I furboni “si preoccupano”… ma continuano a ronfare!

Terrorismo islamico: il rapporto del Consiglio federale è l’ennesima presa per i fondelli

Intanto dalle colonne del quotidiano italiano Libero, Magdi Allam ammonisce: “L’Europa deve mettere fuori legge l’islam”

Davanti a queste notizie, non si sa bene se ridere o piangere!

Nel primo rapporto annuale, di recente redatto in ossequio alla Legge sulle attività informative, i camerieri dell’UE in Consiglio federale esprimono preoccupazione per l’accresciuta minaccia rappresentata dal terrorismo islamico. Ma va? Peccato che, oltre ad esprimere preoccupazione pelosa, lor$ignori non facciano assolutamente un tubo per scongiurare l’ “accresciuta minaccia”. Perché sia chiaro, e non ci stancheremo di ripeterlo: la direttiva disarmista dell’UE, su cui voteremo il prossimo 19 maggio (tutti a votare NO) è perfettamente inutile nella lotta al terrorismo islamico (ed alla delinquenza in generale). L’obiettivo è infatti quello di disarmare i cittadini onesti. Sono questi i “nemici” che la fallita UE combatte. E il triciclo PLR-PPD-P$$ si accoda servile, giustificando l’ulteriore, indegna calata di braghe con la monumentale BALLA che un njet popolare al Diktat di Bruxelles comporterebbe l’espulsione della Svizzera da Schengen. Operazione in cui Bruxelles non avrebbe il benché minimo interesse.

Alcuni esempi

Oltre dunque a disarmare i cittadini onesti con il pretesto farlocco della lotta al terrorismo, il governicchio federale non fa assolutamente un tubo per combattere l’estremismo islamico violento di cui però denuncia la crescita.

Infatti:

  • Assistenza facile. L’accoglienza e le rendite assistenziali facili a migranti economici, compresi i seguaci dell’Isis, prosegue. Malgrado l’ammonimento degli esperti internazionali sul pericolo che un simile atteggiamento buonista-coglionista comporta. Ci sono pochi Paesi al mondo in cui un finto rifugiato islamista può installarsi ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale con la stessa facilità con cui questo accade in Svizzera. Risultato: simili raccomandabili personaggi vengono mantenuti con soldi pubblici. E, non lavorando, hanno a disposizione tutto il proprio tempo per dedicarsi alla radicalizzazione e ad altre attività delittuose.
  • Finanziamenti esteri alle moschee.Il governicchio federale e la partitocrazia multikulti rifiutano istericamente di proibirli. Eppure è ormai dimostrato in tutte le salse che centinaia di milioni di dollari partono dai Paesi arabi per approdare in Europa a foraggiare moschee e centri culturali islamici con l’obiettivo di radicalizzare. Accade anche in Svizzera. Anche in Ticino. Anche a Lugano. Davanti ad un simile scempio – che ormai nessuno può più credibilmente negare – cianciare che “sa po’ fa nagott” perché “non bisogna discriminare” è un atteggiamento di rara idiozia. Eppure la maggioranza politica fa proprio questo. E’ possibile essere più autolesionisti di così?
  • Rifiuto di espellere i terroristi islamicise questi sono in pericolo nel loro paese. Il mondo che gira al contrario. Per difendere l’incolumità di terroristi condannati si mette in pericolo quella di centinaia di cittadini onesti. La strage di Pasqua in Sri Lanka ha ben dimostrato di cosa sono capaci i macellai dell’Isis.
  • Jihadisti che tornano in Svizzera. Trattasi principalmente di beneficiari di naturalizzazioni facili (grazie, triciclo PLR-PPD-P$$!) che sono partiti per combattere la “guerra santa” e che, in quanto cittadini elvetici (di carta) potrebbero rientrare nel nostro Paese. Ma col piffero: questa gente non deve più mettere piede all’interno dei confini nazionali!

Negare l’evidenza

Se ci si rifiuta di accettare che il problema è l’islam, è evidente che non si va da nessuna parte. Se la partitocrazia imbesuita dal multikulti si ostina, per ideoleogia o per ottusità o per entrambe le cose, a considerare l’islam come una “normale” religione, compatibile con la nostra società, il disastro è dietro l’angolo. In una recente intervista al quotidiano italiano Libero, il giornalista, saggista e politico Magdi Allam – che non è proprio l’ultimo bambela arrivato, e che quando si esprime sul Corano sa di cosa parla – ha dichiarato quanto segue: Il vero pericolo è l’ occupazione capillare che l’ islam sta facendo del nostro territorio attraverso la proliferazione di moschee, scuole e centri di assistenza islamici finanziati da Paesi che sono nostri nemici. Per questo dico che l’ Europa dovrebbe opporsi a tutto questo e mettere fuori legge l’ islam, invece lo legittimiamo, dandogli valore al pari del cristianesimo e dell’ ebraismo. Ci siamo addirittura inventati il concetto di islamofobia, attraverso il quale si è introdotto il divieto assoluto di criticare e condannare l’ islam (…).C’ è una strategia in atto per sanzionare ogni critica all’ islam. Siamo masochisti: sul Papa e sui cristiani si può dire qualsiasi cosa, perché rientra nella libertà d’ espressione, sul Corano invece non è ammesso nulla”.

