“Sostituzione e dumping non esistono”: SECO, basta balle!

I burocrati bernesi ci raccontano ancora le solite fregnacce: lasciamoli tutti a casa!

 

E ti pareva!  Le elezioni federali si avvicinano. E di conseguenza i burocrati liblab della SECO, Segreteria di Stato dell’Economia, non potevano di certo esimersi dal fare campagna elettorale. A sostegno, chiaramente, degli spalancatori di frontiere.

Inoltre, come ben sappiamo, c’è in ballo lo sconcio accordo quadro istituzionale: su quest’ultimo il Consiglio federale sta menando il can per l’aia, con l’obiettivo di tirare a campare fino alle elezioni di ottobre. Perché la partitocrazia vuole, fortissimamente vuole, l’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia di Bruxelles. Ma non può firmarlo ora. Il rischio elettorale sarebbe troppo grande.

Vogliono l’accordo quadro

A volere l’accordo quadro è in prima linea il PLR, che si fa schiacciare gli ordini dai manager stranieri di Economiesuisse. I liblab hanno definito il trattato capestro  “l’accordo della ragione”.

A volerlo è anche l’ammucchiata ro$$overde che, non appena l’accordo quadro ha fatto capolino, si è precipitata a strillare che “bisogna firmare subito”. Nessuna sorpresa: i $inistrati vogliono l’adesione della Svizzera all’UE. E la differenza tra sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed aderire all’UE è solo una questione linguistica. Questo deve essere chiaro a tutti. Con l’accordo quadro Bruxelles ci imporrebbe le sue leggi ed i suoi giudici (stranieri).

L’iniziativa popolare

E poi, ovviamente, c’è in ballo l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone, su cui i cittadini saranno chiamati a votare. Il lavaggio del cervello della casta contro questa iniziativa è in atto praticamente da quando è stata lanciata. Il popolazzo “chiuso e gretto” deve essere ricattato e minacciato affinché non voti “sbagliato”. L’establishment vuole svendere la Svizzera, ed il tanto evocato “modello svizzero”, per ingrassarsi le saccocce. Anche la SECO deve fare la propria parte in questo disegno. Come c’era da attendersi, lo sprazzo di lucidità della SECO sulla libera circolazione delle persone, definita “non più così importante” dalla stessa Segreteria di Stato per l’economia in un recente documento, non è durato a lungo.

Rapporto farlocco

Ecco dunque che i burocrati bernesi se ne escono con l’ennesimo rapporto FARLOCCO in cui insistono con la fetecchiata che l’invasione di frontalieri non provocherebbe né soppiantamento, né dumping salariale.

Ossignùr! Cari balivi della SECO: una panzana rimane una panzana, anche se la ripetete mille volte. Per cui, dateci un taglio. Altro che venirci a raccontare fregnacce sulla “complementarietà” tra frontalieri e residenti. Questo è vero per taluni (pochi) settori professionali. Ma negli ultimi anni, ed in particolare da quando è in vigore la devastante libera circolazione delle persone, il profilo dei frontalieri  è diventato sempre più uguale a quello dei ticinesi. Quindi non c’è complementarietà, bensì sostituzione! Il tasso di disoccupazione ILO, che in Ticino è superiore a quello della Lombardia, non lascia dubbi al proposito. Idem le cifre dell’assistenza.

Dumping salariale

Quanto al dumping salariale: o grandi Nobel per l’economia della SECO, se la differenza tra gli stipendi in Svizzera interna e quelli in Ticino aumenta sempre più, ciò è dovuto a cosa? Al Gigi di Viganello o all’invasione da sud?

Inoltre: i frontalieri sono ormai quasi un terzo dei lavoratori presenti nel nostro Cantone; quelli attivi nel terziario sono quadruplicati nel giro di pochi anni. Davvero gli scienziati della SECO pretendono di farci credere che simili numeri non creerebbero delle distorsioni (eufemismo) sul mercato del lavoro ticinese? Che “sono solo percezioni”? Questi burocrati ci prendono per scemi… E’ forse il caso di ricordare che soltanto il Lussemburgo ha una percentuale di lavoratori stranieri superiore a quella elvetica!

Non si vergognano?

E soprattutto: ma i tamberla della SECO, non hanno vergogna ad uscirsene sempre con le medesime panzane? Chiudiamo la SECO e lasciamoli tutti a casa!

