Sempre peggio: l’islamismo dilaga nelle scuole svizzere

A Winterthur allievi cristiani indotti a digiunare per il ramadan dai compagni musulmani

Grazie al deleterio multikulti, l’islamismo sta dilagando senza freni. Anche tra i più giovani. Di recente è emerso il caso di una scuola elementare in quel di Winterthur (città già tristemente nota per le moschee dove si predica l’odio) ad alta concentrazione di allievi “in arrivo da altre culture” (musulmane). A raccontare la vicenda è una piattaforma austriaca (sic).

Docenti segnalano che nell’istituto in questione bambini di sesta elementare (come noto oltregottardo gli anni di scuola elementare sono sei) esercitano pressioni sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino durante il ramadan.Con conseguenze sull’andamento delle lezioni; in particolare stanchezza nel pomeriggio. Un’insegnante ha pure indicato di aver dovuto modificare i corsi di sport per tener conto del fatto che i ragazzi, durante il ramadan, “non hanno le loro capacità fisiche abituali”.

Discorsetto ai genitori

Ma bene! Adesso si modifica anche il programma scolastico per calare le braghe davanti a migranti – spesso e volentieri migranti economici, mantenuti dal contribuente – islamisti?

Ai genitori musulmani che pretendono di far digiunare i figli influenzando così le lezioni di tutti, la direzione scolastica fa il piacere di comunicare, senza tanti fronzoli, che o fanno mangiare i propri pargoli di modo che il programma scolastico non abbia a risentirne, oppure, se vogliono vivere secondo le loro regole e non secondo le nostre, se ne vanno fuori dai piedi e tornano al natìo paesello.

Con simili personaggi…

Ancora più grave sono, evidentemente, le pressioni di gruppo degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino. Questo è intollerabile, ma tutto ciò che sa rispondere tale Beat W. (?) Zemp, presidente dell’associazione svizzera degli insegnanti (auguri) è che “le pressioni di gruppo durante il ramadan sono un problema solo se gli allievi non musulmani vengono mobbizzati”.

Con un simile bischero a fare il presidente degli insegnanti, la scuola svizzera può tanto chiudere baracca subito. Oltretutto, il concetto di mobbing implica delle pressioni molto forti; e la sua definizione è flou. Di conseguenza, secondo il signor Beat W. (?)  Zemp  – che immaginiamo essere il solito $inistrato multikulti –  se le pressioni degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché seguano anche loro il ramadan non raggiungono un’intensità tale da costituire mobbing, “l’è tüt a posct”. Ma siamo fuori di melone?

Libertà? Nel water

L’islamizzazione della Svizzera avanza a grandi passi. Il momento in cui le nostre libertà di cittadini, conquistate a costo di secoli di lotte, verranno spazzate via e sostituite dalla sharia, si avvicina sempre di più. La libertà d’espressione è ormai solo un vago ricordo: cancellata dalla becera censura multikulti e politikamente korretta.

Per questo ringraziamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere ed anche le legioni di tamberla – spesso e volentieri pagati con denaro pubblico – come il Beat W.!

In Germania…

Le vili calate di braghe davanti agli islamisti proseguono in tutta Europa. Ultima in ordine di tempo: in Germania il commissario tedesco contro l’antisemitismo Felix Klein ha invitato gli ebrei a “non ostentare” la kippah, ossia il classico zuccotto. Perché gli ebrei “non devono ostentare”, ovvero devono nascondersi? Ovviamente, per non irritare gli islamisti. Ecco cosa succede a far entrare centinaia di migliaia di migranti economici non integrati e non integrabili. Si comincia con la kippah, poi sarà il turno della messa al bando di minigonne e scollature per “non provocare” – e se vieni violentata da un migrante mentre portavi la minigonna è colpa tua che te la sei andata a cercare, svergognata! – poi dell’obbligo di burqini in piscina, ed avanti così. Il tutto con la benedizione di burocrati calabraghisti come il Kommissar Klein. Ma ridateci il Commissario Rex!

Sempre in Germania, secondo un recente sondaggio realizzato dall’istituto Allenbach e pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, solo il 20% degli interpellati si sente libero di esprimere la propria opinione in pubblico su temi come i sedicenti rifugiati e l’islam.

Il P$ pensa alle tutine

Intanto, in questo sfigatissimo Cantone, due deputate $ocialiste strillano contro le tutine da ginnastica sgambate, accusate di essere “sessualizzanti”, ed interpellano il governicchio, che sul tema c’entra come i cavoli a merenda. Nemmeno si rendono conto, le grandi statiste gauche-caviar, che, con le loro scriteriate politiche di accoglienza indiscriminata verso i migranti islamisti (che “devono entrare tutti”) mettono in pericolo le donne ed importano sessismo, sottomissione e misoginia.E poi blaterano contro i costumi sgambati sessualizzanti?

Grazie a queste kompagne, le loro figlie e nipoti dovranno indossare il burqa. In Ticino, non in Arabia Saudita!

Premio snobbato

Sempre in queste settimane il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli ha lanciato la seconda edizione del premio Swiss Stop Islamization Award, destinato a persone che si sono distinte nell’opporsi all’islamismo in Svizzera. Sia nel 2018 (prima edizione) che quest’anno, il premio è stato snobbato alla grande dalla stampa di regime. Segnale preoccupante di una censura che dilaga: guai a criticare l’islam! Sa pò mia!  E poi i censori pro-multikulti hanno ancora il coraggio di riempirsi la bocca con la “libertà di stampa”? Patetici!

Lorenzo Quadri

 

 

I $inistrati santificano Carola Intanto il caso Bosia Mirra…

P$ sempre pro-immigrazione clandestina. E su Schengen aleggia un orrendo sospetto

 

La $inistra immigrazionista, anche alle nostre latitudini, ha trovato la sua nuova eroina del momento: la delinquente gauche-caviar Carola Rackete, ovvero la capitana della Seawatch.

La Carola, ennesima kompagnuzza con i piedi al caldo grazie ai soldi di papà, è stata prontamente scarcerata dalla “toga rossa” di turno. Ovvero uno (una) di quei magistrati che applicano le leggi ai “nemici”, mentre per gli amici le interpretano. Atteggiamento peraltro tipico della $inistra, che si sciacqua la bocca con la legalità (come pure con la morale, con il rispetto, eccetera) esclusivamente a senso unico. Le regole valgono solo per gli “altri”. Per i “loro”, invece

Tutto per visibilità

E’ evidente che la Carola tutto è fuorché un’eroina. Per ottenere visibilità mediatica, ha messo in pericolo, oltre agli uomini della Guardia di finanza italiana tramite speronamento di una motovedetta, anche i passeggeri della sua nave. Nei 16 giorni in cui la Seawatch è rimasta attraccata al largo di Lampedusa, di “porti sicuri” ne avrebbe trovati a bizzeffe. Invece se ne è stata lì, evidentemente aspettando di fare l’exploit.

I responsabili morali

Lo abbiamo già scritto a più riprese: a mettere in pericolo la vita dei migranti sono quelli che – in un modo o nell’altro – li incitano a partire per l’Europa, affrontando pericolosi viaggi in mare. Sostenere l’immigrazione clandestina significa fare il gioco di scafisti, passatori e trafficanti di esseri umani.

Cagnara sul bunker

La $inistra, ormai ridotta a partito degli stranieri (altro che preoccuparsi dei ticinesi, altro che pensare ai lavoratori) fa cagnara immigrazionista a fini elettorali. Naturalmente ben supportata dalla radioTV di sedicente servizio pubblico, finanziata col canone più caro d’Europa.

Lo dimostra il grottesco caso montato ad arte attorno al famoso centro asilanti – “bunker” di Camorino. Che è poi un centro della protezione civile. Quindi una struttura che va bene per i militi svizzeri ma che, secondo gli spalancatori di frontiere, non è sufficientemente chic per dei finti rifugiati. Magari lorsignori volevano la spa e la vista lago.

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha smontato le fake news sul presunto sciopero della fame degli ospiti dello “spaventevole bunker” (vedi articolo a pagina 9) messe in giro dal sedicente collettivo R-esistiamo, il quale è collegato con un certo avvocato luganese.

Si scopre così che il tanto drammatizzato “sciopero della fame” dei migranti economici di Camorino è durato… un pasto. In sostanza, gli asilanti hanno saltato un pranzo. E si scopre pure che i giovanotti con lo smartphone ed il bluetooth sono insorti contro l’imposizione di lasciare il centro durante il giorno perché fuori non avrebbero più avuto il wifi gratuito.

Intendiamoci: noi siamo favorevoli alla chiusura del bunker. A patto che gli attuali occupanti vengano immediatamente rimpatriati. E sia chiaro che non si spende nemmeno un centesimo del contribuente per nuovi (e lussuosi) centri d’accoglienza per finti rifugiati.

Ticinesi sempre più poveri

Questa panna montata pro-finti rifugiati ha l’unico scopo di dare visibilità in chiave elettorale all’ammucchiata di $inistra.

