I giudici stranieri della CEDU dalla parte degli islamisti

E secondo la partitocrazia, questi legulei sarebbero indispensabili alla Svizzera?

 

Vergognoso: gli azzeccagarbugli di Strasburgo rottamano la libertà d’espressione e si inventano il reato di blasfemia, ma solo per l’islam. Il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa contro i giudici stranieri!

Eccoli qui, gli illuminati giudici stranieridella CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo)! Quelli di cui –  stando alla partitocrazia PLR-PPD-P$$, alla stampa di regime, agli intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante – noi beceri svizzerotti non potremmo fare a meno! In caso contrario, blatera la casta, i diritti umani in Svizzera sarebbero in pericolo! Perché si sa che il popolazzo elvetico è composto tendenzialmente da nazifascisti! Se non arriva l’establishment internazionalista a metterli sotto tutela, chissà cosa combinano!

I giudici stranieri della CEDU nei giorni scorsi ci hanno fatto vedere di che pasta sono fatti.

In una sentenza – chiamiamola piuttosto: una fatwa – sono infatti riusciti a riconoscere il reato di blasfemia, ma naturalmente solo nei confronti dell’islam.

Il caso austriaco

Nel 2009 una donna austriaca, Elisabeth Sabaditsch-Wolff , in un seminario sui “Rudimenti dell’islam” ha osato affrontare lo spinoso tema del matrimonio di Maometto con Aisha, una bambina di 6 anni, unione consumata quando la baby sposa di anni ne aveva 9. Al proposito la Sabaditsch-Wolff ha pronunciato la seguente, scandalosa (?) frase: “Come lo chiameremmo, se non un caso di pedofilia?”.

La semplice constatazione ha provocato l’ira funesta degli spalancatori di frontiere multikulti e degli islamisti. La donna è stata condannata nel 2011 dalla giustizia austriaca ad una multa di 480 euro più spese legali. Appellandosi alla libertà d’espressione, la Sabaditsch-Wolff si è rivolta alla CEDU. Nei giorni scorsi tale Corte ha emesso la sua sentenza: la condanna è confermata. La giustificazione? Semplicemente vergognosa. Roba da far rizzare i capelli in testa. Secondo i giudici stranieridella CEDU, nel suo giudizio il tribunale austriaco avrebbe sapientemente equilibrato (?) “il diritto alla libertà d’espressione con il diritto degli altri a veder tutelato il proprio sentimento religioso ed ha servito il legittimo scopo di preservare la pace religiosa in Austria”.

Ecco qua le improponibili pippe mentali con cui i legulei della CEDU si schierano dalla parte degli islamisti. La libertà d’espressione in Occidente va rottamata. Certe verità non possono essere dette. Bisogna censurare per non offendereil sentimento religioso di migranti– spesso e volentieri migranti economici: ovvero, li dobbiamo pure mantenere – in arrivo da “altre culture”. Migranti che non sono né integrati, né integrabili.

Sentenza vergognosa

Da notare che, secondo i giudici stranieridella CEDU, solo gli islamisti hanno il diritto alla protezione del loro sentimento religioso. La stessa Corte ha infatti sentenziato nei mesi scorsi che usare le immagini di Gesù e Maria, anche in pose irriverenti, negli spot pubblicitari è perfettamente legittimo. Hai capito? Sfottere il nostro Dio si può. Dire verità scomode su Maometto no. E’ reato penale. Ma siamo a Strasburgo o siamo in Pakistan?

Questa sentenza dei giudici stranieridella CEDU è talmente vergognosa che già da sola basterebbe per far disdire alla Svizzera la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che ci sottomette alla giurisdizione di simili legulei: atto parlamentare a Berna in arrivo.E questo indipendentemente dalla votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” (tutti a votare Sì!).

Altro che Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU i diritti dell’Uomo – tra cui si iscrive a pieno titolo la libertà d’espressione – li calpesta senza vergogna per fare spazio al multikulti, calando pavidamente le braghe davanti agli islamisti.

L’ennesima capitolazione

La sentenza sul caso austriaco manda un chiaro messaggio di capitolazione agli invasori musulmani: l’Occidente, ormai imbesuito senza rimedio dal multikulti e dal politikamente korretto, è disposto ad applicare a geometria variabile non solo le leggi, ma addirittura i diritti fondamentali. L’importante è non offendere migranti in arrivo da altre culture. Solo questo conta. Invece di stabilire che, se un cittadino musulmano si sente offeso dalla libertà d’espressione caratteristica delle democrazie occidentali vuol dire che in Europa non è al suo posto e quindi deve tornare a casa sua (“camel e barcheta”, come diceva quel tale), i legulei della CEDU si inventano il reato di blasfemia. Ma solo contro l’Islam. Corte “europea”? Europea dove??

Come ha commentato il giornalista e saggista italiano Stefano Magni su La nuova bussola quotidiana, la sentenza della CEDU si può riassumere così: “L’unica cosa che conta è preservare la pace religiosa. Se si insultano i cristiani pazienza, non metteranno bombe. Gli islamici sì. Quindi meglio adottare, solo nei loro confronti, un codice apposito in cui offendere  Maometto è reato”.

Sì il 25 novembre

Ecco, questi signori della CEDU sono i giudici stranieri  di cui, stando al triciclo PLR-PPD-P$$, la Svizzera non potrebbe fare a meno; in caso contrario, ci trasformeremmo in una dittatura nazifascista. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Un motivo in più per votare un Sì convintissimo, il prossimo 25 novembre, all’iniziativa per l’autodeterminazione.

Altro che diritti dell’Uomo. I giudici stranieri difendono gli islamisti CONTRO i nostri diritti fondamentali. Il prossimo passo della CEDU quale sarà, l’introduzione della Sharia?

La stampa di regime tace

E chissà come mai, dalle nostre parti, la stampa di regime (quella autocertificata “indipendente”) non ha fatto un cip a proposito dell’ultima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei giudici stranieridi Strasburgo? Elementare, Watson: il 25 novembre si avvicina. Le schede di votazione sono già giunte nelle case. Mica vorremmo fornire elementi a sostegno dell’aborrita iniziativa per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri), vero? Sicché, citus mutus!

Lorenzo Quadri

 

Frontalieri in diminuzione?

“Casualmente” la statistica esce in vista della votazione sull’autodeterminazione

Quando si dice: “i casi della vita”! Non facciamoci prendere per il lato B!

Quando si dice la propaganda di regime! Secondo l’Ufficio federale di statistica (cifre taroccate come la SECO?) il numero dei frontalieri in Ticino sarebbe leggermente diminuito. E subito la stampa di regime, fautrice della devastante libera circolazione delle persone, corre a dedicare al presunto “sgub” (scoop) – sempre che non si tratti dell’ennesima fake news – titoloni ed approfondimenti. La finalità è evidente ed è sempre la solita. Fare il lavaggio del cervello a sostegno degli accordi con l’UE. Per la serie: vedete che non sono poi così nefasti come i beceri populisti e razzisti vogliono farvi credere? “Sono solo percezioni”! Tout va bien, Madame la Marquise!

Quadruplicati pochi anni

In effetti, viene proprio da ridere. Si monta la panna, fino a farla diventare burro Floralp, su nemmeno 2000 frontalieri in meno nel settore terziario. Naturalmente (ah, i vuoti di memoria!) ci si dimentica di dire che, grazie alle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PS, il numero di frontalieri nel terziario è quadruplicato nel giro di pochi anni: da 10 mila a 40mila.E per 2000 in meno – che con tutta probabilità verranno presto recuperati – su 40mila, si viene a cianciare di svolte epocali? Ma va là!

Intanto, diminuzione o no dei frontalieri, le cifre dell’assistenza restano da record, e la spesa generata diventa sempre più insostenibile. Evidentemente la soluzione non può essere quella di spalmare diversamente la fattura tra i Comuni. Occorre invece che la spesa si riduca. E per ottenere questo risultato ci sono due cose da fare: 1) applicare la preferenza indigena votata dal popolo 2) togliere i sussidi ai permessi B.

Naturalmente la stampa di regime si guarda bene dal dire che se i frontalieri sono un attimino diminuiti non è perché al loro posto lavorano ticinesi, ma che dietro ci potrebbero essere ben altri motivi: ad esempio la saturazione del mercato del lavoro, la diminuzione degli impieghi, o la trasformazione dei permessi G in permessi B, magari farlocchi (residenza fittizia in Ticino).

Le strane coincidenze

E naturalmente è una pura coincidenza, nevvero, che queste statistiche (taroccate?) vengano divulgate proprio in contemporanea con l’arrivo a domicilio delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,vero? Quando si dice i casi della vita!

Da settimane ormai la casta ed i suoi soldatini in politica vaneggiano di “centinaia di accordi internazionali in pericolo” nel caso in cui gli svizzerotti approvassero l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Di queste “centinaia di accordi” non sono però in grado di citarne nemmeno uno. Bene: uno, che è anche il solo, lo diciamo noi. La libera circolazione, che fa a pugni con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo. Ecco quindi che, con perfetto tempismo, l’Ufficio federale di statistica se ne esce con la storiella (vera o fake news?) della diminuzione – peraltro irrilevante! – del numero dei frontalieri. Come dire che la libera circolazione non genera alcuna invasione, ma quando mai! Sono tutte balle populiste!

E la stampa di regime, altrettanto puntuale, corre a fare da megafono. Avanti con il lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Non si firma né adesso né mai!

Trattato ONU sulla migrazione: che nessuno tenti di fare il furbetto! Vero Cassis?

 

Ma allora è vero che il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) ed i suoi colleghi non ne azzeccano una neanche per sbaglio!

Lor$ignori spalancatori di frontiere del governicchio federale stavano già correndo, con i pantaloni abbassati fino alle caviglie (attenzione che si rischia di inciampare: ed infatti…) a sottoscrivere una nuova “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): il trattato ONU sulla migrazione.

Trattasi dell’ennesimo accordo internazionale del flauto traverso con cui la casta svende la nostra sovranità. Ed in questo caso, ma guarda un po’, in un ambito della massima importanza come quello dell’immigrazione. Perché, come diceva saggiamente qualcuno, un paese che non controlla le proprie frontiere è un paese MORTO.

Firma in dicembre?

Il trattato ONU in questione dovrebbe venire firmato in dicembre alla Conferenza di Marrakech. I camerieri dell’UE in Consiglio federale sono già corsi ad annunciare ai quattro venti che la Svizzera l’avrebbe sottoscritto (e ti pareva!), raccontando – in patria – la solita fanfaluca del “trattato non vincolante” e blablabla. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? Se il trattato non è vincolante, non porta a nessuna conseguenza, è solo un pezzo di carta, eccetera, perché KrankenCassis e compagnia cantante hanno così fretta di correre a sottoscriverlo? Tanto più che vari paesi a noi vicini hanno annunciato che faranno tutt’altro?

