Abbiamo permesso che gli Stati Uniti demolissero il nostro segreto bancario, ma in casa loro… Gli USA sono il più grande paradiso fiscale del mondo!

Come volevasi dimostrare, ancora una volta la Lega ed il Mattino avevano ragione. Gli svizzerotti, a seguito della calata di braghe dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, marionetta dei kompagni, hanno svenduto il segreto bancario. Il processo è iniziato in particolare sotto la pressione degli USA, i quali si sono riempiti la bocca con la storiella della “trasparenza fiscale”. Trasparenza, va da sé, cui sono tenute solo le altre piazze finanziarie. Non certo quelle americane. Come d’abitudine, gli yankees si sono serviti, nella loro propaganda antisvizzera, dell’arma del ricatto morale. E gli svizzerotti hanno immediatamente ceduto. Si sono prosternati ed hanno rinunciato unilateralmente al segreto bancario, In questo modo, hanno arrecato un danno enorme alla piazza finanziaria elvetica. Il tutto, naturalmente, tra il plauso dei kompagni spalancatori di frontiere.

Il bello è che in parlamento federale ad approvare le misure di distruzione della piazza finanziaria e dei conseguenti posti di lavoro, c’erano pure dei deputati P$$ che si sono fatti eleggere in quanto sindacalisti degli impiegati di banca. Ecco cosa succede a votare i finti difensori dei lavoratori.

La novità
Grazie all’ex ministra del 4% e alla maggioranza del parlamento che l’ha stoltamente seguita, la Svizzera ha dunque calato le braghe su tutta la linea. Ed è chiaro che, come c’è stata capitolazione sul segreto bancario, allo stesso modo la Berna federale capitolerà anche su altre questioni. A partire dalla sovranità nazionale.

Quanto sopra, però, non è una novità. Cosa c’è invece di nuovo? C’è che, come sottolinea SwissRespect in un comunicato degli scorsi giorni, gli USA non figurano tuttora tra i paesi che si sono impegnati ad attuare lo scambio d’informazioni secondo il modello OCSE. Quindi, gli yankees la trasparenza la pretendono solo dagli altri. Ancora più interessante è però il fatto che gli Stati Uniti non figurano nemmeno sull’elenco, molto penalizzante, di quei paesi che NON hanno aderito a tale modello. Una noticina spiega che questo accade perché gli USA hanno deciso di scegliere una via propria. Apperò!

“La giurisdizione più sicura”
Quindi per gli States si fanno le regole su misura. Il massimo è che anche i paracarri hanno capito quello che intendono fare gli americani per la trasparenza delle loro piazze finanziarie, ossia assolutamente un tubo. Altro che lo squallido ricatto morale alla Confederazione, che ci casca a piedi pari (ma come è bello fare fessi gli svizzerotti, adesso lo sanno anche Oltreatlantico)! L’unico obiettivo era eliminare la concorrenza elvetica in materia di averi non dichiarati e di attirare questi capitali negli USA. Dove, va da sé, rimangono non dichiarati. Ed infatti negli States fioriscono nuovi istituti bancari siti nelle cittadine più improbabili. Così si creano nuovi posti di lavoro e nuova ricchezza; così si ride a bocca larga di quanto sono minchioni gli svizzerotti.

Ed infatti, Swiss Respect cita una conferenza tenutasi nei mesi scorsi a San Francisco dove tale Andrew Penney, direttore presso Rothschild&Co, ebbe a dichiarare che “gli Stati uniti sono ormai la giurisdizione più sicura per nascondere averi non dichiarati; sono il più grande paradiso fiscale del mondo”.

Avevamo ragione
Cosa dice davanti a questa bella novità chi ha svenduto il segreto bancario elvetico senza alcuna contropartita? Nulla! Citus mutus! Dove sono quelli che ci disintegravano i gioielli di famiglia sulla piazza finanziaria svizzera immorale e sugli USA che avevano ragione a martellarci? Dove sono quei politicanti ed intellettualini da tre e una cicca dediti alla colpevolizzazione compulsiva degli svizzerotti? Dispersi nelle nebbie, dopo aver fatto il danno!

Se l’iniziativa lanciata dalla Lega – che però venne lasciata sola da tutti – per inserire il segreto bancario nella Costituzione fosse riuscita, di certo non saremmo a questo punto. Perché prima di svenderci senza ritegno, gli scienziati bernesi avrebbero dovuto affrontare il voto popolare. E lì non avrebbero certo avuto vita facile. Ma invece…
Lorenzo Quadri

I kompagnuzzi sbroccano: vogliamo subito 50mila asilanti

Petizione online degli spalancatori di frontiere: sempre contro la Svizzera e gli svizzeri

Eccola qui la crème de la crème dello yoghurt degli spalancatori di frontiere: dopo aver strillato all’iniziativa d’attuazione “disumana”, col risultato che adesso tutto il mondo sa che gli svizzerotti si tengono in casa i criminali stranieri (e, va da sé, li mantengono pure una volta usciti di prigione, perché questi signori mica lavorano…) tornano a deliziarci con le loro pensate.
L’ultima della serie è l’appello affinché la Svizzera accolga rapidamente 50mila (sedicenti) rifugiati. L’appello non specifica se si intenda 50mila in totale o in aggiunta a quelli che comunque verranno registrati nel corso dell’anno di disgrazia 2016 (che comunque saranno altrettanti). E’ però chiaro che si intende in aggiunta: dobbiamo aprirci!

Gli esperti di terrorismo
Ma tu guarda questi kompagnuzzi. Gli esperti di terrorismo (non il Mattino populista e razzista) dicono in sostanza due cose. 1) Tra i migranti economici si nascondono i terroristi islamici e 2) i servizi d’intelligence sono indispensabili per prevenire gli attentati. E cosa ti vanno a fare i rossi spalancatori di frontiere?
1) lanciano il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi, perché bisogna tutelare la privacy: sicché per la nostrana $inisitruccia la privacy dei terroristi islamici conta di più della sicurezza dei cittadini svizzeri; e
2) s’inventano appelli a sostegno dell’accoglienza scriteriata ed indiscriminata ai finti rifugiati.

70… cosa?
A promuovere la petizione, lanciata online nei giorni scorsi, sono i sindacati di $inistra. Che non sono certo immuni dal sospetto di lucrare con l’industria dell’asilo. I firmatari dell’appello vengono pomposamente descritti come “70 personalità della politica, della scienza e della kultura”. La realtà è un po’ meno “glamour”. I 70 sono i soliti politicanti ro$$o-verdi (curiosamente manca l’Addolorata Marra di Botrugno, non dubitiamo che si aggiungerà in un secondo tempo, ma il livello è quello). A fare da contorno, qualche strasussidiato intellettualino, naturalmente sempre di $inistra.
Niente di nuovo sotto il sole. Utilizzando la tradizione d’accoglienza svizzera (che è diretta ai veri perseguitati e non ai migranti economici) come strumento di ricatto morale, gli spalancatori di frontiere vogliono costringere gli svizzerotti ad accogliere di tutto e di più, accusandoli di razzismo e fascismo se non si piegano.

Si voterà
Per fortuna che in giugno si voterà sul referendum contro l’ennesima riforma dell’asilo. Riforma che viene venduta come un giro di vite, ma in realtà è proprio il contrario. Non serve a far arrivare meno migranti economici, serve ad aumentare la capacità d’accoglienza. Ed infatti a sostenerla sono proprio gli stessi politicanti che poi lanciano gli appelli per far entrare 50mila finti rifugiati subito. A proposito: quanti asilanti sono pronti ad ospitare in casa propria i 70 firmatari.

Verso il flop
Interessante notare, sul sito online della petizione, i commenti dei blogger. C’è chi dice: “è nostro dovere, siamo così privilegiati” e addirittura un utente chiosa: “la Svizzera è corresponsabile della miseria del mondo in quanto piazza finanziaria internazionale”. Davanti a queste perle, ogni commento diventa superfluo.
Ma l’iniziativa degli antisvizzeri si appresta a diventare un flop. In effetti, in una settimana non ha raccolto nemmeno 3000 firme virtuali. E i promotori sono poi quelli che sfottevano la petizione per il canone radioTV a 200 Fr, che negli anni scorsi aveva raccolto 140mila (!) sottoscrizioni online: dicevano che questo risultato non si significava nulla; che via internet chiunque è in grado di raccogliere valanghe di firme per qualsiasi fregnaccia. Evidentemente, chiunque tranne loro.

Le minoranze…
Ultima osservazione. La petizione affinché la Svizzera accolga rapidamente 50mila asilanti viene definita petizione nazionale. Però il testo è solo in tedesco ed in francese. Per i kompagnuzzi e per gli strasussidiati intellettualini rossi, dunque, la Svizzera italiana non esiste. Prendiamo nota, quando lor$ignori verranno da noi a spacciarsi come “difensori delle minoranze”.
Lorenzo Quadri

Lo squallido accattonaggio della kompagna Simonetta

La consigliera federale invia una lettera di questua  pro P$, sbagliando pure gli indirizzi

La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga questa volta è andata lunga. Ma, per lo meno, è uscita allo scoperto. Si è mostrata apertamente per quello che è. Con tanto di firma. Ossia, non una consigliera federale, bensì una galoppina della $inistruccia becero-internazionalista, multikulti e spalancatrice e di frontiere. Quella che, invece di arginare l’invasione dei finti rifugiati, vuole farne entrare in Svizzera sempre di più.
Tant’è che nei giorni scorsi degli ignari cittadini, anche ticinesi, hanno ricevuto in bucalettere una letterina su carta intestata del P$$. Su di essa figura però la firma, ed addirittura il faccione, della Simonetta. Allegate, due cedole di versamento: una con un importo prestampato di 35 Fr, l’altra in bianco. Quindi la consigliera federale fa la questua per il partito!

Congratulazioni… a chi?
Nello scritto d’accattonaggio, intitolato “la società civile deve impegnarsi”, Sommaruga sbrodola sulla votazione del 28 febbraio. Segnatamente sul rifiuto dell’iniziativa d’attuazione. La ministra di giustizia (?) si congratula per la decisione di tenere in Svizzera i criminali stranieri. Non solo. Si mette pure a slinguazzare il presunto impegno della “società civile”. Contrapposta, implicitamente, agli “incivili”; ai “disumani”. Quelli a cui non sta bene che gli stranieri che delinquono una volta scontata la pena (e nümm a pagum) rimangano ancora in Svizzera (spesso e volentieri mantenuti da noi, perché questa gente mica lavora) continuando a costituire un pericolo.

Solo che quella che la Simonetta tenta di spacciare per “società civile” è ben distante dai comuni cittadini. Si tratta infatti delle solite élite politikamente korrette, fiancheggiate e pompate dagli strasussidiati intellettualini e dalla stampa di regime.

Qui i conti proprio non tornano. Se la questua con letterina di propaganda di partito l’avesse mandata il presidente del P$, sarebbe un conto. Che si metta a farla una consigliera federale, ci va assai meno bene. Quanto scommettiamo che se fosse stato Maurer a prodursi in qualcosa di analogo i kompagni si sarebbero immediatamente messi a strillare allo scandalo?

