Fisco: l’attuale immobilismo non può durare ancora a lungo

Ticino sempre meno attrattivo per le aziende. Per non parlare di ceto medio e single

Come volevasi dimostrare l’attrattività di questo sfigatissimo Cantone per le imprese sta andando sempre più a ramengo. L’ultimo studio pubblicato da Credit Suisse non lascia molto spazio all’immaginazione. Nella graduatoria nazionale delle localizzazioni più interessanti per le attività economiche il Ticino si trova al quint’ultimo posto.  Il bello (si fa per dire) è che in futuro la situazione è destinata a peggiorare. A seguito della riforma fiscale federale, secondo lo studio del Credit Suisse, il Ticino perderebbe ulteriore attrattiva ed un posto in classifica. Insomma, sempre più fanalino di coda.

Ostaggio dei $inistrati?

E’ quindi evidente che il tema degli sgravi fiscali dovrà essere affrontato e questo alla faccia dei populisti ro$$overdi che, solo a sentir pronunciare l’esecrata parola, “sgravi”, diventano cianotici. Questi signori, capaci solo di blaterare che “lo Stato deve”, dimenticando che lo Stato non è un’entità astratta calata dal cielo ma siamo noi cittadini e soprattutto i nostri borselli, non possono tenere in ostaggio un Cantone.

Aziende virtuose

La riforma fiscale dovrà evidentemente premiare le aziende virtuose ovvero quelle che assumono ticinesi. In questo campo infatti imperversa l’immobilismo. La stessa cosa vale in ambito di commesse pubbliche, che continuano allegramente ad andare a ditte che lasciano a casa ticinesi per sostituirli con frontalieri. Che simili malandazzi vengano ancora premiati con appalti da parte dell’ente pubblico, pagati con i nostri soldi, è una vera presa per i fondelli.

Mobilità in palta

Intervistato sul CdT di mercoledì il direttore del DFE Christian Vitta ha logicamente sottolineato che le statistiche sull’attrattività per gli insediamenti economici vengono stilate in base a vari indicatori, che non contano solo le aliquote fiscali e blablabla. Vero. Ed infatti un altro importante fattore su cui si misura l’attrattività di una destinazione è la  mobilità. Ed in Ticino, soprattutto a sud del Ceneri, la mobilità è allo sfascio.  Per questo possiamo dire grazie all’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$! Spalancare le frontiere contribuisce all’affossamento della piazza economica ticinese. Infatti ha ripercussioni deleterie su uno dei principali fattori che ne determina l’attrattività: la mobilità, appunto.

E il colmo è che il PLR, sedicente partito dell’economia, è il primo a strillare che la libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca. Altro che sostenere gli interessi dell’economia! Del resto, è evidente che un partito il cui presidente fa il funzionario della Confederazione (lauto stipendio pubblico garantito a vita) non può in nessun caso essere rappresentativo di chi “fa impresa”.

Peggio che fermi

Naturalmente gli sgravi fiscali non possono essere destinati solo alle aziende ma devono avvantaggiare anche i cittadini e specialmente quelli del ceto medio.

Dire che su questo fronte il Ticino è fermo al palo da un quindicennio è vero solo in parte. La realtà è ben peggiore. Infatti i premi di cassa malati sono esplosi nel corso degli anni. E dal momento che l’assicurazione malattia è obbligatoria, può essere paragonata ad un prelievo fiscale. Di conseguenza il ceto medio ha visto il saccheggio delle proprie tasche crescere in maniera insostenibile. E questo proprio mentre, a seguito della devastante libera circolazione delle persone (ancora grazie, triciclo PLR-PPD-P$!) crescevano precariato, dumping salariale, povertà.

