Perché il caso Lojacono non deve cadere in dimenticatoio

Modificare la legge è necessario non solo per regolare il passato, ma anche per il futuro

Nei giorni scorsi è stata presentata una nuova interpellanza al governicchio cantonale su un tema alquanto spinoso: il terrorista rosso Alvaro Lojacono Baragiola. I firmatari sono Boris Bignasca, Jacques Ducry e Sebastiano Gaffuri. Gli interrogativi sollevati sono di quelli che generano “imbarazz, tremend imbarazz”: come è possibile che un terrorista ricercato a livello internazionale abbia ricevuto il passaporto svizzero? Chi era il Consigliere di Stato a capo del Dipartimento di Polizia, degli Interni e della Giustizia al tempo dei fatti? (Risposta: Fulvio Caccia, PPD). E soprattutto: che rapporti c’erano tra il governo o tra suoi membri con la famiglia Baragiola? A questa facoltosa famiglia apparteneva infatti la madre del Lojacono, proprietaria della sfarzosa Villa Orizzonte a Castelrotto, dove, a quanto pare, nacque il merlot del Ticino. E dove il Consiglio di Stato ticinese negli anni Ottanta si recò in corpore, assieme al governo argoviese, per un incontro extra muros.A fare gli onori di casa a tutto questo popo’ di politicanti, insieme a mammà, c’era proprio lui, il brigatista pluriassassino che grazie al passaporto svizzero ha schivato, e sta tuttora schivando, un ergastolo ed una condanna a 17 anni in Italia (pur avendo trascorso 11 anni all’Hotel Stampa).

Ad aggiungere scandalo allo scandalo, il fatto che il terrorista italiano Lojacono, dopo essersi taroccato il cognome acquisendo quello della madre (Baragiola appunto), abbia beneficiato, e tuttora benefici, del pubblico impiego. Prima alla RSI, adesso all’Università di Friburgo. Alla faccia di tutti gli svizzeri onesti che si trovano in disoccupazione.

Il punto centrale

L’interpellanza Bignasca-Ducry-Gaffuri, fintamente ingenua, solleva il punto centrale della questione. Nemmeno il Gigi di Viganello è disposto a credere che il brigatista Lojacono, ricercato internazionale, con una fedina penale lunga come l’elenco del telefono, abbia potuto diventare svizzero, taroccarsi il cognome, e lavorare per enti pubblici senza connivenze altolocate. Che l’importanza della famiglia materna rende plausibili.

Il tentativo, fatto trent’anni orsono, di scaricare tutta la colpa su una funzionaria distratta che “non si sarebbe accorta”, fa, ovviamente, ridere i polli.

Reputazione internazionale?

Il problema non riguarda solo il passato, ma anche il presente ed il futuro. A riesumare il caso Lojacono, la consegna all’Italia del terrorista Cesare Battisti, pure lui latitante da oltre trent’anni, ma in America latina.

E che sia proprio la Svizzera, non qualche dittatura sudamericana, a proteggere un Lojacono, è cosa che grida vendetta. Alla faccia della famosa “reputazione internazionale”, evidentemente spolverata solo quando fa comodo, e in special modo quando si tratta di spalancare le frontiere o di calare le braghe davanti a qualche Diktat europeo.

Se Lojacono, invece di un brigatista, fosse stato un criminale nazista, sarebbe stato estradato da un bel pezzo. Senza andare troppo per ilsottile. E senza tante pippe mentali giuridiche (alcune al limite dell’orripilante).

Pensare al futuro

Il punto è il seguente: i terroristi devono poter essere estradati anche se hanno il passaporto svizzero. Se la legge attuale non lo consente, la si modifica. E non si tratta solo di risolvere un singolo caso, per quanto scandaloso. Non si fanno leggi “ad personam”. Il problema diventerà presto di stretta attualità con i terroristi islamici beneficiari delle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia. Per questo, il caso Lojacono non deve essere un fuoco di paglia legato ad un evento contingente come la consegna di Battisti all’Italia, destinato a cadere nel dimenticatoio allo scandalo successivo.

Le regole sulle estradizioni vanno corrette ed aggiornate non solo per sistemare il passato e per rendere finalmente giustizia, dopo quarant’anni, alle famiglie delle vittime del Lojacono – il quale ha ancora la faccia di tolla di calare lezioni di umanità! – ma anche per tutelarci in prospettiva futura. Quando non avremo più a che fare con brigatisti rossi in età AVS, ma con seguaci del terrore islamico.

LORENZO QUADRI

Nazionalità dei delinquenti: arriva la censura di regime

Zurigo: nessuna informazione sul passaporto di chi commette reati. Mentre da noi…

 

Evviva! Ecco arrivare, da Zurigo,  l’ennesimo esempio della trasparenza con cui i kompagnuzzi amano riempirsi la bocca, naturalmente solo quando fa comodo a loro. La città a governo rossoverde ha infatti deciso che la sua polizia continuerà a non indicare, nei comunicati ufficiali, la nazionalità dei delinquenti. Perché, secondo i $inistrati con la morale – e la legalità, e appunto la trasparenza a senso unico – questa sarebbe “falsa trasparenza”.

Ma tu guarda che faccia di lamiera. Ci spieghino i rossi ed i verdi anguria (verdi fuori, rossi dentro) per quale strano motivo la trasparenza quando fa comodo a loro è un imprescindibile dovere civico, mentre sulla criminalità d’importazione è intollerabile. Questa si chiama censura di regime, ed è un leitmotiv della gauche-caviar. La quale blatera senza vergogna di libertà di stampa, di tolleranza, di “rispetto in politica”, di morale, e di tante altre belle e politikamente korrettissime cosette. Che però devono valere rigorosamente a geometria variabile. Libertà e tolleranza solo per chi la pensa come i $inistrati. Per gli altri – in particolare per i “beceri populisti” – bavagli, intolleranza e campagne d’odio!

Nascondere i fatti sgraditi

La censura di regime decisa in quel di Zurigo sulla nazionalità dei delinquenti mira a tenere nascosto il dilagante fenomeno della criminalità d’importazione, generato dalla scellerata politica delle frontiere spalancate, del “devono entrare tutti” e del “non si espelle nessuno”. I primi fautori di questa politica sono proprio il PS (Partito degli Stranieri) e dintorni. Sicché lorsignori pretendono di “scopare sotto il tappeto” i disastri provocati dalle loro ideologie. Chi li denuncia va infamato e delegittimato come razzista e fascista. Avanti così, kompagni, che alle elezioni arriverà il “premio”. Intanto ricordiamo – così, tanto per gradire – che all’hotel Stampa ci sono spesso e volentieri l’80% di detenuti stranieri.

E’ evidente che da parte nostra non solo vogliamo sapere la nazionalità dei delinquenti, ma anche da quanto tempo si trovano in Svizzera, se sono a carico dello Stato sociale, se si tratta di persone “già note alla giustizia”. In caso di cittadini svizzeri, vogliamo invece sapere se si tratta di naturalizzati.

Il malvezzo

In materia di passaporto dei delinquenti, alle nostre latitudini le autorità sono assai più trasparenti che a Zurigo, e ci mancherebbe altro. Tuttavia si nota il malvezzo, ma guarda un po’, di indicare come “ticinesi” o “svizzere” persone che sono residenti in Svizzera ma non per questo hanno il passaporto rosso. C’è una bella differenza. (Un po’ come i presunti “frontalieri ticinesi della spazzatura” di cui si è a lungo (s)parlato in quel di Como, ma che in realtà sono italiani).

