Lugano non si fa ricattare dai sedicenti “autogestiti

L’annunciata manifestazione dei molinari non se la filerà nessuno. E, se del caso…

 

Uhhh, che pagüüüraaa! I sedicenti autogestiti, in futuro – purtroppo mancano ancora anni – dovranno finalmente sloggiare dall’ex Macello. La struttura, occupata abusivamente, va restituita ai legittimi proprietari, ovvero ai cittadini luganesi. Il Municipio ha presentato, ed il Consiglio comunale ha approvato, il Messaggio per la riqualifica del sedime, che comporta investimenti per oltre 26 milioni di Fr. Ed è evidente che non si spendono 26 milioni per avere ancora gli autogestiti tra i piedi. Come detto più volte, se costoro vogliono una sede, se la andranno a cercare sul mercato immobiliare e pagheranno un affitto, come tutti i comuni mortali. E soprattutto, non sta scritto da nessuna parte che i molinari debbano restare a Lugano. Gli autogestiti però non ci stanno, e fanno la voce grossa. E quindi annunciano, con i consueti toni farneticanti (frutto del consumo di qualche sostanza?) che il 14 di settembre okkuperanno la città di Lugano, anzi “se la riprenderanno”. E giù il solito pistolotto su “padroni, razzisti, sessisti, imprenditori della paura”, e via andando!

“Riprendersi”?

Ohibò, ma questi molinari chi si credono di essere? Prima di tutto non si “riprendono” un bel niente, perché la città non è mai stata “loro” né mai lo sarà (e tra l’altro: quanti dei sedicenti autogestiti risiedono in realtà nel Belpaese?). Sono i cittadini di Lugano che si riprenderanno l’ex macello occupato abusivamente da quasi due decenni.
Ci pare inoltre di ricordare che ad inizio anni Novanta, quando la Lega manifestò a Melide per difendere i diritti dei cittadini ticinesi – mentre i Molinari manifestano, o minacciano di farlo, perché pretendono di farsi i propri comodi in spazi pubblici alla faccia delle regole che valgono per tutti gli altri – arrivarono da Zurigo le teste di cuoio in tenuta antisommossa. Qualcuno si prese anche un sacco di botte. E quindi, se il 14 settembre dovessero esserci disordini…

Oppure contro i leghisti ci si mobilita in assetto di guerra, mentre con i $inistrati si usa il guanto di velluto?

Hanno fatto male i conti

Comunque, se questi sedicenti autogestiti immaginano che la popolazione di Lugano solidarizzerà con loro, forse hanno fatto male i conti. Perché la stragrande maggioranza dei luganesi ne ha piene le scuffie di questi abusivi che possono occupare gratis spazi pubblici ed impiparsene delle regole che valgono per tutti. Fanno eccezione i $inistrati che, come noto, difendono i privilegi dei molinari. Ma come: il motto della sezione P$ di Lugano non era un sentenzioso “Per tutti, senza privilegi”? Invece i privilegi degli amici dello CSOA che strillano al razzismo e si riempiono la bocca con le frontiere spalancate vanno bene? Ah già, ma sono “dei loro”…

 Attendiamo le cifre

Si attende sempre di sapere quanto sono costati al solito sfigato contribuente luganese 17 anni di autogestione. Compresi i dispositivi di sicurezza per manifestazioni non autorizzate organizzate dai molinari tanto per rompere i santissimi, gli innumerevoli interventi di polizia all’ex macello, la riparazione dei vandalismi commessi dai signori dello CSOA, eccetera.
Questi sedicenti autogestiti si sciacquano la bocca con concetti quali democrazia, tolleranza, partecipazione; poi fanno proprio il contrario e pretendono di imporsi con minacce e ricatti, e insultano tutti quelli che non ci stanno a piegarsi alla loro cafonaggine ed intolleranza. Ma föö di ball una volta per tutte!

Lorenzo Quadri

 

Ristorni: grazie triciclo! Giù le braghe ancora una volta!

Il microblocco di 3.8 milioni è una misura del tutto irrisoria: nessuno ha fatto un piega

Come ci si poteva ampiamente attendere, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ anche quest’anno il governicchio cantonale ha versato giulivo i ristorni dei frontalieri.  Il cambiamento di cavallo in casa uregiatta non ha portato alcun risultato (non che ci si attendesse alcunché, ma la speranza è l’ultima a morire: adesso è defunta).

Giù le braghe ad altezza caviglia, e non per il caldo!

Nemmeno gli italici si capacitano

Il tesoretto che ogni anno varca la ramina “come se niente fudesse” ha ormai superato quota 84 milioni di franchetti. Il bello è che perfino i vicini a sud non si capacitano del fatto che, date le circostanze, i ticinesotti continuino a pagare. Ringraziare il triciclo!

Nei giorni precedenti la decisione sui ristorni, sulla stampa del Belpaese era stato paventato che il Ticino, stufo di farsi prendere per i fondelli, perdesse la pazienza e si servisse dell’unica arma che ha a disposizione. Ovvero il blocco dei ristorni. Invece, nulla, se non il miniblocco per i debiti di Campione (3.8 milioni): una misura talmente irrisoria da venire votata all’unanimità, e che è stata subito benedetta anche dalle autorità lombarde. Anche perché intanto l’erogazione di servizi all’enclave “per solidarietà” (gratis et amore dei)continua, sicché il debito cresce. Come mai questa “solidarietà” le nostre istituzioni la manifestano solo all’estero, mentre ai ticinesi in difficoltà si risponde che devono tirare la cinghia?

Disoccupati di Campione

Tanto per gradire, ricordiamo pure che i disoccupati di Campione residenti in Ticino (due terzi con permesso B) non solo beneficiano della rendita di disoccupazione elvetica malgrado non abbiano mai versato i contributi (ciò a seguito dell’ennesimo accordo internazionale del piffero); ma in disoccupazione guadagnano più di quando lavoravano! Miracoli della composizione degli stipendi dei dipendenti dell’enclave e dei diversi trattamenti fiscali…

Si leccano le dita

Al di là della ramina, dunque, davanti al microblocco su Campione non fanno una piega. Sono troppo occupati a leccarsi le dita per il versamento degli oltre 80 milioni restanti. E a ridersela a bocca larga degli svizzerotti fessi che continuano a pagare.  In effetti, hanno ragione a ridere. A parti invertite, l’Italia avrebbe sigillato i rubinetti da anni!

Visto che la figura da bischeri rimediata pagando anche quest’anno non era ancora sufficiente, il direttore del DFE Christian Vitta (PLR) ha pensato bene di rincarare la dose correndo a spiegare pubblicamente (come se ce ne fosse bisogno) che il miniblocco di 3.8 milioni è legato soltanto alla situazione debitoria di Campione, non è in alcun modo una reazione al fatto che il Belpaese ci prende per il lato B da anni, anzi, a noi farci menare per il naso piace da matti!

Nessun problema, signor Consigliere di Stato: che la maggioranza PLR-PPD-P$$, telecomandata dai rispettivi partiti nazionali, sia incapace di qualsiasi tipo di reazione è chiaro a tutti da un pezzo. Da entrambi i lati della ramina.

Questioni in ballo

E’ forse il caso di ricordare che con la vicina Repubblica non abbiamo in ballo solo l’accordo sui frontalieri, ma anche altre questioncelle: ad esempio l’inserimento del nostro Paese in liste grigie illegali,  l’accesso degli operatori svizzeri ai mercati finanziari italici, le opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero non realizzate, gli strilli contro la chiusura notturna dei valichi secondari, mentre la famosa “road map” (?) è finita da tempo ad intasare lo sciacquone del water. Gli svizzerotti hanno calato le braghe in tempo di record sul segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria, grazie alla catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed alla partitocrazia PLR-PPD-P$$ che l’ha appoggiata. Ne è seguita un’ecatombe occupazionale ed economica per il Ticino. Dai $indakati, ovviamente, nemmeno un cip. Niente di strano, essendo questi ultimi sempre più collusi con i partiti di riferimento, oltre che farciti di politicanti-sindacalisti: e quindi la missione diventa reggere la coda alle politiche di detti partiti. I quali sono, ma guarda un po’, i reggicoda dello smantellamento della piazza finanziaria ticinese.

Il Belpaese intanto ha ottenuto quel che voleva da noi, e quindi ha fatto cippelimerli agli svizzerotti.

Desolante

Sentire la maggioranza del governicchio che ancora si sciacqua la bocca con la rapida ratifica dell’accordo del 2015, e per di più dopo aver pagato i ristorni, è desolante. L’ha capito anche il Gigi di Viganello che quell’accordo è morto e sepolto, perché l’Italia non lo vuole. E non è questione di Salvini o non Salvini. Nemmeno i governi precedenti lo volevano. Il ministro degli esteri italiano Moavero aveva promesso a gennaio al suo connazionale  KrankenCassis – che naturalmente se l’è  bevuta – una presa di posizione di Roma entro la primavera. Chiaramente non è arrivato nulla. E così si andrà avanti.

Il gioco dei vicini a Sud

Ed è scontato che il Belpaese non dirà esplicitamente No all’accordo, il che potrebbe in teoria dare il via libera ufficiale a misure unilaterali elvetiche (che i pavidi politicanti del triciclo mai prenderanno, ma questo è un altro discorso). L’Italia manterrà l’accordo nel limbo, imboscato in un cassetto, rimpallato da un funzionarietto all’altro: tanto basta per tener buoni quei ciula dei  rossocrociati. Se la maggioranza del Consiglio di Stato avesse voluto che accadesse qualcosa sui vari dossier aperti con la Penisola (non solo sulla fiscalità dei frontalieri) avrebbe bloccato i ristorni. Pagare significa scegliere consapevolmente di perpetrare lo stallo. Quindi fare il gioco dei vicini a sud.

Intanto il Lussemburgo, Stato fondatore dell’UE, non versa un centesimo di ristorni per i frontalieri attivi sul proprio territorio.

Lorenzo Quadri

 

Adesivo CH sulle automobili: ancora provocazioni italiche

Questa menata delle contravvenzioni deve finire. Intanto prendiamo contromisure

E ridàgli con le ripicche di bassa tacca messe in atto nel Belpaese ai danni di automobilisti elvetici a proposito del contrassegno CH sulle vetture. Un cittadino ticinese ha raccontato nei giorni scorsi al portale Ticinonews che, attraversando un comune italiano della fascia di confine senza il noto autocollante ovale, è stato apostrofato da un agente con toni arroganti (“voi svizzeri venite qui a fare i padroni e quello che mi dice mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”) e poi pure minacciato: o paga subito la multa dei 60 e rotti euro “oppure faccio sequestrare la macchina col carro attrezzi”. Uhhh, che pagüüüraaa!