I single

Quanto ai single, aspettano da decenni una fiscalità più equa, ma i politicanti del triciclo non ne vogliono sapere. Adesso qualcuno di loro, visto l’avvicinarsi delle elezioni, immagina di prendere per i fondelli la gente dichiarandosi favorevole (ovviamente dopo il 7 aprile… passata la festa, gabbato lo santo!). Purtroppo carta canta. E nel giugno dello scorso anno, quando il parlamento cantonale votò sull’iniziativa Canonica che chiedeva per l’appunto una fiscalità più equa per i singles, solo Lega, Udc ed un paio di esponenti PLR votarono a favore. Tutti gli altri contro!

Stranieri e kultura

Chiaro: per una riforma fiscale (non i giochetti col moltiplicatore cantonale proposti in funzione elettorale dal buon Vitta: a proposito, già dimenticati?) secondo la partitocrazia non c’è mai “margine”. Se i conti cantonali vanno male, non ci sono soldi. Se vanno bene, bisogna mettere fieno in cascina e pensare al debito pubblico. E alle tasche dei contribuenti, invece, quando ci pensiamo?

Lo abbiamo ripetuto un’infinità di volte nel corso degli anni. Il problema dei conti cantonali non sono le entrate bensì le uscite fuori controllo. Dove si taglia? Cominciare a risparmiare su prestazioni sociali a stranieri e kultura e dintorni è già un buon inizio. Una cosa è certa: l’attuale immobilismo fiscale non può andare avanti ancora a lungo.

Lorenzo Quadri

Braghe calate in cambio di NULLA

Fisco: richieste di gruppo dall’Italia, siamo alle solite

Ma allora è vero che gli svizzerotti si fanno prendere per i fondelli proprio da tutti! Nei giorni scorsi l’Ufficio stampa del Ministero dell’Economia e delle finanze del Belpaese ha divulgato un comunicato, scritto in burocratese stretto, in cui si annuncia con giubilo l’ennesima calata di braghe elvetica in materia di segreto bancario. La Confederazione ha infatti siglato con i vicini a Sud un accordo che definisce le modalità operative per le richieste raggruppate e blablabla. Con la massima goduria, l’italico Ministero chiosa: “l’iniziativa è in linea con l’evoluzione del quadro di cooperazione internazionale per la trasparenza fiscale che include lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali”.

Siamo ormai alla calata di braghe sistematica, integrale, e soprattutto unilaterale. Non c’è uno straccio di reciprocità! Mentre gli “intreghi” negoziatori bernesi – quelli che vanno a Roma a parlare in inglese e vengono regolarmente infinocchiati – passano di capitolazione in capitolazione, l’Italia non concede nemmeno un millimetro alla Confederella. C’è sempre qualche impedimento, ovvero qualche scusa costruita ad arte, per non concludere. Tanto, si dicono a Roma, gli svizzerotti sono fessi e si fanno andar benne tutto!

Già, dov’è finito ad esempio il famoso accesso al mercato italiano per i servizi finanziari rossocrociati?  A questo proposito la Svizzera non ha portato a casa assolutamente nulla!

L’italica controparte,  un mese fa, in occasione della Beltravacanzetta a Roma, si è spinta a dichiarare che “la questione è sul tavolo”. Uella, che trionfo! La questione, come molte altre, è sul tavolo da anni, ma naturalmente non se ne viene ad una!

Ed intanto gli svizzerotti concedono, smantellano, si tagliano i “gioielli di famiglia”  – e stiamo parlando di migliaia di posti di lavoro e degli indotti della piazza finanziaria! – in cambio di  ZERO! E non solo in campo finanziario, ma anche in tutti gli altri ambiti.

Il Balpaese, lo ripetiamo per l’ennesima volta, nei nostri confronti è inadempiente su tutto. Non solo. Centinaia di migliaia di italiani (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) hanno la pagnotta sul tavolo grazie al Ticino. Però al di là della ramina, oltre a non applicare, ma nemmeno per sbaglio, il principio della reciprocità, si permettono pure di fare i gradassi nei nostri confronti. Vedi gli strilli contro la chiusura notturna di tre valichi secondari.

La domandina (facile-facile) è la seguente: fino a quando intendiamo tollerare questo stato di cose?

Lorenzo Quadri

 

 

Ma Oltreconfine non se ne accorge nessuno?