E le esplusioni?
Ricordiamo però che in campagna di votazione il Consiglio federale aveva promesso che la volontà dei cittadini svizzeri, espressa già nel lontano 2010, di espellere gli stranieri che delinquono sarebbe stata attuata. E che il numero annuo delle espulsioni sarebbe passato dalle 500 attuali a 3800. Di fatto, quindi, 8 volte di più.  Con la sua lettera, la galoppina P$ Sommaruga dimostra di non essere affatto intenzionata ad applicare la volontà popolare sgradita ai kompagni. Come da copione: i camerieri dell’UE di stanza a Berna stanno utilizzando il No all’iniziativa d’attuazione per affossare anche l’iniziativa per l’espulsione dei delinquenti stranieri,  già votata dal popolo oltre 5 anni fa. Ancora una volta, dunque, la presa per i fondelli è dietro l’angolo.

Perché adesso?
Ma, a parte il fatto che vogliono fare cassetta: perché i kompagni se ne escono adesso, dopo oltre un mese, a sbrodolare sul 28 febbraio? Il mistero è presto risolto. Scrive infatti la loro galoppina Simonetta: “ci aspettano altre importanti votazioni, come ad esempio a giugno sulla legge per le procedure di asilo velocizzate”. Ecco quindi dove si vuole andare a parare. Difesa della nuova fallimentare riforma dell’asilo su cui voteremo il 5 giugno. Quella che vuole regalare l’avvocato gratis ai finti rifugiati e garantire a Sommaruga e soci le espropriazioni facili per creare centri d’accoglienza per migranti economici (tutti giovani uomini soli che non scappano da nessuna guerra) senza che la popolazione residente possa fare un cip. A proposito, galoppina Simonetta, dove sono andate a finire le promesse di espellere i finti ailanti che “non rispettano le donne”? Già in dimenticatoio?

La legge va respinta
Ecco dunque, servita su un piatto d’argento, la dimostrazione irrefutabile che la nuova legge sull’asilo va respinta. Non è affatto vero che introduce più severità. E’ vero proprio il contrario: vuole aumentare ancora di più l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ed infatti a difenderla a spada tratta, e con vari mesi d’anticipo, sono gli spalancatori di frontiere.
E una consigliera federale, che dovrebbe pur essere tenuta ad un minimo di oggettività, mette la sua firma ed il suo faccione su una lettera di accattonaggio con cui si pretende che i cittadini finanzino la propaganda dei kompagni a sostegno dell’accoglienza senza limiti ai finti rifugiati?
Lorenzo Quadri

Chiudere le frontiere e dare un taglio al multikulti

A Bruxelles i terroristi islamici commettono l’ennesima strage: non impariamo mai niente?

Si potrebbe dire che quella di Bruxelles è l’ennesima tragedia annunciata. Perché si sapeva che la città era a rischio; perché – dicono gli esperti – il Belgio non ha fatto i necessari progressi in campo di intelligence. Ma soprattutto perché non solo il Belgio, non solo l’Europa, ma l’Occidente ha rinunciato a difendere la propria identità.
La multikulturalità, intesa come convivenza tra realtà che non sono compatibili, è stata imposta come verità assoluta a suon di lavaggi del cervello, di ricatti morali e di denigrazioni sistematiche: se non ci stai, sei uno spregevole razzista e quindi la tua opinione vale meno di zero; tu vali meno di zero. Imporre le nostre regole ed i nostri valori agli immigrati, pretendere che vi si adattino o che partano, sono deliri fascisti. Così come pure ogni limitazione dell’immigrazione: beceri retrogradi che ancora pensate alla nazione, dovete aprirvi!
Il risultato di queste teorie lo si è visto in Belgio, dove si è creata una società parallela musulmana, con tanti giovani non integrati (perché non integrabili) e senza prospettive. Dunque facili da fanatizzare.

Tentano di rigirare la torta
Adesso l’inganno del multikulti è crollato nel peggiore dei modi, lasciando dietro di sé le macerie. Eppure i politikamente korretti spalancatori di frontiere ancora rifiutano di ammettere lo sfacelo. Addirittura tentano di rigirare la torta e di colpevolizzare le vittime, pronunciando la parolina magica: integrazione. I media di regime – radioTV di presunto servizio pubblico compresa – sono i primi a lanciarsi a pesce nella triste operazione ideologica. Il tema diventa dunque “l’integrazione”. Ah, ecco. La colpa delle stragi, quindi, non è dei terroristi islamici. Ma quando mai. La colpa è degli occidentali “chiusi e xenofobi” che non li hanno integrati come avrebbero dovuto (?). E avanti con la foffa politikamente korretta ed autofustigatoria. Si tenta quindi di negare l’evidenza. Malgrado essa sia molto semplice: ci sono frotte di immigrati che non sarà mai possibile integrare. Perché non vogliono integrarsi e perché sono troppi.

Ci prendono per fessi?
E non è finita. Davanti ai disastri provocati
– dall’immigrazione scriteriata;
– dalla mancata espulsione di delinquenti stranieri pericolosi (vedi il recente caso dei fiancheggiatori iracheni dell’Isis processati a Bellinzona che però non verrano rimandati al loro paese);
– dall’arrivo incontrollato di terroristi travestiti da asilanti (e questo lo ha detto anche Peter Regli, già capo dei servizi d’informazione svizzeri; non se l’è inventato il Mattino “razzista e fascista”);
– dall’autorizzazione a rientrare in Occidente a persone che hanno combattuto nella Jihad;
gli internazionalisti hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non bisogna chiudere le frontiere. Che non dobbiamo espellere gli stranieri che delinquono. Anzi, bisogna continuare ad “aprirsi” sempre di più! E perché questo? Ma perché – e qui arriva l’ultima invenzione balorda – chiudere (verbo che viene pronunciato come se fosse una bestemmia) significherebbe “fare il gioco” dei terroristi islamici! Ma questi $ignori pensano che la gente sia del tutto scema?

$inistra contro l’intellingence
Ma andiamo avanti. Tutti dichiarano che per combattere il terrorismo l’intelligence è un elemento indispensabile. Eppure la $inistra – quella che vuole le frontiere spalancate e rifiuta l’espulsione dei delinquenti stranieri – ha lanciato il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi: cioè quella legge che mira a dare alla tanto magnificata “intelligence” gli strumenti necessari per funzionare con efficacia. E come viene motivato il referendum? Dicendo che “bisogna tutelare la privacy”. Apperò. Dopo aver distrutto la sfera privata dei risparmiatori (oltre alla nostra piazza finanziaria) picconando il segreto bancario, i kompagni si ergono adesso a paladini della privacy: quella dei terroristi islamici! Applausi a scena aperta!

Non siamo immuni
La Svizzera è immune agli attacchi terroristici? Difficile immaginarlo. E allora, se non vogliamo andare allo sbaraglio, occorre limitare drasticamente l’immigrazione, imporre le nostre regole a chi arriva da “altre culture” incompatibili con una realtà occidentale, ed espellere sistematicamente (e senza la pagliacciata delle “clausole di rigore”) immigrati delinquenti e pericolosi. Ed è evidente che chi è partito per combattere la Jihad non deve più tornare. Anche se ha ottenuto il passaporto rosso.

Nei giorni scorsi lo abbiamo sentito in mille salse: gli attentati di Bruxelles sono un nuovo (l’ennesimo) atto di guerra nei confronti dell’Occidente. Si pensa magari di respingere un’aggressione bellica armati delle consuete dosi industriali di buonismo-coglionismo-politikamente korretto? Beh, se è così, si salvi chi può.
Lorenzo Quadri

Non svendiamo la nostra sicurezza per una mazzetta

Da Berna pensano di far ritirare il casellario giudiziale offrendo una “compensazione”
L’indennizzo ci spetta comunque e senza ricatti, perché sono quattro decenni che il Ticino paga per tutti il costo degli accordi con l’Italia. E continuerà a farlo anche nella denegata ipotesi in cui i nuovi trattati col Belpaese dovessero venire “finalizzati”

Ah, ecco. A quanto pare, che il Ticino si difenda dall’invasione da sud, suscita parecchi mal di pancia. Sia oltreramina che a Berna. E a livello federale, pur di togliersi il fastidio, sono disposti ad allargare i cordoni della borsa. Cosa mai vista prima.

Indennizzo parziale
In effetti il Consiglio federale sarebbe pronto a concedere un indennizzo (parziale, beninteso) al Ticino in materia di fiscalità dei frontalieri. Nel concreto: rivediamo la perequazione finanziaria in modo da farvi avere 20 milioni all’anno in più ma voi la smettete di infastidire gli italiani con la richiesta del casellario giudiziale (e, verosimilmente, anche con l’albo artigiani).

Davanti ad una simile “proposta” – uno se la immaginerebbe formulata da un signore con la coppola – la domanda è una sola: si tratta di un ricatto o di una mazzetta? In ogni caso, sia l’uno che l’altra vanno respinti al mittente. Quindi, il casellario e l’albo artigiani devono rimanere al proprio posto.
Ammissione di colpa

Che Berna parli di risarcimenti è però indicativo. Si tratta infatti di un’ammissione di colpevolezza da parte della Confederazione. Addirittura di doppia colpevolezza. Equivale infatti a riconoscere che:
1) Il Ticino da oltre 4 decenni è penalizzato dalla Convenzione sulla fiscalità dei frontalieri del 1974;
2) Anche con i “nuovi” accordi, continuerà ad essere sacrificato!
Ma come: negli anni scorsi è stato chiesto più volte alla Confederazione, con atti parlamentari della Lega, di risarcire il Ticino che da oltre quarant’anni paga per tutti il costo degli accordi fiscali con l’Italia. La risposta è sempre stata un njet categorico.

Ma come: da mesi il tirapiedi De Watteville e soci tentano di venderci la fregnaccia che i nuovi accordi con il Belpaese sarebbero “vantaggiosi per il Ticino”. Però adesso mettono sul tavolo una compensazione. Ma allora non è vero che i nuovi accordi sono vantaggiosi per noi. E’ vero, invece, il contrario. Come è vero che la Lega ed il Mattino, quando parlavano di “accordi ciofeca”, avevano (ancora una volta) ragione.

Dovere istituazionale
Sicché, la Confederazione ora ammette di aver penalizzato il Ticino da quattro decenni e che – oltretutto – intende continuare a farlo con i nuovi accordi con il Belpaese. Di conseguenza, un indennizzo per il nostro Cantone, che peraltro ci ha smenato assai più di 20 milioni all’anno, è un dovere istituzionale. Ma adesso si cerca, in modo assai poco decoroso, di camuffarlo da mazzetta: vi diamo (una parte di) quello che vi spetta, ma a condizione che voi smettiate di infastidire gli italiani con il casellario giudiziale e l’albo artigiani.
Qualcuno è forse caduto dal seggiolone da piccolo?

Due cosette
Punto primo. Il casellario è una misura di polizia, che serve a tutelare questo sempre meno ridente Cantone dall’arrivo in massa di pregiudicati dalla Penisola. Un problema che in Svizzera abbiamo solo noi. L’albo artigiani è un provvedimento a tutela del mercato del lavoro ticinese, devastato dalla concorrenza sleale dei padroncini italiani. Anche questa è una realtà che solo il nostro Cantone subisce. Entrambe le iniziative esulano dall’oggetto delle trattative con l’Italia. Esse vertono infatti sulla fiscalità dei frontalieri. Un tema diverso, dunque. Ergo: cosa venite a disintegrare i “gioielli di famiglia” mischiando il burro con la ferrovia?

Punto secondo. Il fatto che il casellario, e pure l’albo artigiani, suscitino reazioni (anche spropositate) al di là del confine è la dimostrazione che sono efficaci. Quindi vanno mantenuti ad oltranza. Eh già: i vicini sud sono abituati a considerare il Ticino “terra di conquista”. Non gli va giù che quest’ultimo – contraddicendo la consuetudine bernese della braga abbassata ad altezza caviglie – osi invece difendersi.

