Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Rottamazione del 9 febbraio: ci prendono pure per il lato B!

Anche il governo ticinese si accorge che il compromesso-ciofeca è un bidone

 

E la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe fare lo stesso con “Prima i nostri”

Come volevasi dimostrare, il compromesso-ciofeca per non applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio, e quindi per non applicare i contingenti e la preferenza indigena, si dimostra il bidone che è. Un articolo della Costituzione federale (il famoso 121 a) dai contenuti chiarissimi è stato trasformato, in nome dell’integralismo calabraghista nei confronti dei balivi UE, in un obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti: che con quanto sta scritto a chiare lettere nella Carta fondamentale dello Stato c’entra come i cavoli a merenda.  Oltretutto l’obbligo d’annuncio è vincolato a condizioni impostate per far sì che non si realizzino. Un po’ come i requisiti fissati dal Consiglio federale per mandare l’esercito ai confini a fermare l’invasione di finti rifugiati. Da notare poi che l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non comporta alcun ulteriore diritto per i disoccupati.

La presa per i fondelli

L’obbligo di annuncio scatta quando per un determinato settore professionale il tasso di disoccupazione supera il 5%. Questa è l’ennesima sconcia presa per i fondelli, e se ne è accorto anche il Consiglio di Stato ticinese che infatti in una recente presa di posizione rileva: “Se le diverse professioni vengono suddivise in maniera troppo dettagliata, difficilmente ci sarà un tasso (di disoccupazione, ndr) sufficientemente alto da poter introdurre il vincolo”. Beh, era proprio quello che volevano gli ideatori del compromesso-ciofeca…

Non solo: come noto i tassi di disoccupazione – che farebbero scattare l’obbligo d’annuncio – sono taroccati dai soldatini della SECO, l’organo di propaganda che ci costa 100 milioni di Fr all’anno per venirci a dire che sul mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone non c’è alcun problema: sono tutte balle populiste e razziste (o, per dirla con il buon Rico Maggi, sono “solo percezioni”).

Come i cavoli a merenda

Capita l’antifona? Non solo la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono stati proditoriamente trasformati dalla partitocrazia “iscariota” PLR-PPD-P$$ in un obbligo d’annuncio che c’entra come i cavoli a merenda con quanto votato dal popolo; ma ci si  è pure impegnati per trovare dei trucchetti per  far sì che tale obbligo non scatti proprio! Chiaro che, dopo aver appreso dello scempio fatto sulla volontà popolare dai camerieri dell’UE, il presidente della Commissione europea Jean-Claude “Grappino” Juncker fosse in brodo di giuggiole.

Paghiamo pure il conto

Si ricorda inoltre che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri; mentre i disoccupati ticinesi di lunga durata, quelli che sono ormai finiti in assistenza, spesso non sono più iscritti. Sicché la misura decisa dalla partitocrazia triciclata (nel senso del triciclo PLR-PPD-P$$) finirà col favorire i frontalieri.

E poiché le prese per il lato B non finiscono mai, la stessa SECO ha quantificato il maggior onere degli URC per far fronte all’ipotetico obbligo d’annuncio (che con tutta probabilità non scatterà mai) in 270 posti di lavoro in più che naturalmente pagheranno i Cantoni: quindi i contribuenti cantonali, compresi i ticinesotti. Traduzione: dopo aver infinocchiato i cittadini su tutta la linea, gli presentano pure il conto. Ci manca solo di occupare i nuovi posti di lavoro agli URC con stranieri, poi il quadro è completo…

E i sindacati?

E’ assolutamente incomprensibile che i sindacati non protestino contro questa squallida farsa. Trattandosi, teoricamente, di esperti del mercato del lavoro, avrebbero dovuto essere i primi ad opporsi alla monumentale boiata scodellata dai politicanti bernesi. Invece, nisba! Ulteriore dimostrazione che a) i sindacati sono colonizzati da spalancatori di frontiere e b) che ai sindacati l’invasione da sud va benissimo, poiché anche i frontalieri si sindacalizzano e pagano le loro brave quote. E, come già noto ai tempi dell’antica Roma, “pecunia non olet”. I salari “manageriali” dei dirigenti sindacali in Audi A6 qualcuno li deve pur finanziare…

A quando un sindacato che faccia gli interessi dei lavoratori ticinesi?

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le misure per ridurre il numero di frontalieri

Incredibile! Gli spalancatori di frontiere scoprono l’ inquinamento d’importazione

 

Preferenza indigena uguale meno frontalieri uguale meno auto occupate da una sola persona sulle nostre strade e quindi meno inquinamento: più facile di così…

E  poi, ecotassa per targhe azzurre; e se oltreconfine i politicanti in fregola di visibilità strillano alla “discriminazione”, chissenefrega.

Di certo, comunque, non si introdurranno trasporti pubblici gratuiti (ossia, pagati dal solito sfigato contribuente ticinese) per i frontalieri.

“Lo smog non si ferma in dogana”. A dirlo è forse un becero leghista, populista e razzista? No: le parole sono del compagno prof dr Franco Cavalli, già capogruppo P$$ alle Camere federali. Cavalli si è espresso commentando uno studio comasco, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, che ha messo in evidenza una possibile correlazione tra aria inquinata ed infarti e ictus.

Il compagno prof dr  ha pure riconosciuto (ci sarebbe mancato altro…) che il “traffico transfrontaliero fa parte del problema” e quindi “occorre prendere delle misure coraggiose”. E porta anche un esempio di misura: offrire sempre i trasporti pubblici gratuiti ai frontalieri che rinunciano ad usare l’auto (sic!).

Fenomeno non marginale

Fa piacere che anche a $inistra finalmente ci si renda conto che la devastante libera circolazione delle persone, fortemente voluta e difesa dai kompagni, ha effetti altamente nocivi anche sulla qualità dell’aria. Non ci voleva un premio Nobel per accorgersene. Ma visto che il motto degli spalancatori di frontiere è “negare anche l’evidenza pur di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti chiusi e gretti”, l’ammissione è già un passo avanti.

Ecco quindi che il bilancio della libera circolazione si appesantisce: non solo mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud; non solo criminalità d’importazione; non solo esplosione della spesa sociale; non solo collasso delle infrastrutture, in primis viarie (ed in Ticino lo vediamo quotidianamente, con strade ed autostrade perennemente infesciate di targhe azzurre; mentre gli automobilisti locali vengono messi in croce a suon di PVP); ma anche inquinamento dell’aria.

E il fenomeno non è certo marginale: del resto, con 65mila frontalieri che (quasi tutti) entrano in Ticino uno per macchina, l’impatto ambientale non può che essere assai pesante. O forse qualche spalancatore di frontiere ci vuole venire a raccontare che dal tubo di scappamento delle automobili dei frontalieri esce vapore acqueo? O che sono tutti veicoli elettrici? O che funzionano a pedali?

Interventi mirati

Visto che finalmente anche a $inistra c’è chi comincia a rendersi conto che il frontalierato fuori controllo è deleterio anche dal punto di vista ambientale, allora i kompagni concorderanno sulla necessità di intervenire. Quindi: applicare la preferenza indigena votata dal 60% dei ticinesi, senza se né ma, così da diminuire il numero di frontalieri, e dunque anche quello delle loro automobili.

Poi, introdurre un’ecotassa per i frontalieri, di modo da “incoraggiarli” ad usare mezzi di trasporto pubblici o a condividere l’auto. E se i politicanti d’oltreramina in  perenne fregola di visibilità starnazzano alla “discriminazione” (vedi la “shitstorm” ( = tempesta di cacca) scatenata contro la Svizzera per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte), chissenefrega. Se la Lara Comi di turno va a frignare a Bruxelles tramite atto parlamentare scritto dalla mamma, chissenefrega. Visto che il problema ambientale del Ticino è in gran parte imputabile al frontalierato, ci vogliono misure mirate sul frontalierato. E non certo provvedimenti che colpiscano solo (o prevalentemente) l’automobilista ticinese: perché è questo che in realtà bramano i ro$$overdi.

Trasporti gratuiti?

Quanto ai trasporti pubblici gratuiti per i frontalieri ipotizzati dal compagno prof dr Cavalli: è chiaro che non se ne parla nemmeno.

“Gratuito” significa infatti “pagato dal (solito sfigato) contribuente ticinese”. Sicché, ci mancherebbe che chi soppianta i residenti sul mercato del lavoro venisse pure premiato con le trasferte gratis, mentre i ticinesotti si pagano sia le loro che quelle dei frontalieri. Rispettivamente, ci mancherebbe che chi assume frontalieri a scapito dei residenti – magari trattasi di datore di lavoro italico che sfrutta il territorio ed assume solo suoi connazionali per pagarli meno – si vedesse recapitare i dipendenti stranieri sul posto di lavoro, con il conto dell’operazione a carico del (solito sfigato) contribuente.

Lorenzo Quadri

 

 

Slinguazzata alla francese! Servilismo anche con Macron

“Naturalmente” la Doris non poteva fare a meno di magnificare la libera circolazione

 

E ti pareva se l’incontro della presidente di turno della Confederella, l’uregiatta Doris Leuthard (quella che appoggia gli smantellamenti di uffici postali) con il presidente francese Macron, non si traduceva nell’ennesima genuflessione elvetica al padrone straniero e all’UE. “Se la Francia sta bene, anche la Svizzera sta bene”, ha declamato la Doris. Come dire: dipendiamo in tutto e per tutto da voi!

Brava, proprio un bell’esordio! Evidentemente a Berna non si sono ancora accorti che i paesi a noi confinanti, e l’UE in generale, non sono amiconi con cui andare a fare partite a bocce, bensì avversari.  I quali (diversamente dalla Svizzera) perseguono i propri interessi. E all’occorrenza non esitano ad approfittarsi degli svizzerotti.

Buona collaborazione?

