Rapporti Svizzera-Italia: “Svegliati è primavera”

Accordo sui frontalieri: dopo la cinquantesima fetta, a Berna si accorgono che…

 

Per la serie: dopo averne mangiate cinquanta fette si accorse che era polenta! Improvvisamente, in una soleggiata mattina di aprile, il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jörg Gasser viene fulminato da un’illuminazione quasi mistica ed in tono solenne dichiara: “C’è preoccupazione per la ratifica da parte italiana del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. C’è il rischio (?) che su alcuni temi dovremo riaprire le discussioni”.

Ma chi l’avrebbe mai detto! Allora è vero che i bernesi ci mettono un po’ a capire le cose! Meglio tardi che mai verrebbe da dire, senonché il buon Gasser, forse sorpreso dall’audacia della sua sconvolgente affermazione, corregge il tiro ed aggiunge: “ma la road map non dovrebbe essere messa in discussione”. Infine, la scoperta della vita a proposito del njet italico che blocca alle banche svizzere l’accesso alla piazza finanziaria del Belpaese: “Abbiamo soddisfatto tutte le richieste in materia di regolamentazione finanziaria e siamo conformi agli standard internazionali– commenta costernato il Segretario di Stato -. Non c’è motivo per cui le banche svizzere non debbano potere fornire servizi cross border (uella)  anche in Italia”.Accipicchia!

Qui viene in mente la nota canzone di Venditti: “Gasser, svegliati è primavera!”.

Traduzione

La road map, caro Jörg, non verrà messa in discussione per un semplice motivo: perché non c’è più l’oggetto su cui discutere, gli italici l’hanno già rottamata da un pezzo!

Per gli altri temi, vediamo di tradurre le affermazioni di Gasser in modo un po’ più aderente alla realtà:

– Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, per quanto interessante anche per il Belpaese, è morto e sepolto: facciamocene una ragione. Logica conseguenza: disdire (Confederazione) l’accordo attuale del 1974 e soprattutto (CdS) BLOCCARE I RISTORNI.
– Accesso alla piazza finanziaria italiana: la Svizzera come al solito ha calato le braghe su tutto ed in tempo di record. Ciononostante, i vicini a sud non fanno la propria parte e ci discriminano.In altre parole: svizzerotti fessi infinocchiati per l’ennesima volta. Però continuiamo a versare i ristorni? Fessi al quadrato! (Vedi punto precedente).
– Con tolla inaudita e sfacciata malafede, politicanti italici in fregola di visibilità mediatica continuano imperterriti ad accusarci di “discriminare” i frontalieri. Ultimo in ordine di tempo: un $inistrato del Consiglio regionale della Lombardia, tale Angelo Orsenigo (Angelo chi?).  L’aspetto inquietante è che, dalle sedi istituzionali elvetiche, nessuno fa partire il meritato “vaffa”. Magari accompagnato dall’immediata chiusura notturna (e perché non anche diurna?) dei valichi secondari.
– Se davvero “discriminassimo” i frontalieri, magari applicando la preferenza indigena votata non una ma due volte dal popolo ticinese (9 febbraio e “Prima i nostri”), il nostro mercato del lavoro non si troverebbe immerso a bagnomaria nella cacca, pardon nelle deiezioni, come invece è ora. Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. E se poi i padroni UE ci sgridano?

Certo che se a non aver ancora capito come funzionano i rapporti tra Svizzera e vicina Repubblica non è l’ultimo contabile mezzemaniche di Palazzo federale, ma uno che fa il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e quindi proprio così tamberla non dovrebbe essere, non siamo messi tanto bene!

Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sempre fatti su davanti e di dietro.

Lorenzo Quadri

Deduzioni fiscali ai frontalieri: “una ca*ata pazzesca!”

Grazie camerieri bernesi dell’UE! Così il Ticino avrà più costi e meno entrate

 

Un motivo in più per decidere subito il BLOCCO DEI RISTORNI ed introdurre una tassa per frontalieri così come proposta dal prof Eichenberger

Gaudium magnum (si fa per dire, ovviamente) ! Il Consiglio federale, assieme al solito triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali , ha rifilato ai Cantoni di frontiera, e specialmente al Ticino, l’ennesima ciofeca. La tassazione ordinaria per i frontalieri, che entrerà in vigore nel 2021, è infatti  come la Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria: una ca*ata pazzesca!

Infatti essa conferisce ai frontalieri il diritto di beneficiare delle deduzioni fiscali che possono far valere i residenti. Si tratta dunque di un regalo fiscale ai frontalieri. Il che è semplicemente uno scandalo. Per vari motivi:

  • La volontà espressa a più riprese dalla stessa Confederazione è quella di tassare di più i frontalieri, non certo di tassarli meno. Anche il fu nuovo accordo fiscale col Belpaese (“fu” perché ormai è defunto da un pezzo) si basava su tale principio. E adesso si fa proprio il contrario?
  • I frontalieri sono già dei privilegiati fiscali per rapporto ai cittadini italiani che vivono e lavorano in Italia. Una situazione di privilegio che non ha uno straccio di giustificazione. Però ai politicanti d’Oltreconfine va bene così. Poi hanno anche la faccia di tolla di simulare preoccupazione perché – dicono loro – a causa del frontalierato perderebbero le migliori forze lavorative (?). E cosa fanno per rendere meno attrattivo lo statuto di frontaliere? Un tubo! Anzi, si battono per mantenerne i privilegi fiscali. E adesso i camerieri bernesi dell’UE ci mettono del loro e ne aggiungono di ulteriori. Col risultato, va da sé, di rendere il Ticino sempre più attrattivo per l’invasione da sud. Applausi a scena aperta!
  • Le deduzioni fiscali sono fatte per chi risiede in Ticino e non per chi vive al di là della ramina. Sarebbe poi interessante sapere come i tassatori ticinesotti intendono verificare l’esattezza delle deduzioni indicate dai frontalieri. Per la serie: fatti su davanti e di dietro dai furbetti tricolore?

Più costi per meno entrate

E’  poi evidente che deduzioni fiscali significa meno gettito. Quale sarà, dunque, la conseguenza della nuova geniale regolamentazione decisa a Berna? Il fisco di questo sfigatissimo Cantone dovrà assumere più funzionari per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi: più costi per minori entrate!

In altre parole, i permessi G continueranno ad invadere, sempre più numerosi, il Ticino; a  generare soppiantamento di lavoratori residenti e dumping salariale (che sono fatti reali, cari scienziati dell’IRE, altro che “percezioni”); ad infesciare le nostre strade e ad impestarci l’aria arrivando uno per macchina (ad Arcisate, come scritto la scorsa settimana su queste colonne, stanno costruendo una nuova strada apposta per agevolare l’arrivo di frontalieri motorizzati, ed intanto gli svizzerotti fessi spendono 200 milioni per il trenino dei puffi Mendrisio-Varese); a generare rüt smaltito a spese del lo sfigato contribuente ticinese (altro che “principio di causalità”); e tutto questo pagando ancora meno tasse!

Certo che, quando si tratta di farci male da soli, siamo davvero imbattibili. Leopold von Sacher-Masoch era un dilettante al confronto!

Modifica non necessaria

E qui, grazie ai soliti camerieri bernesi dell’UE, ci stiamo davvero facendo male da soli. Perché si sarebbe potuto benissimo andare avanti con lo statu quo. C’è una sentenza del Tribunale federale (che ancora una volta decide contro gli interessi della collettività elvetica) che dice che “sa po’ mia”, che le deduzioni fiscali  vanno accordate anche ai frontalieri? Echissenefrega!  La sentenza è di otto  anni fa; e non era nemmeno riferita ad un caso ticinese. Da allora nessuno ha più  fatto un cip. Sicché, i tamberla dell’amministrazione federale potevano benissimo lasciare il dossier nel cassetto. Come del resto avrebbe fatto la vicina Penisola a parti invertite! Avremmo peraltro avuto la giustificazione perfetta: la trattativa suoi nuovi accordi fiscali dei frontalieri è arenata per colpa del Belpaese, e noi dovremmo modificare le nostre regole a vantaggio dei permessi G? Ma nessun altro Stato sarebbe così pirla!  Invece no:   bisogna correre a calare le braghe; non sia mai che qualche organismo internazionale del piffero ci accusi di “discriminare”! E chi è il politicante federale che ha “dato il là” alla scellerata operazione? Esatto, ancora e sempre lei: l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf!

Grazie “triciclo”!

Ringraziamo, ancora una volta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ che prima spalanca le frontiere provocando l’invasione da sud, poi getta nel water la preferenza indigena ed i contingenti votati dai cittadini, e adesso fa perfino i regali fiscali ai frontalieri, a danno dell’erario ticinese. Ma avanti, continuate a votare i partiti del triciclo…

E’ comunque evidente a questo punto che bisogna:

  • Bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri, visto che c’è la necessità di compensare gli scellerati regali fiscali decisi dai camerieri bernesi dell’UE. O magari qualcuno pensava, per rimediare al futuro ammanco, di chiamare alla cassa il solito sfigato contribuente ticinese?
  • Introdurre una tassa d’entrata per frontalieri, così come proposta dal prof. Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo.

Diamoci una mossa che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Per infamarci s’inventano il “frontalierato del rüt”

Nuovo becero articolo dei giornalai d’oltreconfine: per loro noi saremmo dei brozzoni

 

Come detto più volte: bisogna introdurre una tassa d’entrata per i frontalieri

Non sembrano esserci limiti alla stoltezza di certi articoli beceramente antisvizzeri che vengono pubblicati al di là della ramina.

L’ultimo esempio, dei giorni scorsi, viene dal portale Yahoo (non proprio un bollettino parrocchiale). Il quale ha avuto la bella idea di mettersi a spalare palta su noi svizzerotti. Che veniamo descritti, con la massima goduria, come dei brozzoni che buttano il proprio rüt in Italia “per non pagare”.

Il titolo della perla giornalistica è tutto un programma: “Gli svizzeri per non pagare il sacchetto buttano l’immondizia oltreconfine”.