Privilegi fiscali dei frontalieri rispetto agli altri italiani

 

Quando si dice farsi male da soli! Dopo 7 anni di inattività è stato ripristinato il sindacato dei frontalieri, ovvero il Consiglio sindacale interregionale di Lombardia, Piemonte e Canton Ticino.

E da dove è venuta la prima reazione negativa? Dall’Associazione frontalieri Ticino! Il suo presidente Eros Sebastiani ha detto papale papale alla Prealpina: “questi (gli esponenti del resuscitato sindacato) sono quelli che per equità volevano tassarci come gli italiani (sic)”.

Ah ecco! Perché, i frontalieri non sono forse degli italiani residenti in Italia, e che pertanto sono confrontati con i costi della vita della Vicina Penisola, mica con quelli svizzeri? E allora ci  spieghi il Sebastiani perché non sarebbe equo – anzi doveroso – che pagassero le tasse come i restanti cittadini italiani che vivono e che lavorano nel Belpaese!

Autogoal

Ed infatti Sebastiani commette un pacchiano autogoal. Nella fretta di mettere in cattiva luce i nuovi venuti, solleva la questione fiscale, ma non trova uno straccio di argomento plausibile a giustificazione dello stato quo, quindi del privilegio fiscale dei frontalieri. La sua spiegazione è infatti la seguente: “noi non siamo uguali agli altri, siamo gli unici che lavoriamo in uno stato extracomunitario e abbiamo delle peculiarità uniche (?)”. Il che non vuole dire assolutamente un tubo! Limitandosi a ripetere parole come “unico” e “peculiare” non si va molto lontani. Quali sarebbero le peculiarità che giustificano un trattamento fiscale smaccatamente di favore per i frontalieri, che già guadagnano più degli altri loro connazionali? Risposta: non ce ne sono proprio! Non certo la distanza dal posto di lavoro, perché ci sono italiani che lavorano in patria che percorrono anche più chilometri per la “pagnotta”.

Quel che stupisce

L’aspetto sorprendente non è tanto che i frontalieri non vogliano pagare più imposte (ovvio). E’ che nessun “non frontaliere” sollevi la questione. Il regime fiscale privilegiato, e del tutto ingiustificato (come visto, nemmeno l’Associazione di riferimento riesce a tirar fuori una scusa plausibile) fa mancare vagonate di milioni all’erario del Belpaese. Non ci pare che la vicina Penisola abbia soldi da sbatter via. E dunque? Tutti i politici del Belpaese sono asserviti agli interessi dei frontalieri? Questi ultimi sono di sicuro tanti (troppi); ma la maggioranza non sono gli altri? Dove sta l’inghippo?

Un aspetto positivo

La nascita del sindacato dei frontalieri dunque almeno un aspetto positivo l’ha avuto. Ha rilanciato – suo malgrado – il tema della fiscalità privilegiata di questi ultimi. Ciò grazie alla scarsa accortezza di un rappresentante della categoria (che forse teme che la ripristinata realtà sindacale gli tolga dei seguaci). Chissà che non sia la volta buona per “risvegliare qualche coscienza”?

Lorenzo Quadri

Ma grazie al moltiplicatore cantonale prima o poi il giochetto riuscirà. Bertoli voleva aumentare le tasse, ma gli è andata buca

Ma guarda un po’! Il kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli (quello che accusa i ticinesi “chiusi e gretti” di non essere abbastanza accoglienti con gli stranieri, e infama il nostro Cantone con paragoni con il Sudafrica dell’Apartheid) al comitato cantonale P$ ha espresso le proprie perplessità sulla manovra da 185 milioni del Consiglio di Stato. Le perplessità sulla manovra sono evidentemente legittime. Anche in Via Monte Boglia ce ne sono parecchie, anche se “probabilmente” le motivazioni sono differenti. Interessante però l’outing del direttore del DECS al comitato cantonale $ocialista. Bertoli ha dichiarato di aver proposto al governo un ritocco verso l’alto (?) del moltiplicatore cantonale d’imposta, incontrando però l’opposizione dei colleghi di governo (e ci sarebbe mancato altro…).