Non si cede al ricatto
Con la goffa offerta (mazzetta?), la Confederazione ha messo sul piatto un’ammissione di colpevolezza nei confronti di questo sempre meno ridente Cantone. Questo significa che l’indennizzo ci spetta. Senza condizioni. I ricattini e le mazzette non onorano chi li propone. La nostra sicurezza (e il nostro mercato del lavoro) non si svendono per una piatto di lenticchie, seppur milionario. Il casellario e l’albo artigiani devono rimanere al proprio posto. Non solo: altre misure a tutela del Ticino devono seguire. La Confederazione prima ci ha imposto la libera circolazione delle persone, poi ci ha lasciato in balia della devastante invasione da sud senza muovere un dito. E adesso pensa che siamo disposti a rinunciare a difenderci in cambio di un’elemosina?
Lorenzo Quadri

Invece di schierarsi dalla parte del nostro Cantone, reggono la coda all’Italia. Burocrati bernesi contro il Ticino

Nei rapporti con la vicina ed ex amica Penisola, gli svizzerotti continuano a farsi prendere per i fondelli. Eppure non se accorgono.
Come noto, il Consiglio nazionale due settimane fa ha approvato a larghissima maggioranza l’osceno regalo fiscale ai frontalieri. Anche loro potranno farsi tassare in via ordinaria, beneficiando delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Con però varie differenze non proprio trascurabili. Ad esempio il fatto che i frontalieri non pagano la cassa malati in Ticino. Ed inoltre, le deduzioni fiscali sono calcolate sul costo della vita nel nostro Cantone, non su quello Oltreconfine, che è ben diverso. Quindi, qui si stanno privilegiando i frontalieri.

Incontri bilaterali
Sempre due settimane fa ci sono stati, sul tema “relazioni con l’Italia”, due incontri bilaterali con la partecipazione del nuovo ministro delle finanze Ueli Maurer e del quasi pensionato Segretario di Stato De Watteville: uno ad Agno con il Consiglio di Stato, l’altro a Berna con la Deputazione ticinese alle Camere. All’ordine del giorno, ancora i famigerati accordi fiscali con il Belpaese. Quelli che, secondo l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, avrebbero dovuto essere ad un passo dalla conclusione nell’estate del 2014, ed invece non sono ancora firmati adesso. Questo perché l’Italia non vuole e quindi, pur di non venirne ad una, si attacca senza pudore ad ogni pretesto. E gli svizzerotti ci cascano ogni volta!

Mollare su tutto
Gli svizzerotti, grazie all’ex ministra del 4%, hanno già mollato su tutto. La controparte non vuole mollare nulla. Addirittura, vorrebbe fare retromarcia su cose già decise. E sappiamo anche che l’aumento della pressione fiscale sui frontalieri in funzione antidumping non vedrà mai la luce, per manifesti interessi partitici: tutte le forze politiche del Belpaese stanno già facendo a gara per ergersi a paladine dei frontalieri. L’Italia, inoltre, non si sogna di concedere agli svizzerotti l’accesso ai mercati finanziari. E cosa si adduce, oltreconfine, a giustificazione della fase di stallo? Che la colpa è dei ticinesotti. Perché hanno introdotto il moltiplicatore comunale al 100% per i frontalieri. Per la questione del casellario giudiziale. Adesso, new entry, per l’albo degli artigiani. E cosa fanno i grandi negoziatori bernesi, ovvero De Watteville e scagnozzi? Invece di mettere la vicina Penisola di fronte alle sue responsabilità ed inadempienze – e magari ricordare alla controparte che il Ticino è il più grande datore di lavoro per cittadini lombardi – danno ragione agli italiani e si aspettano che sia il Ticino a calare le braghe, facendo retromarcia sulle misure prese per difendersi. Misure prese, lo ribadiamo, grazie a Consiglieri di Stato leghisti. Per raggiungere lo scopo, sono anche pronti – almeno così dicono – a versare una mazzetta perequativa di 20 milioni all’anno.

I boccaloni
Come si fa a non capire un giochetto così evidente, rimane un mistero. Nella denegata ipotesi in cui il Ticino facesse retromarcia sui punti sopra citati, forse che se ne arriverebbe ad una? No di certo! Gli amici a sud semplicemente inventerebbero nuove scuse per non concedere nulla. Ma i boccaloni bernesi pare non se ne rendano conto. E intanto questo Cantone continua a prendere legnate anche dai negoziatori svizzeri, ovvero da quelli che dovrebbero difenderlo. E dovrebbero difenderlo non per simpatia, ma perché profumatamente pagati per farlo.

Non si retrocede
Che a Berna ci siano dei burocrati che pretendono che il Ticino cali completamente le braghe e rinunci a difendersi solo perché lor$ignori non vogliono più avere fastidi con l’Italia, è uno scandalo. Comunque, costoro non si facciano illusioni. Lo ripetiamo: sull’albo per padroncini e sul casellario giudiziale non si retrocede di un millimetro. Questo se lo mettano bene in testa; sia a nord che a sud. Per cui, se il Belpaese continua ad impuntarsi, semplicemente si rinuncia ad un nuovo accordo con l’Italia ed il Ticino blocca in via definitiva i ristorni dei frontalieri.
Lorenzo Quadri

Invece di chiudere le frontiere, si preparano ad aumentare la capacità d’accoglienza. Finti rifugiati: i partiti $torici vogliono altri regali!

Evidentemente la campagna per la votazione di giugno è già iniziata. In giugno infatti i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sul referendum contro l’ultima revisione del diritto l’asilo. Revisione contestata da Udc e Lega. Eh già: il Consiglio federale e la maggioranza politikamente korretta, per dare l’impressione di voler limitare gli abusi nell’asilo, s’inventano revisioni di legge a getto continuo. Vendute come restrittive, queste revisioni vanno in realtà proprio nella direzione opposta: porte sempre più spalancate ai migranti economici.

Non servono nuove leggi
Per risolvere il problema dei finti asilanti non bisogna inventarsi nuove leggi. Bisogna, invece, applicare il diritto d’asilo. Il cui scopo è proteggere le vittime di conflitti. Non permettere a migranti economici di installarsi in Svizzera, a carico del contribuente, violando le disposizioni che regolano l’immigrazione. Bisogna, dunque, applicare le leggi e soprattutto bisogna rendere effettive le espulsioni. Che adesso non funzionano. Ed è evidente che non serve ad un tubo accelerare le procedure se alla fine della trafila il finto asilante – accertato come tale – rimane in Svizzera perché i rinvii non ci sono. Solo nell’anno 2015 quasi 18mila migranti economici avrebbero dovuto essere rimandati nei Paesi Dublino. Invece, ci si è fermati a 2400.

La storiella dell’ “accelerazione”
La storiella delle “procedure accelerate”, con cui i sostenitori della fallimentare riforma si riempiono la bocca, è dunque non solo una finta ma addirittura un boomerang. Perché non farà che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Teniamo ben presente che tutti i paesi attorno a noi stanno dando giri di vite alla politica d’asilo. E lo stanno facendo con interventi concerti: chiusura di frontiere, barriere ai confini.
Se vogliamo sventare l’assalto alla diligenza elvetica, dobbiamo intervenire all’inizio ed alla fine della trafila dell’asilo.
All’inizio: impendendo l’accesso al paese. Ossia reintroducendo i controlli sistematici al confine. E non bisogna aver paura a parlare di muri e barriere. Non ci facciamo certo intimidire dai ricatti morali degli spalancatori di frontiere politikamente korretti: lasciano, come sempre, il tempo che trovano.
Alla fine della trafila: facendo sì che i finti rifugiati lascino davvero la Svizzera. Invece la riforma sull’asilo interviene nel bel mezzo della procedura. E lo fa con il chiaro obiettivo di creare più capacità d’accoglienza (perché gli svizzerotti chiusi e razzisti devono “aprirsi”) per i finti rifugiati. Come detto, da un lato le procedure più rapide sono un bidone se alla fine del “cinema” non c’è l’espulsione. Ed infatti non c’è. Nella riforma si trovano, invece, delle autentiche aberrazioni. Vedi l’avvocato gratis per tutti i finti rifugiati. Un privilegio di cui non beneficiano nemmeno i cittadini svizzeri!

Svizzeri discriminati
L’assistenza giudiziaria gratuita esiste già ora, ma a determinate condizioni restrittive. Queste condizioni restrittive resterebbero in vigore per i cittadini elvetici. Ma salterebbero per i migranti economici. Quindi: svizzeri manifestamente discriminati in casa propria! E i partiti $torici hanno il coraggio di vendere questa oscenità come una misura “restrittiva” nel campo dell’asilo? Ma chi si crede di prendere per il lato B? A ciò si aggiungono le famigerate espropriazioni facili, che permetteranno alla Confederazione di creare nuovi centri asilanti, calpestando il diritto fondamentale alla proprietà e calpestando, allo stesso modo, i diritti dei vicini delle future strutture.

Non abbiamo imparato niente?
Sicché, mentre tutti i paesi attorno a noi chiudono i rubinetti, la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed i partiti $torici vogliono aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera. Ciò significa, è evidente, aumentare anche la nostra attrattività per i finti rifugiati. L’invasione è scontata. Se non si sventa la nuova riforma dell’asilo sostenendo il referendum, accadrà che un numero insostenibile di finti rifugiati rimarrà in Svizzera. Tutta queste gente sarà a carico del nostro Stato sociale. Non solo. Creerà gravi problemi d’integrazione e di ordine pubblico. I fatti di Colonia sono già in dimenticatoio? E come la mettiamo col fatto che un buon 90% dei migranti sono musulmani?

Perché dagli svizzerotti?
Chi scappa da un paese in guerra e cerca protezione, non ha bisogno di venire in Svizzera. Per un motivo molto semplice. Prima di arrivare da noi attraversa innumerevoli paesi sicuri. Perché dunque i migranti economici vengono proprio dagli svizzerotti? Il motivo può essere uno solo: perché sanno che qui ottengono le prestazioni sociali più generose d’Europa. E nümm a pagum.
Difendiamo la tradizione d’accoglienza umanitaria svizzera, impedendo che venga scardinata da fiumane di migranti economici che con i veri perseguitati non hanno nulla da spartire.
Lorenzo Quadri

Stare dalla parte degli agenti e non dei delinquenti

Petizione: sì all’inasprimento delle pene per chi aggredisce i poliziotti

Questa settimana è stata lanciata online una petizione, promossa dall’Associazione degli amici delle forze di polizia, che chiede l’inasprimento delle sanzioni per chi aggredisce gli agenti. Le cifre addotte a supporto della richiesta sono certamente preoccupanti. Se nel 2000 in Svizzera le aggressioni ai danni delle forze di polizia denunciate erano 774, nel 2015 si era saliti a 2567, dopo un picco di quasi 3000 nel 2012. Una casistica che ben evidenzia la necessità di agire.

Sentirsi motivati è necessario
Per poter garantire in modo efficace la sicurezza dei cittadini, gli agenti di polizia devono anche sentirsi motivati. Ciò che, è ovvio, diventa ben difficile se si trovano a lavorare in un clima di continua delegittimazione. Eppure è proprio questo che sta accadendo.

