E noi i ristorni quando li blocchiamo? Triciclo, sveglia!

Accordo sui frontalieri di nuovo bloccato: basta farci prendere per i fondelli!  

Come volevasi dimostrare, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Ma la partitocrazia…

Come volevasi dimostrare, per l’ennesima volta i vicini a sud hanno preso gli svizzerotti per il lato B!

Sono anni ormai che la Lega dice che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. Adesso arriva una nuova conferma.

La ratifica del famigerato accordo è infatti ancora bloccata. Questo grazie alla mozione di due sconosciuti deputati pentastellati, tra i quali tale Niccolò Invidia (Invidia chi?). Ossia quello che la scorsa settimana blaterava la scandalosa  fregnaccia che 65mila frontalieri sarebbero “indispensabili per il Ticino”. Il bello è che costui si bulla di vivere a 10 minuti dal confine svizzero e quindi di conoscere bene la situazione… Ed infatti la conosce così bene da non sapere nemmeno che 65’500 frontalieri – ovvero: almeno 30mila di troppo – sono i frontalieri attivi nel solo Ticino. Non in tutta la Svizzera.

Accordo sepolto

Ma come: stando alle fregnacce raccontate dall’allora ministra  del 5% Widmer Schlumpf e del suo insopportabile tirapiedi De Watteville, l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era imminente… quattro anni fa.

Invece, è evidente che l’accordo è morto e sepolto. Nessuna sorpresa. La Lega ed il Mattino lo dicono da anni. L’Italia, per motivi politici, non ha interesse a tassare correttamente i frontalieri. I quali continueranno dunque ad essere deiprivilegiati fiscalirispetto agli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese. I frontalieri ed i loro politicanti pro-saccoccia  tengono in scacco Roma? Sembra incredibile, ma è così.

Contromisure

Il Belpaese continua ad essere inadempiente nei nostri confronti. Eppure ha  avuto ancora il coraggio di montare un caso (uella) sulle  presunte riconsegne illegali di finti rifugiati da parte della Svizzera quando gli uffici di identificazione italici sarebbero chiusi. Peccato che le cose “probabilmente” stanno in un modo un po’ diverso. Ovvero: i vicini a sud fanno i furbetti e chiudono gli uffici di identificazione per non doversi riprendere i clandestini di loro spettanza. Del resto, i migranti economici che ci troviamo in Svizzera arrivano tutti dal Belpaese. Mica dalla Svezia o dalla Danimarca!

Visto dunque che la vicina Repubblica continua a prenderci grandiosamente per i fondelli, è chiaro che urgono delle contromisure.

Invece gli svizzerotti fessi cosa fanno? Corrono ad onorare gli impegni presi tramite accordi internazionali del piffero. Ad esempio la cagata pazzesca (cit. Fantozzi) di pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, malgrado essi non abbiano mai versato un centesimo di contributi. E malgrado, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da una trasmissione televisiva Rai, l’organico del Casinò fosse gonfiato come una rana con assunzioni politiche (del resto lo ha ammesso anche l’ex sindaco Salmoiraghi), e gli stipendi  fossero “pompati”. Il costo di assunzioni politiche e di stipendi a mongolfiera – che evidentemente si ripercuotono sulle rendite di disoccupazione – non lo pagano i responsabili del malandazzo. Lo pagano gli svizzerotti. E questo grazie agli accordi internazionali capestro che i burocrati bernesi firmano giulivi. Bravi, avanti così!

I prossimi passi

Poiché il Belpaese ci prende per i fondelli sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ecco i prossimi passi da compiere:

  • Il Consiglio di Stato decida immediatamente il blocco dei ristorni dei frontalieri.Del resto sono anni che i due Consiglieri di Stato leghisti, Gobbi e Zali, sostengono che il versamento va congelato. Ma naturalmente gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$, ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli, non ne vogliono sapere. Intanto gli italici incassano i ristorni, ormai lievitati a 84 milioni di franchetti all’anno, e se la ridono a bocca larga!
  • A livello federale: il governicchio bernese deve disdire la Convenzione del 1974sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I ristorni vanno azzerati. (Nuova)mozione al Consiglio federale per la disdetta della Convenzione in arrivo!
  • I controlli sul confine, come quelli che martedì alla dogana di Gandria hanno fatto sbroccare varie “targhe azzurre”, vanno condotti quotidianamente. Non solo a Gandria ma in tutte le dogane. E ripristinare subito la chiusura notturna dei valichi secondari in base alla mozione Pantani approvata dalle Camere federali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Pagare la disoccupazione ai frontalieri? Col piffero!

La Lega presenta l’iniziativa cantonale. Attendiamo al varco il triciclo PLR-PPD-P$

E intanto nel Canton Argovia, dove i frontalieri sono “solo” 12mila…

Ma tu guarda questi argoviesi, che ci sorprendono in positivo.

Malgrado infatti il numero dei frontalieri nel ridente Cantone della Doris sia irrisorio (ca 12 mila), il Gran Consiglio locale ha deciso nei giorni scorsi, con 77 voti contro 50, di sottoporre alle Camere federali un’iniziativa cantonale che chiede alla Confederella di non versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri.

Sulla disoccupazione dei  frontalieri infatti i ministri degli affari sociali della fallita UE hanno deciso un “cambiamento di paradigma” che, se applicato, sarebbe una catastrofe per gli svizzerotti. Secondo lorsignori ministri la disoccupazione dei frontalieri non la dovrebbe più pagare lo Stato di residenza come ora, bensì l’ultimo paese dove i frontalieri hanno lavorato.

E questi sarebbero gli “amici” europei con cui, a dar retta al triciclo spalancatore di frontiere, dovremmo assolutamente concludere sempre più accordi? Quelli che, sempre secondo la partitocrazia, dovrebbero comandare in casa nostra? Ma andate affan…!

“Bisogna oliare”

La nuova disposizione deve ancora venire esaminata dal parlamento europeo. Si può solo sperare nella sua proverbiale lentezza.

Ma una cosa è certa: se, come è probabile (per non dire garantito) l’europarlamento seguirà la proposta dei ministri, è evidente che i camerieri dell’UE in Consiglio federale caleranno le braghe nel giro di un nanosecondo. Perché, come ha ben spiegato il tamdem PLR-PPD Caprara-Lombardi, a Bruxelles si deve sempre dire di sì; “Bisogna oliare”.

E allora gli argoviesi hanno pensato bene di mettere le mani in avanti. Hanno presentato la loro iniziativa cantonale che chiede di non conformarsi al diktat UE, nel caso in cui arrivasse.

Problema di tutta la Svizzera

Il Canton Argovia ha un problema di frontalieri? No. Le cifre, come abbiamo visto, sono piccole. Però la nuova imposizione europea graverebbe sulle casse dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) elvetica per centinaia di milioni di Fr. L’ha detto la SECO (quella delle statistiche taroccate pro-libera circolazione delle persone). E, se la SECO ammette che la situazione è disastrosa, le si può ben credere.

Le centinaia di milioni che uscirebbero dalle casse della nostra AD per pagare le rendite anche ai frontalieri sono un problema di tutta la Svizzera. Ricordiamo che nel 2012 vennero effettuati importanti tagli alle rendite dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria) per motivi di risparmio. Però le centinaia di milioni per pagare la disoccupazione ai frontalieri ci sono? Quando i balivi di Bruxelles comandano, le esigenze di risparmio si dissolvono come neve al sole?

Danno doppio

Il Ticino, con 65mila frontalieri, si troverebbe inoltre costretto a potenziare gli uffici regionali di collocamento (URC) per far fronte alle iscrizioni di permessi G. Il conto di questa operazione lo pagherebbe per intero il solito sfigato contribuente ticinese; non la Confederazione. Quindi  per noi sarebbe danno doppio. Danno doppio a cui si aggiunge la beffa.  Se i frontalieri si iscrivono agli URC, questi devono occuparsi di collocare anche loro. E questo può avvenire solo a danno dei ticinesi.

