La panna montata sulla non-notizia

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non ne vogliono sapere dell’iniziativa contro la libera circolazione? E allora? Cosa c’è di soprendente?

Il Consiglio federale, come da copione, nei giorni scorsi ha strillato il proprio njet all’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone. E naturalmente la stampa di regime è corsa subito a scriverci i titoloni di prima pagina!

L’obiettivo è sempre il medesimo: fare il lavaggio del cervello ai cittadini! Dare il massimo risalto alla consueta manfrina pro-frontiere spalancate prodotta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale. Ovvio che costoro dicano di no alla fine della devastante libera circolazione delle persone: dopo anni ed anni di martellante propaganda, di lavaggio del cervello e di terrorismo di regime per introdurla e conservarla, cos’altro potevano raccontare i tapini?

Sempre contro i cittadini

Ancora una volta, tuttavia, il disprezzo della casta nei confronti della volontà popolare emerge con prepotenza. Infatti, ma guarda un po’, il 9 febbraio 2014 la maggioranza degli Svizzeri votò  l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Essa avrebbe dovuto portare o ad una disdetta, o ad una ridefinizione della devastante libera circolazione delle persone. Invece, come ben sappiamo, niente di tutto questo è accaduto. Sotto le cupole federali, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha cancellato il voto popolare sgradito.

Di conseguenza, per rispetto della volontà popolare espressa ormai quasi 5 anni fa, il Consiglio federale avrebbe dovuto quanto meno accompagnare il proprio njet ad un controprogetto. Ma poco cambia.

Anche il parlamento…

Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevedere che, dopo lo scontato njet del governicchio federale, arriverà quello – altrettanto scontato – della partitocrazia in Parlamento. Ovvio: se, a chi ha istericamente voluto la libera circolazione delle persone e continua a difenderla per tornaconto suo e/o dei suoi padroni, si va a chiedere se vuole abolirla, quale risposta ci si può attendere se non un no?

Scontato che anche su questi futuri njet annunciati la stampa di regime correrà, munita di robusti frullini, a montare la panna, fino a farla diventare burro. Malgrado si tratti, come detto, di non notizie.

L’importante è comunque che:

  • Nessuno si sogni di ritirare l’iniziativa calando le braghe davanti alla casta! Del resto, per i promotori sarebbe un autogoal deleterio in termini di credibilità. Se si crede in una battaglia, la si combatte fino in fondo. Quale che sia l’esito.
  • Sull’iniziativa voterà il popolo. E allora vedremo chi vuole continuare con: invasione da sud, dumping salariale, delinquenza d’importazione, aria impestata, viabilità a ramengo, eccetera eccetera! Il caso Brexit dimostra che senza devastante libera circolazione, quindi riprendendo il controllo dell’immigrazione, non solo si può vivere bene; si vive molto meglio!

Lorenzo Quadri

“I disoccupati svizzeri? Si mettano in assistenza!”

Il  Consiglio federale sul perché bisognerebbe promuovere l’assunzione di asilanti 

Ancora una volta, la kompagna Simonetta ed i suoi ro$$i burocrati dimostrano di preoccuparsi solo degli stranieri, meglio se immigrati clandestinamente

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e le sue truppe cammellate della SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, ne combinano peggio di Bertoldo!

Come noto l’ultima geniale pensata di lor$ignori è quella di progettare di spendere 130 ulteriori milioni all’anno nell’illusione di collocare professionalmente i finti rifugiati, dando soldi a chi li assume.

Quando si tratta di aslinati…

Ah ecco. Di collocare gli svizzeri – magari i ticinesi finiti in assistenza a seguito della devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia – la kompagna Consigliera federale se ne impipa. Quando si tratta di finti rifugiati, invece, ecco che si inventano le misure straordinarie. Che di straordinario hanno solo il costo. Infatti, alla spesa pubblica miliardaria già  cagionata annualmente dai finti rifugiati, si aggiungeranno 130 milioni di Fr all’anno in più.

A scapito dei residenti

Poiché i posti di lavoro non si moltiplicano come i pani ed i pesci biblici, non ci vuole inoltre molta fantasia per immaginare che le eventuali assunzioni di asilanti andrebbero a scapito dei residenti. Sull’esito di questi inserimenti professionali è ancora più facile fare pronostici. La massima parte dei sedicenti rifugiati non sono né integrati, né integrabili. In Ticino l’85% di quelli tra loro che potrebbero lavorare, non lo fanno. Il numero di eritrei in assistenza è cresciuto di quasi il 2300% (sic!) nel giro di otto anni.

Pagare di più per…

Nel nostro Cantone dunque, mentre imperversa la sostituzione di residenti con frontalieri, dovremmo pagare ancora di più per inserire professionalmente – con i nostri soldi – non già i ticinesi, ma i finti rifugiati. Proprio vero che siamo diventati l’ultima ruota del carro in casa nostra, e per questo sappiamo chi ringraziare.

Di conseguenza,  chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale, che dovrà essere votata dal parlamento, in cui si chiede che il dipartimento Sommaruga rinunci all’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) ed impieghi i 130 milioni “di collocamento” per gli svizzeri invece che per i finti rifugiati.

La presa di posizione del Consiglio federale sulla mozione è arrivata nei giorni scorsi. Più che una presa di posizione, si tratta di una presa per i fondelli.

Infatti i burocrati della Simonetta riescono a raccontare che la misura servirebbe a ridurre la spesa sociale provocata dagli asilanti. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? La nazionalità maggiormente rappresentata tra i presunti profughi presenti in Svizzera è quella eritrea. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Quindi vanno rimpatriati. Solo così si riduce la spesa sociale! Altro che inserimenti professionali!

Accordi di riammissione

Ma perché questi rimpatri non avvengono? Perché l’Eritrea, chissà come mai, non ne vuole sapere di firmare accordi di riammissione con la Confederella. Però incassa i ricchi aiuti internazionali pagati dagli svizzerotti. Sicché il buon KrankenCassis, invece di pensare allo sconcio accordo quadro istituzionale, cominci a concludere un accordo di riammissione con Asmara che ci permetta di rimandare a casa loro i finti rifugiati eritrei! Come detto, l’unico modo per ridurre la spessa sociale provocata dagli asilanti è questo.

Più attrattivi

Oltretutto, facendo balenare l’ipotesi di collocamenti, non si fa che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ma è evidente che è proprio questa l’intenzione della kompagna Simonetta. La quale infatti vuole ingrandire il centro asilanti di Chiasso. E non di poco, ma di circa il 50%. Lo scopo può essere uno solo: fare arrivare da noi sempre più finti rifugiati! Il business ro$$o dell’asilo deve prosperare!

Ennesima conferma

Addirittura oltraggiosa è la parte di presa di posizione del Consiglio federale sul perché, invece di spendere per integrare gli asilanti, non si usano invece i soldi per promuovere l’assunzione di svizzeri. In particolare nelle regioni di frontiera devastate dal frontalierato. Dice al proposito il Consiglio federale: “su questo fronte si fa già abbastanza! Gli svizzeri possono beneficiare dell’ assistenza”!

Davanti a simili  boiate, ci si può solo mordere la lingua. Esse costituiscono l’ennesima conferma di come, per i politicanti $inistrati, contino solo gli stranieri; ancora meglio se immigrati clandestinamente. Gli svizzeri? Chissenefrega!

Comunque, vedremo cosa deciderà il Consiglio nazionale sui 130 milioni per sussidiare le assunzioni di finti rifugiati. Dimostrerà maggior buonsenso della Simonetta ed accoliti, oppure ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$$ deciderà control’interesse dei cittadini elvetici?

Lorenzo Quadri

 

Razzismo: lo scontato njet del Consiglio federale

Ma è evidente che la vicenda non si chiude qui: si attende il voto parlamentare

 

Come ampiamente previsto, il Consiglio federale dice njet alla mozione di chi scrive che chiede di abolire la Commissione federale contro il razzismo. Ovvio: la Commissione in questione è stata creata appositamente per montare la panna ad oltranza sul presunto problema del razzismo. E questo a fini politici: la denigrazione, delegittimazione ed addirittura criminalizzazione come “razzista” di osa opporsi al pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere.

Peccato che il razzismo sia un reato penale ben definito. Per sussistere deve adempiere a precisi requisiti. Non può essere stiracchiato secondo i desideri della casta. Eppure accade proprio questo. L’accusa di razzismo viene ormai utilizzata per denigrare e stigmatizzare posizioni politiche (ad esempio sulla migrazione) che non hanno nulla a che vedere con la discriminazione razziale. Praticamente chiunque non sia allineato al pensiero unico viene additato come “razzista”.

Lavaggio del cervello

Inoltre, poiché non si creano – o non si dovrebbero creare – commissioni federali per ogni quisquilia, è evidente che la sola esistenza di una commissione contro il razzismo serve a far credere (lavaggio del cervello) che in Svizzera esista un problema diffuso di razzismo. Ciò non può essere, per una semplice questione numerica: un paese con il 25% di popolazione straniera, e dove (almeno) la metà degli abitanti ha “passato migratorio” non può essere razzista. Un paese razzista non è preso d’assalto da migranti: si assisterebbe semmai al fenomeno inverso. Il numero assolutamente irrisorio di condanne per discriminazione razziale (articolo 261 bis del codice penale) dimostra che esistono certo dei casi isolati di razzismo; ma in nessun modo un problema diffuso.

E questi stessi numeri confermano che la Commissione federale contro il razzismo non ha alcuna giustificazione reale, ma solo politico-partitica.

Le mezze ammissioni

Vista la sua finalità politico-partitica è ovvio che i camerieri dell’UE in Consiglio federale, fautori dell’immigrazione scriteriata, non si sognano nemmeno lontanamente di smantellare la Commissione contro il razzismo. Trattandosi di uno strumento partitico contro i “sovranisti” e i “populisti”, la casta ne ha bisogno come del pane. Specialmente oggi.