Il chiodo fisso
Già all’indomani della votazione sul moltiplicatore cantonale – la Lega era l’unica forza di governo ad essere contraria – Bertoli non aveva nascosto che gli sarebbe piaciuto tanto-tanto poter usare il giocattolo nuovo per mettere le mani nelle tasche dei contribuenti aumentando le imposte.

Visto che la competitività fiscale del Ticino è già a ramengo, e il borsello dei contribuenti pure, aumentare il moltiplicatore cantonale è proprio l’ultima cosa da fare. Ma si sa che a $inistra hanno il chiodo fisso…
E dato che il giocattolo per aumentare le tasse, ovvero il moltiplicatore cantonale, c’è, è evidente che prima o poi verrà anche utilizzato. La storiella, pure ampiamente sentita ai tempi della votazione sul tema, del “creiamo lo strumento ma poi non lo utilizziamo” fa letteralmente ridere i polli. Tra l’altro: è la stessa panzana che ci vengono a raccontare i partiti $torici in vista della nuova legge sull’asilo al proposito delle espropriazioni facili per costruire nuovi centri d’accoglienza per migranti economici: “le espropriazioni facili ci saranno, ma nessuno se ne servirà”, fanfaronano lor$ignori. Ma chi si chi pensa di prendere per il lato B? La storia si ripete, i trucchetti da tre e una cicca anche. Vediamo di non cascarci.

Grazie partiti $torici
Lo ribadiamo: il moltiplicatore cantonale prima o poi verrà usato, data l’incapacità della politica di controllare la spesa pubblica. E chi l’ha voluto? PLR, PPD e naturalmente P$. L’allora ministra delle finanze PLR Laura Sadis ne era entusiasta promotrice. E adesso lo stesso partito liberale (?), che sostiene anche gli aumenti delle stime immobiliari e la decurtazione delle deduzioni per le spese di trasferta professionale, pensa di essere credibile mentre si spaccia per paladino del “basta tasse”? E tutto per avversare la tassa di collegamento che non graverà sui cittadini bensì su 194 grandi generatori di traffico. I quali però, è ormai comprovato, “schiacciano gli ordini” in casa PLR, dove contano più del gruppo parlamentare e più del Consigliere di Stato messi assieme.
Lorenzo Quadri

Abbiamo permesso che gli Stati Uniti demolissero il nostro segreto bancario, ma in casa loro… Gli USA sono il più grande paradiso fiscale del mondo!

Come volevasi dimostrare, ancora una volta la Lega ed il Mattino avevano ragione. Gli svizzerotti, a seguito della calata di braghe dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, marionetta dei kompagni, hanno svenduto il segreto bancario. Il processo è iniziato in particolare sotto la pressione degli USA, i quali si sono riempiti la bocca con la storiella della “trasparenza fiscale”. Trasparenza, va da sé, cui sono tenute solo le altre piazze finanziarie. Non certo quelle americane. Come d’abitudine, gli yankees si sono serviti, nella loro propaganda antisvizzera, dell’arma del ricatto morale. E gli svizzerotti hanno immediatamente ceduto. Si sono prosternati ed hanno rinunciato unilateralmente al segreto bancario, In questo modo, hanno arrecato un danno enorme alla piazza finanziaria elvetica. Il tutto, naturalmente, tra il plauso dei kompagni spalancatori di frontiere.

Il bello è che in parlamento federale ad approvare le misure di distruzione della piazza finanziaria e dei conseguenti posti di lavoro, c’erano pure dei deputati P$$ che si sono fatti eleggere in quanto sindacalisti degli impiegati di banca. Ecco cosa succede a votare i finti difensori dei lavoratori.

