La sfida è tra chi difende la Svizzera e chi la svende

Elezioni federali: non facciamoci distrarre da diversivi come il populismo climatico

 

Nel corso della prossima legislatura federale, si prenderanno decisioni della massima importanza per il futuro della Svizzera. Sarà infatti nei prossimi quattro anni che verrà stabilito se il nostro Paese continuerà ad esistere come uno Stato indipendente e sovrano, o se invece diventerà una semplice colonia della fallita UE. Il che significherebbe ridurre il Ticino, per osmosi, a provincia lombarda depressa. Con stipendi e tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri.

Accordo quadro

L’accordo quadro istituzionale ci trasformerebbe in un baliaggio di Bruxelles. Eppure, tutti i partiti del triciclo PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscriverlo. Le eccezioni che vengono sollevate ora – come pure i temporeggiamenti del governicchio federale – sono solo degli specchietti per le allodole in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo.

Soldatini

Le grandi aziende, tramite il loro megafono Economiesuisse, schiacciano gli ordini al PLR, che prontamente esegue. Ed infatti l’ex partitone è quello che ha più fretta di firmare l’accordo quadro. Lo ha addirittura definito l’ “accordo della ragione” (?).

La $inistra spalancatrice di frontiere, da parte sua, vorrebbe addirittura l’adesione della Svizzera all’UE.

La posizione dei Ticinesi

Quindi:

  • Il futuro della Svizzera dipende da come deciderà di rapportarsi con l’UE;
  • Le scelte fondamentali verranno compiute a Berna nel prossimo quadriennio.

La larga maggioranza della popolazione ticinese al proposito ha sempre avuto le idee chiare. Ed infatti ha sempre votato NO alla svendita della Svizzera a Bruxelles e NO alla libera circolazione delle persone.

Chi porta avanti queste posizioni a livello federale? Solo la Lega e l’Udc! Quindi, altro che continuare a blaterare di “destra” e “$inistra”. La contrapposizione oggi è tra sovranisti e spalancatori di frontiere. Tra chi vuole una Svizzera libera, indipendente e padrona in casa propria e chi invece vuole sottomettersi a Bruxelles invocando presunti – ma proprio solo presunti – vantaggi economici; oltretutto a beneficio di pochi (i soliti).

Nel primo gruppo ci sono Lega e Udc. Nel secondo, il triciclo PLR-PPD-P$$ più partitini al seguito (cominciando dai Verdi, tornati ad essere, dopo la parentesi “savoiarda”, gli utili idioti del P$).

Il rischio

Visto che la popolazione ticinese ha sempre votato contro l’UE, sarebbe il colmo se in ottobre mandasse a Berna… più camerieri di Bruxelles!

Eppure il rischio che corriamo è proprio questo.

Il Ticino non può in nessun caso permettersi di continuare ad essere rappresentato, nella Camera dei Cantoni, da due turboeuropeisti come l’eurosenatore a vita Pippo Lombardi (PPD) e l’aspirante Giovanni Merlini, PLR, sfegatato sostenitore dello sconcio accordo quadro.

Il 100% dei rappresentanti del nostro Cantone al Consiglio degli Stati che vota contro la volontà dei ticinesi? Che razza di delegazione sarebbe?

Scollati dalla realtà

Ed il Ticino non può nemmeno permettersi di trovarsi al Consiglio nazionale con un numero di euroturbo superiore a quello attuale. Sarebbe una catastrofe. Ma potrebbe accadere. Lega-Udc potrebbero perdere uno dei loro tre seggi a vantaggio… dell’ammucchiata ro$$overde: quella che vuole l’adesione alla fallita UE! Un simile scenario equivarrebbe a ritrovarsi a Berna con una Deputazione ticinese completamente scollata dalla popolazione. E non su questioni marginali. Proprio sui temi fondamentali per il futuro del Ticino e della Svizzera. Questo non deve accadere. E’ dunque importante 1) che al Nazionale Lega ed Udc mantengano le posizioni, e 2) che il seggio liberato dal PLR Abate agli Stati vada ad un “sovranista”!

Votare Lega

Per questo, chi crede in una Svizzera indipendente deve mobilitarsi ed andare a votare per chi a Berna rappresenta questa posizione: ovvero l’alleanza Lega-Udc.

Senza lasciarsi distrarre da diversivi quali il populismo climatico.  Il populismo climatico serve infatti solo a spostare l’attenzione degli elettori dal vero tema, che è quello europeo, per tirare l’acqua al mulino della cricca ro$$overde. E quindi alle sue politiche di rottamazione della Svizzera. Politiche che la $inistra peraltro condivide, in gran parte, con PLR e PPDog. Ed è per questo motivo che la stampa di regime, a partire dalla Pravda di Comano, continua a montare la panna sul populismo climatico. Ma le vere sfide del Ticino e della Svizzera sono ben altre!

Chi vota il populismo climatico non vota per l’ambiente, se non in misura minima. Vota per l’immigrazione incontrollata, per le frontiere spalancate, per l’accordo quadro, per l’adesione all’UE. Non dimentichiamocelo mai!