Ad esempio, l’Austria ha comunicato che, a tutela della propria sovranità, non firmerà proprio nulla! Idem con patate la Croazia, l’Ungheria e gli USA. Ma come, ministro degli esteri PLR con due passaporti: il trattato non doveva essere “non vincolante”? Poiché non siamo venuti giù con l’ultima piena, sappiamo benissimo che, dopo la firma, gli accordi “non vincolanti” improvvisamente lo diventano e che, ma tu guarda i casi della vita, gli unici ad attenersi pedissequamente agli impegni presi sono gli svizzerotti; mentre tutti gli altri Stati fanno i propri interessi e se ne impipano!

Interviene la Commissione

Lo slancio calabraghista del Consiglio federale è però stato bruscamente interrotto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, dove tra l’altro siede la leghista Roberta Pantani che si è data da fare su questo tema!

La Commissione, a larga maggioranza (15 a 9) ha infatti intimato l’altolà, stabilendo che l’accordo non va firmato. Imbarazz tremend imbarazz del buon Cassis che, bocciato ancora una volta, ha improvvisato un maldestro retrofront dichiarando: “Ehmm… beh, non  è una catastrofe se non si firma subito”.

Ohibò, qualcuno sta forse facendo il furbetto? Caro Ignazio, il trattato in questione non si firma né tra un mese né tra un anno né MAI! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Basta con questi accordi internazionali del cavolo!

Lorenzo Quadri

 

SSR/RSI: Il piano R, ovvero i cittadini presi per il lato B

Sarebbe questa ciofeca il “cambiamento” con cui la casta si è riempita la bocca per mesi?

 

La presa per il lato B prosegue! Il 5 marzo scorso i votanti respinsero la “criminale” iniziativa No Billag. In Ticino i Sì all’iniziativa furono tuttavia il 35% (ben al di sopra della media nazionale), ovvero 50mila persone.

Non sono quantificabili, per contro, i famosi “No critici”. Ovvero coloro che hanno respinto l’iniziativa per “permettere alla RSI di continuare ad esistere (?) e di cambiare” (questo il mantra che si è sentito per mesi).

Quotidiani, portali e compagnia cantante erano infesciati di opinioni a sostegno del “No critico”. Opinioni scritte per lo più da politicanti che si sono sempre lamentati della faziosità e dello sbilanciamento a sinistra dell’emittente di regime. Ma che poi, quando si è trattato di venire al dunque e di appoggiare l’iniziativa, hanno calato le braghe, terrorizzati dall’idea che la TV di Stato si sarebbe vendicata boicottandoli. Ovvero non invitandoli più ad oziosi dibattiti con più partecipanti che spettatori: roba da perderci il sonno di notte! E si sa che, quando c’è di mezzo l’ego…

Invece di mantenere le promesse…

Ci sono tutti i motivi per ritenere che i No critici  fossero più del 15%; parecchi di più. Che, sommati al 35% di Sì all’iniziativa, fanno una robusta (anche se non quantificabile esattamente) maggioranza di ticinesi. Questi ticinesi si aspettano cambiamenti tangibiliin casa RSI. Del resto, nel 2015 la maggioranza dei votanti di questo sfigatissimo Cantone respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (quella che prevede il canone obbligatorio).

Ma al posto di mantenere le promesse, ecco che la SSR se ne esce con la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) del cosiddetto “Piano R” (uella), dove R può stare solo per “Ridicolo”. Esso prevede, per la RSI,  la soppressione di 43 posti di lavoro nei prossimi anni. Evidentemente tramite le normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Visto che i posti di lavoro tra Comano e Besso sono 1200, è chiaro che quello che viene venduto come “un taglio” non è affatto tale. E chissà se il Piano R(idicolo) avrà almeno delle ripercussioni sui pensionati d’oro della RSI che continuano imperterriti a lavorare per la TV di Stato, e non certo a titolo grazioso?

Zero

A parte questa misuricchia di risparmio, del famoso cambiamento strombazzato prima del 5 marzo non si vede assolutamente nulla. Zero. Al contrario: la propaganda di regime pro-pensiero unico (sì all’UE, frontiere spalancate, multikulti, sostegno ai finti rifugiati con lo smartphone che “devono entrare tutti”, eccetera) e sempre contro gli odiati populisti, imperversa alla grande.

Chiaro: quando l’86% dei giornalisti è di centro-sinistra, non ci si può attendere altro. Addirittura, la nuova concessione alla SSR (grazie Doris!)  prevede “più attenzione ai cittadini con un passato migratorio”; come se non ne ricevessero già abbastanza!

Evviva! Siamo costretti a pagare il canone più caro d’Europa per fare una radioTV per stranieri. Ancora una volta, grazie alla casta spalancatrice di frontiere, sono gli svizzeri a doversi adattare ai migranti invece del contrario. Ma questa è la logica della partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto e dallo stolto mantra del “dobbiamo aprirci”.

Manovra diversiva

L’enfasi messa sui 43 posti cancellati è, evidentemente, uno specchietto per le allodole. Alla Pravda di Comano non ci sarà un solo licenziamento. Nemmeno tra le folte schiere di pennivendoli residuati dell’ormai asfaltata $inistra italica, che hanno trovato nelle sovradimensionate redazioni della RSI “ul signur indurmentàa”; sicché ci tettano dentro con collaborazioni di vario ordine e grado, ma tutte profumatamente remunerate con i nostri soldi.

In altre realtà si licenzia alla grande senza che nessuno – in particolare i politicanti – faccia un cip. E men che meno lo fa la RSI.

Unica possibilità

Tutto come previsto, dunque. Coloro che hanno votato “No critico” all’iniziativa No Billag sono stati sontuosamente presi per i fondelli: ecco cosa succede a fidarsi delle promesse dell’emittente di regime.

Per cambiare sul serio c’è una sola possibilità: l’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr. Si spera che l’iniziativa venga lanciata presto, perché ce n’è oltremodo bisogno. Intanto un abbonamento a Netflix costa meno di 12 franchi al mese (meno di 144 Fr all’anno), ed offre una scelta praticamente sterminata di film, serie TV, documentari di alto livello, ed altro ancora. Senza i telegiornali, certo. Ma per informarsi, al giorno d’oggi, non c’è di sicuro bisogno della SSR, della sua faziosità e dei suoi lavaggi del cervello.

Lorenzo Quadri

 

 

Oltreramina paventano il risveglio degli svizzerotti

Libera circolazione: sarebbe bello se questi timori italiani fossero fondati, ma…

Ma guarda un po’: anche al di là della ramina si sono accorti che in Ticino la maggioranza dei lavoratori non è svizzera. I cittadini elvetici sono infatti solo il 49.8% del totale.

Quasi un terzo dei lavoratori attivi in questo sfigatissimo Cantone sono frontalieri. Una cifra che non esiste da nessun’altra parte. Il 10% circa sono dimoranti, ed altrettanti sono domiciliati. A ciò si aggiunge che le statistiche dei lavoratori stranieri – come ovviamente tutte le statistiche che riguardano gli stranieri, ad esempio quelle sulla delinquenza – non considerano i naturalizzati di fresco. E’ chiaro che, come già scritto la scorsa settimana, se si tenesse conto anche di questo dato, la percentuale di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La profezia contenuta nel manifestato elettorale della Lega di una decina di anni fa, quello con il Pellerossa (“gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione – adesso vivono nelle riserve”) si sta realizzando. Se i lavoratori elvetici in Ticino sono ormai diventati una minoranza, vuol dire che (per usare un fraseggio che oggi va di moda tra i politicanti) si è “superata una linea rossa”. E chi ringraziamo per questa situazione? Ringraziamo in coro a cappella la partitocrazia PLR-PPD-P$$. Le cui promesse di non superare le linee rosse non valgono una cicca.

Il sorpasso

Da notare che il sorpasso tra lavoratori stranieri e svizzeri in questo sfigatissimo Cantone è avvenuto già lo scorso anno. Figura infatti nei dati pubblicati dall’Ufficio di statistica per il 2017. Da allora evidentemente la situazione non è certo migliorata, ma bensì peggiorata.

La notizia del sorpasso ha varcato il confine. E’ rimbalzata su TGcom e poi anche sulla Stampa di Torino. Dove è stata accolta con sorpresa: si è parlato esplicitamente di invasione. Hai capito? Sui media italiani parlano di invasione. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

E’ facile immaginare che nel Belpaese – dove l’economia è giustamente protezionista  – mai avrebbero permesso che si giungesse ad una situazione del genere. Avrebbero chiuso le frontiere prima, sbattendosene della libera circolazione.

La scorsa settimana su LaPrealpina il rappresentante della Camera di Commercio di Varese aveva de facto ammesso che il Ticino, grazie alle frontiere spalancate, è diventato la mucca da mungere delle provincie italiane limitrofe.Del resto, un paese così fesso da dar da mangiare agli stranieri mentre affama i “suoi”, non merita altro. Adesso però Oltreconfine serpeggia la preoccupazione. Si teme infatti che gli svizzerotti si sveglino. In particolare, nello Stivale si paventa che, se il 25 novembre passasse l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena decisa dal popolo verrebbe applicata. Ed allora al di là della ramina sarebbero cavoli non dolcificati.

“Attaccheranno”?

Un rappresentante dei frontalieri ha addirittura dichiarato alla stampa tricolore che i ticinesi “attaccheranno” i frontalieri (uella) aggiungendo la consueta fregnaccia autoassolutoria: “senza stranieri in Ticino si ferma tutto”. Per la serie: siamo indispensabili, continuiamo a raccontarcelo tra noi!

Qui è il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio.

  1. Non siamo nel Far West. I Ticinesi non “attaccheranno” nessuno, ma semmai cominceranno finalmente a difendersi dall’invasione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$;
  2. prima della libera circolazione delle persone il Ticino non era il deserto del Gobi. Al contrario, andava molto meglio di adesso. Quindi la storiella della libera circolazione irrinunciabile la andate a raccontare a qualcun altro.

3. Nessuno ha mai detto che in Ticino ci vogliono zero frontalieri. Ci vuole il numero di frontalieri che effettivamente è necessario per colmare eventuali lacune di manodopera residente. Il che significa circa la metà dei frontalieri attuali.

4. il numero di frontalieri attivi nel terziario, dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese, è quadruplicato a seguito della libera circolazione delle persone (da 10mila a 40 mila). E’ evidente che questa situazione – generata sempre dal triciclo PLR-PPD-P$ – è inaccettabile e va corretta.
5. Se nelle province italiane limitrofe un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, e se in queste stesse province la maggioranza dei lavoratori fosse straniera, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera. Quindi che i vicini a sud abbiano almeno il buon senso di non venire a fare i piangina.

E il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”)!

