Galeotti stranieri: basta scuse spiegate quanto ci costano!

Adesso la casta scopre che sono oltre il 70%. Ma come, non erano tutte balle populiste?

 

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Da uno studio commissionato dall’inutile Consiglio d’Europa sulla popolazione delle strutture carcerarie europee e realizzato da due ricercatori dell’Università di Losanna, è emerso chein Svizzera il 71.4% dei galeotti è straniero.La media europea dei detenuti stranieri è invece del 15.9%. Tra la nostra realtà e la media continentale, dunque, c’è un abisso.

Con la sua percentuale spaventosa, la Confederella si situa al quinto posto della classifica dei paesi con più delinquenti stranieri nelle proprie prigioni. Prima di noi troviamo solo microstaterelli quali: Principato di Monaco, Andorra, Liechtenstein e Lussemburgo.

Da notareche i detenuti beneficiari di naturalizzazioni facili vengono conteggiati come “svizzeri”; sicché le statistiche dei carcerati stranieri nelle galere rossocrociate risultano abbellite artificialmente. La realtà è dunque ancora più grave di come viene presentata.
Ricordiamo inoltre che all’Hotel Stampa, la percentuale di detenuti stranieri, a seconda dei periodi, supera anche l’80%. Apperò! 8 galeotti d’importazione su 10!

Stop pippe mentali

Come spiegano queste cifre allucinanti i ricercatori di Losanna? Non potendosi esimere dal citare l’altissima percentuale di stranieri presente in Svizzera (oltre un quarto della popolazione, ed anche qui il dato risulta taroccato dalle naturalizzazioni facili) gli illuminati accademici tentano poi di svicolare producendosi nella prevedibile infilata di pippe mentali su fattori legati all’età, alla posizione geografica, eccetera. Del resto, come sempre, lo studio deve risultare gradito al committente. Altrimenti, addio mandati per il futuro. Ed essendo il committente il Consiglio d’Europa…

Non serve l’università…

Cari signori, ma chi pensate di prendere per il lato B? Non serve essere andati all’università (nemmeno a quella di Losanna) per capire come stanno le cose. Se gli stranieri in Svizzera sono un quarto della popolazione, ma nelle carceri sono i tre quarti, è ovvio che la propensione a commettere reati gravi tra gli immigrati è molto più elevata che tra gli svizzeri.Già, reati gravi; mica furti di ciliegie. Dalle nostre parti, prima di finire dietro le sbarre, bisogna averla combinata davvero grossa. A meno di essere qualche sfigato automobilista incappato nelle maglie di Via Sicura.

Traduzione: a causa della deleteria politica delle frontiere spalancate, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, ci siamo riempiti di delinquenti stranieri. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Questa foffa ha trovato in Svizzera il Pese del Bengodi. Grazie al buonismo-coglionismo istituzionale, le condanne sono miti, le carceri dotate di ogni comodità e simili ad alberghi (con tanto di menù a scelta e palestre) ed il rischio di espulsione basso. Perché ci pensano i legulei dei tribunali a sabotare le espulsioni degli stranieri che delinquono, malgrado siano state decise dal popolo.
A tal proposito, teniamo sempre ben presente che, se la Svizzera dovesse firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, così come vuole il triciclo PLR-PPD-P$$, non potremmo più espellere nessun delinquente se questo è cittadino UE.


Inoltre: non c’era bisogno di uno studio universitario per scoprire la percentuale di stranieri nelle carceri svizzere, peraltro già nota da tempo (sono anni infatti che il Mattino “populista e razzista” ne scrive). Basta consultare le statistiche: attività, questa, alla portata anche del Gigi di Viganello.

La domanda da porre

A degli universitari si sarebbe semmai potuto e dovuto domandare di svolgere un calcolo, nemmeno dei più complicati. Ovvero: quanto costano questi detenuti stranieri al contribuente svizzero? Si chiede il costo globale, compreso quello delle infrastrutture. Cioè delle prigioni che, di fatto, vengono costruite solo per i delinquenti stranieri.

In questo modo si metterebbe in evidenza, con tanto di cifre, la necessità impellente di far sì che i delinquenti stranieri scontino la pena a casa loro.Per raggiungere tale obiettivo occorre però sottoscrivere i relativi accordi internazionali. Chiaro il messaggio, Consiglieri federali PLRIgnazio KrankenKassis (ministro degli Esteri) e Karin Keller Sutter (KKS), ministra di Giustizia? Altro che calare le braghe davanti alla fallita UE e fare campagna elettorale per l’ex partitone, oltretutto con scarsi risultati!

Lorenzo Quadri

 

 

No all’onda verde e no agli ecobalzelli: abbiamo già dato!

Non c’è più alcun margine per accanirsi su automobilisti e proprietari di una casetta

Con l’evidente obiettivo di avvantaggiare gli spalancatori di frontiere ro$$overdi, la RSI (86% di giornalisti di $inistra e di centro$inistra) continua, con i soldi del canone più caro d’Europa, a fare propaganda al populismo climatico. Proprio l’emittente di regime, che ha sempre preteso di spacciarsi per un baluardo contro i populismi; tranne ovviamente quelli  della $inistra.

Malgrado questo, la cosiddetta onda verde nelle urne ticinesi non si è finora vista; e speriamo che continui così. Poiché – e quel che accade a livello federale lo dimostra – ogni aumento percentuale degli ecologisti, per modesto che sia, si traduce in una pletora di tasse, balzelli, obblighi e divieti per le categorie più bersagliate: automobilisti e proprietari di una casetta.

Il piano fantozziano

Degli automobilisti, e di quella “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che è il nuovo piano per la promozione del trasporto pubblico – in realtà vessazione e criminalizzazione di quanti hanno  bisogno dell’automobile per lavorare – abbiamo già scritto. Benzina più cara, meno parcheggi e più costosi, limiti di velocità più severi: ecco il bel regalo che vorrebbe rifilarci la nuova direttrice del DATEC, ovvero la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga.

Proprietari di una casetta

Ma anche l’altra citata e tartassatissima categoria, quella dei proprietari di una casetta, rischia grosso. E visto l’andazzo al Dipartimento ex Doris, oggi Dipartimento Simonetta, rischierà sempre più grosso.

Con il famigerato Trattato di Parigi la Svizzera si è impegnata a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni annue di CO2 alla metà del livello del 1990. Quindi da 53.59 milioni di tonnellate a 26.8. Lo strumento principale per raggiungere l’obiettivo è la tassa sul CO2 introdotta nel 2008, che può essere fatta lievitare fino ad un massimo di 210 Fr  per tonnellata di gas. Tradotto in soldoni, questo significa un’eco-tassa di  52.5 centesimi al litro di olio combustibile. Oltre il doppio del balzello attuale, che è di 25 centesimi al litro. Se una famiglia consuma in un anno 5000 litri di nafta, il maggior costo equivale dunque a 1375 Fr; e scusate se sono pochi.

Senza dimenticare che esiste la  possibilità di vietare del tutto i riscaldamenti a nafta.

E’ dunque evidente che, in queste condizioni, di spazi per nuove tasse, balzelli e divieti non ce ne sono proprio.

La cappellata del 2011

Nel 2011, a seguito della drammatica vicenda della centrale atomica di Fukushima (nel frattempo riattivata), si assistette ad una prima “onda verde” nella politica federale. Cavalcando il populismo ambientalista (si era in prossimità delle elezioni federali) i politicanti della partitocrazia decisero l’uscita della Svizzera dall’energia nucleare. Peccato che quasi il 40% dell’energia prodotta nel nostro Paese provenga proprio dalle centrali atomiche.

Visto che :

  • difficilmente torneremo ad illuminare con le candele,
  • il consumo energetico complessivo cresce (anche a seguito dell’immigrazione incontrollata),
  • le fonti di energia pulita “indigena” possono, per quanto dopate da sussidi, compensare solo una piccola parte della produzione che verrà amancare causa dismissione delle centrali nucleari,

come si fa a compensare l’elettricità mancante?

Elementare, Watson: importando energia dall’estero. Magari prodotta con il carbone. Oltre all’incoerenza manifesta, questo significa, è ovvio, rendersi sempre più dipendenti dall’estero. E quindi sempre più ricattabili. Infatti, ma guarda un po’,  i balivi della fallita UE  hanno cominciato a ricattare gli svizzerotti anche sull’elettricità (e intanto noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, gli regaliamo 1.3 miliardi); questo  per costringerci a firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, gettando così nel water la nostra indipendenza ed autonomia. Ringraziamo il populismo ambientalista.

Auto elettriche

Per finire, una banale considerazione sulla politikamente korrettissima mobilità elettrica, un carro su cui tanti furbetti stanno salendo con l’intento di ciucciare sussidi statali a go-go.

I veicoli elettrici saranno anche ad emissione zero…  in loco. Ma l’elettricità che serve per alimentarli certamente non è ad emissione zero. Quindi, semplicemente, i veicoli elettrici generano inquinamento altrove. E anche la loro fabbricazione, in particolare quella delle batterie, così come pure lo smaltimento, ha un impatto ambientale assai pesante. Oltre a generare grandi quantitativi di vituperato CO2.

No ai tranelli

Sicché, continuare ad evitare i tranelli del populismo climatico è cosa buona, giusta e necessaria. Alla faccia della propaganda della casta, che invece lo promuove per il proprio tornaconto.

Ed inoltre, è evidente che non sta né in cielo né in terra perseguitare i cittadini (svizzeri  in generale, ma ticinesi in particolare) con ecobalzelli del piffero, quando ogni giorno in questo sfigatissimo Cantone entrano  65mila frontalieri, e svariate migliaia di padroncini, uno per macchina.

Prima facciamo saltare la devastante – devastante anche sotto il profilo ambientale! – libera circolazione, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Poi ne riparliamo.

Lorenzo Quadri

 

 

 

All’improvviso “si scopre” che sono tutti in assistenza

Rifugiati a carico della socialità: ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

 

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Dai nuovi dati pubblicati dalla Confederella si scopre (?) che ben l’84% degli asilanti in arrivo dalla Somalia, che hanno ottenuto di rimanere in Svizzera, sono a carico dell’assistenza. Del resto, la medesima percentuale (quando non superiore) si ritrova negli altri gruppi nazionali maggiormente rappresentati tra i migranti economici: vale a dire eritrei ed angolani. Addirittura, nel giro di soli otto anni, il numero degli eritrei in assistenza in Svizzera è cresciuto di oltre il 2200%.

Naturalmente, non è dato di sapere quanto costino al solito sfigato contribuente in prestazioni sociali i finti rifugiati. Le cifre vengono imboscate in vari conti, e spalmate sui vari livelli istituzionali (federale, cantonale, comunale). E’ chiaro però che si tratta di miliardi di franchetti ogni anno.

