Nazionalità dei delinquenti: se servono i diritti popolari…

Il pensiero unico politikamente korretto censura le informazioni sgradite alla casta

Ohibò! Il governo cantonale zurighese condivide, almeno in parte, un’iniziativa popolare lanciata dalla locale sezione dell’Udc affinché nei comunicati stampa della polizia la nazionalità dei delinquenti venga sempre indicata.

Per contro, l’esecutivo non ci sta a citare anche, nel caso si tratti di cittadini svizzeri, se questi hanno un passato migratorio; ossia, se si tratta di beneficiari di quelle naturalizzazioni faciliche tanto piacciano al triciclo PLR-PPD-P$$ ed alla stampa di regime. Male!

Censura di regime

Questa vicenda è emblematica. Il fatto che, per ottenere un’informazione che dovrebbe essere ovvia e scontata, occorra scomodare addirittura i diritti popolari, la dice lunga sulla censura ormai imposta dal pensiero unico politikamente korretto. Le verità scomode, quelle che mettono in imbarazz, tremend imbarazz, la partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere, vanno infatti silenziate. Una delle verità più scomode è proprio quella sui delinquenti stranieri.

I conti non tornano

Per anni infatti si è cercato di nascondere, sminuire, imboscare a suon di ipocrite accuse di razzismo e fascismo, un dato di fatto evidente: nelle lussuose carceri svizzere oltre il 70% dei detenuti è straniero. Una percentuale che è clamorosamente più alta della media europea, che non raggiunge il 16%.

In Ticino, all’Hotel Stampa, spesso e volentieri il tasso di galeotti d’importazione supera l’80%.

La Svizzera ha, è vero, una percentuale di stranieri spropositatamente elevata: il 25%. Se la – chiamiamola così – propensione a delinquere degli immigrati fosse uguale a quella degli svizzeri, i carcerati stranieri dovrebbero essere però il 25%. Il fatto che siano il triplodimostra che gli stranieri presenti in Svizzera hanno una propensione al crimine tripla rispetto ai cittadini elvetici. E, dato il nostro sistema buonista-coglionista, prima di finire in prigione bisogna averla già combinata bella grossa.

Con l’accordo quadro…

Ecco dunque confermato che il triciclo PLR-PPD-P$$ ci ha riempiti di delinquenza d’importazione. Non solo: con lo sconcio accordo quadro istituzionale, sempre lo stesso triciclo vuole impedire l’espulsione dei delinquenti con passaporto di uno Stato UE; alla faccia della volontà popolare. Detto accordo ci imporrà infatti di applicare la direttiva europea sulla cittadinanza. Di modo che quanto deciso dai cittadini elvetici verrà, ancora una volta, cancellato dalla partitocrazia.

Passato migratorio: non si dice!

Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha spalancato le porte ai delinquenti stranieri; ma naturalmente non vuole sentirlo dire. Infatti per ottenere l’indicazione, sui comunicati di polizia, della nazionalità dei delinquenti, serve addirittura – come detto – un’iniziativa popolare.

Non è finita. La casta non vuole che si indichi se un delinquente ha passato migratorio. Ovvero, non vuole che la gente sappia se un malvivente è naturalizzato. Il perché è fin troppo evidente. Già le cifre ufficiali della criminalità straniera sono inquietanti. Se a queste percentuali si aggiungessero anche quelle dei naturalizzati di fresco…

Ma come: le naturalizzazioni facili di stranieri non integrati non erano solo una balla della Lega populista e razzista? Se davvero fossero una balla, di neo-svizzeri che delinquono non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno. Invece, evidentemente, le cose non stanno così.

“Trasparenza” a senso unico

Inutile dire che l’opposizione più isterica alla divulgazione della nazionalità dei delinquenti viene dai $inistrati.

Quelli che si sciacquano la bocca con la “trasparenza”, ma naturalmente solo quando questa fa comodo a loro. Sulle informazioni per loro imbarazzanti, invece, i sinistrati pretendono la censura di stampo sovietico.

La questione del passato migratorio dei criminali non è una fissa dei soliti populisti e razzisti. E’ un tema importante. Perché ne abbiamo piene le scuffie di vedere omessa la nazionalità di criminali stranieri nella comunicazione, e ne abbiamo altrettanto piene le scuffie di trovare sbandierato ai quattro venti, e con la massima goduria, che un determinato delinquente sarebbe cittadino svizzero, quando in realtà si tratta di un naturalizzato con l’inchiostro ancora bagnato sul passaporto. Vero, stampa di regime?