Chiaro: mentre i ticinesi diventano sempre più poveri e precari, mentre il mercato del lavoro è a ramengo a seguito della devastante libera circolazione delle persone, mentre i politicanti della casta riducono la Svizzera ad una colonia dell’UE, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare, mentre le casse dell’AVS languono, eccetera eccetera, i $inistrati, famelici di cadreghe, s’immaginano di turlupinare il popolazzo denunciando il presunto razzismo (?) contro i finti rifugiati e sciacquandosi la bocca con il  populismo climatico. E intanto, a manina con gli odiati “padroni”, svendono la Svizzera all’UE.

Caso Bosia Mirra: imboscato?

La vicenda della Carola richiama alla mente il caso dell’ex parlamentare P$ Lisa Bosia Mirra, condannata (ma la sentenza è ancora sub judice) per aver fatto entrare illegalmente in Svizzera dei finti rifugiati che si trovavano a Como.

Il decreto d’accusa emesso dalla Procuratrice pubblica Margherita Lanzillo nei confronti di Bosia Mirra è stato impugnato; il processo in Pretura penale (giudice Siro Quadri) l’ha confermato nel settembre del 2017. Nuovo ricorso. E adesso, a quasi due anni di distanza, l’incarto giace tranquillamente imboscato nei cassetti della Corte d’appello e di revisione penale (CARP). Ohibò. Se si tratta di condannare esponenti leghisti per un post sui social, ecco che la Magistratura si muove fulminea, in barba al presunto “sovraccarico di lavoro”. Qui invece… Giustizia a due velocità?

Schengen: il sospetto

E non è finita. Gli uccellini cinguettano che un illustre esponente della CARP avrebbe dichiarato che il  fallimentare accordo di Schengen permetterebbe ad un finto rifugiato di spostarsi liberamente da un paese firmatario all’altro, in barba alle leggi dei singoli Stati. E’ il massimo. Se la CARP dovesse uscirsene davvero con una simile “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), che non trova peraltro riscontro in nessun altro Stato, le urgenze sarebbero due:

  • Lasciare subito a casa i giudici che emettono sentenze del genere;
  • Disdire all’istante gli accordi di Schengen! Altro che “bisogna salvare Schengen”, come strillava istericamente la partitocrazia PLR-PPD-P$$ per giustificare la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE!

Lorenzo Quadri

Grazie, frontiere spalancate!

Monteggio, nuova rapina. Però triciclo e burocrati federali vogliono i valichi aperti

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Venerdì mattina in quel di Monteggio, in prossimità di un valico incustodito con il Belpaese, è stata messa a segno l’ennesima rapina. Questa volta con tanto di sequestro. Bersaglio: un furgone portavalori. La persona legata e sequestrata è l’autista del mezzo. I criminali, almeno quattro ed armati, sono arrivati in auto attraverso la dogana spalancata. Sempre attraverso la medesima si sono dati alla fuga.

Com’era già la fregnaccia dei burocrati federali secondo cui chiudere i valichi non aumenterebbe la sicurezza?

Chiudere e presidiare

L’ennesima rapina in cui una dogana incustodita viene utilizzata da criminali stranieri, pericolosi ed armati, come facile (addirittura puerile) porta d’accesso alla Svizzera, conferma che i valichi secondari vanno chiusi di notte e presidiati di giorno. (I soldi per farlo ci sono: basta tagliare sui regali miliardari all’estero). E se questa fosse una violazione dei fallimentari accordi di Schengen, semplicemente si sospende Schengen, come hanno fatto numerosi Stati membri dell’UE.

E sia chiaro che per compiere un passo del genere non dobbiamo chiedere niente a nessuno. Se, come amano ripetere i $inistrati spalancatori di frontiere, “è giusto infrangere leggi ingiuste” noi infrangiamo delle norme ingiuste (quelle di Schengen) che mettono in pericolo i ticinesi. Oppure le leggi ingiuste si possono infrangere solo nell’interesse dei finti rifugiati con smartphone e bluetooth, mentre quando ad andarci di mezzo sono dei ticinesi…?

Buoni rapporti?

I burocrati federali, come sappiamo, rifiutano di applicare la mozione Pantani e di chiudere i valichi secondari di notte. Questo non certo perché la misura sia inutile, anche un bambino dell’asilo è in grado di rendersi conto che una giustificazione del genere non sta in piedi, ma perché infastidisce il Belpaese. Un pugno di burocrati federali del flauto traverso getta nel water la sicurezza del Ticino e dei ticinesi in nome di presunti buoni rapporti con il Belpaese, ma soprattutto per la fifa blu di venire rampognati dai loro padroni di Bruxelles.

Giù le braghe!

“Grazie” a Schengen, ossia a quell’accordo che, secondo la partitocrazia eurolecchina PLR-PPD-P$$, bisognava “assolutamente salvare” e quindi giù le braghedavanti al Diktat disarmista, il Ticino è diventato un self service per criminali in arrivo dal Belpaese.

“Grazie” alla direttiva disarmista dell’UE, che è uno sviluppo di Schengen, i malviventi continuano a girare armati (vedi la rapina di venerdì) mentre i cittadini onesti vengono disarmati per la gioia dei criminali. Applausi a scena aperta per il triciclo sovranofobo e per i suoi politicanti-soldatini!

Il tirapiedi

Vale la pena ricordare che a Berna a starnazzare contro la chiusura notturna dei valichi secondari c’era l’allora tirapiedi dell’ex ministra del 5% Jacques De Watteville. Costui pretendeva addirittura che il Ticino rinunciasse alla richiesta del casellario giudiziale. Mentre adesso, da pensionato d’oro con i nostri soldi, De Watteville è in giro a fare propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale, blaterando che “bisogna firmare subito”.

Che a comandare a Berna siano burocrati di questa risma, fautori dell’adesione della Svizzera all’UE e svenduti alla medesima, ma strapagati con i soldi del disprezzato contribuente svizzerotto (“chiuso e gretto”) per calpestarne le decisioni democratiche, è scandaloso. Serve un repulisti generale!

Come criminali

A proposito dei presunti buoni rapporti con il Belpaese: ai fatti ormai arcinoti (fiscalità dei frontalieri, accesso al mercato finanziario, opere di interesse italo-svizzero non eseguite, liste grigie illegali, eccetera) si aggiunge un ulteriore elemento. Nei giorni scorsi sul Sole 24 oreè stato pubblicato un interessante articolo in cui si illustra il modo in cui oltreramina vengono trattate le banche estere, e svizzere in particolare.

Si leggono frasi quali “messe sotto torchio dalla procura di Milano”, “tenere sotto scacco le banche straniere in Italia”,eccetera. E questo, secondo i politicanti calabraghisti, sarebbe buon vicinato?

E nümm a pagum

E intanto, anche quest’anno, i ticinesotti hanno versato 80 e rotti milioni di ristorni al Belpaese. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato! Sì, il triciclo: perché i due “ministri” leghisti sono sempre stati, sono tuttora e saranno anche in futuro, favorevoli al BLOCCO dei ristorni.

Il governicchio ha proceduto solo al microblocco relativo ai debiti di Campione d’Italia (che intanto continuano a crescere in conseguenza dei servizi erogati “per solidarietà”). I vicini a sud possono giusto ridersela a bocca larga dei ticinesotti e leccarsi i gomiti. Eppure una sconosciuta deputata PD ha pensato bene di mettersi a starnazzare alla procedura illegale… uhhh, che pagüüüraaa!

Morale della favola: che nessun burocrate o politicante o tirapiedi si azzardi a cianciare di valichi che devono restare aperti in nome di “buoni rapporti di vicinato” che esistono solo nelle fantasie di qualcuno! Chiudere le frontiere!

Lorenzo Quadri

 

E ti pareva! La partitocrazia affossa la legittima difesa

In parlamento si profila il No all’iniziativa del Guastafeste. Che però vincerà alle urne

Ancora una volta, e c’era da aspettarselo, il tandem PLR-P$$, più alcuni esponenti PPD, si schierano contro i cittadini che si difendono dalle aggressioni.

La maggioranza della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio ha infatti firmato il rapporto del deputato PLR Giorgio Galusero. Rapporto contrario all’iniziativa popolare lanciata tre anni fa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, che chiedeva un potenziamento del diritto alla legittima difesa. L’iniziativa ha raccolto 9248 firme, è quindi riuscita con ampio margine (ne bastavano 7000).

Il rapporto favorevole alla proposta, redatto dalla parlamentare leghista Sabrina Aldi, è pronto da tempo. Però alla fine è stato sottoscritto solo dagli esponenti di Lega, Udc e da alcuni PPD. Quindi si trova in minoranza.

Pochi casi

Qual è la richiesta dell’iniziativa? Che la vittima di un’aggressione, che si è difesa, e per questo motivo è stata accusata di eccesso di legittima difesa, se assolta non debba farsi carico di nessuna spesa legale.

La casistica è quindi limitata: si riduce alle persone che sono state assolte dall’accusa di aver ecceduto nella legittima difesa. A loro è attualmente riconosciuto il costo della difesa d’ufficio ma non le spese di un avvocato di fiducia, che potrebbe essere più caro.

