

Per la serie: “dopo averne mangiate dieci fette…”  Improvvisamente, la Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo (GRA) e la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) si accorgono che in Svizzera tedesca (probabilmente anche nel resto del Paese) l’antisemitismo è in crescita.

Ma va? Il fenomeno non è certo un “unicum” elvetico. Tocca tutta l’Europa occidentale. Sarebbe stato curioso se la Svizzera ne fosse stata immune. In Francia, ad esempio, l’esodo di cittadini di religione ebraica è in corso da tempo. Le sue proporzioni sono allarmanti. “La Francia si svuota per l’antisemitismo” titolava ad esempio Il Foglio alcune settimane fa, segnalando – a titolo di esempio – che la metà degli ebrei di Grenoble se ne è andata nel giro di pochi anni.

Silenzio tombale sulle cause

Però, ma tu guarda i casi della vita, “si” evita accuratamente – ed in particolare: l’inutile e faziosa Commissione contro il razzismo, che va abolita subito, evita accuratamente – di spiegare come maisono in aumento gli attacchi antisemiti in Svizzera. Questo accade non certo perché in Svizzera siano aumentati i neonazisti ed analoghi squinternati personaggi. Costoro sono, e continuano ad essere, due gatti. Un’altra categoria è invece aumentata, ed alla grande: gli immigrati islamisti, spesso e volentieri migranti economici. Troppi di loro sono antisemiti, oltre che razzisti, sessisti, omofobi, eccetera. Del resto, è a seguito dell’immigrazione islamica che la Francia non è più un paese vivibile per gli ebrei. I quali infatti, come detto, se ne vanno in massa.

Chi ringraziamo?

Chi ringraziamo per questo inquietante ritorno di fiamma dell’antisemitismo, fenomeno chiaramente d’importazione? E’ ovvio: quelli che spalancano le frontiere all’immigrazione antisemita. Ovvero, in prima linea, i $inistrati multikulti. Quelli che passano le loro giornate a strillare accuse di razzismo: il solito ricatto morale con cui si tenta di forzare gli svizzerotti a “far entrare tutti”. Come se un paese dove un quarto della popolazione è straniera potesse sul serio venire accusato di razzismo.

Anche l’odio contro Israele fomenta l’antisemitismo. E chi diffonde odio contro Israele? Sempre la gauche-caviar!

Ipocrisia politikamente korretta

Denunciare l’aumento dell’antisemitismo ma tacere sulla sua natura (antisemitismo d’importazione) e sulle sue cause (migranti antisemiti) costituisce l’ennesimo sfoggio di morale a senso unico. La volontà di manipolazione è evidente. Si vuole far credere che siano gli svizzeri ad essere diventati antisemiti (e razzisti). Ed invece questa è una monumentale fake news.

Tirando le somme: chi vuole combattere l’antisemitismo deve combattere anche l’avanzata islamista, la condiscendenza politikamente korretta nei suoi confronti e le frontiere spalancate.

Se l’antisemitismo guadagna posizioni anche nel nostro Paese, la colpa non è di certo di chi vuole chiudere le frontiere. La colpa è di chi le spalanca.

Lorenzo Quadri

 

Ci ricattano con i black out!

Senza vergogna! Accordo con l’UE: pontifica anche uno che ha cancellato 6000 impieghi

Prosegue lo scandaloso terrorismo di regime a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE! Ovvero, quell’accordo coloniale che comporterebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto della fallita UE;
  • i giudici stranieri;
  • l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza (vale a dire: tutti i cittadini UE potranno immigrare in Svizzera ed attaccarsi senza remore alle mammelle del nostro stato sociale, mentre d’altro canto gli svizzerotti non potranno più espellere nessun delinquente straniero, se questo è un cittadino comunitario);
  • la rottamazione delle misure accompagnatorie, alla faccia della protezione dei salari (vero $inistrati?).

A volere questa ennesima mostruosità, che è solo nell’interesse dell’UE e della grande economia, ma che sarà una catastrofe per la Svizzera, sono in prima linea il PLR ed il P$. Rappresentanti ticinesi compresi. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali. Non solo a quello del 7 aprile, ma a tutti.

L’ennesimo alto papavero

Visto che sullo sconcio accordo quadro istituzionale il lavaggio del cervello è in atto da un pezzo, naturalmente accompagnato da dosi industriali di terrorismo di regime (la modalità è sempre la stessa), ecco che a ricattare gli svizzerotti, affinché calino le braghe e si mettano a 90 gradi davanti all’UE, arriva  l’ennesimo alto papavero della casta: nel concreto l’ex CEO di Swisscom Jens Alder, attualmente direttore dell’azienda elettrica Alpiq. Il quale, ovviamente, non trova di meglio che strillare all’approvvigionamento elettrico a rischio se non si firma lo sconcio accordo quadro internazionale. Acciderba, nientemeno!

Terrorismo ridicolo

In altre parole, adesso spunta il buon Alder e addirittura minaccia che, se non si fa quello che vuole lui – e che vogliono i balivi di Bruxelles – ci saranno black out prolungati! Gli svizzerotti resteranno al buio, dovranno tornare ad accendere le candele e le lampade a petrolio! Dovranno  scaldare con la stufa a legna! Jens, di tutto cuore: mavadaviaiciapp!

Qui qualcuno ha davvero passato il limite. Quali saranno le prossime “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che ci toccherà sentire? Che senza l’accordo quadro un gigantesco meteorite si scontrerà con la Terra? Che se non firmiamo lo sconcio trattato coloniale, in Svizzera tornerà la peste bubbonica? Che arriveranno le 10 piaghe bibliche?

Il rottamatore di 6000 impieghi

Simili tentativi terroristici dimostrano che i fautori della capitolazione davanti alla fallita UE ormai hanno esaurito le cartucce.  Per non parlare della credibilità: quella, è già a ramengo da un pezzo.

Di transenna, è il caso di ricordare che il buon Alder, che fu CEO di Swisscom dal 1998 al 2006 – per quale modesta paghetta da dumping?  1,8 milioni di Fr all’anno, come l’attuale direttore generale? –  durante il suo periodo in carica riuscì nella bella impresa di cancellare 6000 posti di lavoro. Hai capito il Jens (che non ha freddo ai piedi)?

Il “working poor” Alder fu costretto a sloggiare quando il Consiglio federale, e nel concreto l’allora ministro di giustizia Christoph Blocher, vietò a Swisscom di acquistare l’irlandese Eircom, sconfessandone così il megalomane CEO.

Ora, ci pare evidente che non gettiamo nel water la sovranità nazionale e la nostra democrazia diretta per correre dietro alle fetecchiate di uno che ha cancellato 6000 posti di lavoro, e che quindi è responsabile di una vera e propria ecatombeoccupazionale. Però costui ha ancora il coraggio di montare in cattedra a calare lezioni! Proprio vero che la tolla di certi soggetti non conosce limiti!

Per colpa di chi?

Una cosa però va sottolineata. Alder ha gioco facile nell’evocare la dipendenza della Svizzera dall’ elettricità prodotta all’estero. Ma qual è una delle principali ragioni di questa dipendenza? L’avventata decisione politica di uscire dal nucleare. Una decisione che la partitocrazia prese nel 2011, in prossimità delle elezioni federali, calando le braghe davanti ai ricatti morali del populismo rossoverde.La catastrofe di Fukushima era recente; naturalmente venne cavalcata, alla grande e senza remore, dalla gauche caviar per i propri scopi di bottega.  Sicché adesso, grazie a questi  kompagni ambientalisti spalancatori di frontiere, noi svizzerotti siamo diventati ancora più ricattabili dai funzionarietti dell’UE. Ricordarsene alle prossime elezioni! Tanto più che questi sono poi gli stessi politicanti che vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale: $inistrati e PLR manina con il “tagliatore di teste” Jens Alder! Ma che meraviglia!

Ed inoltre, memori del precedente appena citato, evitiamo di ricascarci adesso che siamo in periodo di manifestazioni di piazza sul clima. Manifestazioni grondanti ideologia politikamente korrettissima dietro le quali, ma guarda un po’, ci sono tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino; sia in soldoni che in termini di potere. E che se la ridono a bocca larga!