Da un lato ci sono leggi “di manica larga” con pene ridicole per chi commette violenze o minacce nei confronti di autorità nell’esercizio delle proprie funzioni. E’ infatti evidente che sanzioni che non comportano la detenzione non hanno alcun effetto dissuasivo. Perché le pene pecuniarie, specie se sospese condizionalmente, non solo non sono deterrenti, ma costituiscono semmai un invito a perseverare. A maggior ragione, poi, quando la “pecunia” proprio non c’è, come è spesso il caso dei giovani violenti.
Dall’altro c’è il garantismo spinto di certa magistratura buonista, il cui obiettivo sembra essere quello di tutelare i malfattori.
In mezzo c’è la continua delegittimazione delle forze dell’ordine ad opera, ad eempio, delle cerchie spalancatrici di frontiere. Quelle che negano ad oltranza – pur di non dar ragione ai “razzisti e fascisti” – l’evidenza della criminalità d’importazione, e in particolare dei giovani stranieri violenti. E allora, se questa criminalità non esiste, giocoforza azionare la macchina del fango contro chi la combatte: a partire dai poliziotti. Ed in ogni caso, prendersela con chi indossa un’uniforme è quasi un dovere d’ufficio per i politikamente korretti.

Gli sfogatoi
A ciò si aggiunge il proliferare dei social network e dei blog, anche associati a portali d’informazione, che magari beneficiano pure di entrate finanziate col canone radioTV più caro d’Europa. Su questi blog taluni si sentono autorizzati, naturalmente protetti da un coraggiosissimo anonimato, a sfogare ad oltranza le proprie più basse frustrazioni, dando vita ad autentiche cloache, che però i gestori dei siti non hanno alcun problema a tollerare, nell’illusione di un click in più. Prese di mira in questi sfogatoi sono le autorità in generale, e le forze dell’ordine in particolare.

Si sono inoltre aggravati gli atti violenti ad opera di frequentatori di cosiddetti centri autogestiti, evidentemente ringalluzziti dall’eccessiva tolleranza di cui hanno beneficiato. Vedi i recenti scontri a Berna; ma anche a Lugano all’ex Macello abbiamo visto, di recente, inquietanti derive su cui non si può transigere.

Analogie
La situazione delle forze dell’ordine presenta, alla fine, delle analogie con quella, pure attuale, delle vittime di aggressioni al proprio domicilio.

Nel senso che in entrambi i casi la legge – e quindi la società che la emana – deve fare una scelta di campo.
In un caso si tratta di schierarsi con chi è aggredito in casa e che non deve finire sul banco degli imputati perché ha difeso se stesso, i propri congiunti ed i propri averi. Nell’altro si tratta di stare dalla parte degli agenti di polizia che svolgono il proprio lavoro a difesa della collettività. Ma è chiaro che chi serve la collettività deve sentirsi sostenuto, e non messo in croce. Il sostegno parte proprio dallo stabilire sanzioni “vere” – quindi detentive – nei confronti di chi commette violenza contro i poliziotti. Per questo, la petizione online lanciata dagli amici delle forze di polizia merita di venire firmata.
Lorenzo Quadri

La clausola-ciofeca del Consiglio federale persegue, in realtà, un secondo fine? Grazie ai sette scienziati, torna il “partito del rivoto”

Eccoli qua: sempre più prevedibili (sono forse a corto di idee?) i sabotatori del 9 febbraio tornano alla carica con la fregnaccia del voto da rifare. Naturalmente ben spalleggiati, non si sa quanto involontariamente, dal Consiglio federale. Quello che nei due anni trascorsi dal “maledetto voto” ha fatto melina a tutto andare, limitandosi a pappagallare i njet dei funzionarietti di Bruxelles. Del resto la stessa ex ministra del 4% Widmer Schlumpf se ne è uscita a dichiarare che bisogna rifare la votazione.

La ciofeca
Il giochetto è piuttosto semplice. Il Consiglio federale aspetta due anni per la concretizzazione del 9 febbraio. Poi propone una clausola di salvaguardia che è un’autentica ciofeca. Non solo non riduce l’immigrazione “stanziale” ma non dice un tubo sui frontalieri. Questi ultimi potrebbero rientrare sotto una qualche limitazione solo se il loro quantitativo su scala nazionale superasse determinati livelli. Ma la situazione dei singoli cantoni non verrebbe tenuta in alcuna considerazione.
Ma tu guarda questi bernesi. Prima calano in Ticino declamando tutta la loro “comprensione” per i problemi di questo sempre meno ridente Cantone. Poi, appena varcato il Gottardo, altro che “considerare la situazione del Ticino”. Fanno proprio l’esatto contrario. E la clausola-bidone ne è l’ennesima dimostrazione.

Lo fanno apposta?
Sicché: dopo due anni di melina – per dare l’impressione di aver studiato approfonditamente il tema, valutando tutte le opzioni possibili – il Consiglio federale se ne esce cono una vera ciofeca. E subito i sabotatori del 9 febbraio, a partire dall’ex partitone, strillano giulivi: “ecco! E’ la dimostrazione che attuare quanto votato dal popolo “sa po’ mia”! Bisogna rivotare sui bilaterali!”.

E, visto che al peggio non c’è limite, c’è anche chi, questa volta in casa uregiatta, ha dichiarato che “bisogna inserire i Bilaterali nella Costituzione”. Ah bravi! L’espulsione dei delinquenti stranieri nella Costituzione è uno scandalo, ma la devastante libera circolazione delle persone invece ci sta bene? Secondo questi $ignori del sedicente “centro”, le calate di braghe davanti agli eurofalliti sarebbero uno dei principi fondanti dello Stato? Ossignùr! Poi ci chiediamo come mai andiamo male.
Il giochino, però, è fin troppo facile da scoprire. Ed infatti ci ha pensato lo stesso Canton Ticino a proporre un’alternativa certamente migliore (non che ci voglia molto…) a quella proposta dal Consiglio federale. Non è la perfezione, ma è un passo avanti. Ora, se a pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe immaginare che il Consiglio federale fa apposta a proporre cose obbrobriose in materia di 9 febbraio per dare il là al partito del rivoto.

Lo scopo manifesto
Anche quello che mena il gesso ha capito in che modo verrebbe preparata un’eventuale seconda votazione sui bilaterali. Ovvero, con il consueto lavaggio del cervello di stampo terroristico. Finanziato, va da sé, a suon di paccate di milioni (ma nessun finto moralista pretenderebbe di conoscerne la provenienza). Con la stampa di regime e le élite politikamente korrette e spalancatrici di frontiere a raccontare panzane catastrofiste sugli accordi bilaterali “indispensabili per la Svizzera”. E con i kompagni, ma guarda un po’, perfettamente allineati con i padroni del vapore.
Chi vuole rivotare ha un solo obiettivo: cancellare il 9 febbraio. Non abbiamo alcuna intenzione di lasciarglielo fare.
Lorenzo Quadri

Decurtare le libere uscite degli asilanti ospiti dei centri

Il leghista Lorenzo Quadri ha presentato una mozione al Consiglio federale
Obiettivo: prevenire le aggressioni sessuali ma anche altri reati

I finti asilanti che commettono reati di vario tipo sono una realtà innegabile. Soprattutto dopo i fatti di Colonia. Questo malgrado la maggioranza politica spalancatrice di frontiere, assieme ai suoi media di servizio, abbia fatto – e continui a fare – di tutto e di più per tenerla nascosta.

Del resto, la politica dell’accoglienza indiscriminata a tutti ha portato anche in Svizzera frotte di migranti economici. Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha quindi presentato una mozione al Consiglio federale contenente proprio quella proposta che, ventilata in Ticino dal Guastafeste, aveva fatto strillare allo scandalo i kompagnuzzi nostrani. La richiesta è quella di ridurre le libere uscite degli asilanti per prevenire le molestie sessuali.

Lorenzo Quadri, una mozione provocatoria?
Nemmeno troppo, visto l’evolversi della situazione. Se un anno fa qualcuno avesse sollevato il tema dei finti rifugiati, tutti giovani uomini soli, che aggrediscono sessualmente le donne dei paesi ospiti, sarebbe stato accusato di farneticazioni razziste. Con i fatti di Colonia, abbiamo invece scoperto che queste “farneticazioni” sono una realtà. Peraltro avvenimenti analoghi si erano già verificati in precedenza. Ma i politikamente korretti hanno pensato bene di metterli a tacere. Tutto prevedibile.

Prevedibile?
Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che milioni di giovani uomini soli, che non sono affatto dei rifugiati visto che non scappano da alcun conflitto, ma che però provengono da background culturali (?) in cui la donna e le sue libertà non sono rispettate, avrebbero provocato gravi problemi di ordine pubblico in Occidente. Ma naturalmente i moralisti a senso unico hanno negato ad oltranza l’evidenza, ricorrendo ai soliti mezzucci: denigrazione sistematica a suon di “razzista e fascista” di chi invece metteva in guardia, dicendo le cose come stanno.
Simonetta Sommaruga ha detto che gli asilanti che non rispettano le donne devono lasciare la Svizzera.
Giusto ma riduttivo. Tutti gli asilanti che “ringraziano” la Svizzera delinquendo devono venire espulsi per direttissima. Ma non mi pare che stia accadendo.

Cosa chiede la sua mozione?
Di limitare gli orari di libera uscita degli asilanti alloggiati nei centri d’accoglienza. In base al regolamento dell’Ufficio federale della migrazione, gli ospiti dei centri d’accoglienza per richiedenti l’asilo possono usufruire della libera uscita tutti i giorni dalle 9 alle 18; mentre durante i fine settimana (previo ottenimento di un permesso di congedo) possono rimanere fuori dall’alloggio ininterrottamente dal venerdì alle 9 fino a domenica alle 19, con facoltà di muoversi in tutta la Svizzera. Questi orari vanno ridotti, in particolare nelle sere e nelle notti del fine settimana, con l’obiettivo di ridurre il rischio di aggressioni sessuali, ma anche di altri reati.

Naturalmente si dirà che è una proposta discriminatoria, contraria ai diritti fondamentali, eccetera.
Poco importa. I cittadini vanno difesi dagli atti delinquenziali di persone che sono in Ticino illegalmente, in quanto abusano del diritto d’asilo. Un diritto che serve a proteggere le vittime di conflitti e non ad aggirare le norme sull’immigrazione. Se l’eventuale “nuovo regime orario” non piacesse a qualche finto rifugiato, quest’ultimo è peraltro liberissimo di andare altrove. Non è obbligatorio venire in Svizzera.
Inoltre, è fondamentale ridurre l’attrattività del nostro paese nei confronti dei migranti economici. Tanto più che la Svizzera si ostina a non sospendere i fallimentari accordi di Schengen. Al contrario di quello che fanno sempre più Stati della stessa UE. Cosa che, ovviamente, aumenta la pressione ai nostri confini, che potrebbe esplodere da un giorno all’altro con conseguenze catastrofiche.
MDD

Delinquenti stranieri, le espulsioni dovranno decuplicare

Le nuove regole entreranno in vigore il primo ottobre. E gli impegni presi sono molti

Dalle attuali 500 a quasi 4000 la differenza è abissale: pertanto, non potrà certo passare inosservata!

Il Consiglio federale ha stabilito che le nuove norme sulle espulsioni, quelle votate dal parlamento, entreranno in vigore il primo ottobre.
Eh già. Le cronache post-votazione della stampa di regime hanno tentato di far passare il messaggio che, dopo la bocciatura a livello federale dell’iniziativa d’attuazione, l’espulsione dei delinquenti stranieri fosse ormai cosa archiviata; cancellata dalla faccia della terra. Vale la pena ricordare che, se in Svizzera l’iniziativa ha perso, in Ticino ha vinto con quasi il 60% dei consensi. E non certo perché l’élite politikamente korretta – che la stampa di regime ha tentato di spacciare per “società civile” quando è una cosa ben diversa – abbia strillato meno forte da noi che altrove. Semplicemente, i votanti ticinesi hanno di nuovo asfaltato la partitocrazia.

