Si sono bevuti il cervello!

(Im)mobilità: perseguitano gli automobilisti e aumentano i prezzi dei mezzi pubblici

 

Ohibò, qui ci sono dei manager (“magnager“) e dei politicanti che ci stanno prendendo per i fondelli in grande stile.

Nei giorni scorsi è infatti uscita la notizia che da dicembre 2021 il prezzo dell’abbonamento generale (AG) potrebbe aumentare del 10%. Di conseguenza un AG di seconda classe verrebbe a costare 4250 franchetti, e scusate se sono pochi.

Questo perché il solito gremio di scienziati, composto da rappresentanti di 250 aziende di trasporto, FFS in primis, ha decretato che l’abbonamento generale sarebbe oggi “troppo conveniente” ed il rapporto qualità-prezzo troppo vantaggioso. Si prende dunque atto che essere convenienti è una pecca: il cittadino-utente non è spremuto a sufficienza, urge rimediare!

La stangata

La notizia si è rapidamente diffusa Oltregottardo sicché le FFS hanno pensato bene di metterci una pezza, diramando un comunicato in cui dichiarano di volere la stabilità dei prezzi. Poiché è da un po’ che non crediamo più a Babbo Natale, questa storiella non ce la beviamo. Il Mago Otelma prevede che al momento “giusto”, con una qualche scusa farlocca, la stangata arriverà.

Se vogliamo parlare di rapporto qualità-prezzo è forse il caso di ricordare agli alti papaveri ferroviari che la qualità del servizio sulla linea del Gottardo scade sempre di più. La puntualità è ormai diventata una chimera. Che la colpa sia il più delle volte di “eventi avvenuti all’estero” (nel Belpaese), come si premurano di annunciare gli altoparlanti delle stazioni, interessa assai poco, dato che il disservizio avviene in Svizzera ed i biglietti vengono pagati a prezzi svizzeri. Altro che “va tutto bene”, altro che “l’è tüt a posct”, come si ostinano a ripetere con bella regolarità i capoccioni ferroviari!

Il nuovo “piano”

Quindi: mentre da un lato la Confederella con misure persecutorie nei confronti degli automobilisti vuole incentivare il trasporto pubblico, dall’altro un’ex regia federale (le FFS) scoraggia gli utenti del trasporto pubblico a suon di disservizi e di annunciati aumenti di prezzo.

Ricordiamo infatti che, con la scusa della promozione dei mezzi pubblici, il Consiglio federale sta esaminando un nuovo “piano” contro gli odiati automobilisti, che prevede tra l’altro: meno parcheggi (e più cari), più zone senz’auto, limiti di velocità più stringenti e benzina più cara.
Ancora una volta, i burocrati federali se ne escono con proposte teoriche ed estremiste. Fingono di dimenticarsi del fatto che molti cittadini, specie nelle regioni periferiche, non hanno alternativa all’automobile. E che gli automobilisti sono già tartassati e criminalizzati ad oltranza.

Il populismo climatico, peraltro privo di basi scientifiche, è diventato  il pretesto per infierire ulteriormente su un’importante categoria di cittadini, gli automobilisti appunto, sempre più trasformati in mucche da mungere a beneficio delle casse statali. Come era scontato, l’arrivo al Dipartimento dei trasporti della kompagna Sommaruga ha ridato slancio alla jihad ro$$overde contro la mobilità privata.

Siamo qui in troppi

Quindi da un lato la Confederazione continua a vessare gli automobilisti per costringerli ad usare i mezzi pubblici, anche dove non ci sono. Dall’altro sempre la Confederazione (FFS) invece di aumentare l’attrattività dei mezzi pubblici li rende più cari, mentre l’efficienza va a ramengo.

Sarà anche vero che in Svizzera c’è un problema di mobilità. Ma la colpa è di chi ha spalancato le frontiere all’immigrazione incontrollata. Non solo siamo qui in troppi ma c’è anche chi – Ticino in primis  – si deve sorbire tutti i giorni l’invasione dei frontalieri che arrivano uno per macchina. Quindi è sull’immigrazione che bisogna intervenire. Ma figuriamoci se la partitocrazia si sogna di farlo. Guai! Il tema è tabù! Assestare ulteriori randellate agli sfigati automobilisti ed aumentare il prezzo dell’abbonamento generale con la scusa che sarebbe “troppo conveniente” è molto più facile, oltre che più politikamente korretto!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Ideologie verdi: e se la gente ne avesse piene le scuffie?