Inoltre: è evidente che l’AD svizzera non avrà nessuna possibilità di verificare se i frontalieri che percepiscono la disoccupazione elvetica lavorano in nero Oltreramina.

La Lega si muove

Il fatto che Argovia abbia presentato un’iniziativa cantonale dimostra che le conseguenze catastrofiche del “cambiamento di paradigma” dell’UE a proposito della disoccupazione dei frontalieri non sono una balla della Lega populista e razzista.

La quale Lega, chiaramente, non è rimasta con le mani in mano ed ha presentato un’iniziativa parlamentare analoga a quella argoviese. E’ evidente che attendiamo la partitocrazia al varco. Ed è altrettanto evidente che anche i rappresentanti leghisti a Berna torneranno a battere il chiodo.

Socialità: casse svuotate

Intanto il Consiglio federale ha ammesso che – malgrado i soldatini della partitocrazia raccontino il contrario, mentendo – il settore delle assicurazioni sociali rientra eccome nello sconcio accordo quadro istituzionale. Credere che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale riusciranno ad escluderlo, è come credere a Babbo Natale.

La conseguenza di questa situazione è facile da immaginare. Il nostro stato sociale, a seguito di accordi internazionali del menga, finirebbe alla mercé di tutti i cittadini UE. Proprio come rischia di accadere ora con la disoccupazione. E – colmo dei colmi – a decidere sul saccheggio dei nostri soldi sarebbero dei giudici stranieri.

Ecco i bei regali della partitocrazia PLR-PPD-P$$ e della sua politica della calata di braghe compulsiva davanti a Bruxelles.

Ce n’è più che abbastanza per votare sì all’iniziativa   “per l’autodeterminazione”! Forza, c’è tempo fino a domenica prossima!

Lorenzo Quadri

 

Il deputato pro-frontalieri sbrocca

Ah beh, questa sì che ci mancava! Uno sconosciuto deputato pentastellato della fascia di confine italica, tale Niccolò Invidia (Invidia chi?),  ha pensato bene di mettersi a remenarla sulla campagna “Bala i ratt” reiterando le solite patetiche accuse di razzismo all’indirizzo di Lega dei Ticinesi ed Udc, definendo la campagna “una cazzata indefinibile” e farneticando che 65mila frontalieri sarebbero necessari al Ticino. 65mila frontalieri equivalgono ad un terzo della forza lavoro ticinese, ma questo “dettaglio” sembra sfuggire al “nostro”.

Ohibò, eccone un altro – dopo l’impareggiabile Lara Comi, che infatti si è ben presto fatta sentire, con le consuete ovvietà –  che si fa marketing con i frontalieri pensando di acquisire visibilità.
Per parafrasare questo sconosciuto deputato pentastellato: la storiella che il Ticino avrebbe bisogno di 65mila frontalieri sì che è una “cazzata indefinibile”. 30mila in meno sarebbero più che abbastanza.
Non contento, il parlamentare M5S si bulla di bloccare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri: quindi vuole che i frontalieri continuino ad essere dei privilegiati fiscali, a discapito degli italiani che lavorano in patria: i suoi concittadini non frontalieri prendano nota.
Il signor Invidia racconta inoltra di non meglio precisate “nuove iniziative” che intraprenderà a tutela dei frontalieri (probabilmente nemmeno lui sa quali). Le nostre invece sono consolidate. Continueremo a batterci:

– per la preferenza indigena (Prima i nostri)
– per la fine della libera circolazione delle persone
– per il blocco dei ristorni dei frontalieri
– per l’introduzione di una tassa d’entrata per i frontalieri
– contro l’aberrante prospettiva che la Svizzera paghi le indennità di disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.
Questo signor Invidia abiterà anche  – dichiara lui – a 10 minuti di macchina dal Ticino, ma della situazione nel nostro Cantone pare non aver  capito un tubo. Sembra non aver nemmeno compreso che i 65mila frontalieri sono solo quelli attivi in Ticino; non in tutta la Svizzera!

Delle due l’una: o finge di non capire perché così gli fa comodo, oppure non capisce proprio.

Magari ricordarsi ogni tanto grazie a chi questi 65mila hanno la pagnotta sul tavolo…

Lorenzo Quadri

 

 

Invasione: a Stabio ci sono più frontalieri che a Zurigo

E intanto la stampa di regime monta la panna su un paio di permessi G in meno

Solo la scorsa settimana, curiosamente (ma tu guarda i casi della vita) in concomitanza con l’arrivo nelle case delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” l’Ufficio federale di statistica ha pensato bene di pubblicare una statistica (farlocca?) secondo cui il numero di frontalieri in Ticino sarebbe leggermente calato.

In particolare si montava la panna, fino a farla diventare burro Floralp, sulla (presunta) diminuzione di 2000 frontalieri nel settore terziario.

Strane amnesie

Chissà come mai, ci si è dimenticati (?) di dire  che proprio nel terziario il numero dei frontalieri è quadruplicato nel giro di pochi anni. E questo a seguito della libera circolazione. Grazie partitocrazia!

Nel terziario non c’è alcun bisogno di importare manodopera dal Belpaese: quella ticinese non solo basta, ma avanza a coprire le necessità. A maggior ragione dopo lo sfascio della piazza finanziaria, con le pesanti conseguenze occupazionali del caso, leggi: cancellazione di posti di lavoro.

Per questa catastrofe possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e la partitocrazia che le ha retto la coda.

E’ quindi evidente che l’esplosione del frontalierato nel terziario è avvenuto a spese dei lavoratori ticinesi.

Cifre incomplete

Naturalmente chi ha montato la panna sulla presunta diminuzione dei frontalieri si è anche “dimenticato” di dire che in ogni caso le cifre ufficiali (anche nella denegata ipotesi in cui non fossero taroccate), sono comunque incomplete. Da un lato infatti i frontalieri in nero non vengono – ovviamente – conteggiati. Quanti sono? Mistero! Ma di sicuro non sono pochi. Anche perché – è bene tenerlo sempre presente – nel Belpaese il lavoro nero è la norma. L’ex premier Silvio Berlusconi ebbe a dichiarare che “sotto il 20% non si può parlare di lavoro nero”.

E poi ci sono anche i frontalieri che si sono trasformati in permessi B, magari farlocchi (ovvero tramite residenza fittizia in Ticino). Al proposito esiste un vero e proprio mercato: vedi l’annuncio per la ricerca di un coinquilino fittizio per un monolocale di cui si parla nella “chicca” pubblicata a pagina 9.

Lo spauracchio

Naturalmente la stampa di regime è corsa, servile, a fare la propria parte, dando la notizia della presunta diminuzione dei frontalieri con la massima enfasi. Quando i frontalieri aumentano, invece, lo spazio dedicato è ben diverso. L’obiettivo, chiaramente, è fare campagna di votazione contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ormai assurta ad ennesimo spauracchio di una casta allo sbando.

Chi rompe le uova nel paniere?

Adesso però a rompere le uova nel paniere arriva quella che è davvero un’insospettabile. Ossia la SSR. La quale, non si sa in preda a quale raptus, ha pubblicato sul proprio sito una mappa interattiva dei frontalieri divisi per comune (vedi www.mattinonline.ch). Proprio vero che “on n’est jamais trahi que par les siens”!

Grazie alla cartina interattiva della SSR si scopre così che a Manno i frontalieri sono assai più numerosi degli abitanti (1900 contro 1300). Che a Zurigo (!) ci sono meno frontalieri che a Stabio (3500 contro 3800). E avanti con le amenità.

E poi il triciclo vuole farci credere che va tutto bene, e soprattutto che non dobbiamo mettere a rischio la devastante libera circolazione delle persone votando sì all’iniziativa per l’autodeterminazione?

Chiaro: quest’ultima riesumerebbe il “maledetto voto” del 9 febbraio e quindi la preferenza indigena.

La preferenza indigena è infatti contenuta nella Costituzione, sia federale che ticinese. In base all’autodeterminazione, essa avrebbe la precedenza su un accordo internazionale del piffero come è quello sulla libera circolazione. Per la casta eurolecchina e spalancatrice di frontiere, una vera tragedia.

