Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Da Berna a Bellinzona un solo motto: braghe calate!

Ristorni dei frontalieri e valichi secondari: il triciclo continua a fare disastri

Ma bene! I politicanti del triciclo, sia a Bellinzona che a Berna, vogliono proprio portare a casa il record interstellare in campo di calate di braghe ad altezza caviglia!

In due giorni, infatti, di queste calate di braghe “no limits” se ne sono registrate due. Di quelle spettacolari.

Ristorni dei frontalieri

Come sappiamo, il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, ovvero Beltraminelli, Bertoli e Vitta, ha deciso di continuare a versare integralmente i ristorni al Belpaese: nel nome del “dialogo”. Stiamo parlando di una cifra di oltre 80 milioni di franchetti. Un po’ caro, come dialogo. Tanto più che non abbiamo da anni alcun motivo per continuare a pagare questo tesoretto. E non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta la litania dei perché e dei per come.

“Dialogo”? Qui qualcuno dev’essere proprio caduto dal seggiolone   da piccolo! Domanda da un milione – anzi da 80 milioni -: da quanti ANNI ci viene propinata (sia da Berna che da Bellinzona) la penosa fregnaccia del “paghiamo ma poi (?) ci facciamo valere?”. E cosa è immancabilmente successo tutte le sante volte? E’ successo che i ticinesotti sono stati infinocchiati alla grande! Presi sontuosamente per i fondelli!

La sola volta…

L’unica volta che il governicchio ticinese ha ottenuto un qualche risultato nelle trattative con il Belpaese, è stato quando ha deciso, su impulso del ministri leghisti, di bloccare la metà dei ristorni. Poi, purtroppo, è tornato sui propri passi troppo rapidamente. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quella è l’unica via, se si vuole ottenere qualcosa. Invece, si continua ad inchinarsi a 90 gradi. Sempre. Senza condizioni. Particolarmente deludente la posizione del Beltrasereno, malgrado il suo partito abbia mostrato qualche timida apertura al blocco dei ristorni. E malgrado anche il Gran Consiglio avesse auspicato una posizione meno supina. Si vede che il PPD ci tiene proprio a perdere la cadrega governativa  il prossimo aprile. Scrivevamo nelle scorse settimane: “se nemmeno la proposta minimalista di Zali, quella di bloccare una parte dei ristorni vincolandone il versamento alla realizzazione di infrastrutture di interesse comune, trova una maggioranza, vuol dire che questo sfigatissimo Cantone, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, è alla frutta”.Ebbene, adesso c’è la conferma che siamo proprio alla frutta, e probabilmente anche oltre.

Prima si blocca. Poi…

Nessuno dice che sia sbagliato discutere con il Belpaese. Ma prima si bloccano i ristorni. Poi si discute.Del resto anche Salvini prima ha chiuso i porti alle navi dei migranti clandestini, poi è andato a parlare con l’UE. Ma anche il Gigi di Viganello capisce che, se si fa il contrario, non si ottiene nulla. A maggior ragione dopo che ci si è scottati un’infinità di volte! O vuoi vedere che in CdS qualcuno è davvero convinto che il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, grazie al passaporto italico di cui era titolare fino a qualche giorno prima dall’elezione in Consiglio federale, risolverà i nostri problemi con l’Italia? Se è così, a questo (o a questi) “qualcuno”  è urgente far soffiare nel palloncino.

Valichi secondari

La decisione di Vitta, Bertoli e Beltraminelli di inchinarsi a 90 gradi davanti al Belpaese e di versare, senza alcun motivo, oltre 80 milioni di franchetti, è di mercoledì. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto il resto. Ovvero hanno deciso di non chiudere i valichi secondari di notte. Frontiere spalancate! Ticino self – service per i rapinatori in arrivo dal Belpaese!

Inutile ricordare ai sette “grandi statisti” che la chiusura notturna (di tutti valichi secondari con l’Italia; non solo di tre) l’ha decisa il Parlamento, approvando la mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Come ne non bastasse, per giustificare le propria scellerata decisione, i sette bambela federali nella missiva inviata al Cantone hanno il coraggio di scrivere che da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini (?) non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori”.E’ il colmo! Della sicurezza del Ticino, lor$ignori se ne fregano! Delle richieste in arrivo dal nostro Cantone se ne fanno un baffo! Però ad ogni cip in arrivo dal Belpaese corrono ad inchinarsi a 90 gradi! Ma non si vergognano?

Ormai è chiaro: a Berna come a Bellinzona, l’importante è calare le braghe. Fare i bravi e ligi soldatini degli eurobalivi.

Non finisce qui

I burocrati federali, la fregnaccia della “scarsa incidenza”, della chiusura notturna dei valichi la vanno a raccontare a qualcun altro. Del resto sono gli stessi che dicevano che la richiesta del casellario giudiziale non serve ad un fico. Lacchè con credibilità zero.

Ma è chiaro che non finisce qui. Sulla chiusura notturna dei valichi secondari bisognerà tornare alla carica.

Nella decisione di lasciare i le dogane minori spalancate anche di notte, un ruolo importante l’ha giocato  il dipartimento degli Esteri. Quello guidato dal PLR KrankenCassis. Che nessuno venga più ancora a raccontare che il suo ingresso nel governicchio federale è utile al Ticino. Grazie ex partitone!

Sempre a 90°

La conclusione è sempre la stessa. Mentre l’Italia impara a difendere i propri confini marittimi, a Bellinzona e a Berna i politicanti camerieri dell’UE sono costantemente inchinati a 90°. In sprezzo degli interessi del paese e di quelli dei cittadini.

Lorenzo Quadri

 

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Ristorni dei frontalieri: siamo al dunque

Presto vedremo fino a che punto il triciclo PLR-PPD-P$ si è svenduto

 

Quando si tratta di non farsi fare fessi dai vicini a sud, in governicchio gli unici che si muovono sono gli esponenti leghisti. Ed infatti in questi giorni Zali ha proposto di versare i ristorni dei frontalieri solo dopo la realizzazione di opere concrete che siano di interesse italo-svizzero. Fosse per il triciclo PLR-PPD-PS, pur di calare le braghe davanti ai bernesi e davanti a Bruxelles, ogni anno continueremmo a versare al Belpaese oltre 80 milioni di franchetti di ristorni. Con questi soldoni, un po’ di cose (un bel po’ di cose) a vantaggio dei ticinesi si potrebbero fare!

E, per tutta risposta, i vicini a sud non solo nei nostri confronti sono inadempienti su tutto, ma starnazzano pure al razzismo e alla “discriminazione dei frontalieri”. Una penosa frottola, visto che in Ticino ad essere discriminati sono i ticinesi. Ma è ben comprensibile che chi sta all’estero non si capaciti del fatto che la “nostra” partitocrazia triciclata, pur di ubbidire a Bruxelles, arrivi al punto di discriminare i propri concittadini per avvantaggiare gli stranieri. E questo senza che gli svizzerotti scendano in piazza con i forconi.

Proposta “minimalista”

La proposta di Zali di vincolare i ristorni alla realizzazione di opere di interesse transfrontaliero è senz’altro sensata, ed anzi doverosa. In effetti, i ristorni bisognerebbe smettere di versarli del tutto. Perché, come ben sappiamo, non hanno più alcuna giustificazione, mentre il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non lo vedremo mai. Del resto già 4 anni fa l’allora ministra del 5% Widmer Puffo aveva promesso di disdire la famosa Convenzione del 1974 ma naturalmente non se ne è fatto nulla! Figuriamoci se i camerieri bernesi dell’UE hanno gli attributi necessari a compiere un gesto unilaterale.

