Esplodono i doppi passaporti: aumento del 40% in otto anni!

Ma come, le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla populista e razzista?

Ohibò, perfino la blasonata NZZ  (Neue Zürcher Zeitung) si è resa conto dell’esplosione dei doppi passaporti in Svizzera. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

Nei giorni scorsi infatti la testata zurighese, ma guarda un po’, ha dovuto constatare che negli ultimi anni c’è stata una vera impennata dei doppi passaporti. Il loro numero è aumentato del 40% in 8 anni. Gli svizzeri (?) con nazionalità plurima sarebbero infatti 1.5 milioni. Se poi aggiungiamo che nel nostro paese un quarto della popolazione è straniera, una qualche domandina nasce spontanea. A maggior ragione in Ticino, dove gli stranieri sono un terzo degli abitanti e dove entrano ogni giorno oltre 65’500 frontalieri e svariate migliaia di padroncini e  distaccati.

Tirando le somme, è quindi evidente che i ticinesi sono già minoranza in casa loro. In questo sfigatissimo Cantone ci sono infatti più lavoratori stranieri che ticinesi. E se aggiungiamo i neo-svizzeri…

Lo sbaglio

E’ evidente che l’errore è stato quello di autorizzare la doppia cittadinanza nel 1992. Il che, assieme alle naturalizzazioni facili sotto la pressione del ricatto morale – se un legislativo osa rifiutare il passaporto rosso ad un candidato, i soldatini del pensiero unico spalancatore di frontiere e multikulti iniziano subito a strillare istericamente al “razzismo” –  ha portato alla concessione della cittadinanza elvetica ad una valanga di stranieri dall’integrazione dubbia e dalla motivazione ancora più dubbia. Basti pensare che anche i ragazzotti musulmani che rifiutavano di dare la mano alla docente perché donna erano in predicato di ottenere il passaporto rosso. E più vicino a noi, a Lugano, la maggioranza del Consiglio comunale è di recente riuscita ad approvare la concessione dell’attinenza comunale ad una candidata con un debito di mezzo milione nei confronti dello Stato sociale. E questo malgrado il preavviso negativo del Municipio (il mondo che gira al contrario).

Pezzo di carta?

E’ evidente che la possibilità della doppia (o tripla, o multipla…) cittadinanza trasforma il passaporto rosso in un semplice pezzo di carta. Un nuovo documento da aggiungere a quello (o quelli) che già si possiedono, così da tirar fuori ora l’uno ora l’altro a seconda della convenienza del momento. Sarebbe poi interessante sapere quante domande di rendite d’invalidità vengono “improvvisamente” depositate da persone naturalizzate di fresco con motivazioni fumogene e difficilmente verificabili  (mal di schiena, problemi psichici…). Qui si potrebbe aprire un lungo capitolo sui medici compiacenti; oppure sui medici che vengono minacciati affinché emettano il certificato voluto. Si ricorderà inoltre che qualche anno fa la ditta incaricata di verificare le rendite AI svizzere di taluni cittadini balcanici – non si sa se naturalizzati o meno – tornati nella Patria natìa dovette rinunciare al mandato a seguito delle minacce ricevute.

Politici federali con il piede in più scarpe

Che perfino dei politici a livello federale abbiano più passaporti è a dir poco scandaloso. Eppure ce ne sono. E nemmeno pochi. Ma sappiamo che per la partitocrazia va bene così: il triciclo PLR-PPD-P$$ ha infatti bocciato la mozione di chi scrive che chiedeva che i deputati alle Camere federali, ed i Consiglieri federali, avessero un solo passaporto. Hai capito i soldatini del pensiero unico? Perfino i Consiglieri federali con più nazionalità andrebbero bene!

