Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Altre opzioni? Non esistono!

Fiscalità dei frontalieri: senza blocco dei ristorni, lo stallo attuale durerà in eterno

 

I fatti sono testardi: la Lega dei Ticinesi, già nel lontano 1991…

L’accordo fiscale con l’Italia ha assunto tutti i contorni della farsa. La sua sottoscrizione era stata spacciata come “imminente” già quattro anni fa dall’allora Consigliera federale Widmer Schlumpf. Ma si trattava di un espediente per convincere il Consiglio di Stato a non bloccare (totalmente o parzialmente) il versamento dei ristorni dei frontalieri. Ai tempi la stessa direttrice del DFF, in un incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali, evocò – quale mezzo di pressione sul Belpaese affinché firmasse – misure unilaterali nei confronti dell’Italia, e segnatamente la disdetta della Convenzione del 1974 che regola anche i ristorni dei frontalieri. Questa Convenzione è divenuta ormai obsoleta. In oltre quattro decenni, le condizioni quadro sono cambiate radicalmente. Si pensi solo all’introduzione della libera circolazione delle persone e allo smantellamento del segreto bancario per i clienti esteri.

Nuova offensiva

Di recente l’Agenzia delle entrate italiana si è inoltre prodotta nell’ennesima offensiva contro la piazza finanziaria elvetica a proposito delle operazioni “cross borders”. Contemporaneamente, il Belpaese nicchia sull’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato italiano. Su questi temi si segnala l’inerzia del Consiglio federale: il Ticino resta, evidentemente, l’ultima ruota del carro. E’ manifesto che, se situazioni analoghe a quelle sopra descritte si verificassero sulla piazza finanziaria zurighese, la reazione di Berna sarebbe  assai diversa.

Dialogo in inglese?

Come ciliegina sulla torta, il dialogo italo-svizzero, in agenda il 21 marzo, quest’anno si è svolto in inglese; le scorse edizioni si sono invece tenute in italiano. Immaginare di ottenere qualcosa dalla vicina Penisola trattando in inglese significa essere completamente fuori dal mondo. E’ sempre più evidente l’inadeguatezza della burocrazia federale nel rapportarsi con i vicini a Sud. La mancanza di risultati reali lo dimostra. L’arrivo di un ministro degli esteri ticinese non ha cambiato nulla. L’incontro di gennaio tra Cassis e l’omologo Moavero ha prodotto solo le consuete e vuote dichiarazioni d’intenti.

Nessun indennizzo

Ciononostante, pur portando la responsabilità per il perdurare di un accordo vetusto, superato dagli eventi, che con ristorni esagerati penalizza pesantemente il Ticino, il Consiglio federale, a più riprese negli ultimi 8 anni, l’ultima volta a metà febbraio, si è sempre rifiutato di riconoscere un indennizzo al nostro Cantone. Una decisione confermata in marzo dal Consiglio nazionale, che ha respinto a maggioranza una mozione in tal senso.

Disdire la Convenzione?

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri comporterebbe, per il Ticino, un vantaggio di una dozzina di milioni all’anno rispetto alla situazione attuale. Per la controparte italiana, i maggiori incassi sarebbero molto più elevati; si stima nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Ciononostante, per motivi politici, la vicina Repubblica non vuole il nuovo trattato. E scientemente rinuncia ai vantaggi fiscali che esso le porterebbe.

E’ inoltre  evidente, come emerge dalla sua ultima risposta sul tema risalente sempre al mese di febbraio, che il Consiglio federale – al contrario di quanto falsamente dichiarato dall’allora “ministra” Widmer Schlumpf – non prende nemmeno in considerazione la denuncia della Convenzione del 1974.

L’unico strumento

Allo stato attuale, i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 84 milioni all’anno. Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è manifestamente su un binario morto. I comportamenti scorretti da parte italiana proseguono, come dimostra l’ultima “offensiva” contro la piazza finanziaria ticinese. La gestione del dossier da parte della Confederazione è vistosamente deficitaria. Dunque, l’unico mezzo a disposizione del Canton Ticino per arginare un’ immotivata emorragia di milioni consiste nel bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. Dopo anni di flop, occorre riconoscere che la via istituzionale e diplomatica ha fallito.

E al proposito vale la pena ricordare che già nel settembre del 1991 il gruppo parlamentare in Gran Consiglio della neonata Lega dei Ticinesi sollevava il tema del versamento dei ristorni, pur se in relazione alla mancata realizzazione di depuratori su suolo italiano. I fatti sono testardi, come si suol dire.

Lorenzo Quadri

 

RSI: “cercasi frontaliere per sfottere il Ticino in radio”

E per questo tipo di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

 

Purtroppo non si tratta di una Fake news. Come si legge in questo post, pubblicato sul sito Ticinoresidenti.ch, la Rete 3 della RSI per un nuovo programma radiofonico cercava “un/a frontaliere/a che lavora nel luganese, di età 30-40anni, spigliato ed ironico” per criticare il Ticino.

Qui siamo proprio al delirio! Sicché noi dovremmo pagare il canone più caro d’Europa per foraggiare programmi in cui frontalieri, che hanno la pagnotta sul tavolo grazie al nostro Cantone, sfottono i ticinesi.

Passata la festa…

Ecco dunque l’ennesima dimostrazione che le promesse di cambiamento, pronunciate a profusione dai vertici di Comano durante la campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag, erano uno specchietto per le allodole. Balle di Fra’ Luca! Passata la festa, gabbato lo santo. Tutto va avanti come prima. E non poteva essere diversamente. L’abbiamo già detto: o alla Pravda di Comano si fa un repulisti integrale tra chi realizza i contenuti da mandare in onda,  oppure l’emittente di regime continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Non si cava sangue da una rapa.

Arrampicate sui vetri

La trasmissione di Rete 3 con il frontaliere che sfotte i ticinesi non si è concretizzata. Sul portale Ticinolibero abbiamo letto l’imbarazzante arrampicata sui vetri della versione ufficiale: l’idea non è stata avallata dai superiori e quindi non se ne è fatto nulla.

E con questo dovremmo dichiararci soddisfatti? L’è tüt a posct? Ma col fischio! La bella pensata è stata fatta. Il tentativo è confermato. E non doveva essere in fase poi così embrionale, se è stato perfino divulgato l’annuncio per la ricerca del frontaliere da ingaggiare. Sicché la scusa ufficiale puzza di bruciato. E’ più verosimile che lo stop sia semmai stato provocato da una retromarcia dell’ultimo minuto.