Lorenzo Quadri

Frontalierato e studi farlocchi: ormai è lavaggio del cervello

I soldatini dell’establishment le tentano tutte pur di puntellare la sottomissione all’UE

 

Si vede che i soldatini della casta spalancatrice di frontiere sono agitati. Lo si nota anche dal moltiplicarsi, certo non casuale, degli studi farlocchia sostegno dell’immigrazione incontrollata e dell’invasione di frontalieri. Invasione che, a sentire le fregnacce di certi intellettualini prezzolati, sarebbe addirittura “una manna dal cielo, una benedizione”.

Di certe “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) ne abbiamo piene le scuffie, ma da un pezzo!

L’ultima perla in questo senso è appunto uno studio sul frontalierato realizzato a Neuchâtel da un gruppo di professorini della locale Università, nonché dall’alta scuola di gestione di Ginevra. Si tratta di uno studio riferito, evidentemente, alla situazione nazionale.

Compiti complementari?

Secondo i grandi scienziati neocastellani, l’aumento di frontalieri non porta all’aumento della disoccupazione residente (quindi: non è vero che i frontalieri soppiantano i lavoratori svizzeri “sono solo percezioni”) arrivando addirittura a partorire la seguente bestialità: “i frontalieri ed i lavoratori locali svolgono compiti complementari”.

Certo, come no! Questo potrebbe essere vero se non ci fosse la devastante libera circolazione delle persone. O se la partitocrazia PLR-PPD-P$$ avesse applicato la preferenza indigena votata dal popolo il 9 febbraio 2014. Invece, come ben sappiamo, nel dicembre 2016 l’ha buttata del water inventandosi l’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. La quale è entrata in vigore nel luglio del 2018. Nel frattempo, è trascorso quasi un anno. E di benefici non se ne vede l’ombra. La disoccupazione (quella vera, non quella delle statistiche taroccate della SECO) è aumentata. La realtà è che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo. Del resto, non fosse stato così, mai sarebbe stata approvata dai balivi dell’UE. E non ha fatto diminuire l’immigrazione di una singola unità.

 Nel terziario

La storiella dei frontalieri complementari ai lavoratori ticinesi, i professorini di Neuchâtel la vanno a raccontare a qualcun altro. Nel giro di pochi anni in questo sfigatissimo Cantone i frontalieri attivi nel settore terziario sono quadruplicati (passando da 10mila a 40mila). E nel terziario non c’è alcuna carenza di manodopera locale e non c’è quindi affatto bisogno di importare permessi G.

Nemmeno in cartolina

E’ evidente che i contaballe che tentano di vendere il frontalierato come una manna dal cielo, il Ticino non l’hanno mai visto nemmeno in cartolina. Non hanno la più pallida idea di quello che succede, tutti i santi giorni, sul nostro mercato del lavoro. Sicché si autoerotizzano cerebralmente con statistiche farlocche, per produrre studi ancora più farlocchi. Il principio è quello del lavaggio del cervello al popolazzo. Al quale si vuole far credere che, con la devastante libera circolazione delle persone, starebbe andando tutto a meraviglia.

E’ manifesto che si tratta di bassa propaganda. Obiettivo:  puntellare la libera circolazione delle persone e le frontiere spalancate. Non sorprende di certo che questa propaganda arrivi ora. Infatti ci sono in ballo:

  • Le elezioni federali di ottobre
  • Lo sconcio accordo quadro istituzionale
  • L’iniziativa per l’abolizione della libera circolazione.

Danno al Ticino

Ben si capisce la necessità dell’establishment di fare il lavaggio del cervello al popolazzo, raccontando svergognate fandonie, onde evitare che “voti sbagliato”. Così proliferano i sondaggi farlocchi, realizzati dai soliti istituti compiacenti, secondo cui il 60% dei cittadini elvetici ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro. Ed arrivano gli studi taroccati che pretendono di venire a raccontare a chi la devastazione del mercato del lavoro ticinese causa invasione da sud la vede quotidianamente, che l’è tüt a posct, “sono solo percezioni”. Ma vaffa!

Questi studi farlocchi sul “frontalierato manna dal cielo” fanno girare le scatole ad elica perché, per reggere la coda alla casta spalancatrice di frontiere, danneggiano pesantemente il Ticino. Rendono sempre più difficile far comprendere nei gremi federali quale sia la situazione reale in questo Cantone.

Ed intanto il triciclo PLR-PPD-P$$, cameriere dell’UE, svende la Svizzera a Bruxelles per presunti – molto presunti – vantaggi economici di cui beneficeranno solo pochi borsoni. Mentre la stragrande maggioranza dei cittadini svizzeri, esautorata e marginalizzata in casa propria “grazie” ai politicanti della partitocrazia, starà sempre peggio.

