Estremisti islamici mantenuti con i nostri soldi

Grazie spalancatori di frontiere! Grazie multikulti! Oltre al danno, la beffa

 

Certo che le notizie sulla diffusione dell’estremismo islamico anche alle nostre latitudini (grazie, multikulti!) si fanno sempre più allarmanti. La realtà è che, proprio come dicevano la Lega ed il Mattino (beceri populisti e razzisti) grazie all’immigrazione scriteriata la Svizzera si è riempita di foffa. Ed infatti di recente si è scoperto che un imam libico, arrivato in Svizzera 20 anni fa come finto rifugiato, predicava l’odio in una moschea  di Nidau presso Bienne. Come se non bastasse, il signore in questione, malgrado i 20 anni di permanenza nel Canton Berna, non ha imparato né il tedesco né il francese. In barba allo statuto di rifugiato – revocato nei giorni scorsi –  l’imam  tornava spesso in Libia. Dal 2003 è a carico dell’assistenza ed è già costato allo Stato sociale elvetico qualcosa come 600mila franchetti… Capita l’antifona? I soldi pubblici per mantenere simile feccia ci sono.

E non è ancora finita, poiché questo bel tomo, malgrado predichi l’odio ed invochi la distruzione di cristiani, ebrei, induisti, e chi più ne ha più ne metta, malgrado non sia minimamente integrato e sia a carico dello Stato sociale, e questo da quasi 20 anni, ha  tuttavia ottenuto il permesso C. Ciò significa, è ovvio, che questi permessi vengono distribuiti come il prezzemolo.  Li ottiene anche chi non li meriterebbe affatto.

Adesso ci piacerebbe proprio sapere se l’ex finto rifugiato, predicatore di odio, mantenuto dall’assistenza e ciononostante premiato con il permesso C, verrà rispedito per direttissima in Libia. E la moschea in cui predicava, già nota per essere radicale, verrà chiusa? Oppure si andrà avanti “come se niente fudesse”? Si dirà quelli indicati sopra sono interventi “sproporzionati”?

La vicenda del predicatore estremista di Nidau, l’enormità degli abusi emersi,  confermano purtroppo che il nostro sistema sociale fa acqua da tutte le parti. Siamo il paese del bengodi per troppi immigrati che vogliono approfittarsene. Ed il colmo è che gli spalancatori di frontiere ancora accusano gli svizzerotti di essere razzisti!

E in Ticino?

Non bisogna illudersi che figuri come l’ imam estremista di Bienne mantenuto dal contribuente esistano solo oltregottardo. Di sicuro i radicalizzati sono presenti anche in Ticino, dal momento che il PPD per le elezioni comunali di Lugano del 2013  ne ha messo – ovviamente senza esserne consapevole – in lista uno, un albanese naturalizzato, proponendolo oltretutto come “esempio di integrazione”. E chi ha concesso il passaporto rosso a questo “esempio di integrazione”? E poi la partitocrazia ci viene a raccontare che le naturalizzazioni facili sono un’invenzione della Lega populista e razzista? E già che ci siamo ricordiamo pure che il famoso reclutatore dell’Isis che lavorava per la Argo1 è già in libertà e verosimilmente a carico della disoccupazione.

Atteggiamenti “ambigui”

Fa poi specie l’atteggiamento del presidente della Lega dei musulmani in Ticino, Slaheddine Gasmi. Di questa associazione fa parte, addirittura con diritto di firma, il radicalizzato ex candidato PPD di cui sopra. Però, malgrado la magistratura federale lo consideri un estremista islamico, la Lega dei musulmani non ritiene di prendere alcun provvedimento nei suoi confronti: “è una persona per bene”, dice Gasmi. Ohibò. Si ricorderà che qualche mese fa la stessa Lega dei musulmani aveva condiviso sulla sua pagina di faccialibro (facebook) un video dai contenuti inquietanti, in cui si annunciava l’arrivo del califfato. Dichiarazione dello stesso Gasmi in difesa del video: “se in quel filmato ci fosse stato qualcosa di strano, la magistratura sarebbe già intervenuta”. Ed infine sempre la Lega dei Musulmani ha negato che, in relazione all’arresto del reclutatore dell’Isis che lavorava per la Argo1, i suoi locali fossero stati perquisiti. Nei giorni scorsi invece è arrivata la conferma che la perquisizione c’è stata eccome.

