I finti rifugiati si dichiarano gay per non venire espulsi

In Germania ed Italia va per la maggiore un nuovo escamotage, pare suggerito dall’UNHCR

 

Poco ma sicuro che la stessa cosa accade anche nella Svizzera paese del Bengodi per i migranti economici

Che la Svizzera sia il Paese del Bengodi per migranti economici che non scappano da nessuna guerra, non lo scopriamo oggi. Con l’arrivo della liblab Karin Keller Sutter (KKS), che ha sostituito la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga alla testa del Dipartimento federale di Giustizia, la musica non è cambiata. Il malandazzo prosegue. I finti rifugiati vengono infatti autorizzati a trascorrere le vacanze in patria. Proprio in quella patria in cui sostengono di essere perseguitati.

Vacanze in patria

Lo scorso dicembre il parlamento federale, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, decise che i rifugiati non devono poter rientrare al natìo paesello: del resto, se lo fanno, dimostrano di non essere perseguitati.  Capita però che il Dipartimento “KKS”, come segnalato su queste colonne le scorse settimane, tramite ordinanza abbia pensato bene di prevedere una sfilza di eccezioni al divieto. Non solo per motivi gravi (come parenti stretti in punto di morte) ma anche per questioni assai più frivole: ad esempio matrimoni di parenti. Con la possibilità di restare nel paese d’origine fino ad un mese.

Diteci voi se tornare per un mese in patria adducendo la scusa di un matrimonio non significa ad andarci in vacanza!

La Germania espelle

Nel frattempo, anche la Germania del “devono entrare tutti” ha pensato bene di cominciare con i rimpatri di profughi farlocchi, naturalmente passando l’acqua bassa. In media nei primi mesi dell’anno corrente ha rimandato a casa loro 60 migranti al giorno. In questa operazione è però emerso un ostacolo molto particolare: sempre più finti rifugiati si dichiarano omosessuali per non essere espulsi, asserendo di provenire da paesi in cui i gay sono perseguitati.

Il nuovo trucchetto

Sulla veridicità di simili outing si potrebbe disquisire a lungo. E il problema non è solo tedesco. E’ esploso anche nel Belpaese. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto in questi giorni.

I migranti economici, per fingersi in pericolo, si inventano delle biografie farlocche. Le storie raccontate, come riferiscono gli addetti ai lavori, si assomigliano tutte. Evidentemente attingono da un medesimo copione.

E anche in Italia, scrive il Giornale, c’è stato un autentico boom di asilanti che si dichiarano omosessuali e perseguitati in patria per questo motivo. Pare addirittura che a suggerire l’escamotage sui gusti sessuali sia nientemeno che l’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR)! La tesi è verosimile: il bidONU è da tempo ostaggio della casta immigrazionista. E’ urgente che la Svizzera esca da questi organismi internazionali del piffero!

Ci sarebbero addirittura migranti che, per dare maggior peso ai propri “outing” di comodo, appena arrivati nel Belpaese corrono ad iscriversi all’Arcigay.

Italia: interviene la Lega

La situazione non è passata inosservata alla Lega (italiana), che vuole vederci chiaro ed annuncia interrogazioni parlamentari. Obiettivo: scoprire il numero degli asilanti che si sono dichiarati omosessuali al momento di presentarela domanda di protezione. “Vogliamo sapere quante sono le richieste accolte per tale motivo e se sono state fatte delle verifiche sulla fondatezza di queste dichiarazioni”,ha spiegato il parlamentare Paolo Lombardo al Giornale.

E’ evidente che il tema, così come in Germania ed in Italia, si pone anche alle nostre latitudini. Altrettanto evidente è che anche la Lega dei Ticinesi intende vederci chiaro.

Abusi pacchiani

Naturalmente, sappiamo benissimo che alla scontata domanda: “quali verifiche sono state fatte sull’autenticità degli outing dei migranti”? Non ci sarà alcuna risposta. Poco ma sicuro che non ne è stata svolta nessuna. Inutile dire che i politikamente korretti si metteranno a strillare come aquile davanti alla prospettiva di accertare una cosa del genere, invocando violazioni fasciste della sfera intima. Chi è il delinquente che oserebbe mettere in dubbio un “outing”?

La questione potrebbe sembrare da barzelletta. Purtroppo è seria. Perché c’è come il vago sospetto che – ancora una volta – stiamo spalancando le porte ad abusi pacchiani.

Un esempio

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, è notizia recente che in quel di Viterbo lo scorso primo giugno un finto rifugiato pakistano ha aggredito sessualmente due ragazze di 11 e 13 anni. Il porco in questione ha ottenuto l’asilo in Italia sostenendo di essere omosessuale e quindi di temere per la propria vita nel paese d’origine. Apperò…

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: l’autogoal dei burocrati federali

Panna montata sul presunto calo degli arrivi ma poi vogliono ampliare il centro di Chiasso

Sia chiaro che di creare nuovi posti per migranti economici con lo smartphone non se ne parla nemmeno! Né a Chiasso, né in qualsiasi altro posto del Ticino!

Ma guarda un po’: adesso, per meglio sdoganare la politica del “devono entrare tutti”, la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) monta la panna sul presunto calo degli arrivi di asilanti in Svizzera. Un calo così spettacolare (?) che nel 2018 sono giunti in Svizzera oltre 15’200 sedicenti rifugiati: di certo non sono pochi!

Comunque, se calo c’è stato, è evidente che il merito va anche al deplorevole leghista Matteo Salvini ed alle sue politiche rigorose in materia di sbarchi. Quindi, invece di denigrare, sarebbe bene cominciare a ringraziare. Anche a Berna. Invece, e come al solito, l’abietto servilismo nei confronti degli eurobalivi la fa da padrone.

Un paio di cosette

Detto questo, per evitare di farsi prendere per i fondelli dai burocrati della SEM, sarà bene puntualizzare un paio di cosette.

Tanto per cominciare, 15’200 richiedenti l’asilo saranno anche meno dei picchi di certe annate (e ci mancherebbe anche che si assistesse ad un continuo aumento dei finti rifugiati). Ma sono comunque troppi. Si dà infatti il caso che attualmente in Svizzera vivano oltre 123mila asilanti. Non sono di sicuro pochi. Soprattutto se si pensa che la grande maggioranza di questi non lavora. Il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è addirittura aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni.

E ricordiamo pure che il numero di asilanti presenti in Giappone (130 milioni di abitanti, contro gli 8 della Svizzera) si conta sulle dita di una mano.

Le belle pensate

La situazione non è destinata a migliorare.

La Svizzera, senza avere alcun obbligo in questo senso, ha infatti pensato di bene, grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, di correre entusiasta ad aderire ai programmi di ricollocamento dei finti rifugiati decisi dalla fallita UE. Programmi a cui vari Paesi membri, a cominciare dagli Stati del famoso blocco Visegrad, non si sognano di aderire. Gli svizzerotti eurolecchini, invece…

E non dimentichiamo che il “nuovo” diritto dell’asilo prevede l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i migranti economici. L’obiettivo di tale figura, evidentemente, è quello di “far restare tutti”: o comunque il maggior numero possibile di richiedenti l’asilo. Una bella pensata i cui costi, sia detto per inciso, sono già schizzati verso l’altorispetto a quanto promesso in votazione popolare. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Business is business!

Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche immaginare che simili misure – ovvero l’adesione entusiastica, a titolo puramente grazioso (quando la smetteremo di fare regali alla fallita UE che poi ci ringrazia ricattandoci sullo sconcio accordo quadro istituzionale?) ai programmi di ricollocamento dell’UE e l’avvocato gratis per finti rifugiati – servano per ottenere un costante aumento degli asilanti presenti sul nostro territorio. Anche nel caso in cui gli arrivi dovessero diminuire. Sicché le associazioni contigue al P$ della kompagna Sommaruga, che nell’asilo ci tettano dentro alla grande, possono contare su un’entrata sicura e possono pure pensare a svilupparsi. Business is business!

Intanto a Chiasso…

Secondo aspetto da puntualizzare è il seguente. Le statistiche sulla diminuzione degli asilanti hanno un obiettivo chiaro: quello di fare il lavaggio del cervello ai cittadini per convincerli che non esiste alcun caos asilo, sono solo balle populiste. Ma i burocrati della SEM hanno fatto un autogoal. Infatti, da un lato vorrebbero dare l’impressione che “non arrivi più nessuno”. Dall’altro però vogliono ampliare il centro asilanti di Chiasso portandone la capacità di accoglienza da 134 a 200 posti letto. Ma come, gli arrivi non erano in netto calo? E allora perché mai potenziare il centro di Chiasso? Occorrerebbe semmai depotenziarlo, quindi ridurre il numero di posti. Ed è ovvio che, se si aumentano le capacità d’accoglienza, ciò avviene con il preciso obiettivo di utilizzarle. Anche per non esporsi al rimprovero di aver gettato nel water altri soldi del contribuente.

Sicché, se realizzati, i nuovi posti a Chiasso verranno anche occupati. Perfino il Gigi di Viganello (pur trattandosi di Chiasso) è in grado di rendersi conto che qui gatta ci cova. Fa quindi benissimo la Lega dei Ticinesi di Chiasso a prendere in mano la situazione ed a lanciare una petizione contro l’ampliamento del centro asilanti, come annunciato nei giorni scorsi dal consigliere comunale Stefano Tonini.

Non solo Chiasso, ma tutto il Ticino non è – e non deve diventare –  un hub per finti rifugiati con lo smartphone!

Lorenzo Quadri

 

 

Asilanti eritrei: la farsa dei burocrati

20 rimpatri, tra l’altro volontari, sono una miseria! Altro che montare la panna!