Lorenzo Quadri

 

I kompagnuzzi si agitano in difesa dei finti invalidi

Il 25 novembre votiamo Sì ad una misura efficace contro gli abusi nello Stato sociale

 

Non solo autodeterminazione: il 25 novembre voteremo anche sulla legge che fornisce alle assicurazioni sociali la base legale per ingaggiare degli investigatori privati al fine di raccogliere le prove necessarie a dimostrare i casi di sospetto abuso. Per fare ricorso ai detective serviranno, evidentemente, dei concreti sospetti. Non si potranno ordinare controlli “a casaccio”. Questo già per evidenti ragioni economiche: costerebbero uno sproposito.

Non si inventa nulla

Con la nuova legge ci si sta forse inventando da zero una nuova forma di sorveglianza sui presunti approfittatori? No. Non si inventa niente di nuovo. Fino ad ottobre 2016 il ricorso ad investigatori privati in caso di concreti sospetti di abuso era realtà. Una realtà “benedetta” perfino dai legulei del Tribunale federale. Che, come sappiamo, non è esattamente un gremio di beceri leghisti, populisti e razzisti. Poi però è arrivata la Corte europea dei diritti dell’Uomo, quindi i giudici stranieri,a stabilire che l’utilizzo dei detective non poggiava su una sufficiente base legale. Ecco a cosa servono i giudici stranieri: a tutelare i diritti dei finti invalidi! Mica quelli degli onesti cittadini.

320 milioni risparmiati

L’impiego di detective si è peraltro rivelato efficace: tra il 2009 ed il 2016 ha fatto risparmiare alla socialità svizzera ben 320 milioni di franchetti,e scusate se sono pochi. Due terzi dei casi di sospetto abuso nella SUVA e la metà di quelli nell’AI si sono dimostrati fondati. Inutile dire che ci piacerebbe molto sapere quanti di questi illeciti sono stati commessi da cittadini svizzeri e quanti da stranieri; tenendo ovviamente conto del fatto che gli stranieri in Svizzera sono un quarto della popolazione. Sicché, se i “furbetti” si dividessero in 50-50  – metà svizzeri, metà stranieri – ciò significherebbe che  questi ultimi,  in proporzione, abusano il doppio.

E’ quindi evidente che la modifica di legge su cui voteremo:

  • Entra in azione solo se ci sono dei concreti sospetti di abuso;
  • E’ necessaria per poter dimostrare, e quindi sventare, le truffe;
  • Si limita a ripristinare una prassi che era in vigore fino a due anni fa.

Il suo obiettivo è duplice. Da un lato difendere i soldi pubblici dai “furbetti del quartierino” e dall’altro tutelare chi è davvero invalido. Infatti, chi si trova in una situazione difficile non deve ricadere sotto il sospetto generale di essere un imbroglione.

Difendono i finti invalidi

Eppure i $inistrati hanno lanciato il referendum contro i detective sociali. L’obiettivo del referendum può essere uno solo: difendere chi abusa del nostro stato sociale.

E come giustificano i $inistrati una simile posizione aberrante? Con la tutela della privacy.

Ah ecco. I kompagnuzzi combattono istericamente il segreto bancario, ossia la privacy di chi ha qualche spicciolo da parte. Per i kompagnuzzi, queste persone sono degli evasori per definizione. (Poi gli esponenti della gauche-caviar sono i primi ad ottimizzare fiscalmente: vedi il caso della consigliera nazionale P$ Kiener Nellen che non paga le tasse malgrado sia multimilionaria).

Privacy zero, secondo i $ocialisati, per il piccolo risparmiatore. In compenso, difesa ad oltranza della sfera privata di chi abusa di prestazioni sociali, così che possa andare avanti a farlo all’infinto! E nümm a pagum!

Sempre peggio

Evidentemente non c’è limite al peggio. Ed infatti il 25 novembre i kompagni non solo rifiutano di combattere gli abusi nell’AI spianando la strada a tutti i furbetti del quartierino, magari d’importazione. Lor$ignori starnazzano a pieni polmoni anche contro l’iniziativa per l’autodeterminazione: perché vogliono i giudici stranieri e vogliono la rottamazione dei diritti popolari. Il popolazzo becero va messo a tacere! Comanda l’establishment internazionalista ed eurolecchino!

Come sia possibile che qualcuno, munito di passaporto svizzero, sostenga ancora un partito con simili posizioni, rimane un mistero.

Il 25 novembre tutti a votare Sì all’autodeterminazione e Sì alla legge per smascherare i finti invalidi!

Lorenzo Quadri

Sì all’autodeterminazione, No al becero ricatto morale

25 novembre: asfaltare la casta eurolecchina e ripristinare la democrazia diretta!

 

L’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light” è entrata in vigore ad inizio luglio. E non serve assolutamente ad un tubo. Come volevasi dimostrare!

Non che ci fossero dei grandi dubbi al proposito. Ma la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di recente ha confermato che, da quando la legge di NON applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio è entrata in vigore, il numero di arrivi in Svizzera non solo non è diminuito, bensì è aumentato. Infatti nel periodo luglio-settembre 2018 sono arrivate oltre 5000 persone, quando negli stessi mesi dello scorso anno gli arrivi erano 4700.

Tra un anno…

Era infatti evidente anche ai paracarri che la preferenza indigena light non avrebbe fatto diminuire di una singola unità il  numero degli immigrati. Sicché i politicanti che l’hanno sostenuta e votata a Berna, ovvero gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, hanno cancellato la volontà popolare. Compresi  gli esponenti ticinesi del citato triciclo.

Il 70% dei cittadini del nostro Cantone ha votato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Tra un anno ci saranno le elezioni federali. Visto che quegli stessi parlamentari che hanno affossato la volontà del 70% dei ticinesi metteranno fuori la faccia per elemosinare voti, sarà bene ricordarsi delle loro prodezze.

Frontalierato

Del tutto inutile nella limitazione dell’immigrazione, la ciofeca denominata “preferenza indigena light” lo è anche nella lotta all’invasione di frontalieri. Infatti, ci piacerebbe davvero sapere quanti ticinesi sono stati assunti invece di frontalieri a seguito dell’obbligo imposto ai datori di lavoro di annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti vacanti. Obbligo tra l’altro limitato a quelle categorie professionali in cui il tasso di disoccupazione (calcolato secondo i dati farlocchi della SECO) a livello nazionale (!) supera una data percentuale. La risposta non può che essere una sola: ZERO!

Per contro, gli annunci di lavoro pubblicati in Ticino (anche da enti pubblici e parapubblici) finiscono in internet. Vengono quindi ripresi dai siti per frontalieri, andando a fomentare l’assalto alla diligenza.

Del resto, di recente le province italiche limitrofe hanno ammesso pubblicamente (capirai che scoperta) che senza le frontiere spalancate con il Ticino si troverebbero nella palta, con la disoccupazione raddoppiata. Il Ticino è la mucca da mungere.

L’iniziativa

Il 25 novembre i cittadini voteranno sull’iniziativa per l’autodeterminazione. Questa iniziativa prevede che il diritto costituzionale svizzero abbia la precedenza su accordi internazionali del piffero (“Prima la nostra… Costituzione”!).

Il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014, quindi la preferenza indigena (“Prima i nostri”) ed i contingenti all’immigrazione, sono contenuti nella Costituzione. Però la partitocrazia spalancatrice di frontiere non li applica, perché essi entrerebbero in conflitto con la devastante libera circolazione delle persone (accordo internazionale).

Con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, la situazione si ribalterebbe:  la preferenza indigena sarebbe applicata. Entra in urto con un accordo internazionale (libera circolazione?): l’accordo in questione va rinegoziato; qualora non fosse possibile, disdetto.

Prima del 2012

Va detto che la preminenza della nostra Costituzione sugli accordi internazionali, ovvero l’autodeterminazione chiesta dall’iniziativa, era prassi in vigore fino al 2012. Poi i legulei del Tribunale federale (supportati dai professorini multikulti delle facoltà di diritto) hanno rottamato la giurisprudenza precedente. Contrordine compagni! Gli accordi internazionali sono prioritari!

Questo in concreto cosa vuol dire? Vuol dire che tramite accordi internazionali si cancella la volontà popolare.Visto che gli accordi internazionali li conclude la casta spalancatrice di frontiere, siamo di fronte ad un vero e proprio golpe contro il popolo.

Oltretutto questi accordi internazionali del menga si “evolvono”, vale a dire allargano sempre più il proprio raggio d’azione… e i camerieri dell’UE in Consiglio federale “si adeguano”. Esempio lampante: il Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti, che costituisce uno “sviluppo” del trattato di Schengen (tutti a firmare il referendum!).

Modello svizzero

La democrazia diretta è un elemento chiave del “modello di successo svizzero”. Quel modello con cui la partitocrazia ama sciacquarsi la bocca. Ma poi, all’atto pratico…

Con l’iniziativa “per l’autodeterminazione” si chiede di ripristinare la democrazia diretta. E con essa le basi del nostro Paese.

E non crediamo al solito terrorismo di regime ed agli squallidi ricatti morali di un establishment sempre più in difficoltà che, tramite i suoi soldatini in politica, viene a raccontarci fregnacce su “centinaia di accordi internazionali a rischio” e perfino sui  “diritti umani in pericolo” a seguito dell’iniziativa per l’autodeterminazione!

Casta allo sbando

Ma va là! Quindi questi $ignori vorrebbero raccontarci che sono attualmente in vigore centinaia di accordi internazionali contrari alla Costituzione? Se così fosse, Consiglio federale e parlamento andrebbero immediatamente mandati a casa a calci nel tafanario! Quanto ai diritti umani: sono tutti già contenuti nella nostra Costituzione.

L’élite internazionalista, ormai alla canna del gas e senza argomenti, per combattere un’iniziativa popolare che vuole ridare al popolo il potere che gli spetta, si è ridotta a strillare istericamente alla presunta violazione dei diritti umani: penosa! Asfaltiamola il 25 novembre!

Lorenzo Quadri

Il Senatore Pippo (PPD) e la scandalosa marchetta all’UE

Con il suo voto determinante ha fatto approvare in Commissione il regalo da 1.3 miliardi

Avanti così, giù le braghe davanti alla fallita UE!  Ormai le caviglie non sono più abbastanza in basso: siamo già sotto i talloni.

La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) presieduta dal senatore Pippo Lombardi (PPD) ha infatti deciso che lo scandaloso regalo da 1.3 miliardi (soldi nostri!) ai balivi di Bruxelles va versato. Senza alcun obbligo, senza uno straccio di contropartita e soprattutto senza motivo. Ma va versato.

I funzionarietti di Bruxelles, non eletti da nessuno, hanno ormai le valige in mano. Alle prossime elezioni europee, in primavera, i partiti di riferimento (establishment) prenderanno delle asfaltature “che la metà basta”. Però gli gli svizzerotti ancora si chinano a 90 gradi davanti a questa foffa.