Lorenzo Quadri

 

 

Clima: la scusa per svenderci

Il populismo ambientalista è solo un tranello per favorire gli euroturbo alle elezioni

Alla faccia del populismo climatico sul riscaldamento terrestre, e la conseguente pretesa di interventi talebani, di recente ha fatto un freddo pinguino. Per qualche motivo misterioso, che di sicuro non c’entra un tubo con la protezione dell’ambiente ma che ha invece molto a che fare con interessi economici e politici, i politicanti della casta applaudono giulivi le esternazioni grottesche di una ragazzina svedese che bigia la scuola e che di climatologia ne capisce quanto il Gigi di Viganello; anzi, probabilmente ancora meno.

L’obiettivo dell’ennesimo fenomeno mediatico costruito sul nulla (vedremo quanto durerà) è, evidentemente, quello di influenzare in senso ro$$overde i risultati delle elezioni.  E non tanto per le posizioni climatiche di tale area, bensì per le altre. Perché – in piena contraddizione con la tutela dell’ambiente – i sedicenti ecologisti sono degli spalancatori di frontiere euroturbo. Sono tra quelli che promuovono l’immigrazione incontrollata (disastrosa per il  nostro ambiente: perché siamo qui in troppi, come riconosceva chiaramente l’iniziativa Ecopop); sono tra quelli che sostengono la libera circolazione delle persone e quindi l’assalto di 65mila frontalieri uno per macchina; e sono pure tra quelli che vogliono addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale, che spalancherà le porte della Svizzera ai TIR UE da 60 tonnellate.

E’ dunque evidente che il populismo climatico diventa il cavallo di troia per sdoganare ben altre posizioni, deleterie per il futuro del paese. Sicché votare chi lo cavalca è un atto ad alto contenuto autolesionista.

L’ultima trovata

Inutile dire che la stampa di regime monta la panna alla grande sul populismo climatico. Vedi l’enfasi data all’ultima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) del WWF, secondo la quale nei primi quattro mesi dell’anno la Svizzera avrebbe già esaurito le risorse naturali a sua disposizione per il 2019. Punto primo: se la Svizzera esaurisce le risorse a sua disposizione in 4 mesi, allora molti altri paesi le esauriscono in 4 giorni, dal momento che, dalle nostre parti, non c’è mai stata più attenzione di ora all’ecologia. Sarebbe interessante sapere quali paesi non le esauriscono anticipatamente, le loro risorse; a parte forse la Lapponia e la Groenlandia, per mancanza di abitanti.

Naturalmente i $inistrati del WWF si guardano bene dal dire che, magari,  le risorse della Svizzera sono state consumate prima del tempo (ammesso e non concesso che sia davvero così) semplicemente perché, come detto prima, siamo qui in troppi. E allora ringraziamo gli spalancatori di frontiere rossoverdi.

E’ poi scontato che simili studi ciofeca vengano utilizzati – oltre che per fare propaganda politica agli spalancatori di frontiere col risultato di aggravare ulteriormente il bilancio ecologico – per sdoganare sempre nuove vessazioni statali nei confronti dei cittadini. Tramite queste misure vessatorie, ma tu guarda i casi della vita, l’ente pubblico fa cassetta!

Stop ARE!

Ed infatti, come sappiamo, il Consiglio federale sta esaminando l’ennesimo programma deleterio mirato a ulteriormente perseguitare e tartassare gli automobilisti, proposto dai talebani dell’ARE (Ufficio federale per lo sviluppo territoriale). Chi scrive ha presentato nei giorni scorsi una mozione contro nuove misure vessatorie ai danni degli automobilisti.

Peccato che poi i camerieri dell’UE in Consiglio federale, quelli che pretendono di imporre agli altri divieti, tasse e balzelli con la scusa della protezione dell’ambiente, sono poi i primi ad impiparsene quando si tratta di dare l’esempio. Di recente infatti la SonntagsZeitung ha evidenziato come i Consiglieri federali a parole predichino l’efficienza energica (agli altri) ma, per quel che li riguarda, “viaggiano con auto di lusso Mercedes di categoria energetica E ed F, nonché con motori diesel, quindi altamente inquinanti. Il che non rispetta nemmeno la legge, dal momento che l’ordinanza sui veicoli della Confederazione vieta l’acquisto di veicoli con categorie di efficienza energetica  E, F e G”.E nemmeno il resto dell’amministrazione federale risulta particolarmente virtuoso. Delle 1685 vetture acquistate negli ultimi quattro anni, solo 754 erano di categoria B. Le altre ricadevano in fasce peggiori. 270 addirittura in quelle vietate (dalla E alla G). E le vetture ibride acquistate nel quadriennio sono state solo 9.

L’esempio

Hai capito i “grandi statisti” del Consiglio federale? Hai capito i burocrati dell’amministrazione federale, gonfiata come una rana? Ecco un bell’esempio di “predicare acqua e bere vino”!

E questa gente ha poi la faccia di tolla criminalizzare i soliti sfigati automobilisti accusandoli di inquinare scriteriatamente? Ma mandiamoli affan…!