Se non si trova una maggioranza…

La proposta di versare i ristorni solo dietro realizzazione di opere di interesse comune è assolutamente ragionevole. E’ perfino minimalista. Come detto, i ristorni andrebbero bloccati del tutto. Ma se nel CdS non si trova nemmeno un altro esponente, oltre ovviamente a Gobbi, disposto a seguire la proposta Zali in modo da farla passare a maggioranza, vuol dire che il triciclo PLR-PPD-P$ è proprio alla frutta. Che la partitocrazia è indegnamente telecomandata da Berna, a sua volta telecomandata da Bruxelles. Gli interessi del Ticino? Chissenefrega! L’obiettivo è uno solo: ottenere le cadreghe. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Ricordarsene alle prossime elezioni: non manca poi tanto.

Lorenzo Quadri

E “Leider” Ammann viene a parlarci di proporzioni?

Grazie spalancatori di frontiere! In Ticino la maggioranza dei lavoratori è straniera

Intanto povertà ed assistenza continuano a crescere, nel totale menefreghismo del triciclo PLR-PPD-P$ preoccupato solo di non mettere a rischio la “sacra” (?) libera circolazione

Certo che siamo proprio messi bene! Di recente si è saputo che in Ticino il tasso di povertà è oltre il  doppio rispetto al resto del Paese. In Svizzera è del 7.5%; da noi è superiore al 17%.  Le persone a rischio di povertà nel nostro Cantone sono un terzo della popolazione. Fino al 2013 erano meno del 25%. La media nazionale delle persone a rischio di povertà è del 14.7%. Ossia meno della metà rispetto al Ticino!

Peggioramento rapido e continuo

Il peggioramento è quindi continuo. E pure rapido. Altro che continuare a blaterare di miglioramento della situazione, di economia in ripresa. Il tutto naturalmente corredato da statistiche della SECO taroccate ad arte. “Ad arte”, nel senso che sono state taroccate scegliendo gli indicatori in modo da farsi dire che, con la devastante libera circolazione delle persone, va tutto bene. Intanto, le cose vanno così bene che in Ticino si è registrato l’ennesimo record dei casi d’assistenza. Rispetto a gennaio dell’anno scorso, ce n’erano  272 in più. I beneficiari sono dunque passati da 7.834 a  8.106.

Aspettiamo ovviamente di sapere quanti sono cittadini svizzeri e quanti sono invece stranieri.

I nuovi impieghi

E’ chiaro che, con 65’500 frontalieri che soppiantano i residenti sul mercato del lavoro, si genera precariato e povertà. I frontalieri attivi nel terziario, dove non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno perché non c’è alcuna lacuna di manodopera residente, sono quadruplicati in pochi anni. E continuano ad aumentare. Il numero di nuovi frontalieri ed il quantitativo di posti di lavoro creati indica chiaramente che il soppiantamento è una realtà (altro che “percezione”). Se così non fosse, il numero di posti di lavoro annualmente creati in Ticino dovrebbe essere nettamente superiore a quello dei nuovi frontalieri. Invece la situazione è ben diversa. Le due cifre sono sostanzialmente equivalenti. Ciò significa: tutti i nuovi posti vengono occupati da frontalieri.

Ma quali proporzioni?

E’ evidente che si tratta di un’invasione. Però il ministro dell’economia PLR Johann “Leider” Ammann viene a raccontarci che gli svizzerotti si devono scordare qualsiasi preferenza indigena sul mercato del lavoro in casa propria. “Non basta essere svizzeri per lavorare” ha infatti dichiarato il Consigliere federale liblab davanti ad un’entusiasta platea targata PLR in una serata organizzata dal club dei mille dell’ex partitone! I lavoratori stranieri vanno bene, dice Leider Ammann, è solo una questione di “proporzione”.

Proporzione che però,  grazie all’invasione da sud voluta dalla partitocrazia (Leider Ammann compreso), è andata completamente a ramengo. In Ticino un terzo della forza lavoro è rappresentata da  frontalieri. In totale, i lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ chiaro che di proporzione non ce n’è proprio. Nessun Paese accetterebbe una situazione così aberrante. Nessuno tranne la Confederella. Ristabilire delle proporzioni sensate è proprio l’obiettivo degli  “spregevoli razzisti e xenofobi” quotidianamente infamati dall’establishment spalancatore di frontiere e dalla stampa di regime. Per raggiungere tale obiettivo, occorre far saltare la libera circolazione.

Invece “Leider” Ammann va nella direzione opposta. Non vuole nessuna limitazione dell’immigrazione. E poi ha ancora il coraggio di venirci a parlare di proporzioni?

Povertà va a braccetto con dumping salariale al cui proposito, grazie alle frontiere spalancate, gli esempi si sprecano. Nei giorni scorsi una ditta di Chiasso cercava un impiegato a tempo pieno, con esperienza, per 2300 Fr al mese. Grado d’occupazione: 100%! Avanti così!

Migranti economici

Ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia. In Svizzera non arriva solo chi lavora, magari a scapito dei residenti ed a salario inferiore. Immigra anche chi non lavora. Così ci ritroviamo in casa sempre  più stranieri a carico dello Stato sociale. Che, evidentemente, vanno a farcire la statistica della povertà.

Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Sì, ma solo per chi immigra e per chi gestisce il business delle frontiere spalancate. Negli USA, il vituperato Trump ha parlato chiarissimo: negli States entra solo chi porta un arricchimento al paese. Da noi invece entrano tutti. I risultati si vedono.

Mancano dati

Naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, le statistiche della povertà e dell’assistenza pubblicate dalla stampa non riferiscono alcune informazioni che pure sarebbe interessante avere. Ad esempio: tra le persone in assistenza, tra quelle classificate come povere e tra quelle indicate come “a rischio di povertà”, quanti sono gli svizzeri e quanti gli stranieri? E gli stranieri: che tipo di permesso hanno? Da quanto tempo risiedono in Svizzera?

Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che, disponendo di questi dati, si scoprirebbe che col piffero “immigrazione uguale ricchezza”!

Lorenzo Quadri

 

Rapporti Svizzera-Italia: “Svegliati è primavera”

Accordo sui frontalieri: dopo la cinquantesima fetta, a Berna si accorgono che…

 

Per la serie: dopo averne mangiate cinquanta fette si accorse che era polenta! Improvvisamente, in una soleggiata mattina di aprile, il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jörg Gasser viene fulminato da un’illuminazione quasi mistica ed in tono solenne dichiara: “C’è preoccupazione per la ratifica da parte italiana del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. C’è il rischio (?) che su alcuni temi dovremo riaprire le discussioni”.

Ma chi l’avrebbe mai detto! Allora è vero che i bernesi ci mettono un po’ a capire le cose! Meglio tardi che mai verrebbe da dire, senonché il buon Gasser, forse sorpreso dall’audacia della sua sconvolgente affermazione, corregge il tiro ed aggiunge: “ma la road map non dovrebbe essere messa in discussione”. Infine, la scoperta della vita a proposito del njet italico che blocca alle banche svizzere l’accesso alla piazza finanziaria del Belpaese: “Abbiamo soddisfatto tutte le richieste in materia di regolamentazione finanziaria e siamo conformi agli standard internazionali– commenta costernato il Segretario di Stato -. Non c’è motivo per cui le banche svizzere non debbano potere fornire servizi cross border (uella)  anche in Italia”.Accipicchia!

Qui viene in mente la nota canzone di Venditti: “Gasser, svegliati è primavera!”.

Traduzione

La road map, caro Jörg, non verrà messa in discussione per un semplice motivo: perché non c’è più l’oggetto su cui discutere, gli italici l’hanno già rottamata da un pezzo!