Doppi passaporti

Del resto, la trasmissione con il frontaliere che sfotte il Ticino ed i ticinesi è – o sarebbe stata – solo uno dei tanti esempi di come a Comano, invece che servizio pubblico, si faccia propaganda antisvizzera e pro-frontiere spalancate. Giovedì nel Quotidiano della RSI è stato mandato in onda un interminabile servizio di 12 minuti a sostegno, indiscriminato ed acritico, dei doppi passaporti. 12 minuti di lavaggio del cervello, pagato (a peso d’oro) dagli utenti, su quanto è bello avere il doppio passaporto, e quanto è giusto che la Svizzera conceda questa possibilità agli stranieri. Peccato che il servizio si sia poi trasformato in un boomerang. Gli intervistati, tranne un’eccezione, hanno in pratica ammesso di essersi naturalizzati per convenienza personale. Ad esempio per non rischiare di dover lasciare la Confederella in caso di caduta in assistenza. E nessuno che fosse disposto a rinunciare al passaporto del paese d’origine. Ma come: non si dovrebbe diventare svizzeri per sentimento di appartenenza? Perché ci si riconosce in certi valori? Perché si scelgono le peculiarità elvetiche e si decide che quel modello, che è sotto attacco, lo si vuole difendere? Come ciliegina sulla torta, nel servizio si è pure sentita la frase: “Il passaporto in fondo è solo un pezzo di carta”.

Altro che “Idée suisse”

La cronaca lo insegna. Grazie alle naturalizzazioni facili, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha fatto diventare svizzere un sacco di persone a cui del nostro Paese importa ben poco (eufemismo). Grazie alla casta multikulti, perfino estremisti islamici hanno ricevuto il passaporto rosso! L’emittente di regime, con il canone più caro d’Europa, propaganda questo andazzo. Lo vende come se fosse la cosa più naturale e giusta del mondo. Esalta il doppio passaporto; mancava solo che dicesse che “è un diritto umano”. Altro che “idée Suisse”. La Pravda di Comano dovrebbe semmai chiamarsi Idée Antisuisse.

Lorenzo Quadri

Il nervosismo gioca brutti scherzi

 

I liblab sono gli ultimi che possono pensare di ergersi (naturalmente solo a scopo elettorale) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato

Ohibò, certo che all’ex partitone sono meravigliosi! Dopo aver devastato il Ticino con la libera circolazione delle persone, provocando l’invasione di frontalieri, adesso che le elezioni si avvicinano lorsignori saltano sul carro leghistaanti-ristorni. Trattasi del revival, in grande stile, della “politica Xerox”. Ovvero: prima si denigrano le posizioni dell’odiata Lega, poi le si fotocopiano per puro opportunismo.

Ed il bello è che i liblab, se glielo si fa notare, si inalberano!

Non contenti, si producono pure – come fatto dal presidente cantonale Bixio Caprara sul CdT di ieri – in imbarazzanti distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974: a conferma che stanno prendendo la gente per il “lato B” (al proposito, vedi l’articolo a pagina 3).

Sempre sul CdT di ieri, Caprara dichiara, bontà sua, che “La Lega deve stare tranquilla: quello dei ristorni non è un tema di sua esclusiva”.Che tolla!Si dà il caso che:

1) La Lega si è sempre battuta contro la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, ed è stata la prima forza politica a sollevare, spesso e volentieri sola contro tutti, la questione dei ristorni;

2) Il blocco (parziale) dei ristorni venne deciso, purtroppo una sola volta, grazie ai due leghisti in Consiglio di Stato, con l’appoggio del Beltrasereno. Dov’erano i rappresentati PLR? A condannare a gran voce lo scandaloso strappo con gli amici italiani!

3) E’ vero o non è vero che l’ex ministra PLR Laura Sadis si oppose sempre non solo al blocco dei ristorni, ma anche alla disdetta della Convenzione del 1974 ora cavalcata dal PLR?

4) Come mai di atti parlamentari leghisti a Berna (il tema è di competenza federale) che chiedono la disdetta della Convenzione del 1974, nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri (per dire: un postulato del sottoscritto venne anche approvato dal Consiglio nazionale) eccetera ce ne sono a bizzeffe, mentre del PLR…?

L’esclusiva PLR

Visto poi che il presidente cantonale liblab solleva il tema delle “esclusive”: l’ex partitone un’esclusiva in effetti ce l’ha. Quella di aver pubblicamente dichiarato, per bocca dell’allora presidente cantonale Fulvio Pelli, quando si trattava di votare sui fallimentari accordi bilaterali, che“grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno trovare lavoro a Milano”.Abbiamo visto come è andata a finire: 65’500 frontalieri lavorano in Ticino a scapito dei giovani ticinesi; per non parlare dei permessi B autentici o farlocchi, dei padroncini, eccetera.

Sicché, i signori dell’ex partitone abbiano almeno la decenza di non prendere la gente per scema. Perché sono proprio gli ultimi che possono permettersi di ergersi (naturalmente solo da qui ad aprile: dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato.

Lorenzo Quadri

Ristorni: il teatrino dei Pupi di KrankenCassis e Moavero

L’incontro di lunedì tra i due ministri italiani è l’ennesima presa per i fondelli 

Questa non è più nemmeno politichetta: questa è solo scenografia. Alla fregnaccia della decisione entro la primavera non ci crede nemmeno il Gigi di Viganello. Se dopo questa ennesima pagliacciata non si trova, nel governicchio cantonale, una maggioranza per decidere il blocco dei ristorni, vuol dire che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è proprio alla frutta!

Avanti, la commedia dei Pupi prosegue! Lunedì a Lugano, ennesimo incontro tra i ministri degli esteri di Svizzera ed Italia, al secolo Cassis e Moavero;  o, per essere più precisi, tra due ministri italiani, dato che entrambi i convenuti possiedono (o possedevano fino al recente passato) la cittadinanza “tricolore”. Tema: il nuovo (?) accordo fiscale sui frontalieri.

Ora, se l’italosvizzero KrankenCassis e l’italiano Moavero vogliono organizzare un pranzo luculliano tra connazionali nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, naturalmente a spese del solito sfigato contribuente, nella perfetta consapevolezza che non porterà assolutamente a nulla, abbiano almeno la decenza di non spacciarlo per “lavoro”. Franco Battiato, cantautore certamente non di destra, cantava: “E perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rinc_glioniti”. Appunto.

Posizione nota da anni

La posizione del Belpaese sul nuovo accordo fiscale dei frontalieri è nota da anni: di ratificarlo non se ne parla proprio. Questa era già la posizione dei governi precedenti; figuriamoci di quello attuale. Inoltre, se non ci siamo persi qualche puntata, la palla è – da tempo – nel campo del Parlamento italiano. E una decina di giorni fa, non nell’antichità classica, due deputati 5 stelle in fregola di visibilità mediatica, Nicolò Invidia e Giovanni Currò (“Cip e Ciop”), si sono bullati a mezzo stampa di aver ottenuto il rinvio “sine die” del dibattito sul tema alla Camera dei deputati.  E di certo il ministro Moavero, se la separazione dei poteri a sud della ramina non è un’opinione, non può imporre al Parlamento di approvare il nuovo accordo. Per cui, di cosa hanno discusso i due italici Moavero e Cassis alla Villa Principe Leopoldo? Del tempo? Di quanto è buono l’abbacchio alla romana?

Teatrino

E’ evidente che abbiamo assistito all’ennesimo teatrino inutile, con cui la controparte d’oltreramina – alla quale la parlantina non fa mai difetto – da anni “rabbonisce”, ovvero prende per il lato B, gli svizzerotti. E’ davvero inaudito che qualcuno possa ancora bersi simili storielle. Ed è impossibile che KrankenCassis presti sul serio fede alle dichiarazioni dei suoi connazionali.