Oppure capita di dimenticare “dettagli” non proprio irrilevanti.

Esempio recente: la famiglia di sei persone arrestata una settimana fa in un campeggio di Cadenazzo per aver aggredito altri ospiti della struttura. La stampa di regime si è affrettata ad indicare che si trattava di “cittadini Svizzeri, residenti in Romandia” (quando i delinquenti sono svizzeri, chissà come mai, ogni reticenza viene a cadere).  Si è però “scordata” di precisare che si trattava di una famiglia di nomadi. Che brutti scherzi gioca la memoria, eh?

Lorenzo Quadri

Ma gli altri Cantoni se ne fregano del voto popolare

Espulsione dei delinquenti stranieri: Ticino primo della classe! Grazie Norman!

Beh, finalmente una bella notizia. Che, ma guarda un po’, arriva grazie al Dipartimento delle istituzioni guidato dal leghista Norman Gobbi. Il Ticino è infatti, come abbiamo appreso di recente, uno dei Cantoni più virtuosi nell’ambito dell’espulsione dei delinquenti stranieri, con una quota di persone effettivamente allontanate dalla Svizzera del 72%. Bene, avanti così!  Peccato che la lieta novella si inserisca in un quadro che, a livello nazionale, è a dir poco desolante.

Inflessibili solo con gli automobilisti

L’espulsione dei delinquenti stranieri è infatti stata decisa dal popolo nel lontano 2010. Tuttavia, come spesso accade per le decisioni popolari sgradite, la partitocrazia l’ha snobbata alla grande. Sicché l’UDC nazionale ha lanciato la cosiddetta iniziativa d’attuazione, che elencava esattamente in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato espulso con certezza; ovvero senza tanti se né ma. Da notare che gli spalancatori di frontiere multikulti si sono subito messi a starnazzare. Oltre al solito disco rotto del “razzismo” e della “xenofobia” (che süpa, $ignori… che süpa), costoro blateravano che, con l’iniziativa, il giudice non avrebbe avuto il margine di manovra necessario per valutare il singolo caso. Peccato che poi sia stato approvato il bidone Via Sicura. E questo, ma guarda un po’, prevede proprio l’azzeramento del margine di manovra del giudice. Però in quel caso la soppressione delle possibilità di apprezzamento, naturalmente a danno degli automobilisti, alla casta politikamente korretta va benissimo! Capito l’andazzo? Triciclo partitocratico inflessibile con gli automobilisti (che vanno criminalizzati con ogni pretesto), ma buonista-coglionista con i delinquenti stranieri!

Eccezione trasformata in regola

Sull’iniziativa d’attuazione si è votato nel febbraio 2016. L’iniziativa è stata respinta con il 63% dei voti. L’élite spalancatrice di frontiere – partitocrazia, stampa di regime, intellettualini da tre e una cicca – si mobilitò in forze per affossarla. E con un’isteria che avrebbe anticipato quella sfoderata contro il “No Billag”.

Argomento principe: l’iniziativa non avrebbe tenuto conto dei casi di rigore. Ossia di quei casi in cui l’espulsione del delinquente straniero – per quanto di per sé giustificata dai reati commessi – risulterebbe “sproporzionata”. Bocciata l’iniziativa, ecco che la legge sugli stranieri contempla la clausola di rigore. Ma non ci voleva il Mago Otelma per prevedere che la casta multikulti ne avrebbe immediatamente abusato, trasformando in regola quella che avrebbe dovuto essere l’eccezione. Il Consiglio federale, prima della votazione, aveva promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Certo, come no. Ce la immaginiamo la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che propone una legge che porta a 4000 espulsioni all’anno? O la partitocrazia politikamente korretta che la approva?

Un decimo

Ed infatti, altro che 4000 espulsioni all’anno. Si naviga attorno ad un decimo di questa cifra. Per l’ennesima volta, la casta ha raccontato un sacco di balle. Niente di nuovo sotto il sole. Ricordiamo ad esempio che il Consiglio federale aveva promesso che, con la devastante libera circolazione delle persone, sarebbero immigrate in Svizzera dall’UE al massimo 10mila persone all’anno. La cifra reale, a dipendenza dell’annata, è tra le 6 e le 8 volte superiore. Oppure, sempre il Consiglio federale aveva promesso che gli accordi di Schengen sarebbero costati 7-8 milioni all’anno; invece siamo in zona 200. E, ancora a proposito di Schengen, prima della votazione era pure stato raccontato che in nessun modo l’adesione della Svizzera avrebbe comportato una messa in discussione del nostro diritto delle armi. Invece, come abbiamo ben visto con il Diktat UE sulle armi – davanti al quale la partitocrazia cameriera di Bruxelles ha calato le braghe – le cose stanno ben diversamente. Si dirà che i tempi cambiano, e che gli accordi internazionali si devono adattare. Bene, allora cambia anche la devastante libera circolazione delle persone. Anche quella si adatta; ovvero si limita. Invece, chissà perché, secondo i tamberla del triciclo la devastante libera circolazione delle persone deve rimanere in vigore sempre identica. Ovvero senza alcun limite. Altrimenti i funzionarietti dell’UE si inalberano! Penoso: negli stessi paesi membri gli eurocrati vengono mandati “affandidietro”. Invece gli svizzerotti si inginocchiano.

Logica conseguenza

La vicenda delle (non) espulsioni dei delinquenti stranieri – che sono 400 all’anno invece di 4000 – conferma che:

1) sulle promesse della casta non si può assolutamente fare affidamento; e

2) quando si tratta di non applicare la volontà popolare, la casta il margine di manovra lo trova.

Infatti, come si spiega che in Ticino, grazie a Norman Gobbi, il 72% dei delinquenti stranieri da allontanare viene effettivamente espulso, mentre ci sono cantoni come Neuchâtel in cui questa percentuale è di un miserevole 11%? Tutti i “casi di rigore”, ossia tutti i delinquenti che sarebbe “sproporzionato” (?) rimandare al loro paese, sono a Neuchâtel? Evidentemente no. E’ lecito supporre che questi casi siano distribuiti in modo più o meno uniforme sul territorio nazionale.

Se ne deduce quindi che, in alcuni Cantoni, politicanti e legulei approfittano senza remore della scappatoia dei “casi di rigore” per NON applicare praticamente mai la volontà popolare, sostituendola con il principio-guida della casta spalancatrice di frontiere: “devono entrare (e restare) tutti”.

Basti pensare che il tribunale cantonale zurighese è addirittura riuscito a decidere che non si può (sa po’ mia!)  espellere un 27enne picchiatore tedesco nullafacente, perché ciò sarebbe contrario alla devastante libera circolazione delle persone.Uella! E la volontà popolare? E l’articolo costituzionale sull’espulsione dei delinquenti stranieri? Nello sciacquone! Libera circolazione über Alles!

Il “margine di manovra”

L’abissale differenza tra i vari Cantoni dimostra che, quando vuole, la casta il “margine di manovra” lo trova. Stranamente, ma guarda un po’, lo trova sempre per non applicare la volontà popolare. Quando invece si tratta di applicarla, allora si attacca, come una cozza allo scoglio, al ritornello del “sa po’ mia”!

Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

Un altro delinquente straniero recidivo rimane in Svizzera!