Ed intanto una pletora di organizzazioni contigue al P$ ci tettano dentro alla grande.

Il business

Un (piccolo) assaggio degli interessi che ruotano attorno al  business ro$$o dell’asilo l’abbiamo avuto negli scorsi giorni. Il Canton Berna ha modificato, con decorrenza 2020, i mandati ad enti ed organizzazioni che si occupano di asilanti. La somma totale in ballo è di 50 milioni di franchetti. Apperò! E tra gli esclusi dalla manna statale (tra i quali anche la Caritas) è scoppiato il panico. Sui media costoro già parlano di “centinaia di licenziamenti” ed annunciano passi legali.

Schizofrenia federale

Hai capito gli interessi in gioco? Ecco perché la Confederella si trova costretta ad atteggiamenti schizofrenici. Da un lato tenta di togliere argomenti politici agli odiati “populisti di destra” (i populisti di $inistra vengono invece assecondati e slinguazzati) ripetendo a mo’ di disco rotto che gli arrivi di finti rifugiati sono in diminuzione, che la Svizzera primeggerebbe nel rinvio dei migranti economici, che in sostanza non ci sarebbe più nessun asilante. D’altra parte però il Dipartimento ex Simonetta, adesso Karin Keller Sutter (KKS), insiste nell’aumentare l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati, e vuole assolutamente costruire nuovi maxicentri asilanti, come quello tra Balerna e Novazzano!

Chiaro: bisogna garantire la pagnotta agli amici degli amici! E quindi, se i finti rifugiati non arrivano, la faccenda “si fa spessa”!

Garantire il futuro

In altre parole: per essere sicuri che, qualsiasi cosa accada, continui ad arrivare in Svizzera un congruo quantitativo di migranti economici, si aumentano le capacità di accoglienza (nuovi centri asilanti), ci si rende attrattivi per il “target” (assistenza facile agli ultimi arrivati) e si denigrano sistematicamente, tramite bieco moralismo a senso unico, quelli che ostacolano l’industria dell’asilo tramite la chiusura di porti e la costruzione di muri.

Questo perché simili misure disincentivano le partenze; e quindi mettono in crisi chi si fa gli zebedej di platino con gli asilanti.

Passata la festa…

Tornando all’esplosione dell’assistenza sociale tra i somali, e tra gli asilanti in generale, e che adesso “all’improvviso” preoccuperebbe i politicanti (tranne, va da sé, quelli della gauche-caviar, che non si vergognano di reiterare che “devono entrare tutti” e che gli svizzerotti “devono mantenere tutti”). E’ proprio il caso di commentare: “dopo averne mangiate 50 fette, si accorgono che era polenta”!Ma come: quella degli asilanti che vanno tutti in assistenza non era una balla della Lega populista e razzista?

L’ha poi capito anche il Gigi di Viganello che l’estemporanea, ed alquanto “pelosa”, preoccupazione dei politicanti del PUT (Partito Unico Triciclato) per i finti rifugiati in assistenza, è funzionale alle elezioni federali di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo! Del resto, che gli asilanti che ottengono di rimanere nel nostro paese si mettano praticamente tutti a carico dell’ente pubblico, non lo si scopre oggi. E’ cosa nota da anni. Ma partitocrazia e stampa di regime hanno sempre sorvolato sulla questione. Guai a dare ragione agli odiati populisti! Adesso che l’appuntamento con le urne si avvicina, ecco l’improvviso risveglio. Improvviso e farlocco. Ma lor$ignori pensano davvero che la gente sia scema?

Tra parentesi: che nessuno adesso si sogni di blaterare di spendere ancora più  soldi pubblici per integrare professionalmente i finti rifugiati nel nostro mercato del lavoro, ovviamente a scapito degli svizzeri. I finti rifugiati vanno rimpatriati!

Lorenzo Quadri

Dire “terroristi islamici” e “vittime cristiane” è tabù

Strage in Sri Lanka: le vergognose arrampicate sui vetri della casta multikulti

 

Sono oltre 250 le vittime degli attentati messi a segno il giorno di Pasqua in Sri Lanka da gruppi di estremisti islamici in chiese cristiane ed hotel. E’ di certo una delle stragi più efferate perpetrate dall’11 settembre 2001 ad oggi.

I colpevoli sono, ancora una volta, i terroristi islamici.

Ma naturalmente, su quest’ultima circostanza, la casta spalancatrice di frontiere e la sua stampa di regime fanno il possibile per “glissare”.

Le parole “Islam” ed “islamico”, in relazione ad attentati terroristici, diventano  sempre più un tabù. Chissà come mai, eh? Si teme forse per la politica di cosiddetta accoglienza, ovvero di invasione dell’Occidente promossa dall’establishment multikulti?

“Terrorismo religioso”

A proposito delle stragi in Sri Lanka, la stampa di regime nel suo zelo censorio è riuscita a coniare il termine di “terrorismo religioso”. Come ha osservato il prof. Ugo Volli (docente di semiotica presso l’Università di Torino), tale dicitura – probabilmente originata da una dichiarazione governativa – ha senso in Sri Lanka, dove fino a dieci anni fa imperversava una guerra civile condotta su basi etniche e non religiose.

Nel resto del mondo no. Anche il Gigi di Viganello ha capito subito a quale credo appartengono i “terroristi religiosi”.

Eppure, in sprezzo del ridicolo, l’informazione di supporto al pensiero unico, a cominciare dalla RSI, ha ancora avuto il  coraggio di accennare alla possibilità che i terroristi religiosi potessero essere… buddhisti. Ossignùr! E perché non shintoisti, animisti, pastafariani o adoratori di Giove Pluvio?

Nascondere ad oltranza

E sempre la RSI per giorni ha fatto di tutto e di più per schivare ad oltranza l’imbarazzante aggettivo: “islamico”. Se proprio non si può evitare di pronunciarlo, allora lo si fa il più lontano possibile dai fatti di sangue. L’obiettivo di una simile tattica (verrebbe da dire: tatticismo da tre e una cicca; mezzucci) ben lo spiega il citato Prof. Volli (non il Mattino razzista e islamofobo). Si tratta di “nascondere, per ragioni chiaramente politiche, il legame fra islamismo e terrorismo, e in particolare la guerra vera e propria che in tutto il mondo gli islamisti stanno scatenando ormai non solo più contro gli ebrei, ma anche contro i cristiani. Dalla Nigeria al Pakistan, dalla Siria allo Sri Lanka, fino alle chiese d’Europa, è una guerra condotta con metodi orribili, contro persone colpevoli solo di appartenere a un’altra fede. Il papa cerca di nasconderla e negarla, ma la sua estensione e violenza sta crescendo terribilmente”.

“Cristiani” non si può dire

Il dilagare della manipolazione pro-multikulti ha polverizzato tutti i limiti di decenza. Prova ne sia che da un lato si tenta di sottacere che i terroristi autori della strage in Sri Lanka sono islamici; e dall’altro si cerca perfino di nascondere che le vittime sono cristiane. Nei rispettivi  tweet (uella), due massimi esponenti dell’élite  spalancatrice di frontiere quali l’ex presidente USA Barack Obama e l’ex aspirante (per fortuna trombata) alla medesima carica Hillary Clinton, sono riusciti a definire le vittime della strage islamista “easter whorshippers” ossia “veneratori della Pasqua”. Evidentemente per questi due figuri radikalchic scrivere “cristiani” è uno sforzo eccessivo. E’ contro natura. Non ce la fanno proprio.  Se si pensa alle cariche che ricoprivano, per fortuna in passato, tali personaggi, c’è davvero di che farsi rizzare i capelli in testa.

A Roma…

Tira brutta aria anche in San Pietro, dove il politicante immigrazionista argentino detto Francesco non perde occasione per predicare l’invasione dell’Europa ed il “devono entrare tutti”, non disdegnando nemmeno i paragoni più sbarellati (come la storiella, raccontata a Pasqua, secondo cui i finti rifugiati con lo smartphone sarebbero i nuovi crocifissi). Sulle stragi di “veneratori della Pasqua” ad opera di islamisti, invece, il minimo sindacale.

I cristiani sono i credenti più perseguitati al mondo, ma la priorità del capo della Chiesa cattolica è quella di far entrare in Occidente il maggior numero possibile di migranti islamisti e  cristianofobi. Ridateci Ratzinger!

Acqua bassa

Inutile dire poi che davanti ad un attentato islamista che ha provocato oltre 250 vittime, i predicatori musulmani, anche alle nostre latitudini, passano l’acqua bassa. Quando invece uno squilibrato – non facente parte di alcuna associazione criminale – ha aperto il fuoco nella moschea  di Christchurch, il vittimismo teneva banco, e le accuse a chi “diffonderebbe odio” contro i musulmani risuonavano al massimo dei decibel. Proprio da parte di chi arriva in casa nostra ad odiare noi.

E dopo la strage di Pasqua in Sri Lanka, gli islamisti hanno affermato di pregare non già per le centinaia di vittime, bensì per gli attentatori kamikaze. Naturalmente senza che i $ignori del multikulti avessero alcunché da eccepire.

L’inutile Commissione tace

Silenzio tombale – c’era forse da aspettarsi altro? – pure da parte dell’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo. Ci fosse stato un attentato contro una moschea, l’ex politicante PLR che presiede detta Commissione sarebbe già montata in cattedra a raccontare fregnacce sull’islamofobia che prenderebbe piede anche in Svizzera e blablabla: perché ogni scusa è buona pur di accusare i cittadini elvetici di razzismo.

Notre-Dame

Intanto, sempre per rimanere in campo di islamismo: il rogo della cattedrale di Notre-Dame continua a venire liquidato come “incidente”. Per evidente comodità politica.

Quali siano gli elementi decisivi e probanti che abbiano permesso di scartare all’istante la pista dell’attentato jihadista, non è noto; al massimo, l’assenza di una rivendicazione.

Ci piacerebbe tuttavia sapere se, tra i musulmani che sui social hanno esultato per la distruzione della celeberrima cattedrale, ce ne sono di residenti in Svizzera. Perché, se ce ne fossero, costoro andrebbero rispediti per direttissima al natìo paesello.

Lorenzo Quadri

I saccheggiatori stranieri!

Urgono sanzioni esemplari per gli immigrati che truffano il nostro Stato sociale!

Il bello è che i $inistrati hanno lanciato (venendo poi asfaltati dalle urne) il referendum contro i detective sociali! P$ dalla parte dei finti invalidi d’importazione!

Siamo proprio il paese del Bengodi per tutti i truffatori stranieri! Quelli che arrivano qui per attaccarsi senza remore alle mammelle del nostro Stato sociale, ed ottengono prestazioni per centinaia di migliaia di franchetti (soldi del solito sfigato contribuente)! Nel frattempo lavorano in nero e fanno la bella vita. “Tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”!