Tuttavia nel suo parere sulla  mozione per l’abolizione della commissione antirazzismo il Consiglio federale si trova costretto ad ammettere che, dato il numero di stranieri presenti in Svizzera, la politica d’integrazione elvetica è “fondamentalmente riuscita”. Ovvero, non c’è un problema di razzismo. Per poi dichiarare goffamente che la Commissione contro il razzismo “agisce in modo proattivo”: cioè esiste a titolo “preventivo”; in altre parole si occupa di un problema che non c’è!

Non un cip arriva dall’esecutivo a proposito del razzismo d’importazione. Ossia quello generato dalle frontiere spalancate, grazie alle quali arrivano in Svizzera migranti che sono razzisti, xenofobi, sessisti, eccetera. E che importano in casa nostra i loro conflitti etnici. Ma questo tema è chiaramente tabù. Parlarne equivarrebbe a portare acqua al mulino degli odiati “populisti” per cui… citus mutus!

Intanto in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione; e non certo perché – come accade invece da noi – si taroccano le percentuali tramite naturalizzazioni facili di persone non integrate. In Giappone esiste una Commissione contro il razzismo? C’è da dubitarne!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Avremo Consiglieri federali che esultano con le aquile!

Un solo passaporto per i “ministri”? La partitocrazia multikulti non ne vuole sapere

 

Tutto come previsto. La maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale respinge l’iniziativa parlamentare Chiesa che chiede che i Consiglieri federali abbiano un solo passaporto. Il Consiglio nazionale ha già bocciato mozioni analoghe, presentate anche dalla Lega. Vedi quella di chi scrive, che chiedeva che non solo i membri del Consiglio federale, ma anche i deputati nazionali avessero un solo passaporto. Ciò che sarebbe il minimo sindacale.

A rigor di logica solo i sinistrati, quelli che vorrebbero far votare e rendere eleggibili anche gli stranieri (non si capisce del resto per quale motivo un cittadino svizzero dovrebbe concedere il proprio voto a P$ e dintorni), dovrebbero essere contrari a proposte di questo genere. Invece anche ex partitone e PPD starnazzano indignati. Il triciclo politikamente korretto colpisce ancora!

Esempio concreto

Sicché alla partitocrazia delle frontiere spalancate e del multikulti sta bene che addirittura i Consiglieri federali abbiano il doppio (o triplo…) passaporto. Forse perché la stessa partitocrazia è ormai farcita di politicanti con passaporto multiplo? Pensiamo ad esempio al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis: costui ha rinunciato al “pass” italico solo “cinque minuti prima” di venire eletto nel governicchio federale. Ergo, per anni ha fatto il capogruppo dell’ex partitone a Berna con due passaporti.

Il disegno

In altre parole, secondo la partitocrazia, si può essere ministri di uno Stato con in tasca il passaporto di un altro Paese, da tirar fuori quando fa comodo.

Chi promuove una simile aberrazione può avere in testa un solo disegno: svilire il passaporto svizzero. Favorire i neo svizzeri a scapito degli svizzeri di nascita (che di passaporti ne hanno uno solo).

Avanti di questo passo e tra un po’ – come sogna la gauche-caviar – la cittadinanza elvetica non sarà nemmeno più necessaria per entrare in politica. “Bisogna aprirsi!”; “Immigrazione uguale ricchezza”!

Mercenari

E’ aberrante: nemmeno da chi intende servire (?) la Confederazione ai massimi livelli istituzionali si pretende, se si tratta di un naturalizzato, una scelta di campo precisa a favore della Svizzera.

Con che lealtà nei confronti del nostro Paese può fare il Consigliere federale uno (o una) che non si sente nemmeno abbastanza svizzero/a da abbandonare il passaporto del paese d’origine per tenere solo quello elvetico?(Questa scelta, peraltro, dovrebbe compierla chiunque si naturalizzi; ma a maggior ragione chi intende fare politica).

E’ evidente che un Consigliere federale del genere non sarebbe un servitore della Patria; anche perché ha dimostrato di non essere in grado di stabilire quale sia la sua. Sarebbe un semplice mercenario. L’equivalente dei calciatori della Nazionale che esultano con il gesto dell’aquila.Grazie alla partitocrazia, avremo anche  “ministri” che esultano con le aquile?

Iniziativa popolare

E’ chiaro che l’unica possibilità di rimediare sarebbe il lancio di un’iniziativa popolare contro i doppi passaporti. O per lo meno – se si vuole essere “moderati” – contro i doppi passaporti in politica.

Lorenzo Quadri

 

Fuga dal Consiglio federale: nuove sfighe all’orizzonte?

Gli annunciati rimescolamento potrebbero mettere il Ticino ancora più nella palta

 

Sicché nel giro di un paio di giorni due consiglieri federali, nell’ordine il liblab “Leider” Ammann e la Doris uregiatta, hanno deciso di lasciare il governo bernese per fine anno.

Le due partenze non sono certo dei fulmini a ciel sereno. Soprattutto quella della Doris, già annunciata con insistenza nell’ultima sessione parlamentare (circolava perfino una data per l’annuncio delle dimissioni, ma poi il termine è trascorso e nulla è successo). Certamente il Senatore Pippo Lombardi si morde le dita: se la Doris avesse mollato un anno fa, per lui oggi le porte del Consiglio federale sarebbero spalancate. Invece adesso sono ermeticamente chiuse.

Pole position

Se sulla successione uregiatta sono aperti tutti gli interrogativi, su quella liblab sembrano esserci pochi dubbi. Saldamente in pole position troviamo l’arcigna Karin Keller Sutter di San Gallo, hardliner della destra economica: ovvero quell’area politica che spalanca le frontiere per ingrassarsi le saccocce.

Una simile figura non può che essere perniciosa per il Ticino. Non ci vuole il mago Otelma per prevedere che la sua linea, qualunque Dipartimento le verrà assegnato, sarà improntata al turboeuropeismo e al sabotaggio dei diritti popolari. I soldatini delle sua area politica, come i tamberla del sedicente Think tank (serbatoio di pensiero) Avenir Suisse, da tempo preparano il terreno.

Diretta conseguenza

Il probabile arrivo in Consiglio federale della Rottermeier sangallese è peraltro diretta conseguenza dell’elezione di KrankenCassis al posto di Burkhaltèèèr: visto che l’anno scorso è stato scelto  un uomo “latino” (italiano), adesso è il turno della donna svizzerotedesca. Questo nel caso qualcuno ancora si illudesse che l’elezione del consigliere federale binazionale fosse un vantaggio per il Ticino. L’unico ad immaginare  di trarne beneficio è l’ex partitone per le elezioni di aprile. Ed infatti il suo ministro, invece di occuparsi di politica estera, preferisce la partecipazione prezzemolesca ad eventi mondani in questo sfigatissimo Cantone, che nulla hanno che vedere con il mandato governativo.

Tre considerazioni…

…Sui futuri cambiamenti in Consiglio federale:

  • A “Leider” Ammann erano state affidate le redini delle trattative sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Adesso è partente. Inoltre, con due settimi del Consiglio federale in scadenza ed altri due (Maurer e Parmelin) presumibilmente contrari – per estrazione politica – al citato accordo-capestro, è evidente che le trattative sul tema devono essere interrotte subito, alla faccia dei ricatti dei funzionarietti di Bruxelles. Chi ha già le valigie in mano non può definire il futuro del paese.
  • E’ verosimile che, con l’arrivo di due nuovi consiglieri federali, ci sarà una rotazione dei dipartimenti. Alcuni uccellini bernesi cinguettano che il kompagno Berset sarebbe interessato agli Esteri. Il percorso è di per sé illogico: equivale a passare da un dipartimento Mammut ad una Peppa Tencia. Quindi una retrocessione. Tuttavia ci sono dei precedenti: vedi Burkhaltèèèr. Il dipartimento degli interni, che tra i dossier ha anche quello dell’assicurazione malattia, potrebbe andare al cassamalataro Cassis? Il solo pensiero mette i brividi.
  • E ne sarà del dipartimento Doris, ossia quello dell’ambiente, dei trasporti e delle telecomunicazioni, che è poi il secondo dipartimento Mammut e quindi molto ambito? Potrebbe finire tra le grinfie della ministra del devono entrare tutti, kompagna Simonetta Sommaruga. Certo: schiodare Sommaruga dalla Giustizia, e quindi dal businness dell’asilo, è un bene. Ma piazzarla al Dipartimento Doris sarebbe un male. Le conseguenze sono facili di immaginare: ambientalismo talebano, criminalizzazione e mungitura ad oltranza degli automobilisti, traffico privato messo al bando, investimenti nelle strade falcidiati e fondi trasferiti per intero alla ferrovia, pretese di rivestire tutta la Svizzera di pannelli solari, eccetera.

Insomma: ricordiamoci che, anche quando si pensa di aver toccato il fondo, stare peggio è sempre possibile.

Lorenzo Quadri

Vergogna! Ve lo diamo noi il regalo da 1.3 miliardi all’UE!

Servi di Bruxelles fuori di cranio: vogliono donare i nostri soldi a chi ci ricatta!

Ah ecco, questa ci mancava! I camerieri bernesi dell’UE, malgrado due su sette (Doris uregiatta e “Leider” Ammann) abbiano già un piede fuori dalla porta, insistono: gli svizzerotti devono regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles come contributo di coesione! Li devono versare senza avere alcun obbligo e senza uno straccio di contropartita! Così, perché i soldi del solito sfigato contribuente vanno gettati al vento! Soldi di tutti, soldi di nessuno!

Il ricattino

Il bello è che, secondo le geniali pensate del Consiglio federale, noi dovremmo donare 1,3 miliardi dei nostri soldi ad un’unione europea fallita e che ci ricatta a giorni alterni, nel tentativo di ridurci ad una sua colonia! Vedi ad esempio le recenti esternazioni dell’eurofunzionarietto Johannes Hahn (Johannes chi?).