Lorenzo Quadri

 

 

Frontalieri in diminuzione?

“Casualmente” la statistica esce in vista della votazione sull’autodeterminazione

Quando si dice: “i casi della vita”! Non facciamoci prendere per il lato B!

Quando si dice la propaganda di regime! Secondo l’Ufficio federale di statistica (cifre taroccate come la SECO?) il numero dei frontalieri in Ticino sarebbe leggermente diminuito. E subito la stampa di regime, fautrice della devastante libera circolazione delle persone, corre a dedicare al presunto “sgub” (scoop) – sempre che non si tratti dell’ennesima fake news – titoloni ed approfondimenti. La finalità è evidente ed è sempre la solita. Fare il lavaggio del cervello a sostegno degli accordi con l’UE. Per la serie: vedete che non sono poi così nefasti come i beceri populisti e razzisti vogliono farvi credere? “Sono solo percezioni”! Tout va bien, Madame la Marquise!

Quadruplicati pochi anni

In effetti, viene proprio da ridere. Si monta la panna, fino a farla diventare burro Floralp, su nemmeno 2000 frontalieri in meno nel settore terziario. Naturalmente (ah, i vuoti di memoria!) ci si dimentica di dire che, grazie alle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PS, il numero di frontalieri nel terziario è quadruplicato nel giro di pochi anni: da 10 mila a 40mila.E per 2000 in meno – che con tutta probabilità verranno presto recuperati – su 40mila, si viene a cianciare di svolte epocali? Ma va là!

Intanto, diminuzione o no dei frontalieri, le cifre dell’assistenza restano da record, e la spesa generata diventa sempre più insostenibile. Evidentemente la soluzione non può essere quella di spalmare diversamente la fattura tra i Comuni. Occorre invece che la spesa si riduca. E per ottenere questo risultato ci sono due cose da fare: 1) applicare la preferenza indigena votata dal popolo 2) togliere i sussidi ai permessi B.

Naturalmente la stampa di regime si guarda bene dal dire che se i frontalieri sono un attimino diminuiti non è perché al loro posto lavorano ticinesi, ma che dietro ci potrebbero essere ben altri motivi: ad esempio la saturazione del mercato del lavoro, la diminuzione degli impieghi, o la trasformazione dei permessi G in permessi B, magari farlocchi (residenza fittizia in Ticino).

Le strane coincidenze

E naturalmente è una pura coincidenza, nevvero, che queste statistiche (taroccate?) vengano divulgate proprio in contemporanea con l’arrivo a domicilio delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,vero? Quando si dice i casi della vita!

Da settimane ormai la casta ed i suoi soldatini in politica vaneggiano di “centinaia di accordi internazionali in pericolo” nel caso in cui gli svizzerotti approvassero l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Di queste “centinaia di accordi” non sono però in grado di citarne nemmeno uno. Bene: uno, che è anche il solo, lo diciamo noi. La libera circolazione, che fa a pugni con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo. Ecco quindi che, con perfetto tempismo, l’Ufficio federale di statistica se ne esce con la storiella (vera o fake news?) della diminuzione – peraltro irrilevante! – del numero dei frontalieri. Come dire che la libera circolazione non genera alcuna invasione, ma quando mai! Sono tutte balle populiste!

E la stampa di regime, altrettanto puntuale, corre a fare da megafono. Avanti con il lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Disoccupazione dei frontalieri sta arrivando la maxisupposta!

Costo stimato: centinaia di milioni di Fr all’anno. Ticinesi cornuti e mazziati

 

Il Consiglio federale annuncia: se l’UE ci chiede di modificare l’allegato all’accordo sulla sacra libera circolazione delle persone…

Ohibò: i camerieri dell’UE in Consiglio federale, dopo lungo cogitare, si sono accorti che pagare la disoccupazione ai frontalieri costerebbe centinaia di milioni di franchetti ogni anno. L’agghiacciante scenario potrebbe diventare realtà nel caso in cui la DisUnione europea decidesse di “cambiare paradigma” (uella), stabilendo che il versamentodelle rendite ai disoccupati frontalieri tocca all’ultimo Stato in cui il frontaliere ha lavorato e non più a quello di residenza, come invece accade ora.

Il campanello d’allarme in effetti è già suonato a fine giugno. Allora il cambiamento di regime veniva dato per imminente. Nel frattempo la questione – come tante altre che riguardano i rapporti tra Svizzera ed UE: ad esempio il regalo di 1.3 miliardi di contributo di coesione agli eurofalliti – è sparita dai radar. Ma guai a fidarsi troppo di queste sparizioni. Perché poi… “all’improvviso ritornano”.

“Ci adoperiamo perché…”

Pallottoliere alla mano, le ancelle bernesi di Bruxelles si sono rese conto che il tiro mancino dell’UE sui frontalieri disoccupati potrebbe avere un prezzo assai salato. Con conseguente ennesimo danno reputazionale per quelli che non riusciranno a sventare la rapina. Ovvero loro medesimi. E quindi tentano di rassicurare il popolazzo malfidente. Giurano che si stanno adoperando affinché il tema delle assicurazioni sociali venga escluso dallo sconcio accordo quadro istituzionale e dai relativi sviluppi.

Tüt a posct, dunque? Stiamo tranquilli? Ma col fischio!

E chi ci crede?

Punto primo, e lo ripeteremo fino allo sfinimento: di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale non se ne parla proprio. Si tratterebbe infatti dell’ennesimo accordo-capestro  che ci imporrebbe i diktat dell’ UE ed i giudici stranieri in settori gravidi di conseguenze. Tra cui proprio quello della devastante libera circolazione delle persone.

Punto secondo:anche il Gigi di Viganello ha ormai imparato che, per calare le braghe ad altezza caviglia davanti all’UE, i camerieri di Bruxelles non hanno bisogno di accordi quadro istituzionali. Quindi le rassicurazioni fornite sull’estromissione del tema delle assicurazioni sociali dall’accordo quadro non ingannano nessuno.

La richiesta

Ed infatti, nel caso in cui a Bruxelles si decidesse che a pagare la disoccupazione ai frontalieri deve essere lo Stato di lavoro e non quello di residenza, “alla Svizzera verrà verosimilmente chiesto di modificare in tal senso l’allegato II dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone”(Consiglio federale dixit).

E se la richiesta dovesse arrivare, cosa accadrà a Berna? Elementare, Watson: calzoni abbassati fin sotto i talloni e piegamento a 90 gradi! Il copione è già scritto. E’ la stessa desolante sceneggiata a cui abbiamo assistito con il Diktat disarmista dell’UE. Quello che, con la scusa di combattere il terrorismo, vuole disarmare i cittadini onesti.  E che il terrorismo sia una scusa, l’hanno capito anche i paracarri. Il Diktat in questione non impedirà un solo atto terroristico. I terroristi islamici (sottolineare: islamici) non si servono di armi da fuoco per compiere le loro stragi; figuriamoci di armi da fuoco legalmente dichiarate.

Copione già scritto

Pur sapendo che la direttiva disarmista dell’UE è perfettamente inutile, di fatto una smaccata presa per fondelli; pur sapendo che lede le nostre leggi, le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare, i soldatini della partitocrazia sotto le cupole federali l’hanno votata lo stesso. Perché? Ma perché il Diktat comunitario farlocco è uno sviluppo dei fallimentari accordi di Schengen – nota bene: questo malgrado al momento della sottoscrizione di detti accordi ci fosse stato assicurato che il diritto elvetico delle armi non sarebbe stato toccato; ma come al solito: svizzerotti cornuti e mazziati, “tanto sono fessi e non si accorgono di niente” – e quindi ecco che il triciclo PLR-PPD-P$$ si lancia senza pudore nel ricatto: se non ci conformiamo all’ordine dell’UE, salta Schengen! “Bisogna salvare Schengen”! E giù le braghe! Da notare che non l’ha detto nessuno che ad un njet elvetico al Diktat contro le armi dei cittadini onesti farebbe seguito l’espulsione (uhhh, che pagüüüraaa!) della Svizzera dallo spazio Schengen. Ma tant’è…

 

Muuuhhh!