E’ evidente che i signori della Lega dei Musulmani ci stanno prendendo sontuosamente per i fondelli. Invece di distanziarsi e condannare l’estremismo, minimizzano, nascondono, fanno i finti tonti, fingono di non vedere. Raccontano addirittura panzane (ad esempio sulla perquisizione).  Ma naturalmente guai a fare cip: perché è razzismo ed islamofobia!

Lorenzo Quadri

Estremismo islamico: la tattica del “negare ad oltranza”

Il dossier pubblicato dal CdT non era autentico; ma l’andazzo è poi diverso?

 

Il documento “strettamente confidenziale” pubblicato di recente dal Corriere del Ticino sulle direttive del Ministero dell’interno tedesco si è rivelato falso. Il documento spiegava come organizzare la comunicazione in caso di attentato ad opera di terroristi islamici. Il succo era: cercare il più possibile di nascondere il legame con l’Isis. Fabbricarsi nel frattempo delle storielle alternative credibili. Ammettere che c’è stato un attentato di matrice musulmana solo quando non è proprio più possibile negarlo.

Come ha dovuto ammettere il CdT, lo scoop si è rivelato farlocco. Ma è davvero tutto finto? Certamente è poco probabile che disposizioni di questo genere vengano esplicitate in un documento e messe nero su bianco. Ma che l’andazzo sia quello indicato, è alquanto verosimile. E non c’è  bisogno di codificarlo in “istruzioni per l’uso” ufficiali.

Del resto, con le scriteriate politiche d’accoglienza di finti rifugiati, l’Anghela Merkel ha fomentato il caos asilo; e quindi l’arrivo in Europa (non solo in Germania) di finti rifugiati miliziani dell’Isis. Il multikulti ha permesso ad immigrati musulmani estremisti di continuare a vivere in Occidente come se fossero nel loro paese d’origine. Di odiare e disprezzare la nostra società e le nostre regole; di racimolare, grazie all’immigrazione scriteriata, seguaci per distruggerle.  Adesso arriva il conto.

Niente di strano dunque che si tenti di minimizzare queste responsabilità. In particolare nella comunicazione. Soprattutto in un anno elettorale quale è il 2017 in Germania.

Diversivi

Per dare l’impressione di star combattendo il terrorismo quando invece si fa altro, si fabbricano diversivi. Ad esempio, la direttiva UE che vuole disarmare i cittadini onesti con la scusa di combattere il terrorismo. Quella stessa direttiva che i calabraghe del Consiglio federale sono corsi ad appoggiare. Malgrado essa contraddica le nostre tradizioni, le nostre libertà, le nostre leggi e la volontà popolare. Ma per i camerieri dell’UE bisogna ubbidire. Non sia mai che gli svizzerotti non forniscano  un fulgido esempio di servilismo! Ben diverso l’atteggiamento della Repubblica Ceca che, pur essendo uno Stato membro dell’UE, ha risposto picche agli eurobalivi. E ne ha ben donde. Non è disarmando i cittadini onesti che si combatte il terrorismo islamico. Per combattere il terrorismo bisogna sradicarlo dal territorio ed impedirgli di alimentarsi con nuova linfa. Il che significa: chiudere le frontiere, gettare a mare il multikulti, espellere sistematicamente i miliziani dell’Isis. E senza tante pippe mentali sui loro diritti umani. Questa gente, dei diritti umani degli altri se ne frega. Quindi, i jhadisti vanno rimandati al loro paese, anche se lì si troverebbero in pericolo. E’ in corso una guerra di religione, nel caso qualcuno non l’avesse capito. E allora  è forse il caso di cominciare a comportarsi di conseguenza.

