Sì all’autodeterminazione, Sì alla democrazia, Sì alla Svizzera

C’è ancora qualche ora di tempo per salvare i diritti popolari: non sprechiamola!

 

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) prevede che la nostra Costituzione – e di conseguenza anche l’esito delle votazioni popolari – abbia la preminenza sul diritto internazionale. In caso di conflitto, gli accordi internazionali  incompatibili con la Costituzione federale vanno rinegoziati e, qualora fosse impossibile, disdetti.

Questa iniziativa farebbe finalmente chiarezza. Ed impedirebbe alla casta, ed in particolare alla partitocrazia PLR-PPD-PSS, di cancellare l’esito di votazioni popolari sgradite con il pretesto dell’incompatibilità con qualche accordo internazionale. Vedi quanto accaduto con il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014.

Non c’è un paese al mondo in cui il diritto internazionale abbia sistematicamente la preminenza sulla Costituzione. Ma la Svizzera, con una perniciosa decisione del Tribunale federale del 2012,  ha scelto di intraprendere proprio questa strada. La Costituzione è la Carta fondamentale dello Stato. I contrari all’iniziativa vogliono trasformarla in carta straccia.

La votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” è una votazione della massima importanza. La posta in gioco è, lo dice il nome stesso, l’autodeterminazione. Ovvero la nostra democrazia ed i nostri diritti popolari, che l’establishment euroturbo sta smontando pezzo per pezzo. Chiaro: è solo grazie ai diritti popolari se la Svizzera non è diventata uno Stato membro dell’UE. Teniamolo bene a mente!

Fermiamo il golpe della casta

Il disegno delle élite è chiaro: togliere potere al popolo, quindi ai cittadini, per trasferirlo ad organizzazioni sovranazionali non elette da nessuno. Questo perché “il popolazzo becero vota sbagliato”: non si conforma facilmente ai diktat internazionali anti-identitari, pro-frontiere spalancate e pro-immigrazione incontrollata. Dunque va esautorato.

L’attacco dell’establishment ai diritti popolari è in corso da anni. Se l’iniziativa “per l’autodeterminazione” dovesse venire respinta, quest’opera di rottamazione – un vero e proprio golpe contro i cittadini svizzeri – conoscerebbe un’impennata. Il Tribunale federale darebbe sempre la precedenza agli accordi internazionali. Questo significherebbe, ad esempio, che di fatto nessun criminale straniero verrebbe più espulso dalla Svizzera se è un cittadino UE, poiché è in vigore la libera circolazione delle persone.

Il patto ONU

Proprio in queste settimane varie commissioni parlamentari federali si stanno esprimendo sulla sciagurata ipotesi di un’adesione della Svizzera al patto ONU sulla migrazione. L’obiettivo finale del patto è l’introduzione di una libera circolazione delle persone a livello mondiale. Adesso viene travestito da “soft law” e quindi, per turlupinare l’opinione pubblica, venduto come un insieme di disposizioni non vincolanti. Ma la realtà è un’altra. Non a caso sempre più paesi si chiamano fuori, appunto per tutelare la propria sovranità.

Anche per bloccare sul nascere il continuo processo di svendita della nostra sovranità,  occorre votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Le fregnacce dei contrari

Un Sì il 25 novembre è un Sì al “modello svizzero”. Ed è questo modello che ha dato al Paese stabilità politica, determinando anche il successo della nostra piazza economica. L’autodeterminazione giova anche all’economia. Non bisogna quindi credere al terrorismo di regime, del tutto simile a quello messo in campo nel 1992 ai tempi del voto sull’adesione allo SEE, ed alle sue fantasiose storielle sulle “centinaia di accordi internazionali in pericolo” se passasse l’iniziativa. Dov’è l’elenco di queste “centinaia di accordi”? Non c’è. Perché esse, come ha dichiarato un illustre giurista, “esistono solo nel mondo della fantasia”. Ciò vale anche per l’altro stucchevole mantra utilizzato dai contrari all’autodeterminazione a scopo di lavaggio del cervello e di ricatto morale. Ovvero quello dei “diritti umani in pericolo”. I diritti umani sono già contemplati dalla nostra Costituzione. Per garantire il rispetto dei diritti umani in casa nostra non abbiamo bisogno né di Diktat comunitari, né dei giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU (a cui peraltro non aderisce nemmeno l’UE). I giudici della CEDU sono riusciti a decidere, in recenti sentenze, che, se il “sentimento religioso” cristiano può essere tranquillamente offeso, quello islamico no. Sicché, in nome della “pace religiosa”, dovremmo rinunciare alla nostra libertà di espressione, che è un diritto fondamentale. E la Svizzera avrebbe bisogno di questi giudici stranieri? Giudici che affossano i nostri diritti fondamentali per inginocchiarsi agli islamisti? E’ già Carnevale?

