Fisco: ceto medio dimenticato

Sgravi fiscali, il silenzio assordante di ex partitone e PPDog. Ed anche sui single…

 

In tempi decisamente sospetti (un mese dalle elezioni…) ecco che l’AITI (Associazione industrie ticinesi) tematizza la questione della fiscalità, in vista della votazione del 19 maggio sulla riforma fiscale federale ed il finanziamento dell’AVS (altro circo mediatico-politico in arrivo; al proposito ci piacerebbe invece sapere quando si voterà sui tagli agli aiuti all’estero ed alla spesa per i finti rifugiati per assicurare il finanziamento dell’AVS).

Non è un tema

Si sarà notata una cosa: per la partitocrazia, in queste elezioni cantonali il fisco non è un tema. Se i $inistrati si dimenticano del fisco tanto meglio, visto che se parlano di imposte è solo per alzarle. Ma ex partitone e PPDog?

Priorità

Gli sgravi fiscali per quel che resta del ceto medio (in particolare i tartassatissimi proprietari di una casetta) e per le persone singole sono e rimangono una priorità. Anche se purtroppo si tratta di una priorità sempre meno detta. E’ scandaloso che la politica di questo sfigatissimo Cantone passi ore, giorni e settimane a blaterare sui rimborsi telefonici dei membri del governicchio (con la stampa di regime che dà ampio spazio…) ed ignori invece un tema centrale quale la fiscalità dei cittadini. Tanto più che le finanze cantonali stanno meglio: quindi i soldi per gli sgravi ci sono.

Le ipotesi

Quali i motivi di questi silenzi? Possibili ipotesi:

  • PLR e PPDog hanno vergogna a citare il ceto medio, perché questo è stato messo in ginocchio dalla devastante libera circolazione, con conseguente invasione da sud, voluta dalla partitocrazia. La quale partitocrazia, non ancora contenta, in preda all’ennesimo raptus calabraghista ha pure sfasciato la piazza finanziaria ticinese distruggendo migliaia di posti di lavoro che andavano a beneficio proprio del ceto medio.
  • PLR e PPDog hanno una fifa blu del partito delle tasse. Il P$, partito spalancatore di frontiere, filo-UE, pro-stranieri ed anti-svizzeri, è chiaramente indebolito dalla lunga serie di cappellate internazionaliste. Eppure il “centro” politico è terrorizzato del njet ro$$o ad ogni e qualsiasi sgravio fiscale. Quando si dice i cuor di leone…
  • PLR e PPDog se ne fregano del ceto medio e delle persone singole. Del resto, l’esito della votazione in Gran Consiglio nel giugno 2018 sull’iniziativa parlamentare Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per i single parla chiaro. L’iniziativa è stata votata solo da Lega ed Udc. Nel PLR appena un paio di deputati l’ha sostenuta, e nessun uregiatto.
  • Alla partitocrazia va bene che il ceto medio e le persone singole continuino a venire munte. Così la politica del tassa e spendi può proseguire ad oltranza.
  • Solo Lega ed Udc sostengono gli sgravi per il ceto medio e le persone singole. PLR e PPDog li affossano. Di queste cose sarà bene ricordarsene il sette aprile. Chi vuole una fiscalità più leggera non vota il triciclo. Che al massimo si inventa sgravi per le imprese o per i super-ricchi; ma per i comuni mortali… una cippa!

Lorenzo Quadri

 

Domani la calata di braghe

Dibattito in Consiglio nazionale sulla marchetta da 1.3 miliardi all’UE: esito scontato

Il Mago Otelma prevede che, ancora una volta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si chinerà a 90 gradi davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Il triciclo strilla alle casse vuote dell’AVS, ma poi regala i MILIARDI dei cittadini alla fallita UE, quella che ci ricatta e ci discrimina! E con lo sconcio accordo quadro…

Sicché siamo al dunque. Domani in Consiglio nazionale si terrà il dibattito fiume – nel senso che sarà un fiume di blabla – sulla marchetta da 1.3 miliardi alla fallita UE. Marchetta che la casta ha pudicamente rinominato “contributo di coesione”, pensando così di prendere la gente per i fondelli. Allo stesso modo con cui la casta immaginava di buggerare i cittadini cianciando di “miliardo di coesione”, quando la cifra vera è di un miliardo e un terzo, quindi ben più elevata.

Gli Stati…

Come noto, il Consiglio degli Stati ha approvato la maxi-marchetta. Ciò è avvenuto con il fattivo contributo dell’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, il cui Sì è stato determinante per la posizione della Commissione di politica estera degli Stati. Giustamente travolto dalle critiche in Ticino, il parlamentare uregiatto era subito stato soccorso dal presidente dell’ex partitone Bixio Caprara. Il quale, in un’opinione pubblicata sul Corriere del Ticino, aveva di fatto sostenuto la tesi seguente: la Svizzera non ha altra scelta che calare le braghedavanti ad ogni pretesa dell’UE. Anche alla più grottesca e svergognata, come è il caso del regalo da 1.3 miliardi. Questo tesoretto verrebbe infatti versato senza alcuna contropartita: un vero e proprio regalo. Oltretutto – ciliegina sulla torta – nella piena consapevolezza della sua totale inutilità. Il precedente “contributo di coesione” venne spacciato come un mezzo per evitare l’immigrazione di massa dagli (allora) nuovi Stati membri della fallita UE verso quelli vecchi. Non è servito ad un tubo. La stessa cosa accadrà con questo.

E l’AVS?

Sicché, mentre la partitocrazia strilla alle casse vuote dell’AVS, la stessa partitocrazia regala i MILIARDI dei cittadini elvetici – dei suoi elettori! –  all’UE. PF prendere nota! Perché, dopo le elezioni cantonali, in ottobre ci saranno quelle federali… e allora qualche conto andrà regolato.

E’ poi il caso di ricordare che con lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il PLR VUOLE FIRMARE, esponenti ticinesi compresi,i contributi di coesione diventerebbero un automatismo. Ovvero: i funzionarietti di Bruxelles ci metterebbero le mani in tasca senza che noi si possa più emettere un cip. E questa sarebbe una prospettiva “liberale”? Ma va là! Altro che sognare di raddoppiare le cadreghe in governicchio…

Derubati e ricattati

E come ci ringrazia la fallita UE per il regalo da 1.3 miliardi? Lo stiamo vedendo proprio ora: ci ricatta per farci firmare l’osceno accordo quadro (che è solo nell’interesse di Bruxelles, non certo in quello dei cittadini svizzeri) e ci discrimina. Ad esempio, è notizia di questi giorni, mantenendo la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali. Naturalmente con pretesti del piffero.

E noi dovremmo fare regali (e che regali!) a questa foffa europea? In cambio di un simile trattamento? Qui qualcuno non ha davvero capito da che parte sorge il sole!

Ecco dunque confermato che l’accorato appello dell’Eurosenatore PPD Lombardi e della partitocrazia a pagare “per oliare” (sic!) si dimostra per quello che è: una fregnaccia. Oliare non porta nulla!

Giù le braghe!

Domani pomeriggio alla Camera del popolo (?) si assisterà dunque al dibattito fiume sul contributo-marchetta. Sarà un circo. Ma l’esito è scontato. La partitocrazia calerà le braghee deciderà di pagare. Magari s’illuderà pure di prendere la gente per scema inserendo clausole del tipo “versiamo il regalo solo se l’UE non ci discrimina”. Visto che l’UE già adesso ci discrimina, eppure la partitocrazia vuole pagare comunque, è evidente che simili condizioni sono aria fritta. Verranno spazzate via in un batter d’occhio.

Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$, cameriere dell’UE, che oltre a svendere la nostra sovranità e la nostra indipendenza regala pure i miliardi dei cittadini ai funzionarietti di Bruxelles. E questi ultimi, come ovvio, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Lorenzo Quadri

Dall’UE un nuovo schiaffo!

E noi dovremmo sottometterci e regalare miliardi a chi ci discrimina? Ma VAFFA!

Eccoli qua, i nostri amici della fallita UE! Quelli davanti ai quali, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$, dovremmo calare le braghe sempre e comunque!

I ministri delle finanze della Disunione europea hanno deciso nei giorni scorsi di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali. Non perché i soldatini bernesi non abbiano fatto ossequiosamente i compiti in quest’ambito, ma perché “rimangono dei margini di miglioramento”.

Si tratta, è evidente, dell’ennesima discriminazione dell’UE ai danni della Svizzera.

Eppure i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, tramite firma dello sconcio accordo quadro istituzionale, vogliono sottometterci a chi ci discrimina. Firma bramata anche da PLR e P$, come sempre a manina quando si tratta di distruggere la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari.

Chi dunque ci penalizza senza motivo, secondo i politicanti sopra citati, dovrebbe venire invitato a comandare in casa nostra, al posto del popolo sovrano. Questo vuol dire mettere la volpe nel pollaio.

Gli eurofalliti non perdono occasione per dimostrare la propria ostilità nei confronti della Svizzera. Altro che “stati amici”. Altro che “rapporti bilaterali”. Qui di bilaterale non c’è più niente. C’è solo una scandalosa, unilaterale ed incessante calata di braghe. 

Anche i regali miliardari

Non solo, secondo la partitocrazia, dovremmo ridurci ad una colonia dell’UE, ma le dovremmo pure regalare 1.3 miliardi di Fr. Dopo il Consiglio degli Stati, Camera dove il tandem PPD-P$ è clamorosamente sovrarappresentato e che ormai ne combina peggio di Bertoldo, domani sarà il triciclo PLR-PPD-P$$ al Nazionale a chinarsi a 90 gradi e a decidere di versare il cosiddetto “contributo di coesione” (che con la coesione non c’entra una cippa).

Qui qualcuno deve essere caduto dal seggiolone da piccolo!

Sveglia!

Inutile dire che, a proposito della scandalosa decisione degli eurofalliti di mantenere la Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali, il governicchio federale non emette un cip. Nemmeno il triciclo. Come se niente fudesse! Citus mutus!

Fino a quando continuerà questo andazzo?

E’ ora di darsi una svegliata! No all’accordo quadro istituzionale, no alla marchetta da 1.3 miliardi a Bruxelles e nemmeno un voto ai partiti ed ai politicanti che sostengono simili aberrazioni!