La marchetta

Quella decisa dalla CPE-S, con voto determinante del presidente Lombardi, è una vera e propria marchettaall’UE. O, se si vuole essere più fini, un pizzo. Ma forse è più volgare gettare nel water i soldi – e stiamo parlando di 1.3 MILIARDI! – dei cittadini piuttosto che chiamare le cose con il loro nome.

E, se vogliamo restare in tema di volgarità: la decisione dell’augusta (?) Commissione degli Stati è stata presa in preda a volgarissima fifa blu. I senatori della casta, e soprattutto i loro padroni, sono  letteralmente terrorizzati all’idea che gli eurofalliti possano “prendere male” un no elvetico. Uhhh, che pagüüüraaa!

Apperò: gli 1.3 miliardi sono un regalo. Ma i destinatari pretendono di riceverlo. Altrimenti…

Chi altri al mondo…?

Non si capisce in che modo i rapporti con l’UE potrebbero ulteriormente peggiorare a nostro danno. Già i funzionarietti di Bruxelles pretendono di comandare in casa nostra, di imporci lo svergognato accordo quadro istituzionale (giudici stranieri e Diktat UE), di impedirci di espellere i criminali stranieri, di disarmarci, di rottamare le nostre banche cantonali, di invaderci con TIR da 60 tonnellate, di azzerare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione, eccetera. Inoltre ci ricattano con l’equivalenza delle borse. E noi ci preoccupiamo che un simile interlocutore possa prendere male (?) il rifiuto di fargli un regalo del tutto immeritato?

Quale Stato al mondo, nelle nostre condizioni, farebbe regali – e che regali! – al nemico? La stessa Commissione UE si comporterebbe in questo modo? Ma no di certo! Altro che regali! Qualsiasi Paese, al nostro posto, a Bruxelles manderebbe un bel Vaffa!

Brutto segnale?

Eppure i “grandi statisti” della CPE-S blaterano imperterriti: dire di no al principesco contributo di coesione (quale coesione, poi?) sarebbe “un brutto segnale” a Bruxelles. E allora, per non dare un  brutto segnale, regaliamo 1.3 miliardi di Fr dei cittadini svizzeri? Ennesima dimostrazione che questa marchetta miliardaria, e non è nemmeno la prima che versiamo, non ha uno straccio di effetto pratico!E’ solo un “segnale di distensione”!

Qui qualcuno è fuori come un balcone. Ad attaccarci e a ricattarci quotidianamente sono gli eurobalivi; ma i segnali di distensione li dovremmo mandare noi?

Li aspettiamo al varco, i tronfi signori Senatori della partitocrazia, quando verranno a raccontarci che bisogna andare in pensione a 80 anni perché “gh’è mia da danée”! Però i soldi pubblici – 1.3 MILIARDI! – da regalare agli eurofalliti ci sono!

Zerbini d’Europa

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati aveva  almeno deciso di congelare il versamento. Quella della politica estera, invece, no. Gli svizzerotti si fanno prendere a pesci in faccia in tutte le maniere. Però sono sempre disposti a pagare cifre stratosferiche. E’ questo il bel “messaggio” che vogliamo mandare a Bruxelles? Poi ci chiediamo come mai siamo diventati lo zerbino dell’Europa. Ringraziamo i politicanti della casta, calabraghe e svenduti! Che poi nei prossimi mesi,  tranquilli come un tre lire, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti!

Dovrà spiegare

E’ evidente che il Senatore Pippo, per il suo voto decisivo, dovrà fornire molte spiegazioni ai cittadini. In particolare ai ticinesi, la cui posizione sulla fallita UE è nota, che poi sono i suoi elettori.

Anche perché il danno è irreparabile. Il regalo da 1.3 miliardi, se approvato dalle Camere federali, non sarà referendabile. Perché i camerieri dell’UE in parlamento hanno già approvato la base legale per simili osceni regali. Establishment eurolecchino sempre contro la Svizzera!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro: il triciclo vuole firmare ad ogni costo!

Spettacolo inguardabile: il ministro degli esteri PLR chinato a 90° davanti all’UE

 

Anche il Gigi di Viganello l’ha ormai capito: non esiste – e non è mai esistita – alcuna “linea rossa invalicabile”!

Prosegue lo psicodramma sullo sconcio accordo quadro istituzionale, ossia un accordo coloniale, che sancirebbe la totale sudditanza della Svizzera alla fallita UE. Un accordo che ci imporrebbe i Diktat di Bruxelles ed i giudici stranieri. Con la direttiva disarmista degli eurobalivi (firmate tutti il referendum! Il formulario lo trovate a pagina 32)  abbiamo avuto un primo assaggio di cosa comporta inginocchiarsi agli ordini dell’UE: rottamazione delle nostre tradizioni, della nostra democrazia diretta, delle nostre leggi, della nostra Costituzione. E la partitocrazia spalancatrice di frontiere vuole proprio questo. Il suo obiettivo è infatti tagliar fuori i cittadini. Il  “popolazzo becero che vota sbagliato” non può decidere. Men che meno può autodeterminarsi. La democrazia diretta va abolita: comandano le élite internazionaliste! Questo è il disegno del triciclo PLR-PPD-P$$: e sarà bene tenerlo sempre presente ad ogni appuntamento elettorale. Perché è inutile lamentarsi ma poi continuare a votare sempre gli stessi partiti e personaggi.

“Ci siamo quasi”

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, dopo essersi completamente dimenticato del tasto reset, adesso smania per concludere l’obbrobrioso accordo quadro istituzionale. “Ci siamo quasi”, ha infatti dichiarato venerdì, in brodo di giuggiole, durante la seduta della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati. Quella Commissione di grandi statisti che, con il voto determinante del suo presidente, il senatore uregiatto Pippo Lombardi, ha deciso che il REGALO da 1,3 miliardi alla fallita UE s’ha da fare.

A parte che sembra di sentire la favoletta del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la cui conclusione sarebbe “imminente” da almeno 4 anni. Per il ministro degli esteri liblab, la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale è evidentemente un obiettivo da raggiungere, costi quel che costi. Altro che tutte le fanfaluche che veniva a raccontare sui trattati con gli eurofalliti che si concludono solo se portano vantaggi alla Svizzera, altrimenti si può anche lasciare perdere: scaricate nell’ecocentro assieme al tasto reset. L’inversione di rotta è stata rapida e totale. Adesso si tenta di spacciare l’accordo quadro per indispensabile. E nel contempo si procede al solito lavaggio del cervello ai cittadini, corredato di sondaggi taroccati, secondo i quali la maggioranza degli svizzeri sarebbe favorevole ad una tale oscenità.

Promemoria

“Ci siamo quasi”, si esalta il ministro PLR. “Ci siamo quasi”… a cosa? Forse è opportuno un breve ripasso su alcune delle conseguenze che l’ennesimo trattato-capestro porterebbe con sé:

  • Sottomissione ai Diktat dell’UE tramite ripresa automatica del diritto della DisUnione europea;
  • Giudici stranieri che decidono in casa nostra;
  • Obbligo di recepire la direttiva europea sulla cittadinanza, a seguito della quale non potremmo più espellere nessun criminale straniero se costui è cittadino UE;
  • Socialità svizzera completamente alla mercé degli immigrati comunitari;
  • Fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (quelle misure con cui i $inistrati si sono sempre riempiti la bocca);
  • Invasione di TIR UE da 60 tonnellate (niente da dire, kompagni ro$$overdi?);
  • Fine delle banche cantonali, perché agli eurofunzionarietti in scadenza non sta bene che esse dispongano della garanzia dello Stato;
  • Annullamento di votazioni popolari;
  • Eccetera eccetera.

Ecco qua gli obiettivi del ministro degli esteri PLR e della casta spalancatrice di frontiere!

Linee rosse?

Anche il Gigi di Viganello ha capito che sui temi di cui sopra è impossibile avvicinare le posizioni della Svizzera a quelle degli eurofalliti, poiché sono diametralmente opposte. Se, come racconta KrankenCassis, lo sconcio accordo quadro istituzionale potrebbe essere concluso “prima della fine dell’anno o addirittura nelle prossime settimane”, questo può voler dire solo una cosa: che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno già deciso di calare le braghe su ogni punto. In barba alla fregnaccia delle “linee rosse invalicabili”, che è solo uno specchietto per le allodole per fare fessi i cittadini! Non esiste alcuna linea rossa che i politicanti eurosvenduti non siano disposti a calpestare. Le trattative tra Svizzera ed UE seguono sempre lo stesso desolante copione: 1) Berna dice una cosa; 2) Bruxelles risponde che non va bene; 3) Berna cala le braghe incondizionatamente, e per giustificarsi dipinge scenari apocalittici nel caso in cui gli svizzerotti avessero la scelleratezza di opporsi ad un qualsiasi desiderio dell’UE!

Referendum

Certo che il rappresentante parzialmente ticinese che il PLR ha mandato in Consiglio federale rende dei grandi servizi al Cantone. Come no…

Comunque, nella denegata ipotesi che l’accordo quadro venisse  sottoscritto, è evidente che sarà referendum. E allora vedremo se la casta e la stampa di regime (a partire dall’emittente di sedicente servizio pubblico) riusciranno a fare il lavaggio del cervello ai cittadini a suon di catastrofismi farlocchi e di fake news, o se invece le cose andranno in un altro modo.

Lorenzo Quadri

Decisioni pro-burqa? Svizzera fuori dall’ONU, che è ora!

I tamberla vengono a raccontarci che il velo integrale sarebbe un “diritto umano”!

 

L’ONU, che faremmo meglio a chiamare bidONU, continua a sorprendere, naturalmente in male.

Nei giorni scorsi il Comitato per i diritti umani dell’ONU, ennesimo inutile gremio di questo inutile organismo, è riuscito – per fortuna non all’unanimità – ad uscirsene con la seguente fantascientifica decisione: il divieto di burqa francese (su cui è stato modellato quello ticinese) costituirebbe una violazione dei diritti umani. E’ il colmo!

Una cosa va detta subito: la decisione del Comitato per i diritti umani dell’ONU conta meno di zero.Infatti il Comitato in questione non è un tribunale. Di conseguenza, non può emettere uno straccio di sentenza o di decisione vincolante. Al massimo delle raccomandazioni. Per contro, la Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) è un tribunale. E di certo non si tratta di un covo di beceri leghisti, populisti e razzisti. Ebbene la CEDU, contrariamente al Comitato ONU, ha stabilito che il divieto di burqa è perfettamente compatibile con i diritti umani.

Quindi,  nel caso qualcuno avesse dei dubbi, il divieto di dissimulazione del viso votato dal popolo ticinese, e che prossimamente sarà oggetto anche di una votazione a livello federale, è in una botte di ferro.

