Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Accoglienza di finti rifugiati: resteremo gli unici merli?

Nei paesi attorno a noi il vento sta cambiando. Alle nostre latitudini invece…

 

In vari paesi UE il vento in materia di finti rifugiati con lo smartphone sta cambiando. Le posizioni del gruppo Visegrad sono note ed esplicite. I premier dei paesi Visegrad si sono pure espressi esplicitamente contro l’immigrazione islamica, visto il pericolo di radicalizzazione. Da noi invece ci si muove nella direzione contraria: nessun ostacolo agli islamisti, nessun impedimento ai finanziamenti esteri alle moschee, Nicolas Blancho e compari assolti – e dunque legittimati – dal Tribunale penale federale, e avanti di questo passo.

La casta sbrocca

Il nuovo corso in materia di finti rifugiati sta facendo sbroccare l’establishment. Alle nostre latitudini, ad esempio, il kompagno Manuele “la scuola che NON verrà” Bertoli ha affidato a faccialibro (facebook) la propria indignazione. Come osano beceri populisti quali il neo ministro degli interni italico Matteo Salvini, il suo omologo tedesco Horst Seehofer (quello che sta facendo vedere i sordi verdi all’ “Anghela” Merkel: bravo!) o lo spregevole fascista (?) ungherese Viktor Orban chiudere i porti alle navi delle OGN e innalzare barriere sui confini, impedendo così ai migranti economici di “entrare tutti” come vuole il Credo gauche-caviar, e soprattutto togliendo introiti ai kompagni attivi nel business dell’accoglienza dei clandestini, che con i finti rifugiati si fanno gli zebedej di platino?

Populisti “lebbrosi”?

Ma naturalmente ad aver perso completamente la testa sono in molti. Tra essi anche il burattino della casta Emmanuel Macron, che ha paragonato il populismo alla “lebbra”. Hai capito questi boriosi politicanti al soldo dell’establishment spalancatore di frontiere? Mica si chiedono come mai gli odiati populisti vincono le elezioni. Macché: si limitano ad insultarli; loro ed i loro elettori. Autocritica zero! Intanto però la Francia da un lato sbraita contro i paesi che non vogliono finti rifugiati, dall’altro chiude la frontiera a Ventimiglia…

Le navi delle ONG

Sulle ONG che fanno da taxi ai finti rifugiati e li prelevano in mare per portarli in occidente è ora di cambiare passo. La scorsa settimana ad esempio una di queste navi, battente bandiera olandese, è intervenuta di forza, contravvenendo agli ordini della guardia costiera libica, per caricare gli occupanti di un gommone che si trovava in acque libiche. Poi ha spento le apparecchiature per rendersi “invisibile”, mettendo così in pericolo la sicurezza di passeggeri ed equipaggio, per fare rotta verso l’Europa.

Queste ONG che sostengono fattivamente l’immigrazione clandestina ricevono finanziamenti pubblici in abbondanza. Anche dalla Svizzera. Nei mesi scorsi nel Belpaese era scoppiata la polemica proprio perché si era scoperto che una nave che trasportava migranti illegali in Italia apparteneva ad una Organizzazione finanziata dal contribuente elvetico. Con tanto di accuse sulla stampa: “La Svizzera finanzia l’ONG che ci riempie di migranti”.

E’ evidente che qui bisogna chiudere i rubinetti. Chissà se il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, tra un evento mondano e l’altro, intende occuparsi della questione? Oppure i finanziamenti continueranno alla grande?

Altro che invettive…

Se l’Italia chiude i porti all’immigrazione clandestina, fa un regalo anche a noi. Quindi dovremmo ringraziarla. Altro che invettive! Anche se capiamo che la kompagna Simonetta (che almeno, diversamente da Bertoli, ha avuto il buon gusto di non uscirsene con dichiarazioni a vanvera contro il nuovo governo italico) non sia contenta. Se gli sbarchi di clandestini diminuiscono in modo massiccio, rischia di non poter più “aiutare l’Italia” facendo entrare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano. Ma che vanno ad alimentare il business rosso dell’asilo. E  permettono a tanti moralisti a senso unico di lavarsi la coscienza. Costoro fingono di non sapere che la presenza delle navi delle ONG fanno la fortuna dei trafficanti di esseri umani che gestiscono i barconi. I migranti infatti si imbarcano sui gommoni per farsi portare al largo con l’intenzione di farsi raccogliere da tali navi.

La Peppa Tencia

Anche in Ticino il tema dei migranti economici tiene banco. I cittadini di Losone, ma guarda un po’, a larga maggioranza hanno asfaltato il balordo progetto del Dipartimento Sommaruga di riaprire per tre anni l’ex caserma come centro per finti rifugiati. Adesso la Peppa Tencia rischia finire sul groppone del Mendrisiotto con il centro “Pasture”. Del resto la nuova legge sull’asilo consente al Dipartimento Sommaruga di aprire nuovi centri asilanti “provvisori” in stabili della Confederella senza chiedere niente a nessuno

Decidano i cittadini

Su questo fronte si segnala l’iniziativa costituzionale lanciata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiede che su ogni nuovo centro asilanti gli abitanti del comune interessato debbano obbligatoriamente votare. “Decidano i cittadini, non Sommaruga”: questo il motto dell’atto parlamentare. E’ proprio quello che i burocrati bernesi non vogliono. In votazione popolare i centri asilanti vengono bocciati perfino in quei Comuni con municipi a maggioranza di $inistra: perché, è chiaro, la gauche-caviar vuole i finti rifugiati, ma mica in prossimità delle sue ville…

L’iniziativa è quindi decisamente meritevole di sostegno.

Lorenzo Quadri

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Multikulti allo sbaraglio E da noi non è meglio…

Francia: algerina non dà la mano ai funzionari che la stavano naturalizzando

 

Evviva il multikulti (si fa per dire, ovviamente!).  E’ notizia di questi giorni che la Francia ha negato la naturalizzazione ad una donna algerina. Costei si era rifiutata di stringere la mano ai funzionari maschi che le stavano conferendo la cittadinanza. Ci sarebbe anche mancato che le cose fossero andate diversamente. La domanda da porsi è come la signora in questione, che evidentemente l’ “integrazione” nemmeno sa dove stia di casa, sia potuta arrivare ad un passo dall’ottenimento del passaporto di un paese UE. Se inoltre la donna fosse stata più furba – molti suoi correligionari lo sono – e per quell’unica occasione avesse fatto uno strappo alla regola e avesse dato la mano agli uomini, oggi l’UE si ritroverebbe con un’estremista islamica in più dotata di passaporto comunitario. Con tutte le conseguenze del caso.

Dalle nostre parti…

Inutile dire che se la vicenda si fosse verificata alle nostre latitudini, qualcuno – i soliti noti – si sarebbe immediatamente erto a difesa dell’aspirante cittadina elvetica. Perché si sa che da certe $inistre parti, ogni straniero ha diritto alla naturalizzazione, e “il solo fatto che presenti richiesta dimostra che è sufficientemente integrato”(la bestialità testé riportata non è frutto di fantasia: è stata pronunciata negli anni scorsi davanti al Gran Consiglio ticinese da un deputato P$).

Del resto, in una scuola della Svizzera interna, la direttrice gauche-caviar ha tollerato che degli alunni musulmani non dessero la mano all’insegnante, in quanto donna.

Che bella prospettiva!