I migranti economici eritrei dovrebbero essere rimandati tutti a casa loro, poiché si tratta di finti rifugiati

Qui davvero siamo alla presa per il lato B! La Segreteria di Stato della migrazione  (SEM) intenderebbe revocare lo statuto di ammesso provvisoriamente a 20 (sic!) finti rifugiati eritrei. I quali saranno invitati a tornare al loro Paese. Con il quale non è però stato firmato alcun trattato di riammissione di migranti economici. Quindi ci torneranno solo quei migranti economici che lo faranno volontariamente.

Ecco, magari il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, invece di partecipare prezzemolescamente in Ticino ad ogni evento mondano per fare campagna per l’ex partitone in vista delle elezioni di aprile e di calare le braghe con la fallita UE, farebbe bene ad occuparsi di questo problema: gli accordi di riammissione mancanti con i paesi d’origine dei finti rifugiati.

Intanto però gli svizzerotti fessi continuano imperterriti a versare aiuti internazionali all’Eritrea malgrado questa non si sogni di firmare accordi di riammissione. Ad Asmara menano il can per l’aia alla grande. Un po’ come il Belpaese con la fiscalità dei frontalieri, tanto per intenderci. Bloccare i sostanziosi contributi rossocrociati fino alla firma dell’accordo di riammissione? Non sia mai! La partitocrazia politikamente korretta insorge! E’ becero populismo e razzismo!

Tutti finti rifugiati

Adesso dunque la SEM intenderebbe ritirare l’ammissione provvisoria a venti asilanti eritrei, invitandoli cortesemente a rientrare a casa  loro. Cosa, cosa? Venti? I migranti eritrei devono essere allontanati tutti dalla Svizzera, dal momento che tutti sono finti rifugiati. Non sono perseguitati in patria. Tale circostanza è stata confermata da varie fonti internazionali.

Non solo gli asilanti eritrei sono tutti finti rifugiati, ma sono tutti in assistenza.Nel giro di 8 anni, come noto, il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è aumentato di oltre il duemila (!) percento. Ed i burocrati della SEM  ipotizzano il ritiro dell’ammissione provvisoria ad appena venti (!) di loro. Quando andrebbero rimpatriati tutti! Se questa non è una presa per i fondelli!

Hanno ancora da ridire

Ed il colmo è che, naturalmente, i signori del “devono entrare tutti” hanno ancora da ridire. E’ quello che aspettava la SEM per poter ribadire al popolazzo la validità (?)  delle misure prese, spacciandosi così per hardliner in materia migratoria. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”! L’irrisoria cifra di 20 permessi (forse) ritirati avete il coraggio di spacciarla per “linea dura”? Ma non facciamo ridere i polli! Ribadiamo: tutti i finti rifugiati eritrei, e sono svariate migliaia, attualmente  mantenuti in Svizzera con i nostri soldi, vanno rimandati al natìo paesello. Del resto parecchi di essi  già ci tornano per le vacanze: perché  – parole loro – lì è più bello. E si potrebbe iniziare dagli ospiti del centro asilanti di Camorino: quelli  che si lamentano perché il centro della protezione civile dove alloggiano non sarebbe abbastanza confortevole.

E, se qualche spalancatore di frontiere ha qualcosa da obiettare, può sempre accompagnare i suoi protetti a destinazione. Naturalmente con biglietto di sola andata.

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati eritrei: sotto con i rimpatri di massa!

Il TAF ribadisce: “sono migranti economici”! Ma intanto l’accordo di riammissione…

 Ohibò, perfino il Tribunale amministrativo federale (TAF) – quindi non propriamente un covo di beceri leghisti populisti e razzisti –  nei mesi scorsi ha dato più di un giro di vite alla politica dell’accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati eritrei. In più occasioni il TAF ha stabilito che costoro non sono dei profughi, bensì dei migranti economici. Di conseguenza, devono ritornare al natìo paesello. Nell’ultima sentenza  il TAF ha decretato che il rischio, per i clandestini eritrei, di essere arruolati nell’esercito in caso di ritorno nel paese d’origine, non è motivo sufficiente per evitare il rinvio. L’equiparazione del servizio militare eritreo ai lavori forzati, dunque, non sta in piedi.

Nell’agosto del 2017, sempre il TAF aveva stabilito che i disertori che vengono rimandati in Eritrea non rischiano dei trattamenti disumani.

Oltretutto, proprio nel corrente mese è stata annunciata ufficialmente la fine della guerra tra Eritrea ed Etiopia: viene così a cadere un altro argomento usato dai migranti economici di quei paesi per rimanere nella Confederella a spese del solito sfigato contribuente rossocrociato. Salvo poi tornare, come noto, a trascorrere le vacanze in patria perché “lì è più bello”.

L’accordo mancante

Di conseguenza, a seguito delle recenti sentenze del TAF, si dovrebbe assistere ad un rimpatrio di massa dei clandestini eritrei. Invece non solo questo non accade, ma ne arrivano sempre di nuovi. Perché non accade? Perché, ma guarda un po’, la Confederazione non può (“sa po’ mia!”) effettuare rinvii forzati verso l’Eritrea. Infatti tra i due Stati non esiste un accordo di riammissione.

Questo vuol dire che le belle sentenze del TAF rischiano di rimanere lettera morta. E gli uccellini cinguettano che l’accordo di riammissione con Asmara gli svizzerotti lo potranno aspettare per un bel pezzo.

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga non ha infatti alcun interesse a che venga sottoscritto. Perché provocherebbe una perdita secca di introiti ai kompagni che sui finti rifugiati ci lucrano in grande stile (businness ro$$o dell’asilo). Sicché Madame Simonetta preferisce andare ai vertici dei ministri degli Interni UE a cianciare di “soluzioni europee” per il caos asilo (ma come suona bene, ma come suona politikamente korretto!). Soluzioni che, evidentemente, non si troveranno mai. E nel frattempo? Nel frattempo, è ovvio, secondo la kompagna Sommaruga “bisogna far entrare tutti”!

Previsione facile

Quanto al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles per giungere, costi quel che costi, alla conclusione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE (accordo-capestro che ci trasformerebbe definitivamente in una colonia di Bruxelles) nonché a fare campagna elettorale all’ex partitone in vista delle prossime elezioni, spuntando come il prezzemolo ad ogni sorta di eventi in Ticino, compresi i più irrilevanti, specie se organizzati dai liblab. Accordo di riammissione con l’Eritrea? Chissenefrega! Nel frattempo all’Eritrea continuiamo pure ad inviare generosi aiuti… E chi chiede di sospenderli finché l’accordo di riammissione sarà sottoscritto? Per la partitocrazia è “un becero razzista che deve vergognarsi”!

Previsione del Mago Otelma: grazie all’accoppiata Cassis-Sommaruga, quindi PLR-P$$, gli svizzerotti fessi continueranno a mantenere migranti economici eritrei “da qui all’eternità”. Malgrado perfino il Tribunale amministrativo federale abbia stabilito che sono finti rifugiati. Allegria!

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: finalmente il Belpaese cambia rotta

Mentre l’UE e anche Berna sceglie il basso profilo, chi sbrocca su “faccialibro”?

In materia di finti rifugiati il nuovo governo italiano, ed in particolare il neo-ministro degli Interni Matteo Salvini, ha deciso di cambiare rotta. Nel senso letterale del termine. Infatti ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Da giorni la famigerata Aquarius tiene banco nelle cronache internazionali.

Se l’Italia non sarà più il “ventre molle” dell’immigrazione clandestina in Europa, tutti avranno da guadagnarci. Noi di sicuro, per ovvi motivi di contiguità geografica. Ma la decisione di Roma permetterà anche di salvare delle vite. Se diventerà chiaro che in Italia le “frontiere marittime” sono chiuse, diminuiranno anche le partenze di migranti e quindi anche i morti in mare. Perché la responsabilità di queste morti non la porta chi chiude le frontiere. La porta chi le apre. Chi le apre e chi insiste per aprirle perché col business dell’asilo si fa gli attributi d’oro. Vero $inistrati?

Chi incoraggia, sia esplicitamente che con atti concludenti, l’immigrazione illegale, non fa che rafforzare gli aspiranti clandestini nella credenza che l’Europa sia il paese del Bengodi. Occorre chiarire che non è così. Benvengano quindi i muri ungheresi ed i porti chiusi italiani. In questo modo non solo si proteggono i confini esterni dello spazio Schengen, ma si disincentivano le partenze. Quindi si salvano, come detto, delle vite.

Le false verginelle

Da notare che, a parte la Francia di Macron (burattino dell’establishment) nessuno in Europa si è strappato le vesti più di tanto per la decisione di Salvini. Che anzi ha tirato rapidamente dalla sua la Germania (con il ministro degli interni Seehofer in scontro aperto con l’ormai decotta Anghela Merkel)  e l’ Austria. La Francia, ovviamente, ha poco da fare la verginella. Perché a Ventimiglia le frontiere le chiude eccome. Quanto alla Spagna: anche nei momenti più caldi del caos asilo è stata confrontata con un numero di arrivi clandestini nettamente inferiore a quello del Belpaese. Addirittura, negli scorsi anni, sono entrati meno finti rifugiati in Spagna che in Svizzera. Senza contare che Madrid ha una lunga tradizione di respingimenti in mare…

Chi perde l’occasione per tacere?

Incredibile ma vero: a proposito del caso Aquarius, perfino la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ha scelto saggiamente la linea del silenzio (oppure, tanto per una volta, è stata ben consigliata). Contro l’iniziativa di Salvini, da Berna non sono giunti i soliti sfoggi di moralismo a senso unico conditi di indignazione pelosa e di buonismo-coglionismo.

Per contro, chi proprio non ce l’ha fatta a tacere è stato il Consigliere di Stato P$ Manuele Bertoli, che ha affidato la propria ira a faccialibro. Non sarà perché qualche organizzazione contigua al suo partito sugli asilanti ci lucra, sicché più ce n’è, meglio è (business is business)?