Caso eclatante

L’ultimo caso eclatante, emerso in questi giorni, riguarda un 54enne macedone, che negli scorsi quattro anni ha percepito aiuti sociali per circa 250mila franchetti: apperò!

250mila Fr in quattro anni fanno 62’500 Fr all’anno, ovvero oltre 5200 Fr al mese! Quanti cittadini ticinesi – anche a causa del dumping salariale generato dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ – non guadagnano questa cifra, pur lavorando onestamente e a tempo pieno?

Si bullava sul macchinone

Di questi 250mila Fr di aiuti sociali incassati dal truffatore macedone, ben 160mila sono  stati percepiti indebitamente, in quanto il bellimbusto ha lavorato per tre anni in nero, venendo pagato in contanti. Davanti al Tribunale penale di Basilea Città, il macedone ha dichiarato di essere invalido al 100%, ed ha negato di aver lavorato in nero. Il genio amava però bullarsi in rete a bordo di una BMW X6 nuova di zecca. Con questo macchinone non esattamente proletario è pure stato pizzicato mentre viaggiava sull’A3 a 140 Km/h, su una tratta con limite 100.

Per la truffa, la Corte basilese ha condannato l’uomo a 12 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni, mentre per l’eccesso di velocità la sanzione decisa è stata una pena pecuniaria, pure sospesa.

Il fatto che il truffatore macedone finto invalido si bullasse sui social con il macchinone nuovo fiammante dimostra due cose: o il signore non è proprio un’aquila, oppure, chissà come mai, era sicuro di potersi permettere tutto; tanto  non sarebbe mai stato beccato!

E quelli più scaltri?

Sicché immaginiamoci quanti furbetti “non patrizi”, un po’ più scaltri del macedone, continuano indisturbati a farsi gli zebedej di platino a spese nostre, ridendosela a bocca larga!

Perché è evidente che quello del 54enne della Macedonia non è un caso isolato. Infatti, nemmeno tanto tempo fa venne beccata e condannata a Zurigo una coppia di libanesi che aveva incassato indebitamente ben 330mila franchetti di prestazioni sociali, e scusate se sono pochi! E lorsignori hanno addirittura avuto la faccia di lamiera di presentarsi alle udienze a bordo di una Jaguar!

E il bello è che i $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) hanno pura lanciato il referendum contro i “detective sociali”, venendo poi asfaltati in votazione popolare.

I kompagni non volevano permettere alle assicurazioni sociali di ingaggiare degli investigatori per sorvegliare i presunti truffatori! Traduzione: P$ dalla parte degli approfittatori stranieri! Ricordarsene alle elezioni di  ottobre!

Gli svizzeri tirano la cinghia

E’ evidente che ne abbiamo piene le scuffie, ma proprio stracolme, di sentire vicende come quella del truffatore macedone! Anche perché, mentre gli approfittatori stranieri prosperano e saccheggiano il nostro stato sociale, a troppi cittadini svizzeri in difficoltà si fa invece tirare la cinghia!

Se poi chi è in difficoltà ha pure la “sfiga” di possedere una casetta, magari ereditata, può stare certo che non  riceverà alcun aiuto!

E poi i politicanti hanno ancora il coraggio di venirci a raccontare che la spesa sociale è troppo alta? Certo che lo è, ma perché  da un lato c’è chi se ne approfitta, e dall’altro perché dalle nostre parti vige l’assistenza facile per migranti economici! Gli ultimi arrivati, anche senza commettere alcun reato ma in totale legalità, si mettono “in scioltezza” a carico dell’assistenza, e nümm a pagum! Poi si scopre, ma guarda un po’, che l’84% degli oltre 4000 cittadini somali residenti in Svizzera si trova in assistenza, percentuale che peraltro vale anche per eritrei, angolani, e compagnia cantante! In altre parole: la quasi totalità degli asilanti che rimane nella Confederella finisce a carico dell’Ente pubblico! Ma come: immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Chi rinuncia

Tanti ticinesi, specie se non più giovani, rinunciano a chiedere prestazioni sociali alle quali avrebbero diritto, perché si vergognano! Certi signori e signore in arrivo da paesi esteri vicini e lontani, invece, la vergogna nemmeno sanno dove sta di casa! Ridurre la spesa sociale? Certo, ma tagliando sui migranti economici di vario ordine e grado! Ed il margine di manovra non manca di sicuro: basti pensare che in Ticino oltre il 40% dei beneficiari di assistenza non è svizzero!

Fino a quando…?

Tornando al caso del truffatore macedone, la domanda da un milione è la seguente: fino a quando intendiamo farci prendere per i fondelli da simile foffa? Fino a quanto continueremo, in nome del buonismo-coglionismo, ad essere il paese del Bengodi dei truffatori stranieri?

E’ evidente che:

  • I controlli devono diventare più efficaci, se si vuole che siano davvero deterrenti per i malintenzionati!
  • Le condanne per i truffatori devono essere esemplari!
  • Il delinquente macedone deve restituire quanto percepito indebitamente fino all’ultimo centesimo e con gli interessi!
  • Il truffatore in questione va espulso dalla Svizzera!

Pena ridicola

Invece, quanto scommettiamo che i 160mila Fr stuccati alla nostra socialità non li rivedremo mai più?

E vuoi vedere che il furbetto “non patrizio” ha addirittura beneficiato dell’avvocato d’ufficio, pagato con i nostri soldi?

Quanto alla pena inflittagli: “naturalmente” è sospesa per un periodo di prova di due anni. Questo significa che il signore non si farà un giorno di prigione! E di espulsione neanche a parlarne: sarebbe becero populismo e razzismo! Ohibò, è quasi più pesante la condanna inflitta per l’eccesso di velocità che quella per la truffa ai danni delle assicurazioni sociali! Ma allora è vero che siamo dei tamberla!

Lorenzo Quadri

 

Kompagni, caliamo le braghe!

Diktat UE: il P$ vuole che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri

 

Ohibò, questa è bella! Anche in Romandia i politicanti si accorgono di avere un problema con la fiscalità dei frontalieri, i quali lasciano in Svizzera troppe poche tasse. Da notare che i ristorni delle imposte prelevate ai permessi G ai rispettivi paesi d’origine sono regolati in modo diverso con i vari Stati di provenienza. In altre parole: ciò che viene ristornato all’Italia non corrisponde a quel che ottiene l’Austria, mentre con la Francia c’è un’altra convenzione e con la Germania un’altra ancora.

Per quel che riguarda questo sfigatissimo Cantone, la grottesca telenovela del nuovo accordo fiscale con il Belpaese che a Roma hanno imboscato in un cassetto, dove è destinato a rimanere nei secoli dei secoli, è tristemente nota; non serve ripeterla.

Ma cosa succede in Romandia? Succede che il P$ del Canton Giura, udite udite, chiede di aumentare le imposte ai frontalieri!

Dalle nostre parti, una simile proposta da parte della gauche-caviar sarebbe impensabile: i $inistrati fanno sempre e solo gli interessi degli stranieri, e le tasse semmai le alzano ai ticinesi per mantenere sempre più migranti economici.

I $ocialisti giurassiani, dunque, sorprendono in positivo; non fosse che… sotto c’è sempre un inghippo! Infatti i kompagni del Giura vogliono aumentare le imposte ai frontalieri perché, dicono loro, “tra qualche anno” (?) gli svizzerotti dovranno pagare la disoccupazione ai permessi G.

Frena Ugo! Tale demenziale disposizione è infatti al momento al vaglio degli organi della fallita UE. Tuttavia, anche nel caso in cui venisse definitivamente approvata, la Confederella non sarebbe affatto tenuta ad applicarla: mica siamo uno Stato membro! A meno che, ovviamente, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ per l’ennesima volta si chini a 90 gradi davanti al Diktat in arrivo da Bruxelles.Evidentemente, i kompagni giurassiani partono dal presupposto che la calate di braghe avverrà. Non solo, ma evidentemente la approvano pure! Infatti, invece di battersi – come fa la Lega – affinché il (probabile) nuovo Diktat degli eurofalliti NON venga recepito in Svizzera, vogliono aumentare le imposte ai frontalieri!

Proprio vero che la $inistra non si smentisce mai! Del resto il programma del P$$ prevede l’adesione della Svizzera alla DisUnione europea. E quindi…

Lorenzo Quadri

I legulei boicottano i rinvii

Il TAF ci costringe a tenere in Svizzera gli asilanti che andrebbero mandati in Italia!

 

Scusate ma ci scappa da ridere! In funzione della votazione del prossimo 19 maggio sul Diktat disarmista dell’UE, i burocrati federali stanno pompando alla grande l’accordo di Dublino sulla riammissione dei finti rifugiati: grazie ad esso, la Svizzera registrerebbe il record di rinvii di migranti economici. L’operazione di marketing rientra nella tattica della partitocrazia, che vuole farci credere che gli accordi di Schengen/Dublino sarebbero in pericolo nel caso in cui i votanti rifiutassero di sottomettersi al citato Diktat di Bruxelles. Inutile dire che trattasi di una balla di fra’ Luca: Schengen non è affatto in pericolo!

Paese incivile?

Proprio quando i burocrati bernesi pretendono di venirci a raccontare storiella che la Svizzera sarebbe uno dei paesi che rinviano più finti rifugiati – e lo crediamo bene: è anche uno dei paesi che si trova in casa più migranti economici, per rapporto alla popolazione residente! – ci pensano i legulei del Tribunale amministrativo federale (TAF) a dimostrare il contrario.

Costoro infatti sono riusciti a decidere che due richiedenti l’asilo senegalesi, madre e figlia, non possono venire traferite non già in Senegal, bensì in Italia, Paese dove hanno depositato richiesta d’asilo e a cui andrebbero dunque assegnate in base al testé magnificato accordo di Dublino!

E perché le due asilanti non possono venire mandate nel Belpaese? Perché, secondo i legulei immigrazionisti del TAF, a seguito dell’entrata in vigore del decreto Salvini del 5 ottobre 2018, l’Italia “non assicurerebbe una presa in carico dei casi vulnerabili conforme alle disposizioni ed alla giurisprudenza internazionale”.

Il business ro$$o

Cosa, cosa? Sicché, secondo i giudici politicizzati del TAF, l’Italia sarebbe un paese incivile che maltratta gli asilanti, e di conseguenza la Svizzera non potrà più rinviargliene nessuno. Alla faccia di Dublino! Perché è chiaro che si comincia col bloccare la riammissione dei casi cosiddetti “vulnerabili”, per poi estendere la regola a tutti!