Costui, malgrado abbia, come tutta l’attuale e pessima commissione europea, già le valigie in mano, perché la prossima primavera andranno tutti A CASA, si permette addirittura di minacciarci, o di proferire quella che, secondo lui, dovrebbe essere una minaccia. Ovvero: “Senza l’ accordo quadro istituzionale non ci sarà nessun altro trattato tra Svizzera ed UE”!Uhhh, che pagüüüraaa!

Con la fallita DisUnione europea, nel caso non lo si fosse capito, non dobbiamo più sottoscrivere nessun accordo. Dobbiamo semmai cominciare a disdire quelli in essere. A cominciare dalla libera circolazione delle persone!

Invece no: i servi bernesi di Bruxelles vogliono regalare i nostri soldi agli eurofalliti per agevolare la conclusione dell’accordo quadro istituzionale. Ovvero di quell’accordo che ci imporrà le leggi ed i giudici dell’UE! E dire che nel 1291 il patto tra i cantoni primitivi venne concluso proprio per opporsi ai giudici stranieri… Se potessero vedere lo scempio che la partitocrazia eurolecchina sta facendo del paese che hanno costruito, i nostri antenati si rivolterebbero nella tomba.

Ci terremo i delinquenti stranieri

Da notare che lo sconcio accordo quadro istituzionale ci impedirebbe anche di espellere i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini UE. Alla faccia della votazione popolare del 2010. L’oscenità avverrebbe tramite il recepimento della direttiva UE sulla cittadinanza.

Fino all’altro giorno, ci si veniva a raccontare che questo non è tema dell’accordo quadro istituzionale, sono tutte balle populiste! Invece, nel dibattito d’attualità sull’accordo quadro tenutosi giovedì in Consiglio nazionale, il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha cambiato versione. A domanda esplicita, tra i consueti fumogeni ha dichiarato che la questione della cittadinanza UE sarebbe “una linea rossa”. Ovvero: fa parte eccome dello sconcio accordo quadro istituzionale, ma è un punto su cui il Consiglio federale non sarebbe disposto a cedere. E qui ci sganasciamo dalle risate. Perché di punti su cui il CF non sarebbe disposto a cedere, lo ha capito anche quello che mena il gesso, non ce ne sono. Le linee rosse del governicchio federale non sono affatto tali: lo si è ben visto con la regola degli otto giorni.

Ennesima dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe la tomba della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Fior di decisioni dei cittadini verrebbero cancellate con un colpo di spugna.

Sicché: NO al regalo da 1.3 miliardi all’UE e NO all’accordo quadro! Su questi temi l’ultima parola spetta al popolo. Non certo ai camerieri bernesi dell’UE, due dei quali ormai scaduti. E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

(S)cassa malati: la presa per i fondelli della “stangatina”

Gli aumenti ingiustificati si accumulano; e tentano di spacciarcela per buona notizia?

 

“Alle Jahre wieder”: così esordiva il compianto Flavio Maspoli quando, da capogruppo della Lega in Gran Consiglio, interveniva su un preventivo del Cantone. “Alle Jahre wieder”: anche questa volta scopriamo che, per il 2019, ci cuccheremo l’ennesimo aumento dei premi di cassa malati: tiè!

Ormai le stangate autunnali sono diventate una “non notizia”. Per questa volta si parla di una crescita dei premi del 3%. E quasi ci viene venduta come una lieta novella: che volete che sia, quest’anno niente stangata, solo una “stangatina”: gioite, bifolchi!

Altro che “stangatina”!

Peccato che le cose non stiano esattamente così.

Tanto per cominciare: il 3% annunciato è una media nazionale. Non è detto che alcuni Cantoni particolarmente sfigati – ad esempio il nostro – si ritroveranno con pillole più salate. Inoltre: l’aumento del 2019 va a sommarsi a quelli degli anni precedenti; il risultato, è chiaro anche ai paracarri, è una stangatona! Altro che “stangatina”!

A maggior ragione se si pensa che questi aumenti per il Ticino sono ingiustificati. Come sappiamo è dal 1996 che paghiamo premi gonfiati. A mo’ di contentino ci sono state restituite le briciole di quanto versato in eccesso. Nel frattempo le gonfiature continuano.

In Consiglio federale…

Ed intanto a rappresentare (?) il Ticino in Consiglio federale c’è un cassamalataro (ex) doppiopassaporto… ed a questo proposito: in tempi brevi sono annunciate partenze dal CF. Vedi Doris uregiatta e “Leider” Ammann. E allora, visto che le prestazioni di KrankenCassis agli Esteri non sono entusiasmanti (eufemismo), ed è peraltro evidente che il ministro predilige l’attività di prezzemolino ad eventi in Ticino che non c’entrano un tubo con la politica estera, ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per il prossimo mese di aprile, non si può escludere a priori che a seguito di un qualche arrocco di dipartimenti ce lo ritroveremo in futuro agli Interni. Ovvero: l’ex cassamalataro a gestire il dossier assicurazione malattia. Auguri.

In Ticino

Sull’insostenibilità dei premi di cassa malati in questo sfigatissimo Cantone, dove oltretutto i salari sono spinti al ribasso dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, non c’è bisogno di spendere molte parole. Spesso e volentieri il premio di cassa malati è la seconda voce di spesa dopo l’affitto. Il sistema della riduzione dei premi è calibrato sul ceto basso, ma esclude quello medio, già tartassato fiscalmente. Ciò in particolare dopo la scellerata decisione di tagliare i sussidi ai proprietari di una casetta.

Campagna elettorale

Intanto il DSS annuncia in pompa magna – si vede che il capodipartimento è in campagna elettorale e che la cadrega “scanchigna” –  le misure sociali a sostegno delle famiglie con bambini negli asili nido (si annunciano fregature sui cosiddetti “effetti soglia”, ovvero le persone escluse dagli aiuti perché superano di poco il tetto massimo di reddito). Però sui ladrocini dei cassamalatari il Beltradipartimento continua a brillare (?) per assenza. Ci si limita a commentare, con cadenza annuale, l’ennesimo aumento dei premi.

Da quando poi la precedente gestione (Pesenti) ha deciso di smantellare l’Ufficio dell’assicurazione malattia, è andato  perso un centro di competenza specifico, ed il ruolo del Cantone è diventato interamente passivo.

Altrove invece si sviluppano soluzioni creative. Ad esempio, il Canton Vaud ha deciso che il premio di cassa malati non potrà superare prima il 12%, poi il 10% del reddito determinante. Se non contiene l’ennesima fregatura per il ceto medio, la proposta merita di venire esaminata con attenzione. Certo si tratta sempre e solo di inventarsi nuove chiavi di riparto per spalmare il conto sanitario; non di ridurre il conto medesimo.

La tolla di Santésuisse

A questo proposito, fa ridire i polli la presa di posizione di Santésuisse a proposito degli aumenti di premio 2019. L’organizzazione dei cassamalatari parla di una tregua nell’aumento dei premi (tregua dove?) che va utilizzata per “adottare misure concrete che rallentino sensibilmente ed a lungo termine l’evoluzione dei costi”.La solita aria fritta che non si può più ascoltare. Questa volta, in sprezzo del ridicolo, viene condita dalla seguente dichiarazione: “occorre abbassare i prezzi dei medicamenti”.Evviva!

Peccato che 1) i cassamalatari non abbiano mai fatto un tubo per ridurre la spesa sanitaria (ci lucrano) e soprattutto 2) proprio in campo di farmaci, i cassamalatari hanno fatto saltare il sistema della fatturazione forfettaria dei medicamenti nelle case anziani, ciò che potrebbe generare costi aggiuntivi milionari, che evidentemente si riverseranno nei premi di assicurazione malattia. E poi hanno il coraggio di parlare di riduzione dei costi dei farmaci? Che tolla!

Lorenzo Quadri

Pagheremo la disoccupazione anche ai permessi B farlocchi!

Casinò di Campione: pronto l’atto parlamentare sulla decisione della SECO

Quanti dei dipendenti del Casinò residenti in Svizzera – che mai hanno versato contributi di disoccupazione – sono dimoranti (permessi B)? E quanti di questi permessi B sono stati ottenuti tramite domicili fittizi?

I burocrati della SECO (Segreteria di Stato dell’economia) ne combinano peggio di Bertoldo. Si limitassero a sfornare statistiche taroccate su disoccupazione e frontalierato,  si tratterebbe “solo” di propaganda di regime pro-libera circolazione pagata a peso d’oro (la SECO costa 100 milioni all’anno) a cui non crede più nemmeno il Gigi di Viganello.

Ma la SECO si è di recente specializzata in decisioni contro gli interessi della Svizzera e del Ticino.

SECO: il festival delle cappellate

I burocrati della SECO (dipartimento “Leider” Ammann, PLR) hanno cominciato col riconoscere il guadagno intermedio ai frontalieri (e nümm a pagum). Apparentemente “così”, senza che nessuno avesse chiesto alcunché. Perché questi “citrullus lanatus” (cocomeri) non appena hanno vago sentore di controversia con i padroni UE, calano le braghe a titolo preventivo.

Poi è arrivata l’intenzione di accordare la disoccupazione svizzera anche ai frontalieri. Ciò che provocherebbe l’intasamento e la conseguente necessità di potenziamento degli URC (e nümm a pagum). E porterebbe anche all’ azzeramento di quella grottesca ciofeca, escogitata dalla partitocrazia, denominata preferenza indigena light, che teoricamente mirerebbe ad avvantaggiare gli iscritti agli URC. Se tutti i frontalieri si iscrivono agli URC per ottenere la rendita svizzerotta, ci spieghi partitocrazia in che modo gli “indigeni” sarebbero avvantaggiati.  Al proposito di questa boiata, da un po’ non si sente nulla. Ma prepariamoci al peggio.