L’aggressione dei finti rifugiati

Ma il direttore del DECS ha perso un’occasione di platino per tacere. Infatti, proprio mentre postava le proprie elucubrazioni, a Bellinzona – quindi a pochi metri da lui; mica nel Mediterraneo! – avveniva un fatto scandaloso.

Si è infatti saputo che nei giorni scorsi nella capitale cantonale una giovane coppia della regione è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei (perché questa gente è ancora in Svizzera, visto che non scappa da nessuna guerra?). Su questi fatti vergognosi, però, il ministro P$ non ha fatto un cip. Come se niente fudesse! Il medesimo atteggiamento, ma guarda un po’, è stato adottato dalla televisione – bollettino della gauche-caviar: la Pravda di Comano non ha nemmeno dato la notizia del pestaggio. Fossero stati dei ticinesi ad aggredire dei migranti, poco ma sicuro che l’emittente di regime avrebbe strillato a pieni polmoni al “razzismo” e vi avrebbe dedicato ore di trasmissioni  e di dibattiti. E  non osiamo immaginare la cagnara che avrebbero messo in piedi i kompagnuzzi.

A Losone

Intanto la scorsa domenica i cittadini di Losone hanno espresso la propria netta contrarietà alla riapertura dell’ex caserma come centro asilanti. E’ chiaro che questo voto, pur limitato ad un solo comune, ha valenza cantonale. Sul carro devono ora salire anche i Comuni del Basso Mendrisiotto a cui il Dipartimento Sommaruga intende rifilare la Pepa Tencia del centro per migranti economici. Non c’è motivo per cui questi Comuni ed i loro abitanti si dovrebbero rassegnare ad una simile prospettiva. Quindi, sotto con i ricorsi “a manetta”!

Il messaggio del Ticino tutto alla Simonetta deve essere chiaro: nel nostro Cantone non vogliamo nessun potenziamento dell’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: l’Austria decurta i fondi. E noi?

C’è chi interviene per frenare i costi del caos asilo e chi, invece, spende sempre di più

 

Gli amici austriaci sanno sorprenderci con iniziative interessanti. L’ultima in ordine di tempo  riguarda l’assalto alla diligenza dello Stato sociale da parte di migranti economici.

Confrontata con una spesa generata dal “caos asilo” che galoppava a briglie sciolte, Vienna ha deciso che ai finti rifugiati che non sanno abbastanza bene il tedesco saranno tagliati i fondi. Si tratta di una misura di risanamento per frenare i costi che stavano diventando insostenibili. A questo punto una domanda nasce spontanea: e dalle nostre parti, i camerieri dell’UE sotto le cupole federali quando pensano di prendere delle misure per contenere la spesa miliardaria generata dal caos asilo? La risposta è purtroppo scontata: se aspettiamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, stiamo freschi. Con la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, poi, è peggio che andar di notte. Ed infatti il disegno del Dipartimento Sommaruga non è quello di potenziare le espulsioni dei finti rifugiati bensì di tenerli tutti qui. Naturalmente a spese del solito sfigato contribuente. Dell’esplosione dei costi, a Madame ed ai suoi tirapiedi, non gliene potrebbe fregare di meno!

La lingua

Certo, anche il Dipartimento Sommaruga tiene in considerazione la lingua degli immigrati clandestini. Ma a danno degli svizzerotti. Ed infatti la geniale pensata è quella di mandare i migranti economici nei Cantoni di cui parlano la lingua, il che ovviamente significa infesciare i Cantoni latini, data la provenienza dei finti rifugiati. Questo è infatti il brillante progetto presentato recentemente dalla Segreteria di Stato della migrazione.

Motivo: conoscendo la lingua, i finti rifugiati avranno più facilità a trovare lavoro. Cosa, cosa? Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo: adesso Berna, invece di espellerli, pretende di integrare i migranti economici nel mercato del lavoro svizzero e ticinese.  Peraltro spendendo sempre di più. A scapito ovviamente dei disoccupati residenti, per i quali i camerieri dell’UE in Consiglio federale non muovono un dito. Operazione peraltro destinata a fallire miseramente, poiché i finti rifugiati non sono integrabili. Purtroppo la morale è sempre la stessa. C’è chi ha dei governanti con gli attributi che difendono il proprio paese, e chi invece si ritrova con le Simonette.

Lorenzo Quadri

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Per rifilarci i finti rifugiati si inventano l’algoritmo

Basta fregnacce! I migranti “ammessi provvisoriamente” vanno rimpatriati quanto prima

E ti pareva! Gli scienziati della SEM, Segreteria di Stato della Migrazione, se ne escono con l’ennesima “ca*ata pazzesca” (citazione da Fantozzi, riferito alla Corazzata Potemkin).

Trattasi dell’algoritmo farlocco per stabilire come spalmare i finti rifugiati nei vari Cantoni, in base alla possibilità che costoro avrebbero di trovare lavoro. Il fantozziano algoritmo, realizzato dal Politecnico di Zurigo in collaborazione con l’università di Stanford (uella!) era già stato annunciato in gennaio. Adesso la SEM comunica che ci sarà una sperimentazione: come quella che vorrebbe fare il kompagno Bertoli con la “scuola rossa”?

“Prima gli altri”

Ma da dove salta fuori la storiella degli algoritmi? I fulmini di guerra della SEM, ma guarda un po’, si sono accorti che i finti rifugiati “ammessi provvisoriamente” non lavorano. Ed infatti, tanto per fare un esempio, il numero degli eritrei in assistenza presenti in Svizzera nel giro di otto anni è cresciuto del 2282%!

Ancora una volta il Dipartimento Sommaruga, invece di preoccuparsi dei cittadini elvetici che non trovano lavoro, si premura di collocare i finti rifugiati. Ciò che ovviamente avviene a scapito dei residenti. Come sempre: prima gli altri, mentre gli svizzerotti vengono trattati come l’ultima ruota del carro!

Rimpatriare

Altro che gli algoritmi per trovare un impiego ai migranti ammessi provvisoriamente. Questi giovanotti non vanno collocati: vanno rimandati a casa loro. E senza tanti algoritmi! A maggior ragione se sono in assistenza. Il solito sfigato contribuente elvetico ne ha piene le scuffie di venire costretto dalla casta spalancatrice di frontiere a mantenere tutti con i soldi delle sue imposte, e di sentirsi poi dire che però lui deve tirare la cinghia, pagare più tasse e balzelli, andare in pensione a 70 anni, e avanti con le amenità! In Svizzera ci sono soldi per tutti tranne che per gli svizzeri?

Sostenere gli svizzeri

La ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga ed i suoi kompagni che sul business rosso dell’asilo ci lucrano, faranno bene a rendersi conto che gli sforzi di collocamento si fanno a sostegno dei cittadini elvetici che non hanno un lavoro. I finti rifugiati ammessi provvisoriamente vanno invece rimandati nel paese d’origine. L’ammissione provvisoria deve essere, come dice il nome, provvisoria. Oggi invece ammissione provvisoria è uguale ad ammissione definitiva! Questa è la distorsione che va corretta. Ma naturalmente la kompagna Sommaruga non ci pensa proprio. Tenta invece di convincere gli svizzerotti, a suon di lavaggi del cervello politikamente korrettissimi, che il problema è l’integrazione professionale dei finti rifugiati. Come scontato, si fa leva sul fatto che costoro non devono restare in assistenza, bensì mantenersi lavorando. Trattasi di presa per i fondelli, perché la questione è di tutt’altra natura, ossia che costoro non devono rimanere in Svizzera!

Accordi di riammissione

Quindi, invece di studiare algoritmi con l’unico obiettivo di far rimanere in Svizzera chi invece se ne deve andare, occorre portare a casa accordi di riammissione con i paesi di provenienza dei  finti rifugiati. Stati ai quali tra l’altro continuiamo a versare fior di aiuti allo sviluppo, ovviamente senza condizionarli alla sottoscrizione degli accordi di cui sopra. Guai a solo menzionare una simile eventualità! E’ razzismo e fascismo! Ed intanto il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis è in giro per il paese a fare il prezzemolino ad ogni tipo di evento-sagra-fiera-festival, magari a connotazione elettorale pro-PLR, e che non c’entra un tubo con la politica estera.

Scarica-barile

L’algoritmo è poi l’ennesima trovata del piffero per scaricarsi della responsabilità. Per non mettere fuori la faccia davanti ai Cantoni che si cuccheranno degli ulteriori collocamenti che nessuno vuole. Così i burocrati federali potranno dire che non è colpa loro: ha deciso l’algoritmo! Adesso la politica si fa con gli algoritmi.

Non ci vogliono invece algoritmi per capire come andrà a finire. Dopo che l’Ungheria ha costruito il suo muro sul confine (bene!) i finti rifugiati entrano in Svizzera principalmente da sud, quindi dal Belpaese. La maggioranza dei finti rifugiati con lo smartphone (giovanotti che non scappano da nessuna guerra e che hanno i soldi per pagare i passatori) che sbarcano sulle coste sicule parla un po’ di francese e di italiano. In Eritrea l’italiano è pure una delle lingue ufficiali. Ed essendo la lingua un fattore determinante di collocabilità professionale, indovinate un po’ quali Cantoni si cuccheranno più finti rifugiati grazie all’algoritmo farlocco? E questo, va da sé, accadrà in barba alla situazione occupazionale sul territorio, che tanto viene imbellettata tramite le solite statistiche taroccate della SECO.

Grazie kompagna Sommaruga! Altro che “Prima i nostri”: in Ticino, grazie a voi del triciclo spalancatore di frontiere, già adesso i frontalieri vengono prima dei ticinesi. Presto verranno prima anche i finti rifugiati collocati con gli algoritmi.