Lorenzo Quadri

Tappeto rosso agli islamisti

Iniziativa antiburqa: i “grandi statisti” del Consiglio federale non ne vogliono sapere

 

Come volevasi dimostrare, i camerieri dell’UE in Consiglio federale rimangono attaccati al fallimentare multikulti come cozze allo scoglio. Ed infatti dai “grandi statisti” testé citati è arrivato il njet, invero prevedibile (conosciamo i nostri polli…), al divieto di burqa a livello nazionale. Tale divieto è chiesto da un’iniziativa popolare, che il CF respinge proponendo invece “misure puntuali”. Ovvero, ciofeche politikamente korrette che lasciano il tempo che trovano!

In letargo

Ancora una volta, dunque, il governicchio federale dimostra di non voler fare assolutamente un tubo per difendere i valori svizzeri (ed occidentali) e per affermare il nostro modello di società. Un modello che è chiaramente minacciato dall’immigrazione incontrollata di persone in arrivo da “altre culture”: migranti musulmani che non sono né integrati, né integrabili!

E chi è la titolare del dossier “iniziativa antiburqa” nel governicchio federale? Trattasi della ministra giustizia Karin Keller Sutter (KKS) esponente dell’ex partitone! La quale evidentemente porta avanti le stesse posizioni di chi l’ha preceduta sull’imbottita cadrega, ossia la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga! Siamo messi bene…

Il colmo

Ricordiamo infatti che la kompagna Simonetta (con i colleghi di governicchio al seguito) era contraria pure alla concessione della garanzia costituzionale all’iniziativa antiburqa promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli e plebiscitata dal popolo ticinese.

Il colmo è che ai tempi, oltre che con le solite fregnacce politikamente korette, il njet all’iniziativa ticinese venne giustificato dicendo che la questione della dissimulazione del viso andava regolata non dai singoli Cantoni, ma in modo uniforme a livello federale. Adesso che si tratta di prendere posizione su un’iniziativa federale, lor$ignori spalancatori di frontiere blaterano che il tema sarebbe di competenza cantonale! Ma chi credono di prendere per i fondelli questi politicanti, sempre chinati a 90 gradi davanti al multikulti?

Due dati di fatto vanno sottolineati:

  • Il divieto di burqa è stato “benedetto” perfino dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Che di certo non è un gremio di beceri leghisti populisti e razzisti. Sicché, cos’hanno ancora da blaterare i servi bernesi del politikamente korretto?
  • Il Consiglio federale, e questo è gravissimo, si rifiuta sistematicamente di contrastare l’avanzata islamista in Svizzera. I tapini, letteralmente ossessionati dal “non si può discriminare” (“sa po’ mia”!) spalancano le porte a chi vuole sfasciare il nostro modello di società per instaurarne un altro, incompatibile coni nostri diritti fondamentali, ottenuti dopo secoli di lotte. Secoli di lotte che la partitocrazia non esita a gettare nel water perché “bisogna aprirsi”. La Svizzera, da culla della democrazia, si sta trasformando, ogni giorno che passa, in paese del Bengodi per gli estremisti islamici. I quali non solo non vengono ostacolati. Ma spesso e volentieri sono pure mantenuti con i soldi dello Stato sociale. Ovviamente per questo disastro sappiamo chi ringraziare; ed i cittadini-elettori anche!
  • Per fortuna che, essendo l’iniziativa antiburqa un’iniziativa popolare, a decidere sarà il popolo.Il Mago Otelma prevede che la partitocrazia multikulti ed i suoi soldatini bernesi verranno nuovamente ASFALTATI.

Lorenzo Quadri

 

Le balle della partitocrazia per spalancare le frontiere

Migranti come rimedio alla denatalità? Stranieri che pagano le pensioni agli svizzeri?

 

Ohibò, le fregnacce che la partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere ci racconta e reitera da anni, a mo’ di lavaggio del cervello, sui presunti benefici dell’immigrazione incontrollata, si sciolgono come neve al sole.

Di recente l’Ufficio federale di statistica ha divulgato le cifre sul movimento naturale della popolazione in Svizzera. Ne è emerso che, quanto a denatalità, il Ticino è il Cantone messo peggio in assoluto. Nell’anno di disgrazia 2018 si sono infatti registrati 3134 lutti e 2478 nascite, con un saldo negativodi 656. A livello nazionale la tendenza è inversa: 85’243 nuovi nati e 66’654 morti, quindi un saldo positivo di quasi 20mila unità.

Per non saper né leggere né scrivere, davanti a questi dati una qualche riflessione viene spontanea.

Punto primo

la casta spalancatrice di frontiere, con in testa il triciclo PLR-PPD-P$$, da anni ci ripete la fanfaluca che l’immigrazione sarebbe indispensabile per contrastare la denatalità, per pagare le pensioni agli svizzeri (certo, come no…) e via favoleggiando. Ora, in Ticino gli stranieri sono un terzo della popolazione (se poi conteggiamo i beneficiari di naturalizzazioni facili, arriviamo tranquillamente ad una maggioranza).  In Svizzera sono invece il 25%: quindi sempre troppi, ma parecchi di meno che in Ticino. Dunque: in questo sfigatissimo Cantone abbiamo una percentuale di stranieri ampiamente al di sopra della media nazionale, eppure il tasso di natalità è il più basso.Ecco dunque smentita la fake news che l’immigrazione sarebbe la panacea contro l’ invecchiamento della popolazione e la denatalità. Tali fenomeni vanno combattuti mettendo gli svizzeri in condizione di fondare famiglie e fare figli! Altro che “far entrare tutti”! 

Punto secondo

Non servono ponderosi studi sociologici per capire come mai i ticinesi non fanno più figli. Perché non hanno più prospettive. Il triciclo PLR-PPD-P$$, con la devastante libera circolazione delle persone, ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese, provocando la ben nota invasione di frontalieri e padroncini.

Non ancora contento, il medesimo triciclo ha azzoppato la piazza finanziaria per correre dietro alla scellerata calate di braghe dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf (nominata dal PPD e dal P$$) sul segreto bancario. Risultato: almeno 3000 impieghi ben remunerati in banche, fiduciarie, eccetera sono andati persi; senza peraltro che la partitocrazia facesse un cip.

Le prospettive occupazionali in questo Cantone, “grazie” al triciclo ed ai suoi addentellati, sono a ramengo.Come ci si può aspettare che, in queste condizioni, le giovani coppie ticinesi siano stimolate a mettere al mondo prole dato che non hanno più un minimo di sicurezza sul proprio futuro, e men che meno su quello dei nascituri,che con tutta probabilità andranno incontro ad un destino da emigranti come i nostri bis-bisnonni nell’Ottocento?

La partitocrazia spalancatrice di frontiere, provocando l’invasione da sud, ha rubato al nostro Cantone sia il presente che il futuro.

Come se non bastasse, il triciclo PLR-PPD-P$$ nemmeno si sogna di correggersi: telecomandato dai rispettivi partiti nazionali che del Ticino se ne impipano, ha gettato nel water la preferenza indigena votata dal popolo. Adesso vorrebbe pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (vedi al quarto punto). E nel futuro prossimo niente di più facile che il triciclo cali le braghe pure davanti al demenziale patto ONU sulla migrazione; quello che mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale e a rendere legale l’immigrazione clandestina.

Punto terzo

La storiella secondo cui gli stranieri pagherebbero le pensioni agli svizzeri è una balla grande come il Casinò-ecomostro di Campione. Gli immigrati non pagano neppure le loro, di pensioni. Tanto più che, già oggi,i migranti che arrivano in Svizzera perché hanno un lavoro sono la minoranza.La maggioranza arriva a seguito di ricongiungimenti familiari (facili e non di rado farlocchi), oppure per immigrare nello Stato sociale, eccetera.  Senza dimenticare che anche gli stranieri che si stabiliscono da noi per lavorare andranno pure loro in pensione: quindi, prima o poi, graveranno sul nostro sistema pensionistico.

Inoltre: se gli stranieri pagassero le pensioni agli Svizzeri, come si spiega che malgrado il tasso spropositato di immigrati presenti nel nostro Paese, i conti dell’AVS siano in profondo rosso?E’ evidente che qualcosa non quadra.

Punto quarto

Se il triciclo PLR-PPD-P$$ dovesse approvare lo sconcio accordo quadro istituzionale a cui l’ex partitone è già corso a dare la propria approvazione, scodinzolante e servile davanti ai padroni di Bruxelles, gli svizzerotti sarebbero, tra le varie sconcezze, costretti ad accettare la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Conseguenza: frotte di nuovi migranti economici UE a carico del nostro Stato sociale ed impossibilità di espellere  gli stranieri in assistenza (come pure quelli che delinquono) se essi sono cittadini comunitari.Altro che “immigrazione uguale ricchezza”; immigrazione uguale costi spropositati (oltre che criminalità)!

Punto quinto

Ricordiamoci che il Giappone, che non è certo un paese in rovina, ha il 2% di stranieri. E di sicuro non si sogna di spalancare le frontiere con la scusa che bisogna contrastare l’invecchiamento della popolazione. Ecco un modello da seguire!

Morale della favola

Altro che “far entrare tutti” per contrastare la denatalità; altro che “gli stranieri pagano le pensioni agli svizzeri”: sono tutte balle di Fra’ Luca!

Lorenzo Quadri

Quadri: “Ecco come consegnare Lojacono-Baragiola all’Italia”

 

Il deputato leghista: “non si tratta solo di risolvere un singolo, ma soprattutto di pensare al futuro”

E’ stata annunciata ed è arrivata. Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadriha presentato una mozione che, tramite una modifica di legge, chiede la consegna all’Italia del terrorista Alvaro Lojacono Baragiola. Per la giustizia del Belpaese costui risulta (da decenni ormai) latitante in Svizzera. “Ma non si tratta –precisa Quadri – di creare solo una “lex Baragiola”, bensì di pensare anche a situazioni che certamente si presenteranno in futuro”.

Perché rivangare la vicenda Lojacono-Baragiola?