In effetti il presidente francese Macron ha sottolineato come esempio di “buona collaborazione” i “progressi compiuti in materia di scambio di informazioni fiscali”. Una clamorosa presa per i fondelli. Altro che “collaborazione”. I paesi  a noi confinanti hanno lanciato, per i propri interessi di bottega, un vero assalto alla diligenza della piazza finanziaria svizzera. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, messa in Consiglio federale dal P$$ e dal PPD,  ha calato le braghe. Capitolazione immediata e, va da sé, senza condizioni. Questa il buon Macron ha  il coraggio di chiamarla “collaborazione”? E alla Doris va bene così?

Ricordiamo che il risultato dell’operazione è stato il seguente: perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro in tutta la Svizzera. Ticino in prima linea.  I paesi a noi confinanti se la ridono a bocca larga. Naturalmente sulla piazza finanziaria ticinese si licenzia a go-go nella totale indifferenza dei $indakati rossi. Ciò che stride con la cagnara autopromozionale accompagnata da baracconata in stile italico messa in atto per i 34 posti della navigazione a Locarno quando il salvataggio degli impieghi era già cosa fatta.

Esempio che non segue nessuno

Slinguazzata alla francese anche materia di caos asilo, con Marcon che “accoglie favorevolmente il ruolo della Svizzera nelle recenti crisi migratorie internazionali”. Eh già: la Svizzera aderisce,  senza avere alcun obbligo in questo senso, ai piani di ricollocamento di finti rifugiati dell’UE. La Confederazione si prende in casa migranti economici che spetterebbero al Belpaese. Macron “applaude”. Però si guarda bene dal seguire l’esempio. Infatti, alle richieste dell’Italia di sostenerla nella gestione del caos asilo, la Francia ha sempre risposto con un cippelimerli. Immigrati vostri? Ve li smazzate voi! Per i passatori (compresi quelli che invocano motivi sedicenti umanitari) la Giustizia francese propone pene severe: svariati mesi di detenzione. Altro che aliquote sospese condizionalmente, come i nostri buonisti-coglionisti. Quando poi la vicina Repubblica ha chiesto per favore ai vicini “gallici” di far attraccare qualche barcone nel porto di Marsiglia, perché in Sicilia non ce la fanno più a gestirli, in risposta è giunto un immediato e perentorio Njet, con tanto di pernacchie.

Gli unici a correre in soccorso del Belpaese (grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga) sono gli svizzerotti. “Dobbiamo dare l’esempio”, moraleggia la Simonetta. Peccato che si tratti di un esempio assolutamente inutile. Nell’UE infatti nessuno si sogna di seguirlo, sull’onda del noto slogan: “non siamo mica scemi”.  Intanto, come abbiamo sentito la scorsa settimana dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Alfano (da non confondere con Albano) l’Italia esprime la propria gratitudine al nostro paese per gli aiuti ricevuti nella gestione dei finti rifugiati. Questi untuosi salamelecchi non impediscono però ai politicanti d’oltreconfine di fregarci davanti e di dietro non appena se ne presenta l’occasione. E anche di scatenarci addosso delle vere e proprie shitstorm ( = tempeste di cacca) quando fa comodo per motivi elettorali e di visibilità. Ricordiamo che il Ministero degli Esteri italiano diretto proprio dal buon Alfano che adulava Burkhaltèèèr è lo stesso che ha convocato d’urgenza l’ambasciatore svizzero per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte.

“Forte pilastro”?

La retorica della Doris all’incontro con Macron ha però raggiunto il clou con la seguente affermazione: “La libera circolazione delle persone  resta un forte pilastro della Svizzera”. Immonda fregnaccia che si iscrive nell’operazione di continuo lavaggio del cervello ai cittadini pro-frontiere spalancate.

Altro che “pilastro della Svizzera”. La libera circolazione sta distruggendo la Svizzera. Come sappiamo, è in gestazione  l’iniziativa popolare per rescinderla. Questa prospettiva evidentemente sta facendo diventar fredda la camicia alle élite spalancatrici di frontiere, malgrado le alte temperature. Sicché la Doris se ne esce con il solito mantra: “libera circolazione pilastro della Svizzera! Invadeteci pure!”. Vedremo ancora per quanto, cara Doris…

Lorenzo Quadri

 

Ma la $inistra pretende le naturalizzazioni di massa!

Gli esperti confermano: molti stranieri nati in Svizzera non sono affatto integrati

 

Come se l’immigrazione incontrollata ed il fallimentare multikulti non avessero già fatto abbastanza disastri, la gauche-caviar vorrebbe introdurre pure lo “ius soli”. Ma col piffero!

 

Si può vivere in Svizzera, anche da molto tempo, senza essere minimamente integrati. Gli esempi a questo proposito si sprecano. Il padre 48enne di origine turca, residente a Basilea città, condannato per aver costretto entrambe le figlie a matrimoni forzati,  abitava nel nostro Paese da trent’anni.  I due studenti che non davano la mano alla docente perché donna, erano addirittura in predicato di diventare cittadini elvetici.

Grazie al fallimentare multikulti, è senz’altro possibile per un immigrato proveniente da “altre culture” risiedere in Svizzera per anni ed anni ma continuare a vivere secondo le regole e la mentalità del suo paese d’origine. Per questi migranti che rifiutano di integrarsi, la Svizzera è solo una mucca da mungere. Nei suoi confronti non sentono alcun legame. Sono da noi solo perché gli conviene. Magari nei confronti del nostro paese e dei suoi abitanti nutrono disprezzo ed avversione.

Altro che “razzisti”!

Alla faccia delle fregnacce dei moralisti a senso unico che istericamente strillano alla Svizzera “chiusa e xenofoba” contrapponendola ai paesi scandinavi “aperti e progressisti”, solo pochi giorni fa è stata pubblicata la classifica dei migliori Stati al mondo dove immigrare. Ne emerge, ma tu guarda i casi della vita, che la Svezia è sì al primo posto, seguita dal Canada. Ma poi arrivano, in quest’ordine, Svizzera, Australia e Germania. Ennesima conferma che gli spalancatori di frontiere che cercano di ricattarci e di criminalizzarci  blaterando accuse di chiusura e xenofobia, possono venire tranquillamente mandati a Baggio a suonare l’organo.

Un paese attrattivo per gli immigrati lo è anche per quelli che non si sognano di integrarsi. E la mancata integrazione causata dal fallimentare multikulti comincia ora a presentarci il conto. In Europa i jihadisti sono spesso e volentieri giovani di cosiddetta terza generazione. Ossia, proprio quelle persone che in Svizzera da qualche tempo beneficiano della naturalizzazione quasi automatica. Per questa fantastica novità possiamo ringraziare, naturalmente, la $inistra. Ma anche i pavidi partiti del cosiddetto centro che, terrorizzati dall’etichetta di razzisti e xenofobi, si fanno ricattare dagli spalancatori di frontiere, e li seguono.

Jihadisti nati in Svizzera

Di recente Paul Roullier, esperto elvetico di terrorismo a Ginevra, ha sottolineato come in Svizzera i miliziani dell’Isis sono in buona parte  persone nate nel nostro paese o che comunque ci vivono da tanti anni. In Svizzera, ha dichiarato l’esperto, si sta creando un vivaio jihadista “endogeno”. A conferma dunque che l’essere nato qui è tutt’altro che garanzia di integrazione. Quest’ultima deve infatti essere verificata caso per caso.

E cosa fanno i kompagni spalancatori di frontiere davanti questa realtà? Semplicemente, non la considerano. Sicché, non ancora contenti del regime di immigrazione incontrollata, non ancora contenti di aver reso pressoché automatica la naturalizzazione degli stranieri di cosiddetta terza generazione, adesso vorrebbero addirittura lo “ius soli”. Ossia vorrebbero che lo straniero che nasce nel nostro Paese diventasse automaticamente svizzero. Quindi svariati seguaci dell’Isis, in conseguenza di cotanta geniale pensata, acquisirebbero il passaporto rosso. Lo stesso varrebbe, senza andare a prendere esempi così estremi, per tanti immigrati non integrati.

Ecco quindi che ancora una volta la $inistra al caviale dimostra di voler ridurre il passaporto svizzero ad un pezzo di carta privo di qualsiasi valore. Un documento da regalare a chiunque senza porre alcuna condizione.  Chi lo ottiene non se lo deve meritare. Lo riceve senza far nulla.

Stop doppi passaporti

Gli islamisti che beneficerebbero di simili “naturalizzazioni di massa” chiaramente prima o poi tenteranno – con la complicità dei multikulti – di imporre in casa nostra loro regole, riprese al Corano. Il che equivarrebbe a fare tabula rasa di secoli di battaglie per la libertà e per i diritti civili.  Quindi, “ius soli” un piffero. La verifica dell’integrazione prima della concessione del passaporto rosso deve al contrario diventare ancora più approfondita. Perché adesso, per paura delle campagne d’odio della $inistra spalancatrice di frontiere, troppo spesso si naturalizza con leggerezza; “per non avere storie”.

Proprio in ragione della presenza di numerosi stranieri non integrati le naturalizzazioni devono diventare più selettive.

Ed è anche tempo che gli aspiranti cittadini svizzeri siano chiamati a scegliere: o il passaporto rossocrociato o quello del paese d’origine. Ma tutte due – per poter estrarre il documento più conveniente a seconda della circostanza – no. Chi invece davvero non se la sente di abbandonare il passaporto originario, evidentemente non è pronto per diventare svizzero.

Lorenzo Quadri

Gli “haters” si combattono a 360 gradi, sennò è ipocrisia

Segnalazione al ministero pubblico di commenti sul decesso di una giovane eritrea

Che i “social” siano diventati degli sfogatoi dove c’è chi si lascia andare senza remore ai più bassi istinti è innegabile. Questo non vale solo per il solito facebook. Vale anche per certi blog che i portali accodano alle notizie immaginando di incrementare le visualizzazioni (più click uguale maggiore spendibilità sul mercato pubblicitario).