Antisemitismo

Il terrorismo è il più tragico frutto dell’immigrazione scriteriata, ma certamente non l’unico. Un altro di cui si parla ancora poco, almeno alle nostre latitudini, è l’antisemitismo. Già, proprio l’antisemitismo, utilizzato dalla $inistruccia spalancatrice di frontiere per demonizzare la destra, che per definizione è sempre estrema. Invece il principale problema di antisemitismo non proviene da qualche sparuto gruppetto di imbecilli con la testa rasata e le svastiche tatuate. Viene dall’arrivo massiccio di migranti musulmani antisemiti. Arrivo voluto proprio dalla $inistra del “devono entrare tutti”. In Francia, ad esempio, la vita per gli ebrei diventa sempre più difficile e molti scelgono di emigrare. Nei giorni scorsi in Svizzera la Commissione federale contro il razzismo, in occasione del 150° del riconoscimento della parità dei diritti degli ebrei nella Confederazione, ha scritto: “L’antisemitismo non è scomparso. Cambia forma e trova sempre nuovi pretesti, ma c’è ancora e va combattuto con costante fermezza”.

Naturalmente questa commissione politicizzata ed intrisa di morale a senso unico si guarda bene dall’indicare cosa alimenta l’antisemitismo. Ossia l’arrivo scriteriato di stranieri razzisti ed antisemiti. Chissà come mai, eh?  Forse perché è una commissione di spalancatori di frontiere, asservita alla “casta”, che strumentalizza il razzismo per inculcare il proprio verbo?

Lorenzo Quadri

Estremismo islamico: è ora di darsi una svegliata

Dalle nostre parti continua il colpevole letargo, e presto lo pagheremo caro

 

Nei mesi scorsi  in Svizzera interna sono state organizzate iniziative di distribuzione del Corano, ed i Cantoni interessati intendono attivarsi onde evitarne la proliferazione (in Ticino, invece, non si ritiene che ci sia un pericolo imminente).

A tirare i fili dietro queste iniziative c’è l’associazione “La vera religione”, il cui obiettivo è quello di fare proselitismo a sostegno dell’estremismo islamico. Per questo motivo, l’organizzazione “La vera religione” è stata dichiarata fuori legge in Germania. Ma in Svizzera sa pò mia. Perché non c’è (per ora) la base legale.

Associazioni pericolose

Sicché, mentre all’estero c’è chi – specie dopo gli ultimi attentati inglesi – parla di vietare l’Islam, da noi non si proibiscono nemmeno le organizzazioni musulmane pericolose.

A proposito di queste associazioni, è bene ricordare che solo poco più di due mesi fa il consiglio nazionale, a risicatissima maggioranza, ha respinto una mozione del sottoscritto che chiedeva di creare la famosa base legale, oggi assente, per mettere fuori legge senza tante paturnie le organizzazioni estremiste musulmane. Con questa balorda decisione all’insegna del politikamente korretto (non sia mai che la Svizzera rischi di esporsi al rimprovero di “islamofobia”!) il parlamento ha seguito il Consiglio federale. Se si pensa che questi dossier sono di competenza del Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, ci si rende conto che forse seguire il Consiglio federale non è la scelta migliore.

Tüt a posct?

Il governo ha infatti sostenuto che con la nuova legge sui sistemi informativi, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo settembre, sarà possibile vietare un’organizzazione o un gruppo che direttamente o indirettamente propaga, sostiene o favorisce in altro modo attività terroristiche o di estremismo violento e che in questo modo minaccia concretamente la sicurezza interna o esterna della Svizzera. Il divieto deve fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Tüt a posct? Mica tanto! Non ci vuole il mago Otelma per prevedere le pippe mentali che imperverseranno quando si tratterà di valutare se la  minaccia per la sicurezza è sufficientemente “concreta” da giustificare un intervento. Ed in più, c’è l’ulteriore requisito della proibizione che deve fondarsi su una decisione dell’ONU o dell’OSCE. Ohibò: il divieto tedesco nei confronti dell’associazione “La vera religione” si basa forse su decisioni dell’ONU o dell’OSCE? Non risulta. Quindi, anche con la nuova legge, la Svizzera si terrebbe “La nuova religione” – come pure altri gruppi analoghi. Girando la domanda: la Germania per mettere fuori legge l’associazione “La nuova religione” ha dovuto aspettare decisioni di organismi internazionali bidone? No. E allora, perché non dovremmo poter fare la stessa cosa?