Ohibò, ci piacerebbe proprio sapere quali altri Stati, oltre la Svizzera, hanno già preso decisioni del genere. C’è come il vago sospetto che non ce ne se sia nessuno!

E ci piacerebbe anche sapere quali studi approfonditi, quali verifiche “in loco” hanno svolto i legulei immigrazionisti del TAF per tacciare l’Italia di Paese incivile nei confronti delle rifugiate “vulnerabili” ed impedire così alla Svizzera di rinviargliene!

Noi che come noto siamo beceri populisti e razzisti, abbiamo il sospetto che semplicemente i magistrati lottizzati stiano reggendo la coda al business ro$$o dell’asilo,grazie al quale tante associazioni contigue al P$ incassano fior di soldoni. Ed infatti – ma tu guarda i casi della vita – a presentare il ricorso contro il rinvio in Italia di madre e figlia senagalesi, poi accolto dal TAF, è stata un’esponente di una di queste associazioni: ovvero di SOS Ticino!

Lorenzo Quadri

19.5: si vota sulla ripresa automatica del diritto UE

Il Diktat disarmista di Bruxelles non è un tema di nicchia, ma ci riguarda tutti

 

Archiviate queste elezioni cantonali, i cittadini ticinesi dovranno tornare alle urne tra poche settimane per la votazione del 19 maggio. All’ordine del giorno ci sarà il recepimento della direttiva disarmista dell’UE. I cittadini svizzeri dovranno insomma decidere se calare le braghe davanti al  Diktat di Bruxelles, gettando nel water le nostre leggi, le nostre tradizioni, perfino la nostra volontà popolare – poiché le misure che i funzionarietti dell’UE bramano ora d’imporci sono state respinte dal popolo nel febbraio del 2011 – o se dimostrare di essere padroni in casa propria. Fermo restando che se, magari credendo all’isterico quanto farlocco ricatto della casta su “Schengen in pericolo”, ci si china a 90 gradi adesso, vuol dire che la strada sarà segnata anche per il futuro.

Questo è il succo della questione; questo è il vero tema su cui si vota. Il 19 marzo si tratta di dire di Sì o di No alla svendita della Svizzera a Bruxelles.

Argomenti penosi

Come sappiamo, sotto le cupole federali la partitocrazia cameriera dell’UE (PLR-PPD-P$) ha approvato la calata di braghe davanti alla direttiva disarmista di Bruxelles. Usando argomenti a dir poco penosi.

Per il suo obiettivo ufficiale, ovvero la lotta al terrorismo islamico, il Diktat di Bruxelles è del tutto inutile: i seguaci dell’Isis – come pure i delinquenti in generale – per i loro crimini non utilizzano di certo armi legalmente dichiarate. Questo è riconosciuto da tutti;  è emerso anche nel dibattito alle Camere federali. La nuova ministra di giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (KKS), davanti all’evidenza, si è dovuta inventare l’astrusa teoria secondo cui la calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles non sarebbe una misura di “lotta al terrorismo”, bensì di “lotta agli abusi”. Di quali “abusi” si tratterebbe, non è dato sapere.

La linea ora assunta dalla casta per infinocchiare i cittadini è adesso quella negazionista: sostenere che, anche adottando la nuova direttiva, “non cambia niente”. Questa è una balla clamorosa. Se con la direttiva non cambia niente, come mai ci sono degli Stati membri UE che la rifiutano? Se non cambia niente, perché dovremmo calare le braghe? Siamo già in regola così…

Cambia tutto

E’ invece evidente che le cose, se il Diktat disarmista dovesse passare, cambieranno eccome. Ed infatti, la norma prevede – secondo la notoria tattica del salame – un inasprimento a ritmo quinquennale.  Quindi: si comincia con cambiamenti (relativamente) circoscritti. Poi arriva la pillola. Ed arriva in automatico. Senza che il cittadino possa emettere un cip.

E’ chiaro che la posta in gioco il prossimo 19 maggio non sono solo le armi in possesso dei cittadini onesti, dei tiratori, dei cacciatori, dei collezionisti, eccetera. Non si tratta di andare a disquisire su caricatori di dieci o venti colpi; questioni di cui il “comune cittadino” non ha peraltro la più pallida idea.

I sostenitori dell’ennesima calata di braghe tentano di contrabbandare l’oggetto in votazione per un tema di nicchia, che tocca solo alcune categorie di cittadini, mentre per la grande maggioranza non cambierebbe nulla.

Ebbene, non è affatto così: gettare nel water la volontà popolare, cancellare le nostre tradizioni e le nostre leggi, farci schiacciare gli ordini da Bruxelles, è un cambiamento radicale e catastrofico. Oggi è la direttiva UE sulle armi. Domani sarà quella sulla cittadinanza, sui TIR da 60 tonnellate, sulle misure accompagnatorie, eccetera. Se il Diktat disarmista UE dovesse venire accolto, il popolo elvetico spalancherebbe porte e finestre alla ripresa automatica del diritto comunitario. E questa sarebbe una vera catastrofe. Per tutti i cittadini svizzeri. E per la nostra democrazia diretta.

“Salvare Schengen”?

Quanto alla fregnaccia di “Schengen in pericolo” se non caliamo le braghe anche questa volta: non se la beve nessuno!

Punto primo: i balivi di Bruxelles, dalla permanenza della Svizzera nello spazio Schengen, ci guadagnano dei bei soldoni, oltre che informazioni affidabili. Non hanno alcun interesse ad escludere la Confederella, costi quel che costi.

Punto secondo:l’importanza delle banche dati Schengen – anche a causa della scarsa qualità delle informazioni inserite da taluni Stati – è ampiamente sopravvalutata. Questo accade per evidenti ragioni politiche. Fa comodo far credere che Schengen sia indispensabile. Ebbene, non lo è. Del resto, la Svizzera ha deciso di aderirvi solo nel 2005.

Il prossimo 19 maggio, asfaltiamo il Diktat disarmista dell’UE!

In gioco non ci sono “solo” le armi dei cittadini onesti. In gioco ci sono la nostra indipendenza, la nostra sovranità, i nostri diritti popolari. E questi non sono temi di nicchia. Sono temi che ci riguardano tutti!

Fino a quando?

Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha appena votato la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, vuole lo sconcio accordo istituzionale che ci trasformerà in un baliaggio di Bruxelles, adesso anche la direttiva disarmista. Fino a quando permetteremo che questi politicanti svendano la Svizzera?

Lorenzo Quadri

I salari si difendono solo stando alla larga dall’UE

Se il voto di protesta per le disparità sociali premia gli spalancatori di frontiere…

Come detto in più occasioni, la battaglia determinante per il futuro della Svizzera è quella sui rapporti con la fallita UE. I funzionarietti di Bruxelles, come ben sappiamo, vogliono comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello sostenuto dalla partitocrazia, dalla stampa di regime e da Economiesuisse. Questi ultimi sono poi i soldatini dei manager STRANIERI delle multinazionali. I quali manager vogliono il mercato aperto per ingrassarsi le saccocce; e se ne impipano della Svizzera e degli svizzeri.

Si cederà su tutto

La partitocrazia PLR-PPD-P$$, sullo sconcio accordo quadro, ha calato le braghe ad altezza caviglia. Perché non esiste alcun “Sì, ma”. Se si dirà Sì, poi sarà piegamento a 90 gradi. Su tutto e senza condizioni. Altro che venire a raccontare, pensando di fare fesso il popolazzo, storielle del tipo: “Sì all’accordo quadro, ma le espulsioni degli stranieri che delinquono non sono in discussione”; oppure: “sì all’accordo quadro, ma non vogliamo mantenere tutti i migranti economici con passaporto UE”; o ancora: “sì all’accordo quadro, ma le misure accompagnatorie non si toccano”. Queste sono solo emerite FREGNACCE: una volta sottoscritto il trattato coloniale, il triciclo PLR-PPD-P$$ in men che non si dica capitolerà sulla protezione dei salari, sull’espulsione dei criminali stranieri, sul transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate, e su tutto il resto. Ai cittadini verrà propinata la solita fanfaluca che “bisogna salvare i rapporti con l’UE”. Il tutto condito con gli ormai abituali sondaggi farlocchi. Come quello recente, che va ben oltre il limite della barzelletta,  secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’ accordo quadro. Certo, come no!

Basta con il mantra

E’ ora di piantarla di utilizzare il mantra dei “rapporti con l’UE da salvare” per contrabbandare qualsiasi oscenità. E bisogna essere consapevoli che non si sta cedendo su questioni di dettaglio, o di “nicchia”. Quella in atto è nientemeno che  la svendita della Svizzera. A parole il triciclo nega scandalizzato di volere l’adesione del nostro paese all’UE. Nei fatti, invece, ci sta portando nella fallita Disunione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta). E lo sconcio accordo quadro costituisce una bella fettona.

Solo poche settimane fa il triciclo PLR-PPD-P$$ ha deciso di versare la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE. Quella che, secondo l’eurosenatore Pippone Lombardi ed il presidente liblab Bixio Caprara, sarebbe servita “per oliare”. Ed infatti, è servita così tanto che, a distanza di pochi giorni, Bruxelles ha sparato zero sulle misure accompagnatorie, pretendendone l’eliminazione.

Protezione dei salari?

Al proposito è stata plateale la giravolta dei $inistrati. Altro che “protezione dei salari”. La “linea rossa” è stata spazzata via, eppure loro ancora vogliono l’accordo quadro. Perché, a $inistra, la smania di Europa la fa da padrona. Altro che difendere i lavoratori! I lavoratori ed in salari, mettiamocelo bene in zucca, si difendono solo combattendo la sudditanza della Svizzera all’UE!

Ed in questo senso, specie in Ticino, è preoccupante che – a quanto pare: perché poi la verità rivelata non l’ha in tasca nessuno… – il 7 aprile una parte del voto di protesta sia andato a partitini a $inistra della $inistra; ma comunque sempre spalancatori di frontiere.

Il colmo

Non serve essere dei politologi per capire che il voto di protesta è legato alle crescenti disparità sociali: si sta “lasciando indietro” troppa gente. La principale causa è lo sfascio del mercato del lavoro generato dall’invasione da sud. Le cifre – non stiamo qui a ripeterle per l’ennesima volta – non permettono dubbi. Le cifre vere, ovviamente; non i dati taroccati della SECO.

Che il voto di protesta per le disparità sociali vada a chi ne ha sempre sostenuto ad oltranza, e con isteriche accuse di razzismo agli oppositori, la prima causa, ovvero la libera circolazione, è davvero il colmo. Gli akkulturati parlerebbero di sindrome di Stoccolma. Un tema su cui riflettere.

Lorenzo Quadri

Lavoro: P$ contro gli annunci per gli svizzeri

Certo che questi $inistrati del P$ (=Partito degli Stranieri) sono uno spettacolo! Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli!