I politikamente korretti e moralisti a senso unico, a suon di denigrazioni personali e di accuse di “razzismo e fascismo” a chi osa pensarla diversamente da loro, vogliono creare una società con regole differenziate. Ovvero: si fanno delle eccezioni alle nostre leggi per gli immigrati in arrivo “da altre culture”. Guai ad imporre ai migranti (spesso e volentieri migranti economici) di adeguarsi! Ognuno deve potersi fare i propri comodi in casa nostra. E arriverà il giorno in cui le regole altrui avranno il sopravvento sulle nostre.

In Belgio è stato creato il partito islamico, con il preciso obiettivo di introdurre la sharia nel paese. Anche da noi prima o poi vedranno la luce formazioni analoghe. Le quali, grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia multikulti, potranno fin da subito contare su un importante zoccolo duro di elettori neo-svizzeri non integrati. L’immigrazione scriteriata e la natalità faranno il resto.

Ecco il bel futuro che ci stanno preparando i politikamente koretti. E intanto le femministe $inistrate si indignano per il divieto di burqa, e sdoganano perfino l’oppressione della donna in nome del sacro dogma del multikulti e del “devono entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Rottamazione del 9 febbraio: ci prendono pure per il lato B!

Anche il governo ticinese si accorge che il compromesso-ciofeca è un bidone

 

E la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe fare lo stesso con “Prima i nostri”

Come volevasi dimostrare, il compromesso-ciofeca per non applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio, e quindi per non applicare i contingenti e la preferenza indigena, si dimostra il bidone che è. Un articolo della Costituzione federale (il famoso 121 a) dai contenuti chiarissimi è stato trasformato, in nome dell’integralismo calabraghista nei confronti dei balivi UE, in un obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti: che con quanto sta scritto a chiare lettere nella Carta fondamentale dello Stato c’entra come i cavoli a merenda.  Oltretutto l’obbligo d’annuncio è vincolato a condizioni impostate per far sì che non si realizzino. Un po’ come i requisiti fissati dal Consiglio federale per mandare l’esercito ai confini a fermare l’invasione di finti rifugiati. Da notare poi che l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non comporta alcun ulteriore diritto per i disoccupati.

La presa per i fondelli

L’obbligo di annuncio scatta quando per un determinato settore professionale il tasso di disoccupazione supera il 5%. Questa è l’ennesima sconcia presa per i fondelli, e se ne è accorto anche il Consiglio di Stato ticinese che infatti in una recente presa di posizione rileva: “Se le diverse professioni vengono suddivise in maniera troppo dettagliata, difficilmente ci sarà un tasso (di disoccupazione, ndr) sufficientemente alto da poter introdurre il vincolo”. Beh, era proprio quello che volevano gli ideatori del compromesso-ciofeca…

Non solo: come noto i tassi di disoccupazione – che farebbero scattare l’obbligo d’annuncio – sono taroccati dai soldatini della SECO, l’organo di propaganda che ci costa 100 milioni di Fr all’anno per venirci a dire che sul mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone non c’è alcun problema: sono tutte balle populiste e razziste (o, per dirla con il buon Rico Maggi, sono “solo percezioni”).

Come i cavoli a merenda

Capita l’antifona? Non solo la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono stati proditoriamente trasformati dalla partitocrazia “iscariota” PLR-PPD-P$$ in un obbligo d’annuncio che c’entra come i cavoli a merenda con quanto votato dal popolo; ma ci si  è pure impegnati per trovare dei trucchetti per  far sì che tale obbligo non scatti proprio! Chiaro che, dopo aver appreso dello scempio fatto sulla volontà popolare dai camerieri dell’UE, il presidente della Commissione europea Jean-Claude “Grappino” Juncker fosse in brodo di giuggiole.

Paghiamo pure il conto

Si ricorda inoltre che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri; mentre i disoccupati ticinesi di lunga durata, quelli che sono ormai finiti in assistenza, spesso non sono più iscritti. Sicché la misura decisa dalla partitocrazia triciclata (nel senso del triciclo PLR-PPD-P$$) finirà col favorire i frontalieri.

E poiché le prese per il lato B non finiscono mai, la stessa SECO ha quantificato il maggior onere degli URC per far fronte all’ipotetico obbligo d’annuncio (che con tutta probabilità non scatterà mai) in 270 posti di lavoro in più che naturalmente pagheranno i Cantoni: quindi i contribuenti cantonali, compresi i ticinesotti. Traduzione: dopo aver infinocchiato i cittadini su tutta la linea, gli presentano pure il conto. Ci manca solo di occupare i nuovi posti di lavoro agli URC con stranieri, poi il quadro è completo…

E i sindacati?

E’ assolutamente incomprensibile che i sindacati non protestino contro questa squallida farsa. Trattandosi, teoricamente, di esperti del mercato del lavoro, avrebbero dovuto essere i primi ad opporsi alla monumentale boiata scodellata dai politicanti bernesi. Invece, nisba! Ulteriore dimostrazione che a) i sindacati sono colonizzati da spalancatori di frontiere e b) che ai sindacati l’invasione da sud va benissimo, poiché anche i frontalieri si sindacalizzano e pagano le loro brave quote. E, come già noto ai tempi dell’antica Roma, “pecunia non olet”. I salari “manageriali” dei dirigenti sindacali in Audi A6 qualcuno li deve pur finanziare…

A quando un sindacato che faccia gli interessi dei lavoratori ticinesi?

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le misure per ridurre il numero di frontalieri

Incredibile! Gli spalancatori di frontiere scoprono l’ inquinamento d’importazione

 

Preferenza indigena uguale meno frontalieri uguale meno auto occupate da una sola persona sulle nostre strade e quindi meno inquinamento: più facile di così…

E  poi, ecotassa per targhe azzurre; e se oltreconfine i politicanti in fregola di visibilità strillano alla “discriminazione”, chissenefrega.

Di certo, comunque, non si introdurranno trasporti pubblici gratuiti (ossia, pagati dal solito sfigato contribuente ticinese) per i frontalieri.

“Lo smog non si ferma in dogana”. A dirlo è forse un becero leghista, populista e razzista? No: le parole sono del compagno prof dr Franco Cavalli, già capogruppo P$$ alle Camere federali. Cavalli si è espresso commentando uno studio comasco, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, che ha messo in evidenza una possibile correlazione tra aria inquinata ed infarti e ictus.

Il compagno prof dr  ha pure riconosciuto (ci sarebbe mancato altro…) che il “traffico transfrontaliero fa parte del problema” e quindi “occorre prendere delle misure coraggiose”. E porta anche un esempio di misura: offrire sempre i trasporti pubblici gratuiti ai frontalieri che rinunciano ad usare l’auto (sic!).

Fenomeno non marginale

Fa piacere che anche a $inistra finalmente ci si renda conto che la devastante libera circolazione delle persone, fortemente voluta e difesa dai kompagni, ha effetti altamente nocivi anche sulla qualità dell’aria. Non ci voleva un premio Nobel per accorgersene. Ma visto che il motto degli spalancatori di frontiere è “negare anche l’evidenza pur di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti chiusi e gretti”, l’ammissione è già un passo avanti.

Ecco quindi che il bilancio della libera circolazione si appesantisce: non solo mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud; non solo criminalità d’importazione; non solo esplosione della spesa sociale; non solo collasso delle infrastrutture, in primis viarie (ed in Ticino lo vediamo quotidianamente, con strade ed autostrade perennemente infesciate di targhe azzurre; mentre gli automobilisti locali vengono messi in croce a suon di PVP); ma anche inquinamento dell’aria.

E il fenomeno non è certo marginale: del resto, con 65mila frontalieri che (quasi tutti) entrano in Ticino uno per macchina, l’impatto ambientale non può che essere assai pesante. O forse qualche spalancatore di frontiere ci vuole venire a raccontare che dal tubo di scappamento delle automobili dei frontalieri esce vapore acqueo? O che sono tutti veicoli elettrici? O che funzionano a pedali?

Interventi mirati

Visto che finalmente anche a $inistra c’è chi comincia a rendersi conto che il frontalierato fuori controllo è deleterio anche dal punto di vista ambientale, allora i kompagni concorderanno sulla necessità di intervenire. Quindi: applicare la preferenza indigena votata dal 60% dei ticinesi, senza se né ma, così da diminuire il numero di frontalieri, e dunque anche quello delle loro automobili.

Poi, introdurre un’ecotassa per i frontalieri, di modo da “incoraggiarli” ad usare mezzi di trasporto pubblici o a condividere l’auto. E se i politicanti d’oltreramina in  perenne fregola di visibilità starnazzano alla “discriminazione” (vedi la “shitstorm” ( = tempesta di cacca) scatenata contro la Svizzera per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte), chissenefrega. Se la Lara Comi di turno va a frignare a Bruxelles tramite atto parlamentare scritto dalla mamma, chissenefrega. Visto che il problema ambientale del Ticino è in gran parte imputabile al frontalierato, ci vogliono misure mirate sul frontalierato. E non certo provvedimenti che colpiscano solo (o prevalentemente) l’automobilista ticinese: perché è questo che in realtà bramano i ro$$overdi.

Trasporti gratuiti?

Quanto ai trasporti pubblici gratuiti per i frontalieri ipotizzati dal compagno prof dr Cavalli: è chiaro che non se ne parla nemmeno.

“Gratuito” significa infatti “pagato dal (solito sfigato) contribuente ticinese”. Sicché, ci mancherebbe che chi soppianta i residenti sul mercato del lavoro venisse pure premiato con le trasferte gratis, mentre i ticinesotti si pagano sia le loro che quelle dei frontalieri. Rispettivamente, ci mancherebbe che chi assume frontalieri a scapito dei residenti – magari trattasi di datore di lavoro italico che sfrutta il territorio ed assume solo suoi connazionali per pagarli meno – si vedesse recapitare i dipendenti stranieri sul posto di lavoro, con il conto dell’operazione a carico del (solito sfigato) contribuente.

Lorenzo Quadri

 

 

Slinguazzata alla francese! Servilismo anche con Macron

“Naturalmente” la Doris non poteva fare a meno di magnificare la libera circolazione

 

E ti pareva se l’incontro della presidente di turno della Confederella, l’uregiatta Doris Leuthard (quella che appoggia gli smantellamenti di uffici postali) con il presidente francese Macron, non si traduceva nell’ennesima genuflessione elvetica al padrone straniero e all’UE. “Se la Francia sta bene, anche la Svizzera sta bene”, ha declamato la Doris. Come dire: dipendiamo in tutto e per tutto da voi!

Brava, proprio un bell’esordio! Evidentemente a Berna non si sono ancora accorti che i paesi a noi confinanti, e l’UE in generale, non sono amiconi con cui andare a fare partite a bocce, bensì avversari.  I quali (diversamente dalla Svizzera) perseguono i propri interessi. E all’occorrenza non esitano ad approfittarsi degli svizzerotti.

Buona collaborazione?

In effetti il presidente francese Macron ha sottolineato come esempio di “buona collaborazione” i “progressi compiuti in materia di scambio di informazioni fiscali”. Una clamorosa presa per i fondelli. Altro che “collaborazione”. I paesi  a noi confinanti hanno lanciato, per i propri interessi di bottega, un vero assalto alla diligenza della piazza finanziaria svizzera. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, messa in Consiglio federale dal P$$ e dal PPD,  ha calato le braghe. Capitolazione immediata e, va da sé, senza condizioni. Questa il buon Macron ha  il coraggio di chiamarla “collaborazione”? E alla Doris va bene così?

Ricordiamo che il risultato dell’operazione è stato il seguente: perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro in tutta la Svizzera. Ticino in prima linea.  I paesi a noi confinanti se la ridono a bocca larga. Naturalmente sulla piazza finanziaria ticinese si licenzia a go-go nella totale indifferenza dei $indakati rossi. Ciò che stride con la cagnara autopromozionale accompagnata da baracconata in stile italico messa in atto per i 34 posti della navigazione a Locarno quando il salvataggio degli impieghi era già cosa fatta.

Esempio che non segue nessuno

Slinguazzata alla francese anche materia di caos asilo, con Marcon che “accoglie favorevolmente il ruolo della Svizzera nelle recenti crisi migratorie internazionali”. Eh già: la Svizzera aderisce,  senza avere alcun obbligo in questo senso, ai piani di ricollocamento di finti rifugiati dell’UE. La Confederazione si prende in casa migranti economici che spetterebbero al Belpaese. Macron “applaude”. Però si guarda bene dal seguire l’esempio. Infatti, alle richieste dell’Italia di sostenerla nella gestione del caos asilo, la Francia ha sempre risposto con un cippelimerli. Immigrati vostri? Ve li smazzate voi! Per i passatori (compresi quelli che invocano motivi sedicenti umanitari) la Giustizia francese propone pene severe: svariati mesi di detenzione. Altro che aliquote sospese condizionalmente, come i nostri buonisti-coglionisti. Quando poi la vicina Repubblica ha chiesto per favore ai vicini “gallici” di far attraccare qualche barcone nel porto di Marsiglia, perché in Sicilia non ce la fanno più a gestirli, in risposta è giunto un immediato e perentorio Njet, con tanto di pernacchie.

Gli unici a correre in soccorso del Belpaese (grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga) sono gli svizzerotti. “Dobbiamo dare l’esempio”, moraleggia la Simonetta. Peccato che si tratti di un esempio assolutamente inutile. Nell’UE infatti nessuno si sogna di seguirlo, sull’onda del noto slogan: “non siamo mica scemi”.  Intanto, come abbiamo sentito la scorsa settimana dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Alfano (da non confondere con Albano) l’Italia esprime la propria gratitudine al nostro paese per gli aiuti ricevuti nella gestione dei finti rifugiati. Questi untuosi salamelecchi non impediscono però ai politicanti d’oltreconfine di fregarci davanti e di dietro non appena se ne presenta l’occasione. E anche di scatenarci addosso delle vere e proprie shitstorm ( = tempeste di cacca) quando fa comodo per motivi elettorali e di visibilità. Ricordiamo che il Ministero degli Esteri italiano diretto proprio dal buon Alfano che adulava Burkhaltèèèr è lo stesso che ha convocato d’urgenza l’ambasciatore svizzero per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte.

“Forte pilastro”?

La retorica della Doris all’incontro con Macron ha però raggiunto il clou con la seguente affermazione: “La libera circolazione delle persone  resta un forte pilastro della Svizzera”. Immonda fregnaccia che si iscrive nell’operazione di continuo lavaggio del cervello ai cittadini pro-frontiere spalancate.

Altro che “pilastro della Svizzera”. La libera circolazione sta distruggendo la Svizzera. Come sappiamo, è in gestazione  l’iniziativa popolare per rescinderla. Questa prospettiva evidentemente sta facendo diventar fredda la camicia alle élite spalancatrici di frontiere, malgrado le alte temperature. Sicché la Doris se ne esce con il solito mantra: “libera circolazione pilastro della Svizzera! Invadeteci pure!”. Vedremo ancora per quanto, cara Doris…

Lorenzo Quadri

 

Ma la $inistra pretende le naturalizzazioni di massa!

Gli esperti confermano: molti stranieri nati in Svizzera non sono affatto integrati

 

Come se l’immigrazione incontrollata ed il fallimentare multikulti non avessero già fatto abbastanza disastri, la gauche-caviar vorrebbe introdurre pure lo “ius soli”. Ma col piffero!

 

Si può vivere in Svizzera, anche da molto tempo, senza essere minimamente integrati. Gli esempi a questo proposito si sprecano. Il padre 48enne di origine turca, residente a Basilea città, condannato per aver costretto entrambe le figlie a matrimoni forzati,  abitava nel nostro Paese da trent’anni.  I due studenti che non davano la mano alla docente perché donna, erano addirittura in predicato di diventare cittadini elvetici.

Grazie al fallimentare multikulti, è senz’altro possibile per un immigrato proveniente da “altre culture” risiedere in Svizzera per anni ed anni ma continuare a vivere secondo le regole e la mentalità del suo paese d’origine. Per questi migranti che rifiutano di integrarsi, la Svizzera è solo una mucca da mungere. Nei suoi confronti non sentono alcun legame. Sono da noi solo perché gli conviene. Magari nei confronti del nostro paese e dei suoi abitanti nutrono disprezzo ed avversione.

Altro che “razzisti”!

Alla faccia delle fregnacce dei moralisti a senso unico che istericamente strillano alla Svizzera “chiusa e xenofoba” contrapponendola ai paesi scandinavi “aperti e progressisti”, solo pochi giorni fa è stata pubblicata la classifica dei migliori Stati al mondo dove immigrare. Ne emerge, ma tu guarda i casi della vita, che la Svezia è sì al primo posto, seguita dal Canada. Ma poi arrivano, in quest’ordine, Svizzera, Australia e Germania. Ennesima conferma che gli spalancatori di frontiere che cercano di ricattarci e di criminalizzarci  blaterando accuse di chiusura e xenofobia, possono venire tranquillamente mandati a Baggio a suonare l’organo.

Un paese attrattivo per gli immigrati lo è anche per quelli che non si sognano di integrarsi. E la mancata integrazione causata dal fallimentare multikulti comincia ora a presentarci il conto. In Europa i jihadisti sono spesso e volentieri giovani di cosiddetta terza generazione. Ossia, proprio quelle persone che in Svizzera da qualche tempo beneficiano della naturalizzazione quasi automatica. Per questa fantastica novità possiamo ringraziare, naturalmente, la $inistra. Ma anche i pavidi partiti del cosiddetto centro che, terrorizzati dall’etichetta di razzisti e xenofobi, si fanno ricattare dagli spalancatori di frontiere, e li seguono.

Jihadisti nati in Svizzera

Di recente Paul Roullier, esperto elvetico di terrorismo a Ginevra, ha sottolineato come in Svizzera i miliziani dell’Isis sono in buona parte  persone nate nel nostro paese o che comunque ci vivono da tanti anni. In Svizzera, ha dichiarato l’esperto, si sta creando un vivaio jihadista “endogeno”. A conferma dunque che l’essere nato qui è tutt’altro che garanzia di integrazione. Quest’ultima deve infatti essere verificata caso per caso.

E cosa fanno i kompagni spalancatori di frontiere davanti questa realtà? Semplicemente, non la considerano. Sicché, non ancora contenti del regime di immigrazione incontrollata, non ancora contenti di aver reso pressoché automatica la naturalizzazione degli stranieri di cosiddetta terza generazione, adesso vorrebbero addirittura lo “ius soli”. Ossia vorrebbero che lo straniero che nasce nel nostro Paese diventasse automaticamente svizzero. Quindi svariati seguaci dell’Isis, in conseguenza di cotanta geniale pensata, acquisirebbero il passaporto rosso. Lo stesso varrebbe, senza andare a prendere esempi così estremi, per tanti immigrati non integrati.

Ecco quindi che ancora una volta la $inistra al caviale dimostra di voler ridurre il passaporto svizzero ad un pezzo di carta privo di qualsiasi valore. Un documento da regalare a chiunque senza porre alcuna condizione.  Chi lo ottiene non se lo deve meritare. Lo riceve senza far nulla.

Stop doppi passaporti

Gli islamisti che beneficerebbero di simili “naturalizzazioni di massa” chiaramente prima o poi tenteranno – con la complicità dei multikulti – di imporre in casa nostra loro regole, riprese al Corano. Il che equivarrebbe a fare tabula rasa di secoli di battaglie per la libertà e per i diritti civili.  Quindi, “ius soli” un piffero. La verifica dell’integrazione prima della concessione del passaporto rosso deve al contrario diventare ancora più approfondita. Perché adesso, per paura delle campagne d’odio della $inistra spalancatrice di frontiere, troppo spesso si naturalizza con leggerezza; “per non avere storie”.

Proprio in ragione della presenza di numerosi stranieri non integrati le naturalizzazioni devono diventare più selettive.

Ed è anche tempo che gli aspiranti cittadini svizzeri siano chiamati a scegliere: o il passaporto rossocrociato o quello del paese d’origine. Ma tutte due – per poter estrarre il documento più conveniente a seconda della circostanza – no. Chi invece davvero non se la sente di abbandonare il passaporto originario, evidentemente non è pronto per diventare svizzero.

Lorenzo Quadri

Gli “haters” si combattono a 360 gradi, sennò è ipocrisia

Segnalazione al ministero pubblico di commenti sul decesso di una giovane eritrea

Che i “social” siano diventati degli sfogatoi dove c’è chi si lascia andare senza remore ai più bassi istinti è innegabile. Questo non vale solo per il solito facebook. Vale anche per certi blog che i portali accodano alle notizie immaginando di incrementare le visualizzazioni (più click uguale maggiore spendibilità sul mercato pubblicitario).

Di recente è partita la segnalazione al ministero pubblico, sottoscritta pare da quaranta persone, per alcuni commenti improponibili pubblicati su facebook a seguito della notizia della tragica morte di una giovane mamma eritrea “caduta” dal balcone a Bellinzona.

Intenti poco lineari

Se gli scritti hanno rilevanza penale è giusto che intervenga il ministero pubblico: è il suo lavoro.

Assai meno lineari appaiono tuttavia gli intenti dei denuncianti, così come indicati nelle loro dichiarazioni. Ed ai quali, ma guarda un po’, la R$I ha dato ampio spazio già domenica scorsa. Un’amplificazione che puzza di bruciato.

Infatti tutto ruota non già attorno agli “haters” – i quali non hanno colore politico, o meglio sono equamente distribuiti in tutte le aree politiche – bensì al solito trito ritornello “xeonfobia discriminazione razzismo”. Come dire: ogni sbroccata è lecita; noi (denuncianti e dintorni) ci indigniamo solo quando ciò è funzionale al lancio di accuse di razzismo. Ed infatti i cosiddetti antirazzisti sono poi i primi a riversare insulti ed odio su chi osa pensarla diversamente da loro a proposito di immigrazione. Ma, per qualche strano motivo, le campagne d’odio della $inistra non turbano alcun benpensante.

Si tenta l’autocensura

Inoltre e soprattutto: “Avevamo il desiderio di dare un messaggio forte non solo agli autori dei commenti, ma anche ai politici che devono abbassare i toni, altrimenti tutti si sentono legittimati a dire qualsiasi cosa”. Così argomentano gli anonimi (sic!) denuncianti. Questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Ma ben chiarisce sia la provenienza della denuncia – ambienti spalancatori di frontiere multikulti – che  la sua finalità: criminalizzare non solo le esternazioni che costituiscono effettivamente reato, e che quindi vanno giustamente sanzionate, ma anche quelle affermazioni legittime (dei politici) che non piacciono alla gauche caviar. Il trucchetto è sempre il solito: si punta sul ricatto morale per imporre l’autocensura delle posizioni  contrarie alle frontiere spalancate e al multikulti. Perché certe cose scomode non si possono dire. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Vige il regime del pensiero unico!

Chi dovrebbe “abbassare i toni”?

E’ infatti evidente che i politici che, secondo i promotori della segnalazione al Ministero pubblico, dovrebbero “abbassare i toni”, non sono mica quelli che strillano al “devono entrare tutti”, che insultano e denigrano chi ha posizioni diverse,  che manifestano contro le Guardie di confine. Nossignori. Del resto, contro gli “haters” di $inistra, i moralisti a senso unico di denuncie non si sognano di presentarne.

A dover abbassare i toni è sempre una parte sola. La solita. L’odiata “destra”.   

Tramite segnalazioni alla magistratura si vorrebbe indurre al silenzio chi (ad esempio) sottolinea che il tasso di delinquenza tra gli asilanti è un multiplo di quello dei residenti; chi rileva che i giovanotti con lo smartphone che premono ai nostri confini non sono affatto profughi bisognosi di protezione secondo la legge sull’asilo, bensì immigrati clandestini e magari pure aderenti all’islam radicale; chi fa notare che oltre l’80% degli asilanti ammessi in Svizzera è a carico dell’assistenza; chi osserva che essi ricevono, dallo Stato sociale elvetico, più di tanti anziani con la sola AVS . Eccetera eccetera.

Chi ha voluto e tollerato situazioni di questo tipo, perché “devono entrare tutti”, porta anche la responsabilità per le reazioni di rifiuto che esse provocano nella popolazione.

Responsabilità indivuale

Inoltre, anche se a $inistra ci sono un po’ di difficoltà nell’assimilare certi concetti, nel nostro paese esiste ancora la responsabilità individuale. Questo vuol dire che ciascuno – e non degli indefiniti “politici” – porta personalmente la responsabilità per i commenti che pubblica in rete.

La libertà d’espressione, cari signori e signore denuncianti, vale per tutte le posizioni. Non solo per le vostre o per quelle che piacciono a voi. E vale nei limiti posti dalla legge. Non in quelli che i moralisti a senso unico vorrebbero inventarsi a proprio vantaggio. Prendetene finalmente atto.

RSI fuori posto

Del tutto fuori posto, poi, l’intervista anonima del radiogiornale RSI ad una promotrice della denuncia. L’anonimato è stato  giustificato con motivi di sicurezza personale; neanche si trattasse di una pentita della ‘ndrangheta!

Qui qualcuno sta perdendo la bussola. Che la RSI si presti a  simili giochetti, il cui unico obiettivo è veicolare il messaggio, falso, che i ticinesi sarebbero non solo razzisti, ma pure pericolosi nei confronti di chi afferma di combattere il razzismo, è l’ennesima violazione del mandato di servizio pubblico ad opera dell’emittente di regime. Un motivo in più per votare l’iniziativa No Billag.

Care signore e signori denuncianti, combattere gli “haters” e le “affermazioni ignobili” è cosa buona e giusta. Ma va fatto a 360 gradi. Altrimenti è solo ipocrisia.

Lorenzo Quadri

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

“Ticinesotti, dovete mantenere i dimoranti in assistenza!”

Il Tribunale federale insiste: allontanare qualcuno dalla Svizzera? Giammai!

 

Proseguono le perle del Tribunale federale all’insegna del “devono rimanere tutti”. La Corte di Losanna la scorsa settimana ha infatti accolto il ricorso di una cittadina tedesca cui il Canton Ticino aveva deciso di revocare il permesso di dimora, ossia il permesso B, in quanto a carico dell’assistenza. La donna è arrivata in Svizzera nel novembre del 2011 per lavorare in un albergo dei Grigioni, ed in quel Cantone ha ottenuto un permesso di dimora valido per 5 anni. Ma un anno dopo, nel 2012, ha perso il posto ed è entrata in disoccupazione. Nel 2013 si è trasferita in Ticino. Nel luglio del 2014 ha trovato un nuovo impiego, durato pochi mesi. Nel maggio 2015 ne ha trovato un altro, lasciato però già a luglio. Dal marzo del 2014 dipendeva dall’aiuto sociale. Questo quanto riportato dalle note di cronaca.

Due considerazioni

Sulla base della situazione sopra descritta, la Sezione della popolazione aveva deciso di revocare alla donna il permesso di dimora. Decisione sacrosanta. E bastano un paio di semplici considerazioni per accorgersene.

  • Il permesso B per esercizio di attività lucrativa lo ottiene chi si trasferisce in Svizzera per lavorare. Niente attività lucrativa, niente permesso. Altrimenti è immigrazione nello Stato sociale. Ma gli stessi eurobalivi hanno dichiarato che la libera circolazione non serve a fare shopping di prestazioni assistenziali, trasferendosi nello Stato dove si può “mungere” meglio.
  • La signora tedesca in questione è arrivata in Svizzera nel 2011, quindi quasi sei anni fa. In sei anni, ha lavorato in totale un anno e qualche mese. Ossia per una parte decisamente minoritaria del tempo trascorso nel nostro l paese. Ergo, non si può certo dire che sia in Svizzera per esercitare un’attività lucrativa. Ed infatti dal tre anni la donna dipende dall’aiuto pubblico. Ovvio quindi che il permesso va ritirato.

Giuridicamente sostenibile

Da notare che la decisione di revoca del permesso è stata confermata dal Consiglio di Stato e  poi ancora dal Tribunale cantonale amministrativo. Il fatto che il Tram ci abbia messo la firma dimostra che la decisione è sostenibile dal punto di vista giuridico. Poi però arriva il solito Tribunale federale a buttare tutto all’aria. All’insegna del solito motto: gli svizzerotti devono accogliere e mantenere tutti.

La donna tedesca, dice il TF, deve poter restare in quanto “non risulta che si trovi in una situazione di disoccupazione volontaria né che abbia adottato una condotta abusiva”. E allora? Visto che non lavora ma è a carico dello Stato sociale, la donna non ha più alcun titolo per mantenere il suo permesso B.  Sono venuti a mancare i presupposti necessari. Non c’è scritto da nessuna parte che bisogna anche essere delinquenti e/o approfittatori per venire allontanati. Questo ulteriore requisito è una fregnaccia inventata dagli azzeccagarbugli di Losanna per imporre agli svizzerotti di mantenere tutti!

Il TF fa politica

Ecco dunque che i legulei di Mon Repos, quelli che alleggeriscono le pene ai jihadisti e rifiutano di espellerli perché “nel paese d’origine rischiano il carcere”, e quindi ci teniamo in casa i terroristi islamici e magari li manteniamo pure in assistenza, rendono l’ennesimo “servizio” al paese. E’ evidente che ci sono giudici che usano il margine di manovra di cui dispongono per sventare le espulsioni ogni volta che possono: basta che esista un minimo appiglio per farlo. Perché in Svizzera “devono entrare tutti”. Questa è una precisa scelta politica del potere giudiziario. Una scelta contraria alla volontà popolare e alla Costituzione, la quale dice che l’immigrazione va limitata. Applausi a scena aperta!

La beffa

Morale della favola: grazie al TF, i ticinesotti dovranno continuare a mantenere la signora tedesca, che se la ride a bocca larga. Inutile dire che il contribuente le ha già pagato i ricorsi fino al Tribunale federale.