Per gli altri temi, vediamo di tradurre le affermazioni di Gasser in modo un po’ più aderente alla realtà:

– Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, per quanto interessante anche per il Belpaese, è morto e sepolto: facciamocene una ragione. Logica conseguenza: disdire (Confederazione) l’accordo attuale del 1974 e soprattutto (CdS) BLOCCARE I RISTORNI.
– Accesso alla piazza finanziaria italiana: la Svizzera come al solito ha calato le braghe su tutto ed in tempo di record. Ciononostante, i vicini a sud non fanno la propria parte e ci discriminano.In altre parole: svizzerotti fessi infinocchiati per l’ennesima volta. Però continuiamo a versare i ristorni? Fessi al quadrato! (Vedi punto precedente).
– Con tolla inaudita e sfacciata malafede, politicanti italici in fregola di visibilità mediatica continuano imperterriti ad accusarci di “discriminare” i frontalieri. Ultimo in ordine di tempo: un $inistrato del Consiglio regionale della Lombardia, tale Angelo Orsenigo (Angelo chi?).  L’aspetto inquietante è che, dalle sedi istituzionali elvetiche, nessuno fa partire il meritato “vaffa”. Magari accompagnato dall’immediata chiusura notturna (e perché non anche diurna?) dei valichi secondari.
– Se davvero “discriminassimo” i frontalieri, magari applicando la preferenza indigena votata non una ma due volte dal popolo ticinese (9 febbraio e “Prima i nostri”), il nostro mercato del lavoro non si troverebbe immerso a bagnomaria nella cacca, pardon nelle deiezioni, come invece è ora. Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. E se poi i padroni UE ci sgridano?

Certo che se a non aver ancora capito come funzionano i rapporti tra Svizzera e vicina Repubblica non è l’ultimo contabile mezzemaniche di Palazzo federale, ma uno che fa il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e quindi proprio così tamberla non dovrebbe essere, non siamo messi tanto bene!

Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sempre fatti su davanti e di dietro.

Lorenzo Quadri

Deduzioni fiscali ai frontalieri: “una ca*ata pazzesca!”

Grazie camerieri bernesi dell’UE! Così il Ticino avrà più costi e meno entrate

 

Un motivo in più per decidere subito il BLOCCO DEI RISTORNI ed introdurre una tassa per frontalieri così come proposta dal prof Eichenberger

Gaudium magnum (si fa per dire, ovviamente) ! Il Consiglio federale, assieme al solito triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali , ha rifilato ai Cantoni di frontiera, e specialmente al Ticino, l’ennesima ciofeca. La tassazione ordinaria per i frontalieri, che entrerà in vigore nel 2021, è infatti  come la Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria: una ca*ata pazzesca!

Infatti essa conferisce ai frontalieri il diritto di beneficiare delle deduzioni fiscali che possono far valere i residenti. Si tratta dunque di un regalo fiscale ai frontalieri. Il che è semplicemente uno scandalo. Per vari motivi:

  • La volontà espressa a più riprese dalla stessa Confederazione è quella di tassare di più i frontalieri, non certo di tassarli meno. Anche il fu nuovo accordo fiscale col Belpaese (“fu” perché ormai è defunto da un pezzo) si basava su tale principio. E adesso si fa proprio il contrario?
  • I frontalieri sono già dei privilegiati fiscali per rapporto ai cittadini italiani che vivono e lavorano in Italia. Una situazione di privilegio che non ha uno straccio di giustificazione. Però ai politicanti d’Oltreconfine va bene così. Poi hanno anche la faccia di tolla di simulare preoccupazione perché – dicono loro – a causa del frontalierato perderebbero le migliori forze lavorative (?). E cosa fanno per rendere meno attrattivo lo statuto di frontaliere? Un tubo! Anzi, si battono per mantenerne i privilegi fiscali. E adesso i camerieri bernesi dell’UE ci mettono del loro e ne aggiungono di ulteriori. Col risultato, va da sé, di rendere il Ticino sempre più attrattivo per l’invasione da sud. Applausi a scena aperta!
  • Le deduzioni fiscali sono fatte per chi risiede in Ticino e non per chi vive al di là della ramina. Sarebbe poi interessante sapere come i tassatori ticinesotti intendono verificare l’esattezza delle deduzioni indicate dai frontalieri. Per la serie: fatti su davanti e di dietro dai furbetti tricolore?

Più costi per meno entrate

E’  poi evidente che deduzioni fiscali significa meno gettito. Quale sarà, dunque, la conseguenza della nuova geniale regolamentazione decisa a Berna? Il fisco di questo sfigatissimo Cantone dovrà assumere più funzionari per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi: più costi per minori entrate!

In altre parole, i permessi G continueranno ad invadere, sempre più numerosi, il Ticino; a  generare soppiantamento di lavoratori residenti e dumping salariale (che sono fatti reali, cari scienziati dell’IRE, altro che “percezioni”); ad infesciare le nostre strade e ad impestarci l’aria arrivando uno per macchina (ad Arcisate, come scritto la scorsa settimana su queste colonne, stanno costruendo una nuova strada apposta per agevolare l’arrivo di frontalieri motorizzati, ed intanto gli svizzerotti fessi spendono 200 milioni per il trenino dei puffi Mendrisio-Varese); a generare rüt smaltito a spese del lo sfigato contribuente ticinese (altro che “principio di causalità”); e tutto questo pagando ancora meno tasse!

Certo che, quando si tratta di farci male da soli, siamo davvero imbattibili. Leopold von Sacher-Masoch era un dilettante al confronto!

Modifica non necessaria

E qui, grazie ai soliti camerieri bernesi dell’UE, ci stiamo davvero facendo male da soli. Perché si sarebbe potuto benissimo andare avanti con lo statu quo. C’è una sentenza del Tribunale federale (che ancora una volta decide contro gli interessi della collettività elvetica) che dice che “sa po’ mia”, che le deduzioni fiscali  vanno accordate anche ai frontalieri? Echissenefrega!  La sentenza è di otto  anni fa; e non era nemmeno riferita ad un caso ticinese. Da allora nessuno ha più  fatto un cip. Sicché, i tamberla dell’amministrazione federale potevano benissimo lasciare il dossier nel cassetto. Come del resto avrebbe fatto la vicina Penisola a parti invertite! Avremmo peraltro avuto la giustificazione perfetta: la trattativa suoi nuovi accordi fiscali dei frontalieri è arenata per colpa del Belpaese, e noi dovremmo modificare le nostre regole a vantaggio dei permessi G? Ma nessun altro Stato sarebbe così pirla!  Invece no:   bisogna correre a calare le braghe; non sia mai che qualche organismo internazionale del piffero ci accusi di “discriminare”! E chi è il politicante federale che ha “dato il là” alla scellerata operazione? Esatto, ancora e sempre lei: l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf!

Grazie “triciclo”!

Ringraziamo, ancora una volta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ che prima spalanca le frontiere provocando l’invasione da sud, poi getta nel water la preferenza indigena ed i contingenti votati dai cittadini, e adesso fa perfino i regali fiscali ai frontalieri, a danno dell’erario ticinese. Ma avanti, continuate a votare i partiti del triciclo…

E’ comunque evidente a questo punto che bisogna:

  • Bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri, visto che c’è la necessità di compensare gli scellerati regali fiscali decisi dai camerieri bernesi dell’UE. O magari qualcuno pensava, per rimediare al futuro ammanco, di chiamare alla cassa il solito sfigato contribuente ticinese?
  • Introdurre una tassa d’entrata per frontalieri, così come proposta dal prof. Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo.

Diamoci una mossa che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Per infamarci s’inventano il “frontalierato del rüt”

Nuovo becero articolo dei giornalai d’oltreconfine: per loro noi saremmo dei brozzoni

 

Come detto più volte: bisogna introdurre una tassa d’entrata per i frontalieri

Non sembrano esserci limiti alla stoltezza di certi articoli beceramente antisvizzeri che vengono pubblicati al di là della ramina.