Il voto è lì
L’iniziativa d’attuazione a livello nazionale ha dunque perso. Ma il voto del 2010 sull’espulsione dei delinquenti stranieri è sempre lì, ben scolpito nella Costituzione federale.
E’ pertanto un dato di fatto che l’espulsione degli stranieri che delinquono dovrà diventare realtà.
Nella foga di convincere gli svizzerotti che la legge votata dal parlamento corrisponde in tutto e per tutto a quanto da loro deciso nel 2010, il Consiglio federale si è anche sbilanciato a prendersi degli impegni numerici. Le nuove norme, così ci è stato ripetuto fino alla nausea nelle scorse settimane, avrebbero permesso di espellere quasi 4000 stranieri delinquenti all’anno. Attualmente la cifra delle espulsioni è ridicolmente bassa, circa 500 all’anno, con una grande disparità tra Cantoni. Indicatore, questo, di qualcosa che non va: perché dovrebbe esserci uniformità a livello nazionale. Il diritto degli stranieri non lo decidono i Cantoni, ma la Confederazione. Altrimenti i Cantoni più “largheggianti” si trasformano in ancore di salvataggio per i criminali stranieri, permettendo loro di rimanere in Svizzera.

Ogni promessa è debito
Ogni promessa è debito, recita il vecchio adagio. E qui la promessa è stata esplicita in più punti. I debiti fatti con i cittadini sono parecchi. Si è giurato e spergiurato che la clausola di rigore sarebbe stata applicata solo in casi estremi; quindi l’eccezione sarebbe rimasta tale e non sarebbe diventata la regola. Sulle future espulsioni in base alla legge votata dal parlamento, sono state fatte pure delle cifre. Cifre che non sono leggermente superiori a quelle attuali. Sono superiori di quasi 10 volte: da 500 espulsioni annue a 4000. Sicché la differenza tra il prima e il dopo si dovrà sentire.

Ottobre arriva presto
Non è certo un caso se la stampa di regime, a partire dalla SSR, ha insistito in modo così fazioso sulla bocciatura dell’iniziativa d’attuazione. Non si tratta solo della consueta goduria di chi dovrebbe fare “informazione equidistante” (ma non l’ha mai fatta) davanti ad una sconfitta degli odiati “populisti e razzisti”. Si tratta, invece, di un tentativo chiaro di manipolare la realtà. Come se il voto del 28 febbraio avesse cancellato anche quello del novembre del 2010. Ma così, evidentemente, non è. Non solo l’espulsione degli stranieri che delinquono è una realtà, ma dovranno essere espulsi quasi 4000 stranieri all’anno. E controllare le cifre è facile: basta il pallottoliere. Ottobre, data fissata per l’entrata in vigore delle nuove regole, arriva “in un boffo”. Noi aspettiamo al varco.
Lorenzo Quadri

“Clausola di salvaguardia”: come previsto, una ciofeca!

Sui frontalieri il nulla: Ticinesi presi di nuovo a pesci in faccia!
“Clausola di salvaguardia”: come previsto, una ciofeca!
Mentre l’allargamento della libera circolazione delle persone alla Croazia, in plateale violazione della Costituzione, è un vero scandalo

La grande attesa (uella) per la clausola di salvaguardia ha lasciato spazio al… nulla. La tanto magnificata clausola risulta essere aria fritta.  Del resto, se l’obiettivo era quello di trovare un provvedimento unilaterale che però “piacesse” ai funzionarietti di Bruxelles (quelli che pretendono di comandare in casa nostra) era ovvio che dall’esercizio sarebbe uscito il vuoto spinto. Forse a Berna non si sono ancora accorti che non devono rendere conto agli eurofalliti, bensì alla maggioranza dei cittadini svizzeri che hanno votato Sì all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Fatto sta che nessuno ha capito come la clausola fumogena potrebbe limitare in modo significativo l’immigrazione.

E i frontalieri?
Il dato più vistoso è che la clausola non contiene, di fatto, un tubo sui frontalieri. L’invasione quotidiana da sud è il principale motivo che ha portato il 70% dei ticinesi a plebiscitare l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, asfaltando i partiti $torici e determinando il risultato a livello nazionale. Ma i sette di Berna se ne escono a dire che per limitare l’assalto alla diligenza da sud e conseguente soppiantamento dei ticinesi non si farà un bel niente. I frontalieri potrebbero essere considerati nei tetti massimi solo se l’eventuale valore-soglia venisse superato a livello nazionale. Quindi se – come certamente accadrà – il Ticino continuerà ad essere invaso, ma in Svizzera il valore soglia non verrà raggiunto, non si sarà alcuna limitazione. Se questa non è una presa per i fondelli dei Ticinesi che, ancora una volta, vengono presi a pesci in faccia…! E’ quindi evidente che la clausola di salvaguardia va rispedita al mittente per direttissima. Due anni di presunto “lavoro” per uscirsene con una simile ciofeca? Poi si meravigliano se la gente si “inalbera”??

Clausole – foffa
Anche nel campo dell’immigrazione “residenziale”, peraltro, non si capisce come la clausola potrebbe servire a qualcosa. Si parla di valori soglia; ma questi sono ancora sconosciuti sia nel loro livello quantitativo, sia nei criteri di definizione (cosa si guarda? Il saldo migratorio? L’immigrazione? Il tasso di disoccupazione?). Il contingentamento verrebbe applicato a posteriori, ossia quando i buoi sono già fuori dalla stalla. E per fissare i tetti massimi il Consiglio federale dovrebbe consultare una fantomatica commissione in materia d’immigrazione, certamente composta da spalancatori di frontiere.

Gli asilanti contano più dei ticinesi
Insomma, la melina prosegue. E naturalmente non poteva mancare la perla di saggezza. Citazione dal comunicato d’agenzia: “Per sfruttare al meglio il potenziale dei lavoratori residenti, il Consiglio federale intende agevolare l’accesso ad un’attività lucrativa alle persone del settore dell’asilo che possono rimanere in Svizzera”.
Qui qualcuno ha perso la trebisonda. Il Consiglio federale nella sua clausola di (non) salvaguardia non parla di limitazioni per i frontalieri. Quindi il governo rifiuta di prendere qualsiasi misura per sostenere l’occupazione dei Ticinesi, soppiantati da frontalieri e padroncini a seguito della devastante libera circolazione delle persone. Però si preoccupa di sostenere l’occupazione degli asilanti. Sul fatto che questi ultimi non devono essere a carico dello Stato sociale, non ci piove.  Ma il risultato va raggiunto rimandando gli asilanti al proprio paese appena possibile. Cosa che adesso non accade.
Prendiamo quindi atto che per i sette scienziati, kompagna Sommaruga in primis, gli asilanti devono essere “agevolati nell’accesso al mercato del lavoro”; i ticinesi, invece, vanno lasciati allo sbaraglio davanti all’invasione da sud. Ergo: gli asilanti contano più dei ticinesi!

Scandalo croato
Quali elementi nuovi ha dunque portato il tanto strombazzato annuncio della clausola di salvaguardia? Nessuno. Il colmo è che, invece di fare dei passi avanti, i passi si fanno indietro. Infatti lo stesso giorno in cui è stata annunciata la clausola-bidone, il Consiglio federale ha sottoscritto l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia. Questo è, semplicemente, uno scandalo. Con in vigore da due anni una norma costituzionale che limita la devastante libera circolazione delle persone, il CF firma un nuovo accordo di libera circolazione delle persone che non prevede i limiti votati dal popolo. Quindi i sette di Berna, pur di ubbidire ai loro padroni UE hanno violato “come se niente fudesse” la Costituzione svizzera. Questo è un atto gravissimo. Ma naturalmente la stampa di regime ed i politicanti spalancatori di frontiere tacciono.  E’ chiaro che la scandalosa firma va buttata all’aria.
Lorenzo Quadri

L’iniziativa d’attuazione, pur sconfitta a livello federale, ha trionfato nel nostro Cantone- Ticino: partiti $torici di nuovo asfaltati dai cittadini!

Il 60% di ticinesi che hanno votato sì all’espulsione dei criminali stranieri, alle ormai prossime elezioni comunali si ricordino di chi li rappresenta e di chi, invece, gli dà sistematicamente contro!

Sicché a livello federale, ma non in Ticino, l’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei delinquenti stranieri è stata respinta a maggioranza.

A mobilitarsi contro l’iniziativa non è stata certo la “società civile”, come continua a ripetere qualcuno – a partire dalla R$I dei kompagni – a mo’ di disco rotto. No: a mobilitarsi è stata semmai la (sedicente) élite politikamente korretta. Quella della partitocrazia, della stampa di regime, dei padroni delle ferriere che vogliono svendere la Svizzera all’UE per il proprio tornaconto; quella della casta dei professori universitari galoppini di partito; quella degli strasussidiati intellettualini rossi da tre e una cicca, dei magistrati lottizzati, dei pagliacci, dei nani e delle ballerine.
La mobilitazione contro l’iniziativa ha pagato; almeno a livello federale. Con dovizia di milioni gli spalancatori di frontiere hanno fatto il lavaggio del cervello agli svizzerotti d’Oltralpe. E stranamente questa volta, ma tu guarda i casi della vita, dal campo dei finti moralisti non si è levata la consueta querula voce a protestare contro i milioni spesi in propaganda.

Milioni in propaganda contro
In campo non sono stati messi solo i milioni e gli stramilioni. Anche la macchina del fango è stata accesa per mesi a pieno regime. Ben ricordiamo le grottesche sbroccate contro l’ “iniziativa disumana”. Eh già, perché secondo gli spalancatori di frontiere, “disumani” non sono gli assassini, gli stupratori ei rapinatori stranieri. Non sia mai. “Disumani” sono i cittadini che si aspettano che la feccia d’importazione venga allontanata dal nostro paese, del quale ha crassamente violato le regole.
Tuttavia, bisogna pur riconoscere che la scelta di inserire nel testo dell’iniziativa d’attuazione un lungo e dettagliato catalogo di reati probabilmente non è stata pagante, ed ha fornito appigli ai contrari per montare la panna.

Partitocrazia di nuovo asfaltata
In Ticino, però, l’esercizio denigratorio non è riuscito. E questo è assai rallegrante. La sedicente élite citata sopra, nel nostro Cantone non si è mobilitata con minore intensità che altrove. Ricordiamo i toni isterici dei contrari ai dibattiti pubblici, i cartelloni ovunque e le inserzioni sui giornali. Ma i ticinesotti non ci sono cascati. Quasi il 60% dei ticinesi ha votato sì all’iniziativa d’attuazione. Mica il 50.01%. Quasi il 60%.

La maggioranza è quindi chiarissima. La casta è stata asfaltata. I partiti $torici sono stati asfaltati. Ed è l’ennesima asfaltatura che detti partiti si beccano su temi importanti. Importanti poiché toccano la sovranità elvetica, i diritti popolari ed i rapporti con la fallita UE.

Quindi, tutti quei ticinesi che hanno votato Sì all’iniziativa d’attuazione, alle ormai prossime elezioni comunali, tengano bene a mente chi li rappresenta e chi, invece, dà loro sistematicamente contro, tacciandoli di populisti, razzisti, fascisti, xenofobi, chiusi, gretti, e adesso anche di “disumani”!