Lorenzo Quadri

 

Non volete l’accordo quadro? Non votate per l’ex partitone!

Il PLR, a manina con il P$$, vuole svendere la Svizzera per un piatto di lenticchie

Allora, chiariamo una cosa. Lo sconcio accordo istituzionale è un attentato alla sovranità della Svizzera, alla sua indipendenza ed ai diritti popolari.

In regime di sconcio accordo quadro, in ambiti fondamentali ci faremmo dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles. Ci trasformeremmo in un baliaggio!

Vantaggi solo per gli amici

L’accordo quadro prevede la svendita della Svizzera all’UE in cambio di presunti vantaggi economici. Di questi vantaggi economici beneficerebbero solo i soliti noti: ovvero, gli amichetti della grande economia targata PLR. Ed infatti costoro da tempo, con l’aiuto della stampa di regime, stanno facendo il lavaggio del cervello al popolazzo. Gli uccellini bernesi cinguettano che, attualmente, i soldatini di Economiesuisse starebbero studiando con i loro esperti di comunicazione quali fregnacce raccontare per infinocchiare la gente e cosa invece va taciuto ad ogni costo.

 Peccato che:

1) I citati vantaggi economici per pochi, un giorno ci sarebbero e quello successivo si sarebbero già volatilizzati: perché la fallita UE è abituata a cambiare le carte in tavola. Altrimenti detto, ci prende per il lato B. Mentre la sovranità nazionale, una volta che è stata svenduta, non torna indietro. Non si può accettare di mettere in discussione i valori fondanti della Svizzera. Il PLR, a manina con il P$$, quasi valori non li mette solo in discussione; li svende per un piatto di lenticchie.

2) A dimostrazione della malafade degli eurofalliti: costoro sono riusciti a mantenere la Svizzera iscritta nella lista grigia dei paradisi fiscali. Cosa, cosa? E noi dovremmo sottoscrivere accordi di sudditanza (perché di questo si tratta) con chi non perde occasione per discriminarci? A questa foffa europea dovremmo permettere di comandare in casa nostra? A questa gente dovremmo regalare 1.3 miliardi di Fr “per oliare”?

3) I camerieri bernesi dell’UE ormai non possono più tenerlo nascosto. Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe la direttiva europea sulla cittadinanza.Conseguenza: i cittadini UE potrebbero arrivare tranquillamente in Svizzera e dopo un anno mettersi a carico dell’assistenza, attingendo quindi a piene mani dalle casse dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti. Un vero Bengodi! Naturalmente, ma guarda un po’, nessun ufficio federale del piffero, e certamente non i soldatini della SECO, ha quantificato i costi enormiche una tale scelleratezza comporterebbe per il solito sfigato contribuente. Però i politicanti spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS!

4) Come è finalmente emerso in modo esplicito in queste settimane in Consiglio nazionale, e come la ministra di giustizia PLR Karin Keller Sutter ha confermato, se la direttiva UE sulla cittadinanza venisse applicata, non sarebbe più possibile espellere nessun delinquente straniero, se questo ha il passaporto di un paese UE. Tranne forse – forse! – i terroristi.

In altre parole: con la direttiva UE sulla cittadinanza in vigore, ci terremo in casa tutti i criminali d’importazione. Intanto, già oggi le “patrie galere” scoppiano, con un tasso di ospiti stranieri che raggiunge anche l’80%.

Due votazioni gettate nel WC

Dopo aver rottamato la preferenza indigena, perché i padroni del vapore targati PLR vogliono lavoratori stranieri a basso costo con cui sostituire gli svizzeri, adesso l’ex partitone vuole gettare nel water anche l’espulsione dei delinquenti stranieri, votata dal popolo. Ecco come il PLR rispetta i cittadini elvetici. Sempre meno diritti popolari, sempre più casta!

Tirando le somme

Comunque, la situazione è chiara: chi vuole che la Svizzera venga svenduta all’UE per un piatto di lenticchie, vota PLR. Chi non ci sta, vota lista Lega-Udc.

Opporsi nelle votazioni popolari alla svendita della Svizzera ma poi alle elezioni continuare a sostenere la partitocrazia eurolecchina è schizofrenia politica.

Lorenzo Quadri

 

 

Gli studi farlocchi pro-PLR

Crescita economica “impressionante”? Ma a chi si pretende di darla a bere?

 

Ohibò, proprio vero che in temp da guera, püsée ball che tera! In temp da guera e in tempo di elezioni. Ed infatti proprio negli scorsi giorni, a poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, la Camera di commercio – rigorosamente targata PLR – se ne è uscita a presentare in pompa magna lo studio farlocco che lei medesima  ha commissionato al BAK di Basilea. Secondo tale studio, la crescita dell’economia ticinese sarebbe addirittura “impressionante”! Nientemeno! E anche le prospettive sarebbero favorevoli. Tout va très bien, Madame la Marquise! Sì certo! E gli asini volano!