In quel di San Gallo è infatti accaduto che una ditta di trasporti a conduzione familiare ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di un autista di camion. Requisiti: confederato, con un ottimo spirito di squadra, e che mangi carne di maiale. Perché carne di maiale? Perché, spiega l’azienda, “siamo una ditta a conduzione familiare; i buoni rapporti e la convivialità tra collaboratori sono fondamentali. E a fine giornata ci piace ritrovarci e gustare assieme un po’ di carne di maiale o un cervelat”.

Apriti cielo. L’annuncio ha suscitato l’ira funesta del kompagno di turno: tale Bujar Zenuni, non patrizio di Corticiasca e nemmeno di Rossrüti, presidente del progetto “P$ migranti” del Canton San Gallo. Costui ciancia di discriminazioni e pretende “scuse pubbliche”.

Eh già: adesso un’azienda privata non può decidere di assumere cittadini svizzeri che mangino carne di maiale senza suscitare l’ira funesta di $inistrati in arrivo da altre culture come il buon Zenuni, i quali pretendono di arrivare in casa nostra e di accusarci di razzismo. Costoro, però, sugli annunci di lavoro per soli frontalieri, che discriminano gli svizzeri, non hanno nulla da dire. Mai! Perché gli svizzerotti “chiusi e gretti” possono venire discriminati nel proprio Paese, magari da responsabili del personale stranieri, senza che nessun moralista multikulti proferisca un cip. Ovvio: i $ocialisti si mobilitano solo per gli stranieri.

Anche l’inutile commissione…

Inutile dire che sul caso (?) della società di trasporti sangallese si è mobilitata anche l’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo, ormai ridotta ad inventarsi il lavoro. La deplorevole (?) vicenda, secondo la funzionarietta di turno, “Va presa sul serio”. Uhhh, che pagüüüraaa! Qui l’unica cosa che va presa sul serio è la richiesta di abolizione dell’inutile Commissione federale contro il razzismo: quella che serve solo ad accusare gli svizzeri di razzismo per costringerli, sotto la pressione del ricatto morale, a “far entrare tutti”; quella che non fa mai un cip sul razzismo d’importazione (ovvero, migranti economici che sono razzisti, sessisti, antisemiti, cristianofobi, omofobi, eccetera); e quella che naturalmente, proprio come i $inistrati con i piedi al caldo, starnazza indignata per un’offerta di lavoro riservata agli svizzeri, ma non ha MAI niente da dire sugli annunci per soli frontalieri che compaiono un giorno sì e l’altro pure sui media di questo sfigatissimo Cantone!

Lorenzo Quadri

E il divieto di finanziamenti esteri alle moschee? Sveglia!

Ohibò, avevamo ragione! Milioni dal Qatar per foraggiare gli islamisti, anche a Lugano

Con un discreto ritardo – il Mattino ne ha scritto già la scorsa domenica, ed il Mattinonline ancora prima –  mercoledì anche il Corriere del Ticino si è accorto del libro francese Qatar Papers, di recente pubblicazione.

I due autori del volume hanno indagato le attività di un’ ONG controllata dal governo dell’emirato del Qatar.  Questa ONG avrebbe stanziato cifre enormi – si parla di oltre 71 milioni di euro – per finanziare una fitta di rete di moschee in tutta Europa. Moschee vicino all’organizzazione fondamentalista dei Fratelli musulmani.

Di questi 71 milioni, quasi quattro sarebbero giunti in Svizzera ed 1.7 a Lugano. Dove di preciso? Mistero!

Non sono gli unici

Con soldi in arrivo dall’estero, dunque, viene finanziata la diffusione in Svizzera dell’islam radicale, incompatibile con il nostro modello di società. La volontà dei “foraggiatori” è evidente: islamizzare la Svizzera ed impedire l’integrazione dei musulmani che ci vivono.

E sicuramente il Qatar non è l’unico Stato islamista a prodursi in simili iniziative. Sappiamo ad esempio che la Turchia fa la stessa cosa, ed in Svizzera apre pure delle scuole telecomandate direttamente dal governo di Ankara. Tanto per fare il lavaggio del cervello fin da bambini ai migranti turchi che vivono dalle nostre parti. E naturalmente gli svizzerotti rilasciano le autorizzazioni senza cipire: “non si può (sa po’ mia!) dire di no!”.

Intenzioni perniciose

Il libro Qatar Papersconferma, semmai ce ne fosse bisogno, che tante moschee e centri culturali presenti nella nostra realtà – non solo nazionale, ma anche ticinese e luganese – non sono finanziati dalle offerte dei fedeli. I fondi arrivano da molto lontano e con intenzioni tanto precise quanto perniciose. Di conseguenza, questi finanziamenti esteri vanno proibiti. Ma naturalmente il Consiglio federale e la partitocrazia, imbesuiti dal politikamente korretto, rifiutano di intervenire. Anche se sollecitati.

Lucidità di breve durata

Nel settembre 2017, in un raro sprazzo di lucidità, la risicata maggioranza del Consiglio nazionale accolse una mozione di chi scrive che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici. L’atto parlamentare chiedeva anche che le prediche nelle moschee si tenessero nella lingua locale, e questo per due motivi: 1) i contenuti devono essere trasparenti e 2) gli imam la lingua del posto la devono imparare.

Naturalmente l’approvazione della mozione  avvenne con la stizzita protesta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ai tempi a capo del Dipartimento federale di giustizia.

Come troppo spesso accade, la lucidità bernese ha avuto vita breve. Ci hanno pensato gli esponenti del triciclo multikulti ed islamofilo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati ad affossare l’atto parlamentare.

La punta dell’iceberg

Adesso il problema dei finanziamenti esteri di moschee e centri culturali islamici comincia ad emergere in tutta la sua enormità, pronto a deflagrare. Come detto, il Qatar non è certo l’unico “attore” presente su questo mercato. Di Stati ed organizzazioni vicini all’islam radicale, e con molti soldi da mettere a disposizione, ce ne sono a iosa.

La nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS) deve cambiare urgentemente rotta. Se le autorità davanti all’avanzata islamista continuano a rimanere alla finestra blaterando che “non si può discriminare”, fanno il gioco degli islamisti. E questo ci porterà allo sfascio. Intanto le previsioni “catastrofiste” si stanno avverando tutte.

Per cui, smettiamola di non vedere e di non sentire; smettiamola di nasconderci dietro la foglia di fico del “programma federale contro la radicalizzazione”, una sconcertante ciofeca prodotta da burocrati federali ro$$i ed islamofili. Cominciamo a saltare il fosso e a prendere qualche misura concreta. Prima fra tutte, il divieto dei finanziamenti esteri alle moschee, che peraltro già esiste in Austria.

O dobbiamo pensare che non c’è alcuna differenza tra la liblab KKS e la kompagna Sommaruga, tra PLR e P$$? Perché per ora (?) è difficile, vedi impossibile, giungere  ad una conclusione diversa!

Lorenzo Quadri

 

Canone più caro d’Europa: le giravolte dell’economia

Prima sostengono la nuova legge. Poi si accorgono che è un boomerang. E il conto…?

 Prosegue il circo sul canone radioTV più caro d’Europa. I rappresentanti dell’economia oggi protestano per l’imposizione delle imprese. Ma è utile ricordare che questi ambienti, un tutt’uno con i politicanti della casta, a suo tempo non si sono opposti alla nuova Legge sulla radiotelevisione che ha reso il canone obbligatorio per tutti, aziende comprese; e neppure hanno sostenuto la “criminale” iniziativa No Billag.

Questo perché gli  inciuci tra la casta e l’emittente di regime sono troppi forti. La SSR fa propaganda politica a sostegno della partitocrazia e dei suoi politicanti, e contro gli odiati “populisti”. Naturalmente solo contro i “populisti” di destra. A quelli di $inistra (vedi “onda verde”) regge la coda ad oltranza.

Imbarazz, tremend imbarazz

Sicché quei politicanti della casta, che sono contemporaneamente lobbysti degli ambienti economici, si sono trovati in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. Mettendosi contro la Tv di Stato rischiavano di esporsi alle rappresaglie della medesima. Ovvero: niente più inviti a dibattiti oziosi né interviste in ginocchio. Quindi, niente più possibilità di mettere fuori la facciadavanti alle telecamere; niente più campagna elettorale con i soldi del canone. Tuttavia, accontentare l’emittente di regime – o la capodipartimento del partito “giusto” – significava scontentare gli ambienti economici stessi. Tenere il piede in troppe scarpe può diventare assai complicato!

Avessero remato contro…

Adesso, ma tu guarda i casi della vita, le aziende si accorgono che, a seguito della nuova Legge sulla radioTV, appoggiata anche dai loro soldatini sotto le cupole federali, non solo pagano anche loro il canone, ma lo pagano ad un costo spropositato. La pillola annuale può superare i 35mila franchetti.  Oltretutto l’ammontare è calcolato in base alla cifra d’affari e non all’utile. Tutte cose che si sapevano benissimo già nel 2015, ai tempi della votazione sulla nuova LRTV, entrata in vigore ad inizio del corrente anno di disgrazia 2019. Ma allora dai soldatini dell’economia non giunse un cip di protesta. E, se pensiamo che la LRTV venne approvata in votazione popolare con uno scarto irrisorio, attorno alle 3000 schede di in tutta la Svizzera, ci rendiamo ben conto che, se gli ambienti economici avessero “remato contro”, la legge che oggi loro stessi contestano con tutta probabilità non sarebbe mai entrata in vigore.

Adesso che arrivano le fatture del canone, i rappresentanti dell’economia “improvvisamente” escono dal letargo e contestano sia l’imposizione che il metodo di calcolo.

Due varianti

Come leggere questa ennesima giravolta della casta? Le interpretazioni possibili sono solo due.

  • Variante “io non c’ero e se c’ero dormivo”.I politicanti che rappresentano gli ambienti economici, nella foga di reggere la coda all’emittente di regime, hanno approvato giulivi la nuova legge sulla radioTV senza nemmeno sapere cosa votavano. Adesso che le aziende si trovano le salate fatture sul tavolo, tentano goffamente di metterci delle pezze a posteriori.
  • Variante “furbetti del quartierino”.I politicanti di cui sopra hanno votato con cognizione di causa. Con in testa un disegno ben preciso. Prima mossa: approviamo la nuova legge per fare contenti gli amici della SSR. Seconda mossa: troviamo il modo di esonerare le aziende dal pagamento, per poi infinocchiare i cittadini scaricando sul loro groppone tutti i costi.