Ennesima sentenza del Tribunale federale a favore della foffa d’importazione

Evviva! Il ciclo delle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale in difesa della foffa d’importazione continua! Gli stranieri delinquenti ce li teniamo (quasi) tutti qua. E dire che il popolo ha votato proprio il contrario. Ma naturalmente la casta non ne vuole sapere. Le frontiere devono rimanere spalancate! “Devono entrare – e ovviamente: devono restare – tutti”!

 L’ultima perla

L’ultima perla riguarda un 37enne cittadino serbo residente in quel di Zurigo. Costui, giunto in Svizzera per ricongiungimento familiare nel 1995 all’età di 15 anni, quando ne aveva 22 è stato condannato a 30 mesi di carcere per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, e meglio per traffico di cocaina. E per prendersi una condanna  a 30 mesi, stante la nostra giustizia e le nostre leggi  (inflessibili solo con gli sfigati automobilisti che incappano nei rigori di Via Sicura) bisogna già averla combinata bella grossa! Da notare che i fatti risalgono a quando il bravo giovane straniero perfettamente integrato aveva una ventina d’anni. Ma come, i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista  e razzista?

 Plurirecidivo

Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anzi, in questo caso probabilmente non perde nemmeno il pelo. Infatti nel 2012 il bel tomo, che evidentemente con l’avanzare dell’età non migliora, ricasca nella criminalità: altra condanna per ricettazione a 12 mesi di carcere. E non è ancora finita: nell’anno di grazia 2015 ecco che fioccano altri 8 mesi di galera “per aver aiutato un complice ad aprire una coltivazione di canapa indoor”. E tralasciamo le condanne per reati minori intervenute nel frattempo. Ad esempio i 30 giorni di prigione per aver guidato malgrado gli fosse stata ritirata la patente.

Pericoloso e costoso

Lo scandalo quindi è che questo signore serbo non sia stato sbattuto fuori dalla Svizzera dopo la prima condanna a 30 mesi per traffico di droga. Errore capitale, ed infatti la sua storia personale dimostra che costui non si è mai integrato e men che meno si è corretto. Anzi, dopo il soggiorno in carcere ha continuato a commettere reati di varia gravità (si vede che la detenzione ha avuto un grande effetto deterrente, come no…). Ha cominciato a delinquere appena maggiorenne e su questa via è andato avanti imperterrito. Le continue recidive dimostrano che l’ennesimo delinquente straniero che ci siamo messi in casa costituisce una minaccia per l’ordine pubblico del nostro paese. Una minaccia e pure un costo mica da ridere, visto che un giorno di prigione nelle nostre carceri a 5 stelle costa sui 400 Fr. Sicché: föö di ball! E poi, non sarà che il bravo migrante perfettamente integrato è pure a carico del nostro Stato sociale?

Visto l’andazzo, l’Ufficio cantonale della migrazione (siamo come detto nel Canton Zurigo) aveva ritirato al serbo il permesso C nell’ottobre 2015, decisione poi confermata dal Consiglio di Stato e dal Tribunale amministrativo zurighese: tutti covi di beceri leghisti populisti e razzisti? Non risulta proprio! La naturale conclusione – espulsione dalla Svizzera – sarebbe dunque giunta, per quanto in clamoroso ritardo, se il pluricondannato serbo non fosse andato fino al Tribunale federale; “magari” con l’avvocato d’ufficio pagato dal solito sfigato contribuente.

Ed il TF, ancora una volta, ha ribaltato le carte in tavola. Lo ha fatto con una motivazione davvero allucinante: il permesso di domicilio non può essere revocato perché dalla pena detentiva di 30 mesi  comminata nel 2002 “è passato troppo tempo”. Dimostrazione che il delinquente andava sbattuto fuori molto prima! Ma il punto è un altro: dal 2002 saranno anche passati 15 anni; ma in questo periodo non è che il bravo giovane serbo si sia comportato da modello di virtù civiche. Infatti dopo la prima importante condanna ha continuato a commettere reati, anche gravi. Quindi, come detto, costituisce una minaccia per l’ordine pubblico e di conseguenza va allontanato dal Paese. Come del resto hanno deciso tutte le istanze di giudizio; tranne l’ultima. I legulei del TF ancora una volta, invece di dare la precedenza all’interesse pubblico della Svizzera, e delle persone oneste che ci vivono (elvetiche o straniere che siano), di liberarsi delle mele marce d’importazione – ciò che corrisponde anche alla volontà popolare; ma come ben sappiamo la casta della volontà del popolazzo se ne impipa – continuano a dare la priorità all’interesse dei delinquenti stranieri a rimanere nella Svizzera paese del Bengodi. La foffa d’importazione se la ride a bocca larga e sentitamente ringrazia gli svizzerotti fessi. Intanto le notizie si diffondono al di fuori dei nostri confini: ulteriore incentivo ai malintenzionati dei quattro angoli del globo a venire tutti qui.

Lorenzo Quadri

 

 

Delinquenti stranieri: Svizzera sempre più paese del Bengodi!

Un kickboxer kosovaro che ha rotto la testa alla figlia in fasce non verrà espulso

Ennesima dimostrazione, di cui avremmo fatto volentieri a meno, che la Svizzera è ormai diventata il paese del Bengodi dei  delinquenti stranieri violenti!

Il Tribunale penale di Basilea Città ha infatti condannato un 30enne kosovaro, kickboxer di professione, a 4 anni e 3 mesi di reclusione per tentate lesioni gravi. Il bravo immigrato kosovaro perfettamente integrato – ma come: la guerra da quelle parti non è finita da vent’anni? E allora perché sono ancora tutti qui? – ha infatti spaccato la testa alla figlia in fasce durante un litigio con la moglie.

Però, che brava gente che arriva in Svizzera grazie agli spalancatori di frontiere!  Sono queste le risorse da integrare, kompagna Simonetta Sommaruga? Sono questi quelli che “devono restare tutti” perché – udite udite! – ci pagherebbero l’AVS?

Da notare che il 30enne ed i suoi fratelli, così riportano i portali online, sarebbero “molto conosciuti negli ambienti del kickboxing svizzero” (allegria!) ed uno di loro avrebbe addirittura allenato il famigerato delinquente Carlos. Ma che bello! Chi s’assomiglia si piglia?

“Sa po’ mia?”

Ebbene, l’aspetto scandaloso della vicenda è che non soltanto il  Tribunale penale di Basilea ha riconosciuto il kosovaro 30enne colpevole “solo” di tentate lesioni gravi e non di tentato omicidio come chiesto dal Ministero pubblico, riducendo di conseguenza la pena. Ma è anche e soprattutto che, secondo i legulei basilesi, il bravo giovane perfettamente integrato non potrà (?) essere espulso dalla Svizzera in quanto “l’aggressione è avvenuta prima dell’entrata in vigore del nuovo diritto federale in materia di espulsioni”.

Fuori di testa

Qui qualcuno sta andando fuori di melone.

E’ pacifico che il delinquente kosovaro non solo va espulso a vita dalla Svizzera, ma va anche mandato a scontare la pena nel suo paese d’origine. Dove i penitenziari sono di certo un po’ diversi dalle costosissime carceri stellate finanziate dagli svizzerotti per ospitare la delinquenza d’importazione (ed infatti l’80% dei detenuti è straniero).
L’arrampicata sui vetri dell’espulsione impossibile perché le nuove norme sono entrate in vigore dopo l’aggressione, è una barzelletta. Le espulsioni non se le è inventate il nuovo diritto, che ne ha semmai solo allargato (di poco) il campo d’applicazione.