Si dirà che il tema è di nicchia. Ed è vero che il margine di manovra è limitato. Ciò accade perché la legittima difesa è regolata principalmente a livello federale. L’iniziativa sfrutta il poco spazio d’azione che esiste a livello cantonale.

Se ne discute da tempo

Il tema della legittima difesa, ed in particolare quella di chi viene aggredito nella propria abitazione, è da tempo all’ordine del giorno della politica. Si capisce anche il perché. Da un lato la criminalità si fa sempre più pericolosa e violenta. Dall’altro la polizia non può essere dappertutto. In caso di rapina in casa, ad esempio, le forze dell’ordine possono intervenire solo a posteriori. Non possono però materializzarsi sul luogo del crimine mentre questo viene perpetrato. La vittima si trova a tu per tu con i criminali e deve decidere – spesso in pochi secondi – cosa fare. Deve rinunciare a difendersi, e a difendere i propri familiari ed i propri beni, per paura di finire lui/lei sul banco degli imputati?

 L’esempio dell’Italia

In Italia il diritto alla legittima difesa è stato di recente potenziato. Con questa modifica di legge lo Stato ha dato  un messaggio è chiaro. Il cittadino aggredito ha il diritto di difendersi ed il delinquente deve mettere in conto che, se entra in casa altrui per commettere un reato, lo fa a proprio rischio.

Da noi invece questo segnale a sostegno della legittima difesa non arriva. Accade semmai il contrario. Illuminante al proposito la direttiva disarmista dell’UE che, a partire da metà agosto, priverà la maggior parte dei cittadini svizzeri del diritto di possedere un’arma normalmente in commercio. Di conseguenza, ne pregiudicherà in modo importante anche il diritto di difendersi. Ma, come ha starnazzato per mesi la partitocrazia, bisognava “salvare Schengen”… ovvero, proprio quell’accordo che impone le frontiere spalancate. Spalancate anche ai criminali.

A Berna…

Si è detto che la legittima difesa è un tema federale. Nel marzo 2018 in Consiglio nazionale il triciclo PLR-PPD-PSS ha respinto un’iniziativa parlamentare di chi scrive, che chiedeva appunto il potenziamento della legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria. Si trattava, anche in questo caso, di una modifica legislativa modesta, ben lontana dal Far West che qualcuno, del tutto a sproposito, ha voluto paventare. Ma l’isteria con cui è stata avversata l’iniziativa dimostra l’ostinazione della partitocrazia nel criminalizzare la vittima di un’aggressione che ha avuto la grave colpa di difendersi.

Per contro, i delinquenti beneficiano di agevolazioni e condizionali a go-go. Inoltre, se stranieri, non vengono nemmeno espulsi. Perché i legulei multikulti dei tribunali trovano sempre una scusa per non pronunciare questa misura. Malgrado sia obbligatoria.

Buonismo-coglionismo

Vista l’aria che tira, dunque, un cambiamento di direzione sull’iniziativa popolare Ghiringhelli nel plenum del parlamento cantonale appare improbabile.

Il rapporto Aldi favorevole all’iniziativa, che se approvato avrebbe portato al ritiro della medesima, resterà di minoranza. La spunterà il rapporto PLR-P$, in cui, in sprezzo del ridicolo, si arriva addirittura a raccontare la fregnaccia che l’applicazione dell’iniziativa genererebbe costi esorbitanti. Ma non facciamo ridere i polli! Per fortuna, in questo Cantone, le persone accusate di eccesso di legittima difesa sono, per il momento, poche. Quelle assolte ancora meno. I costi sarebbero di conseguenza minimi, altro che esorbitanti. Importante sarebbe per contro il segnale politico a sostegno di chi si difende. Ed è proprio questo segnale che la partitocrazia rifiuta di dare. In base ai dettami del buonismo-coglionismo mainstream, il cittadino onesto è inerme ed indifeso per principio.

Il Mago Otelma prevede

Comunque, se la maggioranza del Gran Consiglio dovesse respingere il rapporto Aldi e quindi l’iniziativa del Guastafeste, si andrà in votazione popolare. Ovviamente il Mattino pubblicherà nomi e cognomi di quanti voteranno contro la legittima difesa. L’iniziativa, secondo le previsioni del Mago Otelma, uscirà vincitrice dalle urne. Mentre la partitocrazia verrà, per l’ennesima volta, asfaltata!

Lorenzo Quadri

 

 

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Accoglienza di finti rifugiati: resteremo gli unici merli?

Nei paesi attorno a noi il vento sta cambiando. Alle nostre latitudini invece…

 

In vari paesi UE il vento in materia di finti rifugiati con lo smartphone sta cambiando. Le posizioni del gruppo Visegrad sono note ed esplicite. I premier dei paesi Visegrad si sono pure espressi esplicitamente contro l’immigrazione islamica, visto il pericolo di radicalizzazione. Da noi invece ci si muove nella direzione contraria: nessun ostacolo agli islamisti, nessun impedimento ai finanziamenti esteri alle moschee, Nicolas Blancho e compari assolti – e dunque legittimati – dal Tribunale penale federale, e avanti di questo passo.

La casta sbrocca

Il nuovo corso in materia di finti rifugiati sta facendo sbroccare l’establishment. Alle nostre latitudini, ad esempio, il kompagno Manuele “la scuola che NON verrà” Bertoli ha affidato a faccialibro (facebook) la propria indignazione. Come osano beceri populisti quali il neo ministro degli interni italico Matteo Salvini, il suo omologo tedesco Horst Seehofer (quello che sta facendo vedere i sordi verdi all’ “Anghela” Merkel: bravo!) o lo spregevole fascista (?) ungherese Viktor Orban chiudere i porti alle navi delle OGN e innalzare barriere sui confini, impedendo così ai migranti economici di “entrare tutti” come vuole il Credo gauche-caviar, e soprattutto togliendo introiti ai kompagni attivi nel business dell’accoglienza dei clandestini, che con i finti rifugiati si fanno gli zebedej di platino?

Populisti “lebbrosi”?

Ma naturalmente ad aver perso completamente la testa sono in molti. Tra essi anche il burattino della casta Emmanuel Macron, che ha paragonato il populismo alla “lebbra”. Hai capito questi boriosi politicanti al soldo dell’establishment spalancatore di frontiere? Mica si chiedono come mai gli odiati populisti vincono le elezioni. Macché: si limitano ad insultarli; loro ed i loro elettori. Autocritica zero! Intanto però la Francia da un lato sbraita contro i paesi che non vogliono finti rifugiati, dall’altro chiude la frontiera a Ventimiglia…

Le navi delle ONG

Sulle ONG che fanno da taxi ai finti rifugiati e li prelevano in mare per portarli in occidente è ora di cambiare passo. La scorsa settimana ad esempio una di queste navi, battente bandiera olandese, è intervenuta di forza, contravvenendo agli ordini della guardia costiera libica, per caricare gli occupanti di un gommone che si trovava in acque libiche. Poi ha spento le apparecchiature per rendersi “invisibile”, mettendo così in pericolo la sicurezza di passeggeri ed equipaggio, per fare rotta verso l’Europa.

Queste ONG che sostengono fattivamente l’immigrazione clandestina ricevono finanziamenti pubblici in abbondanza. Anche dalla Svizzera. Nei mesi scorsi nel Belpaese era scoppiata la polemica proprio perché si era scoperto che una nave che trasportava migranti illegali in Italia apparteneva ad una Organizzazione finanziata dal contribuente elvetico. Con tanto di accuse sulla stampa: “La Svizzera finanzia l’ONG che ci riempie di migranti”.

E’ evidente che qui bisogna chiudere i rubinetti. Chissà se il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, tra un evento mondano e l’altro, intende occuparsi della questione? Oppure i finanziamenti continueranno alla grande?

Altro che invettive…

Se l’Italia chiude i porti all’immigrazione clandestina, fa un regalo anche a noi. Quindi dovremmo ringraziarla. Altro che invettive! Anche se capiamo che la kompagna Simonetta (che almeno, diversamente da Bertoli, ha avuto il buon gusto di non uscirsene con dichiarazioni a vanvera contro il nuovo governo italico) non sia contenta. Se gli sbarchi di clandestini diminuiscono in modo massiccio, rischia di non poter più “aiutare l’Italia” facendo entrare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano. Ma che vanno ad alimentare il business rosso dell’asilo. E  permettono a tanti moralisti a senso unico di lavarsi la coscienza. Costoro fingono di non sapere che la presenza delle navi delle ONG fanno la fortuna dei trafficanti di esseri umani che gestiscono i barconi. I migranti infatti si imbarcano sui gommoni per farsi portare al largo con l’intenzione di farsi raccogliere da tali navi.