L’ultimo esempio, dei giorni scorsi, viene dal portale Yahoo (non proprio un bollettino parrocchiale). Il quale ha avuto la bella idea di mettersi a spalare palta su noi svizzerotti. Che veniamo descritti, con la massima goduria, come dei brozzoni che buttano il proprio rüt in Italia “per non pagare”.

Il titolo della perla giornalistica è tutto un programma: “Gli svizzeri per non pagare il sacchetto buttano l’immondizia oltreconfine”.

Lo svolgimento è in linea con il titolo. Ecco i passaggi salienti.

  • “In Svizzera le strade sono senza buche, non c’è sporciziain giro, tutti rispettano i limiti di velocità sennò rischiano di farsi qualche giorno di carcere. Tutto vero, ma sulla pulizia e sui cestini perfettamente in ordine c’è un trucco. La pattumiera, infatti, la buttano oltre confine”.
  • “E’ sempre una questione di La multa per l’immondizia gettata oltre confine è di circa 150 euro. In Svizzera guadagnano mediamente 4mila euro al mese, capirai che salasso”!
  • “Ma perché gli svizzeri che ultimamente ce l’hanno così tanto con i frontalieri, sono diventati a loro voltafrontalieri dei rifiuti? Per risparmiare. Il sacchetto per la raccolta differenziata costa due franchi e trenta, circa due euro. E gli svizzeri per non pagarli, buttano il pattume da noi. Che tirchieria. D’accordo che vengono anche a Como a fare la spesa, sfruttando i prezzi più vantaggiosi del supermercato. Ma il vuoto non è mica a rendere”.

“Ticinesi brozzoni”

Ah, ecco: quindi, secondo l’illuminato estensore dello scritto, che non citiamo per carità di patria, gli svizzerotti ogni giorno scaricherebbero tutto il proprio rüt,  tonnellate di rüt, nei container Belpaese. E questo per semplice tirchieria e arroganza. Infischiandosene delle multe da 150 euro che, per i danarosi elvetici, sarebbero noccioline. Peccato che con quella cifra si possano comprare un centinaio di sacchetti della spazzatura, pur tassati (e la tassa sul sacco nemmeno esiste ovunque).

Notare poi che ai vicini a sud anche il fatto che troppi ticinesi facciano la spesa oltreconfine – e la nostra contrarietà a questa pratica è nota – sembra dare fastidio.

Strano: perché i commercianti italici, invece, con gli acquisti dei ticinesi si fanno gli zebedej d’oro.

Chi sono in realtà?

Oddìo, che qualche furbetto della spazzatura ci sia, non lo mettiamo in dubbio. Che il furbetto in questione sia “svizzero”, è comunque  ancora tutto da dimostrare. Non solo perché un terzo della popolazione ticinese non ha il passaporto rosso; e non aggiungiamo al computo i beneficiari di naturalizzazioni facili perché c’è di che mettersi le mani nei capelli.

Ma anche perché nel 2016 le telecamere di Como avevano immortalato uno di presunti questi furbetti ticinesi della monnezza. Ben presto si è però scoperto, ma tu guarda i casi della vita, che si trattava di un frontaliere.

Un po’ come il presunto svizzero che a Milano aveva parcheggiato la sua Ferrari nel posto riservato ai disabili, e quando un padre che trasportava in auto il figlio portatore di handicap gli aveva chiesto di spostarla, lo avrebbe minacciato. Immediata  “shitstorm” (=tempesta di cacca) sui social della Penisola contro gli svizzerotti. Per poi scoprire, ancora una volta, che il cafone era un cittadino italiano, altro che svizzero!

Se poi pensiamo che perfino il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, poco sospetto di simpatie per i ticinesi, interpellato dal portale Ticinonews ha dichiarato che il  problema dei frontalieri del rüt “è circoscritto”, ed oltretutto come esempio di abuso ha citato un tizio con auto targata Lucerna, pare evidente che i pulitzer di Yahoo fomentano gli “haters” anti-svizzeri su un “non problema”. Obiettivo: racimolare qualche click e qualche sgrammaticato commento da osteria sul blog annesso all’articolo. Ad esempio questo, postato da tale “Archita”: ributtiamo in Svizzera le loro schifezze e ci affoghino dentro insieme alle loro banche piene di medesima qualità importata da dittatori, mafiosi e gente di spazzatura”.

Ciò di cui meravigliarsi

Se proprio i Pulitzer di Yahoo  vogliono rivolgere agli svizzerotti una critica fondata, si chiedano allora come mai, con quasi 70mila frontalieri (un terzo della forza lavoro ticinese) e migliaia di padroncini, il popolo ticinese non scende in strada tutti giorni a bloccare le dogane. Su questo sì che ci si potrebbe sbizzarrire a scrivere perché, se il flusso fosse in senso inverso – ovvero: se un terzo dei lavoratori lombardi fossero frontalieri ticinesi – i vicini a sud avrebbero già costruito un MURO sul confine, e sopra il muro avrebbero piazzato l’artiglieria pesante. In barba alla libera circolazione delle persone. Ché quella, ormai, la rispettano solo gli svizzerotti fessi.

Ringraziare tre volte al giorno

Visto che quanto sopra incomprensibilmente  non succede, invece di inventarsi stolti articoli  antisvizzeri sul presunto frontalierato del rüt, i vicini a sud farebbero bene a ringraziare la Svizzera di esistere mattino, mezzogiorno e sera. Perché senza il Ticino almeno 300mila italiani della fascia di confine (frontalieri, padroncini e le loro famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo.
Comunque, il blocco reciproco si può senz’altro fare: azzeramento dei presunti sacchi della spazzatura rossocrociati scaricati oltreramina in cambio della riduzione del numero dei frontalieri da 65mila a 25mila. Poi ne riparliamo.

Visto che “chi inquina paga”…

Quanto al rüt: come la mettiamo con il pattume prodotto da frontalieri e padroncini che viene smaltito in Ticino a spese dei ticinesi? Visto che, come ama ripetere la partitocrazia spalancatrice di frontiere, “chi inquina deve pagare tasse causali”, ed i residenti nel Belpaese di tasse causali in Svizzera non ne pagano, la logica conseguenza è che la loro monnezza se la devono portare a casina.

Tassa d’entrata per frontalieri

A proposito di sporcizia: l’inquinamento dell’aria causato dai quasi 70mila frontalieri che entrano in Ticino uno per macchina, ed i danni per la nostra salute che ne derivano, come li fatturiamo alla vicina Penisola?

E la viabilità ticinese collassata – con conseguente danno per l’economia – a causa di strade ed autostrade infesciate da targhe azzurre, chi ce la ripaga?

Come già detto più volte: bisogna introdurre una tassa d’entrata per frontalieri, così come sostenuto dal prof. Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo. Poi, una volta introdotto il principio della tassa, si stabilirà se a pagarla dovranno essere i frontalieri, quelli che li assumono, o entrambi.

Lorenzo Quadri

Arriva la nuova strada che ci porterà ancora più frontalieri

 Invece il trenino dei puffi Stabio-Arcisate colleziona disservizi fantozziani

 

L’opera, che sarà pronta tra un paio di mesi, serve a far entrare in Ticino sempre più frontalieri, ed evidentemente a farli entrare uno per macchina. Vuoi vedere che abbiamo contribuito a finanziarla con i ristorni?

Ma guarda un po’! Quando vogliono e quando gli fa comodo, i vicini a sud sanno essere assai efficienti, anche nella realizzazione delle opere infrastrutturali. E intanto i ticinesotti fessi – quelli che continuano versare fior di ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sulla scorta di un accordo ormai “andato a male” – si sentono “leggerissimamente” presi per i fondelli. Infatti i ristorni dovrebbero servire alla  realizzazione di opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero. Che però puntualmente rimangono nel cassetto. Se le vogliono, gli “elvetici” devono pagare extra.

