Partitocrazia ed islamisti contro i diritti popolari

L’orrido inciucio per affossare l’autodeterminazione e consegnarci ai giudici stranieri

 

Gli islamisti del sedicente “Consiglio centrale islamico della Svizzera” (CCIS) si mettono a fare politica attiva. Il CCIS è quell’organizzazione salafita diretta da Nicholas Blancho e Qaasim Illi, marito di Nora Illi, ovvero la donna velata che compare accanto al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue patetiche sceneggiate contro i divieti di burqa (l’ultima si è tenuta proprio a Lugano la scorsa settimana).

Va anche ricordato che Blancho ed Illi sono stati messi sotto accusa dal Ministero pubblico della Confederazione per propaganda pro-Isis, ma poi sciaguratamente assolti, anche per lacune nell’atto d’accusa.

Blancho ed Illi si sono pure vantati di non pagare né tasse né cassa malati, perché non avrebbero soldi. Entrambi sono infatti attivi professionalmente, ma a tempo parziale. Aumentare la percentuale lavorativa? Non se ne parla neanche! Dopo non avrebbero più tempo sufficiente per la loro “missione” di islamizzatori! Molto meglio farsi mantenere dagli svizzerotti fessi!

Ultimo baluardo

Ebbene, il CCIS ha avuto la bella idea di trasmettere un comunicato e di realizzare un video contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Chiaro: gli islamisti combattono i  nostri diritti popolari. I diritti popolari costituiscono ormai l’ultimo ed unico baluardo alla loro avanzata.Perché i soldatini della partitocrazia, imbesuiti dal multikulti, stendono il tappeto rosso davanti agli estremisti musulmani.

CEDU complice

Per combattere l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli islamisti raccontando la solita fetecchiata secondo cui essa causerebbe “l’uscita della Svizzera dalla CEDU (?)” con la conseguenza che i giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo non potrebbero più imporre le loro sentenze in casa nostra.

Ohibò, come mai questi salafiti sono così terrorizzati all’idea che i giudici di Strasburgo non possano più comandare in casa nostra? Di certo Blancho, Illi e compagnia cantante non sono preoccupati per i diritti dell’uomo. Semplicemente li sfruttano per i loro scopi, con l’obiettivo poi di abolirli.

Se costoro ci tengono tanto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è perché sanno benissimo che non è un’istanza giudiziaria bensì politica, al servizio del  multikulti e delle frontiere spalancate. Ed infatti proprio di recente, ma tu guarda i casi della vita, la Corte in questione ha deciso che dobbiamo rottamare la libertà d’espressione sull’islam. E questo “in nome della pace religiosa”. Secondo i legulei di Strasburgo, infatti, il sentimento religioso dei musulmani non può essere offeso; quello dei cristiani invece sì. Sicché, avanti con la censura e con l’autocensura!

Ovvio che un tribunale che produce simili boiate piaccia molto agli islamisti:  fa il loro gioco, e lo fa alla grande!

A manina con la partitocrazia

Il sostegno del Consiglio centrale islamico al fronte contrario all’iniziativa “per l’autodeterminazione” deve far riflettere. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ va a manina con gli islamisti,e ci va per combattere i diritti popolari e per predicare la sottomissione ai giudici stranieri. Blancho, Illi, e compagnia cantante sognano di demolire la nostra democrazia diretta. Del resto, la moglie di Illi va in giro assieme al patetico buffone Nekkaz per contestare un voto popolare. L’avversione per i diritti popolari accomuna gli islamisti alla partitocrazia ed alla casta. Ed infatti eccoli sullo stesso carro, tutti insieme appassionatamente! Proprio un quadretto edificante, non c’è che dire. Se non apriamo gli occhi adesso, c’è da chiedersi quando…

Campagna rivelatrice

La campagna politica del CCIS è inoltre rivelatrice. Manca poco al giorno in cui anche in Svizzera verrà fondato un partito islamico con l’obiettivo di cancellare le nostre leggi e la nostra Costituzione per sostituirle con la sharia. Intanto si comincia ad indebolire la Costituzione ed i diritti popolari con accordi internazionali del piffero e giudici stranieri pro-multikulti come quelli della CEDU. Ecco perché chi vuole una Svizzera sempre più islamizzata vota contro l’autodeterminazione. E’ chiaro che il futuro partito islamico, grazie alle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati volute dalla partitocrazia, non farà fatica a trovare né i candidati, né gli elettori.