La minaccia è campata in aria, visto che la sanzione è la multa, e non altro.

Accuse demenziali

Questi atteggiamenti da parte di taluni zelanti poliziotti italici non ci stanno bene. Punto primo, l’accusa rivolta ad un ticinese  di pretendere di fare “i padroni” nel Belpaese è demenziale. Non ci sono 65mila frontalieri ticinesi che entrano tutti i giorni uno per macchina nelle provincie italiane limitrofe, bensì il contrario. Non è un terzo dei posti di lavoro della Lombardia ad essere occupato da frontalieri ticinesi, bensì il contrario. Quindi, a pretendere di fare i padroni in casa d’altri non sono di certo i ticinesi in Italia, bensì i vicini a sud in Ticino.

Se i ticinesi attraversano il confine, non è di certo per portare via il lavoro agli italiani, ma semmai per fare acquisti o turismo: quindi per generare indotto.

Si tira troppo la corda

A parte questo, con ‘sta menata del contrassegno CH si sta davvero passando il segno. Le nostre targhe, come sa anche il Gigi di Viganello, contengono già la bandiera svizzera e perfino quella ticinese. La provenienza del veicolo è quindi chiarissima; chi, oltreramina, criminalizza gli automobilisti ticinesi sprovvisti dell’adesivo CH è in malafede. Lo fa solo per puntiglio. E’ vero che la Convenzione di Vienna del 1968 (!) sulla circolazione stradale prevede l’obbligo della sigla della nazione: essendo passati però oltre cinquant’anni, magari, se qualcuno si fosse degnato di spenderci qualche minuto, la Svizzera avrebbe potuto anche ottenere un adeguamento. Nel senso di un riconoscimento che le bandierine sono (almeno) altrettanto descrittive della sigla. Ma va da sé che niente è stato fatto, e niente si farà. Sollecitato al proposito da chi scrive, il Consiglio federale si è trincerato dietro il solito mantra del “sa po’ mia”.

Diritti popolari?

Intanto è addirittura stata lanciata un’iniziativa popolare per rendere le nostre targhe eurocompatibili: quindi per rottamare le bandierine ed introdurre le sigle. Ah, ecco. Adesso occorre calare le braghe perfino sulle targhe. Nemmeno sulle piccole cose si è capaci di mantenere un minimo di identità. Che pena.

Contromisure

E’ evidente che le cicliche provocazioni del Belpaese sull’adesivo CH devono incontrare delle contromisure.

Quindi, provvedimento numero uno: piazzare radar a ridosso del confine negli orari strategici per beccare frontalieri e padroncini che non rispettano i limiti.

Provvedimento numero due: multare sistematicamente le auto italiane con vecchie targhe, che non incorporano la sigla del Belpaese, e che sono sprovviste dell’autocollante “I”. Perché ce ne sono. Eccome che ce ne sono. Ma quanto scommettiamo che non hanno mai ricevuto contravvenzioni?

E soprattutto: evitare di andare a spendere soldi nel Belpaese. Così i vicini a sud saranno contenti di non vedere più targhe svizzere. Con o senza adesivi CH.

Lorenzo Quadri

 

Frontalierato e studi farlocchi: ormai è lavaggio del cervello

I soldatini dell’establishment le tentano tutte pur di puntellare la sottomissione all’UE

 

Si vede che i soldatini della casta spalancatrice di frontiere sono agitati. Lo si nota anche dal moltiplicarsi, certo non casuale, degli studi farlocchia sostegno dell’immigrazione incontrollata e dell’invasione di frontalieri. Invasione che, a sentire le fregnacce di certi intellettualini prezzolati, sarebbe addirittura “una manna dal cielo, una benedizione”.

Di certe “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) ne abbiamo piene le scuffie, ma da un pezzo!

L’ultima perla in questo senso è appunto uno studio sul frontalierato realizzato a Neuchâtel da un gruppo di professorini della locale Università, nonché dall’alta scuola di gestione di Ginevra. Si tratta di uno studio riferito, evidentemente, alla situazione nazionale.

Compiti complementari?

Secondo i grandi scienziati neocastellani, l’aumento di frontalieri non porta all’aumento della disoccupazione residente (quindi: non è vero che i frontalieri soppiantano i lavoratori svizzeri “sono solo percezioni”) arrivando addirittura a partorire la seguente bestialità: “i frontalieri ed i lavoratori locali svolgono compiti complementari”.

Certo, come no! Questo potrebbe essere vero se non ci fosse la devastante libera circolazione delle persone. O se la partitocrazia PLR-PPD-P$$ avesse applicato la preferenza indigena votata dal popolo il 9 febbraio 2014. Invece, come ben sappiamo, nel dicembre 2016 l’ha buttata del water inventandosi l’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. La quale è entrata in vigore nel luglio del 2018. Nel frattempo, è trascorso quasi un anno. E di benefici non se ne vede l’ombra. La disoccupazione (quella vera, non quella delle statistiche taroccate della SECO) è aumentata. La realtà è che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo. Del resto, non fosse stato così, mai sarebbe stata approvata dai balivi dell’UE. E non ha fatto diminuire l’immigrazione di una singola unità.

 Nel terziario

La storiella dei frontalieri complementari ai lavoratori ticinesi, i professorini di Neuchâtel la vanno a raccontare a qualcun altro. Nel giro di pochi anni in questo sfigatissimo Cantone i frontalieri attivi nel settore terziario sono quadruplicati (passando da 10mila a 40mila). E nel terziario non c’è alcuna carenza di manodopera locale e non c’è quindi affatto bisogno di importare permessi G.

Nemmeno in cartolina

E’ evidente che i contaballe che tentano di vendere il frontalierato come una manna dal cielo, il Ticino non l’hanno mai visto nemmeno in cartolina. Non hanno la più pallida idea di quello che succede, tutti i santi giorni, sul nostro mercato del lavoro. Sicché si autoerotizzano cerebralmente con statistiche farlocche, per produrre studi ancora più farlocchi. Il principio è quello del lavaggio del cervello al popolazzo. Al quale si vuole far credere che, con la devastante libera circolazione delle persone, starebbe andando tutto a meraviglia.

E’ manifesto che si tratta di bassa propaganda. Obiettivo:  puntellare la libera circolazione delle persone e le frontiere spalancate. Non sorprende di certo che questa propaganda arrivi ora. Infatti ci sono in ballo:

  • Le elezioni federali di ottobre
  • Lo sconcio accordo quadro istituzionale
  • L’iniziativa per l’abolizione della libera circolazione.

Danno al Ticino

Ben si capisce la necessità dell’establishment di fare il lavaggio del cervello al popolazzo, raccontando svergognate fandonie, onde evitare che “voti sbagliato”. Così proliferano i sondaggi farlocchi, realizzati dai soliti istituti compiacenti, secondo cui il 60% dei cittadini elvetici ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro. Ed arrivano gli studi taroccati che pretendono di venire a raccontare a chi la devastazione del mercato del lavoro ticinese causa invasione da sud la vede quotidianamente, che l’è tüt a posct, “sono solo percezioni”. Ma vaffa!

Questi studi farlocchi sul “frontalierato manna dal cielo” fanno girare le scatole ad elica perché, per reggere la coda alla casta spalancatrice di frontiere, danneggiano pesantemente il Ticino. Rendono sempre più difficile far comprendere nei gremi federali quale sia la situazione reale in questo Cantone.

Ed intanto il triciclo PLR-PPD-P$$, cameriere dell’UE, svende la Svizzera a Bruxelles per presunti – molto presunti – vantaggi economici di cui beneficeranno solo pochi borsoni. Mentre la stragrande maggioranza dei cittadini svizzeri, esautorata e marginalizzata in casa propria “grazie” ai politicanti della partitocrazia, starà sempre peggio.

Lorenzo Quadri

 

 

Avanzata sovranista: la fine dello sconcio accordo quadro

L’indecente trattato coloniale voluto dal triciclo PLR-PPD-P$$ va ora gettato nel water

Come c’era da attendersi, i partiti sovranisti hanno vinto le elezioni europee. Cosa questo cambierà in concreto nell’approccio con la Svizzera è difficile dirlo adesso. Ma è evidente che forze politiche che vogliono – a ragione – che i popoli tornino ad essere padroni in casa propria, sarebbero in difficoltà nel  pretendere, per una semplice questione di coerenza, che uno Stato terzo come la Svizzera rinunci alla sua sovranità.

I sovranisti hanno vinto le elezioni europee invocando più indipendenza e diritti popolari. Ciò che chiedono per sé, difficilmente possono  immaginare di toglierlo ad altri. La credibilità la si può perdere una volta sola.

Sovranisti in casa propria

Detto questo, è chiaro che ognuno fa il sovranista (e quindi anche il leghista) in casa propria. Di conseguenza, tra sovranisti ci si può anche trovare su fronti opposti. Ad esempio sul tema “permessi G”. La Lega italiana sostiene i frontalieri perché parecchi di loro sono suoi elettori. La Lega dei Ticinesi si oppone al frontalierato perché danneggia i ticinesi. Entrambe dicono “prima i nostri”. Solo che “i nostri” non sono gli stessi. La contrapposizione nasce dunque non  perché si hanno idee incompatibili, ma perché si parte dalle stesse posizioni.

A tal proposito, un inciso: se il famigerato accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e sepolto, non è certo “colpa” della Lega di Salvini. La realtà è che nessun governo italico di nessun colore ha mai voluto questo accordo. Solo i burocrati bernesi, svelti come gatti di marmo e totalmente incapaci di rapportarsi con la vicina Penisola, potevano immaginare che sarebbe andato in porto.

“Autorità morale”

La Svizzera, con il suo modello di federalismo e di diritti popolari, viene spesso presa ad esempio proprio dai partiti sovranisti europei. Quindi, con la crescita di questi ultimi nel parlamento di Bruxelles, la nostra posizione “morale” è destinata a rafforzarsi.

Per contro, i partiti sovranofobi e spalancatori di frontiere  combattono i diritti popolari. Secondo loro le decisioni vanno calate dall’alto, da una casta arrogante e non eletta da nessuno. Per costoro la democrazia elvetica è fumo negli occhi. Ed è ben comprensibile. Senza lo spauracchio dei diritti popolari, i pavidi politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ avrebbero già svenduto il nostro paese in base ai desiderata dei funzionarietti di Bruxelles.