Come sappiamo il caso è tornato d’attualità dopo la consegna all’Italia del brigatista Cesare Battisti da parte della Bolivia. E’ evidente che a questo punto la Svizzera non può più macchiarsi di complicità con un terrorista come Lojacono, che sfugge ad una condanna all’ergastolo e ad una a 17 anni di prigione, pronunciate in Italia e cresciute in giudicato, perché trent’anni fa ha ottenuto il passaporto svizzero grazie alla nazionalità della madre ed a possibili connivenze politiche. Se poi pensiamo che il signore in questione beneficia pure del pubblico impiego presso l’università di Friburgo, c’è davvero di che vergognarsi. I politicanti della partitocrazia amano sciacquarsi la bocca con la “reputazione internazionale della Svizzera”, in genere usata come pretesto ricattatorio per giustificare l’accoglienza di finti rifugiati o la sottoscrizione di accordi internazionali capestro. Forse che proteggere e dare un impiego statale ad un terrorista assassino non “nuoce alla reputazione internazionale” del nostro Paese? Aggiungo inoltre che, se Lojacono fosse stato un criminale nazifascista, sarebbe già stato consegnato all’Italia da un pezzo e senza tante storie. O vuoi vedere che un criminale di sinistra merita di essere trattato meglio di un criminale di destra? E quindi che le vittime di un criminale di sinistra, e le loro famiglie, sono “vittime di serie B”?

Qual è allora la sua proposta?

In base alla Legge sull’acquisto e sulla perdita della cittadinanza svizzera, quest’ultima può essere ritirata “ad una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera”. Lojacono Baragiola non ha più la cittadinanza italiana, e quindi questa diposizione non può trovare applicazione al suo caso. La legge sull’assistenza internazionale in materia penale prevede dal canto suo che “nessuno Svizzero può essere estradato o consegnato a uno Stato estero a scopo di perseguimento o esecuzione penali”, a meno che vi acconsenta per iscritto. Siamo dunque ad un’impasse. Lojacono Baragiola, che ha solo il passaporto svizzero, non può venire privato della cittadinanza elvetica e dunque non è estradabile in Italia. Di conseguenza ho proposto di introdurre un’eccezione: per reati di terrorismo – quindi non stiamo parlando di quisquilie, ma di crimini della massima gravità – deve essere possibile estradare anche cittadini svizzeri.

Perché questa non sarebbe una “Lex Baragiola”?

Perché in futuro la Svizzera si troverà senza dubbio confrontata con casi di cittadini elvetici, magari beneficiari di naturalizzazioni facili, colpevoli e condannati all’estero per reati di terrorismo islamico. Persone che, proprio per non correre il rischio di un’estradizione, hanno scientemente rinunciato alla cittadinanza del paese d’origine. Ma il passaporto elvetico non deve diventare un mezzo per permettere a simili criminali di scappare dalla giustizia. Il nostro passaporto non merita di essere infangato in questo modo! Un caso Lojacono basta e avanza.

MDD

 

I partiti contro la Svizzera

Neanche un voto a PLR e P$$ che sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Come volevasi dimostrare, i soldatini della partitocrazia cameriera dell’UE stanno rientrando nei ranghi. Ovvero, si stanno servilmenteschierando dietro lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita DisUnione europea. Quello (repetita iuvant) che ci porterà la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, eccetera.

Trattato anticostituzionale

Ricordiamo che la direttiva UE sulla cittadinanza è svergognatamente anticostituzionale, dal momento che viola ben due articoli della Costituzione, sanciti da altrettante votazioni popolari: quella sull’espulsione dei delinquenti stranieri e quella contro l’immigrazione di massa. Infatti, con la direttiva UE sulla cittadinanza, tutti i migranti economici comunitari potranno entrare in Svizzera ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale, altro che “la Svizzera controlla autonomamente l’immigrazione”. E, sempre “grazie” a detta direttiva, non sarà di fatto più possibile espellere delinquenti stranieri se questi sono cittadini dell’Europa (dis)unita.

Pietra tombale

Lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità e sui nostri diritti popolari. L’esperto di diritto internazionale prof. Carl Baudenbacher ha parlato senza mezzi termini di “accordo di vassallaggio”. Il demenziale trattato capestro, che tanto piace al liblab (ex) doppiopassaporto KrankenCassis (com’era già la storiella del “tasto reset”?) distruggerebbe il modello svizzero. Proprio quel modello con cui la partitocrazia si sciacqua la bocca in periodo elettorale, per prendere per i fondelli i cittadini. Quando però si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! E il modello svizzero finisce miseramente nel water. Perché i soldatini della partitocrazia sono al servizio della grande economia targata PLR: quella che è prontissima a distruggere la Svizzera per riempirsi ulteriormente le già rigonfie saccocce.

Del resto, i lacché di Avenir Suisse, Economiesuisse, e compagnia liblab, hanno più volte ribadito di volere meno sovranità, meno democrazia,meno popolazzo e più casta!

Schizofrenia politica

Nei prossimi mesi si giocherà dunque una battaglia fondamentale per il futuro della Svizzera. Si tratterà di stabilire se essa continuerà ad esistere come Stato indipendente e sovrano, o se si ridurrà ad una colonia di Bruxelles.

E allora è bene che i cittadini siano in chiaro su chi sono quelli che sabotano la Patria ogni giorno, così da non votarli. Perché è perfettamente inutile che gli svizzeri in generale ed i ticinesi in particolare nelle votazioni popolari si esprimano contro la fallita UE ma poi alle elezioni continuino a premiare il triciclo PLR-PPD-P$$ che svende la nazione a Bruxelles: è schizofrenia politica!

Il teatrino è finito

Il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali, che comprende anche i tre rappresentanti ticinesi, ha votato Sì allo sconcio accordo quadro istituzionale. Quindi i politicanti dell’ex partitone vogliono la rovina del Paese.

Ed i $inistrati? Prima si sono affrettati a strillare che bisogna firmare subito lo sconcio accordo quadro istituzionale. Logico: il P$$ vuole l’adesione della Svizzera all’UE; ed adesso si trova servita su un piatto d’argento la possibilità di realizzare questo programma.

Poi però è cominciato il teatrino per fare fessi gli sprovveduti. Ciò è avvenuto quando i kompagnuzzi non sono più riusciti a nascondere che  l’accordo quadro porterebbe alla fine delle misure accompagnatorie con cui i $inistrati spalancatori di frontiere si sono sempre riempiti la bocca. La gauche-caviar, negli scorsi mesi ha dunque fatto fintadi difendere le misure accompagnatorie. Ma adesso questa difesa si è sciolta come neve al sole. Il P$$ è pronto a rottamare la protezione dei salari per mettersi a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ancora una volta: gauche-caviar a manina con gli odiati “padroni” PLR!

Morale della favola

Chi vuole difendere i diritti popolari e la sovranità della Svizzera; chi vuole difendere i lavoratori elvetici e i loro salari, a tutte le prossime elezioni non deve dare neanche un voto al PLR ed al P$$, che sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Aspettiamo al varco il PPDog. Sussistono però pochi dubbi (per usare un eufemismo) che anche stavolta la formazione sarà la solita: un deleterio “triciclo”.

Lorenzo Quadri

Quando la partitocrazia affossò la 13a AVS

Improvvisamente, ma chi l’avrebbe mai detto, la Svizzera come pure il Ticino scoprono (?) di avere un problema di anziani indigenti. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece ora si apprende che il nostro è uno dei paesi europei con più anziani poveri, mentre di recente il Corriere del Ticino dedicava un servizio di due pagine al tema “anziani sul lastrico”.

In questo contesto è forse il caso di ricordare un paio di semplici cosette.

  • La Svizzera sperpera ogni anno 5 miliardi di franchi per aiuti all’estero e per mantenere migranti economici. Poi però i politicanti della partitocrazia fanno terrorismo sulle casse vuote dell’AVS, e vorrebbero mandare la gente in pensione a 80 anni. Stiamo scherzando? E’ evidente che i 5 miliardi di cui sopra vanno almeno dimezzati, ed i soldi così risparmiati devono confluire nelle casse dell’AVS! E anche gli 1.3 miliardi che la partitocrazia vorrebbe regalare alla fallita UE vanno invece versati all’AVS.
  • La Lega ed il Mattino si sono battuti per oltre due decenni (!) per far ottenere la Tredicesima AVS ai “noss vecc”. Nel 2009, nell’Esecutivo di Lugano, la Lega aveva pure ottenuto l’approvazione, all’unanimità (!), di un Messaggio municipale che chiedeva di introdurre in città questa nuova prestazione. Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$ in Consiglio comunale asfaltò la proposta per squallidi motivi di bottega partitica: in nessun caso bisognava darla vinta all’odiata Lega! Sicché, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, gli anziani luganesi rimasero a bocca asciutta.
  • A livello cantonale, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per l’introduzione della Tredicesima AVS. Ma naturalmente il triciclo PLR-PPD-P$$ e la stampa di regime fecero muro contro, e sempre per lo stesso squallido motivo: non darla vinta all’odiato Movimento. Sicché nel 2012 l’iniziativa venne respinta in votazione popolare.
  • E’ evidente che la Tredicesima AVS proposta dalla Lega non avrebbe risolto tutti i problemi degli anziani che tirano la cinghia. Però avrebbe aiutato. Sicché, se un qualche politicante del triciclo dovesse azzardarsi ad utilizzare la povertà tra gli anziani per farsi campagna elettorale, mandatelo affan… per direttissima!

Lorenzo Quadri

 

Ci fregano un’altra volta!

Dialogo economico italo-svizzero: per colpa dei burocrati bernesi, si terrà in inglese!

 

Nuova dimostrazione di come i burocrati bernesi si fanno fare fessi dai vicini del Belpaese. E poi ad andarci di mezzo è il Ticino.

Con il Belpaese le vertenze aperte sono parecchie. Non solo la notoria questione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che si trascina ormai dal 2015 e che mai andrà in porto perché l’Italia non lo vuole. Nel limbo c’è anche l’accesso degli operatori finanziari ticinesi al mercato italiano. Non si tratta di una questione di lana caprina. In ballo ci sono tanti posti di lavoro che potrebbero venire spostati dal Ticino ad oltreramina.