E’ palese che questi burocrati il Ticino l’hanno visto al massimo in fotografia. Non vogliono capire la situazione del nostro Cantone.  Ancora meno vogliono proporre delle soluzioni. Semplicemente perché l’unica soluzione sarebbe la fine della libera circolazione delle persone con massiccia diminuzione del numero dei frontalieri.Cosa che però la SECO mai ammetterà!

Misure accompagnatorie

E poi indecente che, nell’ultimo rapporto farlocco, la SECO si richiami all’importanza delle misure accompagnatorie. Perché queste misure accompagnatorie, che già servono a poco, con lo sconcio accordo quadro istituzionale verrebbero semplicemente spazzate via.E non lo si scopre adesso. E’ cosa nota da quando si è iniziato a parlare di accordo quadro. Però i $inistrati, grandi sostenitori del trattato coloniale, hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la protezione del mercato del lavoro: vedi le fanfaluche raccontate dalla kompagna Simonetta Sommaruga all’ultimo congresso P$! Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

 

PLR: “misure antidumping? Non se ne parla neanche!”

L’ex partitone insiste: neanche uno straccio di argine all’invasione da sud!

I ticinesi se ne ricordino alle prossime elezioni

Almeno una decisione nei giorni scorsi il Gran Consiglio l’ha azzeccata. Non sarà la panacea, certo (anzi, siamo purtroppo ben lungi) ma tutto aiuta. La decisione azzeccata è stata quella di accettare (a maggioranza) l’iniziativa per un controllo sistematico dei nuovi permessi di lavoro presentata dal deputato PPD Giorgio Fonio. Obiettivo dell’iniziativa è quello di verificare, al momento del rilascio del permesso di lavoro, le condizioni salariali, così da sventare eventuali abusi. La Lega evidentemente ha appoggiato la proposta. Diversamente da altre forze politiche, dunque, la Lega sostiene anche iniziative che provengono da “aree” diverse. Altri invece respingono per partito preso qualsiasi proposta che arrivi dalla Lega.

Coscienza lavata?

Visto che qua e là, con bella (anzi brutta) regolarità, si leggono annunci di datori di lavoro che cercano (è notizia di settimana scorsa) un dipendente a tempo pieno laureato per 600 Fr al mese (trattasi di aziende farlocche in arrivo da oltreramina, è evidente) il controllo preventivo ha un suo perché. Ovviamente ci sarà chi indicherà cifre false. Ma già solo sapere che una verifica esiste comporta un benvenuto effetto dissuasivo.

E’ ovvio che, se si rende necessaria questa ulteriore misura burocratica – che costituirà un aiutino, non certo una soluzione – è perché:

  • Partitocrazia, sindacati, padronato e stampa di regime hanno voluto la devastante libera circolazione delle persone;
  • La partitocrazia, con l’appoggio di sindacati, padronato e stampa di regime, ha cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Sicché, va bene sostenere le verifiche preventive sui nuovi permessi, e ci mancherebbe altro; ma non si pensi di essersi lavati la coscienza in questo modo.

Nessuna protezione

L’iniziativa per i controlli dei permessi è stata accolta con 59 voti favorevoli, 23 contrari e due astenuti. Chi sono i contrari? Si  tratta, ma guarda un po’, degli esponenti dell’ex partitone e di qualche compagno. Ecco chi rifiuta qualsiasi iniziativa a tutela del mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone; ecco chi vuole le frontiere completamente spalancate all’invasione da sud; ecco chi promuove il soppiantamento di ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale. Ricordarsene alle prossime elezioni.

L’ex partitone non solo ha votato contro il 9 febbraio (il comitato del PLR ticinese era contrario all’unanimità ed è stato asfaltato dalle urne). Non solo ha rottamato il “maledetto a voto” a Berna. Non solo pretende di fare lo stesso con Prima i nostri. Adesso rifiuta ostinatamente perfino una misuretta come quella appena votata in Gran Consiglio. Guai! “Devono entrare tutti”! Nessuna protezione per i ticinesi! E poi i liblab hanno ancora la faccia di tolla di starnazzare contro il No Billag tirando fuori la scusa farlocca dei posti di lavoro?

Le perle di “Leider” Ammann

Vale anche la pena ricordare che il PLR è il partito del ministro dell’economia  Johann “Leider” Ammann. Quello secondo cui l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone sarebbe “inutile” e “fallirà”. Vedremo, “Leider” Ammann, chi fallirà.