Mantenere le promesse
Ora, ovviamente, ci attendiamo che le promesse fatte dai contrari prima della votazione vengano mantenute. Ossia, che la volontà popolare espressa nel novembre 2010 in materia di espulsione di delinquenti stranieri venga davvero rispettata. Che la “clausola di rigore”, inventata dagli spalancatori di frontiere per tenere in Svizzera i delinquenti stranieri non sarà applicata – come spergiurato in campagna di votazione – a chi commette i reati più gravi.
E, soprattutto, ci aspettiamo che verranno effettivamente espulsi 4000 delinquenti stranieri all’anno, contro i 500 attuali. Attendiamo al varco, muniti di pallottoliere.

I camerieri dell’UE
I risvolti a livello internazionale del voto sull’iniziativa d’attuazione saranno giocoforza negativi. Il messaggio che è passato, anche nei notiziari esteri, è che la Svizzera si schiera dalla parte degli stranieri che commettono reati. Un esplicito invito ai malintenzionati a venire da noi: male che vada, non solo potranno usufruire del nostro regime carcerario a cinque stelle ma, una volta scontata la pena, saranno autorizzati a rimanere nel paese. Magari addirittura a carico dell’assistenza!

Inutile dire che i funzionarietti di Bruxelles esultano per il voto elvetico. Complimenti, dunque, alla partitocrazia e all’élite politikamente korretta, che si sono di nuovo dimostrate per quello che sono: le cameriere della Disunione europea. La quale, grazie a loro, continuerà a sentirsi legittimata a minacciarci e a ricattarci. Tanto si sa: basta alzare un po’ la voce, e subito gli svizzerotti calano le braghe.
Lorenzo Quadri

Espulsione degli stranieri che delinquono: altro che “rigore”, proliferano sotterfugi. L’élite politikamente korretta ha già tradito la parola data

Intanto i kompagnuzzi aizzano gli stranieri alla naturalizzazione, nella speranza di rimpolpare il proprio elettorato con i neo-svizzeri

Non si è dovuto attendere molto per capire quanto valgono – meno di zero – e quanto durano – lo spazio di un mattino – le promesse di quelli che vogliono tenere in Svizzera i delinquenti stranieri. A pochi giorni dalla votazione sull’iniziativa d’attuazione, abbiamo già avuto tre illuminanti esempi.

Primo esempio
I kompagni invitano gli stranieri a naturalizzarsi. Lo fanno tramite il sindakato UNIA, che è poi quello che comanda in casa (cabina telefonica) PS. E che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio, con i soldi degli affiliati (compresi quelli soppiantati da frontalieri grazie alla devastante libera circolazione senza limiti). E che continua a fare di tutto e di più per sabotare il “maledetto voto”. E che non ne vuole sapere di limitare il frontalierato (i frontalieri pagano le quote sindacali).

Perché a sinistra vogliono le naturalizzazioni di massa? Per tre motivi.
Uno: per evitare ai delinquenti stranieri l’espulsione votata dal popolo, facendoli diventare svizzeri. Quindi il P$$, ancora una volta, disprezza la volontà popolare. Ma il fatto che vedano la luce iniziative come quella dei kompagnuzzi dimostra la necessità di rendere possibile la revoca del passaporto a chi commette reati di particolare gravità. Oggi la revoca del passaporto esiste, ma solo in casi rarissimi. In futuro devono diventare meno rari.

Due: per taroccare le statistiche dei reati commessi da stranieri, poiché esse non contemplano i reati commessi da stranieri naturalizzati. E, più in generale, per dare l’impressione che in Svizzera ci siano meno stranieri.

Tre: tramite le naturalizzazioni facili, i kompagni immaginano di rimpolpare i propri ranghi, sempre più sparuti. Un loro esponente l’ha detto a chiare lettere in radio. Ma forse qualcuno ha fatto male i conti. Lo straniero integrato che si naturalizza perché apprezza le specificità svizzere non darà di certo il proprio voto a chi queste specificità le vuole rottamare per farci aderire alla fallita UE.

Abusare senza ritegno
Sicché ancora una volta i kompagnuzzi cercano di aggirare la volontà popolare sgradita, aizzando alle naturalizzazioni per evitare al neo-svizzero l’espulsione nel caso “scivolasse” nella delinquenza o nell’abuso di prestazioni sociali. Se per caso serviva ancora una dimostrazione della precisa volontà della $inistra di tenere in Svizzera tutta la feccia d’importazione, eccola servita su un piatto d’argento. Addirittura all’indomani di un voto popolare.

Ė pertanto evidente che l’élite politicamente korretta che ha combattuto a paccate di milioni l’iniziativa d’attuazione, ha voluto la “cosiddetta clausola” di rigore per bypassare il voto popolare del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri. Di questo sotterfugio, intende abusare a piene mani. I legulei lottizzati del Tribunale federale hanno già dato il là.
E qui arriviamo al secondo esempio.

Secondo esempio
I giudici di Losanna hanno annullato la decisione presa dal governo ticinese e confermata dal tribunale amministrativo di ritirare il permesso C a Tito Bravo condannato a tre anni di detenzione per amministrazione infedele aggravata e truffa. La decisione è stata presa sulla base delle consuete argomentazioni buoniste-coglioniste: ma si tratta di una persona che è qui da tanto tempo, ma la moglie e i figli (adulti) sono qui, ma… ma… ma. Insomma: il festival dei pretesti per non espellere. Qualcuno pensa forse che questo andazzo cambierà in futuro?

Terzo esempio
Terzo e ancora più clamoroso esempio. A Bellinzona sono stati processati due cittadini iracheni, accusati di terrorismo. Sulle cronache si legge che, con ogni probabilità, gli ennesimi delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa grazie alla politica delle frontiere spalancate non verranno rispediti al loro paese come imporrebbe qualsiasi elementare nozione di buonsenso. No: ce li dovremo tenere in Svizzera (e magari li dovremo pure mantenere in assistenza?). Questo perché da anni per motivi di sicurezza (?) non si fanno espulsioni verso l’Iraq. Bene, bravi, bis. Ecco cosa succede a non sostenere l’espulsione certa e sistematica degli stranieri delinquenti. Ecco il servizio che si rende alla collettività starnazzando istericamente all’ “iniziativa disumana”. Ecco a cosa porta il tanto magnificato e santificato “apprezzamento dei giudici”. Ci teniamo in casa i terroristi. Grazie, élite politikamente korretta che avete affossato l’iniziativa d’espulsione a livello nazionale!

Morale della favola
Come volevasi dimostrare, la clausola di rigore verrà usata dai giudici lottizzati per scardinare la volontà popolare di espellere i delinquenti stranieri.
Le promesse dell’élite politikamente korretta sul “giro di vite” (uella) in materia di espulsioni nel rispetto del voto del 2010, che abbiamo sentito in quantità industriali prima del 28 febbraio, sono dunque durate, letteralmente, lo spazio di un mattino.
Lorenzo Quadri

Cassa malati: ticinesi derubati da 20 anni e pure obbligati a finanziarsi i risarcimenti. Ma per il kompagno Alain Berset “l’è tüt a posct”!

Sui rimborsi dei premi di cassa malati pagati in eccesso, i ticinesi rimangono cornuti e mazziati al di là di ogni immaginazione.
La storia è lunga – lunga 20 anni – e la conoscono ormai tutti. Dal 1996 (anno d’entrata in vigore della LAMal) ad oggi gli abitanti di alcuni Cantoni, tra cui il nostro (e ti pareva) pagano premi di cassa malati sopra la media. Questo perché i ticinesotti sono spendaccioni e spreconi di prestazioni sanitarie? Sono malati immaginari che vanno dal medico per ogni starnuto? Questo è il messaggio che per lungo tempo si è tentato di far passare. Poi si è scoperto che le cose non stavano propriamente così. La realtà è che ai ticinesi, così come agli abitanti degli altri Cantoni paganti, si facevano – e tuttora si fanno – pagare premi troppo alti. E questo per andare a compensare chi, invece, paga troppo poco.

Il Ticino si era accorto
Il Ticino, con l’ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia Bruno Cereghetti, si era accorto che i conti non tornavano. Che il problema non erano i ticinesi spreconi di prestazioni mediche. Erano i calcoli con cui si arriva alla fissazione dei premi ad essere taroccati. A Berna prima hanno negato l’evidenza. Poi hanno ammesso che forse il problema c’era, ma mancavano le basi legali per intervenire (uella). Alla fine la base legale per la restituzione è stata creata nel 2014 dopo lunghi psicodrammi parlamentari. Ma si tratta di una nuova presa per i fondelli, visto che 1) viene restituita una parte minima di quanto prelevato in eccesso e 2) i premi dei ticinesi rimangono comunque gonfiati.

Presa per i fondelli
Ma visto che tutto questo ancora non bastava, i cassamalatari – con il beneplacito dell’amministrazione federale – hanno pensato bene di raggiungere i vertici della presa per i fondelli. Come? Facendo pagare i risarcimenti a chi ne deve beneficiare. Nel 2015 la prima tranche di restituzioni ai ticinesi è stata di 82.60 Fr (troppa grazia, Sant’Antonio!). Ebbene alcune casse malati – una ventina; l’elenco si può consultare sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica – per finanziare la parte a loro carico dei risarcimenti (il resto lo paga la Confederella, quindi ancora gli assicurati) hanno pensato bene di riscuotere un supplemento di premio. E l’hanno riscosso non solo dagli assicurati che hanno pagato troppo poco negli anni scorsi, bensì anche da quelli che hanno pagato troppo. Ticinesi compresi. Per i ticinesi affiliati a queste venti casse, dunque, il risarcimento per il 2015 si è ridotto a 49.90 franchetti.

Libertà di decidere?
Per pensare a sotterfugi di questo genere bisogna già impegnarsi. Lo capisce anche quello che mena il gesso che non può essere che chi ha già pagato troppo, e riceve indietro solo una piccola frazione dei premi pagati in eccesso, venga ulteriormente penalizzato tramite i supplementi di premio per autofinanziarsi i risarcimenti. E’ l’ennesimo schiaffo a chi è stato derubato per 20 anni. Eppure la realtà supera la fantasia. Ed infatti il Consiglio federale, rispondendo ad un’interpellanza del sottoscritto, dichiara – tranquillo come un tre lire – che non c’è alcuna distorsione da correggere. Nessuna lacuna nella legge. “L’è tüt a posct”. I cassamalatari hanno ampia libertà nel decidere come finanziare i risarcimenti. Quindi possono farli pagare anche a chi ne dovrebbe beneficiare. Questo per sostenere chi, in passato, ha pagato di meno (sic!). E’ il colmo!

Non finisce qui
Con una risposta del genere il P$ Alain Berset, titolare del dossier (s)cassa malati, dimostra di prendere a pesci in faccia i ticinesi, come pure gli abitanti degli altri Cantoni paganti. Kompagno Berset, è così che si tutelano gli interessi di chi è stato “indebitamente alleggerito” per 20 anni grazie all’inadempienza del tuo dipartimento?
E’ evidente che non finisce qui. Già nella prossima sessione delle Camere federali verrà presentato un atto parlamentare affinché l’indegno giochetto non abbia più a verificarsi. I ticinesi che si sono visti addebitare i costi per del risarcimento dalla loro cassa malati, la cambino appena possibile.
Lorenzo Quadri

Vogliono calare le braghe sull’estensione della libera circolazione alla Croazia. Si prepara un nuovo tradimento della volontà popolare?