Verso il Gaggiolo

Invece, che accade? Accade che, in tempo di record, in quel di Arcisate gli italici stanno costruendo una nuova strada verso il Gaggiolo. Si tratta, è chiaro, di una strada ad uso e consumo dei frontalieri. Una strada che serve ad agevolare l’accesso a questo sfigatissimo Cantone ai frontalieri che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina (ed evidentemente anche ai padroncini).

Ma che bravi i vicini a sud! Invece di investire per creare occupazione in casa loro, spendono il danaro pubblico per spianare la strada (qui nel senso letterale del termine) all’invasione del Ticino. Il quale, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$, – e che detta partitocrazia, che ha rottamato la preferenza indigena votata dai cittadini, non si sogna di arginare –  è da anni ridotto a “valvola di sfogo per la crisi occupazionale italiana” (citazione dal Corriere di Como). E poi nella fascia italiana di confine fingono di lamentarsi della perdita di forza lavoro qualificata a causa dell’esplosione del frontalierato?

Rifilarci sempre più frontalieri

E’ evidente che, se i vicini a sud costruiscono una nuova strada, è perché contano che venga utilizzata “alla grande”. Altrimenti la spesa non si giustifica. In sostanza, intendono rifilare al Ticino sempre più frontalieri.  E li incitano pure ad arrivare uno per macchina, infesciando le nostre strade ed inquinando la nostra aria.  E, se qualcuno al di qua del confine osa fare cip o tenta di difendersi, ecco che viene immediatamente infamato come razzista dai politicanti italici in fregola di visibilità, e dai media d’Oltreramina che del Ticino e della Svizzera sanno solo parlar male (anche perché non conoscono un tubo della nostra realtà, e questo vale anche per testate che si spacciano per blasonate).

E nümm a pagum

Ed intanto gli svizzerotti fessi hanno pagato 200 milioni di Fr per il trenino dei Puffi Stabio-Arcisate,  destinato ad entrare nel guinness dei primati non solo per i disservizi fantozziani, ma anche per i ritardi di ANNI. Invece i lavori per la nuova strada pro-invasione di targhe azzurre “procedono a ritmo spedito, e confidiamo di inaugurarla a fine maggio”: così dichiara il sindaco di Arcisate interpellato dal CdT.

Ma bene! E i parcheggi Park&Ride  per il nuovo trenino Stabio-Arcisate? Dispersi nelle nebbie! E le correzioni di un orario che rendono il nuovo convoglio inutilizzabile per molti frontalieri causa l’incompatibilità con l’inizio del lavoro? Idem!

E vuoi vedere che la costruzione della nuova strada per portarci ancora più frontalieri, e per portarceli uno per macchina, è stata pure pagata con i soldi dei ristorni? E noi – grazie agli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato – continuiamo a versarli allo scadere di ogni 30 giugno? Ma siamo proprio dei bambela!

Lorenzo Quadri

Assieme a Prima i nostri è defunto anche il salario minimo

Introdurlo senza la preferenza indigena sarebbe solo un regalo ai frontalieri

Il triciclo PLR-PPD-P$ la scorsa settimana ha rottamato  “Prima i nostri” in Gran Consiglio, prendendo a pesci in faccia la democrazia. L’esito delle votazioni popolari sgradite alla casta cameriera dell’UE può dunque essere impunemente cancellato. L’élite spalancatrice di frontiere, invece di difendere gli interessi dei ticinesi, difende a) quelli dei frontalieri e b) quelli dei datori di lavoro disonesti che approfittano della disponibilità, oltreconfine, di un bacino praticamente sterminato di manodopera a basso costo e senza sbocchi professionali in casa propria (la situazione occupazionale nel Belpaese è allo sfascio e non ci sono prospettive di miglioramento).

De profundis

I kompagnuzzi, notoriamente, difendono per motivi ideologici la devastante libera circolazione delle persone, la quale ha generato la guerra tra poveri in atto da anni. Una guerra da cui i ticinesi – vergognosamente traditi dai loro stessi politicanti – non possono che uscire perdenti.

Ma i ro$$i spalancatori di frontiere, nella loro foga internazionalista, si sono dimenticati di una cosetta. Cancellando la preferenza indigena voluta dal “popolazzo becero che vota sbagliato”, hanno suonato il De Profundis anche per il salario minimo, con cui amano sciacquarsi la bocca.

Di introdurre il salario minimo senza la preferenza indigena, infatti, non se ne parla nemmeno. Con la preferenza indigena, o meglio ancora senza la devastante libera circolazione delle persone, certo che si potrebbe parlare di salari minimi, ma solo per residenti. E anche più alti di quelli proposti: perché con 3200 Fr al mese in Ticino (se si è da soli a lavorare con una famiglia a carico) notoriamente non si campa.

Chiaro: anche nell’attuale regime di devastante libera circolazione senza alcun limite voluto dalla partitocrazia, $inistruccia multikulti in prima linea, si potrebbe proporre un salario minimo solo per i residenti. Il risultato sarebbe però, ma guarda un po’, quello di fomentare la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri pagati la metà o meno (altro che venirci a propinare la fregnaccia che i residenti in Italia hanno i “profili” migliori!). Un salario minimo uguale per tutti sarebbe per contro un regalo ai frontalieri e un danno ai ticinesi: gli stipendi dei ticinesi subirebbero infatti una pressione al ribasso, appiattendosi verso il minimo. Per la serie: o accetti il salario minimo, o assumo un frontaliere per quella paga lì. Senza contare le innumerevoli possibilità di aggiramento (ad esempio: frontaliere assunto e pagato ufficialmente al 50%, ma che però lavora al 100%).

Niente regali ai frontalieri

In più, il regalo ai frontalieri tramite salario minimo non farà che aumentare l’attrattività del Ticino aggravando l’invasione da sud, che ha da tempo raggiunto livelli insostenibili. Infatti, solo due giorni dopo la rottamazione di “Prima i nostri” ad opera del triciclo PLR-PPD-P$, si è appreso che il numero dei frontalieri in Ticino ha infranto l’ennesimo record. E che i frontalieri sono esplosi in particolare nel settore Terziario, dove non colmano alcuna lacuna ma semplicemente soppiantano i residenti, come ormai ha capito anche “quello che mena il gesso”.

Il problema è il clamoroso differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina. Per questo, intervenire sul salario è sbagliato di principio. A fare stato devono essere altri due elementi: il potere d’acquisto del lavoratore ed il costo del personale per il datore di lavoro.

La soluzione sarebbe…

Assumere un frontaliere o un ticinese deve costare uguale alla ditta; e il residente ed il frontaliere, a casa loro, devono avere lo stesso potere d’acquisto. Se il salario dei ticinesi è uguale a quello dei frontalieri, il potere d’acquisto è diversissimo; dunque si fa un regalo ai frontalieri. Se il potere d’acquisto è invece uguale, vuol dire che il salario è differente, e allora si fomentano dumping e sostituzione. La via d’uscita sarebbe: il ticinese ed il frontaliere vengono pagati uguali (quindi costano uguali al datore di lavoro) però una parte del salario del frontaliere viene trattenuto e va ad alimentare (ad esempio) un fondo per la promozione dell’impiego, o per le infrastrutture, o per altri scopi di pubblica utilità. Ma poiché non ci vuole il mago Otelma per prevedere che la partitocrazia strillerebbe scandalizzata che una simile costruzione giuridica (uella) non è fattibile (“sa po’ mia!”), a mente di chi scrive ci sono solo due possibilità. O il triciclo fa retromarcia e resuscita la preferenza indigena, e allora si può entrare nel merito di un salario minimo. Oppure il salario minimo è morto assieme a Prima i nostri; affossato da quella stessa $inistra che se ne riempie bocca ad oltranza. Questo almeno per i prossimi anni. Se un domani, come possiamo solo augurarci, salterà la libera circolazione delle persone, allora si potrà tornare a parlare di salario minimo (per i residenti). Fino ad allora il capitolo è chiuso. E questo grazie (anche) ai promotori del salario minimo.