Di recente è partita la segnalazione al ministero pubblico, sottoscritta pare da quaranta persone, per alcuni commenti improponibili pubblicati su facebook a seguito della notizia della tragica morte di una giovane mamma eritrea “caduta” dal balcone a Bellinzona.

Intenti poco lineari

Se gli scritti hanno rilevanza penale è giusto che intervenga il ministero pubblico: è il suo lavoro.

Assai meno lineari appaiono tuttavia gli intenti dei denuncianti, così come indicati nelle loro dichiarazioni. Ed ai quali, ma guarda un po’, la R$I ha dato ampio spazio già domenica scorsa. Un’amplificazione che puzza di bruciato.

Infatti tutto ruota non già attorno agli “haters” – i quali non hanno colore politico, o meglio sono equamente distribuiti in tutte le aree politiche – bensì al solito trito ritornello “xeonfobia discriminazione razzismo”. Come dire: ogni sbroccata è lecita; noi (denuncianti e dintorni) ci indigniamo solo quando ciò è funzionale al lancio di accuse di razzismo. Ed infatti i cosiddetti antirazzisti sono poi i primi a riversare insulti ed odio su chi osa pensarla diversamente da loro a proposito di immigrazione. Ma, per qualche strano motivo, le campagne d’odio della $inistra non turbano alcun benpensante.

Si tenta l’autocensura

Inoltre e soprattutto: “Avevamo il desiderio di dare un messaggio forte non solo agli autori dei commenti, ma anche ai politici che devono abbassare i toni, altrimenti tutti si sentono legittimati a dire qualsiasi cosa”. Così argomentano gli anonimi (sic!) denuncianti. Questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Ma ben chiarisce sia la provenienza della denuncia – ambienti spalancatori di frontiere multikulti – che  la sua finalità: criminalizzare non solo le esternazioni che costituiscono effettivamente reato, e che quindi vanno giustamente sanzionate, ma anche quelle affermazioni legittime (dei politici) che non piacciono alla gauche caviar. Il trucchetto è sempre il solito: si punta sul ricatto morale per imporre l’autocensura delle posizioni  contrarie alle frontiere spalancate e al multikulti. Perché certe cose scomode non si possono dire. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Vige il regime del pensiero unico!

Chi dovrebbe “abbassare i toni”?

E’ infatti evidente che i politici che, secondo i promotori della segnalazione al Ministero pubblico, dovrebbero “abbassare i toni”, non sono mica quelli che strillano al “devono entrare tutti”, che insultano e denigrano chi ha posizioni diverse,  che manifestano contro le Guardie di confine. Nossignori. Del resto, contro gli “haters” di $inistra, i moralisti a senso unico di denuncie non si sognano di presentarne.

A dover abbassare i toni è sempre una parte sola. La solita. L’odiata “destra”.   

Tramite segnalazioni alla magistratura si vorrebbe indurre al silenzio chi (ad esempio) sottolinea che il tasso di delinquenza tra gli asilanti è un multiplo di quello dei residenti; chi rileva che i giovanotti con lo smartphone che premono ai nostri confini non sono affatto profughi bisognosi di protezione secondo la legge sull’asilo, bensì immigrati clandestini e magari pure aderenti all’islam radicale; chi fa notare che oltre l’80% degli asilanti ammessi in Svizzera è a carico dell’assistenza; chi osserva che essi ricevono, dallo Stato sociale elvetico, più di tanti anziani con la sola AVS . Eccetera eccetera.

Chi ha voluto e tollerato situazioni di questo tipo, perché “devono entrare tutti”, porta anche la responsabilità per le reazioni di rifiuto che esse provocano nella popolazione.

Responsabilità indivuale

Inoltre, anche se a $inistra ci sono un po’ di difficoltà nell’assimilare certi concetti, nel nostro paese esiste ancora la responsabilità individuale. Questo vuol dire che ciascuno – e non degli indefiniti “politici” – porta personalmente la responsabilità per i commenti che pubblica in rete.

La libertà d’espressione, cari signori e signore denuncianti, vale per tutte le posizioni. Non solo per le vostre o per quelle che piacciono a voi. E vale nei limiti posti dalla legge. Non in quelli che i moralisti a senso unico vorrebbero inventarsi a proprio vantaggio. Prendetene finalmente atto.

RSI fuori posto

Del tutto fuori posto, poi, l’intervista anonima del radiogiornale RSI ad una promotrice della denuncia. L’anonimato è stato  giustificato con motivi di sicurezza personale; neanche si trattasse di una pentita della ‘ndrangheta!

Qui qualcuno sta perdendo la bussola. Che la RSI si presti a  simili giochetti, il cui unico obiettivo è veicolare il messaggio, falso, che i ticinesi sarebbero non solo razzisti, ma pure pericolosi nei confronti di chi afferma di combattere il razzismo, è l’ennesima violazione del mandato di servizio pubblico ad opera dell’emittente di regime. Un motivo in più per votare l’iniziativa No Billag.

Care signore e signori denuncianti, combattere gli “haters” e le “affermazioni ignobili” è cosa buona e giusta. Ma va fatto a 360 gradi. Altrimenti è solo ipocrisia.

Lorenzo Quadri

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

“Ticinesotti, dovete mantenere i dimoranti in assistenza!”

Il Tribunale federale insiste: allontanare qualcuno dalla Svizzera? Giammai!

 

Proseguono le perle del Tribunale federale all’insegna del “devono rimanere tutti”. La Corte di Losanna la scorsa settimana ha infatti accolto il ricorso di una cittadina tedesca cui il Canton Ticino aveva deciso di revocare il permesso di dimora, ossia il permesso B, in quanto a carico dell’assistenza. La donna è arrivata in Svizzera nel novembre del 2011 per lavorare in un albergo dei Grigioni, ed in quel Cantone ha ottenuto un permesso di dimora valido per 5 anni. Ma un anno dopo, nel 2012, ha perso il posto ed è entrata in disoccupazione. Nel 2013 si è trasferita in Ticino. Nel luglio del 2014 ha trovato un nuovo impiego, durato pochi mesi. Nel maggio 2015 ne ha trovato un altro, lasciato però già a luglio. Dal marzo del 2014 dipendeva dall’aiuto sociale. Questo quanto riportato dalle note di cronaca.

Due considerazioni

Sulla base della situazione sopra descritta, la Sezione della popolazione aveva deciso di revocare alla donna il permesso di dimora. Decisione sacrosanta. E bastano un paio di semplici considerazioni per accorgersene.

  • Il permesso B per esercizio di attività lucrativa lo ottiene chi si trasferisce in Svizzera per lavorare. Niente attività lucrativa, niente permesso. Altrimenti è immigrazione nello Stato sociale. Ma gli stessi eurobalivi hanno dichiarato che la libera circolazione non serve a fare shopping di prestazioni assistenziali, trasferendosi nello Stato dove si può “mungere” meglio.
  • La signora tedesca in questione è arrivata in Svizzera nel 2011, quindi quasi sei anni fa. In sei anni, ha lavorato in totale un anno e qualche mese. Ossia per una parte decisamente minoritaria del tempo trascorso nel nostro l paese. Ergo, non si può certo dire che sia in Svizzera per esercitare un’attività lucrativa. Ed infatti dal tre anni la donna dipende dall’aiuto pubblico. Ovvio quindi che il permesso va ritirato.

Giuridicamente sostenibile

Da notare che la decisione di revoca del permesso è stata confermata dal Consiglio di Stato e  poi ancora dal Tribunale cantonale amministrativo. Il fatto che il Tram ci abbia messo la firma dimostra che la decisione è sostenibile dal punto di vista giuridico. Poi però arriva il solito Tribunale federale a buttare tutto all’aria. All’insegna del solito motto: gli svizzerotti devono accogliere e mantenere tutti.

La donna tedesca, dice il TF, deve poter restare in quanto “non risulta che si trovi in una situazione di disoccupazione volontaria né che abbia adottato una condotta abusiva”. E allora? Visto che non lavora ma è a carico dello Stato sociale, la donna non ha più alcun titolo per mantenere il suo permesso B.  Sono venuti a mancare i presupposti necessari. Non c’è scritto da nessuna parte che bisogna anche essere delinquenti e/o approfittatori per venire allontanati. Questo ulteriore requisito è una fregnaccia inventata dagli azzeccagarbugli di Losanna per imporre agli svizzerotti di mantenere tutti!

Il TF fa politica

Ecco dunque che i legulei di Mon Repos, quelli che alleggeriscono le pene ai jihadisti e rifiutano di espellerli perché “nel paese d’origine rischiano il carcere”, e quindi ci teniamo in casa i terroristi islamici e magari li manteniamo pure in assistenza, rendono l’ennesimo “servizio” al paese. E’ evidente che ci sono giudici che usano il margine di manovra di cui dispongono per sventare le espulsioni ogni volta che possono: basta che esista un minimo appiglio per farlo. Perché in Svizzera “devono entrare tutti”. Questa è una precisa scelta politica del potere giudiziario. Una scelta contraria alla volontà popolare e alla Costituzione, la quale dice che l’immigrazione va limitata. Applausi a scena aperta!

La beffa

Morale della favola: grazie al TF, i ticinesotti dovranno continuare a mantenere la signora tedesca, che se la ride a bocca larga. Inutile dire che il contribuente le ha già pagato i ricorsi fino al Tribunale federale.

E al danno si aggiunge la beffa: proprio la Germania ha stabilito che gli immigrati, compresi quelli UE, nei primi 5 anni di presenza su territorio tedesco non hanno diritto ad accedere agli aiuti sociali. La Germania, dunque, discrimina e fissa delle priorità. Gli svizzerotti fessi invece mantengono dimoranti in assistenza: tedeschi compresi. Grazie, Tribunale federale!