La Peppa Tencia

Anche in Ticino il tema dei migranti economici tiene banco. I cittadini di Losone, ma guarda un po’, a larga maggioranza hanno asfaltato il balordo progetto del Dipartimento Sommaruga di riaprire per tre anni l’ex caserma come centro per finti rifugiati. Adesso la Peppa Tencia rischia finire sul groppone del Mendrisiotto con il centro “Pasture”. Del resto la nuova legge sull’asilo consente al Dipartimento Sommaruga di aprire nuovi centri asilanti “provvisori” in stabili della Confederella senza chiedere niente a nessuno

Decidano i cittadini

Su questo fronte si segnala l’iniziativa costituzionale lanciata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiede che su ogni nuovo centro asilanti gli abitanti del comune interessato debbano obbligatoriamente votare. “Decidano i cittadini, non Sommaruga”: questo il motto dell’atto parlamentare. E’ proprio quello che i burocrati bernesi non vogliono. In votazione popolare i centri asilanti vengono bocciati perfino in quei Comuni con municipi a maggioranza di $inistra: perché, è chiaro, la gauche-caviar vuole i finti rifugiati, ma mica in prossimità delle sue ville…

L’iniziativa è quindi decisamente meritevole di sostegno.

Lorenzo Quadri

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Mendrisiotto: più 87% di rapine E le frontiere rimangono aperte?

Ricorre oggi il primo anniversario della chiusura in prova dei valichi secondari

Ma guarda un po’! Nell’anno di (dis)grazia 2017, in Ticino il numero delle rapine, in generale, è sceso dell’11%. Si vede che il Dipartimento delle Istituzioni diretto dal leghista Norman Gobbi lavora bene. E c’è da ritenere che anche la richiesta del casellario abbia giocato un ruolo! Infatti grazie a questa richiesta è stato possibile sventare l’arrivo in Ticino di decine di delinquenti pericolosi, in particolare dal Belpaese (i permessi negati erano una settantina ad inizio dello scorso anno; oggi la cifra è certamente almeno raddoppiata).

Soldatini

E dire che i Consiglieri di Stato della partitocrazia triciclata PLR-PPD-P$$ erano pronti a calare le braghe sul casellario. Costoro, infatti, si fanno schiacciare gli ordini dai camerieri dell’UE in Consiglio federale, esponenti della medesima partitocrazia, i quali se ne sbattono del Ticino (della nostra sicurezza, del nostro mercato del lavoro, eccetera…). La loro priorità è andare d’accordo con il Belpaese e farsi belli con i padroni di Bruxelles. Bravi! I Consiglieri di Stato del triciclo, invece di fare gli interessi del Ticino, fanno i soldatini della partitocrazia federale.

Tornando ai dati sulle rapine: che esse siano diminuite dell’11% a livello cantonale è senz’altro positivo. Peccato che però nel Mendrisiotto le rapine siano invece aumentate dell’87%, ossia quasi raddoppiate. Come mai? Non sarà per colpa delle frontiere spalancate, nevvero?

Primo anniversario

Come ricordato la scorsa settimana: proprio oggi, primo aprile, ricorre il primo anniversario  della messa in vigore della chiusura notturna in prova dei tre valichi secondari (Pedrinate, Novazzano-Marcetto, Ponte Cremenaga) a seguito dell’approvazione da parte delle Camere federali della mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani.  La misura fu accompagnata da assordanti starnazzamenti da parte italica. I politicanti d’Oltreramina colsero al volo l’occasione per strillare ed ottenere visibilità. Ben supportati, in questo, dalla stampa del Belpaese. La quale del Ticino non capisce una mazza. E questo non vale solo per i media scandalistici, ma anche per quelli cosiddetti seri.

“valutare”… cosa?

Ribadiamo: la decisione parlamentare prevede la chiusura, tra le 23 alle 5, di tutti i valichi secondari. Tutti e non tre. Chiusura definitiva e non in prova. Quindi fin dall’inizio la Confederella non ha giocato molto pulito, per usare un eufemismo. Unica nota positiva: il buon Maurer se ne è sbattuto delle proteste italiche e ed ha tirato dritto sulla chiusura.

La sperimentazione, come sappiamo, è terminata in ottobre. Tra l’altro il Ticino non venne nemmeno avvisato (ultima ruota del carro?). E da allora? Silenzio. Citus mutus. “Dobbiamo valutare”, blaterano burocrati bernesi. Ah ecco. Ma come: i sei mesi di prova non erano “per valutare”? E invece non è stato fatto? E quanti mesi ci vogliono adesso “per valutare”?

Anche “quello che mena il gesso” a questo punto sente puzza di bruciato. Qualcuno immagina forse di mettere la chiusura notturna dei valichi secondari nel dimenticatoio? O vuoi vedere che le uniche decisioni che a Berna vengono rese immediatamente operative sono quelle che mirano a penalizzare il solito sfigato automobilista, vedi il bidone Via Sicura?

Siamo proprio “svelti”

Comunque, pare evidente che quell’aumento delle rapine dell’87%  nel Mendrisiotto a fronte di una diminuzione in generale, dipende dalle frontiere spalancate. E dimostra che è lì che bisogna intervenire; e nel modo più ampio possibile.

I rapinatori entrano in macchina dai valichi incustoditi, mettono a segno il colpo e poi si dileguano nel Belpaese. Dobbiamo dunque procedere con la chiusura notturna delle frontiere, questo è certo. Ma non solo. Perfino il Ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer ha detto che bisogna sospendere Schengen e reintrodurre i controlli sistematici sul confine. E intanto noi svizzerotti fessi, per paura di farci accusare di  “chiusura e razzismo” da qualche funzionarietto di Bruxelles o da qualche cadregaro d’Oltreramina, rinunciamo a difendere la nostra sicurezza?

Più 87% di rapine nel Mendrisiotto, una decisione del parlamento federale di chiudere i valichi secondari di notte, ma noi manteniamo le frontiere spalancate? Certo che siamo proprio dei grandi sveltoni!

Lorenzo Quadri

 

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Legittima difesa: il CdS inginocchiato al “pensiero unico”

Il Messaggio governativo contro l’iniziativa popolare sul tema è una ciofeca

 

Il tema della legittima difesa torna alla ribalta dopo quanto accaduto di recente a Brissago, dove un agente intervenuto durante una lite in una struttura che ospita asilanti ha dovuto aprire il fuoco su un richiedente l’asilo armato di due coltelli (!), per difendere se stesso ed altri due richiedenti.

L’accaduto avrebbe dovuto spingere il Consiglio di Stato a trattare seriamente il delicato tema della legittima difesa. Come il poliziotto di Brissago, la persona minacciata da un aggressore, in genere nella propria vita e nella propria integrità fisica, deve reagire in pochi secondi, o addirittura in frazioni di secondo. E se in queste condizioni valutare la situazione è un esercizio difficile per un agente di polizia addestrato anche per simili evenienze, immaginiamoci per un cittadino comune.

Con i tempi che corrono, ed in regime di buonismo-coglionismo ad oltranza che difende i delinquenti (che tra l’altro, alla faccia della volontà popolare nemmeno vengono espulsi, vedi il caso del picchiatore zurighese) e criminalizza i cittadini onesti, la vittima di un’aggressione viene di fatto spinta a non difendersi del tutto, quindi a mettere in pericolo se stessa e gli altri, per paura di finire a sua volta sul banco degli imputati, con l’accusa di eccesso di legittima difesa.

Iniziativa popolare

Il tema della legittima difesa – specialmente di chi viene aggredito da malviventi nella propria abitazione – è al centro del dibattito politico in vari paesi. A partire dalla Vicina Penisola, dove la Camera dei deputati ha approvato una modifica di legge che prevede una serie di casi in cui l’eccesso di legittima difesa è ritenuto scusabile di principio. Sta eventualmente alla magistratura inquirente dimostrare che, nel caso concreto, l’autore non era scusabile.

In Ticino nel marzo del 2016 è stata presentata un’iniziativa popolare sul tema della legittima difesa (primo firmatario Giorgio Ghiringhelli, accompagnato da un comitato interpartitico) che riguarda  l’unica parte della questione che può essere regolata a livello cantonale. Ossia i costi legali che chi, accusato di eccesso di legittima difesa, ma poi assolto, ha dovuto comunque sostenere, in particolare per l’avvocato di fiducia. Si dirà che si tratta di un intervento “di nicchia”: ma lo spazio in cui ci si può muovere è quello. Infatti il tema della legittima difesa è regolato a livello federale nel Codice penale. Che evidentemente non può essere modificato tramite un’iniziativa popolare cantonale.

Livello rasoterra

Ebbene di recente è arrivato il Messaggio del Consiglio di Stato sull’iniziativa in questione. Che “naturalmente” propone di respingerla. Le argomentazioni governative meravigliano per la loro pochezza. A parte che si confonde la procedura penale federale con quella cantonale, a stupire è il livello rasoterra delle considerazioni generali sul tema della legittima difesa.