Certo che se non si riesce – perché non si vuole! –  a buttar fuori dalla Svizzera nemmeno un soggetto come il kickboxer kosovaro che ha fratturato la testa alla figlia di due mesi, tanto vale che chiudiamo baracca subito.

Tutta la delinquenza d’importazione che ci siamo tirati in casa grazie alle frontiere spalancate se la ride a bocca larga e ringrazia sentitamente la “giustizia” buonista-coglionista: quella che è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura.

Lorenzo Quadri

Nuova scandalosa marchetta della $inistra agli stranieri

Il deputato P$$ Wermuth: “albanese e serbo croato nuove lingue nazionali”. E l’arabo no?

 

Consiglio al buon Wermut: prima di inventarti nuove lingue nazionali farlocche, comincia ad imparare quelle attuali, visto che non le sai

E ti pareva! A $inistra sbroccano di nuovo. Naturalmente il mantra è sempre lo stesso: ovvero frontiere spalancate e multikulti.

A regalare l’ennesima scempiaggine, naturalmente poi ampliata dai portali online  che visto il periodo estivo e il conseguente manco di notizie non sanno più cosa inventarsi per aumentare i click (più visualizzazioni uguale miglior posizionamento sul mercato pubblicitario), è ancora una volta tale consigliere nazionale P$$ Cedric Wermuth, simpatico come un cactus nelle mutande.

Costui, ex presidente della Gioventù Socialista (GISO: è quella che organizza le marce-flop contro le guardie di confine, quindi contro dei lavoratori, ed a sostegno degli immigrati clandestini e di conseguenza dei passatori e dell’Isis) già la scorsa settimana se ne era uscito a blaterare di introduzione in Svizzera del cosiddetto “ius soli”. Traduzione: chi nasce in nel nostro paese ottiene automaticamente la cittadinanza elvetica.

L’obiettivo che i kompagnuzzi perseguono con questa proposta è evidente: naturalizzare a tutto spiano ed in massa persone non integrate, che magari odiano e disprezzano la Svizzera e gli svizzeri (ma certamente non le prestazioni sociali pagate dal contribuente; quelle, invece, “piacciono” eccome). Intento partitico: tamponare l’emorragia di elettori P$$ con neo-svizzeri non integrati, così da poter portare avanti un programma politico che è contro la Svizzera e gli Svizzeri. Perché ormai la sigla PSS questo sta a significare: Partito contro la Svizzera e contro gli Svizzeri.

Nuove lingue nazionali

L’ultima sbroccata rossa  è dunque la seguente: il citato Wermuth dichiara che bisogna rendere lingue nazionali anche l’albanese ed il serbo-croato.

E’ evidente che non si tratta solo di una opinione personale del  Cedric, che conta come il due di briscola, ma  di una posizione condivisa all’interno del partito nazionale. Il quale infatti, ma tu guarda i casi della vita, ben si guarda dal distanziarsene ufficialmente.

A parte che una simile esternazione denota una clamorosa ignoranza della storia del nostro paese – ma è notorio che i kompagni se ne fregano della Svizzera, non per nulla in Ticino sono istericamente contrari all’insegnamento della civica – i conti non tornano. Wermuth, perché solo l’albanese ed il serbo croato? E l’arabo dove lo lasci? Ed il tigrino, ovvero la lingua dei finti rifugiati eritrei che voi kompagnuzzi volete “fare entrare tutti”? Non sarà che la gauche-caviar discrimina, vero?

Oltretutto, con questa ennesima marchetta agli stranieri, non gli si rende nemmeno un gran servizio, poiché sembra che la rivendicazione delle nuove lingue nazionali venga da loro.

La linea

Le sbroccate del deputatucolo Wermuth, malgrado come detto il peso politico di costui sia paragonabile a quello della sua collega Addolorata Marra di Botrugno (Puglia), ovvero tendente a zero, ben illustrano quali siano i programmi della $inistruccia rossocrociata; quella che se ne frega degli svizzeri e si preoccupa solo degli stranieri, a cominciare dai finti rifugiati. Visto poi che Wermuth è relativamente giovane, è verosimile immaginare che l’evoluzione, o piuttosto l’involuzione, del partito andrà nella direzione da lui indicata.

In sintesi

Ecco dunque riassunti i punti salienti del programma della $inistra (anti)svizzera:

– naturalizzare tutti;
– albanese e serbo croato, e magari prossimamente anche l’arabo, come nuove lingue nazionali;

– islam religione ufficiale;

– accogliere e mantenere tutti i finti rifugiati con lo smartphone (vedi marcia-flop dello scorso sabato);

– aumentare le tasse per finanziare l’accoglienza a tutti i migranti economici, e di conseguenza l’industria sociale ro$$a che vi ruota attorno;

– adesione e sottomissione integrale all’UE (Svizzera colonia di Bruxelles);
– nessuna espulsione di criminali d’importazione: ci teniamo in casa tutti i delinquenti stranieri, jihadisti compresi;

– in nome del multikulti, introduzione in Svizzera di leggi speciali per i musulmani.

Il mistero

Il mistero è come sia possibile che qualcuno voti ancora un partito con idee del genere. Che può piacere solo ai neo-svizzeri non integrati. Ecco perché i compagni vogliono naturalizzare tutti: in caso contrario, la cabina telefonica come sala per le riunioni plenarie diventa addirittura troppo spaziosa.

Ci sono paesi in cui nascono dei partiti islamisti. Da noi non serve: c’è già il P$$.

PS: suggerimento al “buon” Wermuth: invece di inventarti nuove lingue nazionali farlocche, comincia ad imparare quelle attuali, visto che non le sai.

 

Lorenzo Quadri

Delinquenti stranieri: No alle difese a “cinque stelle”!

Gli avvocati d’ufficio, pagati dal contribuente, si attengano al minimo indispensabile

Ben vengano le decurtazioni degli onorari ad opera del giudice Marco Villa: ma prima, “l’era tüt a posct”? Oppure nessuno si è mai posto il problema?

Il giudice Marco Villa ha decurtato per la terza volta gli onorari dei difensori d’ufficio di delinquenti stranieri. Come riferisce LaRegione, le riduzioni sono arrivate fino a quasi la metà dell’onorario richiesto. Il procedimento oggetto degli ultimi tagli è quello a carico tre giovani di etnia Rom residenti in Francia, catturati in febbraio mentre svaligiavano un appartamento a Lugano, dopo che nei giorni precedenti avevano messo a segno svariati furti con scasso nella zona.

Milioni pagati indebitamente

Il giudice Villa ha fatto benissimo a decurtare gli onorari della difesa. Al proposito tuttavia nasce spontanea una considerazione inquietante. E’ assai poco plausibile che tutti questi onorari ingiustificati spuntino solo ora. E’ evidente che si tratta di prassi corrente. Solo che fino ad adesso nessun giudice ha mai fatto cip. Malgrado ne avesse facoltà. Col risultato che il Cantone – e quindi il solito sfigato contribuente – ha pagato costi esorbitanti per la difesa d’ufficio di delinquenti stranieri! Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

La domanda è: quanti milioni sono stati indebitamente pagati in difese d’ufficio esagerate? Non lo sapremo mai, ma sicuramente si tratta di vagonate. Poi, per far fronte a queste spese allegre, il Cantone mette le mani nelle tasche della gente tramite la fiscalità diretta ed indiretta. Come mai finora i giudici non hanno mai sentito l’esigenza di maggior rigore nel controllare i conti della difesa? A cosa si deve questo “laisser faire”? Al vecchio principio del “cane non mangia cane” ossia nel caso concreto giurista non mangia giurista? E’ evidente che qualcuno dovrà fornire delle spiegazioni.

