Segreto bancario nella Costituzione: si voti!

Un errore ritirare l’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”

 

Il progetto di smantellamento partorito dall’ex ministra del 5% Widmer Puffo è finito nel cestino. Ma questo non vuol dire che un domani non potrà essere riesumato. Magari su pressione degli eurobalivi! La piazza finanziaria svizzera è ancora sotto attacco

Anche il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale, ha approvato (tacitamente) la mozione che chiede l’affossamento del progetto di riforma del diritto penale fiscale dell’ex ministra del 5%. La quale, come noto, voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Questo dopo aver cancellato senza alcuna contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica, cedendo su tutta la linea alle pressioni dell’UE. Naturalmente sappiamo che gli stessi paesi che additavano la Svizzera, i propri paradisi fiscali se li sono tenuti ben stretti.

Le conseguenze delle politiche dell’ex ministra de 5% – politiche appoggiate dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ – sono tristemente note: il Ticino in 15 anni ha perso oltre 2700 posti di lavoro  sulla piazza finanziaria.

Va da sé che i kompagni, su questa vera e propria ecatombe occupazionale, mai hanno fatto un cip. Da quelle parti, infatti, si strilla solo per gli impeghi che interessano a loro. Perché per la  $inistra ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Non siamo al sicuro

Adesso che il Consiglio federale ha cestinato il progetto dell’ex ministra del 5% di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri; questo significa che l’iniziativa popolare “Per la sfera privata”, che chiedeva di  invece inserire il segreto bancario dei residenti   nella Costituzione, può essere ritirata? No di certo!

Chiaro: il Consiglio federale ed  i camerieri dell’UE sperano nel ritiro; ma sarebbe assai sciocco cadere nel tranello. Il segreto bancario degli svizzeri, infatti, non è al sicuro. Il fatto che il Consiglio federale abbia abbandonato il progetto della catastrofica Widmer Schlumpf di per sé non garantisce nulla. Perché è chiaro che alla prima occasione – ovvero: alla prima pressione di balivi di Bruxelles – esso verrà riesumato. E, naturalmente, verrà poi venduto al popolazzo come “ineluttabile”. Allo stesso modo in cui è stata spacciata per inevitabile la devastante libera circolazione delle persone.

Ecco perché il Consiglio federale e la partitocrazia insistono per il ritiro dell’iniziativa “Per la sfera privata”. Via l’iniziativa, avrebbero mano libera per far saltare il segreto bancario anche agli svizzerotti, non appena i padroni di Bruxelles lo pretenderanno!

Ricordiamoci che gli eurobalivi ci hanno inseriti nella lista grigia dei paradisi fiscali. E questo malgrado i sette scienziati abbiano dichiarato la loro intenzione di regalare 1.3 miliardi all’UE senza uno straccio di contropartita. (E senza alcun motivo plausibile, dal momento che l’economia dei paesi beneficiari non giustifica comunque simili interventi).

Insistenza sospetta

L’inserimento della Svizzera nella lista grigia dimostra che gli attacchi alla nostra piazza finanziaria non sono affatto finiti. Inserire nella Costituzione il segreto bancario degli svizzeri rimane pertanto una necessità. Indipendentemente dalla cancellazione del progetto Widmer –Schlumpf. Poiché tale cancellazione non fornisce alcuna certezza.

L’insistenza con cui il CF preme per il ritiro dell’iniziativa popolare “Per la protezione della sfera privata” è eloquente. Ma compiere questo passo sarebbe un atto tafazziano. Non solo le firme sono state raccolte, ma l’iniziativa ha delle elevate chance di riuscita. Secondo l’ultimo sondaggio, il 60 – 65% degli svizzeri sarebbe favorevole al segreto bancario ancorato nella Costituzione. Rinunciare a “portarlo a casa” ritirando l’iniziativa sarebbe dunque:

  • Un gesto autolesionista;
  • Un tradimento nei confronti di chi l’iniziativa l’ha firmata;
  • Una manifesta rinuncia a difendere la nostra piazza finanziaria ciò che equivale ad un invito agli eurobalivi a tornare all’attacco.

Per cui, che sul segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione decida il popolo!

Lorenzo Quadri

 

Segreto bancario nella Costituzione: la Lega aveva ragione

 Peccato che nel frattempo la maggior parte dei buoi sia ormai uscita dalla stalla

 

La scorsa settimana il Consiglio nazionale ha ribadito, a maggioranza, il proprio sostegno all’iniziativa ”Per la protezione della sfera privata”, e quindi all’inserimento del segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione. La Camera del Popolo ha infatti detto “Sì” sia all’iniziativa che al controprogetto, che va nella stessa direzione, con 81 voti favorevoli, 39 contrari e 68 astenuti. Il Consiglio degli Stati aveva invece respinto entrambi.