Casinò di Campione

Ultima in ordine di tempo: la decisione, del tutto inspiegabile ed illogica, di concedere le indennità di disoccupazione svizzera ai dipendenti del Casinò di Campione, formalmente non ancora licenziati, che risiedono nel nostro paese.  Malgrado questi ultimi, ma guarda un po’, non abbiano mai pagato i contributi alla disoccupazione elvetica.

Allora:

  • Ci spieghi la SECO per quale cavolo di motivo gli svizzerotti dovrebbero pagare con i loro contributi la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, che i contributi non li hanno mai versati.
  • Negli scorsi anni (2012) con la modifica della legge contro la disoccupazione, sono stati effettuati pesanti tagli alle rendite dei cittadini svizzeri residenti in Svizzera e che hanno sempre pagato tasse e contributi (la Lega era contraria). Il motivo: “gh’è mia da danée”. Ah ecco. Però i soldi per pagare senza alcun motivo la disoccupazione ai dipendenti del casinò di Campione ci sono?
  • Quanti milioni costerà alla disoccupazione svizzera il regalo deciso dalla SECO?
  • A beneficiare del regalo della SECO fatti con i nostri soldi saranno i dipendenti del Casinò “residenti in Svizzera”. Questo non vuole affatto dire che si tratta di cittadini svizzeri. Qualcuno magari lo è. E tutti gli altri? Gli uccellini cinguettano che i 2/3 circa dei beneficiari sono permessi B. Non solo: i nostri amici pennuti cinguettano pure che parecchi di questi permessi B sarebbero farlocchi, ovvero ottenuti tramite domicilio fittizio in Svizzera. Caso emblematico: due colleghi (maschi) che risultano convivere in un monolocale (tutte unioni registrate?) mentre mogli e figli abitano nel Belpaese. E’ evidente che a questo proposito chiederemo lumi al Consiglio di Stato. Infatti c’è un evidente e sostanzioso interesse economico ad evitare che permessi B farlocchi ricevano la disoccupazione pagata da noi.
  • Argomento della SECO: senza la rendita di disoccupazione i diretti interessati andrebbero in assistenza. Frena Ugo! Punto primo: l’assistenza mica la danno a tutti; ci sono dei limiti di reddito e di sostanza. Inoltre, per i permessi B non è evidente ottenerla (ci mancherebbe altro). Punto secondo: le rendite d’assistenza sono nettamente inferiori a quelle della disoccupazione, soprattutto considerando il tenore degli stipendi al Casinò di Campione. Quindi la SECO ha sparato l’ennesima cavolata.
  • Spiace naturalmente per chi perde il lavoro; ma non si vede perché, a pagare per lavoratori a grande maggioranza italici che mai hanno versato un centesimo alle casse della disoccupazione elvetica, dovremmo essere sempre e solo noi! Non siamo la mucca da mungere di tutti! E lo Stato italiano che fa? Campione non è mica in Svizzera!
  • La decisione della SECO è ancora più balorda se si pensa che il Comune di Campione d’Italia ha vari milioni di “puff” nei confronti di enti pubblici ticinesi. Chi li ripaga?
  • Morale della favola: l’interpellanza al Consiglio federale sull’ennesima alzata d’ingegno dei burocrati della SECO è già pronta.Perché a Berna di cosette a questo proposito  ne dovranno spiegare tante. Ma tante.

Lorenzo Quadri

Divieto di burqa: i lacchè di Bruxelles dicono Njet!

Figuriamoci se i “sette” si sognano di opporsi all’islamizzazione della Svizzera

 

Come da copione, il Consiglio federale dice “Njet” all’introduzione del divieto di burqa su scala nazionale. Tale è infatti la presa di posizione sull’iniziativa popolare che chiede di estendere il divieto plebiscitato dal popolo ticinese a tutta la Svizzera. Sul tema dovranno ancora esprimersi le Camere federali. Comunque e soprattutto, visto che stiamo parlando di un’iniziativa popolare, l’ultima parola l’avranno i votanti. In sostanza, dunque, si sta disquisendo solo sull’indicazione di voto che verrà pubblicata sul “libretto” ufficiale. Un’indicazione che conta sempre meno.

Constatazioni desolanti

E’ desolante constatare che, mentre vari governi e parlamenti europei introducono spontaneamente il divieto di velo integrale, in Svizzera la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti tenta ancora di fare muro davanti alle iniziative popolari in tal senso. Non solo niente divieto di burqa, ma anche niente divieto di finanziamenti esteri alle moschee, niente messa fuori legge di gruppi islamisti, niente condanne penali ai medesimi (il Ministero pubblico della Confederazione “canna” gli atti d’accusa), niente divieti di distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione… insomma, niente di niente. Nemmeno l’espulsione dalla Svizzera dei terroristi islamici è certa. Infatti si trova sempre il giudice di turno disposto a sostenere che questa foffa non può essere espulsa (“sa po’ mia!”) in quanto nel paese d’origine rischierebbe di trovarsi “in pericolo”. Sicché rimane qui a mettere in pericolo tutti quelli che vivono in Svizzera; e questo indipendentemente da nazionalità e religione. E dire che nella Costituzione federale è contemplata l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma naturalmente la partitocrazia è riuscita a sabotare la volontà popolare anche a questo proposito, varando l’ennesima legge-ciofeca. Ed infatti, Consiglio federale e “triciclo” hanno preso per i fondelli i cittadini raccontando che, grazie alle nuove norme “restrittive” (come no!) sarebbero stati espulsi in media dal paese 4000 delinquenti stranieri all’anno. Invece le espulsioni annuali sono 400: ovvero un decimo!

Totale inattività

La decisione del Consiglio federale contraria al divieto di burqa su scala nazionale – presa di posizione che, per fortuna, all’atto pratico conta come il due di briscola – non costituisce un “caso isolato”. Si iscrive, al contrario, nella linea di totale inattività nella lotta agli islamisti. Ai quali in Svizzera “deve” essere concesso di farsi allegramente i propri comodi.

Il divieto di burqa serve ad affermare i valori occidentali e cristiani a fronte di quelli dell’islam politico, che sono incompatibili con i nostri. Evidentemente il Consiglio federale non ne vuole sapere. Del resto, la ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga, titolare del dossier, non solo è esponente di un partito, il P$$, che vorrebbe rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, ma si inventa i piani per tenere in Svizzera il maggior numero possibile di finti rifugiati (la stragrande maggioranza dei quali musulmani). Piani che prevedono di spendere oltre 130 milioni all’anno nel tentativo – destinato al fallimento – di integrare i migranti economici nel tessuto lavorativo svizzero. Evidentemente a scapito dei senza lavoro elvetici, per i quali Sommaruga e colleghi non muovono paglia: sarebbe “discriminatorio” nei confronti degli stranieri!

Comunque, non ci vogliono doti di veggente per prevedere che, sul divieto nazionale di burqa, il Consiglio federale verrà asfaltatoin votazione popolare.

Lorenzo Quadri

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Accoglienza di finti rifugiati: resteremo gli unici merli?

Nei paesi attorno a noi il vento sta cambiando. Alle nostre latitudini invece…

 

In vari paesi UE il vento in materia di finti rifugiati con lo smartphone sta cambiando. Le posizioni del gruppo Visegrad sono note ed esplicite. I premier dei paesi Visegrad si sono pure espressi esplicitamente contro l’immigrazione islamica, visto il pericolo di radicalizzazione. Da noi invece ci si muove nella direzione contraria: nessun ostacolo agli islamisti, nessun impedimento ai finanziamenti esteri alle moschee, Nicolas Blancho e compari assolti – e dunque legittimati – dal Tribunale penale federale, e avanti di questo passo.

La casta sbrocca

Il nuovo corso in materia di finti rifugiati sta facendo sbroccare l’establishment. Alle nostre latitudini, ad esempio, il kompagno Manuele “la scuola che NON verrà” Bertoli ha affidato a faccialibro (facebook) la propria indignazione. Come osano beceri populisti quali il neo ministro degli interni italico Matteo Salvini, il suo omologo tedesco Horst Seehofer (quello che sta facendo vedere i sordi verdi all’ “Anghela” Merkel: bravo!) o lo spregevole fascista (?) ungherese Viktor Orban chiudere i porti alle navi delle OGN e innalzare barriere sui confini, impedendo così ai migranti economici di “entrare tutti” come vuole il Credo gauche-caviar, e soprattutto togliendo introiti ai kompagni attivi nel business dell’accoglienza dei clandestini, che con i finti rifugiati si fanno gli zebedej di platino?

Populisti “lebbrosi”?

Ma naturalmente ad aver perso completamente la testa sono in molti. Tra essi anche il burattino della casta Emmanuel Macron, che ha paragonato il populismo alla “lebbra”. Hai capito questi boriosi politicanti al soldo dell’establishment spalancatore di frontiere? Mica si chiedono come mai gli odiati populisti vincono le elezioni. Macché: si limitano ad insultarli; loro ed i loro elettori. Autocritica zero! Intanto però la Francia da un lato sbraita contro i paesi che non vogliono finti rifugiati, dall’altro chiude la frontiera a Ventimiglia…

Le navi delle ONG

Sulle ONG che fanno da taxi ai finti rifugiati e li prelevano in mare per portarli in occidente è ora di cambiare passo. La scorsa settimana ad esempio una di queste navi, battente bandiera olandese, è intervenuta di forza, contravvenendo agli ordini della guardia costiera libica, per caricare gli occupanti di un gommone che si trovava in acque libiche. Poi ha spento le apparecchiature per rendersi “invisibile”, mettendo così in pericolo la sicurezza di passeggeri ed equipaggio, per fare rotta verso l’Europa.

Queste ONG che sostengono fattivamente l’immigrazione clandestina ricevono finanziamenti pubblici in abbondanza. Anche dalla Svizzera. Nei mesi scorsi nel Belpaese era scoppiata la polemica proprio perché si era scoperto che una nave che trasportava migranti illegali in Italia apparteneva ad una Organizzazione finanziata dal contribuente elvetico. Con tanto di accuse sulla stampa: “La Svizzera finanzia l’ONG che ci riempie di migranti”.