Intanto Hayek…

Va da sé che le improponibili fregnacce del buon Alder sugli svizzerotti al buio senza lo sconcio accordo quadro sono state ampiamente riprese dalla stampa di regime. Due settimane fa, per contro, uno dei più importanti imprenditori della Svizzera, Nicolas Hayek, ha invece dichiarato che NON dobbiamo farci ricattare dall’UE; che il mondo – specie quello globalizzato – è assai più grande della peraltro fallita Unione europea; ed in particolare il mercato mondiale è più grande di quello “comunitario”. Sicché, bisogna smetterla di capitolare sempre e comunque dicendo che “siamo e piccoli e deboli” e pertanto non abbiamo altra scelta (mantra del triciclo PLR-PPD-P$$). E se lo dice Hayek…

Povera Svizzera!

Certo che siamo davvero messi male: “grazie” alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, ormai siamo ridotti al punto di prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm! E povera Confederella! Ma sappiamo chi ringraziare…

Inoltre, chissà come mai, l’inverecondo ricatto pro-Accordo quadro di Alder è stato ampiamente ripreso dalla sempre slinguazzante stampa di regime. Le dichiarazioni di Hayek, invece… silenziate!

E poi qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di “informazione indipendente”? Si vede che il primo aprile è alle porte!

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti sotto attacco

Come avevamo previsto, il Dipartimento Sommaruga già pianifica nuove misure vessatorie

L’avevamo previsto e puntualmente la previsione si è avverata. Adesso che si è accomodata sulla cadrega che fu della Doris uregiatta, ovvero quella di capa del DATEC (Dipartimento dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni) la kompagna Simonetta Sommaruga ha dato nuovo slancio alla criminalizzazione ed alla vessazione degli automobilisti. Del resto gli strapagati funzionari ro$$overdi dell’amministrazione federale non attendevano altro. Come se Via Sicura, medico del traffico, dazi e sopraddazi pompati, tariffe di parcheggio alle stelle, eccetera eccetera, non fossero ancora abbastanza!

La guerra continua

Ed infatti adesso il Consiglio federale pretenderebbe di varare una serie di misure grondanti ideologia ro$$overde politikamente korrettissima. Un piano che costituisce l’ennesimo vergognoso attacco agli automobilisti sempre più equiparati a dei pericolosi delinquenti. Meno parcheggi e più costosi (quando già oggi si pagano a peso d’oro!) benzina più cara, più radar, e avanti con le oscenità.

Obiettivo: da un lato costringere la gente con misure coercitivea prendere i mezzi pubblici. Dall’altro ovviamente – anche se non viene detto; chissà come mai? – fare cassettaa danno dei soliti sfigati automobilisti.

Cavalcano le proteste

E’ lampante che la kompagna Simonetta ed i suoi tirapiedi tentano di cavalcare l’onda delle proteste climatiche studentesche. Queste iniziative sono chiaramente pilotate da chi, nell’ambientalismo catastrofista e talebano, ha interessi economici e politici. Ovvero, tanti signori e signore che se ne servono per farsi gli zebedej di platino. Mentre i kompagni verde-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) bramano di “cogliere l’attimo” per staccare più CADREGHE alle elezioni federali!

Le nuove vessazioni della Simonetta ai danni degli automobilisti vanno respinte al mittente con una pernacchia.

Frontiere spalancate

Punto primo:per molti cittadini, e specialmente in Ticino, la macchina è una necessità imprescindibile per chi lavora. Se si vuole che la gente usi il mezzo pubblico occorre prima di tutto fare in modo che ci sia, e poi renderne l’utilizzo attrattivo. Sicché la kompagna Simonetta cominci a preoccuparsi, ad esempio, delle prestazioni delle FFS in Ticino. I collegamenti ferroviari sull’asse del Gottardo sono scaduti in modo scandaloso. Ma naturalmente  la kompagna ministra al proposito non ha nulla da dire.

Punto secondo: chi, come la kompagna Simonetta, spalanca le frontiere all’invasione di frontalieri e padroncini uno per macchina, non può nemmeno lontanamente sognarsi di prendersela con gli automobilisti svizzeri. Prima facciamo saltare la libera circolazione delle persone e dimezziamo il numero dei frontalieri e quindi delle loro automobili. Poi ne riparliamo.

Stesso discorso per l’immigrazione scriteriata in generale. Visto che siamo qui in troppi, ovvio che poi ci siano troppe automobili, ma anche troppa gente sui mezzi pubblici nelle ore di punta. Ma la soluzione non è certo il road-princing, o il mobility-pricing o le altre boiate-pricing con cui a Berna sognano di costringere la gente a spostarsi al di fuori delle ore di punta (come se uno potesse scegliersi liberamente gli orari scolastici o lavorativi). La soluzione è piantarla di fare entrare tutti. Bisognava sostenere l’iniziativa Ecopop. Ma di questo la kompagna Simonetta ed i suoi burocrati non vogliono nemmeno sentire parlare.

Le boiate-pricing

Stiamo dunque pur certi che, in tempi brevi, il Dipartimento (ormai) Sommaruga, oltre alle cavolate di cui sopra, tenterà di introdurre anche il road pricing.

Va da sé che attendiamo al varco il tandem PLR-PPD (la posizione die $inistrati è tristemente nota) sulle nuove vessazioni che il DATEC targato P$ vorrebbe infliggere agli automobilisti. E nel frattempo non dimentichiamo che il tandem PLR-PPD ha approvato anche il bidone Via Sicura con tutti i suoi abominevoli annessi e connessi.

Lorenzo Quadri

 

Servi dell’UE: è ammucchiata

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$ sostiene all’unanimità lo sconcio accordo quadro

 

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, sostiene al gran completolo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà a tutti gli effetti in un baliaggio dell’UE. Alla faccia della nostra sovranità, della nostra autonomia e dei diritti popolari. La partitocrazia dunque, pur di chinarsi a 90 gradi davanti a Bruxelles, è disposta a rottamare tutti i valori svizzeri.

Voto praticamente unanime

La Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, riunitasi lunedì e martedì, ha infatti detto sì all’osceno trattato coloniale. La calata di braghe integrale è stata decisa per 16 voti a 9. Questo significa che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato a favore praticamente all’unanimità.

Dopo il PLR ed il P$$, anche gli uregiatti sono dunque usciti allo scoperto: pure il PPD vuole trasformare la Svizzera in una colonia di Bruxelles.

Il partito dei manager stranieri

Il PLR già il mese scorso si era affrettato a calare le braghe sullo sconcio accordo quadro. E dire che la base del partito si era espressa contro la ripresa automatica del diritto UE e contro l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Tale direttiva, lo ricordiamo, ci obbligherebbe a mantenere tutti i migranti economici UE e ci impedirebbe di espellere i criminali stranieri, se questi sono cittadini di un qualsiasi Stato membro. In tal modo, oltre al “maledetto voto” del 9 febbraio, verrebbe gettata nel water anche la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma evidentemente gli alti papaveri dell’ex partitone se ne impipano di quel che vuole la base. Il PLR ormai si fa schiacciare gli ordini dai soldatini di Economiesuisse. I quali non difendono certo gli interessi dei cittadini svizzeri. Nemmeno quelli delle piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia elvetica. Difendono gli interessi delle multinazionali e dei loro manager STRANIERI. Ai quali, evidentemente, della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno.

Quindi: PLR = partito dei manager stranieri.                 

Protezione dei salari?

E che dire dei kompagnuzzi? Per anni si sono sciacquati la bocca con le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Hanno pure tentato di farci bere la fregnaccia secondo cui le misure accompagnatorie sarebbero la “conditio sine qua non” per l’accettazione della libera circolazione delle persone da parte dei $inistrati. Come no. Ed infatti il P$ (Partito degli Stranieri), che nel suo programma ha l’adesione all’UE, corre ad accodarsi giulivo ai rottamatori delle misure accompagnatorie. Altro che blaterare di protezione dei salari dei lavoratori svizzeri!