Immagine lesa?

Come da copione, l’ordine degli avvocati è insorto contro le iniziative di Villa, accusato di “ledere l’immagine della categoria”. Con una facile battuta, si potrebbe replicare che a “ledere l’immagine della categoria” gli avvocati ci riescono benissimo da soli, senza bisogno di aiuti esterni.

E’ chiaro che il problema non è di immagine ma, molto più prosaicamente, di pecunia. In questo Cantone ci sono troppi avvocati che di qualcosa devono pur campare. Il sovrannumero di azzeccagarbugli alimenta la litigiosità (che interesse ha il legale a chiudere rapidamente una causa quando potrebbe “tettarci dentro” per anni?).  E fomenta anche la ricorsite Di conseguenza, pure gli enti pubblici devono assumere legali a go-go, rispettivamente ricorrere sempre più spesso alle loro prestazioni, pagandole in soldoni (pubblici) sonanti. Insomma, la macchina si autoalimenta.

La criminalità d’importazione è un altro filone d’oro per la categoria dei legali. L’onorario riconosciuto dal Cantone per le difese d’ufficio non è certo disprezzabile: 180 Fr all’ora, aumentabile fino a 250 per casi “particolarmente impegnativi” (?) come pure per la partecipazione ad interrogatori al di fuori dell’orario di lavoro.  Per cui, come si dice nella vicina Penisola: “piatto ricco, mi ci ficco”!

Patrocinio a cinque stelle

Le accuse di lesa maestà  lanciate dagli avvocati per le decurtazioni degli onorari nell’ambito del gratuito (“gratuito” non certo per il contribuente) patrocinio di delinquenti stranieri fanno sorridere. Perché si tratta di una semplice manovra diversiva. Nessuno infatti rimprovera ai difensori d’ufficio di rubare. Non c’è ragione di dubitare che le ore lavorative esposte nella calcolazione degli onorari siano state effettivamente svolte. Il problema è un altro; ed è su questo che il segnale deve essere chiaro. Non è accettabile che i delinquenti stranieri beneficino di un patrocinio a “cinque stelle” pagato dagli onesti contribuenti ticinesi (tra cui le vittime dei reati commessi da questi delinquenti). Quegli stessi contribuenti che poi magari si trovano nella condizione di dover rinunciare a far valere i propri diritti perché non hanno i soldi per pagarsi l’avvocato. Però lo devono pagare ai criminali d’importazione.

No al paese del Bengodi

Questo significa che gli avvocati d’ufficio devono capire, al di là di ogni dubbio, una cosa: per i delinquenti stranieri a beneficio dell’assistenza giudiziaria si fa solo quanto strettamente necessario. E non una virgola in più. Per rispetto di chi si trova a pagare il conto. E non veniteci a raccontare che l’avvocato d’ufficio non ha sufficiente margine di manovra per decidere fino a dove può arrivare.

Già i malviventi d’importazione spesso e volentieri vengono condannati a pene ridicole (mica sono automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura). Se vanno in prigione, si trovano in carceri che sembrano alberghi, con tanto di menù per musulmani e palestra. E cosa pretendono ancora, pure le difese di lusso a spese del contribuente?

Di fare il paese del Bengodi per delinquenti stranieri ne abbiamo piene le scuffie. Anche l’ordine degli avvocati farà bene a prenderne nota. E a fare la propria parte. Senza troppe polemiche, che non portano da nessuna parte.

Lorenzo Quadri

Criminalità d’importazione: ma quanto ci costa?

Gratuito patrocinio per delinquenti stranieri: è ora di scoperchiare il pentolone!

 

Ma guarda un po’! In questo sempre meno ridente Cantone sta prendendo “corpo” la  questione dei costi esorbitanti delle difese d’ufficio di delinquenti stranieri. Naturalmente il conto lo paga il solito sfigato contribuente.

Ma come, immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Sì, forse per gli avvocati d’ufficio dei delinquenti stranieri di cui sopra, che inoltrano le parcelle al Cantone con la certezza di vedersele saldate.

Del resto, è evidente che sulla piazza ticinese ci sono legali in esubero. Al momento infatti gli iscritti al registro cantonale degli avvocati sono ben 804. Il che vuol dire un avvocato ogni 435 abitanti. Per non saper né leggere né scrivere, la concentrazione ci pare eccessiva, anche per un Cantone litigioso quale è il nostro.

Sicché, tutti questi professionisti del foro in un modo o nell’altro devono portare a casa la pagnotta… E i gratuiti patrocini (gratuiti per il beneficiario, ma non per la collettività) sono sicuramente un “segmento” interessante.

Tariffe “non da dumping”

L’ordinanza sull’assistenza giudiziaria all’articolo 4 stabilisce infatti che “l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di 180 Fr all’ora”. In casi particolarmente impegnativi, tuttavia, l’onorario “può essere aumentato fino a 250 Fr all’ora”.

Inoltre (art. 5 a): “l’onorario dell’avvocato per la partecipazione ad interrogatori al di fuori dell’orario di lavoro usuale è fissato a 250 Fr all’ora”.

Insomma: il dumping salariale è un’altra cosa…

Le (giuste!) decurtazioni

Tuttavia, la certezza di vedersi saldare le fatture da mamma Stato ultimamente vacilla. Un paio di settimane fa, il giudice Marco Villa ha ridotto da 120mila a 79mila Fr gli onorari degli avvocati d’ufficio di quattro rapinatori italiani (quelli processati per l’assalto ad un portavalori ad Agno). Ad inizio della scorsa settimana, stesso giudice e stesso scenario: la parcella per la difesa d’ufficio di tre ladri bulgari viene ridotta di un terzo, a 20mila Fr.

Uella, stiamo parlando di un sacco di biglietti da mille, mica di due spiccioli!

Il giudice Villa ha spiegato così la propria decisione: “La Corte ha moralmente (?) l’obbligo di analizzare le note d’onorario e se ritiene che determinate prestazioni non siano giustificate o eccessive, ha il diritto di decurtarle o ridurle”.

I dubbi

Ohibò, a questo punto  le domandine cominciano a sorgere spontanee. Nel giro di pochi giorni sono stati individuati due casi in cui le note d’onorario degli avvocati d’ufficio di delinquenti stranieri sono state ritenute “non giustificate o eccessive” e pertanto decurtate. Due casi in pochi giorni. E prima… il nulla? Era “tüt a posct”? Oppure nessuno controllava e lo Stato – quindi il contribuente – pagava senza un cip? Viste le importanti somme in gioco, occorre andare a fondo.

Inoltre: gli avvocati cui vengono decurtate le parcelle, sono sempre gli stessi? Il che, sia chiaro, non vuole ancora dire che questi patrocinatori tentino di truffare lo Stato. Sarà anche vero che le ore lavorative esposte le hanno effettivamente svolte. Ma la domanda è un’altra: queste ore, erano davvero tutte necessarie? Sapendo che:

  1. lavorano a carico del contribuente;
  2. difendono gente arrivata in Ticino per delinquere;
  3. i costi della difesa d’ufficio dei delinquenti stranieri sono impossibili da recuperare;

i patrocinatori si sono preoccupati di fare solo ciò che è strettamente indispensabile? Oppure sono “andati lunghi” senza porsi il problema di chi paga la fattura?