E’ evidente che qui bisogna chiudere i rubinetti. Chissà se il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, tra un evento mondano e l’altro, intende occuparsi della questione? Oppure i finanziamenti continueranno alla grande?

Altro che invettive…

Se l’Italia chiude i porti all’immigrazione clandestina, fa un regalo anche a noi. Quindi dovremmo ringraziarla. Altro che invettive! Anche se capiamo che la kompagna Simonetta (che almeno, diversamente da Bertoli, ha avuto il buon gusto di non uscirsene con dichiarazioni a vanvera contro il nuovo governo italico) non sia contenta. Se gli sbarchi di clandestini diminuiscono in modo massiccio, rischia di non poter più “aiutare l’Italia” facendo entrare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano. Ma che vanno ad alimentare il business rosso dell’asilo. E  permettono a tanti moralisti a senso unico di lavarsi la coscienza. Costoro fingono di non sapere che la presenza delle navi delle ONG fanno la fortuna dei trafficanti di esseri umani che gestiscono i barconi. I migranti infatti si imbarcano sui gommoni per farsi portare al largo con l’intenzione di farsi raccogliere da tali navi.

La Peppa Tencia

Anche in Ticino il tema dei migranti economici tiene banco. I cittadini di Losone, ma guarda un po’, a larga maggioranza hanno asfaltato il balordo progetto del Dipartimento Sommaruga di riaprire per tre anni l’ex caserma come centro per finti rifugiati. Adesso la Peppa Tencia rischia finire sul groppone del Mendrisiotto con il centro “Pasture”. Del resto la nuova legge sull’asilo consente al Dipartimento Sommaruga di aprire nuovi centri asilanti “provvisori” in stabili della Confederella senza chiedere niente a nessuno

Decidano i cittadini

Su questo fronte si segnala l’iniziativa costituzionale lanciata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiede che su ogni nuovo centro asilanti gli abitanti del comune interessato debbano obbligatoriamente votare. “Decidano i cittadini, non Sommaruga”: questo il motto dell’atto parlamentare. E’ proprio quello che i burocrati bernesi non vogliono. In votazione popolare i centri asilanti vengono bocciati perfino in quei Comuni con municipi a maggioranza di $inistra: perché, è chiaro, la gauche-caviar vuole i finti rifugiati, ma mica in prossimità delle sue ville…

L’iniziativa è quindi decisamente meritevole di sostegno.

Lorenzo Quadri

KrankenCassis è il becchino delle misure accompagnatorie

Il ministro PLR pronto a mettere il Ticino nella palta per lo sconcio accordo quadro

 

Prosegue l’autentica e patologica ossessione dei camerieri bernesi dell’UE per gli accordi con gli eurofalliti “da sottoscrivere ad ogni costo”. L’ultima desolante puntata ce la regala, ancora una volta, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis.

Dopo la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto UE, ecco arrivare, fresca fresca, la nuova ciofeca del Consigliere federale binazionale: la calata di braghe creativa. Sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale Cassis è infatti pronto a sacrificare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. In particolare nell’ambito “antipadroncini”. Apperò!

La sola, misera protezione

L’invasione di padroncini e distaccati genera una concorrenza sleale che nuoce gravemente agli artigiani e alle piccole (e medie) imprese, soprattutto in Ticino. Ah, ecco dunque a cosa serve un consigliere federale “ticinese” (italo-ticinese): a mettere questo sfigatissimo Cantone ancora più nella palta. Le misure accompagnatorie sono infatti la sola, peraltro misera, protezione del mercato del lavoro svizzero in generale e ticinese in particolare dalle devastanti conseguenze della libera circolazione delle persone. E adesso, grazie a Cassis e agli euroturbo, “ciurlano nel manico”.

Le prime vittime

Proprio come previsto su queste colonne: le prime vittime dello sconcio accordo quadro istituzionale sono le misure accompagnatorie… che vengono sacrificate da KrankenCassis già in fase di trattativa. E questo malgrado le rassicurazioni in senso contrario.
E in cambio di cosa, poi? Del solito calcio nel tafanario? Se questi sono gli effetti del tasto “reset” siamo a posto! L’unica cosa che qui si sta resettando sono le prerogative della Svizzera. Nel senso che la casta, per perseguire i propri interessi di saccoccia, le sta proprio azzerando. Mentre per il ministro degli Esteri servirebbe il tasto “eject”.

I becchini

Grazie all’ultima iniziativa “da urlo” del direttore del DFAE è quindi confermato al di là di ogni dubbio che: accordo quadro istituzionale con l’UE uguale fine delle misure accompagnatorie. Imbarazz, tremend imbarazz dei $inistrati. Costoro infatti si sono sempre riempiti la bocca con le misure accompagnatorie. Però, non appena l’accordo quadro istituzionale è diventato un tema, sono corsi a starnazzare che lo volevano. Assolutamente e subito! Perché, per questi kompagnuzzi spalancatori di frontiere, che bramano l’adesione della Svizzera alla fallita UE, ogni desiderio dei funzionarietti di Bruxelles è un ordine! Adesso, ma guarda un po’, “si scopre che” l’accordo quadro istituzionale è incompatibile con le misure accompagnatorie!

Ergo: il P$$ –in balia dei $indakati ro$$i che si fanno gli zebedej di platino con le quote d’iscrizione dei frontalieri: ecco perché ne vogliono sempre di più – è il becchino delle misure accompagnatorie!Ecco cosa succede quando ci si lascia prendere la mano (eufemismo) dall’internazionalismo isterico!

 Da parte nostra, ribadiamo il messaggio:

NO all’accordo quadro istituzionale
– NO allo smantellamento delle misure accompagnatorie, che il Ticino si è sempre battuto per avere. Inclusa la deputazionicchia ticinese a Berna. E allora ne faceva parte anche Cassis!

Non c’è alcun bisogno di gettare nel water la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari, come vorrebbe fare la casta – che i diritti popolari sogna di smantellarli: per questo ha colto la palla al balzo – per concludere accordi commerciali con l’UE che sono nell’interesse di entrambi i partner. Del resto, le loro deliranti pretese coloniali gli eurobalivi le avanzano solo nei confronti degli elvetici! Chissà come mai? Forse perché sanno che gli svizzerotti fessi calano immancabilmente le braghe?

Avanti così

Comunque, avanti così: la raccolta di firme per ABOLIRE la libera circolazionediventa più facile anche grazie a queste belle iniziative del ministro degli esteri, che ringraziamo sentitamente per l’efficace (per quanto involontario) contributo alla causa della FINE della libera circolazione.

Lorenzo Quadri

 

Ticino-Malpensa: la Doris ci impone il disservizio!

Viaggiatori costretti a prendere un trenino che ha totalizzato il record planetario di flop

 

A partire da oggi, Eurobus entrerà in Svizzera dove gestirà tramite pullman alcune tratte, sulle quali farà concorrenza alle FFS.

Su queste tratte, dunque, il Dipartimento Doris tollera (?) la concorrenza privata alle ferrovie. Ovvero la possibilità, per l’utente, di scegliere il mezzo di trasporto “collettivo” che preferisce.

Le cose vanno invece in modo assai diverso per il collegamento con la Malpensa.  Ovvero il prolungamento del trenino dei puffi Stabio-Arcisate (o Mendrisio-Varese che dir si voglia) fino all’aeroporto varesino.

Stalinismo in salsa bernese?

A fine anno come noto il Dipartimento federale dei trasporti targato PPDog azzererà le concessioni per le tre ditte di bus che attualmente fanno la spola tra il nostro Cantone e la Malpensa, annullando  dunque il servizio. Perché? Perché “la ferrovia deve essere preservata dalla concorrenza”. Ohibò! Ecco l’ennesimo atto di arroganza statalista da parte di un Dipartimento e di una Consigliera federale che hanno dimostrato a più riprese di essere succubi dei “grandi manager” (?) delle aziende statali: vedi La Posta (“piena fiducia” della Doris alla direttrice Susanna “un milione all’anno” Ruoff e ai suoi piani di smantellamento); vedi l’emittente di regime galoppinata incondizionatamente e senza vergogna; vedi adesso le FFS.

Naturalmente il Dipartimento non è in grado di spiegare in modo plausibile perché le FFS sul collegamento con la Malpensa devono essere “preservate dalla concorrenza” – sono tornati i bolscevichi? – mentre su altre tratte no. Ed infatti si arrampica sui vetri.

Ci smenano i viaggiatori

Il problema, è evidente, non riguarda solo le ditte che attualmente gestiscono il servizio autobus Ticino – Malpensa e che dall’anno prossimo non potranno più lavorare, con tutte le conseguenze (anche occupazionali) del caso. Il problema è anche e soprattutto dei passeggeri. Che non avranno più possibilità di scelta.

La situazione è molto semplice: l’attuale servizio “su gomma” funziona ed è apprezzato. Il trenino Lugano-Varese, prolungato fino alla Malpensa, invece, è una ciofeca. Malgrado sia costato agli svizzerotti una cifra stellare, non lontana dai 200 milioni di Fr. Non solo il tempo di percorrenza è assai più lungo di quello del bus, ma, come ben sappiamo, la nuova tratta ferroviaria, dalla sua apertura, ha collezionato il record planetario di disservizi, ritardi, cancellazioni di collegamenti. Ringraziamo la sempre “ineccepibile” (come no) gestione di vicini a sud.Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita,  due dei collegamenti annunciati con la Malpensa sono già “misteriosamente spariti” dagli orari.

Nelle scorse settimane si è poi “scoperto” che Mendrisio risulta essere l’unica stazione ferroviaria Svizzera con un tasso di treni in ritardo che supera il 30%. TiLo è inoltre riconosciuta come la peggior compagnia regionale in fatto di puntualità, con la tratta Varese Mendrisio Bellinzona che circola in media con oltre il 40% dei convogli in ritardo.