Lorenzo Quadri

 

Ristorni dei frontalieri: è ora di tornare a bloccarli

E’ evidente: sui nuovi accordi fiscali con l’Italia verrà schiacciato il tasto reset

Ma guarda un po’: il  neogovernatore della regione Lombardia Attilio Fontana (Lega) in un’intervista al portale Ticinonews ha affermato in sostanza che gli accordi tra Svizzera e Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri sono da rifare. Evidentemente il tasto “reset” di questi tempi va di moda. Con la differenza che certamente il nuovo governo italico lo schiaccerà sugli accordi con gli svizzerotti sulla fiscalità dei frontalieri, mentre KrankenCassis nei rapporti con l’UE sta seguendo la linea del suo predecessore, l’euroturbo Burkhaltèèèèr (altro che tasto reset).

Si sa da anni

Che i nuovi accordi fiscali non piacessero ai frontalieri ed ai loro rappresentanti non è certo una sorpresa. Lo si sa da anni. E ci mancherebbe che non fosse così: i frontalieri sono attualmente dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia. Questo privilegio non ha nessuna giustificazione: qualche politicante d’oltreconfine ha tentato di motivarlo, ma il massimo che è riuscito a produrre è stata una pietosa arrampicata sui vetri. Ovvio quindi che chi ne beneficia non voglia rinunciare al privilegio.

I ristorni destinati a sparire

Senza contare che i  nuovi accordi non prevedono più i ristorni, che i comuni beneficiari attualmente utilizzano – lo ammettono candidamente anche i diretti interessati – non certo per le famose opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero, ma per tappare i buchi nella gestione corrente. E le opere di interesse comune non vengono fatte. Se i ticinesotti le vogliono, devono pagarle loro; anche quelle su suolo italiano!

Inutile dire che la commissione italo-svizzera che dovrebbe controllare l’utilizzo dei ristorni è dispersa nelle nebbie.

Del  fatto poi che a guadagnare di più  – ma tanto di più! –  dai nuovi accordi fiscali sarebbe l’Italia, abbiamo già detto più volte e non ci torniamo nemmeno più sopra. L’Italia dal nuovo accordo guadagnerebbe centinaia di milioni di euro ogni anno. Non ci pare che sia nella condizione di potersi permettere di sputarci sopra. Ma tant’è…

Quale interesse?

Questo detto, i nuovi accordi non sono di particolare interesse per il Ticino. Il guadagno fiscale, ammesso che ci sarà, ammonterà per noi al massimo ad una dozzina di milioni all’anno; ma potrebbe anche essere pari a zero. L’unico vantaggio del “nuovo regime” sarebbe che, dovendo pagare più imposte, i frontalieri non potrebbero più permettersi di accettare certi salari clamorosamente bassi. Ci sarebbe quindi (forse) un certo effetto antidumping. I benefici sono dunque alquanto limitati. Mentre gli svantaggi sono plateali: con il nuovo accordo verrebbero a sparire i ristorni, ossia uno dei mezzi di pressione più potenti di cui dispone il nostro Cantone nei confronti dei vicini a sud.

Lontanissimi dall’obiettivo

L’abbiamo detto e scritto fin dall’inizio: il nuovo accordo sui frontalieri è interessante per il Ticino se porta indotti fiscali pari agli attuali con l’aggiunta di quanto ristorniamo all’Italia. Questo era l’obiettivo iniziale, peraltro approvato anche a livello federale dal momento che, nella scorsa legislatura, il Consiglio nazionale votò a larga maggioranza un postulato di chi scrive che andava proprio nella direzione indicata.

Tuttavia questo obiettivo è lontanissimo. Sicché l’accordo attualmente sul tavolo, morto e sepolto perché l’Italia non lo vuole (non l’ha mai voluto) non è interessante nemmeno per noi. E’ una mezza ciofeca. Quindi, se viene fatta tabula rasa, non piangiamo di certo.

Che l’Italia azzeri pure tutto. Nel frattempo però, finché non ci sarà una nuova regolamentazione, smettiamo di versare i ristorni e ce li teniamo noi. Perché la convenzione del 1974, su cui essi si basano, è obsoleta e non ha più ragione di essere. L’Italia non ha un governo e non ce l’avrà per un pezzo. Il nuovo esecutivo getterà nel cestino gli impegni presi dai predecessori. Per anni ed anni, di nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri non se ne vedranno. Per cui, cosa aspetta il Consiglio di Stato a bloccare i ristorni?

Negli scorsi anni, malgrado vari tentativi in questo senso da parte dei due Consiglieri di Stato leghisti, non si è mai trovato un terzo “ministro” che si schierasse a favore del blocco dei ristorni, di modo da ottenere una maggioranza. Adesso, con gli accordi fiscali con il Belpaese ufficialmente defunti, c’è da sperare che il terzo si troverà! O la partitocrazia è sempre compatta nel calare le braghe quando c’è da difendere gli interessi del Ticino?

Lorenzo Quadri

 

Nuovo record di frontalieri! Grazie “triciclo”!

Due giorni dopo l’affossamento di “prima i nostri” in Gran Consiglio 

Intanto l’ex partitone pontifica: “No a Prima i nostri, Sì a Prima i migliori”. Traduzione: “Ticinesi , siete a casa in disoccupazione e in assistenza? La colpa è vostra: non valete una sverza! I 65mila frontalieri, invece, sono tutti candidati al Nobel!”

Quando si dice “i casi della vita”! Mercoledì la partitocrazia in Gran Consiglio ha preso a pesci in faccia il 60% dei cittadini ticinesi, rottamando l’iniziativa “Prima i nostri”. Lo ha fatto adducendo il solito pretesto del “sa po’ fa nagott” a cui ormai non crede più nemmeno il Gigi di Viganello. La realtà è che la partitocrazia NON VUOLE fare alcunché per tutelare il mercato del lavoro ticinese devastato dall’invasione da Sud. Evidentemente al triciclo PLR-PPD-P$ e partitini di contorno sta bene così.

Neanche a farlo apposta, per colmo di sfiga, venerdì sono usciti i nuovi dati sul frontalierato in Ticino. E cosa emerge? Esatto! Emerge che i frontalieri sono di nuovo aumentati su base annua, raggiungendo quota 64’885. E l’esplosione c’è stata, ma guarda un po’, nel settore Terziario. Ossia in quelle professioni in cui i frontalieri non colmano alcuna lacuna, ma semplicemente soppiantano i lavoratori ticinesi. I frontalieri attivi nel Terziario avevano raggiunto a fine 2017 quota 41mila, con una crescita di quasi 900 unità nel giro di un anno! Davanti a queste cifre, che vanno di pari passo con l’esplosione dell’assistenza, la partitocrazia cosa fa? Affossa la preferenza indigena! Chissenefrega del lavoro dei ticinesi! Dentro tutti i frontalieri!

Del resto l’ex partitone ha respinto con stizza perfino il micro-provvedimento dei controlli sistematici antidumping sui nuovi permessi di lavoro. Per cui, cosa ci vogliamo aspettare?

Già che ci siamo, ricordiamo anche che il comitato del PLR votò  all’unanimità contro l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, e venne asfaltato dalle urne ticinesi. E che, ai tempi della votazione popolare sui bilaterali I (era il 2000) l’allora presidente liblab Fulvio Pelli fece la seguente memorabile dichiarazione: “grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”.