Una delle poche cose azzeccate dalla kompagna Simonetta Sommaruga, e dal Consiglio federale, è la seguente: dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014, è stata bloccata l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia. L’argomento correttamente addotto fu: stante il nuovo articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa votato dal popolo, non era pensabile allargare la devastante libera circolazione senza limiti ad un nuovo Stato membro UE.

Due anni persi
Si può dunque dire che, in effetti, il primo passo non era di per sé sbagliato. Ma, come spesso accade, lì si comincia e lì si finisce. In effetti ciò che è seguito dopo sono stati dei tentativi, nemmeno velati, di aggirare il “maledetto voto”. L’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf ha perfino detto che “bisogna rivotare”. Di conseguenza, dal 9 febbraio 2014 sono trascorsi ormai due anni senza concretizzare nulla. O meglio, qualcosa si è concretizzato: i tentativi di lavaggio del cervello ad oltranza all’indirizzo dei cittadini, con l’obiettivo di convincerli che attuare la volontà popolare “sa po’ mia” e dunque bisogna rivotare. Qualcuno ha però iniziato a rendersi conto che forse è meglio cambiare tattica. Perché, se il “maledetto voto” invece che affossato risultasse confermato, addio bilaterali.

La tattica del salame
Meglio dunque procedere con una tattica sicura e collaudata. Non certo quella del “rivoto”, che presuppone lo scontro frontale, bensì quella del salame. Vale a dire: cerchiamo di smontare il 9 febbraio un pezzo alla volta. Quindi, a trattare con l’UE cominciamo a mandare il buon Jacques De Watteville, il diplomatico turboeuropeista che non ha ottenuto un tubo (per usare un eufemismo) nelle trattative sulla fiscalità dei frontalieri con il Belpaese. E lo teniamo Bruxelles a “negoziare” anche dopo il pensionamento.
Poi, invece dei contingenti e della preferenza indigena – che, è bene ricordarlo, non è certo un corpo extraterrestre, visto che è stata una realtà fino al 2007 – ci inventiamo fumogene clausole di salvaguardia dell’immigrazione. Giocattolini che si possono usare a piacimento. Basta stabilire che la clausola scatta quando si raggiunge (ad esempio) un dato tasso di disoccupazione, e poi far elaborare dalla SECO le solite statistiche farlocche, da cui risulta che il citato tasso di disoccupazione non viene mai raggiunto.

Nuova calata di braghe?
Nuovo e gravissimo passo in questa direzione è quello di cui si mormora sulla stampa d’Oltralpe. Ossia che la Svizzera starebbe per firmare l’allargamento della libera circolazione delle persone alla Croazia. Dunque, ci si rimangerebbe una delle poche decisioni valide prese nel post-9 febbraio. Una retromarcia del tutto ingiustificata. Una retromarcia che segue, ancora una volta, le modalità operative con cui abbiamo avuto a che fare decisamente troppo spesso, in particolare per quel che riguarda la piazza finanziaria: la calata di braghe senza avere ottenuto nulla in cambio.

Il boomerang sulle gengive
Non c’è proprio nessun motivo per sottoscrivere l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia visto che, sulla via della concretizzazione del 9 febbraio, gli svizzerotti non hanno ancora portato a casa nulla. Oltretutto non è nemmeno una mossa particolarmente astuta nell’ottica della salvaguardia dei bilaterali. E’ infatti chiaro che, se i sette scienziati e la maggior parte del parlamento dovessero sottoscrivere l’estensione in questione, il referendum sarebbe garantito. E se il popolo dicesse No, allora sì che tutti i bilaterali sarebbero a rischio. E’ decisamente più consigliabile, anche per chi i bilaterali li sostiene, darsi da fare per tradurre in realtà il maledetto voto. Perché la politica del sabotaggio finora condotta – e l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia ne sarebbe un clamoroso tassello – si potrebbe trasformare in un boomerang. Che gli spalancatori di frontiere rischiano di beccarsi sulle gengive.
Lorenzo Quadri

Voto del 9 febbraio: due anni trascorsi a schivare l’oliva

L’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa è ancora lettera morta

Ma guarda un po’: martedì il “maledetto voto” del 9 febbraio ha festeggiato il secondo compleanno. Il voto ha compiuto due anni ma, in due anni, non è che sia stato compiuto molto altro sulla via della concretizzazione. Anzi. Il Consiglio federale, come pure i negoziatori svizzerotti – tutti turbo europeisti dal primo all’ultimo – non si sono di certo tirati giù la pelle di dosso per portare a casa dei risultati. L’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf ebbe addirittura modo di dire che “bisogna rivotare”. Ciò in perfetta sintonia con il kompagno Manuele Bertoli che ha pure scritto che la Svizzera deve aderire all’UE. Infatti, è proprio questo l’obiettivo del “partito del rivoto”.

Sistemi per aggirare
I due anni trascorsi dal 9 febbraio 2014 sono stati utilizzati non già per “portare a casa”, bensì per trovare sistemi per aggirare il “maledetto voto”. Ovvero per non limitare la devastante libera circolazione delle persone malgrado l’accettazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Vedi la fumogena clausola di salvaguardia suggerita dai padroni del vapore della grande economia (primi sabotatori del 9 febbraio: quindi come mettere la volpe nel pollaio) e allegramente ripresa dal Consiglio federale come piano d’attuazione. Vedi anche le arrampicate sentenze del Tribunale federale (colonizzato dai partiti delle frontiere spalancate) secondo cui i bilaterali verrebbero prima della Costituzione.

La questione è politica
L’ha capito anche il Gigi di Viganello che la limitazione della devastante libera circolazione delle persone è un tema politico. Ed i temi politici li deve affrontare la politica. Non gli azzeccagarbugli lottizzati di un qualsivoglia tribunale. E che non ci siano spazi di negoziazione, sono balle di fra’ Luca. Alla storiella del “sa po’ mia” non ci crede più nessuno. Anche perché le smentite a questa tesi arrivano a cadenza quotidiana. Ad esempio: a Bruxelles si medita di dare la possibilità agli stati membri UE di sospendere per due anni i fallimentari accordi Schengen. Non due mesi. Due anni. Però gli accordi rimangono in vigore. Una monumentale presa per il lato B. Tanto più che non ci vuole il mago Otelma per prevedere che dopo la prima proroga ne arriverà una seconda e così via. Naturalmente gli unici a non volerne sapere di ripristinare i controlli sul confine sono gli svizzerotti grazie alla kompagna Simonetta Sommaruga; ma questo è un altro discorso.

Quando si vuole…
Visto che si possono sospendere per due anni i fallimentari accordi di Schengen, allora sospendiamo anche noi per due anni la libera circolazione delle persone.
Le soluzioni ad hoc, quando si vuole, si trovano. Non ci si venga a raccontare la storiella dei principi fondanti ed inderogabili della (dis)unione europea. Anche Schengen dovrebbe rientrare nel novero di detti principi, eppure si deroga alla grande. Di transenna: è interessante notare come ai funzionarietti di Bruxelles della sicurezza dei cittadini gliene freghi meno di zero: l’importante, per loro, è che le frontiere restino spalancate.

Terrorismo
Nemmeno i tentativi di terrorismo, sull’onda del “senza bilaterali la Svizzera diventa come il Burundi”, portano da qualche parte. Prima di tutto perché sono panzane. Secondariamente perché l’UE non ha alcun interesse a far decadere tutto l’insieme degli accordi bilaterali con la Svizzera per adottare una posizione intransigente sul 9 febbraio. I tromboni pro-adesione all’UE che a Berna infesciano la diplomazia, la pubblica amministrazione e la politica federale non pretenderanno mica di farci credere che gli accordi bilateali sono un regalo degli eurofalliti agli svizzerotti?

Gli accademici
Naturalmente non potevano mancare le prese di posizione degli accademici di regime che si lamentano delle presunte difficoltà provocate dal “maledetto voto”. Sarebbe anche ora che la casta dei professori universitari la finisse con lo squallido giochino dello spacciare per posizioni “scientifiche”, di gente che “ha studiato” (uella), quelle che sono, invece, delle tesi partigiane pro-frontiere spalancate. Perché in questo modo la casta in questione si gioca la sua credibilità.
A due anni dal “maledetto voto” è ampiamente tempo di smetterla di giochicchiare. All’intoccabilità dei principi (s)fondanti di un’UE allo sfascio non ci crede più nessuno.
Lorenzo Quadri

Espulsione dei criminali stranieri: i contrari tirano fuori i sondaggi pilotati. Chi delinque deve fare le valigie

Ma guarda un po’: secondo i dettami dell’ormai usurata tattica della manipolazione pre-votazione, ecco che saltano fuori i sondaggi che darebbero la cosiddetta “iniziativa d’attuazione”, quella che vuole “attuare” l’espulsione dei delinquenti stranieri, in perdita di velocità. Addirittura del 61% al 51% in poche settimane. Così dice l’inchiesta del “20 Minuti”, il quale di certo non è al di sopra delle parti. Il quotidiano gratuito attribuisce il presunto “risultato” alla discesa in campo, contro l’iniziativa “populista e razzista”, di intellettualini rossi, tecnocrati di partito, strimpellatori di regime, pagliacci, nani e ballerine. Tutta gente pronta a vomitare spocchia sugli svizzerotti chiusi e xenofobi, che osano bocciare la deleteria politica delle frontiere spalancate. Poi però, quando si tratta di attaccarsi alla greppia pubblica, finanziata dagli “xenofobi e razzisti”, ecco che improvvisamente la puzza sotto il naso sparisce come per incanto. Pecunia non olet!

Cambiamento di rotta?
Non c’è alcun motivo per ritenere che gli svizzeri si stiano convertendo alla politica delle frontiere spalancate. Che abbiano sposato la tesi che “i delinquenti stranieri sono un’invenzione populista e razzista”. Specie in considerazione del fatto che il 70% degli ospiti dei penitenziari svizzeri, alla Stampa la percentuale sale all’80%, non ha il passaporto rosso.
Le statistiche della Confederazione non lasciano alcun dubbio. Nei crimini più gravi, gli autori stranieri sono sovrarappresentati. Di delinquenti d’importazione non abbiamo alcun bisogno. Le farneticanti accuse di “disumanità” rivolte all’iniziativa d’attuazione (e quindi a chi la sostiene) non portano da nessuna parte: sono solo, questo sì, populismo di bassa tacca (e poi i populisti sarebbero i promotori?). E allora cosa sarebbe “umano”? Permettere a pericolosi delinquenti stranieri, non di rado recidivi, di rimanere nel nostro paese, costituendo così una minaccia per tutte le persone oneste che ci vivono – svizzere o straniere che siano?

Infastidire l’UE
Gli avversari dell’iniziativa d’attuazione temono in realtà solo di infastidire i loro padroni targati UE con un altro voto “scomodo” in materia di libera circolazione delle persone. Agli interessi delle frontiere spalancate e di chi ne approfitta senza remore (assumendo stranieri a basso costo) viene sacrificata la sicurezza interna. Solo così si può spiegare la discesa in campo degli ambienti della grande economia. I cui rappresentanti, evidentemente, non si vergognano a metter fuori la faccia a difendere un presunto diritto di delinquenti stranieri a rimanere nel nostro paese. E il diritto degli onesti lavoratori che questi stessi rappresentanti lasciano a casa da un giorno all’altro per assumere frontalieri o neo-permessi B?