Rendere l’abbandono della nazionalità originaria presupposto per ottenere quella elvetica certamente non risolverebbe tutti i problemi di integrazione. Però almeno imporrebbe ai candidati di rinunciare a qualcosa. Ci sarebbe già un primo indicatore della reale motivazione degli aspiranti cittadini svizzeri. E, chissà come mai, c’è come il vago sospetto che, qualora i doppi (o tripli) passaporti non fossero più autorizzati, il numero delle richieste di naturalizzazione diminuirebbe drasticamente. Ciò che, tra l’altro, fornirebbe anche delle cifre più attendibili di quelle attuali sulla reale percentuale di popolazione straniera in Svizzera. Le naturalizzazioni facili servono alla casta anche per taroccare i dati dell’immigrazione.

Il cambiamento è possibile

Cambiare l’andazzo attuale non solo è necessario, ma è doveroso. Se si regalano passaporti rossi a chi della Svizzera se ne impipa alla grande, poi non meravigliamoci se il paese viene quotidianamente svenduto. Il problema, è evidente, va ben oltre la nazionale di calcio di cui parecchio si parla in questi giorni…

Ricordiamoci inoltre che il Giappone ha il 2% di stranieri. E certamente non a seguito delle naturalizzazioni facili. Noi naturalizziamo a tutto spiano e ciononostante abbiamo ancora il 25% di popolazione estera. Anche il Paese del Sol Levante ha un problema di invecchiamento demografico. Ma non per questo spalanca le frontiere! Ulteriore dimostrazione che cambiare si può e si deve.

 

 

Niente doppi passaporti per chi ci rappresenta a Berna

La mozione al Consiglio federale del deputato leghista Lorenzo Quadri fa discutere

 

La questione dei doppi passaporti dei politici approda, o ritorna, a Berna. Nell’ultima sessione delle Camere federali, dal Ticino sono giunti in Consiglio nazionale due atti parlamentari sul tema della “plurinazionalità”: l’iniziativa parlamentare di Marco Chiesa (Udc) che chiede che i Consiglieri federali abbiano un solo passaporto, e la mozione di Lorenzo Quadri (Lega) che estende il requisito della “mononazionalità” a tutti i politici federali nonché agli esponenti del corpo diplomatico.

Quadri, come nasce la sua mozione? Sempre sulla scia del doppio passaporto di Ignazio Cassis?

Non necessariamente, la questione dei doppi (o tripli) passaporti dei politici è da tempo nell’agenda della Lega.

Sul fatto che i Consiglieri federali debbano avere un solo passaporto sembra esserci un consenso piuttosto ampio, se si esclude la sinistra. Chiedere di estendere questo requisito a tutti i politici federali non è eccessivo?

Eccessivo? A me pare invece una proposta minimalista. Trovo già disdicevole in sé la prassi del doppio passaporto, poiché avvantaggia i naturalizzati rispetto agli svizzeri di nascita; i primi possono tirar fuori il passaporto che fa più comodo a seconda della convenienza del momento. Ora, posso capire, anche se non lo giustifico, che il “comune cittadino” naturalizzato non voglia rinunciare ai vantaggi concreti che potrebbe portargli mantenere un passaporto, ad esempio, di un paese UE. Non sono però disposto a farmi andar bene che lo stesso ragionamento di comodo lo faccia un politico, a maggior ragione federale. Mi pare inadeguato, per usare un eufemismo, sedere in Consiglio federale, o nell’Assemblea federale, con in tasca uno o più passaporti esteri! Un minimo di coerenza…ci si sente abbastanza svizzeri per farsi eleggere nei più alti gremi della Confederazione ma non abbastanza per rinunciare al passaporto del paese d’origine? Ricordo inoltre che in Australia è esplicitamente proibito ai parlamentari essere binazionali. La scorsa estate c’è stata una serie di dimissioni per questo motivo. E l’Australia è un paese d’immigrazione. Noi non saremo l’Australia; ma nulla ci impedisce di seguire l’esempio.

Ed il corpo diplomatico?

Per i diplomatici fino ad inizio anno era in vigore l’obbligo di avere una sola nazionalità per ovvi motivi di lealtà alla causa elvetica che devono rappresentare. Il Consiglio federale ha però deciso di rinunciare a questo requisito ritenendolo “obsoleto”. Personalmente sono di parere diverso. Chiedo quindi che si ritorni al passato.