Organismi farlocchi

La decisione dell’inutile comitato dell’ONU dà per contro la misura, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di come questa organizzazione sia faziosa, farlocca e completamente in balia di paesi islamisti e dittaturette assortite. Rappresentanti di Stati dove i diritti umani sono un oggetto del tutto sconosciuto pretendono di venire a calare lezioni alle democrazie occidentali, tra cui la Svizzera. Sostenere poi che obbligare le donne ad andare in giro con lo straccio dei piatti in faccia sarebbe un “diritto umano”, vuol dire essere privi di ogni

senso della decenza oltre che del ridicolo.

E noi dovremmo star qui a prendere lezioni – e magari rimproveri! – da simili comitati del piffero? Come quando il Venezuela (una dittatura!) si è messo a starnazzare contro la Svizzera pretendendo che censurasse la stampa di “destra” in quanto “xenofoba”…

La pagliacciata pro-burqa non è la prima cappellata dell’ONU e di certo non sarà l’ultima (anzi). Essa conferma che la Svizzera deve cominciare ad uscire da qualcuno di questi gremi internazionali farlocchi e faziosi. Gli Stati Uniti, come noto, sono usciti dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU (UNHRC). Cosa aspettiamo a fare la stessa cosa? Anzi, usciamo direttamente dall’ONU che è meglio!

Lorenzo Quadri

Consulenze legali ai finti rifugiati: piatto ricco…

Come mai in Ticino per ogni caso si pagherà oltre 500 Fr in più che a Zurigo?

I conti non tornano: interrogazione leghista al Consiglio federale in arrivo

Il primo marzo del prossimo anno entrerà in vigore la legge sull’asilo riveduta. La revisione in questione è quella che contempla, tra le altre cose, anche l’avvocato gratis per i finti rifugiati. Gratis significa, beninteso, remunerato con i soldi del solito sfigato contribuente: come se la fattura miliardaria che ogni anno ci tocca pagare a causa dell’immigrazione clandestina non fosse già sufficientemente salata!

Questa come le altre modifiche apportate alla legge sull’asilo – espropriazioni facili per creare nuovi centri per migranti economici, possibilità di trasformare stabili della Confederella in centri asilanti per tre anni senza chiedere niente a nessuno, eccetera – servono ad aumentare l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati con lo smartphone. Così il business ro$$o dell’asilo prospera e le associazioni contigue al P$ possono “tettarci dentro” alla grande, dando lavoro (naturalmente pagato dal solito sfigato contribuente) a tanti dei loro soldatini.

I mandati

Nei giorni scorsi la Segreteria di Stato per la migrazione (Dipartimento Sommaruga) ha dunque attribuito i mandati per l’assistenza legale ai migranti economici. Gli incarichi, di durata biennale, sono stati attribuiti per regione di competenza (uella). Per il Ticino, ma guarda un po’, il succulento incarico se l’è portato a casa il consorzio formato da Caritas e SOS Ticino (associazione contigua al PS). Per la Svizzera orientale e nord-occidentale provvederanno le Chiese evangeliche, per la Romandia ancora la Caritas mentre a Berna e Zurigo ci saranno il consorzio formato da Soccorso operaio svizzero e dall’associazione “Berner Rechtsberatungsstelle für Menschen in Not”.

I conti non tornano

Ebbene, a noi che siamo beceri populisti e razzisti i conti non tornano, ed il perché è presto detto. Infatti, il forfait proposto per il Ticino da Caritas e SOS è di 2218 Fr per asilante. Ovvero il più alto di tutta la Svizezra! Le Chiese evangeliche fattureranno infatti una cifra compresa tra i 1950 ed i 2030 Fr, in Romandia la Caritas si farà pagare 2030 franchetti, mentre nella regione di Berna e Zurigo la fattura sarà di “soli” 1717 Fr per caso. Ovvero, oltre 500 Fr in meno che in Ticino!E questo per ogni migrante economico!

Ci piacerebbe proprio sapere come si spiega una simile differenza. Ma come: in Ticino i prezzi non sono forse inferiori rispetto al resto della Svizzera ed in particolare rispetto a Zurigo, dove salari e costi della vita sono più elevati che da noi? E perché invece per le consulenze legali agli asilanti accade proprio il contrario?

E’ evidente che qui occorre andare a fondo. Atto parlamentare leghista al Consiglio federale in arrivo!

Lorenzo Quadri

Avremo Consiglieri federali che esultano con le aquile!

Un solo passaporto per i “ministri”? La partitocrazia multikulti non ne vuole sapere

 

Tutto come previsto. La maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale respinge l’iniziativa parlamentare Chiesa che chiede che i Consiglieri federali abbiano un solo passaporto. Il Consiglio nazionale ha già bocciato mozioni analoghe, presentate anche dalla Lega. Vedi quella di chi scrive, che chiedeva che non solo i membri del Consiglio federale, ma anche i deputati nazionali avessero un solo passaporto. Ciò che sarebbe il minimo sindacale.

A rigor di logica solo i sinistrati, quelli che vorrebbero far votare e rendere eleggibili anche gli stranieri (non si capisce del resto per quale motivo un cittadino svizzero dovrebbe concedere il proprio voto a P$ e dintorni), dovrebbero essere contrari a proposte di questo genere. Invece anche ex partitone e PPD starnazzano indignati. Il triciclo politikamente korretto colpisce ancora!

Esempio concreto

Sicché alla partitocrazia delle frontiere spalancate e del multikulti sta bene che addirittura i Consiglieri federali abbiano il doppio (o triplo…) passaporto. Forse perché la stessa partitocrazia è ormai farcita di politicanti con passaporto multiplo? Pensiamo ad esempio al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis: costui ha rinunciato al “pass” italico solo “cinque minuti prima” di venire eletto nel governicchio federale. Ergo, per anni ha fatto il capogruppo dell’ex partitone a Berna con due passaporti.

Il disegno

In altre parole, secondo la partitocrazia, si può essere ministri di uno Stato con in tasca il passaporto di un altro Paese, da tirar fuori quando fa comodo.

Chi promuove una simile aberrazione può avere in testa un solo disegno: svilire il passaporto svizzero. Favorire i neo svizzeri a scapito degli svizzeri di nascita (che di passaporti ne hanno uno solo).

Avanti di questo passo e tra un po’ – come sogna la gauche-caviar – la cittadinanza elvetica non sarà nemmeno più necessaria per entrare in politica. “Bisogna aprirsi!”; “Immigrazione uguale ricchezza”!

Mercenari

E’ aberrante: nemmeno da chi intende servire (?) la Confederazione ai massimi livelli istituzionali si pretende, se si tratta di un naturalizzato, una scelta di campo precisa a favore della Svizzera.

Con che lealtà nei confronti del nostro Paese può fare il Consigliere federale uno (o una) che non si sente nemmeno abbastanza svizzero/a da abbandonare il passaporto del paese d’origine per tenere solo quello elvetico?(Questa scelta, peraltro, dovrebbe compierla chiunque si naturalizzi; ma a maggior ragione chi intende fare politica).

E’ evidente che un Consigliere federale del genere non sarebbe un servitore della Patria; anche perché ha dimostrato di non essere in grado di stabilire quale sia la sua. Sarebbe un semplice mercenario. L’equivalente dei calciatori della Nazionale che esultano con il gesto dell’aquila.Grazie alla partitocrazia, avremo anche  “ministri” che esultano con le aquile?

Iniziativa popolare

E’ chiaro che l’unica possibilità di rimediare sarebbe il lancio di un’iniziativa popolare contro i doppi passaporti. O per lo meno – se si vuole essere “moderati” – contro i doppi passaporti in politica.

Lorenzo Quadri

 

Nazismo: il silenzio ipocrita dei moralisti a senso unico

Manifesti contro la polizia affissi nella notte: i “soliti noti” tacciono omertosi

A Lugano compaiono dei volantini che paragonano la polizia cantonale ai nazisti. Ma stranamente nessuno tra quelli che starnazzavano per il caso del sergente autore di post balordi su facebook ha qualcosa da dire. Citus mutus. Chissà come mai, eh?

Ma guarda un po’. Nella notte tra venerdì e sabato in quel di Lugano sono “misteriosamente comparsi” dei manifesti con svastica in cui si accusa la polizia cantonale di essere nazista. Ne ha dato notizia ieri il portale Ticinonews (da cui proviene la foto).

Non si sa chi siano gli autori dell’ennesima genialata: Molinari? $inistrati? Si sa invece chi, di solito dedito allo starnazzamento moralista al massimo dei decibel, questa volta rimane più muto di una tomba etrusca.

Attendiamo infatti – e il Mago Otelma prevede che le attenderemo per un pezzo – le prese di posizione scandalizzate dell’inutile e manipolata Commissione federale contro il razzismo, dei moralisti a senso unico, della Federazione svizzera delle società israelite, della stampa di regime (a partire dal giornale di servizio dei radiko$ocialisti), della Pravda di Comano, e di tutti quelli che hanno montato la panna fino a trasformarla in burro (“operazione Floralp”) sul famoso (?) caso del sergente della polizia cantonale condannato per esternazioni balorde su facebook.

Ohibò, nei volantini contro la polizia cantonale i crimini del nazismo e le sue vittime vengono banalizzati in modo gravissimo. Come mai nessuno ha nulla da dire?
Ah già, ma qui non c’è la possibilità di spalare palta su qualche esponente leghista, per cui… silenzio sepolcrale! I solitamente logorroici galoppini di partito che sfruttano per obiettivi di campagna elettorale il mantra della “lotta contro il razzismo” (vedi anche il caso dei chierichetti di Chiasso) improvvisamente diventano come le tre scimmiette: non vedono, non sentono, non parlano!
Questi soggetti, peraltro, sono rimasti ipocritamente in silenzio anche davanti al caso del docente di Barbengo che ha paragonato la civica al nazismo. Da notare che costui, a quanto pare, continua a sbroccare su faccialibro facendo l’hater “eroicamente” nascosto dietro un profilo farlocco. Naturalmente il compagno direttore del DECS, sempre pronto a fare la morale via social agli odiati leghisti, al proposito non ha nulla da commentare. Chiaro: il docente è di sinistra e la sua gentil consorte si presta addirittura a fare da testimonial per il portale-foffa dei soldatini del P$ Gas (intestinale), quello specializzato in insulti gratuiti e bullismo: ragion per cui, l’è tüt a posct!
La presa per i fondelli continua!

Lorenzo Quadri

25 novembre: il popolo deve tornare ad essere “sovrano”!

La casta esterofila nel panico: le urne le romperanno ancora le uova nel paniere?