Già che ci siamo, rilanciamo aggiungendo che non sarebbe male aggiungere anche l’appartenenza religiosa dei delinquenti. Tanto per far ulteriormente sbroccare l’establishment multikulti, politikamente korretto ed islamofilo.

Lorenzo Quadri

Basta con le menate: di notte le frontiere vanno CHIUSE!

Ennesimo colpo con esplosione ad un bancomat a Stabio: aspettiamo che ci scappi il morto?

E ricordiamoci che, se i valichi sono spalancati 24 ore su 24, la colpa è del tanto magnificato accordo di Schengen!

Lo scorso sabato, alle quattro del mattino, i soliti malviventi, evidentemente entrati in Ticino dal Belpaese, ancora una volta hanno fatto saltare per aria un bancomat della Raiffeisen. I vicini raccontano di aver sentito un botto assordante e di aver visto del fumo come quello di un fungo atomico. Si vede che i delinquenti non hanno lesinato sugli esplosivi.

Self service per delinquenti

Anche il Gigi di Viganello ha capito che questa foffa è entrata in Svizzera attraverso un valico incustodito. Chiaro: le frontiere sono da tempo spalancate, e le zone di confine ticinesi (non solo nel Mendrisiotto!) sono diventate un vero e proprio self service per delinquenti! I quali attraversano i valichi con ingenti quantitativi di esplosivo. Quindi non proprio delle sostanze innocue. Non osiamo immaginare cosa accadrebbe nel caso di una manipolazione errata. Siamo di fronte ad un pericolo pubblico, ma naturalmente gli spalancatori di frontiere ro$$overdi – quelli che (tanto per dirne una) blaterano sulle microplastiche – tacciono omertosi.

E’ chiaro che dobbiamo chiudere le frontiere.  E che nessuno venga a raccontarci la fregnaccia che i delinquenti entrerebbero comunque dal confine verde. Dal confine verde non si entra in macchina con un carico di esplosivo; e ancora meno si scappa in auto con la refurtiva!

Decisione già presa

Come ben sappiamo, a Berna le Camere federali, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, hanno deciso che i valichi secondari vanno chiusi di notte, approvando la mozione Pantani.  Ma cosa hanno fatto i burocrati bernesi? Si sono inventati la chiusura farlocca di soli tre valichi, ed oltretutto in prova per sei mesi. In altre parole: hanno disatteso sfacciatamente la decisione del parlamento. Il quale ha stabilito la chiusura notturna di tutti i valichi secondari. E in modo definitivo; non per sei mesi.

Poi cosa è successo? Terminato il periodo di prova, i camerieri dell’UE del Consiglio federale si sono presi altri sei mesi di tempo raccontando che occorreva stilare una valutazione dell’esperienza. In realtà non stavano valutando proprio un bel niente. La decisione era presa fin dall’inizio: la chiusura notturna dava fastidio ai vicini a sud, e dunque andava rottamata. Ecco così arrivare la storiella secondo cui la chiusura non servirebbe. E noi dovremmo bercela? Qui qualcuno è caduto dal seggiolone da piccolo!

La fregnaccia dell’inutilità

Del resto, a raccontare che le chiusure notturne “non servono”, sono gli stessi strapagati funzionari euroturbo che hanno tacciato di inutilità anche la richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio o del rinnovo di un permesso B o G. Quando invece tale richiesta ha impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di stabilirsi in Ticino (senza contare quelli che, sapendo del casellario, hanno rinunciato a chiedere un permesso). Quindi: “inutile” in burocratese significa “sgradito ai vicini a sud”.

La Lega torna alla carica

E’ dunque chiaro che adesso la Lega torna alla carica: come diciamo da anni, di notte le frontiere devono essere chiuse (anzi: dovrebbero esserlo anche di giorno). Non solo tre, ma tutte! Se poi i vicini a Sud non sono contenti, tanto peggio per loro. Il gruppo parlamentare leghista in Gran Consiglio ha presentato già ad inizio settimana una proposta di risoluzione cantonale all’indirizzo del Consiglio federale. Evidentemente anche i rappresentanti della Lega a Berna torneranno a pretendere il rispetto di quanto è già stato deciso dal Parlamento.

