Eurobalivi senza vergogna Ora ci ricattano sulla borsa

E a questa foffa la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole regalare 1.3 miliardi di Fr?

 Ennesima dimostrazione che la politica della calata di braghe integrale, del chinarsi a sempre e comunque a 90 gradi davanti ai burocrati della fallita UE, è un fallimento totale.

Un paio di settimane fa l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante di presidente, ha decretato il Sì della commissione di politica estera del Consiglio degli Stati al cosiddetto “contributo di coesione all’UE”, 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi regalati a Bruxelles senza uno straccio di contropartita. Contributo che è poi stato approvato dal plenum della sedicente Camera Alta, con l’aggiunta – tanto per sciacquarsi la coscienza – di una ridicola clausola di non discriminazione. Ovvero: paghiamo, ma l’UE non deve discriminarci. Un vano tentativo di buggerare l’opinione pubblica nell’avvicinarsi delle elezioni federali. Non esiste: “paghiamo il pizzo all’UE a condizione che…”. Esiste solo “paghiamo” o “non paghiamo”. Il triciclo PLR-PPD-P$$ alla Camera dei Cantoni ha detto “paghiamo”. Tutto il resto, come diceva qualcuno, è noia.

La marchetta

Lombardi ha giustificato il proprio voto favorevole alla maxi-marchetta all’UE dicendo che “bisogna oliare”. Quindi: il contributo di coesione non ha nessuna utilità pratica; è solo un pizzo dal vago sapore mafioso. Il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara è immediatamente corso – si spera non richiesto – a sostegno del senatore uregiatto, teorizzando che la Svizzera nei rapporti con l’UE non ha altra scelta che continuare a capitolare e rinunciare ad ogni sua prerogativa, a partire dalla sovranità e dai diritti popolari. Chi condivide una simile posizione voti pure per l’ex partitone. Chi non è d’accordo, ma vota PLR, si chieda se non stia sprecando la propria scheda, dandola a chi non la merita.

Il nuovo ricatto

Abbiamo visto nei giorni scorsi i frutti che porta la politica del calabraghismo integralista perorato dai due esponenti di spicco di ex partitone e PPD. Impipandosene delle “clausole di non discriminazione”, giovedì la Commissione UE ha annunciato una nuova discriminazione contro la Svizzera: l’equivalenza borsistica non sopravvivrà oltre il corrente anno se la Confederella non firmerà “subito” lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un ricatto a tutti gli effetti da parte di quelli che la partitocrazia insiste stoltamente nel considerare “amici” (forse amici suoi e dei suoi padroni della grande economia; non certo del Paese). E dimostrazione lampante che la clausola che gli Stati hanno aggiunto al contributo di coesione non serve ad un tubo, se non a prendere i cittadini per il lato B. A Bruxelles se ne fanno un baffo!

Se non ci fosse da piangere…

Cosa accadrà con questo ricatto sull’equivalenza della borsa svizzera non è dato sapere. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale, davanti alla sconcia proposta di accordo quadro istituzionale con l’UE presentata dal ministro degli esteri PLR KrankenCassis, non hanno avuto gli attributi per respingerla, ma non hanno neppure osato approvarla (le elezioni federali si avvicinano). E quindi l’hanno mandata in consultazione. Così si sono pavidamente scaricati delle proprie responsabilità, ingerlandole ad altri. Hanno rifiutato di fare il proprio lavoro. Per il ministro degli esteri PLR è ormai una costante: è successa la stessa identica cosa con il patto ONU sulla migrazione, rifilato al parlamento. Vedremo dunque cosa diranno i funzionarietti di Bruxelles a proposito della messa in consultazione dello sconcio accordo quadro. Ma, se non ci fosse da piangere, ci scapperebbe da ridere.

Lorenzo Quadri

Contributo di coesione: 1,3 miliardi per “oliare”?

Le repliche dell’Eurosenatore Lombardi confermano che si tratta di una marchetta all’UE

 

Gli articoli pubblicati sul Mattino la scorsa domenica a proposito dello sciagurato voto dell’Eurosenatore Pippo Lombardi devono aver proprio colpito nel segno!

Ricordiamo che il Consigliere agli Stati PPD, con il suo voto determinante di presidente, ha fatto approvare dalla Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) il vergognoso regalo da 1.3 miliardi di franchetti alla fallita Unione europea. L’Eurosenatore ha subito risposto al Mattino maleducato, facendo pubblicare due articoli in due giorni: uno domenica sui portali, l’altro lunedì sul Corriere del Ticino.

Come il vaso di Pandora

Il buon Lombardi ci scuserà, ma le spiegazioni fornite a giustificazione del suo voto (un voto che è paragonabile alla corazzata Potemkin di fantozziana memoria) sono la più classica delle arrampicate sui vetri.  Oltretutto tradiscono la voglia matta, condivisa con il ministro degli esteri (ex) doppio passaporto Ignazio Cassis, PLR,  di concludere uno sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE che è un vero e proprio vaso di Pandora: giudici stranieri, ripresa automatica del diritto comunitario, obbligo di adeguarsi alle direttive sulla cittadinanza dell’Unione europea, fine delle misure accompagnatorie, e chi più ne ha più ne metta.

Vittimismo

Sul Corriere, l’Eurosenatore condisce inoltre le proprie considerazioni con un vittimismo assai fuori luogo. Lombardi non è un povero perseguitato. E’ un esponente di spicco dell’establishment euroturbo. Lombardi taccia addirittura il Mattino di “pensiero unico”: il Consigliere agli Stati PPD, evidentemente, del ridicolo non ha “fifa blu”.

Ricapitolando

Dalla lettura delle considerazioni dell’Eurosenatore si evince che:

–  E’  confermato che il contributo da 1.3 miliardi di Fr è una squallida MARCHETTAall’UE (“serve per oliare”, scrive infatti l’Eurosenatore sul CdT di lunedì), priva di qualsiasi beneficio pratico per la Svizzera e per i suoi cittadini. E dire che i $inistrati, non appena è stata divulgata la notizia della scellerata decisione commissionale, sono corsi a blaterare degli enormi vantaggi che la marchetta miliardaria avrebbe portato agli svizzeri. Il presidente della CPE-S Lombardi ha dunque confermato che questi vantaggi non esistono: gli 1,3 miliardi servono solo ad “ungere”. No comment.

  • Gli 1,3 miliardi servono per “oliare”, ma si tratta di olio versato inutilmente. Il copione è già scritto. I funzionarietti di Bruxelles (con già le valigie in mano) incasseranno il lauto regalo e poi continueranno a pretendere di comandare in casa nostra, di imporci i loro giudici e le loro leggi, ed a discriminarci in tutti i modi. Perché è così che va sempre a finire. L’ha capito anche il Gigi di Viganello.

– Nella commissione della politica estera del Consiglio degli Stati, 6 senatori hanno votato (semplificando) per il blocco del contributo di coesione: chi sono questi 6 senatori? Non sono Udc (perché non sono in 6 in commissione), non sono Quadri e non sono il Mattino.
– La commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha deciso a maggioranza per lo “stop” alla marchetta miliardaria: da chi è composta questa maggioranza? (Vedi punto precedente) Tutti scriteriati questi senatori?.
– Spiace molto che al Consiglio degli Stati, che è la Camera dei Cantoni, i deputati ticinesi, invece di portare le posizioni appunto dei ticinesi, votino sistematicamente secondo gli ordini di marcia delle lobby euroturbo: vedi rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, vedi calata di braghe sul diktat disarmista dell’UE, eccetera eccetera (non indaghiamo sul perché questo accada).
– Se vogliamo rimanere in ambito mediatico, non c’è chi non veda che il “pensiero unico” non è certo quello antieuropeista del Mattino, bensì quello pro-UE, propinato con dovizia di mezzi e modalità da lavaggio del cervello dalla stampa di regime  (a cominciare dall’emittente di sedicente servizio pubblico); dire che la lotta è ad armi impari è ancora un eufemismo.
– La foga – il Mattino maleducato direbbe: “coda di paglia” – di Lombardi nel replicare al vituperato domenicale, unita agli accenni alle “carriere politiche” confermano che Lombardi in autunno intende sollecitare un nuovo mandato per Berna. Non che sussistessero grandi dubbi nel merito. Si vuole eguagliare il record di Werner Carobbio (24 anni in Consiglio nazionale)?

Lorenzo Quadri

 

Il Senatore Pippo (PPD) e la scandalosa marchetta all’UE

Con il suo voto determinante ha fatto approvare in Commissione il regalo da 1.3 miliardi

Avanti così, giù le braghe davanti alla fallita UE!  Ormai le caviglie non sono più abbastanza in basso: siamo già sotto i talloni.

La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) presieduta dal senatore Pippo Lombardi (PPD) ha infatti deciso che lo scandaloso regalo da 1.3 miliardi (soldi nostri!) ai balivi di Bruxelles va versato. Senza alcun obbligo, senza uno straccio di contropartita e soprattutto senza motivo. Ma va versato.

I funzionarietti di Bruxelles, non eletti da nessuno, hanno ormai le valige in mano. Alle prossime elezioni europee, in primavera, i partiti di riferimento (establishment) prenderanno delle asfaltature “che la metà basta”. Però gli gli svizzerotti ancora si chinano a 90 gradi davanti a questa foffa.

La marchetta

Quella decisa dalla CPE-S, con voto determinante del presidente Lombardi, è una vera e propria marchettaall’UE. O, se si vuole essere più fini, un pizzo. Ma forse è più volgare gettare nel water i soldi – e stiamo parlando di 1.3 MILIARDI! – dei cittadini piuttosto che chiamare le cose con il loro nome.

E, se vogliamo restare in tema di volgarità: la decisione dell’augusta (?) Commissione degli Stati è stata presa in preda a volgarissima fifa blu. I senatori della casta, e soprattutto i loro padroni, sono  letteralmente terrorizzati all’idea che gli eurofalliti possano “prendere male” un no elvetico. Uhhh, che pagüüüraaa!

Apperò: gli 1.3 miliardi sono un regalo. Ma i destinatari pretendono di riceverlo. Altrimenti…

Chi altri al mondo…?

Non si capisce in che modo i rapporti con l’UE potrebbero ulteriormente peggiorare a nostro danno. Già i funzionarietti di Bruxelles pretendono di comandare in casa nostra, di imporci lo svergognato accordo quadro istituzionale (giudici stranieri e Diktat UE), di impedirci di espellere i criminali stranieri, di disarmarci, di rottamare le nostre banche cantonali, di invaderci con TIR da 60 tonnellate, di azzerare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione, eccetera. Inoltre ci ricattano con l’equivalenza delle borse. E noi ci preoccupiamo che un simile interlocutore possa prendere male (?) il rifiuto di fargli un regalo del tutto immeritato?