Lo svolgimento è in linea con il titolo. Ecco i passaggi salienti.

  • “In Svizzera le strade sono senza buche, non c’è sporciziain giro, tutti rispettano i limiti di velocità sennò rischiano di farsi qualche giorno di carcere. Tutto vero, ma sulla pulizia e sui cestini perfettamente in ordine c’è un trucco. La pattumiera, infatti, la buttano oltre confine”.
  • “E’ sempre una questione di La multa per l’immondizia gettata oltre confine è di circa 150 euro. In Svizzera guadagnano mediamente 4mila euro al mese, capirai che salasso”!
  • “Ma perché gli svizzeri che ultimamente ce l’hanno così tanto con i frontalieri, sono diventati a loro voltafrontalieri dei rifiuti? Per risparmiare. Il sacchetto per la raccolta differenziata costa due franchi e trenta, circa due euro. E gli svizzeri per non pagarli, buttano il pattume da noi. Che tirchieria. D’accordo che vengono anche a Como a fare la spesa, sfruttando i prezzi più vantaggiosi del supermercato. Ma il vuoto non è mica a rendere”.

“Ticinesi brozzoni”

Ah, ecco: quindi, secondo l’illuminato estensore dello scritto, che non citiamo per carità di patria, gli svizzerotti ogni giorno scaricherebbero tutto il proprio rüt,  tonnellate di rüt, nei container Belpaese. E questo per semplice tirchieria e arroganza. Infischiandosene delle multe da 150 euro che, per i danarosi elvetici, sarebbero noccioline. Peccato che con quella cifra si possano comprare un centinaio di sacchetti della spazzatura, pur tassati (e la tassa sul sacco nemmeno esiste ovunque).

Notare poi che ai vicini a sud anche il fatto che troppi ticinesi facciano la spesa oltreconfine – e la nostra contrarietà a questa pratica è nota – sembra dare fastidio.

Strano: perché i commercianti italici, invece, con gli acquisti dei ticinesi si fanno gli zebedej d’oro.

Chi sono in realtà?

Oddìo, che qualche furbetto della spazzatura ci sia, non lo mettiamo in dubbio. Che il furbetto in questione sia “svizzero”, è comunque  ancora tutto da dimostrare. Non solo perché un terzo della popolazione ticinese non ha il passaporto rosso; e non aggiungiamo al computo i beneficiari di naturalizzazioni facili perché c’è di che mettersi le mani nei capelli.

Ma anche perché nel 2016 le telecamere di Como avevano immortalato uno di presunti questi furbetti ticinesi della monnezza. Ben presto si è però scoperto, ma tu guarda i casi della vita, che si trattava di un frontaliere.

Un po’ come il presunto svizzero che a Milano aveva parcheggiato la sua Ferrari nel posto riservato ai disabili, e quando un padre che trasportava in auto il figlio portatore di handicap gli aveva chiesto di spostarla, lo avrebbe minacciato. Immediata  “shitstorm” (=tempesta di cacca) sui social della Penisola contro gli svizzerotti. Per poi scoprire, ancora una volta, che il cafone era un cittadino italiano, altro che svizzero!

Se poi pensiamo che perfino il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, poco sospetto di simpatie per i ticinesi, interpellato dal portale Ticinonews ha dichiarato che il  problema dei frontalieri del rüt “è circoscritto”, ed oltretutto come esempio di abuso ha citato un tizio con auto targata Lucerna, pare evidente che i pulitzer di Yahoo fomentano gli “haters” anti-svizzeri su un “non problema”. Obiettivo: racimolare qualche click e qualche sgrammaticato commento da osteria sul blog annesso all’articolo. Ad esempio questo, postato da tale “Archita”: ributtiamo in Svizzera le loro schifezze e ci affoghino dentro insieme alle loro banche piene di medesima qualità importata da dittatori, mafiosi e gente di spazzatura”.

Ciò di cui meravigliarsi

Se proprio i Pulitzer di Yahoo  vogliono rivolgere agli svizzerotti una critica fondata, si chiedano allora come mai, con quasi 70mila frontalieri (un terzo della forza lavoro ticinese) e migliaia di padroncini, il popolo ticinese non scende in strada tutti giorni a bloccare le dogane. Su questo sì che ci si potrebbe sbizzarrire a scrivere perché, se il flusso fosse in senso inverso – ovvero: se un terzo dei lavoratori lombardi fossero frontalieri ticinesi – i vicini a sud avrebbero già costruito un MURO sul confine, e sopra il muro avrebbero piazzato l’artiglieria pesante. In barba alla libera circolazione delle persone. Ché quella, ormai, la rispettano solo gli svizzerotti fessi.

Ringraziare tre volte al giorno

Visto che quanto sopra incomprensibilmente  non succede, invece di inventarsi stolti articoli  antisvizzeri sul presunto frontalierato del rüt, i vicini a sud farebbero bene a ringraziare la Svizzera di esistere mattino, mezzogiorno e sera. Perché senza il Ticino almeno 300mila italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo.
Comunque, il blocco reciproco si può senz’altro fare: azzeramento dei presunti sacchi della spazzatura rossocrociati scaricati oltreramina in cambio della riduzione del numero dei frontalieri da 65mila a 25mila. Poi ne riparliamo.

Visto che “chi inquina paga”…

Quanto al rüt: come la mettiamo con il pattume prodotto da frontalieri e padroncini che viene smaltito in Ticino a spese dei ticinesi? Visto che, come ama ripetere la partitocrazia spalancatrice di frontiere, “chi inquina deve pagare tasse causali”, ed i residenti nel Belpaese di tasse causali in Svizzera non ne pagano, la logica conseguenza è che la loro monnezza se la devono portare a casina.

Tassa d’entrata per frontalieri

A proposito di sporcizia: l’inquinamento dell’aria causato dai quasi 70mila frontalieri che entrano in Ticino uno per macchina, ed i danni per la nostra salute che ne derivano, come li fatturiamo alla vicina Penisola?

E la viabilità ticinese collassata – con conseguente danno per l’economia – a causa di strade ed autostrade infesciate da targhe azzurre, chi ce la ripaga?

Come già detto più volte: bisogna introdurre una tassa d’entrata per frontalieri, così come sostenuto dal prof. Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo. Poi, una volta introdotto il principio della tassa, si stabilirà se a pagarla dovranno essere i frontalieri, quelli che li assumono, o entrambi.

Lorenzo Quadri

Arriva la nuova strada che ci porterà ancora più frontalieri

 Invece il trenino dei puffi Stabio-Arcisate colleziona disservizi fantozziani

 

L’opera, che sarà pronta tra un paio di mesi, serve a far entrare in Ticino sempre più frontalieri, ed evidentemente a farli entrare uno per macchina. Vuoi vedere che abbiamo contribuito a finanziarla con i ristorni?

Ma guarda un po’! Quando vogliono e quando gli fa comodo, i vicini a sud sanno essere assai efficienti, anche nella realizzazione delle opere infrastrutturali. E intanto i ticinesotti fessi – quelli che continuano versare fior di ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sulla scorta di un accordo ormai “andato a male” – si sentono “leggerissimamente” presi per i fondelli. Infatti i ristorni dovrebbero servire alla  realizzazione di opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero. Che però puntualmente rimangono nel cassetto. Se le vogliono, gli “elvetici” devono pagare extra.

Verso il Gaggiolo

Invece, che accade? Accade che, in tempo di record, in quel di Arcisate gli italici stanno costruendo una nuova strada verso il Gaggiolo. Si tratta, è chiaro, di una strada ad uso e consumo dei frontalieri. Una strada che serve ad agevolare l’accesso a questo sfigatissimo Cantone ai frontalieri che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina (ed evidentemente anche ai padroncini).

Ma che bravi i vicini a sud! Invece di investire per creare occupazione in casa loro, spendono il danaro pubblico per spianare la strada (qui nel senso letterale del termine) all’invasione del Ticino. Il quale, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$, – e che detta partitocrazia, che ha rottamato la preferenza indigena votata dai cittadini, non si sogna di arginare –  è da anni ridotto a “valvola di sfogo per la crisi occupazionale italiana” (citazione dal Corriere di Como). E poi nella fascia italiana di confine fingono di lamentarsi della perdita di forza lavoro qualificata a causa dell’esplosione del frontalierato?

Rifilarci sempre più frontalieri

E’ evidente che, se i vicini a sud costruiscono una nuova strada, è perché contano che venga utilizzata “alla grande”. Altrimenti la spesa non si giustifica. In sostanza, intendono rifilare al Ticino sempre più frontalieri.  E li incitano pure ad arrivare uno per macchina, infesciando le nostre strade ed inquinando la nostra aria.  E, se qualcuno al di qua del confine osa fare cip o tenta di difendersi, ecco che viene immediatamente infamato come razzista dai politicanti italici in fregola di visibilità, e dai media d’Oltreramina che del Ticino e della Svizzera sanno solo parlar male (anche perché non conoscono un tubo della nostra realtà, e questo vale anche per testate che si spacciano per blasonate).

E nümm a pagum

Ed intanto gli svizzerotti fessi hanno pagato 200 milioni di Fr per il trenino dei Puffi Stabio-Arcisate,  destinato ad entrare nel guinness dei primati non solo per i disservizi fantozziani, ma anche per i ritardi di ANNI. Invece i lavori per la nuova strada pro-invasione di targhe azzurre “procedono a ritmo spedito, e confidiamo di inaugurarla a fine maggio”: così dichiara il sindaco di Arcisate interpellato dal CdT.

Ma bene! E i parcheggi Park&Ride  per il nuovo trenino Stabio-Arcisate? Dispersi nelle nebbie! E le correzioni di un orario che rendono il nuovo convoglio inutilizzabile per molti frontalieri causa l’incompatibilità con l’inizio del lavoro? Idem!