E al danno si aggiunge la beffa: proprio la Germania ha stabilito che gli immigrati, compresi quelli UE, nei primi 5 anni di presenza su territorio tedesco non hanno diritto ad accedere agli aiuti sociali. La Germania, dunque, discrimina e fissa delle priorità. Gli svizzerotti fessi invece mantengono dimoranti in assistenza: tedeschi compresi. Grazie, Tribunale federale!

Lorenzo Quadri

 

Associazioni islamiche pericolose: divieto bocciato per un pelo

La “prodezza”, compiuta dal Consiglio nazionale il 16 marzo, è passata inosservata

 

Il terrorismo islamico in Europa non è un concetto astratto. E’ qualcosa di molto concreto. Lo sanno bene, ad esempio, in Germania. E questo grazie alle sciagurate politiche dell’Anghela Merkel, che ha spalancato le frontiere dell’Europa ai finti rifugiati con lo smartphone, tra i quali si trovano i seguaci dell’Isis. Ma anche il Ticino ha toccato con mano l’estremismo islamico, grazie al mandato diretto del DSS alla famigerata Argo1. Per la quale, come noto, lavorava un presunto reclutatore dello stato islamico. E lavorava come sorvegliante in un centro asilanti. Ohibò, vuoi vedere che il califfato si serve (anche) di questi centri per reclutare miliziani? Ma come, non dovevano essere tutti deliri della Lega populista e razzista?

La Germania proibisce

Si diceva della Germania. La quale però, quando vuole, è assai più rapida di noi in materia di sicurezza interna. Perché si fa meno pippe mentali. Berlino ha infatti vietato su territorio tedesco l’associazione musulmana “La vera religione”. Un divieto che, si immaginerà, non è spuntato come un fungo, ma poggia su solide motivazioni. L’associazione in questione ha infatti reclutato, su territorio tedesco, oltre 140 jihadisti che sono poi partiti per la Guerra santa in Iraq ed in Siria. Ora, “La vera religione” non ha messo radici solo in Germania. Infatti è presente anche in Svizzera, come si è “scoperto” lo scorso dicembre. Da noi, però, mica è vietata. E ti pareva! E perché non lo è? Risposta degli esperti: perché manca la base legale. C’è dunque assai poco da stare allegri. La questione è stata portata a Berna da chi scrive tramite mozione. Il Consiglio federale si è affrettato a rispondere che è vero che attualmente la  base legale necessaria a vietare su territorio elvetico associazioni islamiche pericolose non c’è; però ci sarà presto, essendo contenuta nella nuova legge sui sistemi informativi, la cui entrata in vigore è prevista il primo settembre. Tüt a posct, dunque? Mica tanto. Perché l’inghippo politikamente korretto c’è. Berna non sarebbe Berna se così non fosse! Ed infatti la nuova legge si affretta a precisare che il divieto di associazioni islamiche pericolose dovrà fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Eh certo: non sia mai che gli svizzerotti siano in grado di decidere autonomamente qualcosa in casa propria; non sia mai che siano “sovrani”. Eresia! Populismo! Razzismo! A decidere deve sempre essere un qualche organismo internazionale non eletto da nessuno, che viene a “schiacciare gli ordini” ai camerieri bernesi dell’UE. Anche in materia di sicurezza interna. Penoso!

Sotto tutela!

Ora, si dà il caso che stiamo parlando di terrorismo islamico e di jihadisti. Ovverosia di individui che organizzano attentati. Attentati  che possono costare la vita a decine, se non a centinaia di persone. Stiamo dunque parlando di una questione essenziale di sicurezza interna, mica del raggio di curvatura delle banane. E allora, è mai possibile che gli svizzerotti siano messi così male da non poter vietare per conto proprio, in casa loro, un’associazione potenzialmente pericolosa, senza farsi mettere sotto tutela dall’organismo internazionale di turno? Ci si sciacqua la bocca con la prevenzione, però anche tale concetto viene applicato a senso unico, come la morale.

Per un pelo

Logica conseguenza è che, alla luce delle nuove minacce, la legge che entrerà in vigore nei prossimi mesi è già lacunosa e necessita dunque di un’ “aggiustatina”. Si tratta di correggere il tiro a favore della sicurezza interna.

Tuttavia, attendersi un simile provvedimento dal Consiglio federale significa credere  a Gesù bambino. Quindi l’impulso deve venire dal parlamento. La scorsa settimana c’era l’occasione per farlo. Bastava approvare la mozione citata sopra. Come si sarà capito, ciò non è avvenuto.  A far girare le scatole, è che non è avvenuto per un pelo. Infatti la mozione è stata respinta dalla Camera bassa con 89 voti favorevoli, 92 contrari ed un paio di astensioni. Se un paio di deputati – ad esempio dell’ex partitone!  – avessero votato diversamente, il gioco sarebbe stato fatto. Uella, per il PLR sradicare l’estremismo islamico in Svizzera non è una priorità? E’ più importante tirarsi giù la pelle di dosso nel tentativo di affossare i 70 franchetti al mese in più per i nostri (futuri) anziani?

L’aspetto positivo è tuttavia che uno scarto così esiguo può essere – forse – recuperato. Basta non mollare l’osso e tornare alla carica. Intanto però il tempo passa e si rimane fermi al palo. Grazie, politikamente korretti!

Lorenzo Quadri

Far entrare e mantenere tutti? Sommaruga: “un valore”

I giovani socialisti vogliono abbattere le frontiere e la loro Consigliera federale…

 

Ma guarda un po’: alla loro ultima assemblea annuale i fenomeni di gioventù socialista hanno dichiarato, prevedibilmente, di voler abbattere le frontiere. Perché in Svizzera “devono entrare tutti”. Poi chi paga il conto, anche finanziario, di una simile politica deleteria, non è certo un problema di gioventù socialista, i cui esponenti hanno spesso e volentieri i piedi al caldo grazie a papà.

Non ancora contenti, i kompagnuzzi vorrebbero anche stuprare il diritto d’asilo. Lo scopo del diritto d’asilo  è protezione; loro vogliono trasformarlo in un diritto all’immigrazione incontrollata. Vogliono istituzionalizzare e sdoganare la figura dei migranti economici. Non la persecuzione, non la guerra, ma la povertà deve essere criterio per richiedere (ed ottenere) l’asilo, secondo la gioventù comunista. Ma bravi, complimenti: sicché secondo costoro gli svizzerotti dovrebbero portarsi in casa e mantenere mezza Africa.

Se questi signori costituiscono il futuro del P$ (Partito degli Stranieri), la cabina telefonica come sala per le riunioni plenarie non è più nemmeno un’ipotesi, bensì una certezza. Si suggerisce di sceglierne una nei pressi di un centro d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone, visto che è unicamente nell’ interesse di questi ultimi, e contro quello dei cittadini svizzeri, che “il futuro del P$” fa politica. Il fatto che si tratti di “giovani” socialisti non può bastare a giustificare ogni corbelleria.

“Discussione ricca di valori”

Ora, la posizione dei giovani socialisti, che vogliono semplicemente rottamare la Svizzera, non è neanche troppo sorprendente. A dire il vero, neppure ci interessa più di tanto. Speriamo semmai che serva ad aprire gli occhi a chi magari, per qualche strano motivo, accarezzava l’intenzione di votare P$.

A fare specie è invece che all’assemblea dei giovani $ocialisti c’era anche la Consigliera federale kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. La quale è la responsabile per il dossier asilo. E la buona Simonetta mica ha preso le distanze dalle balordaggini dette dai giovani P$$. Anzi: secondo il suo illuminato parere, almeno così riportano le notizie d’agenzia, per la Consigliera federale “l’analisi fatta dai giovani del suo partito è una discussione ricca di valori”. Uella!

Capito il messaggio, svizzerotti chiusi e gretti? “Far entrare tutti”, per chi in Consiglio federale gestisce il dossier asilo, è “un valore”. E poi la kompagna Sommaruga, in occasione del referendum contro la nuova legge sull’asilo da lei fortemente voluta, e per la quale si sono mobilitati proprio gli spalancatori di frontiere, ha avuto il coraggio di spacciarla come una legge “restrittiva”. Ed infatti è così restrittiva che servirà alla Confederella a riempiere il Ticino (che ha la sfiga di confinare con l’Italia) di centri d’accoglienza per migranti economici, senza che nessuno possa mettersi efficacemente per traverso. Infatti  a decidere sulle opposizioni sarà  sempre il Dipartimento Sommaruga.

Mantenere invece di rimpatriare

Prendiamo quindi atto che la ministra del partito del “devono entrare tutti” vuole effettivamente “far entrare tutti”. E non solo fare entrare, ma vuole anche tenerli in Svizzera. Ha infatti dichiarato la kompagna Simonetta: “Una della priorità per l’anno in corso è quella di vigilare sull’integrazione dei profughi i quali devono trovare un lavoro, in quanto è proprio grazie al lavoro che si conferisce una stabilità, un senso all’esistenza, un’identità alla persona”.

Uella Sommaruga, ma cosa racconti? Proprio tu, fautrice della fallimentare libera circolazione delle persone che ha devastato il mercato del lavoro ticinese, di cui ti ostini oltretutto a pretendere l’applicazione pedissequa martellando il Cantone, ci vieni a dire che la priorità è creare posti di lavoro per i finti rifugiati? Ma non ci siamo proprio!

La vera priorità

Le possibilità di lavorare le devono avere i residenti. Questo significa che gli asilanti devono andare tutti in assistenza? No di certo: gli asilanti devono tornare al loro paese. Questa è la priorità in materia di asilo. Il rimpatrio. Non l’ “integrazione”. Che è solo un modo politikamente korrettissimo per sdoganare il “devono restare tutti”!

Le ammissioni provvisorie devono tornare ad essere tali. Ciò significa che i profughi, quelli che scappano effettivamente da una guerra, devono ritornare al loro paese una volta che la situazione si è pacificata. Oggi invece – come riconosceva anche il kompagno Rudolf Strahm, già presidente del P$$ – rimangono tutti in Svizzera. Naturalmente oltre l’80% di essi è in assistenza. Ma questo non vuol dire che bisogna trovargli dei posti di lavoro (che non ci sono neanche per i nostri giovani). Vuol dire che bisogna rimpatriarli.

I ticinesi contano meno dei rifugiati

I migranti economici, per contro, in Svizzera non ci devono proprio entrare, poiché sono immigrati clandestini e non rifugiati. Invece la kompagna Sommaruga vuole fare entrare e far rimanere tutti. E naturalmente si preoccupa di trovare loro un lavoro. Invece i ticinesotti possono tranquillamente continuare a venire soppiantati da frontalieri in casa propria “grazie” alla libera circolazione. E se non gli sta bene, come ebbe anche a dire il Beltradirettore del DSS, che emigrino. Perché “bisogna aprirsi”, che diamine! E perché la devastante libera circolazione delle persone è un dogma sacro che non si può assolutamente mettere in discussione.

Morale della favola: per la ministra del “devono entrare tutti”, e per il suo partito, i ticinesi contano meno dei finti rifugiati con lo smartphone. Prendere nota e ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

Come da copione, gli svizzerotti sono stati infinocchiati

Delinquenti stranieri: il TF si inventa fregnacce per non espellere nessuno!

Ma come, il Consiglio federale e la partitocrazia non ci avevano promesso che con la nuova legge il numero delle espulsioni di delinquenti stranieri sarebbe aumentato di 8 volte? Invece…

Ma guarda un po’, il Tribunale federale ci delizia con un’altra sentenza-scandalo in materia di espulsione, o piuttosto di non-espulsione, di delinquenti stranieri. Protagonista un pluripregiudicato serbo di 29 anni residente in quel di Basilea campagna. Al bravo giovane “non patrizio” sono state inflitte sull’arco di pochi anni diverse condanne, di cui l’ultima, nel 2014, di quattro anni e mezzo per reati in materia di stupefacenti, lesioni personali gravi, sequestro e rapimento. Apperò! Non è proprio un ladro di ciliegie al mercato, questo signore. Sposato ad una donna con la doppia cittadinanza svizzera e bosniaca, il serbo ha avuto un figlio l’anno scorso.

Ma come, i giovani stranieri che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista?

Ce li teniamo tutti!

Eppure, in barba all’allucinante sequela di reati commessi, che ne rendono evidente la pericolosità pubblica, il serbo 29enne non verrà espulso. Malgrado la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) – posta sotto il Dipartimento della kompagna Sommaruga! Quindi poco sospetta di razzismo e fascismo – ne chieda l’allontanamento dalla Svizzera. L’ennesimo delinquente straniero ce lo terremo (o meglio, i basilesi se lo terranno) in casa grazie al Tribunale federale. L’ “alta” Corte, a maggioranza – risicata (3 a 2) ma pur sempre a maggioranza – ha risposto picche alle richieste della SEM. Niente espulsione, dunque. Perché? Ma perché il delinquente serbo sarebbe “cambiato”, “redento”, “fulminato sulla via di Damasco” (altro che su quella per Belgrado). E anche  perché – udite udite – espellerlo significherebbe separarlo dalla famiglia.

Ecco dunque l’ennesima infornata di fregnacce per tenere in Svizzera tutti i delinquenti stranieri e non mandarne via nemmeno uno!

Soldatini di quali partiti?

Alle improvvise redenzioni ci crediamo assai poco. E quanto alla separazione dalla famiglia, è chiaramente un pretesto, visto che moglie e figlio (di un anno) possono benissimo seguire l’uomo in Serbia, tanto più che la moglie ha pure la cittadinanza bosniaca, quindi non veniteci a raccontare storielle su presunte “radici” nel nostro paese; naturalmente radici di comodo. Non c’è scritto da nessuna parte che le famiglie straniere devono essere riunite tutte in Svizzera. Inoltre, magari il bravo giovane “non patrizio” alla famiglia doveva pensarci prima di mettersi a delinquere. E com’è che il matrimonio con una donna con anche il passaporto rosso e  il figlio sono arrivati quando la procedura d’espulsione era per lo meno prevedibile, se non già in corso? Non sarà che…?

Ma i tre giudici federali che hanno deciso contro l’espulsione, sono soldatini di quali partiti? Sarebbe interessante saperlo, tanto per curiosità.

Le promesse di febbraio

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo di qualche mese e torniamo al febbraio scorso. Il 25 febbraio il popolo svizzero venne chiamato alle urne per votare sull’iniziativa d’attuazione, quella che chiedeva di finalmente “attuare” quanto votato dal popolo già nel novembre 2010, ma rimasto lettera morta: ossia l’espulsione certa e sistematica dei delinquenti stranieri.