Quale Stato al mondo, nelle nostre condizioni, farebbe regali – e che regali! – al nemico? La stessa Commissione UE si comporterebbe in questo modo? Ma no di certo! Altro che regali! Qualsiasi Paese, al nostro posto, a Bruxelles manderebbe un bel Vaffa!

Brutto segnale?

Eppure i “grandi statisti” della CPE-S blaterano imperterriti: dire di no al principesco contributo di coesione (quale coesione, poi?) sarebbe “un brutto segnale” a Bruxelles. E allora, per non dare un  brutto segnale, regaliamo 1.3 miliardi di Fr dei cittadini svizzeri? Ennesima dimostrazione che questa marchetta miliardaria, e non è nemmeno la prima che versiamo, non ha uno straccio di effetto pratico!E’ solo un “segnale di distensione”!

Qui qualcuno è fuori come un balcone. Ad attaccarci e a ricattarci quotidianamente sono gli eurobalivi; ma i segnali di distensione li dovremmo mandare noi?

Li aspettiamo al varco, i tronfi signori Senatori della partitocrazia, quando verranno a raccontarci che bisogna andare in pensione a 80 anni perché “gh’è mia da danée”! Però i soldi pubblici – 1.3 MILIARDI! – da regalare agli eurofalliti ci sono!

Zerbini d’Europa

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati aveva  almeno deciso di congelare il versamento. Quella della politica estera, invece, no. Gli svizzerotti si fanno prendere a pesci in faccia in tutte le maniere. Però sono sempre disposti a pagare cifre stratosferiche. E’ questo il bel “messaggio” che vogliamo mandare a Bruxelles? Poi ci chiediamo come mai siamo diventati lo zerbino dell’Europa. Ringraziamo i politicanti della casta, calabraghe e svenduti! Che poi nei prossimi mesi,  tranquilli come un tre lire, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti!

Dovrà spiegare

E’ evidente che il Senatore Pippo, per il suo voto decisivo, dovrà fornire molte spiegazioni ai cittadini. In particolare ai ticinesi, la cui posizione sulla fallita UE è nota, che poi sono i suoi elettori.

Anche perché il danno è irreparabile. Il regalo da 1.3 miliardi, se approvato dalle Camere federali, non sarà referendabile. Perché i camerieri dell’UE in parlamento hanno già approvato la base legale per simili osceni regali. Establishment eurolecchino sempre contro la Svizzera!

Lorenzo Quadri

 

Hanno le valigie in mano ma pretendono di ricattarci!

Eurobalivi allo sbaraglio: ve la diamo noi la firma dello sconcio accordo quadro!

 

Intanto l’ex partitone ha iniziato la sua shitstorm (=tempesta di cacca) contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, in votazione il prossimo 25 novembre

Non c’è limite al peggio! I funzionarietti di Bruxelles hanno ormai la valigia in mano. In primavera ci saranno le elezioni europee, e non ci vuole il mago Otelma per prevedere che a vincere saranno i partiti sovranisti. Perché di spalancatori di frontiere radikalchic la gente ne ha pieni i santissimi, e questo in tutta Europa. Eppure, malgrado gli attuali eurobalivi guidati dal presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker abbiano un piede fuori dalla porta, pretendono ancora di schiacciarci gli ordini.

Tolla “no limits”!

I loro camerieri a Berna, a partire dal ministro (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR) hanno appena avuto la faccia di tolla di confermare il contributo di coesione, leggi regalo ingiustificato, di 1.3 miliardi. Vedremo cosa diranno al proposito le Camere federali. Ma, conoscendo il triciclo PLR-PPD-P$$, siamo pronti a scommettere che il vergognoso regalo verrà approvato “come una lettera alla posta” (e non la Posta della Susanne Ruoff).

Se gli eurofunzionarietti, oltre a tonnellate di boria del tutto ingiustificata (è gente che a casa propria non verrebbe eletta nemmeno nel comitato di una bocciofila) avessero in zucca anche un po’ di sale, avrebbero dovuto ringraziare gli svizzerotti fessi e volare bassi. Invece no. Questa foffa immagina di incamerare il regalo miliardario e, contemporaneamente, di continuare a mettere sotto pressione e a ricattare la Svizzera! Ed i loro sguatteri bernesi se lo fanno andar bene!

Metà ottobre?

L’ultima grottesca pretesa di Bruxelles è quella di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale (che ci imporrebbe le leggi ed i giudici stranieri) per metà ottobre. Come no! I tapini si sono manifestamente bevuti il cervello. A parte che l’accordo non va sottoscritto né adesso, né tra due settimane, né mai, la fretta degli eurobalivi conferma quanto era già ovvio: ossia che l’accordo quadro istituzionale è un accordo capestro.

Del resto, in Svizzera il popolo sarà chiamato a votare sulla devastante libera circolazione delle persone, visto che l’iniziativa per disdirla è riuscita. Ci pare quindi pacifico che, con in ballo questa iniziativa, e con in più due consiglieri federali su sette da cambiare, non si sottoscrive nessun accordo con la fallita UE.

E di sicuro non si firmano accordi con dei funzionarietti di Bruxelles che tra pochi mesi saranno tutti A CASA!

PLR sempre contro il popolo

Intanto l’ex partitone di KrakenCassis non ha perso occasione per dimostrare da che parte sta. Sta dalla parte dei giudici stranieri e contro i cittadini svizzeri. Nell’assemblea dei delegati di ieri, il partito ha iniziato la sua shitstorm (tempesta di cacca)  contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Ovvero quell’iniziativa che vuole che la Costituzione svizzera – e quindi le decisioni popolari – abbiano la precedenza su accordi internazionali del piffero conclusi dalla casta.

Naturalmente per i liblab questa iniziativa sarebbe una catastrofe.

Avanti con i giudici stranieri! Sotto con la cancellazione dell’esito delle votazioni popolari per “non mettere in pericolo” (uhhh, che pagüüüraaa!) accordi internazionali fallimentari! Rottamare la democrazia diretta, visto che il popolo bestia “non capisce” e vota sbagliato! Eccolo qui, il credo liblab. Tenere a mente per le prossime elezioni…

Lorenzo Quadri

Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

La casta, asfaltata, sbrocca contro gli odiati “populisti”

L’ isteria dell’élite spalancatrice di frontiere che non accetta i responsi popolari 

 

Da un paio di settimane la Vicina Penisola ha finalmente un nuovo governo, formato dai vituperati “populisti” di Lega e 5 stelle. E la casta, a livello internazionale, è andata in tilt. Se ne sono sentite di tutti i colori. Dal commissario europeo che si è augurato un disastro sui mercati finanziari del Belpaese per “insegnare agli italiani a votare giusto” (e noi davanti a simili soggetti continuiamo a calare le braghe?) al “blasonato” quotidiano radikalchic New York Times che ha sbroccato senza remore, scrivendo che il governo italiano farebbe “schifo”.

La casta ha perso la bussola

Questa isteria ben dimostra come l’establishment stia perdendo completamente la bussola. Del resto, lo si può comprendere: da ogni appuntamento elettorale  esce indebolito, quando non asfaltato. In Europa la casta ha ancora in mano il pallino in Francia – vedremo per quanto – con il burattino Marcon, un “prodotto” creato a tavolino dall’establishment. Altrove le cose vanno diversamente: in Germania l’ “Anghela” Merkel è indebolita, in Austria ha vinto il cancelliere anti-migranti, i paesi del blocco Visegrad sono noti, anche in Slovenia si fanno largo  gli odiati “populisti”, in Gran Bretagna c’è la Brexit, e avanti di questo passo. La casta ha di che agitarsi.

Sull’orlo di una crisi di nervi

Gli eurofonzionarietti, in particolare, sono sull’orlo di una crisi di nervi. Perché nessuno ormai gli dà più retta. Nemmeno negli Stati membri UE.  Ad ubbidire pedissequamente resta solo la Svizzera. Dove i politicanti sono letteralmente ossessionati dai trattati con Bruxelles. Sicché Bruxelles, con notevole squallore, fa pressione su Berna affinché sottoscriva lo sconcio accordo quadro istituzionale. Ed i suoi camerieri sotto le cupole federali sarebbero anche pronti a cedere. Il pretesto? Sempre il solito: noi siamo piccoli, abbiamo bisogno dell’UE e quindi (?) avanti! Facciamoci comandare a bacchetta da tutti!

Il tranello di Dublino

Intanto il nuovo governo italiano ha già fatto saltare la revisione dell’accordo di Dublino, quello che prevede che i finti rifugiati con lo smartphone se li deve tenere il Paese in cui è stata depositata la prima domanda d’asilo. Il neo-ministro degli interni Salvini al proposito ha detto due cose rilevanti, anche se non particolarmente originali (del resto, non è mica scolpito nella pietra che bisogna sempre inventarsi cose nuove). La prima, che l’Italia non intende continuare ad essere il campo profughi d’Europa. La seconda, che essa potenzierà  i punti d’espulsione dei finti rifugiati.

Se il Belpaese applicherà finalmente il respingimento in mare dei barconi, tutti avranno da guadagnarci; noi compresi. Idem  se farà piazza pulita delle ONG finanziate da Soros e compagnia brutta per organizzare  l’invasione dell’Europa. Non è chiaro invece come avverranno le espulsioni dei finti rifugiati già presenti nella Penisola. Ribadiamo che i “cugini” leghisti ci stanno simpatici e siamo contenti che abbiano vinto le elezioni mazzuolando l’establishment. Ma non per questo siamo disposti a “ricollocare” in casa nostra i finti rifugiati che spettano all’Italia.

Non ci facciamo fregare

Da tempo gli eurobalivi vogliono “resettare” gli accordi di Dublino. L’obiettivo non è certo impedire ad un numero maggiore di migranti economici di raggiungere l’Europa. Guai! “Devono entrare tutti”! L’intento è invece quello di spalmare maggiormente gli arrivi sugli stati firmatari.

E’ evidente che non intendiamo farci fregare. A Berna la partitocrazia, in relazione alla direttiva UE sulle armi, ha lungamente sproloquiato su quanto i fallimentari accordi di Schengen sarebbero indispensabili; da salvare “costi quel che costi”. Col cavolo! Dobbiamo invece prepararci a sospendere, e meglio ancora a disdire, Schengen. A maggior ragione in prospettiva dell’ indebolimento del trattato di Dublino. Indebolimento che mira  a rifilare ulteriori quote di finti rifugiati a paesi che non si trovano sui confini esterni dello spazio Schengen e che di migranti economici ne alloggiano già fin troppi. A partire dal nostro, appunto.