Avanti così che andiamo bene!

Lorenzo Quadri

 

Dal triciclo ancora pesci in faccia per gli svizzeri

Il Consiglio degli Stati vuole imporci le leggi degli eurobalivi ed i giudici stranieri!

Prosegue a ritmo serrato la rottamazione dei diritti del popolo svizzero ad opera della partitocrazia PLR-PPD-P$$: certo che se gli elettori continuano a votare certe forze politiche che poi li fregano davanti e di dietro…

E ti pareva: il Consiglio degli Stati ha deciso di respingere senza controprogetto per 36 voti contro 6 l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” ovvero l’iniziativa popolare che si oppone ai giudici stranieri e soprattutto alle leggi straniere. Non si tratta certo di una sorpresa, visto il voto nella Commissione affari giuridici (CAG) della Camera alta, che ha asfaltato l’iniziativa con 12 No contro un solo Sì. Quando si dice: le decisioni che fanno CAG…

Chi osa contrastare…

Sicché ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$, naturalmente con la fattiva collaborazione della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, attentano alla democrazia elvetica. La casta spalancatrice di frontiere, rottamatrice della Svizzera e sguattera dell’UE non perde occasione per prendere a pesci in faccia i cittadini che, facendo uso dei propri diritti, osano opporsi ai suoi disegni antisvizzeri. Coloro che osano contrastare la casta vengono dunque, ancora una volta, pitturati come dei delinquenti; dei beceri populisti e razzisti che osano attentare ai diritti umani! Perché durante il dibattito agli Stati si sono pure sentite fregnacce di questo calibro.

CEDU? Ma anche no

Questi camerieri di Bruxelles, non hanno capito da che parte sorge il sole. Tanto per cominciare, la Svizzera non ha alcun bisogno di diktat internazionali e dei giudici stranieri per tutelare i diritti umani in casa propria. Lo ha fatto prima e meglio di tanti altri. Per cui, il tentativo di criminalizzare l’iniziativa per l’autodeterminazione sostenendo che indebolirebbe l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) in Svizzera, fa ridere i polli. Per tutelare i diritti umani, il diritto svizzero ed in particolare la Costituzione bastano. A cosa serve, allora, la tanto slinguazzata CEDU? Serve sostanzialmente ai legulei dei tribunali come pretesto per non espellere delinquenti stranieri, facendosi beffe delle decisioni popolari. A beneficiare della CEDU ci sono anche i terroristi islamici. Che, grazie ad essa, ottengono di rimanere in Svizzera facendo valere che al loro paese potrebbero trovarsi in pericolo. Un argomento che in genere viene portato in tribunale servendosi di avvocati d’ufficio pagati dal solito sfigato contribuente. Quindi, che si abbia la decenza di risparmiarci la panzana che un indebolimento dell’applicazione della CEDU in Svizzera avrebbe chissà quali catastrofiche conseguenze. Perché sono balle di fra’ Luca.

Fregnacce “economiche”

Anche sostenere, come è stato fatto, che sostenere l’iniziativa per l’autodeterminazione – e quindi dare la priorità alla Costituzione svizzera rispetto ai Diktat di Bruxelles – “danneggerebbe la piazza economica svizzera” (uella) equivale a prendere i cittadini per scemi. La precedenza della Costituzione sul diritto internazionale è stata un indiscusso dato di fatto fino a pochi anni fa. Tentare di fare terrorismo di Stato raccontando che il ritorno ad una situazione antecedente che funzionava benissimo sarebbe un pericolo, fa ridere i polli. Oltretutto, sono sempre le solite fregnacce: anche della preferenza indigena, che è stata in vigore dalla notte dei tempi fino al 2004, si è detto peste e corna. Forse che 14 anni fa la Svizzera era immersa nel Medioevo? Ma certo che no!