E vuoi vedere che la costruzione della nuova strada per portarci ancora più frontalieri, e per portarceli uno per macchina, è stata pure pagata con i soldi dei ristorni? E noi – grazie agli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato – continuiamo a versarli allo scadere di ogni 30 giugno? Ma siamo proprio dei bambela!

Lorenzo Quadri

Assieme a Prima i nostri è defunto anche il salario minimo

Introdurlo senza la preferenza indigena sarebbe solo un regalo ai frontalieri

Il triciclo PLR-PPD-P$ la scorsa settimana ha rottamato  “Prima i nostri” in Gran Consiglio, prendendo a pesci in faccia la democrazia. L’esito delle votazioni popolari sgradite alla casta cameriera dell’UE può dunque essere impunemente cancellato. L’élite spalancatrice di frontiere, invece di difendere gli interessi dei ticinesi, difende a) quelli dei frontalieri e b) quelli dei datori di lavoro disonesti che approfittano della disponibilità, oltreconfine, di un bacino praticamente sterminato di manodopera a basso costo e senza sbocchi professionali in casa propria (la situazione occupazionale nel Belpaese è allo sfascio e non ci sono prospettive di miglioramento).

De profundis

I kompagnuzzi, notoriamente, difendono per motivi ideologici la devastante libera circolazione delle persone, la quale ha generato la guerra tra poveri in atto da anni. Una guerra da cui i ticinesi – vergognosamente traditi dai loro stessi politicanti – non possono che uscire perdenti.

Ma i ro$$i spalancatori di frontiere, nella loro foga internazionalista, si sono dimenticati di una cosetta. Cancellando la preferenza indigena voluta dal “popolazzo becero che vota sbagliato”, hanno suonato il De Profundis anche per il salario minimo, con cui amano sciacquarsi la bocca.

Di introdurre il salario minimo senza la preferenza indigena, infatti, non se ne parla nemmeno. Con la preferenza indigena, o meglio ancora senza la devastante libera circolazione delle persone, certo che si potrebbe parlare di salari minimi, ma solo per residenti. E anche più alti di quelli proposti: perché con 3200 Fr al mese in Ticino (se si è da soli a lavorare con una famiglia a carico) notoriamente non si campa.

Chiaro: anche nell’attuale regime di devastante libera circolazione senza alcun limite voluto dalla partitocrazia, $inistruccia multikulti in prima linea, si potrebbe proporre un salario minimo solo per i residenti. Il risultato sarebbe però, ma guarda un po’, quello di fomentare la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri pagati la metà o meno (altro che venirci a propinare la fregnaccia che i residenti in Italia hanno i “profili” migliori!). Un salario minimo uguale per tutti sarebbe per contro un regalo ai frontalieri e un danno ai ticinesi: gli stipendi dei ticinesi subirebbero infatti una pressione al ribasso, appiattendosi verso il minimo. Per la serie: o accetti il salario minimo, o assumo un frontaliere per quella paga lì. Senza contare le innumerevoli possibilità di aggiramento (ad esempio: frontaliere assunto e pagato ufficialmente al 50%, ma che però lavora al 100%).

Niente regali ai frontalieri

In più, il regalo ai frontalieri tramite salario minimo non farà che aumentare l’attrattività del Ticino aggravando l’invasione da sud, che ha da tempo raggiunto livelli insostenibili. Infatti, solo due giorni dopo la rottamazione di “Prima i nostri” ad opera del triciclo PLR-PPD-P$, si è appreso che il numero dei frontalieri in Ticino ha infranto l’ennesimo record. E che i frontalieri sono esplosi in particolare nel settore Terziario, dove non colmano alcuna lacuna ma semplicemente soppiantano i residenti, come ormai ha capito anche “quello che mena il gesso”.

Il problema è il clamoroso differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina. Per questo, intervenire sul salario è sbagliato di principio. A fare stato devono essere altri due elementi: il potere d’acquisto del lavoratore ed il costo del personale per il datore di lavoro.

La soluzione sarebbe…

Assumere un frontaliere o un ticinese deve costare uguale alla ditta; e il residente ed il frontaliere, a casa loro, devono avere lo stesso potere d’acquisto. Se il salario dei ticinesi è uguale a quello dei frontalieri, il potere d’acquisto è diversissimo; dunque si fa un regalo ai frontalieri. Se il potere d’acquisto è invece uguale, vuol dire che il salario è differente, e allora si fomentano dumping e sostituzione. La via d’uscita sarebbe: il ticinese ed il frontaliere vengono pagati uguali (quindi costano uguali al datore di lavoro) però una parte del salario del frontaliere viene trattenuto e va ad alimentare (ad esempio) un fondo per la promozione dell’impiego, o per le infrastrutture, o per altri scopi di pubblica utilità. Ma poiché non ci vuole il mago Otelma per prevedere che la partitocrazia strillerebbe scandalizzata che una simile costruzione giuridica (uella) non è fattibile (“sa po’ mia!”), a mente di chi scrive ci sono solo due possibilità. O il triciclo fa retromarcia e resuscita la preferenza indigena, e allora si può entrare nel merito di un salario minimo. Oppure il salario minimo è morto assieme a Prima i nostri; affossato da quella stessa $inistra che se ne riempie bocca ad oltranza. Questo almeno per i prossimi anni. Se un domani, come possiamo solo augurarci, salterà la libera circolazione delle persone, allora si potrà tornare a parlare di salario minimo (per i residenti). Fino ad allora il capitolo è chiuso. E questo grazie (anche) ai promotori del salario minimo.

Lorenzo Quadri

 

Ristorni dei frontalieri: è ora di tornare a bloccarli

E’ evidente: sui nuovi accordi fiscali con l’Italia verrà schiacciato il tasto reset

Ma guarda un po’: il  neogovernatore della regione Lombardia Attilio Fontana (Lega) in un’intervista al portale Ticinonews ha affermato in sostanza che gli accordi tra Svizzera e Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri sono da rifare. Evidentemente il tasto “reset” di questi tempi va di moda. Con la differenza che certamente il nuovo governo italico lo schiaccerà sugli accordi con gli svizzerotti sulla fiscalità dei frontalieri, mentre KrankenCassis nei rapporti con l’UE sta seguendo la linea del suo predecessore, l’euroturbo Burkhaltèèèèr (altro che tasto reset).

Si sa da anni

Che i nuovi accordi fiscali non piacessero ai frontalieri ed ai loro rappresentanti non è certo una sorpresa. Lo si sa da anni. E ci mancherebbe che non fosse così: i frontalieri sono attualmente dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia. Questo privilegio non ha nessuna giustificazione: qualche politicante d’oltreconfine ha tentato di motivarlo, ma il massimo che è riuscito a produrre è stata una pietosa arrampicata sui vetri. Ovvio quindi che chi ne beneficia non voglia rinunciare al privilegio.

I ristorni destinati a sparire

Senza contare che i  nuovi accordi non prevedono più i ristorni, che i comuni beneficiari attualmente utilizzano – lo ammettono candidamente anche i diretti interessati – non certo per le famose opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero, ma per tappare i buchi nella gestione corrente. E le opere di interesse comune non vengono fatte. Se i ticinesotti le vogliono, devono pagarle loro; anche quelle su suolo italiano!

Inutile dire che la commissione italo-svizzera che dovrebbe controllare l’utilizzo dei ristorni è dispersa nelle nebbie.

Del  fatto poi che a guadagnare di più  – ma tanto di più! –  dai nuovi accordi fiscali sarebbe l’Italia, abbiamo già detto più volte e non ci torniamo nemmeno più sopra. L’Italia dal nuovo accordo guadagnerebbe centinaia di milioni di euro ogni anno. Non ci pare che sia nella condizione di potersi permettere di sputarci sopra. Ma tant’è…

Quale interesse?

Questo detto, i nuovi accordi non sono di particolare interesse per il Ticino. Il guadagno fiscale, ammesso che ci sarà, ammonterà per noi al massimo ad una dozzina di milioni all’anno; ma potrebbe anche essere pari a zero. L’unico vantaggio del “nuovo regime” sarebbe che, dovendo pagare più imposte, i frontalieri non potrebbero più permettersi di accettare certi salari clamorosamente bassi. Ci sarebbe quindi (forse) un certo effetto antidumping. I benefici sono dunque alquanto limitati. Mentre gli svantaggi sono plateali: con il nuovo accordo verrebbero a sparire i ristorni, ossia uno dei mezzi di pressione più potenti di cui dispone il nostro Cantone nei confronti dei vicini a sud.

Lontanissimi dall’obiettivo

L’abbiamo detto e scritto fin dall’inizio: il nuovo accordo sui frontalieri è interessante per il Ticino se porta indotti fiscali pari agli attuali con l’aggiunta di quanto ristorniamo all’Italia. Questo era l’obiettivo iniziale, peraltro approvato anche a livello federale dal momento che, nella scorsa legislatura, il Consiglio nazionale votò a larga maggioranza un postulato di chi scrive che andava proprio nella direzione indicata.

Tuttavia questo obiettivo è lontanissimo. Sicché l’accordo attualmente sul tavolo, morto e sepolto perché l’Italia non lo vuole (non l’ha mai voluto) non è interessante nemmeno per noi. E’ una mezza ciofeca. Quindi, se viene fatta tabula rasa, non piangiamo di certo.

Che l’Italia azzeri pure tutto. Nel frattempo però, finché non ci sarà una nuova regolamentazione, smettiamo di versare i ristorni e ce li teniamo noi. Perché la convenzione del 1974, su cui essi si basano, è obsoleta e non ha più ragione di essere. L’Italia non ha un governo e non ce l’avrà per un pezzo. Il nuovo esecutivo getterà nel cestino gli impegni presi dai predecessori. Per anni ed anni, di nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri non se ne vedranno. Per cui, cosa aspetta il Consiglio di Stato a bloccare i ristorni?