Lorenzo Quadri

Sempre meglio! Finti rifugiati vendono i permessi sui social

Il tedesco “Der Spiegel” denuncia lo scandalo. Poco ma sicuro che anche in Svizzera…

Nelle scorse settimane, si è appreso della decisione della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) di rivedere lo status di circa 3200 finti rifugiati eritrei. Ciò avviene a seguito di una sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) dell’agosto dello scorso anno. Il tribunale ha certificato che gli eritrei, ma guarda un po’, non corrono il rischio di subire trattamenti “disumani” in patria. Ah beh, dopo averne mangiate cinquanta fette, anche al TAF si accorgono che era polenta! E’ chiaro che i finti rifugiati eritrei, mantenuti in Svizzera, non sono perseguitati in patria, visto che tanti di loro ci ritornano per le vacanze, perché “lì è più bello”.

Non si è però  capito come mai la SEM voglia rivedere lo statuto di soli 3200 migranti economici eritrei, quando in Svizzera ce ne sono circa 9400: e tutti gli altri?

Niente accordi di riammissione

Nei giorni scorsi anche il console onorario svizzero in Eritrea, Toni Locher, ha dichiarato alla stampa d’Oltralpe che il 99% degli eritrei presenti in Svizzera sono migranti economici. Eppure, secondo la kompagna Sommaruga ed accoliti, “devono entrare tutti”, e devono pure restare. Già, perché i 3200 finti rifugiati eritrei di cui si starebbe rivedendo lo statuto, ammesso e non concesso che si giunga ad un suo ritiro, non è mica sicuro che lascerebbero la Svizzera. Questo perché l’Eritrea non ha sottoscritto alcun accordo di riammissione con la Confederella, ed accetta solo rientri su base volontaria (si può immaginare quanti siano: si contano sulle dita di una mano).  Intanto il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis è in giro per la Svizzera a fare il prezzemolino ad ogni sorta di sagre e sfilate che non c’entrano un tubo con il suo lavoro.

I gruppi su facebook

E dalla Germania è arrivata una nuova puntata della saga dei finti rifugiati. Lo “Spiegel” Online ha infatti pubblicato un interessante approfondimento che racconta come dei migranti economici che hanno ottenuto uno statuto di rifugiato in caso di rientro (definitivo o temporaneo) al loro paese vendono i documenti d’identità rilasciati dallo Stato tedesco. Questo vuol dire che ad arrivare in Germania con questi documenti è poi un’altra persona, sotto mentite spoglie. Fantascienza? Non tanto, perché il commercio è fiorente. Come spiega lo  Spiegel, ci sono degli appositi gruppi su facebook (non a caso i finti rifugiati hanno tutti lo smartphone). E il periodico tedesco racconta anche un caso concreto, di un asilante siriano che ha deciso di rimpatriare e per fargli raggiungere la destinazione i passatori gli hanno chiesto di cedere a loro i suoi documenti.

Altri migranti invece, che sono intenzionati a rientrare in Germania, vendono i loro permessi in patria. Poi annunciano al consolato tedesco di averli persi, e ne chiedono la sostituzione.

Il colmo è che le autorità germaniche sono a conoscenza del traffico illecito: lo Spiegel cita un’analisi confidenziale della polizia federale, dove si legge che: “sui social media sono offerti in vendita soprattutto documenti d’asilo tedeschi”.

Arrivano terroristi islamici

Il pericolo di questa pratica è evidente. Non solo immigrazione illegale, ma anche molto peggio. Chi arriva in Occidente con i documenti di un’altra persona? “Solo” clandestini o anche e soprattutto terroristi? Chi gestisce i gruppi facebook dove si organizza la compravendita? Forse affiliati alla jihad? L’aspetto più inquietante è che il sistema, per quanto incredibile possa sembrare,  funziona. Come afferma allo Spiegel un alto funzionario: “Se si riesce a riprendere completamente l’identità di un’altra persona, vale a dire se si possiedono tutti i suoi documenti rilevanti, solo di rado si viene scoperti”. Allegria!

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non siano solo i documenti d’asilo tedeschi ad essere oggetto di mercimonio. Poco ma sicuro che lo sono anche quelli svizzeri! Vuoi vedere che i finti rifugiati accolti dalla Confederella che tornano al loro paese per le vacanze  ne approfittano anche per portare a termine operazioni di compravendita di permessi come quelle denunciate dallo Spiegel?

Da Berna, naturalmente, giunge il consueto silenzio assordante.

Lorenzo Quadri

Il TAF: “Gli eritrei sono finti rifugiati”. Però ce li teniamo

Il Tribunale amministrativo certifica che non corrono rischi al paese d’origine 

Il Mago Otelma prevede che la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, farà di tutto e di più per impedire le espulsioni. Intanto il buon KrankenCassis, invece di pretendere da Asmara la conclusione di accordi di riammissione, organizza conferenze autopromozionali e partecipa ad eventi mondani

Ma guarda un po’! A fine agosto dello scorso anno, il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha stabilito che gli asilanti eritrei, se rinviati al  loro paese, “non corrono il rischio di subire trattamenti disumani, specie se hanno adempiuto agli obblighi militari”. Quindi anche il TAF, non proprio un covo di beceri leghisti populisti e razzisti, certifica che gli eritrei sono dei finti rifugiati: giovanotti con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra.

Certo non una scoperta sconvolgente. Come stavano le cose, lo aveva capito da un pezzo anche il Gigi di Viganello. Del resto gli eritrei sono quelli che tornano a trascorrere le ferie nel paese d’origine perché “lì è più bello”. Però gli svizzerotti fessi continuano ad accoglierli come profughi, cosa che non sono, e – ça va sans dire – a mantenerli con soldoni pubblici. Tanti soldoni. Risultato: nel nostro paese, nel giro di soli otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282%.

 Scoperta dell’acqua calda

Malgrado i legulei del TAF non abbiano fatto altro che scoprire l’acqua calda, solo adesso la SEM, Segreteria di Stato della migrazione, sembra scendere dal pero (o almeno: fingere di farlo). Ed infatti  ha comunicato a 3200 dei  circa 9400 eritrei ammessi provvisoriamente in Svizzera che “sta rivedendo il loro statuto”. Lo sta rivedendo in vista di una possibile espulsione. Domandina facile-facile: perché solo di 3200? E gli altri 6200? Se, come certificato dal TAF, in Eritrea si può tranquillamente tornare, è evidente che vi va rinviata la totalità dei migranti economici, ovvero clandestini (anche se l’aggettivo è diventato tabù), in arrivo da quel paese.

Tüt a posct?  Mah…

Tanto per cominciare, è evidente che gli spalancatori di frontiere si metteranno per traverso. Chiaro: per i $inistrati il business dell’asilo è troppo redditizio per farselo sabotare. Ed infatti i kompagnuzzi hanno già detto njet ai rimpatri.

Non si manda via nessuno! E’ becero razzismo!

Ma non è solo questione di ideologia del “devono entrare tutti”. Anche altri impedimenti ostacolano il rinvio a casa loro di finti rifugiati che non hanno titoli per restare in Svizzera a spese nostre. La NZZ ha infatti subito smorzato gli entusiasmi. Non ci saranno rinvii in massa, perché la Svizzera non ha alcun accordo di riammissione con l’Eritrea. La quale accetta solo rimpatri volontari. E questi rimpatri volontari, chissà come mai, si contano sulle dita di una mano. Naturalmente, malgrado l’Eritrea non sottoscriva accordi di riammissione (come svariati altri paesi da cui provengono finti rifugiati, del resto) gli svizzerotti fessi continuano a versarle fior di aiuti internazionali.

Fregati ancora una volta

E intanto, invece di pretendere la conclusione degli accordi di riammissione, il neo-ministro degli esteri liblab Ignazio KrankenCassis organizza le conferenze stampa con scatole e palle, e partecipa ad eventi mondani e/o autopromozionali: se l’ex partitone pensa di utilizzare il consigliere federale italo-svizzero a scopo di propaganda elettorale in Ticino, ha fatto male i conti.

Morale della favola: i doverosi rimpatri “in massa” ben difficilmente ci saranno. E’ stato accertato perfino dal TAF che gli eritrei sono dei finti rifugiati. Però ce li teniamo tutti qui. E li manteniamo. E ne accogliamo sempre di più. “Sa po’ fa nagott!”. Se questa non è una presa per i fondelli! E’ comunque evidente che la Lega farà quanto in suo potere affinché questi migranti clandestini vengano rimandati nel paese d’origine.

Lorenzo Quadri

 

 

Finti rifugiati: gli pagheremo anche l’educazione sessuale?

Invece di chiudere le frontiere, facciamo entrare tutti i migranti-molestatori e poi…

A formulare l’improponibile richiesta, ma guarda un po’, è una consigliera nazionale $ocialista. Il P$ ha forse qualche “consulente sessuale” da piazzare?

Ah ecco: finalmente una proposta di cui si sentiva l’impellente bisogno, come no!

Da tempo le molestie e le aggressioni sessuali di donne occidentali ad opera di finti rifugiati con lo smartphone sono un tema d’attualità. Al più tardi dopo i fatti di Colonia (Capodanno 2016) che hanno semplicemente  dato visibilità ad una situazione già in essere. Solo che prima veniva imboscata in nome del multikulti e del sacro dogma dell’ “accoglienza”.

Nuova geniale proposta

Come reagisce dunque, davanti a donne molestate ed aggredite sessualmente da migranti economici, la $inistruccia multikulti, spalancatrice di frontiere e rottamatrice della Svizzera? Quella che ha pure una passatrice tra i suoi deputati in Gran Consiglio e poi pretende di fare la morale agli altri riempiendosi la bocca con la “legalità”? Forse chiudendo le porte ai finti rifugiati? Ma no di certo! Ricordiamoci  infatti che la $inistra e le associazioni ad essa contingue sull’asilo ci lucrano.