Asfaltati i talebani degli insediamenti, salvati i posteggi alla stazione FFS di Lugano…

 

L’iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”, lanciata dai giovani Verdi, la scorsa domenica è stata asfaltata dai votanti (un vero e proprio contrappasso per un’iniziativa ecologista). Quasi il 64% dei cittadini elvetici l’ha infatti respinta. Lo stesso hanno fatto tutti i Cantoni, senza eccezione.

L’iniziativa, come spesso è il caso delle proposte dei verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) era populista e talebana (altro che strillare al “populismo di destra”). Solo da pochi anni è in vigore la revisione, restrittiva, della Legge federale sulla pianificazione del territorio. Almeno alle nostre latitudini, i dezonamenti da essa previsti cominciano soltanto adesso: Lugano, ad esempio, si trova una bella gatta da pelare a Brè… Però i verdi avrebbero voluto introdurre delle regole ancora più talebane. Così, perché non ne hanno mai abbastanza.

Siamo qui in troppi

Purtroppo questi ecologisti sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i, e dunque spalancatori di frontiere, dentro. E nella loro scala delle priorità (?) le frontiere spalancate hanno la preminenza – ma di gran lunga! – sulla tutela dell’ambiente.

Cari kompagni ambientalisti: se, tramite la ben nota politica migratoria scriteriata, si continua a far entrare tutti, è ovvio che poi bisogna cementificare ed asfaltare. Perché i migranti hanno bisogno di un tetto sulla testa, e di strade per spostarsi. Siamo qui in troppie le conseguenze, anche ambientali, si vedono. E perché siamo qui in troppi? Perché ogni anno arrivano a vario titolo nella Confederella  80mila immigrati in più! Sicché, se i sedicenti ecologisti volessero davvero proteggere l’ambiente, avrebbero a suo tempo sostenuto l’iniziativa Ecopop. Essa prevedeva l’introduzione di rigidi tetti massimi annuali all’immigrazione: questo proprio per proteggere l’ambiente e le risorse naturali.  Più in generale: degli ambientalisti veri si batterebbero per limitare l’immigrazione.

Ed invece, questi verdeggianti $inistrati fanno proprio il contrario di quel che dovrebbero: hanno osteggiato e denigrato l’iniziativa Ecopop; hanno rottamato, assieme al resto della partitocrazia, il “maledetto voto” del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa; e adesso, colmo dei colmi, sostengono addirittura quella ciofeca di patto ONU sulla migrazione:ovvero l’ennesimo accordo internazionale del piffero il cui obiettivo è introdurre la libera circolazione su scala mondiale e creare un nuovo diritto umano all’immigrazione. Insomma, peggio di così…

Scuffie piene?

L’asfaltatura portata a casa domenica dai Verdi era prevedibile, d’accordo. Ma c’è da sperare che si tratti comunque di un indicatore di tendenza. Cioè di un segnale che  la popolazione comincia ad averne le piene le scuffie di farsi vessare in nome di scelte dettate da ideologie autolesioniste. In questo senso va letta anche la recente decisione della maggioranza del Consiglio comunale di Lugano, Lega in primis, di non decimare il numero di posteggi alla stazione FFS di Lugano, quindi di non portarli da 438 a 250, ma di mantenere lo statu quo.

La decimazione veniva giustificata dalla solita cricca ro$$overde non tanto con motivi finanziari  – i parcheggi sono un investimento, perché la gente non posteggia gratis – ma come l’ennesima misura dissuasiva, che è poi un eufemismo che sta per punitiva,nei confronti degli automobilisti “fonte di tutti i mali”. Questa perniciosa volontà di criminalizzare gli automobilisti ha generato solo cagate pazzesche (cit. Fantozzi) come il bidone Via Sicura ed il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano). E contro questa mentalità è ora che i cittadini – la maggior parte dei quali sono pure automobilisti – insorgano.