Già otto anni fa…

La decisione del Nazionale è senz’altro positiva. Prendendola, i deputati hanno di fatto ammesso che la Lega aveva ragione. Eh già: nel 2009 la Lega lanciò un’iniziativa popolare per l’inserimento del segreto bancario in generale nella Costituzione, ritenendo insufficiente la tutela nella sola legge. Questo perché già allora si sospettava che il Consiglio federale, confrontato con le pressioni degli eurofalliti, avrebbe calato le braghe. Con danno enorme per la piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare. La realtà si è poi dimostrata peggiore delle più pessimistiche previsioni. Per questo possiamo evidentemente ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, marionetta dei kompagni (atteggiamento mantenuto anche dopo l’uscita dal governo) che ha svenduto il segreto bancario dei clienti esteri senza alcuna contropartita. E come noto ha tentato di smantellare pure quello degli svizzeri: i padroni UE, abituati a comandare in casa nostra perché i loro camerieri in Consiglio federale glielo lasciano fare, potrebbero infatti avere qualcosa da dire anche a tal proposito. Il proditorio tentativo dell’ex ministra è andato a vuoto. Ma è chiaro che ne seguiranno altri. Ed infatti c’è già chi tenta di sdoganare la fine del segreto bancario anche per i residenti blaterando di “standard internazionali”.

Sfera privata

E’ bene ribadire che la tutela della sfera privata, di cui fa parte anche la sfera privata finanziaria, è una delle grandi conquiste della democrazia. La privacy finanziaria sancisce il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato. E’ un valore tipicamente elvetico. Niente di strano, dunque, che a volerlo spazzare via siano i soliti rottamatori della Svizzera (quelli che “la Svizzera non esiste”). Sta di fatto che nel nostro paese il tasso di evasione fiscale è nettamente più basso che nell’UE. Per contro, lo “Stato ficcanaso” stimola gli evasori.

Iniziativa – Xerox

La maggioranza del Nazionale, stabilendo che il segreto bancario dei residenti deve essere inserito nella Costituzione, ha dunque dato ragione alla Lega, che sosteneva questa posizione già otto anni fa.  Meglio tardi che mai. Magra consolazione, però. Se le maggioranze odierne fossero scese dal pero in tempo utile, magari la piazza finanziaria sarebbe messa meglio; soprattutto in Ticino. Invece, nel 2009 c’erano anche i partiti cosiddetti borghesi a sfottere l’iniziativa leghista.  A dire che il segreto bancario era già “sufficientemente garantito”. Evidentemente perché l’iniziativa veniva dalla parte sbagliata. Poi, la giravolta: contrordine compagni! Serve la tutela costituzionale! Ed ecco servita l’iniziativa-Xerox, fotocopiata dalle proposte dell’odiato Movimento. Peccato che nel frattempo i buoi siano scappati dalla stalla al gran galoppo.

Fregature italiche

Nel frattempo, si avvicina a grandi passi il 2018. Data in cui, a seguito della fine del segreto bancario per i clienti esteri, le banche elvetiche saranno tenute a fornire informazioni a go-go alle autorità fiscali di un gran numero di paesi. In prima linea proprio l’Italia. La quale però, ma tu guarda i casi della vita, non si sogna, nemmeno lontanamente, di fare la propria parte a proposito dell’accesso degli operatori finanziari svizzeri alla piazza finanziaria tricolore. Accesso previsto dalla road map, Ma a Roma se ne impipano; tanto gli svizzerotti si fanno sempre fregare, come ha ben dimostrato “Leider” Ammann durante l’ultima gita enogastronomica a Roma, riuscendo nella titanica impresa di farsi infinocchiare addirittura da tale ministro Carlo Calenda (Calenda chi?).

Fatto sta che il governo italiano ha stabilito tramite decreto governativo che se le banche svizzere vogliono lavorare oltreramina devono aprire una succursale in loco. Il che significa: spostare anche il personale nel Belpaese. Le conseguenze sono evidenti: ulteriore perdita massiccia di impieghi in Ticino e creazione di nuovi posti di lavoro in Italia, ovviamente a vantaggio di cittadini italici. Come se il mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone non fosse già sufficientemente devastato dall’invasione da sud. Ma per il consiglio federale, naturalmente, l’è tüt a posct.

E in queste condizioni noi versiamo ristorni dei frontalieri e ci apprestiamo a consegnare dati bancari? Forse siamo davvero affetti dalla sindrome di Tafazzi. Solo che, invece di martellarci i gioielli di famiglia con una bottiglia, utilizziamo una mazza chiodata medievale.

Lorenzo Quadri

Voleva infilare la libera circolazione nella Costituzione!

Iniziativa del vicolo cieco: il Consiglio federale adesso passa l’acqua bassa, ma…

 

Alla fine il Consiglio federale ha deciso di proporre di respingere in votazione popolare la vergognosa iniziativa del vicolo cieco (quella che chiede di cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio) rinunciando a presentare un controprogetto. Se con questa mossa i camerieri dell’UE – ed in primis la titolare del dossier immigrazione kompagna Simonetta Sommaruga, ossia la ministra del “devono entrare tutti” – pensano di rifarsi una verginità presentandosi come dei politici attenti alla volontà dei cittadini, hanno fatto male i conti.