Tutti in auto?

Insomma: dall’anno prossimo i viaggiatori per la Malpensa dovranno partire dal Ticino molto prima di adesso. Senza peraltro avere alcuna certezza di poter prendere il loro areo, data la qualità del servizio fornito dal nuovo trenino. Cosa faranno i viaggiatori costretti dallo Stato a prendere un treno che arriva in orario solo ogni tanto? Saliranno in carrozza raccomandandosi all’Altissimo? Oppure andranno tutti alla Malpensa in macchina o in taxi (spendendo così una paccata di soldi grazie alla Doris ed ai suoi burocrati)?

Quando si dice: le scelte politiche lungimiranti!

Attendiamo intanto di sapere quante auto di frontalieri ha tolto dalle strade ticinesi, infesciate di targhe azzurre, il nuovo collegamento ferroviario; creato e pagato proprio a causa dell’invasione da sud voluta dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere. C’è come  il vago sospetto che il bilancio non sia esaltante.

Lorenzo Quadri

Berset delirante: “ottima collaborazione con l’Italia”

E ti pareva! I bambela bernesi non hanno capito un tubo dei rapporti con il Belpaese

Evidentemente, l’entrata in Consiglio federale di un ticinese (ex italiano) non ha affatto “illuminato” i colleghi  – Il nuovo governo della Vicina Penisola vuole espellere in massa i finti rifugiati? Fa benissimo, ma noi non gliene prendiamo nemmeno uno

Certo che il presidente di turno della Confederella, kompagno Alain Berset, è uno di quelli che hanno proprio capito tutto! Ecco il tweet (vedi foto) con cui il buon Berset si congratula con il nuovo governo italico per la sua entrata in funzione (fossimo nei panni di Conte e soci, dopo simili congratulazioni ci “toccheremmo”; e l’uso smodato di twitter per scopi istituzionali, Berset l’ha forse imparato da Trump?). Notare la conclusione del messaggio del kompagno Alain: “Ringrazio il governo uscente per l’ottima collaborazione negli scorsi anni”.

Ossignùr! “Ottima collaborazione”? Ma quale ottima collaborazione? A meno che Berset si riferisse al fatto che il cibo ed i vini nei pranzi ufficiali con i rappresentanti del Belpaese erano ottimi ed abbondanti, si fatica a capire (eufemismo) in cosa consisterebbe questa meravigliosa collaborazione. Gli svizzerotti sono stati infinocchiati in mille modi dai vicini a Sud, ed il presidente della Confederella viene a parlare di “ottima collaborazione”?

Non ha capito un tubo

La dichiarazione è allarmante. Dimostra al di là di ogni dubbio che in Consiglio federale i camerieri dell’UE non hanno capito un tubo di come funzionano i rapporti con il Belpaese. Questi sveltoni ancora credono che vada tutto bene. E lo dicono pure in pubblico. Delle due l’una: o semplicemente se ne sbattono del problema, tanto ad andarci di mezzo sono solo i ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato sull’immigrazione, oppure proprio non ci arrivano (e quindi sono incapaci di svolgere il loro lavoro).

Collaborazione ottima? Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è morto e defunto, e di certo NON per colpa del casellario giudiziale: anche il Gigi di Viganello ha capito che si trattava solo di un pretesto. Il Belpaese incassa 80 milioni di ristorni all’anno, ma le opere transfrontaliere di interesse comune non vengono fatte (però gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato insistono nel continuare a versare i ristorni). L’accesso degli operatori svizzeri alla piazza finanziaria italiana rimane ermeticamente chiuso. Chiaro: il Belpaese ha ottenuto lo scambio automatico di informazioni bancarie e quindi non ha nessun interesse a rispettare gli impegni presi. “Road map”? Nel water! Quello che voleva, l’Italia l’ha già portato a casa. Collaborazione ottima? Dal punto di vista italico, di sicuro. Dal nostro invece…

A cosa serve…?

La sortita di Berset dimostra inoltre che l’arrivo in Consiglio federale di KrankenCassis non ha affatto “illuminato” il governicchio di Berna sui problemi nelle relazioni con il Belpaese. A questo punto c’è davvero da chiedersi a cosa serve avere un consigliere federale ticinese. Probabilmente, nel caso concreto, solo a fare campagna elettorale in Ticino per l’ex partitone.

Anche noi ci congratuliamo, ma…

C’è da dire che Berset ha almeno avuto il buon gusto di congratularsi con il nuovo governo italiano. Non come il New York Times, giornale dei galoppini della casta, che ha scritto che il governo italiano “fa schifo”. O come l’ex ministro degli Esteri liblab Didier Burkhaltèèèr, altro soldatino della casta che, subito dopo l’elezione dell’odiato populista Donald Trump, si è messo immediatamente a “deplorare”.

Anche noi siamo contenti che in Italia Lega e M5S abbiano formato il nuovo governo, e ci congratuliamo in particolare con la Lega. Ma tra Stati di amici non ce ne sono. Perché ogni paese  fa i propri interessi (a parte la Svizzera, che è governata da camerieri dell’UE costantemente inchinati a 90 gradi davanti ai funzionarietti di Bruxelles). Il nuovo ministro degli Interni Salvini vuole giustamente espellere in grande stile i finti rifugiati dal Belpaese. Che spesso e volentieri, come ha sottolineato il neo-ministro, sono delinquenti fatti uscire dalle prigioni dei paesi d’origine.  Se questi clandestini vengono rimpatriati, ovviamente, ci va benissimo. Oppure Salvini potrebbe in alternativa mandare i finti rifugiati in Germania dall’ “Anghela” Merkel, che con le sue scellerate dichiarazioni d’accoglienza ha fatto arrivare in Europa milioni di migranti economici con lo smartphone.

Se invece il nuovo governo italiano immagina di mandare i “suoi” asilanti anche in  Svizzera a causa della “contiguità territoriale” – ciò che farebbe la gioia della ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga e dei kompagni che nel business ro$$o dell’asilo ci tettano dentro alla grande – è ovvio che non se ne parla nemmeno. E’ pacifico che non ci prendiamo nessun finto rifugiato extra per fare un piacere al Belpaese. Nemmeno se il nuovo governo italico è per metà leghista. Non lo faremmo neppure se fosse leghista per intero.

 

 

Immigrazione “normalizzata”? Basta raccontare panzane!

60mila immigrati dall’UE nel 2017 sarebbero un quantitativo sostenibile? Ma va là!

Visto che, giustamente e come accade peraltro in tutta Europa, la devastante libera circolazione delle persone viene messa sempre più in discussione anche alle nostre latitudini, i camerieri dell’UE in generale e la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga in particolare, sono in fibrillazione. Il loro castello ideologico sulle “aperture” e sull’ “immigrazione uguale ricchezza” rischia di crollare miseramente.

Anche il Belpaese

Del resto perfino il Belpaese, che non è necessariamente un modello di virtù, ha dato un calcio nel fondoschiena ai balivi di Bruxelles con le ultime elezioni e con il governo Lega – M5S. Visto però che al di là della ramina la parola chiave non è coerenza bensì opportunismo, non ci vuole molta fantasia per immaginare che (ad esempio) alla prima occasione in cui il Ticino dovesse tentare di difendersi dall’invasione da sud (anche se, con la partitocrazia che ci ritroviamo, aspetta e spera) nella vicina Penisola non mancheranno di invocare presunte violazioni di Diktat UE… ma questa è un’altra storia.

A proposito, piccola digressione aggiuntiva: che fine ha fatto la chiusura notturna dei valichi secondari? Dispersa nelle nebbie?

Lavaggio del cervello

Come detto, sulla devastante libera circolazione delle persone gli svizzerotti cominciano ad aprire gli occhi, ed inoltre è in corso la raccolta firme per l’iniziativa popolare che ne chiede la disdetta. Ecco dunque che i camerieri dell’UE in Consiglio federale, per non scontentare i loro padroni di Bruxelles, si stanno già dedicando al lavaggio del cervello al popolazzo. Con l’obiettivo di mettersi al riparo da brutte sorprese.

L’ultimo mantra della ministra del devono entrare tutti è: “l’immigrazione è sotto controllo, infatti nel 2017 ci sono stati solo (sic!) 60mila immigrati dalla fallita UE”. Negli anni scorsi si è arrivati fino a 90mila. Alla faccia! Si dà però il caso che:

  • Il flusso migratorio è altalenante, un anno può calare e quello successivo riprendere;
  • Visto che, come si diceva una volta, “la barca è piena”, ci mancherebbe anche che il flusso migratorio in queste condizioni non diminuisse. Ogni contenitore raggiunge la propria capienza massima.
  • Naturalmente la kompagna Simonetta si guarda bene dal far notare che in sede di votazione popolare il Consiglio federale aveva raccontato una clamorosa balla di fra’ Luca, ossia che con la libera circolazione delle persone sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Quindi, altro che numeri “sotto controllo”! I presunti “numeri sotto controllo” sono sei volte superiori alle cifre che il Consiglio federale aveva annunciato. I cittadini sono dunque stati presi per i fondelli alla grande!
  • Del resto, se si pensa che sempre il Consiglio federale aveva raccontato che gli accordi di Schengen/Dublino sarebbero costati 7-8 milioni all’anno (sette trattino otto, non settantotto) mentre adesso probabilmente siamo in zona 200 milioni annui, e la cifra continua a crescere poiché i fallimentari accordi in questione si “arricchiscono” di sempre nuove aggiunte, capiamo bene che per il governicchio federale prendere i cittadini per i fondelli è un’abitudine inveterata.

Una chicca

Al contrario di quel che vorrebbe farci credere la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, non è affatto vero che l’immigrazione è sotto controllo. Per non parlare della barzelletta dell’ immigrazione che sarebbe uguale a ricchezza, usata come un mantra dalla Berna federale.