Il PPD, come di consueto, tra uno slalom e l’altro, alla fine si è unito beato agli amichetti dell’establishment.

Intanto l’europarlamento…

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello. Ex partitone, kompagni ed uregiatti non sono tre partiti: costituiscono il partito unico della calata di braghe davanti all’UE.

Il triciclo aveva posto quale condizione imprescindibile per l’accettazione dell’accordo quadro il rispetto delle cosiddette linee rosse. Nel giro di pochi mesi, le linee rosse sono finite nello sciacquone. Solo nei giorni scorsi, l’europarlamento ha asfaltato le misure accompagnatorie, pretendendone la cancellazione. E cosa fa il triciclo PLR-PPD-P$$? Si schiera a favore dell’accodo quadro! Più chiaro di così…

Lorenzo Quadri

 

Altro che “svolta climatica”!

L’accordo quadro istituzionale manderà in palta anche i nostri trasporti pubblici

 

Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il triciclo PLR-PPD-P$$ è al gran completo – qualcuno aveva forse dei dubbi? – nell’appoggiare lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE.

La calata di braghe della partitocrazia, per l’ennesima volta, è collettiva ed incondizionata. Perché non esiste il “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Il “ma” conta meno di zero. Ed il triciclo ha detto Sì.

Solo due partiti

E’ evidente che ormai nel nostro Paese ci sono solo due partiti:quello di chi vuole trasformare la Svizzera in un baliaggio dell’Unione europea, naturalmente in nome dei “bilaterali da salvare”, e quello di chi non ci sta.

Il primo è composto dal triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno. Il secondo da Lega ed Udc.

Svendute anche le ferrovie

Adesso la partitocrazia tenta maldestramente di cavalcare, a scopi elettorali, la protesta sul clima (protesta pilotata da chi se ne serve per farsi gli attributi di platino). Perfino l’ex partitone finge improbabili “svolte verdi”, con grottesche arrampicate sugli specchi. Sia a livello federale che in Ticino. Oltregottardo un quotidiano, con un riuscito gioco di parole, ha titolato: “Freisinn macht Unsinn”, traducibile in: “i liberali fanno sciocchezze”. Questa partitocrazia, che brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro, che – letteralmente terrorizzata dal populismo climatico – si sciacqua la bocca con la “svolta verde”, è la stessa che criminalizza e tartassa gli automobilisti per promuovere il trasporto pubblico; che demonizza la strada e santifica la ferrovia. Ebbene: il triciclo tace omertoso il fatto che, con lo sconcio accordo quadro da esso desiderato, sulle nostre strade prima o poi, più prima che poi, arriveranno i bisonti UE da 60 tonnellate in transito parassitario. Non solo.  Arriverà pure la liberalizzazione delle ferrovie. Questo vuol dire che sui binari costruiti e finanziati dagli svizzerotti potranno imperversare compagnie ferroviarie straniere; senza più essere obbligate, diversamente da ora, a cooperare con vettori svizzeri.

Le compagnie straniere potranno pure praticare il cabotaggio. Potranno, in altre parole,  occuparsi non solo del trasporto internazionale di passeggeri, ma anche coprire tratte interne. Conseguenza: salterà l’attuale sincronizzazione delle coincidenze, salterà il sistema tariffale, e andranno in palta pure i diritti sindacali dei lavoratori del settore.

I balivi ridono

Ma naturalmente per il triciclo va tutto bene. In nome delle “aperture”, la partitocrazia è pronta a mandare a ramengo perfino l’idolatrato trasporto pubblico su rotaia.

Non c’è sacrifico che non possa essere imposto agli svizzerotti per salvare (?) i cosiddetti accordi bilaterali, ormai ridotti ad unilaterali. I funzionarietti di Bruxelles lo sanno benissimo, e continuano a rilanciare. E, va da sé, se la ridono a bocca larga.

Lorenzo Quadri

Automobilisti ancora fregati

Sì del Nazionale alla vignetta elettronica: è il primo passo verso il road pricing

 

Quello che potrebbe sembrare un passo avanti è, in realtà, un regalo avvelenato

Come da copione: quel che era uscito dalla porta, in quanto stoppato dalla maggioranza politica, adesso viene fatto rientrare dalla finestra, con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta).

Mercoledì il Consiglio nazionale, con maggioranza risicata (96 favorevoli, 91 contrari e 6 astenuti), ha approvato una mozione di un deputato uregiatto grigionese, Martin Candinas. La richiesta: gli utenti delle autostrade devono poter scegliere liberamente tra la “vignetta” tradizionale e quella elettronica. Per citare l’area politica del mozionante: “a pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca quasi sempre” (frase attribuita a Giulio Andreotti). E’ infatti assai probabile che la mozione sia stata a suo tempo presentata per compiacere l’ex ministra dei trasporti Leuthard. La Doris non è ormai più in carica, ma poco male: la sua successora, ovvero la kompagna Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga, è altrettanto contenta della mozione. Anzi, con tutta probabilità lo è anche di più.

Le ciofeche-pricing

Questo perché? Perché la vignetta elettronica è il primo passo, il presupposto essenziale, per l’introduzione di ciofechecome il road-princing, il mobility-pricing, ed altre boiate-pricing che hanno tutte lo stesso obiettivo: vessare ulteriormente gli automobilisti. 

Con il road-pricing gli automobilisti dovrebbero pagare per accedere ad alcune aree ed in particolare ai centri urbani. L’ennesima misura ideologica contro gli “automobilisti cattivi”. Costituirebbe una discriminazione, una vistosa limitazione della libertà di movimento e contribuirebbe pesantemente alla desertificazione dei centri cittadini.

Il mobility pricing è una trovata anche più balorda, dal momento che colpisce anche gli utenti del trasporto pubblico. Chi si sposta nelle ore di punta dovrebbe pagare biglietti più cari (come se il comune mortale potesse scegliere liberamente l’orario in cui recarsi al lavoro). Questo per cercare di porre rimedio a treni e bus strapieni in determinati orari. Chiaro che, se si spalancano le porte all’immigrazione incontrollata, il risultato è quel che vediamo: siamo qui in troppi. Ma ovviamente la partitocrazia spalancatrice di frontiere non si sogna, ma neppure lontanamente, di limitare l’immigrazione. Sennò poi i suoi padroni dell’UE si inalberano. Quindi fa entrare tutti. Poi, dopo aver fatto il danno, vaneggia di correre ai ripari limitando la libertà di movimento di tutti e sanzionando chi deve andare a lavorare. Emblematica al proposito la sortita della kompagna Sommaruga che, quando imperversava il caos asilo, ebbe a dichiarare: “gli svizzerotti si stringeranno per fare spazio ai nuovi arrivati”. Certo, come no!

Tattica del salame

Perché la facoltà di introdurre la vignetta elettronica, che a prima vista sembrerebbe innocua se non addirittura positiva, va invece considerata pericolosa?

Perché essa rientra nella tristemente nota tattica del salame. Prima si dà la possibilità di scegliere la vignetta elettronica. E questa opzione la si rende anche appetibile: ad inizio anno non si deve più staccare il vecchio contrassegno adesivo dal parabrezza (lavoro odioso); la vignetta elettronica si apporrebbe sulla targa risolvendo così l’annosa questione delle targhe trasferibili; e poi, mica vorremmo opporci alla magnificata e politikamente korrettissima “digitalizzazione”?

Poi, una volta introdotta la vignetta elettronica facoltativa, si dirà – magari col supporto di qualche studio farlocco – che, visti i buoni risultati (?) ottenuti, si abolirà il “vetusto e scomodo” autocollante.  Sicché, in capo a breve tempo, esisterà solo la vignetta elettronica.

Il trappolone

Ora, come si introduce nella pratica il road pricing? Certamente non recintando le aree interessate, bensì creando un “grande fratello” che permetta di controllare dove si trovano gli automobilisti. Così chi entra nelle “zone rosse” potrà venire individuato e chiamato alla cassa. E come si costruisce questo sistema di controllo? Ovviamente, con la vignetta elettronica. Grazie ad essa, lo Stato avido e guardone potrà sapere in ogni momento chi si trova dove. Un geolocalizzatore che non sarà possibile spegnere.