Come se non bastasse, nelle scorse settimane l’Agenzia delle entrate italiana si è messa a stalkerare direttamente le banche ticinesi a proposito delle attività transfrontaliere, inviando formulari minacciosi oltre che fumosi direttamente agli istituti di credito. E naturalmente i “gendarmi” italici pretendono risposte in tempi brevi. Dai camerieri bernesi dell’UE, come di consueto, sul tema non è arrivato un cip. Fosse successo alle banche zurighesi…

In inglese

Si dà però il caso che il prossimo 21 marzo sia prevista l’edizione 2019 del dialogo economico tra Belpaese e Svizzera. Come intendono dialogare i burocrati bernesi con i vicini a sud? In inglese! E ciò malgrado negli anni scorsi si sia sempre usato l’italiano. E’ chiaro che andare in Italia a parlare in inglese è il modo migliore per farsi fare fessi ancora una volta. Evidentemente questo accade perché il burocrate di riferimento sotto le Cupole federali non sa l’italiano. E quindi il Ticino fa le spese dell’ignoranza linguistica degli strapagati funzionari della Confederella. Al proposito chi scrive ha depositato una domanda al Consiglio federale. La risposta dovrebbe arrivare lunedì.

Svegliarsi, mai?

E’ manifesto che, con una simile mentalità, mai gli svizzerotti potranno ottenere alcunché dall’Italia. Se ci affidiamo ai bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, stiamo freschi!

Sicché: cosa aspettiamo a procedere con il blocco dei ristorni? Adesso che l’ex partitone ha dichiarato, almeno in Ticino, di voler disdire la famigerata Convenzione del 1974 (mentre i deputati liblab ticinesi a Berna, per parare il lato B al ministro italosvizzero Ignazio KrankenCassis, si sono affrettati a dare l’altolà al loro stesso partito: per la serie, poche idee ma ben confuse) in governicchio dovrebbe esserci la maggioranza necessaria per compiere questo passo, nevvero?

O vuoi vedere che l’uscita dell’ex partitone sulla Convenzione del 1974 era una semplice boutade per fare fessi gli elettori in vista del 7 aprile?

Lorenzo Quadri

 

Il Bengodi dei delinquenti!

Delinquente macedone plurirecidivo non verrà espulso. Grazie, buonisti-coglionisti!

 

Ci siamo proprio ridotti a Paese del Bengodi per delinquenti stranieri! A dimostrarlo, per l’ennesima volta, sono i legulei dei tribunali. Nel caso concreto, quelli della Corte d’appello del Canton Friborgo. Infatti costoro sono riusciti ad annullare l’espulsione, decisa in prima istanza, di un cittadino macedone di 33 anni, titolare di un permesso C, che negli ultimi sei anni è stato condannato ben sette volte.

“L’uomo non ha nessuna formazione professionale, è radicato nella delinquenza ed è incapace di rispettare l’ordinamento giuridico svizzero” è il giudizio, risalente a febbraio 2018, della Corte distrettuale.

Più chiaro di così… e le condanne a raffica dimostrano (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che l’ennesimo delinquente che ci siamo messi in casa grazie all’immigrazione scriteriata è un pericolo per l’ordine pubblico. Eppure i giudici della Corte d’appello sono riusciti a ribaltare la decisione di espulsione. Perché la moglie e la figlia del delinquente macedone vivono in Svizzera. Sicché, secondo gli avvocaticchi buonisti-coglionisti, “l’interesse a preservare l’ordine pubblico non deve prevalere sul diritto al rispetto della vita privata e familiare dell’imputato”.

Qui qualcuno deve essere caduto dal seggiolone da piccolo! Oltretutto, trattandosi di cittadino macedone, non si può nemmeno tirare in ballo la devastante libera circolazione delle persone per giustificare l’assurda sentenza.

Punto primo:lo sanno o non lo sanno questi legulei del flauto traverso che il popolo ha votato l’espulsione dei criminali stranieri e che essa è, di conseguenza, contemplata dalla Costituzione?

Punto secondo:rispetto della vita familiare dell’imputato? Nessun problema: moglie e figlia lo possono senz’altro seguire in Macedonia.

Punto terzo:con lo sconcio Accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia scalpita per firmare, tra le altre oscenità ci verrebbe imposta anche la direttiva UE sulla cittadinanza. In conseguenza di essa, nessun delinquente straniero verrebbe più espulso, se è cittadino comunitario!Sentenze aberranti come quella di cui sopra diventerebbero dunque la norma. La volontà popolare verrebbe rottamata un’altra volta. Grazie, triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

 

L’AVS verso la catastrofe finanziaria? Frena, Ugo!

I soldi ci sono: basta risparmiare su regali all’estero, finti rifugiati e kultura

Ohibò, ecco che (ri)cominciano i catastrofismi sull’AVS e sui suoi conti in rosso. Ovviamente la casta se ne serve per giustificare iniziative quali l’innalzamento dell’età di pensionamento, il salasso sull’IVA, eccetera.

Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, un paio di settimane fa l’annuncio dei conti AVS in profondo rosso è avvenuto in contemporanea con quello del mega-attivo registrato nelle casse della Confederella: l’esercizio 2018 chiude con un attivo di 3 miliardi invece che con il preventivato passivo di 300 milioni. E’ l’ennesima volta che accade, con differenze anche plateali tra preventivi (rossi) e consuntivi (nerissimi).

Già qui qualcosa stride. In effetti, se il problema sono i conti dell’AVS, cominciamo a girare al primo pilastro gli utili della Confederazione. Con gli attivi di un anno, abbiamo già tamponato due anni di deficit del primo pilastro.

Niente marchette all’UE

Inoltre: non sta né in cielo né in terra che lo Stato trovi risorse per tutto tranne che per l’AVS! Se mancano i soldi al primo pilastro, non si affamano i nostri anziani. Tanto più che – è notizia recente – i pensionati svizzeri sono tra i più a rischio di povertà in Europa. E nemmeno si può pretendere di far lavorare la gente fino a 70 anni quando si sa benissimo che a 50, se si perde il lavoro, si è già tagliati fuori. Semplicemente, si comincia a risparmiare sul superfluo.

Tanto per cominciare: non si versa il contributo di coesione all’UE. Ovvero, niente marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”,per dirla con i termini della partitocrazia che sostiene tale oscenità (a partire dall’eurosenatore PPD Pippo Lombardi e dal presidente del PLR Bixio Caprara).

5 miliardi per l’estero?

E poi si comincia a risparmiare dove c’è grasso che cola. Ad esempio nel settore degli aiuti all’estero e dell’asilo. Si dà infatti il caso che a queste voci la Confederella spenda ogni anno 5 miliardi di franchetti. Una marea di soldi va in fumo per mantenere migranti economici con lo smartphone, rispettivamente parte per l’estero in programmi di aiuti allo sviluppo che però non servono ad un tubo, poiché i paesi che ne beneficiano, e da decenni, non si “sviluppano” affatto. La teoria che simili contributi servirebbero a limitare l’immigrazione clandestina, alla luce di quel che succede nel mondo in generale ed in Svizzera in particolare, è così ridicola da non meritare nemmeno una confutazione: si confuta da sola.

Come se non bastasse, spesso e volentieri i paesi destinatari di questi aiuti con una mano incassano, ma con l’altra si rifiutano di firmare accordi di riammissione per i loro finti rifugiati. E la partitocrazia spalancatrice di frontiere insorge scandalizzata all’idea di far dipendere gli aiuti dalla firma di accordi di riammissione: “sa po’ mia! E’ becero populismo e razzismo!”.

Morale della favola: da questi 5 miliardi se ne può tranquillamente togliere 1.5 da destinare alle casse dell’AVS. Anche nella gestione dei soldi pubblici occorre darsi delle priorità, così come avviene in  qualsiasi economia domestica. Il finanziamento dell’AVS è prioritario. I regali all’estero no. I nostri anziani sono prioritari. I migranti economici vanno rimandati a casa loro.

Altri elementi

Non è finita: ampie possibilità di risparmio esistono anche ad altre voci di spesa. Vedi la kultura per pochi intimi con la puzza sotto il naso ed il borsello rigonfio. Come diceva già il Nano: prima il pane, poi la kultura.

Ulteriore elemento: nella denegata ipotesi in cui dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, i regali miliardari all’UE li dovremmo versare d’ufficio. Non potremmo quindi più decidere di non pagarli. Ergo: basta non sottoscrivere il vergognoso tratto coloniale che tanto piace al PLR KrankenCassis ed alla partitocrazia, e si risparmia una barca di soldi da destinare al primo pilastro. Oltre, va da sé, a salvare la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari.

L’imbarazzo della scelta

Tra attivi miliardari della Confederazione cui attingere, marchette alla fallita UE da non versare, miliardi sperperati per l’asilo, per regali all’estero e per la kultura senza pubblico su cui si può tranquillamente tagliare, ben si capisce che gli allarmismi sulle casse vuote dell’AVS sono delle fake news del triciclo PLR-PPD-P$$. I soldi per l’AVS si possono trovare senza imporre particolari sacrifici. Il problema è che per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, quella che denigra “prima i nostri” perché lei applica il “prima gli altri”, gli svizzeri e le loro necessità sono l’ultima ruota del carro.

Lorenzo Quadri

L’immigrazione sempre più in aumento! Altro che diminuire!

La “preferenza indigena light” è una ciofeca! E intanto comincia il lavaggio del cervello

Si può girarla e pirlarla come si vuole, ma per sventare l’invasione abbiamo una sola possibilità: votare SI’ all’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone! 

Ma tu guarda i casi della vita! Nell’anno di disgrazia 2018 il saldo migratorio in  Svizzera è ancora aumentato. A dirlo sono i burocrati federali della Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Per saldo migratorio s’intende il numero degli arrivi meno quello delle partenze. Il saldo è dunque stato nel 2018 di circa 55 mila persone, in crescita di quasi il 3% rispetto all’anno precedente. A queste 55mila persone vanno poi aggiunti i finti rifugiati. Di questi ne sono arrivati circa 15mila. Quindi siamo già ad un totale di 70mila persone in più:l’equivalente della città di Lugano, ed in un solo anno. Questo quando in Svizzera siamo già qui in troppi, con tutti i problemi che ne derivano. Anche in ambito di tutela dell’ambiente e di pianificazione territoriale. Ma naturalmente a tal proposito i verdi-anguria (verdi fuori ma rossi – e quindi spalancatori di frontiere – dentro) non hanno nulla da dire.

