UNIA: povertà, disuguaglianze e… frontiere spalancate

La $inistra in vena di propaganda ha perso una nuova occasione per volare basso?

 

Ma guarda un po’ questi kompagni. Nei giorni scorsi il sindacato UNIA (a livello federale) ha tenuto una conferenza stampa per denunciare l’aumento della disparità tra ricchi e poveri e per chiedere  una diminuzione dei premi di cassa malati.

Ohibò, giusto parlare di povertà e di aumento dei premi di cassa malati. Ma forse bisognerebbe ricordarsi anche un paio di cosette. Ad esempio che la devastante libera circolazione delle persone è la prima causa di dumping salariale e di sostituzione in questo sempre meno ridente Cantone. E quindi di precarietà e di povertà. Libera circolazione che però la $inistra in generale ed UNIA in particolare ha sempre difeso a spada tratta, a suon di accuse di razzismo e xenofobia spalmate sui contrari. O vogliamo ricordare che il sindacato in questione ha condotto una campagna in grande stile contro il 9 febbraio, spendendo a piene mani in cartellonistica i soldi degli affiliati? Compresi, è ovvio, i lavoratori ticinesi che sono i primi a subire le conseguenze della devastante libera circolazione delle persone.

 

Chi svuota le casse?

E poi: bello lamentarsi che mancano i soldi per la socialità. Chi ne svuota le casse? Non certo gli sgravi fiscali. A svuotare le casse dello Stato sociale sono quelli – certo non leghisti – che l’hanno spalancato senza ritegno, trasformandolo in un self service per stranieri. Non ancora contenti, adesso costoro inveiscono contro la revoca – perfettamente legale – di permessi B a persone in assistenza! Eh già: i kompagnuzzi vogliono mantenere in Svizzera ed in Ticino persone che non hanno alcun diritto di restare. E ovviamente la fattura la accollano al contribuente. Pur di costringerci a tenerci in casa tutti, la $inistruccia inneggia all’illegalità! Con tanto di consigliere di Stato che vaneggia pubblicamente di “Apartheid”. Ah ecco: quindi secondo il ministro P$ applicare la legge e la giurisprudenza del Tribunale federale è Apartheid.  Un’affermazione che abbiamo già abbondantemente commentato. Non vogliamo ripeterci. Diciamo solo questo: per noi Apartheid è semmai anziani svizzeri che tirano la cinghia mentre lo Stato sociale spende a piene mani per mantenere immigrati che sono arrivati da noi proprio per attaccarsi alla  mammella pubblica. Per noi Apartheid è vedere tanti ticinesi in disoccupazione ed in assistenza perché frontalieri occupano i loro posti di lavoro. Questa sì che è Apartheid, kompagno Bertoli! E chi l’ha voluta? Gli spalancatori di frontiere!

 

E i costi dell’asilo?

E, per tornare sul tema delle casse dello Stato sociale. Qualcuno sta forse fingendo di dimenticare che la spesa per l’asilo è completamente fuori controllo? Nel preventivo 2017 della Confederazione sono già stati inseriti 852 milioni di spese extra per l’asilo. Vanno ancora aggiunti i costi a carico dei Cantoni. Come mai i kompagni, così pronti a denunciare lo svuotamento delle casse pubbliche, questa volta non hanno nulla da dire (citus mutus)? Credono forse che i soldi per finanziare la spesa dell’asilo crescano sugli alberi?

 

50mila asilanti subito

Non solo. Gli stessi kompagni di UNIA che lamentano povertà e disuguaglianze hanno appena consegnato una petizione dal seguente tenore: vogliono che la Svizzera accolga subito 50mila finti rifugiati. (Ma che bravi sindacalisti: invece di pensare agli svizzeri disoccupati fanno gli avvocati d’ufficio dei migranti economici). E chi paga il conto? Avanti con l’assalto alla diligenza! E poi si scopre che non ci sono più soldi per la socialità. Accipicchia, ma come è mai possibile?

 

Cassa malati

Anche sui premi di cassa  malati troppo elevati, i kompagni hanno senz’altro ragione a sollevare questo tema. Al proposito citiamo una dichiarazione rilasciata proprio al Mattino dall’ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS Bruno Cereghetti, di certo non un becero leghista populista e razzista: “Negli ultimi anni il Dipartimento federale dell’Interno ha dato sempre più potere agli assicuratori malattia e questo deve preoccupare”. Chi dirige il Dipartimento in questione? Ma il kompagno Alain Berset!

Chissà perché abbiamo l’impressione che a $inistra abbiano perso  un’altra occasione per volare basso?

Lorenzo Quadri

Per gli anziani non ci sono soldi, per i finti rifugiati sì

Spassosa presa di posizione del ministro $ocialista Berset sull’iniziativa “AVS Plus”

 

Intanto i kompagnuzzi racimolano una nuova figura marròn: hanno spalato palta sulla Tredicesima AVS dell’odiata Lega con la fregnaccia degli “aiuti ad innaffiatoio” e poi propongono di aumentare l’AVS anche ai multimilionari

 

Il prossimo 25 settembre si voterà sull’iniziativa denominata AVS Plus, la quale chiede di aumentare del 10% le rendite del Primo pilastro. Se l’iniziativa venisse approvata, i nostri anziani si troverebbero nel borsello ogni mese qualche benvenuta “centella” in più.

Chi ha lanciato l’iniziativa AVS Plus? Si tratta dei $indakati di $inistra e del P$$. E qui i conti cominciano a non tornare.  Ricordiamo infatti che la Lega dei Ticinesi per due decenni ha combattuto una battaglia che dovrebbe essere nota a tutti: quella per la Tredicesima AVS.

 

La Tredicesima AVS

Cos’era la Tredicesima AVS? Si trattava di un contributo annuale per spese straordinarie, una sorta di tredicesima appunto, ai nostri anziani di condizione economica modesta.  Nel concreto: 1200 Fr per i singoli e 1700 per le coppie. Per ottenerlo occorreva adempiere ai requisiti seguenti:

  • cittadini svizzeri o residenti in Svizzera da almeno 12 anni;
  • Reddito e sostanza mobiliare inferiori o equivalenti a quelli riconosciuti dalla Prestazione complementare;
  • Sostanza immobiliare inferiore ai 150mila Fr.

La “Tredicesima AVS” non sarebbe stata imponibile fiscalmente.

 

Lugano

La Lega avanzò la sua proposta in varie sedi. A Lugano il Municipio nel 2008 licenziò all’unanimità (!) il Messaggio municipale che proponeva l’introduzione della Tredicesima AVS. In Consiglio comunale però l’ammucchiata antileghista lo respinse, adducendo pretesti che spaziavano tra il grottesco e l’inconsistente. Anche quello che mena il gesso capì qual era il vero motivo del njet: non permettere all’odiata Lega di vincere una delle sue battaglie “storiche”. Perché, evidentemente, una vittoria ne avrebbe aumentato i consensi. Meschina partitocrazia, dunque, fatta sulla pelle degli anziani in difficoltà. Meschina, ma anche fallimentare. Infatti la Lega è comunque diventata il primo partito a Lugano. Quindi l’ammucchiata antileghista ha fallito i propri scopi elettorali. In più ha danneggiato gli anziani luganesi di condizione economica modesta. Complimenti! Un risultato di cui andare fieri!

 

Cantone

A livello cantonale, dopo il njet da parte del Consiglio comunale di Lugano, venne lanciata un’iniziativa popolare dai contenuti analoghi: quelli indicati sopra. Che però in votazione popolare (che si tenne il 23 settembre 2012) non la spuntò. Anche questa volta, la partitocrazia e la stampa di regime fecero quadrato per affossare l’iniziativa; sempre per non darla vinta all’odiata Lega. Al proposito vale quanto detto in precedenza per Lugano. Intanto i “noss vecc” sono stati fregati: possono dunque ringraziare sentitamente i partiti storici.

 

La crociata ro$$a

Ora, chi scese in campo a guidare la crociata antileghista contro la Tredicesima AVS? In prima linea proprio i kompagni. A partire dall’allora capogruppo in Consiglio comunale di Lugano Martino Rossi, superfunzionario del DSS: quello che, in un raccapricciante scambio di favori con l’ex partitone, il P$ luganese vorrebbe ora infilare nell’ente LAC – senza che abbia uno straccio di competenza spendibile per occupare tale  cadrega – in tandem con l’ex vicesindaca Masoni. Assieme a Rossi, a spalare palta sulla 13a AVS c’era pure l’ex Consigliere di Stato P$ Pietro Martinelli.

Uno degli argomenti usati ed abusati dai contrari era la presunta iniquità della proposta leghista. A dire della partitocrazia, essa avrebbe avvantaggiato chi non ne aveva bisogno (?). Balle di fra’ Luca!  Per mettere in cattiva luce la Tredicesima AVS, i kompagni si riempivano la bocca, naturalmente in termini spregiativi, ripetendo con il massimo godimento la storiella – molto politikamente korretta – dei “riprovevoli aiuti ad innaffiatoio”. Si trattava di panzane, ovviamente. Ma, come recita il vecchio detto, “in temp da guera, püsée ball che tera”.

Ebbene, qual è adesso la proposta della $inistra, così attenta – ma solo quando si tratta di bocciare le idee altrui – agli aiuti sociali mirati e non ad innaffiatoio? Aumentare del 10% l’AVS a tutti. Compresi i multimilionari! Uella, e questi non sono aiuti ad innaffiatoio, nevvero? Ma quando mai!

Che la $inistra sia salita sulle barricate contro la Tredicesima AVS per poi proporre (a livello federale) l’ “AVS Plus” è l’ennesima palteale dimostrazione di ipocrisia ro$$a. Avanti così, che la felice prospettiva della cabina telefonica come sala per le assemblee plenarie  del P$ si fa sempre più vicina.

 

Ma per l’asilo…

Ma l’inno alla coerenza dei kompagnuzzi non è finito. Il primo a dire njet alla proposta del P$$ è nientepopodimenoché il consigliere federale P$$ Alain Berset. Il motivo? L’ “AVS Plus” “costerebbe troppo”.

Ohibò, questa è proprio forte. La scriteriata politica d’asilo delle frontiere spalancate ai finti rifugiati, che tanto piace alla kompagna di partito di Berset – ossia la Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga – già adesso ha i costi completamente fuori controllo. Quindi non: “costerebbe troppo” (condizionale). Costa troppo. Indicativo presente.

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, per il Preventivo 2017 della Confederella già si annuncia una bella uscita extra di quasi un miliardo di franchetti (sic!!)  solo per i finti rifugiati. Ma stranamente questa volta nessun $inistrorso politikamente korretto stilla perché la spesa è eccessiva. Ricordiamo che già ora si stima che, tra asilo e aiuti allo sviluppo (quelli che dovrebbero impedire le emigrazioni di massa dai paesi beneficiari, ed invece…) sommando le spese della Confederazione e quelle a carico di Cantoni e Comuni, si arriva alla stellare cifra di 7 miliardi. Come mai nessun moralista a senso unico affossatore della Tredicesima AVS protesta  che è troppo? Per i finti rifugiati non si bada a spese, mentre per gli anziani svizzeri…?

Lorenzo Quadri

La disoccupazione dei frontalieri costa il doppio del previsto. La SECO ha toppato di nuovo

Intanto migliaia di pseudofrontalieri svernano nel paese d’origine con la disoccupazione elvetica

Ecco servita una nuova performance della SECO, Segreteria di Stato per l’Economia.

Il tema è la disoccupazione dei lavoratori non residenti. Su un argomento tanto ghiotto, la SECO non poteva che prodursi nell’ennesima fetecchiata. La SECO è peraltro quella che sforna con bella regolarità studi farlocchi in cui tenta di dare a bere la fandonia che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, andrebbe tutto bene. Che l’invasione di frontalieri non genererebbe né sostituzione né dumping salariale. Ma quando mai! Sono tutte balle della Lega populista e razzista! E’ evidente che simili “rapporti” costituiscono un tentativo politico di reggere la coda alla libera circolazione e a chi l’ha voluta. Se la SECO serve per questo, ribadiamo quanto già scritto le scorse settimane: ossia che è meglio CHIUDERLA, così si risparmiano 100 milioni di franchetti all’anno.

Se non è zuppa…

Per tornare all’ultima performance. La SECO è giustamente finita nell’occhio del ciclone dopo che si è scoperto che la Svizzera nel 2012 ha ripreso alla chetichella l’ordinanza UE sulla disoccupazione dei frontalieri, “grazie” alla quale gli svizzerotti versano 200 milioni all’estero. La decisione è stata presa dal Comitato misto Svizzera-UE senza passare per l’approvazione politica. Ed è stata difesa a spada tratta dal solito Boris Zürcher della SECO. Avanti, continuiamo a genufletterci a tutte le pretese dell’UE!

Il buon Zürcher tenta di rendere più digeribile la faccenda dicendo che ad incassare i soldi in arrivo dalla Svizzera non sono i disoccupati frontalieri, bensì i loro paesi d’origine. Ah beh, questo sì che cambia tutto! O Zürcher, ma chi pensiamo di prendere in giro? Se non è zuppa, è pan bagnato! Sempre di milioni versati all’estero si tratta!