Negli scorsi anni, malgrado vari tentativi in questo senso da parte dei due Consiglieri di Stato leghisti, non si è mai trovato un terzo “ministro” che si schierasse a favore del blocco dei ristorni, di modo da ottenere una maggioranza. Adesso, con gli accordi fiscali con il Belpaese ufficialmente defunti, c’è da sperare che il terzo si troverà! O la partitocrazia è sempre compatta nel calare le braghe quando c’è da difendere gli interessi del Ticino?

Lorenzo Quadri

 

Nuovo record di frontalieri! Grazie “triciclo”!

Due giorni dopo l’affossamento di “prima i nostri” in Gran Consiglio 

Intanto l’ex partitone pontifica: “No a Prima i nostri, Sì a Prima i migliori”. Traduzione: “Ticinesi , siete a casa in disoccupazione e in assistenza? La colpa è vostra: non valete una sverza! I 65mila frontalieri, invece, sono tutti candidati al Nobel!”

Quando si dice “i casi della vita”! Mercoledì la partitocrazia in Gran Consiglio ha preso a pesci in faccia il 60% dei cittadini ticinesi, rottamando l’iniziativa “Prima i nostri”. Lo ha fatto adducendo il solito pretesto del “sa po’ fa nagott” a cui ormai non crede più nemmeno il Gigi di Viganello. La realtà è che la partitocrazia NON VUOLE fare alcunché per tutelare il mercato del lavoro ticinese devastato dall’invasione da Sud. Evidentemente al triciclo PLR-PPD-P$ e partitini di contorno sta bene così.

Neanche a farlo apposta, per colmo di sfiga, venerdì sono usciti i nuovi dati sul frontalierato in Ticino. E cosa emerge? Esatto! Emerge che i frontalieri sono di nuovo aumentati su base annua, raggiungendo quota 64’885. E l’esplosione c’è stata, ma guarda un po’, nel settore Terziario. Ossia in quelle professioni in cui i frontalieri non colmano alcuna lacuna, ma semplicemente soppiantano i lavoratori ticinesi. I frontalieri attivi nel Terziario avevano raggiunto a fine 2017 quota 41mila, con una crescita di quasi 900 unità nel giro di un anno! Davanti a queste cifre, che vanno di pari passo con l’esplosione dell’assistenza, la partitocrazia cosa fa? Affossa la preferenza indigena! Chissenefrega del lavoro dei ticinesi! Dentro tutti i frontalieri!

Del resto l’ex partitone ha respinto con stizza perfino il micro-provvedimento dei controlli sistematici antidumping sui nuovi permessi di lavoro. Per cui, cosa ci vogliamo aspettare?

Già che ci siamo, ricordiamo anche che il comitato del PLR votò  all’unanimità contro l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, e venne asfaltato dalle urne ticinesi. E che, ai tempi della votazione popolare sui bilaterali I (era il 2000) l’allora presidente liblab Fulvio Pelli fece la seguente memorabile dichiarazione: “grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”.

La ciliegina

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta: all’indomani del Njet a Prima i Nostri con cui ha tradito la volontà popolare e fatto un regalo ai frontalieri e agli imprenditori che abusano della libera circolazione (ricordarsene alle prossime elezioni) l’ex partitone se ne è pure uscito con una perla della seguente levatura: “Noi (PLR) non siamo per “prima i nostri”, siamo per “prima i migliori”. Geniale! I grandi economisti (diploma CEPU?) targati liblab, forti di questo dogma, potranno ora andare a visitare tutti i ticinesi senza lavoro, spiegando a questi ultimi che, se sono in disoccupazione e/o in assistenza, è perché sono delle “mazze”! I 65mila frontalieri in continuo aumento grazie alla partitocrazia, invece, sono tutti candidati al Nobel!

Ma il presidente del PLR Bixio Caprara, che sostanzialmente accusa i ticinesi lasciati a casa e sostituiti con frontalieri di essere delle schiappe e di non valere una sverza, non è mica un funzionario federale con il posto di lavoro ben pagato e garantito a vita?

Lorenzo Quadri

 

 

Esplode il frontalierato e a Varese esultano per i ristorni

Ma i kompagnuzzi italici pensano che la libera circolazione andrà avanti per sempre?

Ma guarda un po’. In quel di Varese, i kompagnuzzi del PD esultano: grazie alla crescita esponenziale dei frontalieri sono aumentati i ristorni, e al di là della ramina la goduria è ai massimi livelli. Un consigliere regionale PD nei giorni scorsi gongolava in questi termini sulla stampa locale:

“Alla Provincia di Varese arriveranno quest’anno circa 7,6 milioni di euro dai ristorni dei frontalieri, che verranno utilizzati per spese di manutenzione di scuole, impianti, strade, piste ciclabili. Una piccola parte (circa 120 mila euro) sarà utilizzata per la sistemazione della facciata di Villa Recalcati”.

Dovrebbero preoccuparsi…

Bravi kompagni del PD, avanti così: continuate a gioire per l’esplosione del frontalierato (e contemporaneamente a starnazzare contro gli “svizzeri razzisti”; senza i quali vi trovereste con decine di migliaia di disoccupati in più a vostro carico). Continuate a cantare vittoria per l’aumento dei ristorni.

Magari, invece di rallegrarvi, sarebbe invece il caso che vi preoccupaste della situazione catastrofica del mercato del lavoro italiano che sta dietro a tali fenomeni, e che cercaste di porvi rimedio. Se infatti pensate che la devastante libera circolazione delle persone senza limiti sia una realtà immutabile, avete fatto male i conti, perché da questa parte della ramina la popolazione ne ha piene le scuffie dell’invasione.

La partitocrazia

Certo: la partitocrazia spalancatrice di frontiere non ne vuole sapere della preferenza indigena. Ed infatti il triciclo PLR-PPD-P$, dopo aver rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio, adesso vorrebbe fare lo stesso con Prima i nostri. Ed infatti solo Lega ed Udc hanno sottoscritto il rapporto in Gran Consiglio che chiede un’applicazione aderente a quanto votato da quasi il 60% dei ticinesi.

Allo stesso modo, come abbiamo purtroppo avuto modo di constatare a più riprese, la partitocrazia non si sogna di bloccare il versamento dei ristorni, malgrado di motivi per farlo ce ne sarebbero a iosa.

Però, come noto, sulle rampe di partenza c’è l’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. Sicché Oltreconfine faranno bene a cominciare ad entrare nell’ordine di idee che la pacchia potrebbe anche finire, se i cittadini svizzeri lo vorranno!

Versamenti “dovuti”?

Non ancora contenti però (e non è la prima volta), i beneficiari dei ristorni ci prendono pure per i fondelli con la fandonia dei versamenti dei ristorni che sarebbero “dovuti” e “ampiamente giustificati”. Quando le cose stanno in modo ben diverso.
L’unica cosa giustificata sarebbe l’introduzione di una tassa per frontalieri visto il disastro viario ed occupazionale provocato in Ticino dal loro aumento sfrenato (ma naturalmente i camerieri bernesi dell’UE non ci sentono).

Le opere di interesse comune

Particolarmente interessante l’ enunciazione degli utilizzi stabiliti per i ristorni in Provincia di Varese: scuole, piste ciclabili e perfino la facciata di Villa Recalcati! Uella! A ciò si aggiunge il fatto – notorio e pacificamente ammesso dai diretti interessati – che i comuni utilizzano i ristorni per tappare i buchi di gestione corrente.

Alla faccia delle famose opere di interesse transfrontaliero che, evidentemente, possono attendere. Tanto nel Belpaese sanno benissimo come andrà a finire: gli svizzerotti, se vorranno tali opere su territorio della Penisola, apriranno il borsello e le finanzieranno integralmente. Vedi l’esempio del famigerato corridoio ferroviario di 4 metri. E, per rimanere su un tema più attuale, vedi il famoso trenino Stabio-Arcisate dove mancano i park & ride in Italia. Una lacuna che equivale a decretarne il fallimento già in partenza. E gli inizi, tra un disservizio e l’altro, non sono certo stati entusiasmanti.

Naturalmente, gli amici a sud i parcheggi per gli utenti del trenino mica si sognano di farli. Dicono che vogliono “aspettare di vedere come evolve la situazione”. Peccato che senza i posteggi la situazione non si evolverà proprio ed il nuovo collegamento  – massicciamente finanziato dagli svizzerotti – verrà disertato. Non ci vuole il Mago Otelma per indovinare l’epilogo: Ticinesi, volete i Park&Ride oltreconfine? Mano al borsello e pagateli voi!

Lorenzo Quadri

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Ristorni, l’assessora sbrocca: “ci spettano di diritto”

Ennesima conferma che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è sepolto

Certo che i vicini a sud una ne pensano e cento ne fanno!

Nel caso qualcuno immaginasse ancora che un domani (?) il Belpaese firmerà i nuovi accordi fiscali sui frontalieri, magari grazie ai buoni uffici dell’italo-svizzero Ignazio KrankenCassis, ecco servita l’ennesima smentita.

L’assessore regionale lombarda Francesca Brianza si è infatti lanciata in una difesa a tutto campo dei ristorni dei frontalieri, che in caso di sottoscrizione dei nuovi accordi verrebbero a cadere.

I ristorni sono linfa vitale per i Comuni, per le Province e per le Comunità Montane – ha dichiarato l’assessora -.  E’ difficile immaginare di non ricevere più in futuro queste risorse; ciò causerebbe un impoverimento dei territori di frontiera senza precedenti. Il nuovo accordo fiscale, che non prevede questa modalità di finanziamento, prospetta preoccupanti scenari che vogliamo scongiurare in tutti modi”.

La proposta di Brianza? L’istituzione di una task force di sindaci pro ristorni: “Oggi più che mai è necessario fare squadra; serve un’alleanza tra tutti i sindaci dei territori (italiani) di frontiera, al di là del colore politico, per difendere ciò che ci spetta di diritto (sic!): uno strumento che ci ha sostenuto negli ultimi 40 anni, che ha costituito una certezza garantita nei bilanci dei nostri Enti pubblici”. Anche perché i ristorni sono in continuo aumento. “Negli ultimi anni – ha spiegato Brianza – il numero dei frontalieri, concentrati principalmente nelle province di Varese e Como, è cresciuto notevolmente passando da circa 43.000 unità nel 2011 a quasi 53 mila nel 2015. Questo comporta un incremento delle risorse ristornate ai territori”.