Oltregottardo la sua proposta ha suscitato sia apprezzamenti che critiche…

Intanto mi fa piacere che abbia fatto discutere. Il Blick ad esempio le ha dato spazio, ed anche la radio romanda.

Il consigliere nazionale socialista Cédric Wermuth l’ha definita “un’idiozia”.

Ricordo che il buon Wermuth è quello che vuole rendere  l’albanese ed il serbo croato lingue nazionali. Di conseguenza, non  credo proprio che questo compagno con doppio passaporto sia nella condizione di distribuire patenti di idiozia alle proposte altrui.

Wermuth dice che ha promesso fedeltà alla Costituzione svizzera, perché chiedere altre prove di lealtà?

Certo: ha promesso fedeltà alla Costituzione svizzera. Incluso l’articolo 121a. E poi era in prima fila per cancellarlo. Si vede quanto valgono simili promesse… Evidentemente a sinistra è prassi consolidata rispettare solo le leggi che “piacciono”.

Anche un deputato Udc con due passaporti, quindi un esponente del suo gruppo parlamentare, ha espresso sulla stampa la propria contrarietà alla sua mozione.

Il problema è solo suo.

Cosa risponde all’accusa di voler tagliar fuori dalla politica un milione di persone (tali sono infatti attualmente in Svizzera i cittadini binazionali)?

Che è una sciocchezza. Non ho mica detto che devono essere esclusi dalla politica. Semplicemente, se gli svizzeri naturalizzati vogliono fare politica nelle istituzioni federali, non hanno che da rinunciare al passaporto del paese d’origine. Mettendosi così sullo stesso piano degli svizzeri di nascita. Perché è assurdo che questi ultimi si trovino di fatto posti, in casa loro, su un gradino inferiore!

MDD

Le naturalizzazioni ordinarie devono diventare più rigorose

Per evitare che si regalino passaporti anche agli stranieri di prima generazione

Dopo la votazione del 12 febbraio, poco ma sicuro che gli spalancatori di frontiere tenteranno di arrivare alle naturalizzazioni di massa, con la tattica del salame. E adesso stop ai doppi passaporti!

Il Ticino ce l’ha quasi fatta a respingere la naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Nel nostro Cantone infatti l’oggetto è stato approvato con solo il 50.2% dei voti. Se si pensa che gli unici ad opporsi all’ennesimo tentativo di svendita del passaporto rosso erano Lega ed Udc, mentre la partitocrazia si sdilinquiva a favore, il risultato è comunque degno di nota. Anche se, purtroppo, privo di effetto pratico. Probabilmente il concetto di “terza generazione” – che è ben diverso da quello che sembra – ha tratto in inganno. Ad approfittare della naturalizzazione superagevolata saranno infatti anche persone la cui famiglia non vive affatto da tre generazioni in Svizzera.

Altra opzione: l’esito della votazione sugli stranieri di cosiddetta “terza generazione” è un segnale che in Svizzera  ci sono già troppi neo-svizzeri di dubbia integrazione che votano contro gli interessi del paese. Del resto, procedendo al ritmo di 40mila naturalizzazioni all’anno – in proporzione, il quadruplo che in Germania! – si fa in fretta a fare numero.

 Neo-svizzeri non integrati

La proposta su cui abbiamo votato due domeniche fa arriva, come noto, dal P$$: ossia dal partito del “devono entrare tutti”. L’ obiettivo di tale partito è regalare passaporti rossi anche a persone per nulla integrate, così da aumentare il numero dei votanti ai quali della Svizzera non gliene frega un tubo. Anzi, che magari la odiano pure. A questi nuovi votanti non interessa affatto difendere le nostre radici (che non sono le loro) la nostra identità (che non è la loro), la nostra sovranità. Voteranno sempre contro. Ed è proprio quel che vuole la $inistra rottamatrice della Svizzera. Basti pensare che il presidente del P$$ kompagno Christian Levrat vorrebbe rendere l’Islam religione ufficiale. Un programma che dice tutto.