24 milioni

I due casi balzati agli onori (?) della cronaca indicano che le somme in gioco sono importanti. E a questo punto ci piacerebbe proprio avere qualche indicazione in più.

Ad esempio: a quanto ammontano le spese giudiziarie per la difesa di delinquenti stranieri rimaste sul groppone del contribuente?

Su questo tema, dalla risposta data a metà febbraio dal Consiglio di Stato all’interrogazione della deputata Udc Lara Filippini, si sa che il 31 dicembre 2015  lo scoperto non recuperato a carico del Cantone per gratuito patrocinio e spese processuali non pagate ammontava in totale alla bellezza di 24 milioni di franchetti.  La somma comprende la totalità delle cause, non solo quelle penali, e la totalità dei beneficiari di assistenza giudiziaria, quindi sia svizzeri che stranieri. Il recupero di quanto speso  è estremamente difficoltoso, malgrado il Dipartimento delle Istituzioni si stia dando da fare per migliorare la situazione.

Nello specifico, il governo precisava: “Il settore penale è quello in cui le difficoltà legate al recupero delle spese sono maggiori. In questo ambito infatti il recupero è praticamente limitato ai casi in cui vi sono importi depositati relativi a cauzioni o sequestri confiscati a favore di tasse e spese. Le cifre in gioco sono molto alte ed i condannati – per lo più persone di origine straniera che vengono espulse dopo l’esecuzione della pena – non dispongono dei mezzi necessari per farvi fronte”. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza?

Sarebbe interessante sapere quanti di questi 24 milioni di costi sono generati da delinquenti stranieri!

E il totale?

A ciò bisogna pure aggiungere che, se i delinquenti in questione vengono condannati a pene detentive, i costi a carico della collettività si fanno subito esorbitanti. Un giorno alla Stampa costa oltre 300 Fr. E l’80% dei detenuti sono stranieri. Sempre per la serie “immigrazione uguale ricchezza”. Se poi, una volta scontata la pena, il delinquente straniero, invece di venire espulso, resta in Svizzera, magari a carico dell’assistenza, la fattura lievita ulteriormente!

Per cui la domanda è: ma quanto ci costano i delinquenti stranieri in gratuito patrocinio, in spese di detenzione e poi magari anche in spese d’assistenza?

Processare all’estero

Uno degli avvocati la cui parcella per la difesa di malviventi d’importazione è stata decurtata ha commentato come segue: “Se non vogliamo questo onere (ossia la spesa del gratuito patrocinio), in particolar modo per gli imputati stranieri ai quali lo Stato non potrà chiedere il rimborso, allora bisognerebbe dare loro la possibilità di essere giudicati nel proprio Paese”.

Il principio è giusto, la scelta dei termini quantomeno incauta. Non deve trattarsi di possibilità, bensì di obbligo. Altrimenti nessuno si farà giudicare nel proprio paese. Idem dicasi per la carcerazione. Che deve avvenire nel paese d’origine ed a spese del medesimo.

Poco ma sicuro che queste richieste verranno portate avanti dalla Lega a livello federale. Ma, chissà perché, siamo pronti a scommettere che a mettersi a starnazzare non saranno solo i buonisti-coglionisti, ma anche la casta degli avvocati.

Lorenzo Quadri

In Ticino record di incidenti stradali. Ennesimo regalo dell’invasione da sud!

 

Ohibò, adesso salta fuori il sondaggio di Axa Winterthur che viene a dirci che i ticinesi sono i conducenti che fanno più danni a livello nazionale. Nel nostro Cantone si registrerebbe il 20% di incidenti in più rispetto alla media svizzera.

I ticinesi sarebbero dunque dei pirati della strada, oppure degli impediti che non sanno guidare? O magari c’è dell’altro?

Secondo gli stessi autori dello studio, nel leggere la loro statistica bisogna tenere conto del fatto che in Ticino tante strade sono strette e con scarsa visibilità. E soprattutto c’è molto traffico. Niente di strano quindi che ci siano più incidenti che altrove. Qui casca l’asino. Perché c’è molto traffico in Ticino? Forse perché ogni giorno entrano in questo Cantone 62’200 frontalieri, naturalmente uno per macchina, nonché svariate migliaia di padroncini, che non solo intasano, ma portano anche al degrado infrastrutturale una rete viaria che non è concepita per assorbire simili carichi?

E magari, quando si guarda il numero degli incidenti, in Ticino bisogna considerare che i frontalieri, proveniendo dal Belpaese, ne hanno anche lo stile di guida, che non è propriamente svizzero tedesco?

I pirati della strada

Sarebbe poi interessante sapere, ma questo “naturalmente” dalla statistica Axa Winterthur non emerge, quanti degli incidenti conteggiati in Ticino sono stati provocati da conducenti stranieri e quanti da ticinesi. Perché una cosa va ricordata. Il bidone Via Sicura, quello che punisce un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, nasce come risposta ai pirati della strada, che oltregottardo vengono definiti “Raser”. In prima linea si pensava di sanzionare in modo “esemplare” chi organizza le gare in autostrada o sulle strade cantonali. In questo giusto intendimento, la $inistra populista ha visto subito un’occasione d’oro per criminalizzare tutti gli automobilisti, mica solo i “Raser”. I politikamente korretti ci sono cascati come polli d’allevamento e hanno seguito. E adesso ci troviamo con il bidone via Sicura.

Già, ma chi sono quei “casi estremi” che hanno messo nella palta tutti gli automobilisti? Chi sono i pirati della strada, i “Raser”? Chi sono i delinquenti che organizzano le gare in autostrada e sulle strade cantonali?

Risposta: sono tutti giovani stranieri. Possiamo ringraziare loro se gli automobilisti vengono criminalizzati in modo globale a colpi di Via Sicura.

Per questo, leggendo le statistiche che dipingono i ticinesi come dei conducenti scriteriati, sarebbe interessante sapere se si sta parlando  davvero dei ticinesi o di qualcun altro.

Lorenzo Quadri

 

Burqa patata! Anche la Merkel vuole vietare il velo integrale

Ma come, non doveva essere un non problema? E la CDU a gamba tesa anche sui migranti

Ma tu guarda i casi della vita. Quando in Ticino un comitato guidato dal “guastafeste” Giorgio Ghiringhelli lanciò l’iniziativa popolare per vietare la dissimulazione del viso, i politikamente korretti fautori del disastroso multikulti ne fecero di ogni per sminuire la proposta e soprattutto – come è uso tra gli autocertificati detentori della “morale” – per squalificare i proponenti. Questi ultimi vennero etichettati come dei beceri xenofobi senza niente di meglio da fare che sollevare “non problemi” e con essi far perdere tempo alle istituzioni.

Quando il 65% dei ticinesi approvò il divieto di burqa in votazione popolare, i moralisti a senso unico non mancarono di strillare al populismo, al razzismo e all’islamofobia (a queste cerchie, autoerotizzarsi cerebralmente con le “fobie” procura il massimo godimento).