E’ evidente che con la disoccupazione dei frontalieri, essendo legata all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone, accadrebbe esattamente la stessa cosa. Al grido isterico di “bisogna salvare la libera circolazione!” la partitocrazia eurolecchina accetterebbe senza un cip di pagare la disoccupazione ai frontalieri, bruciando così ogni anno centinaia di milioni di Fr della Confederella, a cui vanno aggiunti i costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento, questi a carico dei Cantoni; ed in particolare, per ovvi motivi, del nostro. Nei mesi scorsi i soliti tamberla della SECO sono già riusciti a dichiarare di essere favorevoli a che la Svizzera paghi la disoccupazione ai frontalieri. Del resto, la paga anche ai dipendenti del casinò di Campione che mai hanno versato i contributi, ragion per cui… Avanti così! Facciamoci mungere da tutti! Siamo o non siamo la mucca Milka di mezzo mondo? Muuuhhh!

Lorenzo Quadri

 

 

Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Da Berna a Bellinzona un solo motto: braghe calate!

Ristorni dei frontalieri e valichi secondari: il triciclo continua a fare disastri

Ma bene! I politicanti del triciclo, sia a Bellinzona che a Berna, vogliono proprio portare a casa il record interstellare in campo di calate di braghe ad altezza caviglia!

In due giorni, infatti, di queste calate di braghe “no limits” se ne sono registrate due. Di quelle spettacolari.

Ristorni dei frontalieri

Come sappiamo, il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, ovvero Beltraminelli, Bertoli e Vitta, ha deciso di continuare a versare integralmente i ristorni al Belpaese: nel nome del “dialogo”. Stiamo parlando di una cifra di oltre 80 milioni di franchetti. Un po’ caro, come dialogo. Tanto più che non abbiamo da anni alcun motivo per continuare a pagare questo tesoretto. E non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta la litania dei perché e dei per come.

“Dialogo”? Qui qualcuno dev’essere proprio caduto dal seggiolone   da piccolo! Domanda da un milione – anzi da 80 milioni -: da quanti ANNI ci viene propinata (sia da Berna che da Bellinzona) la penosa fregnaccia del “paghiamo ma poi (?) ci facciamo valere?”. E cosa è immancabilmente successo tutte le sante volte? E’ successo che i ticinesotti sono stati infinocchiati alla grande! Presi sontuosamente per i fondelli!

La sola volta…

L’unica volta che il governicchio ticinese ha ottenuto un qualche risultato nelle trattative con il Belpaese, è stato quando ha deciso, su impulso del ministri leghisti, di bloccare la metà dei ristorni. Poi, purtroppo, è tornato sui propri passi troppo rapidamente. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quella è l’unica via, se si vuole ottenere qualcosa. Invece, si continua ad inchinarsi a 90 gradi. Sempre. Senza condizioni. Particolarmente deludente la posizione del Beltrasereno, malgrado il suo partito abbia mostrato qualche timida apertura al blocco dei ristorni. E malgrado anche il Gran Consiglio avesse auspicato una posizione meno supina. Si vede che il PPD ci tiene proprio a perdere la cadrega governativa  il prossimo aprile. Scrivevamo nelle scorse settimane: “se nemmeno la proposta minimalista di Zali, quella di bloccare una parte dei ristorni vincolandone il versamento alla realizzazione di infrastrutture di interesse comune, trova una maggioranza, vuol dire che questo sfigatissimo Cantone, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, è alla frutta”.Ebbene, adesso c’è la conferma che siamo proprio alla frutta, e probabilmente anche oltre.

Prima si blocca. Poi…

Nessuno dice che sia sbagliato discutere con il Belpaese. Ma prima si bloccano i ristorni. Poi si discute.Del resto anche Salvini prima ha chiuso i porti alle navi dei migranti clandestini, poi è andato a parlare con l’UE. Ma anche il Gigi di Viganello capisce che, se si fa il contrario, non si ottiene nulla. A maggior ragione dopo che ci si è scottati un’infinità di volte! O vuoi vedere che in CdS qualcuno è davvero convinto che il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, grazie al passaporto italico di cui era titolare fino a qualche giorno prima dall’elezione in Consiglio federale, risolverà i nostri problemi con l’Italia? Se è così, a questo (o a questi) “qualcuno”  è urgente far soffiare nel palloncino.

Valichi secondari

La decisione di Vitta, Bertoli e Beltraminelli di inchinarsi a 90 gradi davanti al Belpaese e di versare, senza alcun motivo, oltre 80 milioni di franchetti, è di mercoledì. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto il resto. Ovvero hanno deciso di non chiudere i valichi secondari di notte. Frontiere spalancate! Ticino self – service per i rapinatori in arrivo dal Belpaese!

Inutile ricordare ai sette “grandi statisti” che la chiusura notturna (di tutti valichi secondari con l’Italia; non solo di tre) l’ha decisa il Parlamento, approvando la mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Come ne non bastasse, per giustificare le propria scellerata decisione, i sette bambela federali nella missiva inviata al Cantone hanno il coraggio di scrivere che da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini (?) non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori”.E’ il colmo! Della sicurezza del Ticino, lor$ignori se ne fregano! Delle richieste in arrivo dal nostro Cantone se ne fanno un baffo! Però ad ogni cip in arrivo dal Belpaese corrono ad inchinarsi a 90 gradi! Ma non si vergognano?

Ormai è chiaro: a Berna come a Bellinzona, l’importante è calare le braghe. Fare i bravi e ligi soldatini degli eurobalivi.

Non finisce qui

I burocrati federali, la fregnaccia della “scarsa incidenza”, della chiusura notturna dei valichi la vanno a raccontare a qualcun altro. Del resto sono gli stessi che dicevano che la richiesta del casellario giudiziale non serve ad un fico. Lacchè con credibilità zero.

Ma è chiaro che non finisce qui. Sulla chiusura notturna dei valichi secondari bisognerà tornare alla carica.

Nella decisione di lasciare i le dogane minori spalancate anche di notte, un ruolo importante l’ha giocato  il dipartimento degli Esteri. Quello guidato dal PLR KrankenCassis. Che nessuno venga più ancora a raccontare che il suo ingresso nel governicchio federale è utile al Ticino. Grazie ex partitone!

Sempre a 90°

La conclusione è sempre la stessa. Mentre l’Italia impara a difendere i propri confini marittimi, a Bellinzona e a Berna i politicanti camerieri dell’UE sono costantemente inchinati a 90°. In sprezzo degli interessi del paese e di quelli dei cittadini.

Lorenzo Quadri

 

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Ristorni dei frontalieri: siamo al dunque

Presto vedremo fino a che punto il triciclo PLR-PPD-P$ si è svenduto

 

Quando si tratta di non farsi fare fessi dai vicini a sud, in governicchio gli unici che si muovono sono gli esponenti leghisti. Ed infatti in questi giorni Zali ha proposto di versare i ristorni dei frontalieri solo dopo la realizzazione di opere concrete che siano di interesse italo-svizzero. Fosse per il triciclo PLR-PPD-PS, pur di calare le braghe davanti ai bernesi e davanti a Bruxelles, ogni anno continueremmo a versare al Belpaese oltre 80 milioni di franchetti di ristorni. Con questi soldoni, un po’ di cose (un bel po’ di cose) a vantaggio dei ticinesi si potrebbero fare!

E, per tutta risposta, i vicini a sud non solo nei nostri confronti sono inadempienti su tutto, ma starnazzano pure al razzismo e alla “discriminazione dei frontalieri”. Una penosa frottola, visto che in Ticino ad essere discriminati sono i ticinesi. Ma è ben comprensibile che chi sta all’estero non si capaciti del fatto che la “nostra” partitocrazia triciclata, pur di ubbidire a Bruxelles, arrivi al punto di discriminare i propri concittadini per avvantaggiare gli stranieri. E questo senza che gli svizzerotti scendano in piazza con i forconi.