Lorenzo Quadri

 

Associazioni islamiche pericolose: divieto bocciato per un pelo

La “prodezza”, compiuta dal Consiglio nazionale il 16 marzo, è passata inosservata

 

Il terrorismo islamico in Europa non è un concetto astratto. E’ qualcosa di molto concreto. Lo sanno bene, ad esempio, in Germania. E questo grazie alle sciagurate politiche dell’Anghela Merkel, che ha spalancato le frontiere dell’Europa ai finti rifugiati con lo smartphone, tra i quali si trovano i seguaci dell’Isis. Ma anche il Ticino ha toccato con mano l’estremismo islamico, grazie al mandato diretto del DSS alla famigerata Argo1. Per la quale, come noto, lavorava un presunto reclutatore dello stato islamico. E lavorava come sorvegliante in un centro asilanti. Ohibò, vuoi vedere che il califfato si serve (anche) di questi centri per reclutare miliziani? Ma come, non dovevano essere tutti deliri della Lega populista e razzista?

La Germania proibisce

Si diceva della Germania. La quale però, quando vuole, è assai più rapida di noi in materia di sicurezza interna. Perché si fa meno pippe mentali. Berlino ha infatti vietato su territorio tedesco l’associazione musulmana “La vera religione”. Un divieto che, si immaginerà, non è spuntato come un fungo, ma poggia su solide motivazioni. L’associazione in questione ha infatti reclutato, su territorio tedesco, oltre 140 jihadisti che sono poi partiti per la Guerra santa in Iraq ed in Siria. Ora, “La vera religione” non ha messo radici solo in Germania. Infatti è presente anche in Svizzera, come si è “scoperto” lo scorso dicembre. Da noi, però, mica è vietata. E ti pareva! E perché non lo è? Risposta degli esperti: perché manca la base legale. C’è dunque assai poco da stare allegri. La questione è stata portata a Berna da chi scrive tramite mozione. Il Consiglio federale si è affrettato a rispondere che è vero che attualmente la  base legale necessaria a vietare su territorio elvetico associazioni islamiche pericolose non c’è; però ci sarà presto, essendo contenuta nella nuova legge sui sistemi informativi, la cui entrata in vigore è prevista il primo settembre. Tüt a posct, dunque? Mica tanto. Perché l’inghippo politikamente korretto c’è. Berna non sarebbe Berna se così non fosse! Ed infatti la nuova legge si affretta a precisare che il divieto di associazioni islamiche pericolose dovrà fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Eh certo: non sia mai che gli svizzerotti siano in grado di decidere autonomamente qualcosa in casa propria; non sia mai che siano “sovrani”. Eresia! Populismo! Razzismo! A decidere deve sempre essere un qualche organismo internazionale non eletto da nessuno, che viene a “schiacciare gli ordini” ai camerieri bernesi dell’UE. Anche in materia di sicurezza interna. Penoso!

Sotto tutela!

Ora, si dà il caso che stiamo parlando di terrorismo islamico e di jihadisti. Ovverosia di individui che organizzano attentati. Attentati  che possono costare la vita a decine, se non a centinaia di persone. Stiamo dunque parlando di una questione essenziale di sicurezza interna, mica del raggio di curvatura delle banane. E allora, è mai possibile che gli svizzerotti siano messi così male da non poter vietare per conto proprio, in casa loro, un’associazione potenzialmente pericolosa, senza farsi mettere sotto tutela dall’organismo internazionale di turno? Ci si sciacqua la bocca con la prevenzione, però anche tale concetto viene applicato a senso unico, come la morale.

Per un pelo

Logica conseguenza è che, alla luce delle nuove minacce, la legge che entrerà in vigore nei prossimi mesi è già lacunosa e necessita dunque di un’ “aggiustatina”. Si tratta di correggere il tiro a favore della sicurezza interna.

Tuttavia, attendersi un simile provvedimento dal Consiglio federale significa credere  a Gesù bambino. Quindi l’impulso deve venire dal parlamento. La scorsa settimana c’era l’occasione per farlo. Bastava approvare la mozione citata sopra. Come si sarà capito, ciò non è avvenuto.  A far girare le scatole, è che non è avvenuto per un pelo. Infatti la mozione è stata respinta dalla Camera bassa con 89 voti favorevoli, 92 contrari ed un paio di astensioni. Se un paio di deputati – ad esempio dell’ex partitone!  – avessero votato diversamente, il gioco sarebbe stato fatto. Uella, per il PLR sradicare l’estremismo islamico in Svizzera non è una priorità? E’ più importante tirarsi giù la pelle di dosso nel tentativo di affossare i 70 franchetti al mese in più per i nostri (futuri) anziani?

L’aspetto positivo è tuttavia che uno scarto così esiguo può essere – forse – recuperato. Basta non mollare l’osso e tornare alla carica. Intanto però il tempo passa e si rimane fermi al palo. Grazie, politikamente korretti!

Lorenzo Quadri

Far entrare e mantenere tutti? Sommaruga: “un valore”

I giovani socialisti vogliono abbattere le frontiere e la loro Consigliera federale…

 

Ma guarda un po’: alla loro ultima assemblea annuale i fenomeni di gioventù socialista hanno dichiarato, prevedibilmente, di voler abbattere le frontiere. Perché in Svizzera “devono entrare tutti”. Poi chi paga il conto, anche finanziario, di una simile politica deleteria, non è certo un problema di gioventù socialista, i cui esponenti hanno spesso e volentieri i piedi al caldo grazie a papà.

Non ancora contenti, i kompagnuzzi vorrebbero anche stuprare il diritto d’asilo. Lo scopo del diritto d’asilo  è protezione; loro vogliono trasformarlo in un diritto all’immigrazione incontrollata. Vogliono istituzionalizzare e sdoganare la figura dei migranti economici. Non la persecuzione, non la guerra, ma la povertà deve essere criterio per richiedere (ed ottenere) l’asilo, secondo la gioventù comunista. Ma bravi, complimenti: sicché secondo costoro gli svizzerotti dovrebbero portarsi in casa e mantenere mezza Africa.

Se questi signori costituiscono il futuro del P$ (Partito degli Stranieri), la cabina telefonica come sala per le riunioni plenarie non è più nemmeno un’ipotesi, bensì una certezza. Si suggerisce di sceglierne una nei pressi di un centro d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone, visto che è unicamente nell’ interesse di questi ultimi, e contro quello dei cittadini svizzeri, che “il futuro del P$” fa politica. Il fatto che si tratti di “giovani” socialisti non può bastare a giustificare ogni corbelleria.

“Discussione ricca di valori”

Ora, la posizione dei giovani socialisti, che vogliono semplicemente rottamare la Svizzera, non è neanche troppo sorprendente. A dire il vero, neppure ci interessa più di tanto. Speriamo semmai che serva ad aprire gli occhi a chi magari, per qualche strano motivo, accarezzava l’intenzione di votare P$.

A fare specie è invece che all’assemblea dei giovani $ocialisti c’era anche la Consigliera federale kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. La quale è la responsabile per il dossier asilo. E la buona Simonetta mica ha preso le distanze dalle balordaggini dette dai giovani P$$. Anzi: secondo il suo illuminato parere, almeno così riportano le notizie d’agenzia, per la Consigliera federale “l’analisi fatta dai giovani del suo partito è una discussione ricca di valori”. Uella!

Capito il messaggio, svizzerotti chiusi e gretti? “Far entrare tutti”, per chi in Consiglio federale gestisce il dossier asilo, è “un valore”. E poi la kompagna Sommaruga, in occasione del referendum contro la nuova legge sull’asilo da lei fortemente voluta, e per la quale si sono mobilitati proprio gli spalancatori di frontiere, ha avuto il coraggio di spacciarla come una legge “restrittiva”. Ed infatti è così restrittiva che servirà alla Confederella a riempiere il Ticino (che ha la sfiga di confinare con l’Italia) di centri d’accoglienza per migranti economici, senza che nessuno possa mettersi efficacemente per traverso. Infatti  a decidere sulle opposizioni sarà  sempre il Dipartimento Sommaruga.

Mantenere invece di rimpatriare

Prendiamo quindi atto che la ministra del partito del “devono entrare tutti” vuole effettivamente “far entrare tutti”. E non solo fare entrare, ma vuole anche tenerli in Svizzera. Ha infatti dichiarato la kompagna Simonetta: “Una della priorità per l’anno in corso è quella di vigilare sull’integrazione dei profughi i quali devono trovare un lavoro, in quanto è proprio grazie al lavoro che si conferisce una stabilità, un senso all’esistenza, un’identità alla persona”.

Uella Sommaruga, ma cosa racconti? Proprio tu, fautrice della fallimentare libera circolazione delle persone che ha devastato il mercato del lavoro ticinese, di cui ti ostini oltretutto a pretendere l’applicazione pedissequa martellando il Cantone, ci vieni a dire che la priorità è creare posti di lavoro per i finti rifugiati? Ma non ci siamo proprio!

La vera priorità

Le possibilità di lavorare le devono avere i residenti. Questo significa che gli asilanti devono andare tutti in assistenza? No di certo: gli asilanti devono tornare al loro paese. Questa è la priorità in materia di asilo. Il rimpatrio. Non l’ “integrazione”. Che è solo un modo politikamente korrettissimo per sdoganare il “devono restare tutti”!

Le ammissioni provvisorie devono tornare ad essere tali. Ciò significa che i profughi, quelli che scappano effettivamente da una guerra, devono ritornare al loro paese una volta che la situazione si è pacificata. Oggi invece – come riconosceva anche il kompagno Rudolf Strahm, già presidente del P$$ – rimangono tutti in Svizzera. Naturalmente oltre l’80% di essi è in assistenza. Ma questo non vuol dire che bisogna trovargli dei posti di lavoro (che non ci sono neanche per i nostri giovani). Vuol dire che bisogna rimpatriarli.

I ticinesi contano meno dei rifugiati

I migranti economici, per contro, in Svizzera non ci devono proprio entrare, poiché sono immigrati clandestini e non rifugiati. Invece la kompagna Sommaruga vuole fare entrare e far rimanere tutti. E naturalmente si preoccupa di trovare loro un lavoro. Invece i ticinesotti possono tranquillamente continuare a venire soppiantati da frontalieri in casa propria “grazie” alla libera circolazione. E se non gli sta bene, come ebbe anche a dire il Beltradirettore del DSS, che emigrino. Perché “bisogna aprirsi”, che diamine! E perché la devastante libera circolazione delle persone è un dogma sacro che non si può assolutamente mettere in discussione.