Più chiaro di così…

E invece, cosa blaterano in coro alle nostre latitudini i politichetti del triciclo, gli intellettualini da tre e una cicca e la stampa di regime? “Non bisogna discriminare!”.

Non sanno nemmeno, i tapini, che discriminare significa trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma qui sta il punto. L’islam non è per nulla “uguale” al cristianesimo, o all’ebraismo. Di conseguenza, un trattamento diverso è non solo giustificato, ma doveroso. E lo è proprio nell’ottica della non discriminazione.

Produrre rapporti ufficiali in cui si esprime preoccupazione per il terrorismo islamico, ma poi rifiutarsi scientemente di combatterlo, è una clamorosa presa per i fondelli.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Le élite vincono contro il popolo: vedremo per quanto

Francia: l’ammucchiata anti-Le Pen fa eleggere il burattino dell’establishment

 

Emmanuel Macron è quindi il nuovo presidente francese.

Un risultato che, purtroppo, non era difficile da prevedere, vista la scontata ammucchiata anti Le Pen orchestrata dal cosiddetto “establishment”. Poteri forti, partitocrazia, stampa di regime, élite spalancatrici di frontiere, intellettualini e compagnia cantante hanno spalato tutta la palta possibile sulla candidata del FN, dipinta come una calamità nazionale e ritrovatasi sola contro tutti. Si potrebbe dire che anche la Brexit e Trump hanno “beneficiato” dello stesso trattamento, però hanno vinto lo stesso. Ma evidentemente la Francia non è né la Gran Bretagna, né gli Stati uniti. Vedremo se, quando si troveranno subissati da migranti, con le periferie interamente fuori controllo e con i terroristi islamici a tenere in scacco il Paese, i francesi saranno ancora così convinti della scelta (o piuttosto: della non scelta) fatta. Già, i francesi… ma quanti ce ne sono poi ancora in Francia, visto il regime di naturalizzazioni di massa vigente nel paese?

“Grappino” Juncker brinda

A Bruxelles il presidente della Commissione europea con il tasso alcolemico costantemente sopra i limiti consentiti può per il momento festeggiare con ulteriori abbondanti brindisi. Prosit!
Spiace, ovviamente, che sia andata a finire così: sia per le posizioni politiche che Marine Le Pen rappresenta, sia perché una bella, nuova e probabilmente definitiva legnata alla fallita UE sarebbe stata una manna per la Svizzera. La Francia non se l’è purtroppo sentita di fare il grande passo; non serve il mago Otelma per prevedere che avrà modo di rimpiangerlo.
Ovviamente dalle nostre parti NON dobbiamo seguire l’esempio: avanti con l’iniziativa contro la libera circolazione! Avanti con la Swissexit! Avanti con la preferenza indigena!

Lo slinguazzatore svizzero

Su Macron – al di là del sostegno corale non per quello che è, ma solo in funzione “contro Le Pen” – il massimo che i commentatori riescono per ora a produrre sono considerazioni sciocche sull’età della moglie. Forse perché c’è poco altro da dire. Il nuovo presidente, come ha scritto qualche commentatore, è nient’altro che un “prodotto in vitro della classe dominante”.

E naturalmente, come da copione, il cameriere dell’UE targato PLR Didier Burkhaltèèèr è subito corso a slinguazzare senza ritegno il burattino dell’ “establishment” e degli spalancatori di frontiere Macron.
La moribonda UE e il sottobosco che la tiene artificialmente in vita per i propri interessi di bottega – che nulla hanno a che vedere con quelli del popolo – ha segnato un punto a proprio favore piazzando all’Eliseo il proprio soldatino. E naturalmente l’euroturbo Burkhaltèèèèr, quello che vorrebbe farci sottoscrivere lo scellerato accordo quadro istituzionale e versare senza un cip il miliardo di coesione all’UE, e pure tutti i futuri tributi che gli eurobalivi verranno a chiedere alla Svizzera ormai ridotta a loro colonia, applaude in goduriosa estasi a questo successo degli eurocrati di Bruxelles.
Questo signore non ha capito, o fa finta di non capire, che ogni ringalluzzimento degli eurobalivi non fa che dare più forza ai loro ricatti nei confronti della Svizzera. Ciò che – per citare il Didier – è di “buon augurio” per l’UE, non lo è affatto per la Svizzera!

Cambiare la definizione?

Il capo del DFAE all’ indomani dell’elezione di Trump non perse tempo a pappagallare le parole di spregio (uhhh, che pagüüüraaa!) preconfezionate dalle élite multikulti e politikamente korrette nei confronti dell’odiato “populista”. Adesso, con la medesima invidiabile tempistica (che invece è del tutto assente su altre questioni), si lancia in profferte quasi amorose all’indirizzo del nuovo inquilino dell’Eliseo, salvatore degli eurofunzionarietti. Forse è il caso di pensare seriamente a cambiare il titolo del PLR Burkhaltèèèr da ministro svizzero degli esteri a ministro della svendita della Svizzera all’estero. Almeno così la sua posizione sarebbe un po’ più chiara. Comunque, visto il già citato regime di naturalizzazioni facili vigente in Francia, magari in magazzino un bel passaportino comunitario per il fido Didier ce l’hanno ancora…

Lorenzo Quadri