Aspettiamo l’iniziativa

Che far pagare anche alle aziende il canone più caro d’Europa sia illogico, è chiaro. Non si va in ditta per guardare la televisione, ma per lavorare. Almeno altrettanto chiaro è però che, in caso di esenzione delle società, la quota di canone che verrebbe a mancare NON dovrà finire a carico dei cittadini! Semplicemente, la SSR – gonfiata come una rana – dovrà accontentarsi di meno entrate!

Intanto aspettiamo il lancio dell’iniziativa popolare per abbassare il canone a 200 Fr.

Lorenzo Quadri

Stop delinquenti stranieri! “Carlos” via dalla Svizzera!

Siamo proprio il Paese del Bengodi per tutta la foffa mondiale! Basta! Föö di ball!

Proprio vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio! Vi ricordate del giovane delinquente straniero (sudamericano) noto con lo pseudonimo di “Carlos”? Quello che – da minorenne – costava 30mila Fr al mese per un fallimentare piano di reintegrazione sociale? Piano che comprendeva in particolare le lezioni di Thai Boxe, impartite da un altro pregiudicato straniero?

Lo scandalo costò giustamente la cadrega all’allora ministro di giustizia zurighese, il verde Martin Graf. Ma era solo l’inizio. Perché, ben lungi dal mettere la testa a posto, l’allora minorenne, oggi 23enne, “non patrizio di Gurtnellen” (ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?) ha continuano a menare le mani, e pure i coltelli.

Oltre 30 aggressioni in due anni

In effetti, il giovane delinquente straniero negli ultimi due anni si è reso responsabile di una trentina di aggressioni, sfociate anche in lesioni gravi. Questo solo – appunto – negli ultimi due anni. Eccoli qua, gli strabilianti risultati delle reintegrazioni extralusso da 30 mila fr al mese! Ed il bello è che non si tratta neppure di cifre record. Ce ne sono addirittura di più costose, per quanto allucinante possa sembrare.

Evidentemente, questi programmi farlocchi hanno un obiettivo ben preciso: far fiorire il business ro$$o della socialità, con tanti kompagnuzzi ed associazioni contigue al P$ che ci tettano dentro in grande stile, giustificandosi con il solito fumogeno e prolitikamente korrettissimo argomento della reintegrazione di gente che integrabile proprio non è! Ma tanto paga Pantalone!

Incorreggibili

Tornando a Carlos: rimesso ovviamente in carcere, costui si è prodotto in ulteriori violenze contro persone e cose, aggredendo secondini e devastando celle, creando danni per svariate decine di migliaia di franchi. Perché certi soggetti sono, semplicemente, incorreggibili!

Il Gigi di Viganello comincia ad essere stufo di farsi prendere per i fondelli. E ne ha anche piene le scuffie di vedere come ingenti somme di denaro pubblico vengono sperperate per mantenere nel lusso delinquenti stranieri, mentre a tanti cittadini svizzeri in difficoltà si fa tirare le cinghia con angherie e piccinerie di vario tipo. Sicché, alcune domandine facili-facili gli nascono spontanee.

Le domandine

  • Per quale cavolo di motivo dovremmo continuare a pagare cifre spropositate per la “risocializzazione” di delinquenti stranieri? I delinquenti stranieri vanno semmai socializzati… a casa loro! Föö di ball dalla Svizzera! Anzi, simili figuri andrebbero mandati nelle galere dei paesi d’origine già per scontare la pena.Invece rimangono nelle nostre carceri “stellate”, con menu a scelta, gravando come macigni sulle nostre casse pubbliche (un giorno di detenzione costa sui 400 Fr). Ma naturalmente gli accordi internazionali affinché i delinquenti stranieri vengano spediti nelle patrie galere invece di rimanere nei nostri alberghi carcerari, non ci sono. Perché il ministro degli esteri PLR KrankenCassis è troppo impegnato nel calare le braghe davanti all’UE, nel regalare miliardi agli eurofalliti, e nel fare campagna elettorale per il PLR (oltretutto con scarsi risultati) per occuparsi di simili quisquilie. Nevvero?
  • Quanto è costato in totale questo “Carlos” alla collettività svizzera, tra deliranti e fallimentari programmi di reintegrazione, costi detentivi, spese processuali, prestazioni sociali, riparazione danni, cure mediche alle vittime delle sue aggressioni, eccetera eccetera?
  • Cosa aspettiamo per caricare il criminale “non patrizio” sul primo aereo e rimandarlo per direttissima al natìo paesello (o comunque: al paesello non elvetico di cui possiede il passaporto)?
  • Perché il nome dell’ennesimo delinquente straniero che ha trovato in Svizzera il Paese del Bengodi viene ancora secretato e la faccia nascosta, malgrado il signore sia ormai maggiorenne da un pezzo?

Lorenzo Quadri

 

 

Socialità: “prima i nostri!”

AVS in rosso di 2.2 miliardi: ma come, gli stranieri non dovevano pagarci le pensioni?

Sarà sicuramente un caso che, con l’avvicinarsi della votazione sulla riforma “fiscale e sociale” della Confederella (riforma fiscale e finanziamento dell’AVS, RFFA) si moltiplicano gli allarmismi sullo stato di salute finanziaria del Primo pilastro. Nei giorni scorsi abbiamo infatti appreso che l’AVS ha chiuso l’anno di disgrazia 2018 con un “rosso” di 2.2 miliardi.

La legge federale su cui voteremo il 19 maggio va approvata, pur senza particolari salti di gioia; poiché l’alternativa è quella di ritrovarsi poi con l’età AVS aumentata a 67 anni, con la scusa dell’ “emergenza”.

Sul deficit 2018 del Primo pilastro, come detto di 2.2 miliardi, un paio di considerazioni “nascono spontanee” anche al Gigi di Viganello.

  • Il “buco” effettivo è di un miliardo; il peggioramento ulteriore di 1.2 miliardi è dovuto al rendimento negativo degli investimenti del fondo di compensazione. Quindi la maggior parte del passivo è dovuto ad operazioni finanziarie. Che i mercati non rendano più un tubo è cosa nota. Ma visto che stiamo parlando di 1.2 miliardi di perdita e non di noccioline, ci pare opportuno che i motivi di questo risultato vengano indagati.
  • Intanto che l’AVS – la “madre” di tutte le assicurazioni sociali svizzere – si trova con un buco da 2.2 miliardi di Fr nel 2018, il triciclo PLR-PPD-P$$ decide di regalare 1,3 miliardi di Fr alla fallita UE, e questo “per oliare”. Trattasi dunque di una marchetta, come hanno spiegato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara (e allora c’è da chiedersi che interessi difendano questi signori ed i loro partiti; quelli dei cittadini svizzeri no di certo). Effetto della “lubrificazione” (con i nostri soldi): praticamente all’indomani della decisione del triciclo a favore del regalo miliardario, Bruxelles è partita nuovamente all’attacco delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Ed i ricatti all’indirizzo degli svizzerotti proseguono senza pudore. Domandina facile-facile: ma questi 1,3 miliardi, non sarebbe stato meglio versarli nelle casse dell’AVS?
  • Visto che tra asilo ed aiuti allo sviluppo si spendono più o meno 5 miliardi all’anno, è evidente che tale cifra va almeno dimezzata, a vantaggio del Primo pilastro. Tanto più che l’attuale politica di aiuto allo sviluppo è fallimentare. Decenni di contributi, vagonate di miliardi, ed i paesi beneficiari rimangono sempre fermi al palo. Come mai i $inistrati, a parole grandi sostenitori dell’AVS, non approvano il travaso di fondi dai regali all’estero alle necessità dei cittadini svizzeri? Risposta: perché il P$, come ben suggerisce la sigla, è il Partito degli Stranieri.
  • Per anni la casta spalancatrice di frontiere ha fatto il lavaggio del cervello al popolazzo: “immigrazione uguale ricchezza!”; “gli immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri!” e avanti con le fregnacce. E’ sempre più palese che si trattava, per l’ennesima volta, di balle di fra’ Luca degli immigrazionisti. Anche i migranti invecchiano. E non pagano neppure le loro, di pensioni. Perché la metà degli immigrati non arriva in Svizzera per lavorare. E magari anche perché gli anni contributivi sono ridotti. Morale della favola: l’immigrazione continua ad aumentare senza alcun controllo (solo a seguito dell’immigrazione, la popolazione elvetica è aumentata di 1.75 milioni dal 1990 al 2017). Perché così vuole la fallita UE; ed il triciclo cala le braghe ad altezza caviglia. Risultato: siamo qui in troppi. Ciononostante, le casse dell’AVS sono messe sempre peggio.
  • E’ ora di finalmente piantarla di sperperare soldi pubblici per mantenere migranti economici, finti rifugiati con lo smartphone, e compagnia cantante e per fare regali all’estero privi di effetto. Impieghiamo i soldi del contribuente a vantaggio dei cittadini elvetici. “Prima i nostri” anche nella socialità.

Lorenzo Quadri

Triciclo: cosa s’inventano pur di salvarsi i “ciapett”

Accordo quadro: la storiella dei negoziati complementari non se la beve nessuno

E’ ormai manifesto che la partitocrazia ha completamente perso il senso del ridicolo! Visto che ormai le elezioni federali si avvicinano, i politicanti del triciclo si producono in acrobatiche giravolte nel tentativo di salvarsi i “ciapett”.

Il tema è lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE: argomento fondamentale per il futuro della Svizzera. Perché, come abbiamo avuto più volte modo di scrivere, se questo obbrobrioso trattato capestro dovesse venire sottoscritto, i balivi di Bruxelles verrebbero a dettar legge in casa nostra in ambiti fondamentali. Sarebbe la fine della Svizzera come Stato indipendente; e sarebbe anche la fine dei nostri diritti popolari.

A manina

Ora, il triciclo PLR-PPD-P$$ lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vuole. Eccome che lo vuole. L’ha detto apertamente. Perché la partitocrazia, nei confronti dell’UE, conosce una sola politica: quella della calata di braghe ad altezza caviglia. “Dobbiamo cedere, non abbiamo altra scelta, siamo piccoli e deboli, altrimenti l’UE….”ed avanti con i ricatti e con il terrorismo di regime!

Anche i manager stranieridella grande economia vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché, quando si tratta di mettersi a 90 gradi davanti all’UE, i $inistrati vanno gioiosi a manina con gli odiati padroni. E poi la gauche-caviar ha ancora il coraggio di sostenere che lei difenderebbe i salari. Certo, come no!  Ma a chi pensano di darla a bere?

Panico elettorale

La partitocrazia vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ma evidentemente la maggioranza dei cittadini è di ben altro parere e comincia ad averne piene le scuffie di politicanti che svendono il paese ogni giorno che passa. Ed ai sondaggi farlocchi secondo cui il 60% dei cittadini elvetici sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro, evidentemente, non ci crede nessuno; nemmeno la partitocrazia.