La novità
Grazie all’ex ministra del 4% e alla maggioranza del parlamento che l’ha stoltamente seguita, la Svizzera ha dunque calato le braghe su tutta la linea. Ed è chiaro che, come c’è stata capitolazione sul segreto bancario, allo stesso modo la Berna federale capitolerà anche su altre questioni. A partire dalla sovranità nazionale.

Quanto sopra, però, non è una novità. Cosa c’è invece di nuovo? C’è che, come sottolinea SwissRespect in un comunicato degli scorsi giorni, gli USA non figurano tuttora tra i paesi che si sono impegnati ad attuare lo scambio d’informazioni secondo il modello OCSE. Quindi, gli yankees la trasparenza la pretendono solo dagli altri. Ancora più interessante è però il fatto che gli Stati Uniti non figurano nemmeno sull’elenco, molto penalizzante, di quei paesi che NON hanno aderito a tale modello. Una noticina spiega che questo accade perché gli USA hanno deciso di scegliere una via propria. Apperò!

“La giurisdizione più sicura”
Quindi per gli States si fanno le regole su misura. Il massimo è che anche i paracarri hanno capito quello che intendono fare gli americani per la trasparenza delle loro piazze finanziarie, ossia assolutamente un tubo. Altro che lo squallido ricatto morale alla Confederazione, che ci casca a piedi pari (ma come è bello fare fessi gli svizzerotti, adesso lo sanno anche Oltreatlantico)! L’unico obiettivo era eliminare la concorrenza elvetica in materia di averi non dichiarati e di attirare questi capitali negli USA. Dove, va da sé, rimangono non dichiarati. Ed infatti negli States fioriscono nuovi istituti bancari siti nelle cittadine più improbabili. Così si creano nuovi posti di lavoro e nuova ricchezza; così si ride a bocca larga di quanto sono minchioni gli svizzerotti.

Ed infatti, Swiss Respect cita una conferenza tenutasi nei mesi scorsi a San Francisco dove tale Andrew Penney, direttore presso Rothschild&Co, ebbe a dichiarare che “gli Stati uniti sono ormai la giurisdizione più sicura per nascondere averi non dichiarati; sono il più grande paradiso fiscale del mondo”.

Avevamo ragione
Cosa dice davanti a questa bella novità chi ha svenduto il segreto bancario elvetico senza alcuna contropartita? Nulla! Citus mutus! Dove sono quelli che ci disintegravano i gioielli di famiglia sulla piazza finanziaria svizzera immorale e sugli USA che avevano ragione a martellarci? Dove sono quei politicanti ed intellettualini da tre e una cicca dediti alla colpevolizzazione compulsiva degli svizzerotti? Dispersi nelle nebbie, dopo aver fatto il danno!

Se l’iniziativa lanciata dalla Lega – che però venne lasciata sola da tutti – per inserire il segreto bancario nella Costituzione fosse riuscita, di certo non saremmo a questo punto. Perché prima di svenderci senza ritegno, gli scienziati bernesi avrebbero dovuto affrontare il voto popolare. E lì non avrebbero certo avuto vita facile. Ma invece…
Lorenzo Quadri

Miglioramento delle relazioni con l’Italia a seguito della partecipazione ad Expo 2015? Burkhaltèèèèr (PLR) ha le allucinazioni?

Il ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr, quello del “dobbiamo aprirci all’UE”, non poteva esimersi (non poteva proprio?) dallo stilare il proprio bilancio positivo (?) della partecipazione della Svizzera all’expo 2015 gestita da inquisiti (come mai i soliti moralisti, in genere assai prolissi per non dire logorroici, a questo proposito osservano un silenzio sepolcrale?). Non ci si poteva di certo attendere una posizione diversa, visto che il Consiglio federale per questa partecipazione ha fatto spendere al contribuente 23 milioni di franchetti; poi però si va a tagliare sulle pensioni.

Due possibilità
Mai come in questa occasione, però, il buon Burkhaltèèèèr ha perso un’occasione d’oro per tacere. Infatti il direttore del DFAE ha pensato bene dichiarare che la partecipazione svizzera ad Expo ha “migliorato i rapporti con l’Italia”. Ohibò. Davanti ad un’asserzione del genere, del tutto incomprensibile nel contesto attuale, non si può che rimanere di sale – o magari d’altro. Visto che però è stata fatta, ci sono solo due possibilità.