Sarebbe bello capire a chi vorrebbero rifilare cotante fregnacce i signori PLR della Camera di commercio. Qui l’unica cosa che cresce in maniera “impressionante” è il naso di chi racconta simili storielle. Naturalmente ben amplificate dalla stampa di regime; ed in particolare da quella al servizio del PLR.

Ricordiamo alcune cosette a lorsignori:

–     In questo sfigatissimo Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato dai soldatini della SECO) è del 6,8%, mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Quindi siamo messi peggio, e non di poco, della Lombardia. Lo scorso anno, sempre in Ticino, detto tasso è salito dell’1%. “Crescita economica impressionante”?

–     In Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, mentre a livello federale la percentuale è del 17%. Nel nostro Cantone oltre 8000 persone sono a carico dell’assistenza. E questo dato, come quello sulla disoccupazione, mostra solo una parte del problema: non tutti i poveri sono in assistenza o in disoccupazione! Ulteriore elemento: nel 2018 la spesa per il regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata del 50%. “Crescita economica impressionante”?

–     Il Ticino, a livello nazionale, è capitale dei fallimenti per insolvibilità. Basti pensare che nel corso dell’anno 2017 il numero dei fallimenti in Svizzera era aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalle nostre parti, per contro, l’aumento era del 12%. Il quadruplo. “Crescita economica impressionante”?

–     Eccetera eccetera!

–     A questo punto ci piacerebbe proprio sapere: “crescita economica impressionante”… a beneficio di chi?

“Non siamo mica scemi”

Anche il Gigi di Viganello ha capito che gli studi pilotati commissionati dalla Camera di commercio contigua al PLR – la vicepresidenta è pure candidata PLR al governicchio – servono solo a far credere che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, sul mercato del lavoro ticinese vada tutto bene. Nessun problema: “sono solo percezioni” come amano ripetere il buon Rico Maggi ed accoliti (guarda caso, anche loro di area PLR). Forse perché l’ex partitone è un fan irriducibile dell’invasione da sud? Forse perché il PLR vorrebbe addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE? O forse perché il DFE è diretto dal Consigliere di Stato liblab?

Ma queste associazioni di supporto elettorale al PLR pensano veramente di poter uccellare i ticinesi a suon di studi pilotati? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

Palese ipocrisia elettorale

Accordo quadro: in governicchio, il triciclo PLR-PPD-P$ finge di non volerlo. Ma poi…

 

Come c’era da attendersi, dopo lungo tergiversare, giovedì è uscita la presa di posizione del governicchio sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; giudici stranieri; fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione; obbligo di adeguarsi alla direttiva comunitaria sulla cittadinanza; eccetera eccetera).

Perché il lungo tergiversare? Perché evidentemente i ministri del triciclo PLR-PPD-P$$ –  ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli – si stavano arrampicando sui vetri per smussare il Njet proposto dai leghisti Zali e Gobbi.

Imbarazz tremend imbarazz

I due Consiglieri di Stato della Lega sono infatti stati lapidari (bravi!): la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari non si svendono.Meno che mai in cambio di presunti vantaggi economici (?) ad esclusivo beneficio della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia licenziando svizzeri, assumendo stranieri a basso costo e delocalizzando.

I Consiglieri di Stato del triciclo si sono invece trovati in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. Senza dubbio avranno maledetto la tempistica della consultazione. Infatti, loro lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vogliono eccome. Tali sono infatti gli ordini di scuderia arrivati dai partiti nazionali. Però evidentemente non possono dirlo. Non in Ticino. Non adesso. Non a tre settimane dalle elezioni cantonali. Perché il risultato sarebbe una meritatissima ASFALTATURA nelle urne.

La situazione è chiarissima: i ticinesi non vogliono lo sconcio accordo quadro e la conseguente fine della nostra sovranità ed indipendenza. I politicanti della partitocrazia cameriera dell’UE, invece, lo vogliono.

Sicché gli esponenti del triciclo in governicchio hanno dovuto stringere i denti ed accodarsi ai due leghisti, nel contempo facendo il più possibile per annacquare l’inevitabile No. Un esercizio di pura ipocrisia elettorale all’insegna del noto principio: “in temp da guera (e di elezioni) püsée ball che tera”.

Senza la minaccia elettorale

Una cosa l’ha capita anche il Gigi di Viganello: se il termine della consultazione sullo sconcio accordo quadro fosse scaduto dopo le elezioni, ovvero se i signori Consiglieri di Stato della partitocrazia fossero stati liberi di esprimere le proprie posizioni senza il rischio di provocare un’emorragia di schede ai rispettivi partiti, a dire No sarebbero rimasti (come al solito) solo i due leghisti. Con le bramate cadreghe “al sicuro”, il triciclo non si sarebbe certo curato di prendere ancora una volta i ticinesi a pesci in faccia. Del resto, qualcuno ha forse sentito, prima della presa di posizione “collettiva” di giovedì, Bertoli, Beltrasereno o Vitta emettere anche solo un “cip” contro lo sconcio trattato capestro con l’UE ed a favore della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari? Ma quando mai!