A beneficiarne, spiegava il Corriere del Ticino nei giorni scorsi, sono 27mila frontalieri (il dato è riferito ai frontalieri presenti a livello nazionale, non solo a quelli in Ticino). O presunti tali. Poiché quasi 2000 di questi “frontalieri” in realtà non lo sono affatto. Non provengono da nazioni confinanti, ma da altri Stati UE: Polonia, Portogallo, Spagna, Belgio, e così via.

Con i soldi svizzeri

E cosa accade a questi ultimi, che vengono conteggiati come frontalieri pur senza esserlo? Che lavorano alcuni mesi da noi, poi tornano a svernare nel paese d’origine, beneficiando però della disoccupazione in arrivo dalla Svizzera fino alla prossima stagione di lavoro nel nostro paese. Ma guarda un po’! E la SECO si giustifica dicendo che queste persone vanno trattate come frontalieri per evitare un’eccessiva burocrazia.

Ma la parte più gustosa (si fa per dire) è la seguente, ed è sempre il CdT ad evidenziarla: la SECO ha sbagliato i calcoli. Infatti la nuova regolamentazione sulla disoccupazione dei frontalieri, secondo le sue stime, avrebbe dovuto costare alla Svizzera 100 milioni all’anno. Invece la fattura ammonta al doppio.

Quindi alla SECO non sanno fare i conti. E pretendono di essere credibili quando pubblicano i risultati farlocchi sulle conseguenze del frontalierato in Ticino?

Lorenzo Quadri

Strage di Nizza, è tempo di BLINDARE e di ESPELLERE

L’era delle frontiere spalancate e del buonismo-coglionismo deve finire

Il terrorismo islamico è tornato a colpire la Francia nel modo più brutale possibile. La strage si è consumata a Nizza il 14 luglio, festa nazionale francese e data altamente simbolica per le libertà occidentali. Quelle libertà che gli estremisti islamici vogliono distruggere. I capi dell’Isis invitano i loro seguaci ad uccidere gli infedeli con ogni mezzo. In mancanza di bombe, si parla esplicitamente di schiacciarli con le macchine. E, sulla Promenade des Anglais, il 31enne tunisino, figlio di un estremista islamico notorio, ha messo in atto.

La sceneggiata

Adesso partirà la solita sceneggiata dei “je suis”, dei buonismi ottusi, degli “hashtag”, dei “non si deve generalizzare”. E soprattutto del viscido appello: “chiudersi significa cedere alla paura, e quindi bisogna rimanere aperti”. I trucchetti retorici da tre e una cicca degli spalancatori di frontiere li conosciamo da un po’.

Naturalmente c’è chi ha voluto di proposito glissare sul fatto che la sanguinosa strage di Nizza è frutto di terrorismo islamico: venerdì sul sito della RSI di presunto servizio pubblico si tentava senza pudore di relativizzare. Un esempio che non mancherà di fare proseliti (i soliti). Associare al sostantivo terrorismo l’aggettivo islamico? Guai! Non è politikamente korretto! Vergognatevi, razzisti islamofobi! Manca ancora il prossimo “step”, ma arriverà presto: l’accusa diretta agli occidentali che piangono i loro morti. “E’ colpa vostra, non avete integrato a dovere gli immigrati musulmani!”. Capita l’antifona? Non sono i fanatici islamici ad essere dei macellai. Costoro sono solo delle innocenti vittime dell’Occidente xenofobo. Fino a quando dovremo sentire simili bestialità?

Cosa deve ancora succedere?

E cosa deve ancora succedere perché ci si accorga che l’era delle “aperture” scriteriate è finita? Basta sciacquarsi la bocca con la multikulturalità: ha fallito su tutta la linea. Aperture, immigrazione scriteriata, multikulti imposto col ricatto morale, hanno permesso ai fondamentalisti islamici di arrivare e prosperare. Anche da noi. Eppure ancora si pensa di combattere i macellai islamici con il politikamente korretto. Proprio il 15 luglio, all’indomani della strage di Nizza, il Tribunale penale federale di Bellinzona ha condannato un jihadista “svizzero” (ovviamente svizzero di carta) ad una pena a dir poco ridicola: un anno e mezzo con la condizionale! Che significa: nemmeno un giorno di prigione! Un automobilista che infrange il limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica va incontro a sanzioni molto più dure. Ecco i bei risultati del buonismo-coglionismo! I macellai dell’Isis ringraziano e se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Basta con i soliti ritornelli

Altro che “non bisogna chiudere le frontiere”. Ne abbiamo piene le tasche dei soliti ritornelli di un’ideologia in agonia. E ne abbiamo anche piene le tasche delle vacue dichiarazioni di circostanza dei Burkhaltèèèr (PLR) di turno. Il ministro degli Esteri elvetico, facendo la faccia contrita, dichiara che la Svizzera contro il terrorismo islamico starebbe “facendo”. Facendo cosa? Al massimo sta facendo finta, visto che le frontiere rimangono spalancate! Burkhaltèèèr, proprio tu che non perdi mai occasione per polverizzarci i “gioielli di famiglia” con il mantra del “dobbiamo aprirci”, pretendi di venire a raccontare storielle?

E’ ora di blindare

Non solo bisogna chiudere. Bisogna blindare. Altro che continuare a far entrare frotte di finti rifugiati. Non solo tra di essi si nascondono i seguaci dell’Isis. Ma quelli che rimarranno in Svizzera andranno, come da prassi, in assistenza (e nümm a pagum). Oppure ad ingrossare le fila della micro e macrocriminalità. Ci saranno  in Svizzera tanti giovani uomini musulmani non integrati pronti per essere radicalizzati.

Oltre a blindare, occorre cominciare ad espellere in grande stile. Fuori dalla Svizzera  tutti i simpatizzanti dell’Isis, previo ritiro del passaporto rosso a quelli che si sono naturalizzati (ma come, le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?).

Bisogna sradicare i centri da dove si diffonde il fanatismo. Ci sono, anche da noi, moschee, ben finanziate con soldi esteri, in cui si predica l’odio contro l’occidente. Eppure, invece di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, i sette scienziati di Berna nascondono la testa sotto la sabbia e blaterano che tale divieto costituirebbe una “massiccia limitazione della libertà religiosa”.

E naturalmente bisogna tenere sotto stretta sorveglianza i sospetti seguaci dell’Isis. Al proposito ricordiamo che i kompagni ro$$o-verdi hanno perfino lanciato il referendum (fallendo) contro la nuova legge sui sistemi informativi. Motivo? Bisogna “tutelare la privacy”… dei sospetti terroristi! (invece demolire quella di risparmiatori ed automobilisti è cosa doverosa, nevvero kompagni?).

C’è chi dice che la Francia dovrà ora seguire il “modello Israele”. Mica solo la Francia. A meno che preferiamo farci macellare all’insegna del politikamente korretto.

Lorenzo Quadri

Burocrati dell’USTRA, basta con le cappellate! Dopo gli 80Km/h in autostrada. Vogliono il “Grande fratello” per gli automobilisti!

Al direttore dell’USTRA (ufficio federale delle strade nazionali) Jürg Röthlisberger il caldo evidentemente fa male! Nel giro di pochi giorni, infatti, l’ineffabile funzionario se ne è uscito con due castronerie di prima grandezza. Vendute nella consueta confezione “politikamente korretta”, spacciate addirittura per misure “a favore degli automobilisti” (!) (per la serie: non solo li freghiamo, ma li prendiamo pure per il popò) in realtà i provvedimenti ipotizzati vanno unicamente ad allungare la già sterminata lista delle chicane contro i conducenti.

Si sarà capito che stiamo parlando del limite generalizzato di 80 Km/h in autostrada (prima alzata d’ingegno del direttore USTRA) e della sostituzione della vignetta con un tachigrafo (seconda e più grave baggianata). Se ci aggiungiamo anche la precedente sortita di Doris Leuthard sul mobility pricing – ma le cose sono legate – si arriva a tre cappellate in un paio di settimane. Triplete!

Ci vogliono misure mirate

Il limite generalizzato di 80 Km/h in autostrada, secondo il capoburocrate dell’USTRA, servirebbe a fluidificare (?) il traffico nelle ore di punta. Per quel che riguarda il Ticino, da Lugano in giù se nelle ore di punta si potesse viaggiare ad 80 Km/h sarebbe in effetti un bel passo avanti, dal momento che adesso si va più o meno a trenta. Il problema viario di questo sempre meno ridente Cantone, ormai l’hanno capito anche i paracarri (compresi quelli autostradali) ma non, evidentemente, gli alti papaveri dell’USTRA, è l’invasione di targhe azzurre:  62’500 frontalieri che entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina e svariate migliaia di padroncini. E’ lì  che bisogna intervenire. Ci vogliono misure mirate per contenere l’assalto di veicoli italici. Ma la Confederazione (di cui l’USTRA è uno dei tanti uffici) si rifiuta di intervenire. Ogni proposta in questo senso viene respinta. I camerieri dell’UE insediati nell’ipertrofica burocrazia bernese strillano alla “discriminazione”. E quindi, secondo lorsignori, dovremmo venire penalizzati tutti? Non ci stiamo!

Multe a go-go

Gli 80 Km/h venduti per fluidificare il traffico (ma se le auto che si spostano sono sempre quelle, la durata del viaggio mica cambia) sono in realtà l’ennesima scusa per introdurre un nuovo divieto a danno dei soliti automobilisti. E naturalmente per riscuotere le relative contravvenzioni. Vai con i radar a go-go per fare cassetta!  Eh già: visto che i costi del “caos asilo” sono ormai completamente fuori controllo, da qualche parte bisognerà pure recuperare, nevvero?

Oltretutto il limite di 80 Km/h generalizzato è nocivo alla sicurezza. Infatti – e ci sono studi che lo dimostrano – la monotonia della guida a quella velocità provoca perdita di concentrazione e anche i temibili abbiocchi al volante, le cui conseguenze possono essere disastrose.

Il Grande fratello

Ma evidentemente per l’USTRA la priorità è bastonare gli automobilisti con nuovi divieti. E ben lo si è visto con la seconda e ancora più balorda proposta del Röthlisberger (ma non ha nient’altro da fare?): quella di sostituire la vignetta autostradale con un tachigrafo per riscuotere una tassa in base al km percorso. Bravo, applausi a scena aperta. Massì, visto che gli automobilisti non sono ancora sufficientemente vessati, tanto per divertirci creiamo un bel Grande fratello! Con il tachigrafo di Röthlisberger, infatti, non solo sarà possibile vedere quanti km ha percorso ciascuno, e dove è andato, ma anche l’orario degli spostamenti. E quindi, già che ci siamo, ne approfittiamo per rifilare agli automobilisti pure quella ciofeca del mobility pricing: chi si sposta nell’ora di punta paga di più!

Forse il superburocrate Röthlisberger può scegliere liberamente l’orario in cui andare a lavorare. La maggioranza degli svizzeri no.

Non è tutto. Oltre a km percorsi ed orario, è chiaro che il tachigrafo del Grande fratello Röthlisberger vedrà pure la velocità di crociera degli automobilisti, in ogni momento. E giù multe a tutto spiano per ogni minima distrazione! In pratica sarebbe come avere il radar direttamente nell’abitacolo. Ecco il bel regalo che ci prepara l’USTRA!

USTRA, “circolare”!

Sarebbe ora di rendersi conto che l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli automobilisti svizzeri è di superfunzionari che passano il tempo ad autoerotizzarsi cerebralmente alla ricerca di sempre nuove chicane per vessarli con imposizioni, divieti e balzelli.

Per quel che ci riguarda, cominceremo a prendere sul serio l’USTRA allorquando proporrà delle misure mirate sui frontalieri. In Ticino non si è più liberi di circolare per colpa della… libera circolazione. Se invece il burocrate Röthlisberger, la Doris uregiatta e soci pensano che i ticinesotti, oltre a subire la devastazione del proprio mercato del lavoro provocata dall’invasione da sud, debbano pure venire limitati (loro!) nella libertà di movimento perché sulle autostrade del nostro Cantone, infesciate da targhe azzurre, non ci si muove più, continueremo a mandarli, come diceva il Nano, “a scopare il mare”.

E i paladini della privacy?

Se alla desolante “triplete” di cui sopra – limite di 80km/h generalizzato; Grande fratello in macchina; mobility pricing – aggiungiamo l’ormai arcinoto programma “via sicura” (quello che sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina), il quadretto è completo.