1) Il Consigliere federale PLR racconta fregnacce a vanvera. Questa ipotesi è corroborata dall’ormai famosa allocuzione del Capodanno 2014, quella del “dobbiamo aprirci all’UE” (capita l’antifona liblab? Noi dobbiamo aprirci; gli eurofalliti, per contro, possono continuare a prenderci a cetacei in faccia). Poiché tuttavia non riteniamo che il ministro dell’ex partitone parli a vanvera – non sia mai, altrimenti poi sul bollettino Opinione liberale ci danno dei fascisti e nazisti: uhhh, che pagüüüüüraaaa!! – scartiamo questa opzione e passiamo alla possibilità 2).

2) Il Consigliere federale liblab pensa davvero quello che ha detto (ossignùr). E allora, di grazia, gli chiediamo qualche doveroso chiarimento. Perché noi, notoriamente “chiusi e gretti”, abbiamo dei problemi a capire in che modo la Svizzera si sarebbe avvicinata all’Italia. O per lo meno, a capire dove ci sarebbe stato un avvicinamento da intendersi in chiave positiva. Perché anche l’invasione quotidiana di frontalieri e di padroncini in nero è una forma di “avvicinamento”, però non c’entra con l’expo (c’entra con la libera circolazione senza limiti, sempre voluta da Burkhaltèèèèr e dal suo PLR, che in questi giorni in Ticino si sta stracciando le vesti per difendere lo studio farlocco dell’IRE).

Alcune domandine
Visto che, secondo il ministro degli esteri PLR, la partecipazione svizzera all’Expo avrebbe avvicinato la Confederazione al Belpaese, gli chiediamo:

– In che modo, grazie ad Expo, la vicina ed ex amica Penisola ha iniziato a rispettare gli impegni presi con la Svizzera?
– Forse che, grazie alla partecipazione della Svizzera ad Expo, l’Italia sta facendo il proprio dovere per quel che riguarda, tanto per fare un paio di esempi, a) la ferrovia Stabio-Arcisate? b) il proseguimento a sud di AlpTransit? c) Il contenimento del traffico di frontalieri? d) Le fogne italiche che scaricano cacca nel Ceresio?
– Forse che, grazie alla partecipazione della Svizzera ad Expo, l’Italia applica i trattati di Dublino? Forse che permette agli artigiani e alle ditte ticinesi di lavorare nel Belpaese? Forse che ha cancellato il nostro Paese dalle sue liste nere illegali?
– Forse che, grazie alla partecipazione della Svizzera ad Expo, è stato possibile concludere in modo soddisfacente le famigerate trattative con l’Italia?
– A proposito, Burkhaltèèèèr: come mai neanche una parola sul fatto che tutti i milioni pubblici spesi dalla Confederazione per la partecipazione ad Expo2015 non hanno portato in Ticino nemmeno un turista, ma hanno semmai ottenuto l’effetto esattamente contrario?

Conoscenza del dossier?
La risposta a tutte le domande di cui sopra è un chiaro NO. La partecipazione della Svizzera ad Expo non è, diffatti, servita ad un tubo. Non si vede ombra di miglioramento nelle relazioni con la Penisola. Semplicemente, gli svizzerotti si sono fatti infinocchiare ancora una volta.
Come fa allora il ministro PLR a dire che l’Expo ha portato ad un avvicinamento tra Svizzera ed Italia? Su che base, visto che non c’è proprio nulla? E’ questa la conoscenza della realtà delle relazioni italo-svizzere che può sfoggiare il buon Burkhaltèèèr, ministro degli Esteri? Non sapendo cosa inventarsi per trovare qualcosa di buono nell’operato della ministra del 4% Widmer Schlumpf, i suoi reggicoda si sono sciacquati la bocca con “la conoscenza dei dossier”. Ecco, qui pare non ci sia nemmeno quella…
Lorenzo Quadri

Segreto bancario: in pochi anni sfasciato il lavoro di generazioni. Distruzione in tempo di record

Anche il Ticino dovrà fare i conti con migliaia di disoccupati in più: grazie, ministra del 5%!