Morale della favola: per la ministra del “devono entrare tutti”, e per il suo partito, i ticinesi contano meno dei finti rifugiati con lo smartphone. Prendere nota e ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

Come da copione, gli svizzerotti sono stati infinocchiati

Delinquenti stranieri: il TF si inventa fregnacce per non espellere nessuno!

Ma come, il Consiglio federale e la partitocrazia non ci avevano promesso che con la nuova legge il numero delle espulsioni di delinquenti stranieri sarebbe aumentato di 8 volte? Invece…

Ma guarda un po’, il Tribunale federale ci delizia con un’altra sentenza-scandalo in materia di espulsione, o piuttosto di non-espulsione, di delinquenti stranieri. Protagonista un pluripregiudicato serbo di 29 anni residente in quel di Basilea campagna. Al bravo giovane “non patrizio” sono state inflitte sull’arco di pochi anni diverse condanne, di cui l’ultima, nel 2014, di quattro anni e mezzo per reati in materia di stupefacenti, lesioni personali gravi, sequestro e rapimento. Apperò! Non è proprio un ladro di ciliegie al mercato, questo signore. Sposato ad una donna con la doppia cittadinanza svizzera e bosniaca, il serbo ha avuto un figlio l’anno scorso.

Ma come, i giovani stranieri che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista?

Ce li teniamo tutti!

Eppure, in barba all’allucinante sequela di reati commessi, che ne rendono evidente la pericolosità pubblica, il serbo 29enne non verrà espulso. Malgrado la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) – posta sotto il Dipartimento della kompagna Sommaruga! Quindi poco sospetta di razzismo e fascismo – ne chieda l’allontanamento dalla Svizzera. L’ennesimo delinquente straniero ce lo terremo (o meglio, i basilesi se lo terranno) in casa grazie al Tribunale federale. L’ “alta” Corte, a maggioranza – risicata (3 a 2) ma pur sempre a maggioranza – ha risposto picche alle richieste della SEM. Niente espulsione, dunque. Perché? Ma perché il delinquente serbo sarebbe “cambiato”, “redento”, “fulminato sulla via di Damasco” (altro che su quella per Belgrado). E anche  perché – udite udite – espellerlo significherebbe separarlo dalla famiglia.

Ecco dunque l’ennesima infornata di fregnacce per tenere in Svizzera tutti i delinquenti stranieri e non mandarne via nemmeno uno!

Soldatini di quali partiti?

Alle improvvise redenzioni ci crediamo assai poco. E quanto alla separazione dalla famiglia, è chiaramente un pretesto, visto che moglie e figlio (di un anno) possono benissimo seguire l’uomo in Serbia, tanto più che la moglie ha pure la cittadinanza bosniaca, quindi non veniteci a raccontare storielle su presunte “radici” nel nostro paese; naturalmente radici di comodo. Non c’è scritto da nessuna parte che le famiglie straniere devono essere riunite tutte in Svizzera. Inoltre, magari il bravo giovane “non patrizio” alla famiglia doveva pensarci prima di mettersi a delinquere. E com’è che il matrimonio con una donna con anche il passaporto rosso e  il figlio sono arrivati quando la procedura d’espulsione era per lo meno prevedibile, se non già in corso? Non sarà che…?

Ma i tre giudici federali che hanno deciso contro l’espulsione, sono soldatini di quali partiti? Sarebbe interessante saperlo, tanto per curiosità.

Le promesse di febbraio

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo di qualche mese e torniamo al febbraio scorso. Il 25 febbraio il popolo svizzero venne chiamato alle urne per votare sull’iniziativa d’attuazione, quella che chiedeva di finalmente “attuare” quanto votato dal popolo già nel novembre 2010, ma rimasto lettera morta: ossia l’espulsione certa e sistematica dei delinquenti stranieri.

Anche a proposito di espulsione di delinquenti stranieri, la legge votata dalla maggioranza del parlamento annacqua alla grande la volontà dei cittadini (non siamo ancora ai livelli del compromesso-ciofeca sul 9 febbraio ma comunque…). Infatti fornisce al giudice una pletora di scappatoie per non espellere. E quindi per permettere a criminali stranieri di rimanere in Svizzera in nome del buonismo-coglionismo e del devono entrare (ed, ovviamente, restare) tutti. L’iniziativa d’attuazione chiedeva invece che, per una ben precisa lista di reati gravi, l’espulsione dello straniero resosene colpevole fosse obbligatoria, senza trucco né inganno. Ma l’iniziativa, come sappiamo, venne respinta in votazione popolare a seguito di una campagna denigratoria senza precedenti messa in campo dall’élite spalancatrice di frontiere (altro che dalla “società civile”, come blaterava qualcuno).

Sempre più paese del Bengodi

Il Consiglio federale e la partitocrazia, per affossare l’iniziativa d’attuazione, promisero durante la campagna di votazione che, con la nuova legge sugli stranieri approvata dalla maggioranza del parlamento, le espulsioni di delinquenti stranieri sarebbero passate dalle attuali 500 a 4000 all’anno. La sciagurata decisione del Tribunale federale sul caso del criminale serbo ben dimostra che si trattava, come sempre, di balle di fra’ Luca per infinocchiare gli svizzerotti. Altro che moltiplicazione per 8 del numero delle espulsioni. I delinquenti stranieri ce li terremo tutti, proprio come ora. Jihadisti compresi, visto che vengono condannati a pene-barzelletta.

Ce li terremo tutti perché, come hanno fatto nel caso del serbo – che fa giurisprudenza – anche in tutte le altre vicende analoghe i giudici buonisti produrranno i pretesti più inverosimili per “non espellere”.

Avanti così, Svizzera sempre più paese del Bengodi per tutta la foffa d’importazione. Poi ci si chiede come mai la credibilità delle istituzioni è in caduta libera…

Lorenzo Quadri

 

Consiglio nazionale: PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, stuprano la Costituzione. Berna, ore 22.16: il tradimento del popolo è consumato

Tutto come da copione: il compromesso sul “maledetto voto” del 9 febbraio partorito (abortito) dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale era una ciofeca prima del dibattito in plenum ed è rimasto una ciofeca anche dopo il dibattito. In effetti, non è cambiato praticamente nulla. Il pateracchio rimane anticostituzionale. La stampa di regime, nel vano tentativo di renderlo più potabile, sproloquia di “preferenza indigena light”. Ma di fatto non c’è un tubo. Niente di quel che avrebbe dovuto obbligatoriamente esserci. Né preferenza indigena, né tetti, né contingenti. Come  scritto in più occasioni, le misure proposte non hanno nulla a che vedere col nuovo articolo costituzionale 121 a. Si tratta di interventicchi di diritto interno. Oltretutto di bassissimo cabotaggio (non sono nemmeno state potenziate le misure di accompagnamento). Robetta che non necessitava certo di votazioni popolari per essere introdotta e, ulteriore aggravante, la cui applicazione è lasciata alla discrezione del Consiglio federale. Il quale, sulla base delle statistiche farlocche della SECO, dirà che  “l’è tüt a posct” e mai muoverà paglia, capiti quel che capiti.

La Costituzione è dunque stata svergognatamente calpestata da deputati che avevano giurato di rispettarla. In Svizzera, secondo costoro, devono comandare i balivi UE!

Quale violazione?

Il popolo ha deciso che la libera circolazione va limitata. Ma governo e Consiglio nazionale semplicemente si sono rifiutati di fare i compiti. Facendo ampio sfoggio della solita retorica catastrofista, la maggioranza sabotatrice del 9 febbraio ha sdoganato l’equazione: limitazione della libera circolazione uguale violazione degli accordi bilaterali in essere uguale denuncia dei bilaterali da parte degli eurofalliti. Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Prima di tutto, l’UE non ha alcun interesse a cancellare dei trattati da cui trae vantaggio. Inoltre, limitando la devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera non violerebbe un bel niente. Come ha infatti rilevato sulla stampa d’Oltralpe il professore zurighese Hans Giger (è forse un leghista populista e razzista?) il concordato di Vienna contiene appunto una clausola di salvaguardia in base alla quale è concesso ad uno Stato firmatario far valere cambiamenti importanti intervenuti dopo la sottoscrizione di un contratto internazionale, senza per questo diventare inadempiente e provocare sanzioni e disdette (peraltro tutte ipotetiche) da parte degli altri “partner”.

A seguito della devastante libera circolazione i frontalieri sono raddoppiati e soppiantano i lavoratori residenti invece di essere complementari; il dumping imperversa; i padroncini in nero pure; ed il numero dei ticinesi in assistenza esplode. Ci sarebbero dunque tutti i presupposti per far valere la clausola citata dal prof. Giger. Non fosse che a negare le evidenze appena descritte, giocando contro l’applicazione della clausola di salvaguardia, spuntano a tradimento gli studi (?) taroccati della SECO, secondo i quali “l’è tüt a posct”. Sicché i camerieri bernesi dell’UE hanno messo la Svizzera in un vicolo cieco. Perché l’hanno fatto? Le possibilità sono solo due.

  • Sono gonzi;
  • Rifiutano di proposito ogni limitazione della devastante libera circolazione con l’intenzione di mettere gli svizzerotti davanti all’aut aut: o frontiere spalancate, o fine dei Bilaterali. Questo ovviamente partendo dal presupposto che i cittadini si lascerebbero impressionare dalla propaganda di regime, ossia dalle minacce e dai ricatti su quello che accadrebbe nel caso gli sciagurati accordi con l’UE giungessero al capolinea. Ma i camerieri di Bruxelles non si sono accorti che il vecchio ritornello catastrofista non inganna più nessuno.