 

L’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light“ è in vigore dal primo luglio scorso. Si dirà che è presto per trarre delle conclusioni. Sarà anche vero. Ma ricordiamo che questa “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dovrebbe essere la legge d’applicazione del “maledetto  voto” del 9 febbraio. Quindi di un voto popolare, e di un conseguente articolo costituzionale – il 121 a – che ha stabilito precedenza indigena e contingenti. Se, come pretende qualcuno, la preferenza indigena “light” servisse a qualcosa, degli indizi in tal senso ci sarebbero. Ovvero: una qualche diminuzione dell’immigrazione di massa verso la Svizzera dovrebbe già palesarsi.

Invece, ma guarda un po’, i dati della Segreteria di Stato per la Migrazione (Dipartimento Simonetta) evidenziano proprio il contrario. Nel periodo tra luglio e settembre del 2018 il numero degli arrivi in Svizzera è chiaramente aumentato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Siamo infatti passati da 4700 ad oltre 5000.

Segno evidente che la preferenza indigena cosiddetta “light” è una NON preferenza indigena.  Ovvero è l’affossamento della preferenza indigena votata dal popolo.

E’ evidente che anche sotto il profilo dell’occupazione degli svizzeri la legge di NON applicazione del “maledetto voto” (obbligo di annuncio dei posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento, ma solo a determinate  condizioni) non serve ad un fico essiccato.

E’ quindi confermato che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, compresi i suoi rappresentanti  ticinesi, ha cancellato una votazione popolare di importanza epocale. Ed il prezzo più alto per un simile sconcio lo paga proprio il nostro Cantone. Ricordarsene alle prossime elezioni federali, ormai manca solo un annetto.

Invece di andare  a nascondersi…

Il colmo è che i rottamatori della volontà popolare, invece di correre a nascondersi, adesso vanno in giro tronfi come tacchini a raccontare fregnacce (leggi: a fare terrorismo di regime) contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, in votazione il prossimo 25 novembre. L’iniziativa prevede che la Costituzione federale abbia la precedenza sul diritto internazionale. Visto che le iniziative popolari accettate dai votanti si “trasformano” in articoli costituzionali, ne consegue che le votazioni popolari avrebbero, in base all’iniziativa, la precedenza su accordi internazionali del piffero.

Nel caso in cui si verificasse una situazione di conflitto tra Costituzione e trattati internazionali, i trattati in questione andrebbero denunciati e rinegoziati. Qualora ciò non fosse possibile, disdetti.

Il golpe contro il popolo

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” non chiede niente di stravolgente. La preminenza del diritto costituzionale su quello internazionale era realtà fino al 2012, quando i legulei del Tribunale federale ed i professorini delle facoltà di diritto cambiarono le carte in tavola, mettendo così a segno un vero e proprio golpe della casta contro il popolo.Il risultato di questo golpe è che oggi le votazioni popolari sgradite all’establishment vengono cancellate con la scusa del “conflitto” con accordi internazionali del piffero conclusi dall’establishment medesimo. Il caso più evidente è proprio quello del “maledetto voto” del 9 febbraio. Ma anche la votazione sull’espulsione dei criminali stranieri.

Un insulto

Hai capito i soldatini della partitocrazia triciclata?

Non contenti di aver rottamato la volontà popolare sull’immigrazione di massa vogliono andare avanti a farlo a tempo indeterminato. Perché il popolazzo becero “vota sbagliato” e quindi va ridotto al silenzio. Per questo urlano e strepitano fregnacce contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. A partire dalla storiella secondo cui l’iniziativa in questione  mirerebbe in realtà (?) ad affossare i diritti umani. Il che è contemporaneamente una bestialità ed un insulto. Bestialità perché equivale a sostenere che la Costituzione federale sarebbe contraria ai diritti umani, quando invece li contiene tutti. Ed insulto perché equivale anche a dire che gli svizzerotti “chiusi e gretti” voterebbero a piene mani proposte contrarie ai diritti umani. Ma andate a Baggio a suonare l’organo, finti moralisti da tre e una cicca!

Verdi-anguria

Sull’onda di quanto sopra, ecco arrivare i Verdi ticinesi. Costoro, che sono come le angurie (verdi fuori, ro$$i dentro), hanno diramato un farneticante comunicato in cui definiscono l’iniziativa per l’autodeterminazione “iniziativa contro i diritti umani”. Uella!

Poiché la conflittualità tra Costituzione svizzera e trattati internazionali è oggi una realtà in campo di immigrazione, ne consegue che ciò che i Verdi-anguria vogliono è l’immigrazione di massa. La quale, ma guarda un po’, è del tutto antiecologica: genera infatti invasione di targhe azzurre, insediamento in Ticino di aziende che assumono solo frontalieri (consumando territorio e generando traffico parassitario), cementificazione del Paese dovuta alla sovrappopolazione, eccetera.

Morale della favola: se fossero davvero ambientalisti, gli ecologisti nostrani voterebbero a sostegno dell’autodeterminazione e contro la libera circolazione. Invece, fanno l’esatto contrario. Dimostrazione che nell’anguria il ro$$o prevale sul verde. E di gran lunga.

Lorenzo Quadri

Socialità: gli abusi vanno combattuti con efficacia!

Il 25 novembre votiamo sì alla modifica di legge sulle assicurazioni sociali

 

I $inistrati combattono per la  privacy dei finti invalidi. Ormai questa gauche-caviar allo sbando si inventa di tutto pur di non  difendere i lavoratori svizzeri…

Il prossimo 25 novembre, oltre che sull’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”) voteremo anche sui detective dell’AI (assicurazione contro l’invalidità). La legge federale sottoposta a votazione prevede che l’AI, come pure altre assicurazioni sociali, possa servirsi di investigatori privati in caso di “ragionevole sospetto” di frodi sulle prestazioni.

Obiettivo della legge è dunque  di sventare gli abusi nel sociale, individuando i furbetti. Una necessità sempre più pressante. Perché la spesa sociale, grazie anche all’immigrazione scriteriata (quella che è “uguale a ricchezza” solo per chi immigra), è esplosa. Presto non sarà più sostenibile. La facilità con cui la Svizzera – assieme a pochi altri paesi – permette ai migranti di attaccarsi alla mammella dello Stato assistenziale incoraggia gli abusi.

Strumenti adeguati

Che l’AI possa disporre di strumenti adeguati per difendersi – e difendere i nostri soldi – da finti invalidi e furbetti assortiti, di qualsiasi nazionalità e provenienza essi siano, dovrebbe essere un’ovvietà. Invece qualcuno ci trova da ridire. In effetti, se voteremo sui “detective dell’AI” è perché contro tale proposta è stato lanciato il referendum. Da chi? Ma naturalmente dai $inistrati, i quali strillano alla violazione della privacy. Accipicchia! Hai capito questi kompagnuzzi? Difendono la privacy dei finti invalidi, delle persone a carico dell’assistenza che lavorano in nero, e di altri analoghi truffatori; ma dei soldi dello sfigato contribuente mandati in fumo per finanziare questi abusi se ne impipano!

Non gradisce

Evidentemente, la gauche caviar multikulti non gradisce che i finti invalidi ed altri abusanti assortiti vengano scoperti. Ohibò, e come mai? Forse perché si scoprirebbe che troppi di questi furbetti del quartierino non sono “patrizi di Corticiasca”? O che magari hanno beneficiato di naturalizzazioni facili?

Eh già: una maggiore efficienza nell’individuare chi percepisce indebitamente prestazioni sociali potrebbe mettere in luce (per l’ennesima volta) i disastri provocati dall’immigrazione scriteriata e dalle naturalizzazioni facili. Altro che “casi isolati”!

Oppure i $inistrati non vogliono che i furbetti della socialità vengano scoperti perché  l’industria sociale, che dà da mangiare a tanti kompagnuzzi, deve girare a pieno regime? Ne va dei posti di lavoro di numerosi tesserati P$, che diamine!

Privacy?

E’ poi grottesco che la gauche-caviar si riempia la bocca con la protezione delle privacy dei finti invalidi. Da non credere. I kompagnuzzi hanno smontato senza remore la privacy bancaria dei cittadini onesti;  perché chi ha qualche franchetto in banca è un potenziale ladro ed evasore per definizione! Però difendono quella dei finti invalidi stranieri. Evidentemente a $inistra il significato della parola “vergogna” lo devono cercare sul vocabolario.

Tutelare gli onesti

Sul fatto che ci sia bisogno di detective per l’AI e per le altre assicurazioni sociali non ci piove. Questo anche a tutela di chi è davvero invalido e bisognoso. Perché se l’attuale andazzo di abuso facile continua, i soldi finiranno presto. E allora si taglierà linearmente su tutti: onesti e disonesti! I secondi si arrangeranno; e i primi?

Inoltre, se aumenta la sicurezza che le prestazioni sociali vanno solo a chi davvero ne ha bisogno, sui beneficiari non  cadrà più il sospetto generalizzato di essere dei lazzaroni.

Che casi di abuso notori non vengano sanzionati per problemi probatori, come accade ora, è deleterio e genera sfiducia.

Quindi, il 25 novembre tutti a votare Sì ai detective per beccare i finti invalidi!

Medici compiacenti

Quando si parla di finti invalidi, un capitolo a parte lo meritano tuttavia  i medici compiacenti. Quelli che redigono certificati farlocchi, provocando danni enormi alle casse delle assicurazioni sociali. E’ chiaro che questi medici vanno chiamati a far fronte alle proprie responsabilità. Noi che siamo populisti e razzisti, abbiamo anche il vago sospetto che ci siano dottori di certe etnie che hanno la firma particolarmente facile sui certificati di cittadini della stessa etnia. Su questo fronte il lavoro da fare non manca. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Festival dei diritti umani o dell’ immigrazione clandestina?

Le istituzioni non possono sponsorizzare un evento di propaganda politica e di votazione

 

E a pontificare a sostegno delle frontiere spalancate arriva pure l’ex presidente della Camera italiana Laura Boldrini: evidentemente siamo l’Eldorado per trombati/e della $inistra italica di cui in patria non ne vogliono più sapere. Quante scolaresche sono state costrette a partecipare al festival?

Sul sedicente Film festival dei diritti umani, che si è tenuto la scorsa settimana a Lugano, abbiamo già avuto modo di scrivere domenica. L’obiettivo del festival è manifestamente quello di strumentalizzare i diritti umani per sdoganare l’immigrazione clandestina, tramite il solito ricatto morale. “Combattete l’immigrazione clandestina? Allora siete degli spregevoli nemici dei diritti umani! Dei fascisti e razzisti!”.Il trucco è vecchio.

Si dà però il caso che l’immigrazione clandestina sia una cosa, ed i diritti umani un’altra e molto diversa. Perché immigrare illegalmente nella socialità di Stati esteri, senza essere affatto minacciati in casa propria, non è nemmeno un diritto. Figuriamoci se è un diritto umano.

Ed il diritto dei cittadini svizzeri a non vedere i soldi della propria socialità saccheggiati da migranti economici, non conta nulla? Per la gauche (in senso lato: non si tratta solo del P$) “caviar, huîtres et champagne”, evidentemente, no.

Comitati a go-go

Del resto, nella pletora di comitati del Film festival (più promotori che spettatori) troviamo gli stessi personaggi che hanno lanciato la delirante petizione per conferire la bandiera svizzera all’Aquarius (il famigerato taxi marittimo per finti rifugiati con lo smartphone a cui Salvini ha giustamente chiuso i porti del Belpaese). Tra parentesi, la conseguenza di tale bestialità sarebbe che gli svizzerotti dovrebbero accogliere e mantenere i passeggeri dell’Aquarius, per la gioia dei $inistrati che si ingrassano con il business ro$$o dell’asilo.

Addirittura, uno di questi supporters dell’Aquarius ha distribuito i formulari della petizione durante il festival.

Sempre nella pletora di comitati troviamo gli ideatori e distributori di finti giornali farciti di denigrazioni personali nei confronti di esponenti di Lega ed Udc. Oltre a faziosi giornalisti di sinistra ed a vari personaggi schierati tutti dalla stessa parte. Manca solo la deputata-passatrice, poi il quadretto è completo.

Anche la Boldrini

Per il finale col botto (?) gli organizzatori hanno pensato bene di invitare nientepopodimeno che l’ex presidenta della Camera italiana Laura Boldrini (PD).

Ancora una volta, dunque, i trombati dell’ormai moribonda sinistra italica arrivano in Ticino a sproloquiare. Di questi signori e signore, i loro concittadini non ne vogliono più sapere. A ragione. Da noi invece siffatti personaggi, ormai caduti in disuso, vengono accolti con tutti gli onori (tappeti rossi, squilli di trombe, rullo di tamburi, tripla riverenza). E naturalmente, ma questo era scontato, beneficiano di ampie interviste in ginocchionell’edizione principale del TG dell’emittente di regime: generosi spazi d’antenna da cui portare il loro messaggio ai ticinesi “chiusi e gretti”. Messaggio che – guarda caso – è lo stesso che la RSI si impegna a diffondere con i soldi del canone più caro d’Europa: “devono entrare tutti”, accoglienza scriteriata, frontiere spalancate, eccetera.

Scolaresche precettate

Nel suo Film festival, la gauche-caviar non si  limita a strumentalizzare i diritti umani per sdoganare  l’immigrazione clandestina. Fa anche propaganda politica in generale. Addirittura campagna di votazione.  Segnatamente, fa campagna contro l’iniziativa per l’autodeterminazione su cui voteremo il prossimo 25 novembre.

Di conseguenza,non è accettabile che:
1) la manifestazione continui a beneficiare del sostegno istituzionale di Confederazione, Cantone e Città di Lugano;
2) gli allievi di taluni ordini di scuola vengano di fatto costretti a partecipare, pagando l’ingresso e perdendo mezza giornata di lezioni (e per i minorenni non si chiede nemmeno l’autorizzazione dei genitori).

Via le sponsorizzazioni

Visto che fare propaganda politica e di votazione durante le lezioni è vietato, allo stesso modo non va bene che la scuola porti gli alunni in posti dove si fa propaganda politica e di votazione.
Anche perché, si fosse trattato di un evento a favore della sovranità nazionale (ad esempio un Film festival dei diritti popolari) e con ospiti che sostengono tesi opposte a quelle di soggetti quali la Boldrini, col cavolo che ci avrebbero portato le scolaresche. E col cavolo che Confederella, Cantone e Città di Lugano avrebbero accordato sostegni e sponsorizzazioni. E’ quindi evidente che queste sponsorizzazioni sono fuori posto e vanno ritirate.

Lorenzo Quadri

 

Iniziativa “contro i giudici stranieri”: la casta sbrocca

L’establishment ha perso la testa e vorrebbe addirittura impedire alla gente di votare

L’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri“) chiede che la Costituzione svizzera, e quindi anche l’esito delle votazioni popolari, abbia la priorità su accordi internazionali del piffero. In caso di contraddizione tra la Costituzione ed accordi internazionali in essere, questi ultimi devono essere rinegoziati. Se ciò non fosse possibile, vanno disdetti. La votazione popolare sul tema si terrà il prossimo 25 novembre: tutti a votare Sì all’iniziativa!

Establishment nel panico

Il programma testé citato, che di per sé dovrebbe costituire un’ovvietà, ha gettato nel panico la casta spalancatrice di frontiere, che ormai ha perso la testa e si agita scomposta.

Esemplari al proposito le fregnacce raccontate a mezzo stampa (d’Oltralpe) da tale Helen Keller, giudice svizzera alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo e professoressa all’Università di Zurigo (uella!).

Questa presunta luminare ha avuto la tolla di dichiarare che l’iniziativa per l’autodeterminazione avrebbe dovuto essere dichiarata irricevibile e quindi cancellata. Ovvero: seconda la Frau Keller, i cittadini non devonoavere il diritto di stabilire (alla faccia sua) che la Costituzione svizzera ha la precedenza su accordi internazionali fallimentari, conclusi sottobanco dall’establishment servo di Bruxelles. Tale precedenza, peraltro, è stata in vigore per oltre un secolo e mezzo. E’ stata messa in discussione solo in tempi recenti: quando avvocaticchi e professorini universitari ideologicizzati – come la Keller – hanno deciso che la volontà popolare (Costituzione) deve venire dopo gli intrallazzi della casta (trattati internazionali).

Chiaro: il popolazzo becero è sempre meno disposto a farsi irretire dai lavaggi del cervello e dai ricatti dell’élite, con stampa di regime al seguito. Quindi non vota come vorrebbe il “club”. Ed ecco dunque arrivare la spedizione punitiva. Sottoforma di un vero e proprio golpe dell’establishment contro i cittadini.Obiettivo: la rottamazione dei diritti popolari tramite accordi internazionali!

Galoppini politici

Che l’esimia giudice di Strasburgo racconti un sacco di fregnacce è manifesto. Altro che potere giudiziario: questi sono dei galoppini politici della partitocrazia, a cui devono le ottimamente remunerate cadreghe!

Secondo la luminare Keller, quindi, l’iniziativa per l’autodeterminazione non rispetterebbe l’unità della materia. Poffarbacco. Peccato che ci sia un Messaggio del Consiglio federale – che di certo non sta dalla parte dei beceri populisti promotori dell’iniziativa per l’autodeterminazione, ma si trova nel campo avverso – che certifica proprio l’opposto.

Quanto poi alla storiella che l’iniziativa, se approvata, provocherebbe la disdetta di migliaia (sic!) di accordi internazionali: qui si sta proprio toccando il fondo. L’azzeccagarbugli di Strasburgo ci sta forse raccontando che la partitocrazia avrebbe concluso migliaia di accordi internazionali anticostituzionali?Beh, se così fosse, la loro cancellazione sarebbe doverosa. Assieme all’azzeramento del triciclo PLR-PPD-P$$ in Parlamento ed in consiglio federale, però.

Migliaia di accordi?

Altrettanto ridicola la storiella secondo cui con l’iniziativa per l’autodeterminazione si metterebbero in pericolo i diritti umani. Si tratta del solito bieco ricatto morale, che per l’establishment è ormai diventato il modo di procedere abituale. Per la serie: se votate sì alla “vergognosa iniziativa” siete degli spregevoli nemici dei diritti umani, siete paragonabili ai criminali di guerra!

Ma siamo usciti di testa? Un sì all’iniziativa per l’autodeterminazione non indebolirà in alcun modo la protezione dei diritti umani. Né in Svizzera (dove a questo proposito non abbiamo lezioni da prendere da nessuno, ma semmai ne abbiamo da dare) e nemmeno all’estero. O qualcuno si immagina che se i cittadini elvetici bocciassero l’iniziativa per l’autodeterminazione migliorerebbe il rispetto dei diritti umani in Turchia o in Cina? E che se invece l’approvassero, peggiorerebbe? Ma va là! Qui si sta semplicemente prendendo la gente per il “lato B”.

Vacca sacra

Infine, l’astio della Frau Keller contro le iniziative popolari è comprensibile. La signora – assieme a tutta la casta –  si scandalizza ed inveisce perché esse sarebbero considerate delle vacche sacre. Ebbene, sveliamo un segreto a questi raffinati intellettualini: sì, la volontà popolare è una vacca sacra. La sovranità popolare è una vacca sacra. Ed è uno scandalo che chi ne sostiene la rottamazione, come la leguleia Keller, detenga cattedre universitarie da cui fare il lavaggio del cervello agli studenti contro gli odiati populisti. Ecco dunque una cattedra da revocare all’istante; assieme all’incarico a Strasburgo.

Lorenzo Quadri

 

Promuovere l’assunzione degli svizzeri, rimpatriare gli asilanti

Altro che  spendere centinaia di milioni per far lavorare i finti rifugiati!

 

A volte c’è davvero da chiedersi se certi burocrati federali conoscano il significato della parola “vergogna” o se debbano invece cercarlo sul vocabolario. Oppure se i medesimi burocrati si divertano a lanciare provocazioni per far “inalberare” la gente.

Sicché ecco che riprende vigore la “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) di versare sussidi ai datori di lavoro per invogliarli ad assumere finti rifugiati in assistenza. Già qualche mese fa il Consiglio federale se n’era uscito con questa boiata, indicando anche un impegno finanziario: 130 milioni all’anno. Apperò! E nümm a pagum…

Previsione facile

Non serve essere il mago Otelma per prevedere che l’operazione si tradurrà in un semplice aumento della spesa per i cosiddetti profughi di 130 milioni di Fr annui, senza altri risultati: poiché i finti rifugiati non sono integrabili nel mondo del lavoro.

Adesso la questione viene rilanciata. La SEM, Segreteria di Stato della migrazione (Dipartimento Simonetta) ha infatti annunciato, urbis et orbis, di aver pronta una serie di misure (?) per promuovere l’assunzione di finti rifugiati con permesso B. Tra queste, degli aiuti finanziari. Ed i datori di lavoro, almeno stando ad un’inchiesta realizzata lo scorso anno dall’ex direttore della SEM Eduard Gnesa, si sarebbero detti disponibili a “formare e ad assumere” asilanti; naturalmente con i soldi del solito sfigato contribuente. Frena Ugo!

Non sono integrabili

La bella pensata della SEM nasce dalla constatazione che a livello svizzero, per qualche misterioso motivo (?), solo il 25% dei migranti economici autorizzati a lavorare ha un impiego. Gli altri? Tutti in assistenza. In Ticino il dato è ancora più desolante: lavora solo il 15%. Per certe etnie, poi, la percentuale è vicina allo zero. E ricordiamo che il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni. Questo a conferma che i finti rifugiati non sono integrati né integrabili nel mondo del lavoro.

Promuovere l’assunzione di svizzeri

Inoltre e soprattutto: per colpa della devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla casta spalancatrice di frontiere (triciclo PLR-PPD-P$ in primis) il mercato del lavoro ticinese è andato in palta. Non per ripetere sempre le stesse cose, ma vale la pena ricordare solo tre semplici dati:

  • Il numero dei frontalieri attivi nel terziario è quadruplicato;
  • Nel Mendrisiotto i frontalieri sono la maggioranza dei lavoratori;
  • Ogni mese che passa le cifre dell’assistenza infrangono un nuovo record.

 

Ebbene, vista la situazione, è assolutamente inaccettabile che i soldi del contribuente vengano spesi per sussidiare l’assunzione di finti rifugiati, naturalmente a scapito dei residenti. Operazione peraltro destinata a concludersi con un buco nell’acqua, visto che – come detto – questi giovanotti non sono in grado di lavorare. Bisogna invece promuovere l’assunzione degli svizzeri, troppo spesso discriminati in casa propria!

Rimpatriare

Si obietterà che gli asilanti in assistenza costano. Infatti. Ma non per questo bisogna trovargli un lavoro e sussidiare pure chi li assume. Gli asilanti in assistenza vanno rimpatriati. E’ su questo fronte che la SEM deve concentrare i propri sforzi: sui rimpatri. Altro che andare a caccia di scuse per far restare tutti, come invece accade ora!

Tanto più che, con la conclusione ufficiale della pace tra Etiopia ed Eritrea, è accertato anche formalmente che gli eritrei non scappano da nessuna guerra. Quindi sono finti rifugiati. E, ma tu guarda i casi della vita, la maggioranza dei migranti economici presenti in Svizzera sono proprio eritrei. Sicché: föö di ball! Tornare al natìo paesello! Basta con le fetecchiate politikamente korrette! Basta spendere soldi per avvantaggiare gli immigrati e discriminare gli svizzeri in casa propria!

Lorenzo Quadri

 

 

Faziosa, strabica e utile solo alla propaganda di regime

Commissione federale contro il razzismo: è arrivato il momento di abolirla

 

La Commissione federale contro il razzismo, l’ha capito anche il Gigi di Viganello, ha un solo scopo: quello di fare propaganda di regime pro-frontiere spalancate. Già il solo fatto che esista una Commissione del genere è un atto di lavaggio del cervello. Serve infatti a far credere che in Svizzera esista un problema reale, serio ed esteso di razzismo. Al punto da rendere necessaria la creazione di una Commissione federale ad hoc. Evidentemente non è così. I numeri stessi lo confermano. Un paese con il 25% di popolazione straniera, e con la metà (almeno!) degli abitanti  con  “passato migratorio”, non può essere razzista. Un paese che negli anni recenti è arrivato ad avere un saldo migratorio annuale di 100mila persone (il che significa: immigrazione incontrollata) non può essere razzista. Sarebbe una contraddizione in termini. Perché, infatti, gli stranieri si trasferirebbero in massa in un paese dove vengono maltrattati e discriminati? Dovrebbe accadere l’esatto contrario…

Un non-problema

Ed infatti anche le cifre delle condanne per razzismo, che in Svizzera in un anno si aggirano sulla decina, confermano che non esiste, da noi, alcun fenomeno a diffuso di razzismo. Insomma: in Svizzera il razzismo è un non-problema. Per lo meno tra gli svizzeri. Sicché la citata commissione federale, naturalmente – ma tu guarda i casi della vita – presieduta da un’ex consigliera nazionale radikalchic, serve solo a divulgare messaggi di tipo politico. Le modalità sono sempre le solite: stigmatizzare, con il marchio del razzismo e della xenofobia, posizioni in contrasto con il “pensiero unico” delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti e del “devono entrare tutti”.

Fenomeno importato

Se in Svizzera esiste un problema di razzismo, non è certo tra i cittadini elvetici. E’ semmai tra gli immigrati. Si tratta del razzismo di importazione. Ovvero, portato alle nostre latitudini da migranti in arrivo da altre culture (?), in genere islamiche, che sono razzisti, antisemiti, cristianofobi, sessisti, omofobi, e via elencando. In Francia, ad esempio, da tempo si assiste ad un fuggi fuggi di cittadini ebrei: a causa dell’invasione di musulmani, non si sentono più al sicuro.

In altre parole: se in Svizzera un domani avremo problemi di razzismo sarà perché, grazie agli spalancatori di frontiere –Commissione federale contro il razzismo in primis – avremo fatto immigrare razzisti. Un motivo in più per riprendere il controllo sull’immigrazione.

Eppure, la Commissione federale contro il razzismo, sul tema del razzismo d’importazione, è vistosamente latitante. Dal rapporto d’attività del 2017 emerge con chiarezza.  Che strano eh?

Altre discriminazioni

A questo si aggiunge un nuovo elemento, fresco fresco. Nell’ultima sessione, conclusasi dieci giorni fa, il Consiglio nazionale ha deciso a larga maggioranza di estendere il raggio d’azione dell’articolo 261 bis del Codice penale svizzero. Esso non dovrà più sanzionare solo il razzismo, la discriminazione razziale, ma anche altri tipi di discriminazione: segnatamente quelle di genere e di orientamento sessuale. Ne consegue che  una Commissione federale che si occupa solo di razzismo è superata dagli eventi. Anche secondo i politikamente koretti.

Del resto, questa Commissione nacque in un contesto particolare, la diatriba sull’oro ebraico, che data di oltre vent’anni fa. Venne istituita soprattutto per combattere l’antisemitismo, che si temeva quella vicenda avrebbe potuto rinfocolare.  Nel frattempo il mondo è radicalmente cambiato. E oggi la Commissione, invece di combattere l’antisemitismo, lo genera: infatti, in nome del fallimentare multikulti, regge la coda all’immigrazione di massa di islamisti antisemiti.

Ecco perché chi scrive ha presentato una mozione che chiede al Consiglio federale l’abolizione della Commissione federale contro il razzismo.

L’operazione ci farebbe inoltre risparmiare 200mila franchetti all’anno, che potremmo più proficuamente impiegare nel combattere l’immigrazione clandestina.

Lorenzo Quadri

 

 

Un SI’ per sventare il golpe della casta contro il popolo!

Iniziativa per l’autodeterminazione: perché è indispensabile sostenerla il 25 novembre

 

Il prossimo 25 novembre sarà una data importante. Infatti, si voterà sull’iniziativa “contro i giudici stranieri” detta anche “per l’autodeterminazione”. L’iniziativa chiede che la nostra Costituzione abbia la precedenza sugli accordi internazionali. Nella Costituzione federale confluiscono anche le disposizioni votate dal popolo. Vedi ad esempio immigrazione di massa ed espulsione dei delinquenti stranieri.

Il Gigi di Viganello, che non è un fine giurista, è perplesso. Ed infatti si chiede: ma come, non è scontato che la Costituzione, che è poi la Carta fondamentale dello Stato, venga prima, quindi “conti di più” di un accordo internazionale qualsiasi concluso sottobanco dalla casta esterofila? Non è così ovunque? Bisogna votare su cose ovvie?

Colpa di chi?

Lo stupore del Gigi è comprensibile. E’ vero che è così ovunque. Ma non in Svizzera. O meglio: fino a qualche anno fa era così anche da noi. La Costituzione federale ha sempre avuto la precedenza. Ma in tempi recenti la musica è cambiata. E’ cambiata per colpa:

1) dei legulei del Tribunale federale, ovvero soldatini della partitocrazia  multikulti e spalancatrice di frontiere eletti dall’Assemblea federale col sistema del “mercato delle vacche” (io do una cadrega a te, tu dai una cadrega a me); e

2) dei professorini, sempre multikulti e spalancatori di frontiere, delle facoltà di diritto. Insomma: a decidere il “contrordine compagni” è stata la solita élite internazionalista.

Golpe contro il popolo

Cosa ha deciso l’establishment? Ha deciso che gli accordi internazionali hanno la precedenza sulla Costituzione, e di conseguenza anche sulla volontà popolare. Questa decisione è scellerata. Lo è in quanto costituisce la rottamazione dei diritti popolari. I diritti popolari vengono sabotati tramite accordi internazionali. E’ una precisa scelta politica, non ci sono balle. Del resto, la stessa casta da tempo mena il torrone con l’obiettivo di rendere  più difficile l’esercizio di iniziative e referendum. Il che significa: sovvertire la democrazia diretta, ossia quel sistema che ha fatto grande la Svizzera. Tagliare fuori i cittadini dalle scelte fondamentali per il futuro del Paese – e quindi per il loro futuro.

Quello messo a segno dai legulei e dai professorini della partitocrazia è un vero e proprio golpe contro il popolo elvetico. Le sue conseguenze sono pesantissime. Questo golpe rende infatti parecchie le votazioni popolari prive di effetto. Le trasforma in semplici “raccomandazioni”; che, come tali, contano quanto il due di briscola: i politicanti possono imboscarle in un cassetto senza farsi troppi problemi. Il popolo non decide più un tubo! Altro che “popolo sovrano”!

Situazione da correggere

Questa situazione scandalosa, frutto di cambiamenti di giurisprudenza avvenuti negli scorsi anni, va assolutamente corretta.  E’ infatti sulla scorta di simili fregnacce che, ad esempio, il tribunale cantonale zurighese ha deciso che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un picchiatore tedesco 27enne in assistenza: questo perché con la Germania è in vigore la devastante libera circolazione delle persone, la quale avrebbe la precedenza sulla norma della nostra Costituzione che prevede l’espulsione dei criminali stranieri.  Ergo, i criminali stranieri con passaporto UE rimangono in Svizzera. Scandaloso!

Altro esempio eclatante: il “maledetto voto” del 9 febbraio. Con in vigore l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena votata dal popolo sarebbe da tempo realtà. La situazione attuale (inutile compromesso-ciofeca) è invece assai diversa, e non stiamo qui a dilungarci oltre.

La storiella dei diritti umani

Se la casta non avesse compiuto il golpe contro il popolo, a nessuno sarebbe venuto in mente di lanciare l’iniziativa per l’autodeterminazione. In effetti, sarebbe stata inutile. Invece, nella situazione attuale, generata dalla partitocrazia, l’iniziativa è  necessaria per salvare i diritti popolari.

Il 25 novembre votando SI’ all’iniziativa per l’autodeterminazione abbiamo dunque la possibilità di rimettere le cose a posto. Non sprechiamola!

E non beviamoci la fregnaccia che l’approvazione dell’iniziativa “contro i giudici stranieri” metterebbe in pericolo (uhhh, che pagüüüraaa!) i diritti dell’uomo in Svizzera. Perché queste sono balle di fra’ Luca. Fumogeni. Biechi ricattini morali da tre e una cicca. La Svizzera non ha alcun bisogno di giudici stranieri per far rispettare i diritti umani in casa propria.

Lorenzo Quadri