Sicché ecco arrivare, fresca fresca, la nuova geniale proposta, formulata da una consigliera nazionale P$, tale Silvia Schenker. La signora, giustamente sconosciuta ai più, ama profilarsi con posizioni pro-stranieri e pro-migranti economici.  E adesso chiede, ma  guarda un po’, di introdurre un corso di educazione sessuale per giovani migranti.

Sempre più diritti e prestazioni

Ma bene! Applausi a scena aperta! Sempre più diritti e sempre più prestazioni per i migranti economici: dopo l’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) introdotto dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga con la nuova legge sull’asilo, di recente è arrivata la SEM (Segreteria di Stato della Migrazione, sempre Dipartimento Sommaruga) a dire che ai finti rifugiati bisogna portare assistenza spirituale islamica; e naturalmente la formazione degli imam la deve pagare il solito sfigato contribuente. Così, oltretutto, si creano anche gli imam di Stato. Ed il passo successivo (scontato) sarà dichiarare l’islam religione ufficiale in Svizzera.
Qualcuno forse fa finta di dimenticarsi che il nostro è un Paese cristiano. Per cui, se i finti rifugiati vogliono assistenza spirituale islamica, stanno a casa loro; oppure chiedono asilo ad un Paese musulmano (ce ne sono tanti, e anche ricchissimi).

E il prossimo passo?

Adesso la kompagna  parlamentare di turno, che guarda caso di lavoro fa l’assistente sociale, aggiunge un nuovo tassello. E pretende di far pagare al contribuente i corsi di educazione sessuale per i migrati economici con lo smartphone, tutti giovani uomini soli (altro che “famiglie”). Così si crea un altro bel piano occupazionale per “consulenti sessuali” targati PS!

Col piffero che paghiamo anche i corsi di educazione sessuale per insegnare (?) ai finti rifugiati come ci si comporta con le donne in Occidente. E quale sarà il prossimo passo? Pagare, sempre con denaro pubblico – ma tanto, come abbiamo appreso la scorsa settimana, i conti della Confederella sono in attivo, per cui: largesse! –  delle professioniste del sesso per permettere ai giovanotti in “arrivo da altre (in)culture”, e che naturalmente non si sognano di adeguarsi alla nostra, di dare sfogo alle proprie esigenze senza infastidire nessuno? E magari questa operazione la spacciamo per “prevenzione”, dato che suona sempre bene e soprattutto fa sempre politikamente korrettissimo?

Föö di ball!

Come ebbe a dire la stessa kompagna Sommaruga dopo i fatti di Colonia: “i migranti che non rispettano le donne non sono al loro posto in Svizzera”. Altro che far entrare tutti ed “educarli sessualmente” a nostre spese. Qui bisogna chiudere le frontiere, rispettivamente espellere. Föö di ball!
Stop a qualsiasi iniziativa volta ad aumentare l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati con lo smartphone!

A maggior ragione se queste iniziative sono foraggiate con soldi  pubblici a profusione e qualcuno – ossia i soliti noti – ci “tetta dentro”.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: sempre più diritti, e nümm a pagum

Deleteria sentenza del TFA che, ancora una volta, fa politica pro-frontiere spalancate

E ti pareva! Ecco che arriva il nuovo regalo natalizio (in ritardo) ai finti rifugiati. A farlo è il Tribunale federale amministrativo. Il TFA ha infatti avuto la brillante idea di conferire ulteriori, nuovi diritti agli asilanti.

In una recentissima sentenza, la Corte federale ha infatti stabilito che degli asilanti iracheni, i quali secondo gli accordi di Dublino avrebbero dovuto essere rimandati in Germania, potranno invece restare in Svizzera. E questo malgrado Berlino avesse accettato di farsene carico.  Ma naturalmente i diretti interessati non ne volevano sapere di partire: in Svizzera si sta meglio; lo sfigato contribuente paga di più per mantenerli.  E l’hanno spuntata.

Si adeguano senza necessità

Come mai degli asilanti potranno restare nel nostro paese malgrado spetterebbe alla Germania occuparsene (ed era pure d’accordo di farlo)? Perché le autorità svizzerotte hanno lasciato decorrere i termini – di poco, ma li hanno lasciato decorrere –  per la richiesta di ricollocamento presso i vicini a Nord.

Ora, a sollevare la lacuna procedurale avrebbe semmai dovuto essere la Germania, rifiutandosi di entrare nel merito della richiesta elvetica. Invece come detto a Berlino non hanno fatto storie. Ad insorgere, “chissà come mai”, sono invece stati i finti rifugiati stessi. E il Tribunale federale amministrativo ha dato loro ragione. Si tratta di una “prima”. Infatti gli asilanti in questione non si sono opposti al trasferimento facendo valere violazioni dei loro diritti fondamentali. Si sono appellati a semplici questioni di termini scaduti. Mere procedure, dunque. Ciononostante, l’hanno avuta vinta. Non era mai accaduto prima. Accade adesso, perché  i legulei del TFA si sono adeguati ad una sentenza in tal senso della Corte europea dei diritti dell’uomo. Ossia, ad una decisione di quei pozzi di scienza secondo i quali dire che bisogna arrestare l’avanzata dell’Islam in Svizzera sarebbe “razzismo”. Al TFA si sono adeguati ma, udite udite, non avevano alcun obbligo di farlo. Però l’hanno fatto lo stesso. Così, spontaneamente. Perché i legulei del Tribunale federale amministrativo  sono politicizzati. Naturalmente lo sono in favore delle frontiere spalancate. Del “devono entrare tutti”, del “devono restare tutti” e del “gli svizzerotti fessi devono mantenere tutti”. Altrettanto naturalmente, la sciagurata sentenza federale farà giurisprudenza.

Nuovi argomenti

Bene, avanti così: non solo siamo lo Stato che si cucca volontariamente più ricollocamenti dal Belpaese (perché, come dice la kompagna Simonetta, “dobbiamo aiutare l’Italia”; che poi per tutto ringraziamento ci frega in ogni maniera). Non solo, secondo alcuni cocomeri, non dovremmo rimandare in Ungheria gli asilanti che spettano a questo paese perché gli ungheresi sono brutti e cattivi. (E naturalmente non li dovremmo rimandare nemmeno in Italia perché i vicini a Sud non garantirebbero condizioni adeguate di ospitalità). Dobbiamo anche arrampicarci sui vetri per fornire ai finti rifugiati sempre nuovi argomenti per rimanere in Svizzera; oltre naturalmente a quelli derivanti dai “diritti fondamentali”, ormai abusati in ogni modo e snaturati da diritti dei cittadini contro l’ingerenza dello Stato in diritti a farsi mantenere dallo Stato!

A proposito: chissà come mai la notizia della balorda sentenza del Tribunale federale amministrativo è stata data solo in Svizzera interna ma qui nessuno ha fatto un cip? Men che meno l’emittente di sedicente “servizio pubblico”? Ah già, ma il mandato di “servizio pubblico” prevede che le notizie che non piacciono alla casta vengano silenziate…

Due domandine

Domandina nr 1: quanto ci costerà la geniale decisione degli azzeccagarbugli federali che conferisce nuovi diritti di restare ai finti rifugiati e – quale logica conseguenza –  provoca nuove spese nel settore dell’asilo? Un settore, è bene ricordarlo, che già ingurgita annualmente svariati miliardi. Nessuno ha mai voluto fare i conti. Ma la Confederella di miliardi ce ne mette oltre due ogni anno. Ad essi vanno aggiunti i costi scaricati sul groppone di Cantone e Comuni. Le nuove spese generate dalla sentenza del TFA, le pagano i legulei che decidono simili boiate, quando sarebbe stato benissimo possibile andare nella direzione opposta?

Domandina nr 2: per colpa di chi la Svizzera ha presentato la domanda di ricollocamento tardiva che ha dato il là a tutta la vicenda di cui sopra ed alle conseguenze che essa porterà? In che modo il – o i – responsabili verranno chiamati alla cassa?

Lorenzo Quadri

 

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: nuovo assalto magrebino?

 

Ma guarda un po’! Pare proprio che ai nostri confini si stiano di nuovo ammassando i migranti economici magrebini. E pare anche che tra costoro si moltiplichino i segnali di radicalizzazione. Il tema  è oggetto di una domanda al Consiglio federale del deputato PPD Marco Romano. Siamo curiosi di sentire la risposta.

In particolare ci interessa sapere in che modo i camerieri bernesi dell’UE intendono impedire che arrivino in casa nostra frotte di finti rifugiati integralisti. La situazione in Svizzera  su questo fronte è già abbastanza deleteria. Infatti, grazie all’accesso facile alle nostre prestazioni sociali (una facilità analoga esiste solo nei paesi del nord Europa, ed infatti si vede come sono messi) la Svizzera si presta assai bene a diventare un centro logistico per integralisti islamici, mantenuti con i nostri soldi. A costoro è infatti permesso di tutto e di più. Per questo ringraziamo i fautori del buonismo-coglionismo in Consiglio federale ed anche nei tribunali.

Espellere i jihadisti? Sa po’ mia, se questi sono in pericolo nel paese d’origine! Vietare le associazioni islamiste? Sa po’ mia! Impedire a moschee e centri culturali musulmani di farsi foraggiare dall’estero, segnatamente da paesi dove vige l’islam radicale? Sa po’ mia! E avanti di questo passo.