Politica Xerox

Inutile dire che come al solito c’è chi, nella partitocrazia, ha pensato bene di saltare sul carro (politica Xerox). Vedi i deputati uregiatti del Mendrisiotto: anche loro, ma guarda un po’, adesso chiedono la chiusura notturna dei valichi. Peccato che il PPD, assieme al PLR ed al P$$ (solita formazione triciclata) da settimane vada in giro a strillare che gli svizzerotti devono lasciarsi disarmare dai funzionarietti di Bruxelles perché “bisogna salvare Schengen”. A parte il fatto che, come abbiamo ripetuto ormai fino alla nausea, non è affatto vero che in caso di rifiuto del Diktat disarmista di Bruxelles la Svizzera verrebbe espulsa da Schengen; è forse il caso di ricordare agli amici uregiatti che è proprio per colpa di Schengen che dobbiamo tenere le frontiere spalancate.Ma allora, cari politicanti della partitocrazia, decidetevi: le frontiere le volete aperte o chiuse? La risposta la sappiamo. Il triciclo vuole le frontiere spalancate, giorno e notte: “bisogna salvare Schengen!”. Le dichiarazioni in senso contrario sono solo fumo negli occhi con cui lorsignori pensano di prendere la gente per il “lato B” in prossimità degli appuntamenti elettorali. Ma, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

 

Galeotti stranieri: basta scuse spiegate quanto ci costano!

Adesso la casta scopre che sono oltre il 70%. Ma come, non erano tutte balle populiste?

 

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Da uno studio commissionato dall’inutile Consiglio d’Europa sulla popolazione delle strutture carcerarie europee e realizzato da due ricercatori dell’Università di Losanna, è emerso chein Svizzera il 71.4% dei galeotti è straniero.La media europea dei detenuti stranieri è invece del 15.9%. Tra la nostra realtà e la media continentale, dunque, c’è un abisso.

Con la sua percentuale spaventosa, la Confederella si situa al quinto posto della classifica dei paesi con più delinquenti stranieri nelle proprie prigioni. Prima di noi troviamo solo microstaterelli quali: Principato di Monaco, Andorra, Liechtenstein e Lussemburgo.

Da notareche i detenuti beneficiari di naturalizzazioni facili vengono conteggiati come “svizzeri”; sicché le statistiche dei carcerati stranieri nelle galere rossocrociate risultano abbellite artificialmente. La realtà è dunque ancora più grave di come viene presentata.
Ricordiamo inoltre che all’Hotel Stampa, la percentuale di detenuti stranieri, a seconda dei periodi, supera anche l’80%. Apperò! 8 galeotti d’importazione su 10!

Stop pippe mentali

Come spiegano queste cifre allucinanti i ricercatori di Losanna? Non potendosi esimere dal citare l’altissima percentuale di stranieri presente in Svizzera (oltre un quarto della popolazione, ed anche qui il dato risulta taroccato dalle naturalizzazioni facili) gli illuminati accademici tentano poi di svicolare producendosi nella prevedibile infilata di pippe mentali su fattori legati all’età, alla posizione geografica, eccetera. Del resto, come sempre, lo studio deve risultare gradito al committente. Altrimenti, addio mandati per il futuro. Ed essendo il committente il Consiglio d’Europa…

Non serve l’università…

Cari signori, ma chi pensate di prendere per il lato B? Non serve essere andati all’università (nemmeno a quella di Losanna) per capire come stanno le cose. Se gli stranieri in Svizzera sono un quarto della popolazione, ma nelle carceri sono i tre quarti, è ovvio che la propensione a commettere reati gravi tra gli immigrati è molto più elevata che tra gli svizzeri.Già, reati gravi; mica furti di ciliegie. Dalle nostre parti, prima di finire dietro le sbarre, bisogna averla combinata davvero grossa. A meno di essere qualche sfigato automobilista incappato nelle maglie di Via Sicura.

Traduzione: a causa della deleteria politica delle frontiere spalancate, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, ci siamo riempiti di delinquenti stranieri. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Questa foffa ha trovato in Svizzera il Pese del Bengodi. Grazie al buonismo-coglionismo istituzionale, le condanne sono miti, le carceri dotate di ogni comodità e simili ad alberghi (con tanto di menù a scelta e palestre) ed il rischio di espulsione basso. Perché ci pensano i legulei dei tribunali a sabotare le espulsioni degli stranieri che delinquono, malgrado siano state decise dal popolo.
A tal proposito, teniamo sempre ben presente che, se la Svizzera dovesse firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, così come vuole il triciclo PLR-PPD-P$$, non potremmo più espellere nessun delinquente se questo è cittadino UE.