Proposta “minimalista”

La proposta di Zali di vincolare i ristorni alla realizzazione di opere di interesse transfrontaliero è senz’altro sensata, ed anzi doverosa. In effetti, i ristorni bisognerebbe smettere di versarli del tutto. Perché, come ben sappiamo, non hanno più alcuna giustificazione, mentre il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non lo vedremo mai. Del resto già 4 anni fa l’allora ministra del 5% Widmer Puffo aveva promesso di disdire la famosa Convenzione del 1974 ma naturalmente non se ne è fatto nulla! Figuriamoci se i camerieri bernesi dell’UE hanno gli attributi necessari a compiere un gesto unilaterale.

Se non si trova una maggioranza…

La proposta di versare i ristorni solo dietro realizzazione di opere di interesse comune è assolutamente ragionevole. E’ perfino minimalista. Come detto, i ristorni andrebbero bloccati del tutto. Ma se nel CdS non si trova nemmeno un altro esponente, oltre ovviamente a Gobbi, disposto a seguire la proposta Zali in modo da farla passare a maggioranza, vuol dire che il triciclo PLR-PPD-P$ è proprio alla frutta. Che la partitocrazia è indegnamente telecomandata da Berna, a sua volta telecomandata da Bruxelles. Gli interessi del Ticino? Chissenefrega! L’obiettivo è uno solo: ottenere le cadreghe. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Ricordarsene alle prossime elezioni: non manca poi tanto.

Lorenzo Quadri

E “Leider” Ammann viene a parlarci di proporzioni?

Grazie spalancatori di frontiere! In Ticino la maggioranza dei lavoratori è straniera

Intanto povertà ed assistenza continuano a crescere, nel totale menefreghismo del triciclo PLR-PPD-P$ preoccupato solo di non mettere a rischio la “sacra” (?) libera circolazione

Certo che siamo proprio messi bene! Di recente si è saputo che in Ticino il tasso di povertà è oltre il  doppio rispetto al resto del Paese. In Svizzera è del 7.5%; da noi è superiore al 17%.  Le persone a rischio di povertà nel nostro Cantone sono un terzo della popolazione. Fino al 2013 erano meno del 25%. La media nazionale delle persone a rischio di povertà è del 14.7%. Ossia meno della metà rispetto al Ticino!

Peggioramento rapido e continuo

Il peggioramento è quindi continuo. E pure rapido. Altro che continuare a blaterare di miglioramento della situazione, di economia in ripresa. Il tutto naturalmente corredato da statistiche della SECO taroccate ad arte. “Ad arte”, nel senso che sono state taroccate scegliendo gli indicatori in modo da farsi dire che, con la devastante libera circolazione delle persone, va tutto bene. Intanto, le cose vanno così bene che in Ticino si è registrato l’ennesimo record dei casi d’assistenza. Rispetto a gennaio dell’anno scorso, ce n’erano  272 in più. I beneficiari sono dunque passati da 7.834 a  8.106.

Aspettiamo ovviamente di sapere quanti sono cittadini svizzeri e quanti sono invece stranieri.

I nuovi impieghi

E’ chiaro che, con 65’500 frontalieri che soppiantano i residenti sul mercato del lavoro, si genera precariato e povertà. I frontalieri attivi nel terziario, dove non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno perché non c’è alcuna lacuna di manodopera residente, sono quadruplicati in pochi anni. E continuano ad aumentare. Il numero di nuovi frontalieri ed il quantitativo di posti di lavoro creati indica chiaramente che il soppiantamento è una realtà (altro che “percezione”). Se così non fosse, il numero di posti di lavoro annualmente creati in Ticino dovrebbe essere nettamente superiore a quello dei nuovi frontalieri. Invece la situazione è ben diversa. Le due cifre sono sostanzialmente equivalenti. Ciò significa: tutti i nuovi posti vengono occupati da frontalieri.

Ma quali proporzioni?

E’ evidente che si tratta di un’invasione. Però il ministro dell’economia PLR Johann “Leider” Ammann viene a raccontarci che gli svizzerotti si devono scordare qualsiasi preferenza indigena sul mercato del lavoro in casa propria. “Non basta essere svizzeri per lavorare” ha infatti dichiarato il Consigliere federale liblab davanti ad un’entusiasta platea targata PLR in una serata organizzata dal club dei mille dell’ex partitone! I lavoratori stranieri vanno bene, dice Leider Ammann, è solo una questione di “proporzione”.

Proporzione che però,  grazie all’invasione da sud voluta dalla partitocrazia (Leider Ammann compreso), è andata completamente a ramengo. In Ticino un terzo della forza lavoro è rappresentata da  frontalieri. In totale, i lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ chiaro che di proporzione non ce n’è proprio. Nessun Paese accetterebbe una situazione così aberrante. Nessuno tranne la Confederella. Ristabilire delle proporzioni sensate è proprio l’obiettivo degli  “spregevoli razzisti e xenofobi” quotidianamente infamati dall’establishment spalancatore di frontiere e dalla stampa di regime. Per raggiungere tale obiettivo, occorre far saltare la libera circolazione.

Invece “Leider” Ammann va nella direzione opposta. Non vuole nessuna limitazione dell’immigrazione. E poi ha ancora il coraggio di venirci a parlare di proporzioni?

Povertà va a braccetto con dumping salariale al cui proposito, grazie alle frontiere spalancate, gli esempi si sprecano. Nei giorni scorsi una ditta di Chiasso cercava un impiegato a tempo pieno, con esperienza, per 2300 Fr al mese. Grado d’occupazione: 100%! Avanti così!

Migranti economici

Ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia. In Svizzera non arriva solo chi lavora, magari a scapito dei residenti ed a salario inferiore. Immigra anche chi non lavora. Così ci ritroviamo in casa sempre  più stranieri a carico dello Stato sociale. Che, evidentemente, vanno a farcire la statistica della povertà.

Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Sì, ma solo per chi immigra e per chi gestisce il business delle frontiere spalancate. Negli USA, il vituperato Trump ha parlato chiarissimo: negli States entra solo chi porta un arricchimento al paese. Da noi invece entrano tutti. I risultati si vedono.

Mancano dati

Naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, le statistiche della povertà e dell’assistenza pubblicate dalla stampa non riferiscono alcune informazioni che pure sarebbe interessante avere. Ad esempio: tra le persone in assistenza, tra quelle classificate come povere e tra quelle indicate come “a rischio di povertà”, quanti sono gli svizzeri e quanti gli stranieri? E gli stranieri: che tipo di permesso hanno? Da quanto tempo risiedono in Svizzera?

Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che, disponendo di questi dati, si scoprirebbe che col piffero “immigrazione uguale ricchezza”!

Lorenzo Quadri

 

Rapporti Svizzera-Italia: “Svegliati è primavera”

Accordo sui frontalieri: dopo la cinquantesima fetta, a Berna si accorgono che…

 

Per la serie: dopo averne mangiate cinquanta fette si accorse che era polenta! Improvvisamente, in una soleggiata mattina di aprile, il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jörg Gasser viene fulminato da un’illuminazione quasi mistica ed in tono solenne dichiara: “C’è preoccupazione per la ratifica da parte italiana del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. C’è il rischio (?) che su alcuni temi dovremo riaprire le discussioni”.

Ma chi l’avrebbe mai detto! Allora è vero che i bernesi ci mettono un po’ a capire le cose! Meglio tardi che mai verrebbe da dire, senonché il buon Gasser, forse sorpreso dall’audacia della sua sconvolgente affermazione, corregge il tiro ed aggiunge: “ma la road map non dovrebbe essere messa in discussione”. Infine, la scoperta della vita a proposito del njet italico che blocca alle banche svizzere l’accesso alla piazza finanziaria del Belpaese: “Abbiamo soddisfatto tutte le richieste in materia di regolamentazione finanziaria e siamo conformi agli standard internazionali– commenta costernato il Segretario di Stato -. Non c’è motivo per cui le banche svizzere non debbano potere fornire servizi cross border (uella)  anche in Italia”.Accipicchia!