Accordo quadro kaputt

L’avanzata dei sovranisti deve suonare le campane a morto per lo sconcio accordo quadro istituzionale. Non dobbiamo spiegare a dei sovranisti perché non ci stiamo a gettare nel water la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Anche in questo caso, senza lo spauracchio dei diritti popolari, i camerieri dell’UE nella partitocrazia federale avrebbero già approvato l’obbrobrioso  trattato coloniale. Sia PLR, che PPD che P$$ hanno infatti dichiarato di essere favorevoli.

Comprensibile che, immaginando cosa sarebbe successo alle elezioni europee (del resto, non ci voleva il Mago Otelma), “Grappino” Juncker avesse fretta di concludere l’accordo quadro, esercitando  pressioni e minacce al limite del ridicolo. Ad esempio, tentare di far credere agli svizzerotti che “bisogna firmare subito”, perché dopo di lui sarebbe arrivato qualcuno di meno compiacente (?). A parte che ci piacerebbe sapere quando mai il lussemburghese “diversamente sobrio” sarebbe stato accondiscendente nei nostri confronti. Chi potrebbe arrivare a Bruxelles di più arrogante di Juncker? Napoleone è morto da due secoli.

La teoria e la pratica

Tra la teoria e la pratica, è ovvio, può però esserci una bella differenza. Allo stesso modo, l’europarlamento è una cosa e la Commissione europea un’altra. Molto dipenderà dunque da come verranno occupate le cadreghe di  “Grappino” Juncker e compagnia brutta. E anche da quanto tempo passerà prima che la nuova Commissione europea entri in funzione. C’è da sperare che il nuovo presidente sarà per lo meno sobrio.

“Grappino” Juncker sognava di rottamare gli Stati nazionali ed i politici democraticamente eletti per sostituirli con un aborto burocratico (l’UE) dove comandano dei funzionarietti non eletti da nessuno. L’Europa dovrà ora lasciarsi alle spalle questo periodo buio. La  via centralista di “Grappino” Juncker non è affatto l’unica possibile: questa è una balla messa in giro da lui e dai suoi tirapiedi. Non sta scritto da nessuna parte che deve esserci la libera circolazione e che  bisogna “globalizzare”. Questo è il disegno  portato avanti negli ultimi due o tre decenni dalla casta spalancatrice di frontiere. Ma la libera circolazione delle persone non è la verità rivelata. L’immigrazione incontrollata non è scolpita nella pietra. E’ semplicemente un errore della storia recente. Un errore che si può e che si deve correggere.

Lorenzo Quadri

Ancora la menata degli “automobilisti ticinesi”

Certo che questa ci mancava. Ecco che, grazie al solito quotidiano La Provincia di Como, torna alla ribalta (?) la menata degli automobilisti con TARGA ticinese che commettono infrazioni nel Belpaese.

Si ricorderà che, nel periodo natalizio, attorno alla questione si era creata una vera e propria telenovela. Naturalmente oltreconfine si guardano bene dal dire che un conto è avere la targa TI sull’auto, mentre tutt’altra cosa è avere il passaporto rosso. Visto che in questo sfigatissimo Cantone il 30% della popolazione è straniera (senza contare i beneficiari di naturalizzazioni facili, che naturalmente poi spariscono dalle statistiche) l’equazione targa ticinese = automobilista ticinese è tutt’altro che scontata. Viene però  strumentalizzata “alla grande” da taluni giornalai italici. I quali si sono accorti che fomentare l’astio, quando non addirittura l’odio, contro i ticinesi, fa guadagnare click in rete e/o fa vendere qualche copia cartacea in più. E allora, come recita il detto, “piatto ricco, mi ci ficco”!

Esca succulenta

Ultimo in ordine di tempo, un titolo a caratteri cubitali, apparso nei giorni scorsi sempre sulla Provincia di Como, che recita: “Svizzero parcheggia sul posto dei disabili e insulta il sindaco”, fattaccio che sarebbe avvenuto a Carlazzo. Ovviamente davanti ad un’esca tanto succulenta, i leoni da tastiera si sono scatenati.

E’ chiaro che chi posteggia e si comporta come sopra descritto è un cafone. Proprio per questo, non ci va bene che si dichiari platealmente (con secondi fini ovvi) che si tratta di uno svizzero, quando non c’è alcuna prova che sia così! Ci sono anzi concrete possibilità che si tratti di un cittadino italiano residente in Svizzera: in vari casi analoghi, come quello della Ferrari targata Ticino posteggiata a Milano su un posto riservato ai disabili, la realtà è poi risultata essere quella.

La “famosa” prima pagina

Ricordiamo che Oltreramina stampa e vari politicanti ebbero a strillare contro la prima pagina del Mattino sulla chiusura notturna dei valichi secondari per fermare i rapinatori (misura naturalmente rottamata dai burocrati federali eurolecchini). La foto di copertina rappresentava la banda bassotti nel tentativo di entrare in Ticino dall’Italia.

A parte, ovviamente, la gravità assai diversa del reato, non si vede perché, come ticinesi, dovremmo accettare l’immagine denigratoria di cittadini ligi alle regole in casa nostra ma spregevoli cafoni in casa altrui. Chi è cafone lo è indipendentemente dal luogo in cui si trova.

Odio social

Oltretutto, non è molto intelligente, da parte di taluni giornalai italici, continuare a diffamare i ticinesi per aizzare l’odio social. Già siamo costretti a sorbirci, per colpa della partitocrazia spalancatrice di frontiere PLR-PPD-P$$, l’invasione da sud. Se magari qualcuno si aspetta che siamo pure disposti a tollerare che troppa gente che ha la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino ci sputi pure in faccia, ha fatto male i conti.

Non si può tirare la corda all’infinito. E non c’è scritto da nessuna parte che i gilet gialli possono esistere solo in Francia.

Lorenzo Quadri

 

Richiesta del casellario: una storia di successo!

Ma guarda un po’: la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale serve! Come abbiamo letto la scorsa settimana, la prassi introdotta da Norman Gobbi nel 2015 ha impedito il rilascio o il rinnovo di un permesso B o G a 251 delinquenti pericolosi. Tutta foffa straniera che, senza la richiesta del casellario – “grazie” alla devastante libera circolazione delle persona voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ – adesso si troverebbe sul nostro territorio a combinarne peggio di Bertoldo. O magari alloggerebbe a nostre spese all’Hotel Stampa (creato per l’appunto per i delinquenti stranieri, che costituiscono fino all’80% degli “ospiti”) dove ci costerebbe 400 Fr al giorno.

Pochi?

A chi dice che 251 permessi rifiutati o non rinnovati sono pochi è facile replicare: 1) 251 delinquenti pericolosi in meno in Ticino certamente non sono pochi! 2) Ovviamente questa statistica non tiene conto (e come potrebbe?) dell’effetto deterrente. Ossia di tutti quelli che, sapendo della richiesta dell’estratto del casellario, hanno rinunciato a presentare domanda per un permesso di frontaliere o di dimorante. E questi casi potrebbero essere migliaia!

Carichi pendenti

E’ anche opportuno ricordare che inizialmente, per maggior sicurezza, veniva richiesto anche il certificato dei carichi pendenti; il casellario infatti contiene solo condanne cresciute in giudicato. Purtroppo però la partitocrazia in governicchio, davanti alle pressioni congiunte del Belpaese – che non ha apprezzato la misura (i vicini a sud immaginano forse di rifilarci i loro criminali?) – e dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, che si schierano sistematicamente contro il Ticino e dalla parte dell’Italia, ha calato le braghe sui carichi pendenti.

Il tirapiedi dell’ex ministra

Ma c’è di peggio, e non bisogna dimenticarlo. La burocrazia federale, e per essere precisi l’ex Segretario di Stato De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, ha pure tentato di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché questa a sua volta chiedesse al governicchio di rinunciare alla richiesta del casellario. Perché, blaterava lo spocchioso burocrate, bisogna “oliare” i rapporti con il Belpaese. Ohibò, ‘sta fregnaccia del “bisogna oliare” cominciamo a sentirla un po’ troppo spesso! A cosa servano simili operazioni di lubrificazione lo hanno capito anche i sassi: a niente. Infatti il Belpaese ci prende per i fondelli all’infinto sul nuovo (ormai non più tanto nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Inoltre, sentenziava De Watteville, il casellario sarebbe “inutile”. Come no! Si fosse dato retta a questo balivo bernese, adesso non avremmo né il casellario né men che meno l’accordo fiscale sui frontalieri. Ed in Ticino si trasferirebbe allegramente tutta la foffa. Perché, per immaginare che Roma avrebbe sottoscritto il citato accordo in cambio dell’abolizione del casellario, bisogna essersi bevuti il cervello. Eppure questi sono i ragionamenti (?) che vengono fatti nell’amministrazione federale. E non dall’ultimo güzzalapis arrivato, ma dei vertici! Da chi decide la linea diplomatica da tenere! E poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti restano regolarmente fregati?

E il colmo è che perfino il triciclo PLR-PPD-P$ in governicchio si era detto pronto a rinunciare alla richiesta del casellario in cambio della firma italica sull’accordo fiscale. Non se ne è fatto nulla.

Valichi da chiudere

C’è anche un altro aspetto da tenere presente. I burocrati federali che hanno tentato di venderci la fanfaluca che la richiesta del casellariogiudiziale “non serve”, sono gli stessi che hanno sabotato la chiusura notturna dei valichi secondari, approvata dal parlamento federale che ha sostenuto la mozione della leghista Roberta Pantani. Con che argomento? Che non serve, ça va sans dire!

E’ quindi evidente che sulla chiusura notturna dei valichi occorre tornare alla carica perché – nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito – in linguaggio bernese “non serve” equivale a: “non piace alla vicina Repubblica, rispettivamente ai funzionarietti di Bruxelles”. E davanti a questa gentaglia, secondo la casta, noi svizzerotti dovremmo sempre e comunque chinarci a 90 gradi!

LORENZO QUADRI

Berset delirante: “ottima collaborazione con l’Italia”

E ti pareva! I bambela bernesi non hanno capito un tubo dei rapporti con il Belpaese

Evidentemente, l’entrata in Consiglio federale di un ticinese (ex italiano) non ha affatto “illuminato” i colleghi  – Il nuovo governo della Vicina Penisola vuole espellere in massa i finti rifugiati? Fa benissimo, ma noi non gliene prendiamo nemmeno uno

Certo che il presidente di turno della Confederella, kompagno Alain Berset, è uno di quelli che hanno proprio capito tutto! Ecco il tweet (vedi foto) con cui il buon Berset si congratula con il nuovo governo italico per la sua entrata in funzione (fossimo nei panni di Conte e soci, dopo simili congratulazioni ci “toccheremmo”; e l’uso smodato di twitter per scopi istituzionali, Berset l’ha forse imparato da Trump?). Notare la conclusione del messaggio del kompagno Alain: “Ringrazio il governo uscente per l’ottima collaborazione negli scorsi anni”.