Inoltre: non c’era bisogno di uno studio universitario per scoprire la percentuale di stranieri nelle carceri svizzere, peraltro già nota da tempo (sono anni infatti che il Mattino “populista e razzista” ne scrive). Basta consultare le statistiche: attività, questa, alla portata anche del Gigi di Viganello.

La domanda da porre

A degli universitari si sarebbe semmai potuto e dovuto domandare di svolgere un calcolo, nemmeno dei più complicati. Ovvero: quanto costano questi detenuti stranieri al contribuente svizzero? Si chiede il costo globale, compreso quello delle infrastrutture. Cioè delle prigioni che, di fatto, vengono costruite solo per i delinquenti stranieri.

In questo modo si metterebbe in evidenza, con tanto di cifre, la necessità impellente di far sì che i delinquenti stranieri scontino la pena a casa loro.Per raggiungere tale obiettivo occorre però sottoscrivere i relativi accordi internazionali. Chiaro il messaggio, Consiglieri federali PLRIgnazio KrankenKassis (ministro degli Esteri) e Karin Keller Sutter (KKS), ministra di Giustizia? Altro che calare le braghe davanti alla fallita UE e fare campagna elettorale per l’ex partitone, oltretutto con scarsi risultati!

Lorenzo Quadri

 

 

Il Bengodi dei delinquenti!

Delinquente macedone plurirecidivo non verrà espulso. Grazie, buonisti-coglionisti!

 

Ci siamo proprio ridotti a Paese del Bengodi per delinquenti stranieri! A dimostrarlo, per l’ennesima volta, sono i legulei dei tribunali. Nel caso concreto, quelli della Corte d’appello del Canton Friborgo. Infatti costoro sono riusciti ad annullare l’espulsione, decisa in prima istanza, di un cittadino macedone di 33 anni, titolare di un permesso C, che negli ultimi sei anni è stato condannato ben sette volte.

“L’uomo non ha nessuna formazione professionale, è radicato nella delinquenza ed è incapace di rispettare l’ordinamento giuridico svizzero” è il giudizio, risalente a febbraio 2018, della Corte distrettuale.

Più chiaro di così… e le condanne a raffica dimostrano (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che l’ennesimo delinquente che ci siamo messi in casa grazie all’immigrazione scriteriata è un pericolo per l’ordine pubblico. Eppure i giudici della Corte d’appello sono riusciti a ribaltare la decisione di espulsione. Perché la moglie e la figlia del delinquente macedone vivono in Svizzera. Sicché, secondo gli avvocaticchi buonisti-coglionisti, “l’interesse a preservare l’ordine pubblico non deve prevalere sul diritto al rispetto della vita privata e familiare dell’imputato”.

Qui qualcuno deve essere caduto dal seggiolone da piccolo! Oltretutto, trattandosi di cittadino macedone, non si può nemmeno tirare in ballo la devastante libera circolazione delle persone per giustificare l’assurda sentenza.

Punto primo:lo sanno o non lo sanno questi legulei del flauto traverso che il popolo ha votato l’espulsione dei criminali stranieri e che essa è, di conseguenza, contemplata dalla Costituzione?

Punto secondo:rispetto della vita familiare dell’imputato? Nessun problema: moglie e figlia lo possono senz’altro seguire in Macedonia.

Punto terzo:con lo sconcio Accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia scalpita per firmare, tra le altre oscenità ci verrebbe imposta anche la direttiva UE sulla cittadinanza. In conseguenza di essa, nessun delinquente straniero verrebbe più espulso, se è cittadino comunitario!Sentenze aberranti come quella di cui sopra diventerebbero dunque la norma. La volontà popolare verrebbe rottamata un’altra volta. Grazie, triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

 

Ve la diamo noi la censura sulla nazionalità dei delinquenti!