C’è tempo fino a mezzogiorno per votare Sì all’autodeterminazione, Sì ai diritti popolari e Sì alla Svizzera!

 

Lorenzo Quadri

 

Scusarsi con chi demolisce i diritti popolari?

Una sconosciuta associazione pro-establishment dal pomposo nome “Uniti dal diritto”, peso  specifico uguale a zero, pretende le scuse di  Christoph Blocher. Uhhh, che pagüüüraaaa!

Perché Blocher dovrebbe scusarsi? Per aver dichiarato in un’inserzione a sostegno dell’iniziativa “per l’autodeterminazione” che in Svizzera i politici sarebbero “dispotici e corrotti”.

Sicché i moralisti a senso unico adesso strillano alla lesa maestà per conto terzi.

Costituzione = carta straccia?

Sta di fatto che il triciclo PLR-PPD-P$$ sistematicamente attenta alla democrazia diretta. Ha cancellato la volontà popolare sulla preferenza indigena (“maledetto voto” del 9 febbraio) e sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Adesso combatte l’iniziativa per l’autodeterminazione (tutti a votare Sì il 25 novembre!) a suon di fake news e di denigrazioni all’indirizzo di promotori e sostenitori.

L’establishment vuole trasformare la nostra Costituzione (carta fondamentale dello Stato) in carta straccia: gli accordi internazionali devono avere sempre la precedenza.

Sostenere che accordi internazionali del piffero hanno sistematicamente la priorità sulla Costituzione – e quindi sull’esito delle votazioni popolari – è un vero e proprio golpe conto i cittadini elvetici. Un attentato alla democrazia diretta. Visto che il popolazzo becero “vota sbagliato”, bisogna ridurlo al silenzio. La sua volontà non deve contare più nulla.

Chi combatte l’iniziativa per l’autodeterminazione vuole usare il diritto internazionale come una ruspa, per demolire l’esito di votazioni popolari sgradite alla casta.

Iniziativa per la democrazia

L’iniziativa per l’autodeterminazione è un’iniziativa per la democrazia.

Per combatterla, il triciclo si serve di fake news e di ricatti morali ed economici. Ricatti morali sui diritti umani in pericolo e ricatti economici sulle centinaia di accordi internazionali a rischio. In entrambi i casi si tratta di balle colossali.

E come la mettiamo con lo sconcio accordo quadro istituzionale, per il quale la casta letteralmente smania?

Questo ennesimo accordo-capestro ci imporrebbe la ripresa automatica del diritto UE ed ulteriori giudici stranieri che decidono in casa nostra.

Svenduti ogni giorno

E’ evidente che l’establishment vuole portarci nella fallita Unione europea con la tattica del salame: una fetta alla volta. Altrettanto evidente è che la casta svende la nostra sovranità ogni giorno.

Se questo sia “corruzione e dispotismo”, come sostiene Blocher,  non sapremmo dire. Di certo è tradimento, menzogna e ricatto.

Inoltre: quando si scusano i contrari all’iniziativa per l’autodeterminazione ed i loro soldatini – come l’irrilevante associazione “Uniti dal diritto” – per gli insulti ai promotori ed ai sostenitori dell’iniziativa, diffamati come “nemici dei diritti umani”?

Lorenzo Quadri

 

Tassazione ordinaria dei frontalieri, Quadri: “nuovo ed inutile schiaffo al Ticino”. Necessario limitare i danni, altrimenti blocco dei ristorni

 

La fetecchiata è servita. La “famosa” legge, voluta dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che permette l’imposizione dei frontalieri in via ordinaria, è dunque stata licenziata dalle Camere federali. I Cantoni rimangono per lo meno liberi di fissare il moltiplicatore per il calcolo dell’imposta alla fonte dei frontalieri: si ricorderà che il Gran consiglio ticinese decise nel novembre 2014 di portare il moltiplicatore cantonale per i permessi G dal 78% al 100%. Quindi Berna non obbligherà il Ticino a fare retromarcia (perdendo una ventina di milioni all’anno).

I frontalieri potranno tuttavia, in base alle nuove norme, far valere lo statuto fiscale di quasi-residenti e quindi chiedere a certe condizioni di venire tassati in via ordinaria. Una situazione assai svantaggiosa per il nostro Cantone, che il Mattino ha segnalato a più riprese. Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato un atto parlamentare sul tema.

“Permettere ai frontalieri di chiedere la tassazione ordinaria significa metterli al beneficio delle deduzioni che spettano ai residenti – osserva Quadri -. Per l’erario ticinese, ciò costituirebbe una doppia penalizzazione. Da un lato meno gettito fiscale, a causa appunto delle deduzioni. Dall’altro più spese amministrative, ossia in concreto la necessità di assumere più tassatori per calcolare le deduzioni dei frontalieri. Quindi più costi per meno entrate: un flop su tutta la linea. E’ vero che questa regolamentazione avrebbe in teoria durata limitata; nel senso che, per quel che riguarda il Ticino, verrebbe a cadere con l’eventuale applicazione dei nuovi accordi con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri. Ma, come sappiamo, l’entrata in vigore di questi accordi, che da anni viene indicata come “imminente”, è in realtà rimandata ad un indefinito futuro; a maggior ragione in considerazione dell’attuale situazione politica del Belpaese”.

Il Consiglio federale sostiene che consentire ai frontalieri l’accesso alla tassazione ordinaria è obbligatorio dopo che il Tribunale federale ha deciso in questo senso nel 2010.

Questa è semmai la dimostrazione che non era necessaria alcuna modifica legislativa. La sentenza del TF è di quasi sette anni fa; nel frattempo non è successo nulla. Quindi si poteva benissimo andare avanti così. Perché bisogna sempre ed immancabilmente adeguarsi quando si tratta di avvantaggiare i frontalieri a danno dell’erario pubblico? E’ autolesionismo. Inoltre, un governo ed un parlamento che non si fanno alcuno scrupolo nel calpestare la Costituzione e la democrazia, possono benissimo permettersi di restare inattivi anche davanti ad una vecchia sentenza del TF che, come detto, costituisce solo un ingiustificato regalo ai frontalieri, a nostro danno.

Si tratta quindi di una questione di volontà politica?

Si tratta di una questione di volontà politica, che va sempre nella stessa direzione: invece del “Prima i nostri”, la regola è immancabilmente “Prima gli altri”. La questione dell’imposizione ordinaria dei frontalieri non è che un un’ulteriore dimostrazione. Come detto, il tema è rimasto nel cassetto per anni; poteva rimanerci ancora. Il fatto che ciò non sia avvenuto costituisce l’ennesimo schiaffo al Ticino da parte dell’ex Consigliera federale Widmer Schlumpf, visto che è stata lei a proporre la modifica legislativa al governo e poi al parlamento. Quando non ce ne sarebbe stato alcun bisogno.

Esiste un modo di limitare il danno?

Limitare il danno è possibile, ed è questo il senso della mia interpellanza. Qua e là il Consiglio federale ha dichiarato la volontà di mantenere la soglia di reddito di 120mila Fr/anno per poter accedere alla tassazione ordinaria. Se questa soglia venisse mantenuta la grande maggioranza dei frontalieri, circa il 90%, che ha un reddito inferiore a 120mila Fr all’anno, non avrebbe accesso alla tassazione ordinaria con tutte le conseguenze negative del caso per il Ticino. Il mantenimento di questa soglia è peraltro auspicato anche dal Consiglio di Stato. Ho quindi chiesto conferma in tal senso al Consiglio federale, visto che la fissazione del reddito-soglia è di sua competenza.

E se il Consiglio federale non confermasse, rispettivamente se abbassasse in modo importante questa soglia?
Si tratterebbe dell’ennesima calata di braghe. In quel caso il Ticino dovrebbe cominciare a tutelarsi bloccando finalmente il versamento dei ristorni dei frontalieri. Tanto più che per compiere questo passo i motivi non mancano di certo.

MDD

Quelli che “la democrazia e il popolo fanno proprio schifo”

L’élite continua a negare l’evidenza e a bastonare i ticinesi “chiusi e xenofobi”

 

Il Ticino ha plebiscitato l’iniziativa « Prima i nostri »  il 25 settembre. Altri cantoni potrebbero emulare quel voto; ciò che sarebbe ovviamente auspicabile. Ed è un piacere vedere come la $inistra spalancatrice di frontiere – a manina con gli odiati “padroni del vapore” avidi di manodopera straniera a basso costo con cui soppiantare i residenti – continui a rosicare.

Arrampicate sui vetri

Ancora nei giorni scorsi  abbiamo potuto assistere ad una serie di arrampicate sui vetri volte a negare che esista un problema occupazionale e di dumping salariale in Ticino: per la serie, “sono tutte balle della Lega populista e razzista”.

Vedi gli editoriali in cui si pensa di far fessi i lettori citando il gettito fiscale globale del Cantone ma “dimenticandosi” di alcune cosette: come l’aumento della popolazione, l’esplosione del frontalierato e quindi delle imposte alla fonte, nonché dei nuovi balzelli.

Vedi l’industriale che, dall’alto dei suoi milioni, sentenzia che in Ticino la disoccupazione non esiste e minaccia sfracelli economici a seguito della votazione di due settimane fa: gli stessi sfracelli che avrebbero dovuto ridurre la Gran Bretagna a paese del Terzo Mondo dopo la Brexit, ed invece…

Questi isterismi confermano che i Ticinesi hanno fatto benissimo a votare come hanno votato, asfaltando per l’ennesima volta i  partiti $torici camerieri dell’UE. Questi ultimi ormai non sanno più far altro che strillare al “populismo”, alla “xenofobia”, al “voto di pancia”. Ed intanto continuano a perdere tutte le battaglie. Porsi qualche domandina? Ma anche no! Intendiamoci: tanto di guadagnato per noi.

La $inistra urla il proprio schifo

Nel frattempo la $inistra non ha mancato – evidentemente è più forte di lei – di urlare ai quattro venti il proprio odio ed il proprio schifo nei confronti dei voti democratici che, sempre più spesso, le riservano brucianti smacchi. Chi non vota come vorrebbero i  kompagnuzzi, patologicamente convinti di essere i detentori della Verità, del Bene e della Morale, è un povero scemo e/o un delinquente.  E qui l’attenzione si sposta su Berna, intesa sia come capitale federale che come comune.

Capitale federale

Berna come capitale federale: il kompagno Cedric Wermuth, consigliere nazionale, già presidente dei giovani $ocialisti e gradevole come una spinosa pianta grassa infilata nella biancheria intima, sbraita a mezzo stampa la propria ira contro “Prima i nostri”: ma come, dopo pochi giorni che, alla Camera del popolo (visti i precedenti, farebbe meglio a ribattezzarsi “Camera contro il popolo”) il triciclo ex partitone – PPDog – P$ ha sabotato il “maledetto voto” del 9 febbraio, prendendo a pesci in faccia la democrazia e la volontà del 70% dei ticinesi, questi cinkali pezzenti osano disubbidire all’élite e votare Prima i nostri? Inaudito! Scandaloso! Da quando la plebaglia pretende di comandare?

Consiglio comunale

Berna come città: due consiglieri comunali P$ dai nomi impronunciabili ed intrascrivibili, di certo non originari dell’Oberland, se ne escono con la geniale pensata sulle assunzioni di insegnanti:  “Prima i nostri”? Giammai! Prima i docenti stranieri”.

Questi gli argomenti dei due grandi statisti d’importazione: prima di tutto gli immigrati devono essere favoriti per principio (sic!), ed inoltre “gli insegnanti non elvetici potrebbero fungere da modello (?) in classi con allievi sempre più internazionali (leggi: multikulti)”.

Ohibò, ecco un eclatante esempio di quel che succede a naturalizzare stranieri non integrati che odiano la Svizzera e gli svizzeri. Questi – per dimostrare la propria gratitudine al Paese che li ha accolti – si mettono in politica, naturalmente per il P$, e poi pretendono di cambiare le regole per discriminare, penalizzare e marginalizzare gli svizzerotti. Ma stranamente qui nessun moralista a senso unico strilla al razzismo e alla discriminazione. Gli svizzeri, “chiusi e xenofobi”, devono “aprirsi”; ossia permettere agli immigrati di comandare in casa loro.

E da noi…

Ora, senza voler troppo generalizzare, se si pensa che in Ticino il DECS , e quindi la scuola pubblica, è in mano ad un esponente dello stesso partito dei due neo-svizzeri di cui sopra, una qualche domandina potrebbe anche nascere spontanea. Ah già, ma per ora il buon Bertoli è impegnato ad escogitare modi per conferire al governo – in barba alla Costituzione: ma si sa che a $inistra la legalità vale a geometria variabile – il potere di aumentare le tasse a go-go senza nemmeno passare per il parlamento.

Lorenzo Quadri