Senza dimenticare che in casa abbiamo anche altre organizzazioni estremiste. Il Canton Zurigo, ad esempio, ha vietato gli eventi del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS). Per proibire a livello nazionale questa organizzazione, guidata dallo squinternato duo Nicolas Blancho – Qaasim Illi, come facciamo? Aspettiamo l’ONU?

Isola… per chi?

A ciò si aggiunge la questione, non proprio secondaria, delle sentenze buoniste-coglioniste del TF che condannano miliziani dell’Isis a pene ridicole, e non li espellono nemmeno. Avanti di questo passo e diventeremo sì un’isola felice… ma per i jihadisti!

Forse sarebbe ora di rendersi conto che non si sta parlando del sesso degli angeli ma – letteralmente – di questioni di vita o di morte. Un po’ meno garantismo ed un po’ più di decisionismo s’impongono. Il problema è che la nostra legislazione penale è fatta per i ladri di galline. Perché questo era il livello della criminalità indigena al momento in cui è stata redatta. Ma poi, grazie alla devastante politica delle frontiere spalancate, ci siamo “aperti” a ben altro tipo di delinquenza. E adesso ci accorgiamo di non avere gli strumenti per combatterla. Sicché dobbiamo a) darci una mossa b) espellere i delinquenti stranieri e c) chiudere le frontiere!

Lorenzo Quadri

 

Delirio politikamente korretto: meglio morti che “xenofobi”

E’ evidente che l’atteggiamento elvetico verso l’islam dovrà cambiare, e in fretta

Mentre l’estremismo islamico (sottolineare: islamico) insanguina l’Occidente – vedi al proposito l’esempio più recente, l’attentato a Stoccolma – segnali oltremodo preoccupanti si manifestano anche alle nostre latitudini.

Ad esempio, in quel di Sciaffusa si sono accorti di recente di avere un problema con gli alunni musulmani radicalizzati. La scorsa settimana un 17enne musulmano è stato sospeso dalla scuola che frequentava, perché minacciava ed aggrediva compagni (e compagne), ma anche docenti. In precedenza, sempre a Sciaffusa, la polizia era intervenuta in un’altra scuola poiché dei genitori musulmani si  recavano nel cortile dell’istituto per controllare i figli, ed i padri rifiutavano di dare la mano alle docenti donne. Le figlie cambiavano ed iniziavano a portare il velo.

Il caso dei due figli di un imam basilese che rifiutavano di dare la mano all’insegnante perché donna ha fatto notizia e se ne è parlato a lungo. Non così per le vicende sciaffusane che sono passate per lo più sotto silenzio. C’è il concreto sospetto che situazioni del genere siano più diffuse di quanto si pensi.  E che il Ticino non ne sia affatto esente.

Associazioni pericolose

Intanto però a proposito dell’islam radicale nel nostro paese si continuano a dare segnali contradditori, per non dire deleteri. Ad esempio, la balzana pensata di introdurre l’imam nell’esercito. Oppure il rifiuto da parte del Consiglio federale, ma anche del parlamento, di fare un passo avanti deciso sulla strada del divieto delle associazioni islamiche pericolose. Secondo Berna infatti al momento manca, a tale scopo, la base legale. Arriverà, assicurano sotto le cupole federali, a settembre, con l’entrata in vigore della nuova legge sui sistemi informativi. Peccato che essa sarà – e ti pareva – accompagnata da mille limitazioni e condizioni. Per vietare su territorio svizzero un’associazione islamica pericolosa saranno necessarie delle decisioni a livello internazionale e blablabla. Quindi niente autonomia elvetica nello statuire sulla sicurezza del nostro territorio. Non sia mai! Bisogna sempre conformarsi ai Diktat altrui, in nome del garantismo ad oltranza!