Zurigo: contro la sconcia decisione della maggioranza ro$$overde è iniziativa popolare 

E vogliamo anche sapere, nel caso di cittadini svizzeri, se lo sono dalla nascita o se invece hanno beneficiato di una naturalizzazione facile

La scorsa settimana si è appresa la notizia della censura di regime decretata dalla città di Zurigo sulla nazionalità dei delinquenti. La maggioranza ro$$overde ha infatti decretato che bisogna smettere di indicarla nei comunicati di polizia. Chiaro: figuravano troppi stranieri! La trasparenza a proposito della criminalità d’importazione nuoce alla (fallimentare) politica delle frontiere spalancate e del multikulti. Sicché deve intervenire la censura di regime. Negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza! “Immigrazione uguale ricchezza”: questo è l’unico messaggio che deve avere spazio.

Trasparenza

Dunque la $inistra, quella che appunto si riempie la bocca con la trasparenza, ma naturalmente solo a senso unico e solo quando fa comodo, quella che vorrebbe rendere pubbliche anche le dichiarazioni fiscali – perché sembra che guadagnare sia un reato – pretende di nascondere la nazionalità dei delinquenti. Perché, evidentemente, si tratta di informazioni imbarazzanti per chi predica le frontiere spalancate che ci riempiono di feccia d’importazione. Non è certo un caso se l’80% degli “ospiti” dell’Hotel Stampa non è svizzero. E, del 20% che ha il passaporto rosso, ci piacerebbe sapere come l’ha acquisito. Ce l’aveva alla nascita? Oppure ha beneficiato di una delle innumerevoli  naturalizzazioni facili?

Per questo ribadiamo che non solo bisogna indicare la nazionalità dei delinquenti nelle comunicazioni ufficiali, ma bisogna pure specificare, nel caso di cittadini svizzeri, se si tratta di svizzeri di nascita o di naturalizzati. Perché questo impone la trasparenza! Chiaro il messaggio, kompagnuzzi zurighesi?

Silenzio assordante

Il colmo è che, davanti a quella che è una vera e propria operazione di censura, chi fa – o piuttosto: dice di fare – dell’informazione corretta la propria missione, non ha nulla da dire. Dove sono le prese di posizione indignate dell’associazione giornalisti svizzeri? Silenzio assordante! Ah già, ma nella categoria spadroneggia la gauche-caviar paladina del “devono entrare tutti”, per cui… citus mutus!

Effetto contrario

Comunque, e come spesso accade, la censura di  regime all’insegna del pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere ha avuto l’effetto contrario da quello sperato. Infatti in quel di Zurigo l’UDC ha lanciato un’iniziativa popolare per chiedere che la nazionalità dei presunti criminali venga sempre fornita (non sappiamo se l’iniziativa contenga qualcosa anche a proposito dei naturalizzati; se così non fosse, si sarebbe persa un’occasione).

Il Mago Otelma prevede che l’iniziativa riuscirà e che verrà anche approvata in votazione popolare. E vogliamo proprio vedere i kompagnuzzi dalla morale a senso unico, quelli che si riempiono la bocca con la “trasparenza”, mettere fuori la faccia per combatterla dicendo che però quando di tratta di stranieri che delinquono (o che sono a carico dello Stato sociale) la trasparenza non ci può essere perché non è politikamente korretta.

L’aspetto preoccupante

Il lancio dell’iniziativa popolare a sostegno della trasparenza sulla nazionalità dei criminali è senz’altro una buona notizia. Ma essa evidenzia anche il rovescio della medaglia. E’ preoccupante che, per combattere la censura di regime, si debba ricorrere ai diritti popolari. E se nessuno l’avesse fatto? Lanciare un’iniziativa popolare non è una passeggiata. Non è alla portata di tutti. Comporta costi e lavoro. O si mobilita il partito o l’importante associazione di turno, oppure non se ne fa nulla. Di conseguenza, non è possibile lanciare iniziative popolari su tutto: bisogna concentrare le risorse (umane e finanziarie) su quelle che sono davvero importanti e – per usare un termine abusato – “strategiche”.
Ma è proprio sulla difficoltà che comporta il fare ricorso ai diritti popolari  che la casta multikulti e spalancatrice di frontiere punta per raggiungere i propri obiettivi di rottamazione della Svizzera. Infatti smonta il “modello elvetico” a poco a poco. Con la tristemente nota “tattica del salame”: una fettina alla volta.