Insomma, l’andazzo è sempre lo stesso: per tutelare la Svizzera dall’avanzata islamista mancano sempre le basi legali. Ora, se il nostro diritto penale va bene per i ladri di galline ma non è per nulla adatto a far fronte alle minacce del terrorismo islamico, ci sono dei precisi responsabili. Ossia gli spalancatori di frontiere, fautori del multikulti, che hanno aperto le porte del  nostro paese, e le casse del nostro stato sociale, ai musulmani radicalizzati e radicalizzatori. Senza però nemmeno prendere uno straccio di contromisura: guai, è populismo e razzismo! Basti pensare che i kompagnuzzi si opponevano perfino alla nuova legge sui sistemi informativi!

Adesso vogliamo sapere se il Dipartimento Sommaruga e compagnia cantante intendono impedire l’arrivo in Ticino di finti rifugiati che “evidenziano segnali di estremismo” o se invece, come al solito, “devono entrare tutti” altrimenti è discriminazione, razzismo, fascismo! Ciò che equivarrebbe a servire su un piatto d’argento una nuova infornata di potenziali miliziani ai reclutatori già attivi in casa nostra. Applausi a scena aperta!

Lorenzo Quadri

Il TAF certifica: gli eritrei sono finti rifugiati

Il Tribunale amministrativo federale conferma che non rischiano trattamenti disumani 

E adesso ci aspettiamo che questa sentenza abbia conseguenze concrete sul fronte delle espulsioni

Ma guarda un po’! Il Tribunale amministrativo federale (TAF), quindi non proprio un gremio di beceri leghisti populisti e razzisti, in una recente sentenza ha stabilito che i rifugiati (finti rifugiati)  eritrei, se respinti al proprio paese, non rischiano trattamenti disumani. Ohibò, per la serie “la scoperta dell’acqua calda”! Tanto più che parecchi di questi sedicenti profughi, come ben sappiamo, tornano al natìo paesello per le vacanze, perché “lì è più bello”. E, vale la pena ricordarlo, solo una parte di questi furbetti viene sgamata. Ovvero, quei furbetti che sono così poco furbi da partire in aereo da Zurigo. Basta che prendano il treno, si rechino in un paese a noi confinante e poi decollino da lì, che gli “Sherlock Holmes” della Confederella non si accorgono di niente! E visto che lo scandalo delle ferie in patria di persone che pretendono di farsi ospitare e mantenere nella Svizzera paese del Bengodi spacciandosi per “perseguitati” è emerso da un po’ di tempo, poco ma sicuro che tanti (tutti) hanno già capito come fare per restare impuniti. E che le vacanze abusive proseguono “come se niente fudesse”.

Aumento del 2282%

Visto che anche il Tribunale amministrativo federale ha certificato che gli eritrei sono dei finti rifugiati, la sentenza al proposito deve  portare delle conseguenze concrete per quanto riguarda le espulsioni. Infatti, praticamente tutti gli asilanti eritrei che si trovano su suolo elvetico sono a carico dell’assistenza (il tasso è superiore all’80%). Inoltre nel corso di 8 anni, dal 2006 al 2014, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è cresciuto del 2282%. Non è un errore di stampa: l’aumento è stato proprio del duemiladuecentoottantadue per cento.

Da notare che spesso e volentieri i finti rifugiati in assistenza non ricevono solo i semplici mezzi di sussistenza. Anzi, in genere quella è la parte minore della spesa. Assai  di più costano i vari servizi ed operatori sociali che spesso e volentieri vengono affiancati a costoro,  ciò che fa lievitare il conto a livelli epici: e nümm a pagum.

Mistero impenetrabile

E’ forse il caso di ricordare che per il 2018 la Confederazione prevede di spendere la bella cifra di 2.4 miliardi di franchi per il caos asilo: praticamente il doppio di quanto si spendeva nel 2015. E che il costo totale dell’asilo (Confederazione più Cantoni più Comuni) rimane un impenetrabile segreto, altro che il Terzo Mistero di Fatima… Dagli ovattati uffici bernesi, alla richiesta di prendere in mano il pallottiere e di tirare le somme  (si tratta di soldi pubblici) giunge il consueto ritornello del “sa po’ mia”. Che, in particolare in questo caso, puzza assai di bruciato.

Ampi margini di risparmio

A ciò si aggiunge un altro elemento: nei mesi scorsi il dipartimento Burkhaltèèèr ha annunciato che gli immigrati mandano all’estero ogni anno 17 miliardi di franchetti. Mancano però un paio di affermazioni aggiuntive fondamentali. Ad esempio: non si sa quanti di questi 17 miliardi provengano da reddito da lavoro, e quanti invece da aiuti sociali. Perché, sicuro come l’oro, una parte di questi soldi viene da lì. Se, come praticamente certo, danari delle cospicue prestazioni che il contribuente svizzerotto paga agli immigrati nello Stato sociale (venendo per tutto ringraziamento accusato di “razzismo”) vanno poi a finire al paesello dei beneficiari per mantenere il parentado, ciò significa che a questa voce ci sono ampi margini di risparmio.

Ma naturalmente quando si tratta di approfondire tale questione non proprio marginale, ecco che la burocrazia federale fa muro: sarebbe “troppo complicato”. Quindi si lasciano le cose come stanno. Eppure qui ci sono centinaia di milioni pubblici che ciurlano nel manico!

Le scuffie sono al completo

Come detto: la sentenza del Tribunale amministrativo federale a proposito del rimpatrio dei finti rifugiati eritrei dovrà, è  ovvio, avere conseguenze concrete. Se è confermato dalla giustizia che essi non sono minacciati del paese d’origine, è evidente che devono tornarci. E che non bisogna farne entrare di nuovi. Ciò consentirà importanti risparmi. Tanto più che i migranti economici eritrei non sono integrabili, come dimostra il fatto che vanno tutti in assistenza.

Cominciamo ad averne piene le scuffie di sentire che per  gli svizzeri in difficoltà (anziani e non solo) non ci sono soldi, mentre nel settore dell’asilo si spende a piene mai, senza mai chiedersi dove sia il limite; e guai a fare cip, perché la cricca del “devono entrare tutti” attiva la sua potente e collaudata macchina del fango.

Lorenzo Quadri

 

Manifestazione pro finti rifugiati: un fallimento!

Nella giornata di ieri, la gauche-caviar elvetica non si è fatta mancare nulla

 

Nella giornata di ieri, la $inistruccia del “devono entrare tutti”, multikulti e spalancatrice di frontiere, non si è voluta far mancare nulla.  Si sono infatti registrati (non necessariamente in ordine di importanza) ben tre “significativi” eventi:

  • L’ex presidente dei Giovani socialisti Cédric Wermuth (simpatico come un cactus nelle mutande) in un’intervista inneggia allo “ius soli”: chi nasce in Svizzera, sentenzia il kompagno, ha diritto al passaporto rosso! Avanti con le naturalizzazioni a go-go di stranieri non integrati nella speranza di incrementare l’elettorato P$$! (vedi articolo a pagina 13).
  • La marcia da Como a Chiasso della GISO (Gioventù socialista) per protestare contro le guardie di confine e per sostenere i finti rifugiati con lo smartphone, che “devono entrare tutti”.
  • A Berna una settantina di estremisti di $inistra ha sfilato in centro città per “solidarietà con gli arrestati del G8 di Amburgo”: quindi massima solidarietà a vandali, delinquenti e casseur assortiti. Bravi!

Questi tre punti ben evidenziano quali siano le preoccupazioni dalla $inistra al caviale: 1) naturalizzare tutti; 2) far entrare in Svizzera, e naturalmente far restare, tutti i migranti economici; 3) sostenere vandali.

A dir poco desolante! Ai cittadini svizzeri in difficoltà, ai lavoratori ticinesi lasciati a casa e sostituiti con frontalieri, agli anziani che tirano la cinghia, questi kompagnuzzi al caviale non pensano mai! Al contrario: gli svizzeri, “razzisti e xenofobi”, “chiusi e gretti”, vanno mazzuolati!

Un capitolo a parte lo merita poi la GISO, gioventù socialista presieduta da tale Tamara Funiciello (non patrizia di Corticiasca e neppure di Gurtnellen). Quella che si proponeva in topless per “promuovere i diritti della donna”, malgrado una fugace occhiata nello specchio avrebbe dovuto suggerire di stare ben coperta.

Un vero flop

La manifestazione di ieri tra Como e Chiasso, organizzata per l’appunto dalla GISO, si è risolta in un autentico flop.  I partecipanti erano una ventina. Quindi quattro gatti! La manifestazione ovviamente non era autorizzata. Si è così assistito allo spettacolo di giovani di $inistra che manifestano CONTRO dei lavoratori. Ossia contro le guardie di confine. E che sostengono l’immigrazione illegale, direttamente legata alla tratta di esseri umani e all’ISIS (inchieste in corso proprio a Como). E tutto quello che sanno dire questi kompagnuzzi si riduce al vetusto slogan “nessun essere umano è illegale”. Gli abusi nell’asilo, cari GISO, sono illegali eccome! A proposito: ma di asilanti in casa vostra ne ospitate? Oppure per l’affitto dipendete dal borsello di papà?

Ma la RSI…

Inutile precisare che, malgrado la manifestazione a sostegno dei finti rifugiati sia stata chiaramente un buco nell’acqua, la radiotelevisione di riferimento, ossia la R$I, era presente in forze. E naturalmente ha dedicato all’evento (?)  ampi spazi nel Quotidiano. Eh già, si sono detti i kompagni redattori nei faraonici studi di Comano: questi giovini saranno anche quattro gatti, però sono “dei nostri”, hanno le posizioni giuste (frontiere spalancate, “devono entrare tutti”, “svizzerotti chiusi e gretti vergognatevi”) e quindi meritano visibilità! E intanto gli utenti pagano il canone più caro d’Europa.