Di palta

C’è davvero da rimanerci di palta. L’assessora candidamente ammette che l’aumento dei frontalieri è una manna per le regioni italiane di confine. Le quali sull’invasione del Ticino tramite libera circolazione delle persone ci campano. Allora, perché sforzarsi di creare opportunità lavorative nel Belpaese, quando è più conveniente approfittare dei posti di lavoro altrui? “Non siamo mica scemi!”. Il “patto d’acciaio” tra sindaci non lo facciamo per creare occupazione sul territorio italiano (troppo difficile); lo facciamo per continuare a mungere i ristorni ai ticinesotti!

“Di diritto”?

Interessante notare che, al di là delle cifre claudicanti – i frontalieri sono attualmente 65’500 –  l’assessora conferma che i ristorni non vengono neppure utilizzati in modo conforme agli accordi del 1974. Infatti vanno a tappare i buchi di gestione corrente. Altro che impiegati per opere infrastrutturali ed in particolare per quelle a carattere transfrontaliero! Ma gli svizzerotti fessi pensavano davvero che i vicini a sud si sarebbero attenuti ai patti? Che merli!

E poi, signora assessora: i ristorni non vi spettano affatto di diritto. Un qualsiasi altro Paese  (non affetto da calabraghismo compulsivo) avrebbe già bloccato i versamenti e/o disdetto unilateralmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Invece la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Puffo (quella che ha distrutto 2700 posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese col plauso dei kompagnuzzi e dell’emittente di regime) prima ha promesso che avrebbe denunciato la Convenzione; poi, ovviamente, non l’ha fatto. Dal canto loro gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nel governicchio cantonale, invece di bloccare il pagamento dei ristorni, si arrampicano sui vetri alla ricerca di pretesti per giustificarne il versamento malgrado ci sarebbero tutti i motivi per non pagare. Del resto, da una maggioranza governativa che cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, ci si immagina che sia in grado di compiere un gesto forte sui ristorni? Ma è come credere a Babbo Natale (già che siamo in stagione)!

Ancora un privilegio

Ciliegina sulla torta. I frontalieri sono, attualmente e da oltre 40 anni, dei privilegiati fiscali rispetto ai cittadini italiani che lavorano in patria. Ma visto che questo ancora non bastava, ad inizio novembre il governo italico ha pensato bene di creare uno scudo fiscale tutto per loro. Si legge infatti sulla gazzetta ufficiale della Repubblica dello scorso 4 novembre: “I contribuenti residenti in Italia, ex lavoratori frontalieri iscritti all’Aire, o i loro eredi, potranno regolarizzare depositi sui conti correnti e libretti detenuti all’estero e mai dichiarati al fisco italiano con il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi. Sono inoltre prorogati fino a giugno 2020 i termini di accertamento”.

Apperò! Come possano i frontalieri (i loro rappresentanti) imporre i propri privilegi all’intera Italia, rimane un mistero. Forse la chiave va cercata nel fatto che in realtà la stragrande maggioranza dei politicanti italici del tema frontalierato non sa assolutamente un tubo. La scorsa settimana sono stati in visita a Berna alcuni deputati italiani membri del Gruppo interparlamentare di amicizia Svizzera-Italia. “Gli uccellini cinguettano” che la loro ignoranza sul tema frontalieri fosse abissale.

Lorenzo Quadri

Via dal Ticino questo imbecille!

Il frontaliere: “sto ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”

 

“I social media – disse Umberto Eco nel 2015 dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “comunicazione e cultura dei media” – hanno dato la parola (anche) a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”.

In testa alle legioni di imbecilli figura certamente il soggetto che, dopo l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio, dove la Svizzera si è invece qualificata, ha pensato bene di sbroccare sulla sua paginuzza facebook con i raffinati post sotto riportati.

E’ evidente che “imbecille” è ancora un complimento per chi esulta perché un ragazzo ticinese è stato ammazzato a calci al carnevale di Locarno.  Il coglione in questione – tale definizione  pare più aderente alla realtà –  è un frontaliere, per sua stessa dichiarazione contenuta nell’altro post.

Sanzioni penali?

Sarebbe bello se questo decerebrato finisse davanti ad un giudice per le sue ripugnanti prestazioni, ma le chance di un perseguimento penale sono scarse. Non solo perché, come ha dichiarato il padre di Damiano Tamagni, non vale la pena “perdere tempo con un asino”. Ma anche perché è difficile immaginare il reato che potrebbe entrare in linea di conto. Il codice penale svizzero non punisce (a differenza di quello italiano) l’apologia – ovvero l’esaltazione – di un delitto. E nemmeno il post può essere qualificato come diffamazione o calunnia di un defunto. Anche l’interpretazione come incitazione alla violenza risulta tirata.

Silenzi assordanti

Naturalmente la cricca dei moralisti a senso unico si è ben guardata dal fare cip a proposito delle allucinanti dichiarazioni dell’imbecille in questione. Chiaro: sia moralisti a senso unico che anche le inutili commissioni contro il razzismo che lo stesso codice penale mirano a criminalizzare chi si oppone alla devastante politica delle frontiere spalancate ed al multikulti.  Il frontaliere di turno è invece libero di esprimere abomini di ogni genere.

Fuori dal Ticino!

Il becero odio espresso dal pirla nei confronti del paese che gli dà la pagnotta ed i suoi abitanti, evidentemente, non è tollerabile. Sarebbero questi i frontalieri di cui l’economia ticinese avrebbe bisogno, come amano blaterare gli spalancatori di frontiere?

Ma soprattutto: merita questo  “signore” di lavorare nell’odiato Ticino e di portarsi oltreramina il suo bello stipendio? La risposta, evidentemente, è No. Ciò che costui meriterebbe, è il ritiro immediato del permesso G ed un altrettanto immediato rinvio nel Belpaese. Ma è  realistico questo scenario? Ben difficilmente il Cantone potrà ritirare il permesso G sulla base di un post su facebook. Specie se non sfocia in alcuna condanna.

C’è  poi chi chiede al governo di dichiarare l’idiota persona non grata. Ma questa è una competenza federale e non cantonale.

Morale: interventi della politica nei confronti dell’ “asino” (come l’ha eufemisticamente definito il padre di Damiano Tamagni)? Il Mago Otelma prevede che presto sentiremo la nota frasetta: “non c’è la base legale”!

Il datore di lavoro

C’è da dire che, se i social media, come disse Eco, hanno dato voce a “schiere di imbecilli”, essi permettono anche di divulgare obbrobri come i post del mentecatto. Il quale è stato così sputtanato a dovere.

Starebbe in effetti al datore di lavoro di questo frontaliere che odia il Ticino ed i ticinesi sanzionarlo a dovere.  Probabilmente è l’unico nella posizione di poterlo fare. Del resto nel privato i casi di un dipendente che perde il posto perché sbrocca sui social – causando in questo modo un danno d’immagine al datore di lavoro – non sono poi così rari. E’ solo il governicchio che mette via a tarallucci e vino, con ammonimenti che sanno tanto di beffa, i docenti che paragonano il voto sulla civica al nazismo. Ma già, a sostenere questi docenti c’è il loro ministro ro$$o…

E pure a tarallucci e vino è finita la vicenda del funzionario del DSS Ruggero d’Alessandro, quello che accusava i leghisti (ma anche i liblab e gli uregiatti) di essere “fascisti e razzisti”.

Un gesto di responsabilità

Se come sembra il  frontaliere che “sta ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”  lavora per un noto negozio, il numeroso popolo della rete dispone senz’altro di sufficienti mezzi di pressione affinché si prendano dei provvedimenti nei confronti del pirla. Ad esempio, andare a fare compere altrove se non succede nulla.  Per la serie: “non siamo mica scemi…”.

Quanto al datore di lavoro, lasciare a casa il frontaliere “asino” che odia il Ticino e sostituirlo con un ticinese sarebbe senz’altro un bel gesto di “responsabilità” nei confronti del territorio dove  lavora e guadagna.

Lorenzo Quadri

E gli annunci per frontalieri?

L’inutile Commissione blatera sulle offerte di lavoro riservate agli svizzeri

 

Qui si sta davvero toccando il fondo! Una ditta (privata) del Canton Berna ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di un addetto allo sgombero neve, precisando che “verranno presi in considerazione solo cittadini svizzeri”. Sulla vicenda qualcuno ha avuto la brillante idea di montare un caso, facendo balenare l’ipotesi che l’inserzione in questione possa costituire un atto di “razzismo”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Capito il livello di ipocrisia raggiunto dai censori politikamente korretti e spalancatori di frontiere, nonché dai fautori dell’invasione e conseguente rottamazione della Svizzera? Pubblicare, nel nostro paese, un annuncio di lavoro riservato ai titolari di passaporto rosso sarebbe un atto razzista.

Sulla vicenda si mobilita anche la Commissione federale contro il razzismo, monumento all’inutilità ed alla censura di regime (naturalmente finanziato alla grande con i soldi del contribuente), con la sua leguleia di turno che discetta: “L’inserzione presenta una discriminazione non motivabile da considerazioni oggettive”. Aggiungendo, bontà sua, che non sussiste tuttavia una violazione della norma antirazzismo, dal momento che questa sarebbe data solo nel caso in cui determinati gruppi venissero espressamente esclusi a causa della loro etnia, religione o del colore della pelle. “Tüt a posct”, dunque? “Tüt a posct” un bel niente. Infatti:

  • “Discriminazione non motivabile da considerazioni oggettive”? Come direbbe Totò: ma ci faccia il piacere! In Svizzera il 40% delle persone è straniera o con passato migratorio. In Ticino, addirittura, la maggioranza dei lavoratori non è svizzera, ed i 65’500 frontalieri sono in continuo aumento. Queste sono motivazioni più che oggettive ed abbondantemente bastanti per pubblicare annunci di lavoro in cui si preveda la cittadinanza elvetica quale requisito d’assunzione. Non serve nessun altro argomento.
  • Come mai l’inutile Commissione contro il razzismo ha il buon tempo di prendere posizione bacchettando gli annunci di ricerca collaboratori che prevedono la cittadinanza svizzera ma non fa un cip sulla pletora di sconce inserzioni di lavoro riservate a soli frontalieri, che con bella (si fa per dire) regolarità compaiono sugli appositi portali di questo sempre meno ridente Cantone? Eh già: discriminare gli stranieri è azione turpe e spregevole; discriminare i ticinesi in Ticino è invece politikamente korretto.
  • Gli uccellini cinguettano che occasione della prossima sessione delle Camere federali potrebbe arrivare un atto parlamentare che chieda la chiusura della Commissione federale contro il razzismo, visto a quel che serve… Almeno si risparmia.