A proposito: visto che qui c’è la proposta del capo dell’USTRA di creare, tramite tachigrafo, un Grande fratello a danno degli automobilisti, ci attendiamo la veemente e scandalizzata protesta dei kompagni ro$$overdi: quelli che hanno lanciato il referendum dal titolo “No allo Stato ficcanaso”, fallendo nella raccolta di firme. Quel referendum, come noto, era rivolto contro la nuova legge sui sistemi informativi, che si prefigge di dotare l’intelligence svizzera di strumenti giuridici adeguati a combattere il terrorismo islamico (il quadro legale attuale è da medioevo). I kompagni ro$$overdi sono insorti: bisogna tutelare la privacy dei cittadini (nel caso concreto: dei sospetti miliziani dell’Isis)! Come mai invece questi improvvisati paladini della sfera privata non hanno nulla da dire sul tachigrafo del Röthlisberger? O vuoi vedere che, per i kompagni, la privacy dei presunti terroristi islamici (ovviamente trattasi per lo più di immigrati) è sacra, mentre imporre il Grande fratello agli automobilisti è cosa buona e giusta?

Lorenzo Quadri

 

Ma guarda che sorpresa: le turiste si levano il burqa

Firmiamo l’iniziativa federale antiburqa e la petizione per far dichiarare Nekkaz persona non grata

Sbugiardati quelli che pretendevano di farci bere la panzana che chiedere ad una donna islamica di togliere il velo integrale equivalesse ad un gesto di barbara violenza

Il divieto di Burqa dopo lunga attesa è entrato in vigore ad inizio luglio. Non si  tratta di una legge su una questione di lana caprina. Questa tesi farlocca è stata ed è tuttora utilizzata sostanzialmente da due categorie. Da un lato i multikulturali spalancatori di frontiere, quelli secondo cui i nostri valori e le nostre regole non vanno assolutamente difesi né men che meno imposti agli immigrati. Anzi, il solo pensare di farlo è disgustoso razzismo. Dall’altro, quelli che hanno l’intenzione di importare, naturalmente con la tattica del salame (una fettina alla volta) il fondamentalismo islamico in Svizzera. Cosa volete che sia il burqa, dicono costoro, ed intanto tentano di sdoganarlo come non problema. Così l’Occidente si abitua ai segni esteriori del fondamentalismo islamico. E gradatamente accetterà ogni sua nuova pretesa. Perché una tira l’altra, come le ciliegie, se non si ha il coraggio di porre  dei chiari limiti prima che sia troppo tardi.

I diritti delle donne

La messa in esercizio della legge antiburqa ha portato, come noto, alla squallida sceneggiata locarnese del fondamentalista algerino Rachid Nekkaz: quello che arriva in Svizzera ad incitare a violare le nostre regole. Pensando che i ticinesotti siano tutti scemi, l’algerino viene a raccontare che vuole proteggere le donne islamiche angariate dalla legge antiburqa. E’ il colmo. Se a questo signore gliene importasse qualcosa dei diritti delle donne musulmane, interverrebbe semmai proprio nei paesi dove queste sono costrette a portare il velo integrale e a subire tutto quel che ne consegue. Invece costui crede di poter venire in una democrazia liberale quale è la nostra a colpevolizzarci come spregevoli razzisti nonché calpestatori di diritti umani. Evidentemente ha motivo di credere che basta ricattare moralmente gli svizzerotti con fantasiose accuse di xenofobia che questi subito calano le braghe. Chissà come mai gli sono venute queste strane idee? Forse a seguito di quel che succede a Palazzo federale?
Firmate l’iniziativa e la petizione

Al proposito, come altri hanno già giustamente rilevato da queste colonne, i media di regime non hanno mancato di dare ampia copertura all’iniziativa del Nekkaz, contribuendo così a gonfiarne l’ego (è evidente che all’algerino mettersi in mostra piace assai). Meglio avrebbero fatto ad attirare l’attenzione su altre questioni (ma si guardano bene dal farlo). Ad esempio, sul fatto che è possibile firmare online la petizione che chiede di dichiarare il sedicente imprenditore algerino persona non grata: basta digitare in Google “petizione Nekkaz persona non grata” e si trova facilmente il sito dove sottoscrivere.

Fatto ancora più importante: è in fase di raccolta firme l’iniziativa per vietare il burqa in tutta la Svizzera, sul modello ticinese. Il formulario si trova in questo giornale, o può essere scaricato dal sito www.ilguastafeste.ch.

La “sorpresa”

A Locarno il Nekkaz, accompagnato da una donna svizzera convertita all’islam radicale – comodo fare l’estremista islamica nel nostro paese godendone tutte le libertà, nevvero gentile signora? Perché non va a sfoggiare il suo burqa in Pakistan? – ha messo in piedi il proprio teatrino, ampiamente autocelebrativo, lasciando ad intendere che il divieto avrebbe causato chissà quali reazioni tra le donne islamiche, ed in particolare tra le turiste. L’ometto è stato platealmente smentito dai fatti.

Il primo intervento di polizia antiburqa a Lugano si è infatti svolto come segue. Gli agenti hanno visto una donna in burqa e le hanno mostrato il volantino che spiega che tale indumento è vietato in Ticino da inizio luglio. Forse che la signora è rimasta scioccata dalla notizia? Ha avuto bisogno di sostegno psicologico? No di certo. Semplicemente si è scusata dicendo di non essere a conoscenza della legge e si è subito tolta il burqa.

Ecco qui la “sorpresa”: il velo integrale si può togliere senza alcun trauma! Sono dunque sbugiardati, ma alla grande, tutti i politikamente korretti, nonché gli sdoganatori del fondamentalismo islamico in Ticino, che andavano in giro a dire che chiedere ad una donna musulmana di levarsi il burqa equivale ad un atto di barbara violenza. Prendano nota anche quegli operatori turistici che per mesi hanno fatto catastrofismo contro la nuova legge temendo di perdere qualche pernottamento (come se la difesa delle regole fondamentali del nostro vivere insieme non avesse alcun valore).

Il caso luganese dimostra che le turiste il burqa lo lasciano a casa senza problemi. Come è giusto che sia: anche noi ci adeguiamo alle regole dei paesi che visitiamo.

Lorenzo Quadri

E perché non reintrodurre anche il voto in base al censo?

A $inistra vanno fuori di cranio: c’è chi vuole dimezzare il diritto di voto agli anziani

Proprio vero che alle proposte idiote non c’è limite. E l’ultima, partorita di recente dalla Consigliera di Stato zurighese Jacqueline Fehr, guarda caso P$, è di quelle da manuale. Secondo l’ illuminato parere di questa signora, il voto delle persone tra i 18 ed i 40 anni dovrebbe valere doppio, quello dei cittadini tra i 40 ed i 65 dovrebbe contare 1.5, e quello degli over 65 varrebbe invece solo uno.

In sostanza, dunque, il voto dei giovani conta doppio. O piuttosto: quello degli anziani conta la metà.

“Solidarietà intergenerazionale”

Da un lato, sortite di questo genere non possono che essere benvenute. Se queste sono le proposte delle menti pensanti del P$$, la cabina telefonica come sala riunioni plenaria è una prospettiva sempre più vicina. A meno che per la Signora Fehr – che tra l’altro si esprime contro il suo interesse diretto, perché lei giovane non lo è più da un pezzo – valga il principio del “bene o male, basta che si parli”. Se invece pensa veramente quello che propone, c’è davvero di che preoccuparsi.

In sostanza la kompagna Fehr, esponente di quel partito che dalle nostre parti ha scelto per motto il pomposo “per tutti, senza privilegi” vuole discriminare le persone anziane. E poi lo stesso partito ha il coraggio di sciacquarsi la bocca con concetti politikamente korrettissimi quali la “solidarietà intergenerazionale”?

Ma del resto a $inistra le contraddizioni tra enunciazioni e realtà abbondano. Ad esempio, i kompagni inneggiano al “valore della diversità” e poi, davanti a posizioni diverse dalle loro, si mettono a strillare alla xenofobia, al fascismo, al razzismo eccetera. Perché questi autocertificati “tolleranti” si dimostrano, nei fatti, di un’intolleranza talebana.

Vivere a lungo?

Di profilo bassissimo l’argomentazione con cui la kompagna Fehr tenta di dare un senso alla sua proposta che, più che shock, è semplicemente sciocca. “I giovani devono vivere a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche”. Ma complimenti, questa donna è un genio! Poiché (toccando ferro) non c’è alcuna garanzia che chi è giovane diventi anche vecchio e quindi “viva a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche”, che si fa? Cominciamo a togliere il diritto di voto a chi soffre di qualche malattia seria visto che “non si sa mai”? E chi ha comportamenti  “a rischio”? Voto dimezzato per i fumatori? Per gli obesi? Per chi pratica sport estremi? Per i depressi? Facciamo un bell’elettrocardiogramma fuori dai seggi e chi non rientra entro certi parametri lo rimandiamo a casa poiché la sua longevità potrebbe non essere garantita (ah no, c’è il voto per corrispondenza…)? E come la mettiamo con gli automobilisti e motociclisti, bersaglio preferito della cricca ro$$o-verde? Visto che potrebbero morire in un qualche incidente, riduciamo il valore del voto di una percentuale, magari calcolata in base ai chilometri annui percorsi (più chilometri percorsi = maggior rischio incidenti mortali)? E quelli che vanno in vacanza nelle capitali europee e di conseguenza potrebbero rimanere vittima di attentati dell’Isis e quindi “non  vivere a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche”? Voto amputato anche per loro?

Anziani nel mirino perché votano “sbagliato”

Poiché vogliamo far credito alla non più giovane signora Fehr di non aver sparato la bestialità del voto in base all’età come operazione  per ottenere visibilità fine a sé stessa, e vogliamo anche sperare che una Consigliera di Stato zurighese, con lunga esperienza politica in Consiglio nazionale, non  possa ritenere sul serio che la giustificazione da lei fornita stia in piedi, il motivo della proposta può essere uno solo. Ossia che la kompagna, magari sulla scorta di qualche indagine post voto del piffero (tutta da verificare) ritiene che i giovani votino “giusto”. Vale a dire, che votino per le frontiere spalancate, per la svendita della Svizzera all’UE, per accogliere finti asilanti a go-go, eccetera. Ecco dunque il livello della nostra $inistruccia. Dato che ai kompagnuzzi la democrazia fa schifo, poiché sempre più spesso il risultato delle urne non è quello da loro auspicato, petendono di cambiare le regole del gioco a seconda della loro convenienza. Strillare alla “votazione da rifare” o pretendere di dimezzare il diritto di voto a chi “vota sbagliato” – perché di questo si tratta – è la stessa identica cosa. Insomma, gli anziani vanno marginalizzati non per l’età, ma perché non votano secondo le direttive della $inistruccia rottamatrice della Svizzera. Ma questi kompagni non si vergognano proprio mai?

La seppia

Per spiegare la pagliacciata della ministra del P$ zurighese c’è  però anche una terza opzione: quella della seppia. Si sbatte in giro inchiostro per distogliere l’attenzione. Nel caso concreto: la Fehr in quel di Zurigo è ministra di Giustizia. Come tale, si trova sottotiro per l’omicidio avvenuto il 30 giugno in pieno giorno a Seefeld. Autore: un pericoloso detenuto scomparso durante un congedo non accompagnato.  Tra l’altro la fuga è avvenuta il 23 giugno, ma è stata tenuta segreta.

Ecco, kompagna Fehr: magari, invece di sproloquiare sulla limitazione dei diritti civili agli anziani, potresti spiegare perché ad un detenuto notoriamente pericoloso vengono concessi congedi non accompagnati, e come mai  i cittadini non vengono informati quando uno di questi criminali fa perdere le proprie tracce e diventa uccel di bosco.

E se votassimo in base al censo?

Comunque, visto che a taluni kompagni il principio “un cittadino, un voto” sta stretto, proponiamo al P$$ la seguente variante del concetto Fehr: poiché chi non paga le tasse non deve far fronte alle conseguenze finanziarie delle sue decisioni, cominciamo col togliergli il diritto di voto. Si chiama “voto in base al censo” ed esisteva già tanti anni fa. E’ esattamente lo stesso tipo di proposta che fa la kompagna Fehr; cambia solo il criterio in base al quale si discrimina: da una parte l’età, dall’altra il borsello. E discriminare sul borsello è più democratico, poiché chi è povero un domani potrebbe migliorare la propria condizione economica, mentre chi è vecchio non diventerà mai giovane (a meno di credere nella reincarnazione, ma questa è un’altra storia). Cosa ve ne pare, kompagni? Affare fatto?

Lorenzo Quadri

 

 

 

Gli scandalosi inviti a far fessi gli svizzerotti

Naturalizzazioni facili: il governo vodese esorta gli stranieri ad approffitarne!

Gli scandalosi inviti a far fessi gli svizzerotti

 

Ma guarda un po’! Ad inizio 2018 entrerà in vigore un giro di vite in materia di naturalizzazioni. Si tratta di un giro di vite modesto, sia chiaro. Le misure che potrebbero veramente cambiare qualcosa, vedi ad esempio l’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei delinquenti stranieri, non passano. Vengono affossate, a suon di denigrazioni e ricatti, dai moralisti a senso unico, dall’élite spalancatrice di frontiere, dalla partitocrazia e dalla stampa di regime.