Sentenze ridicole

Altro esempio, le sentenze buoniste-coglioniste emesse dal Tribunale federale nei confronti dei jihadisti. Non solo le condanne sono ridicole (con tanto di pene sospese condizionalmente), ma i miliziani dell’Isis, malgrado la loro evidente pericolosità, non vengono nemmeno espulsi, se il ritorno al paese d’origine li metterebbe in pericolo. Quelli che restano in Svizzera, spesso e volentieri sono pure mantenuti dall’assistenza. Inutile precisare che anche le spese processuali gliele ha pagate il contribuente. Oltre al danno, la beffa – e il conto da saldare.

Mancano le maggioranze

Anche il fatto che tramite la via parlamentare non si trovino le maggioranze necessarie per introdurre un divieto di burqa generalizzato in Svizzera, e questo malgrado sempre più governi in Europa si muovano in questo senso (ultima in ordine di tempo l’Austria, che tra l’altro ha pure rifiutato di aderire ai programmi di ricollocamento UE dei migranti economici) dà un segnale estremamente negativo. Non ci vogliono grandi doti paragnostiche per indovinare che il divieto di burqa verrà introdotto a livello nazionale tramite iniziativa popolare (la raccolta firme è in corso) così come avvenuto in Ticino, dove si è assistito da un vero plebiscito. Ma resta il fatto che la maggioranza della sedicente classe politica si ostina a rimanere succube del politikamente korretto e del multikulti. Non ha gli attributi per assumere un ruolo attivo nel promuovere la sicurezza del paese. Il lavoro “sporco” – quello che attira accuse di razzismo – è sempre compito degli odiati populisti, tramite faticose  e costose raccolte di firme. Le decisioni non politikamente tocca al popolo prenderle; poi le élite spalancatrici di frontiere e gli intellettualini lo accusano di essere “chiuso e becero”.

Toccherà al popolo

E sarà dunque ancora una volta il popolo svizzero a doversi sobbarcare il compito di far passare quanto prima la sicurezza nazionale davanti alle fregole del multikulti, delle aperture  e del devono entrare tutti. Urge cambiare registro, affinché diventi chiaro che in Svizzera non c’è spazio per chi non riconosce i valori occidentali, per chi vuole instaurare società parallele, per chi mira a cambiare le regole decise democraticamente per sostituirle con altre basate sul Corano, per chi crede che le donne occidentali siano “a disposizione”, e così via.

Gli stranieri non integrabili vanno allontanati. E ovviamente occorre evitare che ne entrino di nuovi. Ciò significa, tra l’altro, che l’attuale deleteria politica d’asilo, che permette a frotte di finti rifugiati con lo smartphone provenienti dai paesi arabi di arrivare in Svizzera e di rimanervi anche, va ribaltata.

Lorenzo Quadri

Multikulti e ottuso buonismo a scapito della sicurezza!

La Germania bandisce l’associazione islamica estremista. Gli svizzerotti invece… 

E intanto in troppe moschee elvetiche ne succedono di tutti i colori: vedi Winterthur, Ginevra, Basilea,… mentre nel Canton Vaud i musulmani fanno politica in nome del Corano

Grazie al fallimentare mulikulti e alle frontiere spalancate, ci  siamo messi in casa gli  estremisti islamici. E, grazie alle leggi vetuste e lassiste e ai tribunali buonisti, ne attiriamo sempre di più.

Le brillanti sentenze emesse negli ultimi mesi lo hanno mostrato a tutti: in Svizzera i simpatizzanti della Jihad non vanno neanche in prigione, perché ricevono condanne con la condizionale. E naturalmente, davanti a questo scandalo, i nostri moralisti a senso unico si sono messi a starnazzare contro chi ha osato criticare i giudici che hanno pronunciato le sentenze-barzelletta. “Vergogna fascisti! La casta dei magistrati non si tocca”! E sulle sentenze che ci trasformano nel Paese del Bengodi per gli estremisti islamici miliziani dell’Isis, invece, niente da dire? Citus mutus? Va tutto bene?