E vale pure la pena ricordare che, a proposito della libera circolazione, l’allora presidente PLR Fulvio Pelli ebbe a dire: “grazie ad essa, i ticinesi potranno trovare lavoro a Milano”. Insomma: proprio un bel quadretto!

Il solito ritornello

Naturalmente, per opporsi ad ogni misura volta a limitare gli effetti devastanti della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese, i soldatini del PLR rispolverano sempre lo stesso ritornello. Ovvero, la presunta incompatibilità con il diritto superiore. Magari sarebbe ora di darci un taglio, perché alla storiella del “sa po’ mia” ormai non ci crede più nemmeno il Gigi di Viganello. Non è vero che “sa po’ mia”. Semplicemente, i liblab non vogliono. “Un parlamento che si dica tale deve rispettare il diritto superiore” ha infatti tuonato il deputato PLR Giorgio Galusero. Giusto. Peccato che alle Camere federali i suoi colleghi di partito – a partire dall’attuale consigliere federale Ignazio KrankenCassis allora capogruppo – quando si trattava di applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio abbiano varato una legge che viola la Costituzione (diritto superiore). Si ringrazia dunque Galusero per aver confermato che i deputati PLR a Berna sono dei barlafüs.

Aspettiamo al varco

Prendiamo comunque atto che, a parte i PLR ormai irrecuperabili, la maggioranza dei membri del legislativo cantonale ha ammesso che bisogna intervenire per arginare i disastri fatti dalla libera circolazione delle persone. Li attendiamo dunque al varco quando si tratterà di votare sull’applicazione di Prima i nostri. Gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio seguiranno la volontà popolare oppure…?

Lorenzo Quadri

Criminalità d’importazione: ma quanto ci costa?

Gratuito patrocinio per delinquenti stranieri: è ora di scoperchiare il pentolone!

 

Ma guarda un po’! In questo sempre meno ridente Cantone sta prendendo “corpo” la  questione dei costi esorbitanti delle difese d’ufficio di delinquenti stranieri. Naturalmente il conto lo paga il solito sfigato contribuente.

Ma come, immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Sì, forse per gli avvocati d’ufficio dei delinquenti stranieri di cui sopra, che inoltrano le parcelle al Cantone con la certezza di vedersele saldate.

Del resto, è evidente che sulla piazza ticinese ci sono legali in esubero. Al momento infatti gli iscritti al registro cantonale degli avvocati sono ben 804. Il che vuol dire un avvocato ogni 435 abitanti. Per non saper né leggere né scrivere, la concentrazione ci pare eccessiva, anche per un Cantone litigioso quale è il nostro.

Sicché, tutti questi professionisti del foro in un modo o nell’altro devono portare a casa la pagnotta… E i gratuiti patrocini (gratuiti per il beneficiario, ma non per la collettività) sono sicuramente un “segmento” interessante.

Tariffe “non da dumping”

L’ordinanza sull’assistenza giudiziaria all’articolo 4 stabilisce infatti che “l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di 180 Fr all’ora”. In casi particolarmente impegnativi, tuttavia, l’onorario “può essere aumentato fino a 250 Fr all’ora”.

Inoltre (art. 5 a): “l’onorario dell’avvocato per la partecipazione ad interrogatori al di fuori dell’orario di lavoro usuale è fissato a 250 Fr all’ora”.

Insomma: il dumping salariale è un’altra cosa…

Le (giuste!) decurtazioni

Tuttavia, la certezza di vedersi saldare le fatture da mamma Stato ultimamente vacilla. Un paio di settimane fa, il giudice Marco Villa ha ridotto da 120mila a 79mila Fr gli onorari degli avvocati d’ufficio di quattro rapinatori italiani (quelli processati per l’assalto ad un portavalori ad Agno). Ad inizio della scorsa settimana, stesso giudice e stesso scenario: la parcella per la difesa d’ufficio di tre ladri bulgari viene ridotta di un terzo, a 20mila Fr.

Uella, stiamo parlando di un sacco di biglietti da mille, mica di due spiccioli!

Il giudice Villa ha spiegato così la propria decisione: “La Corte ha moralmente (?) l’obbligo di analizzare le note d’onorario e se ritiene che determinate prestazioni non siano giustificate o eccessive, ha il diritto di decurtarle o ridurle”.