Lorenzo Quadri

L’Austria chiude le moschee; noi ci inchiniamo agli islamisti

Grazie partitocrazia del triciclo! Siamo governati da camerieri e calabraghe

 

Ma guarda un po’. L’Austria ha deciso di chiudere sette moschee turche e di allontanare alcuni imam. Non solo. Come hanno spiegato il cancelliere Sebastian Kurz e il ministro degli Interni Herbert Kickl, i capi religiosi dell’associazione Atib sono accusati di finanziamenti illeciti dall’esteroe di violazione della legge austriaca sull’islam. Inoltre una quarantina di imam dell’Atib, Unione turco-islamica per la collaborazione culturale e sociale in Austria, rischia di perdere i loro permessi di soggiorno”, si legge nelle note d’agenzia.

Da notare: “finanziamenti illeciti dall’estero”. Perché evidentemente questi capitali stranieri, in arrivo da paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar,… vengono versati a moschee europee con l’obiettivo di foraggiare la diffusione in Occidente dell’islam radicale. Per questo motivo in Austria i finanziamenti esteri alle moschee sono vietati.

La grande moschea turca

La situazione è chiara anche ai paracarri, ma non ai camerieri dell’UE in Consiglio federale, né ai barlafüs del Consiglio degli Stati. I quali, seguendo gli sproloqui della loro commissione degli affari giuridici (ovvero la famosa CAG, quella che fa proprio CAG) hanno bocciato la mozione che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee.

Non solo: a Sciaffusa di recente i politicanti hanno avuto la geniale idea di autorizzare la realizzazione di una grande moschea. Una moschea, ma tu guarda i casi della vita, turca.Con imam nominati direttamente dal governo di Ankara (che quindi non conoscono affatto la realtà svizzera, e che di certo non predicheranno l’integrazione). E munita addirittura di asilo, per cominciare a radicalizzare già i bambini. Ed, evidentemente – anche se i promotori del progetto negano – a finanziare tutta la “bella” operazione saranno soldi turchi.

 

Paragone umiliante

Quindi: in Austria cominciano le pulizie contro l’islam radicale, con chiusura di moschee ed espulsioni. In Svizzera, invece, e per l’ennesima volta, si CALANO LE BRAGHE. E’ terra di conquista! E sappiamo grazie a chi. Il paragone si fa sempre più umiliante.

Blaterano infatti le pavide mezze calzette della partitocrazia: vietare i finanziamenti esteri alle moschee, come richiesto da una mozione di chi scrive, approvata dalla maggioranza del Consiglio nazionale? “Sa po’ mia”!E’ problematico intervenire nei confronti di una sola religione”,farneticano i politicanti del triciclo incadregati nella Camera dei Cantoni, facendo eco alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ma si può essere più tamberla di così? E’ chiaro che se il pericolo proviene da una sola “religione” – che non conosce la separazione tra Stato e chiesa, per cui non stiamo parlando solo di una fede ma di un sistema politico – si interviene lì! O qualcuno ha già sentito parlare in Europa di attentati messi a segno da integralisti cattolici, ebrei, buddisti, animisti, pastafariani o seguaci di Giove Pluvio?

Qualcuno si è bevuto il cervello

Inutile dire che sul fronte delle prestazioni assistenziali facili a finti rifugiati estremisti islamici,che poi passano il tempo a radicalizzare mantenuti con i soldi del solito sfigato contribuente, non succede assolutamente un tubo. Malgrado il campanello d’allarme sia suonato a più riprese. A Basilea per poco non sono stati  naturalizzati due giovani musulmani che non davano la mano alla docente perché donna. E un altro recente indizio la dice lunga su quanto siamo ormai caduti in basso. Nel processo ai pagliacci islamisti Nicolas Blancho, Qassim Illy, e compagnia cantante (pagliacci pericolosi, intendiamoci) il Ministero pubblico della Confederella ha rimandato di tre settimane la comunicazione della sentenza. E questo in nome del ramadan. Ohibò: da quando in qua il Ramadan è una festività svizzera? Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello!

L’islamismo dilaga

Perché in Austria la diffusione dell’islamismo viene affrontata di petto e combattuta, mentre in Svizzera al contrario addirittura la si promuove in nome del fallimentare multikulti, del politikamente korretto, e del mantra del “non bisogna discriminare”?

Facile: perché in Austria ci sono dei governanti che difendono gli interessi del paese. In Svizzera, invece, ci ritroviamo  dei camerieri dell’UE, terrorizzati dell’idea di venire accusati di “razzismo” o di “islamofobia”. Soldatini della casta che, pur di bocciare qualsiasi proposta in arrivo dagli odiati “populisti”, mettono i gioielli di famiglia sotto il rullo compressore e permettono agli estremisti islamici di dilagare nel paese.

Fregatura in arrivo

Intanto grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, porte aperte ai finti rifugiati musulmani, non integrati né integrabili. E poco ma sicuro che, con la revisione degli accordi di Dublino, i funzionarietti UE faranno in modo di rifilare sempre più finti rifugiati ai paesi che non si trovano sui confini esterni dello spazio Schengen (come il nostro). Magari calcolandoli in base a qualche algoritmo. Facile prevedere quale sarà la posizione dei camerieri dell’UE sotto le cupole federali. Braghe calate – con la kompagna Simonetta che si “offre spontaneamente” di accogliere sempre più migranti economici, così i kompagni di merende P$ possono lucrare sul business dell’asilo – e sempre più finti rifugiati islamisti installati e sontuosamente mantenuti in Svizzera a spese del solito sfigato contribuente!

Lorenzo Quadri

 

Consiglio nazionale, iniziativa “contro i giudici stranieri”: il sabotaggio del triciclo. Il dibattito a notte fonda

La partitocrazia non ne vuole sapere dell’iniziativa per l’autodeterminazione, detta “contro i giudici stranieri”. L’iniziativa chiede che la Costituzione svizzera abbia la precedenza su accordi internazionali del piffero. Una  prospettiva che ha provocato isteria diffusa nella casta. Chiaro: gli accordi internazionali servono a rottamare le votazioni popolari sgradite. Figuriamoci quindi se la casta intende privarsi di questo “asso nella manica”, utilissimo per mettere a tacere i cittadini e mantenere così il POTERE.

Isterismi

In Consiglio nazionale il dibattito sull’iniziativa d’attuazione è cominciato negli scorsi giorni. Terminerà lunedì. Già nella prima fase la partitocrazia si è lasciata andare ai consueti isterismi antidemocratici. Conditi di insulti ai cittadini. “La democrazia non ha sempre ragione!” ha ad esempio farneticato una kompagna. Traduzione: “il popolazzo becero vota sbagliato e quindi, quando le sue decisioni non piacciano all’establishment multikulti, spalancatore di frontiere ed eurolecchino, è giusto che vengano azzerate”. Complimenti, questo è il livello della gauche caviar.

L’ossessione della CEDU

Nel dibattito sul Diktat UE sulle armi, la partitocrazia continuava a strillare come un’ossessa alla necessità di “preservare gli accordi di Schengen”. Malgrado non sussista alcun automatismo tra rifiuto della direttiva disarmista e disdetta di Schengen.

Nel caso del dibattito sull’iniziativa “contro i giudici stranieri” – e ricordiamo che il patto del Grütli del 1291 nasce proprio contro i giudici stranieri – l’ossessione è un’altra: quella della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. La situazione è simile: non è affatto detto che la CEDU verrebbe disdetta in caso di approvazione popolare dell’iniziativa contro i giudici stranieri. Si tratta di un semplice spauracchio politikamente korrettissimo. Tanto più che, per garantire i diritti umani, la Svizzera non ha alcun bisogno della CEDU: essi sono già inclusi nella Costituzione. Ma la partitocrazia parte dal presupposto che il popolazzo becero, quello che vota sbagliato, non aspetti altro che l’iniziativa per l’autodeterminazione e la conseguente disdetta (fake news! Non c’è alcun automatismo!) della CEDU per cancellare i diritti umani dalla Costituzione! Il che non è solo una boiata. E’ anche un’offesa

Chiaro: secondo i politicanti della casta il popolo elvetico è razzista, chiuso e gretto. Quindi va tenuto sotto stretta sorveglianza dell’élite. Altrimenti fa disastri.

Iniziativa fondamentale

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” è un’iniziativa fondamentale per il futuro della Svizzera.

Stato autonomo, sovrano, con cittadini che decidono in casa loro? Oppure semplice marionetta dell’UE, colonia che si fa schiacciare gli ordini da funzionarietti non eletti da nessuno?

Non stiamo dunque parlando di una questione secondaria, ma di un tema centrale per il nostro paese ed i suoi abitanti. Ma su di essa si è abbattuta la censura dell’Ufficio presidenziale del Consiglio nazionale. Infatti tale Ufficio, dominato dal triciclo (che strano eh?), ha voluto assolutamente che l’iniziativa “per l’autodeterminazione” venisse trattata nella sessione estiva del Parlamento che terminerà venerdì. Questo perché rimandare il dibattito avrebbe avuto una conseguenza assai sgradevole per la casta: il rinvio della votazione popolare. E naturalmente la partitocrazia non vuole che si parli di autodeterminazione e di giudici stranieri in prossimità delle elezioni federali (autunno 2019). Perché sa benissimo come andrebbe a finire.

Tenere a mente

Morale: per prendere a pesci in faccia l’iniziativa ed i suoi sostenitori, l’ufficio presidenziale del Consiglio nazionale ha deciso di infognare il dibattito lunedì in seduta notturna(dalle 19 via). Sperando così di ridurre il numero degli interventi. Neanche si trattasse di discutere sull’ultima delle quisquilie.

Ecco il rispetto del triciclo per i cittadini, per i diritti popolari e per il futuro del paese. In vista delle prossime elezioni, ricordarsi anche di questo.

Lorenzo Quadri

Sempre meglio! Finti rifugiati vendono i permessi sui social

Il tedesco “Der Spiegel” denuncia lo scandalo. Poco ma sicuro che anche in Svizzera…

Nelle scorse settimane, si è appreso della decisione della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) di rivedere lo status di circa 3200 finti rifugiati eritrei. Ciò avviene a seguito di una sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) dell’agosto dello scorso anno. Il tribunale ha certificato che gli eritrei, ma guarda un po’, non corrono il rischio di subire trattamenti “disumani” in patria. Ah beh, dopo averne mangiate cinquanta fette, anche al TAF si accorgono che era polenta! E’ chiaro che i finti rifugiati eritrei, mantenuti in Svizzera, non sono perseguitati in patria, visto che tanti di loro ci ritornano per le vacanze, perché “lì è più bello”.