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: da Berna giunge un altro Sì

Intanto in Ticino frontalierato ed assistenza continuano ad esplodere 

Adesso vogliamo vedere gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ arrampicarsi sui vetri di Palazzo delle Orsoline per ottenere l’affossamento parlamentare della volontà dei ticinesi

Bene, bene. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale propone di accordare la garanzia della Confederazione all’iniziativa “Prima i nostri” plebiscitata dai ticinesi il 26 settembre del 2016 contro la volontà della partitocrazia.

A decidere sul tema dovrà essere il plenum parlamentare. Ma è evidente che la garanzia federale va concessa. Per il semplice fatto che la norma ticinese coincide con l’articolo 121 a della Costituzione federale.

Al massimo nel dibattito plenario si assisterà alla solita squallida sceneggiata degli spalancatori di frontiere multikulti con i piedi al caldo che starnazzano contro i ticinesi “chiusi e gretti”. Va da sé che attendiamo di ascoltare gli interventi, ma soprattutto di vedere i voti, dei deputati ticinesi a Berna esponenti del triciclo PLR-PPD-P$. Per verificare se si comporteranno da rappresentanti della maggioranza dei ticinesi o da soldatini dei rispettivi partiti.

Le mani in avanti

Nell’annunciare la concessione (ovviamente controvoglia ed obbligata) della garanzia federale a “Prima i nostri”, partitocrazia e stampa di regime sono subito corse a relativizzare:  il margine di manovra è assai limitato, il Sì federale è condizionato (?) e blablabla. Balle di fra’ Luca! L’ “establishment” sta semplicemente mettendo le mani in avanti: il triciclo PLR-PPD-P$ punta infatti all’affossamento di “Prima i nostri” nel parlamento cantonale.

Tanto per cominciare, il Sì condizionato non esiste. O è Sì, o è No. E in questo caso, con grande scorno dei camerieri dell’UE, è Sì. La storiella del margine d’applicazione molto limitato (?) è  poi tutta da dimostrare: la preferenza indigena è contenuta nella Costituzione federale, la quale prevale su accordi internazionali del piffero. Quanto alla legge federale di (non) applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio: è una legge anticostituzionale, e quindi non può essere invocata come argomento contro “Prima i nostri”. E’ il compromesso-ciofeca partorito dai camerieri bernesi dell’UE ad essere incompatibile con il diritto superiore; non certo “Prima i nostri”!

Partitocrazia: attendiamo al varco

Adesso che l’iniziativa per  la reintroduzione della preferenza indigena sul mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha incassato un altro Sì da Berna, vogliamo vederli gli esponenti della partitocrazia stracciarsi le vesti a Palazzo delle Orsoline affinché quanto deciso dalla maggioranza del popolo ticinese non venga applicato e l’invasione da sud continui indisturbata!

Tanto più che la scorsa settimana abbiamo appreso che il numero dei frontalieri in Ticino continua ad esplodere soprattutto nel terziario (dove soppiantano i ticinesi). E abbiamo è pure “scoperto” che in questo sempre meno ridente Cantone ci sono ormai più lavoratori stranieri che svizzeri. Dunque siamo già in minoranza in casa nostra e, se non ci diamo una svegliata, finiremo davvero nelle riserve come gli indiani d’America! Il vecchio manifesto della Lega era purtroppo assai lungimirante.

Ieri abbiamo invece avuto il piacere (si fa per dire) di leggere che nel mese di agosto 2017 il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 4.5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma naturalmente la libera circolazione non c’entra nulla, nevvero? “Sono solo percezioni”!

Iniziativa popolare

Avanti quindi con la preferenza indigena, che va intesa come una tappa intermedia. Nel senso che l’obiettivo finale è l’abolizione della libera circolazione delle persone.  Attendiamo con ansia di firmare l’iniziativa popolare promessa dall’Udc nazionale per disdire questo deleterio accordo bilaterale! La Lega ha già annunciato che raccoglierà le firme in Ticino.

Lorenzo Quadri

 

 

Ma il triciclo PLR-PPD-P$ vuole affossare “Prima i nostri”!

Prosegue l’esplosione del frontalierato: nel terzo trimestre, +5% rispetto al 2016

E avanti con le agevolazioni fiscali alle aziende “virtuose” che assumono ticinesi

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Invasione da sud, soppiantamento di ticinesi con frontalieri, dumping salariale e tutte le altre distorsioni del mercato del lavoro che la partitocrazia spalancatrice ci ha regalato: non erano solo “percezioni”? Parola di IRE e di ricercatore frontaliere che fa le indagini sui frontalieri…

Nuovi “rumors”

Ed intanto, ma per ora siamo solo a livello di “rumors”,  arriva una nuova new entry, ossia la storia di responsabili del personale che assumerebbero frontalieri facendosi anche pagare un pizzo di un paio di mensilità in cambio del contratto di lavoro. Si tratterebbe, se confermato, di caporalato della peggiore specie. E, chissà perché, c’è come il sospetto che a praticarlo non siano dei patrizi di Corticiasca.

Come la cassa malati

Tornando a bomba: nei giorni scorsi è arrivata la solita notizia, ormai diventata non notizia, dei frontalieri  che sono ancora aumentati. Nello specifico, nel terzo trimestre del 2017 la crescita è stata del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Ohibò, come i premi di cassa malati: avanti a colpi di aumenti del 5% all’anno, e si finisce nella palta profonda. E questo vale sia per il mercato del lavoro che per l’assicurazione malattia. Tanto più che le statistiche federali non sono certo fatte per ingigantire il fenomeno del frontalierato; semmai per minimizzarlo pro-sacoccia bilaterali. Essendo infatti ormai certo il lancio dell’iniziativa contro la scellerata libera circolazione, è chiaro che l’establishment spalancatore di frontiere si trova nella necessità di puntellarla con rinnovata energia. Ed infatti l’UST parla di 65’200 frontalieri in Ticino quando già nell’estate altre statistiche riportavano la cifra di 65’500.  Si potrebbe dire che sono dettagli, ma comunque…

Adesso vogliamo sentirli, i soldatini della libera circolazione  che vengono a raccontarci che i frontalieri “sono indispensabili all’economia ticinese”.  Uella signori, guardate che in Ticino ci sono in totale più lavoratori stranieri che svizzeri! Per colpa vostra!

Quadruplicati nel terziario

Se di per sé l’aumento dei frontalieri è diventato, purtroppo, una non notizia (e per questo sappiamo chi ringraziare), decisamente più significativa l’indicazione a proposito dei settori professionali in cui il numero dei frontalieri è cresciuto. Infatti, l’aumento maggiore si registra nel terziario, ovvero negli uffici, dove la crescita è stata del 7.1% rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso: i frontalieri hanno raggiunto quota 41’200.

Ebbene, si dà il caso che nel 2000 i frontalieri nel terziario fossero 10mila, quindi il loro numero è più che quadruplicato! Sicché, altro che necessità dell’economia: il numero dei frontalieri è esploso proprio in quegli ambiti professionali dove non c’è affatto bisogno di attingere a manodopera estera per rispondere alle richieste dell’economia ticinese. La conseguenza è che questi “nuovi frontalieri” hanno preso il posto dei lavoratori residenti, ovvero li hanno soppiantati. Però il buon Rico Maggi e compagnia cantante ci propinano gli studi farlocchi secondo i quali il soppiantamento “è solo una percezione”!

Per contro, nel settore secondario i frontalieri sono aumentati “solo” dell’1,4% a circa 23’500 addetti, mentre nel primario sono calati del 3.3% a 509.

Frontalierato nocivo

Quindi, nei settori dove i frontalieri erano presenti anche prima della devastante libera circolazione perché effettivamente la  loro presenza colmava una lacuna, c’è una crescita moderata (quando non una diminuzione). La libera circolazione, e le cifre lo dimostrano, ha invece spalancato le porte al frontalierato nocivo: quello che non colma nessun ammanco ma, semplicemente, porta via il lavoro ai ticinesi.

Per questo ribadiamo che 30-35mila frontalieri – ossia quelli presenti quando la preferenza indigena era in vigore –  sono un quantitativo di frontalieri sostenibile per il Ticino. I 65’500 attuali, invece, non lo sono assolutamente!

Li aspettiamo al varco

Eppure, davanti a simili elementari evidenze, il triciclo PLR-PPD-P$, dopo aver rottamato a Berna il “maledetto voto” del 9 febbraio, si appresta a fare lo stesso in Ticino con la preferenza indigena prevista da “Prima i nostri”!

E’ chiaro che lorsignori li aspettiamo al varco.  Vogliamo vederli mettere fuori la faccia davanti alla popolazione per spiegare che, malgrado la situazione di emergenza sia di un’evidenza solare (65’500 frontalieri, e il numero continua a crescere) bisogna andare avanti senza fare nulla, accampando scuse miserevoli come la fandonia della presunta illegalità dell’applicazione di “Prima i nostri”! Ma quale illegalità, quando la preferenza indigena è contemplata sia nella Costituzione federale che in quella cantonale?