Sicché, una volta che gli automobilisti saranno stati costretti a dotarsi di vignetta elettronica… zac! Scatterà il trappolone! Ed il road pricing diventerà realtà. Ciò a maggior ragione con la kompagna Sommaruga a capo del Dipartimento dei trasporti. Da dove, è chiaro, condurrà la propria crociata ro$$overde contro gli automobilisti.

Lorenzo Quadri

 

Ringraziare il triciclo che ha affossato la Tredicesima AVS

Il Ticino “scopre improvvisamente” che tanti dei nostri anziani tirano la cinghia

 

Ohibò, di recente abbiamo appreso che la Svizzera, proprio la ricca Svizzera, è tra i paesi con più anziani poveri. Il che, a voler ben guardare, non sorprende nemmeno troppo: la Confederella ha miliardi da regalare all’estero e ha miliardi per mantenere migranti economici di ogni ordine e grado (non solo finti rifugiati con lo smartphone, ma anche stranieri in assistenza). Però i suoi cittadini sono l’ultima ruota del carro.

Questo meccanismo del “prima gli altri” è particolarmente insensato se applicato agli anziani, ovvero a quanti hanno costruito il benessere del nostro paese. Quel benessere che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rottama ogni giorno, a suon di aperture scellerate.

Nel nostro Cantone

Dal quadro nazionale si arriva a quello cantonale. Di recente il Corriere del Ticino ha pubblicato due pagine tematiche dal titolo “anziani sul lastrico”. Vi si riferiva sulle situazioni di ristrettezza che portano un numero crescente di pensionati a cadere in una spirale di indebitamento.

A questo punto ci nasce spontanea una domandina facile-facile: chi ha affossato la tredicesima AVS ai nostri anziani, prima a Lugano e poi a livello cantonale? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$, e questo naturalmente per un solo obiettivo, ossia non darla vinta all’odiata Lega, che per la Tredicesima AVS si è battuta per due decenni?

Eccole qua, le priorità della partitocrazia spalancatrice di frontiere. Altro che i “noss vecc” che tirano la cinghia: di quelli, non gliene può fregare di meno. La priorità è mettere i bastoni tra le ruote alla Lega, non sia mai che quest’ultima rischi di guadagnare consensi!

Superfluo dire che a guidare negli anni scorsi la battaglia contro la Tredicesima AVS furono i $ocialisti. In particolare allora dirigenti del DSS, superiori dell’innominabile ex funzionario-abusatore targato P$.

A Lugano

E’ utile ricordare che a Lugano il Municipio approvò l’introduzione della Tredicesima AVS all’unanimità. Poi però la partitocrazia in Consiglio comunale la bocciò, per principio ed in base a tristi ragionamenti di bottega partitica: quelli indicati sopra. Era il febbraio 2009. Gli anziani di Lugano che tirano la cinghia sappiano dunque chi ringraziare.

A livello cantonale, invece, la Lega raccolse le firme per introdurre la Tredicesima AVS. E naturalmente, quando si trattò di andare in votazione popolare, la partitocrazia si schierò compatta contro. Sempre per motivi partitici, ma non solo: non sia mai che, versando il modesto aiuto promosso dal Movimento, poi non ci sarebbero stati più abbastanza soldi per mantenere finti rifugiati e migranti economici, per pagare gli avvocati d’ufficio ai delinquenti stranieri, eccetera eccetera.

Tolla “no limits”

Visto che alla faccia di tolla di certi personaggi non c’è davvero limite, adesso i $inistrati pretendono però di farsi campagna elettorale promuovendo – udite udite – il versamento della Tredicesima AVS a livello federale. Con una differenza sostanziale: la proposta leghista era mirata agli anziani di condizione economica modesta. Della Tredicesima AVS dei kompagni beneficerebbe invece anche Blocher, tanto per fare un esempio a caso, in quanto verrebbe versata a tutti. Insomma: proprio uno di quegli aiuti ad innaffiatoio contro cui i $inistrati si sono sempre scagliati… tranne che quando sono loro a proporli.

Prima i noss vecc!

Bisognerebbe anche capire dove pensano i kompagni di andare a prendere i soldi per finanziare la loro Tredicesima AVS anche ai miliardari, essendo i $ocialisti i primi a svuotare le casse pubbliche tramite regali all’estero (compresa la marchetta di 1.3 miliardi alla fallita UE), immigrazione incontrollata, e via elencando.

Detto questo, la povertà tra gli anziani in Svizzera è un fenomeno preoccupante, sia economicamente che socialmente che moralmente. Questo significa che è ora che il nostro Paese la pianti di regalare soldi ai quattro angoli del globo ed ai migranti economici.  Prima i noss vecc! Non ci pare un concetto così difficile da capire!

Lorenzo Quadri

 

Ci fregano un’altra volta!

Disoccupazione dei frontalieri: arriva un nuovo Diktat UE, dovrà pagarla la Svizzera

Come c’era da aspettarsi, le istituzioni della fallita Unione europea avrebbero trovato un compromesso (?) sull’annosa questione delle indennità di disoccupazione dei frontalieri.

Il compromesso, ma tu guarda i casi della vita, comporta che gli svizzerotti verranno infinocchiati per l’ennesima volta.Infatti, esso prevede che a pagare la disoccupazione dei frontalieri non sarà più il paese di domicilio, come ora, bensì quello dove il frontaliere lavora(va). L’accordo raggiunto viene giudicato “fragile” dagli esperti; il Parlamento europeo e gli Stati membri lo devono ancora approvare; ma, per non saper né leggere né scrivere, noi crediamo che diventerà realtà.

Conseguenze pesanti

Per la Svizzera, le conseguenze di una simile regolamentazione sarebbero deleterie. Si stimano costi di svariate decine di milioni di franchetti annui a carico della Confederella: e scusate se sono pochi. Ma anche i Cantoni con molti – leggi: troppi – frontalieri pagherebbero un pesante scotto; a partire ovviamente dal nostro (sfigatissimo). Infatti:

  • I costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento (URC), necessario a far fronte all’iscrizione in massa di frontalieri, sarebbero a carico dei Cantoni. Attualmente solo pochi frontalieri si iscrivono agli URC. Con il nuovo regime, si iscriveranno tutti.
  • La partitocrazia cameriera dell’UE nel dicembre 2016 rottamò la preferenza indigena votata dal popolo (9 febbraio 2014) trasformandola in quella ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Essa prevede di “avvantaggiare” (?), tramite obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti, i disoccupati di alcuni rami professionali: quelli dove il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) – calcolato secondo i criteri farlocchi della SECO! – supera l’8%. Ma se tutti i frontalieri saranno iscritti agli URC, esattamente come gli svizzeri, spieghino i camerieri bernesi di Bruxelles in che modo i cittadini elvetici sarebbero avvantaggiati dall’obbligo di annuncio! Al proposito, chi scrive ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale. Vedremo in quale nuova arrampicata sui vetri si produrrà detto gremio per raccontare che “l’è tüt a posct”.
  • Come potrebbero gli svizzerotti impedire abusi oltreconfine? Ad esempio: frontalieri ufficialmente disoccupati che percipiscono la rendita elvetica ma lavorano in nero in patria?

Verso la calata di braghe

Ora, la Svizzera non sarebbe di per sé obbligata ad adeguarsi al nuovo Diktat UE sulla disoccupazione dei frontalieri (ammesso che venga confermato). Ma è chiaro che i balivi di Bruxelles pretenderanno che lo faccia. Ovviamente accompagnando la pretesa con i consueti ricatti e le solite minacce: uhhh, che pagüüüraaa!

E poco ma sicuro che i burocrati bernesi prima, e la partitocrazia poi, caleranno le braghe. Del resto, la casta spalancatrice di frontiere – in primis PLR e P$$ – brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE a tutti gli effetti. Per cui, figuriamoci se si sognerebbe di opporsi ad una qualsiasi richiesta dei suoi padroni di Bruxelles! Ma nemmeno in mille anni!

Ecco il risultato

Solo lunedì, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato giulivo il regalo dal 1.3 miliardi all’UE. Una marchetta che, come noto, viene versata senza alcun obbligo né contropartita, ma solo  “per oliare”. Ebbene: ecco i primi risultati concreti di cotanta “lubrificazione”: i soliti calci nelle gengive! Complimenti alla partitocrazia che ci SVENDE! E, alle elezioni, ricordiamoci di tanta benemerenza…

 

Lorenzo Quadri

Legulei al servizio dell’UE

Nuova sconcezza del Tribunale federale: gli svizzerotti non possono espellere il pufatt

 

I giudici di Losanna, incadregati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, trasformano la Confederella nel paese del Bengodi per tutti i furbetti della disUnione europea 

Ormai siamo allo sbando totale. I legulei lottizzati del Tribunale federale, piazzati lì dalla partitocrazia cameriera dell’UE, hanno emesso l’ennesima sentenza che grida vendetta.

Un cittadino francese, arrivato in Vallese nel 2004, dopo aver lavorato un’impresa locale, è diventato amministratore unico di una società di investimenti. In questa veste, ha accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi ed attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione.

Sulla scorta di simili monumentali puff, nella consapevolezza che non verranno mai ripagati, l’autorità cantonale vallesana già  nel 2015 aveva deciso di revocare il permesso di dimora al francese. Ma il Tribunale federale ha scandalosamente ribaltato la decisione. Non si sa se il pufatt gallico sia anche a beneficio di aiuti sociali, ma con tutta probabilità sì (anche nella denegata ipotesi in cui avesse un’attività professionale, gli verrebbe lasciato solo il minimo vitale, visto che il resto verrebbe pignorato per ridurre i debiti).

I pufatt esultano

Al di là di questo, la sentenza dei legulei del Tribunale federale è gravissima. Infatti costoro vi stabiliscono che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, i cittadini UE possono essere espulsi solo se costituiscono una minaccia per l’ordine pubblico o per la salute pubblica e che – come se non bastasse – questi concetti vanno interpretati in modo restrittivo. Quindi il pufatt francese ha tutto il diritto di restare, alla faccia degli svizzerotti! Lui e, ovviamente, tanti altri come lui…

Il Diktat

La “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che i cittadini UE possono venire espulsi solo se rappresentano un pericolo per l’ordine pubblico eccetera ci suona familiare. Infatti è assai vicina all’ignominiosa direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Ovvero a quel Diktat degli eurofalliti che, se recepito, impedirebbeagli svizzerotti di espellere qualsiasi cittadino comunitario. Tranne, forse, se si tratta di un terrorista. E che le cose stiano proprio così, lo ha ammesso anche la Consigliera federale liblab Karin Keller Sutter (KKS) davanti al parlamento.

Disposizioni violate

Lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe di recepire la direttiva europea sulla cittadinanza.  E la partitocrazia PLR-PPD-P$$, sguattera dell’UE, da consuetudine consolidata accetterebbe anche questo. Paventando, ovviamente, chissà quali misure di ritorsione nel caso in cui gli svizzerotti osassero rifiutare un Diktat che viola non una, ma addirittura due disposizioni della Costituzione federale. Disposizioni che nella Costituzione vi sono entrate a seguito di altrettante votazioni popolari: quella contro l’immigrazione di massa (“maledetto voto” del 9 febbraio 2014) e quella per l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Si portano avanti

Il Tribunale federale, ancora una volta, con la sua sentenza sul caso del pufatt francese si mette a fare politica spalancatrice di frontiere. Regge la coda alla casta: comincia a “portarsi avanti” restringendo sempre più la possibilità per gli svizzerotti di rimandare al natìo paesello cittadini comunitari che ne combinano peggio di Bertoldo. L’obiettivo è chiaro: preparare il terreno all’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. L’italosvizzero KrankenCassis e compagnia cantante avranno buon gioco nel raccontare che detta direttiva è in gran parte già realtà (?), e quindi “si tratta solo di fare un passo in più (?) in cambio della certezza del diritto a vantaggio dell’economia”ed avanti con le svergognate balle di fra’ Luca!Certezza del diritto? Farsi dettare legge da Bruxelles in ambiti fondamentali, secondo questi politicanti del PLR sarebbe “certezza del diritto”? Quanto ai presunti vantaggi economici dello sconcio accordo quadro: Nicholas Hayek, patron di Swatch, sulla stampa d’Oltralpe le ha cantate chiare ai soldatini dichiarando che: 1) non dobbiamo farci ricattare e 2) al di fuori della fallita UE c’è un mondo intero e soprattutto c’è un mercato che è molto più grande di quello europeo! E se a dirlo è uno dei maggiori industriali svizzeri e non un becero leghista, populista e razzista…

Certo che è davvero desolante: grazie alla nullità del triciclo PLR-PPD-P$$ ormai siamo costretti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm, e povera Svizzera!

Fare repulisti

Tornando al Tribunale federale che con le sue sentenze del piffero trasforma la Svizzera nel paese del Bengodi per furbetti ed approfittatori di tutta Europa. E’ evidente che all’interno di questa Corte che emette sentenze contrarie alle votazioni popolari e che abusa del proprio ruolo per fare politica spalancatrice di frontiere, bisogna fare repulisti. Avanti con le pulizie di primavera, che è ora!  E ABOLIRE la libera circolazione!

Lorenzo Quadri

 

Giovani farmacisti: è allarme

La “nuova” legge federale li penalizza pesantemente. E anche le assistenti di farmacia…

 

Tra i giovani farmacisti il malcontento è decisamente palpabile. La causa? La modifica della legge federale sulle professioni sanitarie. Decisa nel 2015, è entrata in vigore ad inizio 2018. E per chi ha ottenuto il libero esercizio dopo tale data, si è ben presto trasformata in un incubo.

I farmacisti “freschi di laurea” vengono infatti suddivisi in due categorie: quelli che stanno seguendo una formazione post-grade e quelli che invece non la stanno seguendo.

La formazione post-grade ha un costo assai elevato: per la sola iscrizione occorrono 25mila Fr. Durante la formazione, il giovane farmacista può svolgere un’attività lavorativa per non più del 50-70% e può supplire il responsabile sanitario di una farmacia al massimo per due mezze giornate alla settimana. Queste limitazioni riducono notevolmente le opportunità d’impiego dei farmacisti in formazione, rendendoli “poco attrattivi” per i titolari di una farmacia.

Assistenti di farmacia “a vita”

Particolarmente critica la situazione dei giovani farmacisti che nonseguono la formazione post-grade (ad esempio perché non possono permettersi di far fronte ai costi che essa comporta). Questi farmacisti, come precisa anche la circolare del 22 dicembre 2017 dell’Ufficio del farmacista cantonale ticinese, possono esercitare “unicamente come collaboratori, sotto la diretta sorveglianza del responsabile sanitario, senza possibilità di assumere supplenze”.Sono quindi destinati a rimanere, di fatto, degli assistenti di farmacia a vita.

Anche a livello di salario, la differenza tra quello di un farmacista laureato ma senza formazione post-grade e quello di un’assistente di farmacia (che non dispone di una laurea, avendo svolto un apprendistato) è minima. Per entrambi, la remunerazione naviga attorno ai 4500 Fr al mese. Una simile paga non può essere considerata soddisfacente per un accademico ticinese. Per i farmacisti frontalieri, invece, è alquanto allettante. Non serve il Mago Otelma per prevedere l’ennesimo assalto alla diligenza.

E le assistenti attuali?

Nel discorso si inseriscono anche le odierne assistenti di farmacia. Infatti, se in futuro il loro ruolo verrà di fatto svolto da dei laureati, le assistenti di farmacia si troveranno giocoforza confinate a compiti che non comportano la manipolazione di farmaci (quindi mansioni legate ad esempio al banco di profumeria, o alle ordinazioni). Risulteranno quindi fortemente limitate rispetto a quella che è la pratica attuale. Quale futuro può avere questo ramo professionale in Ticino? Si ricorda che le assistenti di farmacia sono attualmente circa 800, quindi non stiamo parlando di quattro gatti.

Chi scrive ha dunque presentato, nella sessione parlamentare appena conclusa, un’interpellanza sul tema al Consiglio federale, chiedendo che vengano apportati dei correttivi: e questo a tutela sia dei giovani farmacisti che delle assistenti di farmacia.

I primi infatti hanno investito tempo, sforzi e denaro – anche denaro pubblico: allo Stato la formazione costa – per  conseguire la loro formazione. Col rischio di trovarsi nella condizione di non poterla mettere debitamente a frutto.

Le seconde rischiano di sparire come figura professionale in caso di applicazione rigorosa delle nuove norme.

Lorenzo Quadri

 

La calata di braghe

Marchetta da 1.3 miliardi all’UE: solo Lega ed Udc hanno votato

Per la partitocrazia eurolecchina i soldi da regalare ai balivi di Bruxelles ci sono, quelli per l’AVS no. Prendere nota! E neanche un voto a chi SVENDE la Svizzera!

Nessuna sorpresa. Calata di braghe integrale era prevista, e calata di braghe integrale è stata. Dopo ore di sconclusionati ed inascoltabili blabla, anche la partitocrazia PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale, ad “immagine e somiglianza” di quanto fatto agli Stati, ha deciso che il contributo di coesione, ovvero la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, va versata.

L’ignominiosa decisione è stata presa a larga maggioranza: 125 favorevoli, 65 contrari, nessun astenuto.  Ed è stata presa, come ormai sanno anche i paracarri, senza che ci fosse alcun obbligo in tal senso. E senza uno straccio di contropartita. Ma semplicemente perché, per i camerieri dell’UE sotto le cupole federali, ogni desiderio della fallita Unione europea è un ordine.

Il partner

E dire che solo la scorsa settimana la DisUnione europea ha deciso di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali con pretesti del piffero. E da mesi ci ricatta per farci sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad un baliaggio di Bruxelles; eppure PLR e P$$ applaudono giulivi al nuovo trattato-capestro.

Questo per dire a che razza di “partner” la partitocrazia regala i miliardi dei cittadini elvetici: soldi che poi, è evidente, mancano in patria.

In più, il ministro degli esteri KrankenCassis ha detto in aula che il contributo svizzero è di fatto una briciola. E allora, cosa lo versiamo a fare? Per dimostrare che siamo i più fessi del reame?

Soldi buttati nel water

Gli 1.3 miliardi vengono regalati nella perfetta consapevolezza che non serviranno assolutamente ad un tubo.L’obiettivo ufficiale di questi pizzi dovrebbe infatti essere quello di limitare l’immigrazione di massa dai “nuovi” stati membri UE verso quelli dell’Europa occidentale, Svizzera compresa. Il precedente contributo, sempre da 1.3 miliardi, non ha portato alcun risultato. Lo stesso accadrà con questo.

Ma il contributo è inutile anche come marchetta. Abbiamo ben visto cosa porta “oliare” l’UE, per usare la calzante definizione dell’eurosenatore Pippo Lombardi: porta zero. I funzionarietti di Bruxelles, malgrado abbiano già le valigie in mano, continuano a trattarci a pesci in faccia. Adesso saranno ancora più incoraggiati a continuare su questa strada. Gli svizzerotti fessi non solo non reagiscono, ma continuano a pagare. Di un simile inaudito servilismo ci si può solo vergognare.

Per l’AVS…

Come se non bastasse, la partitocrazia ha pensato bene di tagliare fuori il popolo. Il regalo da 1.3 miliardi infatti non è nemmeno referendabile. Il bello è che lo stesso triciclo che regala miliardi all’UE – la quale per tutto ringraziamento ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra – poi ha il coraggio di starnazzare alle casse vuote dell’AVS.

Eh già: per i regali all’UE, il triciclo PLR-PPD-P$$ i soldi li trova. Per gli anziani svizzeri no.I nostri antenati si rivoltano nella tomba.

La fregnaccia delle “condizioni”

Il fatto che al versamento agli eurobalivi siano state poste delle condizioni – l’UE non ci deve discriminare – è l’ennesima presa per il lato B. Non se la beve nessuno. La marchetta miliardaria è stata decisa proprio quando l’UE ci sta discriminando e ricattando. Allora, a chi si pensa di far credere che in caso di comportamento scorretto dei funzionarietti di Bruxelles non verrebbe versata? Già adesso l’UE si comporta in modo scorretto. Ma il regalo è stato stanziato lo stesso.

Quella decisa dalla partitocrazia è dunque una capitolazione a tutti gli effetti.Una resa senza condizioni. E non sarà nemmeno l’ultima. Ricordiamo che, se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire sottoscritto, i contributi di coesione diventerebbero un automatismo.

Il partito della capitolazione

Degno di nota che in Consiglio nazionale a difendere la marchetta da 1.3 miliardi davanti al Consiglio nazionale c’erano entrambi i Consiglieri federali del PLR,ovvero il doppiopassaporto KrankenCassis e Karin Keller Sutter (KKS). Ulteriore dimostrazione che il PLR è il partito della calata di braghe davanti a Bruxelles.

Del resto ricordiamo che, quando l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante, aveva fatto uscire un Sì alla maxi-marchetta dalla Commissione di politica estera degli Stati da lui presieduta, e per questo era stato giustamente criticato in Ticino, il presidente cantonale del PLR Bixio Caprara era subito corso in suo aiuto. E si era affrettato a dichiarare che gli svizzerotti non hanno altra scelta che inginocchiarsi sempre e comunquedavanti ai balivi di Bruxelles. Parola di liblab. E questo sarebbe il partito che sogna di raddoppiare le proprie cadreghe nel governicchio cantonale?

Voto ticinese

Come hanno votato i Consiglieri nazionali ticinesi sulla marchetta da 1.3 miliardi all’UE? Esattamente come previsto. Ovvero: solo gli esponenti di Lega ed Udc, quindi Roberta Pantani, Lorenzo Quadri e Marco Chiesa hanno votato contro. Tutti gli altri hanno votato a favore.Come a favore hanno votato a suo tempo i due Consiglieri agli Stati ticinesi.Dicano gli elettori se questo significa rappresentare il Ticino.

Ricordarsene il sette aprile, ma anche alle elezioni federali di ottobre: neanche un voto a chi svende la Svizzera!

Lorenzo Quadri

Il Belpaese ci bagna il naso?

Revoca della cittadinanza ed espulsione dei terroristi islamici: il caso Moutaharrik

Il nome di Abderrhaim Moutaharrik alle nostre latitudini suonerà familiare. Non solo per l’avanzata islamista che ha portato alla diffusione di nomi analoghi anche dalle nostre parti. Ma perché costui è assurto agli onori della cronaca di questo sfigatissimo Cantone tre anni fa, come “il kickboxer dell’Isis” o anche come il “jihadista di Canobbio”.

Si allenava a Canobbio

Mouthaharrik, cittadino di origine marocchina, naturalizzato italiano e residente a Lecco,  si allenava infatti anche a Canobbio.

Processato nel Belpaese, il jihadista trentenne è stato condannato a sei anni di carcere. Lo scorso mese di febbraio, la Cassazione ha reso definitiva la condanna.

Ieri il Corriere della seraha dedicato al caso un interessante articolo. Interessante perché? Perché nell’ottobre dello scorso anno nel Belpaese è entrato in vigore il decreto di legge su sicurezza ed immigrazione. Il quale prevede, ma guarda un po’, la revoca della cittadinanza italiana e l’espulsione per i criminali che sono stati condannati in via definitiva per terrorismo.

Il kickboxer potrebbe dunque essere il primo caso – primo di una lunga serie, c’è da supporre – a cui si applica la nuova disposizione. “Potrebbe”, perché naturalmente l’avvocato difensore del jihadista tenta di cavillare, dicendo che il suo assistito ha commesso i reati per cui è stato condannato quando il decreto legge non era ancora in vigore, e la nuova norma non potrebbe (a mente del leguleio) avere effetto retroattivo.

Hai capito i vicini a sud?

Al di là di questo, c’è da restarci con il naso in mezzo alla faccia. Hai capito i vicini a sud? Ai terroristi islamici, anche se naturalizzati, la cittadinanza viene ritirata senza tante storie.

Dalle nostre parti invece, grazie alla partitocrazia multikulti, imperversano le pippe mentali buoniste-coglioniste. Con i $inistrati ed il governicchio federale che strillano che non si possono (“sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se a casa loro sarebbero in pericolo. E’ il colmo!

E dire che da noi la disposizione che dà la facoltà di ritirare il passaporto rosso ad un naturalizzato che mette gravemente in pericolo l’ordine pubblico esiste da decenni. Ma quante volte è stata applicata? O meglio: è mai stata applicata

Lettera morta grazie a PLR-P$$?

La scorsa settimana, in un raro sprazzo di lucidità, a stretta maggioranza il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione del parlamentare uregiatto Fabio Regazzi, già sposata dalla maggioranza del Consiglio nazionale, che chiede che i terroristi islamici condannati vengano espulsi in ogni caso; anche se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. E ci mancherebbe altro!

Però la casta politikamente korretta – a partire dalla ministra di giustizia PLRKarin Keller Sutter –  si è già messa a starnazzare all’inapplicabilità. Il Mago Otelma prevede che questa mozione farà la stessa fine di quella della leghista Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi secondari. Il Parlamento approva, la burocrazia ro$$a bernese affossa.

Poi, quando ci saremo completamente trasformati nel Paese del Bengodi per terroristi islamici, sapremo chi ringraziare! Vero Consigliera federale PLRKeller Sutter?

Lorenzo Quadri

 

 

Via il Diktat disarmista dell’ UE: una battaglia da vincere!

Salviamo la nostra sovranità dal calabraghismo della partitocrazia eurolecchina!

 

In gioco non ci sono solo le armi dei cittadini svizzeri onesti, ma l’indipendenza del paese

125mila firme raccolte, quando per la sua riuscita ne sarebbero bastate 50mila. Il referendum – appoggiato anche dalla Lega e dal Mattino – contro il Diktat disarmista dell’UE ha ottenuto un risultato a dir poco trionfale.

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, servilmente seguiti dai soldatini della partitocrazia PLR-PPD-P$$ alle Camere, hanno calato le braghe ad altezza caviglia, accettando di sottomettere la Svizzera alla normativa con cui Bruxelles vuole ritirare le armi che onesti cittadini svizzeri legalmente detengono.

Doppia vergogna

La direttiva è contraria alle nostre leggi, alla nostra tradizione, alla volontà popolare espressa nel 2011. E ciononostante la partitocrazia si è chinata a 90 gradi davanti all’UE.

A maggior vergogna del triciclo e dei suoi politicanti, la calata di braghe è avvenuta, come direbbero nel Belpaese, “senza giusta causa”. Lo scopo dichiarato del Diktat disarmista sarebbe quello di contrastare il terrorismo islamico; naturalmente guardandosi bene dal pronunciare quell’aggettivo, “islamico”, perché non è politikamente korretto. Ma anche il Gigi di Viganello è perfettamente consapevole che si tratta di una fregnaccia. Nella lotta al terrorismo islamico, ritirare le armi ai cittadini onesti non porta assolutamente un piffero. Ben altre sono le misure da prendere, come abbiamo più volte scritto su queste colonne. A partire dal divieto dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai luoghi di culto islamici. Ma queste misure non vengono prese. Perché? Perché sarebbero rivolte ai musulmani. A dei migranti in arrivo da altre culture. E, si sa, gli svizzerotti non possono (“sa po’ mia!”) discriminare. Invece, il diktat disarmista penalizza gli svizzeri. E martellarsi sugli attributi è sempre cosa buona e giusta e politikamente korretta!

Futuro cupo

La totale inutilità della direttiva UE nella lotta al terrorismo islamico non è una scoperta di oggi. E’ conclamata da tempo. E’ stata riconosciuta esplicitamente anche durante il dibattito parlamentare sul suo recepimento in Svizzera. Eppure la partitocrazia l’ha approvata lo stesso.

Quindi, ricapitolando: il Diktat è inutile e non raggiunge nemmeno lontanamente lo scopo che, a parole, si prefigge. Il Diktat è contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla nostra volontà popolare. Eppure la partitocrazia l’ha approvato lo stesso!

Il fatto è vergognoso, oltre che drammatico. Se già adesso si calano le braghe in queste condizioni, vuol dire che le si caleranno sempre. E immaginiamoci poi cosa accadrebbe nella denegata e deleteria ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dal liblab italo-svizzero KrankenCassis, venisse sottoscritto. A Berna, il triciclo PLR-PPD-P$$ approverebbe senza un cip qualsiasi ordine in arrivo dall’UE.

Le Fake news della casta

Come si è giustificato l’ingiustificabile recepimento della direttiva disarmista dell’UE? Con terrorismo e fake news, ormai gli unici argomenti rimasti alla partitocrazia. Evocando lo spettro della possibile esclusione della Svizzera dal FALLIMENTARE accordo di Schengen, di cui la direttiva disarmista costituisce uno “sviluppo” (quando si dice la tattica del salame…).

“Bisogna salvare Schengen”, strillavano e tuttora strillano i soldatini del triciclo, a cominciare dalla neo-ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS); “bisogna chinarsi a 90 gradi”!

Adesso quindi, per salvare l’accordo di Schengen – che non vale un tubo, che ci impedisce di difendere i nostri confini, ma che “in compenso” ci costa un occhio della testa (oltre 100 milioni all’anno, quando ne sarebbe dovuti costare 7) – dovremmo sacrificare le nostre tradizioni, le nostre leggi e buttare nel water la volontà popolare. Eccoli qua, i grandi statisti della partitocrazia. A ciò si aggiunge che nessuno si sognerebbe mai di espellere la Svizzera da Schengen. Perché i milioni degli svizzerotti fanno, come sempre, assai comodo.

Altro che Schengen…

Oltretutto, ai tempi della votazione popolare sull’adesione del nostro paese alla ciofeca-Schengen (la Lega era contraria) il governicchio federale esplicitamente promise che mai il diritto svizzero delle armi sarebbe stato messo in discussione a seguito di tale trattato. Abbiamo visto come è andata a finire. Si trattava dell’ennesima balla di fra’ Luca. Come una balla di fra’ Luca è la favoletta di “Schengen in pericolo” (anche se lo fosse davvero, poi, avremmo tantissimo da guadagnare ed assai poco da perdere).

Bisogna vincere!

La battaglia contro la direttiva UE non è solo una battaglia sulle armi dei cittadini onesti. E’ – anche e soprattutto – una battaglia per la nostra sovranità ed indipendenza. Per questo va vinta assolutamente.

La valanga di firme raccolte dal referendum è, senza dubbio, un segnale incoraggiante. Ma occorre vincere la votazione popolare (e prepariamoci, prima dell’appuntamento con le urne, all’ennesima martellante campagna di terrorismo e di lavaggio del cervello ad opera della casta e della stampa di regime; le prime avvisaglie ci sono già state).

Non sarà una passeggiata: grazie alle naturalizzazioni facili di persone non integrate, volute dalla partitocrazia, ci siamo riempiti di neo-svizzeri che del nostro Paese, della sua sovranità e della sua indipendenza, se ne impipano. E anche loro votano. Come pure i galoppini della partitocrazia calabraghista che ci svende all’UE.

Lorenzo Quadri

 

 

La persecuzione ha inizio

Come previsto, la kompagna Sommaruga ha iniziato a prendersela con gli automobilisti

Si comincia in sordina ma poi, con la tattica del salame (una fetta alla volta)…

Come da copione, il disastro ha inizio. Dal primo gennaio, dopo la partenza della Doris uregiatta dal governicchio federale, alla direzione del Dipartimento federale dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni (DATEC) è malauguratamente approdata la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ed ecco che cominciano le iniziative improntate al talebanismo ambientalista.