E’ quindi evidente che il No del triciclo è un No di comodo. Ma i ticinesi, per citare il noto slogan, “non sono mica scemi”. Quindi l’hanno capito benissimo!

Del resto, ma tu guarda i casi della vita:

  • giovedì mattina, proprio mentre il CdS rendeva pubblico il proprio No “unanime” all’accordo quadro, il consigliere nazionale PLR Giovanni Merlini alla trasmissione radiofonica Modem (Rete 1 della RSI) faceva propaganda a FAVOREdi detto accordo. Il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali, compresi i suoi rappresentanti ticinesi, un paio di settimane fa ha detto SI’ a “chiara maggioranza” al trattato coloniale. Il ministro degli esteri PLR, dal canto suo, è il principale artefice dell’obbrobriosa calata di braghe (altro che “tasto reset”). Indovina indovinello: quale sarà mai la veraposizione del PLR ticinese sull’accordo quadro?
  • Il kompagno Manuele “la scuola che non verrà” Bertoli si è affrettato a prendere le distanze dal comunicato del governicchio, dichiarando che l’unanimità sarebbe una bufala. Chiaro: il P$ vuole l’adesione all’UE e quindi vuole anche l’accordo quadro; del resto, è praticamente la stessa cosa. Alla faccia della protezione dei salari dei ticinesi! Quel poco che ora esiste su questo fronte (misure accompagnatorie), in regime di accordo quadro verrebbe rottamato all’istante. Dunque: altro che difendere i lavoratori ticinesi. L’unica preoccupazione dei $inistrati è spalancare le frontiere!

Morale della favola

I ticinesi hanno capito benissimo che chi NON VUOLE lo sconcio accordo quadro può fare una sola cosa: votare Lega/Udc il 7 aprile!

Quanto alle giravolte di comodo della partitocrazia: verranno annullate già a partire dall’8 aprile. All’insegna del sempreverde “passata la festa, gabbato lo santo”.

Lorenzo Quadri

Le élite vincono contro il popolo: vedremo per quanto

Francia: l’ammucchiata anti-Le Pen fa eleggere il burattino dell’establishment

 

Emmanuel Macron è quindi il nuovo presidente francese.

Un risultato che, purtroppo, non era difficile da prevedere, vista la scontata ammucchiata anti Le Pen orchestrata dal cosiddetto “establishment”. Poteri forti, partitocrazia, stampa di regime, élite spalancatrici di frontiere, intellettualini e compagnia cantante hanno spalato tutta la palta possibile sulla candidata del FN, dipinta come una calamità nazionale e ritrovatasi sola contro tutti. Si potrebbe dire che anche la Brexit e Trump hanno “beneficiato” dello stesso trattamento, però hanno vinto lo stesso. Ma evidentemente la Francia non è né la Gran Bretagna, né gli Stati uniti. Vedremo se, quando si troveranno subissati da migranti, con le periferie interamente fuori controllo e con i terroristi islamici a tenere in scacco il Paese, i francesi saranno ancora così convinti della scelta (o piuttosto: della non scelta) fatta. Già, i francesi… ma quanti ce ne sono poi ancora in Francia, visto il regime di naturalizzazioni di massa vigente nel paese?

“Grappino” Juncker brinda

A Bruxelles il presidente della Commissione europea con il tasso alcolemico costantemente sopra i limiti consentiti può per il momento festeggiare con ulteriori abbondanti brindisi. Prosit!
Spiace, ovviamente, che sia andata a finire così: sia per le posizioni politiche che Marine Le Pen rappresenta, sia perché una bella, nuova e probabilmente definitiva legnata alla fallita UE sarebbe stata una manna per la Svizzera. La Francia non se l’è purtroppo sentita di fare il grande passo; non serve il mago Otelma per prevedere che avrà modo di rimpiangerlo.
Ovviamente dalle nostre parti NON dobbiamo seguire l’esempio: avanti con l’iniziativa contro la libera circolazione! Avanti con la Swissexit! Avanti con la preferenza indigena!

Lo slinguazzatore svizzero

Su Macron – al di là del sostegno corale non per quello che è, ma solo in funzione “contro Le Pen” – il massimo che i commentatori riescono per ora a produrre sono considerazioni sciocche sull’età della moglie. Forse perché c’è poco altro da dire. Il nuovo presidente, come ha scritto qualche commentatore, è nient’altro che un “prodotto in vitro della classe dominante”.