Anche a proposito di espulsione di delinquenti stranieri, la legge votata dalla maggioranza del parlamento annacqua alla grande la volontà dei cittadini (non siamo ancora ai livelli del compromesso-ciofeca sul 9 febbraio ma comunque…). Infatti fornisce al giudice una pletora di scappatoie per non espellere. E quindi per permettere a criminali stranieri di rimanere in Svizzera in nome del buonismo-coglionismo e del devono entrare (ed, ovviamente, restare) tutti. L’iniziativa d’attuazione chiedeva invece che, per una ben precisa lista di reati gravi, l’espulsione dello straniero resosene colpevole fosse obbligatoria, senza trucco né inganno. Ma l’iniziativa, come sappiamo, venne respinta in votazione popolare a seguito di una campagna denigratoria senza precedenti messa in campo dall’élite spalancatrice di frontiere (altro che dalla “società civile”, come blaterava qualcuno).

Sempre più paese del Bengodi

Il Consiglio federale e la partitocrazia, per affossare l’iniziativa d’attuazione, promisero durante la campagna di votazione che, con la nuova legge sugli stranieri approvata dalla maggioranza del parlamento, le espulsioni di delinquenti stranieri sarebbero passate dalle attuali 500 a 4000 all’anno. La sciagurata decisione del Tribunale federale sul caso del criminale serbo ben dimostra che si trattava, come sempre, di balle di fra’ Luca per infinocchiare gli svizzerotti. Altro che moltiplicazione per 8 del numero delle espulsioni. I delinquenti stranieri ce li terremo tutti, proprio come ora. Jihadisti compresi, visto che vengono condannati a pene-barzelletta.

Ce li terremo tutti perché, come hanno fatto nel caso del serbo – che fa giurisprudenza – anche in tutte le altre vicende analoghe i giudici buonisti produrranno i pretesti più inverosimili per “non espellere”.

Avanti così, Svizzera sempre più paese del Bengodi per tutta la foffa d’importazione. Poi ci si chiede come mai la credibilità delle istituzioni è in caduta libera…

Lorenzo Quadri

 

Consiglio nazionale: PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, stuprano la Costituzione. Berna, ore 22.16: il tradimento del popolo è consumato

Tutto come da copione: il compromesso sul “maledetto voto” del 9 febbraio partorito (abortito) dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale era una ciofeca prima del dibattito in plenum ed è rimasto una ciofeca anche dopo il dibattito. In effetti, non è cambiato praticamente nulla. Il pateracchio rimane anticostituzionale. La stampa di regime, nel vano tentativo di renderlo più potabile, sproloquia di “preferenza indigena light”. Ma di fatto non c’è un tubo. Niente di quel che avrebbe dovuto obbligatoriamente esserci. Né preferenza indigena, né tetti, né contingenti. Come  scritto in più occasioni, le misure proposte non hanno nulla a che vedere col nuovo articolo costituzionale 121 a. Si tratta di interventicchi di diritto interno. Oltretutto di bassissimo cabotaggio (non sono nemmeno state potenziate le misure di accompagnamento). Robetta che non necessitava certo di votazioni popolari per essere introdotta e, ulteriore aggravante, la cui applicazione è lasciata alla discrezione del Consiglio federale. Il quale, sulla base delle statistiche farlocche della SECO, dirà che  “l’è tüt a posct” e mai muoverà paglia, capiti quel che capiti.

La Costituzione è dunque stata svergognatamente calpestata da deputati che avevano giurato di rispettarla. In Svizzera, secondo costoro, devono comandare i balivi UE!

Quale violazione?

Il popolo ha deciso che la libera circolazione va limitata. Ma governo e Consiglio nazionale semplicemente si sono rifiutati di fare i compiti. Facendo ampio sfoggio della solita retorica catastrofista, la maggioranza sabotatrice del 9 febbraio ha sdoganato l’equazione: limitazione della libera circolazione uguale violazione degli accordi bilaterali in essere uguale denuncia dei bilaterali da parte degli eurofalliti. Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Prima di tutto, l’UE non ha alcun interesse a cancellare dei trattati da cui trae vantaggio. Inoltre, limitando la devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera non violerebbe un bel niente. Come ha infatti rilevato sulla stampa d’Oltralpe il professore zurighese Hans Giger (è forse un leghista populista e razzista?) il concordato di Vienna contiene appunto una clausola di salvaguardia in base alla quale è concesso ad uno Stato firmatario far valere cambiamenti importanti intervenuti dopo la sottoscrizione di un contratto internazionale, senza per questo diventare inadempiente e provocare sanzioni e disdette (peraltro tutte ipotetiche) da parte degli altri “partner”.

A seguito della devastante libera circolazione i frontalieri sono raddoppiati e soppiantano i lavoratori residenti invece di essere complementari; il dumping imperversa; i padroncini in nero pure; ed il numero dei ticinesi in assistenza esplode. Ci sarebbero dunque tutti i presupposti per far valere la clausola citata dal prof. Giger. Non fosse che a negare le evidenze appena descritte, giocando contro l’applicazione della clausola di salvaguardia, spuntano a tradimento gli studi (?) taroccati della SECO, secondo i quali “l’è tüt a posct”. Sicché i camerieri bernesi dell’UE hanno messo la Svizzera in un vicolo cieco. Perché l’hanno fatto? Le possibilità sono solo due.

  • Sono gonzi;
  • Rifiutano di proposito ogni limitazione della devastante libera circolazione con l’intenzione di mettere gli svizzerotti davanti all’aut aut: o frontiere spalancate, o fine dei Bilaterali. Questo ovviamente partendo dal presupposto che i cittadini si lascerebbero impressionare dalla propaganda di regime, ossia dalle minacce e dai ricatti su quello che accadrebbe nel caso gli sciagurati accordi con l’UE giungessero al capolinea. Ma i camerieri di Bruxelles non si sono accorti che il vecchio ritornello catastrofista non inganna più nessuno.

Un teatrino di 7 ore

Il dibattito al nazionale è stato di notevole squallore. 7 ore e 16 minuti di teatrino a beneficio esclusivo dell’ego e dei media (e poi il giorno dopo tutti all’affannosa ricerca dei giornali per vedere chi è stato citato, e come). Praticamente ogni votazione si concludeva sempre con lo stesso risultato: Udc e Lega contro tutti gli altri. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere ridacchiavano e si producevano in stolti esercizi di infantile sarcasmo. Ecco la considerazione in cui questo partito, sempre contro la Svizzera e gli svizzeri, e che nel gran consiglio ticinese è rappresentato da una passatrice, tiene la volontà popolare. E all’indomani del tradimento parlamentare il $indakato UNIA –  quello che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio tappezzando il paese di cartelloni pagati con i soldi dei lavoratori – esultava per la mazzata inflitta alla volontà popolare. E certo: per i sindacati rossi più frontalieri uguale più affiliati, e quindi più soldi in cassa, per cui…

PLR inglorioso

La discussione (?) parlamentare ha inoltre confermato che l’architetto (per usare la definizione più volte sentita in aula) del compromesso-ciofeca è il buon Kurt Fluri, PLR sindaco di Soletta. A Berna dunque l’ex partitone affossa il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti con tutto quel che ne consegue: invasione da sud, sostituzione di residenti con frontalieri, dumping salariale, padroncini in nero, strade intasate, eccetera. E in Ticino fa esattamente la stessa cosa: infatti il presidente del PLR Rocco Cattaneo ancora negli scorsi giorni si è lanciato in un bilioso attacco, farcito di offese puerili, contro l’iniziativa Prima i nostri. Perché? Perché il PLR non vuole rispettare la volontà popolare e non vuole la preferenza indigena. E questo vale sia a Berna che a Bellinzona. Ed aggiungiamo pure che il gruppo parlamentare liblab alle Camere federali si appresta ad affossare nelle votazioni finali la legge antidumping voluta proprio dal Ticino. Avanti così!

Lorenzo Quadri