Qui ci sono migliaia e migliaia di posti di lavoro che spettavano a residenti e che invece sono andati a persone in arrivo da oltreconfine, le quali tra l’altro in Ticino non lasciano nemmeno un franco. Per fare, in nome delle sciagurate aperture, da valvola di sfogo  per lo sfacelo occupazionale della vicina Penisola, ci siamo messi nella palta noi. E dovremmo andare avanti a tollerarlo all’infinito?

Aziende virtuose

E’ poi evidente che l’esplosione del frontalierato pone con urgenza il tema della promozione dell’assunzione di residenti anche tramite le agevolazioni fiscali alle imprese virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi (vedi l’ intervista a pag 15).

Lorenzo Quadri

 

Rapine a go-go, frontalieri-spacciatori, gang straniere…

In poche ore sono suonati ben tre campanelli d’allarme: cosa aspettiamo a svegliarci?

 

Ma guarda un po’, “sempre la solita notizia” direbbe qualcuno!  Venerdì sera ennesima rapina  con coltello ai danni di un distributore di Benzina a Novazzano. Dopo poche ore però l’autore è stato bloccato e consegnato alla polizia. E di chi si tratta? Forse di un residente e patrizio della Valle di Muggio? Certo che no: il rapinatore è infatti un 61enne della Provincia di Como! Ormai vicende di questo genere non fanno nemmeno più notizia. Grazie alle frontiere spalancate, i malviventi entrano in Ticino dal Belpaese, svolgono il “lavoretto” e poi si danno alla macchia riattraversando la frontiera! Praticamente siamo diventati un self service per la delinquenza d’oltreconfine! Però i moralisti a senso unico, invece di preoccuparsi della sicurezza del nostro territorio, si sono messi a starnazzare quando il Mattino pubblicò il fotomontaggio con la Banda Bassotti che tenta di entrare in Ticino dall’Italia.

Regolamento di conti

Come se non bastasse, nel giro di poche ore si sono moltiplicate le conferme che siamo invasi dalla delinquenza in arrivo dalla Penisola. Ma naturalmente dirlo è “populismo e razzismo” mentre chiudere le frontiere, come stanno giustamente facendo sempre più paesi europei e non solo – compresi quelli che, contrariamente a noi, non sono affatto invasi da migranti di vario genere – “sa po’ mia”! Ma andate a Baggio a suonare l’organo…

Stando infatti a quanto pubblicato sabato sul Corriere del Ticino, le ultime indagini confermano che l’accoltellamento di due settimane fa in centro Lugano è stato proprio un regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri, basate oltreconfine, che scelgono il Ticino come “territorio neutro” per le loro guerriglie urbane.
Ma bene, avanti così! “Apriamoci”! Diventiamo “attrattivi” come campo di battaglia per tutta la feccia estera!
Invece di chiudere le discoteche, come vorrebbe qualcuno, cominciamo a chiudere le frontiere. Via subito Schengen e reintroduzione dei controlli sistematici sul confine!

Poi, tanto per essere “populisti e razzisti” fino in fondo, sarebbe anche interessante sapere quanto ci costano in spese ospedaliere questi delinquenti stranieri che vengono in Ticino ad accoltellarsi. Già, perché il conto dei ricoveri lo paghiamo ancora noi. Oltre al danno, la beffa!

E’ evidente che la sicurezza del territorio è una priorità e che non tollereremo che Lugano, o il Ticino in generale, si trasformi in un Bronx perché “bisogna aprirsi” alle gang in arrivo dalla vicina Penisola per regolare i propri conti all’arma bianca.

Il che significa, tanto per cominciare, meno multe ai parcheggi e più controlli di polizia sul terreno. Compensare l’eventuale minor introito da multe di posteggio è peraltro facilissimo: basta piazzare regolarmente un bel radar dopo la dogana di Gandria, così non solo si compensa, ma le casse cittadine ci guadagnano pure!

E i valichi secondari?

Ci piacerebbe poi sapere cosa sta succedendo sul fronte della famosa chiusura notturna dei valichi secondari dopo i sei mesi di prova. Non è che qualche cameriere dell’UE in Consiglio federale sta pensando di fare il gioco delle tre carte, vero? Le notizie di cronaca confermano a cadenza pressoché quotidiana che i valichi secondari di notte vanno chiusi tutti (mica solo tre!) e magari anche su un arco temporale più lungo di quanto effettuato in prova! Anzi, è il caso di chiudere anche i valichi non secondari!

Frontalieri spacciatori

Sempre di ieri, poi, la notizia di una operazione antidroga di vaste proporzioni svolta dai carabinieri di Menaggio nelle prime ore della giornata di sabato nelle Province di Como e Milano, che ha portato a ben 11 arresti. L’operazione era volta a “disarticolare lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio dell’Alto lago ed in particolare nei paesi delle Valli ascendenti”. E come mai si è svolta proprio di sabato mattina? Risposta: “Perché molte delle persone coinvolte sono frontalieri”.

Hai capito l’antifona? Spacciatori in Italia che poi fanno i frontalieri in questo sempre meno ridente Cantone (e probabilmente spacciano anche qui)! Però in Consiglio di Stato il triciclo PLR-PPD-P$ cala le braghe sulla richiesta del casellario giudiziale prima della concessione o del rinnovo di un permesso G o B!

Cosa stiamo aspettando?

Qui qualcuno non ha ancora capito che stiamo diventando, anzi purtroppo lo siamo già diventati, il paese del Bengodi per frotte di malintenzionati stranieri. E naturalmente sappiamo chi dobbiamo ringraziare: gli spalancatori di frontiere.

E’ urgentissimo tornare ad avere il controllo di chi entra nel nostro territorio. E soprattutto è urgentissimo tornare ad essere nella condizione di respingere, rispettivamente di espellere in modo certo e sistematico, personaggi indesiderabili (per usare un eufemismo). Altrimenti ce li troviamo tutti qui!

Non sono ancora suonati sufficienti campanelli d’allarme? Cosa aspettiamo per svegliarci?

Lorenzo Quadri

Ristorni dei frontalieri: da Berna ancora pesci in faccia!

“Non vi rimborsiamo neanche un centesimo”: Adesso il CdS prenda l’iniziativa!

 

Come da copione! I camerieri dell’UE  in Consiglio federale rispondono picche alla richiesta di risarcire il Ticino a causa della mancata firma, da parte del Belpaese, del famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Un accordo che, come sappiamo, non verrà mai sottoscritto, dal momento che l’Italia non lo vuole.

L’ipotesi del risarcimento era stata avanzata dal direttore del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe, che ne quantificava l’ammontare in “almeno 15 milioni all’anno”, e poi ripresa dal consigliere nazionale Udc Marco Chiesa.

Solita solfa

Non è certo una sorpresa che i sette non ne vogliano sapere di indennizzare il Ticino, il quale continua a mandare vagonate di milioni oltreconfine. Di fatto i costi della famosa convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri gravano integralmente sul nostro Cantone, malgrado essa sia stata conclusa nell’interesse di tutta la Svizzera. I ristorni costituivano infatti il pizzo al Belpaese in cambio del riconoscimento del segreto bancario.

Alle richieste di indennizzo per il Ticino, avantate nel recente passato anche dalla Lega, Berna ha sempre risposto quello che risponde ora: ossia che non se ne parla nemmeno perché, udite udite, manca la base legale. La solita storiella buona per ogni occasione. Un coperchio per tutte le pentole che non convince più nemmeno il Gigi di Viganello.

Le fandonie della ex

E’ forse il caso di ricordare che l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, già nell’estate del 2014 promise alla deputazione ticinese a Berna che, in caso di mancata sottoscrizione entro qualche mese dei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri da parte italiana, avrebbe denunciato la convenzione del 1974. Ovvero: niente più ristorni. Inutile dire che la promessa farlocca non venne mantenuta.  Spieghi il Consiglio federale perché allora non la disdice adesso, la famigerata convenzione.

Intanto i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 80 milioni di franchetti, dimostrazione tangibile di come l’invasione da sud sia ormai andata completamente fuori controllo. E questi soldi li versa il Ticino ogni fine di giugno con masochistica puntualità elvetica. Solo un paio di anni fa il Consiglio di Stato aveva pubblicato un logorroico documento in cui spiegava che, malgrado ci fosse una lista di motivi per non versare i ristorni al Belpaese lunga come l’elenco del telefono, i ristorni in questione li pagava comunque.

Non è una boutade

Adesso per l’ennesima volta la Confederella rifiuta di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del nostro Cantone. Per colpa dell’incapacità dei negoziatori bernesi – a partire dall’improponibile tirapiedi De Watteville – e dei loro superiori in Consiglio federale, l’erario ticinese perde milioni a vagonate. Però il CF non lo rimborsa perché “non c’è la base legale”. Da notare che l’ipotesi del risarcimento non è una sparata del leghista populista e razzista di turno. L’ha formulata uno stimato specialista, responsabile del centro di competenze tributarie della SUPSI. Uno che ha anche una reputazione accademica da difendere. E che quindi non può permettersi di sputtanarla a suon di boutade.

Due opzioni

Cosa dovrebbe fare il Consiglio di Stato davanti all’ennesimo immotivato njet dei camerieri bernesi dell’UE? Le possibilità sono due:

  • Variante top: bloccare integralmente i ristorni dei frontalieri.
  • Variante moderata: dedurre dai ristorni i famosi 15 milioni che il CF non ne vuol sapere di restituirci.

Poi, in entrambi i casi, sarà la Confederella a vedersela con Roma.