Lorenzo Quadri

Moschee e soldi esteri: le fettone di salame sugli occhi

Il Consiglio federale prosegue imperterrito sulla via del buonismo-coglionismo

 

Dimostrando un’inquietante miopia ed un’altrettanto inquietante dipendenza da buonismo-coglionismo, il Consiglio federale ha di recente dichiarato, prendendo posizione su una mozione di chi scrive, che non se ne parla nemmeno di proibire i finanziamenti esteri alle moschee e ai luoghi di culto islamici. E neppure  di imporre a questi ultimi di fare trasparenza sulle loro fonti di entrate, né di stabilire che le prediche debbano tenersi nella lingua locale. Nota bene: regole di questo tipo già esistono in vari paesi europei, ma naturalmente il Consiglio federale non ne vuole sapere di introdurle in Svizzera. Si tratterebbe, sostengono i ghost writer ministeriali – quelli che scrivono le risposte che poi il governo firma (ma le legge anche?) – di una “massiccia” (sic!) limitazione della libertà di religione. Uella!

Qualcuno ha pero la trebisonda

D’accordo il caldo, ma qui qualcuno ha perso la trebisonda. Non si vede in che modo le prescrizioni di cui sopra limiterebbero – e addirittura in modo massiccio! – la libertà di chicchessia di professare la propria fede religiosa. Il fatto che i sette scienziati si nascondano dietro una foglia di fico del genere per non prendere delle misure che attirerebbero le solite strumentali accuse di xenofobia e di islamofobia, dimostra solo che il governo elvetico è ostaggio di queste critiche. Basta ricattarlo moralmente sventolando lo spettro della “chiusura” e della “discriminazione”, ed il Consiglio federale cala subito le braghe.

Del resto ricordiamo che l’esecutivo nazionale era pure contrario al divieto di burqa plebiscitato in Ticino. Pur costretto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo che ha avallato il divieto francese, analogo a quello ticinese, a dare il proprio benestare, il Consiglio federale ancora si permetteva di moraleggiare. Ovviamente nel consueto modo stucchevole. Il messaggio tra le righe era sempre il solito: ticinesotti chiusi e gretti, dovete “aprirvi” al burqa! Dovete essere multikulti!

L’attivista del Bangladesh

Eppure, la richiesta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e ai luoghi di culto islamici è tutt’altro che fantasiosa. Anche in ambito religioso, chi paga comanda; quindi detta i contenuti delle prediche. La questione è diventata di ancora più tragica attualità dopo la strage di Dacca. La più nota attivista dei diritti umani nel Bangladesh, Khushi Kabir, già candidata al Nobel della pace, in merito alla mattanza messa a segno dai fondamentalisti islamici, si è espressa in questi termini in una recente intervista sul Corriere della Sera: “Dal 2013 in Bangladesh coloro che hanno una mentalità razionale, scientifica, che si dicono atei o che mettono in dubbio la religione, hanno cominciato ad essere uccisi. Poi è successo ai preti e alla ridottissima minoranza sciita”. Il motivo di questa involuzione? “La diffusione in Bangladesh del wahhbismo, una forma intollerante dell’Islam che proviene dall’Arabia Saudita – risponde l’attivista dei diritti umani -. Tanti soldi sauditi finiscono in organizzazioni e fondazioni. Si sono costruite enormi moschee con fondi provenienti dall’estero. Sono aumentate le madrasse non consentite, ma assai ben finanziate con soldi stranieri”.

In altre parole: se il Bangladesh è diventato terra di sanguinosi attentati è perché si è permesso l’insediamento di luoghi di culto, finanziati con fondi esteri, che diffondono l’islam più fanatico ed intollerante. In questo modo ampie fasce di popolazione sono state radicalizzate. Più chiaro di così! E queste, ribadiamo, non sono le parole di una leghista populista e razzista. Sono le dichiarazioni di un’attivista dei diritti umani, già candidata al Nobel per la Pace.

Quando sarà troppo tardi…

Eppure il governicchio federale, munito di fettone di salame sugli occhi, procede imperterrito per la sua strada di permissivismo senza limiti. Vietare i finanziamenti esteri alle moschee? Giammai! La sicurezza del paese non è una priorità: l’unica preoccupazione è schivare le accuse di xenofobia ed islamofobia. E guai a quei populisti e razzisti che osano protestare!

Come già scrivevamo, qui c’è qualcuno che si illude di fermare l’avanzata dei fondamentalisti islamici con il politikamente korretto ed il buonismo-coglionismo. Aprirà gli occhi, se mai li aprirà, quando sarà troppo tardi.

Lorenzo Quadri