Una ciofeca

Inoltre, l’immigrazione è aumentata malgrado la messa in vigore di quella ciofeca denominata “Preferenza indigena light”con cui la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio. Ecco dunque la conferma che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo, e non limita l’immigrazione nemmeno di un’unità. I cittadini svizzeri, quindi il Sovrano, hanno deciso che vogliono meno immigrazione. Ma i politicanti del triciclo gliene propinano di più.

2 milioni di stranieri

Si dà inoltre il caso che in Svizzera ci siano attualmente oltre 2 milioni di stranieri, ovvero un quarto della popolazione (e poi qualche tamberla ha ancora il coraggio di accusare gli svizzeri di razzismo e di chiusura? Mavadaviaiciapp!). In Ticino la percentuale è addirittura di un terzo.  Senza contare, poi, i beneficiari di naturalizzazioni faciliche, una volta resi svizzeri, spariscono dalle statistiche degli stranieri. E a suon di 50mila naturalizzazioni all’anno, si fa presto a taroccare le cifre.

Ricordiamo che in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione. E, nel paese del Sol Levante, nessuno si sogna di propinare la fregnaccia che l’immigrazione sarebbe “indispensabile” per contrastare l’invecchiamento demografico.

Il lavaggio del cervello

Appare poi in tutta evidenza che i balivi della Segreteria di Stato della migrazione e la stampa di regime hanno già iniziato il lavaggio del cervellocontro l’iniziativa popolare che chiede la disdetta della devastante libera circolazione delle persone.

L’iniziativa, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega, come noto è riuscita alla grande. Ha raccolto 120mila sottoscrizioni in 6 mesi, quando ne sarebbero bastate 100mila da raccogliere in un anno e mezzo. Evidentemente, davanti ad un simile risultato trionfale, ai camerieri bernesi di Bruxelles sta già diventato fredda la camicia al pensiero della votazione popolare. Sicché passano all’attacco: l’immigrazione aumenta (+3% rispetto al 2017)  ma i burocrati della SEM vengono invece a raccontarci che è diminuita… rispetto al 2008! Quando si dice la faccia di lamiera!

Altro che 10mila all’anno…

Ma il disegno è chiaro: da qui alla votazione sulla disdetta della devastante libera circolazione delle persone l’establishment – ovvero la partitocrazia, i burocrati bernesi, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, i soldatini delle associazioni economiche e sindacali, e compagnia cantante – tenterà di praticare al popolazzo il lavaggio del cervello, ripentendo a mo’ di mantra che l’immigrazione  starebbe diminuendo, quando invece aumenta!  

Già: perché l’equivalente, ogni anno, di una città di Lugano in più, malgrado sia in vigore la preferenza indigena light, la partitocrazia vorrebbe spacciarla per “diminuzione”.   E naturalmente la casta spalancatrice di frontiere ben si guarderà dal ricordare che nel 2002 (quindi non nell’alto medioevo) il Consiglio federale promise che, con la libera circolazione delle persone, il saldo migratorio sarebbe stato di 10mila persone all’anno al massimo. Certo, come no! E’ sette volte superiore, ma nessuno fa un cip!

Per contro, il triciclo – con slinguazzante stampa di regime al seguito  – si sciacquerà ad oltranza la bocca con la favoletta dell’economia elvetica che avrebbe bisogno dell’immigrazione incontrollata e blablabla. Altra svergognata fandonia! Infatti solo una minoranza, e meglio il 48% degli immigrati, arriva in Svizzera per lavorare. Lo dice la SEM. Non il Mattino populista e razzista.

Sì all’iniziativa

Non solo: il triciclo vorrebbe addirittura sottoscrivere il demenzialepatto ONU sulla migrazione (ennesima perla del liblab (ex) doppiopassaporto KrankenCassis!)  i cui obiettivi sono: introdurre la libera circolazione a livello mondiale, equiparare i migranti economici ai profughi e creare un diritto – anzi, ancora di più: un diritto umano! – all’immigrazione.

Questo andazzo deleterio va bloccato: tanto per cominciare, col piffero che si sottoscrive il patto ONU sulla migrazione; e se la partitocrazia alle Camere federali dovesse avere la malaugurata idea di decidere per la firma… referendum garantito!

E poi: votare Sì alla disdetta della libera circolazione!

Lorenzo Quadri

I complimenti dei balivi UE sono come calci nelle gengive

Pur di farci firmare lo sconcio accordo quadro, da Bruxelles adesso ci lisciano

 

Come da copione: bastone e carota. Dopo i ricatti e le pretese all’indirizzo degli svizzerotti affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso gli eurofalliti arrivano con le slinguazzate.

Un paio di settimane fa gli ambasciatori dei 28 paesi della DisUnione europea, oltre ad aver criticato i loro camerieri in Consiglio federale per aver messo in consultazione l’ accordo quadro istituzionale, si sono permessi, nell’ordine: di ricattare la Confederella sull’accesso al mercato europeo; di ribadire che la devastante libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca; di pretendere il pagamento della marchetta da 1.3 miliardi di franchi; e di esigere pure l’abrogazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (perché quest’ultima è, appunto, intoccabile)!

Complimenti allarmanti

Dopo il bastone, è poi arrivato il turno della carota. Sicché ecco che i 28 adesso elogiano la Svizzera, lisciandola alla grande sull’ottima collaborazione nel quadro di Schengen oppure, udite udite, nello scambio di informazioni fiscali.

Come gli insulti di taluni personaggi sono medaglie al valore,  così certi complimenti sono dei calci nelle gengive. Qui ne abbiamo un esempio concreto. Ecco dunque certificato che la Svizzera ha calato le braghe ad oltranza sul segreto bancario; ancora più di quel che si aspettavano gli eurofalliti. Vedete in po’ voi se un simile autolesionismo, che ha creato migliaia di disoccupati, sia motivo di vanto.

Quanto alla collaborazione sui fallimentari accordi di Schengen: e lo crediamo bene che gli i balivi di Bruxelles siano contenti dei loro lacchè bernesi! Questi ultimi, in nome di Schengen, sono riusciti ad approvare perfino il Diktat disarmista dell’UE, quello che vuole ritirare le armi ai cittadini onesti. Quel che è più grave: la “voglia matta” di recepire ogni e qualsiasi sviluppo di Schengen viene fatta passare perfino davanti alla volontà popolare! Il mantra è: “dobbiamo salvare Schengen!”.

Non dimentichiamo poi che la Svizzera non ha mai sospeso l’applicazione di Schengen mentre vari Paesi UE l’hanno fatto e continuano a farlo.

E lo crediamo, dunque, che gli eurofalliti siano contenti. Ma la loro soddisfazione conferma solo che sotto le cupole federali urge repulisti!

Vogliono fregarci

Le arroganti pretese prima, i complimenti poi, dimostrano una cosa. L’UE vuole a tutti i costi che la Svizzera sottoscriva lo sconcio accordo quadro istituzionale. E perché? Ovviamente, perché vuole fagocitarci. Vuole dettare legge in casa nostra. In cambio di cosa? La storiella dell’accesso al mercato  comunitario è l’ennesima fanfaluca. In ogni caso, non sarebbe garantito. Bruxelles si inventerebbe sempre nuovi ricatti e sempre nuove condizioni. Il desolante copione l’abbiamo visto fin troppe volte. Gli svizzerotti capitolano ma poi le promesse europee non vengono mantenute.

Abusi a go-go

Nei giorni scorsi, la SECO ha pubblicato i dati sugli abusi salariali ad opera di imprese straniere che operano in Svizzera. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, un terzo degli abusi a livello nazionale avviene in Ticino. Ovviamente perché in Ticino entrano ditte italiche a tutto spiano, e questo grazie alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia.

La situazione è dunque disastrosa. Eppure il PLR, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ai padroni di Bruxelles, è pronto – italosvizzero KrankenCassis in primis – a cancellare le già striminzite misure accompagnatorie approvando l’accordo quadro istituzionale. Il che  equivarrebbe a stendere il tappeto rosso ai furbetti d’Oltreramina, che già se la ridono a bocca larga. Artigiani e piccole e medie imprese ticinesi ringraziano.

Il punto principale

Da sottolineare, per l’ennesima volta, che la questione della rottamazione delle misure accompagnatorie è solo una delle conseguenze dell’accordo quadro istituzionale; e nemmeno la più grave.

Se anche l’UE dovesse farsi andar bene (per quanto?) le misure accompagnatorie, il trattato coloniale resterebbe una ciofeca inaccettabile. Perché il punto principale è la fine della nostra sovranità. E la vicenda del Diktat disarmista dell’UE ben mostra cosa succede in regime di ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario: davanti ad ogni “desiderata” degli eurobalivi, i camerieri bernesi di Bruxelles calano le braghe integralmente, terrorizzati dall’idea di chissà quali misure di ritorsione.

Lorenzo Quadri

Povertà, statistiche farlocche ed informazioni unilaterali

La casta si affanna per nascondere la catastrofe: Ticino devastato dall’invasione da sud

Il tasso di disoccupazione in Ticino è più elevato di quello della Lombardia. E chi non arriva a fine mese…

Visto che siamo in Beltracampagna elettorale, ecco uscire (ma tu guarda i casi della vita) le statistiche che indicherebbero un calo delle persone in assistenza in questo sfigatissimo Cantone. Per la serie: la situazione migliora! “L’è tüt a posct”!

A parte che stiamo comunque sempre parlando  di diminuzioni di poche unità su oltre ottomila casi, urge rimettere la chiesa al centro del villaggio.