Inoltre: a starnazzare istericamente al presunto pericolo per l’economia sono le stesse organizzazioni economiche dell’establishment che vogliono le frontiere spalancate per poter assumere stranieri a basso costo lasciando a casa gli svizzeri. E che vogliono pure sabotare i diritti popolari, per impedire ai cittadini di difendersi. Queste associazioni del menga, sempre contro la Svizzera e contro gli svizzeri e a favore della globalizzazione, possono andare a Baggio a suonare l’organo!

Diritti popolari in pericolo

Il colmo è che, mentre i camerieri della partitocrazia si inginocchiano davanti all’UE per permetterle di comandare a casa nostra, trasformandoci così in una colonia a tutti gli effetti, in tutto il resto del mondo avviene proprio il contrario. In Germania le massime autorità giudiziarie hanno stabilito che la Costituzione tedesca ha la priorità sul diritto internazionale. La Gran Bretagna, a seguito della Brexit, si appresta a cestinare le leggi degli eurobalivi: rimarranno in vigore solo quelle esplicitamente approvate dal parlamento inglese.

Invece da noi i calatori di braghe compulsivi rifiutano l’iniziativa per l’autodeterminazione, vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, la ripresa automatica delle leggi di Bruxelles ed i giudici stranieri. E sabotano la volontà dei cittadini. Gli esempi al proposito si sprecano: 9 febbraio non applicato, Prima i nostri non applicato, delinquenti stranieri non espulsi. Il njet all’iniziativa contro i giudici stranieri è un njet ai diritti popolari, un njet alla democrazia e un  njet alla Svizzera. La partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$$  ancora una volta è schierata compatta contro i cittadini. Ma è possibile essere così mal rappresentati? Alle prossime elezioni, dire a questi signori senatori di andare a chiedere i voti a Bruxelles, a “Grappino” Juncker e compagnia cantante, visto che sono a Berna a fare i loro interessi e non certo quelli della gente svizzera.

Lorenzo Quadri

 

I diritti popolari sabotati dai camerieri dell’UE

La Commissione degli affari giuridici (CAG) silura l’iniziativa contro i giudici stranieri

La politica delle braghe calate e dello smantellamento della nostra democrazia diretta (o semidiretta) procede. La casta vuole esautorare i cittadini a suon di accordi internazionali del piffero. La democrazia svizzera va rottamata perché bisogna (?) essere “aperti” ed “eurocompatibili”! E visto che negli Stati UE il popolo non può decidere un tubo, perché decide tutto la casta, questo è il modello che i camerieri bernesi di Bruxelles ci vogliono imporre.

Ben lo dimostra il categorico njet (12 a 1) pronunciato la scorsa settimana dalla Commissione degli affari giuridici (CAG) degli Consiglio degli Stati sull’iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”, detta anche “iniziativa per l’autodeterminazione”, promossa dall’Udc nazionale.

Iniziativa indispensabile

L’iniziativa chiede che il diritto costituzionale svizzero prevalga sempre su quello internazionale. Fanno eccezione le norme cosiddette “imperative” (ius cogens). I trattati internazionali contrari alla Costituzione vanno rinegoziati; e, se ciò non è possibile, disdetti.