Solo scena

Questa non è nemmeno politica. Questa è solo scenografia. L’operazione “abbuffata alla Villa Principe Leopoldo” – oltre che a magnare e a bere, sicuramente bene, a spese del contribuente – ha un’unica chiave di lettura (uella). Anzi, due strettamente connesse:

  • Uno stracco tentativo, da parte del liblab KrankenCassis, di puntellare la posizione, del tutto insostenibile, degli esponenti del triciclo nel governicchio cantonale. Quelli che, malgrado la permanente e plateale inadempienza italica, rifiutano di bloccare i ristorni, nel frattempo lievitati a quasi 84 milioni di franchetti all’anno. L’incontro di lunedì è quindi l’equivalente dei richiami di pagamento che vengono trasmessi ai debitori insolventi per non lasciar cadere il credito in prescrizione, ben sapendo che non si otterrà un centesimo. Serve a giustificare il prolungamento dell’attesa;
  • Puntellare la posizione del triciclo calatore di braghe davanti al Belpaese, ma anche pararsi il fondoschiena. Ovvero per giustificare la fatwa federale contro la maggioranza del governicchio nel caso in cui il blocco dovesse venire approvato. Per la serie: “ma come, i nostri partner ci hanno appena promesso che… è colpa vostra se adesso salta tutto!”. Si tratta dello stesso trucchetto utilizzato quasi quattro anni fa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville per infinocchiare la deputazionicchia ticinese a Berna. Se già ai tempi la manovra non era particolarmente credibile, figuriamoci adesso…

“La Svizzera è pronta”?

Oltretutto, a dimostrazione delle poche idee ma ben confuse del ministro degli esteri binazionale, quest’ultimo – forse risentendo del pranzo eccessivamente abbondante – ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a firmare l’accordo”. A dire il vero, la Svizzera è pronta dal 2015. E’ il Belpaese che invece ci prende per il lato B ad oltranza (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”).

Precisiamo poi una cosa: nemmeno noi siamo dei fan sfegatati del nuovo accordo fiscale. E’ un passetto avanti, ma non è vantaggioso come potrebbe e dovrebbe. La vicina Repubblica ci guadagna molto più di noi. E’ lei stessa a non volerlo? E allora cosa continuiamo ad impuntarci? Blocchiamo (ed incameriamo) i ristorni dei frontalieri – il che è molto più interessante per noi del nuovo accordo. E Berna disdica finalmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Questi dunque sono i due passi da compiere.

E sarebbe davvero incredibile se, dopo l’ennesima pagliacciata di lunedì, in Consiglio di Stato non si trovasse la maggioranza per bloccare i ristorni!

Tre domandine

Infine, ricordiamo per la cronaca che a Berna è pendente da fine novembre un’interpellanza di chi scrive, che pone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale le seguenti tre domandine (facili-facili):

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente (sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ndr), è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per imporre il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Attendiamo le risposte (e nell’attesa ridiamo per non piangere).

 

Lorenzo Quadri

Da sud è invasione, ma loro straparlano di “reciprocità”

Frontalieri, due deputati 5 stelle si vantano: “bloccata la ratifica del nuovo accordo”

Cosa deve ancora succedere perché in Consiglio di Stato si trovi finalmente un “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti, così da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni? Beltrasereno e Vitta, se ci siete…

Anno nuovo, storie vecchie. Nei primi giorni del 2019 due deputati pentastellati lombardi, tali Niccolò Invidia e Giuseppe Currò (Cip e Ciop?), hanno pensato bene di ribadire ciò che era chiaro non da settimane o da mesi, bensì da anni: ossia che il Belpaese non si sogna di ratificare l’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 2015, che Currò sulla Provincia di Sondrio ha definito “Accordo-salasso”.

I due “Cip e Ciop” si vantano di aver fatto in modo che la ratifica dell’accordo sia stata cancellata dal programma della Camera dei deputati del Belpaese. Di certo una fatica erculea, visto che da anni si sa che Oltreramina quell’accordo non lo vogliono proprio…

A questo punto la domanda è una sola: cosa aspetta ancora il Consiglio di Stato per decidere di bloccare i ristorni? (Il versamento deve avvenire entro fine giugno, ma la decisione di non effettuarlo può essere presa in qualsiasi momento). Poi vogliamo vedere con quale coraggio i camerieri bernesi dell’UE ci verrebbero a dire che “sa po’ mia”.

Salasso?

Sicché tassare i frontalieri come gli altri cittadini italiani che lavorano in Italia, secondo i due politicanti 5 stelle sarebbe “un salasso”. Ohibò. Come ripetuto più volte, è semmai l’attuale status fiscale dei frontalieri a costituire una situazione di privilegio ingiustificato. E fa specie che tutti gli elettori italici  non frontalieri – che dovrebbero pur essere la maggioranza – non abbiano nulla da dire. Nel Belpaese votano solo i frontalieri?

Nessuna sorpresa

Ovviamente, il “requiem” per l’accordo del 2015  non è una sorpresa per nessuno. Da manuale è tuttavia la presa di posizione al proposito dei due “Cip e Ciop” pentastellati. Costoro hanno voluto a tutti i costi declamare ai quattro venti di non aver capito un tubo della situazione creata in Ticino dalla devastante libera circolazione delle persone. I due parlamentari infatti straparlano di “vantaggi reciproci” per Svizzera ed Italia, nonché dell’esistenza di “un’unica comunità italo-svizzera”. S’immaginano inoltre di poter calare lezioni di rispetto degli accordi internazionali (sic!)  e – ciliegina, anzi ciliegiona sulla torta – pretendono che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri come ai residenti.

Quest’ultimo tema, come sappiamo, è sul tavolo dei balivi di Bruxelles. Da dove prima o poi arriverà il consueto Diktat. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si affretteranno, more solito, a calare le braghe fin sotto alle caviglie. Le conseguenze sarebbero devastanti: costi per centinaia di milioni di franchi, oltre alla necessità di potenziare gli URC (il che andrebbe a carico dei Cantoni). E, naturalmente, abusi a tutto spiano (chi controlla che il frontaliere disoccupato non lavori in nero nel Belpaese?).

Perfino il Canton Argovia, dove i frontalieri sono solo 12 mila, ha inviato a Berna un’iniziativa cantonale per evitare che i disoccupati con permesso G percepiscano le stesse indennità dei residenti.

Vantaggi reciproci?

E’ evidente che questi politicanti pentastellati, che raccontano storielle su fantomatici vantaggi reciproci dell’invasione da sud e sulla comunità italo-svizzera, del Ticino non sanno una cippa. Anche se vivono a pochi chilometri dal confine.

Di vantaggi “reciproci” la libera circolazione non ne ha portati. Ha avvantaggiato solo una parte: quella italiana. Inoltre, se nelle provincie lombarde un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, vorremmo proprio vedere se i politici del Belpaese se ne starebbero zitti e buoni a guardare.