Qui viene in mente la nota canzone di Venditti: “Gasser, svegliati è primavera!”.

Traduzione

La road map, caro Jörg, non verrà messa in discussione per un semplice motivo: perché non c’è più l’oggetto su cui discutere, gli italici l’hanno già rottamata da un pezzo!

Per gli altri temi, vediamo di tradurre le affermazioni di Gasser in modo un po’ più aderente alla realtà:

– Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, per quanto interessante anche per il Belpaese, è morto e sepolto: facciamocene una ragione. Logica conseguenza: disdire (Confederazione) l’accordo attuale del 1974 e soprattutto (CdS) BLOCCARE I RISTORNI.
– Accesso alla piazza finanziaria italiana: la Svizzera come al solito ha calato le braghe su tutto ed in tempo di record. Ciononostante, i vicini a sud non fanno la propria parte e ci discriminano.In altre parole: svizzerotti fessi infinocchiati per l’ennesima volta. Però continuiamo a versare i ristorni? Fessi al quadrato! (Vedi punto precedente).
– Con tolla inaudita e sfacciata malafede, politicanti italici in fregola di visibilità mediatica continuano imperterriti ad accusarci di “discriminare” i frontalieri. Ultimo in ordine di tempo: un $inistrato del Consiglio regionale della Lombardia, tale Angelo Orsenigo (Angelo chi?).  L’aspetto inquietante è che, dalle sedi istituzionali elvetiche, nessuno fa partire il meritato “vaffa”. Magari accompagnato dall’immediata chiusura notturna (e perché non anche diurna?) dei valichi secondari.
– Se davvero “discriminassimo” i frontalieri, magari applicando la preferenza indigena votata non una ma due volte dal popolo ticinese (9 febbraio e “Prima i nostri”), il nostro mercato del lavoro non si troverebbe immerso a bagnomaria nella cacca, pardon nelle deiezioni, come invece è ora. Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. E se poi i padroni UE ci sgridano?

Certo che se a non aver ancora capito come funzionano i rapporti tra Svizzera e vicina Repubblica non è l’ultimo contabile mezzemaniche di Palazzo federale, ma uno che fa il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e quindi proprio così tamberla non dovrebbe essere, non siamo messi tanto bene!

Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sempre fatti su davanti e di dietro.

Lorenzo Quadri

Deduzioni fiscali ai frontalieri: “una ca*ata pazzesca!”

Grazie camerieri bernesi dell’UE! Così il Ticino avrà più costi e meno entrate

 

Un motivo in più per decidere subito il BLOCCO DEI RISTORNI ed introdurre una tassa per frontalieri così come proposta dal prof Eichenberger

Gaudium magnum (si fa per dire, ovviamente) ! Il Consiglio federale, assieme al solito triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali , ha rifilato ai Cantoni di frontiera, e specialmente al Ticino, l’ennesima ciofeca. La tassazione ordinaria per i frontalieri, che entrerà in vigore nel 2021, è infatti  come la Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria: una ca*ata pazzesca!

Infatti essa conferisce ai frontalieri il diritto di beneficiare delle deduzioni fiscali che possono far valere i residenti. Si tratta dunque di un regalo fiscale ai frontalieri. Il che è semplicemente uno scandalo. Per vari motivi:

  • La volontà espressa a più riprese dalla stessa Confederazione è quella di tassare di più i frontalieri, non certo di tassarli meno. Anche il fu nuovo accordo fiscale col Belpaese (“fu” perché ormai è defunto da un pezzo) si basava su tale principio. E adesso si fa proprio il contrario?
  • I frontalieri sono già dei privilegiati fiscali per rapporto ai cittadini italiani che vivono e lavorano in Italia. Una situazione di privilegio che non ha uno straccio di giustificazione. Però ai politicanti d’Oltreconfine va bene così. Poi hanno anche la faccia di tolla di simulare preoccupazione perché – dicono loro – a causa del frontalierato perderebbero le migliori forze lavorative (?). E cosa fanno per rendere meno attrattivo lo statuto di frontaliere? Un tubo! Anzi, si battono per mantenerne i privilegi fiscali. E adesso i camerieri bernesi dell’UE ci mettono del loro e ne aggiungono di ulteriori. Col risultato, va da sé, di rendere il Ticino sempre più attrattivo per l’invasione da sud. Applausi a scena aperta!
  • Le deduzioni fiscali sono fatte per chi risiede in Ticino e non per chi vive al di là della ramina. Sarebbe poi interessante sapere come i tassatori ticinesotti intendono verificare l’esattezza delle deduzioni indicate dai frontalieri. Per la serie: fatti su davanti e di dietro dai furbetti tricolore?

Più costi per meno entrate

E’  poi evidente che deduzioni fiscali significa meno gettito. Quale sarà, dunque, la conseguenza della nuova geniale regolamentazione decisa a Berna? Il fisco di questo sfigatissimo Cantone dovrà assumere più funzionari per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi: più costi per minori entrate!

In altre parole, i permessi G continueranno ad invadere, sempre più numerosi, il Ticino; a  generare soppiantamento di lavoratori residenti e dumping salariale (che sono fatti reali, cari scienziati dell’IRE, altro che “percezioni”); ad infesciare le nostre strade e ad impestarci l’aria arrivando uno per macchina (ad Arcisate, come scritto la scorsa settimana su queste colonne, stanno costruendo una nuova strada apposta per agevolare l’arrivo di frontalieri motorizzati, ed intanto gli svizzerotti fessi spendono 200 milioni per il trenino dei puffi Mendrisio-Varese); a generare rüt smaltito a spese del lo sfigato contribuente ticinese (altro che “principio di causalità”); e tutto questo pagando ancora meno tasse!

Certo che, quando si tratta di farci male da soli, siamo davvero imbattibili. Leopold von Sacher-Masoch era un dilettante al confronto!

Modifica non necessaria

E qui, grazie ai soliti camerieri bernesi dell’UE, ci stiamo davvero facendo male da soli. Perché si sarebbe potuto benissimo andare avanti con lo statu quo. C’è una sentenza del Tribunale federale (che ancora una volta decide contro gli interessi della collettività elvetica) che dice che “sa po’ mia”, che le deduzioni fiscali  vanno accordate anche ai frontalieri? Echissenefrega!  La sentenza è di otto  anni fa; e non era nemmeno riferita ad un caso ticinese. Da allora nessuno ha più  fatto un cip. Sicché, i tamberla dell’amministrazione federale potevano benissimo lasciare il dossier nel cassetto. Come del resto avrebbe fatto la vicina Penisola a parti invertite! Avremmo peraltro avuto la giustificazione perfetta: la trattativa suoi nuovi accordi fiscali dei frontalieri è arenata per colpa del Belpaese, e noi dovremmo modificare le nostre regole a vantaggio dei permessi G? Ma nessun altro Stato sarebbe così pirla!  Invece no:   bisogna correre a calare le braghe; non sia mai che qualche organismo internazionale del piffero ci accusi di “discriminare”! E chi è il politicante federale che ha “dato il là” alla scellerata operazione? Esatto, ancora e sempre lei: l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf!

Grazie “triciclo”!

Ringraziamo, ancora una volta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ che prima spalanca le frontiere provocando l’invasione da sud, poi getta nel water la preferenza indigena ed i contingenti votati dai cittadini, e adesso fa perfino i regali fiscali ai frontalieri, a danno dell’erario ticinese. Ma avanti, continuate a votare i partiti del triciclo…

E’ comunque evidente a questo punto che bisogna:

  • Bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri, visto che c’è la necessità di compensare gli scellerati regali fiscali decisi dai camerieri bernesi dell’UE. O magari qualcuno pensava, per rimediare al futuro ammanco, di chiamare alla cassa il solito sfigato contribuente ticinese?
  • Introdurre una tassa d’entrata per frontalieri, così come proposta dal prof. Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo.