L’ennesimo tradimento

E’ infatti opportuno ricordare che il Consiglio federale il controprogetto all’iniziativa del vicolo cieco l’ha fatto eccome.  Eh già: invece di respingere al mittente nel giro di 10 secondi netti questa iniziativa scandalosa che pretende di cancellare l’esito di una votazione popolare in quanto sgradito all’élite spalancatrice di frontiere e agli intellettualini da tre e una cicca, i sette scienziati sono entrati nel merito. E proponevano, appunto, il controprogetto. Non solo. Tramite controprogetto lorsignori camerieri dell’UE speravano di poter inserire i fallimentari accordi bilaterali addirittura nella Costituzione. Nientemeno!

Al peggio non c’è limite

Anche il Gigi di Viganello ha capito che la devastante libera circolazione delle persone sta facendo sfracelli in tutta l’UE. Ed è infatti per questo motivo che la Disunione europea sta implodendo. E’ per questo motivo che il popolo inglese ha votato la Brexit e che Le Pen è passata al secondo turno delle presidenziali francesi, triplicando i voti rispetto a cinque anni fa. Il problema sono le frontiere spalancate, mica le disposizioni comunitarie sulla curvatura delle banane. Sicché, o a Bruxelles i funzionarietti non eletti da nessuno si rendono conto che il dogma della libera circolazione va abbandonato, oppure colano a picco.

E’ il colmo: gli Stati membri dell’UE tentano di tirarsi fuori dalla libera circolazione, mentre i governanti svizzerotti volevano inserirla addirittura nella Carta fondamentale dello Stato!

Senza contare che il Consiglio federale, come noto, brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale segnerebbe – come già scritto più volte – la fine della nostra sovranità nazionale. Insomma, è proprio vero che al peggio non c’è limite.

La ciliegina

Allo squinternato progetto di inserire la libera circolazione delle persone nella Costituzione, la ministra del “devono entrare tutti” e compagnia cantante non hanno rinunciato spontaneamente. Non si sono resi conti da soli che era un’immensa boiata. Ma figuriamoci. Hanno rinunciato solo perché sono stati asfaltati nella procedura di consultazione.

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta dell’ipocrisia  e della malafede, la kompagna Simonetta se ne è uscita con la fregnaccia del mese: sostenere che, non avendo il referendum  del kompagno Stojanovic contro il compromesso-ciofeca che affossa il 9 febbraio raccolto le firme necessarie, ciò significherebbe che detto compromesso-ciofeca agli svizzeri va bene.

Ecco dunque la riconferma della finalità del referendum farlocco lanciato da uno spalancatore di frontiere notorio: non certo opporsi al compromesso-ciofeca, bensì puntellarlo.

Che la ministra del “devono entrare tutti” se ne esca con affermazioni come quella testé citata,  è indice di raro squallore. Questa $ignora, essendo (purtroppo) consigliera federale, dovrebbe sapere che il motivo del fallimento del referendum del kompagno Stojanovic è ben altro. E cioè che cancellando una legge d’applicazione che non serve ad un piffero, non si ottiene nulla, ma si rimane al punto di partenza.

Nei prossimi giorni l’ASNI dovrebbe decidere il lancio di un’iniziativa popolare per l’abolizione della devastante libera circolazione delle persone. Che è, a questo punto, l’unica cosa da farsi. La Lega e il Mattino, come già detto a dicembre, ci sono.

Per altre iniziative, invece…

Ma tu guarda questi camerieri di Bruxelles in Consiglio federale. Su una schifezza come l’iniziativa del vicolo cieco sono entrati goduriosamente nel merito. Per contro hanno respinto schifati, senza alcun controprogetto, le iniziative popolari a tutela della sfera privata finanziaria e “No Billag”. La prima perché non piacerebbe ai padroni UE. La seconda perché il governo federale pretende di far credere che l’emittente di regime funzioni alla perfezione e guai a fare cip, quando invece è stata bocciata dalla metà dei cittadini svizzeri nel giugno del 2015.
E questi sarebbero degli “statisti”? A dir poco imbarazzanti, per essere gentili.

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare la disoccupazione dei frontalieri!

Un motivo in più per DISDIRE la devastante libera circolazione delle persone

 

E se il direttore del DFE Christian Vitta si aspetta davvero che “Berna si muoverà”, vuol dire che crede ancora a Gesù Bambino: davanti all’UE, e lo abbiamo visto benissimo nei giorni scorsi, Berna sa solo calare le braghe senza condizioni

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. La partitocrazia spalancatrice di frontiere non ha fatto a tempo a tradire il popolo affossando il voto del 9 febbraio, che già i funzionarietti dell’UE ringraziavano i loro camerieri per il servizio svolto e arrivavano con un nuovo “regalo” al Ticino e alla Svizzera.