Quando si trattò di concedere la garanzia federale alla modifica della Costituzione ticinese, alle camere federali la $inistruccia montò in cattedra per difendere la libertà (?) delle donne di venire costrette da padri, fratelli e mariti a girare nascoste sotto un pastrano integrale. Certo che la $inistra che parla di libertà fa leggermente sorridere: potendo, i kompagnuzzi introdurrebbero un nuovo divieto al giorno e, a quelli che non la pensano come loro, toglierebbero subito la libertà di espressione come pure il diritto di voto, visto che si tratta di “beceri”. Anche il Consiglio federale, pur costretto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo favorevole alla legge antiburqa francese ad approvare anche il divieto ticinese, non mancò di deplorarlo e di sciacquarsi la bocca con le “aperture”: non sia mai che a qualche immigrato, magari a carico dello stato sociale, venga impedito di fare in Svizzera tutti i propri comodi.

Islamofobi?

Adesso invece tutti parlano di vietare il burqa. Il parlamento olandese ha deciso di recente in questo senso. E nei giorni scorsi anche l’Anghela Merkel, prima responsabile del caos asilo in Germania ed in Europa, ha detto, al congresso della CDU, che il velo integrale va proibito.

Ma come, non doveva essere un “non problema”? Ma come, i sostenitori del divieto non erano dei beceri xenofobi islamofobi?

Inoltre: visto quello che sta succedendo in numerose moschee nel nostro paese, dove si predica la jihad grazie a finanziamenti in arrivo da paesi retti dall’islam radicale ed espansionista, “forse” l’islamofobia è una necessità difensiva. No all’islamizzazione della Svizzera!

Tetto massimo per asilanti

Ma oltre alla volontà della Cancelliera tedesca di vietare il burqa ed il niqab – la responsabile del caos asilo doveva pur dire qualcosa per recuperare consensi – dal congresso della CDU di cui sopra è emersa un’altra indicazione interessante. Ossia che l’ala destra bavarese del partito chiedeva l’introduzione di un tetto massimo di 200mila migranti all’anno. Notare che stiamo parlando di un partito democristiano, mica dei “populisti e razzisti” di Alternative für Deutschland.

Le proporzioni

Le proporzioni sono presto fatte. Visto che la Svizzera ha un decimo degli abitanti della Germania, il nostro tetto massimo dovrebbe essere di 20mila domande. Invece navighiamo attorno al doppio, ma guarda un po’… E poi veniamo accusati di “chiudere illegalmente le frontiere” violando i diritti dell’uomo.

E non solo: la kompagna Simonetta Sommaruga va in giro ad impegnarsi a destra e a manca, o meglio a nord e a sud, promettendo che la Svizzera si farà carico di sempre più asilanti nell’ambito dei programmi di ricollocamento dell’UE; i quali programmi però non sono per noi vincolanti. Traduzione: accogliamo sempre più finti rifugiati su base assolutamente volontaria. E perché? Ma “per dare l’esempio”! Sommaruga ha detto proprio così: per dare l’esempio. E per fortuna che, secondo la partitocrazia spalancatrice di frontiere, la politica d’asilo elvetica sarebbe diventata “più restrittiva”. Come no. Sempre “per dare l’esempio” la kompagna Simonetta gli asilanti li ospiterà a casa propria?

Lorenzo Quadri

Come da copione, gli svizzerotti sono stati infinocchiati

Delinquenti stranieri: il TF si inventa fregnacce per non espellere nessuno!

Ma come, il Consiglio federale e la partitocrazia non ci avevano promesso che con la nuova legge il numero delle espulsioni di delinquenti stranieri sarebbe aumentato di 8 volte? Invece…

Ma guarda un po’, il Tribunale federale ci delizia con un’altra sentenza-scandalo in materia di espulsione, o piuttosto di non-espulsione, di delinquenti stranieri. Protagonista un pluripregiudicato serbo di 29 anni residente in quel di Basilea campagna. Al bravo giovane “non patrizio” sono state inflitte sull’arco di pochi anni diverse condanne, di cui l’ultima, nel 2014, di quattro anni e mezzo per reati in materia di stupefacenti, lesioni personali gravi, sequestro e rapimento. Apperò! Non è proprio un ladro di ciliegie al mercato, questo signore. Sposato ad una donna con la doppia cittadinanza svizzera e bosniaca, il serbo ha avuto un figlio l’anno scorso.

Ma come, i giovani stranieri che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista?

Ce li teniamo tutti!

Eppure, in barba all’allucinante sequela di reati commessi, che ne rendono evidente la pericolosità pubblica, il serbo 29enne non verrà espulso. Malgrado la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) – posta sotto il Dipartimento della kompagna Sommaruga! Quindi poco sospetta di razzismo e fascismo – ne chieda l’allontanamento dalla Svizzera. L’ennesimo delinquente straniero ce lo terremo (o meglio, i basilesi se lo terranno) in casa grazie al Tribunale federale. L’ “alta” Corte, a maggioranza – risicata (3 a 2) ma pur sempre a maggioranza – ha risposto picche alle richieste della SEM. Niente espulsione, dunque. Perché? Ma perché il delinquente serbo sarebbe “cambiato”, “redento”, “fulminato sulla via di Damasco” (altro che su quella per Belgrado). E anche  perché – udite udite – espellerlo significherebbe separarlo dalla famiglia.

Ecco dunque l’ennesima infornata di fregnacce per tenere in Svizzera tutti i delinquenti stranieri e non mandarne via nemmeno uno!

Soldatini di quali partiti?

Alle improvvise redenzioni ci crediamo assai poco. E quanto alla separazione dalla famiglia, è chiaramente un pretesto, visto che moglie e figlio (di un anno) possono benissimo seguire l’uomo in Serbia, tanto più che la moglie ha pure la cittadinanza bosniaca, quindi non veniteci a raccontare storielle su presunte “radici” nel nostro paese; naturalmente radici di comodo. Non c’è scritto da nessuna parte che le famiglie straniere devono essere riunite tutte in Svizzera. Inoltre, magari il bravo giovane “non patrizio” alla famiglia doveva pensarci prima di mettersi a delinquere. E com’è che il matrimonio con una donna con anche il passaporto rosso e  il figlio sono arrivati quando la procedura d’espulsione era per lo meno prevedibile, se non già in corso? Non sarà che…?

Ma i tre giudici federali che hanno deciso contro l’espulsione, sono soldatini di quali partiti? Sarebbe interessante saperlo, tanto per curiosità.

Le promesse di febbraio

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo di qualche mese e torniamo al febbraio scorso. Il 25 febbraio il popolo svizzero venne chiamato alle urne per votare sull’iniziativa d’attuazione, quella che chiedeva di finalmente “attuare” quanto votato dal popolo già nel novembre 2010, ma rimasto lettera morta: ossia l’espulsione certa e sistematica dei delinquenti stranieri.

Anche a proposito di espulsione di delinquenti stranieri, la legge votata dalla maggioranza del parlamento annacqua alla grande la volontà dei cittadini (non siamo ancora ai livelli del compromesso-ciofeca sul 9 febbraio ma comunque…). Infatti fornisce al giudice una pletora di scappatoie per non espellere. E quindi per permettere a criminali stranieri di rimanere in Svizzera in nome del buonismo-coglionismo e del devono entrare (ed, ovviamente, restare) tutti. L’iniziativa d’attuazione chiedeva invece che, per una ben precisa lista di reati gravi, l’espulsione dello straniero resosene colpevole fosse obbligatoria, senza trucco né inganno. Ma l’iniziativa, come sappiamo, venne respinta in votazione popolare a seguito di una campagna denigratoria senza precedenti messa in campo dall’élite spalancatrice di frontiere (altro che dalla “società civile”, come blaterava qualcuno).