Purtroppo per l’élite serva dell’UE,  le elezioni federali si avvicinano. Ed i cittadini potrebbero manifestare nelle urne il proprio malcontento nei confronti del calabraghismo “off limits” dei politicanti attivi sotto le cupole bernesi. Come fare per salvare le cadreghe? Chiaro: si tenta di infinocchiare il popolazzo!

Così ecco arrivare, da parte delle Commissioni dell’economia e dei tributi delle due Camere federali, la richiesta al CF di negoziati complementari (?) con l’UE: uella! Peccato che l’UE abbia già detto che altre trattative non ci saranno. E spunta pure l’opposizione, chiaramente farlocca e di facciata,  alla direttiva europea sulla cittadinanza. Delle misure accompagnatorie, invece, non si parla già più.

A pericolo scampato…

$ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Anche il Gigi di Viganello ha capito da un pezzo come andrà a finire. Non ci sarà nessuna nuova negoziazione con Bruxelles. La partitocrazia approverà lo sconcio accordo quadro nella sua versione attuale, ed accetterà pure la direttiva UE sulla cittadinanza. Perché “bisogna salvare i rapporti con l’UE” e bisogna pure oliarli con regali da 1.3 miliardi.

Adesso i politicanti del triciclo sono terrorizzati dalle vicine elezioni. Di conseguenza, fingono di fare i sostenuti con Bruxelles: ma figuriamoci! Quando il pericolo elettorale sarà alle spalle, fine delle commediola e ritorno alla quotidianità. Ovvero, braghe calate ed un bel  “sì badrone” davanti a qualsiasi richiesta in arrivo dall’UE!

Lorenzo Quadri

Il Qatar finanzia chi diffonde l’islam politico in Svizzera

Un fiume di soldi parte ogni anno dall’emirato con destinazione Europa. Lugano compresa

 

Sempre peggio! Lo scorso 4 aprile è uscito in Francia il libro “Qatar Papers”: gli autori sono due giornalisti locali. Il portale romando “24 heures” ne ha pubblicato un resoconto, corredato da un’intervista ad un esperto di islam. Il Mattinonline ha riferito al proposito lo stesso giorno.

Le rivelazioni contenute in “Qatar Papers” sono inquietanti. Nell’anno campione 2014 l’emirato del Qatar avrebbe finanziato, per il tramite di una ONG da lui controllata (alla faccia del NG, ossia “Non Governativa”), qualcosa come 113 moschee e centri islamici in Europa, per un somma complessiva di 71 milioni di euro. 3.6 milioni sarebbero arrivati anche in Svizzera. Dove avrebbero foraggiato moschee aPrilly (canton Vaud), La Chaux-De-Fonds (NE), Bienne (BE) e – udite udite! – anche a Lugano.

Generosamente sussidiato dall’ONG del Qatar pure l’islamista egiziano naturalizzato svizzero Tariq Ramadan, attualmente accusato di gravi reati sessuali. Costui si sarebbe cuccato  una “paghetta” di ben 35mila euro al  mese, più altri benefits (una tantum) per 19mila. Apperò! Se si hanno i padroni giusti, fare l’estremista musulmano paga!

Il motivo del pagamento

Un vero fiume di milioni dunque parte dall’emirato e confluisce nelle capienti casse di moschee e centri islamici sparsi in tutta Europa. Anche a Lugano. Perché queste strutture vengono finanziate? Ovviamente, affinché diffondano l’islam politico. In particolare quello dei fratelli musulmani, i quali sono sostenuti appunto dal Qatar. L’esperto contattato da “24 heures” è stato assai esplicito: altro che “moderati”, i fratelli musulmani vogliono“creare una “micro-contro-società” attraverso la “ri-islamizzazione” delle comunità musulmane in Europa. Con una visione chiaramente politica dell’Islam che mira, in definitiva, a una forma di egemonia globale”.

E naturalmente questi figuri fanno fessi gli interlocutori europei buonisti-coglionisti, a partire dagli svizzerotti, presentandosi come moderati, liberali, “moderni”; senza barbe fino alle ginocchia né caffettani. Si tratta di specchietti per le allodole. Cambia l’imballaggio; ma il contenuto è lo stesso. Del resto, anche l’islamista algerino pro-burqa Rachid Nekkaz gira travestito da occidentale. Ma, sotto la maschera da europeo…

Chiaro disegno di conquista

Ecco ora confermato con tanto di cifre (stratosferiche) che Stati islamisti finanziano moschee e centri culturali islamici in Europa (Svizzera compresa, Ticino idem). Ovviamente con l’obiettivo di diffondere alle nostre latitudini la forma di islam che vige dalle loro parti. Ovvero l’islam politico. Che è incompatibile con il nostro modello di società e con i nostri diritti fondamentali: quindi, semplicemente, non può essere tollerato in casa nostra.

Siamo dunque davanti ad un chiaro disegno di conquistae ad un’altrettanto chiara minaccia per la società occidentale(ed in particolare per le donne).

Le balle della casta

Davanti a simili minacce non si può rimanere con le mani in mano. Ed invece la partitocrazia PLR-PPD-P$$, imbesuita dal multikulti e dal politikamente korretto, rifiuta qualsiasi intervento sensato.

E’ davvero il colmo: la casta starnazza quantità industriali di patetiche ballesui “diritti umani in pericolo” (accipicchia!) allo scopo di combattere e denigrare gli odiati populisti (vedi la votazione contro i giudici stranieri). Però la stessa casta rifiuta istericamente di opporsi all’avanzata islamista; quella sì un reale e concreto pericolo per i diritti umani. Di più: se la prende con chi questa avanzata la vuole bloccare. Un po’ come se gli anticorpi, invece di attaccare i bacilli, attaccassero le medicine. Un organismo che funziona in questo modo è destinato a distruzione certa. Ed è infatti questo il futuro che ci sta preparando la partitocrazia PLR-PPD-P$$.

Partitocrazia scandalosa

La partitocrazia, tanto per citare un esempio, non ne vuole sapere di impedire i finanziamenti esteri alle moschee. Pur essendo consapevoli che questo fiume di soldi in arrivo non solo dal Qatar, ma anche da altri paesi “modello di virtù laiche e democratiche” vedi ad esempio la Turchia, servono a finanziare la diffusione dell’islam radicale in casa nostra, gli esponenti del triciclo stanno a guardare!

Basti pensare che la mozione di chi scrive, che chiedeva  per l’appunto di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, è stata sì approvata a stretta maggioranza dal Consiglio nazionale suscitando l’ira funesta della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga;  ma poi il Consiglio degli Stati l’ha affossata.

E se davvero il triciclo multikulti crede di potersi lavare la coscienza con il “Piano d’azione nazionale contro la radicalizzazione”, ovvero con una ciofeca partorita da burocrati federali ro$$i ed islamofili, non ha capito da che parte sorge il sole!

KKS, se ci sei…

Questi politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$$, che distruggono il nostro paese ed i nostri diritti fondamentali, vanno messi di fronte alle proprie responsabilità. Si spera che l’elettorato sappia “ricompensarli” nelle urne.

E’ evidente che la nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS), deve prendere in mano la situazione; ma in fretta! Eppure, chissà perché, il Mago Otelma prevede che, anche con la nuova Consigliera federale, l’andazzo rimarrà il medesimo. Liblab, $inistrati od uregiatti, poco cambia: la partitocrazia è chinata a 90 gradi davanti agli islamisti.

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: il disastro Serafe ed i furti legalizzati

Passare da una società d’incasso all’altra è come passare dalla padella alla brace

 La Serafe, ovvero la società zurighese d’incasso che ha preso il posto della Billag, ne combina peggio di Bertoldo, con la complicità dei burocrati dell’Ufficio federale della comunicazione (Dipartimento ex Doris, ora Simonetta).

Si ricorderà che l’impopolare Billag era stata liquidata da Berna, ma tu guarda i casi della vita, pochi mesi prima della votazione sulla “criminale” – ed omonima –  iniziativa No Billag.

Evidentemente, la Serafe ha presentato un’offerta più vantaggiosa della concorrente. Ma altrettanto evidentemente, vista la pletora di casotti combinati con indirizzi sbagliati, fatture a casaccio, e via andando, non era – e non è – in grado di fornire le prestazioni richieste.

Senza base costituzionale

Dal primo gennaio 2019 è infatti entrato in vigore il nuovo sistema di riscossione del canone più caro d’Europa. Tutti sono costretti a pagare. Compreso chi non ha né Tv, né radio, né autoradio, né radiosveglia, né smartphone, né tablet, né collegamenti internet, né un qualsiasi apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. La modifica di legge, approvata dal popolo a strettissima maggioranza nel giugno del 2015, ha di fatto trasformato il canone in un’imposta. Senza però la necessaria base costituzionale. Il che potrebbe anche causare qualche problemino all’emittente di regime, nel caso qualcuno volesse sottoporre la questione al Tribunale federale.

Opting out

Tutti dunque devono pagare il canone più caro d’Europa. L’unica possibilità per schivarselo, ma solo per 5 anni, è ricorrere al cosiddetto “opting out” (uella): ossia autocertificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe, di non possedere alcun apparecchio in grado di ricevere programmi radiotelevisivi. Quindi nemmeno un collegamento internet. Una chicca: sulle istruzioni si legge che il formulario per l’opting out si può anche scaricare da internet. Ma chi lo fa si frega da solo: infatti dimostra di possedere un allacciamento alla rete…

Persone giuridiche

Come noto, anche le aziende da quest’anno pagano il canone. E lo pagano non in base all’utile, bensì alla cifra d’affari. Si parte da 365 Fr per chi ha una cifra d’affari annua tra mezzo milione e 999’999 Fr, che diventano 910 per le aziende tra l’1 ed i 5 milioni, 2280 per quelle tra i 20 ed i 100 milioni e su fino ad un massimo di 35’590 Fr.

Che le imprese siano chiamate alla cassa è particolarmente assurdo. I dipendenti ed i titolari già pagano il canone. Ed in ditta ci si va per lavorare. Non per guardare la televisione. Che nella grande maggioranza dei casi nemmeno c’è.

Risveglio tardivo

Adesso che arrivano le salate fatture, i rappresentanti degli imprenditori si mordono le dita. Si pentono di non aver appoggiato il referendum contro la nuova Legge sulla radioTV. Già, ma perché non l’hanno fatto? Elementare, Watson: questi rappresentanti di categoria sono anche politicanti dell’establishment. Quindi, figurarsi se osavano schierarsi contro l’emittente di regime! E se poi questa, per ripicca, avesse messo di intervistarli e di slinguazzarli?