Certo, perché gli svizzerotti non possono assolutamente azzardarsi a pretendere delle modifiche alla fallimentare libera circolazione delle persone. In compenso i trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles possono cambiare le carte in tavola a piacimento. Naturalmente a nostro danno. Ecco cosa ci si guadagna a gettare la Costituzione nel water per ridursi a zerbini dell’UE!

Nubi all’orizzonte

Cosa è successo, dunque? E’ successo che a Bruxelles vorrebbero cambiare le regole del gioco sulla disoccupazione dei frontalieri. Il progetto è il seguente: in futuro la disoccupazione dei frontalieri non la dovrebbe più pagare lo Stato di residenza, come ora, bensì quello dove i frontalieri hanno lavorato, maturando quindi il diritto alla rendita. Questo cosa vuol dire? Che i 62’200 e rotti frontalieri attivi in Ticino, nel caso perdessero il lavoro riceveranno la disoccupazione svizzera.

Cosa ciò implichi, è chiaro.

Per la Confederazione, un importante onere finanziario in più: così magari ci verranno pure a dire che per pagare la disoccupazione ai frontalieri bisogna tagliarla agli svizzeri, perché non ci sono soldi per tutti.

Per il Cantone, un pesante onere amministrativo. Se, come sostiene il sindacato OCST, i frontalieri italiani disoccupati sono circa 8000, significa che in Ticino gli URC dovranno assumere un bel po’ di funzionari in più per gestire gli incarti dei disoccupati frontalieri! E chi paga il conto? I balivi di Bruxelles o il contribuente di questo sempre meno ridente Cantone?

La beffa

E non è finita: se otterranno la disoccupazione in Svizzera, i frontalieri si iscriveranno tutti agli Uffici regionali di collocamento. Di conseguenza, beneficeranno delle misuricchie decise a Berna nell’ambito dell’affossamento del 9 febbraio, che mirano a sostenere (?) gli iscritti all’URC, indipendentemente dalla residenza! Quindi anche i frontalieri! Ennesima dimostrazione che la preferenza indigena votata dal popolo è stata totalmente sotterrata dai lecchini bernesi dell’UE.

Iniziative sciagurate

E’ il massimo: con la tassazione ordinaria dei frontalieri, il Cantone rischia di dover assumere nuovi funzionari del fisco per calcolare le deduzioni cui avranno diritto i frontalieri: quindi più spesa per meno gettito. Con questa nuova trovata della disoccupazione pagata dallo  Stato dove il frontaliere lavorava, dovremmo potenziare gli URC apposta per i disoccupati residenti oltreramina.

Quanto ci verranno a costare queste sciagurate iniziative?

Nuova calata di braghe

E’ ovvio che a fare le spese della nuova scelleratezza sulla disoccupazione dei frontalieri attualmente al vaglio di Bruxelles sarà chi di frontalieri ne ha tanti. In prima linea il Ticino.

Ed infatti il direttore del DFE Christian Vitta – subito dopo che il suo partito, il PLR, a Berna ha annientato il voto del 70% dei ticinesi sul 9 febbraio – ha suonato il campanello d’allarme. “Berna deve muoversi, occorre un dibattito politico (?) all’interno della Svizzera”, ha dichiarato Vitta alla RSI.

Se il buon Christian si aspetta davvero che Berna si muoverà per un problema che riguarda in prima linea il Ticino, vuol dire che crede ancora a Gesù bambino (vabbè che siamo vicini a Natale). Come abbiamo visto negli scorsi giorni, nei rapporti con l’UE Berna non ha che un motto: calare le braghe ad altezza caviglia, sempre e comunque.

Disdire la libera circolazione
Complimenti Consiglio federale, partiti $torici, stampa di regime, padronato, sindacati e spalancatori di frontiere assortiti! Continuate a difendere ad oltranza la libera circolazione delle persone, che così ci arrivano anche i “regali” sulla disoccupazione dei frontalieri!

La soluzione è una sola: DISDIRE il deleterio accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

 

Segreto bancario nella Costituzione: il Sì del Consiglio nazionale all’iniziativa. Almeno una decisione sensata sono riusciti a prenderla

Ohibò: la maggioranza del Consiglio nazionale almeno una decisione decente l’ha presa. Quella sull’iniziativa “per la protezione della sfera privata”. Ossia per l’inserimento del segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione federale. La Camera del popolo ha infatti deciso di appoggiare sia l’iniziativa che il controprogetto. Controprogetto che è farina del sacco commissionale (gli scienziati del Consiglio federale proponevano di semplicemente respingere la proposta).