Alla faccia della “comunità”

Piaccia o non piaccia ai vicini a sud che credono di poterci infinocchiare all’infinito con  i salamelecchi, non esiste alcuna comunità italo-svizzera. Esiste una comunità svizzera ed esiste una comunità italiana, con una frontiera in mezzo che non è un’opinione (anche se al triciclo piacerebbe tanto che  lo fosse). Gli interessi sono lungi dall’essere sempre convergenti. Di sicuro non lo sono per quel che riguarda il frontalierato. Al proposito, interesse del Ticino è ricondurre il fenomeno entro limiti sostenibili. Del resto il popolo svizzero, come pure quello ticinese, ha votato contingenti e preferenza indigena; i ticinesi a due riprese. E i ticinesi hanno sempre votato contro gli accordi bilaterali. Grazie all’iniziativa contro la libera circolazione delle persone, avranno modo di farlo ancora. Si spera questa volta con esito decisivo.

Non prendiamo lezioni

La famosa Convenzione del 1974, nel contesto di oggi non sta più in piedi. Sicché, va disdetta. Se i vicini a sud pensano di congelare ogni nuovo accordo fiscale sui frontalieri nel mentre che gli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) continuano a pagare puntualmente i ristorni, ormai lievitati ad 84 milioni di franchetti all’anno, forse hanno fatto male i conti. E va poi da sé che, con tutto il rispetto parlando, non prendiamo lezioni di rispetto degli accordi internazionali dai vicini a sud.

 

Lorenzo Quadri

 

Frontalieri che odiano la Svizzera: altro licenziamento

Troppi “permessi G” detestano il Paese al quale devono la pagnotta: fare repulisti

Un paio di settimane fa un’ “aquila” ha pensato bene di filmarsi mentre, per una banale multa di parcheggio, sbroccava contro gli “svizzeri di merda” e contro i poliziotti ticinesi “ignoranti e razzisti”, e poi di pubblicare il tutto su Instagram.

Nei giorni scorsi un altro furbone, sempre per una banale multa, ha pubblicato su faccialibro (facebook) il post che vedete qui riprodotto.

Cos’hanno in comune questi due soggetti?

  • Sono frontalieri
  • Odiano la Svizzera e le sue istituzioni
  • Per le loro esternazioni “social” sono stati licenziati: “simili atteggiamenti sono incompatibili con la nostra cultura aziendale”;questa l’argomentazione dei due (ormai ex) datori di lavoro.

Il boomerang

L’accaduto ci dà la misura – oltre che dell’incapacità di usare i social, i quali possono trasformarsi in micidiali boomerang – dell’astio, se non vero e proprio odio, che nutrono troppi permessi G nei confronti del paese al quale devono la pagnotta. I due “beccati” non sono dei casi isolati. Solo l’odio può giustificare simili reazioni del tutto spropositate per delle banali contravvenzioni.

Ma i licenziamenti dimostrano anche che sputare nel piatto dove si mangia può costare caro. Perché i datori di lavoro hanno poi a che fare con il pubblico; con i loro clienti. I quali. se scoprono che certi comportamenti non vengono sanzionati, potrebbero anche inkazzarsi e decidere per un boicottaggio.

E’ bene che i frontalieri che odiano la Svizzera se ne restino al di là della ramina. I licenziamenti dei due scriteriati sono dunque da valutare positivamente. Sarebbe anche ora che magari qualcuno oltreconfine cominciasse ad accorgersi che proprio così fessi da farsi invadere e poi anche insultare, gli svizzerotti non sono ancora.

Ancora meglio sarebbe se al posto dei frontalieri lasciati a casa venissero assunti ticinesi e non altri frontalieri.

Considerazioni spicciole

Si può disquisire se sia giusto perdere il lavoro per un post. Al proposito alcune considerazioni spicciole:

  • Se dimostri di odiare la Svizzera, è giusto che non lavori in Svizzera
  • Pensaci bene prima di sputare nel piatto dove mangi.
  • Molti ticinesi, anche padri e madri di famiglia, sono stati lasciati a casa senza nessun post, ma semplicemente in quanto sostituiti da frontalieri. Per cui, c’è poco da starnazzare di “rappresaglia contro i frontalieri” come nel Belpaese qualcuno sta già facendo tanto per mettersi in mostra.
  • Con una notevole tolla, Oltreramina strillano contro la “mancanza di protezione dal licenziamento”che vige in Svizzera. Dimenticandosi che è proprio grazie a questa mancanza di protezione, abbinata alla devastante libera circolazione delle persone, che migliaia e migliaia di frontalieri lavorano in Ticino, in sostituzione di ticinesi lasciati a casa “senza giusta causa”.
  • In altre parole: la “mancanza di protezione dal licenziamento” ha fatto la fortuna di migliaia di frontalieri. Adesso scoprono l’altra faccia della medaglia.

Lorenzo Quadri

E noi i ristorni quando li blocchiamo? Triciclo, sveglia!

Accordo sui frontalieri di nuovo bloccato: basta farci prendere per i fondelli!  

Come volevasi dimostrare, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Ma la partitocrazia…

Come volevasi dimostrare, per l’ennesima volta i vicini a sud hanno preso gli svizzerotti per il lato B!

Sono anni ormai che la Lega dice che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. Adesso arriva una nuova conferma.

La ratifica del famigerato accordo è infatti ancora bloccata. Questo grazie alla mozione di due sconosciuti deputati pentastellati, tra i quali tale Niccolò Invidia (Invidia chi?). Ossia quello che la scorsa settimana blaterava la scandalosa  fregnaccia che 65mila frontalieri sarebbero “indispensabili per il Ticino”. Il bello è che costui si bulla di vivere a 10 minuti dal confine svizzero e quindi di conoscere bene la situazione… Ed infatti la conosce così bene da non sapere nemmeno che 65’500 frontalieri – ovvero: almeno 30mila di troppo – sono i frontalieri attivi nel solo Ticino. Non in tutta la Svizzera.

Accordo sepolto

Ma come: stando alle fregnacce raccontate dall’allora ministra  del 5% Widmer Schlumpf e del suo insopportabile tirapiedi De Watteville, l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era imminente… quattro anni fa.

Invece, è evidente che l’accordo è morto e sepolto. Nessuna sorpresa. La Lega ed il Mattino lo dicono da anni. L’Italia, per motivi politici, non ha interesse a tassare correttamente i frontalieri. I quali continueranno dunque ad essere deiprivilegiati fiscalirispetto agli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese. I frontalieri ed i loro politicanti pro-saccoccia  tengono in scacco Roma? Sembra incredibile, ma è così.

Contromisure

Il Belpaese continua ad essere inadempiente nei nostri confronti. Eppure ha  avuto ancora il coraggio di montare un caso (uella) sulle  presunte riconsegne illegali di finti rifugiati da parte della Svizzera quando gli uffici di identificazione italici sarebbero chiusi. Peccato che le cose “probabilmente” stanno in un modo un po’ diverso. Ovvero: i vicini a sud fanno i furbetti e chiudono gli uffici di identificazione per non doversi riprendere i clandestini di loro spettanza. Del resto, i migranti economici che ci troviamo in Svizzera arrivano tutti dal Belpaese. Mica dalla Svezia o dalla Danimarca!