Al proposito, sull’ultimo numero del periodico Schweizerzeit è stata pubblicata una chicca interessante. Nel comune zurighese di Regensdorf la spesa sociale pro capite nel giro di trent’anni, dal 1986 al 2016, è passata da 114 Fr a 1019. Ovvero: se ad ogni contribuente di Regensdorf nel 1986 la socialità costava 114 Fr, nel 2016 il conto era lievitato a 1019 Fr, con un aumento dell’894%! Si tratta solo di un esempio, ma assai significativo. Ed  è evidente che in questa vera e propria esplosione  dei costi sociali l’immigrazione scriteriata, come pure il caos asilo, ha un ruolo di primo piano. Per salvare la nostra socialità occorre dunque sottoscrivere l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Ve lo diamo noi l’algoritmo!

Il Dipartimento Sommaruga continua a sfornare boiate per rifilarci sempre più migranti

Non passa settimana senza che il Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ci regali una qualche perla. Ovvero, per dirla con Fantozzi, una qualche “ca*ata pazzesca”.

L’ultimo misfatto è ancora fresco: la demenziale proposta di spendere 132 milioni all’anno in più per integrare i finti rifugiati sul mercato del lavoro svizzero. Hai capito? Invece di rimandare i migranti economici al paese d’origine, si tenta di promuovere la loro “integrazione nel mercato del lavoro elvetico”. Che naturalmente è destinata a fallire clamorosamente, visto che la stragrande maggioranza di questa gente non è né integrata né integrabile. Del resto, se nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%, un qualche motivo ci sarà!

Complimenti kompagna Simonetta, applausi a scena aperta! Ai finti rifugiati si trova lavoro a scapito dei residenti! E cosa fa invece la ministra del “devono entrare tutti” per l’integrazione professionale degli svizzeri in generale, e dei ticinesi in particolare? Un tubo! Predica l’immigrazione scriteriata, le frontiere spalancate, ed il conseguente soppiantamento di lavoratori ticinesi con residenti! Avanti così!

Con questa colossale boiata ancora calda, per non farsi mancare nulla il Dipartimento Sommaruga ha già annunciato quella successiva. Naturalmente sempre dello stesso tenore e naturalmente sempre a sostegno dei finti rifugiati. Ovvero l’algoritmo, elaborato dal Politecnico di Zurigo e dall’università di Stanford (uella!) per distribuire i migranti economici nei vari Cantoni, a seconda delle possibilità che avrebbero di trovarvi lavoro!

Ma bene! Invece di preoccuparsi di rimpatriare chi non ha alcun diritto di rimanere nel nostro Paese, si fanno restare tutti e poi si cerca di collocarli con gli algoritmi! Che tra l’altro sono un mezzuccio da tre e una cicca con cui i balivi bernesi pensano di scaricarsi delle proprie responsabilità davanti ai Cantoni a cui bramano di imporre ancora più finti rifugiati, evidentemente contro la volontà della popolazione locale: “non è colpa nostra, è stato l’algorimo!”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Visto poi che:

– la maggior parte dei finti rifugiati arriva passando per l’Italia;

– i migranti economici con lo smartphone in genere sanno un po’ di francese e di italiano, ma ben più raramente il tedesco;

– la lingua è (evidentemente) un elemento imprescindibile nell’integrazione professionale;

indovinate un po’ quali Cantoni si dovranno smazzare più finti rifugiati grazie all’algoritmo dei burocrati della Simonetta? Forse i soliti sfigati “Cantoni latini”? Oddìo, quei Cantoni romandi dove continuano a votare la gauche-caviar multikulti e spalancatrice di frontiere  se li meriterebbero anche. Ma il nostro di sicuro no!

Lorenzo Quadri

 

La CASTA radical-chic si parla addosso contro i “populismi”

A margine della recente visita del presidente tedesco Steinmeier (Steinmeier chi?)

 

La recente visita in Svizzera del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier (nemmeno in Germania l’hanno mai sentito nominare), esponente degli ormai asfaltati $D, ha dimostrato ancora una volta l’asservimento della Svizzera.

Il cameriere dell’UE kompagno Berset ha infatti pensato bene di slinguazzare il suo ospite blaterando di presunte love story (?) tra la Svizzera e la Germania.

Certo, un amore così incontenibile che la Baviera, impipandosene dei fallimentari accordi di Schengen, ha già minacciato a più riprese di chiudere le frontiere con la Svizzera, perché troppi finti rifugiati con lo smartphone le attraversano. A sentire le bestialità di Berset sull’amore tra Svizzera e Germania, non si può  non pensare al recente commento di Blocher su KrankenCassis: “Con Cassis nel 1939 ci saremmo uniti al Terzo Reich”. Evidentemente non solo con lui. Se invece del kompagno “Frank-Walter” fosse arrivato Mattarella, ci saremmo dovuti sorbire boiate fantozziane sugli splendidi rapporti che intercorrono tra Svizzera ed Italia, la quale ci frega in ogni occasione?

Il festival delle fregnacce

Il colmo è che l’ospite germanico, servito, riverito e rimpinzato in “cene di gala” stile Versailles (e nüm a pagum), oltre a non contare un tubo nemmeno in casa propria (la sua carica è poco più che onorifica) è venuto a raccontarci un sacco di fregnacce. In sostanza ha fatto l’ambasciatore dell’élite spalancatrice di frontiere. Quella che vuole farci sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale che, secondo KrankenCassis, sarebbe in dirittura d’arrivo.

E’ evidente che la casta ci sta facendo il lavaggio del cervello per farci digerire i suoi Diktat. Il che implica, è chiaro, la sistematica denigrazione di chi, a questo establishment da tre e una cicca, mette i bastoni tra le ruote: in particolare gli spregevoli populisti. Infatti la visita del soprammobile (politicamente parlando) tedesco si è orientata su due filoni:

  • Propaganda smaccata all’ accordo quadro istituzionale: quello che permetterebbe agli eurobalivi, con la complicità dei loro camerieri bernesi, di comandare in casa nostra; e
  • Demonizzazione degli odiati “populismi” tramite dibattito farlocco organizzato ad hoc per Steinmeier: di fatto uno stucchevole convegno di $inistrati che si parlano addosso tra loro (da Berset al Frank-Walter ad altri partecipanti alla tavola rotonda: tutti della stessa area gauche-caviar). Quali sono le tesi sostenute senza pudore dalla casta? Facile: che nel mondo starebbero prendendo piede “inquietanti” (sic) populismi, i quali sarebbero veleno per la democrazia. Perché poi i populismi sarebbero “inquietanti”, lor$ignori mica lo spiegano. Lo sono per definizione. Perché così ha deciso la casta spalancatrice di frontiere e multikulti.

I nemici della democrazia

Ma questi mangiapane a ufo chi credono di prendere per i fondelli? Gli odiati “populisti” sarebbero i nemici della democrazia? E’ il colmo!

Il pericolo per la democrazia non sono i populisti, ma è la CASTA.

– Quella che vuole togliere potere al popolo per farsi i propri comodi. Ed in particolare per portare avanti immigrazione scriteriata e multikulti.

– Quella che vuole rifilarci l’accordo quadro istituzionale per, appunto, tagliare fuori il popolazzo. E naturalmente l’osceno accordo  vuole rifilarcelo previo lavaggio del cervello ad opera della stampa di regime.

– Quella che, tramite i suoi soldatini, vuole farci credere che la devastante libera circolazione delle persone non sfascia il mercato del lavoro, ma quando mai: sono solo “percezioni”.

– Quella che viene a raccontarci che l’esercizio dei diritti di iniziativa popolare e referendum va reso più difficile, perché i cittadini non devono poter ostacolare i disegni della casta!

Ecco chi sono i nemici della democrazia. Gli Steinmeier, gli eurobalivi ed i loro camerieri: politici e mediatici. Altro che montare in cattedra a blaterare contro i “populismi inquietanti”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

Travertino romano in stazione: Berna ci prende per i fondelli

Il CF sfida il ridicolo: “non è vero che si scivola, c’è il documento che dice che…”

Per una curiosa coincidenza, nei giorni scorsi il Consiglio federale ha risposto ad un’interpellanza del consigliere nazionale uregiatto Fabio Regazzi sul travertino romano alla nuova stazione FFS di Bellinzona, inaugurata un anno e mezzo fa e improvvidamente denominata “la porta del Ticino” (come se il Ticino iniziasse a Bellinzona). L’interpellanza verteva sulla scivolosità del marmo italico che, quando piove, si trasforma in una pista di pattinaggio.

Il tema era tornato alla ribalta la scorsa settimana con tanto di fotoservizio impietoso del Corriere del Ticino sulle buche e fessure che già deturpano il nuovo manufatto.

Alla faccia della pietra ticinese

Alla poco edificante vicenda del travertino romano, scelto dalle FFS per rivestire e pavimentare la nuova stazione di Bellinzona snobbando la pietra ticinese, il Mattino ha dedicato la copertina dell’ultimo numero. Ma la questione era stata sollevata su queste colonne fin dal principio. Infatti il travertino, oltre ad essere romano (altro che “chilometro zero” altro che “sostegno all’economia locale”) è poco adatto per la pavimentazione di un percorso altamente battuto. Chi ha competenze in campo di pietra sapeva bene che il marmo d’oltreramina 1) si sarebbe ben presto riempito di crepe e buchi, come in effetti è successo e 2) che quando piove il capitombolo è assicurato.

Avanti con le perizie farlocche

Il Consiglio federale si esprime solo sulla questione “superficie sdrucciolevole” e naturalmente la risposta è quella prevista: tutte balle! Non è vero che si scivola! “Le proprietà antisdrucciolo della nuova pavimentazione in travertino nella stazione di Bellinzona sono state esaminate da un organismo di controllo esterno, sulla base della procedura stabilita dall’UPI (Ufficio prevenzione infortuni)“, per cui l’è tüt a posct! C’è la perizia farlocca che lo certifica! E chi scivola lo stesso? Sono “solo percezioni”! Pur adeguato alle circostanze, il ritornello è sempre lo stesso. La risposta del CF sul caso-travertino fa subito pensare alle statistiche taroccate della SECO sulla disoccupazione in Ticino. Sulla carta (carta modificata secondo i desideri del committente, ça va sans dire) il problema non appare; quindi non può esistere nemmeno nella realtà, e chi sostiene il contrario è un becero populista!