Si naturalizzano pure gli jihadisti

Ma anche un modesto giro di vite in materia di naturalizzazioni è sempre meglio che un calcio nelle gengive. Perché le naturalizzazioni facili, ovvero a beneficio di persone non integrate, sono una realtà. Altro che fantasie populiste e razziste. Lo dimostra la notizia recente sui jihadisti partiti dalla Svizzera. Che sono stati 76. Di questi, 46 erano svizzeri; evidentemente “di carta”. Ciò significa che, in quanto cittadini elvetici, costoro un domani potrebbero tornare da noi. Infatti a Berna la partitocrazia del multikulti ha stabilito che non si può – sa po’ mia! – ritirare la cittadinanza elvetica ai terroristi partiti per la Jihad. Del resto, almeno loro sono partiti. Quanti altri loro “colleghi”, dal passaporto rosso ancora fresco di stampa (o senza passaporto rosso) si trovano ancora in Svizzera? Magari (colmo dei colmi: ma si sa che questo è il paese del Bengodi) mantenuti dal contribuente?

Modesto giro di vite

In concreto, le nuove disposizioni in vigore da inizio 2018 sulle naturalizzazioni prevedono alcune modifiche in senso restrittivo (bisognerà essere titolari di un permesso C, conoscere una lingua nazionale non solo oralmente ma anche per iscritto, e ci sarà qualche paletto in più per quel che riguarda la dipendenza da aiuti sociali). D’altra parte, la durata minima del soggiorno in Svizzera passerà dagli attuali 12 a 10 anni. Sicché non si può certo parlare di limitazioni epocali: lo fossero state, non sarebbero certo passate alla chetichella.

I vodesi sbroccano

Eppure qualcuno ha sbroccato a posteriori. Si tratta dal Consiglio di Stato vodese. Il governo cantonale se ne è uscito con un’iniziativa vergognosa. Ha infatti lanciato un vero e proprio appello agli aspiranti svizzeri: presentate subito la domanda, onde non dover poi ricadere sotto la “nuova” legislazione più rigorosa. In sostanza si invita ad aggirare la  nuova legge. Un vero scandalo. Ma naturalmente è passato inosservato. E’ chiaro: gli organi d’informazione, soldatini dei moralisti a senso unico e degli spalancatori di frontiere, non hanno alcunché da eccepire. Sabotare qualsiasi restrizione alle naturalizzazioni facili, all’immigrazione scriteriata, al multikulti, è un (loro)  “dovere morale” (uella). Se invece di istigare ad approfittare delle naturalizzazioni facili finché si può, un Consiglio di Stato di un qualsiasi Cantone, magari a Sud delle Alpi, avesse invitato, ad esempio, a chiudere le frontiere, non osiamo immaginare quanto si sarebbe sentito starnazzare.

Peculiarità di $inistra

Del resto il governo vodese è di $inistra, e la $inistra da sempre predica le naturalizzazioni facili. Da un lato perché è una sua ossessione svilire e rottamare qualsiasi peculiarità svizzera, in prima linea proprio il passaporto. Dall’altro perché si illude di poter rimpolpare con i naturalizzati le proprie sempre più sparute fila. Una tattica, questa, che può attecchire solo tra i naturalizzati di comodo. E così infatti accade. Ben lo dimostra il livello di taluni politicanti P$$ (anche in Ticino)  chiaramente esponenti di tale categoria:  neo cittadini elvetici che odiano la Svizzera e gli svizzeri, e che entrano in politica solo per poter disporre di un amplificatore per dare libero sfogo al proprio astio. Chi, invece, si naturalizza perché crede nel nostro Paese, e in quelle specificità che l’hanno reso un modello per molti, si guarda bene dal dare il proprio sostegno a chi lo vuole rottamare.

Iniziativa vergognosa

Ora, gli appelli del governo vodese che invita gli stranieri ad usufruire delle naturalizzazioni facili per fare fessi gli svizzerotti prima che le naturalizzazioni diventino un po’ meno facili, non sono solo un affare interno. Chi si naturalizza nel Canton Vaud è svizzero a tutti gli effetti. E, naturalmente, in tutti i Cantoni. Lo straniero integrato e meritevole non avrà problemi a naturalizzarsi;  anche dopo il primo gennaio 2018. Invitare a sfruttare il regime attuale significa incitare persone non integrate, o a carico dello Stato sociale, a farsi svizzere. Ben sapendo che, con le nuove norme, verrebbero bocciate. Che un Consiglio di Stato prenda simili iniziative è, come detto, una vergogna. Ma per i moralisti a senso unico va tutto bene: il passaporto rosso deve essere dato a cani e porci, di modo che averlo o non averlo non faccia più alcuna differenza. Per cui, citus mutus.

Un paio di punti

In campo di naturalizzazioni rimangono comunque sul tappeto due temi importanti. Il primo è quello dei candidati a carico dello Stato sociale. A questo proposito, la soluzione da adottare non sono i cincischiamenti federali, bensì la norma costituzionale introdotta nel Canton Berna: chi è a carico dello Stato sociale non può venire naturalizzato. Da notare che questa modifica, conseguenza di un’iniziativa popolare presentata e vinta dai giovani Udc, ha ottenuto – naturalmente sotto una slavina di indignate proteste dei kompagnuzzi – la garanzia federale nel maggio 2015, assieme al divieto di burqa ticinese.

Il secondo tema è quello del doppio passaporto. Che non deve più essere ammesso. Le invocate “ragioni affettive” per mantenere la cittadinanza d’origine sono, in genere, ragioni di ordine molto pratico. Si vuole avere la possibilità di estrarre ora l’uno ora l’altro documento a seconda della convenienza contingente. Ma non è accettabile che un naturalizzato sia avvantaggiato rispetto ad uno svizzero di nascita.

Non c’è fretta

Ultima questione: non c’è alcuna fretta di naturalizzare. Visto che in taluni comuni c’è chi – solita parte politica – si agita istericamente perché l’evasione delle richieste di attinenza comunale prenderebbe troppo tempo rispetto ai gusti dei naturalizzatori seriali, osserviamo due semplici cosette:

  1. Naturalizzare non è certo una priorità dell’ente pubblico;
  2. Vista l’importanza dell’atto politico della concessione della cittadinanza elvetica, questa scelta va adeguatamente ponderata. Se c’è motivo di ritenere che il richiedente non sia integrato – anche nel tessuto socioeconomico – non si naturalizza. Quindi è giusto che chi deve decidere si prenda anche il tempo necessario. La scelta di concedere il passaporto rosso è irrevocabile. Altro che “far passare tutti” sotto la pressione del ricatto morale!

Lorenzo Quadri

Frontalierato: ecco i costi dell’invasione da sud!

Ma intanto il CF blatera che introdurre una tassa d’entrata per frontalieri “sa po’ mia”

 

Nei rapporti con la vicina Penisola si procede all’insegna della calata di braghe. Nei giorni scorsi, il Consiglio federale ha risposto che introdurre una tassa d’entrata per i frontalieri “sa po’ mia”: perché sarebbe discriminatorio. Uhhh, che pagüüüüraaa!

Ancora una volta si assiste con disappunto, ma senza alcuna sorpresa, al solito desolante copione. I camerieri dell’UE di stanza a Berna continuano ad inchinarsi ai Diktat di Bruxelles, quasi ancora prima che vengano pronunciati. Diktat di cui gli stessi Stati membri si fanno – giustamente – un baffo.

Stesse possibilità d’accesso?

Esempio recente: l’eurofunzionarietta di turno che nessuno conosce dichiara alla stampa svizzera (l’unica a concederle spazio…) che dare la precedenza ai lavoratori svizzeri significa discriminare. Dopo un paio di settimane il Consiglio federale, prendendo posizione su una mozione leghista (presentata da chi scrive) dichiara che una tassa d’entrata per i frontalieri – o per chi li assume: nell’atto parlamentare non si specifica, di proposito, da chi andrebbe riscossa) – sarebbe “discriminatoria”. Questo perché – udite udite – tutti devono avere le stesse possibilità d’accesso al mercato del lavoro ticinese.

Gaudium Magnum! In sostanza, nell’illuminata visione dei sette scienziati bernesi, il mercato del lavoro ticinese è un selfservice cui tutti i cittadini UE (lombardi in primis) devono (sic!) poter accedere senza che i residenti vengano minimamente tutelati. Una valvola di sfogo per la crisi economica italiana, come ha titolato in passato la stampa comasca. Grazie, partitocrazia spalancatrice di frontiere! Grazie, devastante libera circolazione delle persone!

No alla tassa d’entrata

Ora, si dà il caso che la “tassa d’entrata” per frontalieri – che servirebbe sia disincentivare l’assunzione di stranieri che a coprire un po’ di costi generati dall’invasione da sud – non sia una sparata del solito leghista Quadri, notoriamente razzista e fascista. A proporla per primo è infatti stato il prof Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo. Che, tra l’altro, è probabilmente l’unico accademico ad avere gli attributi per mettersi in rotta di collisione con l’establishment, dichiarando che “la Svizzera può andare avanti benissimo anche senza bilaterali”.

Se un professore universitario afferma pubblicamente che una data misura è fattibile, ai Consiglieri federali, che ne sanno molto meno di lui, dovrebbe venire il sospetto che magari potrebbe anche avere ragione. Ma naturalmente niente di tutto questo accade. I camerieri dell’UE sono sempre in servizio. Nulla li distoglie. Sicché, ecco levarsi il solito muro di gomma dei “sa po’ mia”!

Sbugiardati dal Consiglio di Stato

Intanto però a sbugiardare (per i meno bacchettoni: sputtanare) il governo federale ci pensa il Consiglio di Stato che proprio in questi giorni ha scritto una lettera a Berna. Il CdS ha preso il pallottoliere e ha fatto un paio di conti su quel che costa al contribuente ticinesotto l’invasione quotidiana da sud. Il risultato è notevole – e ricordiamo che si tratta dei conti del governo, mica del Mattino – anche se la stampa di regime tenta di passare all’acqua bassa.

Dopo le cifre “minori” ma sempre milionarie – 2 milioni per la tratta ferroviaria Albate-Chiasso, interamente finanziata dai ticinesi, quasi altrettanti per controlli sul mercato del lavoro, 1.15 milioni per le pattuglie supplementari della polizia stradale, 1.2 mio di costi extra generati all’Ufficio della migrazione per la gestione dei permessi B (ma una bella moratoria?) – arriva la “bomba”: 22,5 milioni all’anno di usura delle strade cantonali! Apperò! Non sono proprio noccioline!

E’ forse uno scandalo immaginare che per questa cifra si possa attivare una compensazione “ad hoc”? Se è vero che i frontalieri pagano le imposte alla fonte, altrettanto vero è che non pagano imposte di circolazione in Ticino. E non è tutto perché, sempre dai calcoli del Consiglio di Stato, si apprende che l’invasione di frontalieri provoca al nostro Cantone minori entrate di perequazione per 174 milioni. Vogliamo continuare a far finta che sia tutto a posto?

Continuate a fregarvene…

Davanti a simili cifre, e anche davanti al danno occupazionale provocato dal frontalierato fuori controllo (dumping salariale, soppiantamento, aumento della disoccupazione tra i residenti, eccetera) ci vuole già un bel coraggio a scagliarsi contro la tassa d’entrata per frontalieri, come detto “lanciata” da un professore universitario che sa il fatto suo! Vero Consiglio federale? Ovvio comunque che il discorso non si chiude qui.

In ogni caso, complimenti ai signori Consiglieri federali: andate avanti così, andate avanti a strillare alla discriminazione degli stranieri in Svizzera infischiandovene bellamente dei ticinesi discriminati in casa propria per colpa della devastante libera circolazione delle persone da voi voluta ed imposta.

Avanti così, continuate pure ad impiparvene dello sfacelo del mercato del lavoro ticinese. Continuate pure a sventolare statistiche farlocche da voi stessi commissionate. Il Ticino si arrangerà sempre più da solo. Poi però non venite a lamentarvi.

Lorenzo Quadri

Per il solo 2017 previsto quasi un miliardo di spese extra! Asilo: costi fuori controllo!

Come volevasi dimostrare, siamo alla resa dei conti! L’invasione di finti rifugiati manderà la Confederazione nelle cifre rosse. Il Preventivo 2017 contiene infatti un deficit di 600 milioni di franchetti. Ben al di sopra (quasi il doppio) dei 350 previsti dal freno all’indebitamento. Il motivo del profondo rosso? I migranti economici! Ed infatti  si prevede che il settore dell’asilo causerà maggiori costi per ben 852 milioni! Uella,  852 milioni sono quasi un miliardo! Non proprio noccioline quindi!

Grazie, kompagna Sommaruga!

Con simili cifre lo stesso Consiglio federale ammette che il caos asilo è una realtà anche in Svizzera. L’immigrazione clandestina (perché di questo si tratta nella grande maggioranza dei casi) è completamente fuori controllo. Di conseguenza, lo  è anche  la spesa per i migranti economici (tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra, ma con vestiti e scarpe alla moda ed almeno uno smartphone). E chi possiamo ringraziare per questo sforamento annunciato di un miliardo? Ma naturalmente la ministra di Giustizia, ovvero la  kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, che non ne vuole sapere di sospendere i trattati di Schengen e reintrodurre controlli sistematici sul confine. E che, oltretutto, ha fatto approvare la nuova legge sull’asilo, la quale aumenta ancora di più l’attrattività della Svizzera per i migranti economici.