Winterthur e Basilea

Intanto in troppe moschee svizzere ne succedono di tutti i colori. Nella moschea An Nur di Winterthur c’era un imam etiope che incitava i fedeli a denunciare ed uccidere i musulmani non praticanti. (Il delinquente etiope verrà almeno sbattuto fuori dalla Svizzera oppure “ci si” arrampicherà sui vetri per tenerlo qui?). Nella struttura in questione, inoltre, si ospitavano abusivamente stranieri. E la moschea, invece di venire sigillata, dopo pochi giorni aveva già riaperto i battenti “come se niente fudesse”.

A Basilea fa invece l’imam il padre dei due ragazzi di Thalwil che rifiutano di dare la mano alla loro docente per motivi religiosi. E che però pretendevano di farsi naturalizzare!

In Romandia

Non va meglio in Romandia. Nella moschea di Petit Saconnex a Ginevra, non bastava scoprire che il responsabile della sicurezza era schedato in Francia per sospetta radicalizzazione. A scandalo ancora caldo la Fondazione culturale islamica ha infatti assunto un predicatore marocchino, tale Youssef Ibram. Costui nel 2004 aveva detto che è giusto lapidare le donne adultere poiché lo prevede la sharia.

Aggiungiamo pure che nel Canton Vaud le associazioni musulmane hanno iniziato a fare politica contestando nel nome del Corano la nuova legge contro l’accattonaggio votata dal Gran Consiglio. Il segnale è allarmante. I signori musulmani vodesi vogliono cancellare le leggi svizzere per sostituirle con norme ispirate al Corano. In parole povere, altro che integrazione: costoro rifiutano le nostre regole e vogliono imporci le loro. Traduzione: vogliono comandare in casa nostra. E noi glielo lasceremo fare in nome del multikulti?

In Germania

Nei giorni scorsi è poi arrivata la ciliegina, o ciliegiona, sulla torta. Il ministro dell’interno tedesco, Thomas de Maiziere, ha messo al bando dalla Germania l’associazione salafita La Vera Religione, la quale ha reclutato 140 giovani jihadisti tedeschi andati a combattere in Siria. L’inchiesta si è estesa alla Svizzera. Forse che anche la Confederazione metterà al bando l’associazione in questione, così come ha fatto la Germania? Ma naturalmente no! Non si scaccia nessuno! “Manca la base legale”! Sicché, per essere sempre campioni intergalattici di garantismo, ci teniamo in casa i reclutatori dell’Isis all’insegna del sempreverde “sa po’ fa nagott”?
Qui c’è puzza di bruciato.

Ma è possibile che abbiamo le leggi più a colabrodo di tutti? E’ possibile che in Svizzera gli unici su cui la giustizia si accanisce con il massimo rigore siano gli automobilisti?

Se davvero  la base legale per espellere un’associazione che recluta jihadisti esiste in Germania ma non in Svizzera, non si vede perché non potrebbe venire creata, pari pari (copia-incolla) anche da noi.

Ma il sospetto è che la legge tedesca non sia poi tanto diversa dalla nostra. E se la differenza stesse invece nel fatto che i ministri di Berlino, diversamente dai nostri tremebondi camerieri dell’UE, non si fanno tante pippe mentali quando si tratta di difendere gli interessi della nazione?

Quanto scommettiamo che…?

Se invece davvero in Svizzera non c’è la base legale per bandire l’associazione salafita estremista, allora basta riprenderla (copia-incolla) dai vicini a nord. Quanto scommettiamo però che davanti ad una tale operazione qualcuno – a partire dal Dipartimento Sommaruga – si metterebbe a starnazzare alla “massiccia violazione della libertà di religione”?

In queste condizioni, non potrà che accadere quanto indicato all’inizio. Ossia: trasformazione della Svizzera nel paese del Bengodi degli  estremisti islamici. I quali arriveranno tutti in casa degli svizzerotti fessi. Quelli che mettono al primo posto il “garantismo”. A scapito della sicurezza dei cittadini onesti; di qualsiasi nazionalità e religione essi siano!