In pochi anni è stato cancellato un intero sistema. Come c’era da attendersi, in Consiglio nazionale la maggioranza PLR-PPDog-PS, nonché il loro codazzo di partitini fotocopia, ha spazzato via il segreto bancario, approvando due progetti per lo scambio automatico d’informazioni, a partire dal 2018. Solo Udc e Lega si sono opposti.
La ministra del 5% non ha, ovviamente, voluto indicare quante migliaia di posti di lavoro verranno cancellati sulla piazza finanziaria a seguito della sua politica di svendita del Paese. Naturalmente, la Svizzera cala le braghe, ma in cambio non ottiene nulla. Prima, infatti, si smantella il segreto bancario senza alcuna contropartita. Poi, quando i buoi sono fuori dalla stalla, si tenterà (forse) di ottenere l’accesso ai mercati per le banche svizzere.

Chi ci guadagna
Naturalmente c’è chi se ne approfitta, ossia le piazze finanziarie che non si sognano di accordare scambi né automatici né meno automatici. Ad esempio a Dubai, dove molti si stanno spostando dalla Svizzera. Ed infatti, almeno in Romandia, già circolano abbondanti volantini pubblicitari dove si chiarisce, all’attenzione dei clienti della “rottamanda” piazza finanziaria rossocrociata, che a Dubai il segreto bancario rimane solido. Uno di questi dépliant è stato letto in aula durante il dibattito. Lungimirante come sempre la replica della ministra del 5%: “Dubai non fa parte del nostro benchmark”. Apperò. Intanto i patrimoni emigrano nei paesi arabi ed i posti di lavoro in Svizzera saltano. Ma la Consigliera federale non eletta se ne impipa: “non fa parte del nostro benchmark”.

FATCA
Widmer Puffo non poteva, evidentemente, esimersi dal citare l’adesione al FATCA come un successo. E’ il massimo. La signora svende senza ritegno la sovranità svizzera e pretende di spacciare la sciagurata iniziativa per un grande risultato. Così grande che, se alle prossime elezioni USA vinceranno i repubblicani, il FATCA verrà abolito in patria. Negli Stati Uniti si creeranno tanti paradisi fiscali. Gli svizzerotti ligi al dovere che si inchinano ai Diktat yankees, resteranno con il naso in mezzo alla faccia e migliaia di disoccupati, mentre lo “Zio Sam” se la ride a bocca larga.

Crisi finanziaria?
A giustificazione della fine del segreto bancario – quello che avrebbe dovuto essere non negoziabile – per l’ennesima volta è stata citata finanziaria del 2008, a seguito della quale gli Stati non sarebbero più disposti a tollerare la perdita di sostrato fiscale. Peccato che 1) la crisi del 2008 non sia stata affatto provocata dalla Svizzera, o dal segreto bancario svizzero, bensì dalla scellerata finanza USA. 2) Se il problema fosse davvero la perdita di risorse fiscali per gli Stati esteri, allora non si capisce perché non sarebbe potuto andare bene anche un sistema di ritenuta alla fonte. Il fatto che si voglia lo scambio automatico d’informazioni dimostra dunque, semmai ce ne fosse bisogno, non solo la volontà di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri, ma quella di demolire con esso – servendosi della tattica del salame – la privacy dei cittadini, in tutti gli ambiti. Si comincia da quello finanziario e gli altri a seguire.