Ossignùr! “Ottima collaborazione”? Ma quale ottima collaborazione? A meno che Berset si riferisse al fatto che il cibo ed i vini nei pranzi ufficiali con i rappresentanti del Belpaese erano ottimi ed abbondanti, si fatica a capire (eufemismo) in cosa consisterebbe questa meravigliosa collaborazione. Gli svizzerotti sono stati infinocchiati in mille modi dai vicini a Sud, ed il presidente della Confederella viene a parlare di “ottima collaborazione”?

Non ha capito un tubo

La dichiarazione è allarmante. Dimostra al di là di ogni dubbio che in Consiglio federale i camerieri dell’UE non hanno capito un tubo di come funzionano i rapporti con il Belpaese. Questi sveltoni ancora credono che vada tutto bene. E lo dicono pure in pubblico. Delle due l’una: o semplicemente se ne sbattono del problema, tanto ad andarci di mezzo sono solo i ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato sull’immigrazione, oppure proprio non ci arrivano (e quindi sono incapaci di svolgere il loro lavoro).

Collaborazione ottima? Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è morto e defunto, e di certo NON per colpa del casellario giudiziale: anche il Gigi di Viganello ha capito che si trattava solo di un pretesto. Il Belpaese incassa 80 milioni di ristorni all’anno, ma le opere transfrontaliere di interesse comune non vengono fatte (però gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato insistono nel continuare a versare i ristorni). L’accesso degli operatori svizzeri alla piazza finanziaria italiana rimane ermeticamente chiuso. Chiaro: il Belpaese ha ottenuto lo scambio automatico di informazioni bancarie e quindi non ha nessun interesse a rispettare gli impegni presi. “Road map”? Nel water! Quello che voleva, l’Italia l’ha già portato a casa. Collaborazione ottima? Dal punto di vista italico, di sicuro. Dal nostro invece…

A cosa serve…?

La sortita di Berset dimostra inoltre che l’arrivo in Consiglio federale di KrankenCassis non ha affatto “illuminato” il governicchio di Berna sui problemi nelle relazioni con il Belpaese. A questo punto c’è davvero da chiedersi a cosa serve avere un consigliere federale ticinese. Probabilmente, nel caso concreto, solo a fare campagna elettorale in Ticino per l’ex partitone.

Anche noi ci congratuliamo, ma…

C’è da dire che Berset ha almeno avuto il buon gusto di congratularsi con il nuovo governo italiano. Non come il New York Times, giornale dei galoppini della casta, che ha scritto che il governo italiano “fa schifo”. O come l’ex ministro degli Esteri liblab Didier Burkhaltèèèr, altro soldatino della casta che, subito dopo l’elezione dell’odiato populista Donald Trump, si è messo immediatamente a “deplorare”.

Anche noi siamo contenti che in Italia Lega e M5S abbiano formato il nuovo governo, e ci congratuliamo in particolare con la Lega. Ma tra Stati di amici non ce ne sono. Perché ogni paese  fa i propri interessi (a parte la Svizzera, che è governata da camerieri dell’UE costantemente inchinati a 90 gradi davanti ai funzionarietti di Bruxelles). Il nuovo ministro degli Interni Salvini vuole giustamente espellere in grande stile i finti rifugiati dal Belpaese. Che spesso e volentieri, come ha sottolineato il neo-ministro, sono delinquenti fatti uscire dalle prigioni dei paesi d’origine.  Se questi clandestini vengono rimpatriati, ovviamente, ci va benissimo. Oppure Salvini potrebbe in alternativa mandare i finti rifugiati in Germania dall’ “Anghela” Merkel, che con le sue scellerate dichiarazioni d’accoglienza ha fatto arrivare in Europa milioni di migranti economici con lo smartphone.

Se invece il nuovo governo italiano immagina di mandare i “suoi” asilanti anche in  Svizzera a causa della “contiguità territoriale” – ciò che farebbe la gioia della ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga e dei kompagni che nel business ro$$o dell’asilo ci tettano dentro alla grande – è ovvio che non se ne parla nemmeno. E’ pacifico che non ci prendiamo nessun finto rifugiato extra per fare un piacere al Belpaese. Nemmeno se il nuovo governo italico è per metà leghista. Non lo faremmo neppure se fosse leghista per intero.

 

 

“L’accordo fiscale è carta straccia”

Lo dicono anche gli italiani; eppure gli svizzerotti continuano a farsi infinocchiare

 

Negli scorsi mesi in occasione del suo esordio si era molto parlato, anche alle nostre latitudini, del mensile gratuito “Il Frontaliere” distribuito al confine e destinato, appunto, ai frontalieri.

Dopo il primo lancio – con tanto di polemiche con il Mattino – le acque attorno a questa pubblicazione si sono assai calmate. Almeno da questa parte del confine, è calato il silenzio. Ma Il Frontaliere c’è ancora e sull’ultimo numero propone un articolo a proposito del famigerato accordo sulla fiscalità dei frontalieri. L’articolo è interessante in quanto esprime il punto di vista d’oltreramina sull’annosa faccenda. Ebbene, il titolo è eloquente: “l’accordo fiscale diventa carta straccia”.

Sostanzialmente quello che il Mattino ha sempre sostenuto. L’accordo fiscale infatti non vedrà mai la luce perché l’Italia non lo vuole. Quindi si arrampica sui vetri alla ricerca di scuse per menare per il naso gli svizzerotti. I quali, come da copione, si fanno infinocchiare ogni volta. A marzo, poi, a Roma cambierà il governo. E, con esso, cambieranno integralmente le carte in tavola.

La conferma

Ebbene il Frontaliere sull’ultimo numero dice in sostanza la stessa cosa.

Secondo il mensile, l’accordo fiscale è carta straccia perché L’Italia sta andando alle elezioni, “e non è da escludere un cambio di maggioranza”. Ma anche perché il Belpaese, nella sua ricerca di pretesti per non concludere il trattato, ha sempre tirato in ballo presunti ostacoli elvetici alla devastante libera circolazione delle persone.

Peccato che la libera circolazione con la fiscalità dei frontalieri c’entri come i cavoli a merenda. L’attuale accordo fiscale, con relativi ristorni, risale infatti al 1974; se i due temi fossero in qualche modo legati, sarebbe giunto al capolinea al più tardi nel 2004, con la caduta della preferenza indigena.

Si attaccheranno all’iniziativa?

Adesso il Frontaliere, probabilmente senza nemmeno sbagliare troppo, ipotizza la prossima mossa italica per bloccare il nuovo accordo: i vicini a sud si attaccheranno al lancio dell’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, “e – scrive il mensile – l’intesa sulla riforma del sistema di tassazione dei frontalieri diventerà carta straccia”.

Interessante poi il finale dell’articolo, che conferma in pieno quanto da tempo appare su queste colonne: “Le forze politiche del Belpaese potranno rassicurare i loro elettori-frontalieri sul mantenimento dello stato quo”; traduzione: le politica italiana è ostaggio dei frontalieri e dei loro ingiustificati privilegi fiscali.

E infine: “anche i comuni di frontiera dormiranno sonni più tranquilli, senza la paura di vedersi cancellati dalla sera alla mattina i preziosissimi ristorni, soldi con i quali si curano ogni anno le ferite della parte corrente dei bilanci”.

E’ davvero incredibile che…

Et voilà, svizzerotti fessi serviti di barba e capelli! I ristorni vengono utilizzati per tappare i buchi di gestione corrente. Le opere infrastrutturali di interesse comune italo-svizzero restano sulla carta –  o nemmeno su quella. Se le vogliono, i ticinesotti devono aprire il borsello e pagarle loro; anche su suolo italico: vedi ad esempio i park &ride senza i quali il nuovo trenino dei puffi Stabio-Arcisate, per il quale abbiamo già  pagato quasi 200 milioni di Fr, è inesorabilmente votato al fallimento. E questo al di là delle prime fantozziane settimane di esercizio della nuova tratta.

E’ davvero incredibile che, in questa situazione, in Consiglio di Stato non si trovi un terzo “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti formando così una maggioranza per bloccare il versamento dei ristorni. Tanto, cosa c’è da perdere?  Il nuovo accordo sulla fiscalità dei permessi G è morto e sepolto. Lo dicono anche gli italiani.

Lorenzo Quadri

Ristorni: ottanta milioni di prese per i fondelli!

Ma il Ticino continua imperterrito a versare: ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$!

 

Evviva, evviva! Queste notizie sì che sollevano il morale. Nei giorni scorsi si è tenuta a Luino l’annuale riunione bilaterale sull’imposizione fiscale dei frontalieri, per fare il punto (?) sui famosi accordi del 1974. Trattasi di riunioni assolutamente inutili. Delle vere prese per i fondelli, visto che l’atteggiamento del Belpaese è noto: incassare i ristorni che i ticinesotti fessi si ostinano a versare e  sbattersene alla grande degli impegni presi con la Confederella.  In prima linea proprio in ambito di frontalierato.

Gli esempi a questo proposito si sprecano. Vedi l’ultima visita a Lugano del ministro siculo Angelino Alfano. Il quale non ha perso l’occasione per raccontare un sacco di balle sulla “conclusione imminente” dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Naturalmente il Didier Burkhaltèèèr le balle in questione se le è bevute tutte, dalla prima all’ultima, per poi lanciarsi in accorati appelli all’amico Angelino. Nel giro di poche ore da Roma sono arrivate le smentite categoriche: il dossier frontalieri non è nemmeno sul tavolo del governo Gentiloni.

Ma per tornare all’inutile incontro annuale di Luino (aperitivi, “standing dinner”, degustazioni enogastronomiche), esso ci ha portato la lieta novella: i ristorni, che negli scorsi anni ammontavano a circa 60 milioni, sono lievitati ad 80.5 milioni. O gioia! O tripudio!

Fatto inspiegabile

La decisione del versamento come noto viene presa dal CdS ogni anno a fine giugno. Naturalmente gli svizzerotti corrono subito ad effettuare il pagamento. I vicini a sud intascano e ringraziano a suon di pesci siluro in faccia.

Rimane inspiegabile come si possa essere fessi al punto da perseverare nel versare i ristorni senza alcun motivo plausibile. Tanto più che la loro consistenza continua a lievitare. La cifra ci dà oltretutto una bella dimostrazione “plastica” delle proporzioni dell’invasione da sud.