Un teatrino di 7 ore

Il dibattito al nazionale è stato di notevole squallore. 7 ore e 16 minuti di teatrino a beneficio esclusivo dell’ego e dei media (e poi il giorno dopo tutti all’affannosa ricerca dei giornali per vedere chi è stato citato, e come). Praticamente ogni votazione si concludeva sempre con lo stesso risultato: Udc e Lega contro tutti gli altri. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere ridacchiavano e si producevano in stolti esercizi di infantile sarcasmo. Ecco la considerazione in cui questo partito, sempre contro la Svizzera e gli svizzeri, e che nel gran consiglio ticinese è rappresentato da una passatrice, tiene la volontà popolare. E all’indomani del tradimento parlamentare il $indakato UNIA –  quello che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio tappezzando il paese di cartelloni pagati con i soldi dei lavoratori – esultava per la mazzata inflitta alla volontà popolare. E certo: per i sindacati rossi più frontalieri uguale più affiliati, e quindi più soldi in cassa, per cui…

PLR inglorioso

La discussione (?) parlamentare ha inoltre confermato che l’architetto (per usare la definizione più volte sentita in aula) del compromesso-ciofeca è il buon Kurt Fluri, PLR sindaco di Soletta. A Berna dunque l’ex partitone affossa il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti con tutto quel che ne consegue: invasione da sud, sostituzione di residenti con frontalieri, dumping salariale, padroncini in nero, strade intasate, eccetera. E in Ticino fa esattamente la stessa cosa: infatti il presidente del PLR Rocco Cattaneo ancora negli scorsi giorni si è lanciato in un bilioso attacco, farcito di offese puerili, contro l’iniziativa Prima i nostri. Perché? Perché il PLR non vuole rispettare la volontà popolare e non vuole la preferenza indigena. E questo vale sia a Berna che a Bellinzona. Ed aggiungiamo pure che il gruppo parlamentare liblab alle Camere federali si appresta ad affossare nelle votazioni finali la legge antidumping voluta proprio dal Ticino. Avanti così!

Lorenzo Quadri

In 10 anni aumento del 44% – i più inclini a commettere reati sono i giovani africani. Ustat: in Svizzera esplode la criminalità straniera

 

Intanto la decisione del popolo, datata 2010, di espulsione degli immigrati delinquenti rimane lettera morta “grazie” ai magistrati politikamente korretti

Ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Strano, perché l’ “invenzione” viene ora confermata nientemeno che dall’Ufficio federale di statistica. Il quale ha per la prima volta pubblicato i dati dei condannati in base alla nazionalità. L’Ufficio di Statistica fa  parte, ovviamente, di quella burocrazia federale cameriera dell’UE, i cui alti papaveri amano prodursi in dichiarazioni del tipo “immigrazione uguale ricchezza”. Adesso si trovano loro malgrado costretti ad indicare di che tipo di “ricchezza” si tratti.

+44% in 10 anni

I dati pubblicati dalla Confederazione, riportati dalla stampa con varie omissioni (chissà come mai? Mancanza di spazio?) contengono alcune indicazioni interessanti. La prima: che negli ultimi 10 anni il numero di stranieri condannati presenti in Svizzera è aumentato del 44% (del resto, se l’80% degli “ospiti” della Stampa è straniero, un qualche motivo ci sarà).  Apperò. Non risulta, tuttavia, che il numero delle espulsioni sia aumentato del 44% in 10 anni, anzi. Malgrado nel lontano 2010 il popolo abbia deciso che i delinquenti stranieri vanno allontanati dalla Svizzera senza tante storie, il numero di espulsioni rimane ridicolo: i magistrati politikamente korretti si fanno beffe del voto popolare.

Tempistica sospetta

Sicché la $inistruccia del “bisogna far entrare tutti” e gli intellettualini da tre una cicca sono serviti. Altro che “svizzeri razzisti”. La realtà è che abbiamo sempre più delinquenti stranieri, e ce li teniamo. Stranamente questo enorme incremento degli stranieri condannati (come detto +44% in 10 anni) viene esplicitato solo ora. Ci si è ben guardati – di certo senza alcuna intenzione, come no! – dal farlo prima del 25 febbraio scorso: ossia quando si votò sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Quell’iniziativa – che in sostanza chiedeva di dare finalmente consistenza ad una votazione popolare ormai vecchia di sei anni – su cui l’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, e non certo la “società civile”, spalò tanta e tale palta, da farla bocciare in votazione popolare. Adesso sono i dati della Confederazione a confermare che quell’iniziativa era quanto mai necessaria.

 78 condanne su mille

Altro dato interessante. La maggiore propensione alla delinquenza in Svizzera ce l’hanno i giovani uomini dell’Africa occidentale. I quali sono riusciti a totalizzare, nell’anno 2014, una media di 78 condanne su mille persone. Per avere un piccolo termine di paragone: per i cittadini svizzeri la media è di 2.5 condanne su mille persone. Ovvero oltre trenta (!) volte di meno! E chi sono questi giovani uomini dell’africa occidentale? Sono forse asilanti? E noi, davanti a queste statistiche della Confederazione – non del Mattino populista e razzista! – dovremmo continuare ad accogliere migranti economici perché “devono entrare tutti”?

Al secondo posto della classifica delle condanne troviamo i dominicani, al terzo gli africani del nord.

Tra gli autori di reati con permesso C o B il gruppo più consistente è quello delle persone in arrivo dall’Albania e dall’ex Jugoslavia.

E i delinquenti naturalizzati?

Come al solito, e il discorso vale ovviamente anche per le persone a carico dello stato sociale, le percentuali relative ai delinquenti di nazionalità elvetica non dicono quanti di costoro sono in realtà dei naturalizzati di fresco. A saperlo, ci sarebbe da “divertirsi”. Ma naturalmente il dato in questione non viene rilevato. Tanto più che confermerebbe, ancora una volta, quello che dice la Lega populista e razzista. Cioè che in Svizzera vige un regime di naturalizzazioni facili: il passaporto rosso lo ottengono anche persone non integrate al punto da delinquere. Del resto, sono stati censiti 76 jihadisti con doppia nazionalità partiti per la “guerra santa” (quanti sono, invece, quelli ancora presenti sul nostro territorio?): questi signori qualcuno li ha naturalizzati.

La conferma

Le cifre della Confederazione con i dati della delinquenza suddivisi per nazionalità confermano dunque che bisogna fare ciò che da un pezzo la Lega predica, ossia:

  • Basta far entrare finti rifugiati con lo smartphone
  • Avanti con l’espulsione dei delinquenti stranieri, senza se né ma!

Lorenzo Quadri

Mentre da noi sempre più migranti economici tentano la via della frontiera verde. A Calais gli inglesi costruiscono il MURO

Mentre in questo sempre meno ridente Cantone una deputata P$ è inquisita come passatrice (ma per la morale a senso unico della $inistra ciò non rappresenta un problema perché, citiamo, “l’inchiesta penale è ancora in corso”),  a Calais hanno già iniziato la costruzione del famoso MURO contro i clandestini. Per quest’opera, che sarà pronta per fine anno, la Gran Bretagna pagherà 3.2 milioni di euro: senz’altro soldi ben spesi.

Anche nell’Europa occidentale, dunque, e non solo nella vituperata Ungheria, si costruiscono i muri per evitare il caos asilo.

Intanto, in un’intervista sulla stampa d’Oltralpe, Yemane Gebreab, consigliere del presidente dell’Eritrea, dopo aver dichiarato che i suoi connazionali sono finti rifugiati, non le ha certo mandate a dire agli svizzerotti: siete persi d’assalto dai migranti economici? Colpa vostra, siete troppo attrattivi. Non dimentichiamoci poi che gli amici tedeschi hanno rafforzato di recente la sorveglianza lungo i confini con la Svizzera perché, secondo la Germania, abbiamo le frontiere a colabrodo e facciamo passare troppi clandestini.

E noi?

Visto che a Calais in quattro e quattr’otto si tira su un MURO alto quattro metri e lungo un Km, e visto che Como sta diventando come Calais, c’è da chiedersi cosa intende fare la Svizzera. Nei giorni scorsi le guardie di confine hanno confermato che il 20% dei clandestini tenta di passare dalla frontiera  verde. Visto che i giovanotti accampati a Como tentano e ritentano più volte di entrare in Ticino,  modificando ogni volta nazionalità, identità, e soprattutto data di nascita (se al primo tentativo dichiarano 25 anni, al terzo ne hanno 17) è evidente che l’attraversamento della frontiera verde (specie in certi tratti) sarà una modalità sempre più gettonata. Ci vuole quindi un  bel recinto sul confine, in stile ungherese, unito ad un messaggio chiaro ai migranti economici: lasciate perdere, in Svizzera non si entra. Quindi, non mettetevi in pericolo con viaggi senza speranza.  Perché a guadagnarci sono solo i passatori, il business dell’asilo, ed i politicanti che tentano di autosantificarsi proclamando che bisogna fare entrare tutti.

Del resto, come annuncia la cronaca degli scorsi giorni, adesso i migranti economici oltre alla frontiera verde tentano di forzare anche quella blu: 17 finti rifugiati eritrei hanno cercato di entrare in Svizzera da Brissago salendo abusivamente su un battello.

Le guardie di confine stanno svolgendo un lavoro enorme nel proteggere la porta sud della Svizzera (e quindi l’intera Svizzera) dal caos asilo. Ma le guardie di confine da sole non possono fare miracoli. Servono muri e recinti.

Porte aperte ai No Borders

Intanto, per tutto ringraziamento, le guardie di confine da mesi vengono infamate dai kompagni spalancatori di frontiere.

E a proposito di chi denigra le forze dell’ordine. Chi scrive ha presentato, nell’ambito dell’ “Ora delle domande” del Consiglio nazionale, la seguente richiesta: il governo intende vietare l’accesso alla Svizzera ai “no borders” italiani responsabili dei vandalismi di Chiasso di due settimane fa?

Risposta della kompagna Sommaruga: assolutamente no, questi bravi giovani (e meno giovani) d’Oltreramina hanno commesso solo “reati non gravi”. Apperò. Peccato che lorsignori siano sotto inchiesta per sommossa. Reato che prevede fino a tre anni di carcere. Si tratta forse di una bagattella? Avanti così: porte spalancate a stranieri che minacciano ed infamano le forze dell’ordine svizzere, oltre a danneggiare la  proprietà pubblica e privata. Ecco come la ministra del P$ sostiene chi si fa ogni giorno il mazzo per la sicurezza del paese. Bene ha fatto il municipio di Chiasso a sporgere denuncia contro i No Borders.

Lorenzo Quadri

Il Consiglio nazionale ha compiuto un passo importante. L’amnistia fiscale ticinese risorge?

 

Con la decisione di giovedì del Consiglio nazionale, che ha approvato una mozione della sua Commissione dell’economia e dei tributi, potrebbe rientrare dalla finestra l’amnistia fiscale cantonale. Quella decisa dal Gran Consiglio ticinese venne cassata dal Tribunale federale nel 2015, perché ai Cantoni mancava la base legale per varare questo tipo di provvedimenti.

La base legale verrebbe creata ora, sempre che la proposta del Nazionale passi lo scoglio degli Stati. Si parla, è bene precisarlo, non di scudi fiscali reiterati e compulsivi come quelli che il Belpaese applicava ad anni alterni nell’era Tremonti, ma di amnistie “uniche e limitate nel tempo”. Del resto in Svizzera l’ultima amnistia fiscale risale a quasi mezzo secolo fa, e meglio al 1969. Il contribuente di amnistia ne vedrebbe dunque una nella vita.

A favore delle casse pubbliche

La Lega sostenne l’amnistia fiscale ticinese quando venne votata in Gran Consiglio nell’aprile 2014. Quindi approva anche la creazione della base legale necessaria, a livello federale, affinché un’iniziativa di questo tipo possa vedere la luce senza venire cassata dal Tribunale federale.

Non si tratta di fare regali agli evasori, bensì di permettere a chi ha dei soldi non dichiarati di farli  prima emergere, anche  a beneficio delle casse pubbliche, pagando una “tassa d’amnistia” che sia sensata (altrimenti il “nero” rimane tale), e poi di immetterli nel circuito economico. Impedire la regolarizzazione del “sommerso” significa rinunciare ad interessanti entrate per l’erario cantonale. E questo mentre, per far quadrare i conti, si mettono le mani nelle tasche dei cittadini e si va a tagliare sugli aiuti ai bisognosi.

La morale a senso unico

E’ interessante notare che proprio la $inistra si oppone istericamente all’arrivo di importanti risorse nelle casse statali.

La morale a senso unico colpisce ancora: i finti rifugiati devono poter entrare in Svizzera e farsi mantenere; i delinquenti stranieri (compresi i fiancheggiatori dell’Isis) devono rimanere in Svizzera alla faccia della volontà popolare;  la deputata-passatrice è una “Madre Teresa”; però il cittadino svizzero che ha qualche soldo non dichiarato è uno schifoso evasore da criminalizzare ad oltranza. Anche a scapito dell’interesse pubblico.

In effetti, l’aspetto più grottesco del dibattito parlamentare sulla mozione  sulle amnistie fiscali è stato lo scomposto agitarsi della $inistra. Dopo la votazione a favore della proposta, una parlamentare P$$  ha cominciato ad aggirarsi  per i banchi strillando come una pescivendola (con tutto il rispetto per tale professione) alla “violazione della Costituzione” (?) (senza peraltro spiegare, ma era troppo pretendere, per quale motivo la decisione appena presa dalla maggioranza sarebbe “anticostituzionale”).

Peccato che solo la sera prima proprio la $inistra, assieme al PLR, al PPD ed ai partitini di contorno, abbia calpestato senza vergogna alcuna la Costituzione nel dibattito sul 9 febbraio. E’ proprio vero che al ridicolo non c’è limite.

Lorenzo Quadri

E l’iracheno fiancheggiatore dell’Isis viene rimesso in libertà

Il suo avvocato si bulla: “non potete espellerlo perché nel suo paese rischierebbe la vita”

Quadri: “le leggi attuali, buoniste e lassiste, non sono più adatte ai tempi. Urgono riforme, anche per impedire a giudici politicizzati di sabotare la volontà popolare in materia di espulsione di delinquenti stranieri”

Ma andiamo proprio bene! Ancora una volta, i legulei del Tribunale federale hanno fatto un “bel” regalo alla nazione: due settimane fa, uno dei tre iracheni arrestati come fiancheggiatori dell’Isis è stato rimesso in libertà. L’uomo, giunto in svizzera come asilante, era stato scarcerato anticipatamente  in luglio dal Tribunale penale federale di Bellinzona, con una decisione che ha suscitato, per usare un eufemismo, vivaci proteste. Per fortuna il Canton Argovia, luogo di residenza dell’iracheno, ne ha subito decretato  il ri-arresto in vista dell’espulsione, fissata per fine ottobre.

Ma il Tribunale federale si è messo per traverso. L’alta Corte ha stabilito che l’asilante deve tornare a piede libero. L’ avvocato difensore è pure andato in giro a bullarsi che il suo assistito non potrà (?) venire rinviato nel paese d’origine poiché, a suo dire, verrebbe a trovarsi in pericolo di vita.

Degno di nota il fatto che l’iracheno è arrivato in Svizzera come asilante. Ma come: secondo i politikamente korretti spalancatori di frontiere, gli asilanti fiancheggiatori dell’Isis non erano tutta una balla populista e razzista? I finti rifugiati mica non c’entravano nulla con il terrorismo, e chi sostiene il contrario è un becero fascista?

 

Queste cose non devono ripetersi

Contro la sentenza del TF è insorto il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che al proposito ha presentato un atto parlamentare al Consiglio federale.

Quando si parla di espulsione di delinquenti stranieri, a maggior ragione se si tratta di possibili terroristi, si punta  il dito contro governo e parlamento – osserva Quadri -; però ci  si dimentica sempre del terzo attore, altrettanto importante. Ossia il potere giudiziario. Cioè i tribunali. Trovo scandaloso che il popolo abbia votato, già nel 2010, l’espulsione dei delinquenti stranieri, rendendola un obbligo costituzionale. Poi però arrivano sentenze che mandano all’aria l’espulsione non già di un ladro di galline, bensì di un fiancheggiatore dell’ISIS. Ci sono quindi dei magistrati che fanno uso del proprio margine di apprezzamento per supportare una politica delle frontiere spalancate, e per contrastare la volontà popolare a loro sgradita”.

Ma se l’arresto deciso dal Canton Argovia non regge una verifica giudiziaria…

Questo arresto era stato confermato dal giudice unico del tribunale amministrativo cantonale. Quindi non era giuridicamente insostenibile. Questo per me vuol dire che era possibile trovare gli argomenti per mantenerlo. Ma si è preferito fare diversamente. Così ci troviamo in casa nostra, libero di muoversi e magari pure a carico del nostro stato sociale, un finto asilante iracheno che è in realtà un simpatizzante dei terroristi islamici. Poi ci si chiede come mai la gente ha sempre meno fiducia nelle istituzioni.

Se effettivamente l’iracheno non verrà espulso?

Si concretizzerebbe l’allucinante tesi della consigliera nazionale $ocialista Cesla Amarelle: “la Svizzera non ha il diritto di espellere un terrorista se questi rischia la vita nel paese d’origine”. E quindi ce lo teniamo, col rischio che commetta attentati in casa nostra? Per garantire la sicurezza di un terrorista islamico finto rifugiato, mettiamo in pericolo la vita di decine, se non di centinaia di cittadini svizzeri? E’ poi assurdo che il Consiglio federale vari un piano contro l’estremismo religioso (naturalmente evitando di dire che la matrice religiosa è una sola, quella islamica) e poi nei confronti dei fiancheggiatori dell’Isis vengono emesse sentenze-barzelletta. Così non si previene il terrorismo. Al contrario, si rende la Svizzera attrattiva per i jihadisti. Il messaggio che passa è chiaro: trasferitevi pure da noi, che tanto non vi succede niente. E non venite neppure espulsi.

E quindi?

Da qui la richiesta che ho presentato al Consiglio federale di federale di presentare delle modifiche legislative affinché si cambi registro. E’ evidente che la legislazione attuale, buonista e lassista, non è adatta a far fronte alla minaccia del terrorismo islamico. Idem dicasi per la giurisprudenza. E se ci sono dei giudici spalancatori di frontiere, bisogna impedire che simili impostazioni ideologiche, contrarie alla volontà popolare, portino a decisioni che mettono fuori gioco quest’ultima. Ribadisco infatti che il popolo svizzero ha deciso, già quasi 6 anni fa, l’espulsione dei delinquenti stranieri.  A maggior ragione se si tratta di potenziali terroristi islamici.

MDD

Divieto di burqa: quelli che tentano di saltare sul carro

Ma intanto il sedicente Consiglio centrale islamico invita a violare la legge ticinese

Ma come, il divieto di burqa non doveva essere una proibizione razzista e xenofoba? Non avrebbe dovuto, oltretutto, provocare un crollo dei pernottamenti turistici in Ticino? Il velo integrale non doveva costituire, per  sovrapprezzo, un “non problema”?

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, adesso tutti (o quasi) salgono sul tanto denigrato carro antiburqa ticinese. Non solo nelle scorse settimane la SonntagsZeitung  ha elogiato il divieto votato nel nostro Cantone, dicendo che l’Europa – ma, aggiungiamo noi, prima ancora la Svizzera – dovrebbe prendere esempio. Anche altri hanno fatto lo stesso. Dalla Germania sono arrivate dimostrazioni di interesse. E addirittura, colmo dei colmi, il kompagno Consigliere di Stato zurighese Mario Fehr ha dichiarato che il velo integrale è contrario ai nostri valori (come il rifiuto della stretta di mano). Ohibò. Il buon Mario potrebbe cominciare a spiegare questo semplice concetto ai suoi compagni di partito. Quelli che a Berna hanno tentato di azzerare la volontà del 65% dei ticinesi favorevoli al divieto di burqa blaterando di violazione della libertà di religione – libertà che nulla ha a che vedere con il burqa – nel vano tentativo di opporsi alla concessione della garanzia federale alla modifica costituzionale ticinese. Si sarà notato che la $inistruccia elvetica utilizza gli stessi argomenti dei sostenitori dell’islam politico: chi fotocopia da chi?

E a fare eco ai kompagnuzzi pro-burqa non poteva mancare il solito Consiglio federale. Il governo, pur preavvisando favorevolmente la concessione della garanzia federale alla norma ticinese contro la dissimulazione del viso (a fronte di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che approvava il divieto di burqa non poteva fare diversamente) moraleggiava a senso unico contro il “divieto xenofobo”. Prendere nota:  il Consiglio federale è contrario alla difesa dei valori svizzeri.

Bastonare la volontà popolare

Naturalmente il sabotaggio del divieto di burqa perseguiva – e persegue – anche un altro fine. Quello di prendere a legnate la volontà popolare sgradita all’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere. Si tratta quindi di svilire i diritti popolari e la sovranità dei cittadini, creando il maggior numero possibile di precedenti in tal senso.

La $inistra multikulti ed i poteri forti (fautori delle frontiere spalancate perché vogliono manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori elvetici) perseguono questo sordido progetto antisvizzero tenendosi a manina. Ricordiamo che non molto tempo fa il sedicente “serbatoio di pensiero” (think tank) dell’economia, Avenir Suisse, proponeva di limitare i diritti popolari. E stranamente nessun politikamente korretto è insorto: perché da quella parte ci si fa sentire solo per strillare al presunto “razzismo”. Sennò, silenzio. Citus mutus.

Emblematico notare al proposito che i kompagnuzzi, compresi quelli ticinesi, si mobilitano per i finti rifugiati a Como, pretendendo che la Svizzera gli spalanchi le frontiere. Capita l’antifona? Per i ticinesi in difficoltà – magari perché lasciati a casa e sostituiti da frontalieri grazie alla devastante libera circolazione delle persone – la $inistra non muove paglia. Al contrario: aziona la consueta macchina del fango su chiusura, grettezza, razzismo, e fregnacce assortite. Quando invece si tratta di sostenere i migranti economici, i $ocialisti vanno pure in trasferta oltreconfine. Intanto  si moltiplicano in Europa le notizie di asilanti arrestati perché coinvolti in atti terroristici (o nella loro pianificazione). Cosa ci vuole ancora perché si capisca che bisogna blindare le frontiere?

Istigano a violare la legge

Da una parte, dunque, si moltiplicano le prese di posizione a favore del divieto di burqa. Perfino, con azzardate giravolte carpiate, da parte di kompagni ed esponenti del turismo. C’è quindi da sperare che ciò si traduca in un massiccio sostegno all’iniziativa per introdurre tale divieto in tutta la Svizzera, attualmente in fase di raccolta di firme (per cui, se qualcuno non ha ancora sottoscritto…).

Dall’altra, c’è chi continua ad istigare alla violazione della nuova legge ticinese contro la dissimulazione del viso. Tale Abdel Azziz Qaasim Illi, responsabile delle pubbliche relazioni del sedicente Consiglio centrale islamico svizzero (?), ha infatti di recente invitato le donne musulmane ad andare in Ticino in burqa, con l’obiettivo preciso di infrangere la legge che, secondo costui, sarebbe “islamofoba ed immotivata”. Sì, islamofoba come la Mecca, dal momento che anche lì è proibito girare a volto coperto. Da notare che il signore in questione è il marito di Nora Illi, ovvero la donna in niqab che accompagnava lo pseudo imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue pagliacciate locarnesi.

La SSR dà spazio

Ecco dunque una nuova dimostrazione che questo sedicente consiglio centrale islamico (e non aggiungiamo “svizzero”, perché di svizzero non ha nulla) non diffonde l’integrazione, ma proprio il contrario. Istiga addirittura a violare la legge. Intanto però la televisione di presunto servizio pubblico, ossia la SSR, continua (in Svizzera interna) ad invitare gli esponenti di questa organizzazione ai suoi talk show. Perché li invita? Ovvio: perché costoro dicono che gli svizzerotti sono “xenofobi e razzisti”. Ed è esattamente quello che i kompagni della SSR bramano sentire. Soprattutto, è esattamente ciò che vogliono inculcare nel proprio pubblico. In questo modo, la SSR dà visibilità e legittimità ai fondamentalisti islamici insediati in casa nostra. E’ di certo per questo nobile scopo di pubblica utilità, nevvero, che paghiamo il canone radioTV più caro d’Europa…

Un paio di domandine

E’ chiaro, comunque, che a proposito di questo sedicente consiglio centrale islamico arriveranno anche alcune domandine (interpellanza) all’indirizzo del Consiglio federale, ed in particolare al Dipartimento federale di giustizia della kompagna Sommaruga.

Prima fra tutte: è intenzione del Consiglio federale intervenire nei confronti di simili organizzazioni che diffondono l’Islam politico e predicano la violazione di norme elvetiche addirittura di rango costituzionale?
Seconda domandina: da dove provengono i finanziamenti che permettono al consiglio centrale islamico di organizzare i propri numerosi eventi? Arrivano forse dall’estero? Da quali paesi? E se è così: perché il Consiglio federale si ostina a rifiutare, con pretesti risibili, di proibire i finanziamenti esteri per moschee ed organizzazioni musulmane?

Lorenzo Quadri

 

 

Notevole intervista di Saïda Keller Messahli sul Corriere del Ticino di venerdì. Islam: buonisti asfaltati!

 

Gli spalancatori di frontiere, i politikamente korretti, i moralisti a senso unico sono stati letteralmente asfaltati. Il rullo compressore è Saïda Keller Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un Islam progressista in Svizzera.  Keller Messahli è stata insignita del premio svizzero per i diritti umani nel 2016. Venerdì il Corriere del Ticino le ha dedicato un’intervista a tutta pagina, che vale la pena leggere. Sì, perché le dichiarazioni di Keller Messahli su islam, burqa, moschee ed immigrazione sembrano un copia-incolla degli articoli del Mattino. Ma come, moralisti a senso unico del piffero: non erano tutte balle populiste e razziste? O magari adesso ci verrete a dire che anche Keller Messahli, di origine tunisina, è una spregevole razzista?

Divieto di burqa

L’attivista dei diritti umani comincia con la difesa del divieto di burqa plebiscitato dal popolo ticinese: un divieto che lei sostiene, e che andrebbe esteso a tutta la Svizzera. Al proposito, si ricorda che la raccolta di firme è sempre in atto: l’obiettivo  stabilito dal promotore, il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, di raccogliere 5000 firme in Ticino è stato raggiunto, ma si può fare di meglio! I formulari si possono scaricare dal sito www.ilguastafeste.ch.

Moschee

Ma Keller Messahli parla anche di moschee e di centri culturali (o presunti tali) islamici. In Svizzera, ammonisce l’attivista per i diritti umani, la situazione è drammatica: il wahhbismo (corrente intransigente dell’Islam in auge nell’Arabia saudita) continua a guadagnare posizioni. Molte moschee, a partire da quella di Zurigo, sono finanziate con soldi in arrivo dall’Arabia Saudita, dalla Turchia e dal Qatar. E poiché “chi paga comanda”, è evidente che i  soldoni arrivano perché i predicatori così foraggiati diffondano, in casa nostra, l’odio contro l’occidente e contro gli occidentali, che vanno sterminati. Chiaro il concetto, buonisti-coglionisti? Altro che multikulti, altro che “aperture” a chi ci vuole morti!

Pochezza federale

Da notare che il Consiglio federale (Dipartimento Sommaruga, ma guarda un po’…), dando l’ennesima dimostrazione di pochezza, ha apposto uno scandalizzato njet alla mozione del sottoscritto che chiede di vietare i finanziamenti esteri a moschee e luoghi di culto islamici in Svizzera: “Sarebbe una “massiccia violazione della libertà religiosa”, blatera il Consiglio federale! In che modo vietare i finanziamenti stranieri e chiedere trasparenza sui flussi finanziari delle moschee impedirebbe a qualcuno di professare la propria religione, ovviamente, non viene spiegato! Ma è chiaro che la priorità dei sette scienziati non è la sicurezza di chi vive nel nostro paese (compresi i musulmani moderati che non frequentano le moschee) bensì stroncare sul nascere qualsiasi cambiamento che possa venire etichettato come passo indietro dalla deleteria politica del “facciamo entrare tutti e permettiamo a tutti di fare i propri comodi”! Guai! “Bisogna aprirsi”!

Stampa di regime

Keller Messahli insiste pure  sul controllo dell’immigrazione, rilevando come il giovane afgano armato di ascia che ha seminato sangue e terrore su un treno in Germania sia giunto come asilante. E ne ha anche per la stampa di regime: quest’ultima interpella, a rappresentare l’Islam, sempre i soliti interlocutori non significativi. I quali vengono contattati, in  particolare dalla $$R, perché dicono quello che i kompagni redattori vogliono sentir dire e divulgare. Ossia che gli svizzerotti sono chiusi e xenofobi e che le frontiere devono restare spalancate malgrado il terrorismo islamico dilagante!

Mal di pancia

E’ certo che la lettura dell’intervista del Corriere del Ticino alla premiata attivista dei diritti umani ha provocato parecchi mal di pancia ai moralisti a senso unico, sempre pronti a lanciare ipocrite accuse di razzismo per denigrare il nemico politico da abbattere.  In effetti costoro, e le loro fetecchiate politikamente korrette, ne escono letteralmente tritati. Prendere su e portare a casa!

Lorenzo Quadri