L’obiettivo dell’iniziativa è chiaro: impedire che il diritto internazionale venga utilizzato come pretesto per non applicare la volontà popolare “sgradita” alla partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti. Che è poi quello che accade sempre più spesso. Vedi il “maledetto voto” del 9 febbraio. Ma anche la non espulsione dei criminali stranieri. Al proposito ha fatto assai discutere, ed a ragione, la sentenza emessa lo scorso mese di ottobre dal Tribunale cantonale zurighese che, con una sciagurata decisione buonista-coglionista (anzi: coglionista e basta), ha gettato nel gabinetto la votazione popolare sull’espulsione degli stranieri che delinquono. Trattandosi infatti di stabilire se un picchiatore 27enne tedesco, che ne ha fatte peggio di Bertoldo, potesse essere sbattuto fuori della Svizzera, il tribunale in questione, smentendo i giudici di prima istanza (tutti beceri leghisti populisti e razzisti? Tutti incompetenti?) ha decretato che “sa po’ mia”: ai dire dei legulei zurighesi, infatti, la devastante libera circolazione delle persone prevale sull’espulsione dei delinquenti stranieri decisa dal popolo, confluita nella Costituzione e poi –  naturalmente in modo molto annacquato (grazie partitocrazia!) – nella nuova legge sugli stranieri.

La scellerata sentenza, che se dovesse venire confermata dal Tribunale federale (aspettarsi il peggio…) segnerebbe la fine dei diritti popolari, è stata aspramente criticata. Non solo dai soliti “razzisti e xenofobi” ma anche da fior di esperti di diritto internazionale, come la professoressa Christa Tobler.

Svendere la Svizzera?

La necessità di approvare in votazione popolare l’iniziativa per l’autodeterminazione appare dunque in tutta la sua evidenza. Se questo non accadrà, quanto stabilito dal tribunale cantonale zurighese, e anche dalla maggioranza bulgara (12 a 1) della Commissione degli Affari giuridici del Consiglio degli Stati, ossia la preminenza del diritto internazionale sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare, diventerà un dato di fatto. Ciò equivarrebbe al funerale della nostra democrazia. Perché a comandare non sarebbero più i cittadini tramite la Costituzione, bensì politicanti bramosi di svendere la Svizzera e funzionarietti stranieri. La vergognosa rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio ad opera del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (ricordarsene alle prossime elezioni) diventerà la prassi quotidiana. Quanto deciso dai cittadini rimarrà, sistematicamente, lettera morta.

Smontano i diritti popolari

Del resto è da tempo che l’élite spalancatrice di frontiere attenta ai diritti popolari. Li vuole smontare per potersi fare i propri comodi. Vedi le prese di posizione del sedicente “serbatoio di pensiero” (Think Tank) Avenir Suisse, vicino all’ex partitone, secondo cui l’esercizio dei diritti popolari andrebbe reso più difficile: è inconcepibile che sia il popolazzo che “vota sbagliato” a decidere il futuro del Paese! (Da notare che gli aspiranti Nobel di Avenir Suisse nelle scorse settimane sono pure riusciti a venirci a raccontare la fregnaccia che nel nostro Cantone non esiste un problema legato all’invasione da sud. Il soppiantamento dei residenti con frontalieri ed il dumping salariale sono solo una balla della Lega populista e razzista. Questo tanto per inquadrare meglio da che parte tira il sedicente “serbatoio di pensiero”).

Annullare il modello svizzero

Asfaltare l’iniziativa “il diritto svizzero anziché giudici stranieri” vuol dire sancire la preminenza del diritto internazionale su quello costituzionale svizzero. In parole povere,  significa annullare la nostra democrazia diretta. Ovvero, distruggere la principale caratteristica del “modello svizzero”. E a sostenere questo scempio – un vero e proprio tradimento! – sono poi gli stessi politicanti che si riempiono ipocritamente la bocca con il carnascialesco slogan No Billag – No Svizzera!

Stabilità?