Oltreconfine hanno capito

Qualche anno fa il Consiglio di Stato, prima di effettuare il versamento dei ristorni, aveva pubblicato una lunga presa di posizione in cui spiegava perché c’era tutta una sfilza di motivi per bloccare i ristorni ma ciononostante li pagava lo stesso. Dopodiché il versamento, per volontà del triciclo PLR-PPD-P$,  è sempre partito come una lettera alla posta. Figuriamoci: il citato triciclo cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, che ha impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di arrivare in Ticino. Credere che potrà avere gli attributi per  tornare a bloccare i ristorni è come credere a Babbo Natale. Eppure le vagonate di milioni in arrivo dal Ticino non vengono neppure impiegate dal Belpaese in modo conforme. Eppure, come ben si è visto, Roma ha fatto chiaramente capire che il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. E’ chiaro: Oltreconfine hanno ormai capito che gli svizzerotti si fanno sempre fare fessi, e se ne approfittano senza remore. D’altronde, perché dovrebbero averne, di remore? Tanto più che, dopo la calata di braghe del CdS  sul casellario giudiziale, avvenuta perché Bertoli, Beltra e Vitta hanno ubbidito agli ordini schiacciati da Berna,  i politicanti italici hanno la certezza di poter contare sull’appoggio dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. Se il Ticino fa valere le proprie ragioni nei rapporti con lo Stivale, i sette si schierano puntualmente dalla parte dell’Italia. E non si creda che con KrankenCassis cambierà qualcosa nell’approccio bernese con i vicini a sud. La vicenda della Pro Tell, avvicinata dal neo consigliere federale italo-svizzero per opportunismo elettorale e scaricata in tempo di record alla prima critica, è un segnale chiaro.

Se i soldi non interessano…

Con 80,5 milioni di franchetti in più all’anno il Ticino un po’ di cose ne potrebbe fare. In particolare nell’ambito della promozione dell’occupazione dei residenti.

Del resto, il Belpaese non ne vuole sapere di firmare il famoso nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, da cui guadagnerebbe centinaia di milioni all’anno (c’è chi dice 300, chi addirittura 600). Visto dunque che i milioni non interessano, la Penisola può tranquillamente fare a meno anche dei ristorni.

Lorenzo Quadri

 

 

La presa per il lato B continua

Il Belpaese esige sempre di più dagli svizzerotti; ma quando si tratta di dare…

 

Ma guarda un po’! Ecco che la Guardia di Finanza italica torna all’attacco e pretende dagli svizzerotti informazioni sui titolari di 10mila conti presso il Credit Suisse,  per presunta evasione fiscale. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che da parte elvetica “si” scatterà sull’attenti, mettendosi subito al servizio del padrone tricolore.

Eh già: i vicini a sud hanno ottenuto, senza alcuna contropartita, lo smantellamento del segreto bancario grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Adesso possono imperversare.

E quando è il turno degli italiani di fare la propria parte nei confronti della Svizzera? Lì la musica cambia; e in modo radicale. Gli svizzerotti vengono blanditi con salamelecchi e ringraziamenti, ma al momento in cui occorre venire al dunque e sottoscrivere degli impegni… zac! Infinocchiati! Per l’Italia, trattare con dei partner così gnucchi come i bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, dev’essere una vera goduria!

Non si avanza di un millimetro

I temi  sul tappeto li conosciamo. Sono sempre i soliti. E non avanzano di un millimetro: accesso al mercato italiano degli operatori finanziari svizzeri (doveroso, vista la calata di braghe sul segreto bancario), fiscalità dei frontalieri, trenini, depuratori, Alptransit, eccetera. Il bello è che, malgrado i politicanti nostrani i mezzi per richiamare all’ordine il Belpaese li avrebbero – ad esempio il blocco dei ristorni, o la disdetta unilaterale della Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri – non si sognano di usarli. Non sia mai! I vicini a Sud andrebbero immediatamente a frignare a Bruxelles. E solo all’idea di venire ripresi dai loro padroni UE, i nostri “governanti” vengono colti da gravissimi disordini intestinali. Non solo: in Ticino il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, invece di bloccare i ristorni, è riuscito a calare le braghe sul casellario giudiziale. Per togliere “l’ultimo ostacolo” (sic) alla firma del nuovo accordo fiscale sui frontalieri da parte dell’Italia. Una firma che, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello, non arriverà mai. Ma evidentemente a qualcuno va bene così!

Regio inutile

L’andazzo di cui sopra viene confermato integralmente dall’ultimo incontro della Regio Insubrica, tenutosi venerdì. Il resoconto, così come pubblicato sui media, è a dir poco desolante. Ci si scambia informazioni, si sottolinea l’importanza dei buoni uffici, si “ricorda formalmente che”, e via cianciando. Solo aria ai denti!

Essendo manifesto che le Regioni nel Belpaese contano meno del due di picche, ed essendo altrettanto manifesto che chi invece, a Roma, ha facoltà di decidere sulle questioni italo-svizzere, ci prende per il lato B, la domanda è: per quale motivo bisognerebbe continuare a perdere tempo con la Regio Insubrica, visto che ciò non porta a nulla? La Regio è solo uno dei tanti pretesti per “condir via” gli svizzerotti. Serve a simulare una volontà di collaborazione che invece da parte italiana non esiste. Ma tanto il partner rossocrociato ci casca tutte le volte. E allora, perché cambiare una tattica che ha sempre dimostrato di funzionare?

Lorenzo Quadri

 

Caos asilo: l’Italia ci frega di nuovo?

L’ipotesi del  nuovo centro asilanti a Cavallasca, ossia a poche centinaia di metri dal confine di Chiasso-Pedrinate, torna a fare capolino! Ne dà notizia il GdP di venerdì. E’ ovvio che l’ipotesi di piazzare a Cavallasca una nuova struttura per finti rifugiati avrebbe conseguenze deleterie per Chiasso.

Ohibò: ci pare di ricordare che appena qualche giorno fa il ministro degli esteri italico, Angelino Alfano, si profondesse in viscidi ringraziamenti al suo omologo elvetico, l’euroturbo liblab Didier Burkhaltèèèr, per la collaborazione della Svizzera nella gestione del caos asilo. In effetti, gli svizzerotti  sono gli unici a contribuire nel togliere le castagne migratorie dal fuoco alla vicina Penisola. I vicini UE, invece, se ne impipano alla grande.

Sicché Alfano (da non confondere con Albano) a parole slinguazza Burkhaltèèèr e la Svizzera. Nel concreto, invece, le cose vanno un po’ diversamente. Nei giorni scorsi infatti il Belpaese ha prospettato/minacciato di mettersi a distribuire visti Schengen ai finti rifugiati, così da autorizzarli a circolare liberamente nello spazio Schengen. Che purtroppo comprende anche la Svizzera. Anzi, se lo scellerato proposito dei vicini a sud venisse attuato, il Ticino sarebbe il primo a venire preso d’assalto! A questo si aggiunge ora il nuovo centro asilanti di Cavallasca.

Morale: ancora una volta, dietro i ringraziamenti ed i salamelecchi italici si nasconde la fregatura. Ma gli svizzerotti fessi si fanno sempre irretire. Un motivo in più per ripristinare i controlli sistematici sul confine con il Belpaese, far saltare Schengen ed avvicinarsi ai paesi del gruppo Visegrad. I quali hanno appena scritto al governo italico chiedendogli di chiudere i porti. L’Austria, dal canto suo, ha annunciato l’esercito sul Brennero. Mentre noi…

Lorenzo Quadri

 

Valichi secondari: nel Belpaese è psicodramma

Non si retrocede di un millimetro: le sbruffonate italiane? Solo fumogeni elettorali

 

Oltreramina sono entrati in campagna elettorale e si vede! Ed infatti la chiusura notturna sperimentale di tre valichi secondari – Pedrinate, Ponte Cremenaga, Novazzano-Marcetto – ha suscitato un vero psicodramma nel Belpaese, con proteste, al limite del surreale, da parte di politicanti di ogni ordine e grado e di varia appartenenza partitica.

Lodevole eccezione la Lega Nord la quale ha dichiarato che “la Svizzera fa bene a difendere i propri confini”. Una posizione ovvia da parte leghista, ma non scontata dato il contesto. Tanto di cappello.

Promemoria

I vicini a Sud pretendono che il Ticino sia terra di conquista. Anzi, lo considerano già una colonia. E’ evidente che il loro rumoreggiare non deve farci retrocedere di un millimetro.

Bisogna infatti ricordare che:

  • Questi signori del Belpaese possono starnazzare finché vogliono, ma non hanno voce in capitolo su questioni che concernono solo la nostra sovranità.
  • Anche il Canton Ginevra ha chiuso di notte tre valichi con la Francia, ma nessuno ha fatto cip.
  • Prima dell’entrata in vigore dei fallimentari accordi di Schengen le dogane venivano chiuse eccome, e stiamo parlando del 2009 non di tremila anni fa.
  • Tre valichi secondari saranno anche chiusi di notte, ma a poca distanza ce ne sono altri che restano aperti.
  • Gli isterismi italici sono la dimostrazione che la deleteria libera circolazione è esclusivamente a senso unico. Altrimenti teoricamente anche i ticinesi potrebbero avere qualcosa da dire per la chiusura. Invece…
  • Detto in altre parole, il punto precedente dimostra che l’Italia si approfitta della Svizzera.

Stanno in piedi grazie al Ticino

Oltretutto, siamo anche stufi di sentire, da parte di sindaci della fascia italiana di confine, la scempiaggine dei frontalieri che sarebbero il motore dell’economia ticinese. Questa fregnaccia, cari signori, potete raccontarvela tra voi per reggervi la coda a vicenda. Ma abbiate almeno il buon senso di non venire a raccontarla a noi. L’economia ticinese non ha assolutamente bisogno di 65mila frontalieri (più svariate migliaia di padroncini), di cui 40mila nel settore terziario. I frontalieri, cari signori sindaci, sono semmai il motore dell’economia dei vostri comuni, che stanno in piedi grazie ai ristorni delle imposte alla fonte che il Ticino regolarmente vi versa.

Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Il premio per le esternazioni più stolte lo vince tale signora Maria Chiara Gadda, deputata PD di Varese, alla quale non deve essere sembrato vero di raggiungere il famoso “quarto d’ora di celebrità”. Sicché ecco la signora che alla camera dei deputati straparla di “discriminazioni” (ma non vi annoiate mai a raccontare sempre le stesse scempiaggini?) e si permette addirittura di contestare il voto popolare sull’iniziativa Prima i nostri. Per poi arrivare a chiedere, con il massimo del pathos, al governo italiano di riconsiderare (?) i rapporti con la Svizzera. Uhhh, che pagüüüüraaaaa!