Visto dunque che la vicina Repubblica continua a prenderci grandiosamente per i fondelli, è chiaro che urgono delle contromisure.

Invece gli svizzerotti fessi cosa fanno? Corrono ad onorare gli impegni presi tramite accordi internazionali del piffero. Ad esempio la cagata pazzesca (cit. Fantozzi) di pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, malgrado essi non abbiano mai versato un centesimo di contributi. E malgrado, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da una trasmissione televisiva Rai, l’organico del Casinò fosse gonfiato come una rana con assunzioni politiche (del resto lo ha ammesso anche l’ex sindaco Salmoiraghi), e gli stipendi  fossero “pompati”. Il costo di assunzioni politiche e di stipendi a mongolfiera – che evidentemente si ripercuotono sulle rendite di disoccupazione – non lo pagano i responsabili del malandazzo. Lo pagano gli svizzerotti. E questo grazie agli accordi internazionali capestro che i burocrati bernesi firmano giulivi. Bravi, avanti così!

I prossimi passi

Poiché il Belpaese ci prende per i fondelli sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ecco i prossimi passi da compiere:

  • Il Consiglio di Stato decida immediatamente il blocco dei ristorni dei frontalieri.Del resto sono anni che i due Consiglieri di Stato leghisti, Gobbi e Zali, sostengono che il versamento va congelato. Ma naturalmente gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$, ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli, non ne vogliono sapere. Intanto gli italici incassano i ristorni, ormai lievitati a 84 milioni di franchetti all’anno, e se la ridono a bocca larga!
  • A livello federale: il governicchio bernese deve disdire la Convenzione del 1974sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I ristorni vanno azzerati. (Nuova)mozione al Consiglio federale per la disdetta della Convenzione in arrivo!
  • I controlli sul confine, come quelli che martedì alla dogana di Gandria hanno fatto sbroccare varie “targhe azzurre”, vanno condotti quotidianamente. Non solo a Gandria ma in tutte le dogane. E ripristinare subito la chiusura notturna dei valichi secondari in base alla mozione Pantani approvata dalle Camere federali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Pagare la disoccupazione ai frontalieri? Col piffero!

La Lega presenta l’iniziativa cantonale. Attendiamo al varco il triciclo PLR-PPD-P$

E intanto nel Canton Argovia, dove i frontalieri sono “solo” 12mila…

Ma tu guarda questi argoviesi, che ci sorprendono in positivo.

Malgrado infatti il numero dei frontalieri nel ridente Cantone della Doris sia irrisorio (ca 12 mila), il Gran Consiglio locale ha deciso nei giorni scorsi, con 77 voti contro 50, di sottoporre alle Camere federali un’iniziativa cantonale che chiede alla Confederella di non versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri.

Sulla disoccupazione dei  frontalieri infatti i ministri degli affari sociali della fallita UE hanno deciso un “cambiamento di paradigma” che, se applicato, sarebbe una catastrofe per gli svizzerotti. Secondo lorsignori ministri la disoccupazione dei frontalieri non la dovrebbe più pagare lo Stato di residenza come ora, bensì l’ultimo paese dove i frontalieri hanno lavorato.

E questi sarebbero gli “amici” europei con cui, a dar retta al triciclo spalancatore di frontiere, dovremmo assolutamente concludere sempre più accordi? Quelli che, sempre secondo la partitocrazia, dovrebbero comandare in casa nostra? Ma andate affan…!

“Bisogna oliare”

La nuova disposizione deve ancora venire esaminata dal parlamento europeo. Si può solo sperare nella sua proverbiale lentezza.

Ma una cosa è certa: se, come è probabile (per non dire garantito) l’europarlamento seguirà la proposta dei ministri, è evidente che i camerieri dell’UE in Consiglio federale caleranno le braghe nel giro di un nanosecondo. Perché, come ha ben spiegato il tamdem PLR-PPD Caprara-Lombardi, a Bruxelles si deve sempre dire di sì; “Bisogna oliare”.

E allora gli argoviesi hanno pensato bene di mettere le mani in avanti. Hanno presentato la loro iniziativa cantonale che chiede di non conformarsi al diktat UE, nel caso in cui arrivasse.

Problema di tutta la Svizzera

Il Canton Argovia ha un problema di frontalieri? No. Le cifre, come abbiamo visto, sono piccole. Però la nuova imposizione europea graverebbe sulle casse dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) elvetica per centinaia di milioni di Fr. L’ha detto la SECO (quella delle statistiche taroccate pro-libera circolazione delle persone). E, se la SECO ammette che la situazione è disastrosa, le si può ben credere.

Le centinaia di milioni che uscirebbero dalle casse della nostra AD per pagare le rendite anche ai frontalieri sono un problema di tutta la Svizzera. Ricordiamo che nel 2012 vennero effettuati importanti tagli alle rendite dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria) per motivi di risparmio. Però le centinaia di milioni per pagare la disoccupazione ai frontalieri ci sono? Quando i balivi di Bruxelles comandano, le esigenze di risparmio si dissolvono come neve al sole?

Danno doppio

Il Ticino, con 65mila frontalieri, si troverebbe inoltre costretto a potenziare gli uffici regionali di collocamento (URC) per far fronte alle iscrizioni di permessi G. Il conto di questa operazione lo pagherebbe per intero il solito sfigato contribuente ticinese; non la Confederazione. Quindi  per noi sarebbe danno doppio. Danno doppio a cui si aggiunge la beffa.  Se i frontalieri si iscrivono agli URC, questi devono occuparsi di collocare anche loro. E questo può avvenire solo a danno dei ticinesi.

Inoltre: è evidente che l’AD svizzera non avrà nessuna possibilità di verificare se i frontalieri che percepiscono la disoccupazione elvetica lavorano in nero Oltreramina.

La Lega si muove

Il fatto che Argovia abbia presentato un’iniziativa cantonale dimostra che le conseguenze catastrofiche del “cambiamento di paradigma” dell’UE a proposito della disoccupazione dei frontalieri non sono una balla della Lega populista e razzista.

La quale Lega, chiaramente, non è rimasta con le mani in mano ed ha presentato un’iniziativa parlamentare analoga a quella argoviese. E’ evidente che attendiamo la partitocrazia al varco. Ed è altrettanto evidente che anche i rappresentanti leghisti a Berna torneranno a battere il chiodo.

Socialità: casse svuotate

Intanto il Consiglio federale ha ammesso che – malgrado i soldatini della partitocrazia raccontino il contrario, mentendo – il settore delle assicurazioni sociali rientra eccome nello sconcio accordo quadro istituzionale. Credere che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale riusciranno ad escluderlo, è come credere a Babbo Natale.

La conseguenza di questa situazione è facile da immaginare. Il nostro stato sociale, a seguito di accordi internazionali del menga, finirebbe alla mercé di tutti i cittadini UE. Proprio come rischia di accadere ora con la disoccupazione. E – colmo dei colmi – a decidere sul saccheggio dei nostri soldi sarebbero dei giudici stranieri.

Ecco i bei regali della partitocrazia PLR-PPD-P$$ e della sua politica della calata di braghe compulsiva davanti a Bruxelles.