Probabilmente affinché sotto le cupole federali si prenda consapevolezza del problema, dovrebbe “scarligare” la Doris.

Silenzi qualificati

Inutile rilevare che sullo schiaffo che l’ex regia federale FFS, sussidiata con miliardi di franchetti del contribuente, ha arrogantemente assestato all’economia ticinese scegliendo, per la stazione di Bellinzona, una pietra italica – a maggior ragione in un “periodo storico” in cui i rapporti col Belpaese sono tutt’altro che idilliaci, e non per colpa nostra, ed in cui l’invasione da sud rappresenta uno dei principali problemi di questo sfigatissimo Cantone –  il Consiglio federale non ha nulla da dire. Anche qui, l’è tüt a posct! Nessun problema!
Già che siamo in tema di FFS: vogliamo parlare anche dei ritardi sulla tratta del Gottardo? Ritardi spesso e volentieri – come annunciano gli altoparlanti alle stazioni con desolante regolarità – dovuti ad “eventi accaduti all’estero” (Italia)? O anche questa volta sono “solo percezioni”, perché dai dati ufficiali risulta che…?

Lorenzo Quadri

Questi zerbini di Bruxelles Ne fanno peggio di Bertoldo

Il Consiglio federale ha confermato lo scandaloso regalo di 1.3 miliardi di Fr all’UE

 

E ti pareva! Se aspettavamo la dimostrazione che in Consiglio federale ci sono degli zerbini di Bruxelles, tale dimostrazione è puntualmente arrivata. A fornirla è la decisione del Consiglio federale di non ritirare la proposta di regalo miliardario all’UE, ma di mandarla tranquillamente in consultazione.

Questo “miliardo di coesione” è una truffa anche nella definizione. Non si tratta infatti di un miliardo, ma di un miliardo e 300 milioni. Quindi un miliardo e un terzo. E, se per i tamberla bernesi quel terzo è “quantité négligeable”, allora paghiamo tutti un terzo in meno dell’imposta federale diretta. Poi vediamo se nessuno ha niente da dire.

 

Regali immotivati

Non c’è uno straccio di motivo per cui dovremmo versare una cifra del genere, che è enorme, ai balivi dell’UE. Versarla, oltretutto, senza che ci sia alcun obbligo di pagare alcunché, senza uno straccio di contropartita, e malgrado gli eurofunzionarietti non perdano occasione per prodursi in squallidi e volgari ricatti al nostro indirizzo. Vedi il famoso psicodramma dell’equivalenza della borsa svizzera garantita solo per il 2018. Questo per fare pressione sulla Confederella affinché firmi lo sconcio accordo quadro istituzionale. Addirittura, il ricatto è arrivato il giorno dopo (!) la visita in Svizzera del presidente “non astemio” della Commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker. Il quale naturalmente se ne è tornato a Bruxelles da Berna con in tasca la promessa di pagamento degli 1.3 miliardi di coesione.

Altro che reset

Il comportamento degli eurofunzionarietti non eletti da nessuno ma che pretendono di comandare in casa nostra è stato così sfrontato che perfino dal Consiglio federale si è levato qualche flebile bisbiglio di protesta: “questa è una discriminazione”, ha infatti mormorato la Doris.

Tuttavia e come al solito, quando si tratta di venire al dunque… non succede nulla. Lo scellerato regalo – 1.3 miliardi dei NOSTRI franchetti – all’UE viene mantenuto. Le proteste per la “discriminazione” della Svizzera da parte dell’UE? Già dimenticate!

Ennesima dimostrazione che questo Consiglio federale sa solo calare le braghe. Altro che “tasto reset”! Non è stato resettato proprio un bel niente. Esattamente come nell’era Burkhaltèèèèr, i pantaloni scendono ad altezza caviglia davanti a qualsiasi desiderio, ordine o diktat che provenga dall’UE. Come fa il cittadino contribuente a non sentirsi preso per i fondelli?

Motivazioni ridicole

Ridicole, poi, le argomentazioni a sostegno del regalo di 1.3 miliardi di franchetti all’UE. Ossia che essi servirebbero a “garantire la stabilità dei paesi dell’Est”, a migliorare le prospettive dei giovani e quindi alla gestione dei flussi migratori.

Balle di fra’ Luca! Ma chi credono di prendere per i fondelli questi signori del Consiglio federale?

Di miliardo di coesione – anzi,  di 1.3 miliardi di coesione – la Svizzera ne ha già versato uno, una decina di anni fa. Forse che è servito a ridurre i flussi migratori? Ma certo che no! Abbiamo pagato 1.3 miliardi per non avere un migrante in meno ed oltretutto, con i nostri soldi, i paesi beneficiari hanno pensato bene di creare condizioni quadro più attrattive per la delocalizzazione di imprese in arrivo dall’Europa occidentale. In sostanza: paghiamo per farci portar via le aziende.

Speriamo nel parlamento, ma…

Anche i paracarri hanno capito che gli 1.3 miliardi che il Consiglio federale vuole regalare a Bruxelles non faranno diminuire il flusso migratorio verso la Svizzera di una sola unità. Per contrastare l’invasione, l’unica misura efficace è l’abolizione della libera circolazione delle persone. Un’ipotesi però che fa rizzare i capelli in testa a Berna.

A questo punto si può solo sperare che il Parlamento avrà il buonsenso di sventare l’ennesimo atto di zerbinaggio nei confronti dell’UE, bocciando il demenziale regalo.

La Lega, evidentemente, farà tutto quel che potrà. Purtroppo però dal triciclo PLR-PPD-P$$ non ci si può attendere niente di buono.

Lorenzo Quadri

KrankenCassis: chi pensa di prendere per i fondelli?

Boutade del ministro degli Esteri: “l’accordo quadro è solo una questione procedurale”

 Nuova boutade del ministro degli Esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) sul tormentone dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE.

Alla faccia dell’ormai famoso “tasto reset”, non si è capito dove starebbe la differenza tra la politica dell’euroturbo Didier “Dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr (già caduto nell’oblio) e quella di KrankenCassis. A parte qualche piccola operazione cosmetica a livello di terminologia, la sostanza non cambia. La zuppa è sempre la stessa; ed è filo-UE. Ben lo dimostra la nomina a responsabile delle negoziazioni con Bruxelles dell’euroturbo Balzaretti.

A proposito: stiamo sempre aspettando la revoca ufficiale della scandalosa promessa, fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale, di regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di Fr (soldi pubblici nostri). Naturalmente senza alcun motivo e senza uno straccio di controprestazione. E malgrado gli eurobalivi non abbiano alcuna remora a ricattarci.

Nemmeno si è ben capito quando il neo-ministro lavori, visto che è sempre in giro per la Svizzera a partecipare ad eventi mondani e/o autopromozionali (chissà il chilometraggio sul jet del Consiglio federale e le relative emissioni). Ma probabilmente si tratta di “buongoverno” PLR.

Il futuro della Svizzera

L’ultima boutade è stata prodotta a Losanna davanti ad una platea di rappresentanti del mondo economico. Il buon Cassis ha tentato così di sdoganare lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles: “è una mera questione procedurale”. O Cassis, ma chi credi prendere per il lato B? “Mera questione procedurale” una cippa!

L’accordo quadro che tanto piace al ministro liblab ed ai suoi colleghi camerieri dell’UE ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia degli eurofalliti. Di servi costretti ad applicare, in casa nostra, i Diktat altrui. Alla faccia dei nostri diritti popolari e della nostra sovranità. “La Svizzera avrà l’obbligo di riprendere man mano il diritto comunitario. L’evoluzione della legislazione nell’ambito coperto dall’accordo quadro non sarebbe più nelle mani del parlamento e del popolo svizzero. Vogliamo davvero rinunciare ai nostri diritti democratici?”. Questa frase non l’ha scritta il Mattino populista e razzista. L’ha scritta di recente nella Südostschweiz Livio Zanolari. Che non è proprio l’ultimo arrivato, essendo stato portavoce del Dipartimento federale affari esteri e capo servizio informazione del Dipartimento Giustizia e polizia.

Altro che “mera questione procedurale”, caro KrankenCassis! Qui si decide il futuro della nostra sovranità, della nostra democrazia e dei nostri diritti popolari. Si decide il futuro della Svizzera!

Firmate l’iniziativa

E’ evidente – ripetiamo per l’ennesima volta – che di sottoscrivere l’accordo quadro internazionale non se ne parla nemmeno. Bisogna, al contrario, far saltare la devastante libera circolazione delle persone. Quindi, tutti a firmare l’apposita iniziativa popolare!

Gli unici che devono tacere…

Sempre nello stesso evento losannese, il ministro degli Esteri ha invitato i rappresenti dell’economia ad intervenire nel dibattito sui rapporti con l’UE. Come se non lo stessero già facendo ad oltranza e da anni! La posizione delle lobby economiche è nota: globalizzazione, frontiere spalancate, soppiantamento della manodopera indigena con stranieri a basso costo così i profitti aumentano, rottamazione dei diritti popolari (deve comandare la casta), lecchinaggio all’UE.

Gli unici che l’italo-svizzero consigliere federale non invita ad esprimersi sui rapporti con Bruxelles sono i cittadini elvetici. Il motivo è chiaro: il popolazzo ha smesso di votare secondo i diktat dell’establishment, quindi va messo a tacere.

Morale della favola: altro che “tasto reset”. Per Cassis ci vorrebbe il “tasto eject” (dal Consiglio federale). Ma purtroppo nessuno dei due pulsanti esiste nella realtà.

Lorenzo Quadri