Lorenzo Quadri

Nuovo regalo ai finti rifugiati: “devono restare tutti”!

Consiglio nazionale, nuova cappellata della partitocrazia: ecco la “persona protetta”

Da quale guerra scappano i 4000 rifugiati europei (sic!) che si trovano in Svizzera con lo statuto di “ammessi provvisoriamente”?

E ti pareva! La partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere ha pensato bene di aumentare ulteriormente l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati.

Ecco l’ultima geniale pensata bernese del triciclo PLR-PPD-P$$ (quello che in Ticino elimina il casellario giudiziale, per intenderci): inventarsi un nuovo statuto per i rifugiati di lunga durata: quello di “persona protetta” con diritto di rimanere in Svizzera senza limiti di tempo. Il Consiglio nazionale ha infatti approvato nella sua ultima sessione una mozione in questo senso con 113 voti favorevoli, 63 contrari (sostanzialmente Udc e Lega) e 8 astenuti.

Qui qualcuno è fuori come un terrazzino.

 “Come vanno le cose”

Il punto di partenza per l’ennesima cappellata federale è la questione degli asilanti ammessi provvisoriamente. Chi arriva in Svizzera in quanto non “minacciato individualmente” ma non può essere rimandato indietro perché il suo paese è in guerra o per altri motivi (?), riceve lo statuto di ammesso provvisoriamente. Ma quell’avverbio, “provvisoriamente”, è una presa per i fondelli.

Come ha riconosciuto a più riprese perfino la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, l’ammissione provvisoria, alla faccia della definizione, è in realtà – spesso e volentieri – permanente: “gli asilanti magari si sposano in Svizzera, fondano una famiglia, e si sa come vanno queste cose”. Certo, si sa benissimo come vanno queste cose: restano tutti qui, mantenuti dal contribuente, dal momento che l’80% dei sedicenti profughi è a carico dell’assistenza.

4000 rifugiati europei

Dalle cifre delle persone ammesse provvisoriamente emerge inoltre un “problemino”: su un totale di 37mila i siriani (che perlomeno scappano da una guerra) sono circa 6000. Gli eritrei, per contro, sono 8000. In più ci sono – udite udite – 4000 europei. Ora, ci piacerebbe proprio sapere da quale guerra scappano gli 8000 eritrei ed i 4000 europei ammessi provvisoriamente come profughi! E ci piacerebbe anche sapere quanti di questi 8000 eritrei, e dei 4000 asilanti europei (!), tornano a trascorrere le ferie al paesello perché “lì è più bello”.

Ah già: è impossibile saperlo: in effetti, basta che vadano in treno fino al primo aeroporto estero e si imbarchino da lì, e gli svizzerotti non si accorgono di niente. Ma sa pò?

Rimpatrio, altro che integrazione!

E’ palese che l’ammissione provvisoria deve tornare ad essere tale. Ovvero: una volta finita la guerra nei paesi di provenienza, gli ammessi provvisoriamente devono tornare a casa loro. Invece, la partitocrazia in Consiglio nazionale fa proprio il contrario. Invece di correggere le distorsioni, le istituzionalizza inventandosi un nuovo statuto: quello della “persona protetta” senza limite di tempo. E visto che queste persone protette sono nella stragrande maggioranza dei casi (80%) in assistenza (vedi sopra), ecco che ci si inventa che esse vanno sostenute nella ricerca di un impiego.

Geniale! Gli svizzeri – ed i ticinesi in particolare – non hanno lavoro “grazie” alla fallimentare libera circolazione; ed adesso bisognerebbe “integrare” nel mercato del lavoro i finti rifugiati? “Prima gli asilanti”? Eh no $ignori, non ci si siamo proprio! Nel mercato del lavoro elvetico si integrano gli svizzeri (Prima i nostri!). Gli asilanti invece non vanno integrati; vanno rimpatriati.

Persona protetta

La maggioranza PLR-PPD-P$$ e partitucoli di contorno, creando un nuovo “diritto a restare” per presunti profughi, evidentemente accresce l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati con lo Smartphone. E’ infatti chiaro che si alimenterà in essi la speranza (nel caso in cui gli Stati dovessero seguire il Nazionale) di poter accedere al nuovo bislacco statuto. E quindi di rimanere in Svizzera come “persona protetta” senza limite di tempo. Non solo “devono entrare tutti”, ma devono anche restare tutti!

Promesse al Belpaese

Il giorno prima della decisione del Nazionale, la kompagna Simonetta era nel Belpaese. A pretendere la firma degli accordi sulla fiscalità dei frontalieri dopo la calata di braghe della maggioranza del CdS sul casellario? No: a slinguazzare la Penisola per gli sforzi fatti nell’ambito dei finti rifugiati “che vengono tutti (?) registrati ed alloggiati”. E, soprattutto, a  promettere al ministro degli Interni italico, Domenico Luca detto Marco (sic!) Minniti (triplo nome e triplo pelo sullo stomaco) che gli svizzerotti si faranno carico di sempre più rifugiati che, in base agli accordi internazionali vigenti, spettano al Belpaese. Naturalmente il tutto su base volontaria.

Ohibò, e chi  paga il conto? Oltretutto, tali promesse vengono fatte quando le inchieste in corso a Como confermano il legame tra immigrazione clandestina ed Isis. Contemporaneamente, in consiglio nazionale, gli spalancatori di frontiere si inventano i nuovi statuti per far rimanere definitivamente in Svizzera i migranti ammessi in via provvisoria. E per promuoverne l’inserimento nel mondo del lavoro a scapito dei cittadini elvetici.

Grazie partitocrazia! Svizzera sempre più paese del Bengodi per migranti economici! Il tutto a spese della nostra sicurezza e delle nostre casse pubbliche.

Lorenzo Quadri

Non saremo noi a togliere le castagne dal fuoco al Belpaese

Triplicati i finti rifugiati fermati ai nostri confini; in estate a Como sarà caos asilo?

Nel primo trimestre del 2017 al confine sud con la Svizzera sono stati fermati 7’305 finti rifugiati, più del doppio del 2015. Nel Belpaese gli arrivi sono aumentati del 60%. Il quotidiano italiano “Il Giorno” prevede  che quest’estate a Como ci sarà il caos. E’ evidente che l’emergenza asilo non accenna a rientrare.

Non a caso,  i paesi che confinano con l’Italia potenziano i controlli alle frontiere e magari piazzano pure delle barriere. Eppure nel Belpaese nessuno, o quasi, si è messo a starnazzare. Solo gli svizzerotti vengono accusati (?) di chiudere le frontiere. Intanto nelle scorse settimane da Berlino ci è arrivata l’accusa esattamente opposta: quella di avere i confini a colabrodo e di lasciar passare troppi migranti economici che poi raggiungono la Germania.

Evidentemente nella Penisola hanno capito che con certi rappresentanti elvetici basta alzare un po’ la voce, e soprattutto pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo”, per ottenere la calata di braghe. Del resto se la responsabile del dossier asilo è la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, quella che sta allegramente moltiplicando i centri asilanti per aumentare la capacità d’accoglienza, quella che a più riprese ha ribadito che “dobbiamo aiutare l’Italia” – e come quest’ultima ci ripaghi per l’aiuto offerto, l’abbiamo visto in occasione della recente polemica/panna montata sui tre valichi secondari chiusi di notte – non è neppure sorprendente che si facciano certi ragionamenti.

Il Procuratore francese

Ricordiamo anche che di recente il procuratore francese ha chiesto 8 mesi di carcere per una cittadina italiana che aiutava i clandestini a varcare illegalmente il confine. Da noi, invece, arrivano al massimo le aliquote sospese con la condizionale, come dimostra il caso di una certa deputata P$ in Gran Consiglio. La parlamentare è difesa a spada tratta dal suo partito. Perché la $inistra pretende il rispetto della legge, ma solo dagli altri. I kompagni, invece, sono al di sopra delle regole.

A titolo preventivo…

A titolo preventivo, sarà bene precisare subito una cosa: se a Como quest’estate dovesse (di nuovo) “scoppiare il caos”, come preconizza “il Giorno”, non sarà di certo la Svizzera – e quindi in prima linea il solito Ticino – a togliere le castagne dal fuoco alla vicina Penisola. Per il caos asilo sul suo territorio  l’Italia se la può prendere, a scelta, con se stessa perché i migranti raccolti in mare se li mette in casa invece di riportarli indietro, e/o con la fallita Unione europea che non fa un tubo per difendere i propri confini esterni.

Di certo il Belpaese non può puntare il dito contro la Svizzera. Men che meno può attendersi regali da noi, visto il trattamento riservatoci dai suoi rappresentanti istituzionali per la chiusura notturna di tre valichi secondari, misura perfettamente legittima ed annunciata.

Altro che “aiutare l’Italia”

Per i famosi tre valichi chiusi, troppi politicanti del Belpaese si sono messi a starnazzare come germani reali contro gli “svizzeri razzisti”. Sindaci di comuni che campano grazie ai ristorni dei frontalieri hanno inscenato manifestazioni-pagliacciata con tanto di fascia tricolore. Quel che è molto più grave, la Farnesina, ossia il ministero degli Esteri italiano, si è permessa di convocare d’urgenza l’ambasciatore di Svizzera. Neanche avessimo trasmesso a Roma una dichiarazione di guerra. E’ chiaro che, con simili precedenti, il mantra del “bisogna aiutare l’Italia” la kompagna Simonetta farà bene a levarselo dalla testa. E col fischio che continuiamo ad aderire ai programmi di ridistribuzione di migranti partoriti dai funzionarietti di Bruxelles “per dare l’esempio” (sempre Simonetta dixit).