Ad esempio si dice che, poiché il numero di furti nelle abitazioni in Ticino sarebbe diminuito negli ultimi anni, l’iniziativa “non risponde ad un bisogno” ed ha solo scopo preventivo. Ah ecco: quindi secondo il CdS le leggi si devono fare solo in situazioni di emergenza, e meglio ancora quando i buoi sono già fuori dalla stalla. Evviva. La diminuzione dei furti nelle abitazioni in Ticino potrebbe benissimo essere un fenomeno temporaneo. A non essere temporaneo è  per contro il salto di qualità di una criminalità che si fa viepiù violenta. Da un lato rapinare le banche è sempre più difficile. Dall’altro sempre più persone, spesso anziane, vivono sole in casa e diventano un facile bersaglio per i malviventi. Specie dalle nostre parti, dove le misure di sicurezza sulle abitazioni in genere oscillano tra il ridicolo e l’inesistente. Niente di strano che i rapinatori  più violenti (tutti stranieri, ça va sans dire) si “convertano” alle razzie nelle case. Del resto basta guardare appena al di fuori dei confini cantonali per accorgersi che nel centro-nord Italia le rapine in casa sono triplicate tra il 2003 ed il 2013. E’ evidente che i rapinatori (non di rado provenienti dai paesi dell’Est) che operano oltreconfine, grazie alla deleteria politica delle frontiere spalancate arriveranno anche da noi. Nascondersi dietro una statistica sul calo dei furti è, a voler essere gentili, ben poco lungimirante.

La balla del “Far West”

Va ancora peggio con la tesi politikamente korrettissima e tristemente “mainstream” secondo cui  qualsiasi sostegno al diritto alla legittima difesa equivarrebbe a sdoganare una logica da Far West e ad incoraggiare la giustizia fai da te. Balle di fra’ Luca.

Punto primo: l’iniziativa popolare si applica solo a chi è stato assolto dall’accusa di eccesso di legittima difesa, quindi si tratta di una persona che ha agito nella legalità.

Punto secondo: nessuno ha mai messo in dubbio il principio fondamentale della legittima difesa, che deve servire a respingere un attacco e non a punire l’aggressore, altrimenti non è più legittima. Si tratta di considerare meglio la posizione di chi è aggredito – specie se in casa propria – da delinquenti di cui non può conoscere la pericolosità (e non si creda che un coltello sia meno letale di una pistola). Non si può pretendere che la vittima di un’aggressione e rinunci a difendersi, mettendo in pericolo la propria stessa vita, per paura di passare dalla parte del torto. Invece oggi accade proprio questo.

Punto terzo: Il CdS sembra dimenticarsi che la polizia non ha ancora il dono  dell’ubiquità e nemmeno quello del teletrasporto. Per restare alle rapine in casa: nel momento in cui la vittima viene aggredita dai rapinatori nella propria abitazione, la polizia non è lì per difenderla. Al massimo può intervenire a posteriori, cercando di assicurare i criminali alla giustizia.

Punto quarto: ma davvero qualcuno pensa che rafforzando il diritto alla legittima difesa il comune  cittadino si metterebbe a sparare all’impazzata a tutto quello che si muove? Suvvia, non siamo assurdi.

Con tutto il rispetto parlando, il Messaggio del Consiglio di Stato contro l’iniziativa popolare per la legittima difesa è foffa.

Lorenzo Quadri

 

Gli svizzeri sono “ostili” o il problema è un altro?

Commissione federale contro il razzismo: e se per una volta la raccontassi giusta?

 

La Commissione federale contro il razzismo (CFR) ci delizia con l’ennesimo rapporto secondo cui  in Svizzera crescerebbe l’ostilità nei confronti dei musulmani. E la colpa, secondo la CFR, sarebbe dei media. Ed in particolare dei social media che “facilitano la diffusione di contenuti ostili”.

Magari il problema sta invece da un’altra parte. Ad esempio nel fatto che gli attentati di terroristi islamici tengono purtroppo banco in Europa un giorno sì e l’altro pure. E se i terroristi sono islamici, la colpa non è dei media, e nemmeno dei social.  L’ostilità forse cresce anche perché, grazie al buonismo-coglionismo imperante, gli islamisti in Svizzera possono fare ciò che vogliono. Da noi infatti non si vieta la vendita del Corano a scopi di radicalizzazione. Non si proibisce alle moschee ed ai centri culturali islamici di beneficiare di finanziamenti esteri che hanno l’obiettivo di foraggiare chi diffonde il radicalismo in casa nostra. Non si distingue, insomma, tra l’islam moderato e quello radicale. Ed inoltre, come ha detto di recente un esperto (non il Mattino razzista e fascista) dalle nostre parti gli estremisti possono facilmente mettersi a carico dello stato sociale pagato dagli svizzerotti. Il quale versa cospicui vitalizi agli ultimi arrivati ad attaccarsi alla mammella pubblica, senza nemmeno pretendere che questi si integrino. Una vera pacchia! Il famigerato imam predicatore d’odio di Nidau si è fatto mantenere per anni ed annorum dal solito sfigato contribuente.  Non ha mai dovuto nemmeno fare lo sforzo di imparare una lingua nazionale: perché tanto a fine mese le prestazioni assistenziali entrano comunque. E  così il signore ha attinto a piene mani dalle casse pubbliche, e nel frattempo ringraziava radicalizzando. Quanti altri migranti economici fanno la stessa cosa (senza necessariamente essere imam)?

E poi ci si stupisce?

Di queste situazioni se ne scoprono con bella (bella si fa per dire) regolarità. E poi ci si stupisce se la gente ne ha piene le scatole e magari sviluppa atteggiamenti ostili? Ma la colpa non è né dei social (che sono solo un veicolo) e nemmeno degli svizzeri “chiusi e gretti”. La colpa è di chi ha tirato troppo la corda creando situazioni insostenibili perché “bisogna aprirsi” e perché “devono entrare tutti”.

Nella vicina Penisola si sono addirittura trovati con un mediatore culturale (sic!) coinvolto nello stupro di branco a Rimini. Costui allegramente dichiarava che lo stupro è brutto solo all’inizio; dopo per la donna diventa piacevole come un rapporto sessuale normale. Questa è la mentalità, la “cultura” di centinaia di migliaia di migranti economici che arrivano in massa in Europa. Sarà bene rendersene conto. E poi i soliti moralisti a senso unico, sempre pronti a strillare al razzismo, si meravigliano se cresce l’ostilità nei confronti dei musulmani?  E come la mettiamo con un altro bel regalo arrivato con l’immigrazione scriteriata da inculture straniere, ovvero il matrimonio forzato, odioso reato per cui cominciano a fioccare condanne anche in Svizzera?

Cosa vuol dire “ostili”?

E cosa intende poi la pregiata CFR per ostilità, o meglio, cosa bisognerebbe fare per non essere ostili? Permettere ai migranti islamici di mantenere  e diffondere in casa nostra usanze contrarie ai principi della nostra società, come vorrebbero fare gli spalancatori di frontiere? Lasciare che gli estremisti musulmani infiltrati in Svizzera obblighino le donne a girare in burqa? O magari rinunciare alle nostre tradizioni, usanze e libertà, piccole o grandi che siano, per adeguarci  alle pretese degli ultimi arrivati? Togliamo i riferimenti alla croce dalle opere liriche, come ha fatto un pirla di direttore artistico in quel di Barcellona, perché non bisogna urtare la sensibilità (?) di nessuno?  Ribattezziamo i “moretti” perché  il nome attuale è manifestamente (?) razzista e coloniale, come sostiene una squinternata ricercatrice specializzata in fastidi grassi?

E come la mettiamo con…

Magari, invece di cambiare le nostre abitudini e i nostri  stili di vita, invece di negare le nostre radici per “non offendere”, sarebbe ora di sbattere fuori da casa nostra, rispettivamente di non far entrare, chi odia e disprezza la nostra società ed arriva da noi solo perché siamo così fessi da mantenerlo. Gli svizzeri sono accoglienti, altro che ostili; ed i tassi di popolazione straniera presenti nel Paese, con percentuali che non hanno paragoni in Europa, lo dimostrano. Ma occorre selezionare tra chi merita ospitalità e chi deve invece trovare la porta sbarrata.

A proposito, Commissione federale contro il razzismo: come la mettiamo con il razzismo importato in Svizzera da immigrati xenofobi, antisemiti e misogini? A quando un bello studio su questo fenomeno? Oppure le accuse di razzismo vengono lanciate a geometria variabile? Vanno usate come armi di ricatto morale contro gli svizzeri per costringerli a far entrare tutti?

Lorenzo Quadri

Il picchiatore straniero? Ce lo teniamo in casa!

I legulei del Tribunale cantonale zurighese cancellano la volontà popolare 

E tutto, naturalmente, per calare le braghe davanti alla deleteria libera circolazione delle persone, che serve solo a riempirci di foffa! Avanti con l’iniziativa per abolirla!

Nuova vergognosa calata di braghe davanti alla fallimentare libera circolazione delle persone. A vantaggio, ma guarda un po’, di un delinquente straniero. Un picchiatore di 27 anni, cittadino tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?), condannato a otto mesi con la condizionale, non sarà espulso dalla Svizzera. E questo malgrado l’aggressione figuri sulla lista dei reati per cui, a norma di legge, è prevista l’espulsione. Infatti i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale cantonale zurighese hanno scandalosamente deciso che la fallimentare libera circolazione delle persone prevale sul diritto svizzero. Lo hanno fatto annullando la sentenza di prima istanza del Tribunale distrettuale di Winterthur, il quale aveva invece deciso per l’espulsione del picchiatore tedesco.