La ciliegina

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta: all’indomani del Njet a Prima i Nostri con cui ha tradito la volontà popolare e fatto un regalo ai frontalieri e agli imprenditori che abusano della libera circolazione (ricordarsene alle prossime elezioni) l’ex partitone se ne è pure uscito con una perla della seguente levatura: “Noi (PLR) non siamo per “prima i nostri”, siamo per “prima i migliori”. Geniale! I grandi economisti (diploma CEPU?) targati liblab, forti di questo dogma, potranno ora andare a visitare tutti i ticinesi senza lavoro, spiegando a questi ultimi che, se sono in disoccupazione e/o in assistenza, è perché sono delle “mazze”! I 65mila frontalieri in continuo aumento grazie alla partitocrazia, invece, sono tutti candidati al Nobel!

Ma il presidente del PLR Bixio Caprara, che sostanzialmente accusa i ticinesi lasciati a casa e sostituiti con frontalieri di essere delle schiappe e di non valere una sverza, non è mica un funzionario federale con il posto di lavoro ben pagato e garantito a vita?

Lorenzo Quadri

 

 

Esplode il frontalierato e a Varese esultano per i ristorni

Ma i kompagnuzzi italici pensano che la libera circolazione andrà avanti per sempre?

Ma guarda un po’. In quel di Varese, i kompagnuzzi del PD esultano: grazie alla crescita esponenziale dei frontalieri sono aumentati i ristorni, e al di là della ramina la goduria è ai massimi livelli. Un consigliere regionale PD nei giorni scorsi gongolava in questi termini sulla stampa locale:

“Alla Provincia di Varese arriveranno quest’anno circa 7,6 milioni di euro dai ristorni dei frontalieri, che verranno utilizzati per spese di manutenzione di scuole, impianti, strade, piste ciclabili. Una piccola parte (circa 120 mila euro) sarà utilizzata per la sistemazione della facciata di Villa Recalcati”.

Dovrebbero preoccuparsi…

Bravi kompagni del PD, avanti così: continuate a gioire per l’esplosione del frontalierato (e contemporaneamente a starnazzare contro gli “svizzeri razzisti”; senza i quali vi trovereste con decine di migliaia di disoccupati in più a vostro carico). Continuate a cantare vittoria per l’aumento dei ristorni.

Magari, invece di rallegrarvi, sarebbe invece il caso che vi preoccupaste della situazione catastrofica del mercato del lavoro italiano che sta dietro a tali fenomeni, e che cercaste di porvi rimedio. Se infatti pensate che la devastante libera circolazione delle persone senza limiti sia una realtà immutabile, avete fatto male i conti, perché da questa parte della ramina la popolazione ne ha piene le scuffie dell’invasione.

La partitocrazia

Certo: la partitocrazia spalancatrice di frontiere non ne vuole sapere della preferenza indigena. Ed infatti il triciclo PLR-PPD-P$, dopo aver rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio, adesso vorrebbe fare lo stesso con Prima i nostri. Ed infatti solo Lega ed Udc hanno sottoscritto il rapporto in Gran Consiglio che chiede un’applicazione aderente a quanto votato da quasi il 60% dei ticinesi.

Allo stesso modo, come abbiamo purtroppo avuto modo di constatare a più riprese, la partitocrazia non si sogna di bloccare il versamento dei ristorni, malgrado di motivi per farlo ce ne sarebbero a iosa.

Però, come noto, sulle rampe di partenza c’è l’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. Sicché Oltreconfine faranno bene a cominciare ad entrare nell’ordine di idee che la pacchia potrebbe anche finire, se i cittadini svizzeri lo vorranno!

Versamenti “dovuti”?

Non ancora contenti però (e non è la prima volta), i beneficiari dei ristorni ci prendono pure per i fondelli con la fandonia dei versamenti dei ristorni che sarebbero “dovuti” e “ampiamente giustificati”. Quando le cose stanno in modo ben diverso.
L’unica cosa giustificata sarebbe l’introduzione di una tassa per frontalieri visto il disastro viario ed occupazionale provocato in Ticino dal loro aumento sfrenato (ma naturalmente i camerieri bernesi dell’UE non ci sentono).

Le opere di interesse comune

Particolarmente interessante l’ enunciazione degli utilizzi stabiliti per i ristorni in Provincia di Varese: scuole, piste ciclabili e perfino la facciata di Villa Recalcati! Uella! A ciò si aggiunge il fatto – notorio e pacificamente ammesso dai diretti interessati – che i comuni utilizzano i ristorni per tappare i buchi di gestione corrente.

Alla faccia delle famose opere di interesse transfrontaliero che, evidentemente, possono attendere. Tanto nel Belpaese sanno benissimo come andrà a finire: gli svizzerotti, se vorranno tali opere su territorio della Penisola, apriranno il borsello e le finanzieranno integralmente. Vedi l’esempio del famigerato corridoio ferroviario di 4 metri. E, per rimanere su un tema più attuale, vedi il famoso trenino Stabio-Arcisate dove mancano i park & ride in Italia. Una lacuna che equivale a decretarne il fallimento già in partenza. E gli inizi, tra un disservizio e l’altro, non sono certo stati entusiasmanti.

Naturalmente, gli amici a sud i parcheggi per gli utenti del trenino mica si sognano di farli. Dicono che vogliono “aspettare di vedere come evolve la situazione”. Peccato che senza i posteggi la situazione non si evolverà proprio ed il nuovo collegamento  – massicciamente finanziato dagli svizzerotti – verrà disertato. Non ci vuole il Mago Otelma per indovinare l’epilogo: Ticinesi, volete i Park&Ride oltreconfine? Mano al borsello e pagateli voi!

Lorenzo Quadri

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Ristorni, l’assessora sbrocca: “ci spettano di diritto”

Ennesima conferma che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è sepolto

Certo che i vicini a sud una ne pensano e cento ne fanno!

Nel caso qualcuno immaginasse ancora che un domani (?) il Belpaese firmerà i nuovi accordi fiscali sui frontalieri, magari grazie ai buoni uffici dell’italo-svizzero Ignazio KrankenCassis, ecco servita l’ennesima smentita.

L’assessore regionale lombarda Francesca Brianza si è infatti lanciata in una difesa a tutto campo dei ristorni dei frontalieri, che in caso di sottoscrizione dei nuovi accordi verrebbero a cadere.

I ristorni sono linfa vitale per i Comuni, per le Province e per le Comunità Montane – ha dichiarato l’assessora -.  E’ difficile immaginare di non ricevere più in futuro queste risorse; ciò causerebbe un impoverimento dei territori di frontiera senza precedenti. Il nuovo accordo fiscale, che non prevede questa modalità di finanziamento, prospetta preoccupanti scenari che vogliamo scongiurare in tutti modi”.

La proposta di Brianza? L’istituzione di una task force di sindaci pro ristorni: “Oggi più che mai è necessario fare squadra; serve un’alleanza tra tutti i sindaci dei territori (italiani) di frontiera, al di là del colore politico, per difendere ciò che ci spetta di diritto (sic!): uno strumento che ci ha sostenuto negli ultimi 40 anni, che ha costituito una certezza garantita nei bilanci dei nostri Enti pubblici”. Anche perché i ristorni sono in continuo aumento. “Negli ultimi anni – ha spiegato Brianza – il numero dei frontalieri, concentrati principalmente nelle province di Varese e Como, è cresciuto notevolmente passando da circa 43.000 unità nel 2011 a quasi 53 mila nel 2015. Questo comporta un incremento delle risorse ristornate ai territori”.