Prossimi passi

Tanto più che i grandi paladini dell’aria pulita (?) si limitano a criminalizzare gli automobilisti residenti, mettendo in difficoltà in particolare chi vive fuori dai centri urbani e che pertanto non ha alternativa all’automobile. Invece, per qualche strano motivo, sui 65mila frontalieri che entrano in Ticino tutti i giorni uno per macchina, citus mutus. Peggio: i ro$$overdi infangano chi vuole una limitazione dei frontalieri (e quindi delle loro auto) con le abituali accuse di razzismo. Altro che protezione dell’ambiente: “devono entrare tutti”! E se entrano in macchina, va bene lo stesso…

La decisione con cui la maggioranza del Consiglio comunale di Lugano ha salvato i posteggi della stazione FFS è in un certo senso storica. E deve fare da apripista. Prossimi passi: buttare all’aria il PVP ed abbassare le tariffe degli autosili, fatte schizzare verso l’alto per dissuadere (ovvero, ancora una volta, fustigare) gli automobilisti, oltre che per fare cassetta.

Lorenzo Quadri

Bus Lugano-Malpensa, da Berna un nuovo njet al rinnovo della concessione. Quadri: “burocrati avulsi dalla realtà”

Nei giorni scorsi, prendendo posizione su una mozione del deputato leghista Lorenzo Quadri, il Consiglio federale ha di nuovo detto No al  rinnovo delle concessioni per i bus Lugano-Malpensa dopo il 2018. Questo malgrado l’evidente flop del trenino Stabio-Arcisate, che ha totalizzato il record planetario di ritardi e disguidi, nonché dei ritardi annunciati per il collegamento diretto con l’aeroporto varesino.

Cosa pensa Quadri della posizione governativa?

E’ da quando si discute della fine del collegamento su gomma con la Malpensa che i burocrati federali ripetono sempre le stesse cose. Ma è sconcertante che costoro non rivedano la propria posizione alla luce dei fatti.  E fatto è che il tanto magnificato collegamento su rotaia, costato uno sproposito, non funziona e non funzionerà. La responsabilità per questa situazione la portano i vicini a sud, e basta leggere le cronache per rendersene conto. Confidare in spettacolari miglioramenti nel futuro prossimo è come credere a Babbo Natale.

E quindi cosa dovrebbe fare il Consiglio federale?
Dovrebbe quanto meno prendere atto che il trenino non fornisce alcuna garanzia di puntualità ed efficienza. Pertanto, è insensato e vessatorio privare i passeggeri ticinesi della possibilità di scegliere di andare alla Malpensa in bus.

Per Berna c’è un problema di concorrenza con le FFS.

E’ un pretesto assurdo. Se le ferrovie non sono in grado di offrire un servizio decente, non possono certo pretendere il monopolio. Inoltre la storiella che “non si può” (sa po’ mia!)  fare concorrenza al treno è una fregnaccia. Lo stesso Ufficio federale dei trasporti che per le sue paturnie non vuole rinnovare l’autorizzazione ai pullman per la Malpensa, ha rilasciato concessioni a go-go ai torpedoni della ditta germanica Flixbus. La quale infatti sta facendo affari d’oro. Quindi: i tedeschi della Flixbus possono fare concorrenza alle FFS mentre ditte, anche ticinesi, non possono gestire il collegamento con la Malpensa perché c’è un treno che non funziona e che non funzionerà? Non sta in piedi.

Cosa fare dunque?

Ad andarci di mezzo sono i passeggeri, ma non solo. Anche il Ticino del turismo, degli eventi e dei congressi risulterebbe danneggiato dall’assenza di un collegamento affidabile con la Malpensa. Sarebbe bello se anche questi ambienti facessero sentire la propria voce. Comunque, sulla mia mozione si dovrà esprimere il Consiglio nazionale. E spero che dimostrerà più buonsenso del governo e dei suoi burocrati.

MDD

Ticino-Malpensa: la Doris ci impone il disservizio!

Viaggiatori costretti a prendere un trenino che ha totalizzato il record planetario di flop

 

A partire da oggi, Eurobus entrerà in Svizzera dove gestirà tramite pullman alcune tratte, sulle quali farà concorrenza alle FFS.

Su queste tratte, dunque, il Dipartimento Doris tollera (?) la concorrenza privata alle ferrovie. Ovvero la possibilità, per l’utente, di scegliere il mezzo di trasporto “collettivo” che preferisce.

Le cose vanno invece in modo assai diverso per il collegamento con la Malpensa.  Ovvero il prolungamento del trenino dei puffi Stabio-Arcisate (o Mendrisio-Varese che dir si voglia) fino all’aeroporto varesino.

Stalinismo in salsa bernese?

A fine anno come noto il Dipartimento federale dei trasporti targato PPDog azzererà le concessioni per le tre ditte di bus che attualmente fanno la spola tra il nostro Cantone e la Malpensa, annullando  dunque il servizio. Perché? Perché “la ferrovia deve essere preservata dalla concorrenza”. Ohibò! Ecco l’ennesimo atto di arroganza statalista da parte di un Dipartimento e di una Consigliera federale che hanno dimostrato a più riprese di essere succubi dei “grandi manager” (?) delle aziende statali: vedi La Posta (“piena fiducia” della Doris alla direttrice Susanna “un milione all’anno” Ruoff e ai suoi piani di smantellamento); vedi l’emittente di regime galoppinata incondizionatamente e senza vergogna; vedi adesso le FFS.

Naturalmente il Dipartimento non è in grado di spiegare in modo plausibile perché le FFS sul collegamento con la Malpensa devono essere “preservate dalla concorrenza” – sono tornati i bolscevichi? – mentre su altre tratte no. Ed infatti si arrampica sui vetri.

Ci smenano i viaggiatori

Il problema, è evidente, non riguarda solo le ditte che attualmente gestiscono il servizio autobus Ticino – Malpensa e che dall’anno prossimo non potranno più lavorare, con tutte le conseguenze (anche occupazionali) del caso. Il problema è anche e soprattutto dei passeggeri. Che non avranno più possibilità di scelta.

La situazione è molto semplice: l’attuale servizio “su gomma” funziona ed è apprezzato. Il trenino Lugano-Varese, prolungato fino alla Malpensa, invece, è una ciofeca. Malgrado sia costato agli svizzerotti una cifra stellare, non lontana dai 200 milioni di Fr. Non solo il tempo di percorrenza è assai più lungo di quello del bus, ma, come ben sappiamo, la nuova tratta ferroviaria, dalla sua apertura, ha collezionato il record planetario di disservizi, ritardi, cancellazioni di collegamenti. Ringraziamo la sempre “ineccepibile” (come no) gestione di vicini a sud.Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita,  due dei collegamenti annunciati con la Malpensa sono già “misteriosamente spariti” dagli orari.

Nelle scorse settimane si è poi “scoperto” che Mendrisio risulta essere l’unica stazione ferroviaria Svizzera con un tasso di treni in ritardo che supera il 30%. TiLo è inoltre riconosciuta come la peggior compagnia regionale in fatto di puntualità, con la tratta Varese Mendrisio Bellinzona che circola in media con oltre il 40% dei convogli in ritardo.

Tutti in auto?

Insomma: dall’anno prossimo i viaggiatori per la Malpensa dovranno partire dal Ticino molto prima di adesso. Senza peraltro avere alcuna certezza di poter prendere il loro areo, data la qualità del servizio fornito dal nuovo trenino. Cosa faranno i viaggiatori costretti dallo Stato a prendere un treno che arriva in orario solo ogni tanto? Saliranno in carrozza raccomandandosi all’Altissimo? Oppure andranno tutti alla Malpensa in macchina o in taxi (spendendo così una paccata di soldi grazie alla Doris ed ai suoi burocrati)?

Quando si dice: le scelte politiche lungimiranti!

Attendiamo intanto di sapere quante auto di frontalieri ha tolto dalle strade ticinesi, infesciate di targhe azzurre, il nuovo collegamento ferroviario; creato e pagato proprio a causa dell’invasione da sud voluta dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere. C’è come  il vago sospetto che il bilancio non sia esaltante.

Lorenzo Quadri

Le FFS tagliano, ma riceveranno una paccata di soldi in più

Misure di risparmio ai danni del territorio, dell’occupazione e dell’economia locale

Le ex regie federali, come si è notato, negli ultimi tempi ne stanno facendo peggio di Bertoldo. Da Swisscom alla Posta passando per le FFS, è tutto un fiorire di tagli e di penalizzazioni. Sappiamo ad esempio che la Posta prevede di chiudere 600  uffici da qui al 2020, con conseguenze occupazionali pesanti, licenziamenti inclusi (inizialmente negati, poi ammessi) perché “tanto ci sono le app per i telefonini”.

Evidentemente i manager postali non trovano abbastanza trendy gestire un’azienda che spedisce lettere e pacchi e permette alla gente di fare i pagamenti. Sicché preferiscono autoerotizzarsi cerebralmente con le app per telefonino, con l’online e con le nuove tecnologie. Idem la Swisscom, che vuole di fatto obbligare la gente a pagare le sue bollette online, con i rischi che questo comporta. Non solo dal punto di vista della sicurezza della trasferta di soldi, ma anche di quella della privacy. Nella migliore delle ipotesi i dati raccolti tramite i pagamenti online vengono utilizzati per infesciare gli indirizzi email degli utenti di messaggi pubblicitari. Nella peggiore, per scopi assai più loschi.

Alcune “perle”

Le FFS si bullano con i nuovi orari dei treni in vigore dal prossimo 12 dicembre, conseguenza dell’apertura del tunnel di base AlpTransit. Intanto però preparano rincari dei biglietti e tramano lo smantellamento delle Officine FFS di Bellinzona. Inoltre le FFS hanno snobbato la pietra ticinese e hanno rivestito la nuova stazione di Bellinzona con travertino romano. Il marmo d’oltreramina non solo comporta elevati costi di manutenzione, ma quando è bagnato si trasforma in una pista di pattinaggio. Senza dimenticare le “prodezze” messe a segno dall’azienda in quel di Lugano. A seguito degli affitti spropositati pretesi da FFS immobili, non si è potuto realizzare un posto di polizia al pian terreno della stazione (ciò che sarebbe stato decisamente più opportuno che insediarlo ai piani superiori). Inoltre, per ottenere dei ripari fonici con un minimo di decenza urbanistica lungo i binari che attraversano la città, il contribuente luganese dovrà mettere mano al borsello, scucendo mezzo milione di franchetti.

Senza dimenticare che sulla tratta del Gottardo si moltiplicano i “contrattempi” ed i ritardi. E, tanto per mettere la ciliegina sulla torta (a conferma del detto tedesco spesso utilizzato sotto le cupole federali: “il diavolo si nasconde nei dettagli”) le Ferrovie sono riuscite a cancellare – sempre solo sulla linea del Gottardo – pure il servizio minibar.

Malloppone in arrivo

Intanto che le FFS tagliano e peggiorano servizi, snobbando l’economia e la realtà locale, si portano a casa una barcata di soldi pubblici in più. Di questo, però, si parla poco. Infatti, mentre sulle questioni secondarie scorrono i proverbiali fiumi d’inchiostro, le spese miliardarie passano inosservate. Ed infatti durante la sessione invernale attualmente in corso, il consiglio nazionale voterà il finanziamento dell’infrastruttura ferroviaria della Confederazione, alimentato per la prima volta dal fondo FIF, per il periodo 2017-2020. Il finanziamento prevede la bella sommetta di 13,2 miliardi di Fr.  Di questi, 7.6 miliardi sono destinati alla convenzione sulle prestazioni 2017-2020 con le FFS, mentre 4.9 alle convenzioni con le ferrovie private (il restante è destinato agli imprevisti). Il Consiglio degli Stati ha già approvato il pacchettone in settembre. Il Nazionale farà lo stesso nelle prossime setttimane. Nella sua Commissione, infatti, non ci sono state opposizioni alla proposta, la quale è stata approvata con  16 voti favorevoli e 9 astenuti. Sicché il malloppone passerà come una lettera alla Posta (quella di un po’ di anni fa). Il credito contiene forse dei tagli rispetto al passato, ciò che spiegherebbe le misure di cinghia tirata prese dai balivi su rotaia anche ai danni del Ticino? Qui arriva il bello, perché è proprio il contrario: infatti grazie al nuovo piano di finanziamento, le Ferrovie otterranno 700 milioni di Fr all’anno in più rispetto al periodo precedente. Quindi più soldi per investire, per gestire, per giochicchiare. Ma intanto le FFS penalizzano il territorio, l’occupazione e – naturalmente – l’utenza. E queste sono le ex regie federali! Poi ci si lamenta dell’economia privata?

Lorenzo Quadri