Diamoci una mossa che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Per infamarci s’inventano il “frontalierato del rüt”

Nuovo becero articolo dei giornalai d’oltreconfine: per loro noi saremmo dei brozzoni

 

Come detto più volte: bisogna introdurre una tassa d’entrata per i frontalieri

Non sembrano esserci limiti alla stoltezza di certi articoli beceramente antisvizzeri che vengono pubblicati al di là della ramina.

L’ultimo esempio, dei giorni scorsi, viene dal portale Yahoo (non proprio un bollettino parrocchiale). Il quale ha avuto la bella idea di mettersi a spalare palta su noi svizzerotti. Che veniamo descritti, con la massima goduria, come dei brozzoni che buttano il proprio rüt in Italia “per non pagare”.

Il titolo della perla giornalistica è tutto un programma: “Gli svizzeri per non pagare il sacchetto buttano l’immondizia oltreconfine”.

Lo svolgimento è in linea con il titolo. Ecco i passaggi salienti.

  • “In Svizzera le strade sono senza buche, non c’è sporciziain giro, tutti rispettano i limiti di velocità sennò rischiano di farsi qualche giorno di carcere. Tutto vero, ma sulla pulizia e sui cestini perfettamente in ordine c’è un trucco. La pattumiera, infatti, la buttano oltre confine”.
  • “E’ sempre una questione di La multa per l’immondizia gettata oltre confine è di circa 150 euro. In Svizzera guadagnano mediamente 4mila euro al mese, capirai che salasso”!
  • “Ma perché gli svizzeri che ultimamente ce l’hanno così tanto con i frontalieri, sono diventati a loro voltafrontalieri dei rifiuti? Per risparmiare. Il sacchetto per la raccolta differenziata costa due franchi e trenta, circa due euro. E gli svizzeri per non pagarli, buttano il pattume da noi. Che tirchieria. D’accordo che vengono anche a Como a fare la spesa, sfruttando i prezzi più vantaggiosi del supermercato. Ma il vuoto non è mica a rendere”.

“Ticinesi brozzoni”

Ah, ecco: quindi, secondo l’illuminato estensore dello scritto, che non citiamo per carità di patria, gli svizzerotti ogni giorno scaricherebbero tutto il proprio rüt,  tonnellate di rüt, nei container Belpaese. E questo per semplice tirchieria e arroganza. Infischiandosene delle multe da 150 euro che, per i danarosi elvetici, sarebbero noccioline. Peccato che con quella cifra si possano comprare un centinaio di sacchetti della spazzatura, pur tassati (e la tassa sul sacco nemmeno esiste ovunque).

Notare poi che ai vicini a sud anche il fatto che troppi ticinesi facciano la spesa oltreconfine – e la nostra contrarietà a questa pratica è nota – sembra dare fastidio.

Strano: perché i commercianti italici, invece, con gli acquisti dei ticinesi si fanno gli zebedej d’oro.

Chi sono in realtà?

Oddìo, che qualche furbetto della spazzatura ci sia, non lo mettiamo in dubbio. Che il furbetto in questione sia “svizzero”, è comunque  ancora tutto da dimostrare. Non solo perché un terzo della popolazione ticinese non ha il passaporto rosso; e non aggiungiamo al computo i beneficiari di naturalizzazioni facili perché c’è di che mettersi le mani nei capelli.

Ma anche perché nel 2016 le telecamere di Como avevano immortalato uno di presunti questi furbetti ticinesi della monnezza. Ben presto si è però scoperto, ma tu guarda i casi della vita, che si trattava di un frontaliere.

Un po’ come il presunto svizzero che a Milano aveva parcheggiato la sua Ferrari nel posto riservato ai disabili, e quando un padre che trasportava in auto il figlio portatore di handicap gli aveva chiesto di spostarla, lo avrebbe minacciato. Immediata  “shitstorm” (=tempesta di cacca) sui social della Penisola contro gli svizzerotti. Per poi scoprire, ancora una volta, che il cafone era un cittadino italiano, altro che svizzero!

Se poi pensiamo che perfino il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, poco sospetto di simpatie per i ticinesi, interpellato dal portale Ticinonews ha dichiarato che il  problema dei frontalieri del rüt “è circoscritto”, ed oltretutto come esempio di abuso ha citato un tizio con auto targata Lucerna, pare evidente che i pulitzer di Yahoo fomentano gli “haters” anti-svizzeri su un “non problema”. Obiettivo: racimolare qualche click e qualche sgrammaticato commento da osteria sul blog annesso all’articolo. Ad esempio questo, postato da tale “Archita”: ributtiamo in Svizzera le loro schifezze e ci affoghino dentro insieme alle loro banche piene di medesima qualità importata da dittatori, mafiosi e gente di spazzatura”.

Ciò di cui meravigliarsi

Se proprio i Pulitzer di Yahoo  vogliono rivolgere agli svizzerotti una critica fondata, si chiedano allora come mai, con quasi 70mila frontalieri (un terzo della forza lavoro ticinese) e migliaia di padroncini, il popolo ticinese non scende in strada tutti giorni a bloccare le dogane. Su questo sì che ci si potrebbe sbizzarrire a scrivere perché, se il flusso fosse in senso inverso – ovvero: se un terzo dei lavoratori lombardi fossero frontalieri ticinesi – i vicini a sud avrebbero già costruito un MURO sul confine, e sopra il muro avrebbero piazzato l’artiglieria pesante. In barba alla libera circolazione delle persone. Ché quella, ormai, la rispettano solo gli svizzerotti fessi.

Ringraziare tre volte al giorno

Visto che quanto sopra incomprensibilmente  non succede, invece di inventarsi stolti articoli  antisvizzeri sul presunto frontalierato del rüt, i vicini a sud farebbero bene a ringraziare la Svizzera di esistere mattino, mezzogiorno e sera. Perché senza il Ticino almeno 300mila italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo.
Comunque, il blocco reciproco si può senz’altro fare: azzeramento dei presunti sacchi della spazzatura rossocrociati scaricati oltreramina in cambio della riduzione del numero dei frontalieri da 65mila a 25mila. Poi ne riparliamo.

Visto che “chi inquina paga”…

Quanto al rüt: come la mettiamo con il pattume prodotto da frontalieri e padroncini che viene smaltito in Ticino a spese dei ticinesi? Visto che, come ama ripetere la partitocrazia spalancatrice di frontiere, “chi inquina deve pagare tasse causali”, ed i residenti nel Belpaese di tasse causali in Svizzera non ne pagano, la logica conseguenza è che la loro monnezza se la devono portare a casina.

Tassa d’entrata per frontalieri

A proposito di sporcizia: l’inquinamento dell’aria causato dai quasi 70mila frontalieri che entrano in Ticino uno per macchina, ed i danni per la nostra salute che ne derivano, come li fatturiamo alla vicina Penisola?

E la viabilità ticinese collassata – con conseguente danno per l’economia – a causa di strade ed autostrade infesciate da targhe azzurre, chi ce la ripaga?

Come già detto più volte: bisogna introdurre una tassa d’entrata per frontalieri, così come sostenuto dal prof. Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo. Poi, una volta introdotto il principio della tassa, si stabilirà se a pagarla dovranno essere i frontalieri, quelli che li assumono, o entrambi.

Lorenzo Quadri

Arriva la nuova strada che ci porterà ancora più frontalieri

 Invece il trenino dei puffi Stabio-Arcisate colleziona disservizi fantozziani

 

L’opera, che sarà pronta tra un paio di mesi, serve a far entrare in Ticino sempre più frontalieri, ed evidentemente a farli entrare uno per macchina. Vuoi vedere che abbiamo contribuito a finanziarla con i ristorni?

Ma guarda un po’! Quando vogliono e quando gli fa comodo, i vicini a sud sanno essere assai efficienti, anche nella realizzazione delle opere infrastrutturali. E intanto i ticinesotti fessi – quelli che continuano versare fior di ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sulla scorta di un accordo ormai “andato a male” – si sentono “leggerissimamente” presi per i fondelli. Infatti i ristorni dovrebbero servire alla  realizzazione di opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero. Che però puntualmente rimangono nel cassetto. Se le vogliono, gli “elvetici” devono pagare extra.