Non c’è alcun motivo plausibile per cui il CdS non dovrebbe adottare almeno la variante due. Ma se si pensa che il triciclo PLR-PPD-P$ nel governo cantonale ha calato le braghe perfino sul casellario giudiziale per ubbidire agli ordini in arrivo da Berna, c’è ben poco da stare allegri. Gli esponenti della partitocrazia in CdS spieghino dunque ai cittadini perché non ne vogliono sapere di dedurre dai ristorni, versati senza alcun motivo al Belpaese, almeno i 15 milioni testè citati; e ciononostante hanno ancora il coraggio di dire ai ticinesi devono tirare la cinghia perché i conti pubblici sono in rosso. Ribadiamo l’invito al direttore del DSS Paolo Beltraminelli, la cui cadrega scanchigna come non mai. Se vuole almeno tentare di recuperare una parte del sostegno popolare malamente perso, i ristorni dei frontalieri costituiscono un’occasione irrinunciabile. E se poi la Doris telefona? Basta risponderle che nell’aprile 2019 non sarà lei quella che dovrà mettere fuori la faccia davanti all’elettorato ticinese…

Lorenzo Quadri

Ristorni: ottanta milioni di prese per i fondelli!

Ma il Ticino continua imperterrito a versare: ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$!

 

Evviva, evviva! Queste notizie sì che sollevano il morale. Nei giorni scorsi si è tenuta a Luino l’annuale riunione bilaterale sull’imposizione fiscale dei frontalieri, per fare il punto (?) sui famosi accordi del 1974. Trattasi di riunioni assolutamente inutili. Delle vere prese per i fondelli, visto che l’atteggiamento del Belpaese è noto: incassare i ristorni che i ticinesotti fessi si ostinano a versare e  sbattersene alla grande degli impegni presi con la Confederella.  In prima linea proprio in ambito di frontalierato.

Gli esempi a questo proposito si sprecano. Vedi l’ultima visita a Lugano del ministro siculo Angelino Alfano. Il quale non ha perso l’occasione per raccontare un sacco di balle sulla “conclusione imminente” dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Naturalmente il Didier Burkhaltèèèr le balle in questione se le è bevute tutte, dalla prima all’ultima, per poi lanciarsi in accorati appelli all’amico Angelino. Nel giro di poche ore da Roma sono arrivate le smentite categoriche: il dossier frontalieri non è nemmeno sul tavolo del governo Gentiloni.

Ma per tornare all’inutile incontro annuale di Luino (aperitivi, “standing dinner”, degustazioni enogastronomiche), esso ci ha portato la lieta novella: i ristorni, che negli scorsi anni ammontavano a circa 60 milioni, sono lievitati ad 80.5 milioni. O gioia! O tripudio!

Fatto inspiegabile

La decisione del versamento come noto viene presa dal CdS ogni anno a fine giugno. Naturalmente gli svizzerotti corrono subito ad effettuare il pagamento. I vicini a sud intascano e ringraziano a suon di pesci siluro in faccia.

Rimane inspiegabile come si possa essere fessi al punto da perseverare nel versare i ristorni senza alcun motivo plausibile. Tanto più che la loro consistenza continua a lievitare. La cifra ci dà oltretutto una bella dimostrazione “plastica” delle proporzioni dell’invasione da sud.

Oltreconfine hanno capito

Qualche anno fa il Consiglio di Stato, prima di effettuare il versamento dei ristorni, aveva pubblicato una lunga presa di posizione in cui spiegava perché c’era tutta una sfilza di motivi per bloccare i ristorni ma ciononostante li pagava lo stesso. Dopodiché il versamento, per volontà del triciclo PLR-PPD-P$,  è sempre partito come una lettera alla posta. Figuriamoci: il citato triciclo cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, che ha impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di arrivare in Ticino. Credere che potrà avere gli attributi per  tornare a bloccare i ristorni è come credere a Babbo Natale. Eppure le vagonate di milioni in arrivo dal Ticino non vengono neppure impiegate dal Belpaese in modo conforme. Eppure, come ben si è visto, Roma ha fatto chiaramente capire che il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. E’ chiaro: Oltreconfine hanno ormai capito che gli svizzerotti si fanno sempre fare fessi, e se ne approfittano senza remore. D’altronde, perché dovrebbero averne, di remore? Tanto più che, dopo la calata di braghe del CdS  sul casellario giudiziale, avvenuta perché Bertoli, Beltra e Vitta hanno ubbidito agli ordini schiacciati da Berna,  i politicanti italici hanno la certezza di poter contare sull’appoggio dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. Se il Ticino fa valere le proprie ragioni nei rapporti con lo Stivale, i sette si schierano puntualmente dalla parte dell’Italia. E non si creda che con KrankenCassis cambierà qualcosa nell’approccio bernese con i vicini a sud. La vicenda della Pro Tell, avvicinata dal neo consigliere federale italo-svizzero per opportunismo elettorale e scaricata in tempo di record alla prima critica, è un segnale chiaro.

Se i soldi non interessano…

Con 80,5 milioni di franchetti in più all’anno il Ticino un po’ di cose ne potrebbe fare. In particolare nell’ambito della promozione dell’occupazione dei residenti.

Del resto, il Belpaese non ne vuole sapere di firmare il famoso nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, da cui guadagnerebbe centinaia di milioni all’anno (c’è chi dice 300, chi addirittura 600). Visto dunque che i milioni non interessano, la Penisola può tranquillamente fare a meno anche dei ristorni.

Lorenzo Quadri

 

 

Allarme smog? Cominciamo a ridurre le auto dei frontalieri

Le polveri fini non si possono fermare in dogana, ma i veicoli con targa azzurra sì

 

A causa delle particolari condizioni meteo la qualità dell’aria in Ticino è, secondo le comunicazioni ufficiali, peggiorata in modo “acuto e repentino” da mercoledì pomeriggio, con importanti superamenti dei limiti di polveri fini nel Mendrisiotto. Sono dunque scattate le ormai note limitazioni di velocità ad 80 Km/h in autostrada. Con l’ aggiunta di un massimo per la temperatura negli edifici: non più di 20 °C.

Le immagini dal satellite hanno mostrato la cappa di inquinamento che grava su Lombardia e Piemonte. Lo smog è dunque d’importazione. Arriva dal Belpaese. Un motivo in più per non versare i ristorni dei frontalieri, il cui ammontare è salito alla stratosferica cifra di 80.5 milioni di franchetti, e di impiegarli a vantaggio del  nostro territorio.  Anche – perché no? – per provvedimenti ambientali, oltre che occupazionali.

Uno per macchina

E’ noto poi  che, mentre scatta l’allarme inquinamento, in questo sfigatissimo Cantone entrano ogni giorno 65’500 frontalieri uno per macchina, più svariate migliaia di padroncini sui relativi furgoni (che non sono certo elettrici).  In alcuni spiazzi costoro posteggiano gratis ed abusivamente, ad esempio presso la piscina di Mendrisio. Si ricorderà poi che alla chiusura dello sterrato della Gerra a Lugano, dove centinaia di targhe azzurre rimanevano parcheggiate tutto il giorno senza pagare un centesimo, qualche rappresentante dei frontalieri ebbe pure la bella idea di sbroccare: a queste condizioni tanto vale che restiamo a casa. Uhhh, che pagüüüraaa! Peccato poi che non uno abbia messo in atto la minaccia. Infatti, come da copione il numero dei frontalieri è sempre aumentato.

Benzina a peso d’oro?

E’ chiaro che il ruolo degli automobilisti nell’inquinamento atmosferico va relativizzato. Come abbiamo visto, gran parte dello smog che impesta il Ticino è importato dalla Lombardia. Tuttavia non ci sta neanche bene che vengano prese delle misure che colpiscono tutti gli automobilisti indiscriminatamente, quando abbiamo 65’500 frontalieri e svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina. Prima si interviene riducendo drasticamente questo flusso spropositato; poi se ne riparla. Il problema non sono tanto gli 80 Km/h in autostrada. Infatti c’è chi vorrebbe misure assai più drastiche, ad esempio un’impennata del prezzo della benzina giustificata con motivi ambientali. Un’operazione che trasformerebbe l’automobile in un lusso. Naturalmente solo in Svizzera. Ma che idea meravigliosa! Costringiamo i ticinesi a pagare la benzina a peso d’oro, obblighiamoli ad andare in giro a piedi o in bicicletta col pretesto ecologico. Intanto decine di migliaia di targhe azzurre scorrazzano libere ed indisturbate sulle nostre strade, che noi abbiamo pagato. Ovviamente senza dover affrontare eventuali balzelli ambientali sulla benzina, visto che il  pieno lo fanno oltreramina. E senza pagare neppure le imposte di circolazione.

Differenza sostanziale

Non ci sta bene nemmeno sentire storielle politikamente korrette del tipo “ma anche tanti ticinesi utilizzano l’auto inutilmente, riscaldano eccessivamente la casa, eccetera” magari condite con la frasetta preconfezionata  buona per qualsiasi occasione: “il problema va affrontato in modo globale”.

Eh no. La differenza è sostanziale. I ticinesi in Ticino sono a casa loro; i frontalieri no. Quindi non va bene che ticinesi e frontalieri siano trattati allo stesso modo. Non si possono alzare muri per impedire allo smog lombardo di raggiungere il nostro Cantone? Bene, allora cominciamo a trattenere i ristorni dei frontalieri come indennità per il danno ambientale subìto.

E se lo smog non si può fermare in dogana,  i veicoli dei frontalieri occupati da una sola persona si possono fermare eccome. Altro che “approccio globale” ossia misure uguali per tutti, frontalieri e residenti. Prima si comincia, per motivi ambientali e di salute pubblica, a limitare drasticamente l’accesso dei frontalieri motorizzati. O condividono l’auto, o usano il treno, oppure semplicemente non varcano il confine. Poi si vedrà. Perché ne abbiamo piene le scatole di dover sempre subire passivamente le conseguenze negative della contiguità con il Belpaese nello scellerato regime delle frontiere spalancate. E se qualcuno starnazza alla “discriminazione”? Chissenefrega!

Quanto alla cricca ro$$overde fustigatrice degli automobilisti, può solo stare zitta. Chi sostiene la libera circolazione, chi sabota la preferenza indigena, è direttamente responsabile dell’invasione da sud ed anche delle sue conseguenze ambientali e viarie.

Lorenzo Quadri

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri