I partiti $torici si slinguazzano a vicenda e senza più alcun freno inibitore. Il festival degli inciuci per salvare le cadreghe

Sicché pure dal buon Gigio Pedrazzini, già Consigliere di Stato uregiatto e attuale presidente della CORSI distintosi per la celebre frase “l’uscita della Lega dalla CORSI non è poi così importante”, è arrivato l’endorsement (uella) ai due senatori uscenti, Abate e Lombardi. Visto che la RSI di endorsement agli uscenti non ne faceva già abbastanza…

Cadreghe über Alles
Ha scritto il Gigio sulle colonne del giornale di servizio LaRegione: “A parer mio la loro (di Lombardi ed Abate) rielezione non è soltanto un riconoscimento dovuto al loro impegno, è soprattutto un investimento politico per fare in modo che il Ticino ottenga a Berna il miglior ascolto possibile”.
Negli ultimi tempi le invereconde slinguazzate incrociate tra PPDog e Liblab si sono moltiplicate all’inverosimile. Ma tra i due partiti $torici nemici del 9 febbraio non è certo improvvisamente scoppiato il folle amore. E nemmeno esiste un progetto politico comune. Molto più prosaicamente, ex partitone e PPD si mobilitano per difendere – con le unghie e con i denti – i valori comuni: ossia i cadreghini (nel caso concreto: cadregoni) dei rispettivi esponenti. E si sa che, quando si tratta di salvare la cadrega, non si retrocede davanti a nulla!

Non rappresentati
In tutto questo andare a manina manca però un elemento fondamentale: che è la volontà dei ticinesi. Il Consiglio degli Stati è infatti la Camera dei Cantoni. Ma oggi, nella Camera dei Cantoni, non c’è nessuno che porti a Berna la voce del 70% dei ticinesi che ha plebiscitato il 9 febbraio. L’ha plebiscitato non per sport, e nemmeno “tanto per vedere l’effetto che fa”. L’ha plebiscitato perché, in questo sempre meno ridente Cantone, il mercato del lavoro è andato a ramengo per colpa della devastante libera circolazione delle persone, che l’ha spalancato (“bisogna aprirsi”) allo sterminato bacino di manodopera lombarda a basso costo e con tassi di disoccupazione da brivido.
Non solo il 70% di ticinesi non è rappresentato alla Camera dei Cantoni, ma la nostra (?) rappresentanza si compone di due esponenti di partiti nemici del 9 febbraio.

Le posizioni del PLR
Degne di nota – e rivelatrici – a questo proposito sono le esternazioni reiterate dall’ex partitone. Il quale si è schierato in massa, e con zelo assai sospetto, dietro lo studio farlocco dell’IRE. Quell’indagine, realizzata da due ricercatori di cui uno è frontaliere, che pretende di venirci a raccontare che non c’è alcuna sostituzione di ticinesi con frontalieri: sono tutte “storielle”, come ha dichiarato boriosamente il direttore dell’IRE Rico Maggi. L’indagine è taroccata: lo ha implicitamente ammesso perfino il presidente dell’USI: Martinoli ha infatti parlato di “scuole di pensiero” che possono portare a risultati contrapposti. La scuola di pensiero che sta dietro allo studio IRE è palese: quella della libera circolazione delle persone senza limiti; quella dell’immigrazione uguale ricchezza; quella delle frontiere spalancate.

Dalla parte dell’IRE
Ebbene il PLR, con la sua difesa ad oltranza dello studio IRE, urla ai quattro venti la propria convinzione che la sostituzione non esiste, che 62’555 frontalieri e decine di migliaia di padroncini e distaccati sono “una ricchezza” e che quindi – logica conseguenza – le decine di migliaia di ticinesi che non hanno un lavoro sono tutti lazzaroni e/o incapaci. Questo pensiero è messo nero su bianco dall’intervento pubblicato la scorsa settimana sul bollettino Opinione liberale dall’imprenditrice PLR Beatrice Fasana. La signora, oltre ai consueti, farneticanti accostamenti a regimi totalitari che sembrano essere ormai diventati la cifra della comunicazione liblab (e questo sarebbe un atteggiamento “liberale”?) dichiara orgogliosa che nell’azienda da lei diretta il 90% dei dipendenti sono frontalieri.

Votiamo Ghiggia
Tra una settimana saremo chiamati a votare per il ballottaggio per il Consiglio degli Stati. E allora, vogliamo proprio mandare a Berna in rappresentanza del Ticino alla Camera dei Cantoni degli esponenti di partiti secondo cui la sostituzione di ticinesi con frontalieri è una “storiella”, gli studi farlocchi dell’IRE sono oro colato, avere il 90% di frontalieri è cosa di cui vantarsi e i ticinesi che non hanno lavoro sono lazzaroni? E’ questo il messaggio che vogliamo portare nella capitale federale a nome del Ticino e dei ticinesi? Se così non è, votiamo Battista Ghiggia per il Consiglio degli Stati!
Lorenzo Quadri

Il Consiglio degli Stati è la Camera dei Cantoni. Zero rappresentanti: va bene così?

La Lega dei Ticinesi la scorsa domenica ha potuto “portare a casa” una grande vittoria. Tuttavia, non c’è tempo per dormire sugli allori. Le elezioni non sono affatto finite. Il 15 novembre si giocherà infatti una battaglia importante. Quella del ballottaggio per il Consiglio degli Stati. Lega ed Udc schierano una new entry della politica: Battista Ghiggia. Che però, in pochi mesi, ha saputo farsi apprezzare, arrivando – il 18 ottobre – terzo, dopo i due uscenti, a circa 4000 voti di distanza da Fabio Abate. Un risultato di tutto di rispetto, se si pensa che il nostro candidato ha “messo fuori la faccia” in politica federale solo lo scorso agosto. I due uscenti, invece, siedono entrambi a Berna da 15, rispettivamente 16 anni. La distanza, dunque, non è incolmabile. La partita è ancora da giocare: e va giocata fino in fondo. Perché è una partita importante.

Scelte decisive
Il Consiglio degli Stati è la Camera dei Cantoni. Chi vi viene eletto ci va, dunque, a rappresentare il proprio Cantone di provenienza. A perorare le posizioni e le aspirazioni della maggioranza dei votanti di quel Cantone. Come abbiamo avuto più volte modo di ribadire in queste settimane (repetita juvant) nei prossimi anni a Berna si giocheranno i destini dei nostri rapporti con la fallimentare Unione europea. Si compiranno, dunque, scelte decisive: per il nostro mercato del lavoro, per la nostra sicurezza, per la nostra indipendenza, per la nostra sovranità. Il Ticino, per semplici ragioni geografiche – è incuneato nell’Italia – risente più di tutti delle conseguenze delle decisioni prese sull’UE.

Chiediamo troppo?
I due senatori uscenti, Filippo Lombardi (PPD) e Fabio Abate (PLR) rappresentano forse la maggioranza dei Ticinesi su temi fondamentali come il 9 febbraio, la devastante libera circolazione delle persone, i fallimentari accordi di Schengen, l’espulsione degli stranieri che delinquono? La risposta è chiara: no. In tutti questi temi di capitale importanza, la posizione degli uscenti è contraria a quella della maggioranza dei ticinesi. Ciò vuol dire che oggi la maggioranza dei ticinesi ha zero rappresentati al Consiglio degli Stati.
Chiedere che almeno un senatore su due sia effettivamente rappresentativo della maggioranza dei ticinesi è chiedere troppo? Certamente no! E’ un sogno irrealizzabile? Nemmeno. Potrebbe diventare realtà. Ma dobbiamo volerlo. Non abbassiamo la guardia: il 15 novembre andiamo tutti a votare Ghiggia!
Lorenzo Quadri

Asilo: gli scienziati bernesi slinguazzanol’UE. Ci fregheranno un’altra volta!

A Losanna ci sono problemi con gli asilanti. La locale sezione dell’Udc ha cominciato a raccogliere le firme affinché i sedicenti rifugiati ospitati in città non superino il 22.2% di quelli che la Confederazione ha scaricato sul Canton Vaud (percentuale calcolata in base alla popolazione), mentre attualmente sono al 30%.
Quella lanciata è una petizione. Non è un’iniziativa o un referendum. Ciononostante, si tratta sempre di un mezzo di pressione importante. A condizione, va da sé, che le firme raccolte siano molte. Ad esempio: la petizione a sostegno della richiesta del casellario giudiziale introdotta da Norman Gobbi di firme ne ha raccolte oltre 12mila senza particolare sforzo: un’enormità. Certamente anche a Losanna i risultati della mobilitazione saranno buoni. E’ poi chiaro che i promotori saranno sufficientemente accorti per abbinare la raccolta di firme per la petizione a quella per il referendum contro l’ennesima riforma del settore dell’asilo, appena approvata dalle Camere federali.

Cornuti e mazziati
Sì, perché è qui che casca l’asino. Grazie alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, la Svizzera corre in soccorso degli eurofalliti travolti dall’assalto di migranti economici. Si associa a quote di distribuzione UE ancora prima che vengano approvate. E cosa ottiene dai funzionarietti di Bruxelles in cambio di tanto zelo prossimo al servilismo? Forse delle aperture sul 9 febbraio? Ma neanche per sogno! Siamo facili profeti: un conto, diranno gli eurobalivi, è l’emergenza asilo; altra storia i (presunti) “valori fondanti” della (dis)unione europea, come la devastante libera circolazione. La domanda a questo punto è: ma i sette scienziati bernesi pensano davvero di ottenere qualcosa dall’UE slinguazzandola? Oppure è solo quello che vogliono far credere alla gente per sdoganare l’arrivo in massa di migranti economici che, in base agli accordi internazionali in vigore, non ci spettano affatto? Per la serie: facciamo uno sforzo adesso che verremo ricompensati dalla benevolenza di Bruxelles? Quanto ci scommettiamo che, invece, rimarremmo fregati ancora una volta?

Raccolte di firme
L’ennesima revisione della legge sull’asilo amputa in modo scandaloso i diritti dei cittadini a difendersi dall’improvviso spuntare di centri asilanti vicino a casa loro in strutture della Confederazione. Quest’ultima ha avocato a sé – e più precisamente al Dipartimento della kompagna Simonetta – tutti i diritti di decisione. I cittadini devono dunque mobilitarsi adesso prima che sia troppo tardi. Del resto c’è come il sospetto che, in materia di asilo, nei prossimi tempi in vari Cantoni – non solo nel Canton Vaud e non solo a Losanna – ci saranno delle raccolte di firme.

E ti pareva…
Proprio ieri, per la serie “non c’è limite al peggio”, in quel di Ginevra ben (?) 400 persone, naturalmente provenienti dai collettivi di $inistra, hanno pensato bene di manifestare contro la politica d’asilo svizzera definita “disumana”. Uella! Questi figli di papà con i piedi al caldo potrebbero non solo cominciare ad ospitare migranti economici a casa propria, ma anche ad andare a prestare aiuto nei paesi in guerra. Perché aiutare sul posto i veri perseguitati costa molto meno ed è molto più utile che attirare in Svizzera fiumane di finti rifugiati (e nümm a pagum) in nome del politikamente korretto e delle frontiere spalancate.
Lorenzo Quadri

Il 18 ottobre non deve diventare la tomba del 9 febbraio!

Dal sondaggio del GdP un campanello d’allarme: dobbiamo mobilitarci

Gli indecisi lo sappiano: non votare Lega è come votare P$!

 

I sondaggi pre-elettorali non vanno presi per oro colato, certo. Ma non vanno nemmeno snobbati. Sarebbe una leggerezza pericolosa.

I sondaggi, ancora una volta – ormai sta diventando un’abitudine – ci dicono che noi leghisti dobbiamo remare. Per il Consiglio nazionale si ripete lo scenario di aprile: il secondo seggio si gioca su poche schede.

 

Decisioni fondamentali

Che non si potesse dormire sugli allori lo sapevamo già. Il campanello d’allarme suonato dal sondaggio del GdP deve spronare, ancora una volta, alla mobilitazione del popolo leghista.

Lo sappiamo che elezioni federali sono meno “sentite” di quelle cantonali, e che Berna sembra lontana. Ma, come abbiamo detto più volte, nei prossimi anni si prenderanno delle decisioni fondamentali per il futuro di questo sempre meno ridente Cantone e del suo mercato del lavoro. E queste decisioni – in particolare per quel che riguarda i rapporti con gli eurofalliti di Bruxelles e la concretizzazione del 9 febbraio – verranno prese a Berna.

 

Vittoria storica

E allora ricordiamoci bene che soltanto Lega ed Udc hanno promosso l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Sole contro tutti, l’hanno portata alla vittoria trionfale in Ticino, dove ha raccolto il 70% dei consensi. Questo voto ha influenzato il risultato a livello nazionale. Blocher, quando nelle scorse settimane è arrivato a Lugano per lanciare la campagna elettorale di Battista Ghiggia, lo ha detto a chiare lettere: “Il Ticino ha salvato la Svizzera”.

Quella del 9 febbraio è stata una vittoria storica. I cittadini hanno sconfessato – cosa finora mai accaduta – la svendita della Svizzera all’Unione europea, da anni portata avanti dalla giuliva maggioranza politica euroturbo PLR-PPDog-P$.

 

Premiare i rottamatori della Svizzera?

Cosa pensate che succederebbe se i ticinesi alle elezioni federali togliessero un seggio alla Lega per darlo addirittura al P$? Ovvero se mandassero a Berna, al posto di un leghista, l’esponente di un partito che ha sempre predicato le frontiere spalancate, e chi è contrario è un becero populista e razzista? Di un partito che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti? Di un partito il cui Consigliere di Stato Manuele Bertoli, ma anche il presidente nazionale Christian Levrat, ha detto in tutte le salse che bisogna rifare il “maledetto voto”? Di un partito nel cui programma si trova l’adesione all’UE, oltre che l’abolizione dell’esercito? Di un partito che ha organizzato manifestazioni a sostegno dei frontalieri? Di un partito che vuole spalancare le frontiere ai finti rifugiati? Di un partito che ha portato in Consiglio federale la disastrosa ministra del 5% Widmer Schlumpf e che intende pistonarla ancora?

Quel 70% di ticinesi che ha portato in trionfo il 9 febbraio, può voler premiare elettoralmente chi fa tutto il contrario di quel che vorrebbe la grande maggioranza dei votanti di questo ridente Cantone?

Può un Cantone che su UE, immigrazione, sicurezza, eccetera, vota sempre in un certo modo, cambiare improvvisamente rotta proprio quando si tratta di eleggere i propri rappresentanti a Berna – dove si decidono esattamente questi temi?

 

La tomba del 9 febbraio

Su una cosa dobbiamo essere in chiaro. Se il 18 ottobre le urne premiassero il P$ a scapito della Lega, ciò costituirebbe la tomba del 9 febbraio. Il messaggio che varcherebbe il Gottardo sarebbe inequivocabile: “Vedete? I Ticinesi non credono più al loro voto: hanno addirittura premiato chi vuole l’adesione della Svizzera all’UE. Si sono resi conto che limitare la devastante libera circolazione “sa po’ mia”. Hanno capito che devono farsi invadere e tacere. E, se non c’è più lavoro, devono rassegnarsi ad emigrare, come disse il Beltrasereno direttore del DSS. Quindi, se i ticinesi, principali sostenitori del 9 febbraio, gli hanno voltato le spalle, adesso c’è licenza di affossamento”.

E’ questo che vogliamo? Dopo anni di lotte, dopo aver finalmente messo in crisi i rottamatori della Svizzera, quelli che ci stanno portando nell’UE con la tattica del salame, vogliamo calare le braghe e dire che abbiamo scherzato? Perché è proprio questo che accadrà se il 18 ottobre la Lega dovesse perdere un seggio a vantaggio di un partito euroturbo e spalancatore di frontiere come il P$!

 

Servono schede Lega!

Se, come ticinesi, NON vogliamo gettare alle ortiche una vittoria storica, e tutte le legittime aspettative e speranze che essa ha suscitato, il 18 ottobre servono schede della Lega. Ancora una volta, il popolo leghista si deve mobilitare compatto! E chi è indeciso lo sappia: se non vota Lega è come se votasse P$!

Lorenzo Quadri

Errare è umano, perseverare diabolico: la kompagna Sommaruga persevera su Schengen. “Vogliamo le frontiere spalancate!”

Si dice che errare è umano e perseverare è diabolico. Ebbene, la kompagna Simonetta Sommaruga persevera: le frontiere svizzere devono restare spalancate. Niente sospensione degli accordi di Schengen. Così parlò lunedì in Consiglio nazionale la ministra di Giustizia, rispondendo ad una domanda del sottoscritto, che chiedeva se la Svizzera fosse destinata a rimanere l’unico paese ad applicare i fallimentari accordi, ormai avulsi da qualsiasi realtà. Questo perché il presupposto su cui essi si basano, ossia che le frontiere esterne dello Spazio Schengen siano sicure, si è da tempo dimostrato un grottesco bidone.

Quando i buoi sono fuori dalla stalla…
Letteralmente, la politica della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, e dei degni compari del Consiglio federale, consiste dunque nel chiudere le porte quando i buoi sono già fuori dalla stalla. Nel caso concreto, ciò significa chiudere le frontiere quando gli immigrati economici sono già entrati. Entrati ed avviati nella procedura d’asilo, svuotandola così di significato. E il conto lo paga il contribuente svizzerotto.
Le moltitudini di finti rifugiati si creano e si muovono in tempi molto brevi. Sicuramente inferiori a quelli di reazione bernesi. Se le frontiere dei paesi vicini sono chiuse, dove pensate che andranno i finti rifugiati? Ovviamente, dove trovano le porte aperte. Cioè nella Svizzera “razzista e xenofoba”. Non serve certo essere grandi statisti per capirlo.

Umanità vs imbecillità
La tradizione umanitaria elvetica è anteriore alle varie convenzioni internazionali. Ma tra umanità ed imbecillità ci deve pur essere una differenza. Il diritto d’asilo deve servire ai profughi; non ai rifugiati economici. Invece, per la serie ma tu guarda i casi della vita, il 40% delle domande d’asilo depositate in Svizzera da inizio anno proviene da eritrei (tutti giovani uomini soli) mentre solo il 7% da siriani. Questo significa che il diritto d’asilo si è ormai trasformato in una farsa – costosissima e pericolosa. Si è trasformato nel grimaldello moralista per spalancare le porte ad un’immigrazione di massa illegale, a spese del contribuente. Ma questa realtà non è caduta del cielo. Ci sono dei responsabili.

Fomentare lo spopolamento?
La stragrande maggioranza dei richiedenti l’asilo sono dunque migranti economici, attirati da politiche scriteriate (venite da noi che manteniamo tutti). Per queste persone, le porte devono restare chiuse. Aprirle è irresponsabile e deleterio. Lo è per la Svizzera; ma lo è anche per i paesi di provenienza di questi clandestini. Paesi di cui si sta fomentando lo spopolamento; paesi di cui si sta, quindi, distruggendo il futuro. Invece di aiutare in loco, dove si può fare molto con poco, si preferisce tollerare un’immigrazione di massa illegale ed insostenibile. Un’immigrazione di massa che mette in pericolo la convivenza civile. Anche in Svizzera. La popolazione residente, che non è scema, ben capisce che si sta abusando sfacciatamente della sua socialità. Quindi del frutto del suo lavoro. I soldi che lo Stato spende non li guadagna mica lo Stato. Li guadagnano i contribuenti.

La polveriera
A suon di frontiere spalancate, si sta alimentando un’autentica polveriera, e perché? Ma perché “bisogna aprirsi”! E solo questo presunto imperativo, imposto con ricatti morali vergognosi e svergognati (vedi la strumentalizzazione delle foto dei bambini morti) sembra contare. Importare interi popoli negli Stati sociali dell’Europa occidentale sarebbe un dovere, e chi non ci sta è razzista e disumano? Ma siamo usciti di zucca?

Frontiere chiuse!
Toppando ancora, la kompagna Sommaruga, sempre rispondendo alla domanda sulla sospensione degli accordi di Schengen, ha pure dichiarato che questo scenario provocherebbe “problemi ai confini”. Non per non noi; per la vicina Penisola. O Simonetta, “e alura”? Quando mai l’Italia – che non applica gli accordi di Dublino e che nei nostri confronti è inadempiente su tutto, ma che tu ti ostini a voler “aiutare” – si è fatta degli scrupoli nel creare problemi a noi? Tanto, dicono Oltreramina, gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!
Se padroncini, distaccati e frontalieri dovranno fare le code per entrare in questo sempre meno ridente Cantone, non sarà certo un dramma. Davanti a dichiarazioni imbecilli come quelle del sindaco di Lavena Ponte Tresa che vorrebbe abolire la dogana solo perché torna comodo a lui per prosciugare a più non posso il mercato del lavoro ticinese, emerge con prepotenza la necessità di far capire agli “amici” italici che non siamo (ancora) una loro colonia.
Sì alle frontiere chiuse per i falsi rifugiati, ma anche per padroncini e distaccati.
Lorenzo Quadri

Contro la nuova legge sull’asilo sarà referendum. Più diritti ai finti rifugiati che agli svizzeri!

Sotto le cupole federali la notizia era nell’aria. Venerdì è arrivata la conferma ufficiale. L’Udc lancerà il referendum contro la “ristrutturazione del sistema dell’asilo”, che il Consiglio nazionale ha approvato l’altroieri in votazione finale, con l’opposizione di Lega ed Udc. Anche la Lega ed il Mattino sosterranno il referendum.

Del resto, la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani – membro della Commissione delle istituzioni politiche che ha esaminato la riforma – aveva presentato vari emendamenti, ovviamente in senso restrittivo. Che però sono stati affossati dal centro-$inistra.

Ricorso gratuito

La cosiddetta “ristrutturazione del sistema d’asilo” introduce infatti, tra l’altro, il diritto di ricorso gratuito per i richiedenti l’asilo la cui domanda viene respinta. Ossia per i rifugiati economici, ai quali verrà permesso di intasare il sistema giudiziario elvetico a spese del contribuente svizzerotto. Con il diritto di ricorso gratuito, i richiedenti l’asilo avranno più diritti dei cittadini elvetici. Per questi ultimi il gratuito patrocinio esiste, certo. Ma solo a determinate condizioni. Se queste non sono date, “rien à faire”.

Invece, i finti rifugiati la cui domanda è stata respinta potranno fare ricorso sempre, a spese del contribuente. Si può immaginare con quali conseguenze finanziarie ed amministrative. Nuovi stratosferici costi ed ulteriore piano occupazionale per legulei in sovrannumero, i quali ringraziano sentitamente.

Ah, però. Mentre si taglia sulle pensioni e si aumenta l’età AVS per le donne, ai finti rifugiati si concedono nuovi canali preferenziali. Chiaramente, il fatto che oggi chi ha ottenuto di restare in Svizzera come asilante riceva aiuti sociali per 30mila Fr all’anno, quindi più di un anziano svizzero che vive con la sola AVS, ancora non bastava.

Sempre più attrattivi

E’ il colmo. Non solo la Svizzera si ostina a mantenere le frontiere spalancate mentre sempre più Stati membri UE sospendono l’applicazione di Schengen e mentre l’Italia non rispetta gli accordi di Dublino. Per aumentare ancora di più il proprio appeal presso i finti rifugiati, ecco il nostro paese introduce anche il diritto di ricorso gratuito.

Sistemi totalitari

Tra le storture nella nuova legge sull’asilo, anche lo strapotere del dipartimento federale di giustizia in materia di alloggi “provvisori” (almeno tre anni!) per migranti. Sull’ubicazione dei nuovi centri provvisori, Cantone, Comuni, cittadini non hanno voce in capitolo. Decide tutto il dipartimento. E non solo decide, ma è pure autorità di ricorso! Come ha detto il capogruppo Udc alle Camere federali Adrian Amstutz nel suo intervento, il meccanismo inserito nella nuova legge sull’asilo non ha nulla di svizzero: è un sistema da Stato totalitario. Poiché non ci vuole molta fantasia per immaginare che questi alloggi “provvisori” (stile ex caserma di Losone) sono destinati a moltiplicarsi, c’è di che essere preoccupati.

P$: ira funesta

Grottesca, poi, l’ira che la $inistra spalancatrice di frontiere non ha saputo nascondere all’ufficializzazione del referendum. Facendo ampio ricorso al solito ricatto morale, i kompagni non hanno mancato di dilungarsi su quanto sono brutti e cattivi quelli che non vogliono che i finti rifugiati abbiano più diritti dei cittadini svizzeri. E che vogliono, invece, che il nostro paese assuma finalmente un atteggiamento dissuasivo nei confronti dei migranti economici.

I kompagni s’indignano per il referendum. Ma, ancora una volta, la loro morale è a due velocità. Ci pare infatti di ricordare che siano stati proprio loro a lanciare il referendum contro la precedente revisione della legge sull’asilo, che ritenevano troppo restrittiva, venendo poi asfaltati dalle urne. Ma come: i kompagni pretendono di avere l’esclusiva sui diritti popolari? Pretendono di negare agli altri il ricorso a strumenti cui loro attingono a piene mani? Siam messi bene!

Lorenzo Quadri

Il Ticino ha fatto da apripista. Divieto di Burqa: parte l’iniziativa federale

Ma c’è sempre chi tenta di buggerare la volontà popolare

 

Martedì mattina a Berna si terrà la conferenza stampa per il lancio dell’iniziativa antiburqa a livello federale. L’iniziativa, promossa dal comitato di Egerkingen (che è poi l’ideatore del divieto di minareti), si rifà a quella ticinese, approvata dal popolo nel settembre 2013 con il 65% dei voti. Approvata, ma non ancora in vigore.

Come noto, il divieto di dissimulazione del viso inserito dai cittadini nella Costituzione del nostro Cantone ha ottenuto la garanzia federale lo scorso maggio. Del resto di scuse per rifiutarla non ce n’erano. Specie dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo che ha approvato il divieto francese, cui si ispirava a sua volta l’iniziativa ticinese, lanciata dal Guastafeste.

 

Pur di cancellare le nostre radici…

Non tutti però, sotto le cupole federali, hanno dimostrato di rispettare la volontà popolare. I Rosso-verdi, infatti, non hanno perso l’occasione per uscirsene con dichiarazioni allucinanti contro il divieto votato dai ticinesotti (chiusi e razzisti) arrivando ad inneggiare al velo integrale come “simbolo di libertà”. Strano però: nel 2010 circolava una presa di posizione dei kompagni contro il burqa. Poi però deve essere arrivato il cambio d’orientamento. Per cancellare le radici e l’identità svizzera, per annientare qualsiasi sentimento patriottico, tutto fa brodo. Sicché si arriva a sostenere anche i veli totali e la sottomissione della donna. Tutto ciò che è multikulti è giusto per definizione: bisogna aprirsi!

 

Ma come, non era un “non problema”?

Il Ticino con il divieto di burqa ha fatto scuola. Il comitato che promuove il divieto a livello nazionale può partire da una solida base. Interessante, però: nel dibattito pre-votazione sul divieto di burqa, i contrari ripetevano ad oltranza che il burqa era un non-problema. Ohibò, se era un non problema perché adesso tutti ne parlano? Vuoi vedere che non era poi così un “non problema”?

Il lancio di un’iniziativa a livello federale è senz’altro positivo. Importante è anche che i promotori non parlino solo di sicurezza. Essa è certamente uno degli aspetti. Ma solo uno, e neppure quello fondamentale. Giusto impedire che giri gente completamente nascosta sotto un panno nero, perché potrebbe approfittarne per commettere reati e non farsi riconoscere. Ma ancora più importante è affermare che guardarsi in faccia è un presupposto fondamentale del nostro vivere insieme. Lo ha peraltro ribadito anche la Corte di Strasburgo, poco sospetta di essere un gremio di leghisti populisti e razzisti. Non si può dunque ridurre il divieto di burqa ad una semplice faccenda di polizia, da relegare in una leggina ad hoc che poi può essere spazzata via da un semplice voto parlamentare in un raptus di politikamente korretto. Nossignori: il posto è la Costituzione e la decisione spetta al popolo.

 

Nella Costituzione

Giusto quindi che il divieto di burqa si trovi nella Costituzione, e giusto che sia introdotto a livello nazionale. Il tema non riguarda solo il Ticino. E nemmeno riguarda solo la Svizzera. Concerne, invece, tutto l’Occidente. Sarebbe dunque bello se tutti i paesi europei decidessero (autonomamente) di vietare il Burqa. Alcuni di loro l’hanno già fatto. Sarebbe un segnale forte di quel risveglio che si fa sempre più necessario ed urgente. O si preferisce farsi invadere e sottomettere in nome del politikamente korretto?

 

NO alla melina

In quest’ottica non si può dunque accettare la melina che i relatori commissionali sulla legge d’applicazione del divieto ticinese di burqa sembrano voler fare. Oltretutto in presenza di un verdetto popolare inequivocabile e di un divieto che altrove, ad esempio in Francia, già esiste: quindi non bisogna neppure essere particolarmente creativi, basta copiare. Altro che farsi le pippe mentali sulla definizione di “volto” per poi passare in TV. Qui c’è il sospetto che qualcuno si stia arrampicando sugli specchi per non applicare il voto popolare sgradito (vedi 9 febbraio). Sta però alla Commissione dei diritti politici del Gran Consiglio imporre ai relatori di fare i compiti, e di farli in tempi brevi. Oppure destituire i relatori inadempienti e nominarne di nuovi. Anche uno solo nuovo. Perché il tandem serve solo a raddoppiare i costi.

Lorenzo Quadri

Approvata dopo sette anni la proposta di risoluzione cantonale sul casellario giudiziale. Quadri: “meglio tardi che mai”

La proposta di risoluzione cantonale dell’allora deputato leghista Lorenzo Quadri, poi ripresa da Michele Guerra, chiedeva che il Ticino si attivasse a Berna affinché la richiesta di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso di dimora in Svizzera potesse tornare ad essere sistematica. Si tratta in sostanza di istituzionalizzare a livello federale la prassi introdotta da Norman Gobbi nei mesi scorsi.
Lorenzo Quadri, la sua proposta di risoluzione è stata approvata dal Gran Consiglio nei giorni scorsi, dopo 7 anni…
Già, sette anni giusti. In effetti l’atto parlamentare venne introdotto il 22 settembre 2008. Che dire? Meglio tardi che mai. E’ dunque dimostrato, ancora una volta, che la Lega “populista e razzista” fa proposte in anticipo sui tempi. Sul momento vengono sminuite, o addirittura denigrate. Ma poi…
C’è chi fa notare che il casellario giudiziale fornisce una visione parziale.
Beh, per quel che riguarda l’Italia c’è anche il certificato dei carichi pendenti. E’ vero, sono informazioni parziali. Comunque, mi pare scontato che sia meglio disporre di qualche informazione piuttosto che di nessuna informazione. Quello che si è scoperto può poi dare adito ad ulteriori approfondimenti.

C’è anche chi dice (soprattutto a sinistra) che, dopotutto, quella sul casellario è una battaglia di “piccolo cabotaggio.
Il tema è la sicurezza e la sovranità del nostro paese. Il diritto di sapere, prima di rilasciargli un permesso di dimora nel nostro paese, se il richiedente è un delinquente oppure una persona onesta. Sappiamo bene che, a seguito del garantismo del sistema, una volta rilasciato un permesso B o G diventa poi molto difficile ritirarlo. Difficile e lungo, a seguito del teatrino di ricorsi e controricorsi. E’ quindi indispensabile poter prevenire. Chi si oppone vuole, semplicemente, il rilascio di permessi alla cieca, e a chiunque. Questa è immigrazione scriteriata e non la possiamo accettare.

E se l’Italia – o altri paesi – chiedessero la reciprocità nei confronti dei cittadini elvetici?
Si accomodino. Noi l’estratto del casellario giudiziale lo dobbiamo produrre in innumerevoli occasioni. Non ci sarebbe alcun problema a produrlo in caso di richiesta di un permesso di dimora in un paese UE.
Lei a livello nazionale ha già presentato una mozione sul tema, analoga alla proposta di risoluzione cantonale, che però è stata respinta.

Sarebbe troppo bello se tutte le proposte passassero al primo colpo. In realtà questo a Berna non accade quasi mai. “Gutta cavat lapidem”, lo dicevano già gli antichi romani: la goccia (a furia di cadere) scava la pietra. Anche se la prima volta non si ottiene il risultato sperato, bisogna continuare ad insistere, finché non si riesce a far breccia. Sono dunque molto soddisfatto che il parlamento cantonale abbia deciso di adottare la mia proposta di risoluzione.

Cosa pensa dell’ipotesi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale anche per i padroncini, formulata dal PPD durante il dibattito parlamentare?
La condivido. Mi chiedo come si possa essere contrari. Quando presentai la proposta di risoluzione, nel 2008, i padroncini e i distaccati ancora non si ponevano come uno dei principali problemi dell’economia ticinese. Negli anni scorsi si è verificata l’esplosione dei permessi di breve durata, così come la Lega aveva previsto a seguito della libera circolazione delle persone (ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?). Giusto, dunque, che il Ticino usi tutti i mezzi in suo possesso per frenare questo vero e proprio assalto alla diligenza, che ha effetti deleteri per gli artigiani e le piccole e medie imprese del nostro Cantone.
Sta di fatto che adesso a Berna arriveranno due risoluzioni cantonali: una sull’estratto del casellario giudiziale per chi richiede un permesso B o G, ed una per i padroncini.

Certo che se le due richieste fossero state inserite in un unico documento sarebbe stato meglio. A Berna si faticherà a far capire perché arrivano due risoluzioni e non una sola.
MDD

Ticino: giù le mani dalle tasche degli automobilisti!

Dal 2016 decurtate le deduzioni per le spese professionali di trasporto nell’ambito dell’IFD

La Lega a Berna aveva tentato di sventare l’ennesima rapina ai danni degli automobilisti, ma non ha trovato una maggioranza. In Ticino le deduzioni per l’imposta cantonale non si toccano, né adesso, né dopo l’apertura del tunnel ferroviario di base del Ceneri! Chiaro il messaggio, direttore del DFE Vitta?

Per la serie: ma chi l’avrebbe mai detto! Per gli automobilisti, già tartassati e munti con ogni pretesto, si prepara un’altra pillola: la drastica decurtazione delle deduzioni per le trasferte professionali in relazione all’imposta federale diretta. Nel 2016 entrerà in vigore il “famoso” tetto massimo di 3000 Fr. Chi prima deduceva, ad esempio, 10’000 di spese di trasporto, si vedrà dunque appioppato dal fisco un reddito ulteriore di 7000 Fr: un reddito assolutamente fittizio. Perché il contribuente mica guadagna 7000 Fr in più. Il che si può tradurre in ulteriori svariate centinaia di franchetti da pagare alla Confederella ogni anno. E scusate se sono pochi.

Peggio della vignetta a 100 Fr
Questo tetto massimo è stato introdotto con la creazione del nuovo fondo per l’infrastruttura ferroviaria, nel 2014. Berna s’immagina di ricavare 200 milioni di Fr in più. In concreto, verrà attuato, a danno dei soliti “sfigati” automobilisti, un salasso ben superiore a quello della vignetta autostradale a 100 Fr, giustamente affossata dal popolo. Con l’aggravante che per lo meno i soldi della vignetta “dopata” sarebbero andati alla strada. Invece, il taglio alle deduzioni alle spese i trasporto serve a foraggiare la ferrovia. Quindi: gli automobilisti pagano e i treni incassano.

La Lega ci ha provato
Diciamo “famoso” tetto massimo perché, su queste colonne, il tema è stato affrontato a più riprese. E diciamo pure che la Lega, e per la precisione chi scrive, nel dibattito parlamentare a Berna ha tentato di far saltare l’ennesima trovata vessatoria a danno degli automobilisti, sempre più “mucche da mungere” come giustamente dice l’omonima iniziativa popolare. Che, lo ricordiamo, verrà sottoposta al popolo nel 2016. Impallinata sotto le cupole federali, l’iniziativa chiede che gli 1.5 miliardi di Fr che ogni anno vengono prelevati agli automobilisti per finire nelle casse generali della Confederazione vengano invece destinati alla strada. Questo in base al principio di causalità, che tanto piace ai bernesi, ma naturalmente solo a geometria variabile: quando fa comodo, insomma. Un po’ come la morale.

Salasso sulla benzina
Purtroppo la proposta leghista di far saltare il tetto massimo di 3000 Fr alle deduzioni per le trasferte professionali con il veicolo privato non ha trovato una maggioranza alle Camere federali. E adesso, o meglio dal 2016, arriva il conto. A questa nuova pillola (per finanziare la ferrovia) l’ineffabile ministra dei trasporti e delle telecomunicazioni, ovvero la Doris uregiatta, vorrebbe aggiungere un grazioso aumento di 6 cts al litro sul prezzo della benzina. Questo per finanziare le strade nazionali. E già: prima si utilizzano le entrate della strada per altri scopi; poi ci si accorge che mancano i soldi per la strada. E allora che si fa? Ma si torna a battere cassa presso gli automobilisti! Elementare, Watson!

Effetto cascata
Naturalmente non poteva mancare l’effetto-cascata. Alcuni Cantoni, bramosi di mettere le mani nelle tasche della gente, hanno subito colto la palla al balzo: hanno falcidiato, alcuni pressoché azzerato, anche loro le deduzioni per le trasferte professionali consentite nelle imposte cantonali. Insomma, un classico effetto a “boule de neige”; solo che la “boule” non è di “neige”.
E da noi? Il direttore del DFE Christian Vitta ha annunciato che il Ticino per ora – notare il “per ora” – non toccherà le deduzioni. E ci mancherebbe altro: ricordiamoci, ad esempio, che il nostro Cantone ha le imposte di circolazione più care della Svizzera.

Dalle colonne del Corrierone del Ticino, il ministro delle Finanze ha però aggiunto: “un domani, quando entrerà in funzione il tunnel di base del Ceneri, e i tempi di collegamento tra Sotto- e Sopraceneri si accorceranno notevolmente, vedremo cosa fare”. Frena Ugo! Non ci siamo! In Ticino chi vive nelle zone periferiche non ha alternativa plausibile al veicolo privato. Inoltre, sempre più persone lavorano ad orari irregolari, e devono recarsi al lavoro quando di mezzi pubblici non ne circolano proprio. Il Ticino non è Zurigo. E, soprattutto, non lo diventerà neppure con l’apertura del tunnel di base del Ceneri, che non cambierà una virgola per le regioni discoste. Per cui, Achtung! Giù le mani dalle deduzioni per le spese di trasporto! Il borsello degli automobilisti, come già scritto, non è un self service per enti pubblici avidi di entrate. E anche l’alibi morale del “tanto tassiamo chi si comporta in modo vizioso”, ovvero gli automobilisti, non funziona più. Il giochetto del “criminalizzare per mungere” ha fatto il suo tempo.
Lorenzo Quadri

1500 migranti in più in Svizzera. La nuova calata di braghe

La kompagna Sommaruga si inchina ai Diktat degli eurofalliti ancora prima che li approvi la stessa UE!

Come volevasi dimostrare, in Consiglio nazionale non fa in tempo a passare l’ennesima modifica della legge sull’asilo – in base alla quale la Svizzera deve prendersi ancora più presunti asilanti e pagare pure l’avvocato d’ufficio a quelli respinti – che subito il Consiglio federale spalanca le porte a 1500 migranti in più, in arrivo da Italia e Grecia. Complimenti, kompagna Sommaruga: noi “aiutiamo l’Italia” la quale non solo non applica gli accordi di Dublino ma, nei nostri confronti, è inadempiente su tutto.

Prevedibili, ma…

La decisione del Consiglio federale, per quanto prevedibile (conosciamo un po’ i nostri polli) non è per questo meno inquietante. Inaudito: i sette calano le braghe davanti ai Diktat – ovvero alle chiavi di ripartizione dei presunti rifugiati – dell’UE ancora prima che vengano approvati! Per l’ennesima volta, svizzerotti più europeisti dei paesi comunitari. Del resto rimarremo presto i soli ad applicare i fallimentari accordi di Schengen: si può essere più allocchi di così?

Calando le braghe, come sempre, davanti agli ordini di marcia di Bruxelles, il Consiglio federale si priva di margini di manovra per decidere autonomamente la propria politica d’asilo. Ancora una volta, “grazie” alla kompagna $imonetta ed accoliti, in Svizzera decidono i funzionarietti di Bruxelles.

Dove intendono piazzare?

Davanti alla nuova performance bernese sorgono spontanee un paio di domande.

1) Ci piacerebbe proprio sapere dove i sette scienziati intendono piazzare i migranti cui vogliono spalancare le porte (attirandone, in questo modo, molti altri).

I parlamentari di P$, PPDog ed ex partitone, visto che hanno sostenuto la nuova modifica di legge sull’asilo, potranno cominciare a mettere a disposizione le rispettive ville ed attici, compresi quelli di vacanza in prestigiose località turistiche. I Cantoni, i Comuni ed i cittadini avranno voce in capitolo sugli alloggi per la nuova ondata di finti rifugiati oppure, come al solito, i loro diritti verranno calpestati perché gli svizzerotti “chiusi, razzisti e gretti” non devono avere voce in capitolo?

Chi paga i 70 milioni?

2) Il Consiglio federale ha annunciato di voler stanziare 70 milioni per aiuti in loco. Di principio quella degli aiuti in loco è l’unica politica sensata. Invece di attirare in Svizzera frotte di falsi rifugiati, e di spendere 3 miliardi all’anno per l’asilo, aiutare nelle zone di conflitto è infinitamente più utile e anche molto meno costoso. I beceri spalancatori di frontiere politikamente korretti, che hanno tanto a cuore gli interessi esteri (ma mai quelli svizzeri) credono forse che fomentare lo spopolamento di intere nazioni sia una politica utile a questi paesi? Che futuro si prepara a questi territori se non vi rimane più nessuno?

Detto che quella degli aiuti in loco è l’unica politica sensata nell’interesse degli stessi paesi di provenienza, vogliamo proprio sapere da dove il Consiglio federale pensa di prendere i 70 milioni di cui parla.

Cominciamo ad averne piene le scuffie di vedere che per i cittadini svizzeri di soldi non ce ne sono mai, mentre quando si tratta di asilanti ed immigrati sembrano materializzarsi per magia. E’ ovvio che i 70 milioni destinati per aiuti in loco vanno decurtati dai contributi di coesione agli eurofalliti. Oppure dagli aiuti allo sviluppo che non servono assolutamente ad un tubo. Di certo non devono andare a scapito dei cittadini svizzeri: è chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Inoltre il versamento va condizionato alla sottoscrizione, da parte degli Stati beneficiari, di accordi per la ripresa dei connazionali espulsi dalla Svizzera.

Lorenzo Quadri

Consiglio federale: prosegue la presa per i fondelli. 8500 casi isolati?

Secondo l’ennesimo rapporto tarocco, commissionato e poi approvato dall’esecutivo, le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone sarebbero efficaci. Come no!

Il Consiglio federale insiste con le prese per i fondelli. E così arriva anche l’ultima affermazione del piffero sugli accordi bilaterali: “le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone sono efficaci”. Gli abusi sono “casi isolati”.
Questo, a quanto risulta, l’illuminante contenuto dell’ultimo rapporto approvato dal Consiglio federale.

E i ticinesi in assistenza?
Certo, come no. I padroncini e distaccati che lavorano in Ticino in nero sono casi isolati. Dumping salariale e soppiantamento dei residenti con frontalieri sono casi isolati. A seguito di pochi casi isolati il Ticino ha plebiscitato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Le segretarie frontaliere a 1000 Fr al mese per un lavoro a tempo pieno sono casi isolati. I distaccati che poi sono costretti a restituire parte del salario percepito in Ticino al datore di lavoro estero (è successo anche sul cantiere LAC gestito dagli spagnoli) sono casi isolati. Gli stipendi pagati in euro sono casi isolati. E come la mettiamo con gli 8500 ticinesi in assistenza? 8500 “casi isolati” ovviamente!
Del resto anche gli stranieri che delinquono erano “casi isolati” ed infatti, da un caso isolato all’altro, l’80% degli ospiti della Stampa sono stranieri.

Rapporto tarocco
E’ evidente che l’ennesimo rapporto tarocco del Consiglio federale, che prima si fa allestire gli studi farlocchi pro-saccoccia, e poi li approva (il colmo della farsa!), è solo un tassello in più nella campagna di lavaggio del cervello dei cittadini con l’obiettivo di sabotare il 9 febbraio. Purtroppo per gli scienziati bernesi, ed i partiti $torici in Ticino se ne sono già resi conto, non è continuando a ripetere che “l’è tüt a posct” che le cose cominciano ad andare bene.

Autogiustificazione
Ovvio: l’ennesimo rapporto taroccato è anche un tentativo per giustificare l’ultima legnata che i sette scienziati, a cominciare dal ministro dell’economia ossia il liblab Schneider Ammann, hanno dato al Ticino. Vale a dire il njet al potenziamento delle misure accompagnatorie, poi giustificato con pretesti del flauto traverso. Ecco le prodezze dei massimi rappresentanti dell’ex partitone: e a contare a Berna sono loro, non certo le promesse dei liblab ticinesi in campagna elettorale.

Tante misure
A proposito: ci pare di ricordare che fosse stato proprio Schneider Ammann a dire che a tutela del mercato del lavoro bisogna prendere tante misure, magari anche di basso cabotaggio se considerate singolarmente, ma che messe assieme compongono un quadro efficace .
A parte che l’unica misura efficace a tutela del mercato del lavoro di questo ridente cantone è la fine della libera circolazione delle persone senza limiti, il buon Schneider Ammann, su ordine della grande economia, si premura di fucilare tutti i provvedimenti che si potrebbero prendere.
Ma davvero questi signori pensano che bastino un paio di statistiche taroccate per fare fessi gli svizzerotti?
Lorenzo Quadri

Segreto bancario: in pochi anni sfasciato il lavoro di generazioni. Distruzione in tempo di record

Anche il Ticino dovrà fare i conti con migliaia di disoccupati in più: grazie, ministra del 5%!

In pochi anni è stato cancellato un intero sistema. Come c’era da attendersi, in Consiglio nazionale la maggioranza PLR-PPDog-PS, nonché il loro codazzo di partitini fotocopia, ha spazzato via il segreto bancario, approvando due progetti per lo scambio automatico d’informazioni, a partire dal 2018. Solo Udc e Lega si sono opposti.
La ministra del 5% non ha, ovviamente, voluto indicare quante migliaia di posti di lavoro verranno cancellati sulla piazza finanziaria a seguito della sua politica di svendita del Paese. Naturalmente, la Svizzera cala le braghe, ma in cambio non ottiene nulla. Prima, infatti, si smantella il segreto bancario senza alcuna contropartita. Poi, quando i buoi sono fuori dalla stalla, si tenterà (forse) di ottenere l’accesso ai mercati per le banche svizzere.

Chi ci guadagna
Naturalmente c’è chi se ne approfitta, ossia le piazze finanziarie che non si sognano di accordare scambi né automatici né meno automatici. Ad esempio a Dubai, dove molti si stanno spostando dalla Svizzera. Ed infatti, almeno in Romandia, già circolano abbondanti volantini pubblicitari dove si chiarisce, all’attenzione dei clienti della “rottamanda” piazza finanziaria rossocrociata, che a Dubai il segreto bancario rimane solido. Uno di questi dépliant è stato letto in aula durante il dibattito. Lungimirante come sempre la replica della ministra del 5%: “Dubai non fa parte del nostro benchmark”. Apperò. Intanto i patrimoni emigrano nei paesi arabi ed i posti di lavoro in Svizzera saltano. Ma la Consigliera federale non eletta se ne impipa: “non fa parte del nostro benchmark”.

FATCA
Widmer Puffo non poteva, evidentemente, esimersi dal citare l’adesione al FATCA come un successo. E’ il massimo. La signora svende senza ritegno la sovranità svizzera e pretende di spacciare la sciagurata iniziativa per un grande risultato. Così grande che, se alle prossime elezioni USA vinceranno i repubblicani, il FATCA verrà abolito in patria. Negli Stati Uniti si creeranno tanti paradisi fiscali. Gli svizzerotti ligi al dovere che si inchinano ai Diktat yankees, resteranno con il naso in mezzo alla faccia e migliaia di disoccupati, mentre lo “Zio Sam” se la ride a bocca larga.

Crisi finanziaria?
A giustificazione della fine del segreto bancario – quello che avrebbe dovuto essere non negoziabile – per l’ennesima volta è stata citata finanziaria del 2008, a seguito della quale gli Stati non sarebbero più disposti a tollerare la perdita di sostrato fiscale. Peccato che 1) la crisi del 2008 non sia stata affatto provocata dalla Svizzera, o dal segreto bancario svizzero, bensì dalla scellerata finanza USA. 2) Se il problema fosse davvero la perdita di risorse fiscali per gli Stati esteri, allora non si capisce perché non sarebbe potuto andare bene anche un sistema di ritenuta alla fonte. Il fatto che si voglia lo scambio automatico d’informazioni dimostra dunque, semmai ce ne fosse bisogno, non solo la volontà di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri, ma quella di demolire con esso – servendosi della tattica del salame – la privacy dei cittadini, in tutti gli ambiti. Si comincia da quello finanziario e gli altri a seguire.

Amnistia
Unica nota positiva in tanta desolazione (positiva in una logica di meno peggio): l’approvazione, pur di misura, dell’emendamento di Fabio Regazzi (PPD) per l’introduzione di un’amnistia fiscale. Naturalmente contro la volontà della ministra del 5% la quale, a varie sollecitazioni in arrivo anche dalla Lega, aveva sempre risposto che non se ne parlava nemmeno perché “gli strumenti a disposizione sono sufficienti per chi si vuole regolarizzare”.
Bene, dunque, per l’approvazione dell’amnistia – che comunque dovrà ancora passare il difficile scoglio del Consiglio degli Stati. Dovesse l’amnistia diventare definitiva, bisognerà però stare attenti all’effetto boomerang. Ossia: bisognerà evitare che qualcuno utilizzi l’amnistia come pretesto per cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri. Come sogna di fare la ministra del 5%.
Lorenzo Quadri

Accordi di Schengen: siamo proprio degli svizzerotti fessi! Gli unici a tenere le frontiere spalancate?

“Non se ne parla di tornare ai controlli sistematici ai confini… Non è pensabile che la Svizzera sospenda gli Accordi di Schengen… per l’emergenza migranti ci vuole un approccio europeo”. Questa è la brillante, e soprattutto lungimirante presa di posizione del Consiglio federale sull’emergenza asilo. La posizione, formulata in risposta ad un’interpellanza di chi scrive che chiedeva la sospensione di Schengen, risale a fine agosto: quindi ad un paio di settimane fa. Quando il caos asilo era già in atto da un pezzo. Quando svariati paesi europei erano già corsi drasticamente ai ripari. Che poi la vicina ed ex amica Penisola non rispetti gli accordi di Dublino, e quindi non registri i migranti per non doverseli poi tenere, è noto da anni. E già questo basterebbe per chiudere le frontiere.
Sconfessione clamorosa
Ancora una volta, per il Consiglio federale, la sconfessione arriva plateale dai fatti di cronaca.
La Germania – dopo aver scriteriatamente detto “venite da noi che c’è posto” – ha ben presto chiuso le frontiere. Da notare che comunque Frau “Anghela” non ha mai avuto intenzione di tenersi i migranti cui aveva dato il benvenuto. Il disegno era quello di spalmarli sugli altri paesi UE. Anche l’Austria ha chiuso le frontiere, ed ha pure mandato i soldati al confine. Della Francia e dei Paesi dell’Est sappiamo. L’Ungheria vorrebbe costruire un secondo muro, questa volta sul confine con la Romania…
Però, secondo il Consiglio federale, non è pensabile che la Svizzera sospenda Schengen.

Gli intellettualini non vogliono?
Ah, e perché per la Svizzera non sarebbe pensabile ciò che per quasi tutti gli altri è realtà? Perché gli intellettualini rossi non vogliono? Perché gli spalancatori di frontiere, colpiti nel cuore della loro ideologia, continuano ad andare in giro a strillare che Schengen è una conquista irrinunciabile? Certo, capiamo la frustrazione dei rottamatori della Svizzera: a cosa sono serviti anni di lavaggio del cervello all’insegna del “niente dogane, bisogna aprirsi”? A cosa sono serviti anni di sistematica denigrazione (populisti-xenofobi-razzisti-chiusi-gretti) di chi rifiuta di portarsi in casa di tutto e di più? A cosa sono serviti anni di squallido ricatto morale per ottenere le frontiere spalancate se poi sono gli stessi “padri” del trattato di Schengen a mandarlo a ramengo e a chiudere le frontiere, perché a loro fa comodo così, a dimostrazione che di principi intoccabili non ce ne sono proprio?

Da soli?
Chissà se a qualcuno è venuto in mente cosa potrebbe succedere se la Svizzera rimanesse la sola con le frontiere spalancate. Si tratterebbe, è chiaro, di un manifesto invito ai migranti a venire tutti qui. Col risultato che potremmo trovarcene migliaia, in men che non si dica, fuori dalla porta di casa. A maggior ragione dopo la scriteriata iniziativa tedesca: prima “benvenuti”, poi chiusura della frontiere. Risultato: Berlino attira i migranti in Europa e poi li scarica sul groppone altrui. Sarebbero queste le coraggiose politiche della Germania? Auguri!

Nuova domanda
Lo ha detto la stessa UE che gli accordi di Dublino sono superati. Ma, se è così, è superato anche l’obbligo di tenere le frontiere spalancate. “Bisogna aprirsi” alla chiusura. Anche la Svizzera abbia finalmente il coraggio di fare i suoi interessi, una volta tanto, invece di limitarsi a sottomettersi a Diktat stranieri perché “sa po’ fa nagott”. Se i nostri antenati avessero avuto la mentalità degli attuali governanti, la Svizzera non esisterebbe più da un pezzo.
Comunque, per buona pace di tutti, alla luce dell’evoluzione degli ultimi giorni, il tema della sospensione degli accordi di Schengen chi scrive l’ha di nuovo posto al Consiglio federale sottoforma di quesito per l’ora delle domande. La risposta dovrebbe arrivare domani.
Lorenzo Quadri

Tentano di spacciarli per “indispensabili” ma non hanno alcun argomento per dimostrarlo. Il “porcellum” dei bilaterali

Gli ambienti delle grande economia – quelli che con le piccole e medie imprese e con gli artigiani da spartire hanno assai poco per non dire nulla – fanno di tutto e di più per sabotare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Un voto la cui applicazione, per il Ticino, è in cima alla lista delle priorità. L’ultimo campanello d’allarme è suonato la scorsa settimana, quando il numero dei frontalieri ha infranto l’ennesimo record, raggiungendo quota 62’555. E’ forse il caso di ricordare che nel 2000, quindi non nell’alto medioevo, i frontalieri erano 26mila. In 15 anni sono assai più che raddoppiati; ma i posti di lavoro in questo ridente Cantone non hanno certo seguito la medesima evoluzione.

Mantra senza fondamento
Gli ambienti della grande economia, pappagallati dai partiti $torici e naturalmente dal Consiglio federale, continuano a suonare la manfrina dei “bilaterali indispensabili per la Svizzera”. L’obiettivo è fin troppo chiaro: fare il lavaggio del cervello ai cittadini in vista di fantomatiche future votazioni. Peccato che la storiella dei bilaterali indispensabili sia, come dicono i legulei, “destituita di fondamento”. Si tratta di un semplice mantra, non supportato da nulla di concreto. A dirlo non è il Mattino populista e razzista. E’ il quotidiano economico romando l’Agefi, testata certamente autorevole (al contrario di Bilanz che è invece una rivista di gossip; solo gli scribacchini dell’ex partitone potevano credere che fosse motivo di vanto figurare in cima a classifiche che premiano gli spalancatori di frontiere e penalizzano chi crea migliaia di posti di lavoro).

Si esportava anche prima
In un interessante articolo di recente pubblicazione, il giornale romando evidenzia come nessuno tra quanti ripetono il mantra dei “bilaterali indispensabili, senza si ritorna al terzo mondo” sia mai riuscito a dimostrare con i fatti un tale assunto. Nessuno è peraltro mai riuscire a dimostrare nemmeno la starnazzata imprescindibilità dei bilaterali per l’industria svizzera di esportazione. Si esportava benissimo anche prima. Men che meno tali accordi sono indispensabili per disporre di manodopera qualificata che in Svizzera non si troverebbe (ma come, non avevamo le migliori scuole del mondo? O forse, a furia di permetterne la colonizzazione ad opera di docenti stranieri, perché “bisogna aprirsi”, anche l’insegnamento superiore è scaduto nella mediocrità uniforme?). La manodopera di cui c’è bisogno è sempre arrivata anche senza libera circolazione delle persone. Quest’ultima, e il caso dei frontalieri è evidente, fa semmai arrivare quella di cui non c’è affatto bisogno. E che, quindi, soppianta gli svizzeri.

Anni Novanta
Chiaramente in manco di argomenti, la combriccola del mantra dei “bilaterali indispensabili” tenta maldestramente di sostenere che prima dei bilaterali in Svizzera si stava peggio perché negli anni Novanta l’economia elvetica era “meno performante”.
Che l’economia rossocrociata negli anni Novanta non fosse al top della forma, sarà anche vero. Ma non certo per la mancanza di accordi privilegiati con l’UE che, con la situazione di allora, c’entrano come i cavoli a merenda.
Soprattutto, è ora di finirla con la fetecchiata che senza libera circolazione non ci possono essere accordi commerciali interessanti tra Svizzera ed UE. L’Unione europea ne ha sottoscritti a iosa: con gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Giappone, Israele, e via elencando. A nessuno di questi paesi è però stata chiesta in cambio la libera circolazione delle persone. Ohibò, la si pretende solo dagli svizzerotti? Ma stiamo scherzando? Il motivo dell’arrogante pretesa è uno solo: voglia di fagocitare e colonizzare la Svizzera. Perché un paese che non controlla più la sua immigrazione è un paese finito.

Principi fondanti
Che nessuno venga poi a raccontarci la fregnaccia della libera circolazione principio fondante dell’UE. E allora? Noi non siamo membri UE, chiaro il messaggio? Per cui, dei sui principi fondanti, non ce ne frega una cippa. Noi pensiamo ai nostri, di principi fondanti. Che sono sovranità e democrazia popolare. Quindi i voti popolari si applicano senza tante storie. Compreso quello del 9 febbraio. Anche se non piace alle élite politikamente korrette. E a chi della libera circolazione delle persone senza limiti approfitta a danno dei lavoratori residenti.

Valvola di sfogo?
Il mercato del lavoro svizzero interessa ai paesi confinanti come valvola di sfogo per la propria situazione occupazionale disastrata. In Lombardia si ammette apertamente che la motivazione è questa. Gli accordi commerciali si possono fare benissimo, nell’interesse reciproco, anche senza libera circolazione delle persone illimitata. Quest’ultima è funzionale solo all’assalto alla diligenza svizzera da parte dell’UE. Ed è, ovviamente, funzionale a quegli ambienti economici che vogliono massimizzare i già lauti profitti assumendo stranieri a basso costo e lasciando a casa gli svizzeri, sguazzando in un quadro legislativo deleterio che permette ed anzi incoraggia simili porcate. I bilaterali sono un “porcellum” (per prendere in prestito un termine alla politica della vicina Penisola) voluto da tutti i partiti $torici. E voluto anche, e questo è proprio il colmo, dai sindacati; anche se adesso c’è chi tenta goffamente di smarcarsi per farsi campagna elettorale.
Ma per furbetti, spalancatori di frontiere e Stati confinanti alla canna del gas, la ricreazione è finita il 9 febbraio 2014. A fare da “valvola di sfogo”, ovviamente a nostro danno, non ci stiamo più.
Lorenzo Quadri

Confederazione: gli utili stellari e le provocazioni

Ci sono contrasti che risultano davvero difficili da digerire. La Confederazione ha nei giorni scorsi annunciato utili, per l’anno 2010, di 3.6 miliardi di franchi: una somma enorme, a maggior ragione nelle attuali contingenze di crisi.
Da questo bengodi sono esclusi i cittadini elvetici, i quali tuttavia ne sono i legittimi proprietari. Infatti, per esigenze di risparmio che a questo punto paiono a dir poco grottesche, il prossimo 1° aprile entrerà in vigore la famigerata riforma della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI). A seguito di questa riforma, ahinoi votata dalla maggioranza popolare – ma non in Ticino – molte persone senza un impiego, giovani e meno giovani, si vedranno rescisse anzitempo le indennità di disoccupazione. Di conseguenza, dovranno fare capo all’assistenza; o magari, specie se si tratta di persone di una certa età, verranno parcheggiate in AI.
Sul numero dei senza lavoro che, a partire dal 1° aprile, a seguito della riforma LADI, dovranno fare capo all’assistenza, regna la più grande incertezza: le brutte sorprese sono dietro l’angolo. Mal si comprende come, su un problema di questa portata, non si riesca a disporre di cifre affidabili. C’è pure da chiedersi se le Casse disoccupazione abbiano informato a dovere e per tempo chi si vedrà di botto interrompere la rendita. Finora agli sportelli sociali sono giunte assai poche richieste di ragguagli; c’è da temere dunque che molti non siano ancora al corrente di ciò che li attende.
Alla luce dei 3.6 miliardi di utili della Confederazione, questa situazione pare inaccettabile ed insostenibile.
Al danno si aggiunge la beffa, ascoltando le dichiarazioni del neo-ministro dell’Economia Schneider-Ammann, persona che di sicuro non rischia l’indigenza. Il Consigliere federale ha infatti annunciato “coram popolo” che il Consiglio federale, per il biennio 2010-2011, anche in conseguenza degli utili stellari del Consuntivo 2010, intende destinare 44 milioni “extra” al rilancio del turismo e al sostegno all’innovazione economica. Sì, la cifra è proprio quella. Non un miliardo, e neppure 440 milioni. 44 milioni in due anni. La domanda a questo punto nasce spontanea: Schneider – Ammann e il Consiglio federale, sono in vena di provocazioni, respirano aria carnascialesca, oppure credono di aver fatto delle proposte valide? In tutti i casi c’è di che preoccuparsi seriamente. Specie nell’ultimo.

Lorenzo Quadri