I costi esplodono

Da sud arriva anche un altro segnale preoccupante. Visto l’andazzo degli sbarchi, il Documento di economia e finanza (Def) approvato la scorsa settimana dal governo prevede per il 2017 un aumento della spesa per i migranti dai 3,4  miliardi di Euro previsti nella finanziaria a 4.6 miliardi. Quindi una crescita di 1,2 miliardi. I migranti, lamenta “il Giornale”, costano più della manovra!

La cifra in sé  suscita un qualche interrogativo. Infatti  per il 2018 la Svizzera ipotizza di spendere 2.4 miliardi per i finti rifugiati. Più della metà di quanto messo in conto dall’Italia. Le proporzioni non stanno. Com’è possibile? Siamo noi che facciamo dell’accoglienza di lusso?

Al di là di questo, alla luce delle stime  di spesa per i migranti che il Belpaese ha rivisto nettamente al rialzo – segno quindi che si attende un ennesimo “assalto alla diligenza” –  tutti gli Stati che confinano con l’Italia hanno buoni motivi per pensare ai muri sul confine. Noi per primi. Poi oltreramina possono strillare e convocare tutti gli ambasciatori che vogliono. Almeno lo faranno per qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

 

Finti rifugiati: la kompagna Simonetta ha fatto PAF

La ministra del “devono entrare tutti” regala a Chiasso il “Punto d’affluenza”

 

Ma guarda un po’, prosegue la strategia della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga per “far entrare tutti”. Strategia che consiste nel continuare ad aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera per i finti rifugiati con lo smartphone. Quelli che i documenti li perdono sempre durante il viaggio, ma l’iPhone, invece, non lo perdono mai. Quando si dice “i casi della vita”…

Porta spalancata

Aumentare le capacità d’accoglienza della Svizzera significa, nel caso concreto, aumentare quelle del Ticino, diventato la porta d’accesso dei clandestini. Ma la Consigliera federale competente, invece di chiudere la porta, la lascia spalancata, ed  aggiunge posti per asilanti. E mica pochi. Infatti alla stazione di Chiasso nel giro di qualche settimana la Sezione della migrazione creerà 300 nuovi letti per migranti economici tramite il nuovo Punto d’affluenza (PAF), che verrà piazzato negli ex magazzini FFS (quelli che dovrebbero ospitare la famosa scuola di sartoria).

Determinate condizioni?

Naturalmente il Dipartimento Sommaruga assicura che i posti in questione verranno aperti solo a determinate condizioni e blablabla. Balle di Fra’ Luca. Una volta creati i posti supplementari per asilanti, poco ma sicuro che verranno anche riempiti. Oltreconfine sono in perenne emergenza asilo visto che la frontiera del Mediterraneo rimane ben aperta:   e allora, vuoi che gli svizzerotti creino dei centri d’accoglienza… per poi lasciarli chiusi? Ma quando mai! Il Belpaese arriverà a “piangere miseria”; e, come ama ripetere la Simonetta, “Bisogna aiutare l’Italia!”.

E poi, una volta che un centro asilanti (anche se chiamato PAF) è fatto, non lo smantella più nessuno. Un po’ come le nuove tasse: se introdotte, diventano subito definitive (e crescono nel tempo).

Aumentare la capacità

La ministra del “devono entrare tutti” ed i suoi portaborse proseguono dunque imperterriti per la loro strada che è quella di aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera. Del resto, se il Mattino e la Lega hanno a  suo tempo sostenuto il referendum contro la nuova legge sull’asilo, c’erano dei motivi. Ed il principale era proprio che la nuova legge permette al dipartimento Sommaruga di realizzare nuovi centri asilanti a piacimento in stabili della Confederazione, facendosi un baffo delle normali procedure edilizie – e quindi dei diritti di Cantoni, Comuni e cittadini.

Losone

Abbiamo così visto che a Losone il centro asilanti provvisorio non chiuderà quest’anno, contrariamente a quanto promesso (non ci voleva una grande fantasia per immaginare che sarebbe andata a finire così). Sul Pian Faloppia sorgerà il nuovo maxicentro per finti rifugiati di 350 posti, ossia ben 200 in più rispetto alla struttura attuale di Chiasso. Dove la ministra  del “devono entrare tutti” aveva promesso che sarebbe rimasto solo un Punto d’affluenza, lasciando sottintendere che si sarebbe trattato di struttura lillipuziana. Adesso si “scopre” che il PAF ha 300 posti.

Valvole di sfogo

Invece di impedire l’arrivo di finti rifugiati, la ministra del “devono entrare tutti” trasforma il nostro Cantone in un centro di raccolta  e di distribuzione. Invece di finalmente pretendere che l’Italia faccia la propria parte sigillando la frontiera mediterranea, la kompagna Sommaruga le offre ulteriori valvole di sfogo tramite nuovi centri asilanti di vario genere. Del resto, la Simonetta è pure andata dai suoi colleghi dell’UE a garantire che gli svizzerotti continueranno ad aderire ai piani di ricollocamento di finti rifugiati stabiliti dall’UE, malgrado non sussista alcun obbligo al proposito e malgrado non aderiscano nemmeno gli Stati membri (vedi blocco Visegrad, vedi Austria). Le spese di queste scriteriate aperture le fanno in prima linea i ticinesi, sicché oltregottardo se ne impipano. Ma quando i finti rifugiati accolti al PAF verranno smistati anche a nord delle Alpi, la musica cambierà.

Cavoli amari

Se non ci si decide a chiudere finalmente la porta della Svizzera all’immigrazione clandestina di migranti con lo smartphone, saranno cavoli amari per tutti. Il conto sarà salatissimo, sia in termini finanziari che di ordine pubblico. Ed è evidente che le prime ad essere minacciate saranno le donne, vista la “cultura”  da cui provengono i migranti economici. Ma naturalmente i bolliti residui del femminismo elvetico a  Palazzo federale sferruzzavano osceni berretti rosa in occasione dell’8 marzo, per promuovere contemporaneamente i diritti della donna e le frontiere spalancate ai migranti economici. I quali però  – per usare un’espressione della kompagna Sommaruga – “non rispettano le donne”.

Le “grandi statiste” mettono dunque nello stesso calderone due cose che stanno contraddizione tra loro. Ma immaginare che certe acide suffragette del “devono entrare tutti” possano aprire gli occhi, è una pia illusione.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: il centro provvisorio diventa permanente?

Losone: come volevasi dimostrare, la kompagna Simonetta vuole infinocchiare tutti

 

Tutto come previsto! In quel di Losone si consolida l’ipotesi del prolungamento ad oltranza della presenza all’ex caserma del centro sedicente “provvisorio” per migranti economici.

Il termine di tre anni sta per scadere. E, come c’era da aspettarsi, nel frattempo il Dipartimento Sommaruga non ha trovato alcuna collocazione alternativa per i finti rifugiati. Non l’ha trovata e, probabilmente, nemmeno l’ha cercata. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che l’intenzione fosse, fin dall’inizio, quella di far fessi i ticinesotti.

Procedure taroccate

La kompagna Sommaruga, ministra del “devono entrare tutti”, prima ha ottenuto la modifica della legge sull’asilo che dà alla Confederazione la facoltà di trasformare propri stabili in centri asilanti provvisori (per un massimo di tre anni) senza chiedere niente a nessuno. In seguito, con la nuova legge sull’asilo – venduta al popolino come “restrittiva” quando in realtà è proprio il contrario -, ha istituito l’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati, ed ha pure taroccato le procedure edilizie. Sicché il Dipartimento Sommaruga può ora costruire a piacimento nuovi centri d’accoglienza per finti rifugiati, asfaltando i diritti di ricorso di comuni, cantoni e cittadini confinanti!

Emergenza permanente

Quanto provvisori siano i centri asilanti cosiddetti “provvisori”, lo si sta vedendo a Losone: una volta che la struttura è stata creata, poi non la schioda più nessuno. Ci sarà sempre un’emergenza asilo a cui i ticinesotti dovranno piegarsi (ma come: il caos asilo non era tutta una balla della Lega populista e razzista?); perché, come ama ripetere la ministra di giustizia (?), “dobbiamo aiutare l’Italia”. Tanto più che la kompagna Simonetta non ne vuole sapere di chiudere le frontiere e continua a mettere la Svizzera a disposizione dei programmi di ridistribuzione di finti rifugiati decisi dagli eurofalliti. Programmi ai quali non aderiscono nemmeno gli Stati membri UE. Ma la Svizzera, “grazie” alla kompagna Simonetta, sì. Perché “bisogna dare l’esempio”.

Il “regalo” al Mendrisiotto

Come noto, la ministra del “devono entrare tutti” intende regalare al Mendrisiotto un nuovo megacentro asilanti sul Pian Faloppia, dotato di ben 350 posti: ossia 200 in più di quelli attualmente presenti a Chiasso. La spropositata struttura dovrebbe aprire i battenti per il 2020. Le opposizioni verranno rottamate grazie alle nuove procedure che conferiscono poteri assoluti al Dipartimento Sommaruga.

Non ci vuole dunque molta fantasia per prevedere che i losonesi si cuccheranno il centro asilanti attuale almeno per altri tre anni. Ammesso e non concesso che la gigantesca struttura momò non cumuli ritardi. E quando anche questa sarà operativa, siamo poi sicuri che il centro di Losone verrà smantellato?

Domandina facile-facile

L’obiettivo della kompagna Simonetta, infatti, è chiaro: aumentare ad oltranza le capacità d’accoglienza per migranti economici. Ed ovviamente aumentarle in Ticino, visto che la grande maggioranza dei finti rifugiati con lo smartphone raggiunge la Svizzera dal Belpaese.

Domadina facile-facile: quanti di questi giovanotti – che non scappano da nessuna guerra, che disprezzano la nostra cultura, che non rispettano le donne – intende rifilare al Ticino la kompagna Sommaruga?

Lorenzo Quadri