A dir poco inconsistente l’argomento dei senatori contrari all’iniziativa contro i giudici stranieri.  Infatti costoro se ne escono a raccontare che l’iniziativa per l’autodeterminazione “creerebbe solo incertezze”. Ma a chi credono di darla a bere questi politicanti? A creare incertezze è semmai la messa in discussione, leggi rottamazione, delle votazioni popolari! Che quanto deciso dal popolo venga azzerato da camerieri dell’UE e/o da legulei stranieri: questo sì che causerebbe un danno incalcolabile alla stabilità svizzera, e quindi anche alla nostra piazza economica! Quelle dei signori senatori membri della CAG sono solo le solite fanfaluche con cui l’establishment tenta di esautorare i cittadini svizzeri, rei di non essere più così disposti a farsi impressionare dai ricatti e dalle minacce con cui la casta ci inonda prima di ogni  votazione importante, sperando così di indurre la gente, tramite terrorismo di Stato, a votare contro gli interessi della Svizzera e dei suoi abitanti.

Lorenzo Quadri

La chicca

Nella Commissione degli affari giuridici (CAG) del Consiglio degli Stati siede anche il radikale ticinese Fabio Abate. Vuoi vedere che tra i 12 “senatori” che hanno asfaltato l’iniziativa “il diritto svizzero anziché i giudici stranieri”, stabilendo quindi la preminenza del diritto internazionale su quello costituzionale svizzero, ciò che equivarrebbe alla FINE della nostra democrazia diretta, c’è pure lui? Ma il buon Abate non è mica uno di quelli che si riempiono  la bocca con il carnascialesco slogan No Billag – No Svizzera??

 

Più potere ai cittadini anche in materia di spesa pubblica

Alla faccia della “casta” che le sta tentando tutte per esautorare il popolo becero

Come noto, l’iniziativa popolare per l’introduzione del referendum finanziario obbligatorio (RFO) è recentemente riuscita. I cittadini ticinesi avranno dunque la possibilità di aumentare i propri diritti in un ambito senza dubbio fondamentale: quello della spesa pubblica. Si tratta di un segnale importante, sia dal punto di visto della democrazia diretta che da quello delle finanze. Importante ed anche in controtendenza.

Democrazia in difficoltà

Per quel che riguarda la democrazia diretta. Quest’ultima di recente non se la passa bene. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, la partitocrazia spalancatrice di frontiere, la stampa di regime, i “poteri forti” e compagnia cantante la stanno sabotando alla grande. E’ in corso una rivoluzione al contrario: una rivoluzione dell’establishment contro i cittadini. Una rivoluzione per tagliare fuori il “popolo becero, che vota sbagliato” e, così facendo, mette i bastoni tra le ruote alla “casta” internazionalista, arraffona, multikulti e politikamente korretta.

Da un lato, la volontà popolare viene impunemente calpestata: lo abbiamo visto a Berna con il compromesso-ciofeca che ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio. In Ticino c’è chi sogna di fare il bis con “prima i nostri”, recitando fino alla nausea il mantra del “sa po’ mia”.

Dall’altro, il ministro degli Esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr (quello che regala i nostri soldi all’ONG Maos che trasporta illegalmente i finti rifugiati in Italia) ardentemente brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, per accontentare i suoi padroni di Bruxelles. Un accordo che ci obbligherebbe alla ripresa automatica delle leggi della fallita UE. Col risultato di affossare non solo la sovranità nazionale, ma anche i diritti popolari.

Diritti popolari sotto attacco

Come se non bastasse, l’esercizio dei diritti popolari è “sotto attacco”.  Il Là l’hanno dato i padroni del vapore. I loro soldatini del “Think tank” Avenir Suisse da tempo predicano l’inasprimento dei criteri per la riuscita di iniziative popolari e di referendum (leggi: aumento del numero delle firme necessarie). Perché? Ovvio: l’establishment non deve essere disturbato dal “popolo becero” mentre svende la nazione per i propri interessi. Adesso è arrivato anche il supporto politico. Da parte di chi? Ma da parte del PBD. Ovvero il partitino dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Il quale ha presentato un’iniziativa parlamentare dal contenuto analogo alle richieste di Avenir Suisse: il numero di firme necessario alla riuscita di iniziative e referendum va aumentato. Non sarà che il PBD se nesce con simili fetecchiate perché il presidente del partito, il consigliere nazionale Martin Landolt, di lavoro fa il lobbysta dell’UBS?