Regole chiare per tutti
Particolarmente ridicola, poi, l’obiezione che l’iniziativa d’attuazione creerebbe incertezza. E’ vero proprio il contrario. Adesso, infatti, l’espulsione dei delinquenti stranieri la decidono i Cantoni, ed ognuno fa a modo suo. Un interessante articolo pubblicato di recente sull’Aargauer Zeitung mette in luce le plateali differenze tra un Cantone e l’altro. Uri espelle un delinquente straniero su 19, Ginevra uno su 117! E’ dunque opportuno che valgano regole uguali a livello federale. Regole restrittive, come è giusto che sia: di fare il paese del Bengodi per delinquenti stranieri ne abbiamo piene le tasche. Idem dicasi dei ricatti morali con cui i rottamatori della Svizzera tentano di imporre le proprie posizioni. Regole che i cittadini elvetici hanno già votato nel 2010, ma che la maggioranza politica rifiuta di applicare, perché “bisogna aprirsi”; e dunque, gli svizzerotti che pensano di opporsi alle “aperture” vanno bastonati e denigrati.
Lorenzo Quadri

10 “senatori” su 11 difendono il burqa e quel che rappresenta. L’autolesionismo non conosce limiti

La miopia di politikamente korretta sembra proprio non conoscere limiti. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha infatti respinto, per 10 voti ad 1 (!) un’iniziativa parlamentare che chiede di inserire nella Costituzione federale il divieto di burqa. In sostanza, si tratta di estendere a livello nazionale quando votato dal popolo ticinese (e a cui è stata finalmente data una legge d’applicazione).
Questa posizione all’insegna del multikulti (completamente fallito) non stupisce da parte della Camera alta. Basti pensare che 40 senatori su 46, quindi tutti tranne gli esponenti Udc, hanno sottoscritto un appello contro l’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei delinquenti stranieri, su cui voteremo il prossimo 28 febbraio.

Un non-problema?
Secondo 10 senatori su 11, dunque, il velo integrale “non è un problema”. Evidentemente non si sono ancora accorti che burqa e niqab non sono solo dei pezzi di stoffa. Dietro al divieto di portare un simile abbigliamento, che contravviene – lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’Uomo, quindi non un gremio di leghisti populisti e razzisti – alle più basilari regole di convivenza occidentali, c’è una precisa scelta. Che è poi una necessità: imporre agli immigrati provenienti da altre culture il rispetto delle regole di vita occidentali. Altrimenti saranno loro ad imporre le proprie, in casa nostra. Del resto è proprio quello che sta accadendo, grazie all’applicazione di un fallimentare concetto di multiculturalismo.

Il Prof. Sartori
Ecco cosa dice al proposito il professor Giovanni Sartori in un’intervista recentemente pubblicata sul quotidiano italiano “Il Giornale”. “Cos’è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l’Islam, fa discorsi da ignoranti (…) La sinistra è vergognosa. Non ha il coraggio di affrontare il problema. Ha perso la sua ideologia e per fare la sua bella figura progressista si aggrappa alla causa deleteria delle porte aperte a tutti (…)”. Il professor Sartori non è un “becero leghista”. E’ uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale. Uno studioso che ha insegnato nelle più importanti università. I nostrani intellettualini rossi da tre e una cicca – quelli che pensano di poter imporre la politica delle frontiere spalancate al popolino impressionandolo a suon di ricatti morali (o sei con noi, o sei un razzista e un fascista), quelli che la radioTV di Stato, finanziata col canone più caro d’Europa, slinguazza senza ritegno – non reggono minimamente il paragono.

Stizza isterica
Allucinante è che la politica svizzera, anche ai livelli più alti (in senso gerarchico, non certo qualitativo) rifiuta di vedere l’evidenza. L’evidenza è l’arrivo in massa, grazie ai paladini dell’immigrazione illegale, di finti rifugiati: giovani uomini soli che non scappano da alcun paese in guerra e che non si sognano di rispettare le regole dei paesi in cui pretendono di installarsi. Non rispettano le regole e nemmeno, come si è ben visto a Colonia, le donne occidentali. Ma, in nome dell’accoglienza masochista e del multikulti – quegli stessi principi in base ai quali si rifiuta scandalizzati il divieto di burqa – invece di chiudere i confini, si stendono tappeti rossi. Anche solo pensare di limitare la libertà di movimento di questi immigrati illegali è tabù. La stizza isterica con cui alcune parlamentari della $inistruccia cantonticinese hanno respinto la proposta del Guastafeste Ghiringhelli di obbligare i giovani finti asilanti maschi a rimanere nei centri d’accoglienza il venerdì ed il sabato sera, questo per evitare che molestino le donne nei luoghi pubblici, la dice lunga. Purtroppo per noi.

Se fossero europei…
Se ci fossero in giro dei gruppi di giovinastri europei che aggrediscono le richiedenti l’asilo, le signore della $inistra multikulti e spalancatrice di frontiere sarebbero già in piazza a pretendere a gran voce sanzioni esemplari. Visto che invece sono degli asilanti ad aggredire le donne europee, allora ecco che le signore in questione inveiscono non già contro i molestatori, ma contro chi vuole impedire le molestie, e lanciano accuse di “vergognosa strumentalizzazione”. Siamo proprio messi male!

Delle due, l’una
Eh già. Difendere il nostro modello di società è strumentale (oltre che razzista e fascista). Vietare il burqa è strumentale. Combattere l’immigrazione scriteriata di molestatori seriali è strumentale. Intanto il Giappone, ma guarda un po’, nel 2015 ha respinto il 99% delle richieste d’asilo: in totale ha accolto 27 asilanti in un anno. Sicché, delle due l’una. O ci diamo una mossa e cominciamo a difenderci, oppure ci lasciamo invadere (prima) e sottomettere (poi) in nome del politikamente korretto. Ma se la via scelta è la seconda, si abbia almeno la decenza di dirlo chiaramente. Di dire pane al pane e vino al vino. Non si tenti di imbellettare la semplice vigliaccheria con definizioni “à la page” che non ingannano più nessuno. Perché nella storia non si è mai vista una migrazione di popoli che fosse pacifica, e nemmeno una società libera che spalanca le porte all’invasione e denigra chi vuole difendersi.
Lorenzo Quadri

Manca solo il sorvolamento delle Alpi in mongolfiera, e poi si è sentito tutto. Gottardo: i contrari sbragano

Si moltiplicano i fumogeni in vista della votazione popolare del 28 febbraio sul traforo di risanamento

Il 28 febbraio si voterà sul traforo di risanamento del San Gottardo. L’appuntamento è, dunque, di importanza capitale per il nostro Cantone. Che rischia di farsi male da solo.

Da qualche tempo, il fronte contrario al tunnel di risanamento sta facendo balenare ogni sorta di improbabile e fantasiosa alternativa al secondo traforo: dall’utilizzo, durante il cantiere nella galleria autostradale, del vecchio tunnel ferroviario per il traffico su gomma previa una lunga serie di fantascientifiche modifiche, all’ultima proposta di scavare un traforo a 1700 metri d’altezza. Non è certo strano che queste presunte opzioni vengano gettate nella mischia, a mo’ di diversivo, nell’imminenza della votazione popolare. Bisogna però anche chiarire che si tratta di fumogeni. Ci manca solo la variante di attaccare camion ed automobili a delle mongolfiere e di far varcar loro le Alpi in questo modo, e poi si sarà sentito tutto. Non si pensi, dunque, che ci sia un’alternativa al traforo di risanamento che non comporti almeno tre anni di isolamento del Ticino dal resto della Svizzera. Chi, il 28 febbraio, vota contro la seconda galleria, vota per i tre anni di isolamento. Non può immaginare di potersi nascondere dietro fantomatiche “altre possibilità”, poiché non esistono.

Solo due opzioni
Le varianti sul tavolo sono due – e solo due: o traforo di risanamento, o galleria autostradale chiusa per almeno tre anni e sistema di trasbordo con navette. Non c’è alcuna terza (o quarta, o quinta) via. Gli handicap del trasbordo tramite navetta sono di tale gravità da aver spinto il Consiglio federale, inizialmente orientato proprio verso quella soluzione, a cambiare idea e a proporre il tunnel di risanamento. Questi handicap sono arcinoti: capacità insufficiente, insicurezza (basta uno scoscendimento sulla linea ed i treni non circolano più per giorni e giorni) allucinante consumo e devastazione di territorio per realizzare le stazioni di trasbordo, costi enormi. E per cosa? Per poi ritrovarsi, a lavori ultimati, sempre con il medesimo tunnel bidirezionale. La variante “navette ferroviarie” non è un investimento per il futuro, e non risolve alcun problema. In particolare, non quello della sicurezza. Inoltre, al momento del prossimo risanamento, ci si ritroverà di nuovo ai piedi della scala: ossia con una galleria da chiudere per tre anni.

La posizione delle FFS
Le scorse settimane è stato reso noto che le FFS sono favorevoli al secondo tunnel autostradale del Gottardo. Il che non è una novità. La posizione delle FFS non è di ieri. Solo che non veniva resa nota per via di taluni membri P$ del CdA. Soprattutto, la posizione delle Ferrovie è assolutamente logica dal punto di vista dell’utilizzo dell’infrastruttura. Le navette per trasbordare camion ed automobili attraverso il Gottardo infescerebbero AlpTransit di traffico interno. Toglierebbero preziosa capacità all’autostrada viaggiante, che deve andare “da confine a confine”. Peggio ancora: l’obiettivo dei “Tir in transito attraverso la Svizzera sul treno da confine a confine”, senza traforo di risanamento, andrebbe a ramengo: una volta che, a seguito della chiusura per lavori della galleria autostradale del Gottardo, sarà stata realizzata una stazione di trasbordo camion a Biasca (ad Airolo si dovrebbe fare quella per i veicoli leggeri) con una spesa di centinaia di milioni di franchetti, ci si può aspettare che questo ecomostro, a lavori ultimati, verrà rottamato (completamente a fondo perso!) con l’aspettativa che l’Italia ne costruisca subito un altro (evidentemente con i soldi degli svizzerotti) 50 km più a sud, al di fuori del nostro territorio? Questo sì che sarebbe credere alle favole!

C’è sempre un “peggio”
La realtà è molto più prosaica. Essa ci mostra che, senza il secondo tunnel, il Ticino per tre anni sarebbe privato di un collegamento affidabile con il resto della Svizzera. Ne conseguirebbero importantissimi danni economici ed occupazionali. Fa quindi specie che all’interno dell’ex partitone, autoproclamatosi partito vicino all’economia (?), ci sia chi si posiziona contro la seconda galleria – e dunque contro l’economia ticinese.

Ma naturalmente c’è di peggio. Ad esempio gli spalancatori di frontiere. Lor$ignori paventano un peggioramento disastroso dell’aria del Mendrisiotto a seguito della seconda galleria al Gottardo. Essendo però quest’ultima – così come prevede la legge – senza aumento di capacità, non si vede come potrebbe provocare gli esecrati aumenti di traffico. Allo stesso tempo però gli spalancatori di frontiere, con notevole tolla, fingono di non vedere che i problemi ambientali del Mendrisiotto sono provocati non certo dal Gottardo, bensì dall’invasione di padroncini e frontalieri, che arrivano tutti i giorni in Ticino uno per macchina. Questo accade “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta proprio dai kompagni ro$$o-verdi. Tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio e per ricordare agli spalancatori di frontiere che i ticinesi “non sono mica scemi”.
Lorenzo Quadri