Non si è però  capito come mai la SEM voglia rivedere lo statuto di soli 3200 migranti economici eritrei, quando in Svizzera ce ne sono circa 9400: e tutti gli altri?

Niente accordi di riammissione

Nei giorni scorsi anche il console onorario svizzero in Eritrea, Toni Locher, ha dichiarato alla stampa d’Oltralpe che il 99% degli eritrei presenti in Svizzera sono migranti economici. Eppure, secondo la kompagna Sommaruga ed accoliti, “devono entrare tutti”, e devono pure restare. Già, perché i 3200 finti rifugiati eritrei di cui si starebbe rivedendo lo statuto, ammesso e non concesso che si giunga ad un suo ritiro, non è mica sicuro che lascerebbero la Svizzera. Questo perché l’Eritrea non ha sottoscritto alcun accordo di riammissione con la Confederella, ed accetta solo rientri su base volontaria (si può immaginare quanti siano: si contano sulle dita di una mano).  Intanto il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis è in giro per la Svizzera a fare il prezzemolino ad ogni sorta di sagre e sfilate che non c’entrano un tubo con il suo lavoro.

I gruppi su facebook

E dalla Germania è arrivata una nuova puntata della saga dei finti rifugiati. Lo “Spiegel” Online ha infatti pubblicato un interessante approfondimento che racconta come dei migranti economici che hanno ottenuto uno statuto di rifugiato in caso di rientro (definitivo o temporaneo) al loro paese vendono i documenti d’identità rilasciati dallo Stato tedesco. Questo vuol dire che ad arrivare in Germania con questi documenti è poi un’altra persona, sotto mentite spoglie. Fantascienza? Non tanto, perché il commercio è fiorente. Come spiega lo  Spiegel, ci sono degli appositi gruppi su facebook (non a caso i finti rifugiati hanno tutti lo smartphone). E il periodico tedesco racconta anche un caso concreto, di un asilante siriano che ha deciso di rimpatriare e per fargli raggiungere la destinazione i passatori gli hanno chiesto di cedere a loro i suoi documenti.

Altri migranti invece, che sono intenzionati a rientrare in Germania, vendono i loro permessi in patria. Poi annunciano al consolato tedesco di averli persi, e ne chiedono la sostituzione.

Il colmo è che le autorità germaniche sono a conoscenza del traffico illecito: lo Spiegel cita un’analisi confidenziale della polizia federale, dove si legge che: “sui social media sono offerti in vendita soprattutto documenti d’asilo tedeschi”.

Arrivano terroristi islamici

Il pericolo di questa pratica è evidente. Non solo immigrazione illegale, ma anche molto peggio. Chi arriva in Occidente con i documenti di un’altra persona? “Solo” clandestini o anche e soprattutto terroristi? Chi gestisce i gruppi facebook dove si organizza la compravendita? Forse affiliati alla jihad? L’aspetto più inquietante è che il sistema, per quanto incredibile possa sembrare,  funziona. Come afferma allo Spiegel un alto funzionario: “Se si riesce a riprendere completamente l’identità di un’altra persona, vale a dire se si possiedono tutti i suoi documenti rilevanti, solo di rado si viene scoperti”. Allegria!

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non siano solo i documenti d’asilo tedeschi ad essere oggetto di mercimonio. Poco ma sicuro che lo sono anche quelli svizzeri! Vuoi vedere che i finti rifugiati accolti dalla Confederella che tornano al loro paese per le vacanze  ne approfittano anche per portare a termine operazioni di compravendita di permessi come quelle denunciate dallo Spiegel?

Da Berna, naturalmente, giunge il consueto silenzio assordante.

Lorenzo Quadri

Il triciclo tradisce ancora: Schengen “über Alles”!

Armi dei cittadini onesti: la calata di braghe davanti all’UE è ormai cosa fatta

Sul fronte delle armi detenute in Svizzera dai cittadini onesti, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ cameriera dell’UE prepara l’ennesima calata di braghe davanti ai Diktat di Bruxelles.

Il tema è noto. Gli eurobalivi dicono di voler combattere il terrorismo islamico (evitando accuratamente, va da sé, di pronunciare quell’imbarazzante aggettivo: “islamico”). E allora cosa fanno? Propongono agli Stati membri di chiudere le frontiere? Appoggiano chi, come il premier ungherese recentemente riconfermato Viktor Orban, dice “basta” all’immigrazione musulmana? Varano misure affinché i jihadisti presenti in Europa vengano espulsi senza tante balle?  Proibiscono i finanziamenti esteri alle moschee ed ai “centri culturali” musulmani? Mettono fuori legge i movimenti islamisti? Certo che no! Anzi, davanti a simili proposte, strillano isterici al razzismo e all’islamofobia. I balivi UE pretendono di combattere il terrorismo islamico disarmando i cittadini onesti. Roba da far ridere i polli, non fosse che  Carnevale è passato da un pezzo. Il colmo è che gli stessi balivi, in virtù dei fallimentari accordi di Schengen (quelli che ci costano 200 milioni di Fr all’anno per obbligarci a NON controllare i nostri confini), pretendono di imporre le loro cappellate anche agli svizzerotti. Presso i quali si trova una serie di particolarità (il famoso modello svizzero) che tra gli Stati eurofalliti non esiste. Come l’arma al domicilio dei militi anche dopo il proscioglimento dall’esercito, il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato e la democrazia diretta.

Come la Corazzata Potëmkin

Le nuove direttive UE sulle armi sono, per citare la Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria, una ca_ata pazzesta. Sono del tutto inutili nella lotta al terrorismo islamico.  Inoltre sono ben lungi dall’essere elvetico-compatibili. Quindi, un consiglio federale degno di questo nome, avrebbe dovuto rimandarle al mittente accompagnate da una sonora pernacchia. E magari con la seguente postilla: “cari balivi, non comandate in casa nostra. Non siamo una vostra colonia. Le nostre leggi ce le facciamo noi”.

Ma quale “applicazione pragmatica”?

Invece, e come da copione, succede proprio il contrario. Davanti alle pretese in arrivo dall’UE, il Consiglio federale ha immediatamente abbassato le braghe ad altezza caviglia. La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, si è sciacquata la bocca con la storiella dell’ “applicazione pragmatica” del Diktat disarmista di Bruxelles. La fregnaccia dell’ “applicazione pragmatica” è simile in tutto e per tutto a quella dell’applicazione “dinamica” del diritto comunitario. In realtà significa applicazione e basta. Cieca obbedienza. Risultato: Bruxelles comanda in casa nostra. Alla faccia delle nostre leggi, delle nostre tradizioni e della nostra volontà popolare. Sì, perché restrizioni al diritto svizzero delle armi sono già state respinte in votazione popolare nel 2011. Sommaruga ed i $inistrati (quelli che nel programma di partito hanno l’adesione all’UE) volevano disarmare gli svizzeri. Il popolo ha detto njet. E adesso, nella migliore (?) tradizione della gauche-caviar spalancatrice di frontiere, lor$ignori vogliono far rientrare dalla finestra ciò che i votanti hanno sbattuto fuori dalla porta. L’aiuto dei balivi di Bruxelles è, per costoro, una benedizione. Pensando di essere convincenti, i Giuda della democrazia aggiungono il sordido  ricatto:  “guardate che se diciamo di no alla direttiva disarmista, salta la partecipazione della Svizzera a Schengen”.E questa dovrebbe essere una minaccia? Uscire da Schengen, per noi, sarebbe una benedizione.

Come se non bastasse, il “ricattino” è frutto dell’ennesima balla di fra’ Luca. Non esiste alcuna “clausola ghigliottina”. La Svizzera sarebbe espulsa da Schengen (uhhh, che pagüüüraaaa!) solo se venisse avviata una procedura in tal senso. Non esiste alcun automatismo. Ma davvero qualcuno è disposto a credere che a Bruxelles ci sia qualcuno interessato a far uscire la Svizzera da Schengen, ciò che porterebbe al ripristino dei controlli sistematici sui nostri confini? Per credere ad una storiella del genere, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Partitocrazia, vergogna!

Decisamente vergognoso l’atteggiamento dei partiti sedicenti borghesi. Liblab ed uregiatti sono pronti a gettare nel water, senza alcuna remora, non solo il diritto svizzero delle armi, ma la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari, blaterando che “bisogna salvare (?) gli accordi di Schengen”. Intanto Stati membri dell’UE, come la Repubblica Ceca, hanno già detto chiaro e tondo che loro delle direttive UE se ne fanno un baffo, e quindi non applicheranno le nuove regole disarmiste che penalizzano solo i cittadini onesti e non certo i terroristi islamici. Nessuno ha fatto un cip. E allora perché la Confederella, che non fa parte della DisUnione europa, dovrebbe (come al solito) calare le braghe? Proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

Due fatti  sono evidenti:

  • Non c’è uno straccio di ragione oggettiva per cambiare il diritto svizzero delle armi togliendole ai cittadini onesti. Le attuali regole vanno benissimo. Non causano alcun problema (non siamo gli USA delle sparatorie nelle scuole) e sono state approvate dal popolo.
  • Con la tattica del salame, una fetta alla volta, Berna si genuflette ad ogni pretesa di Bruxelles. Permette agli eurobalivi di dilagare in casa nostra. Contro la volontà popolare; del resto, l’élite spalancatrice di frontiere vuole ridurre gli svizzeri al silenzio. Questo trend pernicioso va assolutamente fermato.

Referendum

Visto che non ci vuole una grande fantasia per prevedere che la partitocrazia PLR-PPD-P$$, cameriera dell’UE, in parlamento approverà le boiate partorite dalla Simonetta&Co – ed infatti la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha già approvato l’entrata in materia sul messaggio governativo per la ripresa delle direttive europee sulle armi con 15 voti contro 9 – resta solo il referendum.  

Lorenzo Quadri

Accordo quadro istituzionale? Mai! E’ tempo di Swissexit!

Gli eurobalivi ci ricattano? E noi facciamo saltare la devastante libera circolazione

 

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Prima (era il 23 novembre) il presidente non astemio della commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, arriva in Svizzera riempiendosi la bocca con grandi profferte di amicizia. Chiaro: si trattava di portare a casa l’impegno, da parte dei camerieri di Bruxelles in Consiglio federale,  a  versare all’UE un regalo da 1.3 miliardi di Fr. Soldi di proprietà del solito sfigato contribuente (quello a cui si dice di tirare la cinghia e di andare in pensione a 70 anni perché “gh’è mia da danée”). E’ davvero un regalo a tutti gli effetti in quanto – è bene ricordarlo – la Svizzera non è obbligata a versare nulla a Bruxelles, ed il pagamento avverrebbe senza uno straccio di contropartita.