Gli antefatti sono noti. L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ha smantellato senza contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica. In questo modo ha arrecato un danno incalcolabile all’economia ed all’occupazione in Svizzera; Ticino ovviamente compreso. Per non parlare del crollo del gettito fiscale. Ecco chi svuota le casse pubbliche: Widmer Schlumpf ed i suoi reggicoda, a partire dai kompagni. Ovviamente i paesi che attaccavano la Svizzera per il segreto bancario si sono ben guardati dal mettersi in regola: i loro “paradisi” se li tengono ben stretti. Ed anzi ci sono piazze finanziarie USA che, con una tolla senza pari, si propagandano come “la nuova Svizzera”.

A rischio

Sappiamo anche che l’ex ministra del 5%, dopo aver dichiarato che il segreto bancario per gli svizzeri “non è in discussione”, ha poi tentato di farne passare l’abolizione in Consiglio federale. L’operazione finora non è riuscita. Ma verrà senz’altro ritentata. Il tutto chiaramente nell’ottica della servile sottomissione a norme ed organismi internazionali.

A ciò si aggiunge che, proprio nella sessione appena trascorsa, il Consiglio degli Stati ha affossato la proposta di lasciare ai Cantoni l’autonomia di introdurre delle amnistie fiscali una tantum: quindi non uno scudo fiscale sul modello italiano, ma un’operazione che il contribuente vede, di fatto, una volta nella vita. Il rischio concreto è quindi quello che il segreto bancario cada senza nemmeno la possibilità di mettersi in regola. Questo per chi ha qualcosa di non dichiarato.

La criminalizzazione

Per tutti, invece, la fine della privacy finanziaria costituisce l’introduzione della cultura (o piuttosto dell’incultura) della sfiducia, del sospetto e della criminalizzazione nei rapporti tra stato e cittadino. Chi ha un conto in banca è di principio un bieco evasore fiscale, fino a prova del contrario. Un’incultura che è estranea alla tradizione elvetica: viene mutuata da realtà a noi vicine. Da notare che i kompagni, sempre in prima fila quando c’è da criminalizzare ad oltranza chi ha qualche spicciolo non dichiarato, poi difendono gli stranieri che abusano dello Stato sociale e gli immigrati clandestini. Perché questi non danneggiano le casse pubbliche, nevvero? Oppure le casse pubbliche devono essere piene proprio per poter mantenere tutti i “furbi” in arrivo dai quattro angoli del globo, perché “devono entrare tutti”?

Primo appoggio

Quello compiuto dal Consiglio nazionale è, all’atto pratico, un piccolo passo. Nel senso che 1) l’oggetto deve ancora essere discusso dal Consiglio degli Stati e 2) comunque la decisione spetta al popolo. Tuttavia è un segnale importante: il primo appoggio istituzionale al salvataggio dei rimasugli del segreto bancario tramite inserimento nella Costituzione.

Certo che “magari” ci si poteva anche svegliare un po’ prima. Perché – ad esempio – i liblab che adesso sostengono l’iniziativa “per la protezione della sfera privata”, non si sono certo stracciati le vesti per fermare i disastri di Widmer Schlumpf. Anzi, li hanno assecondati.

Xerox

Va infine ricordato che nel 2009, grazie alla lungimiranza del Nano, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per inserire il segreto bancario nella Costituzione, che però fallì perché nessun partito nazionale fu disposto ad appoggiarla: l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli (quello che “grazie alla libera circolazione delle persone i nostri giovani potranno lavorare a Milano”), ad esempio, sentenziava che il segreto bancario era già “sufficientemente garantito” dalle leggi. Abbiamo visto.

Adesso il popolo potrà decidere su un’iniziativa che è una brutta copia (politica Xerox) di quella della Lega, con l’obiettivo di salvare il salvabile. Non è molto, ma è meglio di un calcio nelle gengive.

Lorenzo Quadri

Costituzione gettata nel water: per la partitocrazia vale come la carta da gabinetto. 9 febbraio: non c’è uno straccio di “preferenza indigena”

 

Il popolo ha preso una decisione storica. I suoi indegni rappresentanti PLR, PPD e P$$ l’hanno cancellata. I funzionarietti di Bruxelles ridono a bocca larga

Nessuna sorpresa era ormai possibile, visto che le differenze tra il Consiglio degli Stati ed il Consiglio nazionale a proposito del “maledetto voto” del 9 febbraio erano poca cosa. Infatti sull’obiettivo fondamentale la maggioranza PLR-P$$-PPDog di entrambe le Camere ed il Consiglio federale erano perfettamente d’accordo: buttare nel water il nuovo articolo costituzionale 121 a, sgradito all’élite spalancatrice di frontiere. Ed è esattamente quello che hanno fatto. Di conseguenza, il dibattito non verteva ormai più sull’attuazione del  voto del 9 febbraio, dal momento che questo è stato vergognosamente cancellato. Il dibattito sulle “divergenze” è stato in realtà un dibattito su delle semplici misuricchie accompagnatorie: provvedimenti da tre e una cicca che, come già scritto in più occasioni, non necessitavano affatto di una modifica costituzionale. La limitazione dell’immigrazione, i tetti massimi, i contingenti, la preferenza indigena, in breve quanto deciso dal popolo, non erano da tempo più un tema di discussione.