Lorenzo Quadri

 

Le associazioni islamiche cominciano a fare politica

Altro che integrazione! Ed è facile immaginare quali saranno prossimi passi…

Nei giorni scorsi si è appresa una notizia molto interessante, anche se purtroppo non certo in senso positivo. Nel canton Vaud l’Associazione delle comunità islamiche ha preso posizione contro la nuova legge che vieta l’accattonaggio, varata dal Gran Consiglio. Si tratta di una presa di posizione politica, la prima dell’associazione, motivata come segue: l’elemosina e la carità sono uno dei pilastri dell’Islam.

Campanelli d’allarme

A questo punto cominciano a suonarci alcuni campanelli d’allarme.

Tanto per cominciare, ci troviamo davanti ad una presa di posizione politica ispirata da dettami islamici. Quindi le comunità musulmane vodesi vengono in Svizzera per fare politica secondo  precetti di tipo religioso (o che loro dicono essere religiosi: se il Corano approvi effettivamente l’accattonaggio o meno, non  sappiamo).

E su questa ispirazione, vengono contestate delle decisioni degli organi legislativi svizzeri, democraticamente eletti. Ci pare proprio, dunque, di trovarci davanti ad un chiaro esempio di immigrati che non intendono affatto adeguarsi alle regole e alle usanze elvetiche, ma che mirano ad imporre le proprie, in casa nostra. E ce lo dicono anche. Se nei paesi islamici l’accattonaggio è ritenuta cosa positiva, da noi non è così. Sicché, se gli immigrati islamici intendono promuoverlo, lo facciano a casa loro. Non a casa nostra. Chi non si vuole adeguare non è al suo posto in Svizzera.

Prossime mosse

La futura sequenza è fin troppo evidente. E’ chiaro che, nel caso concreto, ci troviamo confrontati con una sorta di “ballon d’essai”. Un primo tentativo di influire sulla politica del paese ospite in nome dei principi islamici. Il seguito non ci vuole una fantasia particolare per immaginarlo. Creazione di un partito di ispirazione musulmana (dato il regime di naturalizzazioni facili, gli eventuali promotori non farebbero molta fatica per trovare i candidati con passaporto rosso), presentazione alle elezioni ed insediamento di rappresentanti negli organi politici.

Così, una fetta alla volta, in perfetta tattica del salame, si cambiano le leggi dall’interno.

Il tutto con la complicità attiva dei politikamente korretti, di quelli del “dobbiamo aprirci ed essere multikulti”, e chi non ci sta viene denigrato e delegittimato come becero populista islamofobo e razzista. Di modo che nessuno, per paura dell’infamante etichetta, osi fare cip.

Complicità attiva

Complicità attiva, perché già adesso gli spalancatori di frontiere – a partire dal presidente del P$$ Levrat – vorrebbero rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, con la scusa di poter, in cambio (?), imporre delle regole contro l’estremismo. Si tratta, lo capisce anche il Gigi di Viganello, di un goffo pretesto per sdoganare l’islamizzazione della Svizzera, perché imporre restrizioni in nome della sicurezza – ad esempio proibire i finanziamenti esteri dei luoghi di culto musulmani od imporre che le prediche vi si tengano nella lingua locale – è già possibile adesso. Non c’è alcun bisogno di balordi riconoscimenti ufficiali che non stanno né in cielo né in terra. L’islam, infatti, con la Svizzera non c’entra un tubo. Questo è un paese cristiano da 1500 anni, e su tali basi è costruito.

Avanti così…

Imporre le nostre regole, dunque, è già possibile adesso. Però bisogna volerlo. E la maggioranza politica, rimbambita dal multikulti, non vuole.

Avanti così, “apriamoci” a chi ha velleità di conquista, rifiutiamo di imporre i nostri valori per paura dell’etichetta di fascista islamofobo; permettiamo che le nostre leggi vengano contestate, abrogate e rifatte in base ai principi coranici. Poi vedremo dove andremo a finire. Come primo passo ci troveremo ad applicare la sharia, come farneticano i Blancho di turno.

Certo, prima o poi anche i politikamente korretti, forse, scenderanno dal pero. Ma allora sarà troppo tardi.

Lorenzo Quadri

Scendiamo dal pero, altrimenti il conto sarà salato

Moschea di Winterthur: l’estremismo islamico prende piede in Svizzera

 

Ma guarda un po’, a Winterthur la polizia ha effettuato un blitz in moschea ed ha arrestato un imam etiope, tuttora dietro le sbarre. L’accusa: aver incitato i fedeli a denunciare e perfino ad uccidere i musulmani non praticanti. Si è pure constatato che nel luogo di culto dormivano degli stranieri senza permesso di soggiorno, sicché sono scattate altre denuncie.

In una moschea di Ginevra, per contro, si è scoperto un presunto seguace dell’Isis, frontaliere francese, schedato in Francia. E il colmo è che l’uomo sarebbe stato reclutato per prevenire le derive jihadiste!

Grazie, multikulti!

Però! Ma quanta bella gente che ci siamo messi in casa grazie all’immigrazione scriteriata e al multikulti! Ecco i risultati della politica delle frontiere spalancate. E per questa politica ci sono dei precisi responsabili.

Come se non bastasse in Svizzera i tribunali comminano ai jihadisti delle condanne ridicole: leggi pene sospese con la condizionale.  Insomma: qui vanno in galera, grazie al  bidone Via Sicura, solo gli automobilisti con il piede pesante. I simpatizzanti dell’Isis, invece, rimangono in libertà e se la ridono a bocca larga.

E’ chiaro che le sentenze-barzelletta contro i jihadisti costituiscono un vero e proprio invito a questi loschi individui a venire nel nostro paese: tanto non  gli succede niente.

L’estremismo ha messo radici

E’ evidente che l’estremismo islamico ha già messo radici in Svizzera. Ma la maggioranza politikamente korretta continua a stare a guardare, e rifiuta di prendere dei provvedimenti energici mirati ad impedire che quelli che dovrebbero essere luoghi di culto si trasformino in covi di potenziali terroristi. Guai anche solo a parlarne: è razzismo ed islamofobia.

Ed inoltre, per dire njet a qualsiasi proposta, c’è sempre il pretesto della libertà di religione. Scusa politikamente korrettissima, che viene distribuita qua e là come il prezzemolo, anche dove non c’entra un tubo. Però suona sempre bene, ragion per cui non ci si fa alcuno scrupolo nell’usarla a sproposito.

Attenzione però: la gente davanti all’ inerzia e alle spocchiose quanto vuote accuse di razzismo potrebbe anche perdere la pazienza. In Corsica la folla ha assaltato una moschea.

Misure preventive

E’ quindi ora di impedire, a titolo preventivo, che in Svizzera le moschee vengano finanziate con denaro fornito da gruppi o Stati legati all’islam radicale. Occorre inoltre imporre alle moschee di indicare da dove provengono i loro introiti. E anche statuire che gli imam devono predicare nella lingua locale, così che si capisca se stanno parlando ai fedeli  di integrazione o proprio del contrario.

Anche la Svizzera deve prevenire gli attentati dei terroristi islamici. Non illudiamoci che siano cose che succedono solo altrove. E allora le elementari misure di cui sopra vanno prese subito. Senza bisogno di inventarsi strampalate contropartite a loro giustificazione. Come ad esempio il riconoscimento dell’islam quale religione ufficiale in Svizzera, iniziativa del piffero promossa dal presidente del P$$ Levrat. Tanto più che è chiarissimo dove si vuole andare a parare. Una volta dato il riconoscimento, poi di limitazioni non si parlerebbe più. Figuriamoci: sarebbe scandaloso razzismo. Il trucco è noto: passata la festa, gabbato lo santo.

E poi perché quelle moschee, che sono diventate centri di diffusione dell’estremismo islamico, non vengono chiuse immediatamente? A Winterthur ad esempio pare – secondo quando riportato dai media – che ciò “non sia possibile”. Sa po’ mia! Ma stiamo scherzando? Avanti con i chiavistelli!

Lorenzo Quadri