Ce n’è più che abbastanza per votare sì all’iniziativa   “per l’autodeterminazione”! Forza, c’è tempo fino a domenica prossima!

Lorenzo Quadri

 

Il deputato pro-frontalieri sbrocca

Ah beh, questa sì che ci mancava! Uno sconosciuto deputato pentastellato della fascia di confine italica, tale Niccolò Invidia (Invidia chi?),  ha pensato bene di mettersi a remenarla sulla campagna “Bala i ratt” reiterando le solite patetiche accuse di razzismo all’indirizzo di Lega dei Ticinesi ed Udc, definendo la campagna “una cazzata indefinibile” e farneticando che 65mila frontalieri sarebbero necessari al Ticino. 65mila frontalieri equivalgono ad un terzo della forza lavoro ticinese, ma questo “dettaglio” sembra sfuggire al “nostro”.

Ohibò, eccone un altro – dopo l’impareggiabile Lara Comi, che infatti si è ben presto fatta sentire, con le consuete ovvietà –  che si fa marketing con i frontalieri pensando di acquisire visibilità.
Per parafrasare questo sconosciuto deputato pentastellato: la storiella che il Ticino avrebbe bisogno di 65mila frontalieri sì che è una “cazzata indefinibile”. 30mila in meno sarebbero più che abbastanza.
Non contento, il parlamentare M5S si bulla di bloccare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri: quindi vuole che i frontalieri continuino ad essere dei privilegiati fiscali, a discapito degli italiani che lavorano in patria: i suoi concittadini non frontalieri prendano nota.
Il signor Invidia racconta inoltra di non meglio precisate “nuove iniziative” che intraprenderà a tutela dei frontalieri (probabilmente nemmeno lui sa quali). Le nostre invece sono consolidate. Continueremo a batterci:

– per la preferenza indigena (Prima i nostri)
– per la fine della libera circolazione delle persone
– per il blocco dei ristorni dei frontalieri
– per l’introduzione di una tassa d’entrata per i frontalieri
– contro l’aberrante prospettiva che la Svizzera paghi le indennità di disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.
Questo signor Invidia abiterà anche  – dichiara lui – a 10 minuti di macchina dal Ticino, ma della situazione nel nostro Cantone pare non aver  capito un tubo. Sembra non aver nemmeno compreso che i 65mila frontalieri sono solo quelli attivi in Ticino; non in tutta la Svizzera!

Delle due l’una: o finge di non capire perché così gli fa comodo, oppure non capisce proprio.

Magari ricordarsi ogni tanto grazie a chi questi 65mila hanno la pagnotta sul tavolo…

Lorenzo Quadri

 

 

Invasione: a Stabio ci sono più frontalieri che a Zurigo

E intanto la stampa di regime monta la panna su un paio di permessi G in meno

Solo la scorsa settimana, curiosamente (ma tu guarda i casi della vita) in concomitanza con l’arrivo nelle case delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” l’Ufficio federale di statistica ha pensato bene di pubblicare una statistica (farlocca?) secondo cui il numero di frontalieri in Ticino sarebbe leggermente calato.

In particolare si montava la panna, fino a farla diventare burro Floralp, sulla (presunta) diminuzione di 2000 frontalieri nel settore terziario.

Strane amnesie

Chissà come mai, ci si è dimenticati (?) di dire  che proprio nel terziario il numero dei frontalieri è quadruplicato nel giro di pochi anni. E questo a seguito della libera circolazione. Grazie partitocrazia!

Nel terziario non c’è alcun bisogno di importare manodopera dal Belpaese: quella ticinese non solo basta, ma avanza a coprire le necessità. A maggior ragione dopo lo sfascio della piazza finanziaria, con le pesanti conseguenze occupazionali del caso, leggi: cancellazione di posti di lavoro.

Per questa catastrofe possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e la partitocrazia che le ha retto la coda.

E’ quindi evidente che l’esplosione del frontalierato nel terziario è avvenuto a spese dei lavoratori ticinesi.

Cifre incomplete

Naturalmente chi ha montato la panna sulla presunta diminuzione dei frontalieri si è anche “dimenticato” di dire che in ogni caso le cifre ufficiali (anche nella denegata ipotesi in cui non fossero taroccate), sono comunque incomplete. Da un lato infatti i frontalieri in nero non vengono – ovviamente – conteggiati. Quanti sono? Mistero! Ma di sicuro non sono pochi. Anche perché – è bene tenerlo sempre presente – nel Belpaese il lavoro nero è la norma. L’ex premier Silvio Berlusconi ebbe a dichiarare che “sotto il 20% non si può parlare di lavoro nero”.

E poi ci sono anche i frontalieri che si sono trasformati in permessi B, magari farlocchi (ovvero tramite residenza fittizia in Ticino). Al proposito esiste un vero e proprio mercato: vedi l’annuncio per la ricerca di un coinquilino fittizio per un monolocale di cui si parla nella “chicca” pubblicata a pagina 9.

Lo spauracchio

Naturalmente la stampa di regime è corsa, servile, a fare la propria parte, dando la notizia della presunta diminuzione dei frontalieri con la massima enfasi. Quando i frontalieri aumentano, invece, lo spazio dedicato è ben diverso. L’obiettivo, chiaramente, è fare campagna di votazione contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ormai assurta ad ennesimo spauracchio di una casta allo sbando.

Chi rompe le uova nel paniere?

Adesso però a rompere le uova nel paniere arriva quella che è davvero un’insospettabile. Ossia la SSR. La quale, non si sa in preda a quale raptus, ha pubblicato sul proprio sito una mappa interattiva dei frontalieri divisi per comune (vedi www.mattinonline.ch). Proprio vero che “on n’est jamais trahi que par les siens”!

Grazie alla cartina interattiva della SSR si scopre così che a Manno i frontalieri sono assai più numerosi degli abitanti (1900 contro 1300). Che a Zurigo (!) ci sono meno frontalieri che a Stabio (3500 contro 3800). E avanti con le amenità.

E poi il triciclo vuole farci credere che va tutto bene, e soprattutto che non dobbiamo mettere a rischio la devastante libera circolazione delle persone votando sì all’iniziativa per l’autodeterminazione?

Chiaro: quest’ultima riesumerebbe il “maledetto voto” del 9 febbraio e quindi la preferenza indigena.

La preferenza indigena è infatti contenuta nella Costituzione, sia federale che ticinese. In base all’autodeterminazione, essa avrebbe la precedenza su un accordo internazionale del piffero come è quello sulla libera circolazione. Per la casta eurolecchina e spalancatrice di frontiere, una vera tragedia.

Lorenzo Quadri

 

 

Frontalieri in diminuzione?

“Casualmente” la statistica esce in vista della votazione sull’autodeterminazione

Quando si dice: “i casi della vita”! Non facciamoci prendere per il lato B!