Ora, visto che anche quelli di Winterthur sono dei giudici e quindi si suppone che conoscano le leggi altrettanto bene dei loro colleghi del tribunale cantonale, come mai i primi hanno deciso che espellere dalla svizzera il delinquente straniero “sa po’” mentre a Zurigo dicono che invece “sa po’ mia”?

E qui arriva il bello, o meglio arriva lo scandaloso. Infatti gli stessi giudici di seconda istanza, come rileva il Blick, ammettono che “il caso può prestarsi a valutazioni giuridiche contrastanti”.

Ah bene! E tra le “valutazioni giuridiche contrastanti”, quale  ti vanno a scegliere questi legulei del piffero? Ma naturalmente quella contraria alla volontà popolare e favorevole alla deleteria libera circolazione delle persone! Traduzione: qui ci sono dei giudici che fanno apposta a prendere a pesci in faccia la legge svizzera, ad azzerare la volontà popolare, e a calare le braghe davanti alla libera circolazione delle persone. Quando si potrebbe benissimo fare altro: sono loro stessi ad ammetterlo! Vergogna! Ed intanto tutta la pletora di delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” alla politica delle frontiere spalancate se la ride a bocca larga.

Via la libera circolazione

Questo scandalo zurighese dimostra che è ora di cominciare a lasciare a casa un po’ di giudici camerieri dell’UE,  e ovviamente conferma l’urgenza di far SALTARE la libera circolazione delle persone. La quale, come ben palesa la vicenda del picchiatore tedesco che continuerà bellamente a vivere in Svizzera alla faccia nostra, non serve affatto, come blatera la partitocrazia PLR-PPD-P$$, a far arrivare nel nostro paese la forza lavoro necessaria all’economia. Balle solenni! La libera circolazione serve a “far entrare tutti”, e addirittura a far restare tutti. Quindi, la libera circolazione serve a riempirci di foffa straniera che poi non possiamo più espellere! Ed eccone l’ennesima dimostrazione!

Lorenzo Quadri

 

Ma la $inistra pretende le naturalizzazioni di massa!

Gli esperti confermano: molti stranieri nati in Svizzera non sono affatto integrati

 

Come se l’immigrazione incontrollata ed il fallimentare multikulti non avessero già fatto abbastanza disastri, la gauche-caviar vorrebbe introdurre pure lo “ius soli”. Ma col piffero!

 

Si può vivere in Svizzera, anche da molto tempo, senza essere minimamente integrati. Gli esempi a questo proposito si sprecano. Il padre 48enne di origine turca, residente a Basilea città, condannato per aver costretto entrambe le figlie a matrimoni forzati,  abitava nel nostro Paese da trent’anni.  I due studenti che non davano la mano alla docente perché donna, erano addirittura in predicato di diventare cittadini elvetici.

Grazie al fallimentare multikulti, è senz’altro possibile per un immigrato proveniente da “altre culture” risiedere in Svizzera per anni ed anni ma continuare a vivere secondo le regole e la mentalità del suo paese d’origine. Per questi migranti che rifiutano di integrarsi, la Svizzera è solo una mucca da mungere. Nei suoi confronti non sentono alcun legame. Sono da noi solo perché gli conviene. Magari nei confronti del nostro paese e dei suoi abitanti nutrono disprezzo ed avversione.

Altro che “razzisti”!

Alla faccia delle fregnacce dei moralisti a senso unico che istericamente strillano alla Svizzera “chiusa e xenofoba” contrapponendola ai paesi scandinavi “aperti e progressisti”, solo pochi giorni fa è stata pubblicata la classifica dei migliori Stati al mondo dove immigrare. Ne emerge, ma tu guarda i casi della vita, che la Svezia è sì al primo posto, seguita dal Canada. Ma poi arrivano, in quest’ordine, Svizzera, Australia e Germania. Ennesima conferma che gli spalancatori di frontiere che cercano di ricattarci e di criminalizzarci  blaterando accuse di chiusura e xenofobia, possono venire tranquillamente mandati a Baggio a suonare l’organo.

Un paese attrattivo per gli immigrati lo è anche per quelli che non si sognano di integrarsi. E la mancata integrazione causata dal fallimentare multikulti comincia ora a presentarci il conto. In Europa i jihadisti sono spesso e volentieri giovani di cosiddetta terza generazione. Ossia, proprio quelle persone che in Svizzera da qualche tempo beneficiano della naturalizzazione quasi automatica. Per questa fantastica novità possiamo ringraziare, naturalmente, la $inistra. Ma anche i pavidi partiti del cosiddetto centro che, terrorizzati dall’etichetta di razzisti e xenofobi, si fanno ricattare dagli spalancatori di frontiere, e li seguono.

Jihadisti nati in Svizzera

Di recente Paul Roullier, esperto elvetico di terrorismo a Ginevra, ha sottolineato come in Svizzera i miliziani dell’Isis sono in buona parte  persone nate nel nostro paese o che comunque ci vivono da tanti anni. In Svizzera, ha dichiarato l’esperto, si sta creando un vivaio jihadista “endogeno”. A conferma dunque che l’essere nato qui è tutt’altro che garanzia di integrazione. Quest’ultima deve infatti essere verificata caso per caso.

E cosa fanno i kompagni spalancatori di frontiere davanti questa realtà? Semplicemente, non la considerano. Sicché, non ancora contenti del regime di immigrazione incontrollata, non ancora contenti di aver reso pressoché automatica la naturalizzazione degli stranieri di cosiddetta terza generazione, adesso vorrebbero addirittura lo “ius soli”. Ossia vorrebbero che lo straniero che nasce nel nostro Paese diventasse automaticamente svizzero. Quindi svariati seguaci dell’Isis, in conseguenza di cotanta geniale pensata, acquisirebbero il passaporto rosso. Lo stesso varrebbe, senza andare a prendere esempi così estremi, per tanti immigrati non integrati.

Ecco quindi che ancora una volta la $inistra al caviale dimostra di voler ridurre il passaporto svizzero ad un pezzo di carta privo di qualsiasi valore. Un documento da regalare a chiunque senza porre alcuna condizione.  Chi lo ottiene non se lo deve meritare. Lo riceve senza far nulla.

Stop doppi passaporti

Gli islamisti che beneficerebbero di simili “naturalizzazioni di massa” chiaramente prima o poi tenteranno – con la complicità dei multikulti – di imporre in casa nostra loro regole, riprese al Corano. Il che equivarrebbe a fare tabula rasa di secoli di battaglie per la libertà e per i diritti civili.  Quindi, “ius soli” un piffero. La verifica dell’integrazione prima della concessione del passaporto rosso deve al contrario diventare ancora più approfondita. Perché adesso, per paura delle campagne d’odio della $inistra spalancatrice di frontiere, troppo spesso si naturalizza con leggerezza; “per non avere storie”.

Proprio in ragione della presenza di numerosi stranieri non integrati le naturalizzazioni devono diventare più selettive.

Ed è anche tempo che gli aspiranti cittadini svizzeri siano chiamati a scegliere: o il passaporto rossocrociato o quello del paese d’origine. Ma tutte due – per poter estrarre il documento più conveniente a seconda della circostanza – no. Chi invece davvero non se la sente di abbandonare il passaporto originario, evidentemente non è pronto per diventare svizzero.

Lorenzo Quadri

Gli “haters” si combattono a 360 gradi, sennò è ipocrisia

Segnalazione al ministero pubblico di commenti sul decesso di una giovane eritrea

Che i “social” siano diventati degli sfogatoi dove c’è chi si lascia andare senza remore ai più bassi istinti è innegabile. Questo non vale solo per il solito facebook. Vale anche per certi blog che i portali accodano alle notizie immaginando di incrementare le visualizzazioni (più click uguale maggiore spendibilità sul mercato pubblicitario).

Di recente è partita la segnalazione al ministero pubblico, sottoscritta pare da quaranta persone, per alcuni commenti improponibili pubblicati su facebook a seguito della notizia della tragica morte di una giovane mamma eritrea “caduta” dal balcone a Bellinzona.

Intenti poco lineari

Se gli scritti hanno rilevanza penale è giusto che intervenga il ministero pubblico: è il suo lavoro.

Assai meno lineari appaiono tuttavia gli intenti dei denuncianti, così come indicati nelle loro dichiarazioni. Ed ai quali, ma guarda un po’, la R$I ha dato ampio spazio già domenica scorsa. Un’amplificazione che puzza di bruciato.

Infatti tutto ruota non già attorno agli “haters” – i quali non hanno colore politico, o meglio sono equamente distribuiti in tutte le aree politiche – bensì al solito trito ritornello “xeonfobia discriminazione razzismo”. Come dire: ogni sbroccata è lecita; noi (denuncianti e dintorni) ci indigniamo solo quando ciò è funzionale al lancio di accuse di razzismo. Ed infatti i cosiddetti antirazzisti sono poi i primi a riversare insulti ed odio su chi osa pensarla diversamente da loro a proposito di immigrazione. Ma, per qualche strano motivo, le campagne d’odio della $inistra non turbano alcun benpensante.