E’ evidente che questi scandalosi tentativi di esautorare il popolo per spalancare le frontiere e promuovere l’immigrazione scriteriata vanno denunciati e – soprattutto – sventati.

Tuteliamo le nostre tasche

Per quel che riguarda le finanze pubbliche. Il referendum finanziario obbligatorio, se verrà approvato dal popolo, permetterà a quest’ultimo di tenere sotto controllo la spesa del Cantone, votando sulle uscite importanti. Infatti, la clientelare politica ticinese non è in grado di risparmiare. Questo perché la partitocrazia campa sul mercimonio: favori (a galoppini, lobbies, gruppi d’interessi…) in cambio di voti. E i favori si finanziano con i soldi del contribuente. Poiché la logica conseguenza di questo modus operandi è che i conti pubblici vanno in profondo rosso, la politica rimedia mettendo le mani nelle tasche del contribuente. Negli ultimi anni sono stati creati svariati strumenti a tale scopo: dal moltiplicatore cantonale ai nuovi balzelli (naturalmente motivati con tutto un florilegio di argomenti politikamente korrettissimi). Il referendum finanziario obbligatorio può dare una bella mano per ostacolare tale andazzo. Esso infatti permetterà al popolo di bloccare spese spropositate ed inutili. Che altrimenti verrebbero effettuate – e poi finanziate battendo cassa presso i cittadini. Avete presente i 3.5 milioni che sarebbero stati sperperati per Expo 2015 se la Lega non avesse lanciato il referendum?

Lorenzo Quadri

I lecchini sbroccano: “il dumping salariale non esiste!”

AvenirSuisse al servizio degli spalancatori di frontiere partorisce un nuovo studio

Era un po’ che i soldatini di Avenir Suisse non ci deliziavano con le loro impareggiabili fetecchiate, ed in effetti cominciavamo a preoccuparci. Non avranno mica chiuso bottega? Non saranno mica stati acquisiti dal circo Barnum? Invece, ad inizio settimana, abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo: non ci hanno abbandonati, ci sono ancora.

Ma, prima di tutto, cos’è Avenir Suisse? Trattasi (autodefinizione) di un “Think tank” ovvero un “serbatoio di pensiero” vicino all’economia. C’è da chiedersi, visti i risultati, se il “serbatoio” in questione sia pieno di pensiero o piuttosto di qualche superalcolico. Che entusiasmerebbe il presidente non astemio della Commissione UE Jean Claude “Grappino” Juncker almeno al pari delle allucinate teorie di Avenir Suisse.

Le perle

Nella sua presa di posizione divulgata una decina di giorni fa, il “serbatoio di pensiero” diletta la nazione con elucubrazioni sul mercato del lavoro in regime di devastante libera circolazione delle persone e sulle misure accompagnatorie.

Tra tante fregnacce, una più paradossale dell’altra, è difficile stabilire una graduatoria. Eccone alcune:

  • “La paura della pressione sui salari si è dimostrata ampiamente infondata”;
  • “Stando a numerose ricerche (sic!) l’immigrazione si è rivelata favorevole per l’occupazione locale”;
  • “Le misure accompagnatorie presentano grossi svantaggi”
  • “Va soppressa l’estensione facilitata del campo d’applicazione dei contratti collettivi di lavoro (CCL)”.

Quali studi?

Cosa dire davanti ad un tale profluvio di boiate?

Mancano solo un paio di frasi sugli asini che volano, sulla terra piatta che gira attorno al sole, e sugli unicorni che passeggiano per i giardinetti pubblici.

Sarebbe poi interessante capire quali sono le “numerose ricerche” attestanti che l’immigrazione si sarebbe rivelata “favorevole per l’occupazione locale”. Le indagini dell’IRE sul frontalierato, realizzate da ricercatori frontalieri? Gli studi farlocchi della SECO? I libri di Lewis Carroll? Quelli di Carlo Collodi? Le pubblicità del Mulino Bianco?