Inutile dire che anche il neoministro degli esteri italo-svizzero, Ignazio KrankenCassis, era d’accordo di pagare. Alla faccia del tasto reset, che a quanto pare è stato pigiato solo sulle promesse elettorali , oltre che su svariate centinaia di “tweet”. Cinguettii diventati imbarazzanti perché probabilmente contenevano posizioni che il direttore del DFAE non ha alcuna intenzione di mantenere. Perché, come si dice dalle sue parti (nel Belpaese) “passata la festa, gabbato lo santo”.

La connection uregiatta

In quel fantozziano 23 novembre, i camerieri dell’UE in Consiglio federale si sono fatti fare fessi davanti e di dietro dalle smancerie dell’eurobalivo. Il quale ha sfoderato tutto l’arsenale: dai soliti bacetti salivosi alle promesse di amore eterno, passando per  la colazione segreta tra uregiatti, con il presidente nazionale del partito Gerhard Pfister e l’allora presidenta della Confederella  Doris Leuthard. La connection “democristiana” ha dunque concordato il furto a danno dei cittadini svizzeri per far contento il padrone di Bruxelles.

Amicizia?

Con una rivoltante faccia di tolla, “Grappino” Juncker ha perfino definito lo scandaloso accordo quadro istituzionale un “accordo di amicizia”. Costui ci prende proprio per scemi. L’accordo quadro istituzionale segnerebbe la fine della sovranità elvetica e dei nostri diritti popolari. E Juncker lo chiama “accordo d’amicizia”? Il trattato in questione è semplicemente un suicidio: ed infatti il P$$ – ossia il partito contro la Svizzera e contro gli Svizzeri – smania per sottoscriverlo subito (magari in contemporanea con l’elevazione dell’islam a religione ufficiale del nostro paese).

Cornuti e mazziati

La maschera è caduta ben presto. “Grappino” Juncker non ha fatto a tempo a tornare a Bruxelles con in tasca la promessa di ricevere gli 1.3 miliardini, che subito ha dimostrato la natura della propria “amicizia” nei confronti della Svizzera. Poco prima di Natale, dall’UE è infatti giunto l’annuncio che l’equivalenza della borsa elvetica sarà garantita solo per il 2018. Il motivo? “Progressi insufficienti sull’accordo quadro istituzionale”. Tiè! Svizzerotti fessi cornuti e mazziati!

La discriminazione è evidente, ed il ricatto schifoso. Ma bravo “Grappino” Juncker! E’ così che tratti gli “amici”?

Sopruso sbracato

Il sopruso UE è così sbracato e volgare – qui siamo ai livelli politici di una dittatura africana – che perfino il Consiglio federale si è visto costretto a prendere posizione. Debolmente, sia chiaro. E, va da sé, infarcendola di pavidi condizionali: “la decisione dell’UE sembrerebbe una discriminazione… potrebbe essere illegale… il Consiglio federale ha l’impressione che abbia lo scopo di indebolire la piazza finanziaria svizzera”. Ma va? Peccato che, se siamo arrivati a questo punto, la colpa è del triciclo PLR-PPD-P$$ (inclusi ovviamente i suoi esponenti governativi) che ha sempre permesso all’UE di trattarci come una colonia.

E’ evidente che il Consiglio federale deve:

  • ritirare immediatamente l’impegno a regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles;
  • chiarire all’UE che non verrà sottoscritto nessun accordo quadro istituzionale; né entro il 2018 né mai.

Negoziare? Ma anche no!

Che la pacchiana mossa dei balivi UE sia illegale lo hanno notato anche svariati esperti di diritto comunitario. I quali però suggeriscono alla Svizzera di comunque “negoziare”. Ma anche no! Negoziare, a Berna, significa “calare le braghe”. E di fare “regali” a questa fallita e dittatoriale (dis)unione europea, forte con i deboli e debole con i forti, ne abbiamo piene le tasche. L’ultima goccia ha fatto traboccare il vaso.  Questi eurofunzionarietti da tre e una cicca, che altro non sono se non trombati e scartine dei governi degli Stati membri, vogliono semplicemente sfruttare la Svizzera. Il tempo delle concessioni è finito da un pezzo. E’ arrivato, per contro, quello dello Swissexit. Via dalla libera circolazione persone! E se l’UE ci discrimina, noi facciamo lo stesso con l’UE e cominciamo col chiudere le frontiere.

Iniziativa popolare

Il 2018 sarà l’anno del lancio dell’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone. La Lega raccoglierà le firme in Ticino. Altro che sottoscrizione dell’ “accordo quadro istituzionale” svergognatamente definito “accordo di amicizia”! La direzione da prendere è quella opposta.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Perfino Calmy-Rey impallina i camerieri di Bruxelles

L’ex ministra degli esteri P$: “l’accordo quadro con l’UE è un suicidio politico”

 

Il Consiglio federale, lo sappiamo, medita l’ennesima sconcia calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Dopo aver gettato nel water il nuovo articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” i camerieri bernesi dell’UE sono pronti a sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale. Un accordo che, come noto, contiene pretese scandalose nei confronti di uno Stato che non fa parte della disunione europea: ci vogliono imporre nientemeno che la ripresa automatica del diritto comunitario ed i giudici stranieri. La documentazione cartacea relativa ad una simile bestialità andrebbe dunque rispedita a Bruxelles ridotta in coriandoli, senza ulteriori commenti.

L’insospettabile

Incredibile ma vero, ad impallinare il calabraghismo compulsivo del Consiglio federale è arrivata anche un’insospettabile. Per lo meno, insospettabile di simpatie per la Lega populista e razzista. Trattasi infatti dell’ex consigliera federale P$ Micheline Calmy-Rey, già ministra degli esteri. La quale senza mezzi termini ha dichiarato ieri al Blick: “Firmare l’accordo quadro istituzionale prima delle elezioni del 2019 è un suicidio politico. L’UE vuole l’accordo con la Svizzera solo per impressionare gli inglesi. Sottoscrivere frettolosamente non ci porterà nulla. La Svizzera deve aspettare e sfruttare la situazione”.

Certo, si sarebbe potuto dire di più. Molto di più. Ad esempio, che l’accordo quadro istituzionale non va sottoscritto né prima del 2019, ma nemmeno dopo, e che anzi bisogna far saltare la libera circolazione delle persone. Ma il fatto che perfino un’ex ministra $ocialista accusi i camerieri dell’UE in Consiglio federale di voler capitolare troppo in fretta, la dice (tristemente) lunga sul modo in cui vengono oggi condotte le trattative con l’UE.

Sta migliorando?

Dal canto suo Calmy-Rey, da quando non siede più in Consiglio federale, pare essere migliorata: infatti le capita di fare delle dichiarazioni sensate. Lo scorso anno, scandalizzando gli ex colleghi, aveva infatti detto che la Brexit sarebbe stata un’opportunità per la Svizzera, poiché avrebbe imposto ai funzionarietti di Bruxelles di rivedere certi dogmi. A partire da quello, deleterio, della libera circolazione non negoziabile. Adesso l’ex ministra dichiara che l’accordo quadro istituzionale è una ciofeca. Quell’accordo quadro che però il suo successore, il liblab Didier Burkhaltèèèèr, sarebbe pronto a firmare oggi stesso, versando subito anche il miliardo di contributo di coesione. Perché non sia mai che gli svizzerotti corrano il rischio di non apparire sufficientemente servili nei confronti degli eurobalivi!

La nuova iniziativa

Intanto, si apprende del lancio di un’iniziativa popolare federale da parte dell’associazione, finora sconosciuta a livello nazionale, “Visionswiss per i nostri figli”. L’iniziativa chiede di vietare l’assunzione di lavoratori esteri in caso di disoccupazione ILO superiore al 3.5% in Svizzera. Si tratta, hanno spiegato i promotori, di una reazione alla mancata attuazione del 9 febbraio. Bisognerebbe saperne di più sui contenuti dell’iniziativa. Ad esempio, servirebbe capire se il 3,5% è da calcolare per settore professionale e per regione: in Ticino infatti navighiamo su tassi vicini al doppio! In caso contrario si rischiano aggiramenti.

I promotori, che affermano di non agire di concerto con UDC ed ASNI (Associazione per una Svizzera neutrale ed indipendente), sono consapevoli che l’iniziativa è problematica dal punto di vista della libera circolazione.

Disdire la libera circolazione

Come reazione al compromesso-ciofeca, questa iniziativa è senz’altro meglio del referendum farlocco lanciato dal kompagno Stojanovic. Che, lo si è capito subito, non serviva affatto a contrastare il vile tradimento bernese del triciclo PLR-P$$-PPD, bensì a puntellarlo.

Ogni passo volto a contrastare la devastante libera circolazione delle persone è benvenuto. Tuttavia c’è davvero da chiedersi, alla luce del precedente del 9 febbraio, se ha senso proporre soluzioni intermedie che poi vengono sabotate dalla partitocrazia. E’ il momento di saltare il fosso e di lanciare un’iniziativa per DISDIRE la libera circolazione delle persone. Senza fronzoli e senza ambiguità.

Lorenzo Quadri

Disoccupazione dei frontalieri: Ticino di nuovo fregato?

Da tre mesi sono noti i piani degli eurobalivi. Eppure a Berna nulla sembra muoversi

Ma guarda un po’. Da dicembre non si hanno più notizie al proposito dell’ennesima vigliaccata degli eurofalliti ai danni della Svizzera, che ricompensano così i loro camerieri bernesi per anni di slinguazzante servilismo.

Il tema è la disoccupazione dei frontalieri. La Commissione UE vorrebbe infatti che a pagare le loro indennità non fosse più lo Stato di residenza, come ora, bensì quello in cui i frontalieri hanno lavorato. Oggi gli oltre 314’000 frontalieri attivi nel nostro Paese pagano i loro contributi in Svizzera, ma ricevono le indennità dallo Stato in cui vivono. In cambio la Svizzera versa ai Paesi di residenza dei frontalieri un indennizzo pari a 3 mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, o a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’UE mira adesso a cambiare le carte in tavola. Naturalmente a nostro svantaggio. E ti pareva!