Sempre più paese del Bengodi

Il Consiglio federale e la partitocrazia, per affossare l’iniziativa d’attuazione, promisero durante la campagna di votazione che, con la nuova legge sugli stranieri approvata dalla maggioranza del parlamento, le espulsioni di delinquenti stranieri sarebbero passate dalle attuali 500 a 4000 all’anno. La sciagurata decisione del Tribunale federale sul caso del criminale serbo ben dimostra che si trattava, come sempre, di balle di fra’ Luca per infinocchiare gli svizzerotti. Altro che moltiplicazione per 8 del numero delle espulsioni. I delinquenti stranieri ce li terremo tutti, proprio come ora. Jihadisti compresi, visto che vengono condannati a pene-barzelletta.

Ce li terremo tutti perché, come hanno fatto nel caso del serbo – che fa giurisprudenza – anche in tutte le altre vicende analoghe i giudici buonisti produrranno i pretesti più inverosimili per “non espellere”.

Avanti così, Svizzera sempre più paese del Bengodi per tutta la foffa d’importazione. Poi ci si chiede come mai la credibilità delle istituzioni è in caduta libera…

Lorenzo Quadri

 

La Germania dell’ “accogliamo tutti” fa i conti con le statistiche della delinquenza. Asilanti: esplode la criminalità

 

Ma come, non erano tutte balle populiste e razziste? Avanti con le frontiere BLINDATE!

Ma come, gli asilanti che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Invece, ma guarda un po’, dalla Germania arrivano cifre che raccontano tutta un’altra storia. Le cifre sono quelle delle statistiche criminali dell’anno di disgrazia 2015.

E visto che con la bella stagione i flussi migratori si intensificano, non ci vuole una fantasia particolarmente perversa per immaginare che nei primi sei mesi dell’anno in corso la situazione sia peggiorata assai.

Da notare che le statistiche in questione erano state allestite dall’Ufficio federale della criminalità per uso interno della polizia. Ma poi sono “misteriosamente filtrate” sulla Bild, diventando così di dominio pubblico (questo già nei mesi scorsi; ma alle nostre latitudini sono ancora “inedite”). Si fosse trattato di dati pensati per la pubblicazione, hai voglia le taroccature in stile “Studio della SECO sull’occupazione”…

Aumento dei delitti fino al 270%

Cosa dicono dunque le statistiche germaniche? Un paio di cosette interessanti. Ad esempio, che i crimini commessi dai migranti economici nel 2015 sono aumentati, a livello nazionale, del 79%. Il  numero dei delitti è infatti salito a 208’344, ossia 92mila in più dell’anno precedente. Ovviamente, se si va a vedere nelle regioni più toccate dal caos asilo provocato dalla scriteriata politica dell’ “Anghela” Merkel, i dati s’impennano. In Baviera, ad esempio, sempre nel 2015, gli interventi di polizia contro finti rifugiati sono stati 17’246. Rispetto al 2014, si registra un bell’aumento del 270%. E il ministro dell’interno bavarese ha pure aggiunto una precisazione eloquente: “la polizia ha raggiunto il limite nel tenere la situazione sotto controllo”. Sempre più spesso, ha poi detto il ministro, gli agenti sono bersaglio di aggressioni, “soprattutto le poliziotte”.

Il rapporto riferisce inoltre di 240 tentativi di omicidio commessi da migranti nel 2015, mentre nel 2014 erano 127, e di 27 migranti uccisi da altri asilanti. Eh già, perché proprio in Germania era venuta alla luce la triste vicenda dei rifugiati cristiani aggrediti nei centri d’accoglienza da migranti islamici che tentano di spacciarsi per “perseguitati”. E invece, come dimostrano simili comportamenti, sono tutt’altro.

“Si annoiano”

Interessante notare la tesi riportata dal capo della grande società tedesca che si occupa della sicurezza dei centri d’accoglienza, per spiegare il comportamento criminoso dei migranti: “dopo un po’ nei centri si annoiano”. Ah ecco! Quindi si giustificano le aggressioni, specie quelle a sfondo sessuale: devono pur passare il tempo, tutti questi giovanotti con gli ormoni in esubero. Colpa dei cittadini chiusi e razzisti che non mettono a disposizione degli immigrati parchi di divertimento, palestre, serate al cinema e piscine dedicate. Avanti, trasformiamo i centri asilanti in tanti bei club méd. Così gli ospiti non si annoiano e quindi (?) non delinquono.

Mancano i “fatti di Colonia”

E c’è anche un altro aspetto che va considerato. La statistica dei crimini commessi da migranti nel 2015 è incompleta per una parte importante. I famigerati “fatti di Colonia”, avvenuti a cavallo del 2016, non sono ancora considerati. Quindi l’impennata dei reati commessi è assai maggiore del già monumentale +79% che vi figura.

Né ovviamente, trattandosi di statistiche del 2015, esse possono considerare ciò di cui ha dato notizia la stampa tedesca nelle scorse settimane: ossia che il numero di molestie nelle piscine tedesche, ad opera di migranti, è “enormemente aumentato”  – e ci sono stati anche degli stupri.

Vuoi vedere che presto le donne non potranno più andare in piscina a causa della minacciosa presenza di finti rifugiati, magari ben carburati con bevande alcoliche? Ma guai a vietare a questi ultimi l’accesso ai lidi: i politikamente korretti strillano allo scandalo ed al fascismo. Perché, è chiaro, la sicurezza della popolazione residente – ed in particolare delle donne, ma non solo – non è una priorità. La priorità è “aprirsi”. Semmai si dirà alle bagnanti di indossare il costume intero o, perché no?, magari un bel “burqini”. Insisti a metterti il bikini – perché non ti sta bene che ti si prescriva cosa puoi indossare e cosa no in funzione degli immigrati clandestini – e vieni molestata (o peggio)? Colpa tua, svergognata: te la sei andata a cercare. Anzi, magari l’hai pure fatto di proposito. Non te l’ha mica ordinato il medico di girare mezza biotta. Ecco, questa è la mentalità degli autocertificati “progressisti” e detentori della morale.

Anche da noi…

Gli asilanti, ovviamente, non delinquono solo in Germania. Lo fanno anche da noi. E’ notizia degli scorsi giorni che il finto rifugiato eritreo, ospite del centro di Losone, condannato per stupro ai danni di una connazionale, è di nuovo uccel di bosco. Da notare che l’asilante-stupratore, che era stato condannato a 9 mesi di carcere e al pagamento di 3000 Fr per torto morale, ha impugnato la sentenza presso la Corte d’appello. E ne ha pure ottenuto l’annullamento. Motivo? Il suo interrogatorio in aula non era stato verbalizzato. Per cui, processo da rifare. Che però non si rifarà poiché il reo ne ha approfittato per rendersi latitante. Adesso ci piacerebbe proprio sapere quanto è costata al contribuente ticinese questa procedura giudiziaria (compreso l’avvocato d’ufficio del finto rifugiato) conclusa con un nulla di fatto (finita nella tazza del water, per i meno raffinati).

La morale è sempre la stessa. Visto che di migranti economici ne abbiamo troppi, con oltretutto il rischio terrorismo che questo comporta, è ora di blindare le frontiere. L’esempio della Germania ben ci mostra cosa succede ad “aprirsi”. E noi siamo già overbooked.

Lorenzo Quadri