Che l’obiettivo dei promotori della naturalizzazione superagevolata (neanche fosse il leasing per l’auto nuova) per gli stranieri di terza generazione sia quella di garantire l’accesso al passaporto rosso a persone non integrate, è apparso con prepotenza nelle scorse settimane. I kompagni hanno pubblicato un volantino in arabo a sostegno della loro proposta. Sarebbero questi, i cittadini stranieri perfettamente integrati?

Lo squallido teatrino

La sera del 12 febbraio, oltretutto, nei commenti post-voto, si è pure assistito allo squallido teatrino della Consigliera federale del partito del “devono entrare tutti”  kompagna Simonetta Sommaruga, quella che vuole regalare al Mendrisiotto un nuovo maxicentro per finti rifugiati, che sghignazzava giuliva e si congratulava con la promotrice dell’iniziativa pro-naturalizzazioni facili, la kompagna Addolorata Marra di Botrugno (Salento).

Naturalmente alla kompagna Sommaruga non viene in mente che nei paesi a noi confinanti i seguaci dell’Isis sono spesso e volentieri proprio giovani stranieri di terza generazione. Del resto, chi vuole riempirci di migranti economici – quanti tra loro sono jihadisti? –, questi problemi “populisti e razzisti” mica se li pone.

Anche le prime generazioni?

L’obiettivo cui mirano i ro$$i donatori di passaporti è manifesto. Adesso che, con la votazione di domenica, hanno aperto una breccia, vogliono approfittarne, con la tattica del salame (una fetta alla volta) per rendere le naturalizzazioni sempre più facili. Non solo per le terze generazioni, ma anche per le prime. Occorre dunque vigilare affinché questo non accada. Né tramite ulteriori modifiche di legge, e nemmeno tramite allentamenti nelle verifiche dell’integrazione degli aspiranti alla cittadinanza elvetica.

Un pessimo esempio è venuto purtroppo dall’ultimo consiglio comunale di Lugano. Il legislativo cittadino ha accordato l’attinenza comunale ad un candidato che non era autonomo finanziariamente, che non è stato in grado di rispondere alle semplici domande che gli sono state poste dai commissari delle Petizioni e nemmeno ha indicato delle motivazioni accettabili per il suo desiderio di ottenere il passaporto rosso.

Non solo il consiglio comunale ha concesso una naturalizzazione che c’erano tutti i motivi per rifiutare, ma i contrari si sono dovuti pure confrontare con attacchi personali di infimo livello, che nulla avevano a che fare con l’oggetto in discussione; e questo da parte della solita $inistra partito dell’intolleranza dell’odio contro chi la pensa diversamente.

E’ evidente che situazioni del genere non si devono ripetere. Visto anzi che la naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di terza generazione creerà anche numerosi neosvizzeri NON integrati, bisognerà  fare in modo di non crearne di ulteriori tramite le procedure ordinarie. Le quali devono dunque diventare più rigorose nella valutazione dell’integrazione dei candidati.

Stop ai doppi passaporti

Visto inoltre che ottenere il passaporto rosso senza essere integrati è diventato più facile, non c’è più uno straccio di motivo per cui bisognerebbe continuare a tollerare i doppi passaporti. Chi vuole diventare svizzero deve anche essere tenuto a rinunciare alla nazionalità originaria. Il rifiuto di farlo è indizio di mancata (o insufficiente) integrazione.

E non ci si venga a raccontare la fregnaccia che se non si lasciano i doppi passaporti poi non è più possibile espellere i jihadisti che si sono naturalizzati. A seguito delle sentenze buoniste-coglioniste, i jihadisti non vengono espulsi comunque. Inoltre, i terroristi islamici non hanno bisogno di naturalizzarsi per svolgere le loro attività criminose in Svizzera. Infine, per essere sicuri di schivare l’eventuale espulsione, i seguaci dell’Isis che vogliono naturalizzarsi possono rinunciare già adesso al passaporto del paese d’origine. E di certo lo fanno.

Lorenzo Quadri