E naturalmente, come da copione, il cameriere dell’UE targato PLR Didier Burkhaltèèèr è subito corso a slinguazzare senza ritegno il burattino dell’ “establishment” e degli spalancatori di frontiere Macron.
La moribonda UE e il sottobosco che la tiene artificialmente in vita per i propri interessi di bottega – che nulla hanno a che vedere con quelli del popolo – ha segnato un punto a proprio favore piazzando all’Eliseo il proprio soldatino. E naturalmente l’euroturbo Burkhaltèèèèr, quello che vorrebbe farci sottoscrivere lo scellerato accordo quadro istituzionale e versare senza un cip il miliardo di coesione all’UE, e pure tutti i futuri tributi che gli eurobalivi verranno a chiedere alla Svizzera ormai ridotta a loro colonia, applaude in goduriosa estasi a questo successo degli eurocrati di Bruxelles.
Questo signore non ha capito, o fa finta di non capire, che ogni ringalluzzimento degli eurobalivi non fa che dare più forza ai loro ricatti nei confronti della Svizzera. Ciò che – per citare il Didier – è di “buon augurio” per l’UE, non lo è affatto per la Svizzera!

Cambiare la definizione?

Il capo del DFAE all’ indomani dell’elezione di Trump non perse tempo a pappagallare le parole di spregio (uhhh, che pagüüüraaa!) preconfezionate dalle élite multikulti e politikamente korrette nei confronti dell’odiato “populista”. Adesso, con la medesima invidiabile tempistica (che invece è del tutto assente su altre questioni), si lancia in profferte quasi amorose all’indirizzo del nuovo inquilino dell’Eliseo, salvatore degli eurofunzionarietti. Forse è il caso di pensare seriamente a cambiare il titolo del PLR Burkhaltèèèr da ministro svizzero degli esteri a ministro della svendita della Svizzera all’estero. Almeno così la sua posizione sarebbe un po’ più chiara. Comunque, visto il già citato regime di naturalizzazioni facili vigente in Francia, magari in magazzino un bel passaportino comunitario per il fido Didier ce l’hanno ancora…

Lorenzo Quadri

 

In Francia come in Svizzera, la partitocrazia fa quadrato. Sbarrare la strada agli odiati “populisti”

In Francia il Front National incamera un risultato elettorale storico, tuttavia non ottiene la guida di nessun dipartimento. Questo perché, nelle elezioni di ballottaggio, le altre forze politiche – quelle europeiste, quelle multikulti, quelle del “dobbiamo aprirci” – hanno fatto quadrato per sbarrare la strada allo sgradito intruso. Obiettivo: mantenere cadreghe e potere.

 

Cadreghe come collante

Ohibò: lo scenario sopra descritto a grandi (grandissime) linee ci ricorda qualcosa. Ci ricorda in effetti la situazione elvetica. Anche da noi, un mese fa, alle elezioni di ballottaggio del Consiglio degli Stati, il candidato di Lega-Udc, pur rappresentando il 9 febbraio (plebiscitato in Ticino dal 70% degli elettori), non è riuscito a spuntarla. Questo perché i partiti $torici hanno messo in campo i soliti giochetti di ticket e di sostegni incrociati. Lo hanno fatto non perché vadano d’accordo o condividano degli ideali (uella) ma solo per mantenere le cadreghe: unico, ma potentissimo, collante che tiene assieme l’ammucchiata partitocratica. Agli avversari della fallimentare (dis)unione europea, ai movimenti identitari, a chi vuole frontiere sicure contro la delinquenza d’importazione, a chi vuole salvaguardare il mercato del lavoro per i cittadini, a chi non ci sta a farsi dettare le leggi dai funzionarietti di Bruxelles, bisogna fare lo sgambetto con ogni mezzo. Denigrazione sistematica compresa: vedi le varie trite fregnacce su razzismo e fascismo.

Sabotare la volontà popolare

Ma non è solo alle forze politiche sgradite (in quanto identitarie e decise a tutelare quei valori che i sedicenti progressisti politikamente korretti ambiscono invece a rottamare) che si vuole sbarrare la strada. Si vuole tagliare fuori anche la volontà popolare “non allineata” al pensiero unico, evitando che ad essa venga dato il seguito che le regole della democrazia impongono. Vedi i reiterati tentativi di sabotaggio del “maledetto voto” del 9 febbraio. Ma vedi anche la scandalosa melina federale sull’espulsione dei delinquenti stranieri, ed intanto in Ticino fino all’80% degli “ospiti” della Stampa non ha il passaporto rosso (e nümm a pagum). Al punto di dover addirittura lanciare, cosa inaudita, un’ “iniziativa d’attuazione” per finalmente concretizzare la volontà popolare in materia di espulsione di stranieri che delinquono o che abusano del nostro Stato sociale. Sull’iniziativa d’attuazione si voterà il prossimo 28 febbraio. Lo stesso giorno si voterà pure sul traforo di risanamento del tunnel autostradale del San Gottardo. Dunque, un appuntamento con le urne importantissimo per la Svizzera e per il Ticino.

 

In un angolo?

Gli elettori del Front National sono sempre di più ma il “regime” fa in modo che contino il meno possibile. Una strategia assai poco furba, visto che non farà che aumentare ancora di più i consensi di Marine Le Pen.

Anche in Svizzera gli antieuropeisti sono sempre di più, ma il Consiglio federale va avanti con la politica del servilismo e della calata di braghe nei confronti degli eurobalivi, come se “niente fudesse”.