Le balle della SECO

Le statistiche dell’assistenza sono certamente più affidabili di quelle taroccate della SECO (Segreteria di Stato per l’economia) sulla disoccupazione. Questo perché i  burocrati della SECO prendono la gente per i fondelli indicando solo le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC). Peccato che questi siano unicamente una parte, sempre più piccola, dei senza lavoro. Quando un disoccupato ha esaurito il termine quadro, si disiscrive dagli URC. Perché tali uffici, ad onta del nome, non sono di nessun aiuto nel collocamento. Si limitano a fare i gendarmi.  A controllare che il senza lavoro abbia presentato un numero sufficiente di domande d’impiego. Ad obbligarlo a seguire dei programmi occupazionali del tutto inutili per il suo futuro lavorativo, quando non semplicemente umilianti.

Peggio della Lombardia

Sempre più disoccupati, pertanto, non sono iscritti agli URC  e le statistiche della SECO risultano così clamorosamente farlocche. Una vera e propria farsa. La più recente vaneggia infatti di un tasso di disoccupazione in Ticino del 3.3 % (!) nell’ultimo trimestre del 2018: un insulto all’intelligenza di chi legge. Questo quando l’indicatore ILO, utilizzato a livello internazionale, rileva invece per lo stesso periodo un tasso di disoccupazione del 6.8%, in crescita di quasi un punto percentuale rispetto a al 2017. Oltre che – non è uno scherzo – decisamente più elevato di quello della Lombardia, che si ferma al 5.4%.

Fotografia parziale

Nel caso dell’assistenza, la situazione è meno falsata. Per il semplice fatto che è più difficile taroccare gli indicatori per abbellire le statistiche. Ciò non toglie che anche le cifre sulle persone in assistenza forniscono una fotografia solo parzialesulla povertà alle nostre latitudini.

Altrimenti detto: non è perché i casi di assistenza scendono di qualche unità (su oltre 8000!) che si può spacciare la fake news della povertà in calo in Ticino.

Assistenza e altro

Non tutti i poveri sono in assistenza. Se infatti da un lato i numeri ufficiali dell’assistenza calano leggermente ma dall’altro si moltiplicano i “tavolini magici” di turno (l’ultimo punto vendita è stato inaugurato di recente a Lugano), è evidente che qualcosa non torna. C’è ancora chi – soprattutto tra quanti hanno il passaporto rosso (non fresco di stampa) –  prima di iscriversi all’assistenza ci pensa non una ma dieci volte e si arrabatta finché può, come può.

Oltre all’assistenza cantonale esistono altre opzioni, almeno temporanee. Da un lato Comuni che dispongono di regolamenti sociali propri per erogare prestazioni finanziarie puntuali (quindi non una rendita ricorrente). Queste prestazioni servono a far fronte a fatture che il cittadino non riesce a saldare: ad esempio il conguaglio dell’affitto, o le spese dentistiche, o anche le spese funerarie. Dall’altro in Ticino  esiste una rete di associazioni benefiche private che funzionano più o meno secondo i criteri dei regolamenti comunali di cui sopra (non c’è solo il tavolino magico; ce ne sono varie altre, dal Soccorso d’inverno alle Vincenziane). Queste associazioni e questi Comuni sono forse meno sollecitati di prima? O invece lo sono di più? Risposta: lo sono di più.

Aumenti importanti

L’aumento dei punti vendita del tavolino magico è un indizio. Altro indicatore concreto: nel 2018 la spesa di pertinenza del regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata di circa il 50% rispetto all’anno prima. Si tratta senz’altro di un dato significativo.  Qual è la spiegazione? Uno dei motivi principali sono i risparmi effettuati a livello cantonale nel 2017 sugli assegni familiari e di prima infanzia. Giusti o sbagliati che siano, questi risparmi hanno impoverito parte della popolazione residente, e mica tutta è finita in assistenza. C’è chi non ne avrebbe comunque diritto e chi, alla ricerca di alternative, si rivolge – appunto – a Comuni ed associazioni.

Ma naturalmente ci sono anche altri motivi per l’aumento del “carico” del regolamento sociale comunale di Lugano: ad esempio, sempre più gente non dispone di alcuna “riserva”, anzi è indebitata. Di modo che ogni spesa imprevista fa saltare budget già tirati al limite.

Le colpe del triciclo

E’ quindi perfettamente inutile pensare di prendere il popolazzo per i fondelli taroccando le statistiche sulla disoccupazione e tentando di contrabbandare l’equazione povertà = assistenza, sicché diminuzione dell’assistenza significa meno poveri. Purtroppo la realtà è assai più complessa di così.

Una cosa è evidente: il mercato del lavoro ticinese è stato mandato a ramengo dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Ciò ha generato povertà, precariato, disoccupazione, esplosione dell’assistenza, oltre che una situazione di disagio diffuso. Tutti fenomeni che la casta tenta, male, di nascondere a suon di statistiche farlocche e di dichiarazioni fuori di cranio (tipo: “sono solo percezioni”).

Rubato anche il presente

Piaccia o no, il lavoro è ancora il centro dell’esistenza umana. E la grande maggioranza di quei  ticinesi che l’hanno perso non vive  questa condizione con serenità, come una normale fase dell’esistenza, “che può capitare a tutti”. La vive come un dramma. E le ripercussioni possono essere deleterie. Quante famiglie si sfasciano a causa della mancanza di lavoro? Perché le tanto vituperate ARP (Autorità regionali di protezione) sono chiamate ad intervenire sempre più spesso?

Il triciclo PLR-PPD-P$$, con la delirante politica delle frontiere spalancate, non ci ha rubato solo il futuro. Ci ha rubato anche il presente.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Legittima difesa: njet del triciclo a Berna e in Ticino

Partitocrazia allo sbando: nessun gesto a sostegno delle vittime delle aggressioni

Nel Belpaese la legge che prevede il potenziamento del diritto alla legittima difesa verrà con tutta probabilità votata ed approvata dalla Camera la prossima settimana. Da notare che la norma italiana prevede di rafforzare il diritto alla legittima difesa non solo di chi viene aggredito nella propria abitazione, ma anche sul luogo di lavoro.

Per contro, alle nostre latitudini il triciclo PLR-PPD-P$$ si è espresso controil potenziamento del diritto alla legittima difesa, anche se limitato alle vittime di aggressioni in casa.

In altre parole: la partitocrazia si schiera dalla parte degli aggressori e contro gli aggrediti. Perché la partitocrazia vuole cittadini inermi in balia dei delinquenti. Non a caso sempre il triciclo ha calato le braghe davanti alla direttiva disarmista dell’UE che colpisce le armi detenute legalmente dai cittadini onesti. Mentre i criminali, che le loro armi se le procurano sul mercato nero, se la ridono a bocca larga.

Iniziativa bocciata a Berna

Alle Camere federali il triciclo PLR-PPD-P$ è dunque riuscito nella brillante impresa di votare contro l’iniziativa, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria.

Già oggi chi eccede nella legittima difesa “per scusabile eccitazione o sbigottimento” non è colpevole. L’iniziativa proponeva di aggiungere una disposizione in base alla quale  “se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Perfino davanti ad una proposta moderata di questo tipo – mica si è chiesta la licenza di aprire il fuoco su tutto quello che si muove! – il triciclo si è messo a starnazzare al “Far West” (?) ed ha detto njet. Partiti $torici dalla parte degli aggressori invece che da quella delle vittime: bravi, avanti così!

L’incresciosa vicenda risale al marzo dello scorso anno. Ma è bene ricordarsene, visto che si avvicinano le elezioni. Non solo quelle cantonali, ma anche quelle federali.

In Ticino iniziativa popolare

Anche a livello cantonale la legittima difesa è un tema di attualità. Nel 2016 il Guastafeste ha presentato un’iniziativa popolare, appoggiata dalla Lega, che chiede che alla vittima di un’aggressione, accusata di eccesso di legittima difesa e poi assolta (o nei cui confronti il procedimento penale è stato abbandonato) venga rimborsata l’integralità delle spese sopportate.

Si tratta anche in questo caso di una proposta “minimalista”, ma è quel che si può a fare a livello cantonale per potenziare il diritto alla legittima difesa. Il tema è infatti regolato dalla legge federale. Abbiamo visto che a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ non ne vuole sapere di potenziare il diritto alla legittima difesa. Lo stesso scenario si sta ora verificando anche in Ticino con l’iniziativa popolare del Guastafeste.

Il triciclo non firma

Di questa iniziativa popolare si sta occupando la Commissione della Legislazione del Gran Consiglio. La deputata leghista Sabrina Aldi ha preparato un controprogetto che riprende i punti essenziali dell’iniziativa. Il rapporto è pronto ma mercoledì scorso, in occasione della seduta settimanale della Legislativa, gli esponenti del triciclo non hanno voluto sottoscriverlo. Gli uccellini cinguettano che l’ex partitone vorrebbe presentare un rapporto contrario all’iniziativa. Ma evidentemente non intende presentarlo ora. Chiaro: non vuole farsi “catar via” a dire No all’iniziativa prima delle elezioni, poiché ciò potrebbe comportare ripercussioni negative.

Sicché, gli esponenti del triciclo, PLR in primis, si guardano bene dal venire adesso a dire pubblicamente che si oppongono perfino ad un piccolo potenziamento del diritto alla legittima difesa. Dunque vorrebbero turlupinare l’elettorato imboscando la spinosa questione fino alle elezioni per poi uscirsene solo dopo con l’impopolare njet. Passata la festa, gabbato lo santo. Signori, ma chi pensate di prendere per il lato B?

Tenere a mente

Il rifiuto di firmare il rapporto Aldi dice già tutto. Il triciclo PLR-PPD-P$$ non ne vuole sapere di potenziare il diritto dei cittadini di difendersi dalle aggressioni in casa propria. Non ne vuole sapere a Berna e non ne vuole sapere nemmeno a Bellinzona. Ricordarsene prima di compilare la scheda elettorale.

Lorenzo Quadri

 

PLR ancora contro la Svizzera

L’ex partitone vuole lo sconcio accordo quadro. E il tribunale arbitrale di Cassis…

 

Intanto il professore di San Gallo ed esperto di diritto internazionale parla, senza mezzi termini, di “accordo di vassallaggio”

Lo scorso sabato, il gruppo parlamentare a Berna dell’ex partitone ha deciso che bisogna sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica – ossia automatica – del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva europea sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, ed avanti con le oscenità.

