Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

Bandiera UE: siamo “ostracisti” e ce ne vantiamo

I simboli degli eurofalliti non hanno alcun diritto di cittadinanza in Svizzera

 

In maggio il Gran Consiglio dibatterà su una mozione, presentata da Boris Bignasca e cofirmatari, che chiede di interrompere la consuetudine di esporre la bandiera UE sui municipi ticinesi il 5 maggio, anniversario del Consiglio d’Europa. L’esposizione avviene su raccomandazione del governo federale.

Il Consiglio d’Europa non è l’UE. Esso è nato assai prima, nel 1949, e la Svizzera ne fa parte dal 1963.  Questo è il motivo per cui la bandiera viene esposta. C’è però un problema: la stessa bandiera è stata fatta propria dall’UE. La quale è assai più visibile del  Consiglio d’Europa. Sicché oggi, in base al principio dell’ “Ubi maior, minor cessat”, per l’ “uomo della strada” quella bandiera lì è quella dell’UE. Anche perché il Consiglio d’Europa – che pure per il suo cinquantesimo anniversario ha emesso un francobollo in cui il campo blu stellato è attraversato da una C  creando così un logo distinguibile da quello dell’UE – non ha mai voluto modificare la propria bandiera per darsene una che fosse distinguibile. O verosimilmente non si è mai posto il problema.

Pippe mentali

Sta di fatto che l’UE ed il Consiglio d’Europa hanno la stessa bandiera: quella che identifica l’UE. Sicché motivarne l’esposizione sugli edifici pubblici dicendo che quella bandiera è sì quella dell’Unione europea ma in quell’occasione particolare (5 maggio) sta ad indicare un’istituzione diversa, sarà anche formalmente corretto, ma rientra nel campo dei cavilli. O, per essere più grezzi, in quello delle pippe mentali. E di pippe mentali è assai prodigo l’editoriale  sul tema pubblicato giovedì sul CdT dal direttore Fabio Pontiggia, che già il giorno prima si era prodotto in un altro fondo in cui torna recidivamente a sostenere, malgrado tutte le evidenze contrarie, che in regime di libera circolazione delle persone  in questo sempre meno ridente Cantone “l’è tüt a posct”. Veramente non si capisce come un direttore di giornale,  ossia un professionista della comunicazione, possa credere sul serio alla sensatezza dei sottili distinguo sulla stessa bandiera che però indica entità diverse. Chi si ingarbuglia  in queste tesi vuole semplicemente sostenere e sdoganare l’UE: “bisogna aprirsi!”. E, more solito, lo fa tacciando, più o meno velatamente, di ignoranti e populisti gli oppositori al pezzo di stoffa blu con le stellette. Riveliamo un segreto a questi fini intellettuali: la storia della bandiera del Consiglio d’Europa la conosciamo. E allora? Il problema rimane.

Rilanciando…

Si potrebbe anche rilanciare e mettere in discussione l’appartenenza della Svizzera allo stesso Consiglio d’Europa, che si concretizza poi con l’adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la quale serve principalmente come pretesto ai tribunali buonisti-coglionisti per evitare l’espulsione dei terroristi islamici, qualora questi fossero “in pericolo” nel loro paese. Se questo è l’effetto della CEDU, vuol dire che va disdetta; peraltro la Svizzera non ha bisogno delle lezioni di fatiscenti organismi internazionali per garantire al proprio interno il rispetto dei diritti umani. Ma questo è un altro discorso.

Non si perda tempo

Sta di fatto che la bandiera dell’UE in Svizzera non ha diritto di cittadinanza. E non è certo un caso che a sostenerne l’esposizione, quale relatore commissionale del rapporto di maggioranza contrario alla mozione Bignasca, sia Jacques Ducry, presidente della sezione ticinese del Numes, ossia il movimento che vuole l’adesione della Svizzera all’UE. Si dice – lo stesso discorso lo si è sentito, fino alla nausea, sul divieto di burqa – che in fondo quello della bandiera è un non-problema? Se così è, allora non si perda tempo e si smetta di esporla. Non farlo non costa nulla, anzi. Di simboli di sudditanza agli eurofalliti in casa nostra non ne vogliamo. Già nella partitocrazia federale c’è una maggioranza di camerieri dell’UE. Purtroppo questo problema, assai più concreto e gravido di conseguenze, non si risolve così facilmente. Per contro, quello della bandiera lo si supera  senza bisogno di far nulla, anzi risparmiando alle amministrazioni comunali un compitino supplementare. Ostracismo nei confronti dell’UE, come scrive Pontiggia sul CdT? Certo. E ce ne vantiamo. Perché è ostracismo più che giustificato.

Quando il Consiglio d’Europa, di cui facciamo parte, si sarà dotato di una sua bandiera che lo identifichi, si potrà anche pensare di esporla per la sua ricorrenza annuale. Prima proprio no.

PS: qualcuno avrà notato che da qualche anno il 5 maggio sul municipio di Lugano la bandiera UE non si vede più. Ops, le dimenticanze…

Lorenzo Quadri