Tempistica sospetta

“Immigrazione uguale ricchezza”, si ostinano dunque a strillare i soldatini di Avenir Suisse al servizio dei padroni della grande economia, quella che vuole le frontiere spalancate per poter disporre di quantitativi illimitati di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori svizzeri per massimizzare i propri profitti. E la $inistra internazionalista e multikulti, con questi padroni ci va a manina; altro che difendere i lavoratori.

Non è certo un caso che il nuovo rapporto dei soldatini di Avenir Suisse sia uscito ad un paio di settimane di distanza all’annuncio del lancio di un’iniziativa contro la libera circolazione delle persone (che va sostenuta ad ogni costo: avanti con la Swissexit!). L’obiettivo dei soldatini è infatti quello di ripetere in modo ossessivo, come un mantra, che la devastante libera circolazione è una benedizione. Quando per la maggioranza degli svizzeri è, invece, proprio il contrario. Ma è allarmante che, in un autoproclamato “serbatoio di pensiero”, non si “pensi” che continuando a pappagallare fregnacce avulse dalla realtà si ottengono solo due risultati: 1) esacerbare ulteriormente gli animi e 2) dimostrare che ormai i fautori delle frontiere spalancate sono alla frutta: smentiti tutti gli argomenti realistici, sono costretti a ricorrere a favolette da acido lisergico.

La situazione ticinese

Non stiamo a ripetere tutti i dati ticinesi a conferma che quanto scritto dal “serbatoio di pensiero” è un accumulo di scandalose balle. Dall’esplosione del numero di frontalieri in Ticino a quella, contemporanea, dei casi di assistenza, dei working poor  e dei sottoccupati. Dal fatto che i frontalieri (sempre in Ticino) con la libera circolazione sono quadruplicati proprio nel terziario (ossia in quel settore in cui vanno a soppiantare la forza lavoro residente), al continuo aumento del divario salariale tra il Ticino e la Svizzera interna. Dal degrado delle condizioni di lavoro in questo sempre meno ridente Cantone (le peggiori della Svizzera, secondo un recente studio Transfair) al tasso di disoccupazione ILO che nel terzo trimestre 2016 era addirittura superiore di quello della Lombardia. E cosa dire dell’ultimo studio dell’Ufficio federale di statistica da cui emerge che il Ticino è il cantone più povero della Svizzera, con un tasso di povertà reddituale del 17%, ossia 10 punti in più del dato complessivo a livello nazionale? 

Non ancora contenti, i sedicenti “studiosi” al servizio dei padroni mettono la ciliegina sulla torta e  si scagliano contro i contratti collettivi di lavoro.

Contro i diritti popolari

Riassumendo: limitazione della libera circolazione NO, misure accompagnatorie NO, contratti collettivi di lavoro NO, frontiere spalancate SI’: il Think Tank vuole semplicemente svendere la Svizzera all’estero.

Per fortuna che a sputtanare le fregnacce di Avenir Suisse ci pensano personaggi del calibro dell’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Danthine il quale ha affermato che la libera circolazione incontrollata nuoce all’economia. Oppure del professor Reinhard Eichenberger dell’Università di Friburgo, che ha detto la stessa cosa, aggiungendo che i bilaterali non sono indispensabili per la Svizzera e che è opportuno introdurre una  tassa d’entrata per i frontalieri.

Tanto per chiarire ulteriormente il livello dei signori di Avenir Suisse: sono quelli che hanno pure proposto di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari d’ iniziativa e di referendum, perché “il popolo becero vota sbagliato”.

Una benedizione

D’altra parte, le esternazioni di questo sedicente “gruppo di riflessione” (al servizio dei padroni) che si autoerotizza cerebralmente con la globalizzazione spinta, a modo loro sono una benedizione: ogni volta che i galoppini di Avenir Suisse aprono bocca, i consensi per la futura iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone salgono. Per cui, prepariamoci ad una battaglia storica per il futuro del paese!

Lorenzo Quadri