I dubbi

Ohibò, a questo punto  le domandine cominciano a sorgere spontanee. Nel giro di pochi giorni sono stati individuati due casi in cui le note d’onorario degli avvocati d’ufficio di delinquenti stranieri sono state ritenute “non giustificate o eccessive” e pertanto decurtate. Due casi in pochi giorni. E prima… il nulla? Era “tüt a posct”? Oppure nessuno controllava e lo Stato – quindi il contribuente – pagava senza un cip? Viste le importanti somme in gioco, occorre andare a fondo.

Inoltre: gli avvocati cui vengono decurtate le parcelle, sono sempre gli stessi? Il che, sia chiaro, non vuole ancora dire che questi patrocinatori tentino di truffare lo Stato. Sarà anche vero che le ore lavorative esposte le hanno effettivamente svolte. Ma la domanda è un’altra: queste ore, erano davvero tutte necessarie? Sapendo che:

  1. lavorano a carico del contribuente;
  2. difendono gente arrivata in Ticino per delinquere;
  3. i costi della difesa d’ufficio dei delinquenti stranieri sono impossibili da recuperare;

i patrocinatori si sono preoccupati di fare solo ciò che è strettamente indispensabile? Oppure sono “andati lunghi” senza porsi il problema di chi paga la fattura?

24 milioni

I due casi balzati agli onori (?) della cronaca indicano che le somme in gioco sono importanti. E a questo punto ci piacerebbe proprio avere qualche indicazione in più.

Ad esempio: a quanto ammontano le spese giudiziarie per la difesa di delinquenti stranieri rimaste sul groppone del contribuente?

Su questo tema, dalla risposta data a metà febbraio dal Consiglio di Stato all’interrogazione della deputata Udc Lara Filippini, si sa che il 31 dicembre 2015  lo scoperto non recuperato a carico del Cantone per gratuito patrocinio e spese processuali non pagate ammontava in totale alla bellezza di 24 milioni di franchetti.  La somma comprende la totalità delle cause, non solo quelle penali, e la totalità dei beneficiari di assistenza giudiziaria, quindi sia svizzeri che stranieri. Il recupero di quanto speso  è estremamente difficoltoso, malgrado il Dipartimento delle Istituzioni si stia dando da fare per migliorare la situazione.

Nello specifico, il governo precisava: “Il settore penale è quello in cui le difficoltà legate al recupero delle spese sono maggiori. In questo ambito infatti il recupero è praticamente limitato ai casi in cui vi sono importi depositati relativi a cauzioni o sequestri confiscati a favore di tasse e spese. Le cifre in gioco sono molto alte ed i condannati – per lo più persone di origine straniera che vengono espulse dopo l’esecuzione della pena – non dispongono dei mezzi necessari per farvi fronte”. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza?

Sarebbe interessante sapere quanti di questi 24 milioni di costi sono generati da delinquenti stranieri!

E il totale?

A ciò bisogna pure aggiungere che, se i delinquenti in questione vengono condannati a pene detentive, i costi a carico della collettività si fanno subito esorbitanti. Un giorno alla Stampa costa oltre 300 Fr. E l’80% dei detenuti sono stranieri. Sempre per la serie “immigrazione uguale ricchezza”. Se poi, una volta scontata la pena, il delinquente straniero, invece di venire espulso, resta in Svizzera, magari a carico dell’assistenza, la fattura lievita ulteriormente!

Per cui la domanda è: ma quanto ci costano i delinquenti stranieri in gratuito patrocinio, in spese di detenzione e poi magari anche in spese d’assistenza?

Processare all’estero

Uno degli avvocati la cui parcella per la difesa di malviventi d’importazione è stata decurtata ha commentato come segue: “Se non vogliamo questo onere (ossia la spesa del gratuito patrocinio), in particolar modo per gli imputati stranieri ai quali lo Stato non potrà chiedere il rimborso, allora bisognerebbe dare loro la possibilità di essere giudicati nel proprio Paese”.

Il principio è giusto, la scelta dei termini quantomeno incauta. Non deve trattarsi di possibilità, bensì di obbligo. Altrimenti nessuno si farà giudicare nel proprio paese. Idem dicasi per la carcerazione. Che deve avvenire nel paese d’origine ed a spese del medesimo.

Poco ma sicuro che queste richieste verranno portate avanti dalla Lega a livello federale. Ma, chissà perché, siamo pronti a scommettere che a mettersi a starnazzare non saranno solo i buonisti-coglionisti, ma anche la casta degli avvocati.

Lorenzo Quadri