Spese per centinaia di milioni

Non basta che l’invasione da sud, conseguenza della devastante libera circolazione delle persone, provochi sostituzione e dumping salariale. Tant’è che nell’anno di disgrazia 2016 il numero di frontalieri in questo sempre meno ridente Cantone è aumentato di 2000 unità, ormai siamo quota 65’000, e contemporaneamente in Ticino ci sono 1000 persone in assistenza in più. Adesso secondo gli eurofalliti dovremmo anche pagare la disoccupazione ai frontalieri. Ne conseguirebbero spese per centinaia di milioni (a livello federale) con conseguente necessità di potenziare gli uffici regionali di collocamento: e questi costi se li sobbarcherebbe il contribuente ticinese.

Ticino nella palta

Per l’ennesima volta, dunque, a ritrovarsi immerso nella palta sarebbe il Ticino, visto che qui c’è oltre il 20% del totale dei frontalieri presenti in Svizzera. Oltretutto, se il “cambiamento di paradigma” dovesse passare così come vogliono gli eurofunzionarietti, punto primo tutti i frontalieri si iscriverebbero agli URC beneficiando così delle misuricchie di sostegno ai disoccupati decise nell’ambito della (non) applicazione del 9 febbraio (altro che aiutare i residenti), e soprattutto molti frontalieri potrebbero scegliere di mettersi in disoccupazione… per poi magari lavorare in nero oltreconfine.

Il regalo

Ironia della sorte, la “lieta novella” è arrivata in dicembre, in contemporanea con la rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio ad opera dei Giuda della partitocrazia. Un’operazione che ha mandato in brodo di giuggiole gli eurobalivi: probabilmente nemmeno loro si aspettavano una calata di braghe così integrale ed incondizionata. Ed ecco il ringraziamento: un nuovo calcione di Bruxelles sulle gengive degli svizzerotti.

Togliersi la paglia dal…

Ormai sono tre mesi che le intenzioni di Bruxelles a proposito delle indennità di disoccupazione dei frontalieri sono note. Eppure a Berna tutto tace. Il che non è certo buon segno. Non sempre nessuna nuova uguale buona nuova. Se dalle cupole federali non filtra nulla, spesso vuol dire, semplicemente, che non si sta facendo nulla. E a questo punto ci sono solo tre possibilità.

I sette scienziati:

  • Non hanno capito la portata del problema;
  • Hanno capito ma se ne impipano;
  • Sanno già che caleranno le braghe e quindi cercano di farlo con il minor clamore possibile.

E’ in ogni caso doveroso che il Ticino si tolga la paglia dal “lato b”, onde evitare di farsi infinocchiare per l’ennesima volta. Chi scrive ha presentato un atto parlamentare sul tema ma, evidentemente, non basta. Anche il Consiglio di Stato deve farsi sentire.

Una certezza

Almeno una cosa, tuttavia, è certa: se dovessimo beccarci l’ennesima fregatura europea, il minimo che questo Cantone può fare è bloccare i ristorni dei frontalieri a compensazione dei maggiori costi che si troverebbe a fronteggiare. Anzi, il blocco è meglio deciderlo subito, visto che il treno passa solo una volta all’anno nel mese di giugno. Sicché vediamo di non perderlo per l’ennesima volta.

Lorenzo Quadri

Accordi con l’UE: stanno ancora tentando di farci fessi!

La diplomazia turboeuropeista prepara il terreno per la prossima calata di braghe

 

Chissà come mai, ma abbiamo come l’impressione che qualche illustre esponente della diplomazia svizzera, cameriera dell’UE, stia tentando per l’ennesima volta di infinocchiarci in grande stile!

Non è certo un caso se l’ineffabile Jacques De Watteville (già portaborse dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf nonché  abile negoziatore con il Belpaese, così abile che non ha portato a casa un tubo) adesso torna a remenarla con l’ accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e gli eurofalliti di Bruxelles.

Accordo capestro

L’accordo quadro è quel trattato-capestro che obbligherebbe la Svizzera a riprendere il diritto UE oltre che a sottomettersi a giudici stranieri. Si tratterebbe della pietra tombale sulla nostra sovranità, ed anche sui diritti popolari. Sicché, di sottoscrivere una simile bestialità non se ne parla nemmeno. Come non se ne parla nemmeno di estendere un qualsivoglia accordo bilaterale. De Watteville evidentemente tenta di convincere gli svizzerotti della necessità, anzi dell’ineluttabilità, dell’ ennesima calata di braghe davanti agli arroganti funzionarietti di Bruxelles: “Abbiamo tre mesi di tempo per trovare un accordo – ha dichiarato – dopodiché l’UE sarà troppo impegnata a gestire la Brexit”.

Ah, ecco. Adesso è colpa della Brexit. Perché evidentemente i balivi UE, essendo un po’ limitati, sono in grado di affrontare un solo dossier per volta. E, se sono occupati nella Brexit, non avranno più tempo per la Svizzera. Che evidentemente, secondo l’illuminata visione del capo negoziatore De Watteville, conta come una caccolicchia.

Basta fole!

Ma la vogliamo piantare di raccontare fregnacce?

  • La storiella dell’ “ineluttabilità” è la stessa panzana utilizzata dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf per svendere sciaguratamente il segreto bancario senza alcuna contropartita.
  • Per i camerieri dell’UE del Consiglio federale, qualsiasi cip in arrivo da Bruxelles è “ineluttabile”. Ma a chi pensano di darla a bere?
  • Al proposito della Brexit, ricordiamo la posizione di un’ex ministra degli esteri elvetica, assai poco sospetta di simpatie leghiste, ovvero Micheline Calmy-Rey. La quale disse che grazie alla Brexit (e magari tra un po’ ci sarà anche la Frexit?) l’UE sarà costretta, se vuole continuare ad esistere, a mediare su determinati dogmi.
  • La stessa posizione l’ha espressa l’ex vicepresidente della BNS Jean Pierre Danthine.

Il ricattino

E il De Watteville pensa ancora di venirci a propinare la fanfaluca secondo cui davanti all’onnipotente UE la Svizzera deve di nuovo abbassare le braghe ad altezza caviglia e firmare un folle accordo quadro istituzionale entro tre mesi, altrimenti….?

De Watteville, ma “daccene una fetta”! Se tu vai a Bruxelles a negoziare in ginocchio e non sei in grado di far valere la posizione della Svizzera (o non vuoi farlo!), questo non significa affatto che la capitolazione compulsiva che tanto ti piace sia ineluttabile. Non ci sarà nessun accordo quadro! Non ci sarà nessuna estensione dei Bilaterali! E nemmeno ci sarà un ulteriore pagamento di un miliardo di contributi di coesione (!)  ad un’UE che ci ricatta! Quel miliardo che invece i camerieri dell’UE Didier Burkhaltèèèèr e Johann Leider Ammann, guarda caso entrambi ministri PLR, sarebbero invece pronti a versare domani senza colpo ferire!

La Svizzera non crolla

Lo ripetiamo per l’ennesima volta. La libera circolazione non è un dogma. Se la sua fine comporta anche quella dei bilaterali, la Svizzera non cola a picco, anzi. Questo è semplicemente quel che vuole farci credere, per il proprio tornaconto, l’élite spalancatrice di frontiere. La quale non vuole ammettere che il suo disegno di globalizzazione ha fatto flop. La Svizzera esportava già prima dei bilaterali, e più di ora. Se i bilaterali cadono, si troveranno altri accordi, senza la libera circolazione delle persone. Certo, qualche intellettualino ro$$o da tre e una cicca dovrà rimangiarsi un po’ di ideologia internazionalista. E magari qualche padrone del vapore si vedrà ridurre di un po’ gli utili stratosferici. Tutto qui. De Watteville, basta! L’era della diplomazia turboeuropeista e succube di Bruxelles è finita. La tua era è finita. Vai in pensione che è meglio.

Lorenzo Quadri

 

La libera circolazione mette a rischio anche i nostri denti

Nell’UE ci sono dentisti che concludono gli studi  senza alcuna formazione pratica

 

La devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, non ha solo mandato a ramengo la nostra sicurezza, il nostro mercato del lavoro (dumping salariale e soppiantamento dei residenti con frontalieri), la nostra viabilità (interminabili colonne di veicoli con targa azzurra, naturalmente con a bordo soltanto il conducente), la qualità della nostra aria (le auto d’oltreramina non emettono essenza di eucalipto dal tubo di scappamento). Senza contare che l’immigrazione incontrollata – come diceva giustamente l’iniziativa Ecopop, troppo presto finita in dimenticatoio – esaurisce le risorse naturali e fa pure decollare i costi dell’alloggio.  E poi c’è naturalmente il lungo e scandaloso capitolo della volontaria e pianificata distruzione delle nostre radici e della nostra identità tramite il multikulti imposto col ricatto morale (i moralisti a senso unico denigrano e delegittimano i contrari etichettandoli come spregevoli razzisti e fascisti).

10% senza pratica

Ma non di soli massimi sistemi vive l’uomo (o la donna). Quindi, tornando più sul terre-à-terre, si scopre che la libera circolazione delle persone mette in pericolo anche i nostri… denti. Ed infatti da uno studio realizzato in Francia si apprende che nell’Unione europea il 10% dei dentisti conclude la formazione, e quindi comincia a lavorare, senza aver mai avuto alcuna esperienza pratica: al massimo ha guardato altri che lavoravano.

L’informazione non se l’è inventata il Mattino populista e razzista. Proviene dal sito ZWP online,  portale svizzero d’informazione per gli addetti al settore della medicina dentaria. L’articolo in questione è stato pubblicato nella seconda metà di gennaio; un gentile lettore ce l’ha segnalato.

Le prime cavie di questi dentisti UE che durante gli studi mai hanno messo mano ad una gengiva, sono dunque proprio i pazienti. Grazie alle frontiere spalancate, tali dentisti possono lavorare anche in Svizzera, perché i diplomi vengono considerati equivalenti. Vengono considerati, appunto. Però non lo sono. Ed infatti nelle università elvetiche dove si insegna medicina dentaria, la pratica ha un peso rilevante nel curricolo di studio Come è giusto che sia.

Morale (molare?) i dentisti UE avranno forse un diploma “equivalente”; ma di certo non hanno competenze equivalenti ai colleghi rossocrociati.

Nozioni semplici

L’articolo di ZWP online rincara la dose: non solo nella disunione europea parecchi futuri dentisti studiano in modo superficiale dei trattamenti complessi, ma anche le nozioni più semplici “ciurlano nel manico”: ad esempio, uno studente su tre non ha mai fissato una protesi dentaria.

Lo scenario che si presenta non è dunque dei più incoraggianti.

Studio lacunoso

Ma se la formazione in medicina dentaria nell’UE – o per lo meno in taluni paesi membri – è gravemente lacunosa, purtroppo lo è anche lo studio che ha portato alla luce la poco edificante situazione.