Messa via senza prete?

Sicché la spesa per l’asilo, come detto fuori controllo, si appresta a generare maggiori uscite per quasi un miliardo di franchetti. E questo nel solo anno di grazia 2017. Eppure, ma tu guarda i casi della vita,  il Consiglio federale mica si straccia le vesti. Ma come: lorsignori non ci hanno forse abituati al catastrofismo ad oltranza? Ad esempio: da anni ci si viene a raccontare che, in considerazione dello stato delle casse dell’AVS, bisognerà alzare l’età di pensionamento. E che dire dell’immensa boiata secondo cui gli immigrati finanzierebbero la pensione degli Svizzeri (quando non finanziano nemmeno la loro) utilizzata come arrampicata giustificazione per la politica delle frontiere spalancate?

Qui invece ci troviamo un miliardo di maggiore spesa in un solo anno; però l’è tüt a posct! Il Consiglio federale pretende di contrabbandare lo stratosferico esborso come eccezionale, quando anche quello che meno il gesso è in grado di rendersi conto che la pillola sarà, invece, ricorrente, visto che nulla si fa per impedire l’arrivo spropositato di migranti economici nel nostro paese. E, oltretutto, i sette scienziati si aspettano che le Camere federali siano pronte a “metterla via senza prete” iscrivendo semplicemente la maggiore spesa come fabbisogno straordinario. Ohibò!

Finanze: geometrie variabili?

Qualcuno deve essere caduto dal seggiolone da piccolo. Se si pensa di applicare il rigore finanziario a geometria variabile, quindi agli svizzerotti si fa tirare la cinghia perché i conti pubblici devono quadrare, mentre quando si tratta di foraggiare finti rifugiati allora non si bada a spese perché “bisogna aprirsi” (e chi osa protestare è un bieco razzista e fascista), noi di certo non ci stiamo.

Col cavolo che la storia degli 852 milioni di spesa extra per mantenere migranti economici finirà, in parlamento, a tarallucci e vino. Evitare il realizzarsi nel 2017 di questo ammanco quasi miliardario si può. Basta ridurre drasticamente l’accesso di finti rifugiati. Come? Ad esempio tramite tetti massimi (vedi l’Austria), tramite controlli sistematici al confine, tramite applicazione rigorosa degli accordi di Dublino. E magari anche tramite muri sul confine.

Il messaggio, kompagna Simonetta Sommaruga, pare sufficientemente chiaro anche senza bisogno di un disegno ad illustrarlo. Come direbbe la tua collega PPDog Doris Leuthard (quella del mobility pricing): “haben Sie kapiert?”.

Lorenzo Quadri

Pensano di fermare i terroristi con il politikamente korretto

Consiglio federale allo sbaraglio: vietare i finanziamenti esteri alle moschee? Sa po’ mia!

 

Ma guarda un po’, l’estremismo islamico “potrebbe” (l’utilizzo del condizionale è dettato da carità di patria) prendere piede in Svizzera. E il Consiglio federale cosa fa? Finge di non vedere. Tout va bien, Madame la Marquise! Ed infatti il governo dice njet ad una mozione del sottoscritto che chiedeva tre cose:

  • vietare i finanziamenti stranieri per le moschee ed i predicatori islamici in Svizzera;
  • imporre l’obbligo di trasparenza sui finanziamenti per i luoghi di culto musulmani;
  • imporre l’obbligo di tenere le prediche nella lingua locale.

Inchieste d’Oltralpe

La mozione, presentata a fine aprile, non cadeva del cielo. Si era infatti da poco scoperto (a seguito di inchieste della stampa d’Oltralpe) che il governo turco finanzia almeno 35 luoghi di culto islamici in Svizzera. E ovviamente il sospetto è che il finanziamento non persegua scopi filantropici ma che Erdogan foraggi affinché in Svizzera venga diffuso l’ “islam politico”. Infatti, il principio  del “chi paga comanda”  – e quindi detta i contenuti – non vale solo per la stampa di regime.

Sottobosco inquietante

Abbiamo peraltro visto che anche in Svizzera ed in Ticino c’è un sottobosco inquietante. Vedi il miliziano del sedicente Stato islamico che si allenava nelle nostre palestre. Vedi il marocchino espulso dal Belpaese per simpatie terroristiche, felice titolare di un permesso B. Vedi la recente notizia che dalla Svizzera sono già partiti 76 combattenti dell’Isis (cifra ufficiale: quella reale potrebbe essere ben più elevata). E se 76 sono partiti – e che non si sognino di tornare! – chissà quanti non hanno la benché minima intenzione di farlo: preferiscono stare da noi a “radicalizzare” correligionari.

Argomenti ritriti

Nessuno s’illudeva che il Consiglio federale aderisse ad una proposta della Lega populista e razzista (ma quando mai!) come quella contenuta nella mozione di cui sopra. Tuttavia, i “ghost writer” governativi potevano almeno tirare assieme qualche pretesto un po’ più originale per dire Njet. Invece propinano le solite ribollite.

L’argomento principe è sempre lo stesso: “le regole attuali bastano”. Non per essere ripetitivi, ma si dà il caso che la storiella delle “regole sufficienti” l’abbiamo già sentita più volte; ad esempio, in campo di segreto bancario: abbiamo visto come è andata a finire. Del resto, non siamo molto disposti a berci una favoletta come quella che segue (citazione dalla presa di posizione del Consiglio federale): “le autorità federali e cantonali intervengono (nei confronti di predicatori islamici estremisti) in virtù del diritto penale, del diritto in materia di stranieri (divieto d’entrata, revoca del permesso di dimora) e delle norme a tutela della sicurezza interna”. Ammesso e non concesso che le autorità “federali e cantonali” citate effettivamente intervengano, davanti ad un ricorso da parte della persona colpita dalla revoca del permesso di dimora si troverà sempre un qualche giudice, esponente della partitocrazia spalancatrice di frontiere, smanioso di sentenziare che revocargli il permesso “sa po’ mia”. E quindi gli svizzerotti si tengono il fondamentalista!

Limitazioni massicce?

Degna di nota anche la teoria politikamente korretta del “non bisogna discriminare le comunità musulmane e gli imam e sospettarli in maniera generalizzata”. Addirittura agli scribacchini ministeriali scivola la frizione e cianciano, in relazione alle tre proposte della mozione Quadri, di “limitazioni massicce di diritti fondamentali”. Uhhhh, che pagüüüüüraaa! Magari ogni tanto i citati ghost writers potrebbero anche evitare di allestire le prese di posizione con il  copia-incolla. Non risulta che i terroristi che stanno insanguinando mezzo mondo siano cristiani, o ebrei, o buddisti o seguaci di Manitù o adoratori di Giove Pluvio. Sono terroristi islamici (anche se, per ovvi motivi, ai fautori del multikulti vedere l’aggettivo islamico affiancato al sostantivo terrorista fa venire il mal di pancia). Visto che il pericolo viene da lì, pare anche ovvio che il monitoraggio sia lì.

Quando i buoi saranno scappati…

E sarebbe anche buona cosa se la si piantasse di utilizzare il pretesto, tipico dei moralisti a senso unico, della libertà di religione,  trasformata in coperchio buono per tutte le pignatte (si è pure tentato, e si tenta tutt’ora, di utilizzarlo a sostegno del diritto (?) di girare in burqa). Il divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto islamici, la trasparenza sulla provenienza dei loro fondi o l’obbligo di predicare nella lingua locale non limitano nessuno nell’esercizio delle proprie convinzioni religiose. Tant’è che misure del genere già esistono in altri paesi, vedi ad esempio l’Austria (quella che costruirà la barriera sul confine con l’Italia: prendiamo esempio anche in questo!).

Tanto per non fare la figura di quello che vive sul pianeta Marte, terminando la sua presa di posizione il Consiglio federale uregiatescamente chiosa: “Non sono comunque esclusi, per combattere i rischi rappresentati dalle comunità e dai predicatori islamici estremisti, eventuali inasprimenti mirati del diritto”. Traduzione: “non escludiamo di cominciare ad accostare leggermente le porte quando i buoi saranno fuori dalla stalla e dal recinto”.

Se qualcuno pensa davvero di poter contrastare il terrorismo islamico con il politikamente korretto ed il buonismo-coglionismo, prepariamoci al peggio.

Lorenzo Quadri

 

Bidone “Via Sicura”: per il Tribunale federale ci sono margini di manovra. La dimostrazione che i giudici si fanno i loro comodi

Ma allora anche nelle sentenze contro le misure a tutela del mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud c’era spazio per decidere diversamente…

Questa è proprio una di quelle classiche notizie che meritano il “doppio uella”. Il Tribunale federale ha infatti deciso che, nell’ambito del bidone “Via Sicura”, i giudici un certo margine di apprezzamento lo devono avere.

Perché il “doppio uella”? Il discorso parte da lontano.

Sicurezza come pretesto

Via Sicura, lo ricordiamo, è quell’aberrante insieme di norme in base al quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di una rapina. Il citato “programma” è stato fatto passare alle camere federali (Udc e Lega hanno comunque votato contro) a suon di ricatti morali e di populismi di $inistra, strumentalizzando i morti sulle strade.

Interessante notare, anche se è ormai acqua passata, che a sciacquarsi la bocca con la “sicurezza sulla strada” per mandare in galera gli automobilisti, erano poi gli stessi che volevano a tutti i costi mantenere la trappola mortale del tunnel autostradale bidirezionale del San Gottardo. Quando si dice la coerenza! E vale anche la pena rilevare  che – sicuramente senza alcuna intenzionalità, nevvero? – il termine tedesco di “Raser” è stato tradotto in italiano con “pirata della strada”. Solo che un pirata della strada in italiano non è un automobilista col piede pesante. E’ chi provoca un incidente e poi scappa senza prestare soccorso. Si converrà che non è proprio la stessa cosa.

Il vero problema

Altro fatterello da ricordare: nel dibattito parlamentare su Via Sicura, la ministra dei trasporti uregiatta Doris Leuthard ha raccontato solenni palle. A giustificazione delle sanzioni estreme proposte, che possono avere conseguenze pesantissime su chi ne è colpito a cominciare dalla perdita del lavoro, si disse che queste sarebbero state applicate solo in situazioni altrettanto estreme: si sarebbero verificati “al massimo un paio di casi all’anno”. Ed invece nei rigori delle nuove leggi incappano in centinaia. E non certo perché i conducenti svizzeri si siano improvvisamente trasformati in pirati della strada.

E’ chiaro che il vero problema è un altro: se si vogliono giustamente punire i giovinastri, TUTTI STRANIERI, che si dilettano in corse in autostrada, si espelle questa foffa dalla Svizzera; non si criminalizza l’intera categoria degli automobilisti. Ma evidentemente l’intenzione era proprio quella di criminalizzare i conducenti. Il resto erano pretesti di comodo.

Il margine di manovra

Il bidone Via Sicura ha anche un’altra caratteristica: quella di non lasciare margine di manovra al giudice per considerare delle attenuanti alle pene draconiane previste dal progetto. Apperò. Anche qui, due pesi e due misure. Se qualcuno osava fare un cip contro tale circostanza, il centro-$inistra azionava immediatamente la sua macchina spandi-palta: vergogna! Si difendono i “pirati della strada”!. Passano un paio d’anni ed arriva la votazione sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Anche quest’iniziativa prevedeva degli automatismi: lo straniero che commetteva taluni reati gravi sarebbe stato allontanato dalla Svizzera senza se né ma. Apriti cielo! Si è subito assistito all’insurrezione isterica dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere: scandalo! I giudici non hanno margine di manovra!

Quindi, fateci capire: quando si tratta di mandare in galera degli automobilisti va bene che non ci sia margine di manovra, mentre quando si tratta di espellere criminali stranieri ai giudici bisogna fornire la scappatoia per farli restare tutti in Svizzera (magari mantenuti dal contribuente)? Qui c’è qualcuno che prende la gente per scema.

Rapporto farlocco in arrivo

Ora, come sappiamo i  nodi di Via Sicura cominciano a venire al pettine. Ma naturalmente, con l’obiettivo di non cambiare nulla, si prende tempo: sicché il Consiglio degli Stati ha incaricato il Consiglio federale di allestire un rapporto sull’insieme del programma via Sicura. Il Mago Otelma prevede che  tra qualche anno arriverà l’ennesimo rapporto taroccato (vedi le boiate della SECO su frontalieri, sostituzione e dumping) in cui si potrà leggere che “tout va bien, madame la marquise”.

“Sa po’ fa nagott”?

Nei giorni scorsi c’è però stato un nuovo sviluppo. Il Tribunale federale ha deciso che, anche in Via Sicura, i giudici un qualche margine di apprezzamento ce lo devono pur avere. Malgrado la legge dica altro. Ohibò. Questa presa di posizione è degna di nota. Dimostra che, quando vogliono, i giudici – e non solo quelli di Losanna – hanno ampio spazio per giochicchiare a piacimento, o piuttosto secondo le personali ideologie, sulle norme legali.