Frontalieri avvantaggiati

Infatti, parlare di preferenza indigena – light o meno light – è una presa per i fondelli. Nella ciofeca uscita dal parlamento non c’è uno straccio di preferenza indigena. Il triciclo PLR-PPDog-P$$ si è pervicacemente rifiutato di inserire, in qualsivoglia articolo o paragrafo o lettera, la parola “residente”. Perché se la faceva sotto al solo pensiero di misure di ritorsione (quali?) da parte dell’UE. Il controprogetto-ciofeca è, semmai, un tentativo abortito di agevolare gli iscritti agli uffici regionali di collocamento (URC). Ma agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri, e pure coloro che arrivano in Svizzera dalla fallita UE per cercare lavoro. Questa NON preferenza indigena, dunque, non impedirà ad un solo frontaliere di lavorare al posto di un ticinese. E non limiterà in alcun modo l’immigrazione. Al contrario: un frontaliere iscritto all’URC sarà addirittura avvantaggiato rispetto al ticinese che non è iscritto.

Libera circolazione: un flop

L’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” chiedeva che la Svizzera potesse tornare a decidere autonomamente la propria politica migratoria. La “lozza” uscita dalle Camere federali va nella direzione opposta. Infatti essa non fa che confermare la libera circolazione senza alcun limite. Come se il 9 febbraio non ci fosse nemmeno stato.

Tre quarti di coloro che sono immigrati in Svizzera approfittando della libera circolazione non lavorano, e solo il 20% di quelli che lavorano sono impiegati in settori dove c’è carenza di manodopera residente (recente studio di Zurigo). Quindi solo un quinto di un quarto degli immigrati serve all’economia. Un quinto di un quarto, se la matematica non è un’opinione, fa un ventesimo. Sicché la libera circolazione delle persone è un flop totale: lo dicono i numeri. La sua motivazione non è affatto economica, e non c’entra un tubo con il benessere della Svizzera. Queste sono semplici pippe ideologiche. La vera spiegazione l’ha detta un deputato verde durante il dibattito sulla cancellazione del 9 febbraio: la libera circolazione è un atto di apertura della Svizzera nei confronti degli stranieri. Gli unici a trarne vantaggio sono questi ultimi.

Rappresentanti indegni

Sotto le cupole federali tutti, compresa la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, hanno ammesso che il compromesso-ciofeca viola la Costituzione per genuflettersi davanti all’UE. Il Parlamento ed il Consiglio federale hanno cancellato con un colpo di spugna la volontà popolare ed un articolo della Costituzione. Uno scandalo del genere non ha precedenti. Fosse successo in qualsiasi altro paese al mondo, la popolazione sarebbe già scesa in piazza con i forconi. Gli svizzerotti, invece, si fanno andare bene tutto. E i funzionarietti dell’UE se la ridono a bocca larga. Il popolo svizzero, il 9 febbraio 2014, ha preso una decisione storica. I suoi indegni rappresentanti l’hanno annullata. E, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, si è pure dovuto assistere allo squallido spettacolo del PLR che si bulla dell’osceno inciucio con il P$ per far passare in parlamento la sottomissione più servile possibile ai balivi di Bruxelles. Ma il “lingua in bocca” tra i due partiti si spiega facilmente: i liblab calpestano il “maledetto  voto” perché vogliono la manodopera straniera a basso costo con cui soppiantare i residenti. I kompagni invece lo fanno perché “devono entrare tutti”.

Osiamo sperare che i cittadini, ed in particolari quelli ticinesi, se ne ricorderanno alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

Tassazione ordinaria dei frontalieri, Quadri: “nuovo ed inutile schiaffo al Ticino”. Necessario limitare i danni, altrimenti blocco dei ristorni

 

La fetecchiata è servita. La “famosa” legge, voluta dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che permette l’imposizione dei frontalieri in via ordinaria, è dunque stata licenziata dalle Camere federali. I Cantoni rimangono per lo meno liberi di fissare il moltiplicatore per il calcolo dell’imposta alla fonte dei frontalieri: si ricorderà che il Gran consiglio ticinese decise nel novembre 2014 di portare il moltiplicatore cantonale per i permessi G dal 78% al 100%. Quindi Berna non obbligherà il Ticino a fare retromarcia (perdendo una ventina di milioni all’anno).

I frontalieri potranno tuttavia, in base alle nuove norme, far valere lo statuto fiscale di quasi-residenti e quindi chiedere a certe condizioni di venire tassati in via ordinaria. Una situazione assai svantaggiosa per il nostro Cantone, che il Mattino ha segnalato a più riprese. Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato un atto parlamentare sul tema.

“Permettere ai frontalieri di chiedere la tassazione ordinaria significa metterli al beneficio delle deduzioni che spettano ai residenti – osserva Quadri -. Per l’erario ticinese, ciò costituirebbe una doppia penalizzazione. Da un lato meno gettito fiscale, a causa appunto delle deduzioni. Dall’altro più spese amministrative, ossia in concreto la necessità di assumere più tassatori per calcolare le deduzioni dei frontalieri. Quindi più costi per meno entrate: un flop su tutta la linea. E’ vero che questa regolamentazione avrebbe in teoria durata limitata; nel senso che, per quel che riguarda il Ticino, verrebbe a cadere con l’eventuale applicazione dei nuovi accordi con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri. Ma, come sappiamo, l’entrata in vigore di questi accordi, che da anni viene indicata come “imminente”, è in realtà rimandata ad un indefinito futuro; a maggior ragione in considerazione dell’attuale situazione politica del Belpaese”.

Il Consiglio federale sostiene che consentire ai frontalieri l’accesso alla tassazione ordinaria è obbligatorio dopo che il Tribunale federale ha deciso in questo senso nel 2010.

Questa è semmai la dimostrazione che non era necessaria alcuna modifica legislativa. La sentenza del TF è di quasi sette anni fa; nel frattempo non è successo nulla. Quindi si poteva benissimo andare avanti così. Perché bisogna sempre ed immancabilmente adeguarsi quando si tratta di avvantaggiare i frontalieri a danno dell’erario pubblico? E’ autolesionismo. Inoltre, un governo ed un parlamento che non si fanno alcuno scrupolo nel calpestare la Costituzione e la democrazia, possono benissimo permettersi di restare inattivi anche davanti ad una vecchia sentenza del TF che, come detto, costituisce solo un ingiustificato regalo ai frontalieri, a nostro danno.

Si tratta quindi di una questione di volontà politica?

Si tratta di una questione di volontà politica, che va sempre nella stessa direzione: invece del “Prima i nostri”, la regola è immancabilmente “Prima gli altri”. La questione dell’imposizione ordinaria dei frontalieri non è che un un’ulteriore dimostrazione. Come detto, il tema è rimasto nel cassetto per anni; poteva rimanerci ancora. Il fatto che ciò non sia avvenuto costituisce l’ennesimo schiaffo al Ticino da parte dell’ex Consigliera federale Widmer Schlumpf, visto che è stata lei a proporre la modifica legislativa al governo e poi al parlamento. Quando non ce ne sarebbe stato alcun bisogno.

Esiste un modo di limitare il danno?

Limitare il danno è possibile, ed è questo il senso della mia interpellanza. Qua e là il Consiglio federale ha dichiarato la volontà di mantenere la soglia di reddito di 120mila Fr/anno per poter accedere alla tassazione ordinaria. Se questa soglia venisse mantenuta la grande maggioranza dei frontalieri, circa il 90%, che ha un reddito inferiore a 120mila Fr all’anno, non avrebbe accesso alla tassazione ordinaria con tutte le conseguenze negative del caso per il Ticino. Il mantenimento di questa soglia è peraltro auspicato anche dal Consiglio di Stato. Ho quindi chiesto conferma in tal senso al Consiglio federale, visto che la fissazione del reddito-soglia è di sua competenza.

E se il Consiglio federale non confermasse, rispettivamente se abbassasse in modo importante questa soglia?
Si tratterebbe dell’ennesima calata di braghe. In quel caso il Ticino dovrebbe cominciare a tutelarsi bloccando finalmente il versamento dei ristorni dei frontalieri. Tanto più che per compiere questo passo i motivi non mancano di certo.

MDD

Lo storico voto del 9 febbraio è stato gettato nel water

La partitocrazia tradisce i cittadini. Democrazia ancora stuprata. Questa non è la Svizzera!

Perfino la kompagna Sommaruga ha ammesso che il compromesso-ciofeca viola la Costituzione

Niente di nuovo sotto il sole, non che ci fossero dei dubbi particolari al proposito. Gli ultimi dibattiti alle Camere federali sul “maledetto voto” del 9 febbraio si sono risolti con la consueta presa per i fondelli. L’élite spalancatrice di frontiere ha, di nuovo, calpestato la volontà popolare. Nessuna sorpresa, visto che l’obiettivo era uno solo, sempre lo stesso: abbassare le braghe ad altezza caviglia davanti ai funzionarietti dell’UE. Davvero squallido: mentre gli Stati membri dell’UE prendono a schiaffi Bruxelles ad ogni occasione, i camerieri bernesi dell’UE, terrorizzati da chissà quali misure di ritorsione (uhhh, che pagüüüüraaaa!) da parte di un’Europa con ormai entrambi i piedi nella fossa, capitolano senza condizioni, tradendo la volontà popolare. La sorpresa non è che i camerieri dell’UE continuino su questa strada rovinosa. La sorpresa è che la gente non sia ancora scesa in piazza con il forcone.

Solo un ventesimo…

Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, altro che “la libera circolazione delle persone è necessaria per mettere a disposizione dell’economia svizzera la forza lavoro di cui necessita”. Dal 2007 ad oggi, solo dall’UE sono immigrate in Svizzera 750mila persone. Quasi un milione di migranti! Di questi, soltanto un quarto sono lavoratori. Gli altri tre quarti, quindi, non servono all’economia. Anzi, magari non solo non servono, ma al contrario attingono all’erario pubblico (leggi: immigrazione nello Stato sociale).

Non è finita: da un recente studio zurighese è emerso, alla faccia delle fregnacce della SECO e dell’IRE, che solo il 20% degli immigrati lavora in settori in cui c’è carenza di manodopera locale. Il restante 80%, dunque, porta via il lavoro agli svizzeri.

Morale: solo una minima parte dell’immigrazione dall’UE (un quinto di un quarto, ossia un ventesimo) è utile alla nostra economia. Quella restante, ossia la stragrande maggioranza, è nociva. Evidente dimostrazione che la libera circolazione è un fallimento totale. Altro che “balle della Lega populista e razzista”!

I punti salienti

La ciofeca uscita dal Consiglio nazionale sul 9 febbraio è una calata di braghe integrale davanti agli eurobalivi. I quali – poco ma sicuro – se la ridono a bocca larga. Chiamare una simile ciofeca “applicazione dell’articolo costituzionale 121 a” è un insulto all’intelligenza. Del resto, durante il dibattito, perfino la kompagna Simonetta Sommaruga ha ammesso che il modello voluto dalla partitocrazia, ed in particolare dal PLR, costituisce una violazione della Costituzione.

Ecco infatti i punti salienti di tale “modello”:

  • L’obbligo dei datori di lavoro di annunciare i posti vacanti agli Uffici regionali di collegamento (URC) scatterà in quelle categorie professionali in cui il tasso di disoccupazione è considerevolmente sopra alla media. Cosa vuol dire “considerevolmente sopra la media”? Lo decide il Consiglio federale. Si parla di un tasso di disoccupazione del 10-15%. Naturalmente calcolato in base ai dati farlocchi della SECO. Previsione del Mago Otelma: la soglia per far scattare la misura non verrà mai raggiunta.
  • Alle condizioni di cui sopra, il datore di lavoro deve annunciare i posti vacanti e invitare ad un colloquio i candidati proposti dagli URC da lui ritenuti idonei. L’esito va comunicato agli URC. Qui siamo oltre il ridicolo. Siamo allo scandalo. Infatti, anche i frontalieri possono iscriversi agli URC. Idem per i cittadini UE che possono venire in Svizzera per tre mesi, prolungabili a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché l’eventuale obbligo di colloquio con gli iscritti all’URC non avvantaggia in alcun modo i residenti rispetto ai frontalieri. Altro che preferenza indigena light: qui non c’è uno straccio di preferenza indigena. Ticinesi e frontalieri sono messi esattamente sullo stesso piano. Questo va detto forte e chiaro. Ed infatti la partitocrazia cameriera dell’UE ha spazzato via le proposte di emendamento che chiedevano l’obbligo di invitare al colloquio i disoccupati residenti. Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che, senza quell’aggettivo – “residenti” – non può esistere alcuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quindi: volontà popolare stuprata.
  • Ultima presa in giro: i Cantoni possono proporre ulteriori misure se riscontrano importanti difficoltà economiche e sociali causate dai frontalieri. Le misure vengono decise dal Consiglio federale nel rispetto degli impegni di diritto internazionale. Previsione del Mago Otelma: a) se anche i Cantoni arrivassero a delle proposte, il Consiglio federale risponderebbe picche, perché ci sarebbero gli studi farlocchi della SECO e dell’IRE (questi ultimi realizzati da frontalieri) a dichiarare che “tout va bien, Madame la Marquise”, i problemi sono dolo “invenzioni politiche” (=balle populiste e razziste). B) se anche il Consiglio federale non chiudesse subito la porta, nella migliore delle ipotesi se ne uscirebbe con delle misure che non limitano in alcun modo la libera circolazione: ovvero, misure che non servirebbero assolutamente a nulla. E che costituirebbero, semplicemente, una presa per il lato b.

Questa non è la Svizzera

Mentre quindi Stati membri UE come la Germania e la Gran Bretagna (per ora è ancora membro) discriminano eccome i cittadini comunitari, i camerieri bernesi di Bruxelles proseguono imperterriti – e soli – con la politica della sottomissione senza condizioni. La famosa “fermezza nel cedimento”.

Il Consiglio federale fin dall’inizio ha avuto un solo obiettivo: cancellare il maledetto voto del 9 febbraio. Ed infatti, con l’osceno controprogetto alla vergognosa iniziativa del Vicolo cieco, i sette scienziati vorrebbero inserire i Bilaterali  nella Costituzione. Nientemeno!

Ossia: prima stuprano la Costituzione con compromessi ciofeca, e poi pretendono di adeguarla alla ciofeca. Questa non è democrazia, questa non è la Svizzera. Di questa casta eurocalabraghe ci possiamo solo vergognare.

Lorenzo Quadri