No, fateci capire: centinaia di migliaia di italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino e questi politichetti pretendono nientemeno che l’Italia sanzioni la Svizzera per decisioni che rientrano nella sua sovranità? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Se la Svizzera non fosse governata da calabraghe compulsivi, avrebbe già sbarrato le dogane con il Belpaese. Tanto per illuminare i “grandi statisti”  di cui sopra sul reale significato di “frontiere chiuse”.

Rapporti: come rivederli

Se però si tratta di rivedere i rapporti tra Svizzera ed Italia, siamo di certo disposti ad entrare nel merito. Ecco al proposito alcune proposte:

– blocco totale dei ristorni dei frontalieri;
– controlli sistematici alle frontiere come prima dei fallimentari accordi di Schengen;
– barriere anticlandestini sui confini con il Belpaese (altro che “bisogna a aiutare l’Italia” come ama ripetere la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga);
– ritorno immediato alla preferenza indigena;
– nessun nuovo permesso G né rinnovo dei permessi G di persone che lavorano nel terziario, sostituendosi ai residenti;
Poi vedremo come gli elettori frontalieri del PD, di cui la kompagnuzza Gadda vorrebbe accaparrarsi i voti, saranno contenti delle sue prestazioni parlamentari.

Non basta

Su una cosa diamo comunque ragione ai rappresentati istituzionali del Belpaese in fregola di visibilità. Non basta chiudere tre dogane secondarie di notte per garantire la sicurezza del Ticino.  Vero. Infatti bisognerà chiudere un numero assai superiore di frontiere, e chiuderle anche di giorno. Così almeno i vicini a sud strilleranno per qualcosa.

A proposito: e che nessun cameriere bernese dell’UE si sogni di dare retta alle scempiaggini dell’italica sinistruccia.

Bloccare i ristorni

Che poi  a Roma il ministero degli Esteri si sia permesso di convocare – addirittura d’urgenza: uella! – l’ambasciatore svizzero per formulare ricatti non solo a proposito dei valichi ma anche sul casellario giudiziale, è semplicemente scandaloso. E chiaro che la Svizzera deve reagire. Ed è pacifico che, in occasione della sessione speciale del Consiglio nazionale (primi giorni di maggio) chi scrive presenterà una mozione in cui si chiederà  che vengano adottate contromisure nei confronti del Belpaese.

Va bene che in Italia è cominciata la campagna elettorale; va bene che bisogna distogliere l’attenzione dalla sterminata lista dei problemi interni della Penisola; ma qui si sta davvero passando il segno. E noi non siamo più disposti a farci prendere per i fondelli dai vicini a sud. Men che meno a farci trattare da delinquenti da chi campa grazie a noi.

Quanto al Consiglio di Stato, decida immediatamente il blocco dei ristorni. Perché, se non lo fa adesso, quando?

Lorenzo Quadri

 

“Una mozione per chiedere misure di ritorsione”

La annuncia il deputato leghista Quadri per la sessione speciale

Lorenzo Quadri, cosa pensa dell’agitazione italiana a proposito della chiusura dei tre valichi secondari?

Che oltreconfine l’unica ad aver capito il senso del provvedimento svizzero è la Lega Nord. Gli altri o non hanno capito, o fanno finta di non capire, per poter sparare scempiaggini  sui “ticinesi razzisti”. E, naturalmente, per denigrare la Lega Nord con la ridicola accusa di essere “asservita” alla Lega dei Ticinesi. Il che è un nonsenso completo. Per quale motivo dovrebbe essere “asservita”? Cosa gliene verrebbe in tasca? E per fortuna che i populisti dovrebbero essere i leghisti…

Cosa dovrebbe fare la Svizzera davanti alla reazione italiana?

Ad esempio, potrebbe fare ciò che chiederò tramite mozione nella prossima sessione del Consiglio nazionale, quella “speciale” di inizio maggio. Ossia: mantenere la chiusura, estenderla a tutti i valichi secondari, e prendere misure di ritorsione nei confronti del Belpaese. Il Canton Ticino è uno dei principali datori di lavoro per i cittadini italiani. Non è assolutamente tollerabile che la Svizzera venga criminalizzata per un provvedimento modesto, a tutela della sicurezza, e  che rientra pienamente nella sovranità nazionale. I vicini a sud pensano di poter comandare in casa nostra, di trattarci come un loro feudo con la scusa della libera circolazione. Vanno rimessi con decisione al proprio posto. E che a Berna nessuno si sogni di calare le braghe.

A Roma dicono che la chiusura è contraria agli accordi di Schengen.

La chiusura è stata approvata dal Consiglio federale. Il CF, timorato come nessun altro di ogni organismo internazionale, violerebbe gli accordi di Schengen? Non facciamo ridere i polli…

L’ambasciatore di Svizzera a Roma è  però stato convocato d’urgenza alla Farnesina.

Con questa mossa, le istituzioni italiane si screditano da sole. Finché a fare cagnara è qualche parlamentare o sindaco in fregola di visibilità mediatica, vabbè,  fa parte del gioco. Ma che ci si metta anche il Ministero degli esteri, è preoccupante. Mi auguro almeno che l’accaduto serva ad aprire un po’ gli occhi al Consiglio federale, e alla nostra diplomazia, sulla sfacciata malafede degli interlocutori italiani.

Probabilmente però a questo punto l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri va considerato decaduto…

Ma lo era anche prima. L’Italia non ha alcuna intenzione di sottoscriverlo. Questi giorni di agitazione isterica delle forze politiche della vicina Penisola, con la sola lodevole eccezione della Lega Nord,  lo dimostrano: tutti vogliono vendersi come i protettori dei frontalieri. E’ quindi evidente che nessun partito accetterà di aumentare in modo massiccio il carico fiscale di questi ultimi, come prevedono invece i nuovi accordi. Visto che questi trattati mai vedranno la luce, il Consiglio di Stato deve a mio parere decidere subito di bloccare il pagamento dei ristorni. Anche per dare una lezione ai sindaci di quei comuni della fascia italiana di confine, che di ristorni ci vivono, ma che si sono permessi di trattarci da delinquenti. Così almeno protesteranno per qualcosa.

MDD

Ecco come il Belpaese ringrazia gli svizzerotti per l’aiuto nel gestire i migranti. Un nuovo centro per finti rifugiati a due passi da Chiasso!

 

Quali sono state le ultime strabilianti dichiarazioni della kompagna Simonetta Sommaruga? Che dobbiamo (?) aiutare ancora di più l’Italia a gestire il caos asilo? Evidentemente “dobbiamo” aiutarla a titolo del tutto volontario, senza avere alcun obbligo in questo senso. Non sia mai che gli svizzerotti non facciano i primi della classe quando si tratta di dare l’esempio nel farsi carico di finti rifugiati che spettano ad altri.

Sommaruga promette

Sicché la kompagna Sommaruga di recente è andata a Roma a promettere all’Italia il nostro (ulteriore) aiuto. Su autorizzazione di chi abbia fatto tale promessa, non è dato di sapere. Tanto più che la stessa Simonetta nel recente passato ha raccontato ai cittadini elvetici la storiella di aver proposto una “riforma” dell’asilo di tipo restrittivo. Così restrittiva che, a difenderla in votazione popolare, sono scesi in campo proprio gli spalancatori di frontiere.

Fare i primi della classe andando a promettere soccorsi non obbligatori e nemmeno richiesti, che naturalmente si traducono nella presa a carico da parte nostra di un numero sempre maggiore di migranti economici che in realtà spettano ad altri, non sembra proprio rientrare nell’ordine di una politica d’asilo “più restrittiva”. Semmai si iscrive nel notorio motto $inistrorso del “devono entrare tutti”.

In Spagna…

Fatto sta che la ministra di giustizia è andata nel Belpaese a lodarlo per il lavoro fatto sul caos asilo, ed a promettere collaborazioni ed aiuti. Chissà se le è passato dall’anticamera del cervello di far notare che lo scorso anno in Spagna sono arrivanti solo 18mila finti rifugiati perché la Spagna riporta in Africa le imbarcazioni con a bordo i clandestini, mentre l’Italia lascia spalancata la rotta mediterranea, con tutte le conseguenze del caso anche per noi?

Il nuovo centro

Certamente la missione italiana di Sommaruga è stata un trionfo su tutta la linea, se si pensa a quanto successo solo un paio di giorni fa. Giovedì si è infatti appreso che i nostri vicini a sud intendono creare un bel centro asilanti, con almeno un centinaio di posti, in quel di Cavallasca, ossia a 450 metri da Chiasso, nelle immediate vicinanze del valico di Pedrinate (valico non sorvegliato).  La struttura dovrebbe aprire i battenti la prossima estate. Ciò significa evidentemente che gli ospiti “in libera uscita” del nuovo centro italico se li cuccherà il comune di Chiasso, che già ha il suo bel daffare con gli arrivi clandestini. Comprensibile e sacrosanto lo sconcerto del municipio della città di confine.

Il ringraziamento

Certo che questo tipo di collaborazione è geniale:  la Svizzera promette aiuti a titolo puramente volontario, e per tutto ringraziamento si vede rifilare un nuovo centro asilanti a ridosso del confine.  A Sommaruga durante la “vacanza romana” è stato detto qualcosa al proposito? Oppure i venditori di padelle dell’appena riciclato governo Renzi hanno ritenuto opportuno far finta di niente?

E il buon Roberto Maroni, governatore della Lombardia, per il quale ultimamente Palazzo delle Orsoline sembra diventato quasi una seconda casa, ha informato il governo ticinese sul nuovo centro per migranti economici di Cavallasca?

Come di consueto i vicini a sud sono bravissimi quando si tratta di circuire – a suon di lapa – gli svizzerotti fessi, ottenendo concessioni di ogni tipo. Quando arriva il momento di fare la propria parte, invece…

Intanto a Calais…

A Calais sono da poco terminati i lavori del muro anticlandestini realizzato dal governo britannico, alto quattro metri e lungo un km. Da noi, invece, Berna non procede nemmeno alla chiusura notturna dei valichi secondari con il Belpaese, malgrado quest’ultima sia stata decisa da anni. Ora sappiamo che la prossima estate a poche centinaia di metri da uno di questi valichi e dalla frontiera verde, malgrado la protesta della popolazione locale, aprirà i battenti un centro asilanti.

Qualcuno ha ancora il coraggio di venirci a dire che non dobbiamo costruire un bel MURO sul confine col Belpaese e chiudere le dogane secondarie non solo di notte, ma anche di giorno?

Lorenzo Quadri

In Ticino record di incidenti stradali. Ennesimo regalo dell’invasione da sud!

 

Ohibò, adesso salta fuori il sondaggio di Axa Winterthur che viene a dirci che i ticinesi sono i conducenti che fanno più danni a livello nazionale. Nel nostro Cantone si registrerebbe il 20% di incidenti in più rispetto alla media svizzera.

I ticinesi sarebbero dunque dei pirati della strada, oppure degli impediti che non sanno guidare? O magari c’è dell’altro?

Secondo gli stessi autori dello studio, nel leggere la loro statistica bisogna tenere conto del fatto che in Ticino tante strade sono strette e con scarsa visibilità. E soprattutto c’è molto traffico. Niente di strano quindi che ci siano più incidenti che altrove. Qui casca l’asino. Perché c’è molto traffico in Ticino? Forse perché ogni giorno entrano in questo Cantone 62’200 frontalieri, naturalmente uno per macchina, nonché svariate migliaia di padroncini, che non solo intasano, ma portano anche al degrado infrastrutturale una rete viaria che non è concepita per assorbire simili carichi?

E magari, quando si guarda il numero degli incidenti, in Ticino bisogna considerare che i frontalieri, proveniendo dal Belpaese, ne hanno anche lo stile di guida, che non è propriamente svizzero tedesco?

I pirati della strada

Sarebbe poi interessante sapere, ma questo “naturalmente” dalla statistica Axa Winterthur non emerge, quanti degli incidenti conteggiati in Ticino sono stati provocati da conducenti stranieri e quanti da ticinesi. Perché una cosa va ricordata. Il bidone Via Sicura, quello che punisce un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, nasce come risposta ai pirati della strada, che oltregottardo vengono definiti “Raser”. In prima linea si pensava di sanzionare in modo “esemplare” chi organizza le gare in autostrada o sulle strade cantonali. In questo giusto intendimento, la $inistra populista ha visto subito un’occasione d’oro per criminalizzare tutti gli automobilisti, mica solo i “Raser”. I politikamente korretti ci sono cascati come polli d’allevamento e hanno seguito. E adesso ci troviamo con il bidone via Sicura.

Già, ma chi sono quei “casi estremi” che hanno messo nella palta tutti gli automobilisti? Chi sono i pirati della strada, i “Raser”? Chi sono i delinquenti che organizzano le gare in autostrada e sulle strade cantonali?

Risposta: sono tutti giovani stranieri. Possiamo ringraziare loro se gli automobilisti vengono criminalizzati in modo globale a colpi di Via Sicura.

Per questo, leggendo le statistiche che dipingono i ticinesi come dei conducenti scriteriati, sarebbe interessante sapere se si sta parlando  davvero dei ticinesi o di qualcun altro.

Lorenzo Quadri

 

“Frontalieri in diminuzione”: una presa per i fondelli!

I permessi G continuano ad aumentare nel terziario, dove soppiantano i ticinesi

 

La “Disinformazjia” pro-libera circolazione delle persone colpisce ancora! Adesso la stampa di regime vorrebbe farci credere che i frontalieri in Ticino sarebbero in diminuzione, per cui “l’è tüt a posct”, non c’è alcuna invasione, sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Gli “zero virgola”

A dare il là alla nuova ondata di fetecchiate all’insegna del “non esiste alcun problema sul mercato del lavoro ticinese” è la statistica sui frontalieri fornita nei giorni da scorsi da Berna, dalla quale risulterebbe che in Ticino i frontalieri sarebbero diminuiti dello 0,6% nel terzo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015!

Accipicchia: certo che con gli “zero virgola” per cento si fanno le trasformazioni epocali! Solo che, ma tu guarda i casi della vita, rispetto al trimestre precedente, quindi al giugno 2016, i frontalieri sono invece aumentati dello 0.1%. Dunque ci si accorge subito che non c’è alcuna tendenza alla diminuzione.

Un paio di precisazioni

La Disinformazjia di regime, è chiaro, pensa che i ticinesi siano tutti gnucchi e che non si accorgano delle panzane che vengono loro propinate. E’ quindi opportuno precisare un paio di cosette.

Punto primo: in questo sempre meno ridente Cantone ci ritroviamo con oltre 62’200 frontalieri. Che sono quasi un terzo (!) della forza lavoro (quando la media svizzera naviga attorno al 6%). Cosa volete che cambi a tale situazione una decina di frontalieri in meno? Un bel niente, è chiaro. Un pugno di frontalieri in meno su oltre 62’200 non sono nemmeno una notizia! Altro che titoloni di prima pagina sulla stampa di regime!

Punto secondo: guardare il numero totale dei frontalieri è come guardare il gettito complessivo del Cantone e da esso dedurre che stiamo tutti da Pascià (vero Corriere del Ticino?). Bisogna invece andare a vedere in quali settori il numero di frontalieri è sceso, seppur in modo assolutamente irrisorio. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, il calo è avvenuto nel settore secondario. E non è la prima volta. Pure in occasione dell’ultima micro-diminuzione – naturalmente anch’essa ipocritamente strombazzata con titoloni cubitali – è stato così. Nel settore terziario, invece, i frontalieri sono aumentati. Altro che diminuzione, altro che retromarcia!

Sempre più soppiantamento

Dalle ultime statistiche bernesi emerge che il numero di frontalieri nel terziario presenti nel nostro Cantone nell’ultimo anno è aumentato di 430 unità, passando da 37’912 a 38’335. Negli ultimi dieci anni i frontalieri nel terziario sono aumentati di 20mila unità, a seguito della devastante libera circolazione delle persone. La crescita continua.

Questo cosa vuol dire? Elementare, Watson: vuol dire che i frontalieri diminuiscono in quei settori – edilizia e industria – dove sono tradizionalmente presenti, anche da prima della libera circolazione delle persone, perché effettivamente colmano una lacuna; diminuiscono non perché rimpiazzati da ticinesi, ma perché i settori economici in questione arretrano e quindi impiegano meno personale.

Per contro i frontalieri aumentano, e continuano ad aumentare, nel settore del terziario. Ossia proprio dove, a seguito della devastante libera circolazione delle persone senza limiti, vanno a sostituire i ticinesi, provocando soppiantamento e dumping salariale. Sicché questi deleteri fenomeni non sono affatto in diminuzione, ma proprio il contrario!

Un bidone

Le statistiche sui frontalieri che si vorrebbero utilizzare, naturalmente corredate da titoli fuorvianti sul presunto “calo” (nella speranza che i lettori si fermino al titolo), per far credere ai ticinesotti che in regime di libera circolazione delle persone “tout va bien, Madame la Marquise”, sono un bidone: grattando appena un po’ sotto la superficie raccontano una storia tutta diversa. Nuovo  autogoal degli spalancatori di frontiere!  Ed anche ennesima dimostrazione che “Prima i nostri” – e quindi la preferenza indigena – deve diventare realtà, e in tempi brevissimi.

E i permessi B?

E c’è anche un altro aspetto da considerare. Le statistiche sui frontalieri non tengono conto dei finti frontalieri, ossia dei permessi B farlocchi, con domicili fasulli presso terze persone (emblematico ad esempio il caso di un direttore di scuola media che in Ticino risultava “convivere” con un collega, mentre moglie e figli abitavano oltreconfine).  Questo trucco è utilizzato spesso e volentieri nella piazza bancaria per abbellire le statistiche dei dipendenti frontalieri.

E neppure si può fare astrazione dall’evoluzione del numero dei permessi B. Anche ammettendo che si tratti di dimoranti veri e non farlocchi (vedi sopra) si tratta sempre di immigrazione fuori controllo ed in esubero.

Morale della favola: fermare l’assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese diventa sempre più urgente, e a darne ulteriore conferma sono proprio le cifre e le statistiche di chi invece vorrebbe farci credere il contrario.

Lorenzo Quadri

 

Italia: il DFE targato PLR vuole calare le braghe?

Il dipartimento liblab è forse pronto a svendere la nostra sicurezza in cambio della mazzetta?

Ma guarda un po’, il DFE targato PLR sta forse preparando la calata di braghe davanti al Belpaese e ai bernesi? In effetti il Dipartimento ha mandato al segretario di Stato De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, il proprio parere favorevole ai nuovi accordi con l’Italia sui frontalieri. Ma guarda un po’, proprio dei begli accordi! Qui qualcuno si è messo a salivare davanti alla mazzetta fatta balenare  da Berna – che comunque è tutt’altro che certa – e si dimentica di alcuni punti fondamentali. Qualche domandina (facile-facile)  all’indirizzo del DFE e dei rappresentanti dei partiti $torici in governo s’impone.

9 domandine
1)    Nulla da dire sulla bastonata data da Berna al Ticino con l’abolizione del moltiplicatore d’imposta al 100% per i frontalieri, decisa dal Gran Consiglio?
2)    Nulla da dire sulla  vergognosa marchetta fiscale ai frontalieri, a i quali si vuole concedere, a spese del cantone, le stesse deduzioni di cui beneficiano i residenti? Deduzioni che sono pensate, ovviamente, in relazione ai costi della vita in Svizzera che però i frontalieri non devono affrontare visto che vivono oltreconfine?
3)    Stante il punto precedente: è corretto che i ticinesi siano discriminati rispetto ai frontalieri?
4)    Nulla da dire sul fatto che l’accordo con il Belpaese priverebbe il Ticino dell’arma del blocco dei ristorni? Ah già, ma il PLR non ha mai voluto che i ristorni venissero bloccati, l’ex partitone è per la calata di braghe… Gli accordi si rispettano ad oltranza, che diamine, soprattutto quando la controparte fa invece l’esatto contrario e continua a prenderci a pesci in faccia! Siamo o non siamo svizzerotti?
5)    E sul fatto che l’aumento delle imposte dei frontalieri sarà lasciato interamente alla discrezione dell’Italia che non si sogna di procedere: silenzio anche a questo proposito?
6)    Cosa vuol dire il DFE targato PLR scrivendo che l’accordo con l’Italia è “complessivamente positivo”? Il DFE è forse favorevole a calare le braghe sul casellario giudiziale e sull’albo artigiani? Il Dipartimento è forse d’accordo di svendere la sicurezza e il mercato del lavoro ticinese all’invasione da sud  in cambio del nuovo accordo fiscale sui frontalieri da cui non guadagniamo nulla, tanto più  che abbiamo già perso il moltiplicatore al 100%?
7)    Il DFE ha mai sentito parlare del “gioco delle tre carte”? E’ consapevole che, nella sciagurata ipotesi in cui la maggioranza non leghista del Consiglio di Stato – PLR, PPDog, P$ – dovesse decidere il retrofront sul casellario e sull’albo artigiani, le promesse compensazioni al Ticino si scioglieranno come neve al sole e questo ridente Cantone rimarrà, per l’ennesima volta, cornuto e mazziato?
8)    Al DFE lo sanno che l’ex ministra del 4% nel giugno 2014 promise alla Deputazione ticinese a Berna, raccontando l’ennesima frottola, che avrebbe promosso la disdetta unilaterale della convenzione del 74 nel caso in cui la vicina ed ex amica Penisola temporeggiasse sul nuovo accordo? Qualcuno ha visto qualcosa?
9)    La maggioranza PLR-PPDog-P$ in Consiglio di Stato intende continuare a cascare sempre negli stessi tranelli, così da permettere ai vicini a sud di ridersela a bocca larga degli svizzerotti?

Se si cede una volta…
Di una cosa dobbiamo essere ben consapevoli, perché l’esperienza insegna. Se la maggioranza PLR-PPDog-P$ dovesse rinunciare al casellario giudiziale e all’albo artigiani attirata dalla mazzetta bernese – la quale, poco ma sicuro, al momento di venire al dunque andrebbe in fumo – queste misure non verranno più ripristinate. Lo abbiamo visto con il blocco dei ristorni. Ancora nello scorso giugno, in occasione del versamento degli ultimi ristorni, il consiglio dei Stato si è prodotto in un lungo scritto in cui spiegava perché, a fronte delle inadempienze del Belpaese nei nostri confronti, ci sarebbero stati tutti i motivi per bloccare il versamento. Però grazie ai partiti $torici i ticinesotti hanno pagato lo stesso.
Lorenzo Quadri

Col fischio che i ticinesotti devono pagare anche i depuratori per il Belpaese! E nel Ceresio i nostri vicini continuano a scaricare cacca

Semmai per finanziare il depuratore di Cuasso al Monte si usano i soldi dei ristorni, ma la differenza NON la versiamo: ce la teniamo! Perché non c’è più alcun motivo per pagare annualmente oltre 60 milioni di franchetti alla vicina ed ex amica Penisola, la quale oltretutto si permette di segnalarci (uhhhh, che pagüüüüraaa!) ai funzionarietti di Bruxelles per via dell’albo degli artigiani!

Ma guarda un po’! Si riaccende la polemica sul depuratore di Porto Ceresio, che non funziona. Sicché i liquami vengono scaricati direttamente nel lago. Sul quale si affacciano anche i ticinesotti.
Abbiamo dunque l’ennesima conferma che la vicina ed ex amica Penisola nei nostri confronti è inadempiente in tutti i campi. Perfino in ambito di depurazione delle acque. Però il ministro degli Esteri del premier non eletto Matteo Renzi – e con lui svariati altri politicanti del Belpaese di varia corrente politica – nel tentativo di racimolare qualche voto dai frontalieri, pensa di poter strillare alla discriminazione ad opera dei ticinesotti per via dell’albo per gli artigiani. Sicché partono segnalazioni (uhhh, che pagüüüraaa!) a Berna e a Bruxelles.

Bruciati in gestione corrente
Il colmo è che chi, dall’Italia, pretende di fare la verginella, non solo è il primo a violare gli accordi bilaterali quando fa comodo (cosa, questa, che abbiamo avuto modo di ripetere in numerose occasioni). Ma è inadempiente anche su svariati altri fronti. Tra cui la depurazione delle acque. Sicché, mentre i ticinesotti ligi al dovere continuano a rispettare ogni cavillo, e a versare insensatamente i ristorni dei frontalieri, oltreconfine ci riempiono il Ceresio di cacca.

E’ il caso di ricordare che i ristorni dei frontalieri, che versiamo da oltre 40 anni, dovrebbero servire per la realizzazione delle opere infrastrutturali. Come ad esempio il depuratore di Cuasso al Monte. Invece, i soldi in arrivo dal Ticino vengono bruciati nella gestione corrente dei Comuni italici riceventi. E le opere di interesse transfrontaliero, vedi anche il caso eclatante della Stabio Arcisate, non si fanno!

E nümm a pagum?
Davanti all’indecenza dell’inquinamento lacustre nel Ceresio, il governo ticinese si è offerto di partecipare al finanziamento della sistemazione del depuratore. Come, come? Chiariamo subito una cosa. Col fischio che il contribuente ticinese paga interventi che spettano ai nostri amici e vicini. Oltreconfine dei nostri soldi non deve andare nemmeno un centesimo in più. C’è una sola forma possibile di “co-finanziamento” dei lavori al depuratore: utilizzare allo scopo i ristorni dei frontalieri. Poi la differenza ce la teniamo, perché di motivi per continuare a versare i ristorni non ne abbiamo più da un pezzo.

Interessante notare che dall’altra parte del confine c’è chi, davanti all’offerta ticinese di cofinanziamento, ha avuto quello che a prima vista potrebbe sembrare un sussulto d’orgoglio: “E’ un’offerta umiliante (…) è umiliante dover risolvere un problema annunciato facendoci offrire soldi da uno Stato vicino (…) significa svendere un pezzetto della nostra sovranità locale”, hanno commentato due consiglieri comunali di Porto Ceresio.
Ma questa dichiarazione è davvero quello che sembra? O piuttosto i nostri vicini, più furbi che belli, immaginano che l’eventuale contributo ticinese potrebbe andare a deduzione dei ristorni, e quindi ci sarebbero meno soldi per la gestione corrente, che è ben più importante del depuratore: perché tanto nel Ceresio si può andare avanti a scaricare pipì e pupù “come se niente fudesse”?
Lorenzo Quadri

Politichetti italiani di sinistra e di destra contro il Ticino. Il festival della “tolla”

Ma guarda un po’, il grande statista (?) comasco Luca Gaffuri, esponente del PD e membro della Commissione speciale (?) per i rapporti tra la Svizzera e la Lombardia, ha di nuovo parlato. Questo signore, giustamente sconosciuto ai più, è un politichetto italiano di quarta fila, che ha però ottenuto un po’ di visibilità grazie alle esternazioni contro il nostro il nostro Cantone. E, proprio poiché tali esternazioni gli portano visibilità, lui evidentemente le reitera. Una specie di Lara Comi in versione maschile. Per tanto così, ci teniamo la Comi, che, a parità di contenuti (ovvero: in mancanza dei medesimi) almeno presenta meglio.

“Guerriglia continua”
Ha detto il Gaffuri nel consiglio regionale lombardo: “con il Canton Ticino siamo in una situazione di guerriglia continua, alimentata da forze politiche che si chiamano Lega ed Udc”. In Ticino – ha aggiunto il Gaffuri – “è in atto una vera e propria campagna d’intolleranza contro frontalieri e artigiani lombardi”.

Uhhh, che pagüüüraaa!
Comunque, tanto per mettere i puntini sulle “i” a Gaffuri rispondiamo di sì.
Sì, siamo intolleranti nei confronti dei padroncini lombardi che vengono in Ticino a lavorare in nero, facendo concorrenza sleale agli artigiani ticinesi (per la serie: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”) e riducendoli sul lastrico.

Sì, siamo intolleranti nei confronti di un fenomeno di frontalierato completamente fuori controllo che genera sostituzione, disoccupazione e dumping salariale.
Sì, siamo intolleranti nei confronti di un Gaffuri che, prima di aprire bocca e raccontare scempiaggini sul nostro Cantone, dovrebbe ricordarsi che ci sono centinaia di migliaia di suoi concittadini lombardi (lavoratori e loro familiari) che hanno un tetto sulla testa solo grazie al Ticino; e non certo grazie al loro paese.
Non è tutto. Gaffuri, nel climax della sua oratoria (?), propone ai frontalieri di scioperare un giorno “così – dice lui – il Ticino crollerebbe”. Apperò. Cominciamo noi a chiudere le frontiere per un giorno, e vediamo cosa succede nelle provincie italiane limitrofe!
E poi, Gaffuri, non raccontiamoci storielle: se oltre un quarto dei posti di lavoro in Lombardia fosse occupato da ticinesi, voi avreste già puntato i cannoni in direzione della Svizzera!

Par condicio
Ma oltreconfine, come sappiamo, vale la par condicio. Grazie a questa lungimirante istituzione, le belinate possono arrivare contemporaneamente sia da $inistra che da destra.

Lo stesso giorno del Gaffuri si è espresso anche tale Alessandro Fermi di Forza Italia, assessore all’Attuazione del Programma e ai Rapporti istituzionali italiani (se si parte dal presupposto che l’incomprensibilità di una carica va di pari passo con la sua inutilità…) che contesta la chiusura notturna dei valichi secondari tra Svizzera e Belpaese.
La scorsa settimana il Consiglio federale ha comunicato di aver identificato 6 valichi minori – Cassinone, Ponte Cremenaga, San Pietro di Stabio, Arzo, Pedrinate, e Novazzano – passibili di chiusura notturna nell’ambito della concretizzazione della mozione Pantani. Ma il Fermi non ci sta e denuncia a gran voce la decisione unilaterale.
Noi, che siamo rispettosi della par condicio, anche al Fermi, come al Gaffuri, diciamo: Uhhh! Che pagüüürraaa!
Quando mai la vicina ed ex amica Penisola avrebbe concordato soluzioni con la Svizzera? Quando mai avrebbe preso decisioni non unilaterali? Forse che l’inserimento del nostro paese su black list illegali italiane è frutto di un accordo? Forse che la non applicazione da parte del Belpaese degli accordi di Dublino è il frutto di un accordo? Eccetera eccetera…

E intanto…
Forse l’assessore all’Attuazione (attuazione de che?) dovrebbe sapere che proprio venerdì sera 6 novembre, attraverso uno dei valichi minori incustoditi (Ponte Cremenaga) è entrato in Ticino dall’Italia l’ennesimo rapinatore che, sempre grazie alla frontiera spalancata, dopo aver messo a segno il colpo si è dileguato nel Belpaese da dove era venuto. E’ ovvio che queste situazioni non intendiamo continuare a subirle. E certamente non continueremo a subirle per fare un piacere all’assessore di Forza Italia. Tanto più che la vicina Penisola non ha rispettato un impegno con la Svizzera che fosse uno.

Anzi, già che ci siamo, per fare ancora più contenti il Gaffuri (a $inistra) ed il Fermi (a destra) sul confine con l’Italia costruiamo una bella barriera. Come quelle che vanno di moda in Ungheria, ma anche in Austria e altrove. Almeno così i politicanti d’Oltreconfine potranno lamentarsi per qualcosa.
Lorenzo Quadri