Per ora, come antipasto, la kompagna ministra si è lanciata contro le automobili di grossa cilindrata (“In Svizzera ce ne sono troppe”). Si prende nota che ancora una volta nel mirino della criminalizzazione ci sono i soliti automobilisti: per i $inistrati ormai un’ossessione.  Dopodiché, Sommaruga ha aggiunto di voler “diminuire i valori delle emissioni in accordo con l’UE”.

Quindi il programma è chiaro: 1) persecuzione degli automobilisti svizzeri e 2) i funzionarietti di Bruxelles vengono addirittura invitati a comandare in casa nostra.

Si comincia con le grosse cilindrate

E’ evidente che la Simonetta procederà con la tattica del salame: prima si lancia la fatwa contro le auto di grossa cilindrata, poi sarà il turno di quelle di media cilindrata, poi si pretenderà di autorizzare solo veicoli elettrici, e avanti così. Altrettanto evidente è che, mentre la Svizzera seguirebbe in modo pedissequo, preciso e masochistico tutte le disposizioni di Bruxelles, gli altri paesi se ne farebbero un baffone.

Dopo gli automobilisti a finire sulla graticola saranno i riscaldamenti a nafta.

Con il politikamente korrettissimo pretesto della tutela dell’ambiente, si introdurranno tasse, balzelli e divieti vieppiù opprimenti. Perché tale è il consueto modo di procedere dei $inistrati. Naturalmente solo i residenti saranno bersagliati. Per un miglioramento ambientale pari a zero, visto che l’inquinamento è un problema globale.

E i TIR UE?

Alzare – a scopo dissuasivo –  la tassa sul traffico pesante a carico dei bisonti UE in transito parassitario attraverso la Svizzera? Neanche per sogno! E’ roba da beceri populisti e razzisti! Non si può (“sa po’ mia!”) discriminare!

Si ricorda che oggi i TIR europei utilizzano la Svizzera come corridoio a basso costo perché il kompagno Leuenberger calò a suo tempo le braghe davanti all’UE sull’ammontare della tassa sul traffico pesante a carico dei bisonti comunitari: infatti accettò tariffe stracciate.  Ma a questo proposito, naturalmente, i ro$$overdi non hanno nulla da dire. Imbarazz, tremend imbarazz! E poi c’è di mezzo l’UE: per cui, neanche a sognarsi di contrariarla. Giù, chinati a 90 gradi: è questo l’unico atteggiamento possibile!

Del resto il P$ della kompagna Sommaruga vuole l’adesione della Svizzera alla Disunione europea e sostiene lo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà in una colonia di Bruxelles.

Invasione

E sull’invasione di frontalieri uno per macchina? E sulle conseguenze ambientali dell’immigrazione incontrollata? Anche qui, nemmeno un cip. Tanto più che proprio Sommaruga ebbe a dire, quando il caos asilo aveva raggiunto l’apice, che gli svizzerotti (chiusi e gretti) avrebbero dovuto stringersi per far posto ai finti rifugiati. Facciamo entrare tutti!  Con le conseguenze, anche ambientali, del caso. Poi, per ridurre le emissioni, ci martelliamo voluttuosamente sui gioielli di famiglia con mazzotti politikamente korretti. Avanti con le politiche ambientali ideologiche ed irrealistiche, il cui impatto globale è vicino allo zero!

Modesto suggerimento

Se la kompagna Simonetta vuole cominciare ad affrontare i dossier del suo (troppo vasto) Dipartimento, inizi da due cosucce semplici:

  • Buttare all’aria il bidone via Sicura, per colpa del quale – tra le altre cose – i poliziotti non possono più inseguire i criminali, altrimenti finiscono in galera loro come “pirati della strada” (vedi il recente caso di Ginevra);
  • Ordinare la restituzione ai cittadini del tesoretto da 600 milioni indebitamente prelevato dalla Serafe per farlo confluire nelle tasche della SSR.

Lorenzo Quadri

 

Via il medico del traffico!

La mozione promessa è stata presentata a Berna. Aspettiamo al varco PLR e PPDog

Come promesso, la mozione per l’abolizione del medico del traffico è stata depositata a Berna nei giorni scorsi da chi scrive.

La figura del medico del traffico di livello 4, affiliato alla società svizzera di medicina legale (SSML) è l’ennesimo parto – o piuttosto: l’ennesimo aborto – di Via Sicura.

Al medico del traffico SSML sono obbligati a rivolgersi, per riavere la patente, quei conducenti che hanno commesso infrazioni reputate gravi secondo i parametri di Via Sicura, come pure i casi complessi (?) di sospetta inidoneità alla guida per motivi di salute.

Va detto che in genere le infrazioni definite come “gravi” non hanno avuto alcuna conseguenza pratica. In altre parole: nella grande maggioranza dei casi, lo sfigato automobilista che finisce tra le grinfie del medico del traffico non ha provocato alcun incidente.

Solo Lega ed Udc…

Il bidone Via Sicura è un esempio “da manuale” di legislazione fatta sotto la pressione del ricatto morale ed incentrata sulla criminalizzazione e sulla vessazione dell’automobilista in base ai dettami ideologici della gauche-caviar ro$$overde. Però il sedicente “centro”, ovvero il tandem PLR e PPD, lo ha votato giulivo. Gli unici ad opporsi sono stati i deputati di Lega ed Udc.

Entrata in vigore, Via Sicura si è ben presto dimostrata per quello che è: un vaso di Pandora. Con fatica, e contro la volontà dei $inistrati che strillavano isterici, sotto le cupole federali si sono trovate delle maggioranze per piazzare qualche piccolo correttivo qua e là. Ma non basta. Il lavoro da fare è ancora molto. O meglio: potrebbe essere anche poco, se la partitocrazia avesse l’onestà di ammettere di aver fatto una clamorosa cappellata, di scusarsi con gli automobilisti e di fare tabula rasa di Via Sicura. Ma naturalmente questo non accadrà. Per cui bisogna intervenire un po’ alla volta. E una delle aberrazioni cui è urgente mettere mano è proprio l’abominevole figura del medico del traffico.

Potere arbitrario

Questa figura va semplicemente cancellata. L’esperienza fatta è stata catastrofica. Non solo parcelle esorbitanti e da pagare in anticipo in cambio di prestazioni discutibili: e c’è gente che è stata costretta, di visita in visita, a sborsare somme vicine ai 10mila Fr. Il medico del traffico dispone, anche e soprattutto, di potere eccessivo ed arbitrario nei confronti dei “pazienti”. Alcuni di loro hanno vissuto e stanno vivendo delle autentiche odissee. Persone che hanno necessità della licenza di condurre per motivi professionali e che non hanno provocato alcun incidente, hanno perso il lavoro ed hanno avuto l’esistenza rovinata dal medico del traffico. In redazione sono fioccate le segnalazioni al proposito.

In Ticino c’è poi il problema supplementare legato al fatto che di medico del traffico di livello 4 ce n’è solo uno, ovvero la notoria dottoressa italiana (un’altra cittadina del Belpaese che ha trovato al di qua della ramina “ul signur indurmentàa”). La quale opera in regime di monopolio, con tutte le derive che ciò comporta, ed a cui il dipartimento di Norman Gobbi sta cercando di porre rimedio.

Aspettiamo al varco

Va da sé che, sulla mozione per l’abolizione del medico del traffico, attendiamo al varco il tandem “centrista” ex partitone – uregiatti(per i $inistrati la persecuzione degli automobilisti è un dogma).

Finché il medico del traffico esisteva solo sulla carta, si poteva anche fare i finti tonti e negarne la perniciosità. Adesso che il disastro è conclamato, non si può più nascondere la testa sotto la sabbia! Chi lo fa, dovrà assumersene le responsabilità. E, ovviamente, renderne conto ai suoi elettori (quanti sono automobilisti?).

Lorenzo Quadri