La decisione, secondo la comunicazione ufficiale, è stata presa addirittura “a grande maggioranza”.

Volontà popolare nel water

E’ chiaro che chi prende una decisione di questo tipo vuole svendere la Svizzera all’UE. Altrettanto chiaro è che questa decisione è un oltraggio alla volontà popolare. Tanto per dirne una: il popolo svizzero ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri ed ha deciso che vuole meno immigrazione. Invece il PLR  ed i sostenitori dello sconcio accordo quadro appoggiano la direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Quindi vogliono  più immigrazione, vogliono l’estensione dello stato sociale per mantenere migranti economici dell’UE – poi però sono i primi a strillare che non ci sono i soldi per l’AVS! – e vogliono che non venga più espulso nessun delinquente straniero se questo è cittadino della disunione europea.

Ecco un piccolo esempio concreto come la casta getta nel water la volontà popolare.

Particolarmente grave è la decisione del PLR nei confronti del Ticino, il quale ha sempre votato contro gli accordi bilaterali. A ragione, visto il disastro che hanno provocato.

La stampa di regime imbosca

Con simili posizioni e non su un tema marginale, ma su un argomento di capitale importanza per il futuro della Svizzera, in Ticino i consensi del PLR dovrebbero crollare! Infatti non è certo un caso se, in questo Cantone, la stampa asservita al PLR  ha fatto tutto quanto in suo potere per minimizzare la decisione pro-accordo quadro, per tentare di farla passare inosservata in uno sbracato tentativo di limitare i danni (altro che “stampa indipendente”!).  E dunque c’è chi ha utilizzato il classico formato francobollo, chi ha taciuto del tutto, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: imboscare.Fulgido esempio di informazione di regime!

PLR e P$$ a manina

Anche i kompagni, come ampiamente previsto, a proposito dello sconcio accordo quadro stanno rientrando nei ranghi. Prima hanno strillato ai quattro venti che le misure accompagnatorie non si toccano. Ma adesso cominciano a saltar fuori alcune sezioni cantonali a dire che bisogna firmare comunque. Niente di strano, visto che i $inistrati vogliono l’adesione della Svizzera alla fallita UE! E adesso per raggiungere lo scopo hanno trovato nel PLR il partner con cui andare a manina.

Come contro lo SEE…

Ecco dunque l’ennesima conferma che il PLR non rappresenta gli interessi dei cittadini, ma solo quelli dei suoi amichetti della grande economia. Che poi ringraziano delocalizzando e licenziando lavoratori svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

Del resto è da settimane gli ambienti economici stanno facendo il lavaggio del cervello ai cittadini a suon di terrorismo e fake news. Ed il PLR adesso sale a bordo.

Gli argomenti con cui si tenta di sdoganare lo sconcio accordo quadro sono gli stessi con cui oltre un quarto di secolo fa si pretendeva di farci aderire allo SEE. Senza adesione l’economia sarebbe crollata, la Svizzera si sarebbe trasformata nel terzo mondo, e via farneticando. Il popolo, grazie al contributo determinante della Lega, rifiutò di piegarsi ai Diktatdella casta e salvò la Svizzera.E’ dunque tempo di fare il bis!

Il tribunale-ciofeca

Inutile dire che i camerieri di Bruxelles, per turlupinare i cittadini sull’accordo quadro, raccontano un sacco di panzane. Ad esempio la storiella del tribunale arbitrale (composto paritariamente da rappresentanti della Svizzera e dell’Unione europea) che dirimerebbe le vertenze tra Confederella ed UE. Da mesi ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis si sciacqua la bocca con questo concetto. Ebbene, il sedicente tribunale arbitrale è un bluff. Sull’applicazione del diritto UE decide soltanto la Corte europea di giustizia. Altro che tribunali arbitrali. Questo significa che la Svizzera, in regime di accordo quadro, si sottometterebbe integralmente ai giudici stranieri. E non a dei giudici stranieri qualsiasi. Ai giudici stranieri della controparte con cui è in lite!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che uno scenario simile sarebbe una catastrofe. Il trionfo dell’autolesionismo. Eppure il PLR tenta di propinarcelo.

“Accordo di vassallaggio”

Nelle scorse settimane, nell’ambito di un’audizione presso la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, il Prof Carl Baudenbacher – quindi non il Mattino populista e razzista – ha dichiarato che l’accordo quadro è un accordo di vassallaggio.Il Prof Baudenbacher è stato professore all’università di San Gallo, ha presieduto per 15 anni la Corte AELS (Associazione europea di libero scambio) e ha scritto oltre 40 libri e 200 articoli di diritto internazionale. Quindi sa di cosa parla. E se un esperto di questo calibro dice che la Corte arbitrale di KrankenCassis è una ciofeca, che non conterebbe un tubo a fronte del tribunale dell’UE, c’è motivo di credere che sia proprio così!

Pro memoria

Il prossimo 7 aprile teniamolo bene a mente. Il PLR svende la Svizzera, svende la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari. L’ex partitone decide contro la volontà e contro gli interessi dei ticinesi. Altro che “buongoverno”!

Valutino gli elettori se un partito del genere merita ancora di ricevere voti.

Lorenzo Quadri

Triciclo: “tremend imbarazz”!

Accordo quadro: rimandata la presa di posizione del CdS perché la partitocrazia…

 

Era attesa per  questi giorni la presa di posizione del governicchio a proposito dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE (ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, giudici stranieri, sottomissione alla direttiva UE sulla cittadinanza, fine delle misure accompagnatorie, eccetera). I termini della consultazione indetta dalla Confederella scadono infatti nella prima decade del corrente mese.

Lo scorso sabato il PLR, per il tramite del suo gruppo parlamentare a Berna (che include i tre rappresentanti ticinesi) ha detto Sì all’accordo capestro che  svende la Svizzera all’UE in cambio di presunti “vantaggi economici”, naturalmente a beneficio esclusivo dei soliti, pochi privilegiati dal borsello rigonfio. Ecco come l’ex partitone difende la nostra sovranità, la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari.

Inutile dire che in Ticino sulla scellerata decisione del PLR l’ “indipendentissima” informazione di regime ha fatto calare la censura. Obiettivo: non danneggiare elettoralmente il partito in vista dell’appuntamento di aprile.

La verità non si può dire

Adesso toccherebbe dunque al CdS dire la sua sullo sconcio accordo quadro. I due leghisti Gobbi e Zali sono pronti ad uscire con un njet categorico, ma gli uccellini di Piazza della Foca cinguettano che i “ministri” del triciclo PLR-PPD-P$ starebbero invece menando il can per l’aia. Sicché la presa di posizione governativa, che  sarebbe tranquillamente potuta uscire già questa settimana, con tutta probabilità slitterà a dopo le vacanze di Carnevale.

E’ evidente che la partitocrazia si trova in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. I partiti del triciclo sono infatti favorevoli alla svendita della Svizzera alla fallita UE. Le prese di posizione che cominciano a giungere a livello federale lo dimostrano. Però in Ticino non possono dirlo. Non prima del 7 aprile. Sarebbe un autogol micidiale: i ticinesi hanno sempre votato CONTRO l’UE e la partitocrazia locale, telecomandata dai rispettivi partiti federali, per l’ennesima volta non solo se ne sbatte della volontà popolare, ma fa proprio il contrario? E questo proprio mentre è in giro ad elemosinare voti per occupare le bramate cadreghe? Tatticamente insostenibile.

“Non siamo mica scemi”

Siamo quindi curiosi di vedere che presa di posizione uscirà dal governicchio sullo sconcio accordo quadro. Vedremo dunque se gli esponenti del triciclo cameriere dell’UE pretenderanno di annacquare il njet dei due leghisti. Oppure se avranno la tolla di accodarsi a scopo di campagna elettorale, contraddicendo le posizioni fin qui assunte (politica Xerox: prima denigrare l’odiata Lega, poi fotocopiarla) per poi rimangiarsi tutto l’8 aprile. Magari pensando che la gente sia disposta a farsi prendere per il “lato B” da improvvisi quanto improbabili ravvedimenti. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

 

Salario minimo affossato dalla $inistra

I $inistrati in palese difficoltà (anche a seguito dello scandalo dell’ex funzionario abusatore targato P$ e delle coperture di cui ha goduto) adesso si immaginano di sviare l’attenzione dalle loro magagne montando la panna sul salario minimo. Peccato che si tratti dell’ennesimo autogol della gauche-caviar!

Chi sono infatti i becchini del salario minimo? Sono gli stessi kompagni ro$$overdi che adesso se ne servono per farsi campagna elettorale.

La $inistra, assieme all’ex partitone ed agli uregiatti, ha infatti rottamato la preferenza indigena votata dal popolo. Ma il salario minimo senza preferenza indigena non sta in piedi! Infatti da un lato si trasformerebbe in un regalo ai frontalieri, mentre dall’altro i ticinesi tirerebbero comunque la cinghia ed anzi, i salari ticinesi superiori al minimo stabilito subirebbero una pressione al ribasso! Ovvero: ulteriore dumping!

La differenza tra il costo della vita in Ticino ed al di là della ramina è tale che dare lo stesso stipendio ad un lavoratore ticinese e ad un frontaliere equivale a discriminare il ticinese. Frontalieri e ticinesi, cari $inistrati,non sonouguali!

Se si vuole che il dipendente frontaliere costi al datore di lavoro tanto quanto il ticinese, allora bisogna introdurre delle misure compensatorie, affinché il tenore di vita di frontalieri e ticinesi, a parità di paga, diventi paragonabile. Ciò significa che dal salario dei frontalieri vanno effettuati dei prelevamenti. Ai kompagni questa via non va bene perché sarebbe una discriminazione (?), e soprattutto perché anche i frontalieri pagano le loro brave quote sindacali, e sappiamo che il P$ è ostaggio dei sindacati rossi che vogliono più frontalieri per pomparsi gli introiti?

Cari kompagni, assieme alle altre due ruote del triciclo partitocratico avete spalancato le frontiere all’invasione da sud, che ha generato soppiantamento di residenti e dumping salariale. Non solo avete commesso il disastro, ma vi rifiutate di rimediare. Pur di lasciare le cose nello stato deleterio in cui si trovano, avete rottamato la preferenza indigena votata dal popolo: è gravissimo! E adesso, pensate di farvi belli con la storiella del salario minimo uguale per tutti, senza preferenza indigena, senza distinzioni per settore lavorativo né compensazioni, il che costituirebbe una nuova manna dal cielo per i frontalieri, con conseguente ulteriore assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese da parte di aspiranti permessi G? Ma complimenti!

Lorenzo Quadri

Vogliono nascondere i doppi passaporti dei politicanti!

I $inistrati la menano con la “trasparenza” ma, quando si tratta di nazionalità….

 

Di recente, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha approvato a maggioranza, così come la sua “omologa” del Consiglio nazionale, un’iniziativa parlamentare del deputato Udc Marco Chiesa. L’iniziativa chiede che, nel registro pubblico degli interessi dei deputati a Berna, venga indicato anche il possesso del doppio passaporto. Questo perché il politico con in tasca il doppio passaporto beneficia dei privilegi di entrambi i Paesi di cui ha la nazionalità. In tal modo, spiega l’iniziativista, “si crea una relazione di interessi che merita di essere portata a conoscenza della popolazione”.Relatrice a sostegno dell’iniziativa presso la Commissione degli Stati la leghista Roberta Pantani, che evidentemente ha convinto i “senatori” a sostenere la proposta.

La quale come detto non è però stata approvata all’unanimità, come sarebbe stato lecito attendersi, bensì solo a maggioranza. Chi si è espresso contro? Ma naturalmente i soliti $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) fautori delle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati e non integrabili: quelli che il passaporto rosso “è solo un pezzo di carta”, da regalare a chiunque ne faccia richiesta!

Altro che “trasparenza”!

Il colmo è che proprio i kompagnuzzi sono poi quelli che si sciacquano la bocca con la “trasparenza”, ma naturalmente solo a senso unico e solo quando fa comodo. Proprio come accade da quelle  parti con la morale, con la legalità, eccetera. Sicché: i deputati devono indicare se fanno parte di una bocciofila ma tuttavia, secondo i $inistrati, il popolazzo non può pretendere di sapere se un suo rappresentante alle Camere federali ha il doppio passaporto! Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto di quanto una simile posizione sia aberrante.

E’ chiaro che l’obbligo di trasparenza sulla nazionalità plurima dei deputati è una richiesta assolutamente minimalista. Ai deputati federali dovrebbe semplicemente essere impedito di mantenere la doppia cittadinanza, nel caso l’avessero. Idem dicasi, ovviamente, per i Consiglieri federali, come pure per i diplomatici.

Lealtà in forse

Non sta né in cielo né in terra che qualcuno faccia politica nelle massime istanze della Confederazione con in tasca il passaporto di un altro Paese, da estrarre quando fa comodo. In questo caso sì, la lealtà verso la nazione è in discussione. Alla faccia delle campagne d’odio inscenate dai ro$$i naturalizzatori seriali contro chi osa sostenere questa evidenza.

Se un deputato o un Consigliere federale (o un quadro della diplomazia elvetica) non si sente abbastanza svizzero per rinunciare al passaporto del paese d’origine – ed ai vantaggi legati al possesso di cittadinanze plurime -, è chiaro che la sua lealtà al nostro Paese va “messa in discussione”.

Il massimo che si ottiene…

Eppure, proposte contro i doppi passaporti alle Camere federali ed in Consiglio federale, avanzate anche dalla Lega, sono state respinte dalla maggioranza del Parlamento. Non solo dai $inistrati (era scontato) ma anche dal PLR e dal PPD. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Sicché sotto le cupole bernesi, per colpa del triciclo PLR-PPD-P$$, il massimo che si riesce a far passare, e oltretutto a fatica, è che i politicanti con doppio passaporto siano tenuti a dirlo, così come sono tenuti ad indicare ogni e qualsiasi legame d’interessi, compreso il più insignificante: non solo CdA lucrativi (chi ne ha) ma anche cariche in associazioni benefiche svolte a titolo gratuito.

Butta male

E’ evidente che siamo messi assai male. E non è certo un caso che la settimana scorsa l’emittente di regime RSI, nel Quotidiano di giovedì, si sia prodotta in un lavaggio del cervello di ben 12 minuti  a sostegno del “sacrosanto ed intoccabile diritto” (?) di cumulare passaporti, e di farsi svizzeri solo per convenienza personale. Va da sé, senza alcun bisogno di sentirsi svizzeri: ché quella è roba da beceri populisti e razzisti!

Ecco, questo è il punto cui ci hanno portato, a suon di politikamente korretto e di multikulti, la casta PLR-PPD-P$$ e la sua stampa di regime. Sentirsi svizzeri solo sulla carta è una nota di merito. Un vanto. Meno svizzero ti senti, più sei “cool”!

Poi ci chiediamo come mai questo Paese viene svenduto ogni giorno. Chissà come mai, eh? E soprattutto: chissà “grazie” a chi?

Lorenzo Quadri

 

Canone RadioTV: come sventare la rapina di Serafe ed UFCOM?

Vogliono farsi il tesoretto da 600 milioni a spese dei cittadini, da poi girare alla SSR

 

Ha suscitato giusta indignazione la scoperta del tesoretto da 600 milioni che l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM), assieme alla Serafe (ovvero gli esattori zurighesi che hanno preso il posto di quelli friburghesi della Billag) intende creare tramite il canone radioTV, a beneficio degli amichetti dell’emittente di regime SSR.

Il tesoretto verrebbe costituito mettendo le mani nelle tasche dei cittadini. Alcuni dei quali nell’anno 2019 pagheranno un canone maggiorato; in certi casi addirittura vicino al doppio dei 365 Fr stabiliti, senza mai venire risarciti.

Una nuova tassa

Da notare che, a seguito della nuova legge sulla radioTV – approvata dalla maggioranza (seppur risicatissima) dei cittadini elvetici nel giugno 2015, ed entrata in vigore da inizio 2019 dopo la bocciatura dell’iniziativa No Billag – il canone è stato trasformato in una tassa pro-SSR. Quindi dovranno pagarlo tutte le economie domestiche, oltre che le aziende.

Con la nuova legge, dunque, anche chi non ha né radio né televisione né collegamento internet né altro deve pagareil canone di 365 Fr all’anno, ed in più anche i prelevamenti extra che andranno a costituire  il tesoretto da 600 milioni.

Unica soluzione: chiedere l’esenzione, che i burocrati bernesi chiamano “opting out” pensando che in inglese faccia più figo, e certificare di non avere alcun apparecchio atto alla ricezione. Quindi nemmeno tablet, smartphone, e neppure – guai! – un qualsivoglia allacciamento ad internet.

Manovre nascoste

Come noto, la scoperta del furto legalizzato sul canone è merito di Le Matin. Tuttavia, a perte il Mattino ed il Mattinonline, nessuno ha pensato di riprenderla. E sì che stiamo parlando di 600 milioni di franchetti: non proprio di noccioline. Stampa di regime? Dispersa nelle nebbie. Partitocrazia? Idem com patate. Associazioni a tutela dei consumatori? Nemmeno a parlarne.

Particolarmente squallido il fatto che l’UFCOM metta le mani nelle tasche dei cittadini di nascosto.Senza dire niente a nessuno, sperando che il ladrocinio sarebbe passato inosservato. Si rubano tanti soldi alla gente, oltretutto in modo antisociale (il canone lo pagano ricchi e poveri, per lo stesso ammontare), per ingrassare indebitamente la TV di Stato, già gonfiata come una rana. Eppure… l’è tüt a posct!

Il regalo

Ecco dunque l’ultimo regalo della Doris uregiatta, come ex direttrice del DATEC. Adesso a capo di quel Dipartimento c’è la kompagna Simonetta Sommaruga. Costei, prima di fare la consigliera federale, era presidente dell’Associazione consumatori nazionale. Da una ex presidente dei consumatori ci si aspetterebbe che decida che i soldi prelevati “in esubero” vengano restituiti fino all’ultimo centesimo. Ad esempio (è la cosa più semplice) deducendoli dal versamento del canone successivo. Invece, chissà come mai, abbiamo l’impressione che…

Cosa fare?

Come già annunciato la scorsa domenica, la Lega chiederà a Berna che il tesoretto da 600 milioni che la Serafe prevede di incassare entro la fine del 2019 venga restituito ai cittadini fino all’ultimo centesimo. Altro che versarlo alla SSR! Senza dimenticare che stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone.

Ma cosa può fare il cittadino per difendersi da questo furto di Stato?

  • Fare aeroplanini con il canone Serafe.
  • Dedurre per protesta la fattura parziale 2019 dal canone di 365 Fr. (Inutile dire che queste due opzioni non sono legali).
  • Domandare l’esenzione dal canone, tramite apposito formulario da richiedere alle Serafe, nel caso non abbia alcun apparecchio “atto alla ricezione”: opzione possibile solo per i prossimi 5 anni.
  • Le Matin (lematin.ch) fornisce un suggerimento legale per ridurre il danno. Chiedere la fatturazione trimestraledel canone da 365 Fr (non di quello parziale), ma solo se si è nei gruppi di pagamento da aprile in avanti. La richiesta va fatta all’arrivo della fattura annuale. In questo modo, secondo i calcoli effettuati dal quotidiano romando, il tesoretto si ridurrebbe da 600 milioni a 105 (che comunque non sono noccioline).

Oltre al danno, labeffa?

Non  è tuttavia normale, ed è anzi indecente, che il cittadino debba ricorrere a cervellotici espedienti, nemmeno per sventare la rapina dell’UFCOM ai suoi danni, ma solo per essere rapinato un po’ meno.

La Lega, come promesso, si batterà per ottenere la restituzione integrale del maltolto. Ed evidentemente non accetteremo che a Berna ci si trinceri dietro la solita fregnaccia del “Sa po’ mia”, magari evocando fantasiosi impedimenti tecnici. Perché sostenere che, nell’era della digitalizzazione (uella) non si possano fare due conti con il pallottoliere per rifondere quanto indebitamente prelevato, unirebbe il danno alla beffa. Sarebbe, in altre parole, un’autentica presa per i fondelli.

Lorenzo Quadri