E allora ecco che tutte le sentenze contrarie alle misure di tutela del mercato del lavoro ticinese contro l’invasione da sud appaiono sotto tutt’altra luce. Decisioni che vengono spacciate per ineluttabili conseguenze della devastante libera circolazione delle persone, condite con il mantra del “sa po’ fa nagott”, lo sono davvero? O sono invece frutto delle elucubrazioni  dei legulei spalancatori di frontiere che la partitocrazia sabotatrice del 9 febbraio ha piazzato nei tribunali? Il dubbio diventa sempre più legittimo. Ed inquietante.

Lorenzo Quadri

Le carte d’identità che si falsificano col ciclostile!

Ottengono il permesso B con documenti contraffatti e attingono al nostro stato sociale

 

Gli uccellini cinguettano che a taroccare un documento d’identità rumeno è capace anche il Gigi di Viganello; e così i sedicenti cittadini UE si trasferiscono in Svizzera

Ah, poi hanno il coraggio di venirci a dire che non è vero che l’immigrazione è del tutto fuori controllo. Le agenzie di stampa (quindi non il Mattino populista e razzista) hanno recentemente “battuto” una notizia quanto mai interessante. Interessante ma certamente non inaspettata. La notizia è questa: un progetto pilota condotto nella città di Berna ha dimostrato che il 10% delle richieste di permessi di dimora sono correlate da documenti contraffatti. Apperò. Naturalmente stiamo parlando delle contraffazioni scoperte. Si può dunque immaginare, senza troppi voli pindarici, che quelle reali siano ben di più. E sarebbe interessante sapere quanti di questi titolari di permessi B ottenuti con l’inganno sono a carico del nostro stato sociale.

Ciò significa nel concreto che cittadini di Stati terzi  ottengono di trasferirsi in Svizzera presentando passaporti e carte d’identità fasulli di Stati UE. Si tratta in particolare kosovari, albanesi, serbi, turchi, russi, cinesi e brasiliani.

Con la ciclostile del nonno

Da parte nostra sappiamo ad esempio che a falsificare una carta d’identità rumena è capace anche il Gigi di Viganello.  E già questo è allarmante. Cosa fanno i balivi di Bruxelles, sempre pronti a vomitare sentenze contro gli svizzerotti (vedi l’ultima bestialità di tale eurocommissaria Marianne Thyssen, secondo cui dare la priorità agli svizzeri è discriminatorio)? Non sarebbe forse nel loro interesse imporre agli Stati membri di creare dei documenti d’identità seri, che non si possano taroccare con la ciclostile del nonno, visto che tali documenti danno la possibilità di immigrare nei Paesi UE? Certo che lo sarebbe. Ma naturalmente a questo proposito nulla si muove. Non sia mai! Immigrazione uguale ricchezza! E poi, si sa, l’autonomia degli Stati membri va rispettata; è solo quella degli svizzerotti che può essere tranquillamente presa a calcioni…

Tutti “casi isolati”?

Ovviamente ad essere oggetto di contraffazioni non sono solo le carte d’identità ma anche altri documenti necessari per l’ottenimento di un permesso B. In particolare il contratto di lavoro.

E allora immaginiamoci la seguente situazione: un cittadino extracomunitario falsifica un passaporto rumeno e, con un contratto di lavoro altrettanto farlocco, ottiene il permesso B. Una volta che l’ha ottenuto, attaccarsi alla mammella dello Stato sociale svizzero diventa un gioco da ragazzi. E che lo stato sociale svizzero sia diventato un self service per immigrati, non abbiamo bisogno di ripeterlo ancora. Ci sono, in questo ridente Cantone, famiglie straniere in cui  nessuno ha mai lavorato che tra assistenza, assegni familiari, e prestazioni sociali assortite costano al contribuente cifre allucinanti. Ma naturalmente tutto è dovuto; chi ha qualcosa da dire è un razzista e un fascista.

Ecco quindi che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, ci troviamo a mantenere non solo immigrati nello Stato sociale con passaporto UE, ma anche immigrati nello Stato sociale che falsificano passaporti UE.

E non stiamo parlano di pochi “casi isolati”: stiamo parlando di un 10% accertato – quindi una cifra reale certamente maggiore  – e che senza dubbio è in crescita. E’ in crescita perché la voce si spande: è così bello fare fessi gli svizzerotti, per cui approfittiamone tutti!

Bloccare il rilascio di permessi

Ora, per non saper né leggere né scrivere, immaginiamo che ci siano dei paesi particolarmente inadempienti per quel che riguarda l’affidabilità dei documenti. Probabilmente non è solo la Romania ad avere delle carte d’identità  che anche i bambini sono in grado di taroccare. Se i sette scienziati di Berna avessero un minimo di attributi, visto l’imperversare degli abusi, scriverebbero subito ai balivi di Bruxelles: in attesa che gli stati membri oggi inadempienti si dotino di documenti d’identità seri, le domande di permesso B da parte di cittadini provenienti da questi Stati vengono bloccate, dato l’alto rischio che i documenti presentati siano farlocchi. Ma figuriamoci se in quel della capitale sono anche solo lontanamente sfiorati da simili pensieri indecenti. Non sia mai! Combattere gli abusi nel sociale? “Sa po’ fa nagott”!

Riflessione conclusiva. Se ci sono galantuomini che falsificano perfino il passaporto per staccare il permesso B, pensate forse che nelle autocertificazioni sui precedenti penali i candidati dimoranti dicano la verità? Ma bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli. Oppure chiamarsi Simonetta Sommaruga!

Lorenzo Quadri

 

I kompagni lo mettono nero su bianco: vogliono che ci teniamo tutti i finti rifugiati. P$$: lavoro ai migranti a scapito degli svizzerotti

Come da copione: nei giorni scorsi i kompagnuzzi hanno rese pubbliche le loro intenzioni in materia di finti rifugiati. Non a caso la $inistra ha sostenuto, con le consuete modalità (chi non è d’accordo è un razzista e un fascista)  la nuova legge sull’asilo. Adesso abbiamo la dimostrazione che questa legge serve per far arrivare in Svizzera tutti i migranti economici. E, ovviamente, per far sì che, una volta arrivati, non debbano più andarsene.

E quindi ecco che il P$ comincia subito ad avanzare pretese per i finti rifugiati: insegnamento della lingua  (quale?) a partire dal primo giorno su suolo elvetico (sic! naturalmente a spese del contribuente) e l’integrazione nel mondo del lavoro. Ma bravi! Sempre più cittadini svizzeri vengono tagliati fuori dal mondo del lavoro in casa loro grazie alla devastante libera circolazione delle persone e alla fallimentare politica delle frontiere spalancate volute dai kompagni. E costoro, non ancora contenti, vogliono tagliarne fuori ancora di più, per fare spazio ai finti rifugiati. Svizzera sempre più paese della cuccagna per immigrati! Gli stranieri prima degli svizzeri, come sempre secondo la $inistra: perché “dobbiamo aprirci”!

Pretesti per non espellere

Interessante pure la tesi della consigliera nazionale del Canton Vaud Cesla Amarelle (di Montevideo): che è poi la stessa che ha dichiarato che la Svizzera non ha il diritto di espellere dei terroristi islamici se questi nel paese d’origine rischiano la vita (quindi ci teniamo in casa i miliziani dell’Isis). “Tutti hanno interesse che ogni persona destinata a rimanere a lungo termine in Svizzera sia ben integrata e che l’integrazione avvenga il più rapidamente possibile”, ha detto la Cesla. Ma guarda un po’ che foffa politikamente korretta!

Tanto per cominciare, l’intenzione dei kompagnuzzi è proprio il contrario di quanto viene dichiarato. Ci si inventa corsi e misure di integrazione (integrazione solo sulla carta) per finti rifugiati per poi avere il pretesto per non espellerli. Per la serie: gretti razzisti e fascisti, non vorrete mica mandar via persone che si stanno integrando (nel nostro Stato sociale)?

Punto secondo: l’integrazione è compito dell’immigrato e non dello Stato con i soldi del contribuente.

 Con simili promotori…

Ma le fregnacce del P$$ non finiscono qui:  il presidente  Levrat (quello in simbiosi con la cadrega), ha ammesso, bontà sua, che nei prossimi mesi gli asilanti aumenteranno. Ma come, il caos asilo non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Adesso, dopo la votazione sulla nuova legge sull’asilo, ci si accorge invece che…

Naturalmente, aggiunge il presidente P$, i kompagnuzzi faranno tutto il possibile per evitare la chiusura dei confini e l’invio dell’esercito alle frontiere. Quindi, frontiere spalancate ad oltranza ai migranti economici. Ricordiamo che i $ocialisti hanno sostenuto la nuova legge sull’asilo, proposta dalla loro consigliera federale. E’ dunque evidente, nel caso ci fossero ancora dei dubbi, quali sono gli intenti di una legge  sull’asilo con simili promotori e supporter.

 Risolvere i problemi altrui?

E c’è ancora di meglio: secondo un altro kompagno, bisogna “trovare un accordo” di ripartizione dei rifugiati tra i “paesi Dublino”. Traduzione: gli accordi di Dublino vanno aboliti. La Svizzera deve continuare, naturalmente senza uno straccio di obbligo né di base legale, ma per puro masochismo, a farsi carico di decine di migliaia di finti rifugiati che non le spettano affatto. Dunque gli accordi di Dublino che dovrebbero permetterci di rinviare la grande maggioranza dei finti rifugiati arrivati in Svizzera, sono carta straccia. Mentre i fallimentari accordi di Schengen, quelli che spalancano le frontiere, si rispettano; sempre a nostro danno. E questo malgrado nemmeno i sostenitori di Schengen siano ormai più in grado di trovare uno straccio di argomento a loro favore: dall’inizio dell’emergenza asilo sono costretti a prodursi in vacue scempiaggini su presunti “principi irrinunciabili”.

“Anghela”, arrangiati!

Non poteva mancare la ciliegina (ciliegiona) sulla torta: “La Svizzera non dovrebbe rinviare in Germania e Austria “casi Dublino” fintanto che questi due paesi saranno confrontati con grandi numeri di richiedenti l’asilo”. Apperò! Qui ci vuole un premio Nobel! L’Anghela Merkel ha provocato l’invasione di finti rifugiati in Germania, con tanto di “fatti di Colonia”; e gli svizzerotti dovrebbero toglierle le castagne dal fuoco? Come direbbe il noto supermercato amico nostro: “non siamo mica scemi”! L’Anghela ha voluto i migranti? Se li tenga!

Ecco dunque nero su bianco il programma dei kompagnuzzi per riempire la Svizzera di finti rifugiati:

  • Mantenere le frontiere spalancate;
  • Farci carico di migranti economici che non ci spettano affatto;
  • Cominciare subito a spendere soldi del contribuente con sedicenti misure d’integrazione, così da usarle come pretesto per non respingere nessuno;
  • Promuovere l’occupazione degli asilanti a scapito degli svizzeri;
  • L’industria dell’asilo, riserva di posti di lavoro per kompagni, si gonfia ad oltranza.

Ma bene, avanti così!

Lorenzo Quadri

I padroni delle ferriere sbroccano: dàgli agli svizzerotti “chiusi” che credono a Guglielmo Tell! Nuova infornata di fregnacce in arrivo da Avenir Suisse

Ma guarda un po’! Era da qualche tempo che Avenir Suisse  non ci sollazzava con le sue pensate. Avenir Suisse è l’autoproclamato “laboratorio di idee” del mondo economico svizzero. Ma sarebbe meglio dire di una parte del mondo economico: quello dei “poteri forti”. Quello  dei padroni delle ferriere spalancatori di frontiere perché vogliono la manodopera straniera a basso costo, con cui sostituire i lavoratori locali. Non certo quello delle piccole e medie imprese e degli artigiani, che sono la spina dorsale dell’economia svizzera.

 La precedente pensata

Prima di arrivare all’ultima trovata di Avenir Suisse, vale la pena ricordare la precedente. I grandi pensatori (?) al soldo dei padroni del vapore hanno infatti spinto la faccia di tolla fino all’anatema contro i diritti popolari. Bisogna rendere più difficile la riuscita di iniziative e referendum, sproloquiavano lorsignori. La plebe non deve decidere: perché altrimenti ci mette i bastoni tra le ruote quando si tratta di spalancare le frontiere.

Ai galoppini di Avenir Suisse va tuttavia fatto presente, senza possibilità di equivoco, che i diritti popolari non si toccano. Il giochetto dei “pensatori” di Avenir Suisse è fin troppo facile: si sabotano i diritti popolari per sabotare la sovranità popolare di cui sono espressione. Meno potere al popolo! E quindi – perché è lì che si vuole andare a parare – affossamento del maledetto voto del 9 febbraio! Comandano le lobbies!