Quando si dice la propaganda di regime! Secondo l’Ufficio federale di statistica (cifre taroccate come la SECO?) il numero dei frontalieri in Ticino sarebbe leggermente diminuito. E subito la stampa di regime, fautrice della devastante libera circolazione delle persone, corre a dedicare al presunto “sgub” (scoop) – sempre che non si tratti dell’ennesima fake news – titoloni ed approfondimenti. La finalità è evidente ed è sempre la solita. Fare il lavaggio del cervello a sostegno degli accordi con l’UE. Per la serie: vedete che non sono poi così nefasti come i beceri populisti e razzisti vogliono farvi credere? “Sono solo percezioni”! Tout va bien, Madame la Marquise!

Quadruplicati pochi anni

In effetti, viene proprio da ridere. Si monta la panna, fino a farla diventare burro Floralp, su nemmeno 2000 frontalieri in meno nel settore terziario. Naturalmente (ah, i vuoti di memoria!) ci si dimentica di dire che, grazie alle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PS, il numero di frontalieri nel terziario è quadruplicato nel giro di pochi anni: da 10 mila a 40mila.E per 2000 in meno – che con tutta probabilità verranno presto recuperati – su 40mila, si viene a cianciare di svolte epocali? Ma va là!

Intanto, diminuzione o no dei frontalieri, le cifre dell’assistenza restano da record, e la spesa generata diventa sempre più insostenibile. Evidentemente la soluzione non può essere quella di spalmare diversamente la fattura tra i Comuni. Occorre invece che la spesa si riduca. E per ottenere questo risultato ci sono due cose da fare: 1) applicare la preferenza indigena votata dal popolo 2) togliere i sussidi ai permessi B.

Naturalmente la stampa di regime si guarda bene dal dire che se i frontalieri sono un attimino diminuiti non è perché al loro posto lavorano ticinesi, ma che dietro ci potrebbero essere ben altri motivi: ad esempio la saturazione del mercato del lavoro, la diminuzione degli impieghi, o la trasformazione dei permessi G in permessi B, magari farlocchi (residenza fittizia in Ticino).

Le strane coincidenze

E naturalmente è una pura coincidenza, nevvero, che queste statistiche (taroccate?) vengano divulgate proprio in contemporanea con l’arrivo a domicilio delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,vero? Quando si dice i casi della vita!

Da settimane ormai la casta ed i suoi soldatini in politica vaneggiano di “centinaia di accordi internazionali in pericolo” nel caso in cui gli svizzerotti approvassero l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Di queste “centinaia di accordi” non sono però in grado di citarne nemmeno uno. Bene: uno, che è anche il solo, lo diciamo noi. La libera circolazione, che fa a pugni con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo. Ecco quindi che, con perfetto tempismo, l’Ufficio federale di statistica se ne esce con la storiella (vera o fake news?) della diminuzione – peraltro irrilevante! – del numero dei frontalieri. Come dire che la libera circolazione non genera alcuna invasione, ma quando mai! Sono tutte balle populiste!

E la stampa di regime, altrettanto puntuale, corre a fare da megafono. Avanti con il lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Disoccupazione dei frontalieri sta arrivando la maxisupposta!

Costo stimato: centinaia di milioni di Fr all’anno. Ticinesi cornuti e mazziati

 

Il Consiglio federale annuncia: se l’UE ci chiede di modificare l’allegato all’accordo sulla sacra libera circolazione delle persone…

Ohibò: i camerieri dell’UE in Consiglio federale, dopo lungo cogitare, si sono accorti che pagare la disoccupazione ai frontalieri costerebbe centinaia di milioni di franchetti ogni anno. L’agghiacciante scenario potrebbe diventare realtà nel caso in cui la DisUnione europea decidesse di “cambiare paradigma” (uella), stabilendo che il versamentodelle rendite ai disoccupati frontalieri tocca all’ultimo Stato in cui il frontaliere ha lavorato e non più a quello di residenza, come invece accade ora.

Il campanello d’allarme in effetti è già suonato a fine giugno. Allora il cambiamento di regime veniva dato per imminente. Nel frattempo la questione – come tante altre che riguardano i rapporti tra Svizzera ed UE: ad esempio il regalo di 1.3 miliardi di contributo di coesione agli eurofalliti – è sparita dai radar. Ma guai a fidarsi troppo di queste sparizioni. Perché poi… “all’improvviso ritornano”.

“Ci adoperiamo perché…”

Pallottoliere alla mano, le ancelle bernesi di Bruxelles si sono rese conto che il tiro mancino dell’UE sui frontalieri disoccupati potrebbe avere un prezzo assai salato. Con conseguente ennesimo danno reputazionale per quelli che non riusciranno a sventare la rapina. Ovvero loro medesimi. E quindi tentano di rassicurare il popolazzo malfidente. Giurano che si stanno adoperando affinché il tema delle assicurazioni sociali venga escluso dallo sconcio accordo quadro istituzionale e dai relativi sviluppi.

Tüt a posct, dunque? Stiamo tranquilli? Ma col fischio!

E chi ci crede?

Punto primo, e lo ripeteremo fino allo sfinimento: di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale non se ne parla proprio. Si tratterebbe infatti dell’ennesimo accordo-capestro  che ci imporrebbe i diktat dell’ UE ed i giudici stranieri in settori gravidi di conseguenze. Tra cui proprio quello della devastante libera circolazione delle persone.

Punto secondo:anche il Gigi di Viganello ha ormai imparato che, per calare le braghe ad altezza caviglia davanti all’UE, i camerieri di Bruxelles non hanno bisogno di accordi quadro istituzionali. Quindi le rassicurazioni fornite sull’estromissione del tema delle assicurazioni sociali dall’accordo quadro non ingannano nessuno.

La richiesta

Ed infatti, nel caso in cui a Bruxelles si decidesse che a pagare la disoccupazione ai frontalieri deve essere lo Stato di lavoro e non quello di residenza, “alla Svizzera verrà verosimilmente chiesto di modificare in tal senso l’allegato II dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone”(Consiglio federale dixit).

E se la richiesta dovesse arrivare, cosa accadrà a Berna? Elementare, Watson: calzoni abbassati fin sotto i talloni e piegamento a 90 gradi! Il copione è già scritto. E’ la stessa desolante sceneggiata a cui abbiamo assistito con il Diktat disarmista dell’UE. Quello che, con la scusa di combattere il terrorismo, vuole disarmare i cittadini onesti.  E che il terrorismo sia una scusa, l’hanno capito anche i paracarri. Il Diktat in questione non impedirà un solo atto terroristico. I terroristi islamici (sottolineare: islamici) non si servono di armi da fuoco per compiere le loro stragi; figuriamoci di armi da fuoco legalmente dichiarate.

Copione già scritto

Pur sapendo che la direttiva disarmista dell’UE è perfettamente inutile, di fatto una smaccata presa per fondelli; pur sapendo che lede le nostre leggi, le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare, i soldatini della partitocrazia sotto le cupole federali l’hanno votata lo stesso. Perché? Ma perché il Diktat comunitario farlocco è uno sviluppo dei fallimentari accordi di Schengen – nota bene: questo malgrado al momento della sottoscrizione di detti accordi ci fosse stato assicurato che il diritto elvetico delle armi non sarebbe stato toccato; ma come al solito: svizzerotti cornuti e mazziati, “tanto sono fessi e non si accorgono di niente” – e quindi ecco che il triciclo PLR-PPD-P$$ si lancia senza pudore nel ricatto: se non ci conformiamo all’ordine dell’UE, salta Schengen! “Bisogna salvare Schengen”! E giù le braghe! Da notare che non l’ha detto nessuno che ad un njet elvetico al Diktat contro le armi dei cittadini onesti farebbe seguito l’espulsione (uhhh, che pagüüüraaa!) della Svizzera dallo spazio Schengen. Ma tant’è…

 

Muuuhhh!