Nel frattempo, è stata depositata un’iniziativa parlamentare che chiede di abolire il canone a carico delle imprese. Il Mago Otelma prevede che la partitocrazia, a maggioranza, la affosserà. Per la goduria della TV di Stato, le cui casse continuano a gonfiarsi come rane.

Valanga di reclami

Torniamo alla Serafe. Da quando, ad inizio anno, ha preso in mano la riscossione del canone più caro d’Europa, ne sono successe di ogni. Le fatture spedite sono state 3.6 milioni. Tra telefonate, lettere ed email di protesta, arrivate sia alla Serafe stessa che all’Ufficio federale della comunicazione, i reclami hanno raggiunto quota mezzo milione. Si parla di oltre 200mila telefonate (!), di quasi 100mila email, di oltre 155mila lettere. E chissà quante, tra questa valanga di lamentele, hanno ottenuto risposta, visto che a marzo Serafe risultava avere appena 12,5 (!) dipendenti?

Qui c’è come il sospetto che, passando da Billag a Serafe, si sia passati dalla padella alla brace. E i disservizi li sconta  – come sempre – il solito sfigato contribuente. Il quale, oltre a dover pagare, magari per un servizio di cui nemmeno usufruisce (o di cui usufruisce in minima parte), si rode pure il fegato!

Il tesoretto

E non dimentichiamo che c’è sempre in ballo il famoso “tesoretto”. Ossia i 600 milioni extra che la Serafe incasserà nel 2019, in accordo con l’Ufcom, tramite la fatturazione “parziale”. Un trucchetto che porterà parecchie economie domestiche a pagare un canone maggiorato per l’anno in corso. Di questo furto legalizzato ai danni dei cittadini beneficerà la solita SSR.

Nella sessione primaverile delle Camere federali, da poco conclusa, chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo la restituzione integrale del maltolto alle economie domestiche. Anche qui, attendiamo la partitocrazia al varco.

Lorenzo Quadri

CEDU: i giudici stranieri asfaltano i diritti popolari

“Svizzerotti, tenetevi lo stupratore kosovaro!”: ecco i legulei voluti dal triciclo

 

Ecco qua l’ennesimo regalo alla Svizzera da parte dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo! I quali ci impongono di tenerci in casa uno stupratore, ex finto rifugiato e finto invalido kosovaro, perché l’espulsione sarebbe – udite udite – “sproporzionata”! E ti pareva!

Ancora una volta, dunque, la volontà popolare viene gettata nel water da quei giudici stranieri che la partitocrazia spalancatrice di frontiere ha voluto ad ogni costo!

Ricordiamo infatti che, in occasione della votazione sull’iniziativa popolare “contro i giudici stranieri” (25 novembre 2018), il triciclo PLR-PPD-P$$ strillò a pieni polmoni che, se il popolo avesse approvato l’iniziativa, la Confederella avrebbe rischiato di venire cacciata dal club della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) con conseguente uscita dalla giurisdizione dell’omonima Corte! Uhhh, che pagüüüraaa!

A parte il fatto che la storiella dell’estromissione della Svizzera dalla CEDU ha la stessa credibilità della minaccia dell’espulsione da Schengen in caso di rifiuto popolare del Diktat disarmista dell’UE, in altre parole si tratta di una fregnaccia grande come una casa: la sentenza sul caso dello stupratore kosovaro ben dimostra cosa ci guadagniamo a continuare a sottostare alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. La stessa che tra l’altro sta sdoganando la Sharia malgrado abbia riconosciuto, nel 2003, che essa è contraria ai diritti umani!

Magistrati o politicanti?

Altro che diritti dell’Uomo: qui abbiamo a che fare con dei legulei politicizzati il cui obiettivo è la promozione del multikulti e la distruzione dei diritti popolari! Questi non sono dei giudici: sono dei politicanti internazionalisti. E, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, hanno facoltà di venire in casa nostra a schiacciarci gli ordini. Il popolo decide che i criminali stranieri vanno espulsi? I giudici-politicanti stranieri lo impediscono. E quelli nostrani, non aspettando altro, si accodano. Così ci ritroviamo sul gobbo, ad esempio, la decisione di qualche mese fa di un tribunale distrettuale zurighese, secondo cui un picchiatore tedesco 27enne non può essere espulso (“sa po’ mia!”) a causa della devastante libera circolazione delle persone. Abbiamo i legulei che farneticano che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un terrorista islamico, se questo sarebbe in pericolo al proprio paese; e quindi gli svizzerotti se lo tengono in casa. Abbiamo la CEDU che si produce nelle perle di cui sopra sullo stupratore kosovaro. E tutto grazie alla partitocrazia eurolecchina.

“Teneteveli tutti”

A questo punto è utile ripercorrere la vicenda dello stupratore kosovaro che la Corte europea dei diritti dell’Uomo, ormai diventata avvocato d’ufficio dei peggiori delinquenti, pretende che teniamo – e manteniamo – in Svizzera.

Il 55enne giunse nel nostro Paese nel 1993 come finto rifugiato. Sottolineiamo: finto rifugiato. Infatti, la sua domanda non è stata accolta. Però è potuto rimanere da noi perché, ma guarda un po’, si è sposato con una cittadina elvetica (patrizia di…?). Nel 2003 è stato processato per coazione sessuale e stupro, con condanna a due anni e tre mesi di carcere. Poi il divorzio. Poi, nel 2012, la rendita AI all’80%, revocata però nel 2016 (falso invalido?). Da allora il bellimbusto è a carico dei figli avuti da un matrimonio precedente, giunti anche loro in Svizzera (tutti insieme appassionatamente a casa nostra).

Sempre le stesse scuse

Però, per i legulei della CEDU, l’espulsione confermata dal Tribunale amministrativo federale (non proprio un gremio di beceri leghisti, populisti e razzisti) non sarebbe proporzionata e non terrebbe sufficientemente conto dei legami familiari. Come al solito! Sempre le stesse scuse per sdoganare la libera circolazione a livello mondiale ed il diritto di chiunque ad immigrare dove vuole e a restarci, in barba a tutto e a tutti. Qualsiasi cosa combini. In sostanza, questi legulei stanno già applicando il demenziale patto ONU sulla migrazione. Ed il diritto dei cittadini svizzeri a vedere la loro volontà rispettata, chi lo difende? Il nostro diritto a non diventare il paese del Bengodi per ogni sorta di delinquenti stranieri, chi lo tutela?

A proposito: chi paga le spese legali dello stupratore kosovaro? Magari ancora una volta il solito sfigato contribuente rossocrociato?

E ribadiamo il concetto: se l’ex finto rifugiato vuole mantenere i legami con i figli, non hanno che da trasferirsi tutti all’estero.

Morale della favola…

Ancora una volta, si verifica lo scenario consueto: i cittadini elvetici decidono che i delinquenti stranieri vanno espulsi. I balivi stranieri li asfaltano e glielo impediscono. Chi ringraziamo per questo? La risposta è sempre quella: il triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Nuova presa per il “lato B”

KrankenCassis minaccia (?) il Belpaese: “fiducia a rischio”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Evidentemente, il ministro degli esteri liblab non si sogna di disdire la vetusta Convenzione del 1974. E dire che in Ticino il suo partito tentava di far credere…

Qui davvero non si capisce se c’è da ridere o da piangere!

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, PLR, adesso pensa di fare la voce grossa con il Belpaese.

Con un inaudito sussulto d’orgoglio, dopo essersi fatto infinocchiare alla grande in gennaio in occasione della visita a Lugano del suo omologo nonché connazionale italiano Enzo Moavero Milanesi, nel discorso inaugurale del Forum Svizzera-Italia Cassis ha chiesto al Belpaese di fare un passo avanti (?) a proposito dell’eterno tormentone del nuovo (sempre meno nuovo: il tempo scorre inesorabile) accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

L’interminabile stallo, ha in sostanza dichiarato KrankenCassis,  mette a repentaglio la fiducia della Svizzera nel governo di Roma.

Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che, davanti ad una prospettiva terrificante come quella di “perdere la fiducia” (?) dei camerieri bernesi dell’UE, a Palazzo Chigi siano caduti in preda al panico abbandonandosi a scene di isterismo collettivo!

A parte che non si capisce cosa voglia dire in concreto “compiere un passo avanti”. Ma chi s’immagina di prendere per i fondelli il buon Ignazio con siffatte fanfaluche? Di sicuro non i suoi connazionali italici che, come Cassis ben sa, son più furbi che belli. E’ evidente che la presa per i fondelli è invece diretta agli svizzerotti.

Solo fumogeni

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il Belpaese non ha alcuna voglia di sottoscrivere il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché, incredibilmente, i frontalieri tengono in scacco la politica dello Stivale. Era così per il precedente governo, lo è per quello attuale e lo sarà anche per i futuri.

Le pernacchie sulla “perdita di fiducia” altro non sono che risibili fumogeni. Pretesti per non dover fare quello che andrebbe fatto se si vuole ottenere qualcosa dai vicini a sud.  Ovvero: 1) bloccare i ristorni dei frontalieri e 2) disdire la famigerata Convenzione del 1974.

Adesso abbiamo l’ennesima conferma che solo la Lega vuole compiere questi passi. Mentre il PLR non ci pensa proprio. L’ex partitone è infatti da sempre assolutamente contrario al blocco dei ristorni. Sulla Convenzione del 1974 si è invece prodotto in una serie di pagliacciate.

Nei mesi scorsi, a puro scopo di campagna elettorale, il gruppo PLR in Gran Consiglio – fotocopiando le posizioni dell’odiata Lega (politica-Xerox) –  ha presentato una mozione al governicchio  in cui chiede di attivarsi con Berna per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Un paio di settimane dopo, i tre rappresentanti PLR alle Camere federali (Abate, Merlini, Cattaneo) hanno pubblicato sui giornali un’opinione in cui silurano la proposta del loro stesso partito cantonale. Adesso Cassis chiarisce al di là di ogni dubbio che la Convenzione del 1974 non verrà mai disdetta; che per lui è intoccabile. Se infatti, dopo anni che il Belpaese mena il can per l’aia sulla fiscalità dei frontalieri, il massimo che il buon KrankenCassis riesce ad inventarsi come mezzo di pressione è adombrare una presunta “fiducia a rischio”, è evidente che non intende fare altro. Ovvero, che non intende prendere alcuna misura concreta. Avesse avuto anche solo una mezza idea di disdire la Convenzione del 1974, quale migliore occasione avrebbe avuto del Forum tra Italia e Svizzera per ventilare tale ipotesi?

Morale: questo sfigatissimo Cantone continuerà a venire ingiustamente penalizzato da accordi vecchi di 45 anni e da molto tempo superati dagli eventi. Ecco come il PLR ed i suoi politicanti difendono gli interessi del Ticino.

Lorenzo Quadri