Qual è infatti la prima domanda che il lettore si pone davanti ad un’indagine del genere? Fuori i nomi delle Università che rilasciano lauree traballanti. O almeno delle nazioni in cui esse si trovano. Così il consumatore si sa orientare. E invece questa informazione non c’è. Manca volutamente. L’autore dello studio ha dichiarato che il suo obiettivo non è “mettere qualcuno alla berlina” ma “sensibilizzare in generale su quello che non va”.  Quando si dice l’uregiateria! Certo che serve a poco realizzare uno studio se poi, in nome del politikamente korretto, si lascia via di proposito la parte più interessante ed importante. La parte senza la quale l’utilità pubblica dell’indagine va a farsi benedire.

Autocensura politikamente korretta

Questo modo di procedere rappresenta una forma deleteria di autocensura. Non si dice come stanno le cose perché è sconveniente nell’ottica delle frontiere spalancate. Non sia mai che si rischi di nuocere al sommo ideale del “devono entrare tutti”!

Si potrebbe sapere quali dentisti hanno lauree UE da tre e una cicca. Però si preferisce chiudere gli occhi.  Per scelta. E mica vorremmo rischiare di discriminare! Le esigenze (?) del buonismo-coglionismo vengono fatte passare prima dell’integrità fisica delle persone.

Ad ogni buon conto, tanto per non sbagliare, quando si ha bisogno di un dentista basta rivolgersi a professionisti svizzeri che hanno studiato in Svizzera. Così si è sicuri di non incappare in uno di quel 10% di dentisti  UE che la bocca di un paziente l’ha vista solo in fotografia.

Lorenzo Quadri

Libera circolazione: gli Stati UE vogliono cambiare

Ma come, non era un principio granitico? Solo noi ci dobbiamo sempre sottomettere?

Ma guarda un po’. Gli svizzerotti, traditi dai loro politicanti di PLR, PPD e P$$ (più partitini di contorno), non mettono limiti alla devastante libera circolazione delle persone. Come se non bastasse, i politikamente korretti strillano quando l’autorità prende dei provvedimenti per limitare l’immigrazione nello Stato sociale, che costa paccate di milioni al contribuente. Ad esempio quando il Cantone non rinnova il permesso B a dei dimoranti in assistenza. Perché “devono entrare tutti”; e ovviamente “devono” anche potersi mettere tutti a carico della collettività ticinese, “razzista e xenofoba”.

Mentre gli svizzerotti si “aprono” e si “conformano”, a Bruxelles ci si accorge che esiste il turismo sociale. E si decide di ridurlo. Al proposito, sul tavolo degli eurofunzionarietti ci sono alcune proposte – spiegate nei giorni scorsi in un articolo pubblicato sul TagesAnzeiger – che toccheranno anche noi, in virtù della devastante libera circolazione delle persone. E ci toccheranno non necessariamente in senso positivo (ammesso che diventino realtà).

Accesso all’AD

Una prima questione sollevata è quella relativa all’accesso alle prestazioni di disoccupazione.

Come noto, attualmente il cittadino UE che si trasferisce in Svizzera perché ha un lavoro (e su questa base ottiene un permesso B), se il giorno dopo l’arrivo perde l’impiego può gioiosamente mettersi a carico della disoccupazione elvetica. Basta che “dimostri” di aver lavorato in uno Stato UE per  un tempo sufficiente ad aprire un termine quadro da noi. Una regola che ha dato il via al festival degli abusi: sono infatti stati scoperti dei giri di assunzioni farlocche che servivano a far arrivare in Svizzera cittadini comunitari per poi permettere a questi ultimi di farsi mantenere dalla disoccupazione prima, e dell’assistenza poi.

Naturalmente, prima della votazione sui bilaterali, i camerieri dell’UE raccontavano che gli abusi di cui sopra erano delle ipotesi puramente teoriche, che nella realtà non si sarebbero verificati, e blablabla. Ed infatti si tratta di ipotesi così fantasiose ed irrealistiche che perfino i trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles hanno sentito la necessità di intervenire. Sicché adesso si propone che, a chi non ha lavorato nel paese ospite per almeno tre mesi, le prestazioni di disoccupazione le debba pagare lo Stato dove lavorava prima. Non che sia chissà che stravolgimento; ma è comunque un segnale.

Disoccupazione dei frontalieri

La seconda proposta costituisce l’ennesima sberla al nostro sempre meno ridente Cantone, poiché riguarda le prestazioni di disoccupazione dei frontalieri: attualmente le paga il Paese di residenza, in futuro le dovrebbe pagare quello dove il frontaliere disoccupato lavorava. Ciò significa: per la Svizzera un importante onere finanziario, e per il Ticino un peso amministrativo in più mica da ridere. E nümm a pagum, sempre grazie alla fallimentare libera circolazione delle persone! Non basta farsi invadere dai frontalieri: in futuro dovremo pure pagargli la disoccupazione. Ovviamente i frontalieri disoccupati si iscriverebbero tutti agli URC, così da poter beneficiare delle misuricchie decise a Berna dalla partitocrazia sguattera dell’UE nell’ambito della sepoltura del 9 febbraio (altro che “preferenza indigena”!).

Esportare i senza lavoro

Non è finita: gli eurofunzionarietti vogliono favorire l’esportazione di disoccupati. I cittadini UE oggi possono cercare lavoro per tre mesi in un altro paese comunitario, a carico della disoccupazione dello Stato di residenza. Questo periodo potrebbe essere prolungato di ulteriori tre mesi. Un aiuto agli Stati con la disoccupazione alle stelle, ad esempio la vicina Penisola, nello sbolognare altrove i propri senza lavoro. Poiché anche questi cercatori d’impiego in arrivo dall’UE si possono iscrivere ai nostri URC, pure loro beneficeranno delle misuricchie decise dalla partitocrazia nell’ambito dell’affossamento del 9 febbraio per agevolare (?) gli iscritti agli uffici regionali di collocamento.

Sicché, Ticino sempre più “valvola di sfogo” per la crisi occupazionale italiana (e poi hanno il coraggio di parlare di “preferenza indigena light”? Preferenza indigena una cippa!).Grazie, partiti $torici!

Assegni per i figli

Non si vuole invece cambiare nulla in materia di assegni per i figli, che continueranno a venire versati secondo gli standard del paese dove si svolge l’attività lucrativa, anche se i figli risiedono all’estero. Attualmente, ad esempio, i frontalieri ricevono gli assegni per figli come i lavoratori ticinesi; malgrado la prole viva in Italia – con la differenza di costo della vita che ciò implica. Ancora una volta, dunque, i frontalieri sono indebitamente avvantaggiati rispetto ai residenti, e anche rispetto ai loro connazionali che lavorano in Italia. Gli assegni familiari ci sono anche nel Belpaese, ma per un ammontare decisamente inferiore.

Quando fa comodo…

Come si vede, quando fa comodo a taluni Stati membri UE le regole che reggono la devastante libera circolazione delle persone si modificano eccome. E le soluzioni creative si trovano (senza voler esprimere giudizi di valore su quanto proposto). Solo gli svizzerotti si ostinano a fare i primi della classe; a sottomettersi sempre e comunque, con infallibile ed incoercibile istinto tafazziano.

Lorenzo Quadri

Dall’Italia un’altra asfaltatura per la casta europeista

Il referendum del parolaio Renzi è stato sotterrato: i “populisti” vincono di nuovo

Il premier italiano non eletto Matteo Renzi è stato asfaltato dai suoi concittadini. Renzi è il parolaio che, tra l’altro, ha tentato di attribuirsi il merito della realizzazione del tunnel di base AlpTransit Gottardo; quando la vicina Penisola non fa nemmeno la sua parte nella Stabio-Arcisate (credere alle promesse di inaugurazione per la fine dell’anno prossimo è come credere a Gesù bambino, soprattutto nella situazione attuale).

Contro il premier non eletto

Il voto sul referendum italiano, come è stato detto, è stato un voto sia contro la riforma che contro il premier non eletto. Il quale pensava di servirsene, in caso di riuscita, per pompare ulteriormente il proprio ego. Ma gli è andata buca. Del resto, dopo tre anni di riforme promesse e non fatte, il venditore di aspirapolveri fiorentino non poteva mica pensare di poter andare avanti in eterno affidandosi solo alla “lapa”.

Cerchio magico?

Almeno dall’esterno, pare particolarmente incauta la scelta renziana di vincolare il proprio futuro politico ad una riforma istituzionale che un professore universitario ha definito “scritta con i piedi”.

Se la riforma fosse effettivamente “scritta con i piedi” non sappiamo dire. Di certo l’idea della “de facto” rottamazione – per usare un termine caro al premier dimissionario –  delle regioni per accentrare ancora più potere a Roma (ladrona) appare alquanto balzana. E soprattutto appare “antistorica”. A parte che talune regioni funzionano incommensurabilmente meglio del governo centrale (vabbè, non ci vuole molto), il futuro è delle autonomie regionali. E questo vale ovunque. Lo dimostrano le continue vittorie dei movimenti regionalisti. Che proprio il sedicente premier “modernista” – ma in realtà esponente della casta più ammuffita e retrograda – abbia tentato di contrastare questa evoluzione è incomprensibile. A meno che il buon Renzi vivesse attorniato da un cerchio magico che ne alimentava il delirio di onnipotenza.

Casta di nuovo asfaltata

Ma il dato più significativo (per noi) è che, ancora una volta, l’ennesima, la casta europeista è stata asfaltata – letteralmente asfaltata, visto che i No hanno vinto con ben il 70% – dai cittadini. Non a caso i funzionarietti di Bruxelles dopo il voto italiano sono andati in panico. Dopo la Brexit, dopo l’elezione di Trump, con la crescita a razzo del Front National in Francia e dell’AfD in Germania, ci sono tutti i segnali di un effetto a valanga dei “populisti”. E in questo trend le elezioni presidenziali austriache, che hanno incoronato un verde, non sono che un incidente di percorso; l’eccezione che conferma la regola. Non forniscono alla casta alcun motivo di esultanza.

Ovviamente  la stampa di regime si è affrettata a negare che abbiano vinto i “populisti”.  Certo che no, e allora chi avrebbe vinto? Il Gigi di Viganello? Nessuno però ha potuto negare che la casta europeista abbia perso. La fallita Unione europea è sempre più vicina alla catastrofe. Il dramma è che gli unici a continuare a genuflettersi davanti all’UE sono i camerieri bernesi di Bruxelles.

Vantaggi per il Ticino

La caduta del governo Renzi ha degli aspetti positivi molto concreti anche per il Ticino, e segnatamente per la nostra piazza finanziaria. L’instabilità politica della vicina Penisola ne alimenta la crisi bancaria. Questo vuol dire che ci saranno cittadini italiani che torneranno a depositare i loro soldi, dichiarati, nelle banche ticinesi. Occorre evidentemente lavorare in questo senso. Senza farsi problemi particolari nell’avvantaggiarsi delle “disgrazie” politiche del Belpaese. Perché i vicini a sud, quando si è trattato di attaccare la piazza finanziaria ticinese, non si sono  mai tirati indietro. Anzi. E questo malgrado almeno 200mila italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) mangino grazie al Ticino. Senza dimenticare che l’Italia da oltre 40 anni incassa – e continui ad incassarlo tuttora! – il pizzo per accettare il segreto bancario, sottoforma di ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Ma, pur intascando il pizzo, ha iscritto il nostro paese su liste nere illegali.

Per la piazza finanziaria ticinese la caduta del governo del parolaio Renzi è un’occasione che va sfruttata fino in fondo.

 

Indulgenti con la Turchia, ma contro la Svizzera strillano

La scandalosa ipocrisia degli eurobalivi che ci ricattano per le nostre votazioni

 

L’europarlamento ha deciso giovedì di “sospendere temporaneamente” i negoziati d’adesione della Turchia alla (fallita) UE. Motivo sarebbero le “misure repressive sproporzionate” adottate dopo il tentato golpe di luglio dal governo Erdogan, ormai ben avviato sulla strada dell’autocrazia. Nella risoluzione votata a larga maggioranza, gli eurodeputati dichiarano che la Turchia deve tuttavia restare “ancorata” all’Unione europea, per “l’importanza strategica” delle relazioni. Si impegnano a rivedere la loro posizione se saranno revocate le misure repressive.

Spose-bambine

Ohibò, a quanto pare il recente disegno di legge, poi revocato dal governo, sulle “spose  bambine” non ha avuto un peso particolare nella decisione di Bruxelles.

Come noto da Ankara era uscita una proposta di legge per regolamentare  l’abuso sessuale su ragazze  minorenni tramite “nozze riparatrici”. Un’aberrazione che ricorda il “pretium stuprii” medievale e che è stata concepita, ma guarda un po’, per  “venire incontro alla sensibilità islamica”. Il governo ha poi fatto retromarcia visto il vespaio suscitato,  ma ormai  la frittata era fatta.

Finanziatori di moschee

A quanto pare a Bruxelles non si è neppure parlato del fatto che nell’Europa occidentale, ed anche in Svizzera, il governo turco è tra i finanziatori stranieri di moschee ed “associazioni culturali” musulmane che diffondono l’islam politico ed intollerante. La situazione  è stato denunciata anche dalla premiata attivista dei diritti umani Saïda Keller Messahli. Per questo motivo chi scrive ha chiesto, tramite mozione, di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Ma naturalmente il Consiglio federale non ne vuole sapere di intervenire, ma quando mai: bisogna essere aperti e multikulti!

Adesione “sospesa”

Qui siamo davanti dunque ad un paese, la Turchia, che vira verso l’integralismo islamico e che lo finanzia nei paesi esteri. Ma per gli eurofalliti va tutto bene, o quasi. Mica si dice che questa Turchia non ha nulla di europeo e quindi non può essere candidata all’adesione all’UE. Si sospende la procedura solo temporaneamente. Come quando a scuola il bambino dispettoso viene mandato per 5 minuti fuori dalla porta. Legalizzazione dell’aberrante pratica delle spose bambine, diffusione dell’estremismo islamico? Non c’è problema! Ci mettiamo le fettone di salame sugli occhi!

Nei confronti di altri…

Nei confronti di altri paesi, gli eurofalliti sono stati assai meno disponibili. Contro l’Ungheria, che ha costruito MURI sul confine per difendere non solo le proprie frontiere, ma quelle di tutto lo spazio Schengen (di cui la Svizzera purtroppo fa parte), a Bruxelles si sono messi a strillare come aquile.

E gli eurobalivi che non si lasciano turbare più di tanto dal progetto di “regolarizzare” le spose bambine, hanno inveito istericamente contro il voto democratico del 9 febbraio. Sono arrivati pure alle minacce ed agli squallidi ricatti nei confronti degli svizzerotti “razzisti e xenofobi”. Ed è inutile dire che dalle fila dei camerieri dell’UE di stanza a Berna non è certo arrivato quel bel “Vaffa” che sarebbe stato l’unica risposta possibile ad un simile atteggiamento.

Braghe calate sui visti

E non solo, ma Bruxelles ha calato le braghe con la Turchia anche sulla questione dei visti agevolati ai cittadini turchi per lo spazio Schengen – malgrado i requisiti per simili agevolazioni non fossero nemmeno lontanamente adempiuti.  Questo dopo che Ankara aveva minacciato, in caso contrario, di lasciar passare tutti i migranti economici diretti ad ovest. Visto che anche la Svizzera fa parte dello spazio Schengen, le capitolazioni di Bruxelles sui visti ai turchi toccano direttamente anche noi.

Anche la Svizzera…

Avanti così, la Turchia anche se sospesa (per quanto?) rimane candidata  all’adesione alla fallita UE dove si tollera il sostegno attivo all’islam politico contrario ai valori europei.

Intanto secondo i kompagnuzzi anche la Svizzera dovrebbe aderire all’Unione europea (figura nel loro programma). Magari a manina proprio con la Turchia? Non sarebbe poi così strano, dal momento che il P$$ promuove l’islamizzazione della Svizzera. Vorrebbe infatti riconoscere l’islam come religione ufficiale.

Lorenzo Quadri

“Frontalieri in diminuzione”: una presa per i fondelli!

I permessi G continuano ad aumentare nel terziario, dove soppiantano i ticinesi

 

La “Disinformazjia” pro-libera circolazione delle persone colpisce ancora! Adesso la stampa di regime vorrebbe farci credere che i frontalieri in Ticino sarebbero in diminuzione, per cui “l’è tüt a posct”, non c’è alcuna invasione, sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Gli “zero virgola”

A dare il là alla nuova ondata di fetecchiate all’insegna del “non esiste alcun problema sul mercato del lavoro ticinese” è la statistica sui frontalieri fornita nei giorni da scorsi da Berna, dalla quale risulterebbe che in Ticino i frontalieri sarebbero diminuiti dello 0,6% nel terzo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015!

Accipicchia: certo che con gli “zero virgola” per cento si fanno le trasformazioni epocali! Solo che, ma tu guarda i casi della vita, rispetto al trimestre precedente, quindi al giugno 2016, i frontalieri sono invece aumentati dello 0.1%. Dunque ci si accorge subito che non c’è alcuna tendenza alla diminuzione.

Un paio di precisazioni

La Disinformazjia di regime, è chiaro, pensa che i ticinesi siano tutti gnucchi e che non si accorgano delle panzane che vengono loro propinate. E’ quindi opportuno precisare un paio di cosette.

Punto primo: in questo sempre meno ridente Cantone ci ritroviamo con oltre 62’200 frontalieri. Che sono quasi un terzo (!) della forza lavoro (quando la media svizzera naviga attorno al 6%). Cosa volete che cambi a tale situazione una decina di frontalieri in meno? Un bel niente, è chiaro. Un pugno di frontalieri in meno su oltre 62’200 non sono nemmeno una notizia! Altro che titoloni di prima pagina sulla stampa di regime!

Punto secondo: guardare il numero totale dei frontalieri è come guardare il gettito complessivo del Cantone e da esso dedurre che stiamo tutti da Pascià (vero Corriere del Ticino?). Bisogna invece andare a vedere in quali settori il numero di frontalieri è sceso, seppur in modo assolutamente irrisorio. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, il calo è avvenuto nel settore secondario. E non è la prima volta. Pure in occasione dell’ultima micro-diminuzione – naturalmente anch’essa ipocritamente strombazzata con titoloni cubitali – è stato così. Nel settore terziario, invece, i frontalieri sono aumentati. Altro che diminuzione, altro che retromarcia!

Sempre più soppiantamento

Dalle ultime statistiche bernesi emerge che il numero di frontalieri nel terziario presenti nel nostro Cantone nell’ultimo anno è aumentato di 430 unità, passando da 37’912 a 38’335. Negli ultimi dieci anni i frontalieri nel terziario sono aumentati di 20mila unità, a seguito della devastante libera circolazione delle persone. La crescita continua.

Questo cosa vuol dire? Elementare, Watson: vuol dire che i frontalieri diminuiscono in quei settori – edilizia e industria – dove sono tradizionalmente presenti, anche da prima della libera circolazione delle persone, perché effettivamente colmano una lacuna; diminuiscono non perché rimpiazzati da ticinesi, ma perché i settori economici in questione arretrano e quindi impiegano meno personale.

Per contro i frontalieri aumentano, e continuano ad aumentare, nel settore del terziario. Ossia proprio dove, a seguito della devastante libera circolazione delle persone senza limiti, vanno a sostituire i ticinesi, provocando soppiantamento e dumping salariale. Sicché questi deleteri fenomeni non sono affatto in diminuzione, ma proprio il contrario!

Un bidone

Le statistiche sui frontalieri che si vorrebbero utilizzare, naturalmente corredate da titoli fuorvianti sul presunto “calo” (nella speranza che i lettori si fermino al titolo), per far credere ai ticinesotti che in regime di libera circolazione delle persone “tout va bien, Madame la Marquise”, sono un bidone: grattando appena un po’ sotto la superficie raccontano una storia tutta diversa. Nuovo  autogoal degli spalancatori di frontiere!  Ed anche ennesima dimostrazione che “Prima i nostri” – e quindi la preferenza indigena – deve diventare realtà, e in tempi brevissimi.

E i permessi B?

E c’è anche un altro aspetto da considerare. Le statistiche sui frontalieri non tengono conto dei finti frontalieri, ossia dei permessi B farlocchi, con domicili fasulli presso terze persone (emblematico ad esempio il caso di un direttore di scuola media che in Ticino risultava “convivere” con un collega, mentre moglie e figli abitavano oltreconfine).  Questo trucco è utilizzato spesso e volentieri nella piazza bancaria per abbellire le statistiche dei dipendenti frontalieri.

E neppure si può fare astrazione dall’evoluzione del numero dei permessi B. Anche ammettendo che si tratti di dimoranti veri e non farlocchi (vedi sopra) si tratta sempre di immigrazione fuori controllo ed in esubero.

Morale della favola: fermare l’assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese diventa sempre più urgente, e a darne ulteriore conferma sono proprio le cifre e le statistiche di chi invece vorrebbe farci credere il contrario.

Lorenzo Quadri