E’ evidente che con la disoccupazione dei frontalieri, essendo legata all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone, accadrebbe esattamente la stessa cosa. Al grido isterico di “bisogna salvare la libera circolazione!” la partitocrazia eurolecchina accetterebbe senza un cip di pagare la disoccupazione ai frontalieri, bruciando così ogni anno centinaia di milioni di Fr della Confederella, a cui vanno aggiunti i costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento, questi a carico dei Cantoni; ed in particolare, per ovvi motivi, del nostro. Nei mesi scorsi i soliti tamberla della SECO sono già riusciti a dichiarare di essere favorevoli a che la Svizzera paghi la disoccupazione ai frontalieri. Del resto, la paga anche ai dipendenti del casinò di Campione che mai hanno versato i contributi, ragion per cui… Avanti così! Facciamoci mungere da tutti! Siamo o non siamo la mucca Milka di mezzo mondo? Muuuhhh!

Lorenzo Quadri

 

 

Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Da Berna a Bellinzona un solo motto: braghe calate!

Ristorni dei frontalieri e valichi secondari: il triciclo continua a fare disastri

Ma bene! I politicanti del triciclo, sia a Bellinzona che a Berna, vogliono proprio portare a casa il record interstellare in campo di calate di braghe ad altezza caviglia!

In due giorni, infatti, di queste calate di braghe “no limits” se ne sono registrate due. Di quelle spettacolari.

Ristorni dei frontalieri

Come sappiamo, il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, ovvero Beltraminelli, Bertoli e Vitta, ha deciso di continuare a versare integralmente i ristorni al Belpaese: nel nome del “dialogo”. Stiamo parlando di una cifra di oltre 80 milioni di franchetti. Un po’ caro, come dialogo. Tanto più che non abbiamo da anni alcun motivo per continuare a pagare questo tesoretto. E non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta la litania dei perché e dei per come.

“Dialogo”? Qui qualcuno dev’essere proprio caduto dal seggiolone   da piccolo! Domanda da un milione – anzi da 80 milioni -: da quanti ANNI ci viene propinata (sia da Berna che da Bellinzona) la penosa fregnaccia del “paghiamo ma poi (?) ci facciamo valere?”. E cosa è immancabilmente successo tutte le sante volte? E’ successo che i ticinesotti sono stati infinocchiati alla grande! Presi sontuosamente per i fondelli!

La sola volta…

L’unica volta che il governicchio ticinese ha ottenuto un qualche risultato nelle trattative con il Belpaese, è stato quando ha deciso, su impulso del ministri leghisti, di bloccare la metà dei ristorni. Poi, purtroppo, è tornato sui propri passi troppo rapidamente. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quella è l’unica via, se si vuole ottenere qualcosa. Invece, si continua ad inchinarsi a 90 gradi. Sempre. Senza condizioni. Particolarmente deludente la posizione del Beltrasereno, malgrado il suo partito abbia mostrato qualche timida apertura al blocco dei ristorni. E malgrado anche il Gran Consiglio avesse auspicato una posizione meno supina. Si vede che il PPD ci tiene proprio a perdere la cadrega governativa  il prossimo aprile. Scrivevamo nelle scorse settimane: “se nemmeno la proposta minimalista di Zali, quella di bloccare una parte dei ristorni vincolandone il versamento alla realizzazione di infrastrutture di interesse comune, trova una maggioranza, vuol dire che questo sfigatissimo Cantone, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, è alla frutta”.Ebbene, adesso c’è la conferma che siamo proprio alla frutta, e probabilmente anche oltre.

Prima si blocca. Poi…

Nessuno dice che sia sbagliato discutere con il Belpaese. Ma prima si bloccano i ristorni. Poi si discute.Del resto anche Salvini prima ha chiuso i porti alle navi dei migranti clandestini, poi è andato a parlare con l’UE. Ma anche il Gigi di Viganello capisce che, se si fa il contrario, non si ottiene nulla. A maggior ragione dopo che ci si è scottati un’infinità di volte! O vuoi vedere che in CdS qualcuno è davvero convinto che il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, grazie al passaporto italico di cui era titolare fino a qualche giorno prima dall’elezione in Consiglio federale, risolverà i nostri problemi con l’Italia? Se è così, a questo (o a questi) “qualcuno”  è urgente far soffiare nel palloncino.

Valichi secondari

La decisione di Vitta, Bertoli e Beltraminelli di inchinarsi a 90 gradi davanti al Belpaese e di versare, senza alcun motivo, oltre 80 milioni di franchetti, è di mercoledì. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto il resto. Ovvero hanno deciso di non chiudere i valichi secondari di notte. Frontiere spalancate! Ticino self – service per i rapinatori in arrivo dal Belpaese!

Inutile ricordare ai sette “grandi statisti” che la chiusura notturna (di tutti valichi secondari con l’Italia; non solo di tre) l’ha decisa il Parlamento, approvando la mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Come ne non bastasse, per giustificare le propria scellerata decisione, i sette bambela federali nella missiva inviata al Cantone hanno il coraggio di scrivere che da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini (?) non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori”.E’ il colmo! Della sicurezza del Ticino, lor$ignori se ne fregano! Delle richieste in arrivo dal nostro Cantone se ne fanno un baffo! Però ad ogni cip in arrivo dal Belpaese corrono ad inchinarsi a 90 gradi! Ma non si vergognano?

Ormai è chiaro: a Berna come a Bellinzona, l’importante è calare le braghe. Fare i bravi e ligi soldatini degli eurobalivi.

Non finisce qui

I burocrati federali, la fregnaccia della “scarsa incidenza”, della chiusura notturna dei valichi la vanno a raccontare a qualcun altro. Del resto sono gli stessi che dicevano che la richiesta del casellario giudiziale non serve ad un fico. Lacchè con credibilità zero.

Ma è chiaro che non finisce qui. Sulla chiusura notturna dei valichi secondari bisognerà tornare alla carica.

Nella decisione di lasciare i le dogane minori spalancate anche di notte, un ruolo importante l’ha giocato  il dipartimento degli Esteri. Quello guidato dal PLR KrankenCassis. Che nessuno venga più ancora a raccontare che il suo ingresso nel governicchio federale è utile al Ticino. Grazie ex partitone!

Sempre a 90°

La conclusione è sempre la stessa. Mentre l’Italia impara a difendere i propri confini marittimi, a Bellinzona e a Berna i politicanti camerieri dell’UE sono costantemente inchinati a 90°. In sprezzo degli interessi del paese e di quelli dei cittadini.

Lorenzo Quadri

 

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri