Socialità troppo costosa? Si risparmi sugli stranieri

Più che “spalmare” diversamente la spesa dell’assistenza, occorre scremare i beneficiari

 

“Prima i nostri” anche nell’accesso alle prestazioni sociali

I costi della socialità in Svizzera ed in Ticino sono andati fuori controllo e galoppano verso l’infinanziabilità. Certo: il discorso sui soldi che non ci sono potrebbe anche sembrare strano, visto che, secondo taluni politicanti bernesi (vedi EuroSenatore Pippo Lombardi ed il suo voto determinante nella Commissione della politica estera degli Stati), dovremmo regalare 1.3 MILIARDI di Fr alla fallita Unione europea. E questo senza uno straccio di obbligo, né di contropartita, e nemmeno di vantaggio tangibile. Come ha infatti ben spiegato a posteriori l’EuroSenatore, si tratta di “oliare”. In sostanza, una squallida marchetta a degli eurobalivi con già le valigie in mano. Sempre secondo la casta spalancatrice di frontiere, dovremmo anche spendere ogni anno 130 milioni in più per integrare i finti rifugiati nel mondo del lavoro.

Hai capito l’establishment? Invece di rimandare i migranti economici a casa loro, immagina di integrarli professionalmente – operazione peraltro destinata a miserando fallimento – con i nostri soldi, e a scapito dei lavoratori svizzeri.

In Ticino

Il discorso finanziario sui costi della socialità, in considerazione di queste ed altre aberrazioni, potrebbe dunque sembrare strano. Ma purtroppo è realistico. In Ticino a fine 2016 la spesa sociale complessiva era di quasi 360 milioni; nel 2010 era di 280. Nello stesso periodo, i costi della sola assistenza sono passati da 60 milioni a 110: praticamente un raddoppio nel giro di soli sei anni! E’ quindi evidente che bisogna correre ai ripari.

Chiavi di riparto

Di recente alcuni Comuni ticinesi hanno presentato un’iniziativa volta a ripartire diversamente la quota parte (25%) dei costi dell’assistenza sociale che ricade sui comuni. Si tratta, però, di una “non soluzione”: i costi attuali verrebbero semplicemente spalmati con una chiave di riparto differente. Conseguenza: alcuni comuni (ed i relativi contribuenti) pagherebbero meno. Altri (ed i relativi contribuenti) pagherebbero di più. Ma la spesa sociale di per sé non diminuirebbe.

Frontiere spalancate

Cosa ha provocato l’esplosione della spesa dell’assistenza? E’ chiaro: malgrado le statistiche farlocche della SECO, le altrettanto farlocche “percezioni” dell’IRE e la propaganda di regime (leggi: lavaggio del cervello) pro-UE e pro-libera circolazione con cui la casta spalancatrice di frontiere ci martella ogni giorno, il problema risiede nell’immigrazione incontrollata. Da un lato c’è sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, con i primi che finiscono in disoccupazione e poi in assistenza. Dall’altro c’è l’immigrazione facile nello Stato sociale. Immigrazione che, sia detto per inciso, la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe rendere ancora più facile sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE; ovvero un vergognoso trattato coloniale che ci imporrebbe poi di mantenere tutti gli immigrati UE e di non espellerne nessuno; nemmeno se criminale. Alla faccia del voto popolare del 2010.

“Prima i nostri”

Visto che l’immigrazione incontrollata è la causa principale dell’assistenza, è evidente che, se si vuole ridurne i costi, bisogna 1) far saltare la libera circolazione delle persone e 2) tagliare le prestazioni sociali agli stranieri. “Prima i nostri” anche nella socialità!

Ovviamente, si comincia a tagliare da chi è giunto in Svizzera in tempi più recenti. Vale a dire dai titolari di permessi B (dimora). Le prestazioni sociali ai dimoranti vanno azzerate. Il permesso B viene  infatti rilasciato a chi è in grado di mantenersi con le proprie risorse. Nel momento in cui non lo è più, il motivo del permesso decade. Il premesso va dunque ritirato e non vanno versate prestazioni sociali.

Naturalmente sentiamo già la casta, imbesuita dal politikamente korretto, che starnazza a pieni polmoni al “razzismo” (fa tanto chic e “progressista”). Eh no, cari $ignori, non ci stiamo. Non è razzismo, è legittima difesa. E, se si è giunti a questa situazione, la colpa è di chi ha spalancato le frontiere provocando l’assalto alla diligenza. Quindi, che se ne assuma finalmente la responsabilità!

Finti rifugiati

E’ poi evidente che i finti rifugiati, che non scappano da nessuna guerra, vanno rimpatriati. A partire dagli eritrei, che costituiscono la nazionalità maggiormente rappresentata tra gli asilanti in Svizzera. Nel giro di otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza sociale è aumentato di quasi il 2300% (sic!). Essendo ormai ufficialmente appurato che gli eritrei sono tutti finti rifugiati, è pacifico che vanno rimpatriati in toto.

Combattere gli abusi

Altro filone su cui si può e si deve intervenire per contenere la spesa sociale è quello degli abusi. Il 25 novembre voteremo su una modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che permetterà a queste ultime di ricorrere ai servigi di investigatori privati per sorvegliare (e smascherare) i “furbetti”, nel caso di concreto sospetto di abuso. Questa pratica non è di per sé una novità. Era in vigore fino all’autunno del 2016. Tra il 2009 ed il 2016 ha permesso all’ente pubblico di risparmiare ben 320 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. Poi la Corte europea dei diritti dell’uomo (giudici stranieri!) ha stabilito che mancava la necessaria base legale. Adesso la base legale è arrivata. E dunque dobbiamo sostenerla in votazione popolare. Gli abusi nella socialità vanno sventati. In caso contrario, ad andarci di mezzo sono i veri bisognosi. Dunque, il 25 novembre, tutti a votare Sì!

Lorenzo Quadri

 

 

Contrassegni autostradali: piuttosto che il road pricing…

Meglio tenersi la vecchia vignetta che rischiare nuove vessazioni contro gli automobilisti

 

Con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta) il Consiglio federale torna alla carica sulla vignetta autostradale elettronica.

E’ vero: nell’era in cui tutti si riempiono la bocca con la “digitalizzazione” (pensando che faccia figo), nell’era delle app per qualsiasi boiata, potrebbe anche fare specie che si debba ancora incollare il contrassegno autostradale al vetro dell’automobile. E poi, diciamolo: staccarlo per sostituirlo con quello nuovo (e gennaio si avvicina) è un’autentica devastazione per i “gioielli di famiglia”. Ma chi non vuole trovarsi il parabrezza tappezzato nel giro di poco tempo non ha alternativa.

Tra l’altro: la tassa per l’uso delle autostrade mica avrebbe dovuto essere transitoria? Ed invece… Ennesima dimostrazione che, quando viene introdotto un nuovo balzello, poi diventa impossibile levarselo dalle scatole. Una verità da tenere sempre bene a mente.

Sana diffidenza

Eppure, malgrado le lacune della vignetta “cartacea”, noi di quella  elettronica diffidiamo. Qualcuno dirà: i soliti “Neinsager”! E perché, poi, insistere ad andare avanti col contrassegno ormai ultratrentennale che qualcuno, nell’anno di disgrazia 2018, potrebbe a buon diritto definire come la corazzata Potëmkin nel film di Fantozzi?

Perché la vignetta elettronica è rischiosa. Lo è per vari motivi. Tanto per cominciare, è il primo passo per introdurre, con la tattica del salame, obbrobri quali il road pricing, il mobility pricing, ed altre boiate radikalchic mirate a mungere gli automobilisti e soprattutto a limitarne la libertà. Il road pricing serve evidentemente a scoraggiare la gente dall’andare in centro in macchina facendo pagare pedaggi. E’ la stessa logica che sta dietro al fallimentare PVP (Pirla Vai Piano) di Lugano, il quale porta una grossa parte di responsabilità nella desertificazione del centro città.

Ovviamente adesso il Consiglio federale spergiura che sono tutte balle populiste; che non è assolutamente vero che la vignetta elettronica costituisce il primo passo per il road pricing. Ma per credere ancora alle promesse di questi camerieri di Bruxelles, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Nuove funzioni?

Inoltre, con il rapido avanzare della tecnologia, chi ci assicura che tra qualche anno la vignetta elettronica non verrà farcita di altre funzionalità – oltre alla questione del road pricing – e tutte con sempre il solito obiettivo, ossia la vessazione dell’automobilista?

Ad esempio, qualcuno potrebbe pensare di servirsi della vignetta elettronica per creare un “grande fratello” con cui controllare i conducenti. Ed ovviamente controllarne anche eventuali infrazioni: velocità, permanenza eccessiva nei parcheggi, e così via. Fantascienza, paranoia? Forse, ma forse anche no. La shitstorm (=tempesta di cacca) politikamente korretta contro le odiate automobili e gli automobilisti viziosi imperversa. Ed è supportata dal continuo lavaggio del cervello ad opera della stampa di regime (a cominciare da quella di sedicente servizio pubblico).

Ulteriore stranezza

C’è poi un’ulteriore stranezza: la vignetta elettronica sarà attaccata alla targa, mentre quella cartacea è appiccicata sul veicolo. Questo significa che, con l’attuale contrassegno, chi ha le targhe trasferibili deve comprare due vignette; a chi invece acquisterà quello elettronico ne basterà uno solo.

Poiché, fino a prova contraria, un conducente può guidare una sola macchina per volta,  non sta né in cielo né in terra che chi ha le targhe trasferibili debba acquistare due vignette. Ma il Dipartimento (quasi ex) Doris per lunghi anni, e malgrado le numerose sollecitazioni anche parlamentari, si è sempre rifiutato di metter mano alla questione. Adesso invece ne fa un atout a sostegno del – fortemente voluto – contrassegno elettronico. Qui gatta ci cova!

Di conseguenza, per non farsi fregare, è consigliabile tenersi il vecchio contrassegno, e le imprecazioni al momento di sostituirlo. Meglio qualche minuto di invettive all’anno che il road pricing e, un domani, chissà cos’altro!

Lorenzo Quadri

 

L’UE ci discrimina e noi le regaliamo 1.3 miliardi!

“Grazie” al triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati, lo sfacelo è ormai completo

Mercoledì gli eurobalivi annunciano che l’equivalenza della Borsa svizzera non verrà riconosciuta dopo il 31 dicembre. Giovedì i “senatori” si chinano a 90 gradi e decidono di regalare all’UE 1.3 miliardi. In qualsiasi altra parte del mondo, la gente sarebbe già scesa in piazza con i forconi

Come volevasi dimostrare, non c’è limite al peggio e nemmeno al calabraghismo del triciclo PLR-PPD-P$ davanti ai suoi padroni di Bruxelles.

Giovedì il Consiglio degli Stati è riuscito a votare a favore del versamento del cosiddetto “miliardo di coesione”. Che non è un miliardo, bensì un miliardo ed un terzo; e che non è nemmeno il primo che paghiamo alla fallita UE.

Altro che “oliare”…

Questa cifra enorme, naturalmente di proprietà dei cittadini svizzeri, verrebbe versata senza uno straccio di obbligo, né di contropartita.  Ormai, i politicanti non tentano nemmeno più di far credere alla fregnaccia che questi versamenti scriteriati avrebbero un qualche riscontro positivo concreto per la Svizzera. E’ universalmente ammesso che non ce ne sarebbe l’ombra. Si tratta semplicemente di fare una marchetta a Bruxellesaffinché ci “tratti con fair play”. In altre parole, un pizzo mafioso.

Come ha spiegato il senatore PPD Pippo Lombardi – che con il suo voto determinante ha fatto accettare il contributo di coesione dalla Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati, da lui presieduta – si tratta “oliare certi meccanismi”.

E questi sarebbero i nostri partner contrattuali? Gente a cui dobbiamo pagare dei pizzi? Ma mandiamoli affanc! E invece no: come al solito, gli svizzerotti si chinano a 90 gradi.

La clausola-barzelletta

In sprezzo del ridicolo, e pensando che la gente sia scema, il Consiglio degli Stati si è inventato una risibile clausola per vincolare il versamento della maxi-marchetta miliardaria alla “non discriminazione” della Svizzera da parte dell’Unione europea. Certo, come no. E’ evidente che, qualora il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse di pagare il pizzo all’UE (perché davanti a Bruxelles “dobbiamo” calare le braghe, sempre e comunque) non ci sarà nessuna retromarcia. Qualsiasi cosa accada. Ogni ipotesi di blocco del pagamento – dice niente il tormentone sui ristorni dei frontalieri? – verrebbe immediatamente affossata dalla partitocrazia, che farebbe sfoggio del  consueto terrorismo di regime. Verrebbe agitato lo spettro di chissà quali spaventose ritorsioni nel caso in cui gli svizzerotti decidessero di fare uno sgarbo a Bruxelles e blablabla.

Discriminati di nuovo!

A rendere la nuova calata di braghe ancora più sconvolgente, il fatto che essa è giunta proprio all’indomani dell’ennesima discriminazione contro la Svizzera decisa a Bruxelles.Infatti l’UE non intende riconoscere l’equivalenza della borsa elvetica dopo il 31 dicembre.

Dunque: mercoledì arriva la nuova discriminazione degli eurobalivi nei nostri confronti. E, il giorno dopo, come reagiscono i camerieri dell’UE al Consiglio degli Stati, esponenti ticinesi compresi? Invece di bocciare all’unanimità il pagamento del pizzo, decidono di versarlo! Da restarci di melma. Una cosa del genere non accadrebbe da nessuna parte al mondo. Poi, forse pensando di salvarsi la faccia, gli illustri senatori si mettono a  blaterare della patetica “clausola di correttezza” di cui sopra. Una clausola che è una vera presa per i fondelli. Del tutto priva di qualsiasi effetto pratico, serve solo ad evitare che la gente scenda in piazza con i forconi, vedendo come i suoi sedicenti “rappresentanti” vogliono gettare nel water 1.3 miliardi di franchi dei loro soldi. Soldi che farebbero assai comodo nelle casse dell’AVS, tanto per fare un esempio.

I balivi se la ridono

I balivi di Bruxelles se la ridono a bocca larga. Fare fessi gli svizzerotti è più facile che rubare le caramelle ad un bambino. Il bello è che tra qualche mese questi signori della partitocrazia che ogni giorno svendono la Svizzera e la trasformano nello zimbello d’Europa, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti.

Lorenzo Quadri

Il patto ONU trasformerà l’immigrazione in un diritto

Ed in più vuole criminalizzare chi si oppone alla politica delle frontiere spalancate

Il patto ONU per la migrazione, spacciato per “innocuo”, evidentemente non lo è affatto. Esso mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale. Quindi a trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto. Di più: in un diritto umano. Invece, l’aspirazione a non essere invasi da migranti economici non integrabili, è becero populismo. L’ennesimo pacchiano sfoggio di pensiero unico spalancatore di frontiere che tanto piace alle élite internazionaliste ed alle multinazionali che si riempiono le tasche.

Non solo. Il lavaggio del cervello a sostegno dell’immigrazione scriteriata, come abbiamo imparato, va di pari passo con la denigrazione e la delegittimazione di chi vi  si oppone. Ed infatti il patto ONU prevede anche di criminalizzare la critica alle frontiere spalancate, trasformandola in un reato. Come ha osservato un eurodeputato, il patto prevede di far dilagare a macchia d’olio in concetto di “hate speech”, ovvero di incitazione all’odio. Secondo il patto ONU, chi si oppone all’immigrazione clandestina si renderà colpevole di incitazione all’odio. Il sogno dei $inistrati dalla morale a senso unico. Quelli che si sono inventati il reato penale di discriminazione razziale per poterlo poi estendere abusivamentea posizioni politiche che con la discriminazione razziale non c’entrano un tubo. Questo per i soliti fini di censura politica e di criminalizzazione ai danni di chi si oppone all’immigrazione incontrollata, voluta dalla casta e dai suoi utili idioti.

“Non vincolante”?

E’ poi evidente che la storiella del patto legalmente “non vincolante” fa ridere i polli. Non se la beve nessuno. Il patto sarà anche forse (per il momento) legalmente non vincolante. Ma politicamente lo è eccome: sta scritto nero su bianco. Inoltre: qualcuno ha già visto gli svizzerotti firmare un accordo e poi non rispettarlo pedissequamente anche contro i propri interessi? Il patto, se sottoscritto, diventerà ben presto vincolante; almeno per noi. Perché burocrati, politicanti federali, e soprattutto i legulei del Tribunale federale, lo renderanno tale.

Purtroppo, da una settimana…

E’ chiaro che, dopo il voto di domenica sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli spalancatori di frontiere si sentiranno legittimati a firmare compulsivamente  ciofeche come il patto ONU sulla migrazione. “Cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che prevedono frontiere spalancate e museruola penale a chi le critica. Del resto i $inistrati, il giorno stesso della trombatura dell’iniziativa Per l’autodeterminazione, sono corsi a blaterare che bisogna assolutamente (?) firmare il patto. Segno che esso è impegnativo e deleterio, contrariamente alle balle di fra’ Luca che qualcuno pretende che ci beviamo.

Sempre più paesi rifiutano di aderire al Patto, perché – al contrario degli svizzerotti – alla loro sovranità ci tengono.

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, inizialmente voleva recarsi a Marrakech a firmare l’ennesimo accordo del menga con al seguito tutta la corte dei miracoli di burocrati euroturbo. Poi ha optato per una retromarcia tattica (che è l’equivalente alla rinuncia al passaporto italiano dieci minuti prima dell’elezione in Consiglio federale). Dopo il voto di domenica, si sentirà legittimato a firmare, visto che quasi il 70% dei cittadini elvetici ha votato a favore degli accordi internazionali e contro la nostra sovranità.

Feudo islamista

All’ONU e nei suoi gremi dei piffero, è il caso di ricordarlo, a menare il torrone sono i paesi islamisti. Questo gremio, in cui mai saremmo dovuti entrare, ha sempre meno a che vedere con i nostri valori ed i nostri principi. Altro che firmare nuovi patti. Uscire dall’ONU! Del resto, perfino l’ex procuratrice capo del tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia Carla del Ponte – quindi non una becera leghista populista e razzista – ha dichiarato che l’ONU è un bidone!

Lorenzo Quadri

Un brutto giorno per il Paese

La maggioranza ha votato contro l’autodeterminazione ed a favore degli eurobalivi

 

Piccola consolazione: in Ticino, grazie alla Lega ed al Mattino, il risultato è comunque stato nettamente migliore rispetto alla media nazionale

L’iniziativa Per l’autodeterminazione purtroppo non ce l’ha fatta.

Era forse prevedibile che sarebbe andata a finire così; la casta, con dovizia di mezzi finanziari (quante centinaia di biglietti da mille hanno messo sul tavolo i soldatini di EconomieSuisse?), per mesi ha bombardato i cittadini con propaganda di regime, terrorismo economico, ricatti morali e fandonie assortite. E’ stata attivata una shitstorm (=tempesta di cacca)  contro l’iniziativa. Ma ancor più contro i promotori, denigrati come “spregevoli nemici dei diritti umani”. I camerieri dell’UE hanno inscenato una campagna d’odio contro chi difende la democrazia diretta e la sovranità nazionale.Sembrava di essere tornati ai tempi del No Billag!

Chiaramente, tutto questo era immaginabile fin dall’inizio. Ma altrettanto chiaramente, la speranza è l’ultima a morire.

D’altra parte, la campagna ufficiale a sostegno dell’iniziativa, anche dall’interno giudicata “poco incisiva”, non ha aiutato. Si spera che almeno questa lezione sia stata assimilata. Non si combatte il terrorismo di regime dei rottamatori della Svizzera con brodini politikamente korretti.

In Ticino

C’è almeno la (modesta) soddisfazione che in Ticino la percentuale di Sì è stata nettamente superiore alla media nazionale (ben il 13% in più: 46% contro 33%). Questo è chiaramente ascrivibile alla Lega ed al Mattino. Se a livello a nazionale l’iniziativa è stata votata solo dagli elettori Udc o poco più, in Ticino lo scenario è stato assai diverso. Purtroppo non è bastato ad ottenere una maggioranza, anche se l’obiettivo non è stato mancato poi di tanto.  In ogni caso, a livello federale non avrebbe fatto alcuna differenza.

Sarebbe tuttavia stato bello che i ticinesi, che si sono visti annientare il fondamentale voto del 9 febbraio dalla partitocrazia proprio in nome di fallimentari accordi internazionali, avessero reagito esprimendosi in modo chiaro a sostegno dei diritti popolari. Così non è stato. E il triciclo eurolecchino avrà ora  buon gioco nel dire che in fondo agli svizzeri non importa poi tanto se le loro votazioni vengono azzerate; sicché, avanti con il golpe contro il popolo!

Fosche prospettive

Le prospettive dopo il voto di domenica sono fosche. Il rischio  (per usare un eufemismo) più immediato è che i legulei del Tribunale federale – messi lì dalla partitocrazia col sistema del mercato delle vacche – d’ora in poi faranno sempre passare il diritto internazionale davanti alla Costituzione. E ricordiamoci che il diritto internazionale è una specie di blob che si espande senza nessun controllo.

E soprattutto si rischia che la partitocrazia, ed in particolare i camerieri dell’UE in Consiglio federale, si sentano ora “invogliati” a firmare accordi internazionali – ciofeca a tutto andare: la grande maggioranza dei cittadini elvetici ha indicato di preferirli alla Costituzione! A partire, ça va sans dire, dallo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe: la ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE; i giudici stranieri; la direttiva dell’Unione europea sulla cittadinanza (ovvero: non espellere nessuno e mantenere tutti); la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone; l’invasione di TIR da 60 tonnellate; la fine  delle banche cantonali con garanzia dello Stato; e chissà cos’altro ancora conterrà questo obbrobrioso vaso di Pandora!

Il patto ONU

E ricordiamoci che c’è sempre in ballo la firma del patto ONU sulla migrazione. Un trattato che  – con la tattica del salame: una fetta alla volta – mira all’introduzione della libera circolazione delle persone a livello mondiale.Un patto che sempre più paesi, a giusto titolo, rifiutano di sottoscrivere, per difendere la propria sovranità. Cosa che farebbe qualsiasi Stato con un minimo di attributi. La firma elvetica, invece, è stata solo rinviata. Non certo cancellata. Il ministro degli Esteri PLR (ex) doppio passaporto smania per sottoscrivere. Addirittura, la sua intenzione iniziale era quella di andare a Marrakech in pompa magna e con al seguito tutta la sua corte dei miracoli di burocrati internazionalisti. Poi c’è stata la retromarcia tattica. Ma è evidente che il voto di domenica spiana la strada alla svendita della Svizzera. E alla storiella del patto non vincolante (soft law), va da sé, non ci crede nessuno. Tanto più che gli svizzerotti, con il consueto autolesionismo da primi della classe, lo farebbero diventare immediatamente vincolante.

Ha vinto la paura

Domenica 25 novembre 2018 i diritti popolari sono usciti sconfitti dalle urne, mentre i camerieri di Bruxelles stanno ancora festeggiando con caviale e champagne. In prima linea i $inistrati, quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE. Che infatti sono corsi a starnazzare la propria incontenibile gioia.

E’ proprio il caso di dire che domenica scorsa ha vinto la paura. Paura di presunte ritorsioni (?) internazionali e di sfracelli economici che esistono solo nella fantasia del triciclo PLR-PPD-P$$ che se li è inventati. Altri paesi non hanno avuto paura di riprendersi la propria sovranità, vedi la Brexit.

La battaglia continua

Per una curiosa coincidenza, l’Anghela Merkel, in contemporanea con il No Svizzero all’autodeterminazione – che è poi un Sì agli eurobalivi  – ha dichiarato ad un evento che “gli stati nazionali dovranno cedere la propria sovranità”. Dopo il voto di domenica scorsa, questo è il futuro che ci aspetta. Chi è causa del suo mal…
E’ ovvio, comunque, che  la nostra battaglia contro l’asservimento all’UE e contro la devastante libera circolazione delle persone continua. Prossimamente ci aspettano altri appuntamenti della massima importanza. Ad esempio la (probabile) votazione sullo sconcio accordo istituzionale citato sopra. E poi quella sull’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Insomma: le occasioni per rifarsi non mancheranno.

Lorenzo Quadri

 

 

Sì all’autodeterminazione, Sì alla democrazia, Sì alla Svizzera

C’è ancora qualche ora di tempo per salvare i diritti popolari: non sprechiamola!

 

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) prevede che la nostra Costituzione – e di conseguenza anche l’esito delle votazioni popolari – abbia la preminenza sul diritto internazionale. In caso di conflitto, gli accordi internazionali  incompatibili con la Costituzione federale vanno rinegoziati e, qualora fosse impossibile, disdetti.

Questa iniziativa farebbe finalmente chiarezza. Ed impedirebbe alla casta, ed in particolare alla partitocrazia PLR-PPD-PSS, di cancellare l’esito di votazioni popolari sgradite con il pretesto dell’incompatibilità con qualche accordo internazionale. Vedi quanto accaduto con il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014.

Non c’è un paese al mondo in cui il diritto internazionale abbia sistematicamente la preminenza sulla Costituzione. Ma la Svizzera, con una perniciosa decisione del Tribunale federale del 2012,  ha scelto di intraprendere proprio questa strada. La Costituzione è la Carta fondamentale dello Stato. I contrari all’iniziativa vogliono trasformarla in carta straccia.

La votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” è una votazione della massima importanza. La posta in gioco è, lo dice il nome stesso, l’autodeterminazione. Ovvero la nostra democrazia ed i nostri diritti popolari, che l’establishment euroturbo sta smontando pezzo per pezzo. Chiaro: è solo grazie ai diritti popolari se la Svizzera non è diventata uno Stato membro dell’UE. Teniamolo bene a mente!

Fermiamo il golpe della casta

Il disegno delle élite è chiaro: togliere potere al popolo, quindi ai cittadini, per trasferirlo ad organizzazioni sovranazionali non elette da nessuno. Questo perché “il popolazzo becero vota sbagliato”: non si conforma facilmente ai diktat internazionali anti-identitari, pro-frontiere spalancate e pro-immigrazione incontrollata. Dunque va esautorato.

L’attacco dell’establishment ai diritti popolari è in corso da anni. Se l’iniziativa “per l’autodeterminazione” dovesse venire respinta, quest’opera di rottamazione – un vero e proprio golpe contro i cittadini svizzeri – conoscerebbe un’impennata. Il Tribunale federale darebbe sempre la precedenza agli accordi internazionali. Questo significherebbe, ad esempio, che di fatto nessun criminale straniero verrebbe più espulso dalla Svizzera se è un cittadino UE, poiché è in vigore la libera circolazione delle persone.

Il patto ONU

Proprio in queste settimane varie commissioni parlamentari federali si stanno esprimendo sulla sciagurata ipotesi di un’adesione della Svizzera al patto ONU sulla migrazione. L’obiettivo finale del patto è l’introduzione di una libera circolazione delle persone a livello mondiale. Adesso viene travestito da “soft law” e quindi, per turlupinare l’opinione pubblica, venduto come un insieme di disposizioni non vincolanti. Ma la realtà è un’altra. Non a caso sempre più paesi si chiamano fuori, appunto per tutelare la propria sovranità.

Anche per bloccare sul nascere il continuo processo di svendita della nostra sovranità,  occorre votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Le fregnacce dei contrari

Un Sì il 25 novembre è un Sì al “modello svizzero”. Ed è questo modello che ha dato al Paese stabilità politica, determinando anche il successo della nostra piazza economica. L’autodeterminazione giova anche all’economia. Non bisogna quindi credere al terrorismo di regime, del tutto simile a quello messo in campo nel 1992 ai tempi del voto sull’adesione allo SEE, ed alle sue fantasiose storielle sulle “centinaia di accordi internazionali in pericolo” se passasse l’iniziativa. Dov’è l’elenco di queste “centinaia di accordi”? Non c’è. Perché esse, come ha dichiarato un illustre giurista, “esistono solo nel mondo della fantasia”. Ciò vale anche per l’altro stucchevole mantra utilizzato dai contrari all’autodeterminazione a scopo di lavaggio del cervello e di ricatto morale. Ovvero quello dei “diritti umani in pericolo”. I diritti umani sono già contemplati dalla nostra Costituzione. Per garantire il rispetto dei diritti umani in casa nostra non abbiamo bisogno né di Diktat comunitari, né dei giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU (a cui peraltro non aderisce nemmeno l’UE). I giudici della CEDU sono riusciti a decidere, in recenti sentenze, che, se il “sentimento religioso” cristiano può essere tranquillamente offeso, quello islamico no. Sicché, in nome della “pace religiosa”, dovremmo rinunciare alla nostra libertà di espressione, che è un diritto fondamentale. E la Svizzera avrebbe bisogno di questi giudici stranieri? Giudici che affossano i nostri diritti fondamentali per inginocchiarsi agli islamisti? E’ già Carnevale?

C’è tempo fino a mezzogiorno per votare Sì all’autodeterminazione, Sì ai diritti popolari e Sì alla Svizzera!

 

Lorenzo Quadri

 

SRF, direttrice-shock: “basta con il giornalismo fazioso”

Ma come, non erano tutte balle del Mattino populista e razzista? Ed invece… 

Sarà un’intenzione seria o un bluff? E cosa ne pensano a Comano, dove la propaganda di regime prosegue “come se niente fudesse”?

Nathalie Wappler, direttrice designata della SRF, due settimane fa ha rilasciato alla NZZ am Sonntagun’intervista per certi versi sorprendente.

Al proposito dell’informazione della TV di Stato, la sciura Nathalie ha infatti dichiarato che “non dobbiamo (alla SRF) fare giornalismo d’opinione, perché questo provoca perdita di fiducia”. Giornalismo d’opinione, evidentemente,  è un eufemismo che sta ad indicare “giornalismo fazioso”. O, ancora meglio, “propaganda di regime”.

Un passo avanti

La direttrice designata ammette dunque che allo stato attuale il giornalismo della SRF è “d’opinione” ovvero fazioso. E’ già un passo avanti. Finora tutti i capoccioni dell’emittente hanno sempre affermato l’esatto contrario, non facendosi scrupolo di negare l’evidenza.

E’ difficile dire se l’intenzione della signora Wappler sia davvero quella dichiarata a mezzo stampa, o se si tratti solo di una “captatio benevolentiae” cioè di una boutade da furbetta per rendersi gradita ai cittadini (giustamente) scontenti della SSR.

Tattica o realtà?

E’ infatti assai probabile che la direttrice indicata sia ben consapevole che le promesse fatte dai vertici della Tv di Stato durante l’isterica campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag sono state disattese in modo sfacciato. La nuova concessione alla SSR per il periodo 2012-2022 è quasi peggiorativa della versione precedente. Addirittura, c’è un articolo che prevede “più attenzione alle persone con passato migratorio”. Come se non ce ne fosse già a sufficienza! E’ il massimo: paghiamo il canone più caro d’Europa per fare una televisione per migranti.

Allo stesso modo, il tanto decantato piano R, quello che dovrebbe ridurre l’elefantiasi dell’emittente di regime, è una presa per il “R”etro. Ecco dunque che la futura direttrice SRF  si è sentita in dovere di indicare che qualcuno intenzionato a cambiare c’è.

Se l’intenzione sia reale o solo “tattica” è difficile dire. Ammettendo che la signora sia in buona fede, rimane sempre in vigore il vecchio adagio: tra il dire e il fare…

Se davvero si vuole cambiare…

Ed infatti bisogna vedere cosa la direttrice riuscirà a realizzare. Quando, come nel caso della SSR, l’86% dei giornalisti è di $inistra o di centro$inistra – tutta gente che pretende di usare i soldi del canone più caro d’Europa per fare il lavaggio del cervello alla popolazione in base alle proprie inclinazioni ideologiche – hai voglia di predicare il “giornalismo non d’opinione”. Se vuoi davvero che ci sia un cambiamento, puoi solo fare tabula rasa nelle redazioni. Ma è evidente che non si tratta di uno scenario realistico.

A Comano

Intanto alla RSI il problema non se lo pongono affatto. Negli sfarzosi uffici di Comano, un discorso come quello di Wappler non si sentirà mai. Lì si continua allegramente con la propaganda di regime. E ci si inkazza pure se qualcuno lo fa notare. Ad esempio, il responsabile dell’informazione regionale Massimiliano Herber ha preso assai male il reclamo presentato contro il Quotidiano del 27 ottobre. Nella trasmissione, la TV di Stato dava ampio spazio ad una (del tutto irrilevante) manifestazione di tre gatti a sostegno dei finti rifugiati, in cui si predicava l’illegalità, si prendevano di mira singoli esponenti leghisti e si denigrava il Mattino come “razzista”.

Ed infatti domenica il dirigente televisivo ha pensato bene di sfogare la propria stizza con un post assai poco professionale (vedi foto). La narrazione farlocca ben dimostra come viene gestita l’informazione alla Pravda di Comano. Il che è uno stimolo a continuare a presentare reclami (volendo se ne potrebbero inoltrare a raffica, ma evidentemente nessuno ha il buon tempo…). Chiaro che l’effetto pratico è nullo: l’ombudsman è lì per dare ragione all’emittente. Però, come ben si è visto, danno molto fastidio a capi e capetti. E son soddisfazioni!

Lorenzo Quadri

 

 

“I disoccupati svizzeri? Si mettano in assistenza!”

Il  Consiglio federale sul perché bisognerebbe promuovere l’assunzione di asilanti 

Ancora una volta, la kompagna Simonetta ed i suoi ro$$i burocrati dimostrano di preoccuparsi solo degli stranieri, meglio se immigrati clandestinamente

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e le sue truppe cammellate della SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, ne combinano peggio di Bertoldo!

Come noto l’ultima geniale pensata di lor$ignori è quella di progettare di spendere 130 ulteriori milioni all’anno nell’illusione di collocare professionalmente i finti rifugiati, dando soldi a chi li assume.

Quando si tratta di aslinati…

Ah ecco. Di collocare gli svizzeri – magari i ticinesi finiti in assistenza a seguito della devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia – la kompagna Consigliera federale se ne impipa. Quando si tratta di finti rifugiati, invece, ecco che si inventano le misure straordinarie. Che di straordinario hanno solo il costo. Infatti, alla spesa pubblica miliardaria già  cagionata annualmente dai finti rifugiati, si aggiungeranno 130 milioni di Fr all’anno in più.

A scapito dei residenti

Poiché i posti di lavoro non si moltiplicano come i pani ed i pesci biblici, non ci vuole inoltre molta fantasia per immaginare che le eventuali assunzioni di asilanti andrebbero a scapito dei residenti. Sull’esito di questi inserimenti professionali è ancora più facile fare pronostici. La massima parte dei sedicenti rifugiati non sono né integrati, né integrabili. In Ticino l’85% di quelli tra loro che potrebbero lavorare, non lo fanno. Il numero di eritrei in assistenza è cresciuto di quasi il 2300% (sic!) nel giro di otto anni.

Pagare di più per…

Nel nostro Cantone dunque, mentre imperversa la sostituzione di residenti con frontalieri, dovremmo pagare ancora di più per inserire professionalmente – con i nostri soldi – non già i ticinesi, ma i finti rifugiati. Proprio vero che siamo diventati l’ultima ruota del carro in casa nostra, e per questo sappiamo chi ringraziare.

Di conseguenza,  chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale, che dovrà essere votata dal parlamento, in cui si chiede che il dipartimento Sommaruga rinunci all’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) ed impieghi i 130 milioni “di collocamento” per gli svizzeri invece che per i finti rifugiati.

La presa di posizione del Consiglio federale sulla mozione è arrivata nei giorni scorsi. Più che una presa di posizione, si tratta di una presa per i fondelli.

Infatti i burocrati della Simonetta riescono a raccontare che la misura servirebbe a ridurre la spesa sociale provocata dagli asilanti. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? La nazionalità maggiormente rappresentata tra i presunti profughi presenti in Svizzera è quella eritrea. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Quindi vanno rimpatriati. Solo così si riduce la spesa sociale! Altro che inserimenti professionali!

Accordi di riammissione

Ma perché questi rimpatri non avvengono? Perché l’Eritrea, chissà come mai, non ne vuole sapere di firmare accordi di riammissione con la Confederella. Però incassa i ricchi aiuti internazionali pagati dagli svizzerotti. Sicché il buon KrankenCassis, invece di pensare allo sconcio accordo quadro istituzionale, cominci a concludere un accordo di riammissione con Asmara che ci permetta di rimandare a casa loro i finti rifugiati eritrei! Come detto, l’unico modo per ridurre la spessa sociale provocata dagli asilanti è questo.

Più attrattivi

Oltretutto, facendo balenare l’ipotesi di collocamenti, non si fa che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ma è evidente che è proprio questa l’intenzione della kompagna Simonetta. La quale infatti vuole ingrandire il centro asilanti di Chiasso. E non di poco, ma di circa il 50%. Lo scopo può essere uno solo: fare arrivare da noi sempre più finti rifugiati! Il business ro$$o dell’asilo deve prosperare!

Ennesima conferma

Addirittura oltraggiosa è la parte di presa di posizione del Consiglio federale sul perché, invece di spendere per integrare gli asilanti, non si usano invece i soldi per promuovere l’assunzione di svizzeri. In particolare nelle regioni di frontiera devastate dal frontalierato. Dice al proposito il Consiglio federale: “su questo fronte si fa già abbastanza! Gli svizzeri possono beneficiare dell’ assistenza”!

Davanti a simili  boiate, ci si può solo mordere la lingua. Esse costituiscono l’ennesima conferma di come, per i politicanti $inistrati, contino solo gli stranieri; ancora meglio se immigrati clandestinamente. Gli svizzeri? Chissenefrega!

Comunque, vedremo cosa deciderà il Consiglio nazionale sui 130 milioni per sussidiare le assunzioni di finti rifugiati. Dimostrerà maggior buonsenso della Simonetta ed accoliti, oppure ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$$ deciderà control’interesse dei cittadini elvetici?

Lorenzo Quadri

 

Non rendiamo l’immigrazione clandestina un diritto umano!

Patto ONU: rimandare la firma non basta! Bisogna cancellarla definitivamente!

 

“Forse che sì, forse che no” era il motto medievale della potente famiglia Gonzaga di Mantova.

Visto che il ministro degli esteri PLR Ignazio KrankenCassis dei Gonzaga è connazionale, non stupisce che il loro motto sia stato rapidamente adottato.

Il consiglio federale ha infatti annunciato che l’11 dicembre non firmerà il patto ONU sulla migrazione; prima vuole attendere che si pronunci il parlamento. Ohibò. Certamente meglio che un calcio nelle gengive. Ma quanto deciso dal  CF costituisce il “minimo sindacale” in considerazione del crescente numero di Paesi che si sono chiamati fuori, nonché delle critiche levatesi anche in Svizzera contro il Patto.

C’è inoltre il vago sospetto che si tratti di tatticismi da tre ed una cicca a pochi giorni di distanza dalla votazione sull’iniziativa “Per l’autodeterminazione”…

L’eliminazione dei cittadini

Il patto delle Nazioni unite è l’ennesimo accordo internazionale mirato a spalancare le frontiere all’immigrazione clandestina. Un paese che non controlla i propri confini è un paese morto. Ed è proprio questo che vogliono le élite mondialiste ed i loro soldatini in politica (leggi: triciclo PLR-PPD-P$$).

E poiché i cittadini, ed in particolare quelli svizzeri, non ci stanno a “far entrare tutti”, allora bisogna eliminare i cittadini dalla scena politica. Ed è proprio a questo che servono simili accordi internazionali del piffero: a rottamare i diritti popolari e  la democrazia diretta. Ecco perché la casta ne vuole sempre di più!

Altro che “diritto umano”!

Il concetto che sta dietro al patto ONU, come c’era da aspettarsi, è sempre la stessa fregnaccia: “immigrazione uguale a ricchezza”!

Oltretutto, come ha rilevato nel suo intervento “sul tema” davanti al parlamento tedesco il deputato dell’AfD Alexander Gauland, ancora una volta con il patto si mischia – di proposito! –  immigrazione clandestina con asilo. E’ fin troppo chiaro dove si vuole andare a parare. Con la tattica del salame (una fetta alla volta) si vuole trasformare l’immigrazione clandestina prima in un diritto, e poi addirittura in un diritto umano.Col risultato che gli Stati di destinazione dei migranti economici sarebbero costretti a tenerseli tutti; e pure a mantenerli. Perché, appunto, l’immigrazione nello Stato sociale sarà diventata un diritto umano.

Evidentemente dobbiamo opporci a questo andazzo. Che però sta prendendo piede. Grazie anche alla stampa di regime.  La quale, ad esempio, già scrive di “migrazione globale” invece che di “migrazione clandestina”. Il tentativo dilavaggio del cervelloall’opinione pubblica è evidente.

Chi si sveglia…

Tuttavia, sempre più Paesi si stanno accorgendo di cosa bolle nell’immondo calderone del patto ONU. Ed infatti dopo USA, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria ed Austria, anche la Bulgaria e l’Australia hanno deciso di chiamarsi fuori. Non firmeranno. Perché hanno capito che il trattato sulla migrazione – come tutti gli accordi internazionali – serve a sabotare la sovranitàdei paesi firmatari. La storiella della “soft law”, quindi dell’accordo non vincolante, gli scienziati del Consiglio federale vanno per favore a raccontarla a qualcun altro. Perché non se la beve più nemmeno il Gigi di Viganello.

E’ evidente che il Tribunale federale, in caso di sottoscrizione del patto ONU, inizierebbe quanto prima ad applicarlo, e con la massima goduria. La motivazione? Si tratta di diritto internazionale. Che, secondo i legulei del Tribunale federale, viene prima della Costituzione. Infatti questi soldatini della partitocrazia (a cui devono la sicura ed ottimamente remunerata cadrega) considerano la Carta fondamentale dello Stato alla stregua della carta straccia.

Ed è anche per non vederci imporre un domani (nemmeno troppo lontano) la libera circolazione delle persone a livello mondiale a suon di trattati internazionali che dobbiamo votare Sì all’iniziativa per l’autodeterminazione. Per farlo c’è ancora qualche ora di tempo. Sicché, se qualcuno avesse ancora in casa la scheda di votazione, che si affretti!

Svizzera fuori dall’ONU!

Di conseguenza, il patto ONU non va firmato. E qui torniamo all’inizio. “Forse che sì, forse che no” è la posizione delle commissioni parlamentari preposte all’esame del trattato. C’è chi dice al Consiglio federale di firmare e chi no. E’ davvero scandaloso che nell’Assemblea federale non si trovi una maggioranza chiara che dica al governicchio federale che questo patto non si firma! Visto che il CF stesso tenta di turlupinare l’opinione pubblica dicendo che non si sottoscriverebbe alcun nuovo obbligo, quindi firmare o no non cambia nulla, nel dubbio (che dubbio poi non è) NON si firma. Né questo, né nessun altro patto delle Nazioni unite.

Perché dall’ONU e dai suoi organi in balia di islamisti e spalancatori di frontiere la Svizzera deve chiamarsi fuori. Prima usciamo dal Consiglio per i diritti umani delle nazioni unite, che continua a prendere decisioni a sostegno degli islamisti. Poi usciamo dall’ONU in quanto tale.

Altro che firmare sempre nuovi patti! Ognuno di essi rappresenta un pezzo della nostra sovranità e della nostra democrazia diretta che se ne va a ramengo. Se non ci svegliamo, presto ci ritroveremo con niente!

Lorenzo Quadri

Esistesse il Nobel per la dabbenaggine…

 

Nei giorni scorsi la trasmissione Report di Rete 3 ha rivolto la propria attenzione al Casinò di Campione d’Italia. Ed è giunta alla conclusione che a portare al fallimento la casa da gioco dell’enclave sono stati “stipendi da favola e spese folli”. Ma guarda un po’!

L’ex sindaco Roberto Salmoiraghi ha già ammesso che l’organico del casinò di Campione è stato gonfiato come una rana tramite assunzioni motivate politicamente(favori agli amici del partito giusto). Adesso giunge conferma che gli stipendi erano pure “pompati”.
E chi paga il conto di siffatto malandazzo? Ma naturalmente gli svizzerotti! I quali non c’entrano, ovviamente, nulla e non portano alcuna responsabilità per l’accaduto.  Tuttavia  – causa accordi internazionali del piffero– sono costretti a finanziare le rendite  di disoccupazione ai dipendenti del casinò-cattedrale nel deserto residenti nel nostro Paese. Malgrado costoro non abbiano mai versato un centesimo di contributi alla nostra AD.
E intanto che gli svizzerotti intervengono a sostegno di Campione, erogando anche prestazioni gratis “per solidarietà”, i vicini a sud, per tutto ringraziamento, bloccano ancora per l’ennesima volta il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
E noi continuiamo a versare i ristorni dei frontalieri? E noi eroghiamo (nel senso che: il Cantone eroga) prestazioni “per solidarietà” a Campione, naturalmente pagate dal solito sfigato contribuente ticinese, mentre Roma si defila alla chetichella?
Esistessero dei premi Nobel per la dabbenaggine, ne faremmo incetta!
Sono anni che la Lega predica il blocco dei ristorni dei frontalieri. Ma naturalmente il triciclo PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. Ed ecco come i vicini a sud ricompensano la puntualità elvetica nell’onorare gli impegni con il Belpaese. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: la calata di braghe è totale

L’indiscrezione-horror: KrankenCassis (PLR) avrebbe cancellato tutte le linee rosse!

 

In Consiglio federale già venerdì? Frena Ugo! E’ chiaro che non si decide proprio un bel niente con due “ministri” (Doris e “Leider” Ammann) che tra un mesetto non saranno nemmeno più in carica!

Come avevamo ampiamente previsto! Il ministro degli esteri KrankenCassis (PLR), ha calato le braghe sulle famose linee rosse dell’ accordo quadro con l’UE. Sarebbe questo il “buongoverno” dell’ex partitone?

Stando a quanto pubblicato dal TagesAnzeiger (non dal Mattino populista e razzista) il Consigliere federale (ex) doppiopassaporto avrebbe trasmesso ai colleghi una proposta di accordo quadro con l’UE di una sconcezza totale.

Altro che rispetto delle linee rosse: sarebbe prevista la calata di braghesulle misure accompagnatorie (dimezzamento da 8 a 4 giorni del periodo di notifica per i padroncini UE) come pure sulla direttiva degli eurobalivi sulla cittadinanza! Ecco come i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale rispettano le promesse fatte! Inoltre, questo è solo ciò che è trapelato. Poco ma sicuro che i piegamenti a 90 gradi davanti agli eurofunzionaretti non sono finiti.

Criminali stranieri

La direttiva UE sulla cittadinanza, lo ricordiamo, ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se sono cittadini comunitari e ci costringerebbe ad allargare ancora di più i cordoni della borsa per mantenere gli immigrati UE nel nostro Stato sociale. Avanti così, facciamoci sfruttare da tutti!

Il bello è che il buon Cassis prima aveva tentato di far credere che la direttiva sulla cittadinanza non facesse parte dello sconcio accordo quadro istituzionale, poi si è inventato la  fandonia della “linea rossa” e adesso, naturalmente, arriva la capitolazione!

E cosa ne pensano i $ocialisti – quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE – della rottamazionedi quelle misure accompagnatorie con cui si sono sciacquati la bocca per anni? Per l’ennesima volta il P$ (Partito degli Stranieri) anteporrà il servilismo nei confronti di Bruxelles alla protezione dei lavoratori?

Non è finita

Ovviamente l’inverecondo accordo quadro istituzionale, un vero e proprio accordo-capestro che costituirebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità, oltre alla FINE delle misure accompagnatorie e al Diktat UE sulla cittadinanza ci imporrebbe tra l’altro: la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera!

Fuori di testa

Anche la tempistica con cui si pretenderebbe (ma col piffero!) di sottoscrivere l’osceno accordo quadro è delirante. Secondo il TagesAnzeiger, il dossier dovrebbe arrivare sui tavoli del governicchio federale già venerdì. Ma qui qualcuno è fuori come un terrazzino!

Tanto per cominciare: in Consiglio federale ci sono due partenti, ovvero la Doris uregiatta ed il liblab “Leider” Ammann. I quali, poco ma sicuro, sosterrebbero la svendita della Svizzera proposta da KrankenCassis. Peccato che l’allegro duetto abbia già le valigie in mano! Ed è evidente che a decidere su un tema della massima importanza per il futuro del Paese non possono essere due Consiglieri federali che tra un paio di settimane non saranno più in carica! Ma stiamo scherzando?

Ad avere già un piede fuori dalla porta, comunque, sono anche i funzionarietti di Bruxelles, a partire dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker. In primavera, con le elezioni europee, questa foffa verrà spazzata via con un colpo di spugna. E’ quindi ovvio che con la fallita UE non si sottoscrive nessun accordo; men che meno adesso! In un normale collegio governativo, le obbrobriose proposte del ministro degli esteri PLR – ecco i grandi statisti che l’ex partitone regala al Paese! Complimenti! – verrebbero cestinate nel giro di tre secondi netti.

Ma purtroppo nel caso concreto stiamo parlando di un gremio di camerieri di Bruxelles. Gente capace di dar via 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi agli eurofalliti senza uno straccio di obbligo né di contropartita, ma soltanto perché “bisogna oliare”. Sicché ci si può solo attendere il peggio.

Lorenzo Quadri

E noi i ristorni quando li blocchiamo? Triciclo, sveglia!

Accordo sui frontalieri di nuovo bloccato: basta farci prendere per i fondelli!  

Come volevasi dimostrare, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Ma la partitocrazia…

Come volevasi dimostrare, per l’ennesima volta i vicini a sud hanno preso gli svizzerotti per il lato B!

Sono anni ormai che la Lega dice che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. Adesso arriva una nuova conferma.

La ratifica del famigerato accordo è infatti ancora bloccata. Questo grazie alla mozione di due sconosciuti deputati pentastellati, tra i quali tale Niccolò Invidia (Invidia chi?). Ossia quello che la scorsa settimana blaterava la scandalosa  fregnaccia che 65mila frontalieri sarebbero “indispensabili per il Ticino”. Il bello è che costui si bulla di vivere a 10 minuti dal confine svizzero e quindi di conoscere bene la situazione… Ed infatti la conosce così bene da non sapere nemmeno che 65’500 frontalieri – ovvero: almeno 30mila di troppo – sono i frontalieri attivi nel solo Ticino. Non in tutta la Svizzera.

Accordo sepolto

Ma come: stando alle fregnacce raccontate dall’allora ministra  del 5% Widmer Schlumpf e del suo insopportabile tirapiedi De Watteville, l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era imminente… quattro anni fa.

Invece, è evidente che l’accordo è morto e sepolto. Nessuna sorpresa. La Lega ed il Mattino lo dicono da anni. L’Italia, per motivi politici, non ha interesse a tassare correttamente i frontalieri. I quali continueranno dunque ad essere deiprivilegiati fiscalirispetto agli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese. I frontalieri ed i loro politicanti pro-saccoccia  tengono in scacco Roma? Sembra incredibile, ma è così.

Contromisure

Il Belpaese continua ad essere inadempiente nei nostri confronti. Eppure ha  avuto ancora il coraggio di montare un caso (uella) sulle  presunte riconsegne illegali di finti rifugiati da parte della Svizzera quando gli uffici di identificazione italici sarebbero chiusi. Peccato che le cose “probabilmente” stanno in un modo un po’ diverso. Ovvero: i vicini a sud fanno i furbetti e chiudono gli uffici di identificazione per non doversi riprendere i clandestini di loro spettanza. Del resto, i migranti economici che ci troviamo in Svizzera arrivano tutti dal Belpaese. Mica dalla Svezia o dalla Danimarca!

Visto dunque che la vicina Repubblica continua a prenderci grandiosamente per i fondelli, è chiaro che urgono delle contromisure.

Invece gli svizzerotti fessi cosa fanno? Corrono ad onorare gli impegni presi tramite accordi internazionali del piffero. Ad esempio la cagata pazzesca (cit. Fantozzi) di pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, malgrado essi non abbiano mai versato un centesimo di contributi. E malgrado, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da una trasmissione televisiva Rai, l’organico del Casinò fosse gonfiato come una rana con assunzioni politiche (del resto lo ha ammesso anche l’ex sindaco Salmoiraghi), e gli stipendi  fossero “pompati”. Il costo di assunzioni politiche e di stipendi a mongolfiera – che evidentemente si ripercuotono sulle rendite di disoccupazione – non lo pagano i responsabili del malandazzo. Lo pagano gli svizzerotti. E questo grazie agli accordi internazionali capestro che i burocrati bernesi firmano giulivi. Bravi, avanti così!

I prossimi passi

Poiché il Belpaese ci prende per i fondelli sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ecco i prossimi passi da compiere:

  • Il Consiglio di Stato decida immediatamente il blocco dei ristorni dei frontalieri.Del resto sono anni che i due Consiglieri di Stato leghisti, Gobbi e Zali, sostengono che il versamento va congelato. Ma naturalmente gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$, ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli, non ne vogliono sapere. Intanto gli italici incassano i ristorni, ormai lievitati a 84 milioni di franchetti all’anno, e se la ridono a bocca larga!
  • A livello federale: il governicchio bernese deve disdire la Convenzione del 1974sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I ristorni vanno azzerati. (Nuova)mozione al Consiglio federale per la disdetta della Convenzione in arrivo!
  • I controlli sul confine, come quelli che martedì alla dogana di Gandria hanno fatto sbroccare varie “targhe azzurre”, vanno condotti quotidianamente. Non solo a Gandria ma in tutte le dogane. E ripristinare subito la chiusura notturna dei valichi secondari in base alla mozione Pantani approvata dalle Camere federali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri

 

 

Contro l’autodeterminazione sempre le solite fregnacce

E’ ormai oltre un quarto di secolo che la casta va avanti a catastrofismo e fake news

 

L’establishment, o casta che dir si voglia, combatte l’iniziativa “per l’autodeterminazione” con terrorismo economico e ricatti morali. Ovvero, con il suo modus operandi consueto, applicato ormai da oltre un quarto di secolo: vedi la votazione sull’adesione allo SEE del dicembre 1992.

Nell’ambito del terrorismo di regime rientra la fandonia delle centinaia di accordi internazionali che sarebbero in pericolo (?) in caso di approvazione dell’iniziativa. Come ha chiarito uno dei padri dell’ultima revisione della Costituzione, l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum, si tratta di “affermazioni populiste che appartengono al regno della fantasia”. In altre parole: balle solenni.E lo stesso vale per la presunta inaffidabilità della Svizzera in caso di accettazione dell’iniziativa. A seguito della quale, secondo la casta, nessun paese vorrebbe più concludere trattati con Berna.

Punto primo: se la smettiamo di sottoscrivere accordi-capestro con l’UE abbiamo soltanto da guadagnarci. Questi accordi hanno un solo obiettivo: portarci nell’Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta).

Punto secondo: la priorità della Costituzione (e quindi della volontà popolare) sul diritto internazionale era la regola fino al 2012. Prima che il Tribunale federale – con giudici eletti dalla partitocrazia per prendere decisioni politiche – cambiasse le carte in tavola. In questo modo il TF ha messo a segno un vero e proprio golpe contro i diritti popolari, e dunque contro il popolo. Per la massima goduria della casta che da anni attenta ai diritti popolari. Ma forse che prima del 2012 nessuno voleva concludere trattati internazionali con l’inaffidabile Svizzera? Suvvia, siamo seri! La Corte costituzionale tedesca ha deciso nei mesi scorsi che la Costituzione nazionale ha la precedenza sui trattati internazionali. Non risulta ci sia stato un fuggi-fuggi di partner dall’ “inaffidabile” Germania. La realtà è che non esiste al mondo paese che metta sistematicamente gli accordi internazionali davanti alla propria Costituzione, come invece vorrebbe fare il triciclo PLR-PPD-PS.

Punto terzo:qualcuno si dimentica che la stabilità politica e giuridica di cui la piazza economica svizzera ha sempre beneficiato è stata costruita con la democrazia diretta e con in vigore la precedenza del diritto costituzionale sugli accordi internazionali. Questo è il modello che ha determinato il “successo” del paese. Ed è proprio questo  modello che l’establishment vuole rottamare.

Punto quarto:“La salvaguardia della reversibilità di principio delle decisioni dello Stato è una virtù democratica essenziale alla politica ed alla legislazione”.Parole e musica dell’illustre giurista tedesco Michael Klöpfer, già professore di diritto all’università di Berlino. Che di diritto evidentemente ne capisce “un po’ di più” dei politicanti della partitocrazia. Gli accordi internazionali non valgono in eterno. Se il popolo tramite decisione democratica decide che bisogna cambiare rotta, questo deve accadere. La volontà popolare va rispettata: solo così si crea stabilità.

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE. Si sciolgono anche i matrimoni. E non è perché esiste il divorzio che non vengono più celebrate nozze. Invece adesso i partiti cosiddetti storici pretendono di farci credere che i trattati internazionali capestro devono durare in eterno?

Raffica di iniziative?

Inoltre, siamo seri: raccogliere le firme necessarie ad un’iniziativa popolare (100 mila) non è certo cosa di tutti giorni. Prima di arrivare ad una votazione popolare, poi, passano anni. Ed ovviamente le iniziative possono anche essere bocciate (in effetti accade nella maggioranza dei casi). Immaginare un domani l’approvazione di una raffica di iniziative popolari che invaliderebbero centinaia (!) di accordi internazionali, come sostiene l’establishment promotore dell’asservimento della Svizzera all’UE, è una presa in giro. E’ evidente che l’accordo internazionale che ciurla nel manico è uno solo. Quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Ed è proprio questo accordo che la casta sta, ancora una volta, puntellando con i soliti mezzucci: terrorismo di regime, tentativi di lavaggio del cervello, fake news, statistiche farlocche,…

Il ricatto sui diritti umani

Quanto alla storiella dei diritti umani in pericolo. Che la Svizzera verrebbe espulsa dalla Convenzione dei diritti dell’Uomo in caso di Sì all’autodeterminazione, lo dicono i contrari a detta iniziativa. Sempre il solito squallido ricatto morale. Sempre il solito tentativo di delegittimare e denigrare quelli che non intendono inchinarsi a 90 gradi davanti al pensiero unico pro-UE e pro-frontiere spalancate. Dire “nemici dei diritti umani” è infatti analogo a dire “fascisti e razzisti”. Sempre la stessa solfa!

Ed in ogni caso, le prestazioni a tutela dei diritti umani della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) le abbiamo viste con la recente sentenza di condanna di una donna austriaca rea di aver detto, durante un seminario sull’islam, che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto ed una bambina di sei anni “si può definire un caso di pedofilia”. La CEDU ha dunque mostrato chiaramente il proprio volto.  Inginocchiata agli islamisti, si è inventata il reato di blasfemia. Ma solo per l’Islam. Dopo aver deciso, in recenti sentenze, che il sentimento religioso cristiano può essere offeso eccome, ha stabilito che quello dei musulmani, invece, va assolutamente rispettato “in nome della pace religiosa”. Eh già: i musulmani mettono bombe, i cristiani no. Sicché, giù le braghe!

Due pesi e due misure, a vantaggio della religione dei migranti economici e contro i nostri diritti fondamentali tra cui conta, a non averne dubbio, la libertà d’espressione. Ecco come i giudici stranieri della CEDU difendono i diritti umani. Di simili  giudici e di simili sentenze non abbiamo proprio bisogno. Ed in Svizzera i diritti umani sono già tutti presenti nella nostra Costituzione. Del resto, nemmeno l’UE in quanto tale riconosce la giurisdizione della CEDU. Dovremmo continuare a farlo noi?

Lorenzo Quadri

 

Aprono le porte agli islamisti in nome dello Stato laico

Meritata disfatta per l’iniziativa popolare degli ex ministri PLR Marty e Gendotti

Ma guarda un po’: l’iniziativa Ticino Laico, quella che mira a togliere i riferimenti cristiani dalla Costituzione cantonale, si è risolta con un clamoroso flop. Non ha raccolto nemmeno la metà delle 10mila firme che sarebbero state necessarie alla sua riuscita. Da notare che tra i promotori c’erano anche due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone: Lele Gendotti e Dick Marty. Complimenti. Evidentemente sono questi, oggi, i problemi dei radikalchic: cancellare i riferimenti a Dio dalla nostra Costituzione cantonale. A proposito: ma se per questi altolocati signori la Costituzione è diventata così importante, perché non si impegnano affinché venga rispettata? Invece il PLR si agita affinché accordi internazionali del pifferoabbiano la precedenza sulla Costituzione (federale).

Autolesionismo

Sarebbe poi interessante sapere se i promotori dell’iniziativa Ticino Laico sono magari  gli stessi che, quando si tratta del divieto di burqa, blaterano che è un “non problema” e si riempiono la bocca con la “non discriminazione”.

Certo che c’è davvero da restarci di sale (per non dire d’altro). L’islamismo avanza a passi da gigante in Europa, e la Svizzera non fa eccezione. Avanza approfittando del vuoto causato da decenni di distruzionedella nostra identità e delle nostre radici a suon di politiche radikalchic e multikulti. Però i signori di Ticino Laico, inclusi i due ex “ministri” liblab,  se la prendano con le nostre – sempre più flebili – radici cristiane. Quindi: non solo lor$ignori non si oppongono all’islamizzazione, ma si danno da fare per spianarle la strada. In nome del laicismo, spalancano le porte ad una teocrazia, ovvero all’islam. E  l’obiettivo dell’Islam è proprio quello di spazzar via lo Stato laico. In casa nostra. Ma si può essere più autolesionisti di così?

L’Ottocento è finito

Il fatto che l’iniziativa del duo Marty-Gendotti e compagni di merende sia naufragata peggio della Costa Concordia, in ogni caso, è buon segno. Dimostra  che i ticinesi hanno capito quanto siano assurde simili battaglie al giorno d’oggi. L’Ottocento è finito da un pezzo. Quale minaccia allo Stato laico possono costituire oggi nel nostro Cantone i rimasugli del cristianesimo? Ormai perfino il PPD ha rottamato il referente cristiano per sostituirlo con il referente multikulti. E adesso arriva un gruppetto di radikalchic che pretende di farci credere che il pericolo per lo Stato laico non sarebbe l’avanzata islamista (ma quando mai! “Bisogna aprirsi”!) bensì il fatto che la nostra Costituzione citi Dio. Del resto, questi spalancatori di frontiere sono corresponsabili dell’islamizzazione della Svizzera; altro che difesa del laicismo!

Silenzio assordante

E come mai i prodi paladini della “neutralità religiosa” non hanno fatto un cip davanti all’ultima aberrante sentenza dei giudici stranieridella Corte europea dei diritti dell’uomo? Ovvero la condanna inflitta ad una donna austriaca rea di aver detto ad un seminario che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto e la moglie Aisha di 6 anni è “un caso di pedofilia”?  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, questo il nome della signora, è  stata condannata  dalla CEDU perché non si può – sa po’ mia! – offendere il sentimento religioso dei musulmani. E quindi, “in nome della pace religiosa”, si rottama la nostra libertà d’espressione (diritto umano).

Il sentimento religioso dei cristiani, per contro, può essere offeso eccome. Lo ha stabilito di recente la stessa CEDU. Ma i cristiani non mettono le bombe.

Fossero coerenti

Sicché, secondo i giudici stranieri della CEDU, a mettere in pericolo la pace religiosa (?) in Occidente non è l’invasione di musulmani non integrati e non integrabili. Ma quando mai! E’ la nostra – laicissima! – libertà d’espressione!

Come mai i signori di Ticino Laico, quelli che difendono la neutralità religiosa dello Stato, non hanno nulla da dire a proposito di questa delirante sentenza che fa giurisprudenza anche per noi svizzerotti? Fossero coerenti dovrebbero scendere subito in campo a fare campagna per l’iniziativa contro i giudici stranieri.Invece fanno proprio il contrario. Perché sono soldatini della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere. Altro che Stato laico.

Diritti popolari

Infine, visto che questi esponenti dell’establishment da anni tentano di sabotare i diritti popolari, in prima fila  proprio il PLR, dicendo  che è troppo facile servirsene: gli sta proprio bene che abbiano potuto toccare con mano questa “eccessiva facilità”, non riuscendo a raccogliere le firme per la loro iniziativa, e rimediando così una figura marrone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Razzismo: lo scontato njet del Consiglio federale

Ma è evidente che la vicenda non si chiude qui: si attende il voto parlamentare

 

Come ampiamente previsto, il Consiglio federale dice njet alla mozione di chi scrive che chiede di abolire la Commissione federale contro il razzismo. Ovvio: la Commissione in questione è stata creata appositamente per montare la panna ad oltranza sul presunto problema del razzismo. E questo a fini politici: la denigrazione, delegittimazione ed addirittura criminalizzazione come “razzista” di osa opporsi al pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere.

Peccato che il razzismo sia un reato penale ben definito. Per sussistere deve adempiere a precisi requisiti. Non può essere stiracchiato secondo i desideri della casta. Eppure accade proprio questo. L’accusa di razzismo viene ormai utilizzata per denigrare e stigmatizzare posizioni politiche (ad esempio sulla migrazione) che non hanno nulla a che vedere con la discriminazione razziale. Praticamente chiunque non sia allineato al pensiero unico viene additato come “razzista”.

Lavaggio del cervello

Inoltre, poiché non si creano – o non si dovrebbero creare – commissioni federali per ogni quisquilia, è evidente che la sola esistenza di una commissione contro il razzismo serve a far credere (lavaggio del cervello) che in Svizzera esista un problema diffuso di razzismo. Ciò non può essere, per una semplice questione numerica: un paese con il 25% di popolazione straniera, e dove (almeno) la metà degli abitanti ha “passato migratorio” non può essere razzista. Un paese razzista non è preso d’assalto da migranti: si assisterebbe semmai al fenomeno inverso. Il numero assolutamente irrisorio di condanne per discriminazione razziale (articolo 261 bis del codice penale) dimostra che esistono certo dei casi isolati di razzismo; ma in nessun modo un problema diffuso.

E questi stessi numeri confermano che la Commissione federale contro il razzismo non ha alcuna giustificazione reale, ma solo politico-partitica.

Le mezze ammissioni

Vista la sua finalità politico-partitica è ovvio che i camerieri dell’UE in Consiglio federale, fautori dell’immigrazione scriteriata, non si sognano nemmeno lontanamente di smantellare la Commissione contro il razzismo. Trattandosi di uno strumento partitico contro i “sovranisti” e i “populisti”, la casta ne ha bisogno come del pane. Specialmente oggi.

Tuttavia nel suo parere sulla  mozione per l’abolizione della commissione antirazzismo il Consiglio federale si trova costretto ad ammettere che, dato il numero di stranieri presenti in Svizzera, la politica d’integrazione elvetica è “fondamentalmente riuscita”. Ovvero, non c’è un problema di razzismo. Per poi dichiarare goffamente che la Commissione contro il razzismo “agisce in modo proattivo”: cioè esiste a titolo “preventivo”; in altre parole si occupa di un problema che non c’è!

Non un cip arriva dall’esecutivo a proposito del razzismo d’importazione. Ossia quello generato dalle frontiere spalancate, grazie alle quali arrivano in Svizzera migranti che sono razzisti, xenofobi, sessisti, eccetera. E che importano in casa nostra i loro conflitti etnici. Ma questo tema è chiaramente tabù. Parlarne equivarrebbe a portare acqua al mulino degli odiati “populisti” per cui… citus mutus!

Intanto in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione; e non certo perché – come accade invece da noi – si taroccano le percentuali tramite naturalizzazioni facili di persone non integrate. In Giappone esiste una Commissione contro il razzismo? C’è da dubitarne!

Lorenzo Quadri

 

 

 

E’ proprio un accordo del Cassis

Accordo quadro istituzionale uguale fine delle misure accompagnatorie. E non solo…

 

Come volevasi dimostrare! Lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la casta spalancatrice di frontiere, triciclo PLR-PPD- P$ in primis, sbava per firmare, sancirà la FINE delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.

Con una recente sentenza, la Corte di giustizia della fallita UE ha annullato una misura antidumping decisa dall’Austria a tutela del proprio mercato del lavoro. Ecco dunque quello che succederà alle nostre misure accompagnatorie nel caso in cui venisse sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale: azzerate con un colpo di spugna dai GIUDICI STRANIERI!

Cosa ne dicono i $inistrati euroturbo, quelli che si sciacquano la bocca con le “misure d’accompagnamento” però sotto-sotto sono pronti a gettarle nel water perché “aprirsi all’UE”  e “far entrare tutti” per i kompagnuzzi multikulti è molto, ma molto più importante della tutela dei lavoratori svizzeri, di cui di fatto se ne impipano?

Altro che “tribunale arbitrale”!

La storiella del tribunale arbitrale composto da membri UE e svizzeri che dirimerebbe (uella) le vertenze relative all’accordo quadro istituzionale è l’ennesima fregnaccia. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR) da mesi va in giro a raccontare che, nell’accordo quadro, i giudici stranieri non sarebbero un problema. Delle due l’una: o racconta balle di proposito, oppure proprio non ha capito. Non sarebbe nemmeno una novità. Ricordiamo ad esempio che il buon Cassis prima dichiarava ai quattro venti che le norme sulla cittadinanza UE – che se applicate ci impedirebbero di espellere qualsiasi criminale straniero se costui è cittadino comunitario – non facevano parte dell’accordo quadro. Poi ha dovuto riconoscere che ne facevano parte eccome, assicurando però che il Consiglio federale non le avrebbe accettate e avrebbe lavorato per escluderle (la fetecchiata delle “linee rosse”). Certo, come no!

L’epilogo è fin troppo facile da prevedere: svizzerotti chinati a 90 gradi e direttive accettate “per non mettere in pericolo i rapporti con l’UE”!

Sul diritto comunitario…

Tornando ai giudici stranieri. Il famoso tribunale arbitrale potrebbe semmai statuire sull’applicazione del diritto svizzero. Ma sull’interpretazione e l’applicazione diritto UE decide solo la Corte di giustizia dell’Unione europea. E lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe la ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE.

Perché sul diritto comunitario decide solo la Corte di giustizia dell’Unione europea? Perché l’UE non accetta (sic!) giudici stranieri. Ed infatti non aderisce nemmeno alla tanto magnificata Convenzione europea dei diritti dell’uomo, proprio per non sottostare alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Hai capito i balivi dell’UE? Loro non accettano i giudici stranieri. Però li vogliono imporre agli altri. E i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale si abbassano le braghe all’istante.

Le conseguenze

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia vuole ad ogni costo sottoscrivere, ci imporrebbe:

  • Ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE;
  • Giudici stranieri: la corte arbitrale di cui va favoleggiando il buon Cassis è una “cassata” manifesta;
  • Fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: il caso austriaco ne è conferma eclatante;
  • Obbligo di conformarci alla direttiva UE sulla cittadinanza e quindi fine dell’espulsione dei criminali stranieri (ovvero: azzeramento di una votazione popolare);
  • Assicurazioni sociali svizzere, finanziate con i nostri soldi, prese d’assalto da cittadini UE;
  • Obbligo di far entrare i TIR da 60 tonnellate;
  • Fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, poiché non piacciono ai funzionarietti di Bruxelles;
  • Eccetera eccetera.

Il vaso di Pandora

Insomma: non solo un accordo coloniale, ma un vero e proprio vaso di Pandora. La fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Questo vuole la partitocrazia. E noi dovremmo sottoscrivere un simile accordo del Cassis? Ma neanche per sogno!

E il 25 novembre, per chiarire che di giudici stranieri in casa nostra non ne vogliamo, tutti a votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”!

Lorenzo Quadri

Legittima difesa: il Belpaese progredisce, la Svizzera no

Sotto le cupole federali la partitocrazia si schiera dalla parte dei delinquenti

 

Sicché ormai è cosa fatta. Il Belpaese ha deciso di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa, ma anche sul luogo di lavoro: negozio, azienda, stazione di servizio, eccetera.

Il Senato ha approvato la proposta di legge del governo gialloverde con una chiarissima maggioranza: 195 favorevoli, 52 contrari, un astenuto.

La legge prevede che la difesa di chi è aggredito è sempre proporzionale all’offesa se egli “usa un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i bene proprio o altrui”.

I kompagni strillano

I $inistrati, residui del PD, naturalmente strillano al Far West, ma sta di fatto che la nuova norma è realtà. “La difesa è sempre legittima: dalle parole ai fatti”ha dichiarato il ministro dell’Interno Salvini. Mentre il relatore della legge ha commentato: “Lo Stato non sarà più nemico del cittadino. Oggi vincono le vittime. Basta gogna, basta assurde richieste di risarcimento da parte di parenti di qualche delinquente”.

Immobili

Se l’Italia progredisce, la Svizzera, “grazie” della partitocrazia politikamente korretta e buonista-coglionista, resta drammaticamente immobile. Del resto, lo è su tutte le questioni che riguardano la sicurezza del cittadino, a partire dal dilagare dell’estremismo islamico. Non per nulla a Palazzo federale il Dipartimento di riferimento è affidato alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ed alla sua corte dei miracoli di burocrati ro$$i.

La proposta respinta

E in materia di legittima difesa, la Svizzera, grazie al solito triciclo PLR-PPD-P$$, è destinata a rimanere al palo ancora a lungo. In effetti la partitocrazia è riuscita, in tempi recenti, a trombare l’iniziativa parlamentare, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi è aggredito in casa propria (in Italia invece il potenziamento è esteso anche al posto di lavoro).

La proposta prevedeva quella che in gergo da legulei viene chiamata “inversione dell’onere della prova” (uella).

Difendersi da un’aggressione è infatti legittimo (per questo esiste la legittima difesa). Tuttavia, se la difesa è “eccessiva” non è più legittima: si parla in questi casi di eccessodi legittima difesa. Che è punibile. Tuttavia, come recita il Codice penale svizzero all’articolo 16,  “chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”.L’iniziativa parlamentare di cui sopra prevedeva di aggiungere a questa disposizione un nuovo capoverso del tenore seguente: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambia?

Presto detto: nella situazione attuale, chi, aggredito da banditi nella propria casa, è accusato di eccesso di legittima difesa, per discolparsi deve dimostrare che si trovava in uno stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. Con la modifica legislativa proposta, invece, lo stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” verrebbe presunto: si parte dal presupposto che sia sempre presente quando qualcuno viene aggredito da un criminale che ha violato la “sacralità” della sua casa.  Sta quindi semmai al magistrato che vuole accusare chi si è difeso da un delinquente dimostrare che le cose non stavano così.

Reazioni isteriche

La proposta era dunque ragionevole e moderata: molto “svizzera”.

Ciononostante, nella partitocrazia imbesuita dal politikamente korretto ha suscitato reazioni da circo equestre. Ad esempio, deputati ticinesi PLR che prima firmano l’iniziativa e poi votano contro: evidentemente è questo che l’ex partitone intende per “Buongoverno”. E soprattutto, la gauche-caviar che istericamente strillava al Far West. Chi vede il Far West in una proposta del genere, o è in malafede o ha, come si suol dire, il solaio in disordine.

Cosa ci sia dietro a questo isterismo è evidente: la casta vuole cittadini inermi, deboli, incapaci di difendersi. Peggio ancora: mette sotto pressione i cittadini affinché, in caso di aggressione, rinuncino a difendersi, minacciandoli di finire loro sul banco degli imputati. E’ il mondo che gira al contrario ma tuttavia c’è un filo logico: la casta che non vuole la legittima difesa è la stessa che cala le braghe davanti al Diktat UE per disarmare i cittadini onesti.

Il mondo è cambiato

Perché potenziare il diritto alla legittima difesa? Evidentemente perché il mondo è cambiato, in peggio. Il nuovo governo italiano “populista” se ne è accorto. L’establishment della Confederella, evidentemente, no. E sì che è proprio l’élite spalancatrice di frontiere a portare la responsabilità del cambiamento in peggio. A suon di libera circolazione e di immigrazione incontrollata, ci ha riempito di delinquenti stranieri della peggiore specie, a cominciare dalla feroce criminalità dell’Europa dell’Est. Vedi ad esempio il caso di Minusio tornato alla ribalta di recente: nel 2007 un criminale rumeno entrò in casa di una coppia di anziani per rapinarli, infierì su di loro con decine di coltellate, e poi scappò con poche centinaia di franchi di bottino. Da notare che la richiesta di pena avanzata dalla Procura è ridicola: 3 anni carcere. Come sempre, giustizia inflessibile solo con gli automobilisti!

A vantaggio dei criminali

L’establishment ha spalancato le porte a questa feccia. Però vuole impedire ai cittadini onesti di difendersi. E la polizia non è di regola in grado di farlo, dal momento che non può materializzarsi nell’abitazione in cui si sta commettendo una rapina. La vittima si trova da sola davanti a dei banditi dei quali non può conoscere la pericolosità. La partitocrazia buonista-coglionista si aspetta che la persona aggredita rinunci a difendersi, a tutto vantaggio dei criminali. Bravi, avanti così!

I responsabili

Un’ultima considerazione. A causa dell’invecchiamento della popolazione e della frammentazione delle famiglie, sempre più anziani vivono da soli: bersagli facili di rapinatori senza scrupoli. E quando la criminalità peggiore scoprirà che la Svizzera è il paese del Bengodi, non osiamo immaginare cosa succederà. E’ chiaro che il triciclo dovrà assumersi le proprie pesanti responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

In Ticino la cittadinanza svizzera è venduta ai saldi

Costi delle naturalizzazioni: il nostro Cantone è tra quelli più “convenienti”

 

Perché a Soletta il passaporto rosso costa 5000 Fr mentre a Lugano solo 2000?

Il costo di una naturalizzazione  varia da Cantone a Cantone e da Comune a Comune. In base alla nuova legge federale, la somma chiesta al candidato deve coprire le spese, ma non può servire per “fare cassetta”. A dire il vero, più che a fare cassetta – ciò che oltretutto potrebbe far venire “idee malsane” a qualche Comune – il costo potrebbe/dovrebbe semmai avere effetto deterrente. Per  sottolineare che, contrariamente a quanto sognano i $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) il passaporto non è solo un pezzo di carta.

Le cose però non stanno così.

Differenze significative

Le differenze nei costi delle naturalizzazioni sono importanti. Come spesso accade nel nostro sistema federalista, il costo totale è composto da una tariffa federale (uguale per tutti: 100 Fr per uno straniero maggiorenne, 50 per un minorenne, 75 a testa per i coniugi), da una cantonale (che varia da Cantone a Cantone) e da una Comunale (ogni Comune ha la sua). Quindi: non solo ci sono differenze importanti tra Cantoni, ma anche all’interno di uno stesso Cantone.

Un vero ginepraio in cui adesso intende intervenire Mr Prezzi. Era meglio se si occupava d’altro. Ad esempio, dei premi di cassa malati. Difficilmente infatti l’intervento del sorvegliante dei prezzi servirà ad aumentare i costi di naturalizzazione. Semmai servirà a farli scendere.

Ticino buon mercato

La tassa cantonale varia da 450 Fr del Canton Vaud (e ti pareva) ai 1500 di Friburgo. Il Ticino si situa nella fascia medio-bassa, ovvero 640 Fr. A Lugano, una pratica di naturalizzazione ordinaria costa, per la parte comunale, 1300 Fr, mentre una naturalizzazione agevolata 400. In caso ritiro della domanda di naturalizzazione, il richiedente viene comunque chiamato alla cassa: più è avanzata la procedura, più alto è il conto. Chi ritira la domanda dopo il rapporto commissionale, ad esempio, paga 1050 Fr.

A Lugano, tirando le somme, tra tassa federale, cantonale e comunale, diventare svizzeri costa sui 2000 Fr. Sarebbe possibile presentare un conto più salato? La risposta è sì. Basti pensare che a Soletta la fattura globale è di circa 5000 Fr: più del doppio! Anche nel Canton Friburgo il conto è più elevato che in Ticino. Il Cantone preleva una tassa di 1500 Fr; quasi 1000 franchetti in più di quella richiesta alle nostre latitudini.

“Sa pò”

La conclusione è scontata. Far pagare di più per l’ottenimento della cittadinanza svizzera, anche in Ticino, “sa pò”. Questo vale sia per il Cantone  che per i Comuni (ad esempio, Brissago chiede solo 450 Fr). Se a Soletta si pagano 5000 Fr, perché la stessa cifra non potrebbe essere riscossa anche a Lugano o a Bellinzona o in qualsiasi altro Comune ticinese? Le fotocopie solettesi sono forse stampate su carta con filigrana d’oro?

Svendite

Già il passaporto rosso viene (metaforicamente) svenduto tramite naturalizzazioni facili. Ossia naturalizzazioni di persone non integrate: perché “bisogna aprirsi”! E se qualcuno non ci sta, la cricca ro$$overde multikulti insorge e  si mette a starnazzare al razzismo ed al fascismo. Infatti, secondo la gauche-caviar, “il solo fatto che uno straniero abbia presentato domanda di naturalizzazione dimostra che è integrato”; ovvero: basta chiedere e si diventa svizzeri in automatico.

Non basta svendere il passaporto in senso metaforico. Adesso “scopriamo” che viene svenduto anche nel senso letterale del termine.

Intanto altrove…

Purtroppo non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che l’intervento di Mr Prezzi non farà che peggiorare la situazione. Dovesse ottenere un qualche risultato, sarà quello di mettere (ulteriormente) ai saldi la cittadinanza svizzera. Sempre meglio!

E intanto che gli svizzerotti vengono accusati di xenofobia e razzismo da organismi internazionali che valgono meno di zero – e questo malgrado abbiamo il 25% di popolazione straniera e la metà “con passato migratorio” (in Ticino gli stranieri sono il 30% e c’è dunque ragione di credere che i cittadini “con passato migratorio” siano, a questo punto, la maggioranza) – in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione. E nessuno fa un cip. Non sappiamo come funzionino le naturalizzazioni nel Paese del Sol Levante. Ma su una cosa siamo pronti a scommettere: “facili” non sono di sicuro!

Lorenzo Quadri

Patto ONU sulla migrazione La lucidità è durata poco

La Commissione di politica estera dice che “bisogna” sottoscrivere l’ennesima ciofeca

Come c’era da aspettarsi, lo sprazzo di lucidità della partitocrazia a proposito del patto ONU sulla migrazione non è durato a lungo!

Il venerdì della scorsa settimana, la commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale, dove siede anche la leghista Roberta “Pardopanty” Pantani, ha detto njet alla firma dell’ennesimo accordo internazionale del piffero. La sottoscrizione dovrebbe tenersi l’11 dicembre a Marrakech.

Il Consiglio federale, che non appena sente le parole “accordo internazionale” corre ad abbassarsi le braghe fin sotto i talloni con riflessi degni dei famosi cani di Pavlov, aveva tentato, per l’ennesima volta, di prendere la gente per i fondelli. La tesi usata questa volta è che si tratterebbe di “un accordo non vincolante”, che non intaccherebbe in nulla la nostra sovranità, e avanti con le favolette.

Non ci crede più nessuno

A simili fregnacce non crede più nemmeno il Gigi Piantoni. Di accordi internazionali non vincolanti non ne esistono. Prima o poi tutti lo diventano. E non solo diventano vincolanti ma poi – vedi il bidone-Schengen – si evolvono. Ovvero, si gonfiano come rane. Andando a coprire sempre nuovi settori. Così accade che, tanto per citare un esempio noto a tutti, con la scusa che si tratta di un “acquis” di Schengen, il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di disarmare i cittadini onesti. Il referendum contro questa ennesima boiata della casta è in corso: firmate tutti!

La conseguenza…

Con il patto ONU sulla migrazione è evidente che accadrà la stessa cosa. E se gli spalancatori di frontiere hanno una voglia matta di firmare, è perché la conseguenza sarà (prima o poi, più prima che poi) l’obbligo, per gli svizzerotti, di accogliere sempre più finti rifugiati. Così il business ro$$o dell’asilo si gonfia, ed i compagni di merende della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga sono felici e beati!

Se firmare o non firmare fosse la stessa cosa, perché i burocrati del Consiglio federale vogliono sottoscrivere? Potrebbero benissimo NON farlo e non cambierebbe nulla. Ma evidentemente le cose non stanno così. Ed infatti, ma guarda un po’, l’Austria ha deciso di non firmare il patto-ciofeca dell’ONU. Il motivo?  Vienna “difende la propria sovranità”. Kompagna Simonetta e doppiopassaporto KrankenCassis asfaltati! La stessa decisione dell’Austria l’hanno presa, ma guarda un po’, la Croazia, l’Ungheria, gli USA. Altri probabilmente seguiranno.

La sorpresa

Come detto, il venerdì della scorsa settimana la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale con comoda maggioranza (15 a 9: chi saranno i 9?) ci aveva sorpresi in positivo, decidendo di raccomandare al CF di nonsottoscrivere il patto ONU. Con un imbarazzante retrofront, il ministro degli esteri PLR si è affrettato a dichiarare che “se non si firma subito non è un problema”. Come già scritto la scorsa domenica, il buon Cassis non ha forse capito che non si tratta di tirarla in lungo. Si tratta di NON firmare. La Svizzera non deve sottoscrivereil patto ONU sulla migrazione. Né tra un mese, né tra un anno, né mai.

Vita breve

Ma, come c’era da temere, l’invero sorprendente sprazzo di lucidità bernese ha avuto vita breve. Di fatto, solo un fine settimana. Ben presto sono ripiombate le tenebre. Lunedì ci hanno pensato i soldatini della casta incadregati nella Commissione di politica estera del Consiglio nazionale a riconfermare il calabraghismo. Questa Commissione ha infatti deciso, per 14 voti contro 10 ed un’astensione, che il patto ONU sulla migrazione va invece firmato. Giù le braghe! Questa è la partitocrazia che conosciamo fin troppo bene!

Commissioni da rottamare

Certo che queste commissioni di politica estera delle Camere federali sono una vera catastrofe: quella degli Stati decide, con il voto determinante del presidente, EuroSenatore Pippo Lombardi (PPD), che bisogna regalare 1.3 miliardi alla fallita UE. Senza alcun obbligo né contropartita. Ma unicamente “per oliare”. Ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara, spiattellando pubblicamente l’inciucio PLR-PPD corre sollecito in soccorso dell’EuroSenatore; e dichiara, dalle colonne del CdT, che gli svizzerotti devono calare le braghe davanti all’UE, sempre e comunque: chi osa sostenere il contrario è un povero pirla. E questo sarebbe il partito che in aprile brama di raddoppiarsi le cadreghe nel governicchio cantonale? Ossignùr!

A breve distanza dalla scellerata decisione della Commissione di politica estera degli Stati a favore della marchetta all’UE, arriva quella del Nazionale che, tranquilla come un tre lire, vota a favore della firma del patto ONU sulla migrazione. Il che equivale a rottamare un altro pezzo della nostra sovranità.

Visto che le elezioni federali si avvicinano, è decisamente ora di fare pulizia in queste commissioni bernesi. Azzerare!

Lorenzo Quadri