In Francia hanno una certa esperienza in materia di rivoluzioni, quando il popolo viene sistematicamente messo nell’angolo. C’è forse da imparare qualcosa?

Lorenzo Quadri

 

Se non ce la mettiamo tutta, il 18 ottobre vinceranno gli spalancatori di frontiere. Ogni scheda della Lega è importante!

La scorsa domenica il pranzo della Lega in quel di Chiasso ha riscosso il meritato successo. Il Mendrisiotto, devastato dal frontalierato e dalla criminalità d’importazione “grazie” alla sciagurata politica delle frontiere spalancate (“bisogna aprirsi”) è il primo a toccare con mano l’esattezza delle previsioni della Lega e del Mattino in materia di libera circolazione delle persone.

Elezioni fondamentali
Le elezioni federali sono vicine. Queste elezioni non sono secondarie, come magari qualcuno potrebbe pensare. Al contrario: sono importantissime per il Ticino. Non sappiamo più come ripeterlo, ma dobbiamo mobilitarci. Dobbiamo convincere parenti, amici, conoscenti, e – soprattutto – gli indecisi a votare scheda Lega.
Ciò che rischiamo in caso contrario lo ha indicato il sondaggio del GdP: due seggi socialisti in Consiglio nazionale, con Raoul Ghisletta a Berna al posto di un leghista. Uno scenario che perfino il presidente del PLR ha definito “preoccupante”. Noi, più che preoccupante, lo troviamo catastrofico. Significherebbe che il Ticino si è rimangiato il voto storico del 9 febbraio: non ci sarebbe altra spiegazione, se venisse premiato alle elezioni federali proprio quel partito, il P$, che più di tutti ha fatto campagna contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, denigrandola come populista e razzista (giudizio ovviamente esteso a chi l’ha votata). Adesso che si tratta di venirne ad una sul nuovo articolo costituzionale 121 a, vogliamo raddoppiare a Berna – dove vengono prese le decisioni! – la rappresentanza di chi sta facendo carte false per sabotare il “maledetto voto” antieuropeista?

La tomba del 9 febbraio?
Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: il 18 ottobre rischia di diventare la tomba del 9 febbraio. Lo diventerà se non ci impegniamo tutti a scongiurare una simile eventualità. Il Ticino ha salvato la Svizzera almeno due volte. L’ha salvata il 6 dicembre 1992, grazie al Nano, con il voto negativo sull’adesione allo spazio economico europeo. Un No che tra l’altro, secondo gli euroturbo, avrebbe dovuto gettare la Svizzera nel baratro. Ed invece proprio grazie ad esso siamo messi meno peggio degli altri paesi europei. E il Ticino ha di nuovo salvato la Svizzera il 9 febbraio 2014. Adesso si tratta di andare avanti per la strada imboccata. Che è poi quella che vorrebbero imboccare anche tanti Stati membri dell’UE.
Il 9 febbraio sono la Lega e l’Udc. E sono dunque queste formazioni che i ticinesi devono premiare se non vogliono gettare alle ortiche quanto finora fatto – ed ottenuto. Non crediamo agli antieuropeisti di comodo che spuntano come funghi (è stagione) nei partiti $torici: si dimenticheranno delle promesse elettorali il giorno dopo le elezioni; hanno sempre fatto così. Non crediamo a chi ha sempre denigrato le battaglie della Lega come “populiste e razziste” e adesso cerca di saltare sul carro per tornaconto elettorale, leggasi sciacallaggio.
E non basta il voto preferenziale. Servono le schede della Lega. Se non arrivano, sghignazzano i kompagni. Quelli che vogliono rifare il 9 febbraio. Quelli che vogliono le frontiere spalancate. Quelli che organizzano le manifestazioni a sostegno dei frontalieri. Quelli che sognano di dare il voto agli stranieri. Quelli che ci riempiono di finti rifugiati. Quelli che vogliono farci mantenere, con le nostre imposte, tutti gli immigrati nello Stato sociale; perché loro, nell’industria sociale, ci tettano dentro. Quelli che vogliono sempre più tasse e più burocrazia: per loro esse si traducono in posti di lavoro sicuri per gli amici e gli amici degli amici. Il tutto a carico del contribuente.
Senza dimenticare poi che tra qualche mese ci aspetta un’altra battaglia: le elezioni comunali. Non arriviamoci da una posizione di debolezza.

Eleggere come si vota
Non basta votare bene su iniziative e referendum. Bisogna anche eleggere di conseguenza. Altrimenti non ci si può certo lamentare se la volontà della gente rimane lettera morta…
Morale della favola: servono schede, schede e ancora schede. Servono crocette per Battista Ghiggia agli Stati. E allora andiamole a prendere, queste schede e queste crocette. Dimostriamo ai balivi bernesi, quelli che vorrebbero svenderci all’UE, che il Ticino è sempre ancora quel Cantone fiero e orgoglioso che li ha fatti inciampare il 9 febbraio.
Lorenzo Quadri