Di palta

C’è davvero da rimanerci di palta. L’assessora candidamente ammette che l’aumento dei frontalieri è una manna per le regioni italiane di confine. Le quali sull’invasione del Ticino tramite libera circolazione delle persone ci campano. Allora, perché sforzarsi di creare opportunità lavorative nel Belpaese, quando è più conveniente approfittare dei posti di lavoro altrui? “Non siamo mica scemi!”. Il “patto d’acciaio” tra sindaci non lo facciamo per creare occupazione sul territorio italiano (troppo difficile); lo facciamo per continuare a mungere i ristorni ai ticinesotti!

“Di diritto”?

Interessante notare che, al di là delle cifre claudicanti – i frontalieri sono attualmente 65’500 –  l’assessora conferma che i ristorni non vengono neppure utilizzati in modo conforme agli accordi del 1974. Infatti vanno a tappare i buchi di gestione corrente. Altro che impiegati per opere infrastrutturali ed in particolare per quelle a carattere transfrontaliero! Ma gli svizzerotti fessi pensavano davvero che i vicini a sud si sarebbero attenuti ai patti? Che merli!

E poi, signora assessora: i ristorni non vi spettano affatto di diritto. Un qualsiasi altro Paese  (non affetto da calabraghismo compulsivo) avrebbe già bloccato i versamenti e/o disdetto unilateralmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Invece la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Puffo (quella che ha distrutto 2700 posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese col plauso dei kompagnuzzi e dell’emittente di regime) prima ha promesso che avrebbe denunciato la Convenzione; poi, ovviamente, non l’ha fatto. Dal canto loro gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nel governicchio cantonale, invece di bloccare il pagamento dei ristorni, si arrampicano sui vetri alla ricerca di pretesti per giustificarne il versamento malgrado ci sarebbero tutti i motivi per non pagare. Del resto, da una maggioranza governativa che cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, ci si immagina che sia in grado di compiere un gesto forte sui ristorni? Ma è come credere a Babbo Natale (già che siamo in stagione)!

Ancora un privilegio

Ciliegina sulla torta. I frontalieri sono, attualmente e da oltre 40 anni, dei privilegiati fiscali rispetto ai cittadini italiani che lavorano in patria. Ma visto che questo ancora non bastava, ad inizio novembre il governo italico ha pensato bene di creare uno scudo fiscale tutto per loro. Si legge infatti sulla gazzetta ufficiale della Repubblica dello scorso 4 novembre: “I contribuenti residenti in Italia, ex lavoratori frontalieri iscritti all’Aire, o i loro eredi, potranno regolarizzare depositi sui conti correnti e libretti detenuti all’estero e mai dichiarati al fisco italiano con il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi. Sono inoltre prorogati fino a giugno 2020 i termini di accertamento”.

Apperò! Come possano i frontalieri (i loro rappresentanti) imporre i propri privilegi all’intera Italia, rimane un mistero. Forse la chiave va cercata nel fatto che in realtà la stragrande maggioranza dei politicanti italici del tema frontalierato non sa assolutamente un tubo. La scorsa settimana sono stati in visita a Berna alcuni deputati italiani membri del Gruppo interparlamentare di amicizia Svizzera-Italia. “Gli uccellini cinguettano” che la loro ignoranza sul tema frontalieri fosse abissale.

Lorenzo Quadri

Via dal Ticino questo imbecille!

Il frontaliere: “sto ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”

 

“I social media – disse Umberto Eco nel 2015 dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “comunicazione e cultura dei media” – hanno dato la parola (anche) a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”.

In testa alle legioni di imbecilli figura certamente il soggetto che, dopo l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio, dove la Svizzera si è invece qualificata, ha pensato bene di sbroccare sulla sua paginuzza facebook con i raffinati post sotto riportati.

E’ evidente che “imbecille” è ancora un complimento per chi esulta perché un ragazzo ticinese è stato ammazzato a calci al carnevale di Locarno.  Il coglione in questione – tale definizione  pare più aderente alla realtà –  è un frontaliere, per sua stessa dichiarazione contenuta nell’altro post.

Sanzioni penali?

Sarebbe bello se questo decerebrato finisse davanti ad un giudice per le sue ripugnanti prestazioni, ma le chance di un perseguimento penale sono scarse. Non solo perché, come ha dichiarato il padre di Damiano Tamagni, non vale la pena “perdere tempo con un asino”. Ma anche perché è difficile immaginare il reato che potrebbe entrare in linea di conto. Il codice penale svizzero non punisce (a differenza di quello italiano) l’apologia – ovvero l’esaltazione – di un delitto. E nemmeno il post può essere qualificato come diffamazione o calunnia di un defunto. Anche l’interpretazione come incitazione alla violenza risulta tirata.

Silenzi assordanti

Naturalmente la cricca dei moralisti a senso unico si è ben guardata dal fare cip a proposito delle allucinanti dichiarazioni dell’imbecille in questione. Chiaro: sia moralisti a senso unico che anche le inutili commissioni contro il razzismo che lo stesso codice penale mirano a criminalizzare chi si oppone alla devastante politica delle frontiere spalancate ed al multikulti.  Il frontaliere di turno è invece libero di esprimere abomini di ogni genere.

Fuori dal Ticino!

Il becero odio espresso dal pirla nei confronti del paese che gli dà la pagnotta ed i suoi abitanti, evidentemente, non è tollerabile. Sarebbero questi i frontalieri di cui l’economia ticinese avrebbe bisogno, come amano blaterare gli spalancatori di frontiere?

Ma soprattutto: merita questo  “signore” di lavorare nell’odiato Ticino e di portarsi oltreramina il suo bello stipendio? La risposta, evidentemente, è No. Ciò che costui meriterebbe, è il ritiro immediato del permesso G ed un altrettanto immediato rinvio nel Belpaese. Ma è  realistico questo scenario? Ben difficilmente il Cantone potrà ritirare il permesso G sulla base di un post su facebook. Specie se non sfocia in alcuna condanna.

C’è  poi chi chiede al governo di dichiarare l’idiota persona non grata. Ma questa è una competenza federale e non cantonale.

Morale: interventi della politica nei confronti dell’ “asino” (come l’ha eufemisticamente definito il padre di Damiano Tamagni)? Il Mago Otelma prevede che presto sentiremo la nota frasetta: “non c’è la base legale”!

Il datore di lavoro

C’è da dire che, se i social media, come disse Eco, hanno dato voce a “schiere di imbecilli”, essi permettono anche di divulgare obbrobri come i post del mentecatto. Il quale è stato così sputtanato a dovere.

Starebbe in effetti al datore di lavoro di questo frontaliere che odia il Ticino ed i ticinesi sanzionarlo a dovere.  Probabilmente è l’unico nella posizione di poterlo fare. Del resto nel privato i casi di un dipendente che perde il posto perché sbrocca sui social – causando in questo modo un danno d’immagine al datore di lavoro – non sono poi così rari. E’ solo il governicchio che mette via a tarallucci e vino, con ammonimenti che sanno tanto di beffa, i docenti che paragonano il voto sulla civica al nazismo. Ma già, a sostenere questi docenti c’è il loro ministro ro$$o…

E pure a tarallucci e vino è finita la vicenda del funzionario del DSS Ruggero d’Alessandro, quello che accusava i leghisti (ma anche i liblab e gli uregiatti) di essere “fascisti e razzisti”.

Un gesto di responsabilità

Se come sembra il  frontaliere che “sta ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”  lavora per un noto negozio, il numeroso popolo della rete dispone senz’altro di sufficienti mezzi di pressione affinché si prendano dei provvedimenti nei confronti del pirla. Ad esempio, andare a fare compere altrove se non succede nulla.  Per la serie: “non siamo mica scemi…”.

Quanto al datore di lavoro, lasciare a casa il frontaliere “asino” che odia il Ticino e sostituirlo con un ticinese sarebbe senz’altro un bel gesto di “responsabilità” nei confronti del territorio dove  lavora e guadagna.

Lorenzo Quadri