In linea

Anche l’ultima presa di posizione di Avenir Suisse è in linea con quanto sopra. Il direttore, tale Peter Grünefelder (chi è costui per permettersi di montare in cattedra?) sentenzia: “Nessun contenimento della spesa sulla formazione, credere a Guglielmo Tell non aiuta a creare impieghi”. Apperò, simpatico come un cactus nelle mutande, questo Peter. Che infatti prosegue con i soliti sciocchi apprezzamenti su quelli che vogliono una “Svizzera chiusa”. Peccato che, ma guarda un po’, nemmeno la libera circolazione aiuta a creare impieghi. Certamente non in Ticino per i ticinesi, dove genera invece soppiantamento. Anche se gli amici di merende di Grünefelder negano l’evidenza.

Cos’altro inventarsi?

Ma cosa escogitare ancora – devono essersi detti i pensatori del “laboratorio di pensiero” –  per fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti pro  libera circolazione e pro sudditanza nei confronti dell’UE? Questo: Avenir Suisse scende in campo a difesa della nuova vacca sacra, diventata il grimaldello per scassinare le frontiere: la formazione. E così ci si sciacqua la bocca con concetti politikamente korrettissimi quali la ricerca, le eccellenze e avanti  con i fumogeni. Peccato che ricerca ed eccellenza non vadano necessariamente di pari passo; il concetto di eccellenza viene pervertito per contrabbandare cose che con l’eccellenza non hanno nulla a che vedere. In altre parole: anche in ambito di ricerca si fanno, per dirla con Fantozzi, delle cagate pazzesche. Ma adesso le quotazioni, il “goodwill” della ricerca sono elevate.  Per cui, la si può utilizzare come pretesto passepartout per estorcere tutto quel che si vuole. Il classico coperchio per tutte le padelle.

 Coperchio per tutte le pentole

Ecco quindi che la ricerca e la formazione vengono sfruttate per montare la panna ad oltranza sul famigerato programma Horizon 2020, che negli ultimi tempi si è gonfiato come una mongolfiera. Visto che i funzionarietti di Bruxelles minacciano di escludere la Svizzera dal citato e sopravvalutato programma (uhhh, che pagüüüüraaaa!) in caso di mancata estensione della devastante  libera circolazione delle persone alla Croazia, ecco servito sul piatto d’argento l’argomento principe agli spalancatori di frontiere. Che infatti subito partono col terrorismo ed il ricatto morale (altri mezzi non ne conoscono): bisogna calare le braghe, bisogna violare la Costituzione, ne va di mezzo la formazione! E chi sarà mai così becero, oltre che razzista e fascista, da mettere in pericolo (?) i fondi per la ricerca?

 Strada spianata

E’ evidente che, se si viola il nuovo articolo 121 a in nome della formazione, la strada è spianata per violarlo in futuro nelle occasioni più svariate: si troverà sempre – o alla bisogna si inventerà – un qualche pretesto irrinunciabile (?) su cui ricamare ricatti e populismi. Così, con la tattica del salame (una fetta alla volta) si rottama il “maledetto voto”.  E proprio questo è l’obiettivo dei  “poteri forti” e dei loro soldatini di Avenir Suisse. Altro che formazione, altro che eccellenze, altro che ricerca di punta! Ad interessare sono le frontiere spalancate, l’immigrazione scriteriata e il sabotaggio del 9 febbraio. Quindi sarà bene evitare di farsi menare per il lato b.

Lorenzo Quadri

Applicazione della volontà popolare in materia di devastante libera circolazione. O noi ticinesi ci arrangiamo da soli, o siamo fritti

Nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla necessità di potenziare i filtri sull’immigrazione, quanto accaduto pochi giorni fa dovrebbe averli interamente dissipati. Non fosse così, ci sarebbe di che essere assai preoccupati. E’ infatti improvvisamente “emersa” la presenza  in Ticino, e meglio a Lugano, un ex killer della ‘ndrangheta, il quale aveva ottenuto il permesso B nel 2013. Prima, dunque,  dell’introduzione della richiesta del casellario giudiziale.

Visto che questo signore si ritrova sulla fedina penale nemmeno uno solo ma svariati omicidi, la sua pericolosità non può certamente essere messa in dubbio.

E’ evidente, ed è stato pure ufficialmente confermato,  che  l’ex sicario ha ottenuto il permesso B mentendo nell’autocertificazione: ha dichiarato di non avere precedenti penali nel paese d’origine.

Se nel 2013 la domanda del casellario giudiziale, introdotta dal leghista Norman Gobbi, fosse già stata in vigore, l’ex killer della ’ndrangheta non sarebbe mai arrivato in Ticino.

 

Le pressioni

Eppure, malgrado esempi lampanti come questo, malgrado i 33 pericolosi criminali bloccati proprio grazie alla richiesta del casellario, a cui ovviamente bisogna aggiungere quelli che hanno rinunciato a  domandare un permesso di dimora in Ticino proprio a causa del casellario, sapendo di avere la fedina penale sporca (il numero di costoro non lo sapremo mai, ma è sicuramente elevato), a Berna il Segretario di Stato Jacques De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf,  pretendeva che la deputazione ticinese esercitasse pressioni sul CdS per fargli ritirare la richiesta del casellario giudiziale: perché non piace al Belpaese. Ovvio che non piace: visto che il Ticino è la “valvola di sfogo” (lo ha scritto la stampa comasca) della Lombardia, qualsiasi ostacolo allo “sfogo” viene visto come fumo negli occhi. De Watteville raccontava addirittura di sapere, da sue misteriose fonti che si è ben guardato dal citare – forse perché non esistono? – che il casellario non serve ad un tubo.

 

Negoziatori?

Ora, è evidente che delle posizioni di questi burocrati ce ne facciamo un baffo. Rimane però un problema: De Watteville non solo ha trattato (?) l’accordo-ciofeca con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri, da cui il nostro Cantone non guadagna un tubo, ma è pure negoziatore con l’UE sul 9 febbraio. Un negoziatore svizzero a Bruxelles dovrebbe  promuovere gli interessi della Svizzera. Evitare il più possibile di ritrovarsi in casa delinquenti stranieri è, a non averne dubbio, un interesse primario del nostro Paese. Ma colui che dovrebbe sostenere le nostre posizioni nelle discussioni con gli eurobalivi è invece il primo che si schiera dalla loro parte contro di noi. Il casellario giudiziale non piace all’Italia? I ticinesotti devono toglierlo!

 

No alla priorità

C’è poco da stare allegri, e ancora meno allegria suscita l’atteggiamento della ministra di giustizia, kompagna Simonetta Sommaruga. La quale, stando alla Weltwoche, starebbe facendo di tutto e di più per sabotare il modello di clausola ticinese d’applicazione del 9 febbraio e – soprattutto – per impedire con ogni mezzo che si possa arrivare a dare la priorità agli svizzeri sul mercato del lavoro elvetico. Non sia mai! L’eurofunzionarietta di turno, tale Marianne Thyssen (chi sarebbe costei? Chi l’ha mai sentita nominare?) ha sentenziato che  dare la precedenza agli Svizzeri “è discriminazione”. Sicché Sommaruga & Co obbediscono!

 

Chi fa da sé…

Visto che a Berna ci si rifiuta, in nodo manifesto, di fare i compiti sul 9 febbraio, il Ticino dovrà sempre più arrangiarsi da solo, a costo di creare altri strappi.

Quindi, non solo la richiesta del casellario giudiziale resterà al suo posto – del resto a parte i kompagni nessuno a sud del Gottardo la mette in discussione – ma dovranno seguire altre misure unilaterali analoghe. A tutela della nostra sicurezza e del nostro mercato del lavoro.

Tali misure non sono affatto illegali. Sono, al contrario, nello spirito dell’articolo 121 a della Costituzione. Illegale è semmai continuare a comportarsi come se tale norma non esistesse. Lo scandalo dell’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, malgrado l’esplicito divieto contenuto  nella Costituzione, è insieme una vergogna e un chiaro avvertimento a noi ticinesi: o ci arrangiamo da soli, o siamo fritti.

Lorenzo Quadri

Poi dicono che non è vero che riempiamo di criminali in arrivo dal Belpaese!! In Ticino anche un ex killer della ‘ndrangheta!

Ovviamente, lo stimato galantuomo ha mentito nell’autocertificazione dei precedenti penali quando non veniva ancora richiesto l’estratto del casellario giudiziale. Ma i camerieri dell’UE che siedono a Berna vorrebbero che tornassimo a rilasciare permessi di dimora alla cieca! Vergogna!

Ah, e poi hanno il coraggio di venirci a dire che non è vero che, con la devastante libera circolazione delle persone,  in questo sempre meno ridente Cantone ci tiriamo in casa tutta la foffa del Belpaese! Ma figuriamoci, sono tutte balle della Lega  populista e razzista!

E’ invece notizia di ieri, ma tu guarda i casi della vita, che tale Gennaro Pulice, ex killer della ‘ndrangheta, ha preso residenza a Lugano nel 2013.

Il galantuomo in questione, già sicario della cosca calabrese dei Cannazzaro-Daponte-Innazzo, ha sul groppone non uno, ma sviariati (!) omicidi, più una lunga serie di reati connessi alla sua attività malavitosa!

E questo raccomandabile signore, che tutti vorrebbero come vicino di casa, risiedeva indisturbato a Lugano, tranquillo come un tre lire! Intanto la partitocrazia, l’élite spalancatrice di frontiere, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, e via elencando, continuano a raccontarci la panzana che la criminalità d’importazione non è un problema! Anzi, non esiste proprio! Sono tutti “casi isolati”! Per poi raggiungere il “clou” nel settore fregnacce: “se gli immigrati delinquono la colpa è degli svizzerotti chiusi e gretti che non li integrano”! Bisogna aprirsi!

Balle nell’autocertificazione

Ma come ha fatto l’ex killer della ‘ndrangheta, con un curricolo criminale lungo come l’elenco del telefono, a staccare nel 2013 il permesso B “come se niente fudesse”?

Lo ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: Pulice ha semplicemente mentito nell’autocertificazione! Quando ha riempito il formulario  per la richieste del permesso di dimora, alla domanda se avesse dei precedenti penale nel paese d’origine, il killer ha candidamente risposto che non ne ha! Che la sua fedina penale è pura come un giglio!

Casellario forever!

Ecco cosa succede quando, per genuflettersi ai balivi dell’UE, si rilasciano permessi di dimora alla cieca. Per credere che un delinquente, intenzionato a trasferirsi in questo paese del Bengodi che si “apre” (perché “dobbiamo aprirci”!) a tutta la foffa straniera, risponda onestamente alla domanda sui suoi precedenti penali, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

E’ evidente anche a quello che mena il gesso che, con in vigore la richiesta del casellario giudiziale, mai e poi mai l’ex sicario Pulice avrebbe ottenuto il permesso di trasferirsi in Ticino. Probabilmente non ci avrebbe nemmeno tentato. Ma nel 2013, quando ha presentato la domanda, l’estratto del casellario non veniva ancora richiesto. Ed ecco il risultato.

Kompagni: citus mutus?

E’ quindi ovvio che la richiesta del casellario giudiziale deve restare in vigore definitivamente. Checché ne dicano personaggi quali la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga,  il già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Jacques De Watteville, o, oltreconfine, il governatore della Lombardia Roberto Maroni, leghista autocertificato.

Cosa hanno da dire sull’allucinante vicenda dell’ex killer della ‘ndrangheta trasferitosi a Lugano la kompagna Sommaruga ed il suo P$ (contrario, anche la sezione ticinese, alla richiesta del casellario perché “non si può discriminare”)? Niente! Silenzio assordante! Ohibò: i solitamente logorroici esponenti della $inistra sono stati colpiti da mutismo selettivo? Il gatto gli ha mangiato la lingua?

Il funzionario calabrese

Ma c’è anche un altro aspetto del caso, che dovrà essere approfondito a dovere. Pulice ha dichiarato di aver corrotto con una mazzetta un funzionario cantonale di origine calabrese. Al momento la circostanza non risulta confermata. Non si capisce però perché il pluriomicida avrebbe dovuto raccontare una balla a questo proposito. Sia come sia, il Cantone farà bene a riflettere: magari, assumendo negli uffici pubblici più ticinesi – e non veniteci a raccontare la fandonia che non se ne trovano con i requisiti richiesti! – e meno “non patrizi di Corticiasca”, certe cose non succederebbero.

Lorenzo Quadri

 

Sfruttano il loro margine di manovra per decidere contro la sovranità svizzera. TF: bastonati i diritti popolari!

Ecco cosa succede quando i posti decisionali sono colonizzati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere

La scorsa settimana il Tribunale federale (a maggioranza di tre a due) si è prodotto in una vera e propria azione di sabotaggio ai danni dei diritti popolari e della sovranità svizzera. Il tema era l’iniziativa popolare cantonale lanciata dal “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli per le aggregazioni a Locarno e Bellinzona, da ottenersi mediante modifica costituzionale (e conseguente votazione popolare in tutto il Cantone). L’iniziativa, che aveva raccolto oltre 11’500 firme, è stata dichiarata irricevibile dal TF. Quindi i ticinesi non potranno esprimersi sul tema.