Si tenta l’autocensura

Inoltre e soprattutto: “Avevamo il desiderio di dare un messaggio forte non solo agli autori dei commenti, ma anche ai politici che devono abbassare i toni, altrimenti tutti si sentono legittimati a dire qualsiasi cosa”. Così argomentano gli anonimi (sic!) denuncianti. Questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Ma ben chiarisce sia la provenienza della denuncia – ambienti spalancatori di frontiere multikulti – che  la sua finalità: criminalizzare non solo le esternazioni che costituiscono effettivamente reato, e che quindi vanno giustamente sanzionate, ma anche quelle affermazioni legittime (dei politici) che non piacciono alla gauche caviar. Il trucchetto è sempre il solito: si punta sul ricatto morale per imporre l’autocensura delle posizioni  contrarie alle frontiere spalancate e al multikulti. Perché certe cose scomode non si possono dire. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Vige il regime del pensiero unico!

Chi dovrebbe “abbassare i toni”?

E’ infatti evidente che i politici che, secondo i promotori della segnalazione al Ministero pubblico, dovrebbero “abbassare i toni”, non sono mica quelli che strillano al “devono entrare tutti”, che insultano e denigrano chi ha posizioni diverse,  che manifestano contro le Guardie di confine. Nossignori. Del resto, contro gli “haters” di $inistra, i moralisti a senso unico di denuncie non si sognano di presentarne.

A dover abbassare i toni è sempre una parte sola. La solita. L’odiata “destra”.   

Tramite segnalazioni alla magistratura si vorrebbe indurre al silenzio chi (ad esempio) sottolinea che il tasso di delinquenza tra gli asilanti è un multiplo di quello dei residenti; chi rileva che i giovanotti con lo smartphone che premono ai nostri confini non sono affatto profughi bisognosi di protezione secondo la legge sull’asilo, bensì immigrati clandestini e magari pure aderenti all’islam radicale; chi fa notare che oltre l’80% degli asilanti ammessi in Svizzera è a carico dell’assistenza; chi osserva che essi ricevono, dallo Stato sociale elvetico, più di tanti anziani con la sola AVS . Eccetera eccetera.

Chi ha voluto e tollerato situazioni di questo tipo, perché “devono entrare tutti”, porta anche la responsabilità per le reazioni di rifiuto che esse provocano nella popolazione.

Responsabilità indivuale

Inoltre, anche se a $inistra ci sono un po’ di difficoltà nell’assimilare certi concetti, nel nostro paese esiste ancora la responsabilità individuale. Questo vuol dire che ciascuno – e non degli indefiniti “politici” – porta personalmente la responsabilità per i commenti che pubblica in rete.

La libertà d’espressione, cari signori e signore denuncianti, vale per tutte le posizioni. Non solo per le vostre o per quelle che piacciono a voi. E vale nei limiti posti dalla legge. Non in quelli che i moralisti a senso unico vorrebbero inventarsi a proprio vantaggio. Prendetene finalmente atto.

RSI fuori posto

Del tutto fuori posto, poi, l’intervista anonima del radiogiornale RSI ad una promotrice della denuncia. L’anonimato è stato  giustificato con motivi di sicurezza personale; neanche si trattasse di una pentita della ‘ndrangheta!

Qui qualcuno sta perdendo la bussola. Che la RSI si presti a  simili giochetti, il cui unico obiettivo è veicolare il messaggio, falso, che i ticinesi sarebbero non solo razzisti, ma pure pericolosi nei confronti di chi afferma di combattere il razzismo, è l’ennesima violazione del mandato di servizio pubblico ad opera dell’emittente di regime. Un motivo in più per votare l’iniziativa No Billag.

Care signore e signori denuncianti, combattere gli “haters” e le “affermazioni ignobili” è cosa buona e giusta. Ma va fatto a 360 gradi. Altrimenti è solo ipocrisia.

Lorenzo Quadri

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

Valichi secondari: nel Belpaese è psicodramma

Non si retrocede di un millimetro: le sbruffonate italiane? Solo fumogeni elettorali

 

Oltreramina sono entrati in campagna elettorale e si vede! Ed infatti la chiusura notturna sperimentale di tre valichi secondari – Pedrinate, Ponte Cremenaga, Novazzano-Marcetto – ha suscitato un vero psicodramma nel Belpaese, con proteste, al limite del surreale, da parte di politicanti di ogni ordine e grado e di varia appartenenza partitica.

Lodevole eccezione la Lega Nord la quale ha dichiarato che “la Svizzera fa bene a difendere i propri confini”. Una posizione ovvia da parte leghista, ma non scontata dato il contesto. Tanto di cappello.

Promemoria

I vicini a Sud pretendono che il Ticino sia terra di conquista. Anzi, lo considerano già una colonia. E’ evidente che il loro rumoreggiare non deve farci retrocedere di un millimetro.

Bisogna infatti ricordare che:

  • Questi signori del Belpaese possono starnazzare finché vogliono, ma non hanno voce in capitolo su questioni che concernono solo la nostra sovranità.
  • Anche il Canton Ginevra ha chiuso di notte tre valichi con la Francia, ma nessuno ha fatto cip.
  • Prima dell’entrata in vigore dei fallimentari accordi di Schengen le dogane venivano chiuse eccome, e stiamo parlando del 2009 non di tremila anni fa.
  • Tre valichi secondari saranno anche chiusi di notte, ma a poca distanza ce ne sono altri che restano aperti.
  • Gli isterismi italici sono la dimostrazione che la deleteria libera circolazione è esclusivamente a senso unico. Altrimenti teoricamente anche i ticinesi potrebbero avere qualcosa da dire per la chiusura. Invece…
  • Detto in altre parole, il punto precedente dimostra che l’Italia si approfitta della Svizzera.

Stanno in piedi grazie al Ticino

Oltretutto, siamo anche stufi di sentire, da parte di sindaci della fascia italiana di confine, la scempiaggine dei frontalieri che sarebbero il motore dell’economia ticinese. Questa fregnaccia, cari signori, potete raccontarvela tra voi per reggervi la coda a vicenda. Ma abbiate almeno il buon senso di non venire a raccontarla a noi. L’economia ticinese non ha assolutamente bisogno di 65mila frontalieri (più svariate migliaia di padroncini), di cui 40mila nel settore terziario. I frontalieri, cari signori sindaci, sono semmai il motore dell’economia dei vostri comuni, che stanno in piedi grazie ai ristorni delle imposte alla fonte che il Ticino regolarmente vi versa.

Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Il premio per le esternazioni più stolte lo vince tale signora Maria Chiara Gadda, deputata PD di Varese, alla quale non deve essere sembrato vero di raggiungere il famoso “quarto d’ora di celebrità”. Sicché ecco la signora che alla camera dei deputati straparla di “discriminazioni” (ma non vi annoiate mai a raccontare sempre le stesse scempiaggini?) e si permette addirittura di contestare il voto popolare sull’iniziativa Prima i nostri. Per poi arrivare a chiedere, con il massimo del pathos, al governo italiano di riconsiderare (?) i rapporti con la Svizzera. Uhhh, che pagüüüüraaaaa!

No, fateci capire: centinaia di migliaia di italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino e questi politichetti pretendono nientemeno che l’Italia sanzioni la Svizzera per decisioni che rientrano nella sua sovranità? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Se la Svizzera non fosse governata da calabraghe compulsivi, avrebbe già sbarrato le dogane con il Belpaese. Tanto per illuminare i “grandi statisti”  di cui sopra sul reale significato di “frontiere chiuse”.

Rapporti: come rivederli

Se però si tratta di rivedere i rapporti tra Svizzera ed Italia, siamo di certo disposti ad entrare nel merito. Ecco al proposito alcune proposte:

– blocco totale dei ristorni dei frontalieri;
– controlli sistematici alle frontiere come prima dei fallimentari accordi di Schengen;
– barriere anticlandestini sui confini con il Belpaese (altro che “bisogna a aiutare l’Italia” come ama ripetere la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga);
– ritorno immediato alla preferenza indigena;
– nessun nuovo permesso G né rinnovo dei permessi G di persone che lavorano nel terziario, sostituendosi ai residenti;
Poi vedremo come gli elettori frontalieri del PD, di cui la kompagnuzza Gadda vorrebbe accaparrarsi i voti, saranno contenti delle sue prestazioni parlamentari.

Non basta

Su una cosa diamo comunque ragione ai rappresentati istituzionali del Belpaese in fregola di visibilità. Non basta chiudere tre dogane secondarie di notte per garantire la sicurezza del Ticino.  Vero. Infatti bisognerà chiudere un numero assai superiore di frontiere, e chiuderle anche di giorno. Così almeno i vicini a sud strilleranno per qualcosa.

A proposito: e che nessun cameriere bernese dell’UE si sogni di dare retta alle scempiaggini dell’italica sinistruccia.