Amnistia
Unica nota positiva in tanta desolazione (positiva in una logica di meno peggio): l’approvazione, pur di misura, dell’emendamento di Fabio Regazzi (PPD) per l’introduzione di un’amnistia fiscale. Naturalmente contro la volontà della ministra del 5% la quale, a varie sollecitazioni in arrivo anche dalla Lega, aveva sempre risposto che non se ne parlava nemmeno perché “gli strumenti a disposizione sono sufficienti per chi si vuole regolarizzare”.
Bene, dunque, per l’approvazione dell’amnistia – che comunque dovrà ancora passare il difficile scoglio del Consiglio degli Stati. Dovesse l’amnistia diventare definitiva, bisognerà però stare attenti all’effetto boomerang. Ossia: bisognerà evitare che qualcuno utilizzi l’amnistia come pretesto per cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri. Come sogna di fare la ministra del 5%.
Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: era ora!

L’iniziativa popolare leghista per gli sgravi fiscali è partita. Per fortuna, viene da dire: in effetti, è passato quasi un decennio dagli ultimi sgravi fiscali. E in questo tempo ne sono successe di cose: molti Cantoni hanno rivisto al ribasso la propria fiscalità; sicché quella ticinese appare ormai, per usare un termine alla moda, decisamente “fuori target”.
Gli sgravi fiscali proposti dalla Lega, un pacchetto da 115 milioni in totale, torneranno a beneficio di tutti: dei redditi bassi, medi e alti, delle persone fisiche così come di quelle giuridiche.
Sgravi solo ai ricchi, come sono stati ipotizzati  dalla direttrice del DFE in un progetto subito consegnato all’oblìo, non sono praticabili: né dal punto di vista politico, né da quello dell’equità. E’ vero: bisogna aumentare l’ “appeal” del nostro Cantone  per i buoni contribuenti. Magari anche in arrivo dall’estero. Sì, perché è tempo ed ora di diventare più attrattivi per i cittadini stranieri disposti a pagare molte imposte e a spendere in Ticino, e di diventare meno attrattivi per i cittadini stranieri che invece dobbiamo mantenere.
Sgravi ai redditi alti sì, ma anche al ceto medio, che paga le imposte fino all’ultimo centesimo; e che rimane poi il solo a pagare le tasse in base alla propria capacità contributiva: i meno abbienti sono esentati, mentre i ricchi ottengono sconti.
Contrariamente a quanto recitano le stantìe tesi che il “partito delle tasse” tenterà  di accampare in funzione anti-sgravi, questi ultimi non costituiscono affatto un regalo a chicchessia. Al contrario: si tratta di lasciare in tasca, alla gente che li guadagna, qualche soldo in più. Che è poi il modo migliore di fare socialità. Ma questi soldi non sono regalati. Tutt’altro: sono già di proprietà del singolo contribuente.
Da un discorso di sgravi fiscali non si possono ovviamente escludere le aziende: lo strumento fiscale deve servire a stimolarle a creare posti di lavoro per i residenti (non per i frontalieri) e a pagare le imposte in Ticino (non Oltralpe o in bislacche isolette).
Ma soprattutto preme sottolineare che doveva arrivare l’iniziativa leghista perché si pensasse, finalmente, anche alle persone sole, le cosiddette aliquote B, che nel nostro Cantone sono oltre 100mila contribuenti, e non due gatti. Il loro numero (quello dei singles, non quello dei gatti, che per il momento non sono ancora tenuti a pagare imposte) è in continua crescita, a seguito dell’allungarsi della speranza di vita e dell’evoluzione sociale (divorzi, convivenze, ecc). Di modo che i singles non possono più essere considerati delle anomalie, degli incidenti di percorso, che come tali si possono mungere ad oltranza. I singles non costituiscono una stranezza sociale, bensì parte integrante – e pagante –  della nostra società. E come tale devono venire considerati. Oggi invece sono oggetto di un trattamento fiscale iniquo: correttivi urgono. Forse l’iniziativa della Lega non risolverà tutti questi problemi; sarebbe illusorio pensare che per un’impresa di tale portata possa bastare una sola raccolta di firme. L’iniziativa costituisce però un passo importante, e concreto, nella direzione giusta. Come recita il suo “cappello”: un primo atto.

Lorenzo Quadri