Verso il Gaggiolo

Invece, che accade? Accade che, in tempo di record, in quel di Arcisate gli italici stanno costruendo una nuova strada verso il Gaggiolo. Si tratta, è chiaro, di una strada ad uso e consumo dei frontalieri. Una strada che serve ad agevolare l’accesso a questo sfigatissimo Cantone ai frontalieri che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina (ed evidentemente anche ai padroncini).

Ma che bravi i vicini a sud! Invece di investire per creare occupazione in casa loro, spendono il danaro pubblico per spianare la strada (qui nel senso letterale del termine) all’invasione del Ticino. Il quale, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$, – e che detta partitocrazia, che ha rottamato la preferenza indigena votata dai cittadini, non si sogna di arginare –  è da anni ridotto a “valvola di sfogo per la crisi occupazionale italiana” (citazione dal Corriere di Como). E poi nella fascia italiana di confine fingono di lamentarsi della perdita di forza lavoro qualificata a causa dell’esplosione del frontalierato?

Rifilarci sempre più frontalieri

E’ evidente che, se i vicini a sud costruiscono una nuova strada, è perché contano che venga utilizzata “alla grande”. Altrimenti la spesa non si giustifica. In sostanza, intendono rifilare al Ticino sempre più frontalieri.  E li incitano pure ad arrivare uno per macchina, infesciando le nostre strade ed inquinando la nostra aria.  E, se qualcuno al di qua del confine osa fare cip o tenta di difendersi, ecco che viene immediatamente infamato come razzista dai politicanti italici in fregola di visibilità, e dai media d’Oltreramina che del Ticino e della Svizzera sanno solo parlar male (anche perché non conoscono un tubo della nostra realtà, e questo vale anche per testate che si spacciano per blasonate).

E nümm a pagum

Ed intanto gli svizzerotti fessi hanno pagato 200 milioni di Fr per il trenino dei Puffi Stabio-Arcisate,  destinato ad entrare nel guinness dei primati non solo per i disservizi fantozziani, ma anche per i ritardi di ANNI. Invece i lavori per la nuova strada pro-invasione di targhe azzurre “procedono a ritmo spedito, e confidiamo di inaugurarla a fine maggio”: così dichiara il sindaco di Arcisate interpellato dal CdT.

Ma bene! E i parcheggi Park&Ride  per il nuovo trenino Stabio-Arcisate? Dispersi nelle nebbie! E le correzioni di un orario che rendono il nuovo convoglio inutilizzabile per molti frontalieri causa l’incompatibilità con l’inizio del lavoro? Idem!

E vuoi vedere che la costruzione della nuova strada per portarci ancora più frontalieri, e per portarceli uno per macchina, è stata pure pagata con i soldi dei ristorni? E noi – grazie agli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato – continuiamo a versarli allo scadere di ogni 30 giugno? Ma siamo proprio dei bambela!

Lorenzo Quadri

Assieme a Prima i nostri è defunto anche il salario minimo

Introdurlo senza la preferenza indigena sarebbe solo un regalo ai frontalieri

Il triciclo PLR-PPD-P$ la scorsa settimana ha rottamato  “Prima i nostri” in Gran Consiglio, prendendo a pesci in faccia la democrazia. L’esito delle votazioni popolari sgradite alla casta cameriera dell’UE può dunque essere impunemente cancellato. L’élite spalancatrice di frontiere, invece di difendere gli interessi dei ticinesi, difende a) quelli dei frontalieri e b) quelli dei datori di lavoro disonesti che approfittano della disponibilità, oltreconfine, di un bacino praticamente sterminato di manodopera a basso costo e senza sbocchi professionali in casa propria (la situazione occupazionale nel Belpaese è allo sfascio e non ci sono prospettive di miglioramento).

De profundis

I kompagnuzzi, notoriamente, difendono per motivi ideologici la devastante libera circolazione delle persone, la quale ha generato la guerra tra poveri in atto da anni. Una guerra da cui i ticinesi – vergognosamente traditi dai loro stessi politicanti – non possono che uscire perdenti.

Ma i ro$$i spalancatori di frontiere, nella loro foga internazionalista, si sono dimenticati di una cosetta. Cancellando la preferenza indigena voluta dal “popolazzo becero che vota sbagliato”, hanno suonato il De Profundis anche per il salario minimo, con cui amano sciacquarsi la bocca.

Di introdurre il salario minimo senza la preferenza indigena, infatti, non se ne parla nemmeno. Con la preferenza indigena, o meglio ancora senza la devastante libera circolazione delle persone, certo che si potrebbe parlare di salari minimi, ma solo per residenti. E anche più alti di quelli proposti: perché con 3200 Fr al mese in Ticino (se si è da soli a lavorare con una famiglia a carico) notoriamente non si campa.

Chiaro: anche nell’attuale regime di devastante libera circolazione senza alcun limite voluto dalla partitocrazia, $inistruccia multikulti in prima linea, si potrebbe proporre un salario minimo solo per i residenti. Il risultato sarebbe però, ma guarda un po’, quello di fomentare la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri pagati la metà o meno (altro che venirci a propinare la fregnaccia che i residenti in Italia hanno i “profili” migliori!). Un salario minimo uguale per tutti sarebbe per contro un regalo ai frontalieri e un danno ai ticinesi: gli stipendi dei ticinesi subirebbero infatti una pressione al ribasso, appiattendosi verso il minimo. Per la serie: o accetti il salario minimo, o assumo un frontaliere per quella paga lì. Senza contare le innumerevoli possibilità di aggiramento (ad esempio: frontaliere assunto e pagato ufficialmente al 50%, ma che però lavora al 100%).

Niente regali ai frontalieri

In più, il regalo ai frontalieri tramite salario minimo non farà che aumentare l’attrattività del Ticino aggravando l’invasione da sud, che ha da tempo raggiunto livelli insostenibili. Infatti, solo due giorni dopo la rottamazione di “Prima i nostri” ad opera del triciclo PLR-PPD-P$, si è appreso che il numero dei frontalieri in Ticino ha infranto l’ennesimo record. E che i frontalieri sono esplosi in particolare nel settore Terziario, dove non colmano alcuna lacuna ma semplicemente soppiantano i residenti, come ormai ha capito anche “quello che mena il gesso”.

Il problema è il clamoroso differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina. Per questo, intervenire sul salario è sbagliato di principio. A fare stato devono essere altri due elementi: il potere d’acquisto del lavoratore ed il costo del personale per il datore di lavoro.

La soluzione sarebbe…

Assumere un frontaliere o un ticinese deve costare uguale alla ditta; e il residente ed il frontaliere, a casa loro, devono avere lo stesso potere d’acquisto. Se il salario dei ticinesi è uguale a quello dei frontalieri, il potere d’acquisto è diversissimo; dunque si fa un regalo ai frontalieri. Se il potere d’acquisto è invece uguale, vuol dire che il salario è differente, e allora si fomentano dumping e sostituzione. La via d’uscita sarebbe: il ticinese ed il frontaliere vengono pagati uguali (quindi costano uguali al datore di lavoro) però una parte del salario del frontaliere viene trattenuto e va ad alimentare (ad esempio) un fondo per la promozione dell’impiego, o per le infrastrutture, o per altri scopi di pubblica utilità. Ma poiché non ci vuole il mago Otelma per prevedere che la partitocrazia strillerebbe scandalizzata che una simile costruzione giuridica (uella) non è fattibile (“sa po’ mia!”), a mente di chi scrive ci sono solo due possibilità. O il triciclo fa retromarcia e resuscita la preferenza indigena, e allora si può entrare nel merito di un salario minimo. Oppure il salario minimo è morto assieme a Prima i nostri; affossato da quella stessa $inistra che se ne riempie bocca ad oltranza. Questo almeno per i prossimi anni. Se un domani, come possiamo solo augurarci, salterà la libera circolazione delle persone, allora si potrà tornare a parlare di salario minimo (per i residenti). Fino ad allora il capitolo è chiuso. E questo grazie (anche) ai promotori del salario minimo.

Lorenzo Quadri