Bloccare i ristorni

Che poi  a Roma il ministero degli Esteri si sia permesso di convocare – addirittura d’urgenza: uella! – l’ambasciatore svizzero per formulare ricatti non solo a proposito dei valichi ma anche sul casellario giudiziale, è semplicemente scandaloso. E chiaro che la Svizzera deve reagire. Ed è pacifico che, in occasione della sessione speciale del Consiglio nazionale (primi giorni di maggio) chi scrive presenterà una mozione in cui si chiederà  che vengano adottate contromisure nei confronti del Belpaese.

Va bene che in Italia è cominciata la campagna elettorale; va bene che bisogna distogliere l’attenzione dalla sterminata lista dei problemi interni della Penisola; ma qui si sta davvero passando il segno. E noi non siamo più disposti a farci prendere per i fondelli dai vicini a sud. Men che meno a farci trattare da delinquenti da chi campa grazie a noi.

Quanto al Consiglio di Stato, decida immediatamente il blocco dei ristorni. Perché, se non lo fa adesso, quando?

Lorenzo Quadri

 

Funzionari dirigenti frontalieri o con doppio passaporto

La situazione è già indecorosa di suo, non serve fantasticare su possibili spionaggi

 

Nel Canton Ginevra è divampata la polemica sulla nomina a direttrice del fisco di una funzionaria frontaliera. Nel concreto si tratta di una donna con la doppia nazionalità, svizzera e francese, residente in Francia.  La quale avrà accesso a dati fiscali confidenziali. E c’è chi, come il giornale Les Observateures, si è spinto ad ipotizzare che la donna potrebbe essere addirittura un’agente al soldo della Francia. Una spia di Parigi infiltrata nelle dichiarazioni fiscali ginevrine.

Un deputato cantonale PLR deplora la scelta di una frontaliera evidenziando problemi di protezione dei dati: “cosa succederebbe se la neo-direttrice del fisco dovesse perdere il suo telefonino in Francia, o se il suo computer dovesse venire hackerato dopo aver superato la frontiera?”. Un assist che ha permesso al direttore del Dipartimento cantonale delle finanze di spiegare che nella sua precedente mansione la funzionaria frontaliera aveva accesso ai medesimi dati e che comunque i suoi supporti elettronici sono criptati.

Autocensura

Ecco un bell’esempio di cosa succede quando per deplorevoli esigenze di autocensura – dettata dalla paura dell’ignominiosa etichetta, quella di “populista e razzista” – ci si arrampica sui vetri nel tentativo di cercare di giustificare una posizione, che è sacrosanta, con argomenti artificiosi ma politikamente korretti.

Certo, il rischio che la direttrice frontaliera del fisco ginevrino smarrisca il telefonino o il computer oltreconfine può essere un argomento. Ma è davvero questo il punto? Evidentemente no. La questione è che nella pubblica amministrazione – a maggior ragione in posti sensibili! – bisogna assumere svizzeri, residenti in Svizzera. Si abbia una buona volta il coraggio di dirlo apertamente, come ha fatto Norman Gobbi in relazione al noto funzionario corrotto all’Ufficio della migrazione.

E non c’è alcun bisogno di giustificare questa posizione andando a parare su improbabili  infiltrazioni informatiche  all’estero. La preferenza indigena è realtà costituzionale, votata dal popolo. Bisogna avere il coraggio di attuarla e di affermarla. Sembra invece che si provi vergogna.

Le radici nel territorio sono requisito imprescindibile per chi si occupa di gestire la cosa pubblica. Vengono richieste – giustamente ed ovviamente – ai politici, la cui presenza è temporanea. Non le vogliamo chiedere ai funzionari che, una volta nominati, “ti saluto Rosina”? Nemmeno ai funzionari dirigenti che contano più dei politici, oltre che durare di più?

La fantasia non serve

La spiegazione prodotta dal capodipartimento finanze ginevrino ( la donna già aveva accesso ai dati confidenziali nella precedente funzione) non solo non giustifica nulla, ma è un plateale autogoal. La frontaliera con doppio passaporto non ha neppure fatto lo sforzo di spostare il domicilio in Svizzera malgrado ricoprisse un ruolo delicato nella pubblica amministrazione. E viene addirittura promossa e premiata.

La situazione è indecorosa di suo. Non c’è alcun bisogno di far volare la fantasia ed immaginare che l’alta funzionaria cantonale sia addirittura una spia francese.

Doppio passaporto

E come la mettiamo con la doppia nazionalità? Chi vuole fare carriera nell’ente pubblico, con posti di responsabilità, non può essere “servo di due padroni” (nel concreto di due passaporti). C’è tutto il diritto di pretendere che questi funzionari, qualora non siano svizzeri di nascita, rinuncino al passaporto d’origine. E di pretenderlo senza bisogno di sentirsi costretti a giustificarsi con pippe mentali politikamente korrette.

Ciò vale a maggior ragione per i politici, la cui posizione è incompatibile con la doppia nazionalità. Per ora il tema è lasciato alla sensibilità individuale (carente?). L’obiettivo futuro è di far sì che, in generale, acquisire il passaporto rosso implichi la perdita di quello d’origine. Non ci vuole il Mago Otelma per pronosticare che ciò permetterebbe inoltre di sventare un po’ di naturalizzazioni di comodo. Di sicuro non tutte, perché l’approfittatore incallito se ne frega di ogni passaporto. Ma un certo numero sì. E sarebbe già un bel risultato.

Lorenzo Quadri

Il Ticino fa scuola: anche l’Austria vieta il burqa

E Vienna ha anche detto basta ai programmi di ricollocamento dei finti rifugiati

 

Ma guarda un po’, questi austriaci cominciano a starci proprio simpatici. Vienna ha infatti varato una serie di misure per promuovere l’integrazione, tra cui il divieto di burqa. E l’Austria ha deciso di proibire anche la distribuzione pubblica del Corano.  Non si è a conoscenza di proteste di piazza $inistrorse contro tali provvedimenti.

Non era un “non problema”?

Ma come: il burqa non era un “non problema”? Ma come: il divieto di velo integrale non era solo la deplorevole fissazione di uno sparuto gruppuscolo di beceri populisti e razzisti? Ma come: proibire il burqa non avrebbe dovuto far crollare il turismo?

Ed invece, ecco che tale divieto prende sempre più piede in Europa, con governi che lo adottano spontaneamente. Solo a Berna la partitocrazia buonista-coglionista e multikulti non ne vuole sapere: i suoi rappresentanti hanno concesso (uella!) la garanzia costituzionale al divieto ticinese solo perché costretti da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (assai poco sospetta di filoleghismo); ma hanno rifiutato schifati di estendere a livello nazionale il divieto votato dai ticinesi, bocciando nei mesi scorsi un’iniziativa parlamentare in questo senso (ma tanto sul tema voterà il popolo, visto che è in corso una raccolta di firme, e poco ma sicuro che i politikamente korretti multikulti verranno di nuovo asfaltati dalle urne).

“Prima” ticinese

Già, il divieto ticinese: grazie all’iniziativa lanciata dal Guastafeste, che la Lega ha subito appoggiato,  siamo stati i primi ad introdurre un divieto di burqa tramite votazione popolare. I promotori, denigrati dalle élite spalancatrici di frontiere e dalla stampa di regime come dei beceri razzisti, alla fine l’hanno spuntata alla grande. Mentre a Berna le parlamentari della $inistra che lo scorso 8 marzo durante la sessione delle Camere federali sferruzzavano orridi berretti rosa in nome dei diritti della donna, sono poi le prime a scagliarsi istericamente contro il divieto di burqa: perché va bene i diritti della donna, ma prima, molto prima, vengono quelli degli immigrati di farsi i propri comodi in casa nostra. E se questi comodi contemplano l’oppressione della donna, allora ai bolliti residui del femminismo va bene anche l’oppressione della donna. Perché “bisogna aprirsi”.

Del resto, per una misteriosa coincidenza, i contrari al divieto di burqa sono poi gli stessi che vogliono promuovere l’islamizzazione della Svizzera rendendo l’islam religione ufficiale. Tutto torna.

Ricollocamenti

Ecco dunque che, vietando il burqa, anche l’Austria diventa un po’ ticinese. E dai giorni scorsi gli austriaci ci stanno più simpatici anche per un secondo motivo: Vienna si è chiamata fuori dai piani di ricollocamento UE dei finti rifugiati, andando dunque ad unirsi ai paesi del blocco Visegrad. I funzionarietti di Bruxelles hanno protestato, ma naturalmente non è successo nulla.

Invece la Svizzera, “grazie” alla  kompagna Simonetta Sommaruga, aderisce ai piani di ricollocamento di migranti economici senza avere alcun obbligo in questo senso. E la ministra del partito del “devono entrare tutti” va in giro per l’Europa a promettere che l’andazzo continuerà ad oltranza anche in futuro. Per l’alloggio dei finti rifugiati, non c’è problema: basta riempire il Ticino di centri asilanti. Cosa che la kompagna Simonetta si sta impegnando a fare. E la nuova legge sull’asilo, da lei voluta e difesa dagli spalancatori di frontiere, glielo permette. Avanti così!

Lorenzo Quadri