Non si va a votare
Come già detto domenica, non appoggiamo questa iniziativa. Si fosse votato, avremmo proposto di votare contro. Ma appunto: a votare non si andrà proprio. Per decisione del Tribunale federale. Il quale ha stabilito che l’iniziativa è irricevibile in quanto non conforme al diritto internazionale. Da notare che, come ha rilevato il promotore dell’iniziativa, è la prima volta che un’iniziativa popolare cantonale viene giudicata irricevibile perché non sarebbe conforme ad un accordo internazionale. Ma, essendo stato creato un precedente, senza dubbio altri casi seguiranno.
Non ci siamo proprio!

Il trattatello
Punto primo: se l’iniziativa fosse stata incompatibile con il diritto svizzero superiore, segnatamente con il nostro diritto costituzionale, sarebbe stato un conto. Ma qui la situazione è molto diversa. Infatti il problema è un trattato internazionale. E non certo uno di quelli che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini. Si tratta invece di un articolo della carta europea dell’autonomia locale, la quale stabilisce che per ogni modifica dei confini territoriali le collettività toccate devono essere consultate preliminarmente. Ironia della sorte: in nome dell’autonomia locale il Ticino non è autonomo di votare su un’iniziativa popolare. Ecco dunque dimostrato nella pratica come anche un trattato apparentemente innocuo oltre che sconosciuto, uno di quelli di cui nessuno si preoccupa più di tanto, possa provocare importanti limitazioni dei diritti popolari e quindi della sovranità popolare. Non siamo più padroni in casa nostra. E, se perfino un accordo di secondo (o terzo o quarto) piano come quello in questione porta ad una limitazione della nostra sovranità, immaginiamo quali conseguenze possono avere quelli “di peso”.

Mazzuolati dai legulei
Punto secondo: i legulei del tribunale federale ci mettono del loro per peggiorare la situazione. Infatti, ma tu guarda i casi della vita, l’articolo della Carta delle autonomie locali è stato interpretato dalla maggioranza dei giudici di Losanna in modo particolarmente restrittivo, come non avviene in nessun altro stato firmatario. Ancora una volta, dunque, svizzerotti più papisti del Papa, e a danno della propria democrazia diretta. L’accaduto conferma che al Tribunale federale ci sono dei camerieri dell’UE che usano il loro margine d’apprezzamento per prendere decisioni contro i diritti popolari e contro la sovranità svizzera. Questi legulei, esponenti dei partiti spalancatori di frontiere, fanno quanto in loro potere affinché a comandare in casa nostra siano altri. Un giudice che utilizza il proprio margine di manovra per prendere delle decisioni contro i diritti popolari e contro la sovranità svizzera, non è al suo posto. Va mandato a casa. Questa volta è stata invalidata un’iniziativa sulle aggregazioni comunali. Un domani potrebbe benissimo capitare ad altre iniziative, cantonali o federali, su temi fondamentali.

Camerieri dell’UE
Il Consiglio federale corre servilmente a sottoscrivere tutti gli accordi internazionali possibili ed immaginabili. Così ci troviamo in casa il diritto straniero ed i giudici stranieri. I legulei del Tribunale federale, da parte loro, si arrampicano sui vetri per interpretare e ad applicare questi accordi nel modo più rigido – e quindi lesivo della sovranità popolare – possibile. Perché bastonare i diritti popolari degli svizzerotti “chiusi e xenofobi” è una vera goduria per gli spalancatori di frontiere della partitocrazia!
Questa combinazione tra camerieri dell’UE esponenti della partitocrazia che sottoscrivono accordi internazionali (Consiglio federale e relativi tirapiedi) e altri camerieri dell’UE, sempre esponenti della partitocrazia, che li interpretano a danno degli svizzerotti (TF), è deleteria. Con l’iniziativa del Guastafeste per le aggregazioni comunali ne abbiamo ora una dimostrazione concreta. Quanto accaduto con questa iniziativa – che pure non avremmo approvato in votazione – è un campanello d’allarme. Non può essere ignorato. Ogni limitazione della sovranità svizzera, a partire dai famigerati accordi quadro con gli eurofalliti, deve esser combattuta a muso duro. Con la tattica del salame, una fetta alla volta, si toglie potere al popolo. L’obiettivo è chiaro: evitare altri “maledetti voti” come quello del 9 febbraio. Diamoci una mossa prima che sia troppo tardi!
Lorenzo Quadri

Il Ticino è già preso d’assalto dai finti rifugiati!

Ma non erano tutte balle? E invece all’indomani della votazione si scopre che…

Via balcanica chiusa, frontiere con l’Italia spalancate, espulsioni che non funzionano: ecco il prevedibile risultato. Grazie, kompagna Sommaruga!
Ma guarda un po’! Come volevasi dimostrare, l’invasione del Ticino da parte di finti rifugiati è iniziata. Nella prima settimana di giugno si è assistito al record di entrate illegali: 719. Ma la situazione era andata fuori giri già in maggio. Stranamente, chissà come mai, queste notizie escono solo all’indomani della votazione sulla nuova legge sull’asilo, che aumenta ulteriormente la nostra attrattività per i migranti economici. Prima sono state accuratamente tenute nascoste. Bisognava votare l’avvocato gratis per gli asilanti, per cui… “tout va bien, Madame la Marquise”. Tüt a posct! Caos asilo? Ma quando mai! Sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Ticino allo sbaraglio
Del resto, era evidente che la fiumana di finti rifugiati sarebbe arrivata. Con la via balcanica chiusa o parzialmente chiusa, quella del Mediterraneo, che rimane invece spalancata, non poteva che guadagnare d’importanza. E, visto che la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga non ne vuole sapere di impedire l’arrivo di finti rifugiati in Svizzera, la logica conseguenza è che il Ticino viene di nuovo mandato allo sbaraglio. Grazie, kompagna Sommaruga! Sempre contro i ticinesi! Ma tanto è gente che plebiscita il 9 febbraio, per cui è giusto bastonarli! Nevvero?

Legalità a due velocità
E’ forse il caso di ricordare che la kompagna Simonetta è la stessa che, tanto per fare un esempio, si rifiuta di decidere la trasmissione all’agenzia delle entrate italiana dell’elenco delle notifiche di padroncini e distaccati, così che il fisco del Belpaese possa chiamare alla cassa questi evasori che devastano l’artigianato e le PMI ticinesi. Dice che manca la base legale. Apperò. Peccato che, “grazie” alla stessa kompagna Simonetta, la Svizzera – pur non essendo Stato membro UE – è l’unica ad aderire ai programmi di ricollocamento migranti di Bruxelles. Di modo che si farà carico di tante migliaia di finti rifugiati che non le spettano affatto. E questo senza uno straccio di base legale, ma guarda un po’! Ma quando si tratta di spalancare le frontiere, chissenefrega delle basi legali, nevvero? E come la mettiamo con le esternazioni della citata kompagna contro il casellario giudiziale, anche qui invocando basi legali?
Eh già: legalità a due velocità! Le basi legali vengono invocate solo come pretesto per lasciare il Ticino nella palta e per calare le braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Ma quando si tratta di spalancare le porte del paese ai migranti economici…

Tutti giovani uomini
Lo stesso portavoce (federale) delle guardie di confine ha ammesso che i 719 clandestini giunti a Chiasso durante la prima settimana di giugno sono quasi tutti giovani uomini, altro che famiglie. Domanda da un milione: quanto ci vorrà prima che il Ticino si vedrà imporre un nuovo maxicentro per finti rifugiati? Ricordiamo che tra i migranti si infiltrano i terroristi islamici. Lo ha detto di recente il capo dell’Europol davanti al parlamento europeo. E anche ai terroristi islamici gli svizzerotti spalancano le frontiere.

E per le espulsioni?
Appurato che non si fa nulla per impedire l’immigrazione di massa di clandestini in Svizzera, la scontata domanda è: cosa si fa perché i rifugiati economici, ufficialmente riconosciuti come tali, lascino il paese? Il sospetto è che la risposta sia sempre la stessa, ossia niente. Ad esempio: gli accordi di riammissione con i paesi magrebini o non ci sono (Marocco), o fanno ridere i polli (Algeria: la riammissione può avvenire solo su base volontaria) o, come in Tunisia, sono applicati alla tunisina. Dal canto suo il Belpaese fa di tutto e di più per non riprendersi gli asilanti entrati illegalmente in Svizzera che gli spettano in base agli accordi di Dublino. Per la kompagna Simonetta l’è tüt a posct?

Riammissione?
Morale della favola: non si fa nulla per impedire l’accesso alla Svizzera dei finti rifugiati, e nemmeno per diminuire l’attrattività della Svizzera per i migranti economici, e neppure per far sì che coloro che manifestamente non hanno diritto di restare nel Paese vengano allontanati in tempi decenti. Ci si rifiuta di vincolare l’erogazione di aiuti umanitari alla sottoscrizione, da parte dei paesi beneficiari, di accordi di riammissione (è roba da razzisti e fascisti). La Germania ha inserito i paesi maghrebini sulla lista degli Stati terzi sicuri, i cui cittadini non possono per definizione essere profughi. La Svizzera no. Il caos asilo ce lo stiamo proprio andando a cercare.
Qui o si sospendono gli accordi di Schengen e si manda l’esercito ai confini, oppure la Svizzera si troverà in grossi guai. E il Ticino per primo.
Lorenzo Quadri

Ma le cifre vodesi, se paragonate a quelle ticinesi, fanno ridere i polli. Frontalieri: nel Canton Vaud monta la protesta

Ma guarda un po’! Anche nel Canton Vaud si sono accorti che il frontalierato, provocato dalla devastante libera circolazione delle persone, è un problema (altro che “immigrazione uguale ricchezza”!). Un articolo pubblicato la scorsa settimana da LeMatin riportava le statistiche vodesi: nel 2015 i frontalieri nel Cantone avevano raggiunto quota 27’500, 1700 in più rispetto all’anno precedente. Titolo di LeMatin: “Il numero dei frontalieri ha preso l’ascensore”.

Anche nel Canton Vaud, si sono accordi che i frontalieri esplodono specialmente nel settore terziario. C’è ragione di credere che in questi ambiti professionali non manchi la manodopera locale. Il fenomeno ci è ben noto. Anche in Ticino il numero di frontalieri attivi nel terziario è raddoppiato nel giro di pochi anni: a dimostrazione che la storiella dei frontalieri che fanno quei lavori che i ticinesi non vogliono più fare si allontana rapidamente dalla realtà quando si spalancano le frontiere.

6.3% degli occupati
Tuttavia, passando alle cifre nude e crude, ci si accorge che le similitudini tra la situazione ticinese e quella vodese finiscono. La forchetta si allarga. Infatti nel Canton Vaud i 27’500 frontalieri rappresentano il 6.3% degli occupati. In Ticino, invece, i frontalieri sono 63mila: quindi siamo vicini al 30% dei lavoratori.
Sicché lo striminzito 6.3% del Canton Vaud ci fa un po’ sorridere. Per l’aspetto quantitativo, certamente. Ma anche per l’aspetto qualitativo: perché la Francia non è l’Italia dove il lavoro nero e l’evasione fiscale sono istituzionalizzati. E il differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina non è il medesimo.
Eppure nel Canton Vaud c’è chi si sente in una situazione d’emergenza. Bravi vodesi, votate la libera circolazione delle persone…

I commenti
E’ interessante a questo proposito leggere i commenti sul blog del portale online de LeMatin sull’impennata del frontalierato nel Canton Vaud (una situazione che, come detto, rispetto a quella ticinese è all’acqua di rose). Alcuni esempi.

“E’ inammissibile che si assumano frontalieri francesi quando ci sono cittadini svizzeri in disoccupazione”, commenta un blogger.
“Tutto a danno dei nostri giovani diplomati che vanno in disoccupazione perché i responsabili delle risorse umane con passaporto francese assumono solo compatrioti”, fa eco un altro.
“Prima gli svizzeri poi gli stranieri!” chiosa un terzo.
“Il mio vicino è stato appena licenziato dal responsabile del personale (francese) e rimpiazzato da un frontaliere”, racconta un quarto.
“Che scoop! – commenta sarcasticamente un altro -: le malefatte della libera circolazione finiranno per superare i vantaggi, sempre che ciò non sia già avvenuto”.
“E’ evidente che i frontalieri vengono assunti per motivi salariali, ma i salari dei frontalieri restano comunque elevati rispetto a quelli francesi. E i frontalieri non comprano assolutamente nulla in Svizzera”!

Risveglio dal letargo?
Non mancano i paragoni con altre realtà romande: “A Friburgo è la stessa cosa, si vedono solo targhe francesi… frontalieri occupati e svizzeri in disoccupazione!”. E nemmeno le punzecchiature intercantonali: “era più divertente quando il problema riguardava solo Ginevra, eh?”.
Ma guarda un po’: certo che a leggere i commenti all’articolo di Le Matin – che in totale sono 45 – sembrerebbe che anche la Svizzera romanda pulluli di populisti e razzisti!
C’è da sperare che la crescita anche “oltre Sarine” – dove comunque sono messi assai meglio di noi – del malcontento nei confronti del frotalierato possa magari